Granita, figli e coniuge in fuga

…di Sposi e Spose di Cristo

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Sei lì col sole a picco e 45 gradi all’ombra e ti senti la testa che ti risuona come un cembalo squillante.

Hai appena chiesto al tuo consorte e ai tuoi figli cosa vogliono per rinfrescarsi. Il tuo coniuge d’accordo con te desidera una granita al limone mentre i tuoi figli optano per un ovetto di cioccolata.

Tu hai fatto tutto il possibile per spiegare che forse oggi non è il caso di mangiare cioccolata, ma che forse una granita o un gelato sarebbero più appropriati alla situazione.

Ma i minori insistono: “Vogliamo il merendero di cioccolato!!!!”

Tu hai provato anche ad esporre loro gli effetti collaterali della cioccolata in estate e mentre parli ti accorgi che le infradito di pura gomma cinese si stanno sciogliendo diventando un tutt’uno col pavimento.

Ma loro non cambiano idea.

E allora lasci lì le tue scarpette a liquefarsi sull’asfalto e con un balzo degno di un coleottero che sta per andare a fuoco ti lanci nell’emisfero boreale che altro non è che l’ambiente climatizzato in cui vivono pinguini, orsi polari e baristi ad agosto.

Il sudore che ti cola dalla fronte forma una lastra di ghiaccio intorno al tuo busto e impettito come un maggiordomo inglese chiedi al freddo barista che ti occorrono oltre ad una dose di antibiotici per combattere la polmonite che sta per travolgerti, anche due granite e due ovetti di cioccolata.

Lui ti guarda con un ghigno e ti dice: “Eh, questi bambini!!!”

E tu lo guardi e gli rispondi: “Eh…ccciùùù!”

E inizi la tua serie di starnuti devastanti, sintomo ormai del tuo vicino trapasso all’altro mondo.

Ma non muori per un pelo; paghi il conto e ti rituffi nell’emisfero tropicale dove ti aspetta il resto della truppa familiare.

Del tuo coniuge ormai resta davvero poco. Mentre i pestiferi sotto il metro di altezza si sono nascosti all’ombra di un cespuglio, la tua dolce metà non ha trovato meglio dell’ombra di un palo della luce.

E’ lì e aspetta la granita dopo aver combattuto con i vostri figli che hanno cercato di strappare la mercanzia a tutti i venditori ambulanti di palloni, palloncini, materassini che in quei 5 minuti sono passati da quelle parti.

Dicevo, della tua dolce metà resta poco…allora tenti di ricomporla versandole la granita al limone direttamente nel naso sperando in una reazione chimica che le riavvii il cuore.

Ci riesci. La vita torna in quel corpo esanime.

Dopo aver salvato la vita del tuo sposo, ti rendi conto che i tuoi figli sotto l’ombra del cespuglio urlano a gran voce cose tipo “ahahihhhhahgygsyas sjxvwsvwsdwdg uhduhuihiuh!!!”

In realtà stanno dicendo: “Vogliamo la granitaaaaaa!!!” Ma tu stenti a credere alle tue orecchie e allora per sordità selettiva ti imponi di non capire una mazza di quanto ti stanno chiedendo a gran voce.

“Non può essere vero!” ti dici.

Il tuo consorte, che sta tornando a sembrare una persona, dice con un filo di voce: “Amore, vogliono la granita”.

Ti cadono le braccia. Con le braccia ti cadono anche le uova di cioccolato che avevi comprato e mentre braccia e uova vengono assorbiti dal terreno dell’aiuola su cui sono cadute, svieni. Dalla rabbia o dal caldo non importa.

Tu svieni.

I piccoli barbari allora ti saltano addosso e mentre tu inizi a somigliare sempre più ad un canotto bucato, loro tracannano la tua granita e se la ridono.

Incredibile? Realtà o fantasia?

Questa storiella può essere interpretata in due modi:

Per alcuni essere sposi e genitori è solo una tortura. Si credono violentati dal coniuge e dai figli. Si credono fatti a pezzi. Infatti quelli che vedono la vita matrimoniale e genitoriale in quest’ottica li vedi scappare dalle piccole o grandi situazioni di responsabilità.

