Il salto della fede.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
Parola del Signore.

Non siete capaci di portarne il peso. Il peso, già il peso del matrimonio. Ricordo ancora come fosse ieri quell’ultima notte prima del mio matrimonio. Un vortice di sentimenti e di pensieri che mi riempivano il cuore e il cervello. Sapevo che era la cosa giusta, amavo la mia, ormai prossima, sposa ma sentivo un peso enorme. Stavo per dire un sì che mi avrebbe impegnato anima, spirito, corpo, tempo, impegno, sudore. Stavo consegnando la mia vita a un’altra persona. Era un salto nel buio. Qualcosa di non comprensibile. Avevo  la paura che comporta una scelta senza ritorno. Nulla sarebbe stato più come prima.

Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.

Lui è arrivato, eccome se è arrivato, come un vento che ha spazzato i miei dubbi e un fuoco che ha incendiato il mio cuore. Non riuscivo a vedere lontano e, come in una mattina di nebbia così comune dalle mie parti, procedevo con cautela, sempre con la paura di sbattere il muso o di cadere in un fosso. Pian piano la nebbia si è diradata e il sole ha illuminato tutto, la paura è passata,  finalmente riuscivo a vedere lontano.

Il sole mi scaldava la pelle e il cuore e la luce illuminava i colori della mia esistenza. Lo Spirito mi aveva mostrato la bellezza del matrimonio non con visioni miracolistiche, ma  semplicemente facendomela sperimentare giorno dopo giorno, nella mia vita ordinaria fatta di normalità, ma per questo non abitata da un amore meno intenso e autentico. Solo quando ho provato a darmi senza riserve alla mia sposa accogliendo la pienezza e la felicità che mi è tornata indietro, ho capito. Non c’è davvero nulla di più bello e appagante che donare tutto di me per la mia sposa. Certo, mi sono dovuto fidare, fare il salto nel buio, dire il mio sì, e l’ho fatto. Ne ho ricevuto in cambio la chiave per comprendere il senso della vita ed entrare nel mistero di Dio, nella logica d’amore di Dio.  Se non avessi avuto il coraggio di buttarmi in questa avventura avrei vissuto una vita a metà, non sarei riuscito a riempire il cuore e la vita, sarei invecchiato nella continua ricerca di qualcosa che non avrei mai trovato, perchè avrei continuato a camminare nella nebbia non riuscendo a vedere nulla oltre me, oltre le mie esigenze, oltre il mio egoismo. C’è un film che esprime benissimo questo concetto. vi lascio il video sotto. Fare il salto per raggiungere il Santo Graal, cioè la capacità di poter aprire il nostro cuore e renderlo luogo dove custodire Cristo.

Antonio e Luisa

 

La virtù della fede tra gli sposi

Con le prossime tre riflessioni cercherò di dire qualcosa sulle tre virtù teologali declinate nel matrimonio. Come sappiamo lo Spirito Santo, prima nel battesimo e poi nel matrimonio, plasma e perfeziona la nostra umanità con il suo fuoco consacratorio e ci rende capaci, seppur in modo limitato ed imperfetto, di amare come Dio. Le virtù servono proprio a perfezionare la nostra umanità, a renderci più uomini e più donne e capaci di amare in modo autentico. La virtù della fede serve quindi a perfezionare la nostra risposta alla rivelazione di Dio in Cristo. Per questo è la prima, perché tutto parte dalla rivelazione di Dio all’uomo. Carità e speranza sono conseguenza di questa prima virtù. Dio si rivela, e all’uomo è data la grazia di accogliere e di conoscere Dio attraverso Cristo. Questa è la fede cristiana. Giovanni Paolo II definisce la fede non come un semplice fidarsi, ma come un aprire il cuore al dono che Dio ci fa di se stesso, del suo amore. La virtù della fede perfeziona la nostra capacità di accogliere la manifestazione di Dio. La virtù della fede ci permette di innamorarci di Dio. Questa è la fede che lo Spirito Santo ci dona nel battesimo. Ma cosa accade con il sacramento del matrimonio? La fede resta comunque individuale, non ci è tolta ma cambia il fine.La mia fede e quella della mia sposa sono finalizzate a ricercare e perfezionare un unico e comune innamoramento verso Dio, in modo sempre più autentico e perfetto, in modo da poterlo accogliere nella nostra nuova natura, nella nostra relazione sponsale che ci ha reso uno.  Noi sposi apriamo il nostro cuore insieme, perchè non è più la mia storia o la storia di Luisa, ma è una storia comune, una relazione che diviene nuova creazione. La fede nel matrimonio, sintetizzando, perfeziona l’accoglienza dell’uno verso l’altra perchè l’innamoramento verso Dio sia visibile nell’innamoramento verso il proprio sposo o la propria sposa. La virtù della fede ci da la capacità di accoglierci sempre di più, di accettare l’altro nella diversità, di valorizzare l’altro, di vederne i lati positivi  e a sopportarne quelli negativi. Gli sposi non possono avere fede in Dio, se non hanno fiducia verso il proprio coniuge, o meglio, gli sposi non sono accoglienti verso Dio se non accolgono il proprio coniuge. Io sposo non ho fede, se non ho un amore accogliente verso la mia sposa. Dio nel matrimonio ci dice: “Se vuoi accogliere me devi accogliere la donna che ti ho messo accanto”.  Tutte le volte che non sono accogliente verso la mia sposa non faccio un torto solo a lei, ma prima ancora a Dio, perchè non sto rispondendo, non sto accogliendo il suo amore.

Diceva Giovanni:

Se uno dicesse: «Io amo Dio», e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede.

Declinandolo nel matrimonio, se non riesco ad amare mia moglie che vedo, che tocco, che è carne, come faccio ad amare Dio. Sono un ipocrita che vive nella menzogna.

La mia devozione, la mia Messa quotidiana, il rosario e la preghiera sono gesti autentici se accompagnati da un costante impegno ad essere accogliente verso mia moglie.

Come faccio a entrare in comunione e in intimità con Dio, se non sono capace di una carezza verso mia moglie o di una parola buona?

Io sposo dimostro la mia fede quando saprò ascoltare la mia sposa nelle sue difficoltà, gioie e sofferenze, quando saprò perdonarla, quando saprò essere per lei un amico e un amante tenero, quando potrà trovare in me chi la fa sentire desiderata e curata. Solo se cercherò di essere tutto questo (non è detto che riesca sempre),allora anche  la mia Messa e il mio rosario saranno autentici gesti di amore e di fede verso Dio.

Antonio e Luisa

Due vocazioni che si completano.

La vocazione al sacerdozio o alla vita consacrata e il matrimonio sacramento sono due risposte all’amore di Dio entrambe importanti, entrambe necessarie e complementari tra loro. L’una completa l’altra. I consacrati cosa dicono al mondo e di conseguenza a noi sposi? Cosa ci mostrano? Ci ricordano che non siamo fatti solo per questa terra, che la nostra vita in questa terra è un cammino verso l’abbraccio con Cristo, verso le nozze eterne con Cristo, e loro ne sono anticipatori e profeti. Noi sposi cosa possiamo insegnare al mondo, e di conseguenza ai consacrati? La nostra è forse, come alcuni credono, una vocazione meno importante, per quelle persone chiamate a una vita ordinaria e meno santa?  Nient’affatto. La nostra è una vocazione necessaria e importante tanto quanto quella sacerdotale. Noi mostriamo ai nostri fratelli consacrati come devono amare Cristo se vogliono essere uniti sponsalmente con Lui già da questa terra. Guardando come noi sposi ci amiamo, possono capire tanto della loro sponsalità.  Loro ci indicano il fine della nostra vita, noi indichiamo loro il modo. Due vocazioni entrambe meravigliose. Il signore ci ha dato doni diversi affinchè ognuno di noi possa rispondere alla sua chiamata all’amore. Entrambe necessarie e forse la Chiesa attraverso i suoi documeti, il Concilio vaticano II e i sinodi, ci sta dicendo che in questi anni la profezia degli sposi è quanto mai necessaria e decisiva. La Chiesa non ci sta chiedendo come compito primario quello di fare tante opere di misericordia o di servizio per la nostra comunità e per i bisognosi che ci sono accanto. Certo è importante offrire il nostro tempo e il nostro impegno per la comunità ma non è la prima cosa. Non è il nostro compito ma una conseguenza del nostro compito più importante. La Chiesa ci chiede di amarci in modo autentico e credibile per poter essere profezia per la nostra comunità e per tutte le persone che incontriamo dell’amore di Dio. Chi vede come ci amiamo dovrebbe capire qualcosa di Dio e del Suo amore. Il nostro compito è quello di essere un Kerigma vivente dell’amore di Dio. Il Kerigma che annuncia che ogni persona è amata in modo unico e tenero da Dio. Noi siamo questo e sarebbe un vero peccato snaturare la nostra vocazione. Fare tanto per la comunità a discapito del nostro rapporto sponsale non è cosa gradita a Dio. Ogni impegno e servizio che vogliamo donare alla nostra comunità deve essere concordato con il nostro sposo o la nostra sposa e non deve compromettere o impoverire la nostra relazione. Ogni gesto di servizio deve scaturire dall’amore che generiamo nella nostra coppia, e non deve diventare modo per cercare altrove la gratificazione e l’amore che non siamo capaci di trovare nella nostra casa.

