Francesco, va’ ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina

“Vi sembra questo il tempo di abitare tranquilli nelle vostre case ben coperte, mentre questa casa è ancora in rovina?
Ora, così dice il Signore degli eserciti: riflettete bene al vostro comportamento.
Avete seminato molto, ma avete raccolto poco; avete mangiato, ma non da togliervi la fame; avete bevuto, ma non fino a inebriarvi; vi siete vestiti, ma non vi siete riscaldati; l’operaio ha avuto il salario, ma per metterlo in un sacchetto forato.
Così dice il Signore degli eserciti: Riflettete bene al vostro comportamento!
Salite sul monte, portate legname, ricostruite la mia casa. In essa mi compiacerò e manifesterò la mia gloria.”

Oggi non mi ha colpito tanto il Vangelo quanto la prima lettura. Questo testo è preso dal Libro di Aggeo. Un libro per lo più sconosciuto alla gente comune. Con questo libro inizia l’ultimo periodo dei profeti. Quello post-esilio babilonese quando inizia la ricostruzione e la preparazione alla venuta del Messia, Gesù Cristo. Cosa ci dice questo libro e questo passaggio in particolare? Ci ricorda che senza Cristo non possiamo nulla. Possiamo tranquillamente trasporlo ai nostri giorni dove serve di nuovo una ricostruzione. Serve la ricostruzione del tempio. Tempio che sappiano non essere più un luogo fisico e geografico. Il tempio, la casa di Dio, siamo noi, è il nostro corpo, la nostra vita, la nostra storia. Per noi sposi c’è un luogo certo in  cui Cristo viene ad abitare ed è la nostra relazione, il nostro noi. La nostra unione è tabernacolo di Gesù. Dovremmo inchinarci davanti alla grandezza che ci rende uno, con lo stesso rispetto che useremmo davanti al Santissimo. Invece questa unione è disprezzata dalla società e dalla politica. Questa unione è sottovalutata, lasciata inaridire, non curata. Il nostro tesoro più importante viene lasciato morire e seccare come una pianta nel deserto. Siamo pronti a dare tutto per il lavoro, per i nostri interessi, per i nostri figli, ma non per la nostra relazione spesso data per scontata. Siamo pronti a distruggere tutto.  Dio è tremendo in questo passo. Ci dice che abbiamo tutto. Abbiamo da mangiare e da bere. Abbiamo vestiti. Abbiamo soldi. Abbiamo tutto quello che serve per essere felici. E’ proprio così? No, spesso ci manca la ricchezza più grande. Ci manca la presenza di Dio nella nostra vita e questo rende tutto il resto inutile. Abbiamo cibo e bevande che non sfamano e non dissetano. Abbiamo vestiti che non scaldano il cuore e abbiamo soldi che non possono comprare l’amore autentico che dà senso e pace. Saliamo sul monte, il monte della preghiera. Lasciamo tutte queste luci del mondo che ci accecano con luci false e piaceri superficiali, che non durano e non lasciano nulla se non desideri insoddisfatti. Saliamo sul monte nel silenzio, alla presenza di Dio e ricostruiamo la nostra unione. Ricostruiamo la sua casa. Guardiamoci, abbracciamoci, chiediamoci perdono, perdoniamoci e ricostruiamo quella casa. Dio non aspetta altro di tornare ad abitarla. Francesco, in preghiera davanti al crocefisso, ricevette una chiamata e una missione da parte del Signore: “Francesco, va’ ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”. Così anche per noi. Quando siamo distanti e non ci troviamo. Quando abbiamo litigato e non parliamo. In quei momenti se ci mettiamo in ascolto di Dio lui ci dirà: Antonio (Luisa), va’ ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina.

Antonio e Luisa

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Pensieri e gesti

Non vorrei risultare scontato e banale, ma in questi giorni mi sono trovato a riflettere su quanto tempo passiamo “fuori” casa, su quanto ci spendiamo nel mondo, poi una volta rientrati mettiamo i motori al minimo e perdiamo di vista le relazioni più importanti, che lasciamo avanzare quasi per inerzia, cioè quelle col coniuge e con i figli.

