Le spine del matrimonio

Quando si arriva (purtroppo) a una separazione, sarebbe necessario fermarsi almeno per un po’ di mesi a riflettere su quello che è successo e sulle cause che hanno portato a un epilogo così triste. Non serve a nulla pensare cose del tipo: “Se mia moglie avesse avuto un atteggiamento diverso, anch’io mi sarei comportato diversamente”, perché è solo un tentativo di diminuire il senso di colpa. E’ un’analisi che in alcuni casi dovrebbe coinvolgere altre persone esperte in materia, come consulenti familiari, psicologi e assistenti spirituali, perché non sempre da soli si riescono a comprendere i problemi che non abbiamo mai risolto e le ferite spesso provenienti dalla nostra famiglia di origine. Infatti a volte si creano delle dinamiche che si ripetono continuamente e tendiamo a fare sempre gli stessi errori: poco tempo fa mi sono ritrovato a parlare con una ragazza di 40 anni al terzo divorzio, continuare su questa linea credo sia davvero triste e distruttivo per se’ stessi e per le persone che ci stanno intorno, in particolare per i figli.

Spesso la gente non si prende questo importante tempo di riflessione dopo la separazione, ma comincia a uscire e a frequentare altre persone, rischiando così di fare ulteriori danni. La responsabilità di una separazione quasi mai è al 50%, in genere è sbilanciata da una parte e comunque nessuno dei coniugi può considerarsi esente da colpe (avremmo potuto sicuramente fare meglio, diversamente o con più cura e attenzione). Inoltre la decisione di separarsi viene proposta e portata avanti raramente di comune accordo, ma è uno dei due a prendere l’iniziativa.

A suo tempo, ma continuo a farlo anche oggi, ho riflettuto molto sulla mia storia d’amore e sulle cause che l’hanno portata al fallimento (ricordo che il fallimento è solo umano, con Dio non può fallire!). Sono arrivato alla conclusione che non basta amare, è necessario anche essere amabili, perché ho tanto amato mia moglie, ma non è stato sufficiente. Faccio un esempio: se prendo in mano un fiore, con dei bellissimi colori e profumato, mi viene da pensare: “Ma che bello questo fiore!”. Immaginiamo invece che questo fiore sia pieno di spine e che, appena lo prendo in mano, mi punga: in questo caso mi viene da pensare: ”Accidenti a questo fiore, che brutto!”. Ecco, può succedere, anche involontariamente, che siamo noi il fiore che suscita negli altri una certa reazione.

Così, quante volte non ho ascoltato mia moglie! Quante volte ho svalutato le sue idee, il suo lavoro e il suo modo di pensare! Quante volte sono stato scontroso e addirittura l’ho presa in giro, non immedesimandomi nel suo malessere, nei suoi problemi, nei suoi dubbi, nelle sue difficoltà e nelle sue paure! Potrei continuare a fare altri esempi, ma credo sia chiaro questo: è fondamentale non solo amare il coniuge, ma lavorare su noi stessi, sui nostri difetti e sul nostro carattere in modo da essere amabili, accoglienti e poter così costruire una relazione davvero autentica, sincera e reciproca! 

Ettore Leandri (Fraternità Sposi per Sempre)

La nostra imperfezione è immagine della perfezione di Dio

Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l’uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. (Genesi 3,8)

Perchè i due si sono nascosti? Dio è cattivo? Dio è un Padre che fa paura? Dal comportamento che hanno Adamo ed Eva sembra proprio di sì. Chiunque non conosce il nostro Dio e legge questo passo non può che farsi questa idea. In realtà questo passo della Genesi cela una verità che ci caratterizza tutti. Adamo ed Eva come sapete ci rappresentano, possiamo identificarci con loro. L’uomo e la donna si nascondono non perchè Dio sia cattivo e vendicativo, ma perchè si specchiano nello sguardo di Dio. Trasferiscono il malessere che il peccato ha generato in loro nello sguardo di chi li guarda. Dio non li guarda con malignità, ma con quello sguardo di amore misericordioso che Gesù ha incarnato perfettamente. E allora?

Non è Dio che mi sta giudicando, ma sono io che di fronte all’amore di Dio provo vergogna e paura. Paura di perdere quell’amore e vergogna di esserne indegno. Questo è il sentimento di Adamo ed Eva che viene descritto nel versetto che ho riportato. Questo è quello che caratterizza tutte le persone. Quando amiamo e siamo amati da qualcuno e tradiamo questo amore proviamo paura e vergogna. Quando tradiamo la fiducia proviamo paura e vergogna. Questo vale in tutte le relazioni, a partire chiaramente da quella con Dio. Vale anche per il nostro matrimonio.

Cosa c’entra tutto questo discorso? C’entra tantissimo. Dio non smette di amare i suoi figli. Non smette di amare l’uomo e la donna. La condanna verso Adamo ed Eva non è una sentenza ma semplicemente una presa di coscienza che Dio offre all’uomo. Sta dicendo che proprio per la loro umanità imperfetta ma libera andranno incontro a sofferenze ed errori. Sta a loro trasformare i limiti in opportunità.   

Questo vale sempre. Vale anche e soprattutto per il matrimonio.  I limiti diventano occasione. E’ capitato che io abbia dovuto confessare alla mia sposa alcuni miei comportamenti sbagliati. Ho provato esattamente vergogna e paura. Lei è stata capace di non giudicarmi, di guardarmi con gli occhi di Dio. Questo ha trasformato tutto. La vergogna si trasforma in riconoscenza. La paura in voglia di ricominciare. La rottura in nuova sorgente di amore gratuito. Genesi racconta come siamo fatti. Non possiamo pensare di recuperare una perfezione che non abbiamo mai avuto. O meglio: possiamo essere perfetti nella nostra imperfezione quando lasciamo spazio a Dio nella nostra vita, nella nostra relazione e nella nostra famiglia.

Il matrimonio è immagine dell’amore di Dio che è perfetto. Non perchè siamo perfetti noi sposi, ma perchè la nostra imperfezione, i nostri errori, i nostri limiti e le nostre debolezze, quando vissuti nell’abbandono a Dio e nella Grazia di Dio, sono motivo per perdonare, per amare gratuitamente e senza merito alcuno il nostro coniuge. Questo è l’amore misericordioso di Dio. Questo è quell’amore di cui noi sposi siamo chiamati ad essere immagine.

Antonio e Luisa

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Non voglio fare certe cose. Sono bigotta?

Ciao Antonio e Luisa. Vorrei restare anonima. Una domanda molto personale. Mio marito mi chiede, durante il sesso, di fare cose che non mi piacciono e non penso siano sane. Il sesso anale è una di queste. Lui dice che io sono bigotta e che tutti fanno queste cose. Cosa posso fare?

Carissima c’è sicuramente un problema. Se tuo marito nell’intimità non trae soddisfazione dall’unirsi a te, ma da pratiche sempre più spregiudicate e, consentimi, deviate, c’è un problema. Non sei bigotta. Neanche io voglio fare il bigotto, quello che giudica i comportamenti sessuali delle persone, solo perchè si discostano da quello che prescrivono i manuali di morale. Non credo neanche che i manuali in questione trattino così nello specifico questi argomenti. Almeno io non ne sono a conoscenza. C’è però una domanda fondamentale che ogni coppia si deve porre. Lo deve fare per la propria felicità e realizzazione.

Abbiamo desiderio di unirci all’altro, di vivere un’esperienza meravigliosa attraverso il corpo che ci faccia sperimentare fusione e comunione , oppure cerchiamo altro?

Cerchiamo di mettere in pratica delle fantasie che abbiamo nella nostra testa, fantasie generate e nutrite da tutta la “cultura” pornografica che ci circonda e che spesso cambia e influenza in modo radicale la nostra idea di sessualità e di sesso? Detto in altre parole: l’unione intima con l’altro è il fine oppure un mezzo attraverso cui possiamo dare concretezza a quanto abbiamo visto fare da altri? Detto ancora in modo più chiaro: 

vogliamo amare o usare l’altro?

Dopo tutta questa premessa permettimi di arrivare ad una ovvia conclusione. Chi cerca di usare l’altro per ricercare il solo piacere nell’atto sessuale, non ne sarà mai pienamente soddisfatto e cercherà di andare sempre un po’ più oltre per sperimentare nuove modalità. Anche nei matrimoni, lo so per certo, è sempre più presente il sesso anale, perfino, in certi casi, lo scambio di coppia, oppure altro ancora. Non trovando una soddisfazione che può venire solo da un rapporto vissuto per unirsi in una comunione profonda all’altro, si cercherà di andare sempre un po’ oltre, illudendosi di avvicinarsi a un piacere da cui ci si sta invece allontanando. Non di rado questo modo di vivere la sessualità porterà la coppia nel tempo all’astinenza e al deserto sessuale. Spesso a lasciarsi. Perchè si rimane delusi e, solitamente, ci si accusa a vicenda.

Faccio un esempio. La nostra amica Luisa è ginecologa. Molto spesso ci rivolgiamo a lei per chiedere consigli ed aiuto quando non sappiamo bene cosa rispondere a certe domande. Lei ci ha confidato che sono sempre di più le donne che durante le visite si lamentano del marito o del compagno. Una lamentava l’insistenza del marito ad avere un rapporto anale con lei. Siate sinceri/e: secondo voi lui voleva unirsi a lei oppure usarla per mettere in pratica fantasie pornografiche? Io non credo ci siano dubbi.

Quindi tornando alla tua domanda ti rispondo chiaramente. Abbi la forza e il coraggio di dire no. Lo devi fare per te, per lui e per la vostra relazione. Parla con lui, iniziate un vero percorso insieme di recupero, che vi porti a vivere il rapporto per quello che è: la modalità più bella e più concreta che abbiamo noi sposi per esprimere attraverso il corpo l’unità dei nostri cuori. Riappropriatevi di una sessualità sana dove il piacere non viene da pratiche sempre più spregiudicate (piacere effimero, che dura molto poco e che non soddisfa mai fino in fondo, se e quando c’è) ma dal vostro amore che viene nutrito in una relazione fatta di tenerezza, cura e dono reciproco. Non c’è nulla di più bello che vivere un rapporto intimo che si consuma (si porta a compimento) nell’abbraccio dei corpi e nello sguardo reciproco che arriva dritto al cuore dell’altro. Questo è il vero piacere, molto più grande di un orgasmo provocato da una fantasia, che non unisce ma che rende sempre più soli e distanti.

Antonio e Luisa

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Piccolo diario spirituale di una coppia di neosposi

Siamo Andrea e Consuelo una coppia di sposi. Questo articolo è il primo che scriviamo per il blog. Vorremmo con questa riflessione, e con le prossime che ci saranno, condividere pensieri in libertà. Come vivono due sposi novelli dei nostri tempi il matrimonio e più in generale la fede? Come vivere nella propria comunità? Come rispondere alla nostra vocazione? Quanto è importante sentirci piccola chiesa nella grande Chiesa di Gesù? Questo è il filo conduttore con il quale vorremmo contribuire al blog matrimoniocristiano. Vorremmo condividere un piccolo diario spirituale raccontando le nostre sensazioni, emozioni, difficoltà e gioie. Sperando che nella nostra esperienza tanti possano riconoscersi e sentirsi meno soli e dentro un cammino condiviso.

Fatta questa premessa possiamo concentrarci sulla riflessione di oggi. Ci è stato chiesto, dopo pochi giorni dall’aver ricevuto il mandato di catechisti dal nostro parroco, di scrivere una meditazione sul quinto mistero della luce del Santo Rosario (l’istituzione dell’Eucarestia) che avremmo recitato insieme a bambini e genitori del catechismo di quest’anno. Io e Consuelo, come abbiamo già scritto, siamo sposati da poco più di un mese e già siamo stati chiamati a svolgere questo importante ministero come catechisti dello stesso gruppo di bambini nella parrocchia in cui ora abitiamo. Come primo articolo per il bellissimo blog di Antonio e Luisa, che ci hanno molto aiutato negli ultimi mesi di fidanzamento soprattutto, vorremmo condividere con voi la nostra meditazione che abbiamo scritto e letto in questo rosario coi bambini e genitori di catechismo. Per noi è stata un’esperienza importante,una delle prime che abbiamo fatto insieme come sposi. Per questo abbiamo scritto la nostra piccola meditazione con tanta emozione. Ecco la nostra piccola riflessione:

L’Eucarestia è il dono di sé stesso che Gesù fa a noi in ogni Santa Messa. Non andare a Messa, in particolare la domenica e le altre feste solenni, significa non dire grazie a Dio Padre per l’immenso dono che ci ha fatto nel consegnarci il suo Figlio, Gesù Cristo, nato-vissuto-morto-risorto per noi. Beato giovane Carlo Acutis, tu che hai ben compreso i misteri di questo amore, tu che sei stato catechista esemplare, coerente e impeccabile, prega per noi.

Pochi giorni dopo il rosario io e Consuelo abbiamo svolto, il primo incontro di catechismo coi bambini. È stato molto emozionante vederli all’ingresso della chiesa parrocchiale e spiegare loro le varie parti della chiesa, insegnargli che atteggiamento avere in chiesa, raccontare l’importanza del silenzio, fare il segno della croce, leggere i primi versetti del Vangelo di Marco, pregare insieme. Alcuni di loro vorrebbero fare i chierichetti, altre cantare nel coro delle bambine della domenica a Messa. Sentiamo già la ricchezza di essere in questo cammino. Speriamo con il tempo di vivere in modo sempre più fecondo il nostro amore e la Grazia che scaturisce dal sacramento. È importante per la nostra personale salvezza e ci auguriamo possa essere una piccola goccia di amore e concorrere alla bellezza della nostra Chiesa. Chiediamo a chi sta leggendo questo articolo, per cortesia, di dire una preghiera per noi, per svolgere come Dio vuole, questa piccola missione che ci è stata affidata. Ve ne saremo infinitamente grati. Al prossimo articolo.

Andrea e Consuelo

La crisi di mezza età può rovinare tutto

La crisi di mezza età esiste. Io credevo fosse una specie di leggenda metropolitana, di modo di dire. Non credevo fosse qualcosa di reale che colpisce moltissimi uomini. Spesso tra i 40 e i 50 anni. Padre Francesco che da un po’ ci segue me l’ha sempre preannunciata. Mi ha sempre detto che anche io probabilmente avrei prima o poi dovuto affrontare questo momento di crisi. Mi sono informato con amici psicologi e sul web e sembra che sia una situazione molto comune.

Come d’abitudine non voglio fare quello perfetto. Questo blog funziona proprio perchè abbiamo deciso con Luisa di mettere in piazza, diciamo così, anche le parti meno belle di noi, le nostre difficoltà e le nostre fragilità. Io ho 47 anni e credo di essermi trovato, e forse ancora un po’ ci sono, nel mezzo di questa crisi. Fortunatamente ho costruito una relazione forte e bella con Luisa. Ho avuto modo di prepararmi. Quindi non mi ha colpito in modo troppo forte. Ma la percepisco abbastanza.

Cosa succede a me e a tanti altri uomini che si trovano verso i 50? Ho deciso di scrivere questo articolo perchè spesso le donne non se ne rendono conto e i mariti si vergognano un po’ a parlarne. Succede che tutto d’un tratto, non in modo graduale ma improvvisamente, ed è questo che ci fa particolarmente barcollare nelle nostre sicurezze, prendiamo coscienza di stare invecchiando. Non siamo più i ventenni che credevamo di essere. Voi direte bella scoperta. Eppure è un trauma. Questa consapevolezza arriva e ti colpisce. Rischia di affondarti. Non siamo più quelli di prima e il nostro corpo ce lo dice.

Per la donna non è così. Lei vive continuamente il cambiamento sul proprio corpo. Ne prende consapevolezza più gradatamente e prima di noi. La donna ha un orologio biologico che la tiene ancorata alla realtà del tempo che passa. Le mestruazioni, il ciclo, la fertilità e poi il lento ma costante “declino” verso il climaterio e la menopausa, la preparano.

Non vedete quanti uomini sulla cinquantina tendono ad “impazzire”? Cominciano a vestirsi e parlare in modo giovanile cercano divertimenti e fuga dalla realtà. Non sono impazziti. Sono semplicemente entrati in questo periodo necessario per fare quel salto di qualità che va fatto. Un periodo necessario ma pericoloso. Quanti matrimoni saltano per queste situazioni non comprese. Per dei colpi di testa. La coppia diventa il primo problema dell’uomo in crisi. Quella donna che ha accanto d’un tratto non è più così desiderabile, non si sente più ardere di desiderio verso di lei. Inizia a non sopportare i segni del tempo sulla moglie. Questo perchè la moglie diventa uno specchio. Questa è psicologia non è una mia supposizione. E’ studiata. Nel corpo della moglie scorge i suoi difetti, il suo invecchiamento.

Tutto ciò è problematico. Può rovinare tutto. Io ci sono dentro e mi succede, fortunatamente non spesso, di avere questi pensieri verso mia moglie. Quest’estate ad esempio mi è successo forte. Nel vedere in spiaggia tante giovani donne con corpi belli e sodi sono entrato in crisi e non sono riuscito per un periodo a vedere la bellezza di mia moglie. Ora ne parlo tranquillamente ma lì per li mi sono un po’ spaventato. C’è anche una soluzione. Il matrimonio stesso è la soluzione. Mia moglie non mi piace in determinati momenti? E’ lì che sono chiamato a donarmi più di prima. Ad abbracciarla e a mantenere quel contatto fisico che è fondamentale. A volere l’intimità con lei. Certo all’inizio non mi viene spontaneo ma lo faccio perchè Luisa è l’amore per me ed in lei, attraverso la nostra relazione, posso fare un’esperienza incredibile. Sempre. Con la tenerezza, con il dono e la cura reciproca, è più facile riuscire a scorgere di nuovo la bellezza della mia sposa. Perchè lei è bella, è meravigliosa. Sono io che non riesco sempre a vederla come tale. Il problema non sta in lei ma in me. E’ importante prenderne coscienza per poi non nascondere questo problema ma affrontarlo e superarlo. Fondamentale la complicità e l’alleanza tra sposi. Bisogna parlarne. E’ necessario che nostra moglie diventi il nostro più importante sostegno. Noi uomini dobbiamo quindi parlarle sinceramente e le nostre spose devono accogliere questa difficicoltà senza offendersi e prenderla sul personale. Perchè, come ho già scritto, il problema non sono loro.

