Babbo, mica avrai la fidanzata?

Uno degli aspetti più drammatici e tristi delle separazioni è quello riguardante i figli. I figli avrebbero bisogno (e diritto) di crescere in una famiglia in cui papà e mamma si vogliono bene e collaborano insieme alla loro crescita psico-fisica. Come figlio devo ammettere che i genitori, almeno fino all’età adulta, sono considerati un punto fermo, una sicurezza e mai penseresti che potrebbero separarsi: eppure purtroppo succede e questo genera tanta sofferenza in loro, come ho sperimentato personalmente e in tanti figli con cui sono entrato in contatto.

In particolare mi ricordo che all’inizio le mie (nostre) figlie avevano tanta paura di essere abbandonate, piangevano se mi allontanavo per parcheggiare l’auto e addirittura a volte sono volute venire in bagno con me per non perdermi di vista. Questo terremoto nelle loro vite non è normale e più volte mi ha fatto sentire in colpa, perché non sono stato in grado di garantire loro il meglio, come ogni genitore desidera per i propri figli, nella scuola, nell’educazione e in tutto il resto. In aggiunta, avendo figlie femmine, so che un giorno sceglieranno l’uomo della loro vita anche in base al rapporto che hanno avuto con me e agli esempi che ho loro dato, quindi ho una grandissima responsabilità.

Qualcuno, per giustificarsi, mi dice che è meglio separarsi che vivere in una casa in cui i genitori litigano sempre: è certamente vero, non si può vivere in un ambiente carico di tensione o in cui volano i piatti, ma è altrettanto vero che la famiglia del Mulino Bianco non esiste, esistono persone che superano le divergenze e le difficoltà insieme. Anche perché i figli non devono avere l’illusione che una famiglia vada bene solo se è priva di difficoltà e se fila tutto liscio, non corrisponde alla realtà, altrimenti rimarranno molto delusi e forse cercheranno quella perfetta.

Se un separato decide di frequentare altre persone e di farle conoscere ai figli, le cose si complicano, perché di solito nasce in loro rabbia e si crea confusione sulle figure genitoriali: addirittura in famiglie cosiddette “allargate” dove ogni coniuge ha figli dal precedente matrimonio e in più si aggiungono quelli della nuova unione, davvero diventa difficile comprendere i ruoli e a chi rapportarsi. In questi casi i figli perdono importanti punti di riferimento e non si aiutano certo a crescere nell’unico e irripetibile contesto familiare di un papà e una mamma, dal cui amore sono nati (infatti Dio ha voluto che presentassero caratteristiche fisiche o caratteriali ereditate da entrambi i genitori).

Mi ricordo che qualche anno fa mia figlia maggiore, vedendo che stavo scambiando messaggi su WhatsApp con una donna (una mia amica), mi ha domandato: “Babbo, mica avrai la fidanzata?” e questa semplice domanda mi ha fatto molto riflettere sulle sue preoccupazioni. Tuttavia ho notato che i figli dei separati sono in genere più maturi rispetto ai loro coetanei, perché la sofferenza necessariamente li fa crescere prima del tempo (a meno di prendere brutte strade) e li rende più attenti, sensibili e premurosi verso gli altri (questo vale anche per gli adulti, se davvero vuoi essere capito e ascoltato, basta andare da chi ha sofferto o è stato vicino al dolore).

Purtroppo sono entrato in contatto con tante situazioni difficili in cui il rapporto figli/genitori è davvero complesso: ad esempio il padre non li può vedere, oppure lo può fare solo poche volte in un mese. È davvero triste e distruttivo poter passare del tempo con i figli solo secondo un calendario e in certi orari, si perdono la quotidianità, i progressi e una parte del loro mondo, anche se questo mi ha stimolato a usare bene il tempo e con qualità (prima davo tutto per scontato e succedeva così che invece di giocare con loro, stavo sul divano a guardare la tv).

Per fortuna noi cristiani sappiamo che, dove umanamente non possiamo più fare nulla, la preghiera può invece aprire strade inimmaginabili e soprattutto guarire le ferite del cuore dei nostri figli: io lo auguro davvero a tutti i figli, specialmente a quelli più in difficoltà; solo Dio può scrivere dritto sulle nostre righe storte!

Ettore Leandri (Presidente Fraternità Sposi per Sempre)

Sapete leggere la vostra storia?

Papa Francesco già da alcune settimane sta dedicando la catechesi dell’Udienza del mercoledì al discernimento. Devo dire che è un argomento che mi prende molto. Il discernimento è quella attività che ho sempre trovato difficile e per certi versi incomprensibile. Più che un’attività è un vero talento. Talento che si può imparare e papa Francesco sta cercando di offrire qualche coordinata per capirci qualcosa. Oggi però vorrei soffermarmi su un passaggio della catechesi di mercoledì scorso che potete leggere integralmente qui. Uno stralcio che riporta una riflessione del Papa che non è specificatamente sul discernimento ma che racconta un atteggiamento, una disposizione del cuore che dovremmo sempre avere, nella vita e anche nel matrimonio. Il Papa afferma:

Molte volte abbiamo fatto anche noi l’esperienza di Agostino, di ritrovarci imprigionati da pensieri che ci allontanano da noi stessi, messaggi stereotipati che ci fanno del male: per esempio, “io non valgo niente” – e tu vai giù; “a me tutto va male” – e tu vai giù; “non realizzerò mai nulla di buono” – e tu vai giù, e così è la vita. Queste frasi pessimiste che ti buttano giù! Leggere la propria storia significa anche riconoscere la presenza di questi elementi “tossici”, ma per poi allargare la trama del nostro racconto, imparando a notare altre cose, rendendolo più ricco, più rispettoso della complessità, riuscendo anche a cogliere i modi discreti con cui Dio agisce nella nostra vita. Io conobbi una volta una persona di cui la gente che la conosceva diceva che meritava il Premio Nobel alla negatività: tutto era brutto, tutto, e sempre cercava di buttarsi giù. Era una persona amareggiata eppure aveva tante qualità. E poi questa persona ha trovato un’altra persona che l’ha aiutata bene e ogni volta che si lamentava di qualcosa, l’altra diceva: “Ma adesso, per compensare, di’ qualcosa buona di te”. E lui: “Ma, sì, … io ho anche questa qualità”, e poco a poco lo ha aiutato ad andare avanti, a leggere bene la propria vita, sia le cose brutte sia le cose buone. Dobbiamo leggere la nostra vita, e così vediamo le cose che non sono buone e anche le cose buone che Dio semina in noi.

Ora cercherò di trarre alcune parole chiave da queste breve ma intensa riflessione del Santo Padre. La prima parola chiave è negatività. Molto spesso siamo portati a concentrare l’attenzione sulle situazioni che ci causano preoccupazioni o sofferenze. E’ normale che sia così. La concentrazione naturalmente si fissa su ciò che va corretto. Molte volte però queste situazioni non dipendono da noi o da quello che possiamo fare o dipendono solo in minima parte. Quindi il Papa ci dice di imparare ad ampliare il nostro sguardo e il nostro orizzonte. Solo così, guardando la nostra vita a 360 gradi e non solo su quel punto che ci causa sofferenza, potremo scorgere la presenza di Dio nella nostra vita. In tante piccole cose, nelle parole di quell’amica, nella cura di quei medici, nell’abbraccio di nostro marito o di nostra moglie, nel sorriso dei nostri figli. Anche solo nel ringraziamento di quel collega e di quel cliente che ci ha fatto sentire importanti ed utili per qualcuno. Spesso invece sottovalutiamo tutti questi piccoli e discreti segni di buono o di bello che entrano nella nostra quotidianità. La famiglia è un luogo privilegiato che Dio usa per donarci tanti piccoli segni della sua presenza. Impariamo a coglierli. Staremo meglio.

La seconda parola chiave è leggere. Il Papa scrive che Dobbiamo leggere la nostra vita, e così vediamo le cose che non sono buone e anche le cose buone che Dio semina in noi. E’ importante imparare a prendere nota per tutte cose belle. Non basta avere uno sguardo capace di coglierle ma è importante anche farne memoria. Come possiamo farne memoria? E’ molto semplice basta imparare a ringraziare. Magari facendo un bilancio a fine giornata durante le nostre preghiere serali oppure anche sul momento, quando accade qualcosa di bello ed inaspettato. Saper stupirsi e ringraziare cambia la vita. Non dare per scontato quanto di bello accade perchè non è scontato. Anche svegliarci la mattina non è scontato. Tutto è un dono immeritato ed immenso. Siamo capaci di stupirci e di ringraziare? Questo vale anche per il dono di nostro marito o di nostra moglie, per il dono dei nostri figli se ci sono. Sappiamo dire grazie all’altro per quanto di buono fa oppure sappiamo solo lamentarci dei suoi limiti e dei suoi errori?

La terza parola è altro. In particolare la frase e poi questa persona ha trovato un’altra persona che l’ha aiutata bene e ogni volta che si lamentava di qualcosa, Questa frase ci riguarda tantissimo. E’ un vero mandato per noi sposi. C’è bisogno di qualcuno che ascolti la sua Parola attraverso il Vangelo e tutta la scrittura, che la faccia propria e che la metta in pratica. La metta in pratica in gesti e atteggiamenti concreti. Siamo noi che dobbiamo dare voce e corpo a Dio per l’altro. Siamo noi che attraverso il nutrimento che viene dalla Parola quotidiana (dovremmo leggere sempre la Parola del giorno), la preghiera e i sacramenti dovremmo essere capaci di manifestare attraverso la nostra mediazione l’amore di Dio per l’altro, la benedizione di Dio per l’altro. Le nostre carezze sono le carezze di Dio, il nostro perdono è il perdono di Dio, i nostri abbracci sono gli abbracci di Dio, il nostro sostenere e benedire (dire bene) è fatto da Dio attraverso di noi. Questo è bellissimo. E’ bellissimo per noi che viviamo entrambi una vita di fede, almeno ci proviamo. E’ bellissimo anche per quella sposa o quello sposo che non ha la grazia di condividere il cammino di fede con il coniuge. Questa persona può, attraverso questo modo di amare il coniuge, far giungere anche all’altro che è lontano il calore dell’amore di Cristo e chissà, con il tempo e la perseveranza, ricondurlo a Lui.

Insomma papa Francesco ci ha fornito un compito. Un compito che comporta magari un duro lavoro su quei nostri comportamenti ed atteggiamenti che sono negativi, ma che sono ormai consolidati. Un duro lavoro che però ci può aprire un nuovo modo di vivere il nostro matrimonio e la nostra vita. Un modo più profondo e appagante.

Antonio e Luisa

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Il sacramento della tenerezza

Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri».

Oggi mi voglio soffermare su una caratteristica dell’amore di Cristo. Gesù ci ama di un amore tenero. Il matrimonio è il sacramento della tenerezza. Gli sposi imparano l’uno dall’altra ad amarsi con tenerezza. Ho capito una cosa importante. Dio mi ha affidato una missione, mi ha comandato  affinché  io mi impegni ogni giorno per essere epifania del suo amore tenero per la mia sposa. Più saprò essere tenero con lei, più imparerò ad esserlo (anche questo è un cammino di crescita) e più lei si sentirà amata da me e da Dio attraverso di me. Di seguito riporto una riflessione di Carlo Rocchetta  che spiega concretamente cosa significhi amare con tenerezza, quale sia il linguaggio della tenerezza.

Per arrivare a questa situazione di sentirsi amati ed apprezzati, esiste il linguaggio delle carezze, la tenerezza è una polifonia di carezze. Dalle carezze deriva un messaggio di riconoscimento prezioso. Isaia 43, 1-7: tu sei prezioso ai miei occhi, ti stimo e ti amo. La carezza è anche quella verbale, simbolica, non solo gestuale. Quando non ci sono carezze fra gli sposi si crea un senso di solitudine. L’altro o diventa un estraneo o si crea una stato di rivincita o di malessere tale che porta con sé rabbia, collera, tristezza. Lui non mi porta mai un fiore…lei è sempre negativa…. Così facendo si viene a creare un senso di solitudine e l’impressione che tutto sta per finire. La carezza è un riconoscimento che mi rassicura. Tutti abbiamo delle insicurezze. Tra marito e moglie è indispensabile darsi sicurezze. Una carezza in più non fa mai male!! Le carezze possono essere: verbali, gestuali, comportamentali e simboliche.

Le carezze verbali sono l’uso della parola: sei bellissima, sei straordinaria.. uccide più la lingua che la spada… Non si pensa che colpendo l’altro si colpisce se stesso. Le donne si ricordano ogni parola! anche nei momenti di ira o rabbia, facciamo in modo che le parole non siano macigni. Quando i due litigano non si ascoltano più.

Le carezze gestuali sono il tono della voce, lo sguardo, il sorriso, il bacio, l’abbraccio. Bisogna educarsi all’arte delle carezze gestuali. Quasi sempre vanno di pari passo con le carezze verbali. Sono parole non dette ma che a volte sono altrettanto eloquenti. Atti che fanno sentir bene il coniuge.

Le carezze comportamentali sono quelle collaborazioni, quel modo con cui si cerca insieme di mettere a posto la casa, di aiutare i figli. Atti concreti con cui ci si mette in sintonia con l’altro, si collabora con l’altro (il marito a volte arriva dal lavoro e si butta in poltrona).

Le carezze simboliche sono tutti i doni, quei piccoli segni che caratterizzano la vita della coppia. Il matrimonio è caratterizzato da doni: lista delle nozze, lo scambio degli anelli nuziali. Occorre che anche durante il matrimonio ci siano quei doni, quei simboli che facciano sentire bene il coniuge (portare un fiore alla moglie..). Il regalo non ha un valore solo materiale ma simbolico. Si è interessato a me.. Ha cercato quel regalo per me. È importante per gli sposi regalarsi una sorpresa ogni tanto, se no la vita di coppia diventa una monotonia, una routine sempre uguale.

L’unica condizione di questa polifonia di carezze è che siano carezze vere, incondizionate. Il do ut des non è vera carezza. A volte quando il marito vuol fare l’amore diventa tutto carezzevole, tutto moine. La moglie che ha capito il trucco si rifiuta. Se fosse carezzevole sempre sarebbe diverso… Quelle sono carezze condizionate.

Antonio e Luisa

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Il castello interiore della relazione sponsale

Il 15 ottobre la Chiesa ha celebrato la memoria di santa Teresa di Gesù (d’Avila, 1515-1582), vergine e dottore della Chiesa, madre del Carmelo riformato e, abbiamo da poco scoperto, protettrice degli scrittori. A lei affidiamo questo nostro primo articolo attraverso cui tentiamo di condividere la bellezza dell’essere sposi cristiani. Santa Teresa, dichiarata dalla Chiesa maestra di orazione, è per noi una guida che ci aiuta a vedere il nostro amore sponsale come un cammino quotidiano che ci conduce a raggiungere quell’intimo rapporto di amicizia con Dio nostro Sposo, dal quale siamo certi di essere amati. Ci piace paragonare questo nostro cammino – fatto di fatiche, di rischi ma anche segnato dalla gioia e dalla consolazione – come quel viaggio, descritto da santa Teresa nella sua opera più conosciuta “Il Castello Interiore”, all’interno del “castello” della nostra relazione sponsale che siamo chiamati a costruisce giorno per giorno, lungo i sette giorni della settimana, attraverso sette tappe che ci portano a donarci l’un l’altro e, insieme, a Dio.
LUNEDÌ – PRIMA TAPPA
«Dobbiamo ora vedere il modo di poter entrare nel castello. Sembrerà che diciamo uno sproposito, perché se il castello è la nostra stessa relazione coniugale, non abbiam certo bisogno di entrarvi, perché siamo già dentro. Non è forse una sciocchezza dire a uno di entrare in una stanza quando già vi sia? Però dovete sapere che vi è una grande differenza tra un modo di essere e un altro, perché molti sposi stanno soltanto nei dintorni, senza curarsi di sapere cosa si racchiude nella loro splendida relazione, né Chi l’abiti, né quali sfumature contenga. … la porta per entrare all’interno della nostra relazione è il desiderio di scoprire il “Mistero grande” che ci ha costituito famiglia»
Durante il primo giorno della settimana entriamo, in punta di piedi, nel nostro spazio relazionale e iniziamo a guardare ai nostri limiti, senza averne paura, alla luce di un Amore che ci ama non per i nostri meriti ma per fatto di essere creature. Solo così possiamo “stare” all’interno della nostra relazione, consapevoli della nostra umanità e senza il bisogno di fuggire all’esterno. Tutto nasce dalla motivazione che ci ha portati a pronunciare il nostro “Sì” il giorno delle nozze e di iniziare, quindi, questo cammino insieme. Dobbiamo dedicarci del tempo, fermandoci in ascolto ma «crediamo che non arriveremo mai a conoscerci, se insieme non procureremo di conoscere Dio. Contemplando la sua grandezza, scopriremo la nostra miseria»
MARTEDÌ – SECONDA TAPPA
«Ma siamo ancora ingolfati negli affari, nelle distrazioni mondane, nell’abitudine di correre dietro alla vanità e l’esempio di un mondo che non sa far altro che mettere a rischio l’amore coniugale, sembra ostacolare questo viaggio. Eppure il nostro Sposo vede tanto volentieri che noi l’amiamo e ne cerchiamo la compagnia, che non lascia di quando in quando di chiamarci perché offriamo a Lui la nostra alleanza»
Durante il secondo giorno della settimana, il cammino all’interno della nostra relazione può essere ancora
“disturbato” dalle tante abitudini personali che ci portiamo dietro e che magari possono essere causa di turbamento all’interno della nostra coppia. Ecco che è arrivato il momento di cambiare prospettiva: è il momento di mettersi in ascolto della Sua voce che continuamente, tramite lo Spirito d’amore che abbiamo ricevuto nel sacramento del matrimonio, sussurra dentro di noi. Senza trascurare le necessità familiari quotidiane, non dobbiamo cadere nella tentazione di vivere superficialmente il nostro amore di sposi. Anche se non vediamo subito i vantaggi del nostro cammino insieme possiamo però intuirli, a volte incoraggiati dalla testimonianza di coppie che sono più avanti di noi.

