Il profumo di un amore redento

Oggi riprendo il Libro di Tobia. In particolare un passaggio dello stesso. Anche in questo caso c’è un forte significato simbolico che va oltre la semplice interpretazione letterale.

Quando ebbero finito di mangiare e di bere, decisero di andare a dormire. Accompagnarono il giovane e lo introdussero nella camera da letto. [2]Tobia allora si ricordò delle parole di Raffaele: prese dal suo sacco il fegato e il cuore del pesce e li pose sulla brace dell’incenso. [3]L’odore del pesce respinse il demonio, che fuggì nelle regioni dell’alto Egitto. Raffaele vi si recò all’istante e in quel luogo lo incatenò e lo mise in ceppi.

Tobia sta per passare la prima notte con la sposa Sara. Prima di giacere con lei fa qualcosa di molto importante. Qualcosa, che i precedenti pretendenti di Sara non fecero e per questo perirono. Sa che Asmodeo è lì. Sta solo aspettando il momento dell’intimità per uccidere anche lui nel cuore di Sara. Asmodeo, demone che si diletta a distruggere l’unità e l’amore nella relazione sponsale. Darò ora una lettura forse un po’ forzata, ma solo fino ad un certo punto. Ho trovato alcuni testi che supportano questa tesi.

Tobia si presenta alla sua sposa solo dopo essersi purificato.  Compie un gesto fondamentale, espressione della volontà di essere strumento di Dio e non di fare l’altro/a strumento del proprio piacere.

Tobia prese dal sacco il fegato e il cuore del pesce e li bruciò sopra l’incenso. Tobia può sembrare ai nostri occhi pazzo. Come? Sei lì con la tua sposa, nella prima notte di nozze e tu cosa fai? Ti metti a fare il pesce alla brace. Ma sei fuori? In realtà Tobia non è pazzo. Tobia attraverso quel gesto ci sta dicendo qualcosa. Contestualizziamo. Siamo al chiuso. L’incenso non sale quindi a Dio. L’incenso resta nella stanza. L’incenso è diretto a Sara. Sull’incenso Tobia ha bruciato cuore e fegato. Cuore e fegato, le interiora, rappresentano le nostre pulsioni. Tobia attraverso il profumo che si propaga nella stanza sta dicendo a Sara che non vuole violarla. Lei non è qualcosa di cui abusare e da usare. Lei è qualcuno da amare, anche attraverso il corpo. Tobia, attraverso quel gesto, sta aiutando Sara a comprendere l’essenza del gesto che vivranno da lì a poco. Sta liberando Sara dall’angoscia di non essere amata, ma usata. In un testo questo rituale viene equiparato ad un vero e proprio esorcismo. Forse si tratta di un reale rituale antichissimo in uso nell’epoca in cui questo testo fu scritto. Noi non abbiamo bisogno di questo esorcismo, di questo rituale. Anche noi abbiamo questa ferita del peccato originale. Anche io sentivo forte la pulsione di dominare e  possedere la mia sposa. Il matrimonio è però un sacramento. Un segno visibile di un dono grandissimo. La redenzione di Gesù attraverso la passione e la morte in croce. Il matrimonio è un amore redento. Un amore risorto e riportato alle origini. Certo serve attenzione, impegno, educazione, ma se riusciamo ad aprire il cuore allo Spirito Santo tutto cambia. Cambia soprattutto lo sguardo. Lo sguardo dello sposo del Cantico che porta la diletta a dire:

Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti.

e ancora:

Io sono per il mio diletto e il mio diletto è per me; egli pascola il gregge tra i gigli.

La sposa non si sente violata, ma amata. Non si sente usata, ma accolta in tutta la sua umanità. Questo le permette di mostrarsi nuda, senza paura, senza barriere, senza timori ed angosce. Molto diverso dallo sguardo di Adamo ed Eva. Uno sguardo non innocente, segno di una volontà reciproca di possedere e soggiogare l’altro/a. Tanto che troviamo scritto in Genesi:

Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

L’amore redento che ci dona Cristo nel matrimonio è proprio questo. Tornare ad avere lo sguardo autentico sull’altro, lo sguardo di Dio. Tornare a prima del peccato originale,  dove Adamo ed Eva non provavano vergogna della loro nudità, tornare allo sguardo dei protagonisti del Cantico. Cantico: libro d’amore dove Dio ci insegna ad amare.

