Siamo poveri della nostra ricchezza!

(English Español)

San Francesco era un rivoluzionario. Per questo mi piace. Lo era nel vero senso della parola. Non un fricchettone figlio dei fiori come vuole presentarlo una certa cultura figlia del sessantotto, ma un vero rivoluzionario del Vangelo. Un profeta che ha mostrato chi siamo, cosa vogliamo e dove andiamo. Uno che si è preso sulle spalle la Chiesa in un momento molto difficile e l’ha portata in salvo. Un vero strumento di Dio. La cosa bella è che lui non voleva fare altro che vivere il Vangelo nella sua vita, non pensava certo di diventare un’icona planetaria, tutt’ora feconda e meravigliosa. Stavo seguendo distrattamente una trasmissione su Rai Storia quando hanno intervistato un frate francescano che riguardo a Francesco ha detto una frase che mi ha colpito dritto al cuore: Francesco era ricco della sua povertà. E’ una frase che sembra costruita su una contraddizione. Come si fa ad essere ricchi della povertà? San Francesco lo era. Lo era non perchè la povertà può renderti ricco, ma perchè la povertà fa spazio a chi ti può rendere ricco. La povertà esteriore, la povertà nel vestire, nel mangiare, la povertà di chi non possedeva nulla era solo una parte della povertà di Francesco. Non serve essere povero se poi invidi chi è ricco. Non serve essere misero se questo ti rende miserabile. Francesco è stato capace di avere un cuore povero. Questo è ciò che più conta. Un cuore vuoto, o meglio che lui ha svuotato di se stesso, che può essere riempito di Dio, dell’amore che non passa e che tutto sana e che tutto spiega. Invece noi non siamo così. Noi non siamo capaci di svuotare il nostro cuore per fare posto. Per fare posto a Dio e per fare posto al nostro sposo o alla nostra sposa. E’ facile capire che è così. Siamo sempre pronti a rivendicare torti subiti, veri o presunti. Siamo sempre pronti a mettere in evidenza ciò che l’altro dovrebbe fare o non dovrebbe fare. Sempre pronti a mettere le nostre esigenze davanti all’altro/a. Tanti litigi sono frutto di due persone che non hanno fatto posto, ma hanno ancora il cuore pieno di se stesse. Così non funziona. Così costruiamo relazioni deboli, fondate non sull’amore ma sul bisogno che abbiamo dell’altro/a per stare bene, per soddisfare i nostri bisogni e i nostri desideri. Siamo sempre noi al centro della relazione. L’altro diventa mezzo per e non destinatario del nostro amore. L’altro/a diventa una cosa in nostro possesso come l’ultimo modello di Iphone. Certo non è proprio così ma il senso è quello. Quella cosa mi serve per stare bene, per stare meglio. Questa è la nostra povertà. Siamo poveri perchè siamo ricchi, il nostro cuore è pieno di noi e non c’è posto per Dio, per l’altro/a e, di conseguenza, per l’amore. San Francesco era ricco della sua povertà, noi, spesso, siamo poveri della nostra ricchezza. Impariamo da Francesco. Facciamo posto e la nostra vita e il nostro matrimonio diventeranno la nostra ricchezza più grande.

Antonio e Luisa

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San Francesco, il lupo…e noi

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”

(To read in English)

Carissimi, quello che vi condividiamo oggi è frutto di diversi giorni di preparazione, preghiera e riflessione.

Speriamo possiate gustare questo articolo…che possa essere per voi una lettura fruttuosa.

Buona lettura e…”Il Signore vi dia Pace”.

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Al capitolo XXI dei Fioretti della vita di San Francesco (Fonti Francescane n.1852) si narra della famosa vicenda del grandissimo, terribile e feroce Lupo che apparve fuori dalle mura di Gubbio nel periodo in cui Francesco dimorava in quella città.

Lupo che divorava animali e uomini tanto che la gente del luogo ormai non aveva più il coraggio di andare nelle campagne.