Antonio e Luisa

Custodi dell’amore

La missione della famiglia qual’è? Abbiamo già affrontato il tema nel precedente articolo. Ora però voglio fare un passo in più. La missione della famiglia è custodire, rivelare e comunicare l’amore. La missione affidata alla famiglia, come ha cercato di insegnarci Giovanni Paolo II in tutto il suo pontificato, è la più bella di tutte, mostrare, vivere e rivelare l’amore. Il Catechismo afferma che la famiglia è una comunione di fede, di carità e di speranza. Le virtù teologali, fede, carità e speranza sono doni battesimali, che sgorgano dalla fonte della Grazia e sono frutto della nostra unione intima con Gesù, ma nel matrimonio sono perfezionate in qualcosa di unico e finalizzate affinchè noi sposi possiamo compiere la nostra missione, siamo consacrati per questo. Il matrimonio ci abilita, ci rende capaci, ad amare come Dio, come Lui ci ama (sempre nella nostra finitezza). Parliamo sempre di amore,è bene quindi rimarcare cosa significa amore. L’amore non è un concetto soggettivo ma è un’esigenza che scaturisce direttamente dal nostro cuore. L’amore autentico, naturale ed ecologico è un donarsi e un accogliersi reciproco di due persone. che determina un’unine profonda coinvolgente la totalità del loro essere (cuore, anima e corpo) in modo diverso a seconda del tipo di amore che si sta vivendo (sponsale, di fidanzamento, di amicizia etc etc). L’amore sponsale, il nostro, a differenza degli altri presuppone la totalità del dono e il per sempre.  Tornando a noi, ripeto che nella celebrazione del sacramento del matrimonio c’è una vera consacrazione dello Spirito Santo, una nuova effusione che, oltre a saldarci l’uno all’altra in modo indissolubile, trasforma e perfeziona i nostri doni battesimali. Passiamo da una condizione di battezzati a una di sposati dove diveniamo dono l’uno per l’altra e dove a donarci è Dio stesso.  Nelle prossime riflessioni andremo a comprendere come si modificano questi doni battesimali nel sacramento del matrimonio. In via generale si può anticipare che il battesimo è la nostra porta per entrare in un cammino che si conclude nella vita eterna. Il paradiso è un amore sponsale dove amiamo Dio come la sposa ama lo sposo, in modo diretto e faccia a faccia. Il paradiso è un abbraccio eterno con Gesù. Cosa accade nel matrimonio? Accade che la nostra meta resta la stessa, la nostra sponsalità è sempre con Cristo, ma ci viene chiesto, e siamo abilitati per farlo, di amare Dio attraverso la persona che Lui ci ha messo accanto. Lo sposo per la sposa e la sposa per lo sposo divengono mediatori dell’amore di Dio e per Dio. Più io sposo  sarò capace di amare la mia sposa come Dio la ama, con la Sua modalità, la Sua tenerezza, la Sua misericordia e la Sua fedeltà, e più sarò pronto per le nozze eterne. Al contrario più disprezzerò e tradirò l’amore per la mia sposa e più sarò impreparato, o addirittura incapace, ad accogliere e a rispondere all’amore infinito di Cristo.

Continua

Antonio e Luisa

Amarsi per mostrare Dio

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?».

Il vangelo di lunedì dovremmo fissarlo nella nostra testa come mappa, bussola e orizzonte per la nostra vita insieme, per il nostro amore sponsale. In quattro righe c’è tutta la nostra vocazione all’amore, la nostra via per la felicità e la pienezza in questo mondo, nonchè,  la via per incontrare Cristo nella vita eterna.

«Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama». Gesù non è una persona che si vendica o che fa ripicche e dispetti come i bambini, e come tante volte facciamo anche noi adulti. Gesù non è questo genere di persona. Cosa significa quella frase allora? Semplicemente che i comandamenti di Dio sono un libretto d’istruzioni per imparare ad amarLo, e imparare quindi, ad amare il  fratello che ci è accanto. Solo se amerò mia moglie, mio marito, i miei figli più di quanto ami me stesso sarò capace di aprirmi all’amore di Dio. Il nostro amare Dio è infatti rispondere a un amore gratuito, incondizionato e che ha già trovato compimento nella passione, morte e resurrezione di Gesù. Non solo, Giuda (quello buono) pone una domanda decisiva a Gesù. Chiede: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?». 

Gesù è incredibile nella sua risposta. Afferma che ha bisogno di noi per manifestarsi al mondo. Si è mostrato a noi, ci ha fatto assaporare il  balsamo del suo amore e del suo perdono, attraverso le persone che abbiamo incontrato, perchè a nostra volta potessimo diventare suo strumento di Grazia, di amore e di perdono. Il circolo dell’amore. Che bello quando le famiglie con tutte le loro difficoltà, miserie, urla, nervosismi, stress, cose da fare e impegni da mantenere riescono ad essere strumento nelle mani di Dio. Noi che nella nostra famiglia a volte, anzi spesso, ci sentiamo in debito di ossigeno e di misericordia e ci sembra di essere pazzi che conducono una vita da pazzi, anche noi, a volte probabilmente siamo quello strumento nelle mani di Dio,  e la prova ce l’ha data la nostra bambina. Ha fatto un disegno dove doveva rappresentare il paradiso e ha disegnato una famiglia che si teneva per mano. Si perchè, ci ha poi detto, il paradiso è come una famiglia unita che si vuole bene e dove ci si aiuta gli uni con gli altri. Non serve tanta teologia per spiegare il paradiso, a volte, basta il disegno di un bimbo.

Antonio e Luisa

Il muro del ricordo

Ho visto di recente un film. Le armi del cuore, film americano del 2015 chiaramente di stampo cristiano evangelico protestante. I protestanti non hanno i sacramenti e questo li ha portati a sviluppare molto meglio di noi il loro rapporto con la preghiera e con lo Spirito Santo che rende presente Dio nella nostra vita ordinaria di ogni giorno. Forse da questo punto di vista abbiamo qualcosa da imparare da loro, noi che spesso releghiamo la nostra religiosità all’interno della Messa e in qualche preghiera imparata a memoria e recitata senza troppa convinzione.  Tutto questo per dire cosa? Dobbiamo fare memoria della Grazia, di tutte le volte che Dio ha benedetto la nostra famiglia, di tutti gli aiuti che ci ha dato nel nostro matrimonio, di tutte le volte che ci ha sostenuto e che ne abbiamo percepito la presenza. E’ facile quando le cose vanno male e ci si ritrova nella prova e nella sofferenza dimenticarsi e sentirsi soli. Sentire tutto il peso del momento e della situazione sulle nostre spalle troppo deboli e fragili, a volte, per sostenerlo. E’ importante allora avere un luogo della casa dove appendere il una lista delle grazie ricevute, fotografie e pensieri che ci ricordano come Dio ci è stato vicino. Il muro del ricordo. Perchè siamo uomini e donne fragili, di poca fede e abbiamo bisogno di fare memoria per non perdere la speranza. Non dite che non avete niente da mettere su quel muro perchè non è vero. Se scavate nella vostra storia personale e matrimoniale non faticherete a trovare momenti in cui la presenza di Dio e il suo aiuto sono stati determinanti per permetterci di superare o affrontare con più coraggio una difficoltà o una sofferenza. Non siamo soli, ci siamo sposati in tre, Dio è sempre con noi ma abbiamo bisogno di fare memoria per non dimenticarlo.

Antonio e Luisa

Mano nella mano e sguardo al Cielo.

Oggi voglio raccontare un episodio che mi ha colpito profondamente e commosso. Ero a Messa con la mia famiglia. Non la solita Messa della domenica mattina, ma quella del sabato sera, visto gli impegni che avremmo avuto il giorno dopo. Non mi piace la Messa del sabato perchè ho sempre pensato che il giorno da dedicare al Signore sia la domenica. Questa volta, però, sono stato felice della scelta. Il sacerdote aveva appena iniziato la recita del Padre Nostro con tutta l’assemblea, quando ho scorto una signora anziana, seduta poche panche davanti a me, alzarzi con fatica, e con la sua  andatura incerta e instabile, superare lentamente gli ostacoli delle persone che aveva accanto, e raggingere un uomo anch’esso anziano posto poco lontano da lei. Non capivo cosa stesse facendo, ma incurioto, l’ho seguita con lo sguardo. Quando ho visto prendere la mano dell’uomo, ho capito tutto. Quello era un momento sacro per loro, il momento in cui recitando il Padre Nostro insieme, tenendosi per mano, si mostravano a Dio per come Lui li vedeva, come una nuova ed unica creazione, fatta di lei e di lui. Due persone diverse ma  un solo cuore che si percepiva chiaramente in me che li osservavo. Guardarli mi ha fatto pensare al bellissimo significato di quel modo di recitare la pregiera che Gesù ci ha insegnato. Erano lì davanti al Signore, insieme, a dire ancora dopo tanti anni, domenica dopo domenica, il loro ci siamo. Erano lì, insieme, a riconsegnare il loro amore a Gesù, con tutte le loro fragilità e debolezze. Fragilità e debolezze rese ancor più visibili dalla loro vecchiaia, ma che in realtà tutti abbiamo anche se possiamo mostrare un corpo sano ed in salute. Erano lì, ancora una volta, a dire a Gesù che avevano bisogno di Lui, che il loro matrimonio, la loro relazione sponsale, non riguardava soltanto loro ma era una relazione che guardava a Lui. Il loro sguardo non era l’uno verso l’altra, ma verso il cielo, verso Gesù, verso quell’abbraccio e quella gioia che è la meta del loro viaggio insieme.

Ci sono tanti liturgisti che non ritengono giusto tenersi per mano durante la recita del Padre Nostro, io non lo so se sia giusto o meno, rispetto il pensiero di chi è più preparato di me su queste cose. Quando però, a prendersi per mano sono marito e moglie, siamo io e Luisa, sono sicuro nel dire che sia la cosa più gradita a Dio, perchè è un rendere grazie a Dio per le meraviglie che ha compiuto in noi e nella nostra vita. Significa tornare a Lui e dire non solo con le parole ma con il linguaggio dell’amore, siamo uno per te, con te e in te.

Antonio e Luisa.

 

Il matrimonio e la famiglia nell’ordine della Grazia!

Questa riflessione non è nostra, l’abbiamo trovata in rete. Esprime in modo chiaro e conciso una realtà molto complessa.

Considerando le motivazioni più strettamente teologiche, il matrimonio è uno dei sette sacramenti della nuova alleanza. Che cosa si intende per sacramento? Come avviene per ogni persona così la chiesa ritiene fondamentale che alcuni avvenimenti vengano ricordati. Questo trova la sua motivazione nel fatto che come un avvenimento può aver inciso in modo radicale nella vita di un individuo, così per il popolo di Dio alcuni avvenimenti hanno determinato delle conseguenze estremamente rilevanti. Il fatto centrale, unico e fondamentale nella vicenda della nostra salvezza è la morte e resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo. Quale significato assume per ciascuno di noi? Ogni persona è destinata a vivere lo stesso mistero di morte e resurrezione del Nostro salvatore. Gesù ha assunto la nostra natura divenendo così non solo solidale con il genere umano, ma raggiungendo un obiettivo ancora più importante: liberare ciascuno dal peccato, cambiare la condizione decaduta degli uomini, reintrodurre l’umanità nell’alleanza con il Padre. Nel sacrificio della croce la nostra carne di peccato muore e si realizza la nuova dimensione di resurrezione. La morte è sconfitta per sempre e l’uomo è salvato. Egli è chiamato a rispondere decidendo se accogliere il dono. È necessario, per poter dare tale risposta, che l’uomo possa conoscere più in profondità ciò che Dio ha realizzato per la sua salvezza. I sacramenti sono il dono di Dio attraverso il quale ogni individuo può fare esperienza dell’azione santificante della grazia. Chiarita la natura dei sacramenti e il loro ruolo fondamentale, è importante cogliere come il matrimonio si inserisca e quale valore assume. Per gli sposi il matrimonio diventa lo spazio in cui essi possono inserire la loro vita coniugale nel mistero pasquale di passione, morte e resurrezione di Gesù. Nel sacrificio della croce il Signore ha manifestato fino a che punto sia immenso l’amore di Dio per l’uomo. Non esiste amore più grande di questo. Cristo rende partecipi i coniugi di questo amore. Non solo: li rende capaci di amare allo stesso modo. Questo non vuol dire che il matrimonio consiste in uno sforzo continuo che le due persone devono attuare per raggiungere la perfezione dell’amore, poiché umanamente questo risulta impossibile; vivere cristianamente il matrimonio significa invece porre la relazione con il coniuge in un’ottica di apertura dove più che lo sforzo è importante accogliere il dono di Dio. È il Signore infatti che rende gli sposi capaci di amare. Il desiderio degli sposi di essere un corpo solo e un’anima sola trova la sua pienezza nella totalità del dono di sé sia a livello spirituale che fisico .

