La lebbra che distrugge l’amore

Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza,
alzarono la voce, dicendo: «Gesù maestro, abbi pietà di noi!».
Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce;
e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono?
Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse:
«Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!».

Il vangelo di ieri mi ha colpito molto. Parla di lebbrosi. Esattamente come mi sentivo io quando ero lontano. Mi fermavo a distanza da Dio, ero attratto da Lui ma avevo la mia lebbra che mi induceva a non avvicinarmi. La mia lebbra non era nel corpo ma nel cuore. Ognuno ha la sua di lebbra. Anche nel rapporto di coppia. Può essere la lussuria e la pornografia che distruggono l’amore, il lavoro che prende il posto di Dio, l’accidia che ci fa lamentare sempre di tutto e cancella i colori della vita, la superbia che ci rende incapaci di sentirci figli del Padre. Ognuno ha la sua lebbra. Dio vorrebbe avvicinarsi, ma noi lo teniamo a distanza, non ci sentiamo degni nel profondo di noi. Poi lui ti guarda,  poggia su di te quello sguardo colmo di compassione. Allora ti  abbandoni e implori di essere guarito, ti riconosci finalmente bisognoso della misericordia di Dio. La tua vita è malata, il tuo corpo e il tuo cuore sono malati. E allora succede il miracolo. Nella siituazione difficile che stai vivendo, nel tuo matrimonio, nella tua debolezza, nella tua miseria  entra Cristo che sana e cura. Ti chiede di avere fede in lui e di metterti in cammino, confidando nella Sua Grazia che sana e guarisce. Non siamo, però,  ancora salvi. Siamo sanati, ma non salvi.  Per essere salvi dobbiamo voltarci e tornare indietro per ringraziare e lodare Dio. Solo desiderando Dio nella nostra vita e ringraziando di tutto ciò che ci dona ci riconosceremo figli di un Padre. Solo quando ci ricorderemo di Gesù non solo nel momento delle difficoltà, ma anche per lodarlo e rendergli gloria, il nostro amore per Lui sarà autentico e non solo finalizzato ai nostri bisogni e desideri.

Rendiamo gloria ogni giorno a Dio per tutto ciò che ci dona e vedremo ancora il suo sguardo d’amore che si posa su di noi, lo vedremo attraverso lo sguardo del nostro sposo o della nostra sposa. Così ogni mattina ci sentiremo sanati e salvati nonostante tutte le difficoltà della vita.

Antonio e Luisa

Basta una colazione

La famiglia numerosa non insegna solo ad amare, insegna ad apprezzare il tempo. Il momento della settimana più bello per noi è il mercoledì mattina. Mercoledì iniziamo entrambi a lavorare più tardi e abbiamo mezz’ora tutta per noi. Una volta accompagnati i bambini a scuola alle 7.30, ne approfitto per accompagnare la mia sposa alla scuola dove lavora. Il paese dove portarla non è troppo lontano, ma lo è abbastanza per permetterci di recitare un rosario intero. Nonostante non sia ancora completamente sveglio e che debba prestare attenzione alla strada, avverto un’unione con lei molto bella. Questi sono i momenti in cui ti senti coppia, senti  che insieme stiamo cercando di camminare verso la stessa metà. La preghiera vissuta insieme diventa più ricca e feconda. Arrivati al paese entriamo in un bar, ordiniamo cappuccio e cornetto e ci sediamo a un tavolino abbastanza appartato. Quei minuti sono preziosi. E’ un momento solo nostro. Parliamo di tutto, ma alla fine non importa tanto quello che diciamo, la cosa bella è poter assaporare l’incontro, la presenza dell’altro che ci riempie e ci sazia. Non era così prima. Da fidanzati e novelli sposi avevamo tantissimo tempo per noi e per quanto fosse bello non lo era così tanto. Il matrimonio in questo è strano, almeno per chi ha una famiglia numerosa. L’unione diventa sempre più profonda e feconda. Aumenta il numero di figli, anno dopo anno. Di conseguenza aumentano gli impegni e rischi di perderti di vista. Abbiamo capito col tempo che il rapporto va curato, che c’è bisogno di tempo per la coppia. Tempo che non viene tolto alla famiglia ma che diventa fecondo anche per la famiglia. Alla fine basta poco, basta una colazione alla settimana per ritrovarsi coppia e rivedere specchiato negli occhi dell’altro quell’amore che dà senso e sapore a tutto il resto.

L’amore che riceve senza dare è sfigurato.

89. Tutto quanto è stato detto non è sufficiente ad esprimere il vangelo del matrimonio e della famiglia se non ci soffermiamo in modo specifico a parlare dell’amore. Perché non potremo incoraggiare un cammino di fedeltà e di reciproca donazione se non stimoliamo la crescita, il consolidamento e l’approfondimento dell’amore coniugale e familiare. In effetti, la grazia del sacramento del matrimonio è destinata prima di tutto «a perfezionare l’amore dei coniugi».Anche in questo caso rimane valido che, anche «se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla. E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe» (1 Cor 13,2-3). La parola “amore”, tuttavia, che è una delle più utilizzate, molte volte appare sfigurata.

Dopo aver approfondito alcuni punti di Amoris Laetitia che sono serviti a caratterizzare il sacramento del matrimonio, Papa Francesco con il quarto capitolo dell’esortazione apostolica entra nel cuore del matrimonio, cercando di spiegare come si deve manifestare l’amore per essere davvero tale. Per farlo, vedremo successivamente, si avvale dell’inno all’amore di San Paolo.

Papa Francesco constata come la parola amore sia spesso una parola sfigurata, l’amore nella nostra società individualista nasconde spesso un concetto di possesso, di utilità, di prevaricazione, di egocentrismo. L’amore è tale perchè provoca sensazioni, perchè mi fa stare bene, perchè mi permette di soddisfare le mie esigenze affettive e sessuali. Sostanzialmente amare nel nostro tempo significa ricevere. Amo finchè mi conviene amare. E’ questo l’amore? E’ questo l’amore che ci insegna Gesù? E’ questo l’amore che ci permette di vivere un sacramento santo nella nostra vita di coppia? Non è questo, e il Papa cercherà di spiegarlo. Questo è il modo più facile per fallire un matrimonio. Quando arrivano le prove, le stanchezze, le sofferenze, le malattie ecco che il matrimonio non ci  dà più nulla, ma al contrario “pretende” (sacrilegio!) che siamo noi a darci, a donarci.Nei momenti difficili, quando non riceviamo che briciole, è proprio in quei momenti che ci viene chiesto di più.  Proposta che ci coglie impreparati e ci risulta incomprensibile. Il matrimonio diventa così una scuola dove impariamo a donarci, a scendere dal piedistallo, a capire che il mondo non gira attorno a noi. Ed è così che la stanchezza del coniuge, i suoi momenti di stress, i momenti di scoraggiamento, fino ad arrivare alle situazioni più gravi e difficili come la malattia, diventano per noi occasione di amare, di farci portatori di speranza, di forza, di misericordia. Il nostro amare senza ricevere fa sentire il nostro sposo o sposa amato/a per ciò che è, non per ciò che fa o che ci dà. E questo è grande. Amati in modo incondizionato, totale, per sempre. Un sacerdote missionario in Brasile ci ha raccontato un aneddoto: “Quando celebro un matrimonio chiedo agli sposi il perchè di quella scelta. Molti di loro mi rispondono per essere felici, considerando tale risposta la più ovvia e vera. Io allora faccio finta di mandarli via indignato, perchè non è la risposta corretta. Poi li richiamo e gli dico che avrebbero dovuto rispondere per rendere felice l’altro.”

Questa è una grande verità. Ci saranno momenti difficili, di crisi, in cui l’altro non sarà in grado di darci amore e di renderci felici, e in quel momento dove sentiremo aridità e lontananza che dovremo darci più di prima, perchè sarà il momento in cui il nostro coniuge avrà più bisogno di noi, del nostro amore, della nostra vicinanza e  attenzione.

Crisi deriva dal greco, è significa scelta. Ecco nella crisi noi abbiamo la possibilità di scegliere se restare accanto al nostro sposo/a oppure scappare verso un’illusione di felicità lontano da lui/lei. Abbiamo la possibilità di scegliere tra l’amore e l’egoismo. Se terremo lo sguardo fisso a quel crocefisso che ci ricorda cosa è l’amore, la scelta non sarà difficile.

Concludo con una testimonianza di vita:

Turia Pitt, ex modella e sportiva australiana, oggi simbolo ed esempio per tutte le donne del mondo. Tre anni fa l’ex modella è incappata in un vasto incendio nei boschi del Sudafrica, perdendo quasi la vita. Le conseguenze sul suo corpo sono state devastanti e rimarranno tali per tutto il resto della sua esistenza: ustioni gravi che l’hanno ricoperta per il 65%, 100 interventi chirurgici e 800 giorni in ospedale.

Con il passare del tempo, Turia ha saputo rialzarsi, riprendersi e addirittura diventare una motivatrice per tante donne. Nel frattempo ha lasciato le passerelle e lo sport, facendo della sua esperienza un punto da cui ripartire e un esempio per aiutare gli altri. Gli ostacoli e il cambiamento fisico non hanno compromesso nemmeno la storia d’amore con Michael Hoskin. Un uomo che si è dimostrato forte e nello stesso tempo dall’animo profondo.

Michael, intervistato qualche giorno fa dalla CNN, ha raccontato di avere recentemente lasciato il suo lavoro per stare accanto la compagna. “È come se avessi sposato la sua anima, lei è l’unica donna che continua a realizzare i miei sogni“, ha dichiarato ai microfoni dell’emittente televisiva statunitense. Parole che hanno commosso tutti i presenti e che sono la prova di come un legame possa andare al di là dell’esteriorità.

Il viso di Turia è sfigurato dalle fiamme, ma non è sfigurato il suo amore e quello di Michael che bruciano di un fuoco che non consuma e non riduce in cenere ma che brilla più che mai.

Antonio e Luisa.

