Lezioni d’amore: ego o anima?

Oggi voglio parlarti della scala che c’è tra amore egoico ed amore animico. Si tratta di un aspetto molto importante, e direi assolutamente fondamentale, dell’amore; quindi oggi in conclusione ti parlo di amore, una cosa basilare per la tua vita, spiegandoti un aspetto fondamentale dello stesso…

Il «tono di voce» di questo articolo ti potrà sembrare un po’ strano e diverso dal solito, la cosa è dovuta al fatto che questo articolo è la trascrizione di una breve lezione tenuta nel mio studio ad un gruppo di persone sul tema, quindi non nasce originariamente come testo scritto, ma appunto come lezione orale.

La scala dell’amore egoico-animica si applica all’amore di tutti noi o, detto in altri termini, l’amore di ognuno di noi si colloca sempre in un determinato gradino della scala egoico-animica. Questi discorsi sembrano molto astratti, ma è possibile fare subito due esempi molto chiari che fanno anche capire come si tratti i discorsi in realtà molto concreti e fondamentali nella vita di tutti i giorni.

L’amore egoico è l’amore di colui che desidera letteralmente possedere la persona amata, per soddisfare un proprio bisogno e senza curarsi più di tanto, o addirittura senza curarsi minimamente, del benessere della persona amata. L’amore egoico quindi è quello di colui che prende una persona e ad esempio la chiude in cantina perché la vuole avere, la vuole avere tutta per sé, la vuole avere in qualsiasi momento, al completo soddisfacimento del proprio ego.

L’amore animico si colloca invece all’estremo opposto. Prima di farti l’esempio dell’amore animico devo però farti una precisazione. Sia l’esempio dell’amore egoico che l’esempio dell’amore animico rappresentano due estremi che raramente si trovano in forma pura nell’uomo di tutti i giorni. Sono però due concetti molto importanti che ci fanno capire che cos’è questa scala egoico-animica e come la possiamo utilizzare per misurare il nostro amore, perché l’amore di tutti si colloca in qualche punto di questa scala, tra l’amore egoico, che abbiamo appena visto, e quello animico che vedremo tra poco.

L’amore animico è quello che appunto, come dice il termine stesso, viene dall’anima e non dall’ego della persona. Facciamo subito un esempio. Tu sei sposato con una donna che ami tantissimo. Questa donna un giorno vieni a casa e ti dice che si è innamorata di un altro uomo e che per la prima volta in vita sua è completamente felice. Tu, anziché impazzire ed imbestialirti, sei genuinamente felice per lei e senti la sua stessa gioia e completezza dentro di te… È evidente che l’amore animico è l’amore con cui ci ama Dio, è l’amore con cui hanno amato quegli uomini che si sono riusciti ad elevare al massimo grado della dimensione animica, ad essere delle grandi anime, come ad esempio Ghandi, che appunto era soprannominato grande anima (a proposito sai che ad esempio a Genova una persona che si comporta male viene chiamata anima piccola), oppure Budda oppure Gesù.

Per un uomo, è difficile provare per un’altra persona un amore puramente animico che è totale e incondizionato e prescinde anche dalle proprie esigenze. Ma, se proprio dovessimo dare una definizione di amore, che cosa potremmo dirne, se fossimo davvero sinceri fino in fondo? Come lo potremmo definire se non come mettere il benessere di un’altra persona sopra al proprio? Io non credo che l’amore possa essere definito diversamente da così, l’amore è sempre mettere il benessere di un’altra persona sopra al proprio benessere.

É solo in questi casi che si ama davvero, è questo peraltro l’oggetto della promessa del matrimonio cristiano, che non è affatto una promessa da poco ma è una promessa terribile che ti impegna e ti vincola per sempre, anche perché, come è stato giustamente detto, chi non è disposto ad amare per sempre non ha amato davvero neppure un solo istante.

