Guarda quel cuore ferito e va lì

Ieri la liturgia proponeva il Vangelo di Luca relativo all’episodio di Zaccheo. E’ bello riprenderlo perchè può insegnarci tanto.

In quel tempo, Gesù entrato in Gerico, attraversava la città.
Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco,
cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura.
Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua».
In fretta scese e lo accolse pieno di gioia.
Vedendo ciò, tutti mormoravano: «E’ andato ad alloggiare da un peccatore!».
Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch’egli è figlio di Abramo;
il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Luca 19, 1-10

Siamo tutti Zaccheo. Abbiamo tutti dentro qualcosa di marcio, qualcosa di cui ci vergognamo. Noi siamo bravi a trovare mille giustificazioni ma dentro di noi conosciamo bene le nostre miserie, debolezze, fragilità e i nostri peccati.

Capita, però, qualcosa di inaspettato, insperato. Gesù attraverso gli occhi di una persona ti guarda e ti dice: sbrigati! Devo venire a casa tua. La casa, segno dell’intimità e della quotidianità. La casa, immagine della famiglia e di una relazione intima e profonda. Quella persona che ti guarda così è il tuo sposo, la tua sposa. Tu, profondamente indegno, accogli nella tua casa, nella tua vita, nel tuo cuore, questa persona; e accogliendo lei accogli Cristo, che attraverso il sacramento del matrimonio viene ad abitare la tua unione d’amore. Lo sguardo d’amore di quella persona ti cambia dentro e accade qualcosa di incredibile. Tu, così debole e fragile, ti alzi in piedi (risorgi) e converti la tua vita. La salvezza entra nella tua vita grazie a Gesù e a quella persona che ne è stata tramite, perchè nel matrimonio Gesù preferisce non manifestarsi direttamente a te, ma lo fa attraverso lo sposo o la sposa che ti ha messo accanto. Il matrimonio è così quando vissuto fino in fondo. Noi sposi siamo come Zaccheo, ma possiamo anche portare Gesù all’altro. Possiamo guarire le nostre ferite lasciando spazio a Gesù nel nostro amore in modo che il nostro sguardo sull’altro sia sempre più aderente allo sguardo che Gesù ha su di lui/lei.

Papa Francesco commentando questo brano evangelico durante una delle sue omelie a Santa Marta disse:

Zaccheo viene guardato con gli occhi di Dio, cioè da chi non si ferma al male passato, ma intravede il bene futuro. Gesù non si rassegna alle chiusure, ma apre sempre nuovi spazi di vita. Non si ferma alle apparenze ma guarda il cuore. Qui ha guardato il cuore ferito di quest’uomo. Ferito dal peccato, dalla cupidigia, da tante cose brutte. Guarda quel cuore ferito e va lì.

Io sono Zaccheo, sono salito sul sicomoro perchè ero attratto da Gesù anche se non lo conoscevo e Lui mi ha guardato, attraverso lo sguardo di una donna. Da lì è iniziato il mio cammino che spero mi conduca alla salvezza insieme a Luisa che Gesù mi ha posto accanto ormai 18 anni fa.

Antonio e Luisa

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La sessualità alla luce del mistero nuziale

L’unione sessuale, vissuta in modo umano e santificata dal sacramento, è a sua volta per gli sposi via di crescita nella vita della grazia. È il «mistero nuziale». Il valore dell’unione dei corpi è espresso nelle parole del consenso, dove i coniugi si sono accolti e si sono donati reciprocamente per condividere tutta la vita. Queste parole conferiscono un significato alla sessualità, liberandola da qualsiasi ambiguità. 

Queste parole sono state scritte da Papa Francesco. Esattamente le trovate al punto 74 dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia. Sto leggendo un libro molto interessante. Si tratta de La mistica dell’intimità nuziale di don Carlo Rocchetta. Cosa possiamo comprendere da quanto il Papa scrive? Ci viene in aiuto don Carlo. Essenzialmente quattro insegnamenti.

  1. L’unione sessuale nel matrimonio è positiva. Si supera la vecchia credenza che la sessualità vissuta sia qualcosa di negativo. Certo si è capito da tempo. Giusto però sottolinearlo visto che fino a non tanti decenni fa i sacerdoti consigliavano gli sposi di astenersi dall’Eucarestia se avevano avuto un rapporto sessuale. Papa Francesco libera completamente questo gesto da ogni ambiguità e gli dona la giusta dimensione e considerazione. L’amplesso non solo non è negativo, ma al contrario è via di crescita nella vita della grazia. In parole semplici apre il cuore degli sposi sempre più perchè possa sempre più accogliere dentro di sè lo Spirito Santo, la Grazia di Dio. E’ un gesto sacramentale.
  2. L’unione sessuale va vissuta in modo umano e santificata dal sacramento. Un po’ quello che noi abbiamo sempre cercato di raccontare in questo blog e nel nostro libro. L’unione sessuale degli sposi è santa ed è aperta alla grazia di Dio quando vissuta in modo umano. Cosa significa? Non deve contraddire la dignità e l’identità dei due sposi. Don Carlo evidenzia come solo la persona umana viva l’amplesso in modo frontale e non da tergo come gli altri animali. Ciò significa che la persona umana non risponde soltanto ad un istinto, ma concretizza nell’unione intima dei corpi una relazione profonda che già vive nel cuore.
  3. L’unione intima è via di salvezza. Leggere l’unione intima degli sposi come mistero nuziale, scrive don Carlo, significa attribuire a questo gesto una chiave storico-salvifica. Significa collegarlo alla coppia delle origini, alla caduta e alla redenzione da parte di Cristo sulla croce. Ciò significa non solo che l’intimità fisica, di due sposi battezzati e uniti sacramentalmente in matrimonio, acquista una nuova dimensione redenta e salvata, ma che i due sposi unendosi partecipano alla salvezza del mondo, in quanto sono immagine dell’amore di Cristo per la sua Chiesa. Partecipano concretamente all’amore che fruisce tra Gesù e la sua Chiesa
  4. Il sacramento rende l’unione intima diversa da tutte le altre. Grazie al sacramento l’unione intima degli sposi è assunta onticamente nella relazione Cristo-Chiesa. Ciò che rende l’unione intima degli sposi diversa e molto più bella e piena di qualsiasi altra sta proprio in questo suo significato profondo. Nel matrimonio questo gesto diventa segno e concretizzazione di ciò che i due sposi si sono promessi e donati nel sacramento: un amore che dà tutto e durerà per sempre.

Capite ora che differenza c’è tra chi fa sesso e chi vive questo gesto d’amore in modo autentico? Capite come questo gesto per gli sposi possa essere davvero un’esperienza mistica e di Grazia?

Antonio e Luisa

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Essere sposi significa condivdere gioie e dolori

Nel matrimonio cristiano, quando è vissuto nell’autenticità del dono e nella verità del sacramento, accade qualcosa di meraviglioso. E’ un qualcosa che si ottiene a caro prezzo, con un costante impegno, con l’abbandono a Dio, con la consapevolezza che ci saranno cadute e momenti di scoraggiamento, ma anche, con la certezza di poter contare sulla misericordia e sul perdono di Dio e della persona amata.

Accade che piano piano, giorno dopo giorno, riesci a vedere il tuo coniuge e la tua relazione con gli occhi di Dio. La Chiesa e il Papa non insistono forse col dire che la relazione sponsale è immagine di quella trinitaria? Ecco questa ne è la prova e una manifestazione concreta di una verità trascendente. Cosa significa guardare il coniuge con un nuovo sguardo, con lo sguardo di Dio? Nella mia esperienza significa essenzialmente due cose.

Significa com-patire e con-gioire. Condividere gioie e pene. Significa sentire le gioie, i successi, le gratificazioni, i momenti importanti che la persona amata vive e percepisce in lei, come qualcosa che ci appartiene e che sentiamo un po’ anche nostro, perchè il nostro sposo o la nostra sposa abitano il nostro cuore. Significa anche piangere e condividere la sofferenza per le cadute, gli errori, gli insuccessi, i fallimenti e la sofferenza del nostro coniuge. A volte dobbiamo farci cireneo. Dobbiamo reggere con lui/lei la croce. Consorte, nel bene e nel male, in salute e malattia, in ricchezza e povertà, finchè morte non ci separi, citava una vecchia formula del rito matrimoniale.

Nell’amicizia le gioie si moltiplicano e i dolori si dividono e come dice il Papa, l’amore sponsale è una forma di amicizia particolare e più profonda e completa delle altre. Guardare con gli occhi di Dio significa anche giudicare il nostro coniuge con l’atteggiamento e la modalità di Dio. Siamo naturalmente portati a giudicare tutto e tutti, ma non al modo di Dio. Giudichiamo con superbia, super, di chi si mette sopra. Spesso facciamo di noi il centro e ci sentiamo in diritto di condannare chi si comporta come noi non faremmo (o crediamo che non faremmo) o fa qualcosa di diverso da quello che noi riteniamo giusto. Dio non fa così, Dio sta in alto, ma proprio perchè sa di essere molto più di noi, scende e si mette al di sotto di noi. Dio vede ciò che ci fa bene e ciò che ci fa male, e vuole condurci verso il bene, perchè il nostro male e la nostra infelicità lo rattristano e lo toccano profondamente. Per amore si abbassa e con noi, aspettando i nostri tempi e la nostra volontà, si rialza riportandoci in alto con Lui.

Il giudizio diventa così via di salvezza e non di condanna. Anche nel matrimonio accade, o dovrebbe accadere la stessa cosa. Si impara a non mettersi in alto a sparare sentenze e condanne, che non aiutano, ma affossano ancora di più l’amato. Se ci accorgiamo di qualche errore e fragilità del nostro sposo o della nostra sposa dobbiamo avere la forza e la pazienza di abbassarci, e con tanta tenace tenerezza aiutarlo/a a rialzarsi. Servirà magari ingoiare bocconi amari, subire umiliazioni e dover accettare ingiustizie, ma questa è l’unica via che può aiutare una persona a risorgere, è la via della croce. Dio ci ha messo accanto ad una persona non per trovare in lui/lei la nostra felicità, ma per trovare nell’amore verso l’altra persona una via privilegiata per arrivare a Lui che è sorgente e meta della nostra vita e che è il solo che può dare senso e pienezza a tutto.

A volte non è semplice tutto questo. A volte costa fatica e non si vede subito un risultato positivo. Non dobbiamo però abbatterci. Noi abbiamo una grande possibilità. Possiamo con la nostra presenza aiutare la persona amata: possiamo accogliere le sue pene per alleggerirla, possiamo ascoltarla e consigliarla per dipanare dubbi, possiamo abbracciarla per donare calore quando sente il freddo della vita, possiamo inginocchiarci sulle sue cadute per rialzarci insieme, possiamo dirle quanto sia bella quando perde sicurezza in se stessa. Noi sposi siamo mezzo privilegiato di Dio. Dio attraverso di noi ama, abbraccia, sostiene, perdona l’altro. Attraverso tutto questo possiamo arrivare insieme all’abbraccio eterno con Gesù

Antonio e Luisa

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Gli sposi sono come i due ladroni

Stavo ascoltando una conferenza sui Promessi Sposi tenuta da Franco Nembrini. In particolare Nembrini stava trattando il tema della misericordia. Il perdono di Renzo nei confronti di don Rodrigo morente a causa della peste. Non sto a raccontarvi le riflessioni di Franco Nembrini anche se meriterebbero più spazio dato la bellezza di ciò che l’autore ha raccontato. Vi lascio il link se avete desiderio di ascotare tutta la conferenza.

Quello che mi interessa proporre alla vostra attenzione è solo una affermazione che ho ascoltato e mi ha colpito immediatamente. Franco Nembrini ha semplicemente detto che non esiste la persona brava. Non lo è lui, non lo sono io e non lo sei neanche tu che stai leggendo. Accanto a Gesù sulla croce c’erano solo due ladroni. Tutta l’umanità è rappresentata da quei due ladroni. Siamo dei ladroni anche noi.

Pensiamoci bene! Spesso ci sentiamo bravi per tutto quello che facciamo. Probabilmente è anche vero che facciamo tanto e che ci impegniamo nella nostra relazione. Ciò non significa però che non siamo anche noi ladri. Ci sono tanti modi per esserlo. E anche se non fate il male, difficile ma può succedere ad alcuni, pensate a tutte le omissioni commesse nella vostra vita di coppia. Tutte le volte che non avete fatto o detto qualcosa per l’altro. Quante volte, così facendo, avete sottratto amore all’altro. Queste sono le omissioni. Sottrarre amore all’altro. Quell’amore che abbiamo promesso di riservare al nostro coniuge tutti i giorni della nostra vita.

Io, lo dico senza voler sembrare superbo, cerco di amare Luisa con tutto me stesso. Cerco di amarla come vuole lei eppure, se mi ci metto un attimo a pensare, trovo ancora tantissime mancanze ed omissioni. Ogni giorno. Senza contare le volte che ancora accadono dove con il mio atteggiamento e con le mie parole la ferisco. Quanta imperfezione ancora in me. E sempre ce ne sarà.

E’ importante riconoscere di essere un ladrone. E’ importante per accettare che lo sia anche nostro marito o nostra moglie. Se io mi sentissi a posto non sarei capace di accogliere le fragilità dell’altro. Sarei incapace di farlo e mi sentirei superiore credendo di meritarmi più di quella persona che ho accanto.

Franco Nembrini fa un passo in più nel suo discorso. Non basta rendersi conto di essere un ladrone. Bisogna essere capaci di guardare Gesù e di chiedere la Sua misericordia, il Suo perdono Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo Regno!. Tra i due ladroni solo uno lo fa e la risposta di Gesù è incredibile. In verità ti dico: Oggi sarai con me in Paradiso. Il primo a mettere piede in Paradiso è un ladrone.

Capite come cambia tutto? Anche il nostro matrimonio può essere anticipo di quel paradiso. Non perchè smettiamo di essere ladroni ma perchè guardiamo a Gesù crocifisso e domandiamo a Lui misericordia per tutti i nostri peccati, per gli errori, per il male che commettiamo e anche, e mi rivolgo ai più “santi” tra noi che non pensano di non sbagliare mai, anche a tutte le omissioni.

Come scrive benissimo San Bernardo di Chiaravalle ne I quattro gradi dell’amore

Il cristiano, “partendo dalla propria miseria mediterà su quella di tutti gli altri (marito o moglie). Dio ci lascia nei nostri difetti, perché comprendiamo quelli degli altri. Infatti noi e gli altri siamo fatti della stessa pasta. Di qui una unica conclusione appare possibile: come io ho compassione delle mie miserie personali e non mi condanno, così non potrò mai assumere atteggiamenti severi nei confronti del fratello che pecca (marito o moglie), dovrò essere aperto ad un indefinito perdono. Tu sei un malato grave e non potrai non aver compassione del fratello che è malato come te. Infatti “solo un malato può comprendere e avere compassione di un altro malato “. I cristiani “partendo dalle proprie sofferenze imparano a compatire quelle degli altri”.

Questo atteggiamento positivo verso le debolezze nostre e dell’altro ci permette di leggere la nostra relazione con occhi diversi. Ci permette di meravigliarci e di ringraziare l’altro per tutte le volte che riesce ad amarci pur con tutti i suoi limiti. Ci permette di mettere in evdenza l’impegno e le cose buone piuttosto che gli errori. A volte siamo bravissimi a notare le mancanze e meno a dire grazie per l’amore che riceviamo. Ricordate che nulla è dovuto e nulla è scontato e spesso il bene che riceviamo costa fatica ed impegno all’altro che cerca di andare oltre i suoi limiti. Ringraziamolo e tutto sarà più bello.

Antonio e Luisa

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Perchè tradire? Per povertà

Ieri scorrevo, come spesso succede, i vari post condivisi dalle pagine che seguo su facebook. La mia attenzione è stata catturata da un articolo pubblicato da primabergamo.it (un portale di informazione). In questo articolo viene ripresa una recente indagine condotta dal sito incontri-extraconiugali.com. Da questa indagine si evince che la mia città, Bergamo, è sul podio per quanto riguarda un poco invidiabile primato: quello delle più alte percentuali di tradimento.

Il premio per la città italiana degli amori infedeli lo vince Roma. Al secondo posto c’è Napoli, mentre Bergamo chiude il podio dei centri urbani con le più alte percentuali di tradimento. A certificarlo è un’indagine condotta dal sito internet Incontri-ExtraConiugali.com, che fornisce una fotografia sul desiderio di evasione degli italiani.

Il dato più interessante è dato però i numeri:

Secondo gli analisti del portale d’incontri extraconiugali la propensione al tradimento è nuovamente in crescita: in Lombardia riguarderebbe il 73,5% dei cittadini. Ma cresce anche l’età di chi si lascia tentare da scappatelle nel rapporto di coppia: l’età media attuale è di 45 anni per gli uomini e di 36 anni per le donne. «I più inclini in assoluto a tradire il coniuge rimangono però i maschi cinquantenni 

Io non so come siano arrivati a determinare questi dati. Sinceramente la percentuale di persone che sarebbero dedite, o almeno aperte, al tradimento mi sembra davvero elevata. Credo però che questa ricerca possa essere comunque una base interessante per alcune brevi provocazioni che desidero lanciarvi

Il tradimento non è più un tabù

Inutile nasconderlo. Questi numeri, per quanto mi sembrano un po’ gonfiati, esprimono un dato di fatto di cui dobbiamo prendere coscienza. Molti non sanno cosa sia il matrimonio. Molti si sposano con un’idea sbagliata. Ci si sposa con l’idea che l’altro debba renderci felici. Debba riempire tutti i nostri vuoti e debba soddisfare tutte le nostre esigenze affettive e sessuali. E se non lo fa? Sono libero di cercarle altrove. Questi non sono ragionamenti che si fanno in modo conscio e consapevole. Sono modi di pensare radicati in noi che abbiamo assimilato da tutto il mondo che ci circonda, dalla società e spesso dalla famiglia di origine. Insomma, la promessa matrimoniale dove ci impegniamo ad essere fedeli sempre è spesso recitata come una formula vuota. Nel nostro cuore ci impegniamo ad essere fedeli fino a quando l’altro ci farà stare bene. Fino a quando ci converrà. Non si spiegherebbero altrimenti tutte le separazioni e i divorzi che avvengono anche in ambito cattolico. Per lo stesso motivo si tradisce. Quando la relazione con l’altro diventa difficile, problematica e non più soddisfacente, si cerca altrove quel calore che viene a mancare. Invece di impegnarsi a fondo per sistemare quegli aspetti che non funzionano nella relazione e nella sessualità con il coniuge, si preferisce soddisfarsi con altri. Sicuramente più facile che mettersi in gioco. Papa Francesco ha espresso i suoi dubbi diverse volte. In Amoris Laetitia ha espresso la necessità di rivedere i corsi di preparazione al matrimonio. Oggi non sono funzionali e non servono a nulla. In un’altra occasione ha addirittura parlato di un catecumenato permanente per il sacramento del matrimonio che riguarda la sua preparazione, la celebrazione e i primi tempi successivi. Pensiamoci. Come ha sapientemente affermato don Manuel Belli durante una recente diretta facebook sul sacramento del matrimonio, non si può più comprendere il sacramento del matrimonio senza una fede consapevole. Perchè impegnarmi e sacrificarmi per l’altro? Posso farlo solo alla luce della croce di Cristo. Il matrimonio non è il luogo dove prendere per riempire il mio cuore povero, ma il luogo dove riempire l’altro della ricchezza che la fede mi dona.