Accompagnati teneramente (1 parte)

Oggi posto la prima parte della testimonianza di Annalisa e Domenico, due sposi di Bari. Ho avuto occasione di scambiare due battute con Annalisa e ho percepito in lei la consapevolezza della bellezza del matrimonio e il desiderio di appartenere sempre più a Gesù attraverso il suo sposo, per avere una vita personale e di coppia sempre più piena e vera.

Questa lunga testimonianza, che inizio oggi a pubblicare, è tratta dalla rivista “La presenza di Maria  a Medjugorje” ed è stata scritta da Simona Amabene. Ringrazio di cuore Annalisa e suo marito Domenico che hanno voluto condividere con tutti noi questa storia meravigliosa di conversione e di amore.

 

Annalisa ricorda ancora l’emozione della sua prima comunione ricevuta nel Santuario di Sant’Antonio a Bari: “Sentivo un trasporto speciale verso Gesù. Ero felicissima!”. Poi cresce. E ormai adolescente, una notte, fa un sogno: “Ero avvolta come in una nuvola di pace. Tutto era così bello, un’infinità di petali di rosa volavano ovunque. All’improvviso vedo ingigantirsi la statua della Madonna di Lourdes che si trovava nel nostro giardino, e stava per cadere giù dal muretto, ma io corro e l’afferro. Poi mi appare un volto illuminato da una luce intensa e con voce dolcissima: “Non farmi cadere ti prego”.E mi sveglio. Rimango turbata. Solo dopo un po’ di tempo, comprenderò il significato di quella visione”. Come accade a tanti ragazzi, Annalisa si lascia trascinare da una compagnia sbagliata. Si innamora di un giovane benestante con il vizio dell’alcool, delle canne, con cui finisce a fare serate in discoteca sino a tardi. “Lui era di Milano, ci vedevamo solo nel fine settimana a Bari, o io salivo a casa sua. Avevo diciotto anni, assaporavo il gusto della prima libertà concessa dai miei genitori e come spesso accade ti fai prendere la mano. Dopo un anno ci siamo lasciati. Mi sentivo sola e triste -ricorda Annalisa- e sfogavo il mio dolore nel fumo e nelle cattive abitudini che avevo imparato dal mio ex ragazzo. La mia vita era il vuoto più assoluto, buia come la notte. E fu così fino a quando, a una serata universitaria, incontro Domenico, anche lui di Bari. I nostri sguardi si sono incrociati, e ho sentito che non potevo andarmene senza conoscerlo. E’ stato un vero e proprio colpo di fulmine. Ci siamo scambiati i numeri di telefono. Dopo due giorni ci siamo rivisti. E’ nata così la nostra storia d’amore! Come un angelo è apparso nella mia vita e mi ha aiutato a smettere di bere e di fumare, mi ha salvato dai vizi e da una vita senza senso. Solo oggi, a distanza di anni, capisco il progetto di Dio”

“UNA LETTURA MI HA PORTATO CONSIGLIO”

Con Domenico, Annalisa vive un periodo spensierato, della sua giovinezza, sono felici! Lui la protegge e la consiglia. E lei è sempre più innamorata. Ma il loro amore doveva perfezionarsi per volare in alto. “Nel 2007 mia madre si reca per la prima volta a Medjugorje. Era settembre. Io la prendevo in giro perchè mi parlava sempre di Radio Maria e padre Livio. Ma io non la ascoltavo proprio. Ma accadde qualcosa di davvero particolare. Mentre lei era in pellegrinaggio, sento l’impulso di leggere il libro di Antonio Socci Mistero Medjugorje che si trovava nella libreria di casa. Lo feci di nascosto dal mio fidanzato , da mio fratello, che sapevano quanto fossi scettica sull’argomento. Che figura avrei fatto! Non riuscivo a interrompere la lettura, me lo sono portato anche al lavoro. In due giorni l’ho finito. L’effetto è stato travolgente. A un tratto ho aperto gli occhi e ho sentito il fortissimo desiderio di andare a Medjugorje. Chiamo mia mamma al telefono, le chiedo di portarmi una corona del rosario da quella terra benedetta. E dissi a Maria: “Se tu vorrai, mi farai venire da te!” Iniziai a pregare ogni giorno il santo Rosario. Era la mia nuova forza! Poi a novembre di quello stesso anno, arriva l’occasione tanto attesa da me e Domenico, di partire in pellegrinaggio con un gruppo. Il signore fa perfette tutte le cose e chiamò a nuova vita anche il mio ragazzo. E’ stata una meraviglia! Abbiamo sperimentato la gioia di essere amati per quello che siamo, pieni di peccati, fragili e umani. Ricordo l’atmosfera, l’allegria, i canti, le preghiere, le adorazioni. E’ iniziato il nostro sì a Gesù. E da allora sono arrivati fiumi di Grazie.

UN INCONTRO DECISIVO

“Quando siamo tornati a casa, la nostra vita non era più la stessa. Gesù e Maria ci avevano trasformato. Non potevamo tacere un amore così grande. E con entusiasmo abbiamo organizzato gruppi di preghiera coinvolgendo altre persone. Ogni giorno recitavamo tutti insieme il Rosario, la coroncina alla Divina Misericordia e i sette Pater Ave e Gloria. Intanto sentivamo anche il desiderio di amarci come Dio ci insegna per la nostra vera felicità. Abbiamo fatto voto di castità.In attesa di capire cosa volesse da noi il Signore. Sentivo da una parte il desiderio di seguire Dio in maniera totale, ma allo stesso tempo provavo un grande sentimento per Domenico. Durante la Santa Messa, la recita del Rosario, chiedevo al Signore la Grazia di farci capire che cosa voleva fare con  noi. Molto importanti furono le preghiere davanti al crocefisso di San Damiano, a cui rivolgevo la stessa preghiera di San Francesco: “Signore cosa vuoi che io faccia?”Un giorno, nel mio negozio di dolci e caramelle in centro a Bari, conosco per caso sorella Cristina. Mi racconta della loro Fraternità Francescana di Betania composta da fratelli e sorelle consacrati a Dio, della loro spiritualità mariana, del loro carisma di preghiera e accoglienza molto legata a Medjugorje (dove peraltro la veggente Marija ha avuto l’apparizione più lunga in assoluto), e del loro fondatore, padre Pancrazio, figlio spirituale di san Pio da Pietralcina che a Terlizzi (Bari), nella casa madre, riceveva chiunque avesse bisogno di un consiglio. Inoltre, grazie ai doni ricevuti per bontà divina, aiutava tanti a trovare la loro strada. Così a settembre 2008 decisi di andare per la prima volta a conoscere questa realtà religiosa. Era una vera oasi di pace e nel mio cuore sentii una voce che mi diceva, questa è casa tua. E lo era davvero, ma non nel modo che allora immaginavo”.

Continua……..

 

 

“Per sempre” è un dono, non un giogo.

Entriamo nel cuore dell’esortazione Amoris Laetitia. Dopo esserci soffermati sul quadro generale tracciato dal Papa che ha disegnato con fedeltà e accuratezza la situazione delle famiglie nel mondo, entriamo nella parte del documento che tratta il matrimonio nel suo significato naturale e cristiano.

Ecco cosa scrive il Santo Padre al punto 62.

I Padri sinodali hanno ricordato che Gesù, «riferendosi al disegno primigenio sulla coppia umana, riafferma l’unione indissolubile tra l’uomo e la donna, pur dicendo che “per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così” (Mt 19,8). L’indissolubilità del matrimonio (“Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi”: Mt19,6), non è innanzitutto da intendere come “giogo” imposto agli uomini, bensì come un “dono” fatto alle persone unite in matrimonio. […] La condiscendenza divina accompagna sempre il cammino umano, guarisce e trasforma il cuore indurito con la sua grazia, orientandolo verso il suo principio, attraverso la via della croce. Dai Vangeli emerge chiaramente l’esempio di Gesù, che […] annunciò il messaggio concernente il significato del matrimonio come pienezza della rivelazione che recupera il progetto originario di Dio (cfr Mt 19,3)»

Il Papa e i padri sinodali ribaltano la questione, non con un gioco di prestigio, ma facendo leva sul buon senso e sulle esigenze più profonde del nostro cuore.

Noi, se siamo onesti fino in fondo, dobbiamo ammettere che desideriamo essere amati in pienezza e fedeltà. Essere amati senza condizioni, tempo, limite. Desideriamo essere amati così, ogni altro tipo di amore ci appare insufficiente e in qualche modo falso. Dio ci ha creati così come Lui, capaci di amare come Lui e desiderosi nel profondo di essere amati come Lui ama e, se a parole possiamo raccontare che la precarietà della convivenza o il rischio del divorzio sono ancore di salvezza per scappare da situazioni soffocanti e frustranti, il nostro cuore non mente. Il nostro cuore anela a un amore che ci lega per sempre e fondato sulla forza della volontà e della Grazia e non sulla voluttà dei sentimenti e del solo eros.

Il divorzio e l’avanzare delle convivenze ci hanno condannato a questo. Ci hanno condannato a scappare, ci hanno condannato a soccombere alla paura di affrontare la croce, ci hanno condannato a non abbandonarci all’amore, ci hanno condannato all’incapacità di amare fino in fondo.

In una mentalità non decisa per il “per sempre” anche il rapporto fisico diventa menzogna e falsità, un gesto che dovrebbe essere segno dell’unione dei cuori nella geografia del corpo, diventa un segno vuoto e privo di significato. Ecco quello che ha detto in merito San Giovanni Paolo II:

«La donazione fisica sarebbe menzogna se non fosse frutto e segno della donazione personale totale, nella quale tutta la persona è presente, se la persona si riservasse qualcosa o la possibilità di decidere altrimenti per il futuro, già per questo essa non si donerebbe totalmente.»

 

Antonio e Luisa

Crisi di speranza

Proseguendo la lettura di Amoris Laetitia, arriviamo al punto 43. Siamo ancora nella prima parte dell’esortazione, dove Papa Francesco cerca di rappresentare un quadro della realtà attuale, prendendo spunto da quanto emerso durante il Sinodo.

Saltiamo dai punti 36 e 37 al punto 43 che ha attirato la mia curiosità ed interesse:

«L’indebolimento della fede e della pratica religiosa ha effetti sulle famiglie e le lascia più sole con le loro difficoltà (..) una delle più grandi povertà della cultura attuale è la solitudine, frutto dell’assenza di Dio nella vita delle persone e della fragilità delle relazioni.»

