Domenica e famiglia: un connubio possibile / 29

Continuiamo la riflessione sull’inizio della grande preghiera eucaristica:

Il sacerdote può cantare tutta, o in parte, la Preghiera Eucaristica. Il sacerdote inizia la Preghiera Eucaristica con il Prefazio. Allargando le braccia, dice: Il Signore sia con voi. Il popolo risponde: E con il tuo spirito. Alzando le mani, il sacerdote prosegue: In alto i nostri cuori. Il popolo: Sono rivolti al Signore. Con le braccia allargate, il sacerdote soggiunge: Rendiamo grazie al Signore nostro Dio. Il popolo: È cosa buona e giusta. Il sacerdote continua il prefazio con le braccia allargate: È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno. […]

Ripartiamo proprio da questa ultima frase (“E’ veramente cosa buona…”) che in apparenza sembra una di quelle frasi fatte, che si dicono tanto per compiacere qualcuno (in questo caso sarebbe Dio), quelle di cui nessuno ha memoria perché sono come foglie al vento, ed invece scopriremo che contiene della grandi verità della nostra fede divina e cattolica. Affronteremo 4 passaggi, ed ognuno di essi avrà qualcosa da rivelarci.

  • Buona. Sembrerebbe scontato il fatto che rendere grazie a Dio sia considerato cosa buona, ma se ci riflettiamo un pochino, scopriamo che non è affatto scontato; ci sono infatti molte persone convinte di essere la fonte e l’origine di se stessi, della propria vita, ma molto spesso perdono per strada l’orizzonte della propria esistenza. Abbiamo incontrato molte persone che pensano di essere grate solo a se stesse per il fatto di essere in buona salute ed avere un lavoro, oppure perché sono arrivate ad alcuni traguardi importanti nella vita, altre perché si sentono i fautori della propria tarda età come se avessero deciso da soli di svegliarsi ogni mattina. In realtà ci viene insegnato fin da piccoli a ringraziare quando si riceve un favore od un regalo da un’altra persona, ma stranamente ci si dimentica di ringraziare il più importante di tutti, Colui che ha la storia in mano ; “non cade foglia che Dio non voglia” recita il proverbio, a maggior ragione si occuperà di noi che valiamo molto più di una foglia, perciò è davvero cosa buona ringraziarLo.
  • Giusta. Nella Bibbia troviamo alcune persone definite giuste, tra le quali spicca il glorioso San Giuseppe, lo sposo della Madonna. Ma la virtù della giustizia non è solo da considerare per le realtà terrene, belle ma passeggere, ma anche e soprattutto per le realtà celesti. La giustizia non è dare a tutti lo stesso ma ad ognuno il proprio che merita; e chi è che merita di più di tutti? Dio, naturalmente. Quindi la virtù della giustizia è rettamente intesa e vissuta se nelle scelte della vita si mette Dio al posto che Gli spetta, cioè al primo. Rispettando questo ordine delle priorità, tutte le realtà della vita ricevono luce e forza nuove, ecco quindi che è cosa giusta lodare e ringraziare il buon Dio per ogni cosa.
  • Nostro dovere. Questo argomento potrebbe creare qualche problemino ai sentimentalisti. Non che i sentimenti non siano importanti, ma non possiamo orientare la nostra vita con essi, sarebbe un rischio troppo grande e sicuramente fallimentare. Immaginate se andassimo al lavoro solo “quando me la sento“, probabilmente la busta paga sarebbe prossima allo zero; oppure immaginate se una mamma desse il latte al proprio bambino solo di giorno perché la notte “non me la sento“, diremmo che non fa il proprio dovere di madre. Similmente anche Dio ha dei diritti nei nostri confronti, visto che è al primo posto sul podio, e quindi noi abbiamo dei doveri verso di Lui. Il primo dovere è lodarLo, ringraziarLo, adorarLo, pregarLo, perché siamo sue creature ed anche ogni nostro respiro è voluto da Lui; ma per fortuna questi doveri si rivelano non come un peso che rallenta il nostro cammino, ma come dolci doveri che danno forza e vigore a questo stesso cammino.
  • Fonte di salvezza. Quest’ultima parte rischiara con la sua freschezza gli altri tre punti. Infatti se qualcuno si fosse convinto che rendere grazie al Signore sia cosa buona, sia anche cosa giusta, sia pure nostro dovere, potrebbe non avere ben chiara la meta di queste azioni, e cioè la nostra salvezza. Quando rendiamo grazie al Signore sempre ed in ogni luogo, scopriamo come questo ci renda liberi dall’angoscia, dalla paura del futuro, dall’ansia da prestazione, e ci renda più aperti alle sfide della vita, più fiduciosi di essere nelle mani di un Padre che ha cura dei Suoi figli, più gioiosi davanti alla nuova vita che ci viene offerta ogni giorno… tutto ciò ci abitua ad orientare il nostro cuore a Dio istante dopo istante fino a che arriverà l’abbraccio eterno.

Care famiglie, a noi il compito di cominciare a rendere grazie al Signore nelle nostre case ancor prima di andare alla Messa domenicale, nonché di continuare durante gli altri giorni fino alla prossima Domenica. Oltre ad essere fonte di salvezza per tutta la famiglia, è educativo per i figli e fecondo poiché genera una vita nuova.

Basta solo scavalcare l’ostacolo iniziale, coraggio!

Giorgio e Valentina

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Non approfittarne!

Nella prima lettura della Messa di Domenica scorsa c’è una frase che vi riportiamo:

Dal primo libro di Samuèle (1Sam 26,2.7-9.12-13.22-23)  […]“Non ucciderlo! Chi mai ha messo la mano sul consacrato del Signore ed è rimasto impunito?” […]

Utilizziamo solo questa frase ma dobbiamo contestualizzarla : praticamente Saul va a cercare Davide con tremila soldati per farlo fuori affinché non diventi re al posto suo, ma Davide sfugge all’agguato, di notte scende nell’accampamento di Saul, ed ha l’occasione di ucciderlo senza che nessuno se ne accorga poiché tutti i soldati dormono beati. Davide però non compie l’omicidio ed esclama al suo braccio destro Abisài la frase sopra riportata.

Apparentemente sembra un’episodio tanto lontano nel tempo e nella cultura da non dirci niente, eppure basta fermarsi un momento e metterci nei panni dei protagonisti; Il Signore aveva rigettato Saul come re, a causa di un atto di mancanza di fede (leggi qui), ed al suo posto aveva scelto Davide. Un boccone troppo amaro per Saul il quale cerca vendetta, forse mosso anche dall’invidia (come Caino a suo tempo). Davide ha quindi tutte le ragioni per sbarazzarsi di Saul, per dargli una bella lezione, per far valere la preferenza di Dio nei suoi confronti, gli sarebbe bastato infilzarlo nel sonno e, senza grossi spargimenti di sangue innocente, avrebbe chiuso la questione, avrebbe regolato i conti, ma… c’è un ma… Davide non muove un dito contro il consacrato del Signore… ma Saul non era stato rigettato come re? Sì, ma non viene sconsacrato da Dio, perché? Perché Dio non agisce come noi, Egli non ritratta i suoi doni, le sue scelte, Egli è fedele alle proprie scelte… quindi se lo aveva consacrato, tale resta fino alla morte.

Ecco il primo insegnamento per noi sposi. Non sono sufficienti i nostri sbagli, le nostre fragilità, i nostri errori, i nostri peccati per farci sconsacrare da Dio. Se siamo sposi nel sacramento, lo siamo fino alla morte di uno dei due, anche se l’altro si comporta come Saul che volta le spalle a Dio, alla sua promessa e alla sua volontà nel vivere la propria vocazione… nonostante tutto ciò Dio non ritratta la parola data e lo lascia consacrato… similmente noi possiamo combinare un sacco di guai ma restiamo sposi l’uno dell’altra fino alla morte, è un vincolo che nemmeno Dio può scogliere… per fortuna Egli non ci ripaga secondo le nostre opere!

Continuiamo però l’approfondimento di questa frase perentoria della Parola di Dio pronunciata da Davide, poiché essa ha da ammonirci anche nel suo significato più prossimo, ossia è un invito a non uccidere il consacrato di Dio. Purtroppo assistiamo quotidianamente sui social media ad assalti più o meno velati a vari consacrati del Signore… questo prelato piuttosto che quell’altro ha detto o fatto questo con tanto di foto ad immortalarne il pubblico ludibrio, il pubblico scandalo… Davide aveva avuto questa opportunità eppure non ha alzato la mano sul consacrato del Signore, e quanti di noi invece uccidono i consacrati del Signore in vari modi? Non vogliamo essere sentimentaloni ma vogliamo ricordare che il Catechismo ci ha insegnato, riprendendo una frase della Parola di Dio, che “la lingua uccide più della spada”… l’uccisione fisica è solo uno dei tanti modi con cui uccidere una persona. I consacrati del Signore che sbagliano alla guisa di Saul possono essere quelli che vivono lontani da noi, ma può essere il nostro parroco o il nostro vescovo, non ha importanza questo, ma non dobbiamo ucciderli… sarebbe come dire a Dio che si è sbagliato sul loro conto (oltre ad essere un’ulteriore ferita alla comunione e spesso una mancanza di carità fraterna).

E’ possibile che Dio si sbagli? Ovviamente no. Dobbiamo sempre tener presente che abbiamo un Dio che sa trarre bene anche dal male… un esempio? Che male c’è peggiore del deicidio, cioè dell’uccidere Dio fattosi uomo in Cristo Gesù di Nazareth? Eppure da questo grande male Dio ha saputo trarre il più grande Bene: la Redenzione.

Cari sposi, nella nostra relazione impariamo ogni giorno che “si prendono più mosche con un cucchiaino di miele che con un barile di aceto“… se questo vale all’interno del nostro matrimonio è nostro compito trasportarlo con l’esempio al di fuori delle nostre mura domestiche… dobbiamo amare i nostri sacerdoti e vescovi anche e soprattutto quando sbagliano perché sono i consacrati di Dio… così come abbiamo imparato a nascondere agli altri i difetti del nostro amato/a per non ferirlo/a e mancare a lui/lei di rispetto , così dobbiamo fare anche con i consacrati di Dio.

Coraggio sposi, anche questo è un frutto di fecondità del nostro amore !

Giorgio e Valentina.

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Non saremo la ruota di scorta, vero?

Il 14 Febbraio la Chiesa festeggia i due Santi Cirillo (monaco) e Metodio (vescovo), compatroni d’Europa insieme ai Santi Benedetto da Norcia, Brigida di Svezia, Caterina da Siena, Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein). E san Valentino dove lo mettiamo? In Paradiso anche lui, ma la sua memoria liturgica è posta in secondo piano per dare spazio a questi due fratelli che vennero inviati in diversi luoghi dell’attuale est-Europa come evangelizzatori (verso la metà del IX secolo), la loro impresa più importante fu in Pannonia e Moravia, dove Cirillo lavorò a un nuovo alfabeto per le popolazioni locali e alle traduzioni dei testi sacri, alfabeto che conosciamo come cirillico; in questo giorno la Chiesa ci offre questa prima lettura nella Liturgia :

Dagli Atti degli Apostoli (At 13, 46-49) In quei giorni, [ad Antiòchia di Pisìdia] Paolo e Bàrnaba con franchezza dichiararono [ai Giudei]: «Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco : noi ci rivolgiamo ai pagani.
Così infatti ci ha ordinato il Signore: Io ti ho posto per essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra». Nell’udire ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore, e tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero. La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione.

Molte volte la Parola di Dio viene letta con meno enfasi della fiaba di Biancaneve… certo il linguaggio è un po’ diverso, ma se prestassimo più attenzione dovremmo avere gli occhi sgranati come quelli dei bambini quando si aspettano che Biancaneve dia un morso alla mela, ed invece no! Provate un po’ a mettervi nei panni di quei Giudei che si sentono ammonire con tanta veemenza dai due evangelizzatori e forse proverete un po’ di imbarazzo. Però…. a pensarci bene noi siamo gli altri. Gli altri chi? Quelli che Paolo e Bàrnaba definiscono pagani : “[…] noi ci rivolgiamo ai pagani“.

Ritorna alla mente un famoso miracolo di sant’ Antonio da Padova che si rivolse ai pesci del mare sulla spiaggia di Rimini poiché gli uomini non lo volevano ascoltare, ed anche lui si rivolse ai Riminesi con parole simili a quelle degli Atti: “Poiché vi dimostrate indegni della Parola del Signore, ecco, io mi rivolgerò ai pesci in modo da evidenziare ancora di più la vostra mancanza di fede”.

La cosa curiosa è che i pagani (così come i pesci) non si dispiacquero affatto di essere la seconda scelta… forse noi al loro posto avremmo mugugnato qualcosa del tipo: “chi siamo noi, la ruota di scorta?“. Loro invece no, anzi “si rallegravano e glorificavano la Parola del Signore“.

Da un certo punto di vista noi dovremmo ringraziare quei Giudei che rifiutarono la Parola di salvezza annunciata da Paolo e Bàrnaba, poiché se essi non l’avessero respinta, i due evangelizzatori sarebbero rimasti con tutta probabilità nel circondario di Israele, e non si sarebbero inoltrati per tutto il resto dell’Impero Romano fino ad approdare nella nostra bella Italia; che ne sarebbe stato di noi? Chi si sarebbe preso l’impegno di evangelizzare il nostro popolo? Saremmo rimasti nel paganesimo forse. Ed invece i nostri avi credettero alla Parola di salvezza e la nostra terra divenne il centro e la culla della cristianità.

Qualcuno starà pensando di leggere un articolo di sociologia storica, ma in realtà questa semplice analisi che ci siamo permessi di condividervi ha lo scopo di ravvivare in noi la coscienza di avere tra le mani un tesoro prezioso che altri hanno rifiutato, e noi che ne facciamo di questo tesoro?

Il brano finisce parlando dei pagani così : “tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero“. Noi siamo destinati alla vita eterna! Non siamo destinati al nulla infinito, non ci smaterializziamo nell’indefinibile, no!

Destinati alla vita, e che vita ! NON siamo destinati alla morte!

Il nostro sacramento è un tesoro prezioso che ci deve aiutare ad arrivare alla nostra destinazione, altrimenti è solo uno stare insieme per tirare a campare. Ogni nostro gesto, ogni nostra carezza, ogni nostro abbraccio, ogni nostro sacrificio per l’altro/a deve farci vivere un pezzettino di Paradiso.

Cari sposi, l’invito che vi rivolgiamo oggi è quello di guardarvi negli occhi e ricordarvi reciprocamente la vostra destinazione finale: il Paradiso. Coraggio, anche le ruote di scorta sono destinate al paradiso!

Giorgio e Valentina.

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 28

Terminato il momento dell’Offertorio il sacerdote recita una orazione sulle offerte e poi prosegue seguendo il Messale che indica così:

Il sacerdote può cantare tutta, o in parte, la Preghiera Eucaristica. Il sacerdote inizia la Preghiera Eucaristica con il Prefazio. Allargando le braccia, dice: Il Signore sia con voi. Il popolo risponde: E con il tuo spirito. Alzando le mani, il sacerdote prosegue: In alto i nostri cuori. Il popolo: Sono rivolti al Signore. Con le braccia allargate, il sacerdote soggiunge: Rendiamo grazie al Signore nostro Dio. Il popolo: È cosa buona e giusta. Il sacerdote continua il prefazio con le braccia allargate: È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno. […]

Abbiamo riportato solo l’incipit di un prefazio, quello più gettonato (che il sacerdote può scegliere a seconda delle occasioni), ma sostanzialmente iniziano tutti con questa frase seppur con leggere varianti, ma la sostanza è appunto la stessa. Cominciamo questa volta dalle ultime parole di questo incipit e la prossima volta affronteremo la prima parte, dove recita così : E’ veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza…

Spesso, purtroppo, la nostra preghiera è distratta durante la Santa Messa, per diversi motivi che nascono da dentro noi e altre volte perché il sacerdote legge il Messale con troppa velocità, noia e freddezza, altre volte siamo noi freddi e annoiati perché non ci siamo preparati per tempo; ma ora abbiamo la possibilità di fermarci un momento a leggere, capire, meditare, pregare, approfondire almeno una piccolissima frase della grande preghiera eucaristica.

Già solo il dialogo iniziale tra celebrante ed assemblea è ricco e festoso, ma non il festoso che pensiamo noi coi palloncini, gli aperitivi e le patatine…….NO……questo sarebbe festaiolo……..ma festoso perché solennemente ci si ricorda a vicenda il motivo per cui siamo lì tutti a Messa…..il celebrante sprona noi e la nostra risposta aumenta (o almeno dovrebbe) il suo desiderio di rendere a Dio tutta la gloria, l’onore, la lode, la latria (adorazione) che Gli spetta in un crescendo che alla fine spinge il celebrante a pregare solennemente esortandoci : avete proprio ragione ! è veramente cosa buona e giusta……ecc…..

Ma perchè dobbiamo rendere grazie sempre ed in ogni luogo? Sempre, cioè non solo quando le cose vanno per il verso giusto…..e invece quando le cose vanno male, quando arriva la sofferenza, la malattia, il lutto? Sono domande che meriterebbero risposte molto articolate e lunghe, con cicli di catechesi che affrontano un gradino alla volta le questioni, senza fretta, e con la dovuta disposizione d’animo. Quindi, perdonateci se in poche righe osiamo mettere in risalto solo un piccolo frammento di un grande puzzle.

Diventando genitori abbiamo avuto la grazia di “capire” un pochino di più l’atteggiamento di Dio Padre vivendo sulla nostra pelle alcune dinamiche coi figli ……..ve ne raccontiamo una a mo’ di esempio. Un giorno una nostra figlia venne disperata da noi, piangendo con i lacrimoni tipici di una bimba di due anni qual era, mostrandoci la bua che si era fatta al suo ditone preferito (quello che si succhiava)…..il dramma era che non poteva più metterselo in bocca. Fiduciosa è venuta dai genitori sapendo che lì avrebbe trovato aiuto, comprensione, conforto, tenerezza, sicurezza, fiducia, ecc…..il male che sentiva è rimasto e ha dovuto affrontarlo lei, ma…….non da sola.

Noi dobbiamo rendere grazie a Dio sempre ed in ogni luogo con questo atteggiamento della bimba…..a volte lo facciamo con le lacrime agli occhi….ma è l’atteggiamento del cuore che dice : ti rendo grazie Padre perché nelle tue mani è TUTTA la mia vita, e siccome Tu sei un Padre buono, non permetti che i tuoi figli affrontino da soli i dolori della vita, ma sei lì pronto a consolare, incoraggiare, guarire, lenire, confortare, comprendere ……..e non permetti che siamo provati al di sopra delle nostre forze…….ti rendiamo grazie non perché capiamo tutto subito dei nostri dolori, ma perché sei un padre, anzi no……..tu sei IL Padre.

Pregate così insieme e……..il dolore resterà, ma non ci ucciderà, non ci schiaccerà pensando di averla vinta su di noi. E il primo effetto sarà un cuore nuovo, che si abbandona alla dolcezza della Provvidenza.

Coraggio sposi, Dio non abbandona i suoi figli.

Giorgio e Valentina.

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Proprio lì!

Se Dio ci assiste con la Sua Sapienza proviamo a rivolgere la nostra attenzione non più sul Vangelo ma sulla Prima lettura a cominciare da oggi per una serie di settimane. Non perché il Vangelo non abbia più nulla da dire a noi sposi ma perché ci siamo accorti che molti cristiani saltano a piè pari l’Antico Testamento da cui spesso è tratta la prima lettura della Messa, forse traviati dall’idea ingiusta che Dio sia diventato più buono e misericordioso dal Vangelo in poi. Iniziamo questa nuova avventura dal brano proposto oggi dalla Liturgia:

Dal primo libro dei Re (1Re 8,22-23.27-30)  In quei giorni, Salomone si pose davanti all’altare del Signore, di fronte a tutta l’assemblea d’Israele e, stese le mani verso il cielo, disse: «Signore, Dio d’Israele, non c’è un Dio come te, né lassù nei cieli né quaggiù sulla terra! Tu mantieni l’alleanza e la fedeltà verso i tuoi servi che camminano davanti a te con tutto il loro cuore. Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruito! Volgiti alla preghiera del tuo servo e alla sua supplica, Signore, mio Dio, per ascoltare il grido e la preghiera che il tuo servo oggi innalza davanti a te! Siano aperti i tuoi occhi notte e giorno verso questa casa, verso il luogo di cui hai detto: “Lì porrò il mio nome!”. Ascolta la preghiera che il tuo servo innalza in questo luogo. Ascolta la supplica del tuo servo e del tuo popolo Israele, quando pregheranno in questo luogo. Ascoltali nel luogo della tua dimora, in cielo; ascolta e perdona!».

