Patrizia e Daniele

Oggi vi riporto una testimonianza di due sposi Patrizia e Daniele che hanno frequentato i corsi organizzati dall’Intercomunione delle Famiglie e dalle sorelle della Tenda di Dio al Gaver – Villaggio Paolo VI

Per informazioni sui corsi cliccate qui

Ciao, siamo Patrizia e Daniele,

siamo sposati da quasi tre anni (dopo due anni di frequentazione a distanza, io sono di Varese e Daniele di Desenzano del Garda e due anni di convivenza) e sei mesi fa abbiamo avuto la gioia di diventare genitori del piccolo Federico.

Con questa nostra testimonianza vogliamo ringraziare il Signore per ciò che ha compiuto nella nostra vita.

Tutto è iniziato nell’estate del 2012, durante una settimana di spiritualità per fidanzati che si teneva presso il Villaggio Paolo VI, al Gaver (BS).

Come siamo arrivati al Gaver?

Grazie alla carissima amica Lidia, che fa parte del Rinnovamento nello Spirito Santo.

Lidia e Daniele si conoscono da più di vent’anni e quell’estate aveva in programma di partecipare al corso per fidanzati in preparazione al matrimonio con Luciano, ora suo marito.

Il tutto è nato apparentemente “per caso” dalla proposta che Lidia fece a Daniele qualche tempo prima di partecipare anche noi insieme a loro al corso (successivamente Lidia ci ha confidato di aver pregato molto durante gli incontri con il suo gruppo perché questo avvenisse). Il Signore ha ascoltato le loro preghiere e ci ha portato al Gaver.

Siamo partiti con tutte le nostre belle convinzioni sulla convivenza, orgogliosi della nostra scelta di vita e sicuri che fosse la situazione giusta per noi. Infatti il matrimonio per noi due era un’opzione remota, lo consideravamo solo un atto giuridico per regolarizzare il rapporto di coppia, cosa che per noi in quel momento non era nemmeno necessaria. In aggiunta a tutto ciò la nostra fede aveva subito negli anni  fasi travagliate.

Fino al momento della Cresima avevamo partecipato alla vita delle rispettive parrocchie in maniera più o meno passiva: il catechismo, la messa domenicale, Daniele aveva partecipato a qualche incontro di ACG.

Per entrambi, oltretutto, la mediazione di preti nel rapporto con la religione era stata spesso fallimentare e aveva creato anche profonde ferite, così ogni nostro esile interesse verso la chiesa e verso Dio si spense presto.

Dal corso ci aspettavamo solo di ottenere il certificato di partecipazione che rilasciano per poterti sposare in chiesa, in fondo sarebbe potuto tornare utile. Mai avremmo potuto immaginare quello che da lì a poco ci sarebbe accaduto, ciò che il Signore aveva preparato per noi.

Appena arrivati al Villaggio Paolo VI, abbiamo conosciuto le altre coppie iscritte al corso. L’impatto è stato forte; per come avevamo vissuto fino a quel momento ci sembrava di essere arrivati in mezzo ai marziani. Convivendo ormai da tempo, l’atmosfera ci sembrava quasi da colonia estiva, con chalet separati per fidanzati e fidanzate, era strano ma tutto sommato in linea con i principi della Chiesa.

Ricordo ancora il momento delle presentazioni quando io, quasi in tono di sfida, dissi esattamente queste parole: “Daniele ed io siamo felicemente conviventi!”. Queste parole potevano non aver peso se non fossero state dette dopo il discorso introduttivo dell’equipe del corso che presentava la settimana come un “percorso verso la scelta consapevole al matrimonio cristiano”.

I temi delle prime giornate, prevedibili, sono stati da noi “digeriti” con sufficienza, da ascoltatori passivi della “lezioncina”. Poi però le tematiche si sono sviluppate analizzando meticolosamente la relazione di coppia e sono state trattate con modalità sempre più coinvolgente. In particolare ci è piaciuto molto il metodo full-immersion, la condivisione ed il confronto di gruppo.

Cosa facevamo al Gaver l’abbiamo scoperto giorno dopo giorno.

Abbiamo cominciato a renderci conto che avevamo vissuto nel buio fino a quel momento sul senso dell’amore umano e che quella poteva essere l’occasione per riaccendere la luce nella nostra vita per una relazione di coppia più profonda.

L’essere messi di fronte a domande che usualmente si posticipano all’infinito o alle quali si evita di rispondere crea poi quella crisi e conseguente maturazione spontanea che fa muovere qualcosa dentro e fa collegare pensieri lasciati sospesi e non conclusi.

Con estrema naturalezza, abbiamo iniziato ad ascoltare con il cuore, a mettere da parte le nostre convinzioni, ad andare alla ricerca dei motivi per cui ci erano  accadute determinate cose, anche quelle che ci avevano allontanato dalla fede, e trovare un modo per mettere ordine ed affrontare il cambiamento.

Abbiamo chiesto il supporto dell’equipe ed il confronto personale con loro ed ora siamo qui a condividere con voi la nostra gioia di vivere un matrimonio felice nel Signore.

Il ritrovato incontro con Gesù attraverso la confessione e la comunione nelle ultime giornate del corso è stato il passo fondamentale che ci ha permesso di recuperare qualcosa che era stato messo da parte per le delusione e le incomprensioni vissute durante la prima fase della nostra vita di fede.

Al rientro da questa esperienza, su invito di Don Angelo, abbiamo poi iniziato il corso che lui stesso tiene nella sua parrocchia, una versione “dolce” della full-immersion del Gaver, dove abbiamo incontrato altre coppie e camminato con loro, ragazzi che a questo punto ci sono sembrati meno marziani.

La messa della domenica è ora l’occasione per rinnovare l’incontro con Gesù, ed è come ricaricare le batterie per affrontare la settimana con serenità e fiducia.

Il lavoro che facciamo su di noi è iniziato grazie all’incontro con Gesù al Gaver e prosegue nella nostra quotidianità con grande rispetto l’uno per l’altra. Da questa esperienza abbiamo imparato a pregare insieme, a dialogare a dare il giusto peso ai problemi, ad affrontare le difficoltà che prima sembravano insormontabili.

Abbiamo capito che amarsi è avere l’infinita capacità di ricominciare tenendo lo sguardo fisso su il Signore che guida ed illumina la nostra vita perché ci ama.

Lode al Signore.

Patrizia e Daniele

Amare in modo ecologico

Oggi sono andato a correre, ci vado spesso, ogni volta che posso, un po’ perché ho compiuto quarant’anni e sono nel periodo di crisi che ogni uomo passa quando realizza di non essere più tanto giovane, che è  iniziata una nuova fase della vita, ma anche perché correre in mezzo alla natura è bellissimo. L’ordine perfetto del creato che mi circonda mi parla di Dio, la sua opera mi mostra quanto è infinitamente grande e anche io sono parte quell’idea perfetta della Sua mente, anzi sono il vertice di quella creazione. L’ecologismo non può, come oggi spesso si tende a fare, porre attenzione al creato che ci circonda e trascurare l’ecologia umana. Papa Francesco nell’enciclica Laudato si, lo sottolinea come non ci possa essere rispetto per l’ambiente se manca il rispetto per l’uomo e la sua natura.

