Domenica e famiglia : un connubio possibile / 6

Se è vero che per stimolare i nostri cari a venire alla Messa domenicale, possiamo raccontare loro di tizio o caio per invogliare loro a godersi almeno l’aspetto comunitario della Domenica, non dobbiamo però tralasciare loro di raccontare cosa ha fatto il Signore per noi stessi, altrimenti sarebbe riduttivo per la sacralità della S. Messa, sarebbe un gioco al ribasso e, prima o poi, diventerebbe l’esca da cui la preda tenterà presto di staccarsi, perché non troverebbe il vero cibo per l’anima.

Spesso si è portati a mettere in risalto l’aspetto comunitario della S. Messa domenicale tralasciando l’altro aspetto che precede e dà vita a quello comunitario, ne mette le fondamenta e lo riempie di significato : il rapporto personale con Dio. Abbiamo ricordato che il saluto iniziale del sacerdote è : “ il Signore sia con voi “, ma poi c’è subito un ammonimento a riconoscere i propri peccati che ha formulazioni diverse ma nella sostanza comincia più o meno così : ” Fratelli, per essere degni di celebrare… riconosciamo i nostri peccati… “.

Il sacerdote già ci introduce nell’aspetto comunitario, che svilupperemo in seguito, ma poi invita ciascuno (compreso se stesso) a riconoscere i propri peccati personali. Nel rito antico, dapprima il ” Confesso” lo recita il sacerdote da solo mentre i fedeli ascoltano, e poi è la volta dei fedeli mentre il sacerdote ascolta, quasi a ricordare al sacerdote di dare il buon esempio nel “battersi il petto”. Purtroppo nel nuovo rito (quello riformato nel 1965) è stato accorpato in un unico Confiteor, ma la sostanza è che ognuno, sacerdote o fedele, si trova a tu per tu di fronte a Dio Padre, con Lui non ci sono scuse, non ci si può nascondere dietro ad un dito col Padre.

Ed è questo aspetto del vis a vis con Dio che tratteremo oggi, o se vi piace di più, del face to face. E’ vero che quando siamo alla S. Messa domenicale ci sono tante altre persone, ma il Padre cerca il rapporto d’amore con ogni singola anima, non con una massa di persone ; quando ci ha pensati e creati, lo ha fatto come pezzi unici ed irripetibili, come un artigiano crea ogni oggetto nella sua bottega, simili ma mai uguali. Il nostro Creatore è un artigiano coi fiocchi, e non ha mai sbagliato un colpo, nessuno è sfuggito informe dalle sue mani per la fretta dell’Artigiano ; Gesù stesso ci ha ricordato infatti che :

 Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete, voi valete più di molti passeri. (Luca 12,7)

Percorrendo la strada che dall’uscio di casa nostra conduce alla chiesa, ricordiamoci che non stiamo andando ad un evento sociale/comunitario a sfondo religioso ; riprendendo la risposta suggerita per i bambini, noi andiamo a Messa per conoscere ed incontrare Colui che ci ha voluti da sempre e ci ha fatti esistere, nonché ad assistere al sacrificio di Gesù sulla Croce, di cui parleremo più avanti.

Gli sposi, tra gli altri, sono i benvenuti alla Messa domenicale, perché in essa ricevono nuova linfa per far crescere la pianta del loro amore matrimoniale ; inoltre, per il loro particolare stato di vita, sono i primi testimoni di quei due aspetti menzionati sopra : infatti, mentre assistono alla S. Messa alimentando la fede personale ( che si “materializza” in vita concreta spesa per il proprio coniuge ), essi si presentano a Dio Padre anche come un’unica realtà in virtù del matrimonio che li ha resi una sola carne, un solo cuore e un solo spirito. Sicché quando la sposa è da sola a Messa, non sta alimentando solo ed esclusivamente la propria fede, non si sta presentando al Padre come una donna singola, ma in un certo modo anche il suo sposo è presentato a Dio, come se fosse lì ; qualora lo sposo si trovi senza la sposa a Messa, non sarà proprio così solo, ma Dio vedrà anche la sua sposa, poiché essi sono per Dio come un’unica realtà.

Ovviamente questo discorso non vuole favorire, né acconsentire il fatto che un coniuge si senta esonerato dalla partecipazione alla Messa domenicale in quanto l’altro coniuge fa le proprie veci di fronte a Dio…. non significa dire : ” questa Domenica vai tu a Messa che io ho da sbrigare tante cose, non ne ho voglia…”, no !

L’esperienza dei due aspetti ( all’interno del matrimonio ), personale e comunitario, è un’esperienza che si intuisce tra le righe come profonda e vivificante, ma è solo facendone esperienza che si potrà goderne la portata e i frutti, sia nelle singole anime degli sposi così come all’interno del loro matrimonio…. infatti queste realtà non sminuiscono affatto le personalità di ognuno, ma, al contrario, lasciano l’amore libero di vibrare di diverse frequenze così come un’arpa ci dona una musica unica suonata da tante corde singole. Man mano che ci addentreremo nei vari rituali di cui è composta la Messa, ci accorgeremo delle ricchezze che essa ha da offrire al nostro matrimonio.

Se qualcuno avesse ancora dei dubbi, gli sposi non sono due singoli individui che stanno insieme, non sono due meri conviventi che si dividono i compiti, non sono due coinquilini che dividono le spese, niente di tutto ciò ; gli sposi hanno una forza in più perché anche quando pregano nella S. Messa non sono singoli individui, ma ognuno trova beneficio nella propria anima dalla santificazione e dalla preghiera dell’altro ; è la coppia ad esserne rinvigorita, rinsaldata, rinnovata, ristabilita. E’ un mistero di grazia che Dio ha regalato agli sposi, spetta a noi lasciare il regalo intatto e chiuso nella scatola originale, oppure cominciare a scartarlo per goderne il contenuto.

Coraggio sposi, domani abbiamo la possibilità di partecipare alla S. Messa con una nuova consapevolezza che porta con sé anche un nuovo onere : crescere la propria fede per far crescere l’amore sponsale.

Buona Domenica.

Giorgio e Valentina.

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui

Piccole Resurrezioni Quotidiane – “Sposi&Spose di Cristo”

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”..

Quando parliamo o semplicemente pensiamo alla Resurrezione pensiamo alla Pasqua o alla Domenica, giorno in cui celebriamo la Resurrezione del Signore Gesù Cristo.

La “Resurrezione”, spesso, la leghiamo all’idea della morte del nostro corpo; quindi ad una realtà che sarà un giorno chissà quando. “Resurrezione” ci fa pensare più alla vita eterna più che alla nostra vita di tutti i giorni.

Eppure…eppure…spesso e normalmente la nostra esistenza si muove nelle piccole ombre del quotidiano più che nelle luci della gloria…più tra le ferite e i sanguinamenti che tra le guarigioni, più nelle piccole morti che nella vita.

Ma quello del “Risorgere” deve essere un esercizio piccolo…un movimento minuscolo ma costante…come aprire e chiudere gli occhi.

Quindi ci vogliono le “resurrezioni”…piccole resurrezioni quotidiane.

Voi direte ora: “Si, bravi, ma come si fa?”.

Certo, non possiamo risorgere solo perché lo vogliamo…nelle nostre mani non c’è la possibilità di guarirci, di distruggere la morte. Dunque?

Dunque c’è bisogno dell’intervento di Colui che ha saputo trovare la via d’uscita anche dal sepolcro, di Colui che le tenebre più profonde non hanno potuto avvolgere.

C’è bisogno dell’intervento di Colui che si è fatto bucare le mani per donare ancora di più, si è fatto inchiodare i piedi per camminare ancora di più verso il prossimo, si è fatto trafiggere il cuore per poter amare di più.

C’è bisogno dell’intervento di Colui che è Il Risorto.

Lui ti insegnerà a risorgere quando tuo marito ti sotterrerà con una battutina innocua ma che a te sfracella il cuore;

Lui ti insegnerà a risorgere quando tua moglie farà di te una polpetta quando guardando un film farà il paragone tra il tuo fisico con quello delle star di Hollywood; 

Lui ti insegnerà a risorgere quando tra le mura domestiche ci sarà più odio che amore;

 Lui ti insegnerà a risorgere quando ti sentirai tradito dalla persona più cara per te;

Lui ti insegnerà a trovare la strada per uscire vivo dagli incidenti mortali delle tue relazioni umane di ogni giorno.

Qual è la strada?

La strada che Gesù ti indica è quella del suo Cuore.

Va’ da Gesù, torna da Gesù.

Il Suo Preziosissimo Sangue ti laverà quando andrai a confessare le tue miserie, il Suo Sacratissimo Corpo ti darà vigore nuovo quando sfinito ti accosterai all’Eucarestia.

E se non puoi ricevere l’Eucarestia e non puoi ricevere l’assoluzione?

Nessuno ti impedisce di fermarti a meditare la Parola di Dio, nessuno ti impedisce di fare adorazione eucaristica, nessuno ti impedisce di pregare col cuore!!!

Gesù è lì. Ti aspetta con le braccia spalancate e ti soffia nel cuore il Suo Santo Spirito e non avrai più sete e non avrai più fame e le tue ferite serviranno a far passare più luce nella tua famiglia e nel mondo in cui viviamo.

Oggi, prendi carta e penna. Vuoi una famiglia perfetta?

Non costruire una famiglia senza errori…ma costruisci una famiglia su Cristo.

E se la tua famiglia è distrutta e siete separati?

Non disperare!!! C’è un percorso di fede anche per te! Gesù non abbandona nessuno e – anche se molti non lo sanno – anche la Chiesa è casa tua!!!

Va’ da Cristo! E’ Lui che può rimetterti in piedi, può ridarti vita…può farti risorgere già qui ed ora.

Frequentando Cristo, stando vicino a Lui…imparerai a vivere di “piccole resurrezioni quotidiane”.

+++

Se ti è piaciuto quanto hai letto condividilo sui tuoi social 

Se vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: sposiesposedicristo.it

Puoi visitare la nostra pagina Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro gruppo Whastapp “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale YouTube “Sposi&Spose di Cristo”

Clicca qui se vuoi visionare il nostro nuovo libro: #Inluencer dell’ #Amore

+++

Grazie, Pietro e Filomena.

La bellezza di Tiziana Mercurio, un’innamorata della purezza

La purezza è una virtù da custodire e desiderare, ma prima di tutto da riscoprire. Perciò, invece di sprecare tante parole, voglio farvi respirare il profumo che ha una vita vissuta nella purezza, vi voglio parlare della bellezza di Tiziana, perché è la bellezza che attira.

È la testimonianza di vita di Tiziana Mercurio, una giovane ragazza di Benevento salita al Cielo nel 2006 a 26 anni e che mi affascina perché mi incoraggia a credere ancora nella purezza, a vederla come una realtà sempre attuale per tutte quelle coppie che vogliono amarsi donandosi all’altro.

«Tiziana aveva un’ambizione eroica: nel giorno del suo matrimonio, come giglio profumato, voleva presentarsi all’altare vergine» (Fra Alessandro di Madonna Povertà, Una santa della porta accanto. Tiziana. L’offerta di una giovane, p. 28).

Sembra una scelta folle, impossibile nel mondo di oggi, eppure era la scelta di una ragazza che credeva ancora nell’Amore.

Nel XXI secolo la purezza è passata ormai di moda? Ci possiamo ancora incantare davanti alla bellezza di un cuore puro?

La sfida di oggi è essere attraenti nella purezza. Cerchiamo di essere attraenti sognando che la persona con cui uniremo il nostro corpo voglia prima di tutto stare con noi con il solo scopo di amarci.

Tiziana era una ragazza bellissima e attraente, ma ce ne sono tante bellissime, perché lei attrae così tanto? È la luce del suo volto che attrae, una luce particolare, una bellezza che riflette l’amore di Dio. Rifletteva della Sua luce.

Tiziana si è fatta prendere per mano dalla Madonna e ha scoperto il segreto della bellezza di Maria, bella perché pura, bella perché abitata da Dio. E allora volle consacrarsi a Maria per chiedere a Lei di custodirla con la sua tenerezza materna.

Oggi abbiamo la sensazione che le ragazze che vanno in chiesa e credono ancora nel valore della verginità siano bigotte e con i baffi, così ce le immaginiamo. Tiziana mi affascina tanto perché dimostra alle donne di oggi che desiderare la purezza non significa non curarsi o non farsi belle, anzi la purezza ti rende luminosa, la purezza è bellezza! Un cuore puro dona uno sguardo che sa amare, un sorriso dolce e attraente.

Tiziana era tutto questo: era «elegante, bella, sempre ordinata, profumata, capace di far emergere il bello da se stessa» (p. 9). Era una rosa diventata giglio nel tempo con il miracolo della purezza. «La rosa era diventata uno splendido giglio bianco nelle mani di Maria» (p. 79).

La purezza ci rende giovani vivi e luminosi. Vero, ma è difficile dire questo quando la malattia si affaccia nella giovane vita di una ragazza di 17 anni che viene colpita dal tremendo morbo di Hodgkin. La malattia «fece presto cadere alla bellissima rosa tutti i suoi petali… Tiziana risentì molto della perdita dei capelli, sentendosi ferita nella sua femminilità» (p. 18).

È questa purezza e questo Amore che la resero bella pure quando era consumata dal dolore, talmente magra che si vedevano le ossa. Una bellezza che andava al di là della sua fragile carne. La sua non era solo una bellezza effimera che se ne va come tutte le cose del mondo, il suo sorriso non veniva appassito dalla malattia e dalle lacrime, perché lei era un’innamorata della purezza e si lasciava amare da Dio. Di più, lei era un’amante della vita e non appassiva insieme al suo corpo perché amava ancora di più un’altra vita: la vita eterna, il Paradiso.

Tiziana amava parlare del Paradiso. Viveva la fede in modo puro e semplice. Il suo Amore folle per Dio la portò a offrirsi per le anime del purgatorio e per la Famiglia Mariana Le Cinque Pietre, la comunità religiosa del suo amato cugino fra Alessandro. Solo chi ha la purezza nel cuore sa fare pazzie per Dio, follie d’amore per Dio.

Pur vivendo atroci patimenti e pianti, non voleva rattristare gli altri. Sorridere era la sua missione e il suo era un sorriso sincero, un sorriso che disarmava il demonio.

Quegli anni di lungo calvario furono intervallati da periodi in cui Tiziana era riuscita ad abbattere la malattia e poteva così godersi la sua giovane età, fra innamoramenti, ferite, delusioni e grandi sogni. Dovette fare i conti anche con quella categoria dei giovani che considerano il corpo dell’altro come oggetto del piacere e non come casa amata di Dio. Tiziana era stata corteggiata da un uomo col quale si fidanzò. Presto però si rese conto che quel giovane era convinto di smorzare il suo desiderio di rimanere vergine. «Anche se le costava molto, sapeva che per conservare intatto lo scrigno della verginità, presto, molto presto, avrebbe dovuto lasciarlo. Ci teneva a M., ma molto di più teneva alla sua purezza e non appena egli tentò di strapparla dal suo giardino, la bellissima rosa si difese con tutte le spine che aveva» (p. 59).

Questa testimonianza ci invita a non arrenderci finché non troveremo quell’uomo o quella donna che sappia darci il suo cuore puro, o che almeno ci rispetti. Non è per niente facile una scelta del genere perché è terribilmente dolorosa, ma la realtà è che succede a non poche persone di dover rinunciare a una relazione per proteggere la propria integrità. È un coraggio da ammirare e imitare. Se la fidanzata o il fidanzato ci mette davanti a un bivio e ci dice: “O sesso o ciao”, è meglio perdere quella persona che perdere se stessi. Può amarci chi ci chiede di rinunciare all’Amore?

Sembra una contraddizione ma è proprio così: scegliendo la purezza urliamo al mondo quanto è bello fare l’Amore. La purezza ci libera e permette all’Amore di esprimersi nella sua forma più autentica, quella del dono. La purezza esalta la sessualità come un bene prezioso.

In un libro scritto su Tiziana, suo cugino fra Alessandro di Madonna Povertà racconta come lei e il fidanzato volessero vivere il loro rapporto. «Tiziana si fidanzò con Alessandro, un giovane del gruppo, a mio parere eccezionale, con cui ha percorso un bellissimo cammino di preghiera. Ogni giorno i due fidanzatini sostavano in preghiera per chiedere a Dio una speciale vigilanza sulla loro unione. […] Un giorno in confidenza mi disse: “Passiamo molto tempo da soli io ed Ale, e visto il grande bene che ci vogliamo, delle volte entriamo in lotta contro i nostri sensi, ed è lì che ci precipitiamo in chiesa per rifugiarci in Dio. È dura, ma voglio rimanere vergine, ci tengo troppo”» (p. 28).

L’attrazione fisica è un dono di Dio, come coppia di fidanzati non vediamo l’ora di fare l’Amore, altrimenti saremmo come fratello e sorella, o come due amici, niente di più. Abbracciamoci, riempiamoci di tenerezza e di baci, ma impariamo a fermarci e a pregare insieme chiedendo a Dio di saperci amare senza pretendere subito altro.

Tiziana sognava di sposarsi e di avere tanti figli, di avere una famiglia e con essa servire il Signore. La testimonianza di Tiziana incoraggia i giovani a credere nell’Amore. Guardando alla sua vita, noi fidanzati scopriamo il valore della purezza e dell’affidarci a Dio per non accontentarci di un amore ferito, gli sposi riscoprono che anche chi risponde alla vocazione matrimoniale ha come mèta il Paradiso. L’uomo e la donna uniti nel Matrimonio gustano la presenza di Dio, il diavolo li detesta tanto proprio perché sono l’immagine di Dio. Tiziana mostra agli sposi che delle vite abitate da Gesù riescono a gioire anche nei momenti di prova e sofferenza, è Gesù che trasforma il dolore in Amore.

Questa è “la santità della porta accanto” di cui parla Papa Francesco, la santità di «quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio» (Gaudete et exsultate, n. 7). La purezza bussa alla porta di ogni cuore, siamo sempre in tempo a viverla: nessuna caduta può renderci schiavi del nostro passato, qualunque esso sia. Non è mai troppo tardi per desiderare la purezza. Come puoi rinunciare a questa bellezza?

