Una continua scelta tra ciò che è giusto e ciò che è bene.

Ho ricevuto e pubblico volentieri questa lettera. Una lettera che vuole essere una  risposta alla precedente testimonianza di una sposa abbandonata che ho pubblicato alcuni giorni fa (per leggerla cliccate qui)
Cara Sorella (si proprio Sorella perché capisco e vivo la tua stessa esperienza), ho 33 anni, sposata da 6 e separata da 9 mesi.
Capisco in profondità e in radicalità ciò che stai vivendo:  il giorno in cui l’uomo che hai sposato consapevolmente ti dice: “amo un’altra donna, me ne vado di casa” il mondo ti crolla addosso nel vero senso della parola. In tutta la mia vita non ho mai provato un dolore così grande e così lacerante come questo: tutti i miei sogni di famiglia felice, di “amore per sempre” distrutti e calpestati in una frazione di secondo, ma la cosa peggiore è che l’autore di tutto questo è stato l’uomo (e forse lo è ancora) che amo più della mia stessa vita. Per settimane ho pianto tutte le lacrime che avevo, sono arrivata al punto di piangere senza lacrime, sì le avevo finite.
Ma arriva un giorno che devi fare i conti con tutto questo dolore, in qualche modo lo devi “esorcizzare”, non ti può fagocitare, hai una vita meravigliosa da mandare avanti, e aspetta solo te per essere vissuta.
Io da subito ho avuto chiara la scelta di rimanere fedele al mio Sacramento, è stata così forte e così chiara che non ha mai (per ora) vacillato. Per me sono state importanti le parole sentite da un Santo Sacerdote: “Quando celebrate il vostro Sacramento siete sempre in 3: sposo, sposa e Cristo. E anche se entrambi gli sposi vanno in direzioni opposte, Lui resta, resta fedele PER SEMPRE”. Gesù avrebbe potuto scendere dalla Croce, ma non l’ha fatto, ha scelto di morire PER ME, per il mio Matrimonio, per la mia Salvezza, e quindi, chi sono io per scendere dalla mia croce?
Questo non vuol dire che io sono felice di stare sulla croce o che gioisco di questa sofferenza, ma se portata PER Cristo, CON Cristo e IN Cristo davvero la sua promessa del “giogo dolce e il peso leggero” si concretizza. Che cosa voglio dire: nell’ottica della mia resurrezione e della resurrezione del mio matrimonio io sono chiamata a restare su questa croce (STACCE! come dice Costanza Miriano), con i miei limiti, le mie cadute, le mie arrabbiature con Dio (si, cara sorella è “terapeutico” anche arrabbiarsi con Dio).
Il dolore con il tempo cambia colore. La sofferenza rimane, chiaro, ma assume contorni diversi, diventa parte di te, ma no ti sovrasta, non ti “guida”, diventa offerta per gli altri (per la malattia di qualche persona, per i sacerdoti in crisi, per le altre coppie in crisi, per chiunque si affida alla tua preghiera). Il tuo dolore rimane, non te lo toglie nessuno, ma vissuto nella prospettiva della resurrezione (si torniamo sempre lì) anche questa cosa così disumana diventa vivibile.
Ovvio i momenti di sconforto ci sono, sono molti e fanno male e anche dentro di me risuona quel desiderio di “sentirmi amata e rispettata da un uomo” ed è lì e rimane anche quando incontri qualcuno di “interessante”, qualcuno che ti fa dire “però dai, non male questo ragazzo”, ed è lì che inizia la battaglia, il vero discernimento tra ciò che è giusto e sacrosanto (sentirsi amata) e ciò che è bene (amare fino a dare la vita per il mio sposo, anche se lui non mi ama, anzi mi odia con tutto se stesso).
Oggi la strada della fedeltà non è una strada semplice, non è una strada “del mondo”: quante amiche che mi dicono: “ma si sei giovane, trovati un ragazzo che ti ami e che ti rispetti”, ma io in questo non mi ci sento, non mi ci vedo, mi sento di mancarmi di rispetto e se non mi amo e mi rispetto io, come posso pretenderlo dagli altri?
Non ho la ricetta per come rimanere fedeli, io so solo che ogni giorno all’Eucarestia chiedo di rinnovare la mia fedeltà al mio Sacramento, e, per ora, funziona.
Tutto quello che vivo è solo per Grazia di Dio. Io so che Gesù sta soffrendo con e più di me per questa situazione, ma Lui mi ci fa stare perché deve insegnarmi qualcosa, deve guidarmi verso quel progetto meraviglioso che Lui ha su di me e sulla mia vita.
Mio marito tornerà? Nessuno può rispondere a questa domanda. Forse non tornerà mai ma io sento forte che sono chiamata a pregare per lui e per la sua salvezza.
Io non sono una santa, non sono illuminata, sono solo una povera donna peccatrice che vuole fidarsi del suo Signore, di Colui che tutto può.
Grazie
G.M.
Annunci

La crisi una bussola per l’orientamento.

