“Vi gettava due monetine…”

Il Vangelo di lunedì 27, quello sulla vedova che getta tutto ciò che aveva nel tesoro del tempio, mi ha fatto riflettere molto su come gestisco il mio tempo. Don Luigi ci faceva riflettere sul fatto che molto spesso noi doniamo il superfluo travestendolo da carità, diamo via vestiti che non usiamo più o scarpe troppo strette. Io, invece, ho pensato a come impiego il mio tempo…lo dono o me lo tengo per sopravvivere? Quando i miei figli mi chiedono qualcosa, molto spesso, e lo ammetto con dolore, la mia risposta è “si, aspetta” o “si, lo facciamo un giorno”. Io quegli spiccioli che mi permettono di “conservarmi” me li tengo stretti, non li dono. Questo per dire che, soprattutto in casa, tendo a risparmiare il mio tempo per me, mettendo quello che voglio fare io al primo posto. Un piccolo esempio per farvi capire è stato quando mia moglie mi ha chiesto di accompagnare mio figlio con la febbre a letto, me lo ha chiesto mentre stavo infilando il giubbotto per uscire a prendere la legna. Anche in quel momento stavo per rispondere “si, arrivo, un attimo”, ma mentre lo dicevo mi sono bloccato, ho tolto il giubbotto e ho fatto quello che mi era stato chiesto, posticipando quello che volevo fare. Può sembrare una ben poca cosa, perché chiunque avrebbe accompagnato il proprio figlio senza pensarci, ma per me è stata una piccola vittoria sul mio egoismo e sul mio modo di fare le cose. Credo che a volte con i figli ci è chiesto anche di sprecare il tempo, giocare con loro piuttosto che cambiare una lampadina che aspetta lì da giorni…

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Caro Papà

Questa lettera l’ho trovata nel sito di Mimmo Armiento.
Vi consiglio di visitarlo. Ingannevole come l’amore è un progetto meraviglioso.
www.ingannevolecomelamore.it
Caro papà,
non è facile per me trovare le parole giuste per cominciare a scrivere una lettera come questa.
Mi lascio portare da quello che suscita dentro di me la parola “papà”. Una parola che mi dice sicurezza, protezione, generosità, impegno quotidiano, spirito di sacrificio per la famiglia. E questo tu me lo hai insegnato e soprattutto me lo hai trasmesso con il tuo esempio e con la tua vita. Di tutto ciò – e mentre scrivo questo piango come un bimbo – non posso che ringraziarti…

Certo, guardando il passato ammetto che avrei desiderato che ci fossimo donati più tempo l’uno per l’altro, solo per noi, tra uomo e uomo, ad esempio nel gioco, nel fare una camminata in montagna o anche nel dire una semplice preghiera insieme.
Avrei desiderato che ci fosse stata più confidenza tra noi. Avrei desiderato che non ci fossero state a volte quelle sfuriate in famiglia, con me, con mamma, che mi hanno creato in qualche modo delle ferite, che mi hanno per così dire bloccato nel rapporto con te. Ma sono consapevole, caro papà, che non si nasce genitori, lo si impara, lo si diventa pian piano.
Come io, d’altronde, pian piano sto cercando di imparare ad essere un figlio: figlio tuo, ma anche figlio infinitamente amato da Dio. Per questo ti chiedo scusa per tutte le volte in cui non sono stato capace di essere figlio.

E adesso, caro papà, appunto come figlio e come uomo desidero parlare di quello che è avvenuto l’ultimo giorno che sono stato a casa. Quello che è avvenuto, papà, mi fa male, mi fa un grande male. E’ stato per me rivivere quello che ho scoperto qualche tempo fa. Ricordi? Di fronte a quella relazione extra-coniugale che ti avevo messo di fronte. Tu alla fine mi avevi risposto: “Anche se fosse, non sono cavoli tuoi”. No, papà, i “cavoli” sono anche i miei, perché il furto non lo stai facendo solo a mamma ma lo stai facendo anche a me, a tutti noi…
In questo momento per me è come se quel “castello” di fiducia che pian piano avevo cercato di ricostruire in questi anni mi sia in qualche modo crollato addosso…

Detto questo, caro papà, mi piacerebbe ricominciare con te. Mi piacerebbe che, come tu vorresti sentirti orgoglioso di me presentandomi ai tuoi amici, anche io possa sentirmi orgoglioso di te presentandoti come mio padre. Però per far questo bisogna togliere il male dalla nostra vita. Ed io allora ti chiedo: “accetti di chiudere questa relazione?”. Per me significa la possibilità di avere un padre di cui essere orgoglioso. Quello che mi blocca nei tuoi confronti è questo. Tutto il resto si può resettare.

Proprio in questi giorni, caro papà, mi è capitata tra le mani una frase con la quale desidero anche concludere questa lettera:
“La cosa più importante che un uomo possa fare per i propri figli è amare la loro madre”.

Un abbraccio e con affetto,
Tuo figlio.