E’ una preghiera accorata fatta dal Re Salomone in nome di tutto il popolo e per esso fu una grande testimonianza di fede. E’ difficile restare impassibili dinanzi a tanta fede affettuosa in un Dio che non viene mai meno alle proprie promesse, è commovente pensare di avere un re che ci rappresenti con così tanta fede; sicuramente tra il popolo presente a quell’evento non saranno mancati uomini che hanno ritrovato l’entusiasmo di una fede magari un poco assopita sostenuti dal fervore del loro re, così ci saranno state altrettante donne che, con le lacrime agli occhi, hanno gioito in cuor loro abbracciando teneramente i propri figlioli. Quanta bellezza!

Provate a fare un gioco di fantasia sostituendo il re Salomone con il nome del vostro parroco e al posto del popolo di Israele usate il nome con cui sono chiamati gli abitanti della vostra parrocchia o del vostro paese/città ne resterete sorpresi.

Come sempre succede quando si medita la Parola, anche questa volta ci troviamo costretti a fare una scelta tra le tante possibili riflessioni per metterne in luce solo una. Ci lasceremo scuotere dalla parte centrale di questa preghiera, quando Salomone si chiede : “Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruito! […] Siano aperti i tuoi occhi notte e giorno verso questa casa, verso il luogo di cui hai detto: “Lì porrò il mio nome!

Com’è possibile che Dio abiti tra di noi se nemmeno i cieli dei cieli non lo possono contenere? E’ un mistero sconfinato, ma è reale. Se ci fermiamo un attimo e rientriamo in noi stessi è possibile anche perdere l’equilibrio.

Vorremmo focalizzare questa inabitazione di Dio in noi in due ambiti specifici: il Battesimo e il Matrimonio. Dal momento in cui siamo stati battezzati Dio ha cominciato a vivere in noi.. ma noi non siamo grandi come i cieli dei cieli, com’è possibile tutto ciò? Misteri dell’amore di Dio… addirittura San Paolo dirà che siamo diventati Tempio dello Spirito Santo… chi? Io? Certo che sì… ma cosa ho fatto per meritare un tale onore? Niente, anzi… spesso sembra che vogliamo scacciare un così illustre ospite con un comportamento indegno di tale onore… come quando si caccia di casa un ospite indesiderato sbattendogli dietro la porta quasi ad urlare con tale gesto il nostro disprezzo nei suoi confronti. E non sembra che i cieli dei cieli se la siano presa a male perché Dio abbia scelto di abitare nella vita di ogni battezzato.

Ma facciamo un passo in più : se due battezzati si sposano e diventano una carne sola, allora significa che il Tempio di cui sopra si allarga, giusto? Come se Dio stesse un po’ stretto in una sola persona ed abbia deciso di aumentare la capacità della persona stessa donandole un’altra persona… un po’ come quando una famiglia decide di comprare anche l’appartamento attiguo per aumentare gli spazi.

Cari sposi, il sacramento del matrimonio è quella casa/luogo citata nella preghiera di Salomone, quando dice: “Siano aperti i tuoi occhi notte e giorno verso questa casa, verso il luogo di cui hai detto: “Lì porrò il mio nome! “. Il nostro sacramento è ontologicamente proprio quella casa/luogo in cui Dio dimora, ma attenzione a non sciupare un così grande dono/onore, poiché non basta che lo sia per definizione, ma è necessario che lo diventi sempre di più giorno dopo giorno, fatica dopo fatica, perdono dopo perdono, sguardo dopo sguardo, gesto dopo gesto.

Caro sposo, Dio ha scelto di prendere dimora in te per donarle il Suo amore fedele e premuroso attraverso la tua umanità.

Cara sposa, Dio ha scelto di dimorare in te per aiutare il tuo sposo a vivere nella carne la tenerezza e la dolcezza del Suo amore.

Dio non può essere contenuto neanche dai cieli dei cieli ma si trova comodo nel sacramento del matrimonio e si trova perfettamente a suo agio nell’amore gratuito che ci doniamo scambievolmente.

Coraggio che Dio è proprio lì!

Giorgio e Valentina.

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Missione segreta!

Vi riportiamo la prima parte del Vangelo letto nel giorno di S. Tommaso d’Aquino:

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 4,26-34) : In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».

Nei vari Vangeli ci sono molte parabole raccontate da Gesù per descrivere con immagini umane, comprensibili ai Suoi uditori, il famoso Regno di Dio e questo evangelista annota che Lui parlava alla folla praticamente solo in parabole ma poi spiegava tutto ai Suoi intimi in disparte.

Perché così tante parabole? Semplicemente perché il Regno di Dio non è comprensibile pienamente ed in toto dal cuore umano in quanto esso è talmente ricco che è troppo anche per la ragione umana, ecco allora che Gesù ricorre allo stratagemma delle parabole per raccontare in immagini, volta dopo volta, ora questa ora quella caratteristica di tale regno.

Oggi prendiamo in esame la caratteristica della missione segreta. Si noterà infatti come il seme cresca senza apparente fatica da parte dell’uomo, come se tra il seme ed il terreno ci fosse un contratto segreto, quasi fossero in missione segreta, per l’appunto.

Ed infatti progredendo nel cammino di fede ci si accorge di essere cambiati dopo un po’ di anni, ma quasi mai questi cambiamenti sono stati fulminei; per la quasi totalità dei cristiani consiste in un lento ma costante e progressivo cambiamento della propria vita. Lentamente (ognuno poi ha le proprie tempistiche) ci si scopre migliori. Cosa è successo?

Sicuramente Dio non vuole dei burattini che lo amino a comando, ma ci ha creati con il libero arbitrio e continua a lasciarci liberi di poter scegliere Lui per amore e non per coercizione. Ma per ottenere tutto ciò ha deciso di voler pazientemente sopportare che il nostro atto sia veramente libero, ecco perché preferisce aspettare pazientemente che il nostro cuore poco a poco si rivolga a Lui ed ami Lui sopra ogni cosa e sopra tutti.

Abbiamo ancora vividi nella memoria i primi passi di una delle nostra figlie, ci ricordiamo di quell’entusiasmo per ogni piccolo progresso nel muovere i primi passi da sola. Faceva un mezzo passo e poi perdeva l’equilibrio cadendo sul morbido pannolone, noi facevamo l’applauso per incitarla, per infonderle coraggio nell’intraprendere un altro passo e che gioia per quella nuova conquista verso la camminata autonoma, ogni piccolo passo una grande conquista ed un applauso di incoraggiamento.

Ecco… l’atteggiamento con cui Dio guarda i progressi dei Suoi figli somiglia a questo: gioisce di ogni nostra piccola conquista e ci infonde coraggio per il passo successivo con una specie di applauso spirituale.

Ma Dio è discreto con noi, non è mai invadente, non ci vuole umiliare per sentirsi più Dio, non ha di queste deficienze psicologiche. La sua discrezione Gli fa compiere azioni che ai nostri occhi sembrerebbero azzardate, quasi incoscienti…. ma ti fidi di quello lì? proprio lui? ma sai che cosa ha fatto già tante volte? quello è un professionista del peccato X o Y … non merita la Tua fiducia! Questi i nostri pensieri… ma Dio ha fiducia nelle nostre possibilità perché le conosce meglio di noi stessi.

Ecco dunque che per portare a compimento ciò che ha iniziato ha bisogno di agire nell’ombra, nel nascondimento, proprio come farebbe un vero agente dei servizi segreti con una missione. Quando si intraprende un cammino di fede serio e costante non ci si accorge razionalmente ogni giorno che la grazia di Dio lavora in noi proprio come quel semino e quel terreno che lavorano per far spuntare il primo germoglio fino alla maturazione completa del chicco nella spiga.

E’ un lavoro certosino e paziente che sa attendere le nostre pigrizie, che ci aspetta quando ci attardiamo, altrimenti correrebbe il rischio che il nostro sia un fuoco di paglia bello e vigoroso ma che dura poco, invece nel regno di Dio c’è bisogno di mettere mano all’aratro e non voltarsi indietro, mai!

Cari sposi, questa discrezione e pazienza che usa Dio nei nostri riguardi ci deve spronare a metterla in atto a nostra volta nei confronti del nostro sposo/a. Se anche noi avremo la pazienza unita alla costanza di Dio verso il nostro amato/a, spariranno frasi del tipo : “non cambi mai… sei sempre il solito… di te non ci si può mai fidare… non ti smentisci mai… ecc… “. Al contrario nasceranno spontanee in noi parole e gesti di incoraggiamento e non mancheranno mai gioie per le conquiste fatte.

Naturalmente tutto ciò non è esclusivamente tutta opera nostra perché il primato è sempre della Grazia. Da soli non combiniamo niente, ce lo ha ricordato in un altro Vangelo lo stesso Gesù: “senza di Me non potete far nulla“. Noi dobbiamo solo dare il nostro consenso, dire il nostro SI oppure se volete dirlo con la Madonna dite il vostro FIAT al resto ci pensa la Sua Grazia, lo Spirito Santo.

Ce lo conferma anche il Salmo 126(127) : ” Se il Signore non costruisce la città, invano faticano i costruttori“.

Coraggio sposi, poniamo la nostra fiducia in Colui che ci vuole santi insieme… Lui è uno che sa compiere le missioni segrete !

Giorgio e Valentina.

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 27

Approfondire l’Offertorio della Messa ci sta aiutando a vivere meglio anche fuori dalla Messa stessa. Com’è possibile tutto ciò? Cosa c’entra un rito compiuto in chiesa ( seppur ricco di simbologia ) con la vita di tutti i giorni? Sono domande che sorgono spontanee quando per la prima volta si affrontano queste tematiche, e capiremo passo dopo passo che sono domande degne di una risposta; una risposta che queste righe vogliono contribuire a dare seppur nella loro incompletezza.

Si potrà pensare che stiamo dedicando troppo spazio al momento dell’Offertorio, in realtà esso è di stimolo per una riflessione maggiormente ampia poiché la Messa non è un insieme di rituali accozzati a caso da qualche Papa/Vescovo, ma è la celebrazione del Mistero salvifico di Cristo; certamente ha bisogno dell’azione umana (la Chiesa) poiché Dio stesso ha scelto così: per manifestare infatti Se stesso e la Sua salvezza agli uomini poteva scegliere chissà quali strade, ma nella Sua infinita fantasia ha scelto di farsi carne attraverso una madre umana, un uomo che gli facesse da padre umano, avendo degli amici, quindi ha voluto aver bisogno della nostra umanità, ed ecco spiegato il nostro bisogno di rituali per entrare in contatto con Dio.

Dopo questa breve digressione torniamo all’Offertorio per concluderne l’analisi. Dopo aver capito chi sono gli offerenti e verso Chi si rivolge la loro offerta, vediamo cosa offrire nel particolare. Abbiamo già capito che possiamo offrire il nostro amore di sposi, e che offrire la parte bella della nostra vita ci aiuta a vivere tutta la nostra esistenza come dono di Dio.

Ma non è tutto. O per meglio dire, c’è molto altro ancora. Più si avanza nel cammino di fede e più ci si accorge della grandiosità di essa, degli sconfinati doni che essa ha in serbo per noi, ma dobbiamo innanzitutto conoscerli per poterli vivere e goderne.

Ancora una volta è il Messale a venirci incontro e lo fa con la consueta brevità che racchiude in sintesi grandi verità:

Tutte le altre azioni sacre e ogni attività della vita cristiana sono in stretta relazione con la Messa: da essa derivano e ad essa sono ordinate.

Vediamo ora di allargare attraverso la meditazione e la riflessione questa verità così condensata in una breve frase. Non si può certo accusare il Messale di non essere esplicito ed allo stesso tempo profondo e semplice; se le indicazioni ivi contenute non sono vissute né conosciute non è certo sui fedeli semplici che si deve rivolgere un rimprovero. Incontriamo quotidianamente mariti e mogli che non apprezzano la possibilità di offrire, ma si limitano alla sola attività del “lamento”. Tempo addietro scrivemmo un articolo con piglio ironico proprio su questa attitudine, definendola una disciplina olimpionica con l’epiteto “lancio del lamento“. Ma perché facciamo le lamentazioni? Tra i tanti motivi (anche legittimi) c’è di sicuro l’ignoranza (non sempre colpevole) circa la possibilità di offrire.

Se me ne capitano di tutti i colori, sono stanco ed oppresso dai problemi di vario tipo, sono sfiduciato perché non riesco a vedere la luce in fondo al tunnel, e, come se non bastasse, non ho nemmeno la possibilità di “far fruttare” tutto il malcapitato, è ovvio che l’unica cosa che mi resta da fare è il “lancio del lamento“. Vi ricordate il famoso detto dei nostri avi che recita così: far di necessità virtù? Esso contiene una saggezza che ci sprona a trarre insegnamento dalle vicende liete e tristi della vita affinché non passino da noi senza renderci migliori, ma soprattutto è un invito a trasformare in virtù ciò che ad una prima vista (e agli occhi di tutti gli altri) sembra una perdita, una mancanza, una deficienza.

Dobbiamo riportare questa attitudine dentro la nostra vita spirituale affinché ogni momento non passi da noi senza aver lasciato una traccia sul nostro cammino di fede. E ce lo insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica che riporta a sua volta la “Lumen Gentium” quando recita così parlando di noi fedeli laici (cioè noi che non siamo sacerdoti) :

“Tutte infatti le loro opere, le preghiere e le iniziative apostoliche, la vita coniugale e familiare, il lavoro giornaliero, il sollievo spirituale e corporale, se sono compiute nello Spirito, e persino le molestie della vita, se sono sopportate con pazienza, diventano spirituali sacrifici graditi a Dio per Gesù Cristo, i quali nella celebrazione dell’Eucaristia sono piissimamente offerti al Padre insieme all’oblazione del Corpo del Signore. Così anche i laici, in quanto adoratori dovunque santamente operanti, consacrano a Dio il mondo stesso” (LG 34; cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, 901).

Ecco svelato il segreto per trasformare in grazia ogni istante bello o brutto della nostra vita: offrire al Padre. Ma come avete appena letto, è un’azione che non si esaurisce nel rito dell’Offertorio della Messa, ma diventa un modus vivendi. D’ora in poi non ci è più consentito praticare quello sport pericolosissimo quale il “lancio del lamento”, poiché ora abbiamo una via d’uscita.

Concludiamo questo zoom sull’Offertorio citando un breve passaggio di una udienza generale di papa S.Giovanni Paolo II tenuta Mercoledì 15 Dicembre 1993, quando a sua volta cita S. Tommaso d’Aquino:

Nella celebrazione eucaristica i laici partecipano attivamente con l’offrire se stessi in unione con Cristo Sacerdote e Ostia; e questa loro offerta ha un valore ecclesiale in forza del carattere battesimale che li rende idonei a dare a Dio, con Cristo e nella Chiesa, il culto ufficiale della religione cristiana (cf. san Tommaso, Summa theologiae, III, a. 63, a. 3)

Cari sposi, da domani vivere il momento dell’Offertorio durante la Messa non sarà più ridotto a cercare le monetine, abbiamo una grande missione che ci aspetta: il culto spirituale gradito al Padre.

Giorgio e Valentina.

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Come una fiammella di candela… o quasi!

Vi riportiamo uno stralcio di una tra le tante lettere di S. Paolo:

Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, a Timòteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro. Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno. Mi tornano alla mente le tue lacrime e sento la nostalgia di rivederti per essere pieno di gioia. Mi ricordo infatti della tua schietta fede, che ebbero anche tua nonna Lòide e tua madre Eunìce, e che ora, ne sono certo, è anche in te. Per questo motivo ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza. Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo ( 2Tm 1,1-8)

E’ una lettera ricca di spunti di riflessione per la crescita della nostra fede, ma fisseremo la nostra attenzione solo su di un particolare. C’è la testimonianza di un affetto sincero che Paolo prova nei confronti di uno tra i suoi figli spirituali, ma ha qualcosa di diverso rispetto al solito, che cosa?

In apparenza gli affetti sembrano tutti uguali, ma ciò che li contraddistingue non è la loro natura, ma la loro origine. Si può provare affetto verso una persona per i più disparati motivi, motivi che a volte possono venir meno e per questo l’affetto può diminuire.

Spesso l’affetto nasce dalla parentela, altre volte da un comune sentire, altre ancora da una comune passione, oppure da un comune obiettivo, ed altre ancora da una comune esperienza, ma tutte queste situazioni umane sono certamente belle ma destinate alla caducità come del resto tutte le cose di questo mondo.

Ma quando l’affetto nasce dalla fede in Cristo Gesù è tutta un’altra cosa, poiché ciò che ci unisce all’altro/a non è un comune sentire, non è la medesima esperienza umana, non è neanche una comune passione, ma è Gesù stesso.

E quando il legame tra due persone nasce dal cuore di Cristo stesso può diventare più grande e potente anche di un legame di sangue, o meglio, è proprio un legame di sangue, ma non di quello delle due persone coinvolte, ma nel sangue di Colui che ha versato proprio questo suo stesso sangue per amore di quelle due anime.

Un affetto tra due persone non potrà mai diventare così grande come l’amore di Colui che ha amato ognuna di loro più della sua stessa vita.

Carissimi sposi, il legame che ci unisce è bello, ricco e grande, ma c’è un amore che sta alla fonte di questo stesso legame affettivo, ed è l’Amore che il Sacramento porta alla luce giorno dopo giorno nella vita spesa per amore.

Abbiamo capito tutto ciò alla luce di una candela. No, niente a che fare con le romanticherie da film americano. E’ semplicemente la solita candela che accendiamo tutti i giorni mentre preghiamo insieme e spesso finisce per catturare i nostri sguardi con il suo fascino. Se la fiammella debole, indifesa di una candela ci desta così tanta meraviglia e fascino, quanto più bella sarà il fuoco che l’ha originata?

Così deve essere anche per l’affetto che ci scambiamo come sposi : se è così bello, affascinante, dolce, tenero, appagante e quasi eterno l’amore che ci scambiamo tra noi, quanto più bello, affascinante, dolce, tenero, appagante ed eterno sarà l’amore che lo ha generato?

Se dunque Dio ha ritenuto degno/a il mio coniuge del sangue del Suo Unico Figlio, chi sono io per decidere di non degnarlo/a del mio perdono, del mio abbraccio tenero ed incondizionato, del mio amore appassionato, del mio sorriso?

Coraggio sposi, abbiamo bisogno ogni tanto di riscoprire le nostre origini per capire dove stiamo andando. Buona riscoperta!

Giorgio e Valentina.

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Tutto… o quasi! …vabbé…

Oggi cambiamo strategia e saltiamo a pié pari il Vangelo, non perché non abbia niente da dirci oggi, ma solo per il fatto che la prima lettura di oggi ( di cui riportiamo solo una piccola frase ) ci pare che abbia un messaggio chiave per il matrimonio:

Dal primo libro di Samuèle (1Sam 15,16-23) In quei giorni, Samuèle disse a Saul: «Lascia che ti annunci ciò che il Signore mi ha detto questa notte». E Saul gli disse: «Parla!». Samuèle continuò: «[…] Il Signore ti aveva mandato per una spedizione e aveva detto: “Va’, vota allo sterminio quei peccatori di Amaleciti, combattili finché non li avrai distrutti”. Perché dunque non hai ascoltato la voce del Signore e ti sei attaccato al bottino e hai fatto il male agli occhi del Signore?

Samuele sembra eccessivamente rigido, implacabile, irremovibile, severo con Saul, ma dobbiamo tener presente che Samuele parla a nome del Signore. Non sta parlando con farina del suo sacco, ma presta la sua voce al Signore, quindi dobbiamo ritenere la profezia di Samuele come tale, e cioè un messaggio da parte del Signore.

