Granita, figli e coniuge in fuga

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”..

Sei lì col sole a picco e 45 gradi all’ombra e ti senti la testa che ti risuona come un cembalo squillante.

Hai appena chiesto al tuo consorte e ai tuoi figli cosa vogliono per rinfrescarsi. Il tuo coniuge d’accordo con te desidera una granita al limone mentre i tuoi figli optano per un ovetto di cioccolata.

Tu hai fatto tutto il possibile per spiegare che forse oggi non è il caso di mangiare cioccolata, ma che forse una granita o un gelato sarebbero più appropriati alla situazione.

Ma i minori insistono: “Vogliamo il merendero di cioccolato!!!!”

Tu hai provato anche ad esporre loro gli effetti collaterali della cioccolata in estate e mentre parli ti accorgi che le infradito di pura gomma cinese si stanno sciogliendo diventando un tutt’uno col pavimento.

Ma loro non cambiano idea.

E allora lasci lì le tue scarpette a liquefarsi sull’asfalto e con un balzo degno di un coleottero che sta per andare a fuoco ti lanci nell’emisfero boreale che altro non è che l’ambiente climatizzato in cui vivono pinguini, orsi polari e baristi ad agosto.

Il sudore che ti cola dalla fronte forma una lastra di ghiaccio intorno al tuo busto e impettito come un maggiordomo inglese chiedi al freddo barista che ti occorrono oltre ad una dose di antibiotici per combattere la polmonite che sta per travolgerti, anche due granite e due ovetti di cioccolata.

Lui ti guarda con un ghigno e ti dice: “Eh, questi bambini!!!”

E tu lo guardi e gli rispondi: “Eh…ccciùùù!”

E inizi la tua serie di starnuti devastanti, sintomo ormai del tuo vicino trapasso all’altro mondo.

Ma non muori per un pelo; paghi il conto e ti rituffi nell’emisfero tropicale dove ti aspetta il resto della truppa familiare.

Del tuo coniuge ormai resta davvero poco. Mentre i pestiferi sotto il metro di altezza si sono nascosti all’ombra di un cespuglio, la tua dolce metà non ha trovato meglio dell’ombra di un palo della luce.

E’ lì e aspetta la granita dopo aver combattuto con i vostri figli che hanno cercato di strappare la mercanzia a tutti i venditori ambulanti di palloni, palloncini, materassini che in quei 5 minuti sono passati da quelle parti.

Dicevo, della tua dolce metà resta poco…allora tenti di ricomporla versandole la granita al limone direttamente nel naso sperando in una reazione chimica che le riavvii il cuore.

Ci riesci. La vita torna in quel corpo esanime.

Dopo aver salvato la vita del tuo sposo, ti rendi conto che i tuoi figli sotto l’ombra del cespuglio urlano a gran voce cose tipo “ahahihhhhahgygsyas sjxvwsvwsdwdg uhduhuihiuh!!!”

In realtà stanno dicendo: “Vogliamo la granitaaaaaa!!!” Ma tu stenti a credere alle tue orecchie e allora per sordità selettiva ti imponi di non capire una mazza di quanto ti stanno chiedendo a gran voce.

“Non può essere vero!” ti dici.

Il tuo consorte, che sta tornando a sembrare una persona, dice con un filo di voce: “Amore, vogliono la granita”.

Ti cadono le braccia. Con le braccia ti cadono anche le uova di cioccolato che avevi comprato e mentre braccia e uova vengono assorbiti dal terreno dell’aiuola su cui sono cadute, svieni. Dalla rabbia o dal caldo non importa.

Tu svieni.

I piccoli barbari allora ti saltano addosso e mentre tu inizi a somigliare sempre più ad un canotto bucato, loro tracannano la tua granita e se la ridono.

Incredibile? Realtà o fantasia?

Questa storiella può essere interpretata in due modi:

Per alcuni essere sposi e genitori è solo una tortura. Si credono violentati dal coniuge e dai figli. Si credono fatti a pezzi. Infatti quelli che vedono la vita matrimoniale e genitoriale in quest’ottica li vedi scappare dalle piccole o grandi situazioni di responsabilità.

Hanno paura del proprio coniuge e dei propri figli perché si sentono violentati dalla loro presenza, dal loro fare richieste impegnative, dal fatto che i figli e coniuge non ti facciano sconti ma richiedano la tua presenza costante.

