Mi hai rapito il cuore con un solo tuo sguardo

Lo sguardo è decisivo. Spesso non c’è bisogno di parlare. Basta scambiarsi uno sguardo e già si capisce tutto. Si capisce la tristezza, la gioia, la stanchezza, il desiderio, l’attrazione.

Lo sguardo è immediato arriva prima di ogni altro gesto perchè è diretto, ma non per forza ravvicinato. Uno sguardo può incoraggiare ad avvicinarsi o al contrario può allontanare e far sentire la persona amata non desiderata. Lo sguardo è la prima parte di noi che interagisce con l’altro e instaura un dialogo. Come non pensare alla nostra vita di coppia? Se ci si conosce profondamente e dopo anni di matrimonio di solito è così, uno sguardo dice tutto.  Lo sguardo non si improvvisa e non mente. Se voglio mantenere uno sguardo su mia moglie limpido e sincero, che trasmette a lei tutto il mio desiderio e le permette di specchiarsi dentro i miei occhi e di vedersi bellissima, devo educarlo, devo rinunciare ad inquinarlo con immagini che trasformano le donne in oggetti. Se mi nutrirò di pornografia e di immagini degradanti, la mia sposa vedrà nel mio sguardo non la sua bellezza ma la mia voglia di farne il mio oggetto di piacere, rovinando tutto e facendola sentire svalutata e violentata. Uno sguardo, che viene dal profondo di noi stessi e che si arricchisce di tutto il vissuto carico di amore e tenerezza, ci permetterà di far sentire la nostra sposa bellissima sempre e a noi di vedere in lei una creatura che ci meraviglia ogni giorno. Questa è la bellezza del matrimonio.

Sentite quello che scrive don Oreste Benzi a proposito dello sguardo:

Sentirete, guardandovi negli occhi l’un l’altro di essere costruttori di pace, di essere misericordiosi, di essere miti e semplici, di essere affamati e assetati di giustizia. Sentirete la gioia stupenda che viene dal sentirsi chiamati: questa è la vocazione che il Signore ci dona.

E allora, ripieni di Dio, tu sposa leggerai la tua bellezza negli occhi del tuo sposo, perchè credo che una sposa non possa leggere la propria bellezza guardandosi allo specchio, ma guardandolo negli occhi del proprio marito sente tutta la propria preziosità e la propria bellezza.

Aprirsi all’altro nella tenerezza

Riprendendo gli articoli dei giorni precedenti, si può quindi dire che la tenerezza diventa uno stile di vita, un modo di amare in ogni momento, un modo che rispecchia lo stile di Dio e che permette a noi sposi di combattere il desiderio di possesso e di farci dono.

La tenerezza è un vero e proprio linguaggio attraverso il corpo, la tenerezza pone le basi per rendersi accogliente e aprirsi all’altro ed instaurare un dialogo perpetuo d’amore.

Il nostro corpo diventa luogo e mezzo della tenerezza. Se non abbiamo un atteggiamento libero e sano nei confronti del corpo, non riusciremo a esprimere la tenerezza. Prima cosa da fare è sicuramente educarci a vedere il nostro corpo come qualcosa non di estraneo all’anima ma qualcosa che ne è strettamente legato. Dice Rocchetta che ogni persona  ha due possibilità: fare della corporeità un segno vivo e tangibile della tenerezza oppure chiudersi a riccio facendo di sé un recinto chiuso e impenetrabile. E’ chiaro che con la persona amata desidereremmo essere nella prima situazione, ma non è sempre facile. Ci portiamo dentro ferite, lacci, idee e vissuti che spesso ci rendono molto difficile aprirci totalmente al/la nostro/a sposo/a. Solo un vero dialogo d’amore, un progressivo abbandono all’altro e un atteggiamento costante di rispetto e non di prevaricazione possono aiutarci ad essere finalmente capaci di accogliere l’altro/a in noi e di darci all’altro/a in un contesto di fiducia ed abbandono reciproco. Per me e la mia sposa è stato esattamente così. Spesso si arriva al matrimonio con ferite da guarire e blocchi da rimuovere e solo con gli anni il rapporto di coppia diventa realmente totale e libero nella verità.

Ecco perché la castità è fondamentale. La castità prima del matrimonio (astinenza) e dopo il matrimonio (perfezionamento del rapporto fisico) permette di mantenere sempre un’aderenza tra anima e corpo e permette così di crescere nella tenerezza. Fortunati quei ragazzi che vivono un fidanzamento vero nella castità, impareranno a parlare il linguaggio della tenerezza, che nel matrimonio sarà fondamentale e farà la differenza nella qualità dell’unione. La nostra unione deve essere specchio del nostro rapporto con Dio e si può quindi dire che la tenerezza porta all’intimità con Dio e Dio porta alla tenerezza nell’intimità con la nostra sposa o il nostro sposo.

Antonio e Luisa

Eros e tenerezza

Al termine della lettura del terzo poema del Cantico dei Cantici, possiamo trarre alcune conclusioni. Dio ci insegna ad amare e ci insegna che l’eros non è meno importante dell’agape. L’eros non è il fratello povero dell’agape, ma noi uomini, essendo fatti di carne oltre che di spirito, troviamo nell’eros una manifestazione di amore vero. Naturalmente Dio ci insegna che l’attrazione fisica, per essere amore e non concupiscenza e desiderio di possesso, deve arricchirsi di tenerezza, la tenerezza diventa via maestra per farci dono anche nella carne. La tenerezza è fatta di gesti e atteggiamenti. La tenerezza è costituita di sguardi (tu mi hai rapito il cuore con un solo tuo sguardo), di baci (Mi baci con i baci della tua bocca), di abbracci (La sua sinistra è sotto il mio capo e la sua destra mi abbraccia.), di dolcezza, di tono della voce e di parole dette (fammi sentire la tua voce), di carezze (Quanto sono soavi le tue carezze,sorella mia, sposa,quanto più deliziose del vino le tue carezze) fino ad arrivare all’abbraccio totale degli sposi che è l’amplesso (Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti.). La tenerezza diventa un linguaggio vero e proprio che permette agli sposi di amarsi e di comunicare amore.  La parola, dice Rocchetta, diventa corpo e il corpo diventa parola.

Il linguaggio dell’amore è bellezza e pienezza, mi viene in mente leggendo questo poema il giardino dell’Eden. I due sono come proiettati in una nuova dimensione dove, amando in modo vero e tenero, riescono a superare il peccato, a perdersi in quell’abbraccio d’amore che li mette profondamente in contatto tra loro e con Dio.  Il cielo è sceso sulla terra. La tenerezza rinnova l’amore, rendendolo un’esperienza sempre nuova e che non basta mai.

Questo è quello a cui ognuno di noi deve tendere, questo è ciò che Dio ci ha promesso nel matrimonio. Gesù ha redento il peccato e ci ha donato nel matrimonio l’un l’altra, perché noi potessimo tornare alle origini, superare la concupiscenza del peccato e donarci reciprocamente e, nel contempo, donare esperienza di Dio al nostro amato o alla nostra amata.

La chiave è la castità

[12]Giardino chiuso tu sei,
sorella mia, sposa,
giardino chiuso, fontana sigillata.
[13]I tuoi germogli sono un giardino di melagrane,
con i frutti più squisiti,
alberi di cipro con nardo,
[14]nardo e zafferano, cannella e cinnamòmo
con ogni specie d’alberi da incenso;
mirra e aloe
con tutti i migliori aromi.
[15]Fontana che irrora i giardini,
pozzo d’acque vive
e ruscelli sgorganti dal Libano.

La sposa

[16]Lèvati, aquilone, e tu, austro, vieni,
soffia nel mio giardino
si effondano i suoi aromi.
Venga il mio diletto nel suo giardino
e ne mangi i frutti squisiti.

Lo sposo

[1]Son venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa,
e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo;
mangio il mio favo e il mio miele,
bevo il mio vino e il mio latte.
Mangiate, amici, bevete;
inebriatevi, o cari.

 

Il Cantico si fa sempre più audace e non ci si limita più agli sguardi, ma è imminente il momento dell’incontro con l’amata. Ormai i due sposi si sono preparati al meglio per questo momento e tutto il desiderio, che si sono scambiati e comunicati attraverso lo sguardo, sta per avere il suo soddisfacimento e il suo culmine nell’abbraccio dell’amplesso.

E’ bellissimo il simbolismo che il Cantico propone. Giardino chiuso e fontana sigillata. Il giardino è l’amata stessa, giardino chiuso perchè sarà aperto solo da chi ne ha la chiave. La chiave non si può ottenere se non con l’amore e la promessa del per sempre. Solo in quel momento lo sposo otterrà la chiave per accedere al giardino, un giardino dove potrà sperimentare la gioia piena, la contemplazione del corpo, l’abbandono totale nelle sensazioni totalizzanti dell’amplesso fisico Quel giardino è chiuso e solo lo sposo, il Re, ha potuto accedervi e questo lo rende pazzo di una gioia incontenibile. Non è perchè vuole possedere la sposa ma, al contrario, vuole darsi totalmente a lei. Provate a chiudere gli occhi e a immergervi in questo momento di meravigliosa pienezza. Non esistono che loro e, se guardate bene, non vedrete qualcosa di volgare e banale ma, al contrario, vedrete il trionfo della bellezza, la bellezza che oltrepassa il corpo e si compie nel cuore dei due sposi. Ciò che avviene nel corpo è segno di ciò che l’anima vive e trasmette in quell’unione d’amore.

Pensate che bello vivere la propria sessualità in questo modo. Questo è l’elogio della castità: la donna e l’uomo si preparano a quell’incontro e difendono la purezza di quel giardino, preparato per un solo uomo e per nessun altro. Che bello arrivare all’amplesso fisico solo dopo che ci si è promessi per la vita e si è entrati in possesso di quella chiave che dà accesso al giardino! Che bello non entrare come ladro che ruba ciò che è destinato ad altri, ma come Re| Che bello poter entrare al culmine del desiderio dopo che ci si è preparati con sguardi e gesti d’amore e di dolcezza! Solo così la donna non sentirà violentato il suo giardino, ma curato e desiderato. Questa è la via casta che permetterà all’uomo di non perdere mai la chiave di quel giardino che tanto ama e che quindi gli permetterà di non violare ma amare la propria sposa.

