Il Sacro Cuore vs. Matrimonio – Atto II

Cari amici,

eccoci qua giunti ormai a fine giugno e con voi vorrei concludere il discorso iniziato nell’altro articolo sul rapporto tra la spiritualità del Sacro Cuore, una delle più importanti nella Chiesa, e la spiritualità nuziale.

La volta scorsa ho sottolineato come il cuore, nella visione biblica, rappresenti oltre all’affettività, il nucleo della persona, il centro dei pensieri, dei desideri, dei progetti, delle idee… e quindi, il fatto che Gesù offra a S. Margherita Maria Alacoque il proprio Cuore in mano ha un evidente valore nuziale. Gesù “vuole difatti sposare l’umanità” come ha scritto il Card. Angelo Scola (La reciprocità uomo-donna: via di spiritualità coniugale e familiare, Città Nuova 2001, pag. 166) e il sacramento del matrimonio è il frutto di quell’ardore divino. Questo è il punto di partenza meraviglioso e perciò ho detto che l’amore del Cuore di Gesù è anche in ogni coppia sposata, benché non se ne accorga o magari è in crisi oppure separata. Nonostante ciò, il Suo amore c’è tra marito e moglie.

Su questa scia oggi vorrei brevemente fare un’altra considerazione altrettanto importante. Come ben potete vedere, il Cuore di Gesù è attorniato da spine ed esse causano ferite da cui sgorga sangue. La spiegazione di tale visione la diede Gesù stesso a S. Margherita: “Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini e in contraccambio non riceve che ingratitudini, disprezzo, sacrilegi in questo Sacramento di amore”.

Cari sposi, non è forse vero che nel corso della vostra vita di coppia vi siate comportati con “ingratitudine e disprezzo” e che questo abbia ferito a sangue il vostro cuore?

So che la risposta spesso potrebbe essere: “eccome se è successo ma mica son Dio! C’è un limite a tutto!”. Vero, verissimo.

Mi aiuta a tenere i piedi per terra quando si tocca il tema della sofferenza nella coppia rileggere Amoris Laetitia, specialmente nel capitolo IV quando il Papa commenta l’Inno alla carità di San Paolo. Riguardo alla frase paolina che dice “l’amore tutto sopporta” Francesco ci dice così: “Nella vita familiare c’è bisogno di coltivare questa forza dell’amore, che permette di lottare contro il male che la minaccia. L’amore non si lascia dominare dal rancore, dal disprezzo verso le persone, dal desiderio di ferire o di far pagare qualcosa. L’ideale cristiano, e in modo particolare nella famiglia, è amore malgrado tutto” (AL 119). L’amore nuziale permane malgrado le ferite e il sangue versato.

Qui entriamo nel mistero di amore e dolore che appunto ci svela Gesù. Oso dire che solo chi ha un rapporto vero e profondo con Lui può addentrarsi su questo sentiero. Chi ancora non ci è su quella strada non può capire e vede questi altri come pazzi, masochisti, fuori dal mondo e senza dignità.

Chi sa seguire Lui che per noi ha versato quel Sangue benedetto, per le nostre ingratitudini, chiusure, egoismi, freddezze, incomprensioni, dispetti, vendette… è capace poi di fare altrettanto nella coppia.

Da pochissimo è uscito un nuovo libro scritto da coppie dell’associazione Retrouvaille, il libro si chiama “Dalla croce alla rinascita. Un cammino per coppie in difficoltà”. In certe pagine vedrete proprio tutto questo che stiamo dicendo e che un cuore ferito e sanguinante può diventare più palpitante e vivo di prima grazie a Lui.

È chiaro che quanto vi sto dicendo è anche e soprattutto una grazia. Perciò davvero oggi vi auguro di chiederla con tutto il cuore, perché il vostro amore sia splendente, vero, sincero e più forte di ogni forma di male.

Padre Luca

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Granita, figli e coniuge in fuga – “Sposi&Spose di Cristo”

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”..

Sei lì col sole a picco e 45 gradi all’ombra e ti senti la testa che ti risuona come un cembalo squillante.

Hai appena chiesto al tuo consorte e ai tuoi figli cosa vogliono per rinfrescarsi. Il tuo coniuge d’accordo con te desidera una granita al limone mentre i tuoi figli optano per un ovetto di cioccolata.

Tu hai fatto tutto il possibile per spiegare che forse oggi non è il caso di mangiare cioccolata, ma che forse una granita o un gelato sarebbero più appropriati alla situazione.

Ma i minori insistono: “Vogliamo il merendero di cioccolato!!!!”

Tu hai provato anche ad esporre loro gli effetti collaterali della cioccolata in estate e mentre parli ti accorgi che le infradito di pura gomma cinese si stanno sciogliendo diventando un tutt’uno col pavimento.

Ma loro non cambiano idea.

E allora lasci lì le tue scarpette a liquefarsi sull’asfalto e con un balzo degno di un coleottero che sta per andare a fuoco ti lanci nell’emisfero boreale che altro non è che l’ambiente climatizzato in cui vivono pinguini, orsi polari e baristi ad agosto.

Il sudore che ti cola dalla fronte forma una lastra di ghiaccio intorno al tuo busto e impettito come un maggiordomo inglese chiedi al freddo barista che ti occorrono oltre ad una dose di antibiotici per combattere la polmonite che sta per travolgerti, anche due granite e due ovetti di cioccolata.

Lui ti guarda con un ghigno e ti dice: “Eh, questi bambini!!!”

E tu lo guardi e gli rispondi: “Eh…ccciùùù!”

E inizi la tua serie di starnuti devastanti, sintomo ormai del tuo vicino trapasso all’altro mondo.

Ma non muori per un pelo; paghi il conto e ti rituffi nell’emisfero tropicale dove ti aspetta il resto della truppa familiare.

Del tuo coniuge ormai resta davvero poco. Mentre i pestiferi sotto il metro di altezza si sono nascosti all’ombra di un cespuglio, la tua dolce metà non ha trovato meglio dell’ombra di un palo della luce.

E’ lì e aspetta la granita dopo aver combattuto con i vostri figli che hanno cercato di strappare la mercanzia a tutti i venditori ambulanti di palloni, palloncini, materassini che in quei 5 minuti sono passati da quelle parti.

Dicevo, della tua dolce metà resta poco…allora tenti di ricomporla versandole la granita al limone direttamente nel naso sperando in una reazione chimica che le riavvii il cuore.

Ci riesci. La vita torna in quel corpo esanime.

Dopo aver salvato la vita del tuo sposo, ti rendi conto che i tuoi figli sotto l’ombra del cespuglio urlano a gran voce cose tipo “ahahihhhhahgygsyas sjxvwsvwsdwdg uhduhuihiuh!!!”

In realtà stanno dicendo: “Vogliamo la granitaaaaaa!!!” Ma tu stenti a credere alle tue orecchie e allora per sordità selettiva ti imponi di non capire una mazza di quanto ti stanno chiedendo a gran voce.

“Non può essere vero!” ti dici.

Il tuo consorte, che sta tornando a sembrare una persona, dice con un filo di voce: “Amore, vogliono la granita”.

Ti cadono le braccia. Con le braccia ti cadono anche le uova di cioccolato che avevi comprato e mentre braccia e uova vengono assorbiti dal terreno dell’aiuola su cui sono cadute, svieni. Dalla rabbia o dal caldo non importa.

Tu svieni.

I piccoli barbari allora ti saltano addosso e mentre tu inizi a somigliare sempre più ad un canotto bucato, loro tracannano la tua granita e se la ridono.

Incredibile? Realtà o fantasia?

Questa storiella può essere interpretata in due modi:

Per alcuni essere sposi e genitori è solo una tortura. Si credono violentati dal coniuge e dai figli. Si credono fatti a pezzi. Infatti quelli che vedono la vita matrimoniale e genitoriale in quest’ottica li vedi scappare dalle piccole o grandi situazioni di responsabilità.

Hanno paura del proprio coniuge e dei propri figli perché si sentono violentati dalla loro presenza, dal loro fare richieste impegnative, dal fatto che i figli e coniuge non ti facciano sconti ma richiedano la tua presenza costante.

Questa visione della famiglia è devastante.

L’altra possibilità di vedere le cose può essere questa: il tuo coniuge e i tuoi figli chiedono la tua vita e tu gliela stai donando. Non ti stanno violentando, ti stanno aiutando a diventare generoso. Non ti stanno facendo a pezzi, ti stanno insegnando che l’amore è una strada impegnativa in cui “spezzarsi” è necessario per vivere.

“Chi vorrà salvare la propria vita la perderà” dice Gesù.

Fuggire dalla propria famiglia perché si vuole “conservare” la propria vita non porta a nulla.

Invece restare e cercare di capire come poter amare di più l’altro e comprendere che il tuo bene passa dalla felicità dell’altro vuole dire trovare la chiave della felicità.

Buon cammino e buona estate in famiglia.

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Grazie, Pietro e Filomena.

Padre nostro che sei nel mio sposo (nella mia sposa)

Il matrimonio è qualcosa di meraviglioso. Si, perché Gesù desidera essere amato da noi in modo del tutto particolare. Vanno bene le preghiere, le novene, le Sante Messe. Lodare il Signore è importante. E’ importante ringraziarlo, rendere grazie per la vita e per il giorno che stiamo vivendo. Benissimo ma sono offerte gradite se poi non restano lettera morta, se poi lo cerchiamo qui, vicino a noi, sulla terra e non lontano nel Cielo come un’entità che è distante da noi. Lui è qui, in modo molto concreto e reale. Quando ci svegliamo è qui accanto a noi che desidera essere abbracciato. Quando ci alziamo è qui che si aspetta un sorriso, una buona parola e magari un caffè caldo. Durante il giorno aspetta una nostra telefonata per sentirsi cercato. Alla sera aspetta di sedersi a tavola con noi per raccontarci della giornata trascorsa. Di sera si aspetta un po’ di tempo dedicato solo per Lui e non vuole dividerci con la televisione tutte le volte. Queste sono le preghiere che ama il Signore. Vuole essere amato così, nei fratelli e nelle sorelle. Per questo ci ha posto al nostro fianco un prossimo che più prossimo di così non si può: nostro marito o nostra moglie. Per essere amato in quel fratello o in quella sorella. Quindi, permetteteci questa piccola libertà, la preghiera del Padre nostro potrebbe essere riscritta in chiave sponsale in questo modo:

Padre nostro che sei nel mio sposo (nella mia sposa)

sia santificato il tuo nome nel nostro amore

venga la tua tenerezza

sia fatta la tua volontà

come in cielo così nella nostra casa

dacci oggi il nostro abbraccio quotidiano

rimetti a noi i nostri debiti

come noi ci perdoniamo e ci accogliamo vicendevolmente

e non ci lasciare nella incomprensione

ma liberaci dall’egoismo e aiutaci ad essere uno.

Bello recitarla insieme, guardandosi e poi terminare con un tenero abbraccio. A proposito: oggi avete dato un abbraccio al vostro sposo (vostra sposa)? Ricordate che solo dopo le vostre preghiere saranno gradite nei Cieli.

Antonio e Luisa

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Campo di marte. Un’opera che parla agli sposi

Ho iniziato a leggere un altro libro. Non so quanti ne ho cominciati ma sono fatto così. Leggo e poi inizio a riflettere a mettere insieme i pezzi di un puzzle composto dalle provocazioni del libro lette alla luce della Parola e della mia vita. Questo è un libro particolare. E’ scritto da due sposi che guidano esercizi spirituali per altri sposi. Non li conoscevo ma il loro modo di proporre lo spunto per una riflessione di coppia e personale è molto interessante ed originale.

Forti delle loro competenze artistiche partono da un’opera d’arte, di solito molto conosciuta.  Il libro mi ha attratto in particolare per la descrizione che fa delle opere di Chagal, un artista che ha un modo molto intrigante (un mix di onirico e mistico) di trasmettere il suo mondo interiore e spirituale. Oggi desidero proporre un quadro famosissimo del pittore franco-russo. Si tratta di Campo di Marte.

Cosa ci dice questo quadro? A perte la bellezza dell’opera e dei colori, che possono piacere o meno, non è di facile lettura. Proviamo, seguendo il libro, a capire qualcosa di più e vedremo come a noi profani si possa incredibilmente schiudere un mondo di simboli  e significati. Quali sono le immagini principali che saltano all’occhio? Sicuramente le due figure umane, il sole, dei fiori, una città e un uccello scuro.

La coppia, perchè di un uomo e una donna si tratta, è posta al centro dell’opera, al di sopra della città e sotto il sole. Le case indicano il quotidiano, la vita ordinaria fatta di impegni e cose da fare. I due sono dentro tutto questo, ne fanno parte, ma sono posti in posizione rialzata rispetto al paesaggio, come a dire che non ne sono schiacciati, ma riescono ad avere uno sguardo con un orizzonte più ampio. Riescono a distinguerlo e distinguersi da esso. Non si identificano con l’ordinario. L’ordinario investe ciò che fanno e non ciò che sono. Hanno una visione privilegiata e non limitante.  Il loro sguardo non ha i confini del momento o di quella sistuazione particolare, di quella sofferenza o di quel guaio, ma è capace di fare memoria del passato e di avere fiducia nel futuro.

Concentriamoci ora sulla coppia in primo piano. E’ unita ma è anche diversa, la diversità completa e arricchisce. Uomo e donna si completano. I volti sono come avvolti da un’unica carezza, ma distinti nel colore; ognuno dei due porta le sue caratteristiche e il suo modo d’essere. Nell’iconografia russa, da cui il pittore culturalmente proviene, Il bianco della donna indica la purezza mentre il verde dell’uomo la vita. Curioso come i due guardino un orizzonte diverso ma siano capaci, nonostante questo, di mantenere l’unità.

In alto c’è il sole che simboleggia Dio. Gli uomini pur essendo distinti da esso, sono protesi verso il corpo celeste. L’uccello nero rappresenta chi è capace di vigilare nella notte perchè il buio non lo sorprenda e lo vinca. Così è la coppia rappresentata. Quest’uomo e questa donna, che sanno tenersi al di sopra delle loro cose per sentirsi più vicini a Dio (il sole), alla presenza di Dio. Solo se sapremo, come loro, innalzarci potremo odorare il profumo dei fiori e ammirare il loro colore.  Solo chi è capace di non farsi schiacciare dall’ordinario e chi sa tenere lo sguardo a Dio può sentire il profumo e la bellezza della sua esistenza, può meravigliarsi della bellezza di essere l’uno accanto all’altra in una figura plurale.

La preghiera e la spiritualità, realtà che sembrano ormai superate e inutili, sono in realtà quel superfluo che riempie di significato il necessario e l’urgente.

Avete compreso ora come da una semplice, seppur meravigliosa, opera d’arte, possiamo davvero iniziare una riflessione sulla nostra vita. Un modo per cominciare a contemplare ciò che siamo e cosa significa essere sposi in Cristo.

Antonio e Luisa

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Dimagrire per il Paradiso

Il Vangelo che la Chiesa ci propone oggi contiene un sacco di insegnamenti ma le esigenze editoriali ci costringono a soffermarci solo su una frase di Gesù :

( Mt 7, 6.12-14 ) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi. Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti. Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».

Avrete intuito che la frase interessata è quella in neretto, ma rileggendola siete sicuri che essa riguardi solo un problema di linea ?

Perché Gesù sembra interessato alla nostra dieta ?

Inoltre, se è vero che Dio ci ha creati per il Paradiso, non era meglio dotarlo di un bel portone gigantesco così da farci entrare la maggior parte di anime ad ogni apertura ?

Seguendo un banale e superficiale ragionamento saremmo portati a pensarla così, ma scopriremo che Dio ha progetti differenti.

Noi abbiamo avuto la grazia di incontrare tante coppie che ci sono state di esempio e di grande sprono per la vita matrimoniale, tra le tante ne ricordiamo una che testimoniava come non avrebbero cambiato l’altro/a per niente e nessuno al mondo, perché raccontavano come il rapporto che avevano e la complicità raggiunta fossero il frutto di tanti dialoghi, tante litigate, tante incomprensioni superate, e si amavano ogni giorno di più proprio perché la loro coppia aveva delle “cicatrici” uniche ed irripetibili che una terza persona non capirebbe e non saprebbe apprezzare e difendere ; e mentre raccontavano questo avevano il sorriso sulle labbra, quel sorriso di chi ha la Pace nel cuore perché ha saputo affrontare gli ostacoli ed ora gode la serenità di averli superati.

E se è così nel cammino della vita matrimoniale, non crediate che sia diverso nella vita spirituale ; spesso siamo attratti da falsi luccichii come le gazze ladre e ci accontentiamo di poco.

Ci sono coppie che si accontentano di vivere un matrimonio in perfetto stile “commedia romantica americana“, ce ne sono altre che si accontentano di vivere un rapporto alla “Sex and the city“, altre coppie invece preferiscono imitare una vita da “Sessantottini” senza regole e vincoli, tantissime coppie non hanno progetti e si accontentano di non essere “fuori moda“, poi ci sono le coppie che si accontentano di fare gli eterni fidanzatini.

Questi esempi sono tutte vite che non richiedono grande impegno, anzi non ne richiedono affatto ; sono relazioni che non ti lasciano nessuna “cicatrice” di Bellezza, di vita spesa per l’altro, di amore incondizionato, di sudore nell’affrontare insieme gli ostacoli e superarli perché il “noi” sia sempre più vivo e realizzato.

Cari sposi, nelle cose di Dio ( quelle che portano alla porta stretta ) all’inizio c’è tanta fatica, sudore e lacrime, ma con la Grazia di Dio la sua Pace non tarda a venire e il premio è il Paradiso. Al contrario, nelle cose di Satana ( detto anche Diavolo ) all’inizio appare tutto facile ( porta larga e spaziosa ), scontato, bello ed attraente, come una strada in discesa, ma poi il Diavolo presenta il conto, e quel conto è molto salato ( l’Inferno ).

