Il mio TeSSoro. La fede ripescata da zio Massimo

..di Sposi e Spose di Cristo.

Lo zio di mia moglie -che si chiama Massimo- l’altro giorno ha operato un prodigio (certo, merito dei miei angeli custodi che lo hanno aiutato)…le sue mani hanno ripescato in mare sotto 10 centimetri di sabbia…la mia fede…nuziale.

Ero lì che, tra un tuffo e l’altro, paravo una pallonata mentre mi dileggiavo in una partita di improvvisata pallanuoto…quando ad un certo punto, preso dalla tipica foga del gioco che rapisce in estasi noi maschi, mi è volato via l’anello.

Ha fatto un salto nell’aria mentre girando su sé stesso è stato illuminato dal sole cocente della Calabria lanciandomi un bagliore negli occhi.

Poi l’ho visto inabissarsi nel mare trasparente e a quel punto mi sono sentito come Frodo Baggins nel momento in cui Sméagol gli stacca a morsi il dito prima di cadere nella lava del Monte Fato.

Il mondo mi è caduto addosso.

E a quel punto entra in scena l’eroe: zio Massimo si tuffa con maschera e boccaglio e si mette alla ricerca del prezioso oggetto e -come accadde per Gollum– riaffiora dalle acque tenendo tra le mani “il mio Tessssoooorooo”!

Che gioia!

Non potevo crederci!

Il mio anello, l’anello del potere, l’anello che ghermisce tutti i miei demoni, tutti i miei egoismi, tutti i miei individualismi…era nuovamente nelle mie mani e poco dopo al mio dito anulare.

La fede nuziale non è un semplice anello, è molto molto di più.

Ha il potere di riportarti a vivere così come ha vissuto Cristo…ha il potere di ricordarti che non vivi più per te stesso, ma che la tua vita è unita a quella di un’altra persona.

Ed è ciò che libera l’uomo dalla sua libertà.

Si, ho scritto proprio così: col matrimonio l’uomo viene liberato della sua libertà, per essere veramente libero.

Basti pensare a tutte quelle libertà che uno liberamente si prende…che poi schiacciano l’uomo in una vera dipendenza cronica.

Nel matrimonio si attuano pienamente quelle Parole del Signore in cui Gesù dice: “…a che giova all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde sé stesso?” (cfr. Lc 9,25) e ancora quella in cui Gesù afferma: “chi salverà la propria vita la perderà, ma chi la perderà per causa mia, la troverà”(cfr. Mt 16,25).

Ed eccomi qui, con la Fede nuziale tra le mani, a ringraziare il Signore per avermi liberato da me stesso.

Per avermi donato una moglie il cui zio sa recuperare gli anelli in mare.

Per avermi donato questo grande tessssoro: il mio matrimonio…attraverso cui posso arrivare al grande tesoro che è Dio stesso.

Grazie zio Massimo, grazie Gesù.

(p.s. Per la cronaca: zio Massimo lo scorso anno ha perso in situazioni analoghe la sua Fede di nozze…non ha avuto però i miei angeli custodi che lo aiutassero nelle ricerche e da allora il suo anulare è tristemente nudo.)

+++

Se ti è piaciuta questa riflessione e vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: Blog “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi visitare la nostra pagina Facebook cliccando qui: Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale Telegram cliccando qui: Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

+++

Grazie,

Pietro e Filomena

“E vissero Felici…e Differenti.”

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise

“Tesoro, vuoi sposarmi?”

“Oh, caro! Quanto ci hai messo a chiedermelo!!!”

Si abbracciarono, si baciarono e qualche mese dopo  si sposarono e vissero Felici e……..

No.

La loro vita fu davvero molto difficile, soprattutto quel giorno in cui lei voleva andare a comprare una borsa e lui avrebbe voluto guardarsi la partita in TV.

Litigarono molto quel giorno…

si scagliarono fulmini e saette, parole pesanti e alla fine lui rimase immobile sul divano a fare zapping all’infinito e lei a piangere in bagno.

Lui prima del matrimonio era convinto che avrebbe trovato in lei…chennnesò…”non dico una donna con cui parlare di calcio tutti i giorni, ma almeno una che non mi rompesse troppo durante le partite dalla serie A alla serie Z…della Champions, della Coppa, della Supercoppa, della sottocoppa, ecc….”

Lei prima del matrimonio era convinta che avrebbe trovato in lui…chennnesò…”non dico una migliore amica con cui passare tutti i giorni a fare shopping,  ma almeno qualcuno con cui dedicarsi piacevolmente allo shopping il lunedì, il martedì, il mercoledì, il giovedì, il venerdì, il sabato e la domenica mattina (domenica pomeriggio libero per fare una passeggiata in centro”).

Quel giorno litigarono molto…si erano delusi a vicenda.

E pensare che il mese precedente, quando si erano sposati, avevano immaginato che le cose sarebbero andate molto, molto diversamente.

Già, perché a vari livelli tutti siamo più o meno convinti che il coniuge debba somigliarci in qualche modo…

che l’anima gemella debba essere gemella della mia anima…cioè, in altre parole, l’altro deve essere uguale a me…un alterEGO.

Dicono in televisione che questa dovrebbe essere la fonte della felicità coniugale. Ma, lo sappiamo, non lo è. E La Tv non dice sempre la verità.

Già, perché il matrimonio non si fonda sulla somiglianza dei coniugi…

E allora?

E allora tuo marito non potrà mai corrispondere all’idea di migliore amica che hai nella testa, ovvero ad una psicologa-estetista-parrucchiera-un po’ romantica e un po’ avventuriera…eccc…ecccc..ecccccccc…Infatti:

  • Lui non potrà mai capirti fino in fondo: è tuo marito, non è un interprete di lingua aliena…
  • Lui non potrà mai entusiasmarsi fino alle lacrime per un paio di scarpe: è  tuo marito, non è #barbie…

E allora tua moglie non potrà mai corrispondere all’idea di migliore amico che hai nella testa , ovvero ad uno che non ti rompe, che non ti rompe e ancora non ti rompe e ancora non ti rompe…eccccccc….Infatti:

  • Lei non potrà mai capirti fino in fondo: è tua moglie, non è un’interprete di alfabeto Morse.
  • Lei non potrà mai capire come funziona il fuorigioco: è tua moglie, mica #sandrociotti…

E allora?

E allora siete e sarete sempre diversi l’uno dall’altra. Siete e sarete sempre due persone distinte. Siete e sarete sempre due persone, appunto, non una.

In altre parole la vita di coppia può essere distrutta dalle inevitabili differenze tra marito e moglie, oppure si può nutrire e può arricchirsi proprio con quelle differenze costitutive esistenti tra l’uomo e la donna.

L’altro non l’hai sposato affinché potesse farti felice, potesse appagarti, potesse soddisfarti…l’hai sposato per donarti e per accoglierlo così…proprio così com’è: ed è, inevitabilmente, differente da te.

E allora….vissero FELICI…e DIFFERENTI.

+++

Se ti è piaciuto l’articolo e vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: Blog “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi visitare la nostra pagina Facebook cliccando qui: Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale Telegram cliccando qui: Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

Costruire sulla Roccia e Camminare sulle Acque:“Gesù ci vuole coi reumatismi!”

di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise – Sposi&Spose di Cristo

Condividiamo con voi una piccola riflessione scritta il 1° Novembre scorso…come leggerete in questo testo….piove!

E speriamo che in questa estate calda parlare di pioggia possa rinfrescarvi il cuore e la mente.

Buona lettura!!!

+++

Sarà che è un mese che sta piovendo e sarà che oggi è il 1°di Novembre…ma a me, oltre a venir fame (ma questa è un’altra storia) è venuta voglia di scrivere.

Come dicevamo: piove. Ha piovuto tanto e in questi giorni siamo stati costretti a volte a star chiusi in casa. Ma che bello star chiusi in casa. Che bello il tepore delle 4 mura che ti avvolgono, del divano che ti racchiude come un panino fa con la mortadella (o con il tofu se siete vegani)…che bello stare a casa mentre fuori piove e tu stai nella tua casetta che è stata costruita sulla solida Roccia.

Si, i tuoi parenti non si aspettavano che alla fine avresti deciso di sposarti e per giunta nessuno avrebbe scommesso un soldo bucato sul fatto che avresti pure iniziato un cammino di conversione prima di sposarti. Ebbene si. Lo hai fatto. Hai fatto la cosa giusta…hai scelto la parte migliore…hai scelto Gesù…hai scelto di costruire il tuo matrimonio sulla Roccia che è Cristo stesso. Bravo.

E sei li che ti guardi allo specchio e ti fai i complimenti per quanto stai riuscendo a diventare cattolico. Hai perfino indossato un maglioncino sulla camicia ultimamente. Mammamia che cattolicone che sei diventato. Bravo.

Hai scelto la parte migliore…Bravissimo, ma hai tralasciato alcuni minuscoli dettagli.

Sei sulla Roccia, sei su Cristo che ti dice di seguirLo (ehmmmm….una Roccia che cammina e ti chiede di essere seguita avrebbe già dovuto metterti in guardia…..sei un pò tonto, ammettiamolo); ti sei innamorato di Gesù quando con le Beatitudini ti ha fatto sentire compreso…soprattutto hai pensato che almeno tutte le volte che qualcuno ti ha preso in giro perché hai le orecchie a sventola non lo ha fatto invano, ma è servito per aiutarti ad essere beato perché ti perseguitano.

Ma hai dimenticato che oltre alle coccole (poche) e alla stabilità (ancora meno…soprattutto quella mentale) che Gesù ti dona…la Roccia che cammina ti chiede anche di camminare sulle acque…

(pausa riflessiva….ci sei rimasto maluccio eh?)

E ti chiedi: Come sulle acque? Io ho costruito sulla solida Roccia e ora mi ritrovo a dover camminare sulle acque? E’ come se avessi comprato una casa sulle Dolomiti e mi ritrovassi invece a vivere in Laguna a Venezia??? (Me lo avevano detto che ero tonto…). Ma che storia è mai questa? Voglio essere rimborsato!!

Io volevo la stabilità: Sole/Cuore/Amore e adesso col diluvio che sta venendo giù devo assecondare mia figlia che vuole andare a fare una passeggiata e mi costringe a bagnarmi i piedi che sono più contento quando stanno così asciutti!!!?

Piove e devo andare con mia moglie a fare la spesa in quel supermercato che appena ci entro mi sento affetto da NOIAlgite mortale!!!

Viene giù l’acquazzone e devo: 1 – Consigliare i dubbiosi 2 – Insegnare agli ignoranti 3 – Ammonire i peccatori 4 – Consolare gli afflitti 5 – Perdonare le offese 6 – Sopportare pazientemente le persone moleste 7 – Pregare Dio per i vivi e per i morti (e queste cose posso farle anche comodamente dal mio divano…ma poi devo anche: 1 – Dar da mangiare agli affamati 2 – Dar da bere agli assetati 3 – Vestire gli ignudi 4 – Alloggiare i pellegrini 5 – Visitare gli infermi 6 – Visitare i carcerati 7 – Seppellire i morti…

Ma insomma…in una parola: comodità addio!!!

Poi guardo il calendario…oggi è il 1° Novembre…festa di tutti i Santi e penso velocemente a qualcuno di loro e mi accorgo che sono persone strane…col cuore sulla Roccia e i piedi nell’Acqua…persone che hanno attraversato diluvi e temporali con i loro piedi, eppure erano stabili e il loro cuore al calduccio…persone che gli è venuta l’artrosi a furia di “Stareammmollo” nelle vicende del mondo eppure al momento di salutare la vita lo hanno fatto con gioia e in pace.

Penso a san Francesco, che è morto sulla terra umida di Ottobre a Santa Maria degli Angeli e immagino invece il suo cuore seduto stabilmente accanto al trono di Dio.

Che strano…forse il mio matrimonio – visto che mi sono sposato in Chiesa ed ho ricevuto un Sacramento – mi richiede questo: vivere facendomi venire i santi reumatismi, tipico effetto collaterale di un amore stabile su quella Roccia chiamata Gesù.

Tipico di chi segue il Signore ovunque, anche nelle mareggiate della vita.

+++

Se ti è piaciuta questa riflessione e vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: Blog “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi visitare la nostra pagina Facebook cliccando qui: Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale Telegram cliccando qui: Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

+++

Grazie,

Pietro e Filomena

La via dell’Umiltà

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise

“Mio marito non viene a fare shopping con me…io mi arrabbio e gli tengo il muso…e lui mi segue”.

“Mia moglie non vuole parlare di altro se non di figli…io allora la umilio con qualche parolaccia…le faccio credere che non vale nulla e lei allora cerca di parlare di altro”.

Quanti altri esempi si potrebbero fare e sicuramente ciascuno di voi ne ha in mente qualcuno.

A volte la realtà delle cose non ci piace. Vorremmo cambiare le situazioni, vorremmo che ci fosse gioia in famiglia, vorremmo che i nostri figli ci ascoltassero di più…vorremmo……vorremmo…………

E allora mettiamo in atto tutta una serie di comportamenti più o meno coercitivi (dallo stimolare nell’altro i sensi di colpa…fino a picchiarlo in alcuni casi) affinché la realtà si pieghi secondo il nostro volere.

Le ricette per modificare i comportamenti delle persone non mancano…soprattutto quando ci crediamo paladini del bene, del vero e del giusto…e ci eleviamo a salvatori delle situazioni e delle persone.

Quante ricette.

Quante ricette abbiamo per salvare il pianeta, per salvare le anime, per salvare gli animali, per salvare i matrimoni, per salvare le piante, per salvare gli oceani, per salvare le parrocchie, per salvare le amicizie, per salvare i gatti sugli alberi, per salvare l’economia globale, per salvare i rifugiati, per salvare i rapporti con i suoceri, per salvare gli embrioni congelati, per salvare i mobili antichi dai tarli, per salvare i ragazzi dalle nuove e vecchie dipendenze, per salvare l’albo degli avvocati, per salvare lo schermo dello smartphone, per salvare gli ornitorinco dall’estinzione (quale sarà il plurale di ornitorinco??), per salvare i ricordi, per salvare i bambini dai trafficanti di organi, per salvare l’arte, per salvare l’ozono, per salvare quello che ti pare…

Vi sveleremo un segreto. Se in queste ricette c’è l’ingrediente “bastone”…il risultato sarà una schifezza.

Una volta un prete mi disse: “Fratello, nessuno si converte con le bastonate”.

Questa frase mi ha fatto pensare e alla fine ho capito che qualsiasi cosa tu voglia salvare…in realtà…solo la mitezza, la preghiera, la cura, l’ascolto, la dolcezza, la simpatia, la comprensione, la gentilezza….solo questi ingredienti possono aprire dei varchi per far passare l’unico che può salvare veramente qualcosa o qualcuno: il Signore Gesù Cristo.

E allora mi torna in mente e nel cuore quel bel dialogo de Lo Hobbit in cui Gandalf si rivolge a Galadriel e le dice:

“… Saruman ritiene che solo un grande potere riesca a tenere il Male sotto scacco…ma non è ciò che ho scoperto io. Io ho scoperto che sono le piccole cose, le azioni quotidiane della gente comune che tengono a bada l’Oscurità. Semplici atti di gentilezza e amore…”

E allora con la nostra gentilezza in famiglia, con la cura del dialogo con nostro marito o con nostra moglie…con la dolcezza di un ascolto vero che possiamo offrire al nostro coniuge…con la tenerezza dei gesti quotidiani da cui può nascere una bella intimità sponsale tra i coniugi…con la preghiera a volte silenziosa fatta nel nascondimento del cuore per i nostri cari….solo così apriremo varchi al Signore!

E allora camminando per la via dell’umiltà spalancheremo le porte del cuore dell’altro.

Impariamo da Gesù…da Colui che è Mite ed Umile di Cuore.

+++

Se ti è piaciuta questa riflessione e vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: Blog “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi visitare la nostra pagina Facebook cliccando qui:Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale Telegram cliccando qui:Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

+++

Grazie,

Pietro e Filomena

Lo Spirito Santo e i tappeti in salotto

Abbiamo appena celebrato la Pentecoste e qui a Crotone l’altro giorno soffiava un forte vento nonostante siamo ormai in estate.