Ma allora se amare davvero è così difficile, così arduo, così improbabile specialmente in una società e con un inconscio collettivo di proiezione neoliberista che ha eretto l’egoismo a criterio di relazione con gli altri, sulla scorta del concetto, di Hobbes, homo homini lupus, che è esistenzialmente una delle più grandi truffe della storia della filosofia una cosa falsissima e sciagurata, dal momento che l’uomo è esattamente l’opposto è un animale non solo sociale ma socievole e che soffre tremendamente per la mancanza di autenticità propria e di relazioni autentiche con gli altri. Se – dicevo – amare è così difficile, così arduo, così ridicolo persino, dovremmo forse rinunciarci prendendola persa in partenza o, magari, poco dopo la partenza, come fanno in tanti, quasi tutti?

Lo scopo del discorso di oggi non è fare rinunciare nessuno, anzi, tutto al contrario, io ti voglio dare più consapevolezza per renderti in grado di amare meglio, di più e più a lungo. Quando dico che per imparare ad amare bisogna studiare molti anni intendo proprio questo, che non si nasce sapendo già come si può far sentire amata una persona, bisogna studiarlo, bisogna impararlo: bisogna studiare ad esempio i cinque linguaggi dell’amore di Gary Chapman, un grande genio. Bisogna capire nella scala egoico-animica dove si colloca il nostro amore per una determinata persona e bisogna fare delle scelte. L’amore non è per qualsiasi persona: qualunque stupidotto è capace di innamorarsi, per amare davvero invece ci vogliono le palle.

La conclusione del nostro discorso di oggi, comunque, è in una domanda, anzi un paio di domande. L’essenza dell’uomo, come ha molto lucidamente sostenuto Heidegger, ha la forma di un punto interrogativo. E lo stesso counseling, nonostante che il nome possa indurre qualcuno a pensarlo, non è mai fatto di consigli; nel counseling è assolutamente vietato impartire consigli, l’essenza del counseling è fare domande, domande che stimolino dei processi riflessivi e che generino delle nuove idee e dei nuovi punti di vista nella persona che ha fatto ricorso al counselor, che li deve produrre, di fatto, più o meno spontaneamente.

La domanda di oggi è allora questa: «dove si colloca l’amore che provi per la persona che c’è nel tuo cuore, tra un estremo e l’altro della scala egoico-animica?» Si colloca più vicina al tizio che prende una donna e la chiude in prigione per tenerla tutta per sè, anche a costo di farla morire, o si colloca più vicina a quell’altro tizio che gode sinceramente del fatto che finalmente la moglie ha trovato l’uomo della sua vita? Sì, lo so: entrambi questi tizi ti sembrano dei pazzi, dei folli, delle persone completamente fuori di testa e può anche essere che sia vero, ma dentro di te ti assicuro che questi due tizi ci sono entrambi.

Ed ecco adesso la domanda finale di oggi e del resto della tua vita: «a quale di questi due tizi dentro di te vuoi dare da mangiare da oggi in poi

Tiziano Solignani (Avvocato e Counselor)

