Uomo e donna parlano lingue diverse.

Anche oggi parto da una riflessione di don Carlo Rocchetta. Rocchetta scrive:

La differenza tra uomo e donna è nota:

  • nella percezione psico-fisica dell’uomo, un atto sessuale fa star meglio e risolve ogni problema;
  • nella percezione psico-fisica della donna, prima bisogna star bene e risolvere ogni problema, e solo dopo ci sarà posto per l’atto sessuale.

(…..) gli sposi devono incontrarsi a metà strada, rispondendo ai rispettivi bisogni.

Il rischio dell’uomo è di cadere in un minimalismo genitale che riduce la sessualità a sesso e dimentica il contesto di tenerezza entro cui soltanto diviene pienamente espressivo-realizzativo dell’amore nuziale.

Il rischio della donna è di cadere nel massimalismo relazionale, esagerando nelle esigenze di perfezione al punto che, se tutto non è a posto, si chiude in se stessa, senza tener in alcun conto le attese del partner e dimenticando che, a volte, anche l’incontro sessuale può rappresentare una via per ritrovare la pace.

Per l’uomo la sessualità è un punto di partenza; per la donna un punto di arrivo; per il primo, la sessualità è fortemente pulsionale, per la seconda è primariamente relazionale.

Secondo la percezione della donna, l’eros è determinato dall’esigenza che qualcuno si prenda cura di lei e la faccia sentire amabile e amata: più si sentirà desiderata nella sua sfera emozionale, più si dimostrerà recettiva e darà prova di stimare il partner.

Secondo la percezione dell’uomo, al contrario, l’eros è determinato dal sentimento di conquista e dall’esigenza di sentire che la donna lo apprezza, si dedica a lui e gli appartiene.

Il conflitto uomo-donna nasce quando i due non riconoscono o non rispettano questi rispettivi bisogni.

(Teologia del talamo nuziale – Carlo Rocchetta)

Quando ho letto queste righe non ho potuto che riconoscere che don Carlo ha ragione. Anche la nostra relazione in una certa misura rispecchia quanto scritto nel testo. Nella mia vita è stato determinante capire che uomo e donna sono diversi e che se la mia sposa reagiva in un determinato modo non era per farmi soffrire ma era una reazione ad un mio comportamento. Senza un dialogo franco e diretto è inevitabile che nascano conflitti e incomprensioni. Amare significa dire tutto anche le cose che non piacciono, significa anche ascoltare senza offendersi. Solo così si potrà crescere come sposi e come persone.

Il dialogo d’amore porta senza dubbio a venirsi incontro, a non tenersi dentro astio e frustrazione ed evita quei fraintendimenti che provocano tanta sofferenza inutile.Tante separazioni avvengono proprio per l’incancrenirsi di queste dinamiche.

Antonio

 

Imparare ad amare nella verità.

Dio ci ha desiderati fin dal principio, questo è certo, è parte della nostra fede, ma noi siamo convinti che Dio abbia fatto di più. Ha acceso dentro di noi il desiderio  ad aprirci e  donarci ad un’altra persona diversa e complementare e fin dal principio ha desiderato che io e la mia sposa ci completassimo e ci aiutassimo a tornare a Lui.  Dio con pazienza ci ha seguito passo dopo passo, errore dopo errore, litigio dopo litigio e, quando ha capito che senza il suo intervento avremmo fallito e ci saremmo lasciati, ha messo in campo i suoi operai migliori. Luisa, mentre correggeva i compiti dei suoi alunni (passa il 90% del tempo libero in questa attività), ascoltava senza troppa attenzione Radio Maria e in particolare la Convocazione Nazionale del Rinnovamento nello Spirito. A un certo punto viene intervistato Don Dino Foglio che tra le altre cose parla di un frate che cambia le vite ai giovani fidanzati. Luisa, spinta da un istinto misterioso si informa e ci iscrive, io la seguo senza fiatare. Ci ritroviamo in un luogo immerso nelle montagne bresciane in una natura rigogliosa e meravigliosa. Lì, abbiamo incontrato Padre Raimondo che ci ha letteralmente rivoltato come calzini, abbiamo messo in discussione tutto per ricominciare illuminati dalla Grazia di Dio e siamo riusciti finalmente ad issare la vela e a permettere al vento dello Spirito Santo di spingerci oltre le nostre forze e capacità.

Tutta questa introduzione per dirvi che Dio ha grandi progetti su ognuno di noi e su ogni coppia di sposi. Immergerci nella verità dell’uomo e della donna e comprendere come realizzarci nella nostra vocazione al matrimonio è stato importantissimo per aprirci al suo Spirito. Se siete attratti da questa proposta non abbiate paura, fidatevi e non ve ne pentirete. La scelta di partecipare a quel corso ha salvato la nostra unione e ci ha aperto la strada verso un matrimonio felice nel Signore.

Siete fidanzati o conoscete coppie che vogliono approfondire come vivere un fidanzamento sano e nella verità per prepararsi al sacramento delle nozze con i presupposti migliori e un cuore spalancato alla Grazia?  Visitate questo sito  www.evangelizzazione.org  e iscrivetevi a uno dei corsi.

Naturalmente anche noi siamo disponibili per qualsiasi informazione. Scriveteci senza problemi.