MERCOLEDÌ – TERZA TAPPA
«Se quando il nostro Sposo ci dice quello che dobbiamo fare per essere perfetti nell’amore, gli voltiamo le spalle e c’è ne andiamo con tristezza, come il giovane ricco del Vangelo, come potrà premiarci a seconda dell’amore che comunichiamo al mondo? Si pensi inoltre che quest’amore non dev’essere frutto
dell’immaginazione, ma provato nel nostro stesso linguaggio coniugale
»
Durante il terzo giorno della settimana, avendo superato la difficoltà iniziale di immergerci dentro la nostra relazione, scopriamo la bellezza di essere stati investiti -in forza del sacramento- di una vera e propria missione che possa rendere visibile, a partire dalle cose semplici e ordinarie, l’amore con cui Cristo ama la sua Chiesa. È questo il piano che Dio ha per noi e per ogni coppia di sposi in prospettiva del Suo Regno. L’importante non è fare una bella festa di matrimonio e poi “mettere nel congelatore” il sacramento, ma accelerare il passo sulla via dell’obbedienza.

GIOVEDÌ – QUARTA TAPPA
«Questa tappa, essendo più vicina al traguardo, è di una magnificenza così grande e contiene meraviglie così stupende che invano si può comprendere se non si fa esperienza. …L’essenziale non è già nel molto pensare, ma nel molto amare, per cui le preferenze degli sposi devono essere soltanto in quelle cose che più eccitano all’amore»
Durante il quarto giorno della settimana, avendo preso atto di ciò di cui siamo portatori cioè della stessa essenza divina, entriamo nella fase mistica della nostra vita sponsale e guardiamo con attenzione ancora a
noi stessi, per riscoprire che la nostra relazione fatta di moltissimi gesti reali e concreti è la dimora in cui lo Sposo ha scelto abitare. Questo meraviglioso dono ci è stato riservato non per merito ma per grazia.

VENERDÌ – QUINTA TAPPA
«Osiamo affermare che si tratta di una vera e propria unione sponsale in cui è Dio che si è unito a noi. … Questa verità rimane scolpita negli sposi a tal punto da non poterne affatto dubitare né dimenticare, neppure dopo molti anni»
Durante il quinto giorno sentiamo il bisogno di chiederci quale sia il nostro reale desiderio in questo viaggio così particolare, rinnovando quindi la motivazione e mettendo al centro del nostro dialogo le parole della quarta formula del rito di benedizione degli sposi, che il sacerdote ha pronunciato il giorno delle nozze: “Scenda la tua benedizione su questi sposi, perché, segnati col fuoco dello Spirito, diventino Vangelo vivo tra gli uomini. Siano guide sagge e forti dei figli che allieteranno la loro famiglia e la comunità”

SABATO – SESTA TAPPA
«È bene ora vedere che, quando Dio lo vuole, noi sposi non possiamo fare altro che stare sempre con Lui nel castello della nostra relazione, dove dimora. E quanto più la nostra relazione cresce tanto più ci trasfigura, continuando a mostrare la bellezza del sacramento nuziale. …qui occorre coraggio…»
Durante il sesto giorno ecco che il Mistero di Cristo avvolge la nostra vita di coppia; il desiderio di amarci, di incontrarci, di abbracciarci è lo stesso che Gesù manifesta verso di noi e che è infinitamente più grande.
Iniziamo a muoverci non soltanto grazie alla nostra forza unitiva ma grazie alla forza che deriva dall’unione divina che ci condurrà alla pienezza dell’amore, alla nostra Pasqua.

DOMENICA – SETTIMA TAPPA
«Le grandezze di Dio non hanno limiti. Chi può finire di raccontare le sue misericordie e le sue magnificenze? Nessuno certamente. Perciò non dovete meravigliarvi di ciò che abbiam detto perché ogni relazione sponsale nasconde grandi segreti. Nel matrimonio spirituale gli sposi diventano una sola cosa con Dio, il quale gli fa sperimentare fin dove il Suo amore sa giungere. …possiamo paragonare questa unione a due candele (gli sposi) di cera unita insieme così perfettamente (dal sacramento) da formare una sola fiamma (l’Amore di Dio). … Dio si unisce alla coppia e opera con quel bacio che la sposa chiede allo sposo; così insieme si deliziano nel tabernacolo di Dio»
Il settimo giorno, nell’Eucarestia domenicale, celebriamo le nozze che abbiamo vissuto lungo la settimana.
“Che tutti siano uno” (Gv 17,24): la preghiera di Gesù diventa la nostra. Nell’Eucarestia Gesù si dona totalmente a noi per insegnarci a donarci tutto reciprocamente. Solo così, pur rimanendo nell’ordinarietà della nostra vita concreta, possiamo vivere il matrimonio poiché quello che viene celebrato sull’altare (un corpo dato per amore) è la forza che sostiene anche il nostro dono. È vero, anche se siamo poveri come l’ostia fatta di pane, possiamo portare amore dentro ogni momento della vita familiare. Come ci dice papa Francesco al n. 316 di Amoris Laetitia “coloro che hanno desideri spirituali profondi non devono sentire che la famiglia li allontana dalla crescita dello Spirito, ma che è un percorso che il Signore utilizza per portarli ai vertici dell’unione mistica”

Carissimi sposi se volete che il vostro castello relazionale s’ innalzi sopra un buon fondamento fate in modo di saldare le sette pietre descritte con il fuoco dell’Amore Divino, così da impedire che crolli.
Daniela & Martino

L’intimità si nutre di dialogo

Abbiamo scritto molte volte in questo blog quanto sia importante il dialogo in una coppia. Aspettare che l’altro capisca non sempre è la strada giusta, non lo è quasi mai. Perchè è così difficile capire che se desideriamo qualcosa dall’altra persona forse dovremmo comunicare il nostro desiderio? Oppure se c’è qualcosa che ci infastidisce perchè non lo diciamo chiaramente? L’altro non ha il sesto senso. L’altro non è Mel Gibson in What Women Want che riesce a leggere nella testa delle donne e per questo riesce ad essere fantastico con tutte le sue tante conquiste.

Vi svelo un segreto. Anche vostro marito o vostra moglie desidera essere meraviglioso con voi ma forse non sa come farlo. Per questo è importante parlare e parlare. Poi ancora parlare e parlare. Ed è altrettanto importante ascoltare. Quando l’amato/a si apre è importante non perdere l’occasione di imparare qualcosa per migliorare la nostra relazione. In fondo il nostro desiderio, ciò che abbiamo promesso il giorno del matrimonio, non è forse impegnarci a fondo per rendere felice l’altro?

Uno degli ambiti dove c’è forse più difficoltà ad aprirsi è l’intimità. E’ facile esprimere la gioia quando tutto funziona e il rapporto è stato appagante lo è meno raccontare le difficoltà. Si fatica ad esternare quegli atteggiamenti e quei gesti del partner che non ci piacciono. Vale per l’uomo quanto per la donna, anche se solitamente è la donna che subisce maggiormente.

Invece è fondamentale parlarne. Ne va spesso della relazione stessa. Fare l’amore senza che se ne tragga piacere e anzi farlo avvertendo disagio e in alcuni casi dolore non fa che rendere un momento che dovrebbe essere il più bello tra gli sposi in qualcosa da sopportare, da rimandare e alla lunga da non fare più. Capite il rischio? Quindi parlatene sempre. Parlatene però nel modo giusto.

Liberatevi dal puritanesimo. Non nascondiamolo: spesso ci si vergogna di parlare di sesso. E’ giusto mantenere un sano pudore ed essere gelosi di questa dimensione. E’ giusto con tutti, ma non tra marito e moglie. Liberiamoci da questa idea che vivere la nostra sessualità sia qualcosa che abbassa la relazione a qualcosa di solo istintivo. Non è così! Ne abbiamo scritto diverse volte. Fare l’amore è un gesto sacro, quando è compiuto tra due sposi uniti sacramentalmente. Un gesto pieno di dignità e di amore vero, concreto ed efficace. Eppure c’è ancora vergogna nel parlare in coppia di ciò che piace e non piace, di come si possa migliorare, di quali siano i gesti più apprezzati e quelli che danno fastidio. Non limitate questa possibilità di crescere in un gesto importantissimo nella coppia. Un’esperienza che può davvero diventare meravigliosa e avvicinare a Dio. E’ bene ricordare che tanti sposi hanno imparato a fare l’amore nutrendosi di pornografia. Credono di sapere tutto e in realtà non sanno nulla di buono. Fare l’amore non è una tecnica da mettere in pratica, ma un dialogo tenero e ad amoroso tra due persone che desiderano darsi piacere e in quel piacere trovare comunione e unità di cuore oltre che di corpo.

Parole per costruire e non per distruggere. L’argomento va affrontato per migliorare la sessualità e non per trasformare il dialogo in una serie di accuse reciproche. Quanti sono capaci solo di puntare il dito: Tu non mi fai sentire niente, tu pensi solo al tuo piacere, non sei capace. Per poi magari arrivare alle frasi più brutte e dannose: certo che il mio ex (o la mia ex) era molto più bravo/a di te. Attenzione: dovete costruire e non distruggere ancora di più. Quindi i consigli sono due. Evidenziate ciò che vi è maggiormente piaciutoè stato molto bello quando mi hai accarezzato dovresti farlo di più, quel gesto mi ha dato un po’ fastidio e quella sensazione mi ha un po’ bloccato/a per favore non farla più, mi piacerebbe che tu ti dedicassi a me in questo modo. Insomma, un dialogo teso a un confronto per migliorare e non per gettare addosso all’altro il nostro risentimento e la nostra insoddisfazione.

Parlatene con calma non durante il rapporto. Trovate un momento in cui siete da soli ma non durante il rapporto. Andreste a rovinare tutto. Durante il rapporto è bello e consigliato dare delle indicazioni molto semplici: si così è bello oppure smettila. Cose semplici e senza replica. E’ importante trovare invece dei momenti in cui approfondire ciò che è andato e ciò che non è andato in uno scambio aperto e sincero. C’è un momento meraviglioso per condividere il bello (solo il bello) che si è vissuto. Subito dopo aver terminato il rapporto. Lì in quell’abbraccio carico di comunione e di emozione, esprimere la nostra gioia e gratitudine reciproca, può unirci ancora di più e rendere quel momento ancora più ricco e carico di amore.

Sono solo dei piccoli e semplici consigli ma crediamo molto importanti. Tanti problemi di relazione nascondo proprio dal rapporto intimo vissuto male e un rapporto intimo è vissuto male perchè molte volte non se ne parla abbastanza.

Coraggio quindi se ci tenete al vostro matrimonio parlatene e impegnatevi a fondo per rendere la vostra intimità sempre più bella per entrambi.

Antonio e Luisa

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I piccoli inciampi quotidiani

Come vi ho raccontato nei precedenti articoli, mia moglie ed io abbiamo partecipato all’illuminante week end di Intercomunione delle famiglie che ci ha dato tanti strumenti per superare le difficoltà che possono nascere nella coppia e per rinforzare le nostre basi di sposi cristiani.

Il primo punto di cui voglio raccontare è la preghiera. E’ importante rimanere ancorati alla preghiera quotidiana, chiedendo alla nostra cara Maria, Regina della Famiglia, di starci sempre accanto e preservarci.
Il secondo punto concerne il dialogo. Siamo tornati con la consapevolezza che il dialogo non deve mai mancare, anzi non deve essere lasciato solo alla spontaneità, ma se serve deve essere programmato ogni settimana per confrontarci e capirci a vicenda. E’ necessario farlo.
Il terzo punto, che vale soprattutto per noi uomini tocca la pornografia. La pornografia non può essere un’attività ricreativa nella quale rifugiarsi, perché ogni volta che ci sporchiamo in questi luoghi, ci allontaniamo da nostra moglie, perdendo il senso dell’attesa, del corteggiamento, della tenerezza, tutti elementi fondamentali per incontrarsi con la nostra sposa nella vita reale di tutti i giorni.
Ma vi è un quarto punto, che sembra molto banale rispetto ai primi tre, ma che invece scava dei solchi terribili, sono i comportamenti pesanti. Il rispetto dell’altro accettando che può comportarsi in modo diverso dal nostro. Luisa ha fatto una bellissima testimonianza su una cosa pratica su cui cadiamo tutti noi. Luisa, è moglie di Antonio, essi infatti sono una delle coppie guida di Intercomunione famiglie e gestori del Blog Matrimonio Cristiano. “Noi donne- ha raccontato Luisa- quando i nostri mariti lavano i piatti e il lavello non siamo mai contente e notiamo sempre alcuni dettagli che vorremmo fossero fatti in modo diverso. Ebbene, invece di rimproverare in maniera più o meno pesante e umiliare il nostro sposo, ho trovato un modo diverso di intervenire. Gli lascio lavare i piatti e poi quando mio marito si allontana dalla cucina ci torno e pulisco quei punti che io ritengo debbano avere una ulteriore pulita.

Vi confesso che quando le ho sentito dire questo, mi sarei voluto alzare e fare una ola! A me è capitato più volte di avere rimproveri, sia per come lavo i piatti sia per come stendo i panni. Vedete, proprio poco fa parlavo con il mio vicino di casa, un atletico ragazzo romeno, che mi diceva: “mia moglie non è mai contenta di come stendo i panni, io lo faccio male di proposito così poi lei non me lo chiede più.” Questa, del ragazzo romeno, non è una buona pratica, si scavano solo dei pericolosi malumori, incomprensioni e si semina zizzania. Sono tanti gli esempi dove il coniuge che sa fare meglio una cosa, che sia casalinga o di altro tipo, invece di essere comprensivo diventa acido e supponente. Queste cose inaspriscono i rapporti quotidiani e si innesca un pericoloso vortice dove ognuno dei due aspetta al varco l’altro per rimproveralo per un comportamento sbagliato. Le parole d’ordine della quotidianità di due sposi devono essere: amore, pazienza, scusami. Siamo diversi anche nella gestione delle piccole cose, ciò che ovvio per noi uomini, è totalmente diverso per le donne e viceversa. Questo sforzo continuo ad essere più gentili ci migliora, naturalmente questa forza dobbiamo cercala nel buon Dio, nella preghiera, nel digiuno, nella carità, dobbiamo andare alla fonte dell’amore e tornare carichi di Spirito Santo.
L’ordine è un’altra di quelle cose che spesso ci vede lontani mille miglia. Noi uomini siamo spesso più disordinati, io non faccio eccezione, e mia moglie invece ogni giorno è lì ad ordinare e a mettere a posto qualcosa.  Anche qui occorre un venirsi incontro, non alzare i toni della voce e non arrivare ad una lite. Nella lite non sappiamo mai dove si va a finire, le parole cattive escono dalla bocca e feriscono l’altro. Tante volte quella parola è talmente perfida che ce ne pentiamo anche un attimo dopo che è uscita dalle nostre bocche. Dobbiamo anche pensare, ce lo dice Fra Benigno noto esorcista di Palermo, che nelle liti spesso il maligno si inserisce e fomenta la lite. In una guerra verbale non si sa mai dove va a finire, spesso se ne perde il controllo in un crescendo di malignità.
Dovremmo abolite la pesantezza, le parole urticanti, tutto quello che possiamo fare nella famiglia può partire con parole di pace invece di parole di guerra.  Quanto fa male una parola non corretta, innesca brutti pensieri del tipo: non mi capisce. In realtà dobbiamo comprendere che è vero tante volte non ci capiamo e queste incomprensioni dobbiamo porle davanti a Dio per darci la soluzione dettata dall’amore, dalla pazienza.
Nessuno ci ha mai insegnato nulla sul matrimonio quindi è bene confrontarsi con altri sposi cristiani, Abbiamo trovato molto utile questo corso di Intercomunione famiglie, Mi vengono in mente anche altre realtà come Equipes Notre Dame (END), un movimento laicale di spiritualità coniugale. Insomma dobbiamo chiedere nei nostri matrimoni cristiani aiuto a Dio in primis, ma il confronto, il dialogo con altri sposi cristiani è fondamentale, siamo tutti nella stessa barca e abbiamo più o meno tutti gli stessi problemi.

Riccardo e Barbara

Prossimo week end Intercomunione delle famiglie

Il brutto anatroccolo siamo tutti noi!

In questi giorni stiamo leggendo la fiaba del brutto anatroccolo a nostro figlio Pietro. Non ricordavo molto bene la trama, ma leggendola mi sono sorpreso di come una storia per bambini possa racchiudere, letta con gli occhi della fede, un messaggio d’amore di Gesù. Il protagonista, il brutto anatroccolo, fin dalla sua nascita non si sente accolto e accettato né dalla sua mamma né dai suoi fratelli a causa della diversità del suo piumaggio. Pensano infatti di lui che sia un tacchino. Il brutto anatroccolo viene anche messo alla prova sulle sue capacità natatorie e viene schernito per la sua inettitudine e goffaggine, a differenza dei suoi fratelli che invece sono molto più bravi. Da quel momento iniziano per lui una serie di disavventure, viene continuamente disprezzato e allontanato. In un giorno di primavera, però vede il suo riflesso nell’ acqua, si sorprende del suo bellissimo piumaggio bianco  e delle sue grandi ali. Incontra infine tre grandi uccelli simili a lui i quali gli dicono che è un cigno, il più bello che abbiano mai visto! Gli chiedono quindi di entrare a far parte della loro famiglia. A quel punto il piccolo esulta di gioia: sono un cigno! In realtà sono un cigno! Da allora non si sente mai più né solo né abbandonato.

Vi starete chiedendo cosa c’entri questa storiella con il matrimonio cristiano. Padre Raimondo Bardelli, il frate cappuccino da cui nascono gli insegnamenti dell’Intercomunione delle Famiglie di cui siamo parte, era solito affermare che è arduo amare gratuitamente il nostro coniuge se prima non ci sentiremo amati, se non abbiamo un po’ di autostima. Come possiamo accogliere l’altro, se prima non accogliamo noi stessi? Quanti di noi portano ferite dalla propria infanzia che ci hanno fatti sentire soli, sbagliati, diversi come il piccolo cigno?  

