Qual’è il tuo desiderio? ..famiglia

Qualche settimana fa la Parola del giorno riportava il brano del Vangelo in cui Gesù chiedeva al cieco nato cosa desiderasse per lui. “Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato».” (Mc 10,51-52)

Bellissima questa Parola: Gesù chiede a me, a te, cosa desideri?

Bellissima ma incomprensibile la domanda di Gesù. Chiedere ad un cieco: “cosa vuoi che io faccia?”..vuole vedere! ..scontato, paradossale che Gesù non lo capisca. 

Eppure non è così scontato perché con la nostra vita spesso non rispondiamo ai nostri desideri. 

Quante volte vorresti dimagrire, ma non sai resistere a gelato e caramelle. Vorresti fermarti perché sei stanco, ma non curi le ore di sonno stando sveglio ogni sera fino a tardi. Spesso viviamo in contrasto con i nostri desideri, non dandogli voce, non impegnandoci, non credendoci veramente.. Come uno che sogna di vincere al lotto ma non gioca la schedina. (Scusate l’esempio..) 

Ora mettiamo il caso che davvero arrivi il genio della lampada che ci chiede: cosa desideri? Cosa vorresti di grande per la tua vita? Tu cosa rispondi? 

Nella corsa quotidiana probabilmente gli diremmo: scusa, puoi passare dopo? Puoi darmi un attimo? Ci giustificheremmo che dobbiamo magari pensarci qualche minuto, perché un desiderio bello, il più grande non lo puoi decidere in pochi minuti. Ti ci vogliono 5 minuti per decidere cosa ordinare al ristorante, per il desiderio della vita quanto tempo ti ci vuole? 

Se ci pensi, siamo spesso impreparati di fronte alle grandi scelte della vita. 

Forse il correre quotidiano non ci da il tempo per pensare a desideri grandi, non ci permette di fermarci e guardare dentro al nostro cuore. Non stiamo parlando di comprare una macchina o quelle scarpe o quella borsa che tutti ti pubblicizzano di avere, stiamo parlando dei desideri grandi della vita. 

Quali sono i tuoi? 

Prenditi davvero allora del tempo per domandarti cosa voglio per la mia vita, per la mia famiglia, cosa desidero di grande? E poi riequilibria la tua vita, fai ordine dentro e fuori di te, perché non sono i desideri che cambiano la tua vita, non è la risposta del Genio che realizza la tua vita. 

Ma è la tua vita che si gioca sui tuoi desideri. 

In che senso? 

Puoi chiedere a Gesù una famiglia ma se continui a lavorare dalle 6 alle 21, lui ti può dare la famiglia più bella e numerosa del mondo, ma non riusciresti a viverla, ad amarla.

Inizia a vivere la vita sul tuo desiderio. 

Puoi chiedere a Gesù di donarti un ragazzo, ma se ti fissi sul tuo ideale di uomo, non ti accorgerai della persona che Gesù ha pensato per te, e che magari ti sta camminando affianco.

Inizia a vivere la vita sul tuo desiderio. 

Quello che veramente desideri ti trasforma, ti mette in cammino, in ricerca. Tu diventi il tuo desiderio. (Mimmo Armiento) 

Ora rimettiamo le cose al loro posto: 

Dio non è il genio della lampada e non ti “dà quello che chiedi ma quello in cui credi.” (Francesco Piloni) È ciò che crediamo che ci trasforma, è la fede che ci spinge a vivere il nostro desiderio. È quello in cui credi che ti fa vivere il tuo desiderio. “La fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede”. (Eb 11,1). Senza la fede il tuo desiderio non riuscirai mai a viverlo. 

Ora torniamo al nostro desiderio. 

Chiedendo sui social qualche settimana fa  di risponderci indicando quale fosse il desiderio, ci sono arrivate molte risposte di giovani, di chi è alla ricerca dell’amore e della propria vocazione, meno desideri invece delle famiglie. 

Ed è qui che ci siamo rinterrogati: 

Sei sposato?

Hai uno, due, tre figli?

Un lavoro?

Una casa?

Una splendida famiglia, e allora cosa puoi desiderare di più? 

E qui che ti aspettiamo, perché forse è vero è più facile sognare da giovani, desiderare da ragazzi, ancor più da bambini. Fermarsi a guardare le stelle. Man mano che gli anni passano, quelle stelle sembrano non interessarci più. Sembra che i sogni o li abbiamo già raggiunti o li abbiamo messi nel cassetto. Ma forse non è così. Forse a far la differenza è come si trasforma quel tuo desiderio, come devi trasformare te il tuo sogno. 

Se sognavi una moglie, una famiglia e “l’hai avuta”, forse c’è da desiderare di sapere amarla ogni giorno di più! 

Se sognavi un figlio, e “l’hai avuto”, forse c’è da desiderare di saperlo crescere e amare di più. 

Scusateci la semplicità con cui le abbiamo buttate queste frasi, più correttamente c’è da dire che tutto ciò che viviamo ci è dato in dono! E un dono che ci vien fatto è da custodire, e da accogliere come qualcosa che non è tuo ma è per te! Non come qualcosa che ti appartiene ma che ti è stato donato. Il donatore è colui che dona e può portare via. Il dono stesso deve vivere nella libertà di non poter essere trattenuto. Ogni dono che chiediamo, tutto ciò in cui crediamo e che per fede viviamo richiede la capacità di amare; capacità che dovrebbe essere alla base del nostro vivere. 

Bisogna metterci l’amore in quel desiderio per far sì che non muoia. Per far sì che quel desiderio, ciò in cui credi, ciò che chiedi non si senta arrivato, ma rilanciato al di più! 

L’amore è una ruota non una freccia, non è un qualcosa che si ferma quando fa centro, ma è un verbo di movimento che non si può per sua natura fermare. Ma che anche con il passare degli anni e delle stagioni, deve mantenere il suo moto verso l’Amore infinito, l’Amore per sempre, l’Amore che chiede di più. 

Ad una coppia di sposi il giorno delle nozze non si può augurare di amarsi sempre come “il primo giorno”, ma ogni giorno di più!

Solo se metti al primo posto l’amore puoi vivere sempre il tuo desiderio, il tuo sogno. Continuare ad amare! Tieni accesa la fiamma viva dell’Amore! Tieni fisso lo sguardo sulla parola Amore e poi…. Scegli un desiderio grande e inizia a cercare di viverlo, predisponi la tua vita a fargli spazio! Cerca un bravo maestro che ti possa guidare, una guida fondamentale! 

Non portare molto con te, porta te stesso. Domandandoti: chi sei? .. mettiti in viaggio. E domandati anche nel corso del cammino. Dove vado? 

Riconferma il tuo camminare davanti agli attacchi del mondo che ti ostacolerà o dirà di tornare indietro o ti mostrerà una scorciatoia. Più andrai avanti più il diavolo ti tenterà con luci ingannatorie, quindi fermati spesso e Verifica e chiediti: per quale strada passo?

Per ultimo custodisci il tuo desiderio perché anche l’albero nasce da un seme piccolissimo custodito sotto terra, che il “genio”, “donatore”,  saprà far crescere! 

Vegli o dorma… 

Qua l’è il tuo desiderio?

Anna Lisa e Stefano

Cercatori di bellezza


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Perchè è bello partecipare ad un matrimonio? .. da invitato

Cinque anni fa abbiamo partecipato al primo matrimonio da fidanzati, matrimonio bellissimo, location bellissima in riva al mare. Ci riaffiorano i ricordi di quel primo matrimonio da fidanzati, ci riaffiorano i ricordi degli altri matrimoni vissuti poi da sposati, del nostro matrimonio.. 

Da poco son ripresi i matrimoni, riprende la possibilità di GIOIRE DELL’AMORE, di FAR FESTA ALL’AMORE..

Ma perché è bello partecipare? 

Abbiamo provato a riflettere alla bellezza incontrata in quei giorni, a rispondere a quell’emozione che viviamo, che ci fa battere il cuore in chiesa e chiedere i fazzoletti a chi ci siede accanto. Ma perché? 

Proviamo a darvi la nostra lettura partendo dagli spunti più semplici a quelli più profondi: 

Ci piace partecipare ad un matrimonio perché amiamo le feste, perché amiamo la gioia, siamo fatti per la felicità non per la tristezza. 

Ci piace partecipare ad un matrimonio perché ci si relaziona, si passa del tempo conviviale a tavola con gli altri invitati che siano parenti o persone conosciute quel giorno, il pranzo diventa occasione di dialogo e questo è piacevole perché siamo fatti per le relazioni. 

Ci piace partecipare ad un matrimonio perché ci si ferma, per un giorno stacchi dal lavoro, dal quotidiano per far festa! Wow.. quando ti ricapita? (Ti capita tutte le domenica, ma non ce ne ricordiamo più, non sappiamo più gustare la domenica..). La bellezza di staccare dal quotidiano.

Ci piace partecipare perché si dona, a volte un regalo, altre volte del tempo magari aiutando gli sposi nei preparativi o nei giochi per la festa. “Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia.” 2Cor 9,7

Ci piace partecipare ad un matrimonio perché qualcuno quel giorno si è preso cura di te, quel giorno non devi neanche decidere, pensare cosa mangiare, perché qualcuno ha già pensato bene per te. Ha scelto tutto per te anche il menù. Ci sentiamo amati come quando da bambini eravamo accuditi dalla mamma. 

Non abbiamo nulla da decidere, anche il posto al tavolo ti è assegnato! Una giornata senza scelte ma solo da vivere. È un privilegio per la mente! 

Ci piace partecipare ad un matrimonio perché .. e qui forse arriviamo ai motivi più belli: PERCHÈ VIVIAMO L’AMORE!

Che tu sia fidanzato, single, consacrato o sposato, quel giorno capita di vivere un’emozione grande che parte dall’attesa in chiesa degli sposi. 

Sei in chiesa per quell’amico, quel fratello, quel parente che finalmente raggiunge un check point bellissimo per la sua vita! sei lì per vedere che l’amore vince! Ancora una volta l’amore vince! 

Attendere quegli sposi in chiesa è come fermarsi e attendere davanti ad un vaso che il fiore sbocci. In quell’attesa vedi la trasformazione della vita, vedi il mistero grande dell’amore. 

L’emozione continua subito dopo quando vedi lei, quando vedi il vestito della sposa che entra in chiesa con musica solenne. Quel vestito segretamente scelto, quella musica che accompagna i suoi passi è emozionante! È emozione che nasce dal vedere un qualcosa di bellissimo e voler dire: “anche io”. 

Quel vestito bianco, è quello che ci è stato dato il giorno del battesimo! Quel vestito bellissimo lo hai indosso anche tu, ricordatelo! La marcia nuziale allora suona ogni mattina anche per me, per te!

La mente vedendo quegli sposi ti dice, anche io vorrei essere lei/lui, anche io vorrei vivere un amore così grande. bello! Poter gioire di un uomo che decide di promettermi amore fedele sempre! Poter dire “wow” al vedere una donna che mi viene incontro vestita come un angelo, che viene incontro per offrirsi a me, per dire Sì alla mia libera richiesta di amore. 

Che bellezza! 

L’amore per sempre, è bellezza che attrae! 

Non c’è stato di vita che non si emozioni nel vedere la grazia e bellezza di due sposi. 

Puoi essere fidanzato e lasciare che i sogni più grandi abitino il tuo cuore. Puoi desiderare in grande, di vivere anche te quell’amore!

Puoi essere sposato e quel vivere il matrimonio diventa, rivivere il tuo amore! Ritornare con la mente a quel giorno, forse pioveva, forse faceva caldissimo, ti ricordi? Ricordi il suo vestito? Com’era il suo abito? .. che fiori avevate? Ricordi quel momento in cui..? …ciò che ci fa ritornare a pensare al nostro matrimonio è l’amore che, nello sposalizio che viviamo ora, esce dai nostri cuori come profumo che inebria la stanza! Sentire il profumo dolce dell’amore che questi due sposi ora si promettono, ci fa tornare alla mente, al cuore, il nostro aroma nuziale. 

Che bellezza! 

Puoi essere single e anche te amerai quel matrimonio, perché forse anche te sogni l’amore e allora corri al pozzo a cercarlo perché il Signore non vede l’ora di colmare di gioia anche il tuo cuore. 

Puoi essere religioso ed è bellissimo vedere come, attraverso due giovani che decidono di promettersi amore e scelgono il Signore quale benedizione e grazia per la loro storia di amore, anche tu  (religioso) possa respirare lo stesso aroma delle tue nozze con Cristo, il giorno della tua consacrazione. Che bello! 

Puoi essere anche un single che spende la sua vita amando come laico, e allora in quel matrimonio puoi rivivere la nuzialità vissuta nel tuo battesimo. Anche per te Gesù si è fatto tuo sposo e anche tu che ami l’umanità come quei due sposi, testimoni in carne come si ama l’altro. 

Che bellezza! 

Ci piace partecipare ad un matrimonio perché ascoltiamo parole di amore, che siamo assetati di sentire, e ci arrivano dalla Parola di Dio scelta e spiegata quel giorno! Quello è il nostro più grande ristoro, che ci dona pace al cuore: il sentire pronunciare da due ragazzi, da un sacerdote, nei canti e nelle letture una parola di amore di cui spesso la nostra vita è vuota. Quello che dà gusto alla giornata non è il risotto o la tagliata ma vedere l’amore che vive! Ascoltare parole d’amore, toccare con mano che gli sposi sono testimoni dell’amore di Gesù, volto di Gesù! 

Ci piace andare ad un matrimonio perché facciamo spazio ed incontriamo Gesù. 

Ad ogni matrimonio, ad ogni festa , Gesù ci chiede di presentarci con l’abito nuziale. (Mt 22, 1-14)  Ci chiede di vivere in pienezza quel giorno di festa, partecipando con gli sposi all’Alleanza Nuziale più grande, più bella: le nozze con lo Sposo. E per farlo ci invita ad avere un cuore aperto ad accogliere quell’Amore che si fa promessa eterna. Per farlo ci invita a riconciliarci con Lui. 

Gesù è con noi ogni giorno! Ogni giorno possiamo ascoltare la sua parola, lasciarci amare ed amare. Ogni giornata possiamo viverla con gioia e in relazione con l’altro. Ogni giorno possiamo donare e compiere gesti d’amore, guardare all’amato con desiderio di amore infinito, per sempre e amore sempre più grande, (mai per qualcosa di meno!). Ogni giorno possiamo lasciare che la provvidenza agisca sulla nostra giornata, possiamo lasciare uno spazio a Gesù fermandoci nel nostro incedere lavorativo quotidiano e far sì che Lui trasformi la giornata in matrimonio! 

Sia ogni giorno, un matrimonio! 

Anna Lisa e Stefano 

Cercatori di bellezza


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Carico come un mulo !

Sabato scorso ci è stato presentato un brano dal Vangelo di Matteo dove si narra di alcune guarigioni fisiche operate da Gesù ma anche di molti esorcismi, confermando che Satana ed i suoi angeli cattivi (demoni) esistono e sono reali, ma noi useremo solo una piccola parte di questo brano :

(Mt 8, 15-17) In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, […] Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva. Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: “Egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle malattie”.

La descrizione della guarigione della suocera di Pietro è scarna ed essenziale ma non banale, infatti lascia intendere che per Gesù non sono indifferenti le nostre infermità fisiche. Qualche malizioso sarebbe portato a pensare che Pietro, tornato a casa, non trovò il pranzo o la casa in ordine, poiché sua moglie, dovendo badare alla mamma febbricitante, avesse un po’ trascurato la cura della casa. Quindi, Pietro rientra in casa con 12 persone affamate e stanche ma non trova l’ospitalità e l’accoglienza dovute al Maestro ed ai suoi discepoli, e comincia a scongiurare Gesù di guarire la suocera per questi motivi ; ma queste sono solo illazioni di chi vuole screditare Gesù e l’opera degli evangelisti.

Matteo ci ha trasmesso solo ciò che serve per la nostra salvezza e non le chiacchiere da gossip. Innanzitutto ci racconta come a Gesù non siano indifferenti i nostri stati d’animo, le nostre situazioni contingenti, poiché Lui è venuto per salvarci e non ci ha mai promesso una vita agiata in questo mondo senza problemi di sorta ; però Gesù fa una cosa straordinaria, cioè non ci lascia soli con la nostra sofferenza, ci prende per mano, ci tocca la mano perchè vuole salvare ciò che c’è non quello che non ha bisogno di salvezza.

Dio si vuole rendere presente là dov’è la nostra contingenza, dentro la nostra situazione, non aspetta che ci passi la febbre per salvarci, ma ci tocca la mano per salvarci dalla infermità ; infatti, la suocera petrina, si alzò subito dopo la guarigione e si mise a servire.

Tanti sposi soffrono di una febbre che li lascia immobili, infermi : è la febbre della noia, della tristezza, della sindrome di Calimero ( “è un’ingiustizia, se la prendono tutti con me perché sono piccolo e nero” ), la febbre della superbia, la febbre dell’orgoglio, la febbre dell’ira ; è da queste febbri che dobbiamo chiedere a Gesù di essere liberati. Queste febbri, infatti, ci legano con pesanti catene che non ci permettono di servire il nostro coniuge ; se sono appesantito dalla noia, la mia famiglia e il mio lavoro saranno sempre una noia e non uno strumento di santificazione ; se ho la febbre della tristezza come farò a portare la gioia del Risorto nella mia relazione coniugale ? ; se mi sento Calimero non riuscirò ad aprirmi ai bisogni del mio amato/a ma pretenderò sempre attenzioni nei miei riguardi ; la febbre della superbia non mi permette di vedere la bellezza dell’altro/a perché io mi sento sempre il migliore ; la temperatura alta data dall’orgoglio non mi aiuta a riconoscere i miei errori ed umiliarmi nel chiedere perdono a lui/lei ; le febbri dell’ira annebbiano il controllo delle mie facoltà e mi rendono insopportabile ed acido/a.

Queste febbri sono quelle che ci bloccano nel cammino della santità nel matrimonio.

Ma ci basta che Gesù ci tocchi la mano e saremo guariti, a patto che ci lasciamo toccare da Lui. Guariti, sì, guariti ma per servire ; la guarigione dalle nostre febbri è ordinata alla nostra missione, all’espletamento dei doveri che la nostra vocazione richiede : servire l’altro/a, morire a noi stessi perché l’altro/a abbia vita, mettere al centro la felicità dell’altro/a.

