“Vi gettava due monetine…”

Il Vangelo di lunedì 27, quello sulla vedova che getta tutto ciò che aveva nel tesoro del tempio, mi ha fatto riflettere molto su come gestisco il mio tempo. Don Luigi ci faceva riflettere sul fatto che molto spesso noi doniamo il superfluo travestendolo da carità, diamo via vestiti che non usiamo più o scarpe troppo strette. Io, invece, ho pensato a come impiego il mio tempo…lo dono o me lo tengo per sopravvivere? Quando i miei figli mi chiedono qualcosa, molto spesso, e lo ammetto con dolore, la mia risposta è “si, aspetta” o “si, lo facciamo un giorno”. Io quegli spiccioli che mi permettono di “conservarmi” me li tengo stretti, non li dono. Questo per dire che, soprattutto in casa, tendo a risparmiare il mio tempo per me, mettendo quello che voglio fare io al primo posto. Un piccolo esempio per farvi capire è stato quando mia moglie mi ha chiesto di accompagnare mio figlio con la febbre a letto, me lo ha chiesto mentre stavo infilando il giubbotto per uscire a prendere la legna. Anche in quel momento stavo per rispondere “si, arrivo, un attimo”, ma mentre lo dicevo mi sono bloccato, ho tolto il giubbotto e ho fatto quello che mi era stato chiesto, posticipando quello che volevo fare. Può sembrare una ben poca cosa, perché chiunque avrebbe accompagnato il proprio figlio senza pensarci, ma per me è stata una piccola vittoria sul mio egoismo e sul mio modo di fare le cose. Credo che a volte con i figli ci è chiesto anche di sprecare il tempo, giocare con loro piuttosto che cambiare una lampadina che aspetta lì da giorni…

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L’amplesso vertice di una corte continua (19 puntata corso famiglie Gaver 2017)

A questo punto è d’obbligo fare un accenno alla corte continua. Ne abbiamo parlato in tante occasioni durante questo corso. Ne abbiamo parlato, perché è un concetto fondamentale. L’amplesso fisico può essere dono e non uso dell’altro/a, può essere autentico, solo quando diventa culmine di una modalità di vita. Una vita caratterizzata da un amore che si prende cura, fatto di gesti carichi di tenerezza, di sguardi, di attenzioni, durante tutto l’arco della giornata e non solo quando si avvicina il rapporto o solo durante i preliminari. La corte continua è manifestare l’amore che siamo chiamati ad essere e a vivere noi sposi. Manifestazione che deve essere continua per essere nutrimento per l’altro/a. Serve a scaldare vicendevolmente i nostri cuori. La corte continua si inserisce in un discorso più ampio che riguarda la castità coniugale. Castità intesa comunemente, ma erroneamente, come qualcosa che limita e imprigiona, impedendo di vivere la gioia e il piacere. Nulla di più sbagliato. Vivere castamente significa rispettare l’ecologia dell’amore che stiamo vivendo. Quindi per i fidanzati si concretizza anche con l’astinenza (anche se non si limita ad essa), mentre nel matrimonio ci chiede di vivere appieno l’amore e l’unione dei cuori anche nella geografia del corpo. Agape ed Eros due facce della stessa medaglia. Concretamente la castità coniugale richiede di vivere in pienezza l’amore e di vivere con gioia, pienezza, piacere, intimità, profondità anche l’incontro intimo. Enrico Petrillo disse privatamente ad alcuni amici comuni che, per affrontare la morte dei due figli, lui e Chiara trassero forza dal rapporto fisico vissuto in modo casto. La castità è un modo di essere che abbraccia tutta la persona e che favorisce al massimo lo sviluppo della sua identità profonda. Qual è l’identità profonda? L’abbiamo visto all’inizio del corso: è essere amore. Castità fa rima con autenticità. L’amore casto è l’amore vero. Ribaltando la prospettiva, si può affermare che gli sposi che non vivono l’intimità sessuale (sempre che non ci siano impedimenti esterni alla volontà), non vivono castamente. Oppure vivere male l’intimità, usando l’altro/a, nutrendoci di pornografia, avendo rapporti non ecologici, usando anticoncezionali (a meno di problemi reali e dopo discernimento profondo), significa vivere non castamente. La corte continua ha quindi una doppia funzione: prepararci ad essere un cuor solo e un’anima sola nell’intimità e di nutrire il nostro amore. Ha la funzione di evitare che la pianta della nostra relazione inaridisca e secchi, ha la funzione di far sì che continuiamo ad essere un noi e che l’altro/a abbia sempre un posto importante nel nostro cuore e non venga sostituito/a da altro (lavoro, sport, altra persona, ecc.). La castità coniugale e di conseguenza la corte continua sono l’unico modo per vivere un matrimonio felice. Siamo persone umane chiamate a vivere e realizzarci nell’amore e la castità è la via. Più profondamente ci ameremo e più saremo nella gioia. Non sono solo belle parole, ma è un’esperienza sensibile che facciamo tutti i giorni e che tutti possono ricercare e vivere. Con l’esperienza matrimoniale, abbiamo compreso che, quando ci sono momenti più difficili, di aridità, in cui ci stiamo un po’ allontanando, è il momento di andare contro quelli che sono i sentimenti del momento e di ritagliarsi uno spazio solo per noi, per la coppia. Basta poco per recuperare tutto quello che si stava perdendo, ma bisogna sapere come agire e cosa fare. Un accenno per dire con forza che la coppia non è fatta di un papà e di una mamma, ma prima di ogni altra cosa è costituita da uno sposo e da una sposa che devono ricercare e ritagliarsi degli spazi solo per loro, per nutrire il loro amore. Anche i figli ne hanno bisogno, perché non si nutrono dell’amore individuale dei due genitori, ma si nutrono, come per induzione, dell’amore vicendevole dei due genitori. Sono al centro di un amore di relazione sponsale che li scalda e li rende sicuri. Loro sono il frutto di quell’amore e vederlo vivo e forte li rende vivi e forti.