Uomini e donne tradiscono ad età diverse

Perchè questa differenza di età tra maschio e femmina? Sicuramente c’è una già differenza oggettiva sull’età di quando uomo e donna contraggono matrimonio. Secondo le statistiche 35,6 anni per gli uomini e 32,9 anni per le donne. Qui però il divario è più elevato. Come se la donna arrivasse prima e l’uomo successivamente. Io mi sono dato una spiegazione. Le motivazioni del tradimento sono diverse. La donna cerca in altri uomini quello che il marito non sa o non vuole darle. Queste donne cercano più che altro di colmare una solitudine, una lacuna sentimentale, sessuale. Sono a volte delle mogli abbandonate dai mariti. Abbandonate in senso per l’appunto sessuale e/o sentimentale. Allora attraverso il tradimento trovano quello che cercano senza destabilizzare il loro matrimonio. Gli uomini? La maggior parte di loro arriva al tradimento verso i cinquanta. Quando iniziano a sentirsi “vecchi”. Cominciano a vedere i segni sul corpo del tempo e sentono di non essere più forti e attraenti come si sentivano solo fino a pochi anni prima. Vedono la propria sposa invecchiare. Per questo entrano in crisi e credono che una storia con caratteristiche adolescenziali possa ridare loro la passata giovinezza. Una botta di vita che spesso è solo illusoria. Anche quando sembra restituire davvero un perduto vigore, ma si rimanda solo il problema. Alla fine dovranno fare i conti con la vita.

Conclusione

Il matrimonio, cari sposi, è la vostra occasione. E’ la vostra occasione per vivere fino in fondo. E’ la vostra occasione per imparare a donarvi l’uno all’altra, a sacrificarvi l’uno per l’altra. E’ la vostra occasione per imparare a perdonarvi e ricominciare. E’ la vostra occasione per non buttare la vostra vita. E’ la vostra occasione per imparare ad essere fedeli sempre. E’ la vostra occasione per imparare a donarvi in tutto e per tutto. Se vi impegnerete a fondo e vi donerete senza riserve troverete in casa quella persona che vi farà assaporare la bellezza del sesso e la pienezza che ne deriva. Una bellezza che nessun altra persona potrà mai farvi provare perchè quella che vi può dare vostro marito o vostra moglie è arricchita da una relazione totale e da un sacramento che apre all’amore di Dio. Un’esperienza unica e irraggiungibile con un’altra persona che non condivide vita e sacramento con voi. Capite quale povertà ci sia dietro queste trasgressioni?

Antonio e Luisa

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Se manca il desiderio?

Ci tocca ripubblicare questo articolo. Perchè alla fine le problematiche che ci vengono poste sono sempre le stesse. Riceviamo spesso richieste di aiuto o di consigli da parte di mogli (sono quasi sempre loro) che hanno problemi nell’intimità con il marito. Non hanno voglia di fare l’amore. Nulla di patologico o fisiologico. In quel caso infatti servirebbe l’aiuto di un professionista o di un medico. Spesso non serve, la mancanza di desiderio è causata da alcune dinamiche che si possono riconoscere e modificare. E’ un tema che abbiamo già affrontato diverse volte. Crediamo però che ripetere possa servire. Abbiamo cercato di essere molto schematici per rendere più semplice la lettura Perchè dunque il desiderio cala o muore del tutto?

Le cause possono essere molteplici e complesse. Spesso esistono concause. La nostra intenzione non è quindi quella di dare una risposta esaustiva ed esauriente. Non abbiamo la presunzione di risolvere con un articolo problemi così delicati. Siamo però certi di poter dare delle piste su cui riflettere che possono essere molto utili.

Il desiderio non è solo ormonale. Il desiderio della donna è regolato sicuramente dagli ormoni. Estrogeni, testosterone (anche le ovaie delle donne lo producono) e progesterone. Quindi? Il desiderio dipende solo da questi parametri? Niente affatto. Esiste una componente psicologica e relazionale che può compensare il calo di desiderio ormonale. Importantissima quando giunge la menopausa, ma anche nelle altre stagioni della vita. E’ importante che l’amplesso diventi il vertice, il punto più alto, di una costante e continua attenzione e cura vicendevoli. Quando gli sposi si trovano nel talamo nuziale per celebrare il loro matrimonio non si presentano mai a mani vuote. Portano in dote tutta la loro vita. La ricchezza del loro amore concreto fatto di piccoli gesti di tenerezza, di perdono, di servizio, di ascolto. Fatto di abbracci dati e ricevuti. Fatto di una vita insieme vissuta nell’impegno a farsi dono l’uno per l’altra. Primo consiglio: non esiste solo il desiderio ormonale, ma esiste un desiderio che nasce dalla coppia stessa che va cercato, custodito e perfezionato.

Il desiderio cresce facendo l’amore. Uomo e donna sono differenti. Il desiderio maschile corrisponde soprattutto ad una pulsione, che proviene dall’interno, mentre quello della donna viene più che altro provocato, spesso dalla voglia e dall’eccitazione dell’amato. L’uomo accresce il suo desiderio attraverso pulsioni stimolate da tatto e vista. La donna è più complessa. Per la donna è fondamentale sentirsi desiderata e preziosa agli occhi del marito. Più l’uomo saprà trasmettere meraviglia e desiderio verso la sposa e più lei proverà, a sua volta, desiderio. Per questo è importante iniziare. Anche se magari non se ne ha molta voglia. Questo per quanto riguarda la donna. Per l’uomo è importante accettare questa diversità e viverla come una sfida. Cercare di amare la propria sposa corteggiandola per attirarla a sè. Non darla mai per scontata e che l’incontro intimo non diventi mai qualcosa di imposto. Siamo bravissimi a innescare sensi di colpa e sottili ricatti morali. Secondo consiglio: spose lasciatevi andare e apprezzate il desiderio di vostro marito (anche se vi sembra eccessivo); sposi non lasciatevi abbattere se lei non ha il vostro stesso desiderio e corteggiatela per attirarla a voi (anche se è impegnativo).

Cercate tempo di qualità. Non ricordatevi della vostra intimità solo dopo che avete fatto tutto il resto. Magari dopo mezzanotte quando lavoro, figli, casa, famiglia vi hanno tolto ogni energia e vi hanno trasformato in zombi che camminano. Come fate a credere che così possa essere un momento piacevole e riuscito? Spesso non vedrete l’ora che finisca per poter finalmente dormire. Vale per uomo e donna. Diventa un’obbligo da assolvere, un cartellino da timbrare. Così non funziona. Non è davvero piacevole per nessuno dei due. Almeno una volta al mese prendetevi del tempo di qualità. Prendetevi un permesso dal lavoro, un giorno di ferie, magari mentre i figli sono a scuola. Un modo per ritrovarvi e fare l’amore quando avete tutte le energie e siete connessi e concentrati. Vedrete che anche il desiderio ne guadagnerà moltissimo. Perchè poi vivere l’amplesso in questo modo sarà un’esperienza davvero bella e appagante e vi darà forza e perseveranza rinnovati per nutrire tutta la relazione. Terzo consiglio: non solo trovare il tempo ma che sia tempo di qualità.

Parlate con lui. Uomo e donna hanno sensibilità molto diverse. L’uomo spesso è inquinato da una “cultura” pornografica. Pensa che il piacere sia replicare quelle posizioni che ha visto nei video porno. Non vogliamo fare i bacchettoni. Nelle volte che nei corsi trattiamo questo ambito affermiamo sempre che non esistono regole precise. Ricordiamo che le uniche regole necessarie sono soltanto tre. La prima, e più importante, affinchè ci siano nel contempo l’apertura alla vita e l’aspetto unitivo, è naturalmente che l’eiaculazione avvenga in vagina. La seconda che consigliamo sempre è che ci si guardi negli occhi. Il rapporto è una relazione e non un uso del corpo dell’altro/a. La terza e ultima è, volendo vivere un momento di comunione, rispettare la sensibilità dell’altro/a. Se un gesto non piace non si deve fare. Voi donne avete la responsabilità, non solo il diritto, di dirlo e voi mariti avete il dovere di rispettare la sensibilità della vostra sposa. Non facciamo finta o ne soffrirà tutta l’intimità, il desiderio in primis. Come posso desiderare di fare qualcosa che non mi piace? Quarto consiglio: rispettate le vostre sensibilità diverse e parlate. Dite ciò che vi piace e ciò che non vi piace.

Antonio e Luisa

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Siete una meraviglia! Dovete solo crederci

Siamo di ritorno da un incontro durato tre giorni. Un incontro dove, con altre ventitre coppie, abbiamo approfondito il nostro essere profeti dell’amore. Essere cioè capaci di mostrare lo stesso amore di Gesù. San Giovanni Paolo II ha sintetizzato il profetismo degli sposi benissimo:

La famiglia è lo specchio in cui Dio si guarda e vede i due miracoli più grandi che ha fatto: donare la vita e donare l’amore.

La nostra missione di sposi passa quindi attraverso la vita di tutti i giorni. Una vita fatta di relazione, di lavoro, per chi li ha di figli. Una vita arricchita dalla presenza dell’altro, ma a volte anche appesantita da una relazione che non sempre ci permette di condurre la nostra barca sotto il sole caldo e con il mare calmo. Il nostro viaggio può trasformarsi in una navigazione in acque tempestose e difficili. Il matrimonio è questo e la nostra missione consiste proprio nel mostrare l’amore di Dio in ogni circostanza. Non sempre è facile, ma è sempre possibile, grazie allo Spirito Santo che abita il nostro matrimonio.

Perchè ho iniziato con questa premessa? Perchè da questo corso c’è una consapevolezza che mi porto a casa, più di altre bellissime cose che ci siamo detti e di cui abbiamo fatto esperienza. Cercherò di raccontarvela. Una persona al tavolo con noi, già durante la prima sera, a cena, ha domandato: perchè restiamo stupiti della bellezza delle coppie qui presenti e invece facciamo fatica a vedere la nostra coppia come altrettanto bella? Una domanda intelligente e interessante. In quel momento ho dato la mia opinione, come hanno fatto altri presenti, ma poi quella domanda mi è rimasta dentro come un seme. Probabilmente Gesù mi voleva provocare proprio su questo.

La risposta mi è arrivata verso la fine del corso. Una coppia ci ha chiesto un colloquio. Una coppia carica di fatica, di un passato con le famiglie di origine, di incomprensioni, di ferite che si sono inferti vicendevolmente, di muri posti nella relazione intima e quindi con l’aggravante di essere incapaci a donarsi nel corpo. Insomma una coppia fragile e imperfetta. Una coppia nella sofferenza. Eppure io più li ascoltavo, ma soprattutto più li guardavo e più ammiravo in loro una bellezza grande. Una bellezza che loro non riuscivano a scorgere. Una bellezza lì pronta a diventare luce per tanti. E mi è arrivata anche la risposta alla domanda della prima sera.

Loro non vedevano altro che i loro problemi. Loro erano sintonizzati sulla fatica della loro relazione, sui loro litigi, sulle loro miserie, sulla loro incapacità. Insomma vedevano la relazione dall’interno della loro coppia e della loro storia. Da quella prospettiva non riuscivano ad avere uno sguardo d’insieme. Io, da persona esterna, avevo una visuale diversa più ampia, vedevo l’orizzonte della loro storia. Cosa vedevo? Non mi hanno colpito le loro difficoltà e le loro miserie. In quelle non c’è nulla di straordinario. Anche io e Luisa abbiamo le nostre. Diverse ma comunque miserie. Ciò che mi ha colpito è altro. Vedevo lo sguardo di due persone molto consapevoli delle loro fragilità e dei loro limiti, ma altrettanto determinate a dare tutto per quella relazione. Altrettanto determinate a provare, almeno provare, a perdonarsi e ricominciare. Due persone disposte ad inginocchiarsi davanti a Gesù per offrire le loro sofferenze e per chiedere il Suo aiuto.

Loro erano concentrati sulla fatica io vedevo già il risultato di quella fatica. Lo vedevo e mi commuovevo. Loro, che si vedevano così piccoli e così brutti rispetto ad altre coppie, erano bellissimi, almeno ai miei occhi. Lì sono io che mi sono sentito piccolo davanti a loro, perchè non ho mai dovuto affrontare fatiche grandi come le loro. Loro sono stati profeti per me, perchè mi hanno dato conferma che ce la si può sempre fare. Sono venuti per farsi aiutare e in realtà sono loro che mi hanno dato tanto.

Coraggio, carissimi sposi che vedete la vostra famiglia così imperfetta e piena di limiti in confronto ad altre. Voi siete già una meraviglia. Ciò non significa che non fate e farete fatica o che la vostra relazione sarà sempre caratterizzata da concordia e complicità. Voi siete bellissimi perchè nonostante la fatica e i litigi siete capaci di perdonarvi e di ricominciare. Certo, alla fine a quella coppia abbiamo poi dato dei consigli pratici, ma sono sicuro che la loro volontà e la loro fede li hanno già salvati.

Voglio concludere con le parole che fra Cristoforo rivolge a Renzo e Lucia ne I promessi sposi. Due innamorati che finalmente dopo tutte le peripezie sono pronti a sposarsi. E’ una vera benedizione che il frate rivolge a Renzo e Lucia e con loro alla coppia che abbiamo ascoltato durante il corso e con loro a tutte le coppie del mondo:

Seguì a dirle (a Lucia ndr) il cappuccino: chiedete di nuovo al Signore le grazie che Gli chiedevate, per essere una moglie santa; e confidate che ve le concederà più abbondanti, dopo tanti guai. E tu, – disse voltandosi verso Renzo, – ricordati, figliuolo, che se la Chiesa ti rende questa compagna, non lo fa per procurarti una consolazione temporale e mondana, la quale, se anche potesse essere intera, e senza mistura di alcun dispiacere, dovrebbe finire in un gran dolore, al momento di lasciarvi; ma lo fa per avviare tutti e due sulla strada della consolazione che non avrà fine. Amatevi come compagni di viaggio, con questo pensiero d’avere a lasciarvi, e con la speranza di ritrovarvi per sempre.

I promessi sposi capitolo XXXVI

Antonio e Luisa

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Santi o falliti!

Noi cristiani spesso incorriamo in un grossolano errore. Crediamo che i santi siano persone eccezionali, siano, come dei supereroi, con poteri straordinari. Non so, forse ci fa comodo pensare così. Già, perchè mettere i santi su un piedistallo ci sgrava della responsabilità che anche noi abbiamo di diventarlo.

Il battesimo ci ha fatto santi. La santità, secondo don Fabio Rosini, è proprio il non opporsi al progetto di Dio su di noi. Significa lasciare che Dio operi attraverso di noi, perchè Lui è l’unico e vero santo. La santità è di Dio e noi possiamo parteciparvi. Non per merito nostro, ma per abbandono alla Sua volontà. Siamo tutti destinati alla santità e ne abbiamo tutte le capacità per raggiungerla. Certo, ognuno è chiamato alla santità in modo originale. Esistono santi dotti e santi analfabeti, santi uomini e sante donne, santi bambini e santi anziani, santi re e santi mendicanti, santi consacrati e santi laici. Non dobbiamo copiare nessuno, dobbiamo trovare la nostra personale strada verso la santità. Ognuno è chiamato alla santità attraverso la propria storia e la propria vita.

Noi sposi cristiani ci santifichiamo nel matrimonio. Il matrimonio è un punto di partenza. Questo deve essere chiaro nella nostra vita, oppure non capiremo mai il senso di ciò che stiamo vivendo. Don Oreste Benzi, diceva, da persona straordinaria qual era, che dobbiamo sposarci con l’idea di diventare santi. Non si può pensare di esserci “sistemati” una volta per tutte. Il matrimonio presuppone una conversione continua, ogni giorno della nostra vita, il matrimonio presuppone che decidiamo coscientemente di mettere Dio al centro del nostro cuore. Come? Donandoci al nostro amato o alla nostra amata. A volte riusciremo e a volte, invece, non ce la faremo, ma l’obiettivo deve essere chiaro e la volontà di raggiungerlo determinata. Vivere senza questa forte determinazione, senza cercare di perseguire la nostra santità in questo modo così ordinario e straordinario contemporaneamente, fatto di gesti semplici ma perseveranti nel tempo, porta a sistemarsi, porta a distruggere quella dinamica di dono e accoglienza che è alla base di un’unione sana e benedetta da Dio.

Più entreremo nella dinamica del dono verso la santità e più saremo felici nella nostra vita. Anche se magari il nostro coniuge ci ha abbandonato e ha violato il patto nuziale. Conosco tanti sposi abbandonati che nella fedeltà a Gesù e al sacramento del matrimonio, hanno trovato pace e gioia. Più invece non riusciremo a donarci e più saremo incapaci di trovare pace e senso nella nostra vita e nel nostro matrimonio. Se gli sposi cercano soltanto di “sistemarsi” e non vivono la propria vocazione all’amore, resteranno magari insieme per tutta la vita, ma come semplici compagni, che cercano appunto compagnia, che vogliono solo riempire la loro solitudine. Come disse bene Chiara Corbella:

La logica è quella della croce: regalarsi per primi senza chiedere nulla all’amato, arrivando fino al dono radicale di sé. Se non si risponde a questa richiesta, non si tratta più di vocazione, ma di un semplice accompagnarsi fino alla morte

Santi o falliti. Non esistono vie di mezzo.

Antonio e Luisa

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Non c’è libertà senza amore

Non c’è libertà senza amore. La libertà egoistica del fare quello che voglio non è libertà, perché torna su se stessa, non è feconda. È l’amore di Cristo che ci ha liberati ed è ancora l’amore che ci libera dalla schiavitù peggiore, quella del nostro io; perciò la libertà cresce con l’amore. Ma attenzione: non con l’amore intimistico, con l’amore da telenovela, non con la passione che ricerca semplicemente quello che ci va e ci piace, ma con l’amore che vediamo in Cristo, la carità: questo è l’amore veramente libero e liberante. È l’amore che risplende nel servizio gratuito, modellato su quello di Gesù, che lava i piedi ai suoi discepoli e dice: «Vi ho dato un esempio perché anche voi facciate come io ho fatto a voi» (Gv 13,15). Servire gli uni gli altri.

Udienza generale del 20 ottobre

Le parole del Papa pronunciate durante l’udienza generale di due mercoledì fa aprono ad una riflessione importantissima per la nostra VITA e per il nostro MATRIMONIO. Il papa è chiaro: non ci può essere libertà senza amore. Il Papa è “costretto” a fare un necessario chiarimento. L’amore non è quello che a cui ci “educa” il mondo. L’amore è quello di Cristo. Cristo che si fa dono fino alla croce, alla morte in croce.