Mia moglie, essendo stata adottata, porta la ferita dell’abbandono. Sicuramente è stata una grande grazia per lei trovare una mamma e un papà adottivi che hanno saputo amarla, ma la sofferenza di non aver mai potuto conoscere e abbracciare la mamma biologica, che l’ha messa al mondo, non si cancella così facilmente. Anche io porto una ferita simile alla sua, tant’è vero che tutt’oggi mi devo allenare tutti i giorni per aprirmi a gesti di affetto e tenerezza verso Alessandra, perché ho sempre paura di essere rifiutato. Sicuramente i miei genitori hanno fatto del loro meglio, ma anche così si commettono errori. Neanche loro sono mai stati consapevoli delle ferite e della sofferenza che io ho provato.

Con mia moglie però, dal giorno che ci siamo promessi amore incondizionato con il nostro sì all’altare, come diceva papa Giovanni Paolo II, abbiamo spalancato le porte a Cristo Gesù. Abbiamo capito che l’unico che può veramente amarci di un amore infinito e immenso è Lui. Non possiamo caricare i nostri genitori, il nostro coniuge o qualunque altro essere umano di un peso così grande. Vedete, il brutto anatroccolo siamo tutti noi! Tutti ci sentiamo non abbastanza finché non realizziamo che per Lui siamo TUTTO, che per Lui siamo un capolavoro! Il laghetto in cui il brutto anatroccolo si specchia e improvvisamente riacquista la vista può essere per noi il Santissimo esposto sul altare.  La capacità di accogliere è la scintilla di Dio dentro di noi!

Da una semplice storia per bambini è uscito tutto questo! Di quanti mezzi si avvale il nostro Papà nei Cieli, concedetemi il termine Papà per esprimere tutto il mio amore per Lui, per arrivare a noi Suoi Figli amati e preziosi.

Riccardo e Alessandra

La fedeltà non è una bandiera

Alla fine del rito del Matrimonio, dopo la celebrazione del Sacramento, vengono letti agli sposi gli articoli del codice civile, perché oltre alla grazia divina e agli effetti stabiliti dai sacri Canoni, il Matrimonio produce anche gli effetti civili secondo le leggi dello Stato, con diritti e i doveri dei coniugi che sono tenuti a rispettare e osservare. Art. 143: …. Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione.

Quando mi sono separato, uno dei motivi che mi ha fatto desistere dal rifarmi una vita è stato quello di coerenza a una promessa fatta a Dio e davanti agli uomini, cioè per nessun motivo avrei voluto venir meno a un patto così importante. Tuttavia, sebbene questa scelta sia umanamente apprezzabile e lodevole, non è sufficiente per trascorrere una vita in solitudine; non è l’osservanza a una legge che ti permette di vivere libero e in pace. Infatti per noi cristiani non è questo quello che conta e che ci fa fare delle scelte in un certo modo: anche il matrimonio civile è indissolubile, basta rileggere l’articolo citato sopra.

Allora cosa c’è di diverso nel Sacramento del matrimonio? E’ presto detto: Gesù si fonde con gli sposi in maniera indissolubile (cioè non è solubile, non si può sciogliere) e la relazione degli sposi partecipa alla relazione di Cristo con la Chiesa e di Dio con l’umanità. Così gli sposi, prendendo spunto da quello che ha fatto Cristo con gli uomini e da come Dio fin dall’inizio della storia si è preso cura del suo popolo, possono continuare a promettersi amore eterno. In questo modo si passa da una promessa umana (fusione a pochi gradi) a una promessa divina (fusione a milioni di gradi).

Pertanto, anche noi separati fedeli, non siamo a sorreggere la bandiera dell’indissolubilità o a testimoniare quanti anni sappiamo resistere da soli, ma al contrario, con la grazia di Dio, ci impegniamo a passare dalla difesa all’attacco. Questo comporta che è perfettamente inutile essere fedeli al coniuge se poi trattiamo male gli altri; è senza senso non andare a letto con altre donne/uomini e poi essere sempre tristi o arrabbiati, mandando a quel paese il primo automobilista che rallenta per la strada o il collega di lavoro che non sopporto. Non deve limitarsi il tutto ad un’osservanza di un obbligo coniugale ma bisogna trovare il senso di quell’obbligo per donarsi a tutti. Per certi aspetti, limitarsi alla sola fedeltà al coniuge può essere la scusa o il pretesto per sentirsi con la coscienza pulita e non impegnarsi con tutti gli altri fratelli e le sorelle. E’ vero che un giorno saremo chiamati e rendere conto prima di tutto di come ci siamo presi cura del nostro coniuge, ma subito dopo di come abbiamo trattato tutti gli altri!

Ettore Leandri (Fraternità Sposi per sempre)

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Se moriamo con lui, vivremo anche con lui

Oggi, lunedì, vorrei tornare sulla Parola di ieri. Non però sul Vangelo ma sulla Seconda Lettura. La liturgia ci ha proposto un brano tratto dalla Seconda Lettera di San Paolo a Timoteo. Mi vorrei soffermare solo su pochi versetti perchè sono fantastici per mettere sul piatto alcune considerazioni sul nostro matrimonio.

Se moriamo con lui, vivremo anche con lui; se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, anch’egli ci rinnegherà; se noi manchiamo di fede, egli però rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso.

Se moriamo con lui, vivremo anche con lui

Il matrimonio è la tomba dell’amore? Solo se non moriamo. Bisogna essere chiari. Solo morendo a noi stessi potremo davvero esplorare la profondità della relazione matrimoniale e vivere fino in fondo il nostro sacramento. Se non moriamo al nostro egoismo e al nostro ego non sapremo mai cosa significa essere sposi in Gesù. Tutto sarà concentrato solo sul sentimento e sull’emozione. Tutto sarà valutato secondo l’utilità. Tu mi servi perchè mi fai stare bene. Tu mi dai quello che mi serve. Ma Gesù ragiona così? Gesù dice altro con la Sua vita, la Sua morte e la Sua resurrezione. Lui ci dice io ti servo perchè voglio renderti partecipe della salvezza e della mia vita divina. Ti voglio arricchire donandomi completamente a te. Questo fa Cristo. Questo è l’amore di Gesù. Capite che differenza con la povertà dei nostri matrimoni? Però se impariamo a donarci davvero allora tutto cambia. E il matrimonio è un luogo privilegiato per imparare a donarci. Il matrimonio è la palestra che Dio ci offre per imparare ad amare come Lui ci ama e per prepararci all’incontro con Lui. Solo così il matrimonio può diventare una relazione a tre, dove noi sposi viviamo tra noi e con Gesù. La tomba del nostro egoismo diventa una vera resurrezione dove comprendiamo chi siamo e troviamo senso a tutta la nostra esistenza.

Se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo.

Cosa significa regnare nella logica di Gesù? Donarsi. Essere capaci di donarsi sempre meglio e sempre di più. Gesù ha dato davvero tutto: il sangue, il corpo e la sua vita. Cosa poteva dare di più? Gesù aveva una caratteristica fondamentale: Gesù era libero! Libertà significa essere padroni di sè stessi. Come faccio a donarmi se non sono re neanche del mio corpo, delle mie pulsioni, delle mie emozioni. Come faccio ad amare sempre, anche quando oggettivamente l’altro si comporta male, non è amabile e non merita nulla da parte mia? Come faccio a farlo se non ho mai imparato a controllare le mie emozioni con la volontà? Se sono una marionetta guidata da fili invisibili. Dai fili dell’emozione, della pulsione sessuale, dell’egoismo e del peccato che rompe la relazione non solo con l’altro ma anche con Dio. La perseveranza nella difficoltà diventa quindi una delle basi del matrimonio. Andare avanti, fedeli alla promessa, con la consapevolezza di essere sostenuti dalla Grazia di Dio e dalla presenza di Gesù nella nostra vita, nei momenti di gioia e anche in quelli più difficili.

Se lo rinneghiamo, anch’egli ci rinnegherà

Cosa significa rinnegare Cristo? Non serve farlo in modo esplicito. Rinnegare Cristo può significare semplicemente vivere come se Lui non c’entrasse con il nostro matrimonio. Significa fare le nostre scelte senza tener conto di Lui. Come quindi tener conto di Lui? Gesù lo dice chiaramente nel Vangelo: Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Detto in altri termini rinneghiamo Gesù quando non rispettiamo gli insegnamenti morali della nostra Chiesa. Rinnegare Gesù è abortire, rinnegare Gesù è tradire, rinnegare Gesù è scegliere gli anticoncezionali (seppur qui il discorso andrebbe approfondito con alcuni distinguo), rinnegare Gesù è non andare a Messa, rinnegare Gesù è usare violenza anche solo verbale sull’altro. Rinnegare Gesù è qualsiasi gesto che indebolisce la relazione sponsale. Cosa significa che egli ci rinnegherà quando subito dopo invece troviamo scritto che egli però rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso. Semplicemente che Dio non viene mai meno alle Sue promesse e al Suo amore. Siamo noi che rinnegandolo, nel modo che ho spiegato, chiuderemo sempre di più il nostro cuore alla Grazia e alla relazione con Lui. Lui non potrà che aspettare il nostro desiderio di conversione. Lui aspetterà, come il padre misericordioso della parabola, il nostro ritorno da Lui. Solo allora potrà di nuovo riempirci del Suo Spirito e cambiare in nostro matrimonio salvandolo dalla nostra miseria e dai nostri errori.

Antonio e Luisa

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Pregate prima di fare l’amore?

Oggi un articolo un po’ diverso e originale. Un articolo che nasce da un commento ricevuto su facebook. Mi preme sottolineare che non è assolutamente contro chi ha fatto quel commento, anzi la ringrazio (si è una donna) perchè mi permette di proporre una riflessione diversa dalle solite. E’ una riflessione che parte da quel commento ma che va molto oltre.

Questa persona ha voluto affermare, all’interno di un discorso più ampio su religiosità e laicità, che non prega prima di far l’amore con il marito. Come se farlo fosse da bigotti. Questa frase mi ha colpito. Mi ha colpito soprattutto perchè ho realizzato che questo commento sintetizza molto bene un modo di approcciarsi, non tanto alla fede quanto al sesso, molto comune tra i credenti. Pregare prima di fare l’amore è un comportamento da bigotti e da persone un po’ represse. E’ davvero così’? E’ vero che può essere così in alcuni casi. Ho conosciuto donne che hanno confessato di pregare durante il rapporto perchè sentivano di fare qualcosa di doveroso ma sporco. Qui però siamo completamente fuori dalla verità del sacramento e anche della fede.

Invece pregare prima del rapporto, magari invocando lo Spirito Santo, può essere un modo per aprirci a Dio anche nella nostra intimità. Ricordate che l’amplesso è un gesto sacro e liturgico per gli sposi, abbiamo avuto modo di scrivere tante volte su questa realtà. Pregare serve per chiedere allo Spirito Santo di darci la capacità di donarci completamente l’uno all’altra, e di donarci la consapevolezza di vivere un momento comunione profonda. Pregare ci fa entrare nella consapevolezza che non stiamo per vivere qualcosa di meramente fisico, ma che stiamo per entrare in un abbraccio che permea ogni parte di noi.

Il matrimonio non è una relazione solo tra me e Luisa ma anche con Dio che ne è parte attiva. La nostra relazione è abitata sempre da Dio. Credete che l’incontro intimo, la manifestazione sensibile d’amore più grande che ci possa essere tra due sposi, non sia importante per Dio? Che sia qualcosa che riguarda soltanto i due sposi? Qualcosa di solo umano? Anzi qualcosa di animale? Come si fa a credere che l’intimità non sia un’esperienza altamente spirituale? Dio ci ha fatti e voluti così. Siamo spiriti incarnati che possono manifestare l’amore solo attraverso il corpo. Non angelichiamo il nostro matrimonio. Il matrimonio è fatto di carne e di corpo. E’ Dio che ha pensato di farci sessuati, è Lui che ci ha creato così con il corpo maschile fatto in un certo modo per penetrare e un corpo femminile fatto in modo complementare per accogliere, è sempre Lui che ha reso quel gesto capace di generare vita. Vi rendete conto? Non c’è nulla di sbagliato o di sporco in quel gesto. Siamo noi che possiamo portare il nostro egoismo e la nostra superficialità in quel gesto. Siamo noi che possiamo portare il male dentro un gesto che non ha nulla di male.

Pregare serve a questo. Serve a preparare il cuore prima che il corpo. Perchè fare l’amore per noi cristiani è difficile ma è meraviglioso. Difficile perchè va preparato e fatto bene. E’ un gesto che però, quando è vissuto bene, permette attraverso il corpo di fare un’esperienza totalizzante. Un’esperienza che tocca sì il corpo, ma che arriva al cuore e all’anima. Dite che è troppo? No non è troppo, e più passa il tempo e più è bello perchè si impara ad entrare sempre più uno nell’altra e trovare in quell’amore corporeo la presenza tangibile di Dio.

Capite la differenza? Tanti “esperti” consigliano la visione di video pornografici per aumentare il desiderio sessuale nella coppia. Noi ci permettiamo di consigliare la preghiera. Dio stesso, nella Bibbia, ci invita a pregare prima dell’incontro intimo. Lo fa attraverso le parole che Tobia rivolge a Sara prima di giacere insieme: Sorella, àlzati! Preghiamo e domandiamo al Signore nostro che ci dia grazia e salvezza. I cattolici lo fanno meglio anche per questo.

Antonio e Luisa

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Il matrimonio si basa su un’amicizia profonda

Salomone nel Cantico dei Cantici si rivolge alla sua Sulamita chiamandola sorella. Lo fa diverse volte. Ed il loro è un rapporto tutt’altro che platonico. Stessa cosa fa Tobia rivolgendosi alla sua Sara. Perchè? Non è un caso. Insegna qualcosa di importante a noi sposi. Ci insegna che non basta ci sia attrazione e innamoramento. Serve anche un rapporto basato su un’amicizia profonda. Ci viene in aiuto Amoris Laetitia, in particolare al punto 123:

Dopo l’amore che ci unisce a Dio, l’amore coniugale è la «più grande amicizia». E’ un’unione che possiede tutte le caratteristiche di una buona amicizia: ricerca del bene dell’altro, reciprocità, intimità, tenerezza, stabilità, e una somiglianza tra gli amici che si va costruendo con la vita condivisa. Però il matrimonio aggiunge a tutto questo un’esclusività indissolubile, che si esprime nel progetto stabile di condividere e costruire insieme tutta l’esistenza. 

Il Papa colloca l’amore sponsale appena al di sotto di quello verso Dio, che è la sorgente e nutrimento per ogni relazione umana. Lo definisce anche come amore di amicizia, seppur un’amicizia molto particolare, perché ne ricomprende le caratteristiche. Gesù stesso chiama ognuno di noi amico, intendendo qualcosa di grande. Nel vangelo di Giovanni Gesù dice: “Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto quello ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere anche a voi”. Amicizia è un concetto altissimo. Amicizia è voler il bene dell’altro, è intimità, è tenerezza e stabilità. L’amore sponsale aggiunge a tutto questo l’indissolubilità. Il nostro sposo/a, affinché il matrimonio sia costruito su basi solide, deve essere il nostro migliore amico e non solo la persona che ci attrae e con cui condividiamo l’intimità sessuale. Il linguaggio degli sposi è fatto di dialogo e tenerezza.

Ripeto il concetto: è importante che gli sposi siano i migliori amici l’uno dell’altra. E’ importante che il nostro sposo o la nostra sposa sia la prima persona con cui desideriamo confidarci e confrontarci. Bruttissimo segno quando confidiamo determinati pensieri ad altre persone e non al nostro coniuge. Fossero anche genitori o fratelli. Nel nostro sposo/a è importante trovare una persona con la quale condividere i nostri pensieri, paure, preoccupazioni e gioie, con la certezza di essere accolti e non giudicati, sostenuti e non feriti.

Una raccomandazione agli uomini. Quando vostra moglie vi racconta tutto di lei e di ciò che le accade, magari vi parla sempre delle stesse cose, non spazientitevi. Al contrario ringraziate Dio che lei abbia desiderio di farlo. Significa che vi considera la persona più importante. Ascoltatela, non chiede altro.  Il matrimonio diventa luogo dove mostrarci per ciò che siamo, senza paura di mostrare le nostre debolezze perchè certi che saremo amati per ciò che siamo e non per ciò che facciamo. Il matrimonio presuppone una relazione complessa, un amore che sia espressione della passione e dell’amicizia, dell’eros e dell’Agape.

L’amore sponsale cristiano è una sfida perché difficile. Un amore che ti chiede tutto ma che è il solo capace di farti sperimentare scintille di eternità e di infinito non può che essere una sfida, una battaglia da vincere e un premio da conquistare.

Una sfida che non è possibile vincere senza la convinzione che ci sia un disegno più grande, una forza che ci sostiene, che per noi sposi cristiani viene da Gesù. Solo la Grazia può permettere di realizzare un progetto che sarebbe irraggiungibile con le fragilità e le ferite che tutti ci portiamo dietro. Senza la Grazia, c’è il concreto pericolo di non restare saldi e di abbandonarsi alla cultura del provvisorio, tipica del nostro tempo che ci impedisce di realizzare completamente il progetto di Dio per noi e di non vivere mai veramente in pienezza la nostra umanità che è stata creata per un amore radicale, totale e infinito. Siamo immagine di Dio, ricordiamolo.

Antonio e Luisa

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Il “grembo” e la “croce”

Leggendo il primo capitolo del libro “Sposi, sacerdoti dell’amore” di Antonio e Luisa, ci siamo soffermati su un passaggio in particolare: “Gesù offre la sua vita, versa il suo sangue e dona il suo corpo per portarci a Lui. Quando rispondiamo, accogliendo questo suo dono, ecco che nasce la Chiesa. Infatti la Chiesa è chiamata sposa di Cristo.”
Abbiamo riflettuto su una cosa: la Chiesa è la sposa di Cristo, che è anche detta “corpo di Cristo”quindi Cristo e la Chiesa sono la stessa cosa, sono uno nell’altra. Cristo non può essere diviso e diverso dal Suo stesso Corpo! Così sono gli sposi: una sola carne! Infatti, nel capitolo del libro, Antonio e Luisa proseguono proprio collegandosi alla lettera agli Efesini di San Paolo. Perciò, se noi sposi non siamo (e non restiamo) l’uno nell’altra, non viviamo la nostra specifica vocazione! Siamo due persone distinte, ma con un vincolo che ci ha resi una sola persona!