Solo così questa crisi di mezza età può essere l’occasione per affrontare e curare quelle ferite che ancora ci portiamo dietro. E’ l’ultima grande battaglia con noi stessi (quello che mi ha sempre detto padre Francesco e lui ne ha seguiti tanti di mariti), la battaglia che ci permetterà di diventare persone migliori e risolte nei nostri nuclei di morte che ancora abbiamo. Io ho la fortuna di avere una moglie meravigliosa che mi rende il compito più facile standomi accanto e sopportando i miei limiti. Questo mi permette di continuare a vederla meravigliosa. Ricordate: impegnatevi a fondo per il vostro matrimonio è la ricchezza più grande che Dio vi ha dato.

Antonio e Luisa

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Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo (e nella tua coppia)!

Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo! Recita una famosa frase di Gandhi. Ebbene da diversi anni ho preso alla lettera questo prezioso pensiero. Anche per questa frase sono diventato un missionario e mi occupo dei poveri nella Missione di Speranza e Carità che ospita in gratuità 600 persone fragili. Il motore principale è certamente la fede che ho in Cristo, ma di fatto, essendo molto impegnato ad “aggiustare” il mondo, ho tralasciato la persona che mi è più prossima cioè mia moglie. Prima del matrimonio, da fidanzato la corteggiavo quasi quotidianamente, ero molto tenero e cercavo di farle diversi piccoli ma continui regali come fiori o dolcini.

In realtà, l’inclinazione a lasciarmi coinvolgere da tanti pensieri e problemi mi appartiene da sempre. Tutto questo coinvolgimento nella missione mi ha portato pian piano a dimenticare la buona pratica di corteggiare Barbara. Preso dalle cose da fare nella vita missionaria e soprattutto l’ho data per scontata e ho investito con il contagocce nel nostro rapporto d’amore. In realtà ho sbagliato, perché, come ho appreso dal corso Intercomunione delle famiglie, il rapporto d’amore va coltivato ogni giorno, con gesti di tenerezza, doni, pensieri. Se riflettiamo bene il nostro prossimo, più prossimo, è proprio nostra moglie, ma per cambiare ciò che è intorno a noi dobbiamo cambiare noi stessi. Che senso avrebbe essere importante in missione, fare tante belle cose per i poveri, e avere accanto mia moglie che non è soddisfatta, che non sente la mia presenza e il mio aiuto nelle sue povertà e nei suoi bisogni? Che senso avrebbe avere riconoscimenti in missione e poi avere accanto una moglie indifferente?

Quante volte leggiamo di persone potenti che pur avendo tutto, passano da un matrimonio all’altro senza trovare mai un minino di pace, Qui ci viene in aiuto la parola di Dio, Matteo 19,4-6 “Egli rispose: “Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto.Di questi tempi ci si separa sempre di più, a volte per sciocchezze, perché non si sa affrontare una prova o perché si trova una persona che sembra più affasciante. Quindi quando ho sentito le testimonianze di Antonio e Luisa e di altri educatori del corso di Intercomunione delle famiglie, che dicevano che ogni giorno occorreva manifestare il proprio amore al coniuge anche sforzandosi perché non sempre viene naturale, sono rimasto colpito. Devo dire che queste parole, assieme ai vari spazi di preghiera molto intensi, al momento di condivisione tra mariti, hanno irrigato il mio spirito e, una volta tornato a Palermo, mi sono detto: “ma perché davo fare vincere le incomprensioni e aspettare che sia sempre lei a fare la prima mossa verso di me?”

Inoltre, sempre durante il corso, ci hanno spiegato quanto le donne gradiscano essere corteggiate, avere tenerezze continue, parole solo in apparenza scontate a banali, come un semplice come sei bella, invece sono intrise di verità profonde.  Mi sono detto: “divento io il cambiamento che voglio nella coppia, comincio da me!” Quindi ho cominciato a corteggiare mia moglie prendendo una volta una bella rosa di plastica, altre volte fiori e piantine grasse che tanto ama. Nel portarle il caffè le ho preparato un bel vassoio con un fiore, accompagnato da biscottini. Insomma ogni giorno cerco di scriverle un pensiero, o di prepararle una sorpresa. Cose molto semplici ma che possono cambiare la relazione. Mi sono ripromesso di avere almeno un momento al giorno per farle sentire il mio amore, mi sforzo di essere più paziente, di essere più gioioso. Devo dire che mi viene più facile essere gioioso perché il pensiero di farle un regalo, inventarmi qualcosa, mi fa avere un umore positivo, ed è proprio vero che amare fa bene. Devo dire che mia moglie si è accorta del mio cambio di umore e quindi anche lei è più serena e tante volte in più scherziamo e ridiamo come sciocchi abbracciandoci, ma con la gioia nel cuore per questa maggiore serenità ritrovata.

Naturalmente questa nuova visione arriva da una consapevolezza che l’amore va coltivato, quindi ho cominciato a leggere libri sulla coppia, ma soprattuttoho iniziato a pregare con ancora più intensità, a digiunare e compiere opere buone e ho chiesto a Dio la forza per essere io il cambiamento nella coppia. E devo dire che ho posto bene le mie speranze, d’altronde il salmista ci dice nel salmo 120, 1-2 :  “Alzo gli occhi verso i monti: da dove vi verrà l’aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore egli ha fatto cielo e terra”. Nonostante i mille pensieri che ho ogni giorno per le persone che chiedono aiuto, per le persone che hanno bisogno ma sono violente e che devo calmare, per i politici che devo sentire per questo o quel problema da risolvere, per le interviste che servono a scuotere le coscienze ma anche a dare speranza, ho sempre uno o più pensieri per Barbara mia moglie e devo dire che è sicuramente una grazia di Maria Regina della Famiglia che ci custodisce e che mi aiuta a non dimenticare la cura di mia moglie. Affidiamoci alla Madonna, ma noi mettiamoci di impegno e buona volontà per essere noi quel cambiamento intorno a noi, con il nostro sposo/a, ma anche per fare incontrare la fede a quante più persone possibili. E noi sposi, solo amandoci con tutto il cuore, possiamo essere testimonianza concreta dell’amore di Dio su questa terra e regalare speranza. Se poi pratichiamo anche con frequenza la carità, ci mettiamo in cammino verso la santità!

Riccardo Rossi

Regaleresti un’auto al tuo fidanzato? E allora perchè il tuo corpo sì?

Oggi prendo spunto dalla bellissima diretta che Alessandra di 5p2p ci ha concesso solo pochi giorni fa. Dalle sue riflessioni molto schiette e dirette esce fuori sempre qualcosa si estremamente profondo. Parliamo di nuovo di castità. La domanda che pone Alessandra è molto semplice: voi sareste disposti a farvi garanti di un mutuo per una persona che conoscete da poco? Regalereste un’auto nuova al vostro fidanzato? Probabilmente, certo esistono sempre le eccezioni, rispondereste di no. Perchè? Perchè giustamente vi sembrerebbe un impegno eccessivo rispetto all’importanza della relazione che avete iniziato con quella persona.

La stessa cosa vale per il vostro corpo. Oppure credete che il vostro corpo valga meno di un’auto o del vostro conto in banca? Perchè se fosse così smettete pure di leggere questo articolo, non vi direbbe nulla di interessante. Se invece sapete che voi siete il vostro corpo. Sapete che il vostro corpo è parte di tutta la vostra persona e che non si può scollare dall’anima. Sapete che corpo ed anima formano infatti una cosa sola che siete voi, che sono io, che è ogni persona del mondo. Ecco, se credete questo, possiamo procedere con la riflessione.

Una piccola digressione personale. Quando incontrai Luisa ricordo bene che mi colpì un suo atteggiamento in particolare. Ero da poco con lei. La invitai a casa e dopo cena le chiesi di lavare i piatti. Lei mi disse di no perchè quella non era casa sua. Sembra una scemenza ma con il senno di poi ho capito che voleva lanciarmi un messaggio, racconta tanto di come sia stata costruita la nostra relazione. Non parliamo poi del sesso. Durante i primi mesi di relazione ci provai in ogni modo senza ottenere mai nulla. Per merito suo, sia chiaro. Io venivo da una delusione d’amore. Dopo aver corteggiato per mesi una ragazza, entrai in un vicolo cieco, nella cosiddetta friendzone. Dopo quella delusione incontai altre ragazze. Con alcune di queste mi rendevo benissimo conto che sarebbe bastato davvero poco per portarmele a letto. Non feci mai quel passo. Non volevo. Perchè mi sembrava qualcosa di troppo facile e non mi piaceva. Non ne ero consapevole ancora, non avevo un’alta moralità o chissà quale maturità. Semplicemente credevo di meritare di più. Percepivo in modo confuso come quel piacere di un momento non valeva il mio corpo. Ed ero consapevole che il corpo non andava dato così alla prima disposta a concedersi senza nessuna responsabilità o impegno. Il mio cuore mi diceva di aspettare. E ho fatto bene. Poi è arrivata Luisa che mi ha conquistato proprio con la sua consapevolezza e la sua richiesta di impegno. All’inizio mi piaceva ma come me ne piacevano tante. Mi ha conquistato per come si è relazionata con me. Questa è solo la mia esperienza ma ricalca perfettamente quello che ci ha raccontato Alessandra nella diretta social. Luisa ha voluto mantenere un contatto fisico proporzionale alla nostra compromissione nella relazione. Più ci prendevamo impegni reciproci e più poteva aumentare il contatto fisico. Fino ad arrivare al dono totale del corpo dopo il matrimonio. Abbiamo fatto esperienza di quello che ha raccontato Alessandra.

Alessandra ha affermato in modo molto semplice che esistono diversi gradi di responsabilità. Esistono le persone che conosciamo di vista, i conoscenti, gli amici, gli amici più intimi, il fidanzato/la fidanzata, il marito/la moglie. Ognuno di questi gradi comporta una responsabilità diversa. Alessandra lo racconta bene nel suo libro a cui vi rimando. Riporto velocemente l’esempio da lei proposto. Siamo solo amici e ci frequentiamo insieme ad altre persone. Abbiamo un livello di responsabilità l’uno verso l’altra molto basso quindi anche il contatto fisico è molto limitato. Non è forse così? Con il tempo magari ci conosciamo meglio, iniziamo a cercarci con lo sguardo, poi parliamo sempre di più, ci conosciamo meglio, iniziamo ad uscire solo io e te. Con l’aumentare della responsabilità aumenterà anche l’intimità fisica. Si passerà dal darsi un bacio sulla guancia a tenersi per mano, poi a baciarsi davvero. Insomma al crescere della responsabilità cresce anche l’intimità e il contatto fisico tra di noi. Fino ad arrivare al contatto fisico più completo e profondo che è l’amplesso. Amplesso che corrisponde alla responsabilità massima della relazione. Cosa significa? Dono la mia vita a te. Tutto di me e te lo dico con il corpo. Questa dovrebbe essere la dinamica di una relazione sana. Spesso invece le relazioni non seguono questa logica e succedono poi i casini e i problemi. Il sesso senza la responsabilità porta ad usarsi. La responsabilità senza un adeguato contatto fisico porta a vivere la relazione come solo dovere senza la gioia che lo dovrebbe accompagnare. In entrambi i casi la relazione soffre e spesso muore.

La castità dovrebbe essere affrontata con queste premesse e con queste riflessioni. Non serve nulla dire ai ragazzi, ai nostri figli, che fare l’amore prima del matrimonio è peccato mortale. Sai cosa gliene frega di un concetto così fuori dal tempo e per loro incomprensibile. Il peccato mortale esiste ma manca completamente la piena avvertenza. I giovani di oggi non credono di fare nulla di male a vivere il sesso in modo leggero e spensierato. Non sanno che in questo modo si incasinano la vita. Sta a noi cercare di rendere chiaro il concetto che sta dietro la richiesta della castità. come fanno da anni Alessandra e Francesco. Purtroppo spesso anche noi adulti, educatori, genitori, sacerdoti, non sappiamo come educare alla castità e spesso non ne comprendiamo neanche l’urgenza e l’importanza. Mi piace concludere con un pensiero tratto dal famosissimo romanzo Il gattopardo, da cui è stato tratto un film ormai entrato tra i classici del cinema italiano.

Quando furono diventati vecchi e inutilmente saggi i loro pensieri ritornavano a quei giorni con rimpianto insistente: erano stati i giorni del desiderio sempre presente perché sempre vinto, dei letti, molti, che si erano offerti e che erano stati respinti

Un modo molto poetico, forse un po’ antico ma per questo molto affascinante, di raccontare la castità. Il desiderio non finisce ma al contrario si continua ad alimentare proprio perchè non realizzato. Un desiderio che cresce fino al giorno delle nozze quando finalmente nel dono totale ci si può abbandonare anche all’amplesso che è immagine dei due cuori degli sposi fusi in uno. Come il loro corpo che diventa uno. La prima notte di nozze diventa così non qualcosa di già vissuto ma una novità che rappresenta l’inizio di una nuova vita e di un legame indissolubile.  Per noi è stato proprio così. Ed è quello che cerchiamo di testimoniare con la nostra vita e anche con i nostri articoli.

Antonio e Luisa

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Per sempre è scritto sui muri e nel cuore

Sarà capitato a tutti di viaggiare in auto e di leggere su qualche muro questa frase o una simile: “Ti amerò per sempre!”; tralasciando che non è buona cosa imbrattare i muri, rimane il fatto che mi ha dato modo di riflettere sull’innamoramento (interessante anche l’amore che i giovani si promettono chiudendo i lucchetti sul ponte Milvio a Roma). Io mi ricordo che da adolescente tornavo da scuola e se ero in ritardo per uscire con la fidanzata nemmeno mangiavo, tanto era importante; cioè a un bisogno primario come il mangiare o riposarmi, mettevo davanti qualcosa che per me era a un livello ancora superiore. Come mai è così bello essere innamorati? Come mai da innamorati anche una giornata piovosa di novembre risulta emozionante? In effetti non ho mai sentito dire a due persone: “Ti amerò per i prossimi 2 mesi”, oppure “Voglio rimanere con te fino a quando mi va”, perché quando siamo in questa dimensione vorremmo che il tempo si fermasse e che il nostro star bene durasse all’infinito, “Per Sempre”, appunto.

L’innamoramento, infatti, ha in se’ un’intuizione di pienezza, per questo è così travolgente: in quell’esperienza c’è qualche cosa dell’Assoluto, di divino. Tuttavia dovremmo innamorarci anche di Chi ci ha donato quella persona accanto e non si può parlare del “Per sempre” lasciando fuori Dio, perché non c’è la vera felicità. Quando escludiamo Dio dalla nostra relazione, rischiamo di sbagliare strada, perché non possiamo chiedere il “Per sempre” a chi non ce lo può dare (e d’altra parte neanche io lo posso dare). Non a caso in Paradiso non saremo più marito e moglie, semplicemente perché il “Per sempre” su questa terra è segno di quello che saremo, cioè saremo sposi di Qualcun altro che racchiude perfettamente il maschile e il femminile (quindi non avrebbe senso continuare il matrimonio terreno).

È bene notare che il “Per Sempre” non è solo il futuro, ma anche il passato, perché Dio è sempre stato innamorato dell’umanità: aveva dato in gestione il giardino dell’Eden e la terra da coltivare a Israele, anche se, in entrambi i casi, l’uomo non è rimasto fedele e per questo è stato cacciato. C’è un “Per sempre” all’origine, cioè non c’è solo davanti a noi, ma c’è dietro di noi: come Dio non ha abbandonato il suo popolo adultero, così Dio rimane fedele a tutta l’umanità, sua sposa, per sempre. Credo che i “Per Sempre” più belli siano quelli di Gesù crocifisso e quello di Maria sotto la croce (una delle pochissime persone rimaste), entrambi puri perché senza peccato, entrambi segno di Dio. Il “Per Sempre” non è quindi un’invenzione dell’uomo, un’ostinazione di alcune persone tradite o abbandonate che fanno una scelta controcorrente in un mondo consumistico in cui oggetti e persone si usano per un tempo limitato (quello che ci torna comodo), ma è alla base della storia della salvezza dell’umanità!

Ettore Leandri (Presidente Fraternità Sposi per Sempre)

Amore fecondo

Benvenuti, iniziamo insieme un breve percorso a tappe in cui parleremo di sogni, chiamate, risposte, cadute e nuovi inizi, delle nostre vite e di quell’aspirazione profonda alla pienezza che ci abita e ci anima interiormente.

Racconti biblici…

Può sembrare complicato, per questo non lo faremo da soli. Per cercare di capire come Dio entra nella nostra storia portandola alla pienezza, useremo dei racconti. Perché? Perché i racconti  sono piacevoli e ci coinvolgono, spesso permettono di rispecchiarci, raccontano se stessi e noi contemporaneamente, ma, soprattutto, perché spesso si capiscono meglio delle nostre vite contorte e ingarbugliate e, se guardiamo bene, ci precedono, e ci aiutano a capire la nostra. In particolare useremo dei racconti biblici. Non perché siamo biblisti, per insegnare qualcosa a qualcuno, ma perché raccontano di Dio e dell’uomo, di come si relazionano: ci riconsegnano lo sguardo di Dio sulle avventure umane. Non tutte le storie che attraverseremo sono virtuose e volte al bene, a volte sono difficili, contorte,  dolorose, tormentate o semplicemente vili. Perché così è la storia dell’uomo. Non sono dei modelli, ma delle icone, che rimandano ai misteri più profondi e più grandi della vita.

La maggior parte delle storie che incontreremo hanno in comune l’esperienza dei protagonisti: sono coppie che, pur sterili, hanno generato figli nella carne. Ma le loro vicende hanno in comune una grande verità: i loro figli, prima ancora che frutto di una fertilità concessa dal Signore, sono frutto di una fecondità nata dall’incontro con il Signore. E’ questa fecondità che ci interessa. Ecco, allora, che invitiamo tutte voi coppie a camminare con noi!  Non  solo voi che vi confrontate con l’infertilità e siete desiderose di un figlio, perché essere fecondi o meno, non è questione soltanto di pance e di figli, attesi, pretesi o donati, essere fecondi significa prendere sul serio la propria chiamata, quella alla vita, all’amore, al dono, al morire a se stessi, al portare frutto. E questo riguarda tutti. Non solo le coppie, non solo gli aspiranti genitori, i futuri mamme e papà. Perché nella vita tutti siamo chiamati alla fecondità. Cominciamo insieme questo cammino.

Vocazione – fecondità – missione degli sposi.

