Sposi sacerdoti. I tuoi seni sono come due cerbiatti. (43 articolo)

[1]Come sei bella, amica mia, come sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono un gregge di capre,
che scendono dalle pendici del Gàlaad.
[2]I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
che risalgono dal bagno;
tutte procedono appaiate,
e nessuna è senza compagna.
[3]Come un nastro di porpora le tue labbra
e la tua bocca è soffusa di grazia;
come spicchio di melagrana la tua gota
attraverso il tuo velo.
[4]Come la torre di Davide il tuo collo,
costruita a guisa di fortezza.
Mille scudi vi sono appesi,
tutte armature di prodi.
[5]I tuoi seni sono come due cerbiatti,
gemelli di una gazzella,
che pascolano fra i gigli.
[6]Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
me ne andrò al monte della mirra
e alla collina dell’incenso.
[7]Tutta bella tu sei, amica mia,
in te nessuna macchia.

 

Proseguiamo con il terzo poema del Cantico. Dopo aver visto nel precedente articolo il corteo nuziale, arriviamo finalmente all’incontro. Entrano nella casa nuziale e lo sposo sempre più impaziente, il re, può disvelare, togliere il velo alla sua amata. L’articolo precedente ci ha riportato alla memoria l’ingresso della sposa in chiesa. Il primo momento del rito del matrimonio. Oggi il Cantico ci riporta alla prima notte di nozze, il secondo momento del rito del matrimonio, quello che pone il sigillo all’unione. Ci riporta alla prima unione fisica. Quello che racconta il canto del poema è proprio lo sguardo di meraviglia dello sposo che pone lo sguardo sulla sposa. Una meraviglia che ogni sposo, credo, abbia potuto sperimentare. Una meraviglia che ancora oggi, dopo anni,  può commuoverci.  Una meraviglia che non passa, che si trasforma e, se possibile, diventa ancora più forte, perchè la bellezza si nutre di amore. Il suo non è uno sguardo di concupiscenza, non è uno sguardo  che si sofferma sulla donna per dare soddisfazione alla propria cupidigia, trasformando la sposa in oggetto. Lo sguardo del Re è uno sguardo di meraviglia, è uno sguardo carico di Eros, ma non solo, è uno sguardo che permette alla sua sposa di sentirsi bella, la più bella, e che permette all’amata di sentirsi a proprio agio davanti al proprio sposo anche se denudata, perchè lo sguardo del suo re non viola la sensibilità della stessa facendola sentire aggredita, ma, al contrario, ne esalta la femminilità e accresce in lei il desiderio di incontrare il proprio sposo sempre più profondamente con tutto il suo corpo e tutta la sua anima. Lo sguardo prepara la donna all’unione totale con il suo sposo. Il Cantico non nasconde con moralismo l’eros e la corporeità degli sposi, ma li esalta in un contesto di purezza e verità che nulla hanno di volgare e pornografico.

L’uomo, attraverso uno sguardo casto ed erotico nello stesso tempo, non si limita a guardare un corpo, ma il suo sguardo vorrebbe penetrare nell’anima della donna in profondità, per realizzare un’esperienza di bellezza piena e di stupore autentico.

Uno sguardo casto permette tutto questo e, solo purificando il nostro sguardo da pornografia diretta o indiretta, riusciremo a guardare con gli occhi del re la nostra donna e farla sentire bella e femminile e non solo un oggetto di piacere.

Uno sguardo inquinato viola la donna e, presto o tardi, rovinerà uno dei momenti più intensi e belli del matrimonio, l’amplesso fisico, limitando tutto a un superficiale piacere fisico. Non riuscendo a vedere oltre il corpo, gli sposi non riusciranno a vivere quella esperienza di bellezza e di pienezza che il Cantico indica non solo possibile ma da ricercare.

Cosa vogliamo essere per nostra moglie, il Re che la fa sentire bella e desiderata o il ladro che viola la sua intimità per soddisfare le proprie voglie?

