Il primo di tutti i comandamenti

In quel tempo, si accostò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore;
amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza.
E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi».
Allora lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v’è altri all’infuori di lui;
amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Questo Vangelo, molto conosciuto e approfondito in molteplici prospettive, mi permette di focalizzare l’attenzione sulla parte conclusiva. Spesso ignorata.  Vorrei soffermarmi non tanto su quello che dice Gesù, ma su quanto afferma lo scriba: amarlo (Dio) con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici.

Mi soffermo su queste parole per un motivo ben preciso. Per noi sposi non c’è differenza tra amare il prossimo e elevare olocausti e sacrifici. Per noi è la stessa identica cosa. Nel matrimonio esiste un prossimo più prossimo degli altri. Nel matrimonio veniamo consacrati affinché Dio possa prendere il nostro amore umano di persone misere ed imperfette e farne molto di più. Farne cosa sua, farlo a sua immagine. Veniamo abilitati ad essere immagine e manifestazione del suo amore. Siamo epifania dell’amore. Sempre che il nostro cuore sia aperto alla Sua Grazia. Questo cosa comporta? Che ogni nostro gesto d’amore diventa sacro. Ogni gesto d’amore che io e Luisa ci doniamo e ci scambiamo diventa sacrificio elevato a Dio. Ogni gesto d’amore attinge a quella sorgente inesauribile che è l’amore stesso di Dio per noi e per la nostra relazione. Dio ci ha voluto insieme e ama profondamente ciò che siamo. Ama profondamente il noi che si è generato nel sacramento nuziale. Ed ecco che il primo di tutti i comandamenti diventa le fondamenta di ogni matrimonio. Fondamenta e orizzonte di ogni matrimonio. Ogni volta che pulisco casa, che faccio la spesa, che abbraccio la mia sposa, che la ascolto, che la perdono, la curo e la guardo con amore. Ogni volta che mi alzo a prendere l’acqua o raccolgo ciò che le è caduto sto compiendo un sacrificio gradito a Dio. Ogni volta che amo la mia sposa nell’incontro intimo sto elevando un sacrificio a Dio. Sacrificio ed olocausto perché comporta il dono totale di me in anima e corpo. Sto, cioè,  perfezionando e vivendo ciò che non è più solo mio, che non mi appartiene più, ma è diventato suo. Il mio amore per la mia sposa. Ed è così che amando la mia sposa sto amando Dio e amando Dio sarò capace di amare di più anche la mia sposa. Un comandamento a forma di croce. Uno sguardo verticale verso Dio, uno sguardo orizzontale verso il prossimo, e un punto di incontro che contiene tutto: l’amore per la mia sposa.

Antonio e Luisa

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L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto.

In quel tempo, Gesù, partito da Cafarnao, si recò nel territorio della Giudea e oltre il Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli l’ammaestrava, come era solito fare.
E avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono: «E’ lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?».
Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?».
Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma.
Ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina;
per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola.
Sicché non sono più due, ma una sola carne.
L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto».
Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo argomento. Ed egli disse:
«Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei;
se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio».

Il Vangelo che ci presenta la liturgia di venerdì è assolutamente da commentare. Uno delle poche occasioni in cui si affronta il tema matrimoniale. Ed è Gesù stesso a parlare.

I farisei cercano di metterlo alla prova. Cercano di farlo esporre su un tema molto discusso nella società del tempo. Esistevano varie scuole di pensiero. C’era chi ammetteva il ripudio per casi molto gravi e circoscritti e c’era chi lo prevedeva per centinaia di motivi, anche i più futili. C’era qualcuno, molto pochi per la verità, che rifacendosi alle origini non lo prevedeva affatto. Gesù non cade nella trappola. Gesù rilancia con un’altra domanda: Che cosa vi ha ordinato Mosè? Mosè, la legge. Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla – rispondono i farisei. Gesù può adesso dare la stoccata decisiva: Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina. Gesù cosa vuole affermare con queste parole? Ci vuole rendere consapevoli che l’atto di ripudio era il male minore. Vuole tirar fuori l’ipocrisia del cuore umano. Il vostro cuore era troppo duro – dice. L’atto di ripudio era un modo per arginare il male dell’uomo. Per arginare i danni dell’egoismo umano. Non è un riconoscimento di verità in quel modo di agire. Dovete sapere che una donna cacciata era destinata all’emarginazione sociale e alla povertà assoluta. Poteva sperare di sopravvivere elemosinando o prostituendosi. Nulla di più. Parlo solo di donne perchè era facoltà esclusivamente maschile quella di ripudiare. L’atto di ripudio era quindi fondamentale. Restituiva dignità e giustizia alla donna cacciata. Attraverso l’atto di ripudio la donna era libera e “riabilitata” agli occhi della società. Poteva sperare in un nuovo matrimonio. Capite ora il significato di quello strumento giuridico? Non era un riconoscimento del divorzio come cosa buona, ma un modo per attenuarne gli effetti negativi sulla parte più debole. Gesù a questo punto risponde ai farisei e dice Ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una sola carne.