 Nella vita, ognuno di noi porta nel cuore un desiderio di amore infinito, di cose grandi, di qualcosa che sia oltre il suo stato presente e quel desiderio non è sbagliato , è ciò che ci spinge e ci chiama a cercare un altro con cui condividere la vita. Per questo parliamo di vocazione. Ma per fare il passo successivo dobbiamo chiederci: ma poi quando abbiamo incontrato l’altro, quale direzione, quale progetto, quale storia costruire insieme? La domanda diventa: e adesso che si fa? Adesso ci costruiamo un nido caldo per proteggerci dal mondo e stare bene, sicuri, insieme? Ci guardiamo l’un l’altro per cercare negli occhi dell’altro qualcosa che disseti i nostri desideri profondi? La domanda diventa dunque: come essere fecondi? È il vivere a fondo la propria vocazione che fa scaturire la fecondità. Ma come avviene questo nello specifico degli sposi? Dopo l’ordinazione,  se un sacerdote non celebra la messa non porta avanti la propria missione, è facile da capire… ma gli sposi che fanno dopo la celebrazione delle nozze?

 “Siate fecondi e moltiplicatevi”

Per rispondere ci viene incontro il racconto stesso della creazione, dove in Genesi 1, 28 troviamo quel “siate fecondi e moltiplicatevi” con cui Dio ha dato un preciso mandato alla coppiaIn ebraico i due verbi usati sono parà e ravà. Il primo termine significa, alla lettera, “portare frutto”. Il secondo, invece, indica la “moltitudine” che, discendendo da Adamo ed Eva, sarà destinata a riempire la terra. Il moltiplicatevi, quindi, lascia poco spazio alle interpretazioni e alle varianti, il siate fecondi, invece, apre la coppia a tante strade diverse, perché la fecondità è la chiamata  a portare frutto secondo la vocazione specifica di ogni coppia. Ciò riguarda i fidanzati che cercano di capire che cosa significa il matrimonio, ma anche tutti gli sposi, perché ci riconsegna la missione stessa della coppia.

Missione degli sposi.

Ecco, la missione è frutto della vocazione. È “amare alla divina”, cioè fino a dare la vita. E non possiamo pensare a una missione degli sposi che non nasca dal loro essere sposi. Aprirsi ad essere fecondi è entrare nella consapevolezza che la nostra storia, il nostro matrimonio, che questo incontro che aspettavamo da sempre, non è fine a se stesso o per la nostra gratificazione, come scrive G. Ravasi “Sono appena spuntati all’essere e già il Signore assegna loro una missione, che è ‘immagine’ della sua: non vivere per sé, non chiudersi nel bozzolo autosufficiente del rispecchiamento reciproco, bensì aprirsi alla generazione e al mondo”. Troviamo ciò anche nel Catechismo della Chiesa Cattolica, CCC 1534:

CCC 1534 Due altri sacramenti, l’Ordine e il Matrimonio, sono ordinati alla salvezza altrui. Se contribuiscono anche alla salvezza personale, questo avviene attraverso il servizio degli altri. Essi conferiscono una missione particolare nella Chiesa e servono all’edificazione del popolo di Dio.

Sono ordinati alla salvezza altrui… se  contribuiamo alla nostra salvezza è attraverso gli altri! Allora accettare di diventare fecondi non significa fare i “preti in coppia”, ma significa accettare la sfida di uscire dal proprio terreno sicuro e rassicurante per aprirci oltre noi stessi. Concretamente siamo chiamati ad uscire dal nostro nido di coppia in cui, magari, ci siamo accomodati, in cui, forse, stiamo bene o magari male, ma in cui rischiamo di vivere un ripiegamento condiviso, di implodere. “Amarsi non è guardarsi l’un l’altro, ma guardare insieme nella stessa direzione”.

Bellezza della missione degli sposi.

Dio da sempre ha sognato una storia feconda con voi e per voi, oggi vuole riconsegnarvi questa  vostra bellezza, anche se ancora non la vedete tutta. Dio vuole ancora una volta restituirci la grandezza e la bellezza della missione cui ci  ha chiamati come sposi. Il mondo a volte sembra suggerirci la rassegnazione, l’evasione… noi invece vogliamo ribadire che c’è qualcosa di grande, nascosto in quel desiderio che portiamo dentro!

E per gli sposi nel sacramento essere fecondi significa questo puntare in alto, significa essere padri e madri al di là della carne, significa testimoniare e mostrare l’amore di Dio che è padre e madre per tutti. Un amore “per sempre”,  nonostante tutto  e  per chiunque. [da MG 2014]

📌 In questo mese ti suggeriamo di soffermarti sui testi citati (Genesi 1, 28 – CCC 1534) per entrare nella consapevolezza della tua (e vostra!) chiamata e missione.

📌 Un aiuto… fissate una durata, decidete voi prima di iniziare quanto tempo avete a disposizione.

  • Mettetevi in preghiera invocando lo Spirito Santo, oppure ascoltando un canto, o facendo un tempo di lode. 
  • Quindi prendetevi del tempo (fissate la lunghezza!) da soli, per riflettere appuntandovi ciò che ritenete importante o volete condividere
  • Trovatevi insieme per ascoltarvi e condividere reciprocamente quanto emerge. Parlate a turno, tre o cinque minuti a testa, in prima persona (non per il coniuge!). Ascoltate senza interrompere e senza rispondere, accogliete ciò che l’altro vi consegna.

Buon cammino!

Maria Rosaria Fiorelli e Giovanni Gentili

Articolo scritto per Mogli & Mamme per vocazione che gentilmente ci hanno concesso di ripubblicarlo

Hanno toccato il fondo. Ora sono bellissime.

Ieri sono stato con Luisa ad un convegno. Questo convegno si è svolto all’interno di una comunità di recupero per ragazzi e ragazze che vengono da storie difficilissime, storie di dipendenza da droghe, storie di autolesionismo, storie di anoressia. Insomma situazioni molto pesanti. Perchè vi racconto questo? Perchè voglio condividere una bellissima emozione che abbiamo provato Luisa ed io. All’interno di questa comunità opera un’amica. Visto che eravamo lì abbiamo deciso di chiamarla per salutarla e per lasciarle il nostro ultimo libro. Lei non c’era. Ha voluto però raggiungerci (abita poco distante) per presentarci la comunità e gli ambienti dove le ragazze vivono e lavorano durante la giornata.

La sorpresa più bella doveva però ancora svelarsi. Ci ha presentato due ragazze. Due belle ragazze, entrambe molto giovani, avranno avuto sui vent’anni. Ci stavano aspettando perchè volevano conoscerci. Volevano conoscerci per ringraziarci. Perchè mai? Questa amica ha pensato di proporre loro un percorso sulla sessualità autentica, sull’amore e sulla castità. Sulla bellezza per offrire loro uno sguardo diverso dalla povertà relazionale in cui si erano trovate a vivere fino a quel momento. Per farlo si è avvalsa del nostro primo libro L’ecologia dell’amore. Queste ragazze erano lì per ringraziarci di aver scritto quel libro. Loro che venivano da storie di droga, dove avevano vissuto anche una sessualità disordinata, fatta di esperienze in cui sono state usate e che hanno lasciato ferite nel loro cuore, avevano trovato in noi qualcuno che dicesse loro quanto era bella un’intimità piena e autentica. Una intimità fatta di rispetto, di cura, di attesa. Anche di sacrificio. E che una bellezza così era anche per loro. Che non gli era preclusa questa strada.

Certo il percorso più importante lo hanno fatto nella comunità, grazie alla nostra amica e alle altre educatrici e operatrici. La fatica è stata soprattutto delle due ragazze. Ci commuove però pensare che un piccolo contributo possano averlo trovato anche nel nostro libro. Il libro è stato uno strumento per dare loro una speranza. Non avremmo mai pensato che la nostra testimonianza e la nostra piccola fatica di metterla su carta potesse arrivare tanto lontano. Davvero Gesù fa miracoli con il poco che possiamo offrire. Queste due giovani donne hanno trovato una conferma da parte di due sposi più maturi, che il mondo non fa schifo e che è ancora possibile trovare qualcuno che ti ama per quello che sei. Hanno compreso che sono una meraviglia. Non importa quello che possono aver fatto nella loro vita, non importano gli errori e i peccati che hanno commesso. Certo, errori e peccati feriscono lo spirito e portano sofferenza, ma loro sono state capaci di non ripiegarsi su quella sofferenza, ma quella sofferenza ha dato loro la forza di alzare lo sguardo ed incontrato quello di Gesù. E Gesù ti vede sempre bello o bella, anche se tu non credi di esserlo. Anche se il mondo ti giudica come la tossica, come la ragazza difficile e da chiudere in una comunità.

Ho visto in queste due ragazze uno sguardo che difficilmente si vede nei ragazzi. I miei figli non hanno quello sguardo. Loro hanno incontrato Gesù e questo fa tutta la differenza del mondo. Una di loro ci ha detto che dopo aver letto il libro ha maturato il desiderio di vivere la castità perchè sente finalmente di valere, di essere bella, e desidera trovare qualcuno che sia disposto a rispettarla e ad aspettarla. Ha capito, più di tanti giovani “normali”, come l’amore necessiti di rispetto e di pudore. Ha capito che la vera prova d’amore non sta nel vivere presto tutto, anche il sesso, ma sta nel saper attendere. La castità è la prova d’amore. E’ la prova che l’altro ci ama, ci rispetta e non ci vuole usare. E’ un po’ impaurita. Dice di non fidarsi più degli uomini. Chi può darle torto? Ha conosciuto solo ragazzi che hanno approfittato di lei, che ne fossero consapevoli o meno. Eppure ha voglia di rimettersi in gioco. Ha voglia di innamorarsi. Ha paura però di non essere capita, che l’altro non sia disposto ad accettare la sua richiesta di castità.

Luisa l’ha guardata e le ha detto: se dovesse andarsene non era quello giusto. Chi non è disposto a rispettarti ed aspettarti non ti sta amando davvero. E a perdere qualcosa sarebbe lui non te. Queste due ragazze sono bellissime. Perchè hanno capito quanto valgono e hanno compreso che non possono accontentarsi delle briciole. Sono figlie di Re, valgono il sangue di Cristo. Comprendere tutto questo loro valore le ha aiutate a vivere in modo diverso la vita e le relazioni. Queste due ragazze torneranno nel mondo (presto usciranno dalla comunità dopo 4 anni) con una bellezza che tante loro coetanee non hanno. Stavano perdendo tutto e invece hanno trovato tutto in Gesù, per questo non sono più disposte a svendersi a chi non le merita. Che bello quando si arriva a questa consapevolezza. Mi auguro di cuore possano essere testimoni e di aiuto ai giovani che incontreranno. Ci siamo lasciati con la promessa di incontrarci poi quando saranno fuori. Se avranno bisogno di un consiglio o solo di una buona parola noi ci saremo.

Queste due ragazze cercavano soltanto amore. Non l’hanno trovato e per questo si sono trovate ad accontentarsi. Si sono illuse che droghe e relazioni basate sul sesso potessero essere un surrogato di quel bisogno d’amore. Hanno toccato il fondo. Lì hanno incontrato Cristo che le ha guardate come nessun altro. Con tanta volontà e sofferenza sono risalite. Ed ora vogliono relazioni autentiche. Hanno compreso che, come hanno scritto gli amici Giulia e Tommaso, il cuore della castità non è tanto rimandare il dono di sé nel corpo, quanto imparare con gradualità a donarsi totalmente senza maschere e ad accogliere totalmente l’altro per come è. Forza ragazze siete bellissime e ora lo sapete!

Antonio e Luisa

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Fare l’amore da sposi cristiani è un gesto ricreativo

L’ho proprio scritto. L’intimità fisica degli sposi va vissuta davvero con questa consapevolezza. E’ ricreativa. Lo dicono tutti e lo diciamo anche noi cristiani. Anzi lo dobbiamo rivendicare ed esserne orgogliosi. Cosa intendo però dire? Forse noi cristiani intendiamo l’aggettivo ricreativo in modo diverso dall’uso comune. Tutto il mondo ci dice che il sesso va vissuto come un’attività leggera, divertente, distensiva, ludica. Senza farsi troppi problemi. Avere un’attività sessuale frequente fa bene alla psiche e al corpo. Ce lo dicono un po’ tutti. Certo ricreativo può voler dire anche tutte queste cose. Però forse noi cristiani, alla luce della nostra fede, dovremmo dare un significato diverso, più importante e significativo. Dovremmo andare alla radice, all’etimologia della parola. Ricreativo da ricreare, cioè creare di nuovo.

E’ importante vivere la nostra intimità di sposi consapevoli che con quel gesto stiamo ricreando ciò che siamo. Ma cosa siamo? Ci viene in aiuto Familiaris Consortio di San Giovanni Paolo II. In questa bellissima esortazione il papa polacco va in profondità della vocazione matrimoniale. Racconta proprio chi siamo. E c’è una parola che per raccontare chi siamo viene ripetuta continuamente, ben 63 volte in tutto il documento. Questa parola è comunione. Noi siamo immagine dell’amore di Dio. Amore di Dio per il Suo popolo certamente. Il matrimonio è redento dalla croce, dal sacrificio di Cristo, ma ne è anche immagine. Noi siamo chiamati ad amare così, come Gesù sulla croce. Quante volte lo abbiamo sentito dire. Ed è verissimo. C’è un’altra dimensione però del nostro amore, forse un po’ meno conosciuta. Noi siamo immagine anche dell’amore di Dio in sè. Siamo immagine dell’amore trinitario. Si lo so, sembra davvero troppo per noi che siamo quelli che siamo, pieni di difetti ed imperfezioni, ma è così. Dio ci chiede solo di metterci la nostra volontà, il nostro abbandono e il poco che siamo e che abbiamo, il resto lo mette Lui. Noi siamo questo. D’altronde con cinque pani e due pesci ha sfamato migliaia di persone, non può fare lo stesso con le nostre cinque ossa e due dita di cervello. Che dobbiamo però offrire a Lui. E il matrimonio è il modo per farlo. Don Renzo Bonetti lo dice chiaramente. Il matrimonio provoca una nuova creazione negli sposi. Io sarò sempre Antonio, Luisa sarà sempre Luisa, ma saremo legati in modo indissolubile e saremo anche parte uno dell’altro. Questo è anche la dinamica trinitaria, non è così? Tre persone ma rese una dall’amore.

Noi siamo tutta questa roba e fare l’amore concretizza nel corpo tutta questa realtà umana e spirituale. Per questo fare l’amore è ricreativo, ma non nel senso che è soltanto un gioco innocuo e che possiamo fare tutto quello che vogliamo senza limiti. Divertitevi perchè del domani non v’è certezza, come ha scritto in una poesia Lorenzo il Magnifico. Non è vero che “usare” il nostro corpo e quello dell’altro poi non lascia conseguenze nello spirito. Il corpo è parte di noi e quello che avviene nel corpo può provocare ferite, anche profonde, sia nella relazione che nella persona. Se il corpo esprime amore sarà nutrita tutta la nostra persona. Se con il corpo usiamo o siamo usati ne resteremo impoveriti anche spiritualmente ed emotivamente. Quindi noi cristiani non possiamo pensare a quel tipo di ricreazione che porta poi a una sessualità solo in apparenza giocosa e ludica, ma che in realtà è carica di egoismo. Una sessualità che non nutre ma impoverisce. Solo pochi giorni fa ci ha contattato una giovane moglie molto in crisi. Il marito cercava con lei rapporti veloci solo per sfogarsi. Dove è l’amore lì? Cosa può lasciare un rapporto sessuale di questo tipo? A nessuno piace essere usato. Tutti desideriamo essere amati. Poi qui si rischia davvero di rovinare tutto, di non cercarsi più, di tradirsi e alla fine di lasciarsi. Altro che ricreativo. Altro che ludico.

Per noi ricreazione significa esattamente ricreare. Creare attraverso il corpo qualcosa di molto più profondo e completo. Sempre in Familiaris Consortio possiamo leggere al paragrafo 11: Di conseguenza la sessualità, mediante la quale l’uomo e la donna si donano l’uno all’altra con gli atti propri ed esclusivi degli sposi, non è affatto qualcosa di puramente biologico, ma riguarda l’intimo nucleo della persona umana come tale. Essa si realizza in modo veramente umano, solo se è parte integrale dell’amore con cui l’uomo e la donna si impegnano totalmente l’uno verso l’altra fino alla morte. 

Comprendete la grandezza dell’intimità nel matrimonio? Stiamo ricreando la comunione d’amore tra le nostre due persone, che è immagine della comunione trinitaria. E il piacere viene da quella profondità e non solo da una stimolazione fisica. Nella nostra intimità possiamo davvero fare un’esperienza meravigliosa, sentendoci uno parte dell’altra. Dove la pentrazione dell’uomo che viene accolto dalla donna esprime una ricchezza che viviamo nel nostro cuore. Dio ci ha fatto sessuati per questo. Il sesso non è solo un’esigenza o un meccanismo biologico. Per noi uomini esprime molto di più. Esprime il desiderio del creatore di farci fare esperienza sensibile di ciò che siamo. Di ricreare nel corpo ciò che siamo. Dipende da noi. Per questo è importante decidere insieme come vivere la nostra intimità. In modo ludico senza impegno oppure impegnandoci a fondo perche ogni gesto cerchi la comunione e il dono reciproco? In modo che sia frutto dell’amore o del nostro egoismo? In modo semplicemente istintivo oppure mettendo la nostra intimità al centro di una vita fatta di continui piccoli gesti di dono reciproco? Io e Luisa non abbiamo dubbi al riguardo. Sta a voi decidere come intendere quel ricreativo. Ed è importante, può fare la differenza in un matrimonio e anche nella nostra vita di tutti i giorni. Certo vivere l’intimità da cristiani è molto più impegnativo ma anche molto più bello!

Antonio e Luisa

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Zaccheo il puro: nomen omen

Oggi vorrei tornare sul Vangelo di domenica scorsa. Vi ricordate di cosa trattava? La storia di Zaccheo. Si lo so. Anche Simona ieri lo ha ripreso nel suo pezzo. E’ già stato scritto tanto su questo Vangelo e su questo personaggio. Sarà che Zaccheo non riusciamo a farcelo stare antipatico. Perchè in certe cose siamo come lui. E forse anche perchè c’è ancora qualcosa da dire. Ho scoperto qualcosa che non conoscevo. Almeno per me è stata una vera scoperta. Sapete cosa significa il nome Zaccheo? E’ un nome ebraico che in italiano potrebbe signifcare qualcosa come puro, innocente, limpido. Come? Zaccheo, il ladro, il traditore del suo popolo, una persona che era tra le più odiate di Gerico probabilmente, si chiamava in realtà il puro. Non è paradossale? A prima vista potrebbe sembrarlo. Per gli ebrei il nome non era qualcosa di casuale.

