Beati voi che siete una famiglia

Questa bellisima riflessione sembra riconducibile a mons. Lucio Sovarito, vescovo emerito di Rovigo scomparso poco più di un anno fa. L’ho trovata per caso sul web e ho deciso di condividerla perchè è davvero meravigliosa.

Beati voi che siete una famiglia!

Beati perché siete la culla dell’amore, dove ci si ama, dove, se vivete l’uno per l’altro, diventate una sola carne. Beati perché fate sprigionare l’amore che unisce: voi siete il luogo in cui si impara fin da piccoli a vivere relazioni gratuite, a diventare “dono” l’uno per l’altro. Beati perché fate sbocciare la vita e date un futuro alla società. Voi siete il luogo naturale dove avviene la procreazione delle nuove vite e dove i figli possono crescere sereni e ricevere una educazione equilibrata.

Beati perché fate crescere le persone: formate la loro personalità, le aiutate a crescere come “esseri in relazione”, le educate nella vita affettiva e nella socialità. Beati perché educate i figli: trasmettete loro i valori essenziali della convivenza civile, quali la dignità della persona, la fiducia reciproca, il buon uso della libertà, il dialogo, la solidarietà.

Beati perché consolate il vecchio e il malato; siete l’unico ambiente in grado di offrire un’accoglienza ricca di calore al bambino e al malato, al disabile e al vecchio. Beati perché siete il “soggetto sociale” intermedio,che garantisce il giusto rapporto tra il singolo e la società, e aiutate le persone a non scivolare nell’individualismo che isola e a non lasciarsi assorbire dal collettivismo che schiaccia. Beati perché siete la cellula della società. Da voi dipende il futuro della persona e della società. Se muoiono le famiglie, muore la società. Se le famiglie sono sane, è sana anche la società. Beati perché garantite la sopravvivenza della società, contribuite all’edificazione della convivenza civile, promuovete la solidarietà sociale,date un contributo originale al mondo della scuola, del lavoro, dell’economia e della politica.

E per le famiglie che hanno consacrato il loro amore con il sacramento del matrimonio, aggiungo: beati voi, che siete famiglie cristiane! Beati perché siete un “Vangelo vivo”: in cui si può “leggere” il volto di Dio-Trinità, il suo amore per l’umanità, l’amore paziente, eccedente, gratuito di Cristo per la Chiesa.

Beati perché siete le “cellule” vitali delle parrocchie, costruite la Chiesa e fate crescere la parrocchia come “famiglia di famiglie”.

Beati perché avete il dono di poter testimoniare, annunciare e comunicare l’amore di Dio per l’umanità e di Cristo per la Chiesa. Attraverso i vostri gesti di amore, di perdono, di accoglienza e di solidarietà, Cristo stesso accoglie, perdona e ama.

Beati perché siete la “piccola Chiesa”, in cui l’annuncio del Vangelo può essere da tutti vissuto e verificato in maniera semplice e spontanea. Beati perché avete la possibilità di portare il Vangelo nel contesto della vita di tutti i giorni, soprattutto nelle situazioni vitali di gioia e dolore, di speranza e attesa, dove si ripropongono i grandi interrogativi sulla vita.

Beati perché potete trasformare la vostra gioia di essere sposi in preghiera di lode e di ringraziamento e con essa potete affrontare i momenti del dolore e della sofferenza.

Antonio e Luisa

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La giustizia

«Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati» Mt 5,6 Continuiamo il nostro cammino attraverso le Beatitudini, come fossero una scalinata che scende, conducendoci al cuore del Vangelo e della nostra vita cristiana.

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Quando penso al tema della giustizia mi viene in mente uno dei film più belli che abbia visto, “Il diritto di contare”; racconta la storia delle prime tre donne nere che hanno lavorato alla NASA. Ci fa entrare nel vissuto di queste donne straordinarie, di come sono state dentro la grande ingiustizia del razzismo e di come l’hanno vinta. Non hanno risposto al giudizio con violenza o con altri giudizi, piuttosto hanno spostato la loro attenzione sulle opportunità che si presentavano loro e le hanno sapute cogliere. Hanno creduto alla loro dignità, senza sminuire quella dell’altro. Hanno mostrato uno stile diverso e hanno saputo attenderne il frutto. 

Di fronte a situazioni d’ingiustizia come questa, una delle reazioni più spontanee è quella di opporsi con la forza, in modo da ristabilire la giustizia… ma non funziona così! Se la forza e il dominio sull’altro ristabilissero la giustizia il mondo sarebbe in pace da secoli! E per te cos’è la giustizia? Come reagisci di fronte alle ingiustizie? L’ingiustizia ci tocca così profondamente da avere lo stesso peso dei bisogni primari, fame e sete; finché non troviamo una risposta soddisfacente al nostro bisogno di giustizia, un senso di inquietudine ci tormenta, non ci dà pace. Possiamo reagire con forza oppure, al contrario, sentirci schiacciati da un senso di impotenza. E allora qual è la via d’uscita?

Provare a cambiare sguardo, guardare le situazioni e le persone dalla prospettiva di Dio. Lo capiamo meglio quando siamo innamorati o abbiamo a che fare con i nostri figli! Il Padre è innamorato di ciascun figlio, aldilà di cosa combini. Gesù ci insegna che «Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui» (Gv 3,17). E noi cristiani siamo parte integrante di questo progetto di salvezza. Credo che i punti cardine che mette in evidenza questa Beatitudine siano due. Il primo è la capacità di ATTENDERE, “saranno saziati”. La violenza (intendo ogni reazione aggressiva, come il giudizio ad esempio) è impulsiva, non guarda veramente l’altro, non ha una direzione costruttiva verso cui investire le energie, ma è semplicemente uno sfogo. Le tre donne del film ci mostrano invece come attraversare in modo maturo l’ingiustizia.

Spesso pensiamo che “attendere” sia un VERBO PASSIVO! Ci sono tanti modi di attendere, adoperandosi attivamente, lasciando il posto del giudice a un Altro: amando il nemico, mettendosi a servizio, perdonando, prendendo iniziativa con chi invece non lo fa con te. 

Il secondo punto che vorrei sottolineare è che la giustizia che noi perseguiamo vuole che OGNI UOMO sia trattato con la stessa DIGNITÀ, non solo i poveri e i piccoli con cui è facile schierarci, ma anche l’uomo e la donna che fanno apertamente il male. Questo non è gratificante per niente, ecco perché ci è così difficile. Anzi, la fatica è acuita dal fatto che, tante volte, non vediamo nemmeno il frutto della nostra giustizia verso l’altro. Ma anche se l’altro non risponde come vorremmo, questo non rende meno vero, valido ed efficace il nostro atto di giustizia. Le Beatitudini ci donano la chiave​di accesso a tutto questo: solo all’interno della relazione di figliolanza con il Padre posso imparare che l’altro mi riguarda sempre, perché è mio fratello.

Claudia Viola

Baffi di Nutella !!

Per rileggere i tre articoli precedenti seguite i links ( Pronto , c’è qualcuno ?? ) e ( Come dono….un problema ! ) e ( Come nel tostapane ! ) .

Se avete dimestichezza coi numeri vi sarete accorti che siamo giunti al quarto appuntamento col silenzio di Dio ; non vi pare strano avere appuntamenti col silenzio ? Spesso il silenzio ci coglie di sorpresa… quando restiamo senza parole dall’emozione che improvvisamente ci coglie…. oppure quando vogliamo descrivere una realtà per la quale le parole sarebbero inutili oppure quando a parlare è il linguaggio del corpo fatto in silenzio…. insomma il bel tacer non fu mai scritto !

Riportiamo ancora il Salmo 94 : << Venitecantiamo al Signore, acclamiamo la roccia della nostra salvezza. Accostiamoci a lui per rendergli grazie, a lui acclamiamo con canti di gioia. Entrateprostràtiadoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti. È lui il nostro Dio e noi il popolo del suo pascolo, il gregge che egli conduce. Se ascoltaste oggi la sua voce! «Non indurite il cuore come a Merìba, come nel giorno di Massa nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri: mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere >>.

Oggi ci concentriamo sulla espressione “… Entrate: prostràti, adoriamo, in ginocchio davanti al Signore…”. Dopo aver intrapreso il percorso che ci ha cambiato il cuore perché ci siamo resi conto che il nostro “problema” non ce lo porteremo nell’aldilà……. che sollievo, inoltre il secondo passo è stato quello di imparare come la nostra anima/cuore possa dare il meglio di sé ( anche per trovare la giusta soluzione al nostro problema )…. basta accostarsi a Lui per rimanere segnati da questo contatto, quasi come marchiati a fuoco … per poi renderGli grazie.

Già all’inizio del Salmo siamo invitati a “Venire” dal Signore, ma non è sufficiente, bisogna entrare. Quando andiamo a visitare un bel Santuario o il Castello di Biancaneve, per dire di esserci “accostati” a quell’edificio, per raccontare di aver “vissuto” l’esperienza del Santuario/Castello, è necessario che entriamo in quella costruzione; altrimenti sarebbe parziale la nostra esperienza di quella realtà.

Avviene così anche nella relazione matrimoniale….. dobbiamo entrarci dentro… come fanno i papà e le mamme a sapere se il proprio bambino ha mangiato la Nutella ? Basta guardare chi ha i baffi di Nutella …. se il vasetto fosse abbastanza grande ci sarebbe entrato tutto intero…. ma è proprio così…. una realtà possiamo dire di viverla solo se ci entriamo dentro cuore, corpo, anima, mente. Se vuoi conoscere cos’è l’amore vissuto giorno dopo giorno devi chiederlo a chi ha le mani nel “vasetto dell’amore” e ci si è “sporcato” con questa esperienza…. devi imparare dai nonni che celebrano il 50esimo di matrimonio… di certo non lo puoi chiedere agli adolescenti che sono alla prima cotta. Quindi il primo invito per noi : entrare nel nostro matrimonio per “sporcarsi” le mani di un amore che ci trascende e ci supera… come si fa ? Da chi bisogna imparare ? A questo punto anche i nonni del 50esimo devono farsi da parte per lasciare spazio a Colui che è il Maestro dell’Amore, a Colui che è l’Amore fatto carne, avete già intuito ? Non serve comprare le vocali e nemmeno l’aiuto da casa …. eh… già….è proprio Lui : Gesù.

Ma che significa entrare da Gesù ? Ci vengono in aiuto i due verbi seguenti nel sopracitato Salmo: prostràti e adoriamo in ginocchio. Non è sufficiente entrare da Gesù, ma bisogna prostrarsi. Chi si prostra ? Il soldato di fronte al proprio Re, il servo/schiavo di fronte al proprio Padrone/Signore… e cosa dice questo atteggiamento ? E’ un linguaggio silenzioso del corpo che dice/racconta un atteggiamento interiore… in sostanza riconosciamo che Gesù è Dio, non solo, che è il nostro Dio, il mio Dio.

E il Salmo continua, ribadendo e quasi a specificare meglio, ” adoriamo, in ginocchio davanti al Signore…. “. Se non l’avessimo ancora capito, il salmista, ci spiega meglio a chiare lettere l’essenza del “prostrarsi” e cioè….. smettiamo di pensare di “stare in piedi” da soli…. smettiamola di pensare di “bastare a noi stessi”…. la Tradizione della Chiesa ci ha insegnato che chi vuole imparare a “stare in piedi” in tutte le situazioni che la vita ci presenta deve imparare a stare in ginocchio…. ecco perché è la posizione più consona per stare in chiesa (l’edificio) … perché è lì che c’è Gesù…. nel tabernacolo !

Cari sposi, dobbiamo fare come quel bimbo che infila le mani nel vasetto di Nutella e ci si sporca tutto il visino ; così anche noi dovremmo essere riconoscibili…. guarda quegli sposi… loro sì che hanno infilato le loro mani spirituali nella Vera nutella… quella che ti insegna come amare il tuo sposo/la tua sposa e come affrontare le prove che la vita ti presenta.

Coraggio sposi, non abbiate timore di sporcarvi l’anima…. la nutella di Gesù non ha ingredienti allergici o che fanno male al nostro cuore… anzi !

Giorgio e Valentina.

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Avete fatto il vaccino per il vostro amore?

Se mi guardo indietro e analizzo la mia relazione c’è “un ingrediente” che ha fatto la differenza. Qualcosa che spesso si tende a sottovalutare. Soprattutto nelle nostra vita piena di stress, pensieri, impegni e occupazioni. Facciamo tanto, forse troppo, ma dimentichiamo l’essenziale.