Per compassione di queste persone ma anche del lupo, Francesco volle andare in contro a questo animale nonostante tutti glielo sconsigliassero…

…e facendosi il segno della santissima croce (…) santo Francesco prese il cammino verso il luogo dove era il lupo. Ed ecco che (…) il detto lupo si fa incontro a santo Francesco, con la bocca aperta; ed appressandosi a lui, santo Francesco gli fa il segno della croce, e chiamollo a sé e disse così:

«Vieni qui, frate lupo, io ti comando dalla parte di Cristo che tu non facci male né a me né a persona».

(…) appena che santo Francesco ebbe fatta la croce, il lupo terribile chiuse la bocca e ristette di correre: e fatto il comandamento, venne mansuetamente come agnello, e gittossi alli piedi di santo Francesco a giacere. E santo Francesco gli parlò così:

«Frate lupo, tu fai molti danni in queste parti, e (…) hai avuto ardire d’uccidere uomini fatti alla immagine di Dio; per la qual cosa tu se’ degno delle forche (…).

Ma io voglio, frate lupo, far la pace fra te e costoro, sicché tu non gli offenda più, ed essi ti perdonino ogni passata offesa, e né li omini né li cani ti perseguitino più».

E dette queste parole, il lupo con atti di corpo e di coda e di orecchi e con inchinare il capo mostrava d’accettare ciò che santo Francesco dicea e di volerlo osservare.

Allora santo Francesco disse: «Frate lupo, poiché ti piace di fare e di tenere questa pace, io ti prometto ch’io ti farò dare le spese continuamente, mentre tu viverai, dagli uomini di questa terra, sicché tu non patirai più fame; che io so bene che per la fame tu hai fatto ogni male.

(…) Frate lupo, io voglio che tu mi facci fede di questa promessa, acciò ch’io me ne possa bene fidare».

E distendendo la mano santo Francesco per ricevere la sua fede, il lupo levò su il piè ritto dinanzi, e dimesticamente lo puose sopra la mano di santo Francesco, dandogli quello segnale ch’egli potea di fede.(…)

Questo bellissimo avvenimento della vita di san Francesco di Assisi ha molto da insegnare alla nostra vita di tutti i giorni, ha molto da dire al nostro modo di vivere le relazioni con le persone.

Certo non viviamo nel 1200 e per vedere un lupo ormai bisogna fare chilometri ed addentrarsi nelle riserve, ma oggi come allora la malvagità esiste ed ogni giorno ne facciamo esperienza.

Lupi in giro ne vediamo molti, ma i problemi iniziano quando una certa dose di cattiveria la troviamo nei nostri cari, quando ad esempio il lupo ha il volto di un figlio che ci maltratta, quando il lupo ha il volto di un’amica che ci tradisce, quando il lupo somiglia a nostro marito che urla o a nostra moglie che non ci parla più.

Come ha fatto san Francesco ad avvicinare il Lupo?

Seguendo il suo esempio, forse possiamo trovare la chiave per uscire vivi noi e salvare il lupo…già…Francesco infatti non propone (poteva farlo) di organizzare una squadra di gente armata per ammazzare il lupo; lui sa che questa non è la vera soluzione del conflitto umano.

Facciamo un passo per volta immaginando di essere insieme a san Francesco, lì…nei nelle campagne e nei boschi fuori della città di Gubbio.

1) Il Segno della Croce.

La prima cosa che vediamo è questa: San Francesco fa il segno della Croce. Prima su di sé e poi sul lupo.

Questo gesto è molto significativo che ci evoca un fatto ben preciso.

Tempo prima san Francesco era un giovane ricco di Assisi che quando vedeva i lebbrosi scappava via come un fulmine.

Un giorno Francesco incontra, a san Damiano, lo sguardo di Cristo crocifisso. Una tavola di legno in cui è rappresentata l’immagine di Gesù, conosciuto come il “Crocifisso di San Damiano”.

Dall’incontro con quello sguardo Francesco rinasce. Inizia una nuova vita col pentimento dei suoi peccati. Innanzi agli occhi di Gesù, Francesco riconosce il male che ha nel cuore e se ne pente amaramente.