Ma Gesù non si limita a guarirci perché il Suo metodo è innovativo ; non ci dà solo la medicina e poi con una formula magica la febbre svanisce ; Lui non compila solo la ricetta da portare al farmacista : no ! Gesù ci guarisce perché la medicina è Lui stesso, i Padri della Chiesa ci insegnano infatti che Gesù è medico e medicina insieme. Ma come fa ad operare ? Ce lo spiega il versetto di Isaia citato in fondo a questo brano evangelico : “Egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle malattie” e le ha lasciate inchiodate alla Croce, ma Lui è risorto ! Si è caricato come un mulo !

Coraggio cari sposi, allunghiamo la mano e lasciamoci toccare dalla mano di Gesù, abbiate fiducia nella Sua potenza guaritrice, non abbiamo bisogno di altre medicine né di altri medici per guarire dalle nostre febbri e finalmente potremo alzarci dai nostri letti di infermità per servirLo nel nostro coniuge e scoprire che c’è più gioia nel dare gratuitamente che nel ricevere.

Giorgio e Valentina.

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Con me i metodi naturali non funzionano!

Oggi ne approfittiamo per rispondere in modo pubblico ad una domanda che abbiamo ricevuto tramite mail pochi giorni fa. Naturalmente la riproponiamo in forma anonima. E’ un dubbio che sicuramente si pongono tante altre coppie di sposi. Premettiamo che prima di dare una risposta abbiamo chiesto una consulenza a due esperti: una ginecologa e un medico specializzato in sessuologia. Abbiamo confrontato le nostre opinioni con le loro ed abbiamo constatato come tutti fossimo completamente d’accordo sulla risposta. Un accordo pieno. Ora, dopo le necessarie premesse, possiamo condividere la mail ricevuta:

Volevamo chiedere un consiglio a voi che come noi siete una coppia di sposi e quindi potete capirci fino in fondo e immedesimarvi con noi. Da piu di un anno ho il ciclo molto irregolare e facendo degli esami specifici ho scoperto che sono in pre-menopausa. Ora per esempio il ciclo manca da 5 mesi ma potrebbe ancora tornare dato che la menopausa comincia dopo un anno di assenza del ciclo. il nostro problema attuale è che non riusciamo ad avere un rapporto sessuale completo da piu’ di un anno appunto da quando non riesco piu’ ad identificare i giorni non fertili a causa del ciclo irregolare. A premettere che noi siamo a favore dell’amore ecologico e naturale quindi non usiamo metodi contraccettivi tradizionali. In passato prima della pre-menopausa ho provato ad usare metodo billings ma non ci ho mai capito molto, quindi io e mio marito abbiamo sempre avuto rapporti basandoci sui giorni non fertili che seguivano il ciclo, ora pero’ non possiamo piu’ farlo per i motivi che vi ho spiegato. Aspettiamo un vostro suggerimento anche perchè desideriamo riprendere la nostra vita sessuale come è naturale che sia in una coppia.

La domanda è chiara. Come agire per vivere una sessualità piena e casta e nel contempo riuscire ad esercitare la paternità e maternità responsabile? Non daremo una soluzione facile. Non daremo però neanche una soluzione assoluta e insindacabile. Abbiamo deciso di non discutere su un piano religioso e di peccato. Nulla di tutto questo. Daremo degli spunti su cui riflettere e che possano aiutare la coppia a discernere e a comprendere quale sia la soluzione migliore per la coppia stessa. Iniziamo con il dire che nel caso specifico della mail una gravidanza è un’evenienza molto improbabile. Daremo comunque una risposta generica valida per questo ma anche per altri casi.

I metodi naturali funzionano. Con i metodi naturali non si può improvvisare. Non esistono autodidatti. Fare da soli significa di solito fallire. Avete davvero cercato di imparare i metodi naturali? Intendiamo con la guida di un’insegnante preparata e specializzata? Oppure avete cercato di fare per conto vostro? I metodi naturali quando sono applicati nel modo corretto funzionano. Funzionano con i cicli irregolari, funzionano durante l’allattamento e funzionano anche nel periodo di pre-menopausa. Quindi il primo consiglio che diamo è quello di farvi seguire da un’insegnante e nel caso sarà lei a dirvi se la vostra situazione non è monitorabile oppure se è solo più difficile farlo.

Perchè insistere tanto con i metodi naturali e non avvalersi anche di un preservativo? Come promesso non rispondiamo semplicemente che il preservativo è un anticoncezionale e come tale il suo utilizzo è peccato. Non siamo sacerdoti e non è nostro compito quello di giudicare queste scelte da un punto di vista dottrinale. Rispondiamo da coppia. Rispondiamo con la nostra esperienza di coppia. L’anticoncezionale non permette di accogliere in pienezza l’altro. E’ un mezzo che esclude in modo artificioso la fertilità maschile o femminile. Non c’è dono e accoglienza totale. Senza dono totale l’amplesso perde non solo la sua apertura alla vita ma, almeno in parte, anche la sua forza unitiva, con la conseguenza di inquinare quel gesto d’amore tanto bello con l’egoismo e la ricerca del piacere personale. Ciò non significa che usare il preservativo sia il male assoluto. Non ci permetteremmo mai di affermare una cosa del genere. Ci sentiamo però di mettere in guardia. Attenzione: l’uso degli anticoncezionali alla lunga impoverisce non solo l’intimità ma anche la relazione. Lo possiamo dire per esperienza diretta. Per un periodo ne abbiamo fatto uso.

Nessuno vi può dire cosa fare. Noi vi abbiamo dato delle semplici provocazioni su cui riflettere. Ci teniamo a sottolineare come nessuno, neanche il Papa possa dirvi cosa fare. Voi siete re e regina del vostro matrimonio. Lo siete in virtù del vostro battesimo e del sacramento del matrimonio che vi ha unito. Lo Spirito Santo vi ha reso re, profeti e sacerdoti con Gesù. Siete consacrati. Ascoltate tutti. Ascoltate anche i nostri consigli ma poi mettetevi in preghiera e nel dialogo con Lui cercate di comprendere quale sia il modo giusto di agire. A volte non si riesce a raggiungere l’ideale e si deve magari trovare il compromesso più vicino. Ci sentiamo solo di suggerirvi di non sottovalutare questo aspetto. Vivere una sessualità autentica e piena può fare la differenza in una coppia. Quindi, qualsiasi decisione prendiate, fatelo dopo averci pensato bene. E sopratutto ricordate che una scelta non è definitiva. Se vi rendete conto che non funziona mettetevi in discussione. Non accontentatevi.

Antonio e Luisa

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Buona vita!

Tutte le volte che sono stato congedato così devo dire che non mi ha fatto una grande impressione, non so dirvi veramente il perché, mi è sempre parso un po’ naïf. Eppure, a ben pensarci, non è proprio fuori luogo, anzi…

Nel Vangelo di oggi la scena è tutta al femminile. Gesù in contemporanea guarisce due donne: la prima è una “fanciulla” alla soglia dell’età adulta e l’altra è una donna adulta ma sfiorita a causa probabilmente di un “sanguinamento uterino atipico” come ci dice la medicina.

Gli esegeti insegnano che questo focus su due donne non è per nulla casuale: atipico nel mondo semitico così concentrato sul maschio e segno della nuova dignità che Gesù sta restituendo alle donne. In più è presente il numero 12, una cifra simbolica nella Bibbia. La fanciulla a dodici anni era già fertile e poteva quindi sposarsi e generare vita ma ahimè muore prima che tutto ciò sia possibile. La donna invece da 12 anni pativa di quella malattia e quindi la sua età nubile sta cessando irrimediabilmente perché perdere sangue, nella mentalità biblica è perdere vita. Una donna così non poteva sposarsi e mettere al mondo un figlio.

Allora ecco due donne che vivono situazioni drammatiche e quasi complementari: una giovane che non riesce a essere donna e una donna che non riesce a essere fertile. La loro femminilità pare irrimediabilmente perduta.

Non trovate qualche somiglianza con il mondo di adesso? In questi giorni siamo proprio in mezzo a una polemica politica che nel fondo parte da un problema esistenziale enorme: non riuscire ad essere davvero uomo, davvero donna e cercare altrove la risposta.

Gesù è l’uomo nella sua pienezza, la sua umanità è perfetta come lo è sua mascolinità, difatti ci dice S. Giovanni Paolo II che “Cristo rivela pienamente l’uomo all’uomo stesso” (Redemptor Hominis 10), e si può dire la stessa cosa per la femminilità in Maria.

Gesù viene quindi a guarire e dare pienezza alla femminilità di queste due donne. E come lo fa? Con uno sguardo? Con un pensiero? Con una parola? Lo fa in un modo umano, umanissimo: tocca e si lascia toccare, prende per mano. Qui c’è l’accenno ai sacramenti e ancora oggi Gesù continua a toccarci con i suoi Sacramenti, specie l’Eucarestia e la Confessione.

Nella prima lettura si dice che Dio ci ha creati per l’eternità e nel Vangelo si vede che Gesù ci vuol donare una vita piena, quella stessa che è in Lui un uomo maschio pienamente realizzato.

Ecco allora che possiamo dire che voi sposi avete in Cristo il grande amico, lo Sposo che vuol fare lo stesso della vostra vita. Che la vostra umanità maschile e femminile sia gioiosamente vissuta a livello fisico, spirituale e psicologico, che siate persone integre, compatte, senza divisioni interne, senza buchi, senza rimpianti…. Questa è la vita piena, la buona vita che Gesù vuole donarci.

La sua veste è nella Chiesa e lì la possiamo sempre trovare intatta e ad essa possiamo attaccarci anche oggi dopo 2000 anni.

Pertanto, cari sposi, per tutto quello che vi ho scritto, stavolta sono io a congedarmi con: buona vita!

ANTONIO E LUISA

Padre Luca ci ha proposto una riflessione molto interessante. Non avevamo mai pensato al parallelismo di vita e condizione tra le due donne del Vangelo. Eppure è così evidente. Condividamo tutto ciò che padre Luca ha scrtto. Vorremmo però fare un’aggiunta. Non bastano Eucarestia e Confessione. Serve, almeno per noi è stato così, vivere appieno anche il sacramento del matrimonio. Non solo nella sua dimensione trascendente e sacramentale ma proprio anche nella sua dimensione umana e naturale.

Il matrimonio cosa è se non l’unione completa, intima e feconda di due creature tra loro differenti ma complementari. Tutto di Luisa è meraviglia e mistero per Antonio e tutto di Antonio è meaviglia e mistero per Luisa. La differenza è proprio ciò che più affascina. Che non significa che sia sempre facile. Spesso ci si scontra e l’agire dell’altro può apparire strano e incomprensibile ma proprio in una relazione così vissuta fino in fondo possiamo aiutarci l’un l’altra ad essere pienamente uomo e pienamente donna.

Non cercate mai di trasformare l’altro, d farlo a vostra immagine e somiglianza. Non sarebbe più lui o lei. Lo dce anche Nek in una sua famosa canzone: Non ti stresso per farti più simile a me che se fossi diversa non saresti più te.

Mia moglie o mio marito non deve essere come io lo voglio ma deve crescere e perfezionarsi ed essere sempre più come Dio lo vuole e lo ha creato per essere. A questo serve il matrimonio. Come disse Papa Francesco:

Il matrimonio è un lavoro di tutti i giorni potrei dire un lavoro artigianale, un lavoro di oreficeria, perché il marito ha il compito di fare più donna la moglie e la moglie ha il compito di fare più uomo il marito

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Il Sacro Cuore vs. Matrimonio – Atto II

Cari amici,

eccoci qua giunti ormai a fine giugno e con voi vorrei concludere il discorso iniziato nell’altro articolo sul rapporto tra la spiritualità del Sacro Cuore, una delle più importanti nella Chiesa, e la spiritualità nuziale.

La volta scorsa ho sottolineato come il cuore, nella visione biblica, rappresenti oltre all’affettività, il nucleo della persona, il centro dei pensieri, dei desideri, dei progetti, delle idee… e quindi, il fatto che Gesù offra a S. Margherita Maria Alacoque il proprio Cuore in mano ha un evidente valore nuziale. Gesù “vuole difatti sposare l’umanità” come ha scritto il Card. Angelo Scola (La reciprocità uomo-donna: via di spiritualità coniugale e familiare, Città Nuova 2001, pag. 166) e il sacramento del matrimonio è il frutto di quell’ardore divino. Questo è il punto di partenza meraviglioso e perciò ho detto che l’amore del Cuore di Gesù è anche in ogni coppia sposata, benché non se ne accorga o magari è in crisi oppure separata. Nonostante ciò, il Suo amore c’è tra marito e moglie.

Su questa scia oggi vorrei brevemente fare un’altra considerazione altrettanto importante. Come ben potete vedere, il Cuore di Gesù è attorniato da spine ed esse causano ferite da cui sgorga sangue. La spiegazione di tale visione la diede Gesù stesso a S. Margherita: “Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini e in contraccambio non riceve che ingratitudini, disprezzo, sacrilegi in questo Sacramento di amore”.

Cari sposi, non è forse vero che nel corso della vostra vita di coppia vi siate comportati con “ingratitudine e disprezzo” e che questo abbia ferito a sangue il vostro cuore?

So che la risposta spesso potrebbe essere: “eccome se è successo ma mica son Dio! C’è un limite a tutto!”. Vero, verissimo.

Mi aiuta a tenere i piedi per terra quando si tocca il tema della sofferenza nella coppia rileggere Amoris Laetitia, specialmente nel capitolo IV quando il Papa commenta l’Inno alla carità di San Paolo. Riguardo alla frase paolina che dice “l’amore tutto sopporta” Francesco ci dice così: “Nella vita familiare c’è bisogno di coltivare questa forza dell’amore, che permette di lottare contro il male che la minaccia. L’amore non si lascia dominare dal rancore, dal disprezzo verso le persone, dal desiderio di ferire o di far pagare qualcosa. L’ideale cristiano, e in modo particolare nella famiglia, è amore malgrado tutto” (AL 119). L’amore nuziale permane malgrado le ferite e il sangue versato.

Qui entriamo nel mistero di amore e dolore che appunto ci svela Gesù. Oso dire che solo chi ha un rapporto vero e profondo con Lui può addentrarsi su questo sentiero. Chi ancora non ci è su quella strada non può capire e vede questi altri come pazzi, masochisti, fuori dal mondo e senza dignità.

Chi sa seguire Lui che per noi ha versato quel Sangue benedetto, per le nostre ingratitudini, chiusure, egoismi, freddezze, incomprensioni, dispetti, vendette… è capace poi di fare altrettanto nella coppia.

Da pochissimo è uscito un nuovo libro scritto da coppie dell’associazione Retrouvaille, il libro si chiama “Dalla croce alla rinascita. Un cammino per coppie in difficoltà”. In certe pagine vedrete proprio tutto questo che stiamo dicendo e che un cuore ferito e sanguinante può diventare più palpitante e vivo di prima grazie a Lui.

È chiaro che quanto vi sto dicendo è anche e soprattutto una grazia. Perciò davvero oggi vi auguro di chiederla con tutto il cuore, perché il vostro amore sia splendente, vero, sincero e più forte di ogni forma di male.

Padre Luca

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Granita, figli e coniuge in fuga – “Sposi&Spose di Cristo”

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”..

Sei lì col sole a picco e 45 gradi all’ombra e ti senti la testa che ti risuona come un cembalo squillante.

Hai appena chiesto al tuo consorte e ai tuoi figli cosa vogliono per rinfrescarsi. Il tuo coniuge d’accordo con te desidera una granita al limone mentre i tuoi figli optano per un ovetto di cioccolata.

Tu hai fatto tutto il possibile per spiegare che forse oggi non è il caso di mangiare cioccolata, ma che forse una granita o un gelato sarebbero più appropriati alla situazione.

Ma i minori insistono: “Vogliamo il merendero di cioccolato!!!!”

Tu hai provato anche ad esporre loro gli effetti collaterali della cioccolata in estate e mentre parli ti accorgi che le infradito di pura gomma cinese si stanno sciogliendo diventando un tutt’uno col pavimento.

Ma loro non cambiano idea.

E allora lasci lì le tue scarpette a liquefarsi sull’asfalto e con un balzo degno di un coleottero che sta per andare a fuoco ti lanci nell’emisfero boreale che altro non è che l’ambiente climatizzato in cui vivono pinguini, orsi polari e baristi ad agosto.

Il sudore che ti cola dalla fronte forma una lastra di ghiaccio intorno al tuo busto e impettito come un maggiordomo inglese chiedi al freddo barista che ti occorrono oltre ad una dose di antibiotici per combattere la polmonite che sta per travolgerti, anche due granite e due ovetti di cioccolata.

Lui ti guarda con un ghigno e ti dice: “Eh, questi bambini!!!”

E tu lo guardi e gli rispondi: “Eh…ccciùùù!”

E inizi la tua serie di starnuti devastanti, sintomo ormai del tuo vicino trapasso all’altro mondo.

Ma non muori per un pelo; paghi il conto e ti rituffi nell’emisfero tropicale dove ti aspetta il resto della truppa familiare.

Del tuo coniuge ormai resta davvero poco. Mentre i pestiferi sotto il metro di altezza si sono nascosti all’ombra di un cespuglio, la tua dolce metà non ha trovato meglio dell’ombra di un palo della luce.

E’ lì e aspetta la granita dopo aver combattuto con i vostri figli che hanno cercato di strappare la mercanzia a tutti i venditori ambulanti di palloni, palloncini, materassini che in quei 5 minuti sono passati da quelle parti.

Dicevo, della tua dolce metà resta poco…allora tenti di ricomporla versandole la granita al limone direttamente nel naso sperando in una reazione chimica che le riavvii il cuore.

Ci riesci. La vita torna in quel corpo esanime.

Dopo aver salvato la vita del tuo sposo, ti rendi conto che i tuoi figli sotto l’ombra del cespuglio urlano a gran voce cose tipo “ahahihhhhahgygsyas sjxvwsvwsdwdg uhduhuihiuh!!!”

In realtà stanno dicendo: “Vogliamo la granitaaaaaa!!!” Ma tu stenti a credere alle tue orecchie e allora per sordità selettiva ti imponi di non capire una mazza di quanto ti stanno chiedendo a gran voce.

“Non può essere vero!” ti dici.

Il tuo consorte, che sta tornando a sembrare una persona, dice con un filo di voce: “Amore, vogliono la granita”.

Ti cadono le braccia. Con le braccia ti cadono anche le uova di cioccolato che avevi comprato e mentre braccia e uova vengono assorbiti dal terreno dell’aiuola su cui sono cadute, svieni. Dalla rabbia o dal caldo non importa.

