Stare con il tuo sposo, stare con Gesù!

Con il passaggio delle reliquie di Carlo Acutis in parrocchia abbiamo avuto modo di conoscere di più la sua vita, il suo vissuto.

Sono tante le cose che ci hanno colpito, ma una più di tutte ha suscitato in noi stupore e bellezza: il suo stare con Gesù, il suo stare davanti all’Eucarestia come solo un ragazzino adolescente sa fare.

Quella sera anche noi siamo stati in adorazione con Carlo davanti al Santissimo. Come ogni volta, è stato un momento di intimità speciale. Nel rientrare a casa quella sera però, ci siamo accorti di quanto ci mancano momenti in cui assaporare quella relazione con Gesù, di quanta bellezza ci sia in quello stare di fronte a Lui. È stato e dev’essere un po’ come quando accogli in casa un amico che non vedi da tempo, uno stare che ridona gusto. È come quello stare con tuo marito una sera voi due, che da quando vivi insieme e hai dei figli è un tempo che ti sfugge e che non hai più tanto spesso. Quello stare che ti spinge a dire: “Che bello! Vediamoci ancora domani”. Un po’ come è successo a Pietro, Giacomo e Giovanni quando sul monte con Gesù, non vogliono più scendere. (Mc 9,2-8). È troppo bello stare lì, è troppo bello stare con le persone che ami.

E tu con Gesù, Riesci a percepire questa bellezza ? Riesci ad assaporare questo tuo stare con Lui?

Quanto manca spesso la relazione a “tu per tu”con Lui, una relazione profonda da amico, intima, da sposo. Quanto ci manca quel tempo di intimità per dialogare con Lui. Carlo, -raccontava l’allora cappellano dell’ospedale di Monza – parlava a Gesù delle sue giornate, come fa un ragazzino con il suo papà. In modo semplice e naturale. Che bellezza! È in questo tipo di relazione che rimane il gusto buono dell’intimità con Lui. Saper stare con Gesù e parlargli in semplicità del nostro ordinario. Carlo non ha fatto altro che dialogare con Gesù nel modo in cui era capace in quel momento della sua vita. Quanto ci insegnano i più piccoli. Ci insegnano la semplicità, la genuità dello stare con chi si ama. Spesso cadiamo nelle logiche complesse dell’età adulta, crediamo di non aver niente da dirGli o al contrario cominciamo a fare discorsoni manco fossimo Aristotele e lo bombardiamo di domande e richieste infinite. Che bello invece inginocchiarsi di fronte ad un papà, di fronte ad una mamma, di fronte al proprio sposo, alla propria sposa, e parlargli semplicemente condividendo e comunicando l’amore ordinario che viviamo.

Stare davanti all’Eucarestia è bellezza per il cuore. È parlare del nostro vivere l’amore giornaliero con Lui, Amore Totale!

Ma Come fare a stare con Lui per così tanto tempo, magari ogni giorno?

Il lavoro, la casa, gli impegni, la cura verso il nostro sposo, la famiglia, i figli, dove incastro Gesù nel mio vivere? Nella società di oggi dove tutto corre veloce, e sembra di essere sempre saturi di tanto e di troppo, è difficile. Verrebbe da scriverlo in agenda “STARE CON GESU’”, per fissare con Lui un appuntamento; ovviamente se troviamo spazio, sennò sarà per un’altra volta. Quanto sarebbe invece bello e genuino non scrivere nulla in agenda, e tenerci uno spazio libero, bianco per lasciare che nel riposo trovi spazio l’Amore.

Da sposi, non è sempre facile però trovare questi momenti silenziosi e fermare il tempo. Ma forse il bello sta proprio qui: non possiamo non guardare al nostro vivere l’amore per il nostro sposo, per la nostra famiglia e non accorgerci che in ogni cosa che facciamo, in ogni attività o gesto di cura, lasciamo un’impronta indelebile d’amore. Anche quando ci sembra di compiere il gesto più piccolo e insignificante, stiamo invece mostrando Gesù sposo, Gesù che si fa padre, madre, misericordioso, Gesù che si prende cura, che ci accompagna, che fa festa per noi…

La relazione con Gesù la coltivo, la vivo ogni giorno celebrando i gesti d’amore che la mia vocazione mi chiama a vivere. Così tutto diventa sicuramente più bello e ha un senso!

Ci sono momenti però che tutto questo sembra non bastare.. . E qui veniamo forse al passo in più, all’andare oltre questi primi spunti, al centro del nostro articolo… e Carlo ci ha aiutati a riscoprire ancora una volta qual’è la relazione intima che salva.

Non fermiamoci a un gesto d’amore. Pretendiamo di più ancora.

Il nostro stare con la persona che si ama ci insegna che amare è anche quello stare a contatto, quel baciarsi, toccarsi, abbracciarsi che se è fondamentale in un amore sponsale, dev’essere fondamentale anche nel rapporto con Gesù. Questo rapporto è il centro di tutte le vocazioni.

A volte non basta vivere dei gesti d’amore quale preparare tutti i giorni il pranzo per il marito, o portare la moglie fuori a cena, o regalarle dei fiori, gesti bellissimi dove c’è amore, dove incontri l’Amore. Ma tuo marito, alla sera, lo vuoi anche abbracciare, toccare, salutare con un bacio. È un contatto che ti fa stare bene, che traduce in concretezza l’Amore sponsale. D’altronde qual’è il gesto più alto di Amore per gli sposi? Non risiede forse nel rapporto intimo, sessuale?

Lo stesso è con Gesù, puoi vivere tanti gesti d’amore ma lo vorrai poi Abbracciare, Accogliere, sentire la sua carne viva su di te, stare in intimità con Lui?

Ecco l’adorazione Eucaristica, ecco la sua presenza fisica, ecco quel contatto di cui ci nutriamo e di cui dobbiamo aver bisogno. Un contatto fisico, un contatto visivo, una presenza che ci invade.

Per riassumere, un po’ come per il mio sposo, del quale ho bisogno di perdermi fa le sue braccia e nutrirmi di quel contatto fisico che mi dona pace, mi rassicura, mi fa sentire protetta, accolta, desiderata, così anche con Gesù, ho bisogno di tornare a quel contatto e perdermi in un suo abbraccio. Perdermi in un incontro come la Comunione Eucaristica, come l’adorazione, che è esplosione di Luce, percezione di santità.

Quando ti comunichi a volte sembra di non avere le parole. Voglio parlargli e lo faccio a mio modo, ma mi rendo conto che quelle parole non bastano, e allora resto lì, semplicemente lì, davanti a Lui ad assaporare la sua presenza di cui in quel momento i miei sensi si nutrono.

Che cosa rende così speciale quel rapporto intimo con Gesù?

Concludiamo con un ultimo spunto:

Gesù è Unione sempre!

Stare davanti a Gesù eucarestia ti restituisce una viva percezione di quanto Lui non ti lasci mai solo. E lo faccia mettendoti in intima unione anche con le persone che oggi non sono presenti fisicamente accanto a te. Ti accorgi così di come Lui sia il collante, sia Unione e in quel momento li rende presenti accanto a me, accanto a te, come in un abbraccio. Rende presenti i nostri figli saliti al cielo, la mamma, i nonni Santi Angeli custodi, e gli stessi cari Santi che pur non avendo conosciuto di persona sono entrati a far parte delle nostre amicizie del Cielo, proprio come Carlo Acutis, che è venuto come un amico e ci ha portato questi nuovi spunti di bellezza.

Per altre info su come stare davanti all’Eucarestia, chiedete a lui, maestro a 15 anni di Adorazione! Che bellezza!

Dagli spunti-appunti di Anna

Anna e Ste

Cercatori di bellezza


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Matrimonio dono totale!

Il matrimonio cristiano non è un insieme di diritti e di doveri che si contrattualizzano, ma è un dono reciproco tra un uomo e una donna in cui entrambi si donano e offrono all’altro l’anima, il cuore, il corpo, il futuro, la vita che si vive, mettendola nelle mani dell’altro perché la possa vivere mischiata alla sua, che a sua volta la dona e mischia.

Il matrimonio è far scendere sugli sposi la Grazia dello Spirito Santo che abiterà il loro dono totale. Totale, anima e corpo. Gli sposi decidono di abitare insieme, di vivere gli stessi locali, di dividere lo stesso letto, di usare lo stesso bagno. Ma non basta.. di condividere le stesse gioie e  fatiche. Di farsi carico del bene dell’altro, di esser parte della vita altrui perché sia una vita votata all’amore. Ma non basta. È un dono totale perché mette da parte il mio a favore del tuo, perché mi insegna a scegliere il tuo bene prima del mio, che vuol dire saper lasciare qualcosa di mio, per amor tuo. Non è un dono che salva una parte di me, “ti sposo ma il calcetto non si tocca”, ma ti sposo in modo totale! 

Non vuol dire vivere una vita castrata,in cui i propri hobby sono chiusi in cantina. Ma una vita in cui guardi prima al tuo amato e poi al tuo hobby. 

Perché la bellezza dell’amore se vissuta in pieno, fino in fondo, sarà più appagante, più grande del piacere hobbystico

“Non cerco la ragazza perché non potrò più andare in montagna”.. ma cosa è più grande l’amore o lo scarpone? .. equivale a dire: “Non cerco la ragazza perché sono ricco dei miei soldi, del mio bene, delle mie capacità, dei miei hobby, della mia compagnia, a cui non voglio rinunciare..” … 

Ci raggiungono veloci i tanti ammonimenti biblici, tanti, (ne riportiamo alcuni): 

Matteo 19,16-26 Il giovane ricco ([21]Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi». [22]Udito questo, il giovane se ne andò triste)

Luca 12,13-21 il ricco stolto (Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. [20]Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà?)