Il mondo ci insegna che la libertà coincide con il fare e con l’essere ciò che vogliamo. Rapporti occasionali e identità fluide sono sempre più non solo accettati ma, in un certo senso, incoraggiati, perchè permettono, almeno ci viene detto questo, di esprimere i nostri desideri e quindi di raggiungere più facilmente la tanto agoniata felicità e una vita piena come vogliamo che sia.

Gesù ci insegna un altro tipo di libertà e di amore. La libertà di Gesù non è una libertà che permette di fare quello che vogliamo ma quella che ci permette di fare la cosa giusta. I nostri sentimenti, le nostre pulsioni, le nostre passioni non ci spingono sempre verso il bene, ma ci spingono semplicemente verso il soddisfacimento di un piacere. Quanti matrimoni saltano perchè mariti o mogli non hanno saputo fermarsi in tempo e hanno tradito rovinando tutto? Questa è la liberta? No! Questa è una schiavitù. La schiavitù dei sensi. Gesù ci offre la vera libertà. Gesù ci offre la possibilità di diventare re e regine della nostra vita. Uno dei doni del battesimo è proprio la regalità di Cristo. Essere re come lo è Lui. Essere capaci quindi di farci dono all’altro fino all’estremo. La capacità di dare tutto. Questo è possibile solo quando ci possediamo. Quando siamo capaci di governare i nostri istinti e le nostre pulsioni. Come possiamo donarci se non ci possediamo cioè se non abbiamo il controllo delle nostre scelte?

Sapete quando mi sono sentito davvero libero nella mia vita? Anche io ammetto di avere avuto le mie debolezze. Anche io ho provato attrazione per altre donne diverse da mia moglie. Io sono un uomo peccatore come tutti. E ammetto di continuare ad avere tentazioni di questo tipo. Mi sono sentito libero, non quando ho dato libero sfogo ai miei impulsi, ma quando ho saputo mettere il bene e il mio matrimonio sopra tutto. Questa è la vera libertà. La libertà dei figli di Dio. Sono certo che ciò sia stato possibile solo grazie a Gesù, al Suo sguardo che mi ha fatto sentire amato. Sguardo che mi ha cambiato la vita e che continuo a ritrovare negli occhi della mia sposa.

Se oggi sto pian piano recuperando la mia regalità di Figlio di Re, è proprio grazie al sacramento del matrimonio. E’ grazie allo Spirito Santo che è sceso e che continua a scendere su di me e sulla mia sposa ogni volta che ci accostiamo ai sacramenenti, ed è grazie alla relazione sponsale che è una vera palestra. Ogni giorno si impara ad amare di più e meglio e quando si sbaglia, perchè non si finisce mai di sbagliare, non si fanno drammi. Ci si perdona e si chiede perdono a Dio nel sacramento della Riconciliazione. E si riparte più forti di prima. Forti di un perdono dato e ricevuto.

Sta a noi scegliere chi fare re della nostra vita: io o Dio. Gli istinti o la verità dell’amore. Se accogliere ciò che ci insegna il mondo o ciò che ha testimoniato Gesù sulla croce. Dopotutto anche il mondo ha le sue leggi che tutti seguono sentendosi originali e trasgressivi, ma lasciatemelo dire, quelli originali e trasgressivi siamo noi. Siamo noi che abbiamo messo in discussione tutto, siamo noi che ci siamo fidati di una persona che è morta massacrata e inchiodata su una croce, siamo noi che sentiamo di essere di più di quello che il mondo vuole farci credere, siamo noi cristiani i veri rivoluzionari in questo mondo sempre meno capace di scelte definitive e per questo sempre meno capace di dare pace e gioia vera, quella gioia che prova chi sa donarsi completamente. Quella gioia che dà senso a tutto.

Antonio e Luisa

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Un manuale per amarsi come Dio comanda (e come noi desideriamo)

Oggi ho la possibilità di prendere i famosi due piccioni con una fava. Chissà poi perchè i piccioni sono così ghiotti di fave. Perchè vi dico questo? Perchè ho la possibilità di presentare un libro molto interessante e nel contempo posso ribadire alcuni concetti a mio avviso fondamentali per una vita sessuale, di coppia e familiare bella e appagante.

Il libro si intitola Il manuale definitivo per l’intimità di coppia edito da Effatà (clicca qui se vuoi ulteriori informazioni). Ho avuto il piacere e l’onore di poterlo avere in visione in anteprima e devo dire che ha soddisfatto in pieno le mie aspettative. Mi aspettavo proprio un libro così. Non perchè gli autori non abbiano saputo sorprendermi, ma perchè sapevo già che, dall’estro creativo di Marco e Maria (i due amici esplosivi di Briicks) e dalla competenza e dall’esperienza della coppia Nicoletta e Davide, non poteva che uscire un’opera straordinaria.

Ci ho riflettuto sopra un po’ e il sostantivo che più rappresenta, sintetizza e descrive questo libro è antidoto. Antidoto al veleno che giovani e meno giovani assimilano in una cultura occidentale che mette al centro di tutto l’ego personale, il piacere e il sentire. Una società che sempre meno aiuta i nostri giovani a comprendere cosa sia l’amore e cosa sia il sesso. Tutto intorno a noi parla di sesso, ma se ne parla spesso male. Tutto si riduce ad assecondare un istinto e delle pulsioni, quando in realtà l’intimità non è per nulla qualcosa che c’è e basta ma, come dice papa Francesco, è un giardino da coltivare, custodire e curare. Papa Francesco parla di lavoro artigianale. Il Papa si riferisce alla relazione in genere, ma la relazione non può escludere il rapporto fisico che segue le medesime dinamiche. Non per nulla tantissimi sposi cristiani, che arrivano alle nozze con tanti buoni propositi e tanta buona volontà, poi nel giro di qualche anno non sono più felici, vivono una relazione stanca dove manca intimità, fisicità, tenerezza e alla lunga si arriva sovente al deserto sessuale. Non si fa più l’amore. Senza che accada nulla di grave ma proprio perchè non si è stati capaci di curare il rapporto giorno dopo giorno. E li muore la relazione.

Ciò che più mi ha colpito di questo testo è la sua struttura. Una grafica chiara, simpatica e accattivante. Nessun moralismo ma disegni che rappresentano il corpo maschile e femminile senza falsi pudori, in modo mai volgare. Ogni capitolo e ben argomentato, con alcune frasi-slogan messe in evidenza che restano in testa. E alla fine di ogni capitolo c’è sempre un lavoro da fare. Perchè un libro può essere un’occasione di affrontare determinati argomenti, ma poi il lavoro tocca alla coppia nel dialogo e nell’ascolto reciproco.

Come ho già scritto questo libro può cambiare la vita di alcune coppie di sposi e comunque può essere utile a tutti. Perchè spesso basterebbe davvero poco per aggiustare alcuni atteggiamenti o alcune dinamiche relazionali, basterebbe poco per migliorare notevolmente la vita di coppia, ma spesso si sottovaluta il problema, non se ne parla o se ne parla senza avere un’idea di perchè le cose non funzionino. Di solito si finisce per accusarsi a vicenda. Quando non si sa cosa fare è la scappatoia più semplice ma che non risolve nulla. Faccio un esempio concreto. Forse non è vostra moglie ad essere frigida ma siete anche voi mariti che non sapete come generare desiderio in lei. Oppure care mogli non è vostro marito che non sa come farvi provare piacere, ma siete anche voi che non gli avete mai detto cosa vi piace. Il piacere femminile non è un argomento stupido e superficiale, ma è un problema che va affrontato per il bene e la tenuta del matrimonio stesso. Questo è solo uno dei tanti temi trattati.

Questo libro non dice nulla di nuovo. Non inventa nulla. Chiede solo di mettersi in gioco per recuperare la relazione nella sua autenticità e di conseguenza nella sua bellezza. Vi accenno alcuni punti su cui anche noi martelliamo molto nei nostri articoli:

  • Uomo e donna sono diversi. Non è solo una questione di genitalità. Ciò che ci distingue non è solo avere un pene o una vagina. Abbiamo modi di provare piacere diversi, abbiamo tempi di arrivare al piacere diversi, abbiamo sensibilità diverse. E’ importante comprenderlo e dialogare per capire come l’altro è fatto e come desidera essere amato, anche nel corpo. Pretendere che l’altro provi piacere nello stesso modo che piace a noi non è un atteggiamento funzionale e vincente.
  • I preliminari non finiscono mai. Altro punto fondamentale sul quale tante coppie cadono è proprio questo. Considerare il rapporto fisico come qualcosa di avulso da tutto il resto. Non si può pensare, soprattutto in una relazione come il matrimonio fatta di quotidianità, di aver voglia di fare l’amore se non si prepara il terreno del desiderio con tanti piccoli gesti di cura, tenerezza e presenza.
  • L’amore non è sempre spontaneo. A volte costa fatica fare l’amore e mettersi in gioco. Non sempre il nostro desiderio coincide con quello dell’altro. Ecco in questo caso è importante capire come il fare l’amore sia un investimento su tutta la relazione. E chi ha più desiderio è importante lo dia tutto, in gesti, in parole, con tutto ciò che ha, affinchè il desiderio che prova diventi ricchezza condivisa.
  • Il piacere sessuale non è una tecnica. Altra tematica importantissima. Il piacere che scaturisce da un rapporto sessuale non è dato, se non in minima parte, da come si fa l’amore, dall’orgasmo, ma da quanto si è capaci di entrare in comunione l’uno con l’altra e questo testo lo mette in evidenza molto bene.

Questi sono solo alcuni aspetti. Nel libro troverete molto di più. Fare l’amore bene, ricordatelo, non è un diritto che acquisiamo con il matrimonio, ma è un impegno che Gesù ci affida attraverso il sacramento del matrimonio. E’ un talento che non va sepolto ma va fatto fruttare, perchè da esso può dipendere la gioia e la riuscita di tutta la relazione. E’ un gesto sacro meraviglioso che apre il cuore degli sposi ad essere sempre più accogliente per lo Spirito Santo. E’ una vera liturgia. Quindi cari sposi: fate l’amore e fatelo bene! Questo libro può aiutarvi.

Antonio e Luisa

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Il sacramento del matrimonio. Dialogo tra chi lo studia e chi lo vive. (2 parte)

Riprendiamo la sintesi della diretta con don Manuel Belli. Per chi avesse perso la prima parte e volesse leggerla lascio il link.

C’è differenza tra l’essere sposato sacramentalmente e l’essere solo convivente o sposato civilmente? Se no, a cosa serve un sacramento? Se si, perchè solo noi cristiani possiamo avere questa ricchezza e perchè tanti matrimoni falliscono comunque?

Sono temi complessi da affrontare in poco tempo. Partiamo col dire che non è la stessa cosa scegliere di sposarsi sacramentalmente o fare scelte diverse. Il matrimonio è qualcosa che precede il sacramento. Cosa aggiunge quindi la grazia? Sicuramente non è un’assicurazione divina che il matrimonio non fallirà. Dio ti dà tutti i doni necessari ma ricordiamo che Gesù ci ha amato fino alla croce. La grazia non è magia. Il matrimonio è partecipare al mistero dell’amore di Cristo, ma l’amore di Cristo non è costato poco. Il sacramento permette di rappresentare nella propria esistenza la stessa qualità dell’amore di Cristo, ma questo esige tanto da parte degli sposi; serve davvero una conformazione della vostra libertà personale alla missione che vi è stata affidata. Serve davvero, come ho già detto prima, una vita per capirlo e viverlo sempre di più. Noi veniamo da una società dove era scontato credere. Il matrimonio era semplicemente qualcosa che andava fatto. Oggi non è più così! Per questo credo che nel cammino di preparazione al matrimonio debba esserci una ripresa di coscienza della propria vita di fede. Senza la passione per la croce di Gesù e per il Vangelo credo sia difficile per due sposi riuscire nella missione che il sacramento affida loro. Don Andrea Bozzolo, un docente che si è occupato molto del matrimonio, dice proprio questo. La Chiesa ha insistito tanto sull’efficacia del matrimonio nella misura in cui è esplicito il consenso. Ora c’è una nuova necessità da verificare ed esplicitare: la necessità della fede. In che misura il consenso di chi si sposa è espressione della sua fede.

Già Benedetto XVI esprimeva il suo dubbio sulla validità del sacramento in mancanza di una fede matura e consapevole.

Si, perchè adesso ci si rende conto che non è più scontato avere la fede, anche per chi si sposa in Chiesa. Sposarsi in Chiesa cosa comporta poi nella mia vita di sposo se non ho la consapevolezza e il desiderio di conformarmi alla qualità dell’amore di Gesù sulla croce? Il sacramento diventa qualcosa sullo sfondo, qualcosa di insignificante nella vita e nelle scelte di tutti i giorni. D’altronde il matrimonio c’era anche prima di Gesù. Quando Gesù ha istituito il sacramento del matrimonio? Il matrimonio non è stato “inventato” da Cristo, esiste fin dalla creazione. Si parla infatti di sacramento naturale. Gesù perfeziona quello che da sempre è nella storia e permette di realizzarlo in pienezza. Dio imprime in un uomo e una donna che si amano, che si promettono alleanza e che sono aperti alla generatività, il suo sigillo, da sempre. In ogni relazione dove ci sono tutti e tre questi ingredienti c’è già un segno di Dio. Segno che Gesù, attraverso il sacramento, perfeziona e rende pieno.

Torniamo a Gesù quando parla del matrimonio. Gesù dice che fin dalle origini era prevista quella relazione che tu spieghi bene ma che per la durezza del cuore degli uomini non era stata sempre possibile concretizzare tanto che nella Legge era previsto il ripudio. Quindi è sempre un problema di apertura del cuore alla grazia. Gesù ci dà la possibilità di tornare con la forza redentrice del sacramento all’amore delle origini.

Quella pagina è meravigliosa. Gesù ha la “pretesa” di dire una parola sulla Creazione. Con autorità dice cosa sta all’inizio. Prende la stessa autorevolezza del Creatore e racconta come era all’origine. All’origine c’è una fedeltà eterna con cui Dio imprime il Suo sigillo sulla relazione uomo-donna nella Creazione. Quindi ogni volta che un uomo e una donna si amano in questo modo sulla terra stanno dicendo qualcosa dell’amore di Dio. E’ importante che gli sposi ne siano coscienti. Non sono senza peccato ed è importante prendere coscienza della salvezza che ha operato Gesù nella loro vita e nel sacramento per mostrare quell’amore. Solo così due sposi possono sentirsi all’altezza di quel compito. Per questo insisto nel dire che senza fede anche il matrimonio diventa troppo esigente, diventa difficile se non impossibile vivere questo tipo di amore in pienezza. Non può esserci una “manutenzione” del matrimonio senza una “manutenzione” della fede.

Quanto è importante vivere il matrimonio all’interno di una comunità che si nutre dello stesso pane spezzato?

E’ fondamentale. C’è un legame fortissimo tra l’Eucarestia e tutti gli altri sacramenti. Eucarestia e matrimonio si parlano a vicenda. Entrambi esprimono tutto quello che c’è dentro nella grazia di Cristo. Un uomo e una donna che si amano nella forma dell’amore di Cristo Crocifisso stanno mostrando l’amore di Dio e nell’Eucarestia c’è dentro tutto quello che c’è da comprendere di Gesù. In entrambi i sacramenti c’è dentro il DNA della rivelazione cristiana ma si devono parlare. Due sposi che vivono l’Eucarestia stanno andando alla sorgente. Si stanno alimentando di ciò che poi sono chiamati ad esprimere nella loro vita coniugale.

Ultima domanda ma credo la più interessante. Io ho scritto nel mio libro di prossima pubblicazione, “Sposi profeti dell’amore” edito da Tau Editrice, che quando io faccio l’amore con mia moglie posso capire cosa sia l’Eucarestia e quando guardo l’Eucarestia posso capire qualcosa della grandezza e della sacralità dell’amplesso tra gli sposi. Cosa ne pensi?

Vuoi crearmi problemi insomma! Su questo argomento ho scritto un articolo che ha creato un po’ di fraintendimenti. Associavo l’eros all’Eucarestia. Mi dai occasione di spiegarmi. L’eros è una forma dell’amore. In greco ci sono due parole per esprimere l’amore: eros e agape. L’agape è l’amore oblativo di dono mentre l’eros è l’amore che suppone un corpo, l’aspetto pulsionale e l’aspetto del desiderio. L’agape è più attivo (io che dono) mentre l’eros è più passivo (io ho bisogno di). Servono entrambi. Eros senza agape può diventare addirittura violenza, mentre l’agape senza eros è irrealistico. Noi non amiamo sulle nuvole. Amiamo con un corpo, con dei desideri e delle passioni, amiamo nella carne. L’amore che Gesù ha avuto per le persone e per il Padre è agape certamente, ma Benedetto XVI, in Sacramentum Caritatis, dice che è anche eros. Nel senso che Gesù ha completamente trasfigurato il Suo corpo in un dono d’amore. La passione ci dice che Gesù ha sentito, ha patito e ha scritto addirittura sulla sua carne, l’amore che ha avuto e donato. Questo intendo per eros che si trasforma in agape. Gesù ha completamente trasfigurato il Suo corpo in un dono d’amore. Così per gli sposi. Cosa è l’aspetto erotico nella vita di una coppia. E’ la concretezza dell’amore e del dono reciproco. In una coppia di sposi è importante che ci sia l’amore oblativo ma anche l’eros e il desiderio. L’agape si fa eros e l’eros si fa agape. Dove troviamo la sintesi perfetta di questa dinamica sponsale? Nell’Eucarestia. Due persone che si sono promesse alleanza e che sono aperte alla vita e che vivono la propria unione carnale, a me sembra abbiano dentro una particella di Dio. D’altra parte vale il contrario: quando io sposo vivo l’Eucarestia ho il DNA per comprendere che desidero mia moglie e che con lei voglio costruire una storia. Spero di essermi spiegato.

Grazie don Manuel. Una chiacchierata molto interessante che cercheremo di replicare. Alla prossima.

Antonio e Luisa

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Il sacramento del matrimonio. Dialogo tra chi lo studia e chi lo vive. (1 parte)

Sabato scorso ho avuto il piacere di fare una bella chiacchierata con don Manuel Belli. Don Manuel è conosciuto come influencer cattolico grazie al suo canale Youtube Scherzi da prete, ma è soprattutto docente di teologia sacramentale al Seminario di Bergamo. Dal nostro dialogo è scaturito un bel dipinto di ciò che è il sacramento del matrimonio.

Don Manuel cosa è un sacramento? Noi ci sposiamo perchè ci vogliamo bene, perchè lo desideriamo, ma non sappiamo sempre bene cosa stiamo facendo.

Se leggiamo il CCC la definizione è: i sacramenti sono segni efficaci della grazia, istituiti da Cristo. Mi permetto di aggiungere un concetto a questa definizione precisa e sintetica. Noi abbiamo una convinzione. C’è la fede a cui aderiamo attraverso il nostro percorso spirituale, poi decidiamo di fare i sacramenti cioè, di manifestare la nostra fede attraverso di essi. In realtà le cose sono un po’ diverse. Cosa è la fede se non l’incontro personale con Gesù di Nazaret? E’ una relazione forte con Dio attraverso il figlio Gesù. Ciò cosa comporta? Per incontrare e conoscere una persona servono due cose: parole e gesti. Se dovessi esplicitare cosa sono i sacramenti direi proprio questo: sono quelle parole e quei gesti, custoditi dalla Chiesa, che ci permettono un incontro non virtuale e non illusorio con Cristo.

