L’amore che riceve senza dare è sfigurato.

89. Tutto quanto è stato detto non è sufficiente ad esprimere il vangelo del matrimonio e della famiglia se non ci soffermiamo in modo specifico a parlare dell’amore. Perché non potremo incoraggiare un cammino di fedeltà e di reciproca donazione se non stimoliamo la crescita, il consolidamento e l’approfondimento dell’amore coniugale e familiare. In effetti, la grazia del sacramento del matrimonio è destinata prima di tutto «a perfezionare l’amore dei coniugi».Anche in questo caso rimane valido che, anche «se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla. E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe» (1 Cor 13,2-3). La parola “amore”, tuttavia, che è una delle più utilizzate, molte volte appare sfigurata.

Dopo aver approfondito alcuni punti di Amoris Laetitia che sono serviti a caratterizzare il sacramento del matrimonio, Papa Francesco con il quarto capitolo dell’esortazione apostolica entra nel cuore del matrimonio, cercando di spiegare come si deve manifestare l’amore per essere davvero tale. Per farlo, vedremo successivamente, si avvale dell’inno all’amore di San Paolo.

Papa Francesco constata come la parola amore sia spesso una parola sfigurata, l’amore nella nostra società individualista nasconde spesso un concetto di possesso, di utilità, di prevaricazione, di egocentrismo. L’amore è tale perchè provoca sensazioni, perchè mi fa stare bene, perchè mi permette di soddisfare le mie esigenze affettive e sessuali. Sostanzialmente amare nel nostro tempo significa ricevere. Amo finchè mi conviene amare. E’ questo l’amore? E’ questo l’amore che ci insegna Gesù? E’ questo l’amore che ci permette di vivere un sacramento santo nella nostra vita di coppia? Non è questo, e il Papa cercherà di spiegarlo. Questo è il modo più facile per fallire un matrimonio. Quando arrivano le prove, le stanchezze, le sofferenze, le malattie ecco che il matrimonio non ci  dà più nulla, ma al contrario “pretende” (sacrilegio!) che siamo noi a darci, a donarci.Nei momenti difficili, quando non riceviamo che briciole, è proprio in quei momenti che ci viene chiesto di più.  Proposta che ci coglie impreparati e ci risulta incomprensibile. Il matrimonio diventa così una scuola dove impariamo a donarci, a scendere dal piedistallo, a capire che il mondo non gira attorno a noi. Ed è così che la stanchezza del coniuge, i suoi momenti di stress, i momenti di scoraggiamento, fino ad arrivare alle situazioni più gravi e difficili come la malattia, diventano per noi occasione di amare, di farci portatori di speranza, di forza, di misericordia. Il nostro amare senza ricevere fa sentire il nostro sposo o sposa amato/a per ciò che è, non per ciò che fa o che ci dà. E questo è grande. Amati in modo incondizionato, totale, per sempre. Un sacerdote missionario in Brasile ci ha raccontato un aneddoto: “Quando celebro un matrimonio chiedo agli sposi il perchè di quella scelta. Molti di loro mi rispondono per essere felici, considerando tale risposta la più ovvia e vera. Io allora faccio finta di mandarli via indignato, perchè non è la risposta corretta. Poi li richiamo e gli dico che avrebbero dovuto rispondere per rendere felice l’altro.”

Questa è una grande verità. Ci saranno momenti difficili, di crisi, in cui l’altro non sarà in grado di darci amore e di renderci felici, e in quel momento dove sentiremo aridità e lontananza che dovremo darci più di prima, perchè sarà il momento in cui il nostro coniuge avrà più bisogno di noi, del nostro amore, della nostra vicinanza e  attenzione.

Crisi deriva dal greco, è significa scelta. Ecco nella crisi noi abbiamo la possibilità di scegliere se restare accanto al nostro sposo/a oppure scappare verso un’illusione di felicità lontano da lui/lei. Abbiamo la possibilità di scegliere tra l’amore e l’egoismo. Se terremo lo sguardo fisso a quel crocefisso che ci ricorda cosa è l’amore, la scelta non sarà difficile.

Concludo con una testimonianza di vita:

Turia Pitt, ex modella e sportiva australiana, oggi simbolo ed esempio per tutte le donne del mondo. Tre anni fa l’ex modella è incappata in un vasto incendio nei boschi del Sudafrica, perdendo quasi la vita. Le conseguenze sul suo corpo sono state devastanti e rimarranno tali per tutto il resto della sua esistenza: ustioni gravi che l’hanno ricoperta per il 65%, 100 interventi chirurgici e 800 giorni in ospedale.

Con il passare del tempo, Turia ha saputo rialzarsi, riprendersi e addirittura diventare una motivatrice per tante donne. Nel frattempo ha lasciato le passerelle e lo sport, facendo della sua esperienza un punto da cui ripartire e un esempio per aiutare gli altri. Gli ostacoli e il cambiamento fisico non hanno compromesso nemmeno la storia d’amore con Michael Hoskin. Un uomo che si è dimostrato forte e nello stesso tempo dall’animo profondo.

Michael, intervistato qualche giorno fa dalla CNN, ha raccontato di avere recentemente lasciato il suo lavoro per stare accanto la compagna. “È come se avessi sposato la sua anima, lei è l’unica donna che continua a realizzare i miei sogni“, ha dichiarato ai microfoni dell’emittente televisiva statunitense. Parole che hanno commosso tutti i presenti e che sono la prova di come un legame possa andare al di là dell’esteriorità.

Il viso di Turia è sfigurato dalle fiamme, ma non è sfigurato il suo amore e quello di Michael che bruciano di un fuoco che non consuma e non riduce in cenere ma che brilla più che mai.

Antonio e Luisa.

Sposi: sacerdoti nel dono di sé.

I ministri del matrimonio sono lo sposo e la sposa. Il sacerdote, pur se presente, non è ministro del sacramento delle nozze. Questo puntualizza il punto 75 di Amoris Laetitia.

Come è possibile che due laici possano celebrare un sacramento, reale presenza di Cristo?

Possono in virtù del loro battesimo. Nel battesimo Gesù, che è il primo e unico sacerdote, (tutti i sacerdoti ordinati sono abilitati in virtù di Cristo) ci ha donato tutto di sé. Lo Spirito Santo, con il suo fuoco d’amore, ci ha reso tralci della vite che è Gesù. Gesù, che è Re sacerdote e profeta, ci ha reso Re profeti e sacerdoti. In virtù di questo, tutti noi battezzati abbiamo il sacerdozio comune (da non confondere con il sacerdozio ordinato). La dimensione sacerdotale riguarda l’offerta. Il sacerdote è colui che offre a Dio. Gesù vive la più alta espressione della propria dimensione sacerdotale nella sua passione  e morte, donando tutto se stesso per noi. Nell’ultima cena Gesù si è infatti donato al Padre in sacrificio per noi, sacrificio che sarebbe stato consumato sul calvario, e reso glorioso dalla resurrezione.

