Il digiuno può salvare i matrimoni

Il matrimonio è gioia e dolore, racchiude nella sua storia pagine belle e pagine brutte, forse terribili! Ma per noi, che abbiamo la vocazione al matrimonio, è il compimento del progetto di Dio su di noi, ed è l’unica strada possibile per vivere in pienezza la vita. Ricordiamoci cosa abbiamo detto al momento della nostra consacrazione nel matrimonio:
Io Riccardo, accolgo te, Barbara, come mia sposa.
Con la grazia di Cristo
prometto di esserti fedele sempre,
nella gioia e nel dolore,
nella salute e nella malattia,
e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita.

Non abbiamo fatto una promessa davanti a Dio a tempo o a condizione, ma abbiamo promesso per tutta la vita, impegnandoci a superare ogni avversità. Per oltrepassare le difficoltà, più o meno grandi, tra cui situazioni anche molto gravi come possono essere l’adulterio o la malattia, bisogna necessariamente diventare strumenti di misericordia, di perdono, e fare il pieno di tanta e tanta pazienza.
In una parola ci dobbiamo cristificare, fondere nell’amore del Padre Nostro e rispondere al male con il bene. Detto così sembra inarrivabile, ma non è così! Dio non ci chiede l’impossibile ma ci dà il necessario affinchè diventi possibile. Bisogna crederci ed impegnarsi ogni giorno per migliorare. Un grande uomo come Gandhi diceva: Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo“. Questo vale anche nel piccolo delle nostre famiglie, tante volte le avversità più grandi sono proprio nelle nostre realtà domestiche.


Intorno a noi vi sono tante persone che non riescono a custodire la bellezza e le difficoltà del matrimonio. Lo dicono i numeri: in Italia sono circa 9 milioni gli uomini che vanno a prostitute (fonte ricerca Associazione Papa Giovanni XXIII del 2017). Poi ci sono vari altri studi sugli adulteri operati da donne e da uomini, dove si evince che addirittura il 45% degli italiani intervistati ha tradito il partner.  Un’altra insidia è la pornografia in rete, vi è un altro studio in merito che dice che gli uomini e le donne che guardano contenuti a luci rosse hanno una probabilità doppia di divorziare (fonte blog di Scince).
Per andare nel pratico valgono tutti i consigli sulla preghiera e farsi aiutare da sacerdoti preparati o coppie nella fede, che già vi consigliato nel precedente articolo. A questo proposito ci viene in aiuto San Pietro Crisologo: “Tre sono le cose, tre, o fratelli, per cui è salda la fede, perdura la devozione, resta la virtù: la preghiera, il digiuno, la misericordia. Ciò che per cui la preghiera bussa, lo ottiene il digiuno, lo riceve la misericordia. Queste tre cose, preghiera, digiuno, misericordia, sono una cosa sola e ricevono l’una dall’altra.
Dando per scontate le nostre preghiere quotidiane e la carità verso il nostro prossimo, mi voglio concentrare sul digiuno alimentare. La Madonna di Medjugorje invita i fedeli a digiunare due volte a settimana, due giorni dove ci si nutre solo con un po’ di pane e con il bere acqua. Non è una pratica impossibile se ci affidiamo a Dio, avrete tanti benefici. Nei giorni del digiuno preghiamo di più, se possibile iniziamo la giornata con la Santa Messa eucaristica e pratichiamo la carità. Posso dirvi che ho iniziato a digiunare in piena quaresima, ero solo, (mia moglie era dal padre a Ragusa che stava molto male) e ho trovato molto beneficio di serenità, naturalmente ho pregato anche e ho praticato la carità. Sono tanti i benefici che possiamo ottenere dal digiuno, ma quella che a cui tengo di più è di “creare nei nostri cuori uno spazio aggiuntivo allo Spirito Santo e così essere più ispirati da Lui”. (frase tratta dal Libro “Potenza sconosciuta del digiuno”).

Mi sono accorto che man mano in me ha iniziato a crescere la pazienza e hanno cominciato a sanarsi le mie tante ferite spirituali. Non è lavoro di poco tempo, ma di un continuo impegno, dove i frutti si raccolgano piano piano. In questi mesi alcuni amici mi hanno detto che, a loro avviso, ho fatto passi da gigante. Questo grazie al digiuno. In aggiunta salto sempre la colazione e mi affido solo alla forza dell’Eucarestia, che ho il dono di ricevere tutte le mattine durante la Santa Messa.  

Fratel Biagio, che sovente digiuna, mi ha confermato che durante i digiuni entra lo Spirito Santo. Questo missionario per sconfiggere i demoni più forti, pratica Matteo 17,21:  “Questa razza di demòni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno”. Se vogliamo mantenere in piedi i nostri matrimoni dobbiamo combattere con le armi della fede, preghiera, digiuno e opere buone.
Quando abbiamo problemi con il nostro coniuge dobbiamo ricordarci le parole di San Paolo: (Ef, 6,12) “Infatti noi non dobbiamo lottare contro creature umane, ma contro spiriti maligni del mondo invisibile, contro autorità e potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso.”
E ricordiamoci infine che niente è impossibile a Dio, affidiamoci a Lui. Un mio amico ha penato sette anni con la moglie e ora sono di nuovo insieme, grazie alla preghiera alle opere buone, al digiuno e anche all’aiuto di sacerdoti esorcisti. Buon digiuno a tutti. Difficile ma ricco di grazia e di doni spirituali.

Riccardo e Barbara

Buongiorno Vita

Oggi con questo articolo cercheremo di raccontarvi chi sono i nostri ragazzi sul divano (ne abbiamo accennato nei precedenti articoli) e la loro importanza in alcuni momenti cruciali della nostra vita. Come sapete, noi siamo tra le famiglie di sostegno per alcuni ragazzi adolescenti di una casa famiglia. Chi ci ha guidato per mano verso questo percorso sono stati proprio i nostri ragazzi sul divano, ossia i figli di alcune coppie che abbiamo conosciuto durante il corso prematrimoniale, quando ancora c’erano occasioni per stare insieme come gite o cineforum, insomma un mondo prepandemia.

Li chiamiamo amorevolmente nostri perché quando c’è stato il cambio parrocchiale, e il nostro don è andato via, ci siamo sentiti tutti abbastanza profughi di Amore e Dialogo. Io, che ero appena entrata in una realtà parrocchiale, onestamente non capivo perché piangessero tutti. in fondo San Basilio ovvero la comunità che accoglieva il nostro sacerdote era a solo a mezz’ora da qui. Lì iniziai a conoscere la parola lutto comunitario. Eh sì è stato uno tsunami di emozioni, io ricordo che non volevo partire in viaggio di nozze (ci siamo sposati in quel periodo) perché vedevo i ragazzi piangere e non volevo lasciarli soli.

Alla fine partimmo e proprio durante il viaggio di nozze si è cementato il legame con i nostri ragazzi. Ogni mattina iniziava con un messaggio: Buongiorno Vita. Un legame che è fatto di presenza, di ascolto, di amore, un filo indissolubile che niente e nessuno potrà mai tagliare perché è legato a Cristo. Chi ci prova trova una difficoltà estrema a cercare di tagliare quel filo. I ragazzi sono stati i primi a vedere nascere la nostra piccola famiglia ampliata e sono stati anche i primi a sperimentare la sofferenza nel vederci nel dolore. Ci hanno visto gioire il giorno del matrimonio e ci hanno visto cadere, rialzarci, nuovamente cadere e trovare la forza di rialzarci di nuovo. Sono una presenza viva e costante nella nostra vita, hanno gli occhi desiderosi di vita e di cose reali e concrete. Sono i primi a guardarti negli occhi e a scrutare quella luce che gli dà conferma che si va tutto bene. Ma hanno visto anche e conosciuto lo sguardo della sofferenza, lo sguardo di quando hai pianto troppo, lo sguardo di quando “sei sicura che hai mangiato, sei dimagrita non hai più le ganciotte“, lo sguardo di quando gioisci per la prima laurea di uno di loro, lo sguardo di quando “dai che sei brava l’ esame lo superi” , lo sguardo di chi li segue da lontano sapendo che è impossibile salvarli dai pericoli del mondo.

Sono i ragazzi che scelgono chi sarà la loro guida, e in tempo di riunioni e programmazioni pastorali è bene tenerlo a mente. Casa nostra è il loro rifugio personale, e il più delle volte il nostro divano è diventato un confessionale. Negli ultimi periodi ci siamo evoluti anche nella versione cineforum con pop corn. È bello condividere la nostra vita con loro, perché onestamente ci sono stati momenti in cui la motivazione ad iniziare la giornata era solo per loro. Hanno vissuto ciò che prova una coppia di sposi a ritrovarsi ad osservare un ecografo in festa che poi si tramuta in un sepolcro vuoto, un sepolcro vuoto ma abitato da una patologia che rende il terreno friabile instabile e non idoneo per una vita, hanno vissuto lo smarrimento nella fede nelle mie domande come Maria distrutta fuori dal Sepolcro “Dove è il mio Signore?“. E sono stati loro a farmi scoprire che si può essere mamma anche senza averli sentiti scalciare nella pancia.

Indubbiamente mi chiederò sempre cosa si prova ad avere una vita che cresce dentro di te, ma onestamente ho imparato a godermi la parte migliore, ho imparato a selezionare le cose migliori da poter trasmettere a loro come quando devi scegliere cosa mangiare per non fare male al bambino che sta crescendo, ho imparato a godermi il sole sulla pelle, ho imparato a non correre dietro a ritmi non miei, ho imparato ad ascoltarmi, ho imparato a ritirare fuori le mie passioni rimaste chiuse in un cassetto e il progetto Abramo e Sara è nato proprio per loro.

Ognuno di loro ne fa parte, la locandina è stata creata da Claudia, che ha la passione per l’arte e la bellezza, c’è poi Gabriele, che non vede l’ora di occuparsi del profilo Instagram se solo io mi ricordassi la password, c’è Maria e tantissimi altri e infine c’è Alice. Lei è l’incarnazione del filo indissolubile che si crea quando realizzi che un figlio è un dono di Dio. Noi avevamo chiesto durante una preghiera “che ci mandi Alice?” Alice è arrivata, nel modo più inaspettato per noi ma più congeniale a Dio. Era comodamente seduta su un divano in casa famiglia. Ora è comodamente seduta nel nostro divano di casa della nostra piccola famiglia ampliata. Questi sono i passi che noi abbiamo compiuto fino a qui e ci sentiamo di consigliarvi, anche se siete nel dolore, di passare attraverso la porta stretta, di viverlo perché nella coppia è un lutto vero, ma nello stesso tempo di non chiudervi troppo. Cercate di alzare lo sguardo e magari potreste rendervi conto che essere una famiglia senza figli può essere un dono per una famiglia che magari li ha, ma ha difficoltà a seguirli, magari capita che il papà lavora fuori città e la mamma è sola con i bambini, o magari semplicemente c’è chi ha bisogno di andare a messa solo con il marito.

Io per prima mi occupo di tre fratelli e Dio solo sa cosa ho provato a tenere il più piccolo in braccio appena nato e Dio solo sa i pianti che mi sono fatta e soprattutto le domande, ma se avessi dato ascolto solo al mio dolore mi sarei persa tantissime cose e invece ho vissuto la prima febbre, i primi passi, i primi dentini, gli aerosol fino a giugno, i jeans sporchi di omogenizzati, il passeggino della Chicco che per chiuderlo ho dovuto vedere un video su YouTube. La vita è un soffio e da quel soffio rinasce la vita. Siamo stati tutti creati per amore e creati per amare e siamo tutti una famiglia di famiglie.

Simona e Andrea.

C’è bisogno di serotonina?

Dal libro del profeta Geremìa (Ger 14,17b-22): Il Signore ha detto: «I miei occhi grondano lacrime notte e giorno, senza cessare, perché da grande calamità è stata colpita la vergine, figlia del mio popolo, da una ferita mortale. […]». Hai forse rigettato completamente Giuda, oppure ti sei disgustato di Sion? Perché ci hai colpiti, senza più rimedio per noi? Aspettavamo la pace, ma non c’è alcun bene, il tempo della guarigione, ed ecco il terrore ! Riconosciamo, Signore, la nostra infedeltà, la colpa dei nostri padri : abbiamo peccato contro di te. Ma per il tuo nome non respingerci, non disonorare il trono della tua gloria. Ricòrdati! Non rompere la tua alleanza con noi. Fra gli idoli vani delle nazioni c’è qualcuno che può far piovere? Forse che i cieli da sé mandano rovesci? Non sei piuttosto tu, Signore, nostro Dio? In te noi speriamo, perché tu hai fatto tutto questo.

Oggi la Chiesa ci offre questa prima lettura che ci dona un’immagine del Signore a dir poco commovente. Dove lo si trova un dio i cui occhi grondano lacrime notte e giorno, senza cessare, per amore?

Il Signore non è mica quell’essere che se ne sta sulle nuvolette a farsi i fatti suoi, no! Il Signore è uno che ama e soffre per il dolore dell’amato, soffre e piange notte e giorno ininterrottamente, ma la ferita mortale non ha colpito Lui ma ha colpito l’amato/a.

Potremmo disquisire sull’esegesi e sui riferimenti profetici riguardo a quella “vergine, figlia del mio popolo, (colpita) da una ferita mortale”, ma fermiamoci a guardare la nostra esperienza di sposi: qual è la ferita mortale che potrebbe colpire la nostra amata/il nostro amato? Di sicuro ci sarebbero tante risposte di carattere psicoaffettivo, ma forse la ferita mortale per eccellenza è il peccato. Quanti sposi vedono vivere il proprio amato/la propria amata con questa tremenda ferita mortale e non piangono notte e giorno come fa Dio? Cari sposi, abbiamo un Dio compassionevole, le nostre vicissitudini sono a Lui care, talmente care che piange per le nostre ferite mortali, anzi, i suoi occhi grondano lacrime, che è di più del semplice piangere, è una sorta di superlativo di piangere.

E così dobbiamo imparare a fare anche noi vicendevolmente tra sposi, perché amare è volere il bene dell’altro, e qual è il bene maggiore se non la santità del Paradiso? La ferita mortale toglie il Paradiso, ecco perché dovremmo avere una fontana di lacrime per lui/lei.

La seconda parte del brano ci insegna a pregare: prima di avanzare richieste al Signore è necessario riconoscersi peccatori ed infedeli, e al contempo lodare la Sua fedeltà alla propria alleanza, lodare il Suo Santo nome, chiedere che intervenga nella nostra vita non tanto per risolverci le cose piuttosto per dare gloria al Suo nome, per non disonorare il trono della Sua gloria.

Cari sposi, dobbiamo imparare a tenere sempre alta l’idea della gloria di Dio, noi siamo ambasciatori nel mondo non di un dio minore, ma dell’unico Dio, il potente e glorioso Signore Re dell’universo, che si è incarnato in Gesù Cristo. Dobbiamo sempre tenere alta l’idea che siamo figli (per grazia e non per merito) di questo Dio glorioso e maestoso.

Quando ci troviamo di fronte ad un problema, invece di dire: “Dio, ho un grande problema”, dovremmo imparare a dire: “Problema, ho un grande Dio!”.

“Ricòrdati ! Non rompere la tua alleanza con noi.” : sembrerebbe un po’ eccessivo rivolgersi a Dio in cotal guisa, ma è un’espressione che nasce da un cuore che è in relazione col Padre. E’ un cuore che ha confidenza con Dio, tale da sembrare quasi inopportuno… che Dio abbia problemi di serotonina?

Impossibile, ma quando il cuore prega ed è in relazione col Padre le espressioni si coloriscono di connotati umani che rendono più vivida e fervida la preghiera, la rendono più accorata; è la supplica di un cuore aperto che non teme di svelare la propria intimità a Colui che l’ha creato.

Cari sposi, impariamo a pregare insieme con questo stile di viva confidenza e state tranquilli che il Signore non ha problemi di memoria !

Giorgio e Valentina.

Venere vuole ridere, Marte far ridere.

Oggi volevo condividere una curiosità del rapporto tra uomo e donna. Una curiosità che però nasconde qualcosa di profondo. Qualcosa che mette in evidenza una volta di più come siamo diversi. Uomo come marte e donna come venere. Due pianeti a ben 160 milioni di chilomentri l’uno dall’altro. Siamo distanti davvero tanto ma siamo anche complementari, la differenza di uno diventa nutrimento e attrattiva per l’altro.

Parliamo di senso dell’umorismo. Sembra che uomo e donna siano entrambi attratti da un partner che ne è dotato. Qualcuno che metta il buon umore al centro della relazione, che ci faccia stare bene, sorridere, che riesca ad alleggerire la pesantezza della vita contemporanea.

Secondo gli esperti però c’è una differenza su come viene percepito il senso dell’umorismo tra uomo e donna. La donna è attratta da un uomo che è capace di farla ridere mentre l’uomo non cerca solitamente la comica di Zelig, ma preferisce quella donna che è pronta a ridere delle sue battute e del suo senso dell’umorismo. Capite? Siamo anche in questo caso all’opposto, ma un opposto che si integra e che si completa. Siamo fatti l’uno per l’altra. Ora motiviamo questa differenza sostanziale.

La donna è attratta e sta bene con un uomo che riesce a farla ridere. Perchè questo? Per due motivi principalmente. Perchè spesso è ciò di cui le donne hanno bisogno. Le donne tendono ad essere pesanti, diciamolo. Non voglio generalizzare, ma sembra che sia spesso così. Le donne tendono ad estremizzare i problemi. Quando hanno accanto un uomo che è capace di alleggerire il loro cuore stanno meglio. Ridere fa star bene. La battuta giusta può aiutare tante donne a ridimensionare tanti problemi. Il secondo motivo è sempre il solito: il corteggiamento. Un uomo che si impegna a far ridere la propria sposa dimostra di volerla mettere al centro delle sue attenzioni. E’ un modo per far sentire l’amata importante e preziosa.

L’uomo, ho scritto in precedenza, apprezza invece l’umorismo in modo diverso. L’uomo apprezza l’umorismo della sua donna quando questa è capace di ridere alle sue battute e di capire il suo umorismo. L’uomo ha un umorismo attivo mentre la donna passivo. Anche in questo uomo e donna sono differenti e complementari e per questo attratti l’uno dall’altra.

Perchè l’uomo apprezza particolarmente quando la moglie ride del suo umorismo? Anche qui ci viene in aiuto una ricerca americana. La donna che ride da un messaggio chiaro al suo uomo. Sono accogliente verso di te. Mi piaci e provo attrazione per te. Credo che sia il messaggio più bello che un uomo possa ricevere dalla sua amata. E’ importante un’ultima precisazione. Ci sono alcuni tipi di umorismo che la donna non ama. La donna apprezza l’uomo che la fa ridere, non che ride di lei. Un conto è l’umorismo un altro il sarcasmo. Il primo nutre la relazione e la alleggerisce, il secondo la impoverisce e la distrugge. 

