Giuseppe e Maria. La nostra storia d’amore. (1 parte)

Oggi la prima parte di un articolo speciale. Vi parlerò del libro Giuseppe e Maria. La nostra storia d’amore edito da Paoline. Un libro scritto da un sacerdote, don Andrea Mardegan, che ha provato a vestire i panni di Giuseppe e a raccontare in prima persona le vicende della Santa Famiglia. Ne esce un quadro molto normale e dolce dove Maria e Giuseppe, nella loro quotidianità, vivono le ansie, le paure, le gioie di tutte le famiglie. Possiamo riconoscerci in loro e ritrovare tante dinamiche che contraddistinguono anche la nostra famiglia. Un amore tenero e vero. Ho fatto alcune domande all’autore. Ve ne riporto le risposte.

Nell’abbracciare Maria capivo che mi perdevo in lei: in qualche misura era come morire alle mie paure, alla mia preoccupazione…. Rinascevo all’amore. Questo passaggio mi ha colpito particolarmente. Giuseppe e Maria non erano due individualità. Giuseppe e Maria come tutti gli sposi traevano forza l’uno dall’altra, dal noi generato con il matrimonio. Quanto è importante cercare la santità dentro la nostra vocazione matrimoniale e non fuori da essa? Come Maria e Giuseppe possono essere per noi sposi esempio e guida in questo? Quanto è importante riscoprire Maria non solo come madre di Gesù ma anche come sposa di Giuseppe?

E’ molto importante per gli sposi sapere e riscoprire che proprio il matrimonio è la loro via ordinaria di santificazione. Questa parola potrebbe far pensare in primo luogo a un aspetto negativo, cioè all’occasione per offrire a Dio ciò che è faticoso e chiedigli aiuto per portarlo avanti, in realtà andrebbe colta soprattutto in senso positivo: il matrimonio dà la grazia per l’aiuto reciproco che i coniugi si offrono e si donano, e per il sostegno, la comprensione, la condivisione, la forza che dà affetto donato e ricevuto. A mio parere è molto importante che gli sposi cristiani abbiano oggi modelli di coppie a cui ispirarsi per vivere il loro amore reciproco con intensità e bellezza, sapendo trovare nell’altro il rifugio, la forza, le risorse per vivere accolti, accompagnati e avvolti dall’amore del coniuge, il proprio cammino. Ci sono coppie che si conoscono e che costituiscono un esempio, altre le stiamo vedendo elevate addirittura agli altari o in via di beatificazione. Spesso diciamo o sentiamo che la Sacra Famiglia è modello per le famiglie, penso che dobbiamo saper dire anche che Giuseppe e Maria, come sposi, sono modello per l’amore reciproco tra gli sposi. Maria e Giuseppe possono essere esempio e guida per gli sposi, nella conoscenza che gli sposi possono avere di loro attraverso il Vangelo e la propria vita contemplativa. Gli sposi vanno incoraggiati a sostare sulle pagine del Vangelo ed ad entrare nella casa di Nazaret, in quella di Betlemme e d’Egitto, ed ad entrare nel cuore di Maria e di Giuseppe per chiedere loro come vivevano tra sposi, come si aiutavano, come risolvevano i problemi, come dialogavano, e domandare loro qualunque cosa si desideri domandare. Con il mio libro “Giuseppe e Maria. La nostra storia d’amore”, Paoline 2019, (giunto nell’ottobre 2020 alla terza edizione) non intendo esaurire le possibilità di riflessione immaginativa e contemplativa sulla vita di Giuseppe e di Maria, e sul loro cuore, ma indicare una strada. Poi gli sposi, personalmente o insieme potranno proseguire nella loro conoscenza personale e nell’amicizia con Giuseppe e con Maria, e scoprire molte altre cose che li potranno aiutare. Dovranno interpellarli. E’ importante scoprire Maria come sposa di Giuseppe perché può aiutare le spose a non rifuggire dal compito, a volte impegnativo, di aiutare il marito e di farsi aiutare da lui, al di là della difficoltà dei linguaggi diversi e della diversa psicologia del modo di essere femminile e maschile. Scoprire che Maria è quello che è non solo per tutti i doni ricevuti da Dio, che sono stati lungo duemila anni di storia della Chiesa messi in evidenza, come l’Immacolata Concezione, la pienezza di grazia, la Maternità divina, l’assenza di peccato personale, l’Assunzione al cielo, ecc., ma anche per il dono di Giuseppe suo sposo, scelto da Dio e messo accanto a lei, per proteggerla e custodirla, ma anche per confortarla, integrarla e arricchirla umanamente.

