Non la riconosco più!

Ogni tanto dovremmo porci la domanda: quanto conosco la persona che ho accanto, la persona che condivide la vita con me? Non è una domanda banale e non è banale neanche la risposta. Io dopo vent’anni di matrimonio dovrei rispondere si senza pensarci troppo. Eppure non è scontato che sia così.

La Luisa che ho accanto oggi è molto diversa da quella che sposai nel giugno del 2002. La Luisa che ho accanto è cambiata moltissimo, è cambiata fisicamente ma è cambiata nel modo di relazionarsi con me, è cambiata in alcune sue convinzioni, è cambiata nei desideri e nelle esigenze. E’ cambiata in alcune sue sensibilità. Insomma non è la stessa persona che ho sposato.

E’ normale che sia così, non voglio farne un problema. Può però diventare un problema quando smettiamo di osservarci, quando smettiamo di ascoltarci, quando smettiamo di prestare attenzione alle conseguenze sull’altro di ciò che facciamo o diciamo. Smettiamo perchè pensiamo erroneamente di sapere già tutto dell’altro. Che brutto quando l’altro non ci provoca mai meraviglia e stupore. Che bello invece quando ci lasciamo stupire anche dopo tanti anni di matrimonio.

L’altro è davvero un mistero che ci si svela giorno dopo giorno, ma che giorno dopo giorno cambia e non resta mai lo stesso. Cambia lui/lei e di conseguenza cambia la nostra relazione che va ricalibrata. Cambiamenti continui seppur impercettibili, ma che alla lunga diventano molto evidenti. Io, oggi che ho 46 anni, sono molto diverso da vent’anni fa e così mia moglie. Per questo è bello scoprire la mia nuova Luisa, giorno per giorno, per questo è importante farlo, per non trovarmi poi in casa con una sconosciuta.

Succede sempre più spesso che tante coppie saltano dopo venti e più anni di matrimonio. Perchè saltano? Perchè i due hanno fatto per anni i genitori, non si sono più guardati veramente, si sono dati per scontati, e poi, andati via i figli, si sono scoperti due sconosciuti. Non si riconoscevano più. Non avevano più nulla da dirsi. Ne conosco di queste storie. Alcune anche personalmente, persone che ci hanno contattato in questi anni di nostra presenza sui social.

Cosa fare? La risposta è sempre la stessa! Prendetevi tempo per voi. Tempo di qualità per parlare, ma non delle solite programmazioni e organizzazioni familiari, parlate di voi, di quello che vi piace, di quello che vi fa soffrire, delle preoccupazioni, delle gioie e dell’amore che vi lega. E’ importante dirvi quanto vi volete bene. Va certamente dimostrato ma è bellissimo anche sentirselo dire. Non perdete occasione di farlo. Fate almeno una volta al mese qualcosa che vi piace, fatelo voi da soli, senza nessun altro, senza neanche i figli. Riscopritevi sposi novelli ogni tanto, rinnovate il vostro essere sposi. Un week end romantico in hotel o in una SPA. Non è tempo buttato ma investito per ciò che più conta, la vostra vocazione. Fate una cenetta in intimità o anche solo la colazione al bar seduti al tavolino. Trovate insomma il vostro modo per contemplare ciò che siete.

Per me è bellissimo scoprire la mia Luisa, sempre la stessa ma sempre nuova. Scopritelo anche voi e il vostro matrimonio sarà più bello e più pieno!

Antonio e Luisa

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Che mistero nell’unione intima di un uomo ed una donna

Uomo e donna sono uno spettacolo. Come canta Jovanotti Il più grande spettacolo dopo il big bang siamo noi io e te. Siamo il vertice della creazione. Non solo l’uomo, non solo la donna, ma l’uomo e la donna insieme. Perchè in quella relazione c’è l’immagine più vera di Dio stesso. Non nell’uomo, non nella donna, ma nella relazione. Davvero Dio ci ha creato come solo Dio avrebbe saputo fare. Siamo meravigliosi non solo in quanto persone, ma ancor di più come coppia in una relazione sponsale che davvero è affascinante e misteriosa. Il nostro corpo non è un limite ma un’opportunità immensa.

Mentre scrivo ho qui accanto Luisa. La guardo e non posso non pensare quanto sia diversa da me, quanto sia proprio all’opposto da me per tante cose, ed è proprio questo che la rende così attraente. Il matrimonio è una sfida, una sfida che ci chiede di entrare sempre più in profondità in un mistero, nel mistero di una donna che è qualcosa di totalmente altro rispetto ad un uomo, nel mistero di una relazione che ci chiede una comunione non solo di cuore ma anche di corpo. Che bello ma anche come è difficile e quanti errori si fanno. Errori che nascono proprio dalla sicurezza che abbiamo di conoscere l’altro e cosa piace all’altro. L’errore di relazionarci come se l’altro fosse un altro noi, nel modo che piace a noi.

Se ci pensate bene il rapporto intimo tra gli sposi è davvero l’incontro tra due persone che sono distanti anni luce l’uno dall’altra. Hanno necessità diverse, stimoli diversi, impulsi diversi. Sono però accumunati dallo stesso desiderio di essere uno. Hanno lo stesso desiderio di comunione, e per realizzarlo è importante che imparino a dialogare. Ad aprirsi l’un l’altra per amarlo/a come l’altro/a desidera. Per conoscerlo/a profondamente.

Vi siete mai chiesti perchè nella Bibbia il verbo conoscere viene spesso associato all’atto sessuale? Perchè l’atto coniugale descrive la pienezza della conoscenza. Dio ci “conosce” come uno sposo e noi dobbiamo “conoscerlo” come la Sua sposa che accoglie completamente il suo sposo. Si capisce, allora, che il culmine della conoscenza è l’intimità, dove tutto è comune e dove la prevalenza è quella dell’amore. Ecco noi sposi, proprio nell’amplesso, siamo così in intimità da vivere una piena comunione. Siamo una carne e un cuore solo. Siamo immagine della Trinità.

Guardate anche solo come siamo fatti. Fisicamente e sessualmente. Gli organi genitali maschili fuoriescono quasi completamente dal corpo. Le donne al contrario possiedono organi genitali che sono quasi completamente all’interno del corpo. Il corpo parla. Il corpo ci dice chi siamo. L’uomo si sente realizzato in una relazione quando riesce ad uscire da sè stesso, dal suo egoismo, dal suo individualismo. E in questo suo uscire si scopre pienamente uomo. Non a caso nella famosa lettere agli Efesini San Paolo scrive: E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei. Concretamente significa morire a noi stessi per donarci completamente all’amata, esattamente come Gesù si è dato totalmente per noi. La donna al contrario desidera accogliere in sè l’uomo per sentirsi amata e realizzata e scoprirsi pienamente donna. San Paolo infatti scrive: le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore. La donna, che vuole avere tutto sotto controllo, ha bisogno di abbandonarsi nella piena fiducia verso l’amato per vivere una vera comunione nella vita e nel rapporto intimo. Capite quale profondità c’è dietro le parole di San Paolo? Non è la semplice tiritera maschilista e patriarcale di una società arretrata e lontanissima dalla nostra. Sì, il linguaggio usato da San Paolo, oggi andrebbe rivisto e adattato alla nostra sensibilità ma il significato profondo è ancora attuale e verissmo, perchè parla di come siamo fatti.

Uomo e donna sono diversissimi anche in ciò che li stimola sessualmente. L’uomo ha fretta. L’uomo non ama i preliminari. Andrebbe subito al sodo. Gli basta guardare e toccare il corpo dell’amata per partire a mille. La donna no. Desidera essere corteggiata anche nel rapporto. Desidera essere al centro delle attenzioni del marito e solo così riesce ad abbandonarsi a lui.

Capite come siamo diversi? Ed è bellissimo così. Già perchè la relazione diventa attenzione per l’altro/a. Diventa cura e rispetto delle rispettive sensibilità. E alla fine diventa comunione del corpo e anche dei cuori. L’errore più grossolano e fatale che possiamo fare è piegare l’altro al nostro modo e alla nostra sensibilità di vivere l’intimità. E’ bello invece imparare, con il dialogo e con l’osservazione, ciò che l’altro desidera per crescere sempre più in piacere e in comunione, perchè gioia e comunione vanno di pari passo, crescono insieme.

Il sesso nel matrimonio non è per nulla un gesto che sporca. E’ voluto da Dio perchè eleva la relazione. Permette di assaporare la comunione e la relazione in pienezza facendone esperienza nel corpo e educa il cuore dei due sposi. I due sposi, proprio attraverso l’unione intima, acquisiscono uno sguardo diverso. Sempre più attento all’altro/a prima che a sè.

Come capire se vivete il vostro rapporto con questo atteggiamento? Semplice dopo tanti anni di matrimonio avrete ancora voglia di fare l’amore perchè dell’amore autentico non ci si stanca mai. Dell’egoismo invece ci si stanca presto.

Antonio e Luisa

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Non fare i T-Rex !

Riportiamo uno stralcio della prima lettura di oggi :

Dal libro del profeta Ezechièle (Ez 47,1-9.12) : In quei giorni [l’angelo] mi condusse all’ingresso del tempio [del Signore] e vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua verso oriente, poiché la facciata del tempio era verso oriente. Quell’acqua scendeva sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell’altare. Mi condusse fuori dalla porta settentrionale e mi fece girare all’esterno, fino alla porta esterna rivolta a oriente, e vidi che l’acqua scaturiva dal lato destro. Quell’uomo avanzò verso oriente e […] Mi disse: «Queste acque scorrono verso la regione orientale, scendono nell’Aràba ed entrano nel mare: sfociate nel mare, ne risanano le acque. Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il torrente, vivrà: il pesce vi sarà abbondantissimo, perché dove giungono quelle acque, risanano, e là dove giungerà il torrente tutto rivivrà. Lungo il torrente, su una riva e sull’altra, crescerà ogni sorta di alberi da frutto, le cui foglie non appassiranno: i loro frutti non cesseranno e ogni mese matureranno, perché le loro acque sgorgano dal santuario. I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina».

Come avrete certamente intuito la lettura è molto più lunga perché fa una descrizione meticolosa della scena tra l’angelo e l’uomo, addirittura riportando le misure del megatorrente, ma quello che ci interessa maggiormente è la spiegazione dell’angelo che troviamo sopracitata.

A questa lettura fa eco il Vangelo che narra la guarigione, dopo 38 anni di sofferenza, del paralitico nella piscina di Betzatà ad opera naturalmente di Gesù; sulla stessa onda (non a caso si parla di acqua) l’Antifona cita Isaia (55,1): O voi tutti assetati, venite all’acqua; voi che non avete denaro, venite e dissetatevi con gioia.

Ci sono alcuni particolari che dobbiamo tener presenti perché ci aiutano nella comprensione del significato più profondo e lo faremo naturalmente alla luce del Vangelo, alla luce di Gesù, altrimenti l’Antico Testamento resterebbe per molti versi incomprensibile.

  • Notiamo dapprima come in questa visione di Ezechiele, si parli di questo prodigioso evento acquoso che parte dal tempio e non dal mercato o dal cinema, a significare che è dal Signore che arriva l’acqua salvifica, e il Signore lo si incontra nel tempio e da lì sgorga la salvezza e lì ne troviamo la sorgente ; sì, cari sposi, se vogliamo incontrare il Signore è nel tempio che dobbiamo andare, alla sorgente di acqua che zampilla, cioè dobbiamo andare a Messa dove incontriamo la sorgente di cui nutrirci che è Gesù.
  • Poi si noti come il tempio fosse rivolto ad oriente e l’acqua fluisca proprio verso oriente, cioè verso il sorgere del sole, e c’è ora un nuovo sole che è sorto da un nuovo oriente, abbiamo un sole vivo che è Gesù stesso e non tramonterà mai perché è risorto per l’eternità.
  • Le misure del megatorrente sono esagerate, 1000 cubiti misurati 4 volte almeno, come a dire che la Grazia che dona il Signore è esagerata, è fuori misura, è oltre ogni nostra aspettativa, è sovrabbondante, perché il Signore non è un tirchio ; e qua abbiamo da imparare come sposi a non misurare i nostri gesti d’amore, non dobbiamo fare come i T-Rex che avevano le braccine corte, dobbiamo esagerare in amore ad imitazione dell’amore del Signore Gesù. Gli sposi devono esagerare con abbracci e baci teneri e parole seducenti, senza dimenticare di fare con slancio i piccoli lavori di casa, verso le proprie spose senza cadere nel ridicolo o ritornare alla fase adolescenziale. Dall’altra parte le spose devono esagerare con i complimenti e la riconoscenza nonché con i gesti affettuosi di contatto fisico che tanto piacciono ai maschi, senza dimenticare di farli sentire unici grazie ai loro piatti preferiti.
  • E là dove giungerà il torrente tutto rivivrà dice l’angelo ad Ezechiele. Sì, cari sposi, se lasciamo che il torrente d’acqua viva della Grazia del Signore ci travolga, allora tutto rivivrà. Molti sposi si chiedono come/cosa fare per ravvivare il loro amore, il loro matrimonio, la loro relazione, la qualità dei loro gesti… ebbene, non c’è rimedio migliore della Grazia del Signore che, unita ai nostri piccoli sforzi, compie il miracolo di risuscitare ciò che era morto. Sentite che il vostro rapporto è come morto? Potete risuscitarlo con la Grazia. Certo non devono mancare gli aiuti umani uniti ai nostri sforzi di coppia, ma vi ricordate le dimensioni del megatorrente? Gigantesco, sproporzionato rispetto alla terra circostante, come a dire che il nostro apporto è necessario, doveroso, operoso, imprescindibile, ma la parte più consistente la fa la Grazia di questa acqua viva che è Gesù stesso.

Coraggio sposi, il vostro matrimonio tornerà più rigoglioso ed abbondante di frutti rispetto a prima solo se cresce sulle sponde di questo megatorrente di Grazia.

Giorgio e Valentina.

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Perdono e confessione, quegli sconosciuti!

Litigare sì è importante ma far pace è ancor più importante! Saper perdonare e lasciarsi perdonare ed amare dev’essere il pilastro della nostra esistenza.

Terzo appuntamento dei lunedì di guerra e pace. Dopo aver fatto la guerra, aver “capito dalla televisione” come si esce dal conflitto, aver compreso che abbiamo e parliamo linguaggi di amore e perdono differenti, è arrivato il momento di riconciliarci. Oggi vogliamo fare un focus sul bene, sulla bellezza che è racchiusa nell’altro, soffermandoci sulla confessione, importantissima in questo tempo liturgico quale è la quaresima, volendo così concludere il nostro trittico di guerra e pace con la riconciliazione tra marito e moglie. Tra sposi.

La confessione non è un raccontare qualcosa che si è sbagliato e sentirsi così assolti. Come fosse un pagare le tasse: tu le paghi, l’altro incassa e siamo contenti. Non è uno scaricare pacchi puzzolenti che abbiamo sulle spalle. La confessione è dialogare con un altro e riconoscere che si è compiuta un’azione, un gesto, si è detto una parola contraria a quel che è l’amore di Dio. La confessione è un riconoscere lo sbaglio che si è fatto e porlo nelle mani di qualcun’altro affinché lo trasformi con il suo amore. O ancora meglio potremmo dire che è riconoscere l’amore che il Padre mi dona nonostante il mio errore.

Proviamo a fare un esempio: ho rubato una caramella alla nonna. Primo passo per accostarsi alla confessione è riconoscere che ho fatto un gesto che non andava fatto, sbagliato. Secondo passo vado a confessare l’errore che ho compiuto. Non vado a “pagare la tassa”, ma confesso il mio peccato al sacerdote che mi assolverà spiritualmente dall’errore. Che vuol dire? In primis se confesso l’errore ad un altro vuol dire che sto ammettendo a me stesso e ad un altro che ho sbagliato, e il ripetersi di questa azione genera nella coscienza umana una risposta che aiuta a non peccare più, se si avverte veramente un senso di colpa per quanto si è fatto. Se uno è ripetitivo nell’errore è come se continuasse a sbattere contro il muro, dopo un po’ dovrebbe smetterla se vive un vero dolore, un vero senso di colpa, e se è anche aiutato da un altro a non andare più contro quel muro. Un altro che non è solo un sacerdote, una persona qualunque o un professionista della psiche, ma è un sacerdote che agisce in Persona Cristi e mi assolve, ovvero cosa mi dice: va non peccare più IL TUO PECCATO LO SCONTO IO Per TE. Cristo ci ama così, dicendoti ti amo, prendendosi i nostri peccati. Accogliendo su di sé il male dell’uomo. Questo è straordinario e cambia, trasforma, cura.

Quale vigile o poliziotto o forza dell’ordine se il ladro gli confessa il furto, risponde, vai pure sconto io la pena per te? È l’amore che riceviamo che ci trasforma! È il pentimento che ci spinge a confessarti, il dolore che provi nell’aver compiuto quell’azione che ti porta nel confessionale, ma è l’amore che trovi dentro che ti rilancia a non peccare più. È sapere che qualcuno ti sta amando nonostante il tuo gesto. È imparare a non rubare più la caramella alla nonna, perché Gesù mi ama, e ferisco lui rubandola non me stesso o non solo la nonna. È sentirsi amati che non ti fa peccare. È sentirsi amati che ti fa vivere il pentimento se sbagli. Di fronte a qualcuno che mi ama così, come posso io fare questa cosa? La confessione allora è una rinascita, un purificarsi perché ci si riaccosta ad un Padre più grande che ci ama! Che bello!

Gli amici frati ci hanno sempre insegnato a dire 3 motivi per cui ringraziamo prima di confessarci. A dichiarare del bene che riceviamo per cui ci sentiamo amati e per cui quindi ci troviamo pentiti per quanto fatto e da cui ripartire da assolti. La confessione ci deve rilanciare nell’amore. Se la sorgente del perdono è l’amore infinito, nel confessionale dovremmo domandarci: come ho risposto all’Amore di Dio? All’amore di mia moglie? All’amore di chi mi sta accanto, del prossimo incontrato per strada, al lavoro.. come ho risposto all’amore che ho ricevuto? Nella confessione mi devo misurare su quale amore ho ricevuto. Mi sto rendendo conto di quanto amore Dio mi sta donando?

Proviamo a spiegarla in altro modo, a guardarla da un’altra prospettiva. Cos’è il peccato? Il peccato è il non-amore. È l’amore non riconosciuto. Quando non mi accorgo che mia moglie mi sta amando, che ha fatto quella cosa per me, che ha cucinato per me. Quando non vedo gli sforzi, i sacrifici di mio marito per me. Lì si inserisce il peccato. Non sono quindi le cose fatte o non fatte ad essere peccato, ma il non-amore, o il poco amore. Il peccato è la risposta che NON abbiamo dato all’amore. Non è il litigio con mia moglie ad essere peccato, ben vengano quei sani litigi che ci fanno crescere e scoprire vulnerabili e umili, per quello che siamo davvero, ma il non averla amata per quanto lei mi ha amato, da cui è scaturito un mio non-amore che ha generato il litigio. Il litigio è sano se mi fa vedere l’amore che non ho dato e l’amore che ho ricevuto, se mi mostra l’altro per come ama e io per come non ho amato. È diverso! È bellissimo questo cambio di prospettiva! Se noi riconosciamo che l’altro ci ama e ha fatto quelle cose per noi, per amore, con amore, nell’amore, noi rincorreremo l’amore verso l’altro cercando di amare di più. Confessando non il peccato, non lo sbaglio fine a sè stesso. Ma il non amore, volendo quindi gareggiare nell’amore (Rm 12,10) questo accorgersi che l’altro mi ama, con le sue forze, con ciò che ha, mi fa vedere la mia mancanza come un voler correre ad amare di più, un voler dare una risposta d’amore, all’amore ricevuto.