Il Papa evidenzia come, prima che una crisi economica, c’è una crisi religiosa e sociale. Denatalità, difficoltà educative, difficoltà nell’accogliere la vita nascente fino ad arrivare a sentire gli anziani come un peso sono tutte conseguenze della crisi in cui versa il nostro occidente.

Riassumendo tutto in un concetto, ci manca la virtù della speranza come singoli e come coppia. Mi soffermo sulla speranza degli sposi.

Il sacramento del matrimonio, perfezionando la fede e la carità battesimali, abilita gli sposi a realizzare uniti il cammino verso le nozze eterne. L’azione consacratoria dello Spirito Santo unisce le loro virtù, aprendoli uniti alla vita eterna.

La speranza permette agli sposi di amarsi nel tempo, per congiungersi con Dio eternamente. Essi infatti, stimolati e sorretti dalla certezza contenuta nella speranza, si immergono gioiosamente in Cristo sposo, così tutto diventa per loro possibile.

L’esistenza degli sposi, senza questa speranza, non ha più senso. Si comprende allora la voglia di cogliere e sfruttare l’attimo, in tutta la sua valenza di possesso, piacere e divertimento.

La crisi dei matrimoni attuale è soprattutto una crisi di speranza. Il matrimonio senza speranza è come due occhi presbiti e miopi allo stesso tempo; è privo di respiro e di orizzonti, che vanno oltre l’attimo presente, perciò, non ha senso vivere insieme quando l’amore coniugale è diminuito o è reso difficile da situazioni esistenziali cariche di sofferenze e di rinuncia.

Solo la buona sorte rende uniti, la cattiva sorte divide.

Le difficoltà del matrimonio esigono dagli sposi tanta speranza, cioè, uno sguardo verso la meta finale della vita, unito a una fiducia illimitata di poterla raggiungere con Cristo, che sempre vive in loro e nel loro amore, per sostenerli in tutte le difficoltà e renderli pronti all’abbraccio eterno con Dio.

Gli sposi cristiani che vivono la speranza saranno portatori e donatori gioiosi del vero significato della vita al mondo, che in gran parte lo ha perduto.

Antonio e Luisa

 

Tocca a noi!

Siamo rientrati sabato dalla settimana di approfondimento per gli sposi che abbiamo seguito al Gaver. Siamo ancora pieni di tutta la bellezza che abbiamo visto e sperimentato, siamo colmi di quell’esperienza di Dio che veramente riempie in profondità il nostro cuore e ci dona forza e rinnovata fiducia nell’altro/a e nel nostro matrimonio.

Come potete vedere nella foto che ho scelto per questo articolo in cattedra ci sono tre coppie di sposi. Padre Francesco che ci ha accompagnato tutta la settimana, anche se è una delle persone più sapienti e sagge che io conosca, dopo una breve introduzione, si è seduto tra le famiglie e si è messo ad ascoltare e prendere appunti. Non parlavamo, infatti, della sua vita e della sua vocazione, ma della nostra vita e della nostra vocazione. E chi più di una coppia di sposi può parlare del Cantico dei Cantici? Chi più di una coppia di sposi può parlare della meraviglia della contemplazione del corpo della propria moglie e del proprio marito ogni volta che si riattualizza il sacramento del matrimonio con l’amplesso fisico? Chi più di una coppia di sposi può parlare dell’importanza della tenerezza e dolcezza nella vita di ogni giorno? Chi più di una coppia di sposi può raccontare della sofferenza della distanza che si può creare tra i due, della difficoltà nel recuperare quel desiderio e quella voglia di donarsi quando le cose non vanno bene? Chi meglio di una coppia di sposi può testimoniare i miracoli che lo Spirito Santo ha compiuto in loro?

Ci sono alcuni sacerdoti che si sono presi cura delle famiglie e delle tante ferite che si portano dentro, ma per quanto io  sia grato per quanto mi hanno insegnato e fatto capire, non possono incarnare quello di cui parlano. Noi sposi abbiamo questo grande compito che Dio ha affidato ad ognuno di noi. Rendere conto, con la nostra vita e le nostre parole, della bellezza del matrimonio, della bellezza della vita piena di un’unione sponsale in Dio.

Ed ecco che durante questa settimana che è appena terminata c’erano tre famiglie in cattedra ma solo perchè la cattedra non poteva contenere tutte le coppie.

Questa settimana è stato un momento importante di condivisione e di confronto, nel quale, specchiandoci nella bellezza di tutte le coppie presenti, abbiamo potuto contemplare anche la nostra bellezza. Siamo saliti pieni di concetti da portare e siamo scesi pieni di esperienza di Dio, con il cuore aperto e pieni di meraviglia per la bellezza del nostro sposo e della nostra sposa. Siamo scesi lodando Dio per la ricchezza che ci ha dato, donandoci l’uno all’altra. Siamo scesi con la consapevolezza che il Cantico dei Cantici non è solo un libro della Bibbia, ma può diventare la nostra storia d’amore. Il Gaver è così, ti dà sempre più di quello che t’aspetti e realtà che pensavi di conoscere ti si svelano trasfigurate in una bellezza da lasciare senza fiato. Ci porteremo nel cuore ogni coppia, perché ognuna di loro ci ha insegnato qualcosa. Lode e gloria a Dio!

Antonio e Luisa

 

Educare all’amore

Di cosa hanno bisogno i nostri figli? Leggiamo libri, ascoltiamo esperti, cerchiamo per loro le migliori scuole, li iscriviamo a calcio, danza, violino, pianoforte e chissà cos’altro.

Tutte ottime cose ma non sono l’essenziale, almeno per noi.

I nostri figli hanno bisogno di due cose: vedere il papà e la mamma che si vogliono bene e vedere il papà e la mamma che insieme vogliono bene a Gesù.

Sembrerà riduttivo ma vi assicuro che questo è l’essenziale. Tutto il resto sarà più facile se sapremo dare questi due insegnamenti ai nostri figli.

Vedere i genitori che si vogliono bene li farà sentire forti e sicuri e impareranno ad amare attraverso l’amore dei genitori. L’amore, diceva San Giovanni Paolo II, non si può insegnare ma è la cosa più importante da imparare. L’esempio dei genitori è formidabile per trasmettere ai figli l’amore. Noi abbiamo notato che quando ci abbracciamo i nostri figli più piccoli corrono e si immergono in quell’abbraccio. Per loro è bellissimo. Diceva padre Raimondo che dobbiamo mettere i nostri figli al centro del nostro amore e non farne il centro del nostro amore personale. E’ molto diverso.

I nostri figli hanno bisogno  di eternità, di Dio, tutto ciò che è di questo mondo è troppo piccolo per loro, per dare un senso alla loro esistenza, tutto ciò che è di questo mondo è finito e li deluderà. Anche i genitori, si renderanno conto crescendo, non sono perfetti e hanno mille difetti e fanno mille errori. Ma noi non siamo perfetti, perchè non siamo noi a dover rispondere alla sete di infinito e di grandezza che ogni ragazzo ha dentro di sé. Dio ci ha dato un grande compito. Educare i suoi figli e portarli a Lui. Vedere papà e mamma che pregano, che si affidano a Dio, che credono nella vita eterna, che credono che ogni persona che muore in questo mondo potrà essere riabbracciata, vedere che si chiedono scusa e rimettono fatiche e gioie nelle mani di Dio, non ha prezzo. I nostri figli pregano male, non hanno voglia, si lamentano e sbuffano ma se per caso ci dimentichiamo di fare la preghiera della sera sono loro a ricordarcela. Padre Pio scriveva ai suoi figli spirituali: <all’educazione della mente, procurate che vada sempre accoppiata l’educazione del cuore e della nostra santa religione. Quella, senza di questa, miei cari, dà una ferita mortale al cuore umano!>

Antonio e Luisa

 

Il mondo dice che……

Il mondo dice che l’amore è un sentimento.

Dio dice che l’amore è sacrificio.

Il mondo dice che il sesso è sempre positivo se consensuale e protetto.

Dio dice che il sesso è l’espressione corporea di un’unione sacra e solo nel matrimonio è benedetto.

Il mondo dice che  basta l’amore e non serve sposarsi.

Dio ti dice che solo nel matrimonio troverai la forza per amare sempre.

Il mondo dice che il peccato non esiste.

Dio ti dice che se vivi nel peccato sei già morto anche nel matrimonio.

Il mondo ti dice che la legge di Dio ti schiavizza e ti impedisce di essere felice.

Dio ti dice che solo rispettando la Sua legge potrai essere libero anche d’amare.

Il mondo ti dice che tu sei il centro e se tu sarai felice lo saranno anche gli altri intorno a te.

Dio ti dice che devi fare dell’altro il centro del tuo amore e solo se ti spenderai per gli altri potrai essere felice anche tu.

Noi siamo stati del mondo per tanti anni, abbiamo vissuto come il mondo ci faceva credere fosse giusto per noi e non abbiamo trovato altro che solitudine e infelicità. Solo quando ci siamo arresi a Dio, abbiamo compreso che da soli non ce la facevamo, abbiamo cercato di amarlo con tutto noi stessi, rispettando le Sue leggi, e abbiamo trovato la gioia e la pace.

Dopotutto anche il mondo ha le sue leggi che tutti seguono sentendosi originali e trasgressivi ma lasciatemelo dire quelli originali e trasgressivi siamo noi. Siamo noi che abbiamo messo in discussione tutto, siamo noi che ci siamo fidati di una persona che è morta massacrata e inchiodata su una croce, siamo noi che sentiamo di essere di più di quello che il mondo vuole farci credere, siamo noi cristiani i veri rivoluzionari in questo mondo grigio e triste.

 

Ogni comandamento di Dio sembra togliere un po’ della nostra libertà, sembra che ci renda difficile realizzarci, ma lui è un Padre che ci ama e ogni sua parola è detta per noi, per aiutarci ad essere persone libere e profondamente capaci di amare come solo Gesù ci ha insegnato a fare. Gesù nel Vangelo dice: Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento.

