Signore da (quale psicologo) andremo?

Da pochi giorni ho concluso la settimana di Esercizi Spirituali ignaziani. Mi trovo con la mia comunità in un posto bellissimo sulle Alpi il ché non ha che favorito le immense grazie che Gesù nella sua bontà ha elargito ancora una volta alla mia vita.

Che posso dirvi cari sposi dopo un’esperienza del genere? Nulla di trascendentale sennonché il Signore in questi momenti ti ficca nel cuore e nella mente le verità più semplici ed essenziali. Quelle che già sappiamo ma che probabilmente non abbiamo ancora digerito, rimangono lì in bilico tra piloro e duodeno e di conseguenza non sono state assimilate del tutto.

Una di queste e che mi è sempre più chiara nella mia vita di cristiano e sacerdote è che senza Gesù non vado da nessuna parte. Ho tra le mani vari progetti molto entusiasmanti: un dottorato, attività con sposi in giro per l’Italia e forse all’estero, libri scritti e da scrivere, ed altro. Posso dire di avere una vita piena e umanamente ricca di eventi e sfide. Ma… se al centro del mio cuore non c’è lo Sposo, non c’è Gesù e se tutto questo che vi ho elencato non lo faccio per Lui… è tutto tempo sprecato.

Quante cose pure voi sposi fate, molte più di me: lavoro, figli da crescere, genitori da accudire, e un largo eccetera. So per certo di quanta fatica ci sia nella vostra ordinarietà, quante croci portate nel silenzio del cuore.

La tentazione di buttarsi sempre su rimendi umani c’è, dicasi psicologo, dieta ayurvedica, Yoga, cousellor, personal couch, PNL…

Ma alla fin fine, ricordatevi bene, per quanto certe cose possano essere anche buone e utili, cari miei, se non ci salva Gesù, non ce la facciamo con nessun altro mezzo.

Da chi andremo se non dallo Sposo? Dobbiamo ringraziare Pietro per la sua solita disarmante sincerità. Quella frase gli è uscita proprio dal cuore perché lo aveva capito bene, proprio lui, Pietro, vecchio volpone, che senza Gesù non avrebbe combinato nulla di buono nella vita.

E anche voi, che siete sposati a Lui in modo indissolubile, da chi andrete se non da Lui? In quale filosofia di vita, in quale corrente di pensiero, in quale ideologia trovare qualcosa di meglio? Credo che 2000 anni di storia sono più che sufficienti, possano anche bastare, per dimostrare che solo Gesù è la nostra via, verità e vita e all’infuori di Lui non c’è nulla di valido.

Cari sposi, in qualsiasi situazione spirituale siate, “smonati”, carichi, mediocri, entusiasti, adesso e sempre ripartiamo da Gesù supplicandolo di stare al centro della nostra vita personale e di coppia. Lui non ci delude, perché è fedele e verace alle sue promesse di donarci il centuplo quaggiù e poi la vita eterna.

ANTONIO E LUISA

per riconoscere Dio nella nostra vita, dobbiamo prima riconoscerci poveri. Poveri di forza, di capacità, di scienza e di coscienza.  Non importa se abbiamo magari studiato, se siamo laureati, se abbiamo letto tanto e meditato su quanto letto. E’ importante riconoscere la nostra piccolezza comunque e sempre. Il matrimonio (sacramentum magnum) è impossibile all’uomo, se non viene sostenuto dalla Grazia di Dio. Tanti matrimoni falliscono, non perché gli sposi siano stati peggiori di noi, anzi, tutt’altro. Facilmente, visto come siamo partiti, la maggior parte è partita meglio di noi, più attrezzata e pronta.  Ma poi? Non hanno lasciato spazio a Dio. Troppo pieni e sicuri di sé. Spesso quando le cose vanno bene, si monta in superbia. Si crede di essere i soli artefici della propria felicità e del proprio matrimonio. Si lascia sempre meno spazio a Dio, perché non serve. Le scelte, la vita di tutti i giorni, il parlare e la coscienza inizieranno ad essere orfane di Dio, anche se la coppia magari va a Messa la domenica. Poi arriva la crisi e  crollano, perché non si è capaci di aprirsi alla Grazia, il cuore è troppo pieno di sè, del loro modo di pensare e di agire e Dio non può aiutarli. Noi non abbiamo corso questo rischio. Sempre consapevoli della nostra povertà e miseria umana, ci siamo affidati con fede e riconoscenza al nostro Dio. E’ sempre stato un sostegno, una presenza viva, una persona a cui chiedere, con cui arrabbiarsi e da ringraziare. Il nostro cuore non è mai stato pieno di noi, perché conoscevamo la nostra pochezza. Così da due persone cresciute piene di complessi, di ferite e di paure è nata una famiglia che non si tira indietro, che si è aperta alla vita concependo 5 figli (di cui uno, Giò, è già in cielo ad attenderci e a fare il tifo per noi), che ha avuto i momenti difficili, di aridità, di incomprensione, ma non abbiamo mai fatto affidamento sulle nostre forze, avremmo fallito prima e peggio degli altri. Ci siamo affidati a Dio, abbiamo creduto in Lui, alle sue promesse e tutto è passato, ritrovandoci più forti di prima.

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Facciamo quattro chiacchiere assieme 4: il destino del sesso

Cari sposi,

            siamo giunto alla quarta e ultima chiacchierata estiva sul tema del sesso. Riassumendo per gli “operai dell’ultima ora” la prima volta abbiamo parlato sulla bellezza meravigliosa della distinzione sessuale di uomo e donna, del dono di essere persone sessuate; poi abbiamo approfondito il senso di tale differenziazione per arrivare a comprendere che una conseguenza di tale senso è la capacità di amare con un ordine già scritto dentro di noi, nel nostro corpo.

            Resta, per così dire, un ultimo passo da fare. Domandiamoci: dove ci porta tutto ciò? Ossia qual è la finalità, il destino di contenere in noi questa ricchezza che ci fa ad amare in un modo così grande? Esiste un destino alla nostra sessualità che vada ben oltre l’unione fisica ed emozionale dei corpi?

            Mentre vi scrivo siamo in tempo di pioggia di stelle. Anche voi come me siete stati in queste serate con il naso all’in su per ghermire più bolidi siderali possibili. Ho avuto la grazia, trovandomi in una valle alpina, di osservare uno spettacolo unico, mozzafiato: grazie al cielo nitido e pulito erano ben più visibili tantissimi astri e, come se non fosse abbastanza, sullo sfondo, da nord a sud, splendeva la maestosa e immensa Via Lattea.

            Parlare di stelle è assai affine al tema del sesso. Sì, avete capito bene, non sto andando “dalle stelle alle stalle” ma davvero il nostro corpo punta proprio lassù. Il punto di connessione tra sesso e stelle è dato dalla parola “desiderio”. Alla lettera, in latino, desiderio significa precisamente il contemplare le stelle. E come mai allora il desiderio ha un forte connotato sessuale? La risposta a che vedere appunto con il fine, il destino del sesso, che non è la terra ma il Cielo.

            Ma per aprirvi ancora di più l’appetito, inizio da un articolo apparso su Repubblica  un paio di anni fa che afferma senza mezzi termini che il sesso non porta con sé nulla che faccia pensare a un destino. Leggetelo, è un bell’esempio del pensiero mainstream secondo cui il corpo, il sesso, sono oggetti a nostra piena disposizione, ad uso e consumo libero ma soprattutto non esiste un orizzonte che vada oltre il fisico. Per cui, niente Cielo; il sesso andrà prima o poi in pasto alle lumache.

            Noi invece si parte, come già detto la prima volta, dallo stupirci di come siamo e di ciò che abbiamo ricevuto, si parte dalla constatazione del dono che un Altro ci ha fatto. E contrariamente a una visione gnostica e manichea che si è infiltrata nel cristianesimo fin dai primi secoli, la nostra carne, la nostra sessualità è intrisa di Dio.

            Tanto a mo’ di esempio, mi raccontava un’amica che aveva conosciuto una coppia giovane, credenti e desiderosi di vivere la fede. Ma, al momento di fare l’amore, giravano il quadro del Sacro Cuore sopra il letto… Pare strano ma ancora oggi ciò accade, frutto di una mentalità gnostica che si è installata nel nostro disco rigido e non c’è Kaspersky che la possa togliere.

Quando Papa Francesco in Amoris Laetitia dice che: “i coniugi danno forma con vari gesti quotidiani a questo «spazio teologale in cui si può sperimentare la presenza mistica del Signore risorto»” (AL 317), nel fondo sta affermando proprio il tema di fondo: il sesso punta al Cielo e può farvelo sperimentare già qui ed ora.

Mi colpisce che questo passaggio sia stato preso da un documento chiamato “Vita Consecrata”, che è stata scritto da S. Giovanni Paolo II per le persone consacrate. Ossia, la via mistica non è una prerogativa di preti e suore ma anche voi sposi la potete percorrere. Come? Ritirandovi in un convento una volta anziani? Assolutamente no, ma vivendo la vita ordinaria e la vostra capacità di esprimere l’amore tramite i vostri corpi, con la tenerezza, con la cura reciproca, con la passione fisica. Questa strada verso le vette mistiche è tutta vostra cari sposi. Noi consacrati per secoli vi abbiamo indicato come si raggiunge l’unione con il Signore tramite la separazione dal mondo, pensate a quante abbazie, monasteri, eremi fuori dai centri abitati, il tutto per trovare Dio. Quella rimane senza dubbio una strada sicura, ma ora più che mai tocca a voi predicarci e gridare al mondo che i vostri corpi sono un segno che punta al Cielo e non solo ma anche un anticipo di Cielo.

Ricordatevi dei tre altari su cui si celebra l’amore di Dio: 1) l’altare della Messa; 2) il talamo nuziale; 3) la mensa famigliare. Voi siete i protagonisti di ben due di 3, vi pare poco?

Ma attenzione, il terreno della sessualità è melmoso, facilmente si può scadere nei due eccessi che Karol Wojtyła, in “Amore e responsabilità”, chiamava “libertinismo” e “puritanesimo”. Il secondo l’ho appena menzionato poco sopra e il primo è chiaro, è ciò che il mondo ci urla alle orecchie in tutti i modi. Voi sposi nel vivere la vostra sessualità siete chiamati a navigare in mezzo a questi due Scilla e Cariddi. E qui torna utile quanto vi dicevo la volta scorsa: perché la sessualità compia il suo fine bisogna saperla vivere in modo ordinato. Il ché suppone essere persone mature, capaci di dominarsi per amore, consapevoli del misterioso e profondo significato che il corpo contiene e non può usato solo come oggetto di piacere.

            Concludo così questo articolo con un paragrafo preso da un libro che davvero vorrei leggeste, il titolo è assai intrigante e attraente, “Mistica della carne” di Fabrice Hadjadj. La citazione è presa da un capitolo intitolato “Sesso e Trinità” a pagina 176 e 177. Non potevo concludere in modo migliore facendo riferimento a dove abbiamo iniziato, cioè dall’immagine e somiglianza della coppia con Dio Trinità. L’autore quindi scrive così: “Che cos’è questo divino mistero di Elohim, quest’unico Dio che contiene un plurale? Il dogma lo chiama Trinità. […] E dunque avrò io abbastanza pietà per credere che questo santissimo mistero, che trascende la mia ragione, ha lasciato la sua impronta nel mio bassoventre? Basta che guardi al mio sesso. […] Se non avessimo perduto la nostra innocenza, i nostri occhi potrebbero dischiudersi senza ridere: l’icona della Trinità si nasconderebbe nei nostri pantaloni”.             Ecco cari amici sposi, ci sarebbe ancora tanto da dire ma mi fermo qui. Spero che queste quattro chiacchierate vi abbiano aiutato a guardarvi con vero stupore e a saper andare in profondità e cogliere il Mistero di amore che contiene il vostro cuore e il vostro corpo, uno stupore che non farà che ingigantirsi quando in Cielo potremo vedere faccia a faccia il compimento di ciò che siano adesso solo in germoglio.

Padre Luca Frontali

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Grandi cose hai fatto in noi

Cari sposi,

mi piacerebbe fare un piccolo esperimento con voi. Idealmente provate ad accostare la foto del vostro matrimonio e poi la foto più recente di voi due assieme. Vedendo simultaneamente le istantanee, quali sentimenti provate? Nostalgia, gioia, malinconia, dolore…?

Ossia, nel fondo è importante che venga a galla qual è l’atteggiamento di fondo con cui vi guardate come coppia, lo sguardo che avete adesso sul vostro matrimonio. In genere, il passare degli anni lascia cicatrici e la famosa “romanza” degli inizi è solo un ricordo, dato che è subentrato il realismo della quotidianità.

La stupenda festa di oggi ci insegna qualcosa di molto diverso. Oggi celebriamo una “filiale” della Pasqua: Maria è la prima creatura umana che vive la Risurrezione fino in fondo. In Lei, estasiasti, contempliamo che è tutto vero quello che Gesù ci ha insegnato, la nostra vita vera è in Cielo e di là ci andremo con tutto ciò che siamo adesso, anche i kili di troppo.

Ma vorrei attirare la vostra attenzione su una frase di Maria nel Vangelo. Lei esclama davanti a sua cugina Elisabetta: “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”. Quali sono queste cose? Senza dubbio la scelta di essere Madre di Dio e il dono di Gesù alla sua vita. Ma nel fondo Maria era solo un’adolescente di una famiglia povera di un microscopico villaggio della Galilea. La sua vita sarebbe trascorsa nel più totale anonimato se Dio non avesse fatto quell’irruzione straordinaria. Che cosa aveva di suo Maria di così grande per cui esultare?

Qui c’è un bellissimo collegamento alla vostra vita: anche ogni vostra storia di amore è un grande dono, un prezioso per tutti, per voi, per tutta la vostra famiglia allargata, per la parrocchia, in definitiva anche per il mondo intero. Perché siete un dono? Perché in voi il Signore ha iniziato a operare “grandi cose”. Queste “grandi cose” assomigliano al “mistero grande” (Ef 5, 32) che San Paolo intravedeva in ogni coppia sposata.

Quali sarebbero allora le vostre “grandi cose”? Nientemeno che l’essere voi portatori di Dio, essere a Sua Immagine e Somiglianza, il poter ripresentare il volto paterno e materno di Dio. Nella vostra storia assieme è entrato Dio, “non ve ne accorgete?” (Is 43,19). Attenzione alla routine, al farvi fagocitare dal tran tran lavoro-casa. Tutti corriamo il pericolo di vivere così distratti dall’attimo fuggente che dimentichiamo lo sfondo su cui si staglia e si muove la nostra vita.

Perciò vorrei suggerirvi questo aspetto di Maria come una stupenda lezione nuziale: saper leggere tra le righe della propria vita la Presenza di Gesù.

Maria ha sempre avuto sotto gli occhi i segni dell’amore di Dio, ha visto nella concretezza della sua vita che il Signore le voleva tanto bene e di questo era felice. Pure voi siete chiamati a vedere nella vostra storia, pur con tutti i saliscendi, questi segni di amore. Gesù è con voi, cammina con voi, non vi ha mai lasciato soli, magari a volte non ne eravate consapevoli. In questa festa della nostra Mamma celeste, questo Suo modo di stare davanti alla propria vita vi aiuti ad avere uno sguardo di fede nei vostri riguardi. Per questo Papa Francesco ci scrive: “Come Maria, (le coppie) sono esortate a vivere con coraggio e serenità le loro sfide familiari, tristi ed entusiasmanti, e a custodire e meditare nel cuore le meraviglie di Dio (cfr Lc 2,19.51). Nel tesoro del cuore di Maria ci sono anche tutti gli avvenimenti di ciascuna delle nostre famiglie, che ella conserva premurosamente. Perciò può aiutarci a interpretarli per riconoscere nella storia familiare il messaggio di Dio” (Amoris Laetitia 30).

ANTONIO E LUISA

Ci sentiamo di confermare la riflessione di padre Luca e lo facciamo rileggendo la Parola di oggi: D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. E’ la prima delle beatitudini evangeliche. Beata perchè si è fidata. Perchè nella sua vita ha accolto la presenza del Salvatore (lei lo fatto proprio nella carne) attraverso il suo sì. Anche noi siamo chiamati a questo. A meravigliarci continuamente della presenza di Gesù nel nostro matrimonio. E’ significativo che questa riflessione avvenga proprio durante il periodo estivo che per tanti è tempo di riposo e di vacanza. Che questo tempo di vacanza non diventi del semplice ozio infecondo, che non porta frutto. Non sia un’occasione persa. Riposiamoci certo, ma approfittiamone anche per scorgere la bellezza che c’è nella nostra relazione. Ora che i ritmi sono meno frenetici e c’è la possibilità di contemplarci e di contemplare Lui troviamo il tempo di farlo.

Alcuni giorni fa ci è arrivata una mail da parte di una lettrice che ci chiedeva aiuto per far capire al padre come fosse importante che lui partisse in vacanza con la madre. Soli, senza nessun altro. Questo è uno dei modi per contemplare. Per contemplarsi. Spesso si crede che con il passare del tempo sia sempre meno importante dedicarsi dei momenti di qualità. In realtà è vero il contrario. Più passa il tempo e più si rischia di darsi per scontati e di non essere più capaci di scorgere la meraviglia di una relazione vissuta alla presenza di Dio e del dono reciproco. Questo è un esempio ma ci sono mille altri modi per contemplarci: pregare insieme, uscire a cena, fare l’amore bene, fare una passeggiata, visitare un museo. Ci sono questi e tanti altri modi. Scegliete il vostro e fatelo perchè siete una meraviglia, ma spesso non ve ne accorgete.

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L’autogenesi della coppia

Facendo i calcoli sono quasi 10 anni che ho ricevuto il dono di accompagnare coppie al matrimonio. Dai percorsi ordinari in parrocchia, più o meno lunghi, ai fidanzati “appioppati” da amici, confratelli o giunte per circostanze particolari. Forse saranno stati più di un centinaio in tutto. Devo ammettere tuttavia che ho riscontrato una certa caratteristica tra vari di loro che chiamerei “l’autogenesi della coppia”.

Per autogenesi mi riferisco a un modo di pensare in cui si vuole il matrimonio e la famiglia per una serie di scelte autoreferenziali. Perciò poi ci si esprime così: “ci siamo sposati… noi siamo i ministri del matrimonio… abbiamo fatto due figli… abbiamo messo su casa… abbiamo formato una famiglia…”.

È evidente che c’è molto di vero e bello in tutto ciò, difatti ricordando i loro volti sono proprio tutte persone buone, ben intenzionate, provenienti da contesti di fede ma probabilmente non si rendono conto di camminare in direzione opposta a quella che è la Parola presa in considerazione oggi.

Gesù con quella frase voleva mettere in chiaro che accogliere il dono dell’Eucarestia non era cosa scontata, non era conseguenza di un ragionamento logico. Tant’è vero che quanto Gesù parla di cosa sia l’Eucarestia nel modo più esplicito mai visto prima c’è stata una sollevazione generale, stracciamento di vesti, scandalo, delusione, ecc. e con Lui rimangono proprio “quattro gatti”.

Servatis servandis, vivere un matrimonio cristiano segue il medesimo principio. Parafrasando Gesù potremmo dire: “nessuno può vivere il sacramento se non lo attira il Padre mio”.

Ammetto che spesso ho vissuto così il mio sacerdozio, quando più o meno mi è parso di capire “come si fa” e ho smesso di considerare che mi trovo dentro a un Mistero infinitamente più grande di me. Credere o meglio illudermi di farcela da solo, di “autoprodurre” la mia vita di prete è stato di fatto una tentazione in cui spesso sono caduto.

Non sarà che sia successo pure a voi? O almeno un pochino?

Cari sposi, Gesù è proprio bravo a smontarci quando pensiamo di sapere qualcosa, quando ci sentiamo sicuri dietro ai nostri orpelli. Oggi ci ricorda che non possiamo fare un passo dietro a Lui se non ci è consentito.