Se volete conoscere tutta la storia e come va a finire non vi resta che cercare sulla vostra bellissima Bibbia casalinga ( vi ricordate dove l’avete nascosta? ) il primo libro di Samuele, leggerete una storia avvincente. Per ora vi basti sapere che Saul la pagherà molto cara poiché il Signore lo ripudierà come re di Israele.

Sembra eccessivo ? Ad una lettura senza fede forse, ma non ci deve sfuggire cosa era stato chiesto a Saul da Dio: come avete letto nel brano soprariportato gli era stato affidato il compito di sterminare tutti i nemici compreso il bestiame, non doveva tenere nulla né animale come bottino, ed invece… gli Israeliti si tennero le bestie migliori e altro come bottino. Ne pagheranno le amare conseguenze perché il Signore ritirerà la sua benevolenza nei confronti di Saul e del suo regno.

Qualche lettore si starà forse chiedendo come mai tutta questa simpatia per questa storia, in fondo a noi cosa importa della sorte di uno che è vissuto secoli prima di Cristo ? Nulla se non per il fatto che l’esempio di Saul ci deve servire come monito per noi… la Bibbia narra infatti del rapporto che c’è tra Dio e il cuore dell’uomo, quindi è un messaggio eterno.

Saul obbedisce al Signore ma… a modo suo!

Saul non si è fidato fino in fondo della Parola del Signore, Il Quale gli aveva promesso la Sua benevolenza e la Sua benedizione se solo avesse obbedito ; doveva semplicemente eseguire ciò che gli era stato chiesto ( non è che per caso vi ricordi le Parole di Maria ai servi alle nozze di Cana? ) e avrebbe avuto tutta la benevolenza e la benedizione di Dio, Il Quale avrebbe poi provveduto a rendere la terra più fertile ed il bestiame più prolifico … del resto non l’aveva già fatto nel deserto durante il famoso Esodo e poi nella ancora più famosa Terra Promessa?

Ma Saul non si fida totalmente di Dio, pensa che non sappia più fare il Suo lavoro, magari aveva perso il Suo tocco, chissà se poi avrebbe mantenuto le Sue promesse di benevolenza e abbondanza, del resto come avrebbe fatto ad accorgersi di qualche bestia in più o in meno?

Forse Saul non conosceva quella storia di Mosè?

Per comprendere appieno il messaggio dobbiamo chiederci quali sono i nostri Amaleciti, i nostri nemici che dobbiamo votare allo sterminio.

Cari sposi, i nostri Amaleciti sono i nostri vizi, i nostri peccati, le nostre cattive abitudini, il nostro uomo vecchio. Non possiamo convertirci al Signore ma tenere qualcosa per noi… ci sono sposi che dicono di amare il Signore ma continuano a vivere strizzando l’occhio al proprio uomo vecchio… in fondo un piede dentro la lussuria ce lo lasciano, dicono di essere tutti per il Signore ma la sessualità se la vogliono gestire loro: il bottino come quello di Saul… dicono di essere tutti del Signore ma i soldi li gestiscono secondo il dio dell’avarizia : un altro bottino… dicono di essere tutti del Signore ma usano ogni mezzo contraccettivo : un altro bottino… dicono di essere sposati in chiesa ma vanno a Messa una Domenica sì e 10 no: un altro bottino… e avanti di questo passo.

Il matrimonio ci ha resi sposi nel Signore : o lo siamo o non lo siamo, non vorremo per caso fare la stessa fine di Saul vero ?

PS : Il primo libro di Samuele lo troverete agevolmente tra il libro della Genesi e quello dell’Apocalisse.

Giorgio e Valentina.

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 26

Dopo aver affrontato con un po’ di fantasia la questione delle ostie piccole e di quella grande ritorniamo ad un argomento solo accennato: cosa e a chi bisogna offrire.

Abbiamo imparato che possiamo unirci nell’offerta che Gesù fa di se stesso al Padre grazie al nostro sacerdozio battesimale, abbiamo già capito che il destinatario di queste offerte è sempre il Padre, abbiamo ormai inteso bene come tutta la Messa sia un atto di culto rivolto al Padre, risulta chiaro quindi che offrire al Padre, il nostro Creatore, sia l’atto che meglio racchiude l’esperienza di essere Suoi figli.

Si potrebbe pensare che prima di offrire un sacrificio a Dio ci siano atti quali pregare, adorare, lodare, ringraziare, compiere rituali, recitare novene, partecipare a processioni, ecc… ma se ci pensiamo bene tutte queste azioni (che sono comunque tutte doverose) sono contenute, e in un certo senso confluiscono, nell’atto di offrire un sacrificio al Padre. Infatti, come potremmo offrire sacrifici a Colui il quale prima non adoriamo, crediamo, preghiamo, amiamo amando il prossimo, ecc…? Ecco allora che l’atto di offrire sacrifici è un po’ come la punta di una piramide verso cui tende essa stessa.

Ora affrontiamo la seconda parte: cosa offrire. Per capire bene dobbiamo sempre guardare all’offerta di Gesù. Egli, per quanto riguarda l’intenzione, non ha compiuto un sacrificio tanto diverso rispetto a quello che comunemente i sacerdoti leviti offrivano a Dio : essi dovevano infatti sacrificare l’agnello più bello del gregge, senza macchia alcuna, puro, il più mite… insomma, il migliore, quello che non avrebbero mai sacrificato per nulla al mondo, proprio quello.

E qua abbiamo un insegnamento diretto per le nostre vite, che cosa offriamo noi al Signore? Spesso sentiamo persone che dicono di offrire a Dio questa o quella situazione dolorosa, questa o quella sofferenza, ma non capita spesso di sentire persone che offrano il meglio della loro vita al Signore.

Spesso offriamo al Signore gli scarti che nemmeno noi vogliamo.

Con questo non vogliamo rinnegare tutta quella dottrina dell’offerta della propria sofferenza al Signore unendola alla sofferenza del Figlio: è un altro tema che non vogliamo assolutamente mettere in dubbio anche se i più attenti noteranno qualche simmetria.

Vogliamo solamente mettere in risalto l’atteggiamento dei sacerdoti leviti che offrivano il meglio del gregge, come del resto ha fatto Abramo, il quale si è talmente fidato di Dio da offrirgli il meglio che aveva: Isacco, l’unico figlio che aveva, tanto desiderato da anni. Anche Abramo, prefigura del Padre, non ha offerto a Dio gli scarti, ma il meglio. E noi?

Certo, risulta a tutti più conveniente offrire a Dio gli scarti e tenere per sé il meglio. Quanti di noi invece hanno il coraggio di offrire le cose belle? Da quando abbiamo imparato a vivere così l’offerta, la nostra vita di fede (e la partecipazione all’offertorio della Messa) ha preso un’altra piega : vediamo un bel tramonto e offriamo al Signore questa gioia, nasce una nuova vita e offriamo questa felicità, un figlio/a si laurea e offriamo questa soddisfazione, passiamo una bella giornata in mezzo alla natura e offriamo questa pace, ci divertiamo con gli amici intorno ad una buona pizza e offriamo questo divertimento, una bella doccia calda ricostituente dopo una dura giornata e offriamo questa rilassatezza… e l’elenco aspetta di essere arricchito dall’esperienza di ognuno.

Quando si offre al Signore il meglio della nostra vita si impara che tutto Gli appartiene, che tutto è Suo, e che quello che viviamo di bello è quello che Lui ci concede, così la pedagogia di Dio ci aiuta a restare vigili sulla nostra vanagloria e sulla superbia dando occasione di crescere nella vera umiltà.

Cari sposi, da domani abbiamo l’occasione di dare un nuovo volto all’offertorio della Messa. Non vi sembra di avere niente di bello perché è un momento no? Guardatevi in faccia, voi due siete la bellezza di Dio l’uno per l’altra!

Giorgio e Valentina.

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Fama e popolarità allora, e adesso?

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 4,12-17.23-25) : […] Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.

Questo brano del Vangelo ci è stato proposto il giorno dopo l’Epifania, e manco a farlo apposta sottolinea la fama di Gesù nel Medio Oriente, un po’ come se la Chiesa ci tenesse a ribadire il concetto della manifestazione (Epifania) del Signore a tutti i popoli. Ma a cosa doveva tanta fama? Naturalmente al suo potere di grande taumaturgo, nonché di esorcista… insomma medico dell’anima e del corpo.

La folla dell’epoca sembra avere più interesse per i benefici ricevuti da Gesù che per Gesù stesso, ma in effetti non dissomigliano così tanto da noi nonostante siano passati 2000 anni… ma siamo sicuri che sia così sbagliato accostarsi a Gesù quando si ha bisogno?

Spesso noi fatichiamo a capire Dio perché lo rinchiudiamo dentro i nostri schemi mentali, sociali o politici, dimenticando che Gesù era vero uomo sì, ma anche vero Dio. Sicuramente noi avremmo agito diversamente da Gesù, perché il nostro io sarebbe venuto a galla. Facciamo solo due esempi :

  • Esempio 1 : se fossimo stati al posto di Gesù probabilmente non avremmo operato tutte quelle guarigioni se non rinfacciando alle singole persone il fatto che si siano rivolte a noi solo nel momento del bisogno, altrimenti non si sarebbero nemmeno ricordate della nostra esistenza.
  • Esempio 2 : se fossimo stati al posto di Gesù probabilmente avremmo operato le maggiori guarigioni possibili cercando in tutti i modi di ampliare la nostra fama e la nostra popolarità sicché da averne gloria e onore sempre maggiori per noi stessi.

Perdonate l’asciuttezza delle immagini ma crediamo siano illuminanti. Non è forse vero che nella nostra pochezza e fragilità agiamo così troppe volte anche all’interno del nostro matrimonio?

Non è forse vero che spesso elargiamo favori a costo dell’umiliazione dell’altro/a al quale rinfacciamo appunto che si ricorda di noi solo quando di noi ha bisogno?

Oppure non è forse vero che tante volte ci dedichiamo a mille faccende casalinghe solo per innalzare ancora di più noi stessi su quel piedistallo auto-costruito fatto di popolarità e fama, gloria ed onore, lodi ed apprezzamenti verso la nostra persona?

Ma Gesù avrà agito così per biechi e meschini interessi come facciamo noi, oppure no ?

Cari sposi, abbiamo voluto evidenziare tutto ciò non tanto per cominciare a punirci con il cilicio a causa della nostra cattiveria… no! Chi doveva capire ha già capito che deve cambiare atteggiamenti e atteggiamento del cuore innanzitutto. La questione non è farvi la morale!

La questione è che noi siamo spesso così egoisti e chiusi in noi stessi che non ammettiamo di aver bisogno di Gesù neanche quando ci rivolgiamo a Lui solo nel momento del bisogno… abbiamo bisogno di Lui ma, pur di non umiliarci e ammettere che lo cerchiamo solo nei momenti in cui abbiamo le gomme a terra, non lo cerchiamo neanche in quei momenti. Siamo talmente egoisti che piuttosto di ammettere la nostra meschinità ci tiriamo volentieri la zappa sui piedi da soli!

Cari sposi, Gesù ci aspetta… non aspetta altro che ci rivolgiamo a Lui… il tuo matrimonio ha le gomme a terra? Rivolgiti a Gesù. Il tuo matrimonio è malato, doloroso, indemoniato, epilettico o paralitico? Vai da Gesù.

E Gesù quando ci accoglie non ci rinfaccia niente, e tantomeno ci aiuta solamente per sentirsi più Dio, per averne indietro più gloria ed onore, non è mica uguale a noi!

Coraggio sposi, il più grande medico del corpo e dell’anima è Gesù.

Giorgio e Valentina.

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L’allenatore migliore del Trap !

Nei giorni del tempo di Natale sentiamo ancora vari brani dei Vangeli che ci confermano chi è Gesù utilizzando vari titoli che descrivono alcune Sue caratteristiche: il Salvatore, il Messia, il Redentore, il Figlio di Dio, ecc… e quello di oggi è Agnello di Dio. Naturalmente non è possibile fare una sorta di catechesi su ognuno di questi titoli, ci basti sapere che la Chiesa non si nasconde dietro ad un dito, ma subito ci addita quel Bambino del presepe come vero Dio e vero uomo, nato per una missione, non un semplice bambino come tanti altri.

Il brano che oggi affrontiamo ruota intorno al titolo di Agnello di Dio, però la frase finale ci ha colti di sorpresa. Vi riportiamo solo quella:

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,35-42) […] Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa», che significa Pietro.

Questi brani evangelici sono ricchissimi di spunti di riflessione, useremo quindi una sorta di “occhio di bue” letterario per trarne un insegnamento per la nostra vita matrimoniale, focalizzando la nostra attenzione su due verbi usati da Gesù : sei e sarai.

Perché Gesù si rivolge al futuro Cefa/Pietro con quelle parole? E’ per dare sfoggio della sua capacità di vedere il futuro? Fa il gradasso annunciando una profezia così da impressionare fin da subito i suoi futuri discepoli/apostoli?

Ovviamente Gesù non ha questi secondi fini, vuole incoraggiare il futuro primo Papa della storia ad intraprendere un viaggio mettendo da parte timori e reticenze di vario tipo.

In questo caso Gesù fa come farebbe un grande allenatore di calcio, il quale accoglie i propri giocatori nello spogliatoio ed ha parole di incoraggiamento per ciascuno di essi, così da aiutarli a tirar fuori il meglio di sé durante l’imminente partita… certo se li guarda così come sono ora seduti sulla panchina non sembrerebbero dei grandi giocatori, ma… con la giusta dose di incoraggiamento e di stima Lui sa che si possono trasformare in grandi giocatori che combatteranno fino all’ultimo minuto per vincere.

Naturalmente Gesù non si limita a questo, fa molto di più del Trap, altrimenti che Dio sarebbe?

La differenza è che Gesù, a differenza del Trap, non si limita ad incoraggiare e spronare i propri discepoli a tirar fuori il meglio di sé, ma è Lui stesso a donare loro quelle capacità soprannaturali, che unite a quelle naturali e all’indole personale, fanno di Simone un grande pescatore, ma non di pesci bensì di uomini per il Regno di Dio.

Cari sposi novelli, sposi anziani e sposi “nel mezzo del cammin di vostra vita” , voi siete come quel Simone prima di diventare Cefa: quando il Signore ci ha unito nel sacro vincolo del matrimonio, ha visto in prospettiva ciò che avremmo potuto divenire con la Sua Grazia. E’ come se Gesù dicesse ad ogni coppia: cara coppia, tu SEI ora un po’ informe, ma SARAI chiamata Chiesa domestica.

Coraggio sposi, con la Grazia del Signore, unita al nostro impegno nel tirar fuori il meglio di noi stessi con le nostre capacità naturali, noi possiamo diventare una bellissima Chiesa domestica, una presenza reale di Cristo nel mondo, come fossimo degli ambasciatori che rappresentano il proprio Re in terra straniera.

Che grande Dio abbiamo!

Giorgio e Valentina.

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 25

Quando uno sprecone è all’opera non bada a spese fino a che non abbia raggiunto il suo scopo. E così infatti è successo con la prima Messa della storia, quando cioè Gesù iniziò la Sua Passione. Ha sentito dentro la spinta al sacrificio salvifico, e nonostante rifiutasse umanamente il dolore e la sofferenza come tutti noi, si è abbandonato alla volontà del Padre. Il Padre, infatti non ha badato a spese, poiché ha permesso la Passione di Gesù nonostante fosse il Suo Unico Figlio, non è che ne avesse altri 20 con cui consolarsi nel caso di perdita del primo. E ciononostante non ha badato a spese fino a che non ha raggiunto il suo scopo con la Croce e la Risurrezione. E lo scopo l’ha raggiunto pienamente come solo Dio può fare.

Ma torniamo al nostro Offertorio che stiamo analizzando, seppur in maniera semplice ed incompleta. Esso quindi ci ricorda quella offerta di Gesù al Padre che è sintetizzata nella preghiera dell’orto degli Ulivi e che trova il suo compimento sulla Croce nelle parole : “Padre, nelle Tue mani consegno il mio spirito”. Questa consegna di Gesù sintetizza con le parole ciò che stava vivendo : l’offerta al Padre di se stesso.

Vi ricordate chi c’era inchiodato all’altra croce di fianco a quella di Gesù ? Il famosissimo “buon ladrone”, che si è convertito poco prima di morire. Ma cosa succede esattamente, perché Gesù gli promette il Paradiso il giorno stesso? E il purgatorio per tutto ciò che aveva compiuto prima? Dove sta la giustizia qua?

Non possiamo naturalmente penetrare i pensieri di Dio, possiamo solo fare qualche ipotesi conoscendo lo stile di Dio. Noi pensiamo che Gesù abbia ritenuto la sofferenza della croce un purgatorio sufficiente per questa anima, tenendo conto anche del fatto che è durata di più di quella del Salvatore essendo morto dopo di Lui. E’ come se Dio avesse preso in considerazione la sofferenza del buon ladrone come una vera e propria offerta. Naturalmente l’offerta di Gesù ha già pagato tutto, ma è come se Dio chiedesse anche un nostro contributo a scopo pedagogico.

Voliamo con la fantasia per aiutarci nella comprensione : proviamo ad immaginare Gesù che ritorna dal Padre Suo e, mentre lo ri-abbraccia, Gli presenta il suo compare di croce che si accomoda al proprio posto in Paradiso… se volete è un’immagine quasi fumettistica, ma rende bene l’idea di Gesù che si presenta al Padre non più da solo.

Riatterriamo dal volo fantastico e guardiamo i gesti che il sacerdote compie : usa un’ostia grande e tutte le altre piccole. Quella grande simboleggia Gesù mentre quelle piccole simboleggiano noi, un po’ come è avvenuto col “buon ladrone” e Gesù quella prima volta.

Sposi, questa Domenica riappropriamoci della nostra azione sacerdotale, impariamo a vivere il momento dell’Offertorio come l’opportunità di unirci alla grande offerta di Gesù (l’ostia grande) con la nostra piccola offerta (le ostie piccole). Sappiamo già che tanti sposi si chiederanno: ma noi siamo dei poveretti, dei buoni a nulla, non siamo dei grandi santi, cosa possiamo offrire? Rispondiamo rilanciando con una nuova domanda : secondo voi che cosa aveva da offrire il “buon ladrone” , visto che ormai era già inchiodato? Avrà avuto più cose sante di noi da offrire?

Noi forse abbiamo più chances del “buon ladrone”…bisogna sfruttarle però!

Coraggio sposi, il Padre aspetta la nostra offerta.

PS : Nel giorno dell’Ottava di Natale, la Madre di Dio benedica il vostro 2022. Auguri!

Giorgio e Valentina.

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Mai fermi !

La Chiesa, che ci è madre, nei giorni subito dopo Natale, ci fa ascoltare dei brani di Vangelo posti lì per aiutarci a comprendere che la nostra fede non può limitarsi a qualche lacrima di commozione davanti ad un bel presepio, no ! Riportiamo solo una frase di quello di oggi :

 Dal Vangelo secondo Matteo ( Mt 2,13-18 ) : […] «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». […]

Quel Bambino non ha lo scopo di intenerirci umanamente, ma di farci prendere una posizione chiara, netta, precisa, invalicabile : o con Lui o contro di Lui. Ecco perché la Liturgia ci presenta subito dopo Natale il prototipo dei martiri, S. Stefano ; ieri ci ha presentato S. Giovanni ed insieme con lui anche Pietro e Maria di Magdala ; oggi invece ci mostra il coraggio e la tenacia di S. Giuseppe che si prende cura del Bambinello e di Sua madre. All’opposto di queste persone che si sono schierate con quel Bambino sono raccontate le figure di chi si è messo contro : gli assassini di Stefano, i crocifissori di Gesù, ed oggi il terribile Erode che architetta e mette in atto la famosa “Strage degli Innocenti”, di cui oggi facciamo memoria liturgica. La Chiesa, quindi, non è una mamma crudele che non lascia ai propri figli godersi neanche un attimo di letizia, ma è una mamma premurosa che mette subito in guardia i propri figli dai pericoli e dalle conseguenze di prendere decisioni sbagliate. Non ci illude, la Chiesa, ma concretamente ci sprona a deciderci per quel Bambino, ne va della nostra eterna salute.

