Davvero non c’è differenza tra convivenza e matrimonio?

Succede spesso di ascoltare giovani e meno giovani che affermano che sposarsi è solo un contratto e che ciò che conta è solo l’amore. Che il matrimonio è qualcosa di vecchio. Che oggi basta la convivenza. Quando ascolto questo tipo di discorsi mi intristisco. Quelle persone stanno rinunciando a uno dei doni più grandi che Dio vuole fare loro. Certo è possibile grazie al Battesimo e va nutrito con l’Eucarestia, ma ha una dignità e una grandezza forse sconosciute ancora a tanti.

Nella convivenza non c’è amore gratuito e incondizionato. Di che se ne dica, la convivenza è, nel suo significato costitutivo, precaria. Stiamo insieme finchè stiamo bene. Non c’è nessuna promessa solenne. Come faccio a sentirmi davvero amato con questi presupposti? Io non riuscirei. Mi sentirei sempre sotto esame. Non è questo però il punto che voglio analizzare oggi. Superiamo la relazione umana e entriamo nella trascendenza del sacramento del matrimonio.

Cosa ci regala Dio il giorno delle nozze? Quando abbiamo con la volontà proclamato la nostra promessa e l’abbiamo confermata con il corpo nel primo rapporto fisico, lo Spirito Santo scende su di noi e riempie il nostro cuore di doni. Ma quali sono esattamente?

Il primo dono è il legame coniugale cristianoNon siamo più due ma una carne e un cuore soloQuesta unità d’amore rende noi sposi sacramento vivente e perenne. Nel nostro amore abita Gesù vivo e reale. D’ora in poi ameremo Dio non più individualmente, ma insieme. Saremo mediatori l’uno della santità dell’altro. Come spiegare questo concetto? Non è facile perché seppur unite restiamo due persone con la propria individualità. Prendo le parole di don Emilio Lonzi che per farci capire disse una frase che mi fece trasecolare: “O andate in paradiso insieme o nessuno dei due andrà”. Come? Se io mi comporto bene, se faccio tutto il possibile per una vita buona e la mia sposa invece si comporta male, devo subirne anche io le conseguenze? Che giustizia è? La prospettiva è da ribaltare. Il concetto è che la mia priorità deve diventare la santità della mia sposa. Devo far di tutto per aiutarla a santificarsi.  Questo non toglie le buone azioni, il bene e i sacrifici che ogni persona offre nella sua vita ma, per la bontà di Cristo e per la grandezza redentiva del sacramento, esse hanno un influsso positivo anche sul coniuge. 

Il secondo dono è la Grazia santificante. Cosa è? E’ un amore creato del tutto simile a quello di Dio che lo Spirito Santo effonde nel cuore degli sposi in proporzione all’apertura del loro cuore ad accoglierlo. E’ un dono che agisce sulla Grazia santificante battesimale già presente negli sposi rendendoli partecipi della sponsalità divina. Questa è la nozione accademica, ma ora vediamo concretamente cosa significa. Gli sposi diventano capaci di amarsi con lo stesso amore di Dio e di riprodurre (in modo molto limitato e imperfetto) il mistero dell’amore trinitario. 

Il terzo dono è la Grazia sacramentale. E’ una cambiale in bianco che Gesù ci firma. Non è che la promessa di Cristo di aiutarci, attraverso lo Spirito Santo,  a superare qualsiasi dolore, difficoltà, divisione, rancore, stanchezza o qualsiasi altra situazione noi incontriamo nella nostra vita matrimoniale, per perseverare e perfezionare il nostro amore di sposi ed essere sempre più testimoni e profeti del nostro amore.

Allora perchè se abbiamo tutta questa ricchezza sembriamo così poveri e tanti sposi alla fine si separano e falliscono? Perchè la Grazia di Dio non ci salva da noi stessi e dai nostri errori? La Grazia non è una magia. Lo Spirito Santo per poter entrare in noi e cambiare le nostre debolezze e fragilità ha bisogno di noi. Lo Spirito Santo ha bisogno che  noi apriamo il nostro cuore alla Sua azione. Dobbiamo volere che Gesù abiti in noi e nella nostra unione. Il sacramento del matrimonio non ci assicura nulla senza il nostro impegno. Il sacramento del matrimonio è come una fonte di acqua pura che disseta ma se noi abbiamo un bicchiere bucato non riusciremo nè a bere nè a dissetarci. Questo è il nostro cuore, che se reso bucato dal peccato e dal nostro egoismo, non riuscirà a riempirsi di Dio. Diventa così tutto un’illusione e se le cose non vanno ce la prendiamo con Dio che non ci ha preservato dal fallimento.  