Nella confessione, non confesso il mio peccato verso la moglie, e siamo apposto, e mi son tolto un peso. Ma riconosco il suo amore e allora provo ad uscire dal confessionale rilanciandomi-rilanciato. Portiamo nel confessionale la concretezza delle nostre mancanze di amore. E portiamo fuori dal confessionale il nostro riconoscere il non-amore rilanciato. Perché fuori? Perché l’amore lo rincorriamo con gesti concreti. La nostra confessione di non avere amato non è da fare solo davanti a Gesù, ma da far vivere nelle mura domestiche dove viviamo, dove viene vissuto l’amore sponsale. È fuori che lo rincorro, lo vivo. Dentro, di fronte al Padre chiedo la misericordia, la forza, di un amore più grande, ma fuori la metto in gioco! Chiedere la misericordia nella confessione è quindi riconoscerci amati. Riconoscere l’amore per confessare il peccato. È solo la contemplazione dell’amore concreto, infinito, dell’Eucarestia che fa scoprire la grandezza dell’amore che il Signore ci offre con il sacramento del perdono. Se non riconosciamo l’amore datoci dall’altro, il nostro chiedere perdono può diventare un semplice modo educato per chiedere scusa. Bello, segno di educazione, di riconoscere l’errore, ma non segno dell’amore che mi rilancia ad amare. La sorgente del perdono è sempre l’amore ricevuto e accolto da Gesù. Dire “Grazie”, riconoscere l’amore infinito di Dio, i suoi doni, il dono della vita, il dono della famiglia, dello sposo, dei figli, ci fa iniziare a parlare a Lui, non elencando quanto si è fatto, ma come non si è risposto all’infinita sua bontà, e all’uso che abbiamo fatto dei suoi doni. Quel sentirci peccatori in debito verso l’Amore vero ricevuto, ci fa vivere la confessione con sincero pentimento, ed il sacerdote con il suo abbraccio benedicente ci rilancia nella corsa all’amore.

Che bello che senza volerlo abbiamo iniziato 2 lunedì fa questo ciclo di incontri su guerra e pace, perdono e confessione e giusto venerdì anche il papà Francy ci ha guidato ad una penitenziale spiegando il valore della confessione, e anche la sacra scrittura nel tempo di quaresima ci guida al pentimento. Lo Spirito soffia verso la Pasqua.

Questo è il momento allora per lasciarci amare, per accorgerci di quanto amore ci circonda. Come rispondiamo a questo amore? Che direzione ha preso la nostra vita?

Vi salutiamo con le parole di Geremia, dandovi appuntamento a lunedì prossimo per concludere questo ciclo. “Peccatore, ti ho amato di amore eterno, per questo ho pietà e misericordia”.

Buona quaresima, buona confessione!

A presto

Anna Lisa e Stefano – @cercatori di bellezza

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Siate sposi prodighi!

Cari sposi,

ditemi se questo Vangelo non è tra i più noti e conosciuti! Una pagina di Bibbia che ha penetrato anche la cultura laica, per esempio, in letteratura con André Gide o nella pittura con James Tissot o Giorgio de Chirico.

Anche in questo caso, il Vangelo ha un forte senso nuziale, benché in apparenza riguardi solo i rapporti tra genitori e figli. Guardiamo anzitutto a quei due ragazzi: il maggiore, a prima vista maturo e responsabile, e il minore, in piena rivolta adolescenziale. Tanto da venir fuori con un’iniziativa tipicamente da chi non pensa alle conseguenze delle proprie azioni, come spesso abbiamo fatto pure noi in quegli anni…

Chi ha letto il libro di Henry Nouwen, “L’abbraccio benedicente” sa bene l’implicanza e il senso di quella richiesta. Non si trattava solo di chiedere un bel po’ di soldini ma tutt’altro. Non voglio tuttavia spoilerare e vi lascio il piacere di scoprirlo.

Il figlio poi torna pentito e si trova da un lato il Padre che lo ha sempre aspettato e non si è mai dimenticato di lui e dall’altro il fratello maggiore che lo scredita e lo disprezza. Da qui si evince che il figlio minore, sebbene sia uscito di casa, in realtà ha sempre avuto suo Padre nel cuore; mentre il maggiore, tanto factotum e servizievole, a ben vedere si è sempre comportato non da figlio amato ma da servo.

A questo punto ci chiediamo: ma chi è in verità questo Padre? Il Padre è colui che mi svela la mia identità e dignità più profonda. Vi siete chiesto, immagino, molto spesso: chi sono io davvero? Non basta rispondere con la carta di identità in mano o andando a rileggere i titoli di studi o i master ottenuti. Chi mi dice chi sono? Chi mi svela la verità su me stesso? Solo il Padre è capace di fare questo. In questo si vede la nostra origine trinitaria, perché la nostra identità è sempre legata alla relazione con gli altri, non è mai una autoproduzione volontaria.

E quindi, cari sposi, eccovi qua: voi siete su una strada meravigliosa, perché con il sacramento del matrimonio voi potete essere quel volto paterno l’uno per l’altro. So che sembra qualcosa di molto strano, mischiare la relazione sponsale con quella paterna, ma è proprio così.

Come sposi, il vostro amore cresce se vi aiutate a riconoscere di essere figli dello stesso Padre, di avere la stessa origine, la vostra unità inizia proprio dall’essere figli dello stesso Padre, è un’unità di Spirito davvero profonda. Se ci pensate, è per questo che nel Cantico dei Cantici lo sposo chiama la sposa per ben 7 volte “sorella” come anche del resto accade nel Libro di Tobia. Voglio amarti con lo stesso amore che il Padre ha per te e che Lui ha per me, voglio mostrarti che mi sento amata da Dio e mi riconosco figlia prediletta.

Se questo non accade è perché non ci si vede come figli amati, come figli prediletti, perché non ci fidiamo del Padre. E allora che succede? Abbonda la disistima di sé stessi o idee spurie con cui ci si vede finendo per proiettarle sul coniuge. Alla fine, non lo vedrò più come un prediletto dello stesso Padre ma solo una personcina piena di difetti e che mi infastidisce alquanto.

Perciò, cari sposi, questo Vangelo vi sprona ad aiutarvi nella preghiera, nelle parole, nei gesti, che siete figli dello stesso Padre e in Lui troverete sempre la Fonte inestinguibile per nutrire quel desiderio infinto di amare ed essere amati.

ANTONIO E LUISA

Quanto è vera la riflessione di padre Luca. Io ho trovato il Padre nella mia sposa, in Luisa. C’è una forza salvifica che viene dallo sguardo dell’altra persona. Dalla sua fiducia che non cessa mai. Per chi ne ha fatto esperienza sa cosa significa. Ricordo che nel matrimonio l’altro è mediatore tra noi è Dio. Il suo sguardo  può davvero essere lo sguardo di Dio su di noi. Tutte quelle volte che ho sbagliato, che mi sono comportato male, che non sono stato  capace di mostrare amore, che sono stato egoista. Tutte quelle volte ho trovato lo sguardo della mia sposa che non ha mai smesso di amarmi. Ha sempre continuato a credere in me anche quando mi sentivo povero in canna. Questo suo amore mi ha dato una forza incredibile. Lei aveva due possibilità. Poteva considerarmi come il mondo. Poteva distruggermi con le sue parole e il suo giudizio. Oppure poteva scegliere di prestare i suoi occhi a Gesù. Mi ha guardato con un amore che andava oltre il mio comportamento. Quello sguardo ha continuato a dirmi So che sei bellissimo. Hai sbagliato, ma so che tu non sei quell’errore. E’ uno sguardo che fa davvero miracoli e che ti provoca il desiderio fortissimo  di essere ciò che l’altro vede in te. Di essere completamente uomo per lei. Di essere completamente donna per lui. Allora fare esperienza di questo amore può davvero cambiare la vita. 

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 31

Ed eccoci giunti al momento tanto temuto dai demoni. Se qualcuno stesse pensando ad una preghiera di esorcismo si sentirà deluso, perché invece oggi tratteremo il canto/acclamazione del “Santo“. Abbiamo già anticipato come questa acclamazione unisca le nostre umili voci al coro di tutti gli angeli e di tutti i santi, vedremo ora di addentrarci piano piano in questo magnifico momento.

Partiamo dal testo e dalle indicazioni del Messale :

Alla fine [il sacerdote] congiunge le mani e conclude il prefazio cantando o proclamando ad alta voce insieme con il popolo:
Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell’universo. I cieli e la terra sono pieni della tua gloria. Osanna nell’alto dei cieli. Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Osanna nell’alto dei cieli.
Oppure in canto:
Sanctus, Sanctus, Sanctus Dóminus Deus Sábaoth. Pleni sunt caeli et terra glória tua. Hosánna in excélsis.
Benedíctus qui venit in nómine Dómini. Hosánna in excélsis.

Il testo è un misto di due visioni avute da Isaia e da S. Giovanni, rispettivamente descritte nei primi 6 versetti del capitolo 6 del libro di Isaia e nel libro dell’Apocalisse al capitolo 4 versetti dall’1 al 10. Sono due visioni una più magnifica dell’altra, ed ognuna mette in luce alcuni particolari dell’adorazione e glorificazione di Dio in Paradiso. Sono immagini talmente ricche e suggestive che un po’ suscitano la “santa invidia” per i due sant’uomini ai quali è stato concesso di vedere queste realtà celesti.

I due racconti delle visioni hanno particolari comuni che hanno tanto da dirci: in primo luogo c’è un trono sul quale è assiso il Signore, intorno poi ci sono tanti esseri viventi che cantano la gloria e la maestà di Dio Re, innumerevoli angeli (serafini in Isaia) e una schiera di santi (24 vegliardi in candide vesti nell’Apocalisse). Le descrizioni degli esseri viventi e del trono sono diverse ma hanno in comune la volontà di descrivere lo splendore della visione.

Motivi redazionali uniti ai nostri grandi limiti ci impongono di non dilungarci troppo, ma ci sarebbe tanto da approfondire, perciò ci scuserete se non riusciremo ad essere esaustivi, vorremmo quantomeno suscitarvi quella sensazione di acquolina in bocca.

Come abbiamo già accennato nella puntata precedente, gli innumerevoli angeli descritti da Isaia li troviamo nominati nel Prefazio, mentre i 24 vegliardi dell’Apocalisse li troviamo nella preghiera che segue l’acclamazione del “Santo”, almeno nella sua forma cosiddetta Canone Romano (Preghiera Eucaristica I) che da oltre 500 anni rafforza la fede dei cattolici, infatti troviamo l’elenco di 24 santi martiri: la spiritualità cristiana ha visto nei martiri i 24 vegliardi descritti da S. Giovanni nell’Apocalisse, i quali hanno le vesti candide come segno di purezza oltre ad una corona d’oro a simboleggiare la corona del martirio. Ma 24 è un numero che ricorre altre volte nelle Scritture, infatti altri studiosi vedono questi 24 vegliardi come i 24 ordini sacerdotali descritti nel Primo libro delle Cronache, ma anche le 12 tribù di Israele unite ai 12 Apostoli… aldilà di queste disquisizioni ciò che a noi importa è che il “Santo” è come la cerniera tra il nostro mondo e la realtà celeste.

In quel momento è come se si squarciassero i cieli e tutta la corte celeste scendesse lì dove siamo noi a Messa per cantare insieme a noi la gloria del Signore Dio, ci sono tutte le schiere di angeli e tutti i santi che ci hanno preceduto in Paradiso. Figuratevi se in un contesto del genere i demoni se ne stanno lì a guardare come nulla fosse a braccia conserte, assolutamente no! Ed infatti tremano di paura, se la fanno sotto, e si nascondono o se la danno a gambe levate.

Immaginate di andare allo stadio per guardare la finale di una partita di calcio tra le due squadre acerrime rivali, magari il famoso derby d’Italia tra Inter e Juventus: mentre prendete posto nel vostro comparto vi accorgete di essere nella curva dei rivali, e come se non bastasse avete indossato la maglia della vostra squadra del cuore, per cui non potete far finta di niente e cominciano a tremarvi le gambe mentre tutti i tifosi intorno a voi cominciano a cantare l’inno della propria squadra. Ai demoni succede qualcosa di simile quando c’è il momento del “Santo” poiché si trovano nel posto sbagliato al momento sbagliato e per di più sono in minoranza.

Noi, quindi, dovremmo cantare orgogliosamente il “Santo” come quei tifosi che ripetono a squarciagola il proprio inno per far tremare di paura i tifosi avversari, e tanto potente è la loro voce da far tremare tutto lo stadio. Similmente noi dobbiamo unire le nostre voci alle innumerevoli schiere celesti così da far scappare tutti i demoni fino all’ultimo, e, nello stesso tempo, mentre recitiamo o cantiamo il “Santo” la nostra fede si rinsalda e si rinforza in quel Re a cui acclamiamo, a cui diamo gloria.

Care famiglie, non abbiate paura nel far sentire la vostra voce in chiesa domani, ne trarrà vantaggio la vostra fede; e qualora non sapeste come pregare nelle vostre case, soprattutto con i bambini piccoli, cantate insieme il “Santo” con gioia ma con fierezza, magari davanti ad un bel crocifisso. Coraggio sposi, una famiglia che canta con fede, prega due volte.

Giorgio e Valentina.

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Perchè un matrimonio finisce?

E’ inutile negarlo: sposarsi in Chiesa non mette al sicuro da un fallimento nella relazione matrimoniale. Quante separazioni e quanti divorzi anche tra chi ha scelto il sacramento piuttosto che un matrimonio civile o una convivenza. Ci sarebbero milioni di cose da dire sulla consapevolezza che tanti sposi hanno maturato al momento delle nozze, ma non è questo il centro del mio articolo di oggi.

Oggi voglio trattare delle cause che si innescano nella relazione e che se indivuduate per tempo possono evitare una rottura definitiva tra i due sposi. Sarebbe bello che il giorno del nostro matrimonio si concludesse la cerimonia come nei film della Disney ma non funziona così. E vissero felici e contenti è una missione che dobbiamo cercare di perseguire ogni giorno con il nostro impegno e con tutta la nostra volontà.

1 Pigrizia

Era un problema più del passato che di oggi, ma ancora adesso è una mentalità che si può insinuare nell’atteggimento dei due sposi. Quando si era fidanzati si faceva di tutto per far piacere all’altro. Si usciva quando si era stanchi, si andava a teatro o a fare shopping. Si andava a fare al tifo alla sua partita di calcetto. Si faceva di tutto per compiacere l’altro. Dopo il matrimonio piano piano si smette di farlo. La relazione e l’altro vengono dati per scontati, ormai ci sono e sono nostri. Magari ci si trascura anche nell’aspetto e nel corpo. Ecco questi atteggiamenti sono sbagliatissimi. Certo nel matrimonio ci sono molte più responsabilità, più impegni, spesso ci sono i figli, ma tutto questo non può essere una giustificazione alla nostra pigrizia! Mai dare la persona amata per scontata. Non ci appartiene mai! Dobbiamo impegnarci ad essere sempre amabili, cioè ad essere attraenti! Non significa che l’altro non ci ami comunque ma non è detto che lo faccia. L’amore gratuito e incondizionato fa parte del matrimonio ma può essere un obiettivo da raggiungere e non un dato acquisito subito.

2 Egoismo

L’egoismo fa un po’ parte di noi. C’è la tendenza, anche e soprattutto nelle relazioni affettive, a mettere al centro di tutto noi stessi e i nostri bisogni e desideri. Il matrimonio per funzionare deve educarci a smussare questo egocentrismo e a spingerci ad aprirci sempre di più verso l’altro e verso i suoi bisogni. Solo così il matrimonio può funzionare. Anche l’innamoramento, se ci pensiamo, non è sempre amore. L’innamoramento in realtà è molto egoista. Al centro dell’innamoramento non c’è l’altro ma ciò che l’altro ci fa provare. Il centro siamo noi. Nel matrimonio serve l’amore cioè l’impegno a donarci completamente per il bene dell’altro. Tutta un’altra cosa!

3 Corte continua

Di soliro questo problema va a braccetto con la pigrizia. La nostra relazione è come giardino e solo se lo coltiveremo giorno dopo giorno non ci troveremo nel deserto relazionale e potremo davvero fare esperienza del paradiso, certo con tutti i limiti della nostra condizione umana, imperfetta e mortale ma è comunque un’esperienza meravigliosa che vale molto più della fatica che costa perchè è arricchita della Grazia di Dio. Quindi prendiamoci cura della nostra relazione con piccoli gesti, ma quotidiani. Tenerezza, attenzione, ascolto. Basta poco: una telefonata, un sorriso, uno sguardo, un abbraccio, un bacio, un incoraggiamento, un complimento, ecc. ecc. Potrei proseguire per ore. Sono tutti mattoncini che saldano la nostra relazione.

4 I figli

I figli sono pezzi di cuore, come si dice a Napoli, ma sono anche un grande pericolo per la coppia. Se non si presta attenzione possono diventare totalizzanti, possono occupare tutti i nostri pensieri e richiedere tutte le nostre energie. Smettere di essere sposi per fare solo i genitori è l’errore più grande che possiamo fare. Prendetevi dosi di noi. Non sentitevi in colpa. Lo fate per voi, ma anche per i vostri figli. Ci sono tanti modi. Uscite a cena, fate una passeggiata, restate in casa, ma cacciate i figli dai nonni. E poi parlate. Ma parlate davvero. Parlate di ciò che avete nel cuore. Vietato parlare dei figli o degli impegni. Parlate di ciò che siete. Parlate del vostro amore, della vostra relazione, delle vostre difficoltà e anche della vostra bellezza. Questo dialogo d’amore è meraviglioso. Rigenera, rivitalizza, salda l’unione e i cuori. Spesso è preludio ad una intimità fisica autentica, vero dono dell’uno per l’altra. Un’esperienza che donerà doni e frutti incredibili nei giorni a venire. Donerà pace, pazienza, unità, intimità e tanto altro. Degli amici hanno un modo tutto loro di farlo. Un giorno al mese, quello del loro matrimonio, organizzano una cenetta a lume di candela, in casa. La cosa bella è che i figli, adesso un po’ cresciuti, li aiutano. Preparano la tavola con le candele e i fiori e poi felici vanno a letto presto. Sanno che quella è la sera dei loro genitori. Dove i loro genitori si ritrovano per dirsi quanto si vogliono bene e quanto siano grati per quanto si sono donati vicendevolmente. I figli si nutrono di quell’amore. Ne hanno bisogno tantissimo.

5 Dialogo

Il dialogo è fondamentale per tenere in vita una relazione e renderla sempre più bella e rigogliosa. L’amore di amicizia tra gli sposi non è meno importante dell’eros o del servizio. Senza l’amicizia anche l’eros e l’agape diventano espressioni d’amore difficili e non desiderate. Se non c’è intimità del cuore fatta di dialogo profondo dove noi sposi apriamo il nostro cuore all’altro/a, dove raccontiamo le nostre fatiche, le nostre gioie, i nostri dolori, le nostre paure, insomma tutto quello che abbiamo nel cuore, presto o tardi, smetteremo di desiderarci e di cercarci anche fisicamente. Come in un circolo vizioso che ci porta sempre più lontani l’uno dall’altra. Invece è importante trovare tempo ogni giorno per parlare almeno un po’ di noi tra noi. Io e Luisa cerchiamo di trovare sempre tempo per parlare. Ce lo cerchiamo perchè lo riteniamo una priorità.