Noi, perchè lavoriamo, generiamo figli, li educhiamo, mandiamo avanti una famiglia? Cosa ci spinge? Non può essere solo un qualcosa che facciamo trascinati dalla nostra vita e dalle scelte che abbiamo fatto. Deve esserci un’origine. Qualcosa che dà senso a tutto. Sappiamo che tutto ciò che ci spinge è l’amore. Solo l’amore dona sostanza al nostro fare, che altrimenti sarebbe, nei casi migliori, solo uno schiacciante senso del dovere.

Noi cristiani diamo anche un nome all’amore. Per noi l’amore è Dio stesso che si è fatto uomo, presente nella storia in Gesù Cristo. Noi ci diamo da fare per rispondere ad un amore grande, gratuito, incondizionato e che ci precede sempre. Sappiamo anche un’altra verità. La nostra vocazione ci chiede di rispondere a quel meraviglioso amore non direttamente a Colui che ce l’ha donato, ma attraverso la mediazione di un’altra creatura. Attraverso il nostro sposo e la nostra sposa. 

Tutto questo discorso per arrivare a una conclusione conclusione. Qual è? Dopo pochi o molti anni di matrimonio, dopo uno o tanti figli, dopo una relazione che si è evoluta nel tempo e modificata per tanti motivi, non siamo più capaci di tornare alle origini. Facciamo tanto, ma non riusciamo più a comprenderne il motivo. Ci troviamo in un treno in corsa che non siamo capaci di fermare, dove però ci troviamo male e vorremmo scappare appena possibile. Evadere da quella famiglia che ci toglie tutto. Siamo imprigionati in una vita spesa per la famiglia, ma dove quella stessa famiglia ci risulta ogni giorno più estranea. Un peso. Non ci si guarda più. Si litiga per sciocchezze. Non si è più capaci di gesti di tenerezza o semplicemente di sguardi. Si è sempre pronti a rinfacciare quello che facciamo e che non fa l’altro. Per non parlare del rapporto fisico che è la prima vittima della nostra incapacità a trovarci.

Tranquilli non è una malattia incurabile. Soprattutto esiste un vaccino che permette di evitare di contrarla. Una medicina che va presa almeno mensilmente. Se possibile anche più spesso. Non serve nessuna ricetta medica.

Prendetevi dosi di noi. Non sentitevi in colpa. Lo fate per voi, anche per i vostri figli. Ci sono tanti modi. Uscite a cena, fate una passeggiata, restate in casa, ma cacciate i figli dai nonni. E poi parlate. Ma parlate davvero. Parlate di ciò che avete nel cuore. Vietato parlare dei figli o degli impegni. Parlate di ciò che siete. Parlate del vostro amore, della vostra relazione, delle vostre difficoltà e anche della vostra bellezza. Questo dialogo d’amore è meraviglioso. Rigenera, rivitalizza, salda l’unione e i cuori. Spesso è preludio ad una intimità fisica autentica, vero dono dell’uno per l’altra. Un’esperienza che donerà doni e frutti incredibili nei giorni a venire. Donerà pace, pazienza, unità, intimità e tanto altro.

Degli amici hanno un modo tutto loro di farlo. Un giorno al mese, quello del loro matrimonio, organizzano una cenetta a lume di candela, in casa. La cosa bella è che i figli, adesso un po’ cresciuti, li aiutano. Preparano la tavola con le candele e i fiori e poi felici vanno a letto presto. Sanno che quella è la sera dei loro genitori. Dove i loro genitori si ritrovano per dirsi quanto si vogliono bene e quanto siano grati per quanto si sono donati vicendevolmente. I figli si nutrono di quell’amore. Ne hanno bisogno tantissimo.

Tornare alle origini è il solo modo per evitare che la nostra relazione muoia come una pianta senza acqua.

Antonio e Luisa

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Il vino è per la gioia non per l’ubriachezza.

In quel tempo, disse Gesù ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, và oggi a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò.
Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò.
Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Dicono: «L’ultimo». E Gesù disse loro: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.
E’ venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli».

Matteo 21, 28-32

Anche questa domenica il Vangelo ci presenta l’immagine della vigna. La vigna che è il regno di Dio, la vigna che è la nostra relazione sponsale, dove dovrebbe regnare Dio e dove ognuno di noi dovrebbe incontrare Gesù.

Fra Andrea ci offre una prospettiva originale da cui partire per riflettere su di noi e sul nostro matrimonio. La vigna produce l’uva e con l’uva si fa il vino. Il vino non è necessario per vivere, però è importante. Il Vangelo ci dice che anche ciò che non è necessario ed urgente può essere comunque importante. Il vino non è necessario ma è importante per fare una festa, per avere la gioia, per sperimentare nel nostro matrimonio la bellezza.

A me viene in mente l’eros. L’amore più carnale, erotico, passionale. L’amore che non è solo dovere ma diventa piacere. Il piacere di donarsi e di accogliersi. Il vino però detiene altre due caratteristiche che possono essere associate all’eros: è capace di allietare il nostro cuore, se consumato in modo adeguato e controllato, oppure può appesantirlo con il vizio dell’ubriachezza. Con l’eccesso e con la dipendenza.

Ecco l’Eros, pur essendo una manifestazione buona e bella dell’amore, può renderci come il figlio che non vuole andare a lavorare nella vigna (ma che poi ci va). Perchè magari siamo appesantiti dal vizio. Il vizio non è solo contravvenire ad una regola morale o ad un ordine morale, non è solo vestirsi con stracci. Il vizio è una tentazione che tocca le nostre ferite più nascoste. Il vizio è quel diavoletto che ti dice all’orecchio: tu non sei felice, non hai un posto nel mondo, sei un buono a nulla. Solo io posso renderti felice. Abbandonati a me.

Il vizio (in questo caso riguarda l’ambito sessuale, ma può valere per tanti altri comportamenti negativi) ci insinua che la nostra gioia non è nel donarci nella vigna al nostro sposo o alla nostra sposa, ma è abbandonarci al piacere fine a se stesso. Il piacere diventa così un anestetico e non una componente dell’amore e della comunione.

Può essere il piacere sessuale come può essere anche il lavoro, il successo, addirittura i follower su instagram o facebook. Il vizio va guardato negli occhi e affrontato. Riconosciuto come tale e combattutto. E’ importante fare come fa il figlio che prima, appesantito, dice di no, dice di non voler scendere nella vigna. Poi però il Vangelo ci dice che il figlio si pente e torna indietro. Il verbo utilizzato in lingua originale non significa soltanto tornare indietro, ma vuol dire tornare al punto da cui si è partiti. Risalire dove il vizio ebbe origine. Il figlio torna ad essere puro, guarito.

Il matrimonio è questo. E’ la nostra grande occasione di tornare alle origini della nostra capacità di amare. Eliminare non solo il vizio ma anche le ferite che lo hanno generato. Sta a noi, con l’aiuto di Dio, scendere nel profondo della nostra vigna, della nostra relazione e all’interno di essa riscoprirci quell’uomo e quella donna che siamo ma che forse non siamo mai stati in grado di essere.

Antonio e Luisa

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Aquila e Priscilla. Per amore. Solo per amore.

Aquila e Priscilla sono una coppia di sposi. Prima di tutto sono una coppia di sposi. Aquila e Priscilla sono due personaggi citati molte volte negli Atti degli Apostoli e nelle Lettere di Paolo. Sono infatti molto vicini proprio all’apostolo Paolo. Sono molto amati e stimati dallo stesso apostolo che ha sempre parole di riconoscenza verso di loro.

Perchè sono così importanti? Sono, credo di poter dire, qualcosa di unico nella Bibbia, almeno nel Nuovo Testamento. Non esiste Aquila senza Priscilla e non esiste Priscilla senza Aquila. Sono sempre citati insieme, come fossero un’unica persona. In realtà sono davvero un cuore solo . Due persone distinte, certo, ma che sono così unite nell’amore verso Gesù che sembrano amarLo con un solo cuore.

Questo è un po’ il significato e anche il frutto del matrimonio. L’amore diventa come fuoco che fonde il cuore dell’uno e dell’altra e all’unisono, i due cuori, amano Cristo e i fratelli.

Ciò che rende la testimonianza di Aquila e Priscilla tanto bella non è tanto il fare, il mettersi a disposizione e l’aprire la loro casa a Paolo e ai cristiani di Efeso, trasformandola in una vera chiesa. Una delle prime chiese. Ciò che rende la loro testimonianza verace e bella è proprio il fatto che, prima che mettessero a disposizione la loro abitazione come chiesa, loro stessi divennero Chiesa. Loro stessi nella loro relazione riuscirono a riprodurre, in piccolo naturalmente, l’amore di Gesù per ognuno di noi.

La loro relazione sponsale traboccava così tanto di amore che divenne generativa. Non riuscivano a contenere solo per loro quell’amore tanto grande che sperimentavano nel dono reciproco e nella presenza di Gesù tra loro, ma sentirono forte la necessità di fare uscire tutto l’amore e tutto il bene. Sentirono il bisogno di aprire la loro casa e di mettersi al servizio dei fratelli. Il loro prima che un servizio è stato un soddisfare un desiderio del cuore. Non un dovere ma un onore.

Ne conosco tantissime di coppie che, come Aquila e Priscilla, si mettono al servizio dei fratelli per amore. Solo per amore. Si chiamano Cristina e Giorgio, Pietro e Filomena, Claudia e Roberto, solo per citare i nostri amici del blog, ma ci sono tantissimi altri.

Credo che nella grande Chiesa di Cristo non possano mancare la testimonianza di coppie feconde e credo che ognuno di noi, sposi cristiani, se davvero vive un matrimonio autentico, senta nel profondo il desiderio di restituire qualcosa della bellezza e della gratuità che ogni giorno riceve attraverso l’amore del coniuge e di Dio.

L’amore è sempre fecondo ed è salvezza per noi e per gli altri.

Antonio e Luisa

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Gesù bambino e Art Attack

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”..

I figli sfornano continuamente idee. Le nostre figlie, anche se ancora piccoline, hanno idee nuove da realizzare abbastanza frequentemente.

“Mamma…posso prendere i tuoi smalti? Papà…posso prendere un foglio dalla stampante?

E anche se tu rispondi: “NO!!!”, loro ugualmente – prese dalla smania di creare quello che hanno appena visualizzato nella loro mente – si lanciano in grandi opere che art attack scansati proprio

Ve l’immaginate Gesù – non più nella culla di paglia tanto caruccia al freddo e al gelo – ma in agguato nella falegnameria di Giuseppe…o tra i gomitoli di Maria?

“Papà, posso usare la pialla che devo fare uno scivolo per il mio Peluche?” “Mamma, posso usare un po’ di lana che voglio farci un’altalena per il mio Robot giocattolo?”

E Giuseppe e Maria…cosa avranno risposto alle richieste martellanti del Gesù bambino preso dagli attacchi d’arte e sporco di colla vinilica?

Probabilmente, dopo l’ennesima richiesta si saranno arresi anche loro…probabilmente però, a differenza nostra (cioè nostra di Pietro e Filomena, non vostra che leggete e che sicuramente siete brave persone)…a differenza nostra non avrebbero infranto i sogni artistici e creativi del piccolo Gesù, ma si sarebbero fidati.

Si…Giuseppe certamente ne sapeva più di lui in materia di sedie, trucioli e mastice, ma probabilmente si sarà fidato di suo figlio, di quel bambino che ha imparato in quella bottega cosa voglia dire avere un Padre che si fida di te.

E Maria? Si sarà infuriata (come me e Filomena) quando Gesù ha sprecato un intero gomitolo di lana per creare un labirinto? Forse si è fidata…si è fidata che quel bambino (bambino come tutti) che stava imparando a ritrovare la strada di casa e a non aver paura di perdersi mentre raggomitolava la lana che dalla bottega del padre portava dritto alla cucina dove era sua madre intenta a preparare il pranzo…

Gesù è stato l’adulto che è stato anche e soprattutto grazie al fatto che le prime persone che hanno creduto (a 360°) in lui, sono stati la sua mamma ed il suo papà.

E noi, ci fidiamo dei nostri figli?

Ci fidiamo del fatto che hanno delle potenzialità che non immaginiamo neanche?

Ci fidiamo che il loro punto di vista alternativo al nostro un giorno potrebbe essere il punto di vista che sarà necessario per il mondo in cui viviamo?

A volte li guardiamo e vediamo in loro i nostri difetti…e siccome non piacciono a noi, ci fanno arrabbiare.

Sono disordinati come in fondo lo sei anche tu…

Sono pignoli come in fondo lo sei anche tu…

Si emozionano ed amano…come in fondo lo fai anche tu.

E siccome non credi abbastanza in te stesso finisci per distruggere anche il loro mondo, il loro modo nuovo di progettare una casetta di cartone o una cucina per le bambole.

