Le foto brutte – “Sposi&Spose di Cristo”

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”..

Mi guardo intorno in casa…alle pareti ci sono un po’ di foto appese.

Guarda quella! C’è mia moglie con la nostra secondogenita tra le braccia. Sorridono. Come sono belle e che viso angelico hanno entrambe.

Ohi…guarda quell’altra! Eravamo al mare. Viso rilassato, abbronzati e che sorrisi smaglianti. E poi quella che abbiamo messo in soggiorno: è il giorno del nostro matrimonio…ci stiamo sposando. Quanta bellezza in una foto.

Tutto bello, molto bello. E’ tutto così presentabile e siamo orgogliosi di mostrarle ai nostri amici che vengono a trovarci.

Ma mi chiedo…dove sono le fotografie brutte?

Già, dove sono finite quelle in cui le nostre figlie sono sporche di cacca fino al collo e dove sono quelle mosse, quelle in cui sbuffiamo perché non riusciamo a stare fermi perché ci agitiamo perché stiamo litigando?

Sulle pareti nessuna traccia di queste foto.

Guardo nei cassetti…nulla. Non sono neanche qui.

Apro le foto sul PC…dove sono quelle in cui si vede che io e Filomena facciamo fatica a trovare un accordo sul come addobbare l’albero di Natale o quella in cui abbiamo pianto quando in 24 ore ci siamo ritrovati a lasciare la nostra casa dopo un forte terremoto ed abbiamo affrontato le tempeste del discernimento per capire dove o cosa il Signore ci stesse chiedendo?

Non si vedono sulle pareti addobbate quelle foto in cui ti sei sentito una schiappa alle Medie perché 4 bulli ti prendevano in giro…non ci sono, non le abbiamo stampate. Costa troppo stampare quelle foto in cui eri triste.

E quel momento in cui abbiamo saputo di un nostro figlio in cielo…non era degno di una foto? Non eravamo belli con le lacrime che inondavano il nostro cuore?

Eravamo belli, certamente.

Ma forse di tanta bellezza ci vergogniamo.

Ci vergogniamo di mostrare in questo mondo di plastica che siamo fatti di carne.

Che spesso siamo mossi e sfuocati, che il più delle volte la vita ti scatta foto al buio e senza flash…che gli occhi rossi non basta un’ APP per cancellarli.

Eppure guarda i santi, si…i santi. Sempre loro.

Ci sono dipinti (i più falsi) che li ritraggono in estasi e nella gloria di Dio…ma i più coraggiosi e fedeli li hanno ritratti nello sconforto.

Di san Francesco, ad esempio, a Greccio c’è un dipinto stupendo: è lui col fazzoletto che si asciuga le lacrime. Non sono lacrime di gioia, né di amore…sono le lacrime che i suoi occhi ammalati secernevano senza un motivo spirituale. Era una malattia.

Ti immagini farti scattare una foto mentre sei a letto con la febbre…mentre hai la cervicale infiammata. La appenderesti in corridoio?

Forse no, non ti riconosci se non nelle storie e nei filtri di Instagram…

…eppure allo specchio al mattino somigli ad Homer Simpson più che a Ken…i tuoi capelli di madre sono più simili nell’aspetto e nella tinta a quelli di Marge Simpson…più che a quelli della Barbie.

E i video? Ti faresti fare un video mentre litighi per un parcheggio o mentre fai a gara col tuo carrello della spesa per superare il vecchietto che alla cassa ci metterà un’ora per riempire di domande la cassiera prima che di prodotti la sua busta?

Nel tuo processo di canonizzazione un giorno vorrai che i giudici al processo vedano solo le belle foto, i bei video…mentre sai cosa faranno i giudici? Intervisteranno la tua vicina di casa!

Non te l’aspettavi eh?

Come nascondere che urlavi come un forsennato con le tue figlie perché non volevano mettere le scarpe prima di uscire?

Come nascondere che i tuoi “rumori” casalinghi somigliavano più a quelli che senti nelle bettole, più che alle musiche angeliche che ascolti a teatro quando danno l’opera?

Ti vergogni eh? Beh…a noi capita spessissimo. Vorremo dare un’immagine che in realtà è troppo lontana dalla nostra realtà.

C’è un modo, però, per superare la paura della foto brutta: come sempre guardare a Gesù.

Si, guarda…c’è la crocifissione.

C’è Gesù con i capelli spettinati, strappati…non guarda nell’obbiettivo ma guarda in basso. Nella sua bocca qualche dente è saltato per le bastonate che gli hanno dato. E’ un misto di sangue e terra. Ha le mani bucate e il fianco spaccato. Non riesce a venir bene in foto perché gli hanno messo chiodi anche nei piedi e non riesce a stare in piedi. A veder bene…non sta in piedi perché pende morto da una croce di legno piena di schegge e tarli.

Non è lo spettacolo più bello. Anzi? Non è forse questa la “foto” più bella che abbiamo di Cristo?

Non è pettinato, non brillano i suoi occhi blu di Zeffrirelliana memoria, non sorride, non è bello, non è presentabile, ma sta amando fino alla fine. E alcuni lo guardano e quello che vedono cambia la loro vita.

Alcuni vedono un uomo morto, altri vedono un uomo che ha capito che la vita va donata fino all’ultimo graffio, all’ultima goccia di sangue.

Ancora oggi ci sono persone che innanzi a quella “foto” trovano la via della felicità e comprendono che somigliando a quell’uomo in quella fotografia brutta…possono essere felici.

Va a guardarti allo specchio: a chi somigli? Somigli al tuo idolo bello e pulito o al tuo Cristo, sporco, innamorato, morto e risorto?

Buona visione.

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Grazie, Pietro e Filomena.

Un’adorazione per guarire dalla pornografia

Oggi ci facciamo portavoce di una lodevole e importante iniziativa. L’associazione PURIdiCUORE, che da anni offre sostegno ed aiuto a quelle persone dipendenti dalla pornografia, propone una iniziativa molto forte e significativa. Speriamo che questa opportunità venga colta dai sacerdoti che verranno a conoscenza della cosa. La pornografia, seppur sotto silenzio, sta permeando sempre più la vita delle persone rendendo sempre più difficili relazioni affettive sane e autentiche. Di seguito il testo dell’appello.

12 ottobre. Celebrando il Beato Carlo Acutis e in diversi luoghi d’Italia ci incontriamo in adorazione eucaristica domandando la grazia della guarigione e liberazione per chi soffre a causa della pornografia e pregando per la conversione di chi sfrutta gli altri attraverso la pornografia. La data è stata individuata proprio poiché è la giornata che la Chiesa ha scelto come ricorrenza del beato Carlo Acutis.

Perché questa iniziativa? Siamo convinti che oltre ad avvisare, formare, denunciare, prevenire, indicare cammini di guarigione e meccanismi di protezione, tessere alleanze e collaborazioni, … anche la preghiera abbia il suo ruolo.

Perché proprio un’adorazione eucaristica? La risposta si trova nel Catechismo della Chiesa Cattolica, i cui paragrafi 1378-1380 riportano una citazione di San Giovanni Paolo II che spiega come la «Chiesa e il mondo hanno grande bisogno del culto eucaristico. Gesù ci aspetta in questo sacramento dell’amore. Non risparmiamo il nostro tempo per andare ad incontrarlo nell’adorazione, nella contemplazione piena di fede e pronta a riparare le grandi colpe e i delitti del mondo».

Perché Carlo Acutis? Questo laico morto nel XXI secolo, come disse il Cardinale Vallini lo scorso anno durante l’omelia per la sua beatificazione, «sentiva forte il bisogno di aiutare le persone a scoprire che  Dio ci è vicino e che è bello stare con Lui per godere della sua amicizia e della sua grazia. Per comunicare questo bisogno spirituale si serviva di ogni mezzo, anche dei mezzi moderni della comunicazione sociale, che sapeva usare benissimo, in particolare Internet, che considerava un dono di Dio ed  uno strumento   importante  per incontrare  le persone  e  diffondere  i valori cristiani».

Carlo Acutis è stato testimone dello sguardo di Gesù rivolto a questa generazione. Emergono disturbi nuovi e latenti di ogni genere scatenati dall’esperienza pandemica. I bambini sono sempre più indotti ad anticipare molto prima dell’adolescenza il consenso sessuale, tanto tra loro che con adulti. Carlo Acutis cercava il volto del Signore, non lo smarriva dietro uno schermo. Anzi, sapeva servirsi degli schermi per chiamare i suoi coetanei a volgere lo sguardo da un’altra parte, verso qualcun altro.

Nel momento di adorazione potremo volgere il nostro sguardo a Gesù Crocifisso, per saperci perdonati, liberati dal peccato, redenti nell’amore. Potremo volgere il nostro sguardo a Cristo Risorto, per saperci rinnovati e inseriti in una vita nuova che è la corrente divina dello Spirito di Dio. Potremo tornare sempre a volgere il nostro sguardo a Nostro Signore sempre presente nel Santissimo Sacramento dell’altare, per adorare lui trasfigurato e lasciare che trasfiguri lui il nostro sguardo. Lo purifichi, lo riorienti verso il bene, il bello, e il vero. Potremo chiedere il dono di sanare con l’amore le ferite di questo mondo smarrito, di illuminare con la potenza soprannaturale della nostra fede i labirinti, i deserti, i paradisi artificiali che stiamo costruendo, perché il nostro sguardo attratto dalla luce della tua vita in noi ci risollevi e torni a insegnarci come camminare insieme.

Potremo pregare invocando l’intercessione di Carlo Acutis, perché il suo sguardo puro ci conquisti e ci chiami alla conversione, chiedendo liberazione e guarigione per i fratelli e le sorelle che sono smarriti, perché il balsamo dell’amore effuso dallo Spirito di Dio nella nostra preghiera rinnovi le menti e muova i cuori al desiderio della purezza interiore che, ci è stato promesso, ci assicurerà la visione di Dio [Mt5, 8].

Troviamoci tutti davanti all’altare di Nostro Signore, sapendo che dall’altra parte del tabernacolo ci saranno fratelli e sorelle riuniti e per intercessione di Carlo Acutis staremo chiedendo al Signore la stessa grazia: “Signore Gesù, figlio del Dio vivo: abbi pietà di noi; libera, sana, trasfigura i nostri volti perché brilli la luce del mondo che è la vita della Chiesa. Amen

Offriamo un sussidio per il momento di adorazione

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Io sono la via, la verità e la vita anche nella sessualità

La Chiesa ci chiede di vivere il nostro incontro intimo in modo che sia “aperto alla vita”. Abbiamo già trattato in altri articoli questa tematica. Oggi vorremmo riprenderla per presentare una prospettiva diversa. Apertura alla vita intesa non solo come una semplice apertura alla procreazione, ma come apertura all’amore stesso. La nostra riflessione trae spunto da un versetto del Vangelo nel quale Gesù, che è l’Amore, dice di sè stesso: io sono la via, la verità e la vita (Giovanni 14, 6).

IO SONO LA VIA

Tutto inizia con un cammino. Quando inizia una relazione affettiva ognuno arriva con le proprie convinzioni, idee, con la propria storia costellata di momenti gioiosi ma anche di sofferenza e di ferite più o meno aperte. Gesù ci chiede di essere radicali, ci chiede di deciderci e di metterci alla Sua sequela, di non tenere il piede in due scarpe ma di abbracciare il Suo insegnamento perchè è la strada per vivere in pienezza la nostra vocazione all’amore. Amore che si concretizza nel corpo. Alcuni di voi potrebbero pensare che Gesù non ha mai parlato di metodi naturali e anticoncezionali. E’ vero ma sappiamo bene come la Chiesa sia sposa di Cristo e come lo Spirito Santo parli attraverso di essa. Ricordiamo sempre che la legge morale non è una serie di regoline, limitazioni o divieti posti per chissà quale perverso desiderio di frustrare la gioia e la libertà delle persone. La legge morale non è altro che la descrizione di come siamo fatti, di cosa significa essere davvero uomo e davvero donna e di come possiamo essere realizzati e felici nelle nostre relazioni. L’apertura alla vita indica proprio questa pienezza. Perchè permette di vivere la sessualità per quello che è: la concretizzazione attraverso il corpo del dono totale del cuore dei due sposi. Il corpo diventa specchio del cuore, nella verità.

IO SONO LA VERITA’

Abbiamo terminato il paragrafo sulla via con la parola verità. Gesù è verità. Gesù è verità su tutto anche e soprattutto su come si ama fino in fondo, su come si è uomini fino in fondo. Anche l’intimità ha bisogno di verità. In una relazione matrimoniale è fondamentale. Da come si vive la sessualità nella coppia si può capire molto anche di tutto il resto. Perchè gli anticoncezionali non permettono di amare nella verità? L’abbiamo scritto diverse volte: non permettono il dono totale. I metodi naturali permettono di accogliere la propria sposa o il proprio sposo interamente nella sua fertilità femminile o maschile. Gli anticoncezionali escludono una parte della donna o dell’uomo lasciando spesso una sensazione negativa di incompiutezza e frustrazione.  C’è magari il piacere fisico ma viene a mancare una gran parte dell’unione profonda dei cuori. Manca l’ingrediente più importante. Quello che fa differenza. La differenza tra chi fa del sesso e chi concretizza, attraverso il corpo, l’unione intima che lega due sposi che vivono il loro matrimonio nel dono e nell’accoglienza autentica, piena e vicendevole. Manca il piacere che viene dalla comunione profonda dei due. Non c’è più verità tra cuore e corpo. Due sposi che si sono uniti per donarsi vicendevolmente tutto di sè come Gesù nell’Eucarestia poi, per essere realizzati e vivere in pienezza il matrimonio, hanno bisogno di concretizzare questo dono totale, senza riserve, attraverso il corpo. Solo così quel gesto porterà sempre vita.

IO SONO LA VITA

Vita in questo caso è sinonimo di amore perchè l’amore è sempre generativo. E’ un grande errore ridurre l’apertura alla vita alla sola procreazione. Certamente c’è anche quella, ma la fecondità dell’amore è molto di più della procreazione. E’ così che, quando il gesto è vissuto nella giusta via e nella piena verità, accade il miracolo. I due non sono più due ma sono uno. Sono una carne sola. Un sol corpo e sol cuore. Fanno esperienza nell’amplesso fisico di una comunione profonda che permette loro di rendere visibile e tangibile ciò che il matrimonio ha operato nel loro cuore. Vivere l’incontro intimo così genera sempre nuova vita-amore. Gli sposi si nutrono direttamente al loro sacramento per portare frutto nel mondo. L’amplesso fisico vissuto castamente (nel dono totale e nella verità) è non solo gesto sacramentale e liturgico ma redentivo. I due sposi si fanno santi anche attraverso l’amplesso fisico. Portano l’amore di Dio nella loro famiglia e nel mondo che li circonda. Perchè quell’amore di cui fanno esperienza poi viene donato. Donato al coniuge nei giorni a venire, ai figli e a tutte le persone che i due sposi incontreranno.

Vi rendete conto cosa significa essere aperti alla vita? Non è un obbligo ma è una scelta che riguarda tutta la nostra relazione e non solo il modo con cui abbiamo rapporti.

Antonio e Luisa

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Ceraste cornuta

Riportiamo una piccola parte del brano proposto oggi dalla Chiesa, il giorno della solenne festa della Esaltazione della Santa Croce :

[…] Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; supplica il Signore che allontani da noi questi serpenti». Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita». Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita.

Tra i tanti castighi che in 40 anni di cammino dell’esodo il popolo d’Israele deve vivere, c’è quello dei serpenti del deserto che fanno morire un gran numero di Israeliti, allora essi chiedono aiuto a Mosè, che a sua volta supplica Dio, la cui risposta è il brano sopra riportato.

Ancora una volta il popolo non si fida del Signore, il quale, nonostante l’incredulità e l’infedeltà dimostrataGli anche dopo le manifestazioni della propria Onnipotenza, si lascia commuovere manifestando la propria misericordia con questo popolo “dalla dura cervice” donando ad esso l’ennesima via d’uscita.

E’ interessante notare come la soluzione proposta da Dio non sia proprio all’acqua di rose… infatti leggendo con attenzione si evidenzia come la richiesta del popolo sia quella di allontanare i serpenti, ma Dio non li allontana, donando però loro la salvezza dal mortal veleno. Infatti si può constatare che i serpenti continuano a morsicare gli israeliti, i quali potranno restare in vita ( dopo il velenoso morso ) solamente guardando al serpente di bronzo innalzato da Mosè, ossia riconoscendo che non possono salvarsi da se stessi ma hanno necessariamente bisogno della salvezza offerta dal Signore.

Cari sposi, la pedagogia di Dio, è ancora la stessa : la vita del sacramento del matrimonio non è esente da prove, difficoltà, momenti di stanca, di crisi, dubbi, dolori, malattie, incomprensioni, litigi… questi sono i morsi dei nostri serpenti. E il Signore non ci esenta da essi, ma desidera che il loro veleno non ci uccida, così come ha voluto che i morsi della ceraste cornuta ( la vipera del deserto ) non uccidesse il popolo d’Israele, così anche per noi basterà riconoscere che non possiamo salvarci da noi stessi, dovremo infatti riconoscere che solo uno è Il Salvatore : Gesù Cristo… così come ha mantenuto la promessa fatta agli israeliti per mezzo di Mosè, così la Sua Salvezza entrerà nella nostra coppia, nella nostra casa, nella nostra relazione malata, nei nostri affetti disordinati, nel nostro amore, nel nostro matrimonio.

Non possiamo non evidenziare poi che la Sacra Scrittura riferisca solo “restava in vita“, non accennando al morso. La ceraste cornuta però possiede due bei dentini che si infilano nella carne rilasciando il loro veleno mortale, quindi si può presumere che gli israeliti restassero in vita sì, ma portassero le cicatrici del morso… come una memoria nella carne della misericordia di Dio, qualora il soggetto avesse poca memoria dei prodigi divini, ma anche come testimonianza impressa nella carne da mostrare agli increduli.

E così avviene anche nel matrimonio : le prove, le difficoltà, le crisi, i dubbi, i dolori, le malattie, le incomprensioni, i litigi tra noi sposi possono non essere mortali, ma ci lasciano delle cicatrici a testimonianza e memoria del nostro impegno nell’onorare la nostra promessa di amare l’altro/a tutti i giorni della vita ed in qualsiasi circostanza.

Continuando nell’analisi del testo, notiamo come la via d’uscita che l’Onnipotente fornisce al popolo non sia esente dal contributo dello stesso, ed è uno stile caratteristico del rapporto di Dio con l’uomo : l’uomo chiede aiuto, ma deve essere cosciente che non può starsene con le braccia conserte aspettando che faccia tutto il Signore, ma è necessaria anche la sua parte in questo aiuto. La saggezza cristiana ha riassunto in un famoso detto questa dinamica : aiutati che il Ciel t’aiuta.