Questa visione della famiglia è devastante.

L’altra possibilità di vedere le cose può essere questa: il tuo coniuge e i tuoi figli chiedono la tua vita e tu gliela stai donando. Non ti stanno violentando, ti stanno aiutando a diventare generoso. Non ti stanno facendo a pezzi, ti stanno insegnando che l’amore è una strada impegnativa in cui “spezzarsi” è necessario per vivere.

“Chi vorrà salvare la propria vita la perderà” dice Gesù.

Fuggire dalla propria famiglia perché si vuole “conservare” la propria vita non porta a nulla.

Invece restare e cercare di capire come poter amare di più l’altro e comprendere che il tuo bene passa dalla felicità dell’altro vuole dire trovare la chiave della felicità.

Buon cammino e buona estate in famiglia.

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Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

Come è necessaria l’imperfezione per essere perfetti!

Emis Killa , un rapper italiano abbastanza conosciuto, in uno dei suoi brani più famosi Parole di ghiaccio scrive: non esiste coppia perfetta perchè nessuno è perfetto da solo. Non sono d’accordo. E’ vero proprio il contrario. La coppia può essere perfetta proprio perchè siamo imperfetti.

Vorreste essere perfetti? Vorreste che i vostri difetti, le vostre pesantezze, i vostri limiti e imperfezioni non esistessero? Vorreste essere la donna perfetta o l’uomo perfetto? Scommetto che vorreste, perchè pensate che così, anche la vostra vita sarebbe perfetta. E invece? Vi rendete conto di non essere affatto quella perfezione, ma al contrario più passano gli anni di matrimonio e più siete capaci di elencare ciò che vi infastidisce l’uno dell’altra. Più passano gli anni e più si allunga la lista degli errori, dei litigi delle baruffe. Sapete cosa vi dico, anzi vi scrivo? Ringraziate Dio che sia così. Una persona perfetta non ha bisogno di aprirsi all’altro/a, semplicemente si basta. 

Una persona perfetta non ha bisogno di essere perdonata e amata quando non se lo merita, perchè se lo merita sempre. Una persona perfetta non può accogliere l’altro. La perfezione rende impermeabili e questo Dio non lo vuole, perchè solo attraverso i nostri limiti può crescere la relazione e possiamo imparare ad amarci. Il nostro sposo, la nostra sposa, sono bellissimi così, così imperfetti, così limitati, così fragili. Attraverso le ferite della mia sposa posso entrare nel suo profondo e donarle il mio amore come balsamo che guarisce. Attraverso i suoi errori posso donarle il mio perdono, per farla sentire amata per chi è e non per ciò che fa. Attraverso i suoi limiti posso donarle la mia meraviglia, per farla sentire desiderata e bella anche così. Attraverso la sua fragilità posso farla sentire sostenuta e ascoltata, non sottovalutando ciò che mi .confida, ma donandole tutta la mia attenzione. 

Se non fosse così, piena di tutti questi piccoli o grandi segni che contraddistinguono la sua umanità e il suo essere donna, io non potrei amarla perchè non ci sarebbe occasione di farlo. E’ bellissimo potersi mostrare con tutte le nostre debolezze e fragilità ed essere comunque amati. Non ha prezzo. Non dovermi meritare il suo amore, ma sapere di averlo incondizionatamente. E’ una realtà davvero grande che fa del matrimonio, almeno per chi cerca di viverlo così, una relazione liberante e che permette di migliorarsi proprio perché non si è obbligati a farlo. Semplicemente si sceglie di cambiare per gratitudine e per restituire parte di quell’amore ricevuto gratuitamente.

E’ bellissima la sua imperfezione, e spero (ma sono sicuro) che lo sia anche per lei la mia, perchè attraverso queste nostre due umanità ferite, incerottate e raffazzonate la Grazia di Dio può aiutarci a costruire una relazione meravigliosa che non sarà perfetta, ma è sicuramente fonte di una vita piena e bellissima. Grazie Dio di averci fatto così imperfetti, perchè è perfetto così. Come ha scritto Giovanni Pascoli ne Il Fanciullino: Come è necessaria l’imperfezione per essere perfetti!