Hanno paura del proprio coniuge e dei propri figli perché si sentono violentati dalla loro presenza, dal loro fare richieste impegnative, dal fatto che i figli e coniuge non ti facciano sconti ma richiedano la tua presenza costante.

Questa visione della famiglia è devastante.

L’altra possibilità di vedere le cose può essere questa: il tuoi coniuge e i tuoi figli chiedono la tua vita e tu gliela stai donando. Non ti stanno violentando, ti stanno aiutando a diventare generoso. Non ti stanno facendo a pezzi, ti stanno insegnando che l’amore è una strada impegnativa in cui “spezzarsi” è necessario per vivere.

“Chi vorrà salvare la propria vita la perderà” dice Gesù.

Fuggire dalla propria famiglia perché si vuole “conservare” la propria vita non porta a nulla.

Invece restare e cercare di capire come poter amare di più l’altro e comprendere che il tuo bene passa dalla felicità dell’altro vuole dire trovare la chiave della felicità.

Buon cammino e buona estate in famiglia.

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Grazie, Pietro e Filomena 😊

Mattia, ovvero: Dio si fa conoscere nello stupore.

di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise dal Blog “Sposi&Spose di Cristo”:

Carissimi lettori…

…ieri 21 Marzo è stata la Giornata Mondiale della Sindrome di Down.

Ci auspichiamo che questa giornata abbia portato a riflettere sul fatto che, ancora oggi, le persone affette da questa sindrome sono spesso ai margini della nostra società o, ancora peggio, vengono scartate fin dal grembo materno in un mondo che, pare, sembra voler eliminare i problemi eliminando le persone…

Abbiamo dunque deciso di condividere con voi la storia di una famiglia di nostri amici…è una storia bella e vera, così come lo sono loro!

Non indugiamo oltre: buona lettura!!!

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“Quando pensi che la vita ti abbia dato tutto, e che il tuo piccolo mondo sia perfetto così, a volte Dio trova modi incredibili per stravolgerlo…
Fino al 13 giugno 2017 la nostra famiglia era già abbastanza caotica e chiassosa così com’era, ma tutti sapevano che di lì a poco sarebbe arrivato un’altro uragano, un quinto maschietto che avrebbe fatto vincere la squadra blu 5 a 4 contro la squadra rosa delle femmine.

Io sono la prima delle ragazze, e anche la più grande, e di vedere questo diavoletto non vedevo l’ora.

Quando il momento è arrivato non stavo più nella pelle. In poche ore sono corsa a vedere il mio nuovo “fratellino/figlioletto”, perché in una grande famiglia funziona così, se sei il maggiore alla fine diventi una piccola mamma per tutti.
Sono volata fino in ospedale ma non avevo idea di cosa avrei scoperto.

Mi accoglie il mio papà un po’ in lacrime, e questo già mi lascia perplessa perché “babbo Andrea” non piange quasi mai, e mi dice che il mio fratellino è un po’ speciale….
In quel momento il mio mondo si è fermato per un attimo, e non potevo non sperare che fosse uno scherzo o che non intendesse proprio quello che credevo.
E invece era così, il mio piccolo Mattia era un bellissimo maschietto con la Sindrome di Down.

A casa la notizia è stata accolta in tanti modi diversi, e anche se era nato solo da poche ore Mattia aveva già sconvolto la giornata di tutti: dai più piccoli confusi e innocenti, ai più grandi un po’ preoccupati e perplessi, e forse anche amareggiati.

Perché nessuno, quando la disabilità ti tocca in prima persona, può fingere di non desiderare nel profondo del cuore che non sia così, o di poter in qualche modo cambiare le cose, anche se ci si sente egoisti.
Credo che l’unico sentimento comune a tutti fosse la paura, paura di vederlo soffrire, di non essere capaci di aiutarlo e di proteggerlo, paura che fosse ‘solo’ perché ‘diverso’.