Antonio e Luisa

Vieni con me dal Libano

[8]Vieni con me dal Libano, o sposa,
con me dal Libano, vieni!
Osserva dalla cima dell’Amana,
dalla cima del Senìr e dell’Ermon,
dalle tane dei leoni,
dai monti dei leopardi.
[9]Tu mi hai rapito il cuore,
sorella mia, sposa,
tu mi hai rapito il cuore
con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!
[10]Quanto sono soavi le tue carezze,
sorella mia, sposa,
quanto più deliziose del vino le tue carezze.
L’odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi.
[11]Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa,
c’è miele e latte sotto la tua lingua
e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano.

Questi versetti del Cantico seguono immediatamente la descrizione dell’amata da parte dell’uomo che, attraverso uno sguardo casto, riesce a far sentire la propria amata regina e desiderata. L’uomo riesce a penetrare con il proprio sguardo d’amore oltre la semplice fisicità della donna che, pur bella che sia, non può riempire gli occhi dell’uomo a cui non basta la concretezza del corpo. L’uomo, infatti, cerca un’esperienza che ricomprenda anche lo spirito e il cuore. Questa premessa rende possibile questi versetti, forse tra i più famosi del Cantico, perchè ripresi da una nota canzone, usata spesso anche durante le celebrazioni del rito nuziale. Questi versetti indicano tutta la bellezza e lo sconvolgimento interiore, la passione d’amore verso la propria amata  che non si riesce a trattenere. Lo sposo è conquistato dalla propria sposa in un intreccio di cuore e corpo, di desiderio e passione, di spirituale e carnale, un intreccio che pervade tutta la persona e per questo è inebriante e totalizzante. Diventa uno sguardo così profondo da divenire contemplazione, contemplazione di ciò che è più bello e meraviglioso, la propria amata. Uno sguardo contemplativo così bello da dare forza e motivazione allo sposo di donarsi totalmente a quella donna e in quel rapporto d’amore così pieno e coinvolgente.

Molti, leggendo questo passo del Cantico e questa interpretazione cha abbiamo voluto dare, potrebbe vedere in questo amore così passionale e carnale, l’amore degli sposi novelli, dove l’innamoramento è ancora forte e coinvolgente. Non è così. Se nel matrimonio l’unione sponsale è curata tutti i giorni in un contesto di dolcezza e dedizione dell’uno verso l’altra, quello sguardo contemplativo non passerà, anzi, si perfezionerà e sarà rinforzato giorno dopo giorno. Ogni sposo continuerà a vedere nella propria sposa la regina della propria vita e continuerà a restare rapito dalla sua bellezza anche se gli anni passano e arrivano rughe e capelli bianchi.

Antonio e Luisa

Lo sguardo esalta e non viola

[1]Come sei bella, amica mia, come sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono un gregge di capre,
che scendono dalle pendici del Gàlaad.
[2]I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
che risalgono dal bagno;
tutte procedono appaiate,
e nessuna è senza compagna.
[3]Come un nastro di porpora le tue labbra
e la tua bocca è soffusa di grazia;
come spicchio di melagrana la tua gota
attraverso il tuo velo.
[4]Come la torre di Davide il tuo collo,
costruita a guisa di fortezza.
Mille scudi vi sono appesi,
tutte armature di prodi.
[5]I tuoi seni sono come due cerbiatti,
gemelli di una gazzella,
che pascolano fra i gigli.
[6]Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
me ne andrò al monte della mirra
e alla collina dell’incenso.
[7]Tutta bella tu sei, amica mia,
in te nessuna macchia.

 

Proseguiamo con il terzo poema del Cantico. Dopo aver visto nel precedente articolo il corteo nuziale, arriviamo all’incontro. Entrano nella casa nuziale e finalmente lo sposo, il re, può disvelare, togliere il velo alla sua amata. Quello che racconta il canto del poema è proprio lo sguardo di meraviglia dello sposo che pone lo sguardo sulla sposa. Il suo non è uno sguardo di concupiscenza, non è uno sguardo  che si sofferma sulla donna per dare soddisfazione alla propria cupidigia, trasformando la sposa in oggetto. Lo sguardo del Re è uno sguardo di meraviglia, è uno sguardo carico di Eros, ma non solo, è uno sguardo che permette alla sua sposa di sentirsi bella, la più bella, e che permette all’amata di sentirsi a proprio agio davanti al proprio sposo anche se denudata, perchè lo sguardo non viola la sensibilità della stessa facendola sentire aggredita, ma, al contrario, ne esalta la femminilità e accresce in lei il desiderio di incontrare il proprio sposo sempre più profondamente con tutto il suo corpo e tutta la sua anima. Lo sguardo prepara la donna all’unione totale con lo sposo. Il cantico non nasconde con moralismo l’eros e la corporeità degli sposi, ma li esalta in un contesto di purezza e verità che nulla hanno di volgare e pornografico.

L’uomo, attraverso uno sguardo casto ed erotico nello stesso tempo, non si limita a guardare un corpo, ma il suo sguardo vorrebbe penetrare nell’anima della donna in profondità, per realizzare un’esperienza di bellezza e stupore.

Uno sguardo casto permette tutto questo e, solo purificando il nostro sguardo da pornografia diretta o indiretta, riusciremo a guardare con gli occhi del re la nostra donna e farla sentire bella e femminile e non solo un oggetto di piacere.

Uno sguardo inquinato viola la donna e, presto o tardi, rovinerà uno dei momenti più intensi e belli del matrimonio, l’amplesso fisico, limitando tutto a un superficiale piacere fisico. Non riuscendo a vedere oltre il corpo, gli sposi non riusciranno a vivere quella esperienza di bellezza e di pienezza che il Cantico indica non solo possibile ma da ricercare.

Cosa vogliamo essere per nostra moglie, il Re che la fa sentire bella e desiderata o il ladro che viola la sua intimità per soddisfare le proprie voglie?

Santi o falliti.

Il matrimonio è un punto di partenza. Questo deve essere chiaro nella nostra vita oppure non capiremo mai il senso di ciò che stiamo facendo. Don Benzi diceva, da persona straordinaria qual era, che dobbiamo sposarci per diventare santi, non si può scappare da questo e soprattutto non si può pensare di essersi “sistemati”. Il matrimonio presuppone una conversione continua ogni giorno della nostra vita, presuppone che decidiamo coscientemente di mettere il nostro amato/a al centro del nostro cuore e delle nostre azioni. A volte riusciremo e a volte falliremo, ma l’obiettivo deve essere chiaro e la volontà di raggiungerlo determinata. Vivere senza questa forte determinazione ad essere santi nel proprio matrimonio, porta a sistemarsi, porta a distruggere quella dinamica di dono e accoglienza che è alla base di un’unione sana e benedetta da Dio.

Il contrario della santità non è il peccato, ma il fallimento. Il nostro matrimonio o procederà più o meno spedito verso la santità o sarà un matrimonio fallimentare, un matrimonio destinato alla separazione o, nel migliore dei casi, un matrimonio tra due persone che non vivono la propria vocazione all’amore, ma si accompagnano fino alla morte, come ha detto tristemente  (Santa) Chiara Corbella. Più entreremo nella dinamica del dono verso la santità e più saremo felici nel nostro matrimonio e il nostro cuore sarà nella pace di chi è nella verità; più invece non riusciremo a farlo e più saremo incapaci di trovare pace e senso nella nostra vita e nel nostro matrimonio.

Santi o falliti. Non esistono vie di mezzo.

Antonio e Luisa

Corteo nuziale

 

Che cos’è che sale dal deserto
come una colonna di fumo,
esalando profumo di mirra e d’incenso
e d’ogni polvere aromatica?
7 Ecco, la lettiga di Salomone:
sessanta prodi le stanno intorno,
tra i più valorosi d’Israele.
8 Tutti sanno maneggiare la spada,
sono esperti nella guerra;
ognuno porta la spada al fianco
contro i pericoli della notte.
9 Un baldacchino s’è fatto il re Salomone,
con legno del Libano.
10 Le sue colonne le ha fatte d’argento,
d’oro la sua spalliera;
il suo seggio di porpora,
il centro è un ricamo d’amore
delle fanciulle di Gerusalemme.
11 Uscite figlie di Sion,
guardate il re Salomone
con la corona che gli pose sua madre,
nel giorno delle sue nozze,
nel giorno della gioia del suo cuore.

Ci siamo , finalmente l’attesa è finita. Il corteo della sposa sta arrivando, gli sposi possono finalmente incontrarsi, dopo essersi desiderati per lungo tempo possono finalmente guardarsi anzi ammirarsi e trovarsi finalmente soli. La festa del matrimonio ha inizio. E’ bello notare come tutti i sensi siano coinvolti: colonna di fumo, fragranza di mirra, profumi, la vista dell’imponenza. Il corteo sale dal deserto, desolato e disabitato senza colori e arriva in una città che fa festa.  Lo sposo è impaziente. Dietro quell’iniziale “che cos’è”, si nasconde tutto il desiderio di vedere, di conoscere la sposa in pienezza. Importanti anche la presenza di imponenti guardie armate. Non è solo per rimarcare che la sposa è regina per lo sposo, ma anche per ricordare che bisogna proteggere quell’amore e quel desiderio, che Dio ha messo nei nostri cuori, da tante insidie, dal peccato e dalla concupiscenza, e non è cosa facile. A me ricorda tanto quando Luisa è entrata in chiesa e con l’abito bianco è venuta verso l’altare verso di me. Le sensazioni che provavo erano le stesse. In quel momento non riuscivo a contenere l’emozione di sapere che da li a poco lei sarebbe diventata mia, ma non nel senso del possesso, ma nel senso che si sarebbe svelata a me in tutta la sua bellezza e dolcezza e io mi sentivo come lo sposo del cantico che assaporava quello che da lì a poco sarebbe accaduto. C’è già in questo momento una carica di eros, anche se solo in divenire, ma che inebria l’uomo e la donna. Tutta la persona è recettiva dell’altra perché vuole assaporarla con tutta se stessa.

Il Cantico dei cantici è il nostro matrimonio. I protagonisti del Cantico non hanno nome, perché ogni sposo è protagonista della sua storia d’amore che, se vissuta nella verità di Dio, rinnova il Cantico dei cantici innumerevoli volte quanti sono gli sposi nella storia.

Lo guardò e l’amò

Come capire se desiderate ancora vostra moglie o vostro marito? Badate dico desiderate e non amate perchè l’amore è un atto di volontà mentre il desiderio è una apertura all’altro, uno sguardo di meraviglia che non è solo atto di volontà ma un qualcosa che si nutre oppure muore.

