“E vissero Felici…e Differenti.”

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise..

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“Tesoro, vuoi sposarmi?”

“Oh, caro! Quanto ci hai messo a chiedermelo!!!”

Si abbracciarono, si baciarono e qualche mese dopo  si sposarono e vissero Felici e……..

No.

La loro vita fu davvero molto difficile, soprattutto quel giorno in cui lei voleva andare a comprare una borsa e lui avrebbe voluto guardarsi la partita in TV.

Litigarono molto quel giorno…

si scagliarono fulmini e saette, parole pesanti e alla fine lui rimase immobile sul divano a fare zapping all’infinito e lei a piangere in bagno.

Lui prima del matrimonio era convinto che avrebbe trovato in lei…chennnesò…”non dico una donna con cui parlare di calcio tutti i giorni, ma almeno una che non mi rompesse troppo durante le partite dalla serie A alla serie Z…della Champions, della Coppa, della Supercoppa, della sottocoppa, ecc….”

Lei prima del matrimonio era convinta che avrebbe trovato in lui…chennnesò…”non dico una migliore amica con cui passare tutti i giorni a fare shopping,  ma almeno qualcuno con cui dedicarsi piacevolmente allo shopping il lunedì, il martedì, il mercoledì, il giovedì, il venerdì, il sabato e la domenica mattina (domenica pomeriggio libero per fare una passeggiata in centro”).

Quel giorno litigarono molto…si erano delusi a vicenda.

E pensare che il mese precedente, quando si erano sposati, avevano immaginato che le cose sarebbero andate molto, molto diversamente.

Già, perché a vari livelli tutti siamo più o meno convinti che il coniuge debba somigliarci in qualche modo…

che l’anima gemella debba essere gemella della mia anima…cioè, in altre parole, l’altro deve essere uguale a me…un alterEGO.

Dicono in televisione che questa dovrebbe essere la fonte della felicità coniugale. Ma, lo sappiamo, non lo è. E La Tv non dice sempre la verità.

Già, perché il matrimonio non si fonda sulla somiglianza dei coniugi…

E allora?

E allora tuo marito non potrà mai corrispondere all’idea di migliore amica che hai nella testa, ovvero ad una psicologa-estetista-parrucchiera-un po’ romantica e un po’ avventuriera…eccc…ecccc..ecccccccc…Infatti:

  • Lui non potrà mai capirti fino in fondo: è tuo marito, non è un interprete di lingua aliena…
  • Lui non potrà mai entusiasmarsi fino alle lacrime per un paio di scarpe: è  tuo marito, non è #barbie…

E allora tua moglie non potrà mai corrispondere all’idea di migliore amico che hai nella testa , ovvero ad uno che non ti rompe, che non ti rompe e ancora non ti rompe e ancora non ti rompe…eccccccc….Infatti:

  • Lei non potrà mai capirti fino in fondo: è tua moglie, non è un’interprete di alfabeto Morse.
  • Lei non potrà mai capire come funziona il fuorigioco: è tua moglie, mica #sandrociotti…

E allora?

E allora siete e sarete sempre diversi l’uno dall’altra. Siete e sarete sempre due persone distinte. Siete e sarete sempre due persone, appunto, non una.

In altre parole la vita di coppia può essere distrutta dalle inevitabili differenze tra marito e moglie, oppure si può nutrire e può arricchirsi proprio con quelle differenze costitutive esistenti tra l’uomo e la donna.

L’altro non l’hai sposato affinché potesse farti felice, potesse appagarti, potesse soddisfarti…l’hai sposato per donarti e per accoglierlo così…proprio così com’è: ed è, inevitabilmente, differente da te.

E allora….vissero FELICI…e DIFFERENTI.

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Grazie, Pietro e Filomena.

..qui il link all’articolo originale: http://www.artigianatodaimonasteri.it/sito/sposi-e-spose-di-cristo-blog/e-vissero-felici-e-differenti/

“Nel terzo cassetto”…ovvero la ricerca dei calzini e della propria identità.

di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise dal Blog “Sposi&Spose di Cristo”:

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Lui le chiese: “Dove sono i calzini di nostra figlia?”

“Nel terzo cassetto dell’armadio delle bambine” rispose lei, sapendo già che poco dopo questa risposta sarebbe dovuta accorrere in aiuto del suo coniuge.

Quel coniuge così sicuro in altri ambiti della vita, così pratico nel trovare mille soluzioni per cinquecento problemi…

Proprio lui ora era lì, con le mani in quel misterioso cassetto e lo sguardo perso nel vuoto…un vuoto vasto, che sconfinava nelle profondità dell’essere maschio innanzi alla complessità del terzo cassetto.