Siamo ricchi! Prendiamone coscienza e impegniamoci a fondo per dare frutto a tutta questa Grazia che ci pervade.

Antonio e Luisa

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Convivete? Non accontentatevi.

Oggi sono felice di poter condividere una riflessione che non è mia. Certo, ne condivido i contenuti. Questo blog ha un’impostazione e dei valori ben caratterizzati, ma quando sono altri a scrivere, a portare la ricchezza della loro persona, anche gli stessi contenuti possono acquistare un sapore diverso e avere una prospettiva diversa. Le riflessioni di questo blog, infatti, non sono mai concetti astratti, ma vita vissuta, prima di tutto. Questo blog parla d’amore. L’amore non è un concetto che si può racchiudere in una riflessione, per quanto possa essere articolata e ben fatta. L’amore è prima di tutto esperienza da vivere e testimoniare. Lanciatevi! Da lettori diventati scrittori. Potreste aiutare chi è nella vostra situazione che, attraverso di voi,  potrebbe trovare una strada che ora non vede.

Daniela ha voluto dare il suo contributo. Parla ai conviventi. La crisi può essere la fine di tutto oppure un’opportunità. Un’opportunità che apre al mistero di Dio e al sacramento. Perchè, solo se sperimentiamo quell’amore gratuito del Cristo, che ci desidera ardentemente, anche nelle nostre miserie e tradimenti, solo se sperimentiamo questo, possiamo fare il salto di qualità come persone e come persone che amano.

Scrive Daniela:

All’inizio é tutto molto bello,nuovo,romantico, estemporaneo…poi si fa un passo oltre e si vive insieme, i difetti sono smascherati a tutto tondo, i limiti enfatizzati dalla quotidianità, dalla routine che é già pesante per conto suo….Poi i ritmi serrati della vita, i compiti mal redistribuiti, lo stress del lavoro….e la frittata é fatta…a chi piace piccante mettiamoci dentro anche qualche scappatella.

Bene e adesso che si fa, come si fa ci si disfa, si da la disdetta della casa,si impacchettano le cose e si prende la porta. Con un grande dolore dentro, un vuoto, un sogno infranto, un bisogno non saziato, la sensazione di non aver fatto passi avanti, si prende la porta e nella migliore delle ipotesi si spera che la prossima volta andrà meglio, si, forse può darsi…
Ma i nostri limiti, per quanto cerchiamo di lavorarci, sono sempre li, i nostri difetti pure, come quelli di tutti….e allora che si fa, il cinismo,l’egoismo,l’ individualismo sono la via di fuga?
No. No perché c’é Uno, che magari neanche lo sai, che ti ama, nonostante tutto, ti guarda con amore quando sbagli, quando tratti male te stesso e gli altri, che nella sua infinita misericordia, ti perdona sempre. Che bello un Amore così, dove ci si sente sempre amati, perdonati, accolti…ecco Cristo é morto sulla croce per insegnarci questo….per Amore uno si consuma nel perdono, perdonando 70 volte 7, guarda con misericordia “perché chi é senza peccato scagli la prima pietra”, perché quando uno torna e chiede scusa si ammazza il vitello grasso. Questo é l’amore che ci ha insegnato Dio, lui che per ciascuno di noi che si perde,lascia le altre 99 pecore per venirci a cercare, bisogna solo farsi trovare, dire si, seguirlo e imparare da Lui come si ama.
Allora se vi siete scontrati con le vostre due limitatezze, fate entrare Dio tra voi ad allargare l’orizzonte. Per Dio noi siamo più dei nostri errori, che bello essere guardati cosi.
Non interrompete la vostra convivenza,la vostra relazione ma cercate un prete,un frate, una coppia che vi aiuti a fare un percorso fidanzati e sposatevi perché con Gesù,nella preghiera si può trovare la forza del “PER SEMPRE” ma bisogna provare per credere…
Daniela
Antonio e Luisa