Così come i morsicati dovevano guardare al serpente di bronzo per restare in vita, così noi sposi dobbiamo guardare al nuovo serpente di bronzo, a Gesù ! Così come il serpente di bronzo è stato innalzato sopra un’asta, Gesù ( il nuovo serpente di bronzo ) è stato innalzato su di un’altra asta : la Croce ! Ecco allora la soluzione contro il veleno mortale dei nostri serpenti : guardare Gesù in Croce. Certamente questo guardare si traduce poi in tanti comportamenti : guardare diventa contemplare Gesù che dona tutto sé stesso per noi ; guardare significa imparare da Gesù sforzandosi di imitarLo soprattutto quando tutto sembra finito, Lui non ha mollato fino alla fine, così dobbiamo fare noi ; guardare è pregarLo ed affidarsi a Lui ogni giorno così da essere già allenati e pronti a farlo appena saremo morsicati ; guardare è far diventare Gesù il centro della nostra vita personale e di coppia prima nel cuore per poi tradurlo nella vita concreta ; guardare diventa mettere Gesù al posto che Gli spetta di diritto, essendo Dio, e cioè al primo ; guardare si traduce anche nell’obbedienza alle Sue leggi, senza se e senza ma… insomma, noi facciamo la nostra parte fino in fondo che poi il Signore non mancherà della Sua Salvezza e del Suo aiuto.

Molti sposi stanno vivendo momenti di difficoltà, di aridità nella loro relazione, di angoscia per il futuro, mancanze di attenzioni reciproche, problemi con la famiglia di origine, fatica nel perdonarsi le ferite inferte reciprocamente… questi sono solo alcuni dei serpenti del matrimonio : CORAGGIO SPOSI, non lasciamoci ammazzare dal veleno di questi serpenti, ma GUARDIAMO GESU’, che è il nuovo serpente innalzato sulla nuova asta, la CROCE : è lì che troviamo l’ANTIDOTO, anzi L’ANTIDOTO è GESU’ STESSO !

Coraggio, non temete di aprire il cuore a Gesù, ci resteranno le cicatrici ma il veleno non ci ucciderà !

PS : Sarà una coincidenza il fatto che questo serpente sia cornuto ?

Giorgio e Valentina.

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Matrimonio dono totale!

Il matrimonio cristiano non è un insieme di diritti e di doveri che si contrattualizzano, ma è un dono reciproco tra un uomo e una donna in cui entrambi si donano e offrono all’altro l’anima, il cuore, il corpo, il futuro, la vita che si vive, mettendola nelle mani dell’altro perché la possa vivere mischiata alla sua, che a sua volta la dona e mischia.

Il matrimonio è far scendere sugli sposi la Grazia dello Spirito Santo che abiterà il loro dono totale. Totale, anima e corpo. Gli sposi decidono di abitare insieme, di vivere gli stessi locali, di dividere lo stesso letto, di usare lo stesso bagno. Ma non basta.. di condividere le stesse gioie e  fatiche. Di farsi carico del bene dell’altro, di esser parte della vita altrui perché sia una vita votata all’amore. Ma non basta. È un dono totale perché mette da parte il mio a favore del tuo, perché mi insegna a scegliere il tuo bene prima del mio, che vuol dire saper lasciare qualcosa di mio, per amor tuo. Non è un dono che salva una parte di me, “ti sposo ma il calcetto non si tocca”, ma ti sposo in modo totale! 

Non vuol dire vivere una vita castrata,in cui i propri hobby sono chiusi in cantina. Ma una vita in cui guardi prima al tuo amato e poi al tuo hobby. 

Perché la bellezza dell’amore se vissuta in pieno, fino in fondo, sarà più appagante, più grande del piacere hobbystico

“Non cerco la ragazza perché non potrò più andare in montagna”.. ma cosa è più grande l’amore o lo scarpone? .. equivale a dire: “Non cerco la ragazza perché sono ricco dei miei soldi, del mio bene, delle mie capacità, dei miei hobby, della mia compagnia, a cui non voglio rinunciare..” … 

Ci raggiungono veloci i tanti ammonimenti biblici, tanti, (ne riportiamo alcuni): 

Matteo 19,16-26 Il giovane ricco ([21]Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi». [22]Udito questo, il giovane se ne andò triste)

Luca 12,13-21 il ricco stolto (Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. [20]Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà?)

Salmo 115 l’unico vero Dio (4]Gli idoli delle genti sono argento e oro, opera delle mani dell’uomo. [5]Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, [6]hanno orecchi e non odono, hanno narici e non odorano. [7]Hanno mani e non palpano, hanno piedi e non camminano; dalla gola non emettono suoni. [8]Sia come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida.)

Stolto chi rimane incastrato nel suo mondo di piaceri, non accorgendosi che l’età passa, che tutto cambia, che di quei piaceri di cui è piena la cantina un giorno non rimarrà che un museo di antichità. 

Saggio è chi comprende di vivere per amore, amando, spendendo la vita nell’amore, scegliendo di far spazio, di donare, di rinunciare. L’amore ridonerà tutto più grande, bello, ingigantito. 

Sir 2,10 “Chi si è fidato del Signore ed è rimasto deluso?

L’amore non ama 5 giorni su 7, ma 7 su 7. 

L’amore non va in vacanza, o si prende pause, ma è una ruota che gira sempre e prende velocità. 

L’amore è avere un pezzo di pane, solo uno e dire: lo dono a te.  Gesù spezza il pane per i suoi amici, ma in quel gesto Lui non ne prende, dona tutto. Quella sera, lui non mangia. 

Amore è donare tutto all’altro, non le briciole, non la metà calcolata, è rimanere con le mani vuote ma con il cuore che sarà pieno di un amore più grande.  Tu quanto pane doni al tuo sposo, alla tua sposa?

Il matrimonio è un dono totale, perché non riguarda solo quello che si vive, e i beni materiali, e gli spazi abitati ma riguarda anche il corpo, l’unica cosa che ti segue ed è tuo prezioso fin dalla nascita. 

Il matrimonio è trovarsi nudi davanti ad uno specchio, senza niente, senza casa, senza soldi, senza affetti, senza beni, senza hobby, senza idoli, senza un lavoro, senza macchina, senza niente! Niente.. togli tutto .. tieni solo un crocefisso nella stanza, segno del Padre che ti ama. Poniti davanti allo specchio, nudo… fermati, guardati e accogli il tuo corpo, è tutto ciò che hai, è come ti ha voluto Lui, quando lo amerai, offrilo a lei, offrilo a lui. Amandoti! Perché sei prezioso come sei.. offrilo in libertà di cuore, in pienezza di amore. 

Ho solo questo mio corpo, te lo dono. 

Questo è il matrimonio dono totale! Non la bellezza di un piacere da vivere nel letto, ma il comprendere che tutto doni, tutto offri. 

Forse troppo si pensa al piacere e poco a dar valore al dono totale che un gesto d’amore contiene. Spesso non riusciamo a leggere la totalità del dono del nostro corpo, perché in quello scambio di doni d’amore, il piacere sminuisce la nostra nudità, la rende cieca. 

Quando doni una caramella non vivi un piacere come quando doni il tuo corpo facendo l’amore, ma comprendi bene che non è la stessa cosa. 

Che bellezza è sperimentare il dono del corpo, come dono di tutto ciò che ho. 

Difficile da ricercare, ma bellissimo da vivere. 

Con queste immagini vi auguriamo buon matrimonio. Buon dono totale. 

E concludiamo con un incoraggiamento perché viene anche a noi da interrogarci e comprendere come anche la nostra vita matrimoniale non sia sempre dono totale. Come gli impegni, il lavoro, gli hobby o la squadra del cuore prendano spazio, scalino la totalità dell’amore. È normale, siamo umani, e umanamente pecchiamo. Ma siamo in cammino insieme fratelli e sorelle, figli di unico Padre, in unità con i nostri sacerdoti e consacrati e abitati dallo Spirito Santo e dalla Grazia del sacramento del matrimonio che ci rende testimoni dell’amore di Dio e per tanto capaci di amare donando come Lui, fino in fondo. 

Non possiamo contare sulle nostre forze per amare in modo totale ma sulla grazia che ci è stata data che fa di noi i suoi sposi, e che rende il nostro amore totalmente sponsale. 

by Cercatori di bellezza


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Signore, non ti riconosco più!

Pare che Gesù abbia perso il controllo. Eppure, qui si vede quanto il suo cuore arda di un santo zelo, di smania di farci capire cosa è davvero importante per noi, qualcosa che non possiamo perdere assolutamente e per questo alza la voce: è troppo grande la posta in gioco.

Si tratta nientemeno di illuminarci su cosa sia l’amore.

Mi piace molto chi ha interpretato tale vangelo dicendo che la domanda iniziale di Gesù avrebbe potuto essere questa: “ma secondo voi cosa è l’amore?”. Allora gli avrebbero risposto: “amare è un sentimento”, “amare è un’emozione”, “amare è stare bene con la persona giusta” … e quando Pietro rispose bene: “amare è donarsi tutto e per sempre” allora Gesù andò oltre: “ecco, esatto, ed io lo farò sulla croce per voi”.

Ma a quel punto in Pietro venne fuori l’amor proprio: “eh no, ma non si può amare così, è disumano, è illusorio, è masochistico”. E ha provato a far “rinsavire” Gesù… ma è bellissimo quello che succede dopo. Gesù, infatti, non esce dai gangheri, come parrebbe a prima vista. È perfettamente padrone di sé stesso, solo che sta dicendo con forza a quel testone di Pietro che, se non ama fino a dare tutto, smette di essere un vero discepolo. E allora ecco che lo rimette in carreggiata, “stammi dietro, rimettiti sul cammino, non smettere di seguirmi”.

A me è successo, non so a voi, dinanzi a situazioni di sofferenza e crisi, di dire a Gesù: “ma tu Signore chi sei? Cosa vuoi da me? Dove mi stai portando?”. Pare che in quelle situazioni Gesù diventi per noi uno sconosciuto, un estraneo, uno diverso da come lo vorremmo, cioè un Dio su misura, un Dio che collima con i nostri desideri e progetti.

Eppure, cari sposi, voi lo sapete bene, l’amore non può essere esente dalla croce. Solo chi ci è passato ha acquistato quella sapienza che viene dell’Alto e che rende davvero capaci di viverlo in modo concreto e vero. In un mondo liquido, solo un amore così ci permette di stare piantati saldamente alla nostra realtà, di permanere, di restare ed essere fedeli nel tempo.

Come lo esprime bene San Giovanni Paolo II quando scrive: “L’amore coniugale raggiunge quella pienezza a cui è interiormente ordinato, la carità coniugale, che è il modo proprio e specifico con cui gli sposi partecipano e sono chiamati a vivere la carità stessa di Cristo che si dona sulla Croce” (Familiaris Consortio 13).

Non smettiamo di camminare dietro al Signore in una donazione piena e totale nel matrimonio. E se vi viene voglia di scantonare, di un amore diverso da quello del Maestro, non preoccupatevi che ci pensa Lui a richiamarvi e a riprendervi.

ANTONIO E LUISA

La croce prima poi arriverà per tutti. Come è inevitabile che sia. Credere che Gesù ci preserverà da ogni male equivale a ridurre la nostra fede a pura scaramanzia. Significa dare alla croce che portiamo al collo lo stesso significato del gobbo e del cornetto rosso che vendono a Napoli.

Invece quella croce che abbiamo al collo significa altro. Significa dono totale. Portare quella croce al collo significa voler amare come Gesù. Gesù che su quella croce è morto e attraverso quella croce ha fatto ad ognuno di noi il dono più grande di tutti. Ha donato se stesso per donare a noi la salvezza. Ecco questo è quello che Gesù sta cercando di far comprendere a Pietro e ad ognuno di noi.

Se saremo capaci di rinnegare noi stessi per non rinnegare Cristo. Per non rinnegare il suo sacrificio e il suo modo di amare, se saremo capaci di questo non solo non perderemo la nostra vita ma la acquisteremo. Già perchè la nostra vita sarà finalmente libera, e noi saremo capaci di accogliere ogni cosa ci capiterà, non con la paura di chi non vuole perdere il poco che possiede, ma con affidamento a Colui che dà senso ad ogni cosa e che apre il nostro orizzonte alla vita eterna.

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 17

Dopo il segno di croce il Messale indica :

Segue l’Atto penitenziale, introdotto dal sacerdote con queste parole :
Fratelli e sorelle, per celebrare degnamente i santi misteri,
riconosciamo i nostri peccati.

Questa è solo la prima di alcune formule che il sacerdote può decidere di utilizzare, ma nella sua brevità riassume perfettamente lo stile e la condizione dell’animo “sine qua non”. Innanzitutto ribadisce e riconosce che la Messa non è un semplice rito umano , ma è la celebrazione dei santi misteri ; inoltre con la frase “per celebrare degnamente i santi misteri” si intende altresì specificare che :

  • i santi misteri vanno celebrati
  • vanno celebrati degnamente
  • per celebrarli degnamente bisogna seguire le indicazioni della seconda parte della frase, e cioè riconoscere i propri peccati
  • è sottinteso che è possibile anche celebrarli in modo indegno

Procediamo applicando alla vita coniugale quello che di volta in volta impariamo… ma perché ci ostiniamo a vedere una sorta di parallelismo tra la Messa e la vita degli sposi, definita profeticamente Chiesa domestica ? Ci viene in aiuto il Catechismo della Chiesa Cattolica, il quale citando la “Sacrosanctum concilium” così si esprime:

La liturgia, infatti, mediante la quale, massimamente nel divino sacrificio dell’Eucaristia, si attua l’opera della nostra redenzione, contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il mistero di Cristo e la genuina natura della vera Chiesa

In parole povere : la Chiesa ci invita ad esprimere nella nostra vita, quella quotidiana, il mistero di Cristo che nella Messa celebriamo… cari sposi, dobbiamo quindi imparare a tradurre nella nostra concreta vita coniugale quegli atteggiamenti che a Messa viviamo… quasi da vivere una vita matrimoniale che è una Messa perenne, sia celebrata sia vissuta.

Vediamo quindi, con ordine, cosa ci suggerisce l’atto penitenziale : così come la Messa non è un semplice rito umano per celebrare il divino, parallelamente la vita sponsale non è una semplice ufficializzazione dell’unione d’amore tra un uomo ed una donna, ma è un segno nel mondo dell’amore di Dio per l’uomo e dell’amore di Cristo per la Sua Chiesa : è quindi un mistero santo. Col sacramento del matrimonio, i due sposi diventano ufficialmente profeti dell’amore di Dio.. come cambierebbe la nostra relazione se non vedessimo solo l’umanità, che è piena di fragilità e di difetti, ma riuscissimo a scorgere la grandezza di un Dio che per manifestarsi al mio coniuge ha scelto di aver bisogno della mia umanità ! Ogni sforzo fatto per migliorarsi allora non sarà semplicemente visto come un vano tentativo per raggiungere un obiettivo solamente psicologico/umano, ma diventerà la maniera con cui io cerco di vivere sempre meglio e con maggiore trasparenza il compito che mi è stato consegnato da Dio, e cioè di amare il mio coniuge al suo posto, quasi in sua vece.

  • i santi misteri vanno celebrati : ecco che qui si riprende la tematica che abbiamo affrontato all’inizio di questo percorso, vale a dire della precettazione domenicale. Così come siamo precettati per celebrare i santi misteri almeno la Domenica e le altre feste comandate, così siamo precettati a vivere da sposi almeno finché uno dei due non muore ; infatti è questo che ci promettiamo all’inizio del matrimonio… ricordate ? ci promettiamo di amarci ed onorarci tutti giorni della vita finché morte non ci separi. Come traduciamo questo nella vita quotidiana ? Quali sono i gesti con cui onoriamo il nostro coniuge ? Quali sono i gesti, le parole, i pensieri, gli sguardi, ecc.. con cui invece lo/la disonoriamo ? Così come onoriamo Dio nella Domenica ed in particolare nella S. Messa, così siamo precettati ad amare il nostro coniuge : è un dovere ( un dolce dovere ) , è una decisione che NON va a discrezione dell’umore di oggi, nemmeno segue i nostri sentimenti troppo altalenanti, e tantomeno va in base al fatto che lui/lei se lo meriti… se Dio ci amasse solo quando lo meritiamo, quanto ci amerebbe nella vita ? 5 minuti al giorno, forse !
  • vanno celebrati degnamente : bisogna celebrare solennemente Dio in modo degno dei Suoi attributi, della Sua divinità, della Sua bontà, ecc… quindi non possiamo stare in chiesa come quando stiamo nel locale per l’aperitivo con gli amici, non possiamo agire in modo irrispettoso del luogo, degli altri fedeli e della solennità del momento… non saremmo inopportuni se ci mettessimo a fare cabaret comico e raccontassimo barzellette al funerale di una persona cara ? Così come abbiamo il minimo rispetto della persona morta e del dolore di chi la piange, non c’è motivo perché dovremmo averne meno per Dio. E se guardiamo alla vita sponsale : siamo chiamati ad amare il coniuge con dignità, perché se lo/la usassimo per i nostri interessi, che amore gratuito e disinteressato sarebbe ? Se lo/la trattassimo come un oggetto a nostro uso e consumo potremmo chiamarlo amore ? Se la nostra relazione fosse solo orizzontale ( come ce la presenta il mondo ) non sarebbe rispettosa della altissima dignità che lui/lei ha in quanto figlio/a di Dio, in quanto redento dal sangue del Figlio di Dio, in quanto investitore della propria vita sulla mia felicità.
  • per celebrarli degnamente bisogna seguire le indicazioni della seconda parte della frase, e cioè riconoscere i propri peccati : il minimo richiesto dall’incontro con Dio è riconoscere che Lui è Dio e noi siamo sue povere creature, Lui è il Redentore e noi i redenti ( e bisognosi di continua redenzione ), Lui è il Santo Santo Santo e noi i peccatori che meritiamo i suoi castighi, Lui è La Misericordia e noi siamo i bisognosi di misericordia. Similmente, nella vita coniugale è meglio togliere la trave dal proprio occhio prima di vedere la pagliuzza nell’occhio dell’altro/a ; prima di pretendere che l’altro/a diventi perfetto/a e senza difetti, concentriamoci sull’eliminare i nostri.
  • è sottinteso che è possibile anche celebrarli in modo indegno : Dio ci lascia liberi ed è quindi possibile che qualcuno si accosti alla celebrazione dei santi misteri in modo indegno, ma non dobbiamo pensare subito a chissà quali castighi Dio infliggerà a quella persona ( semmai a quelli ci pensa Lui con modalità Sue e a tempo debito ), come se ci dovessimo aspettare che Dio si vendichi dell’amore non corrisposto scagliando fulmini e saette, no… Dio non ha bisogno di sentirsi confermato nella Sua Deità grazie al nostro riconoscimento… il primo castigo ce lo infliggiamo da soli, quando torniamo a casa ( dopo la Messa ) con la sensazione di non aver niente tra le mani, cosa è successo ? Il nostro cuore non era predisposto ad accogliere le miriadi di Grazie che il Signore aveva già preparato lì per noi in quella Messa, e restiamo soli senza Dio, diventiamo sempre più cupi, sempre più tristi e perdiamo la capacità di amare il nostro coniuge… la vita senza Dio è una vita imbruttita, squallida. Similmente, nella vita sponsale ci si può unire in una sola carne 1000 volte, ma se questo importante gesto è svolto in modo indegno non si raccolgono frutti di amore vero, e una relazione così malata può far portare avanti per inerzia un matrimonio anche per 40 anni, ma lo possiamo chiamare un santo e bel matrimonio ?