Cosa gli impediva di trovare quello che cercava (i calzini, appunto) e cosa invece lo predisponeva a smarrirsi egli stesso durante quella ricerca…solo Dio lo sa.

Sta di fatto che una volta sua moglie dovette chiamare un falegname affinché smontasse l’armadio al fine di recuperare oltre ai calzini di sua figlia, anche il marito che si era smarrito da circa una settimana nel fatidico terzo cassetto dell’armadio delle bambine.

Ci mancò poco che anche il falegname ci restasse secco…infatti il suo sguardo iniziò ad apparire assente appena le sue orecchie captarono la voce della padrona di casa che chiedeva di cercare suo marito all’interno del terzo cassetto nell’armadio delle bambine.

Alle parole “terzo cassetto” il falegname si era già quasi smarrito nella infinita e angosciosa vastità dell’universo maschile.

In realtà il falegname non poté nulla contro la forza dello smarrimento che lo assaliva innanzi al terzo cassetto dell’armadio delle bambine.

Dovette risolvere tutto la padrona di casa, nonché moglie del marito smarrito tra i calzini, le magliette e i pigiami nel cassetto.

Le differenze di genere non esistono dicono alcuni…Noi rispondiamo: Si vede che non avete mai visto un uomo innanzi ad un terzo cassetto qualsiasi.

😀

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Grazie 🙂

 

All’armi! Gli sposi nazional-comunisti e l’arte della pace.

di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise dal Blog “Sposi&Spose di Cristo”:

Carissimi lettori di questo bellissimo Blog, oggi vi proponiamo una storiella che partendo da quelle che possono essere differenze di vedute politiche (in questo caso volutamente esasperate) ci possono aiutare a riflettere sul fatto che ogni relazione, comprese quelle matrimoniali, sono una sfida: una sfida che ci chiama ad uscire dalle nostre visioni, dalle nostre certezze e ad andare verso il coniuge, per amarlo così com’è, e per lasciarci amare da lui nella certezza che in questa accoglienza possiamo fare esperienza dell’amore di Dio per noi.

Buona lettura e buon inizio di Quaresima, Pietro e Filomena.

+++

Lei salì sul pulpito, che poi altro non era che il comodino della loro camera da letto. Comodino rosso, con sfumature di giallo. Una notte lei si svegliò e, accesa la luce della lampada, bruscamente iniziò il suo comizio:

<<Compagni! Questa casa è fin troppo ordinata! Questo non va bene!!! E poi, compagni, vogliamo parlare dei diritti! Ma scherziamo?! Ho diritto a rifiutare di preparare il pranzo a mio marito, soprattutto se non smette di mangiare polpette!

Guarda che doveva andarmi a capitare! Un marito vegano dovevo prendermi! Non un mangia-poveri-animali come questo!

E poi, compagni, vogliamo parlare della sue visione sulla vita? Noi si che garantiremo il benessere della società! Eutanasia per tutti e se i nostri bambini torneranno con le ginocchia sbucciate dopo le solite cadute in bicicletta: chi mai avrà il coraggio di vederli soffrire? Li abbatteremo con aerei spara/cioccolato! Moriranno certamente sotto i loro colpi, però ricoperti di dolcissima crema gianduia! Questa si che è una morte dolce!

Compagni: votatemi!>>

Detto questo si mise a sedere, ovviamente a gambe incrociate e respirando forte così come le aveva insegnato il suo maestro di yoga.

Poi fu il turno del marito.

Prima di salire sul suo comodino andò in bagno a pettinarsi a lungo. Ne uscì lucido e sorridente. Indossava la sua camicia migliore, color della notte, poi diritto sulle gambe salì con un balzo e dopo aver salutato la folla oceanica, disse a gran voce:

<<Camerati (effettivamente si rivolgeva agli abitanti della camera da letto)! L’ora segnata dal destino batte sul quadrante della storia! Questa casa non è un albergo! Chiaro!?

E se verrà qualcuno a bussare senza adeguato lasciapassare sarà abbandonato sul pianerottolo. Guai a chi non vorrà cucinare polpette e involtini a suo marito! Ovviamente il marito dovrà farne richiesta in carta bollata al Ministero di Pranzo&Giustizia!

Ordine ci vuole! E poi dobbiamo tutelare i diritti di ciascuno, quando questo “ciascuno” somiglierà ANNOI!!! Dei diversi non ci importa!>>

Poi si sedette restando in piedi. Solo lui sapeva come farlo.

Si guardarono negli occhi, per un minuto ed un minuto ancora. Poi presero carta e penna e sul comò stilarono un trattato di non belligeranza.