Sr. Alessia Farronato pssf

Il legame coniugale cristiano

Il legame coniugale cristiano. Cosa è? Sembra un concetto legalistico e dottrinale. Per certi versi lo è. Per gli sposi è altro. Per gli sposi è una scoperta meravigliosa che si comprende poco alla volta. Partiamo dalla dottrina, consapevoli che la dottrina esprime ciò che è pienezza e verità nella relazione con le persone e con Dio. Il Catechismo enuncia:

1639 Il consenso, mediante il quale gli sposi si donano e si ricevono mutuamente, è suggellato da Dio stesso [Cf Mc 10,9 ]. Dalla loro alleanza “nasce, anche davanti alla società, l’istituto (del matrimonio) che ha stabilità per ordinamento divino” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 48]. L’alleanza degli sposi è integrata nell’alleanza di Dio con gli uomini: “L’autentico amore coniugale è assunto nell’amore divino” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 48].

1640 Il vincolo matrimoniale è dunque stabilito da Dio stesso, così che il matrimonio concluso e consumato tra battezzati non può mai essere sciolto. Questo vincolo, che risulta dall’atto umano libero degli sposi e dalla consumazione del matrimonio, è una realtà ormai irrevocabile e dà origine ad un’alleanza garantita dalla fedeltà di Dio. Non è in potere della Chiesa pronunciarsi contro questa disposizione della sapienza divina [Cf Codice di Diritto Canonico, 1141].

Detto in parole semplici,  una volta che il sacramento è celebrato e sigillato nella carne con il primo rapporto ecologico, lo Spirito Santo si effonde sugli sposi, nella loro relazione affettiva umana e con il suo fuoco ardente d’amore li salda in modo indissolubile. La relazione degli sposi diventa tenda dove Dio prende dimora. Da quel momento gli sposi amano Dio con un cuore solo. Non solo, da quel momento  la sposa prende dimora nel cuore dello sposo e viceversa. Sposo e sposa vivono costantemente nella presenza reciproca, presenza che può non essere concretamente evidente, perchè gli impegni e il lavoro possono separare gli sposi durante la giornata, non si è sempre insieme,  ma spiritualmente tale presenza costante è reale e percepibile.  La presenza dell’altro/a dona serenità, pace e forza nell’affrontare ogni situazione. I momenti di preghiera dell’uno/a diventano ricchezza anche per il coniuge e i sacramenti nutrimento anche per il coniuge. Tutto questo è incorruttibile anche quando uno dei due coniugi abbandona l’altro/a. Ecco perchè la preghiera offerta di colui/colei che resta fedele ha una forza di redenzione e di intercessione per la salvezza del coniuge potentissima. Perchè quesro vincolo è ancora presente, anche se l’altro/a fa di tutto per strapparlo e liberarsene.

Nella mediazione reciproca, nella relazione e nella vita comune gli sposi si preparano alla vita eterna, alle nozze eterne con Dio. Essi vanno a Dio come due mani giunte, fuse e unite tra loro, dal fuoco consactante dello Spirito Santo.

Attraverso questa realtà trascendente,gli sposi diventano immagine di Dio, l’immagine più completa che l’uomo possa rappresentare di una realtà infinita e divina.

Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò.

Non l’uomo da solo, non la donna da sola, ma l’uomo e la donna insieme, nella loro relazione d’amore, nella loro diversità e nella loro complementarietà. L’uomo e la donna, l’amante e l’amata, che nella loro relazione d’amore esprimono la forza creatrice di Dio, divenendo cocreatori di Dio nel generare nuova vita e nuovo amore.

In questo contesto straordinario e di una grandezza che commuove, trova senso l’amplesso fisico, riattualizzazione del sacramento del matrimonio, che esprime in un gesto di pochi minuti una relatà perenne, costante e indissolubile. L’amplesso fisico esprime nella carne il legame coniugale dello Spirito Santo, l’amplesso fisico è segno nella carne di quel fuoco consacrante  che ha unito i cuori dei due sposi. L’amplesso fisico diventa quindi fonte di Grazia e profezia dell’amore di Dio.

Spero con questo accenno, sicuramente insufficiente e approssimativo, di aver almeno reso  una vaga idea su cosa sia il legame coniugale cristiano, realtà spesso vissuta dai coniugi ma non conosciuta.

Antonio e Luisa

Sposi sacerdoti in Cristo.

Tutti noi battezzati siamo sacerdoti (vedere il precedente articolo Sposi sacerdoti nel dono di sè). Abbiamo il sacerdozio comune di Cristo (da non confondere con il sacerdozio ordinato). Come vivere il sacerdozio nel nostro matrimonio?

L’unico vero, unico e sommo sacerdote è Gesù che fa da mediatore tra gli uomini e Dio. Lo fa donando tutto se stesso sulla croce. Nel sacrificio della croce Gesù è offerente e offerta. Gesù dà tutta la sua vita per la nostra salvezza. Quella di Gesù non è però, un’offerta solo di riparazione di tutto il peccato dell’umanità, ma è prima di ogni altra cosa un gesto d’amore. Sulla croce ci sta amando.  Non c’è gesto più grande compiuto da Dio per noi di questo.  Non c’è un amore più grande di questo, dare la vita per i propri amici, è quanto troviamo scritto anche nel Vangelo. Quali sono le caratteristiche di questo amore? E’un amore totale. Meglio, è  un amore sponsale. Gesù in quel momento manifesta il suo desiderio di unirsi sponsalmente (in maniera totale, definitiva e indissolubile) all’umanità, a ciascuno di noi. Stabilisce la nuova alleanza, patto d’amore indistruttibile e per sempre.  Gesù offre la sua vita, versa il suo sangue e dona il suo corpo per portarci a Lui e quando rispondiamo accogliendo questo suo dono ecco che nasce la Chiesa. Chiesa sposa di Cristo.  Capite ora, come questa realtà sia strettamente collegata al sacramento del matrimonio. San Paolo in Efesini ci mostra questa stretta connessione. Il mistero del matrimonio, della relazione tra un uomo e una donna sono immagine del rapporto tra Dio e la sua Chiesa. Voi mariti (ma vale anche per le mogli) dovete amare le vostre mogli come Dio ha amato la sua Chiesa. Come l’ha amata? Dando la sua vita.   Quando riflettiamo sul matrimonio riflettiamo sul sacrificio di Gesù sulla croce. Quando riflettiamo sul sacrificio di Gesù sulla croce, stiamo riflettendo anche sul matrimonio sacramento. L’uno richiama l’altro. Capite che mistero grande? Io no faccio una grande fatica, è una realtà troppo immensa e bella per la piccolezza di ciò che sono. Ma così è, e non posso che lodare Dio per questo.

Facciamo un passo avanti. In virtù del battesimo, come già detto,  diventiamo sacerdoti, o meglio siamo abilitati ad essere sacerdoti. Come esercitare il nostro sacerdozio? Nel dono. Tutti i gesti che compiamo nella nostra vita, se offerti come gesti d’amore a Gesù, sono gesti sacerdotali. Le nostre fatiche, le opere, le parole e i gesti offerti a Gesù sono tutti gesti sacerdotali. In quel momento siamo mediatori, mostriamo Dio a chi ci è vicino. Nel sacramento del matrimonio lo Spirito Santo agisce sui nostri doni battesimali e quindi, anche sul nostro sacerdozio comune.  Il sacerdozio sarà vissuto d’ora in poi con modalità e finalità nuove, proprie del matrimonio. Il matrimonio è  questo, vivere la nostra dimensione sacerdotale, donandoci totalmente al nostro sposo o la nostra sposa. Ecco sono tuo. Mi offro per te. Dono la mia vita a te. Con quale modalità sono chiamato a farlo? Alla maniera di Gesù. La mia santità matrimoniale e vocazione matrimoniale si gioca esattamente su questo aspetto. La capacità di amare la nostra sposa o il nostro sposo come Cristo. Il mio dono deve essere sempre più perfetto. Tanto più viviamo questo, tanto più diventiamo santi, perché rispondiamo alla nostra chiamata. Vivendo questo amore, diveniamo una luce meravigliosa per noi, per i nostri figli e per tutti. Tutti hanno nostalgia di questo nel cuore. Una coppia che rifulge di luce e d’amore suscita in chi la incontra meraviglia, stupore, incanto e nostalgia di poterla vivere a sua volta. La dimensione sacerdotale del nostro matrimonio ci porta a vivere sempre di più questo amore totale, indissolubile e unico. Papa Francesco al numero 75 di Amoris Laetitia scrive:

Secondo la tradizione latina della Chiesa, nel sacramento del matrimonio i ministri sono l’uomo e la donna che si sposano,[70] i quali, manifestando il loro mutuo consenso ed esprimendolo nel reciproco dono corporale, ricevono un grande dono. Il loro consenso e l’unione dei corpi sono gli strumenti dell’azione divina che li rende una sola carne.