Tu svieni.

I piccoli barbari allora ti saltano addosso e mentre tu inizi a somigliare sempre più ad un canotto bucato, loro tracannano la tua granita e se la ridono.

Incredibile? Realtà o fantasia?

Questa storiella può essere interpretata in due modi:

Per alcuni essere sposi e genitori è solo una tortura. Si credono violentati dal coniuge e dai figli. Si credono fatti a pezzi. Infatti quelli che vedono la vita matrimoniale e genitoriale in quest’ottica li vedi scappare dalle piccole o grandi situazioni di responsabilità.

Hanno paura del proprio coniuge e dei propri figli perché si sentono violentati dalla loro presenza, dal loro fare richieste impegnative, dal fatto che i figli e coniuge non ti facciano sconti ma richiedano la tua presenza costante.

Questa visione della famiglia è devastante.

L’altra possibilità di vedere le cose può essere questa: il tuo coniuge e i tuoi figli chiedono la tua vita e tu gliela stai donando. Non ti stanno violentando, ti stanno aiutando a diventare generoso. Non ti stanno facendo a pezzi, ti stanno insegnando che l’amore è una strada impegnativa in cui “spezzarsi” è necessario per vivere.

“Chi vorrà salvare la propria vita la perderà” dice Gesù.

Fuggire dalla propria famiglia perché si vuole “conservare” la propria vita non porta a nulla.

Invece restare e cercare di capire come poter amare di più l’altro e comprendere che il tuo bene passa dalla felicità dell’altro vuole dire trovare la chiave della felicità.

Buon cammino e buona estate in famiglia.

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Grazie, Pietro e Filomena.

Padre nostro che sei nel mio sposo (nella mia sposa)

Il matrimonio è qualcosa di meraviglioso. Si, perché Gesù desidera essere amato da noi in modo del tutto particolare. Vanno bene le preghiere, le novene, le Sante Messe. Lodare il Signore è importante. E’ importante ringraziarlo, rendere grazie per la vita e per il giorno che stiamo vivendo. Benissimo ma sono offerte gradite se poi non restano lettera morta, se poi lo cerchiamo qui, vicino a noi, sulla terra e non lontano nel Cielo come un’entità che è distante da noi. Lui è qui, in modo molto concreto e reale. Quando ci svegliamo è qui accanto a noi che desidera essere abbracciato. Quando ci alziamo è qui che si aspetta un sorriso, una buona parola e magari un caffè caldo. Durante il giorno aspetta una nostra telefonata per sentirsi cercato. Alla sera aspetta di sedersi a tavola con noi per raccontarci della giornata trascorsa. Di sera si aspetta un po’ di tempo dedicato solo per Lui e non vuole dividerci con la televisione tutte le volte. Queste sono le preghiere che ama il Signore. Vuole essere amato così, nei fratelli e nelle sorelle. Per questo ci ha posto al nostro fianco un prossimo che più prossimo di così non si può: nostro marito o nostra moglie. Per essere amato in quel fratello o in quella sorella. Quindi, permetteteci questa piccola libertà, la preghiera del Padre nostro potrebbe essere riscritta in chiave sponsale in questo modo:

Padre nostro che sei nel mio sposo (nella mia sposa)

sia santificato il tuo nome nel nostro amore

venga la tua tenerezza

sia fatta la tua volontà

come in cielo così nella nostra casa

dacci oggi il nostro abbraccio quotidiano

rimetti a noi i nostri debiti

come noi ci perdoniamo e ci accogliamo vicendevolmente

e non ci lasciare nella incomprensione

ma liberaci dall’egoismo e aiutaci ad essere uno.

Bello recitarla insieme, guardandosi e poi terminare con un tenero abbraccio. A proposito: oggi avete dato un abbraccio al vostro sposo (vostra sposa)? Ricordate che solo dopo le vostre preghiere saranno gradite nei Cieli.

Antonio e Luisa

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Campo di marte. Un’opera che parla agli sposi

Ho iniziato a leggere un altro libro. Non so quanti ne ho cominciati ma sono fatto così. Leggo e poi inizio a riflettere a mettere insieme i pezzi di un puzzle composto dalle provocazioni del libro lette alla luce della Parola e della mia vita. Questo è un libro particolare. E’ scritto da due sposi che guidano esercizi spirituali per altri sposi. Non li conoscevo ma il loro modo di proporre lo spunto per una riflessione di coppia e personale è molto interessante ed originale.

Forti delle loro competenze artistiche partono da un’opera d’arte, di solito molto conosciuta.  Il libro mi ha attratto in particolare per la descrizione che fa delle opere di Chagal, un artista che ha un modo molto intrigante (un mix di onirico e mistico) di trasmettere il suo mondo interiore e spirituale. Oggi desidero proporre un quadro famosissimo del pittore franco-russo. Si tratta di Campo di Marte.

Cosa ci dice questo quadro? A perte la bellezza dell’opera e dei colori, che possono piacere o meno, non è di facile lettura. Proviamo, seguendo il libro, a capire qualcosa di più e vedremo come a noi profani si possa incredibilmente schiudere un mondo di simboli  e significati. Quali sono le immagini principali che saltano all’occhio? Sicuramente le due figure umane, il sole, dei fiori, una città e un uccello scuro.

La coppia, perchè di un uomo e una donna si tratta, è posta al centro dell’opera, al di sopra della città e sotto il sole. Le case indicano il quotidiano, la vita ordinaria fatta di impegni e cose da fare. I due sono dentro tutto questo, ne fanno parte, ma sono posti in posizione rialzata rispetto al paesaggio, come a dire che non ne sono schiacciati, ma riescono ad avere uno sguardo con un orizzonte più ampio. Riescono a distinguerlo e distinguersi da esso. Non si identificano con l’ordinario. L’ordinario investe ciò che fanno e non ciò che sono. Hanno una visione privilegiata e non limitante.  Il loro sguardo non ha i confini del momento o di quella sistuazione particolare, di quella sofferenza o di quel guaio, ma è capace di fare memoria del passato e di avere fiducia nel futuro.

Concentriamoci ora sulla coppia in primo piano. E’ unita ma è anche diversa, la diversità completa e arricchisce. Uomo e donna si completano. I volti sono come avvolti da un’unica carezza, ma distinti nel colore; ognuno dei due porta le sue caratteristiche e il suo modo d’essere. Nell’iconografia russa, da cui il pittore culturalmente proviene, Il bianco della donna indica la purezza mentre il verde dell’uomo la vita. Curioso come i due guardino un orizzonte diverso ma siano capaci, nonostante questo, di mantenere l’unità.

In alto c’è il sole che simboleggia Dio. Gli uomini pur essendo distinti da esso, sono protesi verso il corpo celeste. L’uccello nero rappresenta chi è capace di vigilare nella notte perchè il buio non lo sorprenda e lo vinca. Così è la coppia rappresentata. Quest’uomo e questa donna, che sanno tenersi al di sopra delle loro cose per sentirsi più vicini a Dio (il sole), alla presenza di Dio. Solo se sapremo, come loro, innalzarci potremo odorare il profumo dei fiori e ammirare il loro colore.  Solo chi è capace di non farsi schiacciare dall’ordinario e chi sa tenere lo sguardo a Dio può sentire il profumo e la bellezza della sua esistenza, può meravigliarsi della bellezza di essere l’uno accanto all’altra in una figura plurale.

La preghiera e la spiritualità, realtà che sembrano ormai superate e inutili, sono in realtà quel superfluo che riempie di significato il necessario e l’urgente.

Avete compreso ora come da una semplice, seppur meravigliosa, opera d’arte, possiamo davvero iniziare una riflessione sulla nostra vita. Un modo per cominciare a contemplare ciò che siamo e cosa significa essere sposi in Cristo.

Antonio e Luisa

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Dimagrire per il Paradiso

Il Vangelo che la Chiesa ci propone oggi contiene un sacco di insegnamenti ma le esigenze editoriali ci costringono a soffermarci solo su una frase di Gesù :

( Mt 7, 6.12-14 ) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi. Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti. Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».

Avrete intuito che la frase interessata è quella in neretto, ma rileggendola siete sicuri che essa riguardi solo un problema di linea ?

Perché Gesù sembra interessato alla nostra dieta ?

Inoltre, se è vero che Dio ci ha creati per il Paradiso, non era meglio dotarlo di un bel portone gigantesco così da farci entrare la maggior parte di anime ad ogni apertura ?

Seguendo un banale e superficiale ragionamento saremmo portati a pensarla così, ma scopriremo che Dio ha progetti differenti.

Noi abbiamo avuto la grazia di incontrare tante coppie che ci sono state di esempio e di grande sprono per la vita matrimoniale, tra le tante ne ricordiamo una che testimoniava come non avrebbero cambiato l’altro/a per niente e nessuno al mondo, perché raccontavano come il rapporto che avevano e la complicità raggiunta fossero il frutto di tanti dialoghi, tante litigate, tante incomprensioni superate, e si amavano ogni giorno di più proprio perché la loro coppia aveva delle “cicatrici” uniche ed irripetibili che una terza persona non capirebbe e non saprebbe apprezzare e difendere ; e mentre raccontavano questo avevano il sorriso sulle labbra, quel sorriso di chi ha la Pace nel cuore perché ha saputo affrontare gli ostacoli ed ora gode la serenità di averli superati.

E se è così nel cammino della vita matrimoniale, non crediate che sia diverso nella vita spirituale ; spesso siamo attratti da falsi luccichii come le gazze ladre e ci accontentiamo di poco.

Ci sono coppie che si accontentano di vivere un matrimonio in perfetto stile “commedia romantica americana“, ce ne sono altre che si accontentano di vivere un rapporto alla “Sex and the city“, altre coppie invece preferiscono imitare una vita da “Sessantottini” senza regole e vincoli, tantissime coppie non hanno progetti e si accontentano di non essere “fuori moda“, poi ci sono le coppie che si accontentano di fare gli eterni fidanzatini.

Questi esempi sono tutte vite che non richiedono grande impegno, anzi non ne richiedono affatto ; sono relazioni che non ti lasciano nessuna “cicatrice” di Bellezza, di vita spesa per l’altro, di amore incondizionato, di sudore nell’affrontare insieme gli ostacoli e superarli perché il “noi” sia sempre più vivo e realizzato.

Cari sposi, nelle cose di Dio ( quelle che portano alla porta stretta ) all’inizio c’è tanta fatica, sudore e lacrime, ma con la Grazia di Dio la sua Pace non tarda a venire e il premio è il Paradiso. Al contrario, nelle cose di Satana ( detto anche Diavolo ) all’inizio appare tutto facile ( porta larga e spaziosa ), scontato, bello ed attraente, come una strada in discesa, ma poi il Diavolo presenta il conto, e quel conto è molto salato ( l’Inferno ).

Il mondo di oggi offre agli sposi, per esempio, una coppia senza regole, dove l’adulterio non è un male, anzi… viene addirittura consigliato per rinsaldare il legame ; il modo di oggi offre agli sposi, per esempio, di vivere il sesso sregolato e senza rispetto nei confronti della fertilità, e se il bambino è indesiderato ci presenta l’aborto come un diritto !

Cari sposi, non caschiamoci come dei polli ! Questi sono messaggi che ci fanno vedere tutto facile all’inizio, tutto bello ed attraente, comodo e rassicurante… Gesù ha chiamato questa situazione la porta larga e la spaziosa via che conduce alla perdizione !

Invece la vita nella Grazia del Sacramento del Matrimonio è una vita che richiede impegno, sforzo, fatica, croci da sopportare, mariti da comprendere e sostenere, mogli da accudire e difendere, figli da crescere robusti nella fede, perdoni dati e ricevuti migliaia di voltema quanta Pace, sì perché in tutto ciò dobbiamo lasciar vivere Gesù che è la Pace, la nostra Pace !

Coraggio sposi, dobbiamo dimagrire per il Paradiso ! E’ necessario che abbandoniamo gli eccessi di grasso adiposo che il peccato ci lascia addosso.

Buona dieta !

Giorgio e Valentina.

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Ancora non hai figli? Quando vorresti urlare ma ti limiti a sorridere

Ringrazio Livia. La ringrazio per il bellissimo libro che ha scritto e che è da poco uscito nelle librerie. Si tratta di Ancora non hai figli? Quando vorresti urlare ma ti limiti a sorridere (Livia Carandente Tau Editrice). Un testo che tratta un argomento molto delicato. Scritto sotto forma di romanzo ma che racconta anche tanto dell’autrice. Livia ha già scritto del dolore di una donna che non riesce a diventare mamma, che non riesce a concepire una vita biolgica. Lo ha raccontato nel suo primo libro Quanti figli hai?, eppure è riuscita a stupirmi un’altra volta.

Non pensavo ci fosse ancora così tanto da dire. Aveva già raccontato del dolore nel vedere le amiche in dolce attesa e magari sentirsi anche in colpa per quell’invidia che umanamente faceva breccia nel suo cuore. Aveva già raccontato delle speranze e della disperazione che nasce dentro una donna che vede il tempo inesorabilmente passare senza che riesca a restare incinta. Le visite, le speranze, le confidenze, e la relazione di coppia che viene sempre più appesantita da questo fardello che preme sul cuore. Certo, Livia ha saputo farlo con ironia e con la simpatia che la contraddistingue, ma si avvertono in chi legge tutta la sofferenza e il dolore che vive la protagonista. Nel suo primo libro e anche in questo secondo. Secondo che non mi sembra essere un vero sequel del primo ma che comunque ne riprende il filo conduttore. Non serve aver letto il primo per comprendere il secondo ma si integrano e completano molto bene tra loro.

Questa sua seconda opera è, a mio parere, ancora più bella, più vera e più coinvolgente della prima. Non so come Livia sia riuscita, ma anche io, da uomo, sono stato preso e catapultato in un mondo che non mi appartiene. Livia è stata capace di farmi provare le sue stesse emozioni. E’ riuscita a trasportarmi nel cuore della protagonista. Mi sono sentito completamente empatico nei confronti di questa donna che non chiede nulla di più che avere quello che hanno tutte le sue amiche sposate: la gioia di un figlio.

La storia ti prende fin da subito. Non voglio spoilerare troppo. Anticipo solo che si passa dalla speranza, alla gioia, alla delusione, si arriva ad affrontare il dolore fino in fondo e poi c’è la rinascita. Già perchè usando le parole dell’autrice poste proprio all’inizio del romanzo: Volevano farci credere che la felicità consistesse nel raggiungimento di obiettivi andardizzati; volevano spingerci a pensare che la pienezza del cuore dipendesse da un numero di tappe raggiunte; volevano convincerci che insistendo, avremmo ottenuto quello che era ‘giusto’ ricevere; volevano spiegarci come regolamentare l’amore.

Un matrimonio non è fatto di tappe da raggiungere. Non è un album di figurine dove ce le hai o non ce le hai. Un matrimonio è fatto di accoglienza e di dono. Il matrimonio ti chiede di accogliere la vita, di accogliere tuo marito o tua moglie, di accogliere i figli o il fatto di non poterne avere, di accogliere Dio nella tua storia. E poi ti chiede di donarti di dare tutto e allora, quando sarai capace di uccidere le aspettative che ti eri fatto sul tuo matrimonio e lo vivrai in pienezza per come è allora diventerai feconda perchè sarai capace di far fruttare al massimo tutto ciò che Dio ti ha dato senza ripiegarti su tutto quello che credi ti manchi.

Un altro punto che mi è piaciuto moltissimo di questa storia è come una sofferenza grande possa portare un momento di grande crisi anche per la coppia. E’ verissimo. Vale per tutti. Non solo per chi non riesce ad avere figli o non riesce a portare a termine la gravidanza. C’è un momento in cui ci si allontana, in cui ci si sente soli. Bellissimo come lo spiega l’autrice: Giulio resta in cucina. Non mi segue. Non mi raggiunge. Non ne ha voglia. Non vuole e non può consolarmi. Lui per primo ha bisogno di essere consolato. Ma non saprebbe dire da chi. E poi ancora: La notte trascorre insonne. Per entrambi. Svegli, nello stesso letto. Ma distanti. Come mai prima di quei giorni, forse.

Uomo e donna affrontano tutto in modo diverso, anche la sofferenza. E’ bellissimo poi vedere come da una distanza ci si possa riavvicinare e comprendere che insieme si è più forti e che nessuna sofferenza può distruggere quell’alleanza stretta e saldata dal fuoco dello Spirito Santo.

E’ un libro che fa riflettere tanto. E’ una lettura consigliata a tutti. A chi non riesce ad avere figli per non sentirsi una famiglia abbandonata da Dio, e a chi i figli li ha per capire che la fecondità della coppia va molto oltre la capacità di saper generare una vita. Buona lettura.

Antonio e Luisa

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Più forti della tempesta

Padre Luca

Tempo fa ero al matrimonio di una coppia di amici. Erano giovani, la loro lunga lista di nozze era stata ampiamente esaudita, la nuova casa era il regalo dal papà di lui, entrambi avevano un buon lavoro, belle macchine, persone sportive e intelligenti, sani: che magnifico futuro si prospettava loro! Vedendoli così raggianti e felici, mi sono chiesto: chissà come e quando Gesù sarebbe entrato veramente nella loro storia.

Nelle letture di oggi, in particolar modo nel Vangelo, vediamo un Gesù che irrompe nella nostra vita in modo del tutto inaspettato. E che fa? Gesù ci porta al limite delle nostre possibilità, ci fa arrivare l’acqua alla gola. Ma come mai? Lui che è tanto buono e misericordioso! Mistero… pare che a Lui piaccia fare così. Quel che sì è certo è che a Giobbe ha tolto tutto: averi, figli, beni immobili, quasi la salute… per un pelo non ci lascia le penne. A Pietro ha tolto il controllo della barca e della pesca, lui che del suo mestiere era un professionista… altre volte Gesù non organizza nulla per il pranzo sapendo di trovarsi in mezzo a migliaia di persone da sfamare e gli apostoli non sanno più letteralmente “che pesci pigliare”. E così via, la lista potrebbe continuare.

Lui usa questo modo di fare, è il suo stile, tra poco vedremo perché. Ma prima vorrei che vi domandaste: Gesù ha fatto a voi qualcosa di simile? Avete mai sperimentato che non tornano i conti a fine mese? Avete provato mai il disorientamento e di non aver più il controllo della situazione e della vostra vita? Una malattia vi ha fatto pensare seriamente di non farcela? O avete mai toccato il fondo?

