Una religiosità fatta di precetti

L’intento di Paolo è di mettere alle strette i cristiani perché si rendano conto della posta in gioco e non si lascino incantare dalla voce delle sirene che vogliono portarli a una religiosità basata unicamente sull’osservanza scrupolosa di precetti. Perché loro, questi predicatori nuovi che sono arrivati lì in Galazia, li hanno convinti che dovevano andare indietro e prendere anche i precetti che si osservavano e che portavano alla perfezione prima della venuta di Cristo, che è la gratuità della salvezza.

Oggi ci soffermiamo sulla catechesi di Papa Francesco proposta ieri, durante la consueta udienza generale del mercoledì. In particolare ci soffermeremo su alcune righe di ciò che ha detto. Secondo noi le più interessanti, almeno sono quelle che ci hanno maggiormente colpito. Una religiosità basata sui precetti. Perchè Paolo è così preoccupato dal rischio di scivolare in questo tipo di religiosità? Attenzione alla parole: non di fede (la fede è altro) ma di religiosità. La fede è il contenuto mentre la religiosità è l’involucro che si vede, la confezione dovrebbe poi contenere la sostanza, cioè l’amore. A nostro avviso i rischi maggiori, a cui fa riferimento Paolo, si concretizzano in due atteggiamenti specifici, che diventano modus operandi poi anche nel nostro matrimonio.

NON ABBIAMO BISOGNO DI GESU’. Questo è il primo grande rischio che si cela dietro una fede che si fonda principalmente sull’osservanza dei precetti. Io vado a Messa, faccio le elemosina, mi comporto bene, rispetto i comandamenti e per questo mi merito la ricompensa eterna, il paradiso. Non per amore, ma per sentirmi bravo. Moltissimi ragionano in questo modo. Gesù non è il sostegno della vita, ma diventa quasi un notaio. Colui che deve (è suo compito) registrare quanto siamo bravi. Questo è l’atteggiamento dei farisei. Molto religiosi, ma proprio per questo incapaci di amare. Anche noi rischiamo di essere farisei non solo con Gesù, ma anche con il nostro coniuge. Ci trasformiamo in giudici impietosi, incapaci di perdonare perchè noi non commettiamo certi errori e per questo non ammettiamo che gli altri possano invece sbagliare. Siamo intimamente convinti di essere meglio del nostro coniuge e che lui/lei sia fortunato/a ad averci accanto. Questo è terribile. Questo non è amore. Solo chi si sente bisognoso di perdono e comprende tutta la propria miseria è capace poi di accogliere quella dell’altro e di perdonare. Perdona perchè sa di essere perdonato. Ama perchè sa di essere amato.

UNA LEGGE D’AMORE. Gli ebrei hanno umanizzato in un certo senso la legge di Dio. Hanno provveduto a scrivere centinaia di precetti e di regole. Nella stessa Bibbia ne troviamo moltissimi. Perchè? Perchè c’è bisogno di sentirsi in una sorta di confort zone. Sapere quello che si deve fare. Gesù non cancella le regole ma chiede di andare alla base di queste regole. Ci dice che alla fine tutto è finalizzato ad amare. Ama Dio e ama il tuo prossimo. Le regole non sono quindi il fine. Dio non vuole dei sudditi obbedienti. Le regole sono il mezzo per arrivare all’amore. Dio ci vuole realizzati nella vita e santi. Dio ci dice: se vuoi davvero amare cerca di vivere la tua relazione sponsale (e ogni altra relazione) nel modo che ti ho insegnato. Gesù ci chiede un cambio di mentalità. Ci chiede di accogliere le regole come parole d’amore, perchè ci permettono di amare davvero, di andare in profondità del nostro rapporto matrimoniale. Cambia davvero tutto. Per me è stato difficile accogliere la morale sessuale della Chiesa. L’ ho accolta quando ho compreso che non era una sciagura ma una benedizione e una grande opportunità. La castità, i metodi naturali, l’attenzione all’altro non sono più motivo di frustrazione, ma diventano un libretto d’istruzioni per vivere fino in fondo il nostro matrimonio e per donarci nella verità combattendo l’egoismo e la concupiscenza che ci abitano. Gesù attraverso quelle regole ci chiede di perfezionare la virtù del dominio di noi stessi per poterci donare. Come puoi donarti se non ti appartieni?

Il Papa ci offre spunti importanti su cui riflettere. Non perdiamo questa occasione per crescere in amore e santità nel nostro matrimonio.

Antonio e Luisa

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Gli errori da non commettere

In questi anni abbiamo ricevuto tantissime mail, messaggi e commenti sotto i nostri articoli o post. Abbiamo deciso quindi di fare una sintesi dei principali motivi di sofferenza che abbiamo riscontrato. Speriamo possa essere utile.

L’IDEALE NON ESISTE

L’altro non è perfetto. Io non sono perfetto. Il matrimonio non è perfetto. C’è un momento in cui ogni coniuge deve lasciar cadere, deve liberarsi del sogno che aveva dentro di sè dell’altra persona. Questo è un momento che appartiene alla storia reale di ogni coppia. Lasciar cadere il sogno e accogliere in noi la verità dell’altro. Chiamarlo finalmente per nome. Chiamarlo in senso biblico. Accogliere e riconoscere con il nome tutta la persona che abbiamo di fronte. Questo processo può essere anche un duro colpo. Tante aspettative e tanti progetti. Tanti desideri che l’altra persona avrebbe dovuto incarnare e realizzare. Non è così. Spesso la persona che abbiamo sposato non è quella che pensavamo di aver sposato. Spesso l’idea che ci costruiamo è idealizzata e non è reale. Vogliamo che l’altro sia chi non è. E’ importante superare questo momento cruciale. Momento che può giungere per alcuni prima e per altri dopo, per alcuni in modo repentino e per altri in modo graduale, ma arriva per tutti. Tranquilli che arriva. E’ importante saperlo e riuscire a superarlo. E’ importante disinnescare il pericolo che si cela dietro. Il pericolo di pensare che lui non sia quello giusto, che lei non sia quella giusta, e quindi provare con qualcun’altro/a. L’amore chiede invece questo salto di qualità. Saper riconoscere e accogliere l’altro per quello che è. Solo così l’amore diventa maturo. Quando ci si rende conto della caduta del sogno si sperimenta davvero di perdere la vita. Solo facendo questa esperienza che è un’esperienza di crisi, di smarrimento, di solitudine, magari di sofferenza e dolore. Solo passando attraverso questa morte possiamo essere finalmente pronti a farci dono all’altro senza pretendere nulla. Solo morendo possiamo risorgere in una nuova relazione questa volta fondata sulla verità e non su un desiderio idealizzato che non esiste. La famiglia del mulino bianco lasciamola alla pubblicità. La nostra non è così, ma se riusciamo a fare questo salto di qualità, se riusciamo ad uccidere il sogno che abbiamo in testa,  beh la nostra famiglia può essere anche più bella di quella del mulino bianco, con tutto il casino e l’imperfezione da cui è abitata.

FARE L’AMORE NON E’ SEMPRE MERAVIGLIOSO

Abbiamo affrontato innumerovoli questo argomento e non torneremo sulle possibili cause e modalità per un recupero di questa dimensione. Quello che ci preme ribadire in questa analisi è che il rapporto fisico tra gli sposi ha una rilevanza che va oltre il solo piacere fisico. Sappiamo bene come stress, stanchezza, preoccupazioni e tanto altro possano influire sul nostro desiderio e anche sul modo con cui viviamo l’intimità. Fate comunque l’amore, non fate trascorrere troppo tempo, anche quando attraversate un periodo nel quale non ne avete molto desiderio e magari non riesce benissimo. E’ il gesto che più unisce e che permette ai due sposi di mantenere una vicinanza anche dei cuori. Anche quando non è esperienza totalmente appagante sul piano fisico è comunque importante e positiva se vissuta nel dono reciproco. Non sottovalutate la bellezza di sentirsi uno con l’altro. Diceva padre Raimondo (la nostra guida per tanti anni): Non tutte le ciambelle riescono con il buco ma la cosa bella del matrimonio è che non c’è ansia da prestazione. C’è tutta la vita per riprovare e migliorare.

FERITE E PERDONO

Non possiamo lasciarci condizionare dagli errori del passato. Se l’altro ha commesso degli errori, anche gravi, verso di noi, solo perdonando saremo in grado di ripartire. Alcuni di voi diranno: Io voglio perdonare ma non riesco! Quello che mi ha fatto è troppo grave. Questa è l’esperienza di tanti soprattutto quando accadono, appunto, fatti gravi. Come può essere ad esempio un tradimento. Come fare? Naturalmente non esistono ricette preconfezionate. Qui si tratta di mettere mano alla nostra umanità ferita. E’ molto faticoso. Spesso si tratta di affrontare tanto dolore e di dover elaborare un vero e proprio lutto. Tutto parte dalla nostra libertà. Dobbiamo essere liberi di andare oltre il male che l’azione di nostro marito o nostra moglie ci sta causando. Andare oltre i sentimenti e le emozioni. Per fare questo serve tempo. Il perdono non si può pretendere proprio perchè spesso l’altro non è pronto. Riuscire a perdonare (davvero) significa attraversare un processo interiore che ci permette di dissociare il peccato che ci ha fatto del male dal peccatore che lo ha commesso. L’altro non è il suo gesto o la sua mancanza, L’altro è una meraviglia nonostante il suo errore che magari è molto brutto. Perdonare non è quindi dire Ti perdono con le parole, ma è la capacità di riacquistare lo sguardo di Dio verso l’altro. Uno sguardo benedicente. Riuscire di nuovo a guardarlo con la meraviglia di Dio. Riuscire quindi a fidarci ancora dell’altro. Quanto accaduto resta vivo nella nostra memoria ma non fa più male. Si trasforma in amore. In capacità di rilanciare. Non tutti riescono certo ma tutti ne abbiamo le capacità. Soprattutto noi sposi.

Queste sono solo tre dinamiche abbastanza comuni. Ce ne sono altre. In un prossimo articolo magari le affronteremo e se ne avete da suggerire scriveteci un commento o un messaggio.

Antonio e Luisa

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Come al solito !

Dal brano di Vangelo secondo Luca di ieri :

Lc 4,16-30 In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista ; a rimettere in libertà gli oppressi a proclamare l’anno di grazia del Signore». […]

Questo è un brano abbastanza famoso perché offre tanti spunti per la riflessione personale e per capire chi è Gesù, o almeno come ci viene presentato dalla descrizione offerta da questo evangelista. A noi sarà sufficiente soffermarsi sulla prima frase, poche parole , concise ma chiare.

Probabilmente l’evangelista Luca era un amico della Madonna, infatti è l’unico che racconta alcuni aneddoti della cosiddetta “vita nascosta” di Gesù, possiamo immaginare che glieli abbia raccontati direttamente Lei ; è interessante notare come in questi racconti Giuseppe e Maria restino sempre un passo indietro rispetto al vero protagonista, che è Gesù : ci piace pensare che un po’ sia lo stile di Luca ed un po’ ci sia lo “zampino” di Maria che ne ha approvato la versione finale dei racconti, aggiustando qua e là con la sua rinomata umiltà, unita a quella del Suo Giuseppe.

Stiamo scadendo nel sentimentalismo ? No, ma quando affrontiamo le tematiche della Santa Famiglia non possiamo far finta che loro tre fossero dei super-uomini con dei super-poteri oppure dei mezzi-dei a cui tutto viene facile… no ! Anch’essi hanno dovuto affrontare le sfide del loro tempo con la loro carne, senza l’aiuto di effetti speciali da “Agente 007”, hanno vissuto una famiglia felice, bella, santa, benedetta, perfetta, MA pienamente umana. E di questo dobbiamo sempre tenerne conto, senza dimenticare che “questi tre” non erano persone comuni : lei La Vergine prima, durante e dopo il parto e Immacolata (dalla macchia del peccato originale e quindi anche dai peccati personali), suo marito non poteva essere da meno (certo non Immacolato) … vi immaginate Maria che si innamora di un ubriacone, bestemmiatore, un poco di buono avanzo di galera ?… e poi c’è Lui, il Dio fatto carne, vero Dio e vero uomo…. perciò non erano proprio dei comuni mortali ma nello stesso tempo non sono stati esentati dalle fatiche dell’umano vivere.

Nel Vangelo si dice che Nàzaret ha visto crescere Gesù, quindi si può immaginare che la gente presente quel sabato nella sinagoga, fosse la stessa gente che ha visto Gesù correre da infante, giocare, imparare a camminare, lavorare con Giuseppe nella bottega o addirittura a casa propria come mandanti dell’artigiano… eppure la meraviglia iniziale si tramuta presto in incomprensione, ed il livello sale talmente che diventa ostilità e sdegno.

Può darsi che prima di questo episodio questa (Sacra famiglia) fosse una famiglia rispettabile e degna di ammirazione, ma tutto ad un tratto diventa nemica solo per aver detto la Verità ( Gesù infatti si è auto-rivelato forse per la prima volta )… se anche la Sacra Famiglia è stata vittima di persecuzione/discriminazione, non possiamo pretendere una sorte tanto diversa se stiamo dalla parte di Gesù ! Questo ci sembra già un primo insegnamento da non dimenticare per le nostre famiglie che tentano di assomigliarle il più possibile.

Inoltre, il Vangelo recita “[…] e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga[..]”, vi siete mai chiesti da dove avesse imparato Gesù questa buona abitudine di frequentare la sinagoga tutti i sabati ? Questo è il brano del Vangelo da recitare a memoria a quelli che spocchiosamente insinuano che non ci sia scritto nella Bibbia che la Domenica bisogna andare a Messa… anche Gesù andava tutti i sabati alla sinagoga ( non che ne avesse bisogno come Dio ) … non era ancora risorto e quindi la Domenica era ancora relegata al titolo di “giorno dopo il sabato”… e nonostante ciò Lui ha comunque adempiuto a tutti gli “obblighi” religiosi.

Cari genitori, anche Gesù ha imparato ad assolvere agli obblighi religiosi dalla sua famiglia, ecco una lezione per noi : non possiamo esimerci da questo grave compito educativo, poiché i figli che il Signore ci ha affidato sono prima figli Suoi, noi siamo chiamati a fare le sue veci come meglio ci riesce ; Egli però si fida talmente di noi da affidarci quelle preziose sue creature perché possiamo aiutarli a crescere in età, sapienza e grazia… non c’è solo il corpo !

Il Vangelo dice “secondo il suo solito“, non dice : solo quando c’era catechismo, solo quando ne avevano voglia, solo quando pioveva e quindi non potevano andare a fare una gita/picnic, solo quando c’era la benedizione delle mamme o dei papà, solo quando c’era l’incontro dei genitori col parroco, solo a Pasqua, ecc… no, dice che ci andava come al solito !

Cari sposi, anche questa volta, il Vangelo ci dimostra di essere una Parola viva che non lascia molto spazio a fraintendimenti… la famiglia è davvero la culla della vita e la sua prima scuola !

Coraggio, che Dio si fida di noi !

Giorgio e Valentina

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Parlate tra voi di come fate l’amore? E’ importante.

Abbiamo scritto molte volte in questo blog quanto sia importante il dialogo in una coppia. Aspettare che l’altro capisca non sempre è la strada giusta, non lo è quasi mai. Perchè è così difficile capire che se desideriamo qualcosa dall’altra persona forse dovremmo comunicare il nostro desiderio? Oppure se c’è qualcosa che ci infastidice perchè non lo diciamo chiaramente? L’altro non ha il sesto senso. L’altro non è Mel Gibson in What Women Want che riesce a leggere nella testa delle donne e per questo riesce ad essere fantastico con tutte le sue tante conquiste.

Vi svelo un segreto. Anche vostro marito o vostra moglie desidera essere meraviglioso con voi ma forse non sa come farlo. Per questo è importante parlare e parlare. Poi ancora parlare e parlare. Ed è altrettanto importante ascoltare. Quando l’amato/a si apre è importante non perdere l’occasione di imparare qualcosa per migliorare la nostra relazione. In fondo il nostro desiderio, ciò che abbiamo promesso il giorno del matrimonio, non è forse impegnarci a fondo per rendere felice l’altro?

Uno degli ambiti dove c’è forse più difficoltà ad aprirsi è l’intimità. E’ facile esprimere la gioia quando tutto funziona e il rapporto è stato appagante lo è meno raccontare le difficoltà. Si fatica ad esternare quegli atteggiamenti e quei gesti del partner che non ci piacciono. Vale per l’uomo quanto per la donna, anche se solitamente è la donna che subisce maggiormente.

Invece è fondamentale parlarne. Ne va spesso della relazione stessa. Fare l’amore senza che se ne tragga piacere e anzi farlo avvertendo disagio e in alcuni casi dolore non fa che rendere un momento che dovrebbe essere il più bello tra gli sposi in qualcosa da sopportare, da rimandare e alla lunga da non fare più. Capite il rischio?

Quindi parlatene sempre. Parlatene però nel modo giusto.

Liberatevi dal puritanesimo. Non nascondiamolo: spesso ci si vergogna di parlare di sesso. E’ giusto mantenere un sano pudore ed essere gelosi di questa dimensione. E’ giusto con tutti, ma non tra marito e moglie. Liberiamoci da questa idea che vivere la propria sessualità sia qualcosa che abbassa la relazione a qualcosa di solo istintivo. Non è così! Ne abbiamo scritto diverse volte. Fare l’amore è un gesto sacro, quando è compiuto tra due sposi uniti sacramentalmente. Un gesto pieno di dignità e di amore vero, concreto ed efficace. Eppure c’è ancora vergogna nel parlare in coppia di ciò che piace e non piace, di come si possa migliorare, di quali siano i gesti più apprezzati e quelli che danno fastidio. Non limitate questa possibilità di crescere in un gesto importantissimo nella coppia. Un’esperienza che può davvero diventare meravigliosa e avvicinare a Dio. E’ bene ricordare che tanti sposi hanno imparato a fare l’amore nutrendosi di pornografia. Credono di sapere tutto e in realtà non sanno nulla di buono. Fare l’amore non è una tecnica da mettere in pratica, ma un dialogo tenero e ad amoroso tra due persone che desiderano darsi piacere e in quel piacere trovare comunione e unità di cuore oltre che di corpo.

Parole per costruire e non per distruggere. L’argomento va affrontato per migliorare la sessualità e non per trasformare il dialogo in una serie di accuse reciproche. Quanti sono capaci solo di puntare il dito: Tu non mi fai sentire niente, tu pensi solo al tuo piacere, non sei capace. Per poi magari arrivare alle frasi più brutte e dannose: certo che il mio ex (o la mia ex) era molto più bravo/a di te. Attenzione: dovete costruire e non distruggere ancora di più. Quindi i consigli sono due. Evidenziate ciò che vi è maggiormente piaciuto: è stato molto bello quando mi hai accarezzato dovresti farlo di più, quel gesto mi ha dato un po’ fastidio e quella sensazione mi ha un po’ bloccato/a per favore non farla più, mi piacerebbe che tu ti dedicassi a me in questo modo. Insomma, un dialogo teso a un confronto per migliorare e non per gettare addosso all’altro il nostro risentimento e la nostra insoddisfazione.

Parlatene con calma non durante il rapporto. Trovate un momento in cui siete da soli ma non durante il rapporto. Andreste a rovinare tutto. Durante il rapporto è bello e consigliato dare delle indicazioni molto semplici: si così è bello oppure smettila. Cose semplici e senza replica. E’ importante trovare invece dei momenti in cui approfondire ciò che è andato e ciò che non è andato in uno scambio aperto e sincero. C’è un momento meraviglioso per condividere il bello (solo il bello) che si è vissuto. Subito dopo aver terminato il rapporto. Lì in quell’abbraccio carico di comunione e di emozione, esprimere la nostra gioia e gratitudine reciproca, può unirci ancora di più e rendere quel momento ancora più ricco e carico di amore.