Antonio e Luisa

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Giuseppe sceglie Maria ad occhi aperti

Mi sono messo a rileggere le catechesi del Papa dedicate alla figura di San Giuseppe. Tutte davvero molto belle e tutte ricche di spunti di riflessione. San Giuseppe un uomo davvero uomo che può insegnare molto su come dovrebbe essere uno sposo con la propria sposa. Riprendo un passaggio che mi ha colpito particolarmente.

Cari fratelli e care sorelle, molto spesso la nostra vita non è come ce la immaginiamo. Soprattutto nei rapporti di amore, di affetto, facciamo fatica a passare dalla logica dell’innamoramento a quella dell’amore maturo. E si deve passare dall’innamoramento all’amore maturo. Voi novelli sposi, pensate bene a questo. La prima fase è sempre segnata da un certo incanto, che ci fa vivere immersi in un immaginario che spesso non corrisponde alla realtà dei fatti. Ma proprio quando l’innamoramento con le sue aspettative sembra finire, lì può cominciare l’amore vero. Amare infatti non è pretendere che l’altro o la vita corrisponda alla nostra immaginazione; significa piuttosto scegliere in piena libertà di prendersi la responsabilità della vita così come ci si offre. Ecco perché Giuseppe ci dà una lezione importante, sceglie Maria “a occhi aperti”. E possiamo dire con tutti i rischi. Pensate, nel Vangelo di Giovanni, un rimprovero che fanno i dottori della legge a Gesù è questo: “Noi non siamo figli che provengono di là”, in riferimento alla prostituzione. Ma perché questi sapevano come Maria è rimasta incinta e volevano sporcare la mamma di Gesù. Per me è il passaggio più sporco, più demoniaco del Vangelo. E il rischio di Giuseppe ci dà questa lezione: prende la vita come viene. Dio è intervenuto lì? La prendo. E Giuseppe fa come gli aveva ordinato l’angelo del Signore: Dice infatti il Vangelo: «Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù» (Mt 1,24-25). 

(Dalla catechesi di Papa Francesco dell’udienza generale del 1 dicembre 2021)

Giuseppe concretizza nel suo comportamento e nel suo atteggiamento l’amore. Lo rende concreto! Giuseppe, è bene ricordarlo, non era quel vecchietto con il bastone che si prende cura di Maria e del suo bambino. Giuseppe era un uomo pieno di energia e vigoria. Un uomo lavoratore nel pieno delle forze. Un uomo che aveva progetti e desideri. Aveva una sua idea di famiglia che si era formata nella cultura e con le abitudini del suo tempo. Desiderava probabilmente una ragazza con cui sposarsi e costruire una famiglia. Mi piace credere che avesse scelto Maria in quanto innamorato di quella giovane donna, sicuramente bella di aspetto e di cuore. Insomma, c’erano tutti i presupposti per immaginarsi un certo tipo di matrimonio. Eppure, succede qualcosa di completamente imprevisto e imprevedibile. Quella ragazza tanto religiosa e pudica si ritrova incinta. E non di lui, che l’ha sempre rispettata e mai violata. Proprio lei! Cosi piena di virtù e di fede. Per Giuseppe deve essere stata una mazzata incredibile. Mi immagino il suo smarrimento. Non ci avrà capito più nulla. Avrà messo in dubbio tutto. Sarà entrato in crisi e avrà dubitato di conoscere davvero Maria, la sua promessa sposa. Come era possibile che proprio Maria l’avesse offeso e ferito in quel modo? Non erano sposati ma era come se lo fossero. Si erano promessi.

Giuseppe ha la forza di non cedere ai sentimenti e allo scoraggiamento. Non ha perso la lucidità e il buon senso. Ha deciso, perchè è stata una scelta, di mettersi in ascolto di Dio. Spesso nella Bibbia Dio parla attraverso i sogni. Giuseppe alla fine ha vinto, non ha perso la fede anche se le cose sono andate molto diversamente dalle sue attese e previsioni. Ha deciso di accogliere Maria con tutta la sua storia, per quello che era e non per quello che lui si aspettava che fosse. Ed è lì che trova la verità della vita e della sua vocazione. Nell’accogliere Maria con tutta la sua storia ha accolto Dio stesso. Un Dio bambino che salverà il mondo.

Noi siamo capaci di fare altrettanto? Il segreto è tutto lì. Amare quella persona che abbiamo accanto. Amare lei, amare la sua storia, amarla per come è. Amarla per quello che ci può dare. Amarla in modo gratuito ed incondizionato. Perchè il matrimonio non è, e non sarà mai, esattamente come noi ci aspettiamo. L’altro non è mai quello che noi crediamo che sia. L’altro non sarà mai quell’ideale che noi abbiamo in testa. Abbiamo accanto una persona che è e che sarà sempre un mistero, che non conosceremo mai del tutto e che non si comporterà sempre nel modo che noi vorremmo. Questo non significa che non vada bene. Dobbiamo solo fare quel salto di qualità che ogni vera storia d’amore richiede. Uscire dall’idea che abbiamo ed entrare nella vita reale. La nostra vita è adesso, la nostra vità è così con tutte le cose belle ma anche brutte. Impariamo a donarci completamente adesso senza aspettare ed aspettarci che tutto sia come noi lo vogliamo e davvero costruiremo anche noi una relazione feconda e abitata, come per Maria e Giuseppe, da Dio stesso. Perchè la vera ricchezza del matrimonio non posso darla io a Luisa e Luisa non può darla a me. La vera ricchezza viene solo da Dio e Dio lo troviamo quando siamo capaci di aprire il cuore nell’amore incondizionato reciproco.

Antonio e Luisa

Offrire a Gesù per non farci avvelenare il cuore.

In una coppia ci sono dei momenti in cui l’altro diventa un “nemico”. Spesso il nostro comportamento non è ineccepibile. Mostriamo ancora i segni delle nostre ferite e del peccato che ci abita. Succede quindi che possiamo comportarci male e generare sofferenza nella persona amata. Non dovrebbe accadere, ma in una relazione lunga come di solito è quella matrimoniale succede e anche spesso. Sbagliamo innumerevoli volte e non per questo il nostro matrimonio non può essere comunque una bellissima avventura. Fa semplicemetne parte del nostro essere figli di Adamo e della sua caduta.

Certo ci sono atteggiamenti ed azioni che hanno gravità diverse. Non voglio mettere tutti i comportamenti sullo stesso piano. Ovviamente un tradimento è molto più devastante di una semplice parola detta fuori posto. Sono però tutti momenti che generano una frattura nella relazione. Frattura che può essere più o meno estesa e profonda.

Perchè questo articolo? Perchè quando l’altro ci provoca una sofferenza, non solo grande ma anche piccola, siamo spinti a reagire, a rispondere con la stessa moneta, oppure a chiuderci in un rancoroso silenzio. Invece c’è una terza via: la via cristiana. Qual è? La preghiera di intercessione. Io l’ho imparata nel tempo e con la guida di sacerdoti più saggi di me.

Quando ci sentiamo feriti da quanto nostro marito/nostra moglie ha detto o fatto fermiamoci. Ciò non significa che non ci abbia fatto male, ma blocchiamo ogni reazione impulsiva. Ascoltiamo la sofferenza che abbiamo nel cuore. Ascoltiamola, diamole un nome e poi offriamola a Gesù. Offriamo la nostra piccola o grande sofferenza a Dio. Questo cambia tutto. Non ci sentiremo più da soli, non ci sentiremo incompresi. Ci sentiremo amati e sentiremo di stare amando il nostro coniuge nel modo che ci riesce. Quando l’altro ci ha fatto soffrire magari non siamo in vena di parole romantiche e di abbracci, non subito almeno, ma saremo sempre capaci di pregare per lui o per lei.

Questo è già un piccolo miracolo che ci permette di non farci avvelenare dal male. Offrire la nostra sofferenza per l’altro, per il bene dell’altro è già un antidoto al male. Non permette che il nostro cuore ne sia avvelenato. E’ il primo passo per poi essere capaci di perdonare e di ricominciare sanando quella frattura che si frapposta tra noi e il nostro coniuge. Per un perdono immediato quando il male ricevuto non è troppo grande e per cominciare un percorso di resurrezione quando non è possibile rimarginare la ferita che ci è stata inferta immediatamente.

Pregate per il vostro sposo e per la vostra sposa. Fatelo sempre. Quando le cose vanno bene per ringraziare Dio e quando le cose vanno male per consentire al bene di essere sempre più grande di ogni sbaglio e di ogni peccato. Gesù è morto proprio per questo, non dimentichiamolo e il matrimonio, come ogni sacramento, è arricchito della forza redentiva e salvifica del sacrificio di Cristo.

Antonio e Luisa

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Urgenza, allarme in corso !

Martedì della seconda settimana di Quaresima la Chiesa ci propone questa lettura dal Capitolo 1 del libro del profeta Isaia :

(Is 1,10.16-20) Ascoltate la parola del Signore, capi di Sòdoma ; prestate orecchio all’insegnamento del nostro Dio, popolo di Gomorra! «Lavatevi, purificatevi, allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova». «Su, venite e discutiamo – dice il Signore. Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana. Se sarete docili e ascolterete, mangerete i frutti della terra. Ma se vi ostinate e vi ribellate, sarete divorati dalla spada, perché la bocca del Signore ha parlato».

Probabilmente ad Isaia piaceva molto la neve perché la cita più volte nel suo libro, ma cerchiamo innanzitutto di contestualizzare il testo: siamo intorno all’anno 720 a.C. e l’impero assiro sta facendo piazza pulita intorno a sé, ha già preso il Regno del Nord (Samaria) e si annunciano tribolazioni anche per il Regno di Giuda finora risparmiato, nel frattempo Isaia mette in guardia il suo popolo affinché non smarrisca la fede/fiducia in quel Dio che lo fece uscire dall’Egitto con mano potente; ma ora questo popolo eletto è minacciato dalla spada assira ed ecco probabilmente spiegato il riferimento alla spada sul finale.

Isaia presenta al popolo di Israele la conversione come mezzo per scongiurare la devastante invasione assira, ed infatti lo mette in guardia sulle gravi conseguenze che comporterebbe il non desistere dalla sua condotta malvagia facendo riferimento alle famose Sodoma e Gomorra.

Potrebbe apparire ad una prima istanza un linguaggio duro ed incomprensibile, adatto a gente abituata a parole dirette, poche ciance. Ed in effetti è proprio così, ma perché Isaia non la prende larga? Perché in gioco c’è la salvezza di un popolo, e il castigo per la sua condotta è già alle porte servendosi della spada assira. Non c’è tempo per le ciance, non c’è tempo per prenderla larga.

Per capire bene questo appello di Isaia basta cambiare i nomi attualizzandoli, ed il gioco è fatto. Al posto del popolo di Israele leggiamo “popolo italiano”, ancora meglio se “popolo cattolico”, e più precisamente “popolo degli sposi” ; al posto della spada assira leggiamo la spada del peccato, la morte eterna, l’Inferno. Stiamo esagerando? No, semplicemente vogliamo aiutarvi ad entrare nella dinamica di questa urgenza; Isaia sembra aver fretta di avvisare il popolo, la spada assira è alle porte, non c’è tempo per troppi giri di parole, solo poche frasi chiare e perentorie.

Ma qual è la nuova urgenza per noi?

La C O N V E R S I O N E!

Sì, cari sposi, la nostra conversione ( o con il suo sinonimo evangelico “penitenza” ) è urgente più della emergenza politica e sociale attuale; nulla è più urgente della nostra conversione personale e di coppia, poiché le emergenze di questo mondo si aggiustano nella misura in qui procede la nostra conversione, altrimenti saranno solo rimedi umani, certamente necessari, doverosi e nobili, ma solo umani.

Il pericolo è dietro l’angolo, e qual è? La nostra perdizione eterna.

Non lo diciamo per spaventare né per fare terrorismo spirituale ad alcuno, ma è una possibilità reale che non possiamo tacere, specialmente in questo tempo in cui il male viene presentato come bene ed il bene viene additato come male. La spada del peccato è alle porte, ma la sua lama ferisce più in profondità di quella assira giacché colpisce l’anima separandoci da Dio.

Ma esiste una via d’uscita, un proverbio dice “Finché c’è vita c’è speranza”, già ma quale speranza? La speranza di convertirsi, di pentirsi dei propri peccati, abbiamo questa possibilità fino all’ultimo respiro. Ed è commovente l’immagine misericordiosa di Dio presentata da Isaia, sembrano parole uscite dalle viscere materne, da chi sente l’appartenenza del figlio con un cordone ombelicale perenne, smontando l’immagine (erronea e falsata) di un dio dell’Antico Testamento troppo severo, tutto regole e punizioni.

Ma quando mai si è sentito un dio parlare all’uomo con parole così accorate, quasi supplicandolo di tornare da lui? Come se Dio si sentisse un po’ più solo senza l’uomo. Succede a volte anche tra noi sposi: pur di non perdere l’altro uno dei due è disposto a scendere a compromessi, similmente il Signore pare voler dire questo quando esclama: “Su, venite e discutiamo…”, non si esprimerebbe così se non fosse misericordioso e desideroso di averci con Lui in Paradiso.

E poi quella stupenda immagine dei peccati rossi scarlatto che diventano bianchi come la neve… spesso da casa nostra si vedono le Alpi innevate, ed ogni volta che le ammiriamo ci viene in mente questo versetto di Isaia… in effetti probabilmente non esiste un colore in natura più bianco di quello della neve.. così Isaia usa quest’immagine poetica per dire che Dio è sempre pronto a perdonare i nostri peccati trasformando la nostra anima da rosso scarlatto a bianco che più bianco non si può… non c’è detersivo che tenga… chi ha orecchie per intendere intenda!

Coraggio sposi, è giunta l’ora urgente di mettere mano alla più grande opera che un uomo possa compiere : la propria conversione e la conversione di coppia. Noi ce la mettiamo tutta, ma poi la Grazia fa la parte più consistente.

Cari sposi, cominciate a pregare ogni giorno insieme con questa preghiera di Geremia : “Convertici Signore, e noi ci convertiremo “.

Allarme conversione attivato !

Giorgio e Valentina.

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5 linguaggi del perdono

Riprendiamo da dove vi avevamo lasciato lunedì scorso a parlare di guerra in famiglia. Per parlare di altri aspetti che ci aiutano ad uscire dalla guerra con il nostro marito, con la nostra moglie ma anche con il prossimo.

Il primo aspetto, che vogliamo oggi considerare, è la richiesta di perdono-chiedere scusa. Per smorzare un conflitto è normale che occorra il perdono, che occorra saper chiedere scusa, soprattutto in un ambiente familiare, in un ambiante che si frequenta abitualmente, con persone che si conoscono molto bene. Il nostro problema è che più cerchiamo di chiarire, di spiegarci, di scusarci, di dialogare sull’accaduto è più buttiamo benzina sul fuoco! Forse anche a voi capita così.

Questo accade perché ci sono delle differenze fra il mondo maschile ed il mondo femminile, come sapete, e citiamo anche questa volta un Libro da leggere “Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere” (di John Gray), ci sono delle differenze fra marito e moglie, nei vostri modi di essere, nelle differenze caratteriali, nei diversi linguaggi di amore, e anche nei diversi linguaggi di perdono che abbiamo. Vi facciamo due esempi: il linguaggio di amore di Ste è racchiuso nei piccoli gesti, nelle attenzioni, e quindi si sente amato quando Anna gli fa trovare un dolce pronto, una torta o la casa ordinata. Per Anna il linguaggio di amore principale è passare del tempo speciale insieme.

Abbiamo due linguaggi di amore differenti, ma abbiamo due linguaggi anche di perdono differenti. Ognuno ad un errore può rispondere a suo modo, e l’altro può percepire in modo diverso sia la gravità dell’errore che il modo di chiedere scusa. Facciamo un esempio molto semplice: tu sei fermo allo stop in auto e tua moglie arriva da dietro e ti tampona. Scendete dalla macchina e lei ti dice:

A. scusa, non l’ho fatto apposta.

B. scusa, sono mortificata. So di aver sbagliato. Ti chiedo perdono.

C. scusa, è tutta colpa mia.

D. scusa, ho sbagliato. Ma non ti preoccupare ci penso io con le auto e il carrozziere.

Forse ce ne sarebbero altre di risposte, quello che è certo è che non tutte sortiscono lo stesso effetto su chi ha subito il torto. Anna usa spesso con me la risposta A, per lei c’è stato il tamponamento, è dispiaciuta e mi ha chiesto scusa nel suo linguaggio. Ste ad una simile richiesta di scuse “Non l’ho fatto apposta!” si arrabbia ancor più, perché gli risponde: “Ci credo che non l’hai fatto apposta! Chi tampona la gente per volontà?” Il linguaggio del perdono di Ste è la risposta D.

Capite che esistono dei linguaggi diversi di chiedere scusa, e seppur uno ce la metta tutta per scusarsi e per attenuare un conflitto, a volte usa delle parole che lo accendono. Che bellezza queste nostre differenze! Che bellezza questi linguaggi diversi di dirsi l’amore! Tutto questo ci spinge ogni giorno a conoscere di più dell’altro, dell’uomo o della donna che a cui anni fa ho giurato amore e fedeltà.

L’amore è ricerca continua dell’amore. L’amore non si dirà mai arrivato, né sull’altare, né da innamorati, né dopo 50 anni di matrimonio.

Un’altra differenza che sta alla base del chiedere scusa è legata al peso che si dà ad un errore. Quello che per te può essere uno sbaglio da tragedia greca, per me è una mancanza di poco conto, che non ha conseguenze, o che è facilmente risolvibile. Avendo gli errori pesi diversi sulla mia bilancia e sulla tua rispondiamo con scuse di pari peso, non tenendo conto della tara dell’altro.

Solo conoscendo il linguaggio del perdono dell’altro possiamo riuscire a gestire diversamente il conflitto migliorando il rapporto interpersonale con l’altro, accettando le scuse e donandogli il nostro perdono. La persona umana ha insita in sè una sorprendente capacità di perdonare, di voler porre rimedio agli sbagli compiuti.

Qualcosa dentro di noi vuole sempre la riconciliazione. L’uomo quando subisce un torto chiede giustizia e riconciliazione. Ma se la giustizia porta un senso di soddisfazione, la riconciliazione va oltre, costruisce legami, aiuta a crescere, riappacifica il cuore. Gesù ci insegna spesso nelle pagine di Vangelo “misericordia io voglio non sacrificio” Mt 9,13. Cosa vuoi tu da chi ti ha ferito?

All’interno dell’ambito familiare i conflitti nascono perché non siamo stati abituati a chiedere scusa e a perdonare. L’orgoglio ci rende ciechi e non ci fa riconoscere lo sbaglio, e non ci fa inginocchiare ai piedi dell’altro per amarlo e per perdonarlo tutto! Per cancellare il peccato e, lavandogli i piedi, rigenerarlo nell’amore.