Gli sposi possono essere ministri solo in virtù del battesimo, che gli abilita a donarsi l’uno all’altro in un sacramento.  Senza dono totale di sé, espresso con le parole e il corpo nell’amplesso fisico non ci può essere sacramento del matrimonio. Questi sono i famosi casi di nullità del sacramento. Il matrimonio è nullo se c’è vizio nel consenso o nell’intimità coniugale. Se manca uno o l’altro manca il dono totale. Ora si capisce come certe regole non siano invenzioni della Chiesa, ma rientrano tutte nella logica del battesimo. Cristo prende dimora stabile in noi, nel nostro amore. Si forma una nuova Chiesa. Piccola Chiesa domestica. La Chiesa infatti cosa è? E’ Cristo insieme alle sue membra. Lui è il capo e noi le membra. Gesù si offre e noi accettiamo la sua offerta. Cosa accade nel matrimonio? Lo sposo in cui abita Cristo si offre alla sua sposa e viceversa.  Sorge una nuova Chiesa. Cristo in quel momento si sta donando alla sposa nel corpo e nelle parole dello sposo. Cristo si sta donando allo sposo nei gesti e nelle parole della sposa. Da quel momento gli sposi divengono sacramento perenne. Diventano offerenti e offerta. Il sacramento sappiamo essere un insieme di gesti e parole che rendono presente Dio e manifestano la presenza di Dio. Gli sposi amandosi rendono presente Dio in ogni gesto d’amore dell’uno verso l’altro. Capite ora cosa intende il Papa quando ammonisce sul divorzio. Capite ora come il divorzio sporca l’immagine di Dio? Intuite che realtà grande è il vostro matrimonio?

Antonio e Luisa

L’amore che riceve senza dare è sfigurato.

89. Tutto quanto è stato detto non è sufficiente ad esprimere il vangelo del matrimonio e della famiglia se non ci soffermiamo in modo specifico a parlare dell’amore. Perché non potremo incoraggiare un cammino di fedeltà e di reciproca donazione se non stimoliamo la crescita, il consolidamento e l’approfondimento dell’amore coniugale e familiare. In effetti, la grazia del sacramento del matrimonio è destinata prima di tutto «a perfezionare l’amore dei coniugi».Anche in questo caso rimane valido che, anche «se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla. E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe» (1 Cor 13,2-3). La parola “amore”, tuttavia, che è una delle più utilizzate, molte volte appare sfigurata.

Dopo aver approfondito alcuni punti di Amoris Laetitia che sono serviti a caratterizzare il sacramento del matrimonio, Papa Francesco con il quarto capitolo dell’esortazione apostolica entra nel cuore del matrimonio, cercando di spiegare come si deve manifestare l’amore per essere davvero tale. Per farlo, vedremo successivamente, si avvale dell’inno all’amore di San Paolo.

Papa Francesco constata come la parola amore sia spesso una parola sfigurata, l’amore nella nostra società individualista nasconde spesso un concetto di possesso, di utilità, di prevaricazione, di egocentrismo. L’amore è tale perchè provoca sensazioni, perchè mi fa stare bene, perchè mi permette di soddisfare le mie esigenze affettive e sessuali. Sostanzialmente amare nel nostro tempo significa ricevere. Amo finchè mi conviene amare. E’ questo l’amore? E’ questo l’amore che ci insegna Gesù? E’ questo l’amore che ci permette di vivere un sacramento santo nella nostra vita di coppia? Non è questo, e il Papa cercherà di spiegarlo. Questo è il modo più facile per fallire un matrimonio. Quando arrivano le prove, le stanchezze, le sofferenze, le malattie ecco che il matrimonio non ci  dà più nulla, ma al contrario “pretende” (sacrilegio!) che siamo noi a darci, a donarci.Nei momenti difficili, quando non riceviamo che briciole, è proprio in quei momenti che ci viene chiesto di più.  Proposta che ci coglie impreparati e ci risulta incomprensibile. Il matrimonio diventa così una scuola dove impariamo a donarci, a scendere dal piedistallo, a capire che il mondo non gira attorno a noi. Ed è così che la stanchezza del coniuge, i suoi momenti di stress, i momenti di scoraggiamento, fino ad arrivare alle situazioni più gravi e difficili come la malattia, diventano per noi occasione di amare, di farci portatori di speranza, di forza, di misericordia. Il nostro amare senza ricevere fa sentire il nostro sposo o sposa amato/a per ciò che è, non per ciò che fa o che ci dà. E questo è grande. Amati in modo incondizionato, totale, per sempre. Un sacerdote missionario in Brasile ci ha raccontato un aneddoto: “Quando celebro un matrimonio chiedo agli sposi il perchè di quella scelta. Molti di loro mi rispondono per essere felici, considerando tale risposta la più ovvia e vera. Io allora faccio finta di mandarli via indignato, perchè non è la risposta corretta. Poi li richiamo e gli dico che avrebbero dovuto rispondere per rendere felice l’altro.”

Questa è una grande verità. Ci saranno momenti difficili, di crisi, in cui l’altro non sarà in grado di darci amore e di renderci felici, e in quel momento dove sentiremo aridità e lontananza che dovremo darci più di prima, perchè sarà il momento in cui il nostro coniuge avrà più bisogno di noi, del nostro amore, della nostra vicinanza e  attenzione.

Crisi deriva dal greco, è significa scelta. Ecco nella crisi noi abbiamo la possibilità di scegliere se restare accanto al nostro sposo/a oppure scappare verso un’illusione di felicità lontano da lui/lei. Abbiamo la possibilità di scegliere tra l’amore e l’egoismo. Se terremo lo sguardo fisso a quel crocefisso che ci ricorda cosa è l’amore, la scelta non sarà difficile.

Concludo con una testimonianza di vita:

Turia Pitt, ex modella e sportiva australiana, oggi simbolo ed esempio per tutte le donne del mondo. Tre anni fa l’ex modella è incappata in un vasto incendio nei boschi del Sudafrica, perdendo quasi la vita. Le conseguenze sul suo corpo sono state devastanti e rimarranno tali per tutto il resto della sua esistenza: ustioni gravi che l’hanno ricoperta per il 65%, 100 interventi chirurgici e 800 giorni in ospedale.

Con il passare del tempo, Turia ha saputo rialzarsi, riprendersi e addirittura diventare una motivatrice per tante donne. Nel frattempo ha lasciato le passerelle e lo sport, facendo della sua esperienza un punto da cui ripartire e un esempio per aiutare gli altri. Gli ostacoli e il cambiamento fisico non hanno compromesso nemmeno la storia d’amore con Michael Hoskin. Un uomo che si è dimostrato forte e nello stesso tempo dall’animo profondo.

Michael, intervistato qualche giorno fa dalla CNN, ha raccontato di avere recentemente lasciato il suo lavoro per stare accanto la compagna. “È come se avessi sposato la sua anima, lei è l’unica donna che continua a realizzare i miei sogni“, ha dichiarato ai microfoni dell’emittente televisiva statunitense. Parole che hanno commosso tutti i presenti e che sono la prova di come un legame possa andare al di là dell’esteriorità.

Il viso di Turia è sfigurato dalle fiamme, ma non è sfigurato il suo amore e quello di Michael che bruciano di un fuoco che non consuma e non riduce in cenere ma che brilla più che mai.

Antonio e Luisa.

Ama e lasciati amare

Qualche giorno fa, siamo andati a Roma, e abbiamo avuto la grazia di poter pregare davanti alla tomba di Chiara Corbella e dei suoi due piccoli angeli Maria Grazia Letizia e Davide Giovanni. Non ho conosciuto Chiara in vita, ma la sua storia mi è entrata dentro, ha suscitato in me una sana invidia per come lei ed Enrico sono stati capaci di vivere situazioni tanto dolorose, con un abbandono completo a Dio. Nello stesso tempo, la storia di Chiara mi ha donato la speranza che tutti noi possiamo avere quello che lei ha avuto: forza, Grazia, bellezza, speranza. Dio, infatti, ci vuole tutti così, sta a noi dire il nostro sì proprio come hanno fatto Chiara ed Enrico. Non li conosco, ma gli voglio bene e provo tanta gratitudine, perché la loro testimonianza è per tutti e anche per me.

Leggendo il libro sulla storia di Chiara ed Enrico, ho capito quello che penso sia il cuore della loro vita e quello che possono insegnare a tutti noi.

Noi siamo imperfetti, abbiamo limiti e fragilità, la croce ci spaventa, ma è proprio nella nostra fragilità che troviamo la nostra forza e il nostro coraggio.

Noi non vediamo Chiara ed Enrico per quelli che sono (con tanti difetti come ognuno di noi), ma vediamo Chiara ed Enrico trasfigurati da Gesù, due persone che hanno aperto il loro cuore a Gesù e alla sua Grazia e Gesù non ha tradito. Negli anni della gioia del matrimonio, ma anche della croce della morte dei figli e della sua malattia, Chiara non mostrava più soltanto Chiara, ma attraverso di lei si faceva esperienza diretta dell’amore, di Gesù.

E’ bello, a questo proposito, quello che Enrico scrive di lei, che è poi uno dei passaggi che mi hanno colpito molto del libro “Piccoli passi possibili”:

Come la Vergine Maria, non parli mai di te, ma del tuo amore. E’ stata lei a presentarti suo Figlio e tu ora fai lo stesso con noi.

Chiara ci insegna questo, la santità non è un talento innato, che spetta a qualcuno di predestinato, la santità è per tutti, la santità non è nello straordinario, ma è nel fare in modo straordinario le cose ordinarie della vita. Chiara ed Enrico hanno solo detto sì e lo straordinario si è manifestato nel gesto ordinario di accogliere la vita sempre. Chiara ci insegna che possiamo essere come lei se solo riusciamo ad aprire il nostro cuore a Gesù o, come dice lei, ad amare e a lasciarsi amare. Chiara non ci lascia scuse. Non importa se abbiamo difetti, paure, imperfezioni e fragilità, Dio può fare meraviglie in noi attraverso la Grazia. Chiara, sono sicuro, si è vista con gli occhi di Dio, ha visto tutta la meraviglia della sua imperfezione umana, perché proprio in quella imperfezione si è lasciata amare ed ha imparato ad amare. Chiara è tutto questo ed è per questo che tante persone trovano conforto dalla sua vita e la pregano già come santa.

Per capire chi era Chiara vi riporto uno scritto tratto dal suo diario e riportato nel libro “Piccoli passi possibili”. Parla di Davide, il suo secondogenito. Anche lui, come Maria Grazia Letizia (la primogenita), presenta diverse malformazioni tanto da essere destinato a morte certa entro pochi minuti dalla nascita. Chiara esprime in queste poche righe, una libertà, un affidamento a Dio e un amore meravigliosi, tanto da sconfiggere la morte e la malattia e vedere in Davide non solo la meraviglia di una creatura umana, ma anche una via di salvezza per lei e per tutti.