Ci si saluta in fretta prima di uscire la mattina, per poi rivedersi la sera, con i figli che ti assalgono e devi prenotare il turno per parlare con tua moglie, specialmente i miei pargoli che in questo periodo la vedono poco, ci si attaccano con voracità e tu tenti invano di preservarla. Poi una volta messi a letto i bimbi, si crolla entrambi o ci si assenta difronte ad un libro o ad uno smartphone.

Con i figli, all’improvviso ci troviamo davanti adolescenti che ci sfidano (non è ancora il mio caso, ma sento tanti racconti), i quali stentiamo a riconoscere.

Credo che il danno più grande lo abbia fatto la rivoluzione femminista, lo dico senza remore, perché ha portato fuori di casa la moglie e la madre, che deve dividersi tra lavoro, casa e figli senza avere il modo di spendersi a fondo per la famiglia, con gioia. Indubbiamente c’è anche chi trova un discreto equilibrio e riesce a destreggiarsi tra gli allenamenti e la cena, ma comunque questa società iper produttiva riesce a far sentire in colpa chi fatica a trovare un equilibrio tra famiglia, casa e lavoro. Personalmente stento a credere che la maggior parte delle donne non abbia il desiderio di occuparsi in pieno dei figli e della casa, questo posso affermarlo per esperienza diretta, molte mie colleghe manifestano spesso questa esigenza. Io sostengo che quello che fa la donna in casa ha un valore inestimabile, non parlo solo di faccende domestiche, ma della serenità e della vita che può generare ogni giorno quando è messa nelle condizioni ottimali per farlo.

Quale può essere la chiave per far fronte a questa routine veloce che sembra trascinarci via? Innanzitutto penso che si possa tirare un bel sospiro la domenica a Messa, perché rinnoviamo la nostra fiducia in Colui che guida la nostra vita. Dal nostro canto possiamo sforzarci a fare dei “piccoli passi possibili”, come diceva Chiara Corbella. Per me questi piccoli passi sono dei piccoli gesti che fanno sentire il coniuge amato, piccoli segni che corrispondano al suo linguaggio, per essere tramite dell’amore di Dio. Credo sia fondamentale anche ritagliarsi degli spazi da vivere come coppia, una mia amica, dopo aver passato una sera a cena con il proprio marito dopo tanto tempo, mi ha detto: “ho ritrovato mio marito, abbiamo riso e passato una bella serata”. Anche una semplice cena può aiutare a ri-guardare l’altro, a guardarlo di nuovo con quegli occhi che desiderano vedere il bello, per poter ripartire nella vita di tutti i giorni, senza dare per scontato chi ci sta vicino.

Gesù viene ad abitare il nostro amore

L’Avvento. L’Avvento è tempo di attesa e di preparazione. Si attende l’amore e la vita che viene ad abitare la nostra storia. L’Avvento è tempo per noi di fermarci un attimo a pensare, pensare a quando la nostra vita era in attesa. In attesa di trovare il senso nella vocazione al matrimonio. In attesa di incontrare quella donna o quell’uomo con cui costruire la nostra famiglia e la nostra via verso la pienezza dell’amore nell’abbraccio di Cristo. Un’attesa che non è stata passiva, ma un’attesa che ci ha permesso di prepararci all’incontro con l’altro/a. Incontro che è diventato relazione. Relazione che è diventata sacramento. Sacramento che è culla di Gesù. Percvhé nel matrimonio Gesù prende dimora nel nostro amore e ne diviene custode e garante. L’Avvento è un tempo privilegiato per fermarsi, bisogna trovare il tempo di fermarsi, e per contemplare. Per contemplare le meraviglie che Gesù ha compiuto in noi e nel nostro matrimonio. Gesù che nasce ogni giorno nella nostra relazione, ogni mattina che, appena aperti gli occhi al giorno, ci scegliamo nuovamente. La nostra nostra promessa diventa nuovamente culla come il giorno delle nozze. Non preoccupiamoci se ciò che possiamo offrire non è che miseria e povertà. Gesù è nato in una mangiatoia ma ne ha fatto dimora di Re. Così può essere il nostro matrimonio. Prepariamo la culla al Bambinello con la nostra fedele volontà e lui farà della nostra miseria la sua casa, ne farà qualcosa di prezioso ed unico, ne farà un amore trasparente, attraverso di noi si vedrà Lui.