Se avete vissuto qualcosa del genere, allora siete nelle condizioni per essere una creatura nuova perché Gesù in tal modo vi ha messo davanti a un bivio: o sfiancarsi lottando con tutte le proprie forze per risolvere il problema oppure ripartire arrendendosi a Lui.

Se ci pensate, facendo riferimento alla coppia iniziale, quando tutto va bene e ogni cosa è sotto controllo, noi ci abituiamo a confidare fondamentalmente nel conto in banca ed è per quello che la tempesta poi ci coglie impreparati e ci fa andare in angoscia. Piuttosto arrendiamoci a Dio, alla sua onnipotenza.

Un grande maestro della vita spirituale, Dom Lorenzo Scupoli (1530-1610) ha scritto un breve opera chiamata “Combattimento spirituale” in cui offre preziosissimi consigli su come amare Gesù e vivere nella Sua Volontà. Vi elenco le quattro regole per vivere nell’abbandono:

1ª regola: “chiedi a Dio questa profonda virtù con grande umiltà. Dobbiamo ricordare che per chiedere umilmente dobbiamo essere pronti a cambiare le nostre vite e i nostri cuori in totale abbandono a Lui”.

2ª regola: “Contempla con una fede ardente l’immenso potere e l’infinita saggezza di Dio. Dobbiamo sempre e ovunque cercare di cogliere l’eterna gloria di Dio. In tal modo, alla fine ci renderemo conto dell’insufficienza della nostra capacità di comprendere le sue realtà celesti”.

3ª regola: “Ricorda la promessa delle Sacre Scritture che nessuno che ripone la propria fiducia in Dio sarà sconfitto”. 

4ª regola: “Con ogni azione dobbiamo continuamente tenere presente le nostre debolezze e la potenza eterna di Dio. Questo equilibrio di contemplazione tra sfiducia in sé stessi e fiducia in Dio ci consente di ricordare costantemente ciò che temiamo in noi stessi e ciò che speriamo nell’amore divino di Dio, quindi, ordinando correttamente la nostra vita verso la resa totale”.

Gesù oggi vuole ricordare a voi coppie che siete creature nuove dal momento del Battesimo, cioè che Gli appartenete, siete già in Lui per sempre. Inoltre, con il Matrimonio, il vostro Amore l’avete consegnato a Lui, è Suo. Per questo poi Lui vi porta a volte fino al limite, per saggiare quanto queste verità siano state assimilate e siano parte della vostra vita.

Cari sposi, oggi è un vangelo davvero paradigmatico per la nostra vita cristiana: che le tempeste presenti o future ci aiutino a confidare incessantemente nello Sposo e nell’Amore che Lui ha per noi.

ANTONIO E LUISA

Anche noi, come ogni coppia di sposi che si rispetti, abbiiamo affrontato tempeste, più o meno forti, nel corso degli ultimi 19 anni. Siamo sposati infatti da quasi vent’anni. In particolare abbiamo avuto un periodo buio dopo pochi anni di matrimonio. Colpa mia (sono Antonio) che non ho saputo subito prendermi carico delle nuove responsabilità e continuavo invece a pensare a quello a cui stavo rinuncando (uscite con gli amici, tempo libero, ecc.).

Luisa mi ha dovuto sopportare per alcuni mesi eppure non ha mai messo in dscussione la nostra unione. Ha continuato ad amarmi teneramente e tenacemente. Lo ha fatto perchè credeva, più che in me, nella presenza reale e attiva di Gesù nella nostra relazione. Questo le ha permesso di cambiare se stessa. Le ha permesso di trovare forza e senso nella promessa di Gesù che più che mai sentiva vicino in quel momento. Alla fine ha vinto lei. La sua tenacia e il suo amore gratuito e da me per nulla meritato mi hanno toccato il cuore e anche io sono cambiato.

Dio opera in tutti i matrimoni sacramento. Dobbiamo però fidarci e affidarci. Lui fa nuove tutte le cose ma prima di tutto deve fare nuovi noi. Solo cambiando noi stessi potremo cambiare l’altro e chissà anche il mondo intorno a noi.

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 11

Se abbiamo fatto la scelta giusta (cliccate qui per leggere il precedente capitolo) dovremmo aver sperimentato almeno per pochi minuti l’intimità con Dio, nel silenzio, nel raccoglimento, a tu per tu con Lui, preparando così il nostro cuore e il nostro corpo a vivere la Divina Liturgia… certo è che questa intimità con Dio assomiglia nella dinamica all’intimità tra gli sposi : ossia, non esiste un’intimità già pronta all’uso e sempre uguale come un pasto ad un fast food, ma è la fatica degli sposi stessi nel costruirla giorno dopo giorno e, se è vera, cresce di giorno in giorno in qualità e quantità.

Così è l’intimità con Dio. La Sua conoscenza e la gioia di stare insieme a Lui non è un prodotto già pronto all’uso ed uguale per tutti ; infatti non siamo stati creati in serie, ognuno di noi è praticamente un “pensiero di Dio fatto carne“, siamo unici ed irripetibili, non possiamo omologarci ad uno stesso tipo di intimità e dialogo con la Santissima Trinità… questo rapporto va alimentato, custodito, conosciuto, amato, deve essere una relazione in divenire.

Quando abbiamo la sensazione di essere allo stesso punto della vita spirituale da troppo tempo, dobbiamo fermarci per pensare alla direzione che stiamo dando alla nostra vita.

E quale miglior momento per fare questo chek-up se non quello in cui il Cielo scende in Terra ..?.. Il momento in cui la misericordia di Dio si rende esplicitamente manifesta nel Sacrificio salvifico di Gesù sulla croce ..?

Così come fanno due sposi, quando, per verificare la direzione che stanno dando alla loro relazione, devono parlarsi a quattrocchi, così anche nella relazione con Dio possiamo avere un dialogo vis a vis per fare il punto della situazione ; infatti nella S. Messa avviene che quel Padre che tanto bramiamo, quel Figlio con cui ci relazioniamo e quello Spirito Santo che riceviamo nella celebrazione dei Sacramenti ( compreso il Matrimonio ) sono lì davanti a noi.

A dirla tutta saremmo noi ad essere “incorporati” in una realtà celeste, ma adesso ci basti sapere che Dio non è lontano. Quelle parole con cui si conclude il Vangelo di Matteo “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo“, nella S. Messa si realizzano davvero ; non erano belle parole illusorie o le solite frasi ad effetto stile campagna elettorale, no !

Tanti pensano che basti stare sul proprio divano per parlare con Dio, ma fino a quando non partecipano ad una S. Messa la presenza di Dio è spesso illusoria, oppure anche reale ma spirituale, non fisica ; invece nella S. Messa la presenza di Dio non è solo su un piano spirituale, ma diventa fisicamente presente nell’Eucarestia. Perciò, se dobbiamo rafforzare la nostra relazione con Dio , quale miglior posto della chiesa con il tabernacolo ? Anche se la porticina è chiusa lì dentro c’è Gesù… lo stesso Gesù che camminava per la Palestina 2000 anni fa… certo non dobbiamo strizzare gli occhi per vederLo perchè Lui nasconde a noi la Sua presenza dietro i veli del pane e del vino, ma Lui c’è davvero .

E visto che ce l’abbiamo lì così vicino potremmo approfittare della situazione per fare un bel chek-up della nostra vita spirituale. Non ci sono controindicazioni, però ci potrebbero essere degli effetti indesiderati, vale a dire che potremmo scoprire di essere moooolto più indietro nel percorso spirituale rispetto all’idea che ci eravamo fatti di noi stessi ; per scoprire la bellezza di questo percorso però bisogna che frequentiamo la S. Messa, magari entrando in chiesa con un po’ di minuti di anticipo per avere un tempo adeguato per lasciar decantare il rumore del mondo con le sue luci sfolgoranti , i suoni e le parole accattivanti… insomma la preparazione immediata alla S. Messa è importantissima perché fa come da apriporta all’evento di Grazia che sta per accadere.

Care famiglie, restate pure vicine se potete, ma ognuno cerchi di non distrarre l’altro/a da questo rapporto intimo con Dio, da questi momenti di dialogo preparatore di un check-up, d’altronde non vorreste che il vostro coniuge sia sempre più bello/a ? E perché no bello/a anche nell’anima ?

Buona Domenica,

Giorgio e Valentina.

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Prova Costume e Teologia – “Sposi&Spose di Cristo”

di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”

Sarà che nonostante tutto la bella stagione ormai arriva.

Sarà che il nostro amico Rocco, che insegna Farmacia all’Università, ha stupito sotto i miei occhi un gruppetto di donne preoccupate per la prova costume.

Sarà che tra poco si va al mare e io temo di dimenticarmi della vita eterna per pensare ai gelati da comprare…alle mie figlie da non dimenticare sotto al sole del sud…e alle birre da tenere al fresco…

Sarà tutto questo – forse – che mi ha fatto mettere sullo stesso piano due ambiti paralleli della vita, almeno… della vita delle donne: Salvezza e Somatoline (noto prodotto sciogli cellulite poco conosciuto dagli uomini che come me hanno la barba… anche sul cuore).

“Che c’azzecca?!” ripeteva l’allora magistrato Antonio Di Pietro agli imputati durante tangentopoli.

E anche io, spesso nel mio quotidiano vivere da comune marito e padre, mi sento imputato. Di cosa? Di questo, di quello… di tutti quei pensieri, parole, opere e omissioni di cui mi nutro fin dal risveglio.

Ma torniamo al nostro prof. Rocco.

“Ma sai come funzione la Somatoline?” dice all’improvviso il prof. Rocco alle donne astanti.

“Contiene due principi attivi: la levotiroxina e l’escina… Non so se vi è mai capitato di mettere delle palline di vetro in un sacchetto, riempendolo tutto e tastandolo vi accorgete che è tutto ‘curve curve’… La Somatoline vi unisce le palline, in questo caso di grasso, e vi si riduce l’effetto ‘curve curve’ delle molteplici palline, ma vi resta un’unica pallottola di grasso e l’effetto è liscio…”

…Seguono minuti di duro silenzio…

Con la coda dell’occhio leggevo tanta delusione sui volti femminili che mi circondavano. Un senso di smarrimento ed impotenza si impadroniva delle loro certezze, adesso che qualcuno aveva spiegato loro come funziona la Somatoline.

Ma a tutti, uomini e donne, spesso capita di pensare di essersi liberati di qualcosa definitivamente, e invece eccolo lì, appallottolato, forse meno visibile, ma c’è ancora. Quello di cui volevi disfarti è lì, e ti guarda, e tu lo guardi… e in questo gioco di sguardi… ti senti ancora al banco degli imputati de giudice Antonio Di Pietro.

“Che c’azzecca?!” ripete urlando il piccolo Di Pietro nella coscienza, pronto a farti notare che quei pensieri, parole, opere e omissioni non è che sono andate via solo perché hai pensato ad altro, ma sono ancora lì appallottolati come una cellula di grasso che decisamente stona d’estate, specie se come noi abitanti di Crotone vai al mare e ti metti (quasi) a nudo.

Ahi ahi ahi… Come se ne esce?

C’è una Somatoline della coscienza che faccia tacere quel diavoletto di un giudice con la toghetta che dice beffardo: “Hai usato qualcosa che è mio e me lo devi restituire!”?

Allorché rispondo sorpreso: “…Cosa cosa caro giudice!!? Io ho usato qualcosa di tuo? Quando!?”.

“Quando fai del male, usi sempre strumenti che sono miei… che ti credi? Oi scemo!” (insulta pure sto tizio… e lo fa in calabrese!!!).

Quando ti muove queste accuse, tu provi a scagionarti con stile… e a sproposito cominci a dirgli che hai usato la Somatoline dell’anima, che dimenticherai il male fatto e il male non ci sarà più…

“Oi scemo, la Somatoline non scioglie i problemi, li appallottola. Il tuo sentirti buono e bello non scioglie i tuoi peccati… vedrai che prima o poi i conti non tornano!”

…Che si fa? Caro prof. Rocco, mi hai buttato in questo pasticcio fatto di grasso e ora ti chiamo e mi aiuti ad uscirne!

E il prof.Rocco al telefono mi dice:

“Pietro, solo una cosa può sciogliere il grasso appallottolato sulla coscienza: il Preziosissimo Sangue di Cristo che è stato versato per te sulla Croce.

Vuoi immergerti in questo fiume ricostituente, rigenerante e – dal punto di vista spirituale – veramente dimagrante? Semplice! Vatti a confessare!

Quando su di te scende il perdono di Dio, allora il giudicillo spietato non ha più nulla da chiederti e la pallottola di grasso scompare!

Ma prima di salutarti voglio dirti una cosa scientifica: guarda che la tua pallottola di grasso spirituale non svanisce nel nulla, poiché questo è logicamente impossibile! Niente svanisce nel nulla!

Se oggi vai a confessarti e ne sei liberato… è perché quella pallottola di morte se la becca un altro al posto tuo. Ed è lui che paga il tuo debito a quel diavolo di accusatore. E sai chi è questo che si mette al tuo posto e si becca la pallottola?”

“Chi?” rispondo io.

E Rocco, prima di chiudere la telefonata, mi risponde: “Gesù!”.

E allora la mia lode salga a Te, Gesù…che ti fai carico dei miei peccati…e mi fai più bello fuori e dentro!!!

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Grazie, Pietro e Filomena.

Il nome che abbiamo su questa terra sarà il nostro nome nell’eternità di Dio.

Oggi proseguo con il tema che ho introdotto con l’articolo di ieri. Credo sia importante completare il discorso con questa ulteriore riflessione che avevo già proposto circa un anno fa in occasione dell’Ascensione di Gesù.

L’Ascensione ci dice non solo che siamo fatti per l’eternità. Non solo che siamo fatti per la vita eterna. Siamo fatti per essere uomini nella vita eterna. Non è la stessa cosa. E’ molto di più. Tutto ciò che siamo resterà. Il nome che abbiamo su questa terra sarà il nostro nome nell’eternità di Dio.

Potremo ritrovare l’umanità delle persone che abbiamo amato. Fermo restando il mistero del libero arbitrio e della dannazione, potremo incontrare di nuovo i nostri figli, i nostri genitori, tutte le persone a cui abbiamo voluto bene, e anche nostro marito o nostra moglie. Certo sarà diverso, sarà come ora non possiamo neanche immaginare, ma io ritroverò Luisa, la mia sposa.

Sarà ancora lei, Luisa, e nulla sarà cancellato in Cielo dell’amore che ci siamo donati su questa terra. Non ci sarà più matrimonio. Non serve. Il matrimonio è un sacramento che permette di amare Dio con la mediazione di una persona diversa e complementare in una relazione fedele, indissolubile, feconda ed esclusiva. Non servirà, perchè ameremo Dio direttamente, ma resterà tutto il resto.

Luisa sarà sempre Luisa, la mia migliore amica, la mia confidende, la persona che più di tutte ha abitato il mio cuore. La persona che più di tutte ho conosciuto, che più di tutte mi ha perdonato e che io ho perdonato. La persona con cui sono diventato Antonio, che mi ha aiutato a sviluppare tutta la mia umanità. Colei che ha saputo vedere la mia bellezza come nessun altro, che ha accolto tutto di me anche le parti più fragili e meno belle. Insomma sarà meraviglioso condividere con lei l’amore di Dio. Sarà per me gioia la sua gioia, che sarà piena tra le braccia dello Sposo.

Mi viene in mente l’affermazione di un’amica, che ho già più volte citato. Lei, abbandonata dal marito, continua a pregare per lui e a volergli bene. Alla mia domanda diretta sul perchè lo facesse, lei rispose: E’ dolorosa una vita senza di lui, non immagino una eternità senza di lui. Ecco è proprio così. L’ Ascensione ci dice che è così. Non credo sia solo una mia convinzione. Credo che si possa intuire da tanti piccoli indizi. L’Ascensione è uno dei più importanti e carichi di speranza. San Tommaso afferma nella sua Somma teologica:

Se parliamo della beatitudine perfetta, che ci attende nella patria, allora non si richiede necessariamente per la beatitudine la compagnia degli amici, poiché l’uomo ha in Dio la pienezza della sua perfezione. Tuttavia la compagnia degli amici dà completezza alla beatitudine.

San Tommaso D’aquino

Credo che San Tommaso sia riuscito a spiegare qualcosa di importante. Non avremo bisogno di nessuno per amare Dio e sentirci amati in pienezza, neanche di nostra moglie o nostro marito. Dio è la perfezione e la pienezza senza bisogno di altro , ma la presenza della mia sposa, sapere che anche lei è felice tra le braccia di Dio, sarà per me motivo di una gioia ancora più grande. L’amore è tutto, ma condividere l’amore è ancora di più.

Quindi la vita eterna resta in definitiva un mistero. Non sappiamo praticamente nulla di come sarà e non abbiamo neanche le capacità di poterla comprendere ma una cosa è certa: resterà tutto l’amore. Non solo: sarà perfezionato e potenziato dalla luce di Cristo

Antonio e Luisa

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L’amore durerà nell’eternità. L’unione sponsale no!

Alcuni giorni fa il nostro amico Michele si è unito in matrimonio con Carla. Io l’ho saputo solo una settimana prima dell’evento. Michele mi ha inviato un messaggio e anche io, lo ammetto, sono rimasto almeno inizialmente un po’ spiazzato. Già, perchè non si tratta di un matrimonio come gli altri. Certo, direte voi, nessun matrimonio è uguale ad un altro ma questo è sicuramente molto particolare. Michele ha già un matrimonio alle spalle terminato con un lutto. La moglie Giorgia è salita al Cielo nel gennaio del 2020 dopo aver lottato contro un brutto male. Erano una coppia molto affiatata ed era già arrivato anche Leonardo ad arricchire la loro unione. Poi, improvvisamente, la malattia di Giorgia. Michele e Giorgia non si sono arresi, sono stati dei tenaci combattenti e, soprattutto, hanno vissuto tutto quanto è accaduto loro con una grande fede e abbandono a Dio e alla Sua volontà.

Non mi soffermo sulla loro storia. Potete leggerla su Aleteia oppure ascolotare l’intervista che ho fatto a Michele alcuni mesi fa. Fatto sta che Michele si è trovato ad essere improvvisamente un punto di riferimento per tanti, è diventato sui social un vero influencer (un testimone ma oggi si dice così) per tante persone che vedevano in lui e in Giorgia dei cristiani autentici. Vedevano delle persone che avevano abbracciato la fede in modo radicale. Per questo alcuni probabilmente si sarebbero aspettati da Michele una scelta diversa. Si aspettavano che Michele avrebbe scelto di vivere il resto della sua vita nel fedele ricordo di Giorgia.

