A volte ci allontaniamo per piccoli errori ripetuti

Prendeteci le volpi, le volpi piccoline che guastano le vigne, perché le nostre vigne sono in fiore. (Ct 2,15)

Si tratta di un versetto tratto dal Cantico dei Cantici. Io e Luisa abbiamo scritto un libro su questo meravioso testo dell’Antico Testamento. Quindi si tratta di un passo che abbiamo già affrontato altre volte nei nostri articoli. Ho scelto di tornarci perchè sono parole troppo belle che offrono davvero una prospettiva importante da cui partire per riflettere sulla nostra relazione. Le piccole volpi sono un’immagine fantastica. Le piccole volpi non sembrano essere un pericolo. Così carine, così piccoline. Eppure proprio le piccole volpi possono distruggere la vigna. Possono distruggere la nostra relazione.

Le piccole volpi sono tutti quegli atteggiamenti che consideriamo in fin dei conti veniali, poco importanti, quasi banali, ma che possono, quando vengono reiterati nel tempo e diventano abitudine, spogliare la relazione di intimità, di complicità e di gioia. Possono allontanarci. Attenzione quindi, non si scherza su queste cose. Vi cito alcuni comportamenti che sono delle vere piccole volpi che attentano la nostra vigna.

Non incoraggiarlo/la mai. Solitamente se ci sposiamo è perchè la persona che abbiamo scelto non ci piace solo fisicamente. Abbiamo anche grande stima di lei/lui. E’ importante il suo parere. Una delle ricchezze dell’essere coppia sta proprio nel poter condividere la gioia e i successi con l’altro/a e trovare una spalla su cui appoggiarsi e magari anche piangere quando ci sono fallimenti o sofferenze. Essere indifferenti a tutto questo, al mondo interiore dell’altro/a non lo/la fa sentire amato/a. Peggio ancora se siamo sempre pronti a criticare gli errori e siamo invece meno attenti a sostenere con una buona parola. Ecco la prima piccola volpe.

Cerca di cambiarlo/la in tutti i modi. Si, l’altro/a mi piace, ma sarebbe meglio se fosse un po’ diverso/a, se cambiasse quell’atteggiamento che proprio non mi piace, se non continuasse a pensare in un certo modo. Insomma se fosse come dico io. Ogni tanto, ammettiamolo, abbiamo la tentazione di fare questi pensieri. Come tutte le persone di questo mondo ha dei difetti. Non basta! Spesso usiamo dei mezzucci per ottenere ciò che vogliamo. Facciamo leva sul senso di colpa. Con il risultato che quando si affronterà una discussione su quel suo difetto l’altro/a si sentirà giudicato/a, non amato/a, attaccato/a, ci vedrà come un “nemico” e non come un alleato. Si chiuderà e fuggirà ogni occasione di dialogo su quell’argomento. Ci terrà nascosti i suoi sentimenti e i suoi errori. Creando di fatto una barriera tra noi e lui/lei. Solo accogliendolo/a nel suo essere com’è senza pretesa di cambiarlo/a l’amato/a sentirà il desiderio di attenuare i suoi difetti. Non per costrizione o sfinimento ma per amore. Ricordate, poi, che se la plasmate a vostra immagine poi non sarà più la persona di cui vi siete innamorati/e. Insistere per cambiarlo/a è una grande piccola volpe. Attenzione. Cacciatela per tempo dalla vostra vigna.

Non dire mai quanto è bello/a e bravo/a. Non so perchè ma esiste un ambito in cui spesso siamo molto avari. Dovremmo dirci più spesso l’uno all’altra quanto siamo belli, quanto ancora ci piacciamo e quanto ci desideriamo. Non dovremmo perdere occasione per fare un complimento. Cose semplici: Che buono il risotto che hai cucinato. Oggi sei proprio bella! Grazie per aver risolto quel problema con la banca, io non avrei saputo da che parte cominciare. Cose molto semplici ma che ripetute nella nostra quotidianità costruiscono la nostra casa comune. Costruiscono la nostra relazione. Invece spesso perdiamo tante occasioni dando per scontato tante cose. Dando per scontato il nostro amore. Questa si che è una piccola volpe enormemente pericolosa. Non a caso nel rito matrimoniale promettiamo di amarci tutti i giorni della vita proprio per evidenziare come l’amore abbia bisogno di essere confermato ogni giorno.

Bastonatelo/a ogni volta che sbaglia. Nella nostra relazione gli errori dell’altro/a ci sono stati, ci sono e ci saranno sempre. D’altronde non sbaglia solo lui/lei. Anche noi ne commettiamo a dozzine. Ci può stare avere delle discussioni e dei litigi ma mai mettere in discussione la persona e il rispetto per la persona. E’ importante riuscire a dividere l’errore da chi lo commette. Solo così potremo essere di aiuto e sostegno. Solo così l’altro/a avrà desiderio e non paura di confidarsi con noi, senza fare l’errore di tenere nascosti i suoi sbagli. Non è perfetto/a. Per fortuna che non è perfetto/a. Come dico spesso a Luisa: grazie a Dio non sei perfetta! Altrimenti come farei a dimostrarti il mio amore se te lo meritassi sempre? Naturalmente vale anche viceversa.

Questi sono dei piccoli comportamenti sbagliati che sembrano, presi singolarmente, banali e sopportabili. In realtà con il tempo possono causare grandi problemi di coppia. Possono portare fino al fallimento della relazione. Cacciate quindi le piccole volpi. Basta poco.

Antonio e Luisa

Maria regina della famiglia ci ha condotto a ritrovarci

Come sapete Barbara ed io ci occupiamo di aiutare fratel Biagio nella gestione della sua missione. Questo ci ha però causato problemi nel tempo. Problemi di coppia, troppe cose da fare in missione tanto da non riuscire mai a trovare il tempo per noi. Tanta stanchezza e spesso anche conflitto tra noi. Parlando con un amico, Antonio con cui collaboro per il blog matrimoniocristiano.org, mi ha proposto di partecipare con Barbara, ad un week end organizzato da Intercomunione delle famiglie con un interessante titolo: Come Sigillo sul Cuore… Un cammino nelle profondità della nostra chiamata all’amore sponsale. Non sapevamo se potevamo partecipare, lasciare il nostro impegno quotidiano, come già scritto siamo due missionari laici, per la Comunità di Speranza e Carità di Palermo che accoglie 600 persone in difficoltà, ma alla fine il buon Dio e il nostro desiderio di metterci in discussione ha prevalso e siamo partiti alla volta di Angolo Terme in provincia di Brescia, dove si teneva il mini-corso.

Arrivato il giorno dell’inizio del seminario, siamo partiti con l’areo da Palermo e siamo arrivati a Bergamo dove abbiamo trovato ad attenderci Antonio, che aveva incastrato tutti in vari impegni per venirci a prendere. Poco dopo in auto siamo andati a prendere la moglie di Antonio, Luisa, e poi insieme ci hanno portato a Ghiaia di Bonate dove nel 1944 ci sono state le apparizioni di Maria Regina della Famiglia. Lì siamo rimasti molto colpiti, un brivido è corso sulle nostre schiene, perché, una volta entrati in questo piccolo luogo di preghiera, nella raccolta cappella vi è un quadro della Madonna molto particolare e ispirato. Maria Regina dal volto sorridente e con la corona in testa, tiene nelle sue mani, chiuse sul proprio petto in modo amorevole, due colombe nere. Antonio e Luisa ci spiegano che le due colombe che guardano in due direzioni opposte, sono il simbolo del conflitto tra sposi, esse però rimangono buone e in pace tra le mani sante di Maria, davanti la corona del rosario che pende dal braccio della Madonna. Tutto in intorno al quadro, dove è raffigurata la Madonna, dei raggi avvolgenti che ci fanno avvertire la presenza di Dio che abbraccia tutti noi e ci protegge, se abbiamo l’umiltà di affidarci a Lui.

Una gioia grande è corsa nei nostri cuori alla vista di questa immagine della Madonna, abbiamo sentito tutto il suo amore per noi, che veglia sul nostro matrimonio. Al nostro matrimonio, sei anni fa, avevamo regalato a tutti i nostri invitati un santo rosario, perché sapevamo che pregare Maria ci aveva unito per donare le nostre vite totalmente ai poveri. La gioia continuava ad essere nei nostri cuori mentre scoprivamo e visitavamo questa cappella, dove vi è un bel quadro della Sacra Famiglia e tanti ex voto di miracoli ricevuti da tanti fedeli che hanno invocato Maria Regina della Famiglia. Antonio e Luisa ci hanno provvidenzialmente chiesto di pregare il santo rosario e tutti insieme lo abbiamo recitato. A seguire ci hanno offerto il pranzo e poi ci hanno fatto conoscere la loro bella famiglia, insomma possiamo dire che ci hanno avvolti nella loro accoglienza amorevole.
La sera abbiamo cominciato a partecipare al mini-corso tenuto dall’equipe di Intercomunione delle famiglie. Da subito si è capito che ci avrebbe fatto molto bene perché le loro erano testimonianze vere che raccontavo le reali difficoltà di ogni coppia di sposi cristiani che decidono di mettersi completamente nelle mani di Dio. E’ diventato subito chiaro che il dialogo, il rapporto con la sessualità erano nodi su cui si intrecciano tutte le famiglie. Luisa, che è ginecologa, ha raccontato alcune semplici dinamiche e nozioni fisiologiche. Ha trattato del desiderio e di come questo sia maggiore per gli uomini per una questione ormonale, di come spesso ci si approcci in modo sbrigativo all’intimità anche nel matrimonio senza imparare a corteggiarsi e a vivere il rapporto in modo graduale come necessitano le donne per arrivare all’eccitazione. Luisa, avendo raccolto tantissima esperienza con le sue pazienti, ci ha raccontato una dinamica molto importante. Quando la donna entra in menopausa si apre una nuova sfida per i due coniugi. Il desiderio sessuale della donna cade a picco. Luisa da un consiglio alle pazienti e indirettamente ai loro mariti: di vivere quella nuova situazione come un invito a corteggiarsi di più. Affinchè il desiderio relazionale possa compensare la mancanza di desiderio ormonale. Tante le perle di saggezza cristiana ed esperienziali che ci hanno donato in questo corso, anche perché nessuno di noi ha avuto un’educazione sessuale né dai genitori, né a scuola, nessuno ci ha insegnato ad essere sposi cristiani. Momenti importanti sono state la Messa, e in particolare un’adorazione eucaristica, a cui il sacerdote, Padre Luca, ha voluto regalarci un momento speciale. Ad ogni coppia di sposi che era inginocchiata, a turno, davanti l’altare, si è messo in mezzo coprendoci con un manto e donandoci parole ispirate dallo spirito santo. Tornati a casa abbiamo fatto nostri i consigli del seminario. Io ho ripreso a corteggiare mia moglie, ad essere più gentile e proprio questa domenica abbiamo recuperato i nostri spazi. Ogni giorno dobbiamo amarci e venirci incontro l’uno con l’altro, con l’ausilio fondamentale di Maria Regina della Famiglia, così resisteremo a tutti gli attacchi del demonio e alle tentazioni per dividerci.
Riccardo Rossi  

Il matrimonio sia tenuto in onore in tutte le cose. E il talamo sia incontaminato.

Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo, se invece muore produce molto frutto” (Gv 12, 24-26)


Era esattamente l’11 settembre 2021, avremmo dovuto presenziare a questo corso che dava il “tutto esaurito”, mentre all’epoca il buon Dio ci volle a dare testimonianza di Sè durante il pellegrinaggio Famiglie della Liguria. Da questa Parola di verità partiva il nostro ringraziamento a Dio, versetto nel quale facevamo memoria di quanto Dio ci avesse voluto bene e di come desse misteriosamente senso alle nostre giornate.


Ad un anno di distanza e con 3 figli piccoli al seguito, sempre più stanchi rispetto all’anno scorso, quantomai assetati di bere alla Fonte d’Acqua Viva, il Signore ci ha fatto la grazia di richiamarci sul Tabor e partecipare a questa edizione di “Come sigillo sul cuore” per darci ulteriore prova della Sua fedeltà. Mio marito ed io siamo differenti, per lui le cose vanno bene in fin dei conti, lui pensa che ci si debba anche accontentare nella vita esaminando ciò che si ha, e questo è corretto in linea di principio. Io invece tra i due, sono quella che sente il bisogno di movimento, di una continua tensione verso l’Alto (e l’altro, il mio prossimo).

Così durante l’adorazione, il Signore non ha indugiato nel donarci una Parola, programmatica a ben giudicare, dalla quale ripartire una volta terminato il corso: “Il matrimonio sia tenuto in onore in tutte le cose. E il talamo sia incontaminato. (…) Infatti Egli ha detto: Io non ti lascerò mai né ti abbandonerò” (Ebrei 13, 4-5). A onor del vero gli argomenti trattati non ci erano nuovi del tutto, ma l’approfondimento di quelli che sono i 5 pilastri del matrimonio naturale (unicità, indissolubilità, fedeltà, fecondità, socialità), la condivisione di coppia e il rimetterci alla presenza di Gesù Eucaristico con il nostro tutto e il nostro niente, ci hanno ridato respiro e parole per saperci ri-definire. L’aver preso consapevolezza poi dell’essere Chiesa, perchè i nostri dolori e le fatiche del quotidiano non son poi tanto distanti da quelli che vivono altre coppie di sposi, ci hanno sempre più aperto gli occhi sull’importanza del quinto pilastro, la socialità, per farci gustare la bellezza e il senso della condivisione nel camminare insieme verso Cristo.

E di questa Chiesa, quale profeta a Suo nome, padre Luca ci ha ridonato un’immagine bellissima del Crocifisso, restituendoci il senso di quel “Svuotò sè stesso” (cfr. Filippesi 2,7) riferito a Cristo e poi a noi sposi, i quali, nell’unione, rendiamo vivo e attuale il sacramento del matrimonio. Spesso, bene, anzi meglio, come ci è stato declinato nei frutti della corte continua, ossia di un corteggiamento perenne, fatto di tenerezza (non tenerume!) e di sguardi, di un amore casto (cioè pulito, libero dall’avidità degli occhi e dai danni della pornografia), che in fin dei conti è davvero quello che il nostro cuore desidera. Fare l’amore in pienezza facendo uso dei metodi naturali per vivere le cose di Dio… da Dio!


Scopo del matrimonio è far felice l’altro e lo esperimento tutte le volte che dò il massimo, per e con amore, anche quando cucino un uovo al tegamino! E come diceva Santa Teresina del Bambin Gesù (la cui immaginetta è la terza volta che prova a fuoriuscire dalla Bibbia, forse forse affinchè io la legga): “Amare è dare tutto, è dare sè stessi!. E se lo dice lei che è patrona delle missioni, sappiamo quale sia la nostra.


E così, con il desiderio di non sprecare tutto il bene seminato e ricevuto in questi giorni, ripartiamo dal nostro quotidiano, grati a Dio per le porte che ci aprirà e le famiglie con cui cammineremo, ben sapendo che lo Sposo è con noi e che Maria ci copre con il Suo manto! Allelujah!