Strana cosa il vento.

Nelle città di mare come la nostra a volte soffia talmente forte che oltre a vortici di polvere e cartacce, vedi roteare anche qualche “cane per l’aia” 🙂

Anche adesso c’è vento e allora ho ripensato a quando ci siamo sposati e ai regali che ci hanno fatto:

Tappeti, scope…ma nessuno ci ha regalato salsicciotti para spifferi.

Forse i nostri amici e parenti si sono sentiti un po’ a disagio quando hanno pensato (sono sicuro che almeno lo hanno pensato)…di regalarci una scorta di salsicciotti para-spifferi: da quelli che si mettono stesi sotto le porte a quelli da apporre sotto le finestre.

Ti chiedo: “Come mai, amico e parente, mi regali oggetti per pulire (le scope) e per nascondere (i tappeti)…ma poi non pensi al vento che quando inizia a soffiare fa alzare tutta quella polvere che io e mia moglie quotidianamente e metodicamente celiamo sotto i tappeti?”

Noi siamo molto abituati a mettere tutto sotto il tappeto…ma devi regalarmi un para-spifferi che non renda vano il mio e nostro lavoro certosino.

Eppure il prete che ci ha sposati qualcosa ci aveva accennato circa questo Vento di tramontana che soffia nella vita dei Cristiani.

Massssìì!!! Ora ricordo!

Il giorno del nostro matrimonio col nostro “SI” abbiamo spalancato la finestra del nostro cuoricino alla Santissima Trinità…

Il che vale a dire che oltre alle prime due Persone (garbate) della Santissima Trinità (il Padre e il Figlio…sono davvero due Persone Divine “a modo”)…la terza Persona della Trinità…è un po’ meno a modo.

Questa Persona non fa altro che soffiare…ed è Ella stessa “Soffio”“Alito”“Vento”…che non sai da dove viene e dove va! 

Ed è così che da quel giorno noi cerchiamo continuamente e accuratamente di posizionare ogni minimo granellino di polvere, ogni cartaccia, ogni sacchetto di plastica e anche qualche cane sotto al tappeto della nostra casa…

…ma questa Terza Persona della Trinità soffia…soffia….soffia e ci scapiglia, ci strucca, ci mette innanzi agli occhi tutto quel disordine che a fatica cerchiamo di tenere nascosto.

Capita che spesso durante la giornata inizio a dirmi: “ma quanto sono bravo, ma quanto sono bello, ma quanto sono simpatico” e poi arriva Lui che soffia e si alzano i tappeti ed esce fuori tutta la schifezza che ho nascosto compreso il povero cane che rotea nell’aia travolto dal turbinio delle Sante correnti.

Ed è di nuovo tutto da rifare…ma poi – per grazia – ricordo ancora le parole del prete che ci ha sposati, il quale dice che se vuoi liberarti di tutta la spazzatura non devi nasconderla, ma devi buttarla via!

Spesso lo Spirito Santo ci mette davanti agli occhi le nostre polveri sottili e tossiche certamente non per farci deprimere ma per capire che abbiamo molto da buttar via…molto di cui liberarci…molto di cui possiamo fare a meno: i peccati.

E possiamo fare questo senza paura…possiamo andare dalla seconda Persona della Trinità -che opera nei sacerdoti- e dirgli: “Guarda, amico mio, ho tutta questa spazzatura che sotto i tappeti non ci vuole stare…e poi spesso sulle dune di sacchetti che faccio girare per casa ci inciampa mia moglie e sulle cartacce ci scivolano le mie figlie…ora – caro Gesù – consegno tutto a te!!!”

E allora vedrai che la tua casa tornerà a brillare e ringrazierai tutti quegli amici e parenti che non ti hanno mai regalato un para-spifferi contro lo Spirito Santo…e grazie a loro Lui (che non è molto garbato, ma sicuramente è un tipo simpatico) soffia dove vuole e ti rende una persona ogni giorno più viva, più bella, più santa!!!

“Vieni Santo Spirito, vieni!!!”

+++

Se ti è piaciuta questa riflessione e vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: Blog “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi visitare la nostra pagina Facebook cliccando qui:Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale Telegram cliccando qui:Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

+++

Grazie,

Pietro e Filomena

“Tra moglie e marito non metterci….la suocera!!!”

Carissimi,

oggi vi raccontiamo una storiella per invitarvi a riflettere con un sorriso su alcune questioni molto importanti.

Una riguarda le famiglie di origine che diventano suoceri e suocere. Per molte famiglie i genitori sono una risorsa…e lo sono realmente.

Ma c’è sempre da imparare dalla Bibbia…anche quando ad esempio in Genesi 2,24 ci dice che «L’uomo lascerà suo padre e sua madre, si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola».

Lasciare. E’ necessario un distacco con la famiglia e le abitudini di origine…per dar vita ad un nuovo ed originale nucleo familiare.

“Desatellizzarsi” ovvero non essere più un “satellite” che gira attorno al “Pianeta mamma-papà” è fondamentale per un cammino matrimoniale sereno.

Buona lettura a tutti…Pietro e Filomena.

+++

“Sai cucinare?” le domandò Brontolo.

“Certo, so fare anche la crostata di mele!” replicò Biancaneve!

“La crosmata di tele, la crostata di mele”, farfugliò Dotto mentre immaginava i manicaretti che le avrebbe preparato Biancaneve.

E già. Biancaneve è bella, ma la crostata di mele è buona.

Non tutti sanno però che Biancaneve un giorno preparò il suddetto dolce ma usò ingredienti diversi da quelli che sempre aveva utilizzato la mamma dei 7 nani, e fu così che nella piccola casetta in cui un tempo si era esclamato: “Come è bella Biancaneve!”, un giorno i nani capitanati da Brontolo e dal suo nasone, fecero udire ai passerotti e ai cervi del bosco parole del tipo:

“Ma tu non capisci niente di cucina!!!!!!!!!!! Nostra madre si che sapeva preparare la crostata di mele!!! Non come questa schifezza che hai preparato tu!!!!!!”.

E senza farla lunga, Biancaneve replicò alla squadra dei nani arrabbiati:

“Allora fatevela cucinare da vostra maAaAadre questa maledetta crostata di mele! Però ditele anche di venirvi a rammendare i calzini che IOOO vi lavo, a lucidare gli stivali che IOOOO vi lucido, a strofinare le pentole che IIIIOOOOO strofino e soprattutto a sopportarvi…piccola squadra di brontoloni e puzzolenti che non siete altro!!!”.

E dopo aver detto ciò, come tutte le protagoniste delle migliori favole, Biancaneve pianse e poi svenne.

I nani allora, che non avevano digerito né la crostata di mele, né la storia degli insulti inerenti la loro madre, misero la poverina in una teca di vetro e la buttarono fuori di casa, che ovviamente era di loro proprietà…ereditata dalla madre.

Dopo qualche ora Biancaneve incontrò il Principe Azzurro, lo sposò e si ritrovò poco dopo a preparare la crostata di mele per suo marito; ma anche qui, ancora una volta, l’aveva preparata con ingredienti differenti rispetto a quanto dettato dalla ricetta della Regina Azzurra (madre del principe, ndr) e anche lì, al palazzo reale, si udirono parole sconvenienti e inadeguate ad un luogo tanto nobile…..

Morale della favola n°1?

Tua moglie non potrà mai cucinare come cucinava tua “maAaAaAdre”, ma è proprio questo a cui siamo chiamati come sposi: amare la persona che abbiamo sposato senza paragonarla ai nostri genitori che erano certamente degli eroi e grandi cuochi, ma non sono loro che noi abbiamo sposato.

Morale della favola n° 2?

Non fossilizziamoci su quanto ci sembra un difetto del nostro coniuge, ma cerchiamo di avere su di lei/lui uno sguardo di tenerezza che sappia riconoscere i pregi e le qualità che inevitabilmente ha ricevuto dal Creatore. Biancaneve, ad esempio, canta benissimo e i 7 nani non sono così bassi…e il principe azzurro ha degli occhi bellissimi anche quando fa’  arrabbiare sua moglie.

Amare il proprio sposo, la propria sposa così com’è, senza fare paragoni con altre persone ed evitando le eccessive ingerenze dei relativi suoceri: ecco alcuni ingredienti giusti per una buona crostata di mele e per un bel matrimonio……

ed è allora che “VISSERO TUTTI FELICI & CONTENTI” 🙂

+++

Se ti è piaciuta questa riflessione e vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: Blog “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi visitare la nostra pagina Facebook cliccando qui:Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale Telegram cliccando qui:Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

+++

Grazie,

Pietro e Filomena

Un’estate al mare. Salvezza e Anti-Cellulite

di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise.

Sarà che nonostante tutto la bella stagione ormai arriva.

Sarà che il nostro amico Rocco, che insegna Farmacia all’Università, ha stupito sotto i miei occhi un gruppetto di donne preoccupate per la prova costume.

Sarà che tra poco si va al mare e io temo di dimenticarmi della vita eterna per pensare ai gelati da comprare…alle mie figlie da non dimenticare sotto al sole del sud…e alle birre da tenere al fresco…

Sarà tutto questo – forse – che mi ha fatto mettere sullo stesso piano due ambiti paralleli della vita, almeno… della vita delle donne: Salvezza e Somatoline (noto prodotto sciogli cellulite poco conosciuto dagli uomini che come me hanno mezzo metro di barba… anche sul cuore).

“Che c’azzecca?!” ripeteva l’allora magistrato Antonio Di Pietro agli imputati durante tangentopoli.

E anche io, spesso nel mio quotidiano vivere da comune marito e padre, mi sento imputato. Di cosa? Di questo, di quello… di tutti quei pensieri, parole, opere e omissioni di cui mi nutro fin dal risveglio.

Ma torniamo al nostro prof. Rocco.

“Ma sai come funzione la Somatoline?” dice all’improvviso il prof. Rocco alle donne astanti.

“Contiene due principi attivi: la levotiroxina e l’escina… Non so se vi è mai capitato di mettere delle palline di vetro in un sacchetto, riempendolo tutto e tastandolo vi accorgete che è tutto ‘curve curve’… La Somatoline vi unisce le palline, in questo caso di grasso, e vi si riduce l’effetto ‘curve curve’ delle molteplici palline, ma vi resta un’unica pallottola di grasso e l’effetto è liscio…”

…Seguono minuti di duro silenzio…

Con la coda dell’occhio leggevo tanta delusione sui volti femminili che mi circondavano. Un senso di smarrimento ed impotenza si impadroniva delle loro certezze, adesso che qualcuno aveva spiegato loro come funziona la Somatoline.

Ma a tutti, uomini e donne, spesso capita di pensare di essersi liberati di qualcosa definitivamente, e invece eccolo lì, appallottolato, forse meno visibile, ma c’è ancora. Quello di cui volevi disfarti è lì, e ti guarda, e tu lo guardi… e in questo gioco di sguardi… ti senti ancora al banco degli imputati de giudice Antonio Di Pietro.

“Che c’azzecca?!” ripete urlando il piccolo Di Pietro nella coscienza, pronto a farti notare che quei pensieri, parole, opere e omissioni non è che sono andate via solo perché hai pensato ad altro, ma sono ancora lì appallottolati come una cellula di grasso che decisamente stona d’estate, specie se come noi abitanti di Crotone vai al mare e ti metti (quasi) a nudo.

Ahi ahi ahi… Come se ne esce?

C’è una Somatoline della coscienza che faccia tacere quel diavoletto di un giudice con la toghetta che dice beffardo: “Hai usato qualcosa che è mio e me lo devi restituire!”?

Allorché rispondo sorpreso: “…Cosa cosa caro giudice!!? Io ho usato qualcosa di tuo? Quando!?”.

“Quando fai del male, usi sempre strumenti che sono miei… che ti credi? Oi scemo!” (insulta pure sto tizio… e lo fa in calabrese!!!).

Quando ti muove queste accuse, tu provi a scagionarti con stile… e a sproposito cominci a dirgli che hai usato la Somatoline dell’anima, che dimenticherai il male fatto e il male non ci sarà più…

“Oi scemo, la Somatoline non scioglie i problemi, li appallottola. Il tuo sentirti buono e bello non scioglie i tuoi peccati… vedrai che prima o poi i conti non tornano!”

…Che si fa? Caro prof. Rocco, mi hai buttato in questo pasticcio fatto di grasso e ora ti chiamo e mi aiuti ad uscirne!

E il prof.Rocco al telefono mi dice:

“Pietro, solo una cosa può sciogliere il grasso appallottolato sulla coscienza: il Preziosissimo Sangue di Cristo che è stato versato per te sulla Croce.

Vuoi immergerti in questo fiume ricostituente, rigenerante e – dal punto di vista spirituale – veramente dimagrante? Semplice! Vatti a confessare!

Quando su di te scende il perdono di Dio, allora il giudicillo spietato non ha più nulla da chiederti e la pallottola di grasso scompare!

Ma prima di salutarti voglio dirti una cosa scientifica: guarda che la tua pallottola di grasso spirituale non svanisce nel nulla, poiché questo è logicamente impossibile! Niente svanisce nel nulla!

Se oggi vai a confessarti e ne sei liberato… è perché quella pallottola di morte se la becca un altro al posto tuo. Ed è lui che paga il tuo debito a quel diavolo di accusatore. E sai chi è questo che si mette al tuo posto e si becca la pallottola?”

“Chi?” rispondo io.

E Rocco, prima di chiudere la telefonata, mi risponde: “Gesù!”.

 

E allora la mia lode salga a Te, Gesù…che ti fai carico dei miei peccati…e mi fai più bello fuori e dentro!!!

+++

Se ti è piaciuta questa riflessione e vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: Blog “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi visitare la nostra pagina Facebook cliccando qui:Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale Telegram cliccando qui:Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

+++

Grazie,

Pietro e Filomena

Il Pollice verde per la Felicità coniugale

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise.

Carissimi siamo in primavera, ed è l’ora di mettere mani nell’orto..della nostra vita matrimoniale!

Oggi, infatti, vi daremo 8 piccoli consigli pratici per un buon raccolto!

Cosa si coltiva? Scopritelo!

+++

Primo passo possibile:

Predisporre il terreno della vostra vita ad accogliere i semi della felicità prestando attenzione all’esposizione: serve molta Luce di Dio!

Secondo passo possibile:

Zappettate accuratamente con la volontà e la voglia di partire…di andare lontano insieme al vostro coniuge percorrendo insieme piccoli passi possibili.

Terzo passo possibile:

Dopo aver ripulito il terreno del cuore dalle erbacce dell’incredulità e della diffidenza, e dissodato dalle pietre dell’indifferenza e delle paure, create dei solchi profondi a tal punto da permettere ad un seme delicato, come quello della Gioia piena, di mettere radici stabili.

Quarto passo possibile:

Iniziate la semina della Parola di Dio e della Eucarestia, innaffiando il terreno con la preghiera personale e di coppia.

Dedicate tempo anche ad una buona comunicazione tra voi, che vada oltre il semplice comunicarsi cose da fare, ma che preveda anche il chiedere al coniuge: “Come stai? Come posso aiutarti ad essere felice oggi?”

Quinto passo possibile:

Avendo scelto di coltivare la Santità, ora cercate di tenerla viva.

Come? Seguendo la persona di Cristo, innaffiando costantemente con l’impegno concreto nell’Amore, e ripulendo il luogo dalle solite erbacce che cresceranno intorno, dando così Libertà e spazio a quanto state coltivando: la Vita Vera.

Sesto passo possibile:

Abbiate cura del vostro orto matrimoniale anche quando sembrerà che non stia accadendo nulla di importante. Infatti, così come per tutte le cose buone della terra, i frutti migliori richiedono tempi lunghi per spuntare, crescere e maturare.

Nella certezza della Speranza, continuate a lavorare il vostro orto poiché, anche se non le vedete, pian piano sotto la terra le radici si stanno espandendo.