Antonio e Luisa

Prima puntata La legge morale naturale Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?Terza puntata Io personale, spirito e corpo.Quarta puntata Anima e corpo: un equilibrio importanteQuinta puntata Matrimonio naturale e matrimonio socialeSesta puntata Le esigenze del cuore si realizzano nel matrimonio naturaleSettima puntata Un dono totale!Ottava puntata L’intimità degli sposi nell’ecologia umanaNona puntata La liturgia dell’intimità alla luce del Cantico dei CanticiDecima puntata Preliminari: tempo per entrare in comunioneUndicesima puntata. Un piacere che diventa, forza, vita e amoreDodicesima Puntata Sposi ministri di un sacramentoTredicesima puntata Il vincolo coniugaleQuattordicesima puntata Una cascata di GraziaQuindicesima puntata La riattualizzazione del matrimonio.Sedicesima puntata Nell’amplesso la Grazia ci trasforma. Diciassettesima puntata Amplesso: Aumento di Grazia e di amore Diciottesima puntata Una fecondità che cresce

Il figlio: il nostro amore che diventa carne.

Avete notato cosa succede quando i nostri figli piccoli vedono noi genitori che ci vogliamo bene? E’ qualcosa di facilmente verificabile. I bambini quando vedono mamma e papà che si abbracciano e che si baciano sono felici. Non solo, spesso si avvicinano, perchè vogliono entrare in quell’abbraccio, farne parte e farsi coccolare in quel luogo sacro che è lo spazio contenuto nell’abbraccio, in cui l’amore si manifesta e si rende visibile, in cui l’unione dei cuori di papà e mamma e chiaramente percepibile, ancor di più dallo spirito puro di un bambino. I nostri figli hanno bisogno di vedere il nostro amore reciproco perchè loro sono frutto di quell’amore, e finchè quell’amore c’è ed è buono e da gioia, anche loro si sentono sicuri, sentono di essere desiderati ed amati. I bambini sono l’amore degli sposi che diventa carne. Sono il frutto di quella relazione d’amore e di quel vincolo sponsale. I bambini si nutrono dell’amore di papà e mamma. Questo è il motivo che rende il lettone di papà e mamma tanto ambito ai bambini, non vedono l’ora di entrarci (mi raccomando lasciateli fuori). Perchè quello è il luogo dell’unità dove papà e mamma sono uno e loro lo sanno e vogliono farne parte, si sentono sicuri e protetti. Fateci caso, si mettono sempre al centro, come a volersi abbandonare a quell’amore e a quel calore che percepisce nel bene che papà e mamma si vogliono.