Vi auguro di tutto cuore che Gesù metta in crisi le vostra false sicurezze e vi faccia sentire quanto è bello essere attirati con amore dal Padre.

ANTONIO E LUISA

Per noi è stato importante aver compreso che Gesù è il Salvatore della nostra vita e che senza di Lui saremmo stati schiavi in Egitto, ancora oggi. Con Lui abbiamo la pace nel cuore e questo forse ci permette di essere credibili. Almeno più credibili di prima. Non significa che siamo più bravi. Ci sono coppie molto più attrezzate di noi. Significa che cerchiamo di vivere ciò che raccontiamo.

Raccontiamo non una morale, ma la gioia di una vita vissuta alla presenza di Gesù nella Sua Chiesa. Con tutti i nostri limiti e i nostri peccati, che ancora ci sono e con cui dobbiamo combattere ogni giorno. Sempre pronti, però, a perdonarci e a ricominciare perchè il matrimonio, quando si è liberi dalle catene d’Egitto, è una meraviglia da assaporare tutto il tempo che Dio ci concederà su questa Terra.

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Facciamo quattro chiacchiere assieme 3: Ordo amoris, ossia l’amore (e il sesso) ha un ordine

Cari sposi,

vi saluto dal fresco di una bella valle alpina in cui mi trovo con i miei confratelli per un momento di riposo assieme. Siamo già alla terza chiacchierata sul tema della sessualità di coppia. Dopo aver parlato di contemplazione del nostro dono meraviglioso di essere maschi e femmine e del senso, del fine di essere tali e dello scopo di donarsi tra un uomo e una donna, ora vorrei parlare dell’ordine dell’amore, e di conseguenza anche nella vita intima degli sposi.

Partendo proprio dai posti in cui mi trovo, io e i miei confratelli non smettiamo di stupirci di come la gente tiene queste valli: strade pulite, legnaie perfettamente incastrate, prati tosati, fiori freschi su tutte le finestre… quanto è bello vivere in un mondo ordinato e pulito!

Ma esiste un modo ordinato, armonico di amarsi, di esprimersi l’amore? Oso domandarvi di più: ci sono regole all’amore? Probabilmente qualcuno rabbrividisce nel mettere assieme “regola” con “amore”.

Ricordo che alle medie il mio prof di musica, invece di tediarci con teorie noiose, si metteva al piano e ci faceva imparare tantissime canzoni famose. Ne ricordo parecchie, tra cui “Un mondo d’amore” di Gianni Morandi. Nel lontano 1967, a un passo dalla grande contestazione giovanile che toccava proprio i temi di sessualità e amore, proprio lui, cantava che “l’amore ha i suoi comandamenti”.

Ma è stata la grande rivoluzione culturale del 1968 a proclamare un nuovo dogma: “vietato vietare”, specie se si tratta di affettività e sessualità.

Che ha prodotto questo diktat? Che cosa ha messo in gioco? Un fenomeno curioso che uno dei massimi filosofi viventi, Alasdair MacIntyre, ha definito con un neologismo: l’emotivismo. L’emotivismo consiste in questo concetto “Potrei arrivare a considerare buona una scelta soltanto perché «piacevole», indipendentemente dal valutarla in relazione a criteri e valori oggettivi. L’approccio emotivista è soggettivo, avulso dal piano valoriale oggettivo e trascendente, è legato al momento, non è duraturo e non ha necessariamente il bene o il bene dell’altro come fine” (A. Macintyre, Dopo la virtù: saggio di teoria morale, Feltrinelli, Milano 1988, 24).

Visto? Faccio questo perché mi piace, non perché è giusto o ingiusto ma perché mi va. Metteteci dentro qualsiasi cosa: rapporti prematrimoniali, uso dei contraccettivi, divorzio, convivenza, forme sbagliate di sesso… tutte situazioni in cui sovente pesa di più l’aspetto emotivo che razionale.

Ma l’amore non aveva dei comandamenti? Ben prima di Gianni Morandi, pare sia stato Nostro Signore a volere così. Ma non è scritto unicamente nella Bibbia, bensì nei nostri corpi, nel nostro cuore.

A rendersene conto in modo drammatico ma stupendo è stato il grande Agostino. Con tutto il rispetto per uno dei massimi padri della Chiesa e dei più grandi filosofi e teologi del I millennio, lui è stato in gioventù un latin lover da paura. Egli, infatti, lo ammette nelle Confessioni di quanto sia stato seduttore e bisognoso di affetto. Ma quel cuore grande ha trovato pace finché ha conosciuto l’amore di Cristo. È in quest’incontro personale che Agostino si rende conto che Gesù voleva modellare il suo cuore e renderlo capace di amare non solo di più ma meglio, in modo appunto ordinato.

Non è da stupirsi che sia stato appunto lui, Agostino, a coniare il concetto di “ordine dell’amore”. Ecco come ce lo spiega: “La volontà retta… è un amore buono, la volontà cattiva è un amore cattivo. L’amore che aspira a possedere ciò che ama è desiderio; l’amore che ha e possiede ciò che ama è gioia… e questi sentimenti sono cattivi se l’amore è cattivo, sono buoni se l’amore è buono” (De Civitate Dei 18); “Ogni cosa creata, per quanto buona essa sia, può essere amata con un amore buono o cattivo: buono se è rispettato l’ordine, cattivo se è violato” (De Civitate Dei 19); “L’amore, con il quale amiamo ciò che bisogna amare, deve essere anch’esso amato ordinatamente affinché possediamo la virtù che ci fa vivere bene. Mi sembra quindi che una vera e breve definizione della virtù sia questa: l’ordine dell’amore” (De Civitate Dei 20)

Ma in cosa consiste quindi l’ordine? ricordiamoci che Dio ha “tutto disposto con misura, calcolo e peso” (Sap. 11, 1), di conseguenza anche il nostro amore ha un ordine pensato da Lui secondo cui viversi, e tale ordine è il dono totale di sé stessi. È ancora Agostino a spiegarlo: “Fuori dell’ordine regna l’inquietudine, nell’ordine la quiete. Il mio peso è il mio amore; esso mi porta dovunque mi porto. Il tuo Dono ci accende e ci porta verso l’alto” (Agostino, Conf. 13, 9, 10).

Riconoscere quindi il dono di amore che Dio ci ha fatto, come dicevano nella prima chiacchierata, un dono che si rende visibile nel nostro corpo, nella nostra sessualità. E poi donarci agli altri come padri, madri, fratelli, sorelle, amici, sposi sempre discernendo: “ma io mi sto donando veramente o sto sfruttando, usando, barattando, calcolando?”.

Cari sposi, in un mondo che non fa altro che dirci: “fai quello che vuoi” e ci ripete da oltre 50 anni “vietato vietare (in amore e sesso)”, chiediamoci e chiediamo al Signore come stiamo amando, se il nostro modo di amare è secondo la sua Volontà. Come lo fu per Agostino, stiate certi che un modo di amare vero e ordinato non porta se non a una grande pace del cuore. Buon cammino!

padre Luca Frontali

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Solo l’amore (nuziale) è credibile

Con il massimo rispetto per il grande Urs Von Balthasar che nel 1965 scrisse appunto questa breve opera teologica, “Solo l’amore è credibile”, mi permetto di interporre l’aggettivo “nuziale”. Lo faccio sotto la spinta del Vangelo di oggi. E mi spiego.

Gesù ha fatto tanti miracoli e di diverso tipo per mettere in chiaro la sua autorità e così rendere accettabile la sua Parola, il suo Messaggio. Ma è giunto il momento del grande salto… ora manca il rush finale che è appunto l’Eucarestia. I miracoli sono stati una lunga preparazione al grande segno dell’Eucarestia; la fama, la popolarità, il grado di accettazione raggiunto da Gesù sanando e guarendo, moltiplicando pani e pesci era un propedeutico per render capibile e accettabile che Dio che rimane in mezzo a noi per sempre con il suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità nell’Eucarestia.

Ma appunto, Gesù rimane tra noi solo con l’Eucarestia? Evidentemente no. Vi è un altro sacramento permanente che ci mostra che Lui è tra noi, vive in mezzo a noi ancora nel 2021. Siete voi coppie che avete tale dono, il dono di ri-presentare Gesù ancora oggi.

Come dissero i vescovi italiani, nei circoli minori in preparazione ad Amoris Laetitia, “La grazia non agisce solo nel momento della celebrazione del sacramento del matrimonio, ma accompagna gli sposi durante tutta la vita, poiché è sacramento permanente in analogia con l’Eucarestia” (Relazioni dei Circoli minori del Sinodo per la famiglia, 12 ottobre 2015).

Perché allora ho voluto parafrasare quel titolo di un libro? Perché nel Vangelo alle centinaia di persone che chiedevano a Gesù un segno palpabile e visibile tale da diventare degno di fede una volta per tutte, Lui ha dato l’Eucarestia.

Ma oggi ci sono non centinaia ma milioni di persone che inconsapevolmente ancora chiedono, anelano, aspirano ad avere ancora un segno tangibile della Presenza di Dio nella loro vita. Sanno qualcosa di Dio ma non Lo riescono a gustare. Per la stragrande maggioranza di loro l’Eucarestia è un arcano irraggiungibile, essi vedono campanili e chiese ma non conoscono affatto Chi è presente in essi.

Eppure, tutti costoro vedono voi coppie, vi hanno come vicini di casa, colleghi di lavoro, forse amici di infanzia, compagni di palestra, ecc.

Voi siete il segno che può rendere credibile l’amore, perché voi contenete la Presenza di Gesù analogamente all’Eucarestia.

Dinanzi a quel Corpo dato per Amore sulla Croce, il centurione esclamò: “veramente costui era Figlio di Dio” (Mt 27, 54). Oggi quante persone potrebbero ripetere quella frase! Adattata al loro modo di esprimersi e di pensare, ma identica nella sostanza: “veramente l’Amore esiste, Dio esiste, perché questi due, non so come, ma si amano in un modo diverso”, perché vedono due che diventano un solo corpo per amore e continuano a donarsi per amore, pur con tutte le loro limitazioni e fragilità, pur nella grande diversità di caratteri e modi di fare. Io tante volte l’ho pensato in cuor mio vedendo molti di voi: qui c’è un amore diverso, c’è qualcos’altro rispetto al volersi bene… e queste testimonianze mi hanno fatto credere che davvero l’amore esiste.

In un mondo che ha paura di amare fino a perdersi, di rinunciare per amore, di soffrire per amore… voi avete la grazia per mostrare quanto è bello donarsi per amore e così portare fuori dalle Chiese l’Eucarestia con le vostre vite.

Per tutto questo, ve lo ripeto: solo l’amore nuziale è credibile. Cari sposi, provateci ancora una volta, non tiratevi indietro per scoraggiamento o sfiducia. Fidatevi di Chi vi ha dato consapevolmente questo dono e ve lo ha dato conoscendovi dall’eternità.

ANTONIO E LUISA

Quello che scrive padre Luca è bellissimo ma è anche un’esortazione esigente e che spaventa anche un po’. Vivere l’amore nel modo proposto da don Luca non è semplice, non viene sempre spontaneo, è frutto di un impegno solenne che ci siamo presi il giorno delle nostre nozze. Frutto del nostro impegno e, non dimentichiamolo, della Grazia di Dio. Amarci senza riserve, in modo incondizionato, totale e gratuito. Amarci sponsalmente significa questo. Un modo di amare che è davvero un segno luminoso nel mondo in cui viviamo, che è sempre più incapace di gratuità e di dono. Una società che si nutre di emozioni e di sensazioni e dove c’è sempre meno posto per il sacrificio. Un mondo che ti educa a pensare da egoista e spesso da narcisista.

Gli sposi cristiani dicono altro. Dicono che la gioia più grande viene dal sapersi aprire all’altro e dal saper decentrare lo sguardo verso il bene dell’altro. Questo cambia tutto. Gli sposi capaci di perdonare, capaci di prendersi cura, capaci di mettere il bene dell’altro davanti al proprio, sono davvero qualcosa di estremamente affascinante e che attrae tanto.

Un’ultima nota personale. Fare esperienza di questo amore prima di tutto converte proprio noi sposi. L’ho già scritto altre volte. Mia moglie mi ha sorpreso proprio per la sua volontà e la sua capacità di amarmi sempre anche quando non me lo sarei meritato per il mio atteggiamento. Questo suo amore mi ha permesso di comprendere il modo in cui Dio stesso mi ama. Certo con tutti i limiti che Luisa conserva, ma con una forza incredibile che non poteva venire se non dal sacramento stesso. Lì ho davvero compreso quanto mia moglie fosse bella e io fortunato ad averla accanto. Lì è cominciato il mio vero percorso per incontrare e relazionarmi con Gesù perchè lei mi ha mostrato il volto di Gesù nel suo amore verso di me.

Amatevi senza riserve e senza condizioni e sarete strumento di conversione per gli altri e soprattutto anche per voi.

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Istituiamo il “fecondometro”

Gesù fa un miracolo che prepara la strada all’istituzione dell’Eucarestia. Lui vuole mostrare a tutti la incommensurabile generosità con cui si donerà totalmente, in corpo e anima, prima nell’Ultima Cena e poi sul Golgota. Questo il senso principale della Parola di oggi. Applicandola a voi coppie, questo passaggio non può non esprimere un rimando alla fecondità a cui Gesù vi chiama. Come è stato fecondo Gesù nel donarsi a noi, anche voi lo siete per la grazia del sacramento.

Parlerò quindi di fecondità di coppia, ma non unicamente riguardo al numero di figli. Su questo argomento già Antonio e Laura hanno scritto un bell’articolo un paio di anni fa, dal titolo “Fecondità oltre la fertilità, nella coppia e nella famiglia

Parto dalla verità che la coppia è chiamata, in forza del sacramento, ad essere feconda a 360°, in senso sia materiale che spirituale. Prima di essere chiamati a fare qualcosa, pensate che voi avete ricevuto il dono di essere icona, riflesso di Gesù che ama. Se questo vi entra in cuore, allora inizierete a generare vita, a creare relazioni vere, sincere in casa e fuori casa, diventerete un punto di riferimento, un esempio per altri, verrete osservati con curiosità e stupore da altri, vi cercheranno per un consiglio, un confronto… vi pare poca tale fecondità?

Coppie così ce ne sono e brillano nella parrocchia o in un quartiere come fari di notte e sono i puntelli su cui si radica la Chiesa. E tutto questo senza includere necessariamente i figli biologici.

Crescere nell’amore di coppia, crescere nel diventare un riflesso di Gesù che ama la sua Chiesa. Questo è l’autostrada su cui voi coppie siete chiamate (e ripeto: avete già la grazia in voi, coltivatela) a correre. La prima fecondità è comunicare l’amore di Gesù, di parteciparlo al coniuge, ai figli e a chi si sta accanto. Siatene consapevoli e allenatevi con piccoli gesti perché l’amore di Cristo sia presente in voi.

Guardate che bello quanto dice Giovanni Paolo II: “La fecondità è il frutto e il segno dell’amore coniugale, la testimonianza viva della piena donazione reciproca degli sposi «II vero culto dell’amore coniugale e tutta la struttura familiare che ne nasce senza trascurare gli altri fini del matrimonio, a questo tendono, che i coniugi, con fortezza d’animo siano disposti a cooperare con l’amore del Creatore e del Salvatore, che attraverso di loro continuamente dilata e arricchisce la sua famiglia» («Gaudium et Spes», 50).

E poi anche: “La fecondità dell’amore coniugale non si restringe però alla sola procreazione dei figli, sia pure intesa nella sua dimensione specificamente umana: si allarga e si arricchisce di tutti quei frutti di vita morale, spirituale e soprannaturale che il padre e la madre sono chiamati a donare ai figli e, mediante i figli, alla Chiesa e al mondo” (Familiaris Consortio 28).

Tempo estivo, tempo di ferie, di maggior libertà e occasioni per pensare alla propria vita. Sia un momento per soffermarvi a riflettere e pregare su quanto Amore di Dio state moltiplicando in voi e attorno a voi, su quanto siete fecondi. Con i “piccoli passi possibili” su questa strada arriverete lontano.

ANTONIO E LUISA

Grazie padre Luca per queste parole che ricalcano e confermano quanto il nostro padre spirituale ci diceva sempre: se in una parrocchia ci fossero almeno 5 coppie di sposi che vivono bene il loro sacramento quella parrocchia sarebbe capace di affascinare, attrarre ed evangelizzare. Una coppia di sposi che è capace di credere e di vivere pienamente la loro vocazione è un motore potentissimo per tutta la comunità.

Ci sentiamo di aggiungere solo una raccomandazione. Non sacrificate la coppia per fare altro. Sappiamo bene che spesso le persone attive in parrocchia o nei movimenti spesso esagerano. Fanno sempre di più. Per tanti motivi: perchè sentono la responsabilità, perchè il parroco o i responsabili non sanno essere equilibrati e chiedono sempre un impegno maggiore, e anche perchè tanti trovano nel servizio alla comunità quella gratificazione che non riescono a trovare in famiglia, nella coppia.

Attenzione! Va bene offrire il nostro tempo e il nostro impegno. Per essere cosa buona e giusta, però, deve essere un’esigenza che nasce dall’amore matrimoniale. Il matrimonio deve essere sorgente per sentire e nutrire il desiderio di condividere l’amore con gli altri e non un modo per sostituire l’impegno matrimoniale con altro che ci gratifica maggiormente.

Viviamo bene il nostro matrimonio e poi doniamo l’amore fecondo che si genera nella nostra unione sponsale al mondo. Solo così sarà gradito davvero a Dio!

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Facciamo quattro chiacchiere assieme 2: il senso del sesso

Cari sposi,

spero che l’estate sia un momento di riposo per tutti voi. L’altro articolo di quindi giorni fa era intitolato: la contemplazione del sesso. Stupirsi della bellezza di ciò che abbiamo ricevuto da Dio e di come tutto quello che siamo, maschi o femmine, possiede un dono grande nella differenziazione corporea, psicologica e spirituale.

Oggi vorrei fare questa seconda breve chiacchierata in cui vorrei chiedevi: qual è il senso del sesso?

A dire il vero bisognerebbe domandarsi prima: ha un senso il sesso? Ripetiamo che per sesso intendiamo tutto ciò che distingue l’uomo e la donna nelle loro caratteristiche a tutti i livelli. Il sesso non è ridotto all’ambito genitale ma questa dimensione è una delle tante che compongono la nostra sessualità.

Ebbene, si può dire che la sessualità che è in noi abbia un senso, una direzione, un significato? E se questo è vero, allora chi ci può dare una spiegazione alle nostre domande? Proviamo a cercarla negli insegnamenti della Chiesa e nella Parola di Dio.

Una prima risposta la troviamo in questo testo: “La sessualità quindi non è qualcosa di puramente biologico, ma riguarda piuttosto il nucleo intimo della persona” (Pontificio consiglio per la famiglia, Sessualita’ Umana: Verità e significato, 3)

E qual è il nucleo intimo della persona? È la nostra immagine e somiglianza a Dio Trinità. “Facciamo l’uomo a nostra immagine… maschio e femmina lo creò” (cfr. Gen 1, 26). Ecco il nucleo intimo che è in ciascuno di noi e che è riflesso appunto nella nostra mascolinità e femminilità.

Di conseguenza anche l’aspetto genitale, ripeto, spesso confuso con quello sessuale ha tale significato, è un riflesso della bellezza della nostra origine.

Voi sposi siete chiamati a vivere la vostra vita sponsale mettendo in risalto la bellezza di essere maschi e femmine e in particolare tale bellezza può emergere nella vostra vita intima. Ci avete mai pensato che ciò fa parte della vostra missione di sposi? Mettere in luce, aiutare il vostro coniuge a diventare un grande uomo, una grande donna?