Potremmo dire che Francesco era un Lupo. Poi incontrando il Cristo diventa un Lupo perdonato.

Ma torniamo alla storia:

Francesco si fa il Segno di Croce. Non è una gesto portafortuna…col segno di Croce Francesco fa memoria di essere un Lupo perdonato da Cristo…ed è solo allora che può andare ad incontrare il Lupo della selva che lo attende con la bocca spalancata.

Francesco si reca dal lupo e riesce ad avvicinarlo poiché lo vede simile a sé stesso.

Egli conosce il lupo che ha difronte, sa come parlargli poiché conosce benissimo il lupo che vive nel suo cuore.

Francesco è un peccatore come tutti gli uomini, ma grazie all’incontro con il Cristo Crocifisso, grazie al perdono che Gesù gli offre ogni volta nella confessione…lui può smettere di aver paura di sé stesso e di tutti gli uomini del mondo…fossero anche i più feroci, i più cattivi, i più lebbrosi.

Ed è così che il lupo si sente riconosciuto e trattato per quello che è: una creatura di Dio affamata.

Francesco sa che è la fame che fa compiere al lupo i suoi omicidi; ma sa anche che il lupo ha fame di carezze, di tenerezza…che in fondo al suo cuore c’è un cucciolo ferito dalla vita, che in fondo al cuore del Lupo c’è Cristo che aspetta di venire fuori, di vivere e di ridare vita vera al Lupo.

Come ciascuno di noi, come in ciascuno di noi.

E allora…e allora…anche nelle nostre relazioni umane (amicizie, matrimonio, ecc.) siamo chiamati a riconoscere il lupo che ci portiamo nel cuore e a portarlo da Cristo nella confessione.

Cristo con il Suo Perdono sacramentale ammansirà il nostro lupo e così potremo andare verso il Lupo che vive nel cuore dell’altro senza giudizio e senza rancore.

2) “…io ti comando da parte di Cristo…”

Francesco entra in dialogo con il lupo non da solo, ma con Cristo.

…nel nome di Cristo…” Francesco ci insegna a vivere tutte le relazioni ponendo Gesù al centro.

Francesco comanda al lupo di non fare più del male e lo fa nel nome di Cristo.

Tra lui ed il lupo c’è Cristo, come Cristo c’è tra lui e i suoi frati, tra lui e i suoi genitori, tra lui e santa Chiara, tra lui ed il sultano quando andrà in terra santa. In tutte le sue relazioni Francesco fa entrare Cristo.

Francesco ci dice che si entra in relazione con il prossimo in un modo non solamente umano, ma anche divino.

Porre Cristo al centro, così come accade sacramentalmente nel Matrimonio Cristiano, vuol dire voler vivere alla presenza di Dio, voler parlare, voler salutare, voler spazzare la casa, volersi amare e voler anche litigare sempre alla presenza di Cristo.

Vuol dire far trasformare a Cristo la nostra vita di tutti i giorni in una strada per diventare santi.

Se decideremo di entrare in relazione con il prossimo passando da Cristo allora le nostre relazioni si rinnoveranno, saranno più autentiche perché noi in compagnia di Cristo siamo chiamati ed aiutati ad essere autentici.

Sottolineiamo ancora che Francesco pronuncia il Nome di Cristo.

A tal proposito va ricordato che il Santissimo Nome di Gesù Cristo è potente. Nel Suo nome c’è la Sua stessa presenza e nominarLo Lo rende presente. Il Nome di Gesù scaccia i demoni, guarisce e risana, nel Suo Nome siamo salvati.

Francesco lo sa benissimo e “va in battaglia armato”, va in battaglia per ristabilire la pace insieme a Gesù stesso.

Facciamolo anche noi quando vogliamo che Cristo operi nella nostra vita; affinché torni la pace nel nostro cuore e nelle nostre relazioni: “Gesù, aiutami a perdonare quella persona che…”, oppure “Anche se mi hai ferito, ti do un bacio nel Nome di Gesù”. Proviamoci e vedremo i risultati.

