Sposi sacerdoti. L’amato mio è per me un sacchetto di mirra. (27 articolo)

Abbiamo terminato il precedente articolo con il parallelismo tra l’amore degli sposi del Cantico e il gesto di Maria, sorella di Marta. Gesto con il quale Maria ha cosparso Gesù con il nardo. Parallelismo che ci ricorda che l’amore matrimoniale ci prepara alle nozze eterne con Cristo. Il modo in cui Maria ama Cristo deve essere bussola per noi sposi. Amando il nostro sposo (sposa) ci prepariamo ed impariamo ad amare Cristo nell’eternità. Ci stupiamo della bellezza di Gesù quando ci stupiamo  della bellezza l’uno dell’altra. Contempliamo la meraviglia di Gesù quando contempliamo la meraviglia l’uno dell’altra. Incontriamo Gesù quando lo intravediamo nell’altro/a. Capite ora perchè i gesti d’amore tra gli sposi sono veri gesti sacerdotali?  Torniamo ora al Cantico.

L’amato mio è per me un sacchetto di mirra,
passa la notte tra i miei seni.
14L’amato mio è per me un grappolo di cipro
nelle vigne di Engàddi.
15Quanto sei bella, amata mia, quanto sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe.

L’amato mio è per me un sacchetto di mirra, passa la notte tra i miei seni.

Questo passaggio è da spiegare. All’epoca le donne erano solite portare al collo un sacchettino con della mirra. Un sacchettino che quindi scendeva fino al seno. Questa immagine è molto eloquente. Un’altra essenza. Un altro profumo. Un amore che richiama la passione. Richiama il seno e quindi una parte del corpo femminile che accende l’eros dell’uomo. Profumo che inebria e incendia di passione l’uomo. Amore sensibile e carnale. Il desiderio è in crescendo. Un desiderio casto, un desiderio non generato dalla concupiscenza e dalla spinta a possedere, ma dalla profonda scoperta della meraviglia dell’altro. Desiderio che nasce nel cuore e si svela nella geografia del corpo. Un’immagine che richiama la fecondità dell’amore. I seni nutrono la vita generata da quel noi. E’ un richiamo forte a nutrire l’amore. Ogni volta che ci si dona l’uno all’altra c’è fecondità. Non solo quando si genera nuova vita biologica, ma anche quando si genere nuova vita amore. Quando si cresce nella capacità di amarsi e di amare.

Un’ultima annotazione su questa parte del testo. Don Carlo Rocchetta traduce quel Quanto sei bella, amata mia, quanto sei bella! in quanto sei incantevole.

Questa traduzione esprime molto meglio la percezione dello sposo. Tutti noi uomini, credo, possiamo identificarci in questa traduzione.

Quanto sei incantevole è un aggettivo molto più soggettivo. Non importa se non sei poi oggettivamente così bella. Se hai difetti, se hai inestetismi. Se hai qualche chilo di troppo, magari. Sei incantevole per me. Mi fermo ad ammirarti. Mi fermo e resto rapito dalla tua persona. Sei piena di grazia e di fascino per me. Questa è la traduzione che meglio può esprimere quanto sta accadendo tra i due sposi del Cantico e nella quale tutti noi possiamo riconoscerci. Guardiamo la nostra sposa con questo sguardo. Facciamola sentire la più bella di tutte per noi.

Antonio e Luisa

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L’oro, l’incenso e la mirra… degli sposi

Oggi voglio condividere, non una mia riflessione, ma quella di chi è molto più autorevole di me. Ho trovato questa “chicca”. Le parole che Papa Pio XII rivolse agli sposi durante un’udienza di inizio 1940. Un tempo difficile, con l’Europa già in guerra e l’Italia che lo sarebbe stato da lì a poco. Proprio in quegli stessi giorni i nazisti stavano scegliendo una località polacca per la costruzione di un grande blocco di campi di concentramento. Si trattava di Auschwitz . Tempi durissimi e il papa trovò queste bellissime parole, perchè lui lo sapeva, solo la famiglia poteva conservare quel germe di bene e di luce anche nella notte della storia.