Filippo Betti

~~~~~

Per conoscere meglio Tiziana, clicca qui per acquistare il libro “Una santa della porta accanto. Tiziana. L’offerta di una giovane” di fra Alessandro di Madonna Povertà.

Clicca qui per vedere su YouTube il video sulla vita di Tiziana.

Se ti è piaciuto quanto hai letto condividilo sui social, ad altri potrà servire.

Per ricevere ogni giorno gli articoli del blog Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Quando l’intimità guarisce le ferite

C’è una testimonianza che abbiamo raccolto e pubblicato sul nostro blog che racconta benissimo come il matrimonio possa essere un luogo di guarigione. Guarigione della persona, di tutta la persona. Del suo corpo, della sua psiche e del suo spirito. Una guarigione che avviene attraverso il sacerdozio e che apre alla profezia. Una coppia che vivendo bene l’intimità si è trasfigurata ed ora è pronta a farsi prossima partendo in missione in Brasile. Di seguito la testimonianza di Maria e Silvio.

La sessualità è importante in una coppia di sposi? Oppure è importante solo per la procreazione? Collegandomi con l’argomento del blog matrimonio cristiano sulla sessualità nel matrimonio, volevo condividere con voi la mia storia che, nelle mani di Dio, è stata trasformata, proprio grazie al sacramento del matrimonio.

Sono cresciuta in una famiglia cristiana caratterizzata da un grande senso del pudore e della riservatezza in ambito sessuale, tant’è che cambiavamo canale anche solo per un bacio trasmesso in TV. I miei genitori mi hanno insegnato la bellezza della preghiera, l’importanza della castità prematrimoniale e del rispetto per il mio corpo. Avevo compreso l’importanza di aspettare la persona giusta, lasciando la mia intimità tutta e solo per il mio sposo.

Quando avevo 14 anni nacque mia sorella Chiara. Poco tenmpo dopo, quando Chiara era ancora molto piccola, si scopri che era affetta da una trombosi al rene e i dottori ci dissero che sarebbe morta. Quel giorno andai in chiesa e, davanti alla Madonna, le affidai la mia vita in cambio della vita di mia sorella. Fu così che Chiara, dopo un mese in terapia intensiva, uscì dall’ospedale Sant’Anna guarita. Dopo tante lacrime e preghiere dei miei genitori. I dottori e le infermiere erano scioccati per il miracolo avvenuto. Passò del tempo e per me tutto fu diverso. Non riuscivo a vivere come le altre adolescenti. Ogni argomento mi sembrava così stupido in confronto a quello che avevamo passato in famiglia. Iniziai le superiori. Una sera d’estate io e una mia amica andammo a salutare degli amici. (Entrambe eravamo prese da due ragazzi belli come il sole). Tra una chiacchiera e l’altra la mia amica si allontanò con Giovanni e io rimasi con Filippo (I nomi sono di fantasia).

Filippo, con la scusa di farmi vedere il suo paese,mi invitò a fare un giro in macchina. Mi accorsi troppo tardi che la strada era ben lontana dal centro. Lontana dalla mia amica. Lontana dai miei genitori. La strada divenne sterrata. Si trasformò in un bosco. Finì in una strada chiusa sotto un cavalcavia. Quella sera Filippo fece tutto quello che un uomo può fare su una ragazza. Peccato che io avevo 15 anni e non volevo arrivare a fare quelle cose. Avevo appena scoperto il primo bacio. Lui era un po’ più grande di me. Molto più alto. Molto più forte. Quel luogo era casa sua. Non ebbi la forza né di urlare né di scappare. Avevo paura. Paura di ciò che i miei avrebbero pensato di me. Pensai a mio padre che qualche giorno prima mi aveva fatto ballare una canzone dei Pink Floyd con il rumore della pioggia. Provai vergogna perché avevo permesso a quel ragazzo di toccarmi. Vergogna perché ero salita su quella macchina. Vergogna perché non ero scappata.

Da quel momento è come se Filippo mi avesse strappato l’anima, come se avesse strappato tutto quello che di bello c’era in me. Quello che era successo era come un tatuaggio sul viso che bruciava su tutto il corpo. Odiavo la mia codardia. Odiavo il mio corpo e odiavo la vita. Entrai in un grande buco. Cercai di farla finita e quando lo stavo per fare sentii una voce: “E SE NON FOSSE PER SEMPRE COSÌ?” Ebbi una visione. Vidi una capanna e un ragazzo che mi sorrideva con un amore immenso che mi diceva: “Un altro giorno comincia”. Aprii la tenda e vidi molti bambini e famiglie tutte insieme. FELICI. Finì la “visione” e io piansi tanto.

Perché ve lo racconto? Perché il Signore ha trasformato questo cumulo di macerie in una casa colorata. Passai 5 anni senza dire nulla a nessuno, finché un sacerdote (che aiutava povere ragazze di strada ad avere un lavoro dignitoso) nella confessione capì cosa stavo vivendo e mi disse: “Ma cara, cosa potevi fare? Avevi 15 anni, avevi paura, quel ragazzo non doveva nemmeno cominciare senza il tuo consenso. Sei una ragazza STUPRATA.

Lo disse ad alta voce. E divenne REALE. Provai un grande sollievo. Da quel momento passavo dalla chiusura, al voler usare i ragazzi prima che loro usassero me. Vivevo il sesso come arma. Vivevo la mia femminilità come arma. E in tutto quel gran caos l’unico pensiero era quella capanna, quel ragazzo, quelle famiglie. Dopo tanto cammino, fatto di alti e bassi, cadute, salite, discese, amori infranti, progetti allontanati, e anche la separazione dei miei genitori, non riuscivo ad accontentarmi. Non mi bastava una vita uguale alle altre. Non mi bastava lo stipendio le bollette, la carriera. Non mi bastava il ragazzo simpatico, il ragazzo buono, il ragazzo di chiesa. Cercavo quel ragazzo, quello della capanna. Un ragazzo che, come me, voleva vivere della provvidenza, nel donarsi, nella missione, nella famiglia aperta. Mi nascondevo, nelle vicende del Signore degli Anelli dove l’amicizia era sincera, l’amore era puro e si lasciavano tutti i confort per distruggere il nemico e rendere migliore la terra.

Quando incontrai Silvio faccia a faccia nella fila al confessionale della Festa della Vita, era una domenica. Parlare con lui fu naturale come bere dell’acqua. Poi non lo vidi per un mese. Era però rimasto nel mio cuore. Ed ebbi molta paura. Avevo 28 anni. Era lui il ragazzo della capanna. Era lui che aspettava la sua sposa nella castità, che voleva la missione, la famiglia aperta. Avevo paura di non essere all’altezza. Paura di ferirlo. Paura di me stessa. Avevo paura che avrei trasmesso anche a lui quel senso di schifo che mi sentivo addosso, come un virus. Avevo paura che dopo il matrimonio non sarei mai stata capace di donarmi completamente. Conoscevo la sua “fama” di grande ragazzo lavoratore, di sincero amico, sapevo che era stato in missione, che aveva passato metà della sua vita in Comunità Cenacolo per scelta di vita.

Negli anni avevo seguito il suo percorso tramite i passaparola, ma mai avrei pensato che il mio ragazzo della capanna fosse proprio lui. Cercai in ogni modo di allontanarlo, spaventandolo con le mie storie, con il mio passato, cercando di essere fredda, distaccata. Volgare. Nulla. Lui era lì. Aveva capito il mio gioco. Ed io ero senza più riserve davanti a lui che mi amava così come ero. A Medjugorje ebbi la risposta dalla Mamma che più mi conosce. “Questa è la strada, Percorrila.” Dissi il mio “Eccomi” e fu solo una grande gioia e una grande pace. Il giorno delle nostre nozze fu il giorno più bello della nostra vita. Come tutti i giorni a seguire.

Nel Sacramento del Matrimonio il Signore ha guarito ogni ferita inferta quella brutta sera di 14 anni prima, e anche tutte quelle che io stessa mi ero inferta da sola negli anni successivi per punirmi. Ogni volta che mio marito ed io entriamo in paradiso, vivendo la nostra intimità in modo pieno, tenero, nel dono reciproco, è come un balsamo che chiude sempre più quegli squarci. Il Signore è stato crocifisso, ed io con lui. Nella sua Risurrezione i buchi dei chiodi sono rimasti ma non c’è più sangue ma Luce, Vita, Perdono, Grazia, Salvezza come nelle mie ferite. Lui passa attraverso mio marito ed io guarisco, mi salvo, trovo pace. Spero davvero che ogni coppia di sposi capisca il dono che hanno nelle mani e nella loro relazione. Nella loro intimità. Che grande vocazione! Che grande avventura! Questa vita va celebrata. Una Chiesa che si muove, una Chiesa che crea vita. E voi giovani abbiate il coraggio di non accontentarvi, ma seguite quella voce. C’è solo questa vita per trasmettere, a chiunque ci conosca, che in Lui tutto è possibile se lo lasciamo agire su di noi. È già un piccolo anticipo di Paradiso. Vi saluto di grande cuore. Mio marito ed io siamo prossimi alla partenza per la tanto sudata Missione in Brasile e la nostra amata capanna tra i bambini. Pregate per noi. Noi pregheremo per voi.

Maria e Silvio

Per ricevere ogni giorno gli articoli del blog Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Il per sempre non è per sempre

È difficile che un matrimonio duri per tutta la vita e, per questo, ho cambiato il mio punto di vista, e vorrei dirlo a chi si trova nella mia situazione e, per di più, con figli, quindi con un ulteriore senso di colpa. I rapporti si consumano, i sentimenti sono messi alla prova da questi tempi veloci. Non ha più senso dire il matrimonio è ‘fallito’, io dico che nella migliore delle ipotesi si è ‘compiuto’ ed è qualcosa di bello che c’è stato e i figli ne sono la prova. Ma ogni storia d’amore ha un inizio e una fine e non è un fallimento, dobbiamo far pace con questa visione e non usare un termine così negativo”

Questo è il pensiero di Stefano De Martino, ballerino di Amici e personaggio televisivo emergente, famoso anche per essere stato sposato con Belen Rodriguez con cui ha concepito il figlio Santiago.

Prendendo spunto da queste parole, che credo siano ormai il sentire comune di tanti anche fuori dal mondo dello spettacolo, mi sono permesso di commentare il post di Fanpage che riportava la notizia. Mi sono limitato a ricordare che il matrimonio, almeno il sacramento del matrimonio celebrato in chiesa, è per sempre, è indissolubule. Ho ricordato poi che anche se venissero a mancare sentimento e passione resta comunque la nostra volontà per portare avanti la relazione. Non vi dico i commenti che ho ricevuto. Vi riporto i più significativi:

Vi rendete conto delle cose assurde che dite? Il per “sempre” è e può essere momentaneo, la vita cambia e cambiamo noi, in quel momenyo si pensa che sia per sempre, ma tutto può mutare come mutiamo noi

il matrimonio non è un sentimento credo sia la frase più triste che io abbia letto finora. Triste. Esistenze tristi.

pare una missione da portare avanti ad ogni costo a fronte di una promessa fatta in chiesa.

Quanto bigottismo!

Infatti è di base sbagliata la chiesa che ti costringe a stare per forza con una persona.

Secondo me ci vuole fortuna 

Queste sono solo alcune risposte alla mia riflessione. Quindi, secondo alcuni lettori, io sarei triste perchè affermo che l’amore sponsale è fondato sulla volontà. Un matrimonio che dura è questione di fortuna. Il matrimonio per sempre è comunque momentaneo (questa li batte tutti)

Ora cercherò di spiegarvi invece perchè la Chiesa chiede il per sempre. In modo molto semplice. Non mi addentrerò nelle profondità delle motivazioni teologiche. Non tirerò fuori la profezia degli sposi e la grazia che gli sposi ricevono con l’effusione dello Spirito Santo. Mi fermerò alla relazione umana naturale. Quindi su un piano che tutti, credenti o non, possono comprendere. L’amore matrimoniale è un amore completo. Un amore per sua natura esclusivo. Un amore dove investiamo davvero tutta la nostra persona in anima, psiche e corpo.

Un amore che risponde, prima di ogni altra cosa, non ad un obbligo imposto dalla Chiesa ma ad un desiderio di amare e di essere amati che ci costituisce e di cui abbiamo grande nostalgia. Essere amati perchè siamo noi, nella nostra unicità. Non solo nelle nostre parti migliori. Essere amati nelle nostre fragilità, nella nostra imperfezione e nella nostra incapacità. Desideriamo qualcuno che ci ami e basta. Anche quando non lo meritiamo. Altrimenti non sarebbe davvero amore. Se io sono amato da mia moglie perchè me lo merito sempre, perchè sono sempre bravo, sempre a mille, allora non c’è gratuità. C’è sempre il sospetto che lei mi ami per quello che faccio e non per quello che sono. Capite che c’è un sottile grande pericolo.

Pensare che il matrimonio non si basa più sull’accoglienza di quella persona, in tutta la sua complessità e unicità, ma si basa su come quella persona riesce a rendermi felice, rende la relazione davvero povera e triste. Non sono io ad essere triste nel pensare che il per sempre vada oltre il sentimento, ma è davvero triste, se ci pensate bene, non poter essere completamente noi stessi con l’altro per paura di non essere abbastanza. Con la paura che se l’altro trovasse qualcuno meglio di noi ci sostituirebbe perchè come dice l’amica che ha commentato il per sempre è momentaneo. Dura finchè non si trova di meglio. Questa è davvero triste. Non siete d’accordo?

Io mi sono sentito amato da mia moglie davvero non quando me lo sono meritato. Lì che fatica ha fatto? Mi sono sentito amato quando mi ha perdonato, quando non lo meritavo. Guardate bene che questo amore gratuito è salvifico. Quando ti senti amato per quello che sei senti una profonda gratitudine nel cuore e desideri ardentemente restituire quell’amore.

Papa Francesco dice che l’amore è un lavoro artigianale. E’ proprio così. State sicuri che ci metterà più impegno proprio chi sa e crede che la sua relazione sia indissolubile e vada costruita giorno dopo giorno. Non certo quello che corre dietro ai sentimenti e alla passione. Tante persone dopo pochi anni di matrimonio smettono di fare l’amore mentre chi investe tutta la volontà nella propria relazione non perde il desiderio anzi diventa sempre più forte. Quindi la volontà sorregge la relazione ma permette anche di non perdere quel sentimento e quella passione che altri, in modo fallimentare, mettono alla base di tutto, perdendo in questo modo ogni cosa.

Prima di concludere mi sento di dover almeno fare un accenno al sacramento. L’indissolubiltà non è una costrizione, come tanti credono, ma un dono e un’opportunità che Gesù ci offre. Gesù nel sacramento ci promette di prendere le nostre vite e di farle sue. Farci parte del Suo Amore. Gesù ci promette che se noi non mancheremo di offrire i nostri pochi pani e pesci, di offrire cioè la nostra povertà, lui non mancherà di sostenerla e di moltiplicare il nostro amore facendone una meraviglia per noi e per il mondo intero. Facendone strumento di salvezza e di bellezza pur nelle difficoltà e nella nostra inadeguatezza e imperfezione.

Antonio e Luisa

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui

Dobbiamo voltarci !

Oggi la Chiesa ci presenta questo brano dal Vangelo di Giovanni :

Gv 20,11-18 In quel tempo, Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò subito ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

E’ un brano alquanto interessante che continua il racconto della vera risurrezione di Gesù con il suo vero corpo e quindi dei diversi incontri con i suoi discepoli, testimoni oculari di queste apparizioni col Risorto ; come a ribadire che non c’è stata nessuna allucinazione collettiva ma incontri veri e reali, possiamo starne certi. Su questo tema lasciamo spazio alla voce autorevole dei tanti bravi e preparati predicatori, nonché alla Tradizione dei Padri della Chiesa e al Magistero. La nostra riflessione prenderà in esame solo qualche piccolo particolare.

Innanzitutto notiamo come Maria di Magdala si metta a conversare tranquillamente con due angeli ….. come fosse una normale condizione, quasi le fossero familiari questi dialoghi angelici….. vabbè era il sepolcro di Gesù …… però non so quanti di noi , già scossi e tristi, piangenti sulla tomba del proprio caro, risponderebbero con nonchalance non ad uno, ma a due angeli in bianche vesti…. che poi, tra l’altro, le pongono una domanda ovvia, quasi banale : “perché piangi ?”……. semmai non vi foste accorti, cari angeli, sto piangendo al cimitero sulla tomba di una persona amata e me l’hanno pure portata via, sarà per quello che piango ?

A volte i racconti dei Vangeli lasciano perplessi con la loro semplicità nel raccontare eventi straordinari. Infatti, con altrettanta nonchalance si ripete la stessa scena con il presunto custode/giardiniere, ma poi succede l’inaspettato : quel custode la chiama per nome , ecco allora che sparisce la nonchalance e Maria allora si ri-voltò decisamente stavolta riconoscendo Gesù, forse con gli occhi sgranati ….. probabilmente ha fatto una pirouette degna della Scala di Milano…. sicuramente noi avremmo fatto una triplo carpiato con svenimento finale…. altro che rispondere : “Rabbunì” !

Quante volte sentiamo il nostro nome durante la giornata ? …..al lavoro, in casa, al telefono, lo leggiamo sui documenti, sul cartellino quando timbriamo, sul bancomat quando paghiamo, sui messaggi dello smartphone e così via, ma quasi mai ci desta stupore , perché ?

Quante volte chiamiamo per nome il nostro sposo/a solo per rimbrottare, solo per far notare una dimenticanza, uno sbaglio, un difetto ? Come sarà stato il tono della voce di quel presunto custode/giardiniere ? L’ha riconosciuto solo dalla voce, Maria di Magdala ?

Ecco, cari sposi, quando Gesù ci chiama, non usa un tono della voce disprezzante, ma un tono di voce amorevole, compassionevole, un tono che ridona dignità, un tono rassicurante, usa un tono gentile e tenero anche quando rimprovera perché vuole smuoverci nel profondo affinché ci convertiamo al Suo amore.

Quante volte abbiamo sentito pronunciare il nostro nome in modo quasi indecoroso, ma quando ci ha chiamato Gesù il nostro nome ha assunto un’altra dignità, perché Gesù lo pronuncia con amore, ecco perché Maria lo riconosce, non è più una semplice donna, ora è Maria ( di Magdala ). Nel Vangelo di Luca, Gesù fa un affondo sul tema del nostro nome:

[…] rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli !

Cari sposi, il compito di oggi sarà quello di fissare negli occhi il nostra amato/a e pronunciare il suo nome con amore prestando la propria voce a Gesù….. Giorgio dirà : ” Valentina, ti amo ! Rallegrati, perché il tuo nome è scritto nei cieli ! “

Coraggio famiglie, ascoltiamo il nostro nome pronunciato con amore, ma un amore nuovo, totale e totalizzante.

Giorgio e Valentina.

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui

Cosa resta della Pasqua il lunedì?

In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annunzio ai suoi discepoli.  
Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: «Salute a voi». Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono.
Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno».
Mentre esse erano per via, alcuni della guardia giunsero in città e annunziarono ai sommi sacerdoti quanto era accaduto.
Questi si riunirono allora con gli anziani e deliberarono di dare una buona somma di denaro ai soldati dicendo:
«Dichiarate: i suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo.
E se mai la cosa verrà all’orecchio del governatore noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni noia».
Quelli, preso il denaro, fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questa diceria si è divulgata fra i Giudei fino ad oggi.

Il lunedì dopo Pasqua è un giorno strano. E’ passata la botta emotiva della Veglia del Sabato Santo. E’ passata la domenica di Pasqua fatta di momenti in famiglia e di festa insieme. E’ come se la vita ordinaria fosse ricominciata. Cosa ci ha lasciato la Pasqua? Siamo come prima? Ricominciamo a vivere le nostre difficoltà, le nostre sofferenze, le nostre fatiche allo stesso modo di prima? Nulla è quindi cambiato? Gesù è morto e risorto per niente allora?

E’ una domanda che faccio a me stesso. Questo blog è prima di tutto un modo per condividere pensieri ad alta voce con tutti voi. E’ una domanda decisiva. Perchè, se davvero credo che Gesù è morto per me, se credo davvero che Gesù mi ama così tanto da dare la sua vita per me, se davvero credo che Gesù è risorto e ha sconfitto la morte, allora nulla può più essere come prima.