Perché ci ha interrogato questo passaggio? Perché pensando a noi due, tante volte ci siamo visti fare e desiderare “ogni cosa insieme”… spesso ci siamo sentiti dire “ma voi andate via sempre pari!” oppure “la cosa che più noto di voi due è la sinergia nelle vostre scelte quotidiane: scegliete e fate sempre tutto in coppia!”. Questi commenti o giudizi esterni tante volte sono stati dei complimenti, ma altrettante volte hanno avuto un tono dispregiativo, quasi come se noi due, agli occhi altrui, non avessimo più una personalità e un’identità di singoli. Questo ci ha fatto soffrire e ci siamo chiesti se fossimo noi “sbagliati”.
Poi, in realtà, ascoltando e vedendo varie coppie, notiamo come effettivamente sia una questione piuttosto comune e nodale: essere coppia, sentirsi coppia, viaggiare in coppia. Da quando ci siamo sposati e abbiamo scelto di farlo in Chiesa siamo una carne sola, è questa la Grazia che abbiamo ricevuto! Perchè siamo UNO IN CRISTO! Ci siamo sposati in 3! In un mondo che invece ci dice “Continuate pure le vostre vite da singoli paralleli…e quando vi capita siate coppia”.

Dove vogliamo arrivare? A una domanda che lasciamo come spunto su cui condividere e dialogare fra voi: riusciamo a vivere questa dimensione dell’essere una sola carne? O restano soltanto parole sentite e risentite? San Paolo parla a noi direttamente o pensiamo si stia rivolgendo sempre “ad altri”?

Se il piede si muove, il resto del corpo si muove.
Se la mano accarezza, il resto del corpo partecipa.
Se il corpo ha bisogno di fermarsi, le membra di fermano.
Se Cristo si muove, anche la Chiesa si muove.
Se Cristo tace, anche la Chiesa tace.
Se Cristo annuncia, anche la Chiesa annuncia.
Perché è il Suo Corpo.
E noi, mariti e mogli? Riusciamo a incarnare la stessa realtà? Siamo una sola carne, con-corporei con Cristo? Cristo ha potuto donarsi così alla Sua Chiesa solamente grazie a due passaggi: l’incarnazione e la croce. Cristo ha potuto donarsi totalmente, tramite la croce, soltanto dopo aver assunto un corpo come il nostro…e con quel gesto ci ha mostrato cosa significhi amare come Lui ama: fino alla fine. Il Mistero grande che ci consegna attraverso il Suo Amore incarnato e crocefisso ci illumina su come nel nostro essere maschio e femmina portiamo a pieno compimento questa dimensione del dono totale: la donna nell’accogliere dentro di sé la vita; l’uomo nel dare tutto se stesso, morendo senza sconti per generare vita. “Il grembo” e “la croce” ,che trasfigurano la vita nella Risurrezione.

Il sacramento del matrimonio è l’attualizzazione di questo dono totale, ma lo può essere soltanto grazie al fatto che, prima di ogni altra cosa, ognuno di noi ha un corpo da donare e che, per gli sposi cristiani, diventa uno solo! Con quel corpo possiamo sperimentare la croce, cioè il donarsi fino a morire per l’altro! Senza incarnazione non ci sarebbe la croce e senza la croce non ci sarebbe la resurrezione, cioè l’esperienza tangibile della nostra fede cristiana!

Oggi il progetto “Un corpo mi hai dato”, che il Signore ci ha affidato, compie 2 anni. L’abbiamo messo sotto la protezione di San Francesco il 4 Ottobre 2020. Siamo partiti anni fa, da operatori sanitari, a voler curare il corpo umano…e lo Spirito Santo ci ha portato man mano a curare il Corpo mistico! “Va’ e ripara la mia Chiesa!”…il Santo d’Assisi ha iniziato da San Damiano, noi dal corpo umano…ma poi Dio ci ha portato all’altra Chiesa, all’altro Corpo! Ed è tutto questo il “regalo di compleanno” che ci portiamo a casa per questo progetto, un regalo passato dalle parole di Antonio e Luisa e da Padre Luca nell’articolo di Domenica 2 Ottobre, “Gli sposi vivranno della loro fede”, sempre sul loro blog!

Perché “Un corpo mi hai dato” è un progetto a servizio delle vocazioni, cioè dei compiti delle diversa membra che costituiscono il Corpo di Cristo…perciò quale Grazia migliore di quella conferitaci dal sacramento del matrimonio per poter essere custodi di un progetto come questo? Come sposi cristiani siamo immagine di questa unione di Cristo con la Sua Chiesa, siamo consanguinei e concorporei con Gesù, siamo l’esempio visibile di un Amore che si può realizzare pienamente soltanto nell’essere un solo Corpo nel Suo! Il sacramento del matrimonio, nella sua essenza, ci spiega già cosa significhi “vocazione”, cioè “trovare il proprio posto nel mondo, nella Chiesa”, “essere membra del Corpo di Cristo”! Già per il fatto di essere sposi in Cristo siamo “abilitati” a servire le vocazioni e la Chiesa!

Siamo nati per questo, che è l’unico motore su questa Terra: essere pienamente membra Sue! “Un corpo mi hai preparato, per fare, o Dio, la tua volontà!”. Fuori da questo non c’è nulla per cui valga la pena vivere! Questa è la felicità autentica! Perciò grazie Antonio, Luisa e Padre Luca per averci illuminato sul significato e sul valore di questo “nostro” servizio! E grazie a Dio che ce ne fa custodi, fin quando vorrà! Ps: lasciamo l’ultima parola a Don Oreste Benzi che commenta così la prima lettura di oggi (Gal 6, 14-18):
“Lo Spirito Santo sviluppa l’amore tra Gesù e noi. Nella misura in cui noi, sue membra, corrispondiamo all’amore, nasce e si sviluppa il desiderio di essere come Gesù crocifisso dal quale siamo amati. Il desiderio diventa bisogno globalizzante che investe anche il corpo. Il cristiano compenetra per amore Gesù crocifisso fino al punto di diventare come lui!”

Buon cammino!
Emanuele e Marianna Davoli 

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“Un corpo mi hai dato” è un progetto di evangelizzazione nato per rispondere alla domanda “Come il corpo ti parla di Dio nella tua vita?”.
Corpo come casa che ogni giorno sei chiamato ad abitare in pienezza e nella tua unicità di figlio amato dal Padre.
Corpo come pane spezzato per condividere l’Amore sperimentato con i fratelli in Gesù.
Corpo come Corpo di Cristo, la Chiesa, come famiglia dove nutrirsi del Pane della Vita.
Un corpo che nasce, cresce…e rinasce! Come?
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GRAZIE DI CUORE!
A presto! 🤗
Emanuele&Marianna&co.

Attenti a non scivolare

E’ inutile negarlo: sposarsi in Chiesa non mette al sicuro da un fallimento nella relazione matrimoniale. Quante separazioni e quanti divorzi anche tra chi ha scelto il sacramento piuttosto che un matrimonio civile o una convivenza. Ci sarebbero milioni di cose da dire sulla consapevolezza che tanti sposi hanno maturato al momento delle nozze, ma non è questo il centro del mio articolo di oggi. Oggi voglio trattare delle cause che si innescano nella relazione e che se individuate per tempo possono evitare una rottura definitiva tra i due sposi. Sarebbe bello che il giorno del nostro matrimonio si concludesse la cerimonia come nei film della Disney ma non funziona così. E vissero felici e contenti è una missione che dobbiamo cercare di perseguire ogni giorno con il nostro impegno e con tutta la nostra volontà.

1 Pigrizia

Era un problema più del passato che di oggi, ma ancora adesso è una mentalità che si può insinuare nell’atteggimento dei due sposi. Quando si era fidanzati si faceva di tutto per far piacere all’altro. Si usciva quando si era stanchi, si andava a teatro o a fare shopping. Si andava a fare al tifo alla sua partita di calcetto. Si faceva di tutto per compiacere l’altro. Dopo il matrimonio piano piano si smette di farlo. La relazione e l’altro vengono dati per scontati, ormai ci sono e sono nostri. Magari ci si trascura anche nell’aspetto e nel corpo. Ecco questi atteggiamenti sono sbagliatissimi. Certo nel matrimonio ci sono molte più responsabilità, più impegni, spesso ci sono i figli, ma tutto questo non può essere una giustificazione alla nostra pigrizia! Mai dare la persona amata per scontata. Non ci appartiene mai! Dobbiamo impegnarci ad essere sempre amabili, cioè ad essere attraenti! Non significa che l’altro non ci ami comunque ma non è detto che lo faccia. L’amore gratuito e incondizionato fa parte del matrimonio ma può essere un obiettivo da raggiungere e non un dato acquisito subito.

2 Egoismo

L’egoismo fa un po’ parte di noi. C’è la tendenza, anche e soprattutto nelle relazioni affettive, a mettere al centro di tutto noi stessi e i nostri bisogni e desideri. Il matrimonio per funzionare deve educarci a smussare questo egocentrismo e a spingerci ad aprirci sempre di più verso l’altro e verso i suoi bisogni. Solo così il matrimonio può funzionare. Anche l’innamoramento, se ci pensiamo, non è sempre amore. L’innamoramento in realtà è molto egoista. Al centro dell’innamoramento non c’è l’altro ma ciò che l’altro ci fa provare. Il centro siamo noi. Nel matrimonio serve l’amore cioè l’impegno a donarci completamente per il bene dell’altro. Tutta un’altra cosa!

3 Corte continua

Di soliro questo problema va a braccetto con la pigrizia. La nostra relazione è come giardino e solo se lo coltiveremo giorno dopo giorno non ci troveremo nel deserto relazionale e potremo davvero fare esperienza del paradiso, certo con tutti i limiti della nostra condizione umana, imperfetta e mortale ma è comunque un’esperienza meravigliosa che vale molto più della fatica che costa perchè è arricchita della Grazia di Dio. Quindi prendiamoci cura della nostra relazione con piccoli gesti, ma quotidiani. Tenerezza, attenzione, ascolto. Basta poco: una telefonata, un sorriso, uno sguardo, un abbraccio, un bacio, un incoraggiamento, un complimento, ecc. ecc. Potrei proseguire per ore. Sono tutti mattoncini che saldano la nostra relazione.

4 I figli

I figli sono pezzi di cuore, come si dice a Napoli, ma sono anche un grande pericolo per la coppia. Se non si presta attenzione possono diventare totalizzanti, possono occupare tutti i nostri pensieri e richiedere tutte le nostre energie. Smettere di essere sposi per fare solo i genitori è l’errore più grande che possiamo fare. Prendetevi dosi di noi. Non sentitevi in colpa. Lo fate per voi, ma anche per i vostri figli. Ci sono tanti modi. Uscite a cena, fate una passeggiata, restate in casa, ma cacciate i figli dai nonni. E poi parlate. Ma parlate davvero. Parlate di ciò che avete nel cuore. Vietato parlare dei figli o degli impegni. Parlate di ciò che siete. Parlate del vostro amore, della vostra relazione, delle vostre difficoltà e anche della vostra bellezza. Questo dialogo d’amore è meraviglioso. Rigenera, rivitalizza, salda l’unione e i cuori. Spesso è preludio ad una intimità fisica autentica, vero dono dell’uno per l’altra. Un’esperienza che donerà doni e frutti incredibili nei giorni a venire. Donerà pace, pazienza, unità, intimità e tanto altro. Degli amici hanno un modo tutto loro di farlo. Un giorno al mese, quello del loro matrimonio, organizzano una cenetta a lume di candela, in casa. La cosa bella è che i figli, adesso un po’ cresciuti, li aiutano. Preparano la tavola con le candele e i fiori e poi felici vanno a letto presto. Sanno che quella è la sera dei loro genitori. Dove i loro genitori si ritrovano per dirsi quanto si vogliono bene e quanto siano grati per quanto si sono donati vicendevolmente. I figli si nutrono di quell’amore. Ne hanno bisogno tantissimo.

5 Dialogo

Il dialogo è fondamentale per tenere in vita una relazione e renderla sempre più bella e rigogliosa. L’amore di amicizia tra gli sposi non è meno importante dell’eros o del servizio. Senza l’amicizia anche l’eros e l’agape diventano espressioni d’amore difficili e non desiderate. Se non c’è intimità del cuore fatta di dialogo profondo dove noi sposi apriamo il nostro cuore all’altro/a, dove raccontiamo le nostre fatiche, le nostre gioie, i nostri dolori, le nostre paure, insomma tutto quello che abbiamo nel cuore, presto o tardi, smetteremo di desiderarci e di cercarci anche fisicamente. Come in un circolo vizioso che ci porta sempre più lontani l’uno dall’altra. Invece è importante trovare tempo ogni giorno per parlare almeno un po’ di noi tra noi. Io e Luisa cerchiamo di trovare sempre tempo per parlare. Ce lo cerchiamo perchè lo riteniamo una priorità.

Antonio e Luisa

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Un corso sorprendente

Barbara ed io siamo da poco tornati da Angolo Terme in provincia di Brescia. Abbiamo partecipato ad un week end davvero sorprendente. Un corso rivolto alle coppie cristiane ma dove non si è soltanto pregato ma si è affrontata la relazione a 360 gradi, anche dal punto di vista sessuale. Per me è stata una scoperta di tante cose che non conoscevo. Dialogo e sesso sono due dei temi che in assoluto creano più difficoltà agli sposi. Per questo è’ stata una grande benedizione partecipare al week end “Come sigillo sul cuore” organizzato da Intercomunione delle famiglie, dove Barbara ed io abbiamo appreso tanto dell’essere sposi. Ci siamo messi a nudo nelle nostre difficoltà matrimoniali, e abbiamo pregato mettendo tutte le nostre difficoltà nelle mani di Dio, in particolare durante una adorazione guidata molto intensa.

Come dicevo il dialogo è uno dei punti che spesso manca, perché presi dai fatti della vita, dalle dinamiche della famiglia, si trova il tempo per tutto tranne che per parlare con il proprio coniuge. Un marito, la sera del sabato, durante il momento di condivisione tra noi uomini, ha raccontato che la moglie lo voleva lasciare perché lui a parte il lavoro non aveva mai tempo per lei e lei invece cercava il dialogo. La sua risposta è stata immediata: partecipare al week end, pubblicizzato sui social e dal blog matrimoniocristiano, per seminare una rinascita nel dialogo. E’ incredibile come tutti abbiamo gli stessi problemi di dialogo, sia gli sposi novelli, sia gli sposi di lunga data. Naturalmente anche mia moglie ed io abbiamo problemi di dialogo, non si riesce mai a trovare il tempo per stare insieme e parlare solo di noi.

Noi siamo due missionari non abbiamo figli naturali, ma occuparsi di una comunità che accoglie 600 persone in difficoltà, ti riempie il tempo e la sera arrivi sfatto e non riesci nemmeno ad alzare un braccio. Ma il problema è di tutti, chi ha figli ha le stesse dinamiche, non riesce a ritagliarsi il tempo per il dialogo e devo dire che, sapere che tutti abbiamo lo stesso problema è confortante, non ti senti solo. Ancora più bello è stato sapere dai nostri “educatori” di Intercomunione che si possono trovare tante soluzioni per stare insieme, anche solo buttare la spazzatura insieme e attardarsi quei dieci minuti e parlare con l’altro. Organizzarsi con i familiari (genitori e fratelli o sorelle) o un baby sitter per farsi tenere i figli e quindi prendersi uno o più giorni per stare insieme come sposi. Il consiglio è di trovare almeno uno spazio settimanale dove abitare la coppia. Anche noi, abbiamo difficoltà a lasciare la missione, specie mia moglie, che ha tutti impegni fissi con la spesa delle persone in difficoltà, ma bisogna staccare e farsi sostituire per seminare nel nostro rapporto sponsale. Bata capire che è importante ed organizzarsi. Qui la parola di Dio ci viene in aiuto: Genesi 2,3 “Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò, perché in esso Dio si riposò da tutta l’opera che aveva creata e fatta.” Il nostro riposo deve essere il dialogo, l’amore, il custodire la bellezza e la forza di essere sposi cristiani.
Ci è stato detto che bisogna ogni giorno serbare il nostro rapporto con gesti di tenerezza, corteggiando il proprio sposo o sposa, avendo cura del proprio aspetto per donarsi al proprio coniuge. Quindi dobbiamo imparare che, come mettiamo tanto impegno in tutte le cose che facciamo, dobbiamo sforzarci nel volere bene al nostro sposo/a con gesti quotidiani concreti. Il matrimonio va curato, il nostro sposo/a in Cristo è la persona che abbiamo scelto per la vita e quindi ogni giorno va coltivato.  Altra cosa che dobbiamo capire è che siamo molto diversi e che le nostre diversità vanno accolte, con l’aiuto determinante della preghiera quotidiana, le opere di carità e anche dal digiuno; la fede in Cristo deve essere la nostra roccia e la nostra misericordia. Sono stati tanti i temi snocciolati, ma altro nodo è stato l’amore tra coniugi, si è analizzato come sia importante il corteggiamento e la tenerezza. I preliminari, in particolare per le donne ma non solo, sono fondamentali. E’ strano dirlo ma non è scontato. Tra noi uomini sì è notato quanti danni fa la pornografia, che ti insegna tante dinamiche sessuali fasulle. La pornografia inquina la vista, i comportamenti, Distrugge la tenerezza che è fondamentale per entrare in sinergia con la propria moglie e per arrivare piano piano al rapporto completo. 