Lo sguardo non inganna. Le coppie che hanno perso l’intimità e la complicità non riescono a guardarsi negli occhi. Suor Vinerba ha fatto un libro su questo. Durante la sua attività con gli sposi in crisi ha notato che avevano perso la capacità di guardarsi negli occhi. Racconta di reazioni diverse da quelli che distolgono lo sguardo, che guardano per aria o per terra oppure che scoppiano a ridere. Tutti modi per esprimere un disagio.

Anche Gesù usa lo sguardo. Mi sovviene il passo del vangelo che cità : Gesù lo guardò e lo amò.

Lo sguardo va nutrito, che bello fermarsi quando i bambini sono a dormire finalmente soli abbracciarsi e guardarsi. A volte basta quello per perdersi nell’altro, nella bellezza, nella consapevolezza di uno sguardo d’amore e accogliente che ti dice tu sei importante per me.

Sembrano dettagli, atteggiamenti da ragazzini ma non è così. Nella mia esperienza ho notato che noi cambiamo e piano piano invecchiamo ma lo sguardo diventa sempre più bello e pieno.

Se nel matrimonio non mancheranno dialogo, dolcezza e tenerezza, non perderemo mai la capacità di perderci nello sguardo dell’altro e potremo dire ogni giorno come Gesù lo/la guardo e lo/la amo.

Se volete approfondire consiglio il libro di Roberta Vinerba “Alla luce dei tuoi occhi”.

Antonio e Luisa

 

Senza corpo non possiamo amare

Il corpo non vale meno dell’anima. Gesù quando è sceso su questa terra non si è manifestato puro spirito, ma ha scelto di incarnarsi in un bambino nato da Maria e costituito come ogni uomo di anima e corpo. Gesù per questo è vero Dio ma anche vero uomo. Anima e corpo non sono due entità disgiunte, sono invece unite e danno così origine all’uomo. L’uomo non è un’anima che ha un corpo ma è un’anima e un corpo. Noi siamo il nostro corpo. Solo se capiamo questa realtà che ci contraddistingue, possiamo comprendere tutta la bellezza del linguaggio del corpo nella relazione con l’altro e in particolare con il nostro sposo/a. Molti tendono a considerare la tenerezza e la dolcezza come doti dell’anima. Niente di più sbagliato. L’anima senza un corpo sarebbe incapace di esprimere qualsiasi sentimento e messaggio d’amore. Lo sguardo, l’abbraccio, il bacio, la carezza e ogni gesto e atteggiamento fino ad arrivare all’amplesso fisico sono espressioni corporee, che danno voce alla nostra anima che così riesce a relazionarsi con l’anima della persona amata.

Non disprezziamo il nostro corpo, per Dio è sacro, è tempio dello Spirito Santo e, se riusciremo a renderlo espressione di un’anima casta, potrà esprimere un amore meraviglioso e trasmettere tanta dolcezza e tenerezza alla persona amata che ne resterà affascinata e innamorata.

Antonio e Luisa.

L’amore ci avvicina a Dio

Ho appena iniziato a leggere “Le stagioni dell’amore” di don Carlo Rocchetta e ho trovato subito una riflessione molto interessante collegata a un commento che è stato lasciato a un mio precedente articolo. Il commento in breve diceva: quello che scrivi è bello, ma la realtà è altra cosa.

Sono pienamente d’accordo che per tanti, troppi sposi è così, il matrimonio è fatica, divisione, rottura e sofferenza. Ma Dio non ha pensato questo per noi. Non ha voluto che ci unissimo per sempre ad una persona perchè fossimo tristi e sofferenti, ma al contrario perchè potessimo realizzarci in pienezza, recuperare quella parte di figliolanza divina che il peccato ci ha tolto e ci ha nascosto agli occhi. Solo amando fino in fondo nel matrimonio o nella vita consacrata potremo ritrovarla e tornare ad essere intimi con Dio.

Sentite questo commento ebraico alla genesi:

Quando Adamo peccò, la shekinah, la dimora di Dio, salì al primo cielo, allontanandosi dalla terra e dagli uomini. Quando peccò Caino, salì al secondo cielo. Con la generazione di Enoch, salì al terzo; con quella del diluvio, al quarto; con quella di Babele al quinto; con quella di Sodoma, al sesto; con la schiavitù di Egitto, al settimo, l’ultimo e il più lontano dagli uomini. Ma il giorno in cui il Cantico dei cantici fu donato ad Israele, la shekinah ritornò sulla terra.

Cosa significa questa bellissima riflessione?

Possiamo riportare Dio nella nostra casa o, meglio, possiamo tornare ad abitare la dimora di Dio, amando come Dio ci ha insegnato sapientemente nel Cantico in modo carnale e passionale, ma puro, senza sguardo di possesso e concupiscenza che rovina tutto e avvizzisce l’amore che stava germogliando tra gli sposi amanti. Il peccato rovina tutto, fa sì che l’essere nudi davanti al nostro amato o alla nostra amata diventi fastidioso e odioso perchè ci sentiamo vulnerabili e trasparenti, non possiamo nasconderci e il nostro egoismo è evidente a tutti.

Gesù ci ha redento, ha sconfitto il peccato e la morte con la sua morte e resurrezione e nel sacramento del matrimonio attraverso la Sua Grazia possiamo  liberarci delle catene del peccato e amare con lo stile di Gesù, che non tiene nulla per sé, ma si mette totalmente a nudo per noi donando tutto di Lui a noi che siamo la Chiesa e quindi la Sua sposa. Se riusciremo ad amarci come gli amanti del Cantico dei cantici, la nudità non sarà più motivo di disagio ma sarà via di donazione e relazione vera e piena. Dio potrà scendere nella nostra casa dalle altezze del cielo, dove era finito a causa del nostro peccato, e potremo finalmente vivere nella  pace e nell’amore di Dio.

Antonio e Luisa

 

L’amore è solo nella speranza

La crisi matrimoniale e sociale dei nostri tempi è anche una crisi di speranza. Se non abbiamo la speranza di una vita eterna e dell’abbraccio d’amore con il Dio Creatore nostro Padre, allora tutto perde senso. Diventa inevitabile arrendersi al carpe diem, al godere del momento presente e cercare il piacere e l’appagamento dei sensi prima di ogni altra cosa.

Il sacramento del matrimonio attraverso la Grazia unisce le virtù della speranza degli sposi, aprendoli uniti alla vita eterna.

La speranza si inserisce come fine nell’amore sponsale, ne diventa una parte inscindibile.

Gli sposi si amano nel tempo, ma Dio, attraverso la speranza, apre loro gli orizzonti, non limita tutto a pochi anni ma regala l’eternità, l’eternità alla quale la nostra umanità anela, perchè la nostra umanità è stata creata per non morire mai ed è stata scandalizzata dalla morte introdotta dal peccato.

Dio, con la sua misericordia infinita, ci dona la certezza di giungere alle nozze eterne con Lui. Senza questa speranza, nulla ha più senso. La vita matrimoniale senza speranza è come un cielo senza sole e occhi senza vista, come Padre Bardelli spesso diceva.

Anche lo stesso amplesso fisico perde il suo senso più profondo di riattualizzazione di un sacramento ed è, per forza di cose, abbassato a una comunione sensibile incentrata sul piacere più o meno fine a se stesso. Senza speranza spogliamo il rapporto fisico dell’esperienza di Dio. Nell’estasi della carne, il rapporto fisico dovrebbe far sperimentare, seppur in modo limitato dalla nostra natura, il per sempre di Dio, l’abbraccio divino dell’oggi di Dio.

Solo se il nostro sguardo sarà rivolto a Dio e alle nozze eterne con Lui, riusciremo a dare significato al presente e a tutto quello che incontreremo nella nostra vita di coppia di bello e di brutto.

I magi non si sono persi, perchè hanno avuto lo sguardo fisso sulla stella che li ha guidati lungo il cammino verso l’obiettivo che si erano posti: incontrare il Re. Noi sposi siamo come i magi. Solo guardando la stella del nostro matrimonio che è Gesù, potremo giungere da lui, insieme, per abbracciarlo eternamente. Senza stella saremmo come profughi in mezzo al mare, in balia delle onde e delle correnti che ci trascinano avanti ma senza una vera meta e un vero significato.

Gli sposi, anzi, noi sposi dobbiamo recuperare il senso della speranza cristiana, solo così saremo portatori e donatori gioiosi del vero significato della vita al mondo, che in gran parte lo ha perduto.

Antonio e Luisa

L’amore è umile

Cosa significa essere umili? S’impara in famiglia. Essere umili non è andare davanti al Signore e ammettere di essere peccatori. Questa non è vera umiltà se non è accompagnata da un agire umile.

L’umiltà è essere consapevoli dei propri difetti, ma anche dei propri pregi e delle proprie qualità e non nasconderle, ma usarle per il bene del prossimo, in particolare di nostro marito, di nostra moglie e dei nostri figli.

La maestra dell’umiltà a cui dobbiamo guardare è Maria. Maria ha sempre agito nel nascondimento e nell’amore.

L’umiltà è abbassarsi e mettersi completamente al servizio dell’altro, anche se l’altro oggettivamente non lo merita per come si comporta.

Umiltà è mettersi al servizio dell’altro senza pretendere che ci venga riconosciuto e senza rinfacciarlo nei momenti di tensione e litigio.

Umiltà è considerarci servi inutili ed essere felici di aver fatto il bene per la persona a noi cara anche se questa non capisce che ci è costato fatica e dedizione.

L’umiltà è abbassarsi e non aspettarsi niente, perchè amare significa anche questo.

L’umiltà è difficile, perchè il nostro egoismo e il nostro egocentrismo sono ostacoli durissimi da superare, ostacoli sui quali inciampiamo ogni giorno. L’amore, però, se non è umile, non è amore ma è autocompiacimento, cioè quello che dovrebbe essere dono gratuito diventa celebrazione di sé.

Nell’amore sponsale di coppia e nella relazione affettiva con i figli, si cerca di imparare ad amare in modo vero, in modo umile.

 

Un Papà in cielo

Sono uomo di poca fede. La preghiera mi è sempre costata tantissimo. Penso dipenda dal fatto che non ci credo fino in fondo. Ma non mi tiro indietro, se la Chiesa e Gesù stesso la considerano fondamentale, chi sono io per non applicarmi un po’?

Le preghiere con i bambini sono diventate un rito a cui cerco di non mancare. Che esempio posso dare se io papà mentre mamma e figli pregano resto sdraiato sul divano a fare altro? Passerebbe l’idea che la preghiera non è così importante, è cose da donne, da mamme e da bambini. I bambini quando diventeranno un po’ più grandi troveranno logico fare come papà.