Gesù non parla di leggi. Non dà ragione ad una corrente di pensiero o ad un’altra. Ad un rabbino o ad un altro. Gesù torna alle origini per rispondere. Gesù torna alla creazione, al cuore dell’uomo, a quello che Dio ha pensato per l’uomo prima della caduta e della corruzione del peccato. Gesù vero uomo, oltre che vero Dio, è venuto a riportare la situazione alla verità. Adesso potete capire. Io vi ho mostrato la verità dell’amore.

Solo con Gesù si è raggiunta la pienezza della carità e del perdono misericordioso a cui siamo chiamati. Pienezza delle origini che viene ripresa da Gesù anche per il matrimonio. Gesù, vero uomo e vero Dio, che attraverso il suo esempio, la sua testimonianza, il suo amore e soprattutto la sua forza redentiva scaturita dalla sua passione, morte e resurrezione, sembra dirci: ora non avete più scuse. Non solo ci ha mostrato come si fa, ma ci ha dato anche la forza per farlo. Non si accontenta più dell’atto di ripudio, del divorzio diremmo oggi, ma è morto in croce perchè noi potessimo fare altrettanto, se necessario. Ci ha mostrato la via, che è stretta e a volte dolorosa e ingiusta, ma è la sola via per vivere in modo autentico e pieno, senza accontentarsi di una via di mezzo che è tiepidezza e non sa di nulla. Come Gesù stesso dice, non è venuto ad abolire la legge ma a portarla a compimento. La crisi delle relazioni e dei matrimoni è figlia di una crisi ancora più grande: non riconosciamo più Gesù come Signore della nostra vita.

Giovanni Paolo II durante un’udienza del mercoledì ebbe a dire in una delle sue numerose catechesi sull’amore umano:

Quanto è significativo che Cristo, nella risposta a tutte queste domande, ordini all’uomo di ritornare … alla soglia della sua storia teologica! Gli ordina di mettersi al confine tra l’innocenza-felicità originaria e l’eredità della prima caduta. Non gli vuole forse dire … che la via sulla quale Egli conduce l’uomo, maschio-femmina, nel Sacramento del Matrimonio, cioè la via della”redenzione del corpo”, deve consistere nel ricuperare questa dignità in cui si compie, simultaneamente, il vero significato del corpo umano, il suo significato personale e “di comunione”?

Il Papa ci chiede un cambio di prospettiva. Non chiedetevi, come i farisei, se sia lecito ripudiare la persona che avete sposato. Dovete farvi un’altra domanda. Farla ogni giorno, in ogni momento. Ho fatto di tutto per cercare la comunione con il mio sposo o la mia sposa? Solo così, con la Grazia del sacramento, si potrà tornare all’amore delle origini e alla gioia dell’unione vera dei cuori e dei corpi. Non ci sarà spazio per la divisione e il divorzio.

Antonio e Luisa

Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto di ripudio.

Oggi termino la riflessione sulla Parola di qualche giorno fa. Dopo aver declinato alcune mie esperienze e convinzioni sullo sguardo e sul desiderio, ora prendo in considerazione un altro passaggio, secondo me, molto interessante. Gesù dice:

Fu pure detto: Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto di ripudio;
ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all’adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio».

Me lo sono sempre chiesto. Perchè c’è un prima e un dopo Gesù? Perchè la legge permetteva di ripudiare la propria moglie? Non era sbagliato prima di Gesù? Perchè Gesù ha cambiato una legge radicata nella società e nella cultura del suo popolo?