In virtù di tutto questo, Dio ci abilita al sacerdozio comune e a farci offerta totale di noi stessi nel matrimonio esattamente come Cristo sulla croce.

Vi può sembrare un paragone dissacrante del sacrificio di Gesù, ma non lo è.

Chiedetelo alle tante spose e ai tanti sposi che hanno sofferto la malattia, l’abbandono, la divisione, la menzogna, il tradimento e, nonostante ciò, sono rimaste/i fedeli alla promessa del dono di sé fatta il giorno delle nozze, non sono scese/i dalla croce e si sono immolate/i anche e soprattutto per la persona che ha fatto loro del male, sono “morte/i” per lei. Se quella persona, nonostante il dolore che ha provocato, si salverà, sarà anche grazie al sacrificio compiuto dalla/o sposa/a rimasto fedele a Cristo e alla sua promessa.

Padre Maurizio Botta, sacerdote che segue tantissime coppie di fidanzati afferma in un’intervista di qualche anno fa:

Indico il crocifisso. “Allora, siete sicuri? Volete amarvi proprio così?”. Questo stesso crocifisso lo ritiro fuori quando la coppia viene a dirmi che c’è la crisi, la difficoltà, io attraverso il crocifisso li riporto a chiedere la grazia del matrimonio, li riporto a quella domanda: ma tu vuoi essere un discepolo di Cristo? Il punto centrale è sempre l’identità di Cristo, e io sono schietto: o Cristo è Dio o Cristo è un matto. Se tu ci credi, e vuoi essere suo discepolo, quando sei in fila per la Comunione, riferendoti al tuo sposo o alla tua sposa devi dire: “Voglio amarlo come lo ami Tu”, quindi significa che credi che quello sia il corpo di Cristo e allora io domando ancora: davvero vuoi amarlo così? Fino a farti mangiare? Questo è il cuore del matrimonio.

Antonio e Luisa

L’amplesso genera sempre vita.

Ultimo dono della riattualizzazione del sacramento del matrimonio è la generazione di vita nuova. L’amplesso fisico, come già precisato in precedenza, è la più alta espressione dell’amore umano tra gli sposi e riattualizza il sacramento che li ha uniti, ed in quanto tale è sorgente di una nuova vita-amore in tutto simile a quella divina, seppur limitata dal nostro essere creatura. Ogni gesto sessuale tra gli sposi, infatti, ecologicamente svolto, è sempre aperto alla vita-amore, anche quando non genera un nuovo bambino.

L’amore infatti è vita, è la vita di Dio e la vera vita per l’uomo.

Questo è il vero senso dell’apertura alla vita, voluta da Dio, e interpretata dal magistero della Chiesa, nostra madre e nostra guida.

Il concepimento del bambino è il dono del creatore più bello e concreto per la coppia che si ama, ma ogni rapporto intimo genera vita-amore ed è indispensabile per crescere nell’amore e per preparare o mantenere vivo quell’amore che serve a nutrire i figli che Dio darà alla coppia.

Il concepimento di un bambino avviene quindi attraverso un gesto sacramentale. Esso è quindi frutto meraviglioso del sacramento del matrimonio, perciò è Cristo che, attraverso la collaborazione degli sposi, dona la vita a una nuova creatura.

L’intimità degli sposi è come l’Eucarestia della famiglia e, come tale, gli sposi la devono vivere. In essa esercitano al massimo la dimensione sacerdotale del loro sacerdozio (il sacerdozio comune è dono battesimale per tutti i battezzati, da non confondere con il sacerdozio ordinato), estendendone gli effetti ai figli e a tutta l’umanità.

Antonio e Luisa

 

I frutti di un’unione casta ed ecologica 3

Il terzo dono è l’aumento dell’amore naturale. L’amplesso fisico non è solo la riattualizzazione di un sacramento, ma è anche, allo stesso tempo, la più alta espressione naturale e sensibile dell’amore tra gli sposi, ed in quanto tale accresce naturalmente il loro amore. Il corpo, infatti, esprimendo l’amore lo accresce, rivestendolo del fascino delle doti espressive dell’amore.

Il rapporto fisico diventa quindi sorgente di crescita dell’amore umano.

Attenzione però! Questa crescita è proporzionata all’autentico amore incarnato nel rapporto. E’ quindi di decisiva importanza che gli sposi purifichino il loro cuore dagli influssi negativi e deleteri del concetto di amore promosso dalla strada e da tutti i mezzi di comunicazione, dove non esiste la cultura del dono ma solo quella del piacere fine a se stesso o comunque influenzata fortemente da egoismo e individualismo.

Gli sposi devono cercare di migliorare sempre più il rapporto fisico con gesti e parole rispettosi della sensibilità personale del proprio sposo e della propria sposa in un clima di conoscenza, intimità, rispetto, cura sempre maggiori. Viene da sè che è un cammino di crescita anche la qualità del rapporto fisico, perchè più ci si conosce in un dialogo d’amore franco e fedele e più saremo capaci di vivere l’intimità secondo la sensibilità del nostro coniuge, rendendolo per lui/lei e per noi un gesto sempre più bello e appagante.

L’intimità sessuale diventa così per gli sposi un mezzo privilegiato per realizzare la santità, che va rivalutato, liberandolo dei pregiudizi e delle incrostazioni del passato e anche del presente. Ciò comporta da parte della coppia una meditazione, profonda e ricorrente del Cantico dei Cantici, per immergere il loro cuore e la loro mente sempre più intensamente nell’educazione sessuale elargita a loro da Dio stesso.

Questa riflessione è tratta dal libro “Amore Sponsale” di padre Raimondo Bardelli con integrazioni e aggiunte personali.

Antonio e Luisa

 

I frutti di un’unione casta ed ecologica 2

Il secondo frutto della riattualizzazione del sacramento del matrimonio è l’aumento della Grazia santificante. Se gli sposi sono in amicizia con Dio, cioè sono in “grazia di Dio”, quando riattualizzano il matrimonio, possiedono un certo grado di grazia santificante. Questa, durante l’unione fisica, è aumentata in base al desiderio ardente d’immergersi in Dio presente nei loro cuori e all’intensità d’amore con cui vivono la celebrazione.

L’aumento della grazia santificante comporta una partecipazione più intima alla vita divina.

Questa grazia, che è un aumento soprannaturale dell’amore degli sposi, divinizza la creatura, rendendola più intensamente simile a Dio, in cui la vita è amore.

L’aumento della grazia operato nell’amplesso non va inteso unicamente come crescita dell’amore divino in noi, ma anche come aumento della comprensione delle ricchezze e gioie racchiuse in tale amore. Gli sposi comprendono meglio la dimensione profetica del loro amore (sono segno dell’amore di Dio in sé stesso e verso gli uomini) e al tempo stesso lo sperimentano nella vita, mostrandola più intensamente agli uomini.