Non mi resta che fare la mia parte, dopotutto l’ho promesso quando ho chiesto il battesimo per i miei figli che mi sarei impegnato a crescerli nell’intimità con Dio.

Vedere papà e mamma che si inginocchiano davanti a un Papà più grande e più buono penso sia decisivo per loro. Papà e mamma non sono perfetti, sbagliano, urlano, si arrabbiano, ma, in quel momento in ginocchio, mostriamo ai nostri bambini che dove non arriviamo noi arrivano Gesù e la Madonna.

Non credevo, ma dopo che ogni giorno si deve insistere per dire le preghiere insieme e si fanno un sacco di storie, se proviamo a non dirle i nostri figli ce lo ricordano immancabilmente. Bellissima la conclusione dove si mettono in fila in attesa della benedizione e dell’abbraccio di papà e mamma che li affidano a Dio per la notte.

La religione cristiana non è una dottrina, ma è un’esperienza e un incontro. Speriamo che in quell’abbraccio finale possano sperimentare almeno un pochino l’amore di Dio e ricordarsene quando si troveranno lontani da noi e da Lui.

Antonio e Luisa

Voglio amarlo come lo ami Tu

Gesù è incredibile. Non somiglia a nessuno. Non può che essere Dio. Gesù non ti presenta una serie di regole e una morale da seguire ma ti ama senza limiti in modo gratuito e incondizionato. Quando decidi di unirti in matrimonio non ti impone una serie di vincoli, di regole, di atteggiamenti e azioni da fare o non fare. Lui viene ad abitare in quell’unione e trasforma lo sposo e la sposa non dall’interno di ognuno di essi ma dall’amore che si scambiano vicendevolmente. Gesù abita quell’amore. Il matrimonio è Gesù che si offre e si dona per abilitarci ad amare come Lui ama. Diventa un circolo d’amore che non finisce mai. L’amore dello sposo per la sposa e per Gesù, l’amore della sposa per lo sposo e per Gesù e l’amore di Gesù per lo sposo e la sposa. E’ un triangolo d’amore ma senza gelosia perché amare sempre più Gesù comporta l’amare sempre più l’altro. Gesù non impone regole ma ci chiede di abbandonarci al suo amore, allo Spirito Santo, perché il nostro modo di amare sia il suo. Ed ecco che quando gli sposi si abbandonano alla Grazia decideranno volontariamente di rinunciare a Satana e a tutte le sue proposte. Gli sposi se riusciranno a sperimentare la pienezza di questo amore divino trinitario calato nella loro misera dimora, troveranno la forza e le motivazioni per combattere le insidie e le tentazioni che romperebbero questa armonia meravigliosa. A volta si potrà cadere ma Gesù è paziente e così lo saremo anche noi con il nostro sposo o la nostra sposa sicuri che il perdono sia l’unica strada vincente per entrambi.

Vi lascio con le parole di padre Maurizio Botta che esprimono perfettamente l’amore nel matrimonio:

Indico il crocifisso. “Allora, siete sicuri? Volete amarvi proprio così?”. Questo stesso crocifisso lo ritiro fuori quando la coppia viene a dirmi che c’è la crisi, la difficoltà, io attraverso il crocifisso li riporto a chiedere la grazia del matrimonio, li riporto a quella domanda: ma tu vuoi essere un discepolo di Cristo? Il punto centrale è sempre l’identità di Cristo, e io sono schietto: o Cristo è Dio o Cristo è un matto. Se tu ci credi, e vuoi essere suo discepolo, quando sei in fila per la Comunione, riferendoti al tuo sposo o alla tua sposa devi dire: “Voglio amarlo come lo ami Tu”, quindi significa che credi che quello sia il corpo di Cristo e allora io domando ancora: davvero vuoi amarlo così? Fino a farti mangiare? Questo è il cuore del matrimonio.

Antonio e Luisa

La Grazia sacramentale

La Grazia del matrimonio. Esiste o è uno di quei concetti strani di cui parlano ogni tanto (sempre meno) i sacerdoti? Non importa quanti documenti, quanti Papi e quanti santi abbiano evidenziato l’importanza della Grazia, la nostra società sembra aver perso l’intimità con la Grazia, che poi non è altro che l’intimità con Dio. La Grazia è lo Spirito Santo che opera, che ci plasma, che entra dentro di noi e, prendendo la nostra miseria, ne fa molto di più.

Per noi è stato fondamentale conoscere quanto la Grazia operi in ogni sacramento e in particolare nel matrimonio.

Il nostro tempo è un tempo di stoltezza e superficialità. Un matrimonio è preparato nei più insignificanti dettagli. Pensiamo mesi prima agli addobbi, ai vestiti, agli invitati, al ristorante, alle bomboniere e a chissà cos’altro, perchè tutto sia perfetto, sia una festa memorabile per noi e per i nostri cari.

Non voglio dire che non si debba festeggiare, la festa è sempre stata una spontanea manifestazione per un momento importante che si vuole condividere con tutti, tanto che anche Gesù partecipava volentieri alle feste.

Quello che voglio dire è che tutto perde senso se non prepariamo il nostro cuore a ricevere la Grazia, ad essere svuotato di tante inutilità e pesantezze perchè possa contenere Cristo.

Padre Bardelli alle coppie che seguiva diceva proprio questo: preparatevi al matrimonio nella castità e, qualche giorno prima della cerimonia, abbandonate tutto e ritiratevi in preghiera in qualche eremo o monastero (separati sposo e sposa).

Noi ci siamo interrogati su questo suo consiglio e, solo con la consapevolezza che si acquisisce con l’esperienza della vita matrimoniale e con la castità esercitata, abbiamo capito.

La Grazia sacramentale di Dio è un fuoco, è lo Spirito Santo che incendia l’amore umano degli sposi e lo centuplica, lo aumenta all’ennesima potenza. E’ uno dei doni di nozze che Dio fa a tutti gli sposi. Un cuore preparato nella castità e nella preghiera sarà pronto ad infiammarsi e rendere lo sposo e la sposa capaci di amare come Dio, seppur con i limiti della creatura. Chi si prepara nel modo giusto ad unirsi in matrimonio, potrà davvero sperimentare un momento di paradiso durante il primo rapporto fisico che corrisponde al sigillo dell’unione e all’effusione dello Spirito sugli sposi. Un abbraccio d’amore divino che gli sposi non scorderanno mai e che permetterà loro di iniziare il cammino matrimoniale con il fuoco  d’amore nel cuore.

Antonio e Luisa

La mia conversione a Medjugorje

Oggi condivido una testimonianza non nostra ma di Antonino Cuomo che non abbiamo il piacere di conoscere personalmete ma che ci ha molto colpito oltre che per questa meravigliosa testimonianza, anche per l’amore che traspare dai suoi post:

Cercherò di non essere troppo lungo,perchè le cose che mi son successe prima,durante e dopo Medjugorje sono state davvero tantissime;Segno che Dio esiste e ci ama immensamente. Fino a Ottobre 2007 ero una persona completamente diversa da quella che sono ora.E molti che mi conoscono ne sono testimoni.Inizia tutto così senza motivo,poco alla volta e poi ti ritrovi ad essere un grande peccatore anche se per il mondo sei una persona normale che si gode la vita.Non andavo mai a Messa,mai confessato,mai pregato,ero una persona molto razionale nelle cose e detestavo i sacerdoti,il Papa. e tutti i fedeli che seguivano la Chiesa.Sono sposato dal 99 e sia prima che dopo avevo sempre tradito mia moglie.La donna per me era come un oggetto di trasgressione da usare a mio piacimento.Fatto sta che anche il giorno del mio matrimonio avevo tra gli invitati una delle mie amanti,si perchè non mi fermavo certo ad una.Frequentavo le discoteche,all’inizio mi divertivo sballandomi con gli spinelli,poi ci andavo per conquistare le ragazze e non facevo distinzioni se erano sposate o fidanzate,l’importante era possederle.Poi pian piano mi scocciavo anche di perdere il tempo in questo modo e per facilitare la cosa iniziai anche a frequentare ogni tanto locali per scambisti,logicamente all’insaputa di mia moglie,ero un marito padrone.Tante sere dopo il lavoro invece di andare a casa andavo a casa di amiche per soddisfare i miei desideri perversi.Avevo un bel giro di amicizie,se così si possono chiamare, ed ero uno che consigliava aborti e vita mondana.Bestemmiavo praticamente ogni giorno,soprattutto la Vergine Santissima,per lei avevo le parole più schifose.Col tempo poi perdi il controllo dei sensi e diventi Dio di te stesso fino al punto di lasciare mia moglie e separarmi da lei per andar a vivere con un’altra donna.Ormai la mia famiglia era demolita,i miei bimbi vivevano con la mamma ed io di rado andavo a casa perchè pensavo di tenere la coscienza pulita vivendo da papà part time.Mia moglie ,non era una che andava in Chiesa e dopo che io l’avevo ferita non aveva più nessuna speranza di rivedere la famiglia unita.Poi quando tutto sembrava finito lei venne a sapere che esisteva un posto dove appariva la Madonna questo posto è Medjugorje.Così nel giro di 1 mese partì da sola per questo pellegrinaggio.Nessuno nella nostra famiglia aveva mai sentito parlare di quel posto.Al suo ritorno però qualcosa era successo,qualcosa era cambiato in lei.Doveva partire per Napoli con i bimbi e invece decise di rimanere a casa nostra a Reggio Emilia.Nonostante tutti,compresi i miei genitori la sconsigliavano.Aveva deciso di vivere completametne nel cuore Imacolato di Maria e mettere in pratica le 5 pietre che la Madonna ci consiglia di fare.Andava a Messa tutti i giorni e offriva l’Eucarestia per me.Pregava il Rosario completo ogni giorno,anzi a volte capitava che ne pregava anche 10.Digiunava a pane e acqua mercoledì e venerdì.Ogni settimana si confessava.E iniziò a leggere la Bibbia,anzi a viverla.Tutto a mia insaputa.L’effetto però era devastante sulla mia anima perversa.Senza motivo e senza capire il perchè mi capitava spesso di piangere fiumi di lacrime in quel periodo dopo il suo ritorno da Medjugorje.Iniziai ad avere pensieri di suicidio e caddì in una specie di depressione.Ero molto arrabbiato perchè dopo aver raggiunto il mio traguardo di uomo “libero”non riuscivo a capire quegli stati d’animo e spesso quando di rado andavo a casa dai bimbi e incrociavo mia moglie,la insultavo crudelmente e la sputavo in faccia.Ma lei ,che fino a quel momento rispondeva alle mie provocazioni con “occhio per occhio dente per dente”,cambiò atteggiamento rispondendomi con il silenzio,la pazienza e la comprensione che di fronte non averva il marito,ma il diavolo.No sò il perchè ma iniziai a provare paura quando incrociavo gl’occhi di mia moglie,in lei si avvertiva una pace e un amore che non avevo mai trovato in nessun luogo,in nessuna donna,nemmeno in mia moglie stessa.Ricordo benissimo un gesto che mi fece provare tenerezza nei suoi confronti:una mattina andando a casa per prendere delle cose,lei mi accolse dicendomi se avevo fatto colazione,se volveo un caffè e se avevo bisogno di una camicia stirata.Avevo compreso che tutto quello che faceva lo faceva nella consapevolezza di non ricevere niente in cambio,se no bestemmie e insulti da parte mia,avevo capito che non stava amando più il marito,ma la persona bisognosa di luce che aveva difronte.Non sò spiegarmi bene,ma nell’aria si avvertiva una forza soprannaturale che a tratti mi faceva stare bene e che poi mi infastidiva fino al punto di bestemmiare la Madonna come un diavolo inferocito.La notte avevo incubi,sognavo il demonio ai piedi del mio letto che mi guardava e mi svegliavo in una pozza d’acqua provocata dal mio sudore ,impaurito e scioccato.Anche se una notte (sogno che poi ha avuto importanza poi dopo qualche mese) sognai un bambino di nome Raffaele che mi accompagnò in una grande Chiesa dove incontrai solo una decina di frati vestiti di bianco giù ad una cappellina che pregavano in cerchio il Rosario.Poi uscito dal quel posto mi ritrovai di fianco ad un posto pieno di lumini rossi accesi e lì davanti a me un’aiuola dove delle signore in ginocchio piangevano.Alzati poi gl’occhi mi ritrovai in mezzo a 2 colline sassose e un vecchietto che mi disse: “non avere paura,aiuta quelle persone in difficoltà,abbi solo fede e i macigni che ci crollano addosso si fermeranno.Il sogno finì poi con mia figlia che uscì dalla Chiesa dicendomi :papà basta,torniamo a casa”.Nel frattempo un pensiero avevo fisso nella mia mente: “io chi sono?”..Vivendo quei giorni in queste condizioni decisi che se quel posto aveva aiutato mia moglie a vivere la separazione più serena,allora poteva aiutare anche me a vivere meglio la mia esistenza.Ero incosapevole che stavo rispondendo alla chiamata della Gospa.Così decisi di andare a Medjugorje e venuti i giorni della partenza andai lì con mia moglie.Non sò il perchè ma avevo paura di andare da solo e decisi di andare con lei.Il primo giorno fu tremendo,appena mesi piede in chiesa durante il Rosario mi venne di bestemmiare e lo feci.Volevo scappare via da quel posto,sentivo dentro di me tantissima cattiveria.Mia moglie mi suggerì di andarmi a confessarmi,ma appena vidi la fila che dovevo fare insultai anche tutti i pellegrini.Mi sedetti su di una panchina,nel mio cuore era in atto una vera battaglia e dopo aver fumato un paio di sigarette decisi di andare in confessionale.Queste le mie parole:Ok Madonna,vuoi che mi confessi,vuoi che preghi,ok lo faccio,vediamo così se esisti davvero.Andai in confessionale e con mio stupore non c’era più la fila,entrai spavaldo in quella stanzetta e battendo i pugni sulla sedia dissi al sacerdote che avevo commesso tutti i peccati,tranne quello di uccidere.Dopo un breve colloquio,mi benedisse e usci dal quel posto.In effetti qualcosa già stava cambiando,non avvertivo più dentro di me la cattiveria,ma non stavo ancora bene.Facemmo il giro della Chiesa e riconobbi i luoghi del mio sogno fatto 2/3 mesi prima.Volevo piangere ma un vero uomo non piange mai,così nascondevo le lacrime.Poi andammo da padre Jozo e lì un’altra mazzata.Durante la Messa ci fece fare la consacrazione alla Madonna….(ogni volta che arrivo in questo punto mi viene sempre da piangere,ancora oggi)fatto sta che piansi e versai fiumi di lacrime con la faccia per terra.Pregai il mio primo Rosario salendo il Podbro..altre lacrime.Ci fu poi il 2 ottobre l’apparizione e in quel momento davvero affidai alla Madonna la mia vita e chiesi perdono per averla offesa.Capii che dovevo confessarmi per bene e lo feci.Il confessore mi diede come penitenza di pregare 10 Rosari,accettai ma nessuno credeva a quella penitenza.Pensavo di non aver mai ucciso nessuno,forse però era il peccato più grande che vivevo.Perchè uccidevo il prossimo con la mia condotta.L’ultimo giorno prima di partire durante la Messa nel momento dello scambio della pace una mano mi afferrò la maglia da dietro,era una bambina che fino a quell’istante non c’era e mi disse tendendomi le braccia :PEACE.Mi sconvolse,somigliava molto a mia figlia,l’abbracciai e seguendola con lo sguardo vidi che se ne andò soddisfatta dal papà che l’aspettava sotto la statua della Madonna.E senza nemmeno aspettare la fine della Messa se ne andarono via sorridenti.Quella bambina che fino a quel moneto non c’era venne solo da me e se ne andò.Da quel giorno la mia vita è cambiata,la mia famiglia è rinata a nuova vita.Dopo quell’esperienza ho capito che Dio esiste veramente e tutti quei castelli che mi ero costruito non erano altro che frutto dell’azione del maligno che mira a distruggere le famiglie e la nostra esistenza.Mi permetto di dare un consiglio a tutti quelli che si trovano nelle condizioni che mi trovavo io .

Non abbiate paura di aprire il cuore alla Madonna,Lei vi aiuterà,voi però mettetevi nelle condizioni di essere aiutati e fate tutto quello che nei messaggi Maria ci suggerisce. La famiglia è un dono preziosissimo,vigilate su di essa mariti e mogli ,perché come dice S.Pietro : “il diavolo come leone ruggente và in giro cercando chi divorare”.

Ecco Medjugorje è stata  la mia via per Damasco,sono caduto ma Gesù mi ha rialzato e mi ha aperto gl’occhi.

Un grazie ancora ad Antonino e una lode a Dio e alla Gospa.

Antonio e Luisa

Un amore di celluloide

Non ho mai capito se la televisione faccia tendenza oppure se i draghi della comunicazione intuiscano le tendenze sociali per fare programmi e film di successo. E’ un po’ come la storia dell’uovo e della gallina, è inutile perderci tempo. Quello che mi sta a cuore sottolineare è il concetto di amore che la televisione e il cinema propinano. Sono concetti diversi a seconda che il prodotto sia destinato a un pubblico maschile oppure femminile. L’amore nei film per uomini è spesso identificato con l’erotismo e la corporeità immediata. Anche per la donna il risultato è il sesso passionale, ma solo dopo un adeguato corteggiamento. Gli sceneggiatori dei film passano l’idea che a muovere tutto è la passione, il sentimento, lasciarsi andare, seguire il cuore. Non importa se questo comporta separazioni e divorzi, l’amore non si ingabbia e, anzi, le famiglie allargate dei film sono spesso luoghi felici dove crescere figli, perchè i genitori non si sono frustrati in relazioni asfisianti ma hanno saputo ritrovare la felicità.

E’ questo l’amore per il quale mi sono sposato? Non penso proprio. Adesso men che meno.

Non che la nostra coppia sia sempre al top della felicità e dell’armonia. E per fortuna. Io mi accorgo di amare mia moglie nei momenti di aridità, perchè, proprio quando mi è più difficile dire il mio sì, mi accorgo che amo. La massima espressione dell’amore di Gesù è la croce, proprio quando era più difficile amare e non quando è entrato a Gerusalemme osannato come Re.

Non lasciatevi ingannare dai film in televisione, quelli sono amori di celluloide e non valgono di più. Gli amori veri , quelli fatti di carne, li trovate nei vicini di casa che dopo 50 anni di matrimonio passeggiano tenendosi per mano, negli amici che hanno accolto un bambino down e lo vedono come il dono più prezioso, il collega che prende l’aspettativa per stare accanto alla moglie malata.

Mi spiace per gli sceneggiatori ma l’amore che vendono non mi attira, mi attira l’amore vero e fortunatamente ho tante persone vicino che me lo testimoniano ogni giorno.

Antonio e Luisa

L’Intercomunione delle famiglie

Sono le 23.00, ho appena finito di ascoltare Mirko e Sandra Spezialetti. Mirko e Sandra sono delle persone a noi molto care che tra le altre cose guidano il cammino dell’Intercomunione delle Famiglie. Hanno avuto l’opportunità di testimoniare a Radio Mater la bellezza del sacramento che gli unisce e di come Dio abbia operato miracoli nella loro vita, che non è stata sempre facile ma che ha dovuto attraversare la dolorosa esperienza della malattia di Sandra.

Sono le 23 e non riesco a dormire perchè ascoltare quello che hanno testimoniato mi ha fatto ritrovare in tanto di loro. Forse, anzi sicuramente è questo che ci rende così cari gli uni agli altri, la consapevolezza di percorrere il medesimo cammino, riconoscersi nello sguardo delle altre famiglie e nello stesso tempo rimanere affascinati dalla bellezza che trasmettono.

Raimondo Bardelli, padre Raimondo, padre di tutti noi, ha voluto fortemente che si formasse l’Intercomunione delle famiglie perchè ci conosceva, sapeva le nostre difficoltà e fragilità e ha voluto che non restassimo da soli a percorrere questa strada che è il nostro matrimonio piena di inciampi, di paure, di egoismo e di mondanità. Ecco guardare quello sguardo dei nostri compagni di cordata, ascoltare una loro parola di incoraggiamento, partecipare ai momenti di formazione e spiritualità vissuti insieme e soprattutto grazie ad una  amicizia vera, ha fatto la differenza e questa sera elevo una lode a Dio per averci donato Raimondo ma non solo, ringrazio Dio anche perchè Raimondo ci ha donato gli uni agli altri.