Anche qui, durante la condivisione, ho raccontato che da ragazzo mi sono educato sessualmente con i giornaletti pornografici, e come me tanti. Adesso, è addirittura più facile con i siti porno ovunque facilmente raggiungibili. La pornografia diventa un rifugio dai momenti di crisi, quasi come una finestra di libertà. In realtà di libertà non ce n’è nei siti pornografici, ma sono una vera e propria gabbia che ti diseduca ad incontrati con tua moglie, basando il rapporto solo su un amplesso sempre più distaccato e aggressivo. Ho capito che ogni volta che ci colleghiamo ad un sito porno ci allontaniamo da nostra moglie, distruggendo la nostra originaria idea di amore consegnateci da Dio, che rispetta i tempi femminili e ci chiede comunione e non trasgressione.

Uno dell’equipe ha raccontato come sulla spiaggia, durante le vacanze concluse da poco, avesse incontrato tante ragazze giovani (che potevano essere sue figlie) in tanga che lo attiravano sessualmente. Ciò gli ha inquinato lo sguardo, non riusciva più a vedere e desiderare la moglie come prima. Moglie che non poteva competere con quei corpi perfetti. E’ stata questione di poco tempo poi si è riappropriato di uno sguardo capace di scorgere la bellezza della moglie che non è solo un corpo ma una persona fatta di tanto altro. Ho capito che il cambiamento deve partire da noi sposi cristiani

Riccardo Rossi

Come sigillo sul cuore. Firenze 18-20 novembre

Ciao carissimi visto il tutto esaurito del week end appena concluso ad Angolo Teme all’inizio di settembre e vista la disponibilità del gruppo Intercomnunione di Firenze e di don Gianni Castorani ad ospitarci ed accompagnarci siamo lieti di proporvi una nuova data del week end: Bagno a Ripoli (Fi) dal 18 al 20 novembre.

Cosa tratteremo nel corso? E’ un corso che io e Luisa abbiamo frequentato più di vent’anni fa e ci ha cambiato la vita in meglio. Dopo questo corso abbiamo capito cosa significa essere sposi, come nutrire il nostro rapporto, quali sono i pericoli da evitare. Come vivere non solo un matrimonio vero, ma soprattutto, un matrimonio felice. Pregheremo, adoreremo, parleremo, insegneremo, ma non solo. Ci saranno tanti momenti per la coppia. Marito e moglie avranno tanto tempo per dialogare su quei temi che cercheremo di provocare. Si parlerà di amore, di tenerezza, di Grazia, di intimità fisica, di cura, di servizio.  Si parlerà dell’amore naturale degli sposi e dell’amore perfezionato dal sacramento. Si parlerà di intimità come una vera liturgia e dell’amplesso come gesto che rinnova un sacramento. Il tutto sarà guidato da noi, ma non solo. Un’equipe di cinque famiglie vi accompagnera coadiuvata da don Gianni

Permettetemi un’ultima considerazione. Cosa ha questo corso di diverso rispetto a tante altre proposte simili che si possono trovare nella Chiesa? Credo che la nostra proposta si inserisca in una dimensione che nella Chiesa è poco approfondita: la dimensione del corpo e sessuale. Ci siamo accorti che tanti problemi della coppia nascono proprio dalle difficoltà in ambito sessuale. Noi daremo ampio spazio alla sessualità. Perché l’amplesso degli sposi non solo è un gesto meraviglioso che unisce tantissimo e che genera vita, ma è un vero gesto liturgico e sacro.

Per informazioni 3476590395 (Daniela)

Per prenotare martinid2000@yahoo.com

La castità ha bisogno di una meta

Sto scrivendo con Luisa il nuovo libro. Un testo dove cercheremo di approfondire il matrimonio nella sua dimensione regale. Come ho già più volte scritto il matrimonio è un sacramento che si fonda sul nostro battesimo, come del resto tutti i sacramenti. Il battesimo ci permette di essere re, sacerdoti e profeti con Gesù. In due libri già pubblicati, Luisa ed io abbiamo approfondito il nostro essere profeti e sacerdoti ed ora stiamo completando l’analisi con l’ultima dimensione. Noi siamo re. Siamo re quando sappiamo alzare lo sguardo e smettere di essere ripiegati su noi stessi.

E’ sbagliato quindi cercare di essere felici? No nient’affatto. E’ sbagliato legare la nostra felicità ai nostri sentimenti. Lo dice benissimo don Luigi Maria Epicoco in un suo libricino L’amore che decide. Noi abbiamo un oceano dentro. Un oceano fatto di sentimenti, emozioni e, don Luigi aggiunge giustamente, anche le nostre personali ferite che cercano di influenzarci. Corriamo il rischio di restare ripiegati su tutto questo bagaglio perdendo di vista quello che davvero conta per la nostra felicità e per dare senso a tutto: la destinazione. A volte viviamo come non ci fosse una destinazione. Viviamo alla giornata cercando di trovare la gioia in quei piaceri, spesso illusori ed effimeri, che possiamo avere nel dare soddisfazione alle nostre emozioni e ai nostri sentimenti. A volte, se parliamo di sesso, ai nostri semplici impulsi ormonali. Una dimensione davvero basica. Che povertà! Poi però non cerchiamo la nostra meta e se non la cerchiamo non la trovaremo mai. Capite la sofferenza dei nostri tempi? Il card. Biffi aveva descritto benissimo tutto questo apostrofando la sua Bologna come sazia e disperata. Siamo così. Cerchiamo di saziarci di piacere ma poi siamo disperati perchè non troviamo il senso della nostra esistenza. E più non troviamo senso e più abbiamo bisogno di cercare un anestetico fatto di piaceri. Diventa un circolo vizioso.

Da tutto questo ci può salvare la nostra vocazione. Prendere quindi coscienza che abbiamo un destino. Non intendo certo il fato cioè qualcosa di ineluttabile che dobbiamo accettare, ma un progetto su di noi che dobbiamo scoprire ed accogliere. Solo questa ricerca può aiutare a trovare un senso a questa vita. Vasco Rossi nella sua famosissima canzone Un senso diceva: Voglio trovare un senso a questa vita anche se questa vita un senso non ce l’ha. Solo prendere coscienza di avere una vocazione, cioè una meta può aiutarci a vivere la castità in ogni stato di vita. Io sono cresciuto con le canzoni di Vasco perchè ero disperato come lui. Poi ho trovato Luisa e la mia vocazione. Avere una meta può aiutare tutti. Può aiutare i fidanzati, i consacrati, le persone che hanno orientamento omosessuale. Tutti! La castità indica che abbiamo compreso che vale la pena scegliere di agire per il bene, e se necessario in modo diverso da ciò che ci spinge a fare il nostro mondo emotivo.

Alla fine è tutto qui. La nostra vita è fatta di scelte. La mia storia con Luisa è fatta di scelte. Non sempre scelte grandi, ma anche continue piccole scelte. Il fatto di non avere rapporti prima del matrimonio. Pensate che non ne avessi voglia? E’ stata una fatica enorme per me. Eppure Luisa ed io abbiamo scelto di aspettare. Il fatto di non guardare pornografia dicendo di no quando ne avevo voglia. Il fatto di non uscire durante la pausa pranzo con quella collega che mi piaceva. Il fatto di smettere di usare gli anticoncezionali. Per me è stato faticoso rinunciare ad avere rapporti in certi giorni, avevo voglia di usare il preservativo ma ho scelto di fare altro, ho scelto con Luisa quello che faceva bene alla relazione e non quello che volevo.

Se ho avuto la forza di fare tutte queste piccole ma costanti scelte è perchè avevo una meta. Luisa ed io abbiamo sempre cercato di costruire la nostra relazione affinché fosse nella gioia in questa vita e ci aiutasse entrambi ad arrivare pronti alla vita eterna, all’incontro con Cristo.

Ora, sul secondo punto non posso metterci la mano sul fuoco, anzi so di avere ancora tanto da cambiare in me, ma sul primo punto ho sperimentato di aver fatto la scelta giusta. Luisa ed io siamo sposati da vent’anni e la nostra relazione è più viva che mai. La desidero immensamente, la nostra intimità è bellissima, molto più di quando ci siamo sposati. Questo non perchè siamo particolarmente bravi o abbiamo talenti particolari. Tutt’altro. Questo perchè abbiamo fatto la nostra scelta e, ogni volta che abbiamo scelto per il bene e non per la voglia del momento, abbiamo aggiunto un tassello in più alla nostra relazione. Siamo cresciuto un po’ di più. L’amore, come ho già avuto modo di scrivere, è una scelta. Con questo articolo ho cercato di spiegare come questa scelta sia fatta di tante piccole scelte quotidiane. Non è un concetto astratto ma molto concreto ed ordinario. Per questo il nostro essere re passa dal controllo delle nostre emozioni. La libertà non è abbandonarci a tutto ciò che vogliamo fare. Quella è piuttosto una schiavitù. La libertà, quella del re, è fare la cosa giusta. Se sarà piacevole bene, se ci costerà fatica meglio, perchè ci aiuterà a diventare sempre più quell’uomo o quella donna che siamo.

Antonio e Luisa

Tocca a noi!

E’ inutile prenderci in giro: in Italia, paese cattolico e in cui risiede il Papa, la famiglia è sotto attacco da tutti i punti di vista e non ci sono iniziative che la tutelino e si prendano cura dei singoli membri, dalla nascita alla morte. In particolare le pastorali della famiglia sono spesso ferme per vari motivi e non riescono a intercettare e aiutare le persone in difficoltà. Credo che noi cristiani dovremmo darci un po’ una svegliata di fronte a questa sfida storica e soprattutto noi sposi dovremmo impegnarci in prima persona (mettendoci anche la faccia) per cambiare la situazione.

Solo che siamo bravi a delegare, specialmente quando sono necessari sacrifici e tempo, oppure quando rischiamo qualcosa (ad esempio paura di essere derisi/offesi) e questo lo facciamo in tutti gli ambiti, anche nelle amicizie e nel lavoro: quante volte diciamo “Pensaci tu”, oppure “Io non riesco, non ho tempo”. Ci sono cose che non possiamo più delegare, né rimandare: io sono profondamente convinto che nei prossimi anni la trasmissione della fede avverrà sempre più grazie alle famiglie (piccola chiesa domestica) che si troveranno a gestire anche chiese e strutture, vista la mancanza di vocazioni sacerdotali e religiose. Se non siamo noi (per noi intendo tutti quelli che credono nel Sacramento del matrimonio) a testimoniare l’amore con cui Dio ama l’umanità attraverso gesti concreti e tangibili, chi lo deve fare? I sacerdoti? Il Papa? Le suore? No, non è più il tempo di tirarsi indietro: certamente dovremo impegnarci molto e non sarà facile andare contro corrente, ma in questo ci aiutano i santi, che hanno scelto di portare fino in fondo quello in cui credevano, anche se questo li ha portati alla morte.

In particolare a noi separati fedeli probabilmente nessuno punterà mai una pistola alla tempia, come purtroppo accade ogni tanto ai cristiani nel mondo: lo Spirito Santo ci ha condotto su una strada non a caso, ma per un motivo ben preciso, per dare il nostro contributo e la nostra testimonianza, anche se questo potrebbe significare un lento martirio. Io rimango sempre colpito dal fatto che, nonostante la Fraternità Sposi per Sempre sia una realtà piccola e sicuramente contro corrente, arrivano sempre persone nuove (spesso con già un cammino di fede alle spalle); non è così scontato e se non fosse un’opera di Dio, sarebbe già morta da tempo!

Quindi sposi, datevi da fare nelle parrocchie, prendete iniziative, organizzate incontri, momenti di preghiera e di riflessione, inseritevi nei corsi per fidanzati, parlate con i preti, con il vescovo, create relazioni con le associazioni del territorio….insomma, se davvero ci credete, lasciatevi spingere dallo Spirito! Buona testimonianza!

Ettore Leandri (Presidente Fraternità Sposi per Sempre)

In coppia al Rinnovamento nello Spirito

Alessandra ed io abbiamo da poco ripreso i nostri incontri di preghiera, il martedì sera con il gruppo locale del Rinnovamento nello Spirito Santo. Abbiamo partercipato all’incontro di apertura del nuovo anno pastorale, per questo c’è stata la Santa Messa animata da tanti canti, come piace a noi. Lo scorso anno abbiamo partecipato in modo poco frequente, in quanto Pietro era ancora piccolino, ma da quest’anno abbiamo iniziato a portarlo con noi. Certo, mia moglie Alessandra a volte è dovuta uscire con lui perché faceva troppi versetti, ma va bene così. Quest’anno al gruppo si è aggiunta un altra coppia di sposini con una bimba circa del età di Pietro quindi le mamme riescono a intrattenerli e a farli stare calmi quando sono fuori.

Il Vangelo era quello del granello di senape (Lc 17, 3b-6), il sacerdote celebrante, durante l’omelia, ci ha detto che è bello lasciarsi guidare dal Signore, perché noi pensiamo di essere soli nelle nostre scelte e che molto dipenda dal caso, ma in realtà è lui che fa da navigatore alla nostra famiglia. Un Vangelo che sembra scelto di proposito, ma non è stato così. La responsabile del nostro gruppo e questo frate che ha celebrato la Santa messa non si erano messi d’accordo sul giorno in base al Vangelo, il frate aveva libero quel giorno e il gruppo si è adeguato. Non poteva essere scelto Vangelo più adatto.

Durante la predica il sacerdote ha parlato dell’importanza dei laici che si impegnino per portare la loro testimonianza di fede in un mondo che non vuol sentire parlare di Gesù. Ha aggiunto che non basta pregare e cantare, ma che quelle preghiere e quei canti si devono poi trasformare in una lode continua al Signore Gesù nella vita di tutti i giorni con le nostre azioni. La nostra testimonianza sarà quindi vera solo se saremo autentici, non ipocriti e senza artifici.

Tre anni fa abbiamo creato il nostro canale YouTube, era nostra abitudine recitare il Santo Rosario insieme e abbiamo pensato di condividere con gli altri quei momenti di preghiera. Solo di recente abbiamo sentito la chiamata ad essere mandati a due a due, proprio per portare nel mondo un messaggio d’amore, il Suo! Abbiamo offerto quella Santa messa per il nostro matrimonio e la nostra coppia, affinché il Signore Gesù con l’intercessione del arcangelo Raffaele, che invochiamo tutte le sere pregandolo ai piedi del nostro talamo, possa realizzare i suoi magnifici disegni in noi e su di noi. Come diceva Madre Teresa di Calcutta: siamo delle matite nelle sue mani.

Dopo l’esposizione del Santissimo Sacramento, il sacerdote ci ha fatti mettere in fila, (Alessandra con Pietro in braccio) per ungerci con dell’olio che una consorella ha portato con sè dal suo pellegrinaggio in Terra Santa. Mentre il sacerdote mi ungeva per un istante ho chiuso gli occhi perché volevo immergermi nel immagine di Gesù che mi guariva, che toccava con mano tutte le mie ferite per dirmi che sono preziose ai Suoi occhi, che possono diventare strumento di Grazia.

La serata si è conclusa pescando dei bigliettini, modellati con una tecnica ad origani con trascritto il passo del Vangelo che avevamo ascoltato. Tornando a casa abbiamo ripensato alla parole del sacerdote: noi tutti abbiamo conosciuto questa realtà per un motivo ben preciso, non siamo qui per caso – e ancora: per realizzare qualunque progetto occorre prima scavare le fondamenta come per costruire una casa, e le fondamenta sono lo spirito della vita.

Vieni Santo Spirito manda a noi dal cielo un raggio della Tua luce e benedici la nostra coppia affinché possiamo sempre fare la volontà del Padre. Amen.

Riccardo e Alessandra

A volte ci allontaniamo per piccoli errori ripetuti

Prendeteci le volpi, le volpi piccoline che guastano le vigne, perché le nostre vigne sono in fiore. (Ct 2,15)

Si tratta di un versetto tratto dal Cantico dei Cantici. Io e Luisa abbiamo scritto un libro su questo meravioso testo dell’Antico Testamento. Quindi si tratta di un passo che abbiamo già affrontato altre volte nei nostri articoli. Ho scelto di tornarci perchè sono parole troppo belle che offrono davvero una prospettiva importante da cui partire per riflettere sulla nostra relazione. Le piccole volpi sono un’immagine fantastica. Le piccole volpi non sembrano essere un pericolo. Così carine, così piccoline. Eppure proprio le piccole volpi possono distruggere la vigna. Possono distruggere la nostra relazione.

Le piccole volpi sono tutti quegli atteggiamenti che consideriamo in fin dei conti veniali, poco importanti, quasi banali, ma che possono, quando vengono reiterati nel tempo e diventano abitudine, spogliare la relazione di intimità, di complicità e di gioia. Possono allontanarci. Attenzione quindi, non si scherza su queste cose. Vi cito alcuni comportamenti che sono delle vere piccole volpi che attentano la nostra vigna.

Non incoraggiarlo/la mai. Solitamente se ci sposiamo è perchè la persona che abbiamo scelto non ci piace solo fisicamente. Abbiamo anche grande stima di lei/lui. E’ importante il suo parere. Una delle ricchezze dell’essere coppia sta proprio nel poter condividere la gioia e i successi con l’altro/a e trovare una spalla su cui appoggiarsi e magari anche piangere quando ci sono fallimenti o sofferenze. Essere indifferenti a tutto questo, al mondo interiore dell’altro/a non lo/la fa sentire amato/a. Peggio ancora se siamo sempre pronti a criticare gli errori e siamo invece meno attenti a sostenere con una buona parola. Ecco la prima piccola volpe.

Cerca di cambiarlo/la in tutti i modi. Si, l’altro/a mi piace, ma sarebbe meglio se fosse un po’ diverso/a, se cambiasse quell’atteggiamento che proprio non mi piace, se non continuasse a pensare in un certo modo. Insomma se fosse come dico io. Ogni tanto, ammettiamolo, abbiamo la tentazione di fare questi pensieri. Come tutte le persone di questo mondo ha dei difetti. Non basta! Spesso usiamo dei mezzucci per ottenere ciò che vogliamo. Facciamo leva sul senso di colpa. Con il risultato che quando si affronterà una discussione su quel suo difetto l’altro/a si sentirà giudicato/a, non amato/a, attaccato/a, ci vedrà come un “nemico” e non come un alleato. Si chiuderà e fuggirà ogni occasione di dialogo su quell’argomento. Ci terrà nascosti i suoi sentimenti e i suoi errori. Creando di fatto una barriera tra noi e lui/lei. Solo accogliendolo/a nel suo essere com’è senza pretesa di cambiarlo/a l’amato/a sentirà il desiderio di attenuare i suoi difetti. Non per costrizione o sfinimento ma per amore. Ricordate, poi, che se la plasmate a vostra immagine poi non sarà più la persona di cui vi siete innamorati/e. Insistere per cambiarlo/a è una grande piccola volpe. Attenzione. Cacciatela per tempo dalla vostra vigna.