L’aumento di questa Grazia non è necessariamente uguale per entrambi gli sposi, ma dipende dall’apertura del cuore di ognuno di loro.

L’amore divino effuso in noi con la Grazia santificante, è una sola cosa con il nostro amore naturale, che viene però perfezionato ed elevato.

Così la Grazia santificante, che scaturisce dall’unione fisica degli sposi, stabilisce un intreccio meraviglioso tra l’umano e il divino, tra l’impegno dell’essere umano e la gratuità di Dio: è un canto d’amore che unisce cielo e terra.

Antonio e Luisa

I frutti di un’unione casta ed ecologica 1

Abbiamo letto nel punto 74 dell’Amoris Laetitia come il rapporto fisico sia via di Grazia per gli sposi. Ma cosa ci regala ogni rapporto fisico? Quali sono gli effetti sugli sposi?

I frutti di ogni rapporto ecologico e casto sono:

  • Effusione dello Spirito Santo
  • Aumento della Grazia Santificante
  • Aumento dell’amore naturale
  • Generazione di vita nuova.

Il primo frutto è quindi l’effusione dello Spirito Santo.

L’effusione avviene quando la persona è in amicizia con Dio. Qualora il cuore degli sposi fosse in peccato mortale, occorrono la contrizione del peccato e la riconciliazione con Dio, perché lo Spirito torni a prenderne possesso. In questo caso non vi è una nuova venuta dello Spirito, ma un incremento della Sua presenza con nuove caratteristiche e nuovi doni (perché il nostro cuore si è maggiormente aperto ed è maggiormente capiente per contenerlo).

L’amplesso fisico, vissuto infatti nella sua pienezza ecologica e soprannaturale, matura più profondamente tutto l’essere degli sposi nell’amare, abilitandoli in modo più perfetto ad irradiare il kerigma fondamentale della salvezza: Dio ama teneramente ogni uomo.

Questa intensificazione della presenza dello Spirito trasforma l’esercizio dell’intimità coniugale in una Pentecoste continua.

Lo Spirito Santo, attraverso questa discesa rinnovata in ogni amplesso, progressivamente penetra, purifica, trasforma l’umanità degli sposi, assimilandola sempre più a quella di Cristo e per essa la unisce maggiormente alla sorgente di ogni amore: la Trinità!

Certo sembra un’utopia vivere l’amplesso in questo modo, come mezzo di crescita della Grazia e di incontro, unione e dono con il proprio sposo o sposa. In noi è sempre presente la corruzione della carne e la lussuria, inculcata in noi dal peccato originale ma ancor più dai peccati personali e dalla cultura dominante. Però, più cresciamo in questo e più lo Spirito ci dona il frutto del “dominio di sé”.

Sant’Ireneo evidenzia come l’effusione costante dello Spirito porta alla graduale trasformazione della persona da uomo carnale a uomo spirituale.

Questo per noi sposi significa saper dominare i propri istinti, pulsioni ed egoismi per potersi unire in profondità con la nostra sposa o il nostro sposo, in vista delle nozze eterne con Cristo Sposo.

Continua con il secondo frutto……

Antonio e Luisa

L’amplesso fonte di Grazia

L’unione sessuale, vissuta in modo umano e santificata dal sacramento, è a sua volta per gli sposi via di crescita nella vita della grazia. È il «mistero nuziale». Il valore dell’unione dei corpi è espresso nelle parole del consenso, dove i coniugi si sono accolti e si sono donati reciprocamente per condividere tutta la vita. Queste parole conferiscono un significato alla sessualità, liberandola da qualsiasi ambiguità. Tuttavia, in realtà, tutta la vita in comune degli sposi, tutta la rete delle relazioni che tesseranno tra loro, con i loro figli e con il mondo, sarà impregnata e irrobustita dalla grazia del sacramento che sgorga dal mistero dell’Incarnazione e della Pasqua, in cui Dio ha espresso tutto il suo amore per l’umanità e si è unito intimamente ad essa. Non saranno mai soli con le loro forze ad affrontare le sfide che si presentano. Essi sono chiamati a rispondere al dono di Dio con il loro impegno, la loro creatività, la loro resistenza e lotta quotidiana, ma potranno sempre invocare lo Spirito Santo che ha consacrato la loro unione, perché la grazia ricevuta si manifesti nuovamente in ogni nuova situazione.

Il 74 è un altro punto fondamentale. Papa Francesco ribadisce quello che ormai è un concetto acquisito per la Chiesa. Il rapporto fisico tra gli sposi non è qualcosa che abbassa ma innalza, non è qualcosa di tollerato per permettere la procreazione ma è qualcosa di sacro, non è qualcosa di cui vergognarsi ma è qualcosa di bello, di intimo e bello, sia per gli sposi che lo vivono sia per Dio che ci ha creato sessuati, maschio e femmina, perché potessimo unire i nostri corpi in un abbraccio d’amore e di vita, replicando così in modo imperfetto l’amore trinitario.

Il Papa non si limita a scrivere che è qualcosa di bello, dice molto di più, scrive testualmente che è una via di crescita nella Grazia.

Padre Raimondo Bardelli che ci ha insegnato tanto, anzi tutto, chiamava l’amplesso fisico tra gli sposi riattualizzazione del sacramento del matrimonio, perché con questo gesto, se vissuto in modo casto e aperto alla vita, c’è sempre una crescita dell’amore, c’è una nuova effusione dello Spirito con l’aumento della Grazia sacramentale e della Grazia santificante. Il rapporto fisico è una via di santificazione per gli sposi, perché genera amore e vita, anche quando non si concepisce un figlio.

San Giovanni Paolo II, durante un discorso alle famiglie, ebbe a dire:

L’unione dei corpi, voluta da Dio stesso come espressione della comunione più profonda ancora del loro spirito e del loro cuore, compiuta con tanto rispetto e tanta tenerezza, rinnova il dinamismo e la giovinezza del loro impegno solenne, del loro primo “sì”.

Il mondo di oggi banalizza il sesso e la sessualità e li defrauda del loro vero significato, della loro profonda verità. Il sesso è vissuto come mero mezzo di sfogo e di ricerca di piacere fine a sé stesso. L’insegnamento della Chiesa e in particolare di Papa Francesco, a differenza della convinzione comune, è la sola che restituisce all’incontro sessuale la dignità e l’importanza reale, un gesto così grande da essere fonte di vita, d’amore e di Grazia. Gli sposi che vivono il rapporto così, nutrendolo con una vita di attenzione e di tenerezza, non si stancheranno mai, perché la loro gioia non sarà determinata dalla voluttà dei sensi, ma dalla bellezza di un incontro d’amore che abbraccia tutto l’essere umano, cuore corpo e spirito.

Antonio e Luisa

Ci si sposa in tre

Proseguendo con la lettura dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia, incontriamo il punto 73.