Antonio e Luisa

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Il triangolo dell’amore

Durante l’ultima diretta della domenica, quelle dove dialoghiamo con esperti o testimoni della vita matrimoniale, ho riscoperto la teoria di Sternberg, che già conoscevo, ma che avevo un po’ dimenticato. Marco Scarmagnani, consulente familiare, l’ha accennata durante il suo intervento, peraltro molto interessante, vi lascio il link. Questa teoria è molto semplice e concreta ed è sintetizzata graficamente da un triangolo.

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In ognuno dei tre vertici ci sono altrettante caratteristiche della relazione matrimoniale. Tre componenti complementari e imprescindibili in ogni rapporto sponsale. Queste tre componenti sono: Impegno, intimità e passione. Come potete constatare nulla di nuovo. Sono le tre componenti dell’amore che troviamo anche nelle Sacre Scritture. L’Eros, l’Agape e la Philia.

Perchè è importante riprodurre graficamente questo triangolo e colocare il punto dove si trova la nostra relazione? Perchè è un modo molto semplice e immediato per capire lo stato di salute del nostro matrimonio.

Facciamo qualche esempio. Se collochiamo la nostra relazione nel vertice della passione siamo a livello di trombamici (per capirci). C’è solo attrazione fisica e sessuale. In un matrimonio è difficile che la nostra relazione sia collocata in quel punto, ma nel fidanzamento può accadere. In questo caso è bene riflettere sul fatto che forse stiamo perdendo tempo in una relazione senza futuro.

Se collochiamo invece la nostra relazione sul vertice dell’intimità e dell’amicizia, siamo come fratello e sorella. Ci vogliamo bene, dialoghiamo, ci conosciamo ma non ci desideriamo. Questo è un problema, perchè il corpo non è una componente di cui possiamo fare a meno. Se viviamo il nostro matrimonio in questo modo, non sarà mai un’unione completa e soprattutto feconda. Feconda nel senso più ampio del termine. Ci possono essere momenti in cui il nostro amore è così, ma devono essere delle fasi transitorie. Quando arriva un figlio può succedere. Poi però è bene riequilibrare oppure rischiamo che presto o tardi l’amore morirà o, nella migliore delle ipotesi, diventeremo come due persone che si fanno compagnia fino alla morte.

Se collochiamo infine la nostra relazione sul vertice dell’impegno diventa tutto pesante. Fare le cose perchè dobbiamo. Comportarci in un determinato modo perchè abbiamo promesso di farlo. Si ok la lealtà e la fedeltà sono delle ottime qualità e quindi sono qualcosa da perseverare. Perchè, però, privarci del piacere e della gioia dell’amore? Rischiamo davvero di venire schiacciati dal senso del dovere. Guardate che è possibile ritrovare la passione e l’intimità. Basta avere pazienza, parlare la tenerezza e metterci tutta la volontà.

Quindi ora disegnate il vostro triangolo e fate un gioco. Marito e moglie collocate dove secondo voi si trova la vostra relazione. Ognuno metta il suo puntino sul triangolo e poi parlatene, con sincerità e desiderio di migliorare le cose. Perchè nell’amore non basta uno di questi componenti, ma serve l’equilibrio dei tre. Solo così sarete felici e vivrete nella pienezza una relazione meravigliosa, nostante tutte le imperfezioni e fragilità che vi caratterizzano. Una relazione che profuma di eterno.

Antonio e Luisa

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Attenzione ai costi nascosti !

La settimana scorsa ci eravamo lasciati col discorso sulla porta stretta e la via angusta, ricordate ? Per l’articolo di settimana scorsa cliccate il link https://matrimoniocristiano.org/2020/06/23/dobbiamo-dimagrire/. Come in ogni serio programma nutrizionale, alla dieta alimentare va abbinato un giusto esercizio fisico. Quindi, dopo aver visto alcuni “cibi grassi” da eliminare dalla nostra dieta matrimoniale, vediamo ora quali sono gli esercizi da compiere nella palestra di Gesù.