Antonio e Luisa

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro. 21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore  30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità 34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone

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Eravamo dei tralci secchi

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo.
Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto.
Voi siete gia mondi, per la parola che vi ho annunziato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me.
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.
Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato.
In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

In tutto il Vangelo, ogni versetto è da vivere, da sperimentare  nella nostra vita e nella nostra storia. Il Vangelo di questa domenica lo è in modo particolare, è più diretto ed evidente di altri passaggi.  Ci spiega come non ci sia nulla di più importante per noi sposi, tralci intrecciati che si nutrono dalla stessa sorgente, di restare aggrappati alla vite, Gesù.

Finchè abbiamo voluto fare di testa nostra, abbiamo sbagliato tutto,  ognuno di noi portava la propria esperienza, la propria personalità, la propria fragilità e inadeguatezza.  Avevamo un’idea di amore molto diversa, i nostri pensieri non coincidevano, anzi erano all’opposto.

La mia sposa era tutta Agape, amore spirituale e di sacrificio, io ero tutto Eros, amore passionale e carnale. Ognuno di noi si è scontrato con l’idea dell’altro e il nostro rapporto è stato spesso messo in discussione e in crisi.

Abbiamo capito, non so come, penso per Grazia, che entrambi stavamo sbagliando, e che senza un cambiamento presto ci saremmo separati. Abbiamo quindi deciso di affidarci a Gesù.

Non abbiamo fatto chissà quale esperienza mistica, nulla di tutto questo. Non abbiamo consultato veggenti, non abbiamo avuto apparizioni o chissà quale manifestazione sconvolgente. Ci siamo fidati e abbiamo capito che Gesù l’avremmo trovato nella sua Chiesa.

Scoprire la verità della Chiesa sull’amore umano, ci ha confermato che entrambi eravamo in torto, ci ha dato la forza di cominciare un cammino di vera conversione, personale e di coppia e da allora, da quando abbiamo deciso di rimanere incollati alla nostra vite, tutto è cambiato, noi tralci, prima secchi, abbiamo cominciato a dare frutto.

Da quel momento il nostro matrimonio si è trasformato in una storia stupenda,  perchè Gesù fa tutto nuovo e meraviglioso.

Antonio e Luisa.

Siamo come i Corinzi

Fratelli, il corpo non è per l’impudicizia, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo.
Dio poi, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza.
Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo?
Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito.
Fuggite la fornicazione! Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà alla fornicazione, pecca contro il proprio corpo.
O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi?
Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!

Ho deciso di interrompere la serie dedicata all’alfabeto degli sposi perchè la seconda lettura di questa domenica è troppo invitante per non cogliere le provocazioni che ancora oggi, anzi soprattutto oggi ci presenta. Partiamo dal contesto della predicazione di san Paolo. San Paolo sta predicando ai Corinzi. Corinto era una città pagana. Secondo le conoscenze storiche era indicata come molto ricca ed opulenta; non solo, era rinomata come dissoluta e moralmente corrotta: omosessualità, divorzio aborto erano largamente usati. Non vi ricorda nulla? Non vi ricorda il nostro decadente occidente? Le nostre città e le nostre comunità? San Paolo chiede ai cristiani di quella comunità di differenziarsi dagli altri, di essere santi a partire proprio dal corpo, tempio dello Spirito Santo. San Paolo ci riporta alla realtà. Sento spesso dire, anche all’interno della Chiesa, che i peccati sessuali non sono così gravi. Sento dire che se fossero davvero importanti nessuno si salverebbe, perchè più o meno ci son dentro tutti. Sembra ci sia quasi un arrendersi da parte di certi sacerdoti, o forse un non comprendere l’importanza di questa realtà. San Paolo dice di prestare invece attenzione. Il corpo è per il Signore e il Signore è per il corpo mi ha subito colpito. Cosa significa? Significa che Gesù ci ha salvato con la sua incarnazione, con la sua passione e morte, attraverso un amore espresso nel corpo e nel sangue. E’ una grande opportunità che ci offre. Possiamo coglierla oppure rifiutarla. Possiamo rifiutarla scegliendo il mondo e la sua idea di amore fatta di pulsioni sensazioni ed emozioni. Un amore falso che nasconde egoismo ed è guidato dal desiderio di soddisfare le nostre pulsioni sessuali e di riempire vuoti affettivi. Oppure possiamo accoglierla scegliendo Gesù e l’amore autentico fatto di apertura e dono all’altro. Giovanni Paolo II ha, in modo illuminante, spiegato durante le sue catechesi del mercoledì che il peccato originale è questo. Non è stato, come alcuni spiritualisti sostengono, essersi accoppiati sessualmente. Il rapporto sessuale c’è sempre stato fin dalle origini come ci insegna il grande santo nelle sue catechesi. Il peccato è invece aver scisso l’eros dall’agape. L’amore erotico carnale non è stato più vissuto nel dono e nella volontà di unirsi all’altro, ma nella ricerca del piacere spinto da un egocentrismo e un  ripiegamento su di sè. Il matrimonio è un sacramento meraviglioso proprio perchè permette con la volontà, l’impegno, la vita comune, l’intimità ,la relazione e la Grazia di recuperare pian piano quello sguardo delle origini. Quello sguardo di chi non prova vergogna, che non ha bisogno di coprirsi come fece la prima coppia. Non si avverte la necessità di coprirsi perchè c’è uno sguardo di reciproco rispetto, di chi riconosce la preziosità e la regalità dell’altro/a e non vuole rubare per sè, ma accrescere quella ricchezza con il dono di sè. Questa Parola ci interpella come interpellava i cristiani di Corinto. Possiamo accontentarci delle briciole e confonderci con tutti gli altri, oppure come ci chiede San Paolo possiamo differenziarci per vivere in pienezza ed essere strumento di Dio, strumento di bellezza e pienezza in un mondo che vive al buio.