Il punto 73 mi ha colpito profondamente perché racchiude tutta la realtà e la grandezza del matrimonio sacramento, che non è paragonabile a nessun altro tipo di unione.

Ecco cosa scrive il Papa:

«Il dono reciproco costitutivo del matrimonio sacramentale è radicato nella grazia del battesimo che stabilisce l’alleanza fondamentale di ogni persona con Cristo nella Chiesa. Nella reciproca accoglienza e con la grazia di Cristo i nubendi si promettono dono totale, fedeltà e apertura alla vita, essi riconoscono come elementi costitutivi del matrimonio i doni che Dio offre loro, prendendo sul serio il loro vicendevole impegno, in suo nome e di fronte alla Chiesa. Ora, nella fede è possibile assumere i beni del matrimonio come impegni meglio sostenibili mediante l’aiuto della grazia del sacramento. […] Pertanto, lo sguardo della Chiesa si volge agli sposi come al cuore della famiglia intera che volge anch’essa lo sguardo verso Gesù». Il sacramento non è una “cosa” o una “forza”, perché in realtà Cristo stesso «viene incontro ai coniugi cristiani attraverso il sacramento del matrimonio. Egli rimane con loro, dà loro la forza di seguirlo prendendo su di sé la propria croce, di rialzarsi dopo le loro cadute, di perdonarsi vicendevolmente, di portare gli uni i pesi degli altri». Il matrimonio cristiano è un segno che non solo indica quanto Cristo ha amato la sua Chiesa nell’Alleanza sigillata sulla Croce, ma rende presente tale amore nella comunione degli sposi. Unendosi in una sola carne rappresentano lo sposalizio del Figlio di Dio con la natura umana. Per questo «nelle gioie del loro amore e della loro vita familiare egli concede loro, fin da quaggiù, una pregustazione del banchetto delle nozze dell’Agnello». Benché «l’analogia tra la coppia marito-moglie e quella Cristo-Chiesa» sia una «analogia imperfetta», essa invita ad invocare il Signore perché riversi il suo amore dentro i limiti delle relazioni coniugali.

Vorrei soffermarmi su due aspetti in particolare:

  1. sacramento non è una forza, ma è Gesù che abita la nostra unione;
  2. la magnificenza dei doni di nozze che Dio regala ad ogni coppia nel momento in cui lo Spirito Santo discende sugli sposi.

Il matrimonio non è un sacramento come gli altri, ma è particolare come lo è l’Eucarestia.

Negli altri sacramenti Gesù è presente nel momento in cui c’è il rito sacramentale, quindi, nella confessione durante l’imposizione delle mani da parte del sacerdote, poi permangono gli effetti del sacramento e dell’effusione di Spirito Santo. Il matrimonio è diverso, è come l’Eucarestia, sono sacramenti perenni. Come nell’Eucarestia Gesù è realmente presente nel pane e nel vino fino a quando questi elementi non sono consumati, così nel matrimonio Gesù è realmente presente nell’unione degli sposi fino alla morte di uno dei due. Questo non è indifferente, ma ha un significato immensamente grande: non ci si sposa in due ma in tre. Nel nostro amore dimora perennemente Cristo che non ci abbandona, ma è lì pronto a sostenerci e ad aiutarci in ogni momento della nostra vita. Non solo, ogni qualvolta che viviamo il nostro amore con gesti, parole, atteggiamenti di tenerezza, cura, attenzione (ricordo che il rapporto fisico è il culmine di questi gesti) rinnoviamo e riattualizziamo il nostro sacramento. Come Gesù è morto e risorto una sola volta 2000 anni fa per ognuno di noi e con la Messa rinnoviamo quel sacrificio e Gesù torna presente nell’oggi, così nel matrimonio ci sposiamo una volta sola, ma ogni gesto d’amore e l’amplesso in particolare rinnova e riattualizza il nostro matrimonio.

Continua…..

Antonio e Luisa

“Per sempre” è un dono, non un giogo.

Entriamo nel cuore dell’esortazione Amoris Laetitia. Dopo esserci soffermati sul quadro generale tracciato dal Papa che ha disegnato con fedeltà e accuratezza la situazione delle famiglie nel mondo, entriamo nella parte del documento che tratta il matrimonio nel suo significato naturale e cristiano.

Ecco cosa scrive il Santo Padre al punto 62.

I Padri sinodali hanno ricordato che Gesù, «riferendosi al disegno primigenio sulla coppia umana, riafferma l’unione indissolubile tra l’uomo e la donna, pur dicendo che “per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così” (Mt 19,8). L’indissolubilità del matrimonio (“Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi”: Mt19,6), non è innanzitutto da intendere come “giogo” imposto agli uomini, bensì come un “dono” fatto alle persone unite in matrimonio. […] La condiscendenza divina accompagna sempre il cammino umano, guarisce e trasforma il cuore indurito con la sua grazia, orientandolo verso il suo principio, attraverso la via della croce. Dai Vangeli emerge chiaramente l’esempio di Gesù, che […] annunciò il messaggio concernente il significato del matrimonio come pienezza della rivelazione che recupera il progetto originario di Dio (cfr Mt 19,3)»

Il Papa e i padri sinodali ribaltano la questione, non con un gioco di prestigio, ma facendo leva sul buon senso e sulle esigenze più profonde del nostro cuore.

Noi, se siamo onesti fino in fondo, dobbiamo ammettere che desideriamo essere amati in pienezza e fedeltà. Essere amati senza condizioni, tempo, limite. Desideriamo essere amati così, ogni altro tipo di amore ci appare insufficiente e in qualche modo falso. Dio ci ha creati così come Lui, capaci di amare come Lui e desiderosi nel profondo di essere amati come Lui ama e, se a parole possiamo raccontare che la precarietà della convivenza o il rischio del divorzio sono ancore di salvezza per scappare da situazioni soffocanti e frustranti, il nostro cuore non mente. Il nostro cuore anela a un amore che ci lega per sempre e fondato sulla forza della volontà e della Grazia e non sulla voluttà dei sentimenti e del solo eros.

Il divorzio e l’avanzare delle convivenze ci hanno condannato a questo. Ci hanno condannato a scappare, ci hanno condannato a soccombere alla paura di affrontare la croce, ci hanno condannato a non abbandonarci all’amore, ci hanno condannato all’incapacità di amare fino in fondo.

In una mentalità non decisa per il “per sempre” anche il rapporto fisico diventa menzogna e falsità, un gesto che dovrebbe essere segno dell’unione dei cuori nella geografia del corpo, diventa un segno vuoto e privo di significato. Ecco quello che ha detto in merito San Giovanni Paolo II:

«La donazione fisica sarebbe menzogna se non fosse frutto e segno della donazione personale totale, nella quale tutta la persona è presente, se la persona si riservasse qualcosa o la possibilità di decidere altrimenti per il futuro, già per questo essa non si donerebbe totalmente.»