Ma mentre queste paure punzecchiavano tutti, una persona che non immaginavo mi disse una cosa che mi tranquillizzò immediatamente.

Mi disse che eravamo fortunati per la nascita di Mattia, e che lui ci avrebbe dato l’opportunità per crescere ed essere felici, per capire veramente la vita ed essere immuni da tutte le cose brutte e da tutte le paure, perché quello di cui prima avevamo paura sarebbe diventata la nostra più grande forza.

Il giorno dopo sono corsa di nuovo dal nostro piccolino, in terapia intensiva neonatale per alcuni problemi legati alla sua sindrome, volevo abbracciare la mia piccola roccia.

La mia nuova forza.

Oggi Mattia è il preferito di tutti, ma proprio tutti, familiari, vicini, amici, conoscenti; è un piccolo tornado talmente vivace che stupisce sempre tutti, non fa altro che sorridere e muoversi come una trottola, e io sono fiera del mio fratellino come non pensavo sarei mai stata.
Per la nostra famiglia Mattia è stato un fulmine a ciel sereno, nessuno se lo aspettava; ma è meraviglioso come un bambino così piccolo ci abbia insegnato così tanto: insegnato a capire, accettare, apprezzare la diversità, insegnato che alla fine non siamo noi a essere “normali” solo perché non abbiamo nessun problema; ma a volte queste persone “diverse” sono più felici e più serene di noi, che ci preoccupiamo di inutili norme sociali e non godiamo i bei momenti della nostra vita.

Soprattutto Mattia ci ha insegnato che Dio ha sempre un piano di riserva, anche quando sembra che il suo disegno sia già perfetto così, per sorprenderti e stupirti ancora.

Mattia, che significa “Dono di Dio” è il dono più grande che abbia mai ricevuto, e per la nostra famiglia è solo l’inizio di un lungo viaggio insieme a lui.”

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Grazie 🙂

 

Il sesso non è sempre buono caro Ermal

Rientro oggi e leggo di dichiarazioni da parte del ministro #fontana che in nome del suo essere cristiano dichiara invisibili le unioni arcobaleno. Ma davvero credete che al buon Dio interessi come raggiungete l’orgasmo? Non gli interessa nemmeno di cosa vi rende felici, ma che siate felici. E allora Siate persone felici, di questo c’è bisogno. Di persone felici. A qualsiasi costo.

Ermal Meta ha detto la sua sulle parole del neo ministro Fontana. Fontana si riferiva alle famiglie arcobaleno. La riflessione che desidero, invece, proporre è più ampia. Non si limita ai rapporti omosessuali, ma tocca tutto l’ambito sessuale e dell’amore sensibile umano. Siamo fatti di anima e corpo. Anima e corpo come due dimensioni della stessa umanità. Anima e corpo che non sono distinte e separate, come tutta la filosofia greca vuole farci credere. Anima e corpo che sono così legate tra loro da essere indistinguibili. Siamo spiriti incarnati. L’anima luogo dove nasce l’amore, la volontà, l’intelligenza, la fede. L’anima come sorgente dei nostri desideri e della nostra profonda relazione con Dio. Il corpo, invece, dove l’amore prende concretezza. Dove prende vita e si manifesta. Non si può amare senza un corpo. Lo sguardo, la carezza, la dolcezza, la tenerezza, l’abbraccio e tutte le manifestazioni sensibili dell’amore avvengono attraverso il corpo. Provate a chiudere gli occhi, a mettervi di spalle al vostro amato (o amata) senza toccarvi e senza parlare, cercate ora di far percepire all’altro/a tutto l’amore che avete per lui/lei. Non ci siete riusciti vero? E’ normale. Non avete potuto usare il vostro corpo. L’amore senza corpo resta lettera morta. Gesù ha amato attraverso il corpo. Ha abbracciato, pianto, accarezzato, guardato amorevolmente con il corpo. Il corpo è tanto importante per lui da avercelo donato nel pane e nel vino eucaristico. Caro Ermal cos’è l’amore? Non quello che, probabilmente, pensi tu dell’amore, ma quello autentico, quello ecologico e biblico.