Antonio e Luisa

Amare è più che fare.

Il mondo di oggi è strano. Non c’è più tempo per curare le relazioni ma si deve fare, fare sempre e correre, correre tanto per arrivare alla sera stremati e comunque senza aver fatto tutto perchè servirebbero giorni di 36 ore. Noi alla sera prima di coricarci facciamo il breafing per il giorno dopo, cerchiamo di incastrare gli impegni e fare in modo di fare tutto ma non è sempre facile e possibile. Abitiamo in una piccola città e fortunatamente ogni luogo è facilmente raggiungibile, immagino che per chi abita nelle grandi città sia ancora più una mission impossible.

Veramente questo mondo porta gli sposi ad essere soci d’impresa. Non c’è più tempo di parlare di argomenti che non siano direttamente funzionali all’organizzazione familiare, non c’è più tempo di guardarsi negli occhi e di ritrovarsi nell’altro, di aprire il cuore, di condividere le gioie, le paure, le difficoltà della giornata e di trovare pace nell’altro. Dopo anni di matrimonio tante coppie non si trovano più. Una volta che i figli sono grandi e che si resta soli in casa, molti sposi scoprono tristemente di non conoscersi più, di non aver più quell’intimità e affiatamento così indispensabile perchè l’amore non diventi un peso ma sia vita.

Noi abbiamo 4 figli, lavoriamo tutti e due ma cerchiamo sempre di non sottovalutare l’importanza di curare la nostra relazione e quella con Dio.

Ed ecco che ogni momento diventa buono. Cerco di trovare piccoli spazi durante la pausa pranzo per incontrare la mia sposa, solo io e lei come due amanti che però non tradiscono l’amore ma lo custodiscono. Giorni di ferie per ritrovarci io e lei a passeggiare come due fidanzatini. Quando posso l’accompagno al lavoro per trasformare quel tragitto in auto in momenti di dialogo d’amore o di preghiera di coppia. Ogni coppia poi trova la sua strada ma vi scongiuro non sottovalutate questo aspetto. Anche Gesù nel passo del Vangelo dove va ha trovare Maria e Marta riprende Marta. Può sembrare ingiusto sgridare Marta che tanto si da da fare ma intende proprio evidenziare che la relazione d’amore è più importante di ogni cosa che facciamo. Avere la casa in disordine, saltare qualche impegno sono situazioni da evitare ma molto più grave sarebbe perdere per strada quell’amore per cui ci stiamo dando tanto da fare.

Antonio e Luisa

Amare con un solo cuore

Sì, è vero, ma è anche questione di umiltà, di riconoscere che abbiamo bisogno di Dio, come il pubblicano! E tutte le famiglie, abbiamo bisogno di Dio: tutti, tutti! Bisogno del suo aiuto, della sua forza, della sua benedizione, della sua misericordia, del suo perdono. Questo è pregare in famiglia, e questo fa forte la famiglia: la preghiera.

(Papa Francesco Omelia della Messa per l’incontro delle famiglie a Roma, ottobre 2013)

 

La grandezza del matrimonio non finisce mai di sorprendermi e stupirmi. Prendere consapevolezza di quanto profondo sia questo sacramento, che non si limita a un sì detto alcuni anni fa davanti a un sacerdote, ma perennemente ci consacra, non finisce mai, perché la Grazia del matrimonio, si salda con il fuoco dello Spirito Santo al nostro amore umano.

Gesù, da quell’attimo importantissimo della nostra vita, in cui ci ha donato l’uno all’altra , ci ama non più solo come Antonio e Luisa, ma ci ama come coppia, e noi a nostra volta ricambiamo il suo amore amandolo insieme, con un solo cuore, nutrendoci di Lui e di noi,  nutrendo l’amore per Lui con il nostro amore sponsale e il nostro amore sponsale con l’amore per Lui.

 

In questo contesto la mia preghiera, il mio partecipare all’Eucarestia, il mio aprirmi a Gesù diventa salvifico e fonte di grazia e di forza anche per la mia sposa.

In quante situazioni di suo scoraggiamento e sconforto  l’ho affidata nelle mani di Gesù partecipando alla Santa Messa. Noi battezzati siamo tutti legati  gli uni agli altri come i tralci alla vite, ma gli sposi di più. Ricordiamocelo.

