“E vissero Felici…e Differenti.”

..di Pietro e Filomena “Sposi&Spose di Cristo”..

Ricordate quella canzone di Daniele Silvestri che diceva: “…le cose che abbiamo in comune sono 4850…”?

E’ così, capita un po’ a tutti star lì a stilare la lista delle cose che abbiamo in comune con il nostro partner…perché questo, pare, ci rassicuri.

“Più cose abbiamo in comune, più ci somigliamo…e meglio funzionerà il nostro rapporto” ci diciamo. Ed in parte è importante che si abbia una visione comune della realtà e della meta della vita, ma per il resto possiamo anche imparare a godere delle nostre differenze…

E a tal proposito vi raccontiamo, ormai come nel nostro stile, una storiella.

Un giorno, di tanto tempo fa, lui le disse:

“Tesoro, vuoi sposarmi?”

“Oh, caro! Quanto ci hai messo a chiedermelo!!!”

Si abbracciarono, si baciarono e qualche mese dopo  si sposarono e vissero Felici e……..

No.

La loro vita fu davvero molto difficile, soprattutto quel giorno in cui lei voleva andare a comprare una borsa e lui avrebbe voluto guardarsi la partita in TV.

Litigarono molto quel giorno…

si scagliarono fulmini e saette, parole pesanti e alla fine lui rimase immobile sul divano a fare zapping all’infinito e lei a piangere in bagno.

Lui prima del matrimonio era convinto che avrebbe trovato in lei…chennnesò…”non dico una donna con cui parlare di calcio tutti i giorni, ma almeno una che non mi rompesse troppo durante le partite dalla serie A alla serie Z…della Champions, della Coppa, della Supercoppa, della sottocoppa, ecc….”

Lei prima del matrimonio era convinta che avrebbe trovato in lui…chennnesò…”non dico una migliore amica con cui passare tutti i giorni a fare shopping,  ma almeno qualcuno con cui dedicarsi piacevolmente allo shopping il lunedì, il martedì, il mercoledì, il giovedì, il venerdì, il sabato e la domenica mattina (domenica pomeriggio libero per fare una passeggiata in centro”).

Quel giorno litigarono molto…si erano delusi a vicenda.

E pensare che il mese precedente, quando si erano sposati, avevano immaginato che le cose sarebbero andate molto, molto diversamente.

Già, perché a vari livelli tutti siamo più o meno convinti che il coniuge debba somigliarci in qualche modo…

che l’anima gemella debba essere gemella della mia anima…cioè, in altre parole, l’altro deve essere uguale a me…un alterEGO.

Dicono in televisione che questa dovrebbe essere la fonte della felicità coniugale. Ma, lo sappiamo, non lo è. E La Tv non dice sempre la verità.

Già, perché il matrimonio non si fonda sulla somiglianza dei coniugi…

E allora?

E allora tuo marito non potrà mai corrispondere all’idea di migliore amica che hai nella testa, ovvero ad una psicologa-estetista-parrucchiera-un po’ romantica e un po’ avventuriera…eccc…ecccc..ecccccccc…Infatti:

  • Lui non potrà mai capirti fino in fondo: è tuo marito, non è un interprete di lingua aliena…
  • Lui non potrà mai entusiasmarsi fino alle lacrime per un paio di scarpe: è  tuo marito, non è #barbie…

E allora tua moglie non potrà mai corrispondere all’idea di migliore amico che hai nella testa , ovvero ad uno che non ti rompe, che non ti rompe e ancora non ti rompe e ancora non ti rompe…eccccccc….Infatti:

  • Lei non potrà mai capirti fino in fondo: è tua moglie, non è un’interprete di alfabeto Morse.
  • Lei non potrà mai capire come funziona il fuorigioco: è tua moglie, mica #sandrociotti…

E allora?

E allora siete e sarete sempre diversi l’uno dall’altra. Siete e sarete sempre due persone distinte. Siete e sarete sempre due persone, appunto, non una.

In altre parole la vita di coppia può essere distrutta dalle inevitabili differenze tra marito e moglie, oppure si può nutrire e può arricchirsi proprio con quelle differenze costitutive esistenti tra l’uomo e la donna.

L’altro non l’hai sposato affinché potesse farti felice, potesse appagarti, potesse soddisfarti…l’hai sposato per donarti e per accoglierlo così…proprio così com’è: ed è, inevitabilmente, differente da te.

E allora….vissero FELICI…e DIFFERENTI.

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Grazie, Pietro e Filomena.

Cosa posso fare se non crede?

Se non crede? Solo ieri ho ricevuto l’ennesimo messaggio da parte di una moglie che si lamentava della mancanza di fede del marito. Non è l’unica che mi ha scritto chiedendomi un articolo su questo argomento. Ho deciso quindi di rompere gli indugi e di scrivere quello che è il mio pensiero. Come comportarsi se l’altro/a non crede?

C’è un presupposto importante da evidenziare. Nessuno vi ha obbligato a sposare quell’uomo o quella donna. E’ scorretto decidere di sposarsi sapendo che lui/lei non crede e poi lamentarsi di questo. Avete preso il pacchetto completo con i suoi pregi e con i suoi difetti, con la sua luce e la sua ombra. Se avete deciso di sposarlo/la poi non lamentatevi se non è come voi lo/la vorreste ma è semplicemente la persona che è. Quindi non potete avere la pretesa che lui/lei cambi perchè voi lo volete. Non funziona così. Certo voi avete incontrato Gesù e sapete quanto è bello stare con Lui e vorreste che anche la persona che più amate potesse sperimentare la stessa gioia. Questo desiderio è meraviglioso e buono, ma non può diventare motivo di litigio e di divisione nella coppia.

Non forzatelo/la. L’atteggiamento più sbagliato in assoluto è assillarlo/la di continuo. Continuare ad insistere perchè preghi e vi accompagni a Messa. Non otterrete nulla se non di irritarlo/la e allontanarlo/la sempre più dalla Chiesa e dalla fede. Aspettate che sia lui/lei a chiedervi di partecipare alla vita di fede. E se non lo chiede? Aspettate che sia lui/lei a chiedervelo. La fede è un incontro e l’altro/a deve incontrare Gesù personalmente. Voi potete con il vostro amore essere strumento di Dio e facilitare questo incontro ma certo non forzandolo o rovinerete tutto.

Il bene è bene. Il male è male. Se lui/lei non crede non può obbligarvi a scendere a compromessi con la vostra fede. Per questo è importante vivere un fidanzamento vero. Un fidanzamento dove si mettono in chiaro tutti i valori e le convinzioni a cui non volete assolutamente rinunciare. Ad esempio se lui non crede e vi propone di avere rapporti prima del matrimonio e voi accettate significa che anche per voi Dio non è così importante. Se davvero credete nella castità con tutto il significato umano che racchiude, siete disposte/i anche a perdere l’altro/a pur di non venire meno a una relazione d’amore piena. La castità è solo un esempio, ma ci sono tanti altri ambiti dove è importante non scendere a compromessi e quindi mettere fin dal fidanzamento le cose in chiaro: apertura alla vita, educazione cristiana dei figli ecc. ecc. Voi dovete rispetto all’altro/a ma anche l’altro/a ne deve a voi.

Amatelo/la come lo ama Gesù. Questo forse è il consiglio più difficile. Senza forse. Sicuramente è il più difficile ma anche il più efficace. Certo si corre un grande rischio ma l’amore è dare tutto senza chiedere nulla in cambio. L’amore cristiano è così. C’è la croce che ce lo ricorda ogni giorno. Concretamente cosa vi consiglio? Amate il vostro coniuge sempre, per prime/i, senza aspettarvi nulla. Amatelo dando tutto senza risparmiarvi. Questo amore gratuito e incondizionato è il solo capace di cambiare il cuore dell’altro/a e aprire uno spiraglio dove lo Spirito Santo può entrare e fare miracoli. Serve però una breccia. Serve il suo desiderio di cercare Gesù. Questo desiderio può provocarlo il vostro amore. Ognuno di noi cerca qualcuno che lo ami per quello che è e non per quello che fa. Ecco questo è la nostra missione di sposi cristiani.

Pregate per lui/lei. Questo consiglio è fondamentale. La preghiera può davvero fare miracoli quando scaturisce da un desiderio buono e santo. Lui/lei non prega? Fatelo voi. Ricordate che noi sposi cristiani siamo uniti sacramentalmente e la nostra preghiera di intercessione è potentissima quando è diretta al nostro coniuge. Ricordate infine che l’altro/a è sempre con voi. Il fuoco dello Spirito Santo ha saldato i vostri cuori tanto che nessuno in questo mondo può separarli in nessun modo (la nullità della Sacra Rota dichiara che il matrimonio non è mai avvenuto. Neanche quel tribunale può annullare un legame valido). Quando andate a Messa e vi accostate all’Eucarestia c’è anche lui/lei con voi. Fisicamente magari è a casa in pantofole a guardare la tv ma è lì con voi comunque. Quando fate la comunione anche l’altro in un certo senso ne ha beneficio. Affidatelo a Dio con fiducia.

Coraggio la vostra missione non è facile ma è meravigliosa. Voi potete essere strumenti di Dio e l’occasione di vostro marito o di vostra moglie di incontrare Gesù.

Antonio e Luisa

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I virus del dono: narcisismo, vittimismo e pessimismo

Oggi voglio riprendere le parole che Papa Francesco ha pronunciato durante l’omelia della Messa di Pentecoste del 2020. Sono trascorsi alcuni mesi. Ammetto che mi erano sfuggite e le ho recuperate solo alcuni giorni fa. Sono però così importanti e decisive in una relazione sponsale che ho deciso di farci un articolo, anche se un po’ in ritardo.

In particolare Papa Francesco elenca i nemici dell’amore. Quegli atteggiamenti che ci impediscono di donarci e di accogliere il dono dell’altro in pienezza e verità. Capite quanto questa riflessione sia fondamentale per noi sposi? Papa Francesco ha affermato: Cari fratelli e sorelle, guardiamoci dentro e chiediamoci che cosa ci ostacola nel donarci. Ci sono, diciamo, tre nemici del dono, i principali: tre, sempre accovacciati alla porta del cuore: il narcisismo, il vittimismo e il pessimismo.

Il narcisismo. Dice Papa Francesco: Il narcisismo fa idolatrare se stessi, fa compiacere solo dei propri tornaconti. Il narcisista pensa: “La vita è bella se io ci guadagno”. E così arriva a dire: “Perché dovrei donarmi agli altri?”. Il narcisista è ripiegato su di sè. Non è in grado di donarsi. Non lo ritiene necessario e soprattutto utile al proprio piacere. Il narcisista non cerca il bene dell’altro/a, gli è in un certo senso indifferente. Se fa qualcosa, qualche gesto di tenerezza o di servizio è sempre per averne qualcosa in cambio. Manca completamente la gratuità dell’amore. L’amore senza gratuità diventa commercio e la persona una cosa da sfruttare. Se avete a che fare con un fidanzato/fidanzata così lasciatelo/a. Non credete sia facile cambiarlo/a. Se lo/la avete sposato/a la situazione si complica. Per il vostro bene e anche il suo rinforzate la vostra autostima. Crescete nella relazione con Gesù per sentirvi preziosi/e in modo che i suoi giochetti per manipolarvi e ottenere ciò che vuole non possano farvi troppo male. Amatelo/a nella libertà di dire anche no quando ciò che chiede non è per il bene di entrambi.

Il vittimismo. Papa Francesco al riguardo ha detto: Ma anche il secondo nemico, il vittimismo, è pericoloso. Il vittimista si lamenta ogni giorno del prossimo: “Nessuno mi capisce, nessuno mi aiuta, nessuno mi vuol bene, ce l’hanno tutti con me!”. E’ un comportamento autodistruttivo sicuramente, ma anche di comodo. E’ più facile trovare una causa fuori da noi stessi per il male e la sofferenza che proviamo nella nostra vita. Allora l’altro/a non va mai bene. E’ sempre colpa sua. In relatà chi fa la vittima non vuole affrontare davvero i problemi. Se il problema è fuori da me non devo risolverlo io. Queste persone si lamentano che nessuno le capisce ma non si chiedono il perchè. Credono che nessuno le sappia amare davvero ma non si preoccupano di come loro amano. E’ importante invece prendere in mano la nostra vita e viverla in modo attivo da protagonisti. E’ inutile recriminare su cosa l’altro/a fa o dovrebbe fare. E’ completamente inutile. Ciò che posso e devo chiedermi è cosa posso fare io per migliorare la situazione, la relazione e la mia vita. Cosa poter fare concretamente se il nostro coniuge ha un po’ questo vizio? Semplicemente non cadere nel tranello e metterci a litigare dandogli degli appigli per nutrire il suo vittimismo. Quando si lamenta tagliare corto, con tenerezza ma con fermezza, garantendogli la nostra vicinanza e il nostro aiuto ma troncando ogni discorso di lamentazione.

Il pessimismo. Il Papa lo descrive così: Infine c’è il pessimismo. Qui la litania quotidiana è: “Non va bene nulla, la società, la politica, la Chiesa…”. Il pessimista se la prende col mondo, ma resta inerte e pensa: “Intanto a che serve donare? È inutile”. Ora, nel grande sforzo di ricominciare, quanto è dannoso il pessimismo, il vedere tutto nero, il ripetere che nulla tornerà più come prima! Pensando così, quello che sicuramente non torna è la speranza. Il pessimista è solitamente una persona pesante. Una persona che fatica a trovare un senso nella vita. Un senso anche a donarsi. Perchè tanto tutto è inutile. Tutto va male. Manca la speranza. Manca un orizzonte che dia respiro alla vita. Credo che se abbiamo sposato una persona pessimista ciò che possiamo fare con lei concretamente non è rimarcare questo suo atteggiamento. Non servirebbe a nulla se non a peggiorare la situazione. Possiamo starle vicino con amore. Mettere in evidenza la bellezza della nostra vita di tutti i giorni, farla sentire bella ricordandole tutto ciò che di buono fa e il resto lo farà Dio se si vive una vita di fede e di preghiera.

Questo articolo non ha nessuna pretesa di risolvere nulla. E’ solo un modo per riflettere su questi tre virus del dono. Se ci sono problemi seri e patologici serve naturalmente l’aiuto di un professionista. Mi piace terminare questo articolo con le parole del Papa che ci dà la sua personale cura, non da psicoterapeuta ma da pastore e padre qual è: In questi tre – l’idolo narcisista dello specchio, il dio-specchio; il dio-lamentela: “io mi sento persona nelle lamentele”; e il dio-negatività: “tutto è nero, tutto è scuro” – ci troviamo nella carestia della speranza e abbiamo bisogno di apprezzare il dono della vita, il dono che ciascuno di noi è. Perciò abbiamo bisogno dello Spirito Santo, dono di Dio che ci guarisce dal narcisismo, dal vittimismo e dal pessimismo, ci guarisce dallo specchio, dalle lamentele e dal buio.

Antonio e Luisa

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Quando la pasta scuoce …

Il mese di Gennaio ci ha riservato la gioia di contemplare le meraviglie della creazione del Padre in alcuni giorni in cui il cielo era sereno, l’aria tersa, i monti pieni di neve, le notti stellate e illuminate dalla luna piena; tranquilli non lavoriamo per nessuna agenzia metereologica , però in questi giorni (almeno così qui a Brescia) è come se il Signore ci incoraggiasse ad andare avanti nel cammino di santità con entusiasmo attraverso il linguaggio della natura che ci circonda.

Ogni tanto il buon Padre risveglia in noi lo stupore del creato come nessun altro sa fare ; un po’ per destarci dall’intorpidimento del mondo ; un po’ per ritrovare il tempo di guardare un tramonto in una vita caratterizzata dalla frenesia del tutto e subito ; un po’ per consolarci nel cammino arduo della vita.

Ammirando spesso la tavolozza dei colori del cielo di questo Gennaio, non possiamo non pensare a come saranno più belli, più vividi e più splendenti i colori del Paradiso ; contemporaneamente il Signore ci parla attraverso la sua Parola proclamata solennemente nella Liturgia eucaristica che in questo tempo è ricca di incoraggiamenti e consolazioni…. come il salmo 36 nella Santa Messa di venerdì scorso 29 Gennaio.

Confida nel Signore e fa’ il bene: abiterai la terra e vi pascolerai con sicurezza. Cerca la gioia nel Signore:
esaudirà i desideri del tuo cuore. Affida al Signore la tua via, confida in lui ed egli agirà : farà brillare come luce la tua giustizia, il tuo diritto come il mezzogiorno. Il Signore rende sicuri i passi dell’uomo e si compiace della sua via. Se egli cade, non rimane a terra, perché il Signore sostiene la sua mano. La salvezza dei giusti viene dal Signore : nel tempo dell’angoscia è loro fortezza. Il Signore li aiuta e li libera,
li libera dai malvagi e li salva, perché in lui si sono rifugiati.

Come non commuoversi di fronte a tanta premura nei nostri confronti…. come non affidarsi ad un Dio che promette tanto e che poi mantiene sempre superando di gran lunga le nostre più ottimistiche aspettative ?

Tante coppie di sposi non confidano nel Signore e poi si lamentano, si sentono sfiduciate, abbandonate, sole e si intristiscono sempre più in una voragine che le risucchia dal di dentro….. ma senza il Signore Gesù non possiamo pretendere una vita ricca….. un santo sposo e papà bresciano , Beato Giuseppe Tovini diceva : << Senza la fede i nostri figli non saranno mai ricchi, ma con la fede non saranno mai poveri ! >>…… parole sante….. è proprio il caso di dirlo !

Ma questa realtà vale anche per noi sposi…. con la fede non saremo mai poveri . Il Salmo dice di confidare nel Signore e di fare il bene senza disgiungere le due azioni.…. sì perchè il cristiano, o meglio, il giusto (per dirla come il salmista) non si salva per le proprie azioni, ma per la grazia di Cristo.