Innanzitutto il nostro “Coach” (Gesù) non è uno di quelli che ti illude convincendoti che non farai fatica. A volte c’è la tentazione di vedere Gesù come uno fra i tanti politici che si riempiono la bocca di mille proclami, mille promesse in campagna elettorale, ma poi, una volta eletti si rivelano degli ingannatori. Gesù no ! Gesù è un tipo serio ! Gesù non ti annuncia che puoi fare quello che vuoi finché puoi, ché tanto alla fine ci pensa Lui con la Sua Misericordia a farti il condono finale. Direbbe frasi simili solo se fosse come quegli ingannatori ai comizi che usano gli “specchietti per le allodole”. No, Gesù invece fin da subito, ti mette in guardia ……. “hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” ….. “vi mando come agnelli in mezzo ai lupi” …. o la frase di oggi ” Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano! “.

Avete presente quella sensazione che si prova quando fai un contratto ad una cifra (tipo quello per Internet o pay TV) e poi, alla fine di ritrovi a pagare il doppio….. mannaggia…. non avevi letto quelle righine scritte piccole piccole in un angolino nascosto del contratto alla 243esima pagina di 476 ? Ecco… quelle righine parlavano di altri costi, ecco perché li chiamano “costi nascosti”…. noooooo… CON GESU’ NON CI SONO COSTI NASCOSTI ! Lui è chiaro fin da subito…. non è una passeggiata, no…… ma il premio è l’immortalità, la vita eterna, il Paradiso…… parleremo del Paradiso in un prossimo articolo.

Ma veniamo alla palestra: dobbiamo fare molto esercizio per far scomparire da noi ogni asprezza….. quante persone sposate sono aspre…. purtroppo spesso noi sposi siamo dei cattivi testimonial per la pubblicità del matrimonio: una parola dolce detta con dolcezza placa molte contese. Dobbiamo far scomparire ogni ira…. ve la ricordate ? quella inclusa nell’elenco dei sette vizi capitali ? ecco…. Dobbiamo far scomparire ogni maldicenza…. che brutto sentire sposi che si lamentano con altri del proprio coniuge…. invece dobbiamo gareggiare nello stimarci a vicenda. Dobbiamo impegnarci affinché non tramonti il sole sulla nostra ira…. succede di litigare, ma…. MAI andare a dormire senza essersi rappacificati o quantomeno, prendersi una pausa di riflessione…. ne riparliamo domani che la notte porta consiglio e gli animi si sono calmati, intanto…. buonanotte, grazie che anche oggi mi hai sopportato.

Cari sposi, occhio che i costi nascosti ci sono, sì ma nella squadra avversaria: quella del Diavolo ! E sono cari !!!!

Buona palestra !

Giorgio e Valentina.

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L’amore non è solo dono ma anche accoglienza

Oggi desidero scrivere di un comportamento deleterio che può sembrare in apparenza un bene. Scriverò di una di quelle piccole volpi che nel Cantico dei Cantici distruggono la vigna. Distruggono la relazione. Una dinamica di coppia che solo apparentemente può sembrare positiva ma che in realtà provoca sofferenza e non fa sentire amati.

Tutto parte da una situazione personale, relativa ad una coppia che si è separata, ma credo sia comune a tanti altri. Lei lo ha lasciato. Lui non si dava pace. Sinceramente credeva di aver dato tutto alla sua sposa. Pensava davvero di essersi preso cura di lei in modo buono e amorevole. Cercava in tutti i modi di sollevarla dai problemi e dalle scelte. Cercava di risolvere ogni cosa. In apparenza sembra davvero il comportamento di marito encomiabile, eppure lei non si sentiva amata. Tanto che alla fine è caduta nelle braccia di un altro uomo e quindi ha finito col tradire il marito. Naturalmente non è mia intenzione giustificare il comportamento della moglie che resta sbagliato, ma desidero far comprendere che alla base di questa separazione c’è un grave errore anche del marito. Quale? Lei non si sentiva apprezzata, non si sentiva stimata, credeva che il marito non avesse nessuna considerazione di lei. Infatti lui non le chiedeva mai nulla. Si sentiva inutile e stupida. Questo l’ha portata ad una distanza relazionale e affettiva da lui. L’ha fatta cadere nelle braccia del primo uomo (qui esagero ma per farmi capire) che ha saputo farla sentire importante. Spesso è più facile amare che lasciarsi amare. Il marito ha cercato di amarla sinceramente, ma probabilmente non ha saputo lasciarsi amare da lei. Si donava ma non era capace di accogliere il dono della sua sposa. Vi chiedo di ricordare una sola cosa. Quando ci sposiamo i si che diciamo noi sposi non sono 2, ma sono 4. Altrimenti non funziona. Io ho promesso a Luisa di amarla e onorarla sempre e nel contempo ho accolto lei e il dono di se stessa Lo stesso ha fatto lei. Solo così il rapporto è davvero completo. Donarsi senza saper accogliere l’altro/a è vivere l’amore a metà. Probabilmente non si può neanche chiamare amore ma diventa un modo per alimentare il nostro narcisismo e nel contempo diventa frustrante per l’altro/a.