Marina e Antonio

Dove siamo chiamati a stare

Sei dove sei chiamato a stare: questa consapevolezza di essere nella strada di Dio dona una pace veramente autentica. Così è stato per noi, Giada e Giacomo, sposati da tre mesi (dopo due anni di fidanzamento). È stata una celebrazione bellissima: il coro della Gioventù Francescana dove abbiamo camminato, le nostre famiglie, i nostri amici più cari, il sacerdote che ci ha accompagnato. Tutto parlava di festa quel giorno e ne sentiamo il profumo ancora oggi, ancora adesso che nel Matrimonio si è aperta una strada nuova! Eh già, perché il fidanzamento è una cosa, il Sacramento matrimoniale un’altra. Questa novità non possiamo perdercela: altro che convivenza, c’è da custodire con forza il Matrimonio, come uno scrigno da cui estrarre i nostri tesori.
Abbiamo vissuto il periodo da fidanzati in castità. Avete presente il telepass? Ecco, la castità prematrimoniale è un ottimo telepass. Ti fa arrivare prima alla meta, ti fa arrivare meglio. Dimezzi i tempi, abbatti l’orgoglio, le maschere, attraversi le tue ‘selve oscure’ e ti ritrovi a guardare stelle che neanche potevi immaginare. Non è facile, ci vuole tanto coraggio, oggi più che mai (d’altronde, se fosse facile, forse dovremmo farci due domande sulla relazione stessa). L’obiettivo di un fidanzamento è fare verità: capire se Dio ci ha pensati per l’eternità con quella persona, se siamo chiamati a stare insieme oppure se così non è. Da cristiani, la Chiesa già ci propone (da secoli) uno strumento infallibile, decisamente efficace, anche se tanto bistrattato. Noi non avremmo potuto compiere il grande passo senza aver intrapreso questa via, anzi, molto probabilmente le cose si sarebbero complicate. Non è facile fare chiarezza quando ti trovi diviso fra ciò che fai e ciò che il tuo corpo dice. È una specie di stillicidio, per cui con la corporeità ti dichiari dono totale per l’altro, ma con i fatti non ti comprometti fino in fondo.
Con dispiacere, abbiamo visto come la castità prematrimoniale sia una via poco battuta anche dai cristiani
stessi, che sulla sfera della sessualità preferiscono fare orecchie da mercante, scegliendo forse senza discernere. Chissà se sapessero che ricchezza trascurano! Proprio per questo, spesso le coppie cristiane su questa strada sentono tanta solitudine. Ancora di più i single, che si sentono strane chimere per aver abbracciato questa scelta e averla resa un fattore essenziale nelle proprie relazioni.

Da single, anche io ho sperimentato questo doloroso isolamento (reso ancora più acuto dal fatto che proprio in Chiesa non trovavo chi ne parlasse o appoggiasse questa strada!) e come me, sto scoprendo, tanti, tantissimi altri ragazzi e ragazze. La spinta a parlarne e incoraggiare a parlarne ha dato spazio a “Ne senti la voce”, una paginetta Instagram che ho creato prima del Matrimonio e che mi ha permesso di dare sfogo ad un’esigenza sempre più grande, che non riuscivo a trattenere: provare ad annunciare la bellezza della castità (in ogni stato di vita), creando un luogo dove la solitudine non avrebbe trovato posto, sostituita dalla condivisione fraterna. Non vi dico i frutti che sta dando, io stessa ne sono stupefatta: raccolgo tante testimonianze di castità vissuta e ho conosciuto virtualmente persone in cammino, sul serio, che si fidano della Chiesa (perle rare!) e provano davvero a mettere in pratica questa obbedienza.

Spesso mi ringraziano per l’evangelizzazione che sto portando avanti (seppur con tanti limiti): ecco, non ho mai pensato di stare evangelizzando, il mio intento voleva essere puramente diffondere una Parola che la Chiesa proclama da secoli e che ho visto, concretamente, cambiare vite. Eppure è così, ogni tanto mi soffermo a pensarci. Evangelizzare, portare Gesù, incoraggiare l’incontro con Lui, che poi è l’unica cosa che ti cambia la vita (non la castità). Ho messo dunque anche questo progetto nelle Sue mani, perché come è iniziato sulla scia di tante grazie, così finisca quando Egli vorrà. Nel frattempo, ringrazio Dio per mio marito (a cui farò una sorpresa con queste righe!): ogni volta che ti guardo mi stupisco che il Signore mi abbia voluto donare tanta bellezza, dentro e fuori, e non posso che ingraziare per tanta grazia quotidiana.

Giada e Giacomo (Ne senti la voce)

Veniamoci incontro!

Uomo e donna insieme sono una forza della natura. Lo ha detto bene Jovanotti in una sua canzona Il più grande spettacolo dopo il big bang siamo noi, io e te. E’ davvero così. Quella creatura che Dio mi ha posto accanto quanto è bella, quanto è affascinante. E più la conosco e più lo è. Nonostante a volte sia pesante, pedante, mi faccia innervosire, non la capisca. Eppure è bella ma proprio perchè resta un mistero. Più passano gli anni e più è così. Perchè mi permette di entrare in lei, nel suo modo di essere e di pensare ed è molto affascinante. Finito questo panegirico della mia Luisa, che però non è piaggeria ma mi sgorga dal cuore, arrivo all’argomento di quest’articolo. Siamo differenti, vediamo di venirci incontro.

Tra le problematiche più frequenti in una coppia consolidata di sposi ne ho notata una che riguarda davvero tante coppie. Lui e lei si lamentano di due atteggiamenti dell’altro che danno fastidio. Lui di solito ha un lavoro impegnativo. Che porta via diverse ore ed energie ogni giorno. Lei lavora meno fuori e si dedica maggiormente alla cura della casa e dei figli. Alcune volte lavora solo in casa. Non voglio fare degli stereotipi ma spesso è così. Poi ci sono naturalmente eccezioni ma non sono la normalità. Ebbene cosa accade? La moglie ha bisogno di parlare. Non è un capriccio. Ne sente proprio la necessità. Nostra moglie non vuole solo metterci al corrente di quanto è successo, dei problemi, degli impegni ecc. ecc. La donna raccontando la sua quotidianità ci sta raccontando non dei fatti ma come ha vissuto quei fatti. Si sta aprendo emotivamente, ci sta dicendo quello che ha provato, le sue sofferenze, le sue gioie. Nel problema che ci racconta non c’è un fatto ma c’è lei. Così se ci racconta che il piccolo è caduto e si è fatto male ci vuole trasmettere la sua preoccupazione di quel momento e magari la solitudine di dover affrontare quell’imprevisto, seppur piccolo, da sola. Ho fatto un esempio stupido ma vale per tutto. E da noi non si aspetta una soluzione, almeno non sempre, ma che comprendiamo il suo stato d’animo. Si aspetta condivisione ed empatia.

Gli uomini sono diversi. Tornano a casa, dopo una giornata di lavoro, e non hanno nessuna voglia di parlarne. Non credono sia importante farlo. L’uomo tornato a casa ha solo un desiderio: staccare la spina e rilassarsi. Stare un po’ da solo. Entrare in quella che nel gergo si chiama caverna. La mia caverna può essere andare a correre, quella di un altro fare l’orto. Altri guardare una serie su Netflix, leggere, fare una passeggiata, giocare alla play. Ci sono moltissimi modi ma noi uomini abbiamo bisogno della caverna.

Cerchiamo quindi di venirci incontro. Prima di tutto accettando che siamo differenti e che abbiamo necessità differenti. Come accettarlo? Nel dialogo di coppia. Diciamocelo quello di cui abbiamo bisogno. L’altro non ci arriva da solo. Poi, se è vero che ci vogliamo bene come diciamo, rispettiamo le nostre necessità. Se lo sappiamo sarà più semplice farlo. Luisa sa che quando torno a casa ho bisogno di tranquillità. Ed io so che non posso approfittarmene. Non posso stare troppo nella mia caverna. Poi vi assicuro che noi maschietti saremo molto più predisposti ad ascoltare. Lo dobbiamo fare perchè lei ne ha bisogno. Anche se ci dice sempre le stesse cose. Capito? E senza guardare ne frattempo il telefono o la tv. Attenzione e condivisione. Così vi assicuro che avrà anche più desiderio di fare l’amore. Vi conviene!

Coraggio non è sempre facile vivere con quella personcina che avete accanto ma è meraviglioso. Non la cambierei mai per farla simile a me. Sai che noia sarebbe!

Antonio e Luisa

Un Dio che si rispetti non mi può volere infelice.

Oggi permettetemi un articolo un po’ diverso dal solito. Mi sono immaginato il cristiano medio italico davanti al matrimonio. Ho provato a ragionare con la mentalità del nostro tempo. Non che io mi creda migliore. Semplicemente ho avuto la grazia di incontrare persone che mi hanno fatto capire e una moglie eccezionale. Altrimenti sarei anche io dentro questo modo di pensare. Ne è uscito un quadro direi desolante dove il sacramento non è che un rito senza sostanza. Dove love is love. Finchè c’è il love naturalmente. Dove la promessa non sono che parole vuote, dette senza consapevolezza. Quanti si sposano davvero convinti di voler restare sempre e comunque, anche se l’altro li abbandonasse? Credo molto pochi.

Ho appena finito il corso prematrimoniale. Una rottura di scatole. Non vedevo l’ora finisse. Non ci ho capito nulla. Certo che ne hanno dette di cose. Ho solo una domanda: perchè mi devo sposare in chiesa? No perchè non so se ne vale davvero la pena. L’amore cristiano è davvero qualcosa di strano. Questo Gesù che per amore di gentaglia che non merita nulla, che lo tradisce, si lascia umiliare, picchiare e addirittura uccidere sulla croce. Lo fa per amore e, secondo la nostra fede, attraverso questo amore che viene offerto a chi ne è indegno, redime e salva il mondo. E’ ben strana questa cosa. Non è finita qui. Fosse solo questo. Gesù pretende che anche noi facciamo altrettanto. Chiede ad ognuno di noi di amare in quel modo. Ma siamo matti! Un Dio che si rispetti non mi può volere infelice. Figurati se il matrimonio può essere una croce. No! Non se ne parla. Se non sono felice mollo tutto e cerco altrove. D’altronde Dio a cosa serve? A rendermi felice. E allora come la mettiamo?

Il bello è che chiede proprio a noi sposi di amare così. Lo chieda ai suoi preti! E invece no. Lo chiede in particolare a noi sposi. Bella fregatura insomma averci appioppato il compito di essere icona di Dio, immagine del Suo amore. E si! Come se io fossi un povero cretino che accetta di salire in croce per amore. Scusa Gesù nessuna allusione a te, sia chiaro. Tu puoi, sei Dio, ma io sono un povero uomo. Io voglio essere felice, mi accontento di poco. Vorrei trovare una donna che mi faccia stare bene, che sia disponibile, che quando ho voglia faccia l’amore con me, che mi cucini bene, che mi lasci guardare le partite di Champions senza chiedermi di aiutarla a piegare le lenzuola (sembra lo faccia di proposito, arriva sempre in quel momento). Insomma voglio una donna che mi dia tutto quello che mi manca senza rompere troppo. Non voglio stravolgere la mia vita.

L’amore non è forse questo? Stare bene insieme. Naturalmente stare bene insieme significa che sto bene io. D’altronde l’amore è quella cosa che non puoi governare. Ti viene e così come è venuto se ne va. Non ti amo più, non sento più nulla. Non è colpa mia. Forse è colpa tua che non sei più quella di prima. Non sei quella che credevo tu fossi. Sei sempre insoddisfatta, dici che non ti faccio sentire amata, che non mi prendo cura di te. Cosa pretendi? Devo lavorare e poi lasciami respirare un po’. E poi la dico tutta, è passato qualche anno e non sei più così bella. Non hai più quel seno sodo, è diventato un po’ cadente. E in viso si vede qualche ruga e in testa i capelli bianchi. No non va bene così! Merito di meglio. Ho provato a volerti bene ma proprio non riesco più. Meglio lasciarci.

Non so a voi ma questa breve descrizione a me è sembrata un incubo. Eppure la mentalità di oggi è questa. Ho esagerato, ne ho fatto una descrizione caricaturale, ma è così che il mondo ci porta a pensare. Io, io e poi ancora io. Il MIO matrimonio è buono fino a quando l’altro MI fa stare bene. Il matrimonio è uno strumento come altri per il MIO benessere psicofisico. Come spesso è la fede. La fede va bene finchè mi dà qualcosa. Così il matrimonio. Se le difficoltà sono maggiori rispetto alle gioie e allora non ne vale la pena. Ci devo guadagnare. Se trovo di meglio perchè no?

Perchè invece il matrimonio cristiano è diverso, è diventa davvero un mezzo di salvezza? Badate bene non ho detto di gioia. Non ho detto gioia perchè il matrimonio può anche essere causa di sofferenza e di dolore. La croce è li a ricordarcelo. Ho detto DI SALVEZZA! Il matrimonio cristiano ci permette di imparare a donarci. Ci permette di non avere una vista miope. Il miope vede benissimo gli oggetti vicini, sè stesso, ma fa fatica a mettere a fuoco l’altro, la persona amata. Ecco il matrimonio è come se fosse un paio di occhiali che ci permette di focalizzarci sulla persona che abbiamo accanto e sul suo bene. Prima del nostro. E questo cambia la vita, la vita dell’altro che si sente amato in modo gratuito ed incondizionato e anche la mia che in quel dono imparo ad essere chi sono davvero e in quel dono incontro Gesù. Capite che cosa grande è il matrimonio? Uscendo da me stesso trovo chi sono davvero.

Ecco se per voi il matrimonio non può mai essere croce, non sposatevi in chiesa. Convivete, sposatevi civilmente ma non in chiesa. Stareste facendo solo una sceneggiata. Il sacramento ti chiede di amare tutta la vita. Come fate a prometterlo se non pensate che l’amore che date all’altro e a Dio sia un atto di volontà prima che un sentimento, e che a volte significa abbracciare la croce. Sposarsi in Cristo è rischioso ma nulla riempie la vita come dare tutto per amore.

Antonio e Luisa

Riaccompagnati e risposati. Il punto di vista di uno sposo abbandonato e fedele.

Oggi voglio parlare di un argomento spinoso, che ha diviso e divide purtroppo molte persone all’interno della Chiesa: la comunione alle persone riaccompagnate o risposate, che poi spesso sono i nostri coniugi.

Io credo che una discussione su questo tema sia sbagliata, perché l’obiettivo non è fare la santa comunione, ma andare in Paradiso. Quindi si tratta di capire quale sia il bene dell’altra persona e quali aiuti possa avere per crescere. Nel 2016 nella mia diocesi (Arezzo) avevamo organizzato un cammino pastorale per i riaccompagnati e risposati: mi ricordo che al primo incontro erano tanti e dopo circa mezz’ora uno di loro alzò la mano e chiese se avrebbero potuto fare la comunione; la risposta del sacerdote fu negativa e dalla volta dopo non è venuto più nessuno.

E’ chiaro che se si considera la santa comunione  un diritto e non un dono immeritato, si parte subito male: spesso sento dire “Dio è venuto per i peccatori”, è verissimo, ma non esiste nessuno al mondo che si “meriti” la comunione: ricevere Dio, ci rendiamo conto? Neanche se facessi il missionario o pregassi ininterrottamente tutta la vita! Perché quello che ho ricevuto è molto superiore a quello che potrei contraccambiare. Quanto vale un mio respiro o un battito di cuore? Quanto sarei disposto a pagare per una giornata in più di vita?

Su Amoris Laetitia, nel famoso capitolo ottavo e nelle note è scritto che in alcuni casi i risposati e riaccompagnati possono ricevere i Sacramenti: la cosa non mi disturba, anche perché viene sottolineato che dovrebbe avvenire in seguito ad un cammino in cui si riconosce di aver sbagliato e si vanno a migliorare i rapporti verso il coniuge e i figli e non è un “tana libera tutti”. Io vorrei che tutti andassero in Paradiso e se la comunione può aiutare un fratello, ben venga! Non siamo mica a scuola in cui c’è invidia verso chi viene promosso con un aiuto da parte dei professori. Qui stiamo parlando di vita eterna e d’altra parte la parabola dei 10 talenti mi sembra chiara: alla fine della giornata chi ha lavorato tutto il giorno prende quanto chi ha lavorato 1 ora soltanto. E’ ingiusto o siamo felici perché nostro fratello ha ricevuto anche lui la nostra stessa paga? L’amore è ingiusto, altrimenti si chiama commercio o amore prostituito, io ti do una cosa e tu me ne dai un’altra.

Dio è misericordia e nessuno di noi potrà andare in Paradiso senza la Sua Misericordia, nessuno, nemmeno il Papa: è un dono, un regalo. Ma è altrettanto vero che io non posso dare una pacca sulle spalle a mio fratello e dirgli fai quello che vuoi, tanto Dio ti perdonerà tutto, perché non cambierebbe niente. Io non so se andrò in Paradiso, lo spero tanto, ma di sicuro ho ricevuto tanto e sono chiamato a dare tanto. Probabilmente un mio fratello che ha vissuto in un altro Paese, magari non cattolico, che non ha  avuto genitori cristiani, non ha incontrato santi sacerdoti come me, sarà chiamato a fare molto meno. Io cerco di seguire il Vangelo e la strada (stretta) che viene indicata, (e sul matrimonio Gesù non avrebbe potuto usare parole più chiare), ma è probabile che per altre strade si giunga alla stessa meta; ma io non posso certo saperlo e neanche mi azzardo a esprimere giudizi o a dare consigli.