Antonio e Luisa

Corso per fidanzati all’inizio del cammino e single. Gaver 17-23 luglio 2016

 

 

Corso fidanzati vicini al matrimonio (con rilascio attestazione frequenza)

Gaver 7-13 agosto 2016

 

L’amore felice: questione di matematica.

Don Carlo Rocchetta, nel suo nuovo testo “Teologia del talamo nuziale”, spiega due concetti fondamentali. Vivere un matrimonio felice non è facile e non è scontato. Uno dei fattori fondamentali è l’armonia sessuale. Anche Padre Raimondo ci ammoniva su questo. Gratta gratta, diceva, i problemi sono sempre lì. Don Carlo spiega che, perché l’intimità sessuale sia vissuta bene e sia nutrimento per l’unione degli sposi, serve che abbia una estensione orizzontale verso la tenerezza e un’estensione verticale verso L’agape, cioè verso l’intimità con Dio Trinità, che costituisce il fondamento di ogni matrimonio.

Mi viene in mente il piano cartesiano, dove nell’asse delle ascisse c’è la propensione alla tenerezza e nell’asse delle ordinate c’è la congiunzione tra amore carnale verso il proprio sposo/a e amore spirituale verso Dio.

Perché un matrimonio sia sano, vissuto nella gioa e nella verità, dobbiamo impegnarci affinché la nostra curva dell’amore sia protesa verso il massimo della tenerezza e il massimo dell’intimità con Dio.

Una delle cose che salta all’occhio pensando alla nostra storia personale è che tenerezza e amore verso Dio sono proporzionali. Quando cresce una cresce anche l’altro e viceversa. Alla fine l’amore è tutta questione di chimica, anzi, di matematica, non è vero che dipende dai sentimenti che non controlliamo e a cui siamo sottomessi. Se ci impegniamo a mantenere la nostra curva dell’amore protesa verso la tenerezza dell’uno verso l’altra in ogni situazione della nostra vita insieme e se ci affidiamo alla Grazia di Dio, il risultato sarà sempre positivo e non rischieremo di fallire la missione più importante che Dio ci ha affidato: il nostro matrimonio.

Antonio e Luisa.

Le carezze: linguaggio d’Amore di Dio.

Il matrimonio è il sacramento della tenerezza. Gli sposi imparano l’uno dall’altra ad amarsi con tenerezza. Ho capito una cosa importante. Dio mi ha affidato una missione, mi ha comandato  affinché  io mi impegni ogni giorno per essere epifania del suo amore per la mia sposa.

Più saprò essere tenero con lei, più imparerò ad esserlo (anche questo è un cammino di crescita) e più lei si sentirà amata da me e da Dio.

Di seguito riporto una riflessione di Carlo Rocchetta  che spiega concretamente cosa significhi amare con tenerezza, quale sia il linguaggio della tenerezza:

Per arrivare a questa situazione di sentirsi amati ed apprezzati, esiste il linguaggio delle carezze, la tenerezza è una polifonia di carezze. Dalle carezze deriva un messaggio di riconoscimento prezioso.

Isaia 43, 1-7: tu sei prezioso ai miei occhi, ti stimo e ti amo. La carezza è anche quella verbale, simbolica, non solo gestuale. Quando non ci sono carezze fra gli sposi si crea un senso di solitudine. L’altro o diventa un estraneo o si crea una stato di rivincita o di malessere tale che porta con sé rabbia, collera, tristezza. Lui non mi porta mai un fiore…lei è sempre negativa…. Così facendo si viene a creare un senso di solitudine e l’impressione che tutto sta per finire. La carezza è un riconoscimento che mi rassicura. Tutti abbiamo delle insicurezze. Tra marito e moglie è indispensabile darsi sicurezze. Una carezza in più non fa mai male!! Le carezze possono essere: verbali, gestuali, comportamentali e simboliche.

Le carezze verbali sono l’uso della parola: sei bellissima, sei straordinaria.. uccide più la lingua che la spada… Non si pensa che colpendo l’altro si colpisce se stesso. Le donne si ricordano ogni parola! anche nei momenti di ira o rabbia, facciamo in modo che le parole non siano macigni. Quando i due litigano non si ascoltano più.

Le carezze gestuali sono il tono della voce, lo sguardo, il sorriso, il bacio, l’abbraccio. Bisogna educarsi all’arte delle carezze gestuali. Quasi sempre vanno di pari passo con le carezze verbali. Sono parole non dette ma che a volte sono altrettanto eloquenti. Atti che fanno sentir bene il coniuge.

Le carezze comportamentali sono quelle collaborazioni, quel modo con cui si cerca insieme di mettere a posto la casa, di aiutare i figli. Atti concreti con cui ci si mette in sintonia con l’altro, si collabora con l’altro (il marito a volte arriva dal lavoro e si butta in poltrona).

Le carezze simboliche sono tutti i doni, quei piccoli segni che caratterizzano la vita della coppia. Il matrimonio è caratterizzato da doni: lista delle nozze, lo scambio degli anelli nuziali. Occorre che anche durante il matrimonio ci siano quei doni, quei simboli che facciano sentire bene il coniuge (portare un fiore alla moglie..). Il regalo non ha un valore solo materiale ma simbolico. Si è interessato a me.. Ha cercato quel regalo per me. È importante per gli sposi regalarsi una sorpresa ogni tanto, se no la vita di coppia diventa una monotonia, una routine sempre uguale.

