Sposi sacerdoti. I protagonisti del Cantico siamo noi. (18 articolo)

Chi sono i due protagonisti del canto d’amore. Non hanno un nome specifico, non sono identificati. Restano un po’ anonimi, Questo cosa suggerisce? Che in quell’uomo e quella donna possono rispecchiarsi tutti gli sposi. La coppia del Cantico è un esempio e una immagine per tutte le coppie del mondo. In altre letterature famose possiamo trovare la vicenda di Romeo e Giulietta, di Paolo e Francesca, di Orfeo ed Euridice, Dante e Beatrice, Tristano ed Isotta e così via. Quella raccontata è la loro storia. Nel cantico è diverso. Nel Cantico non si racconta la loro storia, ma la nostra storia. Siamo noi i protagonosti. Ognuno di noi si può identificare. Gli unici appellativi utilizzati nel testo non sono identificativi dei due protagonisti, ma hanno un forte richiamo simbolico. Lui Salomone, lei la sulamita. Poi, nel proseguo, vedremo il perchè di questi nomi. Posso subito anticipare la radice comune dei due nomi: la parola ebraica shalom, pace. I due protagonisti sono l’uomo e la donna della pace. In una dinamica relazionale, susseguente alla caduta e al peccato originale, dove c’è distanza e incomprensione tra uomo e donna, qui è diverso. Lui è l’uomo della pace per lei e viceversa lei è la donna della pace per lui. Si torna alle origini. All’armonia delle origini.

Altra considerazione importantissima e per nulla scontata: i due amanti sono posti sullo stesso piano di dignità. Un testo poetico di 500 anni prima di Cristo, dove c’era assoluta subordinazione della donna verso l’uomo, tratta la donna come pari dell’uomo. Un particolare spesso inosservato. Viene proposta una donna attiva, che ha desideri e volontà indipendenti e con pari dignità dell’uomo, in una società che invece era patriarcale, maschilista e con la donna sottomessa. Probabilmente questo è stato uno dei motivi che ha provocato tante opposizioni all’introduzione di questo testo nel canone sacro. La sulamita appariva troppo spregiudicata, tanto da essere vista quasi come una poco di buono per l’epoca.

Un’ultima riflessione prima di iniziare con il Prologo del Cantico. C’è un’altra storia della Bibbia dove ci sono un uomo e una donna non identificati. Noi li chiamiamo Adamo ed Eva, ma il testo di genesi li identifica come Ish e Isha. Anche in questo caso non sono nomi propri, ma hanno una forte valenza simbolica. Siamo sempre noi Ish e Isha.

Salomone e la sulamita sono Ish e Isha e sono Antonio e Luisa. Molti potrebbero pensare che l’amore narrato nel Cantico sia meraviglioso, ma non per loro. Sono pienamente d’accordo che per tanti, troppi sposi è così. Il matrimonio è spesso fatica, divisione, rottura e sofferenza.

Sentite questo commento ebraico alla genesi:

Quando Adamo peccò, la shekinah, la dimora di Dio, salì al primo cielo, allontanandosi dalla terra e dagli uomini. Quando peccò Caino, salì al secondo cielo. Con la generazione di Enoch, salì al terzo; con quella del diluvio, al quarto; con quella di Babele al quinto; con quella di Sodoma, al sesto; con la schiavitù di Egitto, al settimo, l’ultimo e il più lontano dagli uomini. Ma il giorno in cui il Cantico dei cantici fu donato ad Israele, la shekinah ritornò sulla terra.

Cosa significa questa bellissima riflessione?

Possiamo riportare Dio nella nostra casa o, meglio, possiamo tornare ad abitare la dimora di Dio, amando come Dio ci ha insegnato sapientemente nel Cantico in modo carnale e passionale, ma puro, senza sguardo di possesso e concupiscenza che rovina tutto e avvizzisce l’amore che stava germogliando tra gli sposi amanti. Il peccato rovina tutto, fa sì che l’essere nudi davanti al nostro amato o alla nostra amata diventi fastidioso e odioso perchè ci sentiamo vulnerabili e trasparenti, non possiamo nasconderci e il nostro egoismo è evidente a tutti. Abbiamo lasciato Ish e Isha rivestiti e coperti,dopo la caduta,  perchè sospettosi l’uno dell’altra. Ritroviamo Salomone e la sulamita che pian piano si svestono, assaporando la gioia e l’intimità attraverso la loro nudità, che non è più un pericolo e una vergogna, ma segno di una ritrovata armonia e verità.

Gesù ci ha redento, ha sconfitto il peccato e la morte con la sua morte e resurrezione e nel sacramento del matrimonio attraverso la Sua Grazia possiamo  liberarci delle catene del peccato e amare con lo stile di Gesù, che non tiene nulla per sé, ma si mette totalmente a nudo per noi donando tutto di Lui a noi che siamo la Chiesa e quindi la Sua sposa. Se riusciremo ad amarci come gli amanti del Cantico dei cantici, la nudità non sarà più motivo di disagio ma sarà via di donazione e relazione vera e piena. Dio potrà scendere nella nostra casa dalle altezze del cielo, dove era finito a causa del nostro peccato, e potremo finalmente vivere nella  pace e nell’amore di Dio.

Con il prossimo articolo, vi prometto, partiamo con il testo, e in particolare con il Prologo.

Antonio e Luisa

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