Infine una cosa che nessuno dice, ma che secondo me è molto importante, sono le conseguenze sui figli e sui giovani: già sono duramente provati e feriti per la separazione, che testimonianza vogliamo lasciare loro? Attenzione al messaggio che può passare. Se le persone riaccompagnate possono accedere ai Sacramenti, allora due giovani che si vogliono bene, sono fidanzati e fanno l’amore prima di sposarsi, fanno qualcosa di meno grave, perché non hanno promesso amore eterno davanti agli uomini e soprattutto a Dio (Se si tollerano e giustificano rapporti sessuali con altre persone e con un Sacramento valido, allora si tollerano e giustificano a maggior ragione tutti i rapporti sessuali al di fuori del matrimonio). Quando andiamo a ricevere la santa comunione dovremmo avere i brividi, cosa che non mi capita e anzi, quando mi sento “a posto”, cerco di ricordarmi che le prostituite mi passeranno davanti nel Regno dei cieli e così mi ridimensiono.

Ettore Leandri

Pellegrini per fare esperienza della Bellezza

Da bambina andavo ogni estate in vacanza in Valle Vigezzo, trascorrevamo le vacanze a Santa Maria Maggiore, ma la messa della domenica era rigorosamente al Santuario di Re.

La storia della Madonna del Sangue risale al 1494, più precisamente alla sera del 29 aprile quando due amici scendendo dalla valle si recarono alla Bettola di Re per andare a svagarsi, ma il vino era come le ciliegie per loro, un bicchiere tirava l’altro e così, ormai alticci, decidono di sfidare altri giocatori al gioco della Piodella che consiste nel lanciare un sasso (la piodella) contro un tronco di legno per far cadere delle monete.

Uno di loro perde al gioco, si arrabbia e lancia il sasso contro l’immagine della Madonna, i giocatori scappano. Nel mentre arriva un signore che era solito passare di lì e toccare l’immagine della Madonna come segno di devozione e si rende conto che la Madonna stava iniziando a sanguinare, la notizia si sparge in fretta, vengono suonate le campane e chiamato il parroco che raccoglie in un calice il sangue della Madonna, i paesani asciugano il sangue con delle pezze ancora oggi conservate nella reliquia del santuario.

A Re sono custodite due pergamene antiche che testimoniano che il miracolo è veramente avvenuto, ma la testimonianza più viva sono i tanti pellegrini che giungono ogni giorno in questo santuario. Riccardo ed io abbiamo scelto di fare questo pellegrinaggio per rendere grazie alla Madonna per i tanti doni ricevuti e chiaramente anche per presentarle le nostre fatiche e sofferenze.

A Re sono presenti una sfilza di fiocchi nascita per grazia ricevuta, ci sono stati il mio e quello di mio fratello e adesso quello di nostro figlio Pietro. Abbiamo camminato per 16 km in totale. Mio marito era instancabile, d’altronde un alpino (è stato militare per un periodo) resta sempre un alpino, io (non essendo abituata a praticare sport) arrivata a Malesco avevo male dappertutto. Salire e scendere pendii ripidi è molto faticoso.

Abbiamo recitato il Santo Rosario e la preghiera al Cuore Divino di Gesù sia al andata che al ritorno. Una volta arrivati a Re il mio cuore scoppiava di gioia, questo pellegrinaggio è stato anche una bellissima metafora della vita, la preghiera ha alleggerito i miei sforzi, la mano di mia marito mi ha dato sicurezza e la fede mi spingeva a credere che c’è la avrei fatta e continuare a camminare. La preghiera mi faceva sentire meno pesanti i chilometri sotto i piedi.

Ci siamo confessati, abbiamo partecipato alla Santa Messa, ma non ero sicura di riuscire a tornare a piedi, ero tentata di prendere il trenino, ma lo avevo promesso alla Madonna e dovevo farcela! Mio marito è andato in farmacia a comprarmi dei cerotti per le vesciche sui piedi (se pur ho indossato scarponi da montagna mi sono venute lo stesso) e si è inginocchiato all’inizio del percorso per mettermeli sui piedi.

Abbiamo ripreso a camminare stanchi anche per il sole che picchiava parecchio quel giorno (eravamo partiti alle 14:00) parte del tragitto era in pineta e li abbiamo lodato il Buon Dio per la brezza frizzantina e le meraviglie del creato, ma poi arrivati a Malesco abbiamo dovuto proseguire sotto il sole e li abbiamo offerto con il cuore quella fatica: Maria Santissima offro a te queste fatiche in segno del mio amore e della mia devozione per te.

Dio incidenza ha voluto che proprio quando siamo arrivati a Re era appena arrivato un grande gruppo di pellegrini e hanno aperto la reliquia contenente il sangue della Madonna. È stata una grande Grazia perché non viene aperta spesso. È stata un esperienza meravigliosa, ci ha riempito il cuore di gioia, di forza vitale, è stato come abbracciare la Madonna.

Alessandra e Riccardo

15 anni di matrimonio sono pochi?

Il matrimonio è una tappa, non scontata, nella vita di una coppia. Non scontata, perché d’avventure e disavventure possono succederne a iosa. E, non sempre, si ha il desiderio, il coraggio di prender questa barca e remare, oltrepassando, insieme, gli anni per giungere alla meta. E poi qual è la meta di un matrimonio?

Ognuno può avere le sue idee. Si può filosofeggiare sull’argomento, prendere sottomano dei riferimenti teologici, la Sacra Scrittura, il pensiero dei santi, o di emeriti scrittori e pensatori. Eppure, la verità è, in questi casi, spesso soggettiva. E tale verità dev’essere pure libera. Non possiamo, cioè, sindacare le scelte di Tizio o Caio. Perché ognuno forgia su sé stesso il suo vestito matrimoniale, il suo stile di vita coniugale.

Quante coppie “litigarelle” conosciamo? Si amano, forse, meno di chi sta sempre in pace? Io e Davide siamo, così, dei bei tipi, dal punto di vista caratteriale. Eppure, riconosco come sia una delle persone migliori incontrate nella mia vita, la prima sulla faccia della terra con cui ho avuto modo di dissertare a lungo di tutto, e di crescere insieme, nel bene e nel male, nella salute e nella malattia, nella gioia e nel dolore. Abbiamo tre figli e siam arrivati a quota 15, di anni insieme, A voi, dei nostri piccoli flash sul tema, scritti separatamente e poi legati, come in una sorta di puzzle; come due facce di una stessa mela, facenti parti dell’albero maestro: Dio Padre che, sempre, fa capolino con le sue fronde e ci scuote, ci parla, consiglia, ammaestra, ama sempre per primo.

Patrizia. Auguri a me e Davide, che compiamo 15 anni di matrimonio. Ma senza Dio, i figli, e gli amici fidati, saremmo, probabilmente, diversi, peggiori. La salvezza di una coppia non può dipendere, infatti, dalle sole proprie forze. Non credo possano esistere donne e uomini perfetti, amabili, esenti da difetti.

Davide. Auguri all’amore della mia vita che mi ha insegnato cosa significa amare con la A maiuscola, come le scrissi in una delle mie prime lettere.

P. Ricordo bene quella lettera… Anch’io, chiesi a Dio quando conobbi mio marito, nell’istante preciso che mi diede il primo bacio: “Insegnami ad amare, non per come ho sempre fatto, ma per come è giusto che sia“. Perché la vita di una coppia è un venire, di certo, a compromessi, un lasciarsi andare ma anche morire vicendevolmente (facendo morire, ogni volta, l’uomo vecchio) per amare davvero, per amare l’intero.

D. Già, perché il mistero dell’amore scambievole si rinnova giorno dopo giorno, istante dopo istante. Delle volte, appare come irrealistico, utopico, ideale, altre come l’insostenibile leggerezza dell’essere.

P. Prima di scoprirsi innamorati, ci si riconosce fra la folla, nel chiacchiericcio banale, si comprende d’essere simili.

D. Ma se confrontiamo il nostro “essere individuale” con l’“essere l’uno per l’altro” si scopre la meravigliosa sensazione dell’”io” che ha necessità del “noi” per divenire sponsale.

P. Ma quante volte occorre cadere prima d’arrivare al traguardo? E poi, quale sarà il traguardo? Il traguardo per la sottoscritta è trovare sè stessi, aiutarsi reciprocamente nel cammino di miglioramento interiore. Perché nasciamo come creature uniche agli occhi di Dio. Il nostro esserci al mondo, è, cioè, indipendente dalla coppia. Ma è pur vero che si può divenire più fecondi insieme. E non solo per via dei figli, ma perché in due si diventa amanti, compagni, amici. Si sperimenta quell’amare il prossimo tuo come te stesso, quel perdonarsi, e incitarsi a vicenda alla ricerca della serenità/felicità che deve riguardare poi ogni persona attorno a noi.

D. E anche se delle volte capita che con la nostra irruenza o istintività primordiale, si possa arrecare dispiacere nell’animo altrui e, in particolare, al proprio coniuge, con l’Amore e con la fede che ci guida siamo qui, oggi, con voi, a testimoniare, con gioia, la nostra unione contratta dinnanzi a nostro Signore il 5 settembre 2007.

Patrizia e Davide

Da dove nasce il vostro desiderio?

Abbiamo ricevuto una domanda qualche settimana fa. Ho già risposto personalmente a chi ce l’ha fatta, ma credo sia importante rifletterci insieme. Perchè è inutile nascondere che il dubbio di questa persona è comune a tanti. Veniamo alla domanda. Il quesito è stato posto da una donna sposata da alcuni anni con figli. Quindi si tratta di una relazione solida e duratura. Il marito le sta chiedendo insistentemente da un po’ di tempo di ravvivare il rapporto intimo con l’introduzione di alcuni sextoys e travestimenti. Lei non si sente di farlo perchè le sembra qualcosa di svilente e che non la fa sentire bene e ci chiede se moralmente l’ausilio di questi strumenti possa essere ammesso oppure no. Mi sono confrontato anche con padre Luca prima di rispondere. Quindi mi sento abbastanza certo della posizione che vi propongo.

Iniziamo con il dire la prima cosa fondamentale: anche se una pratica è lecita se non è gradita ad entrambi non è da fare. Quando ci capita di parlarne privatamente gli sposi che ci contattano, Luisa ed io siamo sempre netti su questo. Mai obbligarsi a fare qualcosa che non ci piace per le insistenze dell’altro. Perchè poi si rovina tutto quel momento di intimità. Non ci sente capaci poi di abbandonarsi all’altro e ci si irrigidisce. Capite il problema? Quindi la risposta alla follower è già chiara: dire di no. Ma ora affrontiamo un discorso più generale. Cosa dice il catechismo?

Gli atti coi quali i coniugi si uniscono in casta intimità, sono onorevoli e degni, e, compiuti in modo veramente umano, favoriscono la mutua donazione che essi significano, ed arricchiscono vicendevolmente in gioiosa gratitudine gli sposi stessi (CCC2362)

Ci sarebbe da fare dei distinguo perchè i sextoys sono tanti e diversi e si dovrebbe magari valutarli in modo diverso l’uno dall’altro. Restiamo però sul generico. Io sinceramente ho qualche dubbio che far travestire mia moglie da dottoressa sexy (è solo un esempio) possa essere considerato degno. Lo stesso se decidessi di usare manette o stimolatori vari. Ma questo, potreste obiettare, potrebbe essere una mia personale sensibilità perchè sono particolarmente bigotto e represso. Quindi decidiamo pure che invece si possa fare. Alla fine la scelta è lasciata ai due sposi. Seguitemi nel ragionamento. Sappiamo bene che il rapporto sessuale tra sposi per essere moralmente buono deve avere due caratteristiche: deve essere unitivo e aperto alla vita. Quindi non ci dovrebbe essere peccato se il tutto rientra nei preliminari e poi il rapporto dovesse terminare con la penetrazione e con l’eiaculazione in vagina. L’apertura alla vita è preservata. Ho qualche dubbio sull’unione. E’ davvero un rapporto unitivo?

Cosa non funziona? E’ una scorciatoia. Una scorciatoia che evita di andare al nocciolo del vero problema. Dove nasce il desiderio che mi spinge a ricercare mia moglie o mio marito? Che rimanda poi ad un’altra domanda: con chi mi voglio unire? Con mia moglie? Con mio marito? Con le mie fantasie? Qui casca l’asino. Spesso chi sente il desiderio di usare certi aiutini è perchè non desidera l’altro. C’è aridità nel cuore.

Il desiderio, quello buono, quello che fa bene, quello che permette di vivere in modo sano il rapporto, non nasce dalle fantasie che ho nella testa. Quelle fantasie sono spesso frutto della cultura pornografica da cui mi sono abbeverato. Quello è un desiderio prettamente fisico ed egoistico. Non credo si possa neanche chiamare desiderio. E’ un’eccitazione. Ho visto delle immagini che mi hanno eccitato e che voglio ripetere con l’altro. Non sto cercando la comunione ma sto cercando di mettere in pratica delle fantasie. E’ unitivo una intimità così? Io ho qualche dubbio.

Sappiamo bene come il primo organo sessuale sia il nostro cervello. In realtà il cervello dovrebbe essere accompagnato dal cuore. Se ho bisogno di sextoys o di fare fantasie per desiderare un rapporto con l’altro forse c’è qualcosa che non va. Perchè fuggire dalla realtà? Perchè non mi basta quella donna o quell’uomo così come è?

So benissimo che costa fatica, ma il desiderio deve nascere dal cuore. Cosa voglio dire? Deve nascere dalla relazione, dalla cura reciproca, dalla tenerezza, dal mettere l’altro al centro delle nostre attenzioni tutti i giorni Non solo quando vorremmo unirci in intimità. Sempre. Solo così può nascere quel desiderio buono di vivere concretamente la comunione e la fusione delle nostre persone attraverso l’unione dei corpi.

So già le obiezioni. Me le hanno fatte tante volte: se non si cambia, se non si mette un po’ di pepe e si introduce qualche novità, l’intimità dopo tanti anni diventa scontata, monotona e noiosa. Per quello non si ha più voglia. Scusatemi la franchezza ma sono tutte balle. Se il matrimonio è curato, se la relazione è messa al centro, se c’è l’impegno di entrambi di donarsi ed accogliersi durante tutta la giornata (abbracci, dialogo, carezze, servizio, esserci, ascolto, ecc), beh allora non si ha bisogno di sextoys per rendere un rapporto appagante. Perchè non è vero che è sempre uguale. Noi siamo sempre diversi, la nostra storia insieme si arricchisce continuamente di tante cose belle o brutte che condividiamo, la nostra relazione è sempre più piena e ricca. Quello che cambia non deve essere il modo di farlo, ma l’amore che ci mettiamo dentro. L’amore va curato e fatto crescere.

Usare sextoys forse non è peccato, almeno non sempre, ma è una scelta al ribasso. Sicuramente nasconde un pericolo: quello di prendere la scorciatoia ed unirci non con l’altro ma con le nostre fantasie. Certamente è una modalità molto più facile e molto meno impegnativa, ma anche alla fine triste, che non lascia nulla dopo. Il piacere quello vero non viene solo da una contrazione muscolare come è l’orgasmo ma viene soprattutto dalla comunione profonda che possiamo sperimentare se viviamo bene la nostra intimità. Un piacere questo che lascia una forza e un benessere che durano per giorni. Un piacere che non è solo fisico ma spirituale. Quindi, il mio consiglio è questo: lasciate stare i sextoys ed impegnatevi a fondo a corteggiarvi. E’ faticoso ma ne avrete indietro il centuplo quando farete l’amore.

Antonio e Luisa

Riconoscere per essere riconoscenti

Riconoscere e riconoscenza. Ieri mentre ascoltavo l’omelia del sacerdote mi è venuta questa riflessione. Solo un breve flash ma che ho deciso di sviluppare con questo articolo. Perchè mi sembra importante, alla luce della mia esperienza di sposo e anche alla luce di quella di tante persone con cui ho avuto modo di dialogare in questi anni. E’ importante saper dire grazie sempre.

Spesso non è così! Spesso, parlo anche per me, è più facile soffermarsi sui difetti dell’altro. Riconoscere i suoi difetti e i suoi limiti non serve a rendermi la vita più semplice e il matrimonio più bello. Serve solo a creare in me un atteggiamento sbagliato, l’atteggiamento di chi tollera una situazione che in realtà non va bene. L’atteggiamento di chi è concentrato su ciò che non va. Alla fine non si è più capaci di dire grazie per tutto ciò che di bello invece c’è. Si crea una mentalità che diventa poi pregiudizio e giudizio.