Ammettiamolo è un’idea che affascina. Lui che non si sposa più perchè il suo unico vero amore è salito al Cielo e lui vive nell’attesa di raggiungerla. Bellissimo. Un amore davvero romantico che fa palpitare il cuore. Affascinante per un film ma non nella verità cristiana. La nostra vita resta un mistero e le vie che il Signore può aprirci sono sicuramente incredibili e non prevedibili. Non esiste in realtà la scelta giusta in senso assoluto, ma esiste la scelta giusta per ognuno di noi. Qual è? Non lo sappiamo, dobbiamo cercare la risposta nel dialogo con Dio, aprendogli il cuore e ascoltandolo nel discernimento. Non è vero che decidere di non risposarsi è una scelta più santa di chi invece si unisce in una nuova unione. Dio non vuole mai una sofferenza e delle rinunce se non finalizzate ad un bene più grande e restare soli non è sempre la scelta migliore.

La Chiesa, d’altronde, permette di sposarsi nuovamente sacramentalmente proprio perchè il sacramento del matrimonio cessa con la morte di uno dei due sposi. Facciamo quindi un po’ di chiarezza. Cosa è il matrimonio? Il matrimonio è una vocazione. Attraverso il matrimonio possiamo rispondere all’amore di Dio. L’altro diventa mediatore tra noi e Dio. Amando l’altro possiamo amare Dio. Amando il fratello/la sorella che vediamo e che tocchiamo possiamo riamare Dio che non vediamo. Il matrimonio è quindi un sacramento del corpo. Il corpo è parte integrante del matrimonio. Possiamo vivere il nostro matrimonio solo attraverso il corpo. Non basta la nostra parte più profonda e spirituale (la volontà, l’anima, il cuore) ma serve che l’amore che nasce nella nostra parte più profonda ed intima possa diventare visibile e concreto attraverso il corpo. Non c’è infatti matrimonio senza il primo rapporto fisico, dove il corpo conferma il dono del cuore avvenuto attraverso la promessa durante il rito delle nozze.

Da queste verità della nostra fede è chiaro che il matrimonio cessa con la morte. Con la morte di uno dei due. In Paradiso potremo amare Dio direttamente senza più alcuna mediazione. Viene meno quindi lo scopo principale del matrimonio. Anche il nostro corpo sarà diverso, sarà trasfigurato, non sappiamo come, ma sappiamo che sarà diverso. E’ quindi poco sensato e plausibile credere che la nostra sessualità possa essere vissuta come la viviamo ora. Per questo non esisterà più matrimonio ma resterà l’amore.

Capite bene come non esista nessun obbligo e nessuna ragione per la quale Michele debba restare da solo. Non esiste nessun obbligo, neanche morale, di fedeltà verso una relazione che è finita. Certo per alcuni può essere una strada di santità ma non lo è per tutti. Risposarsi non significa nè mancare di rispetto al coniuge morto nè tantomeno tradirlo in qualche modo. No! Nulla di tutto questo. Una persona vedova non deve restare incollata ad una relazione che non esiste più ma deve cercare di vivere al meglio la sua vita portandosi in dote tutto l’amore che ha sperimentato nel suo passato e nel suo matrimonio giunto a compimento. Deve cercare di aprirsi alla vita e all’amore nella verità di Dio. Sintetizando finisce quindi la relazione ma resta l’amore donato, sperimentato e accolto che cambia le persone rendendole diverse e migliori.

E in Cielo? Non rimarrà nulla del matrimonio terreno? Non credo. L’amore abbiamo già visto che resta. E’ l’unico bagaglio che portiamo con noi nella vita eterna. Davvero possiamo pensare che i coniugi Quattrocchi, i coniugi Martin, Pietro e Gianna Beretta Molla, e tante altre coppie che hanno incarnato un amore matrimoniale stupendo poi non ne portino i segni anche nella vita eterna? Non ci credo. Di sicuro, più che una certezza è una speranza, resterà un’amicizia particolare. Sono sicuro, per quanto mi riguarda, che Luisa avrà un posto speciale nel mio cuore anche in Paradiso. Tutto quello che ho costruito con lei in questa vita non si cancella, non si resetta. Tutti i gesti di tenerezza, di cura, di intimità, di perdono, di ascolto, di presenza, di condivisione di gioie e dolori, tutte queste esperienze restano impresse in modo indelebile nel mio cuore. Il giorno della mia morte lascerò tutto qui in questa vita. Nella mia valigia porterò solo il mio cuore, l’amore dato e ricevuto e lei ne è parte integrante. Sono sicuro che il giorno del nostro matrimonio, il 29 giugno 2002, è iniziato un amore che durerà per sempre. Nella vita eterna sarà sicuramente diverso e trasfigurato, ma ancora più bello e meraviglioso perchè vissuto nella luce e alla presenza di Dio. Un amore non più esclusivo ma condiviso con tutti i fratelli e le sorelle. E chi si risposa come Michele? Si porterà in Cielo sia l’amore per Giorgia che quello per Carla. Non c’è esclusività e gelosia ma piena condivisione. Ognuno dei tre sarà felice della beatitudine degli altri due. Sono sicuro che la prima che ha festeggiato questo matrimonio è stata proprio Giorgia che, dalla pienezza dell’abbraccio di Dio in cui ora sicuramente si trova, intercede continuamente per questa nuova famiglia appena nata.

Quindi non lasciamoci influenzare dai nostri pensieri e dai nostri pregiudizi. Guardiamo a questa storia d’amore che è appena iniziata tra Michele e Carla come un seme di speranza. Il segno che la vita vince sempre sulla morte e che l’amore è più forte di ogni male. Tanti auguri quindi a Michele e a Carla. Fatevi santi!

Antonio e Luisa

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Piatto freddo…

Come di consueto ci lasceremo interrogare dal Vangelo, ma dobbiamo porre attenzione perché anche oggi scopriremo insieme che il Vangelo non è una bella storiella per la ninna nanna dei bambini, ma è una parola viva ; ecco quindi il Vangelo che la Chiesa ci ha proposto ieri :

( Mt 5,38-42 ) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio” e “dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».

Questo brano è un altro di quelli che contengono frasi diventate celebri senza che la gente comune ne approfondisca il contenuto essenziale, ma soprattutto, spesso le persone non approfondiscono la novità offerta da Gesù, infatti Lui ha detto di portare a compimento la Legge antica. Ma cosa avrà da insegnare a noi sposi un Vangelo sul comportamento da tenere con il malvagio ?

Avrete notato come Gesù non si lasci condizionare da niente e da nessuno, e vada dritto al punto senza troppi giri di parole perché il suo scopo primario è la nostra salvezza, che comincia già in questa vita ; quindi dobbiamo leggere le Parole di Gesù alla luce della salvezza della nostra anima, e non come meri suggerimenti di bon ton, oppure come comportamenti etici riguardanti una filosofia di vita… niente di tutto ciò. Ma da cosa vuole salvarci questa volta Gesù ?

Dal tarlo della vendetta che rode l’anima pian piano, che scava dentro lasciando il nostro cuore come un palloncino gonfiato che appare grande, ma riempito di nulla di buono. Gonfio di che ? Gonfio di orgoglio, gonfio di presunzione, gonfio di superbia, gonfio di vanagloria, gonfio di invidia… basta uno spillo per farlo esplodere.

Perché spesso pensiamo che Dio non sia capace di fare il proprio mestiere e ci arroghiamo il diritto di insegnare a Dio chi punire, quando punire, come punire. E’ da questo atteggiamento che partono quelle domande del tipo : ” Ma dov’è Dio ? Perché non interviene per fermare questa cosa o quell’altra ? Perché Dio permette che i cattivi proliferino ? “.

La nostra idea della Giustizia di Dio è falsata, spesso intendiamo Dio come un supereroe che scende dal Cielo con le sue armi di distruzione di massa e fa piazza pulita dei cattivi… il problema è che anche il nostro nome risulterebbe nell’elenco dei cattivi, o almeno lo è stato per qualche tempo… e se proprio in quel tempo fosse arrivato Dio come quel supereroe che ne sarebbe stato di noi ? Non avremmo avuto nessun’altra chance per convertirci.

Si dice che la vendetta sia un piatto freddo, e purtroppo ci sono alcune coppie che hanno una relazione malata a tal punto da escogitare piani di vendetta verso l’altro/a , perché la vendetta per i torti subiti è da servire fredda, non bisogna lasciare all’altro l’opportunità di accorgersi del nostro piano altrimenti esso andrebbe in fumo… e con esso andrebbe in fumo il nostro desiderio di sentirci quasi onnipotenti con il nostro schiavo prono ai nostri piedi ad implorare pietà.

Mentre Gesù ci salva da questo circolo di male insegnandoci che bisogna ripagare il male con il bene… è questa la “vendetta” dei figli di Dio ; se agiremo così, costringeremo chi ci ha fatto un torto a riflettere sul suo comportamento che ci ha fatto dei capri espiatori del suo malessere ; in più lui/lei avvertirà di essere stato ripagato non con la sua stessa moneta ( tipo “occhio per occhio” e “dente per dente” ) che magari si sarà anche meritato con la propria condotta malvagia, ma si sentirà già perdonato in anticipo.

Facile ? No. Impossibile ? No, con la Grazia di Dio no.

Inoltre, il nostro cuore non si appesantirà del fardello della vendetta, dell’orgoglio, dell’invidia, della superbia, della vanagloria… ma al contrario si sentirà come la mongolfiera libera di salire verso il cielo senza i pesi che la costringono a terra… solo così il nostro cuore resterà in grazia di Dio e sarà ancora più libero di prima perché non sarà schiavo della nostra vendetta, del nostro orgoglio, della nostra superbia, della nostra vanagloria… e questa libertà ci farà amare ancora di più e meglio il nostro coniuge, perché il nostro amore assomiglierà a quello di Gesù. Anche Lui nella Passione avrebbe potuto sfoderare tutta la sua potenza divina per vendicarsi dei torti subiti, ma…. non l’ha fatto…. o meglio, ha scelto di non farlo… e si è vendicato con la sua Risurrezione.

Cari sposi, impariamo da Gesù ad amarci oltre ogni nostro merito e saremo liberi perché avremo vinto contro noi stessi, contro il nostro uomo vecchio… lasciamo stare certi piatti freddi… anche in tempo estivo.

Giorgio e Valentina.

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Il kintsugi degli sposi

Oggi scrivo di getto. Ho nel cuore un’immagine e ho deciso di parlarvi di quest’immagine. Noi siamo bellissimi, voi siete bellissimi, tutte le coppie del mondo che si impegnano a fondo somo meravigliose. Lo siamo con tutte le nostre contraddizioni e con tutte le nostre paure. Ci sentiamo spesso impreparati e anche un po’ ridicoli nell’affrontare le difficoltà e le sfide dell’essere coppia e dell’essere genitori. Eppure siamo bellissimi. Vi spiego anche perchè.

Il kintsugi (金継ぎ AFI: [kʲĩnt͡sɨᵝɡʲi]), o kintsukuroi (金繕い), letteralmente “riparare con l’oro”, è una pratica giapponese che consiste nell’utilizzo di oro o argento liquido o lacca con polvere d’oro per la riparazione di oggetti in ceramica (in genere vasellame), usando il prezioso metallo per saldare assieme i frammenti. La tecnica permette di ottenere degli oggetti preziosi sia dal punto di vista economico (per via della presenza di metalli preziosi) sia da quello artistico: ogni ceramica riparata presenta un diverso intreccio di linee dorate unico ed irripetibile per via della casualità con cui la ceramica può frantumarsi. La pratica nasce dall’idea che dall’imperfezione e da una ferita possa nascere una forma ancora maggiore di perfezione estetica e interiore

da Wikipedia

Io credo che tutto questo abbia un significato molto profondo e anche, non credo di esagerare, teologico. Il giorno delle nostre nozze siamo come una bellissima tazza in porcellana. Liscia, brillante e senza imperfezioni. Siamo perfetti riempiti di Spirito Santo e di tutto il nostro amore costellato di buoni propositi e di determinazione. Poi arriva la vita insieme, quella ordinaria di tutti i giorni. Una vita fatta di corse, di impegni, di lavoro, di figli e diventa tutto più difficile. Ci sono i litigi, le incomprensioni, le divisioni. Quella tazza, che è la nostra relazione, incomincia a rovinarsi, a cadere a terra, a creparsi e a rompersi. Sono tutte le ferite che noi sposi ci infliggiamo. Nessuno è esente. Certamente ci sono crepe più o meno profonde, ferite più o meno gravi, ma dopo alcuni anni di matrimonio la nostra tazza non è più così perfetta e brillante.

Eppure potrebbe essere anche più preziosa, originale, bella di prima. In che senso? Ce lo dice la pratica del kintsugi. Ogni volta che la nostra relazione ha attraversato dei momenti difficili che hanno procurato delle crepe e delle rotture ecco che noi abbiamo rilanciato. Con il perdono reciproco e con la forza redentrice dello Spirito Santo che è parte integrante e fondante della nostra unione sacramentale abbiamo saldato quelle crepe con dell’oro. Con un materiale che è prezioso. L’oro è da re. Noi siamo re e regine quando siamo capaci di andare oltre le nostre miserie e i nostri errori e siamo capaci di rilanciare la relazione con più forza e determinazione di prima.

Tutte quelle volte che siamo riusciti, e in una vita insieme sono davvero tante, abbiamo reso la nostra tazza, la nostra relazione sempre più bella e più preziosa. Sempre più unica. Guardiamo tutta la nostra storia e i momenti più difficili sono stati proprio quelli che ci hanno unito di più perchè volersi bene quando tutto funziona è facile farlo invece quando costa fatica e sofferenza è una scelta d’amore che cambia il cuore.

Ora cari sposi guardatevi e ditevelo: siamo bellissimi. Grazie per tutte le volte che mi hai perdonato. Dio è grande e ha scelto la nostra piccola unione per mostrare la sua grandezza. Siamo una meraviglia!

Antonio e Luisa

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Quanto sei fecondo?

Cari amici,

non so voi ma io a Roma da mo’ che ho il ventilatore acceso in camera e sento vicina l’estate. Se poi guardo il calendario, mi rendo conto che finora abbiamo percorso una vera e propria maratona liturgica: siamo partiti a febbraio con la Quaresima, poi ad aprile Pasqua, poi il tempo Pasquale, Ascensione, Pentecoste, Trinità, Corpus… ieri e l’altro ieri abbiamo finito in bellezza con le solennità di Sacro Cuore di Gesù e Cuore Immacolato di Maria…

Ora che riprende il tempo ordinario, è un’occasione meravigliosa per assimilare tante grazie ricevute in queste feste, tanti spunti di riflessione che sicuramente abbiamo captato in qualche omelia, leggendo qualche blog o ascoltando qualche commento su YouTube o sui siti che più ci interessano.

Adesso ci tocca fare tesoro di tanta ricchezza spirituale, farne memoria e ritornare sui nostri passi… Il Vangelo di oggi è fantastico perché Gesù pare ci stia dicendo: “bene, ti ho dato un sacco di doni finora, e adesso che uso ne fai? Come li stai impiegando?” Essendo il tema quello della mietitura e della raccolta del grano, il nocciolo della riflessione odierna sarà la fecondità di coppia. Domandiamoci: quali frutti ha dato e sta dando il nostro matrimonio?

Vi condivido alcune idee prese da un libro straordinario di Don Carlo Rocchetta, “Senza sposi non c’è Chiesa”. Riguardano i modi di essere fecondi per una coppia, solo vi raccomando una cosa: proibito scoraggiarsi! Ognuno di noi deve sempre fare i conti con la propria imperfezione e i limiti, ma la grazia di Dio ci è data incessantemente come spinta “antigravitazionale” per elevarci sempre e non arrenderci mai al fatto che tendiamo al ribasso.

“La prima fecondità nuziale consiste nel far abitare Dio nel cuore del coniuge, generare la presenza di Dio nel coniuge realizzando l’identità profonda dell’amore nuziale. Questo primo livello di fecondità suppone che gli sposi sappiano in/vocare Dio al centro del loro amore di coppia e del loro vissuto e con/vocarlo, con fede e in modo incessante perché rigeneri la loro relazione amante in ogni stagione del loro viaggio nuziale” (Don Carlo Rocchetta “Senza sposi non c’è chiesa”, pag. 178). Per questo la prima fecondità è “donarsi Dio” a vicenda, aiutarsi nel cammino di fede. Questo vale ovviamente anche nella semplicità, nei tentativi a volte malriusciti, nella Messa vissuta assieme, nella preghiera serale detta magari con qualche sbadiglio, o quella fatta per il coniuge magari a sua insaputa…

“Il secondo livello di fecondità consiste nel generare il coniuge come persona amata e quindi generarsi a vicenda come sposi, amanti, amici. Il primo figlio di una coppia non è il figlio in senso fisico, ma il “noi” come risultato dell’io e del tu diventati una sola carne. Amando ogni coniuge proclama il “nome” dell’altro, facendolo sentire unico e chiamandolo così alla piena realizzazione di sé. Una fecondità che si rispecchia nella stessa esperienza dei progenitori: Adamo conosce sé stesso incontrando Eva come un essere altro da sé, e viceversa…e la dimensione orizzontale si coniuga con quella verticale. Adamo conosce Dio incontrando Eva, così come il loro reciproco riconoscersi rimanda all’incontro con Dio che li conduce e li consegna l’uno all’altro.” (pag. 179). A questo livello corrisponde la qualità dell’amore, della relazione, della profondità della comunione nuziale. Da quando si riesce a mantenere vivo il “noi” in mezzo alle migliaia di cose da fare in casa e fuori casa, dal grado di complicità. E questo vale, a suo modo, anche per chi magari è un separato fedele e fa solo la sua parte senza alcun ritorno altrui…

“Il terzo livello di fecondità è generare la civiltà della vita e dell’amore facendosi testimonianza vivente dell’amore trinitario sulle strade del mondo. La fecondità nuziale è una vocazione alla missione…e anche quando la procreazione fisica (fertilità) non si realizzasse, non per questo la vocazione alla fecondità perderebbe il suo significato. Vi è, vi deve essere, una fecondità diversa, altrettanto essenziale, che nasce da un amore più alto e si fa testimonianza concreta di accoglienza, dono, condivisione di ogni altro da sé” (pag. 180). Qui accade che la coppia, vivendo l’amore al proprio interno, ovviamente non rimane affatto inosservata: “Guarda come si parlano! Hai visto che bel modo di fare che hanno quei due? Che gentile è stato con suo marito! Claudia parla sempre bene di Marco agli altri…”.