E’ inutile fare e disfare mille cose nella nostra giornata senza confidare nel Signore.... è inutile smacchiare le camicie, è inutile andare al lavoro, è inutile accompagnare i figli a scuola, è inutile preparare la cena, è inutile cambiare i pannolini, è inutile fare i regali floreali alle spose, è inutile lavare l’auto della moglie, è inutile pagare le tasse universitarie ai figli, ecc…. è inutile, cioè non è utile, già, ma utile per cosa ?

Tutte queste ( e le altre non citate ) azioni devono avere una utilità per la nostra conversione, devono essere utili per la nostra eterna salvezza, devono cioè giovare alla salvezza della mia anima e di quella del mio coniuge, devono farci vivere come il giusto descritto nel Salmo sopracitato….. farà brillare come luce la nostra giustizia, rende sicuri i nostri passi, se cadiamo non restiamo a terra perchè il Signore sostiene la nostra mano, Egli ci aiuta, ci libera e ci salva dai malvagi perchè ? Perchè ci siamo rifugiati in Lui.

Sposi belli, Gesù è il Verbo di Dio, Gesù è proprio quella Parola di Dio, la Parola del Salmo che è diventata carne, Gesù rende reale e viva la promessa del Padre raccontata in questo magnifico Salmo.

Qualcuno di voi si starà infine chiedendo cosa c’entra il titolo con questo articolo…… quando noi facciamo tutto quello che dobbiamo fare nella nostra giornata di uomini, donne, sposi, genitori, figli, nonni, lavoratori, vicini di casa, catechisti, ma….. non confidiamo nel Signore, diventiamo come la pasta che sta troppo in cottura e diventa scotta, immangiabile e indigeribile, non è gustosa e non riesci neanche ad infilzarla perchè si sfalda appena vede la forchetta !

Coraggio sposi, dobbiamo far diventare il nostro matrimonio come una succulente pasta cotta al dente, giusta per essere gustata dagli altri e infine da Gesù.

Giorgio e Valentina.

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L’intimità degli sposi è un’effusione di Spirito Santo (2 parte)

Nel precedente articolo ho già avuto modo di presentare il primo dono dello Spirito Santo elargito agli sposi che vivono un’intimità bella e nella verità. Proseguo oggi con gli altri tre doni. Chiamerò l’intimità con un termine che ai più potrà sembrare strano: riattualizzazione del matrimonio. In realtà è esattamente ciò che è. Ogni volta che noi sposi facciamo l’amore stiamo rinnovando il nostro sacramento.

Il secondo frutto della riattualizzazione del sacramento del matrimonio è l’aumento della Grazia santificante. Quando gli sposi vivono la loro intimità e riattualizzano il matrimonio possono aumentare la Grazia santificante. Ciò in base al desiderio di ognuno dei due d’immergersi in Dio presente nei loro cuori e all’intensità d’amore con cui vivono la celebrazione. L’aumento della grazia santificante comporta una partecipazione più intima alla vita divina. Comprendiamo meglio l’amore di Dio per noi facendone esperienza attraverso il nostro coniuge e al nostro dono reciproco. Gli sposi attraverso l’amplesso vissuto nella verità del dono si avvicinano all’essenza di Dio Trinità. Dio che è amore. L’aumento della grazia scaturito dall’amplesso non va inteso unicamente come crescita dell’amore divino in noi, ma anche come aumento della comprensione delle ricchezze e gioie racchiuse in tale amore. Gli sposi comprendono meglio la dimensione profetica del loro amore (sono segno dell’amore di Dio in sé stesso e verso gli uomini) e al tempo stesso lo sperimentano nella vita, mostrandola più intensamente agli altri. La Grazia santificante, che scaturisce dall’unione fisica degli sposi, stabilisce un intreccio meraviglioso tra l’umano e il divino, tra l’impegno dell’essere umano e la gratuità di Dio: è un canto d’amore che unisce cielo e terra.

Il terzo dono è l’aumento dell’amore naturale. L’amplesso fisico non è solo la riattualizzazione di un sacramento, ma è anche, allo stesso tempo, la più alta espressione naturale e sensibile dell’amore tra gli sposi, ed in quanto tale accresce naturalmente il loro amore. Il corpo, infatti, esprimendo l’amore lo accresce, rivestendolo del fascino delle doti espressive dell’amore. Il rapporto fisico diventa quindi sorgente di crescita dell’amore umano. Gli sposi è fondamentale che cerchino di migliorare sempre più il rapporto fisico con gesti e parole rispettosi della sensibilità personale del proprio sposo e della propria sposa in un clima di conoscenza, intimità, rispetto e cura sempre maggiori. Viene da sè che anche la qualità del rapporto fisico è un cammino di crescita, perchè più ci gli sposi si conosceranno, in un dialogo d’amore franco e fedele, e più saranno capaci di vivere l’intimità secondo la sensibilità dell’amato/a, rendendolo un gesto sempre più bello e appagante per entrambi.

Ultimo dono è la generazione di vita nuova. Cosa significa? Forse che in ogni rapporto verrà concepito un bambino? No, nulla di tutto questo. Resta certamente importante che gli sposi siano aperti alla vita (non sarebbe un rapporto casto in caso contrario e si perderebbero anche gli altri doni). Ciò che significa questo dono è che un rapporto fisico vissuto bene nella verità è sempre fecondo e generativo. Si genera sempre amore nuovo che poi gli sposi potranno spendere tra loro, con i figli e con tutte le persone che incontreranno durante i giorni a seguire.

Dopo questa riflessione credo sia più chiaro come l’intimità degli sposi sia determinante per vivere un matrimonio in pienezza. Certo va calibrata con il mutare delle stagioni della vita. L’intimità sessuale diventa per gli sposi un mezzo privilegiato per realizzare la santità, che va rivalutato, liberandolo dei pregiudizi e delle incrostazioni del passato e anche del presente. Ciò comporta da parte della coppia una meditazione, profonda e ricorrente del Cantico dei Cantici, per immergere il loro cuore e la loro mente sempre più intensamente nell’educazione sessuale elargita a loro da Dio stesso.

Antonio e Luisa

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Il matrimonio non è una vocazione meno importante.

Fratelli, vorrei che voi foste senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore;
chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie,
e si trova diviso! Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito.
Questo poi lo dico per il vostro bene, non per gettarvi un laccio, ma per indirizzarvi a ciò che è degno e vi tiene uniti al Signore senza distrazioni.

La seconda lettura di oggi offre diversi spunti di riflessione. San Paolo parla a tutti. E’ una lettura dove i sacerdoti possono sicuramente trarre consapevolezza dell’importanza del loro celibato, ma riguarda anche noi sposi. Abbiamo spesso una convinzione sbagliata. Pensiamo che una vita di preghiera e ricca di misticismo sia più santa ed elevata di una vita di una mamma o di un papà che vivono, tutto sommato, una giornata occupandosi di attività ordinarie di gestione familiare e lavoro. Non hanno molto tempo da dedicare all’incontro intimo e personale con Gesù, ma sono presi da questioni più banali e immanenti, come cambiare un pannolino o preparare un piatto di pasta. Il consacrato invece,  lui si che dà il meglio di sè a Cristo. Alzi la mano chi non crede, almeno un po’,  che quanto ho scritto non sia verità. Credo che siano pochi quelli che hanno la consapevolezza che la vocazione matrimoniale sia importante tanto quanto quella sacerdotale. I nostri cari amici Pietro e Filomena del blog Sposi&Spose di Cristo ci sono arrivati dopo anni di ricerca e di discernimento. Si sentivano chiamati a dedicarsi completamente a Dio e credevano fosse possibile solo consacrandosi. Si sono arresi alla loro vocazione matrimoniale solo quando hanno compreso che anche nella relazione sponsale ci si dona completamente a Dio, solo in un altro modo.

I sacerdoti sono considerati dal sentire comune (naturalmente per chi ha una vita di fede) dei privilegiati, dei chiamati, a differenza degli altri che non sono chiamati e scelgono quindi una vita ordinaria. Gli altri scelgono una vocazione di serie b. Nulla di più falso. Anche io, anche Luisa, anche tu che leggi, chiunque è un chiamato. C’è chi è chiamato ad una vita contemplativa, chi a guidare una parrocchia, chi a servire i poveri e chi, come noi, a rispondere all’amore di Gesù, cercandolo e servendolo in un’altra creatura. Ed ecco che le parole di San Paolo, acquistano così un significato chiaro. Ed ecco che la nostra vita al servizio della persona che abbiamo sposato acquista una dignità pari a chi si dedica completamente a Dio, in un rapporto diretto. Non commettiamo l’errore di credere che Cristo sia più contento di noi se, per cercarlo, per adorarlo, per incontrarlo, sacrifichiamo la nostra relazione sponsale. In una catechesi un sacerdote raccontò un aneddoto molto significativo:

Ero in confessionale. Arriva questa signora e mi racconta che lei desiderava partecipare al Santo Rosario in parrocchia tutti i giorni. Suo marito non capiva e si lamentava che lei lasciava la casa proprio quando lui tornava dal lavoro e non trovava la cena in tavola. Era sempre in ritardo. Le ho consigliato di non venire in chiesa, o di partecipare in un altro orario. La sua vocazione è prima di tutto verso il marito. Non è una suora.

Può sembrare un consiglio avventato.  Come? Gesù viene prima di tutto e tutti. Questo insegna la Chiesa. Verissimo. Noi però, come sposi, lo amiamo in altro modo. Lo serviamo attraverso la mediazione di un’altra persona. Tornando al discorso del sacerdote si potrebbe dire che in quella cena preparata con amore e cura, la signora può amare e servire Gesù più di ogni altra preghiera. Se il rosario le impedisce di amare Cristo nel suo sposo allora il rosario non va bene.

Dobbiamo uscire da un clichè di santità che abbiamo in testa. Padre Bardelli, nostra guida per tanti anni, diceva che i santi che ci vengono proposti come esempi di vita sono spesso consacrati. San Francesco, sant’Antonio, santa Rita e tanti altri, erano in vita preti, frati o suore. Quelli – diceva padre Bardelli – offrono una via di santità che va bene per me, non per voi. Voi dovete guardare i santi coniugi. Quelli vi possono insegnare cosa significa servire il Signore nella vostra condizione di sposi cristiani.

A tal proposito San Giovanni Paolo II durante l’omelia per la beatificazione dei coniugi Quattrocchi disse:  i beati Sposi hanno vissuto una vita ordinaria in modo straordinario. E poi ancora:

Nella loro vita, come in quella di tante altre coppie di sposi che ogni giorno svolgono con impegno i loro compiti di genitori, si può contemplare lo svelarsi sacramentale dell’amore di Cristo per la Chiesa. Gli sposi, infatti, “compiendo in forza di tale sacramento il loro dovere coniugale e familiare, penetrati dallo Spirito di Cristo, per mezzo del quale tutta la loro vita è pervasa di fede, speranza e carità, tendono a raggiungere sempre più la propria perfezione e la mutua santificazione, e perciò partecipano alla glorificazione di Dio

La mia strada per la santità è diventare sempre più uno con la mia sposa, essere sempre più capace di farmi servizio per lei, sempre più capace di accoglierla, e accogliendo lei accogliere le sue preoccupazioni, le sue necessità, le sue aspirazioni, la sua fragilità. La mia strada per la santità è vedere in lei il volto di Cristo, così da poter restituire a Gesù quell’amore gratuito e incondizionato attraverso quella sua creatura e figlia. Che non significa fare di lei un dio, ma trovare in lei quel Dio che tanto mi ha dato. Trovare nel noi, nella nostra relazione  quella sorgente di Grazia e di amore che non si accontenta di restare nel recinto della coppia, ma che diventa feconda per tutto il mondo esterno: figli, parenti, amici, colleghi e tutte le persone che possiamo incontrare. Ed è così che una vita ordinaria può diventare straordinaria, perchè non è nella grandezza della nostra missione che si trova Dio, ma nella grandezza del nostro amore, che può manifestarsi benissimo anche in una vita ordinaria, ma che non sarà mai banale, perchè l’amore è meraviglia anche quando lo si manifesta nelle piccole cose di ogni giorno.

Antonio e Luisa

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L’intimità degli sposi è un’effusione di Spirito Santo (1 parte)

Gli sposi hanno uno scrigno a cui possono accedere per trovare forza e sostegno. Uno scrigno colmo di ricchezze. Colmo di amore e di Spirito Santo. Sto parlando del rapporto intimo. Il rapporto intimo degli sposi apre alla ricchezza del sacramento come nessun altro gesto concreto. E’ il momento in cui i due sposi si donano completamente. Si donano ovviamente il corpo, ma attraverso di esso donano la completezza della loro persona. Che bello quando con il tempo, e il crescere dell’intimità e della fiducia, gli sposi riescono a donarsi anche la loro vulnerabilità. Riescono ad eliminare ogni barriera e ogni difesa, come con nessun altra persona sono mai riusciti a fare. Questo è il matrimonio e questa è la bellezza della sessualità nel matrimonio. Giovanni Paolo II lo aveva affermato già durante le sue catechesi della Teologia del Corpo. Il sacramento del matrimonio permette con il tempo e con lo Spirito Santo di recuperare quel paradiso perduto. Permette a noi sposi di tornare al principio quando Adamo ed Eva non avevano bisogno di coprirsi e non si vergognavano perchè tra loro regnava l’armonia di Dio.

Questa consapevolezza non solo eleva il rapporto tra moglie e marito a qualcosa di altro ma dona all’amplesso una valenza sacra. Sono sinceramente convinto di ciò che dico. Esistono tantissime donne oggettivamente più belle di mia moglie. Ne vedo continuamente e alcune le frequento per lavoro o per altro. Dovrei essere quindi tentato. C’è però una bellezza che mia moglie possiede che nessun altra potrà mai avere. La bellezza della comunione che c’è tra noi e la bellezza dell’amore che ci siamo scambiati in questi 18 anni insieme. Lei è trasfigurata ai miei occhi proprio da una meraviglia che sgorga dalla relazione sponsale che ci unisce sempre più. Per questo lei resta sempre la numero uno per me, e lo sarà credo per sempre. Sto divagando. L’articolo di oggi non è sulla profondità e la bellezza della sessualità sponsale. Oggi vorrei parlare dei frutti di questo gesto sacro. Vorrei parlare di quello scrigno. In Amoris Laetia al paragrafo numero 74 possiamo leggere: L’unione sessuale, vissuta in modo umano e santificata dal sacramento, è a sua volta per gli sposi via di crescita nella vita della grazia.

Ogni unione fisica degli sposi, naturalmente vissuta in modo casto (dono di sè e non uso dell’altro/a) è nutrimento della relazione. Ogni unione apre all’azione della Grazia. Porta un’effusione di Spirito Santo sugli sposi. Qualcosa di grandioso! I frutti di ogni rapporto casto sono:

  • Effusione dello Spirito Santo
  • Aumento della Grazia Santificante
  • Aumento dell’amore naturale
  • Generazione di vita nuova.

Il primo frutto è quindi l’effusione dello Spirito Santo. L’effusione avviene solo quando la persona è in amicizia con Dio. Qualora il cuore degli sposi fosse in peccato grave occorrono la contrizione del peccato e la riconciliazione con Dio affinchè lo Spirito torni a prenderne possesso. non vi è una nuova venuta dello Spirito, ma un incremento della Sua presenza con nuove caratteristiche e nuovi doni (perché il nostro cuore si è maggiormente aperto ed è maggiormente capiente per contenerlo). L’amplesso fisico, vissuto infatti nella sua veriità, matura più profondamente tutto l’essere degli sposi nell’amare, abilitandoli in modo più perfetto ad irradiare il kerigma fondamentale della salvezza: Dio ama teneramente ogni uomo.

Questa intensificazione della presenza dello Spirito trasforma l’esercizio dell’intimità coniugale in una Pentecoste continua. Lo Spirito Santo, attraverso questa discesa rinnovata in ogni amplesso, progressivamente penetra, purifica, trasforma l’umanità degli sposi, assimilandola sempre più a quella di Cristo e per essa la unisce maggiormente alla sorgente di ogni amore: la Trinità!

Sant’Ireneo evidenzia come l’effusione costante dello Spirito porta alla graduale trasformazione della persona da uomo carnale a uomo spirituale. Questo per noi sposi significa saper dominare i nostri istinti, le nostre pulsioni ed i nostri egoismi per poterci unire in profondità con l’altro/a e rendere l’incontro intimo una vera comunione di corpo e anima. Comunione che ci prepara alla mistica unione con Cristo Sposo a cui tutti noi siamo chiamati.

Con il prossimo articolo approfondirò i restanti doni.

Antonio e Luisa

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Matrimonio felice: come si fa?

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise “Sposi & Spose di Cristo”

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Matrimonio felice? Molto spesso ci fermiamo a guardare l’esteriorità delle cose.

Oggi ti proponiamo un racconto in cui sarai tu a trovare il finale. Buona lettura e buona riflessione.

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Un giorno due statue di marmo decisero di sposarsi. Erano belle, senza un graffio…erano di un marmo splendente.

Si sposarono nella perfezione delle loro forme e poi restarono così per anni, come solo le statue sanno fare: ferme.

Rimasero ferme a fissarsi, una difronte all’altra senza muoversi, per anni.

Un giorno queste due statue compresero di aver realizzato un matrimonio apparentemente perfetto, basato sulla staticità della bellezza giovanile, basato sulle prime emozioni provate al momento in cui si erano conosciute.

Erano fieri di essere incapaci di fare del male all’altro…ma allo stesso momento si erano resi tristemente conto di non essere capaci di fare neanche del bene al proprio coniuge.

Erano due statue ed erano ferme. Immobili.

Molte coppie di sposi umani li ammiravano e quando li vedevano si sentivano un po’ frustrati poiché la loro bellezza  intramontabile faceva sentire tutti gli altri inadeguati poiché al contrario delle statue normalmente le persone invecchiano, non si amano come il primo giorno e a volte si feriscono a vicenda.

Un bel giorno una coppia di sposi umani andò a confidarsi con le statue spose ed esposero i loro problemi e parlarono ampiamente della fatica di volersi bene nel divenire della vita e che erano arrivati alla decisione di separarsi soprattutto perché non provavano più quello che avevano provato il giorno del loro matrimonio.

