Amarsi è un tuffo nell’ignoto dove vince chi si tuffa con Dio

Dove stiamo andando? È questa la domanda che si fanno molte coppie in un certo momento della loro relazione.

Sì, ti amo, mi sento amato, ma che senso ha la nostra relazione?

Siamo giovani e energici ma pieni di fragilità, su chi poggiamo il nostro Amore?

Sono interrogativi che nascondono una ricerca di Amore vero. Quello che succede a me e alla mia fidanzata penso sia comune a tante coppie cristiane che come noi stanno cercando di costruire una relazione che abbia un futuro, un rapporto che vada verso un “per sempre” se Dio ci farà capire che siamo fatti l’uno per l’altra.

Spesso ci ritroviamo in una ricerca affannosa di parole per rispondere a tutto questo, parole e parole… finché non lasciamo finalmente parlare Dio.

Ogni giorno promettiamo di amarci, ma poi ci guardiamo e ci scopriamo poveri, incapaci di amare senza prima lasciarci amare da Dio. Allora ci lasciamo guardare da Dio e riscopriamo la meraviglia che c’è nella nostra relazione.

E poi ci stupiamo, ci stupiamo ogni giorno di quanto Dio ci ama. Le coppie più belle sono quelle che in mezzo a mille difetti vanno direttamente alla fonte dell’Amore. Questo ci permette di scoprire il senso della nostra relazione, perché siamo chiamati a qualcosa di più grande di quello che stiamo vivendo. Noi spesso ci accontentiamo delle briciole dell’Amore, ma Dio desidera farcelo gustare nella sua pienezza!

C’è chi vive un fidanzamento a 20 anni e chi lo vive a 35, ma questo non toglie che sia una fase piena di dubbi, di incertezze e di scelte grandi. Proprio per questo come coppia affidiamoci ancora di più a Dio. Occorre fidarci: non sappiamo attraverso quali strade ci conduce, ma sappiamo chi ci conduce e dove ci conduce. Scegliere Dio è scegliere la direzione dell’Amore: stiamo andando verso l’Amore e Lui ci vuole felici perché è nostro Padre.

Sanno bene gli sposi che sposarsi è un po’ un tuffo nell’ignoto dove vince chi si tuffa insieme a Dio. Intendo dire che da fidanzati è impossibile prevedere tutte le situazioni future. Fra le numerose difficoltà della vita ci sarà bisogno di un “Sì” fra marito e moglie che vada ben oltre le emozioni e i sentimenti. È necessario scoprire fin dal fidanzamento che solo Dio può aiutarci a dire quel “Sì” anche nel mezzo alle sabbie mobili, perché l’Amore è una scelta quotidiana che va ben oltre le emozioni. Cristo ci insegna il vero significato dell’Amore, che non è un calcolo di convenienza o un interesse reciproco, ma il dare la vita per l’altro. Lui che è morto in croce per Amore nostro ci insegna che in Amore se non ti ci giochi tutto non è Amore, se non è fedele non è Amore, se non sei disposto a consumarti per lei fino a morire per lei non è Amore.

Mettiamo fin da subito il nostro Amore in mani sicure, non siamo troppo giovani per pregare insieme. Scopriamo la preghiera come dialogo personale e di coppia con Dio, come sguardo intenso di Amore. È difficile che un rapporto nato e cresciuto senza preghiera poi la scopra quando è giunto a maturazione. Se si rimanda, riuscire a pregare insieme sarà sempre più dura. Mettiamo fin dall’inizio Gesù al centro della nostra unione, perché è già nella fase iniziale della relazione, quando si pongono le basi del rapporto, che dobbiamo crescere sopra solide fondamenta.

La preghiera non ci toglie le difficoltà, ma è essa che modella il nostro cuore e ci dona la Luce per affrontare le sfide quotidiane. Facciamoci piccoli per avere l’umiltà di lasciar agire Dio. Scopriamo insieme che la preghiera è il luogo privilegiato per il discernimento, è l’oasi dove possiamo ascoltare la voce di Dio che vuole aiutarci per trasformare in meglio la nostra vita. Noi siamo così testoni che è bene dirlo forte: Gesù bussa continuamente al nostro cuore e non vede l’ora che ci lasciamo amare!

Pregare insieme è “salire sul monte” per ritagliare uno spazio solo per noi e Dio. È un momento che regaliamo a noi stessi, in cui ci fermiamo e ci guardiamo negli occhi, per scoprire l’altro, per scoprire la bellezza di quello che siamo, di ciò che Dio ci dona.

Insieme chiediamo a Dio che ci aiuti a desiderare e custodire la purezza per gustarci l’Amore vero. La sessualità è un dono meraviglioso di Dio e Lui ci dà la forza per non impoverirlo.