Oggi, mentre correvo, come spesso mi capita di fare, ho riflettuto sulla mia vita. Ho realizzato  che ho cominciato ad essere felice non quando ho approfittato dei piaceri che il mondo mi offriva, ma al contrario quando ho saputo dire di no per fare una scelta ecologica.

Quando ho saputo dire di no ai rapporti intimi nel fidanzamento per rispettare la mia amata e l’amore che ci univa. Quando ho rinunciato a tanto di mio per fare spazio, per aprirmi alla vita fin dai primi mesi di matrimonio e dare così vita concreta al nostro amore. Quando ho rinunciato agli anticoncezionali per rispettare integralmente il corpo della mia sposa e farle capire che non voglio usarla ma voglio amarla.

Queste rinunce che il mondo non capisce e deride non mi hanno tuttavia impoverito ma al contrario mi hanno arricchito. Noi siamo il nostro corpo e solo nel pieno rispetto della sua natura, nel rispetto delle leggi che Dio a scritto dentro di noi riusciremo a lasciarci amare  e ad essere capaci di amare. Ma questo il mondo non lo capisce e tanti matrimoni saltano perchè tanti sposi cercano  la felicità nei sentimenti e nella passione che imprigionano, e non nella verità ecologica che libera. Padre Bardelli diceva spesso che la natura ti rende felice solo se la rispetti.

La Chiesa ha spesso rinunciato a dire queste cose, il mio parroco dice che la Chiesa in camera da letto non ci deve entrare e che bisogna avere pudore, ma ci sono tantissime persone che per questo soffrono e si dividono. Sta a noi famiglie cristiane testimoniare la bellezza di una scelta d’amore radicale, la bellezza della castità che permette di vivere un amore pieno basato sul dono di sè.

Antonio e Luisa

 

Il mio giogo è soave e il mio carico è leggero

Il sacerdote durante la vestizione segue tutto un rito particolare e quando indossa la casula, la veste propria di chi celebra la Santa Messa, dice sempre la stessa formula: “Domine, qui dixisti: Iugum meum suave est, et onus meum leve: fac, ut istud portare sic valeam, quod consequar tuam gratiam. Amen.” (O Signore, che hai detto: Il mio giogo è soave e il mio carico è leggero: fa’ che io possa portare questo indumento sacerdotale in modo da conseguire la tua grazia. Amen).

Ho subito pensato al mio matrimonio, al momento in cui la mia sposa mi ha infilato l’anello al dito. Non avrei trovato parole migliori per suggellare quel momento.

Il sacerdote indossando la casula si prepara tra le altre cose a rinnovare il sacrificio di Cristo sul Calvario. Noi non facciamo la stessa cosa? Indossando quell’anello con il nome della mia sposa inciso all’interno ho promesso di donarle tutto di me stesso. Indossando quell’anello mi sono impegnato a farle dono del mio cuore che non è una metafora sdolcinata ma è un atteggiamento concreto; significa impegnarmi ogni giorno a farmi piccolo per farle posto dentro di me. I suoi bisogni diventano i miei bisogni, i suoi desideri i miei, le sue preoccupazioni le mie e la sua gioia diventa la mia gioia. Padre Bardelli riprendeva spesso le parole della lettera di San Paolo ai Galati : «Io vivo, ma non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me» (GaI. 2,20); ci ripeteva   queste parole dicendo a noi sposi :<<Voi non dovete dire così, ma non sono più io che vivo ma il mio sposo o la mia sposa vive in me; questo significa il sacramento del matrimonio, Cristo vive in voi quando voi vivete nella profonda comunione e donazione dell’uno verso l’altro.>>

Il sacerdote la casula, una volta terminata la Messa, la ripone, noi l’anello lo indosseremo sempre fino al giorno della nostra morte e capiterà che il giogo non sarà soave e leggero ma la Grazia di Dio, se noi avremo fede  e invocheremo la Sua presenza con una vita casta e in comunione con Lui, ci permetterà di poter dire in ogni circostanza della vita :<<O Signore, che hai detto: Il mio gioco è soave e il mio carico è leggero: fa’ che io possa portare questo anello segno di amore e fedeltà in modo da conseguire la tua grazia. Amen>>

E arriviamo ora alla fotografia. L’immagine ripresa da tanti media italiani e stranieri è stata scattata da un ragazzo canadese di 21 anni. Ritrae i genitori entrambi malati gravemente. Nonostante la gravità della loro condizione di salute, si tengono la mano. Rimangono aggrappati a qualcosa che potrebbe svanire da un momento all’altro.

L’uomo è malato di cancro ai polmoni e, dopo una lotta durata 8 anni, dovrà arrendersi dopo poche ore al male che gli ha strappato la vita. Sua moglie, invece, ha subìto un attacco di cuore ed è stata ricoverata d’urgenza in ospedale. Mentre la trasportavano verso il Kingston GeneralHospital ha chiesto espressamente che il suo letto fosse vicino a quello di suo marito, per assisterlo, anche priva di sensi, negli ultimi istanti della sua vita dopo 23 anni di matrimonio. Questo è il matrimonio, questo è vivere per l’altro e permettere all’altro di vivere in noi.

 

Uomo e donna parlano lingue diverse.

Anche oggi parto da una riflessione di don Carlo Rocchetta. Rocchetta scrive:

La differenza tra uomo e donna è nota:

  • nella percezione psico-fisica dell’uomo, un atto sessuale fa star meglio e risolve ogni problema;
  • nella percezione psico-fisica della donna, prima bisogna star bene e risolvere ogni problema, e solo dopo ci sarà posto per l’atto sessuale.

(…..) gli sposi devono incontrarsi a metà strada, rispondendo ai rispettivi bisogni.

Il rischio dell’uomo è di cadere in un minimalismo genitale che riduce la sessualità a sesso e dimentica il contesto di tenerezza entro cui soltanto diviene pienamente espressivo-realizzativo dell’amore nuziale.

Il rischio della donna è di cadere nel massimalismo relazionale, esagerando nelle esigenze di perfezione al punto che, se tutto non è a posto, si chiude in se stessa, senza tener in alcun conto le attese del partner e dimenticando che, a volte, anche l’incontro sessuale può rappresentare una via per ritrovare la pace.

Per l’uomo la sessualità è un punto di partenza; per la donna un punto di arrivo; per il primo, la sessualità è fortemente pulsionale, per la seconda è primariamente relazionale.

Secondo la percezione della donna, l’eros è determinato dall’esigenza che qualcuno si prenda cura di lei e la faccia sentire amabile e amata: più si sentirà desiderata nella sua sfera emozionale, più si dimostrerà recettiva e darà prova di stimare il partner.

Secondo la percezione dell’uomo, al contrario, l’eros è determinato dal sentimento di conquista e dall’esigenza di sentire che la donna lo apprezza, si dedica a lui e gli appartiene.

Il conflitto uomo-donna nasce quando i due non riconoscono o non rispettano questi rispettivi bisogni.