Salmo 115 l’unico vero Dio (4]Gli idoli delle genti sono argento e oro, opera delle mani dell’uomo. [5]Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, [6]hanno orecchi e non odono, hanno narici e non odorano. [7]Hanno mani e non palpano, hanno piedi e non camminano; dalla gola non emettono suoni. [8]Sia come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida.)

Stolto chi rimane incastrato nel suo mondo di piaceri, non accorgendosi che l’età passa, che tutto cambia, che di quei piaceri di cui è piena la cantina un giorno non rimarrà che un museo di antichità. 

Saggio è chi comprende di vivere per amore, amando, spendendo la vita nell’amore, scegliendo di far spazio, di donare, di rinunciare. L’amore ridonerà tutto più grande, bello, ingigantito. 

Sir 2,10 “Chi si è fidato del Signore ed è rimasto deluso?

L’amore non ama 5 giorni su 7, ma 7 su 7. 

L’amore non va in vacanza, o si prende pause, ma è una ruota che gira sempre e prende velocità. 

L’amore è avere un pezzo di pane, solo uno e dire: lo dono a te.  Gesù spezza il pane per i suoi amici, ma in quel gesto Lui non ne prende, dona tutto. Quella sera, lui non mangia. 

Amore è donare tutto all’altro, non le briciole, non la metà calcolata, è rimanere con le mani vuote ma con il cuore che sarà pieno di un amore più grande.  Tu quanto pane doni al tuo sposo, alla tua sposa?

Il matrimonio è un dono totale, perché non riguarda solo quello che si vive, e i beni materiali, e gli spazi abitati ma riguarda anche il corpo, l’unica cosa che ti segue ed è tuo prezioso fin dalla nascita. 

Il matrimonio è trovarsi nudi davanti ad uno specchio, senza niente, senza casa, senza soldi, senza affetti, senza beni, senza hobby, senza idoli, senza un lavoro, senza macchina, senza niente! Niente.. togli tutto .. tieni solo un crocefisso nella stanza, segno del Padre che ti ama. Poniti davanti allo specchio, nudo… fermati, guardati e accogli il tuo corpo, è tutto ciò che hai, è come ti ha voluto Lui, quando lo amerai, offrilo a lei, offrilo a lui. Amandoti! Perché sei prezioso come sei.. offrilo in libertà di cuore, in pienezza di amore. 

Ho solo questo mio corpo, te lo dono. 

Questo è il matrimonio dono totale! Non la bellezza di un piacere da vivere nel letto, ma il comprendere che tutto doni, tutto offri. 

Forse troppo si pensa al piacere e poco a dar valore al dono totale che un gesto d’amore contiene. Spesso non riusciamo a leggere la totalità del dono del nostro corpo, perché in quello scambio di doni d’amore, il piacere sminuisce la nostra nudità, la rende cieca. 

Quando doni una caramella non vivi un piacere come quando doni il tuo corpo facendo l’amore, ma comprendi bene che non è la stessa cosa. 

Che bellezza è sperimentare il dono del corpo, come dono di tutto ciò che ho. 

Difficile da ricercare, ma bellissimo da vivere. 

Con queste immagini vi auguriamo buon matrimonio. Buon dono totale. 

E concludiamo con un incoraggiamento perché viene anche a noi da interrogarci e comprendere come anche la nostra vita matrimoniale non sia sempre dono totale. Come gli impegni, il lavoro, gli hobby o la squadra del cuore prendano spazio, scalino la totalità dell’amore. È normale, siamo umani, e umanamente pecchiamo. Ma siamo in cammino insieme fratelli e sorelle, figli di unico Padre, in unità con i nostri sacerdoti e consacrati e abitati dallo Spirito Santo e dalla Grazia del sacramento del matrimonio che ci rende testimoni dell’amore di Dio e per tanto capaci di amare donando come Lui, fino in fondo. 

Non possiamo contare sulle nostre forze per amare in modo totale ma sulla grazia che ci è stata data che fa di noi i suoi sposi, e che rende il nostro amore totalmente sponsale. 

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Gesù è vivo e ti vuole vivo!

Gesù è vivo !

Son queste le parole che risuonano nella mente da giorni. A pronunciarle un sacerdote che abbiamo incontrato qualche settimana fa. Nel suo volto, nelle sue parole c’era l’emozione di chi ancora una volta si stupisce e riscopre quell’affermazione quasi fosse stato incredulo anche lui, fino a pochi istanti prima. Che bello!

Che bellezza sentirlo dire: Gesù è vivo! .. per davvero. Ero incredulo, ma ora posso dirlo: Gesù è vivo!

È una cosa semplice, scontata per me, per te, per noi cristiani.. non stiamo scrivendo niente di nuovo, lo sappiamo già che Gesù è vivo, Pasqua arriva tutti gli anni in primavera. Viviamo ogni anno il Santo Triduo, giusto?

Poi se siamo battezzati e se andiamo in Chiesa la domenica è perché lo sappiamo che Cristo è vivo.

Eppure, quando lo sentiamo pronunciare da un credente in cammino, che sia sacerdote, che sia un laico, che ti dice davvero dal cuore: “io lo riconosco, Cristo è vivo”, tutto suona diverso.

È da lì che nasce questo articolo, dallo stupore di ascoltare per davvero qualcosa a noi scontato, dal cercare ciò che ha dato vita a quell’esclamazione.

Nasce così una Santa inquietudine che ti spinge a cercare risposte anche a te, che ti spinge a metterti in cammino. Ti viene una voglia matta di correre al sepolcro a controllare, manco fossi Jacobs alla finale delle Olimpiadi.

Crescono le domande: “come ha fatto a vedere che era vivo? Dove lo ha visto? Quindi è davvero vivo?”

Se ti metti in ricerca, forse impari anche te a riconoscerlo, forse impari anche te a vederlo. Dove?

Nei gesti di amore! O in chi è bisognoso, o in una famiglia che è proprio volto dell’amore.

Ciò che vogliamo condividervi, non è solo che Cristo è vivo ma che noi siamo chiamati a testimoniare questo fatto.

Non è compito della Chiesa spiegare che Cristo è vivo, per fatti accaduti secoli fa. Questa è religione, è storia, può diventare anche narrativa.

Non è compito del sacerdote fare i miracoli, non è compito della suora.

È compito tuo, è compito mio. È compito nostro vivere facendo arrivare all’altro semplicemente che Cristo è vivo. Semplicemente, perché lo sai già. Perché hai tutto per sapere come fare.

Come si ama da Dio, è scritto nei vangeli.

Ma spesso non vogliamo accettare di lasciarci amare o non ci decidiamo ad amare veramente. Diventando dei testimoni tiepidi, con i piedi in due scarpe.

Forse a spaventarci è l’immensità racchiusa in questo incarico, il pensare che sia troppo per noi cercare di essere volto dell’amore, testimoni credibili e visibili di Gesù Sposo, vivere come i Santi. Si dice che non è per la nostra epoca quello che fece San Francesco.

È qua che ci troviamo davanti al nostro più grande fallimento umano: credere di essere fatti per il poco, quando invece siamo figli del Possibile. Siamo figli della Luce, pensati e generati da Dio Amore per essere come Lui. Il nostro errore è pensare che dobbiamo diventare degli sherpa professionisti, quando invece abbiamo già tutto per poter arrivare alla vetta più Alta. Nel nostro zaino ci siamo noi, i nostri gesti quotidiani, le nostre attenzioni e cure verso i più deboli, i nostri desideri, le nostre virtù, e soprattutto la nostra relazione unica con Gesù.

Forse è ancora difficile capire ciò che vogliamo dire. Lo è per noi…quindi proviamo ancora a togliere qualche velo per chiarire.

Pensate al giorno del matrimonio, alla sposa raggiante, nel suo abito bianco splendente. Allo sposo che irradia la stessa luce e promette di amarla fedelmente tutti i giorni della sua vita nonostante le sue fragilità. Alle parole che si scambiano davanti e con Cristo. Al bacio che si donano fuori da chiesa e ai mille che susseguono quel giorno.

È proprio qui, davanti agli Sposi e a questo Amore promesso e donato che viene non solo da battere le mani e gridare “viva gli sposi”, ma da rimanere stupiti e meravigliati gridando “wow che bello! Cristo è vivo!!”

E di fronte a questo Mistero Grande visibile ai tuoi occhi, le endorfine esplodono dal tuo corpo facendoti tendere verso quei due vestiti di luce, per abbracciarli e toccarli Perché loro sono testimoni in carne dell’amore!

Eppure magari quei due non son sti stinchi di Santo.. eppure quel giorno in chiesa non hai visto scendere la colomba dal cielo e fare chissà quale miracolo…

Eppure…Quegli sposi con un gesto ordinario quale un bacio, un amore che si son donati, una cura che hanno avuto per te, per gli altri, hanno saputo testimoniare che Lui è vivo!!

Quegli sposi non hanno dovuto pensare che il loro agire era in forza di Gesù, per essere come Gesù, e che voi avreste gridato al miracolo.

Loro, tu, io quel giorno, come sposi o come invitati, con quel gesto d’amore abbiamo vissuto un’ordinaria straordinarietà.

Ancora, Cristo è vivo, lo dobbiamo saper esclamare guardando l’amore di una mamma per il suo bambino! Quando si alza la notte perché il piccolo si sveglia, e alla mattina non smette di prendersi cura di lui nonostante le notti insonni. Lo dobbiamo saper esclamare guardando un padre che fatica al lavoro per la sua famiglia.

Questi son i ritratti di una madre ed un padre ordinari, ma son anche il disegno della Santa Famiglia, di Giuseppe e Maria.