3) “Frate lupo, tu fai molti danni in queste parti…”

Seguendo il nostro caro Francesco d’Assisi, vediamo che si rivolge al Lupo chiamandolo “Frate”.

Il Lupo ha fatto i voti di castità, povertà e obbedienza? Certo che no.

Francesco lo chiama frate, ovvero fratello. Riconosce in lui la dignità di creatura di Dio e quindi suo fratello, anche se questo suo fratello si sta comportando male.

E non si fa scrupoli a ricordare al suo fratello lupo tutto il male che ha fatto al prossimo.

Francesco non fa finta di nulla, egli sa che la pace si costruisce con due ingredienti: giustizia e perdono.

Francesco chiama per nome il male, non ha paura di farlo. Il male è male. Il lupo ha sbagliato, ha commesso atti che hanno fatto soffrire gli altri e questo Francesco glielo dice chiaramente.

La verità è necessaria.

Dire a chi ci ha fatto del male che ha sbagliato è importante.

Come mai però il lupo non sbrana Francesco dopo che questo lo ha anche rimproverato?

Ecco forse una risposta: Francesco in tutta la sua vita ha dimostrato di non volersi sentire migliore di qualsiasi lupo cattivo ed è così, partendo dall’umiltà che può dire al lupo queste parole di verità perché in esse non c’è condanna verso il lupo, ma solo verso le sue azioni.

In altre parole, il lupo non si sente dire: “fai schifo!”…ma il cuore del lupo sente dire: “Quello che hai fatto fa schifo, ma tu non sei quello che hai fatto…tu sei prezioso nonostante il male che hai commesso”.

E’ il peccato che viene condannato, non il peccatore.

E’ il tradimento del nostro coniuge che va condannato, non il nostro coniuge…è la calunnia ingiusta fatta dal nostro amico che va condannata…non va condannato il nostro amico. E’ il mobbing sul lavoro che abbiamo subito che va condannato, non il datore di lavoro che ci ha fatto mobbing.

Questo è lo stile di Cristo e Francesco lo sa bene. E applica ciò che da Cristo ha imparato.

4) “…che io so bene che per la fame tu hai fatto ogni male.”

Altro passo che Francesco compie è quello di comprendere le motivazioni che hanno potuto portare il lupo a comportarsi in modo malvagio.

Anche noi, se vogliamo veramente perseguire la Pace e camminare nella via insegnata da Cristo, dobbiamo cercare di metterci nei panni altrui…anche nei panni del nostro peggior nemico e provare a comprendere ciò che può averlo portato a peccare, a compiere quel male.

Francesco sa che il lupo ha agito così per fame: fame di cibo, ma – forse – anche fame di attenzioni, fame di sicurezze, di potere…

Francesco riconosce ciò che ha nel cuore il lupo facendo memoria di tutti gli “appetiti” che hanno portato lui in passato ad essere un giovane superficiale ed egocentrico.

Francesco sa che il cuore del lupo è simile al suo. E non sbaglia, perché è così.

Entrambi hanno cuori di carne.

Il cuore di Francesco ha solo una differenza rispetto a quello del lupo: il cuore di Francesco sa che nonostante la sua miseria, il Signore perdona la sua “fame”…i suoi appetiti peccaminosi.

La Misericordia precede il pentimento…giacché Francesco non si è convertito perché qualcuno lo abbia fatto sentire in colpa, ma perché guardando all’amore di Cristo sapeva di buttarsi tra le braccia di chi lo amava nonostante tutto il peso del suo cuore malato.

Quante volte ci capita in famiglia…quando sgridiamo qualcuno (marito, moglie, figli) sentendoci migliori ecco che quella persona non cambia.

Quando invece riconosciamo che siamo tutti “fallibili” e tutti sbagliamo…e facciamo notare con amore e dolcezza l’errore all’altro…ecco che da quell’atteggiamento amorevole e accogliente nasce il pentimento della persona che ha sbagliato.