(Teologia del talamo nuziale – Carlo Rocchetta)

Quando ho letto queste righe non ho potuto che riconoscere che don Carlo ha ragione. Anche la nostra relazione in una certa misura rispecchia quanto scritto nel testo. Nella mia vita è stato determinante capire che uomo e donna sono diversi e che se la mia sposa reagiva in un determinato modo non era per farmi soffrire ma era una reazione ad un mio comportamento. Senza un dialogo franco e diretto è inevitabile che nascano conflitti e incomprensioni. Amare significa dire tutto anche le cose che non piacciono, significa anche ascoltare senza offendersi. Solo così si potrà crescere come sposi e come persone.

Il dialogo d’amore porta senza dubbio a venirsi incontro, a non tenersi dentro astio e frustrazione ed evita quei fraintendimenti che provocano tanta sofferenza inutile.Tante separazioni avvengono proprio per l’incancrenirsi di queste dinamiche.

Antonio

 

Imparare ad amare nella verità.

Dio ci ha desiderati fin dal principio, questo è certo, è parte della nostra fede, ma noi siamo convinti che Dio abbia fatto di più. Ha acceso dentro di noi il desiderio  ad aprirci e  donarci ad un’altra persona diversa e complementare e fin dal principio ha desiderato che io e la mia sposa ci completassimo e ci aiutassimo a tornare a Lui.  Dio con pazienza ci ha seguito passo dopo passo, errore dopo errore, litigio dopo litigio e, quando ha capito che senza il suo intervento avremmo fallito e ci saremmo lasciati, ha messo in campo i suoi operai migliori. Luisa, mentre correggeva i compiti dei suoi alunni (passa il 90% del tempo libero in questa attività), ascoltava senza troppa attenzione Radio Maria e in particolare la Convocazione Nazionale del Rinnovamento nello Spirito. A un certo punto viene intervistato Don Dino Foglio che tra le altre cose parla di un frate che cambia le vite ai giovani fidanzati. Luisa, spinta da un istinto misterioso si informa e ci iscrive, io la seguo senza fiatare. Ci ritroviamo in un luogo immerso nelle montagne bresciane in una natura rigogliosa e meravigliosa. Lì, abbiamo incontrato Padre Raimondo che ci ha letteralmente rivoltato come calzini, abbiamo messo in discussione tutto per ricominciare illuminati dalla Grazia di Dio e siamo riusciti finalmente ad issare la vela e a permettere al vento dello Spirito Santo di spingerci oltre le nostre forze e capacità.

Tutta questa introduzione per dirvi che Dio ha grandi progetti su ognuno di noi e su ogni coppia di sposi. Immergerci nella verità dell’uomo e della donna e comprendere come realizzarci nella nostra vocazione al matrimonio è stato importantissimo per aprirci al suo Spirito. Se siete attratti da questa proposta non abbiate paura, fidatevi e non ve ne pentirete. La scelta di partecipare a quel corso ha salvato la nostra unione e ci ha aperto la strada verso un matrimonio felice nel Signore.

Siete fidanzati o conoscete coppie che vogliono approfondire come vivere un fidanzamento sano e nella verità per prepararsi al sacramento delle nozze con i presupposti migliori e un cuore spalancato alla Grazia?  Visitate questo sito  www.evangelizzazione.org  e iscrivetevi a uno dei corsi.

Naturalmente anche noi siamo disponibili per qualsiasi informazione. Scriveteci senza problemi.

Antonio e Luisa

Corso per fidanzati all’inizio del cammino e single. Gaver 17-23 luglio 2016

 

 

Corso fidanzati vicini al matrimonio (con rilascio attestazione frequenza)

Gaver 7-13 agosto 2016

 

L’amore felice: questione di matematica.

Don Carlo Rocchetta, nel suo nuovo testo “Teologia del talamo nuziale”, spiega due concetti fondamentali. Vivere un matrimonio felice non è facile e non è scontato. Uno dei fattori fondamentali è l’armonia sessuale. Anche Padre Raimondo ci ammoniva su questo. Gratta gratta, diceva, i problemi sono sempre lì. Don Carlo spiega che, perché l’intimità sessuale sia vissuta bene e sia nutrimento per l’unione degli sposi, serve che abbia una estensione orizzontale verso la tenerezza e un’estensione verticale verso L’agape, cioè verso l’intimità con Dio Trinità, che costituisce il fondamento di ogni matrimonio.

Mi viene in mente il piano cartesiano, dove nell’asse delle ascisse c’è la propensione alla tenerezza e nell’asse delle ordinate c’è la congiunzione tra amore carnale verso il proprio sposo/a e amore spirituale verso Dio.

Perché un matrimonio sia sano, vissuto nella gioa e nella verità, dobbiamo impegnarci affinché la nostra curva dell’amore sia protesa verso il massimo della tenerezza e il massimo dell’intimità con Dio.

Una delle cose che salta all’occhio pensando alla nostra storia personale è che tenerezza e amore verso Dio sono proporzionali. Quando cresce una cresce anche l’altro e viceversa. Alla fine l’amore è tutta questione di chimica, anzi, di matematica, non è vero che dipende dai sentimenti che non controlliamo e a cui siamo sottomessi. Se ci impegniamo a mantenere la nostra curva dell’amore protesa verso la tenerezza dell’uno verso l’altra in ogni situazione della nostra vita insieme e se ci affidiamo alla Grazia di Dio, il risultato sarà sempre positivo e non rischieremo di fallire la missione più importante che Dio ci ha affidato: il nostro matrimonio.

Antonio e Luisa.

Una spirale d’amore

Il matrimonio è un sacramento che non finisce mai, che si protrae nel tempo, perché gli sposi stessi e la loro unione sono il sacramento. Come nell’Eucarestia finché l’ostia consacrata non si consuma è corpo reale di Cristo così finché entrambi gli sposi sono in vita  la loro unione d’amore è abitata dalla presenza reale di Cristo.

Molti pensano sbagliando che il sacramento inizia e termina in chiesa esprimendo la propria volontà davanti al sacerdote, ai testimoni  e all’assemblea. Non è così. Il sacramento inizia in chiesa ma si perfeziona e ha il suo sigillo nell’intimità del talamo nuziale.

Senza il primo rapporto ecologicamente svolto non c’è matrimonio. Il dono  e l’accoglienza del seme della vita sono necessari perché lo Spirito scenda sugli sposi unendoli in modo tutto nuovo e indissolubile per sempre. Per assurdo chi celebra il matrimonio e per anni ha solo rapporti protetti dal preservativo non si è mai sposato.

Il sacramento si perfeziona con il primo rapporto ma non si esaurisce. Gli sposi saranno per sempre uniti a Cristo e la Grazia di Dio poggerà sul loro amore di uomo e donna mentre il loro amore di uomo e donna si perfezionerà e si riempirà, traboccando dal cuore degli sposi, della Grazia di Dio. Ogni rapporto fisico vissuto nel dono e non nell’egoismo diventa così Pentecoste per gli sposi che si nutrono d’amore e riattualizzazione delle nozze. Ogni atto di tenerezza e d’attenzione prepara all’amplesso fisico che sarà il culmine di una corte continua e l’amplesso fisico riempirà il cuore degli sposi che saranno capaci di tenerezza e attenzioni l’uno verso l’altro  per i giorni seguenti. E’ un circolo d’amore che non si chiude mai perché ogni giro ci troveremo un po’ più in alto nel cammino verso l’abbraccio eterno con Gesù.

Antonio e Luisa.