Diceva la moglie: “Cari sposi statue, che bella coppia che siete! E tuo marito com’è bello!” – disse rivolgendosi alla sposa statua – “Mio marito è così pieno di brutti difetti…è così diverso da me e da come lo vorrei…è così cambiato da quando l’ho conosciuto!!! Era gentile, simpatico, snello…ora è un orso pancione!”

Il marito rispose a sua moglie: “Ah si, io sarei brutto e cattivo! E tu? Cosa fai per la nostra relazione? Sei sempre ansiosa e non mi guardi mai, non ti vuoi fidare di me! All’inizio del matrimonio mi hai fatto sentire il tuo uomo, l’uomo più importante del mondo e poi da quando sono nati i figli non esisto più per te!!!”

Ed andarono avanti a ferirsi come due ubriaconi in un bar che iniziano a litigare e a vomitarsi reciprocamente odio e rancore.

Dopo averli ascoltati per ore, le statue presero la parola dicendo che in realtà anche loro non erano poi così felici.

Diceva il marito della statua: “E’ vero, siamo belli e intatti fin dal primo giorno, ma ci manca la possibilità di crescere, di amare un po’ di più, di rischiare e di metterci un po’ in gioco nella vita…”

Entrambe le coppie erano spaesate…

Verso sera passò da quelle parti una coppia di vecchietti che si tenevano per mano. Erano sposati da parecchi anni e le rughe solcavano i loro volti. Erano soliti fare una passeggiata a quell’ora e si sedettero su di una panchina poco distante dalle statue.

Le statue e gli sposi umani decisero di chiedere consiglio a loro.

Vedendoli felici nonostante l’età e uniti nonostante la loro fragile umanità…domandarono ai due vecchietti innamorati: …

  1. immagina (e, se vuoi, commenta) quale consiglio hanno dato secondo te gli anziani alle statue?
  2. immagina (e, se vuoi, commenta) quale consiglio hanno dato secondo te gli anziani alla coppia di sposi umani?

Buona riflessione…

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Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

Il perdono è sempre qualcosa di straordinario!

Se cercate sul Devoto-Oli (almeno così è per la mia edizione) il perdono è definito come il ristabilimento di un rapporto normale temporaneamente deteriorato, nell’ambito affettivo.

Secondo me c’è un errore di fondo. E’ nel termine normale l’errore di definizione del vero perdono. Nel citato VOCABOLARIO tale termine è definito come (qualcosa di) riferibile alla consuetudine e alla generalità, regolare. Invece il perdono è sempre un evento straordinario che restituisce l’amore interrottosi nella persona ferita e non avviene in modo automatico, ma per un atto iniziale di buona volontà, necessario ma non sufficiente, di chi deve ricevere da Dio la Grazia Divina che fa riprendere ad amare la persona che ha prodotto la ferita.

La definizione del vocabolario non può che essere imprecisa, essendo laico (meglio dire ateo) non contemplando, quindi, l’azione di Dio. Così non può essere per noi cristiani. Per noi sposi cristiani. Diverso è quanto, muovendosi in Fides et ratio, hanno potuto attestare congiuntamente, per esperienza professionale, umana e cristiana, Lucia Ravenna, Psicologa, Presidente Veneto dell’Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici, ed Erica Schiavon, Psicologa e Consulente in Sessuologia, nella presentazione del libro di Robert D. Enright “Il perdono è una scelta”, a cui ho partecipato alcuni anni fa Questo è, riassumendo, quanto hanno fatto emergere le due dottoresse.  Il perdono non è:

1) condonare o scusare, così si ricade nella negazione della ferita ricevuta. Negando la gravità la ferita non si può curare e rischia di andare in cancrena ed uccidere la relazione definitivamente.

2) dimenticare, così non impariamo mai dall’esperienza; il perdono invece fa guardare la ferita mediante un atto personale che accoglie ciò che Dio ha permesso ci accadesse – non con rancore, ma come porta per un maggiore ingresso in noi della Grazia Divina, l’unica che risana;

3) pseudo-perdonare, così si rende il perdono un atto di moralismo, dove ci mettiamo al posto di Dio per realizzarne la parte a noi impossibile, facendolo apparire il perdono un atto facile – il buonismo, appunto; Non è che un atto superficiale privo di concretezza nella nostra psiche e nel nostro spirito.

4) sentirsi bene pressoché istantaneamente, prima di aver rimarginato la ferita ricevuta. C’è spesso questa illusione che perdonare equivalga a stare subito bene. Attenzione non è così. Serve tempo, a volte molto, per stare di nuovo bene. Il perdono è l’inizio di un percorso di guarigione. Questa dinamica si scorge nello stesso Gesù quando, crocifisso, ha detto, al colmo dello sforzo di tutta la sua persona umana e divina, “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno” e, al colmo dello sforzo drammatico di ritrovarsi uomo che si sente  abbandonato da Dio, come proviamo tutti in almeno un momento di totale smarrimento, “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”;

5) riconciliazione, Il perdono non porta automaticamente alla riconciliazione. Il perdono è su un piano prettamente personale mentre la riconciliazione è su un piano relazionale. Perdono e riconciliazione sono riattivazioni di un rapporto a diversi livelli. Una sposa tradita può perdonare suo marito ma ci vorrà molto più tempo per riconciliarsi con lui e tornare a vivere una relazione come prima dell’evento che ha causato la sofferenza.

 Il perdono è liberante anche perchè permette di disgiungere il male da chi lo commette. Se mia moglie, se mio marito mi fa del male non per questo lei/lui è il male. Così il male non ha l’ultima parola. Si può combattere, senza per questo combattere il nostro coniuge. Quell’uomo o quella donna è ancora colui/colei che ho sposato perchè ho visto in lei/lui una meraviglia. 

Concludo con un consiglio concreto. Come domandare perdono? Gary Chapman, celebre autore de “I cinque linguaggi dell’amore” nelle due versioni per sposi e fidanzati, ha scritto anche il libro “I cinque linguaggi del perdono”,  per chiedere scusa. Eccoli. 1) Esprimere rammarico: “Mi dispiace che il mio comportamento ti abbia arrecato tanto dolore, non intendevo ferirti”; è un linguaggio che ricalca la situazione più frequente, dove entrambi hanno responsabilità condivisa anche se solo uno dei due è arrivato a travalicare il controllo di sé; si parte tutti dalle intenzioni, dai pensieri, prima sede del peccato. 2) Assumere le proprie responsabilità: “Ho sbagliato”, “So che quello che ho fatto è sbagliato, potrei cercare scuse ma non lo faccio”. 3) Cercare di rimediare: “Che cosa posso fare per dimostrarti che sei ancora importante per me?”. 4) Impegnarsi sinceramente per il futuro: non essere recidivi. 5) Chiedere perdono (Proprio il semplice: “Perdonami”) quando si avverte che si è totalmente responsabili della situazione di dolore determinata.

Antonio e Giovanna

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L’amabilità facilita la nostra missione di sposi.

Noi abbiamo promesso di amarci e onorarci ogni giorno della nostra vita. Questa è la promessa reciproca che ci siamo scambiati il giorno del matrimonio. Quindi il matrimonio si fonda sulla nostra volontà e sulla Grazia di Dio. L’amore matrimoniale è un atto di volontà che va rinnovato ogni giorno sostenuto dalla forza dello Spirito Santo. Ciò non toglie che se riusciamo ad accrescere anche il piacere di stare insieme non è che la cosa ci dispiaccia. Perchè vi scrivo questa riflessione abbastanza ovvia? Perchè in settimana è sorto un acceso confronto sui social proprio su questo aspetto.

Per spiegare il mio punto di vista mi farò aiutare dal Cantico dei Cantici e da una pagina del libro Sposi sacerdoti dell’amore che Luisa ed io abbiamo scritto circa un anno fa.

Mi soffermo un attimo su un concetto fondamentale che traspare da tutto il dialogo d’amore tra Salomone e la sua Sulamita (i protagonisti del Cantico). Dialogo verbale e spesso anche non verbale, fatto di sguardi e di gesti colmi di tenerezza. Tra i due sposi non esiste solo una passione erotica. C’è molto di più. C’è una bellezza profonda. Uno sguardo di meraviglia che scruta e contempla attraverso il corpo, che è la parte concreta e visibile dell’altro/a,  tutta la bellezza della persona amata. Bellezza che viene percepita e gustata attraverso il corpo che viene accolto e scoperto con tutti i sensi. Nel Cantico è un continuo ripetere affermazioni che evidenziano in modo chiaro l’amabilità dell’uno per l’altro: Come sei bello! Come sei incantevole! Che bello stare con te! Che gioia appartenerti! Come è bello sapere che mi appartieni! Queste sono solo alcune tra le tante.

Abbiamo parlato sovente dell’importanza della tenerezza, che è la modalità degli sposi per esprimersi amore. La tenerezza è il linguaggio principe degli sposi. L’amabilità non è meno importante. E’ il modo in cui ci disponiamo ad accogliere la persona amata. Una persona è amabile quando è bello stare vicino a lei. Una persona è amabile quando è facile amarla. La bellezza che sprigiona come persona è tale che rende bello stare con lei. Devo impegnarmi, è l’amore che me lo chiede, a coltivare la mia bellezza interiore ed esteriore per il mio sposo o per la mia sposa. Devo impegnarmi a coltivare la mia persona, il modo di agire, di rapportarmi, di parlare, di affrontare la vita, in modo che io diventi sempre più bella/o per lui o per lei.

Badate bene non significa farci manipolare o condizionare dall’altra persona. Non c’è violenza o costrizione. Tutt’altro. Significa arrenderci all’amore. Scegliere per amore di cambiare noi stessi. Non è la stessa cosa. Io sono libero ed è proprio l’amore che ho per Luisa, che mi sta accanto da 18 anni, che mi induce a cambiare. L’amore per lei, la gratitudine e la meraviglia che sento per il dono di se stessa che ogni giorno mi offre senza chiedermi nulla mi danno quella determinazione e quel desiderio profondo di cambiare quelle parti buie di me che ancora possono provocarle sofferenza o che non mi permettono di accoglierla pienamente. Lei mi amerebbe comunque, mi ha dimostrato più volte di amarmi per quello che sono. Questa è la forza salvifica dell’amore che ti porta a dare il meglio. Non è lei che mi fa suo, ma sono io che mi faccio suo, liberamente e nella verità. Molto diverso.

Non dobbiamo perdere tempo a cercare di cambiare l’altro/a. Non cambierà mai per le nostre insistenze. Impegniamoci invece a renderci sempre più amabili. Solo allora, forse, anche l’altro/a sentirà il desiderio di cambiare. La forza dell’amore è la sola che può sconfiggere le tenebre che ognuno di noi si porta dentro.

Essere amabili significa infatti donarsi secondo la sensibilità dell’altro. Significa saper accogliere la sensibilità dell’altro. Significa essere attento al suo modo di sentire. Cerchiamo davvero di essere così? Oppure vogliamo avere sempre l’ultima parola su tutto? Siamo persone capaci di sopportare o ci risentiamo ed offendiamo subito? Siamo persone capaci di metterci nei panni dell’altro, di compatire e di condividerne la gioia, oppure siamo persone che tendono a sottovalutare le emozioni e le sofferenze dell’altro?

Guardate che non sono cose di poco conto. Se saremo capaci di essere amabili saremo anche belli per l’altro, saremo persone con le quali è bello stare ed è bello vivere. Saremo persone ricercate dall’altro e affascinanti per l’altro. In caso contrario cosa saremo? Antipatici. Persone con cui si fa fatica a stare. Come vogliamo costruire la nostra relazione? Vogliamo fondarla sulla gioia o sulla difficoltà? Vogliamo essere amabili o antipatici l’uno per l’altro? L’amabilità è sintesi tra interiorità ed esteriorità. L’amabilità è amore verità tra cuore e corpo. L’amabilità è divenire ciò che si è, divenire persone capaci di amare. Significa dar corpo al progetto che Dio ha sulla persona umana. L’amabilità è perfezionamento e impegno nell’arte di amare. E’ mettere a buon frutto i talenti che Dio ci ha affidato. L’amabilità richiede l’accettazione serena dei propri limiti, ma nel contempo una ricerca umile di migliorare e di far emergere il buono di sè.

Concretamente dobbiamo stare attenti a valorizzare la nostra persona come comportamento e come linguaggio. Se abbiamo dei comportamenti o dei modi di dialogare che sappiamo che all’altro danno fastidio perchè continuiamo a metterli in atto? E’ nostro dovere pian piano limarli e correggerli. Se quelle parole non piacciono perchè continuiamo a dirle? Se quel comportamento irrita perchè continuiamo a comportarci così? Non siamo bambini capricciosi, ma uomini e donne maturi  capaci di correggersi per amore. Anche la trascuratezza nel vestire e nel curarsi è sintomo di poca amabilità. Desiderare di essere bella per il marito, desiderare di essere affascinante per la moglie non è sbagliato. Non significa fare del proprio corpo un idolo e cadere nell’eccesso, ma valorizzare ciò che siamo per amore dell’altro e, non meno importante, per amore di noi stessi. Se non ci amiamo e non ci piacciamo non possiamo essere accoglienti e aperti verso lo sguardo dell’altro.

Coraggio cari sposi è vero che l’altro ha promesso di starci accanto qualsiasi cosa accada e indipendentemente da come noi siamo e saremo ma cerchiamo per amore di rendergli/le il compito meno arduo e più piacevole!

Antonio e Luisa

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Senza te, niente me !

La Liturgia ci ha presentato ieri la meravigliosa festa della conversione di S.Paolo , nella Santa Messa è stato proclamato un brano tratto dal libro degli Atti degli Apostoli ( At 9, 1-22 oppure At 22, 3-16 ) di cui facciamo un breve riassunto per non dilungarci : Paolo racconta del suo famoso incontro con Gesù nella caduta da cavallo e poi dice che per riavere la vista e cominciare la sua nuova vita ha avuto bisogno di Anania ; riportiamo solo il passaggio finale : “Un certo Ananìa, devoto osservante della Legge e stimato da tutti i Giudei là residenti, venne da me, mi si accostò e disse: “Saulo, fratello, torna a vedere!”. E in quell’istante lo vidi. Egli soggiunse: “Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua stessa bocca, perché gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito. E ora, perché aspetti? Àlzati, fatti battezzare e purificare dai tuoi peccati, invocando il suo nome”».

Noi che veniamo dopo duemila anni siamo abituati a considerare S. Paolo e la sua vita, con la sua teologia profonda, schietta, incarnata, i suoi scritti che noi sappiamo essere Parola di Dio, i suoi viaggi apostolici, la sua enorme opera di evangelizzazione…… abbiamo solo da imparare guardando alla vita di questo grande santo….. ma……. da dove è partito tutto questo ?

Spesso la risposta a questa domanda è : Damasco, la caduta da cavallo sulla strada per Damasco. Vero, sì, però c’è un passaggio che sfugge ad una lettura superficiale. Se queste righe fossero un film adesso ci sarebbe quello che viene comunemente definito “background del personaggio/protagonista”.

Immaginiamo ora che per S. Paolo non ci fosse stato Anania… chi avrebbe ridato la vista a Paolo ? Paolo starebbe ancora lì , camminando a tastoni sulla via di Damasco sperando in un miracolo. Ma ve lo immaginate Paolo che gira tutto il mondo (allora conosciuto) cieco ? Impossibile a quell’epoca e per quella società.

Anania è quella persona che lavora dietro le quinte per mettere in scena lo spettacolo dell’artista…. dietro allo spettacolo della evangelizzazione operata da Paolo c’è Anania…… lui è come quel fiammifero che ha dato vita ad un fuoco gigantesco che ha invaso tutto il mondo e continua ad incendiare il cuore di tanti fedeli che hanno incontrato Gesù grazie a S. Paolo…. Anania non è di certo salito alla ribalta ….. se adesso S. Paolo girasse il mondo per evangelizzare/fare catechesi/incontri non vedremmo mai comparire nei suoi selfie Anania…. perché Anania è colui che agisce nell’ombra… fa la volontà di Dio e questo è sufficiente…. adempie perfettamente al suo ruolo.

Insomma…. niente Anania…niente S. Paolo !

Chi avrebbe tolto la cecità a Paolo ? Chi lo avrebbe indirizzato su cosa fare in futuro ? Chi lo avrebbe incitato …. infatti gli dice : “…. gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito. E ora, perché aspetti? Àlzati, fatti battezzare e purificare dai tuoi peccati, invocando il suo nome”.

E’ un po’ come se fosse l’allenatore…. sprona, incita ma alla fine la gente va allo stadio non per vedere l’allenatore, ma l’atlteta che scende in campo. Sicuramente anche noi abbiamo avuto il nostro Anania.

Cari sposi, come primo esercizio di questa settimana vi vogliamo invitare a fare memoria del vostro personale “Anania” per poi condividerlo col vostro coniuge…… noi lo abbiamo fatto all’inizio di questa meravigliosa avventura che è il nostro matrimonio ed è stato un momento di grazia, di unione di cuori, di intimità molto più intima di quella fisica.

E poi, c’è un secondo esercizio che vi aspetta : diventare per il nostro coniuge il suo “Anania”….. il suo allenatore…. colui/colei che sprona, che incita, che invita ad andare oltre, che lo aiuta a perseverare, l’anello di congiunzione tra la terra e il cielo (poetico) , l’aurora che preannuncia i colori del sole vero (sentimentale) , il sugo sulla pasta all’amatriciana (romantico)……… insomma avete già capito, no ?

E’ un compito insito nel nostro sacramento : essere strumento di santificazione per il nostro coniuge (profetico/spirituale).

Coraggio sposi , è un compito gravoso , ma il Signore non ci lascia mai soli … sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo !

Giorgio e Valentina.

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Quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero

Questo vi dico, fratelli: il tempo ormai si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; coloro che piangono, come se non piangessero e quelli che godono come se non godessero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano del mondo, come se non ne usassero appieno: perché passa la scena di questo mondo!

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinti 7,29-31.