Pregando, apro così, inavvertitamente, l’Amoris Laetitia che tenevo tra le mani e, guarda caso mi trovo davanti il n. 234 che dice:

234. Per affrontare una crisi bisogna essere presenti. È difficile, perché a volte le persone si isolano per non mostrare quello che sentono, si fanno da parte in un silenzio meschino e ingannatore. In questi momenti occorre creare spazi per comunicare da cuore a cuore. Il problema è che diventa più difficile comunicare così in un momento di crisi se non si è mai imparato a farlo. È una vera arte che si impara in tempi di calma, per metterla in pratica nei tempi duri. Bisogna aiutare a scoprire le cause più nascoste nei cuori dei coniugi, e ad affrontarle come un parto che passerà e lascerà un nuovo tesoro. Ma le risposte alle consultazioni realizzate rilevano che in situazioni difficili o critiche la maggioranza non ricorre all’accompagnamento pastorale, perché non lo sente comprensivo, vicino, realistico, incarnato. Per questo, cerchiamo ora di accostarci alle crisi matrimoniali con uno sguardo che non ignori il loro carico di dolore e di angoscia

Incredibile, proprio questo che è il campo, o meglio, la missione che il Signore mi ha affidato?

Ho letto con attenzione e trovo una verità profonda in queste parole, le medesime da noi sempre sostenute sin dal momento in cui venimmo “utilizzati” da Dio Padre ad occuparci delle famiglie.

Una crisi (dal greco κρίσις, decisione) è un cambiamento traumatico o stressante per un individuo, oppure una situazione sociale instabile e pericolosa(diz.)

Questa parola può spaventare molto ed essere il motivo fondante per prendere “decisioni”sbagliate. Però, come vediamo, il significato di crisi è proprio decisione.

Cosa decidere quando in modo traumatico o stressante accade qualcosa che devasta ogni capacità ed ogni lucidità ?

Come e con chi prendere questa decisione?

Se ci addentriamo ad esempio nel TEMA CONIUGALE dovremmo addirittura essere felici dinanzi ad una “crisi” perché, ciò vuol dire che, in ordine a qualcosa che potrebbe andare meglio (senza addirittura saperlo) noi siamo chiamati a fare un salto di qualità assai migliorativo.

Eh già, ma se invece fosse peggiorativo?

Qui entra in gioco un altro aspetto importantissimo che accade in tutte le nostre vite e cioè il fatto che a noi manca sempre qualcosa.

La crisi normalmente presuppone una mancanza:

  • Mancanza di attenzioni.
  • Mancanza di dialogo.
  • Mancanza di lavoro.
  • Mancanza di parole buone.
  • Mancanza di gesti affettuosi.
  • Mancanza dell’unione coniugale.
  • Mancanza di tempo per l’altro.

MANCANZA DI AMORE

La mancanza generalmente non è mai riempita da una presenza ma piuttosto da un’altra mancanza perché nelle relazioni umane se tu non mi dai qualche cosa e addirittura non hai nessuna intenzione di darmela, io, deluso, ti ripagherò con la stessa moneta perché umanamente funziona così. Quando tra me e mio marito aleggiava la freddezza, più lui era scarso, cioè mancante di affettuosità nei miei confronti più io mi ergevo a paladina del mio orgoglio e mi distaccavo anche io, raffreddandomi a mia volta.

Certo se accanto ad un ghiacciolo ci fosse un calorifero allora si che la mancanza troverebbe la sua presenza: il ghiacciolo si scioglierebbe e si avvolgerebbe di tanto calore!

Noi abbiamo impiegato un po’ di anni per capire come colmare le mancanze e diventare una pienezza e, per fare questo è stata necessaria la CRISI, che ci ha condotto a prendere una DECISIONE. Una decisione nostra, non soltanto mia o sua.

Spesso la vera mancanza, quella che ciascuno dovrebbe sentire e fare di tutto per conquistare è la MANCANZA DI DIO. Sapete perché? Perché nel preciso momento in cui tale mancanza si avverte si riceve la presenza. GRATIS per giunta!

Dio, nostro Padre, non aspetta altro che questo e cioè che ogni suo figlio possa avvertire la nostalgia del suo Papà, il desiderio di “avere” ciò che gli manca perché per tanto tempo non lo ha mai cercato, davvero. La crisi nasce dentro. Nasce quando siamo in mezzo al bosco, in piena notte e non abbiamo alcuna bussola per ritrovare la strada. Molti addirittura non sanno trovare i punti cardinali neppure con la bussola in mano…..figuriamoci senza!

Certo, abbiamo detto che la crisi ci invita a fare una scelta ma…..quale scelta?