Il Cantico dei Cantici lo esprime molto chiaramente. Se da un lato in esso vediamo frequenti riferimenti a far gioire ed anche godere l’amato e l’amata, senza nascondere affatto il senso erotico, dall’altro poi questo stesso amore si eleva spiritualmente e nell’ultimo capitolo si dice: “forte come la morte è l’amore, tenace come il regno dei morti è la passione: le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma divina!” (Ct 8, 6). La fiamma divina è il rimando alla nostra immagine e somiglianza, anche per quanto riguarda la sfera erotica della nostra sessualità. Come direbbe Papa Benedetto qui si vede come “Quanto più ambedue (eros e agape), pur in dimensioni diverse, trovano la giusta unità nell’unica realtà dell’amore, tanto più si realizza la vera natura dell’amore in genere” (Benedetto XVI, Deus Caritas Est, 7). L’amore che viene da Dio, ossia l’agape, la carità, si unisce all’eros umano, ed assieme rivelano la vera natura dell’amore che è dono totale di sé, di tutto sé stesso, cioè appunto di ogni dimensione sessuale umana, corpo e anima. Questo in definitiva è il vero senso del sesso.

Un bravo professore di teologia quando ci spiegava questi temi ci diceva: “ma come è possibile? Se la sessualità è fatta per unire l’uomo e la donna e portarli a Dio, come mai gli sposi ne fanno un cattivo uso e finisce per dividerli e far perdere la fede?”.

Vi invito a meditare, a “ruminare” queste verità, a non temere di parlarne tra voi a fondo. Che ciò che siete, con le vostre differenze sia un dono, non un ostacolo; che i vostri corpi, nel dono reciproco e nell’atto di amore, vi portino ad assaporare la bellezza di Dio, le sue “vampe divine”.

Padre Luca Frontali

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Venite in disparte e riposatevi (ma con i vostri figli)

Corso Emmaus: introduzione

Una volta, visitando una coppia di amici con due bambini piccoli e tanto vivaci la moglie mi disse: “non è che la Chiesa permette di andare in ferie senza figli?”

Date le circostanze estive mi pare lecito lasciarci interpellare da questo vangelo che cade a fagiolo in questo periodo e domandarci: come riposa una coppia? In particolare, penso proprio alle coppie oberate di responsabilità, tra figli, genitori anziani, lavoro, tante preoccupazioni materiali, ecc.

Eh già, come si dice dalle mie parti in Romagna, “è finita la bazza”, di quando si era giovani sposi e si poteva fare tutto come prima.

Come vivere davvero questo riposo, tra l’altro strameritato per la congiuntura storica che viviamo?

Premetto che ben venga tutto ciò che è salutare in termini di dormire bene, mangiare sano e fare sport. Ma se rimanessimo a questo livello dove finisce il nostro “sale” cristiano? Cosa aggiungeremmo di particolare a un mondo che non fa altro che parlare di wellness?

Credo che alla domanda principale ci siano due grandi risposte. La prima è che si riposa nel senso vero quando si vive tutta l’ordinarietà avendo una relazione sponsale forte. Cioè dove l’intesa ma anche il sano litigio conditi di vero dialogo, più una vita spirituale forte rendono la coppia capace di affrontare in modo positivo le sfide quotidiane senza cedere a tentazioni di frustrazione o a lesioni nel rapporto. Come dice il libro del Qoèlet: “Meglio essere in due che uno solo, perché otterranno migliore compenso per la loro fatica. Infatti, se cadono, l’uno rialza l’altro” (Qo 4, 9).

Inoltre, il vero riposo si ha quando si riesce a dare un senso spirituale a quello che si fa, si riesce a vedere la Presenza della mano del Signore in mezzo alle vicissitudini, seppur complicate e faticose. In questo senso si esprimeva Giovanni Paolo II: “Il riposo assume così una tipica valenza sacra: il fedele è invitato a riposare non solo come Dio ha riposato, ma a riposare nel Signore, riportando a lui tutta la creazione, nella lode, nel rendimento di grazie, nell’intimità filiale e nell’amicizia sponsale” (Giovanni Paolo II, Dies Domini 16). Nelle fatiche lodarLo, ringraziarLo, offrirGli ogni cosa, e mi colpisce che il Papa chiami questa proprio un’amicizia sponsale, sebbene il testo non faccia particolarmente riferimenti agli sposi.

Anche Papa Francesco aggiunge altri dettagli molto concreti: “La gioia matrimoniale, che si può vivere anche in mezzo al dolore, implica accettare che il matrimonio è una necessaria combinazione di gioie e di fatiche, di tensioni e di riposo, di sofferenze e di liberazioni, di soddisfazioni e di ricerche, di fastidi e di piaceri, sempre nel cammino dell’amicizia, che spinge gli sposi a prendersi cura l’uno dell’altro: «prestandosi un mutuo aiuto e servizio»” (Amoris Laetitia 126).

E poi il Papa alza incredibilmente il tiro e mostra lo sfondo “mistico” di questo riposo allo stile familiare: “D’altra parte, i momenti di gioia, il riposo o la festa, e anche la sessualità, si sperimentano come una partecipazione alla vita piena della sua Risurrezione. I coniugi danno forma con vari gesti quotidiani a questo «spazio teologale in cui si può sperimentare la presenza mistica del Signore risorto»” (Amoris Laetitia 318). Qui sta in definitiva il sale cristiano, quando il nostro riposo parte dal Signore e torna a Lui.

Cari sposi, davvero vi auguro un vero riposo sia domenicale ma anche vacanziero; spero che a poco a poco riusciate a raggiungere questa qualità di riposo, anzitutto del cuore, dell’anima, oltre che del corpo e della mente.

ANTONIO E LUISA

Le vacanze nascondono una grande insidia: credere che finalmente sarà diverso. Finalmente ci riposeremo. Quando si ha una famiglia, magari con figli piccoli, non è proprio così. I figli sono sempre quelli, con l’aggiunta che cambiano i ritmi, che si stravolgono le abitudini e che si va a stare in una abitazione più piccola (che sia la camera di hotel o la casa affittata). Se ci pensate bene aumenta la scomodità. La vacanza rischia di diventare una bomba dove frustrazione e malcontento esplodono. Allora si comincia a gridare, rinfacciare, litigare. Quelle che dovevano essere settimane di paradiso diventano un inferno.

Io, Antonio, sono caduto completamente in questo fraintendimento. Sapete perchè? Perchè durante i primi anni di matrimonio vivevo tutto come un impegno, come un peso. I figli erano un peso. In vacanza mi illudevo che la situazione potesse cambiare. Sono dovuto invece cambiare io. Come? Scoprendo la bellezza della vita di tutti i giorni. Piena di impegni, imprevisti e di fatica ma anche di senso. Senso che non trovavo quando vivevo solo per me stesso. Solo scoprendo la bellezza della vita di tutti i giorni a casa nel quotidiano, anche le vacanze avranno tutto un altro significato. Non saranno più una fuga da una vita pesante, ma giorni dove allentare i ritmi e godersi quella famiglia che è si faticosa ma anche il tesoro più grande che ho.

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La domanda sorge spontanea

“La domanda sorge spontanea”, direbbe il buon Antonio Lubrano leggendo il Vangelo di oggi. Quale domanda? Mi piacerebbe chiedere a ciascuno di voi e ascoltare la vostra risposta: qual è la missione specifica che avete ricevuto dal giorno preciso del vostro matrimonio?

Nella Chiesa, dopo due millenni, abbiamo raggiunto una grande chiarezza su cosa implica essere un missionario che evangelizza i popoli pagani, in cosa consista il ruolo del catechista, quali siano i compiti precisi del diacono oppure a cosa sia chiesto praticamente al sacerdote, ecc ecc.

Tuttavia, a me pare, che la medesima lucidità svanisca quando tale domanda è rivolta ai coniugi cristiani. Ripeto la domanda: qual è la missione di voi sposi nella Chiesa?

Andiamo al Vangelo. Gesù manda a due a due i suoi discepoli. Sapete bene che i numeri nella Bibbia non sono mai a casaccio, hanno sempre un valore simbolico. C’è chi ha visto in tale scelta un riferimento al matrimonio: gli sposi cristiani hanno una missione ben precisa che si staglia sullo sfondo di quella più generica di evangelizzare, di annunciare il Regno di Dio. La missione difatti si svolge nelle case e nel passaggio analogo di Luca si dice espressamente di non fermarsi per strada: la conversazione, l’incontro vero e proprio deve avvenire in casa, l’annuncio va fatto nell’intimità di un’abitazione dove si crea un rapporto più vero e confidente. Sono questi dei riferimenti sufficienti per capire che l’accostamento dei due agli sposi è lecito.

Come ben sappiamo Gesù non poteva dire tutto ai dodici, non intendeva sviscerare teologicamente ogni verità del Vangelo, a quello ci avrebbe pensato nei secoli a venire lo Spirito Santo effuso sulla Chiesa. Torniamo perciò alla domanda: quale missione hanno gli sposi in tutto ciò? Gesù ha dato l’avvio, domandiamoci ora come lo Spirito Santo intende concretizzare questo mandato?

Papa Francesco in Amoris Laetitia ci ha donato finalmente quella chiarezza necessaria affinché gli sposi abbiano una via sicura e certa su cui camminare: “Gli sposi, infatti, in forza del Sacramento, vengono investiti di una vera e propria missione, perché possano rendere visibile, a partire dalle cose semplici, ordinarie, l’amore con cui Cristo ama la sua Chiesa, continuando a donare la vita per lei, nella fedeltà e nel servizio” (Amoris Laetitia 121).

Quanto ci sarebbe da dire! Altro che articolo domenicale! Cari sposi come vorrei che contemplaste con fede, alla luce dello Spirito Santo, il significato di questa meravigliosa verità: avete ricevuto il dono, il “potere” di amarvi come Gesù ha amato la Chiesa e questo non uscendo dalla vostra realtà ordinaria ma vivendo la quotidianità. Ecco la vostra meravigliosa missione: tradurre in gesti semplici il “come Cristo ha amato la Chiesa”.

Con voi lodo il Signore per la grandezza e bellezza del regalo che vi ha fatto. Da sacerdote voglio solo spendere la mia vita per aiutarvi a esserne consapevoli e a viverla a fondo. Perciò di tutto cuore, buona missione e buon cammino.

ANTONIO E LUISA

Bellissime le provocazioni del Vangelo e di padre Luca. Vorremmo ora condividere con voi alcune righe del nostro nuovo libro che uscirà in autunno. Ci occuperemo proprio di questo tema. Ci occuperemo del nostro specifico compito, la nostra missione, la nostra profezia. Vi doniamo queste poche righe sperando vi possano essere d’aiuto.

Nessuno deciderà di sposarsi perché ha sentito una bella predica, ma forse deciderà di farlo se vedrà la gioia di due sposi realizzati. Come possiamo essere luce del mondo? Come essere profeti dell’amore? Lo siamo proprio perché siamo come siamo. Proprio perché facciamo fatica. Perché siamo pieni di difetti, di fragilità e di ferite. Una famiglia perfetta non potrebbe essere esempio per nessuno. Non sarebbe una profezia. Troppo inarrivabile. Un’immagine distorta della realtà. Non siamo in un film. Noi siamo esseri umani con tutto ciò che ne consegue. Ciò che ci può rendere davvero luce per il mondo e sale della terra è il modo in cui viviamo la nostra relazione. Come le nostre fragilità diventano occasione di accoglienza e di perdono. Di come la fatica diventa offerta per amore. Non siamo perfetti. Per fortuna non siamo perfetti, aggiungerei. Quante coppie sono luce per altre coppie senza che loro neanche lo sappiano e credono di non essere abbastanza. (Dal libro Sposi profeti dell’amore – Tau Editrice In uscita a ottobre 2021)

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Facciamo quattro chiacchiere assieme…

Cari amici sposi,

per gli articoli di luglio e agosto mi è parso opportuno toccare il tema della sessualità di coppia. Lo faccio consapevole di tutti i limiti (sono sacerdote, ho un approccio teorico…) ma credo che il dono di aver incontrato sposi con la voglia di essere veri cristiani e il dono della teologia del corpo non possa tenerli solo per me e quindi vorrei tanto condividere tutto ciò con voi.

Saranno pillole, quattro articoli in cui esporrò brevemente alcune verità essenziali e molto concrete che spero vi aiutino a cercare la bellezza e la verità che è già in voi.

Contempliamo il sesso

La prima chiacchierata l’ho voluta chiamare così: contempliamo il sesso. Intendiamoci, per sesso mi riferisco a tutta la persona, non solo agli organi genitali, nella sua differenziazione maschile e femminile a livello corporeo, psico-affettivo e spirituale, come ben lo spiega il “Dizionario su sesso, amore e fecondità” a pagina 870.

Siamo in estate, tempo di caldo, mare, stare all’aperto; il nostro corpo è più esposto degli altri periodi dell’anno… che ottima occasione per parlare di sesso!

Tuttavia, scordatevi che vi voglia dare lezioni pratiche. Vorrei piuttosto pormi da un punto di vista teologico, cioè dall’Alto. Si può contemplare il sesso? Ne vale la pena? Io penso proprio che ce ne sia un enorme ma enorme bisogno.

A prima vista sembrerebbe l’esatto contrario, difatti viviamo in un mondo ipersessualizzato, mai come oggi il sesso è stato ridotto ai genitali e tale approccio è onnipresente, fruibilissimo e alla portata di tutti, anche dei minorenni. Cose quasi impensabili solo 30 anni fa, senza andare al Medioevo.

Perché allora è urgente contemplare il sesso in un’epoca “sessualmente liberata”, prendendo spunto dal titolo di uno splendido libro di Thérèse Hargot?

Ve lo spiego con un paragone: immaginatevi chiunque potesse guidare nei circuiti di Formula le macchine ad alta velocità. A me, da buon romagnolo, piacciono i motori ma se mi venisse offerto di farmi due giri sulla Ferrari 812 GTS vi sono sincero: mi tremerebbero le gambe e ci penserei un bel po’ prima…

Il fatto è che la sessualità è una vera e propria Ferrari, noi conteniamo una potenzialità di amore nel nostro corpo, psiche e anima che non immaginiamo nemmeno. Per questa noncuranza se non spesso ignoranza o banalizzazione, “guidare” la sessualità porta più a infortuni che a una guida bella, veloce e sportiva ma anche comoda e piacevole.

Non è forse vero che ben pochi ci hanno dato un corso di guida prima di consegnarci le chiavi della Ferrari ed è per questo che il mondo è pieno di incidentati e magari pure noi più di una volta abbiamo tamponato?

Così, cari sposi, proprio per questo siete chiamati in modo speciale a essere contemplativi del sesso affinché cogliate tutto il senso che possiede e possiate “guidarlo” come Dio comanda. E da quale punto di vista si contempla? Da che angolo vi guarderete? Il mondo lo fa da quello edonista, spontaneista, emotivista. Cioè rimane solo al livello più esperienziale, del come si fa e del come ti senti nel farlo, di cosa provi, ecc… Ma non sa o non vuol sapere nulla d’altro, è solo un gioco, uno sballo.

Voi che in questo mondo ci siete a mollo 24 ore al giorno, che lo respirate a pieni polmoni, sarete in grado di guardare al sesso in un altro modo? Non potete rimanere lì, vi asfissiereste, avete bisogno di elevarvi. Perciò vi invito a contemplare il sesso con gli occhi di Chi lo ha creato. Non basta guardare i vostri corpi con il desiderio più innato o con i cinque sensi naturali. Avete bisogno di contemplarlo con gli occhi di Dio. Perciò in attesa del prossimo articolo, il consiglio è iniziare a contemplare il vostro corpo e vi suggerisco di andare a rivedere alcuni testi molto belli, magari sotto l’ombrellone o seduti in baita dopo una bella passeggiata.

Per prima cosa rileggetevi i capitoli 1 e 2 della Genesi, è sempre bene avere sulle labbra quella parole simboliche e profetiche che svelano la nostra origine. Poi vi consiglio lo straordinario libro di Giulia e Tommaso, “Il cielo nel tuo corpo”. Infine, vorrei che guardaste a un particolare di un’opera artistica di valore mondiale, il mosaico della Creazione del Duomo di Monreale. Soffermatevi sulla scena in cui Dio presenta Eva ad Adamo, è favolosa! Entrambi sono nudi e Dio è in mezzo a loro, prende per mano Eva la porge ad Adamo. Penso di avervi caricato abbastanza e la nostra chiacchiera finisce qui ma proseguirà puntualmente ogni quindici giorni mentre dura il Sol Leone. Buon riposo e buonissima contemplazione!

Padre Luca Frontali

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Occhi nuovi per credere

Cari amici sposi,

vi confesso che da bambino sono stato un assiduo lettore de “Il Giornalino” della San Paolo che compravo regolarmente la domenica dopo la Messa. Uno dei personaggi storici era “Micromino”, un bambino povero ma felice che passava la sua vita tra mille avventure in compagnia degli amici inseparabili Vanessa e Lampisterio. Quando le cose non vanno, è sempre lui, Micromino che fa indossare a Vanessa gli occhiali “fantachimerici” con cui riesce a mostrale tutto in modo diverso e sempre positivo e ottimista.

Chissà, magari tante coppie oggi avrebbero bisogno pure loro di queste paia di occhiali per vivere la propria vita di coppia, altrimenti il matrimonio cristiano rischia di apparire come “umano troppo umano” per dirla alla Nietzsche.

Vediamo un po’ prima di tutto il senso letterale. Marco ha lo scopo di presentarci progressivamente la figura di Cristo, il suo Vangelo è un lento e inesorabile climax verso la vetta della proclamazione della Sua Divinità sulla croce. Il lettore è guidato per mano affinché ci arrivi a poco a poco. Gesù ha alle spalle già diversi miracoli (emorroissa, bambina riportata in vita, tempesta sedata, indemoniato liberato) e quindi la sua fama si è ingigantita in pochissimo tempo. Con tale fama, torna a casa sua e ci si aspetterebbe un’accoglienza regale, portato in trionfo a spalla per le vie del paese e invece che accade? La sua gente, le persone con cui era cresciuto e che conosceva per nome “rimanevano stupiti… era per loro motivo di scandalo”. Cioè, il punto non è che gli abitanti di Nazareth non credessero alla verità dei miracoli ma erano soprese che li potesse aver fatti Lui! Questo è il nocciolo della questione.

La stessa dinamica, tuttavia, riguarda anche tante coppie sposate con il sacramento… e pure qui pare che non riescano a vedere l’azione di Dio nella propria vita personale e di coppia.

Ma Dio c’è, è reale, è presente, solo non abbiamo “gli occhi della fede”, come scrisse un grande teologo gesuita Pierre Rousselot. Cioè la fede è anche questa capacità di riconoscere Gesù vivo e risorto nella mia vita, a partire non sempre dai miracoli straordinari ed eclatanti ma anche nella semplicità e concretezza di vita. La fede è un modo di porsi davanti alla realtà, un dono questo certamente, che ci permette di dare un’interpretazione secondo la mente del Signore a quello che viviamo.

Quanti sposi hanno ricevuto i sacramenti ma questo è come se non bastasse a loro per trasformare il modo di guardare alla propria vita e di trovarvi Gesù Risorto che ci cammina a fianco!

Andiamo verso un tempo estivo che mi auguro sia sinonimo di una vita più lenta, meno di corsa ed anche un tempo di ferie meritate. In questo contesto, care coppie vi auguro di dedicare più momenti proprio a Gesù e di farlo in coppia. Concludo e vi saluto con queste belle parole fresche fresche di Papa Francesco: “All’inizio di questo periodo di riposo e di ferie, prendiamoci il tempo per esaminare la nostra vita per vedere le tracce della presenza di Dio che non cessa di guidarci” (Angelus, 30 giugno 2021).