Allora chiediamo soccorso ai santi genitori Maria e Giuseppe, affinché ci aiutino a vedere nei nostri figli, anche quando ci fanno arrabbiare (non parliamo di voi che siete brave persone, ma di me e Filomena che non lo siamo)…anche nei momenti che ci sembrano i peggiori figli di questo mondo…possiamo scorgere in loro una persona degna di stima, una dimora dello Spirito di Dio.

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Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

Dove guardi? Non sono in Cielo ma nella persona che hai accanto.

Il matrimonio è qualcosa di meraviglioso. Si perché Gesù vuole essere amato da noi in modo del tutto particolare. Vanno bene le preghiere, le novene, le Sante Messe. Lodare il Signore è importante. Ringraziarlo e rendere grazia per la vita e per il giorno che stiamo vivendo. Benissimo ma sono offerte gradite se lo cerchiamo sulla terra e non lontano nel Cielo come un’entità che è distante da noi. Lui è lì. Quando ci svegliamo è lì accanto a noi che desidera essere abbracciato. Quando ci alziamo è lì che si aspetta un sorriso, una buona parola e magari un caffè caldo. Durante il giorno aspetta una nostra telefonata per sentirsi cercato. Alla sera aspetta di sedersi a tavola con noi per raccontarci della giornata trascorsa. Di sera si aspetta un po’ di tempo dedicato solo per lui/lei e non vuole dividerci con la televisione tutte le volte. Queste sono le preghiere che ama il Signore. Vuole essere amato così, nel fratello e nel prossimo. Per questo ci ha messo al fianco un prossimo che più prossimo di così non si può. Per essere amato in quel fratello o in quella sorella. Quindi la preghiera da recitare ogni giorno sarà:

Padre nostro che sei nel mio sposo (nella mia sposa)

sia santificato il tuo nome nel nostro amore

venga la tua tenerezza

sia fatta la tua volontà

come in cielo così nella nostra casa

dacci oggi il nostro abbraccio quotidiano

rimetti a noi i nostri debiti

come noi ci perdoniamo e ci accogliamo vicendevolmente

e non ci lasciare nella incomprensione

ma liberaci dall’egoismo e aiutaci ad essere uno.

Avete dato un abbraccio al vostro sposo (vostra sposa)? Solo dopo le vostre preghiere saranno gradite nei Cieli. D’altronde Giovanni nella sua prima lettera ha scritto: Se uno dicesse: «Io amo Dio», e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Il nostro coniuge è lì proprio per dare carne e un volto all’amore. Approfittiamone!

Antonio e Luisa

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Ci amiamo come il primo giorno? Grazie a Dio no!

Ci sono tante persone che, per enfatizzare quanto si vogliano ancora bene dopo tanti anni passati insieme, affermano: ci amiamo come il primo giorno!

Io ho sempre trovato questo modo di descrivere la pienezza di una relazione come stonato. Il primo giorno io amavo Luisa molto meno di come la amo oggi. E’ normale che sia così. Il nostro padre spirituale ci diceva sempre che l’amore non è qualcosa di statico. Non è qualcosa che dobbiamo cercare di cristallizzare e custodire così com’è, come in una teca. Il nostro amore è quanto di più vivo (o morto, se non curato) ci possa essere. Muta continuamente. Come un albero. Da un giorno all’altro sembra lo stesso, ma se lo si osserva per periodi lunghi si notano delle differenze enormi.

E’ normale che sia così perchè l’amore non ha vita propria, la relazione non ha vita propria, ma si nutre attraverso i due sposi. Attraverso i gesti, la vita, le attenzioni, il tempo, la cura, il perdono, gli scontri, i litigi, dei due sposi.

L’amore si nutre della vita dei due sposi. Esattamente come i bambini che crescono nel grembo di una mamma. D’altronde l’amore non è forse una forza generativa? Non è forse vita?

Così accade che in una vita insieme, due persone che, nonostante i loro limiti, si impegnano giorno dopo giorno a farsi prossimi all’altro/a e dono l’una per l’altro, diventano sempre più capaci di amarsi. Diventano sempre più comunione, sempre più un cuore solo. Il loro cuore diventa sempre più grande e capace.

Non solo accade questo. Accade anche che i loro cuori si riempiono di tutto l’amore che sono stati capaci di donarsi nella loro relazione. Come un forziere che si riempie del bene donato. Non so voi, io ricordo tantissimi episodi e gesti in cui Luisa mi ha fatto sentire profondamente amato, e queste sono perle che restano per la vita e che arricchiscono il nostro matrimonio e mi permettono di guardarla con uno sguardo pieno di questo bene ricevuto. Come uno di quei filtri della fotocamera del mio smartphone che mi permettono di rendere più bella la persona che riprendo.

In sintesi giorno dopo giorno diventiamo sempre più capaci di amarci. Per questo il massimo della mia capacità di amare Luisa nel 2002, quando ci siamo sposati, era molto meno di ciò che posso fare oggi.

Per questo mi sentirei di fare un augurio diverso alle persone che si vogliono bene. Non direi loro amatevi come il primo giorno ma direi amatevi come se fosse il vostro ultimo giorno insieme, dando tutto, non risparmiando nulla. Sono sicuro che chi ama in questo modo è capace di un amore molto più profondo e grande.

Un’ultima considerazione. Anche il rapporto intimo diventa sempre più bello e sempre più profondo con il tempo. Già, perchè ciò che rinnova davvero quel gesto non è cambiare il modo o il partner, ma è l’amore degli sposi che giorno dopo giorno è sempre più profondo, più grande e più maturo. Come il vino delle nozze di Cana. Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po’ brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono (Gv 2, 10)

Antonio e Luisa

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Come nel tostapane !

Rieccoci alla terza puntata sul silenzio di Dio. Curioso che si parli di un silenzio…non trovate ? Parole e silenzio, due concetti in antitesi….. e per di più non bastano due articoli… quindi ancora più parole che silenzio….. che volete…. siamo uomini e per avvicinarci al Mistero usiamo anche le parole per raccontare Colui che è La Parola…. ma adesso basta con le elucubrazioni alla Marzullo ed entriamo nel vivo della Parola di Dio, nel silenzio di Dio…. insomma …. ri-cominciamo rileggendo il Salmo che ci accompagna nella meditazione.

Dal Salmo 94 : << Venite, cantiamo al Signore, acclamiamo la roccia della nostra salvezza. Accostiamoci a lui per rendergli grazie, a lui acclamiamo con canti di gioia. Entrate: prostràti, adoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti. È lui il nostro Dio e noi il popolo del suo pascolo, il gregge che egli conduce. Se ascoltaste oggi la sua voce! «Non indurite il cuore come a Merìba, come nel giorno di Massa nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri: mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere >>.

Per rileggere i due articoli precedenti seguite i links (https://matrimoniocristiano.org/2020/09/08/pronto-ce-qualcuno/) e (https://matrimoniocristiano.org/2020/09/15/come-dono-un-problema/).

Oggi affrontiamo le espressioni verbali “Accostiamoci a lui” per “rendergli grazie“.Abbiamo iniziato un percorso decidendo di “venire dal Signore” , quindi è Lui il primo interlocutore nella gioia e nel dolore; per poi “cantare” ed “acclamare” a Lui per dimostrare così che il nostro amore nei suoi confronti non è interessato , ma da Lui tutto riceviamo e solo in Lui noi troviamo il senso di vivere.

Se qualche lettore ha provato ad intraprendere questo quotidiano percorso spirituale (personale e di coppia) si sarà accorto che qualcosa sta cambiando, qualcosa è già cambiato, cosa ? Il problema che avevamo prima c’è ancora, non si è magicamente smaterializzato… quindi cos’è cambiato ? Il nostro cuore, già … perché innanzitutto abbiamo dato un nuovo volto al problema…. è un problema legato a questa terra e non ce lo porteremo nell’aldilà…. che sollievo….. e poi…. il secondo passo lo vedremo oggi.

Da piccolo mi chiedevo perché al supermercato vendessero quel pane bianco quadrato con la scritta “pane per toast”. Avete provato ad assaggiarlo appena scartato dalla confezione ? Qualcuno lo usa a triangolini negli antipasti ma…… se vuoi davvero che dia il meglio di sé, cioè che sia utilizzato per ciò che è stato inventato….. devi assolutamente farti un toast…. allora ti accorgeresti di quanto croccante può diventare, già solo il rumore che sprigiona al primo morso è strepitoso…. per non parlare della morbidezza che comunque mantiene al suo interno…. senza dimenticare di come sappia esaltare i sapori della farcitura di cui lo hai imbottito nella speranza di lasciarti inebriare i sensi dal risultato finale…. già pregustando con l’acquolina in bocca. Ma per realizzare tutto ciò, è necessario che la fetta bianca di pane passi nel tostapane e cioè che ne esca non più bianca ma con quelle striature marroncine che le cambiano identità… ora finalmente è diventata un toast. E’ necessario che la fetta si accosti al tostapane.

E noi siamo quella fetta di pane bianco, ed il nostro tostapane è Gesù. Accostiamoci a Lui così come la fetta si accosta al tostapane per dare il meglio di sé, la nostra anima deve accostarsi al “tostapane di cuori” che è Gesù perché ne rimanga “marchiata a fuoco”, viva di ciò per cui è stata creata, viva d’amore, ma di un amore che non è di questa terra; e il nostro matrimonio è solo una pallida, pallidissima imitazione di questo Amore fatto carne. La nostra anima deve accostarsi al vero tostapane di cuori affinché diventi croccante per dire al nostro coniuge la vivacità dell’amore di Dio…. ma dentro però mantiene la morbidezza della tenerezza di Dio nell’intimità con il coniuge…. e saprà anche esaltare i diversi sapori , cioè le diverse manifestazioni con cui Dio parla al nostro coniuge, ai figli, ecc…. e già pregustiamo il risultato finale nella preghiera intima, silenziosa… un antipasto del Paradiso con l’acquolina in bocca.

Anche S. Tommaso d’ Aquino infatti si esprime così : << … e mi accosto come infermo al medico che ridona la vita, immondo alla sorgente di misericordia, cieco alla luce che non conosce tramonto, povero e mendico al Signore del cielo e della terra… >>.

Dopodiché come si fa a non “rendergli grazie” per tutta questa ricchezza a nostra disposizione. Anche qui ci viene in aiuto una preghiera in uso nei cristiani del II secolo e trasmessaci dalla “Dottrina dei dodici apostoli”, ne riportiamo brevi passaggi ma densi : <<…… Ti ringraziamo, Padre Santo, per il tuo santo nome che hai voluto inserire nei nostri cuori….. Prima di ogni cosa Ti ringraziamo perché sei potente. Gloria a Te nei secoli ! …. >>. Cioè rendergli grazie innanzitutto perché Lui c’è e noi siamo figli suoi, del Re dei Re, figli del più potente, eredi di Colui la cui maestà nemmeno i cieli possono contenere ; e ciò che Lui permette che accada nella nostra vita ci aiuti a perfezionare la nostra fede, come una prova da superare per l’esame finale.

Coraggio sposi, non abbiate paura nel cominciare ad accostarvi al tostapane divino…. sì scotta un po’, ma se belli vogliamo apparire, un po’ dobbiam soffrire ! Tutti nel tostapane !

Giorgio e Valentina.

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Ti voglio benedire ogni giorno

Ieri, durante l’omelia, il nostro parroco ci ha fatto riflettere sul nostro matrimonio partendo da una prospettiva molto interessante. È partito dalle parole del Salmo, che naturalmente sono rivolte a Dio, però possono calzare anche per il nostro sposo o la nostra sposa. Quando un matrimonio è vissuto con Gesù presente, quando c’è desiderio di donarsi all’altro/a, quando c’è quella comunione che fa di noi sposi anche fratelli e sorelle nella fede, lì è davvero possibile fare esperienza di Gesù nell’altro/a. Sentirsi amati da Gesù attraverso l’altro/a e accogliere Gesù accogliendo l’altro/a. Il Salmo in questione recita:

Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome, Signore, in eterno e per sempre.
Grande è il Signore e degno di ogni lode,
la sua grandezza non si può misurare.

Paziente e misericordioso è il Signore,
lento all’ira e ricco di grazia.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Non è forse vero che io desidero benedire Luisa ogni mattina che la trovo accanto a me? Benedico lei e benedico Gesù per avermela donata. Grande è il nostro matrimonio. Grande perchè mi permette di fare un’esperienza d’amore incondizionato e gratuito che è meravigliosa. Una bellezza che può venire solo da Dio. Una bellezza che non si può misurare. Nulla su questa terra può valere di più.