Tu, nel tuo libro, poni in essere una questione importante, quella della relazione tra fede e sacramenti. Il sacramento porta doni oggettivi. Quanto questi doni però sono influenzati dalla nostra fede? Se lo sono.

Una bellissima domanda. Spero di non essere troppo tecnico. Esiste l’oggettività dei sacramenti. La chiesa usa dire dei sacramenti ex opere operato. Un sacramento non è valido per la mia fede e neanche per quella di chi lo amministra. L’Eucarestia può essere celebrata dal prete più peccatore della terra ma quella resta un’Eucarestia valida. La Chiesa ha deciso quindi di fare una distinzione: l’efficacia del sacramento dalla sua fruttuosità. Faccio un esempio che riguarda me come prete. Se domani mattina vado a celebrare messa e sono mezzo addormentato, non capisco nulla di ciò che dico e con me ci sono venti fedeli anche loro mezzi addormentati che non capiscono nulla di ciò che dico loro cosa accade? Quella Messa è comunque valida, il dono oggettivo c’è, Gesù si fa presente nel pane e nel vino. Il dono va oltre la mia libertà e mi precede. La domanda da porsi è un’altra: è fruttuosa per me una Messa così? Certamente no o solo in minima parte perchè al dono gratuito ricevuto da Dio, che è oggettivo e c’è, deve poi corrispondere la mia adesione attraverso la mia libertà e la mia fede. Cioè sta a noi trasformare quei doni in vita. E non deve avvenire per forza subito. Può avvenire nel tempo. Permettimi un aneddoto personale. Il giorno della mia ordinazione stavo malissimo. Ero agitatissimo, avevo un mal di pancia pazzesco, non capivo niente. Questo non significa che io debba essere riordinato. E’ un dono gratuito di Dio e poi ho una vita per farlo fruttare nella mia libera adesione di ogni giorno. Come nel matrimonio. Anche tu magari eri in aria quel giorno, pensavi alla torta e a tutti i preparativi. Perchè eri distratto il matrimonio non è valido? Certo che lo è perchè Dio non è mai distratto. Il Suo dono c’è ed è irrevocabile e a te servirà una vita per renderlo fruttuoso e concreto nella tua relazione sponsale.

Quindi se ho capito bene si può dire che Dio ti da tutti i suoi doni subito ma poi aspetta che tu apra il tuo cuore affinchè tu possa farli sempre più tuoi accogliendoli? Il matrimonio rappresenta bene questa dinamica. Una volta celebrato il rito abbiamo una vita intera per imparare ad amarci sempre meglio e così ad aprire il cuore alla grazia di Dio e quindi a rendere il sacramento efficace come all’inizio ma sempre più fruttuoso.

Si sono d’accordo. Il sacramento ha bisogno di una storia per svilupparsi, non è solo puntuale. C’è una grazia che ti ha già raggiunto. Dio ha già fatto il suo ma poi serve una vita per appropriarsene.

C’è una grande relazione tra Familiaris Consortio di san Giovanni Paolo II e Amoris Laetitia di Papa Francesco. Relazione molto chiara anche per quanto riguarda il sacramento matrimoniale e la missione che ne deriva. Cosa ne pensi?

Si è vero. Aggiungo che anche Benedetto XVI ne ha parlato spesso del matrimonio come missione. Mi viene da dire che il concetto di missione rivolto agli sposi è una consapevolezza nuova, o meglio da riscoprire. Matrimonio ed ordine sono inseriti tra i cosiddetti sacramenti della maturità cristiana. Invece per tanto tempo c’è sempre stata l’idea che fosse il prete a portare avanti la Chiesa. C’è il prete che cura le anime e poi i curati cioè i destinatari della cura che sono i fedeli laici. In una mentalità di questo tipo dove è la maturità riconosciuta a due sposi che hanno vissuto un sacramento della maturità cristiana? Fortunatamente le cose stanno un po’ cambiando. Non esiste più il prete e i suoi collaboratori ma prete e sposi sono collaboratori della grazia. Giovanni Paolo II ci ricorda in Familiaris Consortio che il matrimonio non è solo uno stato di vita e un dato di fatto, ma conferisce una missione. Per questo il matrimonio viene celebrato all’interno di una Messa. Non è una questione privata tra due persone ma c’è una comunità che riconosce che quelle due persone hanno ricevuto un mandato. Mandato di essere immagine dell’amore di Cristo nella Chiesa. Credo che su questo come Chiesa dobbiamo ancora fare un po’ di strada.

C’è differenza tra l’essere sposato sacramentalmente e l’essere solo convivente o sposato civilmente? Se no a cosa serve un sacramento? Se si perchè solo noi cristiani possiamo avere questa ricchezza e perchè tanti matrimoni falliscono comunque?

Avrete la risposta a questa domanda e ad altre ancora con il prossimo articolo

Antonio e Luisa

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Gesù non è uno sposo geloso

Ho parlato diverse volte della preghiera nel matrimonio. Il rapporto con nostra moglie o nostro marito ci può dire tanto proprio su cosa sia la preghiera. Il matrimonio rischia  spesso di diventare il sacramento del fare. Preoccupazioni, impegni, pensieri, lavoro, figli. La quotidianità rischia di allontanarti da te stesso/a e dalla tua relazione sponsale. Rischia davvero di non esserci tempo per fermarsi e per contemplare l’amore. Quanto spesso ci comportiamo come Marta non trovando mai il tempo di fermarci come Maria.  Certamente, come ho già avuto modo di scrivere in altre riflessioni, nel matrimonio ogni gesto fatto per amore diventa gesto sacro e preghiera. Ogni gesto di servizio è preghiera quando fatto per amore. C’è un però. Non basta fare.

Il matrimonio è prima di ogni altra cosa una relazione d’amore. Relazione che ha bisogno di rinnovarsi ogni giorno per non morire. Rinnovarlo, naturalmente, con il linguaggio degli sposi. Nelle promesse matrimoniali promettiamo di amarci e onorarci tutti i giorni della nostra vita, non semplicemente tutta la vita. Non è una differenza da poco. Tutti i giorni implica proprio il rinnovare, giorno dopo giorno, la nostra promessa. Rinnovarla e renderla di nuovo presente e attuale. Non basta dirlo una volta sola. Non basta per non dare il nostro matrimonio per scontato. Qualcosa che vale sempre meno fino a buttarlo e buttarci via. Invece è importante ogni giorno dire di nuovo quel sì lo voglio. Dire di nuovo ti amo all’altro/a. Dirlo con la parola ma non solo. Dirlo con una carezza, con un bacio, con un pensiero. Dirlo con il linguaggio dell’amore che è la tenerezza. Così si tiene vivo il matrimonio. Così si mantiene fede alla promessa matrimoniale.

Questa riflessione mi permette di collegarmi direttamente alla preghiera. Spesso non ce ne curiamo abbastanza. Non c’è tempo, non c’è voglia, ci sono tante cose da fare. Invece è importante riuscire a trovare almeno un po’ di tempo da dedicare a Gesù. Da soli, in coppia o in famiglia, ma bisogna trovarlo. Gesù è il nostro Sposo, anche per noi che siamo sposi cristiani, non solo per i consacrati. E’ importante trovare il tempo per rinnovare il nostro sì al suo amore. Non basta dirlo una volta per sempre. E’ importante tenere viva la relazione e nutrito il nostro rapporto con il Signore. La preghiera è esattamente questo. Dire a Gesù, anche oggi, ti voglio bene e voglio stare con te. Esattamente la stessa dinamica che avviene tra marito e moglie.

La cosa bella sapete qual è? Gesù non è uno sposo geloso. Nutrire il nostro rapporto con Lui ci aiuta a vivere meglio anche quello tra di noi. Nutrire il rapporto tra di noi ci aiuta a desiderare di incontrare Gesù. Questo è il matrimonio cristiano. E’ meraviglioso. Ricordiamoci sempre di rinnovare il nostro sì, rinnovarlo all’altro/a e rinnovarlo a Gesù! Ne va della nostra gioia, della nostra pace e della nostra vocazione.

Antonio e Luisa

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Marta e Maria: entrambe importanti nella nostra famiglia

Stavo ripensando alle carissime amiche di Gesù Marta e Maria. Spesso tendiamo ad identificarci o con l’una o con l’altra. In realtà, se ci pensiamo bene, Marta e Maria sono entrambe presenti in noi. Noi viviamo in un mondo dove siamo chiamati ad operare ma anche a contemplare. Non abbiamo solo mani per fare ma anche un cuore e degli occhi per contemplare e per godere del bene e del bello. Per godere di Dio. Più in generale per godere dell’amore. Senza Maria o Marta nella nostra vita mancherebbe qualcosa di fondamentale.

E’ importante che nella nostra vita matrimoniale ci siano sia Marta che Maria. Se manca una delle due le cose non possono funzionare e presto o tardi entreremo in crisi. Perchè vi dico questo? Cercherò di spiegarmi meglio. Analizziamo le varie opzioni una per una.

Maria senza Marta.

Maria senza Marta significa vivere un amore disincarnato. Una vita dedita ad un Dio che sta lontano nel Cielo. Significa compiere riti e preghiere e poi…. e poi non essere capace di trasformare la preghiera in azione. In gesti concreti. In carezze, in servizio, in ascolto. Mi vengono in mente molte persone, che apparentemente dedicano moltissimo tempo a Gesù e alla Chiesa, ma poi trascurano la moglie o il marito e i figli. Persone che passano le ore in chiesa tra rosari, novene, Messe e magari non preparano la cena a casa o non vanno a fare la spesa. Mi ci metto anche io. Mi è capitato di rendermi conto di star deviando dalla mia vocazione, quando per scrivere un articolo non aiutavo uno dei miei figli a svolgere i compiti a casa. Aveva bisogno di me ed io mi dedicavo all’evangelizzazione. Evangelizzazione farlocca se disincarnata. Ricordiamoci che Dio desidera essere amato qui, adesso, con il nostro prossimo, quello che abbiamo vicino. Marta ci ricorda proprio questo. Se uno dicesse: «Io amo Dio», e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. (1 Gv 4, 20).

Marta senza Maria

Darsi da fare per gli altri è senza dubbio un ottima cosa. E’ importante però chiedersi: perchè lo faciamo?Solo per dovere o c’è di più? Fare e basta presto diventa un peso! Il mondo di oggi è strano. Non c’è più tempo per curare le relazioni ma si deve fare, fare sempre e correre, correre tanto per arrivare alla sera stremati e comunque senza aver fatto tutto perchè servirebbero giorni di 36 ore. Noi alla sera prima di coricarci facciamo il breafing per il giorno dopo, cerchiamo di incastrare gli impegni e fare in modo di fare tutto, ma non è sempre facile e possibile. Abitiamo in una piccola città e fortunatamente ogni luogo è facilmente raggiungibile, immagino che per chi abita nelle grandi città sia ancora più una mission impossible. Si può chiedere aiuto agli amici o ai familiari, ma è sempre e comunque un delirio. Servirebbe un master in pianificazione dell’attività familiare.

Veramente questo mondo porta gli sposi ad essere soci d’impresa. Non c’è più tempo di parlare di argomenti che non siano direttamente funzionali all’organizzazione familiare, non c’è più tempo di guardarsi negli occhi e di ritrovarsi nell’altro, di aprire il cuore, di condividere le gioie, le paure, le difficoltà della giornata e di trovare pace nell’altro. Dopo anni di matrimonio tante coppie non si trovano più. Una volta che i figli sono grandi e che si resta soli in casa, molti sposi scoprono tristemente di non conoscersi più, di non aver più quell’intimità e affiatamento così indispensabile perchè l’amore non diventi un peso ma sia vita. Stiamo attenti che per il troppo fare rischiamo di perdere la gioia vera che dovrebbe scaturire dalle nostre opere. Rischiamo di trasformare tutta la nostra vita in un peso da sostenere.

Marta con Maria

Cosa accade quando nella nostra vita sono presenti entrambe queste benedette donne? Accade un miracolo! Come scrive Jovanotti nella sua canzone A te: A te che hai reso la mia vita bella da morire. Che riesci a render la fatica un immenso piacere. Esattamente così. Quando siamo capaci di far coesistere Marta e Maria nella nostra vita, riusciamo a fare e anche a contemplare, cioè a godere del bene che le nostre opere innescano nella giornata delle persone che ci sono care. Non ci concentreremo più sulla fatica che ci costa ad esempio lavare i piatti la sera, ma godremo nel vedere nostra moglie che intanto si riposa seguendo la sua trasmissione preferita in TV. Non ci concentreremo più sulla fatica che ci costa accompagnare i figli a calcio, ma godremo della loro gioia nel correre su un campo con i loro amici. E così via. Ognuno metta le proprie fatiche e pensi ai benefici che generano intorno a loro. Questo è il segreto per non farci schiacciare da una vita sempre più frenetica, e per essere capaci di vedere, e soprattutto di godere, del bene che riusciamo a fare. Alla fine è la sola cosa che ci può rendere felici: sentirci amati da Dio ed essere capaci di rispondere a quell’amore. Il senso della vita è solo questo.

Antonio e Luisa

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Otto motivi per pregare insieme. La preghiera degli sposi

Oggi vi proponiamo un articolo che trae spunto da alcune riflessione di padre Enrico Mauri. Il sacerdote è vissuto tra le fine del milleottocento e la fine degli anni sessanta ed è stato uno degli studiosi che ha dato grande slancio alla teologia matrimoniale. E’ stato tra i precursori di una visione del matrimonio che poi ha trovato spazio anche nel Concilio Vaticano II e nella Teologia del Corpo di San Giovanni Paolo II. Insomma una figura fondamentale.

In particolare vorremmo riflettere sulla preghiera vissuta alla luce del nostro sacramento sponsale. Padre Mauri racconta come la preghiera degli sposi possa essere alla base di una crescita di tutta la relazione. Lui scrive che i due dovrebbero cercare di pregare insieme e pregare da sposi. E’ importante cioè non solo essere insieme come potremmo essere con altri, ma riconoscerci un insieme speciale, riconoscerci un cuore solo, un cuore saldato dal fuoco dello Spirito Santo.

Padre Mauri fornisce anche alcune caratteristiche che secondo lui sarebbe bene tenere in conto nella nostra preghiera di coppia:

  • La preghiera degli sposi adora il mistero delle nozze tra Gesù e la Chiesa perchè sono esempio e guida per la nostra unione. Come Gesù ama la sua Chiesa? Come cioè ama ognuno di noi?
  • La preghiera degli sposi ringrazia Dio di averci fatto comprendere la nostra vocazione e di averci donato questa strada di santificazione percorsa nel dono reciproco.
  • La preghiera degli sposi si esalta perchè Gesù ha voluto che nella nostra unione si potesse scorgere il Suo amore. Come non meravigliarsi e commuoversi per questo grande mistero.
  • La preghiera degli sposi si scusa. Noi sposi ci rammarichiamo di tutte le nostre mancanze di fede, di carità e di speranza che non ci permettono di accogliere completamente un dono tanto grande.
  • La preghiera degli sposi si accende per cercare di impegnarci sempre più nel superare i nostri limiti, le nostre debolezze e i nostri peccati per essere sempre più capaci di farci dono e di accoglierci.
  • La preghiera degli sposi si effonde. Si effonde nel chiedere a Dio di poter avere tutte le grazie e i doni dello Spirito Santo che ci possono sostenere e permettere di crescere sempre più come sposi e come uomini e donne.
  • La preghiera degli sposi è eco della preghiera della Chiesa tutta. Una preghiera elevata da due anime fuse sacramentalmente diventa una vera liturgia santa.
  • La preghiera degli sposi si espande dal tempio della preghiera che è la chiesa dove c’è la presenza di Cristo nell’Eucarestia, al tempio della casa nuziale, della piccola chiesa domestica perchè vi è il talamo consacrato che è segno della reale presenza di Cristo nei due sposi uniti dal sacramento del matrimonio. Eucarestia e matrimonio sono simili proprio in questa misteriosa ma reale presenza di Gesù.

Quando due sposi pregano? La preghiera degli sposi è solo quella operata con le invocazioni verso Dio? Certamente no. E’ preghiera degli sposi ogni volta che noi viviamo gesti o parole che ci uniscono e ci permetto di donare o accogliere amore. E’ preghiera degli sposi ogni momento speso per l’altro. E’ preghiera degli sposi ogni gesto di servizio o di tenerezza. E’ preghiera degli sposi soprattutto il momento dell’intimità fisica. Allora rileggendo le caratteristiche della nostra preghiera alla luce dell’intimità che viviamo tra noi sposi ecco che possiamo scorgere tutta la bellezza di un gesto che è sacro. Che bello vivere la nostra intimità in modo da adorare, ringraziare, esaltare, chiedere perdono, accendere, effondere, fare eco ed espandere per la presenza di Dio in noi.

Antonio e Luisa

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La prima notte di nozze raccontata da Tobia e Sara

Il libro di Tobia è un testo dell’Antico Testamento. Un testo breve dove vengono narrate le vicessitudini di Tobia e Sara due giovani che dopo una serie di problemi e di ostacoli riescono a sposarsi. Oggi in particolare vorrei soffermarmi sulla loro prima notte. La narrazione di quanto avviene è ricca di significato e di simboli che vanno letti, compresi e rielaborati perchè dicono tanto del matrimonio e di quanto sia importante il rapporto fisico.

Sappiamo che Sara era già stata data ad altri sette mariti. Tutti morti la prima notte. Farà la stessa fine anche l’intrepido e impavido Tobia? Tobia ha però un asso nella manica. Tobia durante il cammino che lo ha condotto da Sara è stato accompagnato dall’Arcangelo Raffaele, il quale ha consigliato al ragazzo alcuni gesti da compiere prima di giacere con la sposa.

Tobia allora si ricordò delle parole di Raffaele: prese dal suo sacco il fegato e il cuore del pesce e li pose sulla brace dell’incenso.  L’odore del pesce respinse il demonio, che fuggì nelle regioni dell’alto Egitto. Raffaele vi si recò all’istante e in quel luogo lo incatenò e lo mise in ceppi. (Tb 8, 2-3)

Una simbologia meravigliosa. Il testo ci mette di fronte ad un vero e proprio esorcismo. Un esorcismo che nasce dall’amore coniugale. Dio guarisce attraverso l’amore. Per noi cristiani c’è un significato ancora più chiaro. Il sacramento del matrimonio ci libera dal male e ci permette di amarci da Dio, di amarci come Dio. Non a caso Tobia brucia cuore e fegato. Il cuore e il fegato rappresentano due componenti costitutive di ogni persona, in ebraico néfèsh. Il cuore è il luogo della volontà, del voler il bene o il male, mentre il fegato è l’organo delle sensazioni più istintive e basiche come possono essere la passione, le emozioni e l’impulso sessuale. Offrendo queste nostre due realtà, volontà e passioni, a Gesù, attraverso la nostra promessa matrimoniale, accade il miracolo. Il male viene cacciato dalla nostra casa e viene allontanato da noi. Solo con la nostra volontà non potremmo però impedire al male di tornare. Per questo serve un sacramento. E’ Dio, in questo caso attravero l’Arcangelo Raffaele (che significa appunto Dio guarisce), incatena in ceppi il diavolo impedendo così che possa tornare a distruggere la nostra unione. Non significa che non commeteremo più errori. Impossibile. Significa che se ci metteremo tutto il nostro impegno e cercheremo di governare le nostre emozioni e i nostri istinti senza farci trascinare da essi, Dio ci darà la forza per superare ogni prova e per restare insieme tutta la vita. E tutto questo passa dalla prima notte di nozze. Passa cioè dal dono totale che ci facciamo vicendevolmente. In anima e corpo. Passa attraverso il rapporto sessuale che sigilla la promessa matrimoniale.