L’unica condizione di questa polifonia di carezze è che siano carezze vere, incondizionate. Il do ut des non è vera carezza. A volte quando il marito vuol fare l’amore diventa tutto carezzevole, tutto moine. La moglie che ha capito il trucco si rifiuta. Se fosse carezzevole sempre sarebbe diverso… Quelle sono carezze condizionate.

Antonio

 

Una spirale d’amore

Il matrimonio è un sacramento che non finisce mai, che si protrae nel tempo, perché gli sposi stessi e la loro unione sono il sacramento. Come nell’Eucarestia finché l’ostia consacrata non si consuma è corpo reale di Cristo così finché entrambi gli sposi sono in vita  la loro unione d’amore è abitata dalla presenza reale di Cristo.

Molti pensano sbagliando che il sacramento inizia e termina in chiesa esprimendo la propria volontà davanti al sacerdote, ai testimoni  e all’assemblea. Non è così. Il sacramento inizia in chiesa ma si perfeziona e ha il suo sigillo nell’intimità del talamo nuziale.

Senza il primo rapporto ecologicamente svolto non c’è matrimonio. Il dono  e l’accoglienza del seme della vita sono necessari perché lo Spirito scenda sugli sposi unendoli in modo tutto nuovo e indissolubile per sempre. Per assurdo chi celebra il matrimonio e per anni ha solo rapporti protetti dal preservativo non si è mai sposato.

Il sacramento si perfeziona con il primo rapporto ma non si esaurisce. Gli sposi saranno per sempre uniti a Cristo e la Grazia di Dio poggerà sul loro amore di uomo e donna mentre il loro amore di uomo e donna si perfezionerà e si riempirà, traboccando dal cuore degli sposi, della Grazia di Dio. Ogni rapporto fisico vissuto nel dono e non nell’egoismo diventa così Pentecoste per gli sposi che si nutrono d’amore e riattualizzazione delle nozze. Ogni atto di tenerezza e d’attenzione prepara all’amplesso fisico che sarà il culmine di una corte continua e l’amplesso fisico riempirà il cuore degli sposi che saranno capaci di tenerezza e attenzioni l’uno verso l’altro  per i giorni seguenti. E’ un circolo d’amore che non si chiude mai perché ogni giro ci troveremo un po’ più in alto nel cammino verso l’abbraccio eterno con Gesù.

Antonio e Luisa.

La castità è aderire all’amore

Castità matrimoniale. Cosa si nasconde dietro questa definizione? Chi di noi non pensa subito alla cintura di castità oppure al castigo. La castità culturalmente non ci piace, siamo prevenuti e diffidenti verso questa parola che apparentemente sembra vietare, castrare e imprigionare il nostro desiderio per rispettare una morale fredda e frustrante.

Tutto sbagliato, o meglio, tutto corretto per chi si ferma alla superficie. La castità è in realtà tante cose: è libertà, purezza, dono, gioa, attesa, eros, agape, rispetto, apertura, vita e tante altre realtà meravigliose. La castità è aderire all’amore, è aderire a Gesù ed è la sola strada verso la santità a cui tutti siamo chiamati.

Nel matrimonio la castità concretamente è perfezionare l’amore sponsale (anche e soprattutto l’amplesso fisico) , è un distacco dal male e dal peccato e una progressiva crescita verso il bene. Noi abbiamo sperimentato tutto questo nella nostra vita. Quando abbiamo scelto di seguire la legge di Dio radicalmente senza sconti o giustificazioni il nostro amore è cresciuto tantissimo giorno dopo giorno. Non abbiamo smesso di peccare (magari) ma abbiamo cercato in tutti i modi di non farlo.  Il cammino sponsale nella castità ci ha permesso fino ad ora di vivere un amore pieno e stupendo che non stanca ma nutre, che non distrugge ma costruisce e che non cambieremmo con nulla al mondo. Questa consapevolezza e la percezione forte di come la nostra fatica ci permetta di essere molto più felici ci danno la tenacia e la costanza necessarie a perseverare convinti che la strada sia quella giusta.

Padre Raimondo Bardelli ci insegnava che lo stesso gesto può essere la più alta espressione della volgarità  come invece la più alta espressione dell’amore tra due sposi, dipende solo dalla castità del nostro cuore. La via cristiana è difficile ma rende felici, noi possiamo testimoniarlo.

Antonio e Luisa

 

 

 

 

 

Uno sguardo di meraviglia.