La seconda lettura di ieri potrebbe lasciare un po’ sconcertati ad una lettura superficiale. Come? San Paolo ci chiede di vivere come se il nostro coniuge non esistesse? Detta così sembra un invito a fregarcene di nostro marito o di nostra moglie. In realtà le cose non stanno proprio così. San Paolo ci sta chiedendo di mettere ordine nella nostra vita. Ci chiede di fare chiarezza. Non si può vivere bene se non collochiamo al vertice di tutto ciò che è importante per noi Dio. Solo lui può essere il nostro tutto. Non lo può essere il pianto e il dolore o saremo dei disperati. Non lo può essere neanche il piacere e la gioia del mondo o saremo degli illusi destinati a cadere rovinosamente alla prima difficoltà vera. Non possono essere i beni materiali perchè non riempiono quel vuoto che ci caratterizza e che nasce dalla mancanza di un senso profondo.

Non lo può essere neanche nostro marito o nostra moglie. Spesso due innamorati si scambiano frasi molto pericolose: sei il mio tutto! sei la mia vita! senza te non avrebbe senso nulla! Finchè è un modo per esprimere l’innamoramento che è un’emozione fortissima e assolutizzante va bene. Attenzione però che non diventi davvero così. L’altro/a diventerebbe il vostro dio. Il vostro vitello d’oro. Il vostro idolo. Se Gesù potesse parlarci, direbbe a noi sposi:

Non vedi la persona che ti ho posto accanto? E’ una creatura bellissima, ma piena di ferite, fragilità e incompiutezze, come lo sei tu. Non illuderti che lui/lei possa colmare quel desiderio di tutto e di eternità che hai dentro. Quello posso farlo solo io. Non chiedo altro che questo. Tu fai però la scelta giusta. Deve essere una tua libera scelta. Non ti posso forzare, non sarebbe amore. Non mettere la tua sposa o il tuo sposo al mio posto, prima di me. Non farne un idolo. Fallo per te e per lui/lei. Se ne farai il tuo idolo gli/le metterai sulle spalle un peso enorme. Non riuscirà mai a darti tutto quello che cerchi perchè nessun essere umano può farlo. Vieni da me e poi con la mia forza, la mia presenza e la mia tenerezza amalo/a. Solo allora lo/la amerai davvero, lo/la amerai senza condizioni e senza pretese.

Antonio e Luisa

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Gli sposi sono profeti come Giona

In quel tempo, fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore:
“Alzati, và a Ninive la grande città e annunzia loro quanto ti dirò”.

Oggi mi soffermo sulla prima lettura che la liturgia offre in questa domenica. L’ho scelta perchè mi permette di fare una riflessione secondo me decisiva per la Chiesa e per il mondo intero. In questo tempo come in nessun altro momento della storia cristiana la famiglia è sotto attacco. Non si crede più al matrimonio, si fanno sempre meno figli, crescono i divorzi. Le persone sono sempre più ciniche e disilluse. Non credono più nel per sempre. Il per sempre è vissuto con paura. Paura di soffrire, di restare incatenate ad una relazione senza futuro e senza gioia. Questo è un po’ il sentire comune. Si desidera amare ed essere amati. Sempre però senza donare tutto di sè, lasciando una via di fuga, senza mettersi in gioco fino in fondo. Questa è Ninive. Ninive era una città nemica. La capitale di un regno ostile agli ebrei, eppure Dio manda il suo profeta lì, proprio in quella città. Nessuno è escluso dall’annuncio. Nessun cuore è impermeabile alla verità dell’amore. Ogni cuore, anche il più disilluso, anela e ha nostalgia dell’amore di Dio. Un amore incondizionato, misericordioso, fedele ed infinito.

Chi è Giona oggi? Giona sono io, Giona è Luisa, Giona siete voi sposi che state leggendo questo articolo. Dio ci ha inviato nel mondo per essere suoi profeti. Siamo consacrati nel matrimonio per esserlo. Tutti i battezzati sono profeti, ma noi sposi lo siamo proprio per mostrare come Dio ama. Chi è il profeta? Profeta è una parola derivante dal latino che significa “parlare per”. Nel nostro caso è colui che parla al posto di Dio, che dà voce a Dio. Concretamente è colui che traduce la Parola di Dio in un linguaggio attuale e comprensibile. Noi sposi traduciamo al mondo l’amore di Dio rendendolo concreto e visibile. Cosa raccontiamo precisamente di Dio e del Suo amore?

Profezia della vita intima di Dio. Dio è Trinità. La Trinità è una realtà troppo grande, avvicinabile solo con grande approssimazione per noi, ma una cosa è certa: è una comunità di amore e di vita. Ecco l’analogia con la famiglia cristiana. Quando si dice che gli sposi sono icona della Trinità, si intende proprio questa analogia. Osservando una famiglia si vede (si dovrebbe) in filigrana Dio, o meglio, un riflesso di Dio, come una scintilla può essere immagine del Sole. Quindi noi sposi raccontiamo nel modo che abbiamo di amarci, di servirci e di prenderci cura l’uno dell’altra la vita intima di Dio.  Così attraverso una carezza, un bacio, una parola di conforto mostriamo l’amore di Dio che si fa tenero. Ordinare la casa, alzarsi a prendere una bottiglia d’acqua in cucina durante la cena, alzarsi dal letto quando il bimbo piange sono gesti di servizio che se fatti per sgravare l’altro diventano l’amore che si fa dono e cura. Non rispondere a una provocazione e al contrario comprendere che i modi sgarbati del marito o della moglie nascondono un malessere e rendersi ancora più amorevoli è l’amore che si fa misericordia e accoglienza. In una vita ordinaria possiamo rivelare la grandezza dell’amore di Dio e vivere il nostro rapporto secondo le modalità e le dinamiche della Trinità, trasformando la nostra vita in una epifania di Dio.

La seconda profezia di cui noi sposi siamo portatori è l’amore di Cristo per la sua Chiesa. È una realtà che possiamo comprendere solo in piccola parte, ma è nel progetto di Dio che noi sposi possiamo riprodurre, rendere attuale e visibile ciò che è accaduto sulla croce.  Croce dove Gesù ha dato la sua vita, dove si è donato fino a versare il suo sangue e a sacrificare il suo corpo per la sua amata, la sua sposa: la Chiesa. Chiesa che comprende ognuno di noi singolarmente e tutta la comunità. Questa seconda profezia è davvero qualcosa di troppo grande, che ci fa sentire piccoli e ci fa tremare i polsi. Questo tipo di profezia a cui siamo chiamati e abilitati, resi capaci dallo Spirito, davvero si solleva dal piano terra e comincia ad andare verso l’alto, le vette divine dell’amore. Questo amore esigente, probabilmente, ci spaventa, perchè sembra chiederci troppo, eppure se ci pensate bene, e magari lo avete sperimentato, è meraviglioso. Pensiamo subito a gesti eroici. Non servono gesti eroici per vivere questo tipo di amore che dà la vita. Penso alla mia sposa quando dopo un giorno di lavoro torna a casa e trova una famiglia da curare. Penso a quando torno a casa e lei mi accoglie con il sorriso, un sorriso che mi riempie il cuore e mi fa sentire a casa, in famiglia.

La terza dimensione della profezia sponsale è la fedeltà. Profezia che è legata e ricorda quella dell’amore di Cristo per la sua Chiesa, ma che per la peculiarità e l’importanza che riveste è bene considerarla come una dimensione a sè stante. Padre Raimondo diceva che la misericordia di Dio, di cui abbiamo celebrato un giubileo nella nostra Chiesa solo pochi anni fa, non è altro che l’amore fedele di Dio. Un amore misericordioso è un amore che è per sempre, che non ha interruzioni, che non fa calcoli. Un amore misericordioso è un amore illimitato. Noi siamo chiamati ed abilitati a questa qualità di amore. Gesù è come uno sposo abbandonato che vede la sua sposa avere una relazione  con un secondo e poi magari con una terzo uomo. Cosa fa Gesù con noi tutti, che siamo la sua sposa infedele? Ci abbandona alla nostra miseria? No, Gesù non ci abbandona, continua ad amarci e tutti gli anni, il giorno dell’anniversario, manda una lettera d’amore alla sposa. Gesù non ha fatto così con ognuno di noi?

Terminiamo con l’ultima profezia a cui noi sposi cristiani siamo chiamati. La fecondità dell’amore. L’amore degli sposi è naturalmente proteso alla generazione di nuova vita, di figli. Quindi che profezia incarnano gli sposi? La profezia dell’amore stesso di Dio che non è rimasto chiuso in se stesso, ma si è aperto alla creazione. La Trinità non è rimasta lì senza far nulla. Padre, Figlio e Spirito Santo non sono restati nella loro beata perfezione e completezza. Ogni tanto me lo sono chiesto. Ma chi glielo ha fatto fare di creare tutto questo casino dell’universo, gli uomini infedeli e tutti i problemi che ne conseguono? Non stava già benissimo nella relazione perfetta e piena tra le tre persone? L’amore ha questa dinamica. Non può rimanere chiuso in se stesso, ma genera sempre vita o non è vero amore. L’amore è sempre creatore. L’amore rinnova sempre tutte le cose. Gli sposi cristiani, quando sono collaboratori di Dio nel procreare nuove creature attualizzano questa profezia. L’amore che genera vita. Pensate all’importanza di questa profezia oggi. Oggi che viviamo un unverno demografico. Pensate che profezia dell’amore fecondo possono essere i coniugi cristiani aperti alla vita. Non è questione di numeri, la Chiesa, che è maestra, ci invita ad una procreazione responsabile, quindi ognuno di noi comprenda nel discernimento quanto aprirsi alla vita. Certo è che se ci apriamo generosamente saremo un esempio per tanti sposi che hanno paura. Qualcuno potrebbe pensare che, se due disorganizzati e poveretti come Antonio e Luisa riescono a gestire quattro figli e a crescerli con tutte le difficoltà del caso, forse non è così impossibile. Allora le coppie sterili non hanno questa profezia nel loro amore? Certo che l’hanno. Non dobbiamo avere una visione limitata al piano biologico, al figlio procreato. L’amore degli sposi è di per sè generativo perchè l’amore è vita. Crescere nell’amore significa generare sempre vita. Fecondità generativa che si può concretizzare in mille modi diversi.

Capito sposi quanto Dio si fidi di noi? Che missione grande che ci ha dato? Che bello! Buona domenica.

Antonio e Luisa

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Matrimonio combinato? No grazie ma…..

Possiamo imparare qualcosa dai matrimoni combinati? Ci sono mille esempi nella storia dove da matrimoni combinati tra re e regine, nobili e personaggi famosi (solo le loro storie sono giunte fino a noi) sono nati rapporti meravigliosi. Ci sono anche dei santi. Come è possibile? Come è possibile che gente costretta a sposarsi poi possa essere riuscita a costruire un matrimonio felice? Certo non succede a tutti, ma succede! Non è solo questione di chimica? E il colpo di fulmine? C’è dell’altro allora. Qualcosa che possiamo imparare e perfezionare. Magari prendendo spunto proprio da chi si è trovato/a una moglie o un marito senza averla/o potuto scegliere.

Tranquilli non sono un nostalgico di quei matrimoni imposti. Sono felice che oggi ognuno possa decidere se sposarsi e chi sposare. Oggi oltretutto un matrimonio così non sarebbe neanche sacramentalmente valido. Sarebbe nullo. Resta però importante comprendere come anche quei matrimoni (dove non c’era stata la scintilla e non c’era stato neanche un minimo interesse) potessero poi, alla prova dei fatti, funzionare. Spesso i due sposi non si erano mai neanche visti. Volere è potere in questo caso.

Perché ho voluto tirar fuori questa consuetudine del passato oggi sorpassata (almeno nel nostro occidente)? Perché Marco Scarmagnani ed io, in una delle ultime dirette sul mio canale, abbiamo affrontato il tema del desiderio nel matrimonio. Ad un certo punto Marco ha affermato qualcosa di assolutamente condivisibile: non c’è mai stata tanta sofferenza nelle relazioni matrimoniali come oggi che ci si sposa per amore.

Possiamo comprendere che forse oggi manca qualcosa rispetto al passato. L’innamoramento non basta. C’è un desiderio che nasce da una nostra libera scelta. Io decido di impegnarmi a fondo affinchè la mia relazione funzioni bene. Mi impegno anche quando non sento forte l’innamoramento e mi impegno per primo/a senza aspettare che sia l’altro/a a farlo. Marco durante la diretta ha messo in evidenza come questo possa davvero fare la differenza in una relazione matrimoniale. Lo ha chiamato attivazione, un atteggiamento positivo che posso assumere prendendo seriamente in considerazione ciò che io posso fare per fare andare bene le cose. Un atteggiamento contrapposto a chi invece attende che l’altro/a riempia quel vuoto d’amore e d’affetto che ognuno di noi si porta dentro.

Oggi, che fortunatamente ci sposiamo liberamente e per amore corriamo il rischio di contare troppo sull’innamoramento senza attivarci. Attendendo che sia l’altro/a a darsi da fare per renderci felici. L’abbiamo sposato proprio per questo! Perchè ci rendesse felici. Solo che se entrambi gli sposi restano in attesa passiva dell’altro, presto l’innamoramento svanisce e resta la delusione. Resta la convinzione di aver sposato la persona sbagliata, mentre in realtà ciò che è sbagliata non è la persona, ma la motivazione. Il matrimonio cristiano è un sacramento dove Gesù ci chiede di metterci al servizio l’uno dell’altra. La gioia viene dal dono e non dalla pienezza che l’altro/a non sarà mai in grado di darci. Non mettiamo sulle spalle di nostro marito o di nostra moglie un peso tanto schiacciante. Il peso della nostra felicità. Il nostro cuore desidera un amore infinito che è solo di Dio.

Dopotutto la formula che recitiamo durante il rito del matrimonio è chiara e ci chiama a promettere un amore che sia per sempre e incondizionato. Dio ci chiede quella promessa per la nostra gioia. Perchè solo in rapporto dove siamo parte attiva e dove ci doniamo completamente senza attenderci nulla in cambio, possiamo fare esperienza di Dio e del Suo modo di amarci. Gesù si che può sostenere quel peso senza esserne schiacciato e donarci un amore infinito e perfetto.

Antonio e Luisa

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Distanza o Vicinanza?

di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”

Capita spesso che la “distanza” o la “vicinanza” diventino motivo di litigio tra gli sposi. A tal proposito vi racconteremo una storia…buona lettura!

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…C’era una volta…

Cenerentola che aveva appena smesso di litigare con Rino (Rino è il diminutivo di Principe Azzurro, ndr).

Cenerentola gli aveva rimproverato che da quando si erano sposati le cose erano cambiate…e gli disse tra le lacrime:

“Rino, ricordi quella sera che ballammo insieme e tu mi stringevi forte a te…non volevi più lasciarmi andare e a mezzanotte mi slogai una caviglia mentre correvo verso la carrozza e persi la mia scarpetta…ma ora non lo ricordi più…non mi stai più così vicino come una volta…sei così distante…”

Rino, che non era uno molto loquace, le replicò:

“Cenerè, mammamia come sei appiccicosa…famme respirà”

(Rino…non era solo diminutivo di Azzurrino…ma anche di burino…).

Lei pianse.

Lui no. E andò a giocare a calcetto con i suoi amici “rini” mentre lei restò a casa a lavare i pavimenti e a lucidare la pentola…(non a caso tutti la chiamavan’ Cenerentola).

Poi per voglia di sfogarsi telefonò al suo padre spirituale e gli raccontò quanto accaduto.

Il suo padre spirituale era il famigerato nonché ricercato Fra’ Tack.

Il Frate per rispondere al cellulare, si rannicchiò sotto ad una quercia per nascondersi dallo Sceriffo di Nottingham che lo stava inseguendo.

Poi rispose e si fece attento per ascoltare lo sfogo di Cenerentola.

Lei piangeva e piangeva e si lamentava e si lamentava…e alla fine il Frate, che ne frattempo aveva ripreso a correre per fuggire dalle grinfie dello sceriffo di Nottingham, soggiunse con l’affanno:

“Carissima figliola…ti capisco. La distanza che a volte viene a crearsi tra gli sposi fa male e fa piangere. Ma ti darò un consiglio: prega.” 

“Prega, prega…solo questo sapete dirmi Fra’ Tack! Cosa devo dire al Signore? Che mi faccia stare vicina vicina a mio marito?”, chiese un po’ seccata la povera Cenerentola.

No, cara Cenerentola, dì al Signore che tu e tuo marito avete un po’ di problemi con le distanzetu avresti sempre il desiderio di tenerlo vicino, lui invece scappa…”

“E’ proprio così!!!”, urlò al telefono Cenerentola.

Riprese il frate: “Allora, carissima figliola, dì al Signore che tu e tuo marito avete bisogno di vivere nella giusta distanza…o, se preferisci, dì che avete bisogno della giusta vicinanza!”

“Non capisco Fra’ Tack! Cosa volete dire?”

“Vedi, tutte le persone hanno questo tipo di difficoltà…alcuni sprecano una vita intera a rincorrere l’altro coniuge, mentre quello scappa impaurito.

“Ma di cosa può aver paura Rino…di me?”

“Non lo so di cosa ha paura Rino…ma lo stesso si potrebbe dire di te…forse lo vuoi troppo vicino perché hai tu qualche paura…ma non è questo il punto!”

“E qual è?” domandò Cenerentola…

“Vedi…probabilmente tu cerchi in lui qualcosa che lui non può darti…tu lo vuoi vicino perché, magari, ti rassicuri, ti dia quel calore, ti offra quella pace…insomma…ti gratifichi…ma dimentichi che lui non è il tuo sposo per questo! La tua pace, la tua gioia profonda può dartela solo Gesù!

Rino è tuo marito e non è Dio…mentre Gesù, che avete messo al centro nel matrimonio che avete celebrato…Lui si, Lui è Dio e solo lui può darti ciò che veramente il tuo cuore desidera!”

“Continuo a non capire”, disse Cenerentola (Che era sì una brava donna…ma era anche poco sveglia).