Pace era fatta. Due visioni inconciliabili si erano ancora una volta stretta la mano e tornarono a dormire.

Morale della favola?

Quando siete arrabbiati col vostro coniuge e davvero vi sentite agli antipodifermatevi un attimo, chiedete aiuto allo Spirito Santo, guardatevi negli occhi per un paio di minuti e vedrete che la rabbia andrà via e la pace non tarderà. 

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Grazie 🙂

 

“Amore mio, Gesù non vuole che io ti ami” ovvero: “Ma che stai a dì?”

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise dal Blog “Sposi&Spose di Cristo”:

Disse lui: “Sai cara, oggi ho aperto il Vangelo ed ho trovato questo brano: <<Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo.>> (Luca 14,26-27) …ora sai che faccio? Me lo stampo e me lo metto in tasca!”

“E perchè mai dovresti andare in giro con un pezzo di carta in tasca?” Disse lei.

Lui non le rispose…non perché fosse dispettoso, ma semplicemente perché i mariti  hanno due orecchie speciali che filtrano tutte le frasi delle mogli…a maggior ragione quelle che finiscono con un punto interrogativo.

Sta di fatto che diversi mesi dopo, il giorno del loro anniversario di matrimonio, il marito fuggì di casa e andò a chiedere ad un monastero di essere accolto come novizio.

Allora sua moglie, che come tutte le mogli ha in dotazione un radar particolare per captare tutte le trovate originali dei mariti, accorgendosi della sua assenza e alterandosi alquanto per non aver trovato nessun regalo di anniversario (ovvero nessuna ennesima borsetta) decise di telefonare a suo marito.

Il marito, che ancora era in trattative col monaco portinaio e non aveva avuto il tempo di rinunciare a tutti i suoi averi tra cui lo smartphone, sentì squillare e rispose a sua moglie.

Lei lo incalzò proferendo alcune frasi che iniziavano con “Dove” e terminavano con “borsa”.

Lui allora mise la mano in tasca e lesse quanto era stampato sul foglietto: “In quel tempo Gesù disse alla folla che lo seguiva: Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo(…)”. Poi aggiunse: “Vedi cara…io oggi volevo stare con te, a maggior ragione che è anche il nostro anniversario di matrimonio. Avevo anche comprato un regalino e volevo portarti a cena fuori; ma Gesù in questo passo del Vangelo pare che….” sospirò e aggiunse “Gesù non vuole che io ti ami!!!”. E detto questo interruppe la telefonata e si mise a piangere.

Il monaco portinaio che aveva ascoltato tutto, diede una sberla al marito, lo prese per un orecchio e lo trascinò verso la sua auto. Aprì lo sportello e ce lo buttò dentro e, prima di lasciarlo andare, gli urlò che Gesù non si sarebbe mai sognato di “mettersi tra moglie e marito” come un intruso, come uno da preferire per tradire il coniuge…ma che Gesù doveva essere messo tra moglie e marito affinché il rapporto di amore tra moglie e marito fosse di qualità superiore! Gesù avrebbe dato bellezza al loro stare insieme, e soprattutto non avrebbe mai impedito loro di stare insieme…e – a quel punto il monaco gli sputò in un occhio-  gli disse: “guarda che se non metti Gesù al primo posto nella tua vita, non saprai mai donare la tua vita a tua moglie!!! E ora vai, bischeraccio!!! Corri da tua moglie e dille che l’ami…e che vorresti amarla come Gesù stesso l’ama! E non farti più venire strane idee ascetiche!!!!!” 

 

…morale della storia: non far arrabbiare i monaci.

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Grazie!!! 🙂

..la polvere, il tappeto e i para-spifferi di Spirito Santo

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise dal Blog “Sposi&Spose di Cristo”:

Siamo nei giorni della Merla e nella nostra Crotone un vento di tramontana sta sferzando il mare e la città e tutto si agita. Anche qualche albero si è spezzato..e camminare per strada diventa faticoso soprattutto per chi ci tiene alla propria “mess’inPiega”…fortuna che è venerdì e i parrucchieri sono aperti.

Stamattina ho visto cumuli di cartacce, foglie, sacchetti di plastica, polvere e qualche cane roteare per l’aria e finire per occupare le corsie principali della città.

Allora ho ripensato a quando ci siamo sposati e ai regali che ci hanno fatto:

Tappeti, scope…ma nessun para spifferi.

Forse i nostri amici e parenti si sono sentiti un po’ a disagio quando hanno pensato (sono sicuro che almeno lo hanno pensato)…di regalarci una scorta di para-spifferi: da quelli che si mettono stesi sotto le porte a quelli da apporre sotto le finestre.