Sono solo dei piccoli e semplici consigli ma crediamo molto importanti. Tanti problemi di relazione nascondo proprio dal rapporto intimo vissuto male e un rapporto intimo è vissuto male perchè molte volte non se ne parla abbastanza.

Coraggio quindi se ci tenete al vostro matrimonio parlatene e impegnatevi a fondo per rendere la vostra intimità sempre più bella per entrambi.

Antonio e Luisa

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Il (vero) matrimonio senza rughe

Cari sposi,

anche se qui forse dovrei esordire più con “care spose” …

Magari vi sarò capitato sotto gli occhi la rubrica sulla coppia di qualche rivista tipo Vogue, Elle, Glamour mentre siete in attesa dal dentista. È tipico in quegli articoli temi tipo: “come rimediare un disamore?” o “le dieci causa di crisi di coppia” e giù a ricette magiche per diventare la coppia perfetta.

Quante volte i coniugi vogliono “lavare” la propria relazione, cioè purificarla da tutte quelle sporcizie e remore che la rendono dura e faticosa. Allora di solito si punta a cambiare parole, modificare il proprio atteggiamento, capire quali sono gli stratagemmi funzionanti per non litigare, o mordersi la lingua, fare buon viso a cattivo gioco, dai sorvoliamo, mettiamoci una pietra sopra… Quante cose buone ci si è inventati per ottenere un miglioramento, di certo tutte cose buone ma occhio a non fare la fine dei farisei del Vangelo.

Gesù coglie l’occasione da questa scena di vita ordinaria per dirci che il cuore umano, con il suo carico di peccato, che tecnicamente si definisce come “concupiscenza”, non lo riusciremo mai a trasformare in meglio con un po’ di sapone.

Ma che pessimismo! Io direi piuttosto: realismo. Quanti sistemi politici, correnti di pensiero, ideologie hanno cercato di creare in terra la società giusta lasciandosi dietro una scia di morte e sangue. Come mai? Non sarà che “il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa e insanabilmente malato; chi lo può conoscere?” (Ger 17, 9).

È la sua Grazia che lo può fare, solo Lui ha il potere ci cambiarmi da dentro se io sono disposto a collaborare.

Per voi sposi che avete consacrato il vostro amore nello Spirito Santo, ci vuole ben altro. Una casa ovviamente si costruisce dalle fondamenta, si parte dall’umano ma “senza Gesù non possiamo fare nulla” e quindi la nostra pienezza come persone e come coppie sta nello stare a pari passo con i doni che il Signore ci fa ogni giorno.

Papa Francesco ci ricorda che: “la condiscendenza divina accompagna sempre il cammino umano, guarisce e trasforma il cuore indurito con la sua grazia, orientandolo verso il suo principio, attraverso la via della croce. Dai Vangeli emerge chiaramente l’esempio di Gesù, che […] annunciò il messaggio concernente il significato del matrimonio come pienezza della rivelazione che recupera il progetto originario di Dio (cfr Mt 19,3)»” (AL 62).

Mentre noi vorremmo essere sempre belli e senza rughe, il nostro Sposo ci insegna che siamo belli nella misura in cui ci lasciamo amare da Lui e cerchiamo di starGli il più vicino possibile. Poi, il resto, il trasformarci, il migliorarci, il cambiarci lo fa Lui a poco a poco,

Caro sposi, se volete davvero vivere un matrimonio “alla Dio”, se sentite in cuor vostro la spinta a diventare una coppia migliore di quello che siete adesso, bene, allora l’unica è strada è lasciarsi guidare e condurre dal Gesù nello Spirito per le strade che Lui ha pensato per voi.

ANTONIO E LUISA

E’ vero! Anche noi scriviamo sovente di ricette, di atteggiamenti giusti e sbagliati, di modi di approcciarsi ecc. ecc. Sono tutti spunti che possono essere importanti, ma possono essere utili nella misura in cui il nostro cuore è aperto alla Grazia. Come dire che Gesù ti dà il desiderio di amare sempre e comunque e i nostri consigli possono suggerire il modo, come farlo.

Tutto parte però dall’amore di Dio. Nulla sarebbe possibile se non ci sentissimo amati per primi e in modo così grande quanto immeritato da Gesù. Solo dopo, dopo aver fatto esperienza di questo amore saremo capaci di perdonare, di amare per primi il nostro coniuge, di amarlo quando magari non si dimostra molto amabile e l’istinto sarebbe quello di mandarlo a quel paese se non di dargli una padella in testa.

Ciò che cambia i cuori è solo l’esperienza di Dio, poi possiamo discutere sul come rispondere a quell’amore, ma se non c’è la base della relazione con Gesù tutto il resto diventa un parlare sterile e inutile. Anche il perdono diventa un atto di debolezza e di dipendenza. Come se Gesù fosse morto in croce per debolezza. Ma lo può capire solo chi ha incontrato quel Gesù morto per lui.

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 16

Sarebbe interessante approfondire la tematica degli abiti eleganti della Domenica nonché del decoro del corpo, ma ne parleremo meglio più avanti, per ora ci basti sapere che corpo ed anima sono inscindibili nell’uomo. Oggi vogliamo proseguire con i rituali iniziali, perciò vi riproponiamo l’indicazione del Messale ma ne analizzeremo la seconda parte del contenuto :

Giunto all’altare, il sacerdote fa con i ministri un profondo inchino, bacia l’altare in segno di venerazione e, secondo l’opportunità, incensa la croce e l’altare. Poi, con i ministri, si reca alla sede. Terminato il canto d’ingresso, il sacerdote e i fedeli, in piedi, si fanno il Segno della Croce. Il sacerdote, rivolto al popolo, dice : Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Il popolo risponde: Amen

Dopo aver compreso della sede, degli abiti e del bacio all’altare, ecco che finalmente arriva il Segno di Croce.

Perché ci segniamo con questo segno ? Da dove trae la sua origine ? Ha una sua forza o è come un rito scaramantico ?

Queste sono solo alcune tra le domande che sentiamo spesso e a cui tenteremo di dare una risposta chiara seppur sintetica ; l’analisi del Segno di Croce ci porterebbe molto lontano con lunghi discorsi di tipo teologico, filosofico, dottrinale, antropologico, pastorale, ma siamo costretti a fare una scelta, perciò speriamo di essere concisi e chiari allo stesso tempo.

Fin dai primi secoli del Cristianesimo è presente il Segno di Croce, infatti leggiamo negli Atti di sant’Afra, martire ad Augusta (Baviera) nel 304, la testimonianza di un pagano che depone a proposito di san Narciso e del suo diacono: 

“sapevo che erano cristiani, perché tracciavano sulla loro fronte il segno di croce”.

Com’è chiaro da questa testimonianza, il Segno di Croce ha subìto un’evoluzione nei secoli, anticamente era probabilmente solo sulla fronte, ma poi i cristiani ne hanno capito l’importanza, il significato e la potenza, che hanno sentito l’esigenza di abbracciare tutto il corpo con esso diventando quel gesto che tutti conosciamo e che, dovremmo re-imparare a fare bene e spesso.

E’ chiaro che il Segno di Croce trae la sua origine dalla Croce di Gesù, dall’evento salvifico per eccellenza ; nella Bibbia (1Cor 1,17-25) è spiegato che la croce è scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani. Scandalo perché i Giudei si aspettavano un salvatore, il liberatore di Israele, il Messia (Mašīaḥ in ebraico), come una figura politica e militare, e quindi risulta assurdo che uno che si proclami “Il Messia” faccia la fine di un comune malfattore senza che nessun esercito si mobiliti per liberarlo da tale supplizio : ecco perché è scandalo per i Giudei. Dall’altra parte troviamo i pagani, per i quali è stoltezza predicare in giro per tutta la Galilea che il tempo dei cambiamenti è vicino (il Regno dei cieli), ostinarsi nel fare miracoli a destra e a sinistra, proclamarsi non solo salvatore d’Israele ma addirittura “il Figlio di Dio”, auto-dichiararsi Re dei Giudei e poi finire in croce come un comune malfattore : è da stolti.

Questi sono ragionamenti di chi non ha uno sguardo di fede, ma vede gli avvenimenti soltanto con un’orizzonte terreno.

Mentre per i cristiani, discepoli di Gesù ( quel Messia crocifisso ), gli avvenimenti su questa Terra hanno sempre un aggancio con il Regno dei Cieli, lo sguardo dei cristiani non è solo orizzontale, essi vivono e muoiono come tutti gli altri ma hanno la consapevolezza che tutto è nelle mani di Dio, che anche ciò che sembrava perduto (la croce di Gesù) senza la fede, acquista un nuovo significato quando si ha la fede. Infatti la morte di Gesù non è stata vana, ma è stata redentiva e vicaria, cioè ci ha redento con la Sua Passione perché ha sofferto per noi e al posto nostro, ma tutto ciò si comprende solo con la fede ; era necessario che la nostra redenzione passasse per la Croce di Cristo Gesù affinché i nostri peccati restassero inchiodati su quella croce, ma a noi avvenisse ciò che è avvenuto per Gesù, la risurrezione e la vita eterna. Lui è risorto, è veramente risorto !

Ciò che per gli altri è scandalo e stoltezza, è divenuta per i cristiani vessillo glorioso di Cristo, della Sua gloriosa resurrezione e della Sua vittoria sul peccato e sulla morte.

Facciamo ora un passettino in avanti con la riflessione : se Gesù è morto in croce significa che non ci è andato con l’intenzione, sulla croce, ma con il suo vero corpo, e questo ci ricorda che Colui che si è dichiarato “il Figlio di Dio” si è fatto carne davvero, è diventato uomo vero ( non mezzo uomo e mezzo Dio , ma vero uomo e vero Dio ). E se c’è un Figlio di Dio, significa che c’è anche un Padre, infatti Gesù l’ha ampiamente sottolineato tante volte nei suoi discorsi che Lui e il Padre sono la stessa cosa ; proseguendo con il ragionamento semplice comprendiamo che se sono veri i discorsi sul Padre, allora sono veri anche i discorsi sullo Spirito Santo.

E arriviamo velocemente alla riflessione finale : il Catechismo della Chiesa Cattolica spiega che il Segno di Croce è un sacramentale ( vedi l’articolo 7 di questa serie ), e come tale ci rafforza nella fede ogniqualvolta lo facciamo, senza l’atto di fede esso rimane sterile e si riduce allo stato di rito scaramantico e superstizioso. Come tutti i sacramentali porta con sé una forza ed un vigore unici, poiché rafforza la fede e ridona vigore ad un animo un poco assopito. Una schiera innumerevole di santi ( ma non solo loro, anche noi ) ci testimoniano come farsi il Segno di Croce devotamente e con fede in taluni momenti possa cambiare il corso della giornata, talvolta cambia gli eventi, molti martiri hanno trovato la forza di affrontare i supplizi ed i loro ultimi momenti nel farsi il Segno di Croce, ed in taluni casi ciò ha aiutato la conversione degli aguzzini, quantomeno lo stupore per la fierezza con cui essi affrontarono il martirio.

Da ultimo vogliamo ricordare che farsi il Segno di Croce crea come uno scudo intorno a noi, uno scudo impenetrabile ai diavoli, ecco perché dovremmo re-imparare a farlo bene, con calma, con devozione, con rispetto, con tanta fede e re-imparare a farlo tante volte lungo il corso della giornata.

Care famiglie, è importante insegnare ai figli a farsi bene il Segno di Croce, quanto bene abbiamo ricevuto dai nostri nonni/zii che ci hanno fatto vedere che non si vergognavano di farsi un Segno di Croce in mezzo alla strada passando davanti ad una Santella, oppure davanti al Cimitero, alla Chiesa parrocchiale… le occasioni sono molteplici per dire una preghiera con il corpo e dimostrare a Gesù il nostro amore.

Cari sposi, quando vi svegliate la mattina, la prima cosa da fare è mettersi al riparo dagli attacchi del nemico dietro lo scudo del Segno di Croce ed insieme ringraziare Dio che ci ha concesso un altro giorno… similmente alla sera prima di addormentarvi rimettete la vostra vita nelle mani del Signore con il Segno di Croce e come farebbe un bambino rintanandosi nella sua casetta, così rintaniamoci dietro lo scudo potente del Segno di Croce e… sogni d’oro, anzi di Paradiso !

Giorgio e Valentina.

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“Nessuno si converte con le bastonate” – “Sposi&Spose di Cristo”

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”

“Mio marito non viene a fare shopping con me…io mi arrabbio e gli tengo il muso…e lui mi segue”.

“Mia moglie non vuole parlare di altro se non di figli…io allora la umilio con qualche parolaccia…le faccio credere che non vale nulla e lei allora cerca di parlare di altro”.

Quanti altri esempi si potrebbero fare e sicuramente ciascuno di voi ne ha in mente qualcuno.

A volte la realtà delle cose non ci piace. Vorremmo cambiare le situazioni, vorremmo che ci fosse gioia in famiglia, vorremmo che i nostri figli ci ascoltassero di più…vorremmo……vorremmo…………

E allora mettiamo in atto tutta una serie di comportamenti più o meno coercitivi (dallo stimolare nell’altro i sensi di colpa…fino a picchiarlo in alcuni casi) affinché la realtà si pieghi secondo il nostro volere.

Le ricette per modificare i comportamenti delle persone non mancano…soprattutto quando ci crediamo paladini del bene, del vero e del giusto…e ci eleviamo a salvatori delle situazioni e delle persone.

Quante ricette.

Quante ricette abbiamo per salvare il pianeta, per salvare le anime, per salvare gli animali, per salvare i matrimoni, per salvare le piante, per salvare gli oceani, per salvare le parrocchie, per salvare le amicizie, per salvare i gatti sugli alberi, per salvare l’economia globale, per salvare i rifugiati, per salvare i rapporti con i suoceri, per salvare gli embrioni congelati, per salvare i mobili antichi dai tarli, per salvare i ragazzi dalle nuove e vecchie dipendenze, per salvare l’albo degli avvocati, per salvare lo schermo dello smartphone, per salvare gli ornitorinco dall’estinzione (quale sarà il plurale di ornitorinco??), per salvare i ricordi, per salvare i bambini dai trafficanti di organi, per salvare l’arte, per salvare l’ozono, per salvare quello che ti pare…

Vi sveleremo un segreto. Se in queste ricette c’è l’ingrediente “bastone”…il risultato sarà una schifezza.

Una volta un prete mi disse: “Fratello, nessuno si converte con le bastonate”.

Questa frase mi ha fatto pensare e alla fine ho capito che qualsiasi cosa tu voglia salvare…in realtà…solo la mitezza, la preghiera, la cura, l’ascolto, la dolcezza, la simpatia, la comprensione, la gentilezza….solo questi ingredienti possono aprire dei varchi per far passare l’unico che può salvare veramente qualcosa o qualcuno: il Signore Gesù Cristo.

E allora mi torna in mente e nel cuore quel bel dialogo de Lo Hobbit in cui Gandalf si rivolge a Galadriel e le dice:

“… Saruman ritiene che solo un grande potere riesca a tenere il Male sotto scacco…ma non è ciò che ho scoperto io. Io ho scoperto che sono le piccole cose, le azioni quotidiane della gente comune che tengono a bada l’Oscurità. Semplici atti di gentilezza e amore…”

E allora con la nostra gentilezza in famiglia, con la cura del dialogo con nostro marito o con nostra moglie…con la dolcezza di un ascolto vero che possiamo offrire al nostro coniuge…con la tenerezza dei gesti quotidiani da cui può nascere una bella intimità sponsale tra i coniugi…con la preghiera a volte silenziosa fatta nel nascondimento del cuore per i nostri cari….solo così apriremo varchi al Signore!

E allora camminando per la via dell’umiltà spalancheremo le porte del cuore dell’altro.

Impariamo da Gesù…da Colui che è Mite ed Umile di Cuore.

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Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

Non fare nostro ma fare posto

Qual è la grandezza di Dio?  Dio è grande in tutto, ma lo è soprattutto quando si fa piccolo. La Sua grandezza verso noi uomini si concretizza soprattutto nel Suo farsi piccolo. Quando Dio crea, dice un detto ebraico poco conosciuto, si ritrae, si contrae per poter dare la vita, per non essere tutto solo Lui. Dalla sua contrazione nasce l’Universo, nasce il Mondo e nasciamo anche noi, nasce l’uomo, che del Creato è il vertice. La grandezza di Dio, quindi, non consiste nel travolgerci con la sua grandezza, ma nella Sua capacità di non farlo, di farsi piccolo per essere accolto da noi. Dio si è autolimitato per permettere una relazione possibile tra noi e Lui. Perchè la desidera. Perchè Lui è amore e vive di questa relazione tra le tre Persone Divine.

Ci ama così tanto da essersi fatto uomo, come noi, per poterci abbracciare, sorridere, guardare attraverso il Suo corpo e alla fine donare tutto di sè, sempre attraverso il Suo corpo. Il nostro Dio è vero perchè nessun uomo avrebbe potuto inventarsi un Dio così, nessuno avrebbe potuto avere l’ardire di immaginarsi un Dio così. Per questo non può che essere vero. Arriviamo a noi. Al nostro matrimonio. Cosa ci insegna questa introduzione? La nostra relazione è sacra perchè è immagine della relazione divina. E’ immagine di Dio. Semplicemente quindi dobbiamo cercare di acquisire lo stile di Gesù nell’amare il nostro sposo o la nostra sposa. Dobbiamo essere  capaci di farci piccoli per far emergere l’altro, per aiutare l’altro a sviluppare tutta la sua umanità, il suo essere uomo o il suo essere donna. Come disse sapientemente Papa Francesco nel 2017:

Il marito ha il compito di fare più donna la moglie e la moglie ha il compito di fare più uomo il marito. Crescere anche in umanità. Questo si chiama crescere insieme. Ma questo non viene dall’aria, viene dalle vostre mani, dai vostri atteggiamenti, fate in modo che l’altro cresca, lavorate per questo. 

Spesso siamo portati a fagocitare l’altro, a farlo a nostra immagine, plasmarlo come piace a noi. Vogliamo decidere non solo per la famiglia ma anche per lui/lei. Così facendo ci sembra di prenderci cura e di amare. Non è così. Non è questo il modo di fare di Dio. Dio non ci vuole forzare a nulla. E’ importante comprendere questo per capire finalmente che la nostra sposa è bellissima e merita di avere accanto uno sposo che riconosce in lei una bellezza diversa dalla sua. E’ importante che uno sposo abbia accanto una sposa che desideri amarlo per quello che è senza castrare la sua diversità e la sua virilità. Ciò non significa che tutto vada bene, ognuno di noi ha difetti e atteggiamenti da cambiare. Significa non forzare l’altro ad essere come noi vogliamo, ma provocare in lui/lei il desiderio di cambiare per restituirci l’amore gratuito che noi offriamo senza pretendere nulla da lui/lei. Non per forza ma per amore. L’amore non è fare nostro ma fare posto in noi.

Questo è il modo di Dio e questo è ciò che dobbiamo cercare di replicare nella nostra vita. Da soli è quasi impossibile, con la Grazia di Dio possiamo e dobbiamo farcela. Ne va della nostra gioia e della nostra vocazione.