Finisco con una considerazione personale. Luisa quando l’ho conosciuta era molto pesante. Vedeva spesso le difficoltà della vita e faceva fatica ad abbandonarsi ad un po’ di spensieratezza e leggerezza. Nonostante la sua fede e la sua capacità di amarmi che erano e sono davvero grandi, almeno ai miei occhi. Io credo di averle tra le altre cose donato un po’ di leggerezza. Da quando stiamo insieme lei ha beneficiato della mia leggerezza, delle mie battute, del mio modo di vedere la vita e i problemi. Ed io naturalmente ho imparato da lei ad essere un po’ meno superficiale su alcune questioni. Il matrimonio è questo. Si diventa ricchi l’uno con l’altro in una relazione che è scambio e comunione.

Antonio e Luisa

Sposi = figli dello stesso Padre

Cari sposi,

ricordo un mio compagno di noviziato, agli albori del nostro cammino verso il sacerdozio, che si era enormemente entusiasmato addentrandosi nella lettura dei grandi maestri della vita spirituale: San Bernardo, Sant’Ignazio di Loyola, Santa Teresa d’Avila… e allora scriveva alla mamma tanti consigli su come vivere bene la preghiera, la meditazione, la Lectio… la mamma una volta gli rispose più o meno così: “caro figlio, grazie infinite per tutte le belle cose che mi racconti sulla tua vita spirituale. Da parte mia, non appena dico «Padre» nella preghiera mi soffermo e non vado oltre…. Per quanto possiamo parlare di spiritualità, di grandi maestri, di tecniche di preghiera il punto essenziale e fondamentale da cui ripartire sempre è l’amore di Dio Padre.

Nel Vangelo di oggi è il Padre nostro nella versione di Luca il centro di tutta la liturgia e sicuramente è facile finire per dire qualche ovvietà su un tema così grande e ampiamente citato. Io ritengo che il legame tra l’esperienza della paternità di Dio e la condizione di sposi sia strettamente vincolato e non abbastanza approfondito. Giovanni Paolo II nelle sue Catechesi sull’Amore umano mostra come ci debba essere un divenire crescente tra l’essere figlio, poi sposo e infine padre. Solo se ho sperimentato l’amore gratuito e immeritato di Dio Padre, posso farmi totalmente dono a un altro e questo si chiama appunto essere sposi. Tale amore poi può diventare fecondo e quindi generare altra vita, ed ecco la paternità. Chiaro, non è tutto rose e fiori, se ci guardiamo dentro e alle nostre storie familiari, questo percorso spesso non è avvenuto così. Difatti dice Amoris Laetitia:

Molti terminano la propria infanzia senza aver mai sperimentato di essere amati incondizionatamente, e questo ferisce la loro capacità di aver fiducia e di donarsi. […] Dunque, bisogna fare un percorso di liberazione che non si è mai affrontato. Quando la relazione tra i coniugi non funziona bene, prima di prendere decisioni importanti, conviene assicurarsi che ognuno abbia fatto questo cammino di cura della propria storia” (Amoris Laetitia 240).

Perciò il Vangelo di oggi invita voi sposi a cercare di continuo il Volto del Padre, di aprirvi sempre al suo Amore. Solo se vivrete costantemente l’essere figli amati, avrete la forza di amarvi davvero. Non è affatto casuale che idea sia già presente in alcuni passaggi dell’Antico Testamento. Lo troviamo nel libro di Tobia: “Tobia si alzò dal letto e disse a Sara: «Sorella, alzati! Preghiamo e domandiamo al Signore che ci dia grazia e salvezza»” (Tob 8, 4) ed anche nel Cantico: “Tu mi hai rapito il cuore, sorella mia, sposa” (Ct 4, 9). È Cristo infatti che ci svela il volto del Padre, diventando nostro Fratello.

Quindi, in definitiva, la vera nuzialità sgorga dalla figliolanza in Dio; se sarete veramente figli del Padre, potrete essere anche sposi in Cristo e il poter pronunciare “Padre” con il cuore, sarà quanto di più bello e profondo sperimenterete nella vita spirituale. Il che vi permetterà di vedere nel coniuge non una persona da possedere, ma un fratello e sorella, infinitamente amati come voi, con cui condividere lo stesso amore che vi ha preceduto.

ANTONIO E LUISA

C’è stato un momento nella mia vita di uomo dove ho compreso quanto fossi fortunato ad avere una donna come Luisa al mio fianco. L’ho raccontato già innumerevoli volte e non mi ripeterò (lascio il link se qualcuno non l’avesse mai letto). Non è stato quando l’ho sposata. Li non ero ancora consapevole. Lì vivevo come sulle nuvole. Vedevo tutto facile e un futuro mio, anzi nostro. L’ho scoperto nella vita matrimoniale, quando ho tirato fuori le mie fragilità e lei c’è stata sempre, anzi mi ha amato ancora di più. Lo ha potuto fare perchè io non ero il solo che poteva riempire il suo serbatoio d’amore. Certo io ero e sono la persona più importante per lei, ma c’è chi lo è più di me e che la ama immensamente più di me. Lei sa di essere figlia amata e questo le dà la forza per amarmi gratuitamente. So di essere privilegiato ad averla. Per questo con il tempo ho iniziato un cammino di crescita nella mia fede e nella mia relazione con Gesù. Perchè ho visto quanto sia importante sentirsi amati da Dio per essere poi capaci di amare davvero: in modo gratuito e senza condizioni, senza pretendere nulla.

La coppia cristiana tra Scilla e Cariddi

Quando ero bambino, la mitologia greca è sempre stata uno dei miei interessi preferiti: Zeus, le Naiadi, i Titani, il monte Olimpo, Polifemo e Ulisse… e tra tutte queste cose mi ha sempre incuriosito andare a vedere dove fossero Scilla e Cariddi, i mostri citati nell’Odissea e nell’Eneide e che la tradizione ha collocato nei lati dello stretto di Messina. Il mito vuole che l’uno e l’altro insidiassero i naviganti di modo che per passare lo stretto era necessario mantenersi a debita distanza, senza avvicinarsi troppo a questa o quella parte.

La coppia cristiana, come novelli Argonauti, deve far fiorire la sua missione di vita senza cadere nelle insidie che Scilla e Cariddi simboleggiano. A cosa mi sto riferendo? In questo articolo vorrei toccare due classici estremi in cui una coppia sovente può cadere, non certo per cattiva volontà o mancanza di fede ma probabilmente per poco discernimento, preghiera e formazione.

Come vedrete, si tratta di “eccessi” che partono da sacrosanti doveri di voi coniugi ma che vanno vissuti con quell’equilibrio che solo la virtù cardinale della prudenza, lo Spirito Santo, assieme a un padre spirituale condiviso vi possono dare.

Il primo pericolo è quando la coppia assolutizza la propria relazione. Il “abbiamo bisogno di tempo per noi” – che in sé è giustissimo, perché il primo “figlio” della coppia è la relazione stessa – può diventare alla lunga una forma sottile di pigrizia e di ripiegamento su sé stessi. La coppia ha ricevuto un dono eccelso, quello di essere il primo annuncio di Cristo, il primo pulpito, in un certo senso, il primo “tabernacolo eucaristico”:

La famiglia ha ricevuto da Dio la missione di essere la cellula prima e vitale della società. E essa adempirà tale missione se, mediante il mutuo affetto dei membri e la preghiera elevata a Dio in comune, si mostrerà come il santuario domestico della Chiesa; se tutta la famiglia si inserirà nel culto liturgico della Chiesa; se infine praticherà una fattiva ospitalità e se promuoverà la giustizia e le buone opere a servizio di tutti i fratelli che si trovano in necessità” (Concilio Vaticano II, Apostolicam Actuositatem, n° 11).

Va più che bene staccare per un tempo l’impegno ecclesiale più diretto e concreti in circostanze particolari (nascita di un figlio, genitori malati, ecc.) ma attenzione perché l’interrompere una buona abitudine è sempre costoso da recuperare. Il “prendersi un tempo per noi” potrebbe rivelarsi in seguito un’arma a doppio taglio che sterilizza l’efficacia e la fecondità apostolica del matrimonio. Non è la prima volta che vedo che tali pause di riflessione sono l’anticamera di veri e propri abbandoni, se non addirittura di lontananza dalla fede stessa. Voi coppie non vi siete sposate solo per voi stessi ma anche per essere annunciatori del Vangelo!

Il secondo pericolo non è da meno quanto a virulenza. Consiste nello spingere l’acceleratore fino in fondo sul donarsi agli altri, nel dire sempre di sì al parroco, nel provare una gioia immensa nel vivere un percorso di fede in un movimento, tra riunioni e ritiri… e qui potrei scrivere una tesi di laurea in base alle esperienze vissute.

Ora vengono due possibili risvolti negativi:

  • O si vive tutto questo cumulo di attività da soli, senza il proprio coniuge e per cui la fede non è più un punto di unione nella coppia ma una rotaia solitaria, in parallelo a quella del coniuge, ma senza intersecarsi mai. Che bello quanto dice Amoris Laetitia: “La famiglia è chiamata a condividere la preghiera quotidiana, la lettura della Parola di Dio e la comunione eucaristica per far crescere l’amore e convertirsi sempre più in tempio dove abita lo Spirito” (Amoris Laetitia 29). La fede vuole condivisione, non porta all’isolamento. So che non è facile, ma come sempre, sforziamoci per un passo in più in avanti in questo senso.
  • Oppure si vive un cammino di fede in coppia ma senza dedicare tempo al noi, senza recuperare e alimentare la relazione nuziale. Si diventa così degli stupendi “Al Bano e Romina”, da vetrina nelle attività diocesane, sulla bocca di tutti per il bene e la testimonianza resa al matrimonio o alla fede in genere, ma le cui radici lentamente si stanno seccando. Prima o poi, un bel colpo di vento (dalla segretaria bionda, alle difficoltà lavorative o problemi adolescenziali dei figli…) tira giù la sequoia secolare, tutta tarlata di dentro.

Nella mia esperienza in Retrouvaille, sono proprio queste le coppie candidate n° 1 che chiedono di partecipare al ritiro. Sebbene la fede non manchi – anzi, tutt’altro – è piuttosto il “noi” che sta latitando. Per questo la dimensione relazionale di coppia va sempre messa al primo posto, è una lotta che vale la pena sostenere, come ci insegna Papa Francesco:

Questo cammino è una questione di tempo. L’amore ha bisogno di tempo disponibile e gratuito, che metta altre cose in secondo piano. Ci vuole tempo per dialogare, per abbracciarsi senza fretta, per condividere progetti, per ascoltarsi, per guardarsi, per apprezzarsi, per rafforzare la relazione. A volte il problema è il ritmo frenetico della società, o i tempi imposti dagli impegni lavorativi. Altre volte il problema è che il tempo che si passa insieme non ha qualità” (Amoris Laetitia 224).

Perciò, care coppie, nella navigazione della vita matrimoniale questa è la via maestra per restare su un percorso sicuro e infallibile: coltivare il vostro amore, condividervi la fede, dedicare tempo ad aprirvi il cuore sinceramente, corteggiarvi senza sosta con tenerezza. Ecco le grandi risorse per giungere al Buon Porto e tenere lontane da voi le insidie alla pienezza del vostro amore.

Padre Luca Frontali

Il piacere vero non è bulimico

Siamo una società di bulimici. Bulimici con il cibo, bulimici con le emozioni, bulimici di piacere e di senso. Ingurgitiamo tutto sperando così di riempire quella voragine di senso, quel desiderio di infinito che abbiamo dentro, che Dio ci ha messo dentro perchè siamo creati a sua immagine, lui che è infinito amore e quella nostalgia l’abbiamo come sigillo della sua figliolanza. Alla fine il significato di peccato è proprio questo. Sbagliare il bersaglio. Cercare di riempire il nostro bisogno d’amore con il piacere. La nostra società che ha eliminato Dio da ciò che conta, additandolo a ostacolo per una vita felice e una convivenza pacifica, cerca di sfamare questa bulimia schizofrenica assecondando ogni desiderio.

Siamo la società del desiderio, del desiderio che diventa bisogno e il bisogno che diventa diritto. Tutto segue questa logica tranne ciò che si pensa possa nuocere alla salute. Siamo una società estremamente salutista. Si cerca di curare il corpo illudendosi di curare così anche lo spirito. Non funziona così, curare il corpo va bene ma non basta. Ed è così che i governi illuminati della civilissima Europa sensibilizzano sul consumo  corretto di cibo. L’obesità e le malattie provocate dal consumo non equilibrato di cibo porta spesso grandi costi per il servizio sanitario del nostro paese ed è anche per questo che il governo, attraverso la scuola e altre agenzie, cerca di fare educazione e prevenzione. Sono problematiche presenti a livello globale, tanto che lo stato italiano segue le direttive di Europa e ONU. Ed ecco la frutta distribuita a scuola, i programmi di scienze che si arricchiscono dell’educazione alimentare, campagne pubblicitarie, iniziative culturali e tante altre modalità per cercare di modificare le abitudini dannose della popolazione.

Il salutismo alimentare sta divenendo pian piano un obbligo della nostra nuova società etica, spodestata di Dio, ma che si basa su propri dogmi come una vera religione. Non che ci sia qualcosa di male nell’impegnarsi per una giusta alimentazione, sia chiaro. Forse è una delle attività più apprezzabili del governo. Il problema è un altro. Non siamo bulimici solo con il cibo, lo siamo anche con il sesso e con tutto ciò che possa darci piacere. Solo che con questo tipo di bulimia non sembra ci siano problemi. Anzi sembra quasi positiva. Peccato che l’impatto sulla società e sui costi statali sia elevatissimo. Aborto, contraccezione, violenza sulle donne, divorzi sono causati anche dalla bulimia sessuale. Viviamo in una società molto erotizzata. Il sesso è presente non solo nella pornografia, che è diventata fruibile attraverso internet in modo facile,  gratuito e anonimo. Il giro d’affari di miliardi di dollari rende il settore del porno tra i più floridi. Tutta la società odierna è permeata di sesso. La televisione, la pubblicità, i video musicali, tutto ammicca al sesso.

Tutta questa esposizione ha reso le persone assuefatte. C’è un desiderio fortissimo di piacere sessuale da una parte e una incapacità di viverlo dall’altra. Come dire che le lasagne sono buone, ma mangiarle tutti i giorni stufa, tanto da renderle non più piacevoli al palato. Ed ecco che fioriscono siti di scambisti, sadomasochismo, orge, prostituzione e quant’altro la perversione delle mente umana possa immaginare. Una continua escalation di perversione per ricercare quel piacere che tanto si desidera, ma non si riesce a trovare. Certo non tutti arrivano a tanto, ma anche chi non arriva a questo non è comunque capace molto spesso di controllare il proprio desiderio sessuale e non è educato al pudore. Il pudore che non è una brutta parola, qualcosa che richiama un tabù che va rimosso. Il pudore è riconoscere in noi un mistero. Il pudore è riconoscerci preziosi, riconoscere che c’è una parte di noi, del nostro corpo che non è per tutti, ma solo per chi avrà il nostro dono totale e a sua volta sarà disposto a spendersi totalmente e indissolubilmente nella relazione con noi. Solo riscoprendo la castità, la tenerezza, l’attesa, il saper aspettare, il saper preparare l’incontro sessuale nel gioco del corteggiamento, nelle attenzioni e nel servizio reciproco si potrà ritrovare il vero piacere. Solo così, quando l’incontro intimo verrà vissuto come un culmine fisico di una relazione vissuta nell’arco di tutta la giornata, e solo quando quel gesto non si limiterà  a un godimento di qualche secondo, ma rappresenterà un significato profondo e costitutivo dell’amore sponsale degli sposi, allora sarà appagante e pienamente soddisfacente. Solo se sarà così, riusciremo a non cadere nel disamore e nella noia. Perché quel piatto di lasagne avrà per noi un gusto sempre diverso, perché sarà arricchito da ogni momento della nostra vita insieme e del nostro amore fatto di gesti concreti che cresce giorno dopo giorno rendendo quel piatto di lasagne sempre più gustoso. Termino con un brano tratta dal libro di don Fabio Bartoli “Prendimi con te, corriamo”:

Il piacere è innanzitutto uno stato d’animo, un atteggiamento interiore(…). Fuggite l’egoismo, non il piacere! Fuggite l’avarizia, il possesso, la lussuria, che del piacere sono misere contraffazioni, perchè il piacere ci rimanda sempre al primo piacere fontale, all’atto creativo, alla nostra prima vocazione: quel “vivi!” detto su di noi che ci ha chiamato all’esistenza. E infine , offrire il corpo in sacrificio a Dio è metterlo a servizio dell’amore.

Questo è il vero piacere, questo è ciò che oggi manca e che rende le persone mendicanti d’amore e incapaci di provare il piacere quello pieno, quello autentico. Quando il governo si attiverà per aiutare le famiglie a educare le nuove generazioni a curare quella bulimia e a un uso corretto e autentico della sessualità, come già avviene per il cibo, allora significa che, finalmente, si sarà fatto un passo avanti decisivo per la guarigione della nostra civiltà malata. Intanto mi accontenterei che almeno la Chiesa lo facesse ma anche lì, nonostante anche il recente appello del Papa, non sempre avviene.

Antonio e Luisa

La Montagna maestra di vita.

In questi giorni di riposo dedicati alla nostra piccola famiglia ampliata ci sono arrivati alcuni messaggi dove ci è stato chiesto di parlare di un argomento privato, a tratti scomodo, ma che esiste e che a nostro parere coinvolge tutta la comunità parrocchiale: I PROTOCOLLI SANITARI. Intraprendere il percorso per la ricerca delle cause mediche che impediscono l’arrivo di un figlio per via naturale significa seguire dei protocolli sanitari che noi abbiamo ribattezzato, essendoci rivolti al Gemelli: gli Hunger games al Policlinico Gemelli.

Cercherò di raccontarli nella maniera più semplice possibile per arrivare a chi in questo momento sta leggendo, si trova nella situazione di dover affrontare questa difficoltà, si sente solo e abbandonato e in ansia per le spese mediche da sostenere. Noi abbiamo iniziato l’iter per la ricerca della causa nei tempi previsti, di solito i medici concedono un anno e mezzo per verificare se ci siano reali problematiche al concepimento naturale, dopodichè autorizzano delle analisi approfondite. Nel mio caso, avendo già altre patologie, non si trattava più di comunicare solamente con il reparto di ginecologia, ma dovevano coordinarsi con diverse altre figure come il diabetologo e la nutrizionista. Si è formato un unico staff che io, ad un certo punto, ho soprannominato gli Avengers. La ricerca della gravidanza per noi non è stata una passeggiata in collina ma bensì la scalata di una montagna. Come è utile in montagna per noi è stato importante avere accanto persone che dividessero la nostra fatica, la nostra frustrazione, il nostro sconforto, e anche il nostro dolore. Tanto dolore. Parlo di dolore perché ad ogni passo compiuto corrispondeva un grembo vuoto, e più il grembo rimaneva vuoto e più aumentava il buio dentro e aumentava anche il peso sulle spalle dello zaino dei nostri sogni e desideri, Desideravamo ardentemente di avere un giorno un figlio da poter portare con noi a Santiago. Infatti con gli amici più stretti era soprannominato Santiago perché evidentemente questo figlio tanto atteso stava facendo il cammino nella tratta più lunga.