Invece c’è un antidoto a tutto questo. E’ importante saper ringraziare Dio per tutto ciò che abbiamo. Che non è mai poco anche nelle situazioni più difficili. Non voglio dire che gli errori e i peccati dell’altro non vadano visti, che si debba fare finta di niente. No, anche questo sarebbe nascondere un problema che prima o poi esploderebbe in qualche modo. Significa altro. Significa spostare l’attenzione dai limiti della persona che abbiamo accanto ai nostri. Sì, anche noi commettiamo tantissimi sbagli ogni giorno. Dite di no? Pensate solo anche a tutte le omissioni che commettete. Tutte quelle occasioni che avremmo potuto amare, donarci, servire, prenderci cura, dire quella parola, fare quella cosa e non l’abbiamo fatto. Sono tantissime ogni giorno. Io ho smesso di contare le mie.

Spostare l’attenzione sui nostri errori e sull’amore grandissimo, gratuito, fedele, incondizionato, infinito e personale che Dio ha per ognuno di noi. Dio mi ama così, con tutti i miei pregi ma anche con tutte quelle parti che nascondo perchè non mi piacciono. Mi ama nonostante i miei peccati, i miei errori, le mie mancanze, le mie omissioni. Mi ama e mi vede come la persona più meravigliosa che ci sia. Questo cambia tutto. Se riusciamo a spostare l’attenzione dai suoi difetti ai nostri e all’amore che Dio, nonostante questi, ci regala, diventa più semplice accogliere nostro marito e nostra moglie. Anche quando non si comporta come vorremmo, anche quando ci ferisce e ci fa del male con le sue parole e il suo comportamento. Perchè i suoi difetti restano evidenti, ma non ci fanno più così male perchè non sono il centro del nostro cuore. Il centro è lasciato alla nostra relazione con Gesù. Solo così, mettendo dei confini al male che l’altro ci può fare, saremo pronti ad amarlo per quello che è perchè saremo liberi di farlo senza pretendere nulla da lui/lei.

Riconosciamo la nostra piccolezza per essere capaci di riconoscenza e di aprirci ad un amore libero e incondizionato.

Antonio e Luisa

I cristiani sanno cos’è il matrimonio?

Volevo ragionare con voi su una questione che ho affrontato pochi giorni fa con alcuni amici. Questo amico raccontava di essere andato con la moglie a dare testimonianza in una parrocchia e alla fine il parroco lo aveva ringraziato si, ma senza mancare di fare una velata critica. La proposta offerta dai miei due amici era troppo alta, necessitava di fede che non tutti avevano. Ora la domanda viene spontanea: non si può parlare della proposta cristiana sull’amore neanche in parrocchia? Se non lì dove?

Luisa ed io ci siamo trovati d’accordo con questa coppia sul fatto che spesso le persone, che anche vivono in un contesto cristiano, nella parrocchia, negli oratori o in gruppi e movimenti, in realtà sanno poco o nulla della morale cristiana e di cosa significa il matrimonio. Anche i corsi per i fidanzati di preparazione al matrimonio sono spesso incompleti, non arrivano quasi mai al cuore del matrimonio. Non so perchè. Perchè è così difficile spiegare cosa è un sacramento? Perchè è così difficile andare oltre la relazione umana? Si invitano psicologi, medici, avvocati o altri professionisti. Ma per queste cose, per fare andar bene una relazione sul piano umano non serve il sacramento. Basta il nostro impegno. Sono tutte cose fondamentali. Non lo nego. E’ importante conoscere determinate dinamiche relazionali e le norme giuridiche e sociali che caratterizzano l’istituto matrimoniale. Ma dove sta Gesù in tutto questo? Chi prepara queste coppie crede davvero che Gesù sia determinante? A volte mi viene il dubbio. Quando i fidanzati arrivano alla fine del percorso di preparazione sanno rispondere alle domande davvero fondamentali? Hanno capito la differenza tra la convivenza, che tanti di loro già vivono, e il matrimonio? Sanno cosa stanno per fare?

Ho come la sensazione che per tanti cristiani il matrimonio in chiesa sia solo la ciliegina sulla torta. Sia dare una spolverata di religiosità a una relazione che in realtà è fondata solo sulla forza dei due. Gesù cosa c’entra in tutto questo? Quando. nei nostri seminari, raccontiamo le basi della spiritualità di coppia e del sacramento del matrimonio, ci rendiamo conto che spesso mancano le basi. Tante coppie, tutte coppie che hanno una vita cristiana, senbrano sentire per la prima volta quello che noi diciamo loro. Poi è chiaro il motivo per cui anche tanti matrimoni sacramentali finiscono male. Gli sposi hanno molte carenze e lacune, non sanno tante cose. Si fraintende quindi il significato. Come si direbbe per un’azienda si fraintende la mission. Il matrimonio non ci è dato per poter avere tutto ciò che ci manca: affettivatà, intimità, cura ecc. Non ci deve completare. Altrimenti non capiamo tante cose. Il per sempre, ad esempio, diventa una richiesta non del tutto compresa e accettata spesso solo a parole, ma non nel cuore. Perchè devo stare con lui/lei se non sto più bene come prima? Il centro sono io. Se non mi rende felice è giusto quindi lasciarlo/la. Il sacramento è qualcosa che prima di tutto mi deve dare, come del resto la fede. Per tanti non è la strada verso la santificazione. Non è il luogo dove incontrare Cristo. Perchè altrimenti si dovrebbe mettere in conto la croce e per tanti non è concepibile. Capite il fraintendimento? Se lo scopo del matrimonio è che mi renda felice rischio seriamente di partire molto male.

In realtà lo scopo principale del matrimonio non è quello. Io non devo trovare la felicità nelle relazioni umane. La felicità quella vera viene solo da Dio. Tutto il resto è precario. Non posso affidare tutto il mio bisogno di infinito amore ad una creatura che per quanto possa essere bella e brava è comunque imperfetta e limitata. La persona che abbiamo accanto sbaglia di continuo e ci farà soffrire alcune volte con il suo comportamento e i suoi sbagli. Certo accolgo con gioia e riconoscenza tutte le cose belle ma non fondo su di esse la fedeltà alla promessa. E allora? Cosa è il matrimonio cristiano? Il matrimonio è quella relazione dove abbiamo la possibilità di imparare ad uscire da noi stessi, dove in una scelta radicale (INDISSOLUBILE, FEDELE E UNICA) e incondizionata (NON DIPENDE DA COME SI COMPORTA L’ALTRO) troviamo chi siamo. Siamo creature fatte ad immagine di Dio. Solo nel momento in cui ci doniamo completamente possiamo fare esperienza di chi siamo e trovare senso a tutto. Il matrimonio è fatto per dare tutto e nel dare tutto trovare Gesù. Per questo è un sacramento. E’ una vocazione e un sacramento. VOCAZIONE che non è altro che il modo che abbiamo per rispondere ad un amore tanto grande che Dio ci offre gratuitamente e personalmente e SACRAMENTO perchè sa che noi siamo troppo piccoli per potere amare così e ci aiuta con la Sua presenza e la Sua grazia. Quanti lo sanno? Quanti sanno, o meglio sono cosapevoli, che il giorno delle nozze, con quella promessa solenne fatta in chiesa, si stanno donando non solo allo sposo o alla sposa, ma a Dio stesso che entra in quella relazione benedetta e sacralizzata? Dio che resta lì anche se uno dei due dovesse andarsene.

Poi certo, se non si è consapevoli di tutto questo e le cose non funziano più, la risposta che le coppie cristiane riescono a trovare è la stessa solita e povera risposta che trova qualsiasi altra coppia di conviventi e di uniti civilmente: la separazione. C’è bisogno di un nuovo annuncio, anche tra i cristiani. E’ brutto doverlo constatare, ma anche gli sposi cristiani hanno bisogno dell’annuncio di pienezza e di bellezza che il matrimonio sacramento racchiude dentro di sè. Coraggio non puntiamo il dito contro nessuno, assumiamoci la responsavbilità personalmente noi coppie che abbiamo compreso nel tempo la bellezza del matrimonio e testimoniamo ogni volta che possiamo.

Antonio e Luisa

Separato sì ma fedele e casto

Nel mio articolo del 18 agosto scorso, dicevo che i due ostacoli principali che incontrano i separati nella scelta di fedeltà sono la solitudine e l’attrazione sessuale: visto che in quell’articolo ho parlato della solitudine, oggi voglio parlare della castità. È un argomento su cui nel tempo ho cambiato completamente idea, perché pensavo che per un uomo fosse impossibile vivere in continenza (premetto che per castità intendo non solo non avere rapporti sessuali, ma anche qualsiasi contatto con gli organi genitali diverso dalle normali funzioni fisiologiche). Quando ho maturato la scelta di fedeltà, si è presentato questo problema che non sapevo come affrontare, anche perché all’inizio era molto sentito, in quanto c’erano aspetti predominanti come l’abitudine a una vita di coppia e la solitudine di trovarsi all’improvviso da soli.

Umanamente la castità è impossibile se veramente non ti affidi a Dio e non ti aggrappi alla sua croce: a distanza di un po’ di anni devo ammettere che non faccio uno sforzo eccessivo per mantenerla e, state tranquilli, non si muore per questo e non vengono malattie! Anche perché il corpo umano è talmente perfetto che riesce a regolarsi, se necessario, ad esempio attraverso la polluzione notturna). Non è merito mio, ma di Dio e senza la messa, la santa comunione quotidiana e il rosario non sarei durato un mese. Ovviamente ho dovuto cambiare alcune abitudini nella mia vita o riscoprirne delle altre, frenando l’immaginazione che è il primo organo sessuale: come guardo le altre donne? (perché a me piacciono molto le donne, di questi tempi è bene specificare). Prima potevo provare desiderio, magari potevo farmi anche un film nella mia testa, ora io invece le guardo come se fossero le mie sorelle; nessuna persona sana guarderebbe una sorella con desiderio, quindi se passa una bella ragazza, certo che la guardo, ma dentro di me penso: “Signore, ma che bella donna che hai fatto, che bella creatura, benedicila!”.

Naturalmente c’è voluto del tempo e continua tutta la vita, ma dà un senso di libertà incredibile, perché riesco ad amare tutte le amiche e le donne che incontro senza andare oltre quella soglia di pudore. Inoltre, visto che siamo nella società delle immagini, dovunque ci giriamo vediamo qualcosa che può turbare (ovviamente, se uno va cercarle, mi riferisco alla pornografia, è impossibile vivere in continenza, perché nel nostro inconscio ci sono forze molto più forti di noi); però a volte può capitare tramite gruppi WhatsApp e Facebook o anche navigando su Internet che ti si apra quella finestra, oppure che ti mandino delle immagini pensando di farti una cosa gradita: ecco io ho imparato, si apre quella finestra, la chiudo subito senza fermarmi un secondo a ragionare; mi arriva quell’immagine che intuisco mi possa turbare, senza aprirla completamente, la cancello. Un altro aspetto da considerare è quello del piacere: a chi non piacerebbe avere un rapporto sessuale? A nessuno, perché è un’espressione di piacere: quindi io mi sono accorto che se questo grande piacere viene a mancare, bisogna compensarlo in qualche altro modo e con altri tipi di piacere “sani”. Ogni volta che ci mettiamo a tavola, mangiamo le cose che più ci piacciono; bisogna riprendere in mano antiche passioni, hobby, ad esempio a me piace molto ascoltare la musica, leggere, mangiare la pizza con amici, oppure specialmente quando sono un po’ nervoso o arrabbiato, metto scarpe da ginnastica, tuta e via a camminare in mezzo alla natura; ognuno sa cosa gli fa più piacere: le donne mi dicono fare shopping, a me dopo mezz’ora mi viene il mal di testa, è una cosa soggettiva.

È necessario anche fare attenzioni alle conoscenze che facciamo: sono capitate e capiteranno delle occasioni con delle belle persone che sembra vibrino sulla vostra lunghezza d’onda e anche per questo motivo ho rimesso la fede al dito, per dare un messaggio a chi mi sta intorno che sono impegnato e come testimonianza che io sono sposato, anche se separato. Infine, ci vuole pazienza per coltivare un’opera così grande, che non si acquista una volta per tutte; la castità conosce infatti le leggi della crescita, crescita che passa attraverso tappe segnate dall’imperfezione e da possibili cadute.

Ettore Leandri (Fraternità Sposi per sempre)

In ricchezza e in povertà

Ciao a tutti siamo Riccardo e Alessandra, ormai siamo di casa qui sul blog. Abbiamo da poco deciso di creare una pagina facebook e un canale Youtube (Mandati a due a due) per cercare di raccontare la nostra esperienza e quanto la fede sia stata importante per noi. Oggi vorremmo raccontarvi cosa ci è capitato recentemente.

Abbiamo iniziato a discutere la mattina di un sabato, sempre per il solito motivo: i soldi, i conti da far quadrare, le spese, forse qualcosa che avevamo sognato di comprarci ma che abbiamo dovuto rinchiudere in un cassetto non potendo permettercelo. Per un attimo ci siamo dimenticati entrambi di ciò che conta veramente, la ricchezza che nasce dalla nostra comunione, dal nostro essere coppia. Abbiamo pensato alla nostra vita in maniera diversa e non cercando di comprendere il personale punto di vista dell’altro. Ognuno dei due era arroccato sulle proprie posizioni senza la capacità di fare spazio e porsi in ascolto.

Abbiamo perso la pazienza, e di conseguenza abbiamo perso anche quello sguardo comprensivo e gentile che bisognerebbe sempre avere l’uno per l’altro. C’è voluto un po’, ma siamo riusciti a tranquillizzarci. Bisogna volerlo. Entrambi siamo andati dall’altro con il capo cosparso di cenere a chiedere scusa. E’ stato bello vedere come nonostante il litigio, d’altronde succede a tutti di litigare, quanto sia stato importante per noi ripristinare al più presto l’armonia e l’unità tra noi. Più importante di scoprire chi avesse ragione o torto. Senza lasciarci vincere dall’orgoglio e dall’egoismo.

Pur essendoci perdonati a vicenda non ci sentivamo ancora a posto con la coscienza, perché non accogliendo  l’altro abbiamo offeso Colui che dal giorno del nostro SI ha preso la sua dimora in noi: Gesù. Così abbiamo deciso di approfittare delle confessioni che si tengono tutti i pomeriggi dai padri Oblati in un santuario poco lontano da casa nostra. Abbiamo chiesto perdono al Signore Gesù, sinceramente pentiti, e abbiamo recitato il santo Rosario insieme.

Tornati a casa abbiamo fatto una passeggiata mano nella mano per rendere Grazie del nostro essere uniti nel matrimonio sacramento. Siamo poi andati alla Santa Messa come siamo soliti fare il sabato sera, ancora non avevamo letto il Vangelo del giorno e con nostra grande sorpresa quel giorno la liturgia ci proponeva un passo tratto dal Vangelo secondo Luca:” In quel tempo. il Signore Gesù disse: Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze , entrare nel regno di Dio. È più facile infatti per un cammello passare per la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio!“.

L’ omelia è stata tutta su misura come dico sempre io, ci è sembrato come se Gesù, attraverso la voce del sacerdote, dicesse:”voi due statemi bene a sentire, sto parlando con voi!” Mi sono immaginata Gesù, li davanti ai noi con il suo volto pieno di amore, che ci riprendeva come due figli, ma subito pronto a dirci:”adesso che avete capito, venite qui che vi abbraccio”.

Siamo andati a ricevere Gesù eucarestia e mentre eravamo inginocchiati abbiamo visto una coppia molto anziana andare verso l’altare mano nella mano, credo la moglie avesse problemi a deambulare, il nostro Don li ha visti e gli è andato incontro, ho sentito le lacrime agli occhi, erano così belli insieme, così pieni di amore di cura e di attenzioni reciproche. Questo è l’aiuto che ho chiesto al Signore Gesù:”prendici per mano affinché tra 60 anni se tu vorrai saremo come loro

Alessandra e Riccardo

Due che pregano, due in missione.