Per poter amare così, fino in fondo, dobbiamo guardare ancora a Lui, Maestro di vita. A colui che si è inginocchiato a lavare i piedi a chi lo ha tradito, a chi lo ha rinnegato, a chi è scappato nel momento del bisogno. Tu sapresti lavare i piedi al tuo sposo dopo uno di questi eventi? La quaresima arriva al suo apice nel Triduo Pasquale, che si apre con l’ultima cena e la lavanda dei piedi. Lì ti aspetta tua moglie, lì devi aspettare tuo marito per dirgli “Ti Amo”, “Amo tutto di te” anche se ci sono stati quell’errore, quello sbaglio, quella guerra, quei torti casalinghi.

Il perdono è dono d’amore che noi facciamo agli altri, ma che possiamo fare ad un altro solo se ci lasciamo perdonare da Dio. Solo chi si lascia perdonare sa perdonare fino in fondo. Se pensi di non sbagliare mai come puoi accogliere l’errore dell’altro? Se non ti lasci amare come puoi amare? Se non riconosci che la tua vita è un dono, la bellezza che ti circonda ti è donata, la pace è un dono, come puoi per-donare gli altri?

Il perdono è un dono che facciamo ad un altro, ma che facciamo in primis anche a noi che abbiamo ricevuto il torto. Perdonando l’altro facciamo pace con il nostro cuore. Spesso si resta nervosi, non si dorme la notte, ci si rode il fegato, si distrugge il corpo, si va a far yoga, e a trovare mille distrazioni e hobby per non voler guardare in faccia il peccato e perdonarlo. Per non voler guardare in faccia il fratello che ci ha fatto il male e non voler riconciliarci con lui. La sofferenza del non perdono, l’ira, la cattiveria ha effetti negativi anche sul nostro corpo. Perdonare è fare del bene a noi, al nostro cuore, al nostro corpo!

Non andate a letto se prima non vi siete chiariti, se non avete fatto pace, se non avete chiesto scusa! Edificate il vostro corpo, il vostro cuore, non distruggetelo con la rabbia accumulata. Una bellissima immagine ci viene suggerita da un libro che vi invitiamo ad appuntarvi, “I cinque linguaggi del perdono” di Gary Champan: una sincera richiesta di scusa mitiga anche i sensi di colpa. Immaginate che la vostra coscienza sia un recipiente da venti litri assicurato sulla vostra schiena. Tutte le volte in cui commettere un torto ai danni di un’altra persona, è come se versaste quattro litri di liquidi nella vostra coscienza. Dopo tre o tratto torti, la vostra coscienza di riempirebbe e voi avvertite il peso. Una coscienza oberata lascia l’individuo pieno di sensi di colpa e vergogna. L’unico modo per svuotare in modo efficace la coscienza consiste nel chiedere perdono a Dio e alla persona che avete offeso.

Perdono, ecco allora l’altra parola che ci viene suggerita nel nostro viaggio tra guerra e pace. Ci torneremo lunedì prossimo, donandovi uno spunto per la confessione. Concludiamo con un’ultima riflessione, come lunedì scorso, sottolineando che il perdono è una grazia che riceviamo gratuita ed infinita da Dio ma SE LO VOGLIAMO. E così lo doniamo all’altro se lo vogliamo. Il perdono se agisce senza la volontà dell’altro di riceverlo, non è riconciliante. il perdono di Dio è incondizionato e arriva sempre, ma l’altro devo riconoscersi pentito per farsi raggiungere.

Gesù sa di cosa abbiamo bisogno, sennò non sarebbe Dio, ma di fronte al bisogno umano domanda: cosa vuoi che io faccia per te? Non vedi che è cieco? Non vedi che Lazzaro è morto? Non vedi che è posseduto dal male? Gesù ci invita a fare un passo verso di Lui, a riconoscerlo. Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno, gli dice il ladrone sulla croce. Davvero costui era il figlio di Dio, dice il centurione. È da una nostra professione di fede che agisce la sua grazia.

Giuda non ha accettato il perdono, non ha riconosciuto che era Dio, non si è fatto abitare da quella grazia e, rispetto a Pietro e ai dodici, sappiamo che fine ha fatto. L’unico che non si è fatto abitare dal bene, l’unico rimasto schiavo del male, della guerra, del non perdono, del non chiedere scusa, l’unico ad essere morto quando la vita ha vinto.

Ci fermiamo. Torneremo lunedì prossimo a parlare di perdono e confessione.

Buona giornata

Non dimenticatevi questa sera di Scoprire quale linguaggio del perdono abita nel vostro sposo!

Anna Lisa e Stefano – @cercatori di bellezza

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Quanto ancora stai facendo aspettare Gesù?

Non so quanti di voi conoscono persone implicate direttamente nell’attuale guerra (un parente, un familiare, un amico…), immagino di sì, come me del resto. Questa cosa non mi era accaduta per altri conflitti che ancora insanguinano diverse parti del mondo. Mi sembra che il Vangelo oggi si incarni in modo così brutale nella nostra vita. È come se Gesù ci sfidasse dicendoci: “quei poveri ucraini e russi che stanno morendo sono forse peggiori di voi? Avevano fatto chissà quale crimine per meritarsi le bombe?”. Non è necessario nemmeno rispondere.

Quei galilei, come del resto gli attuali belligeranti, non sono morti per punizione a causa dei loro peccati, non erano cioè più peccatori di chi è rimasto in vita. In questo testo c’è una chiave di lettura per quanto riguarda gli eventi della storia. Vivere da cristiani con i piedi ben per terra significa rendersi conto che, al di là di ogni spiegazione e analisi delle cause-effetto, di ogni interpretazione geo-politica o economica dei fatti, rimane sempre l’urgenza di convertirci, cioè di essere rivolti al Signore, con la mente, con il cuore, con la vita. Questo è l’inizio della salvezza. Invece il mainstream ci ha ripetuto per mesi, in modo quasi ebete: “andrà tutto bene”, quando i telegiornali ci stanno visualizzando l’esatto contrario.

Detto questo, non so voi, ma dalla mia coscienza sorge una grande voce: “quando ti deciderai a convertirti sul serio?” Ecco perché poi Gesù passa a parlare del fico sterile. Sapete bene che una pianta da frutti non può restare disutile così tanto tempo. Quei tre anni allora sono un dato simbolico, vuol dire che Gesù sì tiene in conto il tempo che usiamo, como le spendiamo e se ci sono progressi nella virtù e nel bene. Detto altrimenti: Gesù ti aspetta! Come un innamorato sotto casa ad un appuntamento attende impaziente il tempo in cui Lo accoglierai sul serio nella tua vita, in cui ascolterai la Sua Parola, in cui ti fiderai veramente di Lui…

Gesù attende la tua conversione, come anche la conversione della tua coppia. Vuole vedere i frutti concreti di questo cambiamento di vita, per questo abbiamo il dono della Quaresima, come un tempo ricco di grazie e aiuti per crescere personalmente e assieme.

Cari sposi, che il dramma che stiamo vivendo, ci spinga, al di là della paura o delle lamentele, a insistere come cristiani e come coppie credenti a camminare nella via della nostra conversione.

ANTONIO E LUISA

Noi vorremmo mettere in evidenza un altro aspetto tratto dalla prima lettura di oggi. Il nostro matrimonio è terra santa e luogo sacro. Guardate la persona che avete accanto, quella persona è sacra. Nella relazione con lei avete imparato a togliervi i calzari? Lei è un’alterità diversa da noi. In lei c’è un mistero, in lei c’è la presenza di Dio, il suo corpo è tempio dello Spirito Santo. Merita tutto il nostro rispetto. Non sappiamo tutto di lei, non capiremo mai tutto di lei. Merita che ci accostiamo a lei con delicatezza, senza imporre il nostro modo di vedere le cose, senza volerla cambiare per farla come noi la vogliamo. Solo così, togliendoci i calzari, potremo davvero entrare in una relazione feconda che ci permetterà di crescere nell’amore reciproco.

Caro S. Giuseppe, ascolta il mio sfogo

Caro San Giuseppe,

vorrei scriverti una lettera aperta e ne approfitto per condividerla con gli amici sposi del Blog. Permettimi che mi sfoghi un po’ con te, so che c’è una fila molto lunga che ti interpella ma anche noi preti ogni tanto abbiamo bisogno di aprire a qualcuno il nostro cuore, noi che siamo spesso il Kleenex per tante persone. Perciò in questo momento sento proprio il bisogno di confidarmi con te.

Se mi sfogo perché sei il Patrono della Chiesa e il Custode di Gesù, è perché tu sai davvero prenderti cura di chi ami. Vedi, tante persone in questo periodo mostrano paure, dubbi, incertezze sul presente e sul futuro, non era così fino a due anni fa. E sinceramente spesso pure io provo le stesse cose. Per quello son qua: dimmi, come hai fatto tu, ai tuoi tempi ad affrontare le prove e le sfide che ti sono capitate?

Veniamo lentamente fuori, a quanto pare, da una crisi pandemica ed ora, quasi come un fulmine a ciel sereno, ci è giunta, tra capo e collo, la mazzata della guerra con tutte le conseguenze sociali ed economiche che ne conseguono e ne conseguiranno. Ecco il problema: dopo una prova così grande, ora ne arriva in successione una seconda! E il futuro non è affatto roseo.

Sono nato in un paese, in una cultura che mi ha abituato al benessere, ad avere più o meno tutto quello di cui ho bisogno. Oramai è normale per me pensare che il futuro è fondamentalmente come lo progetto, come lo programmo io. Invece la pandemia e la guerra mi ricordano quanto sono fragile, quanto sono caduco, quanto può essere incerto il mio futuro. Proprio come successe a te. Dimmi, mio caro Giuseppe, come hai fatto tu? Cosa mi consigli? Come ti comporteresti se vivessi nel 2022?

Ora penso a te, alla tua vita di giovane artigiano a Nazareth. Quanti sogni avevi nel tuo cuore! Un cuore puro, nobile, generoso. Ti eri innamorato di quella giovane, vicina di casa, Maria, con cui sognavi di formare una famiglia. Nemmeno il suo intimo e segreto desiderio ha bloccato il tuo amore per Lei: eri disposto a tutto, pur di vivere con Lei tutta la vita.

Poi sono iniziate le prove: una maternità misteriosa, il terrore della lapidazione, i tuoi dubbi lancinanti, i sospetti di tradimento… Ci ha pensato il Signore a illuminarti e guidarti. Poi il viaggio a Betlemme, con tua moglie in quello stato. Poi la pena e la tristezza di non trovare un posto migliore per Gesù che una grotta e subito dopo il terrore di poterlo perdere a causa di Erode. Così, sei diventato fuggiasco con la tua famiglia, hai percorso a piedi qualcosa come 900 km per raggiungere l’Egitto. Lì hai dovuto rifarti una vita, cambiare tutto: terra, lavoro, conoscenze, lingua. E poi, al poco tempo, tornare a casa e di nuovo ricominciare daccapo.

Che vita! Quanti colpi di scena impensabili, quante “mazzate” hai ricevuto. Non hai avuto una vita semplice: sempre lavoro e prenderti cura della tua famiglia. E la cosa che più mi colpisce è il tuo silenzio, il non lamentarti mai, l’affrontare tutto a testa bassa, caparbiamente, senza mollare la presa.

Ora, forse, con tutto ciò mi stai in un qualche modo rispondendo. Io che vorrei un presente e un futuro rosei, io che vorrei poter calendarizzare tutto fino al 2050. Ho capito che devo prendere la vita come te, come viene, ma soprattutto non confidando nelle mie povere forze ma sempre e solo in Dio Padre.

Ho fatto bene, mi sa, a condividere questo mio sfogo con gli sposi. Dopotutto quello che hai vissuto tu, l’hanno condiviso pure tua Moglie e tuo Figlio. Penso che, ancora di più che per un prete, sei di esempio per loro, gli sposi, che vivono in modo speciale le difficoltà del presente. Grazie, caro Giuseppe. Grazie per ascoltarmi. E soprattutto grazie per vegliare sempre su ciascuno di noi.

Padre Luca Frontali

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Un matrimonio che dura nel tempo è questione di fortuna?

Sarà perchè ci esponiamo sull’argomento matrimonio, ma ci succede spesso che, parlando con amici e conoscenti, salti fuori la fatidica domanda: come fa un matrimonio a durare? Voi avete avuto solo fortuna? Un matrimonio che dura nel tempo è questione di fortuna? Tanti lo credono. Forse è più facile credere che sia questione di fortuna. Se davvero dipendesse dalla fortuna non ci si dovrebbe mettere in discussione.

Io non sono affatto d’accordo! Non è per nulla fortuna. Qual è allora questo ingrediente che permette a una relazione di durare nel tempo? Dipende forse allora da noi? Luisa ed io abbiamo doti e talenti particolari che ci hanno consentito di essere felicemente sposati anche dopo vent’anni? Siamo super? No, siamo dei poveretti come tutti, con le nostre fragilità e miserie. E allora? Dove è il segreto? Il segreto è nell’avere le idee chiare su quello che stiamo facendo quando ci sposiamo.

Le cause che portano all’insuccesso sono spesso le stesse per tantissime coppie. Le cause coincidono con quei fattori che ogni uomo e ogni donna dovrebbero prendere in considerazione e affrontare prima di sposarsi.

  • L’amore non è un sentimento
  • Ci sposiamo per completarci ed essere felici
  • Le persone non cambiano dopo il matrimonio.

L’amore non è un sentimento. Quante persone si sposano credendo che l’innamoramento, con tutte le sue farfalle nella pancia, l’ubriacatura di emozioni e sensazioni, sia qualcosa che non mancherà mai e non mettono in conto che l’amore è anche fatica e sacrificio? Quante persone si sposano credendo che quello sia l’amore? Tante, troppe. Restano inevitabilmente deluse. Perchè l’innamoramento non è l’amore, è qualcosa che Dio, la natura, l’istinto, la testa, chiamatelo come volete, ci ha donato per spingerci verso un’alterità diversa da noi. Perchè noi siamo portati a chiuderci e non ad aprirci e l’innamoramento è il meccanismo che ci permette di aprirci. Ma è solo l’inizio, poi deve subentrare altro, subentra l’amore. L’amore che è impegno quotidiano, impegno che si concretizza nelle nostre scelte e nel nostro agire, nel cercare di rendere felice quella persona che tanto ci ha attirato a sè. L’amore è la trasformazione dell’innamoramento da forza che ci trascina a volontà che trascina. E invece tante persone, quando non sentono più forti quelle emozioni e sensazioni, si rimettono in moto per ritrovare quelle sensazioni forti e, se non tornano con il consorte, le cercano al di fuori della coppia e così, relazione dopo relazione, non riescono mai a dare compimento al loro amore fermandosi sempre all’embrione dell’amore, all’innamoramento. Quindi dobbiamo rassegnarci ad un amore fatto solo di volontà? In realtà no! L’amore permette di attendere l’innamoramento. Cosa intendo? Quando l’innamoramento sembra sopito l’amore spinge a donarti sempre e comunque e l’amore donato senza chiedere nulla, cambia il cuore delle persone. Cambia il cuore di chi lo dona e di chi lo riceve. E poi accade il miracolo! Tornano anche i sentimenti, più belli e profondi di prima, ma bisogna darsi da fare. Non è vero che non comandiamo i sentimenti. Li possiamo certamente nutrire quando sono deboli e custodire quando li sentiamo. Sta a noi non smettere mai di nutrire nella tenerezza, nella cura e nel servizio la relazione.

Ci sposiamo per completarci ed essere felici. Il secondo punto ci riguarda tutti. Quanti non si sposano per essere felici? Penso tutti, noi compresi. Ma attenzione. Qui si può nascondere un’insidia terribile per il matrimonio. Quella di far dipendere la nostra felicità, il senso e la compiutezza della nostra vita, da un’altra creatura che cerca in noi le medesime cose. Due imperfezioni che cercano la perfezione. Spesso l’insoddisfazione comincia quando ci si rende conto che l’altro non è quello che credevamo, che non ci rende felici sempre, che sbaglia, che si arrabbia, che ha comportamenti irritanti. L’altro non è capace di renderci felici. Gli sposi cristiani dovrebbero invece partire con un’altra idea. L’idea di essere amati già così. Trovare in Gesù il senso di ogni cosa e la pienezza della vita. Solo allora quando ci si sente amati, si è capaci di rispondere a questo amore grande di Dio. Dio ci può chiedere di essere riamato direttamente nella vocazione sacerdotale o nella vita consacrata, oppure in un’altra creatura nel matrimonio. Solo così il nostro coniuge diventa centro delle nostre attenzioni, e il nostro scopo non sarà più quello di cercare in lui la felicità, ma di condividere con lui la nostra felicità rendendola ancora più ricca e piena.

Le persone non cambiano dopo il matrimonio. Infine il terzo punto. Il fidanzamento è un tempo che serve per conoscere l’altra persona. E’ un periodo di scelte non irrevocabili, ma importantissimo per poter fare la scelta irrevocabile. Spesso il fidanzamento si vive come un matrimonio senza farsi mancare nulla, neanche i rapporti sessuali. Questo distoglie però dal suo fine fondamentale. Difetti e peccati della persona amata passano spesso in secondo piano rispetto all’innamoramento e all’attrazione fisica. Errore gigantesco. Una volta sposati quei comportamenti, peccati, difetti non saranno cambiati, anzi tenderanno a peggiorare e una volta finito l’incanto dell’innamoramento diventeranno insostenibili.

Cosa fare quindi per far durare il matrimonio? Non cadere in queste trappole e impegnarsi giorno dopo giorno, impegnarsi tanto, non dando nulla per scontato e nei momenti in cui il sentimento non sosterrà il nostro amore supplire con la volontà, traendo forza e sostegno dalla nostra relazione con Dio e dai sacramenti. Non è sempre vero che dobbiamo andare dove ci porta il cuore, a volte dobbiamo essere capaci di portare il cuore dove vogliamo noi.  Solo così il matrimonio sarà ogni giorno più bello e più vero.

Antonio e Luisa

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La castità degli sposi è meravigliosa (2 parte)

Concludiamo oggi la riflessione sulla castità con le sue ulteriori tre caratteristiche concrete. Cosa è casto nel rapporto intimo degli sposi? Cliccate qui per leggere le prime tre già pubblicate nel precedente articolo.