 

Antonio e Luisa

Crisi di speranza

Proseguendo la lettura di Amoris Laetitia, arriviamo al punto 43. Siamo ancora nella prima parte dell’esortazione, dove Papa Francesco cerca di rappresentare un quadro della realtà attuale, prendendo spunto da quanto emerso durante il Sinodo.

Saltiamo dai punti 36 e 37 al punto 43 che ha attirato la mia curiosità ed interesse:

«L’indebolimento della fede e della pratica religiosa ha effetti sulle famiglie e le lascia più sole con le loro difficoltà (..) una delle più grandi povertà della cultura attuale è la solitudine, frutto dell’assenza di Dio nella vita delle persone e della fragilità delle relazioni.»

Il Papa evidenzia come, prima che una crisi economica, c’è una crisi religiosa e sociale. Denatalità, difficoltà educative, difficoltà nell’accogliere la vita nascente fino ad arrivare a sentire gli anziani come un peso sono tutte conseguenze della crisi in cui versa il nostro occidente.

Riassumendo tutto in un concetto, ci manca la virtù della speranza come singoli e come coppia. Mi soffermo sulla speranza degli sposi.

Il sacramento del matrimonio, perfezionando la fede e la carità battesimali, abilita gli sposi a realizzare uniti il cammino verso le nozze eterne. L’azione consacratoria dello Spirito Santo unisce le loro virtù, aprendoli uniti alla vita eterna.

La speranza permette agli sposi di amarsi nel tempo, per congiungersi con Dio eternamente. Essi infatti, stimolati e sorretti dalla certezza contenuta nella speranza, si immergono gioiosamente in Cristo sposo, così tutto diventa per loro possibile.

L’esistenza degli sposi, senza questa speranza, non ha più senso. Si comprende allora la voglia di cogliere e sfruttare l’attimo, in tutta la sua valenza di possesso, piacere e divertimento.

La crisi dei matrimoni attuale è soprattutto una crisi di speranza. Il matrimonio senza speranza è come due occhi presbiti e miopi allo stesso tempo; è privo di respiro e di orizzonti, che vanno oltre l’attimo presente, perciò, non ha senso vivere insieme quando l’amore coniugale è diminuito o è reso difficile da situazioni esistenziali cariche di sofferenze e di rinuncia.

Solo la buona sorte rende uniti, la cattiva sorte divide.

Le difficoltà del matrimonio esigono dagli sposi tanta speranza, cioè, uno sguardo verso la meta finale della vita, unito a una fiducia illimitata di poterla raggiungere con Cristo, che sempre vive in loro e nel loro amore, per sostenerli in tutte le difficoltà e renderli pronti all’abbraccio eterno con Dio.

Gli sposi cristiani che vivono la speranza saranno portatori e donatori gioiosi del vero significato della vita al mondo, che in gran parte lo ha perduto.

Antonio e Luisa

 

Da una procreazione amorosa a un amore fecondo.

Al punto 36 dell’Amoris Laetitia, il Papa constata con realismo come la Chiesa abbia per lungo tempo, forse troppo tempo, insistito sul fine procreativo del matrimonio. Cito testualmente quanto il Papa scrive:

…spesso abbiamo presentato il matrimonio in modo tale che il suo fine unitivo, l’invito a crescere nell’amore e l’ideale di aiuto reciproco sono rimasti in ombra per un accento quasi esclusivo posto sul dovere di procreazione….

Prosegue al numero 37:

Per molto tempo abbiamo creduto che solamente insistendo su questioni dottrinali, bioetiche e morali, senza motivare l’apertura alla grazia, avessimo già sostenuto a sufficienza le famiglie….

Il Papa mette il dito nella piaga. La Chiesa stenta a proseguire sul cammino iniziato o meglio consolidato con il Concilio Vaticano II e poi ancora di più approfondito da Giovanni Paolo II con tutte le sue catechesi sull’amore umano raccolte nella Teologia del corpo. Una strada proseguita con continuità da Benedetto XVI e ora anche da Papa Francesco. Una strada che vuole smarcare il matrimonio da una mentalità che non è sicuramente secondo lo Spirito e la verità, ma molto limitante e frustrante. Il matrimonio è molto più che generare vita. La Chiesa ha attuato una vera rivoluzione. Si è passati da considerare i figli come fine del matrimonio a frutto del matrimonio. Il fine del matrimonio è quindi l’amore che è vita e che è Dio. Da un matrimonio basato sulla fertilità si è passati a un matrimonio basato sulla fecondità. Fecondità che è molto più ricca della fertilità, che ne rappresenta solo un aspetto. Ed ecco che finalmente il matrimonio non viene più presentato come una serie di doveri e precetti. Una volta, inoltre, il rapporto fisico veniva spesso visto e vissuto come qualcosa di necessario e il piacere che ne scaturiva era spesso vissuto con senso di colpa e avvilimento. Il piacere nel rapporto fisico è dono di Dio e la Chiesa oggi ti dice non che devi vergognartene, ma al contrario che devi viverlo appieno, per crescere nell’amore anche carnale con il tuo sposo o la tua sposa. Finalmente la Chiesa non ti pone divieti, ma al contrario indica la via per vivere in pienezza il rapporto sessuale, perché ti insegna che solo in un’unione fedele si può vivere il rapporto in profondità come dono e accoglienza e non solo come un appagamento di pulsioni e desiderio di possesso. Solo nel matrimonio si può raggiungere quell’estasi della carne e dei cuori che al confronto qualsiasi altro rapporto non è che una pallida immagine. Solo nel matrimonio il rapporto fisico diventa preghiera e offerta a Dio. Solo nel matrimonio il rapporto fisico è così importante da essere cosa sacra, cioè cosa di Dio. La Chiesa ha questa grande nuova missione di evangelizzazione: mostrare la grandezza e la bellezza del matrimonio cristiano, che è capace di regalarti e riempirti di amore e verità come nessun’altra relazione e dove anche il rapporto fisico è vissuto in maniera piena, appagante, totalizzante e profonda. Il Papa parla, scrive e si impegna, ma se noi sposi cristiani non siamo profezia di quell’amore, cioè non riusciamo a mostrarlo al mondo, il Papa si prodiga invano. Sta a noi prendere in mano la nostra vita e il nostro matrimonio e con la Grazia di Dio diventare luce, forse una piccola luce, ma insieme possiamo illuminare questo mondo buio e arido.

Antonio e Luisa

Amare in modo ecologico

Oggi sono andato a correre, ci vado spesso, ogni volta che posso, un po’ perché ho compiuto quarant’anni e sono nel periodo di crisi che ogni uomo passa quando realizza di non essere più tanto giovane, che è  iniziata una nuova fase della vita, ma anche perché correre in mezzo alla natura è bellissimo. L’ordine perfetto del creato che mi circonda mi parla di Dio, la sua opera mi mostra quanto è infinitamente grande e anche io sono parte quell’idea perfetta della Sua mente, anzi sono il vertice di quella creazione. L’ecologismo non può, come oggi spesso si tende a fare, porre attenzione al creato che ci circonda e trascurare l’ecologia umana. Papa Francesco nell’enciclica Laudato si, lo sottolinea come non ci possa essere rispetto per l’ambiente se manca il rispetto per l’uomo e la sua natura.