Chi è Davide? Un piccolo che ha ricevuto in dono da Dio un ruolo tanto grande, quello di abbattere i grandi Golia che sono dentro di noi. Abbattere il nostro potere di genitori di decidere su di lui e per lui. Ci ha dimostrato che lui cresceva ed era così perché Dio aveva bisogno di lui così. Ha abbattuto il nostro diritto a desiderare un figlio che fosse per noi, perché lui era solo per Dio.. Ha abbattuto il desiderio di chi pretendeva che fosse  il figlio della consolazione, colui che ci avrebbe fatto dimenticare il dolore per la morte di Maria Grazia Letizia. Ha abbattuto la fiducia nella statistica, di chi diceva che avevamo le stesse probabilità di chiunque altro di avere un figlio sano. Ha smascherato la fede magica di chi crede di conoscere Dio e poi gli chiede di fare il dispensatore di cioccolatini. Ha dimostrato che Dio i miracoli li fa, ma non con le nostre logiche limitate perché Dio è qualcosa di più dei nostri desideri. Ha abbattuto le idee di quelli che non cercano in Dio la salvezza dell’anima ma solo quella del corpo; di tutti quelli che chiedono a Dio una vita felice e semplice che non assomiglia affatto alla via della croce che ci ha lasciato Gesù. Davide così piccolo si è scagliato con forza contro i nostri idoli e ha gridato con forza in faccia a chi non voleva vedere; ha costretto tanti a correre ai ripari per non riconoscere di essere stati sconfitti. Io invece ringrazio Dio di essere stata sconfitta dal piccolo Davide; ringrazio Dio che il Golia che era dentro di me ora è finalmente morto.Grazie a Davide nessuno è riuscito a convincermi che quello che ci stava capitando era una disgrazia, che deriva dal fatto che ci eravamo allontanati da Dio, anche inconsciamente. Ringrazio Dio perché il mio Golia è finalmente morto, e i miei occhi sono liberi di guardare oltre e seguire Dio, senza avere paura di essere quella che sono.

Chiara, tu sei riuscita a passare nella porta stretta. Il segreto per riuscire a passare per quella porta non è fare o non fare qualcosa, che diventa spesso moralismo, ma è di più, è seguire Gesù fino a Gerusalemme, fino alla fine e tu Chiara hai saputo farlo.

Chiara intercedi per tutti noi, aiutaci ad amare e a lasciarci amare come hai saputo fare tu e fa’ che possiamo trasformare la nostra vita e il nostro matrimonio in qualcosa di meraviglioso, perché, anche se noi siamo imperfetti, il nostro amore in virtù della Grazia può essere perfetto.

Antonio e Luisa

 

I frutti di un’unione casta ed ecologica 2

Il secondo frutto della riattualizzazione del sacramento del matrimonio è l’aumento della Grazia santificante. Se gli sposi sono in amicizia con Dio, cioè sono in “grazia di Dio”, quando riattualizzano il matrimonio, possiedono un certo grado di grazia santificante. Questa, durante l’unione fisica, è aumentata in base al desiderio ardente d’immergersi in Dio presente nei loro cuori e all’intensità d’amore con cui vivono la celebrazione.

L’aumento della grazia santificante comporta una partecipazione più intima alla vita divina.

Questa grazia, che è un aumento soprannaturale dell’amore degli sposi, divinizza la creatura, rendendola più intensamente simile a Dio, in cui la vita è amore.

L’aumento della grazia operato nell’amplesso non va inteso unicamente come crescita dell’amore divino in noi, ma anche come aumento della comprensione delle ricchezze e gioie racchiuse in tale amore. Gli sposi comprendono meglio la dimensione profetica del loro amore (sono segno dell’amore di Dio in sé stesso e verso gli uomini) e al tempo stesso lo sperimentano nella vita, mostrandola più intensamente agli uomini.

L’aumento di questa Grazia non è necessariamente uguale per entrambi gli sposi, ma dipende dall’apertura del cuore di ognuno di loro.

L’amore divino effuso in noi con la Grazia santificante, è una sola cosa con il nostro amore naturale, che viene però perfezionato ed elevato.

Così la Grazia santificante, che scaturisce dall’unione fisica degli sposi, stabilisce un intreccio meraviglioso tra l’umano e il divino, tra l’impegno dell’essere umano e la gratuità di Dio: è un canto d’amore che unisce cielo e terra.

Antonio e Luisa

I frutti di un’unione casta ed ecologica 1

Abbiamo letto nel punto 74 dell’Amoris Laetitia come il rapporto fisico sia via di Grazia per gli sposi. Ma cosa ci regala ogni rapporto fisico? Quali sono gli effetti sugli sposi?

I frutti di ogni rapporto ecologico e casto sono:

  • Effusione dello Spirito Santo
  • Aumento della Grazia Santificante
  • Aumento dell’amore naturale
  • Generazione di vita nuova.

Il primo frutto è quindi l’effusione dello Spirito Santo.

L’effusione avviene quando la persona è in amicizia con Dio. Qualora il cuore degli sposi fosse in peccato mortale, occorrono la contrizione del peccato e la riconciliazione con Dio, perché lo Spirito torni a prenderne possesso. In questo caso non vi è una nuova venuta dello Spirito, ma un incremento della Sua presenza con nuove caratteristiche e nuovi doni (perché il nostro cuore si è maggiormente aperto ed è maggiormente capiente per contenerlo).

L’amplesso fisico, vissuto infatti nella sua pienezza ecologica e soprannaturale, matura più profondamente tutto l’essere degli sposi nell’amare, abilitandoli in modo più perfetto ad irradiare il kerigma fondamentale della salvezza: Dio ama teneramente ogni uomo.

Questa intensificazione della presenza dello Spirito trasforma l’esercizio dell’intimità coniugale in una Pentecoste continua.

Lo Spirito Santo, attraverso questa discesa rinnovata in ogni amplesso, progressivamente penetra, purifica, trasforma l’umanità degli sposi, assimilandola sempre più a quella di Cristo e per essa la unisce maggiormente alla sorgente di ogni amore: la Trinità!

Certo sembra un’utopia vivere l’amplesso in questo modo, come mezzo di crescita della Grazia e di incontro, unione e dono con il proprio sposo o sposa. In noi è sempre presente la corruzione della carne e la lussuria, inculcata in noi dal peccato originale ma ancor più dai peccati personali e dalla cultura dominante. Però, più cresciamo in questo e più lo Spirito ci dona il frutto del “dominio di sé”.

Sant’Ireneo evidenzia come l’effusione costante dello Spirito porta alla graduale trasformazione della persona da uomo carnale a uomo spirituale.

Questo per noi sposi significa saper dominare i propri istinti, pulsioni ed egoismi per potersi unire in profondità con la nostra sposa o il nostro sposo, in vista delle nozze eterne con Cristo Sposo.

Continua con il secondo frutto……

Antonio e Luisa

L’amore è solo nella speranza

La crisi matrimoniale e sociale dei nostri tempi è anche una crisi di speranza. Se non abbiamo la speranza di una vita eterna e dell’abbraccio d’amore con il Dio Creatore nostro Padre, allora tutto perde senso. Diventa inevitabile arrendersi al carpe diem, al godere del momento presente e cercare il piacere e l’appagamento dei sensi prima di ogni altra cosa.

Il sacramento del matrimonio attraverso la Grazia unisce le virtù della speranza degli sposi, aprendoli uniti alla vita eterna.

La speranza si inserisce come fine nell’amore sponsale, ne diventa una parte inscindibile.

Gli sposi si amano nel tempo, ma Dio, attraverso la speranza, apre loro gli orizzonti, non limita tutto a pochi anni ma regala l’eternità, l’eternità alla quale la nostra umanità anela, perchè la nostra umanità è stata creata per non morire mai ed è stata scandalizzata dalla morte introdotta dal peccato.

Dio, con la sua misericordia infinita, ci dona la certezza di giungere alle nozze eterne con Lui. Senza questa speranza, nulla ha più senso. La vita matrimoniale senza speranza è come un cielo senza sole e occhi senza vista, come Padre Bardelli spesso diceva.

Anche lo stesso amplesso fisico perde il suo senso più profondo di riattualizzazione di un sacramento ed è, per forza di cose, abbassato a una comunione sensibile incentrata sul piacere più o meno fine a se stesso. Senza speranza spogliamo il rapporto fisico dell’esperienza di Dio. Nell’estasi della carne, il rapporto fisico dovrebbe far sperimentare, seppur in modo limitato dalla nostra natura, il per sempre di Dio, l’abbraccio divino dell’oggi di Dio.

Solo se il nostro sguardo sarà rivolto a Dio e alle nozze eterne con Lui, riusciremo a dare significato al presente e a tutto quello che incontreremo nella nostra vita di coppia di bello e di brutto.

I magi non si sono persi, perchè hanno avuto lo sguardo fisso sulla stella che li ha guidati lungo il cammino verso l’obiettivo che si erano posti: incontrare il Re. Noi sposi siamo come i magi. Solo guardando la stella del nostro matrimonio che è Gesù, potremo giungere da lui, insieme, per abbracciarlo eternamente. Senza stella saremmo come profughi in mezzo al mare, in balia delle onde e delle correnti che ci trascinano avanti ma senza una vera meta e un vero significato.

Gli sposi, anzi, noi sposi dobbiamo recuperare il senso della speranza cristiana, solo così saremo portatori e donatori gioiosi del vero significato della vita al mondo, che in gran parte lo ha perduto.

Antonio e Luisa

Voglio amarlo come lo ami Tu

Gesù è incredibile. Non somiglia a nessuno. Non può che essere Dio. Gesù non ti presenta una serie di regole e una morale da seguire ma ti ama senza limiti in modo gratuito e incondizionato. Quando decidi di unirti in matrimonio non ti impone una serie di vincoli, di regole, di atteggiamenti e azioni da fare o non fare. Lui viene ad abitare in quell’unione e trasforma lo sposo e la sposa non dall’interno di ognuno di essi ma dall’amore che si scambiano vicendevolmente. Gesù abita quell’amore. Il matrimonio è Gesù che si offre e si dona per abilitarci ad amare come Lui ama. Diventa un circolo d’amore che non finisce mai. L’amore dello sposo per la sposa e per Gesù, l’amore della sposa per lo sposo e per Gesù e l’amore di Gesù per lo sposo e la sposa. E’ un triangolo d’amore ma senza gelosia perché amare sempre più Gesù comporta l’amare sempre più l’altro. Gesù non impone regole ma ci chiede di abbandonarci al suo amore, allo Spirito Santo, perché il nostro modo di amare sia il suo. Ed ecco che quando gli sposi si abbandonano alla Grazia decideranno volontariamente di rinunciare a Satana e a tutte le sue proposte. Gli sposi se riusciranno a sperimentare la pienezza di questo amore divino trinitario calato nella loro misera dimora, troveranno la forza e le motivazioni per combattere le insidie e le tentazioni che romperebbero questa armonia meravigliosa. A volta si potrà cadere ma Gesù è paziente e così lo saremo anche noi con il nostro sposo o la nostra sposa sicuri che il perdono sia l’unica strada vincente per entrambi.