Se ti manca qualcosa e lo stai cercando nel tuo simile, caro fratello o sorella sappi una cosa: una creatura fatta di carne, come te, non sarà mai capace da sola di riempire le tue mancanze, e lo stesso vale per te. Io e te non ci basteremmo mai. Dunque, se pensi di risolvere la crisi scegliendo una persona piuttosto che un’altra, alle prime mancanze dovrai cominciare a fare il giro del mondo e diventerai il cercatore folle, forse più adatto a scrivere il tuo romanzo d’amore incompiuto.

E allora cosa fare davanti alla crisi?

Occorre scegliere, ma farlo bene!

Cerca prima Dio e Lui penserà a rendervi capaci di “colmarvi”!

Solo cosi risceglierai la persona TUTTA, a partire da quelle mancanze, perché la tua guarigione comincia dall’incontro col TU ma la tua salvezza dipende dal rapporto con LUI, l’unico che può darti tutto ciò che ti occorre per uscire dal tuo egoismo e dare alle mancanze dell’altro la giusta pienezza.

Chi ti credi di essere? O meglio: pensi di non avere bisogno anche tu di essere riempito dell’AMORE VERO, PIENO E GIUSTO?

Se stai vivendo una crisi non andartene in giro ad infilarti nei matrimoni altrui ma lascia che qualcuno possa aiutarti a creare spazi e sostenere te e chi ti sta accanto a comunicare «da cuore a cuore» in ogni tuo dolore e in ogni vostra angoscia.

Cristina Epicoco Righi

Caro Papà

Questa lettera l’ho trovata nel sito di Mimmo Armiento.
Vi consiglio di visitarlo. Ingannevole come l’amore è un progetto meraviglioso.
www.ingannevolecomelamore.it
Caro papà,
non è facile per me trovare le parole giuste per cominciare a scrivere una lettera come questa.
Mi lascio portare da quello che suscita dentro di me la parola “papà”. Una parola che mi dice sicurezza, protezione, generosità, impegno quotidiano, spirito di sacrificio per la famiglia. E questo tu me lo hai insegnato e soprattutto me lo hai trasmesso con il tuo esempio e con la tua vita. Di tutto ciò – e mentre scrivo questo piango come un bimbo – non posso che ringraziarti…

Certo, guardando il passato ammetto che avrei desiderato che ci fossimo donati più tempo l’uno per l’altro, solo per noi, tra uomo e uomo, ad esempio nel gioco, nel fare una camminata in montagna o anche nel dire una semplice preghiera insieme.
Avrei desiderato che ci fosse stata più confidenza tra noi. Avrei desiderato che non ci fossero state a volte quelle sfuriate in famiglia, con me, con mamma, che mi hanno creato in qualche modo delle ferite, che mi hanno per così dire bloccato nel rapporto con te. Ma sono consapevole, caro papà, che non si nasce genitori, lo si impara, lo si diventa pian piano.
Come io, d’altronde, pian piano sto cercando di imparare ad essere un figlio: figlio tuo, ma anche figlio infinitamente amato da Dio. Per questo ti chiedo scusa per tutte le volte in cui non sono stato capace di essere figlio.

E adesso, caro papà, appunto come figlio e come uomo desidero parlare di quello che è avvenuto l’ultimo giorno che sono stato a casa. Quello che è avvenuto, papà, mi fa male, mi fa un grande male. E’ stato per me rivivere quello che ho scoperto qualche tempo fa. Ricordi? Di fronte a quella relazione extra-coniugale che ti avevo messo di fronte. Tu alla fine mi avevi risposto: “Anche se fosse, non sono cavoli tuoi”. No, papà, i “cavoli” sono anche i miei, perché il furto non lo stai facendo solo a mamma ma lo stai facendo anche a me, a tutti noi…
In questo momento per me è come se quel “castello” di fiducia che pian piano avevo cercato di ricostruire in questi anni mi sia in qualche modo crollato addosso…

Detto questo, caro papà, mi piacerebbe ricominciare con te. Mi piacerebbe che, come tu vorresti sentirti orgoglioso di me presentandomi ai tuoi amici, anche io possa sentirmi orgoglioso di te presentandoti come mio padre. Però per far questo bisogna togliere il male dalla nostra vita. Ed io allora ti chiedo: “accetti di chiudere questa relazione?”. Per me significa la possibilità di avere un padre di cui essere orgoglioso. Quello che mi blocca nei tuoi confronti è questo. Tutto il resto si può resettare.

Proprio in questi giorni, caro papà, mi è capitata tra le mani una frase con la quale desidero anche concludere questa lettera:
“La cosa più importante che un uomo possa fare per i propri figli è amare la loro madre”.

Un abbraccio e con affetto,
Tuo figlio.

Con Gesù tutto è possibile

Oggi condivido con voi la testimonianza di Rosella, che racconta tutto il dolore del tradimento e la forza della fede. Una testimonianza luminosa.