Custodite il vostro orto dalla grandine dei pericoli inutili e zappettate sempre con cura, aggiungendo ogni giorno il concime della preghiera e della buona comunicazione.

Settimo passo possibile:

Ecco spuntare il germoglio della Carità nella vostra famiglia! Ora il vostro lavoro è visibile, chiamate tutti ad ammirare e a gioire con voi!

Prendete per mano i vostri amici, e, una volta portati vicino ad ogni piantina, potete sussurrare al loro orecchio: “All’ombra dell’amore tra me ed il mio coniuge potrete trovare riparo anche voi!”.

Ottavo passo possibile:

Ogni giorno ripetete tutto il processo dall’inizio alla fine e dalla fine all’inizio…date pure libero sfogo alla fantasia e fidatevi dello Spirito Santo; e nella gioia e nella consapevolezza della Comunione con il Signore Gesù, potrete sfamare il mondo con le vostre mani…unite.

+++

…e ora all’opera…buon raccolto a tutti…a piccoli passi possibili!

+++

Se ti è piaciuta questa riflessione e vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: Blog “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi visitare la nostra pagina Facebook cliccando qui:Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale Telegram cliccando qui:Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

+++

Grazie,

Pietro e Filomena

Maria non fa rima con Eutanasia

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise dal Blog “Sposi&Spose di Cristo”:

Ogni anno qui a Crotone potete assistere ad una processione davvero significativa.

E’ il mese di maggio, mese per eccellenza che noi cristiani dedichiamo alla Beata Vergine Maria. Molte sono state le sue apparizioni in questo mese.

Apparizioni straordinarie che hanno cambiato la vita di molte persone.

Ma oggi vi raccontiamo qualcosa di estremamente ordinario.

Dicevamo che a Crotone nel mese di maggio si vive la devozione alla Beata Vergine Maria venerata col titolo di “Regina di Capocolonna” e tutta la città il secondo sabato del mese accompagna la grande Icona della Madonna che viene trasportata a spalla presso l’ospedale della città.

Non ci passa per caso, l’Icona viene portata volutamente in ospedale per far visita agli ammalati.

Come dicevo nulla di straordinario. Maria esce dalla chiesa per andare a far visita agli ammalati.

E’ una madre. Quale madre non andrebbe a far visita a suo figlio se fosse in ospedale.

E’ una discepola di Cristo, quale discepolo di Cristo non mette in pratica le parole di Cristo?

In realtà Maria è tra i pochi a praticare le parole di suo figlio e a compiere le opere di misericordia corporale tra cui c’è anche “……visitare gli infermi…..”.

Quale gioia per un ammalato vedersi confortato dalla presenza della Madre di Dio. Quale sollievo nell’anima e nel corpo.

Ma veniamo a noi.

L’altro giorno sentivo nuovamente parlare di proposte speciali per l’uomo libero di oggi. Leggi “giuste” che fanno rabbrividire nel loro essere così asettiche.

L’altro giorno sentivo ancora qualcuno proporre anche in Italia l’eutanasia.

Non vogliamo entrare nel merito della questione per un motivo particolare: la sofferenza è e riamane un mistero.

Chi ha fede in Cristo sa che la sofferenza può diventare uno strumento di redenzione non solo per sé stessi, ma anche per il mondo.

La stessa Beata Vergine Maria a Fatima invitava i pastorelli ad offrire le sofferenze per la salvezza altrui.

Ma chi non crede di questa sofferenza che se ne fa? A cosa giova soffrire? A chi?

Ma forse, in realtà, non è questo il solo aspetto che porta a giustificare l’eutanasia per un non credente.

Guardiamoci intorno.

Secondo un  nostro superficialissimo e stupidissimo parere, uno degli elementi che rafforza il fascino dell’eutanasia, ovvero della morte, è la solitudine in cui viviamo quotidianamente; anzi, l’isolamento – che è ancora peggio – ossia la sempre più significativa assenza di qualcuno (o più di qualcuno) con cui stabilire relazioni profonde, legami belli.

Spesso la nostra esistenza si gioca in quattro mura di case in cui sempre meno viviamo con amore e all’esterno in cui sempre meno viviamo con amore.

Le relazioni significative, quelle vere per cui ti giochi la vita sono sempre meno.

Perché? I motivi sono tanti…forse rincorriamo il benessere a vari livelli e abbiamo dimenticato che è la ricerca del bene che ti porta a stare veramente, profondamente, inesorabilmente bene; mentre la ricerca del benessere fine a sé stesso ti porta velocemente a stare male.

Ed è così che ci ritroviamo svuotati ed abbastanza incapaci di amare e lasciarci amare. Soli ed isolati.

Facciamo un esempio: quante volte abbiamo sentito dire dagli anziani: “nessuno viene a trovarmi”?

Quante volte se siamo stati ricoverati in ospedale per lunghi periodi abbiamo ricevuto visite?

La gente non ha tempo per fare visite. Ti manda un whatsapp e pensa che basti questo. Beh, almeno un whatsapp può essere qualcosa…meglio di niente.

Dicevamo che Maria durante la processione del secondo sabato di Maggio, qui a Crotone, fa visita agli ammalati.

E lo fa per ricordare a tutti noi che gli ammalati si vanno a trovare, che agli ammalati si sta vicino, che agli ammalati bisogna volergli bene.

Ed è qui che noi che ci diciamo cristiani siamo interpellati! Non gli atei…ma noi cristiani!

Come si combatte la voglia di eutanasia? Offrendo la vita per i fratelli che stanno male. Accogliendoli in casa propria? Perché no.

Immaginati solo in un letto di ospedale a vita. Vuoi vivere o morire?

Immaginati in un letto di ospedale o in una casa in cui ci siano persone che ti curano, persone che ti fanno sentire il loro calore e affetto, persone che ti vengono a trovare: in questo caso vorresti vivere o morire?

Beh, la risposta non è semplice.

Ma forse con più probabilità se noi cristiani “operassimo le opere” di misericordia corporale e spirituale, forse meno gente vorrebbe morire.

Forse (è solo un’opinione) se noi discepoli di Cristo ci impegnassimo a desiderare, a costruire relazioni (non istituzioni ma relazioni!!!) fraterne…allora forse ad essere dolce (eu) non sarebbe la morte (tanasia)ma dolce… sarebbe la vita.

E allora….“Santa Madre di Dio, in questo mese di Maggio a Te dedicato aiutaci a ristabilire relazioni fraterne tra noi esseri umani, ricordaci che nei piccoli gesti, nello stare insieme, nell’abbraccio del coniuge, nel sorriso dell’amico c’è una promessa di vita eterna che Gesù ha promesso a coloro che amano come ha amato Lui.

Amen.

Piccolo promemoria per essere felici:

Opere di misericordia corporale

  1. Dar da mangiare agli affamati.
  2. Dar da bere agli assetati.
  3. Vestire gli ignudi.
  4. Alloggiare i pellegrini.
  5. Visitare gli infermi.
  6. Visitare i carcerati.
  7. Seppellire i morti.

Opere di misericordia spirituale

  1. Consigliare i dubbiosi.
  2. Insegnare agli ignoranti.
  3. Ammonire i peccatori.
  4. Consolare gli afflitti.
  5. Perdonare le offese.
  6. Sopportare pazientemente le persone moleste.
  7. Pregare Dio per i vivi e per i morti.

+++

Se ti è piaciuta questa riflessione e vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: Blog “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi visitare la nostra pagina Facebook cliccando qui:Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale Telegram cliccando qui:Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

+++

Grazie

La giusta distanza e la giusta vicinanza.

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise:

+++

Capita spesso che la “distanza” o la “vicinanza” diventino motivo di litigio tra gli sposi.

A tal proposito vi racconteremo una storia…buona lettura!

+++

…C’era una volta…

Cenerentola che aveva appena smesso di litigare con Rino (Rino è il diminutivo di Principe Azzurro, ndr).

Cenerentola gli aveva rimproverato che da quando si erano sposati le cose erano cambiate…e gli disse tra le lacrime:

“Rino, ricordi quella sera che ballammo insieme e tu mi stringevi forte a te…non volevi più lasciarmi andare e a mezzanotte mi slogai una caviglia mentre correvo verso la carrozza e persi la mia scarpetta…ma ora non lo ricordi più…non mi stai più così vicino come una volta…sei così distante…”

Rino, che non era uno molto loquace, le replicò:

“Cenerè, mammamia come sei appiccicosa…famme respirà”

(Rino…non era solo diminutivo di Azzurrino…ma anche di burino…).

Lei pianse.

Lui no. E andò a giocare a calcetto con i suoi amici “rini” mentre lei restò a casa a lavare i pavimenti e a lucidare la pentola…(non a caso tutti la chiamavan’ Cenerentola).

Poi per voglia di sfogarsi telefonò al suo padre spirituale e gli raccontò quanto accaduto.

Il suo padre spirituale era il famigerato nonché ricercato Fra’ Tack.

Il Frate per rispondere al cellulare, si rannicchiò sotto ad una quercia per nascondersi dallo Sceriffo di Nottingham che lo stava inseguendo.

Poi rispose e si fece attento per ascoltare lo sfogo di Cenerentola.

Lei piangeva e piangeva e si lamentava e si lamentava…e alla fine il Frate, che ne frattempo aveva ripreso a correre per fuggire dalle grinfie dello sceriffo di Nottingham, soggiunse con l’affanno:

“Carissima figliola…ti capisco. La distanza che a volte viene a crearsi tra gli sposi fa male e fa piangere. Ma ti darò un consiglio: prega.” 

“Prega, prega…solo questo sapete dirmi Fra’ Tack! Cosa devo dire al Signore? Che mi faccia stare vicina vicina a mio marito?”, chiese un po’ seccata la povera Cenerentola.

No, cara Cenerentola, dì al Signore che tu e tuo marito avete un po’ di problemi con le distanzetu avresti sempre il desiderio di tenerlo vicino, lui invece scappa…”

“E’ proprio così!!!”, urlò al telefono Cenerentola.

Riprese il frate: “Allora, carissima figliola, dì al Signore che tu e tuo marito avete bisogno di vivere nella giusta distanza…o, se preferisci, dì che avete bisogno della giusta vicinanza!”

“Non capisco Fra’ Tack! Cosa volete dire?”

“Vedi, tutte le persone hanno questo tipo di difficoltà…alcuni sprecano una vita intera a rincorrere l’altro coniuge, mentre quello scappa impaurito.

“Ma di cosa può aver paura Rino…di me?”

“Non lo so di cosa ha paura Rino…ma lo stesso si potrebbe dire di te…forse lo vuoi troppo vicino perché hai tu qualche paura…ma non è questo il punto!”

“E qual è?” domandò Cenerentola…

“Vedi…probabilmente tu cerchi in lui qualcosa che lui non può darti…tu lo vuoi vicino perché, magari, ti rassicuri, ti dia quel calore, ti offra quella pace…insomma…ti gratifichi…ma dimentichi che lui non è il tuo sposo per questo! La tua pace, la tua gioia profonda può dartela solo Gesù!

Rino è tuo marito e non è Dio…mentre Gesù, che avete messo al centro nel matrimonio che avete celebrato…Lui si, Lui è Dio e solo lui può darti ciò che veramente il tuo cuore desidera!”

“Continuo a non capire”, disse Cenerentola (Che era sì una brava donna…ma era anche poco sveglia).

Al che Fra’ Tack – stanco sia per le spiegazioni, sia perché non ce la faceva più a correre mentre lo Sceriffo di Nottingham lo inseguiva con le manette – replicò: “Gesù è la giusta distanza e la giusta vicinanza tra te e tuo maritose metterete Gesù al centro della vostra relazione tu non divorerai Rino e Rino non fuggirà più da te…

…Gesù è la giusta, l’equa, la perfetta vicinanza che vi custodirà, che farà funzionare il vostro matrimonio.

…E allora, Cenerè, amatevi in Cristo vuol dire questo: tra te e Rino…ci dev’essere uno spazio…e in quello spazio dovete far dimorare Cristo…Lui farà il resto! Lui vi insegnerà ad abitare sia nell’intimità che nella lontananza…”

E fu così che cenerentola capì un po’ di più sulla relazione con suo marito…comprese che il matrimonio cristiano è qualcosa di speciale…poiché Gesù è lo Sposo degli sposi…e Lui non delude…mai.

E fu così che da qual giorno, Rino e Cenerentola vissero felici, contenti e con Gesù al centro tra loro due.

+++

Se ti è piaciuta questa riflessione e vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: Blog “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi visitare la nostra pagina Facebook cliccando qui:Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale Telegram cliccando qui:Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

+++

Grazie 😊🙏

La cura che cura: Cristo crede in te

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise

+++

Un paio di anni fa per Natale ci hanno regalato una minuscola pianta grassa…poverina, era ricoperta di qualche schifezza tossica di color rosso.

Chi l’aveva rivestita di quella sostanza lo aveva fatto per renderla più bella, per renderla più in tinta con il color rosso che a natale “fa tanto” babbo natale più che Gesù Bambino.

Ed è così che la bellezza naturale della piantina veniva soffocata da artifici cosmetici.

Nonostante tutta questa preparazione, era poi stata dimenticata in una stanza per due settimane senza molta luce e senza acqua. Poi qualcuno l’ha scovata e ha detto: “Ah, questa piantina è per voi! Buon Natale!”

Il suo valore economico sarà stato pari a 0,49 centesimi…ma abbiamo creduto nelle potenzialità di questa piantina e l’abbiamo tenuta provando a darle un futuro.

Per prima cosa l’abbiamo ripulita alla meglio dalla sostanza rossa, le abbiamo dato un po’ d’acqua e messa alla luce del sole.

Ebbene quella piantina da 4 soldi oggi è ancora sul nostro balcone, è diventata più grande, sta facendo nuove foglie e soprattutto ci sta deliziando con dei fiorellini bellissimi!

Sembrano campanelle…campane di Pasqua, come quelle che annunciano la Risurrezione del Signore Gesù.

Ed è ciò che è successo proprio per la nostra piccola piantina. Con un po’ d’acqua e un po’ di luce sarebbe sopravvissuta…ma non è bastato questo: abbiamo “creduto in lei”…ed oggi è risorta, è bellissima!

Forse è quanto accade anche a noi dai giorni del fidanzamento fino ad ogni giorno del matrimonio.

Ci fidanziamo e siamo tutti carini, appariscenti…rivestiti di strati di cosmesi, cercando di farci belli per piacere all’altro.

Poi entriamo nel matrimonio e ci rendiamo conto che le maschere non solo non durano, ma ci soffocherebbero se ad un certo punto qualcuno non ce ne liberasse!

E’ il nostro coniuge che ha questo compito tanto importante quanto faticoso: aiutarci ad essere liberi da tutti quei trucchi che adottavamo per far innamorare qualcuno di noi.

Questo processo è lungo, e spesso i coniugi non si accorgono neanche di quanto possano fare bene all’altro semplicemente essendo sé stessi, coi propri pregi e i propri difetti.

Ora che siamo sposati e non servono più quei trucchi bisogna che lascino il posto alla bellezza vera che ci abita…a quella bellezza di cui, a volte, ci vergogniamo anche.

Dal desiderio di essere amati gli sposi devono passare all’amare. Dall’innamoramento bisogna passare all’amore.

E questo passaggio può essere doloroso.

Alcuni si erano sposati per avere qualcuno che li facesse ridere e invece si ritrovano a dover asciugare le lacrime dell’altro.

Qualcuno si è sposato per avere qualcuno che lo facesse sentire importante e invece si trova a dover fare da “supporter” al coniuge che spesso si deprime.

E’ una sfida grande che non si vince con le proprie forze.

Non si può vincere con le proprie forze.

E’ possibile vincerla solo ricordandosi che c’è qualcuno che crede veramente in te…

Solo quando scopri che c’è qualcuno che ti ama molto più di quanto ti ama il tuo coniuge e molto molto molto di più di quanto tu pensi di amare il tuo coniuge.