Durante la salita è importante avere dietro persone che si accorgono che stai poggiando il piede su una roccia che è posizionata in un punto friabile e puoi farti del male. A me è successo di cadere. Sono caduta nel momento stesso in cui tra le analisi da fare ce ne è una che già dal nome mette paura “isterosalpingografia” o meglio conosciuta come ” lavaggio delle tube”. In piena fase di Pandemia dove c’era chi piangeva per un tampone al naso io avrei dovuto sostenere un esame invasivo senza anestesia con la precisazione che “non facciamo l’ anestesia perché potremmo ledere gli organi interni“. Io quel giorno mi sono sentita una fallita perché, per il troppo dolore, non sono riuscita a portare a termine l’esame, non solo, mentre ero sul lettino dell’ospedale avevo anche addosso come un peso il pensiero di Andrea che era da solo nel piazzale dell’ ospedale che aspettava che io uscissi e avevo il timore che poteva contagiarsi di Covid.

I giorni seguenti sembrava che dentro casa ci fosse stata una valanga. Seguire i protocolli che conducono un passo alla volta alla PMA, considerando anche la mia età vicina ai 44 , è un gioco al massacro, almeno per noi è stato così. Tensione, stanchezza, amarezza, perché più andavamo avanti e più c’erano analisi del sangue da fare alla ricerca di chissà cosa. Noi fortunatamente abbiamo avuto accanto persone che ci hanno aiutato non solo moralmente ma anche concretamente, perché ahimè spesso ci si dimentica che una famiglia va sostenuta nella ricerca di un figlio, ci si dimentica del prezzo di banali analisi del sangue o di tutti gli integratori da assumere che, fatalità, difficilmente vengono passati dalla Asl. Anche per questo motivo il Progetto Abramo e Sara è nato.

Noi come ben sapete ci siamo fermati perché la montagna è maestra di vita ed è stato molto più importante fermarsi e guardare il panorama da lì, dove siamo giunti con il nostro percorso. Andare avanti sarebbe stato distruttivo per il nostro matrimonio perché non saremmo stati più noi, stavamo perdendo la nostra unione e avremmo perso quello che già avevamo ossia i nostri ragazzi sul divano. Di grande aiuto è stato avere accanto una ginecologa che per prima ci ha ricordato, perché lo crede, che un figlio è un dono di Dio anzi come dice spesso “per me aiutare le persone a partorire e avere tra le mani una vita è una Grazia di Dio“.

Ebbene sì nel nostro cammino io sono andata a cercare con il lanternino qualcuno che la pensasse come me, che fosse nel momento opportuno in grado di dirmi le parole giuste. La provvidenza ha voluto che io conoscessi la mia ginecologa proprio in parrocchia quando ancora esistevano i gruppi coppie nella nostra parrocchia di origine. La comunità parrocchiale è importante per questo e riveste un ruolo rilevante soprattutto quando è in grado di mettere in relazione le famiglie per divenire una famiglia di famiglie. È stato anche pensando al futuro dei nostri ragazzi che è nato il progetto Abramo e Sara, perché onestamente non vorrei mai che soffrissero come abbiamo sofferto noi. Viviamo un periodo in cui tutto, sotto i nostri piedi, sembra instabile, c’è paura per il futuro, ma non si può vivere con il freno a mano tirato, non fatevi mai rubare la Speranza di essere genitori. Noi abbiamo sperimentato che si può essere genitori in diversi modi, frequentando anche un corso dedicato a famiglie di sostegno per una casa famiglia di un nostro amico sacerdote, dove vengono accolti ragazzi adolescenti. Credetemi divenire una famiglia per un ragazzo è stata la cosa più bella perché quel giorno le promesse matrimoniali dicevano “accoglierete i figli che il signore vorrà donarvi“. Io e Andrea ci sentiamo di consigliarvi nei momenti di sconforto di riflettere e durante l’ adorazione farGli proprio questa richiesta: aiutami a vedere le cose che non vedo. Magari se non vi sentite di entrare in chiesa, perché esistono quei momenti li ho vissuti, ascoltate Ultimo, in particolare la canzone Ti dedico il silenzio, ci sono delle parole che a me hanno aiutato.

Simona e Andrea

Un male che può aiutare a crescere

Da oggi inizierà a collaborare con il blog Ettore Leandri. Ettore è uno sposo che vive la fedeltà seppur separato dalla moglie. E’ membro dell’associazione Sposi per sempre di cui è anche presidente. Siamo molto felici di averlo nella squadra. Sarà la voce di tanti fratelli e sorelle che vivono nella stessa difficile situazione.

Ogni tanto mi trovo a pensare a dove sarei in questo momento se, più di otto anni fa, non mi fossi separato e in particolare a come mi troverei nel mio rapporto con Gesù: tralasciando la nostalgia di non vivere più in una famiglia unita insieme alle figlie, rifletto sul fatto che questa tragedia (almeno per me è stata così, è comunque sempre un male, anche quando è necessaria), è servita ad aprirmi gli occhi e a capire cosa voglia dire affidarsi e confidarsi con lo Sposo Gesù.  Certo, se avessi potuto scegliere, avrei allontanato volentieri questa croce, anche perché ha comportato sofferenza ad altre persone, parenti e soprattutto a chi avrebbe diritto a una famiglia in cui papà e mamma si vogliono bene, i figli.

Però se Dio ha permesso questo male, l’ha fatto per il mio bene e questo l’ho capito solo dopo diverso tempo; ad esempio, non è paragonabile la qualità del tempo che passo con le figlie quando sono con me, rispetto a quando vivevamo insieme e magari invece di giocare con loro stavo al computer o avevo altre distrazioni.

La sofferenza è stata lo strumento attraverso il quale Dio ha plasmato e convertito il mio cuore, tanto che posso affermare che prima ero cristiano “praticante” solo perché andavo la domenica alla messa ed ero impegnato in parrocchia: la cosa che mi fa sorridere è che mi ritenevo superiore alla maggior parte dei parrocchiani e pensavo di essere ormai “arrivato”.  Il problema è che chi si sente arrivato, vuol dire che non è mai partito, ed è davvero così: più approfondisci, in particolare il Sacramento del matrimonio e più ti accorgi di quanta strada c’è da fare in questa salita infinita verso il regno di Dio; è come avere delle lenti di ingrandimento, più ingrandisci e più ci sono realtà sconosciute e affascinanti.

Ho visto miracoli nella mia vita e ho provato la vicinanza di Gesù in tanti momenti, ho imparato ad amare mia moglie in maniera diversa, completamente svincolata dal possesso e da qualsiasi ritorno che possa avere, anche di soddisfazione sessuale. Indubbiamente non è facile, perché ogni giorno è diverso: ci sono alti e bassi, è un cammino che finirà nel mio ultimo respiro, ma è davvero gratificante cercare di amare di un amore totalmente gratuito che non si aspetta niente (agape), quello che Dio ha per noi, sempre, indifferentemente da come rispondiamo alla sua chiamata. Non posso che ringraziare Dio per tutto quello che mi ha dato e che continua a donarmi, è davvero una grande grazia!

Ettore Leandri (www.fraternitasposipersempre.it/)

Come un relitto!

Dal libro del profeta Michèa (Mi 7,14-15.18-20) Pasci il tuo popolo con la tua verga, il gregge della tua eredità, che sta solitario nella foresta tra fertili campagne ; pascolino in Basan e in Gàlaad come nei tempi antichi. Come quando sei uscito dalla terra d’Egitto, mostraci cose prodigiose. Quale dio è come te, che toglie l’iniquità e perdona il peccato al resto della sua eredità ? Egli non serba per sempre la sua ira, ma si compiace di manifestare il suo amore. Egli tornerà ad avere pietà di noi, calpesterà le nostre colpe. Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati. Conserverai a Giacobbe la tua fedeltà, ad Abramo il tuo amore, come hai giurato ai nostri padri fin dai tempi antichi.

Oggi la prima lettura è abbastanza breve ma molto intensa, poiché ci dona una descrizione del Signore molto ricca, pare una di quelle descrizioni preparate per presentare un ritratto di olio su tela di un famoso autore. Le descrizioni non riguardano tanto l’estetica quanto l’essenza che viene descritta per immagini. Se qualcuno non sapesse come descrivere le attitudini di Dio, qui di sicuro troverebbe del materiale per arricchire il proprio linguaggio figurativo.

Se ricordate, subito dopo il tempo pasquale, in cui si raccontava la vita delle prime comunità cristiane (oggi le chiameremmo parrocchie o diocesi), c’è stato un tempo in cui la prima lettura insisteva sulle ammonizioni dei vari profeti dell’Antico Testamento, le quali mettevano in guardia l’uomo dal non accomodarsi spiritualmente sulle recenti festività cosicché da abbassare la guardia nella lotta contro il peccato; ed erano ammonizioni con un linguaggio duro, non davano spazio a fraintendimenti né a concessioni di vario tipo sui comportamenti da tenere, ricordando continuamente i castighi pronti ad abbattersi su chi avrebbe trasgredito.

Ora il tono sembra un po’ mitigato, non tanto perché la lotta sia diventata meno aspra, al contrario semmai, ma piuttosto perché a volte l’uomo ha bisogno di vedere la meta verso cui tende il proprio sforzo; la Chiesa, da brava mamma e pedagoga, sa che non bastano gli ammonimenti per far rigare dritto i propri figli, sa che questi figli hanno continuamente bisogno di essere motivati lungo il cammino della vita.

Quando si cammina in montagna c’è bisogno di tanto sforzo, concentrazione e determinazione per arrivare alla meta del rifugio in tempo, ma lungo il cammino, anche l’alpino più preparato sa che c’è bisogno di rifocillarsi, c’è bisogno ogni tanto di fermarsi per controllare la cartina, per verificare che tutte le persone della comitiva stiano bene, ogni tanto bisogna fermarsi a godere della vista del panorama, bisogna fermarsi ed alzare lo sguardo per vedere il rifugio anche solo da lontano per riprendere coraggio nell’affrontare la fatica, ogni tanto c’è bisogno di dirsi quanto manca alla meta, e così è anche nel cammino spirituale, e la lettura di oggi è quel fermarsi a vedere da lontano il rifugio e contemplare il panorama che man mano si staglia di fronte a noi mentre si sale lungo il sentiero.

  • Se qualcuno avesse perso memoria che il Signore compie prodigi, allora come oggi : “Come quando sei uscito dalla terra d’Egitto, mostraci cose prodigiose.”. Sì cari sposi, il Signore non ha smesso di compiere prodigi, in questi giorni abbiamo avuto la grazia di essere confermati in questo, notando i passi in avanti di una coppia di sposi che ce la sta mettendo tutta per migliorare il proprio matrimonio, e abbiamo lodato il Signore per quanto ha compiuto finora moltiplicando i frutti dei loro sforzi con la Sua Grazia.
  • Se qualcuno non conoscesse la salvezza del Signore : “Quale dio è come te, che toglie l’iniquità e perdona il peccato al resto della sua eredità?”. Ovviamente il riferimento ad altri déi riflette una condizione di allora, in cui tutti i popoli attorno ad Israele erano politeisti e spesso anche il popolo eletto cascava nel peccato di idolatria. Ma ciò che conta è che Dio toglie l’iniquità col perdono. Attenzione, perché Dio non scusa il peccato, Dio perdona il peccatore pentito, che è tutta un’altra cosa. Il mondo invece dice agli sposi : fate pure tutti gli adultèri che volete, fate pure tutti gli aborti che volete… tanto Dio è buono. Il profeta Michéa ci ricorda che Dio è sì buono perché perdona il peccatore pentito ma non scusa la sua condotta malvagia.
  • Può succedere tra sposi una litigata, e quello che più ferisce di solito è che l’altro smette di guardarci negli occhi, volta la faccia dall’altra parte, per ribadire che è ancora adirato con noi e lo sarà per tanto tempo fino a quando non gli daremo finalmente ragione ammettendo di essere dalla parte del torto. Sposi carissimi, dobbiamo imparare da Dio come si fa : “Egli non serba per sempre la sua ira, ma si compiace di manifestare il suo amore. Quante volte gli sposi risolvono le dispute tra loro così ?
  • I bambini hanno sempre delle domande grandi e bellissime : “Ma che fine fanno i miei peccati dopo che il sacerdote mi ha dato l’assoluzione?“. Ecco una risposta semplice e comprensibile : “Egli tornerà ad avere pietà di noi, calpesterà le nostre colpe.“. Le calpesta così come noi calpestiamo una mosca fastidiosa (che sia un’allusione alla Genesi con Maria che schiaccia la testa al serpente diabolico?). Ma il profeta rincara la dose : “Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati.”. Come quando i malviventi gettano sul fondo del mare o di un lago le prove della loro colpevolezza sicché nessuno le trovi, similmente il Signore tratta così i nostri peccati (del peccatore pentito), li considera come un relitto sul fondo dell’oceano più profondo che esista, in modo che nessuno più li ritrovi, come se non esistessero più.
  • Ma il Signore sa che noi abbiamo bisogno di punti fissi nella vita, affinché ci servano da bussola nel vivere, ecco perché ci rincuora: “Conserverai a Giacobbe la tua fedeltà, ad Abramo il tuo amore, come hai giurato ai nostri padri fin dai tempi antichi.”. Carissimi sposi, noi siamo quel nuovo Giacobbe, quel nuovo Abramo a cui il Signore ha giurato la propria fedeltà ed il proprio amore, non ha forse detto “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, Io sono in mezzo a loro“? E gli sposi cristiani non sono forse due uniti nel nome del Signore attraverso il sacramento del matrimonio?

Coraggio allora sposi, il Signore non molla la presa. Anche se avessimo commesso gravi peccati, non temiamo, ma accostiamoci alla Confessione ed i nostri peccati diventeranno dei relitti sul fondo dell’oceano della Sua Misericordia.

Gli sposi sono preziosi agli occhi del Signore. Coraggio!

Giorgio e Valentina.

Da quale parte state?

Cari sposi,

spero che l’estate vi stia concedendo momenti di alta spiritualità e riposo fisico. Oggi vorrei iniziare a raccontarvi di una coppia santa e martire, come premessa per parlare del Vangelo. Sono Cyprien Rugamba e Daphrose Mukasanga, uccisi con i loro figli il 7 aprile 1994 agli inizi del tremendo genocidio del Ruanda. Cyprien, brillante letterato, musicista e politico, dopo la sua conversione si era deciso a seguire come impegno politico solo il “partito di Gesù”. Questa la scelta che lì a poco gli costò la palma del martirio. Lui, come tanti e tanti cristiani, martiri e non, ha scelto la parte migliore: quella di Gesù e della sua Parola.

Ora vediamo cosa ci dice il Vangelo su questo. Il tutto avviene in una scena curiosa ma anche comune; infatti, Gesù va a pranzare con tutta la sua truppa da persone amiche, il che era abbastanza frequente. Ma stavolta sono amici speciali che lo invitano da loro in quel di Betania. La padrona di casa, Marta, tuttavia stavolta va proprio in tilt dovendo preparare per così tante persone, di certo non poco affamate. Aveva ragione, non so voi, ma quante volte vi sarà successo care mogli e mamme una scena simile! Maria, sua sorella, invece non fa un bel niente, tutta carpita dalla conversazione con Gesù.

Pure io di certo me la sarei presa in un frangente simile. Gesù invece, come al solito, ci sorprende con la sua Sapienza superiore. Coglie, difatti, l’occasione per parlarci di stare anzitutto dalla parte della Sua Parola e ci mostra il primato dell’ascolto sul fare qualsiasi altra cosa.

Quanto è importante per voi sposi questo! Da quale parte state adesso? State privilegiando l’ascolto o lo svolgere i vostri sacrosanti doveri genitoriali? Qui si apre un tema assai complesso, peraltro toccato anche nella recente giornata mondiale delle famiglie, in cui si diceva che a voi sposi noi sacerdoti abbiamo offerto un modello di preghiera più di tipo monacale che familiare, mettendovi a volte nella disgiuntiva se dedicarsi a Dio o alla famiglia.

Voi non dovete imitare la preghiera di noi preti perché voi siete originali, siete Parola-Carne! In voi si è realizzata, tramite il Matrimonio, una sorta di Incarnazione del Verbo: Gesù vive nella vostra relazione nuziale, ogni giorno, ogni momento e passa dal vostro quotidiano, non vi allontana dal vostro habitat naturale. Logicamente però non si vive da sposi cristiani poi per incantesimo ma ci vuole la consapevolezza di essere “abitati” da Lui e questa grazia va chiesta e assecondata volontariamente.

Ecco allora che è necessario leggere, ascoltare, meditare la Parola. È decisivo per voi sposi affinché la grazia matrimoniale dia frutto. Per questo Gesù è stato così chiaro e perentorio: bisogna stare dalla parte anzitutto dell’accoglienza della Parola e poi viene tutto il resto.

Penso che Antonio e Luisa diranno molto meglio di me come si può vivere questo nella quotidianità. Io mi permetto solo di consigliarvi un classico su questo tema che può darvi tanta luce su come introdurre nella vostra coppia Gesù-Parola. È uno dei libri più letti di P. Amedeo Cencini, “La vita al ritmo della Parola”.

Cari sposi, in occasione dell’estate, tempo in cui si privilegia il riposo, vogliate aprirvi a questa riflessione: quanto stiamo accogliendo in coppia la Parola? Quanto spazio le diamo? Sono certo che lo Spirito vi darà tante luci e la voglia di metterle in pratica.

ANTONIO E LUISA

Può sembrare ingiusto sgridare Marta che tanto si dà da fare, ma Gesù intende proprio evidenziare che la relazione d’amore è più importante di ogni cosa che facciamo. Avere la casa in disordine, saltare qualche impegno sono situazioni da evitare, ma molto più grave sarebbe perdere per strada quell’amore per cui ci stiamo dando tanto da fare. E’ importante trovare tempo per contemplare, per ascoltare, per meditare, per guardarsi, per abbracciarci e per fare l’amore. E’ importante farlo tra noi sposi ed è importante trovare tempo anche per la preghiera e la relazione con Gesù. Solo così il nostro fare non sarà mai troppo pesante perchè avremo sempre chiaro la bellezza per la quale ci stiamo dando tanto da fare.

Domenica e famiglia : un connubio possibile /39

(Nelle formule seguenti, le parole del Signore si pronuncino con voce chiara e distinta, come è richiesto dalla loro natura). La vigilia della sua passione, (prende il pane e, tenendolo leggermente sollevato sull’altare, prosegue) : egli prese il pane nelle sue mani sante e venerabili, (alza gli occhi), e alzando gli occhi al cielo a te, Dio Padre suo onnipotente, rese grazie con la preghiera di benedizione, spezzò il pane, lo diede ai suoi discepoli e disse: (si inchina leggermente), Prendete, e mangiatene tutti : questo è il mio Corpo offerto in sacrificio per voi. (Presenta al popolo l’ostia consacrata, la depone sulla patena e genuflette in adorazione. Poi prosegue): Allo stesso modo, dopo aver cenato, (prende il calice e, tenendolo leggermente sollevato sull’altare, prosegue): prese nelle sue mani sante e venerabili questo glorioso calice, ti rese grazie con la preghiera di benedizione, lo diede ai suoi discepoli e disse: (si inchina leggermente), Prendete, e bevetene tutti: questo è il calice del mio Sangue, per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati. Fate questo in memoria di me. (Presenta al popolo il calice, lo depone sul corporale e genuflette in adorazione).

