Cosa siamo disposti a sacrificare (rendere sacro)?

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Quanto ci costa la nostra fede? Cosa e quanto siamo disposti a sacrificare per Dio? Sacrificare nel vera accezione del termine. Cosa siamo disposti a rendere sacro? E’ vero, ci sono cristiani che arrivano a dare la vita in tante parti del mondo, ma non noi in occidente (almeno per ora). Ci sono musulmani che accettano tanti precetti e divieti. Che non mangiano determinati cibi, che non bevono alcolici, che digiunano durante il mese di Ramadan. Noi non siamo spesso capaci neanche di rispettare il digiuno quaresimale. Luisa racconta come sia rimasta edificata da una sua alunna marocchina che in estate, durante l’esame di terza media, non ha bevuto e mangiato e non si è mai lamentata di nulla. Noi non ne siamo più capaci. Neanche di queste piccole rinunce. Ci siamo rammolliti. Certo c’è sempre il rischio che una religiosità fatta di regole e precetti si trasformi in qualcosa di solo esteriore, qualcosa da fare per sentirsi a posto senza cambiare il cuore. Resta la domanda che ho fatto all’inizio: noi che fatica siamo disposti a fare per Dio? Siamo capaci di “pagare” qualcosa o vogliamo una fede a costo zero? Una fede a costo zero probabilmente vale ciò che costa, cioè nulla. Anche la nostra fede in realtà, se ci pensiamo bene, ci “impone” delle rinunce. Non le ricordiamo perchè non le vogliamo ricordare, ma ci sono. Me ne vengono in mente due in particolare. Due rinunce che toccano due ambiti molto simili. Una, l’ho già accennata, è il il digiuno quaresimale. L’altra riguarda il sesso. La castità! Aiuto che parola fuori moda! Castità prima del matrimonio (astinenza) e castità dopo il matrimonio (vivere l’amplesso nella verità dell’amore). Vivere cioè una sessualità che sia espressione di amore autentico e non di una semplice pulsione da soddisfare, che magari imbellettiamo di amore. Due rinunce, il cibo e il sesso, che non sono fini a se stesse. Attraverso queste richieste Dio Padre e Madre Chiesa vogliono educare i suoi figli, ognuno di noi. Educarci per farci persone consapevoli, pienamente umane e capaci di essere re e regine della nostra vita e delle nostre pulsioni. Come possiamo donarci se non ci possediamo? Come possiamo donare la nostra sessualità e il nostro corpo, se noi stessi non li governiamo ma li subiamo? Dio non ci chiede di rinunciare a qualcosa per Lui, ma di sacrificare qualcosa, cioè di renderla sua. La nostra sessualità sacrificata diventa qualcosa di davvero meraviglioso, perchè vissuta alla luce dell’amore pieno e vero. Così la castità non sarà qualcosa di castrante ma diventerà educante. Facendo fatica possiamo davvero imparare a mettere al centro l’altro/a e il suo bene e non il nostro ego e le nostre voglie. Allora l’astinenza dai rapporti prima del matrimonio diventerà canale per esprimere tutto il nostro desiderio e l’attrazione verso l’altro/a in gesti di tenerezza disinteressati e gratuiti, che diventeranno poi importantissimi durante il matrimonio. L’uomo (riguarda più l’uomo questo pericolo) che non si abitua ad esercitare la tenerezza fuori dal contesto sessuale poi nel matrimonio farà altrettanto, facendo presto sentire la sua sposa usata. Il deserto sessuale fa presto ad arrivare (come accade per tante coppie sposate). La castità prematrimoniale è la vera prova d’amore. Tanti giovani chiedono la prova d’amore: se mi ami davvero dimostramelo, facciamo l’amore. La mia sposa mi ha chiesto un’altra prova d’amore: se mi ami davvero dimostramelo, aspettiamo il matrimonio. Vi assicuro che mi è costato tantissimo, ma non me ne sono mai pentito. Chi pratica la castità è disposto a rinunciare al suo desiderio fortissimo di unirsi sessualmente all’altro/a per qualcosa di più grande. Sta dicendo all’altro io ti voglio tutto/a, non voglio solo il tuo corpo. O tutto o niente. L’amore è così. Almeno quello vero. Quando saremo uno nel cuore, quando ti avrò dato tutta la mia vita nel per sempre del matrimonio allora vorrò anche il tuo corpo perchè solo allora sarò degno di un dono tanto prezioso. Solo allora entrerò nel mio giardino come un re, come una regina e non come un ladro che prende qualcosa che non gli appartiene. Dio non ci chiede una fatica sterile, se lui chiede per sè qualche cosa di nostro è per restituircela ancora più grande e più bella. Così è la castità. Prende la nostra sessualità e la rende un modo per sentirci persone piene, per sentirci completamente amati e per fare esperienza di paradiso. Molti fanno sesso, pochi fanno l’amore, gli sposi cristiani riattualizzano un sacramento. Non è la stessa cosa. Fidatevi.