Nell’ordinario lo straordinario, nell’ordinario la Santità, nell’ordinario essere per gli altri specchio dell’amore vivo di Gesù!

A te, il compito di ripetere ogni giorno gesti di amore che a chi ti vede facciano sorgere lo stupore misto alla gioia che fa esclamare: Cristo è vivo! E ti vuole vivo!

Se non sai da cosa iniziare, ricorda che ci è dato anche il manuale. Forse è aperto su un mobile, forse lo tieni chiuso in un cassetto, magari lo ascolti in modo scontato la domenica. È la Bibbia, sono i Vangeli, il manuale che ci insegna come essere volto d’amore, come vivere da risorti per testimoniare il risorto nell’ordinario della vita.

By Cercatori di bellezza


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Fare l’amore quel tabù intimo segreto della coppia

Viviamo per amore, nasciamo da un gesto d’amore, siamo fatti per amare. 

Ma guai a pensare di parlare di amore. 

Ma guai a pensare di parlare circa come tu coppia vivi la tua sessualità. 

È un segreto personale, da camera nuziale chiusa a chiave, in cui il mio io, le mie conoscenze, si incontrano con le sue. E forse in un dialogo, cerchiamo un dono reciproco dei corpi. 

Sicuramente c’è una sfera intima in cui è giusto che la coppia custodisca il suo amore. 

Ma ci siamo accorti, dopo qualche anno di fidanzamento e altrettanti di matrimonio, come si rischia di cadere in un tabù misterioso che non aiuta la crescita della coppia, che anzi può far nascere delle fatiche, perché chiusi in noi stessi ci impoveriamo. È solo aprendoci che riusciamo ad affrontare il cammino della vita, insieme ad altri fratelli, insieme alla madre Chiesa. 

A volte si rischia, per esempio, di portare da soli la fatica di un figlio che non arriva, che rischia di trasformare il gesto d’amore più bello in una pretesa. In un amare per avere, in un’ansia da prestazione. In un fare l’amore anche se non ne ho voglia, solo perché desidero un figlio. 

Oppure si rischia di vivere la fatica di non desiderare altri figli in quel momento, ma con il desiderio di vivere comunque l’unione con il mio compagno. Come fare? Cosa usare? 

Questi pensieri crediamo che tutti li facciano o li abbiano fatti, se si cerca di vivere una relazione d’amore totale, sia che noi siamo fidanzati, conviventi o sposati da 1 a 5 a 10 anni di matrimonio. 

Son argomenti che toccano tutti, forse anche i single che già pensano a come vivere la sfera sessuale quando saranno in coppia. 

Riguardano tutti, ma nessuno ne parla. 

Proviamo ad analizzare le nostre fonti di informazione:

I mass media: hanno una visione/comunicazione dell’amore da “isola dei famosi” o da “uomini e donne”,  ma di come vivere l’amore in una relazione sana d’amore sponsale?  ..scartati.

Il web: lo possiamo identificare come lo strumento dove riceviamo un’educazione sessuale hot. Strumento che amplifica le fantasie sessuali strumentalizzando il corpo altrui. Scartiamo anche quello. 

La Chiesa: ecco forse la Chiesa potrebbe aiutarci a vivere la sessualità, ma in realtà si fatica nell’ambito ecclesiale ad affiancare le coppie in questa tematica. .. da rivedere. 

La scuola: offre un’infarinatura sulla sessualità in età adolescenziale. .. da rivedere. 

E allora? Non ne parla quasi nessuno. 

Eppure interessa tutti, tutti forse avrebbero bisogno di parlarne. 

Forse ne parla qualche pagina social bella, qualche influencer dell’amore che esce allo scoperto e apre uno spiraglio nel tabù del sesso, dell’amore. 

Fra di noi, fra te e tua moglie, fra di noi coppie di amici, coppie di sposi se ne parla?

O siamo tutti già maestri, pertanto non serve aprire l’argomento? Non serve parlarne con nessuno. 

O quello che succede in camera mia, è affar mio? E non ne parlo con nessuno.

O forse nessuno fa più l’amore? Quindi sarebbe un tema superato.

O forse si ha talmente tanta paura e vergogna da non approfondire la conoscenza. 

Ma di cosa precisamente diciamo che non se ne parla? .. non di come si fa l’amore, ma di come vivere un amore bello, fecondo responsabile. 

Per esempio non si parla di metodi naturali. Non si parla della teologia del nostro corpo. Non si parla del ciclo della donna, che è la prima conoscenza basilare che ci aiuta a conoscere tutto della vita: ci insegna l’attesa, ci insegna il cambiamento, ci insegna la bellezza e la complessità del corpo femminile, ci insegna come siamo creati ad immagine di Dio. 

Ci insegna che il corpo ci è dato per amare! 

Dio ci ha dato il corpo per amare! 

Il fare l’amore è il gesto più alto del dono sponsale, dell’unione tra un uomo e una donna, è il gesto più alto che rivela come uno sposo ama la sua sposa, è il gesto che nella coppia rivela il volto di Dio! Rivela l’amare, rvela il donare la vita all’altro. 

È un gesto bellissimo! È un gesto che ci dona un piacere enorme! È un gesto che genera vita! È un gesto che ci rende creatori! È un gesto che ha risvolti enormi per il mondo. Nostro figlio, tuo figlio, sono nati da quel gesto d’amore, la vita va avanti grazie a quello.

Capite che la Chiesa stessa non è contro l’amore, contro il fare l’amore! 

La difficoltà è riconoscere, sapere come amare bene! Come fare bene l’amore. 

Per la responsabilità di non avere altri mini vulcani scatenati per casa, cediamo alla logica di non farlo più o di farlo male. 

Oppure alll’opposto, credere che basta farlo per avere un bambino. Mi sposo, faccio l’amore e ho un bimbo. No! 

Forse per qualcuno è così. 

Ma spesso, molto spesso, nella società attuale si fatica a concepire perché non si conoscono i tempi del corpo della donna, le fasi fertili e non.  

Nel mese di maggio abbiamo avuto l’occasione di partecipare a delle serate formative sui metodi naturali, e vorremmo dirvi quanta bellezza c’è, quanta guida sana a poter vivere l’amore sapendo quando poter generare vita -con la grazia di Cristo. E quando posso vivere il dono totale di amore con il mio sposo, con la mia sposa, sapendo di amarlo, sapendo di donarmi a lei, a lui, in modo totale e responsabile.

La responsabilità del non fare l’amore non è per noi cristiani. 

La responsabilità creata con strumenti anticoncezionali non permette di vivere un amore totale, maschera, strumentalizza, limita, ostacola il fare l’amore. 

In un mondo dove si cerca sempre più il rispetto per la natura, dove spopola il diventare vegani, o il mangiar sano, dove facciamo campagne per la raccolta differenziata, dove usiamo sempre meno plastica, dove produciamo auto ecologiche, che uso facciamo del nostro corpo? 

Viviamo dei rapporti sessuali con strumenti artificiali e non naturali. 

In un modo dove si fanno giornate e ci si spende a favore del femminismo, per una parità di genere uomo e donna, le donne cercano di non avere più il ciclo, perché è faticoso, è una rottura, è un limite. Donne che non vogliono esser donna. 

Ogni volta che arriva il ciclo nella donna è un miracolo che si compie. Ogni volta che avviene un ciclo nella donna, è il corpo umano femminile che piange un ovulo non fecondato, una vita non data. Per quello quel cambiamento di umore. 

Va bene. Potremmo continuare e continuare.. già qualcuno ha scritto libri bellissimi.. torneremo in argomento magari più in là. 

Quello che vorremmo farvi arrivare è di rendere il vostro gesto d’amore occasione di dialogo, di crescita, di scambio. 

Cercate un buon maestro di metodi naturali. Parlate con altre coppie su questi argomenti. 

Scriveteci per confronti, per raccontarci come la vivete il vostro amore, ci farebbe piacere leggere le vostre storie, dialogare con voi. 

A presto 

Anna Lisa e Stefano – Cercatori di bellezza


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Ardere d’amore senza bruciarsi!

Che bello il versetto che troviamo nella lettura di mercoledì scorso: 

Es 3,2-3…Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». …

La curiosità di Mosè che si avvicina, perché non crede ai suoi occhi, perché ha davanti a se uno spettacolo unico. Un roveto, un cespuglio in fiamme 🔥 che non brucia, che arde sì ma che rimane intatto nella sua forma. 

Ci ha sempre colpito questo passo biblico, perché per noi quel roveto rappresenta una storia d’amore, ha rappresentato il fidanzamento. Rappresenta l’amare l’altro. 

In che senso? 

L’amore che tu nutri per una ragazza da fidanzato, l’amore che nutri per tuo marito da sposa, l’amore che puoi nutrire anche per i figli, è un amore che deve ardere, che deve essere fuoco 🔥, fiamma viva che incendia il cuore. Il cardinale Delpini, in una predica di qualche anno fa parlava di giovani con il fuoco dentro, una bellissima predica musicata dal coro Elikya. 

Ecco questo fuoco 🔥 dentro che dobbiamo avere in una relazione d’amore, se lo guardiamo con lo sguardo esterno di Mosè è un fuoco che arde, ma non consuma. 

Nella vita pratica, forse direte, che in verità ci si consuma eccome ad amare. Con i figli ci si rende conto di quanto ci si consuma a far notti in bianco, a rincorrerli anche quando si è stanchi, il corpo purtroppo inizia spesso anche a mandarci segnali di logoramento intenso: vedi i capelli bianchi, le occhiaie, i chili persi.