Gesù, crediamo profondamente che solo in Te possiamo essere sposi veri e capaci di amare. Aiutaci a vivere la tua Legge con la tua Grazia e la redenzione che hai portato in noi e nel nostro matrimonio.

Antonio e Luisa

Una sinfonia d’amore

Oggi, traggo spunto da un altro bellissimo libretto, molto breve ma non per questo povero, anzi, molto ricco di spunti. Il libro è: “E vissero felici e contenti” di Roberto Marchesini.

Mi ha incuriosito un passaggio dove riprende le catechesi di Giovanni Paolo II sulla teologia del corpo. Il santo Papa polacco azzarda un paragone molto impegnativo per noi sposi.

Il sacramento del matrimonio, come è noto, si realizza in due momenti: il primo momento è rappresentato dagli sposi che si dichiarano vicendevolmente le promesse matrimoniali , mentre il secondo è rappresentato dalla consumazione del matrimonio, cioè dal primo rapporto intimo tra gli sposi. Questi due momenti ricalcano il matrimonio redentore di Cristo con la Sua Chiesa, sua sposa. Gesù si offerto alla Sua sposa nell’ultima cena e questa offertasi è consumata  sul Calvario, quando Cristo è morto in croce per ognuno di noi.

Il sacramento del matrimonio si vive con due linguaggi, entrambi importanti ed entrambi necessari per vivere nella verità l’unione matrimoniale. C’è un linguaggio verbale, con il quale si comunica il nostro amore alla persona amata, si usano parole di incoraggiamento, di lode, parole tenere e dolci. Poi, c’è un linguaggio del corpo che deve essere in sintonia con ciò che diciamo e non solo fungere da supporto ma instaurare un vero e proprio dialogo d’amore anche indipendentemente dal linguaggio verbale. I nostri silenzi, il modo di avvicinarci, lo sguardo, le carezze, tutto ciò che il nostro corpo trasmette deve essere una sinfonia. Devono essere più strumenti, tra cui la voce, e, suonando insieme, devono riempire d’amore il cuore della persona amata.

Lo sguardo esalta e non viola

[1]Come sei bella, amica mia, come sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono un gregge di capre,
che scendono dalle pendici del Gàlaad.
[2]I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
che risalgono dal bagno;
tutte procedono appaiate,
e nessuna è senza compagna.
[3]Come un nastro di porpora le tue labbra
e la tua bocca è soffusa di grazia;
come spicchio di melagrana la tua gota
attraverso il tuo velo.
[4]Come la torre di Davide il tuo collo,
costruita a guisa di fortezza.
Mille scudi vi sono appesi,
tutte armature di prodi.
[5]I tuoi seni sono come due cerbiatti,
gemelli di una gazzella,
che pascolano fra i gigli.
[6]Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
me ne andrò al monte della mirra
e alla collina dell’incenso.
[7]Tutta bella tu sei, amica mia,
in te nessuna macchia.

 

Proseguiamo con il terzo poema del Cantico. Dopo aver visto nel precedente articolo il corteo nuziale, arriviamo all’incontro. Entrano nella casa nuziale e finalmente lo sposo, il re, può disvelare, togliere il velo alla sua amata. Quello che racconta il canto del poema è proprio lo sguardo di meraviglia dello sposo che pone lo sguardo sulla sposa. Il suo non è uno sguardo di concupiscenza, non è uno sguardo  che si sofferma sulla donna per dare soddisfazione alla propria cupidigia, trasformando la sposa in oggetto. Lo sguardo del Re è uno sguardo di meraviglia, è uno sguardo carico di Eros, ma non solo, è uno sguardo che permette alla sua sposa di sentirsi bella, la più bella, e che permette all’amata di sentirsi a proprio agio davanti al proprio sposo anche se denudata, perchè lo sguardo non viola la sensibilità della stessa facendola sentire aggredita, ma, al contrario, ne esalta la femminilità e accresce in lei il desiderio di incontrare il proprio sposo sempre più profondamente con tutto il suo corpo e tutta la sua anima. Lo sguardo prepara la donna all’unione totale con lo sposo. Il cantico non nasconde con moralismo l’eros e la corporeità degli sposi, ma li esalta in un contesto di purezza e verità che nulla hanno di volgare e pornografico.

L’uomo, attraverso uno sguardo casto ed erotico nello stesso tempo, non si limita a guardare un corpo, ma il suo sguardo vorrebbe penetrare nell’anima della donna in profondità, per realizzare un’esperienza di bellezza e stupore.

Uno sguardo casto permette tutto questo e, solo purificando il nostro sguardo da pornografia diretta o indiretta, riusciremo a guardare con gli occhi del re la nostra donna e farla sentire bella e femminile e non solo un oggetto di piacere.

Uno sguardo inquinato viola la donna e, presto o tardi, rovinerà uno dei momenti più intensi e belli del matrimonio, l’amplesso fisico, limitando tutto a un superficiale piacere fisico. Non riuscendo a vedere oltre il corpo, gli sposi non riusciranno a vivere quella esperienza di bellezza e di pienezza che il Cantico indica non solo possibile ma da ricercare.

Cosa vogliamo essere per nostra moglie, il Re che la fa sentire bella e desiderata o il ladro che viola la sua intimità per soddisfare le proprie voglie?

Santi o falliti.

Il matrimonio è un punto di partenza. Questo deve essere chiaro nella nostra vita oppure non capiremo mai il senso di ciò che stiamo facendo. Don Benzi diceva, da persona straordinaria qual era, che dobbiamo sposarci per diventare santi, non si può scappare da questo e soprattutto non si può pensare di essersi “sistemati”. Il matrimonio presuppone una conversione continua ogni giorno della nostra vita, presuppone che decidiamo coscientemente di mettere il nostro amato/a al centro del nostro cuore e delle nostre azioni. A volte riusciremo e a volte falliremo, ma l’obiettivo deve essere chiaro e la volontà di raggiungerlo determinata. Vivere senza questa forte determinazione ad essere santi nel proprio matrimonio, porta a sistemarsi, porta a distruggere quella dinamica di dono e accoglienza che è alla base di un’unione sana e benedetta da Dio.

Il contrario della santità non è il peccato, ma il fallimento. Il nostro matrimonio o procederà più o meno spedito verso la santità o sarà un matrimonio fallimentare, un matrimonio destinato alla separazione o, nel migliore dei casi, un matrimonio tra due persone che non vivono la propria vocazione all’amore, ma si accompagnano fino alla morte, come ha detto tristemente  (Santa) Chiara Corbella. Più entreremo nella dinamica del dono verso la santità e più saremo felici nel nostro matrimonio e il nostro cuore sarà nella pace di chi è nella verità; più invece non riusciremo a farlo e più saremo incapaci di trovare pace e senso nella nostra vita e nel nostro matrimonio.

Santi o falliti. Non esistono vie di mezzo.

Antonio e Luisa

L’amore è solo nella speranza

La crisi matrimoniale e sociale dei nostri tempi è anche una crisi di speranza. Se non abbiamo la speranza di una vita eterna e dell’abbraccio d’amore con il Dio Creatore nostro Padre, allora tutto perde senso. Diventa inevitabile arrendersi al carpe diem, al godere del momento presente e cercare il piacere e l’appagamento dei sensi prima di ogni altra cosa.

Il sacramento del matrimonio attraverso la Grazia unisce le virtù della speranza degli sposi, aprendoli uniti alla vita eterna.

La speranza si inserisce come fine nell’amore sponsale, ne diventa una parte inscindibile.

Gli sposi si amano nel tempo, ma Dio, attraverso la speranza, apre loro gli orizzonti, non limita tutto a pochi anni ma regala l’eternità, l’eternità alla quale la nostra umanità anela, perchè la nostra umanità è stata creata per non morire mai ed è stata scandalizzata dalla morte introdotta dal peccato.

Dio, con la sua misericordia infinita, ci dona la certezza di giungere alle nozze eterne con Lui. Senza questa speranza, nulla ha più senso. La vita matrimoniale senza speranza è come un cielo senza sole e occhi senza vista, come Padre Bardelli spesso diceva.

Anche lo stesso amplesso fisico perde il suo senso più profondo di riattualizzazione di un sacramento ed è, per forza di cose, abbassato a una comunione sensibile incentrata sul piacere più o meno fine a se stesso. Senza speranza spogliamo il rapporto fisico dell’esperienza di Dio. Nell’estasi della carne, il rapporto fisico dovrebbe far sperimentare, seppur in modo limitato dalla nostra natura, il per sempre di Dio, l’abbraccio divino dell’oggi di Dio.

Solo se il nostro sguardo sarà rivolto a Dio e alle nozze eterne con Lui, riusciremo a dare significato al presente e a tutto quello che incontreremo nella nostra vita di coppia di bello e di brutto.

I magi non si sono persi, perchè hanno avuto lo sguardo fisso sulla stella che li ha guidati lungo il cammino verso l’obiettivo che si erano posti: incontrare il Re. Noi sposi siamo come i magi. Solo guardando la stella del nostro matrimonio che è Gesù, potremo giungere da lui, insieme, per abbracciarlo eternamente. Senza stella saremmo come profughi in mezzo al mare, in balia delle onde e delle correnti che ci trascinano avanti ma senza una vera meta e un vero significato.

Gli sposi, anzi, noi sposi dobbiamo recuperare il senso della speranza cristiana, solo così saremo portatori e donatori gioiosi del vero significato della vita al mondo, che in gran parte lo ha perduto.

Antonio e Luisa

Un Papà in cielo

Sono uomo di poca fede. La preghiera mi è sempre costata tantissimo. Penso dipenda dal fatto che non ci credo fino in fondo. Ma non mi tiro indietro, se la Chiesa e Gesù stesso la considerano fondamentale, chi sono io per non applicarmi un po’?

Le preghiere con i bambini sono diventate un rito a cui cerco di non mancare. Che esempio posso dare se io papà mentre mamma e figli pregano resto sdraiato sul divano a fare altro? Passerebbe l’idea che la preghiera non è così importante, è cose da donne, da mamme e da bambini. I bambini quando diventeranno un po’ più grandi troveranno logico fare come papà.