A un’amante

Mai, come dopo aver saputo il tuo nome, mi sono resa conto di quante persone, bambine, donne, lo portassero. Ogni volta che sentivo pronunciare il tuo nome mi venivano i brividi. Ancor di più, era come se un coltello si rigirasse nella mia carne.

Scoprii che molte persone che mi circondavano e che mi capitava di incontrare portavano quel nome: la mia vicina di casa, la nipotina di un’altra vicina, colleghe d’ufficio. Il top lo raggiunsi quando il suo nome, in una coppia con cui avemmo dei colloqui, scoprii essere lo stesso tuo.

Non potei fare a meno di andare con la mente, senza volermi in niente paragonare alla grandezza e santità di S. Pietro, ai due episodi del Vangelo di Giovanni: Il primo quello in cui Gesù disse a Pietro:” prima che il gallo canti mi avrai rinnegato tre volte..” e l’altro la domanda posta da Gesù a Pietro sempre tre volte:” Mi ami tu più di costoro?” . Come Gesù aveva voluto guarire il dolore di Pietro per il suo rinnegamento così Gesù, voleva riconciliarmi con un nome che non aveva niente a che fare con la persona che lo portava.  Lui sa sempre come guarire le ferite.

Perché questo nome, o tu che lo portavi, doveva  suscitare in me  brividi? Perché tu eri “l’altra”. Forse l’altra me.

Onestamente posso dire di non averlo capito, di non saperlo. Forse avrei dovuto giacché nell’ufficio, dove tutti e tre lavoravamo, era di dominio pubblico. Chissà forse reso di dominio pubblico proprio da te nella perfida speranza che lo venissi a sapere, come poi è stato.

Non capii, anche se mi urtai, neanche quando in occasione di un’elezione interna all’ufficio, vi vidi seduti allo stesso tavolo e percepii tra voi un’intimità “anomala”, il tuo ginocchio sotto la scrivania che si strusciava al suo o, quando ci capitava di incontrarci in ufficio, evitavi il mio sguardo e il saluto…

Non permisi al pensiero, che potesse esserci qualcosa di più tra voi, di farsi strada nella mia mente e nel mio cuore. Non mio marito, non io. Non Noi.

Poi arrivò quella mattina terribile in cui lui mi disse che mi voleva bene, tanto ma che non mi amava più. Sono quasi morta quel giorno, ma lui, “buono”, è rimasto. Mi diceva che non c’era nessun’altra e che comunque il problema non sarebbe stato quello.

Ma tu c’eri già e stavi tessendo la tua tela. Se il problema non era quello, “quello” diveniva il problema più grande.

Io credevo, (e credevo che anche per lui fosse stato lo stesso vista la sua passata esperienza e visto tutte le cose che mi aveva raccontato), che noi avessimo costruito sulla roccia un rapporto saldo, ci ho creduto davvero. Eppure, a poco a poco, tra di noi non c’era più il dialogo di una volta, le giornate trascorrevano nella routine più totale tra lavoro e impegni vari, schiacciati dai tanti problemi di famiglia, dei figli, gestione della casa, il lavoro, forse perché avevamo dato per scontato il nostro amore. Le nostre lunghe chiacchierate erano un lontano ricordo. La cosa che ci riuniva e ci dava una sferzata di energia era il programmare i viaggi con il camper che lui aveva così fortemente voluto e che io avevo imparato ad amare.

Sai, avevo cercato di farmi comprendere da mio marito, provato a chiedergli aiuto per capire con lui quali erano le difficoltà che percepivo. Ma lui, irritato, mi rispondeva che ero un’ingrata e insoddisfatta perché avevo tutto e anche di più. Ed io mi sentivo in colpa per essere “ingrata” e “insoddisfatta”. E i muri del silenzio e dell’incomprensione si alzavano separando il dialogo da noi. Per poi scoprire che, sì, avevamo anche di più: un’altra donna tra di noi. Tu.

Una donna che ascoltava le sue lamentele, che non creava problemi, che consolava, che amava, che si faceva consolare a sua volta. Quella con cui trascorrere ore “serene” senza problemi ………. Quella che, pur essendo moglie e madre, anziché dirgli che per una donna è facile e rientra nella normalità essere presa dalle incombenze dei figli, della casa, della vita quotidiana e non per questo un marito diveniva meno importante, ha invece approfittato della nostra crisi per affondare ancora di più la mia figura, il mio ruolo.

Mi ha ferito a morte e lui, che aveva promesso di difendermi, non ha fatto nulla anzi, quasi coscientemente ti ha procurato “l’arma”: la conoscenza di me (a suo modo).

Non ti sei fatta nessuno scrupolo, tu donna, moglie e madre.