Tobia si alzò dal letto e disse a Sara: «Sorella, alzati! (Tb 8, 4)

Due sole parole ma che aprono un mondo. Sorella! Perchè Tobia chiama la propria sposa sorella? Perchè noi tutti possiamo chiamare la nostra sposa sorella o il nostro sposo fratello? Noi spesso crediamo che i rapporti più importanti siano quelli di sangue. Il rapporto con i genitori e appunto con i fratelli. La Bibbia ci dice che non è così. Il rapporto più importante è quello che nasce da una promessa che diventa alleanza. Da una promessa che diventa sacramento e vita. Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola (Matteo 19). Vale per gli sposi in modo evidente, ma vale anche per tutti i fratelli e sorelle nella fede. Quante volte ci sentiamo più vicini con il cuore a persone che non hanno nessuna parentela con noi rispetto ai nostri familiari che non ci capiscono e con i quali non riusciamo ad aprire il nostro cuore e la nostra fede? Cari sposi ogni tanto chiamatevi amato fratello o amata sorella per ricordarvi che quella persona viene prima di vostro padre e di vostra madre. Ricordarvelo non perchè i vostri genitori non meritino altrettanto amore e considerazione, ma perchè esistono delle priorità. E’ importante mettere ordine per amare non più o meno uno o l’altro ma nel modo giusto.

Infiine la parola alzati. Nella versione greca è utilizzato il termine anastethi che è lo stesso verbo usato nel Vangelo per indicare la resurrezione di Gesù. Capite la grandezza del momento? Tobia sta conducendo la propria sposa ad una resurrezione, ad una nuova vita. Non è Tobia naturalmente ad avere il potere di innescare questo cambiamento incredibile nella vita dell’amata. E’ l’amore che Tobia e Sara si sono promessi e che stanno per sperimentare nel corpo attraverso l’amplesso fisico. Prima di abbandonarsi all’amore corporeo i due infatti elevano una bellissima preghiera a Dio che ora non ho tempo di riprendere, ma che ho già affrontato in un precedente articolo.

Bellissimo questo passo biblico. Attraverso la storia d Tobia e Sara, due giovani normali, Dio ci introduce nella grandezza del matrimonio e nella sacralità dell’incontro intimo degli sposi. Sacralità che letta poi alla luce del Vangelo diventa sacramento e fonte di Grazia e di salvezza per i due sposi e per il mondo intero.

Antonio e Luisa

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L’anello di fidanzamento e la vera nuziale. Segni di una meraviglia.

Oggi risponderò in modo un po’ articolato ad una domanda che ci è arrivata per mail.

Il fidanzamento è sancito con un segno (nella nostra cultura l’anello)? E nel momento in cui ci si fidanza, secondo la visione cristiana, inizia un cammino in preparazione al matrimonio? Ho cercato su internet e ho trovato poche risposte, soprattutto in merito alla prima domanda. Grazie mille, buona giornata!!

Cominciamo con il dire che in realtà non è necessario alcun segno esteriore per fidanzarsi. Può essere però utile e spiegherò perchè. Comunque anche la stessa parola fidanzamento sembra ormai anacronistica. Sembra non avere più senso. Ha ancora senso parlare di corteggiamento, di fidanzamento, di anelli? Ha ancora senso che l’uomo innamorato decida di regalare un anello alla sua amata? Oggi, nella nostra società indifferenziata, fluida e incapace di scelte definitive, tutto questo ha ancora un senso?

Noi non abbiamo la risposta. Abbiamo però una nostra personale opinione che nasce dall’esperienza diretta e da quella indiretta derivante da tante coppie con cui siamo entrati in contatto in questi anni.

Sì ha ancora senso! Perchè un uomo che regala un anello alla sua donna non è qualcosa di solo culturale e stereotipato. C’è anche una componente naturale. L’esigenza dell’uomo di donarsi e della donna di accogliere quel dono. C’è l’esigenza della donna di sentirsi preziosa agli occhi del proprio uomo. Non so voi, ma la mia sposa è felicissima quando le regalo un anello, un paio di orecchini o un ciondolo. Non credo che a colpirla sia la preziosità del regalo in sè. Non è quello. Non è una reazione da persona venale e superficiale. Tutt’altro. Spesso, magari inconsciamente, ha colto il significato profondo di quel dono. Ciò che la rende felice e la fa sentire amata non è il valore materiale, ma il messaggio intimo che c’è dietro. Le sto dicendo tu sei bella, sei preziosa. Anzi di più. Le sto dicendo tu sei la più bella e la più preziosa. Te lo voglio dire attraverso questo dono. Credo che uno dei gesti che più può ferire una donna, oltre al tradimento fisico, sia proprio questo. Scoprire che il suo sposo ha regalato un gioiello ad un’altra donna. Non è così? Pensateci.

Il significato più importante è però un altro: c’è l’esigenza di entrambi i fidanzati di avere un segno che possa ricordare e rendere visibile a tutti l’impegno di fedeltà e di cura reciproca che si sono presi l’uno verso l’altro. No! Non è come nel matrimonio. Nel matrimonio la scelta è irrevocabile mentre nel fidanzamento è ancora tutto in gioco. Il fidanzamento è proprio quel periodo in cui si deve mettersi in discussione profondamente in modo da comprendere se si è fatti per stare insieme tutta la vita. Non è quindi un periodo di superficilità e di svago. Non è il stare insieme per vedere come va. Non è il vivere la sessualità completamente senza prendersi la responsabilità di quel gesto. Deve esserci un progetto di vita e discernere se si possa realizzare insieme. C’è comunque l’impegno di rispettare e amare l’altra persona. Per questo l’anello può essere un oggetto che lo ricorda in ogni momento. Pensate che nel medioevo anche l’uomo indossava l’anello come segno della promessa.

L’anello di fidanzamento è un anticipo di quella che poi sarà la fede nuziale. La fede ha un significato meraviglioso. Le fede è d’oro, di forma circolare, viene indossata all’anulare e porta incisi allì’interno la data del matrimonio e il nome del coniuge.

Iniziamo con il dire che la forma tonda indica la perfezione. Il cerchio è l’origine. L’origine di ogni cosa è Dio. Nell’iconografia cristiana Tre cerchi saldati tra loro sono simbolo della Trinità. Non solo: il cerchio rappresenta la relazione tra Dio (il centro del cerchio) e la creazione che è il cerchio stesso. L’anello nuziale rappresenta tutto questo, se ci pensiamo bene. Rappresenta la creazione che si manifesta nelle creature uomo e donna che si sposano ma anche nella coppia stessa che secondo alcuni studiosi è una vera e propria nuova creazone che trova sorgente nel Battesimo e nel sacramento del matrimonio. La vera nuziale rappresenta anche Dio stesso, di cui gli sposi sono l’immagine più aderente, seppur molto limitata e pallida rispetto all’originale.

L’anello nuziale è d’oro (almeno nella tradizione). L’oro è il metallo dei re. Il metallo di Dio che è Re, oltre che Padre. Signore delle nostre vite. Un Re atipico venuto per servire e non per essere servito. Ecco quell’anello al dito ci ricorda che dobbiamo amarci così. Che siamo re e regina l’uno per l’altra. Che lo siamo per la Grazia scaturita dal sacramento, ma che dobbiamo esserlo nella vita di ogni giorno facendoci servi l’uno per l’altra, servi dell’amore. Come? Mettendo l’altro/a e il suo bene sopra il nostro. Solo così potremo guardare quell’anello che abbiamo al dito senza dovercene vergognare.

Troviamo incisi all’interno la data del matrimonio e il nome dell’altro. Non il nostro nome, non il nome di entrambi, ma quello dell’altro. C’è un significato molto profondo e bello in questo segno. Da quella data, se voglio davvero vivere la mia fede per Gesù non posso prescindere da quel nome inciso. La virtù della fede può essere definita in tanti modi. Quello che preferisco è: la fede è la nostra risposta all’amore di Dio. Quindi la fede che abbiamo al dito mi ricorda che non posso amare Dio se non attraverso quella donna il cui nome è inciso all’interno dell’anello. Il nome nella tradizione biblica indica tutta la persona; anima, corpo e cuore. La fede al mio dito mi ricorda che dal 29 giugno 2002 posso amare Dio solo se amo Luisa.

L’anello nuziale si indossa all’anulare. C’è una leggenda, non so quanto fondata, che narra che una piccola arteria collega direttamente il cuore a quel dito della mano. Capite che non ha importanza sapere se tutto questo sia vero oppure no. Ciò che conta è il significato che vuole evidenziare. La fede nuziale ci ricorda che il matrimonio è un sacramento che intreccia anima e corpo. L’amore nasce nel cuore ma ha bisogno di un corpo per diventare reale, per potersi manifestare. Senza il corpo il nostro amore non potrebbe arrivare all’altro/a. Resterebbe lettera morta. La fede nuziale ci ricorda di non risparmiarci in gesti di tenerezza.

Permettetemi un’ultima riflessione. L’anello ha forma circolare. Ha la forma dello 0. Se però affianco il mio anello a quello della mia sposa ecco che da due zeri prende forma il simbolo dell’infinito (un otto rovesciato). Dal giorno del matrimonio quelle due fedi mostrano l’infinito di Dio solo insieme, quando sono saldate l’una all’altra dall’amore fedele dei due sposi. Pensare di cancellare quella realtà dalla nostra vita significa scacciare Dio e con questo tornare ad essere e mostrare ciò che siamo senza di Lui: nulla.

Anche oggi mia moglie Luisa è gelosissima e attaccatissima alla fede nuziale ma è altrettanto affezionata all’anello che le regalai il giorno che le chiesi di stare con me in modo serio e consapevole. E’ vero che tutto è iniziato il giorno del matrimonio ma il fidanzamento è stato un periodo altrettanto importante e fecondo che ci ha preparato alla vita matrimoniale. Per questo lì indossa spesso insieme.

Antonio e Luisa

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L’ecologia vera è solo integrale

In questi giorni è tornata di moda l’ecologia. I media hanno messo un po’ da parte la pandemia e hanno raccontato gli eventi e le manifestazioni avvenuti in Italia in favore di una nuova politica ecologica. Abbiamo visto le manifestazioni chiassose e colorate con la partecipazione tanti ragazzi che attraversavano le vie di Milano. Abbiamo visto l’icontro tra le paladine della nuova consapevolezza verde, Vanessa e Greta, e le autorità italiane. Le ha ricevute addirittura il premier Draghi. Abbiamo ancora nelle orecchie il discorso del bla bla bla di Greta. Fino qui è cronaca. La mia riflessione vuole andare oltre. Come cristiano cosa penso di tutto questo?

Sicuramente l’ecologia è un argomento che ci interpella molto e anche urgentemente. Il creato è opera di Dio. Il creato ci è stato donato da Dio affinchè noi ce ne prendessimo cura. Come ogni altro dono di Dio non va deturpato, ma va custodito, curato e perfezionato. L’opera dell’uomo non deve essere quindi distruttiva ma dobbiamo cercare tutti di cooperare, per quanto ci compete, alla bellezza della creazione di Dio.

Un tema ripreso da Papa Francesco nella sua recente enciclica Laudato sii. Perchè allora non possiamo fare fronte comune con Greta e con tutto quello che rappresenta? Perchè il movimento Fridays for future non può rappresentare anche le istanze di un credente cattolico e cristiano?

Sicuramente abbiamo delle idee e degli obiettivi che ci uniscono, ma c’è qualcosa di fondamentale che ci separa. Una domanda fondamentale. Chi è l’uomo? Per l’ecologismo progressista di Greta l’uomo ha due caratteristiche principali: verso di sè è completamente autodeterminato, non è cioè soggetto a nessuna legge se non quella di non fare danno agli altri. Può fare ed essere ciò che vuole e come vuole. Ed è così che si forma un’idea di piena autodeterminazione che porta a determinate conseguenze, porta all’accetazione e alla promozione dell’aborto, dell’omosessualismo e del gender. Solo poco tempo fa Greta stessa si è scagliata contro quei governi che hanno scelto di limitare l’accesso all’aborto. Questa idea si crede sia libertà. Verso il pianeta, invece, l’uomo è considerato come una malattia: va limitato e se possibile ridimensionato. Questa è l’idea di fondo di Greta e di tutto il movimento politico e sociale che c’è dietro. Un’idea che nasce quasi un secolo fa e che pian piano si è fatta sempre più strada nel pensiero comune. Siamo troppi!

Un’idea che se letta da cristiano risulta essere perdente e sbagliata. Capite bene che in tutto questo c’è una incoerenza di fondo. Secondo questa idea, esistono delle leggi naturali e morali che vanno assolutamente rispettate quando sono rivolte al pianeta, mentre non esistono quando si parla di uomo e di relazioni interpersonali, affettive e sessuali. Mi tornano in mente le parole di Benedetto XVI rivolte al parlamento tedesco del 2011.

Vorrei però affrontare con forza un punto che– mi pare – venga trascurato oggi  come ieri: esiste anche un’ecologia dell’uomo. Anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere. L’uomo non è soltanto una libertà che si crea da sé. L’uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giusta quando egli rispetta la natura, la ascolta e quando accetta se stesso per quello che è, e che non si è creato da sé. Proprio così e soltanto così si realizza la vera libertà umana. 

La Chiesa ci insegna non un’ecologia ideologica contro l’uomo, ma un’ecologia integrale che parte dall’uomo e che si irradia a tutto il creato. Papa Francesco nella Laudato sii lo dice chiaramente:

La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che «geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22). Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7). Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora.

Avete letto bene? Ciò che ci porta a distruggere il creato non sono dei mali generici ed astratti di alcune persone importanti che governano il mondo. Ciò che distrugge il creato è lo stesso male che distrugge le relazioni umane. Sono le ferite del peccato con cui ognuno di noi deve fare i conti. Egoismo, lussuria, superbia, potere, ricchezza ecc. Tutto dipende da questo. Lo sfruttamento del pianeta come anche lo sfruttamento di una persona per usarla e trarre piacere da lei. La dinamica è la stessa. Usare per fare nostro. La disarmonia ecologica si manifesta in moltissimi modi: non solo nell’inquinamento dei mari, nell’uso eccesivo di plastica e petrolio, nello spreco di acqua ma in tanti altri ambiti. Nella decisione di abortire un figlio non voluto, nel non accettare il proprio corpo e illudersi che in un altro si possa essere più felici. Ogni volta che non sappiamo rivolgere lo sguardo all’altro, che sia una persona o il creato stiamo inquinando il nostro cuore. Alla fine si torna sempre al peccato originale. Essere come Dio per fare a meno di Lui. Madre Teresa esprimeva benissimo come i mali del mondo fossero originati dalle nostre piccole e grandi scelte personali. Quando la santa di Calcutta ritirò il Nobel per la pace, da quel prestigioso palco disse: Se una madre può uccidere suo figlio, chi impedisce agli uomini di uccidersi tra di loro? Capite il significato? Tutto parte da noi, da come viviamo la nostra vita e dalle nostre scelte personali. Questa è l’ecologia integrale cristiana. In un’altra occasione sempre Madre Teresa disse: L’amore comincia a casa: prima viene la famiglia, poi il tuo paese o la tua città. In altre parole è inutile che pensi a salvare il mondo se non impari ad amare e a farti dono nella tua famiglia. Questa è ecologia integrale.

Questa è l’ecologia integrale. Mettere ordine in noi stessi e nelle nostre relazioni per essere capaci poi di mettere ordine al pianeta che Dio ci ha affidato.

Io e Luisa ci sentiamo particolarmente sensibili a questo argomento. I nostri articoli e i nostri libri trattano in modo specifico e peculiare questa ecologia umana. Siamo certi che ce ne sia tanto bisogno in un mondo inquinato sempre più nei mari e nell’aria, ma soprattutto nel cuore dell’uomo.

Personalmente ho fatto con Luisa una scelta ecologica. L’ho fatta non solo utilizzando sacchi gialli o neri per la raccolta differenziata, usando la borraccia per non comprare bottiglie di plastica ecc ecc. L’ho fatta prima di ogni altra cosa nella mia relazione con lei. In modo molto concreto.

Ho realizzato  che ho cominciato ad essere felice, non quando ho approfittato dei piaceri che il mondo mi offriva, ma al contrario quando ho saputo dire di no per fare una scelta ecologica.

Quando ho saputo dire di no ai rapporti intimi nel fidanzamento per rispettare la mia amata e l’amore che ci univa. Quando ho rinunciato a tanto di mio per fare spazio a Luisa e ai figli, per aprirmi alla vita fin dai primi mesi di matrimonio e dare così vita concreta al nostro amore. Quando ho rinunciato agli anticoncezionali per rispettare integralmente il corpo della mia sposa e farle capire che non voglio usarla ma voglio amarla.

Queste rinunce, che il mondo non capisce e deride, non mi hanno tuttavia impoverito, ma al contrario mi hanno arricchito. Non siamo solo spiriti, non siamo angeli, noi siamo anche  il nostro corpo e solo nel pieno rispetto della sua natura, nel rispetto delle leggi che Dio ha scritto dentro di noi riusciremo a lasciarci amare  e ad essere capaci di amare in modo pieno ed autentico. Padre Bardelli diceva spesso che la natura ti rende felice solo se la rispetti.

Quindi cara Greta, pur vedendo delle giuste istanze nelle tue battaglie, io mi sento chiamato ad una ecologia diversa che parte dall’essere umano e dove l’uomo è custode del creato e non un male da estirpare.

Antonio e Luisa

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La legge non mortifca ma apre alla verità dell’amore.

Per iniziare la riflessione di oggi mi faccio aiutare dalle parole del Papa, pronunciate solo pochi giorni fa durante l’ultima udienza del mercoledì. Il Papa ha affrontato, attraverso la Lettera ai Galati, il tema della giustificazione. Giustificazione che non avviene per nostro merito ma sempre per grazia. E’ dono di Dio. Ad un certo punto Papa Francesco afferma:

Perciò non dobbiamo concludere, comunque, che per Paolo la Legge mosaica non abbia più valore; essa, anzi, resta un dono irrevocabile di Dio, è – scrive l’Apostolo – «santa» (Rm 7,12). Pure per la nostra vita spirituale è essenziale osservare i comandamenti, ma anche in questo non possiamo contare sulle nostre forze: è fondamentale la grazia di Dio che riceviamo in Cristo, quella grazia che ci viene dalla giustificazione che ci ha dato Cristo, che ha già pagato per noi. Da Lui riceviamo quell’amore gratuito che ci permette, a nostra volta, di amare in modo concreto.