Come una fontana a cascata, dalla coppia sgorga l’amore che poi scorre verso i figli e addirittura fuoriesce all’esterno in modo spontaneo.

Cari amici, la fecondità è una vocazione insita nell’amore. Non ci si sposa per sé stessi, come io non sono prete per rimanere chiuso in camera mia: tutti siamo chiamati a dare frutti per noi e per altri.

Gesù è sempre dalla vostra parte, in qualsiasi situazione si trovi il vostro matrimonio: al settimo cielo o con un po’ di ragnatele o magari parcheggiato…

La grazia divina è abbondantemente riversata in voi perché ogni giorno facciate quel passetto in avanti e seguiate lo Sposo che cammina a vostro fianco.

Buona mietitura!

ANTONIO E LUISA

Devo dire che mi ritrovo molto nella riflessione di padre Luca provocata dal libro di don Carlo. Conosciamo don Carlo e la incessante opera a favore delle coppie e non mi sorprende che capisca così bene le dinamiche relazionali degli sposi. Vorrei soffermarmi in particolare sulla prima fecondità. Io sono sempre stato cattolico, con più o meno intensità. Sono sempre stato comunque un tiepido. Almeno fino al matrimonio con Luisa.

Luisa mi ha permesso di comprendere meglio non solo chi io fossi ma anche la mia fede. Nella nostra relazione ho sperimentato, nonostante i nostri limiti e i tanti errori di entrambi, cosa significa gratuità, perdono, misericordia, speranza, amore. Sembra strano dirlo ma sono tutte realtà che non si possono comprendere finchè non se ne fa esperienza. Ecco! La mia relazione con Luisa mi ha permesso di farne esperienza continuamente e questo mi ha permesso, di conseguenza, di fare esperienza di Dio. C’è uno slogan pubblicitario che dice: dove c’è casa c’è Barilla. Trasponiamolo nel nostro discorso. Dove c’è gratuità e misericordia lì c’è Dio. Ed è proprio così. Possiamo testimoniarlo io e Luisa come credo tantissime altre coppie di sposi.

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Il Sacro Cuore vs. Matrimonio – Atto I

Cari amici,

il mese di giugno è tradizionalmente dedicato al Sacro Cuore di Gesù. Per questo motivo mi è parso di poter “osare” con voi e cercare quale legame ci può essere con la vostra vita nuziale, quale insegnamento con il sacramento del matrimonio.

Mi ha sorpreso rifletterci sopra, perché il Sacro Cuore, nonostante sia una devozione che forse ad alcuni di voi può sembrare sdolcinata o dal sapore nonnesco, a ben vedere ha un grande e profondo senso matrimoniale. Vediamo di questa festa oggi un primo aspetto, lasciando tra 15 giorni l’altra dimensione.

Partiamo anzitutto dal significato biblico del cuore. L’ebreo concepisce il cuore come l’«interno» dell’uomo, in un senso molto più lato. Oltre ai sentimenti (2 Sam 15, 13; Sal 21, 3; Is 65, 14), il cuore comprende anche i ricordi e le idee, i progetti e le decisioni, e ancora: nell’antropologia concreta e globale della Bibbia, il cuore dell’uomo è la fonte stessa della sua personalità cosciente, intelligente e libera, il centro delle sue opzioni decisive, quello della legge non scritta (Rm 2,15) e dell’azione misteriosa di Dio (Leon Dufour, Dizionario biblico).

Per potermi spiegare meglio vi ricordo come sia nata questa festa. Tutto iniziò in un paesino al sud-est della Francia, Paray-Le-Monial, all’interno di un convento di suore della Congregazione delle Visitandine. Suor Margherita Maria Alacoque la notte del 27 dicembre 1673, nella cappellina del monastero vede Gesù, giovane, bellissimo, che le sorride e le porge il Suo Cuore, fiammeggiante e splendente racchiuso nella mano. In seguito, Lui le dice: “Il mio divino Cuore è così appassionato d’amore per gli uomini, che non potendo più racchiudere in sé le fiamme della sua ardente carità, bisogna che le spanda. Io ti ho scelta per adempiere a questo grande disegno, affinché tutto sia fatto da me”. Inoltre, durante la visione, suor Margherita Maria vide che Lui, continuando a porgerle il Suo Cuore, aggiunse queste stupende parole: “Almeno tu, amami!”.

È impressionante che Gesù ci doni in questo modo il suo amore! Così aveva fatto con san Pietro sul lago di Tiberiade: “Pietro, mi ami tu?”. Il Cuore divino di Gesù chiama il nostro cuore! Qui c’è l’essenza nuziale della Solennità della festa appena celebrata.

Per tutte voi coppie c’è stato un momento di fortissima passione, di slancio totale verso l’altro, in cui la persona amata era la più importante in assoluto al mondo. Sappiamo bene che quei momenti non possono durare sempre. Tuttavia, il passare del tempo non è il nemico dell’amore e in questa festa vediamo quale sia il segreto della perseveranza.

Gesù per prima cosa dona il suo Cuore e solo in un secondo momento chiede a cambio il medesimo atteggiamento di donazione. Nel matrimonio voi coppie siete chiamate a fare lo stesso: a vivere in un atteggiamento perenne di dono, di offerta, di regalo di sé, gratuitamente e liberamente. E certamente che ci si aspetta il contraccambio ma che esso non sia la prerogativa. Come dice Papa Francesco: “l’amore, quanto più è intimo e profondo, tanto più esige il rispetto della libertà e la capacità di attendere che l’altro apra la porta del suo cuore” (Francesco, Amoris Laetitia, 99).

Non è esagerato dire che tutte voi, care coppie, con il sacramento del Matrimonio avete il Sacro Cuore dentro di voi! Non esagero! Non farò la fine di Savonarola o di Giordano Bruno! Sentite cosa dice San Giovanni Paolo II: «Lo Spirito, che il Signore effonde, dona il cuore nuovo e rende l’uomo e la donna capaci di amarsi come Cristo ci ha amato. L’amore coniugale raggiunge quella pienezza a cui è interiormente ordinato, la carità coniugale» (Familiaris consortio, 13).

Vi invito a riflettere su questa verità e a rendere grazie al Signore che vi ha arricchito e benedetto di un così grande dono. Basta solo che collaboriate alla grazia che è già in voi e lasciate che quel Cuore di Gesù, che batte adesso al vostro ritmo, sia libero di amare in voi.

Padre Luca Frontali

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Quanto vale la tua vita? – “Sposi&Spose di Cristo”

..di Pietro e Filomena “Sposi&Spose di Cristo”..

Carissimi, oggi condividiamo con voi un piccolo racconto tratto dal nostro libricino: “7 piccoli racconti verso Pasqua”.

Da poco abbiamo vissuto la Solennità del Corpus Domini, ma forse troppo presto dimentichiamo la grandezza di questo Mistero che si intreccia con la nostra esistenza.

Buona lettura, il Signore vi dia Pace!

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Il tiepido sole di primavera non aveva ancora sciolto la neve ed il ghiaccio sulla strada era ancora duro. Anche il silenzio del bosco raggelava maggiormente i freddi e tristi pensieri di Katharina. Il suo fiato era l’unico elemento ancora caldo e si trasformava in vapore appena uscito dalle narici. I suoi occhi blu avrebbe voluto chiuderli una volta per tutte. Tradita dal suo uomo, ora lei aveva deciso di tradire la vita per gettarsi nella morte. “Se lui non mi ama allora non valgo nulla”, ripeteva nel suo cuore spezzato.

Ad essere spezzato fu ad un tratto anche quell’angosciante silenzio.

Ivan il cieco attraversava il bosco sulla suavecchia slitta di legno mezzo marcio trainata da dodici paia di lupi ansimanti; correvano nel freddo della steppa e si affannavano per tornare a casa con il loro padrone.

Ivan il cieco era uno di cui si poteva ben affermare che non sai di dove viene né dove va. Ed eccolo spuntare apparentemente dal nulla tutto ricoperto di brina gelata che gli intirizziva la barba dividendola in sette lunghe ciocche. Ivan aveva gli occhi neri e immobili.

Passando accanto alla donna, di colpo si lanciò dalla slitta e afferrò Katharina per i polsi, ed entrambi caddero sulla neve. Ivan avvicinò la sua faccia a quella della ragazza che ora tremava dal freddo e dalla paura. Il cieco puntò i suoi occhi nudi su quelli freddi della ragazza e dopo aver raccolto tutto il fiato che aveva in corpo le urlò a squarciagola: “Donna! Sai quanto vali tu!? Tu vali il Corpo ed il Sangue di Cristo!!!Intendi Donna!? Quanto vali tu!? Tu vali il Corpo ed il Sangue di Cristo!!! Comprendi Donna quanto vali tu!? Tu vali la stessa vita di Dio! Tu vali il Corpo ed il Sangue di Cristo!!!“.

Poi di fretta le lasciò cadere i polsi e si tirò su affannosamente mentre la tosse quasi lo soffocava. Diresse le sue mani verso la slitta e vi si aggrappò; lanciò un urlo e i suoi lupi ripresero la furibonda corsa verso casa e in quella confusione di latrati e vento Ivan il cieco pareva scomparire nell’orizzonte cristallino.


Katharina lentamente si rialzò pima sulle braccia e poi sulle gambe. Ora guardava altrove e timidamente versò una lacrima. Fu la prima dopo lunghi anni di tormento. Una lacrima calda solcava il suo viso bianco come la neve.

E la primavera quell’anno iniziò ad arrivare, la Pasqua era vicina.

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Dal Vangelo secondo Marco 5, 35-43

Mentre ancora parlava, dalla casa del capo della sinagoga vennero a [dire al capo della Sinagoga]: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, continua solo ad aver fede!». E non permise a nessuno di seguirlo fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava. Entrato, disse loro: «Perché fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». Ed essi lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della fanciulla e quelli che erano con lui, ed entrò dove era la bambina. Presa la mano della bambina, le disse: «Talitàkum», che significa: «Fanciulla, io ti dico, alzati!». Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare; aveva dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. Gesù raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e ordinò di darle da mangiare.

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Grazie, Pietro e Filomena.

“Fare” l’amore, teoria e pratica. Ultima parte

Riprendo il discorso di ieri (clicca qui per leggere l’articolo) rivelando quali sono le doti corporee che consentono di “fare bene” l’amore e come l’episodio del servizievole Jesus mi ha ispirato per capirle bene.

Inizio con un po’ di teoria, ma prometto che sarò breve, per gli approfondimenti rimando ancora agli articoli o meglio ai libri di Antonio e Luisa. Poniamo l’assunto che le doti corporee espressive dell’amore siano tre: sentimento, tenerezza e dolcezza. Non sono opzionali, ci devono essere tutte e devono essere tutte coscientemente sviluppate e maturate. Il sentimento è il desiderio ardente di andare verso l’amato, di averlo vicino, di renderlo felice; si tratta di una forza travolgente che esige di entrare in intimità con l’altro, può anche spingere a sacrificarsi per l’altro. La tenerezza è una forza altrettanto travolgente ma speculare alla prima, cioè un aprirsi all’altro in un dono esclusivo d’amore, esprimendo tutta la propria forza di seduzione dedicata solo all’amato per attirarlo a sé, abbandonandosi a lui e arricchendo così ogni gesto d’amore di comunicazione intima. La dolcezza infine è un modo di esprimersi con delicatezza ed armonia che arricchisce e rende autentici i gesti di sentimento e tenerezza.

Mi spiegarono questo (molto meglio di così) durante la preparazione al matrimonio, ma in quel momento avevo aspetti più delicati ed urgenti da affrontare e non mi curai di approfondire fino in fondo la questione. Avevo maggiormente chiare le doti di sentimento e tenerezza, che da sole raffiguravano le dinamiche del corteggiamento, inoltre mi davano già solo queste, l’idea di una armoniosa completezza, consideravo quindi la dolcezza qualcosa di buono ma sottinteso. Questo all’inizio… dopo qualche anno ho sviluppato un po’ di sensibilità (sì, capita anche ai maschi) e mi sono accorto che un forte sentimento e una splendida tenerezza non bastavano, anzi ognuna di queste doti in me o in Valeria potevano avere momenti alti e bassi, ed anche quando si verificavano da parte di entrambi contemporaneamente non era garantito che nascessero momenti di unione profonda e viva partecipazione d’amore, c’era proprio qualcosa che mancava, forse la dolcezza in fondo faceva la sua parte importante, forse addirittura era più importante delle altre due.

Tentando di capire mi inventai pure una metafora, quella del turibolo, dove ci sono tre elementi: il carbone, il turibolo stesso e l’incenso. Il carbone e il turibolo rappresentano il sentimento e la tenerezza, l’uno è ardente e l’altro è accogliente, l’uno maschile e l’altro femminile, uno selvaggiamente forte e l’altro gentilmente decorato. L’incenso rappresenta la dolcezza, quel qualcosa che dentro i primi due e grazie ad essi sparge profumo benedicente, ovvero fonde le prime due qualità dandone piena realizzazione. Senza l’incenso il turibolo sarebbe solo una bella sfera che brucia ma non scalda e magari puzza anche un pochino.

Tutto questo però era solo una bella immagine, non avevo capito ancora niente, non avevo ancora risposto alla domanda: che cos’è la dolcezza? È qui che l’episodio del servizievole Jesus raccontato ieri mi ha aiutato: ho immaginato un Gesù talmente pieno d’amore per noi sposi che si farebbe così umile da servirci al tavolo se, in quel momento, fosse il solo modo in cui possiamo capire quanto ci ama. È questa la semplice spiegazione, ecco cos’è la dolcezza: un linguaggio per comunicare con l’amato!

La dolcezza è un linguaggio, non il tuo ma quello dell’altro, quello che all’altro permette di capire quanto lo ami, è qualcosa che richiede di concentrarsi sull’altro a tal punto che si riesce a capire di che cosa l’altro ha bisogno in ogni momento. Richiede impegno e il coraggio di farsi umili senza nessun timore, richiede di mettere al primo posto l’altro e di onorarlo. Cosa sarebbe infatti il solo sentimento senza dolcezza? Un atto eroicamente romantico ma attento a sé stesso, un vano desiderio di gridare ai quattro venti il proprio amore. E la tenerezza senza dolcezza? Non sarebbe far splendere il proprio fascino perché sia ammirato? Non sarebbe anch’essa autoreferenziale? Senza dolcezza, che orienta genuinamente e umilmente verso l’altro sia il sentimento che la tenerezza, non ci sarebbe vera comunicazione d’amore e la nostra graziosa danza di corteggiamento sembrerebbe un bel turibolo scintillante, che brucia ma non scalda e forse puzza anche un pochino.

Ranieri e Valeria

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“Fare” l’amore, teoria e pratica. Prima parte

Ok, ho fatto il furbo col titolo, in effetti non è proprio un articolo sul sesso, almeno non in modo diretto, ma sulle doti corporee che danno un volto all’amore, l’eros c’entra eccome ma queste doti abbracciano tutta quanta la relazione d’amore. Comprendere queste dinamiche e farle proprie è importantissimo per “fare bene” l’amore, cioè per vivere in modo naturale, pieno e autentico la propria relazione d’amore, tutti quanti però siamo più o meno condizionati da una visione distorta ed egoistica dell’amore perciò abbiamo bisogno di un po’ di aiuto. Sulle pagine di questo blog Antonio e Luisa hanno pubblicato articoli splendidi che invito a rileggere, con spiegazioni precise e ricche su ogni dote, quello che voglio raccontare però è il percorso personale di come sono passato dalla teoria, ovvero dalle caritatevoli lezioni di padre Raimondo Bardelli, alla pratica di far mie queste dinamiche d’amore nella vita matrimoniale. In questo percorso c’è stato un episodio fortuito e memorabile che mi ha dato un esempio e uno spunto di riflessione per riuscire a capire bene fino in fondo.

Successe durante una bellissima vacanza di qualche anno fa: io e Valeria avemmo una fortuna sfacciatissima perché ci accaparrammo un last minute per il Messico di quelli che non esistono più. Pagammo la vacanza circa un terzo del normale e ci trovammo in un enorme villaggio a cinque stelle, con piscine, spiagge e ristoranti, trattamento tutto compreso, la foresta tropicale e la spiaggia caraibica completavano una vacanza veramente di lusso. Eravamo sposati da un anno e non avevamo ancora figli pur desiderandoli, naturalmente l’atmosfera non favoriva granché la dimensione spirituale, eravamo sì riusciti con un po’ di fatica ad trovare una messa, ma a parte questo ce la spassavamo quanto più si potesse. Una sera andammo a cena in uno dei lussuosi ristoranti, indossando i nostri abiti migliori e la convinzione di essere dei gran fighi, dopotutto gli altri turisti erano quasi tutti americani molto sovrappeso e sentirsi snelli e fighi era facile… bei tempi!

Eravamo seduti al tavolo sfogliando il menù atteggiandoci un po’ quando giunse il cameriere che con molta gentilezza ci disse qualcosa in spagnolo che io non capii, sostanzialmente ci salutò, ci chiese cosa volevamo da bere e si allontanò. Da lì in poi la serata cambiò: alzai lo sguardo dal mio menù e vidi che Valeria aveva qualcosa che non andava, anche lei alzò gli occhi dal menù con un’espressione imbarazzata. Mi preoccupai, forse la cena non era compresa nello scontatissimo prezzo del viaggio? Forse eravamo capitati nel ristorante vegano? Con voce bassissima mi chiese: − Hai sentito cosa ha detto?No…che ha detto?Buonasera, il mio nome è JESUS e sono qui per servirvi!….Cioè mi vuoi dire che lui si chiama Gesù?!? E ha proprio detto “sono qui per servirvi”?!? Sapevo che non si era sbagliata, capiva lo spagnolo molto meglio di me, quindi mi resi conto di una cosuccia: mentre “Jesus” era venuto al mio tavolo, per servirmi, io bello bello sfogliavo il menù, mi atteggiavo a figo e non avevo neanche capito quel nome. Debbo solo a Valeria il fatto di essermi reso conto e di avermi permesso di riflettere in seguito. Naturalmente la cena andò avanti ma tutto si era fatto assurdo e buffo: avere proprio quel cameriere era imbarazzante, insomma, immagina di avere davanti a te “Jesus” che ti chiede − Tu cosa desideri? −, ci vuole un bel coraggio a rispondere − Linguine allo scoglio! − Sì, fu anche comico, dovetti sforzarmi per non dire Rendiamo grazie a Dio, invece di un semplice Gracias ogni volta che ricevevo i gentilissimi e normalissimi gesti di servizio. Un buon effetto che ci fece da subito quella cena fu quello di farci essere superbi e fighi, certo, non ci è mai passato per la mente che quello fosse JESUS o un suo inviato speciale, ma questo divertente episodio ci risvegliò quel tanto da farci ricordare di essere molto amati come sposi, e fummo veramente grati di avere intorno tutta quella bellezza che la natura ci offriva in modo generoso.