  1. No agli anticoncezionali. I metodi naturali permettono di accogliere la propria sposa o il proprio sposo interamente nella sua fertilità femminile o maschile. Gli anticoncezionali escludono una parte della donna o dell’uomo lasciando spesso una sensazione negativa di incompiutezza e frustrazione. Noi abbiamo fatto esperienza di entrambi. In un periodo di forte difficoltà e fragilità abbiamo scelto di lasciare i metodi naturali per l’uso del preservativo. Sono stati i mesi più aridi della nostra relazione. Escludere artificialmente e volontariamente l’aspetto procreativo ha indebolito di molto l’aspetto unitivo tra di noi. C’era il piacere fisico ma mancava una gran parte dell’unione profonda dei nostri cuori. Mancava l’ingrediente più importante. Quello che fa differenza. La differenza tra chi fa del sesso e chi concretizza, attraverso il corpo, l’unione intima che lega due sposi che vivono il loro matrimonio nel dono e nell’accoglienza autentica, piena e vicendevole. Avvalersi dei metodi naturali è castità perchè l’amore matriminiale chiede di accogliere tutta la persona amata. Se non possiamo accogliere tutto di lei o di lui siamo pronti ad attendere perchè non vogliamo accontentarci di una sola parte dell’altro. Solo vivendo l’intimità accogliendo tutto dell’altro saremo casti perchè c’è aderenza tra cuore e corpo.
  2. Un incontro non carnale ma totale. Non basta un solo corpo e non basta un solo spirito, una sola anima. Per avere una relazione d’amore autentica servono entrambi. Il matrimonio è proprio la relazione dove si può sperimentare un solo corpo e un solo cuore. Siamo uno. Luisa dal giorno delle nozze abita il mio cuore. C’era anche prima, ma non è la stessa cosa. Dopo le nozze ho promesso di essere suo per tutta la vita. La mia promessa diventa carne e si manifesta nell’incontro intimo. Nell’amplesso il nostro corpo sta dicendo sono uno con te. Il corpo diventa luogo di una comunione profonda dove l’invisibile diventa visibile e l’amore prende forma e concretezza. Qualcosa di meraviglioso che travalica il piacere fisico per diventare, quando vissuto autenticamente, un momento di eternità. Davvero l’orgasmo non è che una piccolissima parte di un piacere e di una gioia molto più profondi e belli. I preliminari, l’amplesso e l’abbraccio dopo sono un’insieme di sensazioni ed emozioni per nulla superficiali ma che portano benefici per tutta la persona. Le ore e i giorni dopo aver fatto l’amore così viviamo con più forza la nostra vita, il nostro lavoro, il rapporto con i nostri figli e anche la nostra fede perchè abbiamo , attraverso il nostro corpo, nutrito tutta la nostra persona di amore vero e concreto. La castità è un piacere completo e non un semplice orgasmo.
  3. E’ un gesto sacramentale e liturgico. Cosa fanno gli sposi quando celebrano il sacramento del matrimonio? Danno il loro consenso del cuore (volontà-impegno), che si esprime con la parola , e poi confermano quel consenso del cuore con il corpo, si uniscono in intimità fisica, e da quel momento il sacramento del matrimonio è avvenuto e diventa efficace. Non entriamo qui in rare eccezioni. Questa è la normalità. Il sacramento da quel momento c’è e ci sarà sempre. Tutte le volte che quindi noi torniamo ad unirci con tutto il nostro essere (cuore, volontà, anima, corpo) nell’intimità sessuale, rendiamo di nuovo presente quella realtà che ha fatto insorgere il nostro sacramento. Ci doniamo totalmente di nuovo l’uno all’altra e quindi cosa succede? Come nell’Eucarestia, che è molto simile in questo, lo Spirito Santo rende di nuovo presente, rinnova quei doni che ci sono stati fatti una volta per sempre durante la celebrazione delle nozze e vengono così rigenerati. Con questo gesto aumentiamo l’apertura del cuore, per accogliere lo Spirito Santo. Capite ora che gesto grande e profondo sia l’unione fisica degli sposi? Di come sia importante curarla, prepararla e perfezionarla? Che doni riceviamo? Ve li elenco soltanto. Se volete approfondirli ho scritto articoli specifici e li riprendo nel libro Sposi profeti dell’amore. I doni sono: effusione dello Spirito Santo (ne ho già accennato sopra), aumento della grazia santificante (comprendiamo meglio l’amore di Dio per noi facendone esperienza attraverso il nostro coniuge e al nostro dono reciproco), aumento dell’amore naturale e generazione di vita nuova (un rapporto fisico vissuto bene nella verità è sempre fecondo e generativo. Si genera sempre amore nuovo che poi gli sposi potranno spendere tra loro, con i figli e con tutte le persone che incontreranno durante i giorni a seguire)

Concludendo posso affermare che se sto cercando nella mia vita di essere casto non è perchè me lo dice la Chiesa, perchè voglio essere più bello e santo degli altri, ma lo faccio per un sano “egoismo”. Lasciatemi questo termine che rende l’idea. Perchè iniziando a percorrere questa strada ho sperimentato come il fare l’amore così, sia molto, ma mooooolto più bello e più pieno. Per questo non tornerei indietro. Non voglio accontentarmi di meno di questo. Costa fatica ma ne vale la pena. Come dice sempre Costanza Miriano: i cattolici lo fanno meglio. Questo è il modo per vivere questo gesto anche dopo vent’anni di matrimonio come noi, come una meraviglia sempre più grande. Per non finire quindi come tante altre coppie nel deserto sessuale e, di conseguenza, relazionale.

Antonio e Luisa

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La castità degli sposi è meravigliosa (1 parte)

Questo vuole essere un articolo di sintesi. Dove metto insieme tante riflessioni già fatte. Quando ci capita nei nostri interventi di parlare di castità iniziano spesso i mugugni. Castità è una parola che non piace. Evoca sinonimi quali frustrazione e castrazione. Il contrario della libertà. La castità sembra poi essere qualcosa che riguardi solo la vita di alcuni giovani cristiani, i più bigotti e complessati, gente chiusa e incapace di aprirsi alla gioia. Il cristianesimo è gioia, e cosa c’è di più bello che fare l’amore quando ci si vuole bene. Questa è l’idea che serpeggia un po’ nel pensiero della maggioranza dei cristiani, che hanno smesso da un pezzo di ascoltare la Chiesa su questi temi. Alla fine che male c’è a seguire le nostre pulsioni? Se siamo entrambi d’accordo naturalmente. Sembra un atteggiamento saggio e rispettoso ma stanno davvero così le cose? Vedendo la sofferenza che c’è nelle relazioni affettive di oggi e il numero di separazioni anche tra chi si sposa sacramentalmente in chiesa forse non è tutto oro quello che luccica. Non è forse vera libertà.

Ora senza voler tornare alla dialettica del passato dove si esagerava nell’approccio verso il sesso e la sessualità, ricordiamo però che erano altri tempi, c’è da parlarne comunque. Non certo quindi evocando l’inferno, il peccato mortale e il demonio. Non ce n’è bisogno. Spesso l’inferno ce lo creiamo da soli con le nostre mani nel matrimonio. Bisogna cambiare approccio. Voglio parlare al vostro cuore. Esattamente come hanno fatto a suo tempo con me e Luisa. Io non avrei mai ascoltato un discorso moralista. Ho invece ascoltato chi mi ha proposto una meraviglia che poteva essere anche per noi. Un modo di vivere la relazione affettiva e sessuale in modo più bello, soddisfacente e pieno. La castità alla fine è questo. Nulla di castrante, ma al contrario è il solo atteggiamento che libera la nostra persona per aprirsi completamente all’altro nella fiducia e nella verità. Non me ne sono mai pentito.

In questo articolo non voglio parlare della castità prematrimoniale, ma della nostra di sposi cristiani. Già perchè la castità non riguarda solo i fidanzati che non possono lasciarsi andare alle gioie del sesso. Riguarda anche noi sposi che magari abbiamo 4 figli e vent’anni di matrimonio alle e sulle spalle. Che bello quando crescendo negli anni di matrimonio riusciamo a crescere anche nel saperci donare attraverso il corpo. Quando c’è sempre più aderenza tra quanto abbiamo nel cuore e quanto manifestiamo ed esprimiamo con il nostro corpo. Per noi sposi la castità significa saper far bene l’amore. Che bello quando il nostro dono reciproco diventa sempre più comunione di anima e corpo.

Come vivere concretamente la castità nel nostro matrimonio? Ho pensato di elencare alcuni punti che sono, a mio parere, fondamentali per vivere nella verità le nostre espressioni corporee dell’amore e quindi anche l’amplesso fisico.

  1. Corte continua. È importante che il nostro amore cresca e che sia vissuto in un contesto di corte continua. Corte continua significa collocare l’intimità sessuale in uno stile di vita fondato sull’amore reciproco visibilmente manifestato. Corte continua significa preparare il terreno alla nostra pianta. Continui gesti di tenerezza, di servizio, e di cura l’uno per l’altra durante tutto l’arco della giornata. Basta poco, una carezza, una parola dolce, uno sguardo, una telefonata e cose così. In passato non lo praticavo con costanza e la mia sposa ne soffriva. Capiva benissimo quando desideravo un rapporto intimo con lei. Bastava osservare il mio comportamento. Diventavo servizievole e tenero. Questo la faceva sentire usata. I miei, infatti, non erano gesti sinceri, ma finalizzati ad ottenere la mia soddisfazione. Ho dovuto impegnarmi ed educarmi per migliorare questa mia insensibilità. Avere cura di questa dinamica significa trasformare il piacere da semplice orgasmo a culmine di un dialogo d’amore parlato al modo degli sposi: con la tenerezza. Il piacere viene arricchito di comunione di cuore e corpo. Tutta un’altra cosa. Questa è castità perchè il desiderio nasce da una vita di dono reciproco. Cuore e corpo sono allineati!
  2. Fedeltà. Credo sia importante dirlo perchè la fedeltà è molto più che non avere rapporti con altre donne o altri uomini. Questa è la base. La fedeltà è accogliere tutto dell’altro. Significa accogliere la persona nella sua interezza. Non c’è nulla che rifiuto di lei. Sto affermando che l’ho conosciuta e sono pronto ad accoglierla con tutte le sue virtù, ma anche tutte le sue fragilità. Sto dicendo che non voglio escludere o cambiare nulla di lei. Semmai voglio intraprendere con lei un cammino di perfezionamento e di crescita. Essere fedele  significa non rimangiarsi questa promessa. Quante coppie si distruggono perchè non hanno riflettuto abbastanza su questo? Quante donne si illudono di cambiare il marito nel matrimonio o viceversa? No, non funziona così. Voi vi state prendendo il pacchetto intero. Se non avete valutato bene la persona con cui vi legate per la vita non potete poi accusare lui di non essere quello che voi pensavate fosse o volevate che lui diventasse. Solo così quello che staremo dicendo con il corpo, voglio tutto di te, avrà un’aderenza con il nostro cuore. Solo così sarà casto!
  3. No alla pornografia. Che male c’è a guardare video pornografici? Il male purtroppo c’è, e non solo per chi ne diventa dipendente. Cambia il nostro sguardo sull’altro. Non siamo più capaci di vedere tutta la persona ma solo parte di essa. E’ un problema che colpisce maggiormente l’uomo ma ultimamente sono sempre più coivolte anche le donne. Parlo quindi al marito ma non è solo per lui. L’uomo non è più capace di avere rapporti teneri con la propria donna. Il marito non riesce ad avere più rapporti teneri con la propria moglie. In genere vale per tutti. Questo accade perchè la donna è vista come un oggetto per il proprio appagamento sessuale. Perché ricercare la tenerezza (è il linguaggio dell’amore ndr) quando l’unico scopo è trarre un piacere sessuale? La donna viene usata. Se avete avuto modo di vederne, nei video pornografici la donna non è una persona che ha pensieri o sentimenti. E’ una che ha solo desiderio di fare sesso. Quindi l’uomo la usa per questo. Tra l’altro, è importante metterlo in evidenza, non c’è bisogno di una relazione. Guardando la pornografia questa dinamica è molto evidente. Quindi il sesso è un qualcosa che si può avere in qualsiasi momento e in qualsiasi modo, senza bisogno di relazione. E’ come far ginnastica. Qualcosa di piacevole da fare lì per lì e poi venirne fuori. Qualcosa da consumare. Si dice, non a caso, consumare pornografia. Qualcosa che provoca una tensione, una agitazione, che deve essere consumata nel più breve tempo possibile. Quello è ciò che conta. Non la relazione, non la tenerezza, non l’amore. Questo non accade solo tra i giovani, ma anche tra coppie mature, già formate da tempo. Coppie che hanno nel cuore il desiderio di avere una sessualità normale e bella. Questo però non accade. Nella sessualità non si può mentire. E’ dove il corpo si incontra con il cuore. Se la persona che hai di fronte la vedi come oggetto, si capisce da come la tratti. Se invece vedi in quella persona l’occasione che il Signore ti ha dato per arrivare a Lui, allora cambia tutto. Allora sì che c’è la tenerezza. Allora sì che c’è il dono. Accogli il suo dono e ti dai totalmente a lei. Allora c’è una reciprocità, non c’è soltano uno sfruttamento dell’altro per il soddisfacimento di un impulso sessuale. C’è bisogno davvero di passare dal consumare pornografia a consumare il matrimonio. da consumare nella sua accezione latina cumsumere (usare/logorare) a quella di consummare (portare a compimento). La castità non logora il rapporto ma lo porta a compimento.

Domani proseguieremo con ulteriori tre caratteristiche. Non mancate!

Antonio e Luisa

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Come va la digestione? /2

La scorsa settimana avevamo riflettuto sulla Parola di Dio paragonata alla pioggia che scende dal cielo nel capitolo 55 del libro di Isaia.

Rileggiamo ancora il brano :

Dal libro del profeta Isaìa (Is 55,10-11) Così dice il Signore: «Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata»

Oggi concentriamo la riflessione sulla neve. Perché questa differenziazione? Ancora una volta prendiamo spunto dalla realtà dell’ordine naturale per applicarlo alle realtà spirituali.

La neve protegge il terreno dall’aria fredda invernale, mantenendo una temperatura che non andrà mai sotto 0°C, proprio come farebbe una pacciamatura. La neve inoltre irriga il terreno con un costante e graduale rilascio di acqua di ottima qualità perché ricca di sostanze nutritive che si depositano man mano in superficie.

Come potete notare la neve agisce diversamente dall’acqua benché abbiano la medesima origine. E così è anche la Parola di Dio: essa ha un’unica origine ma mentre scende come pioggia per alcuni cuori, per altri è come neve.

La Parola di Dio si deposita sul nostro cuore e lo protegge dal freddo del peccato, dall’inverno dell’anima, mantenendo una temperatura che non scende mai sotto lo zero. Il nostro cuore corporeo infatti ha bisogno di calore per poter funzionare e restare in vita, così anche il cuore della nostra anima ha bisogno del calore della Parola che riscalda con la sua dolcezza, che ristora l’animo affranto come un balsamo. Quando avvertiamo che si sta abbassando la temperatura dell’anima, dobbiamo subito ricorrere alla Parola di Dio che la riscalda; quando Dio parla non ha mai parole fredde per il peccatore, al contrario, Lui vuole che il peccatore si converta e viva.

Solo per citare qualche esempio tra gli innumerevoli :

Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò… Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali… Così sarete allattati e vi sazierete al seno delle sue consolazioni ; succhierete e vi delizierete al petto della sua gloria…  Il nostro Dio è un Dio che salva… Padre degli orfani e difensore delle vedove è Dio nella sua santa dimora. A chi è solo, Dio fa abitare una casa, fa uscire con gioia i prigionieri… Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore… chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna… Coraggio, sono io, non abbiate paura!

A volte il nostro cuore è come quel terreno che non ha bisogno di acqua immediata, ma di una protezione dal freddo infernale, ha bisogno di una Parola che come una coperta resta lì per ripararci dalle intemperie; e con un costante e graduale rilascio di qualche gocciolina d’acqua va ad irrigare il terreno del nostro cuore con dolcezza, con tanta discrezione, ma con altrettanta efficacia.

Ma come questa neve entra nel matrimonio?

Bisogna che noi diveniamo ogni giorno come un piccolo fiocco di neve per il nostro coniuge. Sì, perché la neve non scende con la stessa forza della pioggia; la neve, al contrario, scende piano piano, dolce dolce, leggera leggera si deposita con delicatezza fiocco dopo fiocco sul terreno, senza quasi che esso se ne accorga. E così dobbiamo fare noi nei confronti del nostro coniuge. Giorno dopo giorno possiamo regalargli/regalarle un piccolo passo della Scrittura come il fiocco di quella giornata.

Bastano poche parole: dolci, seducenti, splendenti, incoraggianti, accoglienti… lasciamoci ispirare dallo Spirito Santo.

Qualche esempio ? Perché non pensare di tenere una bella Bibbia sempre aperta sul tavolo, sul comò, sulla libreria, in un punto di passaggio, aperta ogni giorno su una pagina differente? E’ un inizio. Non sapete da che libro iniziare? Il libro dei Salmi è un ottimo inizio, lo trovate circa a metà Bibbia, a partire da pagina 795… trovato? no ! ah… già, forse avete un’edizione diversa dalla nostra.

Coraggio sposi, buona nevicata !

Giorgio e Valentina.

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Guerra o pace.. a noi la scelta!

Un litigio è dare spazio al diavolo consentendogli di sgretolarci, distruggerci da dentro.

Non so se vi capita mai di litigare. Noi, come vedete dalle nostre foto sui social, non litighiamo mai. Siamo la famiglia del Mulino Bianco. Noo!! Saremmo dei bugiardi. Innanzitutto, non esiste quella famiglia e poi vi confessiamo, citando un bel libro, che i piatti volano anche a casa nostra (Il libro è: …E poi volarono i piatti. Come dal litigio può rinascere l’amore di Claudia e Roberto Reis).

A volte capita di litigare in un giorno bello, in un giorno di festa, e di fatto sembra che proprio quel giorno che attendevi, o che forse avevi sognato carico di pace, di bellezza, venga neanche a farlo apposta rovinato. A volte capita di litigare aprendo la porta di casa la sera al ritorno dal lavoro. Quello che doveva essere un ingresso normale in casa, dopo che non vedi il tuo amato dalla sera del giorno prima, si trasforma in un: “è meglio che stavo al lavoro”.

L’atmosfera calma, perfetta, la voglia di amore, la vita di pace che volevi vivere, rotta sul nascere magari per un piccolo evento, gesto, risposta, incomprensione che genera una serie di eventi concatenati che crescono e crescono, e crescono a tal punto che anche alla radio dopo due minuti senti annunciare: edizione straordinaria, è scoppiata la terza guerra mondiale nella famiglia dei “Cercatori di bellezza”. (Questo articolo l’avevamo iniziato il 21/01/2021, e questa che voleva essere una battuta delle nostre, oggi è una triste frase che lasciamo).

Il nostro duello può iniziare per diversi motivi: il possesso, l’orgoglio, la frustrazione per qualcosa, il sentirsi in colpa che può farti agire in modo sbagliato, il tono che si usa nel parlare, le differenze maschili e femminili, i caratteri diversi spesso opposti, lo stress o gli eventi esterni al noi di coppia che influiscono al suo interno e non da ultimo il come si è chiesto scusa. Sì, perché non c’è un modo per scusarsi, non c’è solo un linguaggio per chiedere scusa. Ma questo lo vedremo lunedì prossimo in un bellissimo articolo. ….(stay tuned!!)

In questo primo lunedì di “guerra e pace” vorremmo creare un’analogia tra televisione e vita familiare, sottolineare come i litigi avvengono anche nelle nostre famiglie, non solo fra Stati. Anche in casa nostra ci sono delle guerre, piccole o grandi, passeggere o durature.

Permetteteci allora un paragone molto semplicistico a quanto succede nel mondo. Non vogliamo ora dare una lettura psicologica di quanto sta succedendo, non siamo degli storici, non siamo politici e neppure sociologhi da salotti televisivi. Vorremmo solo mostrarvi che se spegnete la televisione, che in questo momento ci informa sulla guerra in Ucraina, lo schermo nero fungerà da specchio, e potremmo trovare riflessi i nostri volti di marito e di moglie.

Forse anche nelle nostre case viviamo o abbiamo vissuto un conflitto.