Non mi resta che fare la mia parte, dopotutto l’ho promesso quando ho chiesto il battesimo per i miei figli che mi sarei impegnato a crescerli nell’intimità con Dio.

Vedere papà e mamma che si inginocchiano davanti a un Papà più grande e più buono penso sia decisivo per loro. Papà e mamma non sono perfetti, sbagliano, urlano, si arrabbiano, ma, in quel momento in ginocchio, mostriamo ai nostri bambini che dove non arriviamo noi arrivano Gesù e la Madonna.

Non credevo, ma dopo che ogni giorno si deve insistere per dire le preghiere insieme e si fanno un sacco di storie, se proviamo a non dirle i nostri figli ce lo ricordano immancabilmente. Bellissima la conclusione dove si mettono in fila in attesa della benedizione e dell’abbraccio di papà e mamma che li affidano a Dio per la notte.

La religione cristiana non è una dottrina, ma è un’esperienza e un incontro. Speriamo che in quell’abbraccio finale possano sperimentare almeno un pochino l’amore di Dio e ricordarsene quando si troveranno lontani da noi e da Lui.

Antonio e Luisa

Voglio amarlo come lo ami Tu

Gesù è incredibile. Non somiglia a nessuno. Non può che essere Dio. Gesù non ti presenta una serie di regole e una morale da seguire ma ti ama senza limiti in modo gratuito e incondizionato. Quando decidi di unirti in matrimonio non ti impone una serie di vincoli, di regole, di atteggiamenti e azioni da fare o non fare. Lui viene ad abitare in quell’unione e trasforma lo sposo e la sposa non dall’interno di ognuno di essi ma dall’amore che si scambiano vicendevolmente. Gesù abita quell’amore. Il matrimonio è Gesù che si offre e si dona per abilitarci ad amare come Lui ama. Diventa un circolo d’amore che non finisce mai. L’amore dello sposo per la sposa e per Gesù, l’amore della sposa per lo sposo e per Gesù e l’amore di Gesù per lo sposo e la sposa. E’ un triangolo d’amore ma senza gelosia perché amare sempre più Gesù comporta l’amare sempre più l’altro. Gesù non impone regole ma ci chiede di abbandonarci al suo amore, allo Spirito Santo, perché il nostro modo di amare sia il suo. Ed ecco che quando gli sposi si abbandonano alla Grazia decideranno volontariamente di rinunciare a Satana e a tutte le sue proposte. Gli sposi se riusciranno a sperimentare la pienezza di questo amore divino trinitario calato nella loro misera dimora, troveranno la forza e le motivazioni per combattere le insidie e le tentazioni che romperebbero questa armonia meravigliosa. A volta si potrà cadere ma Gesù è paziente e così lo saremo anche noi con il nostro sposo o la nostra sposa sicuri che il perdono sia l’unica strada vincente per entrambi.

Vi lascio con le parole di padre Maurizio Botta che esprimono perfettamente l’amore nel matrimonio:

Indico il crocifisso. “Allora, siete sicuri? Volete amarvi proprio così?”. Questo stesso crocifisso lo ritiro fuori quando la coppia viene a dirmi che c’è la crisi, la difficoltà, io attraverso il crocifisso li riporto a chiedere la grazia del matrimonio, li riporto a quella domanda: ma tu vuoi essere un discepolo di Cristo? Il punto centrale è sempre l’identità di Cristo, e io sono schietto: o Cristo è Dio o Cristo è un matto. Se tu ci credi, e vuoi essere suo discepolo, quando sei in fila per la Comunione, riferendoti al tuo sposo o alla tua sposa devi dire: “Voglio amarlo come lo ami Tu”, quindi significa che credi che quello sia il corpo di Cristo e allora io domando ancora: davvero vuoi amarlo così? Fino a farti mangiare? Questo è il cuore del matrimonio.

Antonio e Luisa

L’Intercomunione delle famiglie

Sono le 23.00, ho appena finito di ascoltare Mirko e Sandra Spezialetti. Mirko e Sandra sono delle persone a noi molto care che tra le altre cose guidano il cammino dell’Intercomunione delle Famiglie. Hanno avuto l’opportunità di testimoniare a Radio Mater la bellezza del sacramento che gli unisce e di come Dio abbia operato miracoli nella loro vita, che non è stata sempre facile ma che ha dovuto attraversare la dolorosa esperienza della malattia di Sandra.

Sono le 23 e non riesco a dormire perchè ascoltare quello che hanno testimoniato mi ha fatto ritrovare in tanto di loro. Forse, anzi sicuramente è questo che ci rende così cari gli uni agli altri, la consapevolezza di percorrere il medesimo cammino, riconoscersi nello sguardo delle altre famiglie e nello stesso tempo rimanere affascinati dalla bellezza che trasmettono.

Raimondo Bardelli, padre Raimondo, padre di tutti noi, ha voluto fortemente che si formasse l’Intercomunione delle famiglie perchè ci conosceva, sapeva le nostre difficoltà e fragilità e ha voluto che non restassimo da soli a percorrere questa strada che è il nostro matrimonio piena di inciampi, di paure, di egoismo e di mondanità. Ecco guardare quello sguardo dei nostri compagni di cordata, ascoltare una loro parola di incoraggiamento, partecipare ai momenti di formazione e spiritualità vissuti insieme e soprattutto grazie ad una  amicizia vera, ha fatto la differenza e questa sera elevo una lode a Dio per averci donato Raimondo ma non solo, ringrazio Dio anche perchè Raimondo ci ha donato gli uni agli altri.

Padre Raimondo prega per noi

Antonio e Luisa

www.intercomunione.it

Dio è l’amore che ci unisce

In questo periodo sto leggendo tanto. Sto rileggendo i libri di Raimondo Bardelli, di don Carlo Rocchetta e sto riscoprendo con più consapevolezza alcuni documenti magisteriali di Giovanni Paolo II. Finalmente mi è chiara una realtà che sperimento ogni giorno nella mia vita matrimoniale. Non sono sposato con la mia sposa o meglio non solo con lei. Il nostro amore esiste, e ci mancherebbe, ma non basta. Con il matrimonio lo Spirito Santo è entrato nella nostra relazione e ne ha fatto molto di più. Ogni volta che io mi apro alla mia sposa, mi apro anche a Dio, che non si fa più trovare nel mio cuore, ma in quello della mia sposa; mentre ogni volta che mi chiudo, che metto al centro l’io invece del noi, perdo tutto, non solo la sintonia con la mia sposa, ma anche l’intimità con Dio. Tante persone si sforzano di fare esperienza di Dio con la preghiera personale, le devozioni, i pellegrinaggi, i gruppi di spiritualità, ma non curano la propria relazione matrimoniale. In questo c’è una dicotomia e schizzofrenia di fondo. Invece che cercare di correggere ciò che non va in famiglia, si cerca di trovare la  pace fuori dalla famiglia, fuori da quella realtà dove Dio ha messo la Sua tenda e dove è venuto ad abitare per sempre. Dio dobbiamo e possiamo trovarlo solo in nostra moglie e nostro marito e solo quando faremo esperienza di Lui in questo modo potremo vivere nel modo giusto anche tutta la nostra relazione personale con Dio. Per me questa consapevolezza è forte e, da quando cerco di vivere quanto scritto, ho migliorato notevolmente anche la mia intimità personale con Dio, dal momento che non sono mai solo con Lui ma la mia sposa è parte fondamentale di quella relazione. In Dio sono io per lei, io con lei e io in lei. Badate bene, però, di non confondere vostra moglie e vostro marito con il vostro dio, con la vostra felicità e la vostra realizzazione. Loro sono il mezzo, sono il prossimo più prossimo che Dio vi ha messo al fianco per amare. Dio non è vostra moglie e vostro marito, ma è l’amore stesso che suscita la relazione con vostro marito e vostra moglie. Così, le persone che vivono la separazione e il divorzio, se non smetteranno di amare, Dio sarà sempre con loro e non perderanno mai il senso della propria vita, ma lo scopriranno ancora più profondamente seppur nella sofferenza.

Antonio e Luisa

L’amore è fatto di piccoli gesti

Don Antonello oggi, durante il consueto commento al Vangelo, ha detto una parola che mi è entrata in testa: voi mariti, se avete dei diritti su vostra moglie, è perché li avete comprati a caro prezzo, avete donato tutta la vostra vita per lei come Gesù ha fatto per voi. Siamo davvero pronti a morire per lei, a sacrificare il nostro tempo, la nostra gratificazione personale, i nostri piaceri, tutta la nostra vita?!?

No, probabilmente no, almeno all’inizio, anche questo richiede un’educazione, una relazione basata sul rispetto, sul dialogo e sul perdono.

Ricordo bene quel periodo della mia vita, circa 10 anni fa quando è nato il nostro secondogenito Tommaso. Avevo poco più di 30 anni e mi sono sentito legato, ingabbiato, chiuso in una relazione soffocante dove avrei dovuto prendermi cura di 2 bambini mentre i miei amici pensavano ancora ai viaggi, alle discoteche e allo sport. Sono andato in crisi, in una profonda crisi, perché in realtà fino a quel momento non mi ero mai donato fino in fondo, non c’era stata la necessità visto che la mia sposa gestiva egregiamente il tutto.

Ho cominciato a fuggire la mia casa, a trovare sempre nuovi impegni fuori da casa, ed ecco che non solo ho ripreso a giocare a calcio a 5 ma l’ho fatto in 2 squadre, ho aggiunto corsa, ciclismo e tennis. Per un motivo o per l’altro ero sempre fuori e nei momenti che stavo a casa tendevo ad isolarmi. La mia sposa non mi ha mai trattato male per questo, mi ha sempre detto tutto quello che doveva dirmi ma sempre con dolcezza e amore. Mi ha amato sempre nonostante io fossi poco amabile e mi ha aspettato. Questo ha fatto il miracolo, ha fatto si che io riuscissi a superare quella crisi, riuscendo finalmente a darmi senza riserve perché ho capito che non potevo tradire l’amore di quella donna così grande e incondizionato.