Come mai, amico e parente, mi regali oggetti per pulire (le scope) e per nascondere (i tappeti)…ma poi non pensi al vento che quando inizia a soffiare fa alzare tutta quella polvere che io e mia moglie quotidianamente e metodicamente celiamo sotto i tappeti?

Noi siamo molto abituati a mettere tutto sotto il tappeto…ma devi regalarmi un para-spifferi che non renda vano il mio e nostro lavoro certosino.

Eppure il prete che ci ha sposati qualcosa ci aveva accennato circa questo Vento di tramontana che soffia nella vita dei Cristiani.

“Massssìì!!! Ora ricordo!!!”

Il giorno del nostro matrimonio col nostro “SI” abbiamo spalancato la finestra del nostro cuoricino alla Santissima Trinità…il che vuol dire che oltre alle prime due Persone (garbate) della Santissima Trinità (il Padre e il Figlio…sono davvero due Persone Divine “a modo”)…la terza Persona della Trinità…è un po’ meno a modo. Questa Persona non fa altro che soffiare…ed è Ella stessa “Soffio”, “Alito”, “Vento”…che non sai da dove viene e dove va! 

Ed è così che da quel giorno noi cerchiamo continuamente e accuratamente di posizionare ogni minimo granellino di polvere, ogni cartaccia, ogni sacchetto di plastica e anche qualche cane sotto al tappeto della nostra casa…ma questa Terza Persona della Trinità soffia…soffia….soffia e ci scapiglia, ci strucca, ci mette innanzi agli occhi tutto quel disordine che a fatica cerchiamo di tenere nascosto.

Ed ecco che spesso durante la giornata inizio a dirmi: “ma quanto sono bravo, ma quanto sono bello, ma quanto sono simpatico” e poi arriva Lui che soffia e si alzano i tappeti ed esce fuori tutta la schifezza che ho nascosto compreso il povero cane che rotea nell’aria travolto dal turbinio delle Sante correnti.

Ed è di nuovo tutto da rifare…ma poi – per grazia – ricordo ancora le parole del prete che ci ha sposati, il quale dice che se vuoi liberarti di tutta la spazzatura non devi nasconderla, ma devi buttarla via, e che spesso lo Spirito Santo ci mette davanti agli occhi le nostre polveri sottili e tossiche certamente non per farci deprimere ma per capire che abbiamo molto da buttar via…molto di cui liberarci…molto di cui possiamo fare a meno: i peccati.

E possiamo fare questo senza paura…possiamo andare dalla seconda Persona della Trinità -che opera nei sacerdoti- e dirgli: “Guarda, amico mio, ho tutta questa spazzatura che sotto i tappeti non ci vuole stare…e poi spesso sulle dune di sacchetti che faccio girare per casa ci inciampa mia moglie e sulle cartacce ci scivolano le mie figlie…ora – caro Gesù – consegno tutto a te”.

E allora vedrai che la tua casa tornerà a brillare e ringrazierai tutti quegli amici e parenti che non ti hanno regalato un para-spifferi contro lo Spirito Santo…e grazie a loro Lui (che non è molto garbato, ma sicuramente è un tipo simpatico) soffia dove vuole e ti rende una persona ogni giorno più viva, più bella, più santa!!!

 

“Vieni Santo Spirito, vieni!!!”

 

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Riflessioni dallo scimpanzé in crisi di nervi…e di fede.

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise dal Blog “Sposi&Spose di Cristo”:

“Papà mi prude il mignolo! Papà mi fai vedere i lavoretti che ho fatto a scuola? E’ tanto che non li vedo!!! Papà mi prendi il gelato, non ci arrivo!!! Papà…papà……papààà!!!”

Mentre le parole delle mie due figlie si susseguono, e le richieste si moltiplicano…mentre lo scimpanzé che abita nella mia scatola cranica fa l’unica cosa che riesce a fare: contare le banane…mentre mia moglie cerca di andare in bagno di nascosto per non subire l’assalto delle piccole Barbare che le vogliono “stareimbraccio” proprio in quel momento in cui la solitudine non dispiace….proprio in quel momento ho ricevuto una E-Mail dallo scimpanzé (di cui dicevo sopra). Per la gran confusione e il gran caldo ha smesso di contare le banane e dopo aver iniziato a grattarsi la nuca…mi scrive:

“Carissimo amico, sono in crisi di fede!