Oggi, mentre correvo, come spesso mi capita di fare, ho riflettuto sulla mia vita. Ho realizzato  che ho cominciato ad essere felice non quando ho approfittato dei piaceri che il mondo mi offriva, ma al contrario quando ho saputo dire di no per fare una scelta ecologica.

Quando ho saputo dire di no ai rapporti intimi nel fidanzamento per rispettare la mia amata e l’amore che ci univa. Quando ho rinunciato a tanto di mio per fare spazio, per aprirmi alla vita fin dai primi mesi di matrimonio e dare così vita concreta al nostro amore. Quando ho rinunciato agli anticoncezionali per rispettare integralmente il corpo della mia sposa e farle capire che non voglio usarla ma voglio amarla.

Queste rinunce che il mondo non capisce e deride non mi hanno tuttavia impoverito ma al contrario mi hanno arricchito. Noi siamo il nostro corpo e solo nel pieno rispetto della sua natura, nel rispetto delle leggi che Dio a scritto dentro di noi riusciremo a lasciarci amare  e ad essere capaci di amare. Ma questo il mondo non lo capisce e tanti matrimoni saltano perchè tanti sposi cercano  la felicità nei sentimenti e nella passione che imprigionano, e non nella verità ecologica che libera. Padre Bardelli diceva spesso che la natura ti rende felice solo se la rispetti.

La Chiesa ha spesso rinunciato a dire queste cose, il mio parroco dice che la Chiesa in camera da letto non ci deve entrare e che bisogna avere pudore, ma ci sono tantissime persone che per questo soffrono e si dividono. Sta a noi famiglie cristiane testimoniare la bellezza di una scelta d’amore radicale, la bellezza della castità che permette di vivere un amore pieno basato sul dono di sè.

Antonio e Luisa

 

Educare è condurre all’amore (vero)

Papa Francesco lo ha sempre detto e lo ha confermato nella sua esortazione Amoris Laetitia, l’educazione all’affettività diventa sempre più necessaria e decisiva per la crescita umana dei nostri figli.

Per noi le parole del Papa sono solo una conferma. I nostri figli crescono in un mondo sempre più erotizzato, dove le nostre pulsioni vengono stimolate continuamente dai media e da tutta una società incapace di trasmettere la profondità delle relazioni che dovrebbe caratterizzare la persona umana.

Sembra che il piacere e il sentire siano le uniche cose che contano per essere felici e appagati. Così l’individualismo diventa sempre presente nelle persone e non si è più capaci di donarsi e trovare nel dono la vera realizzazione di se stessi. Quante volte abbiamo sentito che l’importante è pensare a noi e alla nostra felicità e il resto verrà di conseguenza. Quanto egoismo e quanta infelicità.  Questa è un’illusione, siamo nati per essere come Dio e solo quando ci doniamo troviamo la nostra realizzazione.

Amare veramente costa fatica, bisogna imparare a controllare il proprio corpo e le proprie pulsioni perchè solo chi ha il controllo della propria persona è capace di farsi dono, amare significa spesso sacrificare, soffrire, morire a se stessi e molti non ne sono più capaci, perché non sono stati educati a questo. Quanti ragazzi sono oggi educati alla fatica? Lavorando a scuola se ne trovano pochi, sempre meno, mentre sono sempre più i genitori pronti a giustificare e difendere i propri figli. Se sono abituati ad avere tutto e subito senza fare fatica come potranno aspettare ed essere casti. Dice don Antonello Iapicca che un ragazzo che non studia sicuramente non è casto perchè non ne è capace.

E’ il momento di essere ciò che siamo, Dio attraverso il battesimo e il matrimonio ci ha consacrato per essere educatori dei nostri figli, Gesù ci ha reso Re e Regina donandoci la sua regalità come dono battesimale personale perfezionandola poi in modo del tutto particolare con il matrimonio.

I nostri figli hanno il diritto di imparare ad amare attraverso di noi, guardando come ci vogliamo bene, nutrendosi della nostra tenerezza e del nostro sguardo e vedendo come ci perdoniamo. Quando ci abbracciamo o ci scambiamo qualche tenerezza davanti a loro, percepiamo la  gioia che provano sentendosi parte di quell’abbraccio d’amore, e questa è la scuola migliore che possano avere. Abbiamo imparato a parlare con loro di tutto anche di sessualità  senza imbarazzo e loro sentendosi liberi chiedono senza vergognarsi, sapendo che da noi avranno sempre attenzione e sincerità.

Solo se in noi vedranno dei testimoni autorevoli e veraci dell’amore e non gli avremo lasciati soli nella loro crescita affettiva, avremo mantenuto fede alle nostre promesse matrimoniali e alla fiducia che Dio ha riposto in noi affidandoci queste sue creature perché possano diventare uomini e donne maturi.

Antonio e Luisa

 

 

Amare con un solo cuore

Sì, è vero, ma è anche questione di umiltà, di riconoscere che abbiamo bisogno di Dio, come il pubblicano! E tutte le famiglie, abbiamo bisogno di Dio: tutti, tutti! Bisogno del suo aiuto, della sua forza, della sua benedizione, della sua misericordia, del suo perdono. Questo è pregare in famiglia, e questo fa forte la famiglia: la preghiera.

(Papa Francesco Omelia della Messa per l’incontro delle famiglie a Roma, ottobre 2013)

 

La grandezza del matrimonio non finisce mai di sorprendermi e stupirmi. Prendere consapevolezza di quanto profondo sia questo sacramento, che non si limita a un sì detto alcuni anni fa davanti a un sacerdote, ma perennemente ci consacra, non finisce mai, perché la Grazia del matrimonio, si salda con il fuoco dello Spirito Santo al nostro amore umano.

Gesù, da quell’attimo importantissimo della nostra vita, in cui ci ha donato l’uno all’altra , ci ama non più solo come Antonio e Luisa, ma ci ama come coppia, e noi a nostra volta ricambiamo il suo amore amandolo insieme, con un solo cuore, nutrendoci di Lui e di noi,  nutrendo l’amore per Lui con il nostro amore sponsale e il nostro amore sponsale con l’amore per Lui.

 

In questo contesto la mia preghiera, il mio partecipare all’Eucarestia, il mio aprirmi a Gesù diventa salvifico e fonte di grazia e di forza anche per la mia sposa.

In quante situazioni di suo scoraggiamento e sconforto  l’ho affidata nelle mani di Gesù partecipando alla Santa Messa. Noi battezzati siamo tutti legati  gli uni agli altri come i tralci alla vite, ma gli sposi di più. Ricordiamocelo.