Il Messale poi ci invita a recitare il “Confiteor” ( Confesso a Dio Onnipotente…. ), l’ammissione pubblica del nostro essere peccatori e bisognosi di perdono ; la recita di esso è importantissima perché dichiariamo senza mezzi termini di aver peccato in ogni forma, e lo facciamo solennemente e pubblicamente, dove per pubblicamente non si intende solo gli altri fedeli convenuti attorno a noi, ma la Chiesa trionfante, infatti dopo esserci rivolti direttamente a Dio Onnipotente, chiediamo aiuto e sostegno alla Madonna e agli altri santi senza dimenticare gli Angeli, più ammissione pubblica di così ! Segue l’assoluzione del sacerdote dopodiché si continua ad invocare la misericordia divina recitando o cantando il Kyrie :

Seguono le Invocazioni Kýrie, eléison, se non sono state già proclamate o cantate con
l’atto penitenziale:
V/ . Kýrie, eléison. ( Signore, pietà )
R/. Kýrie, eléison.
V/ . Christe, eléison. ( Cristo, pietà )
R/. Christe, eléison.
V/ . Kýrie, eléison. ( Signore, pietà )
R/. Kýrie, eléison

Sono invocazioni accorate a ciascuna delle persone della Santissima Trinità, infatti il primo Signore è il Padre, Cristo è naturalmente il Figlio ( Gesù ) e l’ultimo è lo Spirito Santo, che professiamo e proclamiamo Signore quando recitiamo il Credo. La Liturgia ci insegna a chiedere scusa e perdono a Dio, similmente nelle nostre case dovremmo vivere ogni giorno il nostro “atto penitenziale”, perché di errori ne commettiamo ogni giorno. Quanto è stato salutare per noi, aver imparato alla scuola della Liturgia, a chiederci scusa ogni giorno prima di addormentarci e tante volte anche durante il giorno… dona tanta pace sapere che il mio amato/la mia amata anche oggi mi ha sopportato e perdonato, dona fiducia nel futuro.

Coraggio sposi, viviamo con più intensità il nostro atto penitenziale casalingo e scopriremo tanta pace !

Giorgio e Valentina

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L’Amore non presenta il conto

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo“..

E’ sera. Guardiamo alla giornata appena trascorsa. Quante forze spese per fare cose per la nostra famiglia.

Piatti lavati, parole che hanno cercato di confortare l’altro, passi per accompagnare i figli a scuola, carrello spinto per fare la spesa, ginocchia piegate per allacciare una scarpa, mani messe in tasca per cercare un fazzoletto per soffiare un nasino altrui, e tanto…tanto altro.

La stanchezza sulle spalle si fa sentire dopo cena, e una richiesta piccola e normale da parte del nostro coniuge può risultare eccessiva:

“Vai a buttare la spazzatura?” Innesca una serie di pensieri che anziché aiutarti a vedere quanto gli altri sono stati bene grazie al tuo aiuto, ti spinge a contare tutte le singole gocce di fatica che hai versato.

Ed allora anziché ringraziare Dio per la salute e la vita che ti ha dato oggi da poter spendere per la tua famiglia, inizi con la calcolatrice a fare i conti all’altro:

“Ah si, devo andare a gettare anche la spazzatura adesso?!” Ma lo sai quante cose ho fatto oggi?!”

…ed inizi l’elenco come fosse uno scontrino da presentare al cliente:

  • Antipasto di sveglia all’alba
  • Colazione preparata per voi e poi per me
  • Merenda negli zainetti
  • Pranzo preparato mentre sono tornato a casa dopo una mattinata di lavoro
  • Frutta
  • Caffè e ammazzacaffè…perchè IIIIIOOOOOO mi sono AMMAZZATO PER TEEEEEEE!!!!

Insomma…quello che poteva essere un capolavoro di gratuita oblazione familiare, sei riuscito a rovinarlo monetizzando ciò che magari avevi fatto con il cuore.

E la ciliegina sulla torta ce la metti nel conto quando con stizza aggiungi: “Perché io al contrario di te qui mi do da fare!”.

E li crolla tutta la poesia che durante la giornata eri riuscito a creare quando avevi preparato il caffè al mattino per permettere all’altro di non fare tardi al lavoro, quando avevi riempito il bicchiere all’altro con un sorriso, quando – in una parola – ti eri donato gratuitamente attraverso piccoli gesti quotidiani.

Hai presentato un conto salato al tuo coniuge e anche se per certi versi avevi ragione nel dire che sei stanco, hai esagerato e hai trasformato il tuo regalo in un vuoto a rendere.

Da dove può nascere questo tuo modo di fare? Non saprei…forse un po’ dal fatto che ti senti padrone. A volte ci sentiamo padroni delle forze che abbiamo nelle mani e del tempo che abbiamo da vivere.

“Time is money” – “Il tempo è denaro” dicono a Wall Street e tu ripeti queste parole nel tuo cuore. Il Tempo è denaro che non vuoi sprecare per il prossimo perché credi che ti appartenga, credi che tu lo abbia guadagnato.

In qualche parte del tuo cuore sei convinto che la tua vita dipenda da te, che se hai avuto le forze per “servire” la tua famiglia oggi, tu lo debba al fatto che sei uno che la salute in qualche modo se la merita.

E se, invece, il tempo fosse la tua occasione? E se le forze che hai a disposizione fossero un prestito che “Qualcuno” ti ha fatto affinché tu possa tergere una lacrima, spazzare sempre lo stesso pavimento, raccogliere 200 volte lo stesso giocattolo di tua figlia o semplicemente per sorridere?

Già, pare che per sorridere occorrano innumerevoli muscoli del viso. Tanti muscoli che devono muoversi insieme.

Ma sai che per tenere il broncio ne occorrono molti di più? Sai che per lamentarti di quanto sei stanco a fine giornata ti occorre più fatica che quella che comporta andare a gettare la spazzatura col sorriso?

Se sei veramente stanco, prenditi una pausa dalla rabbia e abbraccia tua moglie o tuo marito…e a fine giornata ti sentirai come quel servo inutile di cui parla Gesù nel Vangelo:

Così anche voi quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare» (Luca 17,10)

Un servo inutile a sé stesso…ma tanto contento perché utile per gli altri.

Un servo che sa bene di non essere il padrone della vita, del tempo…

Sarai un servo, anzi…un amico del vero padrone della vita: Gesù.

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Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

Un amore a eterna vista

Forse stiamo esagerando. Si tratta di un ringraziamento fatto da un grande attore sotto dei riflettori importantissimi. Benigni ha saputo toccare le corde giuste così come ha fatto in tante altre occasioni, Sanremo per esempio. Chi di noi ha la timeline del social invaso dalle parole commoventi di una canzone del Festival? Immagino nessuno. Ringraziare è bello e importantissimo e ciascuno deve poterlo fare col proprio linguaggio soprattutto quando si trova con la persona che ama. Mi chiedo per esempio perché non ci sia stato lo stesso clamore per la serenata di Fedez alla moglie Chiara in mezzo al Lago di Como per il loro anniversario di matrimonio. 

Questo che avete appena letto è il commento di un noto sacerdote social in riferimento al ringraziamento-dedica di Roberto Benigni alla moglie. Un commento che, seppur rispettabile come ogni opinione, non condivido. Denota a mio avviso una certa miopia. C’è una differenza enorme tra quanto ha detto l’artista toscano e quanto può aver detto e fatto l’influencer dei Ferragnez. Una differenza molto evidente agli occhi di chi vive una relazione d’amore e affettiva con un’altra persona. Non mi limito al matrimonio ma ad ogni relazione affettiva stabile perchè ciò che mi preme dire non riguarda solo i cristiani ma tutti indistamente.

Ciò che colpisce di Benigni non sono le parole. Almeno non sono solo quelle. E’ più importante il meraviglioso messaggio che è passato. Quelle parole arrivano dopo più di trent’anni che i due stanno insieme. Nicoletta Braschi non ha la bellezza (oggettiva) di Chiara Ferragni. Non è mai stata come lei, neppure in gioventù. Eppure Roberto arriva a dire:

La prima volta che ti ho conosciuto emanavi talmente tanta luce che ho pensato che Nostro Signore avesse voluto adornare il cielo di un altro sole. È stato proprio un amore a prima vista, anzi a ultima vista, anzi a eterna vista

Ecco ciò che parla a quella nostalgia del nostro cuore. Ciò che rende affascinante il discorso di Benigni. Tutti desiderano nel profondo vivere un amore così, un amore amore vero, incondizionato e per sempre, dove dare tutto ed essere accolti per quello che si è. Roberto dice: allora è possibile! Amare una persona tutta la vita, amarla anche quando si invecchia e non si è più così belli ed attraenti, sempre che lo siamo mai stati.

Vi svelo un segreto: Roberto non sta mentendo. Roberto vede davvero Nicoletta come la donna più bella del mondo. Non è cieco e non è stupido. E’ un uomo che ha amato la propria moglie e in tutti gli anni passati insieme, nella gioia e nella sofferenza, nei perdoni, negli amplessi, nella tenerezza e nelle litigate, ha pian piano acquisito uno sguardo verso di lei che è solo suo. Vede la bellezza della persona Nicoletta trasfigurata dall’amore dato e ricevuto.

Trasfigurare, andare oltre la forma per mostrare attraverso il corpo una ricchezza che lo supera e rende visibile ciò che non è visibile: l’amore. Perchè la mia sposa mi sembra ogni giorno più bella? E’ fuori da ogni logica. Passa il tempo, il corpo si lascia andare poco alla volta. Non è più nel pieno della sua giovinezza come quando l’ho conosciuta, eppure mi appare più bella ora. Come è possibile? Non può comprendere questa logica se non chi ama e fa esperienza dell’amore. L’amore cambia le persone. Ha cambiato il suo corpo. Lo cambia perchè lo arricchisce di tutta la dolcezza e l’accoglienza che l’amore vissuto può regalare.

Queste cose Fedez ancora non le sa e le sue parole non possono essere altrettanto affascinanti e belle come quelle di un uomo che è innamorato della propria moglie dopo trent’anni insieme. Gli auguro di arrivarci ma la strada è lunga.

Antonio

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Il talamo vestito a festa

Oggi voremmo fare con voi una piccola riflessione sull’importanza della relazione d’amore nel matrimonio cristiano partendo da un’antica tradizione che è quella del corredo della sposa.

Il corredo è una tradizione purtroppo ormai desueta. Era costituito da biancheria per la casa, asciugamani di lino e di spugna, tovaglie ricamate, tovagliette da te, strofinacci, tappeti, senza dimenticare la biancheria personale della sposa e soprattutto lenzuola ricamate a mano per il letto degli sposi. Il tutto veniva contenuto in un baule di legno che la sposa portava con sè nella sua nuova casa. All’epoca tanto più era alta l’estrazione sociale della sposa tanto più era ricco il corredo (dote). Data la grande varietà dei pezzi che lo costituivano veniva preparato e custodito fin dai primi anni di vita della futura sposa. Era una faccenda delle donne di casa. Spesso erano la mamma, le nonne, le zie e naturalmente la ragazza stessa. Il corredo si confezionava in casa, le donne la sera si dedicavano con impegno a ricamare con ago e filo, rendendo più bello e più prezioso ogni pezzo della biancheria. Le lenzuola dei coniugi, sovente venivano ricamate con le iniziali della sposa o con i nomi di entrambi (se si conosceva già il nome dello sposo).

Ma veniamo a noi, poco prima di sposarci, nel preparare la casa che ci avrebbe accolti, quella in cui aveva vissuto la nonna di Alessandra prima di noi, abbiamo trovato delle bellissime lenzuola ricamate a mano con le iniziali della nonna. Mia moglie mi ha così raccontato l’importanza che aveva per sua nonna tenere sempre curata in ogni dettaglio la casa, soprattutto la camera da letto padronale.

Facendo parte dell’Intercomunione delle Famiglie (dove con altre famiglie cerchiamo di vivere un matrimonio autentico e vero) e leggendo i libri di padre Raimondo Bardelli (in particolare il libro “L’ecologia dell’amore e del sesso. Iniziazione sessuale per giovani, fidanzati e sposi”) abbiamo compreso come il rapporto intimo tra gli sposi è considerato dalla spiritualità cattolica come una vera riattualizzazione del matrimonio sacramento (si rinnova nel presente il sacramento). Citando padre Raimondo: “l’amplesso diventa un’azione che Cristo prende per trasmettere agli sposi la ricchezza del suo amore redentivo”.

In quel momento infatti vi è la presenza dello Spirito Santo, che è lo Spirito della vita e genera, di conseguenza, sempre nuova vita, sia essa vita nel senso del concepimento o vita come crescita nell’amore. Amore che aiuta poi gli sposi a vivere meglio la relazione tra di loro e con i figli nella quotidianità di tutti i giorni.

Vi facciamo una confidenza: nostro figlio Pietro è stato concepito lo stesso giorno in cui avevamo partecipato ad un incontro con il nostro gruppo di Intercomunione delle Famiglie, dove era stata fatta da tutti i presenti una preghiera di invocazione dello Spirito Santo su di noi, per il nostro desiderio di una nuova gravidanza.

I nostri nonni ci tenevano così tanto a rendere sontuoso il talamo nuziale perchè sapevano che quel letto è paragonabile all’altare, un altare dove gli sposi si donano senza riserve l’uno all’altra vivendo un gesto sacro. Di tanto in tanto, nelle occasioni speciali come possono essere gli anniversari di nozze, anche noi vestiamo a festa il nostro letto matrimoniale con lenzuola del corredo di mia moglie ricamate a mano punto dopo punto, affinché quelle lenzuola siano il simbolo che ci spinge ad impegnarci a vivere bene quei momenti di intimità. Infatti, citando ancor padre Raimondo: “per questo il rapporto sessuale è la più alta espressione dell’amore coniugale solo in esso infatti gli amanti raggiungono realmente la fusione dei cuori”.

Prima di metterci a letto non manca mai il momento di preghiera di coppia dove inginocchiandoci ai piedi del letto  ringraziamo Gesù per i doni che continua a concederci e chiediamo il suo aiuto per le nostre necessità, chiedendogli anche di benedire ancora una volta la nostra unione. Quanti di noi soprattutto nei momenti di aridità e di deserto danno per scontato l’amplesso fisico facendolo diventare quasi qualcosa di routine?

Deve invece essere un momento di profonda gioia, unione e comunione degli sposi e noi abbiamo trovato il modo di usare questa antica tradizione per tenerlo bene a mente, infatti purtroppo noi tutti esseri umani limitati a volte abbiamo bisogno di qualcosa di concreto e materiale per poterci poi innalzare verso ciò che è spirituale.

Le nostre nonne sapevano bene quante ore di lavoro quelle lenzuola portavano con sè, quanti soldi, messi da parte anche con sacrifici, erano costati i tessuti, e quanta concentrazione e fatica, per non sbagliare e per renderle un’opera d’arte, erano state profuse. Per questo sapevano dare la giusta importanza a quel luogo dove marito e moglie si uniscono in una sola carne e, di conseguenza, anche al rapporto d’amore in sè. Il talamo come la veste nuziale, come quando gli sposi vanno al altare con quello che sarà  per sempre il loro vestito più sfarzoso ed elegante.

Riccardo e Alessandra

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Imitatori

In queste settimane la Chiesa ci propone la lettura del Vangelo di Luca :

Lc 4,38-44 […] Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato».
E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.

Sono brani che ci presentano un Gesù che parla alle folle, compie miracoli, va nella sinagoga e poi prega tutto solo in luoghi deserti. In questo brano si racconta di quel giorno in cui Gesù ha guarito la suocera di Pietro ( leggi il nostro articolo a proposito ), dopodiché guarisce tanti malati nei pressi di quella casa ed infine eccoci all’alba del giorno dopo descritta in questo brano. Pare che Gesù prediliga questi momenti per pregare, e cioè i primi e gli ultimi momenti del giorno, ed inoltre si nota come cerchi sempre luoghi deserti, lontano dal rumore, dalla folla, dal caos, dalle distrazioni di questo mondo : secondo noi non è un caso, se ci dichiariamo Suoi discepoli dobbiamo imitarLo come meglio possiamo anche nella preghiera.

Certamente quando si hanno figli piccoli e infanti che trotterellano allegramente per casa si fa complicato già ritagliarsi del tempo solo per fare una doccia in tranquillità figuriamoci una notte in preghiera se ci sono poi di mezzo le poppate notturne al più piccolo della famiglia… eppure anche in mezzo a questi momenti, che sono intensi sì, ma di passaggio, ci si può imporre un tempo per la preghiera orante. E’ un tema molto delicato, perché molte coppie svicolano dalla preghiera orante con la scusa che anche questi gesti d’amore famigliari se vissuti nella fede e nel vero amore oblativo possono diventare preghiera costante, ed è verissimo ; dobbiamo però vigilare affinché questi gesti non soffochino il nostro afflato di dialogo orante col Padre e non ne prendano il posto.

Se vogliamo il nostro coniuge bello/a fuori e dentro possiamo cominciare col ricordarglielo dolcemente oppure invitarlo a recitare qualche preghiera insieme.

La preghiera orante è certamente un cammino e non si improvvisa ma ciò non deve farci desistere dal perseguirla. Come tutti gli sport essa ha bisogno di allenamento e non ci si improvvisa campioni in una disciplina col solo desiderio, ma col duro e perseverante lavoro costante e quotidiano, le recenti Olimpiadi ci sono maestre in questo : si parte con un piccolo allenamento, che giorno dopo giorno viene aumentato nella durata e nella intensità con piccoli passi ma costanti fino ad arrivare ad un livello in cui ciò che si fa con tranquillità e quasi con nonchalance sembra inarrivabile per chi ha appena cominciato.

Cari sposi, sforzatevi di ritagliarvi momenti di intimità col Signore, da soli ( o in coppia se possibile ), anche nella vostra stanza della casa preferita, dove vi sentite più a vostro agio, fatevi aiutare da immagini sacre, quadri, statuine casalinghe… insomma fate in modo che quei momenti di intimità col Signore siano profondi anche se all’inizio si tratterà solo di pochi minuti ; per qualcuno può essere d’aiuto andare nella vicina chiesa parrocchiale ( o almeno passarci davanti se è chiusa ), per altri fare una passeggiata al vicino santuario, alla Pieve del paese, alla Santella posta in fondo alla strada, oppure fermarsi in quel punto panoramico e godere così della presenza del Signore nella Creazione per poi entrare in intimità con Lui.

Anche Gesù era assillato dalla folla che lo richiedeva di qui e di là dalla mattina alla sera, era un VIP dell’epoca, eppure abbiamo letto che sul far del giorno si ritira da solo in un luogo deserto… ci piace immaginare Gesù che esce dalla casa di Pietro alle prime luci dell’alba in punta di piedi, leggero leggero, e senza farsi sentire/notare passa in mezzo alla folla ancora dormiente creandosi un varco e finalmente raggiunge un luogo deserto per starsene da solo col Padre Suo in preghiera.