Vi lascio con le parole di padre Maurizio Botta che esprimono perfettamente l’amore nel matrimonio:

Indico il crocifisso. “Allora, siete sicuri? Volete amarvi proprio così?”. Questo stesso crocifisso lo ritiro fuori quando la coppia viene a dirmi che c’è la crisi, la difficoltà, io attraverso il crocifisso li riporto a chiedere la grazia del matrimonio, li riporto a quella domanda: ma tu vuoi essere un discepolo di Cristo? Il punto centrale è sempre l’identità di Cristo, e io sono schietto: o Cristo è Dio o Cristo è un matto. Se tu ci credi, e vuoi essere suo discepolo, quando sei in fila per la Comunione, riferendoti al tuo sposo o alla tua sposa devi dire: “Voglio amarlo come lo ami Tu”, quindi significa che credi che quello sia il corpo di Cristo e allora io domando ancora: davvero vuoi amarlo così? Fino a farti mangiare? Questo è il cuore del matrimonio.

Antonio e Luisa

Dio è l’amore che ci unisce

In questo periodo sto leggendo tanto. Sto rileggendo i libri di Raimondo Bardelli, di don Carlo Rocchetta e sto riscoprendo con più consapevolezza alcuni documenti magisteriali di Giovanni Paolo II. Finalmente mi è chiara una realtà che sperimento ogni giorno nella mia vita matrimoniale. Non sono sposato con la mia sposa o meglio non solo con lei. Il nostro amore esiste, e ci mancherebbe, ma non basta. Con il matrimonio lo Spirito Santo è entrato nella nostra relazione e ne ha fatto molto di più. Ogni volta che io mi apro alla mia sposa, mi apro anche a Dio, che non si fa più trovare nel mio cuore, ma in quello della mia sposa; mentre ogni volta che mi chiudo, che metto al centro l’io invece del noi, perdo tutto, non solo la sintonia con la mia sposa, ma anche l’intimità con Dio. Tante persone si sforzano di fare esperienza di Dio con la preghiera personale, le devozioni, i pellegrinaggi, i gruppi di spiritualità, ma non curano la propria relazione matrimoniale. In questo c’è una dicotomia e schizzofrenia di fondo. Invece che cercare di correggere ciò che non va in famiglia, si cerca di trovare la  pace fuori dalla famiglia, fuori da quella realtà dove Dio ha messo la Sua tenda e dove è venuto ad abitare per sempre. Dio dobbiamo e possiamo trovarlo solo in nostra moglie e nostro marito e solo quando faremo esperienza di Lui in questo modo potremo vivere nel modo giusto anche tutta la nostra relazione personale con Dio. Per me questa consapevolezza è forte e, da quando cerco di vivere quanto scritto, ho migliorato notevolmente anche la mia intimità personale con Dio, dal momento che non sono mai solo con Lui ma la mia sposa è parte fondamentale di quella relazione. In Dio sono io per lei, io con lei e io in lei. Badate bene, però, di non confondere vostra moglie e vostro marito con il vostro dio, con la vostra felicità e la vostra realizzazione. Loro sono il mezzo, sono il prossimo più prossimo che Dio vi ha messo al fianco per amare. Dio non è vostra moglie e vostro marito, ma è l’amore stesso che suscita la relazione con vostro marito e vostra moglie. Così, le persone che vivono la separazione e il divorzio, se non smetteranno di amare, Dio sarà sempre con loro e non perderanno mai il senso della propria vita, ma lo scopriranno ancora più profondamente seppur nella sofferenza.

Antonio e Luisa

Il mio giogo è soave e il mio carico è leggero

Il sacerdote durante la vestizione segue tutto un rito particolare e quando indossa la casula, la veste propria di chi celebra la Santa Messa, dice sempre la stessa formula: “Domine, qui dixisti: Iugum meum suave est, et onus meum leve: fac, ut istud portare sic valeam, quod consequar tuam gratiam. Amen.” (O Signore, che hai detto: Il mio giogo è soave e il mio carico è leggero: fa’ che io possa portare questo indumento sacerdotale in modo da conseguire la tua grazia. Amen).

Ho subito pensato al mio matrimonio, al momento in cui la mia sposa mi ha infilato l’anello al dito. Non avrei trovato parole migliori per suggellare quel momento.

Il sacerdote indossando la casula si prepara tra le altre cose a rinnovare il sacrificio di Cristo sul Calvario. Noi non facciamo la stessa cosa? Indossando quell’anello con il nome della mia sposa inciso all’interno ho promesso di donarle tutto di me stesso. Indossando quell’anello mi sono impegnato a farle dono del mio cuore che non è una metafora sdolcinata ma è un atteggiamento concreto; significa impegnarmi ogni giorno a farmi piccolo per farle posto dentro di me. I suoi bisogni diventano i miei bisogni, i suoi desideri i miei, le sue preoccupazioni le mie e la sua gioia diventa la mia gioia. Padre Bardelli riprendeva spesso le parole della lettera di San Paolo ai Galati : «Io vivo, ma non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me» (GaI. 2,20); ci ripeteva   queste parole dicendo a noi sposi :<<Voi non dovete dire così, ma non sono più io che vivo ma il mio sposo o la mia sposa vive in me; questo significa il sacramento del matrimonio, Cristo vive in voi quando voi vivete nella profonda comunione e donazione dell’uno verso l’altro.>>

Il sacerdote la casula, una volta terminata la Messa, la ripone, noi l’anello lo indosseremo sempre fino al giorno della nostra morte e capiterà che il giogo non sarà soave e leggero ma la Grazia di Dio, se noi avremo fede  e invocheremo la Sua presenza con una vita casta e in comunione con Lui, ci permetterà di poter dire in ogni circostanza della vita :<<O Signore, che hai detto: Il mio gioco è soave e il mio carico è leggero: fa’ che io possa portare questo anello segno di amore e fedeltà in modo da conseguire la tua grazia. Amen>>

E arriviamo ora alla fotografia. L’immagine ripresa da tanti media italiani e stranieri è stata scattata da un ragazzo canadese di 21 anni. Ritrae i genitori entrambi malati gravemente. Nonostante la gravità della loro condizione di salute, si tengono la mano. Rimangono aggrappati a qualcosa che potrebbe svanire da un momento all’altro.

L’uomo è malato di cancro ai polmoni e, dopo una lotta durata 8 anni, dovrà arrendersi dopo poche ore al male che gli ha strappato la vita. Sua moglie, invece, ha subìto un attacco di cuore ed è stata ricoverata d’urgenza in ospedale. Mentre la trasportavano verso il Kingston GeneralHospital ha chiesto espressamente che il suo letto fosse vicino a quello di suo marito, per assisterlo, anche priva di sensi, negli ultimi istanti della sua vita dopo 23 anni di matrimonio. Questo è il matrimonio, questo è vivere per l’altro e permettere all’altro di vivere in noi.

 

Le carezze: linguaggio d’Amore di Dio.

Il matrimonio è il sacramento della tenerezza. Gli sposi imparano l’uno dall’altra ad amarsi con tenerezza. Ho capito una cosa importante. Dio mi ha affidato una missione, mi ha comandato  affinché  io mi impegni ogni giorno per essere epifania del suo amore per la mia sposa.

Più saprò essere tenero con lei, più imparerò ad esserlo (anche questo è un cammino di crescita) e più lei si sentirà amata da me e da Dio.

Di seguito riporto una riflessione di Carlo Rocchetta  che spiega concretamente cosa significhi amare con tenerezza, quale sia il linguaggio della tenerezza:

Per arrivare a questa situazione di sentirsi amati ed apprezzati, esiste il linguaggio delle carezze, la tenerezza è una polifonia di carezze. Dalle carezze deriva un messaggio di riconoscimento prezioso.

Isaia 43, 1-7: tu sei prezioso ai miei occhi, ti stimo e ti amo. La carezza è anche quella verbale, simbolica, non solo gestuale. Quando non ci sono carezze fra gli sposi si crea un senso di solitudine. L’altro o diventa un estraneo o si crea una stato di rivincita o di malessere tale che porta con sé rabbia, collera, tristezza. Lui non mi porta mai un fiore…lei è sempre negativa…. Così facendo si viene a creare un senso di solitudine e l’impressione che tutto sta per finire. La carezza è un riconoscimento che mi rassicura. Tutti abbiamo delle insicurezze. Tra marito e moglie è indispensabile darsi sicurezze. Una carezza in più non fa mai male!! Le carezze possono essere: verbali, gestuali, comportamentali e simboliche.

Le carezze verbali sono l’uso della parola: sei bellissima, sei straordinaria.. uccide più la lingua che la spada… Non si pensa che colpendo l’altro si colpisce se stesso. Le donne si ricordano ogni parola! anche nei momenti di ira o rabbia, facciamo in modo che le parole non siano macigni. Quando i due litigano non si ascoltano più.

Le carezze gestuali sono il tono della voce, lo sguardo, il sorriso, il bacio, l’abbraccio. Bisogna educarsi all’arte delle carezze gestuali. Quasi sempre vanno di pari passo con le carezze verbali. Sono parole non dette ma che a volte sono altrettanto eloquenti. Atti che fanno sentir bene il coniuge.

Le carezze comportamentali sono quelle collaborazioni, quel modo con cui si cerca insieme di mettere a posto la casa, di aiutare i figli. Atti concreti con cui ci si mette in sintonia con l’altro, si collabora con l’altro (il marito a volte arriva dal lavoro e si butta in poltrona).

Le carezze simboliche sono tutti i doni, quei piccoli segni che caratterizzano la vita della coppia. Il matrimonio è caratterizzato da doni: lista delle nozze, lo scambio degli anelli nuziali. Occorre che anche durante il matrimonio ci siano quei doni, quei simboli che facciano sentire bene il coniuge (portare un fiore alla moglie..). Il regalo non ha un valore solo materiale ma simbolico. Si è interessato a me.. Ha cercato quel regalo per me. È importante per gli sposi regalarsi una sorpresa ogni tanto, se no la vita di coppia diventa una monotonia, una routine sempre uguale.

L’unica condizione di questa polifonia di carezze è che siano carezze vere, incondizionate. Il do ut des non è vera carezza. A volte quando il marito vuol fare l’amore diventa tutto carezzevole, tutto moine. La moglie che ha capito il trucco si rifiuta. Se fosse carezzevole sempre sarebbe diverso… Quelle sono carezze condizionate.

