Sposi sacerdoti. Introduzione (Primo articolo)

Oggi inizia un nuovo percorso, una nuova serie di articoli per cercare di approfondire una realtà poco nota del nostro essere sposi. Attraverso il matrimonio le realtà battesimali, che ci hanno abilitato ad essere Re, profeti e sacerdoti come Gesù, vengono perfezionate ed indirizzate al nostro nuovo stato di vita. Approfondiremo il nostro essere sacerdoti. Gesù primo ed unico sacerdote che offre se stesso per la salvezza di tutti, abilità in virtù del battesimo i sacerdoti ordinati a celebrare l’Eucarestia e i sacramenti e noi sposi, ad essere sacerdoti nel nostro matrimonio. Cercheremo con questa serie di articoli di spiegare cosa significa e come si concretizza tutto questo. Queste riflessioni traggono spunto dal corso che si è svolto al Gaver nell’estate del 2016 Ringrazio i relatori di quel corso: padre Francesco Bocchi, Andrea e Lorena Guerriero, Emanuele e Luisa Bocchi.

Serve prima, però, un’introduzione. Ci sono parole che hanno la stessa radice: sacerdote, sacro, sacrificio, sacramento, consacrazione ecc. Sono tutte strettamente legate tra di loro. Vi siete mai chiesti da dove nasce la radice che forma tutte queste parole? E’ nata dai nostri antenati della penisola italica. Vicino Roma, ma anche altrove. C’è una parola latina: Sacer. Deriva dal verbo secare che non significava altro che segare, tagliare.  Sacrato significava ritagliato. Sacer era un quadrato di terra sulla cima di un monte riservato all’uso di Dio. I nostri antenati pensavano che Dio (o gli dei)  abitasse in Cielo. Un po’ come diciamo anche noi. Il cielo era il luogo dove Dio abitava e la montagna, di conseguenza, il luogo più vicino a Dio. Una delle coniugazioni latine  di sacer è sacrum. Da sacrum giungiamo facilmente al nostro termine sacro. Sacro era qualcosa, quindi, riservato a Dio.  Il sacer era terra di Dio. Terra inibita all’uomo. La persona che entrava, che era abilitata ad entrare, era il sacerdote. Sacerdote era colui che svolgeva un ruolo di mediazione tra Dio e l’uomo, offriva a Dio e donava le cose di Dio agli uomini. Tutti i doni che venivano offerti a Dio erano il sacrificio: animali, frutti, manufatti ecc.  La parola consacrazione cosa vorrà invece dire? Semplicemente rendere sacro qualcosa. Renderlo di Dio. Donarlo a Dio. Per questo, all’epoca, erano sacri i coltelli con il quale compiere il sacrificio o le pietre sulle quali immolare gli animali. Idea comune a tante popolazioni antiche. Anche le persone potevano essere consacrate. Riservate all’uso di Dio. Ecco perchè anche oggi si consacrano chiese, persone, libri e anche il matrimonio consacra. Gli sposi sono consacrati. Riservati all’uso di Dio. Il sacramento cosa è? Gesti, parole, azioni che hanno un significato sacro. Un segno di una realtà che sta al di là, segno di qualcosa che non vedo. Anche sacrilegio deriva da tutto questo. Il sacrilegio significa rubare qualcosa a Dio. Usare un luogo sacro per fare altro è un sacrilegio.  Significa sottrarlo a Dio. Per noi cristiani il vero sacerdote è Gesù. Unico ed eterno sacerdote. E’ Gesù, che come è scritto nella lettera agli ebrei, è entrato nel santuario del Cielo. Gesù, vero uomo e vero Dio, è mediatore tra noi e Dio. Porta la nostre istanze a Dio e i doni di Dio a noi. Porta la Grazia e la misericordia di Dio ad ognuno di noi. Gesù unico sacerdote e mediatore, che con la sua morte e il suo sacrificio, ci ha meritato della Grazia e del perdono di Dio. Non solo! Ci ha dato quella realtà misteriosa che è la terza persona della Trinità che abita dentro di noi: lo Spirito Santo. Quindi noi, grazie a Gesù sacerdote e al suo sacrificio, diventiamo dimora di Dio. Ci ha reso popolo sacerdotale. Nel prossimo articolo vedremo cosa significa

Antonio e Luisa

 

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L’alfabeto degli sposi. O come offerenti.

Nell’antichità, molto prima del cristianesimo, i nostri padri avevano comunque nel cuore il desiderio di Dio, e la necessità di mettersi in contatto con lui e cercavano un modo di trovarlo e adorarlo.

Salirono su un monte, perché Dio è nei cieli e il monte è il luogo che più si avvicina a Lui, delimitarono  una zona di terreno con paletti  e quella zona divenne sacra.

Sacra perché tutto quello che vi entrava diventava sacro, di proprietà di Dio. Venivano portati all’interno animali da sacrificare e frutti della terra da donare.