Eppure: è guardandoci dall’esterno del nostro rovo d’amore che possiamo constatare che non ci stiamo consumando ma stiamo rivelando il volto di Dio, stiamo rivelando l’amore, stiamo dando luce, e vivendo un miracolo che spinge Mosè ad avvicinarsi per vedere questo grande spettacolo, che è l’amore! 

L’amore non consuma ma dona vita, dona forza. 

Sapete bene che è così anche nella vita pratica, quando il sorriso di quel bimbo che ti tien sveglio la notte è un integratore di massima potenza, che la mattina ti trasforma in super papà o wonder mamma. 

Sapete bene che un gesto d’amore del vostro sposo è un’iniezione d’energia che parte dal cuore e dona forza al corpo. 

Sapete bene che un messaggio della fidanzata che ti invita ad uscire è urlo di gioia che risana ogni fatica. 

Ecco allora la bellezza dell’amore: ardere senza consumarsi ma donando la vita, diventando quel grande spettacolo di bellezza per Mosè. Diventando presenza dell’amore di Dio, volto dell’amore di Dio! 

Che bello pensare che ad attirare l’attenzione di Mosè ci poteva essere una coppia di sposi che ardeva ma non si consumava. Bellissimo! 

Quel fuoco è per noi simbolo dell’amore, dell’amore che non brucia che non soffoca, che non stringe a se, ma che ti insegna ad amare in modo libero e liberante, che non trattiene per se, con il rischio di bruciare la relazione. Fuoco che ti fa mettere in luce le parti più belle di te e dell’altro, che ti fa dire “quella persona mi ha reso più uomo/donna” ma non posso possederla. Fuoco che tiene alta la tensione del cuore, l’amore che tende all’altro, che tiene scaldato il cuore, non lasciando che l’amore si spenga, si raffreddi. Che bello che Dio abbia scelto l’immagine di un roveto che arde ma non brucia per attirare l’attenzione del condottiero Mosè! 

Molto spesso ci sentiamo stanchi, bruciati, cenere fredda, (con cui non ci fai neanche una grigliata).. forse dovremmo allora guardar da fuori il nostro amore a chi lo diamo, come lo diamo o addirittura se è amore. Dobbiamo stare attenti a non farci consumare dalla società e dai suoi ritmi, dal lavoro, da tutto ciò che non è bene ma ci toglie vita. 

Dobbiamo stare attenti a non vivere relazioni che son come un fuoco di paglia, senza struttura, che si bruciano in fretta. 

L’estate è tempo di vacanza, è tempo di riposo. 

Sia tempo per guardare alla nostra storia da fuori con gli occhi di Mosè, e riconoscere la bellezza! Riconoscere che l’amore non consuma, ma arde! Alimentiamo allora il nostro fuoco, il nostro roveto di coppia. Perché possiamo ardere di bellezza, luce fiamma viva d’amore. 

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Qual’è il tuo desiderio? ..famiglia

Qualche settimana fa la Parola del giorno riportava il brano del Vangelo in cui Gesù chiedeva al cieco nato cosa desiderasse per lui. “Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato».” (Mc 10,51-52)

Bellissima questa Parola: Gesù chiede a me, a te, cosa desideri?

Bellissima ma incomprensibile la domanda di Gesù. Chiedere ad un cieco: “cosa vuoi che io faccia?”..vuole vedere! ..scontato, paradossale che Gesù non lo capisca. 

Eppure non è così scontato perché con la nostra vita spesso non rispondiamo ai nostri desideri. 

Quante volte vorresti dimagrire, ma non sai resistere a gelato e caramelle. Vorresti fermarti perché sei stanco, ma non curi le ore di sonno stando sveglio ogni sera fino a tardi. Spesso viviamo in contrasto con i nostri desideri, non dandogli voce, non impegnandoci, non credendoci veramente.. Come uno che sogna di vincere al lotto ma non gioca la schedina. (Scusate l’esempio..) 

Ora mettiamo il caso che davvero arrivi il genio della lampada che ci chiede: cosa desideri? Cosa vorresti di grande per la tua vita? Tu cosa rispondi? 

Nella corsa quotidiana probabilmente gli diremmo: scusa, puoi passare dopo? Puoi darmi un attimo? Ci giustificheremmo che dobbiamo magari pensarci qualche minuto, perché un desiderio bello, il più grande non lo puoi decidere in pochi minuti. Ti ci vogliono 5 minuti per decidere cosa ordinare al ristorante, per il desiderio della vita quanto tempo ti ci vuole? 

Se ci pensi, siamo spesso impreparati di fronte alle grandi scelte della vita. 

Forse il correre quotidiano non ci da il tempo per pensare a desideri grandi, non ci permette di fermarci e guardare dentro al nostro cuore. Non stiamo parlando di comprare una macchina o quelle scarpe o quella borsa che tutti ti pubblicizzano di avere, stiamo parlando dei desideri grandi della vita. 

Quali sono i tuoi? 

Prenditi davvero allora del tempo per domandarti cosa voglio per la mia vita, per la mia famiglia, cosa desidero di grande? E poi riequilibria la tua vita, fai ordine dentro e fuori di te, perché non sono i desideri che cambiano la tua vita, non è la risposta del Genio che realizza la tua vita. 

Ma è la tua vita che si gioca sui tuoi desideri. 

In che senso? 

Puoi chiedere a Gesù una famiglia ma se continui a lavorare dalle 6 alle 21, lui ti può dare la famiglia più bella e numerosa del mondo, ma non riusciresti a viverla, ad amarla.

Inizia a vivere la vita sul tuo desiderio. 

Puoi chiedere a Gesù di donarti un ragazzo, ma se ti fissi sul tuo ideale di uomo, non ti accorgerai della persona che Gesù ha pensato per te, e che magari ti sta camminando affianco.

Inizia a vivere la vita sul tuo desiderio. 

Quello che veramente desideri ti trasforma, ti mette in cammino, in ricerca. Tu diventi il tuo desiderio. (Mimmo Armiento) 

Ora rimettiamo le cose al loro posto: 

Dio non è il genio della lampada e non ti “dà quello che chiedi ma quello in cui credi.” (Francesco Piloni) È ciò che crediamo che ci trasforma, è la fede che ci spinge a vivere il nostro desiderio. È quello in cui credi che ti fa vivere il tuo desiderio. “La fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede”. (Eb 11,1). Senza la fede il tuo desiderio non riuscirai mai a viverlo. 

Ora torniamo al nostro desiderio. 

Chiedendo sui social qualche settimana fa  di risponderci indicando quale fosse il desiderio, ci sono arrivate molte risposte di giovani, di chi è alla ricerca dell’amore e della propria vocazione, meno desideri invece delle famiglie. 

Ed è qui che ci siamo rinterrogati: 

Sei sposato?

Hai uno, due, tre figli?

Un lavoro?

Una casa?

Una splendida famiglia, e allora cosa puoi desiderare di più? 

E qui che ti aspettiamo, perché forse è vero è più facile sognare da giovani, desiderare da ragazzi, ancor più da bambini. Fermarsi a guardare le stelle. Man mano che gli anni passano, quelle stelle sembrano non interessarci più. Sembra che i sogni o li abbiamo già raggiunti o li abbiamo messi nel cassetto. Ma forse non è così. Forse a far la differenza è come si trasforma quel tuo desiderio, come devi trasformare te il tuo sogno. 

Se sognavi una moglie, una famiglia e “l’hai avuta”, forse c’è da desiderare di sapere amarla ogni giorno di più! 

Se sognavi un figlio, e “l’hai avuto”, forse c’è da desiderare di saperlo crescere e amare di più. 

Scusateci la semplicità con cui le abbiamo buttate queste frasi, più correttamente c’è da dire che tutto ciò che viviamo ci è dato in dono! E un dono che ci vien fatto è da custodire, e da accogliere come qualcosa che non è tuo ma è per te! Non come qualcosa che ti appartiene ma che ti è stato donato. Il donatore è colui che dona e può portare via. Il dono stesso deve vivere nella libertà di non poter essere trattenuto. Ogni dono che chiediamo, tutto ciò in cui crediamo e che per fede viviamo richiede la capacità di amare; capacità che dovrebbe essere alla base del nostro vivere. 

Bisogna metterci l’amore in quel desiderio per far sì che non muoia. Per far sì che quel desiderio, ciò in cui credi, ciò che chiedi non si senta arrivato, ma rilanciato al di più! 

L’amore è una ruota non una freccia, non è un qualcosa che si ferma quando fa centro, ma è un verbo di movimento che non si può per sua natura fermare. Ma che anche con il passare degli anni e delle stagioni, deve mantenere il suo moto verso l’Amore infinito, l’Amore per sempre, l’Amore che chiede di più. 

Ad una coppia di sposi il giorno delle nozze non si può augurare di amarsi sempre come “il primo giorno”, ma ogni giorno di più!

Solo se metti al primo posto l’amore puoi vivere sempre il tuo desiderio, il tuo sogno. Continuare ad amare! Tieni accesa la fiamma viva dell’Amore! Tieni fisso lo sguardo sulla parola Amore e poi…. Scegli un desiderio grande e inizia a cercare di viverlo, predisponi la tua vita a fargli spazio! Cerca un bravo maestro che ti possa guidare, una guida fondamentale! 

Non portare molto con te, porta te stesso. Domandandoti: chi sei? .. mettiti in viaggio. E domandati anche nel corso del cammino. Dove vado? 

Riconferma il tuo camminare davanti agli attacchi del mondo che ti ostacolerà o dirà di tornare indietro o ti mostrerà una scorciatoia. Più andrai avanti più il diavolo ti tenterà con luci ingannatorie, quindi fermati spesso e Verifica e chiediti: per quale strada passo?

Per ultimo custodisci il tuo desiderio perché anche l’albero nasce da un seme piccolissimo custodito sotto terra, che il “genio”, “donatore”,  saprà far crescere! 