Il matrimonio cristiano

Il matrimonio è sempre esistito, in ogni cultura e tempo ma solo il matrimonio cristiano è la risposta alle esigenze più profonde del cuore umano. Gesù è venuto ha rinnovare anche questa grande realtà e quando disse “Fu detto: Chiunque ripudia sua moglie, le dia l’atto del divorzio. Ma io vi dico: Chiunque manda via la moglie, salvo che a motivo di fornicazione, la fa essere adultera; e chiunque sposa colei ch’è mandata via, commette adulterio” (Matt. 5:31-32 molti protestarono ritenendo impossibile questo comandamento. Impossibile per gli uomini ma possibile per Dio che colmandoci della Sua Grazia ci rende capaci di grandi cose.

La Chiesa nella sua sapienza e guidata dallo Spirito Santo ci ha insegnato che il matrimonio per essere la risposta alle esigenze del nostro cuore e per colmarci d’amore ha bisogno che sia:

  • Unico:               un solo uomo e una sola donna.
  • Indissolubile: che duri per sempre
  • Fedele:               appartenersi e rispettare il patto escludendo qualsiasi altro/a
  • Totale:               presuppone il dono totale degli sposi, anima e corpo.
  • Fecondo:          aperto alla vita
  • Pubblico:           vissuto con la comunità e per la comunità

Sono tutte caratteristiche indispensabili, che la nostra società attuale però non riconosce più impoverendo una realtà grandissima e destinandola al fallimento.

Quanti di voi rinuncerebbero a una sola di queste caratteristiche senza sentirsi derubati, usati e non amati?

Il matrimonio è via di felicità solo quando è così, senza riserve, dove costa fatica, sudore e forza di volontà. Quando entri in questa logica accade qualcosa di incredibile. Più ti dai senza riserve e più vorresti farlo,  ti senti felice e sicuro di non volere nient’altro che quello che hai ringraziando Dio per aver riempito la tua vita di un amore così grande.

Antonio e Luisa

Dio non sceglie i più capaci

Il vangelo di oggi è stupendo. Gesù che nonostante il fallimento di Pietro, la sua incapacità di seguirlo fino alla fine lo guarda con il suo sguardo tenero e misericordioso e lo incarica di guidare la Sua Chiesa. E’ bellissimo perchè tutti ci identifichiamo con Pietro, con questa incapacità che ci portiamo dentro di aderire completamente a Gesù.

Quanti errori nella mia vita, quante volte che mi sono sentito egoista, chiuso, piccolo e indegno. Quante volte sono stato male con me stesso e non mi sono amato.

Gesù non mi ha mai abbandonato, me ne rendo conto ora e non ha mai smesso di credere in me anche quando io stesso non vedevo nulla di buono.

Mi ha aspettato con pazienza e al momento giusto mi ha fatto incontrare la mia sposa. Mi ha affidato questa Sua preziosa figlia perchè la custodissi e l’aiutassi a tornare a lui con il mio amore. Capire quanto Dio mi amasse, mi sostenesse  e credesse  in me, nonostante me, ha cambiato tutto,  è stata la svolta. Mi ha permesso  di aprirmi alla mia sposa senza vergogna e paura, di diventare accogliente ed amabile, di cercare con tutte le forze di limare i difetti. La fiducia di Dio mi ha dato la forza di essere un buon marito e spero anche un buon padre nonostante mi sentissi inadatto ad essere entrambi. Come dice Paul Valery: Dio non sceglie i più capaci ma rende capaci quelli che sceglie. Dio non sbaglia mai e se mi ha scelto per donarmi una famiglia avrà sicuramente ragione lui; chi sono io per non crederci se lui ci crede?

Antonio

 

La castità è aderire all’amore

Castità matrimoniale. Cosa si nasconde dietro questa definizione? Chi di noi non pensa subito alla cintura di castità oppure al castigo. La castità culturalmente non ci piace, siamo prevenuti e diffidenti verso questa parola che apparentemente sembra vietare, castrare e imprigionare il nostro desiderio per rispettare una morale fredda e frustrante.

Tutto sbagliato, o meglio, tutto corretto per chi si ferma alla superficie. La castità è in realtà tante cose: è libertà, purezza, dono, gioa, attesa, eros, agape, rispetto, apertura, vita e tante altre realtà meravigliose. La castità è aderire all’amore, è aderire a Gesù ed è la sola strada verso la santità a cui tutti siamo chiamati.

Nel matrimonio la castità concretamente è perfezionare l’amore sponsale (anche e soprattutto l’amplesso fisico) , è un distacco dal male e dal peccato e una progressiva crescita verso il bene. Noi abbiamo sperimentato tutto questo nella nostra vita. Quando abbiamo scelto di seguire la legge di Dio radicalmente senza sconti o giustificazioni il nostro amore è cresciuto tantissimo giorno dopo giorno. Non abbiamo smesso di peccare (magari) ma abbiamo cercato in tutti i modi di non farlo.  Il cammino sponsale nella castità ci ha permesso fino ad ora di vivere un amore pieno e stupendo che non stanca ma nutre, che non distrugge ma costruisce e che non cambieremmo con nulla al mondo. Questa consapevolezza e la percezione forte di come la nostra fatica ci permetta di essere molto più felici ci danno la tenacia e la costanza necessarie a perseverare convinti che la strada sia quella giusta.

Padre Raimondo Bardelli ci insegnava che lo stesso gesto può essere la più alta espressione della volgarità  come invece la più alta espressione dell’amore tra due sposi, dipende solo dalla castità del nostro cuore. La via cristiana è difficile ma rende felici, noi possiamo testimoniarlo.

Antonio e Luisa

 

 

 

 

 

Educare è condurre all’amore (vero)

Papa Francesco lo ha sempre detto e lo ha confermato nella sua esortazione Amoris Laetitia, l’educazione all’affettività diventa sempre più necessaria e decisiva per la crescita umana dei nostri figli.

Per noi le parole del Papa sono solo una conferma. I nostri figli crescono in un mondo sempre più erotizzato, dove le nostre pulsioni vengono stimolate continuamente dai media e da tutta una società incapace di trasmettere la profondità delle relazioni che dovrebbe caratterizzare la persona umana.

Sembra che il piacere e il sentire siano le uniche cose che contano per essere felici e appagati. Così l’individualismo diventa sempre presente nelle persone e non si è più capaci di donarsi e trovare nel dono la vera realizzazione di se stessi. Quante volte abbiamo sentito che l’importante è pensare a noi e alla nostra felicità e il resto verrà di conseguenza. Quanto egoismo e quanta infelicità.  Questa è un’illusione, siamo nati per essere come Dio e solo quando ci doniamo troviamo la nostra realizzazione.

Amare veramente costa fatica, bisogna imparare a controllare il proprio corpo e le proprie pulsioni perchè solo chi ha il controllo della propria persona è capace di farsi dono, amare significa spesso sacrificare, soffrire, morire a se stessi e molti non ne sono più capaci, perché non sono stati educati a questo. Quanti ragazzi sono oggi educati alla fatica? Lavorando a scuola se ne trovano pochi, sempre meno, mentre sono sempre più i genitori pronti a giustificare e difendere i propri figli. Se sono abituati ad avere tutto e subito senza fare fatica come potranno aspettare ed essere casti. Dice don Antonello Iapicca che un ragazzo che non studia sicuramente non è casto perchè non ne è capace.