Antonio e Luisa

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Gli sposi fedeli evangelizzano un mondo assetato di amore e fedeltà.

La famiglia attraversa una crisi culturale profonda, come tutte le comunità e i legami sociali. Nel caso della famiglia, la fragilità dei legami diventa particolarmente grave perché si tratta della cellula fondamentale della società, del luogo dove si impara a convivere nella differenza e ad appartenere ad altri e dove i genitori trasmettono la fede ai figli. Il matrimonio tende ad essere visto come una mera forma di gratificazione affettiva che può costituirsi in qualsiasi modo e modificarsi secondo la sensibilità di ognuno. Ma il contributo indispensabile del matrimonio alla società supera il livello dell’emotività e delle necessità contingenti della coppia. Come insegnano i Vescovi francesi, non nasce «dal sentimento amoroso, effimero per definizione, ma dalla profondità dell’impegno assunto dagli sposi che accettano di entrare in una comunione di vita totale (Esortazione Apostolica EVANGELII GAUDIUM di Papa Francesco)

Cosa significa questo punto affrontato dal Santo Padre nella sua esortazione apostolica dedicata alla gioia del Vangelo, alla nuova evangelizzazione, nuova nei modi e nella prospettiva? Come trasmettere la fede oggi? Papa Francesco dedica una riflessione anche al matrimonio. Esattamente al punto 66. Il Papa ci sta dicendo che il matrimonio è una testimonianza meravigliosa. Non solo quando le cosa vanno bene. In questo caso la coppia di sposi cristiani, paradossalmente, non si differenzia molto da chi non è sposato sacramentalmente. Soprattutto quando le cose diventano difficili. E’ lì che la coppia di sposi in Cristo può dare una testimonianza meravigliosa. Può mostrare la grandezza e la profezia della fedeltà, può rendere nuovamente attuale la fedeltà di Cristo, può rendere concreto il sacrificio della croce, che è stato il massimo dono d’amore di Gesù per ognuno di noi. La croce è fuori moda. La croce è scandalosa. Il mondo di oggi la respinge. La croce ci ricorda che amare significa anche, a volte, abbracciarla. La croce appesa al muro ci mette con le spalle a quel muro. Ci ricorda un Dio che ne ha fatto il suo trono d’amore. Ci ricorda che l’amore è fatica, che l’amore è una scelta, che l’amore ci chiede tutto. Ci chiede di morire a noi stessi. Ci chiede di perdonare tutto. La croce è segno dell’amore di Gesù. Ho letto da qualche parte che l’amore non ha la forma del cuore, ma della croce. Il cuore segno del sentimento e la croce segno della volontà. Gesù non sarebbe mai salito su quella croce per sentimento. Lo ha fatto per volontà. Per fare la volontà del Padre e per salvare tutti noi. Allora non è amore il suo? Oppure è l’Amore? Cosa ci insegna la croce? Ho pensato di mettere a confronto l’idea del mondo con l’idea di Dio sull’amore e sul matrimonio. Due concetti molto distanti tra loro.

Il mondo dice che l’amore è solo passione e sentimento. Dio dice che passione e sentimento sono cosa buona, ma l’amore diventa pieno e autentico quando riesce ad andare oltre ed è capace di sacrificio.

Il mondo dice che il sesso è sempre positivo se desiderato da entrambi. Dio dice che il sesso è benedetto quando è espressione di un’unione sponsale. Una sola carne segno di un cuore solo.