Per gli ebrei il nome identifica la persona quindi non è mai scelto a caso. Soprattutto nella Bibbia. Il nome è scelto per trasmettere la profondità di una persona. Giusto qualche esempio. Gesù significa colui che salva, Maria significa amata, Giuseppe significa Dio aggiunga figli alla mia famiglia. Insomma tutti nomi che hanno un significato ben preciso e che ritroviamo come corrispondenti nella vita delle persone a cui sono attribuiti. Mi sono fermato alla sacra famiglia ma questo vale in generale nella Bibbia.  Pensate a Barabba. Significa letteralmente Bar-abbâ, figlio del padre. Non a caso viene messo a confronto con Gesù il vero figlio del Padre. Insomma i nomi hanno già di per sè un significato fondamentale. Infatti nel linguaggio semitico (che è quello della Bibbia) il nome indica la realtà della persona, l’essere costitutivo, la sua essenza: “Come è il suo nome, così è lui”. – 1Sam 25:25.

Quindi nel dare il nome a Zaccheo c’è stato sicuramente un errore. Non è possibile che una persona così possa essere chiamata pura. Dove è la correlazione? Dove è il significato profondo ed identificativo di quella persona piccola di statura e piccola anche moralmente. Invece non c’è stato nessun errore. Zaccheo siamo noi. Noi che magari ci vediamo così imperfetti e così poco puri. E magari nei nostri comportamenti lo siamo anche. Noi che abbiamo fatto, pensato, detto cose che di puro non hanno nulla. Noi che non ci comportiamo sempre in modo puro e limpido. Noi che siamo così egoisti. Diciamocela tutta: ogni tanto ci facciamo anche schifo per come ci comportiamo, per le volte che compiamo le nostre piccole o grandi meschinità, per le volte che siamo così orgogliosi e non riusciamo a chiedere scusa. Zaccheo era un ladro, era davvero una persona che si comportava male e che raccoglieva ciò che seminava. Era odiato. E se si è arrampicato su quel sucomoro per vedere Gesù, probabilmente non era così sereno. Nonostante non gli mancasse nulla economicamente. Se si è arrampicato è perchè forse si faceva un po’ schifo.

Eppure incontra lo sguardo di Gesù che lo guarda riconoscendo in lui il suo nome. Tu sei Zaccheo, tu sei nato per essere Zaccheo. Tu sei nato per essere il puro. Potremmo dire tu sei nato per essere santo. Capito chi sono i santi? Non i perfetti. Anche Zaccheo lo può essere. Lo sguardo di Gesù cambia la vita di Zaccheo. Come? Zaccheo si specchia e vede chi è davvero. Vede che non è i suoi errori. Lo ha detto bene il Santo Padre durante l’Angelus di domenica scorsa: fratelli, sorelle, ricordiamoci questo: lo sguardo di Dio non si ferma mai al nostro passato pieno di errori, ma guarda con infinita fiducia a ciò che possiamo diventare. E se a volte ci sentiamo persone di bassa statura, non all’altezza delle sfide della vita e tanto meno del Vangelo, impantanati nei problemi e nei peccati, Gesù ci guarda sempre con amore; come con Zaccheo ci viene incontro, ci chiama per nome e, se lo accogliamo, viene a casa nostra. Allora possiamo chiederci: come guardiamo a noi stessi?

Come guardiamo noi stessi? Come quelle persone che hanno fatto tanti errori, che hanno commesso tanti peccati e che non sono poi così belle. Oppure ci guardiamo con gli occhi di Gesù? Gesù che mi dice tu sei Antonio e io vedo ciò che sei non quello che hai fatto. Se riusciremo a guardarci così, come ci vede Gesù, poi saremo capaci di guardare così anche nostro marito o nostra moglie. Il matrimonio spiccherà il volo e diventerà davvero una relazione abitata da Gesù. Quindi ora guardatevi l’un l’altra e ammirate quanto siete belli. E che questa consapevolezza vi dia la forza di abbandonare il male che ancora avete nel cuore e di scrollarvi le ferite per il male del passato.

Antonio e Luisa

Babbo, mica avrai la fidanzata?

Uno degli aspetti più drammatici e tristi delle separazioni è quello riguardante i figli. I figli avrebbero bisogno (e diritto) di crescere in una famiglia in cui papà e mamma si vogliono bene e collaborano insieme alla loro crescita psico-fisica. Come figlio devo ammettere che i genitori, almeno fino all’età adulta, sono considerati un punto fermo, una sicurezza e mai penseresti che potrebbero separarsi: eppure purtroppo succede e questo genera tanta sofferenza in loro, come ho sperimentato personalmente e in tanti figli con cui sono entrato in contatto.

In particolare mi ricordo che all’inizio le mie (nostre) figlie avevano tanta paura di essere abbandonate, piangevano se mi allontanavo per parcheggiare l’auto e addirittura a volte sono volute venire in bagno con me per non perdermi di vista. Questo terremoto nelle loro vite non è normale e più volte mi ha fatto sentire in colpa, perché non sono stato in grado di garantire loro il meglio, come ogni genitore desidera per i propri figli, nella scuola, nell’educazione e in tutto il resto. In aggiunta, avendo figlie femmine, so che un giorno sceglieranno l’uomo della loro vita anche in base al rapporto che hanno avuto con me e agli esempi che ho loro dato, quindi ho una grandissima responsabilità.

Qualcuno, per giustificarsi, mi dice che è meglio separarsi che vivere in una casa in cui i genitori litigano sempre: è certamente vero, non si può vivere in un ambiente carico di tensione o in cui volano i piatti, ma è altrettanto vero che la famiglia del Mulino Bianco non esiste, esistono persone che superano le divergenze e le difficoltà insieme. Anche perché i figli non devono avere l’illusione che una famiglia vada bene solo se è priva di difficoltà e se fila tutto liscio, non corrisponde alla realtà, altrimenti rimarranno molto delusi e forse cercheranno quella perfetta.

Se un separato decide di frequentare altre persone e di farle conoscere ai figli, le cose si complicano, perché di solito nasce in loro rabbia e si crea confusione sulle figure genitoriali: addirittura in famiglie cosiddette “allargate” dove ogni coniuge ha figli dal precedente matrimonio e in più si aggiungono quelli della nuova unione, davvero diventa difficile comprendere i ruoli e a chi rapportarsi. In questi casi i figli perdono importanti punti di riferimento e non si aiutano certo a crescere nell’unico e irripetibile contesto familiare di un papà e una mamma, dal cui amore sono nati (infatti Dio ha voluto che presentassero caratteristiche fisiche o caratteriali ereditate da entrambi i genitori).

Mi ricordo che qualche anno fa mia figlia maggiore, vedendo che stavo scambiando messaggi su WhatsApp con una donna (una mia amica), mi ha domandato: “Babbo, mica avrai la fidanzata?” e questa semplice domanda mi ha fatto molto riflettere sulle sue preoccupazioni. Tuttavia ho notato che i figli dei separati sono in genere più maturi rispetto ai loro coetanei, perché la sofferenza necessariamente li fa crescere prima del tempo (a meno di prendere brutte strade) e li rende più attenti, sensibili e premurosi verso gli altri (questo vale anche per gli adulti, se davvero vuoi essere capito e ascoltato, basta andare da chi ha sofferto o è stato vicino al dolore).

Purtroppo sono entrato in contatto con tante situazioni difficili in cui il rapporto figli/genitori è davvero complesso: ad esempio il padre non li può vedere, oppure lo può fare solo poche volte in un mese. È davvero triste e distruttivo poter passare del tempo con i figli solo secondo un calendario e in certi orari, si perdono la quotidianità, i progressi e una parte del loro mondo, anche se questo mi ha stimolato a usare bene il tempo e con qualità (prima davo tutto per scontato e succedeva così che invece di giocare con loro, stavo sul divano a guardare la tv).

Per fortuna noi cristiani sappiamo che, dove umanamente non possiamo più fare nulla, la preghiera può invece aprire strade inimmaginabili e soprattutto guarire le ferite del cuore dei nostri figli: io lo auguro davvero a tutti i figli, specialmente a quelli più in difficoltà; solo Dio può scrivere dritto sulle nostre righe storte!

Ettore Leandri (Presidente Fraternità Sposi per Sempre)

Sapete leggere la vostra storia?

Papa Francesco già da alcune settimane sta dedicando la catechesi dell’Udienza del mercoledì al discernimento. Devo dire che è un argomento che mi prende molto. Il discernimento è quella attività che ho sempre trovato difficile e per certi versi incomprensibile. Più che un’attività è un vero talento. Talento che si può imparare e papa Francesco sta cercando di offrire qualche coordinata per capirci qualcosa. Oggi però vorrei soffermarmi su un passaggio della catechesi di mercoledì scorso che potete leggere integralmente qui. Uno stralcio che riporta una riflessione del Papa che non è specificatamente sul discernimento ma che racconta un atteggiamento, una disposizione del cuore che dovremmo sempre avere, nella vita e anche nel matrimonio. Il Papa afferma:

Molte volte abbiamo fatto anche noi l’esperienza di Agostino, di ritrovarci imprigionati da pensieri che ci allontanano da noi stessi, messaggi stereotipati che ci fanno del male: per esempio, “io non valgo niente” – e tu vai giù; “a me tutto va male” – e tu vai giù; “non realizzerò mai nulla di buono” – e tu vai giù, e così è la vita. Queste frasi pessimiste che ti buttano giù! Leggere la propria storia significa anche riconoscere la presenza di questi elementi “tossici”, ma per poi allargare la trama del nostro racconto, imparando a notare altre cose, rendendolo più ricco, più rispettoso della complessità, riuscendo anche a cogliere i modi discreti con cui Dio agisce nella nostra vita. Io conobbi una volta una persona di cui la gente che la conosceva diceva che meritava il Premio Nobel alla negatività: tutto era brutto, tutto, e sempre cercava di buttarsi giù. Era una persona amareggiata eppure aveva tante qualità. E poi questa persona ha trovato un’altra persona che l’ha aiutata bene e ogni volta che si lamentava di qualcosa, l’altra diceva: “Ma adesso, per compensare, di’ qualcosa buona di te”. E lui: “Ma, sì, … io ho anche questa qualità”, e poco a poco lo ha aiutato ad andare avanti, a leggere bene la propria vita, sia le cose brutte sia le cose buone. Dobbiamo leggere la nostra vita, e così vediamo le cose che non sono buone e anche le cose buone che Dio semina in noi.

Ora cercherò di trarre alcune parole chiave da queste breve ma intensa riflessione del Santo Padre. La prima parola chiave è negatività. Molto spesso siamo portati a concentrare l’attenzione sulle situazioni che ci causano preoccupazioni o sofferenze. E’ normale che sia così. La concentrazione naturalmente si fissa su ciò che va corretto. Molte volte però queste situazioni non dipendono da noi o da quello che possiamo fare o dipendono solo in minima parte. Quindi il Papa ci dice di imparare ad ampliare il nostro sguardo e il nostro orizzonte. Solo così, guardando la nostra vita a 360 gradi e non solo su quel punto che ci causa sofferenza, potremo scorgere la presenza di Dio nella nostra vita. In tante piccole cose, nelle parole di quell’amica, nella cura di quei medici, nell’abbraccio di nostro marito o di nostra moglie, nel sorriso dei nostri figli. Anche solo nel ringraziamento di quel collega e di quel cliente che ci ha fatto sentire importanti ed utili per qualcuno. Spesso invece sottovalutiamo tutti questi piccoli e discreti segni di buono o di bello che entrano nella nostra quotidianità. La famiglia è un luogo privilegiato che Dio usa per donarci tanti piccoli segni della sua presenza. Impariamo a coglierli. Staremo meglio.

La seconda parola chiave è leggere. Il Papa scrive che Dobbiamo leggere la nostra vita, e così vediamo le cose che non sono buone e anche le cose buone che Dio semina in noi. E’ importante imparare a prendere nota per tutte cose belle. Non basta avere uno sguardo capace di coglierle ma è importante anche farne memoria. Come possiamo farne memoria? E’ molto semplice basta imparare a ringraziare. Magari facendo un bilancio a fine giornata durante le nostre preghiere serali oppure anche sul momento, quando accade qualcosa di bello ed inaspettato. Saper stupirsi e ringraziare cambia la vita. Non dare per scontato quanto di bello accade perchè non è scontato. Anche svegliarci la mattina non è scontato. Tutto è un dono immeritato ed immenso. Siamo capaci di stupirci e di ringraziare? Questo vale anche per il dono di nostro marito o di nostra moglie, per il dono dei nostri figli se ci sono. Sappiamo dire grazie all’altro per quanto di buono fa oppure sappiamo solo lamentarci dei suoi limiti e dei suoi errori?

La terza parola è altro. In particolare la frase e poi questa persona ha trovato un’altra persona che l’ha aiutata bene e ogni volta che si lamentava di qualcosa, Questa frase ci riguarda tantissimo. E’ un vero mandato per noi sposi. C’è bisogno di qualcuno che ascolti la sua Parola attraverso il Vangelo e tutta la scrittura, che la faccia propria e che la metta in pratica. La metta in pratica in gesti e atteggiamenti concreti. Siamo noi che dobbiamo dare voce e corpo a Dio per l’altro. Siamo noi che attraverso il nutrimento che viene dalla Parola quotidiana (dovremmo leggere sempre la Parola del giorno), la preghiera e i sacramenti dovremmo essere capaci di manifestare attraverso la nostra mediazione l’amore di Dio per l’altro, la benedizione di Dio per l’altro. Le nostre carezze sono le carezze di Dio, il nostro perdono è il perdono di Dio, i nostri abbracci sono gli abbracci di Dio, il nostro sostenere e benedire (dire bene) è fatto da Dio attraverso di noi. Questo è bellissimo. E’ bellissimo per noi che viviamo entrambi una vita di fede, almeno ci proviamo. E’ bellissimo anche per quella sposa o quello sposo che non ha la grazia di condividere il cammino di fede con il coniuge. Questa persona può, attraverso questo modo di amare il coniuge, far giungere anche all’altro che è lontano il calore dell’amore di Cristo e chissà, con il tempo e la perseveranza, ricondurlo a Lui.

Insomma papa Francesco ci ha fornito un compito. Un compito che comporta magari un duro lavoro su quei nostri comportamenti ed atteggiamenti che sono negativi, ma che sono ormai consolidati. Un duro lavoro che però ci può aprire un nuovo modo di vivere il nostro matrimonio e la nostra vita. Un modo più profondo e appagante.

Antonio e Luisa

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Il sacramento della tenerezza

Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri».

Oggi mi voglio soffermare su una caratteristica dell’amore di Cristo. Gesù ci ama di un amore tenero. Il matrimonio è il sacramento della tenerezza. Gli sposi imparano l’uno dall’altra ad amarsi con tenerezza. Ho capito una cosa importante. Dio mi ha affidato una missione, mi ha comandato  affinché  io mi impegni ogni giorno per essere epifania del suo amore tenero per la mia sposa. Più saprò essere tenero con lei, più imparerò ad esserlo (anche questo è un cammino di crescita) e più lei si sentirà amata da me e da Dio attraverso di me. Di seguito riporto una riflessione di Carlo Rocchetta  che spiega concretamente cosa significhi amare con tenerezza, quale sia il linguaggio della tenerezza.

Per arrivare a questa situazione di sentirsi amati ed apprezzati, esiste il linguaggio delle carezze, la tenerezza è una polifonia di carezze. Dalle carezze deriva un messaggio di riconoscimento prezioso. Isaia 43, 1-7: tu sei prezioso ai miei occhi, ti stimo e ti amo. La carezza è anche quella verbale, simbolica, non solo gestuale. Quando non ci sono carezze fra gli sposi si crea un senso di solitudine. L’altro o diventa un estraneo o si crea una stato di rivincita o di malessere tale che porta con sé rabbia, collera, tristezza. Lui non mi porta mai un fiore…lei è sempre negativa…. Così facendo si viene a creare un senso di solitudine e l’impressione che tutto sta per finire. La carezza è un riconoscimento che mi rassicura. Tutti abbiamo delle insicurezze. Tra marito e moglie è indispensabile darsi sicurezze. Una carezza in più non fa mai male!! Le carezze possono essere: verbali, gestuali, comportamentali e simboliche.

Le carezze verbali sono l’uso della parola: sei bellissima, sei straordinaria.. uccide più la lingua che la spada… Non si pensa che colpendo l’altro si colpisce se stesso. Le donne si ricordano ogni parola! anche nei momenti di ira o rabbia, facciamo in modo che le parole non siano macigni. Quando i due litigano non si ascoltano più.

Le carezze gestuali sono il tono della voce, lo sguardo, il sorriso, il bacio, l’abbraccio. Bisogna educarsi all’arte delle carezze gestuali. Quasi sempre vanno di pari passo con le carezze verbali. Sono parole non dette ma che a volte sono altrettanto eloquenti. Atti che fanno sentir bene il coniuge.

Le carezze comportamentali sono quelle collaborazioni, quel modo con cui si cerca insieme di mettere a posto la casa, di aiutare i figli. Atti concreti con cui ci si mette in sintonia con l’altro, si collabora con l’altro (il marito a volte arriva dal lavoro e si butta in poltrona).

Le carezze simboliche sono tutti i doni, quei piccoli segni che caratterizzano la vita della coppia. Il matrimonio è caratterizzato da doni: lista delle nozze, lo scambio degli anelli nuziali. Occorre che anche durante il matrimonio ci siano quei doni, quei simboli che facciano sentire bene il coniuge (portare un fiore alla moglie..). Il regalo non ha un valore solo materiale ma simbolico. Si è interessato a me.. Ha cercato quel regalo per me. È importante per gli sposi regalarsi una sorpresa ogni tanto, se no la vita di coppia diventa una monotonia, una routine sempre uguale.

L’unica condizione di questa polifonia di carezze è che siano carezze vere, incondizionate. Il do ut des non è vera carezza. A volte quando il marito vuol fare l’amore diventa tutto carezzevole, tutto moine. La moglie che ha capito il trucco si rifiuta. Se fosse carezzevole sempre sarebbe diverso… Quelle sono carezze condizionate.