Il mondo di oggi offre agli sposi, per esempio, una coppia senza regole, dove l’adulterio non è un male, anzi… viene addirittura consigliato per rinsaldare il legame ; il modo di oggi offre agli sposi, per esempio, di vivere il sesso sregolato e senza rispetto nei confronti della fertilità, e se il bambino è indesiderato ci presenta l’aborto come un diritto !

Cari sposi, non caschiamoci come dei polli ! Questi sono messaggi che ci fanno vedere tutto facile all’inizio, tutto bello ed attraente, comodo e rassicurante… Gesù ha chiamato questa situazione la porta larga e la spaziosa via che conduce alla perdizione !

Invece la vita nella Grazia del Sacramento del Matrimonio è una vita che richiede impegno, sforzo, fatica, croci da sopportare, mariti da comprendere e sostenere, mogli da accudire e difendere, figli da crescere robusti nella fede, perdoni dati e ricevuti migliaia di voltema quanta Pace, sì perché in tutto ciò dobbiamo lasciar vivere Gesù che è la Pace, la nostra Pace !

Coraggio sposi, dobbiamo dimagrire per il Paradiso ! E’ necessario che abbandoniamo gli eccessi di grasso adiposo che il peccato ci lascia addosso.

Buona dieta !

Giorgio e Valentina.

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Ancora non hai figli? Quando vorresti urlare ma ti limiti a sorridere

Ringrazio Livia. La ringrazio per il bellissimo libro che ha scritto e che è da poco uscito nelle librerie. Si tratta di Ancora non hai figli? Quando vorresti urlare ma ti limiti a sorridere (Livia Carandente Tau Editrice). Un testo che tratta un argomento molto delicato. Scritto sotto forma di romanzo ma che racconta anche tanto dell’autrice. Livia ha già scritto del dolore di una donna che non riesce a diventare mamma, che non riesce a concepire una vita biolgica. Lo ha raccontato nel suo primo libro Quanti figli hai?, eppure è riuscita a stupirmi un’altra volta.

Non pensavo ci fosse ancora così tanto da dire. Aveva già raccontato del dolore nel vedere le amiche in dolce attesa e magari sentirsi anche in colpa per quell’invidia che umanamente faceva breccia nel suo cuore. Aveva già raccontato delle speranze e della disperazione che nasce dentro una donna che vede il tempo inesorabilmente passare senza che riesca a restare incinta. Le visite, le speranze, le confidenze, e la relazione di coppia che viene sempre più appesantita da questo fardello che preme sul cuore. Certo, Livia ha saputo farlo con ironia e con la simpatia che la contraddistingue, ma si avvertono in chi legge tutta la sofferenza e il dolore che vive la protagonista. Nel suo primo libro e anche in questo secondo. Secondo che non mi sembra essere un vero sequel del primo ma che comunque ne riprende il filo conduttore. Non serve aver letto il primo per comprendere il secondo ma si integrano e completano molto bene tra loro.

Questa sua seconda opera è, a mio parere, ancora più bella, più vera e più coinvolgente della prima. Non so come Livia sia riuscita, ma anche io, da uomo, sono stato preso e catapultato in un mondo che non mi appartiene. Livia è stata capace di farmi provare le sue stesse emozioni. E’ riuscita a trasportarmi nel cuore della protagonista. Mi sono sentito completamente empatico nei confronti di questa donna che non chiede nulla di più che avere quello che hanno tutte le sue amiche sposate: la gioia di un figlio.

La storia ti prende fin da subito. Non voglio spoilerare troppo. Anticipo solo che si passa dalla speranza, alla gioia, alla delusione, si arriva ad affrontare il dolore fino in fondo e poi c’è la rinascita. Già perchè usando le parole dell’autrice poste proprio all’inizio del romanzo: Volevano farci credere che la felicità consistesse nel raggiungimento di obiettivi andardizzati; volevano spingerci a pensare che la pienezza del cuore dipendesse da un numero di tappe raggiunte; volevano convincerci che insistendo, avremmo ottenuto quello che era ‘giusto’ ricevere; volevano spiegarci come regolamentare l’amore.

Un matrimonio non è fatto di tappe da raggiungere. Non è un album di figurine dove ce le hai o non ce le hai. Un matrimonio è fatto di accoglienza e di dono. Il matrimonio ti chiede di accogliere la vita, di accogliere tuo marito o tua moglie, di accogliere i figli o il fatto di non poterne avere, di accogliere Dio nella tua storia. E poi ti chiede di donarti di dare tutto e allora, quando sarai capace di uccidere le aspettative che ti eri fatto sul tuo matrimonio e lo vivrai in pienezza per come è allora diventerai feconda perchè sarai capace di far fruttare al massimo tutto ciò che Dio ti ha dato senza ripiegarti su tutto quello che credi ti manchi.

Un altro punto che mi è piaciuto moltissimo di questa storia è come una sofferenza grande possa portare un momento di grande crisi anche per la coppia. E’ verissimo. Vale per tutti. Non solo per chi non riesce ad avere figli o non riesce a portare a termine la gravidanza. C’è un momento in cui ci si allontana, in cui ci si sente soli. Bellissimo come lo spiega l’autrice: Giulio resta in cucina. Non mi segue. Non mi raggiunge. Non ne ha voglia. Non vuole e non può consolarmi. Lui per primo ha bisogno di essere consolato. Ma non saprebbe dire da chi. E poi ancora: La notte trascorre insonne. Per entrambi. Svegli, nello stesso letto. Ma distanti. Come mai prima di quei giorni, forse.

Uomo e donna affrontano tutto in modo diverso, anche la sofferenza. E’ bellissimo poi vedere come da una distanza ci si possa riavvicinare e comprendere che insieme si è più forti e che nessuna sofferenza può distruggere quell’alleanza stretta e saldata dal fuoco dello Spirito Santo.

E’ un libro che fa riflettere tanto. E’ una lettura consigliata a tutti. A chi non riesce ad avere figli per non sentirsi una famiglia abbandonata da Dio, e a chi i figli li ha per capire che la fecondità della coppia va molto oltre la capacità di saper generare una vita. Buona lettura.

Antonio e Luisa

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Più forti della tempesta

Padre Luca

Tempo fa ero al matrimonio di una coppia di amici. Erano giovani, la loro lunga lista di nozze era stata ampiamente esaudita, la nuova casa era il regalo dal papà di lui, entrambi avevano un buon lavoro, belle macchine, persone sportive e intelligenti, sani: che magnifico futuro si prospettava loro! Vedendoli così raggianti e felici, mi sono chiesto: chissà come e quando Gesù sarebbe entrato veramente nella loro storia.

Nelle letture di oggi, in particolar modo nel Vangelo, vediamo un Gesù che irrompe nella nostra vita in modo del tutto inaspettato. E che fa? Gesù ci porta al limite delle nostre possibilità, ci fa arrivare l’acqua alla gola. Ma come mai? Lui che è tanto buono e misericordioso! Mistero… pare che a Lui piaccia fare così. Quel che sì è certo è che a Giobbe ha tolto tutto: averi, figli, beni immobili, quasi la salute… per un pelo non ci lascia le penne. A Pietro ha tolto il controllo della barca e della pesca, lui che del suo mestiere era un professionista… altre volte Gesù non organizza nulla per il pranzo sapendo di trovarsi in mezzo a migliaia di persone da sfamare e gli apostoli non sanno più letteralmente “che pesci pigliare”. E così via, la lista potrebbe continuare.

Lui usa questo modo di fare, è il suo stile, tra poco vedremo perché. Ma prima vorrei che vi domandaste: Gesù ha fatto a voi qualcosa di simile? Avete mai sperimentato che non tornano i conti a fine mese? Avete provato mai il disorientamento e di non aver più il controllo della situazione e della vostra vita? Una malattia vi ha fatto pensare seriamente di non farcela? O avete mai toccato il fondo?

Se avete vissuto qualcosa del genere, allora siete nelle condizioni per essere una creatura nuova perché Gesù in tal modo vi ha messo davanti a un bivio: o sfiancarsi lottando con tutte le proprie forze per risolvere il problema oppure ripartire arrendendosi a Lui.

Se ci pensate, facendo riferimento alla coppia iniziale, quando tutto va bene e ogni cosa è sotto controllo, noi ci abituiamo a confidare fondamentalmente nel conto in banca ed è per quello che la tempesta poi ci coglie impreparati e ci fa andare in angoscia. Piuttosto arrendiamoci a Dio, alla sua onnipotenza.

Un grande maestro della vita spirituale, Dom Lorenzo Scupoli (1530-1610) ha scritto un breve opera chiamata “Combattimento spirituale” in cui offre preziosissimi consigli su come amare Gesù e vivere nella Sua Volontà. Vi elenco le quattro regole per vivere nell’abbandono:

1ª regola: “chiedi a Dio questa profonda virtù con grande umiltà. Dobbiamo ricordare che per chiedere umilmente dobbiamo essere pronti a cambiare le nostre vite e i nostri cuori in totale abbandono a Lui”.

2ª regola: “Contempla con una fede ardente l’immenso potere e l’infinita saggezza di Dio. Dobbiamo sempre e ovunque cercare di cogliere l’eterna gloria di Dio. In tal modo, alla fine ci renderemo conto dell’insufficienza della nostra capacità di comprendere le sue realtà celesti”.

3ª regola: “Ricorda la promessa delle Sacre Scritture che nessuno che ripone la propria fiducia in Dio sarà sconfitto”. 

4ª regola: “Con ogni azione dobbiamo continuamente tenere presente le nostre debolezze e la potenza eterna di Dio. Questo equilibrio di contemplazione tra sfiducia in sé stessi e fiducia in Dio ci consente di ricordare costantemente ciò che temiamo in noi stessi e ciò che speriamo nell’amore divino di Dio, quindi, ordinando correttamente la nostra vita verso la resa totale”.

Gesù oggi vuole ricordare a voi coppie che siete creature nuove dal momento del Battesimo, cioè che Gli appartenete, siete già in Lui per sempre. Inoltre, con il Matrimonio, il vostro Amore l’avete consegnato a Lui, è Suo. Per questo poi Lui vi porta a volte fino al limite, per saggiare quanto queste verità siano state assimilate e siano parte della vostra vita.

Cari sposi, oggi è un vangelo davvero paradigmatico per la nostra vita cristiana: che le tempeste presenti o future ci aiutino a confidare incessantemente nello Sposo e nell’Amore che Lui ha per noi.

ANTONIO E LUISA

Anche noi, come ogni coppia di sposi che si rispetti, abbiiamo affrontato tempeste, più o meno forti, nel corso degli ultimi 19 anni. Siamo sposati infatti da quasi vent’anni. In particolare abbiamo avuto un periodo buio dopo pochi anni di matrimonio. Colpa mia (sono Antonio) che non ho saputo subito prendermi carico delle nuove responsabilità e continuavo invece a pensare a quello a cui stavo rinuncando (uscite con gli amici, tempo libero, ecc.).

Luisa mi ha dovuto sopportare per alcuni mesi eppure non ha mai messo in dscussione la nostra unione. Ha continuato ad amarmi teneramente e tenacemente. Lo ha fatto perchè credeva, più che in me, nella presenza reale e attiva di Gesù nella nostra relazione. Questo le ha permesso di cambiare se stessa. Le ha permesso di trovare forza e senso nella promessa di Gesù che più che mai sentiva vicino in quel momento. Alla fine ha vinto lei. La sua tenacia e il suo amore gratuito e da me per nulla meritato mi hanno toccato il cuore e anche io sono cambiato.

Dio opera in tutti i matrimoni sacramento. Dobbiamo però fidarci e affidarci. Lui fa nuove tutte le cose ma prima di tutto deve fare nuovi noi. Solo cambiando noi stessi potremo cambiare l’altro e chissà anche il mondo intorno a noi.

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 11

Se abbiamo fatto la scelta giusta (cliccate qui per leggere il precedente capitolo) dovremmo aver sperimentato almeno per pochi minuti l’intimità con Dio, nel silenzio, nel raccoglimento, a tu per tu con Lui, preparando così il nostro cuore e il nostro corpo a vivere la Divina Liturgia… certo è che questa intimità con Dio assomiglia nella dinamica all’intimità tra gli sposi : ossia, non esiste un’intimità già pronta all’uso e sempre uguale come un pasto ad un fast food, ma è la fatica degli sposi stessi nel costruirla giorno dopo giorno e, se è vera, cresce di giorno in giorno in qualità e quantità.

Così è l’intimità con Dio. La Sua conoscenza e la gioia di stare insieme a Lui non è un prodotto già pronto all’uso ed uguale per tutti ; infatti non siamo stati creati in serie, ognuno di noi è praticamente un “pensiero di Dio fatto carne“, siamo unici ed irripetibili, non possiamo omologarci ad uno stesso tipo di intimità e dialogo con la Santissima Trinità… questo rapporto va alimentato, custodito, conosciuto, amato, deve essere una relazione in divenire.

Quando abbiamo la sensazione di essere allo stesso punto della vita spirituale da troppo tempo, dobbiamo fermarci per pensare alla direzione che stiamo dando alla nostra vita.

E quale miglior momento per fare questo chek-up se non quello in cui il Cielo scende in Terra ..?.. Il momento in cui la misericordia di Dio si rende esplicitamente manifesta nel Sacrificio salvifico di Gesù sulla croce ..?

Così come fanno due sposi, quando, per verificare la direzione che stanno dando alla loro relazione, devono parlarsi a quattrocchi, così anche nella relazione con Dio possiamo avere un dialogo vis a vis per fare il punto della situazione ; infatti nella S. Messa avviene che quel Padre che tanto bramiamo, quel Figlio con cui ci relazioniamo e quello Spirito Santo che riceviamo nella celebrazione dei Sacramenti ( compreso il Matrimonio ) sono lì davanti a noi.

A dirla tutta saremmo noi ad essere “incorporati” in una realtà celeste, ma adesso ci basti sapere che Dio non è lontano. Quelle parole con cui si conclude il Vangelo di Matteo “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo“, nella S. Messa si realizzano davvero ; non erano belle parole illusorie o le solite frasi ad effetto stile campagna elettorale, no !

Tanti pensano che basti stare sul proprio divano per parlare con Dio, ma fino a quando non partecipano ad una S. Messa la presenza di Dio è spesso illusoria, oppure anche reale ma spirituale, non fisica ; invece nella S. Messa la presenza di Dio non è solo su un piano spirituale, ma diventa fisicamente presente nell’Eucarestia. Perciò, se dobbiamo rafforzare la nostra relazione con Dio , quale miglior posto della chiesa con il tabernacolo ? Anche se la porticina è chiusa lì dentro c’è Gesù… lo stesso Gesù che camminava per la Palestina 2000 anni fa… certo non dobbiamo strizzare gli occhi per vederLo perchè Lui nasconde a noi la Sua presenza dietro i veli del pane e del vino, ma Lui c’è davvero .

E visto che ce l’abbiamo lì così vicino potremmo approfittare della situazione per fare un bel chek-up della nostra vita spirituale. Non ci sono controindicazioni, però ci potrebbero essere degli effetti indesiderati, vale a dire che potremmo scoprire di essere moooolto più indietro nel percorso spirituale rispetto all’idea che ci eravamo fatti di noi stessi ; per scoprire la bellezza di questo percorso però bisogna che frequentiamo la S. Messa, magari entrando in chiesa con un po’ di minuti di anticipo per avere un tempo adeguato per lasciar decantare il rumore del mondo con le sue luci sfolgoranti , i suoni e le parole accattivanti… insomma la preparazione immediata alla S. Messa è importantissima perché fa come da apriporta all’evento di Grazia che sta per accadere.

Care famiglie, restate pure vicine se potete, ma ognuno cerchi di non distrarre l’altro/a da questo rapporto intimo con Dio, da questi momenti di dialogo preparatore di un check-up, d’altronde non vorreste che il vostro coniuge sia sempre più bello/a ? E perché no bello/a anche nell’anima ?

Buona Domenica,

Giorgio e Valentina.

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Prova Costume e Teologia – “Sposi&Spose di Cristo”

di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”

Sarà che nonostante tutto la bella stagione ormai arriva.

Sarà che il nostro amico Rocco, che insegna Farmacia all’Università, ha stupito sotto i miei occhi un gruppetto di donne preoccupate per la prova costume.

Sarà che tra poco si va al mare e io temo di dimenticarmi della vita eterna per pensare ai gelati da comprare…alle mie figlie da non dimenticare sotto al sole del sud…e alle birre da tenere al fresco…

Sarà tutto questo – forse – che mi ha fatto mettere sullo stesso piano due ambiti paralleli della vita, almeno… della vita delle donne: Salvezza e Somatoline (noto prodotto sciogli cellulite poco conosciuto dagli uomini che come me hanno la barba… anche sul cuore).

“Che c’azzecca?!” ripeteva l’allora magistrato Antonio Di Pietro agli imputati durante tangentopoli.

E anche io, spesso nel mio quotidiano vivere da comune marito e padre, mi sento imputato. Di cosa? Di questo, di quello… di tutti quei pensieri, parole, opere e omissioni di cui mi nutro fin dal risveglio.

Ma torniamo al nostro prof. Rocco.

“Ma sai come funzione la Somatoline?” dice all’improvviso il prof. Rocco alle donne astanti.