Al che Fra’ Tack – stanco sia per le spiegazioni, sia perché non ce la faceva più a correre mentre lo Sceriffo di Nottingham lo inseguiva con le manette – replicò: “Gesù è la giusta distanza e la giusta vicinanza tra te e tuo maritose metterete Gesù al centro della vostra relazione tu non divorerai Rino e Rino non fuggirà più da te…

…Gesù è la giusta, l’equa, la perfetta vicinanza che vi custodirà, che farà funzionare il vostro matrimonio.

…E allora, Cenerè, amatevi in Cristo vuol dire questo: tra te e Rino…ci dev’essere uno spazio…e in quello spazio dovete far dimorare Cristo…Lui farà il resto! Lui vi insegnerà ad abitare sia nell’intimità che nella lontananza…”

E fu così che cenerentola capì un po’ di più sulla relazione con suo marito…comprese che il matrimonio cristiano è qualcosa di speciale…poiché Gesù è lo Sposo degli sposi…e Lui non delude…mai.

E fu così che da qual giorno, Rino e Cenerentola vissero felici, contenti e con Gesù al centro tra loro due.

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Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

I talloni d’Achille delle mogli

Una delle accuse che spesso mi viene rivolta dai lettori del blog è proprio che tendo a bacchettare l’uomo, il maschio, il marito. Quasi come se tutti i problemi dipendessero dal tapino che ha avuto in dotazione i cromosomi XY. Forse un po’ di verità c’è perchè io (Antonio) sono l’autore di molti articoli e tendo ad esaminare gli errori dal mio punto di vista maschile. Oggi mi rivolgerò invece alle signore e scriverò dei loro talloni d’Achille. Prendo sempre spunto dal bel libro di don Carlo Rocchetta La danza degli sposi. Come già fatto nel precedente articolo rivolto ai mariti, don Carlo ha messo in evidenza sei punti di criticità che si nascondono spesso nell’essere donna. E’ naturalmente un elenco molto generale che non accomuna tutte le donne con la stessa intensità.

Determinazione eccessiva. La donna ha un po’ il vizietto di voler decidere cosa fare e come farlo. L’uomo è diverso. L’uomo non ha voglia di discutere e spesso non crede che sia importante mettere i puntini su ogni cosa. Tende a passare sopra tante situazioni. La donna no! Se non si fa come dice lei ecco che comincia il martellamento. Recriminazioni, ricatti, silenzi ecc. ecc. Una donna che ha questo tipo di atteggiamento rischia seriamente di snervare il marito. Il marito, in questo caso, può reagire in due modi, entrambi deleteri per la coppia. Si impunta allo stesso modo e allora la relazione diventa una continua guerra. Si continua a litigare per ogni minima cosa. Oppure si rassegna. Una rassegnazione che diventa frustrazione e poi rancore. Una bomba ad orologeria.

Tendenza ad insegnare. Io ho una moglie insegnante che lo fa quindi di mestiere. Molte donne sono un po’ maestrine anche nel matrimonio. Pensano di sapere meglio del marito cosa sia bene per lui e non esitano a farsi carico di educarlo. Ad alcuni mariti forse sta anche bene così. Alcuni cercano infatti una donna che sia anche un po’ mamma, ma a volte questo atteggiamento può risultare molto irritante. Soprattutto quando reiterato nel tempo. Quando una donna dice al marito – dobbiamo parlare – lui avverte come una sorta di minaccia dietro quella richiesta all’apparenza ragionevole. Attenzione care mogli: l’uomo ha bisogno di una donna che sappia valorizzarlo e non di una che lo sminuisce continuamente.

Ostinazione. L’universo femminile e quello maschile sono molto diversi tra loro e spesso sono addirittura opposti. La donna tende ad essere molto analitica, l’uomo molto più sintetico. La donna si ferma sul particolare perdendo di vista l’universale. L’uomo tende invece ad avere uno sguardo più ampio ma di conseguenza meno attento al particolare. Capita così che episodi familiari possano essere vissuti e percepiti dai due sposi in modo molto diverso. La donna tende ad esagerare e a fare di un piccolo incidente una catastrofe. L’uomo tende invece a non vedere dei problemi dove magari ci sono davvero. Questo crea conflitto. La moglie si ricorda cose che l’uomo ha dimenticato e se le ricorda più gravi di quello che realmente sono. Non solo le ricorda ma le rinfaccia al marito, se crede che la responsabilità sia dell’uomo. Con il tempo, e con il sommarsi dei rimbrotti, lo sposo può reagire a questa situazione in due modi entrambi negativi: si defila o diventa insensibile (vedi articolo sui mariti).

Vittimismo. Diciamolo, a volte la donna sa essere davvero pesante. Non ditelo a mia moglie ma anche lei ogni tanto ci casca. Sembra che non vada mai bene nulla. Ha continuamente bisogno di conferme affettive. Ha bisogno di essere capita nelle sue difficoltà e sofferenze. Va bene. E’ giusto. Diventa però pesante quando esagera. Donne ricordatevi di non assillare troppo vostro marito. Trovate magari il momento giusto per parlare e lamentarvi. Non “aggreditelo” appena lo vedete rientrare a casa, oppure troverà modo di rientrare sempre più tardi. Naturalmente scherzo, ma non troppo.

Narcisismo materno. L’arrivo di un figlio è uno tsunami per la coppia. Lo abbiamo sempre detto anche noi. La mamma ha la tentazione di vivere una relazione quasi esclusiva con il neonato. Lo sente parte di sè, anche perchè per nove mesi è stato davvero dentro di lei. Questo può essere molto dannoso per la coppia. Non solo il padre può essere messo un po’ in un angolo e sentirsi escluso da questo rapporto strettissimo a due tra madre e figlio, ma anche la relazione di coppia può subire dei contraccolpi. La neomamma potrebbe trascurare il marito e cercare gratificazione non più nella relazione sponsale ma in quella genitoriale. Senza contare che anche l’attività sessuale potrebbe risentirne pesantemente. Attenzione: per essere delle brave mamme non potete smettere di essere mogli.

Spiritualismo. E’ un argomento che abbiamo già affrontato con i mariti. Spesso la sessualità dopo i primi anni di matrimonio diventa una routine. Ci sono sempre meno momenti di intimità fisica tra gli sposi e sempre meno desiderio di averli. Da entrambi ma dalla donna in particolare. Non c’è desiderio e diventa un obbligo da assolvere sempre più di rado. Abbiamo già messo in evidenza come l’uomo non possa pretendere nulla e debba darsi da fare per sedurre la propria sposa. La donna non può però pensare, se vuole avere un marito contento, di uniformare il tutto ai propri ritmi e desideri. L’uomo ha bisogno di sentirsi desiderato e che sia ogni tanto anche la sua sposa a prendere l’iniziativa.

In questi due articoli abbiamo affrontato i diversi talloni d’Achille di uomo e donna. Senza voler puntare il dito contro nessuno, certi comportamenti sono spesso frutto anche di come si costruisce la relazione insieme, ma con l’obiettivo di permettere un esame di coscienza per comprendere se possiamo fare qualcosa per renderci più amabili e belli per l’altro/a.

Antonio e Luisa

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I talloni d’Achille dei mariti

Il lockdown della primavera passata è stato un periodo davvero complicato e difficile per tutti. Ha prodotto però anche qualche buon frutto. Uno di questi è senz’altro il libro di don Carlo Rocchetta La danza degli sposi. Don Carlo ha scritto innumerevoli testi. Tutti belli e molto interessanti. Non nascondo che per me e Luisa sia un punto di riferimento per quanto riguarda la spiritualità di coppia e l’amore sponsale. Questo libro, rispetto agli altri che ha già scritto, ha un taglio molto più incentrato sulla relazione, sulla differenza sessuale e sulla psicologia dell’uomo e della donna. Quindi un testo meno teologico, anche se la dimensione salvifica e soprannaturale del sacramento è ben presente. Un testo semplice che ha il pregio non solo di far sorgere delle domande, ma anche di dare delle risposte chiare. Risposte frutto della preparazione e dell’esperienza di don Carlo maturata in tanti anni di accompagnamento e di aiuto alle coppie.

Una parte senz’altro interessante riguarda i talloni d’achille dei mariti e delle mogli che si manifestano durante gli anni di matrimonio. E’ importante conoscerli per due motivi: per prendere coscienza che abbiamo un problema e per comprendere che è un problema comune a tanti. E’ insito nel nostro essere maschio e femmina. Quindi senza colpevolizzarci (non siamo cattivi), ma con il desiderio di migliorarci per amore dell’altro/a. In questo articolo, in particolare, mi rivolgo ai mariti. Cercherò di sintetizzare al minimo i concetti. Per approfondire vi consiglio di acquistare il libro, ne vale la pena.

Egocentrismo. La psicologia sembra aver appurato che l’uomo è molto più egocentrico della donna. Soprattutto nell’età giovanile e fino ai 35/40 anni, quando la maturità dovrebbe aiutarlo a migliorare questo suo aspetto. Spesso narcisista, si impegna nella relazione secondo quanto questa lo soddisfa. Valuta più della donna i costi e benefici. Quanto mi conviene donarmi? Cosa ne avrò in cambio? Ne vale la pena? Questo aspetto influenza pesantemente la sessualità. La moglie si sente spesso usata. L’amplesso diventa qualcosa di frettoloso. Spesso l’uomo non si impegna a preparare il terreno. Non dimostra cura e tenerezza, se non nei momenti di intimità sessuale e in quelli immediatamente precedenti.

Aggressività. Non è completamente corretto affermare che l’uomo sia più aggressivo della donna. Usa però un’aggressività più diretta rispetto alla donna. Spesso è frutto della propria storia pregressa. Che dinamiche viveva nella famiglia di origine? E’ frutto anche dell’incapacità di comprendere la propria sposa e della frustrazione derivante dalla situazione di sofferenza che si è creata. Questo non significa giustificare azioni violente, ma evidenziare come spesso tali azioni siano la punta dell’iceberg di una reazione abbastanza comune negli uomini. Senza arrivare per forza alla violenza fisica. Ci sono molti livelli. La donna solitamente esprime la sua aggressività in modo diverso, diciamo indiretto: musi lunghi, silenzi, omissioni. Naturalmente questa è la situazione più comune. Esistono certamente anche uomini che vivono passivamente la propria frustazione in modo quasi depresso e donne che usano violenza verbale e fisica nei confronti del coniuge.

Insensibilità. Anche questo è un tasto dolente. Tante mogli si lamentano perchè il marito non le capisce, non comprende le loro difficoltà e le loro sofferenze. Spesso le ascolta distrattamente e annoiato. L’uomo è portato a valutare le situazioni secondo il suo metro. Quindi alcune difficoltà della moglie gli sembrano esagerazioni. Dovremmo forse smettere di giudicare la situazione e farci prossimi alla sofferenza e alla difficoltà che nostra moglie in quel momento prova. L’uomo spesso valuta l’utilità concreta di perdere tempo ad ascoltare determinati ragionamenti dell’amata. Spesso sempre le stesse lamentazioni. Invece per lei è importante essere ascoltata. Di solito le mogli non pretendono una soluzione da noi mariti, ma desiderano la nostra presenza e vicinanza. Il ragionamento inconscio delle donne è: se condivide con me questa difficoltà significa che mi ama.

Tendenza alla comodità. Siamo così noi uomini. Preferiamo evitare il conflitto e lo scontro. Magari diamo ragione alla nostra sposa e poi facciamo comunque come vogliamo. Questa tendenza si manifesta anche nei lavori di casa. L’uomo tende, nonostante una emancipazione della donna e una parità sempre più vicina tra uomo e donna, a considerare l’impegno a casa e con i figli qualcosa che riguarda soprattutto la moglie. L’uomo tende a considerare ogni attività svolta in casa come un aiuto dato alla moglie e non una collaborazione dovuta. Attenzione anche a questo aspetto. Può generare conflitti e incomprensioni.

Marginalità come padre. Oggi essere padre è molto difficile. La figura del padre è stata spazzata via dalla rivoluzione del 1968 come quella di tutte le figure autorevoli. L’uomo deve imparare ad essere padre. Deve imparare ad essere autorevole ed amorevole nello stesso tempo. Sua moglie non desidera un alter ego e i figli non hanno bisogno di una seconda mamma. Don Carlo afferma che è più difficile diventare padre che madre. La madre lo è già un po’ naturalmente (nove mesi di gravidanza), il padre no. Il padre deve imparare tutto il mestiere. Senza contare poi come l’arrivo di un figlio sconvolga tutti gli equilibri di coppia. Un buon padre e una buona madre sono quelli che prima di tutto non dimenticano di essere coppia, di essere sposi. L’arrivo di un figlio rischia di mettere in crisi l’uomo e di farlo sentire un po’ escluso, in un angolo.

Materialismo sessuale. Infine la cigliegina sulla torta. Perchè la donna spesso ha mal di testa? Cosa ci vuole dire? Quel mal di testa significa: non ho voglia di fare l’amore con te, perchè tu mi fai sentire usata. Mi sai solo usare. Non mi sai amare. Questo accade quando l’uomo non corteggia la propria sposa e la cerca solo per il sesso. Pensa ai fatti suoi tutto il giorno e poi, d’improvviso, diventa la persona più tenera del mondo proprio quando cerca un incontro sessuale. Capite che la donna in questo modo possa sentirsi usata? Non ha tutti i torti. Bruttissimo quando la donna smette di pensare all’intimità come un momento meraviglioso di comunione e lo vive come un obbligo da assolvere.

Voi mariti in quali vi riconoscete? Voi mogli soffrite qualcuno di questi difetti? Pensateci e parlatene. E’ il primo passo per cercare di migliorare la vostra relazione e il vostro matrimonio. Con il prossimo articolo osserveremo i talloni delle mogli. Anche per loro ce ne sono in abbondanza.

Antonio e Luisa

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Gli mancano gli Omega 3 ?

Leggiamo il ritornello ed una strofa del Salmo della Santa Messa di oggi :

Sal.110 RIT : Il Signore si ricorda sempre della sua alleanza

Ha lasciato un ricordo delle sue meraviglie:
misericordioso e pietoso è il Signore.
Egli dà il cibo a chi lo teme,
si ricorda sempre della sua alleanza.

Spesso sentiamo mogli e/o mariti che , raccontandoci le loro traversie della vita, si lamentano delle varie disavventure, delle loro tribolazioni, con la classica frase del tipo ” Il Signore si è dimenticato di noi “…. in verità le frasi spesso sono più colorite usando termini dialettali poco ripresentabili in un articolo.

Sappiamo che in Italia lo sport è molto considerato ……. panem et circenses…… ed in effetti è presente uno degli sport più praticati ; oggi diremmo : uno sport che ha i suoi “followers” ; c’è uno sport che trapassa le mode, i costumi, le epoche, gli usi dei popoli, i secoli addirittura, che piace a grandi e piccini, a ricchi e poveri, alla classe alta della società così come al cittadino medio ; è uno sport che non richiede specifiche caratteristiche fisiche, infatti lo praticano anziani e giovani, alti e bassi, magri e grassi, larghi e stretti, sani e malati, dirigenti d’azienda e semplici operai….. avete già capito ? Stiamo parlando del ” Lancio del lamento ” .

Non importa la stazza fisica che hai, l’importante è scagliare il lamento . Una commissione sta già pensando di inserirlo tra le discipline olimpiche, ma senza la suddivisione in squadre sotto una stessa bandiera nazionale, ma la formazione delle squadre seguirebbe altri parametri…… c’è il lamento di chi ha un lavoro e di chi non ce l’ha, il lamento del capo e quello dei sottoposti, il lamento delle mogli e quello dei mariti, il lamento per il meteo che non segue mai i nostri umori, il lamento dei politici e quello degli elettori, il lamento di chi non ha i soldi e di chi ne ha troppi da non riuscire a gestirli tutti, il lamento per il proprio parroco e di quelli che è da tanto che ne vorrebbero uno, il lamento di chi vorrebbe un Dio più dinamico e di quelli che non vogliono che Dio si intrometta nella vita pubblica e privata….. insomma non siamo mai contenti !

Anche a voi è capitato di imbattervi in questo sport qualche volta nella vita ?

Quando gli atleti veri eseguono il lancio del peso succede che scagliano lontano non solo la palla ma anche il peso che quella palla porta con sé , restando poi sollevati dal peso di quella palla…. siamo convinti che succeda così anche col lancio del lamento …. lo scagliamo con forza pensando di liberarci di esso e del suo peso , ma il lancio rivela sempre la sua identità nascosta di boomerang….. infatti le persone che si lamentano, normalmente si lamentano di ogni cosa ed in ogni situazione, e l’insoddisfazione di non vedere risolto il problema per il quale si sono appena lamentati, ecco che torna a loro ( come un boomerang ) sotto forma di un altro lamento pronto all’uso….. e tutto ciò in vorticoso circolo vizioso che porta all’infelicità, alla tristezza, all’insoddisfazione, alla freddezza di cuore, e dopo qualche anno si è pronti per le olimpiadi.

Mentre invece il Salmo oggi ci rivela che Il Signore si ricorda sempre della sua alleanza, perché ? Semplicemente perché è Dio, non basta ? Stiamo tranquilli che la dieta di Gesù non è povera di Omega 3, notoriamente utili contro le perdite di memoria. Senza fare ragionamenti troppo alti, basti ricordarsi che Gesù è Colui che non ha esitato a consegnarsi volontariamente sul patibolo della croce per noi e al posto nostro, pur di strapparci dalle grinfie di Satana ; perché allora dovremmo dubitare del suo incondizionato amore nei nostri confronti ?

Se i cristiani sono i discepoli di Gesù Cristo, devono quindi sforzarsi di imitarlo e di conformare la propria vita alla vita del loro Maestro, giusto ? Sennò non saremmo discepoli. Avete mai sentito Gesù lamentarsi ? Provate a rileggere tutta la Passione di Gesù : non un lamento, non una parola di lamentela nei confronti dei suoi aguzzini, non una smorfia lamentosa per le angherie a cui è stato sottoposto, non un lamento nei confronti di Dio Padre, il Padre suo, a cui ha obbedito fino alla morte senza lamentarsi.