Gli sposi come tralci del Suo Amore

Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me.
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.

In tutto il Vangelo, ogni versetto è da vivere, da sperimentare  nella propria vita e nella propria storia; per noi questo è uno dei versetti più significativi  e abbiamo compreso come non ci sia nulla di importante per gli sposi, tralci intrecciati che si nutrono dalla stessa sorgente, di restare aggrappati alla vite, Gesù.

Finchè abbiamo voluto fare di testa nostra, abbiamo sbagliato tutto,  ognuno di noi portava la propria esperienza, la propria personalità e  idea di amore e non coincidevano, anzi erano all’opposto.

La mia sposa era tutta Agape, amore spirituale e di sacrificio, io ero tutto Eros, amore passionale e carnale. Ognuno di noi si è scontrato con l’idea dell’altro e il nostro rapporto è stato spesso messo in discussione e in crisi.

Abbiamo capito, non so come, penso per Grazia, che entrambi stavamo sbagliando, senza un cambiamento presto ci saremmo separati, e abbiamo deciso di affidarci a Gesù.

Non abbiamo fatto chissà quale esperienza mistica, nulla di tutto questo, abbiamo capito che Gesù l’avremmo trovato attraverso la Sua Sposa, la Chiesa, e così è stato.

Scoprire la verità della Chiesa sull’amore umano, ci ha confermato che entrambi eravamo in torto, ci ha dato la forza di cominciare un cammino di vera conversione, personale e di coppia e da allora, da quando abbiamo deciso di rimanere incollati alla nostra vite, tutto è cambiato, noi tralci, prima secchi, abbiamo cominciato a dare frutto.

Da quel momento il nostro matrimonio si è trasformato in una storia stupenda,  perchè Gesù fa tutto nuovo e meraviglioso.

Antonio e Luisa.

Um fiume di Grazia

Grazia sacramentale. Dietro questo concetto molto teologico, astratto,  che non cercherò neanche di approfondire, perché sono conscio dei miei limiti e della mia impreparazione, si nasconde una verità semplice, che tutti possono capire, anche i bambini.

La Grazia sacramentale è un dono del matrimonio, ogni sacramento ne ha una propria, e altro non è che la promessa di Cristo di aiutarci, attraverso lo Spirito Santo,  a superare qualsiasi dolore, difficoltà, divisione, rancore, stanchezza o qualsiasi altra situazione noi incontriamo nella nostra vita matrimoniale, per perseverare e perfezionare il nostro amore di sposi ed essere sempre più testimoni e profeti del nostro amore.

Purtroppo molti non ne fanno uso, perché nei momenti di difficoltà non chiedono, non invocano lo Spirito Santo, non pregano e non si avvalgono dei sacramenti. Ancora più spesso, magari chiedono, ma hanno il cuore chiuso alla Grazia per il peccato che indurisce il loro cuore.

Cerchiamo di restare in Grazia di Dio, di confessarci, di fare di tutto per aprire il nostro cuore e chiediamo, chiediamo sempre a Gesù, Lui sarà felice di aiutarci perché ci ama come non immaginiamo neanche e affidiamoci sempre alla sua Mamma che con cuore materno ci ama teneramente e i benefici saranno visibili non solo a noi ma a tutti.

Non dimentichiamo poi, che noi sposi abbiamo un modo tutto nostro di chiedere lo Spirito Santo e aprire il nostro cuore ed è, amandoci. Cercare di perfezionare il nostro amore è un’invocazione allo Spirito in particolare durante l’amplesso fisico che rinnova e riattualizza il sacramento del matrimonio.

Per noi questi sono concetti vivi, è vita reale, abbiamo sperimentato l’aridità del cuore chiuso in certi momenti della nostra vita ma anche la meravigliosa abbondanza dei doni di Dio riversati nei nostri  cuori aperti, assettati di Lui e del Suo Amore.

Antonio e Luisa

Lo stesso giogo

Coniuge. Questa parola ha un significato importante che mi piace molto e indica bene ciò che siamo o che dovremmo essere.

Coniuge deriva dal latino cum e iugus. Portare lo stesso giogo, condividere la stessa sorte.

Portare lo stesso giogo.  Mi piace questa immagine. Lo sposo e la sposa con il matrimonio sono uniti dal giogo, che non imprigiona ma al contrario da forza e ti rende non più solo a portare il carico ma pone al tuo fianco qualcuno con cui condividerne il peso.

Il carico è la vita, le sofferenze, le cadute, i fallimenti ma anche le vittorie e le gioie.

Lo sposo e la sposa uniti dal giogo non si guardano negli occhi, ma per procedere devono guardare avanti, guardale l’obiettivo, la meta. Sicuramente ci sarà chi tirerà di più, chi avrà più forza, più fede e più convinzione ma questa è la cosa bella che tra due sposi va bene anche così. Non si deve per forza dividere lo sforzo a metà ma chi è più forte sarà lieto di donarsi completamente mentre chi è più debole e tira meno, a sua volta, per amore, cercherà di darsi totalmente per tirare più forte e non essere di peso all’altro.

Naturalmente non siamo soli, c’è chi conduce il carretto della nostra vita. Il conducente è naturalmente Gesù al quale ci affidiamo ogni giorno, il quale ci conduce con amorevole pazienza. Gesù è un conducente strano, non sta seduto sul carretto ad aspettare che noi lo portiamo ma scende e spinge il carretto con molta più forza di quanta ne mettiamo noi. Condivide con noi tutte le cose belle e brutte che incontriamo lungo la strada e quando per noi si fa dura e ci sentiamo impantanati in strade fangose, lui con la sua forza ci spinge fuori e ci aiuta a ricominciare a camminare, perché fermarsi vuol dire morire e invece noi vogliamo con tutto il cuore giungere alla nostra meta che è l’abbraccio eterno con Colui che ci ha condotto a se stesso.

Antonio e Luisa

 

 

 

Sacerdoti dell’amore

Nell’antichità, molto prima del cristianesimo, i nostri padri avevano comunque nel cuore il desiderio di Dio, e la necessità di mettersi in contatto con lui e cercavano un modo di trovarlo e adorarlo.

Salirono su un monte, perché Dio è nei cieli e il monte è il luogo che più si avvicina a Lui, delimitarono  una zona di terreno con paletti  e quella zona divenne sacra.

Sacra perché tutto quello che vi entrava diventava sacro, di proprietà di Dio. Venivano portati all’interno animali da sacrificare e frutti della terra da donare.

Questa zona sacra era chiamata Sacer. La persona che poteva entrare in questa zona e mediare con Dio, portare le istanze della popolazione e accogliere le risposte di Dio era il sacerdote.