Forse anche noi per anni abbiamo portato avanti una situazione che non ci piaceva, magari anche a te moglie fa innervosire quando tuo marito non abbassa la tavoletta del water quando ha finito o non alza la ciambella prima di usarlo. Forse invece a te marito dà fastidio quel modo di fare di tua moglie. Magari ti arrabbi quando rientri a casa e dopo una giornataccia, ci sono i bambini ancora da sistemare, la cena non pronta, togli le scarpe e metti il piede su un lego fuori posto. Per chi ha i figli più grandi, in età adolescenziale, quando la porta di casa sembra quella di un saloon dove non fai in tempo ad entrare che già sei invitato ad uscire per un duello tra pistoleri.

Magari anche per voi una camicia non stirata è la goccia che fa traboccare il vaso e scoppia la guerra che fa ribaltare una giara delle nozze di Cana, e sai quante cattiverie vengono fuori e quanti stracci occorrono per asciugare.

Insomma, avete capito, provate a mettere i vostri esempi di litigio fra le nostre frasi sopra riportate e fate memoria di cosa era successo. Tu non litighi mai? Tu che invochi la pace, sei in pace con tutti? Quale giara stai riempiendo contro il tuo sposo? Quale evento fatichi a dimenticare e sei subito pronto a rinfacciare? ..

Come si esce da un conflitto? Riaccendete la tv, che per una volta ci mostra del buono.

Tanti sono i punti per uscirne

(1) in primis con il DIALOGO, sedersi al tavolo e con calma, parlare, raccontarsi che non vuol dire rinfacciarsi. Imparare a conoscere tua moglie, tuo marito, quali solo le sue preoccupazione, i suoi stati d’animo, quali sono i suoi desideri e cosa lo fa scattare, innervosire. Spesso con il passare degli anni di convivenza, di matrimonio trasformiamo il nostro vivere insieme in un’associazione di vita comune, perché tra il lavoro, gli hobby, i bambini e le cose da fare il dialogo con l’amato scompare, o viene sostituito solo da comunicazioni di vita comune: c’è da togliere i vestiti dall’asciugatrice, vado io a fare la spesa, accompagno io X a calcio o a danza. Ma quando ti sei fermato l’ultima volta a guardare negli occhi il tuo sposo? Quando ti sei fermata a dialogare con lui dei suoi stati d’animo? Provate a fermarvi questa sera, e guardatevi negli occhi per 30 secondi osservando solo il colore del suo iride. Da innamorati lo facevate, ora?

(2) Un secondo aspetto, quando non si riesce ad uscire con le proprie forze, quando non si riesce a sedersi al tavolo a chiacchierare è CHIEDERE AIUTO. Cercare quella figura che in termine bellico si chiama mediatore, può essere uno counselor, uno psicologo, un mediatore familiare, un religioso che vi aiuta a rileggere quanto è successo.

(3) Terzo aspetto sono le fonti di bene. Quando tu sei stanco qual è la tua fonte di bene? Una SPA, un massaggio, magari anche solo una sana dormita di qualche ora in più. Quando tu sei in conflitto con tua moglie, tuo marito, quali sono le FONTI DI BENE? Ce ne sono tante: possono essere degli amici che ti mostrano il bello della vostra coppia, il buono di tuo marito, di tua moglie. Sono amici che hanno parole di benedizione e guarigione. Amici che ti mostrano il volto bello dell’altro aiutandoti a fare memoria del passato. Sono dei percorsi per sposi, che ti lavorano dal di dentro. Possono essere dei libri che indicano la strada dell’amore, dei testi, magari questi articoli del blog.

E poi la parola di Dio che ogni giorno ci è data perché operi in noi. Martedì scorso si leggeva Isaia 55: “così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:non ritornerà a me senza effetto,senza aver operato ciò che desideroe senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata”. La parola di Dio è sempre forza per la nostra vita, per la nostra storia di amore, è incoraggiamento al bene, è aiuto nel bisogno, è medicina che cura, ristora, è sale che cambia le ferite, è lama che taglia il male.

(4) La tua volontà! Non puoi uscire da un conflitto se non vuoi uscire dal conflitto. (Scusate il giro di parole). In molti ti possono venire a parlare, amici dall’America o dalla Francia, arabi, cinesi ed israeliani, ma se non sei tu che vuoi deporre le armi e lasciarti amare il conflitto non si fermerà.

5) Ricorda che anche se hai sbagliato: tu non sei il tuo errore, lui non è il suo errore. Siamo fatti di carne e il male opera sempre e ci fa sbagliare, litigare, semina zizzania, cerca di creare divisione, ma tuo marito, tua moglie non è il suo male, non è il male che ha compiuto. Separa ciò che lui è, da ciò che lui ha fatto. Riparti dal perdono e dall’amore verso la persona, non verso il male commesso. Gesù non si è mai fermato al giudizio sul male commesso, ma ha guardato nel cuore di chi aveva davanti, ha guardato nei suoi occhi, ha amato di più al punto di curare con la forza dell’amore le ferite interiori da dove è uscito il peccato. Solo con l’amore curiamo e vinciamo il male.

Il Santo padre nell’angelus di domenica 6 marzo diceva:Fratelli e sorelle, mai entrare in dialogo con il diavolo: è più astuto di noi. Mai! Essere aggrappati alla Parola di Dio come Gesù e al massimo rispondere sempre con la Parola di Dio. E per questa strada non sbaglieremo.”

Ci sono ancora altri aspetti su cui vorremmo soffermarci, tra cui il perdono, la confessione, la grazia sacramentale. Torneremo nei prossimi lunedì, con altri spunti da guerra e pace.

Concludiamo facendovi ancora specchiare nella televisione, dove potrete vedere che tutto il mondo non vuole la guerra, non vuole conflitti, non vuole distruzione, chiusure. Non vuole costruire muri tra nessuno stato al mondo: quindi perché non credere che anche in famiglia si possa desiderare questa pace?

La famiglia è la prima forma di comunità cristiana benedetta dal Signore fin dalla creazione del mondo, più vecchia di ogni altro organismo sovranazionale: Nato, Onu, comunità europea. È il luogo in cui un uomo e una donna, due entità lontane, diverse, opposte si attraggono lasciando il loro mondo, i loro affetti, le loro famiglie e si uniscono in cammino, in un modo indissolubile per diventare segno tangibile di amore, per essere portatori di pace nel mondo.

Il mondo tifa per te famiglia! Il mondo tifa per la pace in famiglia! Tu che tifi per la pace tra Russia e Ucraina, tifi per la tua pace? Stai costruendo pace nella tua famiglia? Come stai portando la pace nella tua famiglia?

A lunedì prossimo, quando parleremo dei linguaggi del perdono. 

Anna Lisa e Stefano – @cercatori di bellezza

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Cerchiamo il Tuo volto nei nostri volti

Cari sposi,

continuiamo a vivere un tempo difficile, a causa della guerra e per l’incertezza sul futuro. Proprio in questo contesto il Vangelo odierno viene a illuminarci e confortarci.

Tutta la scena ha due grandi fasi, la vita ordinaria e poi un momento stra-ordinario, la Trasfigurazione appunto. Nel tempo ordinario è quando avvengono cose belle e meno belle per Gesù e gli apostoli: le fatiche di ogni giorno di predicare il Vangelo, gli insuccessi, i rifiuti dei farisei ma soprattutto è nell’ordinario che avviene l’annuncio della passione. Invece al momento della Trasfigurazione di Gesù tutto il resto sembra svanire, resta solo una grande gioia e pace in Pietro, Giacomo e Giovanni.

Che significato ha questa sorta di ambivalenza? Non è che Gesù voglia illuderci un cinque minuti per poi farci ripiombare nel tran tran giornaliero? A riprova di quanto dico, se continuiamo a leggere il Vangelo, non appena loro quattro scendono dal Tabor, si trovano davanti al fiasco dei rimanenti apostoli nel tentare di esorcizzare un giovane posseduto. Se così fosse, allora avrebbe ragione Karl Marx quando diceva che: “La religione è il sospiro di una creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di spirito. Essa è l’oppio dei popoli” (Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico). Invece San Paolo, che di botte e colpi nella vita li aveva presi eccome (cfr. 2 Cor 11, 24-27), dice: “Tutte cose queste che sono ombra delle future; ma la realtà invece è Cristo!” (Col 2, 17). Cioè il male e la sofferenza, davanti alla grandezza di Cristo, non reggono il confronto. Come direbbe il Venerabile Tonino Bello, essi sono “collocazione provvisoria”.

Allora la prospettiva si ribalta! L’esperienza sul Tabor è la realtà, quella vera, tangibile, oggettiva, quella che rimarrà sempre. Fintanto che non arriviamo lì, viviamo ancora nel provvisorio, nel volubile, nel mutevole. In un certo senso, aveva ragione Schopenhauer il mondo è una rappresentazione ed è illusorio, quindi, non è reale poiché il reale può essere trovato solo togliendo ciò che lui definisce “il velo di Maya” e la realtà è Cristo Risorto.

Questo vale certamente pensando al momento presente ma vale anche nel matrimonio. In una coppia, data la prossimità e la compresenza, i lati fragili e deboli sono sempre in vista e con il tempo possono diventare davvero insopportabili. Ma è solo con la luce di Cristo, con la sua Presenza che tutto ciò, pur non cambiando, si vive in un altro modo. Quando una coppia si vede alla luce di Cristo, scopre che Lui è sotto quel caratteraccio, in quelle ciabatte buttate là, nelle luci lasciate accese, in quei silenzi insopportabili, e via dicendo… allora si può arrivare a dire con Pietro: “è bello per noi due esser qui con Te”. Così, è sotto questa luce che nei vostri volti potrete scorgere il Suo Volto stupendo.

Cari sposi, il deserto quaresimale, con il suo surplus di grazie, vi aiuti a continuare a camminare verso il vostro Tabor di coppia in cui fare esperienza di Gesù vivo nel vostro amore.

ANTONIO E LUISA

Questo brano evangelico letto nel tempo di Quaresima ci dice che è importante, almeno ogni tanto, fermarsi. Il matrimonio è fatto di sacramento, quindi di Spirito Santo, ma che va incarnato nella nostra vita di coppia. Un intreccio tra amore divino di Dio e naturale/umano di noi sposi. E’ importante quindi che Dio ci metta il Suo amore ma che noi non perdiamo di vista il nostro. Noi abbiamo bisogno di fare spazio nel nostro cuore per aprirci di nuovo alla meraviglia che siamo. Si perchè la coppia di sposi è una meraviglia. Se non siamo più capaci di scorgere questa meraviglia forse è davvero giunto il momento di salire sul monte. Lo so! La nostra vita è un casino. Figli piccoli o figli grandi, lavoro, impegni, scadenze, burocrazia. Non c’è mai tempo! Troviamolo!

Domenica e famiglia : un connubio possibile / 30

Dopo la prima frase del Prefazio il sacerdote continua leggendone il resto che, solitamente, fa memoria delle grandi opere della Redenzione e/o Creazione e termina con quella frase che introduce il canto/acclamazione del “Santo”:

[…] E noi, uniti agli Angeli e agli Arcangeli, ai Troni e alle Dominazioni e alla moltitudine dei cori celesti, cantiamo con voce incessante l’inno della tua gloria : Santo, Santo, Santo… ecc…

oppure

[…] Per mezzo di lui gli Angeli lodano la tua gloria, le Dominazioni ti adorano, le Potenze ti venerano con tremore; a te inneggiano i cieli dei cieli e i Serafini, uniti in eterna esultanza. Al loro canto concedi, o Signore, che si uniscano le nostre umili voci nell’inno di lode: Santo, Santo, Santo… ecc…

Abbiamo riportato solo due tra le tante versioni a disposizione del sacerdote, il quale ha facoltà di scelta a seconda dei tempi e/o delle necessità, ma come avrete certamente notato entrambe (come le altre non riportate) esprimono lo stesso stupore seppur con piccole variazioni sul tema.

Se qualcuno tra i lettori fedeli sin dall’inizio a questo itinerario per la riscoperta della Messa avesse ancora il dubbio che essa sia un pezzetto di Paradiso celebrato in terra, ora può fugare tutti i suoi dubbi; infatti basta leggere e rileggere lentamente le frasi dei Prefazi sopracitati per rendersi conto che la Chiesa non ha dubbio alcuno : la Santa Messa è vivere un piccolissimo anticipo di Paradiso.

Non è una realtà inventata a tavolino dall’uomo per stordire se stesso come con gli oppiacei, non è un’accozzaglia di rituali, non è un rituale sacrificale per tenere a bada l’ira divina, non è solo un tentativo umano di celebrare il divino, non è unicamente realtà umana, la S. Messa è azione di Cristo e della Chiesa. Realtà che qualche paranoico potrebbe definire extra-sensoriale, qualcuno con idee new age la definirebbe come “il punto cosmico di contatto tra le forze spirituali e materiali”, una finestra aperta sul mondo spirituale, come in un film di fantascienza nel quale il protagonista entra in un’altra dimensione… parole più o meno accattivanti, più o meno evanescenti, ma che in realtà un po’ ci azzeccano, perché ci vuole la fede per vedere oltre i gesti rituali, gli occhi corporei non vedono niente di tutto quanto descritto nel testo sopracitato, eppure accade ; gli angeli davvero cantano la gloria di Dio e davvero noi uniamo le nostre voci alle loro.

Qualcuno si starà chiedendo cosa facciano tutto il giorno gli angeli in Paradiso, è una domanda che tutti abbiamo, ma una risposta ( seppur limitata alle nostre capacità di comprensione umana ) ce la dà sicuramente la Messa: di sicuro cantano la gloria di Dio. E non si stancano di fare sempre la stessa cosa, per tutta l’eternità, giorno e notte? Evidentemente no, perché in Paradiso non esiste il tempo, c’è solo l’eternità ed inoltre non ci sono limitazioni corporali per cui non ci si stanca né ci si annoia; ma soprattutto la visione/il godimento di Dio è talmente appagante che non servirà nient’altro.

In questo magnifico ed esaltante contesto angelico si inseriscono quelli che ancora sono in questa vita e che stanno lì a Messa : quelle mamme che con una mano fanno dondolare il passeggino e con l’altra tengono il fazzoletto alla sorellina, quei papà che con un occhio guardano all’altare e con l’altro controllano il figlio che non parli con gli amichetti, quelle nonne che in ginocchio pregano per la conversione dei figli o dei nipoti, quei nonni che sono lì nonostante tutti gli acciacchi per dire al Signore il proprio “eccomi”.

Proprio queste persone, non altre, le persone reali in carne ed ossa, hanno la possibilità in questo momento di tenere un piede in terra ed uno in Paradiso per unire la propria voce a quella di tutti gli angeli. Avrete notato infatti che alcune preghiere nominano semplicemente tutti gli angeli e i santi in modo generico appunto, mentre altre specificano meglio le varie missioni angeliche. Perché gli angeli sono innumerevoli e non possiamo contarli, ma detta così dà un’idea vaga, mentre se vogliamo rendere l’idea della quantità esorbitante allora serve specificare : Troni, Dominazioni, Serafini, Cherubini, ecc…

Vi piacerebbe stare vicino vicino a qualche angelo oppure qualche santo famoso? Non vi piacerebbe per esempio avere vicino l’arcangelo Gabriele? Ma non un altro angelo omonimo, proprio lo stesso che fece visita alla Madonna? Non vi piacerebbe stare vicino alla Madonna oppure a san Giuseppe? Basta andare a Messa. Se siete coristi/cantanti: non vi piacerebbe fare un duetto con l’arcangelo Raffaele? Oppure cantare insieme a S. Giovanni Paolo II? Basta stare a Messa con fede.

Sembra quasi che la Chiesa ci dia una sorta di autorizzazione temporanea per provare a far parte delle schiere dei beati… un po’ come quando si dà il “foglio rosa” al ragazzo che ancora non sa guidare ma gli si fa provare l’ebbrezza della guida… in questo momento della Messa avviene qualcosa di simile alla situazione del “foglio rosa“, però ce n’è ancora tanta di strada da fare per conseguire la patente di “santi”.

Coraggio allora famiglie, da domani possiamo fare le prove per il Paradiso. Sì, lo sappiamo, non ne siamo meritevoli, ma d’altronde Dio quando fa un regalo non aspetta che ne diventiamo degni, ma ci dà con il regalo anche gli strumenti per poterlo sfruttare al meglio.

Giorgio e Valentina.

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Ogni gesto offerto per amore è offerto a Dio

Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te,
lascia lì il tuo dono davanti all’altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.

Il Vangelo di oggi è di quelli tosti che smascherano ogni nostra ipocrisia. Si, perchè noi, uomini e donne, abbiamo tutti, almeno un po’, la tentazione di coprire le nostre piccole o grandi infedeltà e meschinità con l’aderire ad un rito. Anche noi cristiani non siamo diversi. Vado a Messa, recito quella novena e mi sento sollevato. Mi sento più buono e più a posto con la coscienza.

Solo pochi giorni fa siamo probabilmente andati in chiesa a farci imporre dal sacerdote le ceneri sul capo. Un gesto liturgicamente molto significativo e scenograficamente molto impattante ma poi? Quelle ceneri ce le siamo semplicemente spazzolate via oppure è rimasto qualcosa? C’eravamo con il nostro cuore? Stavamo aprendo il nostro cuore in modo che quel gesto così scenografico potesse diventare impegno concreto e missione per la nostra vita?

Il versetto tratto dalla liturgia di oggi ci dice esattamente questo! Le nostre offerte, il nostro partecipare alla Santa Messa hanno davvero un significato autentico quando viviamo l’offerta fatta all’altare come segno dell’offerta che noi facciamo di noi stessi ogni giorno con i fratelli. Per questo Gesù ci parla in questo modo, con questa durezza che può sembrare eccessiva. Perchè offrire a Dio senza offrire ai fratelli nella vita di ogni giorno è solo un gesto vuoto che non cambia i nostri cuori e ci lascia poveri.

Per noi sposi questa Parola ha un significato ancora più importante e decisivo per la nostra vita. L’offerta più gradita che possiamo fare a Dio non è tanto riempirci di rosari, di Messe, di novene e chissà cos’altro. No niente affatto. L’offerta più gradita è proprio quella che doniamo a nostro marito o nostra moglie. E’ il nostro tempo, è il nostro ascolto. Sono tutte le carezze, tutti i sorrisi, tutti gli sguardi, tutti i servizi, tutta la cura che ci doniamo l’un l’altra. E naturalmente tutte le volte che ci perdoniamo.

Non sto affatto affermando che pregare e andare a Messa sia inutile. Certo che è importante. Lo è però nel momento in cui diventa nutrimento e fonte dove attingere per poi “usare” quella forza ricevuta per amare di più il nostro coniuge.

Con il matrimonio succede qualcosa di incredibile. Gesù si sposa con noi e come ogni sposo desidera essere amato. Vuole essere amato nella persona che ci ha posto accanto. Andare a Messa e trascurare il matrimonio è come dire a Dio che lo vogliamo con noi ma poi quando viene ad abitare la nostra vita non apriamo la porta e lo lasciamo fuori.

Vi consiglio un gesto che io e Luisa facciamo regolarmente ad ogni Messa. Una volta fatta la comunione torniamo al nostro posto e inginocchiati ci teniamo per mano. E’ un modo per dire a Gesù che lo vogliamo con noi e che il nostro amore si intreccia con il Suo. E’ un gesto che a me piace tanto e mi fa sentire più vicino a Gesù e alla mia sposa.