Antonio

 

Una spirale d’amore

Il matrimonio è un sacramento che non finisce mai, che si protrae nel tempo, perché gli sposi stessi e la loro unione sono il sacramento. Come nell’Eucarestia finché l’ostia consacrata non si consuma è corpo reale di Cristo così finché entrambi gli sposi sono in vita  la loro unione d’amore è abitata dalla presenza reale di Cristo.

Molti pensano sbagliando che il sacramento inizia e termina in chiesa esprimendo la propria volontà davanti al sacerdote, ai testimoni  e all’assemblea. Non è così. Il sacramento inizia in chiesa ma si perfeziona e ha il suo sigillo nell’intimità del talamo nuziale.

Senza il primo rapporto ecologicamente svolto non c’è matrimonio. Il dono  e l’accoglienza del seme della vita sono necessari perché lo Spirito scenda sugli sposi unendoli in modo tutto nuovo e indissolubile per sempre. Per assurdo chi celebra il matrimonio e per anni ha solo rapporti protetti dal preservativo non si è mai sposato.

Il sacramento si perfeziona con il primo rapporto ma non si esaurisce. Gli sposi saranno per sempre uniti a Cristo e la Grazia di Dio poggerà sul loro amore di uomo e donna mentre il loro amore di uomo e donna si perfezionerà e si riempirà, traboccando dal cuore degli sposi, della Grazia di Dio. Ogni rapporto fisico vissuto nel dono e non nell’egoismo diventa così Pentecoste per gli sposi che si nutrono d’amore e riattualizzazione delle nozze. Ogni atto di tenerezza e d’attenzione prepara all’amplesso fisico che sarà il culmine di una corte continua e l’amplesso fisico riempirà il cuore degli sposi che saranno capaci di tenerezza e attenzioni l’uno verso l’altro  per i giorni seguenti. E’ un circolo d’amore che non si chiude mai perché ogni giro ci troveremo un po’ più in alto nel cammino verso l’abbraccio eterno con Gesù.

Antonio e Luisa.

Dio non sceglie i più capaci

Il vangelo di oggi è stupendo. Gesù che nonostante il fallimento di Pietro, la sua incapacità di seguirlo fino alla fine lo guarda con il suo sguardo tenero e misericordioso e lo incarica di guidare la Sua Chiesa. E’ bellissimo perchè tutti ci identifichiamo con Pietro, con questa incapacità che ci portiamo dentro di aderire completamente a Gesù.

Quanti errori nella mia vita, quante volte che mi sono sentito egoista, chiuso, piccolo e indegno. Quante volte sono stato male con me stesso e non mi sono amato.

Gesù non mi ha mai abbandonato, me ne rendo conto ora e non ha mai smesso di credere in me anche quando io stesso non vedevo nulla di buono.

Mi ha aspettato con pazienza e al momento giusto mi ha fatto incontrare la mia sposa. Mi ha affidato questa Sua preziosa figlia perchè la custodissi e l’aiutassi a tornare a lui con il mio amore. Capire quanto Dio mi amasse, mi sostenesse  e credesse  in me, nonostante me, ha cambiato tutto,  è stata la svolta. Mi ha permesso  di aprirmi alla mia sposa senza vergogna e paura, di diventare accogliente ed amabile, di cercare con tutte le forze di limare i difetti. La fiducia di Dio mi ha dato la forza di essere un buon marito e spero anche un buon padre nonostante mi sentissi inadatto ad essere entrambi. Come dice Paul Valery: Dio non sceglie i più capaci ma rende capaci quelli che sceglie. Dio non sbaglia mai e se mi ha scelto per donarmi una famiglia avrà sicuramente ragione lui; chi sono io per non crederci se lui ci crede?

Antonio

 

Amare con un solo cuore

Sì, è vero, ma è anche questione di umiltà, di riconoscere che abbiamo bisogno di Dio, come il pubblicano! E tutte le famiglie, abbiamo bisogno di Dio: tutti, tutti! Bisogno del suo aiuto, della sua forza, della sua benedizione, della sua misericordia, del suo perdono. Questo è pregare in famiglia, e questo fa forte la famiglia: la preghiera.

(Papa Francesco Omelia della Messa per l’incontro delle famiglie a Roma, ottobre 2013)

 

La grandezza del matrimonio non finisce mai di sorprendermi e stupirmi. Prendere consapevolezza di quanto profondo sia questo sacramento, che non si limita a un sì detto alcuni anni fa davanti a un sacerdote, ma perennemente ci consacra, non finisce mai, perché la Grazia del matrimonio, si salda con il fuoco dello Spirito Santo al nostro amore umano.

Gesù, da quell’attimo importantissimo della nostra vita, in cui ci ha donato l’uno all’altra , ci ama non più solo come Antonio e Luisa, ma ci ama come coppia, e noi a nostra volta ricambiamo il suo amore amandolo insieme, con un solo cuore, nutrendoci di Lui e di noi,  nutrendo l’amore per Lui con il nostro amore sponsale e il nostro amore sponsale con l’amore per Lui.

 

In questo contesto la mia preghiera, il mio partecipare all’Eucarestia, il mio aprirmi a Gesù diventa salvifico e fonte di grazia e di forza anche per la mia sposa.

In quante situazioni di suo scoraggiamento e sconforto  l’ho affidata nelle mani di Gesù partecipando alla Santa Messa. Noi battezzati siamo tutti legati  gli uni agli altri come i tralci alla vite, ma gli sposi di più. Ricordiamocelo.

Una Messa speciale.

Ieri, domenica, nella nostra comunità abbiamo vissuto una bellissima esperienza, una festa per tutti.

La nostra, è una parrocchia posta alla periferia di Bergamo, una città lombarda, abitata da persone di tutte le provenienze, multietnica, multiculturale e multireligiosa.

Ieri durante la Messa, sono stati battezzati 4 fratellini, 3 bambine e un bambino, figli di un papà musulmano proveniente dal Bangladesh e di una mamma cattolica proveniente dalla Bolivia. E’ stato bellissimo vedere questo papà, che nonostante la sua fede  diversa dalla nostra, non solo ha acconsentito, ma era presente, vestito con il suo abito migliore perché voleva il meglio per i propri figli.

Quando il parroco ha parlato con loro prima della cerimonia, il papà ha detto che per lui non era importante la religione seguita, ma che i propri figli potessero camminare verso il bene, verso la vita buona, e vedeva nella religione cattolica questa possibilità più che seguendo altre vie.

E’ stato bellissimo vedere le due bimbe più grandi vestite come due piccole spose, perché di quello si tratta, queste due bimbe entrano nel corpo mistico di Cristo, entrano nella sua Chiesa e iniziano il loro cammino sponsale con Gesù. Sono rinate a vita nuova, sono state mondate del peccato originale, sono state riempite dello Spirito dell’amore e della vita.

Il loro papà probabilmente tutte queste cose non le conosce, ha però visto il bello, la luce, l’amore e come dovrebbe fare ogni padre si è fatto piccolo, non ha preteso che i figli seguissero la sua religione ma ha scelto quello che ha intuito essere il meglio per loro.

Bellissimo poi vedere il papà che non ha acceso la candela al cero pasquale, perché coerentemente con il proprio credo non avrebbe potuto, ma ha consegnato le candele ai padrini che le hanno accese, voleva con questo gesto affidare ai  padrini i suoi figli, chiedendo loro di aiutarli a crescere nella fede, a portarli verso Gesù.

Alla fine della Messa sono andato da lui e gli ho stretto la mano, ringraziandolo per il suo coraggio e per la sua testimonianza.

L’ultimo pensiero è stato malinconico, ho pensato a tutti quelle persone che in virtù di una presunta libertà non “impongono” il battesimo ai figli,  privandoli in realtà di un grande dono e di una grande opportunità.

Sia lodato Gesù Cristo.

Antonio e Luisa

Um fiume di Grazia

Grazia sacramentale. Dietro questo concetto molto teologico, astratto,  che non cercherò neanche di approfondire, perché sono conscio dei miei limiti e della mia impreparazione, si nasconde una verità semplice, che tutti possono capire, anche i bambini.

La Grazia sacramentale è un dono del matrimonio, ogni sacramento ne ha una propria, e altro non è che la promessa di Cristo di aiutarci, attraverso lo Spirito Santo,  a superare qualsiasi dolore, difficoltà, divisione, rancore, stanchezza o qualsiasi altra situazione noi incontriamo nella nostra vita matrimoniale, per perseverare e perfezionare il nostro amore di sposi ed essere sempre più testimoni e profeti del nostro amore.

Purtroppo molti non ne fanno uso, perché nei momenti di difficoltà non chiedono, non invocano lo Spirito Santo, non pregano e non si avvalgono dei sacramenti. Ancora più spesso, magari chiedono, ma hanno il cuore chiuso alla Grazia per il peccato che indurisce il loro cuore.

Cerchiamo di restare in Grazia di Dio, di confessarci, di fare di tutto per aprire il nostro cuore e chiediamo, chiediamo sempre a Gesù, Lui sarà felice di aiutarci perché ci ama come non immaginiamo neanche e affidiamoci sempre alla sua Mamma che con cuore materno ci ama teneramente e i benefici saranno visibili non solo a noi ma a tutti.

Non dimentichiamo poi, che noi sposi abbiamo un modo tutto nostro di chiedere lo Spirito Santo e aprire il nostro cuore ed è, amandoci. Cercare di perfezionare il nostro amore è un’invocazione allo Spirito in particolare durante l’amplesso fisico che rinnova e riattualizza il sacramento del matrimonio.

Per noi questi sono concetti vivi, è vita reale, abbiamo sperimentato l’aridità del cuore chiuso in certi momenti della nostra vita ma anche la meravigliosa abbondanza dei doni di Dio riversati nei nostri  cuori aperti, assettati di Lui e del Suo Amore.

Antonio e Luisa

Lo stesso giogo

Coniuge. Questa parola ha un significato importante che mi piace molto e indica bene ciò che siamo o che dovremmo essere.

Coniuge deriva dal latino cum e iugus. Portare lo stesso giogo, condividere la stessa sorte.

Portare lo stesso giogo.  Mi piace questa immagine. Lo sposo e la sposa con il matrimonio sono uniti dal giogo, che non imprigiona ma al contrario da forza e ti rende non più solo a portare il carico ma pone al tuo fianco qualcuno con cui condividerne il peso.

Il carico è la vita, le sofferenze, le cadute, i fallimenti ma anche le vittorie e le gioie.

Lo sposo e la sposa uniti dal giogo non si guardano negli occhi, ma per procedere devono guardare avanti, guardale l’obiettivo, la meta. Sicuramente ci sarà chi tirerà di più, chi avrà più forza, più fede e più convinzione ma questa è la cosa bella che tra due sposi va bene anche così. Non si deve per forza dividere lo sforzo a metà ma chi è più forte sarà lieto di donarsi completamente mentre chi è più debole e tira meno, a sua volta, per amore, cercherà di darsi totalmente per tirare più forte e non essere di peso all’altro.