“Contiene due principi attivi: la levotiroxina e l’escina… Non so se vi è mai capitato di mettere delle palline di vetro in un sacchetto, riempendolo tutto e tastandolo vi accorgete che è tutto ‘curve curve’… La Somatoline vi unisce le palline, in questo caso di grasso, e vi si riduce l’effetto ‘curve curve’ delle molteplici palline, ma vi resta un’unica pallottola di grasso e l’effetto è liscio…”

…Seguono minuti di duro silenzio…

Con la coda dell’occhio leggevo tanta delusione sui volti femminili che mi circondavano. Un senso di smarrimento ed impotenza si impadroniva delle loro certezze, adesso che qualcuno aveva spiegato loro come funziona la Somatoline.

Ma a tutti, uomini e donne, spesso capita di pensare di essersi liberati di qualcosa definitivamente, e invece eccolo lì, appallottolato, forse meno visibile, ma c’è ancora. Quello di cui volevi disfarti è lì, e ti guarda, e tu lo guardi… e in questo gioco di sguardi… ti senti ancora al banco degli imputati de giudice Antonio Di Pietro.

“Che c’azzecca?!” ripete urlando il piccolo Di Pietro nella coscienza, pronto a farti notare che quei pensieri, parole, opere e omissioni non è che sono andate via solo perché hai pensato ad altro, ma sono ancora lì appallottolati come una cellula di grasso che decisamente stona d’estate, specie se come noi abitanti di Crotone vai al mare e ti metti (quasi) a nudo.

Ahi ahi ahi… Come se ne esce?

C’è una Somatoline della coscienza che faccia tacere quel diavoletto di un giudice con la toghetta che dice beffardo: “Hai usato qualcosa che è mio e me lo devi restituire!”?

Allorché rispondo sorpreso: “…Cosa cosa caro giudice!!? Io ho usato qualcosa di tuo? Quando!?”.

“Quando fai del male, usi sempre strumenti che sono miei… che ti credi? Oi scemo!” (insulta pure sto tizio… e lo fa in calabrese!!!).

Quando ti muove queste accuse, tu provi a scagionarti con stile… e a sproposito cominci a dirgli che hai usato la Somatoline dell’anima, che dimenticherai il male fatto e il male non ci sarà più…

“Oi scemo, la Somatoline non scioglie i problemi, li appallottola. Il tuo sentirti buono e bello non scioglie i tuoi peccati… vedrai che prima o poi i conti non tornano!”

…Che si fa? Caro prof. Rocco, mi hai buttato in questo pasticcio fatto di grasso e ora ti chiamo e mi aiuti ad uscirne!

E il prof.Rocco al telefono mi dice:

“Pietro, solo una cosa può sciogliere il grasso appallottolato sulla coscienza: il Preziosissimo Sangue di Cristo che è stato versato per te sulla Croce.

Vuoi immergerti in questo fiume ricostituente, rigenerante e – dal punto di vista spirituale – veramente dimagrante? Semplice! Vatti a confessare!

Quando su di te scende il perdono di Dio, allora il giudicillo spietato non ha più nulla da chiederti e la pallottola di grasso scompare!

Ma prima di salutarti voglio dirti una cosa scientifica: guarda che la tua pallottola di grasso spirituale non svanisce nel nulla, poiché questo è logicamente impossibile! Niente svanisce nel nulla!

Se oggi vai a confessarti e ne sei liberato… è perché quella pallottola di morte se la becca un altro al posto tuo. Ed è lui che paga il tuo debito a quel diavolo di accusatore. E sai chi è questo che si mette al tuo posto e si becca la pallottola?”

“Chi?” rispondo io.

E Rocco, prima di chiudere la telefonata, mi risponde: “Gesù!”.

E allora la mia lode salga a Te, Gesù…che ti fai carico dei miei peccati…e mi fai più bello fuori e dentro!!!

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Grazie, Pietro e Filomena.

Il nome che abbiamo su questa terra sarà il nostro nome nell’eternità di Dio.

Oggi proseguo con il tema che ho introdotto con l’articolo di ieri. Credo sia importante completare il discorso con questa ulteriore riflessione che avevo già proposto circa un anno fa in occasione dell’Ascensione di Gesù.

L’Ascensione ci dice non solo che siamo fatti per l’eternità. Non solo che siamo fatti per la vita eterna. Siamo fatti per essere uomini nella vita eterna. Non è la stessa cosa. E’ molto di più. Tutto ciò che siamo resterà. Il nome che abbiamo su questa terra sarà il nostro nome nell’eternità di Dio.

Potremo ritrovare l’umanità delle persone che abbiamo amato. Fermo restando il mistero del libero arbitrio e della dannazione, potremo incontrare di nuovo i nostri figli, i nostri genitori, tutte le persone a cui abbiamo voluto bene, e anche nostro marito o nostra moglie. Certo sarà diverso, sarà come ora non possiamo neanche immaginare, ma io ritroverò Luisa, la mia sposa.

Sarà ancora lei, Luisa, e nulla sarà cancellato in Cielo dell’amore che ci siamo donati su questa terra. Non ci sarà più matrimonio. Non serve. Il matrimonio è un sacramento che permette di amare Dio con la mediazione di una persona diversa e complementare in una relazione fedele, indissolubile, feconda ed esclusiva. Non servirà, perchè ameremo Dio direttamente, ma resterà tutto il resto.

Luisa sarà sempre Luisa, la mia migliore amica, la mia confidende, la persona che più di tutte ha abitato il mio cuore. La persona che più di tutte ho conosciuto, che più di tutte mi ha perdonato e che io ho perdonato. La persona con cui sono diventato Antonio, che mi ha aiutato a sviluppare tutta la mia umanità. Colei che ha saputo vedere la mia bellezza come nessun altro, che ha accolto tutto di me anche le parti più fragili e meno belle. Insomma sarà meraviglioso condividere con lei l’amore di Dio. Sarà per me gioia la sua gioia, che sarà piena tra le braccia dello Sposo.

Mi viene in mente l’affermazione di un’amica, che ho già più volte citato. Lei, abbandonata dal marito, continua a pregare per lui e a volergli bene. Alla mia domanda diretta sul perchè lo facesse, lei rispose: E’ dolorosa una vita senza di lui, non immagino una eternità senza di lui. Ecco è proprio così. L’ Ascensione ci dice che è così. Non credo sia solo una mia convinzione. Credo che si possa intuire da tanti piccoli indizi. L’Ascensione è uno dei più importanti e carichi di speranza. San Tommaso afferma nella sua Somma teologica:

Se parliamo della beatitudine perfetta, che ci attende nella patria, allora non si richiede necessariamente per la beatitudine la compagnia degli amici, poiché l’uomo ha in Dio la pienezza della sua perfezione. Tuttavia la compagnia degli amici dà completezza alla beatitudine.

San Tommaso D’aquino

Credo che San Tommaso sia riuscito a spiegare qualcosa di importante. Non avremo bisogno di nessuno per amare Dio e sentirci amati in pienezza, neanche di nostra moglie o nostro marito. Dio è la perfezione e la pienezza senza bisogno di altro , ma la presenza della mia sposa, sapere che anche lei è felice tra le braccia di Dio, sarà per me motivo di una gioia ancora più grande. L’amore è tutto, ma condividere l’amore è ancora di più.

Quindi la vita eterna resta in definitiva un mistero. Non sappiamo praticamente nulla di come sarà e non abbiamo neanche le capacità di poterla comprendere ma una cosa è certa: resterà tutto l’amore. Non solo: sarà perfezionato e potenziato dalla luce di Cristo

Antonio e Luisa

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L’amore durerà nell’eternità. L’unione sponsale no!

Alcuni giorni fa il nostro amico Michele si è unito in matrimonio con Carla. Io l’ho saputo solo una settimana prima dell’evento. Michele mi ha inviato un messaggio e anche io, lo ammetto, sono rimasto almeno inizialmente un po’ spiazzato. Già, perchè non si tratta di un matrimonio come gli altri. Certo, direte voi, nessun matrimonio è uguale ad un altro ma questo è sicuramente molto particolare. Michele ha già un matrimonio alle spalle terminato con un lutto. La moglie Giorgia è salita al Cielo nel gennaio del 2020 dopo aver lottato contro un brutto male. Erano una coppia molto affiatata ed era già arrivato anche Leonardo ad arricchire la loro unione. Poi, improvvisamente, la malattia di Giorgia. Michele e Giorgia non si sono arresi, sono stati dei tenaci combattenti e, soprattutto, hanno vissuto tutto quanto è accaduto loro con una grande fede e abbandono a Dio e alla Sua volontà.

Non mi soffermo sulla loro storia. Potete leggerla su Aleteia oppure ascolotare l’intervista che ho fatto a Michele alcuni mesi fa. Fatto sta che Michele si è trovato ad essere improvvisamente un punto di riferimento per tanti, è diventato sui social un vero influencer (un testimone ma oggi si dice così) per tante persone che vedevano in lui e in Giorgia dei cristiani autentici. Vedevano delle persone che avevano abbracciato la fede in modo radicale. Per questo alcuni probabilmente si sarebbero aspettati da Michele una scelta diversa. Si aspettavano che Michele avrebbe scelto di vivere il resto della sua vita nel fedele ricordo di Giorgia.

Ammettiamolo è un’idea che affascina. Lui che non si sposa più perchè il suo unico vero amore è salito al Cielo e lui vive nell’attesa di raggiungerla. Bellissimo. Un amore davvero romantico che fa palpitare il cuore. Affascinante per un film ma non nella verità cristiana. La nostra vita resta un mistero e le vie che il Signore può aprirci sono sicuramente incredibili e non prevedibili. Non esiste in realtà la scelta giusta in senso assoluto, ma esiste la scelta giusta per ognuno di noi. Qual è? Non lo sappiamo, dobbiamo cercare la risposta nel dialogo con Dio, aprendogli il cuore e ascoltandolo nel discernimento. Non è vero che decidere di non risposarsi è una scelta più santa di chi invece si unisce in una nuova unione. Dio non vuole mai una sofferenza e delle rinunce se non finalizzate ad un bene più grande e restare soli non è sempre la scelta migliore.

La Chiesa, d’altronde, permette di sposarsi nuovamente sacramentalmente proprio perchè il sacramento del matrimonio cessa con la morte di uno dei due sposi. Facciamo quindi un po’ di chiarezza. Cosa è il matrimonio? Il matrimonio è una vocazione. Attraverso il matrimonio possiamo rispondere all’amore di Dio. L’altro diventa mediatore tra noi e Dio. Amando l’altro possiamo amare Dio. Amando il fratello/la sorella che vediamo e che tocchiamo possiamo riamare Dio che non vediamo. Il matrimonio è quindi un sacramento del corpo. Il corpo è parte integrante del matrimonio. Possiamo vivere il nostro matrimonio solo attraverso il corpo. Non basta la nostra parte più profonda e spirituale (la volontà, l’anima, il cuore) ma serve che l’amore che nasce nella nostra parte più profonda ed intima possa diventare visibile e concreto attraverso il corpo. Non c’è infatti matrimonio senza il primo rapporto fisico, dove il corpo conferma il dono del cuore avvenuto attraverso la promessa durante il rito delle nozze.

Da queste verità della nostra fede è chiaro che il matrimonio cessa con la morte. Con la morte di uno dei due. In Paradiso potremo amare Dio direttamente senza più alcuna mediazione. Viene meno quindi lo scopo principale del matrimonio. Anche il nostro corpo sarà diverso, sarà trasfigurato, non sappiamo come, ma sappiamo che sarà diverso. E’ quindi poco sensato e plausibile credere che la nostra sessualità possa essere vissuta come la viviamo ora. Per questo non esisterà più matrimonio ma resterà l’amore.

Capite bene come non esista nessun obbligo e nessuna ragione per la quale Michele debba restare da solo. Non esiste nessun obbligo, neanche morale, di fedeltà verso una relazione che è finita. Certo per alcuni può essere una strada di santità ma non lo è per tutti. Risposarsi non significa nè mancare di rispetto al coniuge morto nè tantomeno tradirlo in qualche modo. No! Nulla di tutto questo. Una persona vedova non deve restare incollata ad una relazione che non esiste più ma deve cercare di vivere al meglio la sua vita portandosi in dote tutto l’amore che ha sperimentato nel suo passato e nel suo matrimonio giunto a compimento. Deve cercare di aprirsi alla vita e all’amore nella verità di Dio. Sintetizando finisce quindi la relazione ma resta l’amore donato, sperimentato e accolto che cambia le persone rendendole diverse e migliori.

E in Cielo? Non rimarrà nulla del matrimonio terreno? Non credo. L’amore abbiamo già visto che resta. E’ l’unico bagaglio che portiamo con noi nella vita eterna. Davvero possiamo pensare che i coniugi Quattrocchi, i coniugi Martin, Pietro e Gianna Beretta Molla, e tante altre coppie che hanno incarnato un amore matrimoniale stupendo poi non ne portino i segni anche nella vita eterna? Non ci credo. Di sicuro, più che una certezza è una speranza, resterà un’amicizia particolare. Sono sicuro, per quanto mi riguarda, che Luisa avrà un posto speciale nel mio cuore anche in Paradiso. Tutto quello che ho costruito con lei in questa vita non si cancella, non si resetta. Tutti i gesti di tenerezza, di cura, di intimità, di perdono, di ascolto, di presenza, di condivisione di gioie e dolori, tutte queste esperienze restano impresse in modo indelebile nel mio cuore. Il giorno della mia morte lascerò tutto qui in questa vita. Nella mia valigia porterò solo il mio cuore, l’amore dato e ricevuto e lei ne è parte integrante. Sono sicuro che il giorno del nostro matrimonio, il 29 giugno 2002, è iniziato un amore che durerà per sempre. Nella vita eterna sarà sicuramente diverso e trasfigurato, ma ancora più bello e meraviglioso perchè vissuto nella luce e alla presenza di Dio. Un amore non più esclusivo ma condiviso con tutti i fratelli e le sorelle. E chi si risposa come Michele? Si porterà in Cielo sia l’amore per Giorgia che quello per Carla. Non c’è esclusività e gelosia ma piena condivisione. Ognuno dei tre sarà felice della beatitudine degli altri due. Sono sicuro che la prima che ha festeggiato questo matrimonio è stata proprio Giorgia che, dalla pienezza dell’abbraccio di Dio in cui ora sicuramente si trova, intercede continuamente per questa nuova famiglia appena nata.

Quindi non lasciamoci influenzare dai nostri pensieri e dai nostri pregiudizi. Guardiamo a questa storia d’amore che è appena iniziata tra Michele e Carla come un seme di speranza. Il segno che la vita vince sempre sulla morte e che l’amore è più forte di ogni male. Tanti auguri quindi a Michele e a Carla. Fatevi santi!

Antonio e Luisa

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Piatto freddo…

Come di consueto ci lasceremo interrogare dal Vangelo, ma dobbiamo porre attenzione perché anche oggi scopriremo insieme che il Vangelo non è una bella storiella per la ninna nanna dei bambini, ma è una parola viva ; ecco quindi il Vangelo che la Chiesa ci ha proposto ieri :

( Mt 5,38-42 ) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio” e “dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».

Questo brano è un altro di quelli che contengono frasi diventate celebri senza che la gente comune ne approfondisca il contenuto essenziale, ma soprattutto, spesso le persone non approfondiscono la novità offerta da Gesù, infatti Lui ha detto di portare a compimento la Legge antica. Ma cosa avrà da insegnare a noi sposi un Vangelo sul comportamento da tenere con il malvagio ?

Avrete notato come Gesù non si lasci condizionare da niente e da nessuno, e vada dritto al punto senza troppi giri di parole perché il suo scopo primario è la nostra salvezza, che comincia già in questa vita ; quindi dobbiamo leggere le Parole di Gesù alla luce della salvezza della nostra anima, e non come meri suggerimenti di bon ton, oppure come comportamenti etici riguardanti una filosofia di vita… niente di tutto ciò. Ma da cosa vuole salvarci questa volta Gesù ?

Dal tarlo della vendetta che rode l’anima pian piano, che scava dentro lasciando il nostro cuore come un palloncino gonfiato che appare grande, ma riempito di nulla di buono. Gonfio di che ? Gonfio di orgoglio, gonfio di presunzione, gonfio di superbia, gonfio di vanagloria, gonfio di invidia… basta uno spillo per farlo esplodere.

Perché spesso pensiamo che Dio non sia capace di fare il proprio mestiere e ci arroghiamo il diritto di insegnare a Dio chi punire, quando punire, come punire. E’ da questo atteggiamento che partono quelle domande del tipo : ” Ma dov’è Dio ? Perché non interviene per fermare questa cosa o quell’altra ? Perché Dio permette che i cattivi proliferino ? “.

La nostra idea della Giustizia di Dio è falsata, spesso intendiamo Dio come un supereroe che scende dal Cielo con le sue armi di distruzione di massa e fa piazza pulita dei cattivi… il problema è che anche il nostro nome risulterebbe nell’elenco dei cattivi, o almeno lo è stato per qualche tempo… e se proprio in quel tempo fosse arrivato Dio come quel supereroe che ne sarebbe stato di noi ? Non avremmo avuto nessun’altra chance per convertirci.

Si dice che la vendetta sia un piatto freddo, e purtroppo ci sono alcune coppie che hanno una relazione malata a tal punto da escogitare piani di vendetta verso l’altro/a , perché la vendetta per i torti subiti è da servire fredda, non bisogna lasciare all’altro l’opportunità di accorgersi del nostro piano altrimenti esso andrebbe in fumo… e con esso andrebbe in fumo il nostro desiderio di sentirci quasi onnipotenti con il nostro schiavo prono ai nostri piedi ad implorare pietà.

Mentre Gesù ci salva da questo circolo di male insegnandoci che bisogna ripagare il male con il bene… è questa la “vendetta” dei figli di Dio ; se agiremo così, costringeremo chi ci ha fatto un torto a riflettere sul suo comportamento che ci ha fatto dei capri espiatori del suo malessere ; in più lui/lei avvertirà di essere stato ripagato non con la sua stessa moneta ( tipo “occhio per occhio” e “dente per dente” ) che magari si sarà anche meritato con la propria condotta malvagia, ma si sentirà già perdonato in anticipo.