Bellissimo poter vivere questa realtà, dono gratuito di Gesù, costato il sangue e la vita di Cristo. Quanti accolgono questo dono? Quanti riescono ad avere lo sguardo d’amore autentico verso il coniuge? Ognuno si risponda.

Antonio e Luisa

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Tobia e il pesce

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La precedente riflessione sul demone Asmodeo, ha portato alla mia memoria un bel ricordo, quello del corso fatto diversi anni fa, dai frati minori di Assisi, “Fondamenti biblici dell’amore”.
Ricordo perfettamente che mi colpì molto il fatto che Tobia trovò i medicamenti per affrontare Asmodeo, nel pesce che tentò di “divorare il piede del ragazzo” (Tb 6,2). Nelle culture antiche, come anche nella Bibbia, il piede è spesso simbolo dell’organo genitale. Questa vicenda di Tobia ci insegna che la medicina per la relazione sponsale, sta nel pudore e nella custodia della nostra sessualità, soprattutto per noi uomini, ma Tobia nel racconto “appare incauto, superficiale, impaurito” (La lotta tra il demone e l’angelo, Gillini Zattoni, Michelini, p.111), poiché di notte si avvicina ad un fiume pericoloso. Dall’acqua viene il male che ti si scaglia contro, che ti aggredisce dall’esterno, ma anche il male che ti aggredisce dall’interno, in quanto nel momento della paura, fai esperienza di un abisso che ti si spalanca dentro, l’acqua funge da specchio (Il libro di Tobia. Lettura spirituale, P. Stancari, pp. 44-47). Per grazia di Dio, Tobia nello spavento invoca aiuto, e sempre per grazia non è solo, ma c’è l’angelo che gli dice di lottare: “afferra il pesce e non lasciarlo fuggire”(Tb 6,3). La tua vita è nelle tue mani, tu puoi lottare per custodire mente e cuore. Questa lotta non è fine a se stessa, anzi Tobia nel pesce trova nutrimento e medicina per gli altri: “Il ragazzo squartò il pesce, ne tolse fiele, il cuore e il fegato. Arrostì una porzione del pesce e la mangiò; l’altra parte la mise in serbo dopo averla salata.” (Tb 6,5). L’uomo è chiamato a lottare per custodire, a fare sacrifici (sacrum facere) per rendere sacro ciò che fa, è un combattimento in alcuni momenti “solitario, quasi eroico” (La lotta tra il demone e l’angelo, Gillini Zattoni, Michelini, p.113) dal quale nessuno può dispensarci, ma si scoprono in noi stessi risorse che non conoscevamo, doni, forze e talenti elargiti in abbondanza nei sacramenti dallo Spirito Santo. Tobia ricava il cuore, il fegato e il fiele dal pesce perché dal male che noi affrontiamo e vinciamo scaturisce per noi ogni benedizione (cfr. Il libro di Tobia. Lettura spirituale, P. Stancari, pp. 44-47), Tobia scaccia il demone e può sposare Sara, oltre a benedizioni e guarigioni per chi ti sta intorno, il fiele sugli occhi del padre di Sara lo guarisce dalla malattia.
Perché vale la pena lottare per custodire la sessualità e viverla come Dio l’ha pensata? Perché credo fermamente che Dio, nel suo immenso amore, ci abbia fatto un dono meraviglioso, mettendo l’atto della procreazione in cui collaboriamo con la Sua opera creatrice, nel regalo più bello che due sposi possano farsi. Queste semplici riflessioni sono prima di tutto per chi scrive, perché ho sperimentato la sofferenza e l’incapacità alla lotta che tanto male ha portato nella mia famiglia, ma ora testimonio con gioia e gratitudine la misericordia e la grazia di Gesù Cristo nostro Signore e Salvatore, che guarisce e conduce la nostra vita, nonostante i nostri limiti e la nostra povertà.

Asmodeo e i sette pericoli mortali del matrimonio.