La Chiesa, durante la solenne ottava della Epifania, ripete nella sua liturgia le parole dei Magi: «Abbiamo veduto in Oriente la stella del Signore e siamo venuti con doni ad adorarLo» (cfr. Matth., II, 2 e II). Anche voi, o diletti sposi novelli, quando scambiavate dinanzi a Dio ai piedi dell’altare le vostre promesse, avete veduto un firmamento pieno di stelle che illuminano il vostro avvenire di radiose speranze, ed ora siete venuti qui per onorare Dio e ricevere la benedizione del Suo Vicario in terra, portando ricchi doni.

Quali sono questi doni? Noi ben sappiamo che il vostro equipaggio non presenta il lusso che la tradizione e l’arte da secoli attribuiscono ai Re Magi: seguito di servi, animali sontuosamente bardati, tappeti, essenze rare, e, come doni per Gesù Bambino, l’oro, probabilmente quello di Ophir, che già Salomone apprezzava (III Reg., IX, 28), l’incenso e la mirra: doni ricevuti da Dio, perché tutto ciò che una creatura può offrire è un dono del Creatore. Anche voi nel matrimonio cristiano avete ricevuto da Dio tre beni preziosi, enumerati da S. Agostino : la fedeltà coniugale (fides), la grazia sacramentale (sacramentum), la procreazione dei figli (proles); tre beni, che voi alla vostra volta dovete offrire a Dio, tre doni simboleggiati nelle offerte dei Magi.

I) La vostra fedeltà è il vostro oro, o piuttosto un tesoro preferibile a tutto l’oro del mondo. Il sacramento del matrimonio vi dà i mezzi di possedere, di aumentare anzi questo tesoro; offritelo a Dio, perché vi aiuti a meglio conservarlo. L’oro per la sua bellezza, per il suo splendore, per la sua inalterabilità, è il più prezioso dei metalli; il suo valore serve di base e di misura per le altre ricchezze. Così pure la fedeltà coniugale è la base e la misura di tutta la felicità del focolare domestico. Nel tempio di Salomone, per evitare l’alterazione dei materiali, non meno che per abbellire l’insieme, non vi era parte alcuna che non fosse ricoperta d’oro (III Reg., VI, 22). Parimenti l’oro della fedeltà, per assicurare la saldezza e lo splendore della unione coniugale, deve come investirla e avvilupparla tutta intera. L’oro, per conservare la sua bellezza e il suo splendore, deve essere puro. Al medesimo modo, la fedeltà fra gli sposi deve essere integra e incontaminata; se comincia ad alterarsi, è finita la fiducia, la pace, la felicità.

Degno di lamento è l’oro — come gemeva il Profeta (Gerem. Thren., IV, I) — che si è oscurato ed ha perduto il suo splendente colore; ma più lagrimevoli ancora sono gli sposi, la cui fedeltà si corrompe; il loro oro, diremo con Ezechiele (VII, 19) Si tramuta in immondizia, tutto il tesoro della loro bella concordia si disgrega in una desolante mescolanza di sospetti, di diffidenza, di rimproveri, per finire troppo spesso in mali irreparabili. Ecco perché la vostra prima offerta al neonato divino deve essere la risoluzione di una costante e attenta fedeltà alle vostre promesse matrimoniali.

2) I Magi portarono a Gesù anche l’incenso odoroso. Coll’oro lo avevano onorato come Re; coll’incenso rendevano omaggio alla Sua divinità. Anche voi, o sposi cristiani, avete un’offerta ricca di soave profumo da fare a Dio, e per la quale il sacramento del matrimonio vi apporta i mezzi necessari. Questo profumo, che spargerà una dolce fragranza in tutta la vostra vita, e che delle vostre opere giornaliere, anche le più umili, farà altrettanti atti capaci di procurarvi nel cielo la visione intuitiva di Dio, questo incenso invisibile ma reale, è la grazia soprannaturale. Tale grazia, conferitavi dal battesimo, rinnovata colla penitenza, aumentata coll’Eucaristia, vi è stata data a un titolo speciale dal sacramento del matrimonio con nuovi aiuti corrispondenti ai vostri nuovi doveri. E così voi divenite più ricchi ancora che i Magi. Lo stato di grazia è più che un soave profumo, sia pure intimo e penetrante, che dia alla vostra vita naturale un aroma celeste; è una vera elevazione delle vostre anime all’ordine soprannaturale, che vi rende partecipi della divina natura (II Petr., I, 4). Quale cura dovete dunque avere per conservare ed anzi per accrescere un simile tesoro! Offrendolo a Dio, voi non lo perdete, ma piuttosto lo affidate al migliore e più sicuro custode.