Ora il lupo, dopo essersi sentito accolto come un fratello, dopo che qualcuno gli ha parlato nella verità e gli ha donato misericordia…ora il Lupo deve fare un passo decisivo:

5) “…Frate lupo, io voglio che tu mi facci fede di questa promessa”

Il Lupo è un fratello accolto, è riabilitato…ma ad una condizione imprescindibile: deve pentirsi e prendere la ferma decisione di non fare più male al prossimo.

E’ l’atto di volontà richiesto a ciascuno di noi e nessuno può essere “salvato” senza il proprio consenso.

Il Lupo è lì. Francesco ha detto e fatto ciò che Cristo gli ha insegnato. Ora tocca al Lupo. Il Lupo può scegliere se rifiutare o se accettare il perdono.

Accettare il perdono vuol dire per lui avere una vita nuova con l’aiuto della gente del paese – i quali si impegnano ad aiutarlo, a nutrirlo e a volergli bene e questo ci dice che il bene e la guarigione del prossimo non è facile, ma richiede sempre il nostro impegno ed il nostro aiuto.

Rifiutare il perdono vuol dire invece scegliere di continuare a vivere da solo, nei boschi e morire di fame e di cattiveria.

La scelta sta al lupo. E Francesco non può decidere al suo posto. Neanche Cristo può scegliere al posto di una persona che non vuol pentirsi nonostante la possibilità di farlo.

Sappiamo che nella storia narrata il Lupo accetta il perdono e fa promessa di non commettere mai più il male che aveva fatto in precedenza.

Ma come sarebbe andata se il lupo avesse rifiutato il perdono?

Cosa avrebbe dovuto fare Francesco per il lupo?

Francesco avrebbe dovuto pregare ogni giorno per lui…e chissà quanti lupi Francesco si portava nel cuore…gente per cui pregava ogni giorno perché avevano rifiutato il pentimento ed il perdono.

Anche nelle nostre relazioni è così.

Amate i vostri nemici, pregate per coloro che vi perseguitano”…l’atto di amore della preghiera è sempre necessario affinché ogni lupo…compresi noi…possiamo accogliere il perdono anche in punto di morte.

Conclusioni:

Chiediamo al Signore di avere una vera visione di noi stessi, di vedere che non siamo migliori o peggiori del nostro coniuge, dei nostri figli, dei nostri amici, dei nostri nemici…

Chiediamo il dono di percorrere un cammino verso la guarigione del cuore…una guarigione che inizia quando non ci giudichiamo e non giudichiamo il prossimo, quando diciamo:

Tu frate lupo sei ladro e assassino”…proprio come me. Vieni fratello, camminiamo insieme nel segno della Croce, camminiamo insieme nel Nome di Gesù Cristo e sarà Lui a condurci alla vera Pace.

A lode di Cristo e del poverello di Assisi,

Pietro e Filomena, Sposi e Spose di Cristo.

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Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

Francesco, va’ ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina

“Vi sembra questo il tempo di abitare tranquilli nelle vostre case ben coperte, mentre questa casa è ancora in rovina?
Ora, così dice il Signore degli eserciti: riflettete bene al vostro comportamento.
Avete seminato molto, ma avete raccolto poco; avete mangiato, ma non da togliervi la fame; avete bevuto, ma non fino a inebriarvi; vi siete vestiti, ma non vi siete riscaldati; l’operaio ha avuto il salario, ma per metterlo in un sacchetto forato.
Così dice il Signore degli eserciti: Riflettete bene al vostro comportamento!
Salite sul monte, portate legname, ricostruite la mia casa. In essa mi compiacerò e manifesterò la mia gloria.”