Antonio e Luisa

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Il castello interiore della relazione sponsale

Il 15 ottobre la Chiesa ha celebrato la memoria di santa Teresa di Gesù (d’Avila, 1515-1582), vergine e dottore della Chiesa, madre del Carmelo riformato e, abbiamo da poco scoperto, protettrice degli scrittori. A lei affidiamo questo nostro primo articolo attraverso cui tentiamo di condividere la bellezza dell’essere sposi cristiani. Santa Teresa, dichiarata dalla Chiesa maestra di orazione, è per noi una guida che ci aiuta a vedere il nostro amore sponsale come un cammino quotidiano che ci conduce a raggiungere quell’intimo rapporto di amicizia con Dio nostro Sposo, dal quale siamo certi di essere amati. Ci piace paragonare questo nostro cammino – fatto di fatiche, di rischi ma anche segnato dalla gioia e dalla consolazione – come quel viaggio, descritto da santa Teresa nella sua opera più conosciuta “Il Castello Interiore”, all’interno del “castello” della nostra relazione sponsale che siamo chiamati a costruisce giorno per giorno, lungo i sette giorni della settimana, attraverso sette tappe che ci portano a donarci l’un l’altro e, insieme, a Dio.
LUNEDÌ – PRIMA TAPPA
«Dobbiamo ora vedere il modo di poter entrare nel castello. Sembrerà che diciamo uno sproposito, perché se il castello è la nostra stessa relazione coniugale, non abbiam certo bisogno di entrarvi, perché siamo già dentro. Non è forse una sciocchezza dire a uno di entrare in una stanza quando già vi sia? Però dovete sapere che vi è una grande differenza tra un modo di essere e un altro, perché molti sposi stanno soltanto nei dintorni, senza curarsi di sapere cosa si racchiude nella loro splendida relazione, né Chi l’abiti, né quali sfumature contenga. … la porta per entrare all’interno della nostra relazione è il desiderio di scoprire il “Mistero grande” che ci ha costituito famiglia»
Durante il primo giorno della settimana entriamo, in punta di piedi, nel nostro spazio relazionale e iniziamo a guardare ai nostri limiti, senza averne paura, alla luce di un Amore che ci ama non per i nostri meriti ma per fatto di essere creature. Solo così possiamo “stare” all’interno della nostra relazione, consapevoli della nostra umanità e senza il bisogno di fuggire all’esterno. Tutto nasce dalla motivazione che ci ha portati a pronunciare il nostro “Sì” il giorno delle nozze e di iniziare, quindi, questo cammino insieme. Dobbiamo dedicarci del tempo, fermandoci in ascolto ma «crediamo che non arriveremo mai a conoscerci, se insieme non procureremo di conoscere Dio. Contemplando la sua grandezza, scopriremo la nostra miseria»
MARTEDÌ – SECONDA TAPPA
«Ma siamo ancora ingolfati negli affari, nelle distrazioni mondane, nell’abitudine di correre dietro alla vanità e l’esempio di un mondo che non sa far altro che mettere a rischio l’amore coniugale, sembra ostacolare questo viaggio. Eppure il nostro Sposo vede tanto volentieri che noi l’amiamo e ne cerchiamo la compagnia, che non lascia di quando in quando di chiamarci perché offriamo a Lui la nostra alleanza»
Durante il secondo giorno della settimana, il cammino all’interno della nostra relazione può essere ancora
“disturbato” dalle tante abitudini personali che ci portiamo dietro e che magari possono essere causa di turbamento all’interno della nostra coppia. Ecco che è arrivato il momento di cambiare prospettiva: è il momento di mettersi in ascolto della Sua voce che continuamente, tramite lo Spirito d’amore che abbiamo ricevuto nel sacramento del matrimonio, sussurra dentro di noi. Senza trascurare le necessità familiari quotidiane, non dobbiamo cadere nella tentazione di vivere superficialmente il nostro amore di sposi. Anche se non vediamo subito i vantaggi del nostro cammino insieme possiamo però intuirli, a volte incoraggiati dalla testimonianza di coppie che sono più avanti di noi.

MERCOLEDÌ – TERZA TAPPA
«Se quando il nostro Sposo ci dice quello che dobbiamo fare per essere perfetti nell’amore, gli voltiamo le spalle e c’è ne andiamo con tristezza, come il giovane ricco del Vangelo, come potrà premiarci a seconda dell’amore che comunichiamo al mondo? Si pensi inoltre che quest’amore non dev’essere frutto
dell’immaginazione, ma provato nel nostro stesso linguaggio coniugale
»
Durante il terzo giorno della settimana, avendo superato la difficoltà iniziale di immergerci dentro la nostra relazione, scopriamo la bellezza di essere stati investiti -in forza del sacramento- di una vera e propria missione che possa rendere visibile, a partire dalle cose semplici e ordinarie, l’amore con cui Cristo ama la sua Chiesa. È questo il piano che Dio ha per noi e per ogni coppia di sposi in prospettiva del Suo Regno. L’importante non è fare una bella festa di matrimonio e poi “mettere nel congelatore” il sacramento, ma accelerare il passo sulla via dell’obbedienza.

GIOVEDÌ – QUARTA TAPPA
«Questa tappa, essendo più vicina al traguardo, è di una magnificenza così grande e contiene meraviglie così stupende che invano si può comprendere se non si fa esperienza. …L’essenziale non è già nel molto pensare, ma nel molto amare, per cui le preferenze degli sposi devono essere soltanto in quelle cose che più eccitano all’amore»
Durante il quarto giorno della settimana, avendo preso atto di ciò di cui siamo portatori cioè della stessa essenza divina, entriamo nella fase mistica della nostra vita sponsale e guardiamo con attenzione ancora a
noi stessi, per riscoprire che la nostra relazione fatta di moltissimi gesti reali e concreti è la dimora in cui lo Sposo ha scelto abitare. Questo meraviglioso dono ci è stato riservato non per merito ma per grazia.

VENERDÌ – QUINTA TAPPA
«Osiamo affermare che si tratta di una vera e propria unione sponsale in cui è Dio che si è unito a noi. … Questa verità rimane scolpita negli sposi a tal punto da non poterne affatto dubitare né dimenticare, neppure dopo molti anni»
Durante il quinto giorno sentiamo il bisogno di chiederci quale sia il nostro reale desiderio in questo viaggio così particolare, rinnovando quindi la motivazione e mettendo al centro del nostro dialogo le parole della quarta formula del rito di benedizione degli sposi, che il sacerdote ha pronunciato il giorno delle nozze: “Scenda la tua benedizione su questi sposi, perché, segnati col fuoco dello Spirito, diventino Vangelo vivo tra gli uomini. Siano guide sagge e forti dei figli che allieteranno la loro famiglia e la comunità”

SABATO – SESTA TAPPA
«È bene ora vedere che, quando Dio lo vuole, noi sposi non possiamo fare altro che stare sempre con Lui nel castello della nostra relazione, dove dimora. E quanto più la nostra relazione cresce tanto più ci trasfigura, continuando a mostrare la bellezza del sacramento nuziale. …qui occorre coraggio…»
Durante il sesto giorno ecco che il Mistero di Cristo avvolge la nostra vita di coppia; il desiderio di amarci, di incontrarci, di abbracciarci è lo stesso che Gesù manifesta verso di noi e che è infinitamente più grande.
Iniziamo a muoverci non soltanto grazie alla nostra forza unitiva ma grazie alla forza che deriva dall’unione divina che ci condurrà alla pienezza dell’amore, alla nostra Pasqua.

DOMENICA – SETTIMA TAPPA
«Le grandezze di Dio non hanno limiti. Chi può finire di raccontare le sue misericordie e le sue magnificenze? Nessuno certamente. Perciò non dovete meravigliarvi di ciò che abbiam detto perché ogni relazione sponsale nasconde grandi segreti. Nel matrimonio spirituale gli sposi diventano una sola cosa con Dio, il quale gli fa sperimentare fin dove il Suo amore sa giungere. …possiamo paragonare questa unione a due candele (gli sposi) di cera unita insieme così perfettamente (dal sacramento) da formare una sola fiamma (l’Amore di Dio). … Dio si unisce alla coppia e opera con quel bacio che la sposa chiede allo sposo; così insieme si deliziano nel tabernacolo di Dio»
Il settimo giorno, nell’Eucarestia domenicale, celebriamo le nozze che abbiamo vissuto lungo la settimana.
“Che tutti siano uno” (Gv 17,24): la preghiera di Gesù diventa la nostra. Nell’Eucarestia Gesù si dona totalmente a noi per insegnarci a donarci tutto reciprocamente. Solo così, pur rimanendo nell’ordinarietà della nostra vita concreta, possiamo vivere il matrimonio poiché quello che viene celebrato sull’altare (un corpo dato per amore) è la forza che sostiene anche il nostro dono. È vero, anche se siamo poveri come l’ostia fatta di pane, possiamo portare amore dentro ogni momento della vita familiare. Come ci dice papa Francesco al n. 316 di Amoris Laetitia “coloro che hanno desideri spirituali profondi non devono sentire che la famiglia li allontana dalla crescita dello Spirito, ma che è un percorso che il Signore utilizza per portarli ai vertici dell’unione mistica”

Carissimi sposi se volete che il vostro castello relazionale s’ innalzi sopra un buon fondamento fate in modo di saldare le sette pietre descritte con il fuoco dell’Amore Divino, così da impedire che crolli.
Daniela & Martino

L’intimità si nutre di dialogo

Abbiamo scritto molte volte in questo blog quanto sia importante il dialogo in una coppia. Aspettare che l’altro capisca non sempre è la strada giusta, non lo è quasi mai. Perchè è così difficile capire che se desideriamo qualcosa dall’altra persona forse dovremmo comunicare il nostro desiderio? Oppure se c’è qualcosa che ci infastidisce perchè non lo diciamo chiaramente? L’altro non ha il sesto senso. L’altro non è Mel Gibson in What Women Want che riesce a leggere nella testa delle donne e per questo riesce ad essere fantastico con tutte le sue tante conquiste.

Vi svelo un segreto. Anche vostro marito o vostra moglie desidera essere meraviglioso con voi ma forse non sa come farlo. Per questo è importante parlare e parlare. Poi ancora parlare e parlare. Ed è altrettanto importante ascoltare. Quando l’amato/a si apre è importante non perdere l’occasione di imparare qualcosa per migliorare la nostra relazione. In fondo il nostro desiderio, ciò che abbiamo promesso il giorno del matrimonio, non è forse impegnarci a fondo per rendere felice l’altro?

Uno degli ambiti dove c’è forse più difficoltà ad aprirsi è l’intimità. E’ facile esprimere la gioia quando tutto funziona e il rapporto è stato appagante lo è meno raccontare le difficoltà. Si fatica ad esternare quegli atteggiamenti e quei gesti del partner che non ci piacciono. Vale per l’uomo quanto per la donna, anche se solitamente è la donna che subisce maggiormente.

Invece è fondamentale parlarne. Ne va spesso della relazione stessa. Fare l’amore senza che se ne tragga piacere e anzi farlo avvertendo disagio e in alcuni casi dolore non fa che rendere un momento che dovrebbe essere il più bello tra gli sposi in qualcosa da sopportare, da rimandare e alla lunga da non fare più. Capite il rischio? Quindi parlatene sempre. Parlatene però nel modo giusto.

Liberatevi dal puritanesimo. Non nascondiamolo: spesso ci si vergogna di parlare di sesso. E’ giusto mantenere un sano pudore ed essere gelosi di questa dimensione. E’ giusto con tutti, ma non tra marito e moglie. Liberiamoci da questa idea che vivere la nostra sessualità sia qualcosa che abbassa la relazione a qualcosa di solo istintivo. Non è così! Ne abbiamo scritto diverse volte. Fare l’amore è un gesto sacro, quando è compiuto tra due sposi uniti sacramentalmente. Un gesto pieno di dignità e di amore vero, concreto ed efficace. Eppure c’è ancora vergogna nel parlare in coppia di ciò che piace e non piace, di come si possa migliorare, di quali siano i gesti più apprezzati e quelli che danno fastidio. Non limitate questa possibilità di crescere in un gesto importantissimo nella coppia. Un’esperienza che può davvero diventare meravigliosa e avvicinare a Dio. E’ bene ricordare che tanti sposi hanno imparato a fare l’amore nutrendosi di pornografia. Credono di sapere tutto e in realtà non sanno nulla di buono. Fare l’amore non è una tecnica da mettere in pratica, ma un dialogo tenero e ad amoroso tra due persone che desiderano darsi piacere e in quel piacere trovare comunione e unità di cuore oltre che di corpo.

Parole per costruire e non per distruggere. L’argomento va affrontato per migliorare la sessualità e non per trasformare il dialogo in una serie di accuse reciproche. Quanti sono capaci solo di puntare il dito: Tu non mi fai sentire niente, tu pensi solo al tuo piacere, non sei capace. Per poi magari arrivare alle frasi più brutte e dannose: certo che il mio ex (o la mia ex) era molto più bravo/a di te. Attenzione: dovete costruire e non distruggere ancora di più. Quindi i consigli sono due. Evidenziate ciò che vi è maggiormente piaciutoè stato molto bello quando mi hai accarezzato dovresti farlo di più, quel gesto mi ha dato un po’ fastidio e quella sensazione mi ha un po’ bloccato/a per favore non farla più, mi piacerebbe che tu ti dedicassi a me in questo modo. Insomma, un dialogo teso a un confronto per migliorare e non per gettare addosso all’altro il nostro risentimento e la nostra insoddisfazione.

Parlatene con calma non durante il rapporto. Trovate un momento in cui siete da soli ma non durante il rapporto. Andreste a rovinare tutto. Durante il rapporto è bello e consigliato dare delle indicazioni molto semplici: si così è bello oppure smettila. Cose semplici e senza replica. E’ importante trovare invece dei momenti in cui approfondire ciò che è andato e ciò che non è andato in uno scambio aperto e sincero. C’è un momento meraviglioso per condividere il bello (solo il bello) che si è vissuto. Subito dopo aver terminato il rapporto. Lì in quell’abbraccio carico di comunione e di emozione, esprimere la nostra gioia e gratitudine reciproca, può unirci ancora di più e rendere quel momento ancora più ricco e carico di amore.

Sono solo dei piccoli e semplici consigli ma crediamo molto importanti. Tanti problemi di relazione nascondo proprio dal rapporto intimo vissuto male e un rapporto intimo è vissuto male perchè molte volte non se ne parla abbastanza.

Coraggio quindi se ci tenete al vostro matrimonio parlatene e impegnatevi a fondo per rendere la vostra intimità sempre più bella per entrambi.

Antonio e Luisa

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I piccoli inciampi quotidiani

Come vi ho raccontato nei precedenti articoli, mia moglie ed io abbiamo partecipato all’illuminante week end di Intercomunione delle famiglie che ci ha dato tanti strumenti per superare le difficoltà che possono nascere nella coppia e per rinforzare le nostre basi di sposi cristiani.

Il primo punto di cui voglio raccontare è la preghiera. E’ importante rimanere ancorati alla preghiera quotidiana, chiedendo alla nostra cara Maria, Regina della Famiglia, di starci sempre accanto e preservarci.
Il secondo punto concerne il dialogo. Siamo tornati con la consapevolezza che il dialogo non deve mai mancare, anzi non deve essere lasciato solo alla spontaneità, ma se serve deve essere programmato ogni settimana per confrontarci e capirci a vicenda. E’ necessario farlo.
Il terzo punto, che vale soprattutto per noi uomini tocca la pornografia. La pornografia non può essere un’attività ricreativa nella quale rifugiarsi, perché ogni volta che ci sporchiamo in questi luoghi, ci allontaniamo da nostra moglie, perdendo il senso dell’attesa, del corteggiamento, della tenerezza, tutti elementi fondamentali per incontrarsi con la nostra sposa nella vita reale di tutti i giorni.
Ma vi è un quarto punto, che sembra molto banale rispetto ai primi tre, ma che invece scava dei solchi terribili, sono i comportamenti pesanti. Il rispetto dell’altro accettando che può comportarsi in modo diverso dal nostro. Luisa ha fatto una bellissima testimonianza su una cosa pratica su cui cadiamo tutti noi. Luisa, è moglie di Antonio, essi infatti sono una delle coppie guida di Intercomunione famiglie e gestori del Blog Matrimonio Cristiano. “Noi donne- ha raccontato Luisa- quando i nostri mariti lavano i piatti e il lavello non siamo mai contente e notiamo sempre alcuni dettagli che vorremmo fossero fatti in modo diverso. Ebbene, invece di rimproverare in maniera più o meno pesante e umiliare il nostro sposo, ho trovato un modo diverso di intervenire. Gli lascio lavare i piatti e poi quando mio marito si allontana dalla cucina ci torno e pulisco quei punti che io ritengo debbano avere una ulteriore pulita.