Questa zona sacra era chiamata Sacer. La persona che poteva entrare in questa zona e mediare con Dio, portare le istanze della popolazione e accogliere le risposte di Dio era il sacerdote.

Anche noi sposi, essendo consacrati nel  matrimonio e unti nel battesimo, siamo sacerdoti della nostra unione e della nostra famiglia. Anche noi abbiamo il nostro Sacer. Il nostro Sacer è il talamo nuziale dove sacrifichiamo a Dio noi stessi, donandoci totalmente al nostro sposo e alla nostra sposa. L’atto coniugale diventa così gesto sacerdotale, offerta d’amore e totale elevata a Dio, partecipiamo al sacrificio di Cristo. Il talamo nuziale è per gli sposi quello che per il sacerdote ordinato è l’altare. Sull’altare il sacerdote rinnova il sacrificio di Cristo, stessa cosa avviene tra gli sposi durante l’amplesso fisico.

Vivere bene e nella verità il rapporto fisico non è solo un atto d’amore verso il proprio coniuge, ma è un atto d’amore, un sacrificio verso Dio che ci ha consacrato per essere amore per noi e per il mondo.

Non solo; l’atto fisico, se vissuto in modo autentico, nella verità del gesto, ha due valenze. E’ nutrimento per la nostra relazione e il nostro cuore, incrementando il nostro amore naturale e l’apertura alla Grazia. E’ immagine di ciò che vogliamo vivere: dono reciproco e totale l’uno per l’altra, in ogni situazione della vita, non solo nel talamo nuziale. E’ impegno e rassicurazione vicendevole. Ci vogliamo essere sempre e comunque, l’uno per l’altra. Donarci senza risparmio e senza condizione. Vi rendete conto della bellezza di tutto questo?

Antonio e Luisa.

Sposi: ministri di un sacramento! (12 puntata corso famiglie Gaver 2017)

Ora, e solo ora, dopo aver approfondito l’amore, il matrimonio naturale e l’amplesso fisico, dopo dieci puntate già pubblicate, abbiamo messo le basi per poter introdurre il sacramento del matrimonio. Partiamo da un concetto basilare, anche solo come ripasso: cosa è un sacramento? Il sacramento sono gesti, parole e azioni scelti da Cristo per trasmettere a noi uomini i doni del suo amore salvifico, redentivo e misericordioso. Sono doni che ci rendono creature nuove, che ci rendono capaci di vivere come figli di Dio. Il sacramento indica una realtà invisibile sì, ma una realtà operante. Il primo dono fondamentale di ogni sacramento è lo Spirito Santo, da cui poi scaturisce ogni dono particolare e peculiare di ogni sacramento. I gesti, le parole e le azioni che costituiscono un sacramento sono sempre compiute da Cristo attraverso persone che sono abilitate a questo scopo. Normalmente è un sacerdote,  nel matrimonio sono gli sposi stessi. Come gli sposi? Sì, sono proprio gli sposi che in virtù del sacerdozio comune (dono del battesimo) possono donarsi l’uno all’altra. Lo sposo si dona ed è Cristo che lo dona alla sposa e viceversa. Il sacerdote è solo un testimone. Gli sposi sono ministri, sono offerenti e al tempo stesso offerta. Gli sposi sono coloro che celebrano, ma anche la realtà del sacramento che, attraverso il dono, rende gli sposi stessi nuovi, trasformati e perfezionati nel loro amore, nella loro capacità di essere, di vivere, di donare e di accogliere l’amore.

Il matrimonio naturale, il patto naturale degli sposi, il dono esclusivo, totale e per sempre, realizzato in Cristo e per Cristo, diventa sacramento. Questa verità ci apre a una grandezza e a una bellezza incredibile, di cui spesso non siamo neanche consapevoli, ma nel proseguo vedremo di approfondire.

Sposarsi in Cristo modifica l’amore coniugale, non nelle sue caratteristiche naturali, che vengono al contrario consolidate e perfezionate (i 5 pilastri approfonditi nel matrimonio naturale), ma nella sua struttura esistenziale. Cosa significa? Siamo abilitati da Cristo in virtù del nostro battesimo e della consacrazione sponsale ad essere segno, immagine dell’amore di Dio, diventiamo profeti dell’amore. Siamo mezzo di salvezza, in primis l’uno per l’altra, ma anche per i nostri figli e per le persone che ci stanno vicine.

