Cambiare è un po’ morire. Anche nel matrimonio.

Ringraziamo il nostro parroco, don Claudio, per la sua omelia che ci ha proposto durante la Messa del primo giorno del 2021. Le sue riflessioni non sono mai banali e anche in questo caso ci ha offerto una prospettiva molto interessante e bella sul significato di un anno che finisce ed uno nuovo che comincia.

Per noi, come pensiamo per tutti, è finito un anno particolarmente difficile ma crediamo anche molto fecondo. Ogni fine dell’anno nasce nel cuore delle persone il desiderio di festeggiare. Anche quest’anno, seppur in tono minore, non sono mancati i botti e i fuochi. Abbiamo questo desiderio di vita, di andare avanti. Una festa ricca di senso se letta nella prospettiva cristiana, spesso piena di una “gioia” disperata se lasciata solo nella povertà delle nostre vite materiali. Questo perchè abbiamo nel cuore sentimenti ed emozioni contrastanti. Un anno che finisce è, per certi versi, un’esperienza di morte. Ci lascia un senso di morte. Perchè ciò che è accaduto nel 2020 resta nel 2020. E’ come se una parte della nostra vita non ci fosse più, fosse relegata nel nostro passato. Non c’è più il 2020 con le sue lacrime e le sue sofferenze, con le sue esperienze belle cariche di gioia, con i suoi momenti di amore e di relazione vera. E’ come se si voltasse pagina. Come un foglio di calendario strappato per fare posto a quello nuovo.

Non è vero che sperimentiamo la morte solo quando chiudiamo gli occhi per l’ultima volta. Facciamo esperienza di morte fin da bambini. Quando dalle medie passiamo alle superiori, quando finisce una storia d’amore, quando cambiamo un lavoro. Anche quando finisce una vacanza e torniamo a casa. E…quando ci sposiamo. Già, quando ci sposiamo muore il nostro io vecchio per dare spazio a quello nuovo. Soffermiamoci proprio su questo significato matrimoniale che è quello che più ci rappresenta. Per far nascere il nostro essere marito o moglie, padre o madre, è necessario che muoia ciò che siamo stati fino a quel momento. Come un chicco di grano che deve morire per dare frutto. Ne portiamo i frutti, le esperienze, la storia ma diventiamo altro.

Dobbiamo morire essenzialmente al nostro essere figli. Per diventare sposi e genitori è importante svestire i panni di figli. Non significa non riconoscere più i nostri genitori come tali. Il nostro amore per loro resterà invariato. Solo, saremo diversi noi. La nostra famiglia sarà un’altra e il nostro ruolo cambierà.

Possiamo sposarci e dare forma ad una nuova famiglia solo se saremo capaci di lasciare la nostra famiglia di origine. Non significa che non frequenteremo più i nostri genitori e che non avremo più amore e tempo per loro. Nulla di tutto questo! Significa non essere più dipendenti da loro. I nostri amici Roberto e Claudia di Amati per Amare la chiamano desatelizzazione. Cosa significa allora lasciare nostro padre e nostra madre? Mettere al primo posto il nostro coniuge. In concreto? Non dipendere dalle aspettative e influenze della famiglia di origine. Essere capaci di mettere dei confini entro i quali i nostri genitori non possono influire. Non si tratta solo di confini materiali come le quattro mura di casa, ma si tratta soprattutto di confini emotivi.

Non è sempre facile farlo! Le statistiche sono chiare in questo. Molte coppie di sposi saltano perchè la coppia non riesce a costruire questi confini e a staccarsi dalla famiglia di origine. Ci vengono in mente diversi casi in cui abbiamo raccolto direttamente la testimonianza di persone in crisi per queste dinamiche. Ne riporto uno molto emblematico. Una coppia che ha sofferto molto per l’opposizione dei genitori di uno dei due sposi al loro desiderio di aprirsi alla vita. Genitori arrivati a minacciare di abbandonare al loro destino la coppia e di non volerne più sapere nulla di loro se lei fosse rimasta incinta ancora. Vi rendete conto che c’è qualcosa di sbagliato in tutto questo?