Non va dimenticato, fra l’altro, che Giuseppe e Maria sono anche modello di educatori, per l’azione che hanno svolto con Gesù Bambino e adolescente.

E fu l’Amore stesso a farmi capire  che poteva vivificare qualsiasi altro amore umano nella mia vita. Così ora quell’Amore a cui mi sono donata mi ridona un amore indicibile per te, mio sposo. E un desiderio di donartelo continuamente, ogni giorno. Maria dice qualcosa di fondamentale. Per amare Giuseppe ha bisogno di Dio. Senza l’Amore sarebbe troppo povera per amare un uomo. Quale insegnamento possono trarre gli sposi di oggi dalle parole di Maria?

Un aspetto che metto in evidenza nel libro, è proprio il fatto che l’amore degli sposi non sia in contrasto con l’amore di Dio, ma piuttosto se ne alimenti. L’amore di Dio è come l’origine, l’ambito, e il fine nel quale nasce e cresce l’amore degli sposi. Penso che sia molto importante sottolineare questa consonanza e interazione tra gli amori della nostra vita. Per gli sposi è importante sapere che nell’amore di Dio possono trovare sempre le energie spirituali per far rinascere il loro amore reciproco, passando anche attraverso il perdono, la pazienza, il ricominciare. Queste dimensioni, frequenti nel rapporto tra gli sposi, non le ho citate nel mio libro nel rapporto tra Giuseppe e Maria, perché non riesco a immaginarmi contrasti o divisioni tra loro. Sono solo riuscito a mettere nel racconto qualche divergenza di programmi, che poi si sono sciolte con il dialogo e con la preghiera di Maria e le ispirazioni dello Spirito Santo. Invece è stato più facile mettere in evidenza la totale consapevolezza che la capacità di amare viene da Dio, anche nel caso di Maria. L’infinito amore di Dio che abita nel cuore di Maria ingloba nella sua potenza anche l’amore per Giuseppe. Possiamo pensare che faccia parte delle “grandi cose che ha fatto in lei l’Onnipotente”, che lei stessa cita nel Magnificat.

Antonio e Luisa

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Perchè l’Angelo appare più volte a Giuseppe?

In questo tempo di Natale ho riflettuto sul modo con cui Dio ha deciso di comunicare con Maria e Giuseppe. Dio non ha mai dialogato direttamente con loro, ha sempre inviato un suo Angelo, un suo emissario. Angelo che a Giuseppe è apparso in sogno, ma poco cambia per quello su cui vorrei riflettere. Avete notato che l’Angelo appare a Maria una volta sola mentre a Giuseppe ben quattro. Perchè? Perchè Giuseppe è lo sposo e Dio riconosce a Giuseppe il ruolo di guida della famiglia. Non è un caso che l’Angelo appare a Maria solo la prima volta, quando lei deve dare il suo personale assenso al progetto di Dio. Poi appare anche a Giuseppe che decide di accogliere con lui Maria e il nascituro Gesù. Da allora, le successive tre volte, appare solo a Giuseppe, perchè Giuseppe è la guida della famiglia.  Maria non si lamenta. Potrebbe farsi forte del suo essere madre di Dio, non lo fa, con umiltà si fida del suo sposo. So bene che sto affermando modalità e atteggiamenti che possono sembrare maschilisti e vetusti, ma credo che in realtà non siano dinamiche superate. Non voglio riflettere su concetti astratti, magari citando Efesini 5 o chissà quale verità antropologica. Mi limiterò a raccontare la mia esperienza. Mia moglie mi ha donato la sua sottomissione. Che brutta parola, vero? Cosa intendo con questo? Con il matrimonio si è messa nelle mie mani, si è affidata completamente, spontaneamente e gratuitamente, senza nulla chiedere in cambio. Questo suo dono mi ha commosso profondamente. Non solo, questo suo dono mi ha reso più responsabile e consapevole, mi ha fatto comprendere il mio valore. Lei, che consideravo troppo per me, lei che consideravo meglio di ciò che ero io, si abbassava per innalzarmi. Non so se mi spiego. Non è una questione di gerarchia. Le decisioni le prendiamo sempre insieme e a volte non mancano i punti di contrasto. E’ piuttosto un atteggiamento, una realtà che comprendi nel profondo di te stesso. E’ la consapevolezza che, qualsiasi cosa accada, lei non ti abbandonerà mai, ma continuerà a credere in te e a fidarsi di te. Questo fa parte dell’amore sponsale, questo fa parte del dono totale del matrimonio. E io, seppur misero e inadeguato molte volte, non posso che dare il meglio che posso, perchè questa sua fiducia non venga disattesa. 