Cosa succede quando la relazione dei genitori si rompe? I bambini si sentono persi e vedono crollare le loro sicurezze e il loro mondo,  perchè l’amore che li ha generati non è più una cosa buona. Di seguito una lettera molto bella dove un figlio scrive ai genitori divorziati. Da meditare.

Cari mamma e papà so che state soffrendo, sto soffrendo anche io.

Mi sento coinvolto nelle vostre attenzioni, paure e shock.

Anche se sono giovane e non riesco a parlare di quello che succede nelle vostre vite, ne risento ugualmente. Il mio cuore si spezza tutte le volte che devo rinunciare a stare con uno di voi. Ho perso la mia sicurezza.

Non date per scontato che io sia forte, non date per scontato che la mia vita sarà esattamente come prima, che continuerò a sentirmi ugualmente amato da entrambi. Sono un essere umano come voi, i miei bisogni sono come i vostri. Ho bisogno di amore, attenzione, cura, stabilità, coerenza, affetto, comprensione, pazienza e soprattutto di sentirmi desiderato.

Quando litigate su di me, o mi mettete al centro delle vostre discussioni, mi comunicate il messaggio che vincere sull’altro sia più importante della mia vita. Imparo da voi che aver ragione è più importante di amare ed essere amato. Imparo da voi che sono venuto da una persona che era poco amabile e sbagliata, e che, in qualche modo, sono sbagliato anche io.

Quando confidate le vostre ferite al mio cuore, avete accumulato un dolore per adulti derubandomi la mia fanciullezza, mi state portando via la mia convinzione che l’amore sia incondizionato e lo sostituite con il messaggio che devo diventare duro, di non amare perchè sarò ferito e non sarò capace di ristabilirmi.

Potreste non essere in grado di capirlo oggi, e io sono così piccolo che non state pensando al mio futuro, ma mi mettete a maggior rischio di divorziare anche io da grande, sempre decida di sposarmi.

A volte metterete a rischio la mia sicurezza per riempire un vuoto nei vostri cuori. La mia sicurezza è compito vostro. Senza di voi e la vostra protezione sono come un mollusco senza guscio nel mondo. Questo si manifesterà in paure irrazionali, perchè resterò in uno stato di lotta e fuga per il resto della mia vita.

Un giorno questo iniziale shock lo avrò dimenticato, ma come sceglierete di attraversare questa crisi come miei genitori non lo dimenticherò mai. Io potrò sentire la vostra assenza egoistica o il vostro sostegno e protezione, oppure avrò una ciccatrice sul cuore con una scritta: “Le cose belle capitano alle brave persone, devo essere cattivo”.

Pensierosamente

Il figlio del divorzio

Antonio e Luisa

Riconsegnarli al Padre

Domenica scorsa ho vissuto la cresima di mio figlio Tommaso e domani vivrò la comunione di mio figlio Francesco. Mi rendo conto del significato di questi due sacramenti? Mi rendo conto della Grazia che entrerà nel cuore dei miei ragazzi? E’ importante fermarsi e pensare ogni tanto all’importanza di tutto questo. Pensare a quanto io sia capace di riconoscere la presenza di Dio nella mia famiglia, e quanto invece, senta il carico e il peso di tutto sulle mie spalle. Questi momenti sono speciali anche per noi genitori. E’ un momento in cui riconsegnamo i figli al Padre. Riconosciamo che l’origine non siamo noi, la loro felicità non dipende da quanto sapremo dargli , dalla formazione scolastica, dalla cultura sportiva e tutte le belle cose che cerchiamo di insegnare ai nostri figli. Tutte cose bellissime e importanti ma che acquistano il loro reale valore  quando lette alla luce della vita eterna e dell’amore di Dio. Solo se riusciremo a trasmettere loro l’amore di Dio e favorire la loro crescita in una fede consapevole potremo dire di essere riusciti a dare loro gli strumenti per vivere una vita piena e realizzata. Certo non dipende solo da noi, entra in gioco la loro libertà e possono anche rifiutare il nostro Dio, anzi è bene che lo rifiutini perchè possano trovare il loro Dio, fare il loro incontro personale con la misericordia del Padre e l’abbraccio tenero di Gesù e della sua dolce mamma Maria. La comunione e la cresima dei nostri figli sono momenti bellissimi in cui riconoscendo che non siamo noi l’origine (pur non facendo mancare il nostro impegno), li affidiamo a Lui che tutto può e tutto sa.  Possiamo così mettere ai piedi della croce tutte le insicurezze, le paure, il peso di un futuro che ci appare incerto e difficile. Possiamo mettere anche tutte le nostre inadeguatezze, fragilità ed errori che commettiamo nei confronti dei nostri ragazzi. Solo riconsegnandoli a lui, sono convinto che, qualsiasi cosa accada, la loro non sarà una vita buttata ma vissuta alla luce di qualcosa per cui vale davvero la pena vivere, sarà una vita che guarda a un orizzonte eterno e a un amore infinito.