 

Guardare ogni giorno meravigliati la nostra sposa. Mi sembra impossibile eppure è così. Non è roba da film romantici, è quello che ti regala il matrimonio. Ma non è da tutti. Serve uno sguardo limpido, puro e senza segreti. Lo sguardo non è sempre capace di vedere oltre le prime rughe, oltre il corpo non più giovane e un po’ provato  da quattro gravidanze. Lo sguardo va nutrito; va nutrito di tenerezza, di amore, di attenzioni e dalla Grazia di Dio. Non si può pretendere di vedere oltre le apparenze, di andare in profondità della persona se nutriamo il nostro sguardo di robaccia, di pornografia o anche soltanto di giovani donne che mostrano i loro corpi perfetti e sensuali in televisione o su internet. Il nostro sguardo si inquina, comincia ha diventare pieno di cupidigia ed egoismo. Diventa incapace di vedere la propria sposa in tutta la sua vera bellezza ma comincerà a fare paragoni, a vedere tutti i limiti fisici di una donna che non potrà mai competere nella fisicità con quelle donne provocanti e impossibili. E’ l’inizio della fine. Lo dico non come un moralista fuori dal mondo ma  come un peccatore che sa quello di cui parla.

La mia sposa ha bisogno di sentirsi bella e desiderata, e io con il mio sguardo posso darle questa certezza o posso distruggerla. Anche questo è amare.

Antonio

Educare è condurre all’amore (vero)

Papa Francesco lo ha sempre detto e lo ha confermato nella sua esortazione Amoris Laetitia, l’educazione all’affettività diventa sempre più necessaria e decisiva per la crescita umana dei nostri figli.

Per noi le parole del Papa sono solo una conferma. I nostri figli crescono in un mondo sempre più erotizzato, dove le nostre pulsioni vengono stimolate continuamente dai media e da tutta una società incapace di trasmettere la profondità delle relazioni che dovrebbe caratterizzare la persona umana.

Sembra che il piacere e il sentire siano le uniche cose che contano per essere felici e appagati. Così l’individualismo diventa sempre presente nelle persone e non si è più capaci di donarsi e trovare nel dono la vera realizzazione di se stessi. Quante volte abbiamo sentito che l’importante è pensare a noi e alla nostra felicità e il resto verrà di conseguenza. Quanto egoismo e quanta infelicità.  Questa è un’illusione, siamo nati per essere come Dio e solo quando ci doniamo troviamo la nostra realizzazione.

Amare veramente costa fatica, bisogna imparare a controllare il proprio corpo e le proprie pulsioni perchè solo chi ha il controllo della propria persona è capace di farsi dono, amare significa spesso sacrificare, soffrire, morire a se stessi e molti non ne sono più capaci, perché non sono stati educati a questo. Quanti ragazzi sono oggi educati alla fatica? Lavorando a scuola se ne trovano pochi, sempre meno, mentre sono sempre più i genitori pronti a giustificare e difendere i propri figli. Se sono abituati ad avere tutto e subito senza fare fatica come potranno aspettare ed essere casti. Dice don Antonello Iapicca che un ragazzo che non studia sicuramente non è casto perchè non ne è capace.

E’ il momento di essere ciò che siamo, Dio attraverso il battesimo e il matrimonio ci ha consacrato per essere educatori dei nostri figli, Gesù ci ha reso Re e Regina donandoci la sua regalità come dono battesimale personale perfezionandola poi in modo del tutto particolare con il matrimonio.

I nostri figli hanno il diritto di imparare ad amare attraverso di noi, guardando come ci vogliamo bene, nutrendosi della nostra tenerezza e del nostro sguardo e vedendo come ci perdoniamo. Quando ci abbracciamo o ci scambiamo qualche tenerezza davanti a loro, percepiamo la  gioia che provano sentendosi parte di quell’abbraccio d’amore, e questa è la scuola migliore che possano avere. Abbiamo imparato a parlare con loro di tutto anche di sessualità  senza imbarazzo e loro sentendosi liberi chiedono senza vergognarsi, sapendo che da noi avranno sempre attenzione e sincerità.

Solo se in noi vedranno dei testimoni autorevoli e veraci dell’amore e non gli avremo lasciati soli nella loro crescita affettiva, avremo mantenuto fede alle nostre promesse matrimoniali e alla fiducia che Dio ha riposto in noi affidandoci queste sue creature perché possano diventare uomini e donne maturi.

Antonio e Luisa

 

 

Gaver. Monte Tabor per gli sposi.

Il Gaver luogo di Grazia, nostro monte Sinai, dove per la prima volta abbiamo compreso le leggi di Dio, nostro monte Tabor dove Gesù si è mostrato in tutta la sua bellezza trasfigurata facendoci intravedere ciò che potevamo essere.

Siamo arrivati con tutte le nostre insicurezze, con tutte le nostre schiavitù, con tutti i nostri errori. Due fidanzati che non si capivano, che si erano già lasciati una volta e che presto lo avrebbero fatto definitavamente senza un cambiamento radicale.

Quel cambiamento è arrivato, Padre Raimondo con tutta la sua saggezza contadina, la sua esperienza e competenza e soprattutto con tutto il suo amore gratuito ci ha salvato.

Ci ha mostrato tutta la nostra miseria e tutti i nostri errori ma non per distruggere ma per cominciare a costruire una vita nuova, finalmente consapevoli di quanto siamo belli e amati agli occhi di Dio e quanto è bella la legge che ha scritto dentro di noi perchè ci rende capaci di realizzarci pienamente ed essere felici.

Padre Raimondo nel 2008 è tornato alla casa del Padre ma i corsi continuano, i suoi amati ragazzi, diventati grandi e diventati sposi felici hanno preso il suo posto perchè la gioia ricevuta possa essere donata e possa portare un po’ di luce in questo mondo malato.