L’amore ecologico è un donarsi e un accogliersi tra due persone, che determina un’unione profonda coinvolgente la totalità del loro essere: Io personale, cuore e corpo.

L’amore è questo. L’amore per essere tale deve essere rapportato alla verità della relazione. Esiste l’amore tra una mamma e il suo bimbo. Esiste l’amore tra due fratelli. Esiste l’amore tra fidanzati. Esiste l’amore tra un uomo e una donna uniti dal sacramento del matrimonio. Ogni tipo di amore ha le sue manifestazioni per essere nella verità. Il bacio tra marito e moglie non può essere lo stesso che si scambiano madre e figlio. Fa ribrezzo pensare ad una madre che bacia appassionatamente il proprio bambino. Nessuno può considerare amore quel gesto. E’ un gesto malato. Perchè l’amore è vero solo se si esprime armoniosamente con il corpo. Attraverso il corpo dobbiamo saper esprimere la verità e in verità l’amore che il nostro cuore sta vivendo. Arriviamo al punto. Scusate la lungaggine, ma erano premesse necessarie. C’è una sola relazione che richiede un amore esclusivo, totale, fecondo e per sempre. Questa relazione è il matrimonio tra un uomo e una donna. C’è solo un gesto corporeo che rappresenta questo tipo di amore: l’amplesso fisico. L’amplesso fisico è un gesto autentico, dove c’è armonia tra cuore e corpo, solo nella relazione matrimoniale. Il corpo dell’uomo e il corpo della donna, non a caso, sono creati sessuati, diversi e complementari perchè l’unione dei corpi, l’amplesso appunto, possa manifestare e rendere visibile ai due l’unione dei cuori. Possa, anche, nell’incontro intimo, essere generativo di amore, di unità e, alcune volte, di un bambino. Solo in questo caso si tratta di un gesto che è capace di esprimere amore. Per questo esiste un luogo sacro dove marito e moglie possono riprodurre il noi che li costituisce: la vagina della donna. L’uomo è l’unico essere vivente che vive l’amplesso viso a viso. Non è un caso. E’ una caratteristica che ci rende profondamente uomini, creature fatte a immagine e somiglianza di Dio. Durante l’amplesso i due sposi si possono guardare e baciare. Possono vivere un’unione perfetta. Possono incontrare il cuore dell’altro/a, attraverso lo sguardo che penetra gli occhi dell’amato/a. Possono scambiarsi il soffio vitale, l’alito di vita, attraverso il bacio. Infine possono essere uno nel corpo attraverso la penetrazione del pene in vagina. Questo è un autentico gesto d’amore, che esprime la profondità dei cuori dei due. Nessun altro gesto che procuri un orgasmo può essere considerato un gesto d’amore. Non lo può essere la masturbazione, non lo può essere il sesso orale e non lo può essere il sesso anale. Tutti gesti che non permettono una vera unità e fecondità, quindi gesti falsi. L’orgasmo, caro Ermal Meta, può essere il culmine di un piacere sensibile di una realtà meravigliosa d’amore presente nel profondo dei due, ma può essere anche il frutto malato di una bugia. Può essere frutto di un egoismo che vuole usare l’altro/a Per questo ti dico che Gesù in realtà è molto interessato a come raggiungiamo l’orgasmo. Perchè ci vuole bene e desidera che ci incamminiamo verso l’amore e la verità. Finisci il tuo commento scrivendo: E allora Siate persone felici, di questo c’è bisogno. Di persone felici. A qualsiasi costo. Per essere persone felici serve armonia e verità tra anima e corpo. Solo vivendo un amore ecologico questo è possibile. Per questo tanti cercano invano e vivono male. Cercano nel modo sbagliato. Cercano la felicità in un orgasmo quando in realtà questo li sta solo allontanando dalla verità e dalla pienezza di una vita autentica.