Antonio e Luisa

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Non per scartare ma per includere!

Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me;
chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.

Matteo 10, 37-39

Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; Questo vangelo è una bomba. Se non si comprende il messaggio di Gesù, è una Parola che mette a disagio, che infastidisce quasi. Ma come? Gesù è un Dio geloso, vuole essere il più amato? Vuole che tutti i nostri affetti, i nostri legami più importanti vengano dopo di Lui? Perchè? Davvero Gesù ci sta mettendo di fronte ad un aut aut? O con me o contro di me? In realtà la traduzione più corretta è un’altra: chi mette qualsiasi relazione al di là di me non è degno di me. Gesù non ci sta chiedendo di scartare qualcuno, ma al contrario, ci chiede di includere Lui. Anzi di più ancora: ci sta chiedendo di includere qualcuno nell’amicizia con Lui. Cambia tutto! Tutto l’orizzonte della relazione è diverso. Mi rendo conto che è qualcosa che non è semplice da capire, lo si può fare solo quando si sperimenta nella vita di tutti i giorni il vero significato di queste parole. Io l’ho capito grazie a Luisa.

La mia sposa ha sempre messo Gesù davanti a me, è sempre stato più importante Lui di me. Questo è stata la nostra salvezza come coppia e come uomo e donna. Quando l’ho conosciuta ero un ragazzo del nostro tempo, pieno di pornografia e di impulsi erotici e sessuali. Ero pieno di fantasie che volevo mettere subito in pratica con lei. Lei, seppur attratta da me, innnamorata e desiderosa di costruire qualcosa di importante con me, ha sempre detto di no, non ha mai assecondato questa mia richiesta, anche quando si faceva insistente. Abbiamo passato momenti difficili, dove lei si sentiva sbagliata, perchè tutto il mondo faceva l’opposto, ed io mi sentivo arrabbiato e represso perchè in definitiva non mi sembrava di pretendere nulla di strano. Lei, amando Gesù più di me, è riuscita a volermi bene in un modo che nessun altro era stato capace di fare. Grazie al suo no ho iniziato un percorso di guarigione e di purificazione che mi ha permesso di assaporare il vero gusto di un amore profondo e autentico. E’ riuscita a includere anche me nel suo amore verso di Gesù. Mi ha fatto incontrare Gesù attraverso di lei. Gesù, attraverso questa Parola, ci sta dicendo di amare nostra moglie o nostro marito attraverso di Lui. Impara da me come amarlo/a. Conducilo/a a me. Prendi da me la forza.

Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. Non si tratta di una vita materiale. Si tratta di tutta la nostra vita intesa in senso molto più esteso. La bellezza, la pienezza, la spiritualità, la trascendenza, qualcosa che davvero va oltre il nostro essere vita biologica. Chi tiene per sè non troverà davvero ciò che conta. Chi vuole possedere perderà l’amore perchè l’amore non è possesso ma è solo da donare e da accogliere. Chi non è capace di donarsi completamente perchè ha paura di restare ferito e tradito non può che accontentarsi di una relazione che non è piena. Per questo esiste il matrimonio: la relazione sponsale è la realtà umana che più si avvicina alla realtà trinitaria di Dio. Perchè solo perdendo la nostra vita, cioè donandoci completamente l’un l’altra possiamo trovare Dio, possiamo trovare una relazione che davvero apre al divino. Certo è un rischio. Stiamo affidando la nostra vita ad una persona fragile, peccatrice, limitata e imperfetta come ogni creatura umana è, ma è un rischio che dobbiamo correre se vogliamo sperimentare già su questa terra un amore che apre a Dio.