Udienza generale del 29 settembre 2021

In questa riflessione di poche righe ci sono ben due affermazioni fondamentali. Verità che è bene che ogni sposo (o sposa naturalmente) interiorizzi.

Perciò non dobbiamo concludere, comunque, che per Paolo la Legge mosaica non abbia più valore; essa, anzi, resta un dono irrevocabile di Dio, è – scrive l’Apostolo – «santa». Da Lui riceviamo quell’amore gratuito che ci permette, a nostra volta, di amare in modo concreto.

Ho preso la frase iniziale e quella finale. Perchè è importante evidenziare che la legge mosaica (i 10 comandamenti per intenderci) non è qualcosa di sorpassato, non è stata cancellata da Gesù. Dirò di più: la legge morale ci permette di amare l’altro in modo concreto. E’ importante che il Papa lo abbia ribadito perchè questo aspetto è spesso sottovalutato. Tante coppie, anche cristiane, pensano che l’unico aspetto importante, nella relazione, sia il sentimento. La passione. Mi riferisco in particolar modo ai rapporti sessuali nel matrimonio. Ormai gli stessi cristiani non si fanno tanti scrupoli ad usare anticoncezionali, ad avere rapporti incompleti e a vivere la sessualità non come un incontro intimo. Un incontro dove, attraverso la comunione completa e totale dei corpi, avviene la comunione di tutta la persona in tutte le sue componenti corporee, emotive, intellettuali e anche spiriituali. Spesso anche nel matrimonio ci si accontenta del piacere derivante dalla genitalità e non si perfeziona il resto. Badate bene: il Papa definisce la legge come dono di Dio. Ci tiene ad evidenzare, come peraltro ha sempre fatto, che la legge è una grande opportunità che ci viene data. Non è qualcosa di frustrante ma è liberante. Per questo è importante riconoscerci in un cammino di crescita. Se usiamo metodi anticoncezionali perchè crediamo di non poter fare altrimenti Gesù non ci condanna. Aiuto adesso mi tiro addosso le ire dei tradizionalisti. E’ davvero ciò che penso. Penso che siamo noi a condannarci ad una relazione che non è piena e che non permette una vera comunione. Non è vero nutrimento per la relazione e per la nostra anima. Quindi pensateci. Pensateci però non con l’idea di un Dio che guarda cosa facciamo sotto le coperte e ci condanna. No! Questo non è il nostro Dio. Pensateci come quei discepoli che si mettono alla sequela di Cristo e vogliono essere sempre più uno nella coppia e uno con Cristo. Pensateci non per paura dell’inferno, ma per assaporare sempre più quella bellezza a cui tutti gli sposi sono chiamati. Per assaporare un momento di paradiso già qui. Sperimentare la bellezza e il piacere autentico anche nel fare l’amore. Non accontentatevi e cercate, anche a piccoli passi, di avvicinarvi sempre più ad una sessualità davvero cristiana, cioè davvero umana.

Non possiamo contare sulle nostre forze: è fondamentale la grazia di Dio che riceviamo in Cristo, quella grazia che ci viene dalla giustificazione che ci ha dato Cristo, che ha già pagato per noi.

Come raggiungere questa pienezza e bellezza? Ce lo indica sempre il Papa nella parte centrale del pensiero che ho riportato: la vita di fede e i sacramenti. La nostra relazione è essa stessa sacramento. Come ho più volte scritto, l’unione intima degli sposi è gesto sacramentale. Eppure non basta. E’ importante vivere la nostra relazione con Gesù anche personalmente. E’ importante entrare in relazione con Lui attraverso la preghiera ed è importante attingere alla Grazia attraverso l’Eucarestia e la Riconciliazione. Solo così fare l’amore con nostra moglie o con nostro marito ci avvicinerà sempre più a Dio e fare l’amore con Dio (essere uno con Lui nell’Eucarestia che è corpo) ci aiuterà ad essere sempre più in comunione con la persona che abbiamo accanto. La nostra fede è qualcosa di meraviglioso! Non è soltanto spirituale, ma si manifesta nel corpo e nella concretezza della nostra vita di coppia vissuta pienamente grazie alla legge morale che Dio ci ha donato.

Antonio e Luisa

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Avere riguardo significa guardare due volte

Non ci avevo mai pensato. Cosa significa concretamente aver riguardo per mia sposa? Significa guardarla e poi riguardarla. E’ un concetto che non è mio. L’ha detto, durante una catechesi, don Fabio Rosini. L’ha buttato lì senza neanche fermarsi sopra. Mi ha però colpito profondamente. Tanto che di quella catechesi mi ricordo solo questo. Torniamo alla riflessione. Guardarla e poi riguardarla. Avere riguardo. Perchè? Perchè solo così posso comprendere davvero se le mie azioni, i miei atteggiamenti, le mie parole, i miei gesti e tutto il modo che ho di stare con lei fanno il suo bene oppure no. La fanno stare bene oppure no. Se sono più finalizzati al mio piacere o al suo. E’ importate comprendere questo. E’ importante imparare ad osservare e imparare ad entrare sempre più nel suo mondo. Amare non significa fagocitarla nel mio mondo. Farla mia. No, nulla di tutto questo. Questo è prendere possesso, farne cosa mia che risponde alle mie esigenze e al mio modo di pensare.  Questo non è amare. Amare è conoscere sempre di più l’altra persona, i suoi atteggiamenti, i suoi pensieri, la sua alterità che è certamente un mistero, ma che poco alla volta si disvela in una meravigliosa scoperta. Amare non significa rinunciare al mio mondo, ma arricchirlo del suo. Per questo devo essere capace di avere riguardo. Di riguardare. Guardare una prima volta per capire come amarla, in cosa aiutarla, di cosa ha bisogno. Guardarla per comprenderne le sofferenze, le difficoltà e per condividerne le gioie. Non basta. Chi ha davvero riguardo non si ferma a questo, che è già tanto sia chiaro. Chi ha riguardo guarda una seconda volta per comprendere se quello che ha detto o fatto ha trasmesso amore, se è stato donato nel modo e nella sensibilità gradita all’altro. Perchè non basta amare, ma l’amore dato deve essere percepito dall’altro e lo può essere solo se offerto con un linguaggio parlato dall’altro.

Un esempio molto semplice ma chiaro. Io quando ho un problema non voglio parlarne. Se non sono io a tirarlo fuori mi sento compreso se la mia sposa non mi chiede nulla. So benissimo però che la mia sposa non è così. Lo so perchè l’ho guardata e l’ho riguardata. L’ho osservata e conosciuta. Adesso so benissimo che ignorare i suoi problemi non la farebbe sentire amata. ma al contrario la farebbe sentire incompresa, poco considerata e avvertirebbe freddezza e distacco. So bene che se invece desidero trasmetterle amore e vicinanza non posso che ascoltarla e lasciare che si apra ed esprima tutte le sue difficoltà e sofferenze. Questo significa avere riguardo. Guardare e riguardare per conoscere e trovare il modo più aderente alla sua sensibilità per darle il mio amore.

C’è una canzone del Gen Rosso che esprime molto bene questo modo di amare che è di Dio e che può diventare anche nostro. Il testo di Perchè ti amo dice:

Tra milioni di modi per dirmi: “Ti amo”

Dio, hai scelto per me

quello a te più lontano.

Più lontano per te, ma a me più vicino,

uno in tutto con me e col mio destino.

Non guardi il tuo cielo, il calore del sole,

mi cerchi nel buio e mi chiami per nome.

Abbiamo davvero riguardo l’uno per l’altra? Rispondere è importante per la relazione e per la nostra vita.

Antonio e Luisa

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Come spiegare ai ragazzi che la vita ha un senso?

Avevo letto la notizia dei suicidi di tre ragazzi avvenuti tutti nella zona di Milano il primo giorno di scuola.

Una tragica coincidenza secondo i giornali. Episodi non legati tra loro. L’avevo letta ma, ammetto, di non aver voluto andare a fondo della cosa. Perché ho paura di entrare dentro questo baratro di sofferenza. Ho paura perché si tratta di ragazzi che avevano ancora tutta la vita davanti, ho paura perché avevano l’età dei miei figli, ho paura perché come genitore mi sento tanto inadeguato e impreparato ad accompagnare dei ragazzi verso l’età adulta. Quindi, un po’ codardamente, non ho voluto approfondire. Ho voltato la testa dall’altra parte. Michela (redattrice Tau) mi ha chiesto invece di farlo. Allora mi sono immerso. Non tanto nella cronaca di quei gesti disperati. Ho cercato di capire perché questi ragazzi come tanti loro coetanei sembrano essere così fragili.

Ho fatto una breve ricerca on line e ho scoperto come Il suicidio costituisce la seconda causa di morte nei giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni e l’autolesionismo colpisce in Europa circa 1 adolescente su 5. Le misure restrittive durante la pandemia da Sars-Cov2 hanno impattato significativamente sulla salute mentale dei bambini e degli adolescenti portando ad un aumento delle richieste di aiuto per le forme più gravi di psicopatologia: l’autolesionismo e il comportamento suicidario (fonte: quotidianosanita.it).

Sicuramente la pandemia ha influito. Non c’è dubbio. Non è però la causa principale. Ha influito nel mettere in evidenza un malessere che dipende da altro. Qualcosa che è latente e lavora nel cuore dei ragazzi. Alla fine la domanda è per tutti sempre la stessa: perché sono al mondo? Che senso ha la mia vita?

La mia riflessione non vuole essere psicologica, non ne ho le competenze. Voglio riflettere da uomo cristiano che è anche padre. Cosa posso dare ai miei figli? Come posso aiutarli a rispondere a quella domanda che è decisiva nella vita di ogni uomo?

La nostra società è costruita per dare ai nostri ragazzi competenze sempre più specifiche e complesse. La scuola di oggi è molto diversa da quella che solo pochi decenni fa ho frequentato io. Oggi ci sono molte più opportunità. Oggi ci sono molto più indirizzi di studio, oggi esistono i PDP per i ragazzi con problemi, oggi ci sono attività extracurriculari e si cura l’educazione dei nostri ragazzi da ogni punto di vista da quello civico a quello ecologico e ancora a quello affettivo-sessuale. Oggi si va a studiare all’estero. I nostri ragazzi fanno sport, musica, teatro. Sono nutriti in ogni loro talento e aspirazione.

Eppure i nostri ragazzi sembrano sentirsi spesso poveri e inadeguati. Sono sempre più frequenti episodi di bullismo (dovuti anche alle nuove tecnologie e all’uso dei social). Sono sempre più quei ragazzi che decidono di tirarsi fuori. Ormai non è così difficile imbattersi in qualche alunno che improvvisamente si chiude in camera e non esce più. Cosa sta succedendo? Da padre ho paura perché davanti a tutto questo mi sento davvero piccolo e impreparato. Ho paura che un giorno uno dei miei figli mi dica semplicemente che non vuole più alzarsi e andare a scuola. Cosa potrei fare?

Poi mi rassereno perché è vero che io ho mille difetti e come padre ho sbagliato innumerevoli volte con i miei figli. È vero che continuo a sbagliare ogni giorno e spesso non so come comportarmi con loro. C’è qualcosa che però mi dà speranza: credo che alla fine qualcosa di buono io l’abbia fatto. Ho cercato di dare ai miei figli l’insegnamento più grande: siamo nati perché qualcuno ci ha voluto e ci ha amato. 

Photo by Free-Photos da Pixabay

I nostri figli, come anche noi, vengono al mondo con un desiderio di infinito dentro il loro cuore, desiderio di essere amati in modo pieno e personale. I nostri figli hanno bisogno prima di ogni altra cosa di sentirsi amati per come sono e non per quello che fanno. Hanno bisogno di sentirsi amati anche quando sbagliano. Non significa che qualsiasi cosa facciano vada bene ma significa non identificarli mai con il loro errore. Franco Nembrini, nel suo libro Di Padre in Figlio, raccontava di un confronto avuto in classe, lui è stato insegnante, con degli alunni. Ragazzi di 15 anni. Chiese agli studenti quale fosse il senso della vita. Uno di questi gli rispose: non c’è un senso. Sono al mondo per una scopata. Lui rimase completamente spiazzato e non rispose nulla. Rimase amareggiato profondamente pensando alla sofferenza che quel giovane doveva aver dentro di sé. 

Riconoscersi dentro una storia d’amore è il primo passo per amare se stessi e quindi anche per essere capaci di amare.

Io come padre ho un altro compito fondamentale, uno di quelli che può davvero fare la differenza. È importante che io faccia comprendere ai miei figli che c’è un altro Padre che li ama molto più di quello che riuscirò mai a fare io. Come si può spiegare questo a dei bambini? Da ragazzi poi è già molto più difficile. Non si può. Si può solo mostrare cosa significhi e come si concretizza l’amore paterno di Dio.

Per il figlio (in questo caso maschio o femmina non fa differenza) l’idea di Dio è molto influenzata dal rapporto che instaura con il papà. Un padre violento o che non è capace di incoraggiare il figlio porterà il figlio a pensare a Dio con paura e non con fiducia. Un padre incapace di amare il figlio sempre, ma che condiziona l’amore al comportamento o ai risultati del bambino, facilmente porterà il piccolo a farsi un’idea di Dio come qualcuno sempre pronto a giudicare e a condannare. Queste sono convinzioni che si radicano nella profondità delle persone. Convinzioni che anche da adulti è molto difficile modificare.

Mi rendo conto di questa grande responsabilità che mi è stata affidata da Dio stesso. Nel matrimonio sono consacrato ad essere educatore dei figli, consacrato a riconsegnarli a Lui. È un vero e proprio ministero. Per questo, è importante chiedere scusa quando si sbaglia. Chiedere scusa a loro e a Gesù. Perché capiscano che il Padre che tutto può e che non sbaglierà mai è solo Dio.

Le mie sono solo delle riflessioni che ho buttato giù, pensieri che mi colgono spesso quando osservo i miei figli. Alla fine ciò che conta davvero nella vita di ogni persona è riuscire ad alzare lo sguardo è incontrare quello di Cristo. Attraverso quello sguardo ci si sente amati e preziosi. Si capisce di essere al mondo per un motivo: perché si è amati immensamente. Amati dai genitori e da una storia che ci precede. E anche quando i genitori non sono stati in grado di dare questo amore c’è l’amore di Dio che è morto in croce per la nostra salvezza. Un Dio che ci ha voluto fin dal seno materno Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre (Salmo 138).
Tutto il resto viene dopo.

Ecco: io mi auguro di essere riuscito, con mia moglie Luisa, a trasmettere quello sguardo. Magari ora i nostri figli non ci danno soddisfazione, si lamentano della Messa e delle preghiere e ci fanno il piacere di frequentare la chiesa (almeno per ora), ma siamo convinti che al momento giusto, quando ne avranno bisogno sapranno dove attingere e potranno alzare lo sguardo e fare il loro incontro personale con Gesù, quello che non ti lascia più come prima. Quello che ha permesso anche a me e a Luisa di cambiare la nostra vita e di trovare un senso per tutto.

Antonio De Rosa

Articolo scritto per Tau Editrice (qui l’originale)

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Il matrimonio è amare oggi

Il matrimonio è il sacramento dell’oggi, dell’adesso. Non possiamo fare affidamento solo sul passato. Non possiamo dare la relazione per acquisita, per scontata. Sì, esiste il nostro passato. Esistono i nostri ricordi, esistono i nostri momenti d’amore e di comunione già vissuti, esistono i nostri perdoni donati. Esistono nella mente e nel cuore. Hanno però bisogno di un gesto, di una parola, di qualcosa di reale nell’oggi per tornare ad essere amore concreto. Io ho grande gratitudine per tutte le volte che Luisa mi ha donato il suo amore. Come mostrarlo? Accogliendola adesso se ne ha bisogno, ascoltandola adesso se cerca conforto, abbracciandola adesso se cerca tenerezza. E in tanti altri gesti concreti fatti però adesso.

Esattamente come quella promessa che io e Luisa ci siamo scambiati davanti a Dio più di diciannove anni fa. Ha bisogno di essere rinnovata anche oggi con un bacio, con una carezza, con un sorriso. L’amore è promessa e la promessa è solo una parola vuota se oggi, se adesso, non trova di nuovo la sua casa nella nostra relazione. Noi ci sposiamo ogni giorno. Ci sposiamo ogni volta che apriamo gli occhi la mattina e abbiamo lì, accanto a noi, il dono più grande che Dio ci abbia mai fatto dopo la vita e il suo amore. Accanto a noi c’è il suo figlio amato, c’è la sua figlia amata, che è lì per noi. Affidato/a a noi. Dio ci chiede di essere le Sue mani, la Sua bocca, i Suoi occhi per amare l’altro/a. Meraviglioso!

Certo, a volte ci verrà facile altre invece meno, avremo magari la tentazione di rompergli/le un piatto in testa piuttosto che servirlo/la, ma quella è la nostra strada di santità. La nostra via verso la nostra salvezza e la salvezza della persona che Dio ci ha affidato. Nella cura tenera ed amorevole reciproca ci faremo santi.

C’è una breve storia di Bruno Ferrero che spiega molto bene l’importanza di amarsi adesso.

Celebravano i 50 anni di matrimonio. Erano felici, circondati da figli e nipoti. Al marito fu chiesto quale fosse il segreto di un matrimonio così duraturo. Il vecchio signore chiuse un attimo gli occhi e poi, come ripescando nella memoria un ricordo lontano, raccontò.

Lucia, mia moglie, era l’unica ragazza con cui fossi mai uscito. Ero cresciuto in un orfanotrofio e avevo sempre lavorato duro per ottenere quel poco che avevo. Non avevo mai avuto tempo di uscire con le ragazze, finché Lucia non mi conquistò. Prima ancora di rendermi conto di quello che stava accadendo, l’avevo chiesta in moglie. Eravamo così giovani, tutti e due. Il giorno delle nozze, dopo la cerimonia in chiesa, il padre di Lucia mi prese in disparte e mi diede in mano un pacchettino. Disse: “Con questo regalo, non ti servirà altro per un matrimonio felice.” Ero agitato e litigai un po’ con la carta e con il nastro prima di riuscire a scartare il pacchetto. Nella scatola c’era un grosso orologio d’oro. Lo sollevai con cautela. Mentre lo osservavo da vicino, notai un’incisione sul quadrante: era un’esortazione molto saggia e l’avrei vista tutte le volte che avessi controllato l’ora. L’anziano signore sorrise e mostrò il suo vecchio orologio. C’erano delle parole un po’ svanite, ma ancora leggibili incise sul quadrante.Quelle parole recavano in sé il segreto di un matrimonio felice. Erano le seguenti: “Di’ qualcosa di carino a Lucia!” Di’ qualcosa di carino alla persona che ami. Adesso.

Brano tratto dal libro “La vita è tutto quello che abbiamo.” di Bruno Ferrero

Voi avete rinnovato oggi il vostro amore? Cosa state facendo adesso per rendere concreta quella promessa che vi siete scambiati il giorno delle nozze?