Mi rendo sempre più conto che ci sono momenti della giornata in cui vivo e penso, penso e vivo come uno che non ha fede. Mi rendo conto di avere bisogno di tanta grazia di Dio…perchè “nell’Ora di Punta”…cioè quando la giornata si agita, gli avvenimenti si succedono velocemente, le bambine piangono e bisogna intervenire quando magari il sonno pomeridiano vorrebbe avere il sopravvento…insomma…nell’Ora di Punta la mia fede vacilla. E basta davvero poco.”

poi aggiunge una preghiera:

“Aiutami Signore nei piccoli ma intensi combattimenti quotidiani. Manda il Tuo Santo Spirito e aiuta la mia piccola fede che alla prima onda, vacilla.
Lode sempre e Gloria a Te, Signore mio Gesù!
Signore del Tempo…Signore anche dell’Ora di Punta!!!””

…forte questo scimpanzé eh!!!??? 🙂

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Se vuoi andare all’articolo originale clicca qui “Riflessioni dallo scimpanzé in crisi di nervi…e di fede.”

Un aiuto che gli sia simile…ma senza barba.

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise dal Blog “Sposi&Spose di Cristo”

Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile». (Genesi 2,18) E dopo queste parole Dio conduce all’uomo “ogni sorta di bestie selvatiche”…beh. Effettivamente tra l’uomo e le bestie selvatiche -soprattutto con l’orango-tango- una certa somiglianza c’è, e non è solo quella fisica.

Entrambi sporcano e si battono il petto per mostrare la forza bruta che li abita…e poi il pelo. Vuoi mettere che il pelo anziché concentrarlo sulla testa lo spargi per tutto il corpo! Beh, sicuramente somiglianza c’è.

Ma se all’uomo gli metti vicino una donna, quello magari si emancipa, si mette a scrivere articoli sui blog e poi ogni tanto passa l’aspirapolvere in casa.

E’ il suono dell’aspirapolvere che inizialmente lo attrae, quel rombo di potenza che parte all’accensione del suddetto elettrodomestico lo carica di virile entusiasmo. Poi magari inizia a scoprire com’è bello e rude strofinare energicamente i piatti con spugnette virilmente abrasive che graffiano più di una pasta lavamani. E vedi questo essere delle caverne che vicino ad una moglie inizia anche a lavarsi…e (alcuni…decisamente sfigati) addirittura si radono il volto.

E il Signore Dio sta li a guardare…e si accorge che questo essere che è la donna che ha messo al fianco dell’uomo fa essere l’uomo una creatura migliore, meno somigliante ad una grande bertuccia (che per carità, ha il suo fascino).

E il Signore Dio è ancora più contento quando vede che questi due si vogliono bene e si aiutano a vicenda nella pulizia della caverna che abitano, nella cura della prole e di ogni altro peluche che abita con loro…

Che poi a pensarci la santità passa proprio da qui, dal collaborare, dall’essere “complici nel bene”, dal riconoscere, accogliere e integrare quelle differenze con l’altro che sono necessarie per l’arricchimento del sé.

Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. 22Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse:

«Questa volta essa
è carne dalla mia carne
e osso dalle mie ossa.
La si chiamerà donna
perché dall’uomo è stata tolta».

Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne. (Genesi 2,21-24)

…li ha fatti simili. Capaci entrambe di amare l’altro, di tagliare col passato infantile e di diventare uomini e donne simili a Dio. Ma la donna con meno barba.

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“La crostata di mele”, ovvero “il litigio vien mangiando”

…di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise dal Blog “Sposi&Spose di Cristo”

“Sai cucinare?” le domandò Brontolo.

“Certo, so fare anche la crostata di mele!” replicò Biancaneve!

“La crosmata di tele, la crostata di mele”, farfugliò Dotto mentre immaginava i manicaretti che le avrebbe preparato Biancaneve.

E già. Biancaneve è bella, ma la crostata di mele è buona.

Non tutti sanno però che Biancaneve un giorno preparò il suddetto dolce ma usò ingredienti diversi da quelli che sempre aveva utilizzato la mamma dei 7 nani, e fu così che nella piccola casetta in cui un tempo si era esclamato: “Come è bella Biancaneve!”, un giorno i 7 nani, capitanati da Brontolo e dal suo nasone, fecero udire ai passerotti e ai cervi del bosco parole del tipo:

“Ma tu non capisci niente di cucina!!!!!!!!!!! Nostra madre si che sapeva preparare la crostata di mele!!! Non come questa schifezza che hai preparato tu!!!”.

E senza farla lunga, Biancaneve replicò alla squadra dei piccoli nani:

“Allora fatevela cucinare da vostra maAaAadre questa maledetta crostata di mele! Però ditele anche di venirvi a rammendare i calzini che IOOO vi lavo, a lucidare gli stivali che IOOOO vi lucido, a strofinare le pentole che IIIIOOOOO strofino e soprattutto a sopportarvi…piccola squadra di brontoloni e puzzolenti che non siete altro!!!”.

