Perchè è così difficile fare l’amore?

Quando il sesso va bene, conta il dieci per cento in una relazione.

Quando va male, rappresenta il novanta per cento della relazione.

(Michael Broohs)

Perché per tante persone è così difficile fare l’amore? Perchè è così difficile abbandonarsi ad un gesto che dovrebbe essere la più grande e bella espressione concreta del loro amore? I corpi nell’intimità fisica diventano manifestazione di un’unità che i due sposi dovrebbero sentire nei loro cuori.

Ci sono tanti motivi. Escluse cause fisiologiche e ormonali mi soffermo su una dinamica fondamentale da cui la coppia non può non essere condizionata. Nell’intimità ti porti tutto. Non è questione solo di corpo, solo di gioco e di divertimento. Il corpo diventa davvero modalità per manifestare tutta la persona nella sua complessità e tutta la relazione sponsale.

Nell’intimità ti porti tutto e costa fatica portarsi tutto, se questo tutto è pesante. Costa fatica abbandonarsi. Costa fatica alla donna senz’altro che, anche per come è fatta fisicamente, è quella che più deve accogliere, ma è difficile anche per l’uomo che fa fatica ad essere tenero quando ci sono tensioni e problemi. Nell’intimità ti porti le piccole e grandi tensioni che nascono dalla convivenza, ti porti le famiglie di origine quando queste si intromettono troppo, ti porti le parole sbagliate, ti porte le indifferenze e le incomprensioni. Ti porti tutti gli errori che nella coppia si fanno.

Come fare allora? Si pensa spesso che il sesso possa allegerire la coppia. Questo può funzionare (in apparenza) all’inizio, ma poi quando passano gli anni, arrivano i figli, aumentano le responabilità e i piccoli e grandi rancori non perdonati si stratificano uno sull’altro, il sesso non basta più. Non solo non basta ma sparisce. Costa troppa fatica e non c’è desiderio. Allora si smette di farlo facendo finta che non sia così importante. Invece è importante si.

L’errore sta proprio a partire dal sesso. Bisogna invece partire dalla relazione. Ritrovarsi, riguardarsi, dialogare. Soprattutto perdonarsi, ma perdonarsi davvero. Solo così si potrà alleggerire la relazione e di conseguenza rendere più semplice l’incontro dei cuori e dei corpi. La medicina è’ semplice da trovare, ma difficile da mettere in pratica. Dare acqua e sole alla pianta del nostro amore. Dare l’acqua della tenerezza, anche se non viene spontaneo farlo. Senza guardare quello che fa o non fa l’altro/a. Decidersi e farlo. Senza desistere o scoraggiarsi. E poi lasciarsi curare dai raggi del sole del perdono. Perdonarsi, farlo tutte le sere, anche per le piccole cose, magari nel calore di un abbraccio.

Così il peso del rancore e delle tensioni pian piano si alleggerirà. Ora non vi resta che alleggerire il peso delle giornate piene di lavoro e di impegni familiari. Altrimenti arriverete a sera che sarete distrutti e non avrete voglia di fare nulla se non di dormire. Trovate tempo di qualità. Trovate significa che va trovato a discapito di altro. Prendetevi un giorno di ferie e dedicatelo a voi. Non è un giorno buttato. Non potrebbe essere tempo speso meglio.

Antonio e Luisa

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Pianificare l’incontro intimo significa prepararlo al meglio.

In questi giorni prendo spunto per le mie riflessioni dal seminario che abbiamo appena concluso a Parma. Ne prendo spunto perché il confronto che nasce in occasioni così è sempre molto interessante e arricchente anche per me e Luisa. Verso la fine del corso abbiamo testimoniato la nostra modalità di vivere il rapporto di coppia, anche l’intimità. L’abbiamo fatto proprio per provocare una domanda. Una di quelle che tante coppie si pongono, ma che spesso non tirano fuori. Per pudore, per paura di sentirsi giudicati o semplicemente perché non c’è l’occasione giusta. Noi raccomandiamo di programmare il tempo per stare insieme e anche, perché no, per ricercare l’incontro intimo. La domanda che ci è stata posta è questa: Ma programmare non rende il tutto qualcosa di arido, troppo razionale e calcolato? Non si dovrebbe lasciare spazio alla passione e al desiderio? L’amplesso non dovrebbe essere conseguenza di un’attrazione che spinge l’uno verso l’altro? In poche parole non dovrebbe nascere tutto da un desiderio del cuore e non da un qualcosa di pianificato con la razionalità?

Obiezione legittima che va fatta e che mi ha permesso, e mi permette anche adesso in questo articolo, di fare alcune considerazioni.

  1. Pianificare non significa solo un appunto sull’agenda. Pianificare significa preparare. Significa fare in modo che quell’appuntamento non sia vissuto a freddo, ma sia il culmine di un amore concreto e sensibile vissuto prima. Significa trovare il giorno giusto, significa magari, quando si riesce uscire a cena, lasciare i figli da qualcuno, significa creare i presupposti per volersi incontrare e non per essere obbligati ad incontrarsi.
  2. Lo spontaneismo, seguire e farsi trascinare solo dalla passione o dal desiderio, va bene forse per i ragazzini o le coppie spose novelle, senza figli. Poi non funziona più. Poi con l’arrivo dei figli e con una vita fatta di impegni, lavoro e tantissime preoccupazioni e tantissimi pensieri, lo spontaneismo muore. Se si aspetta che sia tutto perfetto non troveremo mai, o quasi mai, l’occasione giusta. Il disastro, il deserto sessuale è lì a un passo. Ci si ritrova dentro senza rendersene conto.
  3. Tutto sta a cominciare! Poi, se si è davvero curata la preparazione, se si vive una relazione basata su cura, attenzione e tenerezza reciproca, la passione come d’incanto arriva. Spesso è solo la nostra testa, non il cuore, che non è capace di abbandonarsi. Quando si comincia e ci si abbandona all’altro/a, e tutte le preoccupazioni vengono messe da parte per un po’, finalmente si può di nuovo ascoltare il proprio cuore che arde di desiderio per il nostro sposo o per la nostra sposa.
  4. Non farlo perché non si prova desiderio equivale ad entrare in un circolo vizioso. Meno si fa e più perderemo passione, sentimento e desiderio verso l’altro/a. Più tempo passerà e più l’altro/a sarà per noi lontano, estraneo e indifferente. Dobbiamo rompere questa dinamica malata e donarci anche quando ci costa un po’ di fatica. E’ l’unico modo per nutrire la nostra intimità e il desiderio reciproco.
  5. Spesso il desiderio ha cause ormonali. Quando la donna produce più testosterone (ormone tipicamente maschile, ma presente e importante anche nella donna) prova il picco anche del desiderio sessuale. Ciò avviene infatti durante l’ovulazione. Cosa accade poi? Durante la menopausa? Finito il desiderio finisce il cinema? Certamente no. Certamente no, se si è curato tutto l’aspetto relazionale. Certamente no, solo se l’incontro intimo è conseguenza di tutto un terreno preparato prima nella tenerezza e nella cura reciproca e non semplicemente come risposta a un desiderio che non comprendiamo e che segue delle dinamiche semplicemente ormonali. Spesso capita proprio questo.

Quindi come dice la famosa sessuologa americana Gigi Engle che scrive sulle riviste più lette e seguite dalle donne statunitensi (non credente, perché non serve essere cristiani per comprendere questo) :

A essere sinceri, ci sono troppe maledette coppie là fuori che vivono senza sesso. E quando diciamo “senza sesso” intendiamo le relazioni che non includono alcun tipo di sesso, neanche una volta l’anno. Per alcune coppie “poco sesso” significa… mai sesso. Il sesso è una parte cruciale della relazione. E’ un ampio ombrello sotto il quale si passa dall’atto vero e proprio fino a un massaggio sensuale. Fingere che il sesso non sia “un grosso problema” è dannoso quando vi trovate in una relazione. Il sesso programmato è un’ottima soluzione per le situazioni “senza intimità” in una coppia. Siediti con il tuo partner e avvia una conversazione aperta e onesta su questo argomento. Se non riuscite a farlo in due e avete bisogno di una terza persona, contattate un sessuologo o un terapeuta. Tutti meritano di essere sessualmente soddisfatti in una relazione

Sta a noi decidere se lasciarci completamente governare da una forza che ci è sconosciuta con il rischio di finire fuori strada oppure se vogliamo essere noi a scegliere come e quando volerci bene.

Antonio e Luisa

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