Antonio e Luisa

Liberazione sessuale o povertà e disamore?

Oggi mi sento di scrivere di un articolo che ho letto sulla pagina web del Fatto Quotidiano. In fondo al testo vi lascio il link per poterlo leggere interamente. Mi ha colpito perché anche io ho una figlia che ha compiuto da poco 10 anni. E’ un’inchiesta che fa star male ma è importante non fare gli struzzi, e cercare di capire per poter aiutare i nostri figli. E’ importante non raccontarsi che riguarda solo gli altri e che i nostri figli non farebbero mai certe cose. L’adolescenza è un periodo dove si vivono emozioni forti e contrastanti. Rapporto con il corpo che cambia, definire la propria identità, trovare l’autostima, la ricerca di accettazione e relazione fuori dalla famiglia e ribellione alle regole sono tutte sfide che i nostri figli dovranno accettare, certo con modalità e intensità differenti. Vi riporto solo un piccolo stralcio per rendere l’idea della povertà di valori e di autostima di tante ragazzine, che sono poco più che bambine (l’inchiesta riguarda ragazze di 14-15 anni):

“Finalmente mi hanno stappata!”, urla, correndo attorno alla rete con le braccia alzate. “Sì, sì: mi hanno sturata ieri sera”. È settembre 2013. E Margherita (nome di fantasia) celebra così, davanti a compagni di scuola più e meno intimi, la perdita della sua verginità.

Un atto così bello, profondo e importante che si vive nel corpo ma indiscutibilmente si riflette nella profondità emotiva e spirituale della persona, ridotto a un qualcosa di cui liberarsi, un tappo divelto e il corpo che diviene qualcosa non solo da svendere ma da abusare. Tutto ciò non può che lasciare ferite enormi alla ragazzina e distruggere la sua autostima. Il messaggio che passa è; io non valgo nulla, sono a disposizione di chi vede in me un oggetto da cui trarre piacere, sono un pezzo di carne. Proseguendo nella lettura, poco più avanti:

Chiara spiega come funziona: “All’inizio della quarta ginnasio si fa la conta. Di solito, solo tre o quattro ragazze arrivano al liceo già sverginate. La regola è che bisogna liberarsene entro l’anno successivo. Per questo, a fine estate, ci sono un sacco di noi che vanno col primo che passa, giusto per non sforare i tempi.

Non è importante con chi e come ma solo farlo prima possibile per sentirsi finalmente libere,  adulte e soprattutto accettate dal gruppo dominante. E adesso la parte più triste:

Il sesso e il piacere non hanno proprio nulla a che spartire, nelle storie che raccontano Chiara e le sue amiche. L’obiettivo non è quello, e i ragazzi sono troppo inesperti. “A nessuna è mai piaciuto scopare. La prima volta fa stra-male, e anche le volte dopo, comunque, tutto è tranne che piacevole. Ripeto: non lo fai per venire, ma per liberarti di un peso. È una questione d’immagine, di status.

Se avete lo stomaco di leggere tutto l’articolo c’è molto di più ma non voglio andare oltre.  Volevo però riprendere questi tre passaggi per fare un ragionamento. Queste ragazzine sono diverse dalla mia piccola Maria? Non desiderano nel profondo quello che anche lei vuole e che io desidero per lei? Certamente si! Perchè allora si svendono e si rovinano in questo modo?

Questo è semplicemente il risultato della “liberazione” sessuale e dell’incapacità degli adulti di insegnare la bellezza della sessualità vissuta in modo pieno e autentico nel matrimonio, perchè neanche loro ci credono.  Mi è venuto allora naturale accostare questa inchiesta a un’intervista che ho letto poco tempo fa sul sito di Costanza Miriano. L’intervistata è una nota sessuologa belga, Therese Hargot, che è in Italia per presentare il suo libro “Una gioventù sessualmente liberata (o quasi)“. Non è credente e quello che racconta non sono dogmi e regole di fede ma le dinamiche costitutive della nostra umanità formata da corpo e psiche.

