Sposi sacerdoti. L’amore sponsale segno di quello divino. (15 articolo)

Prima di leggere e meditare i canti di questo testo è necessaria una breve introduzione. Cosa è il Cantico dei Cantici? Di cosa tratta? Perchè è stato inserito nella Bibbia? Il Cantico dei Cantici è uno dei libri sacri della Bibbia. Dirò di più. E’ collocato nel cuore della Bibbia. Se ci fate caso è collocato fisicamente al centro. E’ uno dei libri più brevi di tutta la Sacra Scrittura eppure, quale che sia la versione che voi usate, il Cantico è sempre posto al centro della Bibbia. E’ un libro entrato nel canone sacro, prima per gli ebrei e poi anche per noi cristiani, non senza divisioni, discussioni e polemiche. E’ un testo che scotta, che parla dell’amore umano, anzi tratta dell’amore erotico umano. Alcuni passaggi potrebbero sembrare imbarazzanti e spregiudicati. Molti si sono chiesti cosa c’entra un testo del genere con la Sacra Scrittura. Lo Spirito Santo le cose le fa bene e alla fine ha trovato il modo affinchè fosse inserito nel canone sacro. Non c’è un autore conosciuto ed unico per il Cantico. E’ una raccolta di canti d’amore. Canti conosciuti e usati nell’Israele di molti secoli fa, durante le celebrazioni delle feste nuziali. Feste che duravano parecchi giorni. Canti antichi e tramandati quindi. Canti della tradizione, ma non sacri fino ad un certo punto, quando durante il concilio ebraico di Javne alla fine del I secolo d.c., un rabbino molto autorevole del tempo, Rabbi Akiva, ruppe gli indugi e spinse con convinzione per l’introduzione di questi canti all’interno dei testi sacri. Per convincere i presenti disse: Il mondo intero non vale quanto il giorno in cui il Cantico fu dato ad Israele, poichè tutti gli scritti sono santi, ma il Cantico è santissimo.

Rabbi Akiva aveva intuito la grandezza di questo testo. Non solo poteva entrare a pieno titolo nei libri sacri, ma ne aveva più motivo degli altri. Aveva intuito la grandezza di questo dono che Dio aveva fatto al suo popolo,  e, attraverso Israele, all’umanità intera. Il Cantico è stato composto presumibilmente verso il quinto secolo avanti Cristo e ci sono voluti circa 600 anni per farlo entrare nel novero dei libri sacri. E’ considerato santissimo perchè il popolo d’Israele attraverso persone come Rabbi Akiva ha letto nel Cantico dei Cantici, e precisamente nello sposo e nella sposa, la figura di Dio e del popolo d’Israele stesso. Un canto che narra la storia d’amore tra Dio che insegue la sua sposa e la sposa che ricambia fino all’incontro finale con l’arrivo del Messia. Nel cristianesimo resta questa lettura, ma lo sposo non è più Yahweh ma Gesù e la sposa è la sua Chiesa. Non sono letture sbagliate. Sono letture legittime profonde e autentiche. Ciò non toglie che anche la lettura che cercherò di proporre è altrettanto legittima e autentica. Non sono io a dirlo, ma tanti e autorevoli esegeti cristiani. Certamente su piani diversi. Su livelli diversi. Noi siamo sposi e dobbiamo cercare di incarnare nella nostra vita tutti quei significati che il Cantico può avere nella sua lettura teologica e mistica. Le letture più profonde di questo testo non lo rendono astratto e meno adatto agli sposi, ma al contrario, lo arricchiscono della dimensione profetica a cui gli sposi sono chiamati. Attraverso la vita di noi sposi quei versetti possono prendere vita e rendere concreta l’immagine dell’amore di Dio e la vicenda d’amore tra i protagonisti. Procederemo quindi nei prossimi articoli alla lettura più semplice e diretta, quella che vede la relazione d’amore tra uno sposo e una sposa. Relazione meravigliosa che apre alla pienezza dell’amore e consente di recuperare l’autenticità e la purezza delle origini.

Antonio e Luisa

 

 

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