E’ il momento di essere ciò che siamo, Dio attraverso il battesimo e il matrimonio ci ha consacrato per essere educatori dei nostri figli, Gesù ci ha reso Re e Regina donandoci la sua regalità come dono battesimale personale perfezionandola poi in modo del tutto particolare con il matrimonio.

I nostri figli hanno il diritto di imparare ad amare attraverso di noi, guardando come ci vogliamo bene, nutrendosi della nostra tenerezza e del nostro sguardo e vedendo come ci perdoniamo. Quando ci abbracciamo o ci scambiamo qualche tenerezza davanti a loro, percepiamo la  gioia che provano sentendosi parte di quell’abbraccio d’amore, e questa è la scuola migliore che possano avere. Abbiamo imparato a parlare con loro di tutto anche di sessualità  senza imbarazzo e loro sentendosi liberi chiedono senza vergognarsi, sapendo che da noi avranno sempre attenzione e sincerità.

Solo se in noi vedranno dei testimoni autorevoli e veraci dell’amore e non gli avremo lasciati soli nella loro crescita affettiva, avremo mantenuto fede alle nostre promesse matrimoniali e alla fiducia che Dio ha riposto in noi affidandoci queste sue creature perché possano diventare uomini e donne maturi.

Antonio e Luisa

 

 

Cocreatori con Dio

 

Padre Raimondo Bardelli motivava e spiegava  la creazione in modo molto bello.

Dio, uno e trino, è amore, e la sua essenza, come diceva sapientemente Sant’Agostino,  è la relazione tra l’Amante (il Padre), l’Amato (il Figlio) e l’Amore (lo Spirito Santo). Dio è quindi non solo amore ma anche relazione. Senza relazione non esisterebbe l’amore.

Dio non aveva bisogno di creare nulla, non aveva bisogno di noi, perché la relazione d’Amore in se stesso era già perfetta.

Dio ha creato tutto per Amore. L’Amore che lo caratterizza è così forte e immenso che ha desiderato non tenerlo per sé  ma ha voluto donarlo anche a noi, sue creature.

Noi sposi siamo consacrati per essere immagine di quell’Amore e per portare al mondo la tenerezza e la misericordia di Dio; anche se spesso non ne siamo capaci .

Se ci pensate bene anche noi sposi generiamo nuova vita per amore. Il nostro amore è così grande che non ci bastiamo più e vogliamo condividerlo e donarlo a una nuova creatura frutto della nostra unione. Questa, almeno,  è la logica di Dio  a cui noi dovremmo aderire per vivere ecologicamente e in modo pienamente umano. Il peccato e l’egoismo ci hanno allontanato da questa comunione con Dio e sta a noi impegnarci per recuperarla.

Anche in questo Dio ci ha voluto come Lui.

Ultimamente alcuni ricercatori hanno scoperto che lo spermatozoo quando entra nell’ovulo femminile provoca una scintilla di luce. Tutto questo ha una spiegazione chimica, ma per quanto ci riguarda ci rimanda direttamente al primo giorno della creazione descritta nella Genesi: Dio disse: “Sia la luce!”. E la luce fu.

Siamo cocreatori con Dio.

Questa descrizione ci ha sempre affascinato molto già da fidanzati e  abbiamo avuto la Grazia di sperimentare questa verità nella nostra vita e nel nostro matrimonio.

Antonio e Luisa

 

 

 

 

Cuore, anima e corpo

Oggi condivido una riflessione tratta da un libro di don Carlo Rocchetta, che pone in evidenza come l’intimità tra gli sposi non solo sia importante ma è determinante per vivere un matrimonio felice e fecondo d’amore.

Siamo portati  a concentrarci sullo spirito , la preghiera e il rapporto con Gesù  e va bene, ma non pensiamo di poter costruire la casa senza curare le fondamenta che nel matrimonio sono rappresentate da ogni atto d’amore e in particolare l’amplesso fisico.

Il matrimonio è un sacramento sessuato, tra un uomo e una donna, che non si amano come angeli ma come uomini e il corpo diviene mezzo fondamentale per esprimere tutto l’amore più profondo e puro.

Nella misura in cui si amano (gli sposi), amano Dio, e viceversa. Il sì iniziale è un sì a diventare una sola carne a immagine dell’una caro Cristo-Chiesa, al punto da poter dire che l’essere dei due in una sola carne (Gen. 2,24) fa nascere l’esistenza di una nuova personalità mistica. Di qui la conseguenza: una sposa che diverte il corpo, cioè lo sottrae o tenta di sottrarlo alla piena donazione fisica al consorte, sia pure per un falso concetto di castità nuziale o che vorrebbe unirsi come un angelo senza corpo, viene meno alla perfezione della sintesi dell’attuazione nuziale in senso naturale. Gli sposi devono donarsi con tutta l’anima, tutto il cuore, con tutto il corpo, senza sottrazioni e limitazioni.

(…) i rapporti nuziali, pur essendo umani diventano realizzazioni sacramentali

(Teologia del talamo nuziale – Don Carlo Rocchetta)

Antonio e Luisa

Amare con un solo cuore

Sì, è vero, ma è anche questione di umiltà, di riconoscere che abbiamo bisogno di Dio, come il pubblicano! E tutte le famiglie, abbiamo bisogno di Dio: tutti, tutti! Bisogno del suo aiuto, della sua forza, della sua benedizione, della sua misericordia, del suo perdono. Questo è pregare in famiglia, e questo fa forte la famiglia: la preghiera.

(Papa Francesco Omelia della Messa per l’incontro delle famiglie a Roma, ottobre 2013)

 

La grandezza del matrimonio non finisce mai di sorprendermi e stupirmi. Prendere consapevolezza di quanto profondo sia questo sacramento, che non si limita a un sì detto alcuni anni fa davanti a un sacerdote, ma perennemente ci consacra, non finisce mai, perché la Grazia del matrimonio, si salda con il fuoco dello Spirito Santo al nostro amore umano.

Gesù, da quell’attimo importantissimo della nostra vita, in cui ci ha donato l’uno all’altra , ci ama non più solo come Antonio e Luisa, ma ci ama come coppia, e noi a nostra volta ricambiamo il suo amore amandolo insieme, con un solo cuore, nutrendoci di Lui e di noi,  nutrendo l’amore per Lui con il nostro amore sponsale e il nostro amore sponsale con l’amore per Lui.

 

In questo contesto la mia preghiera, il mio partecipare all’Eucarestia, il mio aprirmi a Gesù diventa salvifico e fonte di grazia e di forza anche per la mia sposa.

In quante situazioni di suo scoraggiamento e sconforto  l’ho affidata nelle mani di Gesù partecipando alla Santa Messa. Noi battezzati siamo tutti legati  gli uni agli altri come i tralci alla vite, ma gli sposi di più. Ricordiamocelo.

Servi dell’amore.

Nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri:

le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo. E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto.
E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso.

Oggi molti uomini di Chiesa sembra  abbiano vergogna e imbarazzo, anzi diciamolo senza ipocrisia, provano un forte fastidio, a leggere queste poche righe della lettera di San Paolo agli Efesini. Di solito non ne parlano volentieri e se ne parlano, cercano di giustificarsi calando queste frasi in un contesto maschilista, dove la donna contava poco o nulla.