Questi momenti di intimità col Padre sono per Lui sorgente di forza, di coraggio, sono come la benzina per un motore, come il cibo dona energia e vita al corpo, così la preghiera orante dona energia e vita all’anima : impariamo da Gesù.

Ci sentiamo di offrirvi un piccolo consiglio che viene dalla nostra esperienza, ma noi l’abbiamo imparato a nostra volta dai Maestri di Spirito, dai Padri della Chiesa, dai Santi : non bisogna soffocare i momenti in cui sentiamo il desiderio di recitare anche una piccola preghiera, una lode al Signore, un ringraziamento, una supplica, perché quel desiderio ci è stato messo nel nostro cuore dallo Spirito Santo stesso ( forse attraverso un Angelo o un Santo ) ; se noi cominciamo a dare retta a questi piccoli aiuti del Cielo, pian piano il nostro cuore sarà sempre più attento a questi “suggerimenti”, e resterà sempre più in contatto con lo Spirito Santo fino a che pregare diventerà non solo un cibo che dona vita ed energia all’anima, ma diventerà un cibo con un sapore che nessun cibo su questa terra potrà mai raggiungere, perché la sua dolcezza è più dolce del miele e di un favo stillante.

Coraggio sposi, il primo passo è ascoltare la vocina dentro che ci suggerisce una preghiera.

A pregare s’impara pregando !

Giorgio e Valentina

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Gesù è vivo e ti vuole vivo!

Gesù è vivo !

Son queste le parole che risuonano nella mente da giorni. A pronunciarle un sacerdote che abbiamo incontrato qualche settimana fa. Nel suo volto, nelle sue parole c’era l’emozione di chi ancora una volta si stupisce e riscopre quell’affermazione quasi fosse stato incredulo anche lui, fino a pochi istanti prima. Che bello!

Che bellezza sentirlo dire: Gesù è vivo! .. per davvero. Ero incredulo, ma ora posso dirlo: Gesù è vivo!

È una cosa semplice, scontata per me, per te, per noi cristiani.. non stiamo scrivendo niente di nuovo, lo sappiamo già che Gesù è vivo, Pasqua arriva tutti gli anni in primavera. Viviamo ogni anno il Santo Triduo, giusto?

Poi se siamo battezzati e se andiamo in Chiesa la domenica è perché lo sappiamo che Cristo è vivo.

Eppure, quando lo sentiamo pronunciare da un credente in cammino, che sia sacerdote, che sia un laico, che ti dice davvero dal cuore: “io lo riconosco, Cristo è vivo”, tutto suona diverso.

È da lì che nasce questo articolo, dallo stupore di ascoltare per davvero qualcosa a noi scontato, dal cercare ciò che ha dato vita a quell’esclamazione.

Nasce così una Santa inquietudine che ti spinge a cercare risposte anche a te, che ti spinge a metterti in cammino. Ti viene una voglia matta di correre al sepolcro a controllare, manco fossi Jacobs alla finale delle Olimpiadi.

Crescono le domande: “come ha fatto a vedere che era vivo? Dove lo ha visto? Quindi è davvero vivo?”

Se ti metti in ricerca, forse impari anche te a riconoscerlo, forse impari anche te a vederlo. Dove?

Nei gesti di amore! O in chi è bisognoso, o in una famiglia che è proprio volto dell’amore.

Ciò che vogliamo condividervi, non è solo che Cristo è vivo ma che noi siamo chiamati a testimoniare questo fatto.

Non è compito della Chiesa spiegare che Cristo è vivo, per fatti accaduti secoli fa. Questa è religione, è storia, può diventare anche narrativa.

Non è compito del sacerdote fare i miracoli, non è compito della suora.

È compito tuo, è compito mio. È compito nostro vivere facendo arrivare all’altro semplicemente che Cristo è vivo. Semplicemente, perché lo sai già. Perché hai tutto per sapere come fare.

Come si ama da Dio, è scritto nei vangeli.

Ma spesso non vogliamo accettare di lasciarci amare o non ci decidiamo ad amare veramente. Diventando dei testimoni tiepidi, con i piedi in due scarpe.

Forse a spaventarci è l’immensità racchiusa in questo incarico, il pensare che sia troppo per noi cercare di essere volto dell’amore, testimoni credibili e visibili di Gesù Sposo, vivere come i Santi. Si dice che non è per la nostra epoca quello che fece San Francesco.

È qua che ci troviamo davanti al nostro più grande fallimento umano: credere di essere fatti per il poco, quando invece siamo figli del Possibile. Siamo figli della Luce, pensati e generati da Dio Amore per essere come Lui. Il nostro errore è pensare che dobbiamo diventare degli sherpa professionisti, quando invece abbiamo già tutto per poter arrivare alla vetta più Alta. Nel nostro zaino ci siamo noi, i nostri gesti quotidiani, le nostre attenzioni e cure verso i più deboli, i nostri desideri, le nostre virtù, e soprattutto la nostra relazione unica con Gesù.

Forse è ancora difficile capire ciò che vogliamo dire. Lo è per noi…quindi proviamo ancora a togliere qualche velo per chiarire.

Pensate al giorno del matrimonio, alla sposa raggiante, nel suo abito bianco splendente. Allo sposo che irradia la stessa luce e promette di amarla fedelmente tutti i giorni della sua vita nonostante le sue fragilità. Alle parole che si scambiano davanti e con Cristo. Al bacio che si donano fuori da chiesa e ai mille che susseguono quel giorno.

È proprio qui, davanti agli Sposi e a questo Amore promesso e donato che viene non solo da battere le mani e gridare “viva gli sposi”, ma da rimanere stupiti e meravigliati gridando “wow che bello! Cristo è vivo!!”

E di fronte a questo Mistero Grande visibile ai tuoi occhi, le endorfine esplodono dal tuo corpo facendoti tendere verso quei due vestiti di luce, per abbracciarli e toccarli Perché loro sono testimoni in carne dell’amore!

Eppure magari quei due non son sti stinchi di Santo.. eppure quel giorno in chiesa non hai visto scendere la colomba dal cielo e fare chissà quale miracolo…

Eppure…Quegli sposi con un gesto ordinario quale un bacio, un amore che si son donati, una cura che hanno avuto per te, per gli altri, hanno saputo testimoniare che Lui è vivo!!

Quegli sposi non hanno dovuto pensare che il loro agire era in forza di Gesù, per essere come Gesù, e che voi avreste gridato al miracolo.

Loro, tu, io quel giorno, come sposi o come invitati, con quel gesto d’amore abbiamo vissuto un’ordinaria straordinarietà.

Ancora, Cristo è vivo, lo dobbiamo saper esclamare guardando l’amore di una mamma per il suo bambino! Quando si alza la notte perché il piccolo si sveglia, e alla mattina non smette di prendersi cura di lui nonostante le notti insonni. Lo dobbiamo saper esclamare guardando un padre che fatica al lavoro per la sua famiglia.

Questi son i ritratti di una madre ed un padre ordinari, ma son anche il disegno della Santa Famiglia, di Giuseppe e Maria.

Nell’ordinario lo straordinario, nell’ordinario la Santità, nell’ordinario essere per gli altri specchio dell’amore vivo di Gesù!

A te, il compito di ripetere ogni giorno gesti di amore che a chi ti vede facciano sorgere lo stupore misto alla gioia che fa esclamare: Cristo è vivo! E ti vuole vivo!

Se non sai da cosa iniziare, ricorda che ci è dato anche il manuale. Forse è aperto su un mobile, forse lo tieni chiuso in un cassetto, magari lo ascolti in modo scontato la domenica. È la Bibbia, sono i Vangeli, il manuale che ci insegna come essere volto d’amore, come vivere da risorti per testimoniare il risorto nell’ordinario della vita.

By Cercatori di bellezza


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Ma dove mi stai guardando?

“Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire” dice il detto, ma si potrebbe applicare anche alla vista. In una relazione di coppia si possono formare atteggiamenti, pregiudizi, preconcetti che falsano la nostra percezione dell’altro e così vediamo o non vogliamo vedere la realtà così com’è e parimenti ascoltiamo solo quello che ci interessa, ecc. Eccoci allora, di fatto, nella stessa condizione di questo povero sordomuto. Una delle idee più ricorrenti in Joseph Ratzinger è che la fede sia la forma più alta di intelligenza. Dato che la fede, in quanto dono di Dio che si rivolge alla nostra mente, potenzia la nostra ragione e ci rende capaci di guardare a noi stessi, agli altri, alla realtà di tutti i giorni, con uno sguardo pieno, integro, non parziale o deformato da falsità. Ecco allora che nel matrimonio ci vuole una fede viva per vedersi e comprendersi davvero.

Da quale prospettiva guardi il tuo coniuge? Pensi di sapere già tutto di lui/lei? Porto nel cuore un fatto legato alla vita di un mio zio, rimasto vedovo dopo oltre 40 anni di matrimonio. Un giorno mi confidò che troppo tardi si era accorto di non aver conosciuto fino in fondo sua moglie e si era reso conto di quanta ricchezza che gli era rimasta inosservata.

Il bello è che Lui vi viene già incontro per donarvi tale dono, come ci dice il Concilio Vaticano II: “come un tempo Dio ha preso l’iniziativa di un’alleanza di amore e fedeltà (108) con il suo popolo così ora il Salvatore degli uomini e sposo della Chiesa (109) viene incontro ai coniugi cristiani attraverso il sacramento del matrimonio. Inoltre, rimane con loro perché, come egli stesso ha amato la Chiesa e si è dato per essa (110) così anche i coniugi possano amarsi l’un l’altro fedelmente, per sempre, con mutua dedizione” (Gaudium et Spes 48).

Chiedete spesso questo sguardo di fede reciproco, è una grazia dello Spirito che vi aiuterà a trovare sempre più amabile il vostro coniuge da cogliere il senso della vostra relazione.

ANTONIO E LUISA

Quante volte noi crediamo di conoscere ormai l’altro/a e non siamo più capaci di riconoscerlo/a? Conoscere significa un po’ dare l’altra persona per scontata. E’ così, si comporta così, ha quel difetto, ecc. E’ normale, dopo un po’ di anni passati uno accanto all’altra, conoscerci sempre meglio. Proprio per questo è importante non credere di conoscere già tutto. Pensare di conoscere tutto significa non riuscire più a guardare l’amato/a con occhi di meraviglia e di stupore. Significa ingabbiare l’altro/a nei nostri schemi e nei nostri pregiudizi. Significa pensare di non aver più bisogno di “perdere” tempo a guardare l’altro.

E’ un attimo passare dal non credere di aver bisogno di guardare l’altro a non averne più desiderio. E’ il dramma di tante coppie di sposi che piano piano si perdono di vista, che perdono contatto ed intimità, proprio perchè pensano di conoscersi già benissimo e invece, col tempo, come in un piano inclinato, si allontanano sempre più fino a diventare due estranei. Non si conoscono più e non si riconoscono più. Per riconoscerci una meraviglia abbiamo invece bisogno di dedicarci tempo, attenzioni, cura, ascolto. Perchè nel riconoscerci un mistero, che non potremo mai possedere completamente, possiamo avere ri-conoscenza l’uno per l’altra. Riconoscere la bellezza, la ricchezza e la meraviglia che l’altro è. Dio ci vede meravigliosi proprio perchè non smette mai di cercarci e di prendersi cura di noi.

Il Vangelo di oggi si sposa benissimo con le parole di Benigni di cui ha parlato ampiamente padre Luca nell’articolo di ieri. Benigni è riuscito proprio a mantenere e a custodire lo stupore nello sguardo verso sua moglie. Quanto è importante averlo. Non è, a nostro avviso, solo grazia. Non è solo dono di Dio. Dipende anche da noi. Non è fortuna o un’alchimia particolare, ma frutto di un impegno profuso giorno dopo giorno nella quotidianità familiare.

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La vita (matrimoniale) è bella, bellissima!

Stavolta sono state lacrime vere e non di risate a crepapelle come mi aveva abituato Roberto Benigni negli anni passati.

Come non emozionarsi ridendo di gusto davanti ai suoi celebri sketch tipo quello con Baudo a Fantastico? O con la Carrà nel ’91? O a certe uscite sue in “Non ci resta che piangere”, “Il piccolo diavolo”, “Johnny Stecchino” e nell’indimenticabile “La vita è bella”?

Ma stavolta Roberto non mi ha fatto piangere dal ridere ma mi ha commosso per la perla preziosa che ci h0a regalato. Su un pulpito di proiezione mondiale, il giullare di Manciano della Chiana ha aperto il suo cuore e ha svelato quanto la vita matrimoniale possa essere bella, bellissima.

Sia chiaro, non voglio peccare di ingenuità, non sono qui a canonizzare San Roberto Benigni. Spero, tuttavia, che un giorno anche il suo volto svolazzi su quel drappo penzolante dalla facciata della Basilica di San Pietro. Ma rimango con i piedi per terra e mi accontento di una tale prova di amore.

Anzi, ve la faccio vedere per scritto. Ahimè non è la stessa cosa scritta, anziché sulle sue labbra, con tutta quella carica espressiva che oramai lo caratterizza:

Concedetemi qualche momento per dedicare a una persona che insomma è all’apice dei miei pensieri, come dice Dante, che “paradisa la mia mente”, che è qui in sala stasera, la mia attrice prediletta, alla quale non posso nemmeno dedicare questo premio perché questo premio è suo, è tuo, lo sai, lo dedicherai tu a chi vorrai, è tuo. Abbiamo fatto tutto assieme, per 40 anni: produzione, interpretazione, ideazione dei film. E quindi sono per 25, 30, 40 anni ininterrotti di lavoro, quanti film abbiamo fatto! Come si fa a misurare il tempo di un film? Anche se io conosco solo una sola maniera di misurare il tempo: con te e senza di te. Questa è la mia maniera di misurare il tempo, lo è sempre stata. Allora, veramente non te lo posso dedicare però possiamo fare così: ce lo possiamo dividere, io mi prendo una parte, mi prendo la coda per manifestarti la gioia, per farti vedere la mia allegria, e il resto è tuo, le ali. Le ali soprattutto sono tue perché, se qualche volta nel lavoro che ho fatto, qualcosa ha preso il volo è grazie a te, al tuo talento, al tuo mistero, al tuo fascino, alla tua bellezza, al tuo talento di attrice. Quante cose ho imparato osservandoti recitare sul set, alla tua femminilità, al fatto di essere donna! Che le donne, come si sa, hanno qualcosa che noi uomini non comprendiamo, veramente un mistero senza fine bello, però non comprendiamo. Aveva ragione Groucho Marx quando diceva: “Gli uomini sono donne che non ce l’hanno fatta”, aveva ragione ed è la verità. Io non ce l’ho fatta ad essere come te, Nicoletta, e quindi, guarda, è tutto grazie alla tua luce. Se qualcosa di bello e di buono ripeto ho fatto nella mia vita è stato sempre attraversato dalla tua luce, quanta luce emani! La prima volta che ti ho conosciuto ricordo emanavi tanta luce che ho pensato che Nostro Signore facendoti nascere avesse voluto adornare il cielo di un altro Sole. Guarda, è stato proprio quello che si dice “un amore a prima vista”, anzi a ultima vista, anzi a eterna vista. Grazie a tutti, grazie e che Dio vi benedica. Arrivederci”.

Metto in risalto tre aspetti di notevole importanza per ogni coppia.

1) Lo stupore. Nonostante abbiano passato oltre 30 anni assieme, ad oggi c’è stupore, c’è ammirazione, c’è ancora la capacità di meravigliarsi e di cogliere il bello, il saper riconoscere tutto il bene vissuto e di valorizzarlo. Alla faccia di chi dice che il matrimonio sia la tomba dell’amore! È la cecità spirituale ciò che uccide una relazione, è l’incapacità di cogliere il Mistero che è in noi che ci ammazza lentamente e progressivamente.

2) La gratitudine. Come spesso ha evidenziato Papa Francesco, il saper dire “grazie” è tanto importante. Ma soprattutto il riconoscersi debitori nei confronti altrui.

Qui c’è un’ammissione davvero commovente: l’aver toccato con mano e il confessare quanto il coniuge sia importante. Apro una porta ma la richiudo subito. Ci voleva proprio un marito che dicesse questo di sua moglie! E spero che presto ci sia una moglie che faccia altrettanto. Come diceva San Giovanni Paolo II, il marito e la moglie si aiutano a svelare reciprocamente l’altrui identità. Bello!

3) L’amore vero viene dall’Alto. Che meraviglia che sia stato detto sotto i riflettori di mezzo mondo. L’amore vero non è “laico”, per come laico è inteso oggi, cioè senza Dio. L’amore è un dono di Dio che gli sposi accolgono dal momento della celebrazione.

Come vorrei vedere più sposi e spose capaci di esprimersi così per il proprio coniuge! Come mi piacerebbe che tutti voi sappiate sinceramente manifestiate in privato e in pubblico una tale stima e considerazione per la persona con cui vivete!

Per tutto ciò, vorrei ringraziare Roberto per questo inno di amore, questa dichiarazione appassionata di affetto e riconoscenza per sua moglie. Caro Roberto, potevi dire mille altre cose, di sicuro divertenti, interessanti, colte. Eppure, ti sei soffermato sull’essenziale, su qualcosa che nessuno in pratica osa dire oggi.

Grazie perché ci hai ricordato che la vita è bella, è molto più bella quando due sposi la vivono così.

Padre Luca Frontali

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Agosto amore mio non ti conosco…si, ma ora siamo a Settembre!

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”

Agosto è terminato da poco. Si torna dalle vacanze e i ricordi delle sessantenni che fanno acqua-gym in mare è ormai -fortunatamente- un incubo lontano. Ma c’è di più.

L’estate con i suoi corpi esposti, con le tartarughe ostentate e con le rughe occultate sbiadisce come una maglietta rossa lavata -per sbaglio da tua moglie- con la candeggina.

“Sic transit gloria mundi” dicevano i latini per sottolineare che le cose del mondo sono effimere…ma poi i latini hanno incontrato gli americani e ne sono venuti fuori tormentoni estivi e balli di gruppo. (Battutaccia!!!)

Succede che ad Agosto gli occhiali da sole nascondono lo sguardo che a volte si perde là dove non avrebbe dovuto neanche posarsi. Succede che alcuni dicono: “Ad Agosto, amore mio non ti conosco!”

…e succede che succedono i guai.

Già, perché il punto forse non è il clima estivo e le birre ghiacciate, il punto è il cuore dell’uomo e della donna.

Scriveva Dostoevskij che il cuore dell’uomo è il campo di battaglia in cui Dio e satana si scontrano.

Come si arriva a Settembre sani e col matrimonio salvo?

Si arriva imparando a custodire il proprio cuore in ogni stagione. E allora non ci sarà agosto troppo caldo o febbraio troppo freddo…se fuggi l’infedeltà e se riconosci innanzi al Signore di avere un cuore adultero anche se non hai mai tradito concretamente il tuo coniuge, allora starai custodendo il tuo matrimonio.

Se credi di essere forte o di custodire il tuo matrimonio con la gelosia, con i ricatti affettivi o con altre alchimie umane…tieniti forte, potrebbe crollare tutto da un momento all’altro.