Antonio e Luisa

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Un’immagine non sempre visibile

Come spiegare che gli sposi sono immagine di Dio. Come disse Papa Francesco in un’udienza del 2014: L’immagine di Dio è la coppia matrimoniale: l’uomo e la donna; non soltanto l’uomo, non soltanto la donna, ma tutti e due.

Io e Luisa, come ogni altra coppia sposata in Gesù, siamo ciò che più si avvicina a mostrare chi è Dio. Perchè proprio nella nostra differenza uomo-donna, nel nostro essere sessuati e diversi, c’è la possibilità di generare una relazione feconda e l’occasione di farsi dono l’uno per l’altra in una comunione d’amore. Come accade nella Trinità.

Certo rappresentiamo un’immagine molto limitata ed imperfetta, ma riusciamo a raccontare qualcosa di Dio come nessuna altra realtà umana può fare. Allora perché tutta questa miseria anche tra gli sposi uniti sacramentalmente? Perchè tanti sposi si separano, si tradiscono, si feriscono nello spirito e talvolta anche nel corpo? Queste coppie non sono immagine di Dio? Non è facile rispondere. Ci proverò con un esempio che può essere esplicativo.

Diamo per vero che il matrimonio sia valido (purtroppo non è detto lo sia). Lo Spirito Santo è sceso sugli sposi e Gesù ha preso casa nella relazione dei due. I due sono immagine di Dio? Lo sono già? La risposta è ni. Si e no. Sicuramente in potenza lo sono. Hanno questa immagine impressa dentro di loro. Impronta impressa dal fuoco consacratorio dello Spirito Santo che li ha resi uno e che li ha resi di Dio. C’è l’immagine di Dio. In tutti i matrimoni validi anche i più disgraziati. C’è ma non si vede. Come se Gesù avesse scritto il Suo nome sul foglio del loro matrimonio con il succo di limone. Lo ha scritto, ma è invisibile.

Come renderlo visibile? Bisogna avvicinarlo ad una fonte di calore. Ad esempio ad una candela. Candela che genera luce e calore. Una piccola luce e una piccola fiamma. Candela che rappresenta la nostra misera capacità di donarci l’uno all’altra con tutta la volontà, con tutto il corpo e con tutta la mente. Se il nostro matrimonio è vissuto nel calore del nostro amore umano reciproco ecco che accade il miracolo. I fogli bianchi della nostra relazione mostrano ciò che Dio aveva scritto fin dal giorno delle nostre nozze in modo non visibile. Il nome di Dio prende forma e colore nella nostra vita. Diventiamo davvero immagine di Dio e del suo amore. Ecco perchè tanti matrimoni falliscono. Perchè manca il calore e la luce dell’amore naturale degli sposi. L’immagine di Dio resta nascosta e il matrimonio rischia di restare una relazione molto povera, come tante altre. Come tante altre finisce. Non diamo la colpa a Dio per questo. Solo dando tutto avremo in cambio il centuplo in gioia, pace e grazia fin da questa vita.

Diceva don Dino, un sacerdote che ci ha insegnato tanto: solo con la Grazia o solo con la volontà non si fa molto, con Grazia e volontà si può fare tutto.

Antonio e Luisa

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Apocalypse now !

La Chiesa oggi ci ha donato un brano dal libro dell’Apocalisse di San Giovanni Apostolo :

Ap 21,9b-14 Uno dei sette angeli mi parlò e disse: «Vieni, ti mostrerò la promessa sposa, la sposa dell’Agnello».
L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino. È cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele. A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte. Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.

Nella storia cinematografica si sono susseguiti molti films che parlano della famosa Apocalisse nel titolo oppure nella loro trama ; la maggior parte di essi sviluppa temi che hanno a che fare con la fine del mondo, inteso come il pianeta Terra, in modo catastrofistico ; altre pellicole trattano di lontani futuri in cui le tracce dell’uomo con le sue componenti passano in secondo piano lasciando spazio alle macchine ed ai computer ; da ultimo non possiamo dimenticare quei films che usano la parola Apocalisse per circoscrivere temi di inumana crudeltà e ferocia come quello che abbiamo ricordato nel titolo.

Ebbene, in realtà la parola apocalisse significa “Rivelazione” , quindi il mondo della cinematografia ha preso un granchio ? Per certi versi sì e per altri no. E’ vero che nel libro scritto da S. Giovanni ( o da un suo scrivano/segretario/discepolo ) si parla di eventi catastrofici, ma sono tali solo per i dannati ; tutte le catastrofi descritte nei films sono volutamente esagerate per descrivere la desolazione di un mondo disumano e senza l’uomo, ma in realtà sono niente in confronto alla vera catastrofe descritta nel libro Apocalisse : e cioè l’eternità passata senza Dio, rinnegando Dio, in compagnia del Diavolo con i suoi seguaci in quell’oscuro posto che è l’Inferno.

L’Apocalisse invece parla di una Gerusalemme celeste, di una città santa, descritta con parole meravigliose ed evocano lo splendore di una città “risplendente della gloria di Dio“, ad un certo punto l’autore non sa più quali paragoni usare, del mondo che conosciamo, per descrivere la bellezza che ha visto nelle sue visioni/esperienze mistiche.

Cari sposi, non lasciamoci ingannare da questo mondo : esso è difficile, è pieno di insidie, di ostacoli, di sofferenze, di atrocità, di pericoli, di ferocia disumana, ma prima o poi tutto ciò finirà, e dopo… se perseveriamo fino alla fine ci aspetta una città risplendente della gloria di Dio, una città della quale il sindaco non sarà un corrotto, una città nella quale la raccolta differenziata sarà solo la raccolta dei frutti di opere buone, una città senza smog ed inquinamento di ogni tipo, una città dove non saremo costretti a vedere cartelloni pubblicitari indecorosi, una città dove il traffico non esiste, una città le cui porte sono sorvegliate dagli Angeli, una città in cui non ci saranno cortei blasfemi, una città dove ci sarà sempre bel tempo, non avremo bisogno di vestiti per coprirci dal freddo, non saremo costretti a fare la coda per andare da una parte all’altra, non andremo più a timbrare il cartellino alla mattina, non ci sarà bisogno di fare la spesa, non dovremo temere di incontrare nessuno che ci odia, non avremo bisogno di fare la gara tra di noi per l’autodeterminazione, nessuno schiaccerà nessuno, nessuno odierà nessuno, non ci ammaleremo più, non peccheremo più, non litigheremo più tra noi… perché il Paradiso è questo e infinitamente di più è tutto quello che non riusciamo a descrivere con le nostre misere parole.

Sono tanti gli sposi che stanno vivendo un periodo angosciato, molti stanno combattendo contro un male incurabile, molti stanno lottando contro i propri vizi o quelli del proprio coniuge, tantissimi stanno remando contro corrente per cercare di tenere in piedi la loro relazione…. CORAGGIO SPOSI, NON LASCIAMOCI CADERE LE BRACCIA perché le cose di questo mondo finiranno e poi ci sarà la Gerusalemme celeste, finalmente faremo parte della sposa dell’Agnello… sicuramente avrete notato che nella Bibbia, quando si vuol descrivere la bellezza della relazione tra un’anima e Dio si usano i termini della famiglia : nozze, sposi, fidanzati, padre, madre, figlio.

Non è un caso, proprio perché noi sposi siamo chiamati a cominciare a vivere un pezzettino di quella meravigliosa città celeste già in questa vita attraverso la grazia sacramentale del Matrimonio, è possibile cominciare a vivere già qui un anticipo di Paradiso, come quando si sente l’aroma del caffè nella stanza ancor prima di berlo… così il nostro matrimonio può diventare per Grazia una (piccola e limitata) città risplendente della gloria di Dio.

Coraggio sposi !

Giorgio e Valentina.

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Intimità e gravidanza. Un’esperienza bella e delicata.

Ciao! Vi seguo da diverso tempo e vi sono molto grata per la testimonianza che date e gli spunti continui che offrite. Per me e mio marito è stato molto importante leggervi, soprattutto sulle tematiche inerenti la sessualità, perché è raro il vostro modo chiaro e diretto di trattare argomenti delicati. Ho una domanda da farvi in merito. Sono al 5° mese di gravidanza e stiamo incontrando alcune difficoltà nell’unione fisica, un po’ per il pancione, ma soprattutto perché i rapporti molto spesso durano appena il tempo della penetrazione, cosa che prima era successa solo raramente. Dalle sensazioni che riferisce mio marito, mi viene da chiedervi se ci sono, oltre agli aspetti più psicologici dell’uomo, dei cambiamenti fisici nel corpo della donna che potrebbero causare questo (tipo modificazioni nelle dimensioni o nella posizione della vagina). Inoltre vi chiedo un consiglio, anche pratico, su come affrontare la situazione in questa fase delicata. Grazie per il tempo che potrete dedicarmi.
Un caro saluto e un ricordo nella preghiera,

Abbiamo pensato fosse utile condividere i nostri pensieri su un argomento interessante e che molti di noi si sono trovati ad affrontare o affronteranno nel corso della vita di coppia. Sappiamo bene come l’arrivo di un figlio sia un momento molto delicato per gli equilibri della coppia. Lo è in modo molto evidente dopo la nascita, quando la presenza di quell’esserino rischia di monopolizzare tutte le attenzioni dei due genitori, in particolare della mamma. Ci sono quindi degli equilibri da ritrovare nel dialogo d’amore tra i due sposi. Guai a sentirsi solo genitori e non più coppia. Non è questo però l’argomento della richiesta e di questo articolo.

Anche durante i mesi dell’attesa, dove il corpo della donna continua a subire cambiamenti evidenti e dove l’assetto ormonale non favorisce il desiderio, si possono presentare delle insidie. Il rapporto di coppia può subire delle crisi più o meno gravi. Anche fare l’amore può diventare un problema quando magari prima non lo era.

Solitamente chi trova maggiori difficoltà è la donna. Come abbiamo già accennato gli ormoni non aiutano in quel periodo il desiderio. Non solo. Si possono aggiungere sensazioni ed emozioni che complicano il quadro. La donna si trova con un corpo che muta velocemente e che in alcuni casi non la fa sentire più bella e attraente per il suo uomo. Altre volte si può aggiungere il timore di fare del male al bimbo che porta il grembo.

Nel caso raccontato nella mail invece il problema nasce dall’uomo. Lei sembra affrontare più serenamente il tutto. A volte può succedere. Non ci si pensa mai abbastanza ma anche il marito si trova ad affrontare un momento molto delicato. Certo in modo meno diretto e corporale, ma da un punto di vista psicologico comunque molto coinvolgente e, per alcuni, destabilizzante.

Crediamo di poter affermare che in questo caso tutto nasca dalla testa. Che non ci siano cause fisiologiche o dovute a modificazione degli organi sessuali femminili. Almeno non in modo diretto. Intendiamo dire che la donna cambia molto durante la gravidanza. A differenza di quanto la stessa donna crede ciò non la rende meno attraente agli occhi del marito. Nella stragrande maggioranza dei casi una donna in attesa appare al suo amato ancora più bella. Appare nel pieno della sua femminilità e questo può comportare un maggior coinvolgimento emotivo e sessuale da parte maschile. Le appare così bella che non riesce a resistere.

Altre volte anche il marito psicologicamente si trova a disagio. Crede di poter far del male al piccolo nel grembo materno. Spesso ci sono delle convinzioni errate radicate in noi che non ci permetto di vivere bene un periodo che invece può essere molto bello.

Cosa ci sentiamo di consigliare? Dovete trovare serenità e complicità.

Serenità perchè il bambino non corre alcun pericolo (se non ci sono problemi e complicazioni di altro tipo). L’utero materno è separato dalla vagina e non c’è quindi nessuna possibilità di procurare danni al feto durante il rapporto. Certo bisogna essere delicati e scegliere posizioni che non schiaccino troppo la pancia. Non solo: ci sono studi che dimostrano che il bambino nel grembo vive un momento di grande benessere quando i due genitori fanno l’amore e lui si sente al centro di quella comunione corporea e spirituale tanto profonda.

Cercate complicità. Parlate tanto tra di voi. Raccontatevi le vostre sensazioni, le vostre emozioni, le vostre paure. Con la certezza di trovare nell’altro comprensione e sostegno. Vivete il rapporto nella tenerezza. Vivete tanti gesti di tenerezza anche al di fuori dell’amplesso. Questo è importante per sopperire al calo del desiderio ormonale. Facciamo l’amore perchè ci vogliamo così bene che desideriamo essere uno anche quando gli ormoni ci terrebbero lontani.

Per quanto riguarda l’amplesso cercate di averne e viveteli nel dono reciproco. Non importa tecnicamente che escano perfettamente, conta l’amore e la comunione che riuscite a generare in voi e tra voi. Se il momento della penetrazione dura troppo poco perfezionate il prima, i preliminari, concentrando le attenzioni sul corpo della donna. Lui non ne ha bisogno. Soprattutto in questo caso. Prediligete una posizione che sia comoda e vi faccia sentire tranquilli. Quella di mettirsi di fianco uno di fronte all’altro è perfetta. E se nonostante questo lei non riesce ancora a sentire nulla ricordiamo che è lecito continuare con la stimolazione in altro modo. Non solo è moralmente lecito ma umanamente giusto.

Un padre domenicano vissuto a cavallo tra 1800 e 1900, tale Benedictus Merkelbach, professore di morale all’università cattolica di Lovanio (Belgio) in uno dei suoi tanti testi ebbe a scrivere: la moglie può con il proprio tatto o anche con quello del marito stimolare in se stessa la soddisfazione saziativa e perfetta e così dare compimento all’intimità se il marito ha compiuto o ha intenzione di compiere secondo natura la sua parte.

Questo è il nostro consiglio. Ricordate: serenità e complicità!

Luisa e Antonio

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Signore da (quale psicologo) andremo?

Da pochi giorni ho concluso la settimana di Esercizi Spirituali ignaziani. Mi trovo con la mia comunità in un posto bellissimo sulle Alpi il ché non ha che favorito le immense grazie che Gesù nella sua bontà ha elargito ancora una volta alla mia vita.

Che posso dirvi cari sposi dopo un’esperienza del genere? Nulla di trascendentale sennonché il Signore in questi momenti ti ficca nel cuore e nella mente le verità più semplici ed essenziali. Quelle che già sappiamo ma che probabilmente non abbiamo ancora digerito, rimangono lì in bilico tra piloro e duodeno e di conseguenza non sono state assimilate del tutto.

Una di queste e che mi è sempre più chiara nella mia vita di cristiano e sacerdote è che senza Gesù non vado da nessuna parte. Ho tra le mani vari progetti molto entusiasmanti: un dottorato, attività con sposi in giro per l’Italia e forse all’estero, libri scritti e da scrivere, ed altro. Posso dire di avere una vita piena e umanamente ricca di eventi e sfide. Ma… se al centro del mio cuore non c’è lo Sposo, non c’è Gesù e se tutto questo che vi ho elencato non lo faccio per Lui… è tutto tempo sprecato.

Quante cose pure voi sposi fate, molte più di me: lavoro, figli da crescere, genitori da accudire, e un largo eccetera. So per certo di quanta fatica ci sia nella vostra ordinarietà, quante croci portate nel silenzio del cuore.

La tentazione di buttarsi sempre su rimendi umani c’è, dicasi psicologo, dieta ayurvedica, Yoga, cousellor, personal couch, PNL…

Ma alla fin fine, ricordatevi bene, per quanto certe cose possano essere anche buone e utili, cari miei, se non ci salva Gesù, non ce la facciamo con nessun altro mezzo.

Da chi andremo se non dallo Sposo? Dobbiamo ringraziare Pietro per la sua solita disarmante sincerità. Quella frase gli è uscita proprio dal cuore perché lo aveva capito bene, proprio lui, Pietro, vecchio volpone, che senza Gesù non avrebbe combinato nulla di buono nella vita.

E anche voi, che siete sposati a Lui in modo indissolubile, da chi andrete se non da Lui? In quale filosofia di vita, in quale corrente di pensiero, in quale ideologia trovare qualcosa di meglio? Credo che 2000 anni di storia sono più che sufficienti, possano anche bastare, per dimostrare che solo Gesù è la nostra via, verità e vita e all’infuori di Lui non c’è nulla di valido.

Cari sposi, in qualsiasi situazione spirituale siate, “smonati”, carichi, mediocri, entusiasti, adesso e sempre ripartiamo da Gesù supplicandolo di stare al centro della nostra vita personale e di coppia. Lui non ci delude, perché è fedele e verace alle sue promesse di donarci il centuplo quaggiù e poi la vita eterna.

ANTONIO E LUISA

per riconoscere Dio nella nostra vita, dobbiamo prima riconoscerci poveri. Poveri di forza, di capacità, di scienza e di coscienza.  Non importa se abbiamo magari studiato, se siamo laureati, se abbiamo letto tanto e meditato su quanto letto. E’ importante riconoscere la nostra piccolezza comunque e sempre. Il matrimonio (sacramentum magnum) è impossibile all’uomo, se non viene sostenuto dalla Grazia di Dio. Tanti matrimoni falliscono, non perché gli sposi siano stati peggiori di noi, anzi, tutt’altro. Facilmente, visto come siamo partiti, la maggior parte è partita meglio di noi, più attrezzata e pronta.  Ma poi? Non hanno lasciato spazio a Dio. Troppo pieni e sicuri di sé. Spesso quando le cose vanno bene, si monta in superbia. Si crede di essere i soli artefici della propria felicità e del proprio matrimonio. Si lascia sempre meno spazio a Dio, perché non serve. Le scelte, la vita di tutti i giorni, il parlare e la coscienza inizieranno ad essere orfane di Dio, anche se la coppia magari va a Messa la domenica. Poi arriva la crisi e  crollano, perché non si è capaci di aprirsi alla Grazia, il cuore è troppo pieno di sè, del loro modo di pensare e di agire e Dio non può aiutarli. Noi non abbiamo corso questo rischio. Sempre consapevoli della nostra povertà e miseria umana, ci siamo affidati con fede e riconoscenza al nostro Dio. E’ sempre stato un sostegno, una presenza viva, una persona a cui chiedere, con cui arrabbiarsi e da ringraziare. Il nostro cuore non è mai stato pieno di noi, perché conoscevamo la nostra pochezza. Così da due persone cresciute piene di complessi, di ferite e di paure è nata una famiglia che non si tira indietro, che si è aperta alla vita concependo 5 figli (di cui uno, Giò, è già in cielo ad attenderci e a fare il tifo per noi), che ha avuto i momenti difficili, di aridità, di incomprensione, ma non abbiamo mai fatto affidamento sulle nostre forze, avremmo fallito prima e peggio degli altri. Ci siamo affidati a Dio, abbiamo creduto in Lui, alle sue promesse e tutto è passato, ritrovandoci più forti di prima.

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Facciamo quattro chiacchiere assieme 4: il destino del sesso

Cari sposi,

            siamo giunto alla quarta e ultima chiacchierata estiva sul tema del sesso. Riassumendo per gli “operai dell’ultima ora” la prima volta abbiamo parlato sulla bellezza meravigliosa della distinzione sessuale di uomo e donna, del dono di essere persone sessuate; poi abbiamo approfondito il senso di tale differenziazione per arrivare a comprendere che una conseguenza di tale senso è la capacità di amare con un ordine già scritto dentro di noi, nel nostro corpo.

            Resta, per così dire, un ultimo passo da fare. Domandiamoci: dove ci porta tutto ciò? Ossia qual è la finalità, il destino di contenere in noi questa ricchezza che ci fa ad amare in un modo così grande? Esiste un destino alla nostra sessualità che vada ben oltre l’unione fisica ed emozionale dei corpi?