Le iscrizioni sono aperte. Non perdete questa opportunità.

A questo indirizzo trovate tutte le informazioni www.evangelizzazione.org

Cocreatori con Dio

 

Padre Raimondo Bardelli motivava e spiegava  la creazione in modo molto bello.

Dio, uno e trino, è amore, e la sua essenza, come diceva sapientemente Sant’Agostino,  è la relazione tra l’Amante (il Padre), l’Amato (il Figlio) e l’Amore (lo Spirito Santo). Dio è quindi non solo amore ma anche relazione. Senza relazione non esisterebbe l’amore.

Dio non aveva bisogno di creare nulla, non aveva bisogno di noi, perché la relazione d’Amore in se stesso era già perfetta.

Dio ha creato tutto per Amore. L’Amore che lo caratterizza è così forte e immenso che ha desiderato non tenerlo per sé  ma ha voluto donarlo anche a noi, sue creature.

Noi sposi siamo consacrati per essere immagine di quell’Amore e per portare al mondo la tenerezza e la misericordia di Dio; anche se spesso non ne siamo capaci .

Se ci pensate bene anche noi sposi generiamo nuova vita per amore. Il nostro amore è così grande che non ci bastiamo più e vogliamo condividerlo e donarlo a una nuova creatura frutto della nostra unione. Questa, almeno,  è la logica di Dio  a cui noi dovremmo aderire per vivere ecologicamente e in modo pienamente umano. Il peccato e l’egoismo ci hanno allontanato da questa comunione con Dio e sta a noi impegnarci per recuperarla.

Anche in questo Dio ci ha voluto come Lui.

Ultimamente alcuni ricercatori hanno scoperto che lo spermatozoo quando entra nell’ovulo femminile provoca una scintilla di luce. Tutto questo ha una spiegazione chimica, ma per quanto ci riguarda ci rimanda direttamente al primo giorno della creazione descritta nella Genesi: Dio disse: “Sia la luce!”. E la luce fu.

Siamo cocreatori con Dio.

Questa descrizione ci ha sempre affascinato molto già da fidanzati e  abbiamo avuto la Grazia di sperimentare questa verità nella nostra vita e nel nostro matrimonio.

Antonio e Luisa

 

 

 

 

Cuore, anima e corpo

Oggi condivido una riflessione tratta da un libro di don Carlo Rocchetta, che pone in evidenza come l’intimità tra gli sposi non solo sia importante ma è determinante per vivere un matrimonio felice e fecondo d’amore.

Siamo portati  a concentrarci sullo spirito , la preghiera e il rapporto con Gesù  e va bene, ma non pensiamo di poter costruire la casa senza curare le fondamenta che nel matrimonio sono rappresentate da ogni atto d’amore e in particolare l’amplesso fisico.

Il matrimonio è un sacramento sessuato, tra un uomo e una donna, che non si amano come angeli ma come uomini e il corpo diviene mezzo fondamentale per esprimere tutto l’amore più profondo e puro.

Nella misura in cui si amano (gli sposi), amano Dio, e viceversa. Il sì iniziale è un sì a diventare una sola carne a immagine dell’una caro Cristo-Chiesa, al punto da poter dire che l’essere dei due in una sola carne (Gen. 2,24) fa nascere l’esistenza di una nuova personalità mistica. Di qui la conseguenza: una sposa che diverte il corpo, cioè lo sottrae o tenta di sottrarlo alla piena donazione fisica al consorte, sia pure per un falso concetto di castità nuziale o che vorrebbe unirsi come un angelo senza corpo, viene meno alla perfezione della sintesi dell’attuazione nuziale in senso naturale. Gli sposi devono donarsi con tutta l’anima, tutto il cuore, con tutto il corpo, senza sottrazioni e limitazioni.

(…) i rapporti nuziali, pur essendo umani diventano realizzazioni sacramentali

(Teologia del talamo nuziale – Don Carlo Rocchetta)

Antonio e Luisa

Un’attesa feconda.

Spesso sento dire che tra anticoncezionali di vario tipo e metodi naturali non c’è differenza, entrambi vengono usati per non avere bambini.

Mi permetto di obiettare. Non perchè io sia un medico o un esperto di questi metodi, ma dopo molti anni in cui noi ne abbiamo fatto uso, ci siamo fatti un’idea precisa, ed è di quella che scriverò in questo breve articolo.

L’inizio non è stato facile, la mia sposa ha imparato il metodo sintotermico quando già eravamo sposati, e il nostro primo bimbo era già nato. Fino ad allora non ci avevamo pensato, avere figli era nostro desiderio, e prima del matrimonio avevamo scelto la castità.

Ci sono stati periodi difficili, in cui lei faceva fatica a comprendere i segnali del proprio corpo, e i periodi di astinenza risultavano lunghi anche 10 e più giorni (una volta imparati di solito l’astinenza si limita a pochi giorni).

C’erano momenti di sconforto, di tensione, dove io mal sopportavo questa sua indecisione e troppa prudenza e lei si sentiva responsabile e incapace.

Poi con il tempo tutto è migliorato, io sono migliorato, ho imparato ad aspettare, e questo ci ha unito ancora di più. La mia sposa si è sentita pienamente rispettata, accolta nella sua femminilità e fertilità, desiderata come donna, e non usata come un corpo, come invece spesso avviene anche nel matrimonio.