Facile ? No. Impossibile ? No, con la Grazia di Dio no.

Inoltre, il nostro cuore non si appesantirà del fardello della vendetta, dell’orgoglio, dell’invidia, della superbia, della vanagloria… ma al contrario si sentirà come la mongolfiera libera di salire verso il cielo senza i pesi che la costringono a terra… solo così il nostro cuore resterà in grazia di Dio e sarà ancora più libero di prima perché non sarà schiavo della nostra vendetta, del nostro orgoglio, della nostra superbia, della nostra vanagloria… e questa libertà ci farà amare ancora di più e meglio il nostro coniuge, perché il nostro amore assomiglierà a quello di Gesù. Anche Lui nella Passione avrebbe potuto sfoderare tutta la sua potenza divina per vendicarsi dei torti subiti, ma…. non l’ha fatto…. o meglio, ha scelto di non farlo… e si è vendicato con la sua Risurrezione.

Cari sposi, impariamo da Gesù ad amarci oltre ogni nostro merito e saremo liberi perché avremo vinto contro noi stessi, contro il nostro uomo vecchio… lasciamo stare certi piatti freddi… anche in tempo estivo.

Giorgio e Valentina.

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Il kintsugi degli sposi

Oggi scrivo di getto. Ho nel cuore un’immagine e ho deciso di parlarvi di quest’immagine. Noi siamo bellissimi, voi siete bellissimi, tutte le coppie del mondo che si impegnano a fondo somo meravigliose. Lo siamo con tutte le nostre contraddizioni e con tutte le nostre paure. Ci sentiamo spesso impreparati e anche un po’ ridicoli nell’affrontare le difficoltà e le sfide dell’essere coppia e dell’essere genitori. Eppure siamo bellissimi. Vi spiego anche perchè.

Il kintsugi (金継ぎ AFI: [kʲĩnt͡sɨᵝɡʲi]), o kintsukuroi (金繕い), letteralmente “riparare con l’oro”, è una pratica giapponese che consiste nell’utilizzo di oro o argento liquido o lacca con polvere d’oro per la riparazione di oggetti in ceramica (in genere vasellame), usando il prezioso metallo per saldare assieme i frammenti. La tecnica permette di ottenere degli oggetti preziosi sia dal punto di vista economico (per via della presenza di metalli preziosi) sia da quello artistico: ogni ceramica riparata presenta un diverso intreccio di linee dorate unico ed irripetibile per via della casualità con cui la ceramica può frantumarsi. La pratica nasce dall’idea che dall’imperfezione e da una ferita possa nascere una forma ancora maggiore di perfezione estetica e interiore

da Wikipedia

Io credo che tutto questo abbia un significato molto profondo e anche, non credo di esagerare, teologico. Il giorno delle nostre nozze siamo come una bellissima tazza in porcellana. Liscia, brillante e senza imperfezioni. Siamo perfetti riempiti di Spirito Santo e di tutto il nostro amore costellato di buoni propositi e di determinazione. Poi arriva la vita insieme, quella ordinaria di tutti i giorni. Una vita fatta di corse, di impegni, di lavoro, di figli e diventa tutto più difficile. Ci sono i litigi, le incomprensioni, le divisioni. Quella tazza, che è la nostra relazione, incomincia a rovinarsi, a cadere a terra, a creparsi e a rompersi. Sono tutte le ferite che noi sposi ci infliggiamo. Nessuno è esente. Certamente ci sono crepe più o meno profonde, ferite più o meno gravi, ma dopo alcuni anni di matrimonio la nostra tazza non è più così perfetta e brillante.

Eppure potrebbe essere anche più preziosa, originale, bella di prima. In che senso? Ce lo dice la pratica del kintsugi. Ogni volta che la nostra relazione ha attraversato dei momenti difficili che hanno procurato delle crepe e delle rotture ecco che noi abbiamo rilanciato. Con il perdono reciproco e con la forza redentrice dello Spirito Santo che è parte integrante e fondante della nostra unione sacramentale abbiamo saldato quelle crepe con dell’oro. Con un materiale che è prezioso. L’oro è da re. Noi siamo re e regine quando siamo capaci di andare oltre le nostre miserie e i nostri errori e siamo capaci di rilanciare la relazione con più forza e determinazione di prima.

Tutte quelle volte che siamo riusciti, e in una vita insieme sono davvero tante, abbiamo reso la nostra tazza, la nostra relazione sempre più bella e più preziosa. Sempre più unica. Guardiamo tutta la nostra storia e i momenti più difficili sono stati proprio quelli che ci hanno unito di più perchè volersi bene quando tutto funziona è facile farlo invece quando costa fatica e sofferenza è una scelta d’amore che cambia il cuore.

Ora cari sposi guardatevi e ditevelo: siamo bellissimi. Grazie per tutte le volte che mi hai perdonato. Dio è grande e ha scelto la nostra piccola unione per mostrare la sua grandezza. Siamo una meraviglia!

Antonio e Luisa

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Quanto sei fecondo?

Cari amici,

non so voi ma io a Roma da mo’ che ho il ventilatore acceso in camera e sento vicina l’estate. Se poi guardo il calendario, mi rendo conto che finora abbiamo percorso una vera e propria maratona liturgica: siamo partiti a febbraio con la Quaresima, poi ad aprile Pasqua, poi il tempo Pasquale, Ascensione, Pentecoste, Trinità, Corpus… ieri e l’altro ieri abbiamo finito in bellezza con le solennità di Sacro Cuore di Gesù e Cuore Immacolato di Maria…

Ora che riprende il tempo ordinario, è un’occasione meravigliosa per assimilare tante grazie ricevute in queste feste, tanti spunti di riflessione che sicuramente abbiamo captato in qualche omelia, leggendo qualche blog o ascoltando qualche commento su YouTube o sui siti che più ci interessano.

Adesso ci tocca fare tesoro di tanta ricchezza spirituale, farne memoria e ritornare sui nostri passi… Il Vangelo di oggi è fantastico perché Gesù pare ci stia dicendo: “bene, ti ho dato un sacco di doni finora, e adesso che uso ne fai? Come li stai impiegando?” Essendo il tema quello della mietitura e della raccolta del grano, il nocciolo della riflessione odierna sarà la fecondità di coppia. Domandiamoci: quali frutti ha dato e sta dando il nostro matrimonio?

Vi condivido alcune idee prese da un libro straordinario di Don Carlo Rocchetta, “Senza sposi non c’è Chiesa”. Riguardano i modi di essere fecondi per una coppia, solo vi raccomando una cosa: proibito scoraggiarsi! Ognuno di noi deve sempre fare i conti con la propria imperfezione e i limiti, ma la grazia di Dio ci è data incessantemente come spinta “antigravitazionale” per elevarci sempre e non arrenderci mai al fatto che tendiamo al ribasso.

“La prima fecondità nuziale consiste nel far abitare Dio nel cuore del coniuge, generare la presenza di Dio nel coniuge realizzando l’identità profonda dell’amore nuziale. Questo primo livello di fecondità suppone che gli sposi sappiano in/vocare Dio al centro del loro amore di coppia e del loro vissuto e con/vocarlo, con fede e in modo incessante perché rigeneri la loro relazione amante in ogni stagione del loro viaggio nuziale” (Don Carlo Rocchetta “Senza sposi non c’è chiesa”, pag. 178). Per questo la prima fecondità è “donarsi Dio” a vicenda, aiutarsi nel cammino di fede. Questo vale ovviamente anche nella semplicità, nei tentativi a volte malriusciti, nella Messa vissuta assieme, nella preghiera serale detta magari con qualche sbadiglio, o quella fatta per il coniuge magari a sua insaputa…

“Il secondo livello di fecondità consiste nel generare il coniuge come persona amata e quindi generarsi a vicenda come sposi, amanti, amici. Il primo figlio di una coppia non è il figlio in senso fisico, ma il “noi” come risultato dell’io e del tu diventati una sola carne. Amando ogni coniuge proclama il “nome” dell’altro, facendolo sentire unico e chiamandolo così alla piena realizzazione di sé. Una fecondità che si rispecchia nella stessa esperienza dei progenitori: Adamo conosce sé stesso incontrando Eva come un essere altro da sé, e viceversa…e la dimensione orizzontale si coniuga con quella verticale. Adamo conosce Dio incontrando Eva, così come il loro reciproco riconoscersi rimanda all’incontro con Dio che li conduce e li consegna l’uno all’altro.” (pag. 179). A questo livello corrisponde la qualità dell’amore, della relazione, della profondità della comunione nuziale. Da quando si riesce a mantenere vivo il “noi” in mezzo alle migliaia di cose da fare in casa e fuori casa, dal grado di complicità. E questo vale, a suo modo, anche per chi magari è un separato fedele e fa solo la sua parte senza alcun ritorno altrui…

“Il terzo livello di fecondità è generare la civiltà della vita e dell’amore facendosi testimonianza vivente dell’amore trinitario sulle strade del mondo. La fecondità nuziale è una vocazione alla missione…e anche quando la procreazione fisica (fertilità) non si realizzasse, non per questo la vocazione alla fecondità perderebbe il suo significato. Vi è, vi deve essere, una fecondità diversa, altrettanto essenziale, che nasce da un amore più alto e si fa testimonianza concreta di accoglienza, dono, condivisione di ogni altro da sé” (pag. 180). Qui accade che la coppia, vivendo l’amore al proprio interno, ovviamente non rimane affatto inosservata: “Guarda come si parlano! Hai visto che bel modo di fare che hanno quei due? Che gentile è stato con suo marito! Claudia parla sempre bene di Marco agli altri…”.

Come una fontana a cascata, dalla coppia sgorga l’amore che poi scorre verso i figli e addirittura fuoriesce all’esterno in modo spontaneo.

Cari amici, la fecondità è una vocazione insita nell’amore. Non ci si sposa per sé stessi, come io non sono prete per rimanere chiuso in camera mia: tutti siamo chiamati a dare frutti per noi e per altri.

Gesù è sempre dalla vostra parte, in qualsiasi situazione si trovi il vostro matrimonio: al settimo cielo o con un po’ di ragnatele o magari parcheggiato…

La grazia divina è abbondantemente riversata in voi perché ogni giorno facciate quel passetto in avanti e seguiate lo Sposo che cammina a vostro fianco.

Buona mietitura!

ANTONIO E LUISA

Devo dire che mi ritrovo molto nella riflessione di padre Luca provocata dal libro di don Carlo. Conosciamo don Carlo e la incessante opera a favore delle coppie e non mi sorprende che capisca così bene le dinamiche relazionali degli sposi. Vorrei soffermarmi in particolare sulla prima fecondità. Io sono sempre stato cattolico, con più o meno intensità. Sono sempre stato comunque un tiepido. Almeno fino al matrimonio con Luisa.

Luisa mi ha permesso di comprendere meglio non solo chi io fossi ma anche la mia fede. Nella nostra relazione ho sperimentato, nonostante i nostri limiti e i tanti errori di entrambi, cosa significa gratuità, perdono, misericordia, speranza, amore. Sembra strano dirlo ma sono tutte realtà che non si possono comprendere finchè non se ne fa esperienza. Ecco! La mia relazione con Luisa mi ha permesso di farne esperienza continuamente e questo mi ha permesso, di conseguenza, di fare esperienza di Dio. C’è uno slogan pubblicitario che dice: dove c’è casa c’è Barilla. Trasponiamolo nel nostro discorso. Dove c’è gratuità e misericordia lì c’è Dio. Ed è proprio così. Possiamo testimoniarlo io e Luisa come credo tantissime altre coppie di sposi.

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Il Sacro Cuore vs. Matrimonio – Atto I

Cari amici,

il mese di giugno è tradizionalmente dedicato al Sacro Cuore di Gesù. Per questo motivo mi è parso di poter “osare” con voi e cercare quale legame ci può essere con la vostra vita nuziale, quale insegnamento con il sacramento del matrimonio.

Mi ha sorpreso rifletterci sopra, perché il Sacro Cuore, nonostante sia una devozione che forse ad alcuni di voi può sembrare sdolcinata o dal sapore nonnesco, a ben vedere ha un grande e profondo senso matrimoniale. Vediamo di questa festa oggi un primo aspetto, lasciando tra 15 giorni l’altra dimensione.

Partiamo anzitutto dal significato biblico del cuore. L’ebreo concepisce il cuore come l’«interno» dell’uomo, in un senso molto più lato. Oltre ai sentimenti (2 Sam 15, 13; Sal 21, 3; Is 65, 14), il cuore comprende anche i ricordi e le idee, i progetti e le decisioni, e ancora: nell’antropologia concreta e globale della Bibbia, il cuore dell’uomo è la fonte stessa della sua personalità cosciente, intelligente e libera, il centro delle sue opzioni decisive, quello della legge non scritta (Rm 2,15) e dell’azione misteriosa di Dio (Leon Dufour, Dizionario biblico).

Per potermi spiegare meglio vi ricordo come sia nata questa festa. Tutto iniziò in un paesino al sud-est della Francia, Paray-Le-Monial, all’interno di un convento di suore della Congregazione delle Visitandine. Suor Margherita Maria Alacoque la notte del 27 dicembre 1673, nella cappellina del monastero vede Gesù, giovane, bellissimo, che le sorride e le porge il Suo Cuore, fiammeggiante e splendente racchiuso nella mano. In seguito, Lui le dice: “Il mio divino Cuore è così appassionato d’amore per gli uomini, che non potendo più racchiudere in sé le fiamme della sua ardente carità, bisogna che le spanda. Io ti ho scelta per adempiere a questo grande disegno, affinché tutto sia fatto da me”. Inoltre, durante la visione, suor Margherita Maria vide che Lui, continuando a porgerle il Suo Cuore, aggiunse queste stupende parole: “Almeno tu, amami!”.

È impressionante che Gesù ci doni in questo modo il suo amore! Così aveva fatto con san Pietro sul lago di Tiberiade: “Pietro, mi ami tu?”. Il Cuore divino di Gesù chiama il nostro cuore! Qui c’è l’essenza nuziale della Solennità della festa appena celebrata.

Per tutte voi coppie c’è stato un momento di fortissima passione, di slancio totale verso l’altro, in cui la persona amata era la più importante in assoluto al mondo. Sappiamo bene che quei momenti non possono durare sempre. Tuttavia, il passare del tempo non è il nemico dell’amore e in questa festa vediamo quale sia il segreto della perseveranza.

Gesù per prima cosa dona il suo Cuore e solo in un secondo momento chiede a cambio il medesimo atteggiamento di donazione. Nel matrimonio voi coppie siete chiamate a fare lo stesso: a vivere in un atteggiamento perenne di dono, di offerta, di regalo di sé, gratuitamente e liberamente. E certamente che ci si aspetta il contraccambio ma che esso non sia la prerogativa. Come dice Papa Francesco: “l’amore, quanto più è intimo e profondo, tanto più esige il rispetto della libertà e la capacità di attendere che l’altro apra la porta del suo cuore” (Francesco, Amoris Laetitia, 99).

Non è esagerato dire che tutte voi, care coppie, con il sacramento del Matrimonio avete il Sacro Cuore dentro di voi! Non esagero! Non farò la fine di Savonarola o di Giordano Bruno! Sentite cosa dice San Giovanni Paolo II: «Lo Spirito, che il Signore effonde, dona il cuore nuovo e rende l’uomo e la donna capaci di amarsi come Cristo ci ha amato. L’amore coniugale raggiunge quella pienezza a cui è interiormente ordinato, la carità coniugale» (Familiaris consortio, 13).

Vi invito a riflettere su questa verità e a rendere grazie al Signore che vi ha arricchito e benedetto di un così grande dono. Basta solo che collaboriate alla grazia che è già in voi e lasciate che quel Cuore di Gesù, che batte adesso al vostro ritmo, sia libero di amare in voi.

Padre Luca Frontali

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Quanto vale la tua vita? – “Sposi&Spose di Cristo”

..di Pietro e Filomena “Sposi&Spose di Cristo”..

Carissimi, oggi condividiamo con voi un piccolo racconto tratto dal nostro libricino: “7 piccoli racconti verso Pasqua”.

Da poco abbiamo vissuto la Solennità del Corpus Domini, ma forse troppo presto dimentichiamo la grandezza di questo Mistero che si intreccia con la nostra esistenza.

Buona lettura, il Signore vi dia Pace!

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Il tiepido sole di primavera non aveva ancora sciolto la neve ed il ghiaccio sulla strada era ancora duro. Anche il silenzio del bosco raggelava maggiormente i freddi e tristi pensieri di Katharina. Il suo fiato era l’unico elemento ancora caldo e si trasformava in vapore appena uscito dalle narici. I suoi occhi blu avrebbe voluto chiuderli una volta per tutte. Tradita dal suo uomo, ora lei aveva deciso di tradire la vita per gettarsi nella morte. “Se lui non mi ama allora non valgo nulla”, ripeteva nel suo cuore spezzato.

Ad essere spezzato fu ad un tratto anche quell’angosciante silenzio.

Ivan il cieco attraversava il bosco sulla suavecchia slitta di legno mezzo marcio trainata da dodici paia di lupi ansimanti; correvano nel freddo della steppa e si affannavano per tornare a casa con il loro padrone.

Ivan il cieco era uno di cui si poteva ben affermare che non sai di dove viene né dove va. Ed eccolo spuntare apparentemente dal nulla tutto ricoperto di brina gelata che gli intirizziva la barba dividendola in sette lunghe ciocche. Ivan aveva gli occhi neri e immobili.