Vi confesso che quando le ho sentito dire questo, mi sarei voluto alzare e fare una ola! A me è capitato più volte di avere rimproveri, sia per come lavo i piatti sia per come stendo i panni. Vedete, proprio poco fa parlavo con il mio vicino di casa, un atletico ragazzo romeno, che mi diceva: “mia moglie non è mai contenta di come stendo i panni, io lo faccio male di proposito così poi lei non me lo chiede più.” Questa, del ragazzo romeno, non è una buona pratica, si scavano solo dei pericolosi malumori, incomprensioni e si semina zizzania. Sono tanti gli esempi dove il coniuge che sa fare meglio una cosa, che sia casalinga o di altro tipo, invece di essere comprensivo diventa acido e supponente. Queste cose inaspriscono i rapporti quotidiani e si innesca un pericoloso vortice dove ognuno dei due aspetta al varco l’altro per rimproveralo per un comportamento sbagliato. Le parole d’ordine della quotidianità di due sposi devono essere: amore, pazienza, scusami. Siamo diversi anche nella gestione delle piccole cose, ciò che ovvio per noi uomini, è totalmente diverso per le donne e viceversa. Questo sforzo continuo ad essere più gentili ci migliora, naturalmente questa forza dobbiamo cercala nel buon Dio, nella preghiera, nel digiuno, nella carità, dobbiamo andare alla fonte dell’amore e tornare carichi di Spirito Santo.
L’ordine è un’altra di quelle cose che spesso ci vede lontani mille miglia. Noi uomini siamo spesso più disordinati, io non faccio eccezione, e mia moglie invece ogni giorno è lì ad ordinare e a mettere a posto qualcosa.  Anche qui occorre un venirsi incontro, non alzare i toni della voce e non arrivare ad una lite. Nella lite non sappiamo mai dove si va a finire, le parole cattive escono dalla bocca e feriscono l’altro. Tante volte quella parola è talmente perfida che ce ne pentiamo anche un attimo dopo che è uscita dalle nostre bocche. Dobbiamo anche pensare, ce lo dice Fra Benigno noto esorcista di Palermo, che nelle liti spesso il maligno si inserisce e fomenta la lite. In una guerra verbale non si sa mai dove va a finire, spesso se ne perde il controllo in un crescendo di malignità.
Dovremmo abolite la pesantezza, le parole urticanti, tutto quello che possiamo fare nella famiglia può partire con parole di pace invece di parole di guerra.  Quanto fa male una parola non corretta, innesca brutti pensieri del tipo: non mi capisce. In realtà dobbiamo comprendere che è vero tante volte non ci capiamo e queste incomprensioni dobbiamo porle davanti a Dio per darci la soluzione dettata dall’amore, dalla pazienza.
Nessuno ci ha mai insegnato nulla sul matrimonio quindi è bene confrontarsi con altri sposi cristiani, Abbiamo trovato molto utile questo corso di Intercomunione famiglie, Mi vengono in mente anche altre realtà come Equipes Notre Dame (END), un movimento laicale di spiritualità coniugale. Insomma dobbiamo chiedere nei nostri matrimoni cristiani aiuto a Dio in primis, ma il confronto, il dialogo con altri sposi cristiani è fondamentale, siamo tutti nella stessa barca e abbiamo più o meno tutti gli stessi problemi.

Riccardo e Barbara

Prossimo week end Intercomunione delle famiglie

Il brutto anatroccolo siamo tutti noi!

In questi giorni stiamo leggendo la fiaba del brutto anatroccolo a nostro figlio Pietro. Non ricordavo molto bene la trama, ma leggendola mi sono sorpreso di come una storia per bambini possa racchiudere, letta con gli occhi della fede, un messaggio d’amore di Gesù. Il protagonista, il brutto anatroccolo, fin dalla sua nascita non si sente accolto e accettato né dalla sua mamma né dai suoi fratelli a causa della diversità del suo piumaggio. Pensano infatti di lui che sia un tacchino. Il brutto anatroccolo viene anche messo alla prova sulle sue capacità natatorie e viene schernito per la sua inettitudine e goffaggine, a differenza dei suoi fratelli che invece sono molto più bravi. Da quel momento iniziano per lui una serie di disavventure, viene continuamente disprezzato e allontanato. In un giorno di primavera, però vede il suo riflesso nell’ acqua, si sorprende del suo bellissimo piumaggio bianco  e delle sue grandi ali. Incontra infine tre grandi uccelli simili a lui i quali gli dicono che è un cigno, il più bello che abbiano mai visto! Gli chiedono quindi di entrare a far parte della loro famiglia. A quel punto il piccolo esulta di gioia: sono un cigno! In realtà sono un cigno! Da allora non si sente mai più né solo né abbandonato.

Vi starete chiedendo cosa c’entri questa storiella con il matrimonio cristiano. Padre Raimondo Bardelli, il frate cappuccino da cui nascono gli insegnamenti dell’Intercomunione delle Famiglie di cui siamo parte, era solito affermare che è arduo amare gratuitamente il nostro coniuge se prima non ci sentiremo amati, se non abbiamo un po’ di autostima. Come possiamo accogliere l’altro, se prima non accogliamo noi stessi? Quanti di noi portano ferite dalla propria infanzia che ci hanno fatti sentire soli, sbagliati, diversi come il piccolo cigno?  

Mia moglie, essendo stata adottata, porta la ferita dell’abbandono. Sicuramente è stata una grande grazia per lei trovare una mamma e un papà adottivi che hanno saputo amarla, ma la sofferenza di non aver mai potuto conoscere e abbracciare la mamma biologica, che l’ha messa al mondo, non si cancella così facilmente. Anche io porto una ferita simile alla sua, tant’è vero che tutt’oggi mi devo allenare tutti i giorni per aprirmi a gesti di affetto e tenerezza verso Alessandra, perché ho sempre paura di essere rifiutato. Sicuramente i miei genitori hanno fatto del loro meglio, ma anche così si commettono errori. Neanche loro sono mai stati consapevoli delle ferite e della sofferenza che io ho provato.

Con mia moglie però, dal giorno che ci siamo promessi amore incondizionato con il nostro sì all’altare, come diceva papa Giovanni Paolo II, abbiamo spalancato le porte a Cristo Gesù. Abbiamo capito che l’unico che può veramente amarci di un amore infinito e immenso è Lui. Non possiamo caricare i nostri genitori, il nostro coniuge o qualunque altro essere umano di un peso così grande. Vedete, il brutto anatroccolo siamo tutti noi! Tutti ci sentiamo non abbastanza finché non realizziamo che per Lui siamo TUTTO, che per Lui siamo un capolavoro! Il laghetto in cui il brutto anatroccolo si specchia e improvvisamente riacquista la vista può essere per noi il Santissimo esposto sul altare.  La capacità di accogliere è la scintilla di Dio dentro di noi!

Da una semplice storia per bambini è uscito tutto questo! Di quanti mezzi si avvale il nostro Papà nei Cieli, concedetemi il termine Papà per esprimere tutto il mio amore per Lui, per arrivare a noi Suoi Figli amati e preziosi.

Riccardo e Alessandra

La fedeltà non è una bandiera

Alla fine del rito del Matrimonio, dopo la celebrazione del Sacramento, vengono letti agli sposi gli articoli del codice civile, perché oltre alla grazia divina e agli effetti stabiliti dai sacri Canoni, il Matrimonio produce anche gli effetti civili secondo le leggi dello Stato, con diritti e i doveri dei coniugi che sono tenuti a rispettare e osservare. Art. 143: …. Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione.

Quando mi sono separato, uno dei motivi che mi ha fatto desistere dal rifarmi una vita è stato quello di coerenza a una promessa fatta a Dio e davanti agli uomini, cioè per nessun motivo avrei voluto venir meno a un patto così importante. Tuttavia, sebbene questa scelta sia umanamente apprezzabile e lodevole, non è sufficiente per trascorrere una vita in solitudine; non è l’osservanza a una legge che ti permette di vivere libero e in pace. Infatti per noi cristiani non è questo quello che conta e che ci fa fare delle scelte in un certo modo: anche il matrimonio civile è indissolubile, basta rileggere l’articolo citato sopra.

Allora cosa c’è di diverso nel Sacramento del matrimonio? E’ presto detto: Gesù si fonde con gli sposi in maniera indissolubile (cioè non è solubile, non si può sciogliere) e la relazione degli sposi partecipa alla relazione di Cristo con la Chiesa e di Dio con l’umanità. Così gli sposi, prendendo spunto da quello che ha fatto Cristo con gli uomini e da come Dio fin dall’inizio della storia si è preso cura del suo popolo, possono continuare a promettersi amore eterno. In questo modo si passa da una promessa umana (fusione a pochi gradi) a una promessa divina (fusione a milioni di gradi).

Pertanto, anche noi separati fedeli, non siamo a sorreggere la bandiera dell’indissolubilità o a testimoniare quanti anni sappiamo resistere da soli, ma al contrario, con la grazia di Dio, ci impegniamo a passare dalla difesa all’attacco. Questo comporta che è perfettamente inutile essere fedeli al coniuge se poi trattiamo male gli altri; è senza senso non andare a letto con altre donne/uomini e poi essere sempre tristi o arrabbiati, mandando a quel paese il primo automobilista che rallenta per la strada o il collega di lavoro che non sopporto. Non deve limitarsi il tutto ad un’osservanza di un obbligo coniugale ma bisogna trovare il senso di quell’obbligo per donarsi a tutti. Per certi aspetti, limitarsi alla sola fedeltà al coniuge può essere la scusa o il pretesto per sentirsi con la coscienza pulita e non impegnarsi con tutti gli altri fratelli e le sorelle. E’ vero che un giorno saremo chiamati e rendere conto prima di tutto di come ci siamo presi cura del nostro coniuge, ma subito dopo di come abbiamo trattato tutti gli altri!

Ettore Leandri (Fraternità Sposi per sempre)

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Se moriamo con lui, vivremo anche con lui

Oggi, lunedì, vorrei tornare sulla Parola di ieri. Non però sul Vangelo ma sulla Seconda Lettura. La liturgia ci ha proposto un brano tratto dalla Seconda Lettera di San Paolo a Timoteo. Mi vorrei soffermare solo su pochi versetti perchè sono fantastici per mettere sul piatto alcune considerazioni sul nostro matrimonio.

Se moriamo con lui, vivremo anche con lui; se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, anch’egli ci rinnegherà; se noi manchiamo di fede, egli però rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso.

Se moriamo con lui, vivremo anche con lui

Il matrimonio è la tomba dell’amore? Solo se non moriamo. Bisogna essere chiari. Solo morendo a noi stessi potremo davvero esplorare la profondità della relazione matrimoniale e vivere fino in fondo il nostro sacramento. Se non moriamo al nostro egoismo e al nostro ego non sapremo mai cosa significa essere sposi in Gesù. Tutto sarà concentrato solo sul sentimento e sull’emozione. Tutto sarà valutato secondo l’utilità. Tu mi servi perchè mi fai stare bene. Tu mi dai quello che mi serve. Ma Gesù ragiona così? Gesù dice altro con la Sua vita, la Sua morte e la Sua resurrezione. Lui ci dice io ti servo perchè voglio renderti partecipe della salvezza e della mia vita divina. Ti voglio arricchire donandomi completamente a te. Questo fa Cristo. Questo è l’amore di Gesù. Capite che differenza con la povertà dei nostri matrimoni? Però se impariamo a donarci davvero allora tutto cambia. E il matrimonio è un luogo privilegiato per imparare a donarci. Il matrimonio è la palestra che Dio ci offre per imparare ad amare come Lui ci ama e per prepararci all’incontro con Lui. Solo così il matrimonio può diventare una relazione a tre, dove noi sposi viviamo tra noi e con Gesù. La tomba del nostro egoismo diventa una vera resurrezione dove comprendiamo chi siamo e troviamo senso a tutta la nostra esistenza.

Se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo.

Cosa significa regnare nella logica di Gesù? Donarsi. Essere capaci di donarsi sempre meglio e sempre di più. Gesù ha dato davvero tutto: il sangue, il corpo e la sua vita. Cosa poteva dare di più? Gesù aveva una caratteristica fondamentale: Gesù era libero! Libertà significa essere padroni di sè stessi. Come faccio a donarmi se non sono re neanche del mio corpo, delle mie pulsioni, delle mie emozioni. Come faccio ad amare sempre, anche quando oggettivamente l’altro si comporta male, non è amabile e non merita nulla da parte mia? Come faccio a farlo se non ho mai imparato a controllare le mie emozioni con la volontà? Se sono una marionetta guidata da fili invisibili. Dai fili dell’emozione, della pulsione sessuale, dell’egoismo e del peccato che rompe la relazione non solo con l’altro ma anche con Dio. La perseveranza nella difficoltà diventa quindi una delle basi del matrimonio. Andare avanti, fedeli alla promessa, con la consapevolezza di essere sostenuti dalla Grazia di Dio e dalla presenza di Gesù nella nostra vita, nei momenti di gioia e anche in quelli più difficili.

Se lo rinneghiamo, anch’egli ci rinnegherà

Cosa significa rinnegare Cristo? Non serve farlo in modo esplicito. Rinnegare Cristo può significare semplicemente vivere come se Lui non c’entrasse con il nostro matrimonio. Significa fare le nostre scelte senza tener conto di Lui. Come quindi tener conto di Lui? Gesù lo dice chiaramente nel Vangelo: Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Detto in altri termini rinneghiamo Gesù quando non rispettiamo gli insegnamenti morali della nostra Chiesa. Rinnegare Gesù è abortire, rinnegare Gesù è tradire, rinnegare Gesù è scegliere gli anticoncezionali (seppur qui il discorso andrebbe approfondito con alcuni distinguo), rinnegare Gesù è non andare a Messa, rinnegare Gesù è usare violenza anche solo verbale sull’altro. Rinnegare Gesù è qualsiasi gesto che indebolisce la relazione sponsale. Cosa significa che egli ci rinnegherà quando subito dopo invece troviamo scritto che egli però rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso. Semplicemente che Dio non viene mai meno alle Sue promesse e al Suo amore. Siamo noi che rinnegandolo, nel modo che ho spiegato, chiuderemo sempre di più il nostro cuore alla Grazia e alla relazione con Lui. Lui non potrà che aspettare il nostro desiderio di conversione. Lui aspetterà, come il padre misericordioso della parabola, il nostro ritorno da Lui. Solo allora potrà di nuovo riempirci del Suo Spirito e cambiare in nostro matrimonio salvandolo dalla nostra miseria e dai nostri errori.

Antonio e Luisa

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Pregate prima di fare l’amore?

Oggi un articolo un po’ diverso e originale. Un articolo che nasce da un commento ricevuto su facebook. Mi preme sottolineare che non è assolutamente contro chi ha fatto quel commento, anzi la ringrazio (si è una donna) perchè mi permette di proporre una riflessione diversa dalle solite. E’ una riflessione che parte da quel commento ma che va molto oltre.

Questa persona ha voluto affermare, all’interno di un discorso più ampio su religiosità e laicità, che non prega prima di far l’amore con il marito. Come se farlo fosse da bigotti. Questa frase mi ha colpito. Mi ha colpito soprattutto perchè ho realizzato che questo commento sintetizza molto bene un modo di approcciarsi, non tanto alla fede quanto al sesso, molto comune tra i credenti. Pregare prima di fare l’amore è un comportamento da bigotti e da persone un po’ represse. E’ davvero così’? E’ vero che può essere così in alcuni casi. Ho conosciuto donne che hanno confessato di pregare durante il rapporto perchè sentivano di fare qualcosa di doveroso ma sporco. Qui però siamo completamente fuori dalla verità del sacramento e anche della fede.

Invece pregare prima del rapporto, magari invocando lo Spirito Santo, può essere un modo per aprirci a Dio anche nella nostra intimità. Ricordate che l’amplesso è un gesto sacro e liturgico per gli sposi, abbiamo avuto modo di scrivere tante volte su questa realtà. Pregare serve per chiedere allo Spirito Santo di darci la capacità di donarci completamente l’uno all’altra, e di donarci la consapevolezza di vivere un momento comunione profonda. Pregare ci fa entrare nella consapevolezza che non stiamo per vivere qualcosa di meramente fisico, ma che stiamo per entrare in un abbraccio che permea ogni parte di noi.

Il matrimonio non è una relazione solo tra me e Luisa ma anche con Dio che ne è parte attiva. La nostra relazione è abitata sempre da Dio. Credete che l’incontro intimo, la manifestazione sensibile d’amore più grande che ci possa essere tra due sposi, non sia importante per Dio? Che sia qualcosa che riguarda soltanto i due sposi? Qualcosa di solo umano? Anzi qualcosa di animale? Come si fa a credere che l’intimità non sia un’esperienza altamente spirituale? Dio ci ha fatti e voluti così. Siamo spiriti incarnati che possono manifestare l’amore solo attraverso il corpo. Non angelichiamo il nostro matrimonio. Il matrimonio è fatto di carne e di corpo. E’ Dio che ha pensato di farci sessuati, è Lui che ci ha creato così con il corpo maschile fatto in un certo modo per penetrare e un corpo femminile fatto in modo complementare per accogliere, è sempre Lui che ha reso quel gesto capace di generare vita. Vi rendete conto? Non c’è nulla di sbagliato o di sporco in quel gesto. Siamo noi che possiamo portare il nostro egoismo e la nostra superficialità in quel gesto. Siamo noi che possiamo portare il male dentro un gesto che non ha nulla di male.

Pregare serve a questo. Serve a preparare il cuore prima che il corpo. Perchè fare l’amore per noi cristiani è difficile ma è meraviglioso. Difficile perchè va preparato e fatto bene. E’ un gesto che però, quando è vissuto bene, permette attraverso il corpo di fare un’esperienza totalizzante. Un’esperienza che tocca sì il corpo, ma che arriva al cuore e all’anima. Dite che è troppo? No non è troppo, e più passa il tempo e più è bello perchè si impara ad entrare sempre più uno nell’altra e trovare in quell’amore corporeo la presenza tangibile di Dio.

Capite la differenza? Tanti “esperti” consigliano la visione di video pornografici per aumentare il desiderio sessuale nella coppia. Noi ci permettiamo di consigliare la preghiera. Dio stesso, nella Bibbia, ci invita a pregare prima dell’incontro intimo. Lo fa attraverso le parole che Tobia rivolge a Sara prima di giacere insieme: Sorella, àlzati! Preghiamo e domandiamo al Signore nostro che ci dia grazia e salvezza. I cattolici lo fanno meglio anche per questo.

Antonio e Luisa

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Il matrimonio si basa su un’amicizia profonda

Salomone nel Cantico dei Cantici si rivolge alla sua Sulamita chiamandola sorella. Lo fa diverse volte. Ed il loro è un rapporto tutt’altro che platonico. Stessa cosa fa Tobia rivolgendosi alla sua Sara. Perchè? Non è un caso. Insegna qualcosa di importante a noi sposi. Ci insegna che non basta ci sia attrazione e innamoramento. Serve anche un rapporto basato su un’amicizia profonda. Ci viene in aiuto Amoris Laetitia, in particolare al punto 123:

Dopo l’amore che ci unisce a Dio, l’amore coniugale è la «più grande amicizia». E’ un’unione che possiede tutte le caratteristiche di una buona amicizia: ricerca del bene dell’altro, reciprocità, intimità, tenerezza, stabilità, e una somiglianza tra gli amici che si va costruendo con la vita condivisa. Però il matrimonio aggiunge a tutto questo un’esclusività indissolubile, che si esprime nel progetto stabile di condividere e costruire insieme tutta l’esistenza. 

