Perchè un sacramento se il matrimonio esiste da sempre?

Perchè istituire il sacramento del matrimonio, se il matrimonio esiste da sempre? Il matrimonio esiste da sempre ma è stato riportato al suo significato originario da Gesù che lo ha reso indissolubile. E’ stato rinnovato e ricondotto alla verità. Per questo motivo il matrimonio indissolubile è un sacramento della Chiesa. Cerco di spiegarmi meglio. I sacramenti nascono con Gesù. Non esistevano prima della venuta di Cristo. Cosa sono? I sacramenti sono segni efficaci della grazia, istituiti da Cristo e affidati alla Chiesa, attraverso i quali ci viene elargita la vita divina (ccc 1131). Nei sacramenti quindi è Gesù stesso che si dà a noi e che ci rende partecipi di sè stesso e del Suo amore. Attraverso lo Spirito Santo possiamo sperimentare e vivere dello stesso amore di Gesù.

E’ vero che il matrimonio esisteva anche prima, ma non era indissolubile. Anche gli ebrei contemporanei di Gesù avevano la possibilità di ripudiare la moglie. Eppure la Chiesa afferma che il matrimonio indissolubile non è solo una legge da rispettare e magari subire, ma è la risposta a qualcosa che ci costituisce. E’ la risposta ad un desiderio che abbiamo nel cuore. Il matrimonio nasce con l’uomo. E’ raccontato già nella Genesi. Qualcosa quindi che anticipa la venuta di Cristo di millenni. Esiste da sempre. E’ proprio inscritto nel nostro essere sessuati maschio e femmina e nel nostro essere creature sociali e bisognose di relazione. Si potrebbe azzardare che Dio ci ha voluti così, diversi e complementari, proprio per farci sposare. Perchè la differenza diventasse alleanza e comunione. Potessimo sperimentare un amore così profondo e totale da essere una scintilla di quello divino.

Perchè allora istituire il sacramento del matrimonio? Non bastava il matrimonio come si era concepito fino ad allora? Evidentemente no. La risposta arriva da Gesù stesso.

Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?». Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». Gli domandarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e di ripudiarla?». Rispose loro: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un’altra, commette adulterio»

Matteo 19, 3-9

Gesù non si è messo a dibattere con i farisei sul piano della legge. La legge del tempo consentiva il ripudio. I farisei avevano ragione. Gesù cambia prospettiva ed orizzonte. Gesù dice ai farisei di ascoltare il loro cuore e di leggervi la nostalgia, di amare ed essere amati per sempre, che lo abita. Lo ha detto ai fasrisei e lo dice anche oggi ad ognuno di noi. Si, la legge ci consente di divorziare e di cercare un’altra strada, però sappiamo che il nostro cuore desidera un amore radicale. Desidera essere capace di amare e di essere amato senza condizioni e senza limiti, neanche di tempo. Possiamo essere felici solo se saremo capaci di amare dando tutto di noi stessi.

Gesù conosce l’uomo, conosce la fragilità e la caducità che ci contraddistingue. Conosce quanto possa essere difficile per noi amare la persona che sposiamo per sempre. Per questo ci ha fatto un dono. Ci ha donato il sacramento del matrimonio. Durante la sua passione e morte si è offerto al Padre per noi. La Sua offerta ci ha reso capaci di vivere un amore sponsale che ci riporta all’armonia delle origini. Certo, serve la nostra volontà, la nostra fatica e il nostro sacrificio, ma ora sappiamo che amare per sempre ci è possibile.

Solo così possiamo comprendere la grandezza del nostro sacramento. Abbiamo già detto che per essere felici desideriamo amare ed essere amati totalmente, senza condizioni, senza limiti, senza merito. Non ne siamo però capaci. Gesù ci rende capaci e quindi ci permette di sperimentare un amore divino già su questa terra, grazie proprio al sacramento del matrimonio. Ecco a cosa serve il sacramento del matrimonio. Non ci viene chiesto di dare più di quello che possiamo dare, ma ci viene altresì chiesto di non risparmiarci. Se daremo tutto il resto lo farà Gesù e la Sua grazia.

Antonio e Luisa

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Per la durezza del vostro cuore

In quel tempo, avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono: «E’ lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?».
Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?».
Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma.
Ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina;
per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola.
Sicché non sono più due, ma una sola carne.
L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto».
Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo argomento. Ed egli disse:
«Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei;
se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio».

Noi sposi dobbiamo leggere e rileggere il Vangelo di questa domenica. Dobbiamo approfondirlo e cercare di capire cosa Gesù ci vuole dire.

Ci sono 2 passaggi chiave, che mi hanno colpito profondamente:

  1. Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma.
  2. Ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; Sicché non sono più due, ma una sola carne.