            Mentre vi scrivo siamo in tempo di pioggia di stelle. Anche voi come me siete stati in queste serate con il naso all’in su per ghermire più bolidi siderali possibili. Ho avuto la grazia, trovandomi in una valle alpina, di osservare uno spettacolo unico, mozzafiato: grazie al cielo nitido e pulito erano ben più visibili tantissimi astri e, come se non fosse abbastanza, sullo sfondo, da nord a sud, splendeva la maestosa e immensa Via Lattea.

            Parlare di stelle è assai affine al tema del sesso. Sì, avete capito bene, non sto andando “dalle stelle alle stalle” ma davvero il nostro corpo punta proprio lassù. Il punto di connessione tra sesso e stelle è dato dalla parola “desiderio”. Alla lettera, in latino, desiderio significa precisamente il contemplare le stelle. E come mai allora il desiderio ha un forte connotato sessuale? La risposta a che vedere appunto con il fine, il destino del sesso, che non è la terra ma il Cielo.

            Ma per aprirvi ancora di più l’appetito, inizio da un articolo apparso su Repubblica  un paio di anni fa che afferma senza mezzi termini che il sesso non porta con sé nulla che faccia pensare a un destino. Leggetelo, è un bell’esempio del pensiero mainstream secondo cui il corpo, il sesso, sono oggetti a nostra piena disposizione, ad uso e consumo libero ma soprattutto non esiste un orizzonte che vada oltre il fisico. Per cui, niente Cielo; il sesso andrà prima o poi in pasto alle lumache.

            Noi invece si parte, come già detto la prima volta, dallo stupirci di come siamo e di ciò che abbiamo ricevuto, si parte dalla constatazione del dono che un Altro ci ha fatto. E contrariamente a una visione gnostica e manichea che si è infiltrata nel cristianesimo fin dai primi secoli, la nostra carne, la nostra sessualità è intrisa di Dio.

            Tanto a mo’ di esempio, mi raccontava un’amica che aveva conosciuto una coppia giovane, credenti e desiderosi di vivere la fede. Ma, al momento di fare l’amore, giravano il quadro del Sacro Cuore sopra il letto… Pare strano ma ancora oggi ciò accade, frutto di una mentalità gnostica che si è installata nel nostro disco rigido e non c’è Kaspersky che la possa togliere.

Quando Papa Francesco in Amoris Laetitia dice che: “i coniugi danno forma con vari gesti quotidiani a questo «spazio teologale in cui si può sperimentare la presenza mistica del Signore risorto»” (AL 317), nel fondo sta affermando proprio il tema di fondo: il sesso punta al Cielo e può farvelo sperimentare già qui ed ora.

Mi colpisce che questo passaggio sia stato preso da un documento chiamato “Vita Consecrata”, che è stata scritto da S. Giovanni Paolo II per le persone consacrate. Ossia, la via mistica non è una prerogativa di preti e suore ma anche voi sposi la potete percorrere. Come? Ritirandovi in un convento una volta anziani? Assolutamente no, ma vivendo la vita ordinaria e la vostra capacità di esprimere l’amore tramite i vostri corpi, con la tenerezza, con la cura reciproca, con la passione fisica. Questa strada verso le vette mistiche è tutta vostra cari sposi. Noi consacrati per secoli vi abbiamo indicato come si raggiunge l’unione con il Signore tramite la separazione dal mondo, pensate a quante abbazie, monasteri, eremi fuori dai centri abitati, il tutto per trovare Dio. Quella rimane senza dubbio una strada sicura, ma ora più che mai tocca a voi predicarci e gridare al mondo che i vostri corpi sono un segno che punta al Cielo e non solo ma anche un anticipo di Cielo.

Ricordatevi dei tre altari su cui si celebra l’amore di Dio: 1) l’altare della Messa; 2) il talamo nuziale; 3) la mensa famigliare. Voi siete i protagonisti di ben due di 3, vi pare poco?

Ma attenzione, il terreno della sessualità è melmoso, facilmente si può scadere nei due eccessi che Karol Wojtyła, in “Amore e responsabilità”, chiamava “libertinismo” e “puritanesimo”. Il secondo l’ho appena menzionato poco sopra e il primo è chiaro, è ciò che il mondo ci urla alle orecchie in tutti i modi. Voi sposi nel vivere la vostra sessualità siete chiamati a navigare in mezzo a questi due Scilla e Cariddi. E qui torna utile quanto vi dicevo la volta scorsa: perché la sessualità compia il suo fine bisogna saperla vivere in modo ordinato. Il ché suppone essere persone mature, capaci di dominarsi per amore, consapevoli del misterioso e profondo significato che il corpo contiene e non può usato solo come oggetto di piacere.

            Concludo così questo articolo con un paragrafo preso da un libro che davvero vorrei leggeste, il titolo è assai intrigante e attraente, “Mistica della carne” di Fabrice Hadjadj. La citazione è presa da un capitolo intitolato “Sesso e Trinità” a pagina 176 e 177. Non potevo concludere in modo migliore facendo riferimento a dove abbiamo iniziato, cioè dall’immagine e somiglianza della coppia con Dio Trinità. L’autore quindi scrive così: “Che cos’è questo divino mistero di Elohim, quest’unico Dio che contiene un plurale? Il dogma lo chiama Trinità. […] E dunque avrò io abbastanza pietà per credere che questo santissimo mistero, che trascende la mia ragione, ha lasciato la sua impronta nel mio bassoventre? Basta che guardi al mio sesso. […] Se non avessimo perduto la nostra innocenza, i nostri occhi potrebbero dischiudersi senza ridere: l’icona della Trinità si nasconderebbe nei nostri pantaloni”.             Ecco cari amici sposi, ci sarebbe ancora tanto da dire ma mi fermo qui. Spero che queste quattro chiacchierate vi abbiano aiutato a guardarvi con vero stupore e a saper andare in profondità e cogliere il Mistero di amore che contiene il vostro cuore e il vostro corpo, uno stupore che non farà che ingigantirsi quando in Cielo potremo vedere faccia a faccia il compimento di ciò che siano adesso solo in germoglio.

Padre Luca Frontali

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Distanza e Vicinanza – Sposi&Spose di Cristo

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise, “Sposi&Spose di Cristo”

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Capita spesso che la “distanza” o la “vicinanza” diventino motivo di litigio tra gli sposi. A tal proposito vi racconteremo una storia…buona lettura!

…C’era una volta…

Cenerentola che aveva appena smesso di litigare con Rino (Rino è il diminutivo di Principe Azzurro, ndr).

Cenerentola gli aveva rimproverato che da quando si erano sposati le cose erano cambiate…e gli disse tra le lacrime:

“Rino, ricordi quella sera che ballammo insieme e tu mi stringevi forte a te…non volevi più lasciarmi andare e a mezzanotte mi slogai una caviglia mentre correvo verso la carrozza e persi la mia scarpetta…ma ora non lo ricordi più…non mi stai più così vicino come una volta…sei così distante…”

Rino, che non era uno molto loquace, le replicò:

“Cenerè, mammamia come sei appiccicosa…famme respirà”

(Rino…non era solo diminutivo di Azzurrino…ma anche di burino…).

Lei pianse.

Lui no. E andò a giocare a calcetto con i suoi amici “rini” mentre lei restò a casa a lavare i pavimenti e a lucidare la pentola…(non a caso tutti la chiamavan’ Cenerentola).

Poi per voglia di sfogarsi telefonò al suo padre spirituale e gli raccontò quanto accaduto.

Il suo padre spirituale era il famigerato nonché ricercato Fra’ Tack.

Il Frate per rispondere al cellulare, si rannicchiò sotto ad una quercia per nascondersi dallo Sceriffo di Nottingham che lo stava inseguendo.

Poi rispose e si fece attento per ascoltare lo sfogo di Cenerentola.

Lei piangeva e piangeva e si lamentava e si lamentava…e alla fine il Frate, che ne frattempo aveva ripreso a correre per fuggire dalle grinfie dello sceriffo di Nottingham, soggiunse con l’affanno:

“Carissima figliola…ti capisco. La distanza che a volte viene a crearsi tra gli sposi fa male e fa piangere. Ma ti darò un consiglio: prega.” 

“Prega, prega…solo questo sapete dirmi Fra’ Tack! Cosa devo dire al Signore? Che mi faccia stare vicina vicina a mio marito?”, chiese un po’ seccata la povera Cenerentola.

No, cara Cenerentola, dì al Signore che tu e tuo marito avete un po’ di problemi con le distanzetu avresti sempre il desiderio di tenerlo vicino, lui invece scappa…”

“E’ proprio così!!!”, urlò al telefono Cenerentola.

Riprese il frate: “Allora, carissima figliola, dì al Signore che tu e tuo marito avete bisogno di vivere nella giusta distanza…o, se preferisci, dì che avete bisogno della giusta vicinanza!”

“Non capisco Fra’ Tack! Cosa volete dire?”

“Vedi, tutte le persone hanno questo tipo di difficoltà…alcuni sprecano una vita intera a rincorrere l’altro coniuge, mentre quello scappa impaurito.

“Ma di cosa può aver paura Rino…di me?”

“Non lo so di cosa ha paura Rino…ma lo stesso si potrebbe dire di te…forse lo vuoi troppo vicino perché hai tu qualche paura…ma non è questo il punto!”

“E qual è?” domandò Cenerentola…

“Vedi…probabilmente tu cerchi in lui qualcosa che lui non può darti…tu lo vuoi vicino perché, magari, ti rassicuri, ti dia quel calore, ti offra quella pace…insomma…ti gratifichi…ma dimentichi che lui non è il tuo sposo per questo! La tua pace, la tua gioia profonda può dartela solo Gesù!

Rino è tuo marito e non è Dio…mentre Gesù, che avete messo al centro nel matrimonio che avete celebrato…Lui si, Lui è Dio e solo lui può darti ciò che veramente il tuo cuore desidera!”

“Continuo a non capire”, disse Cenerentola (Che era sì una brava donna…ma era anche poco sveglia).

Al che Fra’ Tack – stanco sia per le spiegazioni, sia perché non ce la faceva più a correre mentre lo Sceriffo di Nottingham lo inseguiva con le manette – replicò: “Gesù è la giusta distanza e la giusta vicinanza tra te e tuo maritose metterete Gesù al centro della vostra relazione tu non divorerai Rino e Rino non fuggirà più da te…

…Gesù è la giusta, l’equa, la perfetta vicinanza che vi custodirà, che farà funzionare il vostro matrimonio.

…E allora, Cenerè, amatevi in Cristo vuol dire questo: tra te e Rino…ci dev’essere uno spazio…e in quello spazio dovete far dimorare Cristo…Lui farà il resto! Lui vi insegnerà ad abitare sia nell’intimità che nella lontananza…”

E fu così che cenerentola capì un po’ di più sulla relazione con suo marito…comprese che il matrimonio cristiano è qualcosa di speciale…poiché Gesù è lo Sposo degli sposi…e Lui non delude…mai.

E fu così che da qual giorno, Rino e Cenerentola vissero felici, contenti e con Gesù al centro tra loro due.

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Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

Siamo uomini: oltre il testosterone c’è di più.

Cinquantenni disgustosi, maschi omofobi. Ho avuto a che fare per anni con ‘sta gente volgare per via dei miei giri. Sono cresciuto con ‘sto schifo. L’aria densa di finto testosterone, il linguaggio tribale costruito, anaffettivo nei confronti del femminile e in generale l’immagine di donna oggetto con cui sono cresciuto.Sono allergico ai modi maschili, ignoranti con cui sono cresciuto. Allora indossare capi di abbigliamento femminili, oltre che il trucco, la confusione di generi è il mio modo di dissentire e ribadire il mio anarchismo, di rifiutare le convenzioni da cui poi si genera discriminazione e violenza.Sono fatto così mi metto quel che voglio e mi piace: la pelliccia, la pochette, gli occhiali glitterati sono da femmina? Allora sono una femmina. Tutto qui? Io voglio essere mortalmente contagiato dalla femminilità, che per me significa delicatezza, eleganza, candore. Ogni tanto qualcuno mi dice: ma che ti è successo? Io rispondo: ‘Sono diventato una signorina’

Achille Lauro

Ho letto per caso, scorrendo sui social, questa affermazione di uno dei cantanti del momento. Achille Lauro ripete il mantra del pensiero che ultimamante va per la maggiore, almeno in occidente: maschio è brutto mentre femmina è bello. Maschio è un concetto patriarcale e sorpassato. Uno stereotipo tossico. L’uomo per essere davvero amico della donna e accettabile socialmente deve smettere di essere maschio e fare proprie tutte quelle prerogative più femminili. Ha davvero ragione il buon e furbo Achille Lauro? (si furbo perchè io maliziosamente ho la convinzione che stia sapientemente cavalcando l’onda)

Ha ragione su alcune premesse. Spesso il maschio ha uno sguardo verso la donna poco rispettoso della persona. Uno sguardo oggettivante. Ne fa cioè sovente un oggetto da usare. D’altronde è qualcosa che c’è da sempre. San Giovanni Paolo II lo classifica come frutto velenoso del peccato originale commentando il versetto Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà.

La soluzione è quindi quella di trasformarci in un surrogato femminile come propone l’artista? Certamente no. La risposta corretta va in direzione completamente opposta. La soluzione è trasformarci si, ma da maschio ad uomo. Essere pienamente uomo, per noi cristiani di sesso maschile, significa fare nostri gli atteggiamenti e il modo di relazionarsi di Cristo. Cristo che è vero Dio ma non per questo meno uomo. Uomo pienamente maschio.

Cosa significa concretamente? Significa che dobbiamo crescere ed educarci a diventare ciò per cui siamo stati creati. Lo abbiamo scritto dentro. Il nostro corpo parla. Prendiamo qualcosa che abbiamo solo noi. Qualcosa che nel micromondo del nostro corpo può raccontare tanto di come siamo fatti. Mi riferisco agli spermatozoi. Ho trovato una spiegazione meravigliosa nel libro di Tommaso e Giulia Il cielo nel tuo corpo. Gli spermatozoi sono immagine di grande forza e vitalità. Sono immagine di virilità. Appena lanciati alla carica non si fermano, sono in competizione l’uno con l’altro. E’ una vera guerra. Vincerà solo uno. Devono affrontare, oltretutto, un viaggio breve ma pieno di insidie (la vagina è un ambiente acido per non parlare del sistema immunitario della donna). Alcuni ce la fanno, arrivano alla meta, lì dove c’è l’ovulo femminile ad attenderli. Cosa fanno? Attaccano come gli indiani a Little Big Horne? No, succede qualcosa di inaspettato. Tutta la loro aggressività si spegne. Inizia qualcosa di diverso. Inizia un dialogo d’amore (rende bene l’idea) tra uomo e donna. Tra gamete femminile e gameti maschili. Gli spermatozoi non cercano di ottenere con la forza l’accesso nella cellula uovo, ma attendono con umile pazienza che sia la donna a scegliere chi far entrare in lei.

Quando l’uomo è capace di gestire la sua forza al servizio della donna e della vita ecco il miracolo, ecco che comincia ad essere ciò che è. Una creatura meravigliosa capace di dare la vita esattamente come può fare lo spermatozoo. Ecco che la sua aggressività tanto disprezzata dalla nostra società prende una nuova forma e una funzione profondamente buona e positiva. L’aggressività controllata e incanalata diventa generatività.

Quindi non vergogniamoci perchè siamo uomini. Essere uomo non solo piace alla nostre donne ma è ciò che Dio vuole da noi. Un uomo è capace di scelte definitive, un uomo non si risparmia per il bene delle persone che ama, un uomo è una persona di cui ci si può fidare, un uomo è capace di spostare lo sguardo da sè all’altro. Un uomo è capace di sacrificio e trae la sua gioia dalla gioia che riesce a donare a chi ha vicino. Se il paragone con Gesù ci pare troppo pensiamo a San Giuseppe e di quanto sia stato tutte queste cose quando ha portato in salvo e custodito la Santa Famiglia.

Ha ragione quindi Achille Lauro quando mette in evidenza le contraddizioni del maschio. Ciò che non funziona non è però il troppo testosterone, come dice lui, ma l’immaturità di tanti maschi che non crescono e non diventano uomini. Come crisalidi che non mutano in farfalle. Il matrimonio in questo percorso è uno dei passaggi fondamentali. Almeno per me lo è stato. Luisa mi ha sposato che ero molto maschio e poco uomo. Con il tempo, con gli errori, con l’amore, con il sostegno reciproco e con la Grazia del sacramento giorno dopo giorno sono cresciuto e se oggi sono una persona migliore, un po’ meno maschio e un po’ più uomo è proprio grazie alla palestra che è e che è stata il nostro matrimonio. Papa Francesco esprime questa dinamica di perfezionamento reciproco molto bene:

Il matrimonio è anche un lavoro di tutti i giorni, potrei dire un lavoro artigianale, un lavoro di oreficeria, perché il marito ha il compito di fare più donna la moglie e la moglie ha il compito di fare più uomo il marito. Crescere anche in umanità, come uomo e come donna. E questo si fa tra voi. Questo si chiama crescere insieme. Questo non viene dall’aria! Il Signore lo benedice, ma viene dalla vostre mani, dai vostri atteggiamenti, dal modo di vivere, dal modo di amarvi. 

Antonio

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La compagnia del cigno: intrattenimento o indottrinamento?

Terza e ultima puntata sulla Compagnia del Cigno (cliccate per leggere le altre già pubblicate prima seconda), che dà un notevole rilievo all’omosessualità o, meglio, alla sua normalizzazione. Tra l’altro, nel 2020 la serie televisiva è stata tra i vincitori del Diversity Media Awards. Nati come riconoscimento per la rappresentazione nei media di persone e temi LGBTQ+, i Diversity Media Awards hanno allargato l’attenzione alla rappresentazione della diversità nelle aree genere e identità di genere, orientamento sessuale ed affettivo, etnia, età e generazioni, disabilità.

Ma torniamo alla Compagnia del Cigno: Matteo, che è marchigiano, viene ospitato a Milano dallo zio Daniele, un omosessuale dichiarato. È una bella persona, forse il personaggio migliore, dopo il maestro Marioni. Daniele cerca l’amore vero, fedele, duraturo e con rassegnazione si adatta all’ambiente gay di Milano, dove, dice lui, il tradimento è molto diffuso. Un giorno in un appartamento del condominio in cui abita, arriva un bel ragazzo simpatico, che a Daniele piace subito, ma immediatamente dietro di lui sbuca una bella ragazza. Il povero Daniele ripiomba nello sconforto, ma ben presto scopre che il bel ragazzo, anche lui di nome Daniele, è omosessuale, mentre la bella ragazza è un transessuale (nella realtà, la bella ragazza è davvero una ragazza, l’attrice Pina Turco). I due Daniele si mettono insieme e l’amore trionfa, anche quello fisico. Infatti, i due appaiono diverse volte a letto a torso nudo. Mi sembra che sia la prima volta che una serie televisiva in prima serata su Rai 1 mostri immagini che alludono a un rapporto sessuale tra due uomini. Il tutto è molto naturale, per nulla trasgressivo, normale. La serie televisiva presenta i due Danieli per niente effemminati, mentre lo sono il precedente fidanzato dello zio Daniele e i suoi amici snob. Daniele 2 (l’attore Michele Rosiello), in particolare, è decisamente virile, affascinante anche per il pubblico femminile.