Quel periodo, nonostante sia stato difficile, è stato probabilmente il più fecondo del nostro matrimonio, dove l’amore tra di noi è stato purificato, ed è diventato sempre più vero, abbiamo perfezionato la nostra unione portando tanta dolcezza e tenerezza, che ha reso il periodo d’astinenza non un’attesa sterile e frustrante ma un’attesa feconda, che ci ha predisposto al dono e non al possesso.

Diciamolo chiaramente, senza ipocrisia, noi siamo umanamente portati dalla concupiscenza a possedere l’altro, ad usarlo, a piegarlo al nostro piacere. Per essere dono, per mettere al centro l’altro serve un cammino, un impegno, un’educazione, anzi di più un combattimento contro noi stessi e il nostro egoismo.

Se il rapporto fisico resta un gesto lasciato al nostro istinto e alle nostre pulsioni, non sarà mai pienamente rispettoso dell’altro, se invece nel matrimonio lo liberiamo dalle nostre schiavitù e lo rendiamo mezzo di apertura, incontro e donazione totale all’altro, tutto sarà trasformato e reso più bello. Ogni anno che passa desidero sempre di più la mia sposa. Se non avessimo fatto questo cammino di purificazione e perfezionamento, sono sicuro che non sarebbe così, la stanchezza, gli impegni, i bambini e tutto lo stress della nostra società ci avrebbe allontanato.

Non sono io a dirlo ma le statistiche sono impietose. Dopo 10 anni di matrimonio, molti coniugi riducono drasticamente i loro rapporti e alcune coppie  (secondo Repubblica tra il 20% e 30%) addirittura smettono di averne.

Come simpaticamente ma giustamente dice Costanza Miriano, i cattolici lo fanno meglio.

Antonio e Luisa.

 

 

Gli sposi come tralci del Suo Amore

Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me.
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.

In tutto il Vangelo, ogni versetto è da vivere, da sperimentare  nella propria vita e nella propria storia; per noi questo è uno dei versetti più significativi  e abbiamo compreso come non ci sia nulla di importante per gli sposi, tralci intrecciati che si nutrono dalla stessa sorgente, di restare aggrappati alla vite, Gesù.

Finchè abbiamo voluto fare di testa nostra, abbiamo sbagliato tutto,  ognuno di noi portava la propria esperienza, la propria personalità e  idea di amore e non coincidevano, anzi erano all’opposto.

La mia sposa era tutta Agape, amore spirituale e di sacrificio, io ero tutto Eros, amore passionale e carnale. Ognuno di noi si è scontrato con l’idea dell’altro e il nostro rapporto è stato spesso messo in discussione e in crisi.

Abbiamo capito, non so come, penso per Grazia, che entrambi stavamo sbagliando, senza un cambiamento presto ci saremmo separati, e abbiamo deciso di affidarci a Gesù.

Non abbiamo fatto chissà quale esperienza mistica, nulla di tutto questo, abbiamo capito che Gesù l’avremmo trovato attraverso la Sua Sposa, la Chiesa, e così è stato.

Scoprire la verità della Chiesa sull’amore umano, ci ha confermato che entrambi eravamo in torto, ci ha dato la forza di cominciare un cammino di vera conversione, personale e di coppia e da allora, da quando abbiamo deciso di rimanere incollati alla nostra vite, tutto è cambiato, noi tralci, prima secchi, abbiamo cominciato a dare frutto.

Da quel momento il nostro matrimonio si è trasformato in una storia stupenda,  perchè Gesù fa tutto nuovo e meraviglioso.

Antonio e Luisa.

Um fiume di Grazia

Grazia sacramentale. Dietro questo concetto molto teologico, astratto,  che non cercherò neanche di approfondire, perché sono conscio dei miei limiti e della mia impreparazione, si nasconde una verità semplice, che tutti possono capire, anche i bambini.

La Grazia sacramentale è un dono del matrimonio, ogni sacramento ne ha una propria, e altro non è che la promessa di Cristo di aiutarci, attraverso lo Spirito Santo,  a superare qualsiasi dolore, difficoltà, divisione, rancore, stanchezza o qualsiasi altra situazione noi incontriamo nella nostra vita matrimoniale, per perseverare e perfezionare il nostro amore di sposi ed essere sempre più testimoni e profeti del nostro amore.

Purtroppo molti non ne fanno uso, perché nei momenti di difficoltà non chiedono, non invocano lo Spirito Santo, non pregano e non si avvalgono dei sacramenti. Ancora più spesso, magari chiedono, ma hanno il cuore chiuso alla Grazia per il peccato che indurisce il loro cuore.

Cerchiamo di restare in Grazia di Dio, di confessarci, di fare di tutto per aprire il nostro cuore e chiediamo, chiediamo sempre a Gesù, Lui sarà felice di aiutarci perché ci ama come non immaginiamo neanche e affidiamoci sempre alla sua Mamma che con cuore materno ci ama teneramente e i benefici saranno visibili non solo a noi ma a tutti.