Spesso ci chiediamo come facciano certe persone a “farsi bastare” quell’oretta scarsa di S. Messa domenicale in mezzo al turbinio che ci impone questa società frenetica.

Con questa frase volutamente provocatoria non vogliamo in alcun modo puntare il dito sulle scelte personali di nessuno, al contrario, vorremmo invece soffermarci per un poco sulle difficoltà che molte persone incontrano nella frequentazione della S. Messa affinché la provocazione diventi motivo di riflessione per le coppie di sposi e per i sacerdoti.

Questa epoca è caratterizzata (seguendo i dati della media nazionale) da un elevato numero di persone anziane che non ha come contraltare un altrettanto numero di nuove generazioni, per cui è abbastanza diffusa la situazione di avere i genitori anziani e malati che sono bisognosi di quelle cure, attenzioni, compagnia e serenità che solo gli affetti familiari sanno dare. Ma questa società ci impone spesso di lavorare entrambi (marito e moglie) per vari motivi, inoltre i ritmi ed i giorni lavorativi sono sempre più disumani, perché non hanno al centro l’uomo ma il profitto… per cui spesso ci si ritrova figli unici che riescono ad aiutare i propri genitori solo la Domenica, e se c’è una governante (badante), essa ha il giorno libero di Domenica, per cui giocoforza vuole che la Domenica sia dedicata alla cura dei genitori… stesso discorso dicasi per chi ha figli disabili o comunque familiari in situazioni di bisogno estremo.

Sarebbe un discorso troppo lungo e non vorremmo banalizzarlo, ma solo portare all’attenzione la diversità e molteplicità di varianti nelle situazioni familiari. Ci sono poi le famiglie che non hanno anziani o disabili da accudire, ma semplicemente sono travolte dalle 1000 cose da fare di tutti i giorni; non necessariamente sono attività di svago, semplicemente si lavora in due e bisogna metterci tutto se stessi nel mandare avanti la casa e nell’educazione dei figli (magari tre, quattro o più), per cui si arriva al sabato sera senza accorgersi che è passata un’altra settimana tra: lavatrici, panni da stirare, accompagnamento alle attività scolastiche ed extra dei figli vari (ed ogni figlio richiede la propria attenzione), incontri in parrocchia, lavoro col proprio carico di stress (vedi sopra), scadenze dei tributi, ospitate del parentado, visite mediche, dentisti e chi più ne ha più ne metta…

Tutte queste persone non hanno altri momenti per la S.Messa se non di Domenica, certamente tra queste persone ci sono anche quelle che non vogliono trovare il tempo per il Signore, né durante la quotidianità tantomeno la Domenica che considerano dedicata (finalmente) alla cura di sé stessi e dei propri interessi più o meno nobili, ma a noi interessano le persone del primo gruppo : a noi interessano quegli sposi che si spendono tutti i giorni della settimana per amare Dio nella vita concreta della propria famiglia con tutto loro stessi, quando spesso la Messa feriale è un miraggio (per molte fasi della vita), cosicché ad essi “rimane”, oltre alla preghiera quotidiana, un altro caposaldo fermo ed irremovibile, costi quel che costi: la S. Messa domenicale.

Cari sposi, amare è una scelta, oltre che un obbligo dato dal comando di Gesù, e questa scelta sponsale è sempre feconda (se è autentico amore), cioè portatrice di nuova vita; vita che si concretizza nelle sue molteplici varianti, una di queste espressioni di amore fecondo è l’aiuto reciproco tra le famiglie. Provate a drizzare le orecchie: è probabile che nella vostra comunità ci siano persone/coppie che sono in grande difficoltà a partecipare alla S. Messa domenicale ma non trovino nessuno che li sostituisca nell’accudimento di quelle persone malate/fragili, nessuno che li sollevi da qualche servizio domestico… quale miglior aiuto se non quello di una coppia di sposi che rende “il giogo un po’ più soave e il carico leggero” ? Pensateci… chi ha tempo doni tempo a chi non ne ha.

Qualcuno si starà chiedendo cosa c’entri tutto ciò con le parole della Consacrazione che stiamo analizzando ; “[…] spezzò il pane, lo diede ai suoi discepoli e disse : Prendete, e mangiatene tutti : questo è il mio Corpo offerto in sacrificio per voi“… queste parole sono immense ed hanno come primo significato quello della Santissima Eucarestia, ma portano con sé anche un secondo significato per noi: se la vita cristiana è imitazione di Cristo, come possiamo noi imitare Cristo in questo sacrificio del Suo Corpo, in questo Suo “spezzare il pane della propria vita” per molti ? Sicuramente in primis nella vita spesa per il nostro coniuge, ma poi anche come vita spesa per chi ne ha bisogno al di fuori della coppia, come espressione della fecondità della coppia… e si coniuga in mille modi, tanti quanti lo Spirito Santo ne ispira agli sposi che desiderano “spezzare il pane della propria vita in sacrificio per molti”. Ogni coppia può essere una manifestazione particolare dello Spirito Santo. Coraggio sposi, basta rendersi docili alla Sua azione.

Ora una parola ai sacerdoti partendo da un’altra provocazione : perché tanta fretta? Alla luce di quanto analizzato qui sopra speriamo che molti sacerdoti rivedano un po’ il proprio modo di celebrare. Non saremo certo noi i primi a ricordare loro la doverosa “ars celebrandi” (cioè l’arte di celebrare) a cui il Messale e la Tradizione cattolica li richiama, sicuramente però possiamo aiutarli nel testimoniare quanto sia importante per gli sposi vivere la S. Messa domenicale, che per molti (ahinoi) è l’unica di tutta la settimana (come sopra descritto).

Quando arriva il sabato sera e finalmente ci si sdraia nel letto per l’ultima volta della settimana, spesso si viene travolti dalla stanchezza accumulata nei 6 giorni, riaffiorano alla mente le tante vicissitudini della settimana, ma poi arriva un pensiero bello, anzi, bellissimo: “domani mattina finalmente andiamo a Messa”… abbiamo bisogno di ricaricarci per affrontare le sfide della settimana entrante… sentiamo la necessità di un ristoro del corpo e dello spirito… non abbiamo avuto un minuto di silenzio durante la settimana e ne abbiamo tanto bisogno… urge un incontro con Gesù che è l’unico a dare senso alle fatiche della settimana appena passata… Gesù è la nostra stazione di ricarica… è il nostro rifornimento settimanale… poi arriva Domenica mattina e si trovano alcune Messe che danno l’impressione di un’automobile incidentata che sta insieme col nastro adesivo… è come arrivare alla tanto desiderata stazione di rifornimento accorgendosi però che essa non ha la pistola adatta per la nostra automobile… sarebbe come arrivare alla stazione di ricarica e anziché trovare la presa della corrente per la nostra auto trovassimo un’ometto pronto a pedalare per alimentare una dinamo… ci sono alcuni sacerdoti che sembra improvvisino di volta in volta un nuovo colpo di scena pur di catturare l’attenzione quasi fosse uno show col problema dello share.

Cari sacerdoti, noi sposi abbiamo una necessità vitale della S. Messa e della Santissima Eucarestia, per imparare ad amarci nel sacramento del matrimonio come Lui e dobbiamo nutrirci di Essa e necessitiamo adorare Gesù presente in Essa, perché spesso avete così tanta fretta? Lasciateci il tempo di adorare il Signore Gesù presente in quell’Ostia Consacrata, è vero che nel Messale (sopra riportato) c’è scritto che dovete presentarlo al popolo però a volte vediamo più nel dettaglio una cometa o una stella cadente piuttosto che Gesù… che poi, quando si presenta una persona ad un’altra, solitamente si lascia il tempo che almeno le due si salutino e si presentino a vicenda, non basta il nome in un nanosecondo, ci vuole di più normalmente! Se è così tra noi uomini a maggior ragione con Gesù, no?

Noi sposi non abbiamo paura di adorare il Signore, è vitale per noi! Non abbiate paura, gli sposi non si stancano di stare a Messa, è l’unica ora in tutta la settimana. Abbiate almeno la medesima cura con cui gli sposi si scambiano tenerezze intime, non in fretta e tanto per fare, non alla carlona o in modo grossolano, ma con cura nei dettagli perché c’è di mezzo l’amore !

Ci sono tanti sacerdoti che hanno una sensibilità invidiabile nell’ascoltare le persone, usano un’attenzione particolare ai dettagli che le persone raccontano loro, hanno una grande tenerezza nell’accogliere le persone… ma Gesù nell’Ostia consacrata non è forse una Persona? Tra le vostre mani succede il miracolo dei miracoli, le vostre mani consacrate diventano ogni volta la culla per Gesù come a quel primo Natale, tra le vostre mani tenete il Sacratissimo cuore di Gesù ancora pulsante, come fate a non tremare di commozione ogni volta? Perché tanta fretta?

Sposi e sacerdoti insieme per adorare il Signore Gesù che ancora una volta si offre col Suo vero Corpo e col Suo vero Sangue : due sacramenti che si aiutano a vicenda come le due ali di una colomba bianca.

Giorgio e Valentina.

Eucarestia e matrimonio hanno molto in comune

Siamo stati invitati a raccontare qualcosa su matrimonio ed Eucarestia. Non è facile per noi che siamo dei semplici laici non certo dei teologi. L’Eucarestia è una delle realtà più grandi e incomprensibili della nostra fede. Come possiamo parlarne noi? Che competenza abbiamo? Poi ho pensato al motivo per cui siamo stati chiamati. Non certo per la nostra preparazione teologica, ma soltanto per quello che siamo: due sposi che cercano di vivere il matrimonio e di raccontare la bellezza di una esperienza concreta, fatta di vita, di relazione di carne. Fatta di dono reciproco e di accoglienza di quel dono. Fatta di amore. E allora ho compreso come impostare la nostra riflessione. L’Eucarestia è qualcosa di bellissimo ma di incredibilmente misterioso ed incomprensibile. Noi sposi abbiamo però un’occasione eccezionale per fare esperienza diretta di cosa sia l’Eucarestia. Non siamo forse noi immagine dell’amore di Dio, dell’amore di Gesù per la Sua Chiesa? Da dove viene questa somiglianza? Viene dal dono, dono totale in anima e corpo.

La prima grande analogia tra questi due sacramenti sta nella coincidenza tra chi offre e ciò che è offerto. Nell’Eucarestia Gesù è il sacerdote, l’offerente, offre a Dio un sacrificio, offre a Dio un sacrificio diverso: offre se stesso. Gesù durante l’ultima cena, che sappiamo essere l’inizio della Passione che condurrà alla morte di croce e alla resurrezione, diventa offerente (sacerdote) ed offerta nello stesso momento. Si lascia mangiare per amore. Ama così tanto da diventare uno con i suoi apostoli. Il matrimonio è esattamente la stessa cosa. C’è la stessa sovrapposizione. Il sacerdote del matrimonio non è il don che celebra, il don celebra solo la Messa. Ma al momento del rito del matrimonio i sacerdoti sono i due sposi. Sono loro che offrono a Dio. Cosa offrono? Se stessi. Come? Con la mediazione di un’altra persona. Detto in modo più chiaro: Io mi sono offerto a Luisa e Luisa si è offerta a me. Ho offerto tutto di me: il mio tempo, il mio impegno, la mia volontà, la mia mente, il mio cuore e anche il mio corpo. Ci torneremo su questo.

La seconda grande analogia riguarda la presenza di Cristo. Quanto dura la presenza di Cristo durante il battesimo? Dura il tempo del rito dopodichè ne permangono gli effetti. Stessa cosa per la confessione. Non è così invece per Eucarestia e matrimonio. La presenza reale di Cristo nell’Eucarestia dura in modo perenne, cioè fino a quando quel pane e quel vino non saranno mangiati e consumati. Il matrimonio è esattamente la stessa cosa. L’analogia è evidente. Con il matrimonio Gesù viene ad abitare non il cuore di uno, non il cuore dell’altra, ma la relazione dei due. Relazione che è promessa ed alleanza. Gesù è vivo e presente in quella relazione, in quella promessa. C’è la reale presenza in modo simile all’Eucarestia. Per fare comprendere questa cosa il nostro vescovo, allora vescovo di Brescia, durante un incontro con degli sposi, fece un gesto plateale ma molto significativo: si inginocchiò davanti ad una coppia dicendo di farlo come l’avrebbe fatto innanzi al Santissimo Sacramento. Nella coppia di sposi c’è Gesù. Incredibile vero! Fino a quando ci sarà? Fino a quando esisterà la coppia, fino alla morte di uno dei due.

Ora un’ulteriore passo avanti. Cosa accade quando viene celebrata L’Eucarestia e il sacerdote consacra il pane e il vino eucaristico? In quel momento si rinnova il sacrificio di Cristo in modo incruento. Gesù si offre nuovamente a noi, oggi, nella Messa a cui stiamo partecipando. Si sta ripetendo oggi, si sta rinnovando oggi quanto accaduto circa duemila anni fa sul Calvario. Gesù si offre per la nostra salvezza e per la nostra redenzione. Il matrimonio è similare anche in questo. Ogni volta che celebriamo il nostro matrimonio stiamo rinnovando il sacramento, è come se ci stessimo sposando di nuovo oggi, adesso, come successe 2, 5, 10, 14 ecc anni fa. Voi vi chiederete: come facciamo a celebrare di nuovo il nostro matrimonio? Ci viene in aiuto Amoris Laetitia. Al numero 75 troviamo scritto: Secondo la tradizione latina della Chiesa, nel sacramento del matrimonio i ministri sono l’uomo e la donna che si sposano, i quali, manifestando il loro mutuo consenso ed esprimendolo nel reciproco dono corporale, ricevono un grande dono. 

Il rito del matrimonio si compone di due parti, entrambe costitutive (lasciamo perdere eventuali eccezioni che ci allontanano dal senso del discorso). Serve la promessa, quella che ci offriamo a vicenda durante la Messa davanti al sacerdote, ai testimoni e agli invitati che però non basta. Serve che a quel promettere con la bocca vada aggiunta la conferma del corpo, serve l’amplesso fisico. L’amplesso fisico degli sposi è un vero gesto sacerdotale e sacramentale. Noi, ma adesso non c’è il tempo di approfondirlo lo raccontiamo anche come vera liturgia, è la nostra Messa per capirci. Tornando all’affermazione in origine di quesa premessa possiamo affermare che rinnovare il nostro sacramento significa fare l’amore. Ogni volta che marito e moglie si uniscono in intimità stanno rinnovando un sacramento, si stanno nuovamente sposando. Questo non ha un significato escluvamente umano ma ha delle conseguenze anche sul nostro spirito, sul nostro cuore e sulla Grazia del sacramento. Va quindi vissuto bene non solo per sentirci in comunione l’uno con l’altra, ma anche per vivere in comunione con Cristo stesso e per aprire il cuore ad un’effusione di Spirito Santo. Nel prossimo articolo approfondiremo queste realtà sacramentali.

Antonio e Luisa

Il nostro matrimonio si sgretola se accantoniamo Dio

Il matrimonio, se mettiamo Dio da parte, si sgretola quasi all’istante. Non basta sposarsi in chiesa, occorre ogni giorno pregare per mantenere questo legame molto forte e sforzarsi ogni giorno di andare oltre i propri limiti chiedendo aiuto al Signore. Quando pensiamo di fare da soli, che è una tentazione sempre presente, ripetiamoci come un mantra un passo del Vangelo: “Io sono la vite. Voi siete i tralci. Se uno rimane unito a me e io a lui, egli produce molto frutto; senza di me non potete far nulla.” (Giovanni 15,5)

La Parola è chiara: Gesù non dice senza di me potete fare qualcosa, dice chiaramente non potete fare nulla, io oserei dire niente di buono! Io sono sposato con Barbara da sei anni e tutti e due abbiamo caratteri molto forti. Io porto con me anche grandi fragilità, dovute al mio passato molto duro. La nostra vita missionaria è molto bella, occuparsi degli altri è meraviglioso, ma occorre tanta pazienza, abbiamo a che fare con ladri, prostitute, delinquenti vari, io poi ho anche a fare con le Istituzioni e la politica, e con quelle persone a volte serve anche più pazienza che con i poveri.

Abbiamo quindi tante sollecitazioni, tanti attacchi dal divisore. Siamo consapevoli che tutti i matrimoni sono sottoposti ad innumerevoli attacchi, incomprensioni, tentazioni. Nessun matrimonio è esente da periodi difficili, ed è proprio in quel preciso momento che ti arriva la tentazione. Quando si è più deboli e nella sofferenza. Quando si ha bisogno di parlare di problemi matrimoniali è bene scegliere bene con chi confidarsi e a chi chiedere aiuto, molto meglio un sacerdote (magari padre spirituale) o coppie di amici che vivono il matrimonio con grande fede e lottano ogni giorno per andare avanti. Invece meglio non fidarci anche se si tratta di amici, quando questi sono separati o divorziati, senza un cammino di fede, essi ci diranno inevitabilmente di pensare alla nostra vita e di allontanare il coniuge che ci procura sofferenza.

Inoltre dal primo giorno di matrimonio occorre avere un importante percorso di preghiera, Fratel Biagio, missionario laico che tutti conoscerete, suggerisce agli sposi di recitare almeno un Santo Rosario al giorno, e di andare tutte le domeniche a messa. Nel caso uno dei due coniugi preghi di meno, l’altro coniuge sarà chiamato a pregare di più anche per quello che non prega. Anche in questo caso ci viene in auto la parola di Dio: “Il marito non credente, infatti, viene reso santo dalla moglie credente e la moglie non credente viene resa santa dal marito credente;“ (Prima lettera ai Corinzi 7, 14). Sulla preghiera Il Vangelo ci suggerisce tante volte di vegliare e pregare in continuazione per non cadere in tentazione, Padre Pio è molto chiaro: «Chi prega molto si salva, chi prega poco si danna o va a rischio di dannarsi. Chi non prega non ha bisogno del diavolo che se lo porti: va all’inferno con le sue gambe». Quindi vi suggerisco pregare molto di più di quello che suggerisce Fratel Biagio. Il primo pensiero-orante al risveglio sia per Dio e la sera l’ultimo prima di andare a letto sempre per Lui. Vedete; pregare e avere il primo collegamento del nostro amore con Dio non è uno sminuire il proprio coniuge, anzi, è un tornare dopo le preghiere e la fusione con Dio nella vita quotidiana con l’amore del Padre, un amore infinito.  