Paziente è la mia sposa, sempre pronta a sopportare i miei errori. Non mi giudica e comprende le mie difficoltà e fragilità. Misericordiosa la mia sposa che tutto mi perdona. Perdona davvero. Rigenerante è la sua tenerezza, che mi permette di capire un po’ di più l’amore con il quale Dio mi ama.

Sono sicuro che quanto ho scritto non sia un’esperienza solo nostra. Credo che tanti sposi potrebbero tetimoniare lo stesso amore. Non significa che siamo perfetti. Gli errori ci sono e sono anche tanti, ma ciò che rimane, ciò che è più forte, non è l’errore ma è l’amore. Sempre pronti a ricominciare, sempre pronti a chiedere e a dare perdono. Sempre pronti a meravigliarsi della bellezza del matrimonio e di come due persone tanto imperfette possano volersi bene in questo modo, con lo stile di Gesù.

Antonio e Luisa

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La vigna della vocazione

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna.
Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna.
Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi?
Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero un denaro per ciascuno.
Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo:
Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro?
Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te.
Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?
Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi».

Matteo 20, 1-16

Una Parola che pone in evidenza ciò che abbiamo nel cuore. La vigna naturalmente è il Regno di Dio, ma per noi sposi può essere anche immagine del nostro matrimonio. L’immagine della nostra vocazione. L’immagine del nostro posto nel mondo e di come vivere in pienezza la nostra vita. Quanti ne sento parlare, con un’invidia malcelata, dell’amico single che ha mille storie, che si diverte e che si porta a letto innumerevoli donne. Lui si che si gode la vita! Viene il dubbio che quegli amici, che invece hanno una famiglia, dei figli, una vita più o meno ordinaria, non capiscano quanto in realtà siano ricchi in confronto agli amici che in fin dei conti non stanno costruendo nulla di concreto e sono soli.

C’è un passaggio del Vangelo che mette in evidenza tutto questo: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.

Chi sono i fortunati allora? Loro che hanno vissuto una vita senza prospettiva o piuttosto chi lavora nella vigna fin dal mattino? La gioia non viene dai piaceri del mondo ma dallo sguardo di Gesù su di noi e dalla consapevolezza di star costruendo qualcosa di bello nella nostra vita. Dalla capacità di amare, accogliendo sempre più e sempre meglio quella persona che Dio ci ha messo accanto.

E ora una parola per coloro che vorrebbero sposarsi, costruire una relazione d’amore bella e piena. Magari sono lì anche loro ad attendere che il padrona della vigna li veda e li scelga. Mi rendo conto che è una situazione dolorosa. Luisa ha atteso anche lei molto prima di incontrarmi. Vi voglio dare solo un consiglio. Non aspettate lì fermi/e che il padrone si accorga di voi. Incominciate a cercarlo voi! Come? Conoscendolo nella Chiesa e donandovi ai fratelli nel modo che più vi piace. Parrocchia, oratorio, volontariato, assistenza. Ci sono molti modi per amare. Solo così inizierete davvero ad amare anche voi stessi/e. Amarsi è indispensabile per lasciarsi amare da un’altra persona e anche da Dio.

Se rileggete il testo, Dio esce a varie ore della giornata. Non sono ore messe lì a caso. Il padrone della vigna esce alle sei del mattino quindi all’ora prima, poi oll’ora terza, ancora all’ora sesta e all’ora nona. Esce in tutti i momenti in cui viene reso culto a Dio. Le ore della preghiera. Come a voler simboleggiare due verità. La preghiera ci apre ad accogliere la nostra vocazione e, ancor più bello, Dio rende culto a noi. Vuole farci pienamente noi. E ciò avviene nell’amore, nel vivere la nostra vocazione. Attenzione però! Dio esce anche alle cinque del pomeriggio. Un’ora calda, verso la fine della giornata. Dove ormai nessuno si aspetta più nulla. Non è un orario di preghiera. Eppure lui esce e chiama chi ormai ha perso le speranze.

Carissimi non smettiamo di credere in Dio e all’amore. Se abbiamo ricevuto la chiamata rallegriamocene e diamo tutto il nostro impegno. Se non l’abbiamo ricevuta prepariamoci perchè Dio è lì che aspetta il momento giusto per farci suoi e donarci la gioia e la pienezza della vita.

Antonio e Luisa

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Il piacere è dono di Dio. Ma va usato bene.

 Il corpo umano non è uno strumento di piacere, ma il luogo della nostra chiamata all’amore, e nell’amore autentico non c’è spazio per la lussuria e per la sua superficialità. Gli uomini e le donne meritano di più di questo!

Papa Francesco (Udienza del 31 ottobre 2018)

Queste parole non sono state pronunciate nel medioevo o da qualche papa rigido e bacchettone. Sono state pronunciato, non più di due anni fa, da papa Francesco. Perchè è così importante ritornare su queste parole? Perchè è importante che il papa le abbia dette? Perchè in tante, troppe relazioni non si è capaci di sperimentare e vivere un amore autentico.

Cosa è la lussuria? E perchè è un comportamento che fa male alla relazione e alle persone? Per curiosità ho cercato la definizione che offre Wikipedia. La lussuria è l’abbandono al piacere sessuale. Questo scrive Wikipedia. Una definizione completamente sbagliata. Il problema non è il piacere sessuale. Il problema non è abbandonarsi al piacere. Il piacere sessuale di per sè è un dono di Dio. Come tale è un talento da perfezionare. Gli sposi nel rapporto non solo possono ma si devono impegnare, è l’amore che lo esige, a donare sempre più piacere all’altro/a.

Cosa è la lussuria allora? Non è vivere il piacere e abbandonarsi ad esso. No! La lussuria è il contrario dell’incontro con l’altro/a, il contrario della comunione, il contrario del dono di sè. Il fine della lussuria è il piacere e l’altra persona diventa un mezzo per raggiungerlo. Capite che cambia tutto.

C’è un documento straordinario del Pontificio Consiglio della Famiglia pubblicato nel 1995 a firma dell’allora presidente Card. Lopez Trujillo che racchiude tante riflessioni da meditare (qui il link per leggerlo). Tratta anche di questo argomento afferma:

Non si deve mai dimenticare che il disordine nell’uso del sesso tende a distruggere progressivamente la capacità di amare della persona, facendo del piacere — invece che del dono sincero di sé — il fine della sessualità e riducendo le altre persone a oggetti della propria gratificazione: così esso indebolisce il senso del vero amore tra l’uomo e la donna

Sessualità umana. Verità e significato. (Pontificio Consiglio della famiglia – 1995)

Capite ora di cosa si preoccupa il papa? E’ importante che la nostra relazione tutta sia caratterizzata dal desiderio di farci dono. Anche il rapporto fisico. Soprattutto, direi, il rapporto fisico. E lì che si celano tanti problemi che poi ammalano tutta la relazione e il matrimonio. E’ nel rapporto fisico che spesso si gioca la nostra battaglia personale contro l’egoismo. È lì che impariamo ad amare l’altro/a e non ad usarlo. È lì che possiamo sperimentare il piacere che ha voluto per noi il Creatore scaturente da una comunione di corpo e cuore e non solo un piacere superficiale scaturente dalla lussuria e dal nostro egoismo.

Come dice il papa meritiamo di più che essere un oggetto di piacere per l’altro/a. Il nostro cuore lo sa e presto o tardi non sentirà più il desiderio di donarsi e accogliere chi vuole solo usarci. Ne va della nostra gioia. Ne va del nostro matrimonio.

Antonio e Luisa

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Piccoli Perdoni Quotidiani

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”..

Sembra scontato, ma quando parliamo o semplicemente pensiamo teoricamente al perdono, spesso la nostra mente porta alla memoria avvenimenti duri della nostra vita.

“Perdono”, poi, lo si usa sempre al singolare come se dovesse essere un atto unico della vita: cioè come se dicessimo il perdono si da una volta sola in tutta la vita.

Oggi, invece, sgrammaticando un po’, parliamo di “perdoni”.

Il solo termine “Perdonare” ci fa pensare più alla scalata di una montagna che ad una passeggiata tra i ciottoli.

Eppure…eppure…spesso e normalmente la nostra esistenza si muove sui ciottoli più che sulle pareti rocciose delle Dolomiti.

Perdonare deve essere un esercizio piccolo…un movimento minuscolo ma costante…come aprire e chiudere gli occhi. Quindi ci vogliono i “perdoni”piccoli perdoni quotidiani.

E invece noi da eroi quali spesso ci immaginiamo…a volte sogniamo addirittura di perdonare cose difficilissime da perdonare e poi nel quotidiano inciampiamo nei rancori di bassa statura.

Ci capita di inciampare nei ciottoli.

Disse lei alzando il dito indice verso il cielo: “Non tiri mai lo scarico del water!”

Riprese lui inarcando il sopracciglio destro: “Ah si..e tu…non sai nemmeno dove si trova la tavola della cucina…mangi dappertutto e trovo le tue briciole anche nelle mie scarpe!!!”

Ed eccoci qui.

Tra le nostre banalità a farla lunga su chi o cosa l’altro non ha fatto o su cosa l’altro ha fatto e lo ha fatto male.

Ed eccoci sui ciottoli della quotidianità.

Ad inciampare e a non volere rialzarci.

A volte pensiamo: “Se mi dovesse tradire…perdonerei, certo non sarebbe facile, ma perdonerei!”

E poi ecco i ciottoli del quotidiano che finiscono nelle scarpe (la dove si erano depositate anche le briciole, ndr) e iniziamo a sbraitare, a mettere i musi lunghi, a diventare i giustizieri della situazione quando invece anche noi non siamo così esenti da errori e colpe.

Ed eccoci.

Preferiremmo essere sulle pareti rocciose per somigliare a Gesù sulla croce che perdona tutto e tutti, dimenticando che Gesù ha perdonato ogni singolo giorno tutto e tutti.

Ed eccoci qui, sui ciottoli del quotidiano che è inevitabile che ci siano a comportarci come stupidi che per dei dettagli stanno rovinando le loro giornate, il loro matrimonio, la loro vita.

Oggi, prendi carta e penna. Vuoi una famiglia perfetta?

Non costruire una famiglia senza errori…ma costruisci una famiglia sul perdono.

La famiglia perfetta è la famiglia in cui ci si perdona.

Praticando piccoli perdoni quotidiani.

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Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

L’affascinante sfida della diversità

Uomo e donna sono uno spettacolo. Davvero Dio ci ha creato come solo Dio avrebbe saputo fare. Siamo meravigliosi non solo in quanto persone, ma forse ancor di più come coppia in una relazione sponsale che davvero è affascinante e misteriosa. Mentre scrivo ho qui accanto Luisa. La guardo e non posso non pensare quanto sia diversa da me, quanto sia proprio all’opposto da me per tante cose, ed è proprio questo che la rende così attraente. Il matrimonio è una sfida, una sfida che ci chiede di entrare sempre più in profondità nella relazione.

Se ci pensate bene il rapporto intimo tra gli sposi è davvero l’incontro tra due persone che sono distanti anni luce l’uno dall’altra. Hanno necessità diverse, stimoli diversi, impulsi diversi. Sono però accumunati dallo stesso desiderio di essere uno. Hanno lo stesso desiderio di comunione, e per realizzarlo è importante che imparino a dialogare. Ad aprirsi l’un l’altra per amarlo/a come l’altro/a desidera. Per conoscerla/o profondamente.

Vi siete mai chiesti perchè nella Bibbia il verbo conoscere viene spesso associato all’atto sessuale? Perchè l’atto coniugale descrive la pienezza della conoscenza. Dio “conosce” come uno sposo e noi dobbiamo “conoscerlo” come una sposa che è totalmente posseduta dallo sposo. Si capisce, allora, che il culmine della conoscenza è l’intimità, dove tutto è comune e dove la prevalenza è quella dell’amore. Ecco noi sposi proprio nell’amplesso siamo così in intimità da vivere una piena comunione. Siamo una carne e un cuore solo. Siamo immagine della Trinità.

Guardate anche solo come siamo fatti. Fisicamente e sessualmente. Gli organi genitali maschili fuoriescono quasi completamente dal corpo. Le donne al contrario possiedono organi genitali che sono quasi completamente all’interno del corpo. Il corpo parla. Il corpo ci dice chi siamo. L’uomo si sente realizzato in una relazione quando riesce ad uscire da se stesso, dal suo egoismo, dal suo individualismo. E in questo suo uscire si scopre pienamente uomo. La donna al contrario desidera accogliere in sè l’uomo per sentirsi amata e realizzata e scoprirsi pienamente donna.