Anche per Giuseppe, come per la sua sposa, non è stato facile prendersi cura di Gesù bambino, è stata una scelta coraggiosa, non sono mancati momenti di sconforto, di tristezza, di incomprensione, di paura, ma la Sacra famiglia è modello anche per quanto riguarda il proverbio : “Aiutati che il Ciel t’aiuta”. Giuseppe infatti fa tutto ciò è in suo potere per proteggere la madre ed il Bambino, poi il Cielo farà la sua parte.

Come per la Madonna, anche per Giuseppe i verbi più frequenti che si sentono rivolgere dagli Angeli sono “àlzati, déstati“. Ci sono venuti in mente questi verbi la mattina presto di Natale, quando abbiamo dovuto destare dal sonno le figlie, che già avevano dormito poco a causa della messa di mezzanotte, per andare alla Messa della mattina di Natale…. faticoso sì, ma la gioia che inonda il cuore dopo ti fa dimenticare la stanchezza e non la senti più… perché l’anima dà vita al corpo. Un argomento su cui torneremo in prossimi articoli.

Ed è un invito anche per noi sposi, perché nel cammino della fede non possiamo permetterci di “dormire sugli allori”, bisogna sempre essere svegli e pronti all’azione. Qualcuno borbotterà che già non si sta fermi un minuto con tutte le cose che ci sono da sbrigare in una famiglia, numerosa magari, ed è vero questo ma… non è questa forse la nostra vocazione ? Spenderci in mille cose da sbrigare per far felici l’altro/a e poi anche il resto dei famigliari (e parenti) ? L’amore non è forse un po’ morire ? Morire a noi stessi per far vivere l’altro/a ?

Probabilmente anche S. Giuseppe stava dormendo profondamente quella notte, magari stava facendo un bel sogno mentre riposava dalle fatiche del viaggio, del parto, della sistemazione provvisoria in quella mangiatoia, eppure… l’Angelo sembra interromperlo in un’attività non solo innocente ma anche da un giusto e meritato riposo, e sembra farlo quasi senza troppi convenevoli… non penso che gli abbia delicatamente fatto toc toc sulla spalla, oppure si sia messo a suonare l’arpa per svegliarlo con dolcezza… (chi dice che nel Vangelo non c’è dell’ironia ?) eppure va subito al dunque non è che dice : scusa Giuseppe se ti ho svegliato in mezzo alla notte, ma mi è appena giunto un fax dall’altro Angelo che mi ha informato su Erode…ecc… no, niente di tutto ciò, ma semplicemente un’indicazione sul da farsi… dopotutto Dio è semplice : questo si fa, quest’altro non si fa, questo bisogna fare, quest’altro bisogna evitare.

Cari sposi, per le cose di Dio non dobbiamo indugiare, nell’amore c’è l’urgenza di fare la volontà di Dio, dobbiamo aver fretta di morire a noi stessi, di consumarci per l’altro/a… ovviamente dobbiamo stare anche attenti a non andare oltre i nostri limiti personali per non divenire un peso per gli altri a causa della nostra imprudenza.

Sposi carissimi, vi invitiamo a fare un piccolo esercizio questi giorni prima di addormentarvi alla sera, provate a chiedervi : “Oggi, sono stato pronto a consumarmi d’amore ? Oppure ho indugiato ad amare ? “.

Coraggio famiglie, destiamoci dal torpore in cui questo mondo ci vuole immergere e restiamo pronti all’azione dell’amore… si sa mai che qualche Angelo si faccia vivo come a Giuseppe !

Giorgio e Valentina.

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Un mito ?

Venerdì scorso la Chiesa ci ha proposto questo brano evangelico :

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 1,1-17) Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, […] Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici.

Vi abbiamo risparmiato la lista di quasi 42 nomi di antenati di Gesù, perché a noi dicono poco visto che siamo così lontani da quel mondo sia fisicamente, sia culturalmente, sia storicamente, ma vogliamo comunque lasciarci interrogare da questa lista perché se Matteo l’ha inserita nel Vangelo, aveva i suoi buoni motivi. Quali ?

Di sicuro voleva rassicurare i suoi compaesani sul fatto che Gesù fosse ebreo anche’ Egli, della loro stirpe, e quindi un Giudeo, e per rafforzare ciò fa risalire la genealogia di Gesù ad Abramo, il famoso capostipite e nostro padre nella fede. E’ stato però attento quando è arrivato a Giuseppe, infatti avrebbe dovuto scrivere “Giuseppe generò Gesù” ed invece inserisce l’unica donna in questo lungo elenco di uomini ; sicuramente ha così difeso la verginità di Maria e nello stesso tempo ha lasciato intendere che il padre, secondo le leggi umane e sociali, fosse Giuseppe. Ha dato così il giusto peso al ruolo della madre e del padre ; nonostante le sue parole fossero indirizzate ad un popolo con una forte impronta sociale genealogica fondata sulla paternità ; ha interrotto l’elenco, che sembrava quasi noioso ed infinito al lettore, con la novità di Maria Vergine.

Abbiamo sùbito un insegnamento per noi sposi, poiché quando si incontra Gesù, saltano anche gli schemi e le convenzioni sociali… Gesù ci dona un nuovo modo di guardare l’umanità, uno nuovo sguardo sulla realtàMatteo infatti dimostra di non voler abbattere le differenze tra il mondo maschile e quello femminile, ma di fare giustizia. La giustizia non è dare a tutti lo stesso, ma ad ognuno il proprio. In una società in cui contava il ramo genealogico della paternità, Matteo inserisce una novità senza denigrare per questo il buon Giuseppe né facendo di Maria una poco di buono. Anche nelle nostre coppie dobbiamo imitare questo atteggiamento dell’evangelista ; non possiamo pretendere che una sposa pensi e reagisca di fronte ad un’avversità come se fosse maschio e viceversa. Dobbiamo rispettare le differenze che portano i due sessi, senza denigrarci l’un l’altra, ma valorizzando la differenza che l’altro sesso porta all’interno della coppia. Alcuni esempi evangelici :

  • Gesù è apparso per primo ad una donna, ma la Sua Chiesa l’ha affidata ad un uomo, Pietro.
  • I Dodici Apostoli tutti maschi, ma quando ha effuso lo Spirito Santo nel giorno di Pentecoste, essi erano radunati in preghiera con Maria e le altre donne al seguito.
  • L’arcangelo Gabriele prima va da Maria, poi sarà avvisato anche Giuseppe.
  • Quando Maria, accompagnata dal suo sposo Giuseppe, va a trovare la cugina Elisabetta è scritto : “[…]entrata nella casa di Zaccaria (il marito di Elisabetta) salutò Elisabetta.”

Ruoli diversi ma complementari. Non uno di più e l’altra di meno, ma con giustizia. E così dobbiamo imparare a fare anche noi anzitutto all’interno della nostra coppia e poi, per estensione ai figli maschi e femmine.

Torniamo al nostro brano evangelico. Matteo insistendo sull’umanità di Gesù, ci dice indirettamente che Gesù è entrato per davvero nella storia umana, NON E’ UN MITO ! Ha avuto dei nonni, una mamma ed un papà (non biologico), ha avuto addirittura degli antenati di cui non andare molto fiero ; nel lungo elenco compaiono anche assassini ed imbroglioni, ma ad un certo punto Gesù farà la differenza rispetto ai suoi antenati.

E così deve essere anche per noi sposi : il nostro essere cristiani è una questione di vita concreta, non è un mito ! La nostra fede si deve vedere nella quotidianità, si deve “toccare con mano”, se la fede non diventa vita, non è autentica ma resta nella sfera della mitologia, della filosofia di vita.

Inoltre, anche noi sposi possiamo imitare Gesù nel fare la differenza rispetto ai nostri antenati. Abbiamo sentito frasi perentorie e pericolose del tipo : “sei uguale a tua madre/a tuo padre” … “voi (cognome dell’altro/a) siete tutti della stessa pasta” … dobbiamo lasciarci aiutare dalla grazia di Gesù nel non replicare i comportamenti cattivi dei nostri antenati e, nel medesimo tempo, di non sentirne il peso oppressivo che non ci permette di prendere la nostra mascolinità/femminilità ed innalzarla alla dignità per cui Dio l’ha creata.

Cari sposi, coraggio ! Lasciate che Gesù entri nel nostro cuore per renderci uomini nuovi e donne nuove.

Auguri di un Santo Natale.

Giorgio e Valentina.

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 24

Terminata la preghiera universale, ci si siede e comincia l’Offertorio, che ci sembra un momento troppo svalutato forse perché poco compreso, sicuramente è poco spiegato ; perciò tenteremo di entrarvi in punta di piedi, consci del fatto di non poter essere esaurienti in un articolo solo e consapevoli dei nostri grandi limiti. Cercheremo quindi di fare non tanto un trattato teologico o catechetico, ma di lasciar trasparire ciò che anche noi abbiamo imparato a vivere nell’Offertorio, aiutati dalle indicazioni del Messale da un lato, e dall’altro supportati dalle catechesi di numerosi santi nonché da quelle di bravi sacerdoti.

I saggi insegnano che cominciare dal principio è sempre un buon inizio, perciò ci chiediamo il motivo del nome e chi sono i protagonisti di questo Offertorio. Il nome indica che c’è un’offerta, ma cosa e a chi bisogna offrire ? Inoltre, chi la deve compiere e perché ?

Innanzitutto torniamo a ribadire che la Messa è azione di Cristo e del popolo di Dio ; significa che Cristo ha agito da solo alla “Sua prima Messa“, cioè la Sua Passione, ma ha bisogno dell’intermediazione della Chiesa per perpetuare questa Passione redentiva nei secoli della storia umana ; l’attore principale è Gesù, il sacerdote sommo e principale è sempre Gesù, la vittima sacrificale è Gesù, Egli è allo stesso tempo offerente ed offerta, ma ha deciso di aver bisogno degli uomini per rinnovare continuamente il suo sacrificio al Padre, quello che è avvenuto circa duemila anni fa si riattualizza sugli altari delle nostre chiese ad ogni Messa. Ma verso chi è rivolto il sacrificio di Cristo, la sua offerta ? Al Padre.

Per dare a Dio Padre un’adorazione degna di Dio non poteva essere scelto un comune mortale, perché sebbene molto santo rimane sempre una creatura fragile, limitata e macchiata dal peccato, di conseguenza il suo atto di adorazione sarebbe rimasto limitato ed imperfetto ; ecco perché a fare l’atto supremo di adorazione a Dio Padre è nientedimeno che il Figlio di Dio, così da dare a Dio un’adorazione perfetta, degna di Dio, e la vittima è purissima ed immacolata.

Capiamo bene che l’offerta di Gesù è ineguagliabile ed insostituibile, ma siccome Lui ha assunto anche la nostra natura umana (lo celebriamo nel Natale), significa che in qualche modo anche l’uomo è incluso in questa offerta ; è come se Gesù abbia voluto essere il capostipite di una nuova umanità, una nuova generazione. E’ la generazione dei figli nel Figlio, cioè di coloro che, da diseredati a causa del peccato originale, sono stati elevati alla dignità di figli di Dio (eredi) grazie al Battesimo.

Questa dignità che abbiamo immeritatamente assunto, ci ha dato la facoltà di assomigliare al Figlio, seppur con i limiti della condizione umana e creaturale ; se Gesù, lo abbiamo sopra ricordato, è sacerdote (offerente) allora anche noi lo siamo, se Gesù è offerta allora anche noi lo diveniamo. Non si tratta di fare un parallelismo tra noi e Gesù alla pari, sarebbe impossibile, ma se Lui non ha rifiutato (qualcuno direbbe “non si è schifato”) di assumere la nostra condizione umana (eccetto il peccato), significa che l’uomo può fare cose grandi nel rapportarsi con Dio Padre, non è una mera somma di cellule assemblate dal caso, non è una creatura un po’ più intelligente delle altre, è molto di più.

Una di queste cose grandi nel rapportarsi con Dio Padre è quella di avvalersi della facoltà di offrire sacrifici a Lui, e questa facoltà deriva dal nostro sacerdozio battesimale, grazie al quale noi abbiamo la possibilità di esercitare una forma di sacerdozio, e cioè quella di offrire sacrifici a Dio con diverse finalità ; sicuramente la più gettonata è quella di impetrare grazie e favori da Dio.

A causa della nostra condizione dopo il peccato originale, non potevamo offrire a Dio sacrifici degni di lui, ma con la grazia del sacerdozio battesimale siamo stati incorporati a Cristo sommo ed eterno sacerdote, per cui nella sua offerta ci siamo in qualche modo anche noi ; inoltre il nostro sacerdozio battesimale ci ha abilitati ad imitare questo sommo ed eterno sacerdote nel gesto di offrire alla maestà Divina un’offerta a lui gradita.

Per questa settimana ci basti riscoprire il nostro sacerdozio battesimale per sentirci un poco più uniti a Gesù, nei prossimi articoli vedremo di approfondire qualche aspetto.

Cari sposi, quando partecipiamo alla Messa (ancor meglio se vicini anche fisicamente) abbiamo la possibilità di fare una “triplice offerta” , un’offerta ciascuno come singolo individuo ed una insieme come coppia. Poiché anche il nostro amore trova la sua sorgente nell’offerta di Gesù al Padre, da questa Domenica proviamo a vivere l’Offertorio come un momento in cui ri-offriamo al Padre lo stesso amore che è partito da Lui, quasi come a volerlo restituire al mittente… il Signore non se lo tratterrà, al contrario, ce lo ridonerà pulito dalle scorie e ne avrà aggiunto un po’, perché in amore Lui è uno sprecone.

Giorgio e Valentina.

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Questione di autorità

Nel giorno della memoria liturgica di S. Lucia, la Chiesa ci propone questo Vangelo :

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 21,23-27) In quel tempo, Gesù entrò nel tempio e, mentre insegnava, gli si avvicinarono i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo e dissero: «Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?». Gesù rispose loro: «Anch’io vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, anch’io vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?». Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, ci risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Se diciamo: “Dagli uomini”, abbiamo paura della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta». Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». Allora anch’egli disse loro: «Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

Apparentemente sembra un brano che non c’azzecca con la memoria di una vergine e martire come Lucia, ci saremmo aspettati un elogio della purezza da parte di Gesù, oppure il discorso di lasciare tutto per seguire Gesù oppure altri brani evangelici famosi, ma scopriremo che il significato è da ricercare all’interno della dinamica tra Gesù ed i suoi interlocutori.

Dobbiamo anzitutto notare come i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo stiano sì nel tempio, ma anziché comportarsi come modelli da imitare nell’ascolto di Gesù, sono attenti come l’avvocato dell’accusa mentre ascolta un testimone chiave, pronti a scovare ogni minimo indizio che renda Gesù colpevole di aver detto, o anche solo insinuato, qualcosa. Presi come sono dalla loro missione , non hanno nemmeno interrogato Gesù sull’argomento del suo insegnamento (infatti non si sa quale sia), ma sulla sua presunta autorità.

Ed è questo il nocciolo della questione : il mondo non ascolta Gesù (e quindi la Chiesa, sua sposa) perché non ne riconosce l’autorità. Da dove arriva il rifiuto del mondo ? Dal delegittimare Gesù di qualsiasi autorità. Come se a parlare fosse un uomo qualunque. Ed in effetti se a parlare fosse un uomo qualunque, anche il contenuto dei suoi discorsi potrebbe essere come quello di un altro uomo più o meno dotato, ma se a parlare fosse Dio, allora cambierebbe tutto.

Uno degli scopi principali del mondo è farci credere che Gesù sia un uomo, magari di grande statura morale, con una intelligenza fuori dalla norma, molto carismatico sotto tanti punti di vista, anche un super-santo (ammesso che esista la categoria), ma solo uomo e non Dio. Se riconoscesse che a parlare fosse Dio, non oserebbe opporvisi, non ci sarebbe nulla da obiettare, ma è proprio qui il punto : se a parlare non è Dio in persona, allora ognuno può decidere se essere d’accordo o no con lui, ognuno può crearsi la propria idea di giusto e sbagliato, di bello e brutto, di buono e cattivo, ecc…

Ecco perché Gesù viene interrogato da questi uomini sull’autorità, ma Gesù non risponde loro, perché ? Perché Egli conosce i loro cuori, le loro intenzioni, sa bene che la domanda non è mossa da semplice curiosità o da desiderio di approfondire la propria fede, ma dal malvagio tentativo di estorcere una risposta contradditoria… quindi evita la risposta. Primo insegnamento : non tutte le domande sono degne di una risposta, e questo atteggiamento del cuore non è degno di una risposta chiarificatrice… ed infatti non l’avranno questi capi anziani.

Ed eccoci al tema della purezza legato alla figura di Santa Lucia : questa santa ha avuto la risposta da parte di Gesù, perché lei, al contrario dei capi e degli anziani, ha saputo mantenere la purezza del cuore. Una purezza che poi si è anche manifestata nella purezza del corpo verginale. Lei ha avuto un’intimità di cuore con Gesù, ha tessuto un rapporto con Lui giorno dopo giorno, ed ha avuto la sua risposta. Per avere certe risposte da Gesù è necessario instaurare con Lui un legame intimo di purezza di cuore, infatti non è forse vero che i puri di cuore vedranno Dio ? E Lucia l’ha visto !

Per tessere un legame intimo con Gesù è necessario spogliarsi della propria superbia, della propria presunzione di possedere la verità in tasca, dobbiamo riconoscerci innanzitutto creature, cosicché da porci nel giusto atteggiamento interiore quando Gesù apre bocca e parla.

Solo chi coltiva la purezza del cuore (e del corpo quindi) vede Dio, cioè ottiene le risposte alle domande grandi della vita. Lucia ci sta davanti come esempio.

Cari sposi, la purezza del cuore a cui la castità matrimoniale (non è astinenza dai rapporti) ci chiama è in grado di trasformare tutta la nostra vita in legame intimo cuore a cuore con Gesù ; solo vivendo castamente avremo le risposte alle domande grandi della vita. Solo vivendo la purezza della castità matrimoniale ogni carezza al mio amato/a assume la dignità di carezza da parte di Dio, ogni sguardo si eleva a sguardo da parte di Dio, ogni parola diventa parola d’amore da parte di Dio… che bello il matrimonio quando nella carezza dell’altro/a riconosco Dio, quando nello sguardo di lei/lui rivedo gli occhi di Dio, nelle parole dolci d’amore risento le parole d’amore di Dio.

Grazie Santa Lucia che ci hai richiamato ancora una volta alla purezza del rapporto cuore a cuore con Gesù !

Giorgio e Valentina.

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Nell’anno in corso…

Mentre ci accingiamo a vivere la solennità dell’Immacolata, prosegue il nostro cammino sulla strada della conversione a cui la Chiesa costantemente ci richiama ogni giorno dell’Avvento ; per questo ringraziamo padre Luca per il suo dolce richiamo nell’articolo di Domenica, e continuiamo l’approfondimento dello stesso brano evangelico, richiamandone solo le prime righe :

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 3,1-6) Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto. Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaìa […]

Il richiamo alla conversione da parte di padre Luca ci ha sollecitato un’ulteriore riflessione : se è vero che dapprima dobbiamo convertirci personalmente, se è vero che è auspicabile camminare insieme come coppia in questa conversione, è anche vero che c’è un tempo utile alla conversione, quale ?

Vediamo cosa ci suggerisce il Vangelo : abbiamo riportato solo la prima parte del brano in cui l’evangelista Luca, con la sua tipica precisione, ci racconta nei minimi dettagli i nomi dei vari governanti in carica quell’anno affinché il lettore si convinca della veridicità di quanto esposto. Diverse volte ci è capitato di imbatterci in persone che trattano la conversione come la famosa “dieta del Lunedì“… oggi mi concedo qualche leccornia “proibita” perché ho deciso di cominciare la dieta da Lunedì … quel famoso Lunedì di non si sa quale mese né di quale anno… c’è sempre tempo di cominciare una dieta … E così facendo non si comincia mai nessuna dieta !

Spesso incontriamo coppie e persone che trattano la propria conversione come questa famosa “dieta del Lunedì“. Partecipano a convegni, ritiri spirituali, pellegrinaggi, corsi di evangelizzazione, in un fine settimana intenso vengono invasi da sentimenti di grande fervore religioso che si erano assopiti negli anni di lontananza dalla vita ecclesiale, a volte fanno anche esperienza della presenza di Dio, ma poi… quando si tratta di convertirsi sentiamo queste risposte : lo farò domani… quando sarò ritornato a casa… ma come faccio ? non posso cambiare vita… dovrei trovare un altro lavoro… dovrei cambiare cerchia di amici… dovrei abbandonare il mio compagno/a, non ce la faccio… ci penserò domani.