Chi è fedele nel poco, è fedele nel moltoe chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto” (Lc 16,10-11)

La fedeltà è un’arte che richiede un allenamento costante, un allenamento fatto di umiltà, Eucarestia, Confessione, preghiera e rinunce.

Una volta ho sentito dire a don Fabio Rosini che “una persona sposata non può fare tutto, non può guardare tutto, non può andare dappertutto.”

E allora forza…custodiamo il nostro matrimonio e chiediamo per quest’opera sovrumana l’aiuto del Signore…e settembre non farà più così paura.

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Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

Una religiosità fatta di precetti

L’intento di Paolo è di mettere alle strette i cristiani perché si rendano conto della posta in gioco e non si lascino incantare dalla voce delle sirene che vogliono portarli a una religiosità basata unicamente sull’osservanza scrupolosa di precetti. Perché loro, questi predicatori nuovi che sono arrivati lì in Galazia, li hanno convinti che dovevano andare indietro e prendere anche i precetti che si osservavano e che portavano alla perfezione prima della venuta di Cristo, che è la gratuità della salvezza.

Oggi ci soffermiamo sulla catechesi di Papa Francesco proposta ieri, durante la consueta udienza generale del mercoledì. In particolare ci soffermeremo su alcune righe di ciò che ha detto. Secondo noi le più interessanti, almeno sono quelle che ci hanno maggiormente colpito. Una religiosità basata sui precetti. Perchè Paolo è così preoccupato dal rischio di scivolare in questo tipo di religiosità? Attenzione alla parole: non di fede (la fede è altro) ma di religiosità. La fede è il contenuto mentre la religiosità è l’involucro che si vede, la confezione dovrebbe poi contenere la sostanza, cioè l’amore. A nostro avviso i rischi maggiori, a cui fa riferimento Paolo, si concretizzano in due atteggiamenti specifici, che diventano modus operandi poi anche nel nostro matrimonio.

NON ABBIAMO BISOGNO DI GESU’. Questo è il primo grande rischio che si cela dietro una fede che si fonda principalmente sull’osservanza dei precetti. Io vado a Messa, faccio le elemosina, mi comporto bene, rispetto i comandamenti e per questo mi merito la ricompensa eterna, il paradiso. Non per amore, ma per sentirmi bravo. Moltissimi ragionano in questo modo. Gesù non è il sostegno della vita, ma diventa quasi un notaio. Colui che deve (è suo compito) registrare quanto siamo bravi. Questo è l’atteggiamento dei farisei. Molto religiosi, ma proprio per questo incapaci di amare. Anche noi rischiamo di essere farisei non solo con Gesù, ma anche con il nostro coniuge. Ci trasformiamo in giudici impietosi, incapaci di perdonare perchè noi non commettiamo certi errori e per questo non ammettiamo che gli altri possano invece sbagliare. Siamo intimamente convinti di essere meglio del nostro coniuge e che lui/lei sia fortunato/a ad averci accanto. Questo è terribile. Questo non è amore. Solo chi si sente bisognoso di perdono e comprende tutta la propria miseria è capace poi di accogliere quella dell’altro e di perdonare. Perdona perchè sa di essere perdonato. Ama perchè sa di essere amato.

UNA LEGGE D’AMORE. Gli ebrei hanno umanizzato in un certo senso la legge di Dio. Hanno provveduto a scrivere centinaia di precetti e di regole. Nella stessa Bibbia ne troviamo moltissimi. Perchè? Perchè c’è bisogno di sentirsi in una sorta di confort zone. Sapere quello che si deve fare. Gesù non cancella le regole ma chiede di andare alla base di queste regole. Ci dice che alla fine tutto è finalizzato ad amare. Ama Dio e ama il tuo prossimo. Le regole non sono quindi il fine. Dio non vuole dei sudditi obbedienti. Le regole sono il mezzo per arrivare all’amore. Dio ci vuole realizzati nella vita e santi. Dio ci dice: se vuoi davvero amare cerca di vivere la tua relazione sponsale (e ogni altra relazione) nel modo che ti ho insegnato. Gesù ci chiede un cambio di mentalità. Ci chiede di accogliere le regole come parole d’amore, perchè ci permettono di amare davvero, di andare in profondità del nostro rapporto matrimoniale. Cambia davvero tutto. Per me è stato difficile accogliere la morale sessuale della Chiesa. L’ ho accolta quando ho compreso che non era una sciagura ma una benedizione e una grande opportunità. La castità, i metodi naturali, l’attenzione all’altro non sono più motivo di frustrazione, ma diventano un libretto d’istruzioni per vivere fino in fondo il nostro matrimonio e per donarci nella verità combattendo l’egoismo e la concupiscenza che ci abitano. Gesù attraverso quelle regole ci chiede di perfezionare la virtù del dominio di noi stessi per poterci donare. Come puoi donarti se non ti appartieni?

Il Papa ci offre spunti importanti su cui riflettere. Non perdiamo questa occasione per crescere in amore e santità nel nostro matrimonio.

Antonio e Luisa

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Gli errori da non commettere

In questi anni abbiamo ricevuto tantissime mail, messaggi e commenti sotto i nostri articoli o post. Abbiamo deciso quindi di fare una sintesi dei principali motivi di sofferenza che abbiamo riscontrato. Speriamo possa essere utile.

L’IDEALE NON ESISTE

L’altro non è perfetto. Io non sono perfetto. Il matrimonio non è perfetto. C’è un momento in cui ogni coniuge deve lasciar cadere, deve liberarsi del sogno che aveva dentro di sè dell’altra persona. Questo è un momento che appartiene alla storia reale di ogni coppia. Lasciar cadere il sogno e accogliere in noi la verità dell’altro. Chiamarlo finalmente per nome. Chiamarlo in senso biblico. Accogliere e riconoscere con il nome tutta la persona che abbiamo di fronte. Questo processo può essere anche un duro colpo. Tante aspettative e tanti progetti. Tanti desideri che l’altra persona avrebbe dovuto incarnare e realizzare. Non è così. Spesso la persona che abbiamo sposato non è quella che pensavamo di aver sposato. Spesso l’idea che ci costruiamo è idealizzata e non è reale. Vogliamo che l’altro sia chi non è. E’ importante superare questo momento cruciale. Momento che può giungere per alcuni prima e per altri dopo, per alcuni in modo repentino e per altri in modo graduale, ma arriva per tutti. Tranquilli che arriva. E’ importante saperlo e riuscire a superarlo. E’ importante disinnescare il pericolo che si cela dietro. Il pericolo di pensare che lui non sia quello giusto, che lei non sia quella giusta, e quindi provare con qualcun’altro/a. L’amore chiede invece questo salto di qualità. Saper riconoscere e accogliere l’altro per quello che è. Solo così l’amore diventa maturo. Quando ci si rende conto della caduta del sogno si sperimenta davvero di perdere la vita. Solo facendo questa esperienza che è un’esperienza di crisi, di smarrimento, di solitudine, magari di sofferenza e dolore. Solo passando attraverso questa morte possiamo essere finalmente pronti a farci dono all’altro senza pretendere nulla. Solo morendo possiamo risorgere in una nuova relazione questa volta fondata sulla verità e non su un desiderio idealizzato che non esiste. La famiglia del mulino bianco lasciamola alla pubblicità. La nostra non è così, ma se riusciamo a fare questo salto di qualità, se riusciamo ad uccidere il sogno che abbiamo in testa,  beh la nostra famiglia può essere anche più bella di quella del mulino bianco, con tutto il casino e l’imperfezione da cui è abitata.

FARE L’AMORE NON E’ SEMPRE MERAVIGLIOSO

Abbiamo affrontato innumerovoli questo argomento e non torneremo sulle possibili cause e modalità per un recupero di questa dimensione. Quello che ci preme ribadire in questa analisi è che il rapporto fisico tra gli sposi ha una rilevanza che va oltre il solo piacere fisico. Sappiamo bene come stress, stanchezza, preoccupazioni e tanto altro possano influire sul nostro desiderio e anche sul modo con cui viviamo l’intimità. Fate comunque l’amore, non fate trascorrere troppo tempo, anche quando attraversate un periodo nel quale non ne avete molto desiderio e magari non riesce benissimo. E’ il gesto che più unisce e che permette ai due sposi di mantenere una vicinanza anche dei cuori. Anche quando non è esperienza totalmente appagante sul piano fisico è comunque importante e positiva se vissuta nel dono reciproco. Non sottovalutate la bellezza di sentirsi uno con l’altro. Diceva padre Raimondo (la nostra guida per tanti anni): Non tutte le ciambelle riescono con il buco ma la cosa bella del matrimonio è che non c’è ansia da prestazione. C’è tutta la vita per riprovare e migliorare.

FERITE E PERDONO

Non possiamo lasciarci condizionare dagli errori del passato. Se l’altro ha commesso degli errori, anche gravi, verso di noi, solo perdonando saremo in grado di ripartire. Alcuni di voi diranno: Io voglio perdonare ma non riesco! Quello che mi ha fatto è troppo grave. Questa è l’esperienza di tanti soprattutto quando accadono, appunto, fatti gravi. Come può essere ad esempio un tradimento. Come fare? Naturalmente non esistono ricette preconfezionate. Qui si tratta di mettere mano alla nostra umanità ferita. E’ molto faticoso. Spesso si tratta di affrontare tanto dolore e di dover elaborare un vero e proprio lutto. Tutto parte dalla nostra libertà. Dobbiamo essere liberi di andare oltre il male che l’azione di nostro marito o nostra moglie ci sta causando. Andare oltre i sentimenti e le emozioni. Per fare questo serve tempo. Il perdono non si può pretendere proprio perchè spesso l’altro non è pronto. Riuscire a perdonare (davvero) significa attraversare un processo interiore che ci permette di dissociare il peccato che ci ha fatto del male dal peccatore che lo ha commesso. L’altro non è il suo gesto o la sua mancanza, L’altro è una meraviglia nonostante il suo errore che magari è molto brutto. Perdonare non è quindi dire Ti perdono con le parole, ma è la capacità di riacquistare lo sguardo di Dio verso l’altro. Uno sguardo benedicente. Riuscire di nuovo a guardarlo con la meraviglia di Dio. Riuscire quindi a fidarci ancora dell’altro. Quanto accaduto resta vivo nella nostra memoria ma non fa più male. Si trasforma in amore. In capacità di rilanciare. Non tutti riescono certo ma tutti ne abbiamo le capacità. Soprattutto noi sposi.

Queste sono solo tre dinamiche abbastanza comuni. Ce ne sono altre. In un prossimo articolo magari le affronteremo e se ne avete da suggerire scriveteci un commento o un messaggio.

Antonio e Luisa

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Come al solito !

Dal brano di Vangelo secondo Luca di ieri :

Lc 4,16-30 In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista ; a rimettere in libertà gli oppressi a proclamare l’anno di grazia del Signore». […]

Questo è un brano abbastanza famoso perché offre tanti spunti per la riflessione personale e per capire chi è Gesù, o almeno come ci viene presentato dalla descrizione offerta da questo evangelista. A noi sarà sufficiente soffermarsi sulla prima frase, poche parole , concise ma chiare.

Probabilmente l’evangelista Luca era un amico della Madonna, infatti è l’unico che racconta alcuni aneddoti della cosiddetta “vita nascosta” di Gesù, possiamo immaginare che glieli abbia raccontati direttamente Lei ; è interessante notare come in questi racconti Giuseppe e Maria restino sempre un passo indietro rispetto al vero protagonista, che è Gesù : ci piace pensare che un po’ sia lo stile di Luca ed un po’ ci sia lo “zampino” di Maria che ne ha approvato la versione finale dei racconti, aggiustando qua e là con la sua rinomata umiltà, unita a quella del Suo Giuseppe.

Stiamo scadendo nel sentimentalismo ? No, ma quando affrontiamo le tematiche della Santa Famiglia non possiamo far finta che loro tre fossero dei super-uomini con dei super-poteri oppure dei mezzi-dei a cui tutto viene facile… no ! Anch’essi hanno dovuto affrontare le sfide del loro tempo con la loro carne, senza l’aiuto di effetti speciali da “Agente 007”, hanno vissuto una famiglia felice, bella, santa, benedetta, perfetta, MA pienamente umana. E di questo dobbiamo sempre tenerne conto, senza dimenticare che “questi tre” non erano persone comuni : lei La Vergine prima, durante e dopo il parto e Immacolata (dalla macchia del peccato originale e quindi anche dai peccati personali), suo marito non poteva essere da meno (certo non Immacolato) … vi immaginate Maria che si innamora di un ubriacone, bestemmiatore, un poco di buono avanzo di galera ?… e poi c’è Lui, il Dio fatto carne, vero Dio e vero uomo…. perciò non erano proprio dei comuni mortali ma nello stesso tempo non sono stati esentati dalle fatiche dell’umano vivere.

Nel Vangelo si dice che Nàzaret ha visto crescere Gesù, quindi si può immaginare che la gente presente quel sabato nella sinagoga, fosse la stessa gente che ha visto Gesù correre da infante, giocare, imparare a camminare, lavorare con Giuseppe nella bottega o addirittura a casa propria come mandanti dell’artigiano… eppure la meraviglia iniziale si tramuta presto in incomprensione, ed il livello sale talmente che diventa ostilità e sdegno.

Può darsi che prima di questo episodio questa (Sacra famiglia) fosse una famiglia rispettabile e degna di ammirazione, ma tutto ad un tratto diventa nemica solo per aver detto la Verità ( Gesù infatti si è auto-rivelato forse per la prima volta )… se anche la Sacra Famiglia è stata vittima di persecuzione/discriminazione, non possiamo pretendere una sorte tanto diversa se stiamo dalla parte di Gesù ! Questo ci sembra già un primo insegnamento da non dimenticare per le nostre famiglie che tentano di assomigliarle il più possibile.

Inoltre, il Vangelo recita “[…] e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga[..]”, vi siete mai chiesti da dove avesse imparato Gesù questa buona abitudine di frequentare la sinagoga tutti i sabati ? Questo è il brano del Vangelo da recitare a memoria a quelli che spocchiosamente insinuano che non ci sia scritto nella Bibbia che la Domenica bisogna andare a Messa… anche Gesù andava tutti i sabati alla sinagoga ( non che ne avesse bisogno come Dio ) … non era ancora risorto e quindi la Domenica era ancora relegata al titolo di “giorno dopo il sabato”… e nonostante ciò Lui ha comunque adempiuto a tutti gli “obblighi” religiosi.

Cari genitori, anche Gesù ha imparato ad assolvere agli obblighi religiosi dalla sua famiglia, ecco una lezione per noi : non possiamo esimerci da questo grave compito educativo, poiché i figli che il Signore ci ha affidato sono prima figli Suoi, noi siamo chiamati a fare le sue veci come meglio ci riesce ; Egli però si fida talmente di noi da affidarci quelle preziose sue creature perché possiamo aiutarli a crescere in età, sapienza e grazia… non c’è solo il corpo !

Il Vangelo dice “secondo il suo solito“, non dice : solo quando c’era catechismo, solo quando ne avevano voglia, solo quando pioveva e quindi non potevano andare a fare una gita/picnic, solo quando c’era la benedizione delle mamme o dei papà, solo quando c’era l’incontro dei genitori col parroco, solo a Pasqua, ecc… no, dice che ci andava come al solito !

Cari sposi, anche questa volta, il Vangelo ci dimostra di essere una Parola viva che non lascia molto spazio a fraintendimenti… la famiglia è davvero la culla della vita e la sua prima scuola !

Coraggio, che Dio si fida di noi !

Giorgio e Valentina

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Parlate tra voi di come fate l’amore? E’ importante.

Abbiamo scritto molte volte in questo blog quanto sia importante il dialogo in una coppia. Aspettare che l’altro capisca non sempre è la strada giusta, non lo è quasi mai. Perchè è così difficile capire che se desideriamo qualcosa dall’altra persona forse dovremmo comunicare il nostro desiderio? Oppure se c’è qualcosa che ci infastidice perchè non lo diciamo chiaramente? L’altro non ha il sesto senso. L’altro non è Mel Gibson in What Women Want che riesce a leggere nella testa delle donne e per questo riesce ad essere fantastico con tutte le sue tante conquiste.

Vi svelo un segreto. Anche vostro marito o vostra moglie desidera essere meraviglioso con voi ma forse non sa come farlo. Per questo è importante parlare e parlare. Poi ancora parlare e parlare. Ed è altrettanto importante ascoltare. Quando l’amato/a si apre è importante non perdere l’occasione di imparare qualcosa per migliorare la nostra relazione. In fondo il nostro desiderio, ciò che abbiamo promesso il giorno del matrimonio, non è forse impegnarci a fondo per rendere felice l’altro?

Uno degli ambiti dove c’è forse più difficoltà ad aprirsi è l’intimità. E’ facile esprimere la gioia quando tutto funziona e il rapporto è stato appagante lo è meno raccontare le difficoltà. Si fatica ad esternare quegli atteggiamenti e quei gesti del partner che non ci piacciono. Vale per l’uomo quanto per la donna, anche se solitamente è la donna che subisce maggiormente.

Invece è fondamentale parlarne. Ne va spesso della relazione stessa. Fare l’amore senza che se ne tragga piacere e anzi farlo avvertendo disagio e in alcuni casi dolore non fa che rendere un momento che dovrebbe essere il più bello tra gli sposi in qualcosa da sopportare, da rimandare e alla lunga da non fare più. Capite il rischio?

Quindi parlatene sempre. Parlatene però nel modo giusto.

Liberatevi dal puritanesimo. Non nascondiamolo: spesso ci si vergogna di parlare di sesso. E’ giusto mantenere un sano pudore ed essere gelosi di questa dimensione. E’ giusto con tutti, ma non tra marito e moglie. Liberiamoci da questa idea che vivere la propria sessualità sia qualcosa che abbassa la relazione a qualcosa di solo istintivo. Non è così! Ne abbiamo scritto diverse volte. Fare l’amore è un gesto sacro, quando è compiuto tra due sposi uniti sacramentalmente. Un gesto pieno di dignità e di amore vero, concreto ed efficace. Eppure c’è ancora vergogna nel parlare in coppia di ciò che piace e non piace, di come si possa migliorare, di quali siano i gesti più apprezzati e quelli che danno fastidio. Non limitate questa possibilità di crescere in un gesto importantissimo nella coppia. Un’esperienza che può davvero diventare meravigliosa e avvicinare a Dio. E’ bene ricordare che tanti sposi hanno imparato a fare l’amore nutrendosi di pornografia. Credono di sapere tutto e in realtà non sanno nulla di buono. Fare l’amore non è una tecnica da mettere in pratica, ma un dialogo tenero e ad amoroso tra due persone che desiderano darsi piacere e in quel piacere trovare comunione e unità di cuore oltre che di corpo.