Il Papa colloca l’amore sponsale appena al di sotto di quello verso Dio, che è la sorgente e nutrimento per ogni relazione umana. Lo definisce anche come amore di amicizia, seppur un’amicizia molto particolare, perché ne ricomprende le caratteristiche. Gesù stesso chiama ognuno di noi amico, intendendo qualcosa di grande. Nel vangelo di Giovanni Gesù dice: “Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto quello ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere anche a voi”. Amicizia è un concetto altissimo. Amicizia è voler il bene dell’altro, è intimità, è tenerezza e stabilità. L’amore sponsale aggiunge a tutto questo l’indissolubilità. Il nostro sposo/a, affinché il matrimonio sia costruito su basi solide, deve essere il nostro migliore amico e non solo la persona che ci attrae e con cui condividiamo l’intimità sessuale. Il linguaggio degli sposi è fatto di dialogo e tenerezza.

Ripeto il concetto: è importante che gli sposi siano i migliori amici l’uno dell’altra. E’ importante che il nostro sposo o la nostra sposa sia la prima persona con cui desideriamo confidarci e confrontarci. Bruttissimo segno quando confidiamo determinati pensieri ad altre persone e non al nostro coniuge. Fossero anche genitori o fratelli. Nel nostro sposo/a è importante trovare una persona con la quale condividere i nostri pensieri, paure, preoccupazioni e gioie, con la certezza di essere accolti e non giudicati, sostenuti e non feriti.

Una raccomandazione agli uomini. Quando vostra moglie vi racconta tutto di lei e di ciò che le accade, magari vi parla sempre delle stesse cose, non spazientitevi. Al contrario ringraziate Dio che lei abbia desiderio di farlo. Significa che vi considera la persona più importante. Ascoltatela, non chiede altro.  Il matrimonio diventa luogo dove mostrarci per ciò che siamo, senza paura di mostrare le nostre debolezze perchè certi che saremo amati per ciò che siamo e non per ciò che facciamo. Il matrimonio presuppone una relazione complessa, un amore che sia espressione della passione e dell’amicizia, dell’eros e dell’Agape.

L’amore sponsale cristiano è una sfida perché difficile. Un amore che ti chiede tutto ma che è il solo capace di farti sperimentare scintille di eternità e di infinito non può che essere una sfida, una battaglia da vincere e un premio da conquistare.

Una sfida che non è possibile vincere senza la convinzione che ci sia un disegno più grande, una forza che ci sostiene, che per noi sposi cristiani viene da Gesù. Solo la Grazia può permettere di realizzare un progetto che sarebbe irraggiungibile con le fragilità e le ferite che tutti ci portiamo dietro. Senza la Grazia, c’è il concreto pericolo di non restare saldi e di abbandonarsi alla cultura del provvisorio, tipica del nostro tempo che ci impedisce di realizzare completamente il progetto di Dio per noi e di non vivere mai veramente in pienezza la nostra umanità che è stata creata per un amore radicale, totale e infinito. Siamo immagine di Dio, ricordiamolo.

Antonio e Luisa

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Il “grembo” e la “croce”

Leggendo il primo capitolo del libro “Sposi, sacerdoti dell’amore” di Antonio e Luisa, ci siamo soffermati su un passaggio in particolare: “Gesù offre la sua vita, versa il suo sangue e dona il suo corpo per portarci a Lui. Quando rispondiamo, accogliendo questo suo dono, ecco che nasce la Chiesa. Infatti la Chiesa è chiamata sposa di Cristo.”
Abbiamo riflettuto su una cosa: la Chiesa è la sposa di Cristo, che è anche detta “corpo di Cristo”quindi Cristo e la Chiesa sono la stessa cosa, sono uno nell’altra. Cristo non può essere diviso e diverso dal Suo stesso Corpo! Così sono gli sposi: una sola carne! Infatti, nel capitolo del libro, Antonio e Luisa proseguono proprio collegandosi alla lettera agli Efesini di San Paolo. Perciò, se noi sposi non siamo (e non restiamo) l’uno nell’altra, non viviamo la nostra specifica vocazione! Siamo due persone distinte, ma con un vincolo che ci ha resi una sola persona!

Perché ci ha interrogato questo passaggio? Perché pensando a noi due, tante volte ci siamo visti fare e desiderare “ogni cosa insieme”… spesso ci siamo sentiti dire “ma voi andate via sempre pari!” oppure “la cosa che più noto di voi due è la sinergia nelle vostre scelte quotidiane: scegliete e fate sempre tutto in coppia!”. Questi commenti o giudizi esterni tante volte sono stati dei complimenti, ma altrettante volte hanno avuto un tono dispregiativo, quasi come se noi due, agli occhi altrui, non avessimo più una personalità e un’identità di singoli. Questo ci ha fatto soffrire e ci siamo chiesti se fossimo noi “sbagliati”.
Poi, in realtà, ascoltando e vedendo varie coppie, notiamo come effettivamente sia una questione piuttosto comune e nodale: essere coppia, sentirsi coppia, viaggiare in coppia. Da quando ci siamo sposati e abbiamo scelto di farlo in Chiesa siamo una carne sola, è questa la Grazia che abbiamo ricevuto! Perchè siamo UNO IN CRISTO! Ci siamo sposati in 3! In un mondo che invece ci dice “Continuate pure le vostre vite da singoli paralleli…e quando vi capita siate coppia”.

Dove vogliamo arrivare? A una domanda che lasciamo come spunto su cui condividere e dialogare fra voi: riusciamo a vivere questa dimensione dell’essere una sola carne? O restano soltanto parole sentite e risentite? San Paolo parla a noi direttamente o pensiamo si stia rivolgendo sempre “ad altri”?

Se il piede si muove, il resto del corpo si muove.
Se la mano accarezza, il resto del corpo partecipa.
Se il corpo ha bisogno di fermarsi, le membra di fermano.
Se Cristo si muove, anche la Chiesa si muove.
Se Cristo tace, anche la Chiesa tace.
Se Cristo annuncia, anche la Chiesa annuncia.
Perché è il Suo Corpo.
E noi, mariti e mogli? Riusciamo a incarnare la stessa realtà? Siamo una sola carne, con-corporei con Cristo? Cristo ha potuto donarsi così alla Sua Chiesa solamente grazie a due passaggi: l’incarnazione e la croce. Cristo ha potuto donarsi totalmente, tramite la croce, soltanto dopo aver assunto un corpo come il nostro…e con quel gesto ci ha mostrato cosa significhi amare come Lui ama: fino alla fine. Il Mistero grande che ci consegna attraverso il Suo Amore incarnato e crocefisso ci illumina su come nel nostro essere maschio e femmina portiamo a pieno compimento questa dimensione del dono totale: la donna nell’accogliere dentro di sé la vita; l’uomo nel dare tutto se stesso, morendo senza sconti per generare vita. “Il grembo” e “la croce” ,che trasfigurano la vita nella Risurrezione.

Il sacramento del matrimonio è l’attualizzazione di questo dono totale, ma lo può essere soltanto grazie al fatto che, prima di ogni altra cosa, ognuno di noi ha un corpo da donare e che, per gli sposi cristiani, diventa uno solo! Con quel corpo possiamo sperimentare la croce, cioè il donarsi fino a morire per l’altro! Senza incarnazione non ci sarebbe la croce e senza la croce non ci sarebbe la resurrezione, cioè l’esperienza tangibile della nostra fede cristiana!

Oggi il progetto “Un corpo mi hai dato”, che il Signore ci ha affidato, compie 2 anni. L’abbiamo messo sotto la protezione di San Francesco il 4 Ottobre 2020. Siamo partiti anni fa, da operatori sanitari, a voler curare il corpo umano…e lo Spirito Santo ci ha portato man mano a curare il Corpo mistico! “Va’ e ripara la mia Chiesa!”…il Santo d’Assisi ha iniziato da San Damiano, noi dal corpo umano…ma poi Dio ci ha portato all’altra Chiesa, all’altro Corpo! Ed è tutto questo il “regalo di compleanno” che ci portiamo a casa per questo progetto, un regalo passato dalle parole di Antonio e Luisa e da Padre Luca nell’articolo di Domenica 2 Ottobre, “Gli sposi vivranno della loro fede”, sempre sul loro blog!

Perché “Un corpo mi hai dato” è un progetto a servizio delle vocazioni, cioè dei compiti delle diversa membra che costituiscono il Corpo di Cristo…perciò quale Grazia migliore di quella conferitaci dal sacramento del matrimonio per poter essere custodi di un progetto come questo? Come sposi cristiani siamo immagine di questa unione di Cristo con la Sua Chiesa, siamo consanguinei e concorporei con Gesù, siamo l’esempio visibile di un Amore che si può realizzare pienamente soltanto nell’essere un solo Corpo nel Suo! Il sacramento del matrimonio, nella sua essenza, ci spiega già cosa significhi “vocazione”, cioè “trovare il proprio posto nel mondo, nella Chiesa”, “essere membra del Corpo di Cristo”! Già per il fatto di essere sposi in Cristo siamo “abilitati” a servire le vocazioni e la Chiesa!

Siamo nati per questo, che è l’unico motore su questa Terra: essere pienamente membra Sue! “Un corpo mi hai preparato, per fare, o Dio, la tua volontà!”. Fuori da questo non c’è nulla per cui valga la pena vivere! Questa è la felicità autentica! Perciò grazie Antonio, Luisa e Padre Luca per averci illuminato sul significato e sul valore di questo “nostro” servizio! E grazie a Dio che ce ne fa custodi, fin quando vorrà! Ps: lasciamo l’ultima parola a Don Oreste Benzi che commenta così la prima lettura di oggi (Gal 6, 14-18):
“Lo Spirito Santo sviluppa l’amore tra Gesù e noi. Nella misura in cui noi, sue membra, corrispondiamo all’amore, nasce e si sviluppa il desiderio di essere come Gesù crocifisso dal quale siamo amati. Il desiderio diventa bisogno globalizzante che investe anche il corpo. Il cristiano compenetra per amore Gesù crocifisso fino al punto di diventare come lui!”

Buon cammino!
Emanuele e Marianna Davoli 

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“Un corpo mi hai dato” è un progetto di evangelizzazione nato per rispondere alla domanda “Come il corpo ti parla di Dio nella tua vita?”.
Corpo come casa che ogni giorno sei chiamato ad abitare in pienezza e nella tua unicità di figlio amato dal Padre.
Corpo come pane spezzato per condividere l’Amore sperimentato con i fratelli in Gesù.
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Un corpo che nasce, cresce…e rinasce! Come?
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GRAZIE DI CUORE!
A presto! 🤗
Emanuele&Marianna&co.

Attenti a non scivolare

E’ inutile negarlo: sposarsi in Chiesa non mette al sicuro da un fallimento nella relazione matrimoniale. Quante separazioni e quanti divorzi anche tra chi ha scelto il sacramento piuttosto che un matrimonio civile o una convivenza. Ci sarebbero milioni di cose da dire sulla consapevolezza che tanti sposi hanno maturato al momento delle nozze, ma non è questo il centro del mio articolo di oggi. Oggi voglio trattare delle cause che si innescano nella relazione e che se individuate per tempo possono evitare una rottura definitiva tra i due sposi. Sarebbe bello che il giorno del nostro matrimonio si concludesse la cerimonia come nei film della Disney ma non funziona così. E vissero felici e contenti è una missione che dobbiamo cercare di perseguire ogni giorno con il nostro impegno e con tutta la nostra volontà.

1 Pigrizia

Era un problema più del passato che di oggi, ma ancora adesso è una mentalità che si può insinuare nell’atteggimento dei due sposi. Quando si era fidanzati si faceva di tutto per far piacere all’altro. Si usciva quando si era stanchi, si andava a teatro o a fare shopping. Si andava a fare al tifo alla sua partita di calcetto. Si faceva di tutto per compiacere l’altro. Dopo il matrimonio piano piano si smette di farlo. La relazione e l’altro vengono dati per scontati, ormai ci sono e sono nostri. Magari ci si trascura anche nell’aspetto e nel corpo. Ecco questi atteggiamenti sono sbagliatissimi. Certo nel matrimonio ci sono molte più responsabilità, più impegni, spesso ci sono i figli, ma tutto questo non può essere una giustificazione alla nostra pigrizia! Mai dare la persona amata per scontata. Non ci appartiene mai! Dobbiamo impegnarci ad essere sempre amabili, cioè ad essere attraenti! Non significa che l’altro non ci ami comunque ma non è detto che lo faccia. L’amore gratuito e incondizionato fa parte del matrimonio ma può essere un obiettivo da raggiungere e non un dato acquisito subito.

2 Egoismo

L’egoismo fa un po’ parte di noi. C’è la tendenza, anche e soprattutto nelle relazioni affettive, a mettere al centro di tutto noi stessi e i nostri bisogni e desideri. Il matrimonio per funzionare deve educarci a smussare questo egocentrismo e a spingerci ad aprirci sempre di più verso l’altro e verso i suoi bisogni. Solo così il matrimonio può funzionare. Anche l’innamoramento, se ci pensiamo, non è sempre amore. L’innamoramento in realtà è molto egoista. Al centro dell’innamoramento non c’è l’altro ma ciò che l’altro ci fa provare. Il centro siamo noi. Nel matrimonio serve l’amore cioè l’impegno a donarci completamente per il bene dell’altro. Tutta un’altra cosa!

3 Corte continua

Di soliro questo problema va a braccetto con la pigrizia. La nostra relazione è come giardino e solo se lo coltiveremo giorno dopo giorno non ci troveremo nel deserto relazionale e potremo davvero fare esperienza del paradiso, certo con tutti i limiti della nostra condizione umana, imperfetta e mortale ma è comunque un’esperienza meravigliosa che vale molto più della fatica che costa perchè è arricchita della Grazia di Dio. Quindi prendiamoci cura della nostra relazione con piccoli gesti, ma quotidiani. Tenerezza, attenzione, ascolto. Basta poco: una telefonata, un sorriso, uno sguardo, un abbraccio, un bacio, un incoraggiamento, un complimento, ecc. ecc. Potrei proseguire per ore. Sono tutti mattoncini che saldano la nostra relazione.

4 I figli

I figli sono pezzi di cuore, come si dice a Napoli, ma sono anche un grande pericolo per la coppia. Se non si presta attenzione possono diventare totalizzanti, possono occupare tutti i nostri pensieri e richiedere tutte le nostre energie. Smettere di essere sposi per fare solo i genitori è l’errore più grande che possiamo fare. Prendetevi dosi di noi. Non sentitevi in colpa. Lo fate per voi, ma anche per i vostri figli. Ci sono tanti modi. Uscite a cena, fate una passeggiata, restate in casa, ma cacciate i figli dai nonni. E poi parlate. Ma parlate davvero. Parlate di ciò che avete nel cuore. Vietato parlare dei figli o degli impegni. Parlate di ciò che siete. Parlate del vostro amore, della vostra relazione, delle vostre difficoltà e anche della vostra bellezza. Questo dialogo d’amore è meraviglioso. Rigenera, rivitalizza, salda l’unione e i cuori. Spesso è preludio ad una intimità fisica autentica, vero dono dell’uno per l’altra. Un’esperienza che donerà doni e frutti incredibili nei giorni a venire. Donerà pace, pazienza, unità, intimità e tanto altro. Degli amici hanno un modo tutto loro di farlo. Un giorno al mese, quello del loro matrimonio, organizzano una cenetta a lume di candela, in casa. La cosa bella è che i figli, adesso un po’ cresciuti, li aiutano. Preparano la tavola con le candele e i fiori e poi felici vanno a letto presto. Sanno che quella è la sera dei loro genitori. Dove i loro genitori si ritrovano per dirsi quanto si vogliono bene e quanto siano grati per quanto si sono donati vicendevolmente. I figli si nutrono di quell’amore. Ne hanno bisogno tantissimo.

5 Dialogo

Il dialogo è fondamentale per tenere in vita una relazione e renderla sempre più bella e rigogliosa. L’amore di amicizia tra gli sposi non è meno importante dell’eros o del servizio. Senza l’amicizia anche l’eros e l’agape diventano espressioni d’amore difficili e non desiderate. Se non c’è intimità del cuore fatta di dialogo profondo dove noi sposi apriamo il nostro cuore all’altro/a, dove raccontiamo le nostre fatiche, le nostre gioie, i nostri dolori, le nostre paure, insomma tutto quello che abbiamo nel cuore, presto o tardi, smetteremo di desiderarci e di cercarci anche fisicamente. Come in un circolo vizioso che ci porta sempre più lontani l’uno dall’altra. Invece è importante trovare tempo ogni giorno per parlare almeno un po’ di noi tra noi. Io e Luisa cerchiamo di trovare sempre tempo per parlare. Ce lo cerchiamo perchè lo riteniamo una priorità.

Antonio e Luisa

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Un corso sorprendente

Barbara ed io siamo da poco tornati da Angolo Terme in provincia di Brescia. Abbiamo partecipato ad un week end davvero sorprendente. Un corso rivolto alle coppie cristiane ma dove non si è soltanto pregato ma si è affrontata la relazione a 360 gradi, anche dal punto di vista sessuale. Per me è stata una scoperta di tante cose che non conoscevo. Dialogo e sesso sono due dei temi che in assoluto creano più difficoltà agli sposi. Per questo è’ stata una grande benedizione partecipare al week end “Come sigillo sul cuore” organizzato da Intercomunione delle famiglie, dove Barbara ed io abbiamo appreso tanto dell’essere sposi. Ci siamo messi a nudo nelle nostre difficoltà matrimoniali, e abbiamo pregato mettendo tutte le nostre difficoltà nelle mani di Dio, in particolare durante una adorazione guidata molto intensa.

Come dicevo il dialogo è uno dei punti che spesso manca, perché presi dai fatti della vita, dalle dinamiche della famiglia, si trova il tempo per tutto tranne che per parlare con il proprio coniuge. Un marito, la sera del sabato, durante il momento di condivisione tra noi uomini, ha raccontato che la moglie lo voleva lasciare perché lui a parte il lavoro non aveva mai tempo per lei e lei invece cercava il dialogo. La sua risposta è stata immediata: partecipare al week end, pubblicizzato sui social e dal blog matrimoniocristiano, per seminare una rinascita nel dialogo. E’ incredibile come tutti abbiamo gli stessi problemi di dialogo, sia gli sposi novelli, sia gli sposi di lunga data. Naturalmente anche mia moglie ed io abbiamo problemi di dialogo, non si riesce mai a trovare il tempo per stare insieme e parlare solo di noi.