La Pasqua credo serva soprattutto a questo. Per tanti serve a fare memoria di quanto avvenuto in quei giorni di 2000 anni fa. Solo per pochi però diventa molto più di una semplice celebrazione e di una memoria. Per alcuni diventa esperienza d’amore, diventa abbraccio di Gesù, diventa relazione concreta. Solo a questi ultimi la Pasqua cambia davvero la vita.

Per vivere davvero la Pasqua non basta essere religiosi, dirsi cattolici, sentirsi parte di un gruppo di persone che condividono con noi valori e riti. Serve diventare cristiani. Serve iniziare e perfezionare una relazione d’amore con Gesù da costruire ogni giorno. Come ogni altra relazione d’amore. Più di ogni altra relazione d’amore perchè questo Amore diventa sorgente per ogni altro amore.

Quando riusciamo a fare questo salto di qualità nella nostra vita spirituale allora avviene una vera conversione. Conversione che non significa altro che cambiare direzione. Ecco è proprio questo. Sappiamo di avere una vera relazione con Gesù quando la nostra vita non è più la stessa. Quando siamo capaci di fare scelte che per altri sono folli. Quando il nostro amore diventa radicale. Quando nel nostro matrimonio siamo capaci di donarci l’uno all’altro davvero in modo incondizionato e gratuito. Quando vogliamo riempire l’altro del nostro amore e non cerchiamo che lui/lei riempia la nostra povertà come avviene per la maggior parte delle coppie. Il nostro matrimonio è la nostra cartina al tornasole anche di come sta la nostra fede. Quando siamo lì, a pesare ogni volta quanto l’altro ci sta dando e quanto stiamo dando noi, a pensare a quanto ci convenga stare con lui/lei, a valutare quanto ci fa stare bene significa che anche in Gesù cerchiamo la stessa cosa. Gesù diventa un mezzo per riempire le nostre paure, il nostro bisogno di non sentirci soli in questo mondo difficile, ma non lo stiamo amando. Lo stiamo usando esattamente come stiamo usando il nostro coniuge.

Coraggio Antonio datti da fare perchè la strada è ancora lunga. Il matrimonio con Luisa mi ha pernesso di intraprendere un cammino, Pasqua dopo Pasqua mi sento sempre più vicino a Gesù, ma ancora non sono un cristiano vero. Non riesco ancora a fidarmi fino in fondo. C’è una parte di me che ancora fa resistenza, c’è ancora tanto egoismo in me, però so che la strada è quella giusta e non voglio smettere di percorrela.

La Pasqua è passata ma la nostra relazione con Gesù ricomincia ogni giorno. Tutta la nostra vita passa da una domanda che Gesù rivolge ad ognuno di noi: Chi dite che io sia? (Marco 8, 29) domanda che ribalto sul nostro matrimonio: Cosa è il nostro matrimonio? Un modo per riempire dei bisogni affettivi e sessuali o la nostra strada per essere santi e per imparare ad amare e a lasciarci amare?

Antonio e Luisa

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui

Non muore neanche se lo ammazzi

PADRE LUCA

“Non muoio neanche se mi ammazzano!” È la frase meravigliosa e stupenda, scritta da Giovannino Guareschi (1908 – 1968) nel suo Diario Clandestino, in piena prigionia durante l’ultimo conflitto mondiale. Riflette la caparbietà di un animo nobile, amante della vita e della sua famiglia, che, mosso da un amore più grande, lottò per sopravvivere a quelle immense difficoltà pur di tornare ad abbracciare i suoi cari.

Ma altro che Guareschi! Oggi contempliamo estasiati Gesù che, dopo un combattimento furibondo contro il Peccato e la Morte, vince e risorge per sempre, Lui è veramente l’Amore per eccellenza, talmente grande e forte che non muore nemmeno se lo ammazziamo: Mors et vita duéllo conflixére mirándo: dux vitae mórtuus regnat vivus!” (sequenza della Messa pasquale).

Dinanzi a questa certezza vorrei vedere come la luce pasquale illumina il vostro amore di coppia. Anzitutto ecco “Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare ad ungerlo”. Come sappiamo, queste pie donne vanno a finire di seppellire per bene Gesù perché due giorni prima tutto avvenne in fretta e furia e mancavano dettagli.

Sapete quante volte anche io ho voluto seppellire il dono del sacerdozio? Quante volte l’avrei sotterrato e imbalsamato se non fosse stato per Qualcuno? Perché esigente, perché mi chiedeva abnegazione e di mettermi da parte e lasciar posto a Dio e agli altri… L’ho fatto o consapevolmente tramite scelte o idee sbagliate o inconsapevolmente per negligenza, superficialità o distrazione. E a te, marito o moglie, ti è mai capitato di voler fare una buca e metterci il tuo matrimonio? Non è che qualche volta hai cercato di vivere come non fossi sposato, hai desiderato di essere “uccel di bosco”?

Quella massiccia lastra circolare che chiudeva il sepolcro di Gesù ci ricorda il nostro “cuore di pietra” (Ez 26, 36). Sotto un macigno pesante ammetto di aver anche io a volte ricoperto l’amore che Gesù mi ha donato come figlio e poi come sacerdote. Che sciocco sono stato!

Potrebbe darsi che anche voi abbiate tentato di coprire il vostro rapporto con Gesù e la vostra relazione di amore coniugale, così fresca e scoppiettante all’inizio ma con tempo poi ingiallitasi. Ogni badilata di terra erano le scuse per non pregare perché troppo stanchi, le critiche alla tua diversità, il cercare i miei sacrosanti spazi e tempi di libertà, i miei progetti che non ti condivido, le mie battutine su altri/e in tua presenza, la voglia di “qualcosa di nuovo” nella nostra intimità, i silenzi di morte al posto della condivisione, le mie dimenticanze sui nostri eventi importanti… e una lunga serie di eccetera.

A un certo punto della vita allora può balenarti in testa una domanda: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». Ossia, come rimediare a tanti pesi che mi hanno stancato, che mi hanno tolto entusiasmo e voglia di camminare ancora con te? “Ma si può andare avanti così nel matrimonio? Sto perdendo anni preziosi, meglio lasciarsi”.

La cosa veramente bella è che è stato tutto inutile perché “la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande”.

Per caso sto dicendo che Gesù, con un bel “bididibodidibù”, risolve ogni cosa? Così, alla David Copperfield? Assolutamente noi, come diceva il grande Vescovo di Ippona: “Dio che ti ha creato senza di te, non ti salverà senza di te” (Agostino, Sermones ad populum, CLXIX, n. 13).

Sto dicendo che Gesù in quanto lo Sposo della Chiesa (che siamo tutti noi) sapeva bene di che pasta siamo fatti. E agli sposi ha dato il dono magnifico e stupendo del sacramento del matrimonio.

In esso è contenuto un tesoro inaudito, una caterva di pietre preziose e diamanti che possono plasmare il povero amore umano, così fragile e volubile, in una capacità fedele e costante di dono di sé.

Come mai? Perché questo amore nostro viene cambiato da dentro, viene imbevuto, impregnato dall’amore di Cristo per la sua Sposa. Senti cosa dice il Concilio Vaticano II, nella Gaudium et Spes: “Il Salvatore degli uomini e sposo della Chiesa viene incontro ai coniugi cristiani attraverso il sacramento del matrimonio. Inoltre, rimane con loro perché, come egli stesso ha amato la Chiesa e si è dato per essa così anche i coniugi possano amarsi l’un l’altro fedelmente, per sempre, con mutua dedizione” (GS 48).

È così perché “Cristo, risorto dai morti, non muore più”!

Prova a cambiare “Cristo”, per “il nostro amore nuziale” e la frase non fa una piega. Dato che Gesù è con voi sposi sempre, il suo Amore è dentro al vostro amore, se collaborate con la Grazia, il vostro amore non morirà mai!

Si può forse dividere il caffè dal latte una volta che ti portano un bel cappuccino schiumoso in tazza grande? La fusione tra amore umano e Amore Divino che è avvenuta nel Sacramento è ben più profonda e inscindibile

Per questo la Sua Risurrezione è anche la vostra, non solo alla fine dei tempi ma anche adesso, già in questa vita potete vivere da risorti contando sempre su un Amore che si rinnova sempre e non invecchia mai.

Gesù è con voi sposi, per quello l’angelo anche oggi vi dice: “Non abbiate paura!”. Non temete di venire meno nel lungo percorso di vita assieme e nemmeno temete il peso delle vostre fragilità. Se camminate con Lui, se vi fate guidare dallo Spirito.

Potete certamente ignorarLo, potete far finta che non ci sia, potete smettere di ascoltarLo ma Lui rimane sempre con voi, pronto a sostenere ogni vostro gesto di amore.

Io, come sacerdote, voglio “vivere da risorto”, cioè questa Risurrezione non è solo di oggi e da domani tutto torna alla routine. Tipo, la Candelora non è mica tutti i giorni! Invece la Risurrezione sì. Nell’augurarti Buona Pasqua, cara coppia, spero che ogni giorno tu sappia far vedere che Gesù è davvero vivo e risorto in voi!

ANTONIO E LUISA

Quello che dice padre Luca è proprio vero. Perchè tanti matrimoni falliscono? Anche quando sono celebrati in chiesa con tanto di sacramento incluso. Forse la Grazia di Dio aiuta più alcune coppie rispetto ad altre? Oppure Gesù preferisce mettere casa con alcuni e con altri no? Certo che non è così! Don Dino, un sacerdote che ci ha insegnato tanto diceva sempre a noi sposi: “Ricordate: solo con la Grazia non si fa nulla, solo con la volontà non si fa nulla, con la Grazia e con la volontà si può fare tutto!

Ecco la Grazia non è una magia ma è un aiuto concreto da parte di Gesù. Un aiuto che va però a sostenere il nostro amore, che seppur limitato e misero dobbiamo darlo. Significa metterci tutta la nostra volontà e il nostro impegno. Come non ricordare le nozze di Cana! Gesù può davvero fare miracoli ma le giare non le ha riempite Lui. Ci viene chiesto solo questo: riepire le giare con il nostro poco. Io e Luisa abbiamo tantissimi difetti e tantissimi limiti ma non abbiamo mai messo in discussione che la nostra vita passasse dal matrimonio. Ci abbiamo messo tutto e questo ha fatto la differenza, almeno fino ad ora.

Buona Pasqua.

Padre Luca con Antonio e Luisa

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui

Domenica e famiglia, un connubio possibile / 5

Nell’articolo di sabato scorso abbiamo parlato della “Bellezza che salverà il mondo” ed abbiamo messo in luce alcune domande che gli altri dovrebbero porci nel vederci tornare da Messa : ma dove trovi tutta questa energia di vita ? tutto questo entusiasmo ? come fai a vedere tutto bello ? cosa vi danno a Messa, un’energizzante ?

Oggi ci lasceremo stuzzicare da queste provocazioni per mettere timidamente il naso dentro ad alcune realtà, quasi che esse abbiano lasciato la porta socchiusa sì da spiarci dentro.

Ci sono giornate in cui tutto è più bello ed altre in cui tutto diventa motivo di tristezza, ma sarà proprio così ? Se provassimo a registrare con una telecamera due giornate tipo, scopriremmo che la prima e la seconda non hanno grandi differenze…. la stessa coda nel traffico, la stessa frenesia nell’avere mille impegni, le stesse ore e lo stesso lavoro, la solita automobile, la solita moglie, il solito marito, i soliti figli, i soliti semafori rossi, i soliti “urban fighters” del parcheggio…. ma allora cos’è che ci fa vedere tutto più bello o tutto più brutto ?

E’ il nostro sguardo sulla vita che cambia, che ci fa vedere tutto in una prospettiva più allargata ; spesso è la felicità per una buona notizia ricevuta che ci fa catalogare tutto più bello ; altre volte è l’attesa di un evento che ci suscita gioia, ed il contare le ore è già una pregustazione di quell’evento tanto atteso.

Ebbene, la S. Messa Domenicale è tutto ciò e molto di più, perché impariamo che la prospettiva con cui guardare alla nostra vita è quella del Cielo, che allarga l’orizzonte fino all’eternità.

Infatti già il saluto iniziale dice di questa meravigliosa realtà : “Il Signore sia con voi. E con il tuo spirito”. Non ci augura che sia con noi la salute fisica, oppure la salute delle nostre finanze, piuttosto che la voglia di fare straordinari al lavoro…. no, niente di tutto ciò , ma il Signore. Capito ? Il Signore, cioè Colui che era presente quando furono fatti i cieli e la terra, il cosmo… anzi, Colui che li ha pensati, Colui che è più in là nel tempo del nostro antenato medievale… mentre se fosse con noi la salute, quanto potrebbe durare con noi ? oggi forse … e domani ? Se invece con noi è il Signore che è pure il Creatore, cambia tutto, perché come fa a voler stare con noi Colui che ha pensato il cielo e la terra, Colui che ha inventato la natura regolandola con le leggi che ha messo in essa ? Chi sono io perché questo Signore e Creatore voglia restare con me ?

E’ come se l’inventore della Reggia di Caserta volesse stare con la più piccola fogliolina d’erba del prato che circonda la Reggia. Apparentemente è assurdo, ma è così. E noi siamo come quelle minuscole foglioline d’erba insignificanti per tutti, ma non per il creatore dell’opera. Che bello sentirsi dire “Il Signore sia con te/voi”. Quanti uomini e donne vivono un’esistenza in ombra, non considerati in casa, non considerati al lavoro, non considerati dagli amici, semplicemente ai margini ! E queste persone possono vivere 6 giorni nel dimenticatoio del mondo , ma la Domenica si sentono dire “Il Signore sia con te”. Quanta consolazione !

Come esercizio per gli sposi, a partire già da domani, vi invitiamo a salutarvi fin dal primo risveglio così : ” Il Signore sia con te “.

S. Giovanni Bosco era solito ripetere ai suoi giovani rimasti orfani ( lui stesso rimase orfano di padre da piccolo ) che nessuno è orfano davvero…. perché tutti abbiamo un Padre. E’ questo Padre che vuole restare con noi…. basterebbe già questo primo anelito per vivere in trepidante attesa della prossima Domenica per risentire questo dolce saluto “Il Signore sia con voi/te ” risuonare nelle nostre orecchie e riecheggiare nel nostro cuore.

Cari sposi, quando i bambini ci chiedono se dobbiamo andare a Messa domani, possiamo rispondere invitandoli ad andare a conoscere ed incontrare Colui che li ha voluti da sempre e li ha fatti esistere, e non vede l’ora di restare dentro il nostro cuore per tutta la settimana.

Coraggio famiglie, il Signore ci aspetta tutti, grandi e piccini ! Buona e Santa Pasqua.

Giorgio e Valentina.

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui

Oggi è il nostro anniversario di Matrimonio

Ricordo con profonda commozione la première del film The Passion. Era a marzo del 2003 ed io mi trovavo a Città del Messico. Andai a vederlo con i miei confratelli. L’aspettativa era alle stelle, il tam tam nei telegiornali e quotidiani, più le polemiche che gridavano allo scandalo, “troppo crudo e bestiale, improponibile al pubblico, da vietare ai minori”, che ero teso già prima di entrare. Figuriamoci non appena si abbassarono le luci in sala, tanto da farmi quasi conficcare le dita nei braccioli per tutta la proiezione.

Chi l’ha vissuto, sa bene di cosa parlo. I miei confratelli, più o meno, li vedevo messi come me. Ma che era successo? Eh, difficile da spiegare, ricordo solo che all’uscita, avevo lo sguardo basso, non mi veniva da dir nulla e volevo starmene in silenzio meditare.

Come mai? Di film sanguinari, alla Quentin Tarantino, penso di averne un lungo repertorio alle spalle. Ma quello era proprio speciale. Perché dopo “Salvate il soldato Ryan” o “Kill Bill” o “Platoon” … non accadeva lo stesso? Sarà che quella storia mi tocca in prima persona e queste mi coinvolgono solo superficialmente? Sarà che quella storia parla alla mia anima? Che pungola la mia coscienza? Che appella a tutta la mia vita?

Forse mi stava succedendo, in minima parte, quanto accadde secoli prima ad Angela da Foligno mentre meditava sulla Passione quando Gesù le disse: “Io non ti ho amata per scherzo” (Libro XXIII, 2). O forse il Signore mi voleva donare quello che diede a Teresa D’Avila: “E fu proprio ciò che capitò un giorno di primavera del 1554. Un episodio particolare diede una svolta alla sua vita. Tornando da uno di quei colloqui spirituali che ormai la turbavano e la impoverivano, si trovò a passare davanti a un’immagine di Cristo tutto coperto di piaghe, che occasionalmente era stato portato in convento per una certa celebrazione. «Appena lo guardai… il dolore che provai, la pena dell’ingratitudine con la quale rispondevo al suo amore fu così grande che mi parve che il cuore mi si spezzasse. Mi gettai ai suoi piedi tutta in lacrime e lo supplicai di darmi la grazia di non offenderlo più» (Libro della mia vita 9,1). Fu come una nuova nascita”.

Giorni dopo lessi un articolo sulle reazioni al film. Mi colpì molto il caso di un uomo negli States. Lui abitava in una bella casa di una zona residenziale, una vita comoda e tranquilla ma ognuno lì si faceva i fatti suoi. Dopo aver visto il film diceva che avrebbe voluto bussare alla porta di ogni vicino che non salutava da anni e dirgli: “sai, ti voglio tanto bene” e avrebbe voluto affacciarsi alla finestra e gridare: “Sei grande Dio. Grazie!!!”. Della serie: non posso più essere quello di prima. E anche lì mi sono rivisto.

Perché tutto questo è così bello e ci tocca in profondità? Perché il Signore sta parlando al più intimo del nostro cuore e sta risvegliando la nostra capacità di amare e di essere amati. “Strano, questo mi sembrava un film da preti o suore, di quelli che abbondano sotto Natale o Pasqua, tipo «I dieci comandamenti» o «Beh Hur»”.

Dio ci ha creati per donarci e riceverci in dono, ci ha concepito come persone “sponsali”, fatte per rispondere a un dono di Amore che ci precede, per questo la Passione di Gesù ha un potente sapore sponsale, è una chiamata di amore che richiede la nostra risposta di amore. Difatti, quell’amore che sprigiona Gesù da ogni poro è stato riversato, come direbbe san Paolo (cfr. Rm 5, 5), nel tuo sacramento nuziale. Ricordalo quando contemplerai per intero la Passione oggi.

Senti che bella cosa dice Papa Francesco: “Il sacramento è un dono per la santificazione e la salvezza degli sposi, perché la loro reciproca appartenenza è la rappresentazione reale, per il tramite del segno sacramentale, del rapporto stesso di Cristo con la Chiesa. Gli sposi sono pertanto il richiamo permanente per la Chiesa di ciò che è accaduto sulla Croce; sono l’uno per l’altra, e per i figli, testimoni della salvezza, di cui il sacramento li rende partecipi” (Amoris Laetitia, 72).

Per questo, caro sposo e cara sposa, ti invito oggi a fare questo esercizio: prova a ripercorrere ogni momento della Passione, se il film di Mel Gibson ti aiuta, meglio. Prova a riprendere ogni momento di sofferenza di Gesù… l’orto, la cattura, le percosse, le umiliazioni, i flagelli… considera: quanto amore c’è dietro a ognuno di quei gesti? Gesù li ha assunti e vissuti consapevolmente, non fatalisticamente. Poteva liberarsene quando avesse voluto e invece è stato lì e non si è tirato indietro.

Ad ognuno di questi momenti pensa: quell’Amore è oggi, è adesso già nel nostro amore di coppia, è già compreso nel nostro matrimonio. Non devo andare a trovarlo chissà dove, non me lo devo reinventare, è in noi due, è nella grazia che abbiamo ricevuto quel giorno in chiesa. Pensa: noi, marito e moglie, pur con tutti i nostri limiti e fragilità, siamo “rappresentazione reale” dell’Amore che Gesù oggi ci ha donato!

Sant’Ignazio, nella sua celebre preghiera “Anima di Cristo”, a un certo punto dice: “Passione di Cristo, confortami”. Cioè “dammi forza, donami tempra, rendimi saldo”. È quello che auguro ad ogni coppia, che guardando la Passione di Gesù sappia intravedere quale intensità di amore c’è nella propria relazione nuziale, quale riserva infinita possiede, quanto quel vostro volervi bene è stato trasfigurato ed elevato dal Sacramento. Che la Passione possa farvi esclamare: “ma quanto amore c’è tra di noi se Gesù ci ha amato così?” Che la Sua Passione renda il vostro amore sempre più appassionato, appassionato nel perdono, appassionato nell’intimità, appassionato nella pazienza, appassionato nel mutuo servizio. Passione di Cristo, mantienici sempre appassionati a Te e tra noi per tutta la vita!

Padre Luca Frontali

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui

E noi? Sappiamo lavarci i piedi?

Siamo arrivati anche quest’anno al Triduo Pasquale. Siamo al giovedì santo. Un giorno che per noi sposi dovrebbe essere particolarmente significativo. Oggi si ricorda l’ultima cena. L’ultima cena dove Gesù istituisce ufficialmente l’Eucarestia. Dove offre cioè il suo corpo e il suo sangue. Dove Lui stesso si offre come agnello sacrificale. Come avverrà solo poche ore dopo sulla croce. C’è però un altro gesto molto importante. Si tratta della lavanda dei piedi. Gesù che mostra la sua regalità nel modo più umile possibile. Gesù si fa servo e si china sulla sporcizia della nostra vita e del nostro cuore. La lavanda dei piedi è un gesto con un significato grandissimo. Soprattutto per noi sposi.

Si può dire per certi versi che quel giorno Gesù non solo ha istituito l’Eucarestia ma ha mostrato in pienezza anche il sacramento del matrimonio.

Giovanni lo aveva capito benissimo. Non so se ci avete mai pensato. Giovanni è l’unico evangelista che dedica tantissimo spazio alla lavanda dei piedi e molto meno all’ultima cena, all’istituzione dell’Eucarestia. Strana questa scelta. L’Eucarestia è il fondamento della nostra Chiesa. La presenza viva dello Sposo, che in ogni Messa si rende nuovamente e misteriosamente presente. Cosa ci vuole dire Giovanni?

L’amore di Dio è presente nella Chiesa quando diventa servizio. Quando ci si china sulle miserie del fratello, sui suoi peccati, sulle sue povertà, sulle sue caratteristiche e atteggiamenti meno amabili. Nella mia riflessione personale ho visto l’importanza e la complementarietà di questi due gesti. L’Eucarestia che diventa nutrimento, speranza, accoglimento e forza per ogni cristiano. L’Eucarestia sacramento affidato al sacerdote per il bene di tutta la Chiesa. Ma non basta l’Eucarestia. Serve la lavanda dei piedi. Serve l’amore vissuto e sperimentato. Gesto che diventa sacramento nel matrimonio. Il nostro sacerdozio comune di sposi battezzati si concretizza in tutti i nostri gesti d’amore dell’uno verso l’altra. Siamo noi sposi a dover incarnare questo gesto nella nostra vita. Se il sacerdote, attraverso l’Eucarestia, dona Cristo alla Chiesa, noi sposi, attraverso il dono, il servizio e la tenerezza, doniamo il modo di amare di Cristo, rendiamo visibile l’amore di Cristo. Almeno dovremmo, siamo consacrati per essere immagine dell’amore di Dio. Gesù che si inginocchia per lavare i piedi ai suoi discepoli. Un’immagine che noi sposi dovremmo meditare in profondità e che dovremmo imprimere a fuoco nella nostra testa.

Gesù, uomo e Dio, che si inginocchia per lavare i piedi dei suoi discepoli. I suoi discepoli, gente dalla testa dura, egoista, paurosa, incoerente, litigiosa e incredula. Gente esattamente come noi, come sono io, come è mia moglie. Noi siamo sposi in Cristo, e Gesù vive nella nostra relazione e si mostra all’altro/a attraverso di noi. Noi siamo mediatori l’uno per l’altra dell’amore di Dio. E’ un dono dello Spirito Santo. E’ il centro del nostro sacramento. Noi, per il nostro sposo, per la nostra sposa, siamo, o dovremmo essere, quel Gesù che si inginocchia davanti a lui/lei, che con delicatezza prende quei piedi piagati e feriti dal cammino della vita e sporcati dal fango del peccato. Quel Gesù che, con il balsamo della tenerezza è capace di lenire le piaghe e le ferite, e che con l’acqua pura dell’amore li monda e scioglie quel fango che, ormai reso secco dal tempo, li incrostava e li insudiciava.

Questo è l’amore sponsale autentico. Tutti sono capaci, davanti alle fragilità e agli errori del coniuge, di ergersi a giudice. Tutti sono capaci di condannare e di far scontare gli sbagli negando amore e attenzione. Solo chi è discepolo di Gesù, dinnanzi ai peccati, alle fragilità, alle incoerenze dell’amato/a è capace di inginocchiarsi, di farsi piccolo, in modo che quelle fragilità, che potevano allontanare e dividere, possano trasformarsi in via di riconciliazione e di salvezza. Sembra difficile, ma non lo è. Noi che abbiamo sperimentato l’amore misericordioso di Dio nella nostra vita, che siamo innamorati di Gesù per come ha saputo amarci, e siamo quindi pieni di riconoscenza per Lui, possiamo restituirgli parte del molto che ci ha donato amando nostra moglie e nostro marito sempre, anche quando non è facile e ci ha ferito. Esattamente come un’altra figura del vangelo, la peccatrice, che bagnati i piedi di Gesù con le sue lacrime, li asciugò con i capelli .Ho sperimentato tante volte questa realtà con mia moglie, e in lei che si inginocchiava davanti alla mia miseria ho riconosciuto la grandezza di Gesù e del suo amore.

Antonio e Luisa

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui

Con un bacio mi tradisci?

Nei miei articoli ho spesso affrontato il tema dell’ecologia umana. E’ ecologico un gesto che ci rende pienamente umani. C’è ecologia quando il corpo esprime la verità che abbiamo nel cuore. Quando attraverso il corpo diamo voce al nostro cuore. Esprimere con il corpo un messaggio falso è uno degli atteggiamenti più odiosi che possiamo avere nei confronti delle persone che ci stanno vicino.

Quante volte ci sentiamo feriti da persone che dicono di volerci bene, o anche solo di apprezzarci, e poi parlano male di noi dietro le spalle. Più sono persone vicine e più ci fanno del male. Ci sentiamo offesi, più che dalle parole che possono aver detto quelle persone, proprio dal loro atteggiamento falso. Il loro corpo, la loro voce, la loro espressione non sono coerenti con quanto hanno nel cuore. Ogni gesto, che sappiamo essere falso, ci disgusta e ci provoca sdegno.

La liturgia di questo mercoledì della settimana santa ci racconta di Giuda. E Giuda si comporta con Gesù esattamente in quel modo odioso che ho descritto sopra. Gesù ha sempre amato Giuda. Era un prescelto. Era uno degli apostoli. Era una delle persone più vicine a Lui. Eppure Giuda  lo tradisce e lo tradisce con un bacio. Si avvicina e lo bacia come si fa con gli amici, quelli veri.

Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo?

Gesù non lo dice con rabbia. Lo dice con tristezza. Con il cuore spezzato dal tradimento subito. Lui, uomo vero, non sopporta quel gesto così falso. Non riesce a non chiedere a Giuda il motivo di tanta falsità.

Perchè vi porto questo esempio? Perchè il bacio di Giuda è una degli atteggiamenti più lontani dal concetto di castità che ci possa essere. Questa parolina tanto incompresa, derisa e rifiutata forse è un po’ più comprensibile attraverso proprio il bacio di Giuda. La Chiesa ci insegna che solo nel matrimonio c’è una autentica e indissolubile unione dei cuori. La Chiesa non inventa nulla, ci aiuta solo a comprendere chi siamo. Dal momento in cui un uomo e una donna si dicono si, i loro cuori si appartengono, sono uno nell’altro, nell’uno c’è l’immagine dell’altro. Nei cuori degli sposi si è generato un noi. Un noi che ha bisogno di divenire concreto, di divenire carne. Ha bisogno di manifestarsi.  Ed ecco il meraviglioso dono del creatore: l’unione dei corpi. L’amplesso fisico permette agli sposi, sessuati maschio e femmina, di concretizzare nella carne ciò che è l’esperienza intima dei loro cuori. Nell’intima unione dei corpi, che si compenetrano, c’è l’immagine più vera ed autentica di ciò che i due sposi vivono nella loro relazione sponsale.

Tanto è vero quello che dico, che non basta la promessa che i due sposi si scambiano in chiesa per fare un matrimonio valido. Serve il primo amplesso fisico. Solo dopo i due saranno sposi. Questo gesto non ha nulla di vergognoso. E’ un gesto bellissimo e altissimo d’amore. Come lo è un bacio. Torniamo all’inizio, al bacio. Un bacio non è sempre però un gesto d’amore. Abbiamo visto Giuda. Un bacio, può nascondere, tradimento, falsità, egoismo, invidia. Così lo è anche  l’intimità fisica. Quando non è vissuta nella verità di ciò che è e significa,  diventa come il bacio di Giuda. Un gesto che dovrebbe esprimere unione, nasconde, invece, l’egoismo e il possesso. Un gesto che non racchiude amore, ma al contrario, la volontà di usare l’altro per il piacere personale. Col corpo si comunica l’opposto di ciò che c’è nel cuore. Non importa se due persone credono davvero di amarsi e credono sinceramente di amarsi attraverso quel gesto. Non sono nella verità.  Stanno dicendo con il corpo di essere uno quando oggettivamente non lo sono.

Un rapporto intimo fuori dal matrimonio non potrà mai essere casto ed esprimere verità ed autenticità. Diventa un gesto che non fa bene. Un gesto che dovrebbe essere vita diventa un gesto di menzogna. Un gesto falso che induce a fondare la relazione solo sui sentimenti, sulle passioni e su quanto l’altro mi da. Una relazione, quindi, molto fragile e che quindi può crollare al primo soffio di vento. Purtroppo la maggior parte dei giovani vivono un fidanzamento non casto e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti.

Papa Francesco lo ha urlato ai giovani nel 2015 a Torino

Ma l’amore è molto rispettoso delle persone, non usa le persone e cioè l’amore è casto. E a voi giovani in questo mondo, in questo mondo edonista, in questo mondo dove soltanto ha pubblicità il piacere, passarla bene, fare bene la vita, io vi dico: siate casti, siate casti

Papa Francesco non vuole ragazzi tristi, frustrati e repressi. Per questo raccomanda la castità. Solo nella verità del gesto si può trovare gioia, senso, luce e amore autentico.

Antonio e Luisa

Entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui

Un esercito si è accampato !

La Chiesa ci sta offrendo in questo tempo di Passione una serie di grazie da cogliere al volo attraverso i vari riti e attraverso la Parola di Dio. In particolare ci ha colpito il Salmo della S. Messa di ieri. Ne riportiamo alcuni stralci, dal Salmo 26 :

Il Signore è mia luce e mia salvezza : di chi avrò timore? Il Signore è difesa della mia vita : di chi avrò paura? […] Se contro di me si accampa un esercito, il mio cuore non teme ; se contro di me si scatena una guerra, anche allora ho fiducia. Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi. Spera nel Signore, sii forte, si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.

Come non commuoversi di fronte ad un Dio così tenero che si prende cura di chi, tra i suoi figli, ha di fronte un esercito ? Ecco che arriva in soccorso dapprima con la Sua Parola che consola, che rafforza, che ridona vigore allo sfiduciato, che infonde coraggio e poi dà seguito alle promesse fatte, chiunque si rifugia in Lui non resta deluso.

C’è una scena epica nel famoso film “Braveheart” del 1995 : è la scena in cui il protagonista, W. Wallace ( interpretato da Mel Gibson ) , è sul campo della battaglia decisiva, l’ultima, per difendere la patria natia, la Scozia, dagli invasori inglesi che la vogliono sottomettere ; è una scena commovente perché il tenace condottiero fa un lungo discorso ai suoi soldati, per incitarli a combattere valorosamente, per infondere loro il coraggio necessario per affrontare i nemici e superare la paura di soccombere. Vi consigliamo di vedere questa scena due volte, la prima per sentirne tutto il pathos, ma poi di riguardarla una seconda volta con l’audio spento e di leggere ad alta voce il Salmo che vi abbiamo sopra riportato.

Quando Gesù affronta la Sua Passione assomiglia a questo condottiero intrepido, che affronta il nemico in modo audace e valorosamente sopporta tutto per un bene maggiore che, in questo caso, non è la libertà dall’invasore inglese, ma la vita eterna per noi, che è una libertà infinitamente più grande di quella dell’eroico Wallace.

Anche Gesù, vero uomo, ha avuto bisogno del sostegno di Dio Padre, della Sua Parola di incoraggiamento, della Sua forza, della Sua consolazione, e l’aiuto non ha tardato perché ha affrontato tutto da protagonista, non ha subìto tutto passivamente, si è consegnato volontariamente. E, da vittorioso, è tornato ad incoraggiare noi, usando le parole del Salmo 26.

Anche ora c’è un esercito accampato contro di noi : si è scatenata una guerra contro i cristiani ( soprattutto contro noi cattolici ) che si ostinano a voler difendere la purezza, la castità, la fedeltà, l’indissolubilità del matrimonio, la vita nascente e la vita morente. C’è un esercito nemico ben equipaggiato, molto determinato e ben addestrato a cercare i nostri punti deboli per far breccia nei nostri schieramenti. I nostri nemici si travestono della mentalità del mondo : goditela finché puoi…. una scappatella extra-matrimoniale fa bene all’amore perché rinforza il legame…. se un figlio ti è scomodo c’è sempre l’aborto….. quando ti sei stancato/a del tuo matrimonio c’è il divorzio…… così puoi rifarti una vita dopo……. i rapporti prematrimoniali sono una cosa naturale…. che male c’è…. pensa di più a te stesso…… concediti ciò che ti fa stare bene…… ama chi vuoi basta che tu sia felice…. eccetera.

Cari sposi, abbiamo un condottiero , Gesù , che continua a spronarci, ad infonderci coraggio. Quando siamo accerchiati dai nemici, le tenebre sembrano prendere il sopravvento, ma se confidiamo che il Signore sia nostra luce, ecco allora che un raggio di quella luce si fa breccia nell’oscurità e sconfigge il buio. Questa luce ci rivela anche la nostra salvezza e la nostra speranza in un futuro più bello, più luminoso, più pacifico, cioè il Paradiso.

Potrebbero sorgere molti dubbi sul fatto che il Signore difenda la vita dei suoi servi, se pensiamo a quanti martiri non sono stati risparmiati dal supplizio, ma la vita che il Signore difende non è sempre quella ( biologica ) di questo mondo destinato a finire, ma la vita che custodisce sicuramente è quella eterna. Infatti i martiri non hanno avuto salva questa vita, ma il Signore ha infuso loro il coraggio di affrontare i nemici, così ha difeso la loro vita dal nemico infernale, dalla morte eterna.

Il Salmo ci ricorda infatti che, se confidiamo in Lui, siamo certi di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi…. e qual è questa terra ? Non è forse il Paradiso la terra dei viventi , i viventi in eterno ?

Coraggio allora sposi carissimi, inseriamo il Turbo spirituale in questi ultimi giorni prima della Pasqua perché il nemico ci trovi con i cuori impavidi – braveheart appunto !

Giorgio e Valentina.

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp 

Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui

Rilanciàti, confessandoti nell’amore!

In questo tempo di quaresima la Parola del giorno ci ha accompagnato con dei brani legati al perdono (la donna adultera, la parabola del servo spietato, il perdono delle offese). Ma cos’è questo perdono? Come si vive il perdono in coppia? E visto l’avvicinarci alla Pasqua e l’invito della Chiesa a confessarci: cosa ne facciamo della confessione? Come la viviamo? Cos’è questo grande sacramento, questo per-dono che riceviamo? 

Ricordiamo che in una penitenziale ad Assisi tanti anni fa, ci spiegarono di iniziare la confessione dicendo al confessore, tre motivi per cui ringraziare Dio e dopo iniziare con l’elenco infinito di marachelle combinate negli ultimi 150 anni dall’ultima confessione. 

Perché quei tre grazie? ..seguiteci:

Spesso la confessione, è un elenco, una lista della spesa, o un vomito di quanto si è fatto di sbagliato, un racconto di ciò che si vive male, di come vanno le cose in famiglia, al lavoro, coi figli o soprattutto con il coniuge. Modalità che svuota, che ci fa uscire più leggeri dal confessionale. Ma non basta! La confessione ci deve rilanciare nell’amore. La confessione che scarica i sassi, non è una sorgente di vita, ma è mettere quiete nella coscienza. 

Se la sorgente del perdono è l’amore infinito, nel confessionale dovremmo domandarci: come ho risposto all’Amore di Dio? All’amore di mia moglie? All’amore di chi mi sta accanto, del prossimo incontrato per strada, al lavoro.. come ho risposto all’amore che ho ricevuto? 

Nella confessione mi devo misurare su quale amore ho ricevuto. Mi sto rendendo conto di quanto amore Dio mi sta donando?

Proviamo a spiegarla in altro modo, a guardarla da un’altra prospettiva. Cos’è il peccato? Il peccato è il non-amore. È l’amore non riconosciuto. Quando non mi accorgo che mia moglie mi sta amando, che ha fatto quella cosa per me, che ha cucinato per me. Quando non vedo gli sforzi, i sacrifici di mio marito per me. Lì si inserisce il peccato. Non sono quindi le cose fatte o non fatte ad essere peccato, ma il non-amore, o il poco amore. Il peccato è la risposta che NON abbiamo dato all’amore. Non è il litigio con mia moglie ad essere peccato, ma il non averla amata per quanto lei mi ha amato, da cui è scaturito un mio non-amore che ha generato il litigio. 

È diverso! È bellissimo questo cambio di prospettiva! 

Se noi riconosciamo che l’altro ci ama e ha fatto quelle cose per noi, per amore, con amore, nell’amore, noi rincorreremo l’amore verso l’altro cercando di amare di più. Confessando non il peccato, non lo sbaglio fine a sè stesso. La confessione allora non sarebbe uno sganciare acqua nel confessionale come dei canader su un incendio, ma sarebbe un confessare che non siamo riusciti ad amare l’altro rispetto a quanto lui ci ha amato. Questo gareggiare nell’amore, (Rm 12,10) questo accorgersi che l’altro mi ama, con le sue forze, con ciò che ha, mi fa vedere la mia mancanza come un voler correre ad amare di più, un voler dare una risposta d’amore, all’amore ricevuto. 

Attenzione a non misurare o pesare l’amore ricevuto, riconosciamo solo che c’è, e basta! Ci è già difficile spesso, solo riconoscerlo! Riconoscere di essere amati e lasciarci amare.

Proviamo ad essere più chiari. Se uno ti paga oggi il caffè, domani vorrai ricambiare. Se uno ti paga una cena, vorrai ricambiare. Se ti accorgi che tua moglie compie quei gesti d’amore, vorrai ricambiare con altri gesti d’amore. 

Non confesso il mio peccato verso la moglie, e siamo apposto, e mi son tolto un peso. Ma riconosco il suo amore e allora provo ad uscire dal confessionale rilanciandomi-rilanciato. 

Portiamo nel confessionale la concretezza delle nostre mancanze di amore. E portiamo fuori dal confessionale il nostro riconoscere il non-amore rilanciato. Perché fuori? Perché l’amore lo rincorriamo con gesti concreti. La nostra confessione di non avere amato non è da fare solo davanti a Gesù, ma da far vivere nelle mura domestiche dove viviamo, dove viene vissuto l’amore sponsale. È fuori che lo rincorro, lo vivo. Dentro, di fronte al Padre chiedo la misericordia, la forza, di un amore più grande, ma fuori la metto in gioco!

Chiedere la misericordia nella confessione è quindi riconoscerci amati. Riconoscere l’amore per confessare il peccato. È solo la contemplazione dell’amore concreto, infinito, dell’eucarestia che fa scoprire la grandezza dell’amore che il Signore ci offre con il sacramento del perdono. Per capire la grandezza del perdono devo rifarmi ancora a quel corpo dato per amore: solo quello mi fa capire perché Gesù vuole arrivare a darmi anche l’abbraccio misericordioso.

Se non riconosciamo l’amore datoci dall’altro, il nostro chiedere perdono può diventare un semplice modo educato per chiedere scusa. Bello, segno di educazione, di riconoscere l’errore, ma non segno dell’amore che mi rilancia ad amare. 

La sorgente del perdono è sempre l’amore ricevuto e accolto da Gesù. 

Potremmo concludere qua. Ma torniamo con voi a dar senso e spiegazione a quei “tre grazie” con cui ci hanno insegnato ad iniziare la confessione. Ora vi è più facile capire il loro significato. Quanto possono agire in noi, nel nostro porci davanti a Dio nel confessare il nostro peccato. Dire “Grazie”, riconoscere l’amore infinito di Dio, i suoi doni, il dono della vita, il dono della famiglia, dello sposo, dei figli, ci fa iniziare a parlare a Lui, non elencando quanto si è fatto, ma come non si è risposto all’infinita sua bontà, e all’uso che abbiamo fatto dei suoi doni. Quel sentirci peccatori in debito verso l’Amore vero ricevuto, ci fa vivere la confessione con sincero pentimento, ed il sacerdote con il suo abbraccio benedicente ci rilancia nella corsa all’amore.