Con la mia fidanzata stiamo sperimentando la gioia di partecipare insieme alla Santa Messa anche durante la settimana quando possibile, è uno dei momenti che ci unisce di più. Così come è bello aprire la Bibbia e lasciarci suggerire da Dio, o andare insieme privatamente da un sacerdote che conosciamo a chiedere una benedizione. Sono tutti momenti che aiutano la coppia a crescere spiritualmente e che presuppongono un percorso di maturazione umana e affettiva. È Dio che modella, ma un padre spirituale può aiutarci a lasciare agire Dio.

Nella coppia capita spesso che i due abbiano una profondità spirituale diversa che richiede tempi e ritmi diversi. Ecco che pregare insieme non significa pretendere dall’altro che faccia il nostro identico percorso, è quindi salutare per entrambi ritagliarsi spazi propri in cui arricchirsi personalmente.

Ciò che suggerisco alle coppie, a noi per primi, è questo: affidiamoci a Maria, facciamoci prendere per mano da Lei con la sua tenerezza materna, scopriamo la forza di un Rosario pregato insieme come coppia, almeno proviamoci! Tanto più che in occasione dell’Anno di San Giuseppe indetto quest’anno da papa Francesco, la Chiesa ci concede un dono speciale:

L’aspetto principale della vocazione di Giuseppe fu quello di essere custode della Santa Famiglia di Nazareth, sposo della Beata Vergine Maria e padre legale di Gesù. Affinché tutte le famiglie cristiane siano stimolate a ricreare lo stesso clima di intima comunione, di amore e di preghiera che si viveva nella Santa Famiglia, si concede l’Indulgenza plenaria per la recita del Santo Rosario nelle famiglie e tra fidanzati” (Decreto sulle Indulgenze in occasione dell’Anno di San Giuseppe).

Se solo avessimo più fede… non ci rendiamo abbastanza conto di quante grazie arrivano nella nostra vita attraverso la preghiera. Siamo così incatenati da logiche meramente umane da dimenticarci di alzare lo sguardo fino ad avere un cuore che desidera davvero il Paradiso. Pensiamo troppo poco al Paradiso! Lavoriamo per avere lo sguardo e il cuore attratti dalle cose del Cielo. Usciamo dai nostri schemi. Come coppia è necessario liberarci dalla logica umana per entrare in quella di Dio fino a fidarci davvero della sua Provvidenza e dei progetti che ha su di noi. Perché ci fa paura? Perché talvolta per noi la logica di Dio è incomprensibile, anzi vorremmo quasi suggerire noi a Dio. Dobbiamo avere il coraggio di entrare nella logica dell’Amore, Dio ci ama!

Filippo Betti

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Padre nostro: la preghiera della coppia!

Padre nostro. Non inizia con Padre mio, ma con nostro. Il “Padre nostro” è una preghiera comunitaria è la Preghiera della coppia. Come coppia ci rivolgiamo al Padre, dicendo nostro, lo sentiamo di entrambi, percepiamo che non può esistere un Dio se questo Dio non diventa relazione, incontro con l’altro.

Che sei nei cieli. Dopo aver invocato il nostro Dio, il nostro Padre, ci ricordiamo del cielo, del Paradiso. Il matrimonio, ancor più di altre vocazioni, è fatta delle preoccupazioni della Terra: il lavoro e l’economia della casa, l’educazione dei figli, ecc. C’è il rischio che le tante preoccupazioni possano assorbire la coppia, così dimenticando che il fine ultimo non è questa Terra, ma la patria celeste. Gli sposi devono avere i piedi ben piantati in Terra (perché a volte c’è il rischio di uno spiritualismo fine a se stesso), ma lo sguardo verso il cielo.

Sia santificato il tuo nome. Santificare il nome del Padre, santificare significa ringraziare, rendere lode a Dio per le meraviglie che realizza nella nostra vita di coppia. La vita quotidiana degli sposi, rischia tante volte di diventare abitudinaria, non rendendoci più conto che se mangiamo tutti i giorni, abbiamo un lavoro, la salute, dei figli, l’amore non è merito della nostra miseria, ma merito della grazia sovrabbondante del Padre.

Venga il tuo regno. Una volta che il nostro cuore si è allargato con la lode a Dio, ecco che possiamo iniziare a chiedere. E cosa chiediamo? Il Suo regno! Ma qual è il regno del Padre nella famiglia? Sul regno di Dio si possono dire tante cose, ma abbiamo mai pensato quale regno Dio ha scelto per il suo figlio, all’inizio della Sua vita su questa Terra? Il Regno di Dio era l’umile e accogliente casa di Nazareth. E’ in quel regno fatto di amore, silenzio, preghiera, affidamento, accoglienza e lavoro quotidiano, che Gesù ha vissuto trent’anni della sua vita. Immaginate che Dio pazzo, ha affidato tutta la salvezza del mondo nel regno più fragile che possa esistere. Ma forse non era pazzo, ma cosciente che la sua potenza creatrice e salvatrice si sarebbe realizzata solo e solamente tramite una coppia di sposi. Questo ci deve convincere di quale potenza Dio ha rivestito la famiglia cristiana, ma a volte non ci accorgiamo di questa grande missione, perché vediamo il “Regno di Dio” sempre al di fuori, aldilà della nostra vita di coppia, della nostra vita familiare.