E noi , cosa siamo più di Gesù, sì da meritarci il posto in squadra per le olimpiadi del lamento ?

Cari sposi e care spose, l’allenamento per questa settimana è combattere il lamento con il suo contrario : il ringraziamento. Ringraziare Dio che ci ha donato questa moglie/questo marito e non un altro ; ringraziare non delle tribolazioni passate in quanto tali, ma per il fatto che Gesù non ci abbia abbandonato in quelle circostanze ; ringraziare di quello che abbiamo nel nostro sacramento, perché è per la nostra santificazione nel matrimonio ; ringraziare che i difetti del mio coniuge sono un aiuto alla mia santificazione e non un intralcio……. se fosse perfetta/o come faremmo a crescere nella pazienza, nella perseveranza, nella fortezza, nella speranza, nella carità, nella magnanimità, nella misericordia ?

Sposi, state tranquilli che a Gesù non mancano gli Omega 3 !

Giorgio e Valentina.

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L’amore è libero quando è vero

“Non esiste libertà (per scegliere la carità) senza Verità (oggettiva)”

Benedetto XVI, su Avvenire

Questa mia riflessione trae spunto dal film su Duns Scoto, soggetto, sceneggiatura e regia di Fernando Muraca, girato nel 2010, dichiarato miglior film all’International Catholic Film Festival nel 2011. Lo raccomando. E’ da vedere in famiglia.

Giovanni Duns Scoto nasce tra il 23 Dicembre 1265 e il 17 Marzo 1266 in Scozia, muore a Colonia, in Germania, l’8 Novembre 1308, a 42 anni, quando è “lettore” presso lo studio francescano. Viene accolto nella famiglia dell’ordine dei Frati minori francescani alla tenera età di sei anni su sua già santa insistenza, pur con la fama di essere un po’ tardo rispetto ai coetanei. Con una Fede, Speranza e Carità sorprendenti, da giovane uomo, riceve poi ufficialmente i voti a quindici anni, anziché a diciotto, come disponeva il diritto canonico. La sua grande fede abbinata agli studi di filosofia e teologia dei giganti già fino ad allora sopravvenuti nella vicenda umana (da Aristotele a San Tommaso d’Aquino), lo conducono ad essere nominato brillantissimo professore francescano di teologia alla Sorbona.  Viene però costretto a scappare da Parigi per riparare oltremanica su ordine del suo Padre Superiore perché non è stato disposto a firmare la lettera di Filippo IV di Francia, detto il Bello, contro Papa Bonifacio VIII. Filippo il Bello è passato alla storia tra l’altro per aver iniziato quel periodo travagliato per la Chiesa conosciuto come la cattività avignonese.

Dopo qualche anno trascorso in Inghilterra, alla morte di papa Bonifacio VIII, Duns Scoto potrà nuovamente ritornare alla Sorbona e potrà dimostrare, in una celebre disputa con un gruppo di domenicani, il valore delle sue idee sull’Immacolata Concezione di Maria (alla base della proclamazione del dogma da parte di Pio IX papa nel 1854). Ma la pessima opinione che la corona nutre verso di lui, memore della “disobbedienza” passata, gli suggerirà di cambiare aria un’altra volta. Viene, dopo secoli di oblio, beatificato da San Giovanni Paolo II papa il 20 Marzo 1993 (Karol il Grande beatifica anche Pio IX papa il 3 Settembre 2000).  

Vorrei ora sottoporre alla vostra attenzione uno stralcio di una lezione di Duns Scoto alla Sorbona (dialogo tratto dal film)

SCOTO. Nell’animo umano, intelletto e volontà non sono qualcosa di realmente distinto. Il rapporto tra essi è tale che, cronologicamente, l’atto di conoscenza precede l’atto di volontà, secondo quel celebre assunto che ormai conosciamo bene: “Non si vuole nulla che prima non si è conosciuto”. D’altra parte, però, non si può negare che nulla sia tanto in potere della volontà quanto la volontà stessa. L’autorità di quale dottore ce l’attesta? (San) Gregorio Magno (Gregorius), e anche (San Giovanni) Damasceno. Ma prima (Sant’)Agostino (d’Ippona).Ora, stabilito che è alla volontà che spetta il primato, ditemi che cosa è meglio: volere il bene o conoscere il bene?

R DI SCOLARO – Conoscere cos’è il bene non rende necessariamente buoni. Volere il bene e farlo invece sì.    

SCOTO. Bravo (Guglielmo). Inoltre la volontà è più perfetta dell’intelligenza perché la corruzione della volontà è peggiore rispetto alla corruzione dell’intelligenza. E’ più grave odiare Dio o non conoscerLo e non pensare a Lui? Proprio per la dignità decisiva della nostra volontà la responsabilità delle nostre azioni è così grande. Qual’è allora la potenza più nobile? La volontà o l’intelligenza?

R DI GRUPPO – La volontà.

SCOTO. Bene. Esaminiamo meglio allora questo dono immenso che Dio ci ha dato, la libera volontà. Ditemi, è proprio vero quello che sostenevano alcuni maestri, che se non si può peccare non si è liberi? Lo so, è una questione delicata. In fondo, è lo stesso ragionare del serpente nel giardino del libro della Genesi. Ma cosa dice invece l’autorità dei padri nostri? Anselmo insegna che il poter peccare non è libertà, è parte della libertà. Il peccare non c’entra nulla con la libertà in se stessa. Questo è l’errore che hanno fatto (Adamo ed Eva e possiamo fare tutti). Pensando che peccare fosse un’espressione di libertà. Perché Dio ci avrebbe dato la libertà? Perché Dio la libertà ce l’ha data non per offenderLo, per rovinarci da noi con il peccato, ma per amarlo e santificarci. Avete capito? Il peccato non è un’espressione di libertà vera, ma tutto il contrario.

D – Magister Scoto perché una cosa è vera? Unicamente perché Dio la vuole come tale, cioè perché Dio vuole che sia vera? Ma potrebbe volere che sia vero anche il suo contrario, così il falso sarebbe vero.

SCOTO. Assolutamente no. Se si applicasse alle realtà umane un tale volere arbitrario, che prescinde dal bene come sistema di dominio, si avrebbero sempre effetti devastanti, di atrocità e sofferenze per l’intera famiglia umana. Questo non dovete dimenticarlo mai. Basta così per oggi.

Capite ora perchè l’amore è tale solo quando è libero? Capite che il matrimonio tra un uomo e una donna, legame fedele, indissolubile e fecondo sia una risposta davvero libera al nostro desiderio di amare nella verità e con tutta la volontà? La libertà non è lasciarci andare a qualsiasi istinto e pulsione. La libertà è accogliere l’amore di Dio e cercare con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutto il corpo di amare i fratelli e le sorelle allo stesso modo di Dio. Questo, quando ci si sente chiamati a legarsi ad un’altra persona, è possibile solo nel matrimonio. Io so, sono sicuro, che una delle scelte in cui sono riuscito ad ascoltare pienamente il mio intelletto e in cui ho voluto perseguire il bene con tutto me stesso è proprio quando mi sono sposato. Atto d’amore, d’intelletto e di volontà che rinnovo ogni giorno della mia vita. Questo mi permette di vivere nella pienezza del progetto di Dio che non desidera per me che il meglio.

Antonio e Giovanna Frigieri

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Venite e vedrete

Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: «Che cercate?». Gli risposero: «Rabbì (che significa maestro), dove abiti?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro.
Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)»
e lo condusse da Gesù. Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)».

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 1,35-42.

La chiamata degli apostoli secondo il Vangelo di Giovanni è davvero meravigliosa. In questo brano ne riconosciamo due: Andrea e il fratello Simone (Pietro). Ci sono tre spunti che secondo me è importante sottolineare. Sono i punti che maggiormente mi hanno toccato. Li rileggerò, come sempre faccio, in chiave sponsale.

Erano le quattro del pomeriggio. Quando si incontra Gesù accade qualcosa che sconvolge la nostra vita. E’ una di quelle date fondamentali che restano incise nel nostro cuore. Noi abbiamo incontrato Gesù? Pensiamoci! Solo chi lo ha davvero incontrato riesce a vivere un matrimonio secondo Dio. Sposarsi in chiesa non basta per dirsi sposi cristiani. Per essere davvero sposi cristiani è importante affidare la nostra relazione a Gesù che ne è parte integrante e fondamentale. Significa accogliere la Sua legge d’amore, declinata dalla Chiesa e dalla Parola. Apertura alla vita, metodi naturali, perdono reciproco diventano non più un obbligo da assolvere senza capirne il senso, ma diventano la modalità per amare l’altro/a completamente e nella verità. Incontrare Gesù significa fare esperienza del suo amore e avere il desiderio di replicarlo anche nel nostro matrimonio.

Si fermarono presso di lui. Per conoscere davvero Gesù ne dobbiamo fare esperienza nell’intimità della nostra casa. La Santa Messa, i sacramenti, i gruppi di preghiera, i pellegrinaggi e tutte le occasioni che possiamo vivere singolarmente nella nostra vita spirituale, possono e devono essere nutrimento per la nostra relazione sponsale. Se uno dicesse: «Io amo Dio», e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vedenon può amare Dio che non vede. Solo facendo esperienza di Dio nella nostra intimità di sposi faremo davvero esperienza concreta di Gesù. Naturalmente mi rivolgo a chi, come noi, è sposato. Ognuno, nella sua personale condizione di vita, ha il suo modo per vivere concretamente l’amore di Dio. Noi sposi siamo chiamati a farne esperienza primariamente tra noi.

Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)» e lo condusse da Gesù. Andrea conduce Pietro da Gesù. Noi sposi siamo chiamati a fare esattamente questo. Succede molto spesso che la moglie, o più raramente il marito, si lamenti dell’incredulità dell’altro/a. Allora cerca in tutti i modi di condurlo a Gesù, di condurlo ad una vita di fede. E’ importante farlo. Senza però forzare l’altro/a. La fede è sempre frutto, come ho scritto al primo punto, di un incontro. Con la forza non otterrete nulla. Potreste davvero essere voi quello strumento nelle mani di Dio, perché Lui possa incontrare vostro marito o vostra moglie. Come? Amando il vostro coniuge con lo stesso amore di Dio. La fede non si impone ma si contagia. Facendo esperienza del vostro amore gratuito ed incondizionato l’altro/a potrebbe avere il desiderio di incontrare la fonte di quell’amore: Gesù. Provocate in lui/lei la nostalgia di Gesù con il vostro amore.

Antonio e Luisa

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Il matrimonio è il sacramento dell’oggi

Il matrimonio è il sacramento dell’oggi, dell’adesso. Non possiamo fare affidamento solo sul passato. Non possiamo dare la relazione per acquisita, per scontata. Sì, esiste il nostro passato. Esistono i nostri ricordi, esistono i nostri momenti d’amore e di comunione già vissuti, esistono i nostri perdoni donati. Esistono nella mente e nel cuore. Hanno però bisogno di un gesto, di una parola, di qualcosa di reale nell’oggi per tornare ad essere amore concreto. Io ho grande gratitudine per tutte le volte che Luisa mi ha donato il suo amore. Come mostrarlo? Accogliendola adesso se ne ha bisogno, ascoltandola adesso se cerca conforto, abbracciandola adesso se cerca tenerezza. E in tanti altri gesti concreti fatti però adesso.

Esattamente come quella promessa che io e Luisa ci siamo scambiati davanti a Dio più di diciotto anni fa. Ha bisogno di essere rinnovata anche oggi con un bacio, con una carezza, con un sorriso. L’amore è promessa e la promessa è solo una parola vuota se oggi, se adesso, non trova di nuovo la sua casa nella nostra relazione. Noi ci sposiamo ogni giorno. Ci sposiamo ogni volta che apriamo gli occhi la mattina e abbiamo lì, accanto a noi, il dono più grande che Dio ci abbia mai fatto dopo la vita e il suo amore. Accanto a noi c’è il suo figlio amato, c’è la sua figlia amata, che è lì per noi. Affidato/a a noi. Dio ci chiede di essere le Sue mani, la Sua bocca, i Suoi occhi per amare l’altro/a. Meraviglioso!

Certo, a volte ci verrà facile altre invece meno, avremo magari la tentazione di rompergli/le un piatto in testa piuttosto che servirlo/la, ma quella è la nostra strada di santità. La nostra via verso la nostra salvezza e la salvezza della persona che Dio ci ha affidato. Nella cura tenera ed amorevole reciproca ci faremo santi.

C’è una breve storia di Bruno Ferrero che spiega molto bene l’importanza di amarsi adesso.

Celebravano i 50 anni di matrimonio. Erano felici, circondati da figli e nipoti. Al marito fu chiesto quale fosse il segreto di un matrimonio così duraturo. Il vecchio signore chiuse un attimo gli occhi e poi, come ripescando nella memoria un ricordo lontano, raccontò.

Lucia, mia moglie, era l’unica ragazza con cui fossi mai uscito. Ero cresciuto in un orfanotrofio e avevo sempre lavorato duro per ottenere quel poco che avevo. Non avevo mai avuto tempo di uscire con le ragazze, finché Lucia non mi conquistò. Prima ancora di rendermi conto di quello che stava accadendo, l’avevo chiesta in moglie. Eravamo così giovani, tutti e due. Il giorno delle nozze, dopo la cerimonia in chiesa, il padre di Lucia mi prese in disparte e mi diede in mano un pacchettino. Disse: “Con questo regalo, non ti servirà altro per un matrimonio felice.” Ero agitato e litigai un po’ con la carta e con il nastro prima di riuscire a scartare il pacchetto. Nella scatola c’era un grosso orologio d’oro. Lo sollevai con cautela. Mentre lo osservavo da vicino, notai un’incisione sul quadrante: era un’esortazione molto saggia e l’avrei vista tutte le volte che avessi controllato l’ora. L’anziano signore sorrise e mostrò il suo vecchio orologio. C’erano delle parole un po’ svanite, ma ancora leggibili incise sul quadrante.Quelle parole recavano in sé il segreto di un matrimonio felice. Erano le seguenti: “Di’ qualcosa di carino a Lucia!” Di’ qualcosa di carino alla persona che ami. Adesso.

Brano tratto dal libro “La vita è tutto quello che abbiamo.” di Bruno Ferrero

Voi avete rinnovato oggi il vostro amore? Cosa state facendo adesso per rendere concreta quella promessa che vi siete scambiati il giorno delle nozze?

Antonio e Luisa

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L’era dei passeggiatori solitari

…di Pietro Antonicelli e Filomena ScaliseSposi&Spose di Cristo”

Un giorno un frate, che era stato missionario in Africa per tanti anni, mentre facevamo una passeggiata insieme, mi disse: “C’è un proverbio  africano che dice: IL PASSO DI UN ALTRO TI SPEZZA”.

Cosa voleva significare quel proverbio?

Beh…io l’ho interpretato così: che se cammini con qualcuno e cerchi di andare al passo e alla velocità dell’altro…entrambe vi stancherete. Infatti uno dei due sarà costretto a camminare ad una velocità maggiore e l’altro, magari, dovrà rallentare.

Questo proverbio, dunque, parla di una realtà tecnica…oserei dire muscolare; ma la sua valenza morale sembra – non so come sia potuto accadere – essere diventata uno stile di vita del nostro mondo occidentale.

“Una farfalla batte le ali a Pechino e a New York arriva la pioggia” dicono i sostenitori della teoria del Caos.

“Un giorno un vecchio africano che si era stancato di camminare col suo nipotino in un villaggio del Kenya inventa un proverbio…e toh…l’occidente diventa individualista” dico io.

Ed eccoci qui, in Occidente, in Italia per la precisione. Quanta gente che per paura di essere spezzata dal passo di un altro, preferisce camminare sola. E li vedi questi passeggiatori solitari.

Alcuni scattanti, nevroticamente scattanti…altri lenti, terribilmente lenti. Ma entrambi soli. Terribilmente soli e, spesso, nevrotizzati.

“Il passo di un altro mi spezzerebbe, e preferisco non spezzarmi…perché ho solo questa vita e se la consumo poi non mi resta nulla”…sembrano dirti quando li guardi e li vedi belli, puliti, profumati, ordinati, metodici, con le scarpe e le cinture “di sicurezza” della vita sempre allacciate…che preferiscono poggiare le loro mani sui freddi nordic sticks piuttosto che nelle mani di qualcuno in carne e ossa.

E camminano e attraversano l’esistenza sulle strisce pedonali. Sicuri di custodirsi fino all’ultimo respiro. Soli, fino alla fine…ma non spezzati dal passo di un altro. Senza pericolo e senza gioia.

Poi ti giri e incontri un gruppetto strano. Sembrano “la Compagnia dell’Anello” o una compagnia di disagiati..

Uno di loro è alto e spettinato con la barba poco curata; l’altra sembra la Fata della situazione…ma senza ali e con qualche smagliatura sulle gambe. Poi qualche piccolo hobbit che corre come senza una meta mentre altri due, altrettanto bassi, sporchi e sudati, lo rincorrono urlando senza riguardo per nessuno.

E’ una famiglia. E ti fa piacere incontrarla…Meno belli e rilassati dei passeggiatori solitari e sicuramente più stanchi e disordinati…ma li vedi (sotto le occhiaie) che sono felici. Felici di lasciare che il passo dell’altro spezzi le personali tristi abitudini che atrofizzano il cuore. Vedi che le loro bocche sono allenate sia alle urla e ai litigi, sia a grasse risate.

Li vedi, consumati da quel quotidiano vivere insieme che logora, è vero…logora e spezza le catene dell’egoismo e ti libera da te stesso e dai tuoi casini.

E allora via! Andiamo a fare una passeggiata, ma insieme a qualcuno e per sempre…e sarà un’avventura mozzafiato!

Potremo riformulare il proverbio africano testimoniando con le nostre mani sporche, stanche, ma felici di accarezzare chi ci sta affianco che in realtà: “IL PASSO DI UN ALTRO TI SPEZZA…LE CATENE DELL’INDIVIDUALISMO, DELL’ISOLAMENTO…DELL’ABBRUTIMENTO AUTOREFERENZIALE”…ed arriva il tempo della Gioia.