Anche chi dovesse essere tradito, chi dovesse riporre la propria vita nelle mani di una persona che spreca quel dono sarà comunque vincente. Un perdente che vince perchè sarà una persona libera. Una persona che nella libertà continuerà ad amare chi non restituisce nulla di quell’amore. Perchè nella libertà deciderà di prendere la sua croce e di seguire Gesù. Le nostre croci possono darci la forza non di lasciare qualcosa ma di andare verso qualcuno. Non di lasciare il nostro sposo, la nostra sposa, ma di andare verso Gesù. Prendere ciò che siamo, le nostre sofferenze, le nostre vergogne e di farne una scelta. Scelgo di prendere tutto questo e di farne una manifestazione della Grazia di Dio. Ringrazio tante persone che testimoniano con la propria vita quanto ho scritto. Grazie Ettore, Giuseppe, Anna e tanti altri.

Antonio e Luisa con fra Andrea

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La fedeltà: una scelta che nasconde tanta ricchezza.

La fedeltà è ancora un valore? Il matrimonio, che è l’istituto giuridico oltre che un sacramento che più la rappresenta, è ancora qualcosa di importante e fondante la società e la nostra vita?

Alcuni sottovalutano il valore della fedeltà. Addirittura una senatrice del PD nel 2017 ha avanzato una proposta finalizzata ad abolire l’obbligo di fedeltà nel matrimonio civile. L’obbligo di fedeltà, secondo la senatrice Cantini, sarebbe il retaggio di una visione ormai superata e vetusta del matrimonio, della famiglia e dei doveri e diritti tra coniugi. Sarebbe quindi un costrutto culturale e non un’esigenza del cuore umano.

Ho fatto un esperimento. Potete provare anche voi se volete. Ho cercato i sinonimi di fedeltà in google. Il risultato è stato molto interessante. Ne riporto alcuni: lealtà (s.f. inv.), dedizione (s.f. inv.), costanza (s.f. inv.), assiduità (s.f. inv.), tenacia (s.f. inv.), rispetto (s.f. inv.), deferenza (s.f. inv.), credibilità (s.f. inv.), corrispondenza (s.f. inv.). Pensateci! Ognuno di questi sostantivi ci può svelare una diversa prospettiva da cui guardare la fedeltà.

La lealtà ci riporta alla legge. Deriva infatti dal latino legalem, legale, secondo la legge. La persona leale è colei di cui ti puoi fidare, è una persona che antepone la promessa all’io. L’egoismo è una brutta bestia, ma la persona leale riesce a trarre forza e motivazione per opporvisi nella promessa matrimoniale. Così che il vincolo del matrimonio non è catena che imprigiona, ma corda di sicurezza, a cui attaccare il nostro moschettone, che impedisce di farci precipitare.

La dedizione è arrendersi all’amore. Deriva dal latino deditionem. E’ l’atto di darsi vinto. La dedizione è l’atteggiamento di chi è capace di arrendersi all’amore. E’ la qualità della persona che depone le armi, che si mette al servizio, che non pesa ciò che dà con ciò che riceve. La dedizione è l’unica sconfitta che permette di vincere.

La costanza, l’assiduità e la tenacia sono tutte qualità che ci ricordano che la fedeltà non è spontanea, non è naturale. Non viene facile. Costa fatica. Quando ci sposiamo promettiamo di amarci e onorarci tutti i giorni della vita. Non tutta la vita. Non basta. Serve rafforzare il concetto. Ogni giorno la fedeltà implica un combattimento spirituale da affrontare e vincere. Ogni giorno.

Il rispetto e la deferenza richiamano il mistero. Queste due caratteristiche della fedeltà ci ricordano che l’altro è prezioso. Ci ricordano che ci ha donato la sua vita affinché noi potessimo prendercene cura e non usarla a nostro piacimento per poi gettarla quando non è più funzionale al nostro piacere. Spesso ci si lascia motivando la scelta con la mancanza di amore. Non ti amo più. Sarebbe più corretto dire: Non mi servi più. Non mi dai più quelle emozioni e sensazioni di prima. Questo non è amore. Non c’è fedeltà in questo atteggiamento, ma solo una relazione basata sul commercio e sul profitto. Anche deferenza è un termine molto interessante. Deriva dal latino de-ferre, portare giù. Potremmo azzardare di tradurlo con inginocchiarsi davanti al mistero del dono totale che riceviamo. Riconoscere nel matrimonio qualcosa di grande.

La credibilità e corrispondenza ci ricordