L’amore nei posti strani: il frigo!

Ok lo ammetto, il titolo suona buffo a dir poco, ma non voglio scrivere un elogio dell’erotismo gastronomico o una retrospettiva su 9 settimane e ½, piuttosto testimoniare che la nostra quotidianità può essere piena di piccoli gesti d’amore e che questi di solito, chissà perché, avvengono in posti particolari. Posti diversi, come diversi sono i tipi di amore: amicizia, filiale, genitoriale, fraterno, sponsale e se ci sono posti in cui si può trovare un solo tipo di amore, come può essere un banco di scuola o il talamo nuziale, ce ne sono altri meno “specializzati”, nei quali l’amore trova più di un’espressione. Che ci si creda o no il frigorifero è un posto in cui si trovano tantissimi tipi d’amore.

L’amore genitoriale e filiale

Nella mia esperienza gli esempi di amore attorno al frigo vengono da lontano: mi tornano a mente i miei genitori negli anni in cui io e i miei fratelli eravamo adolescenti e con un appetito da lupi, loro erano orgogliosi nel vederci mangiare e insieme preoccupati di sfamarci. Già allora vedevo in questa premura un chiarissimo esempio di amore da parte dei miei ed il frigorifero era il luogo in cui passava sia il loro amore di genitori che la nostra gratitudine filiale; questo scambio avveniva con un ritmo scandito dall’arrivo della spesa: il frigo si riempiva e ben presto si svuotava, con una specie di alternanza tra abbondanza e carestia che somigliava alle stagioni. Poco a poco diventò una specie di punto nevralgico della casa: non si passava lì davanti senza una “consultazione”: si apriva, si contemplava il contenuto e si calcolava cosa era più opportuno mangiare a quell’ora (naturalmente non c’erano ore in cui non fosse opportuno mangiare qualcosa). Era anche una specie di cartina tornasole di come andavano le cose in casa, si poteva infatti capire dal contenuto se qualcuno non stava bene, se avevamo bisogno di metterci un po’ a dieta, o se le cose andavano a meraviglia. Era diventato un luogo di scambio amorevole tra genitori e figli, quindi un luogo importante e degno di rispetto (forse non ce ne siamo mai accorti ma quando si diceva “Frigo” si sentiva quasi la lettera maiuscola!).

L’amore tra fidanzati

Questo processo di elezione del frigo a luogo importante avvenne da sé, senza che ne avessi una chiara coscienza, me ne accorsi solo più tardi, quando vidi per la prima volta in TV una serie americana in cui un ospite viene invitato in casa, entra in cucina e senza neanche chiedere il permesso apre il frigo e si prende da bere! Rimasi a bocca aperta, per me era la violazione di uno spazio riservato, quasi intimo, l’accesso al frigo era una concessione riservata a pochi! Concessione che ho ottenuto in un altro importante episodio: il fidanzamento con Valeria, provvidenza e grazia che ha permesso alla mia vita di realizzarsi appieno. Tutto avvenne il 12 aprile del 2001, Giovedì Santo e fu un giorno speciale sotto tanti punti di vista, per me fu anche l’inizio di un riavvicinamento alla fede vissuta e oltre ai dettagli di cronaca più importanti, avvenne un fatto secondario che riguarda un frigo, il suo frigo: dopo il primo bacio l’accompagnai a casa sua, dove lei viveva da sola, comprammo qualcosa per la cena e mi fece accomodare in cucina. Si doveva cucinare per il nostro primo tête-à-tête e chiesi il permesso di aprire il frigo per prendere il necessario, al che mi rispose: <Fai pure ma non c’è niente>, ed io, felicissimo del grande privilegio accordato, aprii il frigo e con enorme stupore vidi che lì non c’era niente davvero! In quel momento le farfalle che avevo nello stomaco si fermarono un attimo… e poi ripresero a volare e a ridere tutte assieme! Ero troppo felice e innamorato, neanche un frigo vuoto poteva farmi scendere dal paradiso, anzi, avevo trovato anche un modo in cui potevo esprimere il mio amore, un vuoto da riempire!

L’amicizia

Nove anni fa una signora della parrocchia, di nome Maria, affrontò una terribile malattia che la portò presto tra le braccia del Padre. Non ho avuto modo di conoscerla bene ma ha lasciato a tutti una testimonianza travolgente: un libretto in cui ha messo citazioni della Scrittura, fotografie candide e intense, il tutto arricchito con parole di una profondità e serenità meravigliose, insomma una piccola opera d’arte dalla quale è emersa una fede incrollabile, una ricchezza di spirito da regina e una leggerezza soave come la coscienza pulita. In questo libretto lei stessa ripercorreva la storia della sua malattia, dando valore ad ogni piccolo gesto concreto d’amore che vedeva intorno a sé. Tra le tante frasi del libretto eccone una che mi rimase impressa: “cortei di amici si presentano con pasti pronti con cui riempono il frigo per alleggerire la logistica familiare: mai frigorifero emanò più calore!”

L’amore sponsale

Sono passati anni di matrimonio e in casa adesso c’è una nuova cucciolata di lupetti affamati e il frigo ne sa qualcosa, anzi, il frigo ne sa abbastanza di tutta la famiglia: all’esterno è pieno di calamite sulle quali si può leggere tanto di noi: viaggi, bollette, preghiere, disegni, un grafico con l’indicazione di quanto è stato “buono” ogni membro della famiglia e altri magneti di cui non ricordo niente. Anche all’interno continua a passare tanto amore, tra genitori e figli in primo luogo ma anche tra moglie e marito. Un piccolo aneddoto di pochi giorni fa all’ora di cena: Valeria doveva accompagnare la primogenita al saggio di ginnastica ritmica, era già un po’ tardi perciò apparecchia a corsa e va al frigo per prendere qualcosa da consumare in poco tempo. Nella fretta le si rovescia il contenitore in cui produce lo yogurt e il latte si sparge per tutto il “f.r.i.g.o.r.i.f.e.r.o.” (in certi momenti, chissà perché, anche l’amichevole “Frigo” torna ad essere un oggetto freddo…), naturalmente i vicini hanno improvvisamente udito una rapida e accorata catechesi su quanto possono essere fastidiose le coincidenze della vita ma dopo qualche istante è cambiato tutto: io le dico <Non ti preoccupare, ci penso io> e lei, calmandosi, va a tavola e me lo lascia fare!

Non conoscendoci devo spiegare perché questo gesto ha una portata storica: la produzione dello yogurt è una cosa sua, personalissima, dalla quale trae soddisfazione e gratificazione, quindi c’è come un confine invisibile ed invalicabile tra il resto del frigo e l’angolo in cui si trova lo yogurt, inoltre nella cura e nella produzione di qualunque alimento vivo, ad esempio anche il pane fatto con il lievito madre, lei torna a rendere vivo e attuale il suo ruolo di madre e custode della vita, quindi è normale che gli oggetti e gli spazi dedicati a queste cose vengano considerati importanti ed personali. Il fatto che mi abbia permesso di rimediare non è stato solo un atto premuroso da parte mia, ma soprattutto un gesto magnifico da parte sua, perché che con questo solo gesto si è nuovamente rivelata nella sua femminilità, che è tenerezza accogliente e contemporaneamente ha confermato il suo sì a me nella mia mascolinità, che è sentimento e trasporto verso di lei. In piccolo, nei gesti quotidiani, si è ricreata la dinamica naturale dell’amore sponsale.

Questo piccolo avvenimento è stato importante, come tanti nella nostra vita insieme, perché ha celebrato il nostro amore e insieme lo ha alimentato. È importante sapere che si possono trovare tante occasioni e tanti posti dove possiamo fare piccoli, meravigliosi gesti d’amore e se certi posti sembrano strani, come un frigo, questo non ci impedisca di farli, nessuno ha mai rischiato di farsi male trasformando un posto strano in un luogo d’amore.

Ranieri e Valeria

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Quaresima. Perchè?

La quaresima non l’avevo mai capita bene. A cosa serve digiunare, rinunciare a quello che piace. Per cosa? Per chi? Poi diciamolo senza falsi pudori,. per molti il fioretto quaresimale è solo un rito senza una valenza significativa. Diventa un modo per cercar di smettere di fumare o di perdere qualche chilo. Nulla di più di questo, che seppur lodevole, non ci cambia veramente, e non ci prepara ad accogliere il sacrificio di Cristo sulla croce e la sua vittoria sulla morte nella resurrezione. Anche io la pensavo così, la quaresima, per me, era solo questo. Poi incontro Luisa ci fidanziamo e partecipo con lei a un corso per fidanzati. Non un corso normale, che solitamente serve a poco, ma uno di quelli che non ti lasciano uguale, di quelli che ti cambiano la vita. Era tenuto da un frate cappuccino, padre Raimondo Bardelli. Un fratone gigantesco, con due braccia e due mani da contadino, che ci hanno accolto in un abbraccio paterno bellissimo. Padre Raimondo ci ha parlato di tante cose, ma voglio soffermarmi sul cammino di quaresima. La quaresima serve ed è utilissima. Come tutte le “proposte” della Chiesa non è qualcosa che ci viene imposto per frustrarci e provocarci sofferenza, ma per crescere nella gioia e nella pace. Padre Raimondo ci ha mostrato come noi giovani dell’epoca (primi anni 2000) non eravamo educati a gestire le nostre pulsioni, i nostri istinti e le nostre voglie. Non eravamo capaci di controllarci, e di scegliere il buono, che solitamente va costruito e sudato, ma soltanto il piacere immediato. Volevamo tutto e subito. Non importa se era un cibo o una donna. Non eravamo capaci per questo di aprirci all’altro, ma solo di usarlo. Così non eravamo capaci di costruire una relazione sana basata sull’amore, ma solo di usarci. La quaresima è diventata mezzo per educarci e aiutarci a gestire i nostri istinti. Educarsi a non cibarsi di tutto e subito, ad avere giorni di digiuno e giorni in cui si mangia solo pane, mi è servito e tanto. Sembra stupido ma è così. Educare il proprio controllo non è solo rinuncia, ma è crescita. Significa non essere schiavo. Significa allentare quelle catene che impediscono di farsi dono per l’altro e di accogliere le sue esigenze senza imporre le proprie. Attraverso quella quaresima perpetua che è la castità, veramente si riesce a liberarsi di tanti laccetti e zavorre che non permettono di spiccare il volo di fare il salto di qualità. La quaresima, come già scritto, non è quindi un momento triste, ma di elevazione personale attraverso la fatica, questo si. Fatica che non è sempre rinunciare a qualcosa, ma può anche essere l’opposto. Sempre padre Raimondo, che ha seguito migliaia di coppie. ci raccontava spesso un aneddoto. Una delle sue coppie, sposata da alcuni anni, viveva il deserto sessuale. Per i soliti motivi quali lo stress, le tante cose da fare, il lavoro e così via, si erano persi di vista. Lui li ha accolti e loro hanno proposto, come fioretto quaresimale, di astenersi dai rapporti. Padre Raimondo li ha guardati con quel sua sguardo severo, ma sempre amorevole e ha risposto: Astenervi? Quale fatica sarebbe per voi? Il fioretto che vi assegno è di iniziare a ritrovare la vostra intimità, di impegnarvi per questo e non di astenervi, ma anzi di cercare di avere più rapporti sessuali tra di voi.

Alla fine ci disse che ebbero ben 4 rapporti in 40 giorni, ma fu comunque l’inizio di una ritrovata intesa.

Anche questo può costare fatica per alcuni, ma la quaresima è questo, farsi piccoli per liberare il nostro cuore dall’io per far spazio a Dio e con Lui a tutte le persone che ci stanno vicino, primo/a fra tutti il nostro sposo o la nostra sposa.

Antonio e Luisa.

Perchè il Gaver?

Oggi voglio condividere una piccola testimonianza che le sorelle della Tenda di Dio ci hanno chiesto per i corsi che organizzano presso il Villaggio Paolo VI al Gaver, località montana collocata a 1500 metri di altezza tra le provincie di Bergamo e Brescia.  Post originale su www.evangelizzazione.org

Vi allego in fondo il link per scaricare le locandine e per trovare tutte le informazioni necessarie ad iscriversi.

Perché il Gaver? Perché passare una settimana intera di meritato riposo dopo un anno di lavoro in montagna per un ritiro di famiglie dove ci fanno lavorare ancora, mettendoci in discussione?

Per chi non c’è mai stato trovare le motivazioni non è semplice. Proveremo a raccontare in breve perché noi andiamo e non pensiamo che sia tempo sprecato.

Siamo Antonio e Luisa sposati da 15 anni, abitiamo a Bergamo e Dio ci ha donato 4 meravigliosi ragazzi. Abbiamo una vita piena e felice. Come tutte le famiglie, in particolare quelle numerose, la nostra ordinarietà è caratterizzata da corse frenetiche e stress quotidiano per riuscire a fare tutto. Tutto questo rischia, però, di farci perdere di vista l’essenza del nostro amore che non è semplicemente fare, fare e fare, ma essere dono per l’altro/a attraverso quel fare. Altrimenti tutto rischia di essere troppo pesante e ciò che doveva liberarci, l’amore sponsale, ci imprigiona. Come fare? Naturalmente cerchiamo di nutrire la nostra relazione d’amore con un’attenzione tenera dell’uno verso l’altra, ma non basta. Una volta all’anno abbiamo bisogno di fermarci e salire sul nostro monte Tabor per contemplare Gesù trasfigurato presente nella nostra unione matrimoniale.

Il Gaver è un luogo benedetto. Lì riusciamo, attraverso delle persone straordinarie, a metterci in ascolto, uno di fronte all’altra e, attraverso la riflessione guidata e il silenzio, riusciamo a vedere di nuovo, con chiarezza, ciò che si era un poco perso, cioè che la nostra vita insieme è qualcosa di meraviglioso, che l’amore vicendevole e verso Gesù riempie il cuore e che attraverso la nostra vita frenetica passano fiumi di Grazia. Una settimana di Grazia in cui riflettiamo sul nostro amore e sul nostro matrimonio, che è molto più di quello che io e Luisa, nella nostra povertà, avremmo costruito da soli. L’architetto è soltanto Lui, Gesù. Come nella trasfigurazione, al Gaver facciamo esperienza di Gesù che si mostra con Elia e Mosè. Elia, la profezia, e Mosè, la legge. Perché non potremmo mai comprendere la grandezza di Gesù e la sua bellezza divina presente nella nostra relazione, senza la forza della profezia delle famiglie che vivono il loro sacramento come reale presenza di Cristo nel mondo, e senza la legge, che ci indica la strada per non perderci e restare sempre uniti a Gesù, che è nostra forza e nostra sorgente di vita e di amore.

Antonio e Luisa

Depliant

Informazioni 

La famiglia ferita fin dalla sua nascita

La famiglia ferita non è solo quella che arriva alla separazione

Se qualcuno pensa che la famiglia ferita sia quella giunta alla separazione e poi al divorzio effettivamente ha ragione; ma in realtà c’è qualcosa di più. La famiglia ferita è addirittura altro. La ferita nasce molto prima, anzi la famiglia nasce ferita perché feriti sono coloro che la costituiranno: le persone dei coniugi!

Il giorno del matrimonio, nella pienezza delle emozioni, si ha quanto è necessario per essere una famiglia “sana”. In potenza c’è tutto e, se qualcosa non c’è, si pensa che non manchi nulla. Nella maggior parte dei casi (anche per la necessità ai fini della celebrazione del matrimonio in chiesa) si è svolta diligentemente la partecipazione al corso prematrimoniale; qualcuno tra uno sbadiglio e una forzatura da parte di uno della coppia (tendenzialmente la fidanzata); qualcun altro ascoltando con le orecchie, ma contrastando mentalmente le opinioni “troppo ecclesiali” a cui sfuggire alla prima occasione; altri attentissimi a prendere appunti perché sono di quelli che “casomai me lo dimenticassi”; taluni ancora seriamente interessati, intenzionati e motivati.

Tutti costoro desiderano realizzare, costi quel che costi, il desiderato progetto! E a costoro vien ben annunciata la verità sulla sessualità, la necessità del distacco dalla famiglia d’origine, la visione sulla scelta delle priorità quali, ad esempio, il lavoro, gli hobbies, il calcio, lo shopping, il “baretto”, la discoteca con le vecchie amiche e quant’altro. Viene ben detto che i figli sono un dono e non un diritto; che amare è una decisione, cioè un atto della volontà.  Viene ripetuto sempre che l’uomo è diverso dalla donna, persino nel distinguere la scala dei colori e che l’uno deve rendere felice l’altro senza pretendere di esserlo per primo. Viene anche ribadita quella bellissima parola che “non tramonti mai il sole sopra la vostra ira” (Ef 4,26). Guai al mondo se, dopo un amorevole colloquio, il parroco o le coppie guida provassero a suggerire di aspettare ancora prima del matrimonio, di discernere bene… Dio ce ne scampi, noi ci amiamo, ti risponderanno giustamente.

 

Quante altre cose si dicono, si affermano, si vogliono imprimere nella testa gli uni degli altri, si incoraggia, si scoraggia, si danno addirittura (sbagliando) consigli, si scende sullo psicologico, ci si alza troppo sul teologico.

I due saranno Una Cosa Sola

Ma la cosa fondamentale forse non si considera mai. Ci sono, davanti a noi, due persone! Due creature, non due creatori, che a malapena riescono a balbettare qualcosa di minimamente affettivo e che dovranno diventare addirittura Una Cosa Sola, cioè Uno, Una sola carne, o, per essere più precisi: un SACRAMENTO! E cammin facendo le vicende della vita si articolano.  Ma la famiglia ferita è davvero quella che arriva alla separazione? È questa la nuova materia della pastorale? O non ė forse la parte precedente che deve essere potenziata e rafforzata onde evitare separazioni o divorzi? Questa è davvero la missione ed è POSSIBILISSIMA!  Le due persone, maschio e femmina che abbiamo davanti sono due separati; infatti, differentemente a quanto pensa la mentalità corrente, i due fidanzati non sono ancora una cosa sola. I conviventi non sono ancora una cosa sola perché, di fatto, nulla ancora è accaduto che li possa far diventare Uno. Affiatatissimi e innamoratissimi, ma non ancora UNO.

(fine prima parte)

Cristina

La scelta giusta.

Oggi mi rivolgo a me. Non a chi sono oggi, ma a quel ragazzo che alla fine degli anni novanta fece una scelta. Fece una scelta che costò fatica, perché quel ragazzo non era un angelo, era fatto di carne come tutti, era fragile e ferito come tutti, aveva idee sbagliate sull’amore e sul sesso come tutti (o quasi tutti), ma nonostante ciò decise di comportarsi diversamente da  tutti, o almeno da tutti quelli che frequentava. Decise di aspettare e di riservare il dono totale di sé  nell’amplesso soltanto a colei che l’avesse sposato, a colei che fosse stata unita a lui indissolubilmente. Solo così quel gesto non sarebbe stato falso, privo di amore autentico. Solo così quel gesto avrebbe realmente espresso col corpo e nel corpo una verità profonda, l’unione dei corpi sarebbe così stata icona di ciò che i cuori e le anime già stavano vivendo, l’essere uno. Solo così. Pensava di doverlo a se stesso e alla persona che pensava di amare. Ora posso dire a quel ragazzo che ha fatto bene. Ora, che quel gesto è legato in modo esclusivo ad una sola donna, a colei che da 14 anni condivide le gioie, le fatiche, l’ordinarietà della vita. E’ legato in modo esclusivo a colei che si è donata totalmente e per sempre a me e a cui io ho dato tutto di me. Adesso che quel gesto così grande, pur essendo ancora un mistero di Grazia e di amore, mi è un po’ più comprensibile, avendone sperimentato la bellezza unitiva e feconda, non posso che commuovermi ed essere profondamente grato a quel giovane. Veramente Dio quando ti chiede una rinuncia, piccola o grande, poi ti ridà il centuplo in grazia, pace e gioia. Quella scelta ci ha aiutato a non banalizzare quel gesto tanto bello ma di comprenderne sempre meglio la grandezza, che è così importante e decisivo da essere scelto da Dio come sigillo per il sacramento del matrimonio (che senza non è valido)  e modalità attraverso cui l’amore si fa fecondo, genera vita. Abbiamo compreso che quel gesto è sacro, attraverso quel gesto possiamo crescere in amore e Grazia, attraverso quel gesto possiamo percepire attraverso il corpo, il nostro essere uno. Ora più che allora, capisco come è bello, che dono prezioso sia, poter associare l’amplesso fisico solo ad un volto. Per me ora è impossibile pensare di poterlo fare con un’altra donna. Sentirei di tradire non solo la mia sposa ma anche l’amore stesso e Dio. Ragazzi che avete deciso di vivere casti il vostro fidanzamento, vi assicuro che non ve ne pentirete, vi assicuro che poter vivere questo gesto così totalizzante con una sola persona sarà un dono grande e che vi commuoverà anche dopo tanti anni di matrimonio.

La castità non è una castrazione, non è una frustrazione di ciò che si prova e dei propri sentimenti. La castità è educazione del nostro cuore. Attraverso la castità potremo vivere tutto ciò che l’amore implica, nel momento giusto e senza accontentarci delle briciole come mendicanti d’amore, ma in pienezza, assaporando e gustando la bellezza dell’amore, anche carnale ed erotico,  non solo in superficie ma avvertendone la gioia e la pienezza profonda, quella che disseta tutta la persona, fino a far vibrare le corde della nostra anima e a sperimentare scintille di vita eterna.

Antonio e Luisa.

Casto è meglio.

I rapporti prematrimonioali, oramai sembrano accettati e considerati cosa buona da tutti o quasi. Anche all’interno della Chiesa Cattolica. Ma è davvero così? Oppure la nostra Madre Chiesa, vetusta e austera secondo molti, ha un’altra volta ragione? Quante volte ci siamo chiesti: perchè aspettare? Quante volte abbiamo considerato l’insegnamento della Chiesa vecchio e ormai fuori dal mondo. Ma ci siamo mai chiesti il perchè di tale richiesta?

E’ facile credere che avere rapporti con la propria fidanzata possa arricchire ancora di più il rapporto, possa renderlo più completo, più appagante, più vero, che ti permetta di essere davvero uno con la persona che ami. Ma è davvero così o c’è una menzogna di fondo?

Giovanni Paolo II, spiegando magistralmente la valenza dell’amplesso, ha evidenziato una verità ancora poco conosciuta. Il rapporto fisico è un atto sacramentale che esprime nel corpo l’unione totale e indissolubile dei cuori. Anima e corpo sono nella verità quando vivono in armonia tra loro, quando la verità dell’una è aderente alla verità dell’altro. Due persone che hanno rapporti nel fidanzamento esprimono con il corpo una totalità che nel cuore ancora non esiste e magari neanche si vuole avere. Non è più un dono totale di noi stessi ma diventa un guscio vuoto, spesso riempito con egoismo e pulsioni mascherati da amore. Ed ecco che il fidanzamento non è più un periodo da fruttificare e  in cui verificare se all’attrazione fisica che si prova per l’amato/a corrisponde una altrettanto forte unione di intenti, caratteri compatibili e volontà comune di formare una famiglia santa. L’unione affettiva sposta il centro dell’attenzione dalla persona amata ai rapporti sessuali. Tutto, l’attenzione, la volontà, l’impegno e la cura per l’altro saranno finalizzati ad ottenere appagamento sessuale, l’altro non è più il centro del nostro amore ma diventa mezzo per soddisfarci emotivamente e sessualmete. Non facciamo finta che non sia così. L’amplesso è un gesto così totalizzante che sbiadisce tutto il resto. Passa in secondo piano tutto il resto. Come faremo con queste premesse a fare la scelta giusta, una scelta che ci impegnerà per la vita? Avere rapporti è come avere la mente annebbiata, è come vivere perennemente ubriachi, mentre la castità rende sobri e svegli. La castità permette di tenere lo sguardo e la mente fissi su ciò che davvero è importante. La castità permette di capire che si sta vivendo un periodo di precarietà dove le scelte definitive ancora non sono state fatte. La castità permette di accorciare il tempo del fidanzamento, perchè nella conoscenza reciproca sempre più profonda nasce e cresce sempre più il desiderio di unirsi totalmete (anima e corpo) con l’amato/a nel sacramento del matrimonio oppure svanisce tutto e il rapporto cessa. La castità permette di vivere questo gesto solo con una persona, rendendolo molto più unitivo e forte di chi lo ha già sperimentato con altri.

La castità è una scelta difficile e incomprensibile per la nostra società attuale ma dà una marcia in più nel matrimonio. Non sono io a dirlo ma la statistica. Secondo una ricerca di un’università americana,  le coppie che hanno aspettato fino al matrimonio per avere la loro prima esperienza sessuale rispetto a coloro che hanno iniziato a fare sesso relativamente presto, hanno fatto registrare una stabilità di coppia maggiore del 22%, una soddisfazione nella relazione superiore del 20%, una qualità del rapporto sessuale migliore del 15% e la comunicazione all’interno della coppia è stata valutata migliore del 12%.

Un’ultima riflessione ma per me bellissima. Ricorda un noto cantante e attore messicano:

“Io potrò dire alla mia futura moglie io ti sono stato fedele ancora prima di conoscerti. Il sesso è un regalo di Dio ed è sacro. Ho capito che devo custodirlo, preservarlo e condividere questo regalo di Dio con la persona più importante della mia vita che, dopo Dio, sarà la madre dei miei figli, mia moglie, il giorno che mi sposerò.

Legare la bellezza dell’amplesso fisico a una sola donna. Rimanere fedele alla sola donna che Dio ha preparato per te fin dall’eternità dei tempi. Davvero la difficoltà della lotta per restare casti e combattere le pulsioni sono ben poca cosa in confronto alla ricompensa che ci verrà data in cambio.

A voi la scelta.

(spezzone del film “Il giocoliere di Dio”. Molto bello e significativo)

 

Imparare ad amare nella verità.

Dio ci ha desiderati fin dal principio, questo è certo, è parte della nostra fede, ma noi siamo convinti che Dio abbia fatto di più. Ha acceso dentro di noi il desiderio  ad aprirci e  donarci ad un’altra persona diversa e complementare e fin dal principio ha desiderato che io e la mia sposa ci completassimo e ci aiutassimo a tornare a Lui.  Dio con pazienza ci ha seguito passo dopo passo, errore dopo errore, litigio dopo litigio e, quando ha capito che senza il suo intervento avremmo fallito e ci saremmo lasciati, ha messo in campo i suoi operai migliori. Luisa, mentre correggeva i compiti dei suoi alunni (passa il 90% del tempo libero in questa attività), ascoltava senza troppa attenzione Radio Maria e in particolare la Convocazione Nazionale del Rinnovamento nello Spirito. A un certo punto viene intervistato Don Dino Foglio che tra le altre cose parla di un frate che cambia le vite ai giovani fidanzati. Luisa, spinta da un istinto misterioso si informa e ci iscrive, io la seguo senza fiatare. Ci ritroviamo in un luogo immerso nelle montagne bresciane in una natura rigogliosa e meravigliosa. Lì, abbiamo incontrato Padre Raimondo che ci ha letteralmente rivoltato come calzini, abbiamo messo in discussione tutto per ricominciare illuminati dalla Grazia di Dio e siamo riusciti finalmente ad issare la vela e a permettere al vento dello Spirito Santo di spingerci oltre le nostre forze e capacità.

Tutta questa introduzione per dirvi che Dio ha grandi progetti su ognuno di noi e su ogni coppia di sposi. Immergerci nella verità dell’uomo e della donna e comprendere come realizzarci nella nostra vocazione al matrimonio è stato importantissimo per aprirci al suo Spirito. Se siete attratti da questa proposta non abbiate paura, fidatevi e non ve ne pentirete. La scelta di partecipare a quel corso ha salvato la nostra unione e ci ha aperto la strada verso un matrimonio felice nel Signore.

Siete fidanzati o conoscete coppie che vogliono approfondire come vivere un fidanzamento sano e nella verità per prepararsi al sacramento delle nozze con i presupposti migliori e un cuore spalancato alla Grazia?  Visitate questo sito  www.evangelizzazione.org  e iscrivetevi a uno dei corsi.

Naturalmente anche noi siamo disponibili per qualsiasi informazione. Scriveteci senza problemi.

Antonio e Luisa

Corso per fidanzati all’inizio del cammino e single. Gaver 17-23 luglio 2016

 

 

Corso fidanzati vicini al matrimonio (con rilascio attestazione frequenza)

Gaver 7-13 agosto 2016

 

Educare è condurre all’amore (vero)

Papa Francesco lo ha sempre detto e lo ha confermato nella sua esortazione Amoris Laetitia, l’educazione all’affettività diventa sempre più necessaria e decisiva per la crescita umana dei nostri figli.

Per noi le parole del Papa sono solo una conferma. I nostri figli crescono in un mondo sempre più erotizzato, dove le nostre pulsioni vengono stimolate continuamente dai media e da tutta una società incapace di trasmettere la profondità delle relazioni che dovrebbe caratterizzare la persona umana.

Sembra che il piacere e il sentire siano le uniche cose che contano per essere felici e appagati. Così l’individualismo diventa sempre presente nelle persone e non si è più capaci di donarsi e trovare nel dono la vera realizzazione di se stessi. Quante volte abbiamo sentito che l’importante è pensare a noi e alla nostra felicità e il resto verrà di conseguenza. Quanto egoismo e quanta infelicità.  Questa è un’illusione, siamo nati per essere come Dio e solo quando ci doniamo troviamo la nostra realizzazione.

Amare veramente costa fatica, bisogna imparare a controllare il proprio corpo e le proprie pulsioni perchè solo chi ha il controllo della propria persona è capace di farsi dono, amare significa spesso sacrificare, soffrire, morire a se stessi e molti non ne sono più capaci, perché non sono stati educati a questo. Quanti ragazzi sono oggi educati alla fatica? Lavorando a scuola se ne trovano pochi, sempre meno, mentre sono sempre più i genitori pronti a giustificare e difendere i propri figli. Se sono abituati ad avere tutto e subito senza fare fatica come potranno aspettare ed essere casti. Dice don Antonello Iapicca che un ragazzo che non studia sicuramente non è casto perchè non ne è capace.

E’ il momento di essere ciò che siamo, Dio attraverso il battesimo e il matrimonio ci ha consacrato per essere educatori dei nostri figli, Gesù ci ha reso Re e Regina donandoci la sua regalità come dono battesimale personale perfezionandola poi in modo del tutto particolare con il matrimonio.

I nostri figli hanno il diritto di imparare ad amare attraverso di noi, guardando come ci vogliamo bene, nutrendosi della nostra tenerezza e del nostro sguardo e vedendo come ci perdoniamo. Quando ci abbracciamo o ci scambiamo qualche tenerezza davanti a loro, percepiamo la  gioia che provano sentendosi parte di quell’abbraccio d’amore, e questa è la scuola migliore che possano avere. Abbiamo imparato a parlare con loro di tutto anche di sessualità  senza imbarazzo e loro sentendosi liberi chiedono senza vergognarsi, sapendo che da noi avranno sempre attenzione e sincerità.

Solo se in noi vedranno dei testimoni autorevoli e veraci dell’amore e non gli avremo lasciati soli nella loro crescita affettiva, avremo mantenuto fede alle nostre promesse matrimoniali e alla fiducia che Dio ha riposto in noi affidandoci queste sue creature perché possano diventare uomini e donne maturi.

Antonio e Luisa

 

 

Gli sposi come tralci del Suo Amore

Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me.
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.

In tutto il Vangelo, ogni versetto è da vivere, da sperimentare  nella propria vita e nella propria storia; per noi questo è uno dei versetti più significativi  e abbiamo compreso come non ci sia nulla di importante per gli sposi, tralci intrecciati che si nutrono dalla stessa sorgente, di restare aggrappati alla vite, Gesù.

Finchè abbiamo voluto fare di testa nostra, abbiamo sbagliato tutto,  ognuno di noi portava la propria esperienza, la propria personalità e  idea di amore e non coincidevano, anzi erano all’opposto.

La mia sposa era tutta Agape, amore spirituale e di sacrificio, io ero tutto Eros, amore passionale e carnale. Ognuno di noi si è scontrato con l’idea dell’altro e il nostro rapporto è stato spesso messo in discussione e in crisi.

Abbiamo capito, non so come, penso per Grazia, che entrambi stavamo sbagliando, senza un cambiamento presto ci saremmo separati, e abbiamo deciso di affidarci a Gesù.

Non abbiamo fatto chissà quale esperienza mistica, nulla di tutto questo, abbiamo capito che Gesù l’avremmo trovato attraverso la Sua Sposa, la Chiesa, e così è stato.

Scoprire la verità della Chiesa sull’amore umano, ci ha confermato che entrambi eravamo in torto, ci ha dato la forza di cominciare un cammino di vera conversione, personale e di coppia e da allora, da quando abbiamo deciso di rimanere incollati alla nostra vite, tutto è cambiato, noi tralci, prima secchi, abbiamo cominciato a dare frutto.

Da quel momento il nostro matrimonio si è trasformato in una storia stupenda,  perchè Gesù fa tutto nuovo e meraviglioso.

Antonio e Luisa.

Um fiume di Grazia

Grazia sacramentale. Dietro questo concetto molto teologico, astratto,  che non cercherò neanche di approfondire, perché sono conscio dei miei limiti e della mia impreparazione, si nasconde una verità semplice, che tutti possono capire, anche i bambini.

La Grazia sacramentale è un dono del matrimonio, ogni sacramento ne ha una propria, e altro non è che la promessa di Cristo di aiutarci, attraverso lo Spirito Santo,  a superare qualsiasi dolore, difficoltà, divisione, rancore, stanchezza o qualsiasi altra situazione noi incontriamo nella nostra vita matrimoniale, per perseverare e perfezionare il nostro amore di sposi ed essere sempre più testimoni e profeti del nostro amore.

Purtroppo molti non ne fanno uso, perché nei momenti di difficoltà non chiedono, non invocano lo Spirito Santo, non pregano e non si avvalgono dei sacramenti. Ancora più spesso, magari chiedono, ma hanno il cuore chiuso alla Grazia per il peccato che indurisce il loro cuore.

Cerchiamo di restare in Grazia di Dio, di confessarci, di fare di tutto per aprire il nostro cuore e chiediamo, chiediamo sempre a Gesù, Lui sarà felice di aiutarci perché ci ama come non immaginiamo neanche e affidiamoci sempre alla sua Mamma che con cuore materno ci ama teneramente e i benefici saranno visibili non solo a noi ma a tutti.

Non dimentichiamo poi, che noi sposi abbiamo un modo tutto nostro di chiedere lo Spirito Santo e aprire il nostro cuore ed è, amandoci. Cercare di perfezionare il nostro amore è un’invocazione allo Spirito in particolare durante l’amplesso fisico che rinnova e riattualizza il sacramento del matrimonio.

Per noi questi sono concetti vivi, è vita reale, abbiamo sperimentato l’aridità del cuore chiuso in certi momenti della nostra vita ma anche la meravigliosa abbondanza dei doni di Dio riversati nei nostri  cuori aperti, assettati di Lui e del Suo Amore.

Antonio e Luisa

Lo stesso giogo

Coniuge. Questa parola ha un significato importante che mi piace molto e indica bene ciò che siamo o che dovremmo essere.

Coniuge deriva dal latino cum e iugus. Portare lo stesso giogo, condividere la stessa sorte.

Portare lo stesso giogo.  Mi piace questa immagine. Lo sposo e la sposa con il matrimonio sono uniti dal giogo, che non imprigiona ma al contrario da forza e ti rende non più solo a portare il carico ma pone al tuo fianco qualcuno con cui condividerne il peso.

Il carico è la vita, le sofferenze, le cadute, i fallimenti ma anche le vittorie e le gioie.

Lo sposo e la sposa uniti dal giogo non si guardano negli occhi, ma per procedere devono guardare avanti, guardale l’obiettivo, la meta. Sicuramente ci sarà chi tirerà di più, chi avrà più forza, più fede e più convinzione ma questa è la cosa bella che tra due sposi va bene anche così. Non si deve per forza dividere lo sforzo a metà ma chi è più forte sarà lieto di donarsi completamente mentre chi è più debole e tira meno, a sua volta, per amore, cercherà di darsi totalmente per tirare più forte e non essere di peso all’altro.

Naturalmente non siamo soli, c’è chi conduce il carretto della nostra vita. Il conducente è naturalmente Gesù al quale ci affidiamo ogni giorno, il quale ci conduce con amorevole pazienza. Gesù è un conducente strano, non sta seduto sul carretto ad aspettare che noi lo portiamo ma scende e spinge il carretto con molta più forza di quanta ne mettiamo noi. Condivide con noi tutte le cose belle e brutte che incontriamo lungo la strada e quando per noi si fa dura e ci sentiamo impantanati in strade fangose, lui con la sua forza ci spinge fuori e ci aiuta a ricominciare a camminare, perché fermarsi vuol dire morire e invece noi vogliamo con tutto il cuore giungere alla nostra meta che è l’abbraccio eterno con Colui che ci ha condotto a se stesso.

Antonio e Luisa

 

 

 

Fedeli fino alla morte.

Oggi vi racconto la storia di un giovane. Si tratta di Josef Mayr-Nusser un altoatesino nato nel 1910. Durante gli anni bui del nazifascismo e della guerra era un giovane molto impegnato nell’azione cattolica e innamorato di Gesù. Si sposò nel 1942 con Hildegarda, anch’essa una giovane di sani principi e con una fede cristallina in Gesù Cristo. Un anno dopo nacque il piccolo Albert. La situazione precipitò nel 1943 quando, in seguito all’armistizio, la Germania occupò l’Italia. Josef, essendo di lingua tedesca e considerato cittadino del Reich, venne inquadrato in una squadra di reclute che venne addestrata per entrare nelle S.S.. Quando venne il giorno del giuramento, una sorta di dichiarazione di sottomissione totale alla volontà di Hitler, Josef si rifiutò, testimoniando che non poteva giurare fedeltà assoluta a qualcuno che non fosse Gesù Cristo. Venne imprigionato e condannato alla detenzione in un campo di concentramento. Durante il trasferimento al campo morì di stenti. Venne trovato con un rosario e un vangelo consunto tra le mani.

Di seguito vi riporto una delle lettere che scrisse alla moglie Hildegarda pochi giorni prima di rifiutarsi di giurare. Traspare come tutta la bellezza del loro matrimonio, la roccia su cui è fondata la loro unione, è nella fedeltà al Vangelo e a Gesù Cristo. Nulla avrebbe senso senza uno sguardo in alto, all’eterno, a Colui che solo nutre il nostro Spirito, la nostra unione, la nostra famiglia e la nostra vita.

Carissima, buonissima Hildegard, sarai preoccupata da quando sai che presto servizio nelle SS… Nemmeno un momento ho dubitato di come debba comportarmi in tale situazione e tu non saresti mia moglie se ti aspettassi qualcosa di diverso da me. Mia diletta, questa consapevolezza, questo accordo tra noi in ciò che abbiamo di più sacro, è per me un indicibile conforto. Il doverti gettare nel dolore terreno con la mia professione di fede nel momento decisivo, mi tormenta il cuore, o fedele compagna. Questo dovere di testimoniare ha certamente un valore, è una cosa inevitabile; sono due mondi che si scontrano l’un contro l’altro. In modo troppo chiaro i superiori si sono dimostrati negatori e odiatori di ciò che per noi cattolici è santo ed intoccabile. Prega per me, Hildegard, perché nell’ora della prova possa agire senza paura e senza esitazione, così come è mio dovere davanti a Dio e alla mia coscienza. Quando sarà arrivato il momento forse sarà un’attenuante agli occhi dei giudici il fatto che sono un cittadino italiano. In ogni caso sarà bene essere preparati al peggio e alle peggiori conseguenze. Ma tu sei una donna coraggiosa, una cristiana e anche i sacrifici personali che forse ti si chiederanno, non potranno certamente indurti a condannare tuo marito per il fatto che preferì perdere la vita piuttosto che abbandonare la via del dovere. Qualunque cosa avvenga, ora mi è più facile, perché ti so preparata e la tua preghiera mi darà la forza di non venir meno nell’ora della prova. Ti saluto e ti bacio con tutto il mio affetto assieme al piccolo Alberto.
Tuo marito”

A questo link trovate tutte le informazioni su questo Servo di Dio

Sacerdoti dell’amore

Nell’antichità, molto prima del cristianesimo, i nostri padri avevano comunque nel cuore il desiderio di Dio, e la necessità di mettersi in contatto con lui e cercavano un modo di trovarlo e adorarlo.

Salirono su un monte, perché Dio è nei cieli e il monte è il luogo che più si avvicina a Lui, delimitarono  una zona di terreno con paletti  e quella zona divenne sacra.

Sacra perché tutto quello che vi entrava diventava sacro, di proprietà di Dio. Venivano portati all’interno animali da sacrificare e frutti della terra da donare.

Questa zona sacra era chiamata Sacer. La persona che poteva entrare in questa zona e mediare con Dio, portare le istanze della popolazione e accogliere le risposte di Dio era il sacerdote.

Anche noi sposi, essendo consacrati nel  matrimonio e unti nel battesimo, siamo sacerdoti della nostra unione e della nostra famiglia. Anche noi abbiamo il nostro Sacer. Il nostro Sacer è il talamo nuziale dove sacrifichiamo a Dio noi stessi, donandoci totalmente al nostro sposo e alla nostra sposa. L’atto coniugale diventa così gesto sacerdotale, offerta d’amore e totale elevata a Dio, partecipiamo al sacrificio di Cristo. Il talamo nuziale è per gli sposi quello che per il sacerdote ordinato è l’altare. Sull’altare il sacerdote rinnova il sacrificio di Cristo, stessa cosa avviene tra gli sposi durante l’amplesso fisico.

Vivere bene e nella verità il rapporto fisico non è solo un atto d’amore verso il proprio coniuge, ma è un atto d’amore, un sacrificio verso Dio che ci ha consacrato per essere amore per noi e per il mondo.

Antonio e Luisa.

In cammino verso lo Sposo

Con il battesimo io e Luisa  non solo siamo rinati nello Spirito come figli di Dio ma abbiamo iniziato il nostro cammino sponsale con Cristo. Tutta la nostra vita non è altro che questo, prepararci all’incontro con Gesù, alle nozze eterne con Lui. Nei cieli ci attende questo (speriamo), le nozze eterne con Cristo, ci ameremo come lo sposo ama la sposa. Tutta la Bibbia ci rivela questa bellissima verità.

Nel nostro matrimonio, Gesù mi ha affidato Luisa e io sono stato a lei affidato perché nel nostro cammino di coppia imparassimo ad amarci con il Suo stile, con il suo Amore.

Tutto il matrimonio è un cammino di preparazione all’incontro con lo sposo Gesù. Con il matrimonio Luisa è diventata il mio riferimento, la mia porta per arrivare a Cristo. Tanto più sarò capace e mi perfezionerò nell’amarla come Cristo la ama e tanto più sarò pronto per l’abbraccio nelle nozze eterne con Gesù alla fine di questa vita terrena. Tanto più trascurerò Luisa e tanto più mi troverò impreparato ad accogliere il suo amore per me.

Diceva Chiara Corbella una verità assoluta. Non siamo su questa terra per fare qualcosa ma per amare e lasciarci amare. E’ inutile fare tante attività in parrocchia, nei gruppi e nel volontariato se poi trascuro il mio rapporto con Luisa.

Ho preso spunto da alcune riflessioni di Andrea e Lorena che ringrazio.

Antonio e Luisa

Basta un caffè

Alzi la mano chi non è pronto a giudicare la moglie o il marito. In tantissime situazioni siamo bravissimi a cogliere una parola di troppo, un qualcosa non fatto o fatto male, a vedere comportamenti che non ci piacciono. Tendiamo a giudicare sempre, perché forse la nostra attenzione è più focalizzata su noi stessi e su come veniamo trattati che sull’altro e come lo trattiamo. Sapete qual’è uno dei gesti d’amore più belli d’amore che mi ricordo fatto da mia moglie a me? Mi fece un caffè. Mi spiego meglio. Erano i primi anni di matrimonio ed io non ero sempre amorevole e tenero con lei (si può imparare ad esserlo). La trattai male su una questione dove avevo anche torto. Litigammo come capita a tante coppie e poi con il muso lungo me ne andai in camera sbattendo la porta. Dieci minuti dopo arrivò lei, con il caffè in una mano mentre con l’altra girava il cucchiaino. Me lo porse con tenerezza e se ne andò. Quel gesto mi lasciò senza parole e mi fece sentire tutto il suo amore immeritato , che andava oltre l’orgoglio, oltre la ragione o il torto e mi mostrò tutta la sua bellezza e forza, facendomi sentire piccolo piccolo. Finì subito tutto in un abbraccio e quel gesto me lo porto ancora dentro tra i ricordi più preziosi. Lei è riuscita prima di me e meglio di me a non giudicarmi ma ad amarmi e basta. L’amore è questo ed è bellissimo.

Imperfetti quindi perfetti

Gesù abita la nostra vita, abita nella nostra famiglia e ci guarda con tenerezza. Tenerezza di chi ha capito che queste sue creature, così desiderose di amare di farsi amare, non sono capaci di farlo, e si sentono spesso inadatte e incapaci ad essere immagine di quell’amore per cui sono state consacrate con il matrimonio. Ma Gesù non ci vuole perfetti, sa che peccheremo, e che non saremo sempre degni del suo Amore e del suo sacrificio. Gesù non vuole questo, Gesù vuole che ci riconosciamo piccoli e deboli. Solo allora lo cercheremo per affidargli la nostra vita  e riconosceremo nel nostro sposo o sposa una persona anch’essa  imperfetta , limitata e fragile. Solo allora potremo avere uno sguardo di comprensione e perdono l’uno verso l’altra.

Solo allora Gesù potrà entrare  in noi, e potrà trasformare con la Sua Grazia quel nostro amore imperfetto  in qualcosa di radicale e stupendo, che faremo fatica a credere venga da noi perché non è nostro ma è lo Spirito che  ci dona l’uno all’altra.

Antonio e Luisa