Asmodeo. Vi ricordate questo nome? Sicuramente lo avete già sentito nominare anche se, forse, non riuscite a collocarlo in un contesto chiaro. Asmodai, chiamato anche Asmodeo, è un demone biblico. Asmodeo è considerato, oltre che il principe della distruzione, anche il demone della cupidigia, dell’ira e della lussuria.

Perchè vi racconto questo? Asmodeo è l’antagonista nel racconto biblico di Tobia e Sara, dove il protagonista è Dio. La storia di Tobia e Sara è la storia della incessante battaglia tra il bene e il male. Il campo di battaglia diviene la relazione sponsale di questi due giovani, che con l’aiuto di Dio riusciranno a portare in salvo se stessi e il loro matrimonio. Giovanni Paolo II in udienza del 1984 dice al riguardo:

 Questa prova della vita e della morte ha pure un altro significato che ci fa comprendere l’amore e il matrimonio degli sposi novelli. Infatti essi, unendosi come marito e moglie, si trovano nella situazione in cui le forze del bene e del male si combattono e si misurano reciprocamente.

Non voglio cercare di approfondire tutto il libro di Tobia, troppo ricco di simboli e io non abbastanza preparato, ma posso lanciare qualche spunto, gli stessi che sono serviti a me per riflettere sulla mia relazione con Luisa. Si, perché Tobia e Sara siamo noi e Asmodeo è presente in ogni matrimonio pronto ad attaccarlo e  distruggerlo, non appena trova uno spiraglio, una porta non ben protetta del nostro castello,  e a uccidere l’uno nel cuore dell’altra.

Partiamo dalla Parola biblica del libro:

Raguele udì queste parole e disse al giovane: «Mangia, bevi e sta’ allegro per questa sera, poiché nessuno all’infuori di te, mio parente, ha il diritto di prendere mia figlia Sara, come del resto neppure io ho la facoltà di darla ad un altro uomo all’infuori di te, poiché tu sei il mio parente più stretto. Però, figlio, voglio dirti con franchezza la verità. 11 L’ho data a sette mariti, scelti tra i nostri fratelli, e tutti sono morti la notte stessa delle nozze. Ora mangia e bevi, figliolo; il Signore provvederà». 12 Ma Tobia disse: «Non mangerò affatto né berrò, prima che tu abbia preso una decisione a mio riguardo». Rispose Raguele: «Lo farò! Essa ti viene data secondo il decreto del libro di Mosè e come dal cielo è stato stabilito che ti sia data. Prendi dunque tua cugina, d’ora in poi tu sei suo fratello e lei tua sorella. Ti viene concessa da oggi per sempre. Il Signore del cielo vi assista questa notte, figlio mio, e vi conceda la sua misericordia e la sua pace».

Sara è già stata data a sette mariti prima di Tobia e tutti sono morti la notte delle nozze.

Cosa rappresentano i sette mariti? Perché sono tutti morti? Chi è stato?

Il racconto diventa quasi un thriller. Tobia è pronto a correre il rischio e affronta la prima notte di nozze con Sara. E’ tranquillo perché sa di non essere solo, Dio è con lui.

Ora torniamo ai sette mariti morti. L’assassino non è il maggiordomo ma il nostro Asmodeo , di cui abbiamo parlato in precedenza, l’antagonista di Dio. Asmodeo vuole distruggere il patto nuziale e ogni marito morto rappresenta uno dei sette pericoli mortali a cui il matrimonio è esposto. Per elencarli con una breve spiegazione prendo spunto dai meravigliosi coniugi  Gillini e Zattoni e dal loro testo: La lotta tra il demone e l’angelo.