Naturalmente non siamo soli, c’è chi conduce il carretto della nostra vita. Il conducente è naturalmente Gesù al quale ci affidiamo ogni giorno, il quale ci conduce con amorevole pazienza. Gesù è un conducente strano, non sta seduto sul carretto ad aspettare che noi lo portiamo ma scende e spinge il carretto con molta più forza di quanta ne mettiamo noi. Condivide con noi tutte le cose belle e brutte che incontriamo lungo la strada e quando per noi si fa dura e ci sentiamo impantanati in strade fangose, lui con la sua forza ci spinge fuori e ci aiuta a ricominciare a camminare, perché fermarsi vuol dire morire e invece noi vogliamo con tutto il cuore giungere alla nostra meta che è l’abbraccio eterno con Colui che ci ha condotto a se stesso.

Antonio e Luisa

 

 

 

Fedeli fino alla morte.

Oggi vi racconto la storia di un giovane. Si tratta di Josef Mayr-Nusser un altoatesino nato nel 1910. Durante gli anni bui del nazifascismo e della guerra era un giovane molto impegnato nell’azione cattolica e innamorato di Gesù. Si sposò nel 1942 con Hildegarda, anch’essa una giovane di sani principi e con una fede cristallina in Gesù Cristo. Un anno dopo nacque il piccolo Albert. La situazione precipitò nel 1943 quando, in seguito all’armistizio, la Germania occupò l’Italia. Josef, essendo di lingua tedesca e considerato cittadino del Reich, venne inquadrato in una squadra di reclute che venne addestrata per entrare nelle S.S.. Quando venne il giorno del giuramento, una sorta di dichiarazione di sottomissione totale alla volontà di Hitler, Josef si rifiutò, testimoniando che non poteva giurare fedeltà assoluta a qualcuno che non fosse Gesù Cristo. Venne imprigionato e condannato alla detenzione in un campo di concentramento. Durante il trasferimento al campo morì di stenti. Venne trovato con un rosario e un vangelo consunto tra le mani.

Di seguito vi riporto una delle lettere che scrisse alla moglie Hildegarda pochi giorni prima di rifiutarsi di giurare. Traspare come tutta la bellezza del loro matrimonio, la roccia su cui è fondata la loro unione, è nella fedeltà al Vangelo e a Gesù Cristo. Nulla avrebbe senso senza uno sguardo in alto, all’eterno, a Colui che solo nutre il nostro Spirito, la nostra unione, la nostra famiglia e la nostra vita.

Carissima, buonissima Hildegard, sarai preoccupata da quando sai che presto servizio nelle SS… Nemmeno un momento ho dubitato di come debba comportarmi in tale situazione e tu non saresti mia moglie se ti aspettassi qualcosa di diverso da me. Mia diletta, questa consapevolezza, questo accordo tra noi in ciò che abbiamo di più sacro, è per me un indicibile conforto. Il doverti gettare nel dolore terreno con la mia professione di fede nel momento decisivo, mi tormenta il cuore, o fedele compagna. Questo dovere di testimoniare ha certamente un valore, è una cosa inevitabile; sono due mondi che si scontrano l’un contro l’altro. In modo troppo chiaro i superiori si sono dimostrati negatori e odiatori di ciò che per noi cattolici è santo ed intoccabile. Prega per me, Hildegard, perché nell’ora della prova possa agire senza paura e senza esitazione, così come è mio dovere davanti a Dio e alla mia coscienza. Quando sarà arrivato il momento forse sarà un’attenuante agli occhi dei giudici il fatto che sono un cittadino italiano. In ogni caso sarà bene essere preparati al peggio e alle peggiori conseguenze. Ma tu sei una donna coraggiosa, una cristiana e anche i sacrifici personali che forse ti si chiederanno, non potranno certamente indurti a condannare tuo marito per il fatto che preferì perdere la vita piuttosto che abbandonare la via del dovere. Qualunque cosa avvenga, ora mi è più facile, perché ti so preparata e la tua preghiera mi darà la forza di non venir meno nell’ora della prova. Ti saluto e ti bacio con tutto il mio affetto assieme al piccolo Alberto.
Tuo marito”

A questo link trovate tutte le informazioni su questo Servo di Dio

Sacerdoti dell’amore

Nell’antichità, molto prima del cristianesimo, i nostri padri avevano comunque nel cuore il desiderio di Dio, e la necessità di mettersi in contatto con lui e cercavano un modo di trovarlo e adorarlo.

Salirono su un monte, perché Dio è nei cieli e il monte è il luogo che più si avvicina a Lui, delimitarono  una zona di terreno con paletti  e quella zona divenne sacra.

Sacra perché tutto quello che vi entrava diventava sacro, di proprietà di Dio. Venivano portati all’interno animali da sacrificare e frutti della terra da donare.

Questa zona sacra era chiamata Sacer. La persona che poteva entrare in questa zona e mediare con Dio, portare le istanze della popolazione e accogliere le risposte di Dio era il sacerdote.

Anche noi sposi, essendo consacrati nel  matrimonio e unti nel battesimo, siamo sacerdoti della nostra unione e della nostra famiglia. Anche noi abbiamo il nostro Sacer. Il nostro Sacer è il talamo nuziale dove sacrifichiamo a Dio noi stessi, donandoci totalmente al nostro sposo e alla nostra sposa. L’atto coniugale diventa così gesto sacerdotale, offerta d’amore e totale elevata a Dio, partecipiamo al sacrificio di Cristo. Il talamo nuziale è per gli sposi quello che per il sacerdote ordinato è l’altare. Sull’altare il sacerdote rinnova il sacrificio di Cristo, stessa cosa avviene tra gli sposi durante l’amplesso fisico.

Vivere bene e nella verità il rapporto fisico non è solo un atto d’amore verso il proprio coniuge, ma è un atto d’amore, un sacrificio verso Dio che ci ha consacrato per essere amore per noi e per il mondo.

Antonio e Luisa.

Un corpo per amare

Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio
perché forte come la morte è l’amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!

 

Giovanni Paolo II diceva che il nostro corpo è sponsale fin dal principio, racchiude in sè la capacità di esprimere l’amore, quell’amore appunto che diventa dono.

Gli sposi mediante l’amplesso fisico esercitano la più alta manifestazione dell’amore sponsale, riprendendo le parole di San Giovanni Paolo II.

L’amplesso fisico è così importante per la Chiesa da essere considerato un gesto sacro, un atto sacro con una sua  liturgia esercitata dagli sposi che sono consacrati  attraverso il matrimonio  e il battesimo, così sacro che il primo rapporto dopo il consenso in Chiesa è sigillo del sacramento mentre ogni rapporto successivo ne è la riattualizzazione.

Quante volte portiamo dentro questo gesto grande, bellissimo la nostra sporcizia, il nostro egoismo, la ricerca del nostro piacere usando l’altra persona. Quante volte siamo adulteri con nostra moglie e nostro marito perchè non ci uniamo a lei/lui ma usiamo il suo corpo

Il matrimonio se vissuto nella verità, ci rende  capaci  di aprirci all’incontro con l’altro, che si concretizza nel donarsi dell’uomo e accogliere della donna. Non useremo un corpo,  ma contempleremo meravigliati  la bellezza di una persona attraverso il suo corpo. Non ci sentiremo usati ma al contrario ci sentiremo desiderati ed amati e attraverso lo sguardo dell’amato/a e ci riconosceremo uomo e donna nella dignità dei figli di Dio. Aumenteremo il nostro amore e Dio ci colmerà del suo Spirito.

Solo se riusciremo a portare questa realtà nel nostro matrimonio il rapporto sessuale continuerà ad essere nutrimento per tutto il matrimonio e non un gesto che presto diventerà arido e trasformerà in deserto la nostra vita di coppia.

Antonio e Luisa

 

 

 

Basta un caffè

Alzi la mano chi non è pronto a giudicare la moglie o il marito. In tantissime situazioni siamo bravissimi a cogliere una parola di troppo, un qualcosa non fatto o fatto male, a vedere comportamenti che non ci piacciono. Tendiamo a giudicare sempre, perché forse la nostra attenzione è più focalizzata su noi stessi e su come veniamo trattati che sull’altro e come lo trattiamo. Sapete qual’è uno dei gesti d’amore più belli d’amore che mi ricordo fatto da mia moglie a me? Mi fece un caffè. Mi spiego meglio. Erano i primi anni di matrimonio ed io non ero sempre amorevole e tenero con lei (si può imparare ad esserlo). La trattai male su una questione dove avevo anche torto. Litigammo come capita a tante coppie e poi con il muso lungo me ne andai in camera sbattendo la porta. Dieci minuti dopo arrivò lei, con il caffè in una mano mentre con l’altra girava il cucchiaino. Me lo porse con tenerezza e se ne andò. Quel gesto mi lasciò senza parole e mi fece sentire tutto il suo amore immeritato , che andava oltre l’orgoglio, oltre la ragione o il torto e mi mostrò tutta la sua bellezza e forza, facendomi sentire piccolo piccolo. Finì subito tutto in un abbraccio e quel gesto me lo porto ancora dentro tra i ricordi più preziosi. Lei è riuscita prima di me e meglio di me a non giudicarmi ma ad amarmi e basta. L’amore è questo ed è bellissimo.

Imperfetti quindi perfetti

Gesù abita la nostra vita, abita nella nostra famiglia e ci guarda con tenerezza. Tenerezza di chi ha capito che queste sue creature, così desiderose di amare di farsi amare, non sono capaci di farlo, e si sentono spesso inadatte e incapaci ad essere immagine di quell’amore per cui sono state consacrate con il matrimonio. Ma Gesù non ci vuole perfetti, sa che peccheremo, e che non saremo sempre degni del suo Amore e del suo sacrificio. Gesù non vuole questo, Gesù vuole che ci riconosciamo piccoli e deboli. Solo allora lo cercheremo per affidargli la nostra vita  e riconosceremo nel nostro sposo o sposa una persona anch’essa  imperfetta , limitata e fragile. Solo allora potremo avere uno sguardo di comprensione e perdono l’uno verso l’altra.

Solo allora Gesù potrà entrare  in noi, e potrà trasformare con la Sua Grazia quel nostro amore imperfetto  in qualcosa di radicale e stupendo, che faremo fatica a credere venga da noi perché non è nostro ma è lo Spirito che  ci dona l’uno all’altra.

Antonio e Luisa