E se domani non ci fosse per te ?

La conversione è come il treno, se l’hai perso, è perso, chissà se ne arriva un altro e quando ?

Il nostro Padre è un Dio ricco di misericordia, e nella sua benevolenza ci manda degli aiuti dal Cielo, per esempio ci manda il rimorso della coscienza che ci fa capire che stiamo peccando e che abbiamo bisogno di conversione.

Se si perde il treno della conversione, si è sprecato una grazia, si ha perso il treno di quella grazia così immensa e così urgente che non si ha la certezza se ne arriverà un’altra e quando. Probabilmente Dio è così pietoso e ricco di misericordia da mandarne un’altra, ma se io mi ostino nella mia vita di peccato, sarà in grado il mio cuore di riconoscerne un’altra qualora arrivasse ? Quando l’uomo si ostina nel peccato il suo cuore si appesantisce sempre di più fino a diventare insensibile ad ogni richiamo della coscienza ; e così abituato nel soffocare i suoi appelli, come riuscirà ad avvertirne l’ultimo SOS ?

Se presa in tempo, (se non addirittura prevenuta) anche una malattia mortale può essere guarita in poco tempo e con pochi sforzi ; al contrario, più una malattia avanza e più risulta difficile e complicato intervenire, a volte il ritardo negli interventi costa la vita al paziente. E la stessa cosa è per la malattia dell’anima/cuore. Più aspetto ad intervenire e peggiori saranno i danni spirituali, Dio non voglia, potrebbero anche essere irreparabili… come nel caso dell’impenitenza finale. Se infatti il mio cuore non è abituato a chiedere costantemente perdono a Dio, chi mi assicura che sarò pronto a farlo nel momento supremo della mia dipartita, sempre che non sopraggiunga una morte improvvisa ?

Cari sposi, IL TEMPO DELLA CONVERSIONE E’ ADESSO ! DOMANI E’ GIA’ TROPPO TARDI.

Seguiamo i preziosi consigli che ci ha fornito padre Luca, ma dobbiamo metterli in atto subito. Il Vangelo che abbiamo citato ci ha insegnato che gli avvenimenti di Gesù hanno un’ora precisa, in una località precisa, in una storia di vita precisa, in un contesto preciso, in un momento preciso della nostra storia matrimoniale. Niente è per caso.

Non cade foglia che Dio non voglia… perché allora l’appello alla nostra conversione dovrebbe essere casuale ? E’ stato tutto sapientemente architettato dal Signore, perché ci vuole tutti santi in questa vita e salvi con Lui in quella futura, in Paradiso.

Coraggio sposi, non lasciate passare anche oggi senza corrispondere alla grazia ricevuta, perché ogni grazia ha una sua storia nella storia del nostro matrimonio… qualche volta ci si sente come due zoppi… sostenetevi a vicenda, se uno è zoppo a destra, l’altra è zoppa a sinistra, però insieme come coppia si riesce a camminare… Dio li fa e poi li accoppia… ed è proprio vero, vi accorgerete anche voi, come noi, che sarà praticamente impossibile che entrambi siamo zoppi (spiritualmente) dallo stesso lato, dove manco io arriva la mia sposa e viceversa.

Anche noi alla fine potremo “scrivere” le nostre memorie precise come il Vangelo : la nostra conversione cominciò nel giorno X del mese Y dell’anno Z… non dimenticate che nella conversione noi ci mettiamo l’impegno ma poi la maggiore opera è della Grazia.

PS: Preghiera per chiedere la conversione quotidiana : Convertici Signore, e noi ci convertiremo. Amen.

Giorgio e Valentina.

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 23

La liturgia della Parola prosegue con la recita del Credo e poi con la eventuale Preghiera universale dei fedeli, conclusa a sua volta dall’orazione finale del sacerdote.

Vediamo prima cosa indica il Messale riguardo al Credo :

Il Simbolo, o professione di fede, ha come fine che tutto il popolo riunito risponda alla parola di Dio, proclamata nelle letture della Sacra Scrittura e spiegata nell’omelia; e perché, recitando la regola della fede, con una formula approvata per l’uso liturgico, faccia memoria e professi i grandi misteri della fede, prima della loro celebrazione nell’Eucaristia.

La recita del Credo è posta alla fine dell’omelia come a ricordare a tutti i presenti che la parola proclamata e l’omelia devono confluire nelle verità di fede della Chiesa Cattolica Apostolica, ecco perché nel Credo si recitano le verità fondamentali della nostra fede cattolica, per farne memoria e tentare di porre un argine ad eventuali eresie. Poniamo un esempio semplice : se nell’omelia un sacerdote mettesse in dubbio la risurrezione di Gesù, nella recita del Credo egli troverebbe un monito verso se stesso in contraddizione a quanto espresso nella omelia pochi minuti prima ed i fedeli sarebbero confortati e confermati nella fede dalle parole del Credo.

Questa professione di fede è argomentata in maniera molto approfondita nel Catechismo della Chiesa Cattolica, il quale è già una sintesi di biblioteche intere, perciò risulta impossibile farne un riassunto, vogliamo però sottolinearne l’importanza della recita. Immaginate che prima di ogni partita della Nazionale di calcio, l’allenatore ricordi ai giocatori negli spogliatoi l’importanza di rappresentare la propria bandiera in un torneo internazionale, senza dimenticare di ribadire il ruolo di ambasciatori della cultura italiana ecc… evidentemente i giocatori scenderebbero in campo con maggiore consapevolezza e rinnovato entusiasmo ; similmente la recita del Credo assomiglia a questo discorso pre-partita del mister che ci stimola e ci motiva nuovamente.

Il Credo è sostanzialmente di stampo trinitario, ed è suddiviso però in 4 punti : il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo e la Chiesa. E per ogni punto si rinnova la fede nelle verità fondamentali senza entrare nel dettaglio di ognuna perché sarebbe impossibile, ma i fondamenti sono e saranno sempre gli stessi ; quindi il Credo che recitiamo oggi contiene le stesse verità per cui i martiri dei primi secoli hanno dato la vita, per cui S.Francesco d’Assisi è diventato santo, le stesse verità con cui i Dodici Apostoli hanno evangelizzato tutto il mondo, per cui S. Giovanni Bosco si è speso e per cui noi viviamo oggi… la fede cattolica non è cambiata.

Alla fine del Credo c’è la preghiera universale o dei fedeli, nella quale si innalza al Padre una serie di richieste, dopo che abbiamo ascoltato la Sua Parola e abbiamo fatto la nostra professione di fede, Gli presentiamo le nostre intenzioni secondo uno schema che il Messale indica :

La successione delle intenzioni è ordinariamente questa:
a ) per le necessità della Chiesa;
b) per i governanti e per la salvezza di tutto il mondo;
c ) per tutti quelli che si trovano in difficoltà;
d) per la comunità locale.
Ciascuno quindi prega brevemente in silenzio
.

Molte volte questi momenti vengono vissuti con superficialità quasi come si raccoglie la pubblicità dalla cassetta della posta, ed invece hanno una grande valenza spirituale, simbolica e pedagogica.

  • Innanzitutto ci ricordano a Chi rivolgere le nostre richieste, la nostra condizione di figli ci assicura che abbiamo un Padre che ha cura dei passeri che non lavorano e non seminano eppure procura loro il cibo ogni giorno, perché dovrebbe dimenticarsi di noi suoi figli ?
  • C’è anche una valenza simbolica in quanto sono richieste che presentiamo al Padre celeste tutti insieme come sua famiglia, come suo popolo, e questo ci aiuta a costruire la comunità, a superare le divisioni ; il Messale indica di pregare per le varie necessità contingenti proprio per abituarci a pregare gli uni per gli altri, ma non per una solidarietà che abbia solo il sapore umano, ma che si riveste di prossimità, intesa come farsi prossimo per i bisognosi ; e la prima forma di aiuto è affidare gli altri fratelli al Padre e poi concretamente ci si impegnerà nel servizio.
  • La Chiesa madre si comporta tale anche nella Messa, infatti ci insegna come porci di fronte a Dio : all’inizio della celebrazione ci fa riconoscere la nostra condizione di peccatori, che va a braccetto col riconoscere la divinità di Chi abbiamo davanti, poi ci fa mettere in ascolto di ciò che Dio ha da dirci con la Liturgia della Parola, confermiamo di credere in Lui e alla Sua Parola, ecco che allora siamo pronti per osare avanzare le nostre richieste attraverso questa Preghiera dei fedeli.

La preghiera universale si conclude con l’orazione proclamata dal sacerdote, il quale ci rappresenta davanti al Signore, ed essa racchiude tutte le intenzioni presentandole al Padre attraverso il mediatore per eccellenza : Gesù Cristo.

Care famiglie, da domani siamo sicuri che porrete maggiore attenzione alle parole pronunciate nel Credo nonché alle intenzioni della preghiera di intercessione. Ci permettiamo di suggerirvi un piccolo stratagemma che può aiutarvi ad acquisire maggiore consapevolezza e maggior adesione del vostro cuore/anima : quando reciterete il Credo immaginate che al vostro fianco ci sia un santo famoso, oppure il vostro santo preferito, quello a cui siete legati affettivamente, e provate a far volare la fantasia nel sentire la sua voce che insieme con voi recita lo stesso Credo… non importa se quando riaprirete gli occhi il vostro vicino non è proprio uno stinco di santo !

Giorgio e Valentina.

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Centurioni moderni.

Ieri la Chiesa ci ha fatto ascoltare un brano dal Vangelo di Matteo :

(Mt 8,5-11) In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli».

Questo incontro col centurione è abbastanza conosciuto, in quanto la frase di quest’ultimo : “Signore, io non sono degno…ecc…” è la stessa che recitiamo a Messa prima di ricevere l’Eucarestia, dove però la parola servo è stata sostituita dalla parola anima. Questo centurione è stato, ed è, per tutti un esempio lampante di grande fede nel Signore, sì da fare in modo che la sua stessa frase fosse ripetuta da tutti i cristiani a Messa ; da notare che nella Messa ordinaria questa frase viene recitata una volta sola da tutti, ma nel rito antico questa frase viene ripetuta 3 volte dal sacerdote da solo e altre 3 volte dai fedeli, quindi questo centurione è stato imitato da milioni di persone per innumerevoli volte : la Chiesa ha preso sul serio il commento di Gesù che loda la fede di quest’uomo !

Su questo tema della fede i nostri sacerdoti spendono già molte prediche che non serve rimarcarne l’importanza su queste pagine, inoltre il Magistero della Chiesa è talmente ricco che c’è l’imbarazzo della scelta su quale scritto e di quale autore santo ; ci limitiamo a mettere in luce che la fede è uno dei 3 doni del Battesimo, ma essa è come un seme che ha bisogno di cure quotidiane per crescere e sviluppare tutto il potenziale racchiuso al suo interno.

La nostra riflessione verterà su un atteggiamento di Gesù che Matteo riassume così : “Ascoltandolo, Gesù si meravigliò…”. Riecheggiano nella mente le numerose persone che abbiamo sentito lamentarsi col Signore perché, a detta loro, non li ascolta… oppure l’altra categoria di persone che manco ci prova a rivolgersi al Signore, convinta che Lui non abbia tempo di ascoltare le loro istanze in quanto avrebbe problemi ben più grandi da risolvere, come la fame nel mondo o le varie guerre, piuttosto che “ascoltare le mie richieste“.

In questi due atteggiamenti si rivelano due modi diversi di esprimere una medesima deficienza di fede, e ribadiamo di non ci volerci sostituire ai grandi Dottori della Chiesa nell’insegnamento sulla fede per colmare questa deficienza, però vogliamo tentare di aiutare queste persone, o queste coppie di sposi che vivono così, semplicemente donando loro una visione un po’ diversa di Gesù ; forse la loro mancanza di fiducia nel Signore deriva dal fatto che hanno una visione distorta su di Lui oppure non ne hanno affatto una perché mai nessuno ha mostrato loro la bellezza di Gesù.

Anche nella Palestina di 2000 anni fa c’erano grandi problemi sociali, politici, economici : la Palestina era infatti una regione del grande Impero Romano, le classi sociali dirigenti erano corrotte ed avide, molti israeliti ormai non ci speravano quasi più nella venuta del famoso Messia… ecc… eppure Gesù si ferma ad ascoltare un centurione. Un centurione : un soldato dei conquistatori, un nemico di Israele, probabilmente non israelita e neanche Giudeo, non uno scriba, non un maestro della legge giudaica, uno straniero quindi, un cittadino dell’Impero Romano (forse un italiano ?).

Già da questa primo focus possiamo intuire che a Gesù non importi molto da che parte arrivi la preghiera, l’importante è che arrivi da un cuore umile, disposto a credere di più nella potenza di Gesù che nelle proprie forze. Quanti sposi non si rivolgono a Gesù solo perché si sentono stranieri nei suoi confronti ?

Cari sposi, il Signore ha ribadito più volte di essere come il medico che viene per guarire i malati, i sani non hanno bisogno del medico. Se vi sentite malati nel cuore, se avvertite che nella vostra relazione ci sono atteggiamenti da guarire, il medico giusto a cui rivolgersi è Gesù ! E più siete lontani o stranieri o malati, e più Gesù ha desiderio di starvi vicino, di farvi cittadini del suo regno, di guarirvi. Non abbiate timore, ma con coraggio imitate il centurione del Vangelo.

Gli evangelisti hanno descritto Gesù che più volte ascolta con pazienza le persone, non è indifferente agli altri proprio perché ha fretta di portare il Suo Regno nel mondo, ha urgenza di cambiare i cuori. E’ quasi commovente la descrizione che Matteo fa dell’atteggiamento del Signore, pare di vedere la scena con questo centurione : abituato a comandare cento uomini, sempre posizionato in prima linea, per dare dimostrazione del proprio coraggio ed impeto ai propri soldati, eppure davanti a Gesù si umilia e riconosce che Gesù ha qualcosa in più che lui non ha. Nonostante la dura vita militaresca ed i sacrifici che essa comporta, quest’uomo non aveva perso l’uso del cuore, infatti dimostra affetto e solidarietà verso un suo servo, manco fosse un suo familiare. E la buona notizia è che Gesù lo ascolta nel profondo, non solo, va oltre e si meravigliò, dice il Vangelo.

Cari sposi, che bello se il Signore si potesse meravigliare di tante coppie come si è meravigliato per quel centurione. Gesù quindi, non solo è un ottimo ascoltatore che non si limita all’uso delle orecchie ma ascolta i desideri del nostro cuore, è anche capace di stupirsi di noi, di meravigliarsi di noi. Chi lo avrebbe mai detto ? Abbiamo un Dio che si aspetta meraviglie da noi !

La prima meraviglia che Gesù si aspetta da noi sposi è che riconosciamo umilmente di non essere gli autori del nostro amore, ma che quello che ci scambiamo è solo un segno di un amore che ci precede e ci sostiene, l’amore di Dio.

W gli sposi centurioni !

Giorgio e Valentina.

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Aguzzate la vista ! Trova le differenze e le somiglianze.

Vi riportiamo solo la prima parte del Vangelo di sabato scorso :

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 20,27-40) In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio.
 

E’ un brano poco noto e sicuramente non tra i più facili né digeribili, per questo ci soffermeremo solo sul punto centrale di questa prima parte della risposta di Gesù, la seconda parte non l’abbiamo riportata.

Per Gesù c’è una differenza tra i figli di questo mondo e i figli del regno dei cieli, gli uni prendono moglie e marito pensando che la vita sia tutta qui, gli altri invece sanno che una volta nell’aldilà ( e nella risurrezione finale ) saranno solo figli di Dio. Nella Bibbia sono innumerevoli i passi che ci ricordano la fugacità di questa vita e l’eternità di quella futura in Cielo, eccone alcuni esempi : passa la scena di questo mondopensate alle cose di lassùnon accumulate tesori sulla terra ma tesori in cielovado a prepararvi un posto nella casa del Padre mioIo faccio nuove tutte le cose.

Apparentemente il tema del Sacramento del Matrimonio e quello della vita eterna sembrano due temi che confluiscono in uno solo, poiché dentro il cuore umano c’è il desiderio di un amore eterno, come testimoniano anche i sadducei che pongono la questione a Gesù. Già da una prima analisi basilare scopriremo somiglianze e differenze.

Nel Catechismo il Sacramento del matrimonio è nella sezione dei “Sacramenti al servizio della comunione“, come a dire che è un sacramento che serve per aiutare gli altri a diventare santi, la santità personale la si raggiunge puntando a questo obiettivo. Si potrebbe anche spiegare che è un itinerario comune in cui i due sposi si aiutano vicendevolmente sulla via della santità ; molti sacerdoti spiegano anche, giustamente, che la vocazione alla santità è per tutti, e si realizza concretamente nel proprio stato di vita a cui il Signore chiama, nel nostro caso siamo sposi.

Il Sacramento del matrimonio quindi non può essere vissuto come un assoluto, ma come un aiuto alla santità. Certo, non è un aiuto da quattro soldi, non è un oggetto da saldi di fine stagione, ma è la vita di una vocazione particolare : quella di fare in qualche modo le veci di Dio presso il nostro amato/a.

Molti cristiani non disprezzano il matrimonio, però lo deprezzano. Non lo considerano un sacramento, pensano che sia solo uno “stare insieme a chi ti piace” e chiedere a Dio, non si sa bene perché, la sua benedizione. Perché mai Dio debba sentirsi obbligato a benedire due che si piacciono è cosa alquanto strana, quantomeno da definire. Bisognerebbe prima analizzare come intendiamo il piacere : a me potrebbero piacere situazioni/persone/azioni che sono immorali, ma per il solo fatto che solleticano i miei piaceri venerei non significa che esse siano lecite o moralmente accettabili o addirittura buone per la mia anima.

Ecco perché per vivere la vocazione alla santità nel Matrimonio non è sufficiente che i due si piacciano, non è sufficiente che lei/lui sia bello/a, non è indispensabile che i due abbiano gli stessi hobby, non è necessario che la pensino allo stesso modo sempre ed in ogni ambito, MA E’ NECESSARIO che puntino alla santità aiutandosi l’un l’altro nella realizzazione della propria mascolinità e femminilità.

Valentina mi sgrida sempre per come preparo le castagne, perché abbiamo due diverse scuole di pensiero sul giusto taglio da effettuare, il tipo e la durata di cottura… però, questo novembre, dopo 18 lunghi anni di agonie da castagna, la nostra relazione ha fatto un passo notevole in avanti poiché abbiamo trovato un terzo modo e, questa volta, comune, per la preparazione delle caldarroste… fermo restando che, in mancanza del coniuge nei paraggi, ognuno prepara le castagne a proprio modo, ci amiamo tanto lo stesso !

Ma quando questo meraviglioso viaggio intrapreso finirà, noi non saremo più marito e moglie così come lo intendiamo ora, in Paradiso l’altro non farà più nessuna vece di Dio ; non ci sarà più bisogno della mediazione del nostro amato/a per sentirsi amati da Dio poiché Dio stesso riempirà tutti i nostri bisogni, ma nello stesso tempo l’amore che ci siamo scambiati non andrà perso ma ne vedremo la vera fonte.

L’amore che ci scambiamo su questa terra è come se fosse lo stuzzichino dell’aperitivo, non è il pasto completo… in Paradiso non ci verrà nemmeno voglia di riassaggiare lo stuzzichino dell’aperitivo perché saremo seduti al banchetto eterno delle nozze eterne.

Cari sposi, nei nostri cuori ci sono questi aneliti di eternità che trovano la loro fonte nel nostro comune Creatore, e questi desideri devono sostenere la nostra quotidiana prova d’amore verso il/la nostro/a sposo/a. Quindi Gesù ci ha aiutato a svelare somiglianze e differenze tra questa vita (dentro questa meravigliosa vocazione del matrimonio) e la vita eterna dove vivremo il matrimonio eterno con il vero sposo.

Coraggio sposi carissimi, adesso siamo solo all’aperitivo, il bello deve ancora venire !

Giorgio e Valentina.