Com’è bello essere sposati, sostenerci a vicenda, spronarci, coccolarci ma anche quante prove ci sono, quante crisi. L’ultima mia crisi l’ho vinta grazie ad un libro che mi ha aperto la mente: AI CROCEVIA DELL’AMORE, tracce di spiritualità coniugale di Henri Caffarel. Ho capito che non abbiamo limiti d’amore se riusciamo ad unirci a Dio e siamo capaci di perdonare ogni cosa, di non aspettarci sempre di essere capiti, ma di essere coloro che capiscono.  Tutti noi abbiamo tante fragilità non risolte, a volte nemmeno chiare ed ammesse a noi stessi, facciamoci sanare dal medico delle anime Gesù. Sempre la parola ci viene in aiuto:  «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano» (Lc 5,31-32).
Mettiamoci in testa che siamo tutti peccatori nessuno escluso, ma anche se fossimo dei giusti, il giusto cade sette volte al giorno! Lottiamo ogni giorno per il nostro matrimonio con la preghiera, diventiamo persone nuove, facciamoci forgiare dalla Parola di Dio e diventiamo amore verso tutti, iniziando dal nostro coniuge.

Riccardo Rossi

P.s. Altre volte darò altri consigli come pregare, per vincere nel tempo le battaglie più ardue.

Farsi amore è molto più che fare l’amore

Fare l’amore. E’ di uso comune usare questa accezione per indicare il rapporto sessuale tra due persone legate affettivamente. Diverso dal sesso occasionale. Qualcosa di bello e di profondo. Quello che unisce tantissimo e lega anima e corpo. Sembra essere bello! Perchè no? Perchè allora interstardirsi con la castità prematrimoniale. Senza esplorare questioni teologiche e morali che sono più difficili e complesse vorrei restare in superficie. Vorrei limitarmi ad esaminare qualcosa che possa essere chiaro ed evidente a tutti, semplicemente ragionandoci un attimo sopra. Il problema è che si rischia un grande fraintendimento. Come se l’amore fosse racchiuso nelle sensazioni ed emozioni che quel gesto così totalizzante fa sperimentare.

Non è forse qesto il concetto che la nostra società ci presenta come modello unico di relazione o, almeno, l’unico che soddisfa. Ma è davvero così? Non può esistere, nel pensare comune, una relazione affettiva soddisfacente e profonda se non si vive anche sessualmente. Credo di poter affermare senza timore di smentite che pressochè tutti i fidanzati hanno rapporti sessuali, tanto che quei pochi che decidono di vivere in castità sono visti dai coetanei con la  curiosità di chi non li capisce e sono considerati quasi folcloristici. Una razza in estinzione, dei fondamentalisti o dei complessati. A volte è vero che si nascondono anche dei complessati, ma questo è un altro discorso.

Il sentire diviene la realtà fondante che costituisce e qualifica l’amore.  Il sentire sentimentale e corporeo diventa l’unico modo d’amare. Quando questo decade, non esiste più l’amore. Se succede tra fidanzati poco male, ma purtroppo succede anche a tanti sposi. Vanno in crisi perchè non sentono più nulla. Si dimentica, o peggio non si è mai compreso, che il sentire non è l’amore.

Questa visione dell’amore porta in sè diversi pericoli:

  • l’attrazione fisica è ridotta a quella sensuale. Ciò spiega il fallimento di tanti matrimoni. Solo l’attrazione fisica autentica è pilastro del matrimonio.  L’attrazione fisica autentica poggia sulla bellezza soggettiva , che abbraccia la totalità della persona, la dimensione fisica ed interiore. Questa bellezza implica la bellezza sensuale, ma non si riduce ad essa.
  • Il piacere sessuale è visto come amore e sua somma esperienza. L’amplesso fisico non è vissuto come momento di incontro e donazione degli sposi, ma come ricerca di piacere e di sensazioni fisiche. Tutto si riduce a un orgasmo. L’amore autentico viene svilito. La non comprensione di ciò genera crisi matrimoniali ed infedeltà.
  • L’esaltazione degli anticoncezionali e la svalutazione dei metodi naturali. La ricerca spasmodica del piacere non ammette limitazioni. Gli anticoncezionali sono visti come mezzo per separare l’amplesso fisico dalla procreazione e non avere così impedimenti alla ricerca del piacere, considerato indispensabile al benessere fisico e mentale.
  • La svalutazione delle doti corporee che esprimono l’amore matrimoniale: dolcezza, tenerezza e sentimento.   La dolcezza e la tenerezza sono doti corporee che spesso vengono sviluppate solo al fine di arrivare all’amplesso fisico. Questo modo di intenderle durante il fidanzamento influenza poi il matrimonio. Gli sposi sono spesso incapaci di vivere la tenerezza e l’attenzione tra loro se non in vista del rapporto fisico. Tutto ciò, alla lunga, rende questi gesti percepiti come falsi, causando incomprensioni e sofferenze. Senza contare che nel matrimonio esistono periodi in cui i rapporti sessuali sono più diradati e, se non si è imparato a vivere la dolcezza e tenerezza come modalità d’amare, si arriverà all’aridità e al deserto sentimentale tra gli sposi.

Cosa c’è di sbagliato in tutto ciò? Il centro delle attenzioni non è mai l’altro, ma sempre se stessi. I propri bisogni, le proprie pulsioni, la propria ricerca di sensazioni e di emozioni  sono il motore del rapporto. Tutto diventa importante solo in riferimento a questo.   Non si impara a spostare l’attenzione verso l’altro. Non si impara a FARSI AMORE. Farsi amore significa spostare l’attenzione sull’altro/a. Mettere al centro le sue esigenze e farne il centro delle nostre attenzioni e tenerezze.  Così, non solo potremo approfondire nel fidanzamento il dialogo e la conoscenza reciproca, ma impareremo e ci educheremo al dono e al sacrificio per il bene dell’altro. Perchè la vera prova d’amore non è lasciarsi trasportare dalla passione, ma saperla dominare e saper aspettare. Aspettare che quel gesto così bello abbia un significato autentico, che quello che diciamo col corpo sia espressione dell’unione definitiva dei nostri cuori.  Solo così impareremo a donarci gratuitamente e non condizionando il nostro dono all’appagamento sessuale ed emotivo che riceviamo in cambio, capacità che risulterà determinante poi nel matrimonio.  Le persone che hanno vissuto un fidanzamento casto e non hanno avuto rapporti prima del matrimonio difficilmente falliscono dopo  perchè sono capaci di nutrire il rapporto in ogni situazione. Solo se impareremo a FARCI AMORE potremo FARE L’AMORE e non solo del sesso. Solo se impareremo a FARCI AMORE, il nostro FARE L’AMORE sarà espressione di un amore autentico e bellissimo con il quale sperimentare nella carne il dono di sè vissuto in ogni momento della vita.

Antonio e Luisa

Occhio agli Aramèi!

Dal libro del profeta Isaìa (Is 7,1-9) Nei giorni di Acaz, figlio di Iotam, figlio di Ozìa, re di Giuda, Resin, re di Aram, e Pekach, figlio di Romelìa, re d’Israele, salirono contro Gerusalemme per muoverle guerra, ma non riuscirono a espugnarla. Fu dunque annunciato alla casa di Davide: «Gli Aramèi si sono accampati in Èfraim». Allora il suo cuore e il cuore del suo popolo si agitarono, come si agitano gli alberi della foresta per il vento. Il Signore disse a Isaìa: «Va’ incontro ad Acaz, tu e tuo figlio Seariasùb, fino al termine del canale della piscina superiore, sulla strada del campo del lavandaio. Tu gli dirai: “Fa’ attenzione e sta’ tranquillo, non temere e il tuo cuore non si abbatta per quei due avanzi di tizzoni fumanti […] Così dice il Signore Dio: Ciò non avverrà e non sarà ! Ancora sessantacinque anni ed Efraim cesserà di essere un popolo. Ma se non crederete, non resterete saldi”».

La Prima lettura di oggi si pone nel solco delle letture incoraggianti, dopo la serie di ammonimenti da parte del Signore per mettere in guardia i propri figli dalla rilassatezza spirituale ecco questa sorta di pausa rinfrescante, come un punto di ristoro all’ombra per rifocillarci, una piccola pausa prima di riprendere il cammino con rinnovate forze.

Abbiamo tagliato una buona parte del racconto che parlava di luoghi e nomi a noi sconosciuti, ma abbiamo lasciato la sostanza. Vorremmo da una parte vedere la reazione del popolo insidiato dai nemici, e dall’altra vedremo l’incoraggiamento di Dio.

Allora il suo cuore e il cuore del suo popolo si agitarono, come si agitano gli alberi della foresta per il vento” … Quante volte succede anche noi di vivere una situazione simile ? A volte anche il nostro cuore vive con questa agitazione dentro, bisogna notare però che il nemico è solo accampato, non ha ancora fatto irruzione, non ha ancora attaccato… sembrerebbe quasi che il Signore dica di non “fasciarsi la testa prima di rompersela”.

Certamente molti sposi si staranno chiedendo come si fa a restar tranquilli quando si sa che il nemico è accampato pronto per sferrare l’attacco, sarebbe da incoscienti ed imprudenti starsene a guardare lo scorrere degli eventi a braccia conserte, ma il Signore non rimprovera il suo popolo di questa comprensibile reazione umana, ma lo vuole portare ad un gradino più su.

Cari sposi, vi ricordate quando uno dei nostri figli ancora piccoletto veniva da noi con qualche problema insormontabile per lui, dalla nostra veduta però non sembrava più così insormontabile, perché quello che per il piccolo uomo sembra una montagna invalicabile, per l’adulto è un solo un piccolo ostacolo… la prospettiva dall’alto fa cambiare atteggiamento di fronte alle situazioni.

E così fa Dio Padre quando si accampano i nostri Aramèi, dalla sua prospettiva è tutta un’altra cosa, tutto si ridimensiona, questo non toglie a noi la fatica di affrontare un problema, ma dobbiamo confidare in un Dio che non lascia che i suoi figli abbiano prove oltre la loro portata.

Cari sposi, avete letto come vengono sbeffeggiati gli Aramèi dal Signore? Vengono così apostrofati : “non temere e il tuo cuore non si abbatta per quei due avanzi di tizzoni fumanti “… li ridicolizza, quasi li schernisce, un po’ come facevamo noi col nostro bimbo per rassicurarlo e calmarlo di fronte all’ostacolo… è commovente avere un Dio che per rassicurarci e per ridimensionare le nostre paure ridicolizza i nostri avversari… per tanto che siano temibili e possenti non lo saranno mai così tanto da superare il nostro Dio, li spazzerebbe via in un attimo con uno starnuto.

Ma qual è la soluzione ?

Ma se non crederete, non resterete saldi” : questa è la condizione per affrontare le nostre paure ed i nostri Aramèi. Il Signore non banalizza la nostra legittima paura, non ci rimprovera la nostra fragilità che ci fa agitare come gli alberi della foresta per il vento, non ci dice nemmeno che gli Aramèi non esistano o che non si siano accampati pronti a sferrare il loro attacco, abbiamo un Padre che prende in seria considerazione la nostra fragile condizione umana, e ci vuole aiutare a fare un salto di qualità nella fede, non ci lascia soli, non è indifferente ai nostri problemi.

Cari sposi, riprendiamo con coraggio il cammino di questo tempo. Non temiamo i nemici che vogliono distruggere la famiglia inventata da Dio e nemmeno quelli che banalizzano il sacramento del matrimonio : sono solo degli avanzi di tizzoni fumanti.

Non lasciamoci impressionare se sentiamo odore di bruciato , in fondo sono solo degli avanzi di tizzoni fumanti!

Giorgio e Valentina.

La Shemà del nostro matrimonio

Oggi vorrei tornare sul Vangelo di ieri. Non però soffermandomi sulla figura del samaritano ma sulla prima parte della Parola. Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». E Gesù: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».

Questi versetti del Vangelo sono per noi.  Gesù risponde al fariseo che lo interroga recitando una parte della Shemà. La Shemà è una delle preghiere più importanti per gli Ebrei. Veniva, e viene tuttora, recitata due volte al giorno. Gesù infatti risponde: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Gesù però va oltre. Non si ferma alla dimensione verticale. Non basta amare Dio. Non si può amare Dio se non si ama il fratello. Non possiamo amare Dio se l’amore non si manifesta concretamente nei confronti di chi abbiamo vicino. Per questo Gesù aggiunge: e il prossimo tuo come te stesso. Capite la novità del messaggio portato da Gesù? Ama il tuo fratello come te stesso. Amalo come Dio ama te. Tu puoi amare davvero l’altro/a quando sperimenti di essere amato da Dio.

Con queste premesse il Vangelo  dovrebbe essere di riferimento per tutti gli sposi. Il matrimonio è una relazione molto esigente. Perchè è l’amore stesso ad essere esigente. Chiede davvero tutto. In particolare è esigente l’amore degli sposi, perchè vissuto in modo molto più completo e profondo di altre espressioni d’amore.

Questo modo d’amare che Gesù chiede di riservare a Dio, in realtà è un’occasione da cogliere anche per noi. Può essere esteso anche all’amore sponsale. E’ un’occasione perchè il desiderio di vivere immersi in questo amore radicale è qualcosa che abbiamo dentro. Noi aneliamo a questo tipo di amore. Dio ci ha donato il matrimonio proprio perchè potessimo vivere l’amore di cui sentiamo il desiderio e la nostalgia.

Se il vostro lui o la vostra lei vi dicesse Ti amo con una parte del mio cuore. Non con tutto. C’è una parte di me che non ti ama e dove non c’è posto per te. Oppure Si ti penso ma solo ogni tanto. Ho mille interessi e tu sei uno dei tanti. Oppure Voglio passare del tempo con te ma non tutta la mia vita. Se vi dicesse queste cose vi sentireste completamente amati/e? Siate sinceri/e.

Conosco una persona che sta con un uomo sposato da un po’ di anni. Io cerco di farla ragionare ma non c’è verso. Mi ha però fatto una confessione. Lei dice di passare dei momenti meravigliosi con lui. Delle giornate in cui sta bene però non ha una gioia completaCosa le manca? Le manca la quotidianità. Le manca la possibilità di stare con lui ogni giorno, di svegliarsi con lui, di andare a fare la spesa con lui. Insomma di fare una vita normale. Ecco questo è quel tutto che ho cercato di raccontare in questo articolo. Questo è quello che desideriamo tutti, se siamo sinceri e ascoltiamo il nostro cuore, questo è quello che Gesù ci offre nel matrimonio.

 Quindi cari sposi coraggio! Amiamo l’altro/a con tutto il nostro cuore, tutta la nostra anima e tutta la nostra mente.

Antonio e Luisa

Buoni samaritani (ma a vicenda)

Cari sposi,

vorrei rimembrare una statistica letta anni fa su un articolo e purtroppo vado a memoria scusandomi per la mia poca precisione. Quell’analisi metteva in parallelo i tempi di convivenza dei coniugi con quello tra genitori e figli. In sostanza i coniugi passavano assieme il doppio del tempo che essi stessi, da genitori, trascorrevano con i figli in casa. Questo a proposito di “prossimo”, essendo la parola da cui si origina la celeberrima parabola del Vangelo di oggi.

Se la parola “prossimo” significa “il più vicino” si capisce bene che è assai equivoco, motivo per cui quel dottore della Legge chiese legittimamente chi fosse questo prossimo: il passante sull’autobus, il collega di lavoro, il dirimpettaio sul pianerottolo…? Mi pare evidente che per voi il prossimo non può che essere il vostro coniuge, la persona con cui condividete oggi e domani tutta la vita. Da qui si inizia a cogliere la bellezza della vocazione matrimoniale, come un cammino privilegiato di santità e vita cristiana. Perché lo dico? Fino a non tanto tempo fa era opinione comune che per essere buoni cristiani si dovesse fuggire dal “mondo”, ossia dalla vita quotidiana, dal lavoro, dai sordidi affari per rifugiarsi invece nella vita beata della preghiera e della contemplazione.

 Ma in Amoris Laetitia è detto ben altro: “Una comunione familiare vissuta bene è un vero cammino di santificazione nella vita ordinaria e di crescita mistica, un mezzo per l’unione intima con Dio. Infatti, i bisogni fraterni e comunitari della vita familiare sono un’occasione per aprire sempre più il cuore, e questo rende possibile un incontro con il Signore sempre più pieno… Pertanto, coloro che hanno desideri spirituali profondi non devono sentire che la famiglia li allontana dalla crescita nella vita dello Spirito, ma che è un percorso che il Signore utilizza per portarli ai vertici dell’unione mistica” (n° 316).

 Più sto a contatto con le coppie e più mi convinco che la vita matrimoniale sia una vera e propria “autostrada per il Cielo”, parafrasando una nota frase di Beato Carlo Acutis, un’autentica palestra di cristianesimo in cui si possono esercitare le virtù teologali e cardinali, le opere di misericordia, in particolar modo quelle spirituali, in grado eminente per chi lo vuole e si impegna.

Quindi la prima missione di voi sposi è il vostro consorte. Ho detto proprio così e non ho menzionato volutamente i figli. Se un genitore volesse dirigere il proprio zelo e cura, anche cristiana, alla prole bypassando il coniuge, che tipo di insegnamento darebbe? I figli fondamentalmente riceverebbero un’educazione “schizofrenica”: uno dice e insegna una cosa e l’altro, se non a parole, almeno con la vita, la nega o la sminuisce. Ecco perché è importante sforzarsi, e iniziare già fin dai primi anni di vita matrimoniale, a camminare assieme. Il tuo prossimo è il coniuge, e solo “dopo” vengono i figli. Prendersi cura del proprio marito e moglie è il primo grande insegnamento che arricchisce i figli e infonde il loro la consapevolezza di provenire da quella cura e da quell’amore.

So che tutte queste cose per alcuni sono sacrosante ma assai costose, per via delle più svariate circostanze. Il Signore lo sa bene ma non cessa di invitare tutti a continuare lo sforzo perché Lui, la grazia, ce la mette sempre in ognuna delle vostre coppie. Mi piace finire citando il magnifico discorso di Papa Francesco, concludendo la serata di avvio della Giornata Mondiale delle famiglie. Dinanzi a tutte le coppie che si erano presentate, casi di vita tra i più disparati, il Papa ha riassunto il tutto con: “un passo in più…”. Ecco, care coppie, vi invito a non smettere ogni giorno di fare quel passo in più verso il vostro prossimo, verso vostro marito o moglie, per essere quel buon samaritano che il Signore si aspetta da voi.

ANTONIO E LUISA

Quello che scrive padre Luca è verissimo, lo condividiamo completamente. L’abbiamo capito sempre meglio, con il passare degli anni di matrimonio. Volevamo rafforzare con una riflessione che abbiamo scritto anche in uno dei nostri libri. Il nostro amore con il matrimonio non ci appartiene più, diviene di Dio, per Dio, strumento di Dio, via di salvezza di Dio per noi e per il mondo intero. Ogni qualvolta riconosciamo questa realtà e rendiamo sacro il nostro amore attraverso gesti d’amore, di servizio, di accoglienza e di tenerezza l’uno verso l’altra, stiamo facendo un sacrificio. Non servono spesso grandi gesti. A volte vengono richiesti, ma non a tutti. Dio chiede però a tutti di amarlo nell’altro. Gesti semplici, concreti, ordinari di una vita insieme. Io stesso, spesso, sono “stressato” dagli impegni che la famiglia mi richiede. Mi innervosisco e mi agito. A volte ho voglia di mandare tutti a quel paese. Ma poi, basta poco: un pensiero. Penso a quello che sto scrivendo in queste righe. Penso alla mia sposa, alla mia famiglia e a Dio. Penso che mi viene chiesto di amarli nel servizio. Di amarli concretamente in servizi, che mi pesa fare, ma che sono importanti per prendermi cura e servire l’amore e la mia famiglia. Così diventa tutto più leggero. C’è un’altra consapevolezza. C’è gioia, senso e pace. E’ così, che pulire casa, fare una carezza o un sorriso all’altro/a, cambiare un pannolino, fare la spesa, fare il tassista, e tantissimi altri gesti che compiamo ogni giorno, diventano gesti sacri, gesti per Dio e di Dio.