Antonio e Luisa

Padre nostro che sei nel nostro matrimonio

Martedi scorso, l’otto marzo, la liturgia ci ha proposto un passo tratto dal Vangelo di Matteo. Un brano molto conosciuto perchè Gesù ci insegna a pregare. Ci insegna il Padre Nostro. Vorrei riproporre un mio vecchio articolo dove ho analizzato le parole di questa bellissima preghiera. Parole antiche e straconosciute ma che noi sposi è giusto che impariamo a leggere alla luce del nostro stato di vita.

Padre nostro che sei nei cieli

Sei nostro padre, a te possiamo alzare lo sguardo quando non vediamo soluzioni, quando non ci bastiamo, quando ci sentiamo piccoli e deboli e la vita ci mette di fronte a muri che sembrano invalicabili. Noi non siamo soli a batterci per il nostro amore e la nostra famiglia, tu sei con noi e ogni giorno, se solo facessimo più attenzione, potremmo scorgere la tua mano e il tuo sostegno nella nostra vita.

Sia santificato il tuo nome.

Tu hai scommesso su di noi, ci hai consacrato ad essere tuoi strumenti, attraverso noi hai voluto mostrare al mondo il tuo amore. Rendeci capaci e degni di questo compito arduo ma meraviglioso. Non farci mai mancare la tua Grazia e usaci per i tuoi disegni.

Venga il tuo regno.

Aiutaci ad essere tuoi figli, vogliamo essere tuoi, appartenere al tuo regno, al regno dell’amore. Aiutaci a liberarci dal giogo dell’egoismo e farci pane spezzato l’uno per l’altra.

Sia fatta la tua volontà.

Aiutaci a comprendere che siamo piccoli e non riusciamo a vedere oltre il nostro orizzonte che spesso è molto limitato. Aiutaci ad accettare ciò che la vita ci preserva e a farne occasione per unirci ed amarci ancora di più. Aiutaci ad abbandonarci a te, nelle tue braccia, soprattutto quando il mare in cui navighiamo è tempestoso e rischiamo di affondare.

Come in cielo così in terra

Si perchè se riusciamo a vivere questa perfetta letizia del docile abbandono a te, saremo in grado di vivere nella pace e nell’amore indipendentemente da tutto e da tutti.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano

Dacci il nostro pane, frutto del nostro lavoro e aiutaci a trovare un lavoro se non l’abbiamo. Ma questo non basta. Abbiamo bisogno del pane per lo spirito. Ascolta questi umili sposi e colmaci della tua Grazia, del tuo amore che salva e che rimargina le nostre ferite.

Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori.

Grazie Signore. Se siamo capaci di perdonarci e superare il male che ci facciamo, i peccati che vogliono dividerci, le fragilità che non ci permettono di donarci in pienezza, è perchè tu ci hai perdonato per primo, tu ci hai guardato con quello sguardo di meraviglia e di desiderio come nessuno ci ha mai guardato e questo è nutrimento per il cuore, è balsamo che cura. Grazie a quello sguardo siamo capaci di vedere nell’altro/a ciò che tu vedi.

Non abbandonarci alla tentazione ma liberaci dal male.

Le tentazioni sono tante, abbiamo tante povertà, tanti punti deboli. Lussuria e invidia nello sguardo, avarizia nella tenerezza, superbia nel giudizio, gola nei piaceri, ira nei sentimenti e accidia nell’atteggiamento. Ognuno ha il suo, ma tutti abbiamo bisogno del Tuo sostegno per combattere le nostre debolezze che possono distruggere come le piccole volpi del Cantico dei Cantici il nostro matrimonio.

Amen

Antonio e Luisa

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L’intimità con vostro marito è faticosa? Imparate ad abbandonarvi!

E’ un argomento che abbiamo già trattato altre volte. Sempre però solo accennato. Credo che valga la pena fare un articolo dedicato solo a questo tema. Di cosa sto parlando? Una donna per vivere una sessualità bella e appagante ha bisogno di abbandonarsi al proprio sposo. Credo che ce ne sia davvero bisogno di questa consapevolezza. Per lei e anche per lui. E’ stata Luisa a chiedermi di affrontare il tema del sapersi abbandonare, perchè ultimamente nel giro di pochi giorni ha parlato con due giovani spose, desiderose di un consiglio, ed entrambe le hanno raccontanto della loro difficoltà nel vivere serenamente l’incontro intimo. Due donne innamorate del marito e che vivevano con dolore questa loro fatica.

Come al solito pensiamo di sapere tutto sul sesso, ma in realtà spesso non sappiamo nulla. Almeno nulla di vero. Sappiamo tantissime falsità. Impariamo dalla pornografia e poi crediamo che fare l’amore sia quella cosa lì. Vale per entrambi, uomini e donne: pensiamo che sia tutta una questione di eccitazione. Invece, la donna ha bisogno di altro. Anche io e Luisa ci abbiamo messo un po’ a capirlo. La donna ha bisogno di abbandonarsi al proprio uomo che, anche durante i preliminari, non deve smettere di corteggiarla e di farla sentire preziosa. La donna ha bisogno di di tenerezza. Solo parlando il linguaggio della tenerezza lei si sentirà sempre più capace di lasciarsi andare e di abbandonarsi. Tenerezza, carezze, abbracci, parole d’amore. Esattamente il contrario di ciò che ci fa vedere la pornografia e che poi, immancabilmente, replichiamo nella nostra intimità.

Quante volte lo abbiamo consigliato a mariti e mogli che si sono rivolti a noi. Perchè lo so benissimo che l’uomo è spinto a concentrarsi su determinate parti del corpo dell’amata. Solo su quelle! Crede di prepararla quando in realtà la sta solo indisponendo e la sta facendo irrigidire e chiudere, perchè sta urtando la sua sensibilità femminile. Uomo e donna sono diversi. La donna ha bisogno di sentirsi amata, desiderata, abbracciata in tutta la sua persona per eccitarsi e prepararsi all’amplesso. Ha bisogno di sentire un desiderio che va oltre la semplice pulsione sessuale. Ha bisogno di tempo di qualità dove si prepara ad una vera comunione.

Cari mariti volete imparare a fare l’amore? Lasciate perdere tutta la falsità della pornografia. La sessualità, quella vera, ci viene insegnata direttamente da Dio in un Libro della Bibbia: il Cantico dei Cantici. Non ci credete? Potete leggere il libro che ho scritto con Luisa ma intanti vi do, come piccolo assaggio, alcuni versetti del Cantico. E’ quindi tutta Parola di Dio. Lo sposo si prepara all’amplesso con la sua sposa in un modo meraviglioso. Questo è fare l’amore. In questo modo la sposa si abbandonerà completamente al suo sposo e l’intimità sarà un’esperienza meravigliosa per entrambi.

Come sei bella, amica mia, come sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono un gregge di capre,
che scendono dalle pendici del Gàlaad.
I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
che risalgono dal bagno;
tutte procedono appaiate,
e nessuna è senza compagna.
Come un nastro di porpora le tue labbra
e la tua bocca è soffusa di grazia;
come spicchio di melagrana la tua gota
attraverso il tuo velo.
Come la torre di Davide il tuo collo,
costruita a guisa di fortezza.
Mille scudi vi sono appesi,
tutte armature di prodi.
I tuoi seni sono come due cerbiatti,
gemelli di una gazzella,
che pascolano fra i gigli.
Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
me ne andrò al monte della mirra
e alla collina dell’incenso.

Tutta bella tu sei, amica mia,
in te nessuna macchia.
Vieni con me dal Libano, o sposa,
con me dal Libano, vieni!
Osserva dalla cima dell’Amana,
dalla cima del Senìr e dell’Ermon,
dalle tane dei leoni,
dai monti dei leopardi.
Tu mi hai rapito il cuore,
sorella mia, sposa,
tu mi hai rapito il cuore
con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!
Quanto sono soavi le tue carezze,
sorella mia, sposa,
quanto più deliziose del vino le tue carezze.
L’odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi.
Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa,
c’è miele e latte sotto la tua lingua
e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano.
Giardino chiuso tu sei,
sorella mia, sposa,
giardino chiuso, fontana sigillata.
I tuoi germogli sono un giardino di melagrane,
con i frutti più squisiti,

alberi di cipro con nardo,
nardo e zafferano, cannella e cinnamòmo
con ogni specie d’alberi da incenso;
mirra e aloe
con tutti i migliori aromi.
Fontana che irrora i giardini,
pozzo d’acque vive
e ruscelli sgorganti dal Libano.

Quello che colpisce tanto di questo poema è la contemplazione, è una contemplazione con tutti i sensi. Viene descritto, ammirato, visitato e gustato il corpo dell’amata. La vista abbraccia l’amata, con un’esplosione di meraviglia. Non è escluso nulla, nulla è vergogna. I capelli, le chiome, i denti, le labbra, la bocca, i seni, il monte della mirra che è una metafora per indicare gli organi genitali. L’uomo abbraccia con il suo sguardo, con i suoi baci e le sue carezze tutto della donna. Vivere i preliminari in questo modo ci prepara alla totalità, ad essere una carne sola. Prepara soprattutto la donna ad abbandonarsi alla gioia dell’amplesso. Permette a lei e al suo sposo di rendere concreto quella realtà così bella e grande che è l’amore sponsale. E poi cari sposi ricordate che l’amplesso è il culmine di una vita dove la relazione è curata e nutrita ogni giorno con semplici e piccoli gesti di tenerezza, cura e riguardo. Semplici ma continui. In un certo senso i preliminari non finiscono mai. Ogni gesto che vi donate durante la giornata è un preliminare, prepara alla vostra prossima celebrazione. Vivere i preliminari in questo modo è faticoso, non è per nulla facile, ma quello che ne possiamo avere in cambio è una meraviglia così grande che val bene un po’ di impegno da parte nostra.

Antonio e Luisa

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Come va la digestione?

Oggi la Chiesa ci offre un paio di versetti tratti dal libro di Isaia divenuti famosi grazie ad un brano musicale popolare negli ambienti oratoriani:

Dal libro del profeta Isaìa (Is 55,10-11) Così dice il Signore: «Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca : non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata»

Sono parole molto poetiche e commuoventi, ma non dobbiamo fermarci alle sensazioni esterne altrimenti cadremmo nel tranello da cui proprio esse ci mettono in guardia. Per comprenderle appieno potrebbe essere necessario analizzare il ciclo idrico imparato alle elementari ma vedremo che non sarà sufficiente.

Partendo dagli elementi della natura possiamo notare come l’acqua e la neve abbiano bisogno di trasformare in vita nuova e diversa ciò che le assorbe per poi ritrasformarsi in liquido che dal mare risale in vapore e diviene nuvola; la riflessione più immediata ci fa comprendere come la Parola scenda nel terreno dei cuori per irrigarli, dissetarli ed anche per fecondarli.

Ma c’è un ulteriore passaggio, e cioè il fatto che l’acqua piovana (in teoria) è pura perché distillata dall’evaporazione dei mari, laghi e fiumi, ma poi quando si incontra col terreno ecco che entra in simbiosi con le sostanze ivi contenute e quasi le “resuscita” trasformando un terreno disseccato e arido in terreno fertile ; similmente anche la Parola quando scende dal Cielo è puro distillato dell’amore di Dio, ma poi vivifica e “resuscita” le sostanze che altrimenti resterebbero infertili disseccando il terreno del nostro cuore. Quindi la Parola di Dio ha bisogno di entrare in contatto con le nostre realtà umane, ha bisogno di simbiosi con esse, è necessario che questa Parola si incarni, direbbero gli studiosi. E così come ogni terreno dà frutti diversi a seconda delle sostanza di cui è intriso, così anche le nostre vite hanno frutti diversi a seconda delle sostanze contenute nel cuore di quelle vite. Ecco perché ogni coppia cristiana deve trovare la propria modalità e il proprio linguaggio per esprimere la fecondità dell’amore di Dio che la nutre. Non possiamo aspettarci degli sposi fotocopia di altri sposi, ogni coppia ha la propria originalità che dipende dalle sostanze che l’acqua della Parola di Dio ha trovato nei cuori dei due.

Proseguiamo, se la Parola che scende dal Cielo è puro distillato dell’amore di Dio perché molte coppie cristiane scelgono cosa tenere e cosa no di questa Parola? Possiamo ritenere che Dio sia così cattivo e sadico da darci leggi ingiuste, che non siamo in grado di rispettare? Può essere che Dio sia così malvagio da darci una Parola che ci disumanizzi? Certo che no! Così come un bravo e saggio genitore sa armonizzare le parole rivolte al figlio, con la giusta dose di incoraggiamento senza tralasciare ammonimenti e rimproveri quando necessario, perché Dio dovrebbe fare diversamente, Lui che è Il Genitore per assoluto? Se dunque le parole umane di un genitore, anche se apparentemente dure da digerire, sono espressione del suo amore, tanto più le parole di Colui che è il nostro Creatore saranno espressione del Suo amore nonostante a volte risultino difficili da digerire. Ma il problema della digestione dipende dal destinatario delle parole, poiché esse sono puro distillato, come abbiamo visto in precedenza.

Il problema della digestione dipende dall’immagine che ci siamo fatti di Dio: se lo vediamo come il poliziotto pronto ad ammanettarci saranno parole dure, se lo vediamo come l’autovelox precisissimo nello scovare anche le nostre minime infrazioni saremo perdenti in partenza, se lo vediamo come il giudice implacabile staremo attenti alle nostre mosse che saranno di sicuro pochissime e ben calcolate, se lo vediamo come Padre che ama i suoi figli allora cambia tutta la prospettiva. Poiché se noi che siamo cattivi sappiamo dare cose buone ai nostri figli, tanto più il Padre nostro saprà dare cose buone ai suoi figli, no?

Coraggio sposi, affrontiamo la Parola come dono di vita, come quell’acqua distillata che viene per dissetare, irrigare, ammorbidire il terreno e fecondarlo, ed allora diremo davvero grazie di questa Parola.

La prossima settimana, a Dio piacendo, rifletteremo sulla neve.

Giorgio e Valentina.

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Ti sazierà in terreni aridi

Nell’articolo di oggi ho voluto riprendere la prima lettura di sabato scorso. Credo che ci possa aiutare moltissimo e dirci tanto su come dobbiamo guardare alla nostra relazione sponsale. Mi soffermo solo su poche righe:

Se offrirai il pane all’affamato, se sazierai chi è digiuno, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio.
Ti guiderà sempre il Signore, ti sazierà in terreni aridi, rinvigorirà le tue ossa; sarai come un giardino irrigato e come una sorgente le cui acque non inaridiscono.
(Isaia 58, 10-11)

E’ un passo della Bibbia che sembra scritto per noi sposi. Una vera missione. E’ esattamente quello che promettiamo durante la celebrazione delle nozze. Questi versetti cancellano tutto il romanticume che caratterizza le nostre relazioni. Innamoramento ed amore non sono la stessa cosa. Innamorarsi è parte della nostra sfera emotiva e sentimentale. Quando mi innamoro ho bisogno di avere accanto quella persona per poterla guardare, per poterla toccare, per poterle parlare. Basta la sua presenza per darmi piacere. Non è così? Io mi sono innamorato di Luisa. Se non mi fossi innamorato di lei non avrei neanche poi scelto di sposarla e di amarla. Però l’innamoramento non è ciò che può e deve fare la differenza poi nella vita matrimoniale.

Lo pensa anche don Fabio Rosini che in modo molto provocatorio tempo fa ebbe a dire: Mai sposarsi da innamorati. Se siete innamorati non sposatevi perché nell’innamoramento non c’è senso del reale. Solo quando avrai realizzato che accanto a te c’è un disgraziato, un bambino oppure una nevrastenica, un’isterica, solo quando i suoi difetti non saranno più buffi, ma odiosi, allora lo/la amerai davvero. 

Don Fabio ha detto una grande verità. Quando si è innamorati è bellissimo! Quando si è innamorati non si fa fatica a stare accanto a quella persona. Quando si è innamorati però non stiamo decentrando il nostro sguardo. Parliamo sempre dell’altro ma sempre in relazione a noi. Quando siamo innamorati, è brutto dirlo, non è per nulla romantico, ma l’altro diventa un mezzo. Perchè al centro ci siamo noi. Strano vero. Quando crediamo che l’altro sia il nostro tutto in realtà stiamo dicendo che l’altro è tutto quello che ci serve per saziare il nostro cuore che anela a lui/lei. Ma il centro di tutto siamo noi con le nostre emozioni. Capite che questo non è amore o meglio non siamo sicuri che sia amore.

Quando diventa amore? Quando il nostro prenderci cura, i nostri abbracci, il nostro ascolto, il nostro esserci, non dipende da quanto ci viene facile e da quanto sentiamo emotivamente l’amore. Già perchè in una vita insieme le emozioni e i sentimenti cambiano perchè noi cambiamo. Le emozioni giovanili non sono quelle dell’età matura. Senza contare che le emozioni dipendono da tantissime variabili. Dipendono da come stiamo, dai problemi e dalle preoccupazioni che ci appesantiscono, da come l’altro si comporta. Insomma se l’amore dipendesse da quanto l’altro sfama il nostro bisogno emotivo staremmo continuamente sulle montagne russe. Invece quando l’amore diventa scelta tutto cambia e impariamo a donarci al modo di Gesù e come promettiamo il giorno delle nozze.

La cosa bella è che Luisa non è sempre perfetta, non è sempre accogliente, io non sono sempre attratto allo stesso modo da lei, non sento sempre un innamoramento che mi provoca un tuffo al cuore. Eppure cerco di amarla sempre. Ancora più bello è sapere che lei fa lo stesso con me. Questo credo che sia il segreto di un matrimonio che funziona. Io scelgo di amare lei e lei sceglie di amare me anche quando attraversiamo periodi difficili ed aridi. Poi l’innamoramento torna, torna arricchito della gratitudine di quell’amore faticoso che ci siamo donati vicendevolmente senza mollare mai. Ed è così che entriamo nell’atteggiamento del vero dono e nel vero dono troviamo il pane che sfama, troviamo Colui che si è fatto pane spezzato per noi. Ed è così che i versetti del libro di Isaia trovano concretezza nella nostra vita: Se offrirai il pane all’affamato……ti guiderà sempre il Signore, ti sazierà in terreni aridi.

Antonio e Luisa

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Come tenterebbe una coppia il demonio?

Cari sposi,

questo vangelo è particolarmente significativo perché è l’ingresso della Quaresima e cosa vi troviamo? Le tentazioni a Gesù. Ma che scherziamo? Gesù, Figlio di Dio, Seconda Persona della Trinità, potrà mai essere tentato? Se ci pensiamo, quello che Lui ha fatto, in realtà lo fa per noi, perché capiamo che non possiamo giungere al trionfo della Risurrezione, senza passare dalla lotta contro le tentazioni del demonio.

            Per cui vediamo qual è la strategia del nostro Avversario perché non siamo sciocchi e possiamo conoscere da dove ci vengono queste insidie.

La prima: “di’ a questa pietra che diventi pane”. Come coppia si può mettere al centro o almeno dare molta, troppa importanza alle cose. Certo che sono importanti cibo, vestiti, soldi, casa, macchina, salute… ma sempre in modo relativo. È facile sbandare! È facile eccedere. Gesù risponde a questa tentazione facendo vedere che è altrettanto importante la Parola di Dio. Non siamo certo angeli che vivono di spirito, le cose ci sono necessarie ma senza lo Spirito Santo diventiamo tutti materialisti. Quanta Parola di Dio condividiamo come coppia?