Uomo e donna sono diversissimi anche in ciò che li stimola sessualmente. L’uomo ha fretta. L’uomo non ama i preliminari. Andrebbe subito al sodo. Gli basta guardare e toccare il corpo dell’amata per partire a mille. La donna no. Desidera essere corteggiata anche nel rapporto. Desidera essere al centro delle attenzioni del marito e solo così riesce ad abbandonarsi a lui.

Capite come siamo diversi? Ed è bellissimo così. Già perchè la relazione diventa attenzione per l’altro/a. Diventa cura e rispetto delle rispettive sensibilità. E alla fine diventa comunione del corpo e anche dei cuori.

Il sesso nel matrimonio non è per nulla un gesto che sporca. E’ voluto da Dio perchè eleva la relazione. Permette di assaporare la comunione e la relazione in pienezza facendone esperienza nel corpo e educa il cuore dei due sposi. I due sposi, proprio attraverso l’unione intima, acquisiscono uno sguardo diverso. Sempre più attento all’altro/a prima che a sè.

Come capire se vivete il vostro rapporto con questo atteggiamento? Semplice dopo tanti anni di matrimonio avrete ancora voglia di fare l’amore perchè dell’amore autentico non ci si stanca mai. Dell’egoismo invece ci si stanca presto.

Antonio e Luisa

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Come dono….un problema !

Rieccoci qui per continuare la riflessione sul silenzio di Dio. (per l’articolo precedente https://matrimoniocristiano.org/2020/09/08/pronto-ce-qualcuno/)

Continuiamo a lasciarci guidare dal Salmo 94 << Venite, cantiamo al Signore, acclamiamo la roccia della nostra salvezza. Accostiamoci a lui per rendergli grazie, a lui acclamiamo con canti di gioia. Entrate: prostràti, adoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti. È lui il nostro Dio e noi il popolo del suo pascolo, il gregge che egli conduce. Se ascoltaste oggi la sua voce! «Non indurite il cuore come a Merìba, come nel giorno di Massa nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri: mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere».

Continuiamo ad analizzare la sequenza dei verbi che precedono il verbo “ascoltare”. Dopo il “venite” precisato nell’articolo di settimana scorsa, cominciamo oggi con i verbi “cantiamo” e “acclamiamo”. Ma perché il salmista ci invita a rispettare questa sequenza ? Quando uno ha un problema, non sarebbe più logico pregare Dio per ottenere aiuto o la soluzione del problema ? Noi, abituati al “tutto e subito” fatichiamo ad entrare in questa logica… c’è un problema…. pochi click e troviamo la soluzione …. e invece… no!

A Dio piace un rapporto d’amore con l’uomo. Si potrebbe pensare che Dio sia un tipo difficile…. ma in fondo in fondo siamo così anche noi. Non è forse vero che non ci piace il fatto che il nostro coniuge ci cerchi solo quando ha bisogno di qualcosa da noi ? Non sarebbe meglio che ci cercasse per il solo gusto di godere della nostra presenza ? E poi, solo poi, dentro questo rapporto d’amore ci sta che ci chieda un aiuto, altrimenti non lo considereremmo un rapporto d’amore, ma ci sentiremmo sfruttati se non peggio ?

Non ci dovrebbe, dunque, meravigliare che il Salmo ci inviti a cantare ed acclamare a Dio, già….. poiché il nostro problema, per quanto grande sia, non è mai più importante della gloria, dell’onore, della lode che dobbiamo tributare a Dio, che è il Re dei Re. Ma per capire ciò dobbiamo immaginare che questo giorno in cui ci si presenta il problema davanti, potrebbe essere il nostro ultimo giorno in questa vita, e il nostro problema, per quanto grande e grave, rimane una realtà caduca, cioè legata a questo mondo. Se non è un problema che ha a che fare con l’eterna salvezza, non è mai così grosso da costringerci a non cantare ed acclamare al Re dei Re. Vi siete mai chiesti come mai anche nelle Sante Messe delle esequie, in cui tutti (compresi noi magari) i presenti sono in lacrime di tristezza, la Chiesa continuamente canta le lodi a Dio Padre ?…. insieme cantiamo Santo, santo, santo…….. ecc…….. ogni onore e gloria per tutti i secoli dei secoli …..ecc….. Perché ? Ma la morte della persona cara non è considerata un problema grave dalla Chiesa ? Certo che è un problema, ma la Chiesa ci educa ad avere uno sguardo che va al di là di questo mondo in cui ancora militiamo.

Perchè dal Paradiso le cose di questo mondo prendono un’altra prospettiva. E allora che fare quando si presenta un problema ? Cantare ed acclamare alla roccia della nostra salvezza. Ma se provvede ai passeri che non lavorano, non seminano e non mietono, non dovrebbe forse provvedere a due sposi che lo amano e cantano le sue lodi sia nella gioia che nel pianto ?

Coraggio sposi… pregate insieme per questo problema, pregate con questo stile: Signore, Padre buono, che tanto ci hai amati da donarci il tuo Figlio per la nostra salvezza, ti lodiamo perché ci hai regalato questo “problema” che ci aiuta a capire che la nostra vita è nelle tue mani, che senza di Te non possiamo far nulla, che ci ricorda quanto siamo fragili e quanto sei immenso Tu che non ci fai mancare la tua vicinanza, la tua grazia, il tuo sostegno, acclamiamo a Te che sei la nostra roccia, il nostro rifugio sicuro contro ogni nemico.

Provare per credere.

Giorgio e Valentina.

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Il nostro cuore parla attraverso il corpo

C’è qualcosa di profondamente affascinante nella mistica cristiana. Nella mistica del corpo. Siamo davvero una meraviglia. Il corpo, che per tanti secoli, è stato trattato come un peso, come qualcosa che impedisce una elevazione spirituale, è in realtà ciò che ci permette di dare voce allo spirito. Il corpo permette di dare un volto all’amore. Cosa che non sarebbe possibile senza.

Dio ci ha fatto perfetti proprio perchè siamo sessuati ed abbiamo un corpo. Molti pensano invece che Dio ci ha fatto perfetti nonostante il nostro corpo. Già perchè le passioni, gli istinti, le pulsioni sono spesso associate al peccato e all’egoismo. Che è vero. Non perchè le passioni e le pulsioni siano qulacosa di sbagliato ma perchè quelle pulsioni vanno educate per aprirsi all’altro/a nella verità e non per usarlo. San Giovanni Paolo II in una delle sue famose catechesi sulla Teologia del Corpo ebbe a dire

Il corpo nella sua mascolinità e femminilità, è “dal principio” chiamato a diventare manifestazione dello spirito. Lo diviene anche mediante l’unione coniugale dell’uomo e della donna, quando si uniscono in modo da formare «una sola carne

da Uomo e donna lo creò

Il nostro corpo non è quindi una prigione come sostengono alcune filosofie orientali. Il nostro corpo è invece una porta, un ponte, un trasmettitore. Chiamatelo come volete. Il corpo è quella parte di noi che ci permette di mostrarci nella nostra integrità di persona.

Capite bene che diventa fondamentale nelle relazioni umane. Noi siamo il nostro corpo e possiamo attrtaverso di esso aprirci e mostrarci all’altro/a. Possiamo amarci. C’è una corrente spiritualista all’interno della Chiesa che non ha recepito questa funzione fondamentale del corpo e continua a ritenere che ciò che conta sia l’amore delle anime (intendono quello spirituale ed oblativo). Si vogliono bene, non fanno nulla di male. Per questo alcuni sacerdoti tendono a sottovalutare tante espressioni “d’amore” false del corpo. Rapporti prematrimoniali, rapporti omosessuali, masturbazione e così via diventano espressioni accettate perchè l’importante è che siano spinte dall’amore. Quale amore? Verrebbe da chiedere.

Questo modo di vivere la sessualità falso non può che entrarci dentro e toccare la nostra anima, ferirci profondamente, farci sentire usati e non amati. Quando tocchiamo il corpo di una persona stiamo toccando tutta la persona, non solo un involucro. Tutto ciò che viviamo attraverso il corpo tocca profondamente il nostro cuore. Lo riempie di amore, se quel gesto vissuto attraverso il corpo è vero, lo svuota d’amore se quel gesto è falso.

Un amico sacerdote, quando gli ho accennato della castità, mi ha risposto: la castità non è importante. Ciò che conta è incontrare Cristo. Sono d’accordo che incontrare Cristo sia fondamentale, ma poi, se non abbiamo un cuore puro, uno sguardo puro, un corpo che trasmette l’amore e non l’egoismo, difficilmente resteremo con Gesù. Ci allontaneremo sempre più da Lui e presto non sarà che un lontano ricordo.

Il nostro corpo è un’opportunità straordinaria che noi abbiamo per fare un’esperienza unica nell’incontro profondo e completo con un’alterità. Attenzione però! C’è verità solo quando cuore e corpo esprimono entrambi lo stesso amore. Non basta sentire di amare l’altro/a per rendere puri e autentici gesti che non lo possono essere. Il sesso non è sempre buono, non è sempre amore, anche se desiderato da entrambi. Il cuore parla attraverso il corpo. Nel sesso dice sono tua/o, siamo una cosa sola, tu sei l’unico/a per me. Capite bene che il cuore sta dicendo la verità, attraverso quel gesto del corpo, solo se si tratta di un uomo e di una donna che si sono promessi amore per sempre nel matrimonio.

Antonio e Luisa

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Il fallimento è di chi non perdona

In quel tempo Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?».
E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.
A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi!
Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?
E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello».

Matteo 18, 21-35

Perdonare settanta volte sette. Il numero della pienezza. Sette come il settimo giorno, quello in cui Dio finalmente riceve dopo avere dato. Finalmente può godere di ciò che ha creato. Il numero della pienezza e della bellezza. Perdonare settenta volte sette non è qualcosa da intendere in modo esponenziale ma infinitesimale. Non c’è limite al perdono perchè non c’è limite all’amore di Dio. Tutto può essere perdonato.

Cosa significa concretamente? Ci viene in aiuto la seconda parte del Vangelo di oggi. Il re condona al suo servo la somma di diecimila talenti. Voi sapete quanto vale un solo talento? Una cifra enorme. Sono circa 30 Kg di oro. Diecimila sono una cifra talmente grande da essere paragonata all’infinito. Il re condona tutto. Paga lui e ci solleva dal nostro debito. Già perchè il re è Dio e il servitore siamo noi. Chi si è sentito perdonato e guardato da Dio può capire. E molti di noi cosa fanno? Non condonano neanche cento denari al marito o alla moglie. Cento denari non sono che qualche spicciolo rispetto a un solo talento.

Perchè molti non sono capaci di perdonare? Perchè il modo con cui si relazionano con l’altro/a porta il segno di cio che hanno dentro. Si prostrano a Dio ma non sanno chi è Dio. Dio non è il re che vuole il nostro prostrarci a Lui. Si va bene, ma Dio è soprattutto Colui che ci rialza, che ci ridona la dignità e il nostro valore con il suo sguardo.

Noi spesso non siamo capaci di rialzare il nostro coniuge. Quando lui/lei sbaglia, quando ci ferisce, quando tradisce il nostro amore noi non siamo capaci di rialzarlo. Facciamo come il servo malvagio. Paga ciò che devi. Non mi interessa ascoltarti, non mi interessa capire, non mi interessa starti vicino.

Quante volte davanti all’errore del nostro sposo o della nostra sposa lo/la uccidiamo dentro di noi, non permettiamo all’altro/a di rialzarsi, non lo/la aiutiamo a rialzarsi, ma lo/la schiacciamo al suolo con la nostra durezza e con la nostra chiusura.

Magari il nostro atteggiamento lo lascerà in quella sua colpa che lo segnerà a morte. Come non pensare a quella sposa che mi ha raccontato il tradimento del marito e di come lei, pur con tanto dolore e sofferenza, lo abbia perdonato. Il suo perdono ha permesso al marito di sentirsi una persona nuova e insieme hanno ricostruito un rapporto più solido e bello di prima. Ecco se quella donna lo avesse cacciato, se gli avesse detto di pagare la sua colpa, forse lui non si sarebbe più rialzato dal peccato commesso. Sarebbe stato segnato da quel fallimento per tutta la vita. Non sarebbe però stato un fallimento solo di chi ha sbagliato ma anche di chi non lo ha perdonato, di chi lo ha lasciato schiacciato a terra.

Perchè solo chi perdona ha Dio dentro di sè. Ha dentro quel Dio che non ti fa neanche prostrare, ma ti rialza, ti mette l’anello al dito, non ti fa parlare e ti dice quelle belle parole che Dio ha detto ad Abramo: Io sono il tuo scudo, io sono la tua eredità, la tua eredità si moltiplicherà. Pagherò io il tuo debito.