Vegli o dorma… 

Qua l’è il tuo desiderio?

Anna Lisa e Stefano

Cercatori di bellezza


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Perchè è bello partecipare ad un matrimonio? .. da invitato

Cinque anni fa abbiamo partecipato al primo matrimonio da fidanzati, matrimonio bellissimo, location bellissima in riva al mare. Ci riaffiorano i ricordi di quel primo matrimonio da fidanzati, ci riaffiorano i ricordi degli altri matrimoni vissuti poi da sposati, del nostro matrimonio.. 

Da poco son ripresi i matrimoni, riprende la possibilità di GIOIRE DELL’AMORE, di FAR FESTA ALL’AMORE..

Ma perché è bello partecipare? 

Abbiamo provato a riflettere alla bellezza incontrata in quei giorni, a rispondere a quell’emozione che viviamo, che ci fa battere il cuore in chiesa e chiedere i fazzoletti a chi ci siede accanto. Ma perché? 

Proviamo a darvi la nostra lettura partendo dagli spunti più semplici a quelli più profondi: 

Ci piace partecipare ad un matrimonio perché amiamo le feste, perché amiamo la gioia, siamo fatti per la felicità non per la tristezza. 

Ci piace partecipare ad un matrimonio perché ci si relaziona, si passa del tempo conviviale a tavola con gli altri invitati che siano parenti o persone conosciute quel giorno, il pranzo diventa occasione di dialogo e questo è piacevole perché siamo fatti per le relazioni. 

Ci piace partecipare ad un matrimonio perché ci si ferma, per un giorno stacchi dal lavoro, dal quotidiano per far festa! Wow.. quando ti ricapita? (Ti capita tutte le domenica, ma non ce ne ricordiamo più, non sappiamo più gustare la domenica..). La bellezza di staccare dal quotidiano.

Ci piace partecipare perché si dona, a volte un regalo, altre volte del tempo magari aiutando gli sposi nei preparativi o nei giochi per la festa. “Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia.” 2Cor 9,7

Ci piace partecipare ad un matrimonio perché qualcuno quel giorno si è preso cura di te, quel giorno non devi neanche decidere, pensare cosa mangiare, perché qualcuno ha già pensato bene per te. Ha scelto tutto per te anche il menù. Ci sentiamo amati come quando da bambini eravamo accuditi dalla mamma. 

Non abbiamo nulla da decidere, anche il posto al tavolo ti è assegnato! Una giornata senza scelte ma solo da vivere. È un privilegio per la mente! 

Ci piace partecipare ad un matrimonio perché .. e qui forse arriviamo ai motivi più belli: PERCHÈ VIVIAMO L’AMORE!

Che tu sia fidanzato, single, consacrato o sposato, quel giorno capita di vivere un’emozione grande che parte dall’attesa in chiesa degli sposi. 

Sei in chiesa per quell’amico, quel fratello, quel parente che finalmente raggiunge un check point bellissimo per la sua vita! sei lì per vedere che l’amore vince! Ancora una volta l’amore vince! 

Attendere quegli sposi in chiesa è come fermarsi e attendere davanti ad un vaso che il fiore sbocci. In quell’attesa vedi la trasformazione della vita, vedi il mistero grande dell’amore. 

L’emozione continua subito dopo quando vedi lei, quando vedi il vestito della sposa che entra in chiesa con musica solenne. Quel vestito segretamente scelto, quella musica che accompagna i suoi passi è emozionante! È emozione che nasce dal vedere un qualcosa di bellissimo e voler dire: “anche io”. 

Quel vestito bianco, è quello che ci è stato dato il giorno del battesimo! Quel vestito bellissimo lo hai indosso anche tu, ricordatelo! La marcia nuziale allora suona ogni mattina anche per me, per te!

La mente vedendo quegli sposi ti dice, anche io vorrei essere lei/lui, anche io vorrei vivere un amore così grande. bello! Poter gioire di un uomo che decide di promettermi amore fedele sempre! Poter dire “wow” al vedere una donna che mi viene incontro vestita come un angelo, che viene incontro per offrirsi a me, per dire Sì alla mia libera richiesta di amore. 

Che bellezza! 

L’amore per sempre, è bellezza che attrae! 

Non c’è stato di vita che non si emozioni nel vedere la grazia e bellezza di due sposi. 

Puoi essere fidanzato e lasciare che i sogni più grandi abitino il tuo cuore. Puoi desiderare in grande, di vivere anche te quell’amore!

Puoi essere sposato e quel vivere il matrimonio diventa, rivivere il tuo amore! Ritornare con la mente a quel giorno, forse pioveva, forse faceva caldissimo, ti ricordi? Ricordi il suo vestito? Com’era il suo abito? .. che fiori avevate? Ricordi quel momento in cui..? …ciò che ci fa ritornare a pensare al nostro matrimonio è l’amore che, nello sposalizio che viviamo ora, esce dai nostri cuori come profumo che inebria la stanza! Sentire il profumo dolce dell’amore che questi due sposi ora si promettono, ci fa tornare alla mente, al cuore, il nostro aroma nuziale. 

Che bellezza! 

Puoi essere single e anche te amerai quel matrimonio, perché forse anche te sogni l’amore e allora corri al pozzo a cercarlo perché il Signore non vede l’ora di colmare di gioia anche il tuo cuore. 

Puoi essere religioso ed è bellissimo vedere come, attraverso due giovani che decidono di promettersi amore e scelgono il Signore quale benedizione e grazia per la loro storia di amore, anche tu  (religioso) possa respirare lo stesso aroma delle tue nozze con Cristo, il giorno della tua consacrazione. Che bello! 

Puoi essere anche un single che spende la sua vita amando come laico, e allora in quel matrimonio puoi rivivere la nuzialità vissuta nel tuo battesimo. Anche per te Gesù si è fatto tuo sposo e anche tu che ami l’umanità come quei due sposi, testimoni in carne come si ama l’altro. 

Che bellezza! 

Ci piace partecipare ad un matrimonio perché ascoltiamo parole di amore, che siamo assetati di sentire, e ci arrivano dalla Parola di Dio scelta e spiegata quel giorno! Quello è il nostro più grande ristoro, che ci dona pace al cuore: il sentire pronunciare da due ragazzi, da un sacerdote, nei canti e nelle letture una parola di amore di cui spesso la nostra vita è vuota. Quello che dà gusto alla giornata non è il risotto o la tagliata ma vedere l’amore che vive! Ascoltare parole d’amore, toccare con mano che gli sposi sono testimoni dell’amore di Gesù, volto di Gesù! 

Ci piace andare ad un matrimonio perché facciamo spazio ed incontriamo Gesù. 

Ad ogni matrimonio, ad ogni festa , Gesù ci chiede di presentarci con l’abito nuziale. (Mt 22, 1-14)  Ci chiede di vivere in pienezza quel giorno di festa, partecipando con gli sposi all’Alleanza Nuziale più grande, più bella: le nozze con lo Sposo. E per farlo ci invita ad avere un cuore aperto ad accogliere quell’Amore che si fa promessa eterna. Per farlo ci invita a riconciliarci con Lui. 

Gesù è con noi ogni giorno! Ogni giorno possiamo ascoltare la sua parola, lasciarci amare ed amare. Ogni giornata possiamo viverla con gioia e in relazione con l’altro. Ogni giorno possiamo donare e compiere gesti d’amore, guardare all’amato con desiderio di amore infinito, per sempre e amore sempre più grande, (mai per qualcosa di meno!). Ogni giorno possiamo lasciare che la provvidenza agisca sulla nostra giornata, possiamo lasciare uno spazio a Gesù fermandoci nel nostro incedere lavorativo quotidiano e far sì che Lui trasformi la giornata in matrimonio! 

Sia ogni giorno, un matrimonio! 

Anna Lisa e Stefano 

Cercatori di bellezza


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Il litigio di coppia e come uscirne.

Tu non litighi mai vero? Tu non ti sei mai scornato con tua moglie? Il vostro matrimonio è tutto rose e fiori da non doversi mai dare spiegazioni? Preoccupati! 

Si hai capito bene preoccupati! 

Un amico frate all’inizio del nostro fidanzamento, quando lo andavamo a trovare ci chiedeva solo una cosa, non come state? Ma: vi state scornando? Vi siete scornati? Avete litigato? 

Era un frate gufo? Be l’abito era marrone scuro, ma non tifava che ci lasciassimo, ed essendo un frate, che ci poteva guadagnare? 

Ma allora perché quella domanda? Perché il litigio di coppia è importante? è importante viverlo? attraversarlo? 

Il litigio nella coppia è quel venerdì santo, in cui purtroppo ci gettiamo le mancanze, i tradimenti di Giuda, i rinnegamenti di Pietro, i nostri gesti d’amore non fatti, le dimenticanze, gli errori che la vita ti porta a compiere. In quel venerdì c’è il tradimento e il pentimento di Giuda (Mt 27,3-4) che torna dai sacerdoti, e vuole ribarattare l’amore. In quel venerdì c’è la vergogna di Pietro che voleva amare ma non è stato capace ed è scivolato davanti alla paura, alla tentazione, al cornuto che gli offriva tutte le facili tentazioni davanti a cui un normale umano, è normale che caschi. In quel venerdì santo c’è il silenzio della morte, c’è quel silenzio che si prova solo quando ci si accorge di aver perso una persona amata, dove non esiste scorciatoia, conforto, medicina che ti risolleva. 

Nel litigare ritroviamo quindi il tradimento, il tentativo di rimediare, la vergogna, la paura, il silenzio, la fuga. 