Antonio e Luisa

Una meraviglia che non finisce!

Per uno sposo non c’è nulla di più bello e meraviglioso della sua sposa. Non parlo di mistica ma di ciccia, di carne. Parlo naturalmente di ciò che posso vedere e toccare. Non c’è nulla che ci riempia maggiormente lo sguardo del corpo della mia sposa, trasfigurato dall’amore che ci unisce e che traspare dal suo sguardo. Un corpo di una bellezza che solo io posso percepire in modo così profondo e pieno. Gli anni passano, la bellezza dovrebbe sfiorire, ed è così, oggettivamente è così. I capelli iniziano a imbiancarsi, le rughette sul viso si vedono, cinque gravidanze hanno lasciato qualche segno sul corpo. Eppure è sempre più bella. Non me lo spiego, ma è così. La mia sposa mi appare ogni giorno più bella. Una meravigliosa amalgama di femminilità, dolcezza, tenerezza e accoglienza. Padre Raimondo ce l’aveva detto: “Ricordate ragazzi che esistono due tipi di bellezza, quella oggettiva che vedeno tutti e quella soggettiva che è solo vostra e dipenderà da come vi siete amati, da come avete perfezionato il vostro rapporto e dalla tenerezza e cura che vi siete riservati l’uno per l’altra.”

Non ci credevo fino in fondo, ma mi sono fidato. Ora posso dire che è proprio così. Sono quindici anni che siamo sposati e ogni volta che torno a casa dopo una giornata fuori e  trovo Luisa, vivo sempre la stessa sensazione di meraviglia. Quella bellezza soggetttiva che riempie i miei occhi è fatta di tante cose, è fatta di ricordi, di fedeltà, di attenzioni, di perdono, di momenti speciali, di carezze, di abbracci, di baci, di amplessi, di momenti difficili, di gioia, di unità, di pianti, di dialogo, di ascolto, di unione e intimità. Quando guardo la mia sposa vedo tutto questo in lei, una bellezza trasfigurata dall’amore fedele ed esclusivo di tanti anni di matrimonio e di vita comune.

Per spiegarmi meglio mi faccio aiutare dal Cantico dei Cantici, poema profondissimo della Bibbia dove si canta l’amore concreto, erotico degli sposi.