Vi riporto qualche passaggio di questa intervista, che come per l’inchiesta, potete trovare linkata al termine dell’articolo.

La sedicente «liberazione sessuale», si legge nel suo libro, sembra non ridursi ad altro che a questo: «Essere sessualmente liberi, nel ventunesimo secolo, vuol dire avere il diritto di fare del sesso orale a 14 anni».
Siamo in diritto di chiederci se una simile «liberazione» non si sia in realtà ritorta contro la donna. La Hargot ne è fermamente convinta: «La promessa «il mio corpo mi appartiene» si è trasformata in «il mio corpo è disponibile»: disponibile per la pulsione sessuale maschile, che non è ostacolata in nulla. La contraccezione, l’aborto, il «controllo» della procreazione non pesano che sulla donna. La liberazione sessuale ha modificato solo il corpo della donna, non quello dell’uomo. Con la scusa di liberarla. Il femminismo egualitario che bracca i «macho» vuole imporre nello spazio pubblico un rispetto disincarnato della donna. Ma è nell’intimità, e specialmente nell’intimità sessuale, che si vanno a ristabilire i rapporti di violenza. Nella sfera pubblica si esibisce rispetto per le donne, in privato si guardano film porno dove le donne sono trattate come oggetti. Introducendo la guerra dei sessi, in cui le donne si sono messe in competizione diretta con gli uomini, il femminismo ha destabilizzato gli uomini, che ristabiliscono il dominio nell’intimità sessuale. Il successo della pornografia, che rappresenta spesso atti di violenza verso le donne, il successo del revenge-porn e di Cinquanta sfumatura di grigio sono lì a testimoniarlo».

Questo nuovo «cogito» permissivo induce gli adulti ad abdicare alla loro funzione educativa e con la sua estensione indiscriminata mette in serio pericolo l’infanzia: «Coi nostri occhi di adulti, tendiamo talvolta a considerare in maniera tenera la liberazione sessuale dei più giovani, meravigliati dalla loro assenza di tabù. In realtà subiscono delle enormi pressioni, non sono affatto liberi. La morale del consenso in linea di principio è qualcosa di giustissimo: si tratta di dire che siamo liberi quando siamo d’accordo. Ma abbiamo esteso questo principio ai bambini domandando loro di comportarsi come degli adulti, capaci di dire sì o no. Ora, i bambini non sono capaci di dire no. Nella nostra società c’è la tendenza a dimenticare la nozione di maturità sessuale. È molto importante. Al di sotto di una certa età riteniamo che vi sia una immaturità affettiva che non rende capaci di dire «no». Non c’è consenso. Bisogna davvero proteggere l’infanzia».

Vi rendete conto come quello che Therese racconta della sua esperienza professionale, trova un riscontro drammatico nella vita di quelle ragazzine?