Sia fatta la tua volontà, come in Cielo così in Terra. La seconda richiesta è che si realizzi la volontà del Padre. La stessa volontà, che muove le schiere celesti, si realizza anche sulla Terra (come in cielo, così allo stesso modo accade in Terra). Una coppia di sposi, ricolma di fede, è una macchina da guerra contro le potenze del male, avendo una potenza profetica, guaritrice ed esorcistica che neanche immaginiamo. E’ in essa che si è rivelata la prima volontà creatrice del Padre. Ai nostri progenitori Dio ha affidato tutte le potenza della natura. Nella nostra natura decaduta questo non lo vediamo, ma attraverso la preghiera del “Padre Nostro”, noi chiediamo di essere rivestiti di questa potenza divina.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano. La terza richiesta è quella del pane, che materialmente è anche il pane che ci serve per vivere ogni giorno (le necessità materiali della vita), ma sostanzialmente è l’Eucarestia. Una coppia di sposi che riesce giornalmente a nutrirsi del corpo di Cristo, lega la propria vita indissolubilmente a Dio. Attraverso quel pane di vita, siamo in grado di supplire a tutte le nostre miserie, a tutte le nostre incomprensioni, a tutte le mancanze di amore, di perdono. Se manca il nutrimento materiale il corpo muore, se manca il nutrimento spirituale, muore lo spirito. Ma se muore lo spirito, muore la vita di coppia. Tante volte si sente parlare dai cattolici del sacramento del matrimonio, come una magia che cambia tutto… dopo il matrimonio possiamo star tranquilli, tanto poi ci pensa Dio. Questo è uno dei motivi del perché tanti matrimoni, anche di cattolici che credono fermamente nel rito del matrimonio, vanno a rotoli, e il Paradiso terrestre si trasforma nell’Inferno. Il primato della Grazia è indiscutibile, ma la Grazia nulla può davanti alla nostra libera volontà di metterci nei guai. Se non nutriamo il sacramento del matrimonio, con il nostro impegno giornaliero a seguire Gesù, anche il matrimonio cristiano fallisce. Come diceva S.Ignazio: «Agisci come se tutto dipendesse da te, sapendo poi che in realtà tutto dipende da Dio»

Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori. La quarta richiesta è il perdono. La preghiera si svolge sempre al plurale “rimetti a noi”. Rimetti i debiti che abbiamo contratto, sia tra noi coppia, sia tra noi e gli altri, sia anche tra noi e Dio. Non possiamo pensare di metterci davanti a Dio se non chiediamo il suo perdono, se non chiediamo di guarire le nostre mancanze. Mancare anche solamente un giorno a questa disposizione, accumula sporcizia, è come lo scarico di un lavandino, solamente quando poi si affoga, capiamo che cosa ci abbiamo buttato dentro per mesi o anni. Perdono che però diventa possibile solamente quando anche noi siamo disposti a perdonare le mancanze del nostro/a sposo/a e come coppia a perdonare le mancanze dei nostri fratelli. Questo diventa un esercizio quotidiano: ogni sera, prima di andare a dormire, mettiamoci davanti a Dio come coppia ed elenchiamo quelle che per noi sono state mancanze di amore e di incomprensione reciproca, perdoniamo e chiediamo di perdonarle/guarirle a Dio. Allo stesso modo se ci sono stati dei fatti o persone che ci hanno fatto del male e che ci turbano particolarmente il cuore, preghiamo perché Dio possa a sua volta perdonare, guarire e porre rimedio.

Non lasciarci indurre in tentazione. Infine chiediamo di non lasciarci nella tentazione. Con la tentazione dovremo fare i conti tutti i giorni, fino alla fine della nostra vita. Le tentazioni della vita di coppia sono tante, con questa richiesta noi chiediamo che si rinnovi la grazia del sacramento del matrimonio, chiediamo a Dio di non lasciarci nelle tentazioni della vita, ma di farsi prossimo per sostenerci nella battaglia.

Ma liberaci dal male. Liberaci da ogni male, e qui possiamo pregare in modo particolare se sentiamo che c’è un male che sta soffocando la nostra relazione, la nostra famiglia, le nostre relazioni con gli altri. E’ una vera e propria richiesta di esorcismo.