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 22

Una volta finita la lettura del Vangelo segue l’omelia, ecco le istruzioni segnate sul Messale :

L’omelia fa parte della liturgia ed è vivamente raccomandata: è infatti necessaria per alimentare la vita cristiana. Essa deve consistere nella spiegazione o di qualche aspetto delle letture della Sacra Scrittura, o di un altro testo dell’Ordinario o del Proprio della Messa del giorno, tenuto conto sia del mistero che viene celebrato, sia delle particolari necessità di chi ascolta. L’omelia di solito sia tenuta personalmente dal sacerdote celebrante. Talvolta, potrà essere da lui affidata a un sacerdote concelebrante e, secondo l’opportunità, anche al diacono; mai però ad un laico.

Ovviamente non abbiamo l’intenzione di insegnare ai sacerdoti come tenere le loro omelie, desideriamo però aiutare tutti i lettori, sacerdoti e non, a riscoprire il ruolo della omelia affinché essa sia di aiuto alla fede di tutti.

Le omelie non sono e non devono diventare il centro della Messa, però potremmo paragonarle ad una padella o ad un frullatore di cucina : essi non sono il cibo, non possono sostituirsi al cibo; essi però ci aiutano a cucinarlo, sono indispensabili nella preparazione delle nostre ricette poiché senza di essi il cibo non si cucina e noi non possiamo mangiarlo, non possiamo gustarne il vero sapore e non possiamo nutrirci.

Infatti, tantissime omelie sono divenute famose da entrare a pieno diritto nel novero dei grandi classici della lettura cristiana e parte del patrimonio del Magistero della Chiesa, si pensi ad esempio alle Omelie di San Giovanni Crisostomo, oppure possiamo anche citare il Vangelo di Marco, il quale, secondo gli studiosi, non è altro che la raccolta organica delle prediche di San Pietro fatta dal suo “segretario” Marco.

Inoltre, ci sono state persone che hanno cambiato vita dopo aver ascoltato una predica ben fatta : è il caso famoso di Sant’Agostino ( d’Ippona ), il quale si convertì grazie alle prediche di Sant’Ambrogio ( il rinomato vescovo di Milano ) ; potremmo anche citare la predica di San Pietro nel giorno di Pentecoste, descritta nella Bibbia nel capitolo 2 del libro degli Atti degli Apostoli, alla fine della quale ben tremila persone chiesero il Battesimo.

Questi esempi dei santi devono spronare i nostri sacerdoti affinché le loro omelie siano quello che la padella è per il cibo, cioè non possono sostituirsi al cibo vero ( ricordiamo che il vero cibo della omelia è la Parola di Dio ), ma sono lo strumento necessario affinché questo cibo possa diventare mangiabile e nutrire la nostra anima, il nostro cuore. Ma qual è il segreto delle prediche di quei famosi santi ?

La risposta più ovvia è : la loro santità. Vogliamo quindi spronare, esortare i nostri sacerdoti lettori, affinché si impegnino con tutto loro stessi per diventare ogni giorno sempre più santi ; ce lo avranno ripetuto mille volte che la santità è per tutti, è un dovere di tutti i battezzati al di là del proprio stato di vita, ebbene, oggi vogliamo essere come un boomerang che ritorna indietro dal suo lanciatore : cari sacerdoti, impegnatevi, sforzatevi ogni giorno con tutto voi stessi per diventare sempre più santi, noi sposi abbiamo bisogno della vostra santità per masticare e nutrirci della Parola di Dio affinché il nostro matrimonio splenda di fronte agli uomini. Quando predicate dovreste vederci come vostri ambasciatori nel mondo ; se volete che il mondo creda, dovete infiammare i nostri cuori con le vostre prediche facendo in modo che noi crediamo e ci convertiamo, così da diventare a nostra volta testimoni nel mondo dove viviamo.

Coraggio sacerdoti carissimi, non conformatevi alla mentalità di questo mondo che vi vuole collusi con le nuove ideologie anticristiane, voi siete stati consacrati non per un cristianesimo all’acqua di rose, ma per essere, agire, parlare “In persona Christi“.

Per noi sposi il compito non è meno arduo, poiché la nostra preghiera deve sostenere i nostri sacerdoti, dobbiamo invocare continuamente lo Spirito Santo affinché li illumini nel predicare la Parola di Dio, e mentre invochiamo lo Spirito di Dio per loro dobbiamo chiedere al medesimo Spirito di renderci docili all’ascolto della Sua Parola ; quando le parole dell’omelia giungono ai nostri orecchi dovrebbero essere dei dardi infuocati dello Spirito Santo che sciolgono anche il più duro dei cuori e col loro calore scaldano le nostre vite. Inoltre, non dobbiamo mai dimenticare che il sacramento dell’Ordine e quello del Matrimonio sono come due remi di una medesima barca, l’uno aiuta l’altro. Come ?

Pensiamo, per esempio, solo al fatto che i sacerdoti, prima di essere stati consacrati, hanno vissuto in una famiglia, sono quindi figli. E spesso il loro modo di esercitare il sacerdozio, di rapportarsi con i loro parrocchiani è influenzato dal loro vissuto, da come hanno visto papà e mamma rapportarsi con gli altri, dal modo in cui affrontavano gli eventi tristi e gioiosi della vita, dal loro stile di preghiera.

Cari sposi, noi abbiamo un compito onorifico ma anche oneroso : quello di crescere i nostri figli con un esempio di vita cristiana santa, può darsi che tra i nostri figli maschi ci siano dei chiamati alla vita sacerdotale, ci auguriamo che siano sempre di più, e questo dipende anche dalla nostra collaborazione al disegno che Dio ha su ciascuno dei nostri figli. La nostra vocazione è quella di favorire l’incontro con Gesù, perciò dobbiamo avere cura che i nostri figli ascoltino tante omelie e catechesi, dobbiamo avere cura delle loro anime, ci sono stati affidati dal Padre affinché ce ne prendiamo cura.

Coraggio sposi, questa Domenica abbiamo un’opportunità : quella di pregare per la santità dei nostri sacerdoti, che deve poi riflettersi nelle loro omelie, senza dimenticare di ringraziare il Signore per il dono dei sacerdoti.

PS : Il Messale indica che la omelia non sia fatta mai da un laico (cioè da una persona che non è sacerdote) perché il sacerdote agisce In persona Christi, quindi chi fa l’omelia, è Cristo stesso attraverso la persona del sacerdote… da qui si capisce l’importanza della santità del sacerdote stesso.

Giorgio e Valentina.

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Cosa succede ?

Vi riportiamo le prime frasi del brano di Vangelo di ieri :

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 18,35-43) Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!». 
Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!».

In questi giorni la Chiesa ci fa ascoltare ripetuti brani evangelici che narrano dei miracoli di Gesù, forse per prepararci a vivere la grande solennità di Cristo Re, cosicché da aiutarci a comprendere che davvero Gesù è chi afferma di essere, e così confermare che Egli ha il potere su tutto il creato, compresi i demoni e le malattie.

Su questo brano ci sono numerose catechesi dei Padri della Chiesa che ci aiutano a riconoscerci nella figura di questo cieco, così anche noi, come lui, dobbiamo gridare a Gesù di aver pietà di noi affinché ci guarisca da una cecità molto più pericolosa e dannosa di quella fisica. Oggi noi però vogliamo concentrarci su di un particolare che potrebbe sfuggire ad una lettura frettolosa, e cioè il fatto che la gente che va da Gesù crea un tale trambusto da incuriosire il cieco, il quale alla fine chiede che cosa succeda.

Se la gente fosse passata silenziosamente senza disturbare, probabilmente il cieco non si sarebbe accorto di nulla e non sarebbe guarito. Proviamo a sostituire la parola “gente” con la parola “gli sposi in Cristo” oppure con “i cristiani che abitano nel mio paese”. Nei nostri villaggi, quartieri, città, paesi, condomini, famiglie, parenti, conoscenti, amici, ci sono tanti “ciechi” che mendicano, cosa mendicano ? Mendicano un po’ di compassione, solo un poco d’aiuto, ma quanti chiederebbero la guarigione ?

Quante coppie di sposi in crisi stanno mendicando ? E quanti, tra questi, chiederebbero di guarire a Gesù, se solo sapessero che Lui sta passando nella loro vita ? Molti invece si accontentano dei nostri, pur preziosi, aiuti, che però hanno il sapore di tappabuchi, non sono risolutivi, poiché l’unico medico è Gesù.

Quante famiglie disastrate mendicano ? E quante, tra queste, chiedono la guarigione a Gesù ? Molte si accontentano degli aiuti, forse perché non sanno che c’è un medico che può guarirle definitivamente.

Ma perché tutte queste situazioni non chiedono a Gesù di essere guarite, non è che forse non sanno di Gesù ?

Spesso veniamo abituati a curare i sintomi delle malattie, cosa buona e giusta, ma chi pensa ad eliminare definitivamente la causa di queste malattie ? Analogamente, quando altre coppie di sposi mendicano aiuti noi dovremmo fare come quella gente del vangelo : dovremmo fare un trambusto tale da incuriosire i “ciechi” che lo avvertono, sicché ci domandino : “Cosa succede ? Dove state andando ?”.

Purtroppo ci sono troppe coppie di sposi in Cristo che non fanno alcun rumore, che pensano che la loro fede sia un fatto intimistico e privato, ma se la gente del vangelo non avesse fatto tutto quel baccano, il cieco non avrebbe incontrato Gesù e non sarebbe guarito dalla sua cecità. Oppure, proviamo ad immaginare se la gente avesse risposto al cieco : “No, tranquillo, non sta succedendo niente, stanno solo guardando lo spettacolo di un funambolo” … o risposte simili… il cieco avrebbe lo stesso cercato la guarigione da Gesù ? Certo che no, ovviamente.

Quindi la guarigione per quel cieco è cominciata quando si è accorto del trambusto, poi si è informato sul perché di tale agitazione e grazie alla risposta della gente ha scoperto della presenza di Gesù.

Cari sposi, dobbiamo imitare quella gente del vangelo quando andiamo da Gesù, cioè dobbiamo essere sposi che, quando serve, senza vergogna, si dimostrano appartenenti a Gesù, quelli che ci frequentano dovrebbero sospettare che siamo di Gesù. Quant’è triste il venerdì il saluto dei cristiani che rispondono “Buon week-end“… quasi mai si sente “Buona Domenica“…”Buona Festa dell’Assunta“…”Auguri di una santa Domenica” o saluti simili… inoltre si sente pure : “Che fate Domenica ? “… “Cosa hai fatto ieri ?“… vi sfido a trovare dei cristiani che rispondano “Andremo/siamo stati a Messa… oppure alla processione della Madonna….del Corpus Dominial pellegrinaggio in quel Santuario…ecc… è stata bellissima la S.Messa/la processione/il pellegrinaggioperchè non vieni anche tu con la tua famiglia una volta ?

Dobbiamo riscoprire la dignità di appartenere a Gesù, e quando ci troviamo di fronte ai “ciechi mendicanti” dobbiamo avere la semplicità dei bambini : “Andiamo ad incontrare Gesù, vieni anche tu, da Lui troverai ristoro per la tua anima, Lui è il vero medico a cui puoi chiedere di guarire !”… sì care famiglie, l’aiuto che possiamo dare noi è prezioso e doveroso, ma non può essere risolutivo, fintanto che non portiamo le persone dal vero medico o lasciamo che lo incontrino attraverso di noi, queste persone resteranno mendicanti e non guariranno mai.

Coraggio sposi, è giunta l’ora di diventare annunciatori di una buona novella : Gesù.

Annunciatori come quella gente del vangelo che non si è posta il problema se il cieco rifiutasse o no l’annuncio, intanto hanno annunciato Gesù, poi il resto lo fa lo Spirito Santo nel cuore delle persone. Questo è un modo per essere fecondi nella Chiesa e nel mondo, coraggio famiglie !

Giorgio e Valentina.

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Solo uno ritorna ?

Ci lasceremo interrogare da un brano del Vangelo abbastanza famoso, lo sentiremo domani a Messa :

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 17,11-19) Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Per capire meglio questo brano dobbiamo sapere che tra samaritani e giudei non scorreva buon sangue in quanto i giudei si sentivano il “popolo eletto” e disprezzavano perciò i samaritani ritenendoli “stranieri“, anche Gesù infatti apostrofa il samaritano guarito come straniero. Inizialmente si rimane un poco stupiti che questa volta Gesù non tocchi i malati, ma li mandi dai sacerdoti, però agendo così mostra rispetto per la Legge di Dio, secondo la quale sono i sacerdoti ad avere il compito di dichiarare guarite le persone che non sono più affette da lebbra ; solo dopo che il sacerdote si è pronunciato possono tornare a vivere tra le persone sane. Questi sono solo alcuni dati che ci aiutano ad inquadrare la scena dentro la realtà in cui avviene, e sono di aiuto per capire le dinamiche che si sviluppano dentro i cuori.

Avviciniamoci ancora un poco alla scena per notare che un lebbroso solo è “straniero” ossia samaritano, da cui si deduce che gli altri nove siano giudei, quindi facenti parte del “popolo eletto” ; l’evangelista Luca ha la caratteristica di raccontare episodi in cui donne e stranieri/pagani fanno bella figura con Gesù rispetto ai giudei. Quest’ultimi, spesso, vivevano il loro essere “popolo eletto” con altezzosità, non con un sano orgoglio, ma con una forma di superbia, non come un’elezione immeritata, ma come un diritto acquisito e quindi si ponevano nei riguardi di Dio come dei creditori e non come dei debitori.

Ecco perché questi nove non se tornano a ringraziare Gesù : pensavano che la loro guarigione fosse un loro diritto e quindi Gesù non avrebbe fatto altro che dare loro ciò che era un diritto in quanto “popolo eletto“, mentre il samaritano partiva da una posizione svantaggiata, sentendosi uno “straniero“, di conseguenza la guarigione non gli spettava di diritto ed avverte la misericordia di Dio riconoscendola come tale.

Fin qui sembrerebbe un analisi abbastanza razionale senza grossi scossoni. Però vi invitiamo a tornare ad inizio pagina per rileggere quel brano sostituendo le parole “lebbrosi” con le parole “coppie di sposi”.

Da quale lebbra dobbiamo chiedere a Gesù di guarire, noi sposi ?

Quale è la “buona notizia” nascosta in questo brano ?

Cercheremo di rispondere a questi interrogativi brevemente ma senza fare sconti, e sostituendo gli sposi ai lebbrosi. Un buon punto di partenza sta nel fatto che ci sono sposi che riconoscono di essere malati e di aver bisogno di Gesù, e tra questi ci sono anche sposi “stranieri“, cioè sposi lontani da percorsi di fede o di ordinaria vita di grazia, e questo è un dato confortante, perché forse gli “stranieri” chiedono aiuto a Gesù come ultima spiaggia oppure sono stati ben consigliati dagli altri sposi. E questo già ci aiuta nel capire che forse nella nostra vita conosciamo sposi “stranieri” che vediamo malati e possiamo portarli da Gesù.

Avete notato però che i lebbrosi si tengono a distanza da Gesù cosicché devono parlare a voce alta ?

E’ proprio questo che succede alle coppie di sposi “lebbrosi” : la nostra lebbra spirituale è una malattia/condizione che ci tiene a distanza da Gesù, e che ci costringe a gridare a Lui. Quando la lebbra spirituale si insinua nell’animo di una coppia, essa perde il contatto con Gesù, ma inevitabilmente lo perde anche con la società, i lebbrosi infatti erano isolati dalla società.

Quell’intorpidimento spirituale che ci fa trattare Dio come nostro debitore è una lebbra :

  • siamo nati senza deciderlo e ci ci sentiamo i padroni della nostra vita e quindi padroni del nostro coniuge ;
  • siamo battezzati e ci sentiamo noi i fautori della nostra fede, come se avessimo capito tutto solo noi a tal punto che ci chiediamo come abbia fatto la Chiesa a sopravvivere senza di noi per quasi due millenni e facciamo noi i salvatori del nostro coniuge ;
  • ne combiniamo di tutti i colori, ma quando “parliamo” con Dio invece della lista dei nostri peccati, Gli mostriamo la lista dei nostri “presunti diritti” e “meriti” sicché esigiamo la paga, la sua riconoscenza, e così non chiediamo mai perdono al coniuge perché sarebbe troppo denigrante per noi farlo ;
  • ci siamo sposati in Cristo, ma Lui è il terzo incomodo, invece di essere il “Number One” ;
  • ecc… ecc… ecc…

Con questi atteggiamenti nel cuore molti sposi vanno da Gesù a chiedere delle grazie, e si sentono sicuri che Gesù li premierà dei loro meriti con la grazia richiesta, a volte Dio la concede per intenerire il loro cuore, per saggiare la loro fede, ma molti si comportano come i nove lebbrosi che non tornano indietro a ringraziare, sicuri che Dio, del resto, stia semplicemente dando loro ciò che è giusto in base ai propri presunti meriti, e si fanno creditori di Dio.

Ma perché a Gesù piace questa riconoscenza/gratitudine del samaritano ?

Perché essa ci educa a smantellare la nostra presunzione, la nostra superbia, ed a riconoscere che dipendiamo da Lui per ogni nostro respiro : ad ogni respiro dovremmo ringraziare del respiro precedente perché il tempo è un dono. Dobbiamo chiedere al Signore di guarire la nostra lebbra spirituale, che ci tiene lontani da Lui, dai fratelli e tra noi sposi. E questo atteggiamento si riversa nella coppia.

Cari sposi, noi vi invitiamo a recuperare la riconoscenza e la gratitudine tra sposi ed insieme a Dio : prima di addormentarvi stasera, abbracciate il vostro amato/a e ringraziatelo/a per tutte le faccende che ha sbrigato, per tutti i gesti di affetto e di vicinanza che vi ha dimostrato, per i tanti servizi e sacrifici che ha svolto per la coppia, per la casa e per la famiglia ; per la pazienza che ha mostrato nel sopportare le nostre debolezze, i nostri sbagli, i nostri difetti. La riconoscenza/gratitudine ci aiuta a spostare il baricentro da noi stessi per diventare debitori verso il nostro coniuge … al corso prematrimoniale ci insegnarono a dirci reciprocamente “Grazie che ti sei donato/a tutto a me” dopo ogni atto di intimità coniugale : neanche in quel frangente niente va preteso e nulla ci è dovuto perché deve restare un atto libero e gratuito di amore, e vi possiamo testimoniare la libertà e la gioia che dona questo Grazie, una gioia liberante perché ogni più piccolo gesto è vissuto come un dono ricevuto oltre e nonostante i personali limiti.

Coraggio sposi, la riconoscenza/gratitudine ci educa alla libertà e alla fiducia in Gesù, perché c’è solo un medico che può guarire la nostra lebbra spirituale : Gesù. Sentite il vostro matrimonio malato di lebbra spirituale ? Gridatelo a Lui.

Giorgio e Valentina.

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 21

La liturgia della Parola trova il suo culmine nella proclamazione del Vangelo, infatti si sta in piedi come stanno sull’attenti i soldati quando parla il loro capitano/generale, inoltre spesso si usa l’incenso per onorare appunto la Parola del Signore e ci si segna tracciando con un dito il segno di croce sulla fronte, sulla bocca e sul petto mentre si acclama : “Gloria a Te, o Signore”. Quale significato ha questo gesto ?

Innanzitutto dobbiamo sapere che è un gesto antico, nato probabilmente fuori dalla Liturgia vera e propria, ma poi ha avuto un impatto talmente positivo per la fede dei cristiani da entrare a far parte dei gesti liturgici ed è rimasto vivo fino ai giorni nostri proprio in virtù del fatto che è carico di simboli essenziali ma vitali, non va perciò banalizzato né fatto con superficialità.

Già il fatto che si usi la croce come segno ci dice già che è un tratto distintivo dei cristiani, ci dice inoltre che la Croce, la Parola e il Vangelo sono strettamente uniti ; infatti abbiamo già capito come la Parola sia in ultima analisi Gesù, il Verbo fatto carne, e che Lui ha parlato con un ultimo gesto, la Passione, che noi riassumiamo nella Croce, con questa decisione Gesù ci ha dimostrato di essere e di fare ciò che dice, ciò che è scritto nel Vangelo, quindi la “buona notizia” del Vangelo è proprio Gesù stesso. Possiamo riassumere, con un linguaggio semplice, che dire “la Parola di Dio”, “la Croce” ed “il Vangelo” è come dire “Gesù”, sono interscambiabili perché dicono chi è Gesù ma anche cosa ha fatto e continua a fare per amore nostro.