Passando accanto alla donna, di colpo si lanciò dalla slitta e afferrò Katharina per i polsi, ed entrambi caddero sulla neve. Ivan avvicinò la sua faccia a quella della ragazza che ora tremava dal freddo e dalla paura. Il cieco puntò i suoi occhi nudi su quelli freddi della ragazza e dopo aver raccolto tutto il fiato che aveva in corpo le urlò a squarciagola: “Donna! Sai quanto vali tu!? Tu vali il Corpo ed il Sangue di Cristo!!!Intendi Donna!? Quanto vali tu!? Tu vali il Corpo ed il Sangue di Cristo!!! Comprendi Donna quanto vali tu!? Tu vali la stessa vita di Dio! Tu vali il Corpo ed il Sangue di Cristo!!!“.

Poi di fretta le lasciò cadere i polsi e si tirò su affannosamente mentre la tosse quasi lo soffocava. Diresse le sue mani verso la slitta e vi si aggrappò; lanciò un urlo e i suoi lupi ripresero la furibonda corsa verso casa e in quella confusione di latrati e vento Ivan il cieco pareva scomparire nell’orizzonte cristallino.


Katharina lentamente si rialzò pima sulle braccia e poi sulle gambe. Ora guardava altrove e timidamente versò una lacrima. Fu la prima dopo lunghi anni di tormento. Una lacrima calda solcava il suo viso bianco come la neve.

E la primavera quell’anno iniziò ad arrivare, la Pasqua era vicina.

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Dal Vangelo secondo Marco 5, 35-43

Mentre ancora parlava, dalla casa del capo della sinagoga vennero a [dire al capo della Sinagoga]: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, continua solo ad aver fede!». E non permise a nessuno di seguirlo fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava. Entrato, disse loro: «Perché fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». Ed essi lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della fanciulla e quelli che erano con lui, ed entrò dove era la bambina. Presa la mano della bambina, le disse: «Talitàkum», che significa: «Fanciulla, io ti dico, alzati!». Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare; aveva dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. Gesù raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e ordinò di darle da mangiare.

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Grazie, Pietro e Filomena.

Un accampamento per noi !

La Liturgia ci ha presentato ieri alcuni versetti del Salmo 34, sono uno più bello dell’altro e sarebbe bello approfondirli tutti ma siamo costretti a fare una cernita nella speranza di essere d’aiuto a molte coppie :

Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode. Io mi glorio nel Signore: i poveri ascoltino e si rallegrino. […] Ho cercato il Signore: mi ha risposto e da ogni mia paura mi ha liberato. Guardate a lui e sarete raggianti, i vostri volti non dovranno arrossire. Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo salva da tutte le sue angosce. L’angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono, e li libera. Gustate e vedete com’è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia.

Avrete notato come il focus delle azioni non sia sull’uomo che invoca l’aiuto dall’Alto, ma è su Dio. Si avverte come l’uomo bisognoso di aiuto si rifugi nel Signore e Lo benedica invece di piangersi addosso chiedendosi che fine abbia fatto Dio.

Diverse coppie di sposi forse stanno vivendo delle situazioni di difficoltà, di fatica più o meno grande e si sentono come abbandonate a se stesse, ebbene, sembra che anche il salmista abbia passato dei momenti di sconforto, di buio, ma… come comincia la sua preghiera ? “Benedirò il Signore in ogni tempo”… perché ? Lo spiega nei versetti seguenti raccontando di come il Signore non abbia mai disatteso le sue speranze, perciò Lo benedice e Lo loda in ogni tempo, anche nel tempo della prova.

Forse molte coppie stanno vivendo delle paure di vario tipo, ed hanno bisogno di una parola di speranza, di un incoraggiamento, la Parola di Dio viene loro incontro ancora una volta confermando che il Signore libera da qualsiasi tipo di paura, così come testimonia il salmista.

Ci sono numerosi passi nella Bibbia che raccontano la vita dell’uomo come una battaglia, una battaglia contro forze nemiche pressanti e continue, senza sosta, non-stop, 24H, nemici che non riposano, che non hanno requie, perché il loro intento è rubare la nostra anima a Dio, rubarla alla nostra vera casa, il Paradiso, insomma… i Santi insegnano che le nostre tentazioni terminano 5 minuti dopo la nostra morte. Capito l’andazzo ?

Sembra una situazione da cui non ci sia via di scampo, non vi sia rimedio, eppure anche in questo Salmo la Parola di Dio ci rassicura perché Egli non farà mancare il suo aiuto al povero che grida a Lui, per coloro che Lo temono non bada a spese.

Quando si combatte una battaglia, c’è bisogno di un punto strategico di appoggio, di una postazione sicura, di un rifugio protetto in cui si possa recuperare le forze perdute nello scontro, rifocillarsi e recuperare nuove munizioni e/o armi.. e sapete come si chiama questo sito ? Nel gergo bellico si dice accampamento.

Infatti, il Signore sa bene che la battaglia a cui siamo sottoposti è ardua, ed è per questo che manda il suo potente aiuto : “[…] L’angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono, e li libera. “.

Cari sposi che state vivendo nella prova, nell’angoscia, nella tribolazione, abbiate fiducia nel Signore. Non preoccupatevi nell’immediato delle armi del nemico, le quali sono appunto angoscia, tristezza e altro, ma dapprima preoccupatevi di temere il Signore, perché il Suo angelo, dice il Salmo, costruisce un accampamento intorno a noi. Capito ? un accampamento ! Ma non un accampamento qualunque, ma un’accampamento da far invidia alle forze armate di qualsiasi nazione sotto questo cielo ! Con cibi e bevande spirituali di prim’ordine ; ristori con una dieta calibrata sulle necessità particolari di ogni coppia ; armi e munizioni ad personam, cioè personalizzati a seconda dei nemici e delle nostre capacità ; posti letto simili alle nuvole per recuperare le forze perdute nella lotta ; rifugio sicuro contro le insidie del nemico satanico.

Gli aiuti del Cielo sono molteplici : gli angeli e gli arcangeli, i santi protettori, le anime del Purgatorio, i sacramentali, la Vergine Maria, le indulgenze, le novene, i Sacramenti e qualsiasi altro aiuto che proviene dalla infinita fantasia di Dio, però… c’è una condizione che il Salmo mette in evidenza perché dice che il Signore libera solo quelli che Lo temono. Ma che significa temere Dio ?

Lo affronteremo la prossima settimana.

Coraggio sposi battaglieri, per questa settimana cominciamo a riconoscere la strada per tornare al nostro accampamento, l’Angelo del Signore ci sta aspettando !

Giorgio e Valentina.

Ti vorrei mangiare

Nel corso della mia (ancora non lunga) vita sacerdotale vi confesso di aver vissuto una creta trasformazione nel mio rapporto con l’Eucarestia. Ricordo agli inizi in seminario il mio modo di stare davanti a Gesù nel Tabernacolo era solenne, ieratico. Sentivo forte il senso di Mistero, di Assoluto. L’adorazione era qualcosa di straordinario, sentivo la magnificenza e maestosità di quel momento.

Negli anni ho potuto integrare a questo sguardo, certamente giusto dal punto di vista teologico, un atteggiamento più semplice, più intimo e cordiale: Gesù è lì davanti a me come amico, come il mio confidente, vuole e chiede che Lo lasci entrare nel mio cuore e nella mia mente.

Cosa ha fatto scattare in me tutto ciò? Di sicuro lo Spirito Santo. E penso proprio che Lui si sia servito di tante coppie di sposi che ho incontrato suo mio percorso per farmi gustare la sua Presenza viva.

Perché dico questo? Perché è chiaro il parallelo tra Sposi ed Eucarestia sotto diversi aspetti. Papa Benedetto per questo diceva: “L’Eucarestia, sacramento della carità, mostra un particolare rapporto con l’amore tra l’uomo e la donna, uniti in matrimonio” (Esortazione apostolica Sacramentum caritatis, n° 27). In tutto questo panorama meraviglioso, io oggi mi vorrei soffermare sul fatto che entrambi sono un “Corpo dato per amore”.

A volte celebro da solo nella cappellina della mia comunità, è una stanza piccola, raccolta, silenziosa. Per me è una delizia dire Messa lì, mi godo proprio quel tempo tutto da solo con Gesù. Questo mi permette di soffermarmi su alcuni aspetti che mi aiutano a capire il senso dell’Eucarestia e in tutto ciò anche il vissuto di tante coppie amiche mi arricchisce ulteriormente.

Guardo l’altare e vedo la tovaglia bianca e il corporale. Subito penso alle lenzuola di un letto a due piazze. Gesù è lo Sposo che si offre a me nella Messa.

Penso alla Messa che è un continuo dialogo tra noi e Gesù, un dialogo di amore, proprio come avviene nell’atto coniugale.

Contemplo il momento della Comunione come il culmine dell’amore, quando avviene il dono reciproco dei corpi: io ricevo Lui e Lui viene in me.

Quando penso alla festa di oggi, non posso non riandare a quegli sposi che hanno condiviso come il loro amore vicendevole sia stato così intenso da giungere spesso a dirsi: “vorrei mangiarti da quanto ti amo”.

Ecco, Gesù nell’Eucarestia nel fondo vuole dirci proprio così: “mangiami, ti amo infinitamente che voglio stare dentro di te, a contatto con il tuo cuore, con la tua intimità”.

A tale proposito, come ha scritto stupendamente don Carlo Rocchetta: “L’eucarestia edifica la relazione nuziale degli sposi, la modella e la ripropone ogni volta allo loro esistenza” (La mistica dell’identità nuziale, pag. 92).

Che significa questo? Che voi sposi partecipando alla Messa, e anche adorando l’Ostia Santa, state rendendo possibile il dono di Gesù alla Chiesa in voi, per voi e con voi. State dando le chiavi di casa a Gesù perché abiti in voi e vi conceda di amare al suo modo. Il fatto è che forse non ve ne rendete conto tutte le volte ma lo Spirito eccome che lavora dentro di voi perché sia così!

La festa di oggi è quindi un’occasione perché vi sia chiaro che Gesù Eucarestia, lo Sposo della vostra coppia, è Colui che sostiene ogni giorno il vostro amore, Colui che vi aiuta a crescere nella relazione sponsale e colui che vi rende presenza Sua nel mondo.

Per cui cari sposi, grazie per tutte le volte che siete Eucarestia in uscita, pur con tutti i limiti che naturalmente abbiamo. Io prete posso solo celebrare Messa in chiesa, ma siete voi che portate la Messa in casa, in macchina, al lavoro, ovunque siate. Per tutto questo Gesù vi è immensamente grato e riconoscente.

ANTONIO E LUISA

Grazie a padre Luca per questa bella testimonianza. Padre Luca scrive: Contemplo il momento della Comunione come il culmine dell’amore, quando avviene il dono reciproco dei corpi: io ricevo Lui e Lui viene in me. Per me e Luisa è proprio così. E’ qualcosa che va però “conquistato” nel tempo. Più siamo cresciuti nel volerci bene nella nostra vita di tutti i giorni, più abbiamo imparato a donarci e ad accoglierci in piccoli gesti di cura e di tenerezza, e più la nostra intimità è diventata bella e piena. Davvero io sorrido quando sento esperti dire che il sesso ha bisogno di novità e che il matrimonio è la tomba dell’amore.

E’ verissimo che molte coppie dopo un po’ di tempo smettono di fare l’amore. Ci sono diversi studi al riguardo. Il problema non è però il matrimonio, ma l’incapacità di prendersi cura della relazione e di trasformarla in una comunione sempre più profonda. Fare l’amore con Luisa è sempre più bello perchè siamo, ogni giorno che passa, sempre più un noi e ciò che rende l’amplesso meraviglioso è proprio la nostra comunione di una vita intera che ci siamo donati vicendevolmente.

Termino con un passaggio del prossimoo libro che Luisa ed io abbiamo in rampa di lancio (uscirà ad ottobre):

Noi sposi cristiani possiamo comprendere come vivere la sessualità alla luce dell’Eucarestia. Viverla quindi nel dono totale all’altro come Gesù si è donato per noi. È vero anche viceversa. Possiamo comprendere la grandezza dell’Eucarestia, del dono di Dio per noi, facendo esperienza del dono del nostro coniuge. La sessualità ci può introdurre nella pienezza del dono eucaristico.

Domenica e famiglia : un connubio possibile / 10

Ora che abbiamo preso posto in chiesa, che fare ? Abbiamo davanti alcune possibilità : guardarci intorno per ammirare le varie suppellettili religiose ed opere artistiche/architettoniche… controllare che tra i presenti ci siano i nostri amici/conoscenti e salutarli con cordialità… picchiettare il piede per terra in segno di impazienza… sfogliare il libretto dei canti dall’inizio alla fine per ingannare il tempo… commentare la goleada in Champions del nostro campione… chiedere al vicino se ha gradito la canzone vincitrice la finale di Sanremo della sera precedente… assicurarsi di avere spento il telefono e magari controllare se è arrivato un ultimo messaggio… verificare che i nostri figlioli siano sempre nel nostro campo visivo altrimenti rientreremmo tra le persone ad alto rischio di attacchi di panico… oppure… potremmo anche inginocchiarci, chiudere gli occhi ed iniziare a pregare !

A noi l’ardua scelta… è ovvio che ogni decisione porta con sé benefici e svantaggi, quindi secondo voi qual è la più opportuna, quella con i maggiori frutti di bene ? Non vogliamo darvi troppi indizi per non influenzarvi nella scelta, però se è vero che si raccoglie ciò che si semina, questi momenti prima dell’inizio della S. Messa sono la nostra “semina spirituale”.

Abbiamo già trattato del riscaldamento del nostro motore spirituale, di come non possiamo partire a freddo e sperare in prestazioni da Formula 1… per molte famiglie però la preparazione che comincia già da casa è ancora in fase di studio/sperimentazione, per cui oggi ci concentreremo sulla preparazione immediata alla S. Messa.

Quando ci prepariamo per un viaggio, siamo soliti organizzare tutto nei minimi dettagli, altrimenti rischieremmo di perdere il treno o l’aereo, ed è così che arriviamo molto in anticipo all’aeroporto o alla stazione ferroviaria per gli ovvii motivi ; similmente potremmo considerare la S. Messa un po’ come se fosse un treno per le realtà celesti, cosicché arriveremmo con un’adeguato anticipo alla stazione ferroviaria del Cielo per cominciare a vedere su quale binario passi il nostro treno, quali siano le fermate/coincidenze, controlleremmo di essere in regola coi biglietti e così via.

Ed è così che in chiesa, il nostro binario è quello della nostra vita, ma non in senso generico, ma proprio la mia vita, la mia moglie, il mio marito, la mia famiglia, i nostri figli, i nostri nipoti, il mio lavoro, la mia casa, le mie occupazioni, i miei hobby, i miei pensieri, le mie preoccupazioni, i miei desideri, i miei progetti, i miei limiti, le mie fatiche, le mie fragilità, i miei peccati, la mia intelligenza, la mia volontà, i miei affetti, la mia sessualità, la mia sensibilità, la mia mascolinità, la mia femminilità, la mia paternità, la mia maternità… insomma tutto noi stessi senza eccezioni. Sembra gravoso come bagaglio, ma perché serve tutto ciò ?

Perché Dio si è fatto vero uomo in Gesù Cristo e da quel momento in poi non esiste realtà della natura umana che possa essere considerata estranea all’incarnazione di Dio… i teologi direbbero che tutta la realtà umana può essere Cristificata… cioè imbevuta, impregnata, intrisa, inzuppata, pervasa, impastata da e di Cristo.

E’ con questa consapevolezza che ci inginocchiamo appena preso il nostro posto e cominciamo a lasciar decantare tutto il rumore delle cose di questo mondo raccontando a Dio Padre qualcosa di noi, non che Lui non le sappia, ma siamo noi ad aver bisogno di percepire la Sua presenza amorevole ed accogliente. Spesso ci sentiamo dire “…ma io non so cosa dire per pregare…”, questa è solo una scusa perché pregare è impegnativo, cogliamo questa fatica e facciamola diventare preghiera, ad esempio :

” Signore, non so che dirti, ma almeno sono qui per ascoltare una parola di conforto… Ti ho lasciato fuori dalla mia vita e dal mio matrimonio per tanto tempo, ma adesso sono qui per capire Chi sei Tu e chi sono io davvero… Tu sai che questa settimana ho avuto questa fatica e queste preoccupazioni, aiutami a superarle… Tu sai che questa settimana aspetto l’esito di quell’esame medico, mandami un aiutino per restare sereno/a… questa settimana sono caduto in questo peccato a causa della mia fragilità, perdonami… ma intanto Ti ringrazio che anche oggi sono vivo e posso venire qui davanti a Te per fare come i bambini che aspettano solo di essere presi in braccio dal papà, prendimi in braccio Padre Santo…”.

Ognuno nel profondo del proprio cuore può cominciare a presentarsi al Signore così com’è… ciò che importa non è lo stato in cui siamo, ma il fatto che ci presentiamo al Re dei Re riconoscendo che siamo solo creature umane e Lui è Dio, questo è il primo passo, non sarà l’unico da compiere, ma è quello indispensabile per cominciare un rapporto con Lui.

Affinché ognuno abbia questa possibilità è necessario osservare il silenzio esterno, la compostezza dei gesti, la sobrietà ma anche la dignità nei vestiti ( sia maschi che femmine ), la discrezione nell’accomodarsi al posto… insomma dobbiamo fare in modo di non diventare causa di distrazione per gli altri.