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“Chi ama la propria vita la perderà. Chi è pronto a perdere la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io ci saranno anche quelli che mi servono. E chi serve me sarà onorato dal Padre”

(DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI 12,25-26)

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Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

Gli sposi sono fratello e sorella (non solo)

Uno dei rischi più grandi del matrimonio è trovarsi a vivere come fratello e sorella. E’ sicuramente vero ma andrebbe spiegata meglio. Non è affatto sbagliato essere fratello e sorella nella coppia. E’ sbagliato essere solo fratello e sorella. Perchè dico questo? Perchè l’amore di Filia (amicizia) è importante. Noi da sposi non smettiamo di essere fratelli nella fede. La nostra fratellanza non cessa nel nostro essere marito e moglie, ma al contrario si perfeziona e diventa ancora più profonda. Ne è un esempio lampante il Cantico dei Cantici, il Libro della Bibbia che più racconta l’amore sponsale ed erotico, dove Salomone, lo sposo, chiama innumerevoli volte la sua amata sorella. Proprio per confermare che si tratta non solo di un amore erotico, ma di qualcosa di molto più profondo. Esiste tra Salomone e la sua amata una profonda conoscenza e intimità. Tu mi hai rapito il cuore, sorella mia, sposa.

Vale anche per noi sposi tutti. La mia amata non deve essere solo colei con cui divido il letto. Non è solo colei davanti alla quale metto a nudo il mio corpo. Lei è molto di più. Lei è colei davanti alla quale metto a nudo tutto di me. La mia confidente, la mia consigliera, la voce della mia coscienza. Lei può essere la persona a cui apro la profondità dei miei pensieri, delle mie preoccupazioni, delle mie gioie e dei miei dolori. Lei può essere colei che sa tutto di me e a cui posso mostrarmi senza paura di essere ferito o giudicato.  Il dialogo tra gli sposi non deve mai mancare.  Don Oreste Benzi, al riguardo, ha scritto qualcosa di profondamente vero:

Perchè non c’è dialogo? Perchè uno pensa che nel matrimonio l’altro stia con lui nella misura che gli è gradito, nella misura che è come lui lo vuole. Quante finzioni! Invece no, voi avete scelto di portarvi assieme l’un l’altra come una sola persona. Il limite dell’altro segna l’inizio della tua responsabilità

Quante volte non siamo capaci di accoglierci come fratelli e sorelle in Cristo. Quante volte non sappiamo mostrare anche la parte di noi meno amabile per paura di non piacere più all’altro/a. Allora meglio far silenzio sulla nostra parte oscura, allora meglio nasconderla all’altro. Questo è l’inizio della fine. Perchè non possiamo fingere per sempre e, presto o tardi, dovremo fare i conti con i nostri scheletri. Solo mostrandoci per quelli che siamo, senza barriere, potremo lasciarci accogliere completamente dall’altro/a e sentirci così davvero amati ed accolti. Sta a noi scegliere se vedere nell’altro/a una minaccia e coprirci come Adamo ed Eva dopo che ebbero mangiato dall’albero, oppure mostrarci nella completa libertà di chi non ha paura perchè sa che l’amore non giudica, ma sostiene sempre.

Antonio e Luisa

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Mamma Lucia, la mamma dei morti.

Abbiamo sempre scritto di come la fecondità di una donna non si possa limitare alla sua fertilità. La fecondità non è solo mettere al mondo dei figli, anche se certamente è importante aprirsi alla vita quando possibile. La fecondità naturale di una donna unità alla fede e all’amore per Dio possono davvero portare dei frutti bellissimi. Frutti creativi e impensabili.

A tal proposito mi piacerebbe raccontarvi una storia molto bella e commovente, una storia vera. Una storia meravigliosa di compassione e fecondità. La protagonista è una donna, una moglie e una madre. Si tratta di Lucia Apicella. Lucia nasce nel 1887 in una frazione di Cava de’ Tirreni, una cittadina a pochi chilometri da Salerno. Frequenta poche classi delle elementari. Poi inizia a fare dei piccoli lavori da tessitrice per portare qualche soldo a casa. Le sue giornate sono scandite dal lavoro in casa, dalla Messa quotidiana e dalla preghiera. Diventerà terziaria francescana. La sua è una fede semplice e tenace. Neanche ventenne sente il forte desiderio di essere di conforto ai sofferenti ed inizia a recarsi al vicino ospedale. Va a trovare gli ammalati, porta loro dolcetti che lei stessa prepara, fa loro compagnia e prega con loro. Cerca di sostenere, in particolar modo, i malati più gravi, quelli in agonia. Cerca di accompagnarli alla morte stando loro vicina per non lasciarli soli in un momento tanto difficile.

Comincia ad essere conosciuta tra i compaesani per le sue opere di carità. Siamo solo all’inizio del suo percorso. Si sposa nel 1911 con un fruttivendolo e concepisce due figli. Nonostante ora sia sposa e madre non smette di occuparsi del prossimo più bisognoso. Arrivano gli anni della prima guerra mondiale. La guerra è lontana da Salerno. Si combatte su al nord, nelle regioni di confine, ma anche nel suo paese ci sono tanti giovani che partono e non tornano. Lucia prova grande pietà per loro e decide di dedicarsi alla sola cosa che può fare: prega per loro.  Lucia ritaglia dai giornali i nomi dei caduti, a lei sconosciuti, a cui in chiesa dedica preghiere e raccomandazioni a Dio. Diventa una sorta di madre spirituale per tutti quei giovani morti per l’Italia. Intercede per le loro anime e la loro salvezza.

Passano gli anni e torna anche la guerra. Questa volta se la trova fuori da casa. Salerno è teatro di uno degli sbarchi alleati nel 1943. E’ fronte di guerra. Proprio Cava è terreno di aspri scontri. Gli alleati vogliono raggiungere Napoli e devono forzare le difese tedesche piazzate sulle colline vicino a Cava. Restano a terra centinaia di cadaveri insepolti. Mamma Lucia vede in quei giovani senza vita dei figli. Figli che hanno una mamma e un papà che li aspettano a casa. Fa un sogno che non la lascia più tranquilla: un prato con otto croci divelte e nei pressi otto soldati che la implorano di restituire i loro resti mortali alle madri che li aspettano a casa. Non si dà pace e, a guerra finita nel 1946, chiede il permesso alle autorità civili del tempo di dare compimento a quel sogno. Decide di farsi carico di tutto quel dolore, di quel lutto e di dare sepoltura ai resti di quei ragazzi con tutta la cura e la delicatezza che avrebbero avuto i loro genitori. Non guarda il colore della divisa. Seppelisce americani, tedeschi, inglesi. Chiunqe trovi. Si fa carico di questo lavoro da sola. Pochi la aiutano. E’ un lavoro pericoloso. Ci sono mine e bombe inesplose. Seppelisce i resti dei giovani e raccoglie poi i pochi oggetti che possono permettere un’identificazione, come piastrine e effetti personali, in piccole scatole e le fa custodire nella piccola chiesa vicino casa.

Va avanti per molti mesi e riesce a dare sepoltura, con cuore di madre, a più di 700 corpi. Diventa così per tutti Mamma Lucia, la mamma dei morti. Prima i giornali locali e poi quelli nazionali si accorgono di lei. Viene ricevuta in udienza privata da papa Pio XII. Il Presidente della Repubblica Gronchi, nel 1959, le conferisce la Commenda al Merito della Repubblica, e nel 1980 riceve la medaglia d’oro del Presidente della Repubblica.

Forse il riconoscimento più commovente è, però, quello che riceve in Germania. Nel 1951 riporta personalmente la cassettina con gli oggetti personali ai genitori del caporale tedesco Joseph Wagner. In quell’occasione riceve la Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca. I nostri ex nemici tributano a lei delle parole meravigliose.  Radio Stoccarda trasmette un servizio in cui viene sottolineato che «un popolo che ha saputo dare al mondo una mamma Lucia merita tutto il nostro amore, tutta la nostra gratitudine e tutto l’onore di cui siamo capaci». 

Lucia si spegne nel 1982. La sua è stata una vita vissuta per gli altri in cui ha saputo dare una concretezza molto particolare alla parola madre. E’ stata madre biologica di due figli ma è stata anche madre di centinaia di poveri ragazzi morti lontano dai loro cari. E’ stata feconda proprio perchè ha saputo ascoltare il suo cuore di mamma. Cuore aperto all’amore perchè aperto a Dio.

Antonio e Luisa

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Il migliore del gregge ! parte 2

Gv 1, 35-42 Dal Vangelo secondo Giovanni :

In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: “Ecco l’agnello di Dio!”. E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: “Che cosa cercate?”. Gli risposero: “Rabbì – che, tradotto, significa maestro -, dove dimori?”. Disse loro: “Venite e vedrete”. Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: “Abbiamo trovato il Messia” – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: “Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa” – che significa Pietro.

Eccoci ancora qui per continuare il nostro approfondimento su questo brano. Settimana scorsa abbiamo meditato sul fatto che anche il nostro matrimonio deve imitare Giovanni Battista ( il link all’articolo di settimana scorsa Ecco il migliore del gregge ! parte 1 ) ; cosicché abbiamo scoperto di avere un missione per certi versi molto più ardua di 007.

Ma oggi ci concentreremo su un altro particolare descritto in questo brano evangelico, e cioè sull’orario ; l’evangelista infatti racconta : “erano circa le quattro del pomeriggio “.

Se provate a scorrere la Bibbia troverete poche volte l’indicazione dell’orario in cui è avvenuto l’evento descritto …… per esempio durante la Passione di Gesù …. a mezzogiorno si fece buio…. e poi la crocifissione di Gesù alle tre del pomeriggio…. e altri .

Ma perché di questo incontro Giovanni riporta l’orario ? Non è forse giusto e più importante segnare sì gli orari della Passione di Gesù ma non quella di tutti gli incontri di Gesù ? Cos’ha di così significativo quest’incontro da meritare di esserne ricordato addirittura l’orario nel Vangelo ?

In qualche parte del mondo c’era l’usanza di fermare le lancette degli orologi al momento della morte del parente, soprattutto si fermava l’orologio che era appeso nella stanza del morto. E’ una consuetudine che dice tanto : uno dei motivi era quello di ricordare e segnare il momento della morte nella memoria dei familiari , anche per questioni medico/legali , ma soprattutto ricordava a chiunque entrasse a far visita alla salma che ormai il tempo per quella persona era finito, era trapassato in una dimensione in cui il tempo non conta, era una usanza salutare per l’anima.

Questo breve excursus era solo per testimoniare come alcuni eventi nella vita assumono una dignità tale da essere scolpiti nella memoria anche grazie al ricordo dell’orario. Infatti chiunque incontrava Gesù non restava indifferente…. o lo accettava nel proprio cuore oppure lo rifiutava, ma non con indifferenza….. ed è così anche adesso…… meglio caldi o freddi dice la Scrittura, perché tiepidi non si è né carne né pesce, e a Gesù non piacciono le mezze misure.

Sembra un tipo strano Gesù, ma se riflettiamo un attimo, anche noi siamo così…. a chi di noi piacerebbe avere un mezzo amico, una mezza moglie/marito, un figlio che non è proprio figlio, una casa a metà ? Tantissimi di noi infatti scorazzano per le strade delle nostre città con le proprie mezze automobili….. così come amiamo guardare i film a metà, senza conoscerne la fine…. per non parlare poi di quando la moglie controlla se il marito ha eseguito la pulizia della cucina come esige lei , la moglie conosciuta anche col pauroso soprannome di “Terrore degli acari“…. se fai un lavoro fallo bene ! Vedete che in fondo Gesù non è poi così tanto strambo nelle sue richieste !

Questo incontro di Gesù con i suoi primi discepoli ( che diverranno due Apostoli ) è stato talmente importante per loro da ricordarsene addirittura l’orario. Come a dire …. come faccio a scordarmi di quando ho incontrato Colui che ha cambiato la mia vita ? Mi ricordo benissimo come se fosse successo 5 minuti fa…. erano le quattro del pomeriggio di quel giorno, di quell’anno, in quel posto….. Da quel momento la mia vita, il mio cuore, la mia volontà, i miei affetti, il mio lavoro…. (l’elenco sarebbe lungo) ….. insomma : tutto di me è cambiato. Perchè ? Ho incontrato Gesù.

Il cristianesimo non è slegato dal reale, dall’umanità, dal concreto…. è così vero che addirittura il Verbo si fece carne e venne ad abitare tra noi…. come a dire che non si è fatto pensiero, il Verbo non si è fatto filosofia di vita, non si è fatto relazione astratta, non si è fatto amore platonico, non si è fatto sentimentalismo, non si è fatto buoni propositi mai realizzati, non è un alieno Gesù , ma si è fatto carne, cioè vero uomo, vivo, reale, presente, che agisce nel tempo anche in orari precisi.

Anche nel nostro matrimonio elevato alla dignità di sacramento Gesù si è manifestato un giorno preciso, in un orario preciso, un momento preciso nel tempo, non a casaccio, non secondo il caso, non si è affidato alla dea fortuna oppure all’oroscopo del giorno. Infatti la Chiesa Cattolica ci ha da sempre insegnato a operare concretamente nel tempo lungo il corso della giornata, donandoci varie preghiere che segnano l’orario quotidiano, donandoci gesti e rituali da compiere ad orari precisi perchè il Verbo non si è fatto astrazione, ma…… vuole diventare carne, vita, sangue, lacrime asciugate, ginocchia piegate, camice stirate, risotti con la fogliolina decorativa in mezzo, parole confortanti allo sfiduciato, incoraggiamenti a migliorare, dolci rimproveri, piedi scaldati dal marito, abbracci dati per conto di Gesù, baci donati per conto di Gesù.

Cari sposi, a che ora avete incontrato Gesù ? Oppure è ancora astratto nel vostro matrimonio ?

Occhio all’orologio !

Giorgio e Valentina,

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Pregare è dire “ti amo” allo Sposo

Ho parlato diverse volte della preghiera nel matrimonio. Il rapporto con nostra moglie o nostro marito ci può dire tanto proprio su cosa sia la preghiera. Il matrimonio rischia  spesso di diventare il sacramento del fare. Preoccupazioni, impegni, pensieri, lavoro, figli. La quotidianità rischia di allontanarti da te stesso/a e dalla tua relazione sponsale. Rischia davvero di non esserci tempo per fermarsi e per contemplare l’amore. Quanto spesso ci comportiamo come Marta non trovando mai il tempo di fermarci come Maria.  Certamente, come ho già avuto modo di scrivere in altre riflessioni, nel matrimonio ogni gesto fatto per amore diventa gesto sacro e preghiera. Ogni gesto di servizio è preghiera quando fatto per amore. C’è un però. Non basta fare. Il matrimonio è prima di ogni altra cosa una relazione d’amore.

Relazione che ha bisogno di rinnovarsi ogni giorno per non morire. Rinnovarlo, naturalmente, con il linguaggio degli sposi. Nelle promesse matrimoniali promettiamo di amarci e onorarci tutti i giorni della nostra vita, non semplicemente tutta la vita. Non è una differenza da poco. Tutti i giorni implica proprio il rinnovare, giorno dopo giorno, la nostra promessa. Rinnovarla e renderla di nuovo presente e attuale. Non basta dirlo una volta sola. Non basta per non dare il nostro matrimonio per scontato. Qualcosa che vale sempre meno fino a buttarlo e buttarci via.

Invece è importante ogni giorno dire di nuovo quel sì lo voglio. Dire di nuovo ti amo all’altro/a. Dirlo con la parola ma non solo. Dirlo con una carezza, con un bacio, con un pensiero. Dirlo con il linguaggio dell’amore che è la tenerezza. Così si tiene vivo il matrimonio. Così si mantiene fede alla promessa matrimoniale. Questa riflessione mi permette di collegarmi direttamente alla preghiera. Spesso non ce ne curiamo abbastanza. Non c’è tempo, non c’è voglia, ci sono tante cose da fare. Invece è importante riuscire a trovare almeno un po’ di tempo da dedicare a Gesù. Da soli, in coppia o in famiglia, ma bisogna trovarlo.

Gesù è il nostro Sposo, anche per noi che siamo sposi cristiani, non solo per i consacrati. E’ importante trovare il tempo per rinnovare il nostro sì al suo amore. Non basta dirlo una volta per sempre. E’ importante tenere viva la relazione e nutrito il nostro rapporto con il Signore. La preghiera è esattamente questo. Dire a Gesù, anche oggi, ti voglio bene e voglio stare con te. Esattamente la stessa dinamica che avviene tra marito e moglie. La cosa bella sapete qual è? Gesù non è uno sposo geloso. Nutrire il nostro rapporto con Lui ci aiuta a vivere meglio anche quello tra di noi. Nutrire il rapporto tra di noi ci aiuta a desiderare di incontrare Gesù. Questo è il matrimonio cristiano. E’ meraviglioso. Ricordiamoci sempre di rinnovare il nostro sì, rinnovarlo all’altro/a e rinnovarlo a Gesù! Ne va della nostra gioia, della nostra pace e della nostra vocazione.

Antonio e Luisa

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Il nostro matrimonio si fonda sul battesimo

In quel tempo, Giovanni predicava dicendo: «Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali.
Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo».
In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni.
E, uscendo dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba.
E si sentì una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto».

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 1,7-11.

Noi sposi cristiani siamo battezzati. Il nostro battesimo non è come quello celebrato da Giovanni Battista fatto solo con acqua, ma quello di Gesù fatto con il fuoco dello Spirito Santo. Giovanni non poteva che dare un segno, seppur bello e significativo, della volontà di cambiamento presente nel cuore del battezzato. Gesù non dà solo un segno, Gesù ci dà la forza e la capacità di sconfiggere la morte e il peccato.