Non dire mai quanto è bello/a e bravo/a. Non so perchè ma esiste un ambito in cui spesso siamo molto avari. Dovremmo dirci più spesso l’uno all’altra quanto siamo belli, quanto ancora ci piacciamo e quanto ci desideriamo. Non dovremmo perdere occasione per fare un complimento. Cose semplici: Che buono il risotto che hai cucinato. Oggi sei proprio bella! Grazie per aver risolto quel problema con la banca, io non avrei saputo da che parte cominciare. Cose molto semplici ma che ripetute nella nostra quotidianità costruiscono la nostra casa comune. Costruiscono la nostra relazione. Invece spesso perdiamo tante occasioni dando per scontato tante cose. Dando per scontato il nostro amore. Questa si che è una piccola volpe enormemente pericolosa. Non a caso nel rito matrimoniale promettiamo di amarci tutti i giorni della vita proprio per evidenziare come l’amore abbia bisogno di essere confermato ogni giorno.

Bastonatelo/a ogni volta che sbaglia. Nella nostra relazione gli errori dell’altro/a ci sono stati, ci sono e ci saranno sempre. D’altronde non sbaglia solo lui/lei. Anche noi ne commettiamo a dozzine. Ci può stare avere delle discussioni e dei litigi ma mai mettere in discussione la persona e il rispetto per la persona. E’ importante riuscire a dividere l’errore da chi lo commette. Solo così potremo essere di aiuto e sostegno. Solo così l’altro/a avrà desiderio e non paura di confidarsi con noi, senza fare l’errore di tenere nascosti i suoi sbagli. Non è perfetto/a. Per fortuna che non è perfetto/a. Come dico spesso a Luisa: grazie a Dio non sei perfetta! Altrimenti come farei a dimostrarti il mio amore se te lo meritassi sempre? Naturalmente vale anche viceversa.

Questi sono dei piccoli comportamenti sbagliati che sembrano, presi singolarmente, banali e sopportabili. In realtà con il tempo possono causare grandi problemi di coppia. Possono portare fino al fallimento della relazione. Cacciate quindi le piccole volpi. Basta poco.

Antonio e Luisa

Maria regina della famiglia ci ha condotto a ritrovarci

Come sapete Barbara ed io ci occupiamo di aiutare fratel Biagio nella gestione della sua missione. Questo ci ha però causato problemi nel tempo. Problemi di coppia, troppe cose da fare in missione tanto da non riuscire mai a trovare il tempo per noi. Tanta stanchezza e spesso anche conflitto tra noi. Parlando con un amico, Antonio con cui collaboro per il blog matrimoniocristiano.org, mi ha proposto di partecipare con Barbara, ad un week end organizzato da Intercomunione delle famiglie con un interessante titolo: Come Sigillo sul Cuore… Un cammino nelle profondità della nostra chiamata all’amore sponsale. Non sapevamo se potevamo partecipare, lasciare il nostro impegno quotidiano, come già scritto siamo due missionari laici, per la Comunità di Speranza e Carità di Palermo che accoglie 600 persone in difficoltà, ma alla fine il buon Dio e il nostro desiderio di metterci in discussione ha prevalso e siamo partiti alla volta di Angolo Terme in provincia di Brescia, dove si teneva il mini-corso.

Arrivato il giorno dell’inizio del seminario, siamo partiti con l’areo da Palermo e siamo arrivati a Bergamo dove abbiamo trovato ad attenderci Antonio, che aveva incastrato tutti in vari impegni per venirci a prendere. Poco dopo in auto siamo andati a prendere la moglie di Antonio, Luisa, e poi insieme ci hanno portato a Ghiaia di Bonate dove nel 1944 ci sono state le apparizioni di Maria Regina della Famiglia. Lì siamo rimasti molto colpiti, un brivido è corso sulle nostre schiene, perché, una volta entrati in questo piccolo luogo di preghiera, nella raccolta cappella vi è un quadro della Madonna molto particolare e ispirato. Maria Regina dal volto sorridente e con la corona in testa, tiene nelle sue mani, chiuse sul proprio petto in modo amorevole, due colombe nere. Antonio e Luisa ci spiegano che le due colombe che guardano in due direzioni opposte, sono il simbolo del conflitto tra sposi, esse però rimangono buone e in pace tra le mani sante di Maria, davanti la corona del rosario che pende dal braccio della Madonna. Tutto in intorno al quadro, dove è raffigurata la Madonna, dei raggi avvolgenti che ci fanno avvertire la presenza di Dio che abbraccia tutti noi e ci protegge, se abbiamo l’umiltà di affidarci a Lui.

Una gioia grande è corsa nei nostri cuori alla vista di questa immagine della Madonna, abbiamo sentito tutto il suo amore per noi, che veglia sul nostro matrimonio. Al nostro matrimonio, sei anni fa, avevamo regalato a tutti i nostri invitati un santo rosario, perché sapevamo che pregare Maria ci aveva unito per donare le nostre vite totalmente ai poveri. La gioia continuava ad essere nei nostri cuori mentre scoprivamo e visitavamo questa cappella, dove vi è un bel quadro della Sacra Famiglia e tanti ex voto di miracoli ricevuti da tanti fedeli che hanno invocato Maria Regina della Famiglia. Antonio e Luisa ci hanno provvidenzialmente chiesto di pregare il santo rosario e tutti insieme lo abbiamo recitato. A seguire ci hanno offerto il pranzo e poi ci hanno fatto conoscere la loro bella famiglia, insomma possiamo dire che ci hanno avvolti nella loro accoglienza amorevole.
La sera abbiamo cominciato a partecipare al mini-corso tenuto dall’equipe di Intercomunione delle famiglie. Da subito si è capito che ci avrebbe fatto molto bene perché le loro erano testimonianze vere che raccontavo le reali difficoltà di ogni coppia di sposi cristiani che decidono di mettersi completamente nelle mani di Dio. E’ diventato subito chiaro che il dialogo, il rapporto con la sessualità erano nodi su cui si intrecciano tutte le famiglie. Luisa, che è ginecologa, ha raccontato alcune semplici dinamiche e nozioni fisiologiche. Ha trattato del desiderio e di come questo sia maggiore per gli uomini per una questione ormonale, di come spesso ci si approcci in modo sbrigativo all’intimità anche nel matrimonio senza imparare a corteggiarsi e a vivere il rapporto in modo graduale come necessitano le donne per arrivare all’eccitazione. Luisa, avendo raccolto tantissima esperienza con le sue pazienti, ci ha raccontato una dinamica molto importante. Quando la donna entra in menopausa si apre una nuova sfida per i due coniugi. Il desiderio sessuale della donna cade a picco. Luisa da un consiglio alle pazienti e indirettamente ai loro mariti: di vivere quella nuova situazione come un invito a corteggiarsi di più. Affinchè il desiderio relazionale possa compensare la mancanza di desiderio ormonale. Tante le perle di saggezza cristiana ed esperienziali che ci hanno donato in questo corso, anche perché nessuno di noi ha avuto un’educazione sessuale né dai genitori, né a scuola, nessuno ci ha insegnato ad essere sposi cristiani. Momenti importanti sono state la Messa, e in particolare un’adorazione eucaristica, a cui il sacerdote, Padre Luca, ha voluto regalarci un momento speciale. Ad ogni coppia di sposi che era inginocchiata, a turno, davanti l’altare, si è messo in mezzo coprendoci con un manto e donandoci parole ispirate dallo spirito santo. Tornati a casa abbiamo fatto nostri i consigli del seminario. Io ho ripreso a corteggiare mia moglie, ad essere più gentile e proprio questa domenica abbiamo recuperato i nostri spazi. Ogni giorno dobbiamo amarci e venirci incontro l’uno con l’altro, con l’ausilio fondamentale di Maria Regina della Famiglia, così resisteremo a tutti gli attacchi del demonio e alle tentazioni per dividerci.
Riccardo Rossi  

Il matrimonio sia tenuto in onore in tutte le cose. E il talamo sia incontaminato.

Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo, se invece muore produce molto frutto” (Gv 12, 24-26)


Era esattamente l’11 settembre 2021, avremmo dovuto presenziare a questo corso che dava il “tutto esaurito”, mentre all’epoca il buon Dio ci volle a dare testimonianza di Sè durante il pellegrinaggio Famiglie della Liguria. Da questa Parola di verità partiva il nostro ringraziamento a Dio, versetto nel quale facevamo memoria di quanto Dio ci avesse voluto bene e di come desse misteriosamente senso alle nostre giornate.


Ad un anno di distanza e con 3 figli piccoli al seguito, sempre più stanchi rispetto all’anno scorso, quantomai assetati di bere alla Fonte d’Acqua Viva, il Signore ci ha fatto la grazia di richiamarci sul Tabor e partecipare a questa edizione di “Come sigillo sul cuore” per darci ulteriore prova della Sua fedeltà. Mio marito ed io siamo differenti, per lui le cose vanno bene in fin dei conti, lui pensa che ci si debba anche accontentare nella vita esaminando ciò che si ha, e questo è corretto in linea di principio. Io invece tra i due, sono quella che sente il bisogno di movimento, di una continua tensione verso l’Alto (e l’altro, il mio prossimo).

Così durante l’adorazione, il Signore non ha indugiato nel donarci una Parola, programmatica a ben giudicare, dalla quale ripartire una volta terminato il corso: “Il matrimonio sia tenuto in onore in tutte le cose. E il talamo sia incontaminato. (…) Infatti Egli ha detto: Io non ti lascerò mai né ti abbandonerò” (Ebrei 13, 4-5). A onor del vero gli argomenti trattati non ci erano nuovi del tutto, ma l’approfondimento di quelli che sono i 5 pilastri del matrimonio naturale (unicità, indissolubilità, fedeltà, fecondità, socialità), la condivisione di coppia e il rimetterci alla presenza di Gesù Eucaristico con il nostro tutto e il nostro niente, ci hanno ridato respiro e parole per saperci ri-definire. L’aver preso consapevolezza poi dell’essere Chiesa, perchè i nostri dolori e le fatiche del quotidiano non son poi tanto distanti da quelli che vivono altre coppie di sposi, ci hanno sempre più aperto gli occhi sull’importanza del quinto pilastro, la socialità, per farci gustare la bellezza e il senso della condivisione nel camminare insieme verso Cristo.

E di questa Chiesa, quale profeta a Suo nome, padre Luca ci ha ridonato un’immagine bellissima del Crocifisso, restituendoci il senso di quel “Svuotò sè stesso” (cfr. Filippesi 2,7) riferito a Cristo e poi a noi sposi, i quali, nell’unione, rendiamo vivo e attuale il sacramento del matrimonio. Spesso, bene, anzi meglio, come ci è stato declinato nei frutti della corte continua, ossia di un corteggiamento perenne, fatto di tenerezza (non tenerume!) e di sguardi, di un amore casto (cioè pulito, libero dall’avidità degli occhi e dai danni della pornografia), che in fin dei conti è davvero quello che il nostro cuore desidera. Fare l’amore in pienezza facendo uso dei metodi naturali per vivere le cose di Dio… da Dio!


Scopo del matrimonio è far felice l’altro e lo esperimento tutte le volte che dò il massimo, per e con amore, anche quando cucino un uovo al tegamino! E come diceva Santa Teresina del Bambin Gesù (la cui immaginetta è la terza volta che prova a fuoriuscire dalla Bibbia, forse forse affinchè io la legga): “Amare è dare tutto, è dare sè stessi!. E se lo dice lei che è patrona delle missioni, sappiamo quale sia la nostra.


E così, con il desiderio di non sprecare tutto il bene seminato e ricevuto in questi giorni, ripartiamo dal nostro quotidiano, grati a Dio per le porte che ci aprirà e le famiglie con cui cammineremo, ben sapendo che lo Sposo è con noi e che Maria ci copre con il Suo manto! Allelujah!

Marina e Antonio

Dove siamo chiamati a stare

Sei dove sei chiamato a stare: questa consapevolezza di essere nella strada di Dio dona una pace veramente autentica. Così è stato per noi, Giada e Giacomo, sposati da tre mesi (dopo due anni di fidanzamento). È stata una celebrazione bellissima: il coro della Gioventù Francescana dove abbiamo camminato, le nostre famiglie, i nostri amici più cari, il sacerdote che ci ha accompagnato. Tutto parlava di festa quel giorno e ne sentiamo il profumo ancora oggi, ancora adesso che nel Matrimonio si è aperta una strada nuova! Eh già, perché il fidanzamento è una cosa, il Sacramento matrimoniale un’altra. Questa novità non possiamo perdercela: altro che convivenza, c’è da custodire con forza il Matrimonio, come uno scrigno da cui estrarre i nostri tesori.
Abbiamo vissuto il periodo da fidanzati in castità. Avete presente il telepass? Ecco, la castità prematrimoniale è un ottimo telepass. Ti fa arrivare prima alla meta, ti fa arrivare meglio. Dimezzi i tempi, abbatti l’orgoglio, le maschere, attraversi le tue ‘selve oscure’ e ti ritrovi a guardare stelle che neanche potevi immaginare. Non è facile, ci vuole tanto coraggio, oggi più che mai (d’altronde, se fosse facile, forse dovremmo farci due domande sulla relazione stessa). L’obiettivo di un fidanzamento è fare verità: capire se Dio ci ha pensati per l’eternità con quella persona, se siamo chiamati a stare insieme oppure se così non è. Da cristiani, la Chiesa già ci propone (da secoli) uno strumento infallibile, decisamente efficace, anche se tanto bistrattato. Noi non avremmo potuto compiere il grande passo senza aver intrapreso questa via, anzi, molto probabilmente le cose si sarebbero complicate. Non è facile fare chiarezza quando ti trovi diviso fra ciò che fai e ciò che il tuo corpo dice. È una specie di stillicidio, per cui con la corporeità ti dichiari dono totale per l’altro, ma con i fatti non ti comprometti fino in fondo.
Con dispiacere, abbiamo visto come la castità prematrimoniale sia una via poco battuta anche dai cristiani
stessi, che sulla sfera della sessualità preferiscono fare orecchie da mercante, scegliendo forse senza discernere. Chissà se sapessero che ricchezza trascurano! Proprio per questo, spesso le coppie cristiane su questa strada sentono tanta solitudine. Ancora di più i single, che si sentono strane chimere per aver abbracciato questa scelta e averla resa un fattore essenziale nelle proprie relazioni.

Da single, anche io ho sperimentato questo doloroso isolamento (reso ancora più acuto dal fatto che proprio in Chiesa non trovavo chi ne parlasse o appoggiasse questa strada!) e come me, sto scoprendo, tanti, tantissimi altri ragazzi e ragazze. La spinta a parlarne e incoraggiare a parlarne ha dato spazio a “Ne senti la voce”, una paginetta Instagram che ho creato prima del Matrimonio e che mi ha permesso di dare sfogo ad un’esigenza sempre più grande, che non riuscivo a trattenere: provare ad annunciare la bellezza della castità (in ogni stato di vita), creando un luogo dove la solitudine non avrebbe trovato posto, sostituita dalla condivisione fraterna. Non vi dico i frutti che sta dando, io stessa ne sono stupefatta: raccolgo tante testimonianze di castità vissuta e ho conosciuto virtualmente persone in cammino, sul serio, che si fidano della Chiesa (perle rare!) e provano davvero a mettere in pratica questa obbedienza.

Spesso mi ringraziano per l’evangelizzazione che sto portando avanti (seppur con tanti limiti): ecco, non ho mai pensato di stare evangelizzando, il mio intento voleva essere puramente diffondere una Parola che la Chiesa proclama da secoli e che ho visto, concretamente, cambiare vite. Eppure è così, ogni tanto mi soffermo a pensarci. Evangelizzare, portare Gesù, incoraggiare l’incontro con Lui, che poi è l’unica cosa che ti cambia la vita (non la castità). Ho messo dunque anche questo progetto nelle Sue mani, perché come è iniziato sulla scia di tante grazie, così finisca quando Egli vorrà. Nel frattempo, ringrazio Dio per mio marito (a cui farò una sorpresa con queste righe!): ogni volta che ti guardo mi stupisco che il Signore mi abbia voluto donare tanta bellezza, dentro e fuori, e non posso che ingraziare per tanta grazia quotidiana.

Giada e Giacomo (Ne senti la voce)

Veniamoci incontro!

Uomo e donna insieme sono una forza della natura. Lo ha detto bene Jovanotti in una sua canzona Il più grande spettacolo dopo il big bang siamo noi, io e te. E’ davvero così. Quella creatura che Dio mi ha posto accanto quanto è bella, quanto è affascinante. E più la conosco e più lo è. Nonostante a volte sia pesante, pedante, mi faccia innervosire, non la capisca. Eppure è bella ma proprio perchè resta un mistero. Più passano gli anni e più è così. Perchè mi permette di entrare in lei, nel suo modo di essere e di pensare ed è molto affascinante. Finito questo panegirico della mia Luisa, che però non è piaggeria ma mi sgorga dal cuore, arrivo all’argomento di quest’articolo. Siamo differenti, vediamo di venirci incontro.