8]Vieni con me dal Libano, o sposa,
con me dal Libano, vieni!
Osserva dalla cima dell’Amana,
dalla cima del Senìr e dell’Ermon,
dalle tane dei leoni,
dai monti dei leopardi.
[9]Tu mi hai rapito il cuore,
sorella mia, sposa,
tu mi hai rapito il cuore
con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!
[10]Quanto sono soavi le tue carezze,
sorella mia, sposa,
quanto più deliziose del vino le tue carezze.
L’odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi.
[11]Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa,
c’è miele e latte sotto la tua lingua
e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano.

Questi versetti del Cantico seguono immediatamente la descrizione dell’amata da parte dell’uomo che, attraverso uno sguardo casto, riesce a far sentire la propria amata regina e desiderata. L’uomo riesce a penetrare con il proprio sguardo d’amore oltre la semplice fisicità della donna che, pur bella che sia, non può riempire gli occhi dell’uomo a cui non basta la concretezza del corpo. L’uomo, infatti, cerca un’esperienza che ricomprenda anche lo spirito e il cuore. Questa premessa rende possibile questi versetti, forse tra i più famosi del Cantico, perchè ripresi da una nota canzone, usata spesso anche durante le celebrazioni del rito nuziale. Questi versetti indicano tutta la bellezza e lo sconvolgimento interiore, la passione d’amore verso la propria amata che non si riesce a trattenere. Lo sposo è conquistato dalla propria sposa in un intreccio di cuore e corpo, di desiderio e passione, di spirituale e carnale, un intreccio che pervade tutta la persona e per questo è inebriante e totalizzante. Diventa uno sguardo così profondo da divenire contemplazione, contemplazione di ciò che è più bello e meraviglioso, la propria amata. Uno sguardo contemplativo così bello da dare forza e motivazione allo sposo di donarsi totalmente a quella donna e in quel rapporto d’amore così pieno e coinvolgente.

Molti, leggendo questo passo del Cantico e questa interpretazione cha abbiamo voluto dare, potrebbe vedere in questo amore così passionale e carnale, l’amore degli sposi novelli, dove l’innamoramento è ancora forte e coinvolgente. Non è così. Se nel matrimonio l’unione sponsale è curata tutti i giorni in un contesto di dolcezza e dedizione dell’uno verso l’altra, quello sguardo contemplativo non passerà, anzi, si perfezionerà e sarà rinforzato giorno dopo giorno. Ogni sposo continuerà a vedere nella propria sposa la regina della propria vita e continuerà a restare rapito dalla sua bellezza anche se gli anni passano e arrivano rughe e capelli bianchi.

Antonio e Luisa

Sono uomo e preferisco i metodi naturali

Vi propongo una testimonianza che ho scritto per il blog monte di venere.  Ringrazio Maria Dolores per avermela chiesta e suggerisco di visitare il suo blog e la sua pagina facebook perchè è molto interessante e cerca di presentare una sessualità sana e autentica così.

 

Sono sempre alla ricerca di uomini che vogliano raccontare cosa ne pensano dei metodi naturali, soprattutto di quelli che ne hanno fatto esperienza diretta, perchè credo che offrano un punto di vista meno conosciuto e straordinariamente interessante. Ho incontrato Antonio, che è sposato da 15 anni, e lo ringrazio di cuore.

Quando gli ho chiesto se preferisse uno pseudonimo mi ha risposto così:

Io ne parlo liberamente perché non c’è nulla di male. L’amore carnale ed erotico è qualcosa di bello, non qualcosa di cui vergognarsi.

Poi ci ha regalato un bel racconto.