E allora? Perché allora il litigio è importante? Perchè ci mostra per quello che siamo, ci mostra nei nostri punti deboli. Ma soprattutto perché è attraversando quel venerdì, quel litigio, quella morte, che oggi noi celebriamo la Pasqua, che noi celebriamo la vita. Non si può pensare di vivere una relazione da famiglia del Mulino Bianco; a volte purtroppo le differenze, gli sbagli, ci portano a litigare, ci portano a mostrare quel lato del cuore ferito e arrabbiato che deve compromettersi per vivere con un altro io che non è come lui. Meno male allora che mostriamo quel lato di noi che è realtà vera, non mascherata dai nostri pensieri, sentimenti, gesti. È forse da questo mostrarsi per ciò che siamo veramente che si possono costruire relazioni con una solida base. 

Non so se hai capito, ma ti stiamo dicendo: che se ieri hai litigato con tua moglie, È una cosa buona. C’è una Pasqua che attende proprio te. 

Ok, ma se ieri ho litigato con mia moglie, ora che faccio? 

Questa sera torno dal lavoro con dei fiori? La porto fuori a cena? Torno e mi inginocchio e le chiedo scusa? Faccio io il cambio dell’armadio o le pulizie i prossimi sabati? 

Più o meno! Come vedi sappiamo già che per farsi perdonare bisogna amare di più. Bisogna che ci sia quella richiesta di perdono, accompagnata da un gesto che prova a rilanciare l’amore. 

Diciamolo in modo più corretto: 

Per uscire da un conflitto bisogna guardare a quanto l’altro ha fatto di bello per me. Solo così rincorro la voglia di amarlo di più, solo riconoscendo l’amore che l’altro mi ha donato e non l’errore che ho visto, posso ripartire ad amare e sanare quella ferita. 

Per uscire da quel litigio, devi provare non a guardare quell’errore, non a guardare che si è dimenticata di farti da mangiare, che non ti ha sentito mentre gli dicevi quella cosa, che si è rivelato un orso insensibile, che ti dà poche attenzioni, o che lascia la cucina in disordine o il bagno sporco. 

Ma fai come al lavoro: c’è un errore sul computer? spegni e riaccendi. Funziona nel 95% dei casi. Ossia stacca e riparti, riaccendi guardando alle cose belle che ha fatto per te. Resetta, cancella l’errore e ricarica tutto il programma, ma quello che funziona. Il computer non ricaricherà l’errore, non farlo neanche te. 

Prima di arrivare a quell’errore, a quella dimenticanza, a quella caduta, ci sono tanti gesti d’amore precedenti che tu non vedi. Perché il giorno rosso sul calendario lo notiamo tutti, ma quelli blu sono addirittura cinque e non li notiamo mai. 

Solo spostando lo sguardo su quanto amore ti ha provato a dare, e non hai visto, riesci ad uscire subito da quell’arrabbiatura, dal quel litigio. 

Non fare lo sbaglio di rivangare, da un errore andare a prendere tutti gli altri errori passati, quegli scheletri nell’armadio, che tu hai messo e non hai chiarito, non usare quel litigio per puntare il dito, perché non è dando i pugni allo schermo del computer che risolvi il problema. Anzi forse lo peggiori. Spegni e riaccendi. 

Ci piace pensare quel momento di conflitto quando sei arrabbiato, come a un teatro dove ad un certo punto cade la quinta e ti trovi davanti le foto del bello vissuto insieme, i gesti d’amore, il filmino del matrimonio, le immagini del parto o dei figli, e quell’arrabbiatura che ti faceva eruttare, si congela. 

Solo allora forse puoi con coscienza comprendere che 

Lui non è il suo errore. 

Lei non è il suo errore. 

Non è facile, perché l’errore brucia, perché l’errore toglie memoria del bello vissuto insieme. Non è facile perché quel muro che cade con la scritta, “scherzi a parte ti amo davvero” non c’è nella realtà, deve esserci nella tua testa! 

Se vuoi uscire da un litigio classico casalingo quotidiano con tua moglie, con tuo marito, non restare fisso sull’errore ma butta giù quel muro e guarda all’amore ricevuto appeso dietro e non visto. 

Se guardi all’amore, uscirai dal litigio volendo amare di più. È quello che è successo a Gesù con Pietro. Non guardare a Pietro ma a Gesù. È Gesù che è stato tradito ma ha saputo posare lo sguardo su Pietro che lo aveva rinnegato, ricordando quanto Pietro aveva fatto con Lui. L’ha saputo guardare amandolo. Avete visto cosa è successo a Pietro? Colui che ha rinnegato è diventato lo sposo più grande. Ci vuole l’impegno di entrambi. Giuda traditore di Gesù, al contrario di Pietro non ha voluto più incrociare lo sguardo di Gesù. Ma Gesù che è amore lo guardava con gli stessi occhi di misericordia, di perdono. Ci vuole che chi tradisce chieda perdono e si lasci ri-amare, e chi è tradito non guardi all’errore ma all’amore e doni misericordia.

Certo poi è importante riflettere sul litigio, dialogare, conoscersi, ascoltarsi, crescere e cercar di non ripeterlo. Ma alla base c’è un amore misericordioso che guarda all’amore e non all’errore! 

Ecco amore misericordioso, che non si vive quindi solo nel confessionale, che non è solo un dogma della chiesa, ma che parte dal concreto vivere, da due sposi, dal perdono in casa tra moglie e marito, tra e con i figli, con gli amici. È importante che la riconciliazione si viva dalla casa, che fin dalle mura domestiche si utilizzi la parola “perdono”. 

Concludiamo qua, perché lo spunto crediamo sia ben ricco. Per capire al meglio questo articolo l’unico modo è litigare! Quindi buon litigio!! 

Ps. Non serve un grande tradimento, basta il piccolo litigio quotidiano.


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Occhio a quel prete, potrebbe essere bello!

Domenica prossima, domenica 25 aprile è una giornata speciale! È la giornata per le vocazioni. Ma questo articolo è per te famiglia! 

Cosa ha da centrare una famiglia con la giornata per le vocazioni? .. la solita richiesta di preghiera per le vocazioni che da sempre ci viene proposta? 

No, Noi vorremmo portarti più in là, oltre. Perché una famiglia non ha solo la preghiera da portare nella sua opera evangelizzatrice per la Chiesa nella giornata per le vocazioni. 

Nei giorni pasquali ci siamo accorti che c’è qualcosa di bellissimo che sta vicino a noi, che è complementare alla nostra bellezza di famiglia, che è immagine di Gesù: il sacerdote! 

Il sacerdote? Nooo! Come il prete? Bello il prete? Ma Il prete quello anziano, quello stanco, quello brontolone, quello che fa quella predica lunga, quello con cui fai fatica a .., quello che non ha voluto… Etc.??? 

Sì! Quel prete! Quel sacerdote!

Ma proviamo ad essere più chiari ad aprire di più le braccia perché sennò le sorelle monache chi le sente! Più che il prete, è proprio la bellezza della vocazione all’ordine, al sacerdozio che racchiude in sè una bellezza che dobbiamo saper cogliere come famiglia! Che dobbiamo amare e testimoniare! Certo forse non è semplice da vedersi, purtroppo è da tanti anni che non la vediamo quella bellezza, e quindi stanno rimanendo le vecchie guardie, a volte anziane, a volte piene di incarichi, oppure a volte troppi giovani e inesperte per parrocchie grandi. 

Nessuno di noi può negare quanto sia importante, bello, di primaria importanza aver un sacerdote che spezza il pane per noi, che trasforma quotidianamente il corpo e il vino in corpo e sangue di Cristo, che ci assolve dai peccati, che amministra i sacramenti, che ci dona parole vive di salvezza, che ha “l’incarico”, di gridare dall’altare nella veglia delle veglie: “Cristo Signore è risorto”, vinta è la morte! 

Guardatelo sotto questa prospettiva di bellezza, il consacrato è colui che per primo annuncia la Pasqua

Lui lo vive nella sua vocazione, nel suo amare Cristo sposo, ci dona parole di speranza vere. In questo tempo particolare che stiamo vivendo la Chiesa con i consacrati ha sempre parlato di speranza, ha sempre predicato Cristo vincitore e Salvatore. Quella vocazione che magari critichiamo, che magari non è come ce l’aspettiamo, che non ci dice quel che vorremo sentirci dire, è testimonianza di vita! I nostri fratelli e sorelle ordinati non appendono lenzuoli alle finestre con la scritta “andrà tutto bene”, predicano per vocazione la speranza, l’accoglienza, l’amore, la vita. Anche là dove c’è la morte, proprio là dove Cristo muore, proprio là in ogni nostra morte, fatica, difficoltà, funerale, il religioso ci raggiunge con parole di speranza, con parole che ci ridonano vita! Wow che bellezza! 

L’ordine è una vocazione che testimonia un amore bellissimo, eppure le vocazioni calano, da anni. Eppure in pochi giovani si affacciano alle porte dei conventi o dei seminari. 

Forse ci spaventa l’ordine, forse anche a noi famiglie viene chiesto di pregare per una vocazione che un po’ spaventa, che ci fa paura. Vocazione non per me, non per chi mi sta vicino. Guai ad avvicinarci a conoscere di più l’Amore, guai ad avvicinarci di più a conoscere la vita di un religioso. 

La Chiesa ci chiede spesso di pregare per le vocazioni. Noi perdonateci, ma vorremmo andare oltre: voi sposi, avete mai detto che bello fare il prete ai vostri figli? agli amici? Avete mai guardato con occhi di bellezza a quella vocazione? Non solo al fraticello di quel paese dove scorrono latte e miele perché vai in vacanza una volta l’anno e là è tutto sempre più bello. 