E’ possibile vincere solo quando vedi coi tuoi occhi che Gesù crede così tanto in te che si è giocato la sua stessa vita scommettendo sulla bellezza di cui è capace la tua.

Se scopri tutto questo allora sarai come la nostra piantina sul balcone.

…Smetterai semplicemente di sopravvivere e ti ritroverai a risorgere ogni giorno.

…Smetterai di “tirare a campare” e ti ritroverai a mettere su nuovi germogli.

…Smetterai di far finta di essere bello e ti ritroverai a tirar fuori dal tuo cuore una bellezza così radiosa che commuoverà te stesso per primo.

Gesù ti ama e crede in te.

Fanne memoria nella preghiera e fanne esperienza nell’Eucarestia…e fiorirai.

E fiorirà anche la tua vita ed il tuo matrimonio!

Coraggio, Gesù crede in te…e le campane suonano Alleluja!!!

+++

Se ti è piaciuta questa riflessione e vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: Blog “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi visitare la nostra pagina Facebook cliccando qui:Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale Telegram cliccando qui:Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

+++

Grazie 😊🙏

“Sto facendo una passeggiata e ti rubo la pace”.

..DI PIETRO ANTONICELLI E FILOMENA SCALISE..

+++

Ero fermo in macchina questa mattina, avevo accostato lungo un viale alberato in città e con le mie 4 frecce lampeggianti ero tranquillo mentre cercavo di caricare un video su instagram ed ascoltavo “Liberami” (un canto allo Spirito Santo scritto e suonato dai mitici Kantiere Kairòs).

Ed è così che oggi il Signore mi ha liberato. Ve lo racconto rapidamente…

Un vecchietto si avvicina al finestrino e con fare amichevole inizia a salutarmi e a parlarmi. Abbasso un po’ il volume dello stereo e un po’ il finestrino per capire cosa stesse dicendomi questo sconosciuto.

Lui mi chiedeva: “Come stai? Tutto bene? Stai lavorando in questo periodo?” e mentre mi inizia a raccontare che lui con questa bella giornata è uscito a farsi una passeggiata, infila la mano nell’abitacolo e tenta di aprire dall’interno lo sportello cercando a tentoni la maniglia.

A quel punto gli sposto con fermezza la mano fuori dal finestrino e gli dico: “Vai via!!!”.

Lui si allontana ed io resto lì con il cuore che mi batteva forte per lo spavento: un uomo stava cercando di rubarmi qualcosa. In questi casi ci si agita molto ed il cuore batte forte.

Questo simpatico uomo sulla settantina oggi,  con questo bel sole e clima primaverile, era uscito a fare una passeggiata…con l’intento di rubare qualcosa a qualcuno.

Ed ha incontrato me e mi ha messo in crisi poiché mi sono tornate in mente le parole di Gesù: “Dov’è il vostro tesoro, là è anche il vostro cuore”. (Matteo 6,21)

Ed ecco il mio tesoro che stamattina ho temuto di perdere: un cellulare cinese, una Panda, pochi spiccioli in tasca. Ma aldilà del valore economico, quello che ho temuto è che il vecchio ladro potesse rubare qualcosa di mio.

“MIO”: ecco il problema. Il vento che ha soffiato sul mio cuore e gli ha fatto fare le onde si chiama “possesso”.

Appena tocchi il Tesoro, il Cuore si agita.

Lo dice Gesù. Tesoro e Cuore sono legati ad un’unica corda. Appena ti toccano il Tesoro, il Cuore suona l’allarme.

…altro esempio…

Oggi pomeriggio ero sul divano e mentre accendevo il PC per fare cose importantissime (tipo c-a-z-z-e-g-g-i-a-r-e) mia moglie mi dice:  

“C’è la bambina da vestire e portare dai nonni. Lo fai tu?”.

Io le rispondo con l’aria di un grande imprenditore che deve salvare la sua azienda:

“Io??? Noo di certo! Non posso perdere tempo, ho da fare!”; e in sottofondo sento il cuore che ancora una volta batte due colpi forti: “Tum Tum!!

Hoi Hoi! Pare che qualcuno abbia nuovamente toccato il mio Tesoro e lo dico con certezza, giacché ho subito mostrato i denti per difenderlo dopo aver sentito il cuore che mi si agita.

Ecco ancora qualcosa di “MIO”, ed ecco non posso permettere che mia figlia mi rubi il tempo che, appunto, “è MIO”.

Ed è quando hai questa mentalità nel sangue che…passa un vecchietto qualunque o una figlia che ha bisogno di essere accompagnata dai nonni…ed ecco che riescono a rubarti la pace, quella del cuore, si.

Ma allora in questa giornata di tesori rapinati e cuori agitati, in cui – per Grazia – riconosco di quanto miseramente sto lasciando attaccare il cuore a cose futili e che queste cose futili mi portano via la Pace, con le mani giunte e gli occhi al cielo prego il Signore Gesù chiedendogli di realizzare in me quel passo del Vangelo in cui Lui dice:

“Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano.” (Matteo 6, 19-20)

Morale della storia (non è una favola): ho capito che se il mio cuore si lega al Cielo e a Chi lo abita sarò veramente libero.

Ed è così che il Signore oggi con quel vecchietto mi ha permesso di liberarmi un po’.

“Liberamiiii Spirito di Diooo” 

+++

Se ti è piaciuto l’articolo e vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: Blog “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi visitare la nostra pagina Facebook cliccando qui: Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale Telegram cliccando qui: Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

Grazie, Pietro e Filomena.

 

..qui il link all’articolo originale: http://www.artigianatodaimonasteri.it/sito/sposi-e-spose-di-cristo-blog/beni-materiali-pace-cuore/

“E vissero Felici…e Differenti.”

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise..

+++

“Tesoro, vuoi sposarmi?”

“Oh, caro! Quanto ci hai messo a chiedermelo!!!”

Si abbracciarono, si baciarono e qualche mese dopo  si sposarono e vissero Felici e……..

No.

La loro vita fu davvero molto difficile, soprattutto quel giorno in cui lei voleva andare a comprare una borsa e lui avrebbe voluto guardarsi la partita in TV.

Litigarono molto quel giorno…

si scagliarono fulmini e saette, parole pesanti e alla fine lui rimase immobile sul divano a fare zapping all’infinito e lei a piangere in bagno.

Lui prima del matrimonio era convinto che avrebbe trovato in lei…chennnesò…”non dico una donna con cui parlare di calcio tutti i giorni, ma almeno una che non mi rompesse troppo durante le partite dalla serie A alla serie Z…della Champions, della Coppa, della Supercoppa, della sottocoppa, ecc….”

Lei prima del matrimonio era convinta che avrebbe trovato in lui…chennnesò…”non dico una migliore amica con cui passare tutti i giorni a fare shopping,  ma almeno qualcuno con cui dedicarsi piacevolmente allo shopping il lunedì, il martedì, il mercoledì, il giovedì, il venerdì, il sabato e la domenica mattina (domenica pomeriggio libero per fare una passeggiata in centro”).

Quel giorno litigarono molto…si erano delusi a vicenda.

E pensare che il mese precedente, quando si erano sposati, avevano immaginato che le cose sarebbero andate molto, molto diversamente.

Già, perché a vari livelli tutti siamo più o meno convinti che il coniuge debba somigliarci in qualche modo…

che l’anima gemella debba essere gemella della mia anima…cioè, in altre parole, l’altro deve essere uguale a me…un alterEGO.

Dicono in televisione che questa dovrebbe essere la fonte della felicità coniugale. Ma, lo sappiamo, non lo è. E La Tv non dice sempre la verità.

Già, perché il matrimonio non si fonda sulla somiglianza dei coniugi…

E allora?

E allora tuo marito non potrà mai corrispondere all’idea di migliore amica che hai nella testa, ovvero ad una psicologa-estetista-parrucchiera-un po’ romantica e un po’ avventuriera…eccc…ecccc..ecccccccc…Infatti:

  • Lui non potrà mai capirti fino in fondo: è tuo marito, non è un interprete di lingua aliena…
  • Lui non potrà mai entusiasmarsi fino alle lacrime per un paio di scarpe: è  tuo marito, non è #barbie…

E allora tua moglie non potrà mai corrispondere all’idea di migliore amico che hai nella testa , ovvero ad uno che non ti rompe, che non ti rompe e ancora non ti rompe e ancora non ti rompe…eccccccc….Infatti:

  • Lei non potrà mai capirti fino in fondo: è tua moglie, non è un’interprete di alfabeto Morse.
  • Lei non potrà mai capire come funziona il fuorigioco: è tua moglie, mica #sandrociotti…

E allora?

E allora siete e sarete sempre diversi l’uno dall’altra. Siete e sarete sempre due persone distinte. Siete e sarete sempre due persone, appunto, non una.

In altre parole la vita di coppia può essere distrutta dalle inevitabili differenze tra marito e moglie, oppure si può nutrire e può arricchirsi proprio con quelle differenze costitutive esistenti tra l’uomo e la donna.

L’altro non l’hai sposato affinché potesse farti felice, potesse appagarti, potesse soddisfarti…l’hai sposato per donarti e per accoglierlo così…proprio così com’è: ed è, inevitabilmente, differente da te.

E allora….vissero FELICI…e DIFFERENTI.

+++

Se ti è piaciuto l’articolo e vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: Blog “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi visitare la nostra pagina Facebook cliccando qui: Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale Telegram cliccando qui: Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

Grazie, Pietro e Filomena.

..qui il link all’articolo originale: http://www.artigianatodaimonasteri.it/sito/sposi-e-spose-di-cristo-blog/e-vissero-felici-e-differenti/

Io sto con Gandalf, ovvero…la gentilezza apre i cuori.

di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise dal Blog “Sposi&Spose di Cristo”:

Carissimi lettori…oggi condividiamo una nostra riflessione che essendo tale…può essere anche non condivisibile 😀 

Buona lettura 😉

+++

…Quante ricette abbiamo per salvare il pianeta, per salvare le anime, per salvare gli animali, per salvare i matrimoni, per salvare le piante, per salvare gli oceani, per salvare le parrocchie, per salvare le amicizie, per salvare i gatti sugli alberi, per salvare l’economia globale, per salvare i rifugiati, per salvare i rapporti con i suoceri, per salvare gli embrioni congelati, per salvare i mobili antichi dai tarli, per salvare i ragazzi dalle nuove e vecchie dipendenze, per salvare l’albo degli avvocati, per salvare lo schermo dello smartphone, per salvare gli ornitorinco dall’estinzione (quale sarà il plurale di ornitorinco??), per salvare i ricordi, per salvare i bambini dai trafficanti di organi, per salvare l’arte, per salvare l’ozono, per salvare quello che ti pare…

Vi sveleremo un segreto. Se in queste ricette c’è l’ingrediente “bastone”…il risultato sarà una schifezza.

Una volta un prete ci disse: “Cari, nessuno si converte con le bastonate”.

Questa frase ci ha fatto pensare e alla fine abbiamo capito che qualsiasi nome, cose, città, frutta, cantanti io voglia salvare (oltre che cercarli tutti con la stessa iniziale)…solo la mitezza, la preghiera, la cura, l’ascolto, la dolcezza, la simpatia, la comprensione, la gentilezza….solo questi ingredienti possono aprire dei varchi per far passare l’unico che può salvare veramente qualcosa o qualcuno: Gesù Cristo.

E allora ci tornano in mente e nel cuore quel bel dialogo de Lo Hobbit in cui Gandalf si rivolge alla regina Galadriel e le dice:

“… Saruman ritiene che solo un grande potere riesca a tenere il Male sotto scacco…ma non è ciò che ho scoperto io. Io ho scoperto che sono le piccole cose, le azioni quotidiane della gente comune che tengono a bada l’Oscurità. Semplici atti di gentilezza e amore…”

E allora…vieni Signore Gesù, Tu che sei Mite ed Umile di Cuore… vieni a salvarci! Amen.

+++

 

Se ti è piaciuto l’articolo e vuoi conoscerci meglio:

puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: Blog “Sposi&Spose di Cristo”

puoi visitare la nostra pagina Facebook cliccando qui: Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

puoi iscriverti al nostro canale Telegram cliccando qui: Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

Grazie 🙂

Mattia, ovvero: Dio si fa conoscere nello stupore.

di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise dal Blog “Sposi&Spose di Cristo”:

Carissimi lettori…

…ieri 21 Marzo è stata la Giornata Mondiale della Sindrome di Down.

Ci auspichiamo che questa giornata abbia portato a riflettere sul fatto che, ancora oggi, le persone affette da questa sindrome sono spesso ai margini della nostra società o, ancora peggio, vengono scartate fin dal grembo materno in un mondo che, pare, sembra voler eliminare i problemi eliminando le persone…

Abbiamo dunque deciso di condividere con voi la storia di una famiglia di nostri amici…è una storia bella e vera, così come lo sono loro!

Non indugiamo oltre: buona lettura!!!

+++

“Quando pensi che la vita ti abbia dato tutto, e che il tuo piccolo mondo sia perfetto così, a volte Dio trova modi incredibili per stravolgerlo…
Fino al 13 giugno 2017 la nostra famiglia era già abbastanza caotica e chiassosa così com’era, ma tutti sapevano che di lì a poco sarebbe arrivato un’altro uragano, un quinto maschietto che avrebbe fatto vincere la squadra blu 5 a 4 contro la squadra rosa delle femmine.

Io sono la prima delle ragazze, e anche la più grande, e di vedere questo diavoletto non vedevo l’ora.

Quando il momento è arrivato non stavo più nella pelle. In poche ore sono corsa a vedere il mio nuovo “fratellino/figlioletto”, perché in una grande famiglia funziona così, se sei il maggiore alla fine diventi una piccola mamma per tutti.
Sono volata fino in ospedale ma non avevo idea di cosa avrei scoperto.

Mi accoglie il mio papà un po’ in lacrime, e questo già mi lascia perplessa perché “babbo Andrea” non piange quasi mai, e mi dice che il mio fratellino è un po’ speciale….
In quel momento il mio mondo si è fermato per un attimo, e non potevo non sperare che fosse uno scherzo o che non intendesse proprio quello che credevo.
E invece era così, il mio piccolo Mattia era un bellissimo maschietto con la Sindrome di Down.

A casa la notizia è stata accolta in tanti modi diversi, e anche se era nato solo da poche ore Mattia aveva già sconvolto la giornata di tutti: dai più piccoli confusi e innocenti, ai più grandi un po’ preoccupati e perplessi, e forse anche amareggiati.

Perché nessuno, quando la disabilità ti tocca in prima persona, può fingere di non desiderare nel profondo del cuore che non sia così, o di poter in qualche modo cambiare le cose, anche se ci si sente egoisti.
Credo che l’unico sentimento comune a tutti fosse la paura, paura di vederlo soffrire, di non essere capaci di aiutarlo e di proteggerlo, paura che fosse ‘solo’ perché ‘diverso’.

Ma mentre queste paure punzecchiavano tutti, una persona che non immaginavo mi disse una cosa che mi tranquillizzò immediatamente.

Mi disse che eravamo fortunati per la nascita di Mattia, e che lui ci avrebbe dato l’opportunità per crescere ed essere felici, per capire veramente la vita ed essere immuni da tutte le cose brutte e da tutte le paure, perché quello di cui prima avevamo paura sarebbe diventata la nostra più grande forza.

Il giorno dopo sono corsa di nuovo dal nostro piccolino, in terapia intensiva neonatale per alcuni problemi legati alla sua sindrome, volevo abbracciare la mia piccola roccia.

La mia nuova forza.

Oggi Mattia è il preferito di tutti, ma proprio tutti, familiari, vicini, amici, conoscenti; è un piccolo tornado talmente vivace che stupisce sempre tutti, non fa altro che sorridere e muoversi come una trottola, e io sono fiera del mio fratellino come non pensavo sarei mai stata.
Per la nostra famiglia Mattia è stato un fulmine a ciel sereno, nessuno se lo aspettava; ma è meraviglioso come un bambino così piccolo ci abbia insegnato così tanto: insegnato a capire, accettare, apprezzare la diversità, insegnato che alla fine non siamo noi a essere “normali” solo perché non abbiamo nessun problema; ma a volte queste persone “diverse” sono più felici e più serene di noi, che ci preoccupiamo di inutili norme sociali e non godiamo i bei momenti della nostra vita.