Antonio e Luisa

Donare la gioia sia il segreto della tua felicità

«Donare la gioia: sia questo il segreto della tua felicità anche se nascostamente nelle cose più ordinarie» (Courtois)
Oggi mi è chiesto di donare la gioia. Voglio farlo soprattutto alle coppie che vivono il sacramento del matrimonio; ma anche a coloro che questa gioia non ce l’hanno perché anzi, spesso, ciò che si prova è la tristezza, l’inquietudine, l’amarezza, la delusione, il vittimismo, la depressione…

 ma cos’è la gioia?

È un sostantivo femminile che indica “lo stato o motivo di viva, completa, incontenibile soddisfazione”.
Si è soliti dire: una gioia piena, lacrime di gioia, sei la mia gioia.
Con essa si indica la felicità, il diletto, il gaudio, la letizia.
La gioia viene definita anche come l’aspetto festoso della natura e, infine come un gioiello.
Un prezioso lavoro di oreficeria, curato nei minimi particolari affinché ne risulti un’opera frutto del talento di un artigiano: il gioiello più bello!

Ebbene, se la gioia è quanto detto chiunque dovrebbe desiderare di possederla; e altrettanto agevolmente dovrebbe contenerla dato che, ciascuno, almeno egoisticamente, aspira sempre alle cose più belle!

come mai questa gioia tarda ad arrivare?

Perché molti uomini e donne sono tristi essendo invece creati per la gioia?
Andiamo per gradi…

LA GIOIA NELLA COPPIA

La coppia spesso si scontra nel paradosso della solitudine.
Si parte insieme perché non si è nati per stare da soli, ci si cerca, ci si vuole e poi, ci si lamenta perché, da soli, saremmo stati più liberi.
Allora ci si lascia, si abbandona colui che oltrepassa il proprio confine ma, essendo creati per la relazione, ci si re-incontra; magari in una seconda opzione dove, permanendo la naturale diversità, risorge il conflitto solitudine/non solitudine che scoppia nella tristezza, amarezza, infelicità, lontananza, nascondimento.

dove sarebbe potuta nascere la gioia?

La gioia non è l’allegria: la prima è profonda e risiede nel cuore, nell’intimo. Non è l’istinto di una risata, ma è qualcosa che dura nel tempo; deve durare perché è inscritta, è a immagine e somiglianza di Colui a cui noi somigliamo. È dentro al DNA. La gioia non è passeggera.
La coppia esiste perché Dio ha sublimato la creazione con l’aiuto che fosse simile.
Maschio e femmina Dio lo creò, perché i due saranno Uno!
Crescete e moltiplicatevi (Gen 1,28).

Prima siate fecondi nel NOI e poi collaborate al progetto di generare figli.
Saranno figli nella carne, forse lo saranno solo nello Spirito o potranno esserlo perché adottabili; insomma c’è posto per tutti, perché tutti abbiano la gioia!

la sessualità è una meravigliosa invenzione di Dio

Per la coppia è proprio Dio che si è “inventato” la sessualità, perché ha fatto sì che l’uomo e la donna si completassero totalmente, nel diventare quella “cosa sola” proprio nell’unione dell’uno con l’altra.
Se tutti comprendessero che la sessualità a cui è connesso il piacere è una meravigliosa invenzione di Dio Padre, ogni matrimonio ne avrebbe sempre ricevuto beneficio, perché esso è la fonte della gioia.

Ebbene sì, la coppia, unita sacramentalmente, cioè quella al centro della quale vi è Gesù Cristo, sperimenta la gioia nel sacrario dell’unione. E’ un continuo donare la gioia l’un l’altro.
Quando i due diventano uno, la sessualità fa sì che quell’essere maschio/femmina creato da Dio torni a ricreare quell’unità divina fatta ad immagine e somiglianza del Creatore.
Dio ha pensato ad una cosa piacevole (che altrimenti non avremmo “esercitato”) per completare coloro che ha elevato a co-creatori al suo posto. Nel generare figli collaboriamo alla creazione perché “creiamo” al posto e per conto di Dio.

continua…….

(Cristina Epicoco)