Il mondo dice che basta l’amore e non serve sposarsi. Dio ti dice che solo nel matrimonio troverai la forza per amare sempre.

Il mondo dice che il peccato non esiste. Dio ti dice che se vivi nel peccato sei già morto anche nel matrimonio.

Il mondo ti dice che lui/lei deve meritarsi il tuo amore. Dio ti dice che è davvero amore solo quando è gratuito ed immeritato.

Il mondo ti dice che la legge di Dio ti rende schiavo e ti impedisce di essere felice. Dio ti dice che solo accogliendo la Sua legge potrai essere libero anche d’amare.

Il mondo ti dice che sarai felice se farai di te il centro. Dio ti chiede di fare dell’altro il centro del tuo amore e solo se ti spenderai per gli altri potrai trovare anche il centro della tua gioia.

Il mondo dice che l’amore per sempre non esiste. Dio vi dice: “Cari sposi: mostrate al mondo che si sbaglia. Mostrate che amarsi per sempre è possibile ed è anche un’esperienza meravigliosa”

Questa è la gioia del Vangelo. Testimoniare questo senza moralismo, con la nostra vita, diventa l’evangelizzazione più potente che ci possa essere perchè ogni persona desidera amare ed essere amata così, anche se non ci crede, anche se non lo sa, anche se è ormai disillusa e si accontenta delle briciole d’amore che trova nel mondo.

Antonio e Luisa

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Amare fino a pagare il suo peccato

Ieri ho pubblicato un articolo proponendo un mio personale commento al Vangelo della domenica. Sapevo già che sarebbe stato un commento un po’ indigesto. Come si fa ad amare sempre anche quando l’altro non lo merita? Non è giusto. E’ innaturale. Esatto è innaturale. Nel matrimonio siamo chiamati ad amare come Dio. Da soli non riusciremmo mai a farlo. Per questo serve un sacramento e lo Spirito Santo. Capisco quindi le critiche ricevute ieri. Non voglio però scusarmi, ma rilanciare. Non solo possiamo amare il nostro sposo o la nostra sposa quando diventa un nemico, ma possiamo anche decidere di pagare per lui/lei. Pagare per amore. Questa mia riflessione nasce dal comportamento dei miei figli. Gli ho osservati.   Si ripete sempre la stessa storia. Sempre pronti a notare e far notare ingiustizie vere o presunte che hanno subito. Perchè devo apparecchiare? L’ho già fatto ieri. Perchè devo mettere in ordine? Non sono stato io ma lui a lasciare tutto in giro. Questa è la giustizia del mondo, giustizia che probabilmente insegniamo noi genitori ai nostri figli, perchè anche noi ne siamo influenzati. C’è una giustizia che ci insegna che chi commette l’errore deve pagare. Per noi è così. Ma non è così per Gesù. Gesù ci insegna che lui, innocente e puro, paga per noi. Lui ci ha riscattato a caro prezzo. Non aveva colpe ed è morto per permettere a noi, che di colpe ne abbiamo tante, di vivere. Questo è l’amore. L’amore è ingiusto per il mondo, ma è giustissimo nella logica di Dio. E allora impariamo a pagare per il nostro sposo e la nostra sposa. Impariamo a non condannare gli errori del nostro coniuge ma prendiamoli su di noi e amiamolo di più. Solo così il matrimonio assume un senso e diventa credibile. Assume significato anche la fedeltà di chi resta fedele nonostante il tradimento del coniuge. Incredibilmente ingiusto per il mondo, ma giusto se considerato nella logica di Gesù. Si ama così tanto da pagare gli errori dell’altro. Così il sacrificio diventa gesto elevato a Dio e amore salvifico per il coniuge.

Siamo tutti dentro questa logica della giustizia del mondo, Gesù ci chiede di convertire il nostro cuore ed imparare ad amare con la sua logica, terribilmente ingiusta ma la sola che appartiene all’amore.