Come sposi cristiani abbiamo una grande chiamata di diventare emanazione dell’amore di Dio su questa terra, con la preghiera e con le opere. La preghiera comune di due coniugi è dirompente e arriva fino in cielo, a prova di ciò vi cito il Vangelo di Matteo: 18,19 In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà”.


Ma vi rendete conto che meraviglia, ci viene detto a noi sposi, che accordandoci tra noi possiamo chiedere qualsiasi cosa e che Dio ci concederà tutto, magari non nel modo in cui ce lo aspettiamo, ma la nostra preghiera sarà sempre ascoltata. Una preghiera ricolma di fede che ci vede proiettati come sposi in un solo spirito orante che chiede al Padre per noi e per il mondo intero. Abbiamo quindi uno strumento molto importante, la preghiera come coppia che va espletata, se possibile più volte al giorno. Ci viene sempre in aiuto il Vangelo con: Luca 18,1 “Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi”. Non ci dice un tempo preciso di quando questa preghiera verrà esaudita, ma ci dice di perseverare senza stancarsi. Nella nostra chiamata, come sposi cristiani, abbiamo un altro dovere di mettere in pratica la parola di Dio, nel Vangelo Giacomo 2,17  ci ricorda:  “Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa.”
Quindi va benissimo pregare, ma non dimentichiamo ogni giorno di essere sposi ricolmi di carità verso la nostra famiglia, ma anche verso chi incontriamo nel nostro cammino. Il matrimonio è per sua natura fecondo, genera sempre amore, che va poi riversato anche al di fuori della coppia stessa. A tal proposito leggiamo il Vangelo di Matteo: 25,31-46Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna.”

Siamo tutti chiamati a mettere in pratica la parola di Dio, non solo i preti, le suore, le istituzioni, ma tutti noi. Ognuno nella propria vita e con quello che può fare. Tante piccole gocce fanno un oceano di carità. E’ importante avere misericordia per le persone che incontriamo. Portarle nel cuore e sentire un po’ come nostra la loro sofferenza. Non possiamo voltarci, tutti, nessuno escluso, abbiamo il dovere di fare la nostra parte. Come singoli e ancor di più come sposi. Come possiamo fare? Ci sono innumerevoli modi. Con l’elemosina, la preghiera, ma anche solo una buona parola o un sorriso. Magari a quel barbone fuori dalla chiesa che ogni tanto riceve qualche moneta ma quasi mai un sorriso sincero e accogliente.   E poi scegliendo bene chi può fare di più. Parlo della politica. Quindi votando bene. E’ nostro dovere informarci bene sui programmi dei diversi partiti, su cosa intendono fare per tutte le persone più fragili e bisognose. Migranti, poveri, vita nascente, disabili, malati e anziani.  Papa Francesco in un’udienza ha proprio detto che la civiltà di un paese si comprende da come tratta quelli che sono considerati gli “scarti”, i più fragili e bisognosi. Conosco poi tante famiglie che hanno deciso di aprirsi in un modo meraviglioso quelle famiglie ucraine, spesso solo donne con bambini che scappano dalla guerra. Ci sono innumerevoli modi per darci da fare tanti quanti sono coloro che hanno bisogno. Quindi possiamo dire che grazie alle nostre preghiere e le nostre opere di carità possiamo cambiare tante cose intorno a noi e soprattutto ci “guadagniamo” la Vita Eterna. Il nostro matrimonio ci può rendere fecondi e santi.

Riccardo Rossi

Settembre e il peso della famiglia

Le vacanze per tanti sono già finite, per altri stanno comunque per giungere al termine. Magari qualcuno è rimasto a casa. In ogni caso adesso ci apprestiamo a ricominciare la nostra vita di sempre. Settembre è alle porte e avvertiamo il peso del nuovo inizio. Ci aspetta l’autunno con giornate sempre più corte, poi ottobre con l’ora solare e infine l’inverno fatto di giornate dove farà freddo e buio molto presto. Saremo di nuovo immersi in giornate dense di impegni. Insomma non una prospettiva che ci piace tanto. Eppure come sono state queste vacanze? Le aspettiamo tanto e poi? Ci rivolgiamo in particolare a chi ha figli piccoli. Non sono mai periodi di riposo vero. Si fanno attività diverse in posti diversi, ma la fatica resta forse più di prima.

Io ricordo bene quella sensazione di scoraggiamento che provavo i primi giorni di vacanza. Partivo con tante aspettative e poi, mi ritrovavo con gli stessi figli che avevo a casa, più nervosi e capricciosi di prima, perché la vacanza scombina l’ordine della nostra vita: una vita fatta di attività programmate ad orari ben stabiliti che si ripetono giorno dopo giorno. In vacanza la giornata va invece reinventata e anche questo costa fatica quando hai dei marmocchi al seguito. Non abbiamo litigato tanto in famiglia come quando siamo partiti per le vacanze. Altro che riposo.

La vacanza ci dice esattamente questo: non puoi essere felice aspettando solo i momenti speciali, come può essere appunto una vacanza. La nostra felicità va ricercata nella vita di tutti i giorni, con quel marito, con quella moglie, con quei figli, con quel lavoro, nella nostra casa. E’ un’illusione riporre tutte le aspettative in qualcosa che deve venire, vivendo come un peso quella che è la nostra vocazione. Questo rischia di schiacciarci e di riversare poi tutta la nostra frustrazione sull’altro o sui figli.

Come fare quindi? Riappropriamoci della nostra bellezza! Della bellezza della nostra famiglia che non è un peso ma il luogo della condivisione e dell’apertura all’altro. Si certo, costa fatica, a volte ci fa arrabbiare, ma nulla vale quanto la nostra famiglia. Perché a volte non riusciamo più a scorgere la ricchezza che è la nostra famiglia e ne sentiamo solo il peso degli impegni e della relazione? Eppure quando ci siamo sposati volevamo stare con quella persona e credevamo in quella relazione. Perché ci pesa così tanto? Forse le tante cose da fare ci hanno impedito di curare la cosa più importante: il noi della coppia. Con il tempo si rischia davvero di farsi risucchiare dalle tante cose da fare e non si trova più il tempo di parlare profondamente, aprirci su chi  siamo e su ciò che abbiamo nel cuore, non si trova più il tempo di dedicarsi del tempo, di perdere tempo per guardarsi, accarezzarsi, abbracciarsi e soprattutto per fare l’amore. Succede che ciò che doveva essere solo un mezzo per servire la famiglia, cioè il lavoro e gli altri impegni, diventa il fine della nostra vita e la nostra coppia viene asservita e sacrificata a tutto questo. Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta. (Luca 10.38).  Capite che così non funziona! Dobbiamo mettere ordine. Cosa è più importante nella nostra vita? Passare tutto il giorno al lavoro per permetterci una vita più agiata o lavorare un po’ di meno e magari fare di più l’amore? Una domanda che può sembrare provocatoria ma che evidenzia benissimo quelle che sono le nostre priorità. Sapete perché io e Luisa dopo vent’anni stiamo benissimo insieme e non sento come un peso la mia vita con lei? Perché abbiamo sempre messo al primo posto la coppia. Prendevo permessi al lavoro per tornare a casa e poter fare l’amore con lei senza figli in giro. So benissimo che per qualcuno questo può sembrare esagerato ma non è così. Io ho capito benissimo cosa mettere al primo posto e questo mi ha permesso, nonostante i miei e i suoi difetti, di costruire una relazione solida e appagante.

Non ha senso impegnarci a fondo per tutto ciò che sta intorno alla nostra coppia e sacrificare quest’ultima. Che senso ha avere una bella casa e poi viverci in un clima dove non c’è intimità, complicità ed amore. Dove la vita di coppia diventa un peso da assolvere e non si vede l’ora di fuggirlo. Non commettete questo errore. Da subito incominciate questo anno che ci aspetta con l’impegno di mettere voi e la vostra coppia al primo posto. Solo così riuscirete a vivere anche l’ordinario come un dono e non come un peso che vi distrugge e così le prossime vacanze saranno davvero un momento di riposo e di pace nonostante il caos della vostra famiglia.

Antonio e Luisa

Un abbraccio che sa di Dio

Cosa è il paradiso? Come è? Domanda difficilissima. Tanti mistici e veggenti dicono di esserci stati. Non so se sia vero oppure no. Non è importante adesso. Certo è che quando lo hanno descritto hanno usato immagini molto terrene. L’unico modo per rendere l’idea di cui potevano avvalersi. Noi sposi non abbiamo bisogno di ascoltare i racconti di queste persone. Noi sposi possiamo fare esperienza reale del paradiso. Per pochi secondi, ma esperienza di vero paradiso.

Dice il mio parroco che questa terra non è il luogo della pienezza, la pienezza appartiene solo al Cielo, ma possiamo farne esperienza. Sono d’accordo. Possiamo trattenere la gioia piena per un attimo prima di vederla scivolare via. Come? Possiamo farne esperienza nell’incontro intimo. Credete che stia esagerando? Seguitemi nel discorso. L’unione sessuale nel racconto jahwista della Genesi è identificata con la conoscenza. Non a caso Maria quando risponde all’angelo dell’annunciazione, avendo questa consapevolezza nella tradizione del suo popolo, dice Come è possibile? Non conosco uomo. Conoscenza come incontro intimo tra un uomo e una donna.

Don Carlo Rocchetta ci insegna che, secondo la tradizione semitica, questa conoscenza è collegata direttamente a Dio Creatore. Sicuramente perchè in quella concezione di conoscenza c’è la possibilità di partecipare alla creazione del Dio della vita attraverso il concepimento, ma non è solo questo. L’incontro intimo tra un uomo e una donna. uniti sacramentalmente in matrimonio, apre al trascendente. Cosa significa? Che nel dono totale dei cuori  e dei corpi i due sposi fanno un’esperienza, del tutto unica e specifica del loro stato, di Dio. Incontrano Dio nella loro relazione. Quindi fanno esperienza di paradiso. Paradiso che sappiamo essere la visione beatifica di Dio. Stare alla presenza di Dio. Sembra un concetto molto astratto. Mi rendo conto che è così. E’ difficilissimo raccontarlo.

Sono altrettanto convinto però che gli sposi cristiani possano capire bene quello che ho cercato di dire. Se noi sposi saremo capaci di donarci completamente l’uno all’altra, in modo ecologico (umano), casto e rispettoso delle nostre sensibilità. Se riusciremo a vivere in questo modo il nostro rapporto intimo potremo fare una vera esperienza di Dio in quel dono reciproco. Quando? Quando una volta finito il rapporto  ci abbandoneremo all’abbraccio finale. Abbraccio che significa comunione profonda e condivisione perfetta del piacere e dell’unione appena sperimentati. In quell’abbraccio abbiamo tutto, facciamo esperienza della pienezza, non ci manca nulla. Per un attimo abbiamo tutto. C’è Dio tra noi e lo sentiamo in modo molto concreto e sensibile. Tanto che spesso scende anche qualche lacrima. Un’esperienza di cielo sulla terra. Poi si torna sulla terra, ma permangono i frutti di quell’incontro d’amore. Frutti che resteranno nel nostro cuore e ci doneranno  forza e nutrimento per affrontare al meglio le sfide della vita e per amarci meglio e di più.

Antonio e Luisa

Non si può vivere da soli

Ritengo che le due motivazioni principali che spingano le persone separate a “rifarsi una vita” (è un’espressione che non mi piace, perché la vita è una sola), siano la solitudine e l’attrazione sessuale. Quando mi sono separato, ho sperimentato quanto sia brutta la solitudine, in particolare mi ricordo degli episodi (non so perché spesso mentre facevo la doccia) di paura del futuro, quasi di panico: “Chi si occuperà di me quando sarò vecchio e le figlie magari saranno lontane? E se mi ammalo gravemente?”.

Certo sono pensieri che possono fare tutti, ma quando esci dalla famiglia e ti trovi solo e abbandonato da parenti e amici, vengono amplificati enormemente. Nel recente documento “Itinerari catecumenali per la vita matrimoniale” al punto 94 si parla dei separati fedeli: “…..La loro particolare situazione, alimentata dal dono della fedeltà al sacramento del matrimonio, invece, può essere di testimonianza e di esempio per le giovani coppie, ma anche per i sacerdoti, che possono scoprire e “vedere” nelle vite di queste persone la presenza costante di Cristo Sposo, fedele anche nella solitudine e nell’abbandono: una solitudine “abitata”, segnata dall’intimità con il Signore e dal legame con la Chiesa e la comunità, che si fa presente e compagna di strada.”

Ma cosa vuol dire solitudine “abitata”? Vuol dire che se noi crediamo davvero che Gesù è vivo in mezzo a noi, dobbiamo imparare a sentire la Sua presenza in ogni cosa che facciamo, non solo quando preghiamo o andiamo a messa; ad esempio qualcuno aggiunge un posto in più a tavola per ricordare che Lui c’è o accende una candela. Io Lo saluto appena sveglio: “Buongiorno Gesù, grazie per questa nuova giornata”; poi magari apro la finestra e Lo ringrazio per il sole oppure Lo ringrazio perché è avanzato un pezzo di dolce dalla sera prima per fare colazione…e così via…anche al lavoro Lo ringrazio perché mi ha fatto accorgere che stavo facendo una cavolata, oppure basta pensare qualche giaculatoria, tipo “Gesù ti voglio bene”, “Gesù aiutami”, “Gesù proteggimi”, “Gesù confido in te”.

All’inizio sicuramente è necessario un piccolo sforzo per iniziare a sentire la Sua presenza, ma poi diventa naturale. Noi sposati non siamo come i sacerdoti la cui missione è relegata a dei momenti temporali specifici durante la giornata (messa, benedizione, preghiera, annuncio…), ma la nostra missione è 24 ore al giorno, anche mentre dormiamo, perché se riposiamo bene, saremo anche in grado di essere più vigili e attenti ai fratelli. Allora, se permetteremo a Gesù di abitare la nostra solitudine, tutto apparirà più leggero, non ci sentiremo più soli e anche sul futuro saremo fiduciosi che il Nostro più grande Amico e Sposo si prenderà cura di noi; un po’ quello che abbiamo provato nell’innamoramento quando l’altro/a viveva dentro di noi, anche quando eravamo soli. Mi viene in mente il testo di una bellissima canzone degli 883, “Ti sento vivere” che dice “In tutto quello che faccio e non faccio ci sei, Mi sembra che tu sia qui, sempre. Vorrei dirti, vorrei, Ti sento vivere, Dovunque guardo ci sei tu. Ogni discorso, sempre tu. Ogni momento io ti sento sempre più.”

Ettore Leandri (Fraternità Sposi per sempre)

Mare o montagna? L’importante è che ci sia Lui!

Siamo Alessandra e Riccardo, genitori della piccola Olga nata prematura e subito salita al cielo e di Pietro di due anni nato dopo una gravidanza a rischio. Questo non è il nostro primo articolo qui sul blog, quindi alcuni di voi già ci conosceranno. Vorremmo raccontarvi quanto abbiamo sperimentato non molto tempo fa.

Questa estate siamo stati in vacanza in crociera con MSC un paio di settimane a giugno, una crociera sul Mediterraneo che ci ha permesso di visitare tante nuove città interessanti. Una vacanza che ci è stata regalata dai miei genitori, noi non avremmo mai potuto permettercela e anche i miei genitori hanno fatto dei sacrifici per acquistarla, ma ci tenevano a farci questo regalo perché da quando è nato Pietro non abbiamo più avuto un attimo di tempo per stare insieme da soli, non avendo nonni e amici vicino.

In crociera non avremmo dovuto fare altro che rilassarci, eppure per quanto sia stato bello guardare il mare, sentire il rumore delle onde, cenare ogni sera vestiti eleganti con un menù da quattro portate, avere a disposizione vini e cocktails vari e visitare città affascinanti quasi ogni giorno, dopo poco abbiamo iniziato a provare un forte senso di vuoto……. Non ci bastavamo. Ci siamo sposati in tre. Ne mancava uno.

Le giornate scorrevano lente senza ciò che è più importante in un matrimonio cristiano: la presenza del Signore Gesù. Si noi pregavamo insieme, abbiamo recitato il Santo Rosario più volte insieme, ma a me mancava entrare in una chiesa, soprattutto sentivo la mancanza della Santa messa e dell’eucarestia quotidiana.