Il rito del sacramento, come già anticipato, si basa sul patto naturale, quindi è costituito da due fasi. Lo scambio del consenso: Io Antonio accolgo te Luisa e con la Grazia di Cristo prometto di esserti fedele sempre……

Il patto naturale, con cui esprimiamo la volontà di essere uno e per sempre,  si arricchisce della forza di Cristo, della Grazia, dello Spirito Santo, non è più un patto tra due persone, ma tra tre. Ribadiamo e sottolineiamo che il matrimonio non è concluso e non è efficace solo con il consenso dei cuori e la dichiarazione di volontà, ma serve l’unione dei corpi che sigilla e rende efficace il sacramento. Ogni rapporto sessuale è la riattualizzazione del primo (quello che ha instaurato il matrimonio), è il tramite che ci permette di accogliere lo Spirito Santo effuso con il sacramento. Con il primo rapporto ecologicamente svolto (in vagina e senza barriere fisiche come il preservativo), l’unione dei corpi (il dono del seme della vita e l’accoglimento dello stesso) unisce indissolubilmente i cuori dei due sposi che da quel momento ameranno Dio con un cuore solo. Con il primo rapporto i cuori degli sposi saranno riempiti dei doni di nozze di Dio.

Le parole e i gesti che costituiscono il sacramento del matrimonio non sono solo quelli che si svolgono durante il rito del matrimonio in chiesa davanti al sacerdote, ai testimoni e agli invitati, ma anche quelli che si celebrano nell’intimità del talamo nuziale. Gesti sacri e che aprono alla forza di Dio in noi. Ecco perchè abbiamo dedicato ben 4 puntate alla liturgia dell’amplesso fisico, perchè di vera e propria liturgia sacra si tratta e come si può dissacrare una Messa così si può dissacrare una riattualizzazione del sacramento tra due sposi. Ecco perchè è importante prepararla bene, non rispettare l’ecologia dell’amplesso fisico significa compiere un sacrilegio a Dio.

Capite quanto si sbaglia  a vedere e vivere l’intimità sessuale come qualcosa di sporco?

Alla luce di quanto abbiamo detto fino ad ora, per mostrare che non siamo sognatori che si inventano realtà che non esistono6 e che le nostre convinzioni ed insegnamenti si reggono sulla forza e verità del magistero della Chiesa, cito il n 75 di Amoris Laetitia, dove Papa Francesco esprime sinteticamente tutto quello che abbiamo approfondito:

Secondo la tradizione latina della Chiesa, nel sacramento del matrimonio i ministri sono l’uomo e la donna che si sposano,[70] i quali, manifestando il loro mutuo consenso ed esprimendolo nel reciproco dono corporale, ricevono un grande dono. Il loro consenso e l’unione dei corpi sono gli strumenti dell’azione divina che li rende una sola carne. Nel Battesimo è stata consacrata la loro capacità di unirsi in matrimonio come ministri del Signore per rispondere alla chiamata di Dio.

Cito Papa Francesco perchè Amoris Laetitia è l’utima riflessione di un cammino iniziato con il concilio vaticano II. Papa Francesco è il primo pontefice che scrive nero su bianco e chiaramente che l’unione dei corpi è parte del sacramento. Non qualcosa di necessario che avviene dopo, ma parte integrante e fondante del sacramento. Ci sono voluti quasi sessant’anni, ma ci siamo arrivati. Giovanni Paolo II lo ha accennato e fatto intuire, ma non lo ha mai scritto così chiaramente.

Cosa importantissima da dire è che il matrimonio sacramento perdura nel tempo, non si esaurisce mai, fino alla morte di uno dei due sposi. E’ un sacramento perenne. Gli sposi sono sacramento perenne, nel loro amore è ospitata la presenza costante di Cristo vivo e reale. Cristo non abita nello sposo, non abita nella sposa, ma abita il noi dei due. L’amore degli sposi diventa sacer.  La loro vita diventa sacramento perenne e presenza costante di Cristo nel mondo e nella storia. C’è la presenza autentica e reale di Cristo nel nostro matrimonio, lui opera in noi, con noi e attraverso di noi, per mezzo del suo Spirito. Vivere bene il nostro matrimonio significa offrire un culto gradito a Dio, significa fare un sacrificio a Dio. Vivere bene il nostro matrimonio è la prima cosa che Dio ci chiede e si aspetta da noi, tutto il resto viene dopo. Servizi, parrocchia, gruppi di preghiera e tutte queste belle attività vengono dopo. Se dedicarsi a queste attività significa trascurare il matrimonio, stiamo sbagliando completamente.

Proseguiremo la prossima  puntata con i doni che Dio abbondantemente effonde nei nostri cuori per il sacramento del matrimonio.

Antonio e Luisa

Prima puntata La legge morale naturale 

Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?

Terza puntata Io personale, spirito e corpo.

Quarta puntata Anima e corpo: un equilibrio importante

Quinta puntata Matrimonio naturale e matrimonio sociale

Sesta puntata Le esigenze del cuore si realizzano nel matrimonio naturale

Settima puntata Un dono totale!

Ottava puntata L’intimità degli sposi nell’ecologia umana

Nona puntata La liturgia dell’intimità alla luce del Cantico dei Cantici

Decima puntata Preliminari: tempo per entrare in comunione

Undicesima puntata. Un piacere che diventa, forza, vita e amore