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Uno sguardo photoshoppato

Oggi finisco la mia personale trilogia di riflessioni sulla trasfigurazione. Nei precedenti articoli ho riflettuto di come la trasfigurazione riguardi Gesù, ma non solo. Esiste anche la trasfigurazione di ogni persona. Abramo ne è stato l’esempio. Una vita ormai giunta ad un binario morto, senza prospettive. Una vita che viene trasformata, trasfigurata da Dio. Una missione nuova.  Esiste poi un altro significato che si può dare al concetto di trasfigurazione. Si diventa una persona nuova. Trasfigurare, andare oltre la figura, le apparenze, il corpo. Che non significa che il corpo non abbia importanza. Significa che il corpo è più di ciò che possiamo vedere e toccare. Noi, non abbiamo un corpo, noi siamo anche il nostro corpo. Anima e corpo due realtà di ognuno di noi così legate tra di loro che l’influenza di una rende più ricca o più povera anche l’altra. Tutti sanno che una sofferenza nell’anima spesso porta una sofferenza anche nel corpo. La cosiddetta somatizzazione.  Anima una parola che racchiude tutto il nostro mondo più profondo: psiche, sentimenti, volontà e mondo trascendente. Capite bene che anche tutto l’amore che noi doniamo al nostro coniuge diventa bellezza che trasfigura il nostro corpo e lo rende bello. Almeno ai suoi occhi. Trasfigurare, andare oltre la forma per mostrare attraverso il corpo una ricchezza che lo supera e rende visibile ciò che non è visibile: l’amore. Perchè la mia sposa mi sembra ogni giorno più bella? E’ fuori da ogni logica. Passa il tempo, il corpo si lascia andare poco alla volta. Non è più nel pieno della sua giovinezza come quando l’ho conosciuta, eppure mi appare più bella ora. Come è possibile? Non può comprendere questa logica se non chi ama e fa esperienza dell’amore. L’amore cambia le persone. Ha cambiato il suo corpo. Lo cambia perchè lo arricchisce di tutta la dolcezza e l’accoglienza che l’amore vissuto può regalare. Anche la Madonna  a Medjugorje, durante un’apparizione disse: Io sono bella perché amo. Se volete diventare belli, amate e non avrete tanto bisogno dello specchio. Non importa se crediate o meno a queste apparizioni. Questa frase è autenticamente vera. L’amore cambia anche il mio sguardo. Il mio sguardo, che arricchito di tutte la vita insieme, dei momenti belli e di quelli brutti, di tutti i perdoni, i dialoghi, i gesti di servizio e di tenerezza, e anche arricchito di tutti i momenti di intimità, arricchito dalla nostra preghiera di coppia che è intimità spirituale, e arricchito  dall’amplesso che è la massima intimità corporale tra due sposi. Tutti questi anni anni in cui ci siamo donati l’uno all’altra mi permettono di vedere la mia sposa con uno sguardo diverso. Come photoshoppato. Io non vedo quello che vedono gli altri, vedo la bellezza del suo corpo trasfigurato, arricchito di tutto ciò che lei è, nel suo profondo. Un mistero che non smetto mai di scoprire e che mi rende la vita accanto a lei una meraviglia.

Voglio concludere con un mio vecchio articolo, che vi ripropongo perchè è perfetto per rafforzare questa mia riflessione.

Vi racconto una storia vera. Siamo nel 2013 a Peoria, una cittadina dell’Illinois, negli Stati Uniti. Muore Lorraine Stobaugh. Non vi dice nulla questo nome? Non preoccupatevi, ora vi racconto la sua storia, che non è solo sua, ma è la storia di un amore, di quelli che sono iniziati in un’epoca lontana. Era il 1938. Pensate: l’Europa stava entrando nella seconda guerra mondiale. Era il 1938 e Lorraine incontrava Fred. Nel 1940, Fred ha sposato la più bella ragazza del mondo, come gli piace ricordarla. E’ iniziato così un matrimonio felice, che è durato ben 73 anni fino alla morte di lei. Fred ha 96 anni, ma questo non lo ha spaventato e ha deciso di dedicare una canzone all’amore della sua vita appena scomparso.  Non ha mai avuto alcuna esperienza musicale, né si è mai dedicato alla musica. Ma quando Fred è rimasto solo in casa “seduto nella stanza di fronte” a quella che era stata la loro per 73 (settantatrè, avete ancora letto bene) anni, “ho sentito che dovevo scrivere una canzone per lei. E ho cominciato a canticchiare…”. E nata così “Oh Sweet Lorraine”, la sua prima canzone, una canzone d’amore. Testo e musica. “Oh dolce Lorraine, vorrei rivivere dall’inizio il tempo insieme. Oh dolce Lorraine, il tuo ricordo resterà sempre”. “Oh dolce Lorraine, la vita si vive solo una volta e non torna più”. Ebbene, accade per caso che uno studio di registrazione locale, il Green Shoe, indica proprio all’inizio dell’estate un concorso per giovani cantautori della zona. E naturalmente, l’indomito Fred, il cui amore è ancora fresco e giovane come all’inizio, ha pensato bene di iscrivere la sua canzone. Jacob Colgan, il produttore della casa, si è un po’ sorpreso quando, fra le tantissime risposte via mail, una sola gli viene recapitata per posta ordinaria. Una semplice busta, non il solito video o la solita registrazione demo. E’ curioso, decide di aprirla: “Ho 96 anni e ho scritto una canzone per ricordare mia moglie. P.S. non canto perché potrei spaventare la gente! Ah, ah..” E’ nata così l’idea di produrre gratuitamente la canzone di Fred, coinvolgendo musicisti professionisti. Ne è nato un piccolo gioiello che ha subito conquistato il web, grazie al mini documentario di nove minuti che racconta l’incredibile storia fin dall’inizio.