ANTONIO E LUISA

Facendo nostra l’ultima riflessione di padre Luca ci teniamo a testimoniare quanto sia vera. Per noi è stato fondamentale aver compreso quanto sia importante fermarci e passare del tempo insieme con Gesù. Almeno qualche giorno all’anno. Ci sono molti modi per farlo. Noi di solito partecipiamo a ritiri e proposte di percorsi spirituali per coppie. Ce ne sono tanti. Serve del tempo per riscoprirci belli, per riscoprirci parte di una relazione dove possiamo fare esperienza dell’amore dell’uno verso l’altra e dell’amore di Gesù che si svela nei perdoni, nella tenerezza e in tanti altri gesti che rischiamo di dare per scontati senza apprezzarli fino in fondo.

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Buona vita!

Tutte le volte che sono stato congedato così devo dire che non mi ha fatto una grande impressione, non so dirvi veramente il perché, mi è sempre parso un po’ naïf. Eppure, a ben pensarci, non è proprio fuori luogo, anzi…

Nel Vangelo di oggi la scena è tutta al femminile. Gesù in contemporanea guarisce due donne: la prima è una “fanciulla” alla soglia dell’età adulta e l’altra è una donna adulta ma sfiorita a causa probabilmente di un “sanguinamento uterino atipico” come ci dice la medicina.

Gli esegeti insegnano che questo focus su due donne non è per nulla casuale: atipico nel mondo semitico così concentrato sul maschio e segno della nuova dignità che Gesù sta restituendo alle donne. In più è presente il numero 12, una cifra simbolica nella Bibbia. La fanciulla a dodici anni era già fertile e poteva quindi sposarsi e generare vita ma ahimè muore prima che tutto ciò sia possibile. La donna invece da 12 anni pativa di quella malattia e quindi la sua età nubile sta cessando irrimediabilmente perché perdere sangue, nella mentalità biblica è perdere vita. Una donna così non poteva sposarsi e mettere al mondo un figlio.

Allora ecco due donne che vivono situazioni drammatiche e quasi complementari: una giovane che non riesce a essere donna e una donna che non riesce a essere fertile. La loro femminilità pare irrimediabilmente perduta.

Non trovate qualche somiglianza con il mondo di adesso? In questi giorni siamo proprio in mezzo a una polemica politica che nel fondo parte da un problema esistenziale enorme: non riuscire ad essere davvero uomo, davvero donna e cercare altrove la risposta.

Gesù è l’uomo nella sua pienezza, la sua umanità è perfetta come lo è sua mascolinità, difatti ci dice S. Giovanni Paolo II che “Cristo rivela pienamente l’uomo all’uomo stesso” (Redemptor Hominis 10), e si può dire la stessa cosa per la femminilità in Maria.

Gesù viene quindi a guarire e dare pienezza alla femminilità di queste due donne. E come lo fa? Con uno sguardo? Con un pensiero? Con una parola? Lo fa in un modo umano, umanissimo: tocca e si lascia toccare, prende per mano. Qui c’è l’accenno ai sacramenti e ancora oggi Gesù continua a toccarci con i suoi Sacramenti, specie l’Eucarestia e la Confessione.

Nella prima lettura si dice che Dio ci ha creati per l’eternità e nel Vangelo si vede che Gesù ci vuol donare una vita piena, quella stessa che è in Lui un uomo maschio pienamente realizzato.

Ecco allora che possiamo dire che voi sposi avete in Cristo il grande amico, lo Sposo che vuol fare lo stesso della vostra vita. Che la vostra umanità maschile e femminile sia gioiosamente vissuta a livello fisico, spirituale e psicologico, che siate persone integre, compatte, senza divisioni interne, senza buchi, senza rimpianti…. Questa è la vita piena, la buona vita che Gesù vuole donarci.

La sua veste è nella Chiesa e lì la possiamo sempre trovare intatta e ad essa possiamo attaccarci anche oggi dopo 2000 anni.

Pertanto, cari sposi, per tutto quello che vi ho scritto, stavolta sono io a congedarmi con: buona vita!

ANTONIO E LUISA

Padre Luca ci ha proposto una riflessione molto interessante. Non avevamo mai pensato al parallelismo di vita e condizione tra le due donne del Vangelo. Eppure è così evidente. Condividamo tutto ciò che padre Luca ha scrtto. Vorremmo però fare un’aggiunta. Non bastano Eucarestia e Confessione. Serve, almeno per noi è stato così, vivere appieno anche il sacramento del matrimonio. Non solo nella sua dimensione trascendente e sacramentale ma proprio anche nella sua dimensione umana e naturale.

Il matrimonio cosa è se non l’unione completa, intima e feconda di due creature tra loro differenti ma complementari. Tutto di Luisa è meraviglia e mistero per Antonio e tutto di Antonio è meaviglia e mistero per Luisa. La differenza è proprio ciò che più affascina. Che non significa che sia sempre facile. Spesso ci si scontra e l’agire dell’altro può apparire strano e incomprensibile ma proprio in una relazione così vissuta fino in fondo possiamo aiutarci l’un l’altra ad essere pienamente uomo e pienamente donna.

Non cercate mai di trasformare l’altro, d farlo a vostra immagine e somiglianza. Non sarebbe più lui o lei. Lo dce anche Nek in una sua famosa canzone: Non ti stresso per farti più simile a me che se fossi diversa non saresti più te.

Mia moglie o mio marito non deve essere come io lo voglio ma deve crescere e perfezionarsi ed essere sempre più come Dio lo vuole e lo ha creato per essere. A questo serve il matrimonio. Come disse Papa Francesco:

Il matrimonio è un lavoro di tutti i giorni potrei dire un lavoro artigianale, un lavoro di oreficeria, perché il marito ha il compito di fare più donna la moglie e la moglie ha il compito di fare più uomo il marito

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Il Sacro Cuore vs. Matrimonio – Atto II

Cari amici,

eccoci qua giunti ormai a fine giugno e con voi vorrei concludere il discorso iniziato nell’altro articolo sul rapporto tra la spiritualità del Sacro Cuore, una delle più importanti nella Chiesa, e la spiritualità nuziale.

La volta scorsa ho sottolineato come il cuore, nella visione biblica, rappresenti oltre all’affettività, il nucleo della persona, il centro dei pensieri, dei desideri, dei progetti, delle idee… e quindi, il fatto che Gesù offra a S. Margherita Maria Alacoque il proprio Cuore in mano ha un evidente valore nuziale. Gesù “vuole difatti sposare l’umanità” come ha scritto il Card. Angelo Scola (La reciprocità uomo-donna: via di spiritualità coniugale e familiare, Città Nuova 2001, pag. 166) e il sacramento del matrimonio è il frutto di quell’ardore divino. Questo è il punto di partenza meraviglioso e perciò ho detto che l’amore del Cuore di Gesù è anche in ogni coppia sposata, benché non se ne accorga o magari è in crisi oppure separata. Nonostante ciò, il Suo amore c’è tra marito e moglie.

Su questa scia oggi vorrei brevemente fare un’altra considerazione altrettanto importante. Come ben potete vedere, il Cuore di Gesù è attorniato da spine ed esse causano ferite da cui sgorga sangue. La spiegazione di tale visione la diede Gesù stesso a S. Margherita: “Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini e in contraccambio non riceve che ingratitudini, disprezzo, sacrilegi in questo Sacramento di amore”.

Cari sposi, non è forse vero che nel corso della vostra vita di coppia vi siate comportati con “ingratitudine e disprezzo” e che questo abbia ferito a sangue il vostro cuore?

So che la risposta spesso potrebbe essere: “eccome se è successo ma mica son Dio! C’è un limite a tutto!”. Vero, verissimo.

Mi aiuta a tenere i piedi per terra quando si tocca il tema della sofferenza nella coppia rileggere Amoris Laetitia, specialmente nel capitolo IV quando il Papa commenta l’Inno alla carità di San Paolo. Riguardo alla frase paolina che dice “l’amore tutto sopporta” Francesco ci dice così: “Nella vita familiare c’è bisogno di coltivare questa forza dell’amore, che permette di lottare contro il male che la minaccia. L’amore non si lascia dominare dal rancore, dal disprezzo verso le persone, dal desiderio di ferire o di far pagare qualcosa. L’ideale cristiano, e in modo particolare nella famiglia, è amore malgrado tutto” (AL 119). L’amore nuziale permane malgrado le ferite e il sangue versato.

Qui entriamo nel mistero di amore e dolore che appunto ci svela Gesù. Oso dire che solo chi ha un rapporto vero e profondo con Lui può addentrarsi su questo sentiero. Chi ancora non ci è su quella strada non può capire e vede questi altri come pazzi, masochisti, fuori dal mondo e senza dignità.

Chi sa seguire Lui che per noi ha versato quel Sangue benedetto, per le nostre ingratitudini, chiusure, egoismi, freddezze, incomprensioni, dispetti, vendette… è capace poi di fare altrettanto nella coppia.

Da pochissimo è uscito un nuovo libro scritto da coppie dell’associazione Retrouvaille, il libro si chiama “Dalla croce alla rinascita. Un cammino per coppie in difficoltà”. In certe pagine vedrete proprio tutto questo che stiamo dicendo e che un cuore ferito e sanguinante può diventare più palpitante e vivo di prima grazie a Lui.

È chiaro che quanto vi sto dicendo è anche e soprattutto una grazia. Perciò davvero oggi vi auguro di chiederla con tutto il cuore, perché il vostro amore sia splendente, vero, sincero e più forte di ogni forma di male.

Padre Luca

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Più forti della tempesta

Padre Luca

Tempo fa ero al matrimonio di una coppia di amici. Erano giovani, la loro lunga lista di nozze era stata ampiamente esaudita, la nuova casa era il regalo dal papà di lui, entrambi avevano un buon lavoro, belle macchine, persone sportive e intelligenti, sani: che magnifico futuro si prospettava loro! Vedendoli così raggianti e felici, mi sono chiesto: chissà come e quando Gesù sarebbe entrato veramente nella loro storia.

Nelle letture di oggi, in particolar modo nel Vangelo, vediamo un Gesù che irrompe nella nostra vita in modo del tutto inaspettato. E che fa? Gesù ci porta al limite delle nostre possibilità, ci fa arrivare l’acqua alla gola. Ma come mai? Lui che è tanto buono e misericordioso! Mistero… pare che a Lui piaccia fare così. Quel che sì è certo è che a Giobbe ha tolto tutto: averi, figli, beni immobili, quasi la salute… per un pelo non ci lascia le penne. A Pietro ha tolto il controllo della barca e della pesca, lui che del suo mestiere era un professionista… altre volte Gesù non organizza nulla per il pranzo sapendo di trovarsi in mezzo a migliaia di persone da sfamare e gli apostoli non sanno più letteralmente “che pesci pigliare”. E così via, la lista potrebbe continuare.

Lui usa questo modo di fare, è il suo stile, tra poco vedremo perché. Ma prima vorrei che vi domandaste: Gesù ha fatto a voi qualcosa di simile? Avete mai sperimentato che non tornano i conti a fine mese? Avete provato mai il disorientamento e di non aver più il controllo della situazione e della vostra vita? Una malattia vi ha fatto pensare seriamente di non farcela? O avete mai toccato il fondo?

Se avete vissuto qualcosa del genere, allora siete nelle condizioni per essere una creatura nuova perché Gesù in tal modo vi ha messo davanti a un bivio: o sfiancarsi lottando con tutte le proprie forze per risolvere il problema oppure ripartire arrendendosi a Lui.

Se ci pensate, facendo riferimento alla coppia iniziale, quando tutto va bene e ogni cosa è sotto controllo, noi ci abituiamo a confidare fondamentalmente nel conto in banca ed è per quello che la tempesta poi ci coglie impreparati e ci fa andare in angoscia. Piuttosto arrendiamoci a Dio, alla sua onnipotenza.

Un grande maestro della vita spirituale, Dom Lorenzo Scupoli (1530-1610) ha scritto un breve opera chiamata “Combattimento spirituale” in cui offre preziosissimi consigli su come amare Gesù e vivere nella Sua Volontà. Vi elenco le quattro regole per vivere nell’abbandono:

1ª regola: “chiedi a Dio questa profonda virtù con grande umiltà. Dobbiamo ricordare che per chiedere umilmente dobbiamo essere pronti a cambiare le nostre vite e i nostri cuori in totale abbandono a Lui”.

2ª regola: “Contempla con una fede ardente l’immenso potere e l’infinita saggezza di Dio. Dobbiamo sempre e ovunque cercare di cogliere l’eterna gloria di Dio. In tal modo, alla fine ci renderemo conto dell’insufficienza della nostra capacità di comprendere le sue realtà celesti”.

3ª regola: “Ricorda la promessa delle Sacre Scritture che nessuno che ripone la propria fiducia in Dio sarà sconfitto”. 

4ª regola: “Con ogni azione dobbiamo continuamente tenere presente le nostre debolezze e la potenza eterna di Dio. Questo equilibrio di contemplazione tra sfiducia in sé stessi e fiducia in Dio ci consente di ricordare costantemente ciò che temiamo in noi stessi e ciò che speriamo nell’amore divino di Dio, quindi, ordinando correttamente la nostra vita verso la resa totale”.

Gesù oggi vuole ricordare a voi coppie che siete creature nuove dal momento del Battesimo, cioè che Gli appartenete, siete già in Lui per sempre. Inoltre, con il Matrimonio, il vostro Amore l’avete consegnato a Lui, è Suo. Per questo poi Lui vi porta a volte fino al limite, per saggiare quanto queste verità siano state assimilate e siano parte della vostra vita.

Cari sposi, oggi è un vangelo davvero paradigmatico per la nostra vita cristiana: che le tempeste presenti o future ci aiutino a confidare incessantemente nello Sposo e nell’Amore che Lui ha per noi.

ANTONIO E LUISA

Anche noi, come ogni coppia di sposi che si rispetti, abbiiamo affrontato tempeste, più o meno forti, nel corso degli ultimi 19 anni. Siamo sposati infatti da quasi vent’anni. In particolare abbiamo avuto un periodo buio dopo pochi anni di matrimonio. Colpa mia (sono Antonio) che non ho saputo subito prendermi carico delle nuove responsabilità e continuavo invece a pensare a quello a cui stavo rinuncando (uscite con gli amici, tempo libero, ecc.).

Luisa mi ha dovuto sopportare per alcuni mesi eppure non ha mai messo in dscussione la nostra unione. Ha continuato ad amarmi teneramente e tenacemente. Lo ha fatto perchè credeva, più che in me, nella presenza reale e attiva di Gesù nella nostra relazione. Questo le ha permesso di cambiare se stessa. Le ha permesso di trovare forza e senso nella promessa di Gesù che più che mai sentiva vicino in quel momento. Alla fine ha vinto lei. La sua tenacia e il suo amore gratuito e da me per nulla meritato mi hanno toccato il cuore e anche io sono cambiato.

Dio opera in tutti i matrimoni sacramento. Dobbiamo però fidarci e affidarci. Lui fa nuove tutte le cose ma prima di tutto deve fare nuovi noi. Solo cambiando noi stessi potremo cambiare l’altro e chissà anche il mondo intorno a noi.

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Quanto sei fecondo?

Cari amici,

non so voi ma io a Roma da mo’ che ho il ventilatore acceso in camera e sento vicina l’estate. Se poi guardo il calendario, mi rendo conto che finora abbiamo percorso una vera e propria maratona liturgica: siamo partiti a febbraio con la Quaresima, poi ad aprile Pasqua, poi il tempo Pasquale, Ascensione, Pentecoste, Trinità, Corpus… ieri e l’altro ieri abbiamo finito in bellezza con le solennità di Sacro Cuore di Gesù e Cuore Immacolato di Maria…

Ora che riprende il tempo ordinario, è un’occasione meravigliosa per assimilare tante grazie ricevute in queste feste, tanti spunti di riflessione che sicuramente abbiamo captato in qualche omelia, leggendo qualche blog o ascoltando qualche commento su YouTube o sui siti che più ci interessano.

Adesso ci tocca fare tesoro di tanta ricchezza spirituale, farne memoria e ritornare sui nostri passi… Il Vangelo di oggi è fantastico perché Gesù pare ci stia dicendo: “bene, ti ho dato un sacco di doni finora, e adesso che uso ne fai? Come li stai impiegando?” Essendo il tema quello della mietitura e della raccolta del grano, il nocciolo della riflessione odierna sarà la fecondità di coppia. Domandiamoci: quali frutti ha dato e sta dando il nostro matrimonio?

Vi condivido alcune idee prese da un libro straordinario di Don Carlo Rocchetta, “Senza sposi non c’è Chiesa”. Riguardano i modi di essere fecondi per una coppia, solo vi raccomando una cosa: proibito scoraggiarsi! Ognuno di noi deve sempre fare i conti con la propria imperfezione e i limiti, ma la grazia di Dio ci è data incessantemente come spinta “antigravitazionale” per elevarci sempre e non arrenderci mai al fatto che tendiamo al ribasso.

“La prima fecondità nuziale consiste nel far abitare Dio nel cuore del coniuge, generare la presenza di Dio nel coniuge realizzando l’identità profonda dell’amore nuziale. Questo primo livello di fecondità suppone che gli sposi sappiano in/vocare Dio al centro del loro amore di coppia e del loro vissuto e con/vocarlo, con fede e in modo incessante perché rigeneri la loro relazione amante in ogni stagione del loro viaggio nuziale” (Don Carlo Rocchetta “Senza sposi non c’è chiesa”, pag. 178). Per questo la prima fecondità è “donarsi Dio” a vicenda, aiutarsi nel cammino di fede. Questo vale ovviamente anche nella semplicità, nei tentativi a volte malriusciti, nella Messa vissuta assieme, nella preghiera serale detta magari con qualche sbadiglio, o quella fatta per il coniuge magari a sua insaputa…

“Il secondo livello di fecondità consiste nel generare il coniuge come persona amata e quindi generarsi a vicenda come sposi, amanti, amici. Il primo figlio di una coppia non è il figlio in senso fisico, ma il “noi” come risultato dell’io e del tu diventati una sola carne. Amando ogni coniuge proclama il “nome” dell’altro, facendolo sentire unico e chiamandolo così alla piena realizzazione di sé. Una fecondità che si rispecchia nella stessa esperienza dei progenitori: Adamo conosce sé stesso incontrando Eva come un essere altro da sé, e viceversa…e la dimensione orizzontale si coniuga con quella verticale. Adamo conosce Dio incontrando Eva, così come il loro reciproco riconoscersi rimanda all’incontro con Dio che li conduce e li consegna l’uno all’altro.” (pag. 179). A questo livello corrisponde la qualità dell’amore, della relazione, della profondità della comunione nuziale. Da quando si riesce a mantenere vivo il “noi” in mezzo alle migliaia di cose da fare in casa e fuori casa, dal grado di complicità. E questo vale, a suo modo, anche per chi magari è un separato fedele e fa solo la sua parte senza alcun ritorno altrui…

“Il terzo livello di fecondità è generare la civiltà della vita e dell’amore facendosi testimonianza vivente dell’amore trinitario sulle strade del mondo. La fecondità nuziale è una vocazione alla missione…e anche quando la procreazione fisica (fertilità) non si realizzasse, non per questo la vocazione alla fecondità perderebbe il suo significato. Vi è, vi deve essere, una fecondità diversa, altrettanto essenziale, che nasce da un amore più alto e si fa testimonianza concreta di accoglienza, dono, condivisione di ogni altro da sé” (pag. 180). Qui accade che la coppia, vivendo l’amore al proprio interno, ovviamente non rimane affatto inosservata: “Guarda come si parlano! Hai visto che bel modo di fare che hanno quei due? Che gentile è stato con suo marito! Claudia parla sempre bene di Marco agli altri…”.

Come una fontana a cascata, dalla coppia sgorga l’amore che poi scorre verso i figli e addirittura fuoriesce all’esterno in modo spontaneo.

Cari amici, la fecondità è una vocazione insita nell’amore. Non ci si sposa per sé stessi, come io non sono prete per rimanere chiuso in camera mia: tutti siamo chiamati a dare frutti per noi e per altri.