Parto dal secondo punto. Il matrimonio è il sacramento delle origini. Giovanni Paolo II lo definisce sacramento primordiale. Detto in parole più semplici attraverso il sacramento del matrimonio Gesù, in virtù della sua morte e resurrezione e, attraverso  la Grazia salvifica e redentiva scaturita dal suo sacrificio, ci permette di tornare lì, di tornare alle origini.  Giovanni Paolo II arriva a definire questa realtà viva ed operante del sacramento una ri-creazione, una nuova creazione, intesa come creare di nuovo quell’ordine, quella pienezza, quella autenticità che rendeva l’unione tra Adamo ed Eva un paradiso. C’è una differenza ora rispetto alle origini. Noi abbiamo il peccato originale. Abbiamo la concupiscenza che ci insinua continuamente l’istinto di dominare l’altro, di farlo cosa nostra. Il sacramento del matrimonio per poterci condurre a quelle origini, che tanta gioia e pienezza potrebbero darci, necessita del nostro costante impegno, della nostra volontà a combattere il male per farci dono. Quel paradiso va conquistato e lavorato con fatica ogni giorno della nostra relazione sposale. Nel rito del matrimonio non promettiamo di amare e onorare l’altro ogni giorno della nostra vita? Con la Grazia di Cristo? Servono Grazia e volontà. Ogni fiore e ogni pianta aromatica e profumata va coltivata con gesti di tenerezza e dolcezza. Ogni animale che rende il giardino vivo e prosperoso va nutrito con le attenzioni reciproche. Non esiste più il giardino che si mantiene e si perfeziona da solo. La nostra relazione è quel giardino e solo se lo coltiveremo giorno dopo giorno non ci troveremo nel deserto relazionale e potremo davvero fare esperienza del paradiso, certo con tutti i limiti della nostra condizione umana, imperfetta e mortale ma è comunque un’esperienza meravigliosa che vale molto più della fatica che costa, perchè è arricchita della Grazia di Dio.

Arriviamo al primo punto. Tutti si chiederanno perchè Dio, attraverso la Legge di Mosè, ha permesso il ripudio. La risposta ci viene direttamente da Gesù: per la durezza del vostro cuore.

E’ sempre stato sbagliato ripudiare la propria moglie, ma Dio non chiede mai più di quello che il suo popolo possa sopportare e comprendere, almeno in parte. Conduce alla verità con pazienza e attende che i tempi siano maturi. L’atto di ripudio è una pratica che serviva alla donna, la parte più debole, che non contava nulla, che non aveva nessun tipo di considerazione nella società del tempo. Una donna cacciata di casa era destinata a una vita di miseria, di disprezzo e isolamento sociale. Era condannata a una vita da mendicante se non da prostituta. L’atto di ripudio era una pratica formale e un atto legale che liberava la donna, le permetteva di presentarsi in società come donna libera. Grazie a quel documento poteva sperare di trovare un nuovo marito, e rifarsi così una vita dignitosa. Quello che sembrava essere un arrendersi da parte di Dio alla meschinità e cattiveria dell’uomo era in realtà un modo per educarlo per condurlo alla pienezza delle origini. Un po’ come la legge del taglione. Dio non considerava buona la vendetta, ma comprendeva che il suo popolo non avrebbe capito il perdono. Per questo chiese almeno che la vendetta fosse proporzionale all’offesa. Non fare all’altro più di quanto subito. Solo con Gesù si è raggiunta la pienezza, il perdono misericordioso. Pienezza delle origini che viene ripresa da Gesù anche per il matrimonio. Gesù, vero uomo e vero Dio, che attraverso il suo esempio, la sua testimonianza, il suo amore e soprattutto la sua forza redentiva che viene dalla sua passione, morte e resurrezione, ci dice: ora non avete più scuse. Non solo ci ha mostrato come si fa, ma ci ha dato anche  la forza per farlo. Non si accontenta più dell’atto di ripudio, del divorzio diremmo oggi, ma è morto in croce perchè noi possiamo fare altrettanto, se necessario. Ci ha mostrato la via, che è stretta e a volte dolorosa e ingiusta, ma è la sola via per vivere in modo autentico e pieno, senza accontentarsi di una via di mezzo che è tiepidezza e non sa di nulla. Come Gesù stesso dice, non è venuto ad abolire la legge ma a portarla a compimento. La crisi delle relazioni e dei matrimoni è figlia di una crisi ancora più grande: non riconosciamo più Gesù come Signore della nostra vita.

Antonio e Luisa

L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto.

In quel tempo, Gesù, partito da Cafarnao, si recò nel territorio della Giudea e oltre il Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli l’ammaestrava, come era solito fare.
E avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono: «E’ lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?».
Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?».
Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma.
Ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina;
per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola.
Sicché non sono più due, ma una sola carne.
L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto».
Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo argomento. Ed egli disse:
«Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei;
se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio».