Attualmente, anche la normalizzazione delle unioni civili è ormai acclarata. Se vi ricordate, nel 2013, la riconosceva anche Barilla: Il matrimonio omosessuale lo rispetto perché riguarda due persone che vogliono contrarre il matrimonio, invece non rispetto l’adozione delle famiglie gay perché riguarda una persona che non è quella che decide. Per queste affermazioni Barilla subì il boicottaggio e fu costretto a fare marcia indietro. Attualmente, infatti, gli italiani hanno accettato omosessualità e unioni civili, ma faticano ancora ad approvare l’adozione di bambini e ragazzi da parte di omosessuali, perché ci tengono ancora tanto alla coppia mamma-papà. La Compagnia del Cigno, nella seconda stagione, spinge con decisione su questo aspetto. Daniele 2, infatti, vorrebbe diventare genitore affidatario semplicemente “per aiutare un ragazzo o una ragazza a crescere”. L’assistente sociale va a casa loro per spiegare (soprattutto al pubblico di Rai 1) che la legge non permette a due uomini di diventare genitori affidatari in quanto coppia, ma lo permette a un single (etero oppure omo).

Ad un certo punto, Daniele 2 va in tribunale per un eventuale affidamento e lo zio Daniele lo aspetta in strada. Qui c’è un altro uomo che, per lo stesso motivo, ha accompagnato la sorella. Vale la pena di leggere il dialogo tra i due:

Sconosciuto: Il giudice! È tutto in mano al giudice, è molto importante come la pensa sulle cose importanti. Li danno anche agli omosessuali. Personalmente, non ho niente contro di loro… Adesso ce li ritroviamo anche come genitori affidatari. Mi sembra troppo. Personalmente, lontano dai ragazzi, lontano dai nostri figli, no?

Daniele (dopo aver cercato di trattenersi): Senta, lì dentro non c’è la mia ragazza, c’è uno di quegli omosessuali, quelli che devono stare lontano dai ragazzi, dai suoi figli. Io sono il suo compagno e sono stanco di sentire certi discorsi, stanco perfino di doverglielo dire che abbiamo tutti gli stessi diritti, che non esistono cittadini di serie A e di serie B. Io non ne posso più di gente ignorante come lei!

Sconosciuto (arrabbiato): Stia attento a come parla e abbassi la voce!

Daniele (esasperato): No! Sono stanco di abbassare la voce! Siete passati voi, voi retrogradi, voi intolleranti, voi omofobi! Siete pieni di pregiudizi, vi dovete vergognare!

Sconosciuto (molto arrabbiato): Continua! Basta solo una parola…

Daniele (provocatorio): Cosa? Mi vuole picchiare? Avanti! Mi picchi! ‘Sto coglione…

La scena immediatamente dopo mostra lo zio Daniele a casa: è stato picchiato dallo sconosciuto e ora viene medicato da Daniele 2. Lo zio Daniele si giustifica così: Non ne posso più di essere offeso, la gente parla senza pensare a quelli che hanno davanti, pensano di poter dire tutto quello che gli passa per la testa! Un ottimo spot a favore del ddl Zan (contro la omo-transfobia), che infatti minaccia sanzioni per chi osa dire ciò che gli passa per la testa, per esempio, che un bambino ha bisogno di un papà e di una mamma per crescere. A mio parere, l’intento manifesto di questa serie TV è proprio quello di educare gli italiani, di portarli a pensare che la coppia mamma-papà non sia poi così necessaria. Alla fine, Daniele 2 diventa genitore affidatario di un ragazzo, di cui si vede solo un’immagine fuggevole. E la bisessualità? C’è anche quella. Robbo è deluso dalla figlia del compagno della madre, perché ha scoperto di non essere l’unico con cui lei va a letto. Lui decide di perdonarla e va verso la camera di lei, ma aprendo la porta, la vede che sta baciando una ragazza. Per niente turbate, le due fanciulle lo invitano a unirsi a loro, ammiccando. Lui batte in ritirata… Forse il poliamor è troppo anche per gli italiani! Concludendo, mai come in questo periodo storico, la televisione dimostra di essere, più che un mezzo di intrattenimento, un mezzo educativo per grandi e piccoli. Attenzione!

Luisa

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La vera trasgressione …

Ecco il Vangelo che la Chiesa Cattolica ci propone oggi :

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».
A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile». […]

Questo è uno di quei brani in cui la risposta di Gesù è diventata famosa anche tra i non cristiani, quali siano i motivi che portano una frase a tanta popolarità sono tuttora ignoti, forse sarà il suo apparente surrealismo… qualcuno magari si sarà chiesto se Gesù conoscesse una razza di cammelli in miniatura oppure in quale mondo avesse visto un ago dalle dimensioni enormi… un Maestro dalla fantasia a dir poco eccentrica !

I vari studiosi spiegano che forse la corretta parola originale non fosse cammello, ma gomena, cavo ( da marinaio ), altri sostengono che “la cruna dell’ago” fosse una porticina minuscola e secondaria presente nelle mura di Gerusalemme, altri ancora parlano di elefanti e non cammelli… comunque sia la corretta traduzione poco importa, perché il concetto non cambia, e cioè il contrasto estremo tra la microscopica cruna dell’ago e il mastodontico cammello.

Molti di noi si saranno cimentati da piccoli ad imitare l’abilità della nonna o della mamma nell’infilare nella cruna dell’ago da cucito quel filo sottilissimo, e ricorderanno sicuramente quanti vani tentativi prima di azzeccarne qualcuno ; e quale fierezza si provava quando finalmente si scopriva quale fosse il segreto di tale abilità !

Simpatica poi la spiegazione di Gesù ai discepoli, quasi a lasciar intendere che Lui l’avesse già visto un cammello rimpicciolirsi fino a passare per la cruna di un ago… ma secondo voi : per fare questa cosa Dio rimpicciolisce il cammello oppure ingigantisce l’ago ? La risposta è ardua ma non impossibile.

Gesù ha usato questa famosa immagine paragonando il ricco al cammello e l’ago alla porta del Paradiso. In altri articoli ( qui e qui ) abbiamo parlato della famosa “porta stretta” per cui vi rimandiamo alla loro lettura per approfondire il discorso. Oggi ci concentriamo su altri due aspetti, e cioè su cosa rende mastodontico un ricco e sul perché l’ago non si ingigantisca.

Ovviamente la ricchezza di cui parla Gesù non è solo quella dei beni materiali, il ricco è simbolo dell’avarizia, della bramosia di avere, della mai sazia sete di potere, della scalata al successo a tutti i costi ; colui che possiede ed è attaccato al suo “possesso” non è libero, ma è costretto a difendere il suo “avere”. Il ricco che ha ricchezze spirituali (autorità, potere, etc. ) le può usare in modo negativo per soddisfare il proprio ego, anche contro il bene dell’altro, oppure in modo positivo aiutando il prossimo bisognoso, ma non per il bene di chi si è fatto prossimo ma, per esempio, per tenere a bada il proprio senso di colpa per essere nato in una famiglia ricca economicamente.

E può succedere anche nel matrimonio : quando il mio ego si nutre delle continue richieste del mio coniuge, considerato incapace nel risolvere diverse situazioni e trattato di conseguenza dall’alto della mia bravura ; oppure quando impedisco al mio coniuge di interporsi tra me ed i “miei” figli (non considerati “nostri“), impedendo di fatto al mio coniuge di crescere ed affinare la pratica genitoriale ; oppure ancora quando ci si impadronisce di un servizio reso alla parrocchia e non siamo servi di questo servizio, così da sentirsi padroni di noi stessi.

Il ricco, giorno dopo giorno, ingrassa a vista d’occhio perché il suo super-ego ha continuamente fame e vuole essere sempre rimpinzato ; siccome questa fame del mondo non sazia mai, ecco allora che ha bisogno di essere continuamente alimentata ; il ricco così si ritrova addosso una zavorra che lo tiene ancorato a questo mondo impedendogli di spiccare il volo… oppure usando la terminologia del Vangelo di oggi possiamo dire che il ricco ingrassa a dismisura. Il ricco è pieno di sè.

Non è un caso che questo tema della ricchezza, proposto in questi giorni dai vari brani di Vangelo, sia posto nei giorni seguenti alla solennità dell’Assunta, come a dirci che la Madonna è l’esatto contrario di quel ricco che non entra nel regno di Dio, la Chiesa ce la pone come modello ; infatti Ella non fu così “obesa di sé” come quel ricco, al contrario Lei, si vuotò di sé stessa ( del proprio super-ego ), riempiendosi così di Dio : infatti è “la piena di Grazia”.

Carissimi sposi, vogliamo imitare Maria , vogliamo riempirci di Grazia ? Cominciamo a svuotarci dei nostri super-ego altrimenti la Grazia non trova posto nel nostro cuore.

Un’ ultima considerazione circa l’ago e la sua cruna. Molti sposi pensano che per entrare nel regno di Dio non serva “dimagrire” loro stessi, ma sia più utile ingigantire la cruna di quell’ago ( oppure allargare la porta stretta che porta in Paradiso ). Questa è una tentazione a cui molti sposi abboccano, pensando infatti di farsi una legge morale da se stessi, prendendo dal Vangelo ciò che piace, e respingendo ciò che richiede sforzo e fatica, lacrime e sudore, insomma tutto ciò che esige la conversione personale e di coppia.

Un esempio classico è l’uso della regolazione naturale della fecondità : la fecondità viene vissuta come un dono da accudire con intelligenza ma anche con fiducia nella Provvidenza oppure come un nemico della nostra sessualità ?

Molti lettori penseranno alla solita solfa sugli anticoncezionali, ed invece noi vogliamo riportare il discorso all’inizio : devono essere gli sposi a rimpicciolirsi per passare dalla cruna dell’ago o deve essere l’ago ad ingrandirsi alla loro misura ?

Coraggio cari sposi, la vera trasgressione è vivere il Vangelo integralmente e con Dio anche l’impossibile diventa possibile.

Giorgio e Valentina.

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L’uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio

Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l’uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino.

Perchè i due si sono nascosti? Dio è cattivo? Dio è un Padre che fa paura? Dal comportamento che hanno Adamo ed Eva sembra proprio di sì. Chiunque non conosce il nostro Dio e legge questo passo non può che farsi questa idea. In realtà questo passo della Genesi cela una verità che ci caratterizza tutti. Adamo ed Eva come sapete ci rappresentano, possiamo identificarci con loro. L’uomo e la donna si nascondono non perchè Dio sia cattivo e vendicativo, ma perchè si specchiano nello sguardo di Dio. Trasferiscono il malessere che il peccato ha generato in loro nello sguardo di chi li guarda. Dio non li guarda con malignità, ma con quello sguardo di amore misericordioso che Gesù ha incarnato perfettamente. E allora?

Non è Dio che mi sta giudicando, ma sono io che di fronte all’amore di Dio provo vergogna e paura. Paura di perdere quell’amore e vergogna di esserne indegno. Questo è il sentimento di Adamo ed Eva che viene descritto nel versetto che ho riportato. Questo è quello che caratterizza tutte le persone. Quando amiamo e siamo amati da qualcuno e tradiamo questo amore proviamo paura e vergogna. Quando tradiamo la fiducia proviamo paura e vergogna. Questo vale in tutte le relazioni, a partire chiaramente da quella con Dio. Vale anche per il nostro matrimonio.

Cosa c’entra tutto questo discorso? C’entra tantissimo. Dio non smette di amare i suoi figli. Non smette di amare l’uomo e la donna. La condanna verso Adamo ed Eva non è una sentenza ma semplicemente una presa di coscienza che Dio offre all’uomo. Sta dicendo che proprio per la loro umanità imperfetta ma libera andranno incontro a sofferenze ed errori. Sta a loro trasformare i limiti in opportunità.   

Questo vale sempre. Vale anche e soprattutto per il matrimonio.  I limiti diventano occasione. E’ capitato che io abbia dovuto confessare alla mia sposa alcuni miei comportamenti sbagliati. Ho provato esattamente vergogna e paura. Lei è stata capace di non giudicarmi, di guardarmi con gli occhi di Dio. Questo ha trasformato tutto. La vergogna si trasforma in riconoscenza. La paura in voglia di ricominciare. La rottura in nuova sorgente di amore gratuito. Genesi racconta come siamo fatti. Non possiamo pensare di recuperare una perfezione che non abbiamo mai avuto. O meglio: possiamo essere perfetti nella nostra imperfezione quando lasciamo spazio a Dio nella nostra vita, nella nostra relazione e nella nostra famiglia.

Il matrimonio è immagine dell’amore di Dio che è perfetto. Non perchè siamo perfetti noi sposi, ma perchè la nostra imperfezione, i nostri errori, i nostri limiti e le nostre debolezze, quando vissuti nell’abbandono a Dio e nella Grazia di Dio, sono motivo per perdonare, per amare gratuitamente e senza merito alcuno il nostro coniuge. Questo è l’amore misericordioso di Dio. Questo è quell’amore di cui noi sposi siamo chiamati ad essere immagine.

Antonio e Luisa

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Grandi cose hai fatto in noi

Cari sposi,

mi piacerebbe fare un piccolo esperimento con voi. Idealmente provate ad accostare la foto del vostro matrimonio e poi la foto più recente di voi due assieme. Vedendo simultaneamente le istantanee, quali sentimenti provate? Nostalgia, gioia, malinconia, dolore…?

Ossia, nel fondo è importante che venga a galla qual è l’atteggiamento di fondo con cui vi guardate come coppia, lo sguardo che avete adesso sul vostro matrimonio. In genere, il passare degli anni lascia cicatrici e la famosa “romanza” degli inizi è solo un ricordo, dato che è subentrato il realismo della quotidianità.

La stupenda festa di oggi ci insegna qualcosa di molto diverso. Oggi celebriamo una “filiale” della Pasqua: Maria è la prima creatura umana che vive la Risurrezione fino in fondo. In Lei, estasiasti, contempliamo che è tutto vero quello che Gesù ci ha insegnato, la nostra vita vera è in Cielo e di là ci andremo con tutto ciò che siamo adesso, anche i kili di troppo.

Ma vorrei attirare la vostra attenzione su una frase di Maria nel Vangelo. Lei esclama davanti a sua cugina Elisabetta: “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”. Quali sono queste cose? Senza dubbio la scelta di essere Madre di Dio e il dono di Gesù alla sua vita. Ma nel fondo Maria era solo un’adolescente di una famiglia povera di un microscopico villaggio della Galilea. La sua vita sarebbe trascorsa nel più totale anonimato se Dio non avesse fatto quell’irruzione straordinaria. Che cosa aveva di suo Maria di così grande per cui esultare?

Qui c’è un bellissimo collegamento alla vostra vita: anche ogni vostra storia di amore è un grande dono, un prezioso per tutti, per voi, per tutta la vostra famiglia allargata, per la parrocchia, in definitiva anche per il mondo intero. Perché siete un dono? Perché in voi il Signore ha iniziato a operare “grandi cose”. Queste “grandi cose” assomigliano al “mistero grande” (Ef 5, 32) che San Paolo intravedeva in ogni coppia sposata.

Quali sarebbero allora le vostre “grandi cose”? Nientemeno che l’essere voi portatori di Dio, essere a Sua Immagine e Somiglianza, il poter ripresentare il volto paterno e materno di Dio. Nella vostra storia assieme è entrato Dio, “non ve ne accorgete?” (Is 43,19). Attenzione alla routine, al farvi fagocitare dal tran tran lavoro-casa. Tutti corriamo il pericolo di vivere così distratti dall’attimo fuggente che dimentichiamo lo sfondo su cui si staglia e si muove la nostra vita.

Perciò vorrei suggerirvi questo aspetto di Maria come una stupenda lezione nuziale: saper leggere tra le righe della propria vita la Presenza di Gesù.

Maria ha sempre avuto sotto gli occhi i segni dell’amore di Dio, ha visto nella concretezza della sua vita che il Signore le voleva tanto bene e di questo era felice. Pure voi siete chiamati a vedere nella vostra storia, pur con tutti i saliscendi, questi segni di amore. Gesù è con voi, cammina con voi, non vi ha mai lasciato soli, magari a volte non ne eravate consapevoli. In questa festa della nostra Mamma celeste, questo Suo modo di stare davanti alla propria vita vi aiuti ad avere uno sguardo di fede nei vostri riguardi. Per questo Papa Francesco ci scrive: “Come Maria, (le coppie) sono esortate a vivere con coraggio e serenità le loro sfide familiari, tristi ed entusiasmanti, e a custodire e meditare nel cuore le meraviglie di Dio (cfr Lc 2,19.51). Nel tesoro del cuore di Maria ci sono anche tutti gli avvenimenti di ciascuna delle nostre famiglie, che ella conserva premurosamente. Perciò può aiutarci a interpretarli per riconoscere nella storia familiare il messaggio di Dio” (Amoris Laetitia 30).

ANTONIO E LUISA

Ci sentiamo di confermare la riflessione di padre Luca e lo facciamo rileggendo la Parola di oggi: D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. E’ la prima delle beatitudini evangeliche. Beata perchè si è fidata. Perchè nella sua vita ha accolto la presenza del Salvatore (lei lo fatto proprio nella carne) attraverso il suo sì. Anche noi siamo chiamati a questo. A meravigliarci continuamente della presenza di Gesù nel nostro matrimonio. E’ significativo che questa riflessione avvenga proprio durante il periodo estivo che per tanti è tempo di riposo e di vacanza. Che questo tempo di vacanza non diventi del semplice ozio infecondo, che non porta frutto. Non sia un’occasione persa. Riposiamoci certo, ma approfittiamone anche per scorgere la bellezza che c’è nella nostra relazione. Ora che i ritmi sono meno frenetici e c’è la possibilità di contemplarci e di contemplare Lui troviamo il tempo di farlo.

Alcuni giorni fa ci è arrivata una mail da parte di una lettrice che ci chiedeva aiuto per far capire al padre come fosse importante che lui partisse in vacanza con la madre. Soli, senza nessun altro. Questo è uno dei modi per contemplare. Per contemplarsi. Spesso si crede che con il passare del tempo sia sempre meno importante dedicarsi dei momenti di qualità. In realtà è vero il contrario. Più passa il tempo e più si rischia di darsi per scontati e di non essere più capaci di scorgere la meraviglia di una relazione vissuta alla presenza di Dio e del dono reciproco. Questo è un esempio ma ci sono mille altri modi per contemplarci: pregare insieme, uscire a cena, fare l’amore bene, fare una passeggiata, visitare un museo. Ci sono questi e tanti altri modi. Scegliete il vostro e fatelo perchè siete una meraviglia, ma spesso non ve ne accorgete.

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 15

Naturalmente i gesti di affetto e di amore non possono limitarsi ai baci, sia nei confronti di Dio che nei confronti dell’amato/a, ma lo capiremo meglio proseguendo nell’analisi dei rituali ; il Messale, quel libro che contiene le norme e le indicazioni valide per la celebrazione della S. Messa, a cui tutti i sacerdoti debbono attenersi, ad un certo punto recita così :

Il sacerdote, con i ministri, si reca alla sede. Terminato il canto d’ingresso, il sacerdote e i fedeli, in piedi, si fanno il Segno della Croce. Il sacerdote, rivolto al popolo, dice : Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Ad un lettura superficiale, le indicazioni sembrano essere solo di carattere logistico e poco più, ma non dobbiamo dimenticare che la Liturgia è la fede celebrata ( o almeno dovrebbe esserlo ), per cui ogni singolo gesto non ci appartiene, ma dice della nostra fede singolare e comunitaria che ci è stata consegnata da quasi 2 millenni ad oggi.