 Il battesimo di Giovanni Battista si fondava sul desiderio di conversione della persona, sulle forze della persona. Il battesimo di Cristo è diverso, è dono gratuito di Dio, è dono pagato da Gesù con il sangue della Croce. Attraverso il battesimo muore l’uomo vecchio e ne risorge uno nuovo, un uomo legato a Cristo dal fuoco dello Spirito Santo. Un uomo capace di attingere a Cristo per essere come Lui. Gesù che sappiamo essere Re, Profeta e Sacerdote. Quando ci sposiamo portiamo in dote tutto ciò che siamo e che abbiamo per farne dono all’altro/a. Il tesoro più grande di questa dote è proprio il nostro battesimo. Nel matrimonio portiamo il nostro essere re, sacerdoti e profeti in virtù del nostro battesimo. Il matrimonio perfeziona e finalizza questi doni alla nostra nuova condizione di persone sposate.

Siamo re quando siamo capaci di controllare le nostre pulsioni. Siamo re quando abbiamo il controllo su di noi per essere capaci di farci dono all’altro/a. Non si può donare qualcosa che non controlliamo. Siamo re quando non permettiamo che vizi e peccati possano distruggere la nostra relazione. Siamo re quando educhiamo alla bellezza e alla verità i figli che Dio ci dona. Siamo re quando siamo capaci di servire il nostro coniuge. Questa è la nostra regalità di sposi.

Siamo profeti. Siamo profeti quando riusciamo a mostrare nel nostro amore qualcosa dell’amore di Dio. Siamo profeti nel vivere la nostra relazione alla luce della relazione con Dio. Siamo profeti quando attraverso la perseveranza nelle difficoltà e la condivisione delle gioie possiamo generare una sana nostalgia dell’amore di Dio in chi ci guarda. Siamo profeti quando in un mondo assetato di gratuità, di bellezza, di senso, di fedeltà e di amore siamo capaci di essere una piccola goccia d’acqua che insieme a tante altre può dissetare e rigenerare.

Infine siamo sacerdoti. Siamo sacerdoti quando ci sposiamo. Durante il rito del matrimonio il prete è solo un testimone, i sacerdoti, che si fanno offerenti e offerta, sono proprio i due sposi che celebrano il sacramento. Quando in piena libertà ci doniamo l’uno all’altra. Siamo sacerdoti nella nostra liturgia sacra. Siamo sacerdoti ogni volta che ci facciamo dono l’uno per l’altra. Siamo sacerdoti ogni volta che rinnoviamo e riattualizziamo il nostro matrimonio nell’amplesso fisico. Amplesso fisico che è una liturgia sacra e gesto d’amore altissimo che Dio ha voluto per noi facendoci così: sessuati maschio e femmina.

La nostra unione è generata dal battesimo e si rigenera ogni giorno nella fonte inesauribile della Spirito Santo. Ogni gesto d’amore che ci doniamo è sacro in virtù del nostro battesimo. Ogni volta che ci doniamo è Gesù che ci dona l’uno all’altra. Ogni volta che ci doniamo facciamo esperienza di Dio perchè il nostro amore non è più solo nostro, ma attraverso il battesimo e il matrimonio Dio ne ha fatto cosa sua.

Antonio e Luisa

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Quattro consigli per tornare a desiderarvi.

Riceviamo spesso richieste di aiuto o di consigli da parte di mogli (sono quasi sempre loro) che hanno problemi nell’intimità con il marito. Non hanno voglia di fare l’amore. Nulla di patologico o fisiologico. In quel caso infatti servirebbe l’aiuto di un professionista o di un medico. Spesso non serve, la mancanza di desiderio è causata da alcune dinamiche che si possono riconoscere e modificare. E’ un tema che abbiamo già affrontato diverse volte. Crediamo però che ripetere possa servire. Abbiamo cercato di essere molto schematici per rendere più semplice la lettura Perchè dunque il desiderio cala o muore del tutto?

Le cause possono essere molteplici e complesse. Spesso esistono concause. La nostra intenzione non è quindi quella di dare una risposta esaustiva ed esauriente. Non abbiamo la presunzione di risolvere con un articolo problemi così delicati. Siamo però certi di poter dare delle piste su cui riflettere che possono essere molto utili.

Il desiderio non è solo ormonale. Il desiderio della donna è regolato sicuramente dagli ormoni. Estrogeni, testosterone (anche le ovaie delle donne lo producono) e progesterone. Quindi? Il desiderio dipende solo da questi parametri? Niente affatto. Esiste una componente psicologica e relazionale che può compensare il calo di desiderio ormonale. Importantissima quando giunge la menopausa, ma anche nelle altre stagioni della vita. E’ importante che l’amplesso diventi il vertice, il punto più alto, di una costante e continua attenzione e cura vicendevoli. Quando gli sposi si trovano nel talamo nuziale per celebrare il loro matrimonio non si presentano mai a mani vuote. Portano in dote tutta la loro vita. La ricchezza del loro amore concreto fatto di piccoli gesti di tenerezza, di perdono, di servizio, di ascolto. Fatto di abbracci dati e ricevuti. Fatto di una vita insieme vissuta nell’impegno a farsi dono l’uno per l’altra. Primo consiglio: non esiste solo il desiderio ormonale, ma esiste un desiderio che nasce dalla coppia stessa che va cercato, custodito e perfezionato.

Il desiderio cresce facendo l’amore. Uomo e donna sono differenti. Il desiderio maschile corrisponde soprattutto ad una pulsione, che proviene dall’interno, mentre quello della donna viene più che altro provocato, spesso dalla voglia e dall’eccitazione dell’amato. L’uomo accresce il suo desiderio attraverso pulsioni stimolate da tatto e vista. La donna è più complessa. Per la donna è fondamentale sentirsi desiderata e preziosa agli occhi del marito. Più l’uomo saprà trasmettere meraviglia e desiderio verso la sposa e più lei proverà, a sua volta, desiderio. Per questo è importante iniziare. Anche se magari non se ne ha molta voglia. Questo per quanto riguarda la donna. Per l’uomo è importante accettare questa diversità e viverla come una sfida. Cercare di amare la propria sposa corteggiandola per attirarla a sè. Non darla mai per scontata e che l’incontro intimo non diventi mai qualcosa di imposto. Siamo bravissimi a innescare sensi di colpa e sottili ricatti morali. Secondo consiglio: spose lasciatevi andare e apprezzate il desiderio di vostro marito (anche se vi sembra eccessivo); sposi non lasciatevi abbattere se lei non ha il vostro stesso desiderio e corteggiatela per attirarla a voi (anche se è impegnativo).

Cercate tempo di qualità. Non ricordatevi della vostra intimità solo dopo che avete fatto tutto il resto. Magari dopo mezzanotte quando lavoro, figli, casa, famiglia vi hanno tolto ogni energia e vi hanno trasformato in zombi che camminano. Come fate a credere che così possa essere un momento piacevole e riuscito? Spesso non vedrete l’ora che finisca per poter finalmente dormire. Vale per uomo e donna. Diventa un’obbligo da assolvere, un cartellino da timbrare. Così non funziona. Non è davvero piacevole per nessuno dei due. Almeno una volta al mese prendetevi del tempo di qualità. Prendetevi un permesso dal lavoro, un giorno di ferie, magari mentre i figli sono a scuola. Un modo per ritrovarvi e fare l’amore quando avete tutte le energie e siete connessi e concentrati. Vedrete che anche il desiderio ne guadagnerà moltissimo. Perchè poi vivere l’amplesso in questo modo sarà un’esperienza davvero bella e appagante e vi darà forza e perseveranza rinnovati per nutrire tutta la relazione. Terzo consiglio: non solo trovare il tempo ma che sia tempo di qualità.

Parlate con lui. Uomo e donna hanno sensibilità molto diverse. L’uomo spesso è inquinato da una “cultura” pornografica. Pensa che il piacere sia replicare quelle posizioni che ha visto nei video porno. Non vogliamo fare i bacchettoni. Nelle volte che nei corsi trattiamo questo ambito affermiamo sempre che non esistono regole precise. Ricordiamo che le uniche regole necessarie sono soltanto tre. La prima, e più importante, affinchè ci siano nel contempo l’apertura alla vita e l’aspetto unitivo, è naturalmente che l’eiaculazione avvenga in vagina. La seconda che consigliamo sempre è che ci si guardi negli occhi. Il rapporto è una relazione e non un uso del corpo dell’altro/a. La terza e ultima è, volendo vivere un momento di comunione, rispettare la sensibilità dell’altro/a. Se un gesto non piace non si deve fare. Voi donne avete la responsabilità, non solo il diritto, di dirlo e voi mariti avete il dovere di rispettare la sensibilità della vostra sposa. Non facciamo finta o ne soffrirà tutta l’intimità, il desiderio in primis. Come posso desiderare di fare qualcosa che non mi piace? Quarto consiglio: rispettate le vostre sensibilità diverse e parlate. Dite ciò che vi piace e ciò che non vi piace.

Antonio e Luisa

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“Specchio Specchio”

…di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”..

C’era una volta la solita Regina di Biancaneve che si guardava nello specchio stregato e da lui voleva sapere chi fosse la più bella del reame.

C’era, anche, un marito che al mattino ci restava parecchio male quando guardandosi allo specchio dopo il risveglio, rischiava di restarci secco per lo spavento nel vedere le rughe del suo viso e la pancia in aumento.

C’era, infine, una moglie che dopo ore ed ore dal parrucchiere innanzi ad uno specchio, tornava a casa piangendo perché aveva avuto il tempo di guardare che punto di non ritorno avessero ormai raggiunto le sue occhiaie.

Poi qualcuno inventò i filtri sullo smartphone e vissero tutti contenti, credendosi belli.

Ma non tutti sanno che una volta la moglie dalle profonde occhiaie ed il marito dal risveglio “da paura”, si guardarono negli occhi.

Come in uno specchio, allora, iniziarono a rimandare l’immagine dell’altro. A rimandare solo una parte dell’altro, senza rifletterlo…e senza riflettere sulle parole da usare.

Allora, guardando solo ai difetti, iniziarono:

“Che occhiaie grandi che hai” disse lui.

E lei, come il lupo cattivo di #cappuccettorossianamemoria rispose: “E’ per guardarti meglio…e anche perché muoio di sonno, sono stanca, non ho un minuto mai per me e in questa casa sono l’unica che fa qualcosa, perché…” .

Ed andò avanti a parlare con rabbia a quello specchio che aveva il volto di suo marito.

Poi, dopo 45/50 minuti buoni di monologo, disse a suo marito: “Che brutta faccia che hai” .

E lui, sempre come il lupo di cui sopra, ribatté urlando: “E’ perché lavoro tutto il giorno e mi spacco la schiena fuori casa con la pioggia e con il sole, e perché i miei colleghi sono una massa di strAMBI…e mi fanno mobbing…e…” .

E anche lui andò avanti a rimbrottare contro quello specchio che lo aveva messo davanti ai suoi limiti.

Poi si fermarono, arrabbiati, aprirono i loro profili social e cercarono disperatamente consolazione e conforto nei “like”, nell’approvazione di qualche sconosciuto che approvasse la loro immagine taroccata.

Ma dal mondo social non giunse nessun like, Facebook ed Instagram erano bloccati e caddero nello sconforto più totale.

Decisero, di nascosto l’uno dall’altra, di andare a trovare la regina cattiva di Cenerentola in cerca di qualche narcisistico consiglio.

Quando giunsero al castello (Biancaneve ormai si era fatta una vita, ndr) trovarono la regina che piangeva disperata e, tra l’altro, scoprirono che entrambi di tanto in tanto andavano a fare visita alla perfida regina che con cattiva freddezza dispensava ricette di falsa bellezza.

Ma come detto, ora la regina piangeva.

Lo specchio, ormai stufo, le aveva confermato che era la più bella del reame e a lei non restava nessuno da odiare.

La vecchia regina disse: “Mi sono resa conto di aver sbagliato tutto! Anziché chiedere al mio specchio di aiutarmi a vedere ciò che di bello avevo in me, l’ho tormentato per anni chiedendogli di fare paragoni tra me e le altre donne…e ora sono brutta, acida e più cattiva che mai!!!”.

Al che marito e moglie si guardarono negli occhi, scoprendosi curiosi di capire se l’altro vedeva qualcosa di bello in lui.

Iniziarono a chiedersi l’un l’altro di raccontare cosa vedesse di bello, e cosa lo aveva fatto innamorare…e stranamente restarono stupiti dalle loro risposte.

Il marito infatti elencò diversi aspetti di lei che lo avevano portato tanto tempo fa a chiederle di sposarlo…e molti punti di quell’elenco lei li aveva sempre reputati come odiosi difetti.

Stessa cosa capitò a lui, quando, ad esempio, si sentì dire da sua moglie che le piaceva tremendamente quella sua pancetta che aveva messo su e che non riusciva a far calare anche se si ammazzava con la corsa tutti i giorni.

Abbassarono finalmente la guardia nei confronti dell’altro…smisero di chiedere conferme su cose che non c’erano e iniziarono ad ascoltarsi e ad ascoltare.

Capirono che i loro difetti potevano essere punti di partenza per migliorarsi…a volte limiti invalicabili, a volte nei che creavano fascino.

E furono contenti. Contenti delle proprie occhiaie ereditate per la stanchezza che deriva dalle faccende quotidiane, contenti delle rughe che nascono col tempo e le fatiche. Furono contenti di guardarsi negli occhi, imperfetti e pur amabili.

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Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

La fecondità che non ti aspetti

Il pomeriggio di Natale, come da tradizione, abbiamo guardato un cartone animato, e quest’anno, per la prima volta su Netflix e non al cinema, abbiamo visto Klaus – I segreti del Natale, che in realtà è del 2019. Ne avevano parlato gli amici di  Cattonerd (qui) e così ci siamo fidati.

Si tratta della rivisitazione della nascita di Babbo Natale e ci ha colpito tanto la versione che viene raccontata. Ci ha colpito perché parla di una ferita che ci tocca da vicino, ma soprattutto perché mostra tanto quanto una catechesi di don Renzo Bonetti, o di chi per lui, che la sterilità non è mai l’ultima parola, e che dall’amore tra un uomo e una donna nasce sempre qualcosa.

Nel corso della storia infatti (di seguito vi avverto che c’è un piccolo spoiler), si scopre che Klaus, quel solitario taglialegna che vive in fondo ad un bosco e che possiede un magazzino stranamente pieno di giocattoli, nasconde un grande dolore: la perdita della moglie tanto amata, con la quale ha atteso per anni che arrivassero i figli desiderati da entrambi, figli che non sono mai arrivati. I bellissimi giocattoli fatti a mano sono proprio frutto di quell’attesa, frutto di quel desiderio coltivato da entrambi.

Dopo essere rimasti inutilizzati per tanto tempo, sarà proprio grazie al dono di questi giocattoli ai bambini della vicina città di Smeerensburg, che gli abitanti di questa cupa e inospitale cittadina, da violenti, tristi e vendicativi, inizieranno piano piano a cambiare volto e atteggiamento, in una catena di atti di generosità e bontà, che giungerà progressivamente a cambiare il loro cuore e le loro relazioni.

Ecco come un cartone animato mostra in modo molto semplice il senso profondo nascosto nell’apparente sterilità di una coppia.

Se c’è l’amore tra sposi, nasce la vita. Sempre. In qualche forma diversa e creativa, certamente non quella che ci si era immaginati, ma nasce, perché l’amore genera la vita.

Se c’è l’amore tra sposi, non si rimane soli, perché l’amore si dilata, coinvolge e per sua forza propria aumenta le relazioni.

Se c’è l’amore tra sposi, Dio dona sempre i figli che ogni coppia ha promesso di accogliere il giorno delle nozze. Solo che spesso dimentichiamo che i figli, per Dio, non sono solo quelli generati nella carne, ma sono quelli che Lui vuole donare, secondo il suo progetto: «A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.»

Se c’è l’amore tra sposi, Dio mantiene la promessa contenuta nella sua benedizione primordiale: «Siate fecondi e moltiplicatevi». La mantiene con i Suoi tempi, che quasi sempre non sono i nostri o quelli che vorremmo, e la mantiene secondo quello che ha preparato per noi, spesso molto più creativo e inaspettato di quello che possiamo immaginare. Stando alla storia di Klaus: come poteva immaginare quel semplice taglialegna che invece di fare contenti solo i suoi 3-4 figli, ne avrebbe resi felici migliaia, tanto da essere chiamato “Babbo” da tutti i bambini del mondo?

Se c’è l’amore tra sposi, la famiglia lì ha inizio e non solo quando nasce un bambino. Già, perché l’amore genera la vita. Genera l’altro, genera il noi di coppia, genera quella relazione accogliente che diventa “culla” e “focolare” sia per i figli che eventualmente nasceranno, ma anche per chi si incontra nel cammino. E spesso, a questo proposito, dimentichiamo che per noi cristiani il sacramento del matrimonio riguarda la coppia e non la famiglia, nel senso che è l’amore tra l’uomo e la donna ad essere sacramento dell’amore di Cristo.

Se c’è l’amore tra sposi e c’è il desiderio di camminare secondo il progetto di Dio e non secondo il proprio, l’happy ending è garantito. Ma non è garantito nel senso che prima o poi un figlio arriverà, è garantito nel senso che è Dio stesso che ci renderà fecondi, in modo inatteso e inaspettato, ma accadrà, se ci apriamo a Lui e accogliamo ciò che vuole donarci.

La fecondità infatti è sempre quella che non ti aspetti perché non si programma a tavolino, non è una “soluzione fai-da-te” e non è un progetto da perseguire: la fecondità, per qualsiasi coppia, sboccia e accade, perché è un dono.

Sì, per qualsiasi coppia, ma anche per qualsiasi persona perché, non dobbiamo dimenticarlo, la fecondità in fondo riguarda tutti: l’essere generativi in senso largo, ampio, è di tutte le persone, di qualsiasi condizione e in qualsiasi stato vocazionale si trovino. Essere fecondi è essere come Maria: aperti alla volontà di Dio e al suo progetto personalissimo su ciascuno di noi.

Giulia e Tommaso

Articolo originale a questo link https://teologiadelcorpo.it/2021/01/la-fecondita-che-non-ti-aspetti/

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