Tra le problematiche più frequenti in una coppia consolidata di sposi ne ho notata una che riguarda davvero tante coppie. Lui e lei si lamentano di due atteggiamenti dell’altro che danno fastidio. Lui di solito ha un lavoro impegnativo. Che porta via diverse ore ed energie ogni giorno. Lei lavora meno fuori e si dedica maggiormente alla cura della casa e dei figli. Alcune volte lavora solo in casa. Non voglio fare degli stereotipi ma spesso è così. Poi ci sono naturalmente eccezioni ma non sono la normalità. Ebbene cosa accade? La moglie ha bisogno di parlare. Non è un capriccio. Ne sente proprio la necessità. Nostra moglie non vuole solo metterci al corrente di quanto è successo, dei problemi, degli impegni ecc. ecc. La donna raccontando la sua quotidianità ci sta raccontando non dei fatti ma come ha vissuto quei fatti. Si sta aprendo emotivamente, ci sta dicendo quello che ha provato, le sue sofferenze, le sue gioie. Nel problema che ci racconta non c’è un fatto ma c’è lei. Così se ci racconta che il piccolo è caduto e si è fatto male ci vuole trasmettere la sua preoccupazione di quel momento e magari la solitudine di dover affrontare quell’imprevisto, seppur piccolo, da sola. Ho fatto un esempio stupido ma vale per tutto. E da noi non si aspetta una soluzione, almeno non sempre, ma che comprendiamo il suo stato d’animo. Si aspetta condivisione ed empatia.

Gli uomini sono diversi. Tornano a casa, dopo una giornata di lavoro, e non hanno nessuna voglia di parlarne. Non credono sia importante farlo. L’uomo tornato a casa ha solo un desiderio: staccare la spina e rilassarsi. Stare un po’ da solo. Entrare in quella che nel gergo si chiama caverna. La mia caverna può essere andare a correre, quella di un altro fare l’orto. Altri guardare una serie su Netflix, leggere, fare una passeggiata, giocare alla play. Ci sono moltissimi modi ma noi uomini abbiamo bisogno della caverna.

Cerchiamo quindi di venirci incontro. Prima di tutto accettando che siamo differenti e che abbiamo necessità differenti. Come accettarlo? Nel dialogo di coppia. Diciamocelo quello di cui abbiamo bisogno. L’altro non ci arriva da solo. Poi, se è vero che ci vogliamo bene come diciamo, rispettiamo le nostre necessità. Se lo sappiamo sarà più semplice farlo. Luisa sa che quando torno a casa ho bisogno di tranquillità. Ed io so che non posso approfittarmene. Non posso stare troppo nella mia caverna. Poi vi assicuro che noi maschietti saremo molto più predisposti ad ascoltare. Lo dobbiamo fare perchè lei ne ha bisogno. Anche se ci dice sempre le stesse cose. Capito? E senza guardare ne frattempo il telefono o la tv. Attenzione e condivisione. Così vi assicuro che avrà anche più desiderio di fare l’amore. Vi conviene!

Coraggio non è sempre facile vivere con quella personcina che avete accanto ma è meraviglioso. Non la cambierei mai per farla simile a me. Sai che noia sarebbe!

Antonio e Luisa

Un Dio che si rispetti non mi può volere infelice.

Oggi permettetemi un articolo un po’ diverso dal solito. Mi sono immaginato il cristiano medio italico davanti al matrimonio. Ho provato a ragionare con la mentalità del nostro tempo. Non che io mi creda migliore. Semplicemente ho avuto la grazia di incontrare persone che mi hanno fatto capire e una moglie eccezionale. Altrimenti sarei anche io dentro questo modo di pensare. Ne è uscito un quadro direi desolante dove il sacramento non è che un rito senza sostanza. Dove love is love. Finchè c’è il love naturalmente. Dove la promessa non sono che parole vuote, dette senza consapevolezza. Quanti si sposano davvero convinti di voler restare sempre e comunque, anche se l’altro li abbandonasse? Credo molto pochi.

Ho appena finito il corso prematrimoniale. Una rottura di scatole. Non vedevo l’ora finisse. Non ci ho capito nulla. Certo che ne hanno dette di cose. Ho solo una domanda: perchè mi devo sposare in chiesa? No perchè non so se ne vale davvero la pena. L’amore cristiano è davvero qualcosa di strano. Questo Gesù che per amore di gentaglia che non merita nulla, che lo tradisce, si lascia umiliare, picchiare e addirittura uccidere sulla croce. Lo fa per amore e, secondo la nostra fede, attraverso questo amore che viene offerto a chi ne è indegno, redime e salva il mondo. E’ ben strana questa cosa. Non è finita qui. Fosse solo questo. Gesù pretende che anche noi facciamo altrettanto. Chiede ad ognuno di noi di amare in quel modo. Ma siamo matti! Un Dio che si rispetti non mi può volere infelice. Figurati se il matrimonio può essere una croce. No! Non se ne parla. Se non sono felice mollo tutto e cerco altrove. D’altronde Dio a cosa serve? A rendermi felice. E allora come la mettiamo?

Il bello è che chiede proprio a noi sposi di amare così. Lo chieda ai suoi preti! E invece no. Lo chiede in particolare a noi sposi. Bella fregatura insomma averci appioppato il compito di essere icona di Dio, immagine del Suo amore. E si! Come se io fossi un povero cretino che accetta di salire in croce per amore. Scusa Gesù nessuna allusione a te, sia chiaro. Tu puoi, sei Dio, ma io sono un povero uomo. Io voglio essere felice, mi accontento di poco. Vorrei trovare una donna che mi faccia stare bene, che sia disponibile, che quando ho voglia faccia l’amore con me, che mi cucini bene, che mi lasci guardare le partite di Champions senza chiedermi di aiutarla a piegare le lenzuola (sembra lo faccia di proposito, arriva sempre in quel momento). Insomma voglio una donna che mi dia tutto quello che mi manca senza rompere troppo. Non voglio stravolgere la mia vita.

L’amore non è forse questo? Stare bene insieme. Naturalmente stare bene insieme significa che sto bene io. D’altronde l’amore è quella cosa che non puoi governare. Ti viene e così come è venuto se ne va. Non ti amo più, non sento più nulla. Non è colpa mia. Forse è colpa tua che non sei più quella di prima. Non sei quella che credevo tu fossi. Sei sempre insoddisfatta, dici che non ti faccio sentire amata, che non mi prendo cura di te. Cosa pretendi? Devo lavorare e poi lasciami respirare un po’. E poi la dico tutta, è passato qualche anno e non sei più così bella. Non hai più quel seno sodo, è diventato un po’ cadente. E in viso si vede qualche ruga e in testa i capelli bianchi. No non va bene così! Merito di meglio. Ho provato a volerti bene ma proprio non riesco più. Meglio lasciarci.

Non so a voi ma questa breve descrizione a me è sembrata un incubo. Eppure la mentalità di oggi è questa. Ho esagerato, ne ho fatto una descrizione caricaturale, ma è così che il mondo ci porta a pensare. Io, io e poi ancora io. Il MIO matrimonio è buono fino a quando l’altro MI fa stare bene. Il matrimonio è uno strumento come altri per il MIO benessere psicofisico. Come spesso è la fede. La fede va bene finchè mi dà qualcosa. Così il matrimonio. Se le difficoltà sono maggiori rispetto alle gioie e allora non ne vale la pena. Ci devo guadagnare. Se trovo di meglio perchè no?

Perchè invece il matrimonio cristiano è diverso, è diventa davvero un mezzo di salvezza? Badate bene non ho detto di gioia. Non ho detto gioia perchè il matrimonio può anche essere causa di sofferenza e di dolore. La croce è li a ricordarcelo. Ho detto DI SALVEZZA! Il matrimonio cristiano ci permette di imparare a donarci. Ci permette di non avere una vista miope. Il miope vede benissimo gli oggetti vicini, sè stesso, ma fa fatica a mettere a fuoco l’altro, la persona amata. Ecco il matrimonio è come se fosse un paio di occhiali che ci permette di focalizzarci sulla persona che abbiamo accanto e sul suo bene. Prima del nostro. E questo cambia la vita, la vita dell’altro che si sente amato in modo gratuito ed incondizionato e anche la mia che in quel dono imparo ad essere chi sono davvero e in quel dono incontro Gesù. Capite che cosa grande è il matrimonio? Uscendo da me stesso trovo chi sono davvero.

Ecco se per voi il matrimonio non può mai essere croce, non sposatevi in chiesa. Convivete, sposatevi civilmente ma non in chiesa. Stareste facendo solo una sceneggiata. Il sacramento ti chiede di amare tutta la vita. Come fate a prometterlo se non pensate che l’amore che date all’altro e a Dio sia un atto di volontà prima che un sentimento, e che a volte significa abbracciare la croce. Sposarsi in Cristo è rischioso ma nulla riempie la vita come dare tutto per amore.

Antonio e Luisa

Riaccompagnati e risposati. Il punto di vista di uno sposo abbandonato e fedele.

Oggi voglio parlare di un argomento spinoso, che ha diviso e divide purtroppo molte persone all’interno della Chiesa: la comunione alle persone riaccompagnate o risposate, che poi spesso sono i nostri coniugi.

Io credo che una discussione su questo tema sia sbagliata, perché l’obiettivo non è fare la santa comunione, ma andare in Paradiso. Quindi si tratta di capire quale sia il bene dell’altra persona e quali aiuti possa avere per crescere. Nel 2016 nella mia diocesi (Arezzo) avevamo organizzato un cammino pastorale per i riaccompagnati e risposati: mi ricordo che al primo incontro erano tanti e dopo circa mezz’ora uno di loro alzò la mano e chiese se avrebbero potuto fare la comunione; la risposta del sacerdote fu negativa e dalla volta dopo non è venuto più nessuno.

E’ chiaro che se si considera la santa comunione  un diritto e non un dono immeritato, si parte subito male: spesso sento dire “Dio è venuto per i peccatori”, è verissimo, ma non esiste nessuno al mondo che si “meriti” la comunione: ricevere Dio, ci rendiamo conto? Neanche se facessi il missionario o pregassi ininterrottamente tutta la vita! Perché quello che ho ricevuto è molto superiore a quello che potrei contraccambiare. Quanto vale un mio respiro o un battito di cuore? Quanto sarei disposto a pagare per una giornata in più di vita?

Su Amoris Laetitia, nel famoso capitolo ottavo e nelle note è scritto che in alcuni casi i risposati e riaccompagnati possono ricevere i Sacramenti: la cosa non mi disturba, anche perché viene sottolineato che dovrebbe avvenire in seguito ad un cammino in cui si riconosce di aver sbagliato e si vanno a migliorare i rapporti verso il coniuge e i figli e non è un “tana libera tutti”. Io vorrei che tutti andassero in Paradiso e se la comunione può aiutare un fratello, ben venga! Non siamo mica a scuola in cui c’è invidia verso chi viene promosso con un aiuto da parte dei professori. Qui stiamo parlando di vita eterna e d’altra parte la parabola dei 10 talenti mi sembra chiara: alla fine della giornata chi ha lavorato tutto il giorno prende quanto chi ha lavorato 1 ora soltanto. E’ ingiusto o siamo felici perché nostro fratello ha ricevuto anche lui la nostra stessa paga? L’amore è ingiusto, altrimenti si chiama commercio o amore prostituito, io ti do una cosa e tu me ne dai un’altra.

Dio è misericordia e nessuno di noi potrà andare in Paradiso senza la Sua Misericordia, nessuno, nemmeno il Papa: è un dono, un regalo. Ma è altrettanto vero che io non posso dare una pacca sulle spalle a mio fratello e dirgli fai quello che vuoi, tanto Dio ti perdonerà tutto, perché non cambierebbe niente. Io non so se andrò in Paradiso, lo spero tanto, ma di sicuro ho ricevuto tanto e sono chiamato a dare tanto. Probabilmente un mio fratello che ha vissuto in un altro Paese, magari non cattolico, che non ha  avuto genitori cristiani, non ha incontrato santi sacerdoti come me, sarà chiamato a fare molto meno. Io cerco di seguire il Vangelo e la strada (stretta) che viene indicata, (e sul matrimonio Gesù non avrebbe potuto usare parole più chiare), ma è probabile che per altre strade si giunga alla stessa meta; ma io non posso certo saperlo e neanche mi azzardo a esprimere giudizi o a dare consigli.

Infine una cosa che nessuno dice, ma che secondo me è molto importante, sono le conseguenze sui figli e sui giovani: già sono duramente provati e feriti per la separazione, che testimonianza vogliamo lasciare loro? Attenzione al messaggio che può passare. Se le persone riaccompagnate possono accedere ai Sacramenti, allora due giovani che si vogliono bene, sono fidanzati e fanno l’amore prima di sposarsi, fanno qualcosa di meno grave, perché non hanno promesso amore eterno davanti agli uomini e soprattutto a Dio (Se si tollerano e giustificano rapporti sessuali con altre persone e con un Sacramento valido, allora si tollerano e giustificano a maggior ragione tutti i rapporti sessuali al di fuori del matrimonio). Quando andiamo a ricevere la santa comunione dovremmo avere i brividi, cosa che non mi capita e anzi, quando mi sento “a posto”, cerco di ricordarmi che le prostituite mi passeranno davanti nel Regno dei cieli e così mi ridimensiono.

Ettore Leandri

Pellegrini per fare esperienza della Bellezza

Da bambina andavo ogni estate in vacanza in Valle Vigezzo, trascorrevamo le vacanze a Santa Maria Maggiore, ma la messa della domenica era rigorosamente al Santuario di Re.

La storia della Madonna del Sangue risale al 1494, più precisamente alla sera del 29 aprile quando due amici scendendo dalla valle si recarono alla Bettola di Re per andare a svagarsi, ma il vino era come le ciliegie per loro, un bicchiere tirava l’altro e così, ormai alticci, decidono di sfidare altri giocatori al gioco della Piodella che consiste nel lanciare un sasso (la piodella) contro un tronco di legno per far cadere delle monete.

Uno di loro perde al gioco, si arrabbia e lancia il sasso contro l’immagine della Madonna, i giocatori scappano. Nel mentre arriva un signore che era solito passare di lì e toccare l’immagine della Madonna come segno di devozione e si rende conto che la Madonna stava iniziando a sanguinare, la notizia si sparge in fretta, vengono suonate le campane e chiamato il parroco che raccoglie in un calice il sangue della Madonna, i paesani asciugano il sangue con delle pezze ancora oggi conservate nella reliquia del santuario.

A Re sono custodite due pergamene antiche che testimoniano che il miracolo è veramente avvenuto, ma la testimonianza più viva sono i tanti pellegrini che giungono ogni giorno in questo santuario. Riccardo ed io abbiamo scelto di fare questo pellegrinaggio per rendere grazie alla Madonna per i tanti doni ricevuti e chiaramente anche per presentarle le nostre fatiche e sofferenze.

A Re sono presenti una sfilza di fiocchi nascita per grazia ricevuta, ci sono stati il mio e quello di mio fratello e adesso quello di nostro figlio Pietro. Abbiamo camminato per 16 km in totale. Mio marito era instancabile, d’altronde un alpino (è stato militare per un periodo) resta sempre un alpino, io (non essendo abituata a praticare sport) arrivata a Malesco avevo male dappertutto. Salire e scendere pendii ripidi è molto faticoso.

Abbiamo recitato il Santo Rosario e la preghiera al Cuore Divino di Gesù sia al andata che al ritorno. Una volta arrivati a Re il mio cuore scoppiava di gioia, questo pellegrinaggio è stato anche una bellissima metafora della vita, la preghiera ha alleggerito i miei sforzi, la mano di mia marito mi ha dato sicurezza e la fede mi spingeva a credere che c’è la avrei fatta e continuare a camminare. La preghiera mi faceva sentire meno pesanti i chilometri sotto i piedi.

Ci siamo confessati, abbiamo partecipato alla Santa Messa, ma non ero sicura di riuscire a tornare a piedi, ero tentata di prendere il trenino, ma lo avevo promesso alla Madonna e dovevo farcela! Mio marito è andato in farmacia a comprarmi dei cerotti per le vesciche sui piedi (se pur ho indossato scarponi da montagna mi sono venute lo stesso) e si è inginocchiato all’inizio del percorso per mettermeli sui piedi.

Abbiamo ripreso a camminare stanchi anche per il sole che picchiava parecchio quel giorno (eravamo partiti alle 14:00) parte del tragitto era in pineta e li abbiamo lodato il Buon Dio per la brezza frizzantina e le meraviglie del creato, ma poi arrivati a Malesco abbiamo dovuto proseguire sotto il sole e li abbiamo offerto con il cuore quella fatica: Maria Santissima offro a te queste fatiche in segno del mio amore e della mia devozione per te.

Dio incidenza ha voluto che proprio quando siamo arrivati a Re era appena arrivato un grande gruppo di pellegrini e hanno aperto la reliquia contenente il sangue della Madonna. È stata una grande Grazia perché non viene aperta spesso. È stata un esperienza meravigliosa, ci ha riempito il cuore di gioia, di forza vitale, è stato come abbracciare la Madonna.

Alessandra e Riccardo

15 anni di matrimonio sono pochi?

Il matrimonio è una tappa, non scontata, nella vita di una coppia. Non scontata, perché d’avventure e disavventure possono succederne a iosa. E, non sempre, si ha il desiderio, il coraggio di prender questa barca e remare, oltrepassando, insieme, gli anni per giungere alla meta. E poi qual è la meta di un matrimonio?

Ognuno può avere le sue idee. Si può filosofeggiare sull’argomento, prendere sottomano dei riferimenti teologici, la Sacra Scrittura, il pensiero dei santi, o di emeriti scrittori e pensatori. Eppure, la verità è, in questi casi, spesso soggettiva. E tale verità dev’essere pure libera. Non possiamo, cioè, sindacare le scelte di Tizio o Caio. Perché ognuno forgia su sé stesso il suo vestito matrimoniale, il suo stile di vita coniugale.

Quante coppie “litigarelle” conosciamo? Si amano, forse, meno di chi sta sempre in pace? Io e Davide siamo, così, dei bei tipi, dal punto di vista caratteriale. Eppure, riconosco come sia una delle persone migliori incontrate nella mia vita, la prima sulla faccia della terra con cui ho avuto modo di dissertare a lungo di tutto, e di crescere insieme, nel bene e nel male, nella salute e nella malattia, nella gioia e nel dolore. Abbiamo tre figli e siam arrivati a quota 15, di anni insieme, A voi, dei nostri piccoli flash sul tema, scritti separatamente e poi legati, come in una sorta di puzzle; come due facce di una stessa mela, facenti parti dell’albero maestro: Dio Padre che, sempre, fa capolino con le sue fronde e ci scuote, ci parla, consiglia, ammaestra, ama sempre per primo.

