Cari sposi, c’era una volta un paesino chiamato “Frittole”, una leggendaria borgata toscana a cui approdarono Mario (Massimo Troisi) e Saverio (Roberto Benigni), nel film “Non ci resta che piangere”, e nel quale i pochi abitanti erano divisi da lotte faziose.
Scherzi a parte, Nazareth non doveva essere molto dissimile. Difatti, gli archeologi sono del parere che ammontasse a circa 200 persone o poco più. Gesù, come sappiamo, vi si era insediato dopo pochi giorni dalla nascita e fino a quel momento in poi vi aveva trascorso circa 30 anni. Chi non si conosceva a Nazareth? Gesù, essendo probabilmente l’unico falegname/muratore a disposizione, aveva visto sfilare davanti alla sua bottega praticamente tutti.
Ma Nazareth è anche il crocevia di due eventi contrastanti, un paesino in cui si è mescolato il fatto che ha sconvolto la storia – l’Incarnazione del Verbo -, con la vita nascosta di Cristo. La più bella Notizia, cioè che il Verbo si è fatto carne ed abita con noi, rimasta tuttavia muta e inosservata. Perciò, i suoi abitanti, eccetto chiaramente Maria, giusto alle apparenze si erano abituati. E su Gesù abbonda l’ovvietà e la scontatezza: il suo mestiere, le sue parentele, il suo indirizzo… Ma Gesù è solo questo? Sappiamo ben di no.
Una parola attraversa diagonalmente le letture di oggi: profeta. Chi è il profeta se non colui che vede oltre, che guarda più in profondità la realtà delle cose? In fin dei conti, il profeta vede il mondo come lo guarda il Signore, cioè dall’Alto ma anche dal più profondo, nell’intimo. Ragion per cui la profezia è incompatibile con uno sguardo orizzontale e razionale.
È notevole constatare come, la prima eresia sorta contro il cristianesimo e comparsa già mentre vivevano gli apostoli, non pretendeva affatto negare la divinità di Cristo, bensì – pare strano – occultare e nascondere per l’appunto l’umanità di Gesù. Era più scandaloso un Dio che pativa la debolezza e la limitatezza umana, – proprio come pensavano i nazzareni – che un Uomo ricolmo di Divinità.
Ed eccoci a voi, cari sposi. Nelle vostre famiglie e nelle vostre case potreste cadere nella stessa trappola di incredulità, come ce la presenta il Vangelo. Parimenti voi coniugi occultate qualcosa di divino ma sotto sembianze comuni. Papa Francesco dieci anni fa affermò una verità impressionante, molto attinente al Vangelo odierno:
“L’immagine di Dio è la coppia matrimoniale, è l’uomo e la donna, tutti e due, non soltanto il maschio, l’uomo, non soltanto la donna, no: tutti e due. E questa è l’immagine di Dio, e l’amore, l’alleanza di Dio con noi è lì, è rappresentata in quell’alleanza fra l’uomo e la donna” (Udienza 2 aprile 2014).
Chi vi vede, e soprattutto chi vi conosce bene, cosa potrebbe dire di voi? Sicuramente gran parte di questo sarebbe simile alle risposte dei nazzareni: sposi da “x” anni, 1 o 2 figli, bravi, simpatici… e poi verrebbero gli inevitabili “ma” … Gesù, che vi conosce meglio di chiunque altro, e vi ha costituiti come coppia a Sua Immagine, non si rassegna al ritratto che il mondo può dipingere di voi – o alle vostre proiezioni personali – ma anzi, vi ricorda costantemente la vostra origine e il vostro destino. “Famiglia, diventa ciò che sei!” ha ripetuto più volte San Giovanni Paolo II.
Dinanzi a questo panorama, allora, a chi credete? Al mondo che vi banalizza e vi equipara a qualsiasi altra unione, o a Colui che vi ha costituiti in tale immagine e somiglianza? Non vi sconforti l’esser sovente rifiutati, derisi, isolati per il dono che vi è stato fatto. Piuttosto il Vangelo di oggi sia lo stimolo a credere a Gesù, che ha avuto così tanta fiducia in voi da consegnarvi un così grande Dono.
ANTONIO E LUISA
Padre Luca ci provoca e ci incoraggia con le sue parole. Come? Proprio noi siamo immagine di Cristo? Noi che litighiamo? Noi che sbagliamo? Noi che come tutti siamo soggetti alle debolezze umane? Noi che a volte ci sentiamo anche meno di tante coppie? Si proprio noi, proprio voi. Perchè essere immagine di Gesù non significa essere perfetti ma significa amare come ama Gesù. Significa mettere da parte l’orgoglio e fare il primo passo. Significa non mettere sulla bilancia quanto si ottiene in cambio, significa non perdere mai lo sguardo benedicente sull’altro. Significa rilanciare sempre nella certezza che l’amore è l’unica scelta vincente.
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