Oggi non mi ha colpito tanto il Vangelo quanto la prima lettura. Questo testo è preso dal Libro di Aggeo. Un libro per lo più sconosciuto alla gente comune. Con questo libro inizia l’ultimo periodo dei profeti. Quello post-esilio babilonese quando inizia la ricostruzione e la preparazione alla venuta del Messia, Gesù Cristo. Cosa ci dice questo libro e questo passaggio in particolare? Ci ricorda che senza Cristo non possiamo nulla. Possiamo tranquillamente trasporlo ai nostri giorni dove serve di nuovo una ricostruzione. Serve la ricostruzione del tempio. Tempio che sappiano non essere più un luogo fisico e geografico. Il tempio, la casa di Dio, siamo noi, è il nostro corpo, la nostra vita, la nostra storia. Per noi sposi c’è un luogo certo in  cui Cristo viene ad abitare ed è la nostra relazione, il nostro noi. La nostra unione è tabernacolo di Gesù. Dovremmo inchinarci davanti alla grandezza che ci rende uno, con lo stesso rispetto che useremmo davanti al Santissimo. Invece questa unione è disprezzata dalla società e dalla politica. Questa unione è sottovalutata, lasciata inaridire, non curata. Il nostro tesoro più importante viene lasciato morire e seccare come una pianta nel deserto. Siamo pronti a dare tutto per il lavoro, per i nostri interessi, per i nostri figli, ma non per la nostra relazione spesso data per scontata. Siamo pronti a distruggere tutto.  Dio è tremendo in questo passo. Ci dice che abbiamo tutto. Abbiamo da mangiare e da bere. Abbiamo vestiti. Abbiamo soldi. Abbiamo tutto quello che serve per essere felici. E’ proprio così? No, spesso ci manca la ricchezza più grande. Ci manca la presenza di Dio nella nostra vita e questo rende tutto il resto inutile. Abbiamo cibo e bevande che non sfamano e non dissetano. Abbiamo vestiti che non scaldano il cuore e abbiamo soldi che non possono comprare l’amore autentico che dà senso e pace. Saliamo sul monte, il monte della preghiera. Lasciamo tutte queste luci del mondo che ci accecano con luci false e piaceri superficiali, che non durano e non lasciano nulla se non desideri insoddisfatti. Saliamo sul monte nel silenzio, alla presenza di Dio e ricostruiamo la nostra unione. Ricostruiamo la sua casa. Guardiamoci, abbracciamoci, chiediamoci perdono, perdoniamoci e ricostruiamo quella casa. Dio non aspetta altro di tornare ad abitarla. Francesco, in preghiera davanti al crocefisso, ricevette una chiamata e una missione da parte del Signore: “Francesco, va’ ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”. Così anche per noi. Quando siamo distanti e non ci troviamo. Quando abbiamo litigato e non parliamo. In quei momenti se ci mettiamo in ascolto di Dio lui ci dirà: Antonio (Luisa), va’ ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina.

Antonio e Luisa

LA PERFETTA LETIZIA E IL MATRIMONIO

Un giorno Frate Leone chiese a Francesco cosa fosse la Perfetta Letizia. Francesco comincia e illustra la questione.

Immagina che tutti frati minori in ogni dove, fossero esempio di santità e laboriosità; immagina che un frate minore faccia miracoli sorprendenti finanche resuscitare un morto di quattro giorni; immagina che un frate abbia tutti i doni e i carismi possibili e conoscesse tutte le lingue e le scienze, potendo scrutare l’intimo del cuore degli uomini; immagina addirittura che un frate riesca a convertire tutti gli uomini della terra. Niente di tutto questo è Perfetta Letizia. Cosa è allora la Perfetta Letizia?

 