Chiudiamo con queste parole del profeta Geremia: “Peccatore, ti ho amato di amore eterno, per questo ho pietà e misericordia”.

Buona confessione!


Se ti è piaciuto il nostro articolo condividilo sui social, ad altri potrà servire.

Se vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare la nostra pagina Facebook “Cercatori di bellezza” o Instagram “Cercatori di bellezza”

Per ricevere l’articolo del blog ogni giorno entrate nel gruppo whatsapp  o Iscrivetevi al canale Telegram

Ti ricordi dove le hai chiesto di sposarti?

Padre Luca

Lo so è un’americanata, ma mi diverto un sacco nel vedere su YouTube i bloopers dei momenti in cui il fidanzato si inginocchia e porge alla fidanzata l’anello di fidanzamento, proponendole ufficialmente il matrimonio. C’è chi l’ha fatto su un ponte e poi l’anello è scivolato in acqua, c’è chi l’ha fatto in cima alla Torre Eiffel e una raffica di vento lo ha fatto cadere o chi l’ha fatto prima di buttarsi assieme con il paracadute…

E tu ricordi dove e come l’hai fatto? Occhio perché se non è così, tua moglie non ne sarà molto contenta.

Anche Gesù ha fatto una cosa simile alla sua Sposa e l’ha fatto a Gerusalemme in un modo molto ma molto speciale, direi proprio unico.

In questa Domenica delle Palme avviene, in un certo senso, la proposta di fidanzamento di Gesù. Lui entra a Gerusalemme per portare a pienezza il suo amore nuziale. Un grande teologo italiano, don Giorgio Mazzanti (1948-2021) ha scritto al riguardo: “il cuore segreto del mistero pasquale è tale finalità sponsale” (Mistero pasquale. Mistero nuziale, EDB, Bologna 2002, pag. 15). Quindi Gesù viene a Gerusalemme per donare tutto sé stesso alla Sposa.

In questo Vangelo fissiamo lo sguardo però su come si comporta la Sposa. Quale sposa dirai tu? Io non vedo nessuna sposa. In effetti la Sposa, siamo tutti noi, erano gli apostoli, erano le folle di Gerusalemme, erano i farisei e i sacerdoti fino ad arrivare a te e a me…

So che vederci come la sposa non è qualcosa di immediato alla nostra sensibilità ma è questo che scaturisce dall’analogia di San Paolo in Efesini 5, secondo il parallelismo tra marito-moglie e Cristo-Chiesa. Su questo ancora Giorgio Mazzanti dice: “L’atto, con il quale Dio crea l’umanità, è già un disporla alle nozze con sé alle quali la invita con il semplice porla in vita. Per questo, pur facendola «creatura», le si propone in modo sponsale e nuziale” (Persone nuziali, EDB, Bologna 2005, pag. 162). Perciò, con questa premessa, contempliamo come si comporta questa sposa, come tratta il suo Sposo:

Anzitutto c’è un’entrata trionfale. «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! (Mc 11, 9). La Sposa è proprio innamorata! Guarda come gli vuole bene, lo coccola, gli sta appiccicato, lo guarda con affetto… a ben vedere la sposa sta vivendo la fase della “romanza”. Si sta insieme perché amo tutto di te, mi piace anche il tuo alito cattivo, non hai difetti, sei meraviglioso, unico, incredibile, mi fai stare così bene…

Quante coppie si imbarcano così per il matrimonio! La “pancia” è il criterio di scelta e di verifica dell’amore. Sai quante volte queste frasi le ho sentite in un corso fidanzati? Con grande realismo Papa Francesco ci dice: “L’educazione dell’emotività e dell’istinto è necessaria, e a tal fine a volte è indispensabile porsi qualche limite. L’eccesso, la mancanza di controllo, l’ossessione per un solo tipo di piaceri, finiscono per debilitare e far ammalare lo stesso piacere e danneggiano la vita della famiglia” (AL 148).

Se la Sposa ama così lo Sposo l’esito non può che essere fallimentare. Difatti è esattamente quello che accade poco oltre quando Gesù disse loro: “Tutti rimarrete scandalizzati, perché sta scritto: «Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse»” (Mc 14, 27).  

Se il tuo atteggiamento nel matrimonio non è radicato nella fede e nelle virtù umane vai sicuramente verso la delusione, lo scandalo: “ma non credevo fossi così, ho perso anni della mia vita con te, non ti riconosco più, non c’è più quella magia di una volta”.

Come ci ricorda Amoris Laetitia: “È diventato frequente che, quando uno sente di non ricevere quello che desidera, o che non si realizza quello che sognava, ciò sembra essere sufficiente per mettere fine a un matrimonio. Così non ci sarà matrimonio che duri. A volte, per decidere che tutto è finito basta una delusione, un’assenza in un momento in cui si aveva bisogno dell’altro, un orgoglio ferito o un timore indefinito” (AL 237).

Il permanere in questo stato, il vegetare in una relazione mediocre o peggio, credere che resistere a oltranza con questi sentimenti e atteggiamenti nel cuore sia anzi positivo e segno di forza e maturità prima o poi porta solo alla morte della relazione, al disamore.

“Poi venne, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole»” (Mc 14, 37-38).  

Hai proprio ragione Gesù! Non è l’odio, non è la cattiveria, non è la violenza fisica che normalmente uccide il rapporto sponsale (anche se a volte purtroppo sì). Ma è soprattutto la mancanza di amore, le nostre frequenti e prolungate omissioni, il non vegliare con Te, il non starTi vicino, il non coltivare un rapporto vero e personale con Dio. Quanti baci non dati, quanti sguardi indifferenti, quanti “ti amo” non detti, quante parole a vanvera… è il vuoto, è la freddezza ciò che più spesso uccide l’amore nuziale.

Papa Francesco ci ricorda infatti: “Un amore debole o malato, incapace di accettare il matrimonio come una sfida che richiede di lottare, di rinascere, di reinventarsi e ricominciare sempre di nuovo fino alla morte, non è in grado di sostenere un livello alto di impegno. Cede alla cultura del provvisorio, che impedisce un processo costante di crescita” (AL 124).

Il bello però è che alle nostre morti lo Sposo risponde con la Sua Morte che cambia tutto e porta Vita. Se la Sposa non molla lo Sposo, di certo non andrà a finire così.

Tuttavia, oggi il Vangelo è tutto centrato sulla Passione e sembra finire sul Golgota. Non ci dà molta speranza. Eppure, vado alla seconda lettura che ci apre almeno uno spiraglio. “Gesù umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome” (Fil 2, 8-9).

Se una coppia cerca di obbedire alla promessa di amore fatta in Dio e con Dio nel sacramento, se sa essere umile, cioè chiedere aiuto a Gesù e chi veramente può sostenerli nella fatica di essere fedeli, se si sforza di sacrificare il proprio egoismo e rinunciare all’ego, di sicuro questo amore ha futuro, questa relazione può elevarsi, può solo crescere e diventare nuova. Ecco, quindi, un barlume di luce pasquale, di resurrezione, che, grazie a Dio, tanti matrimoni hanno già assaporato e vissuto.

Hai visto come è maturata questa Sposa? Hai notato come lo Sposo l’ha portata a crescere da un amore terreno fino a rinascere dai propri fallimenti?

La Settimana Santa è un po’ un paradigma, infatti ogni coppia che vuole prendere sul serio il sacramento non può fare a meno di ripercorrere continuamente questi quattro passaggi, seguendo lo Sposo Gesù. E tu, a che punto sei?

Antonio e Luisa

Siamo convinti che la strada del matrimonio sia una strada di continua scoperta e di lenta consapevolezza. Ha ragione padre Luca quando dice che spesso le coppie basano tutto sulla passione. Su quanto l’altro ti fa stare bene. Su come l’altro riesce a riempire i tuoi vuoti. Il matrimonio è, detto brutalmente, un luogo dove prendere, e l’altro un mezzo per soddisfare i nostri bisogni. Quando io, Antonio, ho sposato Luisa avevo certamente tante buone intenzioni, ma ero ancora inconsapevole su cosa fosse davvero il matrimonio, immerso come ero in quella mentalità. La sposavo perchè ero sicuro che mi avrebbe reso felice. Penso che sia un atteggiamento comune a tantissime altre persone che decidono di sposarsi.

Con gli anni, siamo ormai quasi a venti, vivendo questa relazione fatta di tanta quotidianità, fatta di vita normale, ho capito. Ho capito attraverso i tanti alti e bassi, i momenti meravigliosi ma anche quelli aridi in cui ci siamo sentiti lontani. Attraverso i perdoni e i gesti gratuiti di cura e tenerezza. Ho capito che solo attraverso la mia sposa avrei potuto fare un’esperienza così vera di Gesù. Attraverso il nostro amore benedetto. Scelta d’amore radicale e totale elevata a sacramento. Succede, durante i vari seminari che organizziamo, di rinnovare le nostre promesse. Ogni volta è più bello, perchè ogni volta siamo sempre più consapevoli di quelle promesse. Luisa mi è entrata dentro e la nostra relazione ci ha educato a spostare lo sguardo da quello che proviamo noi a quello che desidera l’altro e a fare di tutto per farci vicendevolmente del bene. Il matrimonio è davvero una palestra per prepararsi all’incontro con Gesù alla fine della nostra vita.

Padre Luca con Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp 

Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui

Domenica e famiglia, un connubio possibile / 4

Certamente una preparazione che comincia dall’uscio di casa è insufficiente, ma avremo modo di approfondire più avanti quest’aspetto. Oggi vogliamo dare un piccolo aiuto a quei coniugi e/o genitori che desiderano vivere la S. Messa domenicale in compagnia del proprio consorte e/o dei figli. Non scambiate queste poche righe come la ricetta perfetta ed infallibile per “convincere” gli altri a frequentare la Messa domenicale, sono semplicemente alcune considerazioni che hanno lo scopo di offrire una prospettiva diversa dalla solita pappardella del “perché non vieni anche tu ?” oppure quella trita e ritrita del “me l’avevi promesso” : i ricatti affettivi combinano guai nella relazione coniugale figuriamoci nella vita spirituale in cui la relazione in gioco è quella con Dio e la vita eterna.

Dobbiamo sempre tenere presente che i santi ci insegnano che “Dio non si impone, ma si propone” . E questa frase ha una doppia valenza : cioè va considerata in prima persona, dove il soggetto è Dio stesso, ma vale anche nella seconda accezione, in cui Dio è il complemento oggetto. Qualche altro santo ebbe a sintetizzare questo concetto in una felice espressione : Dio è discreto !

La storia stessa è testimone di questo modus operandi di Dio : fin dagli inizi con i nostri progenitori, poi con i patriarchi della fede, via via fino all’Incarnazione di Gesù, la Sua Passione e fino ai nostri giorni, è un continuo tentativo di Dio di trovare posto nella vita degli uomini da Lui amati così tanto da morire per essi. Assomiglia ad un innamorato che continua a far la corte alla sua amata, una corte discreta, tenera, delicata ma allo stesso tempo risoluta, tenace e perseverante. Un esempio ? Che clamore ha provocato la nascita di Gesù ? Non è forse vero che tutti i giorni nascono bambini ? Ed infatti la notizia è passata inosservata alla maggior parte degli uomini, era considerato da tanti semplicemente il figlio di un falegname ….. ecco la discrezione di Dio che non si impone.

Già, ma perché Dio non si impone e non vuole imporsi ? Non è che Dio sia strano , siamo fatti così anche noi ( toh…che coincidenza ! ). Possiamo imporre all’altro/a di ricambiare i nostri sentimenti amorosi ? Se ci amasse solo perché costretto/a , ci sentiremmo davvero amati ? Ed un rapporto così potremmo definirlo autentico rapporto d’amore ?

Evidentemente no…. ma se è così tra noi, perché a Dio piacerebbe avere dei burattini già programmati nel ricambiare il suo amore ? Dio non ha bisogno del nostro amore per sentirsi più desiderato o realizzato, ma ha bisogno che la nostra risposta sia libera per poter riempire il nostro cuore di tutto il Suo amore ; e lo spazio lo decidiamo noi, non esistono misure standard del cuore, ogni cuore decide quanto spazio fare a Dio.

Se cominciassimo a rapportarci coi nostri famigliari un po’ allergici alla Messa con queste riflessioni tenute sempre vive dentro di noi, forse qualcosa si smuoverebbe…. ne siamo sicuri, perché il primo cuore a cambiare sarebbe il nostro. Siamo sicuri che Dio ha una voglia matta di riversare il Suo amore nel cuore del nostro coniuge, ma….. ha assegnato a noi il compito di fare le Sue veci, di fare la corte al cuore dell’amato/a per Suo conto, quella corte discreta, tenera e delicata, ma anche risoluta, tenace e perseverante.

Una strategia vincente può essere quella di far venire l’acquolina in bocca a chi non è stato a Messa. Come fare ? Bisogna chiedere al nostro Angelo Custode ( o altri aiuti dal Cielo ) che ci aiuti a trovare una frase bella della predica, un aneddoto curioso accaduto fuori sul sagrato, oppure di incontrare una persona che manda i saluti per il coniuge rimasto a casa,…. insomma se chiediamo aiuto al Cielo non tarderà la risposta, cosicché da tornare a casa con qualcosa di bello da raccontare a chi è rimasto a casa…… sai che ho visto quel tuo vecchio amico con la moglie ? ti manda i suoi saluti , ti avrebbe incontrato volentieri….. pensa che quella mia amica mi raccontava che le è successo così e così…. il parroco chiede se potresti dare una mano con questa iniziativa…. la chiesa era bellissima stamattina, con quei fiori, quelle tende, e poi… un raggio di sole illuminava proprio quel quadro, quella statua… eccetera….. insomma far nascere il desiderio di venire la prossima Domenica fosse anche solo per non perdersi quelle belle esperienze di vita, di incontri, di amicizie, di risate (dopo Messa quelle).

A volte succede che Valentina e le figlie partecipino ad un evento religioso senza di me , a causa dei miei turni lavorativi : può essere una processione, talvolta un Rosario o adorazione comunitari, un convegno con quel bravo predicatore, una S. Messa particolare per onorare un santo, oppure un mini-pellegrinaggio ad un santuario vicino, una confessione per lucrare l’indulgenza particolare nel tal giorno. In ogni caso, quando le rivedo, è un tripudio di gioia ed entusiasmo, vengo letteralmente sommerso/bombardato dalle parole ( che alle 4 femmine di casa non mancano mai ) per descrivere l’evento e trasmettermi le sensazioni/emozioni che hanno provato, per raccontarmi aneddoti (spesso esilaranti) o incontri con persone perse di vista da un po’…. insomma, alla fine mi dispiace di non esser stato presente all’incontro perché mi son perso questo o quello di bello.

E’ questa la strategia che possiamo sviluppare con i nostri coniugi/famigliari un po’ ostici alla Messa. Innanzitutto dobbiamo tornare dalla Messa domenicale con quella gioia, con quell’entusiasmo, con quella rinnovata voglia di vivere, che è contagiosa.

Con Dio, infatti, tutto è più bello, senza Dio niente diventa bello ; infatti Dostoevskij fa dire ad un suo personaggio :

La Bellezza salverà il mondo !

E chi è più bello di Dio stesso ? Chi ci vede, dovrebbe chiederci : ma dove trovi tutta questa energia di vita ? tutto questo entusiasmo ? come fai a vedere tutto bello ? cosa vi danno a Messa, un’energizzante ?

Coraggio sposi, alla S. Messa domenicale ci aspetta non un vip, non una star internazionale, non il Capo di Stato in persona, ma addirittura il Re dei Re, ed ha un messaggio personale per ognuno di noi.

Giorgio e Valentina.

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp 

Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui

Le foto brutte

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”..

Mi guardo intorno in casa…alle pareti ci sono un po’ di foto appese.

Guarda quella! C’è mia moglie con la nostra secondogenita tra le braccia. Sorridono. Come sono belle e che viso angelico hanno entrambe.

Ohi…guarda quell’altra! Eravamo al mare. Viso rilassato, abbronzati e che sorrisi smaglianti. E poi quella che abbiamo messo in soggiorno: è il giorno del nostro matrimonio…ci stiamo sposando. Quanta bellezza in una foto.

Tutto bello, molto bello. E’ tutto così presentabile e siamo orgogliosi di mostrarle ai nostri amici che vengono a trovarci.

Ma mi chiedo…dove sono le fotografie brutte?

Già, dove sono finite quelle in cui le nostre figlie sono sporche di cacca fino al collo e dove sono quelle mosse, quelle in cui sbuffiamo perché non riusciamo a stare fermi perché ci agitiamo perché stiamo litigando?

Sulle pareti nessuna traccia di queste foto.

Guardo nei cassetti…nulla. Non sono neanche qui.

Apro le foto sul PC…dove sono quelle in cui si vede che io e Filomena facciamo fatica a trovare un accordo sul come addobbare l’albero di Natale o quella in cui abbiamo pianto quando in 24 ore ci siamo ritrovati a lasciare la nostra casa dopo un forte terremoto ed abbiamo affrontato le tempeste del discernimento per capire dove o cosa il Signore ci stesse chiedendo?

Non si vedono sulle pareti addobbate quelle foto in cui ti sei sentito una schiappa alle Medie perché 4 bulli ti prendevano in giro…non ci sono, non le abbiamo stampate. Costa troppo stampare quelle foto in cui eri triste.

E quel momento in cui abbiamo saputo di un nostro figlio in cielo…non era degno di una foto? Non eravamo belli con le lacrime che inondavano il nostro cuore?

Eravamo belli, certamente.

Ma forse di tanta bellezza ci vergogniamo.

Ci vergogniamo di mostrare in questo mondo di plastica che siamo fatti di carne.

Che spesso siamo mossi e sfuocati, che il più delle volte la vita ti scatta foto al buio e senza flash…che gli occhi rossi non basta un’ APP per cancellarli.

Eppure guarda i santi, si…i santi. Sempre loro.

Ci sono dipinti (i più falsi) che li ritraggono in estasi e nella gloria di Dio…ma i più coraggiosi e fedeli li hanno ritratti nello sconforto.

Di san Francesco, ad esempio, a Greccio c’è un dipinto stupendo: è lui col fazzoletto che si asciuga le lacrime. Non sono lacrime di gioia, né di amore…sono le lacrime che i suoi occhi ammalati secernevano senza un motivo spirituale. Era una malattia.

Ti immagini farti scattare una foto mentre sei a letto con la febbre…mentre hai la cervicale infiammata. La appenderesti in corridoio?

Forse no, non ti riconosci se non nelle storie e nei filtri di Instagram…

…eppure allo specchio al mattino somigli ad Homer Simpson più che a Ken…i tuoi capelli di madre sono più simili nell’aspetto e nella tinta a quelli di Marge Simpson…più che a quelli della Barbie.

E i video? Ti faresti fare un video mentre litighi per un parcheggio o mentre fai a gara col tuo carrello della spesa per superare il vecchietto che alla cassa ci metterà un’ora per riempire di domande la cassiera prima che di prodotti la sua busta?

Nel tuo processo di canonizzazione un giorno vorrai che i giudici al processo vedano solo le belle foto, i bei video…mentre sai cosa faranno i giudici? Intervisteranno la tua vicina di casa!

Non te l’aspettavi eh?

Come nascondere che urlavi come un forsennato con le tue figlie perché non volevano mettere le scarpe prima di uscire?

Come nascondere che i tuoi “rumori” casalinghi somigliavano più a quelli che senti nelle bettole, più che alle musiche angeliche che ascolti a teatro quando danno l’opera?

Ti vergogni eh? Beh…a noi capita spessissimo. Vorremo dare un’immagine che in realtà è troppo lontana dalla nostra realtà.

C’è un modo, però, per superare la paura della foto brutta: come sempre guardare a Gesù.

Si, guarda…c’è la crocifissione.

C’è Gesù con i capelli spettinati, strappati…non guarda nell’obbiettivo ma guarda in basso. Nella sua bocca qualche dente è saltato per le bastonate che gli hanno dato. E’ un misto di sangue e terra. Ha le mani bucate e il fianco spaccato. Non riesce a venir bene in foto perché gli hanno messo chiodi anche nei piedi e non riesce a stare in piedi. A veder bene…non sta in piedi perché pende morto da una croce di legno piena di schegge e tarli.

Non è lo spettacolo più bello. Anzi? Non è forse questa la “foto” più bella che abbiamo di Cristo?

Non è pettinato, non brillano i suoi occhi blu di Zeffrirelliana memoria, non sorride, non è bello, non è presentabile, ma sta amando fino alla fine. E alcuni lo guardano e quello che vedono cambia la loro vita.

Alcuni vedono un uomo morto, altri vedono un uomo che ha capito che la vita va donata fino all’ultimo graffio, all’ultima goccia di sangue.