C’è un’altra riflessione molto importante. Dio ci parla anche attraverso il nostro coniuge.  Anzi, dirò di più: attraverso il nostro amato/la nostra amata, Dio trova un modo privilegiato per parlarci. Nel matrimonio Dio vuole essere amato attraverso la mediazione del coniuge. Posso amare Dio amando il mio coniuge e posso fare esperienza dell’amore di Dio attraverso l’altro/a. Dio ci ama e ci parla attraverso l’amato/a. Io l’ho sperimentato innumerevoli volte. Quando ho dovuto prendere qualche decisione personale importante, parlarne con la mia sposa mi ha aiutato tantissimo. Davvero Dio mi ha parlato attraverso di lei. Ho trovato strade a cui non avrei mai pensato. Non solo, Dio mi mostra anche ciò che devo migliorare di me. Me lo fa capire attraverso Luisa. Certo bisogna avere l’umiltà di aprire il cuore e di mettersi in ascolto. Bisogna avere l’umiltà di mettersi in discussione e accogliere qualche critica, qualche appunto e qualche prospettiva diversa. Fortunatamente la mia sposa è sempre stata spietata in questo. Ha sempre messo in evidenza i miei errori. E’ stata però molto delicata. Lo ha sempre fatto con un amore tale che ho compreso quanto lei dicesse quelle parole per amore e non per altri motivi. Ho compreso quanto davvero mi stesse amando anche in quel momento.

Anche in questo caso la Sacra Famiglia ci può insegnare molto. Basta fermarsi un attimo a contemplarla. Approfittiamone in questo tempo di Natale che è tempo benedetto se usato bene.

Antonio e Luisa

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Riempite i granai del vostro amore

Due giovani decisero di sposarsi. Si volevano bene e avevano il forte desiderio di formare una famiglia. Il giorno del matrimonio il sacerdote, che era loro amico e aveva visto il loro amore nascere e crescere negli anni, volle dare loro un consiglio: Cari ragazzi oggi è un giorno di festa e di Grazia. Vi sentite ricchi e grati per il dono che vi siete fatti l’uno all’altra davanti a Dio. Ricordate che ci saranno però periodi di carestia. Dovete fare come Giuseppe il figlio di Giacobbe. Ricordate la sua storia? Quello che fu venduto dai fratelli e finì in Egitto. Ecco, lui consigliò al faraone di far riempire i granai durante gli anni di abbondanza e per questo gli egiziani non soffrirono la fame durante gli anni di carestia. I due giovani si guardarono perplessi senza capire. Il sacerdote cercò di spiegarsi meglio: Il grano che dovete mettere da parte è l’amore che vi date, tutti i gesti di servizio, la tenerezza, la cura, l’ascolto, il sostegno, la complicità, l’abbandono. Insomma tutto il bene che vi fate. Quando siete particolarmente grati per qualcosa che avete ricevuto dall’altro/a scrivetelo su un biglietto e mettetelo nel granaio, da parte. Vi tornerà utile. I due sposi non capirono a cosa potesse servire ma decisero di farlo perchè dopotutto era una bella cosa. Passarono i mesi e gli anni. Erano arrivati i figli, la quotidianità piena di impegni, la fatica, lo stress. Si erano un po’ persi di vista. Una sera il marito, tornato più stanco e nervoso del solito, tratto particolarmente male la sua sposa, con freddezza e irritazione. Lei si offese, si sentì ferita, e andò in camera. Era lì presa da mille pensieri negativi quando vide la scatola dove conservava i bigliettini con tutti i gesti d’amore ricevuti dal suo amato. D’un tratto capì quello che aveva voluto dire il sacerdote il giorno delle nozze. Iniziò a leggere tutto quel bene che aveva ricevuto e improvvisamente l’offesa ricevuta le sembrò ben poca cosa. Riuscì a darle il giusto peso. Si alzò e andò ad abbracciare il suo sposo.

La ricchezza più grande che possediamo è la nostra storia, l’amore che ci siamo dati in tutti questi anni di matrimonio. Ci saranno periodi di siccità e di povertà anche tra di noi, ma avremo i granai pieni di piccoli gesti messi da parte in tanti anni. Custodiamoli nel cuore e ricordiamoci di attingere ad essi quando ci sentiremo poveri e lontani.