E dopo aver detto ciò, come tutte le protagoniste delle migliori favole, Biancaneve pianse e poi svenne.

I nani allora, che non avevano digerito né la crostata di mele, né la storia degli insulti inerenti la loro madre, misero la poverina in una teca di vetro e la buttarono fuori di casa, che ovviamente era di loro proprietà…ereditata dalla madre.

Poi Biancaneve incontrò il Principe Azzurro, lo sposò e si ritrovò poco dopo a preparare la crostata di mele per suo marito; ma anche qui, ancora una volta, l’aveva preparata con ingredienti differenti rispetto a quanto dettato dalla ricetta della Regina Azzurra (madre del principe, ndr) e anche lì, al palazzo reale, si udirono parole sconvenienti e inadeguate ad un luogo tanto nobile.

Morale della favola n°1?

Tua moglie non potrà mai cucinare come cucinava tua “maAaAaAdre”, ma è proprio questo a cui siamo chiamati come sposi: amare la persona che abbiamo sposato senza paragonarla ai nostri genitori che erano certamente degli eroi e grandi cuochi, ma non sono loro che noi abbiamo sposato.

Morale della favola n° 2?

Non fossilizziamoci su quanto ci sembra un difetto del nostro coniuge, ma cerchiamo di avere su di lei/lui uno sguardo di tenerezza che sappia riconoscere i pregi e le qualità che inevitabilmente ha ricevuto dal Creatore. Biancaneve, ad esempio, canta benissimo e i 7 nani non sono così bassi…e il principe azzurro ha degli occhi bellissimi anche quando fa’  arrabbiare sua moglie.

Amare il proprio sposo, la propria sposa così com’è: ed è allora che………

“VISSERO TUTTI FELICI & CONTENTI” 

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Virtù e matrimonio. La giustizia (6 articolo)

La virtù della giustizia nel matrimonio è davvero straordinaria. Introduciamola con quanto scrive il Catechismo al punto 1807

La giustizia è la virtù morale che consiste nella costante e ferma volontà di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto. La giustizia verso Dio è chiamata “virtù di religione”. La giustizia verso gli uomini dispone a rispettare i diritti di ciascuno e a stabilire nelle relazioni umane l’armonia che promuove l’equità nei confronti delle persone e del bene comune. L’uomo giusto, di cui spesso si fa parola nei Libri sacri, si distingue per l’abituale dirittura dei propri pensieri e per la rettitudine della propria condotta verso il prossimo. “Non tratterai con parzialità il povero, né userai preferenze verso il potente; ma giudicherai il tuo prossimo con giustizia” (  Lv 19,15 ). “Voi, padroni, date ai vostri servi ciò che è giusto ed equo, sapendo che anche voi avete un padrone in cielo” ( Col 4,1 )

Semplice non è vero? Dare a Dio e al prossimo ciò che gli è dovuto. Nel matrimonio non c’è possibilità di sbagliare. Abbiamo dato a Dio il nostro matrimonio e abbiamo donato al nostro coniuge la nostra vita. La giustizia nel matrimonio è non venire meno alla promessa. Noi apparteniamo a Dio attraverso il libero dono di noi stessi all’altro/a, dono rinnovato ogni giorno. La nostra relazione è quindi sacra. Non ci appartiene più ma è offerta a Dio. Ogni volta che quindi non vivo con questo atteggiamento la mia relazione non sono giusto, non c’è giustizia nelle mie azioni, nelle mie parole e nei miei gesti. Noi spesso non abbiamo questa percezione della giustizia. Siamo portati a valutare un rapporto giusto quando pesiamo quello che diamo e quello che riceviamo, come su una bilancia. Se la bilancia pende troppo dalla nostra parte significa che non c’è giustizia e che quindi possiamo tirarci indietro. Crediamo di averne tutto il diritto. Questo ci insegna tutto il mondo che ci circonda. Gesù è straordinario anche in questo. Ci ha insegnato che l’amore chiede tutto. Chi ama non può pesare e dare un prezzo al suo amore. La giustizia di Gesù ci chiede di donarci senza riserve al nostro coniuge e per il bene della nostra famiglia. La giustizia ci chiede di darci senza condizioni e senza scuse di sorta. Abbiamo promesso di amare e onorare il nostro coniuge tutti i giorni della vita senza nessuna condizione. Quindi anche in quei casi in cui il coniuge disattende la sua promessa la giustizia ci chiede di dargli comunque tutto. Noi nel matrimonio siamo consacrati, resi di Dio. E quando ci vengono brutti pensieri, quando ci sembra che l’altro non meriti il nostro amore e che la bilancia dell’impegno, della cura e dell’amore donato pesi troppo dalla nostra parte ricordiamoci che non è così. Ricordiamoci che dall’altra parte, sull’altro piatto della bilancia non c’è soltanto l’amore che ci dona il nostro sposo o la nostra sposa, che forse è davvero misero. Ricordiamoci che sull’altro piatto c’è anche tutto l’amore di Gesù per noi, c’è la sua morte in croce per noi, c’è il suo sacrificio che ci ha salvato. E allora dai, coraggio,  forse cominciamo a capire che la giustizia è davvero dare ogni cosa di noi nonostante tutto e tutti.