Aquila e Priscilla, oggi come ieri

Cari sposi,

            proprio ieri abbiamo celebrato la memoria liturgica dei Santi Aquila e Priscilla. Lui ebreo e lei romana, sposi cristiani e compagni di evangelizzazione di San Paolo. Una coppia sposata del tutto speciale nella Chiesa perché agli albori della diffusione della fede, a metà del I secolo. Vorrei tratteggiarli brevemente per mostrare quanto il loro esempio sia attuale e importante per voi. Pensate che hanno avuto il merito di aver accolto nella propria famiglia San Paolo e di essere rimasti con lui in varie occasioni, sia a Corinto che a Roma, per evangelizzare.

            Essendo del medesimo mestiere, fabbricanti di tende, hanno avuto modo di collaborare non solo per il lavoro ma soprattutto per accogliere e istruire tutte le persone che si avvicinavano al Vangelo. Dove? Nella loro casa che divenne da subito una “piccola chiesa”, una “chiesa domestica”, tanto che ad oggi ancora esiste, in cima al colle Aventino a Roma, la Basilica di Santa Prisca edificata proprio sulla loro abitazione di un tempo.

            Dice per questo Papa Benedetto: “Veniamo così a sapere del ruolo importantissimo che questa coppia svolse nell’ambito della Chiesa primitiva: quello cioè di accogliere nella propria casa il gruppo dei cristiani locali, quando essi si radunavano per ascoltare la Parola di Dio e per celebrare l’Eucaristia. È proprio quel tipo di adunanza che è detto in greco “ekklesìa” – la parola latina è “ecclesia”, quella italiana “chiesa” – che vuol dire convocazione, assemblea, adunanza” (Benedetto XVI, Udienza, 7 febbraio 2007).

            Parliamoci chiaro: stare a fianco di San Paolo non era per nulla facile, da uomo volitivo e deciso qual era. Chiedetelo a San Marco che nel primo viaggio apostolico venne rimandato a casa proprio da lui (cfr. At 12, 25ss), o a San Pietro – il vicario di Cristo –  che fu redarguito pubblicamente dall’Apostolo delle genti per una condotta poco cristiana (cfr. Gal 2, 14). Da prete so bene che lo starci vicino non è facile, il rischio di venire schiacciati o ignorati è sempre reale. Per questo, ci vogliono anche oggi nuovi Aquila e Priscilla, sposi pieni di pazienza e benevolenza verso i loro pastori, capaci di stare a loro fianco, sopportando i segni della loro stanchezza, a volte inerzia, oppure scarsa capacità di collaborare. Con la forza di chi sta vicino senza voler manipolare ma nemmeno essere sovrastato. È proprio urgente che voi coppie assomigliate a questi santi sposi nella docilità allo Spirito Santo e nella creatività apostolica di elaborare nuove vive per rendere la vostra coppia, famiglia e casa uno strumento di diffusione del Vangelo.

            Mi piace riportare qui due passaggi molto belli di due Papi che, in tono distinto, valorizzano la loro figura: “Per radicarsi nella terra del popolo, per svilupparsi vivamente, era necessario l’impegno di queste famiglie, di questi sposi, di queste comunità cristiane, di fedeli laici che hanno offerto l’“humus” alla crescita della fede. E sempre, solo così cresce la Chiesa” (Benedetto XVI, Udienza, 7 febbraio 2007).

            E ancora: “La Chiesa necessita ubicunque terrarum di coppie di sposi come Aquila e Priscilla, che parlino e vivano con l’autorità del Battesimo, che «non consiste nel comandare e farsi sentire, ma nell’essere coerenti, essere testimoni e per questo essere compagni di strada nella via del Signore»” (Francesco, Discorso alla rota romana, 25 gennaio 2020).

Proprio il Dicastero Laici, Famiglia e Vita ci ha regalato, nemmeno un mese fa, uno strumento nuovo e quanto mai necessario: gli itinerari catecumenali per la vita matrimoniale. Vi invito a leggelo perché costituisce un terreno in cui sarà di vitale importanza la piena (e non clericale) collaborazione tra sposi e sacerdoti per accompagnare le nuove coppie alle nozze. Che il luminoso esempio di Aquila e Priscilla vi guidi e ispiri nell’edificare assieme ai vostri sacerdoti il Corpo di Cristo.

padre Luca Frontali

Il matrimonio? Potrebbe fallire per le idee sbagliate

Oggi un articolo con tre provocazioni. Perchè dopo alcuni anni che ci occuppiamo di coppie e di amore ci siamo accorti che i problemi nascono spesso dagli stessi errori, da convinzioni sbagliate. Vi propongo le tre convinzioni a mio avviso più dannose.

  • L’amore non è un sentimento.
  • Ci sposiamo per completarci ed essere felici.
  • Le persone non cambiano dopo il matrimonio.

L’amore non è un sentimento! Quante persone si sposano credendo che l’innamoramento con tutte le sue farfalle nella pancia, l’ubriacatura di emozioni e sensazioni sia l’amore. Che solo quello sia l’amore?Tante, troppe. Restano inevitabilmente deluse. Perchè l’innamoramento non è l’amore, è qualcosa che Dio, la natura, l’istinto, la testa chiamatelo come volete ci ha donato per spingerci verso un’alterità diversa da noi. Perchè noi siamo portati a chiuderci e non ad aprirci e l’innamoramento è il meccanismo che ci permette di aprirci. Ma è solo l’inizio, poi passa e subentra altro, subentra l’amore. L’amore che è il nostro desiderio, che si concretizza nelle nostre scelte e nel nostro agire, di rendere felice quella persona che tanto ci ha attirato a sè. L’amore è la trasformazione dell’innamoramento da forza che ci trascina a volontà che trascina. E invece tante persone finito l’innamoramento si rimettono in moto per ritrovare quelle sensazioni forti e, se non riescono con il consorte, le cercano al di fuori della coppia e così, relazione dopo relazione, non riescono mai a dare compimento al loro amore fermandosi sempre all’embrione dell’amore, all’innamoramento.

Due metà della stessa mela? Il secondo punto ci riguarda tutti. Quanti si sposano per essere felici? Penso tutti, Luisa ed io compresi. Ma attenzione. Qui si può nascondere un’insidia terribile per il matrimonio. Quella di far dipendere la nostra felicità, il senso e la compiutezza della nostra vita, da un’altra creatura che cerca in noi le medesime cose. Due imperfezioni che cercano la perfezione. Spesso quando ci si rende conto che l’altro non è quello che credevamo, che non ci rende felici sempre, che sbaglia, che si arrabbia, che ha comportamenti irritanti, ecco che inizia l’insoddisfazione. L’altro non è capace di renderci felici. Gli sposi cristiani dovrebbero invece partire con un’altra idea. L’idea di essere amati già così. Trovare in Gesù il senso di ogni cosa e la pienezza della vita. Solo allora quando ci si sente amati, si è capaci di rispondere a questo amore grande di Dio. Dio ci può chiedere di essere riamato direttamente nella vocazione sacerdotale o nella vita consacrata, oppure in un’altra creatura nel matrimonio. Solo così il nostro coniuge diventa centro delle nostre attenzioni, e il nostro scopo non sarà più quello di cercare in lui la felicità, ma di condividere con lui la nostra felicità rendendola ancora più ricca e piena.

Infine il terzo punto. Nel matrimonio tutto sarà diverso. Il fidanzamento è un tempo che serve per conoscere l’altra persona. E’ un periodo di scelte non irrevocabili, ma importantissimo per poter fare la scelta irrevocabile. Spesso il fidanzamento si vive come un matrimonio senza farsi mancare nulla, neanche i rapporti sessuali. Questo distoglie però dal suo fine fondamentale. Difetti e peccati della persona amata passano spesso in secondo piano rispetto all’innamoramento e all’attrazione fisica. Il rapporto sessuale è assolutizzante. Unisce tanto, da fidanzati troppo. Non permette di essere lucidi. Si rischia un errore gigantesco: sottovalutare atteggiamenti e comportamenti sbagliati. Si rischia di credere che poi nel matrimonio tutto potrà migliorare ed essere meglio. Tutte balle. Una volta sposati quei comportamenti, peccati, difetti non saranno cambiati, anzi tenderanno a peggiorare, e una volta finito l’incanto dell’innamoramento diventeranno insostenibili.

Cosa fare quindi per far durare il matrimonio? Non cadere in queste trappole e impegnarsi giorno dopo giorno, impegnarsi tanto, non dando nulla per scontato e nei momenti in cui il sentimento non sosterrà il nostro amore supplire con la volontà, traendo forza e sostegno dalla nostra relazione con Dio e dai sacramenti. Non è sempre vero che dobbiamo andare dove ci porta il cuore, a volte dobbiamo essere capaci di portare il cuore dove vogliamo noi.  Solo così il matrimonio sarà ogni giorno più bello e più vero.

Antonio e Luisa

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.”

Il passo del vangelo di oggi Matteo 10, 7-15 racchiude in sé il progetto che Dio aveva sognato per la nostra vita e per il nostro matrimonio. La nascita del Progetto Abramo e Sara, che abbiamo attivato da un anno, è nato proprio leggendo questa Parola. Io e Andrea, come saprete se avete già letto qualche nostro articolo, non abbiamo figli, e proprio l’aver vissuto questo dolore ci ha portato a creare il nostro progetto, che altro non è che la scelta di accompagnare le coppie che vivono il passaggio dalla fertilità alla fecondità.

Come ci è venuto in mente? Semplicemente ci siamo resi conto che attualmente nei corsi prematrimoniali la parte del chissà cosa accade dopo il viaggio di nozze non è minimamente trattata, è come se si dia per scontato che si torna in 3 dal viaggio di nozze. Si arriva all’altare pronti per il sì, ma poco preparati per il dopo. Soprattutto quando i figli non arrivano. Noi abbiamo trovato molte difficoltà nell’inserirci in un cammino comunitario, in quanto buona parte delle attività parrocchiali sono indirizzate alle famiglie con figli e, credetemi, se sei nel dolore e lo stai attraversando in quel momento non hai molta voglia di partecipare a feste di carnevale, a Grest, a un mondo che ruota attorno a famiglie numerose i cui argomenti primari sono le gesta dei figli, perché di solito capita così.

Fortunatamente poi esistono anche le eccezioni e si riesce a trovare ambienti che ti permettono di vivere il tuo dolore e aiutarti a vedere sbocciare fiori che non ti aspettavi. Noi abbiamo deciso di rimettere in circolo tutto il nostro amore che ci è stato donato e un anno fa durante una cena insieme al nostro padre spirituale è nato questo progetto. Sentiamo che la nostra missione è stare accanto a chi è nel dolore e, come è stato per noi, si è allontanato dalla parrocchia e dalla Chiesa, per aiutarlo a ritornare a vivere la bellezza di un cammino comunitario. Sappiamo cosa vuol dire quando si è nel dolore vedersi circondati di futuri papà e future mamme. Ad esempio le vacanze sono uno dei periodi più stressanti perché dopo aver atteso la fine di un anno pastorale pensi ecco adesso finalmente si dedicheranno anche a noi coppie di sposi, e di solito non succede. Da questa mancanza di attenzione e sensibilità è nato Abramo e Sara.

Noi fortunatamente abbiamo incontrato chi ci è rimasto accanto e ora siamo al servizio per aiutare voi sposi fino alla fine, come canta Arisa nella canzone Controvento, che ci ha accompagnato in questi anni: io sono qui per ascoltare un sogno non parlerò se non ne avrai bisogno ma ci sarò perché così mi sento accanto a te viaggiando controvento risolverò magari poco o niente ma ci sarò e questo è l’importante acqua sarò che spegnerò un momento accanto a te viaggiando controvento.

Ora indubbiamente in un articolo non si possono zippare sei anni di noi ma, se avete voglia, potete ascoltare il poadcast dell’intervista che abbiamo rilasciato il 3 giugno per il programma Interviste a coppie cristiane di Radio Maria, dove scoprirete anche l’evoluzione di questo progetto per il nuovo anno pastorale. Vi aspettiamo e ci rincontreremo nel prossimo articolo dove vi racconteremo la bellezza dell’esperienza di una vacanza comunitaria che nuovamente rivivremo dopo anni difficili.

Buone vacanze. Simona e Andrea.

Il fascino della diversità

Uomo e donna sono uno spettacolo. Come canta Jovanotti Il più grande spettacolo dopo il big bang siamo noi io e teSiamo il vertice della creazione. Non solo l’uomo, non solo la donna, ma l’uomo e la donna insieme. Perchè in quella relazione c’è l’immagine più vera di Dio stesso. Non nell’uomo, non nella donna, ma nella relazione. Davvero Dio ci ha creato come solo Dio avrebbe saputo fare. Siamo meravigliosi non solo in quanto persone, ma ancor di più come coppia in una relazione sponsale che davvero è affascinante e misteriosa. Il nostro corpo non è un limite ma un’opportunità immensa.

Mentre scrivo ho qui accanto Luisa. La guardo e non posso non pensare quanto sia diversa da me, quanto sia proprio all’opposto da me per tante cose, ed è proprio questo che la rende così attraente. Il matrimonio è una sfida, una sfida che ci chiede di entrare sempre più in profondità in un mistero, nel mistero di una donna che è qualcosa di totalmente altro rispetto ad un uomo, nel mistero di una relazione che ci chiede una comunione non solo di cuore ma anche di corpo. Che bello ma anche come è difficile e quanti errori si fanno. Errori che nascono proprio dalla sicurezza che abbiamo di conoscere l’altro e cosa piace all’altro. L’errore di relazionarci come se l’altro fosse un altro noi, nel modo che piace a noi.

Se ci pensate bene il rapporto intimo tra gli sposi è davvero l’incontro tra due persone che sono distanti anni luce l’uno dall’altra. Hanno necessità diverse, stimoli diversi, impulsi diversi. Sono però accumunati dallo stesso desiderio di essere uno. Hanno lo stesso desiderio di comunione, e per realizzarlo è importante che imparino a dialogare. Ad aprirsi l’un l’altra per amarlo/a come l’altro/a desidera. Per conoscerlo/a profondamente.

Vi siete mai chiesti perchè nella Bibbia il verbo conoscere viene spesso associato all’atto sessuale? Perchè l’atto coniugale descrive la pienezza della conoscenza. Dio ci “conosce” come uno sposo e noi dobbiamo “conoscerlo” come la Sua sposa che accoglie completamente il suo sposo. Si capisce, allora, che il culmine della conoscenza è l’intimità, dove tutto è comune e dove la prevalenza è quella dell’amore. Ecco noi sposi, proprio nell’amplesso, siamo così in intimità da vivere una piena comunione. Siamo una carne e un cuore solo. Siamo immagine della Trinità.

Guardate anche solo come siamo fatti. Fisicamente e sessualmente. Gli organi genitali maschili fuoriescono quasi completamente dal corpo. Le donne al contrario possiedono organi genitali che sono quasi completamente all’interno del corpo. Il corpo parla. Il corpo ci dice chi siamo. L’uomo si sente realizzato in una relazione quando riesce ad uscire da sè stesso, dal suo egoismo, dal suo individualismo. E in questo suo uscire si scopre pienamente uomo. Non a caso nella famosa lettere agli Efesini San Paolo scrive: E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei. Concretamente significa morire a noi stessi per donarci completamente all’amata, esattamente come Gesù si è dato totalmente per noi. La donna al contrario desidera accogliere in sè l’uomo per sentirsi amata e realizzata e scoprirsi pienamente donna. San Paolo infatti scrive: le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore. La donna, che vuole avere tutto sotto controllo, ha bisogno di abbandonarsi nella piena fiducia verso l’amato per vivere una vera comunione nella vita e nel rapporto intimo. Capite quale profondità c’è dietro le parole di San Paolo? Non è la semplice tiritera maschilista e patriarcale di una società arretrata e lontanissima dalla nostra. Sì, il linguaggio usato da San Paolo, oggi andrebbe rivisto e adattato alla nostra sensibilità ma il significato profondo è ancora attuale e verissmo, perchè parla di come siamo fatti.

Uomo e donna sono diversissimi anche in ciò che li stimola sessualmente. L’uomo ha fretta. L’uomo non ama i preliminari. Andrebbe subito al sodo. Gli basta guardare e toccare il corpo dell’amata per partire a mille. La donna no. Desidera essere corteggiata anche nel rapporto. Desidera essere al centro delle attenzioni del marito e solo così riesce ad abbandonarsi a lui. Luisa ascolta molte spose che raccontano le loro difficoltà. Si è accorta che tutte hanno le stesse necessità. Hanno tutte, almeno quelle che si sono confidate con lei, bisogno di preliminari lenti e teneri per riuscire ad abbandonarsi e ad aprirsi all’incontro.

Capite come siamo diversi? Ed è bellissimo così. Già perchè la relazione diventa attenzione per l’altro/a. Diventa cura e rispetto delle rispettive sensibilità. E alla fine diventa comunione del corpo e anche dei cuori. L’errore più grossolano e fatale che possiamo fare è piegare l’altro al nostro modo e alla nostra sensibilità di vivere l’intimità. E’ bello invece imparare, con il dialogo e con l’osservazione, ciò che l’altro desidera per crescere sempre più in piacere e in comunione, perchè gioia e comunione vanno di pari passo, crescono insieme.

Il sesso nel matrimonio permette di assaporare la comunione e la relazione in pienezza facendone esperienza nel corpo ed educa il cuore dei due sposi. I due sposi, proprio attraverso l’unione intima, acquisiscono uno sguardo diverso. Sempre più attento all’altro prima che a sè.

Come capire se vivete il vostro rapporto con questo atteggiamento? Semplice dopo tanti anni di matrimonio avrete ancora voglia di fare l’amore perchè dell’amore autentico non ci si stanca mai. Dell’egoismo invece ci si stanca presto.

Antonio e Luisa

Chi semina vento…

Dal libro del profeta Osèa (Os 8,4-7.11-13) Così dice il Signore : «Hanno creato dei re che io non ho designati ; hanno scelto capi a mia insaputa. Con il loro argento e il loro oro si sono fatti idoli, ma per loro rovina. Ripudio il tuo vitello, o Samarìa! La mia ira divampa contro di loro; fino a quando non si potranno purificare ? Viene da Israele il vitello di Samarìa, è opera di artigiano, non è un dio : sarà ridotto in frantumi. E poiché hanno seminato vento, raccoglieranno tempesta. Il loro grano sarà senza spiga, se germoglia non darà farina e, se ne produce, la divoreranno gli stranieri. Èfraim ha moltiplicato gli altari, ma gli altari sono diventati per lui un’occasione di peccato. Ho scritto numerose leggi per lui, ma esse sono considerate come qualcosa di estraneo. Offrono sacrifici e ne mangiano le carni, ma il Signore non li gradisce ; ora ricorda la loro iniquità, chiede conto dei loro peccati : dovranno tornare in Egitto».