Patrizia. Auguri a me e Davide, che compiamo 15 anni di matrimonio. Ma senza Dio, i figli, e gli amici fidati, saremmo, probabilmente, diversi, peggiori. La salvezza di una coppia non può dipendere, infatti, dalle sole proprie forze. Non credo possano esistere donne e uomini perfetti, amabili, esenti da difetti.

Davide. Auguri all’amore della mia vita che mi ha insegnato cosa significa amare con la A maiuscola, come le scrissi in una delle mie prime lettere.

P. Ricordo bene quella lettera… Anch’io, chiesi a Dio quando conobbi mio marito, nell’istante preciso che mi diede il primo bacio: “Insegnami ad amare, non per come ho sempre fatto, ma per come è giusto che sia“. Perché la vita di una coppia è un venire, di certo, a compromessi, un lasciarsi andare ma anche morire vicendevolmente (facendo morire, ogni volta, l’uomo vecchio) per amare davvero, per amare l’intero.

D. Già, perché il mistero dell’amore scambievole si rinnova giorno dopo giorno, istante dopo istante. Delle volte, appare come irrealistico, utopico, ideale, altre come l’insostenibile leggerezza dell’essere.

P. Prima di scoprirsi innamorati, ci si riconosce fra la folla, nel chiacchiericcio banale, si comprende d’essere simili.

D. Ma se confrontiamo il nostro “essere individuale” con l’“essere l’uno per l’altro” si scopre la meravigliosa sensazione dell’”io” che ha necessità del “noi” per divenire sponsale.

P. Ma quante volte occorre cadere prima d’arrivare al traguardo? E poi, quale sarà il traguardo? Il traguardo per la sottoscritta è trovare sè stessi, aiutarsi reciprocamente nel cammino di miglioramento interiore. Perché nasciamo come creature uniche agli occhi di Dio. Il nostro esserci al mondo, è, cioè, indipendente dalla coppia. Ma è pur vero che si può divenire più fecondi insieme. E non solo per via dei figli, ma perché in due si diventa amanti, compagni, amici. Si sperimenta quell’amare il prossimo tuo come te stesso, quel perdonarsi, e incitarsi a vicenda alla ricerca della serenità/felicità che deve riguardare poi ogni persona attorno a noi.

D. E anche se delle volte capita che con la nostra irruenza o istintività primordiale, si possa arrecare dispiacere nell’animo altrui e, in particolare, al proprio coniuge, con l’Amore e con la fede che ci guida siamo qui, oggi, con voi, a testimoniare, con gioia, la nostra unione contratta dinnanzi a nostro Signore il 5 settembre 2007.

Patrizia e Davide

Da dove nasce il vostro desiderio?

Abbiamo ricevuto una domanda qualche settimana fa. Ho già risposto personalmente a chi ce l’ha fatta, ma credo sia importante rifletterci insieme. Perchè è inutile nascondere che il dubbio di questa persona è comune a tanti. Veniamo alla domanda. Il quesito è stato posto da una donna sposata da alcuni anni con figli. Quindi si tratta di una relazione solida e duratura. Il marito le sta chiedendo insistentemente da un po’ di tempo di ravvivare il rapporto intimo con l’introduzione di alcuni sextoys e travestimenti. Lei non si sente di farlo perchè le sembra qualcosa di svilente e che non la fa sentire bene e ci chiede se moralmente l’ausilio di questi strumenti possa essere ammesso oppure no. Mi sono confrontato anche con padre Luca prima di rispondere. Quindi mi sento abbastanza certo della posizione che vi propongo.

Iniziamo con il dire la prima cosa fondamentale: anche se una pratica è lecita se non è gradita ad entrambi non è da fare. Quando ci capita di parlarne privatamente gli sposi che ci contattano, Luisa ed io siamo sempre netti su questo. Mai obbligarsi a fare qualcosa che non ci piace per le insistenze dell’altro. Perchè poi si rovina tutto quel momento di intimità. Non ci sente capaci poi di abbandonarsi all’altro e ci si irrigidisce. Capite il problema? Quindi la risposta alla follower è già chiara: dire di no. Ma ora affrontiamo un discorso più generale. Cosa dice il catechismo?

Gli atti coi quali i coniugi si uniscono in casta intimità, sono onorevoli e degni, e, compiuti in modo veramente umano, favoriscono la mutua donazione che essi significano, ed arricchiscono vicendevolmente in gioiosa gratitudine gli sposi stessi (CCC2362)

Ci sarebbe da fare dei distinguo perchè i sextoys sono tanti e diversi e si dovrebbe magari valutarli in modo diverso l’uno dall’altro. Restiamo però sul generico. Io sinceramente ho qualche dubbio che far travestire mia moglie da dottoressa sexy (è solo un esempio) possa essere considerato degno. Lo stesso se decidessi di usare manette o stimolatori vari. Ma questo, potreste obiettare, potrebbe essere una mia personale sensibilità perchè sono particolarmente bigotto e represso. Quindi decidiamo pure che invece si possa fare. Alla fine la scelta è lasciata ai due sposi. Seguitemi nel ragionamento. Sappiamo bene che il rapporto sessuale tra sposi per essere moralmente buono deve avere due caratteristiche: deve essere unitivo e aperto alla vita. Quindi non ci dovrebbe essere peccato se il tutto rientra nei preliminari e poi il rapporto dovesse terminare con la penetrazione e con l’eiaculazione in vagina. L’apertura alla vita è preservata. Ho qualche dubbio sull’unione. E’ davvero un rapporto unitivo?

Cosa non funziona? E’ una scorciatoia. Una scorciatoia che evita di andare al nocciolo del vero problema. Dove nasce il desiderio che mi spinge a ricercare mia moglie o mio marito? Che rimanda poi ad un’altra domanda: con chi mi voglio unire? Con mia moglie? Con mio marito? Con le mie fantasie? Qui casca l’asino. Spesso chi sente il desiderio di usare certi aiutini è perchè non desidera l’altro. C’è aridità nel cuore.

Il desiderio, quello buono, quello che fa bene, quello che permette di vivere in modo sano il rapporto, non nasce dalle fantasie che ho nella testa. Quelle fantasie sono spesso frutto della cultura pornografica da cui mi sono abbeverato. Quello è un desiderio prettamente fisico ed egoistico. Non credo si possa neanche chiamare desiderio. E’ un’eccitazione. Ho visto delle immagini che mi hanno eccitato e che voglio ripetere con l’altro. Non sto cercando la comunione ma sto cercando di mettere in pratica delle fantasie. E’ unitivo una intimità così? Io ho qualche dubbio.

Sappiamo bene come il primo organo sessuale sia il nostro cervello. In realtà il cervello dovrebbe essere accompagnato dal cuore. Se ho bisogno di sextoys o di fare fantasie per desiderare un rapporto con l’altro forse c’è qualcosa che non va. Perchè fuggire dalla realtà? Perchè non mi basta quella donna o quell’uomo così come è?

So benissimo che costa fatica, ma il desiderio deve nascere dal cuore. Cosa voglio dire? Deve nascere dalla relazione, dalla cura reciproca, dalla tenerezza, dal mettere l’altro al centro delle nostre attenzioni tutti i giorni Non solo quando vorremmo unirci in intimità. Sempre. Solo così può nascere quel desiderio buono di vivere concretamente la comunione e la fusione delle nostre persone attraverso l’unione dei corpi.

So già le obiezioni. Me le hanno fatte tante volte: se non si cambia, se non si mette un po’ di pepe e si introduce qualche novità, l’intimità dopo tanti anni diventa scontata, monotona e noiosa. Per quello non si ha più voglia. Scusatemi la franchezza ma sono tutte balle. Se il matrimonio è curato, se la relazione è messa al centro, se c’è l’impegno di entrambi di donarsi ed accogliersi durante tutta la giornata (abbracci, dialogo, carezze, servizio, esserci, ascolto, ecc), beh allora non si ha bisogno di sextoys per rendere un rapporto appagante. Perchè non è vero che è sempre uguale. Noi siamo sempre diversi, la nostra storia insieme si arricchisce continuamente di tante cose belle o brutte che condividiamo, la nostra relazione è sempre più piena e ricca. Quello che cambia non deve essere il modo di farlo, ma l’amore che ci mettiamo dentro. L’amore va curato e fatto crescere.

Usare sextoys forse non è peccato, almeno non sempre, ma è una scelta al ribasso. Sicuramente nasconde un pericolo: quello di prendere la scorciatoia ed unirci non con l’altro ma con le nostre fantasie. Certamente è una modalità molto più facile e molto meno impegnativa, ma anche alla fine triste, che non lascia nulla dopo. Il piacere quello vero non viene solo da una contrazione muscolare come è l’orgasmo ma viene soprattutto dalla comunione profonda che possiamo sperimentare se viviamo bene la nostra intimità. Un piacere questo che lascia una forza e un benessere che durano per giorni. Un piacere che non è solo fisico ma spirituale. Quindi, il mio consiglio è questo: lasciate stare i sextoys ed impegnatevi a fondo a corteggiarvi. E’ faticoso ma ne avrete indietro il centuplo quando farete l’amore.

Antonio e Luisa

Riconoscere per essere riconoscenti

Riconoscere e riconoscenza. Ieri mentre ascoltavo l’omelia del sacerdote mi è venuta questa riflessione. Solo un breve flash ma che ho deciso di sviluppare con questo articolo. Perchè mi sembra importante, alla luce della mia esperienza di sposo e anche alla luce di quella di tante persone con cui ho avuto modo di dialogare in questi anni. E’ importante saper dire grazie sempre.

Spesso non è così! Spesso, parlo anche per me, è più facile soffermarsi sui difetti dell’altro. Riconoscere i suoi difetti e i suoi limiti non serve a rendermi la vita più semplice e il matrimonio più bello. Serve solo a creare in me un atteggiamento sbagliato, l’atteggiamento di chi tollera una situazione che in realtà non va bene. L’atteggiamento di chi è concentrato su ciò che non va. Alla fine non si è più capaci di dire grazie per tutto ciò che di bello invece c’è. Si crea una mentalità che diventa poi pregiudizio e giudizio.

Invece c’è un antidoto a tutto questo. E’ importante saper ringraziare Dio per tutto ciò che abbiamo. Che non è mai poco anche nelle situazioni più difficili. Non voglio dire che gli errori e i peccati dell’altro non vadano visti, che si debba fare finta di niente. No, anche questo sarebbe nascondere un problema che prima o poi esploderebbe in qualche modo. Significa altro. Significa spostare l’attenzione dai limiti della persona che abbiamo accanto ai nostri. Sì, anche noi commettiamo tantissimi sbagli ogni giorno. Dite di no? Pensate solo anche a tutte le omissioni che commettete. Tutte quelle occasioni che avremmo potuto amare, donarci, servire, prenderci cura, dire quella parola, fare quella cosa e non l’abbiamo fatto. Sono tantissime ogni giorno. Io ho smesso di contare le mie.

Spostare l’attenzione sui nostri errori e sull’amore grandissimo, gratuito, fedele, incondizionato, infinito e personale che Dio ha per ognuno di noi. Dio mi ama così, con tutti i miei pregi ma anche con tutte quelle parti che nascondo perchè non mi piacciono. Mi ama nonostante i miei peccati, i miei errori, le mie mancanze, le mie omissioni. Mi ama e mi vede come la persona più meravigliosa che ci sia. Questo cambia tutto. Se riusciamo a spostare l’attenzione dai suoi difetti ai nostri e all’amore che Dio, nonostante questi, ci regala, diventa più semplice accogliere nostro marito e nostra moglie. Anche quando non si comporta come vorremmo, anche quando ci ferisce e ci fa del male con le sue parole e il suo comportamento. Perchè i suoi difetti restano evidenti, ma non ci fanno più così male perchè non sono il centro del nostro cuore. Il centro è lasciato alla nostra relazione con Gesù. Solo così, mettendo dei confini al male che l’altro ci può fare, saremo pronti ad amarlo per quello che è perchè saremo liberi di farlo senza pretendere nulla da lui/lei.

Riconosciamo la nostra piccolezza per essere capaci di riconoscenza e di aprirci ad un amore libero e incondizionato.

Antonio e Luisa

I cristiani sanno cos’è il matrimonio?

Volevo ragionare con voi su una questione che ho affrontato pochi giorni fa con alcuni amici. Questo amico raccontava di essere andato con la moglie a dare testimonianza in una parrocchia e alla fine il parroco lo aveva ringraziato si, ma senza mancare di fare una velata critica. La proposta offerta dai miei due amici era troppo alta, necessitava di fede che non tutti avevano. Ora la domanda viene spontanea: non si può parlare della proposta cristiana sull’amore neanche in parrocchia? Se non lì dove?

Luisa ed io ci siamo trovati d’accordo con questa coppia sul fatto che spesso le persone, che anche vivono in un contesto cristiano, nella parrocchia, negli oratori o in gruppi e movimenti, in realtà sanno poco o nulla della morale cristiana e di cosa significa il matrimonio. Anche i corsi per i fidanzati di preparazione al matrimonio sono spesso incompleti, non arrivano quasi mai al cuore del matrimonio. Non so perchè. Perchè è così difficile spiegare cosa è un sacramento? Perchè è così difficile andare oltre la relazione umana? Si invitano psicologi, medici, avvocati o altri professionisti. Ma per queste cose, per fare andar bene una relazione sul piano umano non serve il sacramento. Basta il nostro impegno. Sono tutte cose fondamentali. Non lo nego. E’ importante conoscere determinate dinamiche relazionali e le norme giuridiche e sociali che caratterizzano l’istituto matrimoniale. Ma dove sta Gesù in tutto questo? Chi prepara queste coppie crede davvero che Gesù sia determinante? A volte mi viene il dubbio. Quando i fidanzati arrivano alla fine del percorso di preparazione sanno rispondere alle domande davvero fondamentali? Hanno capito la differenza tra la convivenza, che tanti di loro già vivono, e il matrimonio? Sanno cosa stanno per fare?

Ho come la sensazione che per tanti cristiani il matrimonio in chiesa sia solo la ciliegina sulla torta. Sia dare una spolverata di religiosità a una relazione che in realtà è fondata solo sulla forza dei due. Gesù cosa c’entra in tutto questo? Quando. nei nostri seminari, raccontiamo le basi della spiritualità di coppia e del sacramento del matrimonio, ci rendiamo conto che spesso mancano le basi. Tante coppie, tutte coppie che hanno una vita cristiana, senbrano sentire per la prima volta quello che noi diciamo loro. Poi è chiaro il motivo per cui anche tanti matrimoni sacramentali finiscono male. Gli sposi hanno molte carenze e lacune, non sanno tante cose. Si fraintende quindi il significato. Come si direbbe per un’azienda si fraintende la mission. Il matrimonio non ci è dato per poter avere tutto ciò che ci manca: affettivatà, intimità, cura ecc. Non ci deve completare. Altrimenti non capiamo tante cose. Il per sempre, ad esempio, diventa una richiesta non del tutto compresa e accettata spesso solo a parole, ma non nel cuore. Perchè devo stare con lui/lei se non sto più bene come prima? Il centro sono io. Se non mi rende felice è giusto quindi lasciarlo/la. Il sacramento è qualcosa che prima di tutto mi deve dare, come del resto la fede. Per tanti non è la strada verso la santificazione. Non è il luogo dove incontrare Cristo. Perchè altrimenti si dovrebbe mettere in conto la croce e per tanti non è concepibile. Capite il fraintendimento? Se lo scopo del matrimonio è che mi renda felice rischio seriamente di partire molto male.

In realtà lo scopo principale del matrimonio non è quello. Io non devo trovare la felicità nelle relazioni umane. La felicità quella vera viene solo da Dio. Tutto il resto è precario. Non posso affidare tutto il mio bisogno di infinito amore ad una creatura che per quanto possa essere bella e brava è comunque imperfetta e limitata. La persona che abbiamo accanto sbaglia di continuo e ci farà soffrire alcune volte con il suo comportamento e i suoi sbagli. Certo accolgo con gioia e riconoscenza tutte le cose belle ma non fondo su di esse la fedeltà alla promessa. E allora? Cosa è il matrimonio cristiano? Il matrimonio è quella relazione dove abbiamo la possibilità di imparare ad uscire da noi stessi, dove in una scelta radicale (INDISSOLUBILE, FEDELE E UNICA) e incondizionata (NON DIPENDE DA COME SI COMPORTA L’ALTRO) troviamo chi siamo. Siamo creature fatte ad immagine di Dio. Solo nel momento in cui ci doniamo completamente possiamo fare esperienza di chi siamo e trovare senso a tutto. Il matrimonio è fatto per dare tutto e nel dare tutto trovare Gesù. Per questo è un sacramento. E’ una vocazione e un sacramento. VOCAZIONE che non è altro che il modo che abbiamo per rispondere ad un amore tanto grande che Dio ci offre gratuitamente e personalmente e SACRAMENTO perchè sa che noi siamo troppo piccoli per potere amare così e ci aiuta con la Sua presenza e la Sua grazia. Quanti lo sanno? Quanti sanno, o meglio sono cosapevoli, che il giorno delle nozze, con quella promessa solenne fatta in chiesa, si stanno donando non solo allo sposo o alla sposa, ma a Dio stesso che entra in quella relazione benedetta e sacralizzata? Dio che resta lì anche se uno dei due dovesse andarsene.

Poi certo, se non si è consapevoli di tutto questo e le cose non funziano più, la risposta che le coppie cristiane riescono a trovare è la stessa solita e povera risposta che trova qualsiasi altra coppia di conviventi e di uniti civilmente: la separazione. C’è bisogno di un nuovo annuncio, anche tra i cristiani. E’ brutto doverlo constatare, ma anche gli sposi cristiani hanno bisogno dell’annuncio di pienezza e di bellezza che il matrimonio sacramento racchiude dentro di sè. Coraggio non puntiamo il dito contro nessuno, assumiamoci la responsavbilità personalmente noi coppie che abbiamo compreso nel tempo la bellezza del matrimonio e testimoniamo ogni volta che possiamo.

Antonio e Luisa