Servi dell’amore.

Nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri:

le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo. E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto.
E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso.

Oggi molti uomini di Chiesa sembra  abbiano vergogna e imbarazzo, anzi diciamolo senza ipocrisia, provano un forte fastidio, a leggere queste poche righe della lettera di San Paolo agli Efesini. Di solito non ne parlano volentieri e se ne parlano, cercano di giustificarsi calando queste frasi in un contesto maschilista, dove la donna contava poco o nulla.

Questa lettera per me e la mia sposa è attualissima, come ogni versetto del Vangelo che non ha scadenza, è stato scritto per ogni uomo. La Parola di Gesù è scolpita per accompagnarci fino alla fine dei tempi, dobbiamo solo essere capaci (grazie allo Spirito Santo) di calarla nella nostra vita.

Io leggo queste parole e penso a Gesù, al suo modo di essere Re, di essere capo della Sua Chiesa e non ci vedo nessun atto di prevaricazione e di prepotenza, anzi vedo un Re che si è fatto servo, che ha lavato i piedi ai suoi discepoli e che si è caricato della croce e di tutti i nostri peccati, che si è donato tutto fino a farsi mangiare da noi. A noi mariti è chiesto questo, Dio  ci chiede di prenderci cura di una sua meravigliosa creatura, di custodirla e di amarla fino a dare tutto noi stessi, combattendo il nostro egoismo.

La sposa, che prima di tutto è donna, si dona al suo sposo totalmente e senza riserve, affidando tutta se stessa a un uomo, che può sbagliare, anzi che sbaglierà molto, ma proprio grazie all’amore e alla fiducia che lei saprà regalargli ogni giorno, si rialzerà sempre e non mollerà un centimetro, per poter essere un degno marito.

Ringrazio Dio tutti i giorni per avermi donato una sposa così, che è stata capace, grazie alla sua libera sottomissione, di darmi la forza, il coraggio e la volontà di essere totalmente suo e di cercare, con tutti i miei limiti, di mettere lei e la mia famiglia prima di tutto.

In queste poche righe del Vangelo c’è la saggezza di Dio, che domanda a me e alla mia sposa di farci entrambi servi dell’amore, permettendoci così di realizzarci nella nostro essere uomo e donna, marito e moglie e padre e madre e di camminare insieme verso di Lui.

Antonio e Luisa.

Una Messa speciale.

Ieri, domenica, nella nostra comunità abbiamo vissuto una bellissima esperienza, una festa per tutti.

La nostra, è una parrocchia posta alla periferia di Bergamo, una città lombarda, abitata da persone di tutte le provenienze, multietnica, multiculturale e multireligiosa.

Ieri durante la Messa, sono stati battezzati 4 fratellini, 3 bambine e un bambino, figli di un papà musulmano proveniente dal Bangladesh e di una mamma cattolica proveniente dalla Bolivia. E’ stato bellissimo vedere questo papà, che nonostante la sua fede  diversa dalla nostra, non solo ha acconsentito, ma era presente, vestito con il suo abito migliore perché voleva il meglio per i propri figli.

Quando il parroco ha parlato con loro prima della cerimonia, il papà ha detto che per lui non era importante la religione seguita, ma che i propri figli potessero camminare verso il bene, verso la vita buona, e vedeva nella religione cattolica questa possibilità più che seguendo altre vie.

E’ stato bellissimo vedere le due bimbe più grandi vestite come due piccole spose, perché di quello si tratta, queste due bimbe entrano nel corpo mistico di Cristo, entrano nella sua Chiesa e iniziano il loro cammino sponsale con Gesù. Sono rinate a vita nuova, sono state mondate del peccato originale, sono state riempite dello Spirito dell’amore e della vita.

Il loro papà probabilmente tutte queste cose non le conosce, ha però visto il bello, la luce, l’amore e come dovrebbe fare ogni padre si è fatto piccolo, non ha preteso che i figli seguissero la sua religione ma ha scelto quello che ha intuito essere il meglio per loro.

Bellissimo poi vedere il papà che non ha acceso la candela al cero pasquale, perché coerentemente con il proprio credo non avrebbe potuto, ma ha consegnato le candele ai padrini che le hanno accese, voleva con questo gesto affidare ai  padrini i suoi figli, chiedendo loro di aiutarli a crescere nella fede, a portarli verso Gesù.