Gesù è sempre dalla vostra parte, in qualsiasi situazione si trovi il vostro matrimonio: al settimo cielo o con un po’ di ragnatele o magari parcheggiato…

La grazia divina è abbondantemente riversata in voi perché ogni giorno facciate quel passetto in avanti e seguiate lo Sposo che cammina a vostro fianco.

Buona mietitura!

ANTONIO E LUISA

Devo dire che mi ritrovo molto nella riflessione di padre Luca provocata dal libro di don Carlo. Conosciamo don Carlo e la incessante opera a favore delle coppie e non mi sorprende che capisca così bene le dinamiche relazionali degli sposi. Vorrei soffermarmi in particolare sulla prima fecondità. Io sono sempre stato cattolico, con più o meno intensità. Sono sempre stato comunque un tiepido. Almeno fino al matrimonio con Luisa.

Luisa mi ha permesso di comprendere meglio non solo chi io fossi ma anche la mia fede. Nella nostra relazione ho sperimentato, nonostante i nostri limiti e i tanti errori di entrambi, cosa significa gratuità, perdono, misericordia, speranza, amore. Sembra strano dirlo ma sono tutte realtà che non si possono comprendere finchè non se ne fa esperienza. Ecco! La mia relazione con Luisa mi ha permesso di farne esperienza continuamente e questo mi ha permesso, di conseguenza, di fare esperienza di Dio. C’è uno slogan pubblicitario che dice: dove c’è casa c’è Barilla. Trasponiamolo nel nostro discorso. Dove c’è gratuità e misericordia lì c’è Dio. Ed è proprio così. Possiamo testimoniarlo io e Luisa come credo tantissime altre coppie di sposi.

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Il Sacro Cuore vs. Matrimonio – Atto I

Cari amici,

il mese di giugno è tradizionalmente dedicato al Sacro Cuore di Gesù. Per questo motivo mi è parso di poter “osare” con voi e cercare quale legame ci può essere con la vostra vita nuziale, quale insegnamento con il sacramento del matrimonio.

Mi ha sorpreso rifletterci sopra, perché il Sacro Cuore, nonostante sia una devozione che forse ad alcuni di voi può sembrare sdolcinata o dal sapore nonnesco, a ben vedere ha un grande e profondo senso matrimoniale. Vediamo di questa festa oggi un primo aspetto, lasciando tra 15 giorni l’altra dimensione.

Partiamo anzitutto dal significato biblico del cuore. L’ebreo concepisce il cuore come l’«interno» dell’uomo, in un senso molto più lato. Oltre ai sentimenti (2 Sam 15, 13; Sal 21, 3; Is 65, 14), il cuore comprende anche i ricordi e le idee, i progetti e le decisioni, e ancora: nell’antropologia concreta e globale della Bibbia, il cuore dell’uomo è la fonte stessa della sua personalità cosciente, intelligente e libera, il centro delle sue opzioni decisive, quello della legge non scritta (Rm 2,15) e dell’azione misteriosa di Dio (Leon Dufour, Dizionario biblico).

Per potermi spiegare meglio vi ricordo come sia nata questa festa. Tutto iniziò in un paesino al sud-est della Francia, Paray-Le-Monial, all’interno di un convento di suore della Congregazione delle Visitandine. Suor Margherita Maria Alacoque la notte del 27 dicembre 1673, nella cappellina del monastero vede Gesù, giovane, bellissimo, che le sorride e le porge il Suo Cuore, fiammeggiante e splendente racchiuso nella mano. In seguito, Lui le dice: “Il mio divino Cuore è così appassionato d’amore per gli uomini, che non potendo più racchiudere in sé le fiamme della sua ardente carità, bisogna che le spanda. Io ti ho scelta per adempiere a questo grande disegno, affinché tutto sia fatto da me”. Inoltre, durante la visione, suor Margherita Maria vide che Lui, continuando a porgerle il Suo Cuore, aggiunse queste stupende parole: “Almeno tu, amami!”.

È impressionante che Gesù ci doni in questo modo il suo amore! Così aveva fatto con san Pietro sul lago di Tiberiade: “Pietro, mi ami tu?”. Il Cuore divino di Gesù chiama il nostro cuore! Qui c’è l’essenza nuziale della Solennità della festa appena celebrata.

Per tutte voi coppie c’è stato un momento di fortissima passione, di slancio totale verso l’altro, in cui la persona amata era la più importante in assoluto al mondo. Sappiamo bene che quei momenti non possono durare sempre. Tuttavia, il passare del tempo non è il nemico dell’amore e in questa festa vediamo quale sia il segreto della perseveranza.

Gesù per prima cosa dona il suo Cuore e solo in un secondo momento chiede a cambio il medesimo atteggiamento di donazione. Nel matrimonio voi coppie siete chiamate a fare lo stesso: a vivere in un atteggiamento perenne di dono, di offerta, di regalo di sé, gratuitamente e liberamente. E certamente che ci si aspetta il contraccambio ma che esso non sia la prerogativa. Come dice Papa Francesco: “l’amore, quanto più è intimo e profondo, tanto più esige il rispetto della libertà e la capacità di attendere che l’altro apra la porta del suo cuore” (Francesco, Amoris Laetitia, 99).

Non è esagerato dire che tutte voi, care coppie, con il sacramento del Matrimonio avete il Sacro Cuore dentro di voi! Non esagero! Non farò la fine di Savonarola o di Giordano Bruno! Sentite cosa dice San Giovanni Paolo II: «Lo Spirito, che il Signore effonde, dona il cuore nuovo e rende l’uomo e la donna capaci di amarsi come Cristo ci ha amato. L’amore coniugale raggiunge quella pienezza a cui è interiormente ordinato, la carità coniugale» (Familiaris consortio, 13).

Vi invito a riflettere su questa verità e a rendere grazie al Signore che vi ha arricchito e benedetto di un così grande dono. Basta solo che collaboriate alla grazia che è già in voi e lasciate che quel Cuore di Gesù, che batte adesso al vostro ritmo, sia libero di amare in voi.

Padre Luca Frontali

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Ti vorrei mangiare

Nel corso della mia (ancora non lunga) vita sacerdotale vi confesso di aver vissuto una creta trasformazione nel mio rapporto con l’Eucarestia. Ricordo agli inizi in seminario il mio modo di stare davanti a Gesù nel Tabernacolo era solenne, ieratico. Sentivo forte il senso di Mistero, di Assoluto. L’adorazione era qualcosa di straordinario, sentivo la magnificenza e maestosità di quel momento.

Negli anni ho potuto integrare a questo sguardo, certamente giusto dal punto di vista teologico, un atteggiamento più semplice, più intimo e cordiale: Gesù è lì davanti a me come amico, come il mio confidente, vuole e chiede che Lo lasci entrare nel mio cuore e nella mia mente.

Cosa ha fatto scattare in me tutto ciò? Di sicuro lo Spirito Santo. E penso proprio che Lui si sia servito di tante coppie di sposi che ho incontrato suo mio percorso per farmi gustare la sua Presenza viva.

Perché dico questo? Perché è chiaro il parallelo tra Sposi ed Eucarestia sotto diversi aspetti. Papa Benedetto per questo diceva: “L’Eucarestia, sacramento della carità, mostra un particolare rapporto con l’amore tra l’uomo e la donna, uniti in matrimonio” (Esortazione apostolica Sacramentum caritatis, n° 27). In tutto questo panorama meraviglioso, io oggi mi vorrei soffermare sul fatto che entrambi sono un “Corpo dato per amore”.

A volte celebro da solo nella cappellina della mia comunità, è una stanza piccola, raccolta, silenziosa. Per me è una delizia dire Messa lì, mi godo proprio quel tempo tutto da solo con Gesù. Questo mi permette di soffermarmi su alcuni aspetti che mi aiutano a capire il senso dell’Eucarestia e in tutto ciò anche il vissuto di tante coppie amiche mi arricchisce ulteriormente.

Guardo l’altare e vedo la tovaglia bianca e il corporale. Subito penso alle lenzuola di un letto a due piazze. Gesù è lo Sposo che si offre a me nella Messa.

Penso alla Messa che è un continuo dialogo tra noi e Gesù, un dialogo di amore, proprio come avviene nell’atto coniugale.

Contemplo il momento della Comunione come il culmine dell’amore, quando avviene il dono reciproco dei corpi: io ricevo Lui e Lui viene in me.

Quando penso alla festa di oggi, non posso non riandare a quegli sposi che hanno condiviso come il loro amore vicendevole sia stato così intenso da giungere spesso a dirsi: “vorrei mangiarti da quanto ti amo”.

Ecco, Gesù nell’Eucarestia nel fondo vuole dirci proprio così: “mangiami, ti amo infinitamente che voglio stare dentro di te, a contatto con il tuo cuore, con la tua intimità”.

A tale proposito, come ha scritto stupendamente don Carlo Rocchetta: “L’eucarestia edifica la relazione nuziale degli sposi, la modella e la ripropone ogni volta allo loro esistenza” (La mistica dell’identità nuziale, pag. 92).

Che significa questo? Che voi sposi partecipando alla Messa, e anche adorando l’Ostia Santa, state rendendo possibile il dono di Gesù alla Chiesa in voi, per voi e con voi. State dando le chiavi di casa a Gesù perché abiti in voi e vi conceda di amare al suo modo. Il fatto è che forse non ve ne rendete conto tutte le volte ma lo Spirito eccome che lavora dentro di voi perché sia così!

La festa di oggi è quindi un’occasione perché vi sia chiaro che Gesù Eucarestia, lo Sposo della vostra coppia, è Colui che sostiene ogni giorno il vostro amore, Colui che vi aiuta a crescere nella relazione sponsale e colui che vi rende presenza Sua nel mondo.

Per cui cari sposi, grazie per tutte le volte che siete Eucarestia in uscita, pur con tutti i limiti che naturalmente abbiamo. Io prete posso solo celebrare Messa in chiesa, ma siete voi che portate la Messa in casa, in macchina, al lavoro, ovunque siate. Per tutto questo Gesù vi è immensamente grato e riconoscente.

ANTONIO E LUISA

Grazie a padre Luca per questa bella testimonianza. Padre Luca scrive: Contemplo il momento della Comunione come il culmine dell’amore, quando avviene il dono reciproco dei corpi: io ricevo Lui e Lui viene in me. Per me e Luisa è proprio così. E’ qualcosa che va però “conquistato” nel tempo. Più siamo cresciuti nel volerci bene nella nostra vita di tutti i giorni, più abbiamo imparato a donarci e ad accoglierci in piccoli gesti di cura e di tenerezza, e più la nostra intimità è diventata bella e piena. Davvero io sorrido quando sento esperti dire che il sesso ha bisogno di novità e che il matrimonio è la tomba dell’amore.

E’ verissimo che molte coppie dopo un po’ di tempo smettono di fare l’amore. Ci sono diversi studi al riguardo. Il problema non è però il matrimonio, ma l’incapacità di prendersi cura della relazione e di trasformarla in una comunione sempre più profonda. Fare l’amore con Luisa è sempre più bello perchè siamo, ogni giorno che passa, sempre più un noi e ciò che rende l’amplesso meraviglioso è proprio la nostra comunione di una vita intera che ci siamo donati vicendevolmente.

Termino con un passaggio del prossimoo libro che Luisa ed io abbiamo in rampa di lancio (uscirà ad ottobre):

Noi sposi cristiani possiamo comprendere come vivere la sessualità alla luce dell’Eucarestia. Viverla quindi nel dono totale all’altro come Gesù si è donato per noi. È vero anche viceversa. Possiamo comprendere la grandezza dell’Eucarestia, del dono di Dio per noi, facendo esperienza del dono del nostro coniuge. La sessualità ci può introdurre nella pienezza del dono eucaristico.

Geneticamente trinitaria

PADRE LUCA

Nel 2021 di quante famiglie parliamo? È evidente che, a livello sociologico, non si usa più solo famiglia al singolare ma le famiglie, i vari tipi di aggregazione familiare. Ma con questo non sto affatto avallando la cosa… sto solo prendendo atto di una realtà in corso.

Quindi si parla di: 1) famiglia nucleare, composta da un padre e una madre sposati e uno o più figli (propri o adottati) oppure da una coppia non sposata, ma convivente con figlio/i (unione di fatto); 2) famiglia allargata, in cui convivono nonni, genitori, figli, zii, cugini, ecc.; 3) famiglia monoparentale, dove un solo genitore (celibe, vedovo o divorziato) coabita con uno più figli; 4) famiglia ricomposta dopo una rottura di un legame precedente, per cui sono presenti i genitori affidatari con figlio/i o una coppia di genitori divorziati, risposati o semplicemente conviventi, con figlio/i di uno o di entrambi i coniugi; 5) famiglia omosessuale; 6) infine può darsi che diversi adulti e bambini vivano insieme in una comunità. Magari presto ci sarà chi proporrà altro ancora…

Noi cristiani cosa dobbiamo pensare quando vediamo tale panorama? Chi, ad oggi, proviene da una famiglia di papà e mamma e a sua volta ha voluto fondarne una simile, cosa deve aspettarsi dal futuro immediato?

La solennità che stiamo celebrando è assai importante in questo senso perché ci svela la realtà nel suo fondamento ultimo. È come se usassimo degli occhiali che ci permettessero di vedere le cellule e gli atomi del nostro corpo; oppure con essi potremmo osservare nitidamente il pianeta Nettuno; o se andassimo in crociera saremmo in grado di visualizzare il fondo dell’oceano…

La Trinità ci fa andare oltre ogni contingenza e apparenza. Essa è lo sfondo finale in cui esistiamo, è l’origine di tutto ciò che siamo, tocchiamo, vediamo, e in cui ci muoviamo. Il mondo, con tutte le cose cambianti che possiede, con tutti i suoi scenari mutevoli, può confonderci. In cambio, la Trinità è quell’ancora che ci tiene incollati al fondo del mare, pur nella sua tempesta più furiosa.

Per prima cosa la Trinità è la nostra “casa” da cui proveniamo tutti, è la nostra vera origine, ben prima di tutte le genealogie e ascendenze che siamo stati capaci di compilare. La Trinità è la sorgente della famiglia e della coppia. Senti che bello quanto dice Papa Benedetto:

“Chiamata ad essere immagine del Dio Unico in Tre Persone non è solo la Chiesa, ma anche la famiglia, fondata sul matrimonio tra l’uomo e la donna. In principio, infatti, «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: siate fecondi e moltiplicatevi» (Gen 1,27-28). Dio ha creato l’essere umano maschio e femmina, con pari dignità, ma anche con proprie e complementari caratteristiche, perché i due fossero dono l’uno per l’altro, si valorizzassero reciprocamente e realizzassero una comunità di amore e di vita. L’amore è ciò che fa della persona umana l’autentica immagine della Trinità, immagine di Dio. Cari sposi, nel vivere il matrimonio voi non vi donate qualche cosa o qualche attività, ma la vita intera” (Benedetto XVI, Omelia 3 giugno 2012).

E la Trinità è anche la “casa” a cui torneremo, verso la quale stiamo camminando inesorabilmente ogni giorno. Siamo usciti dalla Trinità e ad Essa torneremo, con il Suo aiuto: “Dunque, la solennità liturgica di oggi, mentre ci fa contemplare il mistero stupendo da cui proveniamo e verso il quale andiamo, ci rinnova la missione di vivere la comunione con Dio e vivere la comunione tra noi sul modello della comunione divina. Siamo chiamati a vivere non gli uni senza gli altri, sopra o contro gli altri, ma gli uni con gli altri, per gli altri, e negli altri… La Trinità, come accennavo, è anche il fine ultimo verso cui è orientato il nostro pellegrinaggio terreno” (Francesco, Angelus, 31 maggio 2015). 

Come è possibile quanto ho appena affermato? Quando Gesù nel Vangelo dice: “battezzandoli nel nome del Padre, Figlio e Spirito Santo” sta sottintendendo una verità meravigliosa che si applica anzitutto per il Battesimo ma analogamente anche per gli altri sacramenti e per il matrimonio ha un sapore tutto speciale.

“Nel”, in greco “εἰς”, significa compenetrazione, immersione in, entrare in comunione con. Quindi il Battesimo e gli altri sacramenti sono un aver parte alla vita trinitaria. Senza paura di sbandare, si può paragonare questo concetto a una trasfusione di sangue tra due persone, dopo la quale l’una possiede in sé qualcosa dell’altro e vi è una compartecipazione di un bene. Quindi con i sacramenti noi siamo già uniti a Dio, abbiamo “inserito la spina nella presa” e la grazia fluisce dentro di noi.

Per voi sposi questo è particolarmente vero perché “il modello originario della famiglia dev’essere ricercato in Dio stesso, nel mistero trinitario della sua vita” (Giovanni Paolo II, Lettera alle famiglie 6).

Cari sposi, so che tale accostamento fa venire capogiri e vertigini a più di uno di voi ma è proprio così “per grazia ricevuta” e non è una condanna alla frustrazione, tutt’altro! Vi rincuori che per i sacramenti continuamente siete “in” Dio e le fragilità sono sempre affiancate dalla straordinaria forza divina.

Perciò con voi benedico e lodo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, che si riflette quotidianamente in ogni vostro gesto di amore. E di ciò, vi sono grato con tutto il cuore.

ANTONIO E LUISA

Approfittiamo della riflessione di padre Luca per informarvi che presto uscirà il nostro nuovo libro dove racconteremo proprio questo. Noi, un uomo e una donna, magari più limitati e problematici di tante altre persone, uniti dal sacramento del matrimonio possiamo insieme mostrare la Trinità.

Sembra davvero impossibile eppure Dio ha voluto così. Lui conosce bene il nostro cuore e i nostri limiti e per questo ci sostiene e ci ha fatto suoi attraverso il sacramento del matrimonio. E’ davvero un miracolo. Due imbranati, come siamo Luisa ed io, hanno nella loro relazione la capacità di mostrare l’amore di Dio. Come? Fidandoci, affidandoci e dando ciò che siamo e abbiamo senza riserve. Il resto lo farà Lui.

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Maria Sposa 3.0.

Cari sposi,

siamo arrivati all’ultima parte di questo breve excursus su Maria Sposa. Usando un termine da versioni di programmi di un computer, in Maria 1.0, ho evidenziato il primo aspetto della sponsalità di Maria: l’essere aperta dal Dono di Dio, sapersi amata da Lui e lasciarsi amare dal Signore.

Nel secondo momento, in Maria 2.0, ho parlato di come questa sua consapevolezza ha fatto sì che Lei volesse con tutto il Suo cuore donarsi al Signore e quindi vivere in pienezza la Verginità, appartenere solo a Dio, il Suo grande e unico tesoro. Il Signore, d’altro canto, nella sua infinita provvidenza e onnipotenza, ha rispettato quel desiderio grande e bello del suo cuore e difatti ha mantenuto la sua verginità accanto alla maternità.

La bellezza dell’amore è proprio questa, che può essere puro e integro aprendosi agli altri. L’amore non rimane mai chiuso in sé stesso, non è mai solipsista o narcisista. L’amore vero, quello che discende da Dio, è puro e fecondo, cioè dà vita, genera e rigenera sempre vitalità in sé e negli altri.

Ecco allora che per concludere toccherò il punto di Maria Madre. Siamo in tema perché lunedì scorso abbiamo celebrato la Memoria di Maria Madre della Chiesa e non è affatto un caso che cada proprio l’indomani della Solennità di Pentecoste. Lo Spirito, che ha formato Gesù in Lei, ora La rende perennemente Mamma di un popolo che non ha limite di numero e di paesi.

I riferimenti evangelici della prima parte sono stati: l’Annunciazione, poi la Visitazione e le nozze di Cana ed infine oggi è l’asse Betlemme-Golgota.

