L’alfabeto degli sposi. M come meraviglia.

Stiamo uscendo dal tempo del Natale. Tempo che ci chiede di guardare con meraviglia un Dio che nasce. Un bambino come tanti, indifeso e fragile. Un bambino che è il salvatore del mondo e della mia vita. Non tutti riescono a meravigliarsi di questa nascita così eccezionale nella sua normalità. Bisogna avere uno sguardo puro, purificato ed educato ad andare oltre le apparenze. Lo stesso sguardo di cui abbiamo bisogno per guardare la nostra sposa nella sua bellezza profonda. Per poter percepire nel suo corpo trasfigurato la bellezza dell’amore dolce e tenero. Vedere l’amore concretizzato nel suo atteggiamento, nei suoi lineamenti, nelle sue espressioni, nei suoi sguardi e nei suoi sorrisi. Questo mi permette di guardare ogni giorno meravigliato la mia sposa, di gustarla e di contemplarla. Sembra impossibile eppure è così. Non è roba da film romantici, è quello che ti regala il matrimonio, se lo vivi in modo pieno ed autentico. Ma non è da tutti. Serve uno sguardo limpido, puro e senza segreti. Lo sguardo non è sempre capace di vedere oltre le prime rughe, oltre il corpo non più giovane e un po’ provato  da quattro gravidanze. Lo sguardo va nutrito; va nutrito di tenerezza, di amore, di attenzioni e della Grazia di Dio. Non si può pretendere di vedere oltre le apparenze, di andare in profondità della persona se nutro il mio sguardo di robaccia, di pornografia o anche soltanto di giovani donne che mostrano i loro corpi perfetti e sensuali in televisione o su internet. Il mio sguardo si inquina, comincia a riempirsi di cupidigia ed egoismo. Basta ascoltare i discorsi tra uomini dopo una partita di calcetto o alla pausa pranzo del lavoro. A me capita spesso di ascoltarli. Provo tristezza. Discorsi che parlano di donne come se fossero pezzi di carne. Discorsi di non più ragazzini, ma padri di famiglia e persone serie. Discorsi che evidenziano uno sguardo non puro sulla donna. Se mi nutro di questo e come se mettessi un filtro tra me e lei. Divento incapace di vederla in tutta la sua vera bellezza, comincerò a fare paragoni, a vedere tutti i limiti fisici di una donna che non potrà mai competere nella fisicità con quelle donne provocanti e impossibili. Inizierò a pensare di meritare qualcosa di più di un corpo non più nel suo splendore fisico. E’ l’inizio della fine. Non sarò più capace di guardarla con quegli occhi pieni di desiderio che tanto le danno forza e consapevolezza della sua preziosità. Lo dico non come un moralista fuori dal mondo, ma come un peccatore che sa quello di cui parla.

La mia sposa ha bisogno di sentirsi bella e desiderata, e io con il mio sguardo posso darle questa certezza o posso distruggerla. Anche questo è amare.

Antonio e Luisa

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La purezza e l’impurità beati coloro che vedranno

Cristina mi ha fatto un’altra volta il dono di condividere la profondità delle sue riflessioni con noi e con piacere la ospito sul blog. Ecco quello che ci regala oggi.

Beati coloro che vedranno

La purezza è una parola che spesso ci spaventa. Ci sembra troppo grande perché noi, anche se siamo un prodigio vivente, ci sentiamo sempre un po’ “macchiati”.
Non siamo infatti lontano dalla verità e, in genere, funziona un po’ come con la candeggina, che nello sbiancamento dei capi rovinati, sovente ingiallisce; raramente si riesce al ripristino del bianco iniziale.
Il nero è un colore più facile da mantenere; anzi, si può intensificare e, se si macchia, spesso non si scorge. Il bianco no, è un colore difficilissimo da mantenere intatto!
La purezza, dal latino “puritia” cioè “puro”, è una qualità interiore che denota l’essere privo di colpe: integrità morale, onestà, assenza di malizia.
Maria, la “Paraghía” è la Tutta Pura.
Gesù, del resto, indica la purezza nel discorso della Montagna, come una qualità del cuore che consente di vedere Dio (Mt 5,8).

Beati i puri di cuore

La purezza ha dunque a che fare con la vista e si deduce che l’impuro non vede o, meglio, non riesce a vedere Dio.
Gesù considera felice, cioè beato, il puro perché vedrà Dio, ed è molto bella l’indicazione promettente del verbo al futuro: vedranno!
Se da una parte la purezza è un cammino, dall’altra è un premio, cioè beato me perché vedrò.
Lo sguardo torna sempre e ciò che reintegra saranno proprio gli occhi.

 

Dice il Salmo 34 al versetto 14: “Preserva la lingua dal male, le labbra da parole bugiarde. Sta lontano dal male e fa il bene, cerca la pace e perseguila. Gli OCCHI del Signore sui giusti, i suoi occhi al loro grido d’aiuto”.

Ci sono occhi e occhi, sguardi e sguardi, l’impurità e la purezza.
L’impurità è il dominare del corpo sul cuore, sullo spirito e sul desiderio.
La purezza è il dominare di Dio sullo spirito, sul cuore e sul corpo dell’uomo.
Occorre allora tornare sullo sguardo perché, per poter cristallizzare la nostra vita, abbiamo bisogno di purificare i globi oculari.
Potremo avere occhi bellissimi, ma non vedenti. Potremo essere ciechi, ma vedere benissimo.

La nebbia, il buio, il giorno

Cos’è che impedisce allora la visibilità?
Possono esserci tre situazioni:
-la nebbia
-il buio
-il giorno

La nebbia è una situazione in cui, padroni di incerta visibilità, procediamo a “tentoni” e, nel guidare un’automobile, siamo facilitati dai cosiddetti fari antinebbia.
La vita spesso è nebbia, è quell’umidita che arriccia i capelli appena piastrati (le donne capiranno) è quell’incertezza nel sostenere una fatica scegliendo o che il banco denso sfoci in uno splendido sole oppure lasciando alla nebbia il sopravvento perché preferiamo brancolare nel “ti vedo e non ti vedo”. La purezza può venire compromessa ma, ancora siamo indecisi, annebbiati, confusi.

Il buio è una situazione in cui la visibilità manca. Tutto è oscuro. Qui non ti vedo. Qui può esserci la tenebra, lo stordimento e lo sguardo si annerisce. Qui mi posso giocare la purezza, ma soprattutto il mio cuore.
È notte, sono solo, disperato, infelice, scoraggiato; i miei occhi, anche quelli della mente, non trovano bagliori.

 

Ma ecco una lampada che ci viene in aiuto:

“La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non lasciatevi prendere dai desideri della carne” (Rm 13, 12-14).

Oggi è il giorno

«Gettiamo via», ci viene consigliato e «indossiamo» ci viene raccomandato!
Il giorno è la situazione del tuo oggi. Il giorno si riveste di luce e gli occhi ritornano a vedere dall’esterno all’ interno e viceversa.
Il punto non è vivere la nebbia, trovarsi nel buio e sprofondare nella tenebra.
Il punto è scegliere il giorno, che potrà essere un giorno di nebbia, un giorno oscuro, ma con un cuore desideroso di gettare e indossare.
A te la scelta fratello mio, siamo entrambi chiamati alla promessa; BEATI I PURI DI CUORE PERCHÉ VEDRANNO DIO.

Cristina