Ancora oggi ci sono persone che innanzi a quella “foto” trovano la via della felicità e comprendono che somigliando a quell’uomo in quella fotografia brutta…possono essere felici.

Va a guardarti allo specchio: a chi somigli? Somigli al tuo idolo bello e pulito o al tuo Cristo, sporco, innamorato, morto e risorto?

Buona visione.

+++

Se ti è piaciuto quanto hai letto condividilo sui tuoi social 

Se vuoi conoscerci meglio:

Puoi visitare il nostro Blog cliccando qui: sposiesposedicristo.it

Puoi visitare la nostra pagina Facebook “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro gruppo Whastapp “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale Telegram “Sposi&Spose di Cristo”

Puoi iscriverti al nostro canale YouTube “Sposi&Spose di Cristo”

Clicca qui se vuoi visionare il nostro nuovo libro: #Inluencer dell’ #Amore

Link all’articolo originale: https://www.artigianatodaimonasteri.it/sposi-spose-di-cristo/foto-brutte/

+++

Grazie, Pietro e Filomena.

Come Maria: offriamo il nostro fiat

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret,
a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre
e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio.
Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l’angelo partì da lei.

Luca 1,26-38

Che donna Maria! Lasciatemelo dire. Che esempio può essere per noi sposi l’abbandono fiducioso di Maria alla volontà di Dio. L’annunciazione è uno dei brani del Vangelo più letti nella liturgia cattolica e tra i più conosciuti in generale. Sono versetti analizzati da tutte le angolazioni da esegeti, teologi e studiosi. Sono versetti amati da tanti credenti. Cosa potrei dire di più io che sono solo un marito e un papà?

In realtà credo che qualcosa che posso aggiungere ci possa essere. Vi parlerò di quello che ha colpito me per primo. Maria pronuncia il suo fiat. Il fiat non è un semplice si, è qualcosa di molto più profondo. E’ aderire alla volontà del Padre con tutta se stessa, certamente con la parola ma anche con la sua mente, con il suo corpo e con tutta la sua volontà. E’ il sacrificio di sè. Dona se stessa a Dio, e di conseguenza si dona a tutti noi. L’eccezionalità del fiat di Maria è anche nel suo non porre condizioni. Avrebbe avuto tutto il diritto di chiedere a Dio delle garanzie. Avrebbe avuto tutto il diritto di poter dare, come si usa dire oggi, un consenso informato. Cosa comporta il mio si? Mi garantisci che andrà tutto bene? Non è una fregatura? Maria rischiava grosso. Una donna che restava incinta fuori dal matrimonio rischiava la vita. Rischiava la lapidazione. Lei lo sapeva bene. Eppure Maria non ha chiesto garanzie a Dio.

Maria è consapevole, nell’intimo del suo cuore, che lì, in quel momento, si sta giocando la sua vita con la sua libertà di aderire al progetto di Dio. Sa che solo aderendo, al progetto che Dio ha su di lei, potrà essere pienamente se stessa. Sa che solo così potrà essere Maria di Nazareth. Sa che se si lasciasse bloccare dalla paura e dall’insicurezza del futuro perderebbe l’occasione della sua vita, l’occasione di non sprecare la sua vita. Per questo non ci pensa troppo. Per questo dice il suo si. Non vuole la certezza che tutto andrà bene, non le serve, perchè è sicura che con quel sì, qualsiasi cosa accada, non avrà sprecato la sua vita. Nulla vale quanto questo.

Arriviamo quindi a noi cari sposi. Non vale la stessa cosa per noi? Il matrimonio non è accogliere il progetto di Dio su di noi e rispondere con il nostro sì? Con il nostro personale fiat? Il Papa è preoccupato. Lo ha ribadito diverse volte. Tanti giovani hanno paura delle scelte definitive e per questo non scelgono affatto. Preferiscono restare nel non definitivo perchè così si illudono di poter tornare indietro se sbagliano. Vorrebbero avere la garanzia che, nel caso si decidessero per il matrimonio, tutto quanto andrebbe per il verso giusto. La garanzia che non andranno incontro ad un fallimento. Non si rendono conto che così facendo rinunciano a vivere la loro vita secondo progetto di Dio e in modo pieno e, in fin dei conti, non sperimenteranno mai la pace del cuore di chi invece dice sì a Dio. Semplicemente, rendono precari la loro vita e i loro affetti. Sta a noi, sposi già maturi, raccontare e testimoniare al mondo come non ci sia nulla di più bello di dire sì a Dio, dirlo attraverso il nostro sì alla creatura che ci ha posto accanto. Anche se non abbiamo tutte le garanzie e anche forse se andrà male. Meglio rischiare ma vivere fino in fondo che non scegliere affatto. Perchè chi è capace di offrire il suo fiat fino in fondo potrà fare grandi cose. Gli sposi che si prometteranno amore per sempre, in un certo senso saranno come Maria. Lei ha donato Gesù a tutti noi, noi sposi possiamo regalare l’amore di Dio al mondo. Ad un mondo assetato di Gesù.

Grazie Maria, che il tuo fiat sia per noi forza, speranza ed esempio per poter dire anche il nostro!

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp 

Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui

Gli sposi casti non sanno amare?

Il nostro articolo di qualche giorno fa ha fatto scoppiare un dibattito molto acceso. Centinaia di condivisioni e tantissimi commenti favorevoli o contrari. Alla fine tutta la questione si può sintetizzare in una domanda: la sessualità è importante in una coppia di sposi? Oppure è importante solo per la procreazione?

Sembra strano ma c’è ancora gente che, forse per dei problemi non superati con il proprio corpo o per un’educazione bigotta, vede nell’amore carnale qualcosa di poco santo. Qualcosa che abbassa lo spirito ad istinto e che poco ha a che vedere con un’anima che cerca l’elevazione spirituale. Una premessa prima di continuare è doverosa: ci rivolgiamo agli sposi. Per i fidanzati o comunque per chi è single la castità va totalmente vissuta in altro modo. Il rapporto intimo è un gesto d’amore solo degli sposi.

Chi ha questo tipo di idea puritana e sbagliata della sessualità corre il concreto rischio di imprigionarsi nell’incapacità di aprirsi al dono di sè nel matrimonio. Non è capace di amare una moglie o un marito. Spesso infatti nasconde dietro una facciata di purezza e integrità grosse ferite e chiusure relazionali. In particolare:

Sottovaluta l’attrazione fisica. L’attrazione fisica è un pilone fondamentale del matrimonio esattamente come lo è l’armonia dei caratteri.

Svaluta l’intimità sessuale nel matrimonio. Sovente ritiene l’intimità qualcosa da tollerare per la procreazione. La ritiene materializzante e crede impedisca il progresso spirituale. Guarda al piacere sessuale come qualcosa di poco spirituale per non dire animalesco.

Confonde la castità con l’astinenza. Crede che non avere rapporti, o averne il meno possibile, sia una scelta più santa e sia più casta. La castità coniugale è invece tutt’altro. Consiste infatti nel vivere nel miglior modo, e soprattutto nella verità tra cuore e corpo, la vita affettiva e sessuale nel matrimonio.

Non valorizza il rapporto sessuale come gesto che realizza il sacramento del matrimonio. Il primo rapporto fisico dopo lo scambio delle promesse sigilla il sacramento del matrimonio. Tutti i successivi sono una riattualizzazione di quel primo e quindi del sacramento. I rapporti intimi degli sposi rendono di nuovo attuale la loro promessa matrimoniale con rinnovati doni dello Spirito Santo.

Svaluta le doti del corpo quali dolcezza, tenerezza e sentimento. La tenerezza è il linguaggio privilegiato degli sposi per manifestare amore. Queste persone sono solitamente incapaci di parlare questa lingua, anche nel rapporto fisico. Pensano ai preliminari come qualcosa di sporco e di cui si può fare a meno. Vivono quindi anche quei pochi rapporti che si concedono senza la giusta preparazione del cuore oltre che, naturalmente, del corpo.

Questo, capirete bene, non è il concetto cristiano di sessualità e di relazione affettiva sponsale. Il concetto corretto è quello biblico. Cioè? L’amore è una realtà che scaturisce dall’io profondo della persona, che si riversa nel cuore e che si manifesta nel corpo e con il corpo. Tutta la persona in anima, cuore e corpo partecipa all’amore.

In questa visione biblica e cristiana, l’intimità degli sposi, con tutta la comunione e il piacere che ne conseguono, riveste un’importanza grandissima: permette loro di sperimentare la fusione dei cuori attraverso il corpo. Cercare di perfezionare questo gesto non solo non è sbagliato o sporco, ma è la strada degli sposi verso la loro santità.

 Il Creatore stesso […] ha stabilito che nella reciproca donazione fisica totale gli sposi provino un piacere e una soddisfazione sia del corpo sia dello spirito. Quindi, gli sposi non commettono nessun male cercando tale piacere e godendone. Accettano ciò che il Creatore ha voluto per loro.  (Catechismo della Chiesa Cattolica 2362)

Quindi concludendo ci sentiamo di affermare che l’intimità fisica è qualcosa di bellissimo, voluto da Dio stesso per trasmettere amore e generare vita, che gli sposi devono cercare di vivere al meglio delle loro possibilità Senza falsi moralismi. E’ un dono di Dio. Un talento da far fruttare. La modalità concreta più importante per fare esperienza della comunione dei cuori.

Dio non ci chiede di rinunciare a questo incontro, alla comunione e al piacere. Dio ci chiede di preparare al meglio il nostro cuore. Ciò che può essere sporco non è infatti il gesto, ma il cuore con cui ci accostiamo a viverlo. Ciò che può rovinare questo gesto è il peccato. E’ la lussuria e l’egoismo. Rendere cioè l’altro una cosa da usare e non una persona da amare. San Giovanni Paolo II chiama questo atteggiamento adulterio del cuore. L’intimità può essere il più santo dei gesti come la più sporca delle bugie. Dipende da come noi prepariamo il cuore.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp 

Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui

Un errore, dopo tre volte diventa …

Riportiamo una breve parte della prima lettura della S. Messa di ieri dal capitolo 13 del libro di Daniele :

Appena partite le ancelle, i due anziani uscirono dal nascondiglio, corsero da lei e le dissero: «Ecco, le porte del giardino sono chiuse, nessuno ci vede e noi bruciamo di passione per te; acconsenti e concediti a noi. In caso contrario ti accuseremo; diremo che un giovane era con te e perciò hai fatto uscire le ancelle». Susanna, piangendo, esclamò: «Sono in difficoltà da ogni parte. Se cedo, è la morte per me; se rifiuto, non potrò scampare dalle vostre mani. Meglio però per me cadere innocente nelle vostre mani che peccare davanti al Signore!». Susanna gridò a gran voce. Anche i due anziani gridarono contro di lei e uno di loro corse alle porte del giardino e le aprì.

E’ la storia molto commovente di una sposa, Susanna, la quale viene ingiustamente accusata di adulterio da due anziani pervertiti , ma il Signore , ascoltando la preghiera della donna, susciterà un giovanotto ( Daniele ) che svelerà a tutti l’inganno e la trappola tesa dai due anziani ai danni della pudica sposa, la quale avrà salva la vita mentre i due anziani saranno giustiziati.

Vorremmo concentrare la nostra attenzione solo su alcuni particolari che ci aiuteranno a riflettere sulla temperanza. Lo sappiamo che molti di voi staranno pensando che la virtù della temperanza non c’entri un accidente con la storia di Susanna ( moglie di Ioakìm ), che questo è il momento giusto per parlare della castità matrimoniale, della fedeltà……. avete ragione…. ma su queste tematiche c’è già abbastanza ricchezza negli altri articoli che parlarne sarebbe solo una ripetizione.

Quando ero un giovane apprendista di musica, succedeva spesso che nell’affrontare un brano di Beethoven, inciampassi sempre nello stesso punto con lo stesso errore nelle dita, le quali mi si incastravano in tal modo che neanche con lo “svitol” era un’impresa facile. Il mio maestro mi insegnò un piccolo trucco per superare l’ostacolo, ma non era quello di ungere le dita con lo “svitol” prima di cominciare a suonare, come si potrebbe ingenuamente pensare. No… mi disse che un errore ripetuto tre volte, alla quarta diventa un vizio. Quanta saggezza !

Ed è così anche nella vita spirituale. Non possiamo immaginare di vivere anni interi nella lussuria e nell’egoismo, pensando di uscirne come se niente fosse con la bacchetta magica. Infatti poi, ho applicato quel metodo alla vita spirituale e ne ho tratto vantaggi enormi….mi son detto : non devo ripetere lo stesso peccato tre volte di fila, altrimenti alla quarta significa che ha già le radici nell’anima e diventa un vizio.

Il diavolo ci rende schiavi e ci incatena con i nostri stessi peccati : come ogni anello della catena è saldamente legato ad almeno altri due anelli , così ogni peccato ci lega ad un altro peccato ed è legato al peccato precedente. Ecco perché chi persevera nel male non può illudersi di uscirne in un battibaleno, la catena a cui è legato è diventata lunga e pesantissima, e gli anelli sono così grossi che non li spezzi facilmente. Ecco perché i due anziani sono così pervertiti, infatti Daniele si rivolge loro così :

[…] Daniele disse al primo: «O uomo invecchiato nel male! Ecco, i tuoi peccati commessi in passato vengono alla luce, quando davi sentenze ingiuste, opprimendo gli innocenti e assolvendo i malvagi, mentre il Signore ha detto: Non ucciderai il giusto e l’innocente. Ora, dunque, se tu hai visto costei, di’: […]

Lo apostrofa con quel “invecchiato nel male” , ricordandoci così di non illuderci che diventando vecchi possiamo liberarci dei nostri peccati/vizi ché tanto il nostro corpo non ha più il vigore giovanile, ma anzi, se perseveriamo nel male, la nostra situazione peggiorerà sempre più.

Cari sposi, qual è la via d’uscita ? La virtù della temperanza , la perseveranza nel bene. Per combattere un vizio dobbiamo impegnarci a perseverare nella pratica della virtù contraria a quel vizio. Prendiamo ad esempio un vizio che tipicamente distrugge i matrimoni : la lussuria, cioè l’abbandono agli istinti e alle passioni della carne, ai piaceri venerei. Ebbene, essa si vince con la temperanza. Ed essa, come si applica ? Con l’austerità : termine desueto che sta ad indicare la rigidità del controllo su noi stessi.

Ed è così che , crescendo nelle virtù , la sposa Susanna ha trovato la forza e il coraggio di dire NO alla tentazione della lussuria.

Cari sposi novelli e sposi anziani, teniamo sempre alta la concentrazione sul nostro matrimonio, impariamo da Susanna a vigilare su noi stessi e a non invecchiare nel male, perché un errore ripetuto tre volte, alla quarta diventa un vizio !

Coraggio sposi, approfittiamo di questo ultimo scorcio di Quaresima per spaccare qualche anello della nostra catena.

Giorgio e Valentina

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp 

Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui

Cari sposi: volete riavvicinarvi a Dio? Fate l’amore.

Aleteia ha pubblicato un articolo di Giovanni Marcotullio. Un articolo che permette una riflessione molto interessante prendendo spunto incrociando diverse fonti. Ciò che emerge è molto interessante. Questi mesi di lockdown, più o meno stretto dovuto all’emergenza pandemia, hanno causato un significativo calo della partecipazione dei fedeli alla Santa Messa e nel contempo una significativa riduzione dei rapporti intimi tra le coppie italiane.

Non vi sto a ripetere quanto il bravo Giovanni scrive. Vi lascio il link al suo articolo. Voglio riprendere questa ipotetica correlazione tra relazione sponsale e fede per fare alcune personali riflessioni e lanciare alcune provocazioni che spero possano essere utili. Il calo della partecipazione alle funzioni religiose credo sia evidente a tutti. Nella nostra parrocchia, nonostante la capienza limitata dalle regole anticovid, non c’è mai il pienone come succedeva prima della pandemia. Per quanto riguarda invece la sessualità degli italiani ci viene in aiuto uina ricerca pubblicata su ipsico.it. Dai dati di questa ricerca si evidenzia come l’83% degli intervistati ha confessato un generale calo del desiderio e della pratica sessuale durante il periodo di lockdown, con solo il 23% che ha invece sostenuto di aver mantenuto un livello di attività sessuale quasi uguale al periodo pre-quarantena.

Perchè dovrebbere esistere una correlazione tra questi due ambiti che sembrano in realtà molto lontani tra loro?

Intimità e fede sono due facce dello stesso amore.

L’amore è relazione. La relazione tra sposi diventa intimità fisica. Noi sposi abbiamo una relazione sponsale oltre che tra noi anche con Gesù. Il matrimonio è modo per vivere la nostra personale sponsalità con Cristo. La nostra fede è accoglienza dell’amore di Dio e la nostra sessualità nel matrimonio è la risposta a quell’amore. Capite che è tutto un circolo? La salute della nostra fede può influire positivamente o negativamente sulla nostra relazione affettiva e viceversa. Più vivremo intensamente la nostra relazione con Cristo e più avremo desiderio di donarci alla nostra sposa o al nostro sposo. Più invece ci allontaneremo da una frequentazione della Messa e della preghiera e più saremo poveri anche nella capacità di desiderare un incontro tra noi. L’amore di coppia ci permette di fare esperienza concreta dell’amore di Dio e l’amore per Dio nutre la nostra relazione di coppia.  Intimità con Dio e aumento della tenerezza sono direttamente proporzionali. Al crescere della nostra intimità con Dio, della nostra unione sponsale con Dio crescerà proporzionalmente anche la qualità e la tenerezza del nostro matrimonio, della relazione con il nostro sposo/la nostra sposa. Ogni preghiera, adorazione, dialogo e ogni altra ricerca della Grazia di Dio e ricerca di perfezionamento della nostra relazione con Dio ci aiuterà a vivere meglio e sempre più pienamente il matrimonio e l’amplesso fisico. Vale anche l’opposto. Ogni rapporto fisico vissuto nell’autentico dono di sé apre il cuore all’azione dello Spirito Santo e incrementa quindi la nostra capacità di accogliere il dono di Dio. Detto in altri termini, più semplici e comprensibili, incrementa la nostra fede.

L’intimità si costruisce nutrendola giorno dopo giorno.

Giorgio scriveva in un articolo di qualche giorno fa che molto spesso frequentiamo la Messa senza un’adeguata preparazione. Non possiamo credere che tralasciando la relazione con Gesù tutta la settimana, o dedicando pochissimo tempo alla preghiera, poi la domenica in quell’unica ora che offriamo al nostro spirito di fare esperienza di Dio possiamo recuperare chissà che cosa. Andiamo a Messa quasi per abitudine per timbrare un cartellino. Si, magari sentiamo anche dei blandi benefici. Usciamo più leggeri e con un po’ di pace nel cuore ma presto veniamo riassorbiti dalla quotidianità del mondo. Vale la stessa cosa per la nostra intimità di sposi. Non possiamo pensare di non dedicarci attenzioni, dialogo, gesti di tenerezza per tutta la settimana o per alcuni giorni e poi pensare di aver voglia di fare l’amore. Non funziona così. E se alcuni, di solito uomini, hanno comunque desiderio, non è per cercare una comunione con la propria sposa ma per appagare una pulsione fisica e null’altro. Capite bene che non è solo per paura o per qualche malessere psicofisico che è saltato tutto. Il lockdown ha portato in superficie una disaffezione nascosta e progressiva verso Gesù e verso la relazione con l’altro/a. Un malessere che era già latente e aspettava solo di venire fuori e di manifestarsi.

Cosa possiamo fare?