Alla fine della Messa sono andato da lui e gli ho stretto la mano, ringraziandolo per il suo coraggio e per la sua testimonianza.

L’ultimo pensiero è stato malinconico, ho pensato a tutti quelle persone che in virtù di una presunta libertà non “impongono” il battesimo ai figli,  privandoli in realtà di un grande dono e di una grande opportunità.

Sia lodato Gesù Cristo.

Antonio e Luisa

La famiglia è un amorevole caos.

Sono le 21.12. Abbiamo finito la cena e comincia la processione verso il bagno e poi tutti a pigiamarsi. Intanto che io lavo i piatti o meglio li sistemo nella lavastoviglie, mia moglie dirige il traffico in entrata e in uscita dal bagno. Anche per oggi abbiamo quasi finito, ora diciamo le preghiere con tutti e quattro i nostri figli e poi una breve storia e siamo liberi. Come sempre arriviamo alla sera stanchissimi. Gli impegni sono sempre tanti e tra lavoro, scuola, attività pomeridiane , faccende di casa e imprevisti vari non abbiamo un minuto libero anzi alcune volte è necessario incastrare ogni impegno alla perfezione per riuscire a fare tutto.

Perchè ci piace?

Perchè nonostante tutto, nonostante la casa costantemente in disordine, il caos, il rumore e la stanchezza costante, per noi è la vita più bella del mondo?

Semplicemente perchè questo è l’amore, siamo fatti per questo, e anche se arrivo a fine giornata stanco morto, ho il cuore pieno,  ho la consapevolezza che nulla può darmi pace e gioa come la mia famiglia. E ringrazio Dio, perchè senza di Lui niente sarebbe stato possibile.

Antonio e Luisa

Gli sposi come tralci del Suo Amore

Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me.
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.

In tutto il Vangelo, ogni versetto è da vivere, da sperimentare  nella propria vita e nella propria storia; per noi questo è uno dei versetti più significativi  e abbiamo compreso come non ci sia nulla di importante per gli sposi, tralci intrecciati che si nutrono dalla stessa sorgente, di restare aggrappati alla vite, Gesù.

Finchè abbiamo voluto fare di testa nostra, abbiamo sbagliato tutto,  ognuno di noi portava la propria esperienza, la propria personalità e  idea di amore e non coincidevano, anzi erano all’opposto.

La mia sposa era tutta Agape, amore spirituale e di sacrificio, io ero tutto Eros, amore passionale e carnale. Ognuno di noi si è scontrato con l’idea dell’altro e il nostro rapporto è stato spesso messo in discussione e in crisi.

Abbiamo capito, non so come, penso per Grazia, che entrambi stavamo sbagliando, senza un cambiamento presto ci saremmo separati, e abbiamo deciso di affidarci a Gesù.

Non abbiamo fatto chissà quale esperienza mistica, nulla di tutto questo, abbiamo capito che Gesù l’avremmo trovato attraverso la Sua Sposa, la Chiesa, e così è stato.

Scoprire la verità della Chiesa sull’amore umano, ci ha confermato che entrambi eravamo in torto, ci ha dato la forza di cominciare un cammino di vera conversione, personale e di coppia e da allora, da quando abbiamo deciso di rimanere incollati alla nostra vite, tutto è cambiato, noi tralci, prima secchi, abbiamo cominciato a dare frutto.

Da quel momento il nostro matrimonio si è trasformato in una storia stupenda,  perchè Gesù fa tutto nuovo e meraviglioso.

Antonio e Luisa.

Lo stesso giogo

Coniuge. Questa parola ha un significato importante che mi piace molto e indica bene ciò che siamo o che dovremmo essere.

Coniuge deriva dal latino cum e iugus. Portare lo stesso giogo, condividere la stessa sorte.

Portare lo stesso giogo.  Mi piace questa immagine. Lo sposo e la sposa con il matrimonio sono uniti dal giogo, che non imprigiona ma al contrario da forza e ti rende non più solo a portare il carico ma pone al tuo fianco qualcuno con cui condividerne il peso.

Il carico è la vita, le sofferenze, le cadute, i fallimenti ma anche le vittorie e le gioie.