La vocazione del sacerdote è la vocazione all’amore grande. Se la vocazione di noi famiglie, di noi sposi, è la vocazione che testimonia concretamente nei gesti l’amore di Dio, fatto uomo e donna, comunità, chiesa piccola, chiesa domestica; la vocazione religiosa è colei che ci guida, ci aiuta a conoscere lo Sposo della Chiesa. Molte coppie hanno imparato ad amare da preti, frati e Suore, molti giovani frequentano corsi sull’amore dove ad insegnare l’amore ci sono dei consacrati. Te credo! Se Gesù è amore, e loro si consacrano all’amore grande di Gesù, qualcosa ne sapranno. O no? Eppure ci fa paura, sogniamo tutti l’amore per sempre, ma con un uomo, non con l’Amore con la A maiuscola. Quell’amore che tu sogni è lo stesso, la strada per raggiungerlo è una sola, sia che scegli la consacrazione sia che scegli il matrimonio. I conventi sono le scuole dove si impara l’amore di Gesù. Perché si studia la Parola, si prega, si vive in totale dono per la comunità, si impara il servizio, l’ascolto, si impara a fare spazio all’Amato nel cuore. La famiglia nella sua casa, è scuola di amore fatto carne, parola carne, amore fatto di gesti concreti, amore che si dona tutto, amore che genera vita. Due sposi donano i loro corpi in un gesto di amore totale, il sacerdote spezza quel pane e vino per la comunità, fondamento anche per quell’uomo e donna. 

Capite la bellezza, l’amore che si cela dietro ad entrambe le vocazioni? Vocazione al matrimonio o all’ordine. 

Quanto noi famiglie guardiamo e parliamo dell’altra vocazione raccontandone bellezza? Forse troppo poco diciamo della bellezza dei preti. E quanto forse il sacerdote racconta la bellezza del matrimonio? 

A spiegare la giornata vocazionale, ci vorrebbero non solo consacrati che dicono che è bella la loro “professione”.. (ognuno parla in genere bene della sua). Ma sposi che inneggiano all’altra vocazione, genitori di consacrati che testimoniano come il figlio si sia realizzato nell’amore, uscendo di casa per andare a conoscere Gesù l’amore vero. E viceversa, a spiegare il matrimonio e a risollevarlo dalla crisi di cui parlano i media, ci vogliono cartelli di bellezza negli oratori, coppie chiamate ad essere lampade per la comunità, non a prestare servizi come singoli alle realtà parrocchiali. 

Sarebbe bello che la giornata per le vocazioni sia celebrazione della bellezza del matrimonio, quanto dell’ordinazione sacerdotale. 

In questa domenica vorremmo sconvolgere la vostra prospettiva, chiedendovi di non affidarvi solo alla preghiera, che da se’ può valer già tutto, ma di riconoscere che anche quella vocazione è una via bella per i nostri figli. Riconoscere che è una strada che ci realizza nell’amore! Perché si impara a vivere l’amore! 

Non si può da sposi amare solo la vocazione all’amore matrimoniale, bisogna riuscire ad amarle entrambe e testimoniar la bellezza vicendevolmente. 

Non c’è solo da pregare per le vocazioni, ma da dire bene, dire il bello. 

Che bello vedere un giovane che ha sentito la chiamata di avvicinarsi di più a conoscere l’Amore, che non è rimasto fermo al bar ad attendere che entrasse dalla porta, ma gli è corso incontro. 

Abbiamo tanti amici poi che nel cammino di discernimento in postulato hanno riconosciuto che erano fatti per un amore più esclusivo e hanno fatto un passo indietro, son tornati a casa. Ma son tornati a casa, capaci di amare! 

Domenica non preghiamo solo perché qualcuno bussi al seminario, ma accogliamo la bellezza di quel consacrato, dono per noi, e testimoniamo la sua vocazione all’amore. 


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Rilanciàti, confessandoti nell’amore!

In questo tempo di quaresima la Parola del giorno ci ha accompagnato con dei brani legati al perdono (la donna adultera, la parabola del servo spietato, il perdono delle offese). Ma cos’è questo perdono? Come si vive il perdono in coppia? E visto l’avvicinarci alla Pasqua e l’invito della Chiesa a confessarci: cosa ne facciamo della confessione? Come la viviamo? Cos’è questo grande sacramento, questo per-dono che riceviamo? 

Ricordiamo che in una penitenziale ad Assisi tanti anni fa, ci spiegarono di iniziare la confessione dicendo al confessore, tre motivi per cui ringraziare Dio e dopo iniziare con l’elenco infinito di marachelle combinate negli ultimi 150 anni dall’ultima confessione. 

Perché quei tre grazie? ..seguiteci:

Spesso la confessione, è un elenco, una lista della spesa, o un vomito di quanto si è fatto di sbagliato, un racconto di ciò che si vive male, di come vanno le cose in famiglia, al lavoro, coi figli o soprattutto con il coniuge. Modalità che svuota, che ci fa uscire più leggeri dal confessionale. Ma non basta! La confessione ci deve rilanciare nell’amore. La confessione che scarica i sassi, non è una sorgente di vita, ma è mettere quiete nella coscienza. 

Se la sorgente del perdono è l’amore infinito, nel confessionale dovremmo domandarci: come ho risposto all’Amore di Dio? All’amore di mia moglie? All’amore di chi mi sta accanto, del prossimo incontrato per strada, al lavoro.. come ho risposto all’amore che ho ricevuto? 

Nella confessione mi devo misurare su quale amore ho ricevuto. Mi sto rendendo conto di quanto amore Dio mi sta donando?

Proviamo a spiegarla in altro modo, a guardarla da un’altra prospettiva. Cos’è il peccato? Il peccato è il non-amore. È l’amore non riconosciuto. Quando non mi accorgo che mia moglie mi sta amando, che ha fatto quella cosa per me, che ha cucinato per me. Quando non vedo gli sforzi, i sacrifici di mio marito per me. Lì si inserisce il peccato. Non sono quindi le cose fatte o non fatte ad essere peccato, ma il non-amore, o il poco amore. Il peccato è la risposta che NON abbiamo dato all’amore. Non è il litigio con mia moglie ad essere peccato, ma il non averla amata per quanto lei mi ha amato, da cui è scaturito un mio non-amore che ha generato il litigio. 

È diverso! È bellissimo questo cambio di prospettiva! 

Se noi riconosciamo che l’altro ci ama e ha fatto quelle cose per noi, per amore, con amore, nell’amore, noi rincorreremo l’amore verso l’altro cercando di amare di più. Confessando non il peccato, non lo sbaglio fine a sè stesso. La confessione allora non sarebbe uno sganciare acqua nel confessionale come dei canader su un incendio, ma sarebbe un confessare che non siamo riusciti ad amare l’altro rispetto a quanto lui ci ha amato. Questo gareggiare nell’amore, (Rm 12,10) questo accorgersi che l’altro mi ama, con le sue forze, con ciò che ha, mi fa vedere la mia mancanza come un voler correre ad amare di più, un voler dare una risposta d’amore, all’amore ricevuto. 

Attenzione a non misurare o pesare l’amore ricevuto, riconosciamo solo che c’è, e basta! Ci è già difficile spesso, solo riconoscerlo! Riconoscere di essere amati e lasciarci amare.

Proviamo ad essere più chiari. Se uno ti paga oggi il caffè, domani vorrai ricambiare. Se uno ti paga una cena, vorrai ricambiare. Se ti accorgi che tua moglie compie quei gesti d’amore, vorrai ricambiare con altri gesti d’amore. 

Non confesso il mio peccato verso la moglie, e siamo apposto, e mi son tolto un peso. Ma riconosco il suo amore e allora provo ad uscire dal confessionale rilanciandomi-rilanciato. 

Portiamo nel confessionale la concretezza delle nostre mancanze di amore. E portiamo fuori dal confessionale il nostro riconoscere il non-amore rilanciato. Perché fuori? Perché l’amore lo rincorriamo con gesti concreti. La nostra confessione di non avere amato non è da fare solo davanti a Gesù, ma da far vivere nelle mura domestiche dove viviamo, dove viene vissuto l’amore sponsale. È fuori che lo rincorro, lo vivo. Dentro, di fronte al Padre chiedo la misericordia, la forza, di un amore più grande, ma fuori la metto in gioco!

Chiedere la misericordia nella confessione è quindi riconoscerci amati. Riconoscere l’amore per confessare il peccato. È solo la contemplazione dell’amore concreto, infinito, dell’eucarestia che fa scoprire la grandezza dell’amore che il Signore ci offre con il sacramento del perdono. Per capire la grandezza del perdono devo rifarmi ancora a quel corpo dato per amore: solo quello mi fa capire perché Gesù vuole arrivare a darmi anche l’abbraccio misericordioso.

Se non riconosciamo l’amore datoci dall’altro, il nostro chiedere perdono può diventare un semplice modo educato per chiedere scusa. Bello, segno di educazione, di riconoscere l’errore, ma non segno dell’amore che mi rilancia ad amare. 

La sorgente del perdono è sempre l’amore ricevuto e accolto da Gesù. 

Potremmo concludere qua. Ma torniamo con voi a dar senso e spiegazione a quei “tre grazie” con cui ci hanno insegnato ad iniziare la confessione. Ora vi è più facile capire il loro significato. Quanto possono agire in noi, nel nostro porci davanti a Dio nel confessare il nostro peccato. Dire “Grazie”, riconoscere l’amore infinito di Dio, i suoi doni, il dono della vita, il dono della famiglia, dello sposo, dei figli, ci fa iniziare a parlare a Lui, non elencando quanto si è fatto, ma come non si è risposto all’infinita sua bontà, e all’uso che abbiamo fatto dei suoi doni. Quel sentirci peccatori in debito verso l’Amore vero ricevuto, ci fa vivere la confessione con sincero pentimento, ed il sacerdote con il suo abbraccio benedicente ci rilancia nella corsa all’amore.