Elogio della differenza

Spesso molte cose accadono senza che tu ne comprendi la differenza, quella che cambia il significato delle cose, quella differenza secondo cui quello che un domani sarà è completamente distinto da ciò che ora è. La capacità di capirne la differenza è una consapevolezza sacra!
Succede infatti di vivere degli eventi importantissimi della propria vita come se fossero la stessa medesima cosa, come se addirittura i termini di significato così diversi diventassero improvvisamente sinonimi. Tutto origina da questa omonimia menzognera delle parole e degli accadimenti.
Il fidanzamento può essere sinonimo di matrimonio?
Il seminarista è lo stesso di un sacerdote ordinato?
Può guidare una macchina chi non ha la patente?
Il digiuno è la stessa cosa di un giorno in cui mangi?
La convivenza è uguale al Matrimonio Sacramento?
L’anello fedina è l’anello fede?
La sessualità di due coniugi che si uniscono perché ricreano quell’essere divino che…..”maschio femmina LO creò”, quindi diventano una sola carne nel nome di Gesù Cristo è la stessa medesima cosa di una sessualità vissuta da maschio e femmina  che ancora non sono un progetto e che non unendosi nel nome di Gesù si uniscono nel nome di qualcun altro?
Io e Giorgio, fidanzati per sette anni senza comprendere la differenza delle cose!
Stavamo benissimo insieme, condividevamo tutto, compresa naturalmente l’intimità, ci mancherebbe altro, due fidanzati che si amano, che fanno viaggi insieme, che ritengono a giusta ragione che la cosa importante è essere felici, fare le cose che piacciono…..insomma vivevamo da sposati senza ancora esserlo, usurpavamo il diritto di una parola, matrimonio, inserendola dentro al termine fidanzamento. Compivamo  con il corpo gesti che non ci appartenevano…..La grande menzogna!!!!Magari qualcuno ce l’avesse annunciato, dunque eravamo davvero nella tenebra…..e il peccato come  ci sguazza volentieri!!!
È come se un sacerdote non ancora ordinato  tale si adoperasse con fervore a celebrare messa, a confessare, a fare insomma il prete…..sarebbe un bugiardo: esattamente come chi vive il fidanzamento come un matrimonio……è un bugiardo!
Avevamo preparato in questo modo il terreno per il futuro matrimonio e, quando decidemmo di sposarci, giungemmo con tale “coltivazione” a condividere le due diversissime umanità.
Arrivo poi un tempo in cui  non ci sentimmo gratificati e insoddisfatti così, nel bisogno egoistico della felicità, cominciammo interiormente a navigare il mare della divisione. Quel naturale passaggio dall’innamoramento all’amore non lo facemmo perché ancora incapaci di comprendere il valore della differenza.
L’innamoramento , nell’uomo e nella donna , è una pulsione che provoca una varietà di sentimenti e di comportamenti caratterizzati dal forte coinvolgimento emotivo verso un’altra persona , che, a seconda dei casi, è associata a un’intensa attrazione sessuale.
Tra le numerose decisioni , dimentichiamo la più importante, quella che dovrebbe avere la priorità….L’amore…..AMARE È UNA DECISIONE!!
In realtà c’è differenza…..
Il FIDANZATO è un promesso in matrimonio. Ė la promessa di fiducia fatta dall’uno all’altra per un futuro impegno di un GIÁ e non ancora per sempre. Da qui la FEDINA.
Il MARITO  è un uomo sposato in relazione a sua moglie ed è un impegno presente di alleanza per sempre. Da qui la FEDE. Ancora non stiamo parlando di sacramento.
Il MATRIMONIO è il MATER MUNUS, cioè il compito della donna madre di custodire ed accogliere essendo il fondamento (la sottomissione di San Paolo) della vocazione.
Il PATRIMONIO è il PATER MUNUS, cioè il compito dell’ uomo padre di guidare, procacciare sostentamento, essere il navigatore satellitare della vocazione.
Il CONIUGE, da CUM IUGUM è colui che cammina col giogo che, visto dall’alto ha la forma di croce ed è il cammino della coppia dove l’uno necessariamente aspetta i passi dell’altro perché il giogo non ti permetterebbe di camminare con ambiguità chilometriche e ciascuno conosce perfettamente chi c’è al centro dei due.
Il COMPAGNO, da CUM PANIS è colui con cui divido il pane, sperimento la convivialitá ed è un impegno libero, semplice condivisione
La CONVIVENZA è vivere con. È un patto a volte solo verbale e di fatto altre volte sancito dinanzi al primo cittadino. Può essere anche una bellissima famiglia, può anche durare tantissimo ma non rappresenta la grande novità!!
Il MATRIMONIO SACRAMENTO è la grande novità…..quella che ci permette e ci regala il dono più ambito e sconosciuto: LO STUPORE!!
La grande differenza è che il Matrimonio Sacramento è CHIESA DOMESTICA…..che meraviglia!!! Due esseri poveri e fragili come gli umani possono compiere GESTI LITURGICI:
Si uniscono sessualmente nel nome di Gesù Cristo ed è l’unica forma di non privatizzazione della sessualità perché tutta la comunità conosce che quella coppia diventerà UNA SOLA CARNE  e deve essere così perché questo è molto piaciuto al Creatore e, se LUI vorrà, nasceranno futuri cittadini per il mondo. Qui si celebra il sacramento del matrimonio perché la prima cosa che la coppia deve generare è il NOI.
Possono benedirsi i coniugi  di buon mattino e in ogni momento della giornata perché, già con il battesimo sono Re, Sacerdoti e Profeti ma in più, gli sposi, sono CONSACRATI e possono impartire benedizioni per loro e per i propri figli.
Loro sicuramente pregano prima dei pasti e ricevono l’eucaristia l’uno per l’altro per ricolmare di grazia ogni necessità della famiglia.
LA GRANDE DIFFERENZA……ESSERE CHIESA DOMESTICA….CHE SPETTACOLO e che libertà interiore!!!
Così io e Giorgio, navigando il mare della divisione facemmo  prevalere, addirittura per  11 anni di infelicità, il grande nemico, il tentatore che ci fece credere, come alla coppia modello ISH E ISSHÁ,  a cui il mondo continua ad ispirarsi, che la menzogna avrebbe avuto la meglio ai fini della nostra felicità e noi ci siamo caduti. Del resto eravamo partiti male perché l’area fabbricabile ( il fidanzamento) per costruire la casa sulla roccia (il matrimonio con Gesu) non aveva nè il tetto (lo Spirito Santo) nè tanto meno le fondamenta del NOI cementato della coppia. Anche quando ci sposammo in chiesa, dopo 3 anni di matrimonio civile, non avevamo ancora capito la differenza, doveva passare ancora del tempo.
Così peccato su peccato, accusa sui difetti e dito puntato è  poi finalmente arrivato il nostro grande riscatto contro il nemico ma questo bisogna deciderlo con tutte le forze!!! Abbiamo riconosciuto quel GESÙ che si era inchinato dinnanzi al nostro si. Avevamo dimenticato DIO ma lui mai si dimentica di noi!!!
In forza del battesimo tu, essere umano meraviglioso, hai la certezza che ovunque ti troverai e in qualunque condizione sarai DIO verrá sempre a cercarti, Lui ascolterà il grido sordo del tuo cuore ed infatti…….il Signore ha risorto il nostro noi!!
Eccoli gli occhi nuovi per comprendere il VALORE DELLA DIFFERENZA!!!
Noi, che ci saremmo separati, siamo oggi sposati da 25 anni, abbiamo 4 figli, siamo madre e padre spirituale di moltissime coppie giovani, di coppie “anziane” in serissime difficoltà, siamo padrini  di battesimo di 30 bambini, distribuiamo cerotti per le ferite della vita, siamo al fianco e accompagniamo la cura della RELAZIONE . Insomma siamo in pieno a servizio della famiglia contagiosi al massimo e dispensatori di gioia, di  quella  speranza che è certezza, contro ogni scoraggiamento e tristezza.
Tutto questo può accadere solo se costantemente fai memoria della tua resurrezione. Si è innanzitutto poveri per arricchirsi. Ecco l’altra grande differenza!!!
Scoprire la POVERTÀ per ARRICCHIRE. Tutto parte da me. Sono io che rendo ricco e felice l’altro.
Scoprire la DIFFERENZA fa nascere il senso della CHIAMATA.
Cosa è mio marito per me?
È la mia parte maschile!
Cosa sono io moglie per lui?
La sua parte femminile.
È il dono che mi è stato consegnato con tutta la sua storia: se non amo la sua storia e non ci entro con tutta me stessa non potrò mai decidere di AMARE.
Se non generiamo il Noi della coppia non saremo generatori di figli nel vero senso della parola.
Io non voglio  te secondo i miei gusti meschini ma amandoti nella tua storia ti vedrò sempre speciale perché è il mio sguardo che cambia davanti alla tua  povertà…..e mi diventi ricco, ricchissimo!
Mio  marito era un taciturno? Un distratto? Una persona poco affettiva?
Cosa ho fatto io per arricchirlo?
Credo qualcosa abbia fatto, per essere oggi la miglior coppia….
Sedici anni or sono, al tempo della nostra rinascita, annunciavamo che un grande nemico avrebbe contrastato questa preziosissima cellula che è la famiglia…..allora in pochi ci si credeva (noi eravamo reazionari perché la mentalità del “che c’è di male” contagiava anche molti cattolici)ma noi abbiamo iniziato subito la nostra buona battaglia a cui oggi invece molti hanno dovuto aderire, a giudicare dallo smascheramento che il nemico sta operando!
Noi però lavoriamo sulla carne, sulle ferite delle singole famiglie…..e la nostra casa ne accoglie tanti, davvero un piccolo ospedale da campo. L’abbiamo chiamata OASI NEL DESERTO NEVÈ MIDBAR.
Si rinasce???
Solo se si desidera comprendere la DIFFERENZA!
Solo io posso arricchire il povero che ho davanti.
Maschio e femmina lo creò, tu sei prezioso ai miei occhi, io ti amo.
Ecco dove sta la grande differenza!!!!!
Per scrivere a Cristina: cristinarighi1@virgilio.it