Antonio e Luisa

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Siamo uno spettacolo!

Vi ripropongo un articolo di circa 4 anni fa. Mi è capitato di trovarlo mentre navigavo per il blog e mi è sembrato interessante.

Il più grande spettacolo dopo il big bang siamo noi, io e te.

Questo è l’inizio di una delle canzoni di Jovanotti. Una frase forte, diretta che si imprime nella testa. Mi ha colpito perchè è vera. Vale per noi, e vale per tutte le coppie che hanno sperimentato la forza del matrimonio, che hanno sperimentato la Grazia nel matrimonio, che hanno sperimentato la presenza di Dio in loro e con loro. Mi guardo indietro e cosa vedo? Un ragazzo di poco più di vent’anni, fragile e impaurito dalla vita e dal futuro. Ripercorro velocemente tutti i 14 anni del mio matrimonio, tutti gli avvenimeti belli, tutti i momenti  difficili e di sofferenza. Mi guardo indietro e mi accorgo che Dio ha fatto davvero cose grandi.

Il matrimonio mi spaventava. Un amore così radicale che ti chiede tutto. Un amore che non lascia vie d’uscita, che ti impegna per la vita. Se ci pensate bene il matrimonio è una promessa che fa paura. Ci si sente inadeguati a rispondere ad un amore così. Io che non mi sentivo capace di gestire la mia vita dovevo promettere di dedicarmi totalmente ad una donna e ai figli che Dio ci avrebbe donato.  Difficile. Poi arrivano le prove e la tentazione, che ti continua a insinuare il dubbio di essere inadeguato, torna ancora più forte.

E’ facile amare quando tutto va per il meglio, quando c’è gioia, passione e intimità. Non serve Dio, non serve il matrimonio. Basta la nostra miseria, i sentimenti ti trascinano senza sforzo e senza sacrificio. Basta la pancia non serve la testa. Quando tutto si fa difficile non è più così. La nostra miseria non basta più e rischi davvero di lasciarti andare e di mollare. E’ molto facile sentirsi intrappolati in una situazione troppo grande e difficile. In quei momenti passa la passione, l’intimità e ci si sente soli anche se cìè pieno di gente che gira per casa. Da questa crisi passano tanti, forse tutti, io ci sono passato. Quello che mi ha dato la forza di perseverare è stata la sicurezza che quella fosse l’unica strada possibile per essere felice, che Dio non mi avrebbe abbandonato mai e che  al fianco avevo una donna straordinaria. Questa certezza, anche nel momento più buio, non mi ha fatto mollare e mi ha dato le motivazioni per tirare fuori forze e risorse che non pensavo di avere.

E’ proprio vero che nel matrimonio uno più uno non fa due ma fa tre. C’è una nuova creazione, dove sono ancora io ma in realtà sono molto di più perchè mia moglie e Gesù sono li con me in un intreccio d’amore e di grazia. Loro abitano il mio cuore, sempre, e io avverto questa loro presenza e ciò mi rende molto più forte di ciò che ero prima. Se ci abbandoniamo a Lui, se perseveriamo nelle difficoltà, se chiediamo la Grazia nel nostro matrimonio tutto sarà possibile e guardandoci alle spalle, guardando la nostra vita non potremo che meravigliarci di ciò che abbiamo saputo affrontare e sopportare. Ogni coppia che ha sperimentato tutto questo può a ragione dire “Il più grande spettacolo dopo il big bang siamo noi”!

Antonio e Luisa

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Figli alla conquista della mamma e marito sul divano

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”..

C’era una volta una coppia di sposi molto affiatata. Poi arrivarono due figli e la mamma divenne proprietà dei pargoli e il marito si addormentò sul divano.

Avete presente l’Everest o il K2 o altre cime dell’Himalaya? Bene.

Fate finta che l’Everest (o il Monte Bianco se preferite le vette nostrane) sia una donna. La donna in questione è anche una moglie. Un tempo questa moglie Everest era terra desiderata, cima da sognare e da corteggiare.

Il corteggiatore era un piccolo uomo del popolo Sherpa, ovvero un esperto scalatore capace di affrontare le fatiche della scalata per raggiungere e conquistare la cima.

Quanto audace era l’amore che spingeva il piccolo Sherpa su quella Montagna. Quanto eroico era il suo ardore. Quanto amava quella montagna, ne sognava le forme e ne accarezzava i fianchi.

E la stessa montagna si lasciava conquistare ed amava il suo piccolo scalatore.

I due si amavano e non se lo nascondevano.

Torniamo alla nostra coppia di questo racconto…a quando dicevamo all’inizio che…

C’era una volta una coppia di sposi molto affiatata. Poi arrivarono due figli e la mamma divenne proprietà dei pargoli e il marito si addormentò sul divano.

Accade a volte che prima della nascita di un figlio, e prima che questi in alcuni casi si moltiplichino, l’intima complicità che univa la coppia e la tenerezza che caratterizzava la loro relazione venga bruscamente interrotta dal piccolo intruso.

Ora questo intruso sa benissimo cosa fare: ovvero sa che dovrà scalare quella montagna che si chiama “madre” e si trasforma con grande abilità in un giovanissimo e agilissimo Sherpa…che come un capriolo saltella sulle alture rocciose per mettersi in mezzo tra la mamma e il papà.

A questo punto molto della relazione della coppia vive un momento delicato.

La madre/moglie montagna è lì che tra una poppata e una tempesta di neve (che a volte fuoriesce dalla bocca dello Sherpa Lattante) cerca di tenere la mano a suo marito…ma prima o poi rischia di essere inghiottita – nonostante la sua mole alpina – dal bimbo appena arrivato…schiacciata dal suo istinto materno che sopraffà la sua verità di moglie.

Ora il marito – nonché padre del giovane sdentato – deve giocare una partita davvero ardua.

Se non smetterà di cercare sua moglie, di farle la corte, di conquistarla nonostante le bufere…bene. Se invece, credendosi perduto e battuto in partenza, lascerà ad altri la scalata della vetta…rischierà di addormentarsi sul divano mentre l’idillio tra madre e figlio(figli) si consoliderà sempre più minando alla base la loro relazione di coppia.

Già…la relazione tra madri e figli ha bisogno di essere mandata in corto circuito dal papà…che ha il faticosissimo compito di rompere quella simbiosi, di tagliare quel cordone ombelicale che diversamente diventerebbe lungo quanto la maratona di New York o quanto la trilogia del Signore degli Anelli (se preferite Tolkien).

Dunque che fare, che dire alla coppia della nostra storia che come dicevamo all’inizio… “era una una coppia di sposi molto affiatata. Poi arrivarono due figli e la mamma divenne proprietà dei pargoli e il marito si addormentò sul divano…”?!?

Diciamo al marito: “Sveglia piccolo Sherpa!!! La cima dell’Everest ti attende! Corri a conquistare il suo cuore ancora una volta!!!”

E alla moglie diciamo: “Cara donna Everest, si paziente col tuo Sherpa…tendigli la mano se indugia ad alzarsi dal divano…fagli capire che sei ancora innamorata di lui…”

Coraggio coppie, torniamo ad amarci e a lasciarci amare come sicuramente un giorno abbiamo fatto! Ricordiamoci che il primo figlio della coppia è la coppia stessa e come tale va curato, nutrito, amato.

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Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

Davvero non c’è differenza tra convivenza e matrimonio?

Succede spesso di ascoltare giovani e meno giovani che affermano che sposarsi è solo un contratto e che ciò che conta è solo l’amore. Che il matrimonio è qualcosa di vecchio. Che oggi basta la convivenza. Quando ascolto questo tipo di discorsi mi intristisco. Quelle persone stanno rinunciando a uno dei doni più grandi che Dio vuole fare loro. Certo è possibile grazie al Battesimo e va nutrito con l’Eucarestia, ma ha una dignità e una grandezza forse sconosciute ancora a tanti.

Nella convivenza non c’è amore gratuito e incondizionato. Di che se ne dica, la convivenza è, nel suo significato costitutivo, precaria. Stiamo insieme finchè stiamo bene. Non c’è nessuna promessa solenne. Come faccio a sentirmi davvero amato con questi presupposti? Io non riuscirei. Mi sentirei sempre sotto esame. Non è questo però il punto che voglio analizzare oggi. Superiamo la relazione umana e entriamo nella trascendenza del sacramento del matrimonio.

Cosa ci regala Dio il giorno delle nozze? Quando abbiamo con la volontà proclamato la nostra promessa e l’abbiamo confermata con il corpo nel primo rapporto fisico, lo Spirito Santo scende su di noi e riempie il nostro cuore di doni. Ma quali sono esattamente?

Il primo dono è il legame coniugale cristianoNon siamo più due ma una carne e un cuore soloQuesta unità d’amore rende noi sposi sacramento vivente e perenne. Nel nostro amore abita Gesù vivo e reale. D’ora in poi ameremo Dio non più individualmente, ma insieme. Saremo mediatori l’uno della santità dell’altro. Come spiegare questo concetto? Non è facile perché seppur unite restiamo due persone con la propria individualità. Prendo le parole di don Emilio Lonzi che per farci capire disse una frase che mi fece trasecolare: “O andate in paradiso insieme o nessuno dei due andrà”. Come? Se io mi comporto bene, se faccio tutto il possibile per una vita buona e la mia sposa invece si comporta male, devo subirne anche io le conseguenze? Che giustizia è? La prospettiva è da ribaltare. Il concetto è che la mia priorità deve diventare la santità della mia sposa. Devo far di tutto per aiutarla a santificarsi.  Questo non toglie le buone azioni, il bene e i sacrifici che ogni persona offre nella sua vita ma, per la bontà di Cristo e per la grandezza redentiva del sacramento, esse hanno un influsso positivo anche sul coniuge. 

Il secondo dono è la Grazia santificante. Cosa è? E’ un amore creato del tutto simile a quello di Dio che lo Spirito Santo effonde nel cuore degli sposi in proporzione all’apertura del loro cuore ad accoglierlo. E’ un dono che agisce sulla Grazia santificante battesimale già presente negli sposi rendendoli partecipi della sponsalità divina. Questa è la nozione accademica, ma ora vediamo concretamente cosa significa. Gli sposi diventano capaci di amarsi con lo stesso amore di Dio e di riprodurre (in modo molto limitato e imperfetto) il mistero dell’amore trinitario. 

Il terzo dono è la Grazia sacramentale. E’ una cambiale in bianco che Gesù ci firma. Non è che la promessa di Cristo di aiutarci, attraverso lo Spirito Santo,  a superare qualsiasi dolore, difficoltà, divisione, rancore, stanchezza o qualsiasi altra situazione noi incontriamo nella nostra vita matrimoniale, per perseverare e perfezionare il nostro amore di sposi ed essere sempre più testimoni e profeti del nostro amore.

Allora perchè se abbiamo tutta questa ricchezza sembriamo così poveri e tanti sposi alla fine si separano e falliscono? Perchè la Grazia di Dio non ci salva da noi stessi e dai nostri errori? La Grazia non è una magia. Lo Spirito Santo per poter entrare in noi e cambiare le nostre debolezze e fragilità ha bisogno di noi. Lo Spirito Santo ha bisogno che  noi apriamo il nostro cuore alla Sua azione. Dobbiamo volere che Gesù abiti in noi e nella nostra unione. Il sacramento del matrimonio non ci assicura nulla senza il nostro impegno. Il sacramento del matrimonio è come una fonte di acqua pura che disseta ma se noi abbiamo un bicchiere bucato non riusciremo nè a bere nè a dissetarci. Questo è il nostro cuore, che se reso bucato dal peccato e dal nostro egoismo, non riuscirà a riempirsi di Dio. Diventa così tutto un’illusione e se le cose non vanno ce la prendiamo con Dio che non ci ha preservato dal fallimento.  

Siamo ricchi! Prendiamone coscienza e impegniamoci a fondo per dare frutto a tutta questa Grazia che ci pervade.

Antonio e Luisa

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L’amore degli sposi chiede tutto o non è vero

Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente. (MT 22,37)

Questo versetto del Vangelo è per noi. Dovrebbe essere di riferimento a tutti gli sposi. Voi obietterete che questo comando riguarda la nostra relazione con Dio. E’ vero! E’ altrettanto vero che Dio chiede agli sposi di essere amato nella creatura che ci ha posto accanto.

Il matrimonio è una relazione molto esigente. Perchè è l’amore stesso ad essere esigente. Chiede davvero tutto. In particolare l’amore degli sposi che è vissuto in modo molto più completo e profondo di altre espressioni d’amore.