Padre Raimondo prega per noi

Antonio e Luisa

www.intercomunione.it

Dio è l’amore che ci unisce

In questo periodo sto leggendo tanto. Sto rileggendo i libri di Raimondo Bardelli, di don Carlo Rocchetta e sto riscoprendo con più consapevolezza alcuni documenti magisteriali di Giovanni Paolo II. Finalmente mi è chiara una realtà che sperimento ogni giorno nella mia vita matrimoniale. Non sono sposato con la mia sposa o meglio non solo con lei. Il nostro amore esiste, e ci mancherebbe, ma non basta. Con il matrimonio lo Spirito Santo è entrato nella nostra relazione e ne ha fatto molto di più. Ogni volta che io mi apro alla mia sposa, mi apro anche a Dio, che non si fa più trovare nel mio cuore, ma in quello della mia sposa; mentre ogni volta che mi chiudo, che metto al centro l’io invece del noi, perdo tutto, non solo la sintonia con la mia sposa, ma anche l’intimità con Dio. Tante persone si sforzano di fare esperienza di Dio con la preghiera personale, le devozioni, i pellegrinaggi, i gruppi di spiritualità, ma non curano la propria relazione matrimoniale. In questo c’è una dicotomia e schizzofrenia di fondo. Invece che cercare di correggere ciò che non va in famiglia, si cerca di trovare la  pace fuori dalla famiglia, fuori da quella realtà dove Dio ha messo la Sua tenda e dove è venuto ad abitare per sempre. Dio dobbiamo e possiamo trovarlo solo in nostra moglie e nostro marito e solo quando faremo esperienza di Lui in questo modo potremo vivere nel modo giusto anche tutta la nostra relazione personale con Dio. Per me questa consapevolezza è forte e, da quando cerco di vivere quanto scritto, ho migliorato notevolmente anche la mia intimità personale con Dio, dal momento che non sono mai solo con Lui ma la mia sposa è parte fondamentale di quella relazione. In Dio sono io per lei, io con lei e io in lei. Badate bene, però, di non confondere vostra moglie e vostro marito con il vostro dio, con la vostra felicità e la vostra realizzazione. Loro sono il mezzo, sono il prossimo più prossimo che Dio vi ha messo al fianco per amare. Dio non è vostra moglie e vostro marito, ma è l’amore stesso che suscita la relazione con vostro marito e vostra moglie. Così, le persone che vivono la separazione e il divorzio, se non smetteranno di amare, Dio sarà sempre con loro e non perderanno mai il senso della propria vita, ma lo scopriranno ancora più profondamente seppur nella sofferenza.

Antonio e Luisa

Liberi con Dio o schiavi con l’io

Sento spesso dire che tra due sposi e due conviventi non c’è alcuna differenza.  Sento dire che i matrimoni non durano e che è meglio convivere, perché la convivenza basa la sua esistenza sull’amore e non su un obbligo contrattuale come quello matrimoniale. Ma quale amore? L’amore insegnato e vissuto da Gesù oppure l’amore da soap opera dei nostri tempi dove tutto si riduce a sentimento e passione erotica? Tutto nella nostra società sta diventando fluido. Addirittura ciò che siamo è fluido. Vogliono insegnarci che non siamo uomo e donna, ma siamo ciò che ci percepiamo e, quindi, nell’arco dell’esistenza possiamo cambiare più volte il nostro genere, scegliendo tra decine di possibilità. Il sentire è il padrone della nostra vita. Abbiamo cancellato Dio e lo abbiamo sostituito con l’io. L’io più bieco ed egoista che mette al centro della propria vita i desideri, i sentimenti e le pulsioni, e l’altro/a viene preso e lasciato in funzione di questa dinamica perversa.

Diventiamo schiavi e infelici. Non ne paghiamo le conseguenze solo noi, condannandoci a una vita schiava di noi stessi, che non si apre, che non diventa dono e che quindi non ci realizza. Condanniamo i nostri figli a pagare il tributo più alto, perché la nostra felicità viene prima di tutto, anche se con questo feriamo profondamente le persone che più ci amano. La psicologia moderna questo insegna: se noi saremo felici, saremo capaci di rendere felici anche chi ci circonda. Quante bugie che ci raccontiamo e ci raccontano.

Solo rimettendo Dio al centro, tutto cambierà e saremo capaci di non vedere il nostro rapporto di coppia come una realtà che ruota attorno ai nostri bisogni e che è in nostro possesso e che possiamo disfarcene quando non è più utile, ma come una realtà che ci libera da noi stessi, che ci permette di aprirci all’altro e ai suoi bisogni, che non è in nostro possesso, ma, al contrario, che ci permette di donarci totalmente e liberamente alla nostra sposa e al nostro sposo.

Antonio e Luisa

Amare è più che fare.

Il mondo di oggi è strano. Non c’è più tempo per curare le relazioni ma si deve fare, fare sempre e correre, correre tanto per arrivare alla sera stremati e comunque senza aver fatto tutto perchè servirebbero giorni di 36 ore. Noi alla sera prima di coricarci facciamo il breafing per il giorno dopo, cerchiamo di incastrare gli impegni e fare in modo di fare tutto ma non è sempre facile e possibile. Abitiamo in una piccola città e fortunatamente ogni luogo è facilmente raggiungibile, immagino che per chi abita nelle grandi città sia ancora più una mission impossible.

Veramente questo mondo porta gli sposi ad essere soci d’impresa. Non c’è più tempo di parlare di argomenti che non siano direttamente funzionali all’organizzazione familiare, non c’è più tempo di guardarsi negli occhi e di ritrovarsi nell’altro, di aprire il cuore, di condividere le gioie, le paure, le difficoltà della giornata e di trovare pace nell’altro. Dopo anni di matrimonio tante coppie non si trovano più. Una volta che i figli sono grandi e che si resta soli in casa, molti sposi scoprono tristemente di non conoscersi più, di non aver più quell’intimità e affiatamento così indispensabile perchè l’amore non diventi un peso ma sia vita.

Noi abbiamo 4 figli, lavoriamo tutti e due ma cerchiamo sempre di non sottovalutare l’importanza di curare la nostra relazione e quella con Dio.

Ed ecco che ogni momento diventa buono. Cerco di trovare piccoli spazi durante la pausa pranzo per incontrare la mia sposa, solo io e lei come due amanti che però non tradiscono l’amore ma lo custodiscono. Giorni di ferie per ritrovarci io e lei a passeggiare come due fidanzatini. Quando posso l’accompagno al lavoro per trasformare quel tragitto in auto in momenti di dialogo d’amore o di preghiera di coppia. Ogni coppia poi trova la sua strada ma vi scongiuro non sottovalutate questo aspetto. Anche Gesù nel passo del Vangelo dove va ha trovare Maria e Marta riprende Marta. Può sembrare ingiusto sgridare Marta che tanto si da da fare ma intende proprio evidenziare che la relazione d’amore è più importante di ogni cosa che facciamo. Avere la casa in disordine, saltare qualche impegno sono situazioni da evitare ma molto più grave sarebbe perdere per strada quell’amore per cui ci stiamo dando tanto da fare.

Antonio e Luisa

Patrizia e Daniele

Oggi vi riporto una testimonianza di due sposi Patrizia e Daniele che hanno frequentato i corsi organizzati dall’Intercomunione delle Famiglie e dalle sorelle della Tenda di Dio al Gaver – Villaggio Paolo VI

Per informazioni sui corsi cliccate qui

Ciao, siamo Patrizia e Daniele,

siamo sposati da quasi tre anni (dopo due anni di frequentazione a distanza, io sono di Varese e Daniele di Desenzano del Garda e due anni di convivenza) e sei mesi fa abbiamo avuto la gioia di diventare genitori del piccolo Federico.

Con questa nostra testimonianza vogliamo ringraziare il Signore per ciò che ha compiuto nella nostra vita.

Tutto è iniziato nell’estate del 2012, durante una settimana di spiritualità per fidanzati che si teneva presso il Villaggio Paolo VI, al Gaver (BS).

Come siamo arrivati al Gaver?

Grazie alla carissima amica Lidia, che fa parte del Rinnovamento nello Spirito Santo.

Lidia e Daniele si conoscono da più di vent’anni e quell’estate aveva in programma di partecipare al corso per fidanzati in preparazione al matrimonio con Luciano, ora suo marito.

Il tutto è nato apparentemente “per caso” dalla proposta che Lidia fece a Daniele qualche tempo prima di partecipare anche noi insieme a loro al corso (successivamente Lidia ci ha confidato di aver pregato molto durante gli incontri con il suo gruppo perché questo avvenisse). Il Signore ha ascoltato le loro preghiere e ci ha portato al Gaver.

Siamo partiti con tutte le nostre belle convinzioni sulla convivenza, orgogliosi della nostra scelta di vita e sicuri che fosse la situazione giusta per noi. Infatti il matrimonio per noi due era un’opzione remota, lo consideravamo solo un atto giuridico per regolarizzare il rapporto di coppia, cosa che per noi in quel momento non era nemmeno necessaria. In aggiunta a tutto ciò la nostra fede aveva subito negli anni  fasi travagliate.

Fino al momento della Cresima avevamo partecipato alla vita delle rispettive parrocchie in maniera più o meno passiva: il catechismo, la messa domenicale, Daniele aveva partecipato a qualche incontro di ACG.

Per entrambi, oltretutto, la mediazione di preti nel rapporto con la religione era stata spesso fallimentare e aveva creato anche profonde ferite, così ogni nostro esile interesse verso la chiesa e verso Dio si spense presto.

Dal corso ci aspettavamo solo di ottenere il certificato di partecipazione che rilasciano per poterti sposare in chiesa, in fondo sarebbe potuto tornare utile. Mai avremmo potuto immaginare quello che da lì a poco ci sarebbe accaduto, ciò che il Signore aveva preparato per noi.

Appena arrivati al Villaggio Paolo VI, abbiamo conosciuto le altre coppie iscritte al corso. L’impatto è stato forte; per come avevamo vissuto fino a quel momento ci sembrava di essere arrivati in mezzo ai marziani. Convivendo ormai da tempo, l’atmosfera ci sembrava quasi da colonia estiva, con chalet separati per fidanzati e fidanzate, era strano ma tutto sommato in linea con i principi della Chiesa.

Ricordo ancora il momento delle presentazioni quando io, quasi in tono di sfida, dissi esattamente queste parole: “Daniele ed io siamo felicemente conviventi!”. Queste parole potevano non aver peso se non fossero state dette dopo il discorso introduttivo dell’equipe del corso che presentava la settimana come un “percorso verso la scelta consapevole al matrimonio cristiano”.

I temi delle prime giornate, prevedibili, sono stati da noi “digeriti” con sufficienza, da ascoltatori passivi della “lezioncina”. Poi però le tematiche si sono sviluppate analizzando meticolosamente la relazione di coppia e sono state trattate con modalità sempre più coinvolgente. In particolare ci è piaciuto molto il metodo full-immersion, la condivisione ed il confronto di gruppo.