Non dimentichiamo poi, che noi sposi abbiamo un modo tutto nostro di chiedere lo Spirito Santo e aprire il nostro cuore ed è, amandoci. Cercare di perfezionare il nostro amore è un’invocazione allo Spirito in particolare durante l’amplesso fisico che rinnova e riattualizza il sacramento del matrimonio.

Per noi questi sono concetti vivi, è vita reale, abbiamo sperimentato l’aridità del cuore chiuso in certi momenti della nostra vita ma anche la meravigliosa abbondanza dei doni di Dio riversati nei nostri  cuori aperti, assettati di Lui e del Suo Amore.

Antonio e Luisa

Lo stesso giogo

Coniuge. Questa parola ha un significato importante che mi piace molto e indica bene ciò che siamo o che dovremmo essere.

Coniuge deriva dal latino cum e iugus. Portare lo stesso giogo, condividere la stessa sorte.

Portare lo stesso giogo.  Mi piace questa immagine. Lo sposo e la sposa con il matrimonio sono uniti dal giogo, che non imprigiona ma al contrario da forza e ti rende non più solo a portare il carico ma pone al tuo fianco qualcuno con cui condividerne il peso.

Il carico è la vita, le sofferenze, le cadute, i fallimenti ma anche le vittorie e le gioie.

Lo sposo e la sposa uniti dal giogo non si guardano negli occhi, ma per procedere devono guardare avanti, guardale l’obiettivo, la meta. Sicuramente ci sarà chi tirerà di più, chi avrà più forza, più fede e più convinzione ma questa è la cosa bella che tra due sposi va bene anche così. Non si deve per forza dividere lo sforzo a metà ma chi è più forte sarà lieto di donarsi completamente mentre chi è più debole e tira meno, a sua volta, per amore, cercherà di darsi totalmente per tirare più forte e non essere di peso all’altro.

Naturalmente non siamo soli, c’è chi conduce il carretto della nostra vita. Il conducente è naturalmente Gesù al quale ci affidiamo ogni giorno, il quale ci conduce con amorevole pazienza. Gesù è un conducente strano, non sta seduto sul carretto ad aspettare che noi lo portiamo ma scende e spinge il carretto con molta più forza di quanta ne mettiamo noi. Condivide con noi tutte le cose belle e brutte che incontriamo lungo la strada e quando per noi si fa dura e ci sentiamo impantanati in strade fangose, lui con la sua forza ci spinge fuori e ci aiuta a ricominciare a camminare, perché fermarsi vuol dire morire e invece noi vogliamo con tutto il cuore giungere alla nostra meta che è l’abbraccio eterno con Colui che ci ha condotto a se stesso.

Antonio e Luisa

 

 

 

Sacerdoti dell’amore

Nell’antichità, molto prima del cristianesimo, i nostri padri avevano comunque nel cuore il desiderio di Dio, e la necessità di mettersi in contatto con lui e cercavano un modo di trovarlo e adorarlo.

Salirono su un monte, perché Dio è nei cieli e il monte è il luogo che più si avvicina a Lui, delimitarono  una zona di terreno con paletti  e quella zona divenne sacra.

Sacra perché tutto quello che vi entrava diventava sacro, di proprietà di Dio. Venivano portati all’interno animali da sacrificare e frutti della terra da donare.

Questa zona sacra era chiamata Sacer. La persona che poteva entrare in questa zona e mediare con Dio, portare le istanze della popolazione e accogliere le risposte di Dio era il sacerdote.

Anche noi sposi, essendo consacrati nel  matrimonio e unti nel battesimo, siamo sacerdoti della nostra unione e della nostra famiglia. Anche noi abbiamo il nostro Sacer. Il nostro Sacer è il talamo nuziale dove sacrifichiamo a Dio noi stessi, donandoci totalmente al nostro sposo e alla nostra sposa. L’atto coniugale diventa così gesto sacerdotale, offerta d’amore e totale elevata a Dio, partecipiamo al sacrificio di Cristo. Il talamo nuziale è per gli sposi quello che per il sacerdote ordinato è l’altare. Sull’altare il sacerdote rinnova il sacrificio di Cristo, stessa cosa avviene tra gli sposi durante l’amplesso fisico.

Vivere bene e nella verità il rapporto fisico non è solo un atto d’amore verso il proprio coniuge, ma è un atto d’amore, un sacrificio verso Dio che ci ha consacrato per essere amore per noi e per il mondo.

Antonio e Luisa.

In cammino verso lo Sposo

Con il battesimo io e Luisa  non solo siamo rinati nello Spirito come figli di Dio ma abbiamo iniziato il nostro cammino sponsale con Cristo. Tutta la nostra vita non è altro che questo, prepararci all’incontro con Gesù, alle nozze eterne con Lui. Nei cieli ci attende questo (speriamo), le nozze eterne con Cristo, ci ameremo come lo sposo ama la sposa. Tutta la Bibbia ci rivela questa bellissima verità.

Nel nostro matrimonio, Gesù mi ha affidato Luisa e io sono stato a lei affidato perché nel nostro cammino di coppia imparassimo ad amarci con il Suo stile, con il suo Amore.