La decisione di una coppia di aprirsi alla vita con il terzo o quarto figlio può essere motivo di grandi frizioni e litigi con i genitori che non comprendono questo desiderio di generare vita abbandonandosi alla fiducia e all’amore di Dio. Genitori che leggono questa scelta non alla luce della fede ma come irresponsabilità. Ormai una coppia che vive il matrimonio alla luce del Vangelo e della fede è spesso incompresa anche dalle persone più vicine e care. Noi stessi abbiamo scandalizzato i nostri familiari con la nascita di Francesco, il nostro quarto figlio. Ci davano dei fanatici a cui era stato fatto il lavaggio del cervello. Come i talebani per intenderci. Questo non può esistere. Sicuramente quei genitori avevano tutte le migliori intenzioni ma la coppia non può e non deve lasciarsi influenzare. La decisione spetta solo ai due sposi, che nel discernimento e nella preghiera possono comprendere quale sia la volontà di Dio.

Questo significa uccidere l’uomo (o la donna) vecchio per fare spazio a quello nuovo. Questo significa uccidere il figlio e far nascere lo sposo e il padre (o la sposa e la madre).

Attenzione. Noi cambiamo, non i nostri genitori. Ciò significa che il lavoro spetta a noi. I nostri genitori con i loro consigli e le loro intromissioni inopportune in decisioni che non gli competono stanno facendo ciò che richiede il loro essere genitori. Possono farlo bene o male, ma stanno impersonando il loro ruolo corretto. Siamo noi che dovremo essere capaci di dare il giusto peso alle loro parole. Solo riconoscendoci sposi prima che figli salveremo la nostra famiglia. Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne” (Gn 2,24).

Quest’anno auguriamo a tutti di riuscire ad essere sempre più sposi e sempre meno figli. Ne va della vostra felicità.

Antonio e Luisa

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Dirette 3 coppie 2.0. La famiglia di origine. (2 parte)

Riprendiamo il discorso da dove l’abbiamo lasciato (qui la prima parte). Come mettere argine alla famiglia di origine quando questa rischia di rovinare la relazione della coppia di sposi. Partiamo con una domanda. E’ necessario mettere una distanza anche fisica tra noi e i nostri genitori oppure basta una distanza emotiva e psicologica? Non è necessario sempre allontanarsi anche geograficamente. All’inizio del matrimonio forse è però indicato. Anche quando la famiglia di origine non è invadente. E’ importante trovare e custodire il noi della coppia. Fare in autonomia le scelte. Scoprirsi un qualcosa di diverso dai nostri genitori. Si lo sappiamo ma spesso non lo abbiamo coscientizzato in noi stessi.

Prendere consapevolezza che siamo altro è un passaggio fondamentale. Magari le nostre famiglie di origine possono anche soffrire della nostra scelta, quando decidiamo di metterle un po’ da parte, ma è necessario. Se affrontiamo questo passaggio poi possiamo tranquillamente vivere vicino ai suoceri perchè ci sarà una consapevolezza diversa e i ruoli saranno chiari.

E’ fondamentale capire che non sono loro che devono staccarsi da noi, che sono invadenti, ma siamo noi figli che dobbiamo staccarci da loro. Abbiamo in mano la nostra vita e se noi non vogliamo, i nostri genitori non possono andare oltre ciò che noi consentiamo loro di fare.

Come agire in concreto? Vi diamo alcune regole. Sono proposte da Claudia e Roberto:

  1. Ognuno dei due sposi si interfaccia con la propria famiglia. Ciò significa che se io dovessi avere problemi con la madre di mia moglie è meglio che lasci comunque parlare mia moglie. Ciò che dice un figlio o una figlia ha un peso diverso rispetto a quando parla un genero o una nuora.
  2. Tra i due sposi è fondamentale ci sia accordo. Si può litigare dentro casa ma fuori uniti. Non dobbiamo mostrare disaccordo. Se mia moglie litiga con mia madre, io davanti a mia madre difendo mia moglie. Poi nel privato possiamo anche discutere sul suo comportamento. Mostrare disaccordo è già una crepa dopo possono entrare gelosie e competizioni. E’ fondamentale mettere un confine dove la famiglia di origine non possa entrare e mettere zizzania.
  3. I genitori non devono avere le chiavi di casa e se le hanno non usarle quando noi siamo in casa. Devono bussare sempre. Si tratta di un accorgimento più psicologico che altro. E’ importante capiscano che stanno entrando nella casa di un’altra famiglia, non della loro.