Vi siete mai chiesti perché il sacerdote si debba recare alla sede ? Perché è la sede da cui Gesù ci parla, presiede come unico e sommo sacerdote alla divina liturgia e lo fa attraverso un mediatore, il sacerdote appunto. E’ come se il sacerdote prestasse ” in comodato d’uso ” il proprio corpo a Gesù, che è il vero e unico sommo sacerdote in eterno ; certo, noi vediamo un uomo, ma lì c’è nascosto Gesù che opera. Leggiamo infatti, sempre dal Messale :

La natura del sacerdozio ministeriale, che è proprio del vescovo e del presbitero, in quanto offrono il sacrificio nella persona di Cristo e presiedono l’assemblea del popolo santo, è posta in luce, nella forma stessa del rito, dal posto eminente del sacerdote e dalla sua funzione […] è la continuazione della potestà sacerdotale di Cristo, Sommo Sacerdote della nuova alleanza […] Infatti nella celebrazione della Messa, nella quale si perpetua il sacrificio della croce, Cristo è realmente presente nell’assemblea riunita in suo nome, nella persona del ministro, nella sua parola e in modo sostanziale e permanente sotto le specie eucaristiche

Ed è per questo motivo che il sacerdote è tenuto ( non è un consiglio, ma un obbligo ) a vestirsi, o meglio a rivestirsi delle vesti liturgiche proprie , perché in quel momento supremo lui deve “scomparire” per lasciare spazio a Gesù ; l’uomo fa un passo indietro per lasciar agire Gesù, il Quale è e deve essere il vero e reale protagonista della Messa, l’umano deve nascondersi per dare spazio al divino. Tralasciando ora il significato di ogni abito e accessorio, ci sembra utile domandarsi perché abbiamo fatto accenno all’obbligo delle vesti sacre per il sacerdote e gli eventuali ministri.

Proprio perché la Messa non è solo un’aziona umana, essa deve richiamarci tutti alle realtà celesti, al Paradiso, alla “S. Messa eterna”, e quindi deve avere alcune caratteristiche che non sono di questo mondo, a cominciare dagli abiti, i canti, i gesti, le parole, il modo di stare, il silenzio ; quando stiamo a Messa, tutto quello che viviamo e ciò che ci circonda dovrebbe esser d’aiuto per farci vivere un pezzetto di Paradiso.

Ecco perché il sacerdote si deve rivestire degli abiti sacri non a sua discrezione, ma seguendo le varie norme, proprio a significare che l’azione che sta svolgendo non lo vede come primo attore, si veste per assolvere ad un ministero, non per apparire più bello, ma perché l’attore protagonista deve essere Gesù ; quando il popolo guarda all’altare dove c’è il sacerdote, deve poter scorgere Gesù, il quale agisce attraverso l’umanità del sacerdote stesso, perché l’umano si è nascosto sotto le vesti sacre. E le vesti sacre, spiega ancora il Messale, devono splendere per dignità e decoro, anche la bellezza degli ornamenti deve richiamare l’azione sacra, perché il focus di tutto ciò è aiutare l’umano a “mettere un piede in Paradiso” e “dire” che quello che si sta compiendo è azione di Cristo e della Sua Chiesa ; quindi guardando il sacerdote in sede dovremmo vedere Gesù che, come un direttore d’orchestra, sta nel posto che gli spetta per dare inizio alla Divina Liturgia.

Care famiglie, volete un assaggio di Paradiso ? Partecipate alla S. Messa, infatti potremmo paragonarla con un’immagine semplice e simpatica, ad una sorta di aperitivo del Paradiso, come se fosse uno “spritz” del Cielo ( N.B. per i bresciani : sostituire la parola “spritz” con la più adeguata “pirlo”).

Questa riflessione sulle vesti sacre ci dà l’occasione di riflettere sugli abiti che anche noi indossiamo la Domenica. Se è vero che riteniamo la Domenica un giorno diverso da tutti gli altri, se addirittura la riteniamo un giorno sacro da consacrare al Signore in maniera più intensa, perché spesso ci vestiamo con la prima cosa che troviamo nel guardaroba ? Purtroppo abbiamo assistito a scene tra il grottesco ed il commiserabile, con persone che ritengono normale entrare in chiesa mettendo in mostra tutto il loro sex-appeal, e con altre che arrivano in tenuta da spiaggia riempiendo la chiesa di sabbia grazie alle loro fantasiose infradito.

Ci piacerebbe vedere le fotografie dell’album di nozze di queste persone, scommettiamo che non erano con le infradito e non indossavano la prima t-shirt trovata nel guardaroba ?

Le nostre considerazioni non hanno l’intenzione di offendere nessuno ovviamente, ma vogliono ribadire che se è vero che l’abito non fa il monaco, è pur vero che il monaco, l’abito lo deve indossare ! Abbiamo visto come sia importante che ogni realtà che ci circondi debba parlare di Dio, della Messa eterna, del Paradiso… quindi anche il nostro abito deve essere un aiuto per chi ci vede, la dignità dei nostri vestiti deve dire quanto per noi sia importante la Domenica, ed in particolare, la S. Messa. Non si tratta di indossare abiti costosissimi confezionati dai sarti più famosi del mondo, ma di avere quello stile sobrio et elegante che contraddistingue il cristiano.

L’antica usanza di avere il vestito bello della Domenica, così come le scarpe della Domenica sempre pulite, non è andata in pensione, infatti in casa nostra essa gode di ottima salute ; la Domenica deve essere, per quanto ci è possibile, un’angolo di Paradiso, ecco perché anche il vestito “dice” dell’importanza di ciò che vivo. Non possiamo negare che se sono vestito elegante, sto dicendo che l’evento a cui partecipo ha per me una grande importanza.

Ci sono persone che si vestono meglio ad un colloquio di lavoro che alla Domenica a Messa, forse che quest’ultima è meno importante di un colloquio di lavoro ?

E non possiamo neanche nasconderci dietro alla retorica frase : “tanto il Signore vede il cuore”…. noi rispondiamo sempre che Lui vede il cuore, sì, ma noi vediamo l’esterno, e, se sei vestito come quando fai giardinaggio, il tuo corpo ci sta dicendo che per te la Messa ed il giardinaggio si equivalgono.

Coraggio famiglie, riprendiamo l’antica e mai superata usanza del “vestito bello della Domenica“.

Vedrete che poco a poco il primo cuore a cambiare sarà il nostro, cambierà il nostro personale modo di vivere la Domenica e la Messa, ma aiuteremo anche chi ci vede, a cominciare dal nostro/a amato/a… non trascurate di farvi belli anche per lui/lei !

Perché sei elegante oggi ? Perché oggi è Domenica !

Giorgio e Valentina.

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Preghiera di un padre qualunque a san M. M. Kolbe – “Sposi&Spose di Cristo”

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”..

Il 14 agosto  la Chiesa celebra la memoria di San Massimiliano Maria Kolbe.

P. Kolbe fu un frate, fu un uomo che in un campo di concentramento chiese di essere ucciso al posto di un padre di famiglia.

Fu esaudito dai suoi aguzzini. Dopo due settimane senza cibo e senza acqua, essendo ancora vivo gli fu iniettata una dose di veleno.

I testimoni (ovvero i suoi uccisori) dissero che prima di morire, Massimiliano esclamò: “Ave Maria” e sulle labbra aveva un sorriso.

Raccontato questo episodio e fermatici un attimo a riflettere su questa dolorosa eppur luminosa vicenda…veniamo a noi…a casa nostra per la precisione:

“Mamma! Vieni! Mamma!!! Maaaaammmaaaaa!”

E tu – padre – nonché marito di quella donna chiamata con urla “Mamma!!!” dai tuoi figli…sei li e tra un pensiero profondo come il divano che ti mangia…vieni accarezzato dalla vocina stridula di tua figlia che richiama su di sé con tutto il fiato l’attenzione di colei che l’ha partorita.

La coscienza ti dice: “Marito, mi sa che qualcuno ha bisogno di aiuto.”

E tu le rispondi: “Mica mi chiamo Mamma io…”

E mentre tu bevi qualcosa e fai 4 chiacchiere con la coscienza per prendere tempo…la bimba urla ancora una volta: “MaaaaaaaammmmmmmaaaaaaAAAA!!!”

E lì, la svolta! Incarni il Vangelo e ti offri volontario! Ed esclami: 

“Figlia mia, prendi me al posto della mamma! Dimmi, di cosa hai bisogno…qui c’è papà!”

Gli angeli esultano, il cielo è in festa…perché un uomo ha donato la propria guancia a coloro che volevano percuotere la guancia di sua moglie…ha scambiato la sua vita con quella di colei che andava verso il patibolo.

Poco importa se poi dopo la bambina ha scelto ugualmente di flagellare sua mamma con un mare di richieste lasciando in vita te.

Tu – marito eroico – ci hai provato a salvare la vita della tua sposa. E questo è già qualcosa.

Poi a fine giornata ti rivolgi a San Massimiliano Maria Kolbe e dici così:

“San Massimiliano, prega per noi padri e madri, mariti e mogli, affinché ogni giorno in piccoli grandi gesti si possa consumare nel Dono la nostra vita. Amen. Grazie!”

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Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

Ho bisogno della tua Presenza

Franco Battiato si è spento poco tempo fa.

Noi non siamo grandi esperti di musica, ma riconosciamo che Battiato, da vero artista, con la sua musica ha saputo trovare il modo di portarci oltre, di aprirci al mistero, toccando le profondità dell’umano.

Un’ultima piacevole scoperta che abbiamo fatto nel suo repertorio e che vi invitiamo a riascoltare è L’ombra della luce dove l’intensità della musica si sposa ad una specie di supplica verso Dio: «Non abbandonarmi mai». In questa canzone si respira una pace profonda, si coglie la certezza di una presenza oltre tutte le cose, di una luce che dà senso e bellezza alla vita, si respira l’attesa di una beatitudine infinita di cui tutte le gioie dell’amore e dei sensi non sono altro che un lieve bagliore… appunto «l’ombra della luce».

Senza dubbio però il suo brano più significativo per noi resta E ti vengo a cercare, scoperto per caso quando ancora eravamo fidanzati, nel pieno del nostro innamoramento. (vedi foto)

Recentemente qualcuno ci ha chiesto di raccontare come è nata la nostra storia d’amore (un abbraccio ad Alberto e Alessandra) ed è curioso che nel fare memoria del nostro fidanzamento mi siano tornate alla mente proprio le parole di questa canzone.

Quando l’ho ascoltata per la prima volta circa sedici anni fa, per me è stato incredibile… sono rimasto a bocca aperta, perché mi sono sentito leggere dentro.

E ti vengo a cercare

Anche solo per vederti o parlare

Perché ho bisogno della tua presenza

Per capire meglio la mia essenza.

Sentivo dare voce e volto ai moti interiori del mio cuore, che aveva da poco scoperto di non riuscire più a fare a meno di Giulia. Sperimentavo come lei fosse misteriosamente entrata nel mio cuore, non riuscivo a non pensare a lei, non riuscivo a cambiare «l’oggetto dei miei desideri»… ed era bellissimo essere ricambiato.

Avevamo scoperto un legame profondo, inaspettato, qualcosa che ci univa intimamente, come condividessimo davvero le stesse radici, pensati insieme da sempre in un disegno più grande di noi.

Immersi nell’amore, ci cercavamo perché avevamo gustato come la presenza dell’altro fosse davvero in grado di svelarci di più a noi stessi: passavamo ore intere a parlare, ad ascoltarci, curiosi di scoprire cosa pensava l’altro, come vedeva il mondo, la vita, il futuro…  

Davanti a noi si spalancava un orizzonte di bellezza… come se fossimo avvolti in qualcosa di più grande.

L’amore con il suo mistero, con le sue «meccaniche divine», ci stava piano piano rivelando la nostra identità e il nostro destino: Io sono per te! Tu sei per me! Siamo un dono l’uno per l’altro. Insieme chiamati ad essere “uno” nell’amore.

Oggi, a distanza di molti anni, riascoltare questa canzone mi commuove ancora, ma non è semplice nostalgia del periodo inebriante dell’innamoramento, è piuttosto la viva meraviglia di fronte al mistero grande dell’amore.

Certo oggi è più forte la tentazione di dare l’altro per scontato, di pensare di conoscerlo, di non avere bisogno della sua presenza per capire meglio me stesso, eppure non posso non riconoscere come in questi anni la presenza di Giulia con la sua femminilità (e con tutte le differenze e le tensioni che ciò comporta) è stata un dono insostituibile per il mio cammino di uomo, uno dono di cui non posso e non voglio fare a meno.

In più, essendo oggi più consapevole di allora sul mistero racchiuso nel sacramento del matrimonio posso gustare ancora più profondamente quanto l’amore sia davvero «un’immagine divina» del mistero di Dio, per noi cristiani dell’amore del Padre rivelato in Cristo. Un amore che, ci stiamo accorgendo ogni giorno di più, non ha a che fare col romanticismo, bensì col mistero Pasquale, ovvero con il dono concreto e quotidiano della vita.

Ma ancora di più, oggi posso riconoscere in questa canzone non soltanto una stupenda celebrazione dell’amore umano, ma anche i tratti nitidi di una preghiera. Riesco a vedere queste parole non solo rivolte alla donna che amo, ma anche a Cristo, perché sento sempre più intimamente come solo la Sua presenza, può condurmi alla verità di me stesso.

Tommaso e Giulia

Articolo originale a questo link https://teologiadelcorpo.it/2021/06/ho-bisogno-della-tua-presenza/

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Quell’amore che non è amore

L’amore è più autentico quando è più espressione del sentimento o della volontà? Attenzione non dico assolutamente che il sentimento e la passione non siano importanti. Chiedo se l’amore è maggiormente visibile e sperimentabile quando è frutto della passione o quando è conseguente a un esercizio di volontà.

Viviamo in una società che ci insegna che l’amore è tale solo quando è spontaneo. Solo quando è spinto da una passione che non riusciamo a governare. Ma è davvero questo l’amore? L’amore cristiano almeno? Oppure c’è un fraintendimento molto pericoloso che è alla base di tanti disastri e di tanti fallimenti matrimoniali?

L’amore cosa è? E’, detto in parole molto semplici, volere il bene dell’altro/a, donarsi per il bene dell’altro e rendersi accoglienti per il bene dell’altro. Mettere il bene dell’altro/a al centro dei nostri pensieri e del nostro agire. La passione e il sentimento chi ci inducono a mettere al centro? L’altro/a? No! Al centro della passione e del sentimento ci sono io. C’è quello che sento, quello che desidero, quello di cui ho bisogno. L’altro diventa mezzo per soddisfare ciò che sento e che voglio. E’ amore questo? Forse si. Forse, però, anche no. Non serve amare per questo. Non è necessario darsi, basta prendere, usare e gettare. Questo è l’amore dei nostri tempi. Quello di trasmissioni cult come Uomini e donne o Temptation island, quello delle farfalle allo stomaco per eterni ragazzini che non crescono e che credono che prendersi delle responsabilità sia poco cool. Quello che conta, come si usa dire adesso, è vivere l’altra persona. Cioè usarla. Dicono voglio viverti, ma intendono voglio consumarti. Come un prodotto. Esattamente come un prodotto. Ciò che è più triste è che questo modo di approcciarsi alle relazioni affettive sta diventando normale nella vita di tutti i giorni.

Se questo atteggiamento diventa modalità abituale, sarà normale gettare chi non serve più quando il sentimento per lui/lei non sarà più così forte. Non ti amo più! Non sento più niente! Capite che così non funziona. Si deve allora fare finta? No, non si deve fare finta. Si deve amare. Dice Marco Scarmagnani nel suo ultimo libro Crisi di coppia. Come uscirne in 10 mosse: tra la spontaneità e la falsità c’è una terra di mezzo che si chiama impegno. L’amore non è un sentimento. Il sentimento è ciò che ci spinge ad amare, ma poi, l’amore vero non può finire, semplicemente perchè è una scelta. Una scelta che, come sposo, rinnovo ogni giorno. Ogni giorno decido con tutta la mia volontà, con tutto il mio corpo e con tutta la mia anima di amare la mia sposa. Sempre, quando sarò sostenuto dalla passione e dal sentimento e quando sarò più arido e distante. Quando sarà facile e quando non lo sarà. Non sempre riuscirò, spesso sbaglierò, non importa. Ce la metterò tutta perchè solo così darò senso alla mia vita e alla mia promessa matrimoniale, cioè alla mia vocazione. Solo così i momenti difficili ed aridi non saranno infecondi, ma al contrario prepareranno il terreno affinchè la passione e il sentimento possano tornare più forti di prima. Vi assicuro che tornano.

Essere spontanei non è una qualità che rende un matrimonio felice. Lo rende solo precario. Ciò che rende un matrimonio santo è la sua autenticità. La mia fedeltà alla promessa di mettere il bene dell’altro/a sopra ogni altra cosa, anche sopra i miei sentimenti. Gesù non ci ha dimostrato il suo amore con una serenata. Lo ha fatto in croce. Lo ha fatto morendo per far vivere noi.  Come disse Papa Francesco: rivolgiamo lo sguardo del nostro cuore a Gesù Crocifisso e sentiamo dentro di noi che Dio ci ama, ci ama davvero, e ci ama così tanto! Ecco l’espressione più semplice che riassume tutto il Vangelo, tutta la fede, tutta la teologia: Dio ci ama di amore gratuito e sconfinato.

Ora amate vostro marito o vostra moglie. Vi viene facile perché sorretti dalla passione? Ringraziate Dio e godetene. Vi costa fatica? Amatelo/a comunque e affidate questa fatica a Dio. Solo Lui può trasformarla in amore che salva.

Antonio e Luisa

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La solitudine tra noi …

Come di consueto ci lasceremo provocare dalla Parola, ecco di seguito uno stralcio del Vangelo proposto oggi dalla Liturgia :

Gv 12,24-26 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. […]

Naturalmente le prediche e le riflessioni di tutti gli autori classici che formano il Magistero perenne della Chiesa Cattolica, si concentrano sulla seconda parte della frase, e quindi sul fatto che la morte del chicco è vita abbondante per tanti altri, mettendo in luce come Gesù in realtà stia parlando di sé stesso paragonandosi a questo chicco. Perciò non ci soffermeremo su questo tema che è abbondantemente trattato negli scritti classici così come nelle prediche dei nostri sacerdoti per non sovrapporci ad essi quasi da fare antagonismo, ci soffermeremo invece sulla prima parte della frase.

Avete notato che questo chicco non viene mandato dal mugnaio per divenire farina ( altro tema ricchissimo ) ?

Avete notato inoltre, che questo chicco sembra avere potere decisionale di morire oppure no ? Da quando i chicchi di grano hanno queste facoltà ? A noi non risulta. Noi sappiamo che il contadino semina il chicco di grano, e con i dovuti trattamenti e presupposti, esso dona nuova vita ; viviamo in campagna, ma non abbiamo mai visto i nostri compaesani contadini parlare alle sementi per convincerli a morire così da generare nuove piantine.

Perché allora Gesù sembra attribuire ai chicchi questi poteri ? Ma che tipo di contadini conosceva Gesù ? Forse che in Israele, ai tempi di Gesù, i contadini parlassero alle sementi per convincerli a suicidarsi fosse cosa nota ?

E’ interessante notare come Gesù parli non di un chicco che vuole restare vivo perché la vita è giustamente ritenuta importante, soprattutto se è quella eterna ; ma Gesù parla di un chicco che resta vivo , ma solo.