Fino a qualche anno fa le navi da crociera avevano sempre a disposizione dei passeggeri una piccola cappella a bordo con un sacerdote. Oggi non più. Navi sempre più grandi e dotate di ogni confort ma senza nessun ristoro spirituale. Pensate a una nave con 5.000 anime a bordo che passano le giornate a prendere il sole, andare alla spa, in palestra e divertirsi, come si può rendere Grazie al Signore per quei momenti di festa, di divertimento, di relax se non si ha neanche un luogo consacrato dove farlo?

Si c’è sempre la preghiera, ma converrete con me che non è come accogliere Gesù eucarestia nel proprio cuore. Ogni volte che attraccavamo in un porto ci scapicollavamo a cercare una chiesa vicina, ma o erano chiuse o gli orari delle Sante messe non coincidevano con gli orari di sbarco e imbarco della nave. Mi torna alla mente il Vangelo di Giovanni: io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me, e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla (Gv 15:5-8).

Ecco dunque noi non possiamo fare proprio niente senza di lui, neanche divertirci. Gesù amava le feste, stare in compagnia tra fratelli, ma come possiamo pensare di essere nella gioia se lui non c’è? Ormai non ci sono più cappelle a bordo delle navi perché, dicono si rischia di offendere le persone di altre religioni. Questo accade in ogni ambito, non è infatti come dire togliamo il crocefisso dalle classi nelle scuole perché offendiamo i bambini di altre nazionalità e religioni? Forse la verità è però un’altra. Sono sempre meno le persone che sono consapevoli di aver bisogno di qualcosa di più che divertirsi e mangiare bene. Questo è triste.

Perché una nave che ha previsto ogni comfort e registrata in Italia, una nazione con ancora moltissimi battezzati, non può pensare a quello che conta veramente? È tutta apparenza e poca sostanza, come mi disse la preside suora della scuola salesiana in cui sono cresciuta: non è il guscio quello che conta veramente. Lo ricordo ancora a distanza di anni da quando ero bambina.

So che la mia è un’idea puramente utopica, quella di avere chiese a bordo delle navi da crociera, eppure alcuni aeroporti hanno la cappella, quando volavo come assistente di volo prima di compiere il mio primo volo da Malpensa, mi sono recata nella cappella e ho affidato i miei voli e le persone che avrei assistito durante i loro viaggi al nostro Padre che è nei cieli. Tutto questo per dire che non importa che tipo di vacanze scegliamo: mare, montagna, crociera, villaggio vacanza, casa in affitto, ma Lui deve essere al primo posto anzi non avendo i soliti impegni familiari e professionali in vacanza siamo ancora più esortati a cercare il Signore Gesù.

Adesso siamo a casa e siamo così felici di recitare il Santo Rosario tutti i giorni e partecipare all’Eucarestia quotidiana, forse a volte lo diamo per scontato, ma anche la pandemia ci ha insegnato che non è così.

Alessandra e Riccardo

Dovremmo tutti imparare da Maria

Oggi si festeggia l’Assunzione di Maria al Cielo. La sconfitta di Satana. Dio, attraverso questa meravigliosa creatura che è Maria, mostra ciò a cui tutti siamo destinati. Per questo Satana la teme tanto. Maria è stata sì preservata dal peccato, ma è una vera donna. Una donna che trae forza dalla sua umiltà. Nel Magnificat questo concetto è espresso molto bene. Noi traduciamo perchè ha guardato l’umiltà della sua serva. Il testo originale greco è molto più esplicito. La traduzione più fedele sarebbe tu hai guardato la bassezza della tua serva. Maria prima di raggiungere le altezze del Cielo è stata capace di abbassarsi fino a terra. E’ stata capace di prostrarsi davanti a Dio consapevole di non essere nulla. Il Vangelo di oggi è chiarissimo. Maria è così grande perchè ha saputo farsi piccola, fino a terra.

Consapevole di non meritare l’amore così appassionato e profondo del Suo Dio, tanto da essere da Lui scelta per diventare Sua madre. Incredibile. Quanto può insegnare anche a noi Maria. Io provo un amore fortissimo verso la Madonna proprio perchè è così. Maria è rimasta sempre umile, spesso nel nascondimento e nel silenzio. Maria è stata dileggiata, insultata, sono state dette di lei le peggiori cattiverie e trattata come una poco di buono. E Giuseppe, che l’ha accolta, ha fatto la figura del cretino davanti alla sua gente.

Quanto può insegnare anche a noi Maria. Spesso non siamo capaci di umiltà perchè cresciuti con una educazione che ci insegna a non farci mettere i piedi in testa. Sappiamo che passare per deboli e persone senza attributi è una reputazione tra le peggiori che possiamo avere. Eppure il coraggio sta proprio, come Maria, nell’abbandonarsi all’amore.

Abbandonarsi all’amore significa abbracciare la giustizia di Dio che non è la nostra. Concretamente possiamo essere come Maria in tante circostanze. Alcune molto gravi altre più comuni e veniali. Significa perdonare il nostro coniuge se ci tradisce riaccogliendolo. Significa essere capaci di fare il primo passo quando litighiamo. Significa farlo anche quando pensiamo di avere ragione ed è stato l’altro a cominciare. Significa essere capaci di donarci anche quando l’altro è in una giornata no. Essere teneri e sorridenti anche quando lui/lei ci tratta con freddezza o durezza.

Tutto il mondo, nei casi che ho elencato, vi dice di essere forti, di mettere i vostri diritti e la vostra ragione in cima a tutto e di dare all’altro ciò che si merita. Maria ci dice altro. Maria ci dice che la giustizia è amare senza limite e abbandonarsi a Dio, che è l’unico capace di poterci accogliere nella vita eterna e che ci può dare la felicità già su questa terra. Ci può dare la pace.

Perchè la nostra forza non viene da come l’altro ci tratta, ma viene direttamente da Dio. Questa consapevolezza di essere preziosi e bellissimi agli occhi di Dio può avvenire solo in un modo: come ha fatto Maria, prostrandoci davanti a Lui e dicendo hai visto la bassezza del tuo servo.

Antonio e Luisa

Non avere paura mamma.

Oggi ho scelto di sfruttare il blog per presentarvi un libro. Ogni tanto lo faccio non perchè voglia sponsorizzare un prodotto, ma perchè i libri sono occasioni per riflettere. Ci fanno del bene. Soprattutto quando raccontano il bello e il vero. Questo libro a mio avviso lo fa. Conosco Rachele, l’autrice, da un po’ di tempo. La conosco solo virtualmente, non ho mai avuto il piacere di incontrarla, ma ho letto tanto di lei. Ho letto i suoi articoli su “La croce“, le sue riflessioni sui social, ho avuto modo di intervistarla sui miei canali. Insomma anche se non ho mai visto dal vivo Rachele ho imparato a conoscerla attraverso i suoi pensieri. E mi piace quello che dice e come lo dice. Mi piace perchè traspare tutta la sua femminilità, la sua bellezza nel non nascondere ciò che è: donna, moglie e madre. Non ho scelto a caso questo ordine. Solo chi si sente risolta in quello che è, nella propria identità femminile, può essere moglie realizzata e solo una moglie che è capace di mettere al primo posto il rapporto di coppia può essere una buona madre. Sia chiaro sempre con tutti i limiti che caratterizzano ogni uomo e ogni donna.

Ecco, tutto questo si legge chiaramente nel libro di Rachele Non avere paura mamma. Un libro scritto per le donne forse, ma che io da uomo ho trovato godibile e interessante. Rachele è madre di ben sette figli. I primi sono già grandi. Nel suo testo è stata molto brava nel non nascondere le tante, tantissime, difficoltà che sono insite nella gestione familiare, soprattuttio quando ci sono di mezzo i figli. E lei ne ha tanti. Non ha nascosto i momenti di scoraggiamento, le sensazioni di inadeguatezza e lo stress continuo di chi non riesce a riposare per anni tra pappette, pannollini, poppate notturne, mal di pancia e poi ragazzi adolescenti che rincasano a notte inoltrata. Non c’è tregua. Soprattutto per chi come lei ha figli di età molto diversa. Eppure è stata capace di trasmettere a chi legge tanta bellezza. Diverse bellezze.

Prima di tutto la bellezza della donna. Io sono affascinato dalla donna, da questa creatura così tanto diversa da me. Creatura che sa essere feconda in mille modi. Che sa generare non solo i bambini ma che sa generare anche noi mariti. Creatura che sa accogliere. Creatura che sa combattere ed essere tenace. Creatura che sembra così debole ma che non molla un centimetro e che, parlo per esperienza personale, dona tanta forza anche a noi mariti. Quando abbiamo accanto una donna così siamo anche noi pronti a qualsiasi cosa. Siamo pronti a dare tutto e a dare il meglio di noi.

Poi la bellezza della relazione uomo-donna. Siamo così diversi eppure così complementari. Anche questa realtà dal libro traspare tantissimo. I mariti sono citati poco, ma sono presenti sempre. Non so come spiegarlo ma si comprende benissimo come Rachele non sarebbe lei senza il marito Luca. Luca è quello che mette ordine, è quello che è capace di dire la parola giusta quando serve. Rachele si poggia tanto sul marito. E questo affidarsi reciproco è bellissimo. Ciò è possibile solo in una relazione basata sull’amore e sul rispetto reciproco.

Infine, ma non ultima per importanza, la bellezza dell’essere madre. Anche qui una bellezza che non è facile e che non sempre si vede. Viviamo in una società che non ama i bambini e non fa nulla di concreto per aiutare le famiglie. I figli sono un problema e spesso non si perde occasione per farlo notare. Le mamme sono schiacciate tra il senso di inadeguatezza, esperti sempre pronti ad insegnarti come essere madre e giudizi spesso spietati. Eppure nessuno ci può chiedere di essere genitori perfetti. Neanche noi dovremmo chiederlo a noi stessi. Sbaglieremo sempre e anche tanto. Quello che conta è altro. Conta amare questi figli, farli sentire preziosi. E’ importante testimoniare cosa è l’amore con la vita e dare loro la speranza cioè uno sguardo capace di andare oltre la precarietà di questa vita.

Insomma un libro che mi ha fatto ridere e anche piangere in alcuni passaggi. In particolare dove ho letto della testimonianza di una mamma e del suo bimbo disabile. Oppure la testimonianza della giovane mamma che ha scelto di non abortire. Mi hanno commosso nel profondo. Già perchè non l’ho specificato prima, ma Rachele non scrive solo partendo dalla propria esperienza personale, ma ha chiesto a tante mamme di lasciare un pensiero o la propria storia. Un libro che mi ha lasciato un cuore colmo di gratitudine per Rachele e di speranza per il futuro. Speranza che non è tutto perso ma ci sono tante donne meravigliose che non cedono ad una cultura che vorrebbe cancellare la loro identità e di conseguenza la loro bellezza e ricchezza. I figli non sono un problema ma un dono grande che riceviamo e che porta con sè delle responsabilità. I figli non sono un problema ma un’occasione per crescere e per diventare uomini e donne migliori. Certo non è facile ma è una sfida che è bello cogliere.

Termino con le parole di Giovanni Paolo II dedicate proprio alle donne: Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani.

Non avere paura mamma – Rachele Mimì Sagramoso – Tau Editrice

Antonio e Luisa

Amarsi come il primo giorno?

Ci sono tante persone che, per enfatizzare quanto si vogliano ancora bene dopo tanti anni passati insieme, affermano: ci amiamo come il primo giorno!

Io ho sempre trovato questo modo di descrivere la pienezza di una relazione come stonato. Il primo giorno io amavo Luisa molto meno di come la amo oggi. E’ normale che sia così. Il nostro padre spirituale ci diceva sempre che l’amore non è qualcosa di statico. Non è qualcosa che dobbiamo cercare di cristallizzare e custodire così com’è, come in una teca. Il nostro amore è quanto di più vivo (o morto, se non curato) ci possa essere. Muta continuamente. Come un albero. Da un giorno all’altro sembra lo stesso, ma se lo si osserva per periodi lunghi si notano delle differenze enormi.

E’ normale che sia così perchè l’amore non ha vita propriala relazione non ha vita propria, ma si nutre attraverso i due sposi. Attraverso i gesti, la vita, le attenzioni, il tempo, la cura, il perdono, gli scontri, i litigi, dei due sposi.

L’amore si nutre della vita dei due sposi. Esattamente come i bambini che crescono nel grembo di una mamma. D’altronde l’amore non è forse una forza generativa? Non è forse vita?

Così accade che in una vita insieme, due persone che, nonostante i loro limiti, si impegnano giorno dopo giorno a farsi prossimi all’altro/a e dono l’una per l’altro, diventano sempre più capaci di amarsi. Diventano sempre più comunione, sempre più un cuore solo. Il loro cuore diventa sempre più grande e capace.

Non solo accade questo. Accade anche che i loro cuori si riempiono di tutto l’amore che sono stati capaci di donarsi nella loro relazione. Come un forziere che si riempie del bene donato. Non so voi, io ricordo tantissimi episodi e gesti in cui Luisa mi ha fatto sentire profondamente amato, e queste sono perle che restano per la vita e che arricchiscono il nostro matrimonio e mi permettono di guardarla con uno sguardo pieno di questo bene ricevuto. Come uno di quei filtri della fotocamera del mio smartphone che mi permettono di rendere più bella la persona che riprendo.

In sintesi giorno dopo giorno diventiamo sempre più capaci di amarci. Per questo il massimo della mia capacità di amare Luisa nel 2002, quando ci siamo sposati, era molto meno di ciò che posso fare oggi.

Per questo mi sentirei di fare un augurio diverso alle persone che si vogliono bene. Non direi loro amatevi come il primo giorno ma direi amatevi come se fosse il vostro ultimo giorno insieme, dando tutto, non risparmiando nulla. Sono sicuro che chi ama in questo modo è capace di un amore molto più profondo e grande.

Un’ultima considerazione. Anche il rapporto intimo diventa sempre più bello e sempre più profondo con il tempo. Già, perchè ciò che rinnova davvero quel gesto non è cambiare il modo o il partner, ma è l’amore degli sposi che giorno dopo giorno è sempre più profondo, più grande e più maturo. Come il vino delle nozze di Cana. Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po’ brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono (Gv 2, 10)

Antonio e Luisa

Non si inginocchia in chiesa ma sulla mia malattia

Luisa ed io siamo appena rientrati da una settimana di ritiro in montagna. Non avevo nulla di pronto per oggi. Mi è però arrivata una testimonianza inaspettata, un vero dono per me e credo anche per tutti voi. Abbiamo scritto mille volte come il sacramento del matrimonio sia qualcosa di molto bello, ma che può diventare anche molto esigente. Il matrimonio è per sempre, vale in salute ma anche nella malattia. Esigente perchè l’amore vero è tale solo quando è disinteressato, gratuito ed incondizionato. L’amore non è sentimento, emozione e passione. Si, tutti questi ingredienti sono importanti ed è bello che ci siano ed è necessario fare di tutto per nutrire e custodire il nostro reciproco innamoramento e alimentare il nostro desiderio. L’amore matrimoniale però non è questo. Amare è un verbo, è la scelta di mettere l’altro al centro sempre, quando mi fa stare bene e quando è difficile farlo. Amare quella persona perchè è lei e non per quello che fa e per come mi fa stare. Così è l’amore di Gesù per ognuno di noi ed è ciò che siamo chiamati a replicare nella nostra relazione. Perchè tutta questa premessa? Perchè Paola, a causa di una brutta depressione, non sentiva più Gesù e la Sua presenza. Lo ha però ritrovato. Lo ha trovato nell’amore gratuito del marito. Questo è grande! Vi lascio con le parole di Paola.

Cari Antonio e Luisa, vi riporto la mia esperienza non proprio “rose e fiori” circa il mio Matrimonio, fortemente minacciato da una malattia subdola e feroce: la depressione. Una mattina di tre anni fa, mi sono svegliata con un macigno addosso, che mi impediva di alzarmi dal letto e di svolgere le consuete attività. Mi sentivo sprofondare in un abisso. Fino ad oggi non sono guarita, pur avendo consultato diversi professori. Che c’entra il Matrimonio? Ve lo dico subito: la depressione ti toglie tutti i sentimenti, non provi più niente, non sai dov’è Dio e non capisci perché ti senti così abbandonato, sofferente, devastato dalla depressione. È questo il momento di sforzarsi e guardare oltre il proprio dolore.  Io non ho un marito “fervente”, di quelli che pregano insieme a te, che ti abbracciano facilmente ecc. Tuttavia lui c’è, è rimasto lì, dove un altro forse sarebbe fuggito, è rimasto lì a stirare, a preparare il pranzo o la cena, ad assicurarsi che tutto restasse dignitoso malgrado la mia “assenza” senza mai un lamento. In questo io ho visto la presenza di Dio nel Matrimonio. Mio marito non si inginocchia facilmente in Chiesa, però partecipa alla Messa, il suo inginocchiarsi vuol dire “esserci” per me. Anche questo è Matrimonio cristiano.