Passiamo ora all’analisi del gesto, compiendolo è come se dicessimo le seguenti parole : <<La Tua Parola Signore, sia nella mia mente, sulle mia labbra e nel mio cuore >>…wow, che carino… penseranno i sentimentaloni… ci dispiace deluderli ma non è un gesto dal sapore romantico, tantomeno sentimentale, è un gesto di fede che, se compiuto bene e con fede, ci fa avanzare nel cammino spirituale.

Nel capitolo precedente abbiamo visto che la Parola di Dio è una mensa alla quale nutrirci e trovare ristoro… bene, con l’analisi di questo gesto approfondiamo il discorso e vedremo che è proprio un cibo spirituale.

Il gesto si divide in tre parti : sulla fronte, sulla bocca e sul petto.

  • Con il segno di croce sulla fronte noi diciamo di volere che la Parola di Dio sia nella nostra mente, ma come fa ed entrarvi ? Attraverso la lettura e l’ascolto, ma la lettura/ascolto della sola Messa domenicale si rivelano insufficienti, poiché spesso la liturgia della Parola non viene valorizzata da chi è preposto alla “regia” cerimoniale, e non di rado l’ascolto è distratto e, nel peggiore dei casi, addirittura selettivo. Selettivo significa che si ascolta solo ciò che piace o che solletica i nostri sensi, ciò che invece richiede sforzo e conversione entra da un orecchio ed esce dall’altro ; spesso non si ascolta ciò che chiede di far morire le nostre vecchie, cattive e malsane abitudini, perché in fondo fa male morire a sé stessi e riconoscere i propri peccati. Ma torniamo al nostro gesto sulla fronte. La lettura/ascolto è una condizione che deve diventare quotidiana ; ogni giorno possiamo leggere il Vangelo della Messa feriale anche se siamo impossibilitati a parteciparvi, i mezzi tecnologici di oggi sono di grande utilità in questo caso ; oppure è sufficiente anche solo una frase che ci ha colpito del Vangelo domenicale, ce la segniamo così da poterla rileggere ogni giorno della settimana. A proposito della lettura : è meglio leggere la Parola ad alta voce così come facciamo per qualsiasi altra cosa che dobbiamo tenere a mente… se leggiamo ad alta voce il pin del Bancomat per fissarlo nella memoria, non è forse un pochino più importante la Parola di Dio da fissare nella mente ? Leggendo la Parola ogni giorno e/o più volte al giorno pian piano essa entrerà nella nostra mente, nei nostri pensieri… un piccolo trucco è quello di leggerne una frase prima di addormentarsi cosicché al mattino sia la prima cosa che ci torna alla mente e possiamo continuare per il resto della giornata e farla rimbalzare nei nostri pensieri e , se possiamo, anche recitarla a voce così da ascoltarla.
  • Con il segno di croce sulla bocca noi diciamo di volere che la Parola di Dio sia sulla nostre labbra. Quando la Parola risuonerà nella nostra mente con disinvoltura, quando essa farà parte dei nostri pensieri, quando l’avremo riletta a voce tante volte, allora potrà sgorgare con facilità dalle nostre labbra, allora essa entrerà a far parte ufficialmente del nostro vocabolario, oltre al fatto che usiamo la bocca per leggerla a noi stessi. Come sarebbe bello se dalle labbra di tanti cristiani uscissero spesso frasi della Parola di Dio anziché maldicenze, parolacce, bestemmie, calunnie, volgarità, oscenità… come sarebbe più bello il mondo se lo sfiduciato potesse sentirsi dire parole di incoraggiamento da Dio attraverso le nostre labbra, se il sofferente trovasse parole di conforto, se il misero trovasse parole di misericordia, se il cattivo trovasse parole di perdono… sembra un’utopia ? Non lo è, e forse molti di noi hanno già fatto questa esperienza ritrovando forza, coraggio e vigore nelle parole di un sacerdote, di una suora, di un monaco, di una sposa o di uno sposo, i quali pare non parlino da se stessi… è proprio quella la sensazione che si ha quando si ha di fronte una persona sulle cui labbra riaffiora la Parola di Dio… non parlano da se stessi… e talvolta, ci è capitato, per grazia ricevuta, di essere noi la bocca di Dio per qualche fratello/sorella, avevamo la sensazione che le parole uscissero ma senza che avessimo preparato un discorso, ed improvvisamente facevamo anche citazioni dalla Parola di Dio perfette per quella situazione… questo significa il segno di croce sulla bocca.
  • Da ultimo il segno di croce sul petto, con esso diciamo di volere che la Parola di Dio sia nel nostro cuore. Questo è il tassello finale, dapprima la Parola deve risuonare nella nostra mente per poter riaffiorare sulle nostre labbra, ma tutto ciò perderebbe senso se essa, non cambiasse qualcosa nel nostro cuore, vale a dire nella nostra vita, nelle scelte che facciamo, nello stile di vita che decidiamo, nella conversione che decidiamo di mettere in atto. Se vogliamo che la Parola sia viva e non lettera morta, dobbiamo desiderarlo e invocare lo Spirito del Signore affinché la Sua Parola apra la nostra mente (nel senso più largo del termine), esca dalle nostre labbra e metta radici nel nostro cuore affinché sia essa stessa a guidare le scelte di vita. Se, ad esempio, freno l’impeto di ira e di rivalsa sul fratello che mi ha offeso e decido di perdonarlo sempre e comunque, non può essere solo perché ho deciso di fare il bravo per “sentirmi a posto con la coscienza”… sarebbe ancora un atto egoistico di auto-soddisfazione premiandomi sul podio dei bravi… se invece ho sempre presente nella mente, nei pensieri, nella memoria la Parola di Gesù che invita a perdonare sempre (nonché del suo esempio durante la Passione), e l’ho sempre ripetuta con le mie labbra fino a che ha messo radici nel mio cuore, allora il perdono che ne scaturisce sarà la semplice e più naturale conseguenza dell’azione della Parola di Dio, la quale vivifica ciò che era morto, ridona vita ad un cuore avvizzito dall’egoismo e dalla vendetta.

Cari sposi, questa Domenica abbiamo la possibilità di re-imparare questo gesto per viverlo sempre più in profondità ed insegnarlo ai piccoli, che ci osservano sempre e, se vedono papà e mamma compiere questo gesto con serietà e fierezza, allora nascerà in loro il desiderio di imitazione.

Coraggio famiglie, la Parola di Dio dimori abbondantemente tra voi… per esempio al pranzo della Domenica il papà può chiedere ai figli quale frase li abbia colpiti della Parola che hanno ascoltato a Messa, cominciando lui stesso a raccontare cosa e perché lo ha colpito… è un modo semplice e a tratti divertente di far circolare la Parola di Dio in famiglia, la Domenica si deve differenziare anche per i discorsi che si fanno a tavola. Coraggio, basta iniziare !

Giorgio e Valentina.

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Avere sete è salutare ?

In questo giorno in cui celebriamo la liturgia dei fedeli defunti, è difficile stare alla larga dai grandi temi dei 4 Novissimi, ed infatti la Chiesa non ci vuole alla larga, riproponendoci spesso queste verità di fede. Sicuramente le mamme che stanno leggendo hanno ben presente quella sensazione che si prova quando ripetono ai figli le medesime frasi di correzione ogni santo giorno, soprattutto nel momento in cui si scopre che le hanno puntualmente disattese… ecco, la Chiesa che ci è madre, si comporta allo stesso modo e periodicamente ci ricorda le grandi verità di fede perché sa che le mettiamo nel dimenticatoio, rincitrulliti da questo mondo che ci vuol far credere che la vita è tutto qui e adesso.

Faremo una brevissima introduzione sui Novissimi per poi lasciarci stuzzicare da una frase di un salmo. I 4 Novissimi sono : Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso. Qualcuno si starà chiedendo che senso abbia chiamarli Novissimi poiché sono tematiche risapute da ogni essere umano, anche tra i non cristiani infatti c’è un’idea di una vita nell’aldilà che sarà più o meno bella a seconda del giudizio sulla vita condotta su questa terra, ma proviamo a capire un poco di più.

Quando passeggiamo tra i negozi, ci capita di vedere i cartelli degli allestimenti delle vetrine con le ultime novità della stagione/anno che sta per iniziare, e questi oggetti/vestiti sono talmente nuovi che potremmo chiamarli novissimi, in quanto dopo di essi non c’è nulla di nuovo… similmente i Novissimi della fede cristiana sono appunto le ultimissime cose oltre le quali non c’è un futuro, come se fossero allestite nella vetrina del negozio divino con l’insegna “Dopo questa vita”… ecco perché la Chiesa ci insegna a chiamarli Novissimi, vuole educarci già dal loro nome a vivere bene questa vita terrena, poiché da essa dipende la nostra vita o morte eterna nell’aldilà. E bisogna impararli nell’ordine sopracitato, in quanto prima c’è la Morte, dopodiché non c’è più nessuna possibilità di cambiare come invece vogliono farci credere diversi film, dopo di essa c’è il Giudizio di Dio (particolare dell’anima nostra e non quello universale) irrevocabile e senza appello, dall’esito di questo giusto Giudizio o siamo destinati all’Inferno (eterno e da cui non si esce) oppure al Paradiso, i più santi ci vanno direttamente, gli altri passano dal Purgatorio.

Dopo questa brevissima sintesi sui temi dei Novissimi, ci addentriamo nella Parola di Dio che la Chiesa ci propone oggi in una tra le 3 versioni della Messa per i fedeli defunti, tra cui il sacerdote ha libertà di scelta, noi abbiamo scelto di approfondire il Salmo della terza Messa :

(dal Salmo 42) Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio. L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio?

Queste frasi sono divenute celebri grazie al popolare canto che ha messo in musica questo Salmo, ma quando lo cantiamo o lo recitiamo, stiamo dicendo ciò che viviamo, ciò che il nostro cuore davvero desidera, o stiamo semplicemente ripetendo come delle macchine ? La sete è una tra le esperienze più intense che si possa provare su questa terra, è un’esperienza che in qualche modo ci collega a tutto il mondo creato, senza acqua infatti non c’è vita né nel mondo animale né nel mondo vegetale, addirittura quando vediamo la terra deserta e riarsa commentiamo dicendo che essa ha sete. Quindi il Salmo 42 ci sta parlando con una immagine che comprendiamo benissimo, non fatichiamo a capire che se la nostra anima ha sete di Dio significa che ha sete di ciò che le dà vita, così come l’acqua è foriera di vita per il nostro corpo mortale.

Che benefici produce nel nostro corpo l’acqua ? Essa ci disseta, ci nutre, ci alimenta, ci sostenta, ci ristora, ci dona refrigerio, permette le funzioni vitali ai nostri singoli organi interni, ci permette di lavare, di purificarci, di cucinare… in ultima analisi permette la vita su questa terra. Per capire gli effetti benefici che la nostra anima trae dall’acqua di vita eterna che è Dio stesso, è sufficiente prendere quei benefici che l’acqua procura al nostro corpo, e trasferirli alla nostra anima : da Dio essa si disseta, si alimenta, si sostenta, si ristora, riceve refrigerio, ecc…

Cari sposi, il nostro matrimonio è un sacramento che la Chiesa ci ha donato per aiutare il nostro coniuge a vivere questo anelito che il Salmo 42 ci indica ; vivendo appieno e santamente il nostro matrimonio dovremmo aiutare il nostro amato/a ad aumentare la sete di Dio , dovremmo arrivare alla fine della nostra esistenza col desiderio di Dio aumentato in maniera esponenziale grazie all’aiuto del nostro sposo/a… la sete di Dio dovrebbe essere talmente intensa da far esclamare agli sposi all’unisono : << Quando verremo e vedremo il volto di Dio ? >>.

Tutte le volte in cui noi appaghiamo la sete di amore del nostro coniuge, non stiamo solo nutrendo e dissetando la sua umanità ; i gesti d’amore che compiamo con lo Spirito Santo nel cuore sono come una piccola goccia di quella acqua viva che solo Dio può dare, sicché, il nostro coniuge, nutrito e dissetato dalle gocce che Dio ha donato attraverso noi, possa giungere alla fine di questa vita terrena con la sete intensa di Dio… se le gocce d’acqua viva passate dal nostro matrimonio sono così belle e dissetanti, quanto sarà bello dissetarsi alla fonte di queste gocce ?

Coraggio sposi, questo giorno può diventare per noi l’occasione per riconfermare la nostra vocazione all’amore, la vocazione ad aiutare l’altro/a a diventare santo/a… goccia dopo goccia !

Giorgio e Valentina.

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Come un fornaio !

Il Vangelo di oggi :

Lc 13,18-21 In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami». E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

Queste sono solo due tra le parabole che Gesù si inventò per raccontarci varie caratteristiche del regno di Dio, ed ogni parabola mette in luce un aspetto perché le parole umane presto o tardi si scontrano con la propria limitatezza, infatti anche Gesù all’inizio sembra trovarsi in difficoltà nell’esprimere col linguaggio umano delle realtà divine. Oggi ci concentreremo sulla seconda parabola, quella del lievito, e vedremo che ha da dire qualcosa al nostro matrimonio.

Innanzitutto ci sembra opportuno capire e valutare cosa sia questo regno di Dio tanto proclamato, tanto decantato, e tanto predicato a partire da Gesù stesso ; inoltre un regno di solito ha il suo re, il quale promulga delle leggi, ha dei confini difesi dal proprio esercito, per mantenere l’ordine nei villaggi possiede una propria forza dell’ordine, ed infine deve avere anche il proprio popolo fatto di gente comune.

Vediamo ora chi riveste i vari ruoli all’interno del regno di Dio : il re è Dio, ma ancor più nello specifico è Gesù il Re dei Re, e ce lo ricorda la solennità di Cristo Re dell’universo che chiude l’anno liturgico ; l’esercito che difende i confini sono gli arcangeli con a capo San Michele arcangelo e la Madonna ; le forze dell’ordine sono gli altri angeli ; ed il popolo siamo noi uomini.

Ma quali sono i confini di questo regno ? Ce ne dà un’indizio Gesù quando risponde a Pilato : “Il mio regno non è di questo mondo”, come a dire che il suo regno è eterno, va oltre i limiti di questa vita e di questa umana natura. Si possono fare mille elucubrazioni, ragionamenti, teorie, discorsi filosofici, ragionamenti di tipo pastorale, ma alla fine dobbiamo ammettere che i confini del regno di Dio coincidono con il nostro cuore, la nostra anima, la nostra vita. Tanto è facile da intuire quanto è difficile da realizzare, perché ?

Quando lo racconta Gesù ci sembra di vivere un sogno ad occhi aperti, ascoltiamo la parabola quasi fosse una storiella di ottimismo condita da un po’ di sentimento e da immagini poetiche, ma quando poi cominciamo a vivere nel regno di Dio ci accorgiamo che le leggi del suo regno sono esigenti, chiedono di prendere posizione con Lui o contro di Lui, chiedono tutto ma donano il 100 per uno già in questa vita.

Fatte queste doverose premesse affrontiamo lo specifico della parabola del lievito. Spesso abbiamo ascoltato prediche sul fatto che questo lievito siamo noi cristiani nell’impasto grande dell’umanità, e che quindi tocca a noi far “lievitare” l’umanità del secolo che viviamo verso l’amore del Padre, in particolar modo sono le famiglie cristiane questo lievito che, anche se poco, ha una forza tale da far lievitare un impasto di grandi dimensioni. Bastano 2 grammi di lievito per far crescere 2 Kg di farina ( chi è venuto a casa nostra ad assaggiare la nostra pizza conosce il tema ), così il problema dei cristiani non è tanto ed innanzitutto la quantità, ma la forza di “cristianizzare” la società, tant’è vero che la Chiesa è partita con qualche decina di persone all’inizio, eppure ha evangelizzato tutto il mondo.

Ma possiamo fare un passo in più per addentrarci meglio, e se ce lo concedete, useremo un pizzico di fantasia che non guasta mai.

Se il regno di cui parla Gesù è il cuore di ognuno di noi, qual è la donna che ha messo il lievito nella nostra anima ?

Un antico adagio recita così : ” Ad Jesum per Mariam” che significa che si va a Gesù solo passando attraverso Maria. Perché così è piaciuto al Padre, è stata una sua libera ed insindacabile iniziativa, quella di decidere di aver bisogno di una mamma umana per Suo Figlio Gesù, è così che è partita la grande avventura umana di Gesù, attraverso Maria e così anche per noi, non possiamo pensare di arrivare a Gesù scavalcando Maria. Se non l’ha scavalcata il Padre, chi siamo noi per decidere di farne a meno ?

Nel giorno bellissimo del nostro Battesimo siamo divenuti dimora della Trinità, ma sicuramente Maria è divenuta la nostra mamma celeste, colei che ha messo nel nostro cuore l’amore di Gesù, probabilmente ha fatto le sue mosse ispirando i nostri genitori per il nostro Battesimo e disponendo l’apertura del cuore all’amore per e del Suo Figlio. E’ questo il lievito che ha messo nel nostro cuore e ha cominciato ad impastarlo con la nostra umanità. E’ interessante notare che nell’impasto la maggior parte è farina, simbolo della nostra umanità, come a dire che essa non sparisce, ma semplicemente viene aiutata dal lievito ad aumentare di volume, fino a divenire un vero impasto pronto per la cottura nel forno del Paradiso.

Cari sposi, il nostro matrimonio sacramento si nutre della nostra umanità lievitata dall’amore di Gesù, essa non deve essere soffocata, ma deve affiorare un’umanità nuova, rinnovata. Molti sposi pensano che per vivere un santo matrimonio sia necessario castrare il lato umano degli sposi, ed invece no ! Nell’impasto la farina resta tale, ma viene trasformata, così avviene anche per la mascolinità e la femminilità degli sposi, esse non spariscono e non devono sparire, ma devono essere trasformate, lievitate. E’ una femminilità che cresce, se lascia spazio al lievito dell’amore di Gesù, sicché una sposa diventa sempre più capace di allargare il proprio cuore fino a diventare il cuore tenero e pulsante del matrimonio e di tutta la casa. E quella dello sposo è una mascolinità che cresce di volume divenendo sempre più capace di sopportare le fatiche della vita, di portare il peso delle responsabilità familiari, capace di sacrificarsi per amore della sua sposa.

I santi non sono divenuti tali a prescindere dalla loro umanità, anzi, essa è stata fondamentale per loro, perché è stata quella tanta farina che però si è lasciata trasformare dal lievito dell’amore di Gesù.

Coraggio sposi carissimi, approfittiamo degli ultimi giorni del mese mariano di Ottobre per riscoprire la gratitudine a quella donna che ha messo il lievito di Gesù nel nostro cuore, e c’è un modo bellissimo che è la preghiera del Rosario.

Giorgio e Valentina.

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 20

Uno dei momenti importanti per cui si sta seduti a Messa è durante la Liturgia della Parola, il Messale ne spiega bene la natura :

[…] La Messa è costituita da due parti, la «Liturgia della Parola» e la «Liturgia Eucaristica»; esse sono così strettamente congiunte tra loro da formare un unico atto di culto. Nella Messa, infatti, viene imbandita tanto la mensa della parola di Dio quanto la mensa del Corpo di Cristo, e i fedeli ne ricevono formazione e ristoro. […]

Quando abbiamo dato notizia ai nonni che sarebbe arrivata una nuova nipotina, li abbiamo prima fatti sedere onde evitare pericolosi emotivi sbalzi di pressione, poi con una certa trepidazione è arrivata la bellissima notizia. Quando dobbiamo controllare gli stati emotivi oppure abbiamo bisogno di pensare intensamente, solitamente ci mettiamo seduti cosicché il nostro corpo si sente al sicuro senza cercare di continuo un equilibrio precario, e questo ci aiuta a rilassarci ed avere più controllo sulle nostre facoltà ; per questo la Santa Madre Chiesa, che conosce bene l’umana natura, ci invita a restare seduti durante l’ascolto della Parola di Dio.