Cosa ti passava per la testa, cosa ti passa per la testa oggi, quando hai voluto dare, un piccolo aiutino perché le cose precipitassero secondo i tuoi disegni? Che cosa provavi? Hai mai provato sensi di colpa?

Telefonate di notte, chiaramente silenziose. Telefonate non appena lui usciva da casa, sempre silenziose. Passeggiare sotto la nostra casa con tua figlia per “mimetizzare” la tua presenza. Venire a controllare se la sua auto era sotto casa senza preoccuparti se io ti potessi vedere.

Certo anche lui avrà raccontato cose terribili su di me! Me lo chiedo sempre: “Cosa ti ha raccontato di me, della nostra vita, della nostra famiglia, insomma del nostro quotidiano?” Mi piacerebbe saperlo. Sapere veramente quanto mi conoscevi  e quanto conoscevi della nostra vita? Avrai visto le foto della nostra vita? Ti siamo sembrati una famiglia infelice? Non credo che tu lo possa dire.

Abbiamo continuato a vivere lui era diventato un’altra persona. Cattiva, irritabile, si spazientiva anche con i bimbi che adorava. Per non dire con me. Ma tu sapevi, a te raccontava il suo “inferno”, ma non ti raccontava il nostro.

Quando poi ho saputo della vostra “pubblica” relazione, ho capito il perché era così distante, perché quando tornava a casa, era sempre stanco e irritato, perché trovava da ridire su tutto ciò che fino a poco prima era perfetto per lui, perché non volesse più che andassimo insieme al lavoro e neanche tornare insieme: lo accompagnavi tu, anzi gli facevi guidare la tua macchina. Io volevo stargli vicino, ma non me lo permetteva: aveva te vicino.

Ed io non sapevo. Non sapevo chi era il mio più grande nemico, quello vero.

E’ stata una “guerra” molto disonesta da parte di lui e tu da “parassita” ne hai tratto vantaggio.

Volevate che perdessi.

Tu, continuavi a tessere la tela: predisponevi la tua separazione e incitavi, più o meno velatamente, lui a fare altrettanto anche con bigliettini del tipo “Per me sei stato come una bottiglia di champagne…” o “ sperando in un tuo repentino risveglio….”. Che io trovavo.

Certo trovavo perché cercavo, ma ogni donna e anche ogni uomo farebbero lo stesso e lo sai, anche tu lo avresti fatto. Chissà se lo fai ora? Per sicurezza “s’intende”.

Quando facevi questo, pensavi all’effetto devastante e travolgente che avresti procurato sulla vita di varie persone: la mia, quella di mio marito, quella dei miei figli, quella dei nostri genitori e familiari e dei nostri amici (quelli veri gli altri te li ho regalati volentieri)?

Ancora oggi per me è strano pensare che quell’uomo che ho amato così tanto, e che amo ancora oggi così tanto, ebbene si, e che conoscevo così intimamente aveva un’altra donna senza che io sapessi nulla.

Quell’anno a capodanno andammo a sciare con degli amici, e tu ti risentisti. Così tanto che avesti l’ardire di chiamare a casa chiedendo di lui e chiedendo anzi, ordinando, di farti richiamare. Ancora non sapevo.

Una collega in seguito ci offrì di trascorrere una settimana in un posto meraviglioso, che a mio marito piaceva moltissimo, e tu ti sei sentita in dovere di dire in giro che “le cose tra noi erano rotte e pertanto non si sarebbero riaggiustate”. Quanto eri certa di questo? Quanto avevi timore del contrario visto che avevi già avviato il processo della tua separazione?

Sapevi cosa aveva bisogno di sentirsi dire una donna perché il suo matrimonio arrivasse al capolinea, ancor più sapevi cosa aveva bisogno di sentirsi dire mio marito perché scendesse dal “tram” del nostro matrimonio per salire su quello di una relazione “illegale”, adultera.  Ed è quello che hai fatto colpo dopo colpo, senza ripensamenti, senza rimorsi.

Sono quasi impazzita dal dolore, tu lo sai bene. Ma hai saputo anche qui dirgli le cose giuste e fargli vedere che con il mio comportamento lo stavo “incatenando”.   Le cicatrici che sono rimaste nel mio cuore e in quello dei miei figli e delle persone a noi vicine, rimarranno per sempre.

Uscita dal pozzo di dolore in cui mi avevate gettato, ho cominciato anche io a cercare di ricostruire. Lui era disponibile a intraprendere un percorso di riavvicinamento, ma tu gli stavi con il fiato sul collo, non lo mollavi continuavi a dirgli cose che non lo distraessero da te e dal tuo fine ultimo. (Questo tuo comportamento come lo definiresti?  Incastrarlo?)

Infatti, veniva, qualche volta sincero, qualche volta si capiva chiaramente che ti aveva appena vista.