Anche noi sposi, essendo consacrati nel  matrimonio e unti nel battesimo, siamo sacerdoti della nostra unione e della nostra famiglia. Anche noi abbiamo il nostro Sacer. Il nostro Sacer è il talamo nuziale dove sacrifichiamo a Dio noi stessi, donandoci totalmente al nostro sposo e alla nostra sposa. L’atto coniugale diventa così gesto sacerdotale, offerta d’amore e totale elevata a Dio, partecipiamo al sacrificio di Cristo. Il talamo nuziale è per gli sposi quello che per il sacerdote ordinato è l’altare. Sull’altare il sacerdote rinnova il sacrificio di Cristo, stessa cosa avviene tra gli sposi durante l’amplesso fisico.

Vivere bene e nella verità il rapporto fisico non è solo un atto d’amore verso il proprio coniuge, ma è un atto d’amore, un sacrificio verso Dio che ci ha consacrato per essere amore per noi e per il mondo.

Antonio e Luisa.

In cammino verso lo Sposo

Con il battesimo io e Luisa  non solo siamo rinati nello Spirito come figli di Dio ma abbiamo iniziato il nostro cammino sponsale con Cristo. Tutta la nostra vita non è altro che questo, prepararci all’incontro con Gesù, alle nozze eterne con Lui. Nei cieli ci attende questo (speriamo), le nozze eterne con Cristo, ci ameremo come lo sposo ama la sposa. Tutta la Bibbia ci rivela questa bellissima verità.

Nel nostro matrimonio, Gesù mi ha affidato Luisa e io sono stato a lei affidato perché nel nostro cammino di coppia imparassimo ad amarci con il Suo stile, con il suo Amore.

Tutto il matrimonio è un cammino di preparazione all’incontro con lo sposo Gesù. Con il matrimonio Luisa è diventata il mio riferimento, la mia porta per arrivare a Cristo. Tanto più sarò capace e mi perfezionerò nell’amarla come Cristo la ama e tanto più sarò pronto per l’abbraccio nelle nozze eterne con Gesù alla fine di questa vita terrena. Tanto più trascurerò Luisa e tanto più mi troverò impreparato ad accogliere il suo amore per me.

Diceva Chiara Corbella una verità assoluta. Non siamo su questa terra per fare qualcosa ma per amare e lasciarci amare. E’ inutile fare tante attività in parrocchia, nei gruppi e nel volontariato se poi trascuro il mio rapporto con Luisa.

Ho preso spunto da alcune riflessioni di Andrea e Lorena che ringrazio.

Antonio e Luisa

Un corpo per amare

Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio
perché forte come la morte è l’amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!

 

Giovanni Paolo II diceva che il nostro corpo è sponsale fin dal principio, racchiude in sè la capacità di esprimere l’amore, quell’amore appunto che diventa dono.

Gli sposi mediante l’amplesso fisico esercitano la più alta manifestazione dell’amore sponsale, riprendendo le parole di San Giovanni Paolo II.

L’amplesso fisico è così importante per la Chiesa da essere considerato un gesto sacro, un atto sacro con una sua  liturgia esercitata dagli sposi che sono consacrati  attraverso il matrimonio  e il battesimo, così sacro che il primo rapporto dopo il consenso in Chiesa è sigillo del sacramento mentre ogni rapporto successivo ne è la riattualizzazione.

Quante volte portiamo dentro questo gesto grande, bellissimo la nostra sporcizia, il nostro egoismo, la ricerca del nostro piacere usando l’altra persona. Quante volte siamo adulteri con nostra moglie e nostro marito perchè non ci uniamo a lei/lui ma usiamo il suo corpo

Il matrimonio se vissuto nella verità, ci rende  capaci  di aprirci all’incontro con l’altro, che si concretizza nel donarsi dell’uomo e accogliere della donna. Non useremo un corpo,  ma contempleremo meravigliati  la bellezza di una persona attraverso il suo corpo. Non ci sentiremo usati ma al contrario ci sentiremo desiderati ed amati e attraverso lo sguardo dell’amato/a e ci riconosceremo uomo e donna nella dignità dei figli di Dio. Aumenteremo il nostro amore e Dio ci colmerà del suo Spirito.

Solo se riusciremo a portare questa realtà nel nostro matrimonio il rapporto sessuale continuerà ad essere nutrimento per tutto il matrimonio e non un gesto che presto diventerà arido e trasformerà in deserto la nostra vita di coppia.

Antonio e Luisa

 

 

 

Basta un caffè

Alzi la mano chi non è pronto a giudicare la moglie o il marito. In tantissime situazioni siamo bravissimi a cogliere una parola di troppo, un qualcosa non fatto o fatto male, a vedere comportamenti che non ci piacciono. Tendiamo a giudicare sempre, perché forse la nostra attenzione è più focalizzata su noi stessi e su come veniamo trattati che sull’altro e come lo trattiamo. Sapete qual’è uno dei gesti d’amore più belli d’amore che mi ricordo fatto da mia moglie a me? Mi fece un caffè. Mi spiego meglio. Erano i primi anni di matrimonio ed io non ero sempre amorevole e tenero con lei (si può imparare ad esserlo). La trattai male su una questione dove avevo anche torto. Litigammo come capita a tante coppie e poi con il muso lungo me ne andai in camera sbattendo la porta. Dieci minuti dopo arrivò lei, con il caffè in una mano mentre con l’altra girava il cucchiaino. Me lo porse con tenerezza e se ne andò. Quel gesto mi lasciò senza parole e mi fece sentire tutto il suo amore immeritato , che andava oltre l’orgoglio, oltre la ragione o il torto e mi mostrò tutta la sua bellezza e forza, facendomi sentire piccolo piccolo. Finì subito tutto in un abbraccio e quel gesto me lo porto ancora dentro tra i ricordi più preziosi. Lei è riuscita prima di me e meglio di me a non giudicarmi ma ad amarmi e basta. L’amore è questo ed è bellissimo.

Imperfetti quindi perfetti

Gesù abita la nostra vita, abita nella nostra famiglia e ci guarda con tenerezza. Tenerezza di chi ha capito che queste sue creature, così desiderose di amare di farsi amare, non sono capaci di farlo, e si sentono spesso inadatte e incapaci ad essere immagine di quell’amore per cui sono state consacrate con il matrimonio. Ma Gesù non ci vuole perfetti, sa che peccheremo, e che non saremo sempre degni del suo Amore e del suo sacrificio. Gesù non vuole questo, Gesù vuole che ci riconosciamo piccoli e deboli. Solo allora lo cercheremo per affidargli la nostra vita  e riconosceremo nel nostro sposo o sposa una persona anch’essa  imperfetta , limitata e fragile. Solo allora potremo avere uno sguardo di comprensione e perdono l’uno verso l’altra.

Solo allora Gesù potrà entrare  in noi, e potrà trasformare con la Sua Grazia quel nostro amore imperfetto  in qualcosa di radicale e stupendo, che faremo fatica a credere venga da noi perché non è nostro ma è lo Spirito che  ci dona l’uno all’altra.

Antonio e Luisa