L’amore dei piccoli gesti, delle piccole cose dato sempre e non solo se meritato fa miracoli e cambia le persone. Diceva  don Antonello che, come nella particola consacrata bisogna stare attenti a non disperdere neanche una briciola perché contiene Cristo, così Gesù non butta nulla di noi neanche il più piccolo gesto fatto con amore e lo trasforma in Grazia per il mondo.

Antonio e Luisa.

Amare in modo ecologico

Oggi sono andato a correre, ci vado spesso, ogni volta che posso, un po’ perché ho compiuto quarant’anni e sono nel periodo di crisi che ogni uomo passa quando realizza di non essere più tanto giovane, che è  iniziata una nuova fase della vita, ma anche perché correre in mezzo alla natura è bellissimo. L’ordine perfetto del creato che mi circonda mi parla di Dio, la sua opera mi mostra quanto è infinitamente grande e anche io sono parte quell’idea perfetta della Sua mente, anzi sono il vertice di quella creazione. L’ecologismo non può, come oggi spesso si tende a fare, porre attenzione al creato che ci circonda e trascurare l’ecologia umana. Papa Francesco nell’enciclica Laudato si, lo sottolinea come non ci possa essere rispetto per l’ambiente se manca il rispetto per l’uomo e la sua natura.

Oggi, mentre correvo, come spesso mi capita di fare, ho riflettuto sulla mia vita. Ho realizzato  che ho cominciato ad essere felice non quando ho approfittato dei piaceri che il mondo mi offriva, ma al contrario quando ho saputo dire di no per fare una scelta ecologica.

Quando ho saputo dire di no ai rapporti intimi nel fidanzamento per rispettare la mia amata e l’amore che ci univa. Quando ho rinunciato a tanto di mio per fare spazio, per aprirmi alla vita fin dai primi mesi di matrimonio e dare così vita concreta al nostro amore. Quando ho rinunciato agli anticoncezionali per rispettare integralmente il corpo della mia sposa e farle capire che non voglio usarla ma voglio amarla.

Queste rinunce che il mondo non capisce e deride non mi hanno tuttavia impoverito ma al contrario mi hanno arricchito. Noi siamo il nostro corpo e solo nel pieno rispetto della sua natura, nel rispetto delle leggi che Dio a scritto dentro di noi riusciremo a lasciarci amare  e ad essere capaci di amare. Ma questo il mondo non lo capisce e tanti matrimoni saltano perchè tanti sposi cercano  la felicità nei sentimenti e nella passione che imprigionano, e non nella verità ecologica che libera. Padre Bardelli diceva spesso che la natura ti rende felice solo se la rispetti.

La Chiesa ha spesso rinunciato a dire queste cose, il mio parroco dice che la Chiesa in camera da letto non ci deve entrare e che bisogna avere pudore, ma ci sono tantissime persone che per questo soffrono e si dividono. Sta a noi famiglie cristiane testimoniare la bellezza di una scelta d’amore radicale, la bellezza della castità che permette di vivere un amore pieno basato sul dono di sè.

Antonio e Luisa

 

Il mio giogo è soave e il mio carico è leggero

Il sacerdote durante la vestizione segue tutto un rito particolare e quando indossa la casula, la veste propria di chi celebra la Santa Messa, dice sempre la stessa formula: “Domine, qui dixisti: Iugum meum suave est, et onus meum leve: fac, ut istud portare sic valeam, quod consequar tuam gratiam. Amen.” (O Signore, che hai detto: Il mio giogo è soave e il mio carico è leggero: fa’ che io possa portare questo indumento sacerdotale in modo da conseguire la tua grazia. Amen).

Ho subito pensato al mio matrimonio, al momento in cui la mia sposa mi ha infilato l’anello al dito. Non avrei trovato parole migliori per suggellare quel momento.

Il sacerdote indossando la casula si prepara tra le altre cose a rinnovare il sacrificio di Cristo sul Calvario. Noi non facciamo la stessa cosa? Indossando quell’anello con il nome della mia sposa inciso all’interno ho promesso di donarle tutto di me stesso. Indossando quell’anello mi sono impegnato a farle dono del mio cuore che non è una metafora sdolcinata ma è un atteggiamento concreto; significa impegnarmi ogni giorno a farmi piccolo per farle posto dentro di me. I suoi bisogni diventano i miei bisogni, i suoi desideri i miei, le sue preoccupazioni le mie e la sua gioia diventa la mia gioia. Padre Bardelli riprendeva spesso le parole della lettera di San Paolo ai Galati : «Io vivo, ma non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me» (GaI. 2,20); ci ripeteva   queste parole dicendo a noi sposi :<<Voi non dovete dire così, ma non sono più io che vivo ma il mio sposo o la mia sposa vive in me; questo significa il sacramento del matrimonio, Cristo vive in voi quando voi vivete nella profonda comunione e donazione dell’uno verso l’altro.>>

Il sacerdote la casula, una volta terminata la Messa, la ripone, noi l’anello lo indosseremo sempre fino al giorno della nostra morte e capiterà che il giogo non sarà soave e leggero ma la Grazia di Dio, se noi avremo fede  e invocheremo la Sua presenza con una vita casta e in comunione con Lui, ci permetterà di poter dire in ogni circostanza della vita :<<O Signore, che hai detto: Il mio gioco è soave e il mio carico è leggero: fa’ che io possa portare questo anello segno di amore e fedeltà in modo da conseguire la tua grazia. Amen>>

E arriviamo ora alla fotografia. L’immagine ripresa da tanti media italiani e stranieri è stata scattata da un ragazzo canadese di 21 anni. Ritrae i genitori entrambi malati gravemente. Nonostante la gravità della loro condizione di salute, si tengono la mano. Rimangono aggrappati a qualcosa che potrebbe svanire da un momento all’altro.

L’uomo è malato di cancro ai polmoni e, dopo una lotta durata 8 anni, dovrà arrendersi dopo poche ore al male che gli ha strappato la vita. Sua moglie, invece, ha subìto un attacco di cuore ed è stata ricoverata d’urgenza in ospedale. Mentre la trasportavano verso il Kingston GeneralHospital ha chiesto espressamente che il suo letto fosse vicino a quello di suo marito, per assisterlo, anche priva di sensi, negli ultimi istanti della sua vita dopo 23 anni di matrimonio. Questo è il matrimonio, questo è vivere per l’altro e permettere all’altro di vivere in noi.

 

Bisogna tornare alle origini.

Due giorni fa il Vangelo riportava la disputa tra i farisei e Gesù sul matrimonio, dopo che il giorno prima  era morto Marco Pannella, strenue combattente, tra le altre sue battaglie, anche per l’approvazione della legge sul divorzio. Non è mia intenzione giudicare o parlare di questa figura comunque determinante nella vita sociale del nostro paese, ma queste due situazioni mi hanno portato a riflettere su quanto sta accadendo in tutto il mondo occidentale.Siamo persone circondate di amici, siamo molto social con mille attività ma non capaci di donarsi e aprirsi veramente, non capaci di essere fino in fondo ciò che siamo agli occhi di Dio. Tutto verte intorno ai nostri bisogni, ai nostri desideri, alla nostra volontà  che è l’unico vero faro della nostra vita, dove non c’è posto per altri se non fino a quando ci sono utili a soddisfare il nostro egoismo. Gesù dice che all’origine non era così, all’origine siamo stati creati per esistere solo in una relazione d’amore, solo amando, cioè donando noi stessi. Per questo la legge sul divorzio è totalmente contraria alla Legge di Dio perché distrugge l’armonia dell’origine, ci abilita a rinnegare ciò che siamo in profondità in nome di una ricerca della felicità basata sull’egoismo. Ci promette la libertà legandoci sempre più a noi stessi e alle nostre emozioni. Ci promette libertà e ci rende schiavi. Ero totalmente dentro questa mentalità, tanto che il matrimonio mi spaventava molto. Solo l’incontro con Gesù, attraverso persone sante  che mi hanno amato  senza condizioni, ha potuto distruggere queste catene e crepare quella pietra che imprigionava il mio cuore. La pietra non si è disintegrata, però, mi è costata tanta fatica e colpo di scalpello dopo l’altro sto liberando il mio cuore. Lo scalpello è la castità vissuta prima e dopo il matrimonio.  Don Antonello Iapicca (un sacerdote missionario che per me sta diventando una voce importante e che ascolto tutti i giorni grazie ai social), commentando il Vangelo del giorno, ha usato un’immagine molto bella che mi ha colpito molto. Dio non ha creato la mia sposa e me disgiuntamente, ma ha creato me pensandomi per la mia sposa e la mia sposa pensandola per me. Ci ha creato come una persona sola, immagine vera di Dio, che incarna il modo di amare maschile e femminile, paterno e materno. Solo nell’unione indissolubile io e la mia sposa siamo perfetti, siamo come Dio ci vuole, siamo aderenti alla nostra realtà corporale e spirituale. Solo in, con e per Luisa io potrò essere felice ed essere nel più profondo ciò che sono e lo stesso vale per la mia sposa. Il divorzio rompe tutto questo, è un peccato gravissimo non perché disubbidiamo a Dio, ma perché tradiamo la nostra essenza, la verità delle origini e ci condanniamo alla continua ricerca della felicità e di quella pienezza che non troveremo mai.

Caro Marco Pannella, mi auguro con tutto il cuore che Gesù ti abbia accolto nel suo abbraccio di sposo, ma non posso dirti grazie per ciò in cui hai creduto e combattuto, hai contribuito a condannare all’infelicità tante persone. Hai venduto schiavitù e tenebra promettendo libertà e gioia.

Le tue leggi ci hanno resi schiavi della nostra “libertà”, pronti ad eliminare ogni situazione che costi fatica e sofferenza. Così ben venga il divorzio, l’aborto e l’eutanasia.

Caro Pannella, Dio ci ha reso liberi, sì, liberi di amare nonostante le difficoltà e le fatiche; liberi di dire il nostro sì sempre. Solo così saremo liberi veramente, liberi come figli di Dio.

Antonio

 

Uomo e donna parlano lingue diverse.