Antonio e Luisa

Va dove ti porta il cuore? Anche no!

Va dove ti porta il cuore? Anche no, grazie. Perchè scrivo questo? Provo a spiegarlo raccontandovi un aneddoto. accaduto giusto due giorni fa. Nulla di particolare, cose che succedono frequentemente in una relazione matrimoniale. Ho avuto modo però di rifletterci sopra. Ho potuto constatare due miei atteggiamenti, uno negativo e uno credo invece positivo.

Luisa ed io stiamo frequentando una settimana di approfondimento circa il matrimonio e la spiritualità di coppia. Cari sposi cercate di ritagliarvi sempre una settimana o almeno qualche giorno all’anno per salire sul vostro Tabor e per fermarvi a contemplare il vostro amore trasfigurato da Cristo (il sacramento del matrimonio è questo). Ecco, siamo qui a fare questo ritiro, stiamo ascoltando tante belle riflessioni, abbiamo momenti per noi, per parlarci profondamente l’uno all’altra, e momenti per condividere emozioni e pensieri. Eppure anche qui, seppur presi da tanta bellezza, le nostre miserie sono venute fuori. Luisa, a causa della sua eterna insicurezza, mi ha rovinato i piani e non siamo riusciti a fare qualcosa a cui io tenevo.

Mi sono trovato in un vero combattimento interiore. Si tratta di una piccola cosa certamente, ma è rappresentativa di quello che cerco di raccontarvi. Avevo la ragione che mi diceva che non era nulla, che Luisa non aveva causato di proposito quella “mancanza”, che lei è così a volte si perde in un bicchier d’acqua. Dall’altra c’era la mia parte emotiva, il mio cuore, che mi spingeva a mostrarle tutto il mio risentimento e a “fargliela pagare” in qualche modo. Ebbene sì, dopo vent’anni di matrimonio sono messo ancora così male. Me la prendo facilmente. E qui siamo alla parte negativa del mio atteggiamento, alla mia debolezza e per certi versi alla mia miseria.

Dove sta quindi il positivo? Che il matrimonio ti cambia. Che dopo vent’anni di matrimonio mi conosco e Luisa mi conosce anche lei. Ho reagito molto diversamente da come avrei fatto tempo fa, all’inizio del nostro matrimonio. Molto tranquillamente le ho chiesto di darmi tempo, che c’ero rimasto male. Con tanta sincerità da parte mia e tanta accoglienza da parte sua. Lei ha capito. Mi serviva il tempo necessario affinchè io potessi fare la cosa giusta. La cosa giusta non è seguire il cuore in questo caso. Il cuore, il mondo delle emozioni, ti porta a volte fuori strada, ti porta verso il risentimento e verso l’allontanamento. Ti porta verso un’orgogliosa chiusura. Bisogna seguire la ragione, bisogna farsi furbi e lasciare il tempo alla ragione di vincere il cuore. Mi sono messo lì una mezzoretta al sole, da solo, e poi sono tornato quello di prima. Sono tornato da Luisa e l’ho stretta a me. Senza più ombre nel cuore.

Questi vent’anni mi hanno insegnato a non rispondere subito, a non lasciare che le emozioni negative possano rovinare l’armonia tra me e la mia sposa. Alla fine basta poco, basta lasciare spazio alla ragione. Solo così sapremo ricondurre il cuore all’armonia e alla comunione senza nel frattempo fare troppi danni.

Volevo condividere questi pensieri perchè so quanto reazioni troppo istintive possano fare male. Quanto male può anche fare il nostro orgoglio che dà troppo spazio alla nostra parte emotiva. Lasciamo perdere i musi lunghi, i silenzi e le piccole vendette, fanno solo del male. Dividono e spesso lasciano il segno. Impegniamoci piuttosto con la ragione, di cui Dio ci ha dotato, a riportare l’armonia tra noi il prima possibile. Ragione 1 cuore 0, palla al centro!

Antonio e Luisa

Famiglia grande

Da tre giorni si è appena conclusa la settimana di vacanza in Val di Fassa, in cui, insieme ad altri cinque papà separati (fedeli) e rispettivi figli abbiamo fatto animazione a 42 bambini (in età compresa tra 1 e 13 anni), la mattina, mentre i genitori (giovani coppie con meno di 10 anni di matrimonio) si dedicavano alla formazione con don Renzo Bonetti e l’equipe di Mistero Grande. Per il pranzo i genitori venivano a riprendere i figli e dopo il pranzo avevamo la giornata libera per le escursioni o altre attività.

Anche quest’anno non siamo passati inosservati: non si vedono spesso papà e figli che fanno animazione, tra un cambio di pannolino e un gioco, tra la baby dance e la merenda di metà mattinata. Ci sono stati momenti più faticosi, specialmente con i bambini più piccoli che cercavano i genitori, ma è stato davvero gratificante ricevere poi i loro sorrisi, avere un abbraccio inaspettato o vedere le loro manine che si aprivano per farti capire di prenderli in braccio. E’ stato più quello che abbiamo dato o quello che abbiamo ricevuto? Sicuramente la seconda scelta! Credo che quello che siamo riusciti a trasmettere noi papà non è stata tanto la capacità di accudire o intrattenere dei bambini, ma la qualità di amore che, seppure con tanti limiti, cerchiamo di diffondere a tutte le persone che incontriamo. Con la separazione, la mia famiglia è “umanamente” fallita (con Dio non può fallire, a meno che non ci separiamo anche da Lui), ma nel matrimonio siamo chiamati a costruire la Famiglia Grande, quella dei figli di Dio: io questa cosa non la sapevo proprio, pensavo alla mia famiglia, i miei figli, la mia casa……grave errore!

Qual è la differenza tra i bambini che abbiamo incontrato in questi giorni e i nostri figli? Qual è il confine? Non saprei proprio dirlo: quando si ama, l’amore si moltiplica, non c’è bisogno di dosarlo. Stessa cosa per gli altri papà che erano con me, sono molto più che amici, sono fratelli, come quello che ho di sangue: un problema diventa un problema di tutti, una gioia si condivide con gli altri, una discussione si affronta in maniera costruttiva. Ma che bello scoprire che la mia famiglia era solo un terreno fertile dove fare esperienza ed esercitarsi per poi uscire a fare famiglia con tutti gli altri! Che gioia nel costruire legami positivi e relazioni, anche solo un sorriso con tutte le persone che incontriamo ogni giorno! Un’ ultima cosa voglio dirla riguardo ai nostri figli che hanno fatto animazione insieme a noi adulti (erano 7, in età compresa tra i 12 e i 16 anni): nonostante le ferite dovute alla separazione e noi papà un po’ “pazzi”, si sono impegnati, con responsabilità e attenzione verso i bambini. Come noi grandi, sono stati in grado di creare veri legami di amicizia fra di loro e con gli altri, con atti di generosità spontanei, come quando, con nostra grande meraviglia, un giorno hanno raccolto e portato dentro tutti i numerosi giochi nel giardino sparpagliati dal vento, senza che nessuno lo avesse chiesto. Davvero Dio scrive dritto sulle nostre righe storte!

Ettore Leandri (www.fraternitasposipersempre.it/)

Castità, astinenza e continenza. Un mondo (di bellezza) da scoprire

C’è differenza tra castità, continenza e astinenza? Inziamo con il dire subito che, in primo luogo, c’è una differenza sostanziale tra castità e le altre due definizioni. Castità non è un’azione, non è fare o non fare qualcosa, ma è molto di più. La castità è qualcosa che ci fonda, che dice chi siamo e come viviamo, è uno stato di tutta la nostra persona in amima e corpo. Io non sono casto se faccio o non faccio qualcosa, ma sono casto quando c’è verita nella mia vita. Quando c’è verità nell’amore che dono e che ricevo. Nel modo in cui lo dono e lo ricevo. Quando c’è verità tra quanto ho nel cuore e quanto esprimo attraverso il corpo. Perchè questa affermazione? Perchè la castità non si concretizza sempre nello stesso modo. Può essere casto un rapporto sessuale, come può essere casto un bacio profondo o un abbraccio. Altre volte può non essere casta la scelta dell’astinenza sessuale. Dipende dalla nostra situazione di vita. Per questo la castità non è astinenza e non è neanche continenza. L’astinenza e la continenza al contrario possono, in determinate situazioni, essere scelte che esprimono castità. Altre volte invece possono essere scelte sbagliate che precludono e limitano l’amore. Mi rendo conto che quanto ho scritto può essere facilmente frainteso per questo cercherò ora di essere molto chiaro e preciso. Facendo quasi della casistica ma in questo caso è necessario farlo. E’ importante cercare di comprendere questa sostanziale differenza per evitare di confondere il buono con ciò che non lo è. Confondere la libertà con un atteggiamento di chiusura e di incapacità ad amare. Un atteggiamento per nulla libero ma al contrario frustrante e dannoso. Vediamo ora i due diversi stati di vita che ci riguardano più da vicino: fidanzamento e matrimonio.

FIDANZAMENTO. Nel fidanzamento non c’è ancora un’unione definitiva. I due stanno ancora cercando di comprendere se possono costruire una relazione che possa durare nel tempo. Stanno conoscendosi sempre meglio e stanno valutando. Si stanno scegliendo. E’ importante dire che il fidanzamento non è un periodo di sola conoscenza caratteriale e spirituale. Il fidanzamento implica il coinvolgimento di tutta la persona. Persona fatta di anima, sentimenti, desideri, valori, idee, fede ma anche fatta di corpo con tutte le sue doti espressive (dolcezza e tenerezza). In questo caso come si costruisce una relazione casta? La risposta non è nè nell’astinenza nè nell’avere rapporti sessuali (incompleti o completi fa poca differenza). Nessuna delle due soluzioni. La relazione casta presuppone la continenza. Solo così ci sarà verità. Cosa significa continenza? Semplicemente vivere tutte quelle espressioni corporee che non contemplino una eccitazione sessuale (il nostro padre spirituale ci diceva sempre dal collo in su), ma che si limitino alla tenerezza e alla dolcezza. Baci, abbracci, carezze sono fondamentali tra due fidanzati, perchè il contatto fisico non solo nutre l’amore ma permette una conoscenza sempre più profonda dell’altro, permette di abbassare le barriere e di accogliersi sempre di più. Permette di creare intimità e complicità. Tutti ingredienti necessari in una relazione affettiva. L’astinenza non va bene perchè rende la relazione fredda, distaccata e spesso perchè nasconde una grande insidia: la paura e l’incapacità di donarsi nel corpo. Ci è capitato di raccogliere la sofferenza di più di una coppia dove i due sono arrivati vergini al matrimonio e poi non sapevano come fare. Non riuscivano a fare l’amore. In quei casi la “castità” è stata una scelta dettata non dalla libertà ma dai loro blocchi e paure, dalle loro ferite. Ciò è devastante poi in una relazione fondata sulla carne e anche sull’eros come è quella matrimoniale. Un matrimonio che si fonda solo sull’agape sul dono senza metterci il corpo diventa spesso solo dovere e sacrificio. Dove è la gioia? C’è anche un secondo atteggiamento che non va bene, che non è casto. Quello di vivere il fidanzamento come fosse già un matrimonio con i gesti specifici di quest’ultimo. Perchè è sbagliato anche avere rapporti sessuali nel fidanzamento? Perchè non c’è verità! I due possono pensare benissimo di amarsi già con tutto il cuore ma non è così. Oggettivamente non è così. Non c’è il per sempre! L’intimità fisica è il gesto più totalizzante che un uomo e una donna possono vivere tra loro. Facendo l’amore stanno dicendo con il corpo: sono tutto tuo/sono tutta tua. Ma non è così. I cuori dei due non sono ancora saldati in modo indissolubile dal fuoco dello Spirito Santo. Non a caso quel gesto è anche quello che Dio ha pensato per generare i figli. Il figlio non può essere il frutto di un amore a tempo, ma solo il frutto del per sempre.

MATRIMONIO. La castità matrimoniale non è mai (se non in casi davvero limitati e particolari) astinenza o continenza. Ci possono essere dei periodi della vita dove non è possibile fare l’amore (malattie, gravidanze a rischio o altro) ma il matrimonio non è fatto per la continenza. La castità matrimoniale si esercita facendo l’amore e facendolo bene. La definizione migliore di castità coniugale che abbiamo mai sentito è quella dell’ex presidente della Polonia Walesa, che, nel film “L’uomo della speranza”, parlando della forza che traeva dalla relazione sponsale con sua moglie (8 figli), ha detto: «Facciamo l’amore spesso e bene». Solo così il corpo potrà esprimere l’amore presente nel cuore: un amore totale. Un amore che coinvolge tutta la persona: certamente coinvolge la volontà, lo spirito, il cuore ma non può e non deve lasciare fuori il corpo. Senza corpo non ci può essere amore sponsale autentico.  Che bello quando crescendo negli anni di matrimonio riusciamo a crescere anche nel saperci donare attraverso il corpo. Quando c’è sempre più aderenza tra quanto abbiamo nel cuore e quanto manifestiamo ed esprimiamo con il nostro corpo. Per noi sposi la castità significa saper far bene l’amore. Che bello quando il nostro dono reciproco diventa sempre più comunione di anima e corpo. Per questo cari sposi se volete essere casti fate l’amore e fatelo bene. Preparatevi in una vita fatta di tenerezza e di cura reciproca. Solo così il vostro matrimonio non solo sarà bello ma anche santo!

Antonio e Luisa

Venere vuole ridere, Marte far ridere.

Oggi volevo condividere una curiosità del rapporto tra uomo e donna. Una curiosità che però nasconde qualcosa di profondo. Qualcosa che mette in evidenza una volta di più come siamo diversi. Uomo come marte e donna come venere. Due pianeti a ben 160 milioni di chilomentri l’uno dall’altro. Siamo distanti davvero tanto ma siamo anche complementari, la differenza di uno diventa nutrimento e attrattiva per l’altro.

Parliamo di senso dell’umorismo. Sembra che uomo e donna siano entrambi attratti da un partner che ne è dotato. Qualcuno che metta il buon umore al centro della relazione, che ci faccia stare bene, sorridere, che riesca ad alleggerire la pesantezza della vita contemporanea.

Secondo gli esperti però c’è una differenza su come viene percepito il senso dell’umorismo tra uomo e donna. La donna è attratta da un uomo che è capace di farla ridere mentre l’uomo non cerca solitamente la comica di Zelig, ma preferisce quella donna che è pronta a ridere delle sue battute e del suo senso dell’umorismo. Capite? Siamo anche in questo caso all’opposto, ma un opposto che si integra e che si completa. Siamo fatti l’uno per l’altra. Ora motiviamo questa differenza sostanziale.

La donna è attratta e sta bene con un uomo che riesce a farla ridere. Perchè questo? Per due motivi principalmente. Perchè spesso è ciò di cui le donne hanno bisogno. Le donne tendono ad essere pesanti, diciamolo. Non voglio generalizzare, ma sembra che sia spesso così. Le donne tendono ad estremizzare i problemi. Quando hanno accanto un uomo che è capace di alleggerire il loro cuore stanno meglio. Ridere fa star bene. La battuta giusta può aiutare tante donne a ridimensionare tanti problemi. Il secondo motivo è sempre il solito: il corteggiamento. Un uomo che si impegna a far ridere la propria sposa dimostra di volerla mettere al centro delle sue attenzioni. E’ un modo per far sentire l’amata importante e preziosa.

L’uomo, ho scritto in precedenza, apprezza invece l’umorismo in modo diverso. L’uomo apprezza l’umorismo della sua donna quando questa è capace di ridere alle sue battute e di capire il suo umorismo. L’uomo ha un umorismo attivo mentre la donna passivo. Anche in questo uomo e donna sono differenti e complementari e per questo attratti l’uno dall’altra.