Questa lettera per me e la mia sposa è attualissima, come ogni versetto del Vangelo che non ha scadenza, è stato scritto per ogni uomo. La Parola di Gesù è scolpita per accompagnarci fino alla fine dei tempi, dobbiamo solo essere capaci (grazie allo Spirito Santo) di calarla nella nostra vita.

Io leggo queste parole e penso a Gesù, al suo modo di essere Re, di essere capo della Sua Chiesa e non ci vedo nessun atto di prevaricazione e di prepotenza, anzi vedo un Re che si è fatto servo, che ha lavato i piedi ai suoi discepoli e che si è caricato della croce e di tutti i nostri peccati, che si è donato tutto fino a farsi mangiare da noi. A noi mariti è chiesto questo, Dio  ci chiede di prenderci cura di una sua meravigliosa creatura, di custodirla e di amarla fino a dare tutto noi stessi, combattendo il nostro egoismo.

La sposa, che prima di tutto è donna, si dona al suo sposo totalmente e senza riserve, affidando tutta se stessa a un uomo, che può sbagliare, anzi che sbaglierà molto, ma proprio grazie all’amore e alla fiducia che lei saprà regalargli ogni giorno, si rialzerà sempre e non mollerà un centimetro, per poter essere un degno marito.

Ringrazio Dio tutti i giorni per avermi donato una sposa così, che è stata capace, grazie alla sua libera sottomissione, di darmi la forza, il coraggio e la volontà di essere totalmente suo e di cercare, con tutti i miei limiti, di mettere lei e la mia famiglia prima di tutto.

In queste poche righe del Vangelo c’è la saggezza di Dio, che domanda a me e alla mia sposa di farci entrambi servi dell’amore, permettendoci così di realizzarci nella nostro essere uomo e donna, marito e moglie e padre e madre e di camminare insieme verso di Lui.

Antonio e Luisa.

Un’attesa feconda.

Spesso sento dire che tra anticoncezionali di vario tipo e metodi naturali non c’è differenza, entrambi vengono usati per non avere bambini.

Mi permetto di obiettare. Non perchè io sia un medico o un esperto di questi metodi, ma dopo molti anni in cui noi ne abbiamo fatto uso, ci siamo fatti un’idea precisa, ed è di quella che scriverò in questo breve articolo.

L’inizio non è stato facile, la mia sposa ha imparato il metodo sintotermico quando già eravamo sposati, e il nostro primo bimbo era già nato. Fino ad allora non ci avevamo pensato, avere figli era nostro desiderio, e prima del matrimonio avevamo scelto la castità.

Ci sono stati periodi difficili, in cui lei faceva fatica a comprendere i segnali del proprio corpo, e i periodi di astinenza risultavano lunghi anche 10 e più giorni (una volta imparati di solito l’astinenza si limita a pochi giorni).

C’erano momenti di sconforto, di tensione, dove io mal sopportavo questa sua indecisione e troppa prudenza e lei si sentiva responsabile e incapace.

Poi con il tempo tutto è migliorato, io sono migliorato, ho imparato ad aspettare, e questo ci ha unito ancora di più. La mia sposa si è sentita pienamente rispettata, accolta nella sua femminilità e fertilità, desiderata come donna, e non usata come un corpo, come invece spesso avviene anche nel matrimonio.

Quel periodo, nonostante sia stato difficile, è stato probabilmente il più fecondo del nostro matrimonio, dove l’amore tra di noi è stato purificato, ed è diventato sempre più vero, abbiamo perfezionato la nostra unione portando tanta dolcezza e tenerezza, che ha reso il periodo d’astinenza non un’attesa sterile e frustrante ma un’attesa feconda, che ci ha predisposto al dono e non al possesso.

Diciamolo chiaramente, senza ipocrisia, noi siamo umanamente portati dalla concupiscenza a possedere l’altro, ad usarlo, a piegarlo al nostro piacere. Per essere dono, per mettere al centro l’altro serve un cammino, un impegno, un’educazione, anzi di più un combattimento contro noi stessi e il nostro egoismo.

Se il rapporto fisico resta un gesto lasciato al nostro istinto e alle nostre pulsioni, non sarà mai pienamente rispettoso dell’altro, se invece nel matrimonio lo liberiamo dalle nostre schiavitù e lo rendiamo mezzo di apertura, incontro e donazione totale all’altro, tutto sarà trasformato e reso più bello. Ogni anno che passa desidero sempre di più la mia sposa. Se non avessimo fatto questo cammino di purificazione e perfezionamento, sono sicuro che non sarebbe così, la stanchezza, gli impegni, i bambini e tutto lo stress della nostra società ci avrebbe allontanato.

Non sono io a dirlo ma le statistiche sono impietose. Dopo 10 anni di matrimonio, molti coniugi riducono drasticamente i loro rapporti e alcune coppie  (secondo Repubblica tra il 20% e 30%) addirittura smettono di averne.

Come simpaticamente ma giustamente dice Costanza Miriano, i cattolici lo fanno meglio.

Antonio e Luisa.

 

 

E’ come una famiglia.

Oggi scrivo per condividere con voi, l’idea di inferno e paradiso che Maria, la mia terza figlia di 9 anni mi ha espresso, senza un motivo o una richiesta particolare. Stavamo tornando a casa da scuola e lei l’ha detta come per rendermi partecipe della conclusione di un suo ragionamento.

L’inferno è un luogo brutto, rosso, dove c’è sempre la pioggia e le persone sono tristi e si arrabbiano sempre. Non si guardano ma si danno le spalle perché non si sopportano e sono sole.

Il paradiso è bellissimo. C’è sempre il sole tranne qualche volta che nevica per poter giocare con la neve. Tutti si vogliono bene e tutti vogliono bene a Gesù che è lì con loro. Tutti si aiutano, il più grande aiuta il più piccolo, e tutti sono sorridenti. Quando qualcuno prega un santo, tutti pregano insieme a lui per aiutarlo ad aiutare chi lo ha pregato.

E’ come una famiglia.

Per quanto mi riguarda è una delle più belle descrizioni che abbia mai sentito. Maria la mia piccola principessa, oggi mi ha sorpreso e insegnato qualcosa.

Antonio e Luisa

Gli sposi come tralci del Suo Amore

Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me.
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.

In tutto il Vangelo, ogni versetto è da vivere, da sperimentare  nella propria vita e nella propria storia; per noi questo è uno dei versetti più significativi  e abbiamo compreso come non ci sia nulla di importante per gli sposi, tralci intrecciati che si nutrono dalla stessa sorgente, di restare aggrappati alla vite, Gesù.

Finchè abbiamo voluto fare di testa nostra, abbiamo sbagliato tutto,  ognuno di noi portava la propria esperienza, la propria personalità e  idea di amore e non coincidevano, anzi erano all’opposto.

La mia sposa era tutta Agape, amore spirituale e di sacrificio, io ero tutto Eros, amore passionale e carnale. Ognuno di noi si è scontrato con l’idea dell’altro e il nostro rapporto è stato spesso messo in discussione e in crisi.

Abbiamo capito, non so come, penso per Grazia, che entrambi stavamo sbagliando, senza un cambiamento presto ci saremmo separati, e abbiamo deciso di affidarci a Gesù.