Già una nota cantante romagnola cantava : ” la solitudine tra noi …. è l’inquietudine di vivere la vita senza te. “, come a dire che la solitudine e l’inquietudine non sono vivere , è meglio morire piuttosto che vivere nella inquietudine di restare senza l’amato/a. La canzone esprime il sentire popolare, e cioè che vivere senza amore non è vivere, praticamente è come sopravvivere ; senza amore e quindi senza donazione di sé, diventeremmo come degli zombie che camminano.

Ed in effetti il chicco che non muore resta vivo ma solo, sempre che possiamo definirlo “restare vivi”, sarebbe meglio parlare di sopravvivenza, quel chicco senza la donazione totale che l’amore richiede diventa come quegli zombie ambulanti. E così succede a noi sposi quando vogliamo trattenere la vita/l’amore solo per noi stessi, quando non c’è il dono totale, diventiamo zombie ambulanti ; sì, forse restiamo in vita, ma che vita è una vita che si nutre della solitudine, della inquietudine ? Possiamo ancora definirla vita ?

Ci capita spesso di vedere coppie che sembrano vive perché si riempiono di cose materiali o riempiono il proprio tempo correndo dietro alle voglie, alle mode del mondo che cangiano continuamente ; ma noi, con “l’occhio clinico” vediamo come tutto ciò sia un tentativo ( fallace ) di riempire un vuoto interiore, sicché avvertono il bisogno di continui nuovi stimoli che il mondo ( che li vuole fagocitati continuamente ) offre per attirarli nella propria rete. E così avviene che, una volta che il surrogato di felicità ha esaurito il proprio effetto, non avendo più nulla da dare di nuovo, viene tostamente sostituito da una altro surrogato e così via… ma gli zombie sanno di essere zombie oppure pensano di essere vivi semplicemente perché camminano ?

Quando invece incontriamo coppie che si donano generosamente l’uno all’altra ed insieme ai figli ed alla Chiesa intera, subito si nota come le mode ed i surrogati di felicità che il mondo offre, su di essi non facciano presa ; sono forse essi estranei a questo mondo ? No, lo vivono, ma non gli appartengono ! Il mondo tenta di offrire loro i soliti surrogati di felicità, ma non riesce a trovare in loro dei clienti perché essi godono già di una vita in pienezza semplicemente vivendo quello che Dio ha riservato loro nel sacramento del matrimonio.

Cari sposi, desiderate essere felici e non sopravvivere come gli zombie ? Seguite gli insegnamenti di Gesù “c’è più gioia nel dare che nel ricevere” … “mi sento sempre triste” …. ti stai donando gratuitamente e completamente come insegna Gesù ?

Desiderate che la vostra coppia sia feconda di nuova vita/amore per molti altri ? Seguite gli insegnamenti di Gesù “se il chicco muore, produce molto frutto” … “non ci sentiamo fecondi” ( da non confondere con la fertilità biologica ) …. state morendo a voi stessi come quel chicco di grano ?

Cari sposi , se non portiamo frutti/fecondità dalla nostra vita sacramentale è colpa di Gesù che non mantiene le promesse fatte oppure siamo noi sposi che non doniamo tutto gratuitamente ?

Coraggio sposi, anche oggi ci è data una nuova opportunità di vita nuova, approfittiamone !

Giorgio e Valentina.

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Il peccato è accontentarsi

Oggi vorremmo rispondere pubblicamente ad una mail. L’argomento è già stato affrontato da parte nostra in altri articoli. Lo abbiamo affrontato anche nei nostri libri eppure è sempre uno dei più attuali e richiesti. Vi condividiamo uno stralcio della mail ricevuta.

Volevo porvi una domanda ed avevo paura che scrivendo sulla pagina fosse pubblico. Io e mio marito siamo sposati da un anno e abbiamo una bellissima bambina di tre mesi appena compiuti, abbiamo vissuto il nostro cammino da fidanzati in maniera pura e ci siamo sforzati di vivere la castità; con la nascita della nostra bimba sono cambiate tantissime cose e ultimamente io sono entrata un po’ in crisi per alcuni aspetti che coinvolgono la sfera sessuale.. È lecito fare l’amore con il proprio marito prendendo precauzioni per non rimanere incinta? Ho paura di vivere in peccato perenne ma allo stesso tempo non sono pronta per una nuova gravidanza.. Spero di essere stata chiara e che possiate consigliarmi, grazie infinite per tutto vi auguro una santa giornata.

Vorremmo focalizzarci su alcuni punti. Non per dare una ricetta ma semplicemente un consiglio. Una prospettiva diversa in modo da permettere a voi di discernere meglio. La decisione resta vostra e solo vostra. Nessuno può dirvi cosa fare e come farlo.

È lecito fare l’amore con il proprio marito prendendo precauzioni per non rimanere incinta? Quando abbiamo letto questa domanda abbiamo percepito che forse c’è un’idea sbagliata di fondo. E’ lecito non è il termine esatto. Sembra davvero che si pensi a Dio come ad un giudice, ad un tiranno che impone la propria legge e le proprie regole che noi, se desideriamo essere dei buoni sudditi, dobbiamo rispettare senza capirne il motivo. Comprendete che così è frustrante. Infatti non appena il controllo sociale della Chiesa è venuto meno sono crollate anche le persone che decidono di restare caste prima e dopo il matrimonio. Non ne comprendono il motivo. Fare l’amore è così bello. Perchè non posso usare un preservativo per evitare una gravidanza che in coscienza sento non essere giusta per tanti motivi?

Capite che così non funziona! Gesù è re della nostra vita ma è un re diverso. Un re che non impone ma che ci ama profondamente tanto da farsi come noi. Quindi quel è lecito va trasformato in: Cosa vuoi dalla tua vita? Vuoi accontentarti o vuoi la pienezza che io ti ho promesso con il sacramento del matrimonio? Io ci sono. Fidati di me.

Cambia tutto così. Non è più una questione legalistica ma diventa qualcosa di più profondo che ci tocca e ci cambia dentro. Quindi non rispondiamo semplicemente che il preservativo è un anticoncezionale e come tale il suo utilizzo è peccato. Non siamo sacerdoti e non è nostro compito quello di giudicare queste scelte da un punto di vista dottrinale. Rispondiamo da coppia. Rispondiamo con la nostra esperienza di coppia. L’anticoncezionale non permette di accogliere in pienezza l’altro. E’ un mezzo che esclude in modo artificioso la fertilità maschile o femminile. Non c’è dono e accoglienza totale. Senza dono totale l’amplesso perde non solo la sua apertura alla vita ma, almeno in parte, anche la sua forza unitiva, con la conseguenza di inquinare quel gesto d’amore tanto bello con l’egoismo e la ricerca del piacere personale. Ci sentiamo però di mettere in guardia. Attenzione: l’uso degli anticoncezionali alla lunga impoverisce non solo l’intimità ma anche la relazione. Lo possiamo dire per esperienza diretta. Per un periodo ne abbiamo fatto uso.

Ho paura di vivere in peccato perenne ma allo stesso tempo non sono pronta per una nuova gravidanza. Leggendo quindi tra le righe hai paura. La paura più grande non è quella di vivere in peccato ma quella di restare nuovmente incinta. Qui il nostro consiglio è molto più concreto. Cerca di comprendere da dove nasce la tua paura. Hai consapevolezza del tuo corpo, di come funziona, del ciclo? Conosci i metodi naturali? Sei sposata da poco e magari non ne hai avuto il tempo. Uno dei consigli che ci è stato dato e che noi, a nostra volta diamo, è quello di conoscere i metodi naturali durante il fidanzamento. Non è mai troppo tardi comunque. Certo ora c’è una gravidanza finita da poco, l’allattamento poi lo svezzamento ed è tutto più difficile però non smettete di puntare al massimo. Magari adesso non ve la sentite di abbandonarvi completamente ai metodi naturali e decidete di proseguire con il preservativo ma non precludetevi questa scelta per il futuro. Vi assicuriamo che non è la stessa cosa. Vivere il rapporto sessuale castamente ha tutta un’altra ricchezza e anche tutto un altro piacere che nasce proprio dalla profonda unione.

Speriamo di avervi dato una prospettiva un po’ diversa. Vi salutiamo con affetto e vi auguriamo di vivere anche nella carne un matrimonio pieno, bello e autentico.

Antonio e Luisa

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L’autogenesi della coppia

Facendo i calcoli sono quasi 10 anni che ho ricevuto il dono di accompagnare coppie al matrimonio. Dai percorsi ordinari in parrocchia, più o meno lunghi, ai fidanzati “appioppati” da amici, confratelli o giunte per circostanze particolari. Forse saranno stati più di un centinaio in tutto. Devo ammettere tuttavia che ho riscontrato una certa caratteristica tra vari di loro che chiamerei “l’autogenesi della coppia”.

Per autogenesi mi riferisco a un modo di pensare in cui si vuole il matrimonio e la famiglia per una serie di scelte autoreferenziali. Perciò poi ci si esprime così: “ci siamo sposati… noi siamo i ministri del matrimonio… abbiamo fatto due figli… abbiamo messo su casa… abbiamo formato una famiglia…”.

È evidente che c’è molto di vero e bello in tutto ciò, difatti ricordando i loro volti sono proprio tutte persone buone, ben intenzionate, provenienti da contesti di fede ma probabilmente non si rendono conto di camminare in direzione opposta a quella che è la Parola presa in considerazione oggi.

Gesù con quella frase voleva mettere in chiaro che accogliere il dono dell’Eucarestia non era cosa scontata, non era conseguenza di un ragionamento logico. Tant’è vero che quanto Gesù parla di cosa sia l’Eucarestia nel modo più esplicito mai visto prima c’è stata una sollevazione generale, stracciamento di vesti, scandalo, delusione, ecc. e con Lui rimangono proprio “quattro gatti”.

Servatis servandis, vivere un matrimonio cristiano segue il medesimo principio. Parafrasando Gesù potremmo dire: “nessuno può vivere il sacramento se non lo attira il Padre mio”.

Ammetto che spesso ho vissuto così il mio sacerdozio, quando più o meno mi è parso di capire “come si fa” e ho smesso di considerare che mi trovo dentro a un Mistero infinitamente più grande di me. Credere o meglio illudermi di farcela da solo, di “autoprodurre” la mia vita di prete è stato di fatto una tentazione in cui spesso sono caduto.

Non sarà che sia successo pure a voi? O almeno un pochino?

Cari sposi, Gesù è proprio bravo a smontarci quando pensiamo di sapere qualcosa, quando ci sentiamo sicuri dietro ai nostri orpelli. Oggi ci ricorda che non possiamo fare un passo dietro a Lui se non ci è consentito.

Vi auguro di tutto cuore che Gesù metta in crisi le vostra false sicurezze e vi faccia sentire quanto è bello essere attirati con amore dal Padre.

ANTONIO E LUISA

Per noi è stato importante aver compreso che Gesù è il Salvatore della nostra vita e che senza di Lui saremmo stati schiavi in Egitto, ancora oggi. Con Lui abbiamo la pace nel cuore e questo forse ci permette di essere credibili. Almeno più credibili di prima. Non significa che siamo più bravi. Ci sono coppie molto più attrezzate di noi. Significa che cerchiamo di vivere ciò che raccontiamo.

Raccontiamo non una morale, ma la gioia di una vita vissuta alla presenza di Gesù nella Sua Chiesa. Con tutti i nostri limiti e i nostri peccati, che ancora ci sono e con cui dobbiamo combattere ogni giorno. Sempre pronti, però, a perdonarci e a ricominciare perchè il matrimonio, quando si è liberi dalle catene d’Egitto, è una meraviglia da assaporare tutto il tempo che Dio ci concederà su questa Terra.

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Facciamo quattro chiacchiere assieme 3: Ordo amoris, ossia l’amore (e il sesso) ha un ordine

Cari sposi,

vi saluto dal fresco di una bella valle alpina in cui mi trovo con i miei confratelli per un momento di riposo assieme. Siamo già alla terza chiacchierata sul tema della sessualità di coppia. Dopo aver parlato di contemplazione del nostro dono meraviglioso di essere maschi e femmine e del senso, del fine di essere tali e dello scopo di donarsi tra un uomo e una donna, ora vorrei parlare dell’ordine dell’amore, e di conseguenza anche nella vita intima degli sposi.

Partendo proprio dai posti in cui mi trovo, io e i miei confratelli non smettiamo di stupirci di come la gente tiene queste valli: strade pulite, legnaie perfettamente incastrate, prati tosati, fiori freschi su tutte le finestre… quanto è bello vivere in un mondo ordinato e pulito!

Ma esiste un modo ordinato, armonico di amarsi, di esprimersi l’amore? Oso domandarvi di più: ci sono regole all’amore? Probabilmente qualcuno rabbrividisce nel mettere assieme “regola” con “amore”.

Ricordo che alle medie il mio prof di musica, invece di tediarci con teorie noiose, si metteva al piano e ci faceva imparare tantissime canzoni famose. Ne ricordo parecchie, tra cui “Un mondo d’amore” di Gianni Morandi. Nel lontano 1967, a un passo dalla grande contestazione giovanile che toccava proprio i temi di sessualità e amore, proprio lui, cantava che “l’amore ha i suoi comandamenti”.

Ma è stata la grande rivoluzione culturale del 1968 a proclamare un nuovo dogma: “vietato vietare”, specie se si tratta di affettività e sessualità.

Che ha prodotto questo diktat? Che cosa ha messo in gioco? Un fenomeno curioso che uno dei massimi filosofi viventi, Alasdair MacIntyre, ha definito con un neologismo: l’emotivismo. L’emotivismo consiste in questo concetto “Potrei arrivare a considerare buona una scelta soltanto perché «piacevole», indipendentemente dal valutarla in relazione a criteri e valori oggettivi. L’approccio emotivista è soggettivo, avulso dal piano valoriale oggettivo e trascendente, è legato al momento, non è duraturo e non ha necessariamente il bene o il bene dell’altro come fine” (A. Macintyre, Dopo la virtù: saggio di teoria morale, Feltrinelli, Milano 1988, 24).

Visto? Faccio questo perché mi piace, non perché è giusto o ingiusto ma perché mi va. Metteteci dentro qualsiasi cosa: rapporti prematrimoniali, uso dei contraccettivi, divorzio, convivenza, forme sbagliate di sesso… tutte situazioni in cui sovente pesa di più l’aspetto emotivo che razionale.

Ma l’amore non aveva dei comandamenti? Ben prima di Gianni Morandi, pare sia stato Nostro Signore a volere così. Ma non è scritto unicamente nella Bibbia, bensì nei nostri corpi, nel nostro cuore.

A rendersene conto in modo drammatico ma stupendo è stato il grande Agostino. Con tutto il rispetto per uno dei massimi padri della Chiesa e dei più grandi filosofi e teologi del I millennio, lui è stato in gioventù un latin lover da paura. Egli, infatti, lo ammette nelle Confessioni di quanto sia stato seduttore e bisognoso di affetto. Ma quel cuore grande ha trovato pace finché ha conosciuto l’amore di Cristo. È in quest’incontro personale che Agostino si rende conto che Gesù voleva modellare il suo cuore e renderlo capace di amare non solo di più ma meglio, in modo appunto ordinato.

Non è da stupirsi che sia stato appunto lui, Agostino, a coniare il concetto di “ordine dell’amore”. Ecco come ce lo spiega: “La volontà retta… è un amore buono, la volontà cattiva è un amore cattivo. L’amore che aspira a possedere ciò che ama è desiderio; l’amore che ha e possiede ciò che ama è gioia… e questi sentimenti sono cattivi se l’amore è cattivo, sono buoni se l’amore è buono” (De Civitate Dei 18); “Ogni cosa creata, per quanto buona essa sia, può essere amata con un amore buono o cattivo: buono se è rispettato l’ordine, cattivo se è violato” (De Civitate Dei 19); “L’amore, con il quale amiamo ciò che bisogna amare, deve essere anch’esso amato ordinatamente affinché possediamo la virtù che ci fa vivere bene. Mi sembra quindi che una vera e breve definizione della virtù sia questa: l’ordine dell’amore” (De Civitate Dei 20)

Ma in cosa consiste quindi l’ordine? ricordiamoci che Dio ha “tutto disposto con misura, calcolo e peso” (Sap. 11, 1), di conseguenza anche il nostro amore ha un ordine pensato da Lui secondo cui viversi, e tale ordine è il dono totale di sé stessi. È ancora Agostino a spiegarlo: “Fuori dell’ordine regna l’inquietudine, nell’ordine la quiete. Il mio peso è il mio amore; esso mi porta dovunque mi porto. Il tuo Dono ci accende e ci porta verso l’alto” (Agostino, Conf. 13, 9, 10).

Riconoscere quindi il dono di amore che Dio ci ha fatto, come dicevano nella prima chiacchierata, un dono che si rende visibile nel nostro corpo, nella nostra sessualità. E poi donarci agli altri come padri, madri, fratelli, sorelle, amici, sposi sempre discernendo: “ma io mi sto donando veramente o sto sfruttando, usando, barattando, calcolando?”.

Cari sposi, in un mondo che non fa altro che dirci: “fai quello che vuoi” e ci ripete da oltre 50 anni “vietato vietare (in amore e sesso)”, chiediamoci e chiediamo al Signore come stiamo amando, se il nostro modo di amare è secondo la sua Volontà. Come lo fu per Agostino, stiate certi che un modo di amare vero e ordinato non porta se non a una grande pace del cuore. Buon cammino!

padre Luca Frontali

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“Gesù ci vuole coi reumatismi!”-Sposi&Spose di Cristo

..di Pietro e Filomena “Sposi&Spose di Cristo”

Condividiamo con voi una piccola riflessione scritta il 1° Novembre scorso…come leggerete in questo testo….piove!

E speriamo che in questa estate calda parlare di pioggia possa rinfrescarvi il cuore e la mente.

Buona lettura!!!

+++

Sarà che è un mese che sta piovendo e sarà che oggi è il 1°di Novembre…ma a me, oltre a venir fame (ma questa è un’altra storia) è venuta voglia di scrivere.

Come dicevamo: piove. Ha piovuto tanto e in questi giorni siamo stati costretti a volte a star chiusi in casa.

Ma che bello star chiusi in casa.

Che bello il tepore delle 4 mura che ti avvolgono, del divano che ti racchiude come un panino fa con la mortadella (o con il tofu se siete vegani)…che bello stare a casa mentre fuori piove e tu stai nella tua casetta che è stata costruita sulla solida Roccia.

Si, i tuoi parenti non si aspettavano che alla fine avresti deciso di sposarti e per giunta nessuno avrebbe scommesso un soldo bucato sul fatto che avresti pure iniziato un cammino di conversione prima di sposarti.

Ebbene si. Lo hai fatto. Hai fatto la cosa giusta…hai scelto la parte migliore…hai scelto Gesù…hai scelto di costruire il tuo matrimonio sulla Roccia che è Cristo stesso.

Bravo.

E sei li che ti guardi allo specchio e ti fai i complimenti per quanto stai riuscendo a diventare cattolico. Hai perfino indossato un maglioncino sulla camicia ultimamente. Mammamia che cattolicone che sei diventato.

Bravo.

Hai scelto la parte migliore…Bravissimo, ma hai tralasciato alcuni minuscoli dettagli.

Sei sulla Roccia, sei su Cristo che ti dice di seguirLo (ehmmmm….una Roccia che cammina e ti chiede di essere seguita avrebbe già dovuto metterti in guardia…..sei un pò tonto, ammettiamolo).

Ti sei innamorato di Gesù quando con le Beatitudini ti ha fatto sentire compreso…soprattutto hai pensato che almeno tutte le volte che qualcuno ti ha preso in giro perché hai le orecchie a sventola non lo ha fatto invano, ma è servito per aiutarti ad essere beato perché ti perseguitano.