Questo episodio, che ad altri potrebbe far nascere ore e ore di riflessione con decine di spunti sugli episodi evangelici, a me ha fatto accendere una lampadina particolare, spiegandomi in modo semplice e chiarissimo una in particolare tra le doti corporee che servono per “fare bene” l’amore, ma spiegherò tutto quanto domani nella seconda parte.

Ranieri e Valeria

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Un accampamento per noi !

La Liturgia ci ha presentato ieri alcuni versetti del Salmo 34, sono uno più bello dell’altro e sarebbe bello approfondirli tutti ma siamo costretti a fare una cernita nella speranza di essere d’aiuto a molte coppie :

Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode. Io mi glorio nel Signore: i poveri ascoltino e si rallegrino. […] Ho cercato il Signore: mi ha risposto e da ogni mia paura mi ha liberato. Guardate a lui e sarete raggianti, i vostri volti non dovranno arrossire. Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo salva da tutte le sue angosce. L’angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono, e li libera. Gustate e vedete com’è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia.

Avrete notato come il focus delle azioni non sia sull’uomo che invoca l’aiuto dall’Alto, ma è su Dio. Si avverte come l’uomo bisognoso di aiuto si rifugi nel Signore e Lo benedica invece di piangersi addosso chiedendosi che fine abbia fatto Dio.

Diverse coppie di sposi forse stanno vivendo delle situazioni di difficoltà, di fatica più o meno grande e si sentono come abbandonate a se stesse, ebbene, sembra che anche il salmista abbia passato dei momenti di sconforto, di buio, ma… come comincia la sua preghiera ? “Benedirò il Signore in ogni tempo”… perché ? Lo spiega nei versetti seguenti raccontando di come il Signore non abbia mai disatteso le sue speranze, perciò Lo benedice e Lo loda in ogni tempo, anche nel tempo della prova.

Forse molte coppie stanno vivendo delle paure di vario tipo, ed hanno bisogno di una parola di speranza, di un incoraggiamento, la Parola di Dio viene loro incontro ancora una volta confermando che il Signore libera da qualsiasi tipo di paura, così come testimonia il salmista.

Ci sono numerosi passi nella Bibbia che raccontano la vita dell’uomo come una battaglia, una battaglia contro forze nemiche pressanti e continue, senza sosta, non-stop, 24H, nemici che non riposano, che non hanno requie, perché il loro intento è rubare la nostra anima a Dio, rubarla alla nostra vera casa, il Paradiso, insomma… i Santi insegnano che le nostre tentazioni terminano 5 minuti dopo la nostra morte. Capito l’andazzo ?

Sembra una situazione da cui non ci sia via di scampo, non vi sia rimedio, eppure anche in questo Salmo la Parola di Dio ci rassicura perché Egli non farà mancare il suo aiuto al povero che grida a Lui, per coloro che Lo temono non bada a spese.

Quando si combatte una battaglia, c’è bisogno di un punto strategico di appoggio, di una postazione sicura, di un rifugio protetto in cui si possa recuperare le forze perdute nello scontro, rifocillarsi e recuperare nuove munizioni e/o armi.. e sapete come si chiama questo sito ? Nel gergo bellico si dice accampamento.

Infatti, il Signore sa bene che la battaglia a cui siamo sottoposti è ardua, ed è per questo che manda il suo potente aiuto : “[…] L’angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono, e li libera. “.

Cari sposi che state vivendo nella prova, nell’angoscia, nella tribolazione, abbiate fiducia nel Signore. Non preoccupatevi nell’immediato delle armi del nemico, le quali sono appunto angoscia, tristezza e altro, ma dapprima preoccupatevi di temere il Signore, perché il Suo angelo, dice il Salmo, costruisce un accampamento intorno a noi. Capito ? un accampamento ! Ma non un accampamento qualunque, ma un’accampamento da far invidia alle forze armate di qualsiasi nazione sotto questo cielo ! Con cibi e bevande spirituali di prim’ordine ; ristori con una dieta calibrata sulle necessità particolari di ogni coppia ; armi e munizioni ad personam, cioè personalizzati a seconda dei nemici e delle nostre capacità ; posti letto simili alle nuvole per recuperare le forze perdute nella lotta ; rifugio sicuro contro le insidie del nemico satanico.

Gli aiuti del Cielo sono molteplici : gli angeli e gli arcangeli, i santi protettori, le anime del Purgatorio, i sacramentali, la Vergine Maria, le indulgenze, le novene, i Sacramenti e qualsiasi altro aiuto che proviene dalla infinita fantasia di Dio, però… c’è una condizione che il Salmo mette in evidenza perché dice che il Signore libera solo quelli che Lo temono. Ma che significa temere Dio ?

Lo affronteremo la prossima settimana.

Coraggio sposi battaglieri, per questa settimana cominciamo a riconoscere la strada per tornare al nostro accampamento, l’Angelo del Signore ci sta aspettando !

Giorgio e Valentina.

Amoris Laetitia. 3 – Il mio amato è mio e io sono sua.

Ma Gesù, nella sua riflessione sul matrimonio, ci rimanda a un’altra pagina del Libro della Genesi, il capitolo 2, dove appare un mirabile ritratto della coppia con dettagli luminosi. Ne scegliamo solo due. Il primo è l’inquietudine dell’uomo che cerca «un aiuto che gli corrisponda» (vv. 18.20), capace di risolvere quella solitudine che lo disturba e che non è placata dalla vicinanza degli animali e di tutto il creato. L’espressione originale ebraica ci rimanda a una relazione diretta, quasi “frontale” – gli occhi negli occhi – in un dialogo anche tacito, perché nell’amore i silenzi sono spesso più eloquenti delle parole. E’ l’incontro con un volto, un “tu” che riflette l’amore divino ed è «il primo dei beni, un aiuto adatto a lui e una colonna d’appoggio» (Sir 36,26), come dice un saggio biblico. O anche come esclamerà la sposa del Cantico dei Cantici in una stupenda professione d’amore e di donazione nella reciprocità: «Il mio amato è mio e io sono sua […] Io sono del mio amato e il mio amato è mio» (2,16; 6,3).

Amoris Laetitia punto 12

Approfondiamo proprio il capitolo due di Genesi. Dio, attraverso quei versetti, ci sta dicendo che la stessa relazione con Lui, o qualsiasi altra cosa su questa terra, non possono colmare il senso di vuoto, la grande solitudine che l’uomo ha nel cuore. In questa vita l’uomo ha bisogno di un aiuto. La Bibbia traduce così. Il significato della parola ebraica, in realtà, è molto più forte. E’ l’alleato che viene in soccorso e salva da morte certa. La relazione con la donna permette all’uomo di sfuggire alla morte. Questo termine è così forte che in tutta la Bibbia è attribuito a Dio stesso quando interviene per salvare il Suo popolo. La solitudine mette a rischio la stessa esistenza dell’essere umano. Non solo Dio pensa a un aiuto, ma questo aiuto deve essergli simile. Il termine ebraico indica qualcosa di molto più complesso. Indica una creatura che gli sia opposta, che sta davanti all’uomo e lo guarda, faccia a faccia. Non solo, qualcuno che racconta di lui. Un aiuto con cui entrare in relazione, in dialogo. Che sappia mettere in luce l’alterità, la reciprocità e la complementarietà.

Ogni persona è l’altro. Genesi ci dice come siamo fatti. Siamo esseri relazionali. Senza relazione moriamo. Questi versetti ci stanno dicendo che siamo fatti per essere amore e l’amore è possibile solo nella relazione. Siamo ad immagine di Dio e anche Dio è relazione nella Trinità. Nel matrimonio viviamo in profondità e in pienezza questo desiderio di incontrare un altro che sia complementare e diverso. Un tu che ci sia diverso.

Fateci caso: solo dopo aver ricevuto la donna come dono da parte di Dio l’uomo, finalmente uscito dalla sua solitudine, parla. Cosa dice? Dice in estrema sintesi: lei è me. Lei è da me. Siamo della stessa natura. Dio ci ha fatto uguali, della stessa pasta, ma differenti e complementari. Perchè proprio dalla nostra complementarietà potesse nascere una comunione profonda che diventa alleanza. Comunione che viene manifestata nella concretezza del corpo sessuato di un uomo e di una donna. Comunione che si manifesta nell’essere una sola carne e nel generare nuova vita che è fatta della nostra unione. I figli hanno il DNA di entrambi i genitori.

Una precisazione importante. La Bibbia nella parte conclusiva afferma: i due saranno una sola carne. Ci dice che questa profonda unità nella diversità, l’essere una sola cosa non è un processo che avviene subito, ma è qualcosa che può avvenire in un percorso di crescita e di progressione. E’ un compito meraviglioso da realizzare nel tempo. E’ un po’ la finalità del matrimonio. Una relazione tra un uomo e una donna uniti da Dio che durante tutta una vita insieme imparano ad entrare in una relazione che investe tutte le loro persone in mente, volontà, anima e corpo per farle diventare sempre più una carne sola, una persona sola. Anche per l’unione fisica degli sposi segue questa dinamica. Spesso sento dire che con il tempo ci si stanca di fare l’amore sempre con la stessa persona. Tutte scemenze. Per chi nel matrimonio fa esperienza di questa sempre maggiore comunione fare l’amore diventa sempre diverso e sempre più bello perchè quel gesto esprime nel corpo una comunione sempre più profonda dei cuori.

Spostiamoci ora sull’ultima parte del punto di Amoris Laetitia. In Genesi troviamo scritto che Dio disse alla donna dopo la caduta: Verso tuo marito sarà il tuo desiderio, ma egli ti dominerà. Questo passo esprime benissimo il dramma della caduta. La perdita dell’ordine naturale che impedisce all’uomo di essere capace di amare e di donarsi senza egoismo, senza voler possedere, mettendo la sua sposa prima di sè. Naturalmente vale anche il discorso inverso della donna verso l’uomo. L’egoismo travestito di amore. Il dominio travestito di amore. 

Nel matrimonio possiamo invertire questo atteggiamento. Possiamo convertirlo. Cambiare direzione. Ed è proprio il Cantico che ci dice che è così. Nel Cantico accade qualcosa di stupefacente. Si riprende esattamente lo stesso sostantivo di Genesi, come a voler evidenziare la stretta connessione tra i due passi, ma si cambia completamente prospettiva. C’è una guarigione. C’è un ritorno alle origini. C’è la capacità di sconfiggere il peccato originale. Il peccato originale che è morte. Vedremo più avanti, sempre nel Cantico, come l’Amore sia forte come la morte. Ecco! Qui accade esattamente questo. L’amore sconfigge la morte del peccato originale. Troviamo infatti scritto: il suo desiderio è verso di me. Questa volta è lui a desiderarla e non a dominarla e lei è felice perchè vuole essere tutta del suo amato. Capite che differenza. In Genesi al desiderio si risponde con il dominio. Tu ti offri e io ti prendo e ti faccio mia. Nel Cantico cambia tutto. Tu ti offri e io ti accolgo in me e ti faccio dono di ciò che sono, di tutto ciò che sono. Che bello! Noi possiamo essere questo, possiamo recuperare questo nel nostro matrimonio e renderlo davvero un luogo dove è bello stare. Possiamo grazie a Colui che con il suo amore ha sconfitto la morte. Possiamo grazie a Gesù recuperare l’ordine delle origini attraverso il sacramento del matrimonio.

Antonio e Luisa

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Ti vorrei mangiare

Nel corso della mia (ancora non lunga) vita sacerdotale vi confesso di aver vissuto una creta trasformazione nel mio rapporto con l’Eucarestia. Ricordo agli inizi in seminario il mio modo di stare davanti a Gesù nel Tabernacolo era solenne, ieratico. Sentivo forte il senso di Mistero, di Assoluto. L’adorazione era qualcosa di straordinario, sentivo la magnificenza e maestosità di quel momento.

Negli anni ho potuto integrare a questo sguardo, certamente giusto dal punto di vista teologico, un atteggiamento più semplice, più intimo e cordiale: Gesù è lì davanti a me come amico, come il mio confidente, vuole e chiede che Lo lasci entrare nel mio cuore e nella mia mente.

Cosa ha fatto scattare in me tutto ciò? Di sicuro lo Spirito Santo. E penso proprio che Lui si sia servito di tante coppie di sposi che ho incontrato suo mio percorso per farmi gustare la sua Presenza viva.

Perché dico questo? Perché è chiaro il parallelo tra Sposi ed Eucarestia sotto diversi aspetti. Papa Benedetto per questo diceva: “L’Eucarestia, sacramento della carità, mostra un particolare rapporto con l’amore tra l’uomo e la donna, uniti in matrimonio” (Esortazione apostolica Sacramentum caritatis, n° 27). In tutto questo panorama meraviglioso, io oggi mi vorrei soffermare sul fatto che entrambi sono un “Corpo dato per amore”.

A volte celebro da solo nella cappellina della mia comunità, è una stanza piccola, raccolta, silenziosa. Per me è una delizia dire Messa lì, mi godo proprio quel tempo tutto da solo con Gesù. Questo mi permette di soffermarmi su alcuni aspetti che mi aiutano a capire il senso dell’Eucarestia e in tutto ciò anche il vissuto di tante coppie amiche mi arricchisce ulteriormente.

Guardo l’altare e vedo la tovaglia bianca e il corporale. Subito penso alle lenzuola di un letto a due piazze. Gesù è lo Sposo che si offre a me nella Messa.

Penso alla Messa che è un continuo dialogo tra noi e Gesù, un dialogo di amore, proprio come avviene nell’atto coniugale.

Contemplo il momento della Comunione come il culmine dell’amore, quando avviene il dono reciproco dei corpi: io ricevo Lui e Lui viene in me.

Quando penso alla festa di oggi, non posso non riandare a quegli sposi che hanno condiviso come il loro amore vicendevole sia stato così intenso da giungere spesso a dirsi: “vorrei mangiarti da quanto ti amo”.

Ecco, Gesù nell’Eucarestia nel fondo vuole dirci proprio così: “mangiami, ti amo infinitamente che voglio stare dentro di te, a contatto con il tuo cuore, con la tua intimità”.

A tale proposito, come ha scritto stupendamente don Carlo Rocchetta: “L’eucarestia edifica la relazione nuziale degli sposi, la modella e la ripropone ogni volta allo loro esistenza” (La mistica dell’identità nuziale, pag. 92).

Che significa questo? Che voi sposi partecipando alla Messa, e anche adorando l’Ostia Santa, state rendendo possibile il dono di Gesù alla Chiesa in voi, per voi e con voi. State dando le chiavi di casa a Gesù perché abiti in voi e vi conceda di amare al suo modo. Il fatto è che forse non ve ne rendete conto tutte le volte ma lo Spirito eccome che lavora dentro di voi perché sia così!

La festa di oggi è quindi un’occasione perché vi sia chiaro che Gesù Eucarestia, lo Sposo della vostra coppia, è Colui che sostiene ogni giorno il vostro amore, Colui che vi aiuta a crescere nella relazione sponsale e colui che vi rende presenza Sua nel mondo.

Per cui cari sposi, grazie per tutte le volte che siete Eucarestia in uscita, pur con tutti i limiti che naturalmente abbiamo. Io prete posso solo celebrare Messa in chiesa, ma siete voi che portate la Messa in casa, in macchina, al lavoro, ovunque siate. Per tutto questo Gesù vi è immensamente grato e riconoscente.

ANTONIO E LUISA

Grazie a padre Luca per questa bella testimonianza. Padre Luca scrive: Contemplo il momento della Comunione come il culmine dell’amore, quando avviene il dono reciproco dei corpi: io ricevo Lui e Lui viene in me. Per me e Luisa è proprio così. E’ qualcosa che va però “conquistato” nel tempo. Più siamo cresciuti nel volerci bene nella nostra vita di tutti i giorni, più abbiamo imparato a donarci e ad accoglierci in piccoli gesti di cura e di tenerezza, e più la nostra intimità è diventata bella e piena. Davvero io sorrido quando sento esperti dire che il sesso ha bisogno di novità e che il matrimonio è la tomba dell’amore.

E’ verissimo che molte coppie dopo un po’ di tempo smettono di fare l’amore. Ci sono diversi studi al riguardo. Il problema non è però il matrimonio, ma l’incapacità di prendersi cura della relazione e di trasformarla in una comunione sempre più profonda. Fare l’amore con Luisa è sempre più bello perchè siamo, ogni giorno che passa, sempre più un noi e ciò che rende l’amplesso meraviglioso è proprio la nostra comunione di una vita intera che ci siamo donati vicendevolmente.

Termino con un passaggio del prossimoo libro che Luisa ed io abbiamo in rampa di lancio (uscirà ad ottobre):

Noi sposi cristiani possiamo comprendere come vivere la sessualità alla luce dell’Eucarestia. Viverla quindi nel dono totale all’altro come Gesù si è donato per noi. È vero anche viceversa. Possiamo comprendere la grandezza dell’Eucarestia, del dono di Dio per noi, facendo esperienza del dono del nostro coniuge. La sessualità ci può introdurre nella pienezza del dono eucaristico.

Domenica e famiglia : un connubio possibile / 10

Ora che abbiamo preso posto in chiesa, che fare ? Abbiamo davanti alcune possibilità : guardarci intorno per ammirare le varie suppellettili religiose ed opere artistiche/architettoniche… controllare che tra i presenti ci siano i nostri amici/conoscenti e salutarli con cordialità… picchiettare il piede per terra in segno di impazienza… sfogliare il libretto dei canti dall’inizio alla fine per ingannare il tempo… commentare la goleada in Champions del nostro campione… chiedere al vicino se ha gradito la canzone vincitrice la finale di Sanremo della sera precedente… assicurarsi di avere spento il telefono e magari controllare se è arrivato un ultimo messaggio… verificare che i nostri figlioli siano sempre nel nostro campo visivo altrimenti rientreremmo tra le persone ad alto rischio di attacchi di panico… oppure… potremmo anche inginocchiarci, chiudere gli occhi ed iniziare a pregare !