Abbiamo trascorso anche vacanze insieme ma, si capiva, quando tu eri assente-presente: lui diventava di nuovo cattivo e scostante; quando eri lontana per un periodo più lungo, tornava a essere la persona che avevo conosciuto. In quei periodi voleva sinceramente che le cose andassero bene con la moglie e i figli.

Ma per queste cose ci vuole tempo e pazienza, tu non gli hai dato ne l’uno ne l’altro.

In questi periodi  tu avresti potuto scegliere: lasciarlo andare avanti perché il suo matrimonio riuscisse o togliergli tutto, si perché questo tu hai fatto, . Hai scelto la seconda opzione. D’altronde non potevi fare altrimenti, fredda e calcolatrice, tu ti eri separata anzi, avevi anche divorziato.

A volte penso a quanto tutto questo sia stato un suo tentativo di trovare in te quello che aveva perso in me, (data, allora, anche la nostra somiglianza fisica, almeno da lontano); quando c’eravamo conosciuti io, ero magra, mora, capelli semicorti, calze nere sexy, trucco accurato, smalto… Nel tempo certo avevo perso qualcosa nella linea, nella cura dell’aspetto della persona perché protesa a dare tutto per i figli, i nostri figli. Avrebbe dovuto amarmi  totalmente anche in questa versione, perché è proprio in questa versione che si entra nella realtà del matrimonio, quando è finita la freschezza della passione. La passione. Anche qui ce ne sarebbe da dire. L’ha fatto, mi ha amato ma ha preferito amare più se stesso e cercare quella ragazza che non ero più io in quel momento, in un’altra persona.
Tutto quello che tu hai dovuto fare, è stato ascoltarlo, dargli quello che diceva di non avere, e poi era tuo.

Ti capisco, anche con me ha usato le stesse dinamiche e mi sono innamorata di lui. Di un amore che non è finito con le difficoltà e con i tradimenti.

Non contenta hai cercato, e ancora stai cercando, di dividere ciò che resta di importante e prezioso della nostra famiglia: i nostri figli. Tre. Si tre.

Ti permetti, e ti è permesso da mio marito e padre dei miei figli, di parlare male di me a loro. Di quello che io ho fatto a te. Io, donna tradita, umiliata, ferita, ho fatto a te.

Ci sarebbe da ridere se non fosse completa mancanza di senso del pudore da parte tua.

Potrei aver sbagliato in alcune reazioni, ma le mie sono state tutte alla luce del sole, tu , come i figli delle tenebre, hai, e stai, manovrando nelle tenebre.

Tu non sei la vittima. Mi spiace per te se volevi anche questa parte in questa tragedia.

Hai avuto l’ardire di dire che mio marito e il padre dei miei figli, è il grande amore della tua vita. Ti ripeto la risposta che ti è stata data: “Peccato che era anche il grande amore della vita di …..….”, ed io aggiungo, il grande amore dei suoi figli a cui hai tolto la parte migliore del loro papà.

Oggi hai tolto anche la parte migliore di un nonno, ai suoi nipotini.

Non m’interessa incolpare qualcuno e non penso di essere capace di odiare. Non è importante di chi sia stata la colpa.

Voglio dirti una cosa però, io ancora oggi amo mio marito, il mio sposo e non lo  amo perché è un mio “possesso”, o perché mi sono incaponita, non è più, e da tempo, l’età per queste schermaglie. Io ho imparato ad amare essendo amata da Colui che è l’Amore e che ha avuto per me un amore e una misericordia che ancora oggi si manifestano nella mia fragilità.

Avendo io provato questo Amore non posso che riamare allo stesso modo: senza confine, pregiudizi o giudizi. Usando la stessa misericordia che mi è stata e mi è usata, per la persona che amo. Lo amo in Cristo.

E’ difficile, infatti, senza il Suo aiuto e il suo amore non avrei potuto. E’ facile perché con il suo aiuto gli anni passavano sembrandomi giorni, perché con Lui tutto è possibile.

Rosella.

La mia conversione a Medjugorje

Oggi condivido una testimonianza non nostra ma di Antonino Cuomo che non abbiamo il piacere di conoscere personalmete ma che ci ha molto colpito oltre che per questa meravigliosa testimonianza, anche per l’amore che traspare dai suoi post:

Cercherò di non essere troppo lungo,perchè le cose che mi son successe prima,durante e dopo Medjugorje sono state davvero tantissime;Segno che Dio esiste e ci ama immensamente. Fino a Ottobre 2007 ero una persona completamente diversa da quella che sono ora.E molti che mi conoscono ne sono testimoni.Inizia tutto così senza motivo,poco alla volta e poi ti ritrovi ad essere un grande peccatore anche se per il mondo sei una persona normale che si gode la vita.Non andavo mai a Messa,mai confessato,mai pregato,ero una persona molto razionale nelle cose e detestavo i sacerdoti,il Papa. e tutti i fedeli che seguivano la Chiesa.Sono sposato dal 99 e sia prima che dopo avevo sempre tradito mia moglie.La donna per me era come un oggetto di trasgressione da usare a mio piacimento.Fatto sta che anche il giorno del mio matrimonio avevo tra gli invitati una delle mie amanti,si perchè non mi fermavo certo ad una.Frequentavo le discoteche,all’inizio mi divertivo sballandomi con gli spinelli,poi ci andavo per conquistare le ragazze e non facevo distinzioni se erano sposate o fidanzate,l’importante era possederle.Poi pian piano mi scocciavo anche di perdere il tempo in questo modo e per facilitare la cosa iniziai anche a frequentare ogni tanto locali per scambisti,logicamente all’insaputa di mia moglie,ero un marito padrone.Tante sere dopo il lavoro invece di andare a casa andavo a casa di amiche per soddisfare i miei desideri perversi.Avevo un bel giro di amicizie,se così si possono chiamare, ed ero uno che consigliava aborti e vita mondana.Bestemmiavo praticamente ogni giorno,soprattutto la Vergine Santissima,per lei avevo le parole più schifose.Col tempo poi perdi il controllo dei sensi e diventi Dio di te stesso fino al punto di lasciare mia moglie e separarmi da lei per andar a vivere con un’altra donna.Ormai la mia famiglia era demolita,i miei bimbi vivevano con la mamma ed io di rado andavo a casa perchè pensavo di tenere la coscienza pulita vivendo da papà part time.Mia moglie ,non era una che andava in Chiesa e dopo che io l’avevo ferita non aveva più nessuna speranza di rivedere la famiglia unita.Poi quando tutto sembrava finito lei venne a sapere che esisteva un posto dove appariva la Madonna questo posto è Medjugorje.Così nel giro di 1 mese partì da sola per questo pellegrinaggio.Nessuno nella nostra famiglia aveva mai sentito parlare di quel posto.Al suo ritorno però qualcosa era successo,qualcosa era cambiato in lei.Doveva partire per Napoli con i bimbi e invece decise di rimanere a casa nostra a Reggio Emilia.Nonostante tutti,compresi i miei genitori la sconsigliavano.Aveva deciso di vivere completametne nel cuore Imacolato di Maria e mettere in pratica le 5 pietre che la Madonna ci consiglia di fare.Andava a Messa tutti i giorni e offriva l’Eucarestia per me.Pregava il Rosario completo ogni giorno,anzi a volte capitava che ne pregava anche 10.Digiunava a pane e acqua mercoledì e venerdì.Ogni settimana si confessava.E iniziò a leggere la Bibbia,anzi a viverla.Tutto a mia insaputa.L’effetto però era devastante sulla mia anima perversa.Senza motivo e senza capire il perchè mi capitava spesso di piangere fiumi di lacrime in quel periodo dopo il suo ritorno da Medjugorje.Iniziai ad avere pensieri di suicidio e caddì in una specie di depressione.Ero molto arrabbiato perchè dopo aver raggiunto il mio traguardo di uomo “libero”non riuscivo a capire quegli stati d’animo e spesso quando di rado andavo a casa dai bimbi e incrociavo mia moglie,la insultavo crudelmente e la sputavo in faccia.Ma lei ,che fino a quel momento rispondeva alle mie provocazioni con “occhio per occhio dente per dente”,cambiò atteggiamento rispondendomi con il silenzio,la pazienza e la comprensione che di fronte non averva il marito,ma il diavolo.No sò il perchè ma iniziai a provare paura quando incrociavo gl’occhi di mia moglie,in lei si avvertiva una pace e un amore che non avevo mai trovato in nessun luogo,in nessuna donna,nemmeno in mia moglie stessa.Ricordo benissimo un gesto che mi fece provare tenerezza nei suoi confronti:una mattina andando a casa per prendere delle cose,lei mi accolse dicendomi se avevo fatto colazione,se volveo un caffè e se avevo bisogno di una camicia stirata.Avevo compreso che tutto quello che faceva lo faceva nella consapevolezza di non ricevere niente in cambio,se no bestemmie e insulti da parte mia,avevo capito che non stava amando più il marito,ma la persona bisognosa di luce che aveva difronte.Non sò spiegarmi bene,ma nell’aria si avvertiva una forza soprannaturale che a tratti mi faceva stare bene e che poi mi infastidiva fino al punto di bestemmiare la Madonna come un diavolo inferocito.La notte