Sappiamo già che molti si chiederanno cosa fare con i bimbi piccoli… ecco alcuni piccoli suggerimenti (non vincolanti) che potrebbero essere di aiuto ai genitori :

innanzitutto i bimbi ci copiano in tutto, e quindi se i genitori in chiesa usano dei modi diversi, stanno in silenzio, i piccoli poco a poco imparano che stare in chiesa NON è come stare al parco giochi, ma per ottenere ciò bisogna che gli stessi genitori si comportino di conseguenza… noi abbiamo portato in chiesa a Messa le nostre figlie fin dalla prima domenica fuori dall’ospedale, addirittura la terza è uscita di Domenica e siamo andati a Messa prima di tornare a casa, una delle Messe più emozionanti per la famiglia… se aspettate di portarli in chiesa la prima volta a 6 anni sarà un disastro… non dobbiamo pretendere che i bambini facciano gli adulti, dobbiamo invece pretendere che gli adulti facciano gli adulti e non gli animatori turistici durante la S. Messa. I bambini sono dei grandi osservatori, sono dei formidabili scrutatori del mondo che li circonda, perciò bisogna escogitare una soluzione per trovare una posizione che non li obblighi a vedere solo dei pantaloni e poco più… se provassimo a metterci alla loro piccola statura noteremmo che di quello che succede sull’altare non si vede un fico secco… quindi la fantasia del genitore attento saprà ispirare le scelte giuste per ogni figlio.

Coraggio cari sposi, che domani sarà una nuova Domenica, basta volerlo !

Giorgio e Valentina.

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“Amore mio, Gesù non vuole che io ti ami” ovvero “Ma che stai a dì?” – Sposi&Spose di Cristo

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”..

Disse lui: “Il Vangelo di oggi  me lo stampo e me lo metto in tasca!”

“E perchè mai dovresti andare in giro con un pezzo di carta in tasca?” , domandò lei.

Lui non le rispose…non perché fosse dispettoso, ma semplicemente perché i mariti  hanno due orecchie speciali che filtrano tutte le frasi delle mogli…a maggior ragione quelle che finiscono con un punto interrogativo.

Sta di fatto che diversi mesi dopo, il giorno del loro anniversario di matrimonio, il marito fuggì di casa e andò a chiedere ad un monastero di essere accolto come novizio.

Allora sua moglie, che come tutte le mogli ha in dotazione un radar particolare per captare tutte le trovate originali dei mariti, accorgendosi della sua assenza e alterandosi alquanto per non aver trovato nessun regalo di anniversario (ovvero nessuna ennesima borsetta) decise di telefonare a suo marito.

Il marito, che ancora era in trattative col monaco portinaio e non aveva avuto il tempo di rinunciare a tutti i suoi averi tra cui lo smartphone, sentì squillare e rispose a sua moglie.

Lei lo incalzò proferendo alcune frasi che iniziavano con “Dove” e terminavano con “borsa”.

Lui allora mise la mano in tasca e lesse quanto era stampato sul foglietto: “In quel tempo Gesù disse alla folla che lo seguiva: Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo(…)”. Poi aggiunse: “Vedi cara…io oggi volevo stare con te, a maggior ragione che è anche il nostro anniversario di matrimonio. Avevo anche comprato un regalino per te e volevo portarti a cena fuori; ma Gesù in questo passo del Vangelo pare che….” sospirò e aggiunse “Gesù non vuole che io ti ami!!!”. E detto questo interruppe la telefonata e si mise a piangere.

Il monaco portinaio che aveva ascoltato tutto, diede una sberla al marito, lo prese per un orecchio e lo trascinò verso la sua auto. Aprì lo sportello e ce lo buttò dentro e prima di lasciarlo andare gli urlò che Gesù non si sarebbe mai sognato di “mettersi tra moglie e marito” come un intruso, come uno da preferire per tradire il coniuge…ma che Gesù doveva essere messo tra moglie e marito affinché il rapporto di amore tra moglie e marito fosse di qualità superiore! Gesù avrebbe dato bellezza al loro stare insieme, e soprattutto non avrebbe mai impedito loro di stare insieme…e – a quel punto il monaco gli sputò in un occhio-  gli disse: “guarda che se non metti Gesù al primo posto nella tua vita, non saprai mai donare la tua vita a tua moglie!!! E ora vai, bischeraccio!!! Corri da tua moglie e dille che l’ami…e che vorresti amarla come Gesù stesso l’ama! E non farti più venire strane idee ascetiche!!!!!” 

…morale della storia: non far arrabbiare i monaci.

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Grazie, Pietro e Filomena.

L’atto di dolore degli sposi

Oggi proseguiamo il discorso sul perdono iniziato con l’articolo di ieri (che ha suscitato moltissimo interesse con pareri discordanti tra favorevoli e contrari). Oggi osserviamo il perdono dalla parte di chi ha commesso il male e ha ferito l’amato/a. Per scrivere questo articolo ci siamo avvalsi di un bellissimo testo che abbiamo scoperto casualmente. Si tratta di Tessitori di felicità edito dalle Paoline.

Cosa abbiamo imparato da questo libro? Abbiamo scoperto che le varie fasi del perdono sono racchiuse magistralmente de quella preghierina che recitiamo dopo il sacramento della riconciliazione: l’atto di dolore. Riscriviamolo in chiave sponsale. In questo caso io Antonio mi rivolgo a Luisa. Ognuno metta il nome della persona che ha accanto.

  • Mia cara sposa e amata
  • mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati,
  • perchè peccando ho meritato i tuoi castighi,
  • e molto più perchè ho offeso te, infinitamente buona e degna di essere amata sopra ogni cosa,
  • Propongo con il tuo santo aiuto di non offenderti mai più
  • e di fuggire le occasioni prossime di peccato
  • Signore misericordia perdonami

Mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati. Come prima cosa, per iniziare un percorso di perdono e di riconciliazione, è importante ammettere l’errore. E’ importante non solo sentire il pentimento, ma esprimerlo all’altro/a con le nostre parole. Luisa che ha subito il mio male ha bisogno di sentirsi capita nel suo dolore e tanto più si renderà conto che il male che le ho procurato fa star male anche me, quanto più si sentirà compresa .

Perchè peccando ho meritato i tuoi castighi e molto più perchè ho offeso te, infinitamente buona e degna di essere amata sopra ogni cosa. Verrebbe da pensare che Dio castiga chi commette il male. Dio mi castiga per il male che ho fatto a Luisa? In realtà questa è una visione un po’ sorpassata. Non è Dio che ci castiga ma sono le nostre stesse azioni che hanno delle conseguenze. E’ lo stesso male che io ho commesso che mi procura esso stesso dei castighi. Fare del male ad una persona che amiamo significa rompere, o quanto meno indebolire, quel legame che ci unisce a lei. Significa per me perdere in parte o completamente l’intimità e la fiducia che Luisa nutriva nei miei confronti. Devo accettare le conseguenze del mio gesto e cercare per quanto è in mio potere di riparare ai miei errori in modo concreto e non solo a parole.

Propongo con il tuo santo aiuto di non offenderti mai più. Attenzione! Non prometto ma propongo, perchè sarebbe una promessa che non sono sicuro di poter mantenere. La mia fragilità resta e io continuerò a commettere errori con lei e con tutti gli altri. Però propongo cioè mi impegno a mettercela tutta per non farlo.

Di fuggire le occasioni prossime di peccato. Spesso i miei errori sono causati da una serie di situazioni o scelte che possono essere evitate. Mi viene in mente il caso di una persona che ha lasciato la sua testimonianza anche su questo blog. Usciva tutti i giorni durante la pausa pranzo con la stessa collega e pian piano si è innamorato di lei. Certo che non c’è nulla di male ad uscire a pranzo con una collega ma può, e su questo dobbiamo essere molto prudenti, diventare un’occasione di peccato. Evitiamo di doverci trovare a mettere alla prova la nostra fortezza. Potremmo anche perdere. Facciamoci furbi e fuggiamo le tentazioni.

Signore misericordia perdonami. In questo caso ci rivolgiamo contemporaneamente a Dio e all’altro. E’ importante chiedere perdono anche a Dio perchè affidarci alla Sua misericordia ci può aiutare a perdonare noi stessi. Sappiamo di essere “difettosi” in tante cose, ma Dio ci ama immensamente anche così, e questa certezza ci deve dare la forza per perdonarci e per chiedere il perdono a nostra moglie o a nostro marito. Accettando anche il fatto che magari l’altro/a non sarà in grado di perdonarci subito e che forse ci vorrà del tempo per riacquistare la bellezza del legame che con il nostro agire abbiamo un po’ rovinato. Dipende molto da quello che abbiamo fatto. Ci sono piccoli perdoni quotidiani che si superano facilmente e ci sono perdoni molto più difficili da donare. D’altronde lo dice la stessa parola. Per-dono. Il perdono è un regalo che viene fatto a chi in quel momento non ha nulla per meritarlo se non il pentimento.

Antonio e Luisa

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Il matrimonio perfetto è fatto di perdono perpetuo

Luisa ed io abbiamo già scritto molte volte di quanto sia importante saper perdonare in una relazione profonda, totalizzante e lunga come quella matrimoniale. Siamo così fallaci! Naturalmente non solo noi, ma tutti gli sposi del mondo sbagliano. Certo ci sono quelli più o meno virtuosi, ma la perfezione non esiste. Mai promettere cose del tipo non ti farò mai soffrire, non potete mantenerlo. Siamo tutti corrotti dal peccato originale che ci porta a non comportarci sempre bene nei confronti l’uno dell’altra. Possiamo impegnarci quanto vogliamo ma siamo caduti e cadremo ancora nel peccato innumerevoli volte. Peccheremo e ci feriremo attraverso i nostri pensieri, le nostre parole, le nostre opere e le nostre omissioni, come ammettiamo candidamente e forse anche un po’ superficialmente, ogni domenica nell’atto penitenziale.

Ci feriamo l’un l’altro, in modo più o meno profondo tantissime volte. Un matrimonio che funziona non è quello abitato dalla perfezione e dalla mancanza assoluta di errori e di peccati. No! Per nulla! Il matrimonio che funziona è abitato dal perdono e dalla misericordia reciproca. Si potrebbe quasi dire che il matrimonio è assimilabile a un perdono perpetuo. Il perdono nutre la relazione e la sorregge come una delle colonne portanti. Quindi voi che magari pensate di essere un disastro siete invece una meravigliosa coppia capace di accogliersi vicendevolmente nelle fragilità e imperfezioni che ognuno di voi due inevitabilmente mostra. Ed è meraviglioso così.

Il perdono è prima di ogni altra cosa un atto di volontà. Io desidero perdonare Luisa e lei desidera perdonare me. Questo vale per le piccole ferite di ogni giorno ma anche per quelle più gravi e profonde. La volontà ci deve sempre essere. Il matrimonio si fonda sulla nostra promessa nuziale dove ci siamo impegnati ad accoglierci sempre nella gioia e nel dolore. Una promessa di amore incondizionato. Badate bene non si parla di emozioni e sentimenti ma semplicemente di decidersi ad amare sempre. Questo è il primo e imprescindibile passo verso l’altro per un perdono completo.

Perdonare significa riconoscere l’altro come prezioso ma fragile. Riconoscere nella fragilità dell’altro un’opportunità per rilanciare e per rendere la relazione più forte e più bella di prima. Il perdono genera in chi lo riceve gratitudine ed amore. Possiamo testimoniarlo nella nostra personale storia, ma credo che ognuno di voi possa confermare.

So già le obiezioni. Alcuni di voi diranno: Io voglio perdonare ma non riesco! Quello che mi ha fatto è troppo grave. Questa è l’esperienza di tanti soprattutto quando accadono, appunto, fatti gravi. Come può essere ad esempio un tradimento. Come fare? Naturalmente non esistono ricette preconfezionate. Qui si tratta di mettere mano alla nostra umanità ferita. E’ molto faticoso. Spesso si tratta di affrontare tanto dolore e di dover elaborare un vero e proprio lutto. Tutto parte dalla nostra libertà. Dobbiamo essere liberi di andare oltre il male che l’azione di nostro marito o nostra moglie ci sta causando. Andare oltre i sentimenti e le emozioni. Per fare questo serve tempo. Il perdono non si può pretendere proprio perchè spesso l’altro non è pronto. Riuscire a perdonare (davvero) significa attraversare un processo interiore che ci permette di dissociare il peccato che ci ha fatto del male dal peccatore che lo ha commesso. L’altro non è il suo gesto o la sua mancanza, L’altro è una meraviglia nonostante il suo errore che magari è molto brutto. Perdonare non è quindi dire Ti perdono con le parole, ma è la capacità di riacquistare lo sguardo di Dio verso l’altro. Uno sguardo benedicente. Riuscire di nuovo a guardarlo con la meraviglia di Dio. Riuscire quindi a fidarci ancora dell’altro. Quanto accaduto resta vivo nella nostra memoria ma non fa più male. Si trasforma in amore. In capacità di rilanciare. Non tutti riescono certo ma tutti ne abbiamo le capacità. Soprattutto noi sposi.

Comprendete bene che il sacramento del matrimonio ci può sostenere ed aiutare molto. C’è un dono dello Spirito Santo che è la grazia sacramentale che è proprio questo. E’ l’aiuto concreto di Dio che ci permette di andare oltre ogni difficoltà e ogni dolore. Per perdonare serve quindi tanta preghiera e tanto abbandono a Dio affidando a Lui le nostre sofferenze e la nostra incapacità ad andare oltre il male subito.

Serve quindi tempo, volontà e grazia. Ci sono ferite che possono distruggere la relazione. E’ vero. Conosciamo tanti matrimoni falliti per questo. E’ altrettanto vero, e noi conosciamo tante storie che lo confermano, che da un male subito o dato può scaturire un bene più grande. La relazione può risorgere proprio grazie al perdono!

Non smettiamo quindi di chiedere a Dio la forza di perdonare e di sentirci perdonati. Ne va della nostra gioia e del nostro matrimonio.

Antonio e Luisa

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Basta un autografo ?

Ecco il Vangelo che la Chiesa ci ha presentato ieri :

( Mc12, 13-17 ) In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?».  Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono.  Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio».
E rimasero ammirati di lui.

Questo episodio è molto famoso anche tra i non cristiani e qualcuno conosce addirittura a memoria la risposta di Gesù senza sapere chi l’abbia pronunciata, tanto essa è divenuta celebre. Evidentemente Gesù era un VIP della sua epoca, lo si intuisce tra le prime righe di questo brano, ma anche in altri Vangeli ; forse era divenuto famoso per i miracoli, ma anche per le frasi ed effetto, tipo quella di questo brano.

Come avrete notato, arrivano dei farisei e degli erodiani da Gesù, ma chi li avrà mandati ? Chi saranno mai questi misteriosi mandanti ? Noi pensiamo che siano i loro capi, i quali pensano di smascherare Gesù con delle domande a trabocchetto, ma Lui non si lascia circuire nemmeno questa volta ; e ci lascia, oltre all’insegnamento sul piano teologico, un esempio sul piano umano, perché dobbiamo imitare la Sua arguzia nelle risposte, infatti si smarca sempre dai tranelli con astuzia e rilancia la palla al mittente, il quale, non solo si sente smascherato, ma poi avverte di essere impreparato, sorpreso ed indifeso al gioco in contropiede di Gesù.

Ma se continuassimo così, rischieremmo di cadere nell’atteggiamento descritto alla fine del brano : “rimasero ammirati di lui “. E poi ? Tutto qua ?

Cioè….. si può analizzare la santissima umanità di Gesù, rimanendone stupiti, ammirati appunto, carpirne addirittura i segreti dell’umano agire, ma poi se di Gesù ci restasse solo questo, ci salveremmo ? Tutto questo ci dona la salvezza eterna ? Evidentemente no.

Quando invece si fa spazio a Gesù nel proprio cuore, nella propria vita, il Vangelo usa altre espressioni, del tipo : si convertirono lui e tutta la sua famiglia….. oppure… si fecero battezzare… oppure…. oggi la salvezza è entrata in questa casa….. altrimenti Gesù avrebbe detto ” oggi l’ammirazione per la mia persona è entrata in questa casa “, ma non la salvezza. L’ammirazione per Gesù è cosa buona e giusta, ma non è tutto, non basta. Non sarà la nostra ammirazione per Lui a salvarci dalla dannazione eterna, ma è Lui stesso la salvezza, infatti Gesù significa “Dio salva/Dio è salvezza”.

Si può ammirare tantissimo Gesù e finire all’Inferno, si può ammirare Gesù ma lasciarLo fuori dalla propria vita, si può ammirare Gesù ma non seguirne l’esempio di vita. Qual è dunque la svolta decisiva ?

Ci sono tantissimi sposi cristiani che ammirano Gesù, ma nelle scelte concrete di vita Gesù è il grande assente ; tante coppie ammirano Gesù ma non ne seguono l’esempio in ogni aspetto dell’umana natura ; tanti coniugi cristiani ammirano Gesù ma non si fanno suoi discepoli e quindi Lui non è il loro Maestro.

Cari sposi, siete stanchi del vostro matrimonio perché è sempre la solita minestra riscaldata ? Avete perso la freschezza dei primi tempi di matrimonio ? Fate entrare Gesù nella vostra vita personale e di coppia, accettate di non essere voi la salvezza di voi stessi, ma arrendetevi a Gesù, solo Lui salva.

Non accontentatevi di ammirare Gesù, non fate come i farisei e gli erodiani che se ne sono ritornati alla loro vita di prima… non accontentatevi di chiedere un autografo al Gesù Vip…. non è un fenomeno da “Walk of fame”.

Gesù vuole diventare tanto vicino a noi da diventare il nostro stesso respiro, ogni battito del nostro cuore, ed è possibile. Sì, è veramente possibile, perché a Dio nulla è impossibile…. anche riportare in vita dei matrimoni morti, ridare speranza a delle relazioni spente, ridare la gioia agli sposi che sono nella tristezza.