Cercherò con questa breve testimonianza di raccontare qualcosa della mia esperienza relativa all’uso dei metodi naturali per la regolazione della fertilità (sintotermico). Spesso si pensa che la rilevazione dei dati e la gestione della situazione ricada completamente sulla donna. Non è completamente vero, infatti la donna ha bisogno dell’appoggio, del sostegno, o meglio della complicità del marito. La scelta condivisa e accettata da entrambi è condizione necessaria per non fallire e per non generare tensioni e divisioni all’interno della coppia. Non voglio essere ipocrita, all’inizio questi metodi li ho profondamente odiati. Abbiamo fatto l’errore di scegliere questa modalità di vivere la nostra intimità solo quando eravamo già sposati. Un consiglio che mi sento di dare alle donne è di impararli prima, eviterete tante paure e litigate con vostro marito. Luisa li ha imparati dopo che abbiamo avuto il nostro primo figlio. Ne sono arrivati in successione altri 3 nel giro di pochi anni. Allattamento e nuove gravidanze hanno reso la comprensione dei segnali da parte di Luisa molto difficile. Eravamo seguiti da un’insegnante molto brava e paziente. Quando eravamo da lei tutto sembrava facile, poi a casa non si capiva niente. I giorni verdi, quelli sicuri per evitare la gravidanza, erano sempre troppo pochi e la cosa che più mi distruggeva era l’incertezza. Fino all’ultimo avevo paura che Luisa mi chiamasse dal bagno e mi mostrasse il muco trasparente e filante: era la fine dei miei progetti per quella sera. Ciò mi rendeva nervoso e rancoroso verso di lei, colpevole, a mio avviso, di essere incapace e troppo ansiosa e rigida nell’applicazione dei metodi. Sono iniziati mesi duri, di tensione forte tra di noi, fino a che la nostra guida spirituale ci ha consigliato di usare il preservativo, per non compromettere il nostro rapporto. Finalmente liberi. Non avevo più l’assillo e la preoccupazione dell’incertezza e Luisa non aveva più il peso di dover scegliere tra rischiare una gravidanza o litigare con me. Quindi tutto bene? No, per nulla. Abbiamo vissuto la peggior aridità della nostra relazione. La nostra intimità, liberata e svuotata della sua fecondità non era più capace di unirci. Fecondità ed unità non sono scindibili ma dall’una dipende anche l’altra. Ce ne siamo resi conto e ce lo siamo detti, perché fortunatamente il dialogo tra noi non è mai mancato. Non era più un gesto che esprimeva la nostra profonda unione dei cuori ma sempre più spesso era usare Luisa per il mio piacere che dal gesto scaturiva. Come se con l’abbandono dei metodi naturali io avessi abbandonato anche l’apertura verso lei e mi fossi ripiegato su di me e sul mio appagamento. È frustrante poi per un uomo riprendersi il suo sacchettino e buttarlo via. Non c’è una vera accoglienza . Non ci si sente davvero in comunione ma c’è quel sottile strato di lattice che divide e la tua sposa non accoglie né te né il tuo seme. Può sembrare nulla, ma psicologicamente se un uomo ci pensa non è indifferente e poi forse ancora più dannoso il dopo: il momento dell’assimilazione del piacere in cui ci si abbandona nell’abbraccio con la propria sposa e si vive quell’Unione dei cuori oltre che della carne .

Unione mistica, per dirla con le parole dell’ Amoris Laetitia…

Questo momento è rovinato perché devi state sull’attenti. Forse queste differenze si notano solo quando non si è concentrati solo su di sé ma si cerca una comunione, un’incontro con la propria sposa, ma ti assicuro che tutto cambia. È molto più pieno e tutta la persona è appagata in profondità senza mezzi anticoncezionali, quando è vissuto in modo ecologico.