3) Finalmente i Magi, volendo onorare in Gesù non solo il Re e il Dio, ma anche l’uomo, gli presentarono in dono la mirra, vale a dire una specie di gomma resina, della quale gli antichi, specialmente gli Egiziani, si servivano per conservare i resti di coloro che avevano amato. Forse voi potrete essere sorpresi che in questo aroma Noi vediamo il simbolo della vostra terza offerta, del terzo bene del matrimonio cristiano, che è il dovere e l’onore della prole. Eppure notate che in ogni nuova generazione continua e si prolunga la linea avita. I figli sono la immagine vivente e come la risurrezione degli avi, i quali, attraverso la generazione presente, tendono la mano a quella di domani. In essi voi vedrete rivivere e agire innanzi a voi, spesso cogli stessi lineamenti del volto e della fisionomia morale, e specialmente colle loro tradizioni di fede, di onore e di virtù, la duplice serie dei vostri antenati. In tal senso la mirra conserva, perpetua, rinnovella incessantemente la vita di una famiglia. Giacché la famiglia è come un albero dal tronco robusto e dal fogliame rigoglioso, di cui ogni generazione forma un ramo. Assicurare la continuità della sua crescita è un tale onore, che le famiglie più nobili e più illustri sono quelle il cui albero genealogico estende più profondamente le sue radici nella terra avita.

È ben vero che l’adempimento di questo dovere, talvolta più che quello dei due precedenti, ha le sue difficoltà. La mirra, questa sostanza conservatrice e preservatrice, è di sapore amaro; i naturalisti, a cominciare da Plinio, lo insegnano e il nome stesso lo insinua. Ma questa amarezza non fa che aumentare le sue virtù benefiche. Nell’antico Testamento la si vede adoperata come profumo (Cant., III, 6); i suoi fiori sono un simbolo di amore puro ed ardente (Cant., I, 12). Nel Santo Vangelo si legge che i soldati porsero al divino Crocifisso da bere vino mescolato con mirra (Marc., XV, 23), bevanda che si soleva dare ai giustiziati per attenuare alquanto i loro dolori. Altrettanti simbolismi, che voi potete meditare.

Per non fermarCi qui che ad un solo : le innegabili difficoltà, che una bella corona di figli porta con sé, soprattutto nei nostri tempi di vita cara e in famiglie poco agiate, esigono coraggio, sacrifici, talvolta eroismo. Ma, come l’amarezza salutare della mirra, così questa asprezza temporanea dei doveri coniugali, innanzi tutto, preserva gli sposi da una grave colpa, funesta fonte di rovina per le famiglie e per le nazioni. Inoltre queste stesse difficoltà coraggiosamente affrontate, assicurano loro la conservazione della grazia sacramentale e una abbondanza di soccorsi divini. Finalmente esse allontanano dal focolare domestico gli elementi avvelenati di disgregazione, quali sono l’egoismo, la costante ricerca del benessere, la falsa e viziata educazione di una prole volontariamente ristretta. Quanti esempi intorno a voi vi faranno invece vedere una sorgente anche naturale di letizia e di mutuo incoraggiamento negli sforzi compiuti dai genitori per procurare il cibo quotidiano a una cara e numerosa figliolanza, venuta alla luce sotto lo sguardo di Dio nel nido familiare!

Ecco, o diletti sposi novelli, i tesori che avete ricevuto da Dio e che, in questa settimana della Epifania, voi stessi potete offrire al celeste Bambino del presepio, colla promessa di adempire coraggiosamente i doveri del matrimonio.