Chi ha capito quest’ultimo collegamento è stato il grandissimo artista Michelangelo. Una volta a Roma ebbi la grande grazia di essere tra i ministranti di Papa Benedetto nella Messa di Natale. Ero arrivato con molto anticipo per le prove e mezz’ora prima dell’inizio, ci fecero attendere proprio attorno alla Pietà, perché è da lì dietro che arriva il Papa per iniziare la processione fino all’altare. In tutto quel tempo ho avuto l’occasione davvero unica di contemplare da vicinissimo questa scultura dal valore spirituale immenso. Il volto di Maria è proprio quello di una giovinetta di 15 anni! Come mai l’artista l’ha plasmata così? Mi pare abbia ragione chi vede in tale scelta l’unione dei due momenti della nascita di Gesù e della “nuova” maternità di Maria sul Calvario.

Sotto la croce Maria diventa Mamma di ciascuno di noi quando Gesù le dice: “donna, ecco tuo figlio” (Gv 19,26). La Vergine e Sposa, ora diventa ancora Madre.

Come hanno scritto Mariateresa Zattoni e Gilberto Gillini, “Maria ha avuto due annunciazioni, in forza delle quali è rimasta incinta… la prima è avvenuta a nome dell’Angelo… la seconda avviene ai piedi della croce… Maria è di nuovo incinta di tutti noi, ci porta nel suo grembo” (R. Bonetti – F. Pilloni, La grazia del sacramento delle nozze, Cantagalli, 278).

Da ciò si evince che Maria vuole generare in noi Gesù. Lei si è preso l’impegno di essere madre nostra molto seriamente e vuole con tutto il suo Cuore Immacolato che diventiamo veramente amici di Gesù e Lo seguiamo concretamente nella vita.

Che significato ha questo per voi sposi? Che davvero vi amiate come Gesù ha amato la Chiesa. Che la vostra donazione reciproca profumi di Gesù: un amore che si perdona, che porta pazienza, che serve, che parla bene, che vive nella gioia, che sa anche soffrire… Maria non desidera altro per voi e sa bene cosa significhi perché lo ha vissuto con Giuseppe per tanti anni.

Per finire, vorrei solo ripetere alcune idee che spero vi aiutino a capire di che pasta siamo fatti. La sponsalità appartiene a tutti noi, fa parte del nostro essere persone, chiamate esistenzialmente ad amare ed esser amate.

Maria ci precede come grande e meraviglioso esempio di come si è sposi: si è sposi nella verginità, nel formare una famiglia, nel generare vita biologica o spirituale. La sponsalità quindi risiede nel “dono totale e sincero di sé stessi” (cfr. Giovanni Paolo II, Lettera alle famiglie, 13).

In tutto ciò risalta e risplende in noi quell’imprinting, il “marchio di fabbrica”, quel segno intimo che veniamo da un Dio che è Comunione di Persone, le Quali sono solo e sempre Dono di Sé all’Altro, e che siamo davvero Immagine e Somiglianza della Trinità.

Vi auguro che questo mese di maggio, mese mariano, lasci un segno nella vostra vita personale e di coppia e siamo davvero in cammino con Gesù su questa strada meravigliosa che Lui vi ha regalato.

Padre Luca L.C.

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Dio non più fuori ma dentro di noi

PADRE LUCA

Chi ricorda la celebre scena di “Non ci resta che piangere”, quando Mario (Massimo Troisi) e Saverio (Roberto Benigni) vogliono insegnare a Leonardo da Vinci cosa sia il treno? Saverio la mette facile: “Il treno, du’ binari, ma lunghi eh” e Leonardo è un po’ perso.

Se davvero avessimo mostrato a Leonardo il progetto del Frecciarossa 1000, cosa ci avrebbe capito? Con tutto il suo genio, sicuramente più di me ma non penso che poi sarebbe riuscito a combinare qualcosa di serio.

Nell’ultima cena, Gesù dice ai suoi: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso”. Se Gesù l’avesse fatto sarebbe successo come nel film… Vi immaginate i poveri apostoli a sentire parlare delle Due Nature di Cristo in una Sola Persona, o il Dogma dell’infallibilità del Papa o di questioni di bioetica circa lo statuto ontologico dell’embrione…? San Pietro probabilmente sarebbe stato il primo a fare uno dei suoi commenti a caldo.

Ma poi Gesù prosegue e dice una cosa bellissima: “Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità”. Lo Spirito completa l’opera di Gesù.

Sul matrimonio Gesù non è che abbia speso tante parole in effetti. C’è chi ha dubitato che sia un sacramento visti i pochi accenni di Gesù ma in realtà Lui ha fatto l’essenziale con la Sua Presenza a Cana nel terzo giorno… e lì si rivela come lo Sposo, come il nuovo Adamo.

Ma è lo Spirito che porta quella verità a pienezza. È lo Spirito che rende Una Sola Carne due persone così diverse per cultura, carattere, stile di vita, idee…

Lo Spirito fa una cosa straordinaria: rende una sola carne ma al tempo stesso distinti il marito e la moglie. Vi rendete conto che è esattamente quello che succede nella Trinità?

È nello Spirito che il matrimonio umano osa diventare immagine della Trinità. Ecco una delle cose che Gesù ha omesso volontariamente di dire nell’Ultima Cena agli apostoli. È questa la trasformazione che la coppia riceve nel giorno delle nozze: una nuova Pentecoste su di loro.

Sentite che bello il rito al riguardo: “trasfigura, Padre, quest’opera che hai iniziato in loro e rendila segno della tua carità. Scenda la tua benedizione su questi sposi, perché, segnati col fuoco dello Spirito, diventino Vangelo vivo tra gli uomini.”

Lo Spirito vi ha trasfigurato, ha dato una nuova forma al vostro amore ed ora esso “contiene” Dio.

Sappiamo che Dio è ovunque, che ha una Presenza specialissima nell’Eucarestia. Ma è altrettanto vero che Dio è “dentro” l’amore sponsale grazie al ruolo dello Spirito Santo.

Se ci fosse tra noi Don Tonino Bello, vi chiamerebbe “’agenzie periferiche della Trinità”.

Care coppie, anche oggi contemplatevi nello Spirito, che Lui vi guidi e vi conduca ad una sempre maggior consapevolezza di chi siete nella Chiesa.

E lasciatevelo dire, anche se qualcuno di voi magari non ci crede: contenete più Dio voi di un magnifico paesaggio della natura!

Buona festa di Pentecoste!

ANTONIO E LUISA

Anche quest’anno la Pentecoste è arrivata  al momento giusto. E’ stato per tutti un periodo difficile, di grande stress e insicurezza. Per questo la Pentecoste è una festa liturgica importantissima. Per questo è importante venga ogni anno. Ci ricorda che non siamo soli. Ci ricorda che il nostro matrimonio è abitato da Gesù e che lo Spirito Santo è stato effuso in noi con il sacramento del matrimonio ed è continuamente effuso in noi in ogni gesto d’amore che ci regaliamo vicendevolmente.

Lo Spirito Santo è dono che ci permette di farci a nostra volta dono. Lo Spirito Santo prende le nostre lingue, la mia e quella della mia sposa. Due lingue diverse incomprensibili per l’uno e per l’altra.  Non ci si capisce e si resta chiusi ognuno con il desiderio di essere compreso, ma non quello di capire l’altro.  Lo Spirito Santo prende queste nostre lingue e le trasforma nell’unica lingua universale, la lingua dell’amore che è dono di sè e accoglienza dell’altro/a.

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Finché morte non ci unisca ancor di più

PADRE LUCA

Una volta ho celebrato un matrimonio di quelli in cui gli unici a rispondere erano gli sposi e il sagrestano. Il resto delle persone, comodamente seduto, conversava beato durante la Messa. Alla fine, mi si avvicina il padre della sposa, mi fa i rallegramenti e poi dice: “Padre, come mai non hanno detto la frase «finché morte non ci separi»”? Mi sarebbe venuto da chiedergli in quale puntata di Beautiful oppure di Dinasty l’aveva sentito… ma comunque gli ho risposto solo che non era previsto dal rito cattolico.

A proposito di rito ma andiamo a vedere esattamente cosa dice: “Io N., accolgo te, N., come mia sposa/o. Con la grazia di Cristo prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita”.

In effetti il matrimonio è per tutti i giorni della nostra vita e allora pare che la morte sia il termine di questo cammino assieme. Ma la festa di oggi, l’Ascensione, e la Resurrezione di cui essa è il compimento, ci dicono che la nostra vita continua, che “siamo nati per non morire mai più” come disse la Serva di Dio Chiara Corbella (1984-2012). Per questo il matrimonio sfocia in Cielo. Ma, attenzione! Non ho detto che il vincolo matrimoniale sia eterno, esso difatti è una grazia per questa vita. Tuttavia, la relazione nuziale non finisce, non si limita a questa vita.

Il Card. Raniero Cantalamessa dice a tale proposito: «Il matrimonio non finisce del tutto con la morte, ma viene trasfigurato, spiritualizzato, sottratto a tutti quei limiti che segnano la vita sulla terra, come, del resto, non sono dimenticati i vincoli esistenti tra genitori e figli o tra amici. In un prefazio dei morti la liturgia proclama: “Vita mutatur non tollitur”, la vita è trasformata, non tolta. Anche il matrimonio che è parte della vita viene trasfigurato, non annullato». (R. Cantalamessa, Gettate le reti. Riflessioni sui vangeli, Piemme 2001). Quindi, parafrasando la battuta del mio amico all’inizio, quella frase, che idealmente gli sposi si dicono, dovrebbe diventare: “finché la morte non ci unisca ancor di più”.

A questo riguardo anche Don Renzo Bonetti esprime lo stesso concetto: “Il tempo degli sposi ha valore di eternità, perché vive ed esprime il mistero della relazione di Dio con l’umanità” e anche “con il sacramento del matrimonio tutto il tempo e la vita degli sposi entrano già nell’eterno” e da ultimo: “le nozze degli sposi sono chiamate ad annunciare, a testimoniare, nei giorni che passano, le nozze già avvenute tra il Verbo di Dio e l’umanità”, (R. Bonetti, Come in terra così in cielo, Porziuncola, Assisi 2017). Mamma mia! Che vertigini! Ci avevate mai pensato che il vostro amore ha qualcosa di eterno? E non è scritto solo in un romanzo Harmony?

Se la vita nuziale ha già sapore di eternità e la morte unisce ancora di più gli sposi, che senso ha allora la festa di oggi? Cioè, dove ascenderete, che fine farete voi come sposi? Voi sposi salirete a una comunione ancora più alta di quella che state sperimentando oggi, voi passerete a vivere assieme a LA comunione per eccellenza: quella con Dio.

Dice il prefazio nella Messa di oggi: “Gesù non si è separato dalla nostra condizione umana, ma ci ha preceduti nella dimora eterna, per darci la serena fiducia che dove è lui, capo e primogenito, saremo anche noi, sue membra, uniti nella stessa gloria” (Prefazio della Messa di Ascensione). Sarete ancora più uniti a Lui in Cielo, un’unione che ora appena appena intuiamo, nel migliore dei casi.

Voi sposi siete a pieno titolo le membra di Gesù, la sua Sposa, il suo Corpo; ed oggi festeggiate il vostro ricongiungimento con lo Sposo, con il Capo.

Capite ora perché non ci sarà più bisogno del vincolo sacramentale? Perché Colui che vi lega e vi unisce è lo stesso Cristo. Il vincolo attuale è una misera ombra di Colui che sarà “tutto in tutti” (1 Cor, 15, 28). Ogni dimensione del vostro amore, tutta la vostra passione, le vostre emozioni, le vostre gioie saranno amplificate al massimo grazie alla presenza viva e reale, personale di Cristo e di tutta la Trinità in voi, attiva dentro di voi in una misura mai sperimentata prima.

Siccome Amoris Laetitia dice che voi sposi siete chiamati alla via mistica dell’unione con Dio (cfr. n° 316), adesso vi invito a fare una contemplazione della Parola e un esercizio.

L’esercizio che vi propongo è di provate a pensare a qualche momento di particolare intensità del vostro amore, quando vi è parso di toccare il Cielo con un dito. Cercate di visualizzare il più possibile quel momento, le circostanze, il motivo di quell’esperienza… Bene, quello è nulla in confronto con la potenza di amore che Cristo vi donerà in Cielo.

E perciò, provate poi a contemplare il vostro amore trasfigurato e in pienezza nella Vita con Dio e condividetevi le vostre riflessioni, i vostri pensieri: come sarà il nostro amore quando Cristo sarà tutto in noi? Come ci ameremo? Come ci abbracceremo? Come ci guarderemo di là?

Buona contemplazione, lo Spirito vi guidi e il Signore vi renda sempre più ferventi e pieni di gioia di essere assieme sulla via che porta Lassù.

ANTONIO E LUISA

Non avevamo mai considerato quanto ha scritto padre Luca. A pensarci bene però è vero, quando entreremo nella vita eterna saremo ancora più uniti tra noi. Ciò che ci porteremo dietro alla fine sarà l’amore e l’amore tra due sposi è tra i più profondi e completi. Nonostante il vincolo non ci sarà più.

Volevamo porre l’attenzione su un’altra realtà. C’è un momento in cui due sposi possono già su questa terra avere un assaggio della pienezza della vita eterna. L’abbraccio può essere un momento di paradiso, di ritorno alle origini, dove il peccato non aveva ancora corrotto i nostri cuori e tutto era puro, pieno e perfetto. L’abbraccio, e ricordate che l’amplesso è il più profondo e intimo abbraccio, anche se per pochi istanti può farci riassaporare l’infinito e la perfezione. Un istante che non vorremmo finisse mai. Un eterno presente dove non abbiamo bisogno di nulla se non di gustare quella pienezza meravigliosa. Non è forse questo il paradiso, un abbraccio eterno con Gesù.

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Maria Sposa 2.0.

Cari sposi,

continuiamo con il secondo appuntamenti su Maria Sposa. Nel precedente articolo ho esordito dicendo che Maria è Sposa anzitutto perché vuole essere Vergine, cioè vuol accogliere il dono di Dio, essere solo di Lui. Il momento clou di questa sua condizione è l’Annunciazione, quando Lei disse di sì al Signore, nonostante il “rimescolamento delle carte” nella sua vita. Ho quindi voluto sottolineare come tutto parte dal ricevere un Dono, dall’essere aperti ad accoglierlo. Questo aspetto è fondamentale per capire come Maria è Sposa e lo è anche prima dell’Annunciazione.

Ora facciamo un ulteriore passo in avanti e vediamo che il Signore ha fecondato il suo desiderio di amare molto concretamente in un luogo e con persone ben precise. Probabilmente Maria non avrebbe mai immaginato che un giorno sarebbe partita da Nazareth, un paesino di qualche centinaio di abitanti (senz’offesa ma mi viene in mente Frittole, del film “Non ci resta che piangere”); che avrebbe fatto più di una volta il giro di Israele da nord a sud; che sarebbe fuggita in fretta e furia in Egitto e che da anziana avrebbe preso una barca fino alla lontanissima Efeso…

Il Signore l’ha presa in parola, ha preso sul serio quel suo cuore grande e l’ha messa in condizione di amare davvero Gesù, Giuseppe, gli apostoli, i primi cristiani e tante tante persone che di sicuro l’hanno voluta incontrare e parlare con Lei.

Il punto qui è l’offerta: Maria si offre perché sa di essere amata, Maria si dona pienamente nel cammino su cui il Signore l’aveva messa perché “l’amore non si paga che con sé stesso” (san Giovanni della Croce).

Non so voi ma io quanti progetti sulla mia vita mi sono fatto! E tutte cose ottime, per carità! Ma, tanto per dire, ora il Covid è stato un po’ come l’onda marina che ha disfatto il tuo castello di sabbia, elaborato con tanta cura. È necessario ora, con realismo e pazienza, mettersi in ascolto di cosa vuole il Signore e come vuole che mi doni in queste nuove circostanze.

A Maria è successa una cosa simile, tante e tante volte nella vita e ugualmente si è offerta con amore e ha accolta la Volontà di Dio.

Due momenti lampanti in cui Maria si dona e si fa avanti sono: Ain Karim, quando visita sua cugina Elisabetta e poi Cana di Galilea, durante il matrimonio a cui lei e Gesù vennero invitati.

In entrambe le circostanze Maria fa due gesti di cura, di amore, di servizio senza essere stata interpellata, senza che nessuno glielo avesse chiesto. Visita sua cugina per mettersi a suo servizio negli ultimi mesi di gravidanza e forse anche dopo il parto; si accorge di una mancanza imbarazzante e imperdonabile al menù del banchetto nuziale e risolve magistralmente l’impaccio.

Essere sposa per Maria è questo: dare, donarsi, amare, servire, offrire, farsi avanti, mettersi a disposizione, ascoltare. È talmente grande il cuore di Maria che Gesù ha visto bene di farci entrare tutta la Chiesa e quindi ciascuno di noi con la nostra storia personale.

Cari sposi, impariamo da Lei ad amare, chiediamo la sua mediazione e intercessione se riscontriamo in noi ferite e chiusure per amare bene il nostro coniuge e la nostra famiglia. Chiediamole un cuore magnanimo e generoso come il Suo.

Padre Luca Frontali L.C.

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Restiamo sposi

PADRE LUCA

Una volta mi sono trovato a celebrare un matrimonio di due “pischelli”, come si dice a Roma. Lui 20 e lei 19. Ho esordito così: “quale coppia è più bella secondo voi: una di quelle uscite da «Matrimonio a prima vista» oppure i nonnini che sono giunti alle nozze di diamante?”. I due si sono guardati, poi si sono girati verso l’assemblea e infine la sposa timidamente rispose: “beh, direi quelli più anziani”. E mi venne da ridere.

Nella mia comunità, i miei confratelli mi prendono in giro perché quando guardiamo assieme un film sono quello che commenta: “questo attore è sposato con tizia… la protagonista nella vita reale ha avuto due figli… questo qua ha fatto tale ruolo in quell’altro film” e vengo immediatamente e coralmente zittito. In effetti mi incuriosisce vedere il cast dei film che guardiamo e ciò che noto è che negli studios di Hollywood ci si toglie in fretta l’anello. Vale sia per i più divi come per quelli meno famosi: quasi tutti hanno vite matrimoniali molto brevi. La durata è davvero di qualche anno (se va bene). Ma nemmeno noi del Bel Paese ci salviamo… nel 2014 l’Istat diceva che ci si separa in media dopo 16 anni ma per l’ultimo censimento di fine 2019 addirittura i matrimoni in chiesa sono stati superati per la prima volta nella storia da quelli civili. “Matrimonio finché mi pare” batte “matrimonio per sempre” 1 a 0.

A proposito di matrimonio, nel Vangelo di oggi Gesù dice ai suoi amici: “rimanete”. Ma che bello! È una frase proprio da persone che si vogliono bene. Gesù prova davvero tanto affetto per gli apostoli, ben sapendo che lo avrebbero tradito. Sta chiedendo a loro: “restate con me, non staccatevi, restiamo sempre amici, vogliamoci sempre bene…”.

È proprio dell’amore il rimanere, il restare! Non so voi, ma io non mai visto scritto su un muro o sul marciapiede: “Ti amerò per altri 10 anni” oppure “voglio stare con te fino al 2029”. Al contrario, ho sempre letto frasi che parlano di eternità, di infinito, di sconfinatezza… perché questo è l’amore. “Lo strinsi fortemente e non lo lascerò” (Ct 3, 4) dice l’amata all’amato nel Cantico dei Cantici.

Tutti partono bene nel matrimonio, la sensibilità è alle stelle, non si vede l’ora di stare semplicemente assieme senza dover fare chissà cosa, qualsiasi discorso va bene. Ma poi passa il tempo… i figli, il lavoro, le preoccupazioni, i soldi, lo stress della vita…  si sa, fanno ridimensionare le aspettative.

Cosa è più facile dire: ti amo (adesso), oppure ti ho amato finora? L’amore vero è quello perseverante, che sa rimanere, sa durare nel tempo.