 

Antonio e Luisa

Il corpo non si può svendere

Stavo leggendo in questi giorni della denuncia di Asia Argento. Delle molestie subite da un famoso e potente produttore del cinema americano. Ho voluto ascoltare tutta l’intervista perché mi incuriosiva molto. Non voglio giudicare né la vicenda né le persone coinvolte. Voglio esprimere ciò che mi hanno trasmesso le parole dell’attrice.

Mi ha suscitato una profonda tristezza. E’ uscita tutta la vergogna, anche dopo vent’anni. Il pudore violato, il corpo violato e svenduto. Corpo tempio dello Spirito. Corpo che noi non possediamo. Non è qualcosa che ci appartiene e di cui possiamo disporre. Noi non abbiamo un corpo, ma siamo anche il nostro corpo. Attraverso il corpo, possiamo esprimere ciò che siamo, la nostra profondità e la nostra anima. Attraverso il corpo, attraverso la tenerezza, la dolcezza trasmessa e ricevuta,  nutriamo il nostro spirito. Attraverso il corpo possiamo incontrare, comunicare, mostrare, riconoscere e amare. Il corpo è direttamente collegato al cuore. Anima e corpo due realtà della stessa persona. Spiriti incarnati. Dio ci ha voluto e creati così. Non solo spirito come gli angeli, ma anche carne. Come è ingenuo pensare che possiamo usare il corpo, trattarlo male e svenderlo senza conseguenze sul cuore. Sono direttamente collegati. Una carezza, un abbraccio che si genera nel mio cuore e avvolge, attraverso il mio corpo,  il corpo della mia sposa, arriva direttamente al suo cuore. Ogni mio sguardo di meraviglia, di amore, di riconoscenza che nasce nel mio cuore, attraverso i miei occhi arriva direttamente al suo, nutrendo tutta la sua persona. Purtroppo vale anche il contrario. Nel mio cuore può nascere un sentimento di possesso, di violenza, di prepotenza che cosifica l’altra. La rende una cosa. Le fa perdere la dignità e il mistero della figlia di Dio e la rende mia, alla mia mercé. Questo può distruggere una persona. Ciò che avviene nel corpo può distruggere il cuore e lo spirito di una persona. Tanto che Asia con la sua denuncia postuma sta lanciando un grido di aiuto. Sta ancora soffrendo terribilmente per quella violenza. Il fatto che non si sia opposta non rende le conseguenze meno gravi anzi le acuisce perché le grava di senso di colpa. Dio ci ha fatto suoi figli, ci ha regalato una dignità di re e regine. Perdere questa dignità genera in noi una sofferenza estrema. Ci fa sentire usati, violati e disumanizzati.

Antonio e Luisa

Anima e corpo: un equilibrio importante. (4° puntata corso famiglie Gaver 2017)