Noi siamo due missionari non abbiamo figli naturali, ma occuparsi di una comunità che accoglie 600 persone in difficoltà, ti riempie il tempo e la sera arrivi sfatto e non riesci nemmeno ad alzare un braccio. Ma il problema è di tutti, chi ha figli ha le stesse dinamiche, non riesce a ritagliarsi il tempo per il dialogo e devo dire che, sapere che tutti abbiamo lo stesso problema è confortante, non ti senti solo. Ancora più bello è stato sapere dai nostri “educatori” di Intercomunione che si possono trovare tante soluzioni per stare insieme, anche solo buttare la spazzatura insieme e attardarsi quei dieci minuti e parlare con l’altro. Organizzarsi con i familiari (genitori e fratelli o sorelle) o un baby sitter per farsi tenere i figli e quindi prendersi uno o più giorni per stare insieme come sposi. Il consiglio è di trovare almeno uno spazio settimanale dove abitare la coppia. Anche noi, abbiamo difficoltà a lasciare la missione, specie mia moglie, che ha tutti impegni fissi con la spesa delle persone in difficoltà, ma bisogna staccare e farsi sostituire per seminare nel nostro rapporto sponsale. Bata capire che è importante ed organizzarsi. Qui la parola di Dio ci viene in aiuto: Genesi 2,3 “Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò, perché in esso Dio si riposò da tutta l’opera che aveva creata e fatta.” Il nostro riposo deve essere il dialogo, l’amore, il custodire la bellezza e la forza di essere sposi cristiani.
Ci è stato detto che bisogna ogni giorno serbare il nostro rapporto con gesti di tenerezza, corteggiando il proprio sposo o sposa, avendo cura del proprio aspetto per donarsi al proprio coniuge. Quindi dobbiamo imparare che, come mettiamo tanto impegno in tutte le cose che facciamo, dobbiamo sforzarci nel volere bene al nostro sposo/a con gesti quotidiani concreti. Il matrimonio va curato, il nostro sposo/a in Cristo è la persona che abbiamo scelto per la vita e quindi ogni giorno va coltivato.  Altra cosa che dobbiamo capire è che siamo molto diversi e che le nostre diversità vanno accolte, con l’aiuto determinante della preghiera quotidiana, le opere di carità e anche dal digiuno; la fede in Cristo deve essere la nostra roccia e la nostra misericordia. Sono stati tanti i temi snocciolati, ma altro nodo è stato l’amore tra coniugi, si è analizzato come sia importante il corteggiamento e la tenerezza. I preliminari, in particolare per le donne ma non solo, sono fondamentali. E’ strano dirlo ma non è scontato. Tra noi uomini sì è notato quanti danni fa la pornografia, che ti insegna tante dinamiche sessuali fasulle. La pornografia inquina la vista, i comportamenti, Distrugge la tenerezza che è fondamentale per entrare in sinergia con la propria moglie e per arrivare piano piano al rapporto completo. 

Anche qui, durante la condivisione, ho raccontato che da ragazzo mi sono educato sessualmente con i giornaletti pornografici, e come me tanti. Adesso, è addirittura più facile con i siti porno ovunque facilmente raggiungibili. La pornografia diventa un rifugio dai momenti di crisi, quasi come una finestra di libertà. In realtà di libertà non ce n’è nei siti pornografici, ma sono una vera e propria gabbia che ti diseduca ad incontrati con tua moglie, basando il rapporto solo su un amplesso sempre più distaccato e aggressivo. Ho capito che ogni volta che ci colleghiamo ad un sito porno ci allontaniamo da nostra moglie, distruggendo la nostra originaria idea di amore consegnateci da Dio, che rispetta i tempi femminili e ci chiede comunione e non trasgressione.

Uno dell’equipe ha raccontato come sulla spiaggia, durante le vacanze concluse da poco, avesse incontrato tante ragazze giovani (che potevano essere sue figlie) in tanga che lo attiravano sessualmente. Ciò gli ha inquinato lo sguardo, non riusciva più a vedere e desiderare la moglie come prima. Moglie che non poteva competere con quei corpi perfetti. E’ stata questione di poco tempo poi si è riappropriato di uno sguardo capace di scorgere la bellezza della moglie che non è solo un corpo ma una persona fatta di tanto altro. Ho capito che il cambiamento deve partire da noi sposi cristiani

Riccardo Rossi

Come sigillo sul cuore. Firenze 18-20 novembre

Ciao carissimi visto il tutto esaurito del week end appena concluso ad Angolo Teme all’inizio di settembre e vista la disponibilità del gruppo Intercomnunione di Firenze e di don Gianni Castorani ad ospitarci ed accompagnarci siamo lieti di proporvi una nuova data del week end: Bagno a Ripoli (Fi) dal 18 al 20 novembre.

Cosa tratteremo nel corso? E’ un corso che io e Luisa abbiamo frequentato più di vent’anni fa e ci ha cambiato la vita in meglio. Dopo questo corso abbiamo capito cosa significa essere sposi, come nutrire il nostro rapporto, quali sono i pericoli da evitare. Come vivere non solo un matrimonio vero, ma soprattutto, un matrimonio felice. Pregheremo, adoreremo, parleremo, insegneremo, ma non solo. Ci saranno tanti momenti per la coppia. Marito e moglie avranno tanto tempo per dialogare su quei temi che cercheremo di provocare. Si parlerà di amore, di tenerezza, di Grazia, di intimità fisica, di cura, di servizio.  Si parlerà dell’amore naturale degli sposi e dell’amore perfezionato dal sacramento. Si parlerà di intimità come una vera liturgia e dell’amplesso come gesto che rinnova un sacramento. Il tutto sarà guidato da noi, ma non solo. Un’equipe di cinque famiglie vi accompagnera coadiuvata da don Gianni

Permettetemi un’ultima considerazione. Cosa ha questo corso di diverso rispetto a tante altre proposte simili che si possono trovare nella Chiesa? Credo che la nostra proposta si inserisca in una dimensione che nella Chiesa è poco approfondita: la dimensione del corpo e sessuale. Ci siamo accorti che tanti problemi della coppia nascono proprio dalle difficoltà in ambito sessuale. Noi daremo ampio spazio alla sessualità. Perché l’amplesso degli sposi non solo è un gesto meraviglioso che unisce tantissimo e che genera vita, ma è un vero gesto liturgico e sacro.

Per informazioni 3476590395 (Daniela)

Per prenotare martinid2000@yahoo.com

La castità ha bisogno di una meta

Sto scrivendo con Luisa il nuovo libro. Un testo dove cercheremo di approfondire il matrimonio nella sua dimensione regale. Come ho già più volte scritto il matrimonio è un sacramento che si fonda sul nostro battesimo, come del resto tutti i sacramenti. Il battesimo ci permette di essere re, sacerdoti e profeti con Gesù. In due libri già pubblicati, Luisa ed io abbiamo approfondito il nostro essere profeti e sacerdoti ed ora stiamo completando l’analisi con l’ultima dimensione. Noi siamo re. Siamo re quando sappiamo alzare lo sguardo e smettere di essere ripiegati su noi stessi.

E’ sbagliato quindi cercare di essere felici? No nient’affatto. E’ sbagliato legare la nostra felicità ai nostri sentimenti. Lo dice benissimo don Luigi Maria Epicoco in un suo libricino L’amore che decide. Noi abbiamo un oceano dentro. Un oceano fatto di sentimenti, emozioni e, don Luigi aggiunge giustamente, anche le nostre personali ferite che cercano di influenzarci. Corriamo il rischio di restare ripiegati su tutto questo bagaglio perdendo di vista quello che davvero conta per la nostra felicità e per dare senso a tutto: la destinazione. A volte viviamo come non ci fosse una destinazione. Viviamo alla giornata cercando di trovare la gioia in quei piaceri, spesso illusori ed effimeri, che possiamo avere nel dare soddisfazione alle nostre emozioni e ai nostri sentimenti. A volte, se parliamo di sesso, ai nostri semplici impulsi ormonali. Una dimensione davvero basica. Che povertà! Poi però non cerchiamo la nostra meta e se non la cerchiamo non la trovaremo mai. Capite la sofferenza dei nostri tempi? Il card. Biffi aveva descritto benissimo tutto questo apostrofando la sua Bologna come sazia e disperata. Siamo così. Cerchiamo di saziarci di piacere ma poi siamo disperati perchè non troviamo il senso della nostra esistenza. E più non troviamo senso e più abbiamo bisogno di cercare un anestetico fatto di piaceri. Diventa un circolo vizioso.

Da tutto questo ci può salvare la nostra vocazione. Prendere quindi coscienza che abbiamo un destino. Non intendo certo il fato cioè qualcosa di ineluttabile che dobbiamo accettare, ma un progetto su di noi che dobbiamo scoprire ed accogliere. Solo questa ricerca può aiutare a trovare un senso a questa vita. Vasco Rossi nella sua famosissima canzone Un senso diceva: Voglio trovare un senso a questa vita anche se questa vita un senso non ce l’ha. Solo prendere coscienza di avere una vocazione, cioè una meta può aiutarci a vivere la castità in ogni stato di vita. Io sono cresciuto con le canzoni di Vasco perchè ero disperato come lui. Poi ho trovato Luisa e la mia vocazione. Avere una meta può aiutare tutti. Può aiutare i fidanzati, i consacrati, le persone che hanno orientamento omosessuale. Tutti! La castità indica che abbiamo compreso che vale la pena scegliere di agire per il bene, e se necessario in modo diverso da ciò che ci spinge a fare il nostro mondo emotivo.

Alla fine è tutto qui. La nostra vita è fatta di scelte. La mia storia con Luisa è fatta di scelte. Non sempre scelte grandi, ma anche continue piccole scelte. Il fatto di non avere rapporti prima del matrimonio. Pensate che non ne avessi voglia? E’ stata una fatica enorme per me. Eppure Luisa ed io abbiamo scelto di aspettare. Il fatto di non guardare pornografia dicendo di no quando ne avevo voglia. Il fatto di non uscire durante la pausa pranzo con quella collega che mi piaceva. Il fatto di smettere di usare gli anticoncezionali. Per me è stato faticoso rinunciare ad avere rapporti in certi giorni, avevo voglia di usare il preservativo ma ho scelto di fare altro, ho scelto con Luisa quello che faceva bene alla relazione e non quello che volevo.

Se ho avuto la forza di fare tutte queste piccole ma costanti scelte è perchè avevo una meta. Luisa ed io abbiamo sempre cercato di costruire la nostra relazione affinché fosse nella gioia in questa vita e ci aiutasse entrambi ad arrivare pronti alla vita eterna, all’incontro con Cristo.

Ora, sul secondo punto non posso metterci la mano sul fuoco, anzi so di avere ancora tanto da cambiare in me, ma sul primo punto ho sperimentato di aver fatto la scelta giusta. Luisa ed io siamo sposati da vent’anni e la nostra relazione è più viva che mai. La desidero immensamente, la nostra intimità è bellissima, molto più di quando ci siamo sposati. Questo non perchè siamo particolarmente bravi o abbiamo talenti particolari. Tutt’altro. Questo perchè abbiamo fatto la nostra scelta e, ogni volta che abbiamo scelto per il bene e non per la voglia del momento, abbiamo aggiunto un tassello in più alla nostra relazione. Siamo cresciuto un po’ di più. L’amore, come ho già avuto modo di scrivere, è una scelta. Con questo articolo ho cercato di spiegare come questa scelta sia fatta di tante piccole scelte quotidiane. Non è un concetto astratto ma molto concreto ed ordinario. Per questo il nostro essere re passa dal controllo delle nostre emozioni. La libertà non è abbandonarci a tutto ciò che vogliamo fare. Quella è piuttosto una schiavitù. La libertà, quella del re, è fare la cosa giusta. Se sarà piacevole bene, se ci costerà fatica meglio, perchè ci aiuterà a diventare sempre più quell’uomo o quella donna che siamo.

Antonio e Luisa

Tocca a noi!

E’ inutile prenderci in giro: in Italia, paese cattolico e in cui risiede il Papa, la famiglia è sotto attacco da tutti i punti di vista e non ci sono iniziative che la tutelino e si prendano cura dei singoli membri, dalla nascita alla morte. In particolare le pastorali della famiglia sono spesso ferme per vari motivi e non riescono a intercettare e aiutare le persone in difficoltà. Credo che noi cristiani dovremmo darci un po’ una svegliata di fronte a questa sfida storica e soprattutto noi sposi dovremmo impegnarci in prima persona (mettendoci anche la faccia) per cambiare la situazione.

Solo che siamo bravi a delegare, specialmente quando sono necessari sacrifici e tempo, oppure quando rischiamo qualcosa (ad esempio paura di essere derisi/offesi) e questo lo facciamo in tutti gli ambiti, anche nelle amicizie e nel lavoro: quante volte diciamo “Pensaci tu”, oppure “Io non riesco, non ho tempo”. Ci sono cose che non possiamo più delegare, né rimandare: io sono profondamente convinto che nei prossimi anni la trasmissione della fede avverrà sempre più grazie alle famiglie (piccola chiesa domestica) che si troveranno a gestire anche chiese e strutture, vista la mancanza di vocazioni sacerdotali e religiose. Se non siamo noi (per noi intendo tutti quelli che credono nel Sacramento del matrimonio) a testimoniare l’amore con cui Dio ama l’umanità attraverso gesti concreti e tangibili, chi lo deve fare? I sacerdoti? Il Papa? Le suore? No, non è più il tempo di tirarsi indietro: certamente dovremo impegnarci molto e non sarà facile andare contro corrente, ma in questo ci aiutano i santi, che hanno scelto di portare fino in fondo quello in cui credevano, anche se questo li ha portati alla morte.

In particolare a noi separati fedeli probabilmente nessuno punterà mai una pistola alla tempia, come purtroppo accade ogni tanto ai cristiani nel mondo: lo Spirito Santo ci ha condotto su una strada non a caso, ma per un motivo ben preciso, per dare il nostro contributo e la nostra testimonianza, anche se questo potrebbe significare un lento martirio. Io rimango sempre colpito dal fatto che, nonostante la Fraternità Sposi per Sempre sia una realtà piccola e sicuramente contro corrente, arrivano sempre persone nuove (spesso con già un cammino di fede alle spalle); non è così scontato e se non fosse un’opera di Dio, sarebbe già morta da tempo!

Quindi sposi, datevi da fare nelle parrocchie, prendete iniziative, organizzate incontri, momenti di preghiera e di riflessione, inseritevi nei corsi per fidanzati, parlate con i preti, con il vescovo, create relazioni con le associazioni del territorio….insomma, se davvero ci credete, lasciatevi spingere dallo Spirito! Buona testimonianza!

Ettore Leandri (Presidente Fraternità Sposi per Sempre)

In coppia al Rinnovamento nello Spirito

Alessandra ed io abbiamo da poco ripreso i nostri incontri di preghiera, il martedì sera con il gruppo locale del Rinnovamento nello Spirito Santo. Abbiamo partercipato all’incontro di apertura del nuovo anno pastorale, per questo c’è stata la Santa Messa animata da tanti canti, come piace a noi. Lo scorso anno abbiamo partecipato in modo poco frequente, in quanto Pietro era ancora piccolino, ma da quest’anno abbiamo iniziato a portarlo con noi. Certo, mia moglie Alessandra a volte è dovuta uscire con lui perché faceva troppi versetti, ma va bene così. Quest’anno al gruppo si è aggiunta un altra coppia di sposini con una bimba circa del età di Pietro quindi le mamme riescono a intrattenerli e a farli stare calmi quando sono fuori.

Il Vangelo era quello del granello di senape (Lc 17, 3b-6), il sacerdote celebrante, durante l’omelia, ci ha detto che è bello lasciarsi guidare dal Signore, perché noi pensiamo di essere soli nelle nostre scelte e che molto dipenda dal caso, ma in realtà è lui che fa da navigatore alla nostra famiglia. Un Vangelo che sembra scelto di proposito, ma non è stato così. La responsabile del nostro gruppo e questo frate che ha celebrato la Santa messa non si erano messi d’accordo sul giorno in base al Vangelo, il frate aveva libero quel giorno e il gruppo si è adeguato. Non poteva essere scelto Vangelo più adatto.

Durante la predica il sacerdote ha parlato dell’importanza dei laici che si impegnino per portare la loro testimonianza di fede in un mondo che non vuol sentire parlare di Gesù. Ha aggiunto che non basta pregare e cantare, ma che quelle preghiere e quei canti si devono poi trasformare in una lode continua al Signore Gesù nella vita di tutti i giorni con le nostre azioni. La nostra testimonianza sarà quindi vera solo se saremo autentici, non ipocriti e senza artifici.

Tre anni fa abbiamo creato il nostro canale YouTube, era nostra abitudine recitare il Santo Rosario insieme e abbiamo pensato di condividere con gli altri quei momenti di preghiera. Solo di recente abbiamo sentito la chiamata ad essere mandati a due a due, proprio per portare nel mondo un messaggio d’amore, il Suo! Abbiamo offerto quella Santa messa per il nostro matrimonio e la nostra coppia, affinché il Signore Gesù con l’intercessione del arcangelo Raffaele, che invochiamo tutte le sere pregandolo ai piedi del nostro talamo, possa realizzare i suoi magnifici disegni in noi e su di noi. Come diceva Madre Teresa di Calcutta: siamo delle matite nelle sue mani.

Dopo l’esposizione del Santissimo Sacramento, il sacerdote ci ha fatti mettere in fila, (Alessandra con Pietro in braccio) per ungerci con dell’olio che una consorella ha portato con sè dal suo pellegrinaggio in Terra Santa. Mentre il sacerdote mi ungeva per un istante ho chiuso gli occhi perché volevo immergermi nel immagine di Gesù che mi guariva, che toccava con mano tutte le mie ferite per dirmi che sono preziose ai Suoi occhi, che possono diventare strumento di Grazia.

La serata si è conclusa pescando dei bigliettini, modellati con una tecnica ad origani con trascritto il passo del Vangelo che avevamo ascoltato. Tornando a casa abbiamo ripensato alla parole del sacerdote: noi tutti abbiamo conosciuto questa realtà per un motivo ben preciso, non siamo qui per caso – e ancora: per realizzare qualunque progetto occorre prima scavare le fondamenta come per costruire una casa, e le fondamenta sono lo spirito della vita.

Vieni Santo Spirito manda a noi dal cielo un raggio della Tua luce e benedici la nostra coppia affinché possiamo sempre fare la volontà del Padre. Amen.

Riccardo e Alessandra