Il regista Mike Nichols del celebre film “Il laureato”, con Dustin Hoffman come protagonista, non volle farne il seguito proprio perché sarebbe risultato estremamente noioso far vedere la vita di una coppia stabile. Se la rottura di un legame può sembrare originale, lo stare sempre insieme invece è insipido. Eppure, non c’è niente di più faticoso ma anche appassionante del vivere la quotidianità dell’amore non certamente in modo superficiale e passivo. Questo non lo vuole nessuno. Ma una vita di coppia gioiosa e felice per 30,40,50 è davvero, umanamente parlando, un’impresa notevole e degna di stima e ammirazione!

Torniamo al vangelo. Mi piace dare questa lettura al testo di oggi. Prova ad immaginare che ci siete voi due nell’Ultima Cena con Lui. E Lui vi dice: “cari sposi, rimanete nel mio amore! Io già sono rimasto in voi dal momento della celebrazione, ora chiedo a voi di restare con me”. Non è meraviglioso?

C’è una specie di reciprocità tra noi e Gesù. In più di una occasione sono stati i discepoli a chiedere di restare con Gesù. Pensa ad Emmaus e sul Tabor “facciamo tre tende” (Mt 17, 4). Ma adesso è Lui che chiede di restare con noi. Ci vuole proprio bene Gesù! E questo vale in modo speciale per gli sposi.

Infatti, “Il dono di Gesù Cristo (nel matrimonio) non si esaurisce nella celebrazione del sacramento del matrimonio, ma accompagna i coniugi lungo tutta la loro esistenza. Lo ricorda esplicitamente il Concilio Vaticano II, quando dice che Gesù Cristo «rimane con loro perché, come Egli stesso ha amato la Chiesa e si è dato per lei” (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio 56). Ecco qui un bellissimo collegamento al Vangelo di oggi con il sacramento del matrimonio.

Cari sposi, Gesù è davvero tanto contento di essere rimasto con voi per tutti gli anni del vostro matrimonio, tanti o pochi che siano. Non importa se il vostro amore non è perfetto o non è così “mozzafiato” come agli inizi. L’importante è essere consapevoli che Lui è con voi per continuare a soffiare sulle braci del cuore e a ravvivare la donazione quotidiana. Restate con Lui perché Lui è sempre stato con voi.

ANTONIO E LUISA

Noi festeggiamo tra poco più di un mese i nostri diciannove anni di matrimonio. Siamo durati quindi oltre la media. Abbiamo scollinato i fatidici 16 anni che secondo la ricerca menzionata da padre Luca è il momento della separazione. A parte gli scherzi è bellissimo sapere e avere fiducia che l’altro ci sarà sempre per noi.

In questi anni ce lo siamo dimostrato diverse volte. Ogni crisi è stata un’occasione per rilanciare e per metterci qualcosa in più: in amore, in determinazione, in capacità di sacrificio e, soprattutto, in fede. Quando le cose sembravano mettersi male ci siamo fidati ed affidati e non siamo mai rimasti delusi.

Come diceva un sacerdote che abbiamo ascoltato un po’ di tempo fa: se arriverete a dirvi che non vi amate più significa che non vi siete mai amati. C’era sentimento, passione, magari grandi emozioni, ma alla prova dei fatti, quando c’era bisogno di metterci soprattutto volontà e sacrificio vi siete tirati indietro.

Come ha concluso padre Luca: Restiamo con Lui perché Lui è sempre stato con noi.

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Voglio una vita… vedrai che vita, vedrai

Quando penso alla potatura, la mia mente mi riporta a lunghi pomeriggi di febbraio passati a guidare il trattore mentre i miei fratelli e gli operai di mio papà tagliavano i rami dei peschi. Mamma quanto freddo! E quanta noia per me lì al volante! Ma io non immaginavo che senza quelle incisioni le pesche non sarebbero poi diventate a luglio così grandi e succose, non sapevo che sarebbero rimaste piccole come palline da ping-pong e di conseguenza invendibili sul mercato.

Inoltre, ignoravo quanta saggezza ci vuole nel potare, per questo mio papà sceglieva bene gli operai, non è roba da tutti, perché non si taglia a casaccio ma con un criterio ben preciso, per potenziare l’albero in modo che ogni ramo dia il massimo di sé.

Mi sorprende come Gesù sia riuscito a condensare in semplici realtà campagnole delle verità valide per tutti i tempi, presenti e futuri! È proprio un genio il Signore!

Anche la coppia è un bell’albero di pesche o di mele o di kiwi, metteteci la frutta che volete. Ma sempre richiede la potatura, altrimenti il risultato poi sarebbe solo un prodotto secondario, quasi di scarto.

Vi siete mai chiesti come coppia: quali frutti si attende da voi il Signore? Che vita vuole farvi condurre? Un po’ come la domenica scorsa in cui Gesù si presenta come il nostro Pastore, ritorna la grande domanda: quale missione ben precisa Dio ha pensato per noi due e quali frutti si attende? Chi ha saputo esplicitare molto bene tale interpellanza è stato San Giovanni Paolo II nella Familiaris Consortio. Guardate che chiarezza! “In tal senso, partendo dall’amore e in costante riferimento ad esso, il recente Sinodo dei vescovi ha messo in luce quattro compiti generali della famiglia: 1) la formazione di una comunità di persone; 2) il servizio alla vita; 3) la partecipazione allo sviluppo della società; 4) la partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa” (FC 17).

Il Signore cerca questi frutti nella vostra coppia e famiglia, li cerca come lo fece quella volta avvicinandosi a un fico (cfr. Mc 11, 12-21). Sta trovando una comunità di persone unite e che si vogliono bene incondizionatamente? Coglie in voi l’apertura alla vita nella vostra intimità? Vi vede aperti agli altri, anche al di fuori della vostra famiglia? Siete partecipi nella vita ecclesiale? Ecc. ecc.

Non so voi care coppie ma quando penso alla mia missione di sacerdote vedo che il mio “ego” ci si mette di mezzo e vuole tirare indietro, come quando metti la prima senza accorgerti di avere il freno a mano tirato. Oppure come una mongolfiera, che vorrebbe spiegare il volo ma ha ancora legati i sacchi di sabbia.

Ecco allora perché il Signore parla di potatura. È in realtà una liberazione e un aumento di forza che Lui genera in noi. Il problema, lo sappiamo bene, è che fa male, causa sofferenza come la causa alla pianta potata.

Ora che sono a Roma sto conoscendo di più la figura di don Andrea Santoro (1945-2006), la cui causa di beatificazione è iniziata da tempo. Nella sua biografia “Lettere dalla Turchia”, don Andrea racconta un fatto significativo. Un giorno andò in curia vescovile, a San Giovanni in Laterano, per presentare il suo progetto di missione in Oriente. Mentre attendeva il suo turno poteva udire i giardinieri che stavano lavorando giù nel cortile interno e potavano gli alberi. Quei “zac, zac, zac” subito divennero preghiera nel suo cuore: “Il Signore mi vuole potare perché dia più frutto”. E infatti, la sua vita “potata” è diventata molto più feconda.

Ricordo tempo fa, in un incontro con Don Fabio Rosini, lui faceva notare come il suo stato di salute non ottimale fosse motivo di un “reclamo” nei confronti del Signore, del tipo: “Ma non mi potresti dare un po’ più di salute se vuoi che Ti serva meglio?”. Eppure, concludeva, “si vede che il Signore adesso vuole così”.

La potatura è davvero misteriosa, segue una logica che non ci appartiene. Tentare di spiegarla è fallimentare, sappiamo solo che porta a un bene maggiore. Tuttavia, il viverla (e non solo patirla) è legge evangelica e per questo vi do un consiglio, anzi due, in base a come vi trovate spiritualmente.

Se ti senti forte e saldo, allora puoi dire con S. Ignazio di Loyola (1491-1556): “Prendi, Signore, e ricevi tutta la mia libertà, la mia memoria, la mia intelligenza e tutta la mia volontà, tutto ciò che ho e possiedo; tu me lo hai dato, a te, Signore, lo ridono; tutto è tuo, di tutto disponi secondo la tua volontà: dammi solo il tuo amore e la tua grazia; e questo mi basta”.

Se non riesci a dire così e tremi dinanzi a quelle cesoie in mano a Gesù, allora vi invito piuttosto a dire con S. John Henry Newman (1801-1890): “Conducimi tu, Luce gentile, conducimi nel buio che mi stringe, la notte è scura la casa è lontana, conducimi tu, Luce gentile. Tu guida i miei passi, Luce gentile, non chiedo di vedere assai lontano mi basta un passo, solo il primo passo, conducimi avanti, Luce gentile. Non sempre fu così, te non pregai perché tu mi guidassi e conducessi, da me la mia strada io volli vedere, adesso tu mi guidi, Luce gentile. Io volli certezze dimentica quei giorni, purché l’amore tuo non mi abbandoni, finché la notte passi tu mi guiderai sicuramente a te, Luce gentile”.

Offerta piena e abbandono fiducioso sono due atteggiamenti stupendi per porsi davanti alla potatura che Dio vuole compiere in voi e nella vostra coppia. Temere è umano, al tempo stesso abbiate fiducia che il Buon Pastore, il Divino Agricoltore sa molto bene quello che sta operando nella vostra vita e vi vuole dare molto di più di quanto immaginiate.

ANTONIO E LUISA

C’è una santa che ci affascina particolarmente. In realtà non è ancora santa ma siamo sicuri lo diventerà presto. Si tratta di Chiara Corbella Petrillo. Una santa che noi in famiglia consideriamo cara e a cui ci affidiamo per la sua intercessione. Chiara è per noi così affascinante proprio per come ha saputo essere docile a quanto le è accaduto. Incredibile come lei e il marito siano stati capaci di accogliere tutto nella loro vita e hanno vissuto tutto alla presenza di Gesù che loro non hanno mai sentito lontano. Questo ha permesso loro di diventare una luce per tutto il mondo.

Dovremmo imparare da Chiara ed Enrico. Spesso nella preghiera chiediamo a Gesù qualcosa che noi desideriamo o che riteniamo che sia importante. Nella preghiera chiediamo quello che noi abbiamo deciso sia giusto per la nostra vita e per il nostro matrimonio. Non che sia sbagliato avere dei desideri e delle prospettive ma forse nella preghiera dovremmo chiedere anche di avere la capacità e l’abbandono di accogliere la volontà di Dio. Come diceva Chiara quando pregava Gesù: dammi la grazia di vivere la grazia.

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Maria Sposa 1.0.

Cari sposi,

iniziamo oggi una miniserie in tre appuntamenti, ahimè non di Netflix (non vedo l’ora esca la seconda stagione di “Lupin, il ladro gentiluomo”) su Maria Sposa.

Che significa per lei essere sposa? Apparentemente sembra un po’ scontato chiamarla così ma è anche un titolo poco usato eppure assolutamente proprio e confacente alla sua vita.

Prima di iniziare faccio due premesse di tipo generale così poi, spero, sarà tutto più chiaro:

Per prima cosa, noi vogliamo avvicinarci a Maria in uno spirito veramente ecclesiale. Non basta un atteggiamento affettuoso o a volte anche un pochino sentimentale. Maria è una mamma che tutti amiamo ma è, al tempo stesso, un grande esempio, una Mamma che ci aiuta ad imitarla.

Dico questo non da me, è San Paolo VI ad affermarlo nell’Esortazione Apostolica Marialis Cultus del 1967. In un passaggio dice: “Innanzitutto, la Vergine Maria è stata sempre proposta dalla Chiesa alla imitazione dei fedeli […] perché, nella sua condizione concreta di vita, ella aderì totalmente e responsabilmente alla volontà di Dio (cfr Lc 1,38); perché ne accolse la parola e la mise in pratica; perché la sua azione fu animata dalla carità e dallo spirito di servizio; perché, insomma, fu la prima e la più perfetta seguace di Cristo: il che ha un valore esemplare, universale e permanente” (Marialis Cultus, 35).

Quindi Maria è una Mamma che portiamo nel cuore, che ci ama con tutta sé stessa e contemporaneamente ci sforziamo di mettere in pratica il suo stile di vita: ascolto della Parola, obbedienza al piano di Dio su di noi, umiltà, carità, ecc.

In secondo luogo, quando parliamo di “sposo, sposa” non ci stiamo riferendo solo a una condizione di una parte della vita umana, che normalmente inizia attorno ai 30 anni di età. Essere sposi e spose è prima di tutto una qualità esistenziale e antropologica, propria di qualsiasi persona. Cioè, è Dio stesso che ci ha resi “sponsali, nuziali”. In che senso lo dico? Dire che siamo sponsali equivale a dire che siamo stati creati dall’Amore divino e per amare con tutto noi stessi. “Se Dio chiama tutti alle nozze con sé, anche affrontare il discorso sulle realtà delle nozze umane vuol dire trovarsi comunque davanti al Mistero nascosto nei secoli” (G. Mazzanti, Teologia sponsale e sacramento delle nozze, 13). Dio vuole “sposarci” sul serio, vuole una unione piena con ciascuno di noi ed è per questo che ci ha resi “sposabili”. Lo dicono molto bene questi due santi: “Noi siamo uniti a Cristo, che è inseparabile dal Padre. Ma pur rimanendo nel Padre resta unito a noi. In tal modo arriviamo all’unità con il Padre” (S. Ilario di Poitiers, Sulla Trinità, Lib. VIII); “Tu infatti, Trinità eterna, sei creatore e io creatura; e ho conosciuto – perché tu me ne hai data l’intelligenza, quando mi hai ricreata con il sangue del Figlio – che tu sei innamorato della bellezza della tua creatura. O abisso, o Trinità eterna, o Deità, o mare profondo! E che più potevi dare a me che te medesimo?” (S. Caterina da Siena, Ringraziamento alla Trinità, Cap. 167).

Saremo uniti a Dio solo se amiamo come Lui ci insegna e in questo Maria è maestra. Alla luce di questo allora Maria è sostanzialmente, esistenzialmente sposa! Lo è ben prima di ricevere la visita dell’Arcangelo Gabriele. Inoltre, Maria, in quanto sposa, è vergine e vuole esserlo tutta la sua vita.

Ora capisci perché è stato così, la verginità non è stato un rifiuto di impegnarsi sul serio, Maria non era una timidina che arrossiva e si vergognava di essere guardata dai maschi, non era un’adolescente che si sconvolgeva se il suo aspetto fisico non veniva apprezzato. Vergine significò voler essere tutta di Dio, e non di un uomo solo. Ed era così perché aveva compreso bene cosa c’era nel suo cuore, aveva colto la radicale chiamata ad amare solo Dio e ad essere unita a Lui per sempre.

Per tutto ciò, quindi, Maria può diventare sposa perché prima vuole essere vergine! In quanto “ella è e rimane aperta perfettamente verso questo «dono dall’alto»” (Giovanni Paolo II, Redemptoris Mater, 8), in quanto la sua verginità era piena ricerca e disponibilità verso l’Amore vero che poi lei poté donarsi e accoglierlo.

Spero che ora ti sia più chiaro perché Maria acconsentì a Dio nell’Annunciazione. Lo fece perché Lei vide che il Signore la stava guidando alla stessa mèta, allo stesso fine del suo intimo desiderio. Lei voleva l’unione piena con Dio ed Egli le ha mostrato che l’avrebbe ottenuto non più da sola ma tramite una famiglia.

Ecco perché Maria Sposa è un modello sia per i coniugati che per i consacrati, perché il suo essere Sposa è legato al suo essere Vergine ed entrambe le condizioni sono le facce della stessa moneta: l’essere sposi, chiamati a ricevere e donare amore.

Cari sposi, impariamo da Maria ad avere sempre questo cuore aperto al Signore, ad essere disposti ad accogliere il Suo amore. Questa è la nostra forza, questo è indispensabile se vogliamo donarci a chi il Signore ha messo sulla nostra strada.

Buon mese di maggio e che sia un tempo di crescita nell’amore, presi per mano da Maria!

Padre Luca Frontali L.C.

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Sposi fai da te? No Alpitour? Ahi ahi ahi…

PADRE LUCA FRONTALI

Corso Emmaus: introduzione

Perdonatemi se spesso nei miei articoli sono così sfacciatamente nostalgico degli anni ’80. Mi spiace per chi legge e non li ha vissuti, non sa cosa si è perso… Non che io lo abbia fatto in pieno data la mia età, però ho molte reminiscenze che spesso piacevolmente riemergono nella memoria.

Quella celebre pubblicità ritraeva due incauti sposi che si avventuravano in paesi esotici arrabattandosi tra dune di sabbia e foreste pluviali in cerca del luogo dove pernottare finché arrivava il beduino di turno a rimproverarli per la loro scarsa organizzazione.

Scherzi a parte, però questo sembra il modus vivendi di tante coppie cristiane. Hanno celebrato il sacramento, qualche volta la panca della chiesa l’hanno pure loro scaldata ma alla fin fine questo Gesù dove si trova nel ménage quotidiano? Oppure, per chi è credente, per chi ci tiene a Gesù, lo ha nel cuore, questo Gesù quanto conta alla fine nella propria vita?

S. Fedele da Sigmaringa (1577-1622), un santo cappuccino tedesco, morto martire per la fede in Svizzera e che ieri abbiamo celebrato, scriveva così: “Oh, Gesù dolcissimo e unica speranza dell’anima mia, perché ti sei allontanato da me? Dove ti sei nascosto, o buon Gesù? Io ti cerco da lungo tempo, e pure non ti trovo. Come avviene, o Gesù soavissimo, che sei dentro di me e fuori di me, stai ai miei fianchi, alla mia destra e alla mia sinistra, e ancora non ti scopro? O Gesù! Qual è la causa, che essendo dentro di me con la tua potenza e presenza, tuttavia con la grazia sei lontano da me, misero peccatore? O Gesù, è chiaro il motivo: non ho cercato Te. Cercai me. Ma d’ora in poi voglio cercare unicamente Te”.

Gesù c’è eccome nella nostra vita! È più presente del sole che splende in cielo ma se poi non Lo ascolto…?

Vi condivido, cari amici, che uno dei peccati che più confesso, assieme alle omissioni, è proprio il non ascoltare la Parola. Leggerla, meditarla ma poi fare di testa mia. Ossia, mi pento sempre di non seguirLo come dovrei.

Della Parola di oggi vi segnalo due brevi passaggi. Il primo è quando Gesù dice “Io sono il buon pastore” e poi “La pietra scartata dai costruttori è divenuta la testata d’angolo”.

C’è un bel legame tra le due immagini: pastore e pietra angolare. Il legame è dato dal loro ruolo essenziale e insostituibile, dalla loro funzione imprescindibile. In un gregge ci possono essere 10, 100, 500 pecore e non fa molta differenza, ma non può mancare il pastore altrimenti le pecore non riuscirebbero a vivere. Idem in un edificio fatto di pietre e mattoni, come si usava una volta, la pietra angolare era uno dei pilastri su cui poggiava il peso di tutto l’edificio e senza di essa non poteva reggersi.

Domanda: ha Gesù tale ruolo nella tua vita di coppia? O sei sposo al modo del “turista fai da te”?

La presenza di Gesù come Sposo della coppia non è una realtà «magica», sentimentale ma nemmeno domenicale o a periodi in base a come mi sento. È una vera relazione di amore e amicizia che va accolta ogni giorno. Gesù, per il sacramento delle Nozze, vive da Risorto la vostra relazione e ogni volta che vi sforzate di vivere in comunione, lì c’è anche Gesù. Quindi quando curate la relazione con Gesù nella la preghiera, nell’ascolto della Parola e con i Sacramenti state anche migliorando l’unità fra voi perché più vicini alla vera sorgente dell’Amore.

Cari amici, vi auguro di cuore di scoprire e riscoprire continuamente quanto è bello avere vicino a noi Gesù e il coraggio e l’umiltà di starGli dietro ogni giorno.

ANTONIO E LUISA

Crediamo che la fortuna del nostro matrimonio sia stata proprio quella di aver compreso che da soli avremmo fatto solo disastri. Da quando ci siamo sposati abbiamo cercato di mettere Gesù al centro della nostra vita. Al centro del nostro matrimonio. Non così tanto per dire. In modo molto concreto.