E’ sempre stato sbagliato ripudiare la propria moglie, ma Dio non chiede mai più di quello che il suo popolo possa sopportare e comprendere, almeno in parte. Conduce alla verità con pazienza e attende che i tempi siano maturi. L’atto di ripudio è una pratica che serviva alla donna, la parte più debole, che non contava nulla, che non aveva nessun tipo di considerazione nella società del tempo. Una donna cacciata di casa era destinata a una vita di miseria, di disprezzo e isolamento sociale. Era condannata a una vita da mendicante se non da prostituta. L’atto di ripudio era una pratica formale e un atto legale che liberava la donna, le permetteva di presentarsi in società come donna libera. Grazie all’atto di ripudio poteva sperare di trovare un nuovo marito, e rifarsi così una vita dignitosa. Quello che sembrava essere un arrendersi da parte di Dio alla meschinità e cattiveria dell’uomo era in realtà un modo per educare per condurre l’uomo alla pienezza delle origini. Un po’ come la legge del taglione. Dio non considerava buona la vendetta ma comprendeva che il suo popolo non avrebbe capito il perdono. Per questo chiese almeno che la vendetta fosse proporzionale all’offesa. Non fare all’altro più di quanto subito. Solo con Gesù si è raggiunta la pienezza, il perdono misericordioso. Pienezza delle origini che viene ripresa da Gesù anche per il matrimonio. Gesù, vero uomo e vero Dio, che attraverso il suo esempio, la sua testimonianza, il suo amore e soprattutto la sua forza redentiva che viene dalla sua passione, morte e resurrezione, ci dice: ora non avete più scuse. Non solo ci ha mostrato come si fa, ma ci ha dato anche  la forza per farlo. Non si accontenta più dell’atto di ripudio, del divorzio diremmo oggi, ma è morto in croce perchè noi possiamo fare altrettanto, se necessario. Ci ha mostrato la via, che è stretta e a volte dolorosa e ingiusta, ma è la sola via per vivere in modo autentico e pieno, senza accontentarsi di una via di mezzo che è tiepidezza e non sa di nulla. Come Gesù stesso dice, non è venuto ad abolire la legge ma a portara a compimento. La crisi delle relazioni e dei matrimoni è figlia di una crisi ancora più grande: non riconosciamo più Gesù come Signore della nostra vita.

Antonio e Luisa

Amare è molto più che rispettare una legge.

Voglio riprendere un passo del Vangelo di ieri:

In quel tempo, si accostò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore;
amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza.
E il secondo è questo: . Non c’è altro comandamento più importante di questi».
Allora lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v’è altri all’infuori di lui;
amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Questo passo è stato spesso abusato, secondo me, Gesù è stato trasformato in una caricatura hippie alla Peace & Love. Abusato come la parola amore, completamente svuotata di ogni significato e sostanza e riempita solo di farfalle svolazzanti nella pancia.

Gesù è molto più esigente di quanto può sembrare. Ha perfezionato il decalogo consegnato a Mosè rendendolo ancora più difficile. Gesù, infatti, ha detto anche: “Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento.”  Il comandamento nuovo di Gesù è molto più esigente di tutta la Legge conosciuta fino a quel momento. Gesù ha incarnato l’amore pieno e autentico nella sua vita. Le altre religioni si basano su una serie di precetti e regole da rispettare formalmente. La nostra no, la nostra è prima di tutto l’incontro con il Cristo, e da lì tutto cambia, perché quando ti senti perdonato, amato, desiderato, cercato, voluto e servito in quel modo dal tuo Dio, non sei più lo stesso, e rispondere a quell’amore diventa un’esigenza del cuore e l’unica via per vivere in pienezza. Ed è così che i comandamenti acquistano un valore positivo, diventano una bussola e un libretto delle istruzioni per non sprecare la vita e comprendere come rispondere a quell’Amore. E’ più facile dire non uccidere o amerai il prossimo tuo come te stesso? Sinceramente il primo mi è molto facile, non ho mai ucciso nessuno. Quante volte invece ho infranto il secondo uccidendo i fratelli con le mie parole, con un giudizio affrettato, con una condanna, con il mio disprezzo. Quante volte ho ucciso la mia sposa con una parola di troppo? Lo stesso gioco si può provare a pensare per tutti i comandamenti. Le richieste di Gesù sono molto più alte della Legge di Mosè,  ma riempiono la vita e il cuore. I farisei, spesso criticati da Gesù, non sbagliavano ad applicare le leggi, ma si fermavano all’applicazione senza capirne la finalità. Rispettare una legge, pur giusta, senza che questo porti ad una conversione all’amore autentico non serve a nulla, se non a sentirsi migliore di altri e giustificato e quindi superbo e sprezzante verso gli altri. Sepolcri imbiancati ed ipocriti. Vorrei fermarmi ora sul sesto comandamento. Cosa cambia, come si perfeziona il non commettere atti impuri con Amerai il prossimo tuo come te stesso? Cambia tutto. Si passa dalla forma al contenuto. Nel matrimonio l’amplesso fisico è un atto lecito anzi voluto e reso sacro da Dio. La forma quindi è salva ma lo è anche il contenuto, la sostanza, il cuore? Quel gesto è sempre frutto dell’amore? La legge dell’amore di Gesù non si accontenta, vuole di più. Vuole che in quel gesto ci sia tutto il nostro amore. Esige una purificazione del cuore e della mente, esige una lotta continua con l’egoismo e la lussuria. Esige che quel gesto non sia l’appagamento di due egoismi, ma l’incontro di due persone che nell’amore desiderano donarsi ed accogliersi reciprocamente. Capite la differenza? Quante volte nell’amplesso gli sposi hanno fantasie da realizzare usando l’altro/a e non desiderio di essere uno con l’altro. Questi sono tutti adulteri del cuore.

