Sposi profezia della vita intima di Dio. (La profezia del matrimonio 7 puntata)

Cerchiamo ora di approfondire gli aspetti concreti della profezia che ci costituisce e che è nostra missione e impegno quotidiano.

La verità della profezia del matrimonio è costituita da cinque aspetti principali.

Profezia della vita intima di Dio

Il primo aspetto della nostra missione è l’essere profezia della vita intima di Dio. Dio chi è? Sappiamo che Dio è amore. E’ un Dio solitario? No, è un Dio trinitario. Sono tre persone che formano una comunità. Una comunità divina, ma costituita da tre persone distinte. Non si confonde il Padre con il Figlio. Padre, Figlio e Spirito Santo non si annullano tra di loro. Sant’Agostino spiegava questa realtà comunitaria dicendo che il Padre è l’amante, il Figlio l’amato e lo Spirito Santo l’amore, che tiene unito il Padre con il Figlio. La Trinità è una realtà troppo grande, avvicinabile solo con grande approssimazione per noi, ma una cosa è certa: è una comunità di amore e di vita. Ecco l’analogia con la famiglia cristiana. Quando si dice che gli sposi sono icona della Trinità, si intende proprio questa analogia. Vedendo una famiglia si vede (si dovrebbe) Dio, o meglio, un riflesso di Dio, come una scintilla può essere immagine del Sole. Quindi noi sposi raccontiamo nel modo che abbiamo di amarci, di servirci e di prenderci cura l’uno dell’altra la vita intima di Dio. Noi siamo sacramento vivente proprio per mostrare questa intima comunione trinitaria nella nostra vita di sposi. Lo Spirito Santo è l’amore che unisce il Padre al Figlio. Questo rende ancora più evidente quanto sia importante per noi sposi mantenere l’amicizia con lo Spirito Santo. E’ lui che permette una comunione autentica tra di noi. Così come è il vincolo dell’amore di Dio nella Trinità stessa.

Papa Francesco al riguardo scrive in Amoris Laetitia:

Il matrimonio è un segno prezioso, perché «quando un uomo e una donna celebrano il sacramento del Matrimonio, Dio, per così dire, si “rispecchia” in essi, imprime in loro i propri lineamenti e il carattere indelebile del suo amore. Il matrimonio è l’icona dell’amore di Dio per noi. Anche Dio, infatti, è comunione: le tre Persone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo vivono da sempre e per sempre in unità perfetta. Ed è proprio questo il mistero del Matrimonio: Dio fa dei due sposi una sola esistenza».[119] Questo comporta conseguenze molto concrete e quotidiane, perché gli sposi, «in forza del Sacramento, vengono investiti di una vera e propria missione, perché possano rendere visibile, a partire dalle cose semplici, ordinarie, l’amore con cui Cristo ama la sua Chiesa, continuando a donare la vita per lei».

Il Papa ci ricorda che questa manifestazione dell’amore di Dio è reso visibile dagli sposi nelle piccole cose di ogni giorno, in una vita ordinaria. Così attraverso una carezza, un bacio, una parola di conforto mostriamo l’amore di Dio che si fa tenero. Ordinare la casa, alzarsi a prendere una bottiglia d’acqua in cucina durante la cena, alzarsi dal letto quando il bimbo piange sono gesti di servizio che se fatti per sgravare l’altro diventano l’amore che si fa dono e cura. Non rispondere a una provocazione e al contrario comprendere che i modi sgarbati del marito o della moglie nascondono un malessere e rendersi ancora più amorevoli è l’amore che si fa misericordia e accoglienza. In una vita ordinaria possiamo rivelare la grandezza dell’amore di Dio e vivere il nostro rapporto secondo le modalità e le dinamiche della Trinità, trasformando la nostra vita in una epifania di Dio.

Antonio e Luisa

1 puntata Chi è il profeta 2 puntata Gli sposi rivelano che Dio è amore 3 puntata L’amore di Dio: per primo, per sempre e per tutti 4 puntata Missionari dell’amore 5 puntata Lo Spirito: comandamento ed impulso. 6 puntata Un aquilone che vola alto nel cielo

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Caro Papà

Questa lettera l’ho trovata nel sito di Mimmo Armiento.
Vi consiglio di visitarlo. Ingannevole come l’amore è un progetto meraviglioso.
www.ingannevolecomelamore.it
Caro papà,
non è facile per me trovare le parole giuste per cominciare a scrivere una lettera come questa.
Mi lascio portare da quello che suscita dentro di me la parola “papà”. Una parola che mi dice sicurezza, protezione, generosità, impegno quotidiano, spirito di sacrificio per la famiglia. E questo tu me lo hai insegnato e soprattutto me lo hai trasmesso con il tuo esempio e con la tua vita. Di tutto ciò – e mentre scrivo questo piango come un bimbo – non posso che ringraziarti…

Certo, guardando il passato ammetto che avrei desiderato che ci fossimo donati più tempo l’uno per l’altro, solo per noi, tra uomo e uomo, ad esempio nel gioco, nel fare una camminata in montagna o anche nel dire una semplice preghiera insieme.
Avrei desiderato che ci fosse stata più confidenza tra noi. Avrei desiderato che non ci fossero state a volte quelle sfuriate in famiglia, con me, con mamma, che mi hanno creato in qualche modo delle ferite, che mi hanno per così dire bloccato nel rapporto con te. Ma sono consapevole, caro papà, che non si nasce genitori, lo si impara, lo si diventa pian piano.
Come io, d’altronde, pian piano sto cercando di imparare ad essere un figlio: figlio tuo, ma anche figlio infinitamente amato da Dio. Per questo ti chiedo scusa per tutte le volte in cui non sono stato capace di essere figlio.

E adesso, caro papà, appunto come figlio e come uomo desidero parlare di quello che è avvenuto l’ultimo giorno che sono stato a casa. Quello che è avvenuto, papà, mi fa male, mi fa un grande male. E’ stato per me rivivere quello che ho scoperto qualche tempo fa. Ricordi? Di fronte a quella relazione extra-coniugale che ti avevo messo di fronte. Tu alla fine mi avevi risposto: “Anche se fosse, non sono cavoli tuoi”. No, papà, i “cavoli” sono anche i miei, perché il furto non lo stai facendo solo a mamma ma lo stai facendo anche a me, a tutti noi…
In questo momento per me è come se quel “castello” di fiducia che pian piano avevo cercato di ricostruire in questi anni mi sia in qualche modo crollato addosso…

Detto questo, caro papà, mi piacerebbe ricominciare con te. Mi piacerebbe che, come tu vorresti sentirti orgoglioso di me presentandomi ai tuoi amici, anche io possa sentirmi orgoglioso di te presentandoti come mio padre. Però per far questo bisogna togliere il male dalla nostra vita. Ed io allora ti chiedo: “accetti di chiudere questa relazione?”. Per me significa la possibilità di avere un padre di cui essere orgoglioso. Quello che mi blocca nei tuoi confronti è questo. Tutto il resto si può resettare.

Proprio in questi giorni, caro papà, mi è capitata tra le mani una frase con la quale desidero anche concludere questa lettera:
“La cosa più importante che un uomo possa fare per i propri figli è amare la loro madre”.

Un abbraccio e con affetto,
Tuo figlio.