Antonio e Luisa

Virtù e matrimonio. La giustizia (6 articolo)

La virtù della giustizia nel matrimonio è davvero straordinaria. Introduciamola con quanto scrive il Catechismo al punto 1807

La giustizia è la virtù morale che consiste nella costante e ferma volontà di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto. La giustizia verso Dio è chiamata “virtù di religione”. La giustizia verso gli uomini dispone a rispettare i diritti di ciascuno e a stabilire nelle relazioni umane l’armonia che promuove l’equità nei confronti delle persone e del bene comune. L’uomo giusto, di cui spesso si fa parola nei Libri sacri, si distingue per l’abituale dirittura dei propri pensieri e per la rettitudine della propria condotta verso il prossimo. “Non tratterai con parzialità il povero, né userai preferenze verso il potente; ma giudicherai il tuo prossimo con giustizia” (  Lv 19,15 ). “Voi, padroni, date ai vostri servi ciò che è giusto ed equo, sapendo che anche voi avete un padrone in cielo” ( Col 4,1 )

Semplice non è vero? Dare a Dio e al prossimo ciò che gli è dovuto. Nel matrimonio non c’è possibilità di sbagliare. Abbiamo dato a Dio il nostro matrimonio e abbiamo donato al nostro coniuge la nostra vita. La giustizia nel matrimonio è non venire meno alla promessa. Noi apparteniamo a Dio attraverso il libero dono di noi stessi all’altro/a, dono rinnovato ogni giorno. La nostra relazione è quindi sacra. Non ci appartiene più ma è offerta a Dio. Ogni volta che quindi non vivo con questo atteggiamento la mia relazione non sono giusto, non c’è giustizia nelle mie azioni, nelle mie parole e nei miei gesti. Noi spesso non abbiamo questa percezione della giustizia. Siamo portati a valutare un rapporto giusto quando pesiamo quello che diamo e quello che riceviamo, come su una bilancia. Se la bilancia pende troppo dalla nostra parte significa che non c’è giustizia e che quindi possiamo tirarci indietro. Crediamo di averne tutto il diritto. Questo ci insegna tutto il mondo che ci circonda. Gesù è straordinario anche in questo. Ci ha insegnato che l’amore chiede tutto. Chi ama non può pesare e dare un prezzo al suo amore. La giustizia di Gesù ci chiede di donarci senza riserve al nostro coniuge e per il bene della nostra famiglia. La giustizia ci chiede di darci senza condizioni e senza scuse di sorta. Abbiamo promesso di amare e onorare il nostro coniuge tutti i giorni della vita senza nessuna condizione. Quindi anche in quei casi in cui il coniuge disattende la sua promessa la giustizia ci chiede di dargli comunque tutto. Noi nel matrimonio siamo consacrati, resi di Dio. E quando ci vengono brutti pensieri, quando ci sembra che l’altro non meriti il nostro amore e che la bilancia dell’impegno, della cura e dell’amore donato pesi troppo dalla nostra parte ricordiamoci che non è così. Ricordiamoci che dall’altra parte, sull’altro piatto della bilancia non c’è soltanto l’amore che ci dona il nostro sposo o la nostra sposa, che forse è davvero misero. Ricordiamoci che sull’altro piatto c’è anche tutto l’amore di Gesù per noi, c’è la sua morte in croce per noi, c’è il suo sacrificio che ci ha salvato. E allora dai, coraggio,  forse cominciamo a capire che la giustizia è davvero dare ogni cosa di noi nonostante tutto e tutti.