Decidemmo allora di tornare ai metodi naturali, ma questa volta con una convinzione e determinazione ben diversa, consapevoli che solo attraverso quel modo di vivere la nostra intimità avremmo potuto progredire anche nel nostro amore aprendoci sempre più all’altro/a. Quello che un tempo era motivo di insoddisfazione e frustrazione per me, cioè l’impossibilità di avere un rapporto con la mia sposa ogni momento che io lo desiderassi, divenne occasione per educarmi a una tenerezza non per forza condizionata ad avere un amplesso. Iniziai a parlare maggiormente il linguaggio d’amore degli sposi, fatto di dolcezza, ascolto, tenerezza e attenzione. Luisa si è sentita profondamente amata e accolta, e anche lei ha acquisito da questo mio nuovo atteggiamento forza e sicurezza nel comprendere i segni del suo corpo, rendendomi sempre partecipe della scelta finale. Tutto è diventato meraviglioso, abbiamo cercato ed avuto un altro bambino che ora ha otto anni, e nonostante il passare degli anni, il desiderio reciproco non è mai venuto meno, anzi è sempre fortissimo, sicuramente anche grazie alla scelta che abbiamo fatto. I metodi naturali ti obbligano a cambiare. Siamo abituati a credere che il rapporto fisico sia qualcosa di spontaneo, la naturale conseguenza del trasporto emotivo ed erotico dei nostri sentimenti: questa modalità può essere vera nei primi tempi del matrimonio dove non ci sono figli e gli impegni lasciano comunque tanto tempo alla coppia. Dopo non funziona più. I tanti impegni, i figli, la casa e il lavoro ti svuotano e quando finalmente si è soli, di solito ad ore assurde della notte, l’unico desiderio che avvertiamo non è verso l’altro/a  ma verso il cuscino. I metodi naturali non sono semplici metodi per avere o non avere figli, come possono essere gli anticoncezionali, ma ti conducono verso l’altro/a. Ti educano a sviluppare una serie di gesti affettuosi e teneri che non si concludono per forza con un rapporto fisico. Tutta la vita insieme può diventare una corte continua e quando finalmente il semaforo è verde non è mai un gesto che è vissuto in modo isolato,  ma come culmine di un dialogo amoroso che dura tutto il giorno e tutti i giorni. Ho profondamente odiato i metodi naturali, ma oggi devo ammettere che scegliere di usarli ha contribuito in modo importante alla felicità e alla riuscita del mio matrimonio.

Sexy-consiglio: baciarsi, ma bene

Pubblichiamo con piacere un articolo di Thérèse Hargot, sessuologa belga che, secondo me, ha tanto da insegnare a una società che ha banalizzato il sesso, e anche a una parte di Chiesa che vive la sessualità in modo angelico e non carnale come Dio ha pensato per noi dotandoci di un corpo.

Questo blog, come ho evidenziato fin dal titolo, si ispira agli insegnamenti cristiani della Chiesa cattolica, ciò non toglie, come ha insegnato mirabilmente San Giovanni Paolo II, e come mi auguro abbiate potuto sperimentare nel vostro matrimonio, che tutto inizia dall’amore umano perfezionato dalla Grazia del sacramento. Per questo è indispensabile nutrire e rivitalizzare il nostro amore erotico, da cui non si può prescindere. Diffido sempre di chi, nel matrimonio, si cura solo delle altezze dello spirito senza porre le basi essenziali dell’amore carnale.

Ringrazio di cuore il blog montedivenere, in particolare Maria Dolores Agostini, per avermi accordato il permesso di pubblicare l’articolo seguente.

Le prostitute non baciano, si dice. Perché, invece le spose lo fanno? Niente di meno ovvio. Ecco trovato un bel punto in comune, almeno in questo caso.

Sarà anche trash, d’accordo. Ma è vero.

No, davvero, a quando risale il vostro ultimo bacio? Non quello algido in punta di labbra a culo di gallina! Vi parlo di un vero bacio, quello che vi ha fato vibrare totalmente. Quand’era? Com’era? Con chi?

« Ma a me, non è che mi piaccia tanto in effetti » si sente dire tanto spesso quanto il pretestuoso:« Non abbiamo mica bisogno di baciarci sulla bocca per manifestare il nostro amore ». E poi c’è l’igienista: « Sinceramente, lo trovo un po’ schifoso » e l’imbarazzante: « Non mi piace molto il modo in cui bacia ». Ops.

Ah sì? « E con il vostro amante o la vostra amante, come lo trovereste? » mi viene voglia di rispondere.

Naturalmente è tutto diverso. Perché il bacio è fatto per gli esseri che si desiderano intensamente. E per gli adolescenti pre-puberi, vero anche questo.

Che felicità suprema (ri)scoprire la potenza erotica di un bacio. Esprime il desiderio, risveglia il desiderio. Ci si sente uniti, ci si abbandona all’altro, il piacere e l’eccitazione sono al massimo.