La seconda: “se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo”. Il demonio stuzzica il nostro orgoglio, l’essere al centro, quindi passare davanti agli altri. Quanto questo può accadere nella coppia! Chi deve avere il primo posto? Chi ha più diritti? Gesù risponde mettendo al primo posto suo Padre. Quando una coppia vive la relazione con Gesù Sposo, quando Lo invoca, Lo loda, Lo ringrazia, Lo consulta, questo rende più armonici i rapporti, si pongono le basi per un’autentica comprensione. Quanta umiltà coltiviamo in coppia?

La terza: “gèttati giù di qui”. Il Divisore vuole farci dubitare dell’Amore di Dio, è senza dubbi la tentazione peggiore. Questo accade in prove particolarmente dure o quando abbassiamo la guardia e viviamo meno il nostro rapporto personale e di coppia con il Signore, allora, con meno difese, le prove sono più virulente. È la tentazione del “tanto non serve più pregare”, della sfiducia, in fin dei conti, della disperazione. Gesù risponde con una frase che tradisce il suo abbandono pieno nelle mani del Padre, come a dire: “non ho bisogno di buttarmi perché so già che mio Padre mi sostiene”. Quanta fiducia poniamo nel Signore, consapevoli delle oggettive difficoltà?

Cari sposi, entriamo con tutto noi stessi in questa Quaresima, è un tempo davvero speciale per la conversione personale e di coppia, usiamo al massimo questa grazia che ancora una volta il Signore ci elargisce. Vi auguro di cuore: buon cammino quaresimale!

ANTONIO E LUISA

Quanto sono vere le parole che ci ha donato padre Luca! Quanta verità in questo Vangelo! La tentazione è forte. La tentazione di contare solo sulle nostre forze e solo su quello che riusciamo ad avere. La nostra casa, i nostri figli, il nostro lavoro e anche il nostro amore. Tutto è nostro, ma quando è nostro crediamo di potercela fare da soli. Crediamo di non avere bisogno di Dio.

Per questo benedico le mie cadute! Le cadute mie e di Luisa perchè ci hanno permesso di abbassare la cresta e di tornare all’unica e vera sorgente di tutto: Gesù. Buona Quaresima!

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Una Quaresima nuziale

Cari amici,

siamo agli esordi della Quaresima 2022 mentre la situazione mondiale ci spinge a entrare con tutto il cuore e la mente in questo tempo di grazia.

Il Catechismo (cfr. 1438) ci dice che questi 40 giorni sono un momento “forte” di grazia. Che significa? Che in questo tempo ci sono per così dire più grazie per la propria conversione, il Signore ci offre una maggiore possibilità di progredire nella via della santità. Ma forte nel senso anche di urgenza di percorrere questa strada difficile e impervia per tutti.

            Sappiamo che Gesù parla al cuore di ciascuno di noi ma parla anche al cuore di ogni coppia. Per questo vorrei prendere alcuni spunti dal Messaggio di Papa Francesco per questa Quaresima e suggerirvi un modo nuziale di vivere la Quaresima.

Si potrebbe dire che Papa Francesco abbia usato quest’anno un’espressione che condensa tutto il messaggio: “Non stanchiamoci”. Personalmente lo sento molto azzeccato e propizio, difatti stavamo faticosamente venendo fuori dalla pandemia ed ecco all’improvviso, senza preavviso, pare ci troviamo in una crisi nucleare.

Potremmo sentirci particolarmente abbattuti e desolati, sperimentando di nuovo un forte senso di impotenza. Queste parole sono proprio profetiche allora! È Gesù che in Francesco vuole farci coraggio, sapendo che è sempre con noi.

            Allora, in questa Quaresima, non stanchiamoci di pregare”. Gesù, in preda all’angoscia della passione, non ha mandato tutto a ramengo, come sarebbe umano fare, ma ha pregato più intensamente. Adesso, nonostante tutto, noi siamo chiamati a fare lo stesso, a supplicare di più il Signore per la nostra conversione e per la pace nel mondo! Approfittatene per farlo in coppia!

            In secondo luogo, non stanchiamoci di estirpare il male dalla nostra vita“. Il digiuno corporale a cui ci chiama la Quaresima fortifichi il nostro spirito per il combattimento contro il peccato. Non stanchiamoci di chiedere perdono nel sacramento della Penitenza e della Riconciliazione, sapendo che Dio mai si stanca di perdonare. Non stanchiamoci di combattere contro la concupiscenza, quella fragilità che spinge all’egoismo e ad ogni male, trovando nel corso dei secoli diverse vie attraverso le quali far precipitare l’uomo nel peccato”.

            Con il digiuno possiamo sul serio superare difetti che ci sembrano indistruttibili, cambiare atteggiamenti del cuore, durezze, pregiudizi che ci tiriamo magari dietro da anni. Coraggio! È un passo importantissimo per crescere e vincere il male, in noi e fuori di noi.

E da ultimo, “non stanchiamoci di fare il bene nella carità operosa verso il prossimo”. L’elemosina è togliersi qualcosa di legittimo e di importante, non banale e inutile, per donarlo ad altri che ne siano bisognosi. Dal denaro, al tempo, alla collaborazione per aiutare materialmente qualcuno, ecc.

Quello che penso sia però il vostro “asso nella manica” è il fatto di vivere questi 3 aspetti, propri della Quaresima, in coppia. Potete aiutarvi, stimolarvi, sfidarvi, gareggiare nel viverli.

Finisco con una notizia bellissima e commovente proprio dall’Ucraina. Una coppia di fidanzati, che aveva programmato il matrimonio per l’estate, lo ha anticipato in un rifugio antiaereo. Un’azione spinta da un evidente motivo pratico ma soprattutto con un valore simbolico: il matrimonio, l’amore tra un uomo e una donna, è più forte anche della guerra.

Vi invito anche voi cari sposi, in questa battaglia spirituale per la pace e la conversione del cuore, non siete soli ma siete coppia e quindi più forti.

padre Luca Frontali

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Malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.

Eccoci all’ultimo articolo di questa serie. Per leggere i precedenti potete cliccare qui:

Chi non è, almeno un po’, malato e carcerato? Chi non ha ferite e fragilità che rendono difficile una relazione? Chi non ha i pesi e i lacci che imprigionano e non permettono di aprirsi all’altro? Sofferenze, esperienze, pregiudizi e il peccato che abita la nostra esistenza rischiano di impedire l’apertura a un amore vero. Solo una relazione libera e dove si trova nella persona amata un sostegno, e non un giudice sempre pronto a rinfacciare ed evidenziare errori e imperfezioni, può aiutarci a guarire le ferite e a rompere le sbarre della prigione in cui noi stessi ci siamo rinchiusi.

Mettiamo più impegno a rimarcare le mancanze dell’altro/a o a correggere le nostre? Non è una domanda qualunque. Ce la dovremmo porre prima di sposarci e ce la dovremmo porre spesso anche dopo. Diciamocelo senza essere ipocriti: noi abbiamo in testa un’idea precisa di come dovrebbe essere lui o come dovrebbe essere lei. Cosa dovrebbe fare per renderci felici. Come dovrebbe parlare, come dovrebbe amarci e  in cosa non dovrebbe mai cadere. Sempre pronti a confrontare la nostra idea sublimata di una persona che esiste solo nella nostra testa con la persona viva e concreta che ci sta accanto. Ci rendiamo così conto, con nostra sorpresa, che non dice sempre quello che vorremmo, che non si comporta sempre come ci aspetteremmo da lei e che, soprattutto,  sbaglia. A volte ci tratta anche male e non è sempre amorevole e disponibile ad assecondarci. Se amiamo davvero, il nostro primo pensiero dovrebbe essere un altro: come posso io rendermi amorevole e piacevole per lui/lei? Cosa posso fare per accoglierlo/la sempre di più nella mia vita? Cosa posso fare per non provocargli/le sofferenza? Il matrimonio è meraviglioso anche perchè, con il tempo, ci permette di conoscere sempre più la persona che abbiamo accanto. Così impariamo cosa le piace, cosa invece non ama, cosa la offende e cosa la gratifica. Una conoscenza fondamentale per essere sempre più dono e sostegno.

Christiane Singer in un suo libro scrive: Il dono che ti posso fare è di ritirare da te tutta la volontà di trasformazione che vi ho messo, per zelo o per ignoranza, ritirarla da te per rimetterla al suo vero posto: in me. Guardatevi e ditevelo l’uno all’altra. Può essere l’inizio di una rivoluzione evangelica nel vostro modo di vivere la vostra relazione.

Come correggiamo l’altro? Questa è la seconda importantissima domanda da porci. L’altro sbaglia, su questo non c’è dubbio. E’ importante farglielo capire. Anche su questo non c’è dubbio.  Possiamo porci con lo sguardo giudicante e sprezzante di chi, mettendo in evidenza le fragilità e i peccati dell’altro, si vuole in realtà esaltare. Come faccio a sopportarti? Come fai a non capire? E’ così semplice. Fai sempre le stesse cose. Sono stanca di te. Oppure possiamo avere lo sguardo di Dio, di chi vede oltre l’errore. Guardare con gli occhi di Dio significa anche giudicare il nostro coniuge con l’atteggiamento e la modalità di Dio. Dio sta in alto, ma proprio perchè sa di essere molto più di noi, scende e si mette al di sotto di noi. Dio vede  ciò che ci fa bene e ciò che ci fa male, e vuole condurci verso il bene, perchè il nostro male e la nostra infelicità lo rattristano e lo toccano profondamente. Per amore si abbassa e con noi, aspettando i nostri tempi e la nostra volontà, si rialza riportandoci in alto con Lui. Il giudizio diventa così via di salvezza e non di condanna. Anche nel matrimonio accade, o dovrebbe accadere la stessa cosa. Si impara a non mettersi in alto a sparare sentenze e condanne, che non aiutano, ma affossano ancora di più l’amato/a. Se ci accorgiamo di qualche errore e fragilità del nostro sposo o sposa dobbiamo avere la forza e la pazienza di abbassarci, e con tanta tenace tenerezza aiutarlo/a a rialzarsi. Servirà magari ingoiare bocconi amari, subire umiliazioni e dover accettare ingiustizie, ma questa è l’unica via che può aiutare una persona a risorgere, è la via della croce. Dio ci ha messo accanto ad una persona non per trovare in lui/lei la nostra felicità, ma per trovare nell’amore verso l’altra persona una via privilegiata per arrivare a Lui che è sorgente e meta della nostra vita e che è il solo che può dare senso e pienezza a tutto. Prima di puntare l’indice guardiamo il nostro anulare e la fede che portiamo, segno della nostra promessa e unica via per la nostra santità e quella del nostro coniuge.

Antonio e Luisa

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Quaresima in famiglia: elemosina, preghiera e digiuno

Ieri ho partecipato alla Messa con l’imposizione delle ceneri. E’ ufficialmente iniziato il tempo di Quaresima. Un tempo che nonostante sia di digiuno e di deserto accolgo sempre anche con un po’ di desiderio. Sento il bisogno di un tempo così. Ne sento il bisogno perchè sono consapevole di essere ancora troppo attaccato alle cose del mondo. Non sono ancora libero nella mia capacità di aprirmi all’amore e al dono. C’è ancora tanto egoismo in me e questo tempo mi permette di lavorarci sopra meglio e più del resto dell’anno.

Durante la celebrazione della Messa è stato proclamato un Vangelo molto indicativo di quello che è il senso della Quaresima. Non sto a scriverlo tutto. Se non lo avete ancora fatto vi lascio il link per poterlo leggere. Questi versetti del Vangelo di Matteo ci svelano tre diversi atteggiamenti che ognuno di noi dovrebbe mettere in atto per crescere nella fede e nella carità. Sono tre richieste che vengono da Gesù stesso. Gesù ci chiede di fare elemosina, pregare e digiunare. Ci chiede di farlo non per farci vedere ed ammirare ma perchè desideriamo amare. Non un fare di facciata ma che il nostro fare sia specchio del nostro cuore. Questi tre atteggiamenti ci possono aiutare ad avere lo sguardo di Cristo nella nostra vita e nel nostro matrimonio.

Fate elemosina: sguardo verso l’altro. L’elemosina non è solo quella fatta al povero per strada. Anche noi possiamo sentirci poveri. Sentirci appesantiti dalle situazioni che viviamo nel nostro lavoro o in famiglia. Possiamo sentirci stanchi, possiamo fare errori, possiamo essere freddi, possiamo litigare, possiamo comportarci male. Ci sono moltissimi motivi per mostrarci poveri. Posso esserlo io e può esserlo Luisa. Ognuno di noi può esserlo. Fare l’elemosina significa non giudicare dalla nostra prospettiva ma cercare di vedere con gli occhi dell’altro per comprendere le sue difficoltà ed essere pronti a perdonare e sostenere anche quando l’altro non è capace, in quel momento, di ricambiare il nostro amore.

Pregate: sguardo verso Dio. La preghiera è il canale che ci permette di avere una relazione con Dio. Avere una relazione personale con Gesù ci permette di scoprirci e riscoprirci continuamente amati. Siamo amati personalmente e teneramente da Gesù. Comprendere questo amore che Gesù ha per noi, ci permette di svoltare nella nostra vita. Non saremo più scoraggiati da ciò che ci manca, dai nostri limiti e debolezze. Non andremo più alla spasmodica ricerca di qualcuno che possa rassicurarci e confermare che siamo persone belle e desiderabili. Alla ricerca, come mendicanti, di qualcuno che ci permetta di sentirci un po’ meno poveri, attraverso la considerazione e l’attenzione di cui abbiamo bisogno.  Quindi la preghiera si lega benissimo all’elemosina. La preghiera ci permette di amare senza chiedere nulla, ci permette di fare elemosina.

Digiunate: sguardo libero. Il digiuno non è solo una autofrustrazione sterile. Abbiamo un corpo che ci è stato dato. Meglio dire che siamo anche il nostro corpo. Spesso il nostro corpo detta il nostro comportamento e le nostre azioni. Educare l’autocontrollo non è solo rinuncia, ma è crescita. Significa non essere schiavi. Significa allentare quelle catene che impediscono di farsi dono per l’altro e di accogliere le sue esigenze senza imporre le proprie. 

Non ci resta che augurare a tutti un proficuo tempo di Quaresima!

Antonio e Luisa

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Il figlio è frutto dell’amore. Non è un bisogno d’amore.

Lo so! Siamo in mezzo ad una guerra che potrebbe trasformarsi in qualcosa di ancora più terribile, e se non bastasse stiamo uscendo malconci da due anni di emergenza Covid, eppure c’è una notizia che è rimbalzata su tutti i principali media e ci ha distratto per un giorno dalla cupezza del presente. Una bella notizia per molti. E’ davvero così? Tiziano Ferro ed il suo compagno Victor hanno dichiarato al mondo social di essere diventati papà di due bambini, rispettivamente di quattro e di nove mesi. Nel messaggio l’artista si definisce l’uomo più felice del mondo.

Ferro non racconta però la modalità che gli ha permesso di diventare papà. Non la racconta di proposito. Sicuramente non è avvenuta in modo naturale, su questo non ci possono essere dubbi. E’ facile credere che abbia deciso di ricorrere all’utero in affitto. Ora non mi interessa commentare la notizia in sè, non mi interessa neanche proporre una riflessione che si concentri solo sulle coppie omosessuali. Vorrei parlare di ciò che credo di conoscere un po’ di più: il desiderio di diventare padre.

Il figlio è un diritto? Una coppia che non può generare non può dirsi piena e felice? Sono domande che non riguardano naturalmente solo le coppie omosessuali, che sono sterili sempre proprio per come sono costituite. Chi decide di vivere una relazione omosessuale sa che quella relazione sarà indubbiamente sterile. Il “diritto” del figlio riguarda anche tantissime coppie etero, che magari scoprono solo strada facendo di non essere in grado di generare vita biologica. Per tanti motivi. Qui nessuno vuole condannare nessuno. Il desiderio di fecondità di Tiziano Ferro è normalissimo. Come lo è per tante altre coppie etero o omo. Ciò dimostra soltanto il desiderio ontologico dell’uomo di amare e di essere amato. Non c’è nulla di sbagliato in quel desiderio. Allora perchè non va bene ciò che ha fatto?

Personalmente credo che, quando un desiderio diventa diritto, smette di essere una spinta positiva nella nostra vita e diventa un freno. Quel bambino, che Tiziano ha voluto a tutti i costi, non è più frutto dell’amore, ma diviene idolo. Non dona vita ma ce la chiede. Cosa intendo dire? Quando il nostro desiderio diventa un assoluto, diventa cioè un bisogno la cui soddisfazione è determinante per sentirci felici, significa che stiamo riponendo il senso della nostra vita non più nell’amore, ma nell’egoismo. Non più nel dono di noi stessi ma nel prendere dall’altro. Non importa ciò che sentiamo, le emozioni e i sentimenti, che probabilmente sono sinceramente belli. Sincerità non è però sempre verità. Io posso essere sincero e pensare di fare la cosa giusta e sto invece facendo il male. Non fraintendete. Quel figlio non ha colpa, resta una meraviglia ed è infinitamente amato da Dio. Ciò che non va è la motivazione che spinge un uomo e una donna a diventare genitori. Ciò che non funziona non è nel risultato ma in quello che c’è nel cuore. I figli non sono un diritto che ci è dovuto per colmare i vuoti del nostro cuore. Se così fosse metteremmo sui figli un peso enorme. Dovrebbero essere sempre all’altezza del compito. Senza contare che i figli non ci appartengono e dopo una ventina d’anni ci lasceranno per vivere la propria vita.

Nulla di tutto questo. Cosa sono i figli allora? Sono un dono. Un dono immeritato. Per questo ci sono dati all’interno di una relazione d’amore. Per questo un bambino ha bisogno di un papà e di una mamma. Un bambino ha bisogno di un papà e di una mamma che gli vogliono bene e che si vogliono bene. Se ci pensate bene noi sposi, almeno dovremmo avere questo atteggiamento, generiamo nuova vita per amore. Il nostro amore è così grande che non riusciamo a trattenerlo all’interno della coppia e vogliamo condividerlo e donarlo a una nuova creatura frutto della nostra unione. Questa, almeno,  è la logica di Dio  a cui noi dovremmo aderire per vivere ecologicamente e in modo pienamente umano. Il peccato e l’egoismo ci hanno allontanato da questa comunione con Dio e sta a noi impegnarci per recuperarla.

Capite la differenza. Una coppia di sposi che si ama davvero, cioè che è capace di donarsi in tutto quello che è, piena dell’amore che vive in sè, avverte la spinta a donare quell’amore tanto grande di cui fa esperienza all’esterno. Per questo può essere feconda in mille modi e non solo generando un figlio. Diverso è chi sente il bisogno di un figlio per essere felice. In quel caso forse dovrebbe rivedere qualcosa in sè e nella sua relazione affettiva. Non si può cercare un figlio perchè sentiamo di non avere avuto abbastanza ma perchè sentiamo di avere avuto così tanto che desideriamo condividerlo.

Quello che ho scritto non vuole essere un giudizio verso nessuno. Ho voluto solo raccontare ciò che anche io, commettendo i miei errori, ho capito nella mia storia d’amore con Luisa, nel mio matrimonio che dura ormai da vent’anni e che ci ha permesso di generare 5 figli di cui 4 sono ancora con noi mentre Giò non è vissuto che pochi giorni dopo il concepimento. Figli che non abbiamo mai sentito come un diritto ma che abbiamo accolto come un dono immeritato e una responsabilità verso Dio.

Antonio e Luisa

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