Soprattutto Mattia ci ha insegnato che Dio ha sempre un piano di riserva, anche quando sembra che il suo disegno sia già perfetto così, per sorprenderti e stupirti ancora.

Mattia, che significa “Dono di Dio” è il dono più grande che abbia mai ricevuto, e per la nostra famiglia è solo l’inizio di un lungo viaggio insieme a lui.”

+++

 

Se ti è piaciuto l’articolo e vuoi conoscerci meglio:

puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: Blog “Sposi&Spose di Cristo”

puoi visitare la nostra pagina Facebook cliccando qui: Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

puoi iscriverti al nostro canale Telegram cliccando qui: Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

Grazie 🙂

 

“Nel terzo cassetto”…ovvero la ricerca dei calzini e della propria identità.

di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise dal Blog “Sposi&Spose di Cristo”:

+++

Lui le chiese: “Dove sono i calzini di nostra figlia?”

“Nel terzo cassetto dell’armadio delle bambine” rispose lei, sapendo già che poco dopo questa risposta sarebbe dovuta accorrere in aiuto del suo coniuge.

Quel coniuge così sicuro in altri ambiti della vita, così pratico nel trovare mille soluzioni per cinquecento problemi…

Proprio lui ora era lì, con le mani in quel misterioso cassetto e lo sguardo perso nel vuoto…un vuoto vasto, che sconfinava nelle profondità dell’essere maschio innanzi alla complessità del terzo cassetto.

Cosa gli impediva di trovare quello che cercava (i calzini, appunto) e cosa invece lo predisponeva a smarrirsi egli stesso durante quella ricerca…solo Dio lo sa.

Sta di fatto che una volta sua moglie dovette chiamare un falegname affinché smontasse l’armadio al fine di recuperare oltre ai calzini di sua figlia, anche il marito che si era smarrito da circa una settimana nel fatidico terzo cassetto dell’armadio delle bambine.

Ci mancò poco che anche il falegname ci restasse secco…infatti il suo sguardo iniziò ad apparire assente appena le sue orecchie captarono la voce della padrona di casa che chiedeva di cercare suo marito all’interno del terzo cassetto nell’armadio delle bambine.

Alle parole “terzo cassetto” il falegname si era già quasi smarrito nella infinita e angosciosa vastità dell’universo maschile.

In realtà il falegname non poté nulla contro la forza dello smarrimento che lo assaliva innanzi al terzo cassetto dell’armadio delle bambine.

Dovette risolvere tutto la padrona di casa, nonché moglie del marito smarrito tra i calzini, le magliette e i pigiami nel cassetto.

Le differenze di genere non esistono dicono alcuni…Noi rispondiamo: Si vede che non avete mai visto un uomo innanzi ad un terzo cassetto qualsiasi.

😀

+++

Se ti è piaciuto l’articolo e vuoi conoscerci meglio:

puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: Blog “Sposi&Spose di Cristo”

puoi visitare la nostra pagina Facebook cliccando qui: Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

puoi iscriverti al nostro canale Telegram cliccando qui: Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

Grazie 🙂

 

All’armi! Gli sposi nazional-comunisti e l’arte della pace.

di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise dal Blog “Sposi&Spose di Cristo”:

Carissimi lettori di questo bellissimo Blog, oggi vi proponiamo una storiella che partendo da quelle che possono essere differenze di vedute politiche (in questo caso volutamente esasperate) ci possono aiutare a riflettere sul fatto che ogni relazione, comprese quelle matrimoniali, sono una sfida: una sfida che ci chiama ad uscire dalle nostre visioni, dalle nostre certezze e ad andare verso il coniuge, per amarlo così com’è, e per lasciarci amare da lui nella certezza che in questa accoglienza possiamo fare esperienza dell’amore di Dio per noi.

Buona lettura e buon inizio di Quaresima, Pietro e Filomena.

+++

Lei salì sul pulpito, che poi altro non era che il comodino della loro camera da letto. Comodino rosso, con sfumature di giallo. Una notte lei si svegliò e, accesa la luce della lampada, bruscamente iniziò il suo comizio:

<<Compagni! Questa casa è fin troppo ordinata! Questo non va bene!!! E poi, compagni, vogliamo parlare dei diritti! Ma scherziamo?! Ho diritto a rifiutare di preparare il pranzo a mio marito, soprattutto se non smette di mangiare polpette!

Guarda che doveva andarmi a capitare! Un marito vegano dovevo prendermi! Non un mangia-poveri-animali come questo!

E poi, compagni, vogliamo parlare della sue visione sulla vita? Noi si che garantiremo il benessere della società! Eutanasia per tutti e se i nostri bambini torneranno con le ginocchia sbucciate dopo le solite cadute in bicicletta: chi mai avrà il coraggio di vederli soffrire? Li abbatteremo con aerei spara/cioccolato! Moriranno certamente sotto i loro colpi, però ricoperti di dolcissima crema gianduia! Questa si che è una morte dolce!

Compagni: votatemi!>>

Detto questo si mise a sedere, ovviamente a gambe incrociate e respirando forte così come le aveva insegnato il suo maestro di yoga.

Poi fu il turno del marito.

Prima di salire sul suo comodino andò in bagno a pettinarsi a lungo. Ne uscì lucido e sorridente. Indossava la sua camicia migliore, color della notte, poi diritto sulle gambe salì con un balzo e dopo aver salutato la folla oceanica, disse a gran voce:

<<Camerati (effettivamente si rivolgeva agli abitanti della camera da letto)! L’ora segnata dal destino batte sul quadrante della storia! Questa casa non è un albergo! Chiaro!?

E se verrà qualcuno a bussare senza adeguato lasciapassare sarà abbandonato sul pianerottolo. Guai a chi non vorrà cucinare polpette e involtini a suo marito! Ovviamente il marito dovrà farne richiesta in carta bollata al Ministero di Pranzo&Giustizia!

Ordine ci vuole! E poi dobbiamo tutelare i diritti di ciascuno, quando questo “ciascuno” somiglierà ANNOI!!! Dei diversi non ci importa!>>

Poi si sedette restando in piedi. Solo lui sapeva come farlo.

Si guardarono negli occhi, per un minuto ed un minuto ancora. Poi presero carta e penna e sul comò stilarono un trattato di non belligeranza.

Pace era fatta. Due visioni inconciliabili si erano ancora una volta stretta la mano e tornarono a dormire.

Morale della favola?

Quando siete arrabbiati col vostro coniuge e davvero vi sentite agli antipodifermatevi un attimo, chiedete aiuto allo Spirito Santo, guardatevi negli occhi per un paio di minuti e vedrete che la rabbia andrà via e la pace non tarderà. 

+++

Se ti è piaciuto l’articolo e vuoi conoscerci meglio:

puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: Blog “Sposi&Spose di Cristo”

puoi visitare la nostra pagina Facebook cliccando qui: Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

puoi iscriverti al nostro canale Telegram cliccando qui: Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

Grazie 🙂

 

L’era dei passeggiatori solitari, ovvero: “Al passo coi tempi”

di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise dal Blog “Sposi&Spose di Cristo”

Un giorno un frate, che era stato missionario in Africa per tanti anni, mentre facevamo una passeggiata insieme, mi disse: “C’è un proverbio  africano che dice: IL PASSO DI UN ALTRO TI SPEZZA”.

Cosa voleva significare quel proverbio?

Beh…io l’ho interpretato così: che se cammini con qualcuno e cerchi di andare al passo e alla velocità dell’altro…entrambe vi stancherete. Infatti uno dei due sarà costretto a camminare ad una velocità maggiore e l’altro, magari, dovrà rallentare.

Questo proverbio, dunque, parla di una realtà tecnica…oserei dire muscolare; ma la sua valenza morale sembra – non so come sia potuto accadere – essere diventata uno stile di vita del nostro mondo occidentale.

“Una farfalla batte le ali a Pechino e a New York arriva la pioggia” dicono i sostenitori della teoria del Caos.

“Un giorno un vecchio africano che si era stancato di camminare col suo nipotino in un villaggio del Kenya inventa un proverbio…e toh…l’occidente diventa individualista” dico io.

Ed eccoci qui, in Occidente, in Italia per la precisione. Quanta gente che per paura di essere spezzata dal passo di un altro, preferisce camminare sola. E li vedi questi passeggiatori solitari.

Alcuni scattanti, nevroticamente scattanti…altri lenti, terribilmente lenti. Ma entrambi soli. Terribilmente soli e, spesso, nevrotizzati.

“Il passo di un altro mi spezzerebbe, e preferisco non spezzarmi…perché ho solo questa vita e se la consumo poi non mi resta nulla”…sembrano dirti quando li guardi e li vedi belli, puliti, profumati, ordinati, metodici, con le scarpe e le cinture “di sicurezza” della vita sempre allacciate…che preferiscono poggiare le loro mani sui freddi nordic sticks piuttosto che nelle mani di qualcuno in carne e ossa.

E camminano e attraversano l’esistenza sulle strisce pedonali. Sicuri di custodirsi fino all’ultimo respiro. Soli, fino alla fine…ma non spezzati dal passo di un altro. Senza pericolo e senza gioia.

Poi ti giri e incontri un gruppetto strano. Sembrano “la Compagnia dell’Anello” o una compagnia di disagiati..

Uno di loro è alto e spettinato con la barba poco curata; l’altra sembra la Fata della situazione…ma senza ali e con qualche smagliatura sulle gambe. Poi qualche piccolo hobbit che corre come senza una meta mentre altri due, altrettanto bassi, sporchi e sudati, lo rincorrono urlando senza riguardo per nessuno.

E’ una famiglia. E ti fa piacere incontrarla…Meno belli e rilassati dei passeggiatori solitari e sicuramente più stanchi e disordinati…ma li vedi (sotto le occhiaie) che sono felici. Felici di lasciare che il passo dell’altro spezzi le personali tristi abitudini che atrofizzano il cuore. Vedi che le loro bocche sono allenate sia alle urla e ai litigi, sia a grasse risate.

Li vedi, consumati da quel quotidiano vivere insieme che logora, è vero…logora e spezza le catene dell’egoismo e ti libera da te stesso e dai tuoi casini.

E allora via! Andiamo a fare una passeggiata, ma insieme a qualcuno e per sempre…e sarà un’avventura mozzafiato!

Potremo riformulare il proverbio africano testimoniando con le nostre mani sporche, stanche, ma felici di accarezzare chi ci sta affianco che in realtà: “IL PASSO DI UN ALTRO TI SPEZZA…LE CATENE DELL’INDIVIDUALISMO, DELL’ISOLAMENTO…DELL’ABBRUTIMENTO AUTOREFERENZIALE”…ed arriva il tempo della Gioia.

+++

“Chi ama la propria vita la perderà. Chi è pronto a perdere la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io ci saranno anche quelli che mi servono. E chi serve me sarà onorato dal Padre”

(dal Vangelo secondo Giovanni 12,25-26)

+++

Se vuoi visitare la nostra pagina Facebook clicca qui: Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

Se vuoi visitare il nostro Blog clicca qui: Blog “Sposi&Spose di Cristo”

Con Gesù, sulla strada.

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise dal Blog “Sposi&Spose di Cristo”:

Oggi abbiamo pensato di raccontare ancora un po’ della nostra storia. Buona lettura:

+++

Salve a tutti, sono Pietro Antonicelli. 

Oggi mi racconto un po’.

La mia storia di vita – che si intreccia alla Fede in Gesù Cristo – mi ha visto nel 2012 approdare nelle strade di Roma.

Dopo una vita lontana da Dio, ho incontrato Gesù durante la Marcia Francescana nel 2007 e dopo varie vicende è nato in me il sogno di vivere radicalmente il Vangelo. Questo profondo desiderio mi ha portato nel 2010 ad iniziare un cammino di consacrazione con i Frati Minori (Francescani). Ma dopo due anni di vita in Convento mi sono ritrovato a desiderare di fare un passo oltre…

Il desiderio di una maggiore radicalità nella vita e nell’annuncio del Vangelo mi ha portato a scegliere di andare a vivere senza una fissa dimora per le strade di Roma, mettendomi alla pari dei barboni, dei punkabbestia, delle prostitute, dei tossici, dei malati psichiatrici, egli emigrati e di tutti quegli ultimi che popolano le strade della Capitale.

Desideravo vivere in mezzo a loro per testimoniare l’amore di Cristo per ogni uomo semplicemente con la mia presenza e con la presenza di Filomena, che oggi è mia moglie, ma all’epoca era consacrata laica ed aveva fatto la stessa mia scelta diversi anni prima.

Insieme a lei vivevamo per strada col desiderio di vivere questa piccola missione con gli ultimi.

Di seguito riporto un’intervista che mi fu rivolta durante il periodo in strada da un caro amico, oggi dottore in Psicologia.

Correva l’anno 2013, ed il 19 Marzo – Festa di San Giuseppe – il caro dr. Umberto Marrone che allora studiava Psicologia a Roma, volle incontrarmi per poter compilare una tesina che serviva per i suoi studi:

+++

“Sono Umberto e questa è una fredda serata invernale romana. Il vento soffia impetuoso e la pioggia bagna ogni sampietrino della capitale. Sono in marcia su via della Conciliazione, monumentale arteria che conduce sino al maestoso colonnato di San Pietro, fulcro e origine del mondo cattolico. Privo di ombrello ma difeso dallo sferzare dell’acqua dal cappuccio del mio pesante cappotto invernale, procedo spedito per il freddo, sperando che la fermata metro sia più vicina del solito, per potermi finalmente riparare dal gelo che m’invade.

L’aria che mi circonda ha qualcosa di surreale: la pioggia e il vento hanno scoraggiato anche i più temerari turisti che in genere colorano la zona e si respira un silenzio alto, profondissimo che, da queste parti, è di certo rarissima merce. Nel camminare sono combattuto tra il desiderio di correre al chiuso e quello di godermi quest’inaspettato angolo di pace. Nella “lotta”, per risparmiarmi seppur pochi metri di strada sotto la pioggia, decido di attraversare i portici che antistanno al colonnato della basilica, luogo di raduno per eccellenza di coloro che non hanno un letto e un tetto sotto cui passare la notte. Soffermando lo sguardo su questa sezione d’umanità ai miei occhi triste, rassegnata, vittima, il mio sguardo è attratto da una coppia di loro. Non so perché ma uno di loro ha un viso a me noto… ma certo: è Pietro!

Di origini pugliesi, come le mie, ha vissuto diversi anni in vari conventi dell’Ordine dei Frati Minori, in Puglia e nel Lazio, prima di intraprendere uno stile di vita diverso, inconsueto. Ha scelto di vivere in strada, qui nella capitale. La motivazione di una scelta tanto radicale è esclusivamente la Fede, ma la sua modalità di vita lo porta a stretto contatto con persone che, diversamente da lui, sono state costrette a vivere in strada o a condividere con lui aspetti della giornata a causa di ristrettezze economiche, sullo sfondo dell’attuale situazione di crisi planetaria.

È una vita ai margini quella che Pietro ha scelto. Ma nella sue giornate non è solo: le condivide con un’amica, Filomena, che, come lui, quella sera di pioggia era stupita dall’insistente, strano interesse che pareva mostrare quel passante col cappuccio.

Mi rendo conto di essere irriconoscibile, infagottato come sono. Allora tiro giù il cappuccio e quasi urlo: «Pietro!»

L’espressione di preoccupazione sul suo viso si trasforma in sorriso e la risposta quasi immediata mi rincuora: «Umberto!»

Ed ecco i consueti abbracci calorosi al ritrovamento di un amico di cui si erano perse le tracce da tempo. Pietro è quello di sempre: alto più o meno quanto me, bruno, magro, ma soprattutto con un largo e coinvolgente sorriso. Mi abbraccia e mi sfiora con la sua barba ormai lunga (in questo differisce sicuramente dal passato). Ma la forza e la gioia sono quelle di sempre. Subito mi presenta Filomena, sua compagna d’avventure, e chiacchieriamo, scherziamo e giochiamo come se il tempo non fosse passato, come se la vita non ci avesse cambiati.