Antonio e Luisa

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Nel matrimonio non c’è ansia da prestazione

Oggi trattiamo un tema credo molto urgente e interessante: l’ansia da prestazione. No non parliamo di sesso, almeno non solo di quello. Parliamo di matrimonio. Solitamente questa condizione viene assocciata alla sessualità ma è un qualcosa che va molto oltre e che influenza ogni ambito della nostra vita. Tutta la nostra vita è misurata sulle prestazioni. Sempre di più. Valiamo per quello che possiamo dare. Dalla scuola dove un voto ci qualifica al lavoro dove siamo soggetti sempre a più standard qualitativi. Siamo perennemente in competizione. Alcune volte in modo palese e consapevole altre senza neanche rendercene conto. Siamo abituati a fare confronti. Siamo perennemente in gara. Siamo nell’era dei social dove apparenza e like danno il successo e il valore di una persona. Purtroppo questo modo di ragionare ce lo portiamo anche a casa. Lo portiamo nelle nostre relazioni affettive.

Questo non è un bene, questo non è amore. Cercherò di spiegarmi meglio. Noi abbiamo un desiderio di perfezione e di infinito nel nostro cuore. Desideriamo essere amati in modo perfetto. Ciò, sappiamo bene, non è possibile. Quando ci sposiamo promettiamo di amare sempre nella gioia e nel dolore ma, sotto sotto, desideriamo che ci sia solo gioia e che l’altro ci renda felici. Non sempre siamo pronti poi ad accogliere le debolezze, le fragilità e i difetti dell’altro. La vita matrimoniale con la sua quotidianità e normalità quei difetti li tira fuori tutti. Così tutto diventa difficile. Il problema è che ragioniamo sempre dal nostro punto di vista. Non pensiamo che anche l’altro magari si aspetta da noi la perfezione e neanche noi siamo così perfetti. Capite il rischio? Neanche in famiglia siamo liberi di mostrarci per quelli che siamo. In una continua ansia da prestazione che ci rende tutto meno bello e più pesante. Dobbiamo continuamente dimostrare di meritarci l’amore dell’altro. Solo che così non è amore ma diventa uno scambio di prestazioni appunto. Io ti amo se tu mi dai. Terribile! Poi è un attimo passare al non ti amo più oppure al ho sbagliato a sposarti. Ciò che è davvero sbagliato in questi casi sono i presupposti.

Non è possibile essere perfetti H24 e sette giorni su sette. Non è possibile perchè non saremmo noi. Che bello invece quando la persona che abbiamo accanto è capace di comprendere le nostre fatiche e di accogliere le nostre fragilità. L’amore non si dimostra nella perfezione ma nella fragilità. Quando si fa qualcosa di grande e di bello per l’altro non ci si sente amati ma riconosciuti nella nostra prestazione. E’ quando non diamo il meglio di noi e sentiamo di non meritare quel sorriso, quell’abbraccio, quelle parole d’incoraggiamento, è in quel momento che ci sentiamo amati perchè non stiamo dando nulla se non la nostra povertà. L’altro sta amando ciò che siamo e non ciò che abbiamo fatto. Fare esperienza di questo amore gratuito è liberante e permette di dare il meglio con la consapevolezza di poter sbagliare e ricominciare.

Tenete a mente che l’ansia da prestazione è presente soprattutto dove non c’è amore. Almeno dove non c’è la sicurezza di essere amati. Arriviamo quindi al rapporto fisico che è una sintesi rappresentativa di quello che è il rapporto affettivo a tutto tondo. Spesso le disfunzioni sessuali sono dovute non a cause organiche ma psicologiche. Le persone che soffrono meno di disfunzioni sessuali (eiaculazione precoce vaginismo ecc ecc) sono proprio quelle che vivono una relazione stabile e ricca di amore autentico. Queste persone sanno di essere amate senza dover dimostrare nulla. Queste persone sanno di non dover dimostrare nulla e durante il rapporto pensano solo a donarsi l’uno all’altra e non alla performance. Sanno che non saranno giudicate per come fanno l’amore ma saranno accolte sempre e comunque perchè amate. Che bello imparare ad abbandonarsi nella fiducia e nell’amore l’uno all’altra. Ciò vale per l’incontro intimo ma vale anche per tutta la relazione in ogni momento della nostra vita. Non è quello che promettiamo il giorno del matrimonio?

Antonio e Luisa

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Un’adorazione per guarire dalla pornografia

Oggi ci facciamo portavoce di una lodevole e importante iniziativa. L’associazione PURIdiCUORE, che da anni offre sostegno ed aiuto a quelle persone dipendenti dalla pornografia, propone una iniziativa molto forte e significativa. Speriamo che questa opportunità venga colta dai sacerdoti che verranno a conoscenza della cosa. La pornografia, seppur sotto silenzio, sta permeando sempre più la vita delle persone rendendo sempre più difficili relazioni affettive sane e autentiche. Di seguito il testo dell’appello.

12 ottobre. Celebrando il Beato Carlo Acutis e in diversi luoghi d’Italia ci incontriamo in adorazione eucaristica domandando la grazia della guarigione e liberazione per chi soffre a causa della pornografia e pregando per la conversione di chi sfrutta gli altri attraverso la pornografia. La data è stata individuata proprio poiché è la giornata che la Chiesa ha scelto come ricorrenza del beato Carlo Acutis.

Perché questa iniziativa? Siamo convinti che oltre ad avvisare, formare, denunciare, prevenire, indicare cammini di guarigione e meccanismi di protezione, tessere alleanze e collaborazioni, … anche la preghiera abbia il suo ruolo.

Perché proprio un’adorazione eucaristica? La risposta si trova nel Catechismo della Chiesa Cattolica, i cui paragrafi 1378-1380 riportano una citazione di San Giovanni Paolo II che spiega come la «Chiesa e il mondo hanno grande bisogno del culto eucaristico. Gesù ci aspetta in questo sacramento dell’amore. Non risparmiamo il nostro tempo per andare ad incontrarlo nell’adorazione, nella contemplazione piena di fede e pronta a riparare le grandi colpe e i delitti del mondo».

Perché Carlo Acutis? Questo laico morto nel XXI secolo, come disse il Cardinale Vallini lo scorso anno durante l’omelia per la sua beatificazione, «sentiva forte il bisogno di aiutare le persone a scoprire che  Dio ci è vicino e che è bello stare con Lui per godere della sua amicizia e della sua grazia. Per comunicare questo bisogno spirituale si serviva di ogni mezzo, anche dei mezzi moderni della comunicazione sociale, che sapeva usare benissimo, in particolare Internet, che considerava un dono di Dio ed  uno strumento   importante  per incontrare  le persone  e  diffondere  i valori cristiani».

Carlo Acutis è stato testimone dello sguardo di Gesù rivolto a questa generazione. Emergono disturbi nuovi e latenti di ogni genere scatenati dall’esperienza pandemica. I bambini sono sempre più indotti ad anticipare molto prima dell’adolescenza il consenso sessuale, tanto tra loro che con adulti. Carlo Acutis cercava il volto del Signore, non lo smarriva dietro uno schermo. Anzi, sapeva servirsi degli schermi per chiamare i suoi coetanei a volgere lo sguardo da un’altra parte, verso qualcun altro.

Nel momento di adorazione potremo volgere il nostro sguardo a Gesù Crocifisso, per saperci perdonati, liberati dal peccato, redenti nell’amore. Potremo volgere il nostro sguardo a Cristo Risorto, per saperci rinnovati e inseriti in una vita nuova che è la corrente divina dello Spirito di Dio. Potremo tornare sempre a volgere il nostro sguardo a Nostro Signore sempre presente nel Santissimo Sacramento dell’altare, per adorare lui trasfigurato e lasciare che trasfiguri lui il nostro sguardo. Lo purifichi, lo riorienti verso il bene, il bello, e il vero. Potremo chiedere il dono di sanare con l’amore le ferite di questo mondo smarrito, di illuminare con la potenza soprannaturale della nostra fede i labirinti, i deserti, i paradisi artificiali che stiamo costruendo, perché il nostro sguardo attratto dalla luce della tua vita in noi ci risollevi e torni a insegnarci come camminare insieme.

Potremo pregare invocando l’intercessione di Carlo Acutis, perché il suo sguardo puro ci conquisti e ci chiami alla conversione, chiedendo liberazione e guarigione per i fratelli e le sorelle che sono smarriti, perché il balsamo dell’amore effuso dallo Spirito di Dio nella nostra preghiera rinnovi le menti e muova i cuori al desiderio della purezza interiore che, ci è stato promesso, ci assicurerà la visione di Dio [Mt5, 8].

Troviamoci tutti davanti all’altare di Nostro Signore, sapendo che dall’altra parte del tabernacolo ci saranno fratelli e sorelle riuniti e per intercessione di Carlo Acutis staremo chiedendo al Signore la stessa grazia: “Signore Gesù, figlio del Dio vivo: abbi pietà di noi; libera, sana, trasfigura i nostri volti perché brilli la luce del mondo che è la vita della Chiesa. Amen

Offriamo un sussidio per il momento di adorazione

Qui puoi iscriverti come parrocchia, rettoria o comunità religiosa per aderire alla iniziativa, per aiutare a promuoverla o per sapere dove si terrà

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Io sono la via, la verità e la vita anche nella sessualità

La Chiesa ci chiede di vivere il nostro incontro intimo in modo che sia “aperto alla vita”. Abbiamo già trattato in altri articoli questa tematica. Oggi vorremmo riprenderla per presentare una prospettiva diversa. Apertura alla vita intesa non solo come una semplice apertura alla procreazione, ma come apertura all’amore stesso. La nostra riflessione trae spunto da un versetto del Vangelo nel quale Gesù, che è l’Amore, dice di sè stesso: io sono la via, la verità e la vita (Giovanni 14, 6).

IO SONO LA VIA

Tutto inizia con un cammino. Quando inizia una relazione affettiva ognuno arriva con le proprie convinzioni, idee, con la propria storia costellata di momenti gioiosi ma anche di sofferenza e di ferite più o meno aperte. Gesù ci chiede di essere radicali, ci chiede di deciderci e di metterci alla Sua sequela, di non tenere il piede in due scarpe ma di abbracciare il Suo insegnamento perchè è la strada per vivere in pienezza la nostra vocazione all’amore. Amore che si concretizza nel corpo. Alcuni di voi potrebbero pensare che Gesù non ha mai parlato di metodi naturali e anticoncezionali. E’ vero ma sappiamo bene come la Chiesa sia sposa di Cristo e come lo Spirito Santo parli attraverso di essa. Ricordiamo sempre che la legge morale non è una serie di regoline, limitazioni o divieti posti per chissà quale perverso desiderio di frustrare la gioia e la libertà delle persone. La legge morale non è altro che la descrizione di come siamo fatti, di cosa significa essere davvero uomo e davvero donna e di come possiamo essere realizzati e felici nelle nostre relazioni. L’apertura alla vita indica proprio questa pienezza. Perchè permette di vivere la sessualità per quello che è: la concretizzazione attraverso il corpo del dono totale del cuore dei due sposi. Il corpo diventa specchio del cuore, nella verità.

IO SONO LA VERITA’

Abbiamo terminato il paragrafo sulla via con la parola verità. Gesù è verità. Gesù è verità su tutto anche e soprattutto su come si ama fino in fondo, su come si è uomini fino in fondo. Anche l’intimità ha bisogno di verità. In una relazione matrimoniale è fondamentale. Da come si vive la sessualità nella coppia si può capire molto anche di tutto il resto. Perchè gli anticoncezionali non permettono di amare nella verità? L’abbiamo scritto diverse volte: non permettono il dono totale. I metodi naturali permettono di accogliere la propria sposa o il proprio sposo interamente nella sua fertilità femminile o maschile. Gli anticoncezionali escludono una parte della donna o dell’uomo lasciando spesso una sensazione negativa di incompiutezza e frustrazione.  C’è magari il piacere fisico ma viene a mancare una gran parte dell’unione profonda dei cuori. Manca l’ingrediente più importante. Quello che fa differenza. La differenza tra chi fa del sesso e chi concretizza, attraverso il corpo, l’unione intima che lega due sposi che vivono il loro matrimonio nel dono e nell’accoglienza autentica, piena e vicendevole. Manca il piacere che viene dalla comunione profonda dei due. Non c’è più verità tra cuore e corpo. Due sposi che si sono uniti per donarsi vicendevolmente tutto di sè come Gesù nell’Eucarestia poi, per essere realizzati e vivere in pienezza il matrimonio, hanno bisogno di concretizzare questo dono totale, senza riserve, attraverso il corpo. Solo così quel gesto porterà sempre vita.

IO SONO LA VITA

Vita in questo caso è sinonimo di amore perchè l’amore è sempre generativo. E’ un grande errore ridurre l’apertura alla vita alla sola procreazione. Certamente c’è anche quella, ma la fecondità dell’amore è molto di più della procreazione. E’ così che, quando il gesto è vissuto nella giusta via e nella piena verità, accade il miracolo. I due non sono più due ma sono uno. Sono una carne sola. Un sol corpo e sol cuore. Fanno esperienza nell’amplesso fisico di una comunione profonda che permette loro di rendere visibile e tangibile ciò che il matrimonio ha operato nel loro cuore. Vivere l’incontro intimo così genera sempre nuova vita-amore. Gli sposi si nutrono direttamente al loro sacramento per portare frutto nel mondo. L’amplesso fisico vissuto castamente (nel dono totale e nella verità) è non solo gesto sacramentale e liturgico ma redentivo. I due sposi si fanno santi anche attraverso l’amplesso fisico. Portano l’amore di Dio nella loro famiglia e nel mondo che li circonda. Perchè quell’amore di cui fanno esperienza poi viene donato. Donato al coniuge nei giorni a venire, ai figli e a tutte le persone che i due sposi incontreranno.

Vi rendete conto cosa significa essere aperti alla vita? Non è un obbligo ma è una scelta che riguarda tutta la nostra relazione e non solo il modo con cui abbiamo rapporti.

Antonio e Luisa

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Un amore a eterna vista

Forse stiamo esagerando. Si tratta di un ringraziamento fatto da un grande attore sotto dei riflettori importantissimi. Benigni ha saputo toccare le corde giuste così come ha fatto in tante altre occasioni, Sanremo per esempio. Chi di noi ha la timeline del social invaso dalle parole commoventi di una canzone del Festival? Immagino nessuno. Ringraziare è bello e importantissimo e ciascuno deve poterlo fare col proprio linguaggio soprattutto quando si trova con la persona che ama. Mi chiedo per esempio perché non ci sia stato lo stesso clamore per la serenata di Fedez alla moglie Chiara in mezzo al Lago di Como per il loro anniversario di matrimonio. 

Questo che avete appena letto è il commento di un noto sacerdote social in riferimento al ringraziamento-dedica di Roberto Benigni alla moglie. Un commento che, seppur rispettabile come ogni opinione, non condivido. Denota a mio avviso una certa miopia. C’è una differenza enorme tra quanto ha detto l’artista toscano e quanto può aver detto e fatto l’influencer dei Ferragnez. Una differenza molto evidente agli occhi di chi vive una relazione d’amore e affettiva con un’altra persona. Non mi limito al matrimonio ma ad ogni relazione affettiva stabile perchè ciò che mi preme dire non riguarda solo i cristiani ma tutti indistamente.

Ciò che colpisce di Benigni non sono le parole. Almeno non sono solo quelle. E’ più importante il meraviglioso messaggio che è passato. Quelle parole arrivano dopo più di trent’anni che i due stanno insieme. Nicoletta Braschi non ha la bellezza (oggettiva) di Chiara Ferragni. Non è mai stata come lei, neppure in gioventù. Eppure Roberto arriva a dire:

La prima volta che ti ho conosciuto emanavi talmente tanta luce che ho pensato che Nostro Signore avesse voluto adornare il cielo di un altro sole. È stato proprio un amore a prima vista, anzi a ultima vista, anzi a eterna vista

Ecco ciò che parla a quella nostalgia del nostro cuore. Ciò che rende affascinante il discorso di Benigni. Tutti desiderano nel profondo vivere un amore così, un amore amore vero, incondizionato e per sempre, dove dare tutto ed essere accolti per quello che si è. Roberto dice: allora è possibile! Amare una persona tutta la vita, amarla anche quando si invecchia e non si è più così belli ed attraenti, sempre che lo siamo mai stati.

Vi svelo un segreto: Roberto non sta mentendo. Roberto vede davvero Nicoletta come la donna più bella del mondo. Non è cieco e non è stupido. E’ un uomo che ha amato la propria moglie e in tutti gli anni passati insieme, nella gioia e nella sofferenza, nei perdoni, negli amplessi, nella tenerezza e nelle litigate, ha pian piano acquisito uno sguardo verso di lei che è solo suo. Vede la bellezza della persona Nicoletta trasfigurata dall’amore dato e ricevuto.

Trasfigurare, andare oltre la forma per mostrare attraverso il corpo una ricchezza che lo supera e rende visibile ciò che non è visibile: l’amore. Perchè la mia sposa mi sembra ogni giorno più bella? E’ fuori da ogni logica. Passa il tempo, il corpo si lascia andare poco alla volta. Non è più nel pieno della sua giovinezza come quando l’ho conosciuta, eppure mi appare più bella ora. Come è possibile? Non può comprendere questa logica se non chi ama e fa esperienza dell’amore. L’amore cambia le persone. Ha cambiato il suo corpo. Lo cambia perchè lo arricchisce di tutta la dolcezza e l’accoglienza che l’amore vissuto può regalare.

Queste cose Fedez ancora non le sa e le sue parole non possono essere altrettanto affascinanti e belle come quelle di un uomo che è innamorato della propria moglie dopo trent’anni insieme. Gli auguro di arrivarci ma la strada è lunga.

Antonio

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Il talamo vestito a festa

Oggi voremmo fare con voi una piccola riflessione sull’importanza della relazione d’amore nel matrimonio cristiano partendo da un’antica tradizione che è quella del corredo della sposa.

Il corredo è una tradizione purtroppo ormai desueta. Era costituito da biancheria per la casa, asciugamani di lino e di spugna, tovaglie ricamate, tovagliette da te, strofinacci, tappeti, senza dimenticare la biancheria personale della sposa e soprattutto lenzuola ricamate a mano per il letto degli sposi. Il tutto veniva contenuto in un baule di legno che la sposa portava con sè nella sua nuova casa. All’epoca tanto più era alta l’estrazione sociale della sposa tanto più era ricco il corredo (dote). Data la grande varietà dei pezzi che lo costituivano veniva preparato e custodito fin dai primi anni di vita della futura sposa. Era una faccenda delle donne di casa. Spesso erano la mamma, le nonne, le zie e naturalmente la ragazza stessa. Il corredo si confezionava in casa, le donne la sera si dedicavano con impegno a ricamare con ago e filo, rendendo più bello e più prezioso ogni pezzo della biancheria. Le lenzuola dei coniugi, sovente venivano ricamate con le iniziali della sposa o con i nomi di entrambi (se si conosceva già il nome dello sposo).