Lo sposo e la sposa uniti dal giogo non si guardano negli occhi, ma per procedere devono guardare avanti, guardale l’obiettivo, la meta. Sicuramente ci sarà chi tirerà di più, chi avrà più forza, più fede e più convinzione ma questa è la cosa bella che tra due sposi va bene anche così. Non si deve per forza dividere lo sforzo a metà ma chi è più forte sarà lieto di donarsi completamente mentre chi è più debole e tira meno, a sua volta, per amore, cercherà di darsi totalmente per tirare più forte e non essere di peso all’altro.

Naturalmente non siamo soli, c’è chi conduce il carretto della nostra vita. Il conducente è naturalmente Gesù al quale ci affidiamo ogni giorno, il quale ci conduce con amorevole pazienza. Gesù è un conducente strano, non sta seduto sul carretto ad aspettare che noi lo portiamo ma scende e spinge il carretto con molta più forza di quanta ne mettiamo noi. Condivide con noi tutte le cose belle e brutte che incontriamo lungo la strada e quando per noi si fa dura e ci sentiamo impantanati in strade fangose, lui con la sua forza ci spinge fuori e ci aiuta a ricominciare a camminare, perché fermarsi vuol dire morire e invece noi vogliamo con tutto il cuore giungere alla nostra meta che è l’abbraccio eterno con Colui che ci ha condotto a se stesso.

Antonio e Luisa

 

 

 

Sacerdoti dell’amore

Nell’antichità, molto prima del cristianesimo, i nostri padri avevano comunque nel cuore il desiderio di Dio, e la necessità di mettersi in contatto con lui e cercavano un modo di trovarlo e adorarlo.

Salirono su un monte, perché Dio è nei cieli e il monte è il luogo che più si avvicina a Lui, delimitarono  una zona di terreno con paletti  e quella zona divenne sacra.

Sacra perché tutto quello che vi entrava diventava sacro, di proprietà di Dio. Venivano portati all’interno animali da sacrificare e frutti della terra da donare.

Questa zona sacra era chiamata Sacer. La persona che poteva entrare in questa zona e mediare con Dio, portare le istanze della popolazione e accogliere le risposte di Dio era il sacerdote.

Anche noi sposi, essendo consacrati nel  matrimonio e unti nel battesimo, siamo sacerdoti della nostra unione e della nostra famiglia. Anche noi abbiamo il nostro Sacer. Il nostro Sacer è il talamo nuziale dove sacrifichiamo a Dio noi stessi, donandoci totalmente al nostro sposo e alla nostra sposa. L’atto coniugale diventa così gesto sacerdotale, offerta d’amore e totale elevata a Dio, partecipiamo al sacrificio di Cristo. Il talamo nuziale è per gli sposi quello che per il sacerdote ordinato è l’altare. Sull’altare il sacerdote rinnova il sacrificio di Cristo, stessa cosa avviene tra gli sposi durante l’amplesso fisico.

Vivere bene e nella verità il rapporto fisico non è solo un atto d’amore verso il proprio coniuge, ma è un atto d’amore, un sacrificio verso Dio che ci ha consacrato per essere amore per noi e per il mondo.

Antonio e Luisa.

In cammino verso lo Sposo

Con il battesimo io e Luisa  non solo siamo rinati nello Spirito come figli di Dio ma abbiamo iniziato il nostro cammino sponsale con Cristo. Tutta la nostra vita non è altro che questo, prepararci all’incontro con Gesù, alle nozze eterne con Lui. Nei cieli ci attende questo (speriamo), le nozze eterne con Cristo, ci ameremo come lo sposo ama la sposa. Tutta la Bibbia ci rivela questa bellissima verità.

Nel nostro matrimonio, Gesù mi ha affidato Luisa e io sono stato a lei affidato perché nel nostro cammino di coppia imparassimo ad amarci con il Suo stile, con il suo Amore.

Tutto il matrimonio è un cammino di preparazione all’incontro con lo sposo Gesù. Con il matrimonio Luisa è diventata il mio riferimento, la mia porta per arrivare a Cristo. Tanto più sarò capace e mi perfezionerò nell’amarla come Cristo la ama e tanto più sarò pronto per l’abbraccio nelle nozze eterne con Gesù alla fine di questa vita terrena. Tanto più trascurerò Luisa e tanto più mi troverò impreparato ad accogliere il suo amore per me.