Antonio e Luisa

Articoli precedenti Introduzione  La fede  La carità La speranza La prudenza

Ogni matrimonio è un miracolo di Dio

Stamattina (sabato scorso ndr) sono entrato nella chiesa della mia parrocchia. Era appena terminata la Santa Messa. Si erano fermate le solite quattro nonne a recitare il rosario. Benedette quelle nonne che , sono certo, con la loro preghiera reggono la Chiesa.  Il resto era deserto. Tutto era avvolto nella penombra. Una situazione privilegiata per pregare e riflettere con calma. Il parroco, nel frattempo,  andava e tornava dalla sacrestia. Stava, evidentemente, predisponendo per qualche cerimonia. Ho pensato al solito funerale. Poi ho capito! Quando ha posizionato sotto l’altare un inginocchiatoio doppio non poteva che essere un matrimonio. Ho cominciato a fantasticare. Guardavo quella scena. In quel momento non c’era ancora nulla. Pensavo come da lì a qualche ora quello spazio sarebbe stato riempito. Si sarebbe animato. Si sarebbe riempito della vita di due giovani e del sacrificio di Cristo sul Golgota. Si sarebbe riempito di tanti amici e parenti di quei due giovani. Chissà quanti di questi avrebbero vissuto con noia ed impazienza che quella cerimonia finisse. Senza rendersi conto del miracolo che stava avvenendo sotto i loro occhi.  Quello spazio sarebbe diventato Sacer (cliccate qui se non sapete il significato di questa parola). Recinto sacro. In quello spazio delimitato da un inginocchiatoio e due sgabelli si sarebbe da lì a poco compiuto un miracolo. Due persone, un uomo e una donna, che si offrono completamente all’altro/a. Sono ministri del sacramento. Il sacerdote non è ministro in questo caso. Lo sono i due sposi. Sono ministri e sono nel contempo offerta. Offrono se stessi. Tutto quello che sono e che hanno. Due persone che liberamente decidono di darsi ed accogliersi l’un l’altra. Il matrimonio, letto in questo suo significato profondo, è un vero e proprio sacrificio. Matrimonio ed Eucarestia si somigliano per tante cose, questa è una di queste. L’Eucarestia non è forse la rinnovazione del sacrificio di Cristo che ha dato se stesso, ha dato il suo corpo e il suo sangue, ha donato la sua vita? Il matrimonio non è simile in questo? Gesù me lo immagino sempre profondamente commosso. Due persone che ancora hanno il desiderio di amare così, in modo incondizionato, senza mettere limiti. Che bello. Gesù vuole fare parte di questa unione. Per questo il matrimonio sacramento non è tra due persone ma tra tre. Gesù è parte fondante. Il matrimonio è un sacrificio perchè permette che il  nostro dono diventi offerta non solo al nostro coniuge, ma anche offerta a Dio. La nostra unione diventa cosa di Dio. Sposandoci in Chiesa il nostro matrimonio non è più solo nostro, ma è di Dio. E Dio diventa parte attiva. Dà tutto se stesso perchè quell’unione funzioni e non muoia. Ai due sposi è chiesto solo di riempire le giare di acqua, con quel poco che hanno. Trasformare l’acqua in vino è compito di Gesù.  (cit. Chiara Corbella)

Il matrimonio è un sacramento particolare anche per un altro motivo. Il matrimonio è un sacramento perenne, come l’Eucarestia. Come nel pane e nel vino c’è la reale presenza di Cristo. Presenza che non cessa fino a quando pane e vino non vengono consumati, così è il matrimonio. La presenza di Gesù non cessa. Gesù resta presente nell’unione sponsale dei due, nel noi, fino alla morte di uno dei due. Così quello spazio sacro non cessa. Il noi degli sposi continuerà ad essere Sacer, luogo sacro e inaccessibile a chiunque altra persona. Quel Sacer non è solo un luogo mistico è anche luogo concreto e tangibile. Da quel giorno il Sacer degli sposi sarà il talamo nuziale, il luogo dove più di ogni altro l’unione dei due diventa concreta e tangibile.

La prossima volta che parteciperete ad un matrimonio, ripensate a queste poche righe, e non potrete che guardare con altri occhi quello che starà avvenendo,non certo con occhi annoiati, ma con la meraviglia di chi assiste alla creazione, a Dio che opera e fa meraviglie. E allora la gioia vi riempirà il cuore.

Antonio e Luisa

Il primo di tutti i comandamenti

In quel tempo, si accostò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore;
amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza.
E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi».
Allora lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v’è altri all’infuori di lui;
amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Questo Vangelo, molto conosciuto e approfondito in molteplici prospettive, mi permette di focalizzare l’attenzione sulla parte conclusiva. Spesso ignorata.  Vorrei soffermarmi non tanto su quello che dice Gesù, ma su quanto afferma lo scriba: amarlo (Dio) con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici.