Quanto è importante allora baciarsi, per una coppia legata da un amore fedele e duraturo! Baciarsi per rimanere amanti anche quando si diventa sposo-sposa, o genitori. Baciarsi per sentire il desiderio, quello che la routine tende a spegnere anche se non vorremmo.

Ah, dimenticavo soprattutto… Quant’è importante, dunque, provare attraverso il bacio questa alchimia tutta particolare tra due esseri, prima di legarsi in matrimonio! Se non vi piace baciare la persona con la quale vi sposerete, allarme rosso: fermate subito tutto! Lasciate perdere, rimanete buoni amici.

Baciate, dunque. Ma bene. A lungo. A modo vostro, senza modello preconcetto. Trovate e rinnovate il vostro modo di esprimere e di risvegliare il desiderio che vi ha uniti.

Bando alle ciance, un bacio vale mille parole. Guardate piuttosto questo video della mia canzone preferita del momento. Che intensità! La adoro, assolutamente.

A presto, e tanti baci,

T.

Thérèse Hargot

tradotto per Monte di Venere da Maria Chiara Bonino

Pensate che non sia per voi, pensate che non sia così importante, non avete voglia e non ne sentite il desiderio? E’ un campanello d’allarme. E’ il momento di farlo, proprio perchè non ne avete voglia. Il vostro matrimonio non dipende solo dalla Grazia, dall’Eucarestia e dalle preghiere ma anche da come saprete rendere sempre nuovo la vostra relazione e come riuscirete a mantenere acceso il fuoco del desiderio. Non sono io a dirlo, non è neanche Thérèse, ma è Dio stesso, che attraverso il Cantico dei Cantici ci ha lasciato le istruzioni per amare come Lui vuole, come veri uomini e vere donne realizzati in pienezza. Vi lascio il link a un mio precedente articolo Mi baci con i baci della sua bocca

Antonio e Luisa

Uno sguardo di meraviglia

Proseguiamo la riflessione di Amoris Laetitia  con i capitoli 128 e 129.

128. L’esperienza estetica dell’amore si esprime in quello sguardo che contempla l’altro come un fine in sé stesso, quand’anche sia malato, vecchio o privo di attrattive sensibili. Lo sguardo che apprezza ha un’importanza enorme e lesinarlo produce di solito un danno. Quante cose fanno a volte i coniugi e i figli per essere considerati e tenuti in conto! Molte ferite e crisi hanno la loro origine nel momento in cui smettiamo di contemplarci. Questo è ciò che esprimono alcune lamentele e proteste che si sentono nelle famiglie. “Mio marito non mi guarda, sembra che per lui io sia invisibile”. “Per favore, guardami quando ti parlo”. “Mia moglie non mi guarda più, ora ha occhi solo per i figli”. “A casa mia non interesso a nessuno e neppure mi vedono, come se non esistessi”. L’amore apre gli occhi e permette di vedere, al di là di tutto, quanto vale un essere umano.

129. La gioia di tale amore contemplativo va coltivata. Dal momento che siamo fatti per amare, sappiamo che non esiste gioia maggiore che nel condividere un bene: «Regala e accetta regali, e divertiti» (Sir 14,16). Le gioie più intense della vita nascono quando si può procurare la felicità degli altri, in un anticipo del Cielo. Va ricordata la felice scena del film Il pranzo di Babette, dove la generosa cuoca riceve un abbraccio riconoscente e un elogio: «Come delizierai gli angeli!». È dolce e consolante la gioia che deriva dal procurare diletto agli altri, di vederli godere. Tale gioia, effetto dell’amore fraterno, non è quella della vanità di chi guarda sé stesso, ma quella di chi ama e si compiace del bene dell’amato, che si riversa nell’altro e diventa fecondo in lui.