Antonio e Luisa

Articoli precedenti Introduzione  La fede  La carità La speranza La prudenza

8 piccoli passi possibili: il Pollice verde per la Felicità Matrimoniale

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise.

Carissimi, eccoci al nostro appuntamento settimanale!

E’ vero, siamo in pieno inverno…ma non c’è freddo e gelo che tenga per poter compiere questi semplici e piccoli passi pratici per un buon raccolto! Cosa si coltiva? Scopritelo!

Primo passo possibile:

Predisporre il terreno della vostra vita ad accogliere i semi della felicità prestando attenzione all’esposizione: serve molta Luce di Dio!

 

Secondo passo possibile:

Zappettate accuratamente con la volontà e la voglia di partire…di andare lontano insieme al vostro coniuge percorrendo insieme piccoli passi possibili.

 

Terzo passo possibile:

Dopo aver ripulito il terreno del cuore dalle erbacce dell’incredulità e della diffidenza, e dissodato dalle pietre dell’indifferenza e delle paure, create dei solchi profondi a tal punto da permettere ad un seme delicato, come quello della Gioia piena, di mettere radici stabili.

 

Quarto passo possibile:

Iniziate la semina della Parola di Dio e della Eucarestia.

 

Quinto passo possibile:

Avendo scelto di coltivare la Santità, ora cercate di tenerla viva. Come? Seguendo la persona di Cristo, innaffiando costantemente con l’impegno concreto nell’Amore, e ripulendo il luogo dalle solite erbacce che cresceranno intorno, dando così Libertà e spazio a quanto state coltivando: la Vita Vera.

 

Sesto passo possibile:

Abbiate cura del vostro orto matrimoniale anche quando sembrerà che non stia accadendo nulla di importante. Infatti, così come per tutte le cose buone della terra, i frutti migliori richiedono tempi lunghi per spuntare, crescere e maturare. Nella certezza della Speranza, continuate a lavorare il vostro orto poiché, anche se non le vedete, pian piano sotto la terra le radici si stanno espandendo. Custodite il vostro orto dalla grandine dei pericoli inutili e zappettate sempre con cura, aggiungendo ogni giorno il concime della preghiera.

 

Settimo passo possibile:

Ecco spuntare il germoglio della Carità nella vostra famiglia! Ora il vostro lavoro è visibile, chiamate tutti ad ammirare e a gioire con voi! Prendete per mano i vostri amici, e, una volta portati vicino ad ogni piantina, potete sussurrare al loro orecchio: “All’ombra dell’amore tra me ed il mio coniuge potrete trovare riparo anche voi!”.

 

Ottavo passo possibile:

Ogni giorno ripetete tutto il processo dall’inizio alla fine e dalla fine all’inizio…date pure libero sfogo alla fantasia e fidatevi dello Spirito Santo; e nella gioia e nella consapevolezza della Comunione con il Signore Gesù, potrete sfamare il mondo con le vostre mani…unite.

…e ora all’opera…buon raccolto a tutti…a piccoli passi possibili!

 

Visualizza l’articolo originale dal Blog di Sposi&Spose di Cristo

Una risata ti salva la vita!

Un pomeriggio vagavo per una libreria in cerca di un libro interessante. DIO RIDE. Di Papa Francesco. E’ una racconta di molti degli interventi del Papa sulla gioia e l’humor nella fede del credente. “La severità teatrale e il pessimismo sterile sono spesso sintomi di paura e di insicurezza di sé” (discorso alla Curia Romana, 22 dicembre 2014).  

L’umorismo è la possibilità di trovare il lato comico di qualcosa che sta succedendo. La risata è un processo in cui, in risposta a un certo stimolo che viene percepito come comico, si innesca un’esperienza di piacere. Attraverso una battuta divertente, possiamo creare uno spazio felice, in qualsiasi momento, qualsiasi cosa stia succedendo.  