Cosa facevamo al Gaver l’abbiamo scoperto giorno dopo giorno.

Abbiamo cominciato a renderci conto che avevamo vissuto nel buio fino a quel momento sul senso dell’amore umano e che quella poteva essere l’occasione per riaccendere la luce nella nostra vita per una relazione di coppia più profonda.

L’essere messi di fronte a domande che usualmente si posticipano all’infinito o alle quali si evita di rispondere crea poi quella crisi e conseguente maturazione spontanea che fa muovere qualcosa dentro e fa collegare pensieri lasciati sospesi e non conclusi.

Con estrema naturalezza, abbiamo iniziato ad ascoltare con il cuore, a mettere da parte le nostre convinzioni, ad andare alla ricerca dei motivi per cui ci erano  accadute determinate cose, anche quelle che ci avevano allontanato dalla fede, e trovare un modo per mettere ordine ed affrontare il cambiamento.

Abbiamo chiesto il supporto dell’equipe ed il confronto personale con loro ed ora siamo qui a condividere con voi la nostra gioia di vivere un matrimonio felice nel Signore.

Il ritrovato incontro con Gesù attraverso la confessione e la comunione nelle ultime giornate del corso è stato il passo fondamentale che ci ha permesso di recuperare qualcosa che era stato messo da parte per le delusione e le incomprensioni vissute durante la prima fase della nostra vita di fede.

Al rientro da questa esperienza, su invito di Don Angelo, abbiamo poi iniziato il corso che lui stesso tiene nella sua parrocchia, una versione “dolce” della full-immersion del Gaver, dove abbiamo incontrato altre coppie e camminato con loro, ragazzi che a questo punto ci sono sembrati meno marziani.

La messa della domenica è ora l’occasione per rinnovare l’incontro con Gesù, ed è come ricaricare le batterie per affrontare la settimana con serenità e fiducia.

Il lavoro che facciamo su di noi è iniziato grazie all’incontro con Gesù al Gaver e prosegue nella nostra quotidianità con grande rispetto l’uno per l’altra. Da questa esperienza abbiamo imparato a pregare insieme, a dialogare a dare il giusto peso ai problemi, ad affrontare le difficoltà che prima sembravano insormontabili.

Abbiamo capito che amarsi è avere l’infinita capacità di ricominciare tenendo lo sguardo fisso su il Signore che guida ed illumina la nostra vita perché ci ama.

Lode al Signore.

Patrizia e Daniele

L’amore è fatto di piccoli gesti

Don Antonello oggi, durante il consueto commento al Vangelo, ha detto una parola che mi è entrata in testa: voi mariti, se avete dei diritti su vostra moglie, è perché li avete comprati a caro prezzo, avete donato tutta la vostra vita per lei come Gesù ha fatto per voi. Siamo davvero pronti a morire per lei, a sacrificare il nostro tempo, la nostra gratificazione personale, i nostri piaceri, tutta la nostra vita?!?

No, probabilmente no, almeno all’inizio, anche questo richiede un’educazione, una relazione basata sul rispetto, sul dialogo e sul perdono.

Ricordo bene quel periodo della mia vita, circa 10 anni fa quando è nato il nostro secondogenito Tommaso. Avevo poco più di 30 anni e mi sono sentito legato, ingabbiato, chiuso in una relazione soffocante dove avrei dovuto prendermi cura di 2 bambini mentre i miei amici pensavano ancora ai viaggi, alle discoteche e allo sport. Sono andato in crisi, in una profonda crisi, perché in realtà fino a quel momento non mi ero mai donato fino in fondo, non c’era stata la necessità visto che la mia sposa gestiva egregiamente il tutto.

Ho cominciato a fuggire la mia casa, a trovare sempre nuovi impegni fuori da casa, ed ecco che non solo ho ripreso a giocare a calcio a 5 ma l’ho fatto in 2 squadre, ho aggiunto corsa, ciclismo e tennis. Per un motivo o per l’altro ero sempre fuori e nei momenti che stavo a casa tendevo ad isolarmi. La mia sposa non mi ha mai trattato male per questo, mi ha sempre detto tutto quello che doveva dirmi ma sempre con dolcezza e amore. Mi ha amato sempre nonostante io fossi poco amabile e mi ha aspettato. Questo ha fatto il miracolo, ha fatto si che io riuscissi a superare quella crisi, riuscendo finalmente a darmi senza riserve perché ho capito che non potevo tradire l’amore di quella donna così grande e incondizionato.

L’amore dei piccoli gesti, delle piccole cose dato sempre e non solo se meritato fa miracoli e cambia le persone. Diceva  don Antonello che, come nella particola consacrata bisogna stare attenti a non disperdere neanche una briciola perché contiene Cristo, così Gesù non butta nulla di noi neanche il più piccolo gesto fatto con amore e lo trasforma in Grazia per il mondo.

Antonio e Luisa.

La pornografia ci rende incapaci di amare.

La pornografia è entrata prepotentemente nella nostra società. Si respira pornografia in tutto, nelle pubblicità, nei giornali, nella televisione, nella rete e, quello che è più grave, nella nostra mente e nel nostro modo di vivere e di parlare. Io fuggo da tutto questo, ma basta un discorso qualsiasi tra colleghi di lavoro o tra amici che presto o tardi esce la battuta o il doppiosenso sul sesso e sulla donna come pezzo di carne. I siti pornografici si sono moltiplicati e hanno milioni di accessi con un giro di affari di miliardi di euro. La scuola da parte sua educa al sesso in una maniera sconvolgente. Propone ogni tipo di protezione senza entrare nelle dinamiche più profonde del rapporto di attrazione e desiderio che si può accendere tra due ragazzi. Dipingono spesso il sesso come un piacevole divertimento senza implicazioni più profonde. Mi torna in mente la canzone di Ligabue Libera nos a malo dove dice: “lei stava bene, io stavo bene Oh, mama, o è proprio questo che non si può dire?” vero inno a questa mentalità che caratterizza il nostro tempo.

Il piacere è diventato l’unica base sulla quale costruiamo la nostra vita e i nostri rapporti. La pornografia è così diffusa, perché ci permette di andare via dalla nostra vita, che spesso non ci piace e non ci regala quelle sensazioni ed emozioni che pensiamo indispensabili per essere felici, ed ecco che ci immergiamo nella pornografia, che ci apre un mondo fatto di pulsioni e di immaginazione dove il piacere trova finalmente appagamento. Ma è un appagamento superficiale che non ci riempie il cuore e la vita, ma lo svuota ancora di più. Inizia così un circolo vizioso che ci incatena alle sensazioni effimere della pornografia. La conseguenza che inevitabilmente si avrà è che tanti giovani vivono di quelle fantasie pornografiche e, quando nella vita reale incontrano una ragazza, non riescono ad instaurare un rapporto franco e rispettoso, ma hanno in mente quelle fantasie e pensano che finalmente potranno realizzarle ed essere felici. La conclusione è logica. Rapporti basati sul sesso, sulle sensazioni fisiche forti e non sul rispetto, sulla conoscenza profonda e sull’attenzione ai bisogni dell’altro e non ai propri. Ed ecco i rapporti fragili, i matrimoni basati sul sentimentalismo, la mancanza totale di sacrificio, che porta inevitabilmente a sofferenze e separazione.

Serve che noi genitori comprendiamo che l’educazione all’affettività spetta a noi: senza paura e senza tabù dobbiamo parlare di tutto con i nostri figli. Se non saremo noi a farlo sarà qualcun’altro. Noi sposi siamo consacrati da Dio per essere educatori dei nostri figli e solo con la libertà e la coerenza di chi vive l’amore casto potremo essere dei maestri autorevoli per loro e indirizzarli a una sessualità vera e sana.

Antonio e Luisa

Figli non nostri ma di Dio

Oggi la nostra piccola Maria si è comunicata per la prima volta. E’ la nostra terza figlia che riceve la Prima Comunione ma ogni volta è diverso, ogni volta è più sentito e commovente.

Più il nostro cammino di fede procede e più questi sono momenti forti e di vera Grazia. E’ bellissimo pensare che Gesù ci ha donato la gioia di diventare genitori, di poter crescere delle sue creature per educarle alla vita buona. Oggi abbiamo avvertito forte la consapevolezza che stavamo riconsegnando a Lui, che è via, verità e vita, la nostra bimba, consapevoli che noi da soli non avremmo potuto donare la pienezza della vita alla nostra bambina e che solo mangiando Gesù, nutrendosi del nostro Dio, Maria potrà forse un giorno capire che questa vita è bella e non finisce perché Gesù ha sconfitto la morte e il peccato. Don Claudio durante l’omelia ha approfondito proprio questo. Il Vangelo non è una favola, non è qualcosa che ti rende felice, ti fa stare bene ma poi finisce. Quando Gesù predica a più di 5000 persone e giunge la sera non manda tutti a casa; non finisce tutto. La sera simboleggia la sofferenza e la morte e Gesù non ti lascia solo in quei momenti. Nutrirsi di Gesù significa non morire mai e affrontare le difficoltà e le sofferenze con tanta fatica ma con la certezza che Dio è al tuo fianco e ti ha già salvato.

Ecco quando Maria ha mangiato quella particola consacrata che in modo del tutto misterioso è diventata corpo reale di Cristo, abbiamo capito che Gesù abita potentemente la nostra famiglia e la nostra vita e Io e mia moglie ci siamo presi per mano per condividere quel momento commuovendoci per la grande gioia che entrambi provavamo.

Tutto questo è stato ancora più bello perché vissuto in una comunità parrocchiale costituita da persone magnifiche. Grazie ai sacerdoti, alle catechiste e a tutte le famiglie che hanno condiviso questo momento.

Un grazie particolare a Ruggero e Maria Teresa Badano che durante il nostro pellegrinaggio a Sassello hanno accettato di affidare tutti i nostri bambini a loro figlia, la Beata Chiara Luce Badano.

Antonio e Luisa

 

Amare in modo ecologico

Oggi sono andato a correre, ci vado spesso, ogni volta che posso, un po’ perché ho compiuto quarant’anni e sono nel periodo di crisi che ogni uomo passa quando realizza di non essere più tanto giovane, che è  iniziata una nuova fase della vita, ma anche perché correre in mezzo alla natura è bellissimo. L’ordine perfetto del creato che mi circonda mi parla di Dio, la sua opera mi mostra quanto è infinitamente grande e anche io sono parte quell’idea perfetta della Sua mente, anzi sono il vertice di quella creazione. L’ecologismo non può, come oggi spesso si tende a fare, porre attenzione al creato che ci circonda e trascurare l’ecologia umana. Papa Francesco nell’enciclica Laudato si, lo sottolinea come non ci possa essere rispetto per l’ambiente se manca il rispetto per l’uomo e la sua natura.