Questi due capitoli di Amoris Laetitia sono incentrati sullo sguardo. Mi hanno fatto tornare alla mente alcuni passaggi del Cantico dei Cantici dove, attraverso uno sguardo non contaminato ed educato, i protagonisti riescono a contemplare tutta la bellezza della persona amata, la bellezza del corpo trasfigurato dalla dolcezza, dalla tenerezza e da tutte le doti dello spirito, rendendo sublime il desiderio dell’uno verso l’altra e inebriante l’attrazione erotica

Il Cantico dei Cantici ci presenta quindi,  il desiderio d’amore, che poggia sulla contemplazione della propria amata e del proprio amato. Il Cantico non racconta una storia lineare dove c’è un inizio e una fine, ma è un continuo ripetersi, un ciclo che ricomincia innumerevoli volte. L’attesa, il desiderio, l’incontro, lo scambio di tenerezze, carezze, profumi, la contemplazione l’uno dell’altra e, infine, l’appagamento totalizzante dell’amplesso fisico. Sembra tutto giunto al culmine, invece nel Cantico non c’è un lieto fine assoluto, ma dopo ogni incontro d’amore c’è la perdita di quanto sperimentato  e la sua nuova ricerca, perché l’assenza ci rende tristi, incompleti e non realizzati. Questo ciclo si ripete all’infinito , questa è la storia di ognuno di noi, una dinamica che possiamo  vivere nella nostra vita se solo riusciamo a incarnare un amore puro e casto (che nel matrimonio non significa astinenza). Il Cantico ci ricorda che l’amore e il desiderio non sono realtà che possiamo possedere ma vanno nutrite e perfezionate sempre di più.

Come evitare di perdere di vista il nostro amato o la nostra amata? Come evitare di non meravigliarci più della bellezza della nostra sposa e del nostro sposo? Come essere capaci di chiamare incantevole colei che Dio ci ha donato, anche dopo anni di matrimonio e un corpo che non è più nel fiore della giovinezza?

Dobbiamo seguire la strada del Cantico. Dobbiamo lavorare su un duplice aspetto. Renderci amorevoli verso il nostro coniuge e mantenere uno sguardo puro. Quest’ultimo riguarda soprattutto gli uomini. Dobbiamo evitare la pornografia diretta e indiretta. L’Italia è uno dei paesi con il maggior numero di accessi a siti web porno. Ma non basta, anche siti di informazioni seri come Repubblica e Corriere, per citare i più famosi, sono pieni di gallerie fotografiche di modelle quasi totalmente scoperte. Corpi perfetti, giovani e spesso ritoccati con il mouse o con il bisturi. Nutrirci quotidianamente di immagini così,  conduce inesorabilmente a non essere più capaci di vedere nostra moglie come quella persona incantevole di cui ci siamo innamorati, ma come un corpo che non può competere con quelli di cui ci riempiamo gli occhi e la testa. Nostra moglie diventa qualcuno di cui ci accontentiamo, che non ci piace più e tutto diventa finto, brutto e senza desiderio.

Imparare a stare lontano da certe cose, significa riscoprire la bellezza della propria sposa. Tornerà  ad essere incantevole, perché è molto più di un corpo, e il suo corpo irradia tutta la sua dolcezza, accoglienza, femminilità, qualità che ci hanno fatto innamorare  e che continuano a farlo ogni nuovo giorno che Dio ci dona.

Altro fattore determinante è rendersi amabili, imparare a parlare il linguaggio d’amore del nostro sposo o della nostra sposa. Il Papa ne parlerà più approfonditamente nel proseguo del documento ma è bene farne un accenno. Parole di stima e d’amore, gesti di tenerezza, regali, momenti speciali o gesti di servizio possono nutrire il nostro sguardo che non sarà più oggettivo ma soggettivo cioè, influenzato e perfezionato da questo stile di volersi bene degli sposi. Una vera e propria gara a donarsi attenzioni, uno stile che mette l’altro al centro e soprattutto che permette di non perdersi di vista. Senza questa corte continua, che non finisce mai, si rischia seriamente di non guardarsi più, presi da mille impegni e preoccupazioni ci si ritrova presto estranei incapaci di riconoscere la persona di cui ci siamo innamorati rendendo le relazioni tristi e desolanti.

Le parole magiche sono sguardo puro e rendersi amabili; la grazia di Dio farà il resto.

Antonio e Luisa.