Coraggio sposi, aprite, anzi, spalancate le porte a Gesù !

Giorgio e Valentina.

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Amoris Laetitia. 2 – La coppia è la scultura vivente di Dio

La coppia che ama e genera la vita è la vera “scultura” vivente (non quella di pietra o d’oro che il Decalogo proibisce), capace di manifestare il Dio creatore e salvatore. Perciò l’amore fecondo viene ad essere il simbolo delle realtà intime di Dio

PUNTO 11 DI AMORIS LAETITIA

Partiamo subito con il botto. Siamo nel primo capitolo dell’esortazione. Capitolo intitolato Alla luce della Parola. Titolo emblematico per evidenziare come tutta la Sacra Scrittura sia in realtà anche una storia di famiglie. Una storia che racconta la presenza di Dio nella vita concreta e quotidiana di famiglie caratterizzate da tantissime contraddizioni. Non dobbiamo scoraggiarci quindi se anche la nostra famiglia è piena di queste contraddizioni e noi sposi non siamo perfetti. Dio ci dice che abita la nostra vita e la nostra relazione e che se noi, nonostante tutti i nostri limiti, ci affidiamo a Lui e alla Sua misericordia, saremo capaci di volerci bene e di perdonarci per ricominciare sempre. La Sacra Scrittura ci dice che il male non ha l’ultima parola e che noi siamo salvati e redenti grazie alla croce di Cristo.

Questo punto dell’Amoris Laetitia è particolarmente bello. Si parla di scultura. Una scultura contrapposta a quella del vitello d’oro. Ritorniamo all’Esodo.

Dio dice di sè rivolto a Mosè: il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà, Dio ripete continuamente lo stesso errore: si fida di noi, nel tempo e nella storia, nonostante le innumerevoli volte che lo abbiamo tradito. Nonostante i tanti idoli che ci costruiamo e che mettiamo al suo posto. Dio dona il suo amore al suo popolo, dona i suoi comandamenti, e il popolo d’Israele si costruisce un Idolo, tradendo l’amore di Dio. Mosè, in un impeto di rabbia scaglia le tavole della Legge contro l’idolo. A rompersi sono le tavole di pietra. Non l’idolo.

Non c’è nulla su questa terra che possa distruggere quell’idolo che abbiamo posto a guida della nostra vita. Le nostre convinzioni sbagliate, i nostri pregiudizi, i nostri vizi, il nostro modo di pensare spesso inquinato dalla menzogna. Non c’è nulla di umano che possa distruggere questa nostra corazza che ci impedisce di amare in modo autentico, di essere veri, di essere pienamente uomo e pianamente donna.

Cosa c’entra tutto questo con la Trinità, con l’essenza di Dio stesso? C’entra molto perchè ciò che può distruggere la nostra corazza di menzogna è l’amore, che non è qualcosa di terreno ma di divino. Nel matrimonio un uomo e una donna che si donano e si accolgono davvero riescono con il tempo, gradualmente, giorno dopo giorno a liberarsi di tutte le bugie e riescono a intravedere la bellezza dell’amore autentico e a farne esperienza.

Per questo l’immagine più aderente alla Trinità che possiamo trovare nella concretezza dell’umanità è proprio la coppia di sposi che si ama. Già perchè una coppia di sposi che si dona completamente all’altro/a in una relazione fedele, indissolubile, feconda, unica riesce a mostrare al mondo chi è Dio. Cioè come si amano le tre persone della Trinità.

Noi sposi possiamo rappresentare una scultura dove non è più raffigurato il nostro volto ma quello di Dio. Che meraviglia! E’ davvero un miracolo che due persone così limitate e fallaci possano essere l’immagine più aderente al volto misericordioso di Dio. Un Dio capace di amare ognuno di noi sempre, senza chiederci nulla in cambio e nonostante i moltissimi nostri tradimenti che sceglie sempre di sopportare e di perdonare. Questo è il matrimonio. Una relazione dove l’imperfezione e il peccato diventano occasione per perdonare e rilanciare. Dove il male si trasforma in occasione per fare il bene. Un po’ come avveniva nel medioevo e nel rinascimento. Un sovrano si faceva ritrarre da pittori e inviava diverse copie di quel dipinto a tutte le corti vicine e lontane. Noi possiamo essere come quel dipinto. Possiamo raccontare, seppur in modo molto limitato, la grandezza dell’amore di Dio. Dio sceglie nell’oggi di mostrarsi attraverso il nostro amore, Noi possiamo farlo, voi potete farlo, perchè l’immagine di Dio è impressa dentro ogni relazione unita dal sacramento, immagine impressa a fuoco dallo Spirito Santo.

Antonio e Luisa

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Geneticamente trinitaria

PADRE LUCA

Nel 2021 di quante famiglie parliamo? È evidente che, a livello sociologico, non si usa più solo famiglia al singolare ma le famiglie, i vari tipi di aggregazione familiare. Ma con questo non sto affatto avallando la cosa… sto solo prendendo atto di una realtà in corso.

Quindi si parla di: 1) famiglia nucleare, composta da un padre e una madre sposati e uno o più figli (propri o adottati) oppure da una coppia non sposata, ma convivente con figlio/i (unione di fatto); 2) famiglia allargata, in cui convivono nonni, genitori, figli, zii, cugini, ecc.; 3) famiglia monoparentale, dove un solo genitore (celibe, vedovo o divorziato) coabita con uno più figli; 4) famiglia ricomposta dopo una rottura di un legame precedente, per cui sono presenti i genitori affidatari con figlio/i o una coppia di genitori divorziati, risposati o semplicemente conviventi, con figlio/i di uno o di entrambi i coniugi; 5) famiglia omosessuale; 6) infine può darsi che diversi adulti e bambini vivano insieme in una comunità. Magari presto ci sarà chi proporrà altro ancora…

Noi cristiani cosa dobbiamo pensare quando vediamo tale panorama? Chi, ad oggi, proviene da una famiglia di papà e mamma e a sua volta ha voluto fondarne una simile, cosa deve aspettarsi dal futuro immediato?

La solennità che stiamo celebrando è assai importante in questo senso perché ci svela la realtà nel suo fondamento ultimo. È come se usassimo degli occhiali che ci permettessero di vedere le cellule e gli atomi del nostro corpo; oppure con essi potremmo osservare nitidamente il pianeta Nettuno; o se andassimo in crociera saremmo in grado di visualizzare il fondo dell’oceano…

La Trinità ci fa andare oltre ogni contingenza e apparenza. Essa è lo sfondo finale in cui esistiamo, è l’origine di tutto ciò che siamo, tocchiamo, vediamo, e in cui ci muoviamo. Il mondo, con tutte le cose cambianti che possiede, con tutti i suoi scenari mutevoli, può confonderci. In cambio, la Trinità è quell’ancora che ci tiene incollati al fondo del mare, pur nella sua tempesta più furiosa.

Per prima cosa la Trinità è la nostra “casa” da cui proveniamo tutti, è la nostra vera origine, ben prima di tutte le genealogie e ascendenze che siamo stati capaci di compilare. La Trinità è la sorgente della famiglia e della coppia. Senti che bello quanto dice Papa Benedetto:

“Chiamata ad essere immagine del Dio Unico in Tre Persone non è solo la Chiesa, ma anche la famiglia, fondata sul matrimonio tra l’uomo e la donna. In principio, infatti, «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: siate fecondi e moltiplicatevi» (Gen 1,27-28). Dio ha creato l’essere umano maschio e femmina, con pari dignità, ma anche con proprie e complementari caratteristiche, perché i due fossero dono l’uno per l’altro, si valorizzassero reciprocamente e realizzassero una comunità di amore e di vita. L’amore è ciò che fa della persona umana l’autentica immagine della Trinità, immagine di Dio. Cari sposi, nel vivere il matrimonio voi non vi donate qualche cosa o qualche attività, ma la vita intera” (Benedetto XVI, Omelia 3 giugno 2012).

E la Trinità è anche la “casa” a cui torneremo, verso la quale stiamo camminando inesorabilmente ogni giorno. Siamo usciti dalla Trinità e ad Essa torneremo, con il Suo aiuto: “Dunque, la solennità liturgica di oggi, mentre ci fa contemplare il mistero stupendo da cui proveniamo e verso il quale andiamo, ci rinnova la missione di vivere la comunione con Dio e vivere la comunione tra noi sul modello della comunione divina. Siamo chiamati a vivere non gli uni senza gli altri, sopra o contro gli altri, ma gli uni con gli altri, per gli altri, e negli altri… La Trinità, come accennavo, è anche il fine ultimo verso cui è orientato il nostro pellegrinaggio terreno” (Francesco, Angelus, 31 maggio 2015). 

Come è possibile quanto ho appena affermato? Quando Gesù nel Vangelo dice: “battezzandoli nel nome del Padre, Figlio e Spirito Santo” sta sottintendendo una verità meravigliosa che si applica anzitutto per il Battesimo ma analogamente anche per gli altri sacramenti e per il matrimonio ha un sapore tutto speciale.

“Nel”, in greco “εἰς”, significa compenetrazione, immersione in, entrare in comunione con. Quindi il Battesimo e gli altri sacramenti sono un aver parte alla vita trinitaria. Senza paura di sbandare, si può paragonare questo concetto a una trasfusione di sangue tra due persone, dopo la quale l’una possiede in sé qualcosa dell’altro e vi è una compartecipazione di un bene. Quindi con i sacramenti noi siamo già uniti a Dio, abbiamo “inserito la spina nella presa” e la grazia fluisce dentro di noi.

Per voi sposi questo è particolarmente vero perché “il modello originario della famiglia dev’essere ricercato in Dio stesso, nel mistero trinitario della sua vita” (Giovanni Paolo II, Lettera alle famiglie 6).

Cari sposi, so che tale accostamento fa venire capogiri e vertigini a più di uno di voi ma è proprio così “per grazia ricevuta” e non è una condanna alla frustrazione, tutt’altro! Vi rincuori che per i sacramenti continuamente siete “in” Dio e le fragilità sono sempre affiancate dalla straordinaria forza divina.

Perciò con voi benedico e lodo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, che si riflette quotidianamente in ogni vostro gesto di amore. E di ciò, vi sono grato con tutto il cuore.

ANTONIO E LUISA

Approfittiamo della riflessione di padre Luca per informarvi che presto uscirà il nostro nuovo libro dove racconteremo proprio questo. Noi, un uomo e una donna, magari più limitati e problematici di tante altre persone, uniti dal sacramento del matrimonio possiamo insieme mostrare la Trinità.

Sembra davvero impossibile eppure Dio ha voluto così. Lui conosce bene il nostro cuore e i nostri limiti e per questo ci sostiene e ci ha fatto suoi attraverso il sacramento del matrimonio. E’ davvero un miracolo. Due imbranati, come siamo Luisa ed io, hanno nella loro relazione la capacità di mostrare l’amore di Dio. Come? Fidandoci, affidandoci e dando ciò che siamo e abbiamo senza riserve. Il resto lo farà Lui.

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Maria Sposa 3.0.

Cari sposi,

siamo arrivati all’ultima parte di questo breve excursus su Maria Sposa. Usando un termine da versioni di programmi di un computer, in Maria 1.0, ho evidenziato il primo aspetto della sponsalità di Maria: l’essere aperta dal Dono di Dio, sapersi amata da Lui e lasciarsi amare dal Signore.

Nel secondo momento, in Maria 2.0, ho parlato di come questa sua consapevolezza ha fatto sì che Lei volesse con tutto il Suo cuore donarsi al Signore e quindi vivere in pienezza la Verginità, appartenere solo a Dio, il Suo grande e unico tesoro. Il Signore, d’altro canto, nella sua infinita provvidenza e onnipotenza, ha rispettato quel desiderio grande e bello del suo cuore e difatti ha mantenuto la sua verginità accanto alla maternità.

La bellezza dell’amore è proprio questa, che può essere puro e integro aprendosi agli altri. L’amore non rimane mai chiuso in sé stesso, non è mai solipsista o narcisista. L’amore vero, quello che discende da Dio, è puro e fecondo, cioè dà vita, genera e rigenera sempre vitalità in sé e negli altri.

Ecco allora che per concludere toccherò il punto di Maria Madre. Siamo in tema perché lunedì scorso abbiamo celebrato la Memoria di Maria Madre della Chiesa e non è affatto un caso che cada proprio l’indomani della Solennità di Pentecoste. Lo Spirito, che ha formato Gesù in Lei, ora La rende perennemente Mamma di un popolo che non ha limite di numero e di paesi.

I riferimenti evangelici della prima parte sono stati: l’Annunciazione, poi la Visitazione e le nozze di Cana ed infine oggi è l’asse Betlemme-Golgota.

Chi ha capito quest’ultimo collegamento è stato il grandissimo artista Michelangelo. Una volta a Roma ebbi la grande grazia di essere tra i ministranti di Papa Benedetto nella Messa di Natale. Ero arrivato con molto anticipo per le prove e mezz’ora prima dell’inizio, ci fecero attendere proprio attorno alla Pietà, perché è da lì dietro che arriva il Papa per iniziare la processione fino all’altare. In tutto quel tempo ho avuto l’occasione davvero unica di contemplare da vicinissimo questa scultura dal valore spirituale immenso. Il volto di Maria è proprio quello di una giovinetta di 15 anni! Come mai l’artista l’ha plasmata così? Mi pare abbia ragione chi vede in tale scelta l’unione dei due momenti della nascita di Gesù e della “nuova” maternità di Maria sul Calvario.

Sotto la croce Maria diventa Mamma di ciascuno di noi quando Gesù le dice: “donna, ecco tuo figlio” (Gv 19,26). La Vergine e Sposa, ora diventa ancora Madre.

Come hanno scritto Mariateresa Zattoni e Gilberto Gillini, “Maria ha avuto due annunciazioni, in forza delle quali è rimasta incinta… la prima è avvenuta a nome dell’Angelo… la seconda avviene ai piedi della croce… Maria è di nuovo incinta di tutti noi, ci porta nel suo grembo” (R. Bonetti – F. Pilloni, La grazia del sacramento delle nozze, Cantagalli, 278).

Da ciò si evince che Maria vuole generare in noi Gesù. Lei si è preso l’impegno di essere madre nostra molto seriamente e vuole con tutto il suo Cuore Immacolato che diventiamo veramente amici di Gesù e Lo seguiamo concretamente nella vita.

Che significato ha questo per voi sposi? Che davvero vi amiate come Gesù ha amato la Chiesa. Che la vostra donazione reciproca profumi di Gesù: un amore che si perdona, che porta pazienza, che serve, che parla bene, che vive nella gioia, che sa anche soffrire… Maria non desidera altro per voi e sa bene cosa significhi perché lo ha vissuto con Giuseppe per tanti anni.

Per finire, vorrei solo ripetere alcune idee che spero vi aiutino a capire di che pasta siamo fatti. La sponsalità appartiene a tutti noi, fa parte del nostro essere persone, chiamate esistenzialmente ad amare ed esser amate.

Maria ci precede come grande e meraviglioso esempio di come si è sposi: si è sposi nella verginità, nel formare una famiglia, nel generare vita biologica o spirituale. La sponsalità quindi risiede nel “dono totale e sincero di sé stessi” (cfr. Giovanni Paolo II, Lettera alle famiglie, 13).

In tutto ciò risalta e risplende in noi quell’imprinting, il “marchio di fabbrica”, quel segno intimo che veniamo da un Dio che è Comunione di Persone, le Quali sono solo e sempre Dono di Sé all’Altro, e che siamo davvero Immagine e Somiglianza della Trinità.

Vi auguro che questo mese di maggio, mese mariano, lasci un segno nella vostra vita personale e di coppia e siamo davvero in cammino con Gesù su questa strada meravigliosa che Lui vi ha regalato.

Padre Luca L.C.

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Lo Spirito Santo soffia, soffia, soffia – “Sposi&Spose di Cristo”

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”..

Strana cosa il vento.

Nelle città di mare come la nostra a volte soffia molto forte e crea vortici di polvere e cartacce. Un bel pasticcio per i netturbini.

Anche adesso c’è vento e allora ho ripensato a quando ci siamo sposati e ai regali che ci hanno fatto:

Tappeti, scope…ma nessuno ci ha regalato salsicciotti para spifferi.

Forse i nostri amici e parenti si sono sentiti un po’ a disagio quando hanno pensato (sono sicuro che almeno lo hanno pensato)…di regalarci una scorta di salsicciotti para-spifferi: da quelli che si mettono stesi sotto le porte a quelli da apporre sotto le finestre.

Ti chiedo: “Come mai, amico e parente, mi regali oggetti per pulire (le scope) e per nascondere (i tappeti)…ma poi non pensi al vento che quando inizia a soffiare fa alzare tutta quella polvere che io e mia moglie quotidianamente e metodicamente celiamo sotto i tappeti?”

Noi siamo molto abituati a mettere tutto sotto il tappeto…ma devi regalarmi un para-spifferi che non renda vano il mio e nostro lavoro certosino.

Eppure il prete che ci ha sposati qualcosa ci aveva accennato circa questo Vento di tramontana che soffia nella vita dei Cristiani.

Massssìì!!! Ora ricordo!

Il giorno del nostro matrimonio col nostro “SI” abbiamo spalancato la finestra del nostro cuoricino alla Santissima Trinità…

Il che vale a dire che oltre alle prime due Persone (garbate) della Santissima Trinità (il Padre e il Figlio…sono davvero due Persone Divine “a modo”)…la terza Persona della Trinità…è un po’ meno a modo.

Questa Persona non fa altro che soffiare…ed è Ella stessa “Soffio”“Alito”“Vento”…che non sai da dove viene e dove va! 