Anche oggi parto da una riflessione di don Carlo Rocchetta. Rocchetta scrive:

La differenza tra uomo e donna è nota:

  • nella percezione psico-fisica dell’uomo, un atto sessuale fa star meglio e risolve ogni problema;
  • nella percezione psico-fisica della donna, prima bisogna star bene e risolvere ogni problema, e solo dopo ci sarà posto per l’atto sessuale.

(…..) gli sposi devono incontrarsi a metà strada, rispondendo ai rispettivi bisogni.

Il rischio dell’uomo è di cadere in un minimalismo genitale che riduce la sessualità a sesso e dimentica il contesto di tenerezza entro cui soltanto diviene pienamente espressivo-realizzativo dell’amore nuziale.

Il rischio della donna è di cadere nel massimalismo relazionale, esagerando nelle esigenze di perfezione al punto che, se tutto non è a posto, si chiude in se stessa, senza tener in alcun conto le attese del partner e dimenticando che, a volte, anche l’incontro sessuale può rappresentare una via per ritrovare la pace.

Per l’uomo la sessualità è un punto di partenza; per la donna un punto di arrivo; per il primo, la sessualità è fortemente pulsionale, per la seconda è primariamente relazionale.

Secondo la percezione della donna, l’eros è determinato dall’esigenza che qualcuno si prenda cura di lei e la faccia sentire amabile e amata: più si sentirà desiderata nella sua sfera emozionale, più si dimostrerà recettiva e darà prova di stimare il partner.

Secondo la percezione dell’uomo, al contrario, l’eros è determinato dal sentimento di conquista e dall’esigenza di sentire che la donna lo apprezza, si dedica a lui e gli appartiene.

Il conflitto uomo-donna nasce quando i due non riconoscono o non rispettano questi rispettivi bisogni.

(Teologia del talamo nuziale – Carlo Rocchetta)

Quando ho letto queste righe non ho potuto che riconoscere che don Carlo ha ragione. Anche la nostra relazione in una certa misura rispecchia quanto scritto nel testo. Nella mia vita è stato determinante capire che uomo e donna sono diversi e che se la mia sposa reagiva in un determinato modo non era per farmi soffrire ma era una reazione ad un mio comportamento. Senza un dialogo franco e diretto è inevitabile che nascano conflitti e incomprensioni. Amare significa dire tutto anche le cose che non piacciono, significa anche ascoltare senza offendersi. Solo così si potrà crescere come sposi e come persone.

Il dialogo d’amore porta senza dubbio a venirsi incontro, a non tenersi dentro astio e frustrazione ed evita quei fraintendimenti che provocano tanta sofferenza inutile.Tante separazioni avvengono proprio per l’incancrenirsi di queste dinamiche.

Antonio

 

Imparare ad amare nella verità.

Dio ci ha desiderati fin dal principio, questo è certo, è parte della nostra fede, ma noi siamo convinti che Dio abbia fatto di più. Ha acceso dentro di noi il desiderio  ad aprirci e  donarci ad un’altra persona diversa e complementare e fin dal principio ha desiderato che io e la mia sposa ci completassimo e ci aiutassimo a tornare a Lui.  Dio con pazienza ci ha seguito passo dopo passo, errore dopo errore, litigio dopo litigio e, quando ha capito che senza il suo intervento avremmo fallito e ci saremmo lasciati, ha messo in campo i suoi operai migliori. Luisa, mentre correggeva i compiti dei suoi alunni (passa il 90% del tempo libero in questa attività), ascoltava senza troppa attenzione Radio Maria e in particolare la Convocazione Nazionale del Rinnovamento nello Spirito. A un certo punto viene intervistato Don Dino Foglio che tra le altre cose parla di un frate che cambia le vite ai giovani fidanzati. Luisa, spinta da un istinto misterioso si informa e ci iscrive, io la seguo senza fiatare. Ci ritroviamo in un luogo immerso nelle montagne bresciane in una natura rigogliosa e meravigliosa. Lì, abbiamo incontrato Padre Raimondo che ci ha letteralmente rivoltato come calzini, abbiamo messo in discussione tutto per ricominciare illuminati dalla Grazia di Dio e siamo riusciti finalmente ad issare la vela e a permettere al vento dello Spirito Santo di spingerci oltre le nostre forze e capacità.

Tutta questa introduzione per dirvi che Dio ha grandi progetti su ognuno di noi e su ogni coppia di sposi. Immergerci nella verità dell’uomo e della donna e comprendere come realizzarci nella nostra vocazione al matrimonio è stato importantissimo per aprirci al suo Spirito. Se siete attratti da questa proposta non abbiate paura, fidatevi e non ve ne pentirete. La scelta di partecipare a quel corso ha salvato la nostra unione e ci ha aperto la strada verso un matrimonio felice nel Signore.

Siete fidanzati o conoscete coppie che vogliono approfondire come vivere un fidanzamento sano e nella verità per prepararsi al sacramento delle nozze con i presupposti migliori e un cuore spalancato alla Grazia?  Visitate questo sito  www.evangelizzazione.org  e iscrivetevi a uno dei corsi.

Naturalmente anche noi siamo disponibili per qualsiasi informazione. Scriveteci senza problemi.

Antonio e Luisa

Corso per fidanzati all’inizio del cammino e single. Gaver 17-23 luglio 2016

 

 

Corso fidanzati vicini al matrimonio (con rilascio attestazione frequenza)

Gaver 7-13 agosto 2016

 

Una spirale d’amore

Il matrimonio è un sacramento che non finisce mai, che si protrae nel tempo, perché gli sposi stessi e la loro unione sono il sacramento. Come nell’Eucarestia finché l’ostia consacrata non si consuma è corpo reale di Cristo così finché entrambi gli sposi sono in vita  la loro unione d’amore è abitata dalla presenza reale di Cristo.

Molti pensano sbagliando che il sacramento inizia e termina in chiesa esprimendo la propria volontà davanti al sacerdote, ai testimoni  e all’assemblea. Non è così. Il sacramento inizia in chiesa ma si perfeziona e ha il suo sigillo nell’intimità del talamo nuziale.

Senza il primo rapporto ecologicamente svolto non c’è matrimonio. Il dono  e l’accoglienza del seme della vita sono necessari perché lo Spirito scenda sugli sposi unendoli in modo tutto nuovo e indissolubile per sempre. Per assurdo chi celebra il matrimonio e per anni ha solo rapporti protetti dal preservativo non si è mai sposato.

Il sacramento si perfeziona con il primo rapporto ma non si esaurisce. Gli sposi saranno per sempre uniti a Cristo e la Grazia di Dio poggerà sul loro amore di uomo e donna mentre il loro amore di uomo e donna si perfezionerà e si riempirà, traboccando dal cuore degli sposi, della Grazia di Dio. Ogni rapporto fisico vissuto nel dono e non nell’egoismo diventa così Pentecoste per gli sposi che si nutrono d’amore e riattualizzazione delle nozze. Ogni atto di tenerezza e d’attenzione prepara all’amplesso fisico che sarà il culmine di una corte continua e l’amplesso fisico riempirà il cuore degli sposi che saranno capaci di tenerezza e attenzioni l’uno verso l’altro  per i giorni seguenti. E’ un circolo d’amore che non si chiude mai perché ogni giro ci troveremo un po’ più in alto nel cammino verso l’abbraccio eterno con Gesù.

Antonio e Luisa.

Educare è condurre all’amore (vero)

Papa Francesco lo ha sempre detto e lo ha confermato nella sua esortazione Amoris Laetitia, l’educazione all’affettività diventa sempre più necessaria e decisiva per la crescita umana dei nostri figli.

Per noi le parole del Papa sono solo una conferma. I nostri figli crescono in un mondo sempre più erotizzato, dove le nostre pulsioni vengono stimolate continuamente dai media e da tutta una società incapace di trasmettere la profondità delle relazioni che dovrebbe caratterizzare la persona umana.

Sembra che il piacere e il sentire siano le uniche cose che contano per essere felici e appagati. Così l’individualismo diventa sempre presente nelle persone e non si è più capaci di donarsi e trovare nel dono la vera realizzazione di se stessi. Quante volte abbiamo sentito che l’importante è pensare a noi e alla nostra felicità e il resto verrà di conseguenza. Quanto egoismo e quanta infelicità.  Questa è un’illusione, siamo nati per essere come Dio e solo quando ci doniamo troviamo la nostra realizzazione.

Amare veramente costa fatica, bisogna imparare a controllare il proprio corpo e le proprie pulsioni perchè solo chi ha il controllo della propria persona è capace di farsi dono, amare significa spesso sacrificare, soffrire, morire a se stessi e molti non ne sono più capaci, perché non sono stati educati a questo. Quanti ragazzi sono oggi educati alla fatica? Lavorando a scuola se ne trovano pochi, sempre meno, mentre sono sempre più i genitori pronti a giustificare e difendere i propri figli. Se sono abituati ad avere tutto e subito senza fare fatica come potranno aspettare ed essere casti. Dice don Antonello Iapicca che un ragazzo che non studia sicuramente non è casto perchè non ne è capace.

E’ il momento di essere ciò che siamo, Dio attraverso il battesimo e il matrimonio ci ha consacrato per essere educatori dei nostri figli, Gesù ci ha reso Re e Regina donandoci la sua regalità come dono battesimale personale perfezionandola poi in modo del tutto particolare con il matrimonio.

I nostri figli hanno il diritto di imparare ad amare attraverso di noi, guardando come ci vogliamo bene, nutrendosi della nostra tenerezza e del nostro sguardo e vedendo come ci perdoniamo. Quando ci abbracciamo o ci scambiamo qualche tenerezza davanti a loro, percepiamo la  gioia che provano sentendosi parte di quell’abbraccio d’amore, e questa è la scuola migliore che possano avere. Abbiamo imparato a parlare con loro di tutto anche di sessualità  senza imbarazzo e loro sentendosi liberi chiedono senza vergognarsi, sapendo che da noi avranno sempre attenzione e sincerità.

Solo se in noi vedranno dei testimoni autorevoli e veraci dell’amore e non gli avremo lasciati soli nella loro crescita affettiva, avremo mantenuto fede alle nostre promesse matrimoniali e alla fiducia che Dio ha riposto in noi affidandoci queste sue creature perché possano diventare uomini e donne maturi.