Come? Essenzialmente in due modi. Accogliendo la Sua Legge attraverso l’insegnamento della nostra Chiesa e atteverso la preghiera intesa come relazione con Gesù.

Accogliere la Sua Legge ha significato per noi vivere la nostra relazione nella castità. Castità prima del matrimonio e castità dopo il matrimonio. Astinenza prima del matrimonio e apertura alla vita dopo. Apertura alla vita nella responsabilità utilizzando i metodi naturali. Tante volte abbiamo testimoniato come una delle abitudini che secondo noi impoveriscono di più gli sposi è proprio l’uso di anticoncezionali. Non stiamo a ripeterci vi lasciamo un link ad un articolo specifico.

Il secondo punto riguarda la preghiera. Preghiera intesa non come recita del rosario o altre preghiere recitate. Naturalmente serve anche il rosario soprattutto ora che stiamo per entrare nel mese di Maggio. Intendiamo, in questo caso, una preghiera a più ampio raggio. Significa offrire. Offrire il nostro servizio, la nostra cura reciproca, il nostro perdono e la nostra tenerezza come preghiera. Sembra una scemenza ma in relatà rende tutto più leggero. Anche la fatica assume un valore diverso. Più bello. Anche quando l’altro non si comporta benissimo il nostro donarci comunque è sostenuto proprio da questo significato più grande. L’altro non se lo merita? Lo faccio per Gesù che invece mi ha amato così tanto sempre anche quando ero io a non meritare nulla.

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Amore, mi sono perso Gesù!

Care coppie, ma come vi capisco!!!

Avete i vostri figli in DAD mentre voi due nella stanza a fianco in smart working e di mattino casa vostra sembra la sala di controllo della Nasa. Ah, poi magari uno o entrambi i vostri genitori da vaccinare per cui chiama l’ASL (che non risponde mai) e tenta di prenotare; poi Fufi abbaia e vuole andare a spasso (e altro) due volte al giorno. Per i più attempati, l’appartamento è diventato la filiale del nido “Le apette” dove i vostri nipotini iperattivi scorrazzano abitualmente e sanno usare meglio il tablet di Zuckerberg; poi, aiuto! Forse arriva la patrimoniale di Draghi e notti insonni all’orizzonte! Poi riunioni di condominio su come igienizzare le maniglie dei portoni, poi uso di mascherine anche a Messa… altro che il ritornello di “Per dimenticare” degli Zero Assoluto!

La famiglia nella stagione 2020-2021 è proprio sotto stress. Gli astronauti che si allenano nella centrifuga a 20G sono meno provati.

Date le circostanze ma dove lo trovo Gesù in questa mia vita? Per parlare con Lui dovrei proprio scappare nella prima Certosa disponibile e vivere solo di ora et labora oppure mi ci vorrebbero due chiacchiere con Padre Maronno…

A volte sembra che tante coppie rifacciano l’esperienza di Emmaus… camminano per kilometri, si stancano, sono tristi, parlano di tante cose ma nel fondo Gesù l’hanno lasciato indietro, a Gerusalemme, tutto al passato, “credevano, pensavamo, speravamo…”.

Ma il Vangelo di oggi dice che “Gesù in persona stette in mezzo a loro”. Questo è proprio quello che succede nel matrimonio sacramentale. Anche oggi, stagione 2020-2021.

Lo so che vorremmo che la fede fosse sempre sensibile, capita anche a me. Ma la fede è anzitutto una certezza che sta al di sopra (o al di sotto) di ogni sensazione positiva tanto agognata: Gesù Risorto c’è nel sacramento del matrimonio ed è permanentemente con voi.

Senza voler essere esaustivo, il Vangelo odierno dà alcuni spunti molto belli su come trovare Gesù Risorto nella propria vita di coppia e in famiglia.

Gesù mostra le ferite della Passione. È un dato che ha fatto riflettere fior fiore di teologi da secoli: come mai Gesù Risorto ha ancora le 5 piaghe della Passione? Occhio, se le porta tali e quali in Cielo! Adesso che tu leggi, in Cielo Gesù le ha ancora! Questo vuol dire che non si può mai dissociare Passione da Risurrezione.

Una coppia di amici, sposi davvero bravi, mi condividevano l’altro giorno al telefono che adesso stanno vivendo un momentaccio con i figli adolescenti (ma dai? Strano!). Il parroco li aveva chiamati in parrocchia per una testimonianza ad altri sposi. Dato lo stato d’animo, avrebbero declinato molto volentieri, però poi sono comunque andati per obbedienza. Beh, il risultato è stato solo pace e gioia. Mettere a nudo il loro dolore e frustrazione ha fatto sì che il Signore agisse per mezzo di essi e sono tornati a casa la sera con un atteggiamento totalmente diverso, di vera letizia. Gesù Risorto tu lo trovi lì, nelle tue piaghe e ferite, non unicamente nell’idromassaggio in riva al mare a Playa del Carmen.

Gesù si mette a mangiare con loro. Gesù ama la condivisione piena, lo ha fatto tante volte con la moltiplicazione dei pani, con la pesca miracolosa. Lui vuole che il cibo sia fonte di incontro vero e sincero. E così anche in famiglia: a tavola non si può non condividere la vita personale, il vissuto, altrimenti sarebbe né più né che una mensa da pausa pranzo lavorativa. Che bello sentire di quella coppia di amici che ha educato i figli a raccontare a tavola un’esperienza bella e una difficile! I pasti possono essere un bel momento per vivere l’unità e la comunione vera, quella convivialità che Gesù Risorto aveva con i suoi discepoli.

Gesù spiega loro le Scritture. Non è una spiegazione qualsiasi, non si tratta di leggere le note a piè pagina nella Bibbia di Gerusalemme per entrare in sintonia con Gesù. Lui fa una cosa ben precisa: “aprì loro la mente”, cioè è in azione il dono dell’intelletto, il dono di scienza, il dono di sapienza. C’è non solo la bravura o quella spiegazione geniale da eruditi ma ci si arriva se si sta veramente in ascolto della Parola nello Spirito. Se non si facesse così Gesù ci direbbe “te capis nagot”, come spesso mi ripeteva all’epoca la mia santa nonna bergamasca controllando i miei compiti a casa.

Cerchiamo Gesù vivo nella Sua Parola, ogni giorno leggiamola, meditiamola, chiediamo luce a Lui per farla nostra, perché essa è “viva ed efficace” (Eb 4, 12) cioè porterà frutto in noi.

Cara coppia che stai sudando sette camicie in questo tempo difficile, forza, ricordati che vivete già da ora in cammino con lo Gesù Risorto, Sposo della vostra coppia. Vi lascio con un numero splendido di Papa Francesco, che riassume e supera in bellezza tutto quanto vi ho detto io finora:

Se la famiglia riesce a concentrarsi in Cristo, Egli unifica e illumina tutta la vita familiare. I dolori e i problemi si sperimentano in comunione con la Croce del Signore, e l’abbraccio con Lui permette di sopportare i momenti peggiori. Nei giorni amari della famiglia c’è una unione con Gesù abbandonato che può evitare una rottura. Le famiglie raggiungono a poco a poco «con la grazia dello Spirito Santo, la loro santità attraverso la vita matrimoniale, anche partecipando al mistero della croce di Cristo, che trasforma le difficoltà e le sofferenze in offerta d’amore». D’altra parte, i momenti di gioia, il riposo o la festa, e anche la sessualità, si sperimentano come una partecipazione alla vita piena della sua Risurrezione. I coniugi danno forma con vari gesti quotidiani a questo «spazio teologale in cui si può sperimentare la presenza mistica del Signore risorto»” (Amoris Laetitia 317).

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Botulino a lunghissima durata

Ho un confratello, molto simpatico, che è davvero esperto nelle gaffe. Ne ha un bel repertorio, è fatto così, gli vengono proprio spontanee. Una delle più esilaranti è stata quella di dare della nonna alla mamma di una ragazza appena laureata. Vedendo questa signora un po’ attempata e accanto a lei la giovane raggiante e incoronata di alloro, ha esclamato: “auguri Cecilia, che bello che sei qui con tua nonna in questo giorno di festa!”. Ma ahimè, era proprio la mamma… eh, sai com’è, le rughe ingannano, cosa ci possiamo fare? Prima o poi vengono a tutti, anche a Sophia Loren…

Ma esiste un tipo di botulino che ha una tenuta estremamente lunga, un botulino indenne perfino ai casi più disperati tipo Ozymandias e Matusalemme. È lo Spirito Santo, l’Unico capace di fare “nuove tutte le cose” (Ap 21, 5).

Ad ogni tempo pasquale mi chiedo sempre quale sia il frutto della Risurrezione per me, cosa cercare nella preghiera in questo periodo. Pace? Gioia? Speranza? Senza dubbio tutto è giusto, se ad ogni Pasqua io ottenessi definitivamente una di queste virtù sarei la persona più felice della terra. Eppure, da qualche tempo a questa parte lo Spirito Santo mi ripete spesso questa frase: “vivere da Risorti”.

Come si fa? Come posso mantenere questo atteggiamento?

Anzitutto significa vivere con il Risorto, stare con Lui. I 40 giorni tra la Risurrezione e l’Ascensione hanno di bello questo, che in essi Gesù viveva con gli Apostoli, pranzava, cenava, camminava con loro, si è fatto un sacco di conversazioni con loro, ha spiegato in lungo e in largo il Vangelo… Quando lo contemplo davvero mi emoziono e provo molta gioia spirituale.

Ma voi cari sposi, non siete poi così distanti. Per la grazia del Sacramento, voi incorporate una Presenza viva di Gesù Risorto, che dormiate, facciate running, guidiate la macchinaLui è sempre con voi. Ma non è una proiezione mistica, è realmente, sacramentalmente così. Ve lo dico con le parole di un santo teologo, S. Roberto Bellarmino (1542-1621): “Il sacramento del matrimonio si può considerare in due modi: il primo mentre si celebra, il secondo mentre perdura dopo che è stato celebrato. Dato che è un sacramento simile all’Eucarestia, la quale è sacramento non solo mentre si fa ma anche mentre perdura. Perché, fin quando i coniugi vivono, la loro comunione è sempre il sacramento di Cristo e della Chiesa” (R. Bellarmino, De Controversiis, cap. III).

Vi rendete conto? Siete simili all’Eucarestia!!! Voi, marito e moglie, “contenete” Gesù perennemente, di modo che il vostro amore può davvero essere sempre nuovo. Chi meglio di Lui può insegnarvi ad amare e ad aver la forza di ripetere le promesse matrimoniali ogni giorno?

E poi vivere da risorti è vivere con lo Spirito Santo. Il salmo 103 dice che lo Spirito “rinnova la faccia della terra”. Tutti noi siamo soggetti agli inesorabili processi biologici di alterazione e decadimento delle nostre funzioni vitali e sperimentiamo, prima o poi, un “rallentamento delle funzioni biologiche e da una diminuzione della resistenza dell’organismo” (Treccani, voce invecchiamento).

Ma nella vita spirituale non è così, anzi, crescendo nella vita di grazia e di virtù una persona può diventare più spirituale, crescere nel tempo, e ciò va esattamente contro il senso naturale delle cose. Non ti pare meraviglioso? Non è stupendo?

Da che mondo è mondo il passare del tempo porta tristezza, senso della finitezza delle cose, nostalgia del passato, caducità della vita. Non nego nulla di ciò e su questo ha scritto molto bene Leopardi: “Godi, fanciullo mio; stato soave, stagion lieta è cotesta. Altro dirti non vo’; ma la tua festa ch’anco tardi a venir non ti sia grave” (Leopardi, Canti, Il sabato del villaggio 50).

Ma nella vita dello Spirito non si può ragionare così perché si sta andando verso la propria Pienezza, non verso la fine.

Gli sposi posseggono un dono speciale di Spirito Santo che ha consacrato il loro amore e anche Egli può dare brio, vitalità, novità, freschezza in ogni fase della vita, anche nell’anzianità quando le forze umane vengono meno. Lo Spirito rende quell’amore coniugale consacrato più vero, più autentico, più vissuto.

Ho un ricordo stupendo della GMG del 2000 a Roma, era il giorno iniziale, il 15 agosto ed io ero in Piazza San Pietro ma San Giovanni Paolo II era in Piazza San Giovanni e stava dando il benvenuto ai giovani italiani prima di venire in Vaticano. Nei megaschermi vedevamo tutto, il Papa aveva già sul volto i chiari segni del Parkinson che lo stava rendendo sempre meno espressivo, lui che possedeva la scioltezza e vivacità dell’attore in gesti e parole. A un certo punto gli si illuminarono gli occhi e iniziò a sorridere in modo particolare. Come mai? Stava fissando un cartellone che diceva: “Il Papa, un giovane come noi”. Al ché lui rispose: “ma come può essere giovane il Papa se ha 80 anni?”. Beh, in effetti lo era eccome, ben più di tutti noi messi insieme in quel momento probabilmente, la sua santità di vita è riuscita a trasfigurare ogni sua ruga e tremolio senile, perché questa è la potenza dello Spirito quando prende piede in una persona.

Cari sposi, ricordatevi queste belle parole di Papa Francesco: “tale amore forte, versato dallo Spirito Santo, è il riflesso dell’Alleanza indistruttibile tra Cristo e l’umanità, culminata nella dedizione sino alla fine, sulla croce: Lo Spirito, che il Signore effonde, dona il cuore nuovo e rende l’uomo e la donna capaci di amarsi come Cristo ci ha amato” (Amoris Laetitia 120).

Di questo Spirito e della presenza del Risorto voi ne siete portatori. Vi auguro perciò di vivere da Risorti anche voi!

Padre Luca Frontali L.C.

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Aveva ragione Churchill

Gran Bretagna, anno 1940. Agli albori della Seconda Guerra Mondiale il Regno Unito si trovava a combattere la furia nazista nel pieno della sua forza bellica: flagellata nei cieli dagli Stukas e insidiata via mare dagli U-Boote, il rischio di una invasione terrestre sembrava oramai imminente. Per questo motivo, davanti al governo il 13 maggio il Primo Ministro Winston Churchill (1874-1965) pronunciò le parole che sarebbero passate alla storia: “I have nothing to offer but blood, toil, tears and sweat”. Il discorso più esteso di questa frase recitava così: “Dico al Parlamento come ho detto ai ministri di questo governo, che non ho nulla da offrire se non sangue, fatica, lacrime e sudore”.

A volte, pensando a certi matrimoni che ho celebrato, ammetto di aver pensato: “E se queste parole se le dicessero a vicenda gli sposi nel rito? Non sarebbe educativo? Nah… è di cattivo gusto, lascia stare”. Eppure, la realtà non è poi molto lontana, a ben vedere.

La Parola di questa domenica ha un tono iniziale romantico, direi quasi idilliaco. Nella prima lettura si descrive come era la prima comunità di credenti: “Un cuore solo e un’anima sola”. Wow! Sembra di vedere una coppia in luna di miele che passeggia, mano nella mano, su una spiaggia di Cancùn. Ma “quant’è bello lu primmo ammore!”, una coppia che condivide tutto, che si ama così sensibilmente e visibilmente, è proprio meravigliosa.

Il Salmo poi rincara la dose: “Il suo amore è per sempre”. È quanto più o meno scrive il fidanzato sulla strada sotto la finestra della morosa, in modo che le sia ben visibile.

Ma ecco che la seconda lettura già cambia tono. San Giovanni dice chiaramente che la nostra fede è frutto della vittoria pasquale di Gesù, ma una vittoria costataGli “sangue e acqua”, lo dice proprio lui che ha visto dal vivo quella scena sul Golgota.

Allora questo amore nuziale prende una forma un po’ diversa da come ci insegna il mondo, anche se Aleandro Baldi cantava: “non amarmi, ti farò soffrire”.

Nel Vangelo infine vediamo una scena stupenda e commovente. Gesù, proprio dopo otto giorni dalla Pasqua, cioè il giorno corrispondente ad oggi, va di nuovo a trovare gli Undici e fa una cosa bellissima: concede a loro la possibilità di perdonare i peccati, cioè di essere misericordiosi come lo è stato Lui e come lo è il Padre.

C’è un dettaglio che mi fa intenerire ed è quando Gesù mostra la ferita del petto e quelle delle mani e piedi. Mi pare che Lui voglia dire a loro: “vedete, il mio perdono e la mia pace che oggi vi do sono usciti di qui, le mie ferite sono divenute feritoie di Amore per voi”.

Ecco qui una lezione meravigliosa per tutti ma specialmente per voi sposi. La fedeltà, il “per sempre”, il dono totale di sé sono possibili solo a patto di morire a sé stessi, di sacrificarsi, di entrare e superare i conflitti dovuti alle diversità e anche alle stranezze dei nostri caratteri e temperamenti.

Dico questo un po’ per esperienza ma soprattutto per le testimonianze di chi ne sa molto più di me. Prendo spunto da un libro bellissimo, scritto da una grande donna, moglie e psicoterapeuta, Mariolina Ceriotti Migliarese. Nel suo libro “Risposami!” dice: “La famiglia di oggi nasce invece spesso da una coppia che si immagina di poter essere a-conflittuale, questo fa sì che la relazione funzioni fintanto che i conflitti non sono presenti, ma che il legame si riveli fragile davanti alle difficoltà” (pag. 153).

E poi dice ancora: “Dobbiamo sempre ricordarci che nelle coppie di lunga durata, quelle che vogliono rimanere insieme per sempre, l’esperienza della crisi è inevitabile” (pag. 161).

A ulteriore sostegno di questo e in linea con il Vangelo c’è Papa Francesco: “Le crisi coniugali frequentemente si affrontano in modo sbrigativo e senza il coraggio della pazienza, della verifica, del perdono reciproco, della riconciliazione e anche del sacrificio” (Amoris Laetitia 41).

Ci vuole il perdono, ci vuole la Misericordia nell’amore coniugale. Senza di essi, le battaglie che si scatenano ad ogni tappa della vita di coppia non possono superarsi fino in fondo.

Caro Winston, avevi proprio ragione, per vincere le inevitabili crisi che la fedeltà sponsale richiede, è davvero necessario “sangue, sudore e lacrime”. La cosa bella è che Gesù li ha già versati per noi, una volta per tutte e quel Sangue e Acqua scaturiti dal Suo petto aperto, dal Suo Cuore, sono oggi la Grazia sacramentale che può consentire agli sposi di dirsi ancora sì.

Per cui, coraggio, cara coppia, “non piangere più; ha vinto il Leone della tribù di Giuda” (Ap 5,5), ha vinto l’egoismo e la rinuncia a combattere. La sua Misericordia può trasformare ogni tuo dolore, lotta e sofferenza in un amore che si rinnova di giorno in giorno.

ANTONIO E LUISA

Leggere le parole di padre Luca ci ha toccato. Io ho guardato la mia fede, quella che porto al dito da 18 anni, l’ho guardata da vicino. Si vede che non è nuova, si notano diversi graffi che la rendono imperfetta agli occhi di chi la guarda. Ai miei occhi è invece così perfetta e così bella. Commovente. So che ognuno di quei piccoli graffi rappresenta la fatica di una relazione radicale come quella sponsale. Due persone, un uomo e una donna, che sono biologicamente, psicologicamente, umananamente e ontologicamente diversissime. Ed è bellissimo che sia così. Io mi riconosco uomo scontrandomi con la femminilità di Luisa. Con il suo mistero.

Una sfida meravigliosa fatta di incontri e di scoperta reciproca, ma anche di scontri e di conflitti. Conflitti che se gestiti nel modo giusto non sono un male. Conflitti che permettono di aprirsi, con fatica ma con meraviglia, all’altro, ad una alterità così diversa e complementare. Un’alterità che se accolta non limita la nostra libertà ma ci arricchisce della diversità della persona che abbiamo sposato.

Guardo la mia fede e la fatica della relazione non mi spaventa più, perchè ciò che ho in cambio è già il centuplo.

Antonio e Luisa

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