Ed è così che da quel giorno noi cerchiamo continuamente e accuratamente di posizionare ogni minimo granellino di polvere, ogni cartaccia, ogni sacchetto di plastica e anche qualche cane sotto al tappeto della nostra casa…

…ma questa Terza Persona della Trinità soffia…soffia….soffia e ci scapiglia, ci strucca, ci mette innanzi agli occhi tutto quel disordine che a fatica cerchiamo di tenere nascosto.

Capita che spesso durante la giornata inizio a dirmi: “ma quanto sono bravo, ma quanto sono bello, ma quanto sono simpatico” e poi arriva Lui che soffia e si alzano i tappeti ed esce fuori tutta la schifezza che ho nascosto compreso un povero netturbino che rotea travolto dal turbinio delle Sante correnti.

Ed è di nuovo tutto da rifare…ma poi – per grazia – ricordo ancora le parole del prete che ci ha sposati, il quale dice che se vuoi liberarti di tutta la spazzatura non devi nasconderla, ma devi buttarla via!

Spesso lo Spirito Santo ci mette davanti agli occhi le nostre polveri sottili e tossiche certamente non per farci deprimere ma per capire che abbiamo molto da buttar via…molto di cui liberarci…molto di cui possiamo fare a meno: i peccati.

E possiamo fare questo senza paura…possiamo andare dalla seconda Persona della Trinità -che opera nei sacerdoti- e dirgli: “Guarda, amico mio, ho tutta questa spazzatura che sotto i tappeti non ci vuole stare…e poi spesso sulle dune di sacchetti che faccio girare per casa ci inciampa mia moglie e sulle cartacce ci scivolano le mie figlie…ora – caro Gesù – consegno tutto a te!!!”

E allora vedrai che la tua casa tornerà a brillare e ringrazierai tutti quegli amici e parenti che non ti hanno mai regalato un para-spifferi contro lo Spirito Santo…e grazie a loro, Lui (che non è molto garbato, ma sicuramente è un tipo simpatico) soffia dove vuole e ti rende una persona ogni giorno più viva, più bella, più santa!!!

“Vieni Santo Spirito, vieni!!!”

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Grazie, Pietro e Filomena.

Cavalieri e dame

Capita spesso che noi cristiani siamo apostrofati in modo dispregiativo e canzonatorio come medievali. Beh forse nel modo di concepire il corteggiamento e la relazione uomo-donna un po’ lo siamo davvero e lo dico con orgoglio.

Io mi sento realizzato e contento quando riesco a rendere felice la mia sposa. Desidero proteggerla e custodire la sua gioia. Un’idea sicuramente che nasce nell’amor cortese della Provenza medievale. Amore raccontato da trovatori, poeti e cantastorie. Amore che racconta di dame e cavalieri. In realtà non è corretto dire che questo concetto di amore nasce in quel tempo. E’ un amore che racconta il desiderio profondo di ogni uomo, il desiderio di essere cavaliere per la propria sposa. Non è questione di stereotipi o di costruzione culturale. Certo la cultura dei vari popoli ha concretizzato in modo diverso questa esigenza naturale dell’uomo. E’ un’inclinazione naturale. Un uomo si sente tale quando riesce a rendere felice la propria sposa. Anche nel nostro mondo contemporaneo secolarizzato questo desiderio costituisce il cuore di ogni uomo. Molti non sanno riconoscerlo e per questo non sono felici. Magari hanno tante relazioni affettive e sessuali, ma non sono felici. Cercano sempre di più perchè cercano male. Cosa significa essere cavalieri oggi? Non ci sono draghi o singolar tenzoni da vincere. Oggi essere cavalieri significa custodire e proteggere il nostro matrimonio. Un cavaliere vuole custodire il suo matrimonio come ciò che di più prezioso possiede.

Un cavaliere è capace di fare un passo indietro. E’ capace di mettere la sua sposa e la sua relazione davanti a se stesso. Davanti alle sue esigenze. Il cavaliere è pronto a morire per la sua sposa. Morire all’egoismo. Il suo piacere viene dopo il bene della sua sposa. Il cavaliere è capace di rinunciare, se quella rinuncia può portare giovamento, gioia e bene alla sua sposa. Il cavaliere è capace di morire all’orgoglio. Il cavaliere non considera ogni critica come delitto di lesa maestà. Accetta la sua fragilità e la sua imperfezione. Sa che l’orgoglio genera risentimento e incomprensioni. Per questo lo rifugge. Avere ragione (sempre che l’abbia) non è la cosa più importante. Il cavaliere è capace di passare sopra il male ricevuto e sa perdonare.

Il cavaliere sa rompere il vaso di nardo nella sua relazione. Non è avaro. Sa valorizzare la sua dama ogni giorno. E’ rivestito non di armatura, ma di tenerezza. Il cavaliere sa di non poter pretendere amore dalla sua sposa. Sa che l’obbligo non fa parte dell’amore. Per questo desidera corteggiare la sua sposa ogni giorno e così, portarla ad avere il suo stesso desiderio che lui nutre per lei. Il cavaliere non vuole mendicare un incontro intimo con la sua sposa, ma vuole condurla a quell’incontro come culmine di una relazione d’amore che non si è mai interrotta. Vuole essere accolto come re e non come mendicante.

Un cavaliere mantiene sempre uno sguardo di meraviglia verso la sua sposa. Per questo non vuole guastare il suo sguardo con la pornografia. La pornografia rende ciechi. Lo diceva già la Chiesa tanti anni fa. Non diceva scemenze. Certo è un’affermazione che va declinata. E’ un’immagine. La pornografia e la sessualità consumata fine a se stessa rendono le persone incapaci di avere uno sguardo puro, limpido. Rendono noi sposi ciechi e incapaci di avere uno sguardo che vada in profondità. Uno sguardo che riesca a contemplare la propria sposa come persona nella sua interezza. Non solo come un corpo, o peggio come un pezzo di carne, ma come una persona che esprime attraverso il corpo una bellezza trasfigurata dalle doti dello spirito e della mente. Un corpo trasfigurato dal cuore.

Tutte le donne, che lo ammettano o meno, desiderano sposare un cavaliere. Solo che di cavalieri ce ne sono pochi. Tutti possono però diventarlo. Per me è stato così. Questo desiderio è nato dentro me durante il matrimonio con Luisa. E’ stata lei a trasformarmi da ranocchio a principe. Come? Lo spiega bene Costanza Miriano:

L’uomo si innamora quando ha al suo fianco una donna profondamente bella, che non si lamenta e che non cerca di cambiarlo: una donna spiritualmente profonda, che lo faccia innamorare nella più completa libertà, una donna capace di accoglierlo in tutto, che si fida della sua virilità nell’affrontare il mondo. Quello che arriva in cambio è straordinario: dedizione totale e disponibilità al sacrificio da parte dell’uomo.

Auguri dame! Far si che vostro marito si trasformi in un cavaliere dipende anche da voi. E voi mariti impegnatevi a fondo in questo. Ne avrete il centuplo in gioia e bellezza.

Antonio e Luisa

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Amoris Laetitia. 1 – Un documento frutto di un cammino.

Questo è il primo articolo di una serie che Luisa ed io abbiamo deciso di pubblicare su Amoris Laetitia. Scelta suffragata da uno specifico sondaggio che abbiamo proposto attraverso i nostri canali social e che ci è sembrato confermare un interesse di fondo verso questo documento. Un documento conosciuto solo per alcuni aspetti problematici e divisivi, ma non nella sua parte più interessante per noi sposi: la relazione. E’ un documento così poco conosciuto che Papa Francesco ha ritenuto necessario indire un anno intero di studio sulle riflessioni raccolte in questa esortazione. Anche noi, senza pretese di avere particolari competenze se non la semplicità della coppia che cerca di far tesoro dei consigli che il Papa propone, cercheremo di portare il nostro piccolo contributo.

Prima di addentrarci negli argomenti e nei vari punti dell’Amoris Laetitia, è importante comprendere come il papa è arrivato a scriverla. Oggi intendiamo raccontare come nasce e cosa è Amoris Laetitia. Amoris Laetitia è tecnicamente una esortazione apostolica post sinodale. Significa che Amoris Laetitia nasce al termine di un sinodo sulla famiglia. Anzi dopo due sinodi sulla famiglia.

E’ fondamentale quindi, per capirci qualcosa, fare una cronostoria delle tappe che hanno portato alla pubblicazione del documento il 19 marzo del 2016. Tutto inizia nel 2013 quando il papa spiazza un po’ tutti indicendo un sinodo sulla famiglia. La famiglia è sempre stato un tema difficile e nella nostra Chiesa contemporanea lo è ancor di più. Perchè allora il papa ha scelto un tema tanto divisivo e difficile? Il papa ha sicuramente notato un disallineamento tra il magistero e il sentire di tanti cristiani. E’ innegabile, e sotto gli occhi di tutti, che l’insegnamento della Chiesa non passa più. Le persone si sposano sempre di meno e hanno una vita sessuale totalmente distante dalla morale cattolica. Esiste uno scisma di fatto tra quanto la Chiesa propone e quanto la gente poi vive effettivamente nelle proprie relazioni affettive. Anche tra i cristiani praticanti.

Il Papa ha compreso che non serve più calare dall’alto una morale e delle regole che la maggior parte delle persone non riesce più a comprendere. Serve una nuova evangelizzazione che da un lato riesca a far sentire accolta ogni persona e dall’altro riesca a far comprendere come la proposta cristiana sia la più bella e la più piena. Senza nascondere tutta la fatica di una relazione profonda e radicale come quella matrimoniale. Parlare di peccato non convince più quasi nessuno ed è una modalità che non funziona più. Ciò che può attrarre l’uomo del nostro tempo è la bellezza di una scelta rispetto ad un’altra. E’ importante parlare alla nostalgia che ogni persona ha nel cuore di sperimentare un amore autentico e non invece far leva sull’obbligo di rispettare scelte morali e regole incomprensibili. Una scelta fatta non per paura ma perchè è la più affascinante. Esattamente come per la fede. Scegliamo Gesù non perchè abbiamo paura dell’inferno ma perchè Gesù è il migliore di tutti ed è bellissimo stare con Lui.

Attenzione. Nessuno mette in dubbio che esista una verità e una morale. Nessuno mette in dubbio il matrimonio indissolubile e fedele tra un uomo e una donna. Il papa semplicemente prende atto di una situazione. Si rende conto che una dottrina non più accolta e sentita parte concreta della vita delle persone diventa qualcosa di lontano e di astratto che serve a poco. Insomma c’è un problema e il papa ha deciso di affrontarlo.

E’ stata proprio questa preoccupazione che ha motivato il Papa. Non esiste quindi una volontà di modificare la dottrina e il magistero, ma esiste il desiderio di avvicinare le persone e di rendere l’insegnamento della Chiesa qualcosa che l’uomo di oggi può accogliere e sentire parte della propria vita, qualsiasi sia il suo stato: single, sposato, vedovo, separato e anche risposato. Non significa dire che tutto vada bene, ma significa dire ad ogni persona che Dio continua ad amarla e che ognuno di noi può intraprendere un cammino di perfezionamento e di avvicinamento a Gesù, qualsiasi sia il suo stato di vita.

Sono stati quindi indetti due sinodi. Uno nel 2014, sotto la forma di sinodo straordinario dal tema Le sfide pastorali della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione, e uno nel 2015, sotto la forma ordinaria dal tema La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo.

Al termine di questi due sinodi il papa ha recipito le conclusioni dei padri sinodali, giunte al termine di una discussione libera e franca, e le ha fatte proprie sintezzandole ed ordinandole in un documento riassuntivo, che è proprio l’esortazione apostolica Amoris Laetitia.

In sintesi che documento è? E’ un insieme molto corposo di numeri ordinati e suddivisi per grandi temi, dove il papa affronta il matrimonio e più in generale la morale cristiana inerente la sessualità e le relazioni. L’esortazione si suddivide in capitoli, i quali affrontano argomenti diversi e non obbligatoriamente legati tra loro. Ogni capitolo è come un piccolo libro indipendente. Nei prossimi articoli cercheremo di approfondire quei numeri e quei capitoli che secondo noi sono particolarmente belli, interessanti e significativi.

Antonio e Luisa

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B.V.M. , La Madre per eccellenza…

Ieri è stata una festa molto importante : Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa. E per celebrarla è stato scelto un brano dalla Passione secondo Giovanni ( cap 19, 25-34 ) :

In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé. […]

I Padri ed i Dottori della Chiesa, commentando questo brano evangelico, sottolineano come Maria sia divenuta Madre della Chiesa, la quale è rappresentata dal discepolo Giovanni, e quindi per approfondimenti su questo tema vi rimandiamo agli scritti dei Santi, per ora ci basti citare l’antico adagio scritto da S. Luigi Maria Grignion de Montfort : Ad Jesum per Mariam….. a Gesù attraverso Maria, quindi si arriva a Gesù solo passando da Maria, perché è piaciuto a Dio di entrare nel mondo attraverso Maria e quindi non è una scelta della Chiesa, ma è stata una scelta di Dio…. a noi il compito solo di vivere questa scelta con tutte le meravigliose conseguenze che questa felice scelta comporta.

Torniamo a noi, non perché il tema di Maria Madre della Chiesa sia di seconda classe, ma perché questi articoli non hanno uno scopo catechetico, ma si occupano della realtà coniugale in primis… ci accorgeremo come Maria è anche Madre delle coppie, Madre degli sposi cristiani in quanto facenti parte della Chiesa.

Perché sotto la Croce ci sono solo donne ? Facciamo qualche ipotesi : gli evangelisti vogliono mettere in risalto la viltà degli Apostoli (tranne Giovanni che è giovane e forse un po’ sprovveduto), i quali se la sono data a gambe mettendo quindi in risalto come dal giorno della Pentecoste essi siano, al contrario, divenuti impavidi grazie all’azione dello Spirito Santo …. oppure…. era doveroso per Gesù sperimentare l’angoscia e la tristezza dell’abbandono degli amici nel momento più tragico perché lo sentissimo più vicino a noi come uomo… oppure…. era necessario che Gesù affrontasse la Passione da solo per dimostrarci cosa significhi fare la volontà del Padre fino in fondo… oppure…. era necessario che gli Apostoli rimanessero vivi perché altrimenti dopo la Risurrezione non avrebbero evangelizzato il mondo cominciando il grande cammino avventuroso della Chiesa… oppure… perché le donne erano praticamente trasparenti per quella società, quindi nessuno avrebbe badato a loro… può darsi che siano vere tutte quante insieme ad altre non citate, ma noi ne aggiungiamo una di stampo familiare.

Sotto la croce ci sono le donne, o meglio, ci stanno le donne, o meglio ancora, stanno in piedi sotto la Croce. Possiamo solo immaginare quanto abbia potuto essere straziante per la Madonna assistere alla Passione del Figlio, eppure sceglie di restare perché anche solo l’incrociarsi degli sguardi potesse infondere coraggio a Gesù, potesse esserGli di conforto, potesse comunicare la sua com-passione col Figlio….. pensiamo che per Gesù, la presenza silenziosa di Sua Madre (insieme a quella di altre donne) possa essere stato tutto questo aiuto che siamo riusciti a decifrare in poche parole ma sia molto di più quello che non abbiamo colto e non riusciremo mai a cogliere perchè il legame tra Gesù e Maria è personalissimo e intimo.

Pensando a questa scena straziante non possiamo dimenticare tutte quelle donne che hanno vissuto scene simili nei campi di battaglia, negli ospedali militari in guerra, o chissà quali altre situazioni di dolore straziante… le donne sempre presenti. Perché ?

Le risposte possono essere diverse, ma sicuramente una è il fatto che Gesù è maschio e quindi per quanto perfetto ed indefettibile in ogni suo aspetto della natura umana ( quella che tra gli esperti viene definita la santissima umanità di Cristo Gesù ), ci ha manifestato la paternità di Dio Padre….. ma noi, povere creature molto limitate e fragili, avevamo bisogno di vedere manifesta anche la maternità di Dio : ecco che Dio si è inventato Maria, la creatura perfetta Immacolata e Santissima.

Non è un caso che sarà proprio quel ragazzo sotto la Croce a descrivere quella scena, da adulto, in questo bellissimo brano tratto dal suo Vangelo ; sicuramente a Giovanni è rimasta impressa la scena per gli evidenti motivi della straordinarietà dell’evento, ma non si è dimenticato di menzionare le donne… si può facilmente intuire che siano state queste donne, soprattutto la Madonna, a rassicurare il giovane, a tenerlo stretto a sé, a confortarlo, a sopportarne le lacrime ed il dolore…. le donne spesso dimostrano un coraggio ed una tempra che i maschi se le sognano.

Abbiamo fatto tutti esperienza di quando (magari da bambini) si sta male per una qualche sofferenza, e la prima cosa che cerchiamo, non è la soluzione per cancellare/annullare il nostro dolore, ma qualcuno che ci com-patisca, cioè che porti con noi il peso di quella sofferenza cosicché sia un poco più sopportabile : questo è il ruolo tipico delle mamme.

Care spose, vi invitiamo a riscoprire questa vostra meravigliosa caratteristica, tutta femminile ; è una maternità da vivere sia come spose nei confronti dei vostri sposi, sia da mamme nei confronti dei figli che vi sono stati donati. Affidatevi ad una super mamma, alla Madre delle madri, a colei che è la Madre per eccellenza, all’unica porta per accedere a Gesù, vi insegnerà a vivere da fidanzate (per chi ancora lo è), da spose e da mamme e grazie alla vostra femminilità/maternità farete gustare ai vostri cari un’anticipo di Paradiso, la consolazione di Dio, la tenera maternità di un Dio che ha affidato alle vostre cure alcune sue creature perché si fida di voi.

Coraggio carissime spose, è l’ora di assomigliare alla Madre per eccellenza, la Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa.

Giorgio e Valentina.