Parole per costruire e non per distruggere. L’argomento va affrontato per migliorare la sessualità e non per trasformare il dialogo in una serie di accuse reciproche. Quanti sono capaci solo di puntare il dito: Tu non mi fai sentire niente, tu pensi solo al tuo piacere, non sei capace. Per poi magari arrivare alle frasi più brutte e dannose: certo che il mio ex (o la mia ex) era molto più bravo/a di te. Attenzione: dovete costruire e non distruggere ancora di più. Quindi i consigli sono due. Evidenziate ciò che vi è maggiormente piaciuto: è stato molto bello quando mi hai accarezzato dovresti farlo di più, quel gesto mi ha dato un po’ fastidio e quella sensazione mi ha un po’ bloccato/a per favore non farla più, mi piacerebbe che tu ti dedicassi a me in questo modo. Insomma, un dialogo teso a un confronto per migliorare e non per gettare addosso all’altro il nostro risentimento e la nostra insoddisfazione.

Parlatene con calma non durante il rapporto. Trovate un momento in cui siete da soli ma non durante il rapporto. Andreste a rovinare tutto. Durante il rapporto è bello e consigliato dare delle indicazioni molto semplici: si così è bello oppure smettila. Cose semplici e senza replica. E’ importante trovare invece dei momenti in cui approfondire ciò che è andato e ciò che non è andato in uno scambio aperto e sincero. C’è un momento meraviglioso per condividere il bello (solo il bello) che si è vissuto. Subito dopo aver terminato il rapporto. Lì in quell’abbraccio carico di comunione e di emozione, esprimere la nostra gioia e gratitudine reciproca, può unirci ancora di più e rendere quel momento ancora più ricco e carico di amore.

Sono solo dei piccoli e semplici consigli ma crediamo molto importanti. Tanti problemi di relazione nascondo proprio dal rapporto intimo vissuto male e un rapporto intimo è vissuto male perchè molte volte non se ne parla abbastanza.

Coraggio quindi se ci tenete al vostro matrimonio parlatene e impegnatevi a fondo per rendere la vostra intimità sempre più bella per entrambi.

Antonio e Luisa

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Il (vero) matrimonio senza rughe

Cari sposi,

anche se qui forse dovrei esordire più con “care spose” …

Magari vi sarò capitato sotto gli occhi la rubrica sulla coppia di qualche rivista tipo Vogue, Elle, Glamour mentre siete in attesa dal dentista. È tipico in quegli articoli temi tipo: “come rimediare un disamore?” o “le dieci causa di crisi di coppia” e giù a ricette magiche per diventare la coppia perfetta.

Quante volte i coniugi vogliono “lavare” la propria relazione, cioè purificarla da tutte quelle sporcizie e remore che la rendono dura e faticosa. Allora di solito si punta a cambiare parole, modificare il proprio atteggiamento, capire quali sono gli stratagemmi funzionanti per non litigare, o mordersi la lingua, fare buon viso a cattivo gioco, dai sorvoliamo, mettiamoci una pietra sopra… Quante cose buone ci si è inventati per ottenere un miglioramento, di certo tutte cose buone ma occhio a non fare la fine dei farisei del Vangelo.

Gesù coglie l’occasione da questa scena di vita ordinaria per dirci che il cuore umano, con il suo carico di peccato, che tecnicamente si definisce come “concupiscenza”, non lo riusciremo mai a trasformare in meglio con un po’ di sapone.

Ma che pessimismo! Io direi piuttosto: realismo. Quanti sistemi politici, correnti di pensiero, ideologie hanno cercato di creare in terra la società giusta lasciandosi dietro una scia di morte e sangue. Come mai? Non sarà che “il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa e insanabilmente malato; chi lo può conoscere?” (Ger 17, 9).

È la sua Grazia che lo può fare, solo Lui ha il potere ci cambiarmi da dentro se io sono disposto a collaborare.

Per voi sposi che avete consacrato il vostro amore nello Spirito Santo, ci vuole ben altro. Una casa ovviamente si costruisce dalle fondamenta, si parte dall’umano ma “senza Gesù non possiamo fare nulla” e quindi la nostra pienezza come persone e come coppie sta nello stare a pari passo con i doni che il Signore ci fa ogni giorno.

Papa Francesco ci ricorda che: “la condiscendenza divina accompagna sempre il cammino umano, guarisce e trasforma il cuore indurito con la sua grazia, orientandolo verso il suo principio, attraverso la via della croce. Dai Vangeli emerge chiaramente l’esempio di Gesù, che […] annunciò il messaggio concernente il significato del matrimonio come pienezza della rivelazione che recupera il progetto originario di Dio (cfr Mt 19,3)»” (AL 62).

Mentre noi vorremmo essere sempre belli e senza rughe, il nostro Sposo ci insegna che siamo belli nella misura in cui ci lasciamo amare da Lui e cerchiamo di starGli il più vicino possibile. Poi, il resto, il trasformarci, il migliorarci, il cambiarci lo fa Lui a poco a poco,

Caro sposi, se volete davvero vivere un matrimonio “alla Dio”, se sentite in cuor vostro la spinta a diventare una coppia migliore di quello che siete adesso, bene, allora l’unica è strada è lasciarsi guidare e condurre dal Gesù nello Spirito per le strade che Lui ha pensato per voi.

ANTONIO E LUISA

E’ vero! Anche noi scriviamo sovente di ricette, di atteggiamenti giusti e sbagliati, di modi di approcciarsi ecc. ecc. Sono tutti spunti che possono essere importanti, ma possono essere utili nella misura in cui il nostro cuore è aperto alla Grazia. Come dire che Gesù ti dà il desiderio di amare sempre e comunque e i nostri consigli possono suggerire il modo, come farlo.

Tutto parte però dall’amore di Dio. Nulla sarebbe possibile se non ci sentissimo amati per primi e in modo così grande quanto immeritato da Gesù. Solo dopo, dopo aver fatto esperienza di questo amore saremo capaci di perdonare, di amare per primi il nostro coniuge, di amarlo quando magari non si dimostra molto amabile e l’istinto sarebbe quello di mandarlo a quel paese se non di dargli una padella in testa.

Ciò che cambia i cuori è solo l’esperienza di Dio, poi possiamo discutere sul come rispondere a quell’amore, ma se non c’è la base della relazione con Gesù tutto il resto diventa un parlare sterile e inutile. Anche il perdono diventa un atto di debolezza e di dipendenza. Come se Gesù fosse morto in croce per debolezza. Ma lo può capire solo chi ha incontrato quel Gesù morto per lui.

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 16

Sarebbe interessante approfondire la tematica degli abiti eleganti della Domenica nonché del decoro del corpo, ma ne parleremo meglio più avanti, per ora ci basti sapere che corpo ed anima sono inscindibili nell’uomo. Oggi vogliamo proseguire con i rituali iniziali, perciò vi riproponiamo l’indicazione del Messale ma ne analizzeremo la seconda parte del contenuto :

Giunto all’altare, il sacerdote fa con i ministri un profondo inchino, bacia l’altare in segno di venerazione e, secondo l’opportunità, incensa la croce e l’altare. Poi, con i ministri, si reca alla sede. Terminato il canto d’ingresso, il sacerdote e i fedeli, in piedi, si fanno il Segno della Croce. Il sacerdote, rivolto al popolo, dice : Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Il popolo risponde: Amen

Dopo aver compreso della sede, degli abiti e del bacio all’altare, ecco che finalmente arriva il Segno di Croce.

Perché ci segniamo con questo segno ? Da dove trae la sua origine ? Ha una sua forza o è come un rito scaramantico ?

Queste sono solo alcune tra le domande che sentiamo spesso e a cui tenteremo di dare una risposta chiara seppur sintetica ; l’analisi del Segno di Croce ci porterebbe molto lontano con lunghi discorsi di tipo teologico, filosofico, dottrinale, antropologico, pastorale, ma siamo costretti a fare una scelta, perciò speriamo di essere concisi e chiari allo stesso tempo.

Fin dai primi secoli del Cristianesimo è presente il Segno di Croce, infatti leggiamo negli Atti di sant’Afra, martire ad Augusta (Baviera) nel 304, la testimonianza di un pagano che depone a proposito di san Narciso e del suo diacono: 

“sapevo che erano cristiani, perché tracciavano sulla loro fronte il segno di croce”.

Com’è chiaro da questa testimonianza, il Segno di Croce ha subìto un’evoluzione nei secoli, anticamente era probabilmente solo sulla fronte, ma poi i cristiani ne hanno capito l’importanza, il significato e la potenza, che hanno sentito l’esigenza di abbracciare tutto il corpo con esso diventando quel gesto che tutti conosciamo e che, dovremmo re-imparare a fare bene e spesso.

E’ chiaro che il Segno di Croce trae la sua origine dalla Croce di Gesù, dall’evento salvifico per eccellenza ; nella Bibbia (1Cor 1,17-25) è spiegato che la croce è scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani. Scandalo perché i Giudei si aspettavano un salvatore, il liberatore di Israele, il Messia (Mašīaḥ in ebraico), come una figura politica e militare, e quindi risulta assurdo che uno che si proclami “Il Messia” faccia la fine di un comune malfattore senza che nessun esercito si mobiliti per liberarlo da tale supplizio : ecco perché è scandalo per i Giudei. Dall’altra parte troviamo i pagani, per i quali è stoltezza predicare in giro per tutta la Galilea che il tempo dei cambiamenti è vicino (il Regno dei cieli), ostinarsi nel fare miracoli a destra e a sinistra, proclamarsi non solo salvatore d’Israele ma addirittura “il Figlio di Dio”, auto-dichiararsi Re dei Giudei e poi finire in croce come un comune malfattore : è da stolti.

Questi sono ragionamenti di chi non ha uno sguardo di fede, ma vede gli avvenimenti soltanto con un’orizzonte terreno.

Mentre per i cristiani, discepoli di Gesù ( quel Messia crocifisso ), gli avvenimenti su questa Terra hanno sempre un aggancio con il Regno dei Cieli, lo sguardo dei cristiani non è solo orizzontale, essi vivono e muoiono come tutti gli altri ma hanno la consapevolezza che tutto è nelle mani di Dio, che anche ciò che sembrava perduto (la croce di Gesù) senza la fede, acquista un nuovo significato quando si ha la fede. Infatti la morte di Gesù non è stata vana, ma è stata redentiva e vicaria, cioè ci ha redento con la Sua Passione perché ha sofferto per noi e al posto nostro, ma tutto ciò si comprende solo con la fede ; era necessario che la nostra redenzione passasse per la Croce di Cristo Gesù affinché i nostri peccati restassero inchiodati su quella croce, ma a noi avvenisse ciò che è avvenuto per Gesù, la risurrezione e la vita eterna. Lui è risorto, è veramente risorto !

Ciò che per gli altri è scandalo e stoltezza, è divenuta per i cristiani vessillo glorioso di Cristo, della Sua gloriosa resurrezione e della Sua vittoria sul peccato e sulla morte.

Facciamo ora un passettino in avanti con la riflessione : se Gesù è morto in croce significa che non ci è andato con l’intenzione, sulla croce, ma con il suo vero corpo, e questo ci ricorda che Colui che si è dichiarato “il Figlio di Dio” si è fatto carne davvero, è diventato uomo vero ( non mezzo uomo e mezzo Dio , ma vero uomo e vero Dio ). E se c’è un Figlio di Dio, significa che c’è anche un Padre, infatti Gesù l’ha ampiamente sottolineato tante volte nei suoi discorsi che Lui e il Padre sono la stessa cosa ; proseguendo con il ragionamento semplice comprendiamo che se sono veri i discorsi sul Padre, allora sono veri anche i discorsi sullo Spirito Santo.

E arriviamo velocemente alla riflessione finale : il Catechismo della Chiesa Cattolica spiega che il Segno di Croce è un sacramentale ( vedi l’articolo 7 di questa serie ), e come tale ci rafforza nella fede ogniqualvolta lo facciamo, senza l’atto di fede esso rimane sterile e si riduce allo stato di rito scaramantico e superstizioso. Come tutti i sacramentali porta con sé una forza ed un vigore unici, poiché rafforza la fede e ridona vigore ad un animo un poco assopito. Una schiera innumerevole di santi ( ma non solo loro, anche noi ) ci testimoniano come farsi il Segno di Croce devotamente e con fede in taluni momenti possa cambiare il corso della giornata, talvolta cambia gli eventi, molti martiri hanno trovato la forza di affrontare i supplizi ed i loro ultimi momenti nel farsi il Segno di Croce, ed in taluni casi ciò ha aiutato la conversione degli aguzzini, quantomeno lo stupore per la fierezza con cui essi affrontarono il martirio.

Da ultimo vogliamo ricordare che farsi il Segno di Croce crea come uno scudo intorno a noi, uno scudo impenetrabile ai diavoli, ecco perché dovremmo re-imparare a farlo bene, con calma, con devozione, con rispetto, con tanta fede e re-imparare a farlo tante volte lungo il corso della giornata.

Care famiglie, è importante insegnare ai figli a farsi bene il Segno di Croce, quanto bene abbiamo ricevuto dai nostri nonni/zii che ci hanno fatto vedere che non si vergognavano di farsi un Segno di Croce in mezzo alla strada passando davanti ad una Santella, oppure davanti al Cimitero, alla Chiesa parrocchiale… le occasioni sono molteplici per dire una preghiera con il corpo e dimostrare a Gesù il nostro amore.

Cari sposi, quando vi svegliate la mattina, la prima cosa da fare è mettersi al riparo dagli attacchi del nemico dietro lo scudo del Segno di Croce ed insieme ringraziare Dio che ci ha concesso un altro giorno… similmente alla sera prima di addormentarvi rimettete la vostra vita nelle mani del Signore con il Segno di Croce e come farebbe un bambino rintanandosi nella sua casetta, così rintaniamoci dietro lo scudo potente del Segno di Croce e… sogni d’oro, anzi di Paradiso !

Giorgio e Valentina.

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“Nessuno si converte con le bastonate” – “Sposi&Spose di Cristo”

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”

“Mio marito non viene a fare shopping con me…io mi arrabbio e gli tengo il muso…e lui mi segue”.

“Mia moglie non vuole parlare di altro se non di figli…io allora la umilio con qualche parolaccia…le faccio credere che non vale nulla e lei allora cerca di parlare di altro”.

Quanti altri esempi si potrebbero fare e sicuramente ciascuno di voi ne ha in mente qualcuno.

A volte la realtà delle cose non ci piace. Vorremmo cambiare le situazioni, vorremmo che ci fosse gioia in famiglia, vorremmo che i nostri figli ci ascoltassero di più…vorremmo……vorremmo…………

E allora mettiamo in atto tutta una serie di comportamenti più o meno coercitivi (dallo stimolare nell’altro i sensi di colpa…fino a picchiarlo in alcuni casi) affinché la realtà si pieghi secondo il nostro volere.

Le ricette per modificare i comportamenti delle persone non mancano…soprattutto quando ci crediamo paladini del bene, del vero e del giusto…e ci eleviamo a salvatori delle situazioni e delle persone.

Quante ricette.

Quante ricette abbiamo per salvare il pianeta, per salvare le anime, per salvare gli animali, per salvare i matrimoni, per salvare le piante, per salvare gli oceani, per salvare le parrocchie, per salvare le amicizie, per salvare i gatti sugli alberi, per salvare l’economia globale, per salvare i rifugiati, per salvare i rapporti con i suoceri, per salvare gli embrioni congelati, per salvare i mobili antichi dai tarli, per salvare i ragazzi dalle nuove e vecchie dipendenze, per salvare l’albo degli avvocati, per salvare lo schermo dello smartphone, per salvare gli ornitorinco dall’estinzione (quale sarà il plurale di ornitorinco??), per salvare i ricordi, per salvare i bambini dai trafficanti di organi, per salvare l’arte, per salvare l’ozono, per salvare quello che ti pare…

Vi sveleremo un segreto. Se in queste ricette c’è l’ingrediente “bastone”…il risultato sarà una schifezza.

Una volta un prete mi disse: “Fratello, nessuno si converte con le bastonate”.

Questa frase mi ha fatto pensare e alla fine ho capito che qualsiasi cosa tu voglia salvare…in realtà…solo la mitezza, la preghiera, la cura, l’ascolto, la dolcezza, la simpatia, la comprensione, la gentilezza….solo questi ingredienti possono aprire dei varchi per far passare l’unico che può salvare veramente qualcosa o qualcuno: il Signore Gesù Cristo.

E allora mi torna in mente e nel cuore quel bel dialogo de Lo Hobbit in cui Gandalf si rivolge a Galadriel e le dice:

“… Saruman ritiene che solo un grande potere riesca a tenere il Male sotto scacco…ma non è ciò che ho scoperto io. Io ho scoperto che sono le piccole cose, le azioni quotidiane della gente comune che tengono a bada l’Oscurità. Semplici atti di gentilezza e amore…”

E allora con la nostra gentilezza in famiglia, con la cura del dialogo con nostro marito o con nostra moglie…con la dolcezza di un ascolto vero che possiamo offrire al nostro coniuge…con la tenerezza dei gesti quotidiani da cui può nascere una bella intimità sponsale tra i coniugi…con la preghiera a volte silenziosa fatta nel nascondimento del cuore per i nostri cari….solo così apriremo varchi al Signore!

E allora camminando per la via dell’umiltà spalancheremo le porte del cuore dell’altro.

Impariamo da Gesù…da Colui che è Mite ed Umile di Cuore.

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Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

Non fare nostro ma fare posto

Qual è la grandezza di Dio?  Dio è grande in tutto, ma lo è soprattutto quando si fa piccolo. La Sua grandezza verso noi uomini si concretizza soprattutto nel Suo farsi piccolo. Quando Dio crea, dice un detto ebraico poco conosciuto, si ritrae, si contrae per poter dare la vita, per non essere tutto solo Lui. Dalla sua contrazione nasce l’Universo, nasce il Mondo e nasciamo anche noi, nasce l’uomo, che del Creato è il vertice. La grandezza di Dio, quindi, non consiste nel travolgerci con la sua grandezza, ma nella Sua capacità di non farlo, di farsi piccolo per essere accolto da noi. Dio si è autolimitato per permettere una relazione possibile tra noi e Lui. Perchè la desidera. Perchè Lui è amore e vive di questa relazione tra le tre Persone Divine.

Ci ama così tanto da essersi fatto uomo, come noi, per poterci abbracciare, sorridere, guardare attraverso il Suo corpo e alla fine donare tutto di sè, sempre attraverso il Suo corpo. Il nostro Dio è vero perchè nessun uomo avrebbe potuto inventarsi un Dio così, nessuno avrebbe potuto avere l’ardire di immaginarsi un Dio così. Per questo non può che essere vero. Arriviamo a noi. Al nostro matrimonio. Cosa ci insegna questa introduzione? La nostra relazione è sacra perchè è immagine della relazione divina. E’ immagine di Dio. Semplicemente quindi dobbiamo cercare di acquisire lo stile di Gesù nell’amare il nostro sposo o la nostra sposa. Dobbiamo essere  capaci di farci piccoli per far emergere l’altro, per aiutare l’altro a sviluppare tutta la sua umanità, il suo essere uomo o il suo essere donna. Come disse sapientemente Papa Francesco nel 2017:

Il marito ha il compito di fare più donna la moglie e la moglie ha il compito di fare più uomo il marito. Crescere anche in umanità. Questo si chiama crescere insieme. Ma questo non viene dall’aria, viene dalle vostre mani, dai vostri atteggiamenti, fate in modo che l’altro cresca, lavorate per questo. 