A me questo ha salvato la vita. La mia famiglia d’origine è stata segnata da grosse difficoltà, fonte spesso di sofferenza e lacrime. Ma quando tutto sembrava insopportabile e incontenibile, la nostra capacità di prenderci in giro, di fare una battuta scherzosa, ci strappava quella risata fonte di forza ed energia per poter ricominciare e mai mollare nell’affrontare i problemi.  

Questa mia capacità di autoironia, ridere e scherzare, di saper tirar fuori una battuta anche nei momenti più duri l’ho desiderata e portata anche nel mio matrimonio. Se avessi dovuto affrontare con gravità e serietà tutte le nostre crisi e i nostri conflitti non avrei retto molto. Sicuramente sono molto seria sull’importanza che ha per me risolvere e affrontare i problemi nel modo giusto. Perché essere ironici non significa far finta di nulla o sminuire l’importanza di qualcosa che sta succedendo. E’ una questione di modalità. Perché se è vero che i problemi desidero affrontarli e superarli, sicuramente mi piace farlo anche sorridendo e mantenendo dentro di me uno spazio di gioia. L’esempio top di questo discorso è il film di Benigni “La vita è bella”: se è possibile strappare un sorriso di fronte ad un’orrida tragedia come quella del nazismo, forse posso farmi una risata di fronte ad un difetto ingestibile di mio marito, o di fronte alle incomprensioni.  

Farsi una risata aiuta a sdrammatizzare il momento, ad abbassare la rabbia o l’irritazione, aiuta a ridimensionare le emozioni negative per affrontare semmai con maggiore lucidità ciò che sta capitando. Durante il conflitto fare questo è difficile, se poi lo scontro è molto aspro fare una battuta sembra impossibile! Passata la turbolenza può essere più semplice, ma occorre predisporsi, essere flessibili, rispettosi e soprattutto lo devi scegliere. Puoi scegliere di tenere il muso e stare depresso o arrabbiato oppure provare a trovare un lato divertente nella situazione.  

Quando eravamo fidanzati con Roberto facevamo un percorso ad Assisi con un frate. Lui ci diceva che se trovavamo il modo di litigare per bene e fare pace come si deve, avevamo fatto tre quarti di strada verso un matrimonio felice. Problemi a litigare non ne avevamo perché litigavamo molto spesso. Un giorno ad un colloquio raccontiamo uno dei nostri scontri. Premesso che io sono una nanetta di 1,57 mt e mio marito e un watusso di 1,90 mt. Ci troviamo in cucina a casa sua e scoppia una lite furibonda non so perché. Siccome dalle mie “bassezze” non riesco a esprimermi come voglio, prendo una sedia, la metto davanti a lui, ci salgo su e comincio a dirgliene quattro!! Così sono alta qualche centimetro in più di lui. Di fronte a quel gesto Roberto scoppia in una risata e mi dice “tu sei matta scatenata! Ti amo sei la donna della mia vita”. Scoppio a ridere pure io che effettivamente non mi sto rendendo conto della comicità della situazione, e alla fine una lite furibonda si trasforma in un momento di intesa e complicità che stempera i nostri animi focosi. Il nostro padre spirituale si fa due risate e ci dice che sicuramente quella scena se la sarebbe rivenduta a qualche corso per fidanzati! Ci dice anche che siamo due tipi focosi, passionali e con due storie difficili alle spalle, ma la nostra simpatia e capacità di scherzare ci salverà tante volte. E così è stato. 

Nella vita a due ne succedono tante, ogni giorno. Forse se capita una sciocchezza, come le mutande lasciate in giro da tuo marito, o sull’isteria serale di tua moglie, una bella risata te la puoi fare! Perché non devi per forza dare peso a tutto e affrontare seriamente e gravemente ogni cosa. Le situazioni pesanti e serie vanno riconosciute, affrontate e se Dio vuole, risolte, ma diamoci il permesso di sorridere mentre lo facciamo perché la vita è un dono troppo prezioso per non esprimere la gioia della nostra esistenza. L’ironia è sapienza, la fede è festa del cuore, perché tutto concorre al bene di coloro che amano Dio. “La gioia del Vangelo è quella che niente e nessuno ci potrà mai togliere” (Evangelii Gaudium, 84) e questa gioia risiede nella splendida notizia che sei amato, desiderato e voluto da un Dio che da la sua vita per te. Così di fronte alle difficoltà della vita di coppia, di fronte ad una crisi, ai problemi con i tuoi figli o familiari, strappati un sorriso, perché non c’è buio e ombra in cui il Signore Gesù Cristo non sia li con te per starti accanto e sostenerti. Ieri, Oggi e per sempre sei amato. Dona questo amore con un sorriso. 

Claudia Viola (moglie, madre, psicoterapeuta di coppia)