Vi siete riconosciuti in questa dinamica? State scivolando verso un’apatia verso l’altro/a e verso Dio? Non subite passivamente! L’amore è prima di tutto una scelta. Una scelta che va rinnovata ogni giorno. Ricominciate a prendervi cura a vicenda. Piccoli gesti di tenerezza, piccoli riguardi, sorrisi, carezze. Non serve chissà cosa. Fateli e basta. Anche se non ne avete voglia. Sono per amore anche così. Ricominciate a trovare dei momenti di preghiera. Bastano pochi minuti ogni giorno. Leggete il Vangelo del giorno e meditatelo. Recitate il rosario o le lodi. Vedete voi cosa fare. Anche se non ne avete voglia. Anche se vi distraete di continuo. All’inizio non sarà facile. Servirà però per recuperare una relazione. Per riavvicinarvi a Dio e all’altro/a. Vedrete che andrà sempre meglio. L’amore non è spontaneismo, ma qualcosa da coltivare e su cui spendere le nostre migliori energie.  Ogni tipo di amore: quello per Dio e quello per la persona che avete accanto.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp 

Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui

Si vede lontano un miglio….

Padre Luca

Stavo partecipando a una adorazione eucaristica per coppie e a un certo punto i coniugi sono invitati a scambiarsi vicendevolmente le riflessioni sul bravo evangelico appena spiegato. È iniziato perciò un sommesso bisbiglio in tutta la chiesa, con una bella musica di sottofondo; io ho tentato per conto mio di fare la preghiera ma dietro a me da tempo avevo sbirciato con la coda dell’occhio una coppia non più così giovane che ha iniziato a parlarsi teneramente, alternando carezze, baci, sorrisi e qualche lieve risata. In breve, mi sono reso conto che non potevo smettere di guardarli: erano così belli, così delicati e al tempo stesso così veri e sinceri.

Come mai mi hanno polarizzato? Da dove il fascino che emanavano? Da una coppia di “piccioncini”, sposini alle prime armi, con ancora le farfalle svolazzanti nello stomaco, me lo sarei aspettato e forse non ci avrei fatto caso, ma da due sessantenni addentrati, con tutto il rispetto, sinceramente di meno.

Poi in quei giorni ebbi modo di conoscerli e in due parole mi fecero capire che avevano avuto un matrimonio segnato da varie cicatrici, che non erano stati sempre così, erano passati dal fuoco delle prove e del dolore… ma comunque erano lì ed erano felicissimi di aver riscoperto il senso del loro amore. Allora ho pensato proprio a loro quando ho letto queste letture perché credo proprio che in esse ci sia la risposta alle domande che mi sono posto sopra.

Nella prima lettura si parla di una nuova alleanza tra Dio e gli uomini, che soppianta quella antica. È giusto quello che accade a tante coppie. Si parte in quarta dopo le nozze, sprizzando entusiasmo, dolcezza e coriandoli ai quattro venti ma poi il “serbatoio” si secca e cominciano i problemi e le fatiche di camminare assieme. È quando la coppia si rende conto (speriamo quanto prima, che non aspetti il 7° anno per andare in “crisi”) che il proprio amore non era fondata solo su un patto, sul mutuo consenso o sulla buona volontà di onorarlo ma è qualcosa che, per il sacramento, rimane nel cuore, è un’alleanza che viene da dentro e, soprattutto, che è garantita da Dio. Quanto è importante allora che ogni coppia, assieme al re Davide, chieda e implori il Signore: “dacci un cuore nuovo e rinnovaci continuamente con il Tuo Spirito”.

Tutto questo perché mai è così importante? Certamente perché ogni coppia sia felice e viva l’amore in pienezza. Ma anche perché il mondo chiede Gesù alle coppie, chiede che le coppie siano davvero quello che significano: un segno di amore divino. In che senso il mondo lo chiede? Non lo fa in modo formale, cioè sull’ATAC d Roma nessuno mai vi dirà: “scusate, mi potete mostrare come ama Dio?”

Eppure, è quello che ogni fidanzato vorrebbe trovare nel matrimonio, ogni figlio attende da un genitore… l’amore per sempre, l’amore che non si arrende al male, l’amore che perdona, l’amore che accoglie, l’amore che sa abbracciarti anche se non te lo meriti… non è forse vero che questo lo vorremmo ricevere tutti?

Chiaro, questo desiderio non è limitato agli sposi, ma chi meglio di loro è generatore continuo di questo tipo di amore? Chi meglio degli sposi fa l’esperienza di dover morire a sé stessi, di saper rinunciare ai propri sacrosanti comodi per dare gioia, serenità, felicità all’altro?

Una volta ho ascoltato la testimonianza di un marito, papà di 8 figli. Tra le altre cose, a un certo punto ha affermato, con un sorriso ammiccante e ironico: “Gesù Cristo mi ha rovinato la vita!”.

Gesù, in forza del sacramento nuziale, chiede a ogni coppia: “Mi prestate il vostro amore di coppia? Mi date la vostra relazione? Io voglio raccontarmi al mondo ciò che sono: Amore misericordioso, amore che accoglie, amore che abbraccia, amore che tocca. Mi prestate il vostro amore per dire il mio? Accettate di essere mio piccolo sacramento?”

Se una coppia accetta di vivere così, succede che, anche nella piccolezza quotidiana, svela una qualità di amore che non è solo umano, come menziona splendidamente papa Francesco in Amoris Laetitia: “La presenza del Signore abita nella famiglia reale e concreta, con tutte le sue sofferenze, lotte, gioie e i suoi propositi quotidiani” (AL 315). Vivere così si può, con tutte le nostre limitazioni. Anche qui vi invito a toccarlo con mano di persona con questa bella lettura: “Coppie di fede e di fuoco”. E si vedrà lontano un miglio che l’Amore di Cristo è dentro di voi. Parola di prete

Antonio e Luisa

Padre Luca ha terminato la sua riflessione con: parola di prete. Ecco noi invece vorremmo iniziare con vita da sposi. Quelle parole le sentiamo vive nella nostra vita di sposi. Una vita diversa, ma per certi versi simile in alcune dinamiche a quella delle altre coppie di sposi. Ciò che permette ad una coppia di crescere e di unirsi sempre più è fare esperienza dell’amore gratuito. E’ bellissimo sentirci amati proprio quando facciamo più fatica, è bellissimo sentirci accolti potendo mostrare tutto di noi anche le parti che di solito nascondiamo perchè non ci piacciono. E’ bello sentirci amati anche quando non lo meritiamo. Ogni volta che siamo capaci di volerci bene così, in questo modo unico e liberante è come se aggiungessimo un mattoccino alla nostra relazione.

In tanti anni di matrimonio abbiamo avuto l’occasione di metterne davvero tanti di questi piccoli mattoni e sono diventati come un muro. Un muro che non divide ma custodisce. Come le mura di una casa. Di una piccola chiesa domestica. Siamo molto più uniti oggi. E anche l’amore più erotico e passionale, che dovrebbe essere scemato a causa dall’età che avanza e dall’abitudine della quotidianità, diventa in realtà più bello. Forse meno esplosivo ma sicuramente più profondo e ricco, riempito di tutti quei mattocini che ci mostrano l’altro di una bellezza che è solo per noi. Il corpo dell’altro viene trasfigurato dall’amore che ci siamo donati negli anni di matrimonio. Una meraviglia da scoprire giorno dopo giorno.

Padrea Luca con Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp 

Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui

Domenica e famiglia, un connubio possibile / 3

Abbiamo insieme compreso alcuni significati basilari che ruotano intorno alla Domenica e alla sua precettazione, ma non dobbiamo commettere l’errore di saltare alcuni passaggi che fanno da preambolo, per la fretta di entrare in Chiesa. Così come quando si accende un automobile a freddo ( specialmente se è rimasta per più giorni ferma ) , non si può partire subito portando il motore ai massimi regimi ma bisogna aspettare che raggiunga la temperatura di esercizio ottimale perché dia il meglio di sé, così è anche per il nostro motore spirituale : non possiamo pretendere che esso resti parcheggiato tutta la settimana al freddo e al gelo ( tipico clima spirituale di chi si ricorda di essere cristiano solo di Domenica ) , e pretendere che dia il meglio di sé in un’ora scarsa di Messa , “seguita” magari con distrazione e sufficienza dagli ultimi banchi ( per non restarne troppo coinvolti ) , arrivando in chiesa all’ultimo secondo e finendo di scrivere l’ultimo importantissimo messaggio con lo smartphone proprio sul sagrato della chiesa……. e guai a dimenticarsi il commento all’ultimo gol, della Champions del sabato sera, col vicino prima del segno di croce iniziale !

Siamo sicuri che più di qualcuno avrà sorriso all’elenco sopra riportato….. ma vi assicuriamo che sono tutte situazioni viste coi nostri occhi e sentite con le nostre orecchie….. ce ne sarebbero altre ma non aggiungerebbero nulla di nuovo, perché le scene descritte hanno in comune la scarsa considerazione della Domenica e, in particolare, della Santa Messa.

Per non cadere ( o ricadere ancora ) in queste spiacevoli situazioni, ecco che proviamo ad affrontare il tema del riscaldamento del nostro motore spirituale. Un motore inusato per troppo tempo porta con sé una serie di problemi ; esso, per restare in forma deve essere acceso spesso, per dar modo ai vari ingranaggi di assestarsi e non perdere la loro lubrificazione , ad alle guarnizioni di non seccarsi causando inevitabili rotture e fuoriuscite di olii, per non parlare del deposito dello sporco all’interno dei vari filtri. Ed è così anche per noi.

Una settimana è composta da 168 ore, e se teniamo spento il nostro motore spirituale per 167 ore, possiamo essere sicuri che si accenda al primo colpo la Domenica mattina per quell’unica ora ? Di sicuro i nostri ingranaggi spirituali si sono seccati e le guarnizioni non tengono più la pressione, i filtri sono ormai intasati. C’è bisogno invece che ogni giorno noi teniamo in forma quel motore spirituale che ci permette di conoscere, amare e servire Dio. Ed ogni giorno il motore resta in attesa di essere finalmente acceso per poterci dar modo di godere della presenza di Gesù ogni giorno di più, in un crescendo che sfocia nella Domenica mattina, quando finalmente il motore riceve nuovo carburante che gli permette di fare un po’ di strada. La domenica, i cristiani, ricevono nuovo carburante per vivere ogni giorno col ricordo della Domenica appena passata e in trepidante attesa per la Domenica che verrà ; forse dalla Santa Messa domenicale portiamo a casa una frase del Vangelo, un passaggio di una preghiera recitata dal sacerdote, il ritornello del Salmo…. non importa la quantità, importa che la facciamo fruttare per gli altri 6 giorni.

Inoltre, noi non siamo fatti a compartimenti stagni, per cui ciò che avviene in una camera non è completamente isolato dall’altra. Questo vale per le donne particolarmente, ma gli uomini non ne sono esclusi. Sicché quando una persona deve passare da una attività ad un’altra ha bisogno di un tempo “cuscinetto” che si interpone tra le due, per dare tempo alla persona di abbandonare la prima per dedicarsi alla seconda. Se non facciamo questo, rischiamo di essere fisicamente in chiesa, ma con la testa nella ricetta dell’anatra all’arancia lasciata a metà oppure alle risate che ci aspettano al bar per il tradizionale aperitivo dopo-messa coi soliti amici di calice. Non si può partire a freddo ! C’è bisogno che la preparazione alla Santa Messa domenicale cominci prima... per esempio da quando si è già pronti vestiti sull’uscio di casa, si può cominciare a rispettare la regola del silenzio almeno nel tragitto casa-chiesa, meglio ancora se il silenzio diventasse preghiera…. non serve conoscere a memoria migliaia di preghiere, bastano le classiche Pater, Ave e Gloria . Se ci sono ancora bimbi piccoli può risultare utile far recitare la prima parte delle preghiere a turno a loro …. così facendo si ottengono grandi risultati : piano piano le imparano, riconoscono che la preghiera è anche dialogo rispettoso, imparano ad aspettare e rispettare i tempi degli altri, non vedono l’ora che arrivi il proprio turno, imparano che la Messa è un appuntamento diverso da tutti gli altri perché merita più attenzione anche nella preparazione…. provare per credere !

Cari sposi, cominciamo a dare alla Santa Messa della Domenica un’attenzione particolare. Scopriremo orizzonti sempre nuovi e panorami inaspettati. Basta avere il coraggio di cominciare… ma se avete avuto il coraggio di sposarvi, questa sfida sarà meno pericolosa !

Giorgio e Valentina.

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp 

Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui

Il principe azzurro sì esiste!

Ero a un corso di formazione sull’affettività per adolescenti. Come spesso accade, abbonda il pubblico femminile e in genere si colloca sempre diligentemente nelle prime file e non perde una virgola delle spiegazioni.  Noi pochi maschi, invece, nelle retrovie, barricati dietro ai nostri laptop.

La prof ha fatto un esperimento senza che ce ne accorgessimo. Ha iniziato a raccontarci di questo papà giovane, trentenne, bello e alto, che va a fare la spesa con la sua figlioletta di 6 anni. La mette delicatamente nel carrello rivolta a sé e mentre gironzola per le corsie del Super le domanda con affetto: “allora, amore, cosa compriamo oggi alla mamma?” e lasciava che fosse la figlia a scegliere. Poi la figlia inizia a starnutire e il papà prende il suo fazzoletto e le asciuga delicatamente naso e bocca. Vuole che sia lei a indicare quali biscotti prendere a suo fratello e di quale colore dovevano essere i fazzoletti da tavola. Alla fine del giro, nel bel mezzo della coda alla cassa, la bambina ha il classico capriccio e vuole assolutamente anche le barrette Kinder, quelle da 36, formato famiglia. Il papà con grande pazienza si toglie dalla fila, si mette in ginocchio per parlarle al volto e le spiega che a casa ci sono già i Ferrero Rocher e che appena tornati gliene darebbe subito uno…

A questo punto la prof si ferma, inizia a sorridere e dice: “vorrei che tutti quanti vedeste le facce delle donne qui davanti”. Nel raccontare una figura maschile e paterna così rassicurante e solida e al tempo stesso paziente e dolce, l’animo femminile aveva da subito sintonizzato ed empatizzato ed era evidente che tutte (ma anche tutti) volevano un papà così, un uomo con queste caratteristiche.

Mi rifiuto categoricamente di pensare che Giuseppe fosse vecchio. Se la Chiesa mi sconfessa, accetterò umilmente e cambierò di opinione. Ma siccome mi pare non ci sia un dogma sull’età di San Giuseppe io preferisco pensare che sia stato appena più grande di Maria. Il fatto della vecchiaia era una sorta di escamotage perché non avesse cattivi pensieri su sua Moglie… ma, in tutta sincerità, a me non pare un argomento convincente.

Quello che mi dilata il cuore e amo pensare di Giuseppe è che fosse un uomo così buono, così umile, così semplice, così generoso, così maturo… che ha fatto innamorare Maria e grazie alle sue qualità Lei avesse visto in lui la persona ideale con cui condividere il suo grande desiderio di donare la vita al Signore. Forse Maria gliel’avrà confidato e con immensa gioia avrà visto in lui l’unico capace di capirla e l’unico capace di custodire e sostenere il suo progetto di vita. Per chi volesse approfondire il tema rimando all’ottimo libro “Giuseppe e Maria. La nostra storia di amore”.

Maria si è innamorata di Giuseppe perché ha visto in Lui l’uomo che avrebbe custodito il suo cuore e la sua vita. Già, San Giuseppe il Custode, anzitutto perché ha saputo custodire sé stesso, ha saputo formare il suo carattere, la sua indole, i suoi comportamenti. C’entra pienamente qui il riferimento alla castità di San Giuseppe, perché essere casto vuol dire saper integrare e possedere tutte le proprie capacità sia dell’intelligenza, che della volontà come degli affetti, come insegna San Giovanni Paolo II (cfr. Familiaris Consortio 33). L’uomo casto sa essere anzitutto custode e padrone di sé non per farsi “guappo”, ma per un amore superiore. Nel suo caso l’ha fatto per fede e l’ha fatto per rispetto a Maria. Quanta forza morale, quanto valore ci vuole per fare questo! Perciò qui sta la grandissima virilità e mascolinità di San Giuseppe, la sua enorme statura morale.

Di quanto ne abbiamo bisogno! Per tanti motivi che esulano da questo articolo la figura del maschio, del padre e di conseguenza del marito «da mo’» è mal vista o per lo meno è divenuta ininfluente, inconsistente.

Per chi volesse approfondire rimando a due testi che spiegano molto bene questo fenomeno: Claudio Risè “Il maschio selvatico” e Roberto Marchesini “Quello che gli uomini non dicono”.

Ritengo estremamente azzeccata e pertinente la scelta di Papa Francesco di dedicargli un anno per approfondire la sua figura perché soprattutto noi uomini impariamo o reimpariamo a saperci custodire per essere in grado di custodire le nostre famiglie e in definitiva il mondo. Ah, dimenticavo, scusatemi, vi ho mentito nel titolo, il Principe Azzurro non esiste. Esiste però san Giuseppe. Che è molto meglio.

Padre Luca Frontali LC

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp 

Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui

La preghiera degli sposi

Oggi vi proponiamo un articolo che trae spunto da alcune riflessione di padre Enrico Mauri. Il sacerdote è vissuto tra le fine del milleottocento e la fine degli anni sessanta ed è stato uno degli studiosi che ha dato grande slancio alla teologia matrimoniale. E’ stato tra i precursori di una visione del matrimonio che poi ha trovato spazio anche nel Concilio Vaticano II e nella Teologia del Corpo di San Giovanni Paolo II. Insomma una figura fondamentale.

In particolare vorremmo riflettere sulla preghiera vissuta alla luce del nostro sacramento sponsale. Padre Mauri racconta come la preghiera degli sposi possa essere alla base di una crescita di tutta la relazione. Lui scrive che i due dovrebbero cercare di pregare insieme e pregare da sposi. E’ importante cioè non solo essere insieme come potremmo essere con altri, ma riconoscerci un insieme speciale, riconoscerci un cuore solo, un cuore saldato dal fuoco dello Spirito Santo.

Padre Mauri fornisce anche alcune caratteristiche che secondo lui sarebbe bene tenere in conto nella nostra preghiera di coppia:

  • La preghiera degli sposi adora il mistero delle nozze tra Gesù e la Chiesa perchè sono esempio e guida per la nostra unione. Come Gesù ama la sua Chiesa? Come cioè ama ognuno di noi?
  • La preghiera degli sposi ringrazia Dio di averci fatto comprendere la nostra vocazione e di averci donato questa strada di santificazione percorsa nel dono reciproco.
  • La preghiera degli sposi si esalta perchè Gesù ha voluto che nella nostra unione si potesse scorgere il Suo amore. Come non meravigliarsi e commuoversi per questo grande mistero.
  • La preghiera degli sposi si scusa. Noi sposi ci rammarichiamo di tutte le nostre mancanze di fede, di carità e di speranza che non ci permettono di accogliere completamente un dono tanto grande.
  • La preghiera degli sposi si accende per cercare di impegnarci sempre più nel superare i nostri limiti, le nostre debolezze e i nostri peccati per essere sempre più capaci di farci dono e di accoglierci.
  • La preghiera degli sposi si effonde. Si effonde nel chiedere a Dio di poter avere tutte le grazie e i doni dello Spirito Santo che ci possono sostenere e permettere di crescere sempre più come sposi e come uomini e donne.
  • La preghiera degli sposi è eco della preghiera della Chiesa tutta. Una preghiera elevata da due anime fuse sacramentalmente diventa una vera liturgia santa.
  • La preghiera degli sposi si espande dal tempio della preghiera che è la chiesa dove c’è la presenza di Cristo nell’Eucarestia, al tempio della casa nuziale, della piccola chiesa domestica perchè vi è il talamo consacrato che è segno della reale presenza di Cristo nei due sposi uniti dal sacramento del matrimonio. Eucarestia e matrimonio sono simili proprio in questa misteriosa ma reale presenza di Gesù.

Quando due sposi pregano? La preghiera degli sposi è solo quella operata con le invocazioni verso Dio? Certamente no. E’ preghiera degli sposi ogni volta che noi viviamo gesti o parole che ci uniscono e ci permetto di donare o accogliere amore. E’ preghiera degli sposi ogni momento speso per l’altro. E’ preghiera degli sposi ogni gesto di servizio o di tenerezza. E’ preghiera degli sposi soprattutto il momento dell’intimità fisica. Allora rileggendo le caratteristiche della nostra preghiera alla luce dell’intimità che viviamo tra noi sposi ecco che possiamo scorgere tutta la bellezza di un gesto che è sacro. Che bello vivere la nostra intimità in modo da adorare, ringraziare, esaltare, chiedere perdono, accendere, effondere, fare eco ed espandere per la presenza di Dio in noi.