Tutti questi accorgimenti sembrano quasi cattivi verso chi ci ha generato e cresciuto. In realtà mettere paletti è indispensabile per noi, per la nostra coppia e anche per loro. Solo nella libertà si può amare in modo sano. Non nella dipendenza. Mettere un confine tra noi e loro significa custodire la nostra coppia e anche loro dai nostri pesi che magari fanno fatica a sopportare. Se si crea questo tipo di rapporto poi ci sarà anche la serenità e la tranquillità necessarie per prenderci cura di loro quando saranno anziani e avranno bisogno di un sostegno.

Ok tutto chiaro e facile se entrambi gli sposi sono d’accordo. Se mia moglie non capisce? Se mio marito non ci sente? Risponderemo con il prossimo articolo.

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Dirette 3 coppie 2.0. La famiglia di origine. (1 parte)

In questo periodo Luisa ed io, con gli amici di Sposi&Spose di Cristo e Amati per Amare, stiamo organizzando delle dirette facebook su vari argomenti inerenti il rapporto di coppia e la famiglia in genere. Ne sta uscendo qualcosa di bello e soprattutto di molto utile. Tante persone ci hanno scritto per approfondire i diversi temi delle serate o semplicemente ringraziare. Per questo abbiamo deciso di mettere nero su bianco i punti principali scaturiti durante le dirette.

In questo articolo ci occupiamo di famiglia d’origine. Grazia o tormento? Croce o delizia? E’ davvero così. La famiglia di origine può essere quel quid in più che sostiene la coppia e la nuova famiglia che si è formata, oppure può essere un fattore disgregante e distruttivo. Oggi parliamo dei problemi causati dalla famiglia di origine senza dimenticare però che spesso i suoceri sono una risorsa e persone meravigliose.

In genesi troviamo scritto  Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne. (Genesi 2, 24) Dio ci chiama all’autonomia. Per formare davvero una nuova famiglia abbiamo bisogno di abbandonare padre e madre. Come a dire che per unirci davvero tra di noi sposi dobbiamo tagliare il cordone con i nostri genitori. Non significa che non ci saremo più per loro. L’amore resta e forse sarà anche più forte data la lontananza. Però muta. Dobbiamo però essere capaci di metterlo al posto giusto. Non è corretto infatti dire che ameremo di più nostra moglie o nostro marito rispetto a loro, ma che la relazione sponsale viene prima di tutte le altre relazioni. Fare classifiche dell’amore significa già entrare in competizione, invece è importante comprendere che i due rapporti sono su piani differenti. Non in competizione.

Solo così, rendendosi indipendenti, gli sposi potranno davvero onorare i genitori, non come membra ancora dipendenti da essi affettivamente e psicologicamente, ma come uomini e donne liberi e maturi che proprio perchè emotivamente autonomi possono relazionarsi e prendersi cura nel modo giusto di loro.

Cosa fare quindi quando i genitori di uno dei due sposi o di entrambi non vogliono o non sono in grado di stare al loro posto? Diciamo subito che è fondamentale intervenire. Purtroppo tante separazioni sono causate spesso da problemi irrisolti con le famiglie di origine. Claudia (Amati per Amare) dice che serve un processo di desatelizzazione. Processo che inizia già nell’adolescenza ma che è fondamentale mettere in atto quando ci si sposa. Significa smettere di orbitare intorno alla famiglia di origine e avere la forza di staccarsi e di trovare una nuova orbita. Diversa e indipendente. Quando ci si sposa il centro dell’orbita diventa la nuova famiglia. E’ il noi della coppia.

Ci sono due dimensioni da prendere in esame. La dimensione interpesonale. Come coppia come ci poniamo con le famiglie di origine? Poi c’è la dimensione intrapsichica cioè quanto tendiamo a replicare comportamenti e dinamiche della nostra famiglia di origine in quella nuova. Anche comportamenti magari negativi e sbagliati. Nei litigi tra noi coppia spesso non c’è solo il nostro coniuge ma c’è anche la presenza ingombrante di nostro padre o nostra madre. Ci portiamo la nostra storia. Ci portiamo i nostri legami emotivi irrisolti. Litighiamo con lui/lei ma stiamo litigando anche con nostro padre o nostra madre.

Nel prossimo articolo approfondiremo la prima dimensione. Cosa fare quando la famiglia di origine rischia di essere invadente e di creare tensioni che con il tempo possono dividerci? Seguiteci e lo scoprirete.

Antonio e Luisa

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