Perchè l’uomo apprezza particolarmente quando la moglie ride del suo umorismo? Anche qui ci viene in aiuto una ricerca americana. La donna che ride da un messaggio chiaro al suo uomo. Sono accogliente verso di te. Mi piaci e provo attrazione per te. Credo che sia il messaggio più bello che un uomo possa ricevere dalla sua amata. E’ importante un’ultima precisazione. Ci sono alcuni tipi di umorismo che la donna non ama. La donna apprezza l’uomo che la fa ridere, non che ride di lei. Un conto è l’umorismo un altro il sarcasmo. Il primo nutre la relazione e la alleggerisce, il secondo la impoverisce e la distrugge. 

Finisco con una considerazione personale. Luisa quando l’ho conosciuta era molto pesante. Vedeva spesso le difficoltà della vita e faceva fatica ad abbandonarsi ad un po’ di spensieratezza e leggerezza. Nonostante la sua fede e la sua capacità di amarmi che erano e sono davvero grandi, almeno ai miei occhi. Io credo di averle tra le altre cose donato un po’ di leggerezza. Da quando stiamo insieme lei ha beneficiato della mia leggerezza, delle mie battute, del mio modo di vedere la vita e i problemi. Ed io naturalmente ho imparato da lei ad essere un po’ meno superficiale su alcune questioni. Il matrimonio è questo. Si diventa ricchi l’uno con l’altro in una relazione che è scambio e comunione.

Antonio e Luisa

Il piacere vero non è bulimico

Siamo una società di bulimici. Bulimici con il cibo, bulimici con le emozioni, bulimici di piacere e di senso. Ingurgitiamo tutto sperando così di riempire quella voragine di senso, quel desiderio di infinito che abbiamo dentro, che Dio ci ha messo dentro perchè siamo creati a sua immagine, lui che è infinito amore e quella nostalgia l’abbiamo come sigillo della sua figliolanza. Alla fine il significato di peccato è proprio questo. Sbagliare il bersaglio. Cercare di riempire il nostro bisogno d’amore con il piacere. La nostra società che ha eliminato Dio da ciò che conta, additandolo a ostacolo per una vita felice e una convivenza pacifica, cerca di sfamare questa bulimia schizofrenica assecondando ogni desiderio.

Siamo la società del desiderio, del desiderio che diventa bisogno e il bisogno che diventa diritto. Tutto segue questa logica tranne ciò che si pensa possa nuocere alla salute. Siamo una società estremamente salutista. Si cerca di curare il corpo illudendosi di curare così anche lo spirito. Non funziona così, curare il corpo va bene ma non basta. Ed è così che i governi illuminati della civilissima Europa sensibilizzano sul consumo  corretto di cibo. L’obesità e le malattie provocate dal consumo non equilibrato di cibo porta spesso grandi costi per il servizio sanitario del nostro paese ed è anche per questo che il governo, attraverso la scuola e altre agenzie, cerca di fare educazione e prevenzione. Sono problematiche presenti a livello globale, tanto che lo stato italiano segue le direttive di Europa e ONU. Ed ecco la frutta distribuita a scuola, i programmi di scienze che si arricchiscono dell’educazione alimentare, campagne pubblicitarie, iniziative culturali e tante altre modalità per cercare di modificare le abitudini dannose della popolazione.

Il salutismo alimentare sta divenendo pian piano un obbligo della nostra nuova società etica, spodestata di Dio, ma che si basa su propri dogmi come una vera religione. Non che ci sia qualcosa di male nell’impegnarsi per una giusta alimentazione, sia chiaro. Forse è una delle attività più apprezzabili del governo. Il problema è un altro. Non siamo bulimici solo con il cibo, lo siamo anche con il sesso e con tutto ciò che possa darci piacere. Solo che con questo tipo di bulimia non sembra ci siano problemi. Anzi sembra quasi positiva. Peccato che l’impatto sulla società e sui costi statali sia elevatissimo. Aborto, contraccezione, violenza sulle donne, divorzi sono causati anche dalla bulimia sessuale. Viviamo in una società molto erotizzata. Il sesso è presente non solo nella pornografia, che è diventata fruibile attraverso internet in modo facile,  gratuito e anonimo. Il giro d’affari di miliardi di dollari rende il settore del porno tra i più floridi. Tutta la società odierna è permeata di sesso. La televisione, la pubblicità, i video musicali, tutto ammicca al sesso.

Tutta questa esposizione ha reso le persone assuefatte. C’è un desiderio fortissimo di piacere sessuale da una parte e una incapacità di viverlo dall’altra. Come dire che le lasagne sono buone, ma mangiarle tutti i giorni stufa, tanto da renderle non più piacevoli al palato. Ed ecco che fioriscono siti di scambisti, sadomasochismo, orge, prostituzione e quant’altro la perversione delle mente umana possa immaginare. Una continua escalation di perversione per ricercare quel piacere che tanto si desidera, ma non si riesce a trovare. Certo non tutti arrivano a tanto, ma anche chi non arriva a questo non è comunque capace molto spesso di controllare il proprio desiderio sessuale e non è educato al pudore. Il pudore che non è una brutta parola, qualcosa che richiama un tabù che va rimosso. Il pudore è riconoscere in noi un mistero. Il pudore è riconoscerci preziosi, riconoscere che c’è una parte di noi, del nostro corpo che non è per tutti, ma solo per chi avrà il nostro dono totale e a sua volta sarà disposto a spendersi totalmente e indissolubilmente nella relazione con noi. Solo riscoprendo la castità, la tenerezza, l’attesa, il saper aspettare, il saper preparare l’incontro sessuale nel gioco del corteggiamento, nelle attenzioni e nel servizio reciproco si potrà ritrovare il vero piacere. Solo così, quando l’incontro intimo verrà vissuto come un culmine fisico di una relazione vissuta nell’arco di tutta la giornata, e solo quando quel gesto non si limiterà  a un godimento di qualche secondo, ma rappresenterà un significato profondo e costitutivo dell’amore sponsale degli sposi, allora sarà appagante e pienamente soddisfacente. Solo se sarà così, riusciremo a non cadere nel disamore e nella noia. Perché quel piatto di lasagne avrà per noi un gusto sempre diverso, perché sarà arricchito da ogni momento della nostra vita insieme e del nostro amore fatto di gesti concreti che cresce giorno dopo giorno rendendo quel piatto di lasagne sempre più gustoso. Termino con un brano tratta dal libro di don Fabio Bartoli “Prendimi con te, corriamo”:

Il piacere è innanzitutto uno stato d’animo, un atteggiamento interiore(…). Fuggite l’egoismo, non il piacere! Fuggite l’avarizia, il possesso, la lussuria, che del piacere sono misere contraffazioni, perchè il piacere ci rimanda sempre al primo piacere fontale, all’atto creativo, alla nostra prima vocazione: quel “vivi!” detto su di noi che ci ha chiamato all’esistenza. E infine , offrire il corpo in sacrificio a Dio è metterlo a servizio dell’amore.

Questo è il vero piacere, questo è ciò che oggi manca e che rende le persone mendicanti d’amore e incapaci di provare il piacere quello pieno, quello autentico. Quando il governo si attiverà per aiutare le famiglie a educare le nuove generazioni a curare quella bulimia e a un uso corretto e autentico della sessualità, come già avviene per il cibo, allora significa che, finalmente, si sarà fatto un passo avanti decisivo per la guarigione della nostra civiltà malata. Intanto mi accontenterei che almeno la Chiesa lo facesse ma anche lì, nonostante anche il recente appello del Papa, non sempre avviene.

Antonio e Luisa

Un male che può aiutare a crescere

Da oggi inizierà a collaborare con il blog Ettore Leandri. Ettore è uno sposo che vive la fedeltà seppur separato dalla moglie. E’ membro dell’associazione Sposi per sempre di cui è anche presidente. Siamo molto felici di averlo nella squadra. Sarà la voce di tanti fratelli e sorelle che vivono nella stessa difficile situazione.

Ogni tanto mi trovo a pensare a dove sarei in questo momento se, più di otto anni fa, non mi fossi separato e in particolare a come mi troverei nel mio rapporto con Gesù: tralasciando la nostalgia di non vivere più in una famiglia unita insieme alle figlie, rifletto sul fatto che questa tragedia (almeno per me è stata così, è comunque sempre un male, anche quando è necessaria), è servita ad aprirmi gli occhi e a capire cosa voglia dire affidarsi e confidarsi con lo Sposo Gesù.  Certo, se avessi potuto scegliere, avrei allontanato volentieri questa croce, anche perché ha comportato sofferenza ad altre persone, parenti e soprattutto a chi avrebbe diritto a una famiglia in cui papà e mamma si vogliono bene, i figli.

Però se Dio ha permesso questo male, l’ha fatto per il mio bene e questo l’ho capito solo dopo diverso tempo; ad esempio, non è paragonabile la qualità del tempo che passo con le figlie quando sono con me, rispetto a quando vivevamo insieme e magari invece di giocare con loro stavo al computer o avevo altre distrazioni.

La sofferenza è stata lo strumento attraverso il quale Dio ha plasmato e convertito il mio cuore, tanto che posso affermare che prima ero cristiano “praticante” solo perché andavo la domenica alla messa ed ero impegnato in parrocchia: la cosa che mi fa sorridere è che mi ritenevo superiore alla maggior parte dei parrocchiani e pensavo di essere ormai “arrivato”.  Il problema è che chi si sente arrivato, vuol dire che non è mai partito, ed è davvero così: più approfondisci, in particolare il Sacramento del matrimonio e più ti accorgi di quanta strada c’è da fare in questa salita infinita verso il regno di Dio; è come avere delle lenti di ingrandimento, più ingrandisci e più ci sono realtà sconosciute e affascinanti.

Ho visto miracoli nella mia vita e ho provato la vicinanza di Gesù in tanti momenti, ho imparato ad amare mia moglie in maniera diversa, completamente svincolata dal possesso e da qualsiasi ritorno che possa avere, anche di soddisfazione sessuale. Indubbiamente non è facile, perché ogni giorno è diverso: ci sono alti e bassi, è un cammino che finirà nel mio ultimo respiro, ma è davvero gratificante cercare di amare di un amore totalmente gratuito che non si aspetta niente (agape), quello che Dio ha per noi, sempre, indifferentemente da come rispondiamo alla sua chiamata. Non posso che ringraziare Dio per tutto quello che mi ha dato e che continua a donarmi, è davvero una grande grazia!

Ettore Leandri (www.fraternitasposipersempre.it/)

Eucarestia e matrimonio hanno molto in comune

Siamo stati invitati a raccontare qualcosa su matrimonio ed Eucarestia. Non è facile per noi che siamo dei semplici laici non certo dei teologi. L’Eucarestia è una delle realtà più grandi e incomprensibili della nostra fede. Come possiamo parlarne noi? Che competenza abbiamo? Poi ho pensato al motivo per cui siamo stati chiamati. Non certo per la nostra preparazione teologica, ma soltanto per quello che siamo: due sposi che cercano di vivere il matrimonio e di raccontare la bellezza di una esperienza concreta, fatta di vita, di relazione di carne. Fatta di dono reciproco e di accoglienza di quel dono. Fatta di amore. E allora ho compreso come impostare la nostra riflessione. L’Eucarestia è qualcosa di bellissimo ma di incredibilmente misterioso ed incomprensibile. Noi sposi abbiamo però un’occasione eccezionale per fare esperienza diretta di cosa sia l’Eucarestia. Non siamo forse noi immagine dell’amore di Dio, dell’amore di Gesù per la Sua Chiesa? Da dove viene questa somiglianza? Viene dal dono, dono totale in anima e corpo.

La prima grande analogia tra questi due sacramenti sta nella coincidenza tra chi offre e ciò che è offerto. Nell’Eucarestia Gesù è il sacerdote, l’offerente, offre a Dio un sacrificio, offre a Dio un sacrificio diverso: offre se stesso. Gesù durante l’ultima cena, che sappiamo essere l’inizio della Passione che condurrà alla morte di croce e alla resurrezione, diventa offerente (sacerdote) ed offerta nello stesso momento. Si lascia mangiare per amore. Ama così tanto da diventare uno con i suoi apostoli. Il matrimonio è esattamente la stessa cosa. C’è la stessa sovrapposizione. Il sacerdote del matrimonio non è il don che celebra, il don celebra solo la Messa. Ma al momento del rito del matrimonio i sacerdoti sono i due sposi. Sono loro che offrono a Dio. Cosa offrono? Se stessi. Come? Con la mediazione di un’altra persona. Detto in modo più chiaro: Io mi sono offerto a Luisa e Luisa si è offerta a me. Ho offerto tutto di me: il mio tempo, il mio impegno, la mia volontà, la mia mente, il mio cuore e anche il mio corpo. Ci torneremo su questo.

La seconda grande analogia riguarda la presenza di Cristo. Quanto dura la presenza di Cristo durante il battesimo? Dura il tempo del rito dopodichè ne permangono gli effetti. Stessa cosa per la confessione. Non è così invece per Eucarestia e matrimonio. La presenza reale di Cristo nell’Eucarestia dura in modo perenne, cioè fino a quando quel pane e quel vino non saranno mangiati e consumati. Il matrimonio è esattamente la stessa cosa. L’analogia è evidente. Con il matrimonio Gesù viene ad abitare non il cuore di uno, non il cuore dell’altra, ma la relazione dei due. Relazione che è promessa ed alleanza. Gesù è vivo e presente in quella relazione, in quella promessa. C’è la reale presenza in modo simile all’Eucarestia. Per fare comprendere questa cosa il nostro vescovo, allora vescovo di Brescia, durante un incontro con degli sposi, fece un gesto plateale ma molto significativo: si inginocchiò davanti ad una coppia dicendo di farlo come l’avrebbe fatto innanzi al Santissimo Sacramento. Nella coppia di sposi c’è Gesù. Incredibile vero! Fino a quando ci sarà? Fino a quando esisterà la coppia, fino alla morte di uno dei due.

Ora un’ulteriore passo avanti. Cosa accade quando viene celebrata L’Eucarestia e il sacerdote consacra il pane e il vino eucaristico? In quel momento si rinnova il sacrificio di Cristo in modo incruento. Gesù si offre nuovamente a noi, oggi, nella Messa a cui stiamo partecipando. Si sta ripetendo oggi, si sta rinnovando oggi quanto accaduto circa duemila anni fa sul Calvario. Gesù si offre per la nostra salvezza e per la nostra redenzione. Il matrimonio è similare anche in questo. Ogni volta che celebriamo il nostro matrimonio stiamo rinnovando il sacramento, è come se ci stessimo sposando di nuovo oggi, adesso, come successe 2, 5, 10, 14 ecc anni fa. Voi vi chiederete: come facciamo a celebrare di nuovo il nostro matrimonio? Ci viene in aiuto Amoris Laetitia. Al numero 75 troviamo scritto: Secondo la tradizione latina della Chiesa, nel sacramento del matrimonio i ministri sono l’uomo e la donna che si sposano, i quali, manifestando il loro mutuo consenso ed esprimendolo nel reciproco dono corporale, ricevono un grande dono. 

Il rito del matrimonio si compone di due parti, entrambe costitutive (lasciamo perdere eventuali eccezioni che ci allontanano dal senso del discorso). Serve la promessa, quella che ci offriamo a vicenda durante la Messa davanti al sacerdote, ai testimoni e agli invitati che però non basta. Serve che a quel promettere con la bocca vada aggiunta la conferma del corpo, serve l’amplesso fisico. L’amplesso fisico degli sposi è un vero gesto sacerdotale e sacramentale. Noi, ma adesso non c’è il tempo di approfondirlo lo raccontiamo anche come vera liturgia, è la nostra Messa per capirci. Tornando all’affermazione in origine di quesa premessa possiamo affermare che rinnovare il nostro sacramento significa fare l’amore. Ogni volta che marito e moglie si uniscono in intimità stanno rinnovando un sacramento, si stanno nuovamente sposando. Questo non ha un significato escluvamente umano ma ha delle conseguenze anche sul nostro spirito, sul nostro cuore e sulla Grazia del sacramento. Va quindi vissuto bene non solo per sentirci in comunione l’uno con l’altra, ma anche per vivere in comunione con Cristo stesso e per aprire il cuore ad un’effusione di Spirito Santo. Nel prossimo articolo approfondiremo queste realtà sacramentali.

Antonio e Luisa