Sposarsi è molto più che convivere.

131. Voglio dire ai giovani che nulla di tutto questo viene pregiudicato quando l’amore assume la modalità dell’istituzione matrimoniale. L’unione trova in tale istituzione il modo di incanalare la sua stabilità e la sua crescita reale e concreta. E’ vero che l’amore è molto di più di un consenso esterno o di una forma di contratto matrimoniale, ma è altrettanto certo che la decisione di dare al matrimonio una configurazione visibile nella società con determinati impegni, manifesta la sua rilevanza: mostra la serietà dell’identificazione con l’altro, indica un superamento dell’individualismo adolescenziale, ed esprime la ferma decisione di appartenersi l’un l’altro. Sposarsi è un modo di esprimere che realmente si è abbandonato il nido materno per tessere altri legami forti e assumere una nuova responsabilità di fronte ad un’altra persona. Questo vale molto di più di una mera associazione spontanea per la mutua gratificazione, che sarebbe una privatizzazione del matrimonio. Il matrimonio come istituzione sociale è protezione e strumento per l’impegno reciproco, per la maturazione dell’amore, perché la decisione per l’altro cresca in solidità, concretezza e profondità, e al tempo stesso perché possa compiere la sua missione nella società. Perciò il matrimonio va oltre ogni moda passeggera e persiste. La sua essenza è radicata nella natura stessa della persona umana e del suo carattere sociale. Implica una serie di obblighi, che scaturiscono però dall’amore stesso, da un amore tanto determinato e generoso che è capace di rischiare il futuro.