A noi l’ardua scelta… è ovvio che ogni decisione porta con sé benefici e svantaggi, quindi secondo voi qual è la più opportuna, quella con i maggiori frutti di bene ? Non vogliamo darvi troppi indizi per non influenzarvi nella scelta, però se è vero che si raccoglie ciò che si semina, questi momenti prima dell’inizio della S. Messa sono la nostra “semina spirituale”.

Abbiamo già trattato del riscaldamento del nostro motore spirituale, di come non possiamo partire a freddo e sperare in prestazioni da Formula 1… per molte famiglie però la preparazione che comincia già da casa è ancora in fase di studio/sperimentazione, per cui oggi ci concentreremo sulla preparazione immediata alla S. Messa.

Quando ci prepariamo per un viaggio, siamo soliti organizzare tutto nei minimi dettagli, altrimenti rischieremmo di perdere il treno o l’aereo, ed è così che arriviamo molto in anticipo all’aeroporto o alla stazione ferroviaria per gli ovvii motivi ; similmente potremmo considerare la S. Messa un po’ come se fosse un treno per le realtà celesti, cosicché arriveremmo con un’adeguato anticipo alla stazione ferroviaria del Cielo per cominciare a vedere su quale binario passi il nostro treno, quali siano le fermate/coincidenze, controlleremmo di essere in regola coi biglietti e così via.

Ed è così che in chiesa, il nostro binario è quello della nostra vita, ma non in senso generico, ma proprio la mia vita, la mia moglie, il mio marito, la mia famiglia, i nostri figli, i nostri nipoti, il mio lavoro, la mia casa, le mie occupazioni, i miei hobby, i miei pensieri, le mie preoccupazioni, i miei desideri, i miei progetti, i miei limiti, le mie fatiche, le mie fragilità, i miei peccati, la mia intelligenza, la mia volontà, i miei affetti, la mia sessualità, la mia sensibilità, la mia mascolinità, la mia femminilità, la mia paternità, la mia maternità… insomma tutto noi stessi senza eccezioni. Sembra gravoso come bagaglio, ma perché serve tutto ciò ?

Perché Dio si è fatto vero uomo in Gesù Cristo e da quel momento in poi non esiste realtà della natura umana che possa essere considerata estranea all’incarnazione di Dio… i teologi direbbero che tutta la realtà umana può essere Cristificata… cioè imbevuta, impregnata, intrisa, inzuppata, pervasa, impastata da e di Cristo.

E’ con questa consapevolezza che ci inginocchiamo appena preso il nostro posto e cominciamo a lasciar decantare tutto il rumore delle cose di questo mondo raccontando a Dio Padre qualcosa di noi, non che Lui non le sappia, ma siamo noi ad aver bisogno di percepire la Sua presenza amorevole ed accogliente. Spesso ci sentiamo dire “…ma io non so cosa dire per pregare…”, questa è solo una scusa perché pregare è impegnativo, cogliamo questa fatica e facciamola diventare preghiera, ad esempio :

” Signore, non so che dirti, ma almeno sono qui per ascoltare una parola di conforto… Ti ho lasciato fuori dalla mia vita e dal mio matrimonio per tanto tempo, ma adesso sono qui per capire Chi sei Tu e chi sono io davvero… Tu sai che questa settimana ho avuto questa fatica e queste preoccupazioni, aiutami a superarle… Tu sai che questa settimana aspetto l’esito di quell’esame medico, mandami un aiutino per restare sereno/a… questa settimana sono caduto in questo peccato a causa della mia fragilità, perdonami… ma intanto Ti ringrazio che anche oggi sono vivo e posso venire qui davanti a Te per fare come i bambini che aspettano solo di essere presi in braccio dal papà, prendimi in braccio Padre Santo…”.

Ognuno nel profondo del proprio cuore può cominciare a presentarsi al Signore così com’è… ciò che importa non è lo stato in cui siamo, ma il fatto che ci presentiamo al Re dei Re riconoscendo che siamo solo creature umane e Lui è Dio, questo è il primo passo, non sarà l’unico da compiere, ma è quello indispensabile per cominciare un rapporto con Lui.

Affinché ognuno abbia questa possibilità è necessario osservare il silenzio esterno, la compostezza dei gesti, la sobrietà ma anche la dignità nei vestiti ( sia maschi che femmine ), la discrezione nell’accomodarsi al posto… insomma dobbiamo fare in modo di non diventare causa di distrazione per gli altri.

Sappiamo già che molti si chiederanno cosa fare con i bimbi piccoli… ecco alcuni piccoli suggerimenti (non vincolanti) che potrebbero essere di aiuto ai genitori :

innanzitutto i bimbi ci copiano in tutto, e quindi se i genitori in chiesa usano dei modi diversi, stanno in silenzio, i piccoli poco a poco imparano che stare in chiesa NON è come stare al parco giochi, ma per ottenere ciò bisogna che gli stessi genitori si comportino di conseguenza… noi abbiamo portato in chiesa a Messa le nostre figlie fin dalla prima domenica fuori dall’ospedale, addirittura la terza è uscita di Domenica e siamo andati a Messa prima di tornare a casa, una delle Messe più emozionanti per la famiglia… se aspettate di portarli in chiesa la prima volta a 6 anni sarà un disastro… non dobbiamo pretendere che i bambini facciano gli adulti, dobbiamo invece pretendere che gli adulti facciano gli adulti e non gli animatori turistici durante la S. Messa. I bambini sono dei grandi osservatori, sono dei formidabili scrutatori del mondo che li circonda, perciò bisogna escogitare una soluzione per trovare una posizione che non li obblighi a vedere solo dei pantaloni e poco più… se provassimo a metterci alla loro piccola statura noteremmo che di quello che succede sull’altare non si vede un fico secco… quindi la fantasia del genitore attento saprà ispirare le scelte giuste per ogni figlio.

Coraggio cari sposi, che domani sarà una nuova Domenica, basta volerlo !

Giorgio e Valentina.

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“Amore mio, Gesù non vuole che io ti ami” ovvero “Ma che stai a dì?” – Sposi&Spose di Cristo

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”..

Disse lui: “Il Vangelo di oggi  me lo stampo e me lo metto in tasca!”

“E perchè mai dovresti andare in giro con un pezzo di carta in tasca?” , domandò lei.

Lui non le rispose…non perché fosse dispettoso, ma semplicemente perché i mariti  hanno due orecchie speciali che filtrano tutte le frasi delle mogli…a maggior ragione quelle che finiscono con un punto interrogativo.

Sta di fatto che diversi mesi dopo, il giorno del loro anniversario di matrimonio, il marito fuggì di casa e andò a chiedere ad un monastero di essere accolto come novizio.

Allora sua moglie, che come tutte le mogli ha in dotazione un radar particolare per captare tutte le trovate originali dei mariti, accorgendosi della sua assenza e alterandosi alquanto per non aver trovato nessun regalo di anniversario (ovvero nessuna ennesima borsetta) decise di telefonare a suo marito.

Il marito, che ancora era in trattative col monaco portinaio e non aveva avuto il tempo di rinunciare a tutti i suoi averi tra cui lo smartphone, sentì squillare e rispose a sua moglie.

Lei lo incalzò proferendo alcune frasi che iniziavano con “Dove” e terminavano con “borsa”.

Lui allora mise la mano in tasca e lesse quanto era stampato sul foglietto: “In quel tempo Gesù disse alla folla che lo seguiva: Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo(…)”. Poi aggiunse: “Vedi cara…io oggi volevo stare con te, a maggior ragione che è anche il nostro anniversario di matrimonio. Avevo anche comprato un regalino per te e volevo portarti a cena fuori; ma Gesù in questo passo del Vangelo pare che….” sospirò e aggiunse “Gesù non vuole che io ti ami!!!”. E detto questo interruppe la telefonata e si mise a piangere.

Il monaco portinaio che aveva ascoltato tutto, diede una sberla al marito, lo prese per un orecchio e lo trascinò verso la sua auto. Aprì lo sportello e ce lo buttò dentro e prima di lasciarlo andare gli urlò che Gesù non si sarebbe mai sognato di “mettersi tra moglie e marito” come un intruso, come uno da preferire per tradire il coniuge…ma che Gesù doveva essere messo tra moglie e marito affinché il rapporto di amore tra moglie e marito fosse di qualità superiore! Gesù avrebbe dato bellezza al loro stare insieme, e soprattutto non avrebbe mai impedito loro di stare insieme…e – a quel punto il monaco gli sputò in un occhio-  gli disse: “guarda che se non metti Gesù al primo posto nella tua vita, non saprai mai donare la tua vita a tua moglie!!! E ora vai, bischeraccio!!! Corri da tua moglie e dille che l’ami…e che vorresti amarla come Gesù stesso l’ama! E non farti più venire strane idee ascetiche!!!!!” 

…morale della storia: non far arrabbiare i monaci.

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Grazie, Pietro e Filomena.

L’atto di dolore degli sposi

Oggi proseguiamo il discorso sul perdono iniziato con l’articolo di ieri (che ha suscitato moltissimo interesse con pareri discordanti tra favorevoli e contrari). Oggi osserviamo il perdono dalla parte di chi ha commesso il male e ha ferito l’amato/a. Per scrivere questo articolo ci siamo avvalsi di un bellissimo testo che abbiamo scoperto casualmente. Si tratta di Tessitori di felicità edito dalle Paoline.

Cosa abbiamo imparato da questo libro? Abbiamo scoperto che le varie fasi del perdono sono racchiuse magistralmente de quella preghierina che recitiamo dopo il sacramento della riconciliazione: l’atto di dolore. Riscriviamolo in chiave sponsale. In questo caso io Antonio mi rivolgo a Luisa. Ognuno metta il nome della persona che ha accanto.

  • Mia cara sposa e amata
  • mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati,
  • perchè peccando ho meritato i tuoi castighi,
  • e molto più perchè ho offeso te, infinitamente buona e degna di essere amata sopra ogni cosa,
  • Propongo con il tuo santo aiuto di non offenderti mai più
  • e di fuggire le occasioni prossime di peccato
  • Signore misericordia perdonami

Mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati. Come prima cosa, per iniziare un percorso di perdono e di riconciliazione, è importante ammettere l’errore. E’ importante non solo sentire il pentimento, ma esprimerlo all’altro/a con le nostre parole. Luisa che ha subito il mio male ha bisogno di sentirsi capita nel suo dolore e tanto più si renderà conto che il male che le ho procurato fa star male anche me, quanto più si sentirà compresa .

Perchè peccando ho meritato i tuoi castighi e molto più perchè ho offeso te, infinitamente buona e degna di essere amata sopra ogni cosa. Verrebbe da pensare che Dio castiga chi commette il male. Dio mi castiga per il male che ho fatto a Luisa? In realtà questa è una visione un po’ sorpassata. Non è Dio che ci castiga ma sono le nostre stesse azioni che hanno delle conseguenze. E’ lo stesso male che io ho commesso che mi procura esso stesso dei castighi. Fare del male ad una persona che amiamo significa rompere, o quanto meno indebolire, quel legame che ci unisce a lei. Significa per me perdere in parte o completamente l’intimità e la fiducia che Luisa nutriva nei miei confronti. Devo accettare le conseguenze del mio gesto e cercare per quanto è in mio potere di riparare ai miei errori in modo concreto e non solo a parole.

Propongo con il tuo santo aiuto di non offenderti mai più. Attenzione! Non prometto ma propongo, perchè sarebbe una promessa che non sono sicuro di poter mantenere. La mia fragilità resta e io continuerò a commettere errori con lei e con tutti gli altri. Però propongo cioè mi impegno a mettercela tutta per non farlo.

Di fuggire le occasioni prossime di peccato. Spesso i miei errori sono causati da una serie di situazioni o scelte che possono essere evitate. Mi viene in mente il caso di una persona che ha lasciato la sua testimonianza anche su questo blog. Usciva tutti i giorni durante la pausa pranzo con la stessa collega e pian piano si è innamorato di lei. Certo che non c’è nulla di male ad uscire a pranzo con una collega ma può, e su questo dobbiamo essere molto prudenti, diventare un’occasione di peccato. Evitiamo di doverci trovare a mettere alla prova la nostra fortezza. Potremmo anche perdere. Facciamoci furbi e fuggiamo le tentazioni.

Signore misericordia perdonami. In questo caso ci rivolgiamo contemporaneamente a Dio e all’altro. E’ importante chiedere perdono anche a Dio perchè affidarci alla Sua misericordia ci può aiutare a perdonare noi stessi. Sappiamo di essere “difettosi” in tante cose, ma Dio ci ama immensamente anche così, e questa certezza ci deve dare la forza per perdonarci e per chiedere il perdono a nostra moglie o a nostro marito. Accettando anche il fatto che magari l’altro/a non sarà in grado di perdonarci subito e che forse ci vorrà del tempo per riacquistare la bellezza del legame che con il nostro agire abbiamo un po’ rovinato. Dipende molto da quello che abbiamo fatto. Ci sono piccoli perdoni quotidiani che si superano facilmente e ci sono perdoni molto più difficili da donare. D’altronde lo dice la stessa parola. Per-dono. Il perdono è un regalo che viene fatto a chi in quel momento non ha nulla per meritarlo se non il pentimento.

Antonio e Luisa

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Il matrimonio perfetto è fatto di perdono perpetuo

Luisa ed io abbiamo già scritto molte volte di quanto sia importante saper perdonare in una relazione profonda, totalizzante e lunga come quella matrimoniale. Siamo così fallaci! Naturalmente non solo noi, ma tutti gli sposi del mondo sbagliano. Certo ci sono quelli più o meno virtuosi, ma la perfezione non esiste. Mai promettere cose del tipo non ti farò mai soffrire, non potete mantenerlo. Siamo tutti corrotti dal peccato originale che ci porta a non comportarci sempre bene nei confronti l’uno dell’altra. Possiamo impegnarci quanto vogliamo ma siamo caduti e cadremo ancora nel peccato innumerevoli volte. Peccheremo e ci feriremo attraverso i nostri pensieri, le nostre parole, le nostre opere e le nostre omissioni, come ammettiamo candidamente e forse anche un po’ superficialmente, ogni domenica nell’atto penitenziale.

Ci feriamo l’un l’altro, in modo più o meno profondo tantissime volte. Un matrimonio che funziona non è quello abitato dalla perfezione e dalla mancanza assoluta di errori e di peccati. No! Per nulla! Il matrimonio che funziona è abitato dal perdono e dalla misericordia reciproca. Si potrebbe quasi dire che il matrimonio è assimilabile a un perdono perpetuo. Il perdono nutre la relazione e la sorregge come una delle colonne portanti. Quindi voi che magari pensate di essere un disastro siete invece una meravigliosa coppia capace di accogliersi vicendevolmente nelle fragilità e imperfezioni che ognuno di voi due inevitabilmente mostra. Ed è meraviglioso così.

Il perdono è prima di ogni altra cosa un atto di volontà. Io desidero perdonare Luisa e lei desidera perdonare me. Questo vale per le piccole ferite di ogni giorno ma anche per quelle più gravi e profonde. La volontà ci deve sempre essere. Il matrimonio si fonda sulla nostra promessa nuziale dove ci siamo impegnati ad accoglierci sempre nella gioia e nel dolore. Una promessa di amore incondizionato. Badate bene non si parla di emozioni e sentimenti ma semplicemente di decidersi ad amare sempre. Questo è il primo e imprescindibile passo verso l’altro per un perdono completo.

Perdonare significa riconoscere l’altro come prezioso ma fragile. Riconoscere nella fragilità dell’altro un’opportunità per rilanciare e per rendere la relazione più forte e più bella di prima. Il perdono genera in chi lo riceve gratitudine ed amore. Possiamo testimoniarlo nella nostra personale storia, ma credo che ognuno di voi possa confermare.

So già le obiezioni. Alcuni di voi diranno: Io voglio perdonare ma non riesco! Quello che mi ha fatto è troppo grave. Questa è l’esperienza di tanti soprattutto quando accadono, appunto, fatti gravi. Come può essere ad esempio un tradimento. Come fare? Naturalmente non esistono ricette preconfezionate. Qui si tratta di mettere mano alla nostra umanità ferita. E’ molto faticoso. Spesso si tratta di affrontare tanto dolore e di dover elaborare un vero e proprio lutto. Tutto parte dalla nostra libertà. Dobbiamo essere liberi di andare oltre il male che l’azione di nostro marito o nostra moglie ci sta causando. Andare oltre i sentimenti e le emozioni. Per fare questo serve tempo. Il perdono non si può pretendere proprio perchè spesso l’altro non è pronto. Riuscire a perdonare (davvero) significa attraversare un processo interiore che ci permette di dissociare il peccato che ci ha fatto del male dal peccatore che lo ha commesso. L’altro non è il suo gesto o la sua mancanza, L’altro è una meraviglia nonostante il suo errore che magari è molto brutto. Perdonare non è quindi dire Ti perdono con le parole, ma è la capacità di riacquistare lo sguardo di Dio verso l’altro. Uno sguardo benedicente. Riuscire di nuovo a guardarlo con la meraviglia di Dio. Riuscire quindi a fidarci ancora dell’altro. Quanto accaduto resta vivo nella nostra memoria ma non fa più male. Si trasforma in amore. In capacità di rilanciare. Non tutti riescono certo ma tutti ne abbiamo le capacità. Soprattutto noi sposi.

Comprendete bene che il sacramento del matrimonio ci può sostenere ed aiutare molto. C’è un dono dello Spirito Santo che è la grazia sacramentale che è proprio questo. E’ l’aiuto concreto di Dio che ci permette di andare oltre ogni difficoltà e ogni dolore. Per perdonare serve quindi tanta preghiera e tanto abbandono a Dio affidando a Lui le nostre sofferenze e la nostra incapacità ad andare oltre il male subito.

Serve quindi tempo, volontà e grazia. Ci sono ferite che possono distruggere la relazione. E’ vero. Conosciamo tanti matrimoni falliti per questo. E’ altrettanto vero, e noi conosciamo tante storie che lo confermano, che da un male subito o dato può scaturire un bene più grande. La relazione può risorgere proprio grazie al perdono!

Non smettiamo quindi di chiedere a Dio la forza di perdonare e di sentirci perdonati. Ne va della nostra gioia e del nostro matrimonio.

Antonio e Luisa

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