Il Vangelo che ci presenta la liturgia di venerdì è assolutamente da commentare. Uno delle poche occasioni in cui si affronta il tema matrimoniale. Ed è Gesù stesso a parlare.

I farisei cercano di metterlo alla prova. Cercano di farlo esporre su un tema molto discusso nella società del tempo. Esistevano varie scuole di pensiero. C’era chi ammetteva il ripudio per casi molto gravi e circoscritti e c’era chi lo prevedeva per centinaia di motivi, anche i più futili. C’era qualcuno, molto pochi per la verità, che rifacendosi alle origini non lo prevedeva affatto. Gesù non cade nella trappola. Gesù rilancia con un’altra domanda: Che cosa vi ha ordinato Mosè? Mosè, la legge. Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla – rispondono i farisei. Gesù può adesso dare la stoccata decisiva: Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina. Gesù cosa vuole affermare con queste parole? Ci vuole rendere consapevoli che l’atto di ripudio era il male minore. Vuole tirar fuori l’ipocrisia del cuore umano. Il vostro cuore era troppo duro – dice. L’atto di ripudio era un modo per arginare il male dell’uomo. Per arginare i danni dell’egoismo umano. Non è un riconoscimento di verità in quel modo di agire. Dovete sapere che una donna cacciata era destinata all’emarginazione sociale e alla povertà assoluta. Poteva sperare di sopravvivere elemosinando o prostituendosi. Nulla di più. Parlo solo di donne perchè era facoltà esclusivamente maschile quella di ripudiare. L’atto di ripudio era quindi fondamentale. Restituiva dignità e giustizia alla donna cacciata. Attraverso l’atto di ripudio la donna era libera e “riabilitata” agli occhi della società. Poteva sperare in un nuovo matrimonio. Capite ora il significato di quello strumento giuridico? Non era un riconoscimento del divorzio come cosa buona, ma un modo per attenuarne gli effetti negativi sulla parte più debole. Gesù a questo punto risponde ai farisei e dice Ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una sola carne.

Gesù non parla di leggi. Non dà ragione ad una corrente di pensiero o ad un’altra. Ad un rabbino o ad un altro. Gesù torna alle origini per rispondere. Gesù torna alla creazione, al cuore dell’uomo, a quello che Dio ha pensato per l’uomo prima della caduta e della corruzione del peccato. Gesù vero uomo, oltre che vero Dio, è venuto a riportare la situazione alla verità. Adesso potete capire. Io vi ho mostrato la verità dell’amore.

Solo con Gesù si è raggiunta la pienezza della carità e del perdono misericordioso a cui siamo chiamati. Pienezza delle origini che viene ripresa da Gesù anche per il matrimonio. Gesù, vero uomo e vero Dio, che attraverso il suo esempio, la sua testimonianza, il suo amore e soprattutto la sua forza redentiva scaturita dalla sua passione, morte e resurrezione, sembra dirci: ora non avete più scuse. Non solo ci ha mostrato come si fa, ma ci ha dato anche la forza per farlo. Non si accontenta più dell’atto di ripudio, del divorzio diremmo oggi, ma è morto in croce perchè noi potessimo fare altrettanto, se necessario. Ci ha mostrato la via, che è stretta e a volte dolorosa e ingiusta, ma è la sola via per vivere in modo autentico e pieno, senza accontentarsi di una via di mezzo che è tiepidezza e non sa di nulla. Come Gesù stesso dice, non è venuto ad abolire la legge ma a portarla a compimento. La crisi delle relazioni e dei matrimoni è figlia di una crisi ancora più grande: non riconosciamo più Gesù come Signore della nostra vita.

Giovanni Paolo II durante un’udienza del mercoledì ebbe a dire in una delle sue numerose catechesi sull’amore umano:

Quanto è significativo che Cristo, nella risposta a tutte queste domande, ordini all’uomo di ritornare … alla soglia della sua storia teologica! Gli ordina di mettersi al confine tra l’innocenza-felicità originaria e l’eredità della prima caduta. Non gli vuole forse dire … che la via sulla quale Egli conduce l’uomo, maschio-femmina, nel Sacramento del Matrimonio, cioè la via della”redenzione del corpo”, deve consistere nel ricuperare questa dignità in cui si compie, simultaneamente, il vero significato del corpo umano, il suo significato personale e “di comunione”?

Il Papa ci chiede un cambio di prospettiva. Non chiedetevi, come i farisei, se sia lecito ripudiare la persona che avete sposato. Dovete farvi un’altra domanda. Farla ogni giorno, in ogni momento. Ho fatto di tutto per cercare la comunione con il mio sposo o la mia sposa? Solo così, con la Grazia del sacramento, si potrà tornare all’amore delle origini e alla gioia dell’unione vera dei cuori e dei corpi. Non ci sarà spazio per la divisione e il divorzio.

Antonio e Luisa