Diceva Chiara Corbella una verità assoluta. Non siamo su questa terra per fare qualcosa ma per amare e lasciarci amare. E’ inutile fare tante attività in parrocchia, nei gruppi e nel volontariato se poi trascuro il mio rapporto con Luisa.

Ho preso spunto da alcune riflessioni di Andrea e Lorena che ringrazio.

Antonio e Luisa

Basta un caffè

Alzi la mano chi non è pronto a giudicare la moglie o il marito. In tantissime situazioni siamo bravissimi a cogliere una parola di troppo, un qualcosa non fatto o fatto male, a vedere comportamenti che non ci piacciono. Tendiamo a giudicare sempre, perché forse la nostra attenzione è più focalizzata su noi stessi e su come veniamo trattati che sull’altro e come lo trattiamo. Sapete qual’è uno dei gesti d’amore più belli d’amore che mi ricordo fatto da mia moglie a me? Mi fece un caffè. Mi spiego meglio. Erano i primi anni di matrimonio ed io non ero sempre amorevole e tenero con lei (si può imparare ad esserlo). La trattai male su una questione dove avevo anche torto. Litigammo come capita a tante coppie e poi con il muso lungo me ne andai in camera sbattendo la porta. Dieci minuti dopo arrivò lei, con il caffè in una mano mentre con l’altra girava il cucchiaino. Me lo porse con tenerezza e se ne andò. Quel gesto mi lasciò senza parole e mi fece sentire tutto il suo amore immeritato , che andava oltre l’orgoglio, oltre la ragione o il torto e mi mostrò tutta la sua bellezza e forza, facendomi sentire piccolo piccolo. Finì subito tutto in un abbraccio e quel gesto me lo porto ancora dentro tra i ricordi più preziosi. Lei è riuscita prima di me e meglio di me a non giudicarmi ma ad amarmi e basta. L’amore è questo ed è bellissimo.

Gesù c’è sempre

Mi ha colpito molto una riflessione del mio vescovo, il quale durante un incontro con alcuni sposi si è inginocchiato davanti a due di loro. Ha fatto questo gesto forte per far comprendere ai presenti che Gesù è presente nella loro unione sempre, vivo e vero come nell’Eucarestia. Due sposi nel talamo nuziale che si abbracciano e lodano Dio stanno facendo una bellissima adorazione come fossero davanti al Santissimo in Chiesa.

Ora questa realtà è bellissima però mi fa anche un po’ paura. Quando andiamo in chiesa ad adorare il Santissimo Sacramento stiamo composti, in silenzio, rispettosi e umili perchè sappiamo che siamo in presenza di Gesù. Lo siamo altrettanto nelle nostre case, nel rapporto con nostra moglie e i nostri figli?   Probabilmente no, ma Gesù è grande e ogni tanto chiude un occhio, perchè sa, che nonostante le nostre piccolezze, cerchiamo di volerci bene  e amare lui che è il nostro Signore.

Antonio e Luisa

Sempre in cammino

Il matrimonio non permette di fermarsi. E’ un continuo cambiare, modificare, trasformare.  Nel matrimonio guardandoti indietro, dopo alcuni anni, devi poter dire amo mia moglie o mio marito molto più di quando l’ho sposato. Perchè l’amore ti cambia, quando vivi nell’amore impari a donarti senza pretendere che ti sia sempre riconosciuto,  impari a rinunciare al tuo, perchè il noi vale molto di più, impari a perdonare perchè la persona che ti ha offeso vale molto più dell’offesa, capisci che tua moglie ti ama anche quando ti mostri  con i tuoi difetti e i tuoi limiti, che non hai bisogno di far finta, perchè ti ama per quello che sei e non per quello che dai. Fare esperienza di questo significa fare esperienza di Dio nel modo più diretto e non importa se ogni tanto si litiga,se la tua casa è disordinata e i bambini fanno un casino insopportabile. Non vedi l’ora di tornare in quella casa perchè sai che troverai l’amore, troverai tua moglie, i tuoi bambini e Gesù che ti aspettano ed è la sola cosa che conta.

Antonio e Luisa