E questa Parola è talmente potente che abbiamo bisogno di stare seduti per non essere destabilizzati, se ci pensiamo bene la Parola di Dio non è semplicemente una serie di libri scritti da chi voleva parlare di Dio, da chi si sentiva ispirato da Lui e quindi non ha voluto tenere per sé questa meravigliosa esperienza ; la Parola di Dio è molto di più, essa è viva. Abbiamo ormai imparato diversi titoli con cui Gesù è chiamato, ed uno di questi si riferisce proprio alla Parola : “Verbo” o “Parola” ( il primo nella versione italiana e il secondo nell’originale greco si usa Logos che significa appunto Parola ) … lo leggiamo nel famoso prologo del Vangelo secondo Giovanni :

In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. […]

In italiano “verbo” e “parola” sono sinonimi, ma “verbo” può essere anche inteso grammaticalmente come “azione compiuta”, ebbene, in Dio questi due significati sono presenti entrambi : infatti nel racconto della creazione descritto in Genesi tutte le volte che Dio apre bocca ( dice cioè qualcosa ) crea quello che dice, e ad ogni azione che compie segue un atto creativo. Quindi in Dio parlare e creare sono indistinti. Quando, per esempio, il sacerdote pronuncia nel nome di Gesù “Io ti assolvo dai tuoi peccati…” ecco che avviene ciò che dice, ma nello stesso tempo crea un cuore nuovo.

Abbiamo capito che Gesù è il Verbo, è la Parola di Dio, di conseguenza chi è ci parla durante la Liturgia della Parola nella Messa ?

La risposta è chiara : Gesù. Ma quanti ne hanno coscienza, sia tra i lettori che tra gli uditori ? Troppo spesso si assiste ad una lettura sbiascicata, disattenta, disordinata, frettolosa, superficiale, fredda, distaccata… spesso i lettori vengono scelti agli ultimi istanti, senza alcun curanza, senza oculatezza, senza la giusta preparazione, senza discernimento delle persone… dareste in mano la vostra automobile a chi non sa guidare ? Ovviamente no, però spesso per la Parola di Dio non c’è così tanta attenzione come ce l’avremmo per l’esempio dell’automobile. Il Messale ci insegna che nella Messa “viene imbandita tanto la mensa della parola di Dio quanto la mensa del Corpo di Cristo, e i fedeli ne ricevono formazione e ristoro” , ma che formazione e ristoro riceveranno i fedeli da una cattiva lettura ?

Se a tutto ciò aggiungiamo che spesso si passa dalla preghiera di Colletta alla Liturgia della Parola in 20 millisecondi, possiamo facilmente dedurre che non si dia il giusto tempo agli uditori di accomodarsi e di predisporsi all’atteggiamento di ascolto… infatti spesso il lettore comincia ancora quando c’è il trambusto e lo scricchiolio di banchi, sedie, bastoni degli anziani, passeggini e altro… è necessario osservare un tempo cuscinetto tra la Colletta e la Liturgia della Parola ed aspettare il giusto silenzio affinché i cuori siano aiutati dalla compostezza esterna.

La Parola viene letta da un leggio che viene chiamato ambone, mentre per gli avvisi o altro deve essere usato un altro leggio ; la enorme dignità dell’ambone della Parola, rispetto agli altri leggii, è stata nei secoli messa in risalto da maestosi capolavori di opere marmoree o lignee dei più grandi artisti, proprio per mettere in risalto che da lì Dio parla solennemente.

Inoltre, il Messale specifica che c’è la mensa della Parola di Dio, ed ecco spiegato il motivo della “tovaglia” sotto il Lezionario posto sull’ambone proprio a significare che noi ci dobbiamo nutrire di questa Parola ; dove c’è una tovaglia c’è del cibo e questo cibo spirituale è vita. Diventa vita nella misura in cui noi apriamo il nostro cuore a quella caratteristica di Dio per cui quando parla crea, altrimenti resta lettera morta poiché non produce nuova vita in chi la ascolta.

Abbiamo assistito molte volte a Messe in cui la Parola di Dio veniva proclamata da due sposi che avevano avuto modo di prepararsi con giusto anticipo e con serietà, allora la lettura è stata molto fruttuosa per loro stessi e per tutto il popolo di Dio lì convenuto, perché non hanno semplicemente letto una serie di frasi, ma hanno prestato la loro voce a Dio, e loro voce lasciava trasparire che era una Parola che aveva già creato un cuore nuovo in loro, sicché la lettura si è trasformata in proclamazione della Parola di Dio. Sono occasioni in cui gli sposi sono fecondi.

Cari sacerdoti, cercate tra i vostri lettori una coppia di sposi che leggano la Parola di Dio, aiutateli nella comprensione di essa, fatevi loro maestri nella masticazione della Parola (vedi la mensa di cui sopra), fateli crescere nel rispetto e nella devozione verso di essa, e saranno luce per altri, e saranno sale per tanti.

Ci sono poi altri due segni che accompagnano il luogo della proclamazione della Parola di Dio : un lume e una pianta. Il lume è solitamente posto sopra all’ambone con un braccio o una catenella da cui è appeso mentre la pianta o i fiori sono solitamente posti davanti all’ambone per terra su una gradino oppure su una fioriera a mezz’altezza. La stoffa ricamata che fa da “tovaglia” ci ricorda che la Parola di Dio è cibo per noi ; il lume ci ricorda che la Parola di Dio è luce ai nostri passi, luce sul nostro cammino ; la pianta o i fiori ci ricordano che questa Parola produce vita poiché essa stessa è viva.

Carissimi sposi, abbiamo bisogno di riscoprire la dignità della Parola di Dio nel nostro matrimonio… se ci pensiamo bene il nostro amore si fonda sulle promesse che Gesù ci ha lasciato scritte nel Nuovo Testamento… le nostre scelte di vita si fondano sulle verità dette da Gesù e riportate nei Vangeli… qualche esempio ? … “non c’è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” … “perdona fino a 70 volte 7” … “non vi lascerò orfani: verrò da voi” … “se mi amate, osserverete i miei comandamenti” … “dal cuore, infatti, provengono propositi malvagi, omicidi, adultèri, impurità, furti, false testimonianze, calunnie”. Questi sono solo alcuni esempi ma che ci testimoniano come la nostra vita sia orientata a causa di una Parola, una Parola che crediamo vera, perché è viva ed ha creato in noi un nuova umanità.

Se gli sposi vogliono capire come dirigere bene il loro sacramento, la loro relazione d’amore, il loro indissolubile legame, la loro vita sponsale, devono vivere bene la liturgia della Parola ora come uditori ora come lettori ; in questa mensa speciale ricevono formazione e ristoro per le loro anime affamate di una Parola vera, certa, immutabile, eterna e sempre viva.

Coraggio sposi, uno dei modi per essere fecondi nella Chiesa, è proprio quello di diventare dei bravi lettori, e tra noi ce ne sono tantissimi !

Giorgio e Valentina.

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Apripista !

Ieri, nella solenne festa di san Luca evangelista, ci è stato presentato un Vangelo che avrebbe tante cose da dire agli sposi, ne riportiamo solo le prime frasi :

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,1-9) In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. […]

La Parola di Dio è una miniera di diamanti che non ha fondo, e scavandovi dentro ne abbiamo trovati tanti cosicché da avere l’imbarazzo della scelta, ad un certo punto però ci è sembrato opportuno iniziare dall’inizio, ecco spiegato il motivo del neretto solo su alcune parole iniziali.

Gli studiosi si arrovellano nel capire il significato del numero 72 : alcuni lo fanno risalire al capitolo 10 di Genesi dove c’è una lista di 72 discendenti di Noè dopo il diluvio, simbolo di una nuova vita e nuova generazione ; altri al fatto che è 3 volte il 24, il numero dei vegliardi dell’Apocalisse ; oppure che è 6 volte 12, il numero degli Apostoli, come a dire che Gesù moltiplica 6 volte il numero degli Apostoli per 2 volte 3…. insomma questi sono dettagli che, se ci aiutano a comprendere meglio li accogliamo volentieri, altrimenti è meglio lasciarli agli studiosi.

Noi vogliamo evidenziare non tanto il numero totale, ma il fatto che li mandi due a due, vi dice niente come numero all’interno di un matrimonio ? Sarà un caso che anche gli sposi sono due ? Non è esplicitato, si dirà, ed è vero, ma è pur vero che gli sposi sono mandati in due, e quindi possiamo tranquillamente catalogare questo brano evangelico come riferito anche, ma non solo, agli sposi. Se poi teniamo conto che nelle frasi seguenti, non riportate qui, Gesù parli di case, di famiglie, di fermarsi ospitati in una famiglia per evangelizzarla, allora il quadro è chiaro e non abbiamo dubbi sul sentirci chiamati in causa da questo vangelo, se non come evangelizzatori, almeno come ospitanti di quest’ultimi.

Potremmo fermarci a ragionare insieme sul fatto che anche gli sposi hanno un mandato, ma su queste pagine è già ampiamente sviluppato in lungo e in largo quotidianamente dai vari autori, che non ci sembra il caso di parlarne anche qui ; vorremmo piuttosto mettere a fuoco le parole “…davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi…”. Se è vero che noi sposi siamo mandati in due ad evangelizzare il mondo, è vero anche il motivo, cioè il fatto che ci manda davanti a sé dove Lui si sta recando.

Sembra banale, ma proviamo ad entrarci dentro : qual è il motivo del nostro mandato ? A volte, gli sposi si paragonano a quei furgoni che girano per le nostre città con il mega-manifesto pubblicitario e si trasformano quindi in manifesti pubblicitari di Gesù, che è una cosa buona ma è sufficiente ?

In realtà abbiamo visto come Gesù mandi i 72 discepoli davanti a sé, come in avanscoperta per preparare i cuori alla Sua venuta. Cari sposi, ci avevate mai pensato che noi siamo proprio quelli in avanscoperta, davanti a Gesù ?

Se Gesù manda i 72 in ogni luogo dove stava per recarsi, qual è il luogo dove noi siamo in avanscoperta prima dell’arrivo di Gesù ? Non è che sarà la nostra casa, la nostra famiglia, la nostra palazzina, la nostra via, la nostra parrocchia, il nostro lavoro, la nostra scuola, la nostra parentela, le nostre amicizie ? Caspita, ci pensate che meraviglia ?

Fino a non tanti anni fa, nei paesi dove arrivava il circo, cominciava a girare per le strade un mezzo che con i megafoni annunciava l’imminente arrivo del circo, cosicché quando lo si sentiva si poteva star certi che nel giro di pochi giorni il circo sarebbe arrivato. Ecco, cari sposi, noi dovremmo fare come quel mezzo coi megafoni : dovremmo girare per le strade della nostra vita matrimoniale, dicendo che Gesù sta per arrivare, annunciando che il regno di Dio è vicino, testimoniando che lo abbiamo visto, conosciuto ed incontrato, e che presto arriverà.

Gesù sta arrivando proprio dove viviamo noi, dobbiamo preparare i cuori all’incontro con Lui, dovremmo trasalire di gioia facendo nascere in chi ci vive accanto il desiderio di incontrarLo, di vederLo, almeno dovremmo suscitare la curiosità di incontrarLo, dovremmo scaldare i cuori di ci sta vicino suscitando la nostalgia di Dio ; vedendo la nostra di vita di fede dovrebbero chiederci : ” Come mai se sempre così di buon umore ? Ma cosa c’è di tanto entusiasmante nella tua vita ?……(risposta) Come, non lo sai ? Sta per arrivare Gesù. “

Gli sposi cristiani vivono questa duplice realtà : da un lato devono preparare i cuori perché l’arrivo di Gesù sia preparato bene… e dall’altra, devono essere essi stessi il punto di contatto tra Gesù e gli uomini del nostro tempo. Coraggio sposi, ci sono tanti cuori che aspettano un Salvatore, tante vite che sembrano ormai perdute ma che anelano l’incontro con Gesù, e noi abbiamo il compito di preparare questo incontro attraverso tutta la nostro vita ed il nostro essere.

Gesù è vicino , Lo sentiamo quasi camminare !

Giorgio e Valentina.

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L’elemosina interiore

Oggi la Chiesa ci propone Gesù invitato a pranzo da un fariseo :

Dal Vangelo secondo Luca ( Lc 11,37-41 ) : In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».

Solitamente assistiamo a riflessioni, su questo brano evangelico, che denigrano i cristiani che sono ligi alle regole, così come lo erano i farisei, cosicché gli ascoltatori più devoti si sentono in difetto e quelli già tiepidi si sentono autorizzati a continuare ad eludere gli obblighi religiosi nascondendo le loro mancanze dietro al presunto fariseismo degli altri.

Siamo sicuri che sia proprio qui il centro di questo Vangelo ?

Ad una lettura superficiale sì, sembra che Gesù non dia importanza al rispetto delle regole esterne, tant’è che Lui stesso non ha fatto le abluzioni prima del pasto, quindi parrebbe un’implicita autorizzazione a sgarrare le regole, poiché “tanto l’importante è il cuore“, ne siamo certi che sia così semplice la questione ? Vogliamo proporvi di fermarvi con calma ad analizzare più in profondità, senza fretta, e ci scusiamo fin d’ora per la lunghezza dell’articolo. Dalla equazione di cui sopra ne consegue che potremmo eludere tranquillamente le regole dettate dalla Chiesa, a patto che nel cuore siamo puri … oppure… e anche peggio… sono migliori quelli che sanno di avere l’interno cattivo e quindi non si preoccupano neanche dell’esterno, almeno sono sinceri e coerenti !

E’ un tema delicato e non c’è qui l’intenzione di dividere con lo spartiacque i tifosi delle regole contro i tifosi dell’importanza dell’atteggiamento del cuore a discapito delle regole.

Dobbiamo dapprima mettere un po’ di ordine altrimenti rischiamo di schierarci subito dalla parte dei legalisti oppure dalla parte dei fideisti. Innanzitutto dobbiamo verificare com’è strutturata la persona umana senza la pretesa di fare un trattato di antropologia o di psicologia cristiana : l’uomo è una creatura di corpo e spirito/anima inseparabili tra loro. Se fossimo solo spirito saremmo angeli, se fossimo solo corpo saremmo come gli altri esseri viventi animali o vegetali, ed invece siamo uomini e qualcuno ama definire la nostra natura creaturale come “spiriti incarnati“, ed in effetti rende bene il concetto.

Una volta fissata bene questa realtà possiamo affrontare questo brano evangelico un passettino alla volta. Innanzitutto bisogna stare attenti a parlar male dei farisei con spietatezza, poiché essi conoscevano bene la Legge e la rispettavano. Analogamente, quanti sono i cristiani che conoscono bene la Legge di Dio e della Sua Chiesa ? Provate a chiedere a bruciapelo a qualcuno i Dieci Comandamenti oppure i 5 precetti per non parlare delle 7 opere di misericordia spirituale e le 7 di quella corporale… tanto per fare qualche esempio. Quanti saprebbero rispondere senza sbagliare o almeno quanti saprebbero almeno di cosa si tratta ?

Inoltre, quanti tra questi cristiani battezzati di cui sopra rispettano la legge di Dio ? E’ possibile che gli unici che procurano aborti o li pratichino siano solo non-cristiani ? Possibile che gli adultèri siano commessi solo dai non-cristiani ? Quelli che vivono la Domenica come fosse un qualsiasi altro giorno sono solo i non-cristiani ? Quelli che usano contraccettivi abortivi sono solo non-cristiani ?

La risposta la lasciamo alla vostra riflessione, perciò stiamo attenti noi cristiani a non scagliare la prima pietra per lapidare subito i farisei sentendocene autorizzati dal solo fatto che essi sono spesso oggetto dei rimproveri di Gesù.

Proseguendo l’analisi del Vangelo, scopriamo che Gesù non rimprovera i farisei per l’atteggiamento esterno, ma per il fatto che esso non corrisponda all’interno, NON ha MAI detto che siccome l’interno “è pieno di avidità e cattiveria” tanto vale abbandonare la pratica esterna, NO ! Questo pensiero è una distorsione delle parole evangeliche, e Gesù lo spiega bene nel proseguo del capitolo 11 di Luca.

Per capire bene cosa intende Gesù dobbiamo ritornare alla prima riflessione riguardo la natura umana, fatta di corpo e spirito indivisibili tra loro fino alla morte. Non possiamo illuderci che un’azione compiuta dal corpo non abbia ripercussioni sullo spirito ; poniamo ad esempio una persona che viene malmenata dalla persona amata : sarebbe una stortura della verità non riconoscere che queste percosse abbiano influito sulla psiche, sul morale, sull’anima della vittima, non si possono considerare solo i danni corporali, sarebbe un’ingiustizia. Ma anche nell’accezione buona succede la stessa cosa : se io tutte le volte che passo davanti ad una chiesa mi faccio il segno di Croce, può darsi che inizialmente possa restare solo un’azione corporale, ma in quel momento obbliga il mio spirito ad avere anche un pensiero piccolo piccolo per Gesù ; così come al contrario non posso pensare di bestemmiare dalla mattina alla sera ed illudermi che la mia anima non ne venga macchiata.

Cari sposi, Gesù guarda alla nostra umanità in tutta la sua interezza. Quando guarda una sposa, non può contare solo il numero delle lavatrici fatte o a quante Messe abbia assistito, allo stesso modo non può pensare ad uno sposo solo contando quanto si è sacrificato per il sostentamento della famiglia o quanti Rosari abbia recitato. Questi sono atteggiamenti esterni che rivelano il nostro amore, ma se non nascono da un desiderio di rendere l’altro/a felice o dal desiderio di dimostrare a Dio il nostro amore nei Suoi confronti, rischiano di essere infecondi, di non produrre quindi vita nuova. Che fare dunque ? Se non sono accompagnati dall’interno perfetto li dobbiamo abbandonare ? Certo che no ! Per il motivo che anche il corpo può imporre all’anima un atteggiamento, sono inseparabili !

Ma la via d’uscita ce la dà Gesù : l’elemosina interiore.

Cos’è l’elemosina ? E’ l’atto gratuito di una donazione, gratuito perché non chiede il contraccambio e quindi si trasforma in dono o donazione. La purificazione esterna dei farisei prima del pasto deve solo ricordare a chi la compie di purificare il cuore, infatti Gesù non ne ha bisogno.

Veniamo dunque all’elemosina interiore. Di quale atto gratuito di donazione parla Gesù ? A chi dobbiamo donare gratuitamente la nostra anima, il nostro spirito ? Semplicemente ridonarlo a Colui che per primo ce ne ha fatto dono gratuito, già, perché l’amore è un circolo virtuoso di gratuità, altrimenti non si può chiamarlo amore, ma possiamo definirlo come un contratto tra le parti.

Invece Gesù ci sta dicendo di donare gratuitamente la nostra anima a Dio, facendo così, avverrà che il rispetto delle Sue leggi non sarà più un’imposizione dall’alto che limita la mia libertà, ma un atto (magari faticoso) che io decido di compiere per dimostrare a Dio il mio amore e il rispetto per Lui, della Sua autorità sulla mia vita, sulla mia anima ; cosicché mi consegno totalmente a Lui, dono a Lui in elemosina il mio cuore, la mia anima, il mio spirito, faccio di Lui il mio Re e quindi seguo le leggi del mio Re, è questa elemosina che purifica anche l’esterno.

Gesù quindi sta chiedendo a quel fariseo che l’ha ospitato a pranzo di fare un salto di qualità nella vita spirituale, gli sta dicendo che va bene purificare stoviglie e mani prima del pranzo, ma va molto meglio fare anche la purificazione del cuore, le purificazioni esterne devono essere solo di stimolo e ricordo per la vera e più importante purificazione che è quella dell’anima.

Essere fedele al mio coniuge è cosa santa, ma questo atteggiamento esterno deve ricordarmi la fedeltà che Dio ha nei miei confronti e con la mia fedeltà lo sto dicendo implicitamente al mio amato/a. Rispettare il corpo di lei/lui nella sua interezza è cosa santa, ma questo atteggiamento esterno mi deve ricordare che quel corpo è tempio dello Spirito Santo, che in quel corpo alberga la Trinità Santissima, che non posso trattarlo come se fosse un Luna Park.

Cari sposi, coraggio, andiamo avanti senza paura nel rispetto delle leggi di Dio, e qualora tutto non fosse perfetto, l’elemosina interiore purificherà tutto anche ciò che deve essere purificato esternamente.

Giorgio e Valentina.

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