Mi soffermo su queste parole per un motivo ben preciso. Per noi sposi non c’è differenza tra amare il prossimo e elevare olocausti e sacrifici. Per noi è la stessa identica cosa. Nel matrimonio esiste un prossimo più prossimo degli altri. Nel matrimonio veniamo consacrati affinché Dio possa prendere il nostro amore umano di persone misere ed imperfette e farne molto di più. Farne cosa sua, farlo a sua immagine. Veniamo abilitati ad essere immagine e manifestazione del suo amore. Siamo epifania dell’amore. Sempre che il nostro cuore sia aperto alla Sua Grazia. Questo cosa comporta? Che ogni nostro gesto d’amore diventa sacro. Ogni gesto d’amore che io e Luisa ci doniamo e ci scambiamo diventa sacrificio elevato a Dio. Ogni gesto d’amore attinge a quella sorgente inesauribile che è l’amore stesso di Dio per noi e per la nostra relazione. Dio ci ha voluto insieme e ama profondamente ciò che siamo. Ama profondamente il noi che si è generato nel sacramento nuziale. Ed ecco che il primo di tutti i comandamenti diventa le fondamenta di ogni matrimonio. Fondamenta e orizzonte di ogni matrimonio. Ogni volta che pulisco casa, che faccio la spesa, che abbraccio la mia sposa, che la ascolto, che la perdono, la curo e la guardo con amore. Ogni volta che mi alzo a prendere l’acqua o raccolgo ciò che le è caduto sto compiendo un sacrificio gradito a Dio. Ogni volta che amo la mia sposa nell’incontro intimo sto elevando un sacrificio a Dio. Sacrificio ed olocausto perché comporta il dono totale di me in anima e corpo. Sto, cioè,  perfezionando e vivendo ciò che non è più solo mio, che non mi appartiene più, ma è diventato suo. Il mio amore per la mia sposa. Ed è così che amando la mia sposa sto amando Dio e amando Dio sarò capace di amare di più anche la mia sposa. Un comandamento a forma di croce. Uno sguardo verticale verso Dio, uno sguardo orizzontale verso il prossimo, e un punto di incontro che contiene tutto: l’amore per la mia sposa.

Antonio e Luisa

Sposi sacerdoti. Sacrificio o sacrilegio (8 articolo)

Oggi, prima di proseguire ed addentrarci ancora di più nella nostra dimensione sacerdotale di sposi, vorrei sul significato di due parole di cui ho già accennato all’inizio di questa serie di riflessioni: sacrificio e sacrilegio. Sono una il contrario dell’altra.

Quando nel nostro matrimonio compiamo un sacrificio? Quando invece un sacrilegio?

Dopo i sette articoli già pubblicati dovreste averne almeno un’idea. Dovreste intuire la risposta.

Noi nel matrimonio siamo consacrati, resi di Dio. La nostra relazione sponsale appartiene a Dio prima che a noi sposi. Certo sta a noi, nella nostra libertà di figli, riconoscere la sua maestà e consegnarci a Lui nella nostra relazione.

Il nostro amore diviene di Dio, per Dio, strumento di Dio, via di salvezza di Dio per noi e per il mondo intero.

Ogni qualvolta riconosciamo questa realtà e rendiamo sacro il nostro amore attraverso gesti d’amore, di servizio, di accoglienza e di tenerezza l’uno verso l’altra, stiamo facendo un sacrificio. Non servono spesso grandi gesti. A volte vengono richiesti, ma non a tutti. Dio chiede però a tutti di amarlo nell’altro. Gesti semplici, concreti, ordinari di una vita insieme. Io stesso, spesso, sono “stressato” dagli impegni che la famiglia mi richiede. Mi innervosisco e mi agito. A volte ho voglia di mandare tutti a quel paese. Ma poi, basta poco: un pensiero. Penso a quello che sto scrivendo in queste righe. Penso alla mia sposa, alla mia famiglia e a Dio. Penso che mi viene chiesto di amarli nel servizio. Di amarli concretamente in servizi, che mi pesa fare, ma che sono importanti per prendermi cura e servire l’amore e la mia famiglia. Così diventa tutto più leggero. C’è un’altra consapevolezza. C’è gioia, senso e pace. E’ così, che pulire casa, fare una carezza o un sorriso allo/a sposo/a, cambiare un pannolino, fare la spesa, fare il tassista, e tantissimi altri gesti che compiamo ogni giorno, diventano gesti sacri, gesti per Dio e di Dio.