Questo modo d’amare che Gesù chiede di riservare a Dio, in realtà è un’occasione da cogliere anche per noi. Può essere esteso anche all’amore sponsale. Non perchè sia una imposizione. Dobbiamo amarci così perchè Dio lo vuole o la Chiesa ce lo impone. Nulla di tutto questo. Il desiderio di questo amore radicale è qualcosa che abbiamo dentro. Noi aneliamo a questo tipo di amore. Dio ci ha donato il matrimonio proprio perchè potessimo vivere l’amore di cui sentiamo il desiderio e la nostalgia.

Se il vostro lui o la vostra lei vi dicesse Ti amo con una parte del mio cuore. Non con tutto. C’è una parte di me che non ti ama e dove non c’è posto per te. Oppure Si ti penso ma solo ogni tanto. Ho mille interessi e tu sei uno dei tanti. Oppure Voglio passare del tempo con te ma non tutta la mia vita. Se vi dicesse queste cose vi sentireste completamente amati/e? Siate sinceri/e.

Ho un’amica che sta con un uomo sposato da un po’ di anni. Io cerco di farla ragionare ma non c’è verso. Mi ha però fatto una confessione. Lei dice di passare dei momenti meravigliosi con lui. Delle giornate in cui sta bene però non ha una gioia completa. Cosa le manca? Le manca la quotidianità. Le manca la possibilità di stare con lui ogni giorno, di svegliarsi con lui, di andare a fare la spesa con lui. Insomma di fare una vita normale. Ecco questo è quel tutto che ho cercato di raccontare in questo articolo. Questo è quello che desideriamo tutti, se siamo sinceri e ascoltiamo il nostro cuore, questo è quello che Gesù ci offre nel matrimonio.

C’è una canzone degli anni ’80 che esprime benissimo tutto questo. Si tratta di This is the time di Billy Joel. In un verso possiamo ascoltare You’ve given me the best of you And now I need the rest of you. Mi hai dato il meglio di te, ma adesso voglio il resto di te. Voglio tutto perchè solo così posso sperimentare l’amore autentico e pieno, quello che tutti desideriamo nel profondo di noi e che è un anticipo di quello di Dio. Quindi cari sposi coraggio! Amiamo l’altro/a con tutto il nostro cuore, tutta la nostra anima e tutta la nostra mente.

Antonio e Luisa

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Pronto , c’è qualcuno ??

Nei giorni scorsi siamo stati sollecitati ad approfondire un tema scottante e che genera reazioni diverse in ognuno di noi : il silenzio di Dio.

Cominciamo subito con una breve testimonianza: mentre cercavamo un illuminazione dall’Alto per affrontare l’argomento , ecco che la Liturgia di Domenica ci ha fornito l’assist…. guarda caso provate a leggere il Salmo che è stato proclamato/pregato questa domenica a Messa:

Sal.94 << RIT: Ascoltate oggi la voce del Signore. Venite, cantiamo al Signore, acclamiamo la roccia della nostra salvezza. Accostiamoci a lui per rendergli grazie, a lui acclamiamo con canti di gioia. Entrate: prostràti, adoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti. È lui il nostro Dio e noi il popolo del suo pascolo, il gregge che egli conduce. Se ascoltaste oggi la sua voce! «Non indurite il cuore come a Merìba, come nel giorno di Massa nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri: mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere».

Et voilà…il gioco è fatto ! Cominciamo ad affrontare oggi l’argomento vastissimo sapendo di non poter essere esaustivi né esaurienti e forse ci occuperà almeno un paio di articoli.

Dio è il Creatore e siccome ci ha fatti Lui, ci conosce bene, per cui sa quali sono i linguaggi più consoni e comprensibili per ognuno di noi….. diciamo che Lui è pluri-laureato in lingue e comunicazioni non verbali di ogni tipo, ordine e grado. A volte però, sembra che resti in silenzio…….ed i Santi e i Padri/Dottori della Chiesa hanno testimoniato e meditato su ciò regalandoci delle perle di fede. A volte Dio resta in silenzio perché vuole saggiare la nostra fede; altre volte perché non siamo in sintonia con la Sua volontà; altre ancora perché “gioca a nascondino”; altre ancora perché ci lascia in balìa delle nostre scelte scellerate; eccetera…..

Qualche coppia scambia Dio per il call-center dell’assistenza col numero verde gratuito….. dove il numero verde è la preghierina di turno….pronto, c’è qualcuno ? Ho bisogno di assistenza per questa situazione…… bla, bla, bla…..(dopo un po’ che si parla)… pronto, ma c’è qualcuno ? non sento niente….. eppure la preghierina l’ho recitata per benino…. .sarà caduta la linea ? Si è distratto un attimo ? ( attenzione perchè un attimo per Dio sono 200 anni per noi ).

Ecco, cari sposi, questo è l’atteggiamento che spesso anima le nostre vite e che invece è da evitare assolutamente. Il salmo sopracitato ci invita ad aprire le orecchie del cuore e ci dice quali sono gli atteggiamenti giusti (vediamo solo i verbi) : venite, acclamiamo, cantiamo, entrare, prostrarsi, ascoltare, non indurire il cuore, tentare.

Come si può notare prima del verbo ascoltare c’è una serie di verbi che precedono, ma non è solo un problema di regole nella composizione poetica, ma, questi verbi, dicono qual è la precedenza e l’ordine delle azioni da compiere prima di ascoltare.

Può succedere di vedere l’amato/a un po’ demoralizzato perché sta aspettando una risposta da Dio; ecco…. la prima risposta siamo noi che ci avviciniamo a lui/lei per confortarlo/a, accarezzarlo/a, abbracciarlo/a nel corpo per confortarlo/a, accarezzarlo/a, abbracciarlo/a nell’anima. Poi, insieme bisogna compiere quel primo verbo della lista : venite. Dove ? In chiesa, davanti al tabernacolo, nel luogo della preghiera, nel luogo dove c’è il call-center ( se non è possibile in chiesa va bene anche la propria casa purché sia preghiera ) …. noi cominciamo a comporre il numero verde della preghiera…… e intanto dall’altra parte squilla….. attendere, stiamo collegandola con l’interno desiderato…. NON riattaccare per non perdere la priorità acquisita. La priorità acquisita non è presso Dio ma è la priorità che noi abbiamo acquisito dentro di noi, prima c’è la gloria di Dio e dopo, noi ; perchè noi esistiamo e sussistiamo con ogni respiro grazie a Lui.

Coraggio sposi, il call-center è aperto 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. NON riattaccare per non perdere la priorità acquisita.

Giorgio e Valentina.

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I nostri auguri ai Ferragnez

Cari Chiara e Federico,

vi conosco da poco, da quando sono sbarcata su Instagram qualche mese fa, e da quando ho iniziato a seguirvi devo ammettere che mi siete simpatici e mi sono dovuta ricredere su alcuni pregiudizi che avevo su di voi.

All’inizio guardavo le vostre stories e avevo l’impressione che viveste in un mondo drasticamente distante dal mio, tutto luccichii e lussi che in pochi possono permettersi.

Chiara, parliamoci chiaro, dell’appartamento lussuoso in cui vivi nel quartiere CityLife di Milano con la tua adorabile famiglia, a parte la macchina per il caffè che abbiamo uguale, io non potrei permettermi probabilmente nemmeno un divano. Per non parlare del tuo strabordante guardaroba, che la maggior parte delle volte abbini in maniera improbabile, ma che rimane uno dei sogni proibiti di ogni donna. E quanto ho bonariamente invidiato quest’estate i vostri continui viaggi in giro per la nostra meravigliosa Italia, coccolati con cene che solo la mise en place era una meraviglia.

Già, tutte queste cose mi fanno pensare che le nostre vite siano molto distanti.

Ma poi, quando vedo che ti si illuminano gli occhi quando sei con il tuo Leoncino e quando vedo te e Fede abbracciati e innamorati come una qualsiasi coppia, penso che in realtà siamo molto più vicine di quanto possa sembrare ad un primo sguardo. E siamo vicine perché siamo donne, e come donne siamo felici se abbiamo un uomo accanto che ci ama e se questo amore ci dona un figlio. Ecco la somiglianza più profonda al di là di tutte le dissomiglianze esterne e superficiali.

Ma veniamo al motivo principale di questa lettera: come sanno bene tutti i vostri affezionati follower, il primo settembre è stato il vostro secondo anniversario di nozze, e mi sono emozionata anch’io guardando il video che avete pubblicato, riascoltando le promesse personalizzate che vi siete scambiati il giorno del vostro matrimonio.

Vi siete detti delle cose molto belle e significative. Chiara commossa hai detto a Fede: “Non ho bisogno che il mondo mi ami, ho bisogno che mi ami una sola persona, e sei e sarai sempre tu.”

Fede altrettanto commosso hai detto a Chiara: “Bukowski diceva che l’essere umano ha due grandi difetti: l’incapacità di arrivare in orario e l’incapacità di mantenere le promesse. Io non posso garantirti che sarò sempre in orario ma ti prometto che anche se in ritardo ci sarò per sempre.”

Amore ed eternità. C’è qualcosa di grande nelle vostre parole, e non mi riferisco alla citazione di Bukowski, ma alla parola «sempre» che entrambi avete pronunciato. C’è qualcosa di profondo in questo desiderio di amore eterno che palpita nel vostro cuore e vi ha spinto a promettervi fedeltà nel matrimonio. E a questo proposito, una citazione la sfodero anch’io, ma in questo caso si tratta di Wojtyla, alias Giovanni Paolo II, che ne La bottega dell’orefice scrive: «L’amore non è un’avventura, […] non può durare solo un momento. L’eternità dell’uomo passa attraverso l’amore. Ecco perché si ritrova nella dimensione di Dio – solo lui è Eternità».

Cara Chiara, hai proprio ragione, ciò che conta e dà pienezza alla vita non è avere milioni di follower, ma amare e lasciarsi amare da una persona reale in una quotidianità reale, e chi più di te può dirlo con piena consapevolezza? Ma sai, questa tua frase mi lascia anche un pizzico di preoccupazione: sei proprio sicura che il tuo Federico saprà amarti sempre come il tuo cuore di donna desidera? Non pensi che potrà deluderti ogni tanto, che potrà fallire qualche giorno nell’amarti? Non per cattiveria, te lo assicuro, ma perché è un essere umano come te, e per quanto potrà amarti ciò rimarrà comunque limitato, rimarrà qualcosa di piccolo per ciò che di immenso il tuo cuore desidera.

Ecco allora il mio augurio per te, Chiara, che l’amore che sperimenti con Fede possa essere il trampolino di lancio per conoscere un amore ancora più grande, l’Amore di Chi ti ha pensata e creata, di Chi ti ama da sempre, anche quando non sei amabile per niente, di Chi ti ha donato Federico e di Chi ti ha donato Leoncino. L’Amore ha un nome e un volto, e io ti auguro di incontrarlo un giorno.

Caro Federico, la promessa che hai fatto a Chiara mi intenerisce: mi fa intuire come nel cuore di ogni l’uomo, l’amore è qualcosa di esclusivo e non può essere pensato a scadenza. Mi intenerisce però anche perché penso che con queste parole ti sei fatto carico di un peso molto più grande di te. Mi chiedo, come fai ad essere sicuro che ci sarai sempre? Credi davvero di poterlo fare da solo?

Il mio augurio per te, Fede, è che tu possa piano piano imparare a non contare solo sulle tue sole forze, perché sai è anche pochettino presuntuoso, ma che tu scopra un po’ alla volta che c’è Qualcuno a cui affidarsi, Qualcuno che ama e dona anche se al ritardo aggiungiamo l’assenza, Qualcuno pronto a garantire per te, non al posto tuo beninteso, ma insieme a te.

È quel Qualcuno che ha acceso in te il desiderio per Chiara, è quel Qualcuno che ti sta rendendo partecipe in maniera gratuita dell’amore, una delle pochissime cose che non si possono comprare.

Il nostro augurio, in fondo, cari Ferragnez è che il vostro sincero desiderio di amarvi per sempre, vi conduca passo dopo passo a scoprire il volto dell’Amore, il volto del Dio di Gesù Cristo. Perché davvero, «al di là di tutti questi amori che ci riempiono la vita, c’è l’Amore» e vive in continua attesa di noi.

Giulia e Tommaso

Articolo originale a questo link https://teologiadelcorpo.it/2020/09/i-nostri-auguri-ai-ferragnez/

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Ci leghiamo per essere liberi di amare

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni.
Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all’assemblea; e se non ascolterà neanche l’assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano.
In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo. In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro».