Antonio e Luisa

 

 

Gaver. Monte Tabor per gli sposi.

Il Gaver luogo di Grazia, nostro monte Sinai, dove per la prima volta abbiamo compreso le leggi di Dio, nostro monte Tabor dove Gesù si è mostrato in tutta la sua bellezza trasfigurata facendoci intravedere ciò che potevamo essere.

Siamo arrivati con tutte le nostre insicurezze, con tutte le nostre schiavitù, con tutti i nostri errori. Due fidanzati che non si capivano, che si erano già lasciati una volta e che presto lo avrebbero fatto definitavamente senza un cambiamento radicale.

Quel cambiamento è arrivato, Padre Raimondo con tutta la sua saggezza contadina, la sua esperienza e competenza e soprattutto con tutto il suo amore gratuito ci ha salvato.

Ci ha mostrato tutta la nostra miseria e tutti i nostri errori ma non per distruggere ma per cominciare a costruire una vita nuova, finalmente consapevoli di quanto siamo belli e amati agli occhi di Dio e quanto è bella la legge che ha scritto dentro di noi perchè ci rende capaci di realizzarci pienamente ed essere felici.

Padre Raimondo nel 2008 è tornato alla casa del Padre ma i corsi continuano, i suoi amati ragazzi, diventati grandi e diventati sposi felici hanno preso il suo posto perchè la gioia ricevuta possa essere donata e possa portare un po’ di luce in questo mondo malato.

Le iscrizioni sono aperte. Non perdete questa opportunità.

A questo indirizzo trovate tutte le informazioni www.evangelizzazione.org

Cocreatori con Dio

 

Padre Raimondo Bardelli motivava e spiegava  la creazione in modo molto bello.

Dio, uno e trino, è amore, e la sua essenza, come diceva sapientemente Sant’Agostino,  è la relazione tra l’Amante (il Padre), l’Amato (il Figlio) e l’Amore (lo Spirito Santo). Dio è quindi non solo amore ma anche relazione. Senza relazione non esisterebbe l’amore.

Dio non aveva bisogno di creare nulla, non aveva bisogno di noi, perché la relazione d’Amore in se stesso era già perfetta.

Dio ha creato tutto per Amore. L’Amore che lo caratterizza è così forte e immenso che ha desiderato non tenerlo per sé  ma ha voluto donarlo anche a noi, sue creature.

Noi sposi siamo consacrati per essere immagine di quell’Amore e per portare al mondo la tenerezza e la misericordia di Dio; anche se spesso non ne siamo capaci .

Se ci pensate bene anche noi sposi generiamo nuova vita per amore. Il nostro amore è così grande che non ci bastiamo più e vogliamo condividerlo e donarlo a una nuova creatura frutto della nostra unione. Questa, almeno,  è la logica di Dio  a cui noi dovremmo aderire per vivere ecologicamente e in modo pienamente umano. Il peccato e l’egoismo ci hanno allontanato da questa comunione con Dio e sta a noi impegnarci per recuperarla.

Anche in questo Dio ci ha voluto come Lui.

Ultimamente alcuni ricercatori hanno scoperto che lo spermatozoo quando entra nell’ovulo femminile provoca una scintilla di luce. Tutto questo ha una spiegazione chimica, ma per quanto ci riguarda ci rimanda direttamente al primo giorno della creazione descritta nella Genesi: Dio disse: “Sia la luce!”. E la luce fu.

Siamo cocreatori con Dio.

Questa descrizione ci ha sempre affascinato molto già da fidanzati e  abbiamo avuto la Grazia di sperimentare questa verità nella nostra vita e nel nostro matrimonio.

Antonio e Luisa

 

 

 

 

Amare con un solo cuore

Sì, è vero, ma è anche questione di umiltà, di riconoscere che abbiamo bisogno di Dio, come il pubblicano! E tutte le famiglie, abbiamo bisogno di Dio: tutti, tutti! Bisogno del suo aiuto, della sua forza, della sua benedizione, della sua misericordia, del suo perdono. Questo è pregare in famiglia, e questo fa forte la famiglia: la preghiera.

(Papa Francesco Omelia della Messa per l’incontro delle famiglie a Roma, ottobre 2013)

 

La grandezza del matrimonio non finisce mai di sorprendermi e stupirmi. Prendere consapevolezza di quanto profondo sia questo sacramento, che non si limita a un sì detto alcuni anni fa davanti a un sacerdote, ma perennemente ci consacra, non finisce mai, perché la Grazia del matrimonio, si salda con il fuoco dello Spirito Santo al nostro amore umano.

Gesù, da quell’attimo importantissimo della nostra vita, in cui ci ha donato l’uno all’altra , ci ama non più solo come Antonio e Luisa, ma ci ama come coppia, e noi a nostra volta ricambiamo il suo amore amandolo insieme, con un solo cuore, nutrendoci di Lui e di noi,  nutrendo l’amore per Lui con il nostro amore sponsale e il nostro amore sponsale con l’amore per Lui.

 

In questo contesto la mia preghiera, il mio partecipare all’Eucarestia, il mio aprirmi a Gesù diventa salvifico e fonte di grazia e di forza anche per la mia sposa.

In quante situazioni di suo scoraggiamento e sconforto  l’ho affidata nelle mani di Gesù partecipando alla Santa Messa. Noi battezzati siamo tutti legati  gli uni agli altri come i tralci alla vite, ma gli sposi di più. Ricordiamocelo.

Servi dell’amore.

Nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri:

le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo. E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto.
E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso.

Oggi molti uomini di Chiesa sembra  abbiano vergogna e imbarazzo, anzi diciamolo senza ipocrisia, provano un forte fastidio, a leggere queste poche righe della lettera di San Paolo agli Efesini. Di solito non ne parlano volentieri e se ne parlano, cercano di giustificarsi calando queste frasi in un contesto maschilista, dove la donna contava poco o nulla.

Questa lettera per me e la mia sposa è attualissima, come ogni versetto del Vangelo che non ha scadenza, è stato scritto per ogni uomo. La Parola di Gesù è scolpita per accompagnarci fino alla fine dei tempi, dobbiamo solo essere capaci (grazie allo Spirito Santo) di calarla nella nostra vita.

Io leggo queste parole e penso a Gesù, al suo modo di essere Re, di essere capo della Sua Chiesa e non ci vedo nessun atto di prevaricazione e di prepotenza, anzi vedo un Re che si è fatto servo, che ha lavato i piedi ai suoi discepoli e che si è caricato della croce e di tutti i nostri peccati, che si è donato tutto fino a farsi mangiare da noi. A noi mariti è chiesto questo, Dio  ci chiede di prenderci cura di una sua meravigliosa creatura, di custodirla e di amarla fino a dare tutto noi stessi, combattendo il nostro egoismo.

La sposa, che prima di tutto è donna, si dona al suo sposo totalmente e senza riserve, affidando tutta se stessa a un uomo, che può sbagliare, anzi che sbaglierà molto, ma proprio grazie all’amore e alla fiducia che lei saprà regalargli ogni giorno, si rialzerà sempre e non mollerà un centimetro, per poter essere un degno marito.

Ringrazio Dio tutti i giorni per avermi donato una sposa così, che è stata capace, grazie alla sua libera sottomissione, di darmi la forza, il coraggio e la volontà di essere totalmente suo e di cercare, con tutti i miei limiti, di mettere lei e la mia famiglia prima di tutto.

In queste poche righe del Vangelo c’è la saggezza di Dio, che domanda a me e alla mia sposa di farci entrambi servi dell’amore, permettendoci così di realizzarci nella nostro essere uomo e donna, marito e moglie e padre e madre e di camminare insieme verso di Lui.

Antonio e Luisa.

Una Messa speciale.

Ieri, domenica, nella nostra comunità abbiamo vissuto una bellissima esperienza, una festa per tutti.

La nostra, è una parrocchia posta alla periferia di Bergamo, una città lombarda, abitata da persone di tutte le provenienze, multietnica, multiculturale e multireligiosa.

Ieri durante la Messa, sono stati battezzati 4 fratellini, 3 bambine e un bambino, figli di un papà musulmano proveniente dal Bangladesh e di una mamma cattolica proveniente dalla Bolivia. E’ stato bellissimo vedere questo papà, che nonostante la sua fede  diversa dalla nostra, non solo ha acconsentito, ma era presente, vestito con il suo abito migliore perché voleva il meglio per i propri figli.

Quando il parroco ha parlato con loro prima della cerimonia, il papà ha detto che per lui non era importante la religione seguita, ma che i propri figli potessero camminare verso il bene, verso la vita buona, e vedeva nella religione cattolica questa possibilità più che seguendo altre vie.

E’ stato bellissimo vedere le due bimbe più grandi vestite come due piccole spose, perché di quello si tratta, queste due bimbe entrano nel corpo mistico di Cristo, entrano nella sua Chiesa e iniziano il loro cammino sponsale con Gesù. Sono rinate a vita nuova, sono state mondate del peccato originale, sono state riempite dello Spirito dell’amore e della vita.

Il loro papà probabilmente tutte queste cose non le conosce, ha però visto il bello, la luce, l’amore e come dovrebbe fare ogni padre si è fatto piccolo, non ha preteso che i figli seguissero la sua religione ma ha scelto quello che ha intuito essere il meglio per loro.

Bellissimo poi vedere il papà che non ha acceso la candela al cero pasquale, perché coerentemente con il proprio credo non avrebbe potuto, ma ha consegnato le candele ai padrini che le hanno accese, voleva con questo gesto affidare ai  padrini i suoi figli, chiedendo loro di aiutarli a crescere nella fede, a portarli verso Gesù.

Alla fine della Messa sono andato da lui e gli ho stretto la mano, ringraziandolo per il suo coraggio e per la sua testimonianza.

L’ultimo pensiero è stato malinconico, ho pensato a tutti quelle persone che in virtù di una presunta libertà non “impongono” il battesimo ai figli,  privandoli in realtà di un grande dono e di una grande opportunità.

Sia lodato Gesù Cristo.

Antonio e Luisa