Questa è la prima lettura della Liturgia di oggi, ed è perfettamente in linea con lo stile delle letture di questo periodo, nel quale la Chiesa ci ammonisce da varie parti, sotto diversi aspetti, non ci vuole rammolliti dopo le recenti festività/solennità, ma ci rimette subito in riga ricordandoci la nostra condizione di poveri peccatori.

E’ un atteggiamento educativo che caratterizza lo stile della Liturgia, specialmente quella non riformata, questo caldo estivo e le belle giornate assolate potrebbero portarci sulla strada della rilassatezza spirituale, nel senso che sentiamo il bisogno di affrancarci dai rigori invernali, sia quelli climatici che quelli dei nostri doveri scolastici e/o lavorativi, per cui non dovrebbe stupire se un genitore mettesse in guardia i propri figli dal non prendere con troppa leggerezza una data situazione, praticamente la Chiesa ci sta invitando a non abbassare la guardia, a non considerarci arrivati.

Ed il profeta Osea è un altro di quei profeti che sa come rimettere in riga il popolo a lui affidato, sono parole dure, inequivocabili, soprattutto per noi che le leggiamo fuori da quel contesto storico e sociale suonano troppo severe, ma dobbiamo ricordare che il Signore ha rinnovato numerose volte la Sua Alleanza con Israele, ha compiuto numerosi prodigi per salvarlo dalle più disparate situazioni, ha mandato anche diversi aiuti umani come Sansone che lo liberò dai Filistei, ma questo popolo “è un popolo dalla dura cervice” , così lo apostrofava Mosè già parecchio tempo prima di Osea.

Come si può facilmente intuire questo popolo si dimostra ingrato e proprio uno “zuccone”, così infatti denominiamo i nostri figli quando “fanno finta” di aver capito e puntualmente agiscono al contrario di come dicono di aver capito… chissà quante volte ci sarà capitato di dire ai nostri figli : “Sei proprio uno zuccone! Allora non vuoi proprio capire.

Osea usa queste parole severe ispirato dallo Spirito di Dio, perché si trova davanti all’ennesimo tradimento da parte del popolo rispetto all’ennesima alleanza del Signore. Se ci pensiamo bene il Signore non chiede chissaché, in fondo sta chiedendo principalmente che non si facciano idoli e che rispettino le sue leggi, il peccato che procura i danni maggiori al popolo di Israele è proprio l’idolatrìa… che tradotto per noi sono i peccati contro il primo (e più grande) Comandamento… è il primo anche nell’importanza, infatti se disubbidiamo al primo Comandamento “Non avrai altro dio all’infuori di me” succede che a cascata disubbidiamo a tutti gli altri perché se Lui non è il nostro dio perde senso rispettare le Sue leggi.

Vi siete mai chiesti da dove arrivi il detto popolare “chi semina vento raccoglierà tempesta“? Ora avete la risposta, ma non ci deve bastare per vivere meglio come sposi. Dobbiamo domandarci come sposi quali sono gli idoli che continuamente ci costruiamo da soli, nonostante le ripetute avance da parte di Dio e del Suo Figliolo Gesù.

Incontriamo molte coppie che hanno idoli quali: il successo nel lavoro, la carriera, la salute fisica, la giovinezza e la prestanza del corpo, il benessere economico, il tempo libero, le amicizie extra coniugali, il sesso libero da regole, il giudizio positivo degli altri, la maternità e/o la paternità a comando… ma tutti questi idoli hanno i loro altari sui quali si sacrificano: tempo per la preghiera, tempo per la coppia, educazione dei figli, spazio, risorse, energie, mente, pensieri, affetti, desideri, concentrazione, intelligenza e vita spirituale.

E noi sposi come rimaniamo? SVUOTATI dal di dentro. Cos’è che ci svuota? Abbiamo seminato vento e quindi raccogliamo tempesta… ed è proprio questa tempesta a distruggere tutto senza pietà, così come capita in qualche sfortunato giorno estivo di cui abbiamo memoria anche recente, quando essa arriva devasta tutto il raccolto e si rimane senza niente per non parlare dei danni alle case o altro… tutto questo succede nel nostro cuore, nella nostra anima, nella nostra vita.

Questi idoli devastano il raccolto dell’amore matrimoniale: devastano la tenerezza, la dolcezza, i sentimenti, gli affetti, l’unione sempre più intima degli sposi… devastano anche lo sguardo, le parole belle, il tempo che dedichiamo alla coppia. Con questi idoli il nostro matrimonio “produce grano senza spiga, e se germoglia non darà farina“, cioè non darà da mangiare, non darà sostentamento all’amore, non sarà amore fecondo, non sarà vita sia l’uno per l’altra sia all’infuori della coppia.

Coraggio sposi, dobbiamo riprendere in mano il nostro amore matrimoniale ad immagine dell’amore oblativo di Gesù, distruggiamo i nostri idoli con i loro altari e riprendiamo con fiducia a seguire le leggi di Colui che ci promette non solo mari e monti, ma la felicità già su questa terra ed il Paradiso senza fine.

Giorgio e Valentina.

Summer 2022! Guida alle vacanze…

Son passate le vacanze di quest’anno, le abbiamo fatte pre parto per poter dare la giusta attenzione a Pippo prima che Tommy ci tolga tempo ed energie. Le abbiamo passate cercando di riposarci, cercando di essere comodi e rinunciando a viaggi lunghi e nuove mete. La pancia c’è, si sente e si vede. Con essa c’è la necessità di riposare per mamma Anna, di non fare i Pellegrini come in altri anni a fare 15km al giorno.

Ma soprattutto una vacanza in cui se guardiamo i servizi offerti dal bagno in spiaggia: niente partite a bocce o a Ping pong, niente tintarella in modalità lucertola. O se guardiamo ai giorni in montagna: niente lunghe camminate in alta montagna, niente ascese a rifugi alpini, niente spa o Resort per coppie, volete metterci dell’altro che magari fate in vacanza voi di solito? E invece:

Ci siamo ritrovati a fare buche e gallerie, discese per biglie, castelli di sabbia, a tirare sassi nel lago e a girare volanti di giostrine. A fare passeggiate sul lungomare o gite passegginabili, sentieri famiglia. Dove sta allora la bellezza dell’essere famiglia? Dove sta il bello di avere dei figli? Il bello di essere sposi?

La bellezza sta nell’amare, sta nel volere ciò che vivo, nel vivere la libertà. La libertà è volere ciò che faccio non fare ciò che voglio. Amare vuol dire fare spazio all’altro non guardare i miei interessi. Se dico di amare l’altro ma poi voglio vivere i miei piaceri, le mie passioni h24, che amore vivo o meglio: cosa, chi sto amando davvero?

Questo non vuol dire annullarsi, rinunciando a tutto ma scegliere l’amore e la vita ad un individualismo possessivo. La bellezza dell’essere famiglia è nel vivere questo tempo, il tempo presente, nel dono all’altro, ad una moglie mamma che ha bisogno di riposo, nel dono ad un figlio che ha bisogno di un padre che scava buche. E fa niente se dovrò perdere qualcosa di mio, perché l’amore che ricevi in cambio è enorme!

Pensiamo a tutti quei ragazzi che sognano una ragazza o a quelle ragazze che attendono l’amore. Pensa a tutte quelle coppie che non riescono ad avere figli. A me, a te, son stati dati dei doni e allora che faccio? li sciupo volendo vivere da single? Li sciupiamo volendo vivere senza figli, senza donare vita? Ad ognuno gli è dato di vivere questo tempo in modo speciale e con tutta la sua capacità di amare. Ringraziando per i doni che oggi la provvidenza ci ha fatto.

A chi è single, gli ha dato di vivere questo tempo di vita nella sua autonomia, nella possibilità di vivere passioni, coltivare interessi. Edificarsi a camminare da solo, imparando a conoscere il bello di se’ e di ciò che ci circonda.

A chi è fidanzato o convive, gli è dato di vivere questo tempo di vita, nella conoscenza, nello scambio di amore ed attenzioni, nella crescita alla fedeltà, nel prendersi cura dell’ altro, nel custodire il proprio io ancora staccato dall’altro.

A chi è sposato senza figli, gli è dato di vivere questo tempo di vita mettendo a frutto la bellezza dell’amore, della sponsalità, vivendo l’amore coniugale in maniera piena e totalizzante, concimando ogni giorno con gesti di amore la propria pianta della vita.

A chi è sposato con figli…(oramai avete capito, completate voi leggendo nella vostra famiglia la bellezza del vivere il tempo di vacanza. La grazia sacramentale vi rende pittori di opere d’arte!) Poi verranno dei domani in cui ci sarà quel figlio che cambierà le vostre scelte, poi verranno dei domani in cui tornerai a giocare a bocce o a calcetto o ad andare in montagna con tuo figlio, poi verranno dei domani in cui avrai una ragazza e farai altre scelte..

Ma nel mentre c’è da vivere il presente quel qui ed ora che ha tutto per dirsi bello, unico, irripetibile. L’amore è questo, è giocarsi tutto verso l’altro, decidendo di scegliere di lasciare qualcosa che è mio per far spazio al tuo. L’amore è vivere con il cuore grato per la grandezza di tutto ciò che ricevi. Un ricevere non conquistato seguendo la logica del mondo per il quale se lavoro mi danno lo stipendio, se vendo guadagno, se son bravo mi applaudono; piuttosto un ricevere che non è immediato, che non puoi calcolare, ma che è più grande.

Un ricevere che nasce da una variabile certa: ho dato tutto me stesso e l’ho dato con gioia e volontà e questo mi basta oggi per avere il cuore felice, grato. Un cuore che guarda al futuro con speranza ma è grato del presente e ha fatto pace con il passato.

Buone vacanze! A chi ancora deve andare… buona vita nell’amore a tutti gli altri. Ogni giorno ci è dato per amare e lasciarci amare, per vivere nell’amore. Non sprechiamolo. Buona giornata!

Anna Lisa e Stefano – @cercatori di bellezza

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Care Famiglie, vi invito a proseguire il cammino ascoltando il Padre che vi chiama: fatevi missionarie per le vie del mondo!

Scrivo questo articolo il Lunedì successivo ad una settimana particolarmente intensa, non solo per i 40 gradi, ma per il calore vissuto in una Roma che non vedeva così tanti fedeli per le vie della città da molto tempo. Sabato in piazza San Pietro eravamo tantissimi, da ogni parte del mondo, per dire Grazie e per condividere la gioia e le difficoltà quotidiane di essere Famiglia. Sono proprio quelle difficoltà che rendono un matrimonio un viaggio unico e inimitabile.

Noi abbiamo vissuto la preparazione al Sinodo in una maniera particolare. Dio ci ha condotto per mano. Abbiamo iniziato dal Santuario delle Tre fontane un anno fa, per poi proseguire durante tutto l’anno mettendo radici nella nostra comunità parrocchiale, dove abbiamo seguito un corso per giovani coppie di sposi. Tutto questo è stato provvidenziale in quanto sabato pomeriggio ascoltando l’ omelia del Papa ho avuto modo di rivivere tutto il nostro percorso che ci ha portato ad essere lì in piazza San Pietro.

La Dioincidenza ha voluto che mi ritrovassi seduta accanto proprio alle suore del Santuario delle Tre fontane. Ascoltare le parole di Papa Francesco è stato come rivivere la nostra chiamata, è stato rivedere i volti che abbiamo incontrato durante questo anno di preparazione, è stato divertente sentire i suoi ammonimenti verso le mamme iperprotettive, credo che abbiamo tutti una suocera che è Miss Vaporella, ma ciò che mi è rimasto nel cuore e che ho condiviso come messaggio importante verso i nostri giovani, soprattutto in questo periodo di scelte pastorali per la nuova stagione, è indubbiamente il consiglio paterno di buttarsi, di prendere il largo di osare nuove vie di evangelizzazione per aiutare sempre più persone ad avvicinarsi a Dio a non rimanere chiusi nei circoli viziosi del “si è sempre fatto così.

Io per prima avevo paura del matrimonio, mi metteva ansia la sensazione della “porta chiusa”, avevo paura del per sempre. Avevo paura di varcare la soglia della chiesa per il mio matrimonio, un po’ come al liceo quando non vuoi entrare a scuola. Ci sono riuscita perché all’altare avevo i ragazzi come ministranti e il mio sguardo era fisso su uno di loro. Il Sinodo è servito proprio a questo a rivivere tali gioie e paure, con la consapevolezza che siamo veramente una famiglia di famiglie e che solo facendo rete tra di noi si possono superare le difficolta’della vita matrimoniale e non solo.

Quando il Papa ha poi ricordato che non si deve mollare nelle difficoltà, che non si torna da mamma, li ho risentito nelle orecchie il mio padre spirituale quando mi urlò per telefono: “sono contrario a questo divorzio se volete fare come fanno gli altri che mollano alla prima difficoltà fatelo ma io sparisco perché in voi due c’è amore vi amate anche se ora non lo vedi“.

È veramente come ci esorta il Papa ad essere famiglie missionarie, a creare quei legami indissolubili che neanche un lockdown potrà mai separare. Dobbiamo essere le sentinelle del mattino per la nostra famiglia e per le persone che incontreremo nella nostra vita. Dobbiamo vivere prendendoci cura di ognuno di noi, come quando viviamo l’esperienza della vacanza comunitaria. Sinodo per noi è andare incontro all’altro, è tendere quella mano nei momenti bui della nostra vita, è quel eccomi pronunciato come il giorno del matrimonio, è andare a bussare alla porta di chi per dolore per incomprensioni non si vede più da tempo seduto in Chiesa, è cercare di andare incontro alle esigenze quotidiane delle famiglie numerose, anche semplicemente nel condividere la spesa, è Sinodo, è Famiglia. Sinodo è quello sguardo al Cielo, quando per troppo tempo si è guardato solo in basso e nella direzione sbagliata. Sinodo è quel nodo fatto in cordata mentre si scala una montagna, si cammina insieme a passo lento e costante. Buon cammino a tutte le Famiglie.

Simona Arcidiacono

Precursori di Gesù

Cari sposi,

il Vangelo di oggi inizia con questa frase: “li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi”. Mi pare che in questa frase è contenuta l’essenza della vita matrimoniale: essere precursori di Gesù. In che senso lo dico?

Sono fresco di partecipazione alla Giornata Mondiale delle famiglie a Roma, per 3 giorni ho assistito a testimonianze una più bella dell’altra di come il Signore fa camminare le coppie verso la pienezza dell’amore. Chi tramite l’educazione dei figli, chi per l’ardua via del perdono, chi nel vivere la fragilità della relazione, ecc. Il Catechismo ci ricorda che il matrimonio è un sacramento per la missione: “Due altri sacramenti, l’Ordine e il Matrimonio, sono ordinati alla salvezza altrui. Se contribuiscono anche alla salvezza personale, questo avviene attraverso il servizio degli altri. Essi conferiscono una missione particolare nella Chiesa e servono all’edificazione del popolo di Dio” (CCC 1534).

Ecco allora che questo brano del Vangelo fa chiaramente riferimento alla vostra vocazione di essere seminatori di Vangelo, di spianare la strada a Gesù che vuole essere al centro della vostra famiglia.             Dicevo della Giornata Mondiale, perché a questo proposito mi sovviene una testimonianza forte e drammatica, di una coppia spagnola già avanti negli anni, Álvaro Medina e María Rosario García. Essi ci hanno condiviso come la loro vita di fede è stata sì preparata dai loro genitori ma che la mentalità del mondo si è frapposta creando forti difficoltà e mettendo a dura prova quanto hanno ricevuto in famiglia; a loro volta questo è successo con i loro figli, educati sì secondo la fede ma che non sempre sono stati in grado di fare proprio l’esempio ricevuto. Naturalmente il finale è molto bello… e lo potete leggere direttamente dal sito dell’Incontro.

 Questo per dire che a voi spetta quest’ardua missione, nella quale non siete certamente soli, di testimoniare con la vostra vita ed anche le vostre fragilità che Gesù è vivo e ci ama. Sarà poi Lui che darà letteralmente “il colpo di Grazia” perché chi vi vede, siano i figli o altri, possano credere. La fede non è mai una fotocopia del vissuto dei genitori (meno male!) ma una conquista personale. Gesù solo vi chiede di sforzarvi ogni giorno di essere Vangelo vivo con la vostra relazione vera, autentica e sempre in cammino.

ANTONIO E LUISA

Noi, da sposi e genitori, vorremmo soffermarci su come concretizzare questo Vangelo nel rapporto con i nostri figli. Già perchè spesso ci sentiamo inadeguati. Quanti errori. Con il tempo però abbiamo compreso che l’essenziale è altro. Crediamo che sia importante non tanto che ci vedano perfetti, sempre pronti ad affrontare ogni situazione. Non crediamo serva questo. Innanzitutto perchè non sarebbe vero, chi di noi è davvero perfetto? E poi anche perchè diventeremmo un esempio irraggiungibile per loro. Credo che ciò che Gesù ci chiede è un’altra cosa. Ci chiede di mostrarci per come siamo, persone che sbagliano ma che sono capaci di chiedere scusa e di ricominciare. Hanno bisogno di vedere due genitori che si abbracciano, che si stimano e che si vogliono bene. Hanno bisogno di vedere due persone capaci di inginocchiarsi davanti a Gesù perchè, seppure sanno di essere non sempre adeguate come sposi e come genitori, sanno anche che c’è un Padre che le ama e le sostiene. Insomma i nostri figli hanno bisogno di vedere due genitori che si fidano e si affidano a Dio e che questo li rende forti anche nella loro imperfezione.

Domenica e famiglia : un connubio possibile / 38

(Nelle formule seguenti, le parole del Signore si pronuncino con voce chiara e distinta, come è richiesto dalla loro natura). La vigilia della sua passione, (prende il pane e, tenendolo leggermente sollevato sull’altare, prosegue) : egli prese il pane nelle sue mani sante e venerabili, (alza gli occhi), e alzando gli occhi al cielo a te, Dio Padre suo onnipotente, rese grazie con la preghiera di benedizione, spezzò il pane, lo diede ai suoi discepoli e disse: (si inchina leggermente), Prendete, e mangiatene tutti : questo è il mio Corpo offerto in sacrificio per voi. (Presenta al popolo l’ostia consacrata, la depone sulla patena e genuflette in adorazione. Poi prosegue ): Allo stesso modo, dopo aver cenato, (prende il calice e, tenendolo leggermente sollevato sull’altare, prosegue): prese nelle sue mani sante e venerabili questo glorioso calice, ti rese grazie con la preghiera di benedizione, lo diede ai suoi discepoli e disse: (si inchina leggermente), Prendete, e bevetene tutti: questo è il calice del mio Sangue, per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati. Fate questo in memoria di me. (Presenta al popolo il calice, lo depone sul corporale e genuflette in adorazione).