Ma veniamo a noi, poco prima di sposarci, nel preparare la casa che ci avrebbe accolti, quella in cui aveva vissuto la nonna di Alessandra prima di noi, abbiamo trovato delle bellissime lenzuola ricamate a mano con le iniziali della nonna. Mia moglie mi ha così raccontato l’importanza che aveva per sua nonna tenere sempre curata in ogni dettaglio la casa, soprattutto la camera da letto padronale.

Facendo parte dell’Intercomunione delle Famiglie (dove con altre famiglie cerchiamo di vivere un matrimonio autentico e vero) e leggendo i libri di padre Raimondo Bardelli (in particolare il libro “L’ecologia dell’amore e del sesso. Iniziazione sessuale per giovani, fidanzati e sposi”) abbiamo compreso come il rapporto intimo tra gli sposi è considerato dalla spiritualità cattolica come una vera riattualizzazione del matrimonio sacramento (si rinnova nel presente il sacramento). Citando padre Raimondo: “l’amplesso diventa un’azione che Cristo prende per trasmettere agli sposi la ricchezza del suo amore redentivo”.

In quel momento infatti vi è la presenza dello Spirito Santo, che è lo Spirito della vita e genera, di conseguenza, sempre nuova vita, sia essa vita nel senso del concepimento o vita come crescita nell’amore. Amore che aiuta poi gli sposi a vivere meglio la relazione tra di loro e con i figli nella quotidianità di tutti i giorni.

Vi facciamo una confidenza: nostro figlio Pietro è stato concepito lo stesso giorno in cui avevamo partecipato ad un incontro con il nostro gruppo di Intercomunione delle Famiglie, dove era stata fatta da tutti i presenti una preghiera di invocazione dello Spirito Santo su di noi, per il nostro desiderio di una nuova gravidanza.

I nostri nonni ci tenevano così tanto a rendere sontuoso il talamo nuziale perchè sapevano che quel letto è paragonabile all’altare, un altare dove gli sposi si donano senza riserve l’uno all’altra vivendo un gesto sacro. Di tanto in tanto, nelle occasioni speciali come possono essere gli anniversari di nozze, anche noi vestiamo a festa il nostro letto matrimoniale con lenzuola del corredo di mia moglie ricamate a mano punto dopo punto, affinché quelle lenzuola siano il simbolo che ci spinge ad impegnarci a vivere bene quei momenti di intimità. Infatti, citando ancor padre Raimondo: “per questo il rapporto sessuale è la più alta espressione dell’amore coniugale solo in esso infatti gli amanti raggiungono realmente la fusione dei cuori”.

Prima di metterci a letto non manca mai il momento di preghiera di coppia dove inginocchiandoci ai piedi del letto  ringraziamo Gesù per i doni che continua a concederci e chiediamo il suo aiuto per le nostre necessità, chiedendogli anche di benedire ancora una volta la nostra unione. Quanti di noi soprattutto nei momenti di aridità e di deserto danno per scontato l’amplesso fisico facendolo diventare quasi qualcosa di routine?

Deve invece essere un momento di profonda gioia, unione e comunione degli sposi e noi abbiamo trovato il modo di usare questa antica tradizione per tenerlo bene a mente, infatti purtroppo noi tutti esseri umani limitati a volte abbiamo bisogno di qualcosa di concreto e materiale per poterci poi innalzare verso ciò che è spirituale.

Le nostre nonne sapevano bene quante ore di lavoro quelle lenzuola portavano con sè, quanti soldi, messi da parte anche con sacrifici, erano costati i tessuti, e quanta concentrazione e fatica, per non sbagliare e per renderle un’opera d’arte, erano state profuse. Per questo sapevano dare la giusta importanza a quel luogo dove marito e moglie si uniscono in una sola carne e, di conseguenza, anche al rapporto d’amore in sè. Il talamo come la veste nuziale, come quando gli sposi vanno al altare con quello che sarà  per sempre il loro vestito più sfarzoso ed elegante.

Riccardo e Alessandra

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Una religiosità fatta di precetti

L’intento di Paolo è di mettere alle strette i cristiani perché si rendano conto della posta in gioco e non si lascino incantare dalla voce delle sirene che vogliono portarli a una religiosità basata unicamente sull’osservanza scrupolosa di precetti. Perché loro, questi predicatori nuovi che sono arrivati lì in Galazia, li hanno convinti che dovevano andare indietro e prendere anche i precetti che si osservavano e che portavano alla perfezione prima della venuta di Cristo, che è la gratuità della salvezza.

Oggi ci soffermiamo sulla catechesi di Papa Francesco proposta ieri, durante la consueta udienza generale del mercoledì. In particolare ci soffermeremo su alcune righe di ciò che ha detto. Secondo noi le più interessanti, almeno sono quelle che ci hanno maggiormente colpito. Una religiosità basata sui precetti. Perchè Paolo è così preoccupato dal rischio di scivolare in questo tipo di religiosità? Attenzione alla parole: non di fede (la fede è altro) ma di religiosità. La fede è il contenuto mentre la religiosità è l’involucro che si vede, la confezione dovrebbe poi contenere la sostanza, cioè l’amore. A nostro avviso i rischi maggiori, a cui fa riferimento Paolo, si concretizzano in due atteggiamenti specifici, che diventano modus operandi poi anche nel nostro matrimonio.

NON ABBIAMO BISOGNO DI GESU’. Questo è il primo grande rischio che si cela dietro una fede che si fonda principalmente sull’osservanza dei precetti. Io vado a Messa, faccio le elemosina, mi comporto bene, rispetto i comandamenti e per questo mi merito la ricompensa eterna, il paradiso. Non per amore, ma per sentirmi bravo. Moltissimi ragionano in questo modo. Gesù non è il sostegno della vita, ma diventa quasi un notaio. Colui che deve (è suo compito) registrare quanto siamo bravi. Questo è l’atteggiamento dei farisei. Molto religiosi, ma proprio per questo incapaci di amare. Anche noi rischiamo di essere farisei non solo con Gesù, ma anche con il nostro coniuge. Ci trasformiamo in giudici impietosi, incapaci di perdonare perchè noi non commettiamo certi errori e per questo non ammettiamo che gli altri possano invece sbagliare. Siamo intimamente convinti di essere meglio del nostro coniuge e che lui/lei sia fortunato/a ad averci accanto. Questo è terribile. Questo non è amore. Solo chi si sente bisognoso di perdono e comprende tutta la propria miseria è capace poi di accogliere quella dell’altro e di perdonare. Perdona perchè sa di essere perdonato. Ama perchè sa di essere amato.

UNA LEGGE D’AMORE. Gli ebrei hanno umanizzato in un certo senso la legge di Dio. Hanno provveduto a scrivere centinaia di precetti e di regole. Nella stessa Bibbia ne troviamo moltissimi. Perchè? Perchè c’è bisogno di sentirsi in una sorta di confort zone. Sapere quello che si deve fare. Gesù non cancella le regole ma chiede di andare alla base di queste regole. Ci dice che alla fine tutto è finalizzato ad amare. Ama Dio e ama il tuo prossimo. Le regole non sono quindi il fine. Dio non vuole dei sudditi obbedienti. Le regole sono il mezzo per arrivare all’amore. Dio ci vuole realizzati nella vita e santi. Dio ci dice: se vuoi davvero amare cerca di vivere la tua relazione sponsale (e ogni altra relazione) nel modo che ti ho insegnato. Gesù ci chiede un cambio di mentalità. Ci chiede di accogliere le regole come parole d’amore, perchè ci permettono di amare davvero, di andare in profondità del nostro rapporto matrimoniale. Cambia davvero tutto. Per me è stato difficile accogliere la morale sessuale della Chiesa. L’ ho accolta quando ho compreso che non era una sciagura ma una benedizione e una grande opportunità. La castità, i metodi naturali, l’attenzione all’altro non sono più motivo di frustrazione, ma diventano un libretto d’istruzioni per vivere fino in fondo il nostro matrimonio e per donarci nella verità combattendo l’egoismo e la concupiscenza che ci abitano. Gesù attraverso quelle regole ci chiede di perfezionare la virtù del dominio di noi stessi per poterci donare. Come puoi donarti se non ti appartieni?

Il Papa ci offre spunti importanti su cui riflettere. Non perdiamo questa occasione per crescere in amore e santità nel nostro matrimonio.

Antonio e Luisa

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Gli errori da non commettere

In questi anni abbiamo ricevuto tantissime mail, messaggi e commenti sotto i nostri articoli o post. Abbiamo deciso quindi di fare una sintesi dei principali motivi di sofferenza che abbiamo riscontrato. Speriamo possa essere utile.

L’IDEALE NON ESISTE

L’altro non è perfetto. Io non sono perfetto. Il matrimonio non è perfetto. C’è un momento in cui ogni coniuge deve lasciar cadere, deve liberarsi del sogno che aveva dentro di sè dell’altra persona. Questo è un momento che appartiene alla storia reale di ogni coppia. Lasciar cadere il sogno e accogliere in noi la verità dell’altro. Chiamarlo finalmente per nome. Chiamarlo in senso biblico. Accogliere e riconoscere con il nome tutta la persona che abbiamo di fronte. Questo processo può essere anche un duro colpo. Tante aspettative e tanti progetti. Tanti desideri che l’altra persona avrebbe dovuto incarnare e realizzare. Non è così. Spesso la persona che abbiamo sposato non è quella che pensavamo di aver sposato. Spesso l’idea che ci costruiamo è idealizzata e non è reale. Vogliamo che l’altro sia chi non è. E’ importante superare questo momento cruciale. Momento che può giungere per alcuni prima e per altri dopo, per alcuni in modo repentino e per altri in modo graduale, ma arriva per tutti. Tranquilli che arriva. E’ importante saperlo e riuscire a superarlo. E’ importante disinnescare il pericolo che si cela dietro. Il pericolo di pensare che lui non sia quello giusto, che lei non sia quella giusta, e quindi provare con qualcun’altro/a. L’amore chiede invece questo salto di qualità. Saper riconoscere e accogliere l’altro per quello che è. Solo così l’amore diventa maturo. Quando ci si rende conto della caduta del sogno si sperimenta davvero di perdere la vita. Solo facendo questa esperienza che è un’esperienza di crisi, di smarrimento, di solitudine, magari di sofferenza e dolore. Solo passando attraverso questa morte possiamo essere finalmente pronti a farci dono all’altro senza pretendere nulla. Solo morendo possiamo risorgere in una nuova relazione questa volta fondata sulla verità e non su un desiderio idealizzato che non esiste. La famiglia del mulino bianco lasciamola alla pubblicità. La nostra non è così, ma se riusciamo a fare questo salto di qualità, se riusciamo ad uccidere il sogno che abbiamo in testa,  beh la nostra famiglia può essere anche più bella di quella del mulino bianco, con tutto il casino e l’imperfezione da cui è abitata.

FARE L’AMORE NON E’ SEMPRE MERAVIGLIOSO

Abbiamo affrontato innumerovoli questo argomento e non torneremo sulle possibili cause e modalità per un recupero di questa dimensione. Quello che ci preme ribadire in questa analisi è che il rapporto fisico tra gli sposi ha una rilevanza che va oltre il solo piacere fisico. Sappiamo bene come stress, stanchezza, preoccupazioni e tanto altro possano influire sul nostro desiderio e anche sul modo con cui viviamo l’intimità. Fate comunque l’amore, non fate trascorrere troppo tempo, anche quando attraversate un periodo nel quale non ne avete molto desiderio e magari non riesce benissimo. E’ il gesto che più unisce e che permette ai due sposi di mantenere una vicinanza anche dei cuori. Anche quando non è esperienza totalmente appagante sul piano fisico è comunque importante e positiva se vissuta nel dono reciproco. Non sottovalutate la bellezza di sentirsi uno con l’altro. Diceva padre Raimondo (la nostra guida per tanti anni): Non tutte le ciambelle riescono con il buco ma la cosa bella del matrimonio è che non c’è ansia da prestazione. C’è tutta la vita per riprovare e migliorare.

FERITE E PERDONO

Non possiamo lasciarci condizionare dagli errori del passato. Se l’altro ha commesso degli errori, anche gravi, verso di noi, solo perdonando saremo in grado di ripartire. Alcuni di voi diranno: Io voglio perdonare ma non riesco! Quello che mi ha fatto è troppo grave. Questa è l’esperienza di tanti soprattutto quando accadono, appunto, fatti gravi. Come può essere ad esempio un tradimento. Come fare? Naturalmente non esistono ricette preconfezionate. Qui si tratta di mettere mano alla nostra umanità ferita. E’ molto faticoso. Spesso si tratta di affrontare tanto dolore e di dover elaborare un vero e proprio lutto. Tutto parte dalla nostra libertà. Dobbiamo essere liberi di andare oltre il male che l’azione di nostro marito o nostra moglie ci sta causando. Andare oltre i sentimenti e le emozioni. Per fare questo serve tempo. Il perdono non si può pretendere proprio perchè spesso l’altro non è pronto. Riuscire a perdonare (davvero) significa attraversare un processo interiore che ci permette di dissociare il peccato che ci ha fatto del male dal peccatore che lo ha commesso. L’altro non è il suo gesto o la sua mancanza, L’altro è una meraviglia nonostante il suo errore che magari è molto brutto. Perdonare non è quindi dire Ti perdono con le parole, ma è la capacità di riacquistare lo sguardo di Dio verso l’altro. Uno sguardo benedicente. Riuscire di nuovo a guardarlo con la meraviglia di Dio. Riuscire quindi a fidarci ancora dell’altro. Quanto accaduto resta vivo nella nostra memoria ma non fa più male. Si trasforma in amore. In capacità di rilanciare. Non tutti riescono certo ma tutti ne abbiamo le capacità. Soprattutto noi sposi.

Queste sono solo tre dinamiche abbastanza comuni. Ce ne sono altre. In un prossimo articolo magari le affronteremo e se ne avete da suggerire scriveteci un commento o un messaggio.

Antonio e Luisa

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Parlate tra voi di come fate l’amore? E’ importante.

Abbiamo scritto molte volte in questo blog quanto sia importante il dialogo in una coppia. Aspettare che l’altro capisca non sempre è la strada giusta, non lo è quasi mai. Perchè è così difficile capire che se desideriamo qualcosa dall’altra persona forse dovremmo comunicare il nostro desiderio? Oppure se c’è qualcosa che ci infastidice perchè non lo diciamo chiaramente? L’altro non ha il sesto senso. L’altro non è Mel Gibson in What Women Want che riesce a leggere nella testa delle donne e per questo riesce ad essere fantastico con tutte le sue tante conquiste.

Vi svelo un segreto. Anche vostro marito o vostra moglie desidera essere meraviglioso con voi ma forse non sa come farlo. Per questo è importante parlare e parlare. Poi ancora parlare e parlare. Ed è altrettanto importante ascoltare. Quando l’amato/a si apre è importante non perdere l’occasione di imparare qualcosa per migliorare la nostra relazione. In fondo il nostro desiderio, ciò che abbiamo promesso il giorno del matrimonio, non è forse impegnarci a fondo per rendere felice l’altro?

Uno degli ambiti dove c’è forse più difficoltà ad aprirsi è l’intimità. E’ facile esprimere la gioia quando tutto funziona e il rapporto è stato appagante lo è meno raccontare le difficoltà. Si fatica ad esternare quegli atteggiamenti e quei gesti del partner che non ci piacciono. Vale per l’uomo quanto per la donna, anche se solitamente è la donna che subisce maggiormente.

Invece è fondamentale parlarne. Ne va spesso della relazione stessa. Fare l’amore senza che se ne tragga piacere e anzi farlo avvertendo disagio e in alcuni casi dolore non fa che rendere un momento che dovrebbe essere il più bello tra gli sposi in qualcosa da sopportare, da rimandare e alla lunga da non fare più. Capite il rischio?

Quindi parlatene sempre. Parlatene però nel modo giusto.

Liberatevi dal puritanesimo. Non nascondiamolo: spesso ci si vergogna di parlare di sesso. E’ giusto mantenere un sano pudore ed essere gelosi di questa dimensione. E’ giusto con tutti, ma non tra marito e moglie. Liberiamoci da questa idea che vivere la propria sessualità sia qualcosa che abbassa la relazione a qualcosa di solo istintivo. Non è così! Ne abbiamo scritto diverse volte. Fare l’amore è un gesto sacro, quando è compiuto tra due sposi uniti sacramentalmente. Un gesto pieno di dignità e di amore vero, concreto ed efficace. Eppure c’è ancora vergogna nel parlare in coppia di ciò che piace e non piace, di come si possa migliorare, di quali siano i gesti più apprezzati e quelli che danno fastidio. Non limitate questa possibilità di crescere in un gesto importantissimo nella coppia. Un’esperienza che può davvero diventare meravigliosa e avvicinare a Dio. E’ bene ricordare che tanti sposi hanno imparato a fare l’amore nutrendosi di pornografia. Credono di sapere tutto e in realtà non sanno nulla di buono. Fare l’amore non è una tecnica da mettere in pratica, ma un dialogo tenero e ad amoroso tra due persone che desiderano darsi piacere e in quel piacere trovare comunione e unità di cuore oltre che di corpo.

Parole per costruire e non per distruggere. L’argomento va affrontato per migliorare la sessualità e non per trasformare il dialogo in una serie di accuse reciproche. Quanti sono capaci solo di puntare il dito: Tu non mi fai sentire niente, tu pensi solo al tuo piacere, non sei capace. Per poi magari arrivare alle frasi più brutte e dannose: certo che il mio ex (o la mia ex) era molto più bravo/a di te. Attenzione: dovete costruire e non distruggere ancora di più. Quindi i consigli sono due. Evidenziate ciò che vi è maggiormente piaciuto: è stato molto bello quando mi hai accarezzato dovresti farlo di più, quel gesto mi ha dato un po’ fastidio e quella sensazione mi ha un po’ bloccato/a per favore non farla più, mi piacerebbe che tu ti dedicassi a me in questo modo. Insomma, un dialogo teso a un confronto per migliorare e non per gettare addosso all’altro il nostro risentimento e la nostra insoddisfazione.

Parlatene con calma non durante il rapporto. Trovate un momento in cui siete da soli ma non durante il rapporto. Andreste a rovinare tutto. Durante il rapporto è bello e consigliato dare delle indicazioni molto semplici: si così è bello oppure smettila. Cose semplici e senza replica. E’ importante trovare invece dei momenti in cui approfondire ciò che è andato e ciò che non è andato in uno scambio aperto e sincero. C’è un momento meraviglioso per condividere il bello (solo il bello) che si è vissuto. Subito dopo aver terminato il rapporto. Lì in quell’abbraccio carico di comunione e di emozione, esprimere la nostra gioia e gratitudine reciproca, può unirci ancora di più e rendere quel momento ancora più ricco e carico di amore.

Sono solo dei piccoli e semplici consigli ma crediamo molto importanti. Tanti problemi di relazione nascondo proprio dal rapporto intimo vissuto male e un rapporto intimo è vissuto male perchè molte volte non se ne parla abbastanza.

Coraggio quindi se ci tenete al vostro matrimonio parlatene e impegnatevi a fondo per rendere la vostra intimità sempre più bella per entrambi.

Antonio e Luisa

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