Pietro è quello di sempre, ma ora vive in un modo nuovo, diverso. È felice, molto felice, glielo si legge negli occhi quando si ha il coraggio di fissarli, lì, sopra quel sorriso sempre raggiante e quella barba incolta.

Chi meglio di lui poteva essere per me testimone di una storia di rottura con il passato, di un potere insito in coloro che vivono ai margini della nostra società?

E Pietro, con l’aiuto di Filomena, qualche tempo dopo quell’incontro, non si è tirato indietro di fronte alla mia richiesta.

Intervista

Intervistatore: Pietro, quanti anni hai?

Pietro: 31.

Int.: Ci racconti un po’ liberamente come vivi?

 

Pietro: Beh, è più facile partire dal quotidiano, perché è quello che spiega a grandi linee quella che è la mia scelta.

Vivo in strada, condivido questa esperienza con Filomena, che ho conosciuto durante l’ultimo periodo di esperienza in convento, dai Francescani, dove ho vissuto nel complesso 2 anni e mezzo.  Lei già aveva vissuto per diversi anni in strada, come scelta di vita legata ad una vocazione particolare. Io, attratto dalla realtà della strada, uscendo dal convento ho pensato di iniziare subito questa esperienza.

La vita del convento non c’è più, ma vivo una vita da cattolico laico per strada.

La mia giornata ora è scandita dalla preghiera. La mattina, dopo la colazione e un saluto con Filomena che va a lavorare, io solitamente vado nella Cappella dell’Adorazione di piazza Venezia e sto lì fino alla chiusura, tra mezzogiorno e le 13.00; prego con la gente fino all’orario di chiusura. Poi cerco di mangiare qualcosa, per lo più arrangiandomi con un panino o qualcosa del genere. Poi resto in giro fino a che non riapre la cappella della Madonnella e torno lì a pregare fino alla Messa, alle 19 e 30.

Le varianti quotidiane sono diverse. Una giornata posso trascorrerla totalmente in giro, da una chiesa all’altra, mantenendo comunque un clima interiore di preghiera lungo la strada pregando il Santo Rosario e alternandolo con la “Preghiera del cuore” della tradizione ortodossa…

La giornata quindi è basata principalmente sulla preghiera: lodi al mattino, ora media, la sera i vespri. La giornata può svolgersi per lo più nello stesso luogo oppure come un pellegrinaggio da un santuario all’altro della città di Roma.

Quando c’è l’Adorazione il luogo fisico determina molto la preghiera: un luogo come una cappella permette una concentrazione maggiore, ma io do molto valore anche alla preghiera lungo la strada, che si arricchisce di tutto ciò che la strada contiene: i rumori, con la gente, gli odori, il clima, i luoghi. Roma offre panorami molto suggestivi e questo va a riempire, arricchire la preghiera e l’incontro col Signore.

È una vita per strada, ma ci sono delle particolarità: ad esempio stasera siamo in un pub. Con la mia amica Filomena non ci vergogniamo di prenderci dei momenti che la gente di strada solitamente non può vivere, perché pensiamo sia importante ritagliarci dei momenti più nostri per la condivisione perché forse una vita vissuta sempre e comunque sulla strada diventa deleteria, alienante e fiaccante fisicamente.

Ho visto che l’eccessiva stanchezza fisica non porta a niente, si prega peggio… la strada è stressante di per sé… perché si è sempre al centro. Sei ai margini della società, però nello stesso tempo sei costantemente al centro dell’attenzione della gente che passa. Qualcuno ti considera, altri meno, però sei un personaggio pubblico, costantemente, anche la notte, quando dormi. Sei incosciente ma c’è qualcuno che vede il tuo corpo lì, in un luogo pubblico. Per questo ci sono dei momenti che ci ritagliamo per la condivisione nostra. Cerchiamo di avere momenti per vivere insieme la preghiera, lo svago, tipo una passeggiata, molto importanti perché questo permette anche di vivere lo stare insieme, la condivisione che ci permette di poter vivere nella logica dell’incarnazione, dove l’altro esiste: quella cattolica non è solo una fede spirituale o spiritualistica ma è lo Spirito che si incarna e quindi da cristiano, da cattolico, da credente, ritengo molto importante confrontarmi, litigare…

È essenziale il rapporto semplicemente umano. Diversamente non si potrebbe realizzare il comandamento che Gesù ci lascia e che è quello di amare il nostro prossimo come Lui ci ha amati. L’altro diventa specchio del grado di crescita della fede, il metro: io posso amare teoricamente tutti ma poi nella concretezza, quanto riesco a prendermi cura di questa persona? E mi lascio curare anche da lei?

Uno dei problemi della vita di strada può essere quello di diventare dei continui mendicanti, mendicare continuamente qualcosa, che sia il cibo, che a volte mi sono ritrovato con Filomena a mendicare; ma anche mendicanti di attenzioni; quindi essere sempre qualcuno che chiede e riceve, e mai qualcuno che dà. Io penso che la gente di strada soffra molto di questa realtà; ma secondo me la tristezza più grande di una persona, la cosa più faticosa e più brutta sia quella di essere dei semplici consumatori di un qualcosa, di un servizio, che può essere la mensa, la doccia, la colletta. Qualcuno che sempre usufruisce di qualcosa… Credo che si è realmente contenti quando si riesce a dare qualcosa, di materiale, di affetto. Questo lo vedo anche dal fatto che non di rado ci capita di ricevere qualcosa dalla gente di strada.

Con alcuni si è instaurata un’amicizia ed è bello vedere, ad esempio, una zingara che ti offre la pizza che le hanno regalato o un gruppo di barboni che la notte di Natale ti offre da bere un sorso di vino dall’unico bicchiere che gira per tutti.

Condividere, prendersi cura, questo vedo che rende felici le persone.

La mia modalità di vita mi permette di incontrare tanta gente qualora lo desidero, diversamente se ci si vuole ritagliare una giornata solo per se stessi lo si può fare.

Gli incontri con soltanto persone di passaggio rischiano di lasciare il tempo che trovano, perché non sono relazioni costanti, ma passeggere e superficiali. Si può anche trovare quello che ti consegna tutto ciò che ha vissuto nella sua vita perché sa che il giorno dopo non ti vedrà più, cosa che succede per strada. Ecco l’importanza della relazione con una persona che cammina al mio fianco.

Altra cosa che la mia esperienza mi ha fatto vedere è che quando sei per strada dai parecchia attenzione a tante cose, ti accorgi anche di molta gente attorno a te che sta nella tua stessa condizione, cose che prima non riuscivo a percepire. Si parla un linguaggio di strada, diverso, pian piano si incominciano a riconoscere le persone, perché magari con uno ci hai mangiato a cena, lo riconosci anche se non ci hai parlato… è come se c’è un mondo parallelo nella stessa città di Roma, coi suoi turisti, coi romani, c’è anche un mondo parallelo di vita di strada.

Per ciò che riguarda il rapporto con me stesso, per strada ha un sapore molto forte, perché c’è molto tempo in cui sono da solo, e sono quelle ore in cui la preghiera raggiunge quelle profondità che normalmente non riuscirebbe a raggiungere. Questo succede sia per strada che durante l’adorazione. Ciò succede perché ho tempo per farlo. Questo per me è importante: avere tempo per pregare in un certo modo; ma anche perché la situazione che vivo è una situazione di precarietà, che va a toccare le corde più profonde dell’esistenza umana: l’uomo, tutti quanti noi quotidianamente viviamo la precarietà. In una situazione “normale” la percezione di questo è molto bassa, a parte situazioni particolari quando accade un imprevisto che può magari risaltare più all’occhio di chi lo vive. Invece vivendo una dimensione in cui non c’è una casa propria, non c’è un luogo tuo, non hai mai un attimo di nido con te stesso, se non la preghiera, che può diventare la dimora in cui tu vai ad abitare, per forza di cose ti rifugi in Dio, attraverso la preghiera. L’essenza della creaturalità la sento, la vivo, e questo è faticoso da vivere perché anche il semplice renderti conto costantemente che sei molto vulnerabile ti pone di fronte a te, agli altri e a Dio in un modo nuovo, in un modo che non sempre è piacevole, a volte prende le forme di una preghiera sofferta perché mi vedo come si vede il salmista che cerca davvero rifugio sotto le ali di Dio.

Quindi, grazie al mio modo di vivere, la preghiera diventa concreta, esce dalla dimensione dell’astratto. Per me l’esperienza della precarietà che sto mi porta a quella dimensione interiore particolare che è proprio quella della creatura, che è propria della creatura. Cioè della creatura che si pone di fronte a questo Dio creatore con tutta la sua fragilità.

La strada mi pone di fronte anche alle mie mancanze, ai miei peccati in un modo totalmente nuovo rispetto a prima, perché non ci si può nascondere, a meno che uno fa finta di niente e si prende in giro, cosa che si può sempre fare, anche sulla strada.

Questa per me è un occasione di mettermi a nudo di fronte a me stesso, a Dio e agli altri. Dico anche agli altri perché ad esempio l’altro giorno mentre ero su un tram sono salite delle zingare. Quando le ho viste ho cambiato il lato della borsa. Io però non volevo ammettere a me stesso di aver fatto questo. Quando ho visto un’altra persona che si era tolta lo zaino dalle spalle e se lo era messo sulla pancia, interiormente l’ho criticata, l’ho giudicata: “Vedi i pregiudizi”. Però mi sono reso conto, oggi ho il coraggio di dire, che io l’ho pensato prima di quella persona. Quindi questo aiuta in un processo di umiliazione di sé. E penso che affidato a Dio poi possa produrre quanto meno un po’ di umiltà in più rispetto a prima.

Int.: Il motivo per cui hai scelto di intraprendere questa vita, è lo stesso che ti porta a continuarla oggi?

 

Pietro: Io sono partito dal convento sapendo cosa volevo fare per strada. Cioè con l’idea io vado lì e faccio questo. Oggi, a distanza di 9 mesi, dico che sono partito con un’idea e invece adesso mi trovo a vivere altro. Nel senso che prima ero partito con la presunzione tipica di quando si parte; oggi mi ritrovo scoperto, mi ritrovo innanzi a me stesso. Sto chiedendo anche alla mia guida spirituale di fare discernimento sulla mia vita, per capire come poterla spendere nel modo migliore, come poterla donare a Cristo e alla sua Chiesa. Se è possibile incastonarla in qualche modo nella Chiesa. Ora sono in una fase di discernimento: sto rileggendo un po’ il passato con le capacità che posso portare nel presente e nel futuro. Un vero e proprio discernimento vocazionale per capire dove il Signore mi chiama, a cosa mi chiama e con chi mi chiama. Tutto questo lo sto vedendo attualmente e sono contento di come stia andando.

In questi giorni sto riflettendo sulla condizione del roveto ardente, luogo in cui Mosè trova Dio. Ascoltando un omelia del mio padre spirituale, mi si spiegava che noi tendiamo ad immaginare in modo fiabesco questo roveto. In realtà lui tagliando i rovi nel bosco del convento, si rede conto che si tratta di una pianta selvatica, piena di spine, che se la tagli ti si attorciglia al collo, ti strozza. E non è neppure una pianta bella: rientra tra le piante infestanti, non considerata buona dall’uomo.

Però è ardente nel senso che lì, in quella pianta così poco pregiata e pericolosa nel trattarla, Mosè incontra Dio.

Sto rileggendo la mia vita alla luce anche di questo. Riconoscere quelli che sono i roveti ardenti e le difficoltà in cui io posso dire oggi che nella mia vita passa davvero la grazia di Dio, luogo in cui io ho incontrato Dio; Dio ha detto qualcosa alla mia vita attraverso quella situazione. Il roveto nel senso che è stato faticoso; ma nello stesso tempo è un dono, fonte di vita.

Questo lo dico adesso perché si lega alla dimensione della strada, perché io con la precarietà ho un rapporto di odio e amore; nel senso che la precarietà l’ho scoperta da un po’ di anni tramite un evento molto intimo, e mi ha spaventato molto. Però è qualcosa che per me è un roveto perché è faticosa, mi mette a nudo, mi dice chi sono, mi dice che sono cenere, cosa che passa, passeggero, fragile, sono niente. Però nella dimensione della fede diventa l’unica possibilità dell’incontro con Dio, il Dio di Gesù Cristo: nella debolezza dell’uomo c’è la possibilità di incontrare la grandezza e la forza di Dio. Nella limitatezza dell’uomo ci può essere, si può manifestare l’illimitata potenza di Dio.

Anche la stanchezza fisica è vissuta in un modo particolare; ad esempio il fatto che la notte si è indifesi: quando chiudi gli occhi qualcuno potrebbe passare e per capriccio darti un calcio e tu non ci puoi fare niente. La precarietà tocca quindi profondamente il tuo corpo, la tua dimensione spirituale. Tutto ciò in un rapporto di odio e amore. Odio perché è difficile accettarlo; è difficile accettare di non essere in qualche modo Dio, soprattutto oggi, in cui il mondo ti tartassa e ti dice che tu devi essere Dio, che tu puoi decidere, tu puoi sfruttare tutte le situazioni, mangiare tutto ciò che il mondo ti offre, ti puoi nutrire di cose che ti fanno male, perché sei libero e per questo devi farlo. Invece il rapporto con Dio dice tutta un’altra cosa. A me dice: riconosci la tua fragilità ma non come nichilismo, annientamento, perché Dio secondo me non annichilisce nessuno. Quello però è il punto di partenza per me per fare spazio all’infinito. Ed io la sento molto sulla carne questa cosa, non è una cosa spirituale; anzi è una cosa molto spirituale perché è vissuta nella carne: il cristianesimo è Dio che si incarna.

Int.: Nella relazione con le persone esterne, c’è un’attrazione da parte loro quando vedono una persona vivere sulla strada, un giaciglio fatto di cartone, che vive una vita completamente diversa da quella definita “normale”? C’è interesse da parte della gente? Ti capita che qualcuno si fermi per parlare e chiederti perché fai questa vita, come fai a sopravvivere col freddo dell’inverno, il caldo dell’estate, indifeso, in mezzo alla gente, ai turisti che hanno tutt’altro da fare e ti vedono lì sotto il colonnato di san Pietro? Oppure per la maggior parte sei insignificante?

 

Pietro: Più che interesse io parlerei di curiosità da parte delle persone. Non da parte di tutti, alcuni sono abbastanza indifferenti. Altri invece ti guardano con l’occhio curioso, soprattutto la sera in cui è più visibile che sei per strada, in quanto durante il giorno, tranne la barba e un abbigliamento abbastanza semplice e pratico, passi piuttosto inosservato. È la sera il momento in cui ti spogli delle apparenze e qualcuno si accorge che vivi per strada. La curiosità, a volte indiscreta di qualcuno. Magari c’è quello che passa guardandoti, si fa la risatina con l’amico. Oppure la gente che vuole aiutare, vista con gli occhi di chi riceve, tradisce spesso molta autoreferenzialità nel gesto. Cioè è come se dicessero: “io ti aiuto come dico io; guarda come  sono bravo”. E questo è amaro quando lo ricevi. Soprattutto alcune persone durante il periodo di Natale si sono fatte vedere più spesso sotto i portici (durante il periodo di Natale non sai più dove mettere quello che mangi, le coperte abbondano e non sai nemmeno che farne), e poi dopo Natale non si è visto più nessuno.

Poi ci sono anche le associazioni, che immagino vivano disagi a livello organizzativo: ad esempio la domenica e il sabato non passa la ronda a portare il cibo. Il sabato c’è solo la comunità di Sant’Egidio a Trastevere, la domenica  le Missionarie della Carità in zona san Pietro alle 5, o alle 6 di sera, aprono le porte e solo agli uomini. Per le donne non fanno questo tipo di servizio mensa: quelle che sono ospitate mangiano lì, ma quelle esterne non possono mangiare. Queste per esempio sono molte regole che, soprattutto le congregazioni religiose, hanno al loro interno; e su questo potremmo parlare a lungo.