Tutto il matrimonio è un cammino di preparazione all’incontro con lo sposo Gesù. Con il matrimonio Luisa è diventata il mio riferimento, la mia porta per arrivare a Cristo. Tanto più sarò capace e mi perfezionerò nell’amarla come Cristo la ama e tanto più sarò pronto per l’abbraccio nelle nozze eterne con Gesù alla fine di questa vita terrena. Tanto più trascurerò Luisa e tanto più mi troverò impreparato ad accogliere il suo amore per me.

Diceva Chiara Corbella una verità assoluta. Non siamo su questa terra per fare qualcosa ma per amare e lasciarci amare. E’ inutile fare tante attività in parrocchia, nei gruppi e nel volontariato se poi trascuro il mio rapporto con Luisa.

Ho preso spunto da alcune riflessioni di Andrea e Lorena che ringrazio.

Antonio e Luisa

Un corpo per amare

Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio
perché forte come la morte è l’amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!

 

Giovanni Paolo II diceva che il nostro corpo è sponsale fin dal principio, racchiude in sè la capacità di esprimere l’amore, quell’amore appunto che diventa dono.

Gli sposi mediante l’amplesso fisico esercitano la più alta manifestazione dell’amore sponsale, riprendendo le parole di San Giovanni Paolo II.

L’amplesso fisico è così importante per la Chiesa da essere considerato un gesto sacro, un atto sacro con una sua  liturgia esercitata dagli sposi che sono consacrati  attraverso il matrimonio  e il battesimo, così sacro che il primo rapporto dopo il consenso in Chiesa è sigillo del sacramento mentre ogni rapporto successivo ne è la riattualizzazione.

Quante volte portiamo dentro questo gesto grande, bellissimo la nostra sporcizia, il nostro egoismo, la ricerca del nostro piacere usando l’altra persona. Quante volte siamo adulteri con nostra moglie e nostro marito perchè non ci uniamo a lei/lui ma usiamo il suo corpo

Il matrimonio se vissuto nella verità, ci rende  capaci  di aprirci all’incontro con l’altro, che si concretizza nel donarsi dell’uomo e accogliere della donna. Non useremo un corpo,  ma contempleremo meravigliati  la bellezza di una persona attraverso il suo corpo. Non ci sentiremo usati ma al contrario ci sentiremo desiderati ed amati e attraverso lo sguardo dell’amato/a e ci riconosceremo uomo e donna nella dignità dei figli di Dio. Aumenteremo il nostro amore e Dio ci colmerà del suo Spirito.

Solo se riusciremo a portare questa realtà nel nostro matrimonio il rapporto sessuale continuerà ad essere nutrimento per tutto il matrimonio e non un gesto che presto diventerà arido e trasformerà in deserto la nostra vita di coppia.

Antonio e Luisa

 

 

 

Basta un caffè

Alzi la mano chi non è pronto a giudicare la moglie o il marito. In tantissime situazioni siamo bravissimi a cogliere una parola di troppo, un qualcosa non fatto o fatto male, a vedere comportamenti che non ci piacciono. Tendiamo a giudicare sempre, perché forse la nostra attenzione è più focalizzata su noi stessi e su come veniamo trattati che sull’altro e come lo trattiamo. Sapete qual’è uno dei gesti d’amore più belli d’amore che mi ricordo fatto da mia moglie a me? Mi fece un caffè. Mi spiego meglio. Erano i primi anni di matrimonio ed io non ero sempre amorevole e tenero con lei (si può imparare ad esserlo). La trattai male su una questione dove avevo anche torto. Litigammo come capita a tante coppie e poi con il muso lungo me ne andai in camera sbattendo la porta. Dieci minuti dopo arrivò lei, con il caffè in una mano mentre con l’altra girava il cucchiaino. Me lo porse con tenerezza e se ne andò. Quel gesto mi lasciò senza parole e mi fece sentire tutto il suo amore immeritato , che andava oltre l’orgoglio, oltre la ragione o il torto e mi mostrò tutta la sua bellezza e forza, facendomi sentire piccolo piccolo. Finì subito tutto in un abbraccio e quel gesto me lo porto ancora dentro tra i ricordi più preziosi. Lei è riuscita prima di me e meglio di me a non giudicarmi ma ad amarmi e basta. L’amore è questo ed è bellissimo.

Imperfetti quindi perfetti

Gesù abita la nostra vita, abita nella nostra famiglia e ci guarda con tenerezza. Tenerezza di chi ha capito che queste sue creature, così desiderose di amare di farsi amare, non sono capaci di farlo, e si sentono spesso inadatte e incapaci ad essere immagine di quell’amore per cui sono state consacrate con il matrimonio. Ma Gesù non ci vuole perfetti, sa che peccheremo, e che non saremo sempre degni del suo Amore e del suo sacrificio. Gesù non vuole questo, Gesù vuole che ci riconosciamo piccoli e deboli. Solo allora lo cercheremo per affidargli la nostra vita  e riconosceremo nel nostro sposo o sposa una persona anch’essa  imperfetta , limitata e fragile. Solo allora potremo avere uno sguardo di comprensione e perdono l’uno verso l’altra.

Solo allora Gesù potrà entrare  in noi, e potrà trasformare con la Sua Grazia quel nostro amore imperfetto  in qualcosa di radicale e stupendo, che faremo fatica a credere venga da noi perché non è nostro ma è lo Spirito che  ci dona l’uno all’altra.

Antonio e Luisa