Antonio e Luisa

Il matrimonio è rendere visibile Dio

Ricordatevi sempre che voi siete Dio per il vostro sposo o la vostra sposa. Non montatevi la testa! Non siete proprio Dio. Io sono sempre Antonio per Luisa. Dio però, attraverso il matrimonio, mi ha fatto Suo. Meglio dire che io mi sono fatto Suo, mi sono consegnato. Ri-consegnato. L’ho fatto in modo solenne. Davanti alla mia sposa, al sacerdote, ai testimoni e agli invitati.

Quando? L’ho fatto con la mia promessa matrimoniale. Una promessa che Dio prende molto sul serio tanto da farne un sacramento. Un modo per riempirci dei suoi doni attraverso l’effusione dello Spirito Santo. Per riempirci di Lui. Tanto da rendermi suo strumento privilegiato per manifestare il Suo amore per quella creatura che mi ha donato: Luisa, la mia sposa.

Il modo di incontrare Gesù è sempre lo stesso anche da sposati: preghiera, eucarestia e sacramenti. Da quel momento però tutto è cambiato. Io sono diventato mezzo privilegiato per dare un corpo, uno sguardo, una parola a Dio per Luisa. Do concretezza all’amore di Dio per lei. Con tutti i miei limiti ma con la grazia di Dio che mi sostiene. Ci devo e ci posso però provare. Quando Luisa è triste e Lui vuole incoraggiarla e sostenerla lo fa attraverso di me. Quando Luisa è debole e ha bisogno di essere sostenuta ci sono io. Quando Luisa vuole dare concretezza all’amore, quando ha bisogno di vivere l’amore nel corpo, ha bisogno di tenerezza, di intimità, di sentirsi avvolta in un tenero abbraccio ci sono sempre io. Quando Luisa desidera specchiarsi nello sguardo di Gesù, che la desidera ardentemente e la vede bellissima e perfetta così in tutta la sua umana imperfezione, ci sono un’altra volta io, perchè Gesù nel sacramento mi ha reso capace di guardarla così.

Quando Luisa chiede a Dio di trovare il suo posto nel mondo, di non sprecare la sua vita ma di renderla feconda ci sono ancora una volta io. Si, perchè Gesù attraverso l’uomo che sono, con tutti i miei limiti, con tutti i miei errori e difetti, dice a Luisa: amami. Amami in Antonio, Amami nelle sue fragilità, nelle sue mancanza, nella sua inadeguatezza.

Il matrimonio è questo. Rendere visibile Dio, dare carne all’amore. Se sapremo rendere visibile Gesù tra noi allora potremo diventare una piccola luce e mostrare Gesù anche al mondo che ci circonda. Prima ai nostri figli e poi alle persone che ci stanno vicine. La nostra santità passa sopratutto da come sapremo farci strumento di Dio l’uno per l’altra.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp 

Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui

A che ora è guarito ?

Vi riportiamo l’ultima parte del Vangelo di ieri tratto dal capitolo 4 del Vangelo di Giovanni :

 Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.

Gesù si era spostato da una regione all’altra, e lo stesso dicasi del funzionario del re. Potrà essere una semplice condizione contestuale, ma se proviamo ad entrare nel racconto con la fantasia scopriamo che questo papà ha avuto il coraggio di percorrere un bel po’ di chilometri pur di presentarsi di persona davanti a Gesù con la propria richiesta.

Fino a dove si spinge l’amore di un papà ! ( considerando il sole torrido di quell’area geografica ) E noi, a quale fatica saremmo disposti pur di presentare umilmente la nostra richiesta a Gesù ?

Chissà quali pensieri avranno attraversato la mente di quel papà mentre si incamminava sulla strada per Cana ….. speriamo che Gesù non sia già ripartito ….. sarà davvero quel taumaturgo che tutti dicono ? …. devo fare in fretta prima che mio figlio muoia…. e se poi mi respinge ?…. e se non riesco ad avvicinarlo ?…. devo pensare ad una strategia per incontrarlo assolutamente…. ecc…. ecc…

Al di là dei pensieri di quest’uomo, pur legittimi, dobbiamo considerare che questo papà ci insegna la perseveranza e la fortezza…. affrontare tanti chilometri, con le incognite del caso, ti costringe a ripensare a ciò che stai facendo, a riconsiderare la tua scelta metro dopo metro, a rafforzare la tua convinzione che ti stai rivolgendo alla persona giusta.

Ma noi, siamo proprio sicuri che la persona giusta a cui rivolgerci, quando dobbiamo affrontare un problema, sia davvero Gesù ?

Come avrete certamente notato, dopo l’incontro rassicurante con Gesù, quell’uomo “si mise in cammino”…. il Vangelo non si dilunga a descriverne la reazione, le parole di ringraziamento piuttosto che i gesti di giusta gratitudine, no ! L’evangelista annota solo che si mise in cammino dopo che credette….. si incammina verso casa sicuro di aver riposto la propria fiducia nella persona giusta.

E noi sposi, ci rimettiamo in cammino, sicuri che Gesù non ci abbandoni mai ?

Questo papà, prima di incamminarsi verso casa, non ha potuto mandare un messaggio con Whatsapp alla moglie, rimasta a casa di fianco al figlio malato, accertandosi che il figlio fosse guarito…. no ! Si è fidato di Gesù e si è rimesso in cammino, forse ancora più fiducioso che all’andata. Lo scoprirà poi, quando sarà vicino a casa, che il figlio aveva cominciato a guarire proprio all’una, l’ora in cui Gesù gli disse “tuo figlio vive”.

Cari sposi, dobbiamo imitare la fede, la perseveranza e la fortezza di questo papà. Per tanti di noi, può darsi che quel “figlio malato” sia il proprio matrimonio ; ebbene…. andiamo da Gesù e gridiamogli ( come quel papà ) di aiutarci “prima che muoia”… e state sicuri che Gesù non farà orecchie da mercante… dobbiamo però riconoscerci mendicanti, altrimenti se siamo pieni di noi stessi, Gesù non trova posto nel nostro matrimonio.

Come finisce la storia ? “Credette lui con tutta la famiglia”… quando la salvezza entra in una casa , in un matrimonio, tutta la famiglia si salva, perché la luce che si irradia dagli sposi illumina tutta la famiglia e la parentela.

Coraggio sposi, mettiamoci in viaggio in quest’ultima parte di Quaresima !

Giorgio e Valentina.

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp 

Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui

Perchè la Chiesa non può benedire le unioni omosessuali

La risposta al dubium proposto non esclude che vengano impartite benedizioni a singole persone con inclinazione omosessuale[10], le quali manifestino la volontà di vivere in fedeltà ai disegni rivelati di Dio così come proposti dall’insegnamento ecclesiale, ma dichiara illecita ogni forma di benedizione che tenda a riconoscere le loro unioni.In questo caso, infatti, la benedizione manifesterebbe l’intenzione non di affidare alla protezione e all’aiuto di Dio alcune singole persone, nel senso di cui sopra, ma di approvare e incoraggiare una scelta ed una prassi di vita che non possono essere riconosciute come oggettivamente ordinate ai disegni rivelati di Dio[11].

Nel contempo, la Chiesa rammenta che Dio stesso non smette di benedire ciascuno dei suoi figli pellegrinanti in questo mondo, perché per Lui «siamo più importanti di tutti i peccati che noi possiamo fare»[12]. Ma non benedice né può benedire il peccato: benedice l’uomo peccatore, affinché riconosca di essere parte del suo disegno d’amore e si lasci cambiare da Lui. Egli infatti «ci prende come siamo, ma non ci lascia mai come siamo»[13].

Per i suddetti motivi, la Chiesa non dispone, né può disporre, del potere di benedire unioni di persone dello stesso sesso nel senso sopra inteso.

da Responsum della Congregazione per la Dottrina della Fede
ad un dubium circa la benedizione delle unioni di persone dello stesso sesso

Questo pomeriggio è uscita una nota esplicativa da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede che ha fatto molto scalpore. Chissà poi perchè? Ribadisce l’ovvio. La Chiesa non può benedire le unioni omosessuali. E’ importante fare alcune precisazioni. Necessarie per comprendere che chi ha scritto questo documento non intendeva fare dei distinguo tra coppie eterosessuali e coppie omosessuali. Non è affatto così. Un distinguo effettivamente c’è ma tra matrimonio e tutte le altre relazioni affettive umane. Non importa in questo caso che siano tra persone dello stesso o no.

E’ fondamentale evidenziare questa volontà della Chiesa Cattolica perchè afferma nuovamente come la sessualità sia un gesto d’amore autentico solo all’interno di una relazione matrimoniale. Una relazione quindi indissolubile, feconda, fedele e unica. Per noi cristiani è un sacramento. Una relazione che chiede tutto e dove il dono del corpo diventa manifestazione di quel tutto.

Solo così può essere benedetta da Dio. Il nostro corpo è un’opportunità straordinaria che noi abbiamo per fare un’esperienza unica nell’incontro profondo e completo con un’alterità. Attenzione però! C’è verità solo quando cuore e corpo esprimono entrambi lo stesso amore. Non basta sentire di amare l’altro/a per rendere puri e autentici gesti che non lo possono essere. Il sesso non è sempre buono, non è sempre amore, anche se desiderato da entrambi. Il cuore parla attraverso il corpo. Nel sesso dice sono tua/o, siamo una cosa sola, tu sei l’unico/a per me. Capite bene che il cuore sta dicendo la verità, attraverso quel gesto del corpo, solo se si tratta di un uomo e di una donna che si sono promessi amore per sempre nel matrimonio.

Per questo la Chiesa non può benedire relazioni che siano fuori da questo significato meraviglioso. Semplicemente perchè non permettono all’uomo di amare nella verità e non permettono di aprire il cuore al dono. E questo è un peccato che distrugge l’ordine del progetto originario di Dio. Cosa ancor più grave non permette all’uomo di amare nella verità. Siamo fatti per amare. Per amare in modo pieno e autentico.

Antonio e Luisa

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp 

Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui

La tessitura del manto

Sono solita fermarmi a pregare spesso e volentieri, dinanzi al mio Gesù, per lungo tempo, recitando diverse meditazioni, ma, per una  buona parte di  minuti mi distraggo. Devo spesso riaccendere la lucina dell’attenzione per ricollegare  neuroni e sinapsi e ricordare la frase che la maestra Lucia, saggissima insegnante dei miei figli, raccomandava sempre: “mi raccomando ragazzi, leggete con l’intenzione di capire”!

Capire, recitando una preghiera, è entrare in un rapporto, fare quello stesso viaggio intrapreso da coloro a cui ci affidiamo.

Pensiamo al Rosario. Se ad ogni mistero ci mettessimo dentro quella storia, di volta in volta potremmo percorrere quelle strade. Ci potremmo porre  a fianco dell’Angelo che, portando l’annuncio a Maria ci farebbe sentire protagonisti al punto di prendere le stesse vesti dell’accoglienza della Vergine Santa.

Successivamente avremmo la stessa urgenza di muoverci noi stessi verso i nostri parenti o amici per recare liete notizie, come fece la Madonna quando corse dalla cugina Elisabetta per l’incontro dei grembi materni.

Il nostro cuore forse “sussulterebbe” di gioia come accadde in quel famoso momento e poi potremmo perfettamente avvertire anche la stanchezza che avrà provato Maria, magari nel viaggio di ritorno. Assimilare questo alle nostre stanchezze aiuta molto nella vita.

Pensiamo al Padre Nostro. Se avessimo prestato attenzione ad ogni parola pregata forse ci sarebbe successo come a San Francesco che dovette fermarsi alla parola PADRE, tanto era lo stupore di riconoscersi figlio di cotanta paternità!

E invece io che faccio?

Lo recito tutto d’un fiato stando ultimamente attenta a non dimenticarmi  “anche” e al “non abbandonarci alla tentazione” per essere sicura di non sbagliare con la vecchia formula ormai acquisita da sempre.

Però devo dire che quell’anche mi sta servendo molto perché nella maggior parte dei casi preferivo la parte da creditrice piuttosto che verso i miei debitori….ora invece, pensare che ANCHE  io debba fare agli altri come il mio Dio fa per primo a me mi fa sentire certamente orgogliosa di poter compiere qualcosa di buono!

Pensiamo poi alle Coroncine. Avendo consacrato la mia vita al Cuore Immacolato di Maria, attraverso il percorso di preghiera suggerito dal Santo  Luigi Maria Grignion  da Montfort, fino al momento in cui rinnoverò tale consacrazione, sto rispettando il gradito impegno di recitare ogni giorno la Coroncina di Dodici Stelle alla Regina della Pace. Quante volte, ahimè, arrivo a concluderla senza ricordarmi una sola parola delle meravigliose invocazioni pregate e, quando giungo al Gloria al Padre finale, sento la compassione amante di tutta la Trinità che mi sussurra…”coraggio figliola, domani è un altro giorno  vai in pace, per il momento  ti amo così come sei, poi vedremo come trasformarti in qualcosa di meglio”. Meno male non vedo l’ora!

Pensiamo alle lodi mattutine pregate ad ogni risveglio col mio sposo. Tra uno sbadiglio e l’altro i salmi mi sorpassano rispetto alla postazione dei mei occhi, e devo ringraziare continuamente lo Spirito Santo che si fa così presente da ridarmi  il senso di ciò che sto pregando. E quanto è bello alzarsi in piedi e proclamare il Cantico di Zaccaria, ancora assonnata , ma con la certezza che Dio mi proteggerà da ogni nemico. E quanto è bello iniziare la giornata dicendo O DIO VIENI A SALVARMI, SIGNORE VIENI PRESTO IN MIO AIUTO, senza ancora sapere cosa potrà accadermi!!!

Il  Signore gioca sempre d’anticipo e non ti chiede  nessuna  cauzione, è tutto GRATIS.

Ma ora sono al Sacro Manto in onore di San Giuseppe. Sto pregando questo, insieme a tante altre famiglie che ci circondano nel cammino di fede che il Signore ci ha chiesto di condurre con Lui, servendo il Regno di Dio.

Questa preghiera, non so perché, ti fa essere attenta, seguendo passo dopo passo ogni parola, comprendendone sempre la portata.

Dalla prima offerta alle orazioni e alle litanie tu percepisci di essere un TESSITORE.

Ecco perché si chiama Sacro Manto. È come se ti fossero  messi  nelle mani gli strumenti per la tessitura e tu diventassi improvvisamente quell’artigiano della tela.

La navetta che passa tra l’ordito e la trama non ti consente distrazioni e tu preghi, preghi, preghi, tessendo quel manto.

  • Gioia della vita domestica
  • Sostegno delle famiglie
  • Conforto dei bisognosi
  • Terrore dei demoni.

Queste e tante altre le trame e gli orditi del manto che pregando tessiamo noi stessi.

Non importa quanto saremo attenti o quanto saremo distratti e non importa se abbiamo una grazia da chiedere o un  regalo da ricevere.

Ciò che importa è sapere che Dio ti cerca, vuole entrare in relazione con te, vuole parlarti aspettando i tuoi passi, i tuoi limiti, i  tuoi pregi e i tuoi difetti  e ha bisogno di te. Ha necessità della tua povera preghiera.

Tu sei un tessitore prezioso e puoi concorrere a realizzare il più bel Manto, intrecciando orazioni che sgorgheranno direttamente dal cuore!

Che tu possa essere quel tessitore!

Cristina righi

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp 

Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui

La prova del 9 di ogni matrimonio

In quel tempo Gesù disse a Nicodemo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo,
perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».

Padre Luca

Pare che Gesù cerchi di diventare un influencer, di essere innalzato, di essere visto e conosciuto da tutti. In realtà il senso della parola è ben altro. Innalzato vuol dire crocefisso, ma vuol dire anche esaltato nel senso di glorificato.

Gesù vive la crocefissione come una glorificazione. Cosa?? Ho capito bene? Uno strumento di tortura diventa segno di gloria?

Roba da non crederci.

È proprio il mistero della croce, che ben ha scandagliato Santa Teresa Benedetta della Croce quando ha scritto la sua opera “Scientia crucis”. La croce possiede una scienza, un insegnamento, una sapienza superiori alla nostra capacità ordinaria di intendere e capire le cose ed è solo una grazia di Dio il riceverla.

La croce, vista da un punto di vista nuziale, è il momento culmine dello sposalizio di Gesù con la Chiesa, è quando Gesù consuma il suo atto di amore. Si può dire, con tutte le analogie possibili, che Gesù sulla croce compie l’atto coniugale intimo nei confronti della Chiesa e quindi la feconda perché dia vita. Difatti, dal petto di Gesù nascono i sacramenti che sono il frutto genuino di tale unione mistica.

È quello che dice il grande teologo Hans Urs Von Balthasar (Cfr H. U. von BALTHASAR, Il cuore del mondo, Brescia 1964, pp. 173-174) e che poi è ripreso da San Giovanni Paolo II nella Familiaris Consortio: “Questa rivelazione raggiunge la sua pienezza definitiva nel dono d’amore che il Verbo di Dio fa all’umanità assumendo la natura umana, e nel sacrificio che Gesù Cristo fa di sé stesso sulla Croce per la sua Sposa, la Chiesa” (FC 13).

Il matrimonio perché sia vero e fecondo deve passare dalla croce. È il suo momento di vero innalzamento e di esaltazione, nonostante faccia male e sia occasione di tanta sofferenza morale e fisica ma abbiamo appena visto come e dove sia nato…

Per quello la croce rimane e rimarrà sempre la prova del 9 per una coppia credente: davanti ad essa si mette alla prova su cosa si è costruita la relazione, “Umano, troppo umano” come diceva Friedrich Nietzsche oppure sulla roccia della fede?

A un caro amico, il cui matrimonio sta passando per un periodo difficile, ho detto che era arrivato il momento in cui si avvera la promessa “di esserti fedele sempre, nel dolore e nella malattia” ma che in questo momento lui può contare sulla “grazia di Cristo” che gli è stata donata il giorno delle nozze.

Ho una coppia di amici stupendi, lei francese e lui italiano. La vita li ha portati a vivere prima in Italia e poi in Francia, ma queste sono state scelte concrete, vissute in comune accordo. In ognuna di esse uno dei due ha dovuto sacrificarsi per il bene dell’altro: non poter vivere vicino alla propria famiglia, dover parlare un’altra lingua, vivere in una cultura diversa… È stato un momento difficile, di rinuncia, di donare qualcosa di molto importante di sé per il bene del coniuge. Questa coppia è davvero cresciuta nel loro amore, nella loro relazione e nella spiritualità, questo dono mutuo li ha portati a crescere e a volersi più bene, la croce è stato un trampolino verso un amore più concreto e consapevole.

Rimane un mistero, se avremo la grazia lo capiremo in Cielo perché è così ma il matrimonio raggiunge la sua pienezza sulla Croce, il suo innalzamento e la vera esaltazione dell’amore. Cara coppia, in questa Quaresima oramai arrivata verso la fine, possa tu fare esperienza della fecondità della croce che condividi con il coniuge e, lungi dall’essere motivo di divisione, essa ti aiuti a unirti ancora di più a Gesù e tra di voi.

Antonio e Luisa

Anche questa domenica il Vangelo offre moltissimi spunti evidenziati molto bene da padre Luca. Per noi è stato proprio così. L’abbiamo raccontato già molte volte. Crediamo che ogni coppia abbia il suo momento per prendere coscienza di quanto la sofferenza possa dare all’amore un significato più vero. Perchè è lì che non si può fare finta, è lì che ci si sente poveri e inadeguati. E’ lì che si incontra Gesù davvero. Io ho sperimentato tutto questo durante i primi anni di matrimonio dove a neanche trent’anni e con due figli già sul groppone sono andato in crisi e non sono stato per nulla un buon marito per Luisa. Assente, freddo, distaccato e lei mi ha amato come l’uomo migliore del mondo. Quel suo amore completamente immeritato non solo mi ha permesso di uscire dalla mia crisi ma ci ha dato una forza e una consapevolezza di stare dentro una storia bella piena di Gesù che ci ha permesso di svoltare e iniziare un vero matrimonio nella volontà di essere sempre più uno tra noi e con Gesù.

Cliccate qui per entrare nel gruppo whatsapp 

Iscrivetevi al canale Telegram

Per acquistare i nostri libri Influencer dell’amore – L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore

Per iscrivervi al canale youtube cliccate qui