Continuiamo ad approfondire il momento della consacrazione e proseguiamo il percorso iniziato con l’articolo precedente nel quale abbiamo un poco analizzato le indicazioni inserite tra parentesi; ora spostiamo la nostra attenzione sulle parole che il sacerdote pronuncia.

Queste parole le ha pronunciate Gesù stesso durante la famosa Ultima Cena, ed hanno fin da subito assunto la natura di testamento spirituale, poiché questa cena l’ha fortemente voluta Lui stesso poco prima della sua morte (cfr Lc 22, 15 : <<Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione.. >>), come a dare il LA a tutta la Passione… un po’ come quando il direttore, all’inizio delle prove spiega ai suoi orchestrali come interpretare il brano cosicché si cominci il lavoro col piede giusto… come quando il comandante della nave decide quale rotta seguire e lo comunica a tutti quelli a bordo.

Fin dai suoi inizi, la Chiesa ha considerato l’Ultima Cena come un evento prototipo, dal quale e nel quale avrebbe capito il proprio futuro; soprattutto lo si nota nel Vangelo di Giovanni, il quale rilegge tutta la vita di Gesù come fosse una storia teatrale nella quale le scene si susseguono l’una dopo l’altra legate da un filo conduttore e da una trama ben definita, probabilmente grazie al fatto che era il “discepolo che Gesù amava” ma forse complice anche la tarda età che gli dà il tempo di ritornare con la memoria sugli eventi e darne una lettura sapienziale e saggia.

E qual è la “rotta” che il comandante Gesù dà alla Sua Passione?

E’ la rotta del sacrificio, sulla scia dei sacrifici rituali già esistenti nell’ebraismo Lui si pone però ad un altro livello, dà una nuova connotazione che lo contraddistingue dai sacerdoti del suo popolo, poiché essi ricevevano un animale da sacrificare da parte dell’offerente, officiavano in sua vece e per conto suo, ma una volta finiti i rituali erano pronti per compierne un altro senza che quello appena compiuto li coinvolgesse più di tanto nella vita; anche Gesù si pone come offerente al Padre, ma la vittima da sacrificare non la compra fuori dal tempio portandola ad una altro sacerdote, poiché la vittima è Egli stesso, inoltre non c’è nessun sacerdote a cui dare il compito di officiare perché il sommo sacerdote è ancora Lui stesso: ecco perché lo abbiamo definito “comandante”, proprio per il fatto che è Gesù ad officiare al proprio sacrificio, è Lui che decide tutto in modo liberale e spontaneo, infatti molte altre volte avevano tentato di catturarlo ma non ce l’avevano fatta, solo questa volta Gesù si lascia catturare per essere sacrificato sull’altare della croce.

La chiesa mette sulla bocca del sacerdote un misto di Parola di Dio, parole di fede e devozione, e parole che pronunciò Gesù in persona; in queste parole solenni si mescolano devozione, fede, commozione, stupore, affetto, meraviglia, adorazione e lode. Sono un concentrato di fede e dottrina sul sacrificio di Gesù, sulla Sua missione salvifica.

Di questa preghiera di consacrazione ci colpisce sempre la parte che parla delle mani di Gesù definendole giustamente sante e venerabili… sembra proprio di vederle… è come se il sacerdote in quel momento prestasse le proprie mani a Gesù, ma anche di più… come se le mani del sacerdote fossero in qualche modo sostituite dalle mani di Gesù… quasi che le mani di Gesù ricoprano le mani del sacerdote come un guanto perfettamente aderente : che meraviglia!

E’ un potere grandissimo, unico ed esclusivo che è stato riservato ai soli sacerdoti, non solo a quelli santi ma anche a quelli che purtroppo si rivelano indegni di tale potestà; il Signore ha talmente fiducia nell’uomo che ha riservato questo potere a questi suoi figli specialissimi nonostante gli angeli, ma anche la Madre del Signore, ne fossero più degni. Gli angeli sono superiori per natura agli uomini nell’ordine della creazione, ciononostante loro non hanno questo potere di consacrare il pane ed il vino in Corpo e Sangue del Signore.

Se i nostri amati sacerdoti pensassero sempre a questa grande realtà ad ogni Messa che celebrano, probabilmente non riuscirebbero a finire le frasi dalla commozione. Carissimi sacerdoti, avete ricevuto da Dio un potere che neanche gli angeli e la Madonna hanno ricevuto, quale grande fiducia ripone in voi il Padre celeste!

A noi sposi è dato il compito di aiutare i nostri sacerdoti in questo momento di Grazia attraverso la nostra compostezza nello stare in ginocchio, il nostro rigoroso silenzio orante, la nostra fervorosa preghiera, la nostra devozione… anche i sacerdoti hanno bisogno di sostegno e lo trovano in un’assemblea ordinata, silenziosa, attenta, puntuale, devota… come fare con i bambini? Cercate di dare l’esempio, E’ importante che guardino i genitori ed imparino che questo è il momento dei momenti, quello in cui il Cielo scende in Terra, quello in cui Satana viene sconfitto ancora una volta, quello in cui i diavoli se la danno a gambe levate, il momento in cui la Storia giunge al suo compimento perché Dio è qui con noi.

Alle nostre figlie, quand’erano piccine abbiamo sempre spiegato (fuori dalla Messa) con parole semplici e comprensibili per loro, ad esempio : <<In quel momento il pane ed il vino diventano Gesù, questo è il motivo per cui mamma e papà stanno in ginocchio: Dio si fa presente, quel Dio che ti ha pensata ed amata da sempre e che ti ha mandata nella pancia della mamma per farci un regalo meraviglioso. Siccome Gesù è proprio lì davanti a noi, bisogna stare in ginocchio per adorarLo, perché è Dio>>

Coraggio sposi, stare in ginocchio vale più di tante prediche !

Giorgio e Valentina.

Che meraviglia il matrimonio

Due giorni fa Luisa ed io abbiamo festeggiato venti anni di matrimonio. Cominciano ad essere tantini e quando si sta insieme da tanto tempo si può correre il rischio di dare per scontato quello che scontato non lo è per nulla. Devo imparare a dire grazie! Guardando quella donna che ho al  mio fianco e che giorno dopo giorno continua a scegliermi. Settemilatrecento giorni che mi sceglie. Quando me lo merito e quando invece non merito nulla. Il matrimonio ci ha reso uno, è una realtà sacramentale, cioè operante e reale seppur invisibile agli occhi. Don Renzo Bonetti è arrivato a dire che con il matrimonio c’è una nuova creazione. Tanta roba. Forse troppa per capire davvero. Il matrimonio ci ha reso uno, ma non basta tutta la vita per rendersene conto ed esserne consapevoli. Ogni giorno che passa si comprende sempre meglio e sempre più profondamente. C’è però un grande rischio. Non riflettere su questa realtà. Darla per acquisita e scontata. Non essere più capaci di meravigliarsi e quindi essere riconoscenti. Spesso non ho tempo di meravigliarmi di questo grande dono. Tra le tante cose da fare, tra i pensieri che mi riempiono la testa appena sveglio e non mi abbandonano fino a quando non crollo distrutto sul letto alla sera. Tra tutte queste cose devo trovare il tempo. Mi devo fermare per contemplare la mia sposa come se fosse l’Eucarestia, perchè in lei e nella nostra relazione c’è Gesù vivo e reale. Solo così posso percepire la bellezza della mia sposa. La grandezza di questa unione che ci lega, ma che non imprigiona e rende liberi. La sola persona con la quale riesco ad essere completamente libero di mostrarmi per chi sono.  La meraviglia di chi si sente prezioso agli occhi di una persona che ti sceglie ogni giorno e che ogni giorno si dona completamente a te. Dirle grazie significa riconoscere che abbiamo ricevuto un dono grande, spesso immeritato, di sicuro non dovuto. Un dono che si può accogliere, ma non pretendere. La nostra è un’alleanza che ci supera, un progetto che dà senso alla vita e che proietta oltre la vita. Un’alleanza che si fonda sulla differenza. Maschile e femminile che diventano non punto di rottura, ma amore fecondo che genera nuova vita e nuovo amore. E’ questa la redenzione del matrimonio. Una relazione che permette di trasformare la differenza in occasione di incontro e di amore e l’incontro in mistero che lascia sempre senza parole.

Quindi fermiamoci, guardiamo la persona che abbiamo sposato e diciamole grazie. Grazie per tutto ciò che fa, ma soprattutto per chi è e per chi mi permette di essere. Io l’ho fatto e leggere la gioia nei suoi occhi mi ha confermato quanto sia importante farlo, pensarlo non basta.

Antonio e Luisa

Un matrimonio nella provvidenza

Siamo così giunti alla quarta puntata della storia d’amore di Riccardo e di Barbara. Cliccate qui se desiderate leggere le precedenti puntate (1 2 3). Riccardo ha avuto una storia travagliata, una famiglia di origine complicata e dopo tanto servizio, preghiera e l’incontro decisivo con fratel Biagio è arrivato a comprendere il disegno di Dio sulla sua vita: vivere di provvidenza a servizio dei più poveri. Lì incontra Barbara che scopre nel tempo di condividere lo stesso desiderio. Inizia così la loro storia insieme, un amore donato ai più poveri al fianco di fratel Biagio.

Dopo tanta preghiera e il sì tanto atteso di Barbara a diventare mia moglie, ebbi più tentazioni che mai. La nostra scelta disturbava il demonio, almeno io ne sono convinto. Così come esiste Dio, esiste anche il demonio che irrompe con tutta la sua forza corruttrice. Mi ha tentato attraverso i social. Un caso mi ha colpito particolarmente. Tra le mie amiche virtuali c’era una hostess che, ho scoperto poi, viveva di prostituzione. Io mi sentivo fortissimo, pieno di Spirito Santo e avevo la presunzione di pensare che niente mi avrebbe potuto scalfire. Eppure non è così, siamo sempre deboli senza Gesù. Questa donna mi contattò e mi propose di organizzare una festa per l’addio al celibato, con lei e una sua amica. Dopo il mio primo rifiuto ha insistito inviandomi anche una sua foto. Lì ho deciso di bloccarla. Una cosa che non mi era mai successa prima. Questa è solo una ma fui tentato in tanti altri modi. Ormai la mia scelta era presa e la mia volontà salda.

Abbiamo accennato, nei precedenti articoli, che il nostro matrimonio si svolse in maniera inusuale. Non avevamo soldi né per la festa né per null’altro, perché io vivevo di provvidenza da anni e Barbara non veniva pagata da mesi. Ma neanche per un attimo pensammo di non sposarci perché non avevamo niente, per noi il matrimonio era l’unione con Dio, tutto il resto sarebbe stato un di più. Ebbene, il buon Dio ci venne in aiuto. Fu una corsa a chi non voleva farci mancare niente; cominciò il responsabile della casa famiglia di Pedara dove vivevo, che ci regalò le fedi, la location e il pranzo del ricevimento. La Parrocchia Maria Immacolata della Medaglia Miracolosa mise a disposizione il coro e fece una colletta per regalarci il viaggio a Roma per incontrare il Papa in udienza privata, ci fu anche chi si offrì gratuitamente come fotografo. Un medico d’ospedale mi donò l’abito per sposarmi; un mio caro amico, coltivatore di fiori e piante di Nicolosi, ci donò tutti i fiori da mettere in chiesa; mentre una donna che conoscevo da poco volle regalarci le composizioni di fiori per ogni tavolo della sala. Un insegnante di una scuola alberghiera, mio amico, coinvolse i suoi studenti come camerieri per il ricevimento e un rinomato pasticciere ci regalò la torta nuziale. Poi si aggiunsero maestri di sala e cuochi. Tramite social mi contattò una donna che voleva regalarci le bomboniere, ma rifiutammo! Della festa, una delle poche cose che avevamo programmato era proprio la bomboniera, a cui volevamo dare un valore simbolico come invito alla preghiera e che sarebbe stata la coroncina del Santo Rosario (donataci dalla Missione di Speranza e Carità), per rinraziare Maria che tanto avevo pregato per sposarmi con Barbara e per questo progetto di totale servizio ai poveri e a Dio. Ma questa donna non si arrese e ci volle regalare comunque un sacchettino che avrebbe contenuto il Rosario e dei buonissimi confetti. Tutto quello che stavamo vivendo nei giorni precedenti al matrimonio, lo raccontai sulla mia pagina facebook ‘’La Gioia’’ e attraverso questa arrivarono, oltre agli auguri, tante piccole donazioni da varie parti del mondo.

Con la somma raccolta decidemmo di finanziare un progetto della casa-famiglia per il recupero di persone con disabilità. Alcuni regali arrivarono dai nostri parenti più stretti, che vollero assolutamente che tenessimo qualcosa per noi. Barbara sostenne di essere stata una delle poche spose (o forse l’unica!) a non aver scelto niente del ricevimento e che tutto in quel giorno è stata una sorpresa. Anzi, pensandoci bene, la sera prima del matrimonio ci accorgemmo di non aver stampato i menù da porre sui tavoli degli invitati. Barbara li realizzò graficamente ed un amico scout tipografo, dopo aver aperto di sera la tipografia per noi, ci venne in aiuto stampandoli (anche queste stampe ci furono donate dal sacerdote).

Finalmente arriva il giorno del matrimonio, il 12 Febbraio 2016, pioveva. Circa 100 gli invitati, di cui oltre la metà erano gli accolti della casa famiglia, tra cui molti disabili, alcuni amici, la famiglia di Barbara e mia madre, mentre nessuno dei miei parenti era riuscito a venire. Tutto è stato meraviglioso! Durante la messa, la prima lettura è stata proclamata da una suora missionaria, la seconda lettura, l’Inno alla Carità, scritta in braille, da una amica insegnante di italiano non vedente; mentre la leggeva, a proposito di carità, è arrivato proprio in quel momento Fratel Biagio. Si è respirata un’aria di festa in cui la Madonna e Gesù erano con noi. Tutti gli invitati si sono emozionati, la celebrazione si è svolta in un clima di grande gioia. In primo piano il Sacramento, l’unione con Dio e poi una bella festa, voluta da tanti che hanno creduto in noi. Dopo qualche giorno siamo partiti per Roma per un viaggio di tre giorni, nostra meta del viaggio di nozze, dove siamo stati ricevuti da Papa Francesco e a cui abbiamo raccontato brevemente la nostra storia e regalato la nostra bomboniera; poco dopo siamo stati intervistati da Tv 2000 sulla nostra scelta di vita. E’iniziato così in maniera forte il nostro matrimonio, il nostro cammino con al centro Gesù e con Maria come nostra Madre. Quante lotte, quante battaglie vinte solo grazie alla fede. Confidiamo in Dio e tutto sarà possibile!

Riccardo e Barbara

Come sigillo sul cuore. A settembre per riscoprirsi una meraviglia

Luisa ed io abbiamo deciso di approfittare del blog per presentare e promuovere la nostra proposta per le coppie di fidanzati e di sposi. Lo facciamo perché ci crediamo tantissimo. Ormai siamo giunti alla quinta edizione di questo modulo pensato e costruito per aiutare le coppie a riscoprire la bellezza che le costituisce. Partendo da ciò che siamo, dal nostro essere maschio e femmina. Con tutti i nostri limiti, fatiche, contraddizioni. Siamo una meraviglia. A volte presi da tante fatiche, impegni e preoccupazioni perdiamo la capacità di contemplare ciò che siamo e la ricchezza che abbiamo ricevuto.

Se Luisa ed io crediamo così tanto in questa proposta è perché noi stessi ne abbiamo sperimentato la potenza e la bontà di questo seminario nella nostra relazione. Se oggi ci occupiamo di scrivere di matrimonio e di accompagnare le coppie che si rivolgono a noi, è grazie a quanto abbiamo compreso in un percorso iniziato proprio con un’esperienza così.  Questo corso ci ha cambiato la vita, in meglio. Dopo questo corso abbiamo capito cosa significa essere sposi, come nutrire il nostro rapporto, quali sono i pericoli da evitare. Come vivere non solo un matrimonio vero, ma soprattutto, un matrimonio felice. Pregheremo, adoreremo, parleremo, insegneremo, ma non solo. Ci saranno tanti momenti per la coppia. Marito e moglie avranno tanto tempo per dialogare su quei temi che cercheremo di provocare. Si parlerà di amore, di tenerezza, di Grazia, di intimità fisica, di cura, di servizio.  Si parlerà dell’amore naturale degli sposi e dell’amore perfezionato dal sacramento. Si parlerà di intimità come una vera liturgia e dell’amplesso come gesto che rinnova un sacramento. Il tutto sarà guidato da noi, ma non solo. Saremo un’equipe di cinque famiglie accompagnate da un sacerdote. Un sacerdote incredibilmente preparato. Padre Luca Frontali collabora da anni con Mistero Grande e con Retrouvaille. Laureato in Scienze della famiglia presso l’Istituto Giovanni Paolo II e attualmente è dottorando in teologia matrimoniale. Avremo con noi nell’equipe una dottoressa in ginecologia che potrà essere un supporto importante per tutte quelle problematiche concernenti la sessualità.

Permettetemi un’ultima considerazione. Cosa ha questo corso di diverso rispetto a tante altre proposte simili che si possono trovare nella Chiesa?

Credo che la nostra proposta si inserisca in una dimensione che nella Chiesa è poco approfondita: la dimensione del corpo e sessuale. Ci siamo accorti che tanti problemi della coppia nascono proprio dalle difficoltà in ambito sessuale. Noi daremo ampio spazio alla sessualità. Perché l’amplesso degli sposi non solo è un gesto meraviglioso che unisce tantissimo e che genera vita, ma è un vero gesto liturgico e sacro. Vorrei concludere con alcune riflessioni che ci sono state regalate da chi ha già partecipato al corso. Ne abbiamo selezionate due.

Terry con le lacrime agli occhi, guardando un po’ noi e un po’ il suo Luca, ci ha detto: Attraverso il corso ho riscoperto l’importanza di prendersi cura l’uno dell’altra, ha riscoperto la bellezza del sacramento che ho scelto e la bellezza del mio sposo. Sento di essermi sposata nuovamente durante questo corso.

Un’altra bellissima testimonianza è arrivata invece dopo un colloquio personale con una sposa: Cara Luisa ho raccontato a mio marito quanto ci siamo dette, è rimasto così felicemente sorpreso che abbiamo fatto l’amore la notte stessa mettendo in pratica i tuoi preziosi consigli. È stato meraviglioso. C’è ancora tanto da fare ma ora sappiamo come farlo. Grazie di cuore per tutto quello che fate.

Quindi cosa aspettate? Iscrivetevi. I posti sono limitati. La bellezza è attraente. È ciò che più desideriamo, tutti, nel profondo. Perché la bellezza è la caratteristica dell’amore e di Dio. Il corso è aperto a sposi e anche ai fidanzati (saranno collocati in camere separate). Ci vediamo, se siete interessati, dal 9 al 11 settembre presso la Casa di Spiritualità Sant’Obizio ad Angolo Terme provincia di Brescia. Per informazioni contattaci, saremo lieti di rispondervi e di chiarire eventuali dubbi 3388575865 (Antonio)