Ma hai dimenticato che oltre alle coccole (poche) e alla stabilità (ancora meno…soprattutto quella mentale) che Gesù ti dona…la Roccia che cammina ti chiede anche di camminare sulle acque…

(pausa riflessiva….ci sei rimasto maluccio eh?)

E ti chiedi: Come sulle acque? Io ho costruito sulla solida Roccia e ora mi ritrovo a dover camminare sulle acque? E’ come se avessi comprato una casa sulle Dolomiti e mi ritrovassi invece a vivere in Laguna a Venezia??? (Me lo avevano detto che ero tonto…).

Ma che storia è mai questa? Voglio essere rimborsato!!!

Io volevo la stabilità: Sole/Cuore/Amore e adesso col diluvio che sta venendo giù devo assecondare mia figlia che vuole andare a fare una passeggiata e mi costringe a bagnarmi i piedi che sono più contento quando stanno così asciutti!!!?

Piove e devo andare con mia moglie a fare la spesa in quel supermercato che appena ci entro mi sento affetto da NOIAlgite mortale!!!

Viene giù l’acquazzone e devo: 1 – Consigliare i dubbiosi 2 – Insegnare agli ignoranti 3 – Ammonire i peccatori 4 – Consolare gli afflitti 5 – Perdonare le offese 6 – Sopportare pazientemente le persone moleste 7 – Pregare Dio per i vivi e per i morti (e queste cose posso farle anche comodamente dal mio divano…ma poi devo anche:1 – Dar da mangiare agli affamati 2 – Dar da bere agli assetati 3 – Vestire gli ignudi 4 – Alloggiare i pellegrini 5 – Visitare gli infermi 6 – Visitare i carcerati 7 – Seppellire i morti…

Ma insomma…in una parola: comodità addio!!!

Poi guardo il calendario…oggi è il 1° Novembre…festa di tutti i Santi e penso velocemente a qualcuno di loro e mi accorgo che sono persone strane…col cuore sulla Roccia e i piedi nell’Acqua…persone che hanno attraversato diluvi e temporali con i loro piedi, eppure erano stabili e il loro cuore al calduccio…persone che gli è venuta l’artrosi a furia di “Stareammmollo” nelle vicende del mondo eppure al momento di salutare la vita lo hanno fatto con gioia e in pace.

Penso a san Francesco, che è morto sulla terra umida di Ottobre a Santa Maria degli Angeli e immagino invece il suo cuore seduto stabilmente accanto al trono di Dio.

Che strano…forse il mio matrimonio – visto che mi sono sposato in Chiesa ed ho ricevuto un Sacramento – mi richiede questo: vivere facendomi venire i santi reumatismi, tipico effetto collaterale di un amore stabile su quella Roccia chiamata Gesù.

Tipico di chi segue il Signore ovunque, anche nelle mareggiate della vita.

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Grazie, Pietro e Filomena.

Alza il volume dei tuoi desideri

Sappiamo di esistere come esseri desideranti, ma forse non ci abbiamo mai dato troppa importanza.

Non passa giorno in cui nel nostro cuore non affiori qualche desiderio. Desideriamo un sacco di cose, cose importanti: un fidanzato, una casa, un figlio, un lavoro… e cose più frivole: un nuovo paio di occhiali, un aperitivo con gli amici, qualche like in più sui social… Raramente però ci sfiora il sospetto che, in filigrana, sotto tutta questa selva di desideri con la “d” minuscola, esista nel nostro cuore un desiderio con la “D” maiuscola, di cui tutti gli altri sono solo un lieve riflesso.

Può capitare di avvertirne la presenza di fronte all’immensità di un cielo stellato, o traportati dalle note di certa musica. Oppure possiamo accorgercene in quelle notti in cui non riusciamo a dormire e ci ritroviamo immersi nel silenzio della nostra stanza, accompagnati soltanto dal battito del nostro cuore. È lì che oltre il brusio delle ordinarie preoccupazioni quotidiane, possiamo percepire il grido angosciato che sale dal nostro cuore.

Percepiamo la disperazione per la nostra piccolezza, per la nostra precarietà, per il tempo che passa, per il nostro bisogno… Ci accorgiamo che, in fondo, nonostante il contratto a tempo indeterminato, nonostante l’auto nuova, la bellissima vacanza, ecc… il nostro cuore è ancora in attesa, ma in attesa di cosa?

Diceva Cesare Pavese: «Qualcuno ci ha mai promesso qualcosa? E allora perché attendiamo?»

Queste esperienze ci rivelano che sotto la superfice della nostra quotidianità, dei nostri piccoli desideri, esiste un Desiderio più profondo, una melodia che non riusciamo a identificare pienamente. Un po’ come di fronte a quegli antichi bassorilievi resi irriconoscibili dall’erosione del tempo, percepiamo qualcosa, ma non riusciamo ad afferrarne il senso.

Tutti almeno una volta abbiamo percepito questa attesa, tutti, in fondo, abbiamo avvertito il presentimento di essere al mondo per qualcosa di grande e il timore di accontentarci della mediocrità. Tutti, a ben vedere, viviamo nell’aspettativa che la nostra vita dovrebbe trovare un senso e portarci ad una pienezza, ma da dove viene questa attesa? E soprattutto cosa ne facciamo di questa attesa del cuore?

Platone ha chiamato questo desiderio del cuore umano eros e lo descrive come quella forza interiore inquieta, che trascina l’uomo verso tutto ciò che è buono, vero e bello.

Ed è curioso che nella mitologia greca l’eros sia rappresentato come un essere alato armato di arco e frecce: il nostro eros non solo ci può portare in alto, ma ha un bersaglio da raggiungere, ha un orientamento, una direzione… ma quale direzione? Quale bersaglio?

Nella cultura ipersessualizzata in cui viviamo, abbiamo fatto coincidere l’eros con il desiderio sessuale, e abbiamo orientato il nostro eros esclusivamente verso la gratificazione individuale (il piacere). Abbiamo creduto che bastasse avere sesso “on demand” h24 per saziare la sete del nostro cuore, eppure ci ritroviamo sempre più infelici e sempre più soli.

Certamente l’eros ha in sé un’incancellabile connotazione sessuale di cui dobbiamo tenere conto, ma è molto più di questo. Esso ha a che fare con un’intima attesa di pienezza, di vita, di bellezza scritta nella nostra umanità.

Il desiderio sessuale è però il desiderio che più intensamente ci parla di questa chiamata, è forse il volto più incarnato ed impetuoso di questo grande anelito del cuore, eppure tante volte lo trattiamo come un banale istinto da sfogare.

Il desiderio sessuale ci rivela che siamo in attesa, che siamo in cerca di qualcun altro che dia un senso alla nostra vita. E tutto questo lo troviamo scolpito in modo indelebile nei nostri corpi: i nostri organi sessuali raccontano l’attesa di un incontro con qualcuno di differente e complementare.

Ciò nonostante, anche quando questo incontro avviene, l’attesa non è mai risolta definitivamente, il nostro eros non si placa, non smette di desiderare.

Perché dopo aver fatto l’amore con la persona che ami il tuo cuore non è sazio?

Perché dopo aver messo su famiglia, dopo aver generato due, tre, cinque figli il tuo cuore ha ancora sete?

Qualcuno pensa che il problema sia il partner, qualcun altro che sia un problema di posizioni o di fantasie erotiche da soddisfare, altri incolpano la monotonia del quotidiano… sono molto pochi coloro che rintracciano nel loro cuore un mistero più profondo.

Oggi si parla molto di diversi possibili “orientamenti sessuali”, ma in fondo l’unico vero e definitivo orientamento della sessualità umana, del nostro eros, è il desiderio di infinito che portiamo nel cuore.

Diceva papa Benedetto XVI: «Ogni desiderio che si affaccia al cuore umano si fa eco di un desiderio fondamentale che non è mai pienamente saziato. […] l’uomo è cercatore dell’Assoluto, un cercatore a passi piccoli e incerti».

Purtroppo, in tanti ambienti cristiani, il tema del desiderio è stato spesso amputato, messo da parte, come qualcosa di superfluo e pericoloso, inconciliabile con una religiosità seria ed adulta. Abbiamo presentato la fede come un freddo codice di comportamento: un lungo elenco di cose da non fare (una lista piuttosto lunga e che ha a che fare anche con cose piacevoli) e un elenco di cose da fare (di solito più breve e che ha a che fare con pratiche religiose che sembrano non avere niente da spartire con i nostri desideri) e abbiamo avuto il coraggio di chiamare tutto questo la “buona notizia” del Vangelo.

Da questo punto di vista appare forse più comprensibile l’ininterrotta emorragia di giovani dai nostri ambienti parrocchiali. Perché dovrebbe affascinare una fede di questo tipo, incapace di sintonizzarsi con le attese profonde del nostro cuore? Come potrebbe affascinare una fede che non invita a cercare?

Eppure, le prime parole che Cristo ci rivolge nel vangelo sono: «Che cercate?» (Gv 1, 38) Allora chiediamocelo anche noi: Cosa sto cercando? Cosa sto attendendo? Cosa desidero veramente? Dove è diretto il mio eros?

Tutte queste domande, tutta questa focosa inquietudine che portiamo nel cuore, è in realtà la strada per incontrare il Dio della Vita.

Perché attendiamo allora?  Possiamo dirlo: perché in fondo sappiamo che Qualcuno ci sta cercando!

Ce lo ha gridato Giovanni Paolo II a Tor Vergata venti anni fa: «è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; […]. È Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande».

E lo ha ripetuto pochi mesi fa anche Papa Francesco: «Dio non ha smesso di chiamare, anzi, forse oggi più di ieri fa sentire la sua voce. Se solo abbassi altri volumi e alzi quello dei tuoi più grandi desideri, la sentirai chiara e nitida dentro di te e intorno a te».

Allora ringraziamo per questo nostro cuore inquieto e alziamo il volume.

Tommaso e Giulia

Articolo originale a questo link https://teologiadelcorpo.it/2021/06/alza-il-volume-dei-tuoi-desideri/

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Crisi di coppia. Come uscirne in 10 mosse

E’ da poco uscito il nuovo libro di Marco Scarmagnani Crisi di coppia. Come uscirne in 10 mosse. Ne approfittiamo per incontrare Marco per fargli alcune domande su questo nuovo suo lavoro.

Ciao Marco, per cominciare raccontaci qualcosa di te. Chi sei? Di cosa ti occupi?

Grazie Antonio. Sono Marco Scarmagnani. Sono veronese e mi occupo di coppia. Sono consulente di coppia da una ventina di anni. Oltre a fare il consulente in studio, scrivo. Sono sposato da venticinque anni e mia moglie mi aiuta a ricordare che devo occuparmi anche della mia coppia. C’è un collegamento tra quanto faccio professionalmente e quella che è la mia vita.

Hai scritto un nuovo libro per aiutare le coppie nel difficile compito di costruire un matrimonio e una famiglia duraturi e magari anche felici. Quanto di questo libro è frutto dei tuoi studi e quanto invece è frutto della tua esperienza? In altre parole: quanto è importante la tua esperienza, ormai ventennale, per comprendere alcune dinamiche comuni a tutte le coppie?

Questo libro, dei quattro che ho scritto finora, è quello meno riflettuto teoricamente. E’ tutto frutto di esperienza. Mi sono messo proprio a pensare quali fossero i motivi che portano le coppie a rivolgersi a me. Poi, certamente, gli studi servono per sistematizzare e mettere ordine, ma è tutto frutto di esperienza.

Questo libro è naturalmente rivolto a quelle coppie che credono di avere un problema e desiderano ricercare una soluzione, o almeno iniziare un percorso. Ma è rivolto solo a loro oppure possono trovarlo utile tutte le coppie?

Nella mia idea tutte le coppie sono in crisi. Tutte le coppie hanno piccoli o grandi problemi. E’ sbagliato considerare la coppia in crisi solo quando viene messa in discussione la tenuta stessa del matrimonio. La crisi è quel lavorio continuo che necessitano due persone che sono sostanzialmente differenti per riequilibrare la relazione. Le crisi ci sono sempre perchè c’è sempre da trovare un allineamento, un’alleanza. Questo lavoro può essere un percorso semplice che si svolge nella quotidianità della vita oppure più complesso e in questo caso si passa attraverso conflitti, musi lunghi e litigate. Oppure, nei casi più difficili, può servire anche un trattamento specifico. La crisi in senso lato c’è sempre perchè non è possibile che una coppia sia statica ma muta continuamente. Ed è giusto così. Se conosci una coppia che resta sempre uguale fammelo sapere perchè va studiata.

Se tu dovessi scegliere una causa di sofferenza e divisione tra tutte quelle che hai indicato come la più comune quale sceglieresti?

Prima di rispondere ho dovuto pensarci un attimo. Quella che ti direi, che è un po’ originale, è la sopravvalutazione del dialogo. Uno dei capitoli si intitola Dialogate di meno e comunicate di più. Spesso nella coppia il dialogo diventa un mero scambio cognitivo. Si cerca di mettersi d’accordo tecnicamente. La relazione matrimoniale è una relazione soprattutto affettiva ed esistenziale. Noi abbiamo bisogno davvero di essere colti in profondità dall’altro. Abbiamo bisogno di sentirci capiti. Abbiamo bisogno almeno di metterci davanti l’un l’altro a mente aperta. A cuore aperto. Abbiamo bisogno di essere ascoltati e non tanto di avere ragione. Dobbiamo cercare di arrivare ad un dialogo che vada un po’ più in profondità. Con lo sguardo, guardandoci negli occhi, toccandoci, una carezza. Ragazzi! Anche io vivo in coppia e so benissimo che non sempre è così, ma avere una direzione verso cui andare ci può aiutare. Ci saranno discussioni sterili o dialoghi dove crediamo di sapere già cosa l’altro vuole dirci. Però ricordiamoci che siamo di fronte al nostro coniuge che è sacro per noi. Quindi ascoltiamolo con apertura di cuore, di mente e di spirito.

Parliamo ora di sessualità. Come sai è il tema che più trattiamo nel nostro blog e nei nostri libri, quindi ci interessa in modo particolare. Perché secondo te è un problema? Perché si sottovaluta spesso questo ambito come se non fosse molto importante? Soprattutto in una società erotizzata come la nostra.

Diciamo che ci sono due linee di tendenza. La prima è che a volte c’è un tacito accordo tra i coniugi di non affrontare l’argomento sesso. E’ un argomento scottante ed è facile che si creino delle forti incomprensioni e disagi. Ciò significa a volte anche astenersi. Capisco che in prima battuta la coppia che si astiene dai rapporti lo fa per evitare problemi. Quante discussioni sulla frequenza, sulla modalità, su come dovrebbe essere ecc. ecc. Si cerca quindi di evitare. Capisci però che è un problema. E’ come quando hai una malattia e non la curi. Perchè allontanarsi sessualmente comporta un allontanarsi anche fisico ed emotivo. Smettere di fare l’amore comporta smettere anche altre attenzioni, come può essere il bacetto la mattina prima di uscire, oppure toccarsi quando si passa vicini. Questa tendenza va invertita e non è difficilissimo. E’ più difficile pensarci che farlo. Basta entrare nell’ottica di darsi uno spazio. Se non ci sono altri problemi il riavvicinamento avviene perchè i nostri corpi hanno bisogno di stare vicini. La seconda riflessione mi porta a prendere atto che c’è una ipervalutazione della sessualità nella nostra società. Ciò può indurre ad avere determinate aspettative. Che tutto sia perfetto. Che tutto sia scoppientante, fuochi d’artificio. Come ci viene presentato dai media e dalla pubblicità. Giustamente fanno il loro interesse: mostrano il mondo come se fosse tutto Disneyland. Ci sono aspettative che rischiano di crollare quando ti trovi ad avere a che fare con una persona reale, in una vita reale, con lavoro-famiglia-figli. C’è un eccessivo peso attribuito sul come dovrebbe essere. Da qui una serie di frustrazioni: non funziona, non è andata bene, non è come mi aspettavo. Questo modo di pensare appartiene più ad un’olimpiade. La sessualità non è solo prestazione. Sulla sessualità siamo modellati ad usare un linguaggio di performance che non fa bene perchè scoraggia.

Spesso c’è un grande fraintendimento. Si crede che l’amore e i gesti dell’amore debbano essere spontanei e non dobbiamo imporci di fare qualcosa che non sentiamo. Altrimenti sarebbe un gesto falso. Tu lo spieghi molto bene. Ora senza dire troppo di quanto hai scritto nel libro regalaci uno spunto su questo argomento.

Faccio quello che mi sento, come massima espressione di libertà, è uno dei grandi inganni del nostro tempo. Può avere all’inizio un significato buono, ma poi questo concetto stressato diventa paradossale. E’ un paradosso perchè noi non facciamo tutto quello che ci pare. Se una persona mi sta antipatica non vado a dirglielo o se mi viene voglia di dare un pugno non lo faccio. Grazie a Dio non faccio tutto quello che voglio. Metto in atto una serie di filtri e di controlli. Questo in negativo. Vale anche in positivo. Metto in atto delle azioni perchè so che sono giuste e sono coerenti con la vita che ho scelto. Mi capita, in studio, di dare delle piccole indicazioni di inversione di rotta ad una coppia. Spesso mi sento rispondere: eh ma se non me la sento? Ok non sentirsela, non ti verrà sempre spontaneo, ma certo che un complimento, una parola dolce, un gesto non fanno male a nessuno. Credo che su questo ci si debba comportare un po’ da adulti. La metafora che più mi viene è con il lavoro. Io sono appassionato del mio lavoro, non significa che lavoro sempre spontaneamente. Anche nel lavoro io mi sforzo e mi impegno. Anche nel lavoro capita la mattina che non ho voglia di alzarmi. Mi alzo comunque e faccio un sorriso ai miei clienti. Ciò non significa che io sia falso, ma proprio il fatto di riuscire a farlo sempre determina la mia qualità professionale. Se io voglio laurearmi non è che posso studiare solo quando ne ho voglia. Non so perchè per questi ambiti siamo tutti d’accordo che sia così mentre per quanto riguarda l’amore no. Per l’amore è la stessa cosa: tu hai fatto una scelta. Se vuoi mantenere questa scelta devi mettere in atto delle azioni sia quando sono spontanee (grazie a Dio quando lo sono), ma le fai anche quando ti costano fatica. Ricordiamolo sempre, su questa cosa mi arrabbio anche un po’, che fare il bene fa sempre bene, anche a chi lo fa. Essere gentili addolcisce l’animo, fa bene anche alla circolazione. Anche quando non me la sento, se io faccio una cosa buona, facendolo non perchè mi sento uno sfigato ma perchè ho scelto un cammino e cerco di essere coerente, questo mi farà sicuramente bene.

Concludo l’intervista chiedendoti cosa credi che questo libro abbia di diverso rispetto ai tanti che già esistono. Perché dovremmo comprarlo e leggerlo?

Intanto è corto! E’ fatto a step quindi un lettore può leggere anche saltando argomenti e pagine. E’ poi semplice e pratico. Credo che, anzi sono sicuro, che nella sua semplicità, nel suo dare indicazioni concrete, tutto è comunque riportato ad un disegno coerente e complessivo di ciò che è la relazione di coppia. Relazione fatta di passione, intimità, impegno, per sempre, dedizione.

Grazie Marco per il bel dialogo e non mi resta che consigliare la lettura di questo libro che credo possa aiutare a capirsi maggiormente tutte le coppie.

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