Non abbiamo fatto chissà quale esperienza mistica, nulla di tutto questo, abbiamo capito che Gesù l’avremmo trovato attraverso la Sua Sposa, la Chiesa, e così è stato.

Scoprire la verità della Chiesa sull’amore umano, ci ha confermato che entrambi eravamo in torto, ci ha dato la forza di cominciare un cammino di vera conversione, personale e di coppia e da allora, da quando abbiamo deciso di rimanere incollati alla nostra vite, tutto è cambiato, noi tralci, prima secchi, abbiamo cominciato a dare frutto.

Da quel momento il nostro matrimonio si è trasformato in una storia stupenda,  perchè Gesù fa tutto nuovo e meraviglioso.

Antonio e Luisa.

Um fiume di Grazia

Grazia sacramentale. Dietro questo concetto molto teologico, astratto,  che non cercherò neanche di approfondire, perché sono conscio dei miei limiti e della mia impreparazione, si nasconde una verità semplice, che tutti possono capire, anche i bambini.

La Grazia sacramentale è un dono del matrimonio, ogni sacramento ne ha una propria, e altro non è che la promessa di Cristo di aiutarci, attraverso lo Spirito Santo,  a superare qualsiasi dolore, difficoltà, divisione, rancore, stanchezza o qualsiasi altra situazione noi incontriamo nella nostra vita matrimoniale, per perseverare e perfezionare il nostro amore di sposi ed essere sempre più testimoni e profeti del nostro amore.

Purtroppo molti non ne fanno uso, perché nei momenti di difficoltà non chiedono, non invocano lo Spirito Santo, non pregano e non si avvalgono dei sacramenti. Ancora più spesso, magari chiedono, ma hanno il cuore chiuso alla Grazia per il peccato che indurisce il loro cuore.

Cerchiamo di restare in Grazia di Dio, di confessarci, di fare di tutto per aprire il nostro cuore e chiediamo, chiediamo sempre a Gesù, Lui sarà felice di aiutarci perché ci ama come non immaginiamo neanche e affidiamoci sempre alla sua Mamma che con cuore materno ci ama teneramente e i benefici saranno visibili non solo a noi ma a tutti.

Non dimentichiamo poi, che noi sposi abbiamo un modo tutto nostro di chiedere lo Spirito Santo e aprire il nostro cuore ed è, amandoci. Cercare di perfezionare il nostro amore è un’invocazione allo Spirito in particolare durante l’amplesso fisico che rinnova e riattualizza il sacramento del matrimonio.

Per noi questi sono concetti vivi, è vita reale, abbiamo sperimentato l’aridità del cuore chiuso in certi momenti della nostra vita ma anche la meravigliosa abbondanza dei doni di Dio riversati nei nostri  cuori aperti, assettati di Lui e del Suo Amore.

Antonio e Luisa

Lo stesso giogo

Coniuge. Questa parola ha un significato importante che mi piace molto e indica bene ciò che siamo o che dovremmo essere.

Coniuge deriva dal latino cum e iugus. Portare lo stesso giogo, condividere la stessa sorte.

Portare lo stesso giogo.  Mi piace questa immagine. Lo sposo e la sposa con il matrimonio sono uniti dal giogo, che non imprigiona ma al contrario da forza e ti rende non più solo a portare il carico ma pone al tuo fianco qualcuno con cui condividerne il peso.

Il carico è la vita, le sofferenze, le cadute, i fallimenti ma anche le vittorie e le gioie.

Lo sposo e la sposa uniti dal giogo non si guardano negli occhi, ma per procedere devono guardare avanti, guardale l’obiettivo, la meta. Sicuramente ci sarà chi tirerà di più, chi avrà più forza, più fede e più convinzione ma questa è la cosa bella che tra due sposi va bene anche così. Non si deve per forza dividere lo sforzo a metà ma chi è più forte sarà lieto di donarsi completamente mentre chi è più debole e tira meno, a sua volta, per amore, cercherà di darsi totalmente per tirare più forte e non essere di peso all’altro.

Naturalmente non siamo soli, c’è chi conduce il carretto della nostra vita. Il conducente è naturalmente Gesù al quale ci affidiamo ogni giorno, il quale ci conduce con amorevole pazienza. Gesù è un conducente strano, non sta seduto sul carretto ad aspettare che noi lo portiamo ma scende e spinge il carretto con molta più forza di quanta ne mettiamo noi. Condivide con noi tutte le cose belle e brutte che incontriamo lungo la strada e quando per noi si fa dura e ci sentiamo impantanati in strade fangose, lui con la sua forza ci spinge fuori e ci aiuta a ricominciare a camminare, perché fermarsi vuol dire morire e invece noi vogliamo con tutto il cuore giungere alla nostra meta che è l’abbraccio eterno con Colui che ci ha condotto a se stesso.

Antonio e Luisa

 

 

 

Fedeli fino alla morte.

Oggi vi racconto la storia di un giovane. Si tratta di Josef Mayr-Nusser un altoatesino nato nel 1910. Durante gli anni bui del nazifascismo e della guerra era un giovane molto impegnato nell’azione cattolica e innamorato di Gesù. Si sposò nel 1942 con Hildegarda, anch’essa una giovane di sani principi e con una fede cristallina in Gesù Cristo. Un anno dopo nacque il piccolo Albert. La situazione precipitò nel 1943 quando, in seguito all’armistizio, la Germania occupò l’Italia. Josef, essendo di lingua tedesca e considerato cittadino del Reich, venne inquadrato in una squadra di reclute che venne addestrata per entrare nelle S.S.. Quando venne il giorno del giuramento, una sorta di dichiarazione di sottomissione totale alla volontà di Hitler, Josef si rifiutò, testimoniando che non poteva giurare fedeltà assoluta a qualcuno che non fosse Gesù Cristo. Venne imprigionato e condannato alla detenzione in un campo di concentramento. Durante il trasferimento al campo morì di stenti. Venne trovato con un rosario e un vangelo consunto tra le mani.

Di seguito vi riporto una delle lettere che scrisse alla moglie Hildegarda pochi giorni prima di rifiutarsi di giurare. Traspare come tutta la bellezza del loro matrimonio, la roccia su cui è fondata la loro unione, è nella fedeltà al Vangelo e a Gesù Cristo. Nulla avrebbe senso senza uno sguardo in alto, all’eterno, a Colui che solo nutre il nostro Spirito, la nostra unione, la nostra famiglia e la nostra vita.