Therese dice un’altra cosa che, secondo me, è completamente condivisibile. Noi genitori che siamo stati figli già nel periodo post-rivoluzionario ci troviamo impreparati a trasmettere una sana gestione della sessualità e del corpo. Quello che prima era normato dalla morale ora è normato solo dall’igiene. Non siamo capaci di trasmettere la bellezza della sessualità che si realizza nella castità e nell’unione fedele tra un uomo e una donna. Sessualità che eleva l’amore erotico e il piacere sensuale non a semplice ricerca egoistica di piacere e uso del corpo, che non ci rende felici ma al contrario ci deprime dopo qualche secondo di piacere intenso ma superficiale, ma  a manifestazione di un’unione che già viviamo nella nostra profondità spirituale ed emotiva. Quel gesto diventa epifania nel corpo di una trascendenza intima che si vive nei cuori. Il rapporto sessuale diventa un esodo d’amore che si concretizza nel corpo. Non siamo capaci di trasmettere ai nostri figli che sono preziosi ed unici e non si devono svendere. Loro valgono tanto e nessuno può usarli.  Non parlo di Dio e di peccato, parlo semplicemente di come siamo fatti e di ciò che desideriamo nel nostro profondo, parlo della nostalgia di un amore vero. Abbiamo tutti una morale iscritta dentro di noi e non ascoltarla non ci rende più liberi, ma soltanto infelici e insensibili. Spesso invece, tutto quello che riusciamo ad insegnare è come mettere un preservativo o come prendere la pillola. Altre volte decidiamo di abdicare al nostro compito educativo e  lasciamo che i nostri figli siano educati dalla pornografia o, quando va bene, dalla scuola che insegna anch’essa come mettere un preservativo per non ammalarsi e per evitare gravidanze indesiderate. Riappropriamoci del nostro ruolo educativo, mostriamo loro cosa è l’amore e come è bello amarsi nella fedeltà di un sacramento.  Parliamo loro di sesso, senza vergogna. è un gesto bellissimo, il più importante nel matrimonio, tanto da essere stato scelto come sigillo del sacramento e fonte di Grazia. E’ difficile lo so, ma dobbiamo almeno provarci. Quelle ragazzine non sono abbandonate.  Sono ragazze che vanno al liceo classico, che studiano e che molto probabilmente avranno una famiglia agiata alle spalle che pensa di dare loro il meglio. Magari andranno a cavallo o saranno delle ottime ginnaste. Insomma una vita piena e apparentemente vincente.  Hanno  tutto, ma in realtà sono delle poverette che non hanno la consapevolezza più importante. Non credono di essere preziose, non credono di essere regine, figlie di Re, di un Padre che le ama immensamente e che è si è fatto uccidere per loro. Non credono di meritare di poter desiderare un amore vero che duri tutta la vita e di aprire loro cuore e il loro corpo solo a chi è disposto a dare tutto per loro. Credono di essere libere e invece sono schiave e ferite nel profondo.

Antonio e Luisa

Inchiesta del Fatto Quotidiano

Intervista a Therese Hargot

Educare all’amore

Di cosa hanno bisogno i nostri figli? Leggiamo libri, ascoltiamo esperti, cerchiamo per loro le migliori scuole, li iscriviamo a calcio, danza, violino, pianoforte e chissà cos’altro.

Tutte ottime cose ma non sono l’essenziale, almeno per noi.

I nostri figli hanno bisogno di due cose: vedere il papà e la mamma che si vogliono bene e vedere il papà e la mamma che insieme vogliono bene a Gesù.

Sembrerà riduttivo ma vi assicuro che questo è l’essenziale. Tutto il resto sarà più facile se sapremo dare questi due insegnamenti ai nostri figli.

Vedere i genitori che si vogliono bene li farà sentire forti e sicuri e impareranno ad amare attraverso l’amore dei genitori. L’amore, diceva San Giovanni Paolo II, non si può insegnare ma è la cosa più importante da imparare. L’esempio dei genitori è formidabile per trasmettere ai figli l’amore. Noi abbiamo notato che quando ci abbracciamo i nostri figli più piccoli corrono e si immergono in quell’abbraccio. Per loro è bellissimo. Diceva padre Raimondo che dobbiamo mettere i nostri figli al centro del nostro amore e non farne il centro del nostro amore personale. E’ molto diverso.

I nostri figli hanno bisogno  di eternità, di Dio, tutto ciò che è di questo mondo è troppo piccolo per loro, per dare un senso alla loro esistenza, tutto ciò che è di questo mondo è finito e li deluderà. Anche i genitori, si renderanno conto crescendo, non sono perfetti e hanno mille difetti e fanno mille errori. Ma noi non siamo perfetti, perchè non siamo noi a dover rispondere alla sete di infinito e di grandezza che ogni ragazzo ha dentro di sé. Dio ci ha dato un grande compito. Educare i suoi figli e portarli a Lui. Vedere papà e mamma che pregano, che si affidano a Dio, che credono nella vita eterna, che credono che ogni persona che muore in questo mondo potrà essere riabbracciata, vedere che si chiedono scusa e rimettono fatiche e gioie nelle mani di Dio, non ha prezzo. I nostri figli pregano male, non hanno voglia, si lamentano e sbuffano ma se per caso ci dimentichiamo di fare la preghiera della sera sono loro a ricordarcela. Padre Pio scriveva ai suoi figli spirituali: <all’educazione della mente, procurate che vada sempre accoppiata l’educazione del cuore e della nostra santa religione. Quella, senza di questa, miei cari, dà una ferita mortale al cuore umano!>

Antonio e Luisa