Antonio e Luisa

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Il sogno di Giuseppe

Alcuni giorni fa, ad un incontro di preghiera per le coppie, ci è stata donata questa Parola:

«Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nel paese d’Israele; perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino».

Dopo un cammino di guarigione e perdono durato anni, non vi dico la gioia, la commozione che abbiamo provato io e mia moglie nel ricevere questa Parola. Per noi è stato come sentire veramente la voce di Dio Padre che ci invitava ad entrare in Israele, senza più alcun pericolo per quel Bambino, potevamo tornare con serenità a vivere il sacramento del matrimonio insieme a Gesù, senza essere più minacciati da tutto il male che in un certo modo ci aveva allontanati. Credo sia importante ora tenere stretto con noi questo Bambino, custodirlo e stare più possibile con Lui, io e lei, come coppia, vivere i sacramenti e l’adorazione eucaristica insieme.

Vorrei dire col cuore in mano a chi soffre, di non disperare, anche quando ci si sente lontani da casa, ci si sente lontani dagli affetti, quando la relazione col nostro coniuge non funziona e ci sentiamo estranei, quando il nostro rapporto personale con Gesù è in pericolo, non dubitate di Dio! Siate attenti agli angeli che vi manda, perché Egli è il Dio vivente, parla e opera nella nostra vita se ci fidiamo di Lui.

Maria vera donna e vera madre.

Una delle più belle descrizioni del presepe e di Maria, che prende tra le braccia quel bambino suo figlio e suo Dio, viene dal  filosofo francese Jean Paul Sartre. E’ un testo abbastanza conosciuto. Mi piace condividerlo comunque, per ricordarlo a chi già lo conosce e donarlo a chi ancora non ha avuto occasione di leggerlo. E’ un’immagine bellissima e commovente. Bella, ma non falsa. Al contrario meravigliosa perchè risuona incredibilmente autentica nel cuore di chi come noi ha avuto la grazia di accogliere la nascita di un figlio.  Sartre scrive:

Ma siccome oggi è Natale, avete il diritto di esigere che vi si mostri il presepe. Eccolo. Ecco la Vergine ed ecco Giuseppe ed ecco il bambino Gesù. L’artista ha messo tutto il suo amore in questo disegno ma voi lo troverete forse un po’ naïf. Guardate, i personaggi hanno ornamenti belli ma sono rigidi: si direbbero delle marionette. Non erano certamente così. Se foste come me, che ho gli occhi chiusi… Ma ascoltate: non avete che da chiudere gli occhi per sentirmi e vi dirò come li vedo dentro di me. La Vergine è pallida e guarda il bambino. Ciò che bisognerebbe dipingere sul suo viso è uno stupore ansioso che non è apparso che una volta su un viso umano. Poiché il Cristo è il suo bambino, la carne della sua carne, e il frutto del suo ventre. L’ha portato nove mesi e gli darà il seno e il suo latte diventerà il sangue di Dio. E in certi momenti la tentazione è così forte che dimentica che è Dio. Lo stringe tra le sue braccia e dice: piccolo mio! Ma in altri momenti, rimane interdetta e pensa: Dio è là e si sente presa da un orrore religioso per questo Dio muto, per questo bambino terrificante. Poiché tutte le madri sono così attratte a momenti davanti a questo frammento ribelle della loro carne che è il loro bambino e si sentono in esilio davanti a questa nuova vita che è stata fatta con la loro vita e che popolano di pensieri estranei. Ma nessun bambino è stato più crudelmente e più rapidamente strappato a sua madre poiché egli è Dio ed è oltre tutto ciò che lei può immaginare. Ed è una dura prova per una madre aver vergogna di sé e della sua condizione umana davanti a suo figlio. Ma penso che ci sono anche altri momenti, rapidi e difficili, in cui sente nello stesso tempo che il Cristo è suo figlio, il suo piccolo, e che è Dio. Lo guarda e pensa: «Questo Dio è mio figlio. Questa carne divina è la mia carne. È fatta di me, ha i miei occhi e questa forma della sua bocca è la forma della mia. Mi rassomiglia. È Dio e mi assomiglia». E nessuna donna ha avuto dalla sorte il suo Dio per lei sola. Un Dio piccolo che si può prendere nelle braccia e coprire di baci, un Dio caldo che sorride e respira, un Dio che si può toccare e che vive. Ed è in quei momenti che dipingerei Maria, se fossi pittore, e cercherei di rendere l’espressione di tenera audacia e di timidezza con cui protende il dito per toccare la dolce piccola pelle di questo bambino-Dio di cui sente sulle ginocchia il peso tiepido e che le sorride. Questo è tutto su Gesù e sulla Vergine Maria.
E Giuseppe? Giuseppe, non lo dipingerei. Non mostrerei che un’ombra in fondo al pagliaio e due occhi brillanti. Poiché non so cosa dire di Giuseppe e Giuseppe non sa che dire di se stesso. Adora ed è felice di adorare e si sente un po’ in esilio. Credo che soffra senza confessarselo. Soffre perché vede quanto la donna che ama assomigli a Dio, quanto già sia vicino a Dio. Poiché Dio è scoppiato come una bomba nell’intimità di questa famiglia. Giuseppe e Maria sono separati per sempre da questo incendio di luce. E tutta la vita di Giuseppe, immagino, sarà per imparare ad accettare.