Carissima, buonissima Hildegard, sarai preoccupata da quando sai che presto servizio nelle SS… Nemmeno un momento ho dubitato di come debba comportarmi in tale situazione e tu non saresti mia moglie se ti aspettassi qualcosa di diverso da me. Mia diletta, questa consapevolezza, questo accordo tra noi in ciò che abbiamo di più sacro, è per me un indicibile conforto. Il doverti gettare nel dolore terreno con la mia professione di fede nel momento decisivo, mi tormenta il cuore, o fedele compagna. Questo dovere di testimoniare ha certamente un valore, è una cosa inevitabile; sono due mondi che si scontrano l’un contro l’altro. In modo troppo chiaro i superiori si sono dimostrati negatori e odiatori di ciò che per noi cattolici è santo ed intoccabile. Prega per me, Hildegard, perché nell’ora della prova possa agire senza paura e senza esitazione, così come è mio dovere davanti a Dio e alla mia coscienza. Quando sarà arrivato il momento forse sarà un’attenuante agli occhi dei giudici il fatto che sono un cittadino italiano. In ogni caso sarà bene essere preparati al peggio e alle peggiori conseguenze. Ma tu sei una donna coraggiosa, una cristiana e anche i sacrifici personali che forse ti si chiederanno, non potranno certamente indurti a condannare tuo marito per il fatto che preferì perdere la vita piuttosto che abbandonare la via del dovere. Qualunque cosa avvenga, ora mi è più facile, perché ti so preparata e la tua preghiera mi darà la forza di non venir meno nell’ora della prova. Ti saluto e ti bacio con tutto il mio affetto assieme al piccolo Alberto.
Tuo marito”

A questo link trovate tutte le informazioni su questo Servo di Dio

Sacerdoti dell’amore

Nell’antichità, molto prima del cristianesimo, i nostri padri avevano comunque nel cuore il desiderio di Dio, e la necessità di mettersi in contatto con lui e cercavano un modo di trovarlo e adorarlo.

Salirono su un monte, perché Dio è nei cieli e il monte è il luogo che più si avvicina a Lui, delimitarono  una zona di terreno con paletti  e quella zona divenne sacra.

Sacra perché tutto quello che vi entrava diventava sacro, di proprietà di Dio. Venivano portati all’interno animali da sacrificare e frutti della terra da donare.

Questa zona sacra era chiamata Sacer. La persona che poteva entrare in questa zona e mediare con Dio, portare le istanze della popolazione e accogliere le risposte di Dio era il sacerdote.

Anche noi sposi, essendo consacrati nel  matrimonio e unti nel battesimo, siamo sacerdoti della nostra unione e della nostra famiglia. Anche noi abbiamo il nostro Sacer. Il nostro Sacer è il talamo nuziale dove sacrifichiamo a Dio noi stessi, donandoci totalmente al nostro sposo e alla nostra sposa. L’atto coniugale diventa così gesto sacerdotale, offerta d’amore e totale elevata a Dio, partecipiamo al sacrificio di Cristo. Il talamo nuziale è per gli sposi quello che per il sacerdote ordinato è l’altare. Sull’altare il sacerdote rinnova il sacrificio di Cristo, stessa cosa avviene tra gli sposi durante l’amplesso fisico.

Vivere bene e nella verità il rapporto fisico non è solo un atto d’amore verso il proprio coniuge, ma è un atto d’amore, un sacrificio verso Dio che ci ha consacrato per essere amore per noi e per il mondo.

Antonio e Luisa.

Un corpo per amare

Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio
perché forte come la morte è l’amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!

 

Giovanni Paolo II diceva che il nostro corpo è sponsale fin dal principio, racchiude in sè la capacità di esprimere l’amore, quell’amore appunto che diventa dono.

Gli sposi mediante l’amplesso fisico esercitano la più alta manifestazione dell’amore sponsale, riprendendo le parole di San Giovanni Paolo II.

L’amplesso fisico è così importante per la Chiesa da essere considerato un gesto sacro, un atto sacro con una sua  liturgia esercitata dagli sposi che sono consacrati  attraverso il matrimonio  e il battesimo, così sacro che il primo rapporto dopo il consenso in Chiesa è sigillo del sacramento mentre ogni rapporto successivo ne è la riattualizzazione.

Quante volte portiamo dentro questo gesto grande, bellissimo la nostra sporcizia, il nostro egoismo, la ricerca del nostro piacere usando l’altra persona. Quante volte siamo adulteri con nostra moglie e nostro marito perchè non ci uniamo a lei/lui ma usiamo il suo corpo

Il matrimonio se vissuto nella verità, ci rende  capaci  di aprirci all’incontro con l’altro, che si concretizza nel donarsi dell’uomo e accogliere della donna. Non useremo un corpo,  ma contempleremo meravigliati  la bellezza di una persona attraverso il suo corpo. Non ci sentiremo usati ma al contrario ci sentiremo desiderati ed amati e attraverso lo sguardo dell’amato/a e ci riconosceremo uomo e donna nella dignità dei figli di Dio. Aumenteremo il nostro amore e Dio ci colmerà del suo Spirito.

Solo se riusciremo a portare questa realtà nel nostro matrimonio il rapporto sessuale continuerà ad essere nutrimento per tutto il matrimonio e non un gesto che presto diventerà arido e trasformerà in deserto la nostra vita di coppia.

Antonio e Luisa

 

 

 

Basta un caffè

Alzi la mano chi non è pronto a giudicare la moglie o il marito. In tantissime situazioni siamo bravissimi a cogliere una parola di troppo, un qualcosa non fatto o fatto male, a vedere comportamenti che non ci piacciono. Tendiamo a giudicare sempre, perché forse la nostra attenzione è più focalizzata su noi stessi e su come veniamo trattati che sull’altro e come lo trattiamo. Sapete qual’è uno dei gesti d’amore più belli d’amore che mi ricordo fatto da mia moglie a me? Mi fece un caffè. Mi spiego meglio. Erano i primi anni di matrimonio ed io non ero sempre amorevole e tenero con lei (si può imparare ad esserlo). La trattai male su una questione dove avevo anche torto. Litigammo come capita a tante coppie e poi con il muso lungo me ne andai in camera sbattendo la porta. Dieci minuti dopo arrivò lei, con il caffè in una mano mentre con l’altra girava il cucchiaino. Me lo porse con tenerezza e se ne andò. Quel gesto mi lasciò senza parole e mi fece sentire tutto il suo amore immeritato , che andava oltre l’orgoglio, oltre la ragione o il torto e mi mostrò tutta la sua bellezza e forza, facendomi sentire piccolo piccolo. Finì subito tutto in un abbraccio e quel gesto me lo porto ancora dentro tra i ricordi più preziosi. Lei è riuscita prima di me e meglio di me a non giudicarmi ma ad amarmi e basta. L’amore è questo ed è bellissimo.

Imperfetti quindi perfetti

Gesù abita la nostra vita, abita nella nostra famiglia e ci guarda con tenerezza. Tenerezza di chi ha capito che queste sue creature, così desiderose di amare di farsi amare, non sono capaci di farlo, e si sentono spesso inadatte e incapaci ad essere immagine di quell’amore per cui sono state consacrate con il matrimonio. Ma Gesù non ci vuole perfetti, sa che peccheremo, e che non saremo sempre degni del suo Amore e del suo sacrificio. Gesù non vuole questo, Gesù vuole che ci riconosciamo piccoli e deboli. Solo allora lo cercheremo per affidargli la nostra vita  e riconosceremo nel nostro sposo o sposa una persona anch’essa  imperfetta , limitata e fragile. Solo allora potremo avere uno sguardo di comprensione e perdono l’uno verso l’altra.

Solo allora Gesù potrà entrare  in noi, e potrà trasformare con la Sua Grazia quel nostro amore imperfetto  in qualcosa di radicale e stupendo, che faremo fatica a credere venga da noi perché non è nostro ma è lo Spirito che  ci dona l’uno all’altra.

Antonio e Luisa