Chiudiamo con queste parole del profeta Geremia: “Peccatore, ti ho amato di amore eterno, per questo ho pietà e misericordia”.

Buona confessione!


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Canta dall’Ariston: mio marito!

Leggendo le letture che ci hanno accompagnato la scorsa settimana ci siamo accorti che c’era una parola che si ripeteva: Ascolto. Che bello! La Parola che ci guidava all’ASCOLTO, che ci dice che abbiamo gli strumenti per vivere una vita buona, una vita che profuma di santità, una vita che sa di salvezza, una vita che porta frutto.

È una Parola che la Chiesa ci dona in questo tempo di preparazione alla Pasqua, una Parola che è guida nel cammino; come dei cartelli stradali che giornalmente vediamo percorrendo il sentiero verso quel monte, dove l’amore prende la forma di una croce, dove l’amore prende la forma di due braccia aperte che ci accolgono e si gettano al nostro collo, dove l’amore diventa totale

Vediamo i “cartelli” di settimana scorsa:  

Martedì 02/03 Isaia 1,10.19 ..”Ascoltate la parola del Signore,..” …“Se sarete docili e ascolterete, mangerete i frutti della terra..”

Mercoledì 03/03 Geremìa 18,19   ..”Prestami ascolto, Signore..”  ..  – Mt 20, 17..”mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro”

Giovedì 04/03 Vangelo Luca 16, 29,.31 ..”Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro.”.. “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti».”

Sabato 06/03 Vangelo Luca 15,1 “In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo.”..

Il cartello che vediamo ripetersi è: “Ascolto”, “Ascolta”, “Ascoltate”, “se ascolterete”, “ascoltino”.. è quello Shemà Israel, primo comandamento per il popolo di Israele, “… Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore (Mc 12,29).

Perché vi sottolineamo questo ASCOLTO? Proviamo ora a leggere quei cartelli, come se si rivolgessero a noi coppia, alla nostra vita di sposi, toccando nel concreto della casa domestica la nostra relazione duale di ascolto. È presente fra noi sposi, tra me e te questo cartello, questa parola? Sicuramente è presente e concreta verso i figli: quante volte gli diciamo “non mi ascolti?”, “ascoltami”, sperando o pretendendo che ci ascoltino? Il nostro chiedere ascolto ai figli se ci pensiamo è proprio specchio di quell’indicazione, di quell’ascolto che anche noi dovremmo prestare al Padre, ma che come i nostri figli magari non diamo. 

Ma quello che ci interessa, e torniamo li, è l’ascolto che dai a tua moglie, a tuo marito. Quell’ascolto fra mille rumori e cose da fare, in uno spazio di tempo ridotto. Quando si rientra a casa dopo il lavoro, oppure prima, dopo, durante cena. Quanto tempo è? Fermati ora a pensare: ascolto mia moglie? Ascolto mio marito? ….

Magari l’ascolti mentre giochi coi bambini, magari mentre dai la pappa al più piccolo o mentre cerchi di ascoltare i suoi bisogni o mentre gli parli. Magari tua moglie che parla ed ascolta mentre controlla tre pentole e prepara le verdure. È questo l’ascolto che ti è chiesto? Forse diamo maggiore ascolto alle notizie del telegiornale, o alle canzoni di San Remo!! ma a tuo marito? A tua moglie? Quanto e quale ascolto dai?

Vi lanciamo ora anche un parallelismo, riprendendo quella Parola dalla quale siamo partiti, elevando la bellezza dell’ascolto tra marito/moglie, all’ascolto della Parola di Dio: se la domenica mattina ascoltassimo la Parola, giocando con nostro figlio, cucinando su tre fornelli, guardando il telegiornale sul cellulare in chiesa. Cosa rimarrebbe in noi di quell’ascolto ? Di quella Parola di Dio? Di quella omelia? 

Certo in casa ogni sera la dinamica della vita domestica non può essere quella della domenica mattina in chiesa. Ma è bellissimo pensare che l’ascolto che dovremmo mettere tra me Stefano e Anna Lisa sia più importante dell’ascolto che mettiamo a messa la domenica, o alla riunione di lavoro, o col cliente, o coi figli, o con gli amici, o alla partita in televisione. Capite che ascoltiamo meglio, più attenti altre voci che ci circondano e riduciamo l’ascolto dell’amato ad un momento secondario. Ancora mi ridomando: Io come ascolto mia moglie? Ci sembra doveroso e bello sottolineare come è primario l’ascolto vero! Fatto con calma e disponibilità! Mente libera! Cuore aperto verso l’amato!

Che bello pensare che quei cartelli “Ascolta” a bordo strada in questa quaresima, non siano per dirci solamente di ascoltare la Parola di Dio, di ascoltare quel Compagno di viaggio che ci indica la strada, ma siano lì per ricordarti che su quel sentiero verso la Pasqua sei con il tuo sposo, con la tua sposa, e quindi ascolta lui, camminate dialogando tra di Voi, donandovi del tempo di ascolto speciale tra voi.  Segna sulla tua agenda: omelia= ascolto della moglie! Oppure: canta dall’Ariston, mio marito! Oppure: Telecronaca di mia moglie! Oppure: moglie = riunione col capo!.. (Forse questo è vero.. )

Affinché il nostro matrimonio, il tuo matrimonio arrivi alla Pasqua, arrivi su quel promontorio dicendo:  Wow! Buona Pasqua! Che bello il nostro matrimonio! Che bello essere risorti di un amore vero! 

Donati dell’ascolto, donati del dialogo speciale a tre, te, il tuo sposo e lo Sposo. Te, l’amato e l’Amore!

Innanza il tempo e i gesti che compi ogni sera in casa col tuo sposo, ai gesti che compi la domenica in Chiesa; mettici la stessa cura, la stessa attenzione. Solo così vivrai la Chiesa domestica,  vivendo in casa l’Eucarestia, vivendo in casa la sera l’ascolto, vivendo in casa il perdono, vivendo in casa la bellezza di quell’amore che è dono totale.

Is 1, 18-19  “Su venite e discutiamo”, dice il Signore. “Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve, se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana. Se sarete docili e ascolterete, mangerete i frutti della terra”. 

Buon cammino in Ascolto! 

Anna Lisa e Stefano #Cercatori di bellezza

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Deserto o Metro?!

Siamo entrati nella prima settimana di quaresima, tempo ricco di appuntamenti per i Cristiani..(esercizi spirituali, messe, adorazioni, via crucis..). La nostra amata Chiesa, che tanto ringraziamo, ci lancia tante proposte in questo tempo per metterci in ascolto dell’Amato. Al punto (e non è una critica verso la Chiesa) che più che nel deserto, di cui si parla tanto, sembra di vivere in un corridoio della metropolitana, pieno di schermi pubblicitari che ti lanciano inviti, iniziative. (Santa grazia !! – fossero davvero piene di questi annunci le metropitane e le televisioni)

E invece cos’è il deserto? Perché andarci? Perché entrare in quaresima? Per vivere le tante belle iniziative di ascolto della Parola? Per pregare di più? La Sacra Bibbia in Osea 2,16 ci dice: “Perciò, ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore.Lui ci attira, Lui ci conduce, Lui ci parla. Bellissimo! Non siamo noi ad iniziare la quaresima ma è Lui che vuole vivere un tempo con noi! È Lui che ci invita, a metterci in ascolto, è Lui che vuole parlare al nostro cuore, vuole amarci! Il deserto è il luogo in cui Gesù va per incontrare il Padre, per incontrare l’amore, l’amato.


Cosa vuol dire questo per una famiglia? Con chi andare nel deserto? E chi incontrare? La bellezza è di poter andare nel deserto con l’amato e incontrare l’Amore. Un nostro carissimo frate, durante un periodo di accompagnamento, ci fece fare memoria di questo passaggio, che oggi vi riportiamo applicato alla coppia di sposi: il primo amore è Gesù, ma unico amore è la sposa, lo sposo. Ecco allora che bisogna forse prepararsi ad entrare in questo deserto, ricordandoci che noi sposi ci incamminiamo in due! Rispondiamo al suo invito di vivere la quaresima insieme al nostro sposo, con il nostro sposo.


In concreto: è importante prendersi una serata per stare insieme noi due, con la televisione spenta, con il ferro da stiro staccato, con le menti libere, senza distrazioni , e si.. anche senza bambini, per poter ascoltare l’amato sposo, l’amato sposa, per guardarlo negli occhi, come se nel deserto ci fossimo veramente tu ed io, e Lui e nessu’altro.


Spesso si rischia tra le coppie praticanti di vivere una quaresima nella metro, scrivendo in agenda tutti gli impegni della vita della Chiesa, magari incrociando gli appuntamenti della parrocchia con quelli del convento dei frati, con quelli del Papa, e con gli appuntamenti anche diocesani del vescovo; andando così nel deserto, una sera dopo l’altra, restando sintonizzati solo sul “fare” attirati dalla pubblicità, non lasciando spazio allo sposo! La nostra vocazione ci chiede di ascoltarci per ascoltare insieme l’Amore! Allora vi e ci auguriamo una Buona quaresima, un tempo bello, non per togliere ma per lasciare spazio alla cura, non per riempire le sere ma per rallentare il correre quotidiano, per crescere nell’attenzione, nei gesti d’Amore verso il nostro unico sposo e sentirsi amati dalla testa (con le ceneri) ai piedi (con la lavanda). Un buon deserto (in due)! O per la precisione in Tre!

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