132. Scegliere il matrimonio in questo modo esprime la decisione reale ed effettiva di trasformare due strade in un’unica strada, accada quel che accada e nonostante qualsiasi sfida. A causa della serietà di questo impegno pubblico di amore, non può essere una decisione affrettata, ma per la stessa ragione non la si può rimandare indefinitamente. Impegnarsi con un altro in modo esclusivo e definitivo comporta sempre una quota di rischio e di scommessa audace. Il rifiuto di assumere tale impegno è egoistico, interessato, meschino, non riesce a riconoscere i diritti dell’altro e non arriva mai a presentarlo alla società come degno di essere amato incondizionatamente. D’altra parte, quelli che sono veramente innamorati, tendono a manifestare agli altri il loro amore. L’amore concretizzato in un matrimonio contratto davanti agli altri, con tutti gli obblighi che derivano da questa istituzionalizzazione, è manifestazione e protezione di un “sì” che si dà senza riserve e senza restrizioni. Quel “sì” significa dire all’altro che potrà sempre fidarsi, che non sarà abbandonato se perderà attrattiva, se avrà difficoltà o se si offriranno nuove possibilità di piacere o di interessi egoistici.

Il Papa va controcorrente anche in questo caso. Questi due capitoli servono a Francesco per dirci che sposarsi non è imprigionarsi in una relazione che poi è difficile rompere ma è ciò a cui il nostro cuore e quello della persona amata anelano per potersi sentire accolti e potersi donare in modo totale. L’amore matrimoniale esprime completamente quelle che sono le esigenze del nostro cuore per amare in pienezza e incondizionatamente.

Queste caratteristiche, non a caso, sono quelle che vengono prese in considerazione nelle cause di nullità, per verificare che il consenso matrimoniale sia stato libero, veritiero e consapevole.

Pensateci bene, siate sinceri fino in fondo,  e ditevi se voi non desiderate che il vostro amore sponsale e la vostra relazione abbiano queste caratteristiche:

  1. FEDELTA’: ci doniamo al nostro sposo nella buona e nella cattiva sorte, escludendo tutti gli altri. Dobbiamo essere coerenti al dono, che è totale e per sempre, come Gesù che è stato fedele fino ad andare in croce.
  2. UNICITA’: un solo uomo e una sola donna. Questa esigenza scaturisce direttamente dal dono totale degli sposi, che investono tutto il loro essere: anima, cuore e corpo.
  3. INDISSOLUBILITA’: l’amore coniugale fonde gli sposi in modo definitivo  in un noi.
  4. FECONDITA’: il rapporto sessuale è l’assenso del corpo all’unione dei cuori. E’ l’esperienza sensibile della fusione degli amanti. Si è fecondi anche quando non si riesce a concepire un bambino, perchè l’atto aperto alla vita genera sempre amore.
  5. SOCIALITA’: l’impegno va preso davanti alla comunità e lo stato deve difendere e tutelare questa istituzione naturale, cellula primaria di ogni società.

Questo amore, questa modalità di amare è oggettivamente superiore ad ogni altro tipo di unione o convivenza perchè ci chiede di più e ci da di più. Ci chiede di essere coerenti con la nostra promessa, ci chiede di amare gratuitamente e senza condizione. Chi non desidera essere amato così? Chi non desidera essere capace di amare così? Chi si accontenta della convivenza, raccontandosi che così è davvero una scelta libera non dettata da nessun impegno contrattuale o sociale, prima ancora che sacramentale, è una persona che ha paura di mettersi in gioco fino in fondo, una persona che non è capace di amare veramente, è una persona che si vuole lasciare libera una via di fuga. Le statistiche sono impietose su questo punto. La percentuale di divorzi delle coppie che hanno prima convissuto è molto più alta di chi non lo ha fatto. Non è un semplice caso è questione di maturità, coraggio e consapevolezza di sè e del dono di sè. Benedetto XVI ebbe a dire su questo: Care famiglie, siate coraggiose! Non cedete a quella mentalità secolarizzata che propone la convivenza come preparatoria, o addirittura sostitutiva del matrimonio! Mostrate con la vostra testimonianza di vita che è possibile amare, come Cristo, senza riserve, che non bisogna aver timore di impegnarsi per un’altra persona!

Il matrimonio non è una passeggiata. Amare per sempre e senza condizioni è difficile ma è qualcosa che cambia la vita, che permette veramente di fare esperienza di Dio e di abbandonarsi alla Sua Grazia.

Antonio e Luisa