Spesso siamo portati a fagocitare l’altro, a farlo a nostra immagine, plasmarlo come piace a noi. Vogliamo decidere non solo per la famiglia ma anche per lui/lei. Così facendo ci sembra di prenderci cura e di amare. Non è così. Non è questo il modo di fare di Dio. Dio non ci vuole forzare a nulla. E’ importante comprendere questo per capire finalmente che la nostra sposa è bellissima e merita di avere accanto uno sposo che riconosce in lei una bellezza diversa dalla sua. E’ importante che uno sposo abbia accanto una sposa che desideri amarlo per quello che è senza castrare la sua diversità e la sua virilità. Ciò non significa che tutto vada bene, ognuno di noi ha difetti e atteggiamenti da cambiare. Significa non forzare l’altro ad essere come noi vogliamo, ma provocare in lui/lei il desiderio di cambiare per restituirci l’amore gratuito che noi offriamo senza pretendere nulla da lui/lei. Non per forza ma per amore. L’amore non è fare nostro ma fare posto in noi.

Questo è il modo di Dio e questo è ciò che dobbiamo cercare di replicare nella nostra vita. Da soli è quasi impossibile, con la Grazia di Dio possiamo e dobbiamo farcela. Ne va della nostra gioia e della nostra vocazione.

Antonio e Luisa

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Un’immagine non sempre visibile

Come spiegare che gli sposi sono immagine di Dio. Come disse Papa Francesco in un’udienza del 2014: L’immagine di Dio è la coppia matrimoniale: l’uomo e la donna; non soltanto l’uomo, non soltanto la donna, ma tutti e due.

Io e Luisa, come ogni altra coppia sposata in Gesù, siamo ciò che più si avvicina a mostrare chi è Dio. Perchè proprio nella nostra differenza uomo-donna, nel nostro essere sessuati e diversi, c’è la possibilità di generare una relazione feconda e l’occasione di farsi dono l’uno per l’altra in una comunione d’amore. Come accade nella Trinità.

Certo rappresentiamo un’immagine molto limitata ed imperfetta, ma riusciamo a raccontare qualcosa di Dio come nessuna altra realtà umana può fare. Allora perché tutta questa miseria anche tra gli sposi uniti sacramentalmente? Perchè tanti sposi si separano, si tradiscono, si feriscono nello spirito e talvolta anche nel corpo? Queste coppie non sono immagine di Dio? Non è facile rispondere. Ci proverò con un esempio che può essere esplicativo.

Diamo per vero che il matrimonio sia valido (purtroppo non è detto lo sia). Lo Spirito Santo è sceso sugli sposi e Gesù ha preso casa nella relazione dei due. I due sono immagine di Dio? Lo sono già? La risposta è ni. Si e no. Sicuramente in potenza lo sono. Hanno questa immagine impressa dentro di loro. Impronta impressa dal fuoco consacratorio dello Spirito Santo che li ha resi uno e che li ha resi di Dio. C’è l’immagine di Dio. In tutti i matrimoni validi anche i più disgraziati. C’è ma non si vede. Come se Gesù avesse scritto il Suo nome sul foglio del loro matrimonio con il succo di limone. Lo ha scritto, ma è invisibile.

Come renderlo visibile? Bisogna avvicinarlo ad una fonte di calore. Ad esempio ad una candela. Candela che genera luce e calore. Una piccola luce e una piccola fiamma. Candela che rappresenta la nostra misera capacità di donarci l’uno all’altra con tutta la volontà, con tutto il corpo e con tutta la mente. Se il nostro matrimonio è vissuto nel calore del nostro amore umano reciproco ecco che accade il miracolo. I fogli bianchi della nostra relazione mostrano ciò che Dio aveva scritto fin dal giorno delle nostre nozze in modo non visibile. Il nome di Dio prende forma e colore nella nostra vita. Diventiamo davvero immagine di Dio e del suo amore. Ecco perchè tanti matrimoni falliscono. Perchè manca il calore e la luce dell’amore naturale degli sposi. L’immagine di Dio resta nascosta e il matrimonio rischia di restare una relazione molto povera, come tante altre. Come tante altre finisce. Non diamo la colpa a Dio per questo. Solo dando tutto avremo in cambio il centuplo in gioia, pace e grazia fin da questa vita.

Diceva don Dino, un sacerdote che ci ha insegnato tanto: solo con la Grazia o solo con la volontà non si fa molto, con Grazia e volontà si può fare tutto.

Antonio e Luisa

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Apocalypse now !

La Chiesa oggi ci ha donato un brano dal libro dell’Apocalisse di San Giovanni Apostolo :

Ap 21,9b-14 Uno dei sette angeli mi parlò e disse: «Vieni, ti mostrerò la promessa sposa, la sposa dell’Agnello».
L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino. È cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele. A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte. Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.

Nella storia cinematografica si sono susseguiti molti films che parlano della famosa Apocalisse nel titolo oppure nella loro trama ; la maggior parte di essi sviluppa temi che hanno a che fare con la fine del mondo, inteso come il pianeta Terra, in modo catastrofistico ; altre pellicole trattano di lontani futuri in cui le tracce dell’uomo con le sue componenti passano in secondo piano lasciando spazio alle macchine ed ai computer ; da ultimo non possiamo dimenticare quei films che usano la parola Apocalisse per circoscrivere temi di inumana crudeltà e ferocia come quello che abbiamo ricordato nel titolo.

Ebbene, in realtà la parola apocalisse significa “Rivelazione” , quindi il mondo della cinematografia ha preso un granchio ? Per certi versi sì e per altri no. E’ vero che nel libro scritto da S. Giovanni ( o da un suo scrivano/segretario/discepolo ) si parla di eventi catastrofici, ma sono tali solo per i dannati ; tutte le catastrofi descritte nei films sono volutamente esagerate per descrivere la desolazione di un mondo disumano e senza l’uomo, ma in realtà sono niente in confronto alla vera catastrofe descritta nel libro Apocalisse : e cioè l’eternità passata senza Dio, rinnegando Dio, in compagnia del Diavolo con i suoi seguaci in quell’oscuro posto che è l’Inferno.

L’Apocalisse invece parla di una Gerusalemme celeste, di una città santa, descritta con parole meravigliose ed evocano lo splendore di una città “risplendente della gloria di Dio“, ad un certo punto l’autore non sa più quali paragoni usare, del mondo che conosciamo, per descrivere la bellezza che ha visto nelle sue visioni/esperienze mistiche.

Cari sposi, non lasciamoci ingannare da questo mondo : esso è difficile, è pieno di insidie, di ostacoli, di sofferenze, di atrocità, di pericoli, di ferocia disumana, ma prima o poi tutto ciò finirà, e dopo… se perseveriamo fino alla fine ci aspetta una città risplendente della gloria di Dio, una città della quale il sindaco non sarà un corrotto, una città nella quale la raccolta differenziata sarà solo la raccolta dei frutti di opere buone, una città senza smog ed inquinamento di ogni tipo, una città dove non saremo costretti a vedere cartelloni pubblicitari indecorosi, una città dove il traffico non esiste, una città le cui porte sono sorvegliate dagli Angeli, una città in cui non ci saranno cortei blasfemi, una città dove ci sarà sempre bel tempo, non avremo bisogno di vestiti per coprirci dal freddo, non saremo costretti a fare la coda per andare da una parte all’altra, non andremo più a timbrare il cartellino alla mattina, non ci sarà bisogno di fare la spesa, non dovremo temere di incontrare nessuno che ci odia, non avremo bisogno di fare la gara tra di noi per l’autodeterminazione, nessuno schiaccerà nessuno, nessuno odierà nessuno, non ci ammaleremo più, non peccheremo più, non litigheremo più tra noi… perché il Paradiso è questo e infinitamente di più è tutto quello che non riusciamo a descrivere con le nostre misere parole.

Sono tanti gli sposi che stanno vivendo un periodo angosciato, molti stanno combattendo contro un male incurabile, molti stanno lottando contro i propri vizi o quelli del proprio coniuge, tantissimi stanno remando contro corrente per cercare di tenere in piedi la loro relazione…. CORAGGIO SPOSI, NON LASCIAMOCI CADERE LE BRACCIA perché le cose di questo mondo finiranno e poi ci sarà la Gerusalemme celeste, finalmente faremo parte della sposa dell’Agnello… sicuramente avrete notato che nella Bibbia, quando si vuol descrivere la bellezza della relazione tra un’anima e Dio si usano i termini della famiglia : nozze, sposi, fidanzati, padre, madre, figlio.

Non è un caso, proprio perché noi sposi siamo chiamati a cominciare a vivere un pezzettino di quella meravigliosa città celeste già in questa vita attraverso la grazia sacramentale del Matrimonio, è possibile cominciare a vivere già qui un anticipo di Paradiso, come quando si sente l’aroma del caffè nella stanza ancor prima di berlo… così il nostro matrimonio può diventare per Grazia una (piccola e limitata) città risplendente della gloria di Dio.

Coraggio sposi !

Giorgio e Valentina.

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Intimità e gravidanza. Un’esperienza bella e delicata.

Ciao! Vi seguo da diverso tempo e vi sono molto grata per la testimonianza che date e gli spunti continui che offrite. Per me e mio marito è stato molto importante leggervi, soprattutto sulle tematiche inerenti la sessualità, perché è raro il vostro modo chiaro e diretto di trattare argomenti delicati. Ho una domanda da farvi in merito. Sono al 5° mese di gravidanza e stiamo incontrando alcune difficoltà nell’unione fisica, un po’ per il pancione, ma soprattutto perché i rapporti molto spesso durano appena il tempo della penetrazione, cosa che prima era successa solo raramente. Dalle sensazioni che riferisce mio marito, mi viene da chiedervi se ci sono, oltre agli aspetti più psicologici dell’uomo, dei cambiamenti fisici nel corpo della donna che potrebbero causare questo (tipo modificazioni nelle dimensioni o nella posizione della vagina). Inoltre vi chiedo un consiglio, anche pratico, su come affrontare la situazione in questa fase delicata. Grazie per il tempo che potrete dedicarmi.
Un caro saluto e un ricordo nella preghiera,

Abbiamo pensato fosse utile condividere i nostri pensieri su un argomento interessante e che molti di noi si sono trovati ad affrontare o affronteranno nel corso della vita di coppia. Sappiamo bene come l’arrivo di un figlio sia un momento molto delicato per gli equilibri della coppia. Lo è in modo molto evidente dopo la nascita, quando la presenza di quell’esserino rischia di monopolizzare tutte le attenzioni dei due genitori, in particolare della mamma. Ci sono quindi degli equilibri da ritrovare nel dialogo d’amore tra i due sposi. Guai a sentirsi solo genitori e non più coppia. Non è questo però l’argomento della richiesta e di questo articolo.

Anche durante i mesi dell’attesa, dove il corpo della donna continua a subire cambiamenti evidenti e dove l’assetto ormonale non favorisce il desiderio, si possono presentare delle insidie. Il rapporto di coppia può subire delle crisi più o meno gravi. Anche fare l’amore può diventare un problema quando magari prima non lo era.

Solitamente chi trova maggiori difficoltà è la donna. Come abbiamo già accennato gli ormoni non aiutano in quel periodo il desiderio. Non solo. Si possono aggiungere sensazioni ed emozioni che complicano il quadro. La donna si trova con un corpo che muta velocemente e che in alcuni casi non la fa sentire più bella e attraente per il suo uomo. Altre volte si può aggiungere il timore di fare del male al bimbo che porta il grembo.

Nel caso raccontato nella mail invece il problema nasce dall’uomo. Lei sembra affrontare più serenamente il tutto. A volte può succedere. Non ci si pensa mai abbastanza ma anche il marito si trova ad affrontare un momento molto delicato. Certo in modo meno diretto e corporale, ma da un punto di vista psicologico comunque molto coinvolgente e, per alcuni, destabilizzante.

Crediamo di poter affermare che in questo caso tutto nasca dalla testa. Che non ci siano cause fisiologiche o dovute a modificazione degli organi sessuali femminili. Almeno non in modo diretto. Intendiamo dire che la donna cambia molto durante la gravidanza. A differenza di quanto la stessa donna crede ciò non la rende meno attraente agli occhi del marito. Nella stragrande maggioranza dei casi una donna in attesa appare al suo amato ancora più bella. Appare nel pieno della sua femminilità e questo può comportare un maggior coinvolgimento emotivo e sessuale da parte maschile. Le appare così bella che non riesce a resistere.

Altre volte anche il marito psicologicamente si trova a disagio. Crede di poter far del male al piccolo nel grembo materno. Spesso ci sono delle convinzioni errate radicate in noi che non ci permetto di vivere bene un periodo che invece può essere molto bello.

Cosa ci sentiamo di consigliare? Dovete trovare serenità e complicità.

Serenità perchè il bambino non corre alcun pericolo (se non ci sono problemi e complicazioni di altro tipo). L’utero materno è separato dalla vagina e non c’è quindi nessuna possibilità di procurare danni al feto durante il rapporto. Certo bisogna essere delicati e scegliere posizioni che non schiaccino troppo la pancia. Non solo: ci sono studi che dimostrano che il bambino nel grembo vive un momento di grande benessere quando i due genitori fanno l’amore e lui si sente al centro di quella comunione corporea e spirituale tanto profonda.

Cercate complicità. Parlate tanto tra di voi. Raccontatevi le vostre sensazioni, le vostre emozioni, le vostre paure. Con la certezza di trovare nell’altro comprensione e sostegno. Vivete il rapporto nella tenerezza. Vivete tanti gesti di tenerezza anche al di fuori dell’amplesso. Questo è importante per sopperire al calo del desiderio ormonale. Facciamo l’amore perchè ci vogliamo così bene che desideriamo essere uno anche quando gli ormoni ci terrebbero lontani.

Per quanto riguarda l’amplesso cercate di averne e viveteli nel dono reciproco. Non importa tecnicamente che escano perfettamente, conta l’amore e la comunione che riuscite a generare in voi e tra voi. Se il momento della penetrazione dura troppo poco perfezionate il prima, i preliminari, concentrando le attenzioni sul corpo della donna. Lui non ne ha bisogno. Soprattutto in questo caso. Prediligete una posizione che sia comoda e vi faccia sentire tranquilli. Quella di mettirsi di fianco uno di fronte all’altro è perfetta. E se nonostante questo lei non riesce ancora a sentire nulla ricordiamo che è lecito continuare con la stimolazione in altro modo. Non solo è moralmente lecito ma umanamente giusto.

Un padre domenicano vissuto a cavallo tra 1800 e 1900, tale Benedictus Merkelbach, professore di morale all’università cattolica di Lovanio (Belgio) in uno dei suoi tanti testi ebbe a scrivere: la moglie può con il proprio tatto o anche con quello del marito stimolare in se stessa la soddisfazione saziativa e perfetta e così dare compimento all’intimità se il marito ha compiuto o ha intenzione di compiere secondo natura la sua parte.

Questo è il nostro consiglio. Ricordate: serenità e complicità!

Luisa e Antonio

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Signore da (quale psicologo) andremo?

Da pochi giorni ho concluso la settimana di Esercizi Spirituali ignaziani. Mi trovo con la mia comunità in un posto bellissimo sulle Alpi il ché non ha che favorito le immense grazie che Gesù nella sua bontà ha elargito ancora una volta alla mia vita.

Che posso dirvi cari sposi dopo un’esperienza del genere? Nulla di trascendentale sennonché il Signore in questi momenti ti ficca nel cuore e nella mente le verità più semplici ed essenziali. Quelle che già sappiamo ma che probabilmente non abbiamo ancora digerito, rimangono lì in bilico tra piloro e duodeno e di conseguenza non sono state assimilate del tutto.

Una di queste e che mi è sempre più chiara nella mia vita di cristiano e sacerdote è che senza Gesù non vado da nessuna parte. Ho tra le mani vari progetti molto entusiasmanti: un dottorato, attività con sposi in giro per l’Italia e forse all’estero, libri scritti e da scrivere, ed altro. Posso dire di avere una vita piena e umanamente ricca di eventi e sfide. Ma… se al centro del mio cuore non c’è lo Sposo, non c’è Gesù e se tutto questo che vi ho elencato non lo faccio per Lui… è tutto tempo sprecato.

Quante cose pure voi sposi fate, molte più di me: lavoro, figli da crescere, genitori da accudire, e un largo eccetera. So per certo di quanta fatica ci sia nella vostra ordinarietà, quante croci portate nel silenzio del cuore.

La tentazione di buttarsi sempre su rimendi umani c’è, dicasi psicologo, dieta ayurvedica, Yoga, cousellor, personal couch, PNL…

Ma alla fin fine, ricordatevi bene, per quanto certe cose possano essere anche buone e utili, cari miei, se non ci salva Gesù, non ce la facciamo con nessun altro mezzo.

Da chi andremo se non dallo Sposo? Dobbiamo ringraziare Pietro per la sua solita disarmante sincerità. Quella frase gli è uscita proprio dal cuore perché lo aveva capito bene, proprio lui, Pietro, vecchio volpone, che senza Gesù non avrebbe combinato nulla di buono nella vita.

E anche voi, che siete sposati a Lui in modo indissolubile, da chi andrete se non da Lui? In quale filosofia di vita, in quale corrente di pensiero, in quale ideologia trovare qualcosa di meglio? Credo che 2000 anni di storia sono più che sufficienti, possano anche bastare, per dimostrare che solo Gesù è la nostra via, verità e vita e all’infuori di Lui non c’è nulla di valido.

Cari sposi, in qualsiasi situazione spirituale siate, “smonati”, carichi, mediocri, entusiasti, adesso e sempre ripartiamo da Gesù supplicandolo di stare al centro della nostra vita personale e di coppia. Lui non ci delude, perché è fedele e verace alle sue promesse di donarci il centuplo quaggiù e poi la vita eterna.

ANTONIO E LUISA

per riconoscere Dio nella nostra vita, dobbiamo prima riconoscerci poveri. Poveri di forza, di capacità, di scienza e di coscienza.  Non importa se abbiamo magari studiato, se siamo laureati, se abbiamo letto tanto e meditato su quanto letto. E’ importante riconoscere la nostra piccolezza comunque e sempre. Il matrimonio (sacramentum magnum) è impossibile all’uomo, se non viene sostenuto dalla Grazia di Dio. Tanti matrimoni falliscono, non perché gli sposi siano stati peggiori di noi, anzi, tutt’altro. Facilmente, visto come siamo partiti, la maggior parte è partita meglio di noi, più attrezzata e pronta.  Ma poi? Non hanno lasciato spazio a Dio. Troppo pieni e sicuri di sé. Spesso quando le cose vanno bene, si monta in superbia. Si crede di essere i soli artefici della propria felicità e del proprio matrimonio. Si lascia sempre meno spazio a Dio, perché non serve. Le scelte, la vita di tutti i giorni, il parlare e la coscienza inizieranno ad essere orfane di Dio, anche se la coppia magari va a Messa la domenica. Poi arriva la crisi e  crollano, perché non si è capaci di aprirsi alla Grazia, il cuore è troppo pieno di sè, del loro modo di pensare e di agire e Dio non può aiutarli. Noi non abbiamo corso questo rischio. Sempre consapevoli della nostra povertà e miseria umana, ci siamo affidati con fede e riconoscenza al nostro Dio. E’ sempre stato un sostegno, una presenza viva, una persona a cui chiedere, con cui arrabbiarsi e da ringraziare. Il nostro cuore non è mai stato pieno di noi, perché conoscevamo la nostra pochezza. Così da due persone cresciute piene di complessi, di ferite e di paure è nata una famiglia che non si tira indietro, che si è aperta alla vita concependo 5 figli (di cui uno, Giò, è già in cielo ad attenderci e a fare il tifo per noi), che ha avuto i momenti difficili, di aridità, di incomprensione, ma non abbiamo mai fatto affidamento sulle nostre forze, avremmo fallito prima e peggio degli altri. Ci siamo affidati a Dio, abbiamo creduto in Lui, alle sue promesse e tutto è passato, ritrovandoci più forti di prima.