C’è un motto molto bello che dice: il cristianesimo non è facile ma è felice. E’ esattamente così, Gesù è venuto per rendere tutto molto più difficile, ma anche molto più bello e vero. Con la Grazia mi impegno ogni giorno per non deluderlo e per non deludere la mia sposa e ne vale davvero la pena, perchè mi torna il centuplo in senso, pienezza, amore e realizzazione.

Antonio e Luisa

Gesù ci mette le ali

Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, gli domandavano se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie.
Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?».
Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma.
Ma dall’inizio della creazione li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne.
Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento.
E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei;
e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Parola del Signore.

Cosa dice questa Parola alla mia vita di sposo? Non voglio parlarne in una chiave legalistica. Non voglio parlare di dottrina e di peccato. Non spetta a me. Posso pregare che Papa Francesco e i nostri pastori possano decidere per il meglio, ispirati da Dio. Voglio parlare di questa Parola non in modo astratto, come legge per l’appunto, ma come sorgente di vita per il mio matrimonio e la mia storia. Gesù non sta solo citando una legge ma viene ad annunciare una Verità. Gesù viene a dire ad ognuno di noi, che Lui può fare nuove tutte le cose. Viene a dirci che quello che è stato fino ad allora non era la verità ma un compromesso educativo di Dio. Cosa intendo dire? Che l’atto di ripudio non era un’autorizzazione al divorzio ma tutt’altro serviva a tutelare la parte debole, la donna. Con l’atto formale di ripudio, secondo la legge ebraica, la donna poteva rifarsi una vita, trovare un nuovo marito. Senza, era destinata a una vita da emarginata. L’atto di ripudio era un argine all’egoismo umano. Gesù è venuto ad annunciare che ora, grazie a Lui, l’uomo può finalmente abbracciare la verità sponsale nella sua pienezza. Gesù non è venuto a irrigidire una legge ma a donarci la verità. Una verità difficile da perseguire in una scelta che ci impegna per la vita ma che grazie a Lui, alla sua redenzione e alla sua Grazia possiamo raggiungere per avere una vita pienamente e autenticamente umana. Gesù dice testualmente che in origine non era così. L’origine è la vita del creato prima del peccato originale e della caduta, è la vita che Dio ha pensato per ognuno di noi perchè fosse santa piena d’amore e di vita. I farisei non riescono a cogliere quello che dice Gesù come dono ma semplicemente come regola. Questo non permette di riconoscere la presenza di Gesù e la relazione con Lui come fondanti del nostro stile di vita. Tant’è che pur avendolo incontrato di persona non cambiano il loro cuore. Per un cristiano, che invece lo ha incontrato, la prospettiva cambia. La legge diventa un modo, una chiave per poter rispondere a un amore e una misericordia che già abbiamo sperimentato. Accogliere questa Parola di Gesù significa riconoscere, prima di tutto a noi stessi, che la nostra relazione, il nostro matrimonio ha origine in Lui, che non siamo noi i padroni della nostra vita, che da soli non siamo capaci di renderci felici. Riconosciamo che sottometterci alla legge di Dio significa accogliere Gesù e riconoscerlo come Re della nostra vita. La legge diventa così mezzo di incontro, di sostegno e di Grazia. Ed ecco che la Parola di Gesù sul matrimonio non è una catena che opprime ma al contrario diventa ali che permettono di volare alto e di avere un orizzonte e uno sguardo meraviglioso sulla nostra relazione e sulla nostra vita.

Antonio e Luisa