“San Francesco rispose: quando saremo arrivati a Santa Maria degli Angeli e saremo bagnati per la pioggia, infreddoliti per la neve, sporchi per il fango e affamati per il lungo viaggio busseremo alla porta del convento. E il frate portinaio chiederà: chi siete voi? E noi risponderemo: siamo due dei vostri frati. E Lui non riconoscendoci, dirà che siamo due impostori, gente che ruba l’elemosina ai poveri, non ci aprirà lasciandoci fuori al freddo della neve, alla pioggia e alla fame mentre si fa notte. Allora se noi a tanta ingiustizia e crudeltà sopporteremo con pazienza ed umiltà senza parlar male del nostro confratello, anzi penseremo che egli ci conosca ma che il Signore vuole tutto questo per metterci alla prova, allora frate Leone scrivi che questa è perfetta letizia. E se noi perché afflitti, continueremo a bussare e il frate portinaio adirato uscirà e ci tratterà come dei gaglioffi importuni, vili e ladri, ci spingerà e ci sgriderà dicendoci: andate via, fatevi ospitare da altri perché qui non mangerete né vi faremo dormire. Se a tutto questo noi sopporteremo con pazienza, allegria e buon umore, allora caro frate Leone scrivi che questa è perfetta letizia. E se noi costretti dalla fame, dal freddo e dalla notte, continuassimo a bussare piangendo e pregando per l’amore del nostro Dio il frate portinaio perché ci faccia entrare. E questi furioso per cotanta molesta insistenza si riprometterebbe di darci una sonora lezione, anzi uscendo con un grosso e nodoso bastone ci piglierebbe dal cappuccio e dopo averci fatto rotolare in mezzo alla neve, ci bastonerebbe facendoci sentire uno ad uno i singoli nodi. Se noi subiremo con pazienza ed allegria pensando alle pene del Cristo benedetto e che solo per suo amore bisogna sopportare, caro frate Leone, annota che sta in questo la perfetta letizia.”

 

Quante volte nel tuo matrimonio ti ritrovi come in queste scene descritte da San Francesco. Quante volte il tuo partner ti insulta, ti svaluta, ti sgrida, non comprende il tuo bisogno di essere sostenuto, soccorso e sfamato d’amore. Quante volte nel tuo matrimonio sei chiamato ad affrontare prove dure in cui l’altro ti sfida, si oppone, si chiude. A volte si tratta di prove piccole e quotidiane, altre volte di sofferenze indicibili che non ti senti neanche di raccontare ai tuoi amici. Ma Francesco ci da una chiave bellissima per custodire la nostra gioia anche nei momenti più penosi. Non si tratta di far finta che i problemi non ci siano. Non si tratta di sottomettersi e umiliarsi. O di permettere al partner di far del male a te e alla tua famiglia. Ma si tratta di proteggere uno spazio sacro dentro di te che ha dei confini prestabiliti. Confini forti. Muri di cinta. E la sentinella che protegge quei muri è Gesù Cristo che ti ama di un amore infinito, inesauribile e incondizionato. Custodisci nel tuo cuore l’Amore che Dio ha per te. Dio ti dice chi sei e quanto vali. Quando alimenti e custodisci questo spazio interiore puoi ascoltare la voce del Signore che ti dice che sei L’amato, che sei desiderato e voluto, che Dio si commuove per te e che cammina con te sempre, fino a qualsiasi abisso e oscurità, che non devi temere perché Lui è con te sempre. Quando credi a queste parole e ti fai definire dall’Amore di Dio, la tua identità di uomo, di donna non dipendono più da ciò che l’altro fa o non fa. Gli insulti di tuo marito non possono dire chi sei. I tradimenti di tua moglie ti feriscono, ti amareggiano, ma non hanno il potere di definire la tua identità. Quando tu puoi credere sempre che sei l’Amato di Dio, porti dentro di te la gioia e la pace perfetta che ti permettono di portare quei pesi e quelle croci che il Signore permette nella tua vita. Allora il cammino per affrontare e risolvere i problemi diventa più dolce, meno pungente. Perché non siamo soli. Gesù cammina con noi e ci porta in braccio. San Francesco ha potuto tenere grandi sofferenze perché l’Amore che lo nutriva era più forte del dolore. Questa è la storia dei Santi, a cui non è stato tolto il dolore della prova, ma è stata aggiunta la dolcezza dell’Amore.

Il sogno di Dio per gli sposi è che l’amore duri tutta la vita. Il Signore ci faccia la grazia a tutti di affrontare le esperienze più difficili del nostro matrimonio con GIOIA PERFETTA, per essere testimoni del Suo Amore e cogliere l’occasione di scoprire che dietro ogni situazione di morte c’è una promessa di vita.

Claudia e Roberto

www.amatiperamare.it