Oggi, mentre correvo, come spesso mi capita di fare, ho riflettuto sulla mia vita. Ho realizzato  che ho cominciato ad essere felice non quando ho approfittato dei piaceri che il mondo mi offriva, ma al contrario quando ho saputo dire di no per fare una scelta ecologica.

Quando ho saputo dire di no ai rapporti intimi nel fidanzamento per rispettare la mia amata e l’amore che ci univa. Quando ho rinunciato a tanto di mio per fare spazio, per aprirmi alla vita fin dai primi mesi di matrimonio e dare così vita concreta al nostro amore. Quando ho rinunciato agli anticoncezionali per rispettare integralmente il corpo della mia sposa e farle capire che non voglio usarla ma voglio amarla.

Queste rinunce che il mondo non capisce e deride non mi hanno tuttavia impoverito ma al contrario mi hanno arricchito. Noi siamo il nostro corpo e solo nel pieno rispetto della sua natura, nel rispetto delle leggi che Dio a scritto dentro di noi riusciremo a lasciarci amare  e ad essere capaci di amare. Ma questo il mondo non lo capisce e tanti matrimoni saltano perchè tanti sposi cercano  la felicità nei sentimenti e nella passione che imprigionano, e non nella verità ecologica che libera. Padre Bardelli diceva spesso che la natura ti rende felice solo se la rispetti.

La Chiesa ha spesso rinunciato a dire queste cose, il mio parroco dice che la Chiesa in camera da letto non ci deve entrare e che bisogna avere pudore, ma ci sono tantissime persone che per questo soffrono e si dividono. Sta a noi famiglie cristiane testimoniare la bellezza di una scelta d’amore radicale, la bellezza della castità che permette di vivere un amore pieno basato sul dono di sè.

Antonio e Luisa

 

Ci specchiamo nello sguardo degli altri.

Chi siamo noi? E’ lo specchio che ci da la consapevolezza di chi siamo?  Lo specchio spesso non ci svela chi siamo ma ci  conferma solo ciò che pensiamo già di essere; alcune volte ci vediamo brutti e impresentabili, altre volte belli. Questa dinamica avviene soprattutto nell’adolescenza, ma non sempre si riesce a superare con il tempo e la maturità. Lo specchio reale riflette quello che è lo specchio interiore. Lo specchio interiore riflette la nostra immagine attraverso gli sguardi delle persone con cui ci relazioniamo. Un neonato sorride quando vede la mamma che lo guarda con dolcezza ed amore, mentre si spaventa se la mamma lo guarda corrucciata. Quando quel bambino si guarderà allo specchio si vedrà con gli occhi della mamma. Per gli adulti vale lo stesso discorso, ma con dinamiche più complesse e condizionate dal nostro vissuto.  E’ importante comprendere quanto questa dinamica ci condizioni nelle nostre relazioni per superarla e per non trasformarla in fonte di sofferenza per le persone che amiamo.

Dio con il suo sguardo d’amore ci salva e ci libera anche da questo. Se sono sicuro che Dio mi ama come un figlio e mi apprezza per come sono, prendendomi con tutti i miei limiti e difetti, non solo mi darà la forza di migliorarmi, ma anche di non condizionare questa consapevolezza dalla considerazione che gli altri hanno di me.

Conoscere questa influenza che noi abbiamo sulle persone che incontriamo ci deve responsabilizzare e farci impegnare a non uccidere. Nel Siracide è scritto: La spada uccide tante persone, ma ne uccide più la lingua che la spada. Io aggiungerei che anche uno sguardo soprattutto di una persona amata può uccidere. Quante volte con nostra moglie, mettiamo su musi, ci guardiamo con freddezza e rabbia perché ci sentiamo offesi e così facendo uccidiamo la persona che più amiamo per questioni non importantissime ma solo per orgoglio ferito. Quante volte il nostro sguardo di meraviglia e di desiderio ha fatto sentire la nostra sposa come la più bella del mondo e quanta forza dà lo sguardo dolce e accogliente di una moglie che fa capire al proprio sposo che è felice di appartenergli.

A volte riflettiamo troppo poco su queste dinamiche, basterebbe veramente un piccolo sforzo per avere tanta pace e amore in più in famiglia ed evitare sofferenze e incomprensioni..

 

Riconoscersi povero per lasciarsi amare.

Ricevo spesso complimenti per quello che scrivo e testimonio. I complimenti non dovete farli a me ma a Gesù che fa miracoli in quelle anime che si riconoscono bisognose e misere. Io ero una persona povera spiritualmente e fortemente fragile ed egoista.Oggi sto cercando di costruire la mia vita, il mio rapporto di coppia e la mia famiglia sulla roccia della Grazia di Dio. Non è sempre stato così. Sono cresciuto con una fede tiepida e fatta di tanta superstizione, senza aver mai sperimentato l’amore di Dio, la religione era per me solo una dottrina lontana e castrante. Ho cominciato a frequentare compagnie di  sbandati come me, ad andare all’università dando un solo esame in 2 anni. Ho vissuto la mia gioventù fumando canne e ubriacandomi con gli amici per avere meno inibizioni con le ragazze, nutrendomi di pornografia, cercando donne, non per innamorarmi, ma per poter soddisfare tutta quella carica erotica che mi opprimeva. Visto con gli occhi dell’uomo che sono oggi provo tanta pena per quel ragazzo che si svegliava di notte angosciato dal non senso della propria vita. Poi è arrivata quella che sarebbe diventata la mia sposa. Non mi sono innamorato subito di lei perché non ne ero capace ma sono rimasto attratto fin da subito dal suo atteggiamento, dal suo modo di vestire sobrio e dai discorsi che faceva così diversi da quelli a cui ero abituato ma che mi piacevano anche se non li capivo. Era totalmente diversa dalle ragazze che avevo conosciuto fino ad allora ma mi affascinava tantissimo. Alla fine mi sono innamorato, prima  della sua profondità interiore e della dolcezza del suo animo e poi anche del suo corpo, del suo viso e del suo sguardo che non erano sensuali come quelli da cui ero stato sempre attratto ma che  esprimevano tutta la  bellezza della sua persona, la bellezza di una persona con una fede autentica e un cuore puro.  Quell’incontro mi ha salvato, lei è stata capace di darmi forza e motivazioni per cambiare e trovare finalmente la strada verso l’abbraccio di Gesù.

Ho saputo solo in seguito che lei ha sempre pregato per non sprecare la propria vita e per trovare uno sposo con il quale costruire una famiglia. Ha pregato anche per il suo sposo, per me, anche se non mi conosceva ancora. Sono sicuro che quelle preghiere mi hanno consentito di combattere  le mie schiavitù e di riconoscere in lei, colei che Dio da sempre aveva preparato per me, affinché io potessi realizzare la mia vita. Grazie a quell’incontro e alla relazione che ne è nata basata sull’amore, sul rispetto, sulla fiducia e sulla sincerità sono rinato a vita nuova.

Dio fa miracoli nella nostra vita ma dobbiamo riconoscerci poveri e incapaci di fare a meno di lui.

Antonio

Il mio giogo è soave e il mio carico è leggero

Il sacerdote durante la vestizione segue tutto un rito particolare e quando indossa la casula, la veste propria di chi celebra la Santa Messa, dice sempre la stessa formula: “Domine, qui dixisti: Iugum meum suave est, et onus meum leve: fac, ut istud portare sic valeam, quod consequar tuam gratiam. Amen.” (O Signore, che hai detto: Il mio giogo è soave e il mio carico è leggero: fa’ che io possa portare questo indumento sacerdotale in modo da conseguire la tua grazia. Amen).

Ho subito pensato al mio matrimonio, al momento in cui la mia sposa mi ha infilato l’anello al dito. Non avrei trovato parole migliori per suggellare quel momento.

Il sacerdote indossando la casula si prepara tra le altre cose a rinnovare il sacrificio di Cristo sul Calvario. Noi non facciamo la stessa cosa? Indossando quell’anello con il nome della mia sposa inciso all’interno ho promesso di donarle tutto di me stesso. Indossando quell’anello mi sono impegnato a farle dono del mio cuore che non è una metafora sdolcinata ma è un atteggiamento concreto; significa impegnarmi ogni giorno a farmi piccolo per farle posto dentro di me. I suoi bisogni diventano i miei bisogni, i suoi desideri i miei, le sue preoccupazioni le mie e la sua gioia diventa la mia gioia. Padre Bardelli riprendeva spesso le parole della lettera di San Paolo ai Galati : «Io vivo, ma non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me» (GaI. 2,20); ci ripeteva   queste parole dicendo a noi sposi :<<Voi non dovete dire così, ma non sono più io che vivo ma il mio sposo o la mia sposa vive in me; questo significa il sacramento del matrimonio, Cristo vive in voi quando voi vivete nella profonda comunione e donazione dell’uno verso l’altro.>>

Il sacerdote la casula, una volta terminata la Messa, la ripone, noi l’anello lo indosseremo sempre fino al giorno della nostra morte e capiterà che il giogo non sarà soave e leggero ma la Grazia di Dio, se noi avremo fede  e invocheremo la Sua presenza con una vita casta e in comunione con Lui, ci permetterà di poter dire in ogni circostanza della vita :<<O Signore, che hai detto: Il mio gioco è soave e il mio carico è leggero: fa’ che io possa portare questo anello segno di amore e fedeltà in modo da conseguire la tua grazia. Amen>>

E arriviamo ora alla fotografia. L’immagine ripresa da tanti media italiani e stranieri è stata scattata da un ragazzo canadese di 21 anni. Ritrae i genitori entrambi malati gravemente. Nonostante la gravità della loro condizione di salute, si tengono la mano. Rimangono aggrappati a qualcosa che potrebbe svanire da un momento all’altro.

L’uomo è malato di cancro ai polmoni e, dopo una lotta durata 8 anni, dovrà arrendersi dopo poche ore al male che gli ha strappato la vita. Sua moglie, invece, ha subìto un attacco di cuore ed è stata ricoverata d’urgenza in ospedale. Mentre la trasportavano verso il Kingston GeneralHospital ha chiesto espressamente che il suo letto fosse vicino a quello di suo marito, per assisterlo, anche priva di sensi, negli ultimi istanti della sua vita dopo 23 anni di matrimonio. Questo è il matrimonio, questo è vivere per l’altro e permettere all’altro di vivere in noi.