  1. L’ARROGANZA DI ESSERSI FATTI DA SOLI. Non riconoscersi figli e bisognosi dell’aiuto del Padre. Chi fonda tutta la propria vita matrimoniale sulle proprie forze e sul proprio amore è un illuso. Finché tutto va bene non abbiamo bisogno di Dio, del suo aiuto, del sacramento del matrimonio fonte di Grazia e di vita. Quando le cose dovessero iniziare ad andare male e le difficoltà e la sofferenza potrebbero entrare nella nostra storia, saremo pronti o Asmodeo ci ucciderà come il primo marito?
  2. LA COLPEVOLIZZAZIONE IMMOBILIZZANTE. Non possiamo vivere in modo sano il nostro matrimonio se non curiamo le ferite che ci portiamo dentro. Non siamo perfetti, abbiamo fragilità e imperfezioni. Dobbiamo accettare tutto questo ed essere capaci di amarci così e di farci amare nella nostra imperfezione. Stessa cosa per il nostro coniuge. Anche lui/lei è fragile ed imperfetto/a. Non puntiamo il dito sui suoi difetti ma troviamo il modo di trasformarli in occasione di amore oblativo di dono. In caso contrario la situazione potrebbe divenire insostenibile e faremmo il gioco di Asmodeo, che  ci ucciderebbe come il secondo marito.
  3. ARRENDERSI ALLE DIFFICOLTA’. Il matrimonio, come dice in modo molto bello Costanza Miriano, non è solo a forma di cuore, a volte assume la forma della croce. Sofferenza, prove e difficoltà ci potrebbero abbattere. Ci viene in soccorso Dio con la Sua Grazia. Noi dobbiamo però crederci, non perdere la speranza e la certezza che Lui è con noi e, che se anche non vediamo la fine del tunnel, proseguire e perseverare senza perdere la speranza è l’unica via, o se abbandoniamo la lotta,  faremo la fine del terzo marito.
  4. L’ASSENZA DI DIO. Crediamo in Dio, o almeno pensiamo di crederci, poi però le nostre scelte non tengono conto di Lui. Decidiamo da soli ciò che è bene e ciò che è male. Dio diventa più una figura di superstizione e tradizione, qualcuno di lontano a cui dedicare qualche rito vuoto di significato. Solo se Dio diventa nostro faro in ogni decisione importante e la Chiesa nostra madre, dove trovare le risposte ai nostri dubbi, allora riusciremo a non farci annientare come il quarto marito.
  5. LA RESA FIDEISTICA. E’ il contrario del quarto punto, ma altrettanto pericoloso. Far dipendere tutto da Dio, pensando che così tutto sarà perfetto. Dio ci ha fatto suoi figli e ci vuole liberi. Dio agisce nella nostra vita ma solo dopo che noi ci siamo messi in cammino. Ci chiede impegno, formazione, perseveranza e conoscenza dell’altro. Ci chiede di mettere in gioco tutto di noi, anche la nostra libertà e responsabilità. Solo se faremo tutto questo, allora Dio metterà la Sua Grazia per colmare le nostre povertà. In questo campo rientra anche la maternità responsabile. Lasciare a Dio la regolazione della nostra fertilità senza impegnarci nella conoscenza dei metodi naturali potrebbe ucciderci come il quinto marito.
  6. LA LUSSURIA. L’USO PRIVATISTICO DELLA SESSUALITA’. Su questo punto mi soffermo poco, l’ho già affrontato diverse volte. Dico semplicemente che se il rapporto fisico diventa esclusiva ricerca di piacere e l’altro/a una persona da usare il rapporto è destinato a fallire. Il rapporto fisico è autentico solo quando è manifestazione dell’amore oblativo di dono. L’amplesso fisico e l’amore erotico sono una parte essenziale dell’amore sponsale ma solo se vissuti in questo modo. L’unione dei corpi come segno dell’unione dei cuori, e la donazione totale del corpo come culmine di una vita di attenzione, servizio e donazione dell’uno verso l’altra. Solo così non moriremo come il sesto marito.
  7. DISCONOSCIMENTO DI LEALTA’ VERSO LA COPPIA. Uno dei due sposi non recide il cordone ombelicale con la famiglia di origine. Si sente ancora figlio/a prima che sposo/a. Hanno priorità sempre le necessità della famiglia d’origine prima di quelle della coppia. Così la volontà della famiglia d’origine schiaccia e a volte azzera le dinamiche e la libertà della coppia. Questo, presto o tardi, permette ad Asmodeo di distruggere l’unione.

Ognuno di noi si sente attaccato su uno o più punti maggiormente rispetto agli altri, ognuno nella sua relazione ha un suo punto debole, stiamo però attenti a non sottovalutare quello che il libro di Tobia così sapientemente ci insegna, riconosciamo il pericolo e disinneschiamolo con le armi della Grazia e della nostra volontà di andare oltre..

Antonio e Luisa.