avevo incubi,sognavo il demonio ai piedi del mio letto che mi guardava e mi svegliavo in una pozza d’acqua provocata dal mio sudore ,impaurito e scioccato.Anche se una notte (sogno che poi ha avuto importanza poi dopo qualche mese) sognai un bambino di nome Raffaele che mi accompagnò in una grande Chiesa dove incontrai solo una decina di frati vestiti di bianco giù ad una cappellina che pregavano in cerchio il Rosario.Poi uscito dal quel posto mi ritrovai di fianco ad un posto pieno di lumini rossi accesi e lì davanti a me un’aiuola dove delle signore in ginocchio piangevano.Alzati poi gl’occhi mi ritrovai in mezzo a 2 colline sassose e un vecchietto che mi disse: “non avere paura,aiuta quelle persone in difficoltà,abbi solo fede e i macigni che ci crollano addosso si fermeranno.Il sogno finì poi con mia figlia che uscì dalla Chiesa dicendomi :papà basta,torniamo a casa”.Nel frattempo un pensiero avevo fisso nella mia mente: “io chi sono?”..Vivendo quei giorni in queste condizioni decisi che se quel posto aveva aiutato mia moglie a vivere la separazione più serena,allora poteva aiutare anche me a vivere meglio la mia esistenza.Ero incosapevole che stavo rispondendo alla chiamata della Gospa.Così decisi di andare a Medjugorje e venuti i giorni della partenza andai lì con mia moglie.Non sò il perchè ma avevo paura di andare da solo e decisi di andare con lei.Il primo giorno fu tremendo,appena mesi piede in chiesa durante il Rosario mi venne di bestemmiare e lo feci.Volevo scappare via da quel posto,sentivo dentro di me tantissima cattiveria.Mia moglie mi suggerì di andarmi a confessarmi,ma appena vidi la fila che dovevo fare insultai anche tutti i pellegrini.Mi sedetti su di una panchina,nel mio cuore era in atto una vera battaglia e dopo aver fumato un paio di sigarette decisi di andare in confessionale.Queste le mie parole:Ok Madonna,vuoi che mi confessi,vuoi che preghi,ok lo faccio,vediamo così se esisti davvero.Andai in confessionale e con mio stupore non c’era più la fila,entrai spavaldo in quella stanzetta e battendo i pugni sulla sedia dissi al sacerdote che avevo commesso tutti i peccati,tranne quello di uccidere.Dopo un breve colloquio,mi benedisse e usci dal quel posto.In effetti qualcosa già stava cambiando,non avvertivo più dentro di me la cattiveria,ma non stavo ancora bene.Facemmo il giro della Chiesa e riconobbi i luoghi del mio sogno fatto 2/3 mesi prima.Volevo piangere ma un vero uomo non piange mai,così nascondevo le lacrime.Poi andammo da padre Jozo e lì un’altra mazzata.Durante la Messa ci fece fare la consacrazione alla Madonna….(ogni volta che arrivo in questo punto mi viene sempre da piangere,ancora oggi)fatto sta che piansi e versai fiumi di lacrime con la faccia per terra.Pregai il mio primo Rosario salendo il Podbro..altre lacrime.Ci fu poi il 2 ottobre l’apparizione e in quel momento davvero affidai alla Madonna la mia vita e chiesi perdono per averla offesa.Capii che dovevo confessarmi per bene e lo feci.Il confessore mi diede come penitenza di pregare 10 Rosari,accettai ma nessuno credeva a quella penitenza.Pensavo di non aver mai ucciso nessuno,forse però era il peccato più grande che vivevo.Perchè uccidevo il prossimo con la mia condotta.L’ultimo giorno prima di partire durante la Messa nel momento dello scambio della pace una mano mi afferrò la maglia da dietro,era una bambina che fino a quell’istante non c’era e mi disse tendendomi le braccia :PEACE.Mi sconvolse,somigliava molto a mia figlia,l’abbracciai e seguendola con lo sguardo vidi che se ne andò soddisfatta dal papà che l’aspettava sotto la statua della Madonna.E senza nemmeno aspettare la fine della Messa se ne andarono via sorridenti.Quella bambina che fino a quel moneto non c’era venne solo da me e se ne andò.Da quel giorno la mia vita è cambiata,la mia famiglia è rinata a nuova vita.Dopo quell’esperienza ho capito che Dio esiste veramente e tutti quei castelli che mi ero costruito non erano altro che frutto dell’azione del maligno che mira a distruggere le famiglie e la nostra esistenza.Mi permetto di dare un consiglio a tutti quelli che si trovano nelle condizioni che mi trovavo io .

Non abbiate paura di aprire il cuore alla Madonna,Lei vi aiuterà,voi però mettetevi nelle condizioni di essere aiutati e fate tutto quello che nei messaggi Maria ci suggerisce. La famiglia è un dono preziosissimo,vigilate su di essa mariti e mogli ,perché come dice S.Pietro : “il diavolo come leone ruggente và in giro cercando chi divorare”.

Ecco Medjugorje è stata  la mia via per Damasco,sono caduto ma Gesù mi ha rialzato e mi ha aperto gl’occhi.

Un grazie ancora ad Antonino e una lode a Dio e alla Gospa.

Antonio e Luisa