Nella gente che passa qui a Roma trovi un po’ di tutto: quello che prova compassione, quello che si disinteressa, quello curioso, quello che ti insulta.

Ad esempio c’è una persona che apre al mattino presto un negozio nei pressi dove ci fermiamo per la notte per fare le pulizie, e puntualmente ci riempie di insulti e parolacce perché ritiene che stiamo lì perché non abbiamo voglia di fare niente. Lo vedi che si arrabbia e io penso che forse in lei come in tanti ci sia un sentimento che forse può essere invidia. Si, la gente di strada fa anche questo strano effetto. Da fuori alcuni pensano che i barboni se la spassino, si godano la vita perché non hanno impegni, scadenze di bollette, tasse, ecc…ignorando completamente la realtà di questa situazione).

Int.: Il modo in cui la gente si relaziona a te può essere condizionato dallo stato di cose del mondo, ad esempio la crisi, il momento particolarmente difficile?

Dicevi prima che la modalità di relazione che ha la gente nel periodo natalizio è diversa da quella di altri periodi. E questo è chiaramente dovuto al luogo comune che a Natale siamo tutti più buoni.. Però può essere anche condizionato anche da altri fattori tipo la crisi?

 

Pietro: Si. Certo la crisi impaurisce le persone: la gente è meno generosa per paura del futuro; e qui torniamo alla precarietà. C’è un forte ripiegamento su di sé: uno magari pensa “se non provvedo io a me stesso chi provvederà?”. C’è un forte ateismo sotto questo punto di vista, la paura nel domani, l’incapacità di affidarsi alla Provvidenza di Dio. Vince la legge del più forte e ne rimette la relazione. Io penso che questo non tocchi solo la gente di strada ma valga per tutti. Forse la crisi giustifica un po’ questo atteggiamento, che però secondo me rimane rischioso per l’uomo in generale. Uno si sente giustificato ad essere egoista perché c’è la crisi, nonostante sia innegabile che ci siano anche fattori contingenti, ad esempio la pochezza dello stipendio.

Filomena: Secondo me sulla crisi forse in questo momento ci sono mondi che si avvicinano: il pensionato che non arriva a fine mese si ritrova a mangiare alla mensa dei poveri esattamente come il punkabbestia o il barbone, oppure le persone divorziate, uomini soprattutto, spesso siedono allo stesso tavolo con noi o con altri che vivono per strada. O anche le badanti, donne che spesso risentono della condizione economica: mondi che si avvicinano paradossalmente. Alcuni si allontanano e altri si avvicinano: è un fenomeno sociale particolare.

+++

Se ti è piaciuto l’articolo e vuoi conoscerci meglio:

puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: Blog “Sposi&Spose di Cristo”

puoi visitare la nostra pagina Facebook cliccando qui: Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

puoi iscriverti al nostro canale Telegram cliccando qui: Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

Grazie 🙂

..sopportarsi a VicenZa..e nel resto del mondo

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise dal Blog “Sposi&Spose di Cristo”:

Lei alzò gli occhi al cielo e gli urlò: “Ma te l’ho detto che è così, che tu non capisci niente, che lo shampoo anti-forfora non va bene per lavarsi i piedi!!!”

Lui le urlò duramente: “Ma che dici, mia madre lo faceva usare sempre a mio padre quando finivamo il sapone fatto in casa! E dovevi vedere che piedi puliti e profumati che aveva! Noi a casa mia…noi, eh eh…noi si che sapevamo vivere! Non voi, anzi…non tua madre…che poi che ne capiva lei se era sempre fuori casa! Che ne poteva capire di shampoo antiforfora e rimedi economici e naturali!”

E finirono per farsi davvero molto male con parole taglienti, vere a metà (quindi false), senza pietà.

Le discussioni a volte potrebbero andare avanti così all’infinito! A rinfacciarsi cose assurde e a difendere posizioni indifendibili. Matrimoni come campi di battaglia. Mariti contro mogli, che più che alleati e complici nel bene, sembrano essersi sposati per avere qualcuno più vicino da poter insultare meglio.

Cosa succede a noi sposi quando accade questo? Forse è il momento per la coppia di fermarsi un momento, guardarsi negli occhi e fare ritorno al “Principio”, al quando si era uno per l’altra. Agli inizi dell’avventura matrimoniale, quando l’altro era la terra da difendere e da amare a costo della propria vita.

Tornare a quel “Principio” dove si riconosce di essere stati creati per “abbandonare il proprio padre e la propria madre per unirsi all’altro e diventare una cosa sola, una sola carne”. Nei tempi buoni e in quelli cattivi.

C’è bisogno di tornare a quel principio e imparare a volersi bene per ciò che si è, e per onorarsi per quanto si è.

E per fare questo bisogna chiedere l’aiuto al Signore…per imparare ad amarsi veramente e profondamente…per sopportarsi a vicenZa. Ma anche a Crotone e nel resto del mondo. 🙂

 

“Portate i pesi gli uni degli altri,

così adempirete la legge di Cristo.”

(Lettera ai Galati 6,2)

+++

Se ti è piaciuto il nostro articolo e vuoi conoscerci meglio:

puoi visitare la nostra pagina Facebook cliccando qui: Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: Blog “Sposi&Spose di Cristo”

puoi iscriverti al nostro canale Telegram cliccando qui: Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

Grazie!!! 🙂

“Amore mio, Gesù non vuole che io ti ami” ovvero: “Ma che stai a dì?”

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise dal Blog “Sposi&Spose di Cristo”:

Disse lui: “Sai cara, oggi ho aperto il Vangelo ed ho trovato questo brano: <<Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo.>> (Luca 14,26-27) …ora sai che faccio? Me lo stampo e me lo metto in tasca!”

“E perchè mai dovresti andare in giro con un pezzo di carta in tasca?” Disse lei.

Lui non le rispose…non perché fosse dispettoso, ma semplicemente perché i mariti  hanno due orecchie speciali che filtrano tutte le frasi delle mogli…a maggior ragione quelle che finiscono con un punto interrogativo.

Sta di fatto che diversi mesi dopo, il giorno del loro anniversario di matrimonio, il marito fuggì di casa e andò a chiedere ad un monastero di essere accolto come novizio.

Allora sua moglie, che come tutte le mogli ha in dotazione un radar particolare per captare tutte le trovate originali dei mariti, accorgendosi della sua assenza e alterandosi alquanto per non aver trovato nessun regalo di anniversario (ovvero nessuna ennesima borsetta) decise di telefonare a suo marito.

Il marito, che ancora era in trattative col monaco portinaio e non aveva avuto il tempo di rinunciare a tutti i suoi averi tra cui lo smartphone, sentì squillare e rispose a sua moglie.

Lei lo incalzò proferendo alcune frasi che iniziavano con “Dove” e terminavano con “borsa”.

Lui allora mise la mano in tasca e lesse quanto era stampato sul foglietto: “In quel tempo Gesù disse alla folla che lo seguiva: Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo(…)”. Poi aggiunse: “Vedi cara…io oggi volevo stare con te, a maggior ragione che è anche il nostro anniversario di matrimonio. Avevo anche comprato un regalino e volevo portarti a cena fuori; ma Gesù in questo passo del Vangelo pare che….” sospirò e aggiunse “Gesù non vuole che io ti ami!!!”. E detto questo interruppe la telefonata e si mise a piangere.

Il monaco portinaio che aveva ascoltato tutto, diede una sberla al marito, lo prese per un orecchio e lo trascinò verso la sua auto. Aprì lo sportello e ce lo buttò dentro e, prima di lasciarlo andare, gli urlò che Gesù non si sarebbe mai sognato di “mettersi tra moglie e marito” come un intruso, come uno da preferire per tradire il coniuge…ma che Gesù doveva essere messo tra moglie e marito affinché il rapporto di amore tra moglie e marito fosse di qualità superiore! Gesù avrebbe dato bellezza al loro stare insieme, e soprattutto non avrebbe mai impedito loro di stare insieme…e – a quel punto il monaco gli sputò in un occhio-  gli disse: “guarda che se non metti Gesù al primo posto nella tua vita, non saprai mai donare la tua vita a tua moglie!!! E ora vai, bischeraccio!!! Corri da tua moglie e dille che l’ami…e che vorresti amarla come Gesù stesso l’ama! E non farti più venire strane idee ascetiche!!!!!” 

 

…morale della storia: non far arrabbiare i monaci.

+++

Se ti è piaciuto il nostro articolo e vuoi conoscerci meglio:

puoi visitare la nostra pagina Facebook cliccando qui: Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: Blog “Sposi&Spose di Cristo”

puoi iscriverti al nostro canale Telegram cliccando qui: Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

Grazie!!! 🙂

..la polvere, il tappeto e i para-spifferi di Spirito Santo

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise dal Blog “Sposi&Spose di Cristo”:

Siamo nei giorni della Merla e nella nostra Crotone un vento di tramontana sta sferzando il mare e la città e tutto si agita. Anche qualche albero si è spezzato..e camminare per strada diventa faticoso soprattutto per chi ci tiene alla propria “mess’inPiega”…fortuna che è venerdì e i parrucchieri sono aperti.

Stamattina ho visto cumuli di cartacce, foglie, sacchetti di plastica, polvere e qualche cane roteare per l’aria e finire per occupare le corsie principali della città.

Allora ho ripensato a quando ci siamo sposati e ai regali che ci hanno fatto:

Tappeti, scope…ma nessun para spifferi.

Forse i nostri amici e parenti si sono sentiti un po’ a disagio quando hanno pensato (sono sicuro che almeno lo hanno pensato)…di regalarci una scorta di para-spifferi: da quelli che si mettono stesi sotto le porte a quelli da apporre sotto le finestre.

Come mai, amico e parente, mi regali oggetti per pulire (le scope) e per nascondere (i tappeti)…ma poi non pensi al vento che quando inizia a soffiare fa alzare tutta quella polvere che io e mia moglie quotidianamente e metodicamente celiamo sotto i tappeti?

Noi siamo molto abituati a mettere tutto sotto il tappeto…ma devi regalarmi un para-spifferi che non renda vano il mio e nostro lavoro certosino.

Eppure il prete che ci ha sposati qualcosa ci aveva accennato circa questo Vento di tramontana che soffia nella vita dei Cristiani.

“Massssìì!!! Ora ricordo!!!”

Il giorno del nostro matrimonio col nostro “SI” abbiamo spalancato la finestra del nostro cuoricino alla Santissima Trinità…il che vuol dire che oltre alle prime due Persone (garbate) della Santissima Trinità (il Padre e il Figlio…sono davvero due Persone Divine “a modo”)…la terza Persona della Trinità…è un po’ meno a modo. Questa Persona non fa altro che soffiare…ed è Ella stessa “Soffio”, “Alito”, “Vento”…che non sai da dove viene e dove va! 

Ed è così che da quel giorno noi cerchiamo continuamente e accuratamente di posizionare ogni minimo granellino di polvere, ogni cartaccia, ogni sacchetto di plastica e anche qualche cane sotto al tappeto della nostra casa…ma questa Terza Persona della Trinità soffia…soffia….soffia e ci scapiglia, ci strucca, ci mette innanzi agli occhi tutto quel disordine che a fatica cerchiamo di tenere nascosto.

Ed ecco che spesso durante la giornata inizio a dirmi: “ma quanto sono bravo, ma quanto sono bello, ma quanto sono simpatico” e poi arriva Lui che soffia e si alzano i tappeti ed esce fuori tutta la schifezza che ho nascosto compreso il povero cane che rotea nell’aria travolto dal turbinio delle Sante correnti.

Ed è di nuovo tutto da rifare…ma poi – per grazia – ricordo ancora le parole del prete che ci ha sposati, il quale dice che se vuoi liberarti di tutta la spazzatura non devi nasconderla, ma devi buttarla via, e che spesso lo Spirito Santo ci mette davanti agli occhi le nostre polveri sottili e tossiche certamente non per farci deprimere ma per capire che abbiamo molto da buttar via…molto di cui liberarci…molto di cui possiamo fare a meno: i peccati.

E possiamo fare questo senza paura…possiamo andare dalla seconda Persona della Trinità -che opera nei sacerdoti- e dirgli: “Guarda, amico mio, ho tutta questa spazzatura che sotto i tappeti non ci vuole stare…e poi spesso sulle dune di sacchetti che faccio girare per casa ci inciampa mia moglie e sulle cartacce ci scivolano le mie figlie…ora – caro Gesù – consegno tutto a te”.

E allora vedrai che la tua casa tornerà a brillare e ringrazierai tutti quegli amici e parenti che non ti hanno regalato un para-spifferi contro lo Spirito Santo…e grazie a loro Lui (che non è molto garbato, ma sicuramente è un tipo simpatico) soffia dove vuole e ti rende una persona ogni giorno più viva, più bella, più santa!!!

 

“Vieni Santo Spirito, vieni!!!”

 

+++

Se ti è piaciuto il nostro articolo e vuoi conoscerci meglio:

puoi visitare la nostra pagina Facebook cliccando qui: Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: Blog “Sposi&Spose di Cristo”

puoi iscriverti al nostro canale Telegram cliccando qui: Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

Riflessioni dallo scimpanzé in crisi di nervi…e di fede.

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise dal Blog “Sposi&Spose di Cristo”:

“Papà mi prude il mignolo! Papà mi fai vedere i lavoretti che ho fatto a scuola? E’ tanto che non li vedo!!! Papà mi prendi il gelato, non ci arrivo!!! Papà…papà……papààà!!!”

Mentre le parole delle mie due figlie si susseguono, e le richieste si moltiplicano…mentre lo scimpanzé che abita nella mia scatola cranica fa l’unica cosa che riesce a fare: contare le banane…mentre mia moglie cerca di andare in bagno di nascosto per non subire l’assalto delle piccole Barbare che le vogliono “stareimbraccio” proprio in quel momento in cui la solitudine non dispiace….proprio in quel momento ho ricevuto una E-Mail dallo scimpanzé (di cui dicevo sopra). Per la gran confusione e il gran caldo ha smesso di contare le banane e dopo aver iniziato a grattarsi la nuca…mi scrive:

“Carissimo amico, sono in crisi di fede!

Mi rendo sempre più conto che ci sono momenti della giornata in cui vivo e penso, penso e vivo come uno che non ha fede. Mi rendo conto di avere bisogno di tanta grazia di Dio…perchè “nell’Ora di Punta”…cioè quando la giornata si agita, gli avvenimenti si succedono velocemente, le bambine piangono e bisogna intervenire quando magari il sonno pomeridiano vorrebbe avere il sopravvento…insomma…nell’Ora di Punta la mia fede vacilla. E basta davvero poco.”

poi aggiunge una preghiera:

“Aiutami Signore nei piccoli ma intensi combattimenti quotidiani. Manda il Tuo Santo Spirito e aiuta la mia piccola fede che alla prima onda, vacilla.
Lode sempre e Gloria a Te, Signore mio Gesù!
Signore del Tempo…Signore anche dell’Ora di Punta!!!””

…forte questo scimpanzé eh!!!??? 🙂

+++

Se vuoi visitare la nostra pagina Facebook clicca qui: Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

Se vuoi visitare il nostro Blog clicca qui: Blog “Sposi&Spose di Cristo”

Se vuoi andare all’articolo originale clicca qui “Riflessioni dallo scimpanzé in crisi di nervi…e di fede.”

Un aiuto che gli sia simile…ma senza barba.

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise dal Blog “Sposi&Spose di Cristo”

Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile». (Genesi 2,18) E dopo queste parole Dio conduce all’uomo “ogni sorta di bestie selvatiche”…beh. Effettivamente tra l’uomo e le bestie selvatiche -soprattutto con l’orango-tango- una certa somiglianza c’è, e non è solo quella fisica.

Entrambi sporcano e si battono il petto per mostrare la forza bruta che li abita…e poi il pelo. Vuoi mettere che il pelo anziché concentrarlo sulla testa lo spargi per tutto il corpo! Beh, sicuramente somiglianza c’è.