Matteo 18, 15-20

Da oggi fra Andrea torna ad aiutarci a comprendere la Parola di Dio. Oggi ci soffermiamo su un passaggio particolarmente interessante per noi sposi. In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo. Fra Andrea ci offre una lettura che francamente io non avevo mai preso in considerazione. Lui parte dal testo greco originale dove la parola tradotta con legherete ha un significato un po’ diverso. Si tratta della parola deomai che significa mancare, desiderare, volere, domandare, pregare. Insomma si apre una pista davvero interessante. Gesù mette nelle nostre mani il potere dell’eternità. Della nostra eternità e anche di chi ci sta accanto.

Tutto ciò che accade sulla terra avrà una sua continuità nei Cieli. Ci giochiamo la vita eterna qui sulla terra. Ci giochiamo la nostra salvezza e anche quella del nostro coniuge.

Cosa è il matrimonio se non un percorso verso una sempre più profonda amicizia con Dio? Amando sempre più profondamente il nostro coniuge ci prepariamo ad amare sempre meglio Gesù. Ci stiamo preparando alla vita eterna. Non è meraviglioso? Il matrimonio diventa per me e per la mia sposa una vera palestra. Dove non si costruiscono i muscoli e non si combatte il grasso in eccesso. E’ una palestra dell’anima dove si costruisce un amore sempre più vero e dove si distrugge l’egoismo che ci avvelena il cuore.

Così gli sposi insieme possono imparare a desiderare il bene dell’altro/a prima del proprio, possono sentire la mancanza di ciò che davvero conta che è la relazione d’amore tra loro, possono volere con tutto il cuore la salvezza per sè e per l’amato/a. Possono imparare a pregare davvero in comunione perchè non basta essere in due a pregare. Ciò che fa la differenza è la comunione tra le persone che diventa Amore di Dio.

Insomma il matrimonio ci insegna ad amare davvero e questo è ciò che nessuno potrà toglierci mai, soprattutto nell’eternità di Dio.

Antonio e Luisa

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Non posso buttare un dono tanto grande

Di seguito una testimonianza a mio parere meravigliosa. Meravigliosa anche se colma di sofferenza. Alessandra è una donna che ha deciso di amare davvero. Ha deciso di continuare ad affidarsi a Gesù e al dono del matrimonio che ha ricevuto. Anche se suo marito ha un’altra vita e un’altra donna. Io non so se il suo matrimonio fosse nullo. Sarebbe stato molto difficile appurarlo, visto i tanti anni di matrimonio già alle spalle e la presenza dei figli. La sua resta comunque una scelta di sacrificio e d’amore che non può non essere luce per tutti.

Buongiorno Antonio, ti seguo sempre con piacere e condivido molti dei tuoi post con qualcuno della mia parrocchia. Non so se ti ricordi di me, un giorno ti ho scritto che sentivo fortemente il peso del mio matrimonio fallito e che avrei voluto strapparmi di dosso questo matrimonio. Sai, ho intrapreso la strada per verificare la nullità del mio matrimonio, ho parlato con un sacerdote e con un avvocato, ma nel frattempo, parlavo soprattutto con Dio. Arrivò il giorno in cui l’avvocato mi fece sapere che era tutto pronto per iniziare l’iter di nullità matrimoniale. L’indomani mi disse che avrebbe presentato i documenti al tribunale. Lì, ebbi un ripensamento. Le dissi di aspettare ancora qualche giorno, non ero più sicura.

Ebbene, la domenica successiva, mentre eravamo in parrocchia a fare le prove del coro, fra una messa e l’altra, entrò in chiesa una coppia di sposi. Nella messa successiva avrebbero festeggiato il loro cinquantesimo anniversario di matrimonio. Ci chiesero di cantare per loro. Vuoi sapere cosa è successo? Il sacerdote durante l’omelia parlò loro del “dono” del matrimonio ricevuto dal Signore e che loro di questo dono, insieme a Dio, ne avevano fatto cose grandi.

Ecco, io ho sentito forte dentro di me la parola “dono”. Il Signore mi aveva accontentata donandomi il matrimonio, la famiglia, i figli e tanto altro ancora. Ed io cosa volevo fare? Volevo far finta che mai nulla fosse accaduto? Mi venne in mente un piccolo pensiero parallelo: sarebbe stato come se io avessi fatto un regalo prezioso a mio figlio e lui lo avesse buttato! Io mi sarei dispiaciuta molto!

Ebbene, non ho mai più telefonato all’avvocato, i miei documenti non sono mai stati presentati, mio marito continua a vivere la sua vita, io continuo a pregare il Signore che riempia con il Suo Amore questo vuoto che sento. Parliamoci chiaro, il vuoto c’è, l’amore è necessario per vivere, forse non sono pronta a “sentire” l’Amore del Signore (quell’Amore che tutto avvolge), per fortuna ci sono i miei figli, ma loro andranno via ed io mi farò “grande”.

Chissà se mai sarò “amata” su questa terra, di un amore vero e completo! Ma sai, sono felice di aver preso questa “croce” e avere la consapevolezza che non è poi così pesante, se non in alcuni momenti. So che c’è un motivo per tutto questo perché “tutto concorre al bene di coloro che amano il Signore” (San Paolo – Romani) , ma spero sempre in un miracolo.

Antonio e Luisa

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Agosto amore mio non…si, ma ora siamo a Settembre!

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”

Agosto è terminato da poco. Si torna dalle vacanze e i ricordi delle sessantenni che fanno acqua-gym in mare è ormai -fortunatamente- un incubo lontano. Ma c’è di più.

L’estate con i suoi corpi esposti, con le tartarughe ostentate e con le rughe occultate sbiadisce come una maglietta rossa lavata -per sbaglio da tua moglie- con la candeggina.

“Sic transit gloria mundi” dicevano i latini per sottolineare che le cose del mondo sono effimere…ma poi i latini hanno incontrato gli americani e ne sono venuti fuori tormentoni estivi e balli di gruppo. (Battutaccia!!!)

Succede che ad Agosto gli occhiali da sole nascondono lo sguardo che a volte si perde là dove non avrebbe dovuto neanche posarsi. Succede che alcuni dicono: “Ad Agosto, amore mio non ti conosco!”

…e succede che succedono i guai.

Già, perché il punto forse non è il clima estivo e le birre ghiacciate, il punto è il cuore dell’uomo e della donna.

Scriveva Dostoevskij che il cuore dell’uomo è il campo di battaglia in cui Dio e satana si scontrano.

Come si arriva a Settembre sani e col matrimonio salvo?

Si arriva imparando a custodire il proprio cuore in ogni stagione. E allora non ci sarà agosto troppo caldo o febbraio troppo freddo…se fuggi l’infedeltà e se riconosci innanzi al Signore di avere un cuore adultero anche se non hai mai tradito concretamente il tuo coniuge, allora starai custodendo il tuo matrimonio.

Se credi di essere forte o di custodire il tuo matrimonio con la gelosia, con i ricatti affettivi o con altre alchimie umane…tieniti forte, potrebbe crollare tutto da un momento all’altro.

Chi è fedele nel poco, è fedele nel moltoe chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto” (Lc 16,10-11)

La fedeltà è un’arte che richiede un allenamento costante, un allenamento fatto di umiltà, Eucarestia, Confessione, preghiera e rinunce.

Una volta ho sentito dire a don Fabio Rosini che “una persona sposata non può fare tutto, non può guardare tutto, non può andare dappertutto.”

E allora forza…custodiamo il nostro matrimonio e chiediamo per quest’opera sovrumana l’aiuto del Signore…e settembre non farà più così paura.

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Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

Chiediamo a Gesù di fare la Sua parte!

Alcuni giorni fa stavo facendo due chiacchiere con un’amica. Quest’amica aveva alcuni problemi con il marito già da un po’ di tempo. Io ero lì, pronto ad ascoltare e a dare i miei consigli. Questa volta però è stata lei a darmi una lezione che mi ha colpito. Mi ha colpito proprio per la verità che ho percepito nelle parole di questa persona.

Certo, se ci sono problemi ci sono anche delle cause da ricercare e risolvere nella relazione. Su questo non c’è dubbio. Però spesso c’è anche un altro aspetto, un’altra dimensione, che tendiamo a dimenticare. Don Fabio Rosini scrive che la psicologia ti può aiutare a trovare il tuo equilibrio ma la felicità e la gioia sono di competenza di altro. Noi diremmo di un altro. Sono frutti dell’incontro con Gesù.

Torniamo a noi. Questa amica non riusciva a provare più quell’attrazione e quella passione che le davano la gioia di amare suo marito. Non si è mai arresa. Ha cercato in tutti i modi di recuperare quanto perso confrontandosi con suo marito e cercando di porre rimedio ad alcuni atteggiamenti e dinamiche di coppia. Ha fatto anche un’altra cosa. Mi ha davvero edificato ascoltarla.

Si è messa davanti al crocifisso, perseverando giorno dopo giorno, e ha “urlato” a Gesù tutta la sua sofferenza. Si è ricordata che Gesù si è fatto carico del suo matrimonio. Ha testualmente detto a Gesù nella preghiera: Tu mi hai messo accanto quest’uomo, tu me lo hai donato nel matrimonio. Ora tocca a te fare qualcosa perchè io possa ritrovare tutta la gioia che ho perso. Io ti prometto di donarmi completamente a te al mio sposo, ma il resto devi farlo tu, io da sola non riesco.

Oggi ho visto il miracolo. Questa persona sembra di nuovo innamorata di suo marito. Hanno ricostruito insieme, si sono impegnati a fondo entrambi, hanno riempito le giare e Gesù ha fatto il resto. Ha trasformato l’acqua nel vino buono. La loro relazione è risorta.

Ricordiamoci di questa grande risorsa che è la preghiera e la grazia del sacramento delle nozze. Gesù non aspetta altro che un nostro cenno per riempire il nostro cuore del Suo amore

Antonio e Luisa

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Il tatuaggio degli sposi

In questi anni vanno sempre più di moda i tatuaggi. Tatuaggi d’appertutto. Tatuaggi anche sul collo o sul viso. E’ diventato davvero qualcosa di popolare. Lo sapete, cari sposi, che anche noi siamo tatuati? Non sul corpo! Alcuni di voi probabilmente lo sono anche sul corpo, ma voglio parlare di un altro tipo di tatuaggio. Uno che abbiamo tutti. Giovani sposi o vecchi sposi. Non fa differenza.

E’ un tatuaggio che è impresso direttamente sul nostro cuore. E’ un tatuaggio che indica un’appartenenza. Ne troviamo traccia nel Cantico dei Cantici. Verso la fine, al capitolo 8:

Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l’amore

Ct 8, 6

E’ una frase che probabilmente dice molto più di quello che la maggior parte delle persone comprende ad una lettura veloce e non meditata. Invece è importante meditarla bene perchè questo versetto è davvero il cuore di ogni matrimonio cristiano.

Il sigillo è un’immagine molto forte. Nel mondo agricolo antico “sfraghis” (sigillo in greco) era il segno che il padrone faceva sugli animali, per cui quel segno indicava che quegli animali appartenevano ad un proprietario, erano proprietà di un padrone. Il termine è stato poi ripreso in ambito militare. Nel mondo militare antico “sfraghis” era il segno di riconoscimento (divisa, bandiera, stelletta..) intorno al quale si riconoscevano i soldati come appartenenti ad uno stesso esercito. Era il segno di riconoscimento in base a cui i soldati si sentivano uniti nella lotta comune per difendere valori comuni per il bene comune. Dunque era un segno di riconoscimento che comportava unità e solidarietà.

Mettimi come sigillo sul cuore significa ti appartengo. Sono tua/o e tu sei mio/a. Non possiamo essere di nessun altro. Desidero essere carne della tua carne. Ricordate San Paolo quando afferma Non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me? Qui è la stessa cosa, ma letta in chiave sponsale. Non sono più io che vivo, ma sei tu, amato mio sposo, amata mia sposa, che vivi in me e io vivo in te. Questa è la nostra vocazione. Siamo chiamati a farci così: prossimi all’altro/a e capaci di decentrare le nostre attenzioni tanto da vivere per la gioia e per il bene dell’altro/a. Sigillo sul tuo cuore e sul tuo braccio. Tutta la persona è partecipe di questa appartenenza. Nel corpo e nella sua parte più profonda ed interiore. Nei sentimenti, nella volontà, nel desiderio sessuale ed affettivo, nella tenerezza. In tutto ciò che mi caratterizza come persona c’è il tuo sigillo. Metti il mio dentro tutto ciò che tu sei. Questo è l’amore sponsale autentico. Un amore che desidera tutto dell’altro/a e dà tutto all’altro/a. Un amore fedele, indissolubile, fecondo, unico perchè solo così può essere meraviglioso e pieno. Un amore esigente, ma proprio per questo vero.

Antonio e Luisa

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