Jovanotti in una sua canzone esprime benissimo questo concetto. Non so quanto consapevolmente, ma forse, qualcosa sull’amore lo ha capito da solo facendone esperienza. Nella canzone A te dice: A te che riesci a render la fatica un immenso piacere.

E’ esattamente così. La fatica diventa bella e piena di significato, perchè diventa modo per vivere la nostra vocazione, per esercitare il nostro sacerdozio.

Ogni qualvolta invece,  io non sono accogliente, non mi metto al servizio, ma voglio usare la mia sposa ed essere servito. Quando non abbiamo cura l’uno dell’altra, quando non dimostriamo il nostro amore, o peggio, tradiamo l’amore per lo/a sposo/a, stiamo commettendo un sacrilegio.

Sacrilegio è infatti  rubare qualcosa a Dio per farne cosa nostra. Per farne cosa finalizzata al nostro egoismo ed egocentrismo. La nostra unione quando non è resa sacra dal nostro modo di viverla viene rubata a Dio, viene dissacrata, compiamo un vero e proprio sacrilegio. L’adulterio ne è l’esempio più evidente. Don Leonardo Maria Pompei, in una catechesi disse: Compiere adulterio equivale a prendere l’Eucarestia e gettarla nel fango. Immagine molto forte, ma che io condivido.

Quanti sacrilegi compiamo ogni giorno?

Sta a noi cercare di essere con la nostra vita sacrificio e non sacrilegio.

Antonio e Luisa

Il Matrimonio Perfetto, il Sacrificio Perfetto.

Qualcuno potrebbe pensare che la formula esatta per un matrimonio perfetto è che i due coniugi siano perfetti..no..non è così. Il matrimonio perfetto è fatto da due creature imperfette che si uniscono a Dio per raggiungere la Perfezione. Ma cos’è una vita coniugale perfetta? È per caso una vita fatta esclusivamente di gioie, divertimenti e soddisfacimento di piaceri personali? No! Raggiungere la Perfezione nel matrimonio vuol dire acquisire la capacità di donarsi pienamente e senza riserve all’altro, negando totalmente la propria persona e i propri desideri, sopportando con pazienza e in silenzio le delusioni che quotidianamente si ricevono! Viene da pensare che solo attraverso il dono della Santità si possa fare ciò. Certo, da soli, esclusivamente con le nostre forze, non lo possiamo fare, ed ecco che Dio, quel Dio che il giorno del nostro matrimonio non era né un ospite né un testimone bensì il protagonista insieme a noi sposi, ci viene in aiuto. E come? Come si può avere e dare amore senza attingere alla fonte di Amore per eccellenza? Sì, il cibo di vita eterna è anche l’elisir di un Matrimonio Eterno! E meditando il Sacrificio Perfetto pensi che sei fatto a Sua immagine e somiglianza e come Lui si è donato per i suoi figli tu puoi donarti per la famiglia che Lui ti ha donato. Sì, perché quel giorno, dinanzi ad un suo apostolo, ti ha affidato una missione, ti ha reso strumento di vita. Allora mi chiedo, perché mandare tutto in aria, chi siamo noi per stravolgere i disegni di Dio e sottrarci alla sua Volontà? Se non demordiamo, se ci affidiamo a Lui, se ogni giorno facciamo in modo che sia presente nelle nostre vite, accogliendo prima di ogni cosa i suoi progetti d’Amore, i figli che Dio vorrà donarci che a volte se superano il numero prestabilito vengono classificati come errori, se lasciamo, quindi, che Dio diriga la nostra vita matrimoniale, allora gli ostacoli diventeranno grazie, le sofferenze dolci sacrifici da offrire e le sue Benedizioni saranno infinite! Come Gesù, insieme a Maria Ss., percorreremo la strada del nostro Matrimonio come Lui ha percorso la strada del Calvario, e con Lui cadremo e ci rialzeremo..l’ultimo traguardo sarà quindi la vita eterna, la santità nel Matrimonio, il Matrimonio Perfetto

Sara.