Che meraviglia Maria. Che meraviglia ogni donna che diventa madre e rinnova questa bellissima immagine nel tempo e nella storia.  Un buon proseguimento del tempo del Natale a tutti.

Antonio e Luisa

Famiglia di Nazaret: un esempio che illumina.

Oggi è Natale e riposo. Non vi lascio però a bocca asciutta. Vi riporto i punti 65 e 66 di Amoris Laetitia dove Papa Francesco ci dona una bella associazione tra la famiglia di Nazaret e tutte le famiglie cristiane. La santa famiglia ad esempio per tutte le altre.

65. L’incarnazione del Verbo in una famiglia umana, a Nazaret, commuove con la sua novità la storia del mondo. Abbiamo bisogno di immergerci nel mistero della nascita di Gesù, nel sì di Maria all’annuncio dell’angelo, quando venne concepita la Parola nel suo seno; anche nel sì di Giuseppe, che ha dato il nome a Gesù e si fece carico di Maria; nella festa dei pastori al presepe; nell’adorazione dei Magi; nella fuga in Egitto, in cui Gesù partecipa al dolore del suo popolo esiliato, perseguitato e umiliato; nella religiosa attesa di Zaccaria e nella gioia che accompagna la nascita di Giovanni Battista; nella promessa compiuta per Simeone e Anna nel tempio; nell’ammirazione dei dottori della legge mentre ascoltano la saggezza di Gesù adolescente. E quindi penetrare nei trenta lunghi anni nei quali Gesù si guadagnò il pane lavorando con le sue mani, sussurrando le orazioni e la tradizione credente del suo popolo ed educandosi nella fede dei suoi padri, fino a farla fruttificare nel mistero del Regno. Questo è il mistero del Natale e il segreto di Nazaret, pieno di profumo di famiglia! E’ il mistero che tanto ha affascinato Francesco di Assisi, Teresa di Gesù Bambino e Charles de Foucauld, e al quale si dissetano anche le famiglie cristiane per rinnovare la loro speranza e la loro gioia.

66. «L’alleanza di amore e fedeltà, di cui vive la Santa Famiglia di Nazaret, illumina il principio che dà forma ad ogni famiglia, e la rende capace di affrontare meglio le vicissitudini della vita e della storia. Su questo fondamento, ogni famiglia, pur nella sua debolezza, può diventare una luce nel buio del mondo. “Qui comprendiamo il modo di vivere in famiglia. Nazaret ci ricordi che cos’è la famiglia, cos’è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro e inviolabile; ci faccia vedere come è dolce ed insostituibile l’educazione in famiglia, ci insegni la sua funzione naturale nell’ordine sociale” (Paolo VI, Discorso a Nazaret, 5 gennaio 1964)».

Della famiglia di Nazaret mi hanno colpito sempre due atteggiamenti in particolare. L’umiltà di Maria e il suo abbandono fiducioso al suo Dio e al suo sposo e Giuseppe che ha accolto Maria con la sua grande missione, dando tutto per lei. Dando tutto grazie alla fede in Dio e all’amore per la sua sposa, amore che lo induce a crederle contro ogni evidenza umana.  Proteggendola con tenera e dolce fermezza e determinazione. Due atteggiamenti che oggi potrebbero sembrare anacronistici in un mondo che vuole tutto uguale, cancellando il maschile e il femminile. Nella mia famiglia fortunatamente questi ruoli non sono stati cancellati anzi sono una ricchezza e una grazia per entrambi e per i nostri figli.

Antonio e Luisa