Ma se all’uomo gli metti vicino una donna, quello magari si emancipa, si mette a scrivere articoli sui blog e poi ogni tanto passa l’aspirapolvere in casa.

E’ il suono dell’aspirapolvere che inizialmente lo attrae, quel rombo di potenza che parte all’accensione del suddetto elettrodomestico lo carica di virile entusiasmo. Poi magari inizia a scoprire com’è bello e rude strofinare energicamente i piatti con spugnette virilmente abrasive che graffiano più di una pasta lavamani. E vedi questo essere delle caverne che vicino ad una moglie inizia anche a lavarsi…e (alcuni…decisamente sfigati) addirittura si radono il volto.

E il Signore Dio sta li a guardare…e si accorge che questo essere che è la donna che ha messo al fianco dell’uomo fa essere l’uomo una creatura migliore, meno somigliante ad una grande bertuccia (che per carità, ha il suo fascino).

E il Signore Dio è ancora più contento quando vede che questi due si vogliono bene e si aiutano a vicenda nella pulizia della caverna che abitano, nella cura della prole e di ogni altro peluche che abita con loro…

Che poi a pensarci la santità passa proprio da qui, dal collaborare, dall’essere “complici nel bene”, dal riconoscere, accogliere e integrare quelle differenze con l’altro che sono necessarie per l’arricchimento del sé.

Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. 22Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse:

«Questa volta essa
è carne dalla mia carne
e osso dalle mie ossa.
La si chiamerà donna
perché dall’uomo è stata tolta».

Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne. (Genesi 2,21-24)

…li ha fatti simili. Capaci entrambe di amare l’altro, di tagliare col passato infantile e di diventare uomini e donne simili a Dio. Ma la donna con meno barba.

_____________

Se vuoi visitare la nostra pagina Facebook clicca qui: Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

Se vuoi visitare il nostro Blog clicca qui: Blog “Sposi&Spose di Cristo “

“La crostata di mele”, ovvero “il litigio vien mangiando”

…di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise dal Blog “Sposi&Spose di Cristo”

“Sai cucinare?” le domandò Brontolo.

“Certo, so fare anche la crostata di mele!” replicò Biancaneve!

“La crosmata di tele, la crostata di mele”, farfugliò Dotto mentre immaginava i manicaretti che le avrebbe preparato Biancaneve.

E già. Biancaneve è bella, ma la crostata di mele è buona.

Non tutti sanno però che Biancaneve un giorno preparò il suddetto dolce ma usò ingredienti diversi da quelli che sempre aveva utilizzato la mamma dei 7 nani, e fu così che nella piccola casetta in cui un tempo si era esclamato: “Come è bella Biancaneve!”, un giorno i 7 nani, capitanati da Brontolo e dal suo nasone, fecero udire ai passerotti e ai cervi del bosco parole del tipo:

“Ma tu non capisci niente di cucina!!!!!!!!!!! Nostra madre si che sapeva preparare la crostata di mele!!! Non come questa schifezza che hai preparato tu!!!”.

E senza farla lunga, Biancaneve replicò alla squadra dei piccoli nani:

“Allora fatevela cucinare da vostra maAaAadre questa maledetta crostata di mele! Però ditele anche di venirvi a rammendare i calzini che IOOO vi lavo, a lucidare gli stivali che IOOOO vi lucido, a strofinare le pentole che IIIIOOOOO strofino e soprattutto a sopportarvi…piccola squadra di brontoloni e puzzolenti che non siete altro!!!”.

E dopo aver detto ciò, come tutte le protagoniste delle migliori favole, Biancaneve pianse e poi svenne.

I nani allora, che non avevano digerito né la crostata di mele, né la storia degli insulti inerenti la loro madre, misero la poverina in una teca di vetro e la buttarono fuori di casa, che ovviamente era di loro proprietà…ereditata dalla madre.

Poi Biancaneve incontrò il Principe Azzurro, lo sposò e si ritrovò poco dopo a preparare la crostata di mele per suo marito; ma anche qui, ancora una volta, l’aveva preparata con ingredienti differenti rispetto a quanto dettato dalla ricetta della Regina Azzurra (madre del principe, ndr) e anche lì, al palazzo reale, si udirono parole sconvenienti e inadeguate ad un luogo tanto nobile.

Morale della favola n°1?

Tua moglie non potrà mai cucinare come cucinava tua “maAaAaAdre”, ma è proprio questo a cui siamo chiamati come sposi: amare la persona che abbiamo sposato senza paragonarla ai nostri genitori che erano certamente degli eroi e grandi cuochi, ma non sono loro che noi abbiamo sposato.

Morale della favola n° 2?

Non fossilizziamoci su quanto ci sembra un difetto del nostro coniuge, ma cerchiamo di avere su di lei/lui uno sguardo di tenerezza che sappia riconoscere i pregi e le qualità che inevitabilmente ha ricevuto dal Creatore. Biancaneve, ad esempio, canta benissimo e i 7 nani non sono così bassi…e il principe azzurro ha degli occhi bellissimi anche quando fa’  arrabbiare sua moglie.

Amare il proprio sposo, la propria sposa così com’è: ed è allora che………

“VISSERO TUTTI FELICI & CONTENTI” 

__________

 

Se vuoi visitare la nostra pagina Facebook clicca qui: Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

Se vuoi visitare il nostro Blog clicca qui: Blog “Sposi&Spose di Cristo “

 

 

8 piccoli passi possibili: il Pollice verde per la Felicità Matrimoniale

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise.

Carissimi, eccoci al nostro appuntamento settimanale!

E’ vero, siamo in pieno inverno…ma non c’è freddo e gelo che tenga per poter compiere questi semplici e piccoli passi pratici per un buon raccolto! Cosa si coltiva? Scopritelo!

Primo passo possibile:

Predisporre il terreno della vostra vita ad accogliere i semi della felicità prestando attenzione all’esposizione: serve molta Luce di Dio!

 

Secondo passo possibile:

Zappettate accuratamente con la volontà e la voglia di partire…di andare lontano insieme al vostro coniuge percorrendo insieme piccoli passi possibili.

 

Terzo passo possibile:

Dopo aver ripulito il terreno del cuore dalle erbacce dell’incredulità e della diffidenza, e dissodato dalle pietre dell’indifferenza e delle paure, create dei solchi profondi a tal punto da permettere ad un seme delicato, come quello della Gioia piena, di mettere radici stabili.

 

Quarto passo possibile:

Iniziate la semina della Parola di Dio e della Eucarestia.

 

Quinto passo possibile:

Avendo scelto di coltivare la Santità, ora cercate di tenerla viva. Come? Seguendo la persona di Cristo, innaffiando costantemente con l’impegno concreto nell’Amore, e ripulendo il luogo dalle solite erbacce che cresceranno intorno, dando così Libertà e spazio a quanto state coltivando: la Vita Vera.

 

Sesto passo possibile:

Abbiate cura del vostro orto matrimoniale anche quando sembrerà che non stia accadendo nulla di importante. Infatti, così come per tutte le cose buone della terra, i frutti migliori richiedono tempi lunghi per spuntare, crescere e maturare. Nella certezza della Speranza, continuate a lavorare il vostro orto poiché, anche se non le vedete, pian piano sotto la terra le radici si stanno espandendo. Custodite il vostro orto dalla grandine dei pericoli inutili e zappettate sempre con cura, aggiungendo ogni giorno il concime della preghiera.

 

Settimo passo possibile:

Ecco spuntare il germoglio della Carità nella vostra famiglia! Ora il vostro lavoro è visibile, chiamate tutti ad ammirare e a gioire con voi! Prendete per mano i vostri amici, e, una volta portati vicino ad ogni piantina, potete sussurrare al loro orecchio: “All’ombra dell’amore tra me ed il mio coniuge potrete trovare riparo anche voi!”.

 

Ottavo passo possibile:

Ogni giorno ripetete tutto il processo dall’inizio alla fine e dalla fine all’inizio…date pure libero sfogo alla fantasia e fidatevi dello Spirito Santo; e nella gioia e nella consapevolezza della Comunione con il Signore Gesù, potrete sfamare il mondo con le vostre mani…unite.

…e ora all’opera…buon raccolto a tutti…a piccoli passi possibili!

 

Visualizza l’articolo originale dal Blog di Sposi&Spose di Cristo

Pietro+Filomena

Carissimi amici, il Signore vi dia Pace!

Siamo Pietro e Filomena, autori del Blog “Sposi&Spose di Cristo”

Purtroppo per voi, Antonio e Luisa ci hanno chiesto di scrivere qualcosa per il loro bellissimo Blog “Matrimonio Cristiano”, ed ora eccoci qui a fare le presentazioni 🙂

Io e Filomena ci siamo sposati il 4 Ottobre del 2013 e al momento del matrimonio eravamo entrambi, per motivi diversi, senza lavoro; ma non abbiamo voluto ipotecare e rinviare a “chissaquando” la nostra vocazione, la nostra chiamata cioè ad essere uniti in Cristo che abbiamo sentito e compreso…e dunque…abbiamo pronunciato il nostro “SI” all’altro coniuge ed al Signore confidando nella certezza che Lui non ci lascia mai soli.

La Grazia dei Sacramenti -come ad esempio il Sacramento della Riconciliazione- davvero ci ha aiutato a fare chiarezza per capire chi siamo e cosa può desiderare da noi il Signore. Siamo stati aiutati a fare memoria anche di tutti i doni ricevuti, delle Sue prove d’amore nei nostri confronti ed è così che siamo partiti alla volta di questa grande avventura che si chiama Matrimonio!!!

Pur avendo entrambi origini del Sud-Italia (Pietro dalla Puglia e Filomena dalla Calabria) ci siamo sposati in Umbria, a Gualdo Tadino (Perugia), vivendo proprio in questo piccolo e grazioso paesino (che vi consigliamo di visitare!!!) per i primi mesi da sposi novelli. Speravamo di trovare occupazione negli ambiti per cui siamo specializzati (…la Sociologia di Pietro e la Teologia di Filomena) ma come tutti viviamo e sappiamo, la crisi economica ha chiuso tante possibilità ai giovani formati…ma abbiamo continuato a sapere che il Signore “che nutre gli uccelli del cielo e veste i gigli dei campi” non sarebbe venuto meno nel suo affetto e nella sua cura per noi!

Poche settimane dopo esserci sposati abbiamo scoperto di essere già in attesa della nostra prima figlia (CHE GIOIA!!!) e la necessità di trovare presto un lavoro aumentava esponenzialmente. Tutti i nostri curriculum inviati dappertutto non hanno ricevuto risposta…

Nei primi giorni di Febbraio del 2014, Filomena (…….le donne hanno una marcia in più…c’è poco da fare!!!) mi parla di un desiderio che le sarebbe piaciuto realizzare: “Sarebbe bello aprire un negozio per vendere i prodotti provenienti dai Monasteri!”…mi disse.

L’idea è bella, ma come realizzarla? …Beh…innanzitutto abbiamo messo davanti al Signore questo progetto…senza davvero sapere da dove avremmo dovuto iniziare.

Qualche giorno dopo, ovvero il 14 Febbraio 2014, mentre il pancione di Filomena cresceva, abbiamo fatto una passeggiata per le vie di Assisi ed è così che abbiamo notato che diversi locali commerciali erano liberi per essere affittati. Abbiamo preso un po’ di numeri telefonici ed abbiamo trovato il locale adatto alla nostra attività commerciale.Abbiamo iniziato a parlare del nostro progetto a diversi Monasteri con cui da tempo eravamo in contatto e grazie anche alla fiducia che loro ci hanno dato, abbiamo iniziato a credere sempre di più che si poteva partire con questo nuovo lavoro.

Il 5 aprile del 2014 abbiamo aperto “La Bottega del Monastero – Assisi”! Nel giro di un mese e mezzo ci siamo ritrovati a portare avanti un negozio unico in Assisi e unico in Italia. Siamo infatti il primo negozio che propone esclusivamente Artigianato dai Monasteri gestito interamente da laici.

A giugno è nata la nostra prima figlia…Unica, irripetibile opera d’arte del Creatore!!!

Ed ecco l’abbondanza della Provvidenza per noi: due persone che non hanno niente si affidano e ricevono tantissimo, eccoci qui: possiamo testimoniare che il Signore ha cura di chi spera nel suo amore.

Nel nostro negozio abbiamo avuto la grazia di fare molti incontri bellissimi! Quanti volti abbiamo incontrato tra quelle mura! Quante storie ci sono state affidate e quanti accenti diversi abbiamo ascoltato! Un feedback che moltissimi clienti ci hanno spesso rimandato era questo: “Qui c’è un clima di preghiera!”…e di questo siamo grati al Signore!!! Ed è per questo che molta della gente che ha acquistato da noi, è poi tornata a trovarci ancora e con molti di loro è nato anche un legame (con alcuni una vera amicizia) che ancora oggi va avanti…unita in Cristo!

A luglio del 2016 è nata la nostra secondogenita…unica, irripetibile meraviglia di Dio e del Suo immenso Amore!!!

Dopo un nostro discernimento familiare, dovuto anche al fatto che ad ottobre 2016 l’Umbria è stata colpita da una serie di terremoti molto forti, abbiamo deciso di lasciare Assisi per trasferirci altrove. Da Novembre 2016 ad Aprile del 2017 abbiamo vissuto in un  Convento di Frati Minori (Francescani), dove ci siamo presi un tempo per riflettere e capire cosa il Signore ci stesse dicendo. Alla fine, accompagnati dal nostro direttore spirituale, oggi viviamo in Calabria ed è da qui che siamo ripartiti con una nuova vita.

Pian piano ci stiamo inserendo nel tessuto locale e ci siamo reinventati (per grazia) un nuovo lavoro: il nuovo progetto è oggi un Sito Web  “www.artigianatodaimonasteri.it”  un modo per continuare ad essere presenti con la nostra seppur piccola e misera testimonianza, ma per offrire (ora senza più confini territoriali) la possibilità a tutti di poter acquistare i nostri prodotti realizzati a mano e nella Preghiera in molti Monasteri d’Italia. Come recita il nostro motto: “Solo da noi…la Preghiera si fa Arte!!!”

Filomena invece insegna Religione cattolica a scuola e sempre con l’aiuto di Dio portiamo avanti la nostra famiglia cercando uno stile di vita sobrio e gioioso.

A Gennaio del 2018 abbiamo purtroppo, a poche settimane dall’inizio della gravidanza, perso il nostro terzogenito. E’ stata un’esperienza molto dolorosa e la consolazione viene dalla certezza che lui (o lei) ora è nelle mani di Dio…e certamente prega per i suoi genitori e per le sue sorelle. ❤

Nel 2018 abbiamo creato questo piccolo Blog “Sposi&Spose di Cristo”, un Blog “artigianale” per assecondare il nostro desiderio di condividere la nostra storia di vita matrimoniale cristiana e alcune riflessioni sulla vita da Sposi e dare la possibilità anche a chi lo desideri di raccontare la propria esperienza.
Vorremmo creare una sorta di bagaglio da mettere a disposizione di tutti…affinché chi vuole possa trarne beneficio per la propria vita.

Siamo molto attratti dalla riflessione teologica sul Sacramento del Matrimonio, siamo innamorati della Famiglia e dalla scorsa estate ci stiamo formando seguendo il Corso di Alta Formazione in consulenza familiare con specializzazione pastorale; si tratta di un bellissimo Master voluto dalla Conferenza Episcopale Italiana in collaborazione con la Pontificia Università Lateranense.

Ci fermiamo qui, sperando di non avervi annoiato 🙂

Vi chiediamo di ricordarvi di noi nelle vostre preghiere. Grazie e il Signore ci doni la Sua Pace!!!

Pietro Antonicelli e Filomena Scalise, 28 Dicembre 2018

Se vuoi seguire il nostro Blog clicca qui

Se Vuoi seguirci su Facebook clicca qui

Se non vuoi sapere altro di noi non cliccare da nessuna parte…che è meglio! 😀 🙂