Ripartiamo dalla fine della puntata precedente. Siamo arrivati ad affermare che cuore (spirito) e corpo hanno la stessa importanza nel vivere l’amore, nel realizzare quello che siamo e che dona senso alla nostra esistenza. Perché è così importante sottolineare che cuore e corpo hanno la stessa valenza? Spesso il concetto dell’amore è squilibrato verso il corpo o verso lo spirito, sviando così dalla vera ecologia umana che si basa su un equilibrio di queste due componenti umane. Quando sottolineiamo troppo l’aspetto del corpo (per esempio le emozioni, il sentire e il piacere sessuale), scivoliamo in una distorsione, in un inquinamento dell’amore e non viviamo bene e autenticamente l’amore. C’è naturalmente anche il rischio opposto, quello degli spiritualisti, il rischio di pensare che ciò che conta è solo la volontà e il cuore, che il corpo e le espressioni corporee quali dolcezza, tenerezza e sesso non siano importanti. Queste ultime sono persone incapaci di mostrare e trasmettere amore e anch’esse sono fuori dall’ecologia dell’amore. Se non si è capaci di abbracciare, guardare con dolcezza, accarezzare e anche vivere bene l’intimità sessuale (nel matrimonio), di che amore stiamo parlando? Il concetto d’amore autentico è quello biblico, cristiano, dove legge naturale e rivelata si accordano perfettamente. Per questo il modello d’amore biblico è ecologico o naturale. La Bibbia non è un libro spirituale, certo lo spirito non manca, ma quanta carne c’è. Un esempio per tutti è Cristo che si è fatto uomo, si è incarnato per mostrarci l’amore e parlarci di amore. Gesù non ha proclamato l’amore, ma lo ha mostrato con la carne, donando il suo corpo e il suo sangue sulla croce. Nella tradizione ebraica cuore (spirito) e corpo sono la persona, non esiste una differenza netta tra le due componenti. Questa differenza, che fa parte del nostro pensare comune, è frutto delle riflessioni dei filosofi greci , ma non è mai appartenuta a Gesù.   Sintetizzando come è definibile l’amore biblico o ecologico?

L’amore ecologico è un donarsi e un accogliersi tra due persone, che determina un’unione profonda coinvolgente la totalità del loro essere: Io personle, cuore e corpo.

L’amore ecologico si esprime in modo diverso a seconda del tipo di amore che stiamo vivendo (fidanzati, sposati, figli, amici, consacrati, ecc.).

Il bisogno di amare come si manifesta?

Si manifesta in due aspetti fondamentali: la socialità e la sessualità.

Sono entrambi ambiti in cui manifestiamo e viviamo l’amore. La socialità comprende tutti quei rapporti in cui non siamo legati ad una sola persona. Nelle relazioni tra genitori e figli, tra colleghi e tra amici siamo nell’ambito sociale. Anche nella socialità, naturalmente esistono vari gradi, dalla semplice conoscenza a un legame molto profondo. La socialità esprime un bisogno di amare che abbiamo fin dai primi giorni di vita nell’utero materno e fino a quando esaleremo l’ultimo respiro. Abbiamo bisogno di contatti, di persone che ci dimostrano affetto e stima e che non necessariamente sono nostro marito o nostra moglie. La socialità è come il bere e vedremo più avanti che la sessualità è invece come il mangiare, entrambe necessarie e che non si escludono, ma che al contrario si completano. Anche quando vivremo una sessualità appagante non dovremo dimenticarci di bere, di vivere la socialità. La coppia  senza socialità rischia di entrare in una condizione di aridità e di implodere. La sessualità che approfondiremo più avanti è la necessità di trovare una persona in particolare, lui e soltanto lui, lei e soltanto lei, che risponde al nostro bisogno di trovare una comunione profonda e piena che investe la totalità del corpo e dell’anima. Il marito e la moglie vivono bene la loro sessualità (intesa non solo come rapporto fisico) se vivono e si donano nel rapporto totalmente, con tutta l’anima e con tutto il corpo, senza condizioni e linee d’ombra.

Come vivere un amore così, ecologico e pieno? Impariamo ad essere sempre più dono per il nostro sposo e la nostra sposa. Combattiamo l’egoismo, l’orgoglio e le antipatie che ci impediscono di donarci. Educhiamo il corpo, perchè è lì che si annidano le insidie maggiori. Educhiamoci alla tenerezza e a mostrare l’amore. Impariamo a manifestare l’amore all’altro secondo la sua sensibilità e non la nostra (I cinque linguaggi dell’amore). Se mia moglie ama essere abbracciata e io non l’abbraccio mai perchè a me l’abbraccio non dice nulla, che amore sto manifestando? Farsi dono significa desiderare il suo bene e la sua felicità. Se l’abbraccio le fa bene, lo devo fare anche se non mi trasmette niente e anzi mi costa fatica farlo.

Antonio e Luisa (tratto dall’insegnamento di Andrea Guerriero).ù

Prima puntata La legge morale naturale 

Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?

Terza puntata Io personale, spirito e corpo.