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Facciamo quattro chiacchiere assieme 4: il destino del sesso

Cari sposi,

            siamo giunto alla quarta e ultima chiacchierata estiva sul tema del sesso. Riassumendo per gli “operai dell’ultima ora” la prima volta abbiamo parlato sulla bellezza meravigliosa della distinzione sessuale di uomo e donna, del dono di essere persone sessuate; poi abbiamo approfondito il senso di tale differenziazione per arrivare a comprendere che una conseguenza di tale senso è la capacità di amare con un ordine già scritto dentro di noi, nel nostro corpo.

            Resta, per così dire, un ultimo passo da fare. Domandiamoci: dove ci porta tutto ciò? Ossia qual è la finalità, il destino di contenere in noi questa ricchezza che ci fa ad amare in un modo così grande? Esiste un destino alla nostra sessualità che vada ben oltre l’unione fisica ed emozionale dei corpi?

            Mentre vi scrivo siamo in tempo di pioggia di stelle. Anche voi come me siete stati in queste serate con il naso all’in su per ghermire più bolidi siderali possibili. Ho avuto la grazia, trovandomi in una valle alpina, di osservare uno spettacolo unico, mozzafiato: grazie al cielo nitido e pulito erano ben più visibili tantissimi astri e, come se non fosse abbastanza, sullo sfondo, da nord a sud, splendeva la maestosa e immensa Via Lattea.

            Parlare di stelle è assai affine al tema del sesso. Sì, avete capito bene, non sto andando “dalle stelle alle stalle” ma davvero il nostro corpo punta proprio lassù. Il punto di connessione tra sesso e stelle è dato dalla parola “desiderio”. Alla lettera, in latino, desiderio significa precisamente il contemplare le stelle. E come mai allora il desiderio ha un forte connotato sessuale? La risposta a che vedere appunto con il fine, il destino del sesso, che non è la terra ma il Cielo.

            Ma per aprirvi ancora di più l’appetito, inizio da un articolo apparso su Repubblica  un paio di anni fa che afferma senza mezzi termini che il sesso non porta con sé nulla che faccia pensare a un destino. Leggetelo, è un bell’esempio del pensiero mainstream secondo cui il corpo, il sesso, sono oggetti a nostra piena disposizione, ad uso e consumo libero ma soprattutto non esiste un orizzonte che vada oltre il fisico. Per cui, niente Cielo; il sesso andrà prima o poi in pasto alle lumache.

            Noi invece si parte, come già detto la prima volta, dallo stupirci di come siamo e di ciò che abbiamo ricevuto, si parte dalla constatazione del dono che un Altro ci ha fatto. E contrariamente a una visione gnostica e manichea che si è infiltrata nel cristianesimo fin dai primi secoli, la nostra carne, la nostra sessualità è intrisa di Dio.

            Tanto a mo’ di esempio, mi raccontava un’amica che aveva conosciuto una coppia giovane, credenti e desiderosi di vivere la fede. Ma, al momento di fare l’amore, giravano il quadro del Sacro Cuore sopra il letto… Pare strano ma ancora oggi ciò accade, frutto di una mentalità gnostica che si è installata nel nostro disco rigido e non c’è Kaspersky che la possa togliere.

Quando Papa Francesco in Amoris Laetitia dice che: “i coniugi danno forma con vari gesti quotidiani a questo «spazio teologale in cui si può sperimentare la presenza mistica del Signore risorto»” (AL 317), nel fondo sta affermando proprio il tema di fondo: il sesso punta al Cielo e può farvelo sperimentare già qui ed ora.

Mi colpisce che questo passaggio sia stato preso da un documento chiamato “Vita Consecrata”, che è stata scritto da S. Giovanni Paolo II per le persone consacrate. Ossia, la via mistica non è una prerogativa di preti e suore ma anche voi sposi la potete percorrere. Come? Ritirandovi in un convento una volta anziani? Assolutamente no, ma vivendo la vita ordinaria e la vostra capacità di esprimere l’amore tramite i vostri corpi, con la tenerezza, con la cura reciproca, con la passione fisica. Questa strada verso le vette mistiche è tutta vostra cari sposi. Noi consacrati per secoli vi abbiamo indicato come si raggiunge l’unione con il Signore tramite la separazione dal mondo, pensate a quante abbazie, monasteri, eremi fuori dai centri abitati, il tutto per trovare Dio. Quella rimane senza dubbio una strada sicura, ma ora più che mai tocca a voi predicarci e gridare al mondo che i vostri corpi sono un segno che punta al Cielo e non solo ma anche un anticipo di Cielo.

Ricordatevi dei tre altari su cui si celebra l’amore di Dio: 1) l’altare della Messa; 2) il talamo nuziale; 3) la mensa famigliare. Voi siete i protagonisti di ben due di 3, vi pare poco?

Ma attenzione, il terreno della sessualità è melmoso, facilmente si può scadere nei due eccessi che Karol Wojtyła, in “Amore e responsabilità”, chiamava “libertinismo” e “puritanesimo”. Il secondo l’ho appena menzionato poco sopra e il primo è chiaro, è ciò che il mondo ci urla alle orecchie in tutti i modi. Voi sposi nel vivere la vostra sessualità siete chiamati a navigare in mezzo a questi due Scilla e Cariddi. E qui torna utile quanto vi dicevo la volta scorsa: perché la sessualità compia il suo fine bisogna saperla vivere in modo ordinato. Il ché suppone essere persone mature, capaci di dominarsi per amore, consapevoli del misterioso e profondo significato che il corpo contiene e non può usato solo come oggetto di piacere.

            Concludo così questo articolo con un paragrafo preso da un libro che davvero vorrei leggeste, il titolo è assai intrigante e attraente, “Mistica della carne” di Fabrice Hadjadj. La citazione è presa da un capitolo intitolato “Sesso e Trinità” a pagina 176 e 177. Non potevo concludere in modo migliore facendo riferimento a dove abbiamo iniziato, cioè dall’immagine e somiglianza della coppia con Dio Trinità. L’autore quindi scrive così: “Che cos’è questo divino mistero di Elohim, quest’unico Dio che contiene un plurale? Il dogma lo chiama Trinità. […] E dunque avrò io abbastanza pietà per credere che questo santissimo mistero, che trascende la mia ragione, ha lasciato la sua impronta nel mio bassoventre? Basta che guardi al mio sesso. […] Se non avessimo perduto la nostra innocenza, i nostri occhi potrebbero dischiudersi senza ridere: l’icona della Trinità si nasconderebbe nei nostri pantaloni”.             Ecco cari amici sposi, ci sarebbe ancora tanto da dire ma mi fermo qui. Spero che queste quattro chiacchierate vi abbiano aiutato a guardarvi con vero stupore e a saper andare in profondità e cogliere il Mistero di amore che contiene il vostro cuore e il vostro corpo, uno stupore che non farà che ingigantirsi quando in Cielo potremo vedere faccia a faccia il compimento di ciò che siano adesso solo in germoglio.

Padre Luca Frontali

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Distanza e Vicinanza – Sposi&Spose di Cristo

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise, “Sposi&Spose di Cristo”

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Capita spesso che la “distanza” o la “vicinanza” diventino motivo di litigio tra gli sposi. A tal proposito vi racconteremo una storia…buona lettura!

…C’era una volta…

Cenerentola che aveva appena smesso di litigare con Rino (Rino è il diminutivo di Principe Azzurro, ndr).

Cenerentola gli aveva rimproverato che da quando si erano sposati le cose erano cambiate…e gli disse tra le lacrime:

“Rino, ricordi quella sera che ballammo insieme e tu mi stringevi forte a te…non volevi più lasciarmi andare e a mezzanotte mi slogai una caviglia mentre correvo verso la carrozza e persi la mia scarpetta…ma ora non lo ricordi più…non mi stai più così vicino come una volta…sei così distante…”

Rino, che non era uno molto loquace, le replicò:

“Cenerè, mammamia come sei appiccicosa…famme respirà”

(Rino…non era solo diminutivo di Azzurrino…ma anche di burino…).

Lei pianse.

Lui no. E andò a giocare a calcetto con i suoi amici “rini” mentre lei restò a casa a lavare i pavimenti e a lucidare la pentola…(non a caso tutti la chiamavan’ Cenerentola).

Poi per voglia di sfogarsi telefonò al suo padre spirituale e gli raccontò quanto accaduto.

Il suo padre spirituale era il famigerato nonché ricercato Fra’ Tack.

Il Frate per rispondere al cellulare, si rannicchiò sotto ad una quercia per nascondersi dallo Sceriffo di Nottingham che lo stava inseguendo.

Poi rispose e si fece attento per ascoltare lo sfogo di Cenerentola.

Lei piangeva e piangeva e si lamentava e si lamentava…e alla fine il Frate, che ne frattempo aveva ripreso a correre per fuggire dalle grinfie dello sceriffo di Nottingham, soggiunse con l’affanno:

“Carissima figliola…ti capisco. La distanza che a volte viene a crearsi tra gli sposi fa male e fa piangere. Ma ti darò un consiglio: prega.” 

“Prega, prega…solo questo sapete dirmi Fra’ Tack! Cosa devo dire al Signore? Che mi faccia stare vicina vicina a mio marito?”, chiese un po’ seccata la povera Cenerentola.

No, cara Cenerentola, dì al Signore che tu e tuo marito avete un po’ di problemi con le distanzetu avresti sempre il desiderio di tenerlo vicino, lui invece scappa…”

“E’ proprio così!!!”, urlò al telefono Cenerentola.

Riprese il frate: “Allora, carissima figliola, dì al Signore che tu e tuo marito avete bisogno di vivere nella giusta distanza…o, se preferisci, dì che avete bisogno della giusta vicinanza!”

“Non capisco Fra’ Tack! Cosa volete dire?”

“Vedi, tutte le persone hanno questo tipo di difficoltà…alcuni sprecano una vita intera a rincorrere l’altro coniuge, mentre quello scappa impaurito.

“Ma di cosa può aver paura Rino…di me?”

“Non lo so di cosa ha paura Rino…ma lo stesso si potrebbe dire di te…forse lo vuoi troppo vicino perché hai tu qualche paura…ma non è questo il punto!”

“E qual è?” domandò Cenerentola…

“Vedi…probabilmente tu cerchi in lui qualcosa che lui non può darti…tu lo vuoi vicino perché, magari, ti rassicuri, ti dia quel calore, ti offra quella pace…insomma…ti gratifichi…ma dimentichi che lui non è il tuo sposo per questo! La tua pace, la tua gioia profonda può dartela solo Gesù!

Rino è tuo marito e non è Dio…mentre Gesù, che avete messo al centro nel matrimonio che avete celebrato…Lui si, Lui è Dio e solo lui può darti ciò che veramente il tuo cuore desidera!”

“Continuo a non capire”, disse Cenerentola (Che era sì una brava donna…ma era anche poco sveglia).

Al che Fra’ Tack – stanco sia per le spiegazioni, sia perché non ce la faceva più a correre mentre lo Sceriffo di Nottingham lo inseguiva con le manette – replicò: “Gesù è la giusta distanza e la giusta vicinanza tra te e tuo maritose metterete Gesù al centro della vostra relazione tu non divorerai Rino e Rino non fuggirà più da te…

…Gesù è la giusta, l’equa, la perfetta vicinanza che vi custodirà, che farà funzionare il vostro matrimonio.

…E allora, Cenerè, amatevi in Cristo vuol dire questo: tra te e Rino…ci dev’essere uno spazio…e in quello spazio dovete far dimorare Cristo…Lui farà il resto! Lui vi insegnerà ad abitare sia nell’intimità che nella lontananza…”

E fu così che cenerentola capì un po’ di più sulla relazione con suo marito…comprese che il matrimonio cristiano è qualcosa di speciale…poiché Gesù è lo Sposo degli sposi…e Lui non delude…mai.

E fu così che da qual giorno, Rino e Cenerentola vissero felici, contenti e con Gesù al centro tra loro due.

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Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

Siamo uomini: oltre il testosterone c’è di più.

Cinquantenni disgustosi, maschi omofobi. Ho avuto a che fare per anni con ‘sta gente volgare per via dei miei giri. Sono cresciuto con ‘sto schifo. L’aria densa di finto testosterone, il linguaggio tribale costruito, anaffettivo nei confronti del femminile e in generale l’immagine di donna oggetto con cui sono cresciuto.Sono allergico ai modi maschili, ignoranti con cui sono cresciuto. Allora indossare capi di abbigliamento femminili, oltre che il trucco, la confusione di generi è il mio modo di dissentire e ribadire il mio anarchismo, di rifiutare le convenzioni da cui poi si genera discriminazione e violenza.Sono fatto così mi metto quel che voglio e mi piace: la pelliccia, la pochette, gli occhiali glitterati sono da femmina? Allora sono una femmina. Tutto qui? Io voglio essere mortalmente contagiato dalla femminilità, che per me significa delicatezza, eleganza, candore. Ogni tanto qualcuno mi dice: ma che ti è successo? Io rispondo: ‘Sono diventato una signorina’

Achille Lauro

Ho letto per caso, scorrendo sui social, questa affermazione di uno dei cantanti del momento. Achille Lauro ripete il mantra del pensiero che ultimamante va per la maggiore, almeno in occidente: maschio è brutto mentre femmina è bello. Maschio è un concetto patriarcale e sorpassato. Uno stereotipo tossico. L’uomo per essere davvero amico della donna e accettabile socialmente deve smettere di essere maschio e fare proprie tutte quelle prerogative più femminili. Ha davvero ragione il buon e furbo Achille Lauro? (si furbo perchè io maliziosamente ho la convinzione che stia sapientemente cavalcando l’onda)

Ha ragione su alcune premesse. Spesso il maschio ha uno sguardo verso la donna poco rispettoso della persona. Uno sguardo oggettivante. Ne fa cioè sovente un oggetto da usare. D’altronde è qualcosa che c’è da sempre. San Giovanni Paolo II lo classifica come frutto velenoso del peccato originale commentando il versetto Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà.

La soluzione è quindi quella di trasformarci in un surrogato femminile come propone l’artista? Certamente no. La risposta corretta va in direzione completamente opposta. La soluzione è trasformarci si, ma da maschio ad uomo. Essere pienamente uomo, per noi cristiani di sesso maschile, significa fare nostri gli atteggiamenti e il modo di relazionarsi di Cristo. Cristo che è vero Dio ma non per questo meno uomo. Uomo pienamente maschio.

Cosa significa concretamente? Significa che dobbiamo crescere ed educarci a diventare ciò per cui siamo stati creati. Lo abbiamo scritto dentro. Il nostro corpo parla. Prendiamo qualcosa che abbiamo solo noi. Qualcosa che nel micromondo del nostro corpo può raccontare tanto di come siamo fatti. Mi riferisco agli spermatozoi. Ho trovato una spiegazione meravigliosa nel libro di Tommaso e Giulia Il cielo nel tuo corpo. Gli spermatozoi sono immagine di grande forza e vitalità. Sono immagine di virilità. Appena lanciati alla carica non si fermano, sono in competizione l’uno con l’altro. E’ una vera guerra. Vincerà solo uno. Devono affrontare, oltretutto, un viaggio breve ma pieno di insidie (la vagina è un ambiente acido per non parlare del sistema immunitario della donna). Alcuni ce la fanno, arrivano alla meta, lì dove c’è l’ovulo femminile ad attenderli. Cosa fanno? Attaccano come gli indiani a Little Big Horne? No, succede qualcosa di inaspettato. Tutta la loro aggressività si spegne. Inizia qualcosa di diverso. Inizia un dialogo d’amore (rende bene l’idea) tra uomo e donna. Tra gamete femminile e gameti maschili. Gli spermatozoi non cercano di ottenere con la forza l’accesso nella cellula uovo, ma attendono con umile pazienza che sia la donna a scegliere chi far entrare in lei.

Quando l’uomo è capace di gestire la sua forza al servizio della donna e della vita ecco il miracolo, ecco che comincia ad essere ciò che è. Una creatura meravigliosa capace di dare la vita esattamente come può fare lo spermatozoo. Ecco che la sua aggressività tanto disprezzata dalla nostra società prende una nuova forma e una funzione profondamente buona e positiva. L’aggressività controllata e incanalata diventa generatività.

Quindi non vergogniamoci perchè siamo uomini. Essere uomo non solo piace alla nostre donne ma è ciò che Dio vuole da noi. Un uomo è capace di scelte definitive, un uomo non si risparmia per il bene delle persone che ama, un uomo è una persona di cui ci si può fidare, un uomo è capace di spostare lo sguardo da sè all’altro. Un uomo è capace di sacrificio e trae la sua gioia dalla gioia che riesce a donare a chi ha vicino. Se il paragone con Gesù ci pare troppo pensiamo a San Giuseppe e di quanto sia stato tutte queste cose quando ha portato in salvo e custodito la Santa Famiglia.

Ha ragione quindi Achille Lauro quando mette in evidenza le contraddizioni del maschio. Ciò che non funziona non è però il troppo testosterone, come dice lui, ma l’immaturità di tanti maschi che non crescono e non diventano uomini. Come crisalidi che non mutano in farfalle. Il matrimonio in questo percorso è uno dei passaggi fondamentali. Almeno per me lo è stato. Luisa mi ha sposato che ero molto maschio e poco uomo. Con il tempo, con gli errori, con l’amore, con il sostegno reciproco e con la Grazia del sacramento giorno dopo giorno sono cresciuto e se oggi sono una persona migliore, un po’ meno maschio e un po’ più uomo è proprio grazie alla palestra che è e che è stata il nostro matrimonio. Papa Francesco esprime questa dinamica di perfezionamento reciproco molto bene:

Il matrimonio è anche un lavoro di tutti i giorni, potrei dire un lavoro artigianale, un lavoro di oreficeria, perché il marito ha il compito di fare più donna la moglie e la moglie ha il compito di fare più uomo il marito. Crescere anche in umanità, come uomo e come donna. E questo si fa tra voi. Questo si chiama crescere insieme. Questo non viene dall’aria! Il Signore lo benedice, ma viene dalla vostre mani, dai vostri atteggiamenti, dal modo di vivere, dal modo di amarvi. 

Antonio

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