Sul comodino solo il rosario e la foto del mio scricciolo.

Oggi condivido una storia. Una di quelle che non possono lasciare indifferenti. Una di quelle dove l’amore si dimostra motore e forza per combattere la malattia. Una di quelle dove la forza di una mamma si dimostra più forte di ogni male. La mamma in questione è Raffaella e di seguito la sua breve, ma intensa testimonianza.
16 MARZO 2018. 11° piano del policlinico A. Gemelli.
Signora lei sa bene che durante l’intervento il cuore del suo piccolo potrebbe cessare di battere.. É un rischio ed è bene che lei ne sia al corrente
Queste furono le parole del giovane medico che mi visitò quella mattina. Ero incinta di 13 settimane.
Ora vada giù, faccia la linfoscintigrafia per individuare il linfonodo sentinella, poi eco mammaria ed eco ostetrica“. L’ intervento era fissato per le 14.30.
Quando mi fecero l’ ecografia ostetrica la ginecologa mi guardò, avevo gli occhi lucidi. Amavo alla follia quell’esserino millimetrico che cresceva dentro di me. Cresceva lui, ma cresceva pure un nemico silenzioso, che già stava mettendo per bene le sue radici. La dottoressa stampò la foto del mio piccolo e mi disse:”Questa sarà la tua forza. Tienilo con te sul comodino“. Così feci. Ero digiuna dal giorno prima e sul comodino avevo solo una Corona del Rosario e la foto del mio scricciolo. La mattinata trascorse tra messaggi su WhatsApp e preghiera. Tanta preghiera. Ringraziavo e lodavo Dio anche per quella situazione. Non avevo paura. Ero in buone mani. Dal momento del test di gravidanza positivo sapevo che Dio mi stava donando una seconda possibilità.
Ricordo perfettamente anche la sala operatoria. L’anestesista mi disse che la mia sarebbe stata un anestesia diversa. Un po’ meno “delicata”, c’ erano farmaci che in gravidanza sono controindicati e non poteva somministrarmeli. Gli risposi che ero nelle loro mani. Mi fidavo. Ero serena. Arrivò il prof. Franceschini. Una carezza sul viso e andò a prepararsi. Intanto chiacchieravo con il resto dell equipe. Erano due donne e un ragazzo. Fu lui a mettermi la mascherina. Mi girava la testa, ma in in attimo mi addormentai. L’intervento andò benissimo. Il post un po’ meno. Tornai in camera alle 20 circa. L’ ospite indesiderato era stato sfrattato. Lui e altri tre noduli. Carcinoma duttale infiltrante multifocale. Questa la sua carta d’identità. È trascorso esattamente un anno dalla mia rinascita. Fatta la radioterapia, continuo ora con “l’antipatica” terapia antiormonale.
Io e il gladiatore Pietro Maria siamo qua contro ogni pronostico. Contro tutti i medici che mi consigliavano l’ interruzione di gravidanza. Lui è un bambino fantastico, meraviglioso e soprattutto sta bene grazie a Dio.
Durante questo periodo, ho sperimentato più volte l’ immenso Amore del Signore  e l’ amore meraviglioso delle persone che mi sono rimaste vicine. Ho conosciuto l’ amore, il rispetto e la comprensione del personale medico, infermieristico, ausiliario e i volontari dell’associazione Susan G. Komen Italia, che operano all’interno del policlinico A. Gemelli di Roma. A loro dobbiamo la vita. Loro che con la mano di Dio si prendono cura di tutte le donne. Nessuna esclusa.  A chi mi chiede se sono guarita, rispondo: “no“. Ne avrò ancora per molto tempo. Ma le donne in rosa lo sanno che non possono abbassare mai la guardia. E amano la vita in modo esagerato. Il cancro non mi fa più paura. Davvero.
É un nemico che si nutre della paura e della tristezza. Non ho assolutamente nessuna intenzione di dargliela vinta. Qua si lotta senza nessuna riserva. Sono grata a Dio del dono della vita, oggi e sempre. ❤️
Ps. Guardate un po’ la perfezione del mio piccolo “grumo di cellule” a 13 settimane di gestazione. Sarei voluta morire io piuttosto che sacrificare la sua di vita.
Raffaella M.

Caro Saviano…cercati un cuore.

L’aborto non è omicidio. Abortire è un diritto spesso negato in Italia e alcune forze politiche si pongono il problema di garantirlo.
La direzione di strutture sanitarie, di dipartimenti o la presiedenza di policlinici sono ruoli incompatibili con l’obiezione di coscienza. Altrove in Europa, gli obiettori non possono essere ginecologi, ma dentisti, cardiologi, ortopedici.
Eppure, quello che mi colpisce ogni volta che affronto sui social questo argomento, è la violenza dei tanti che non comprendono che l’aborto è un diritto acquisito da difendere a tutti i costi. Non si è obbligati a praticarlo, non è un incentivo a concepire per poi pentirsene. Vi invito a studiare cosa accade in Brasile, alle morti dovute agli aborti clandestini, dal momento che è illegale se non in casi rari e difficili da dimostrare.
E la mia speranza è che in questo luogo si possa ragionare insieme, andare oltre le proprie personalissime convinzioni per provare a capire cosa sia più giusto per tutti.
E infine quello scarto, quella crescita individuale, che poi diventa collettiva, nel mette da parte non ciò che pensiamo e in cui crediamo, ma le nostre esperienze personali (“se accadesse a me…”, “io non permetterei che…”) a vantaggio di ciò che ci rende davvero consapevoli.

(Roberto Saviano)

Caro Saviano…hai mai visto il risultato di un aborto?

Hai mai visto le immagini di quella poltiglia di braccia spezzate piedi tagliati piccole teste schiacciate ?

O giri la testa quando ti capitano certe immagini perché tanto non sono cose che ti riguardano?

E allora partiamo da quella poltiglia e parliamo di aborto. Ci sono medici obiettori, e alcuni di loro, un tempo, sono stati medici abortisti, medici che hanno odiato tutta la vita il ritrovarsi tra le mani quella poltiglia di membra umane, ci sono infermieri che hanno pianto ogni giorno mentre gettavano nei rifiuti quello che restava di quei bambini. E ci sono donne che si sono disperate, annientate, pentite tutta la vita di quel maledetto giorno nel quale, per convinzione di altri, per ideali vuoti, per mancanza di coraggio hanno ucciso i propri figli.

L’aborto non è un problema politico, l’aborto è un problema di cuore. E un cuore o ce l’hai o non ce l’hai. E le mamme un cuore ce l’hanno sempre, e se non l’hanno avuto prima lo hanno ritrovato il giorno dell’aborto del proprio figlio.

Ti parlo da ragazza madre, piccola, abbandonata, che ha accolto una figlia stupenda che ogni giorno parla, cammina, corre e sorride ed è la luce della mia vita e di tutti quelli che la incontrano.

Oggi sono un’operatrice volontaria del CAV, i Centri Aiuto alla Vita, e spesso sono negli ospedali la mattina presto a parlare con le donne, disperate, che aspettano l’appuntamento per abortire. E ti posso dire che ho visto solo lacrime, dolore e disperazione, e tanti motivi e tante ragioni suggerite da altri.

L’aborto non paga mai, sicuramente non paga la donna, né il bambino e mi sconvolge che un uomo come te possa parlare di questo. Esistono famiglie che non aiutano, esistono uomini che scappano, esiste una società che condanna.
Ma esistono i Centri aiuti alla Vita che aiutano la donna, durante tutta la gravidanza con sostegno economico e morale, poi fino al compimento dei due anni del bambino, esistono incentivi statali per le nascite, esistono incentivi comunali che aiutano le ragazze madri.

Esiste tanto, e poi esistono le persone senza un cuore che, come te, che parlano e giudicano e convincono le persone che ridurre in poltiglia un bambino è giusto.

Magari cercalo in questa poltiglia un cuore…..ti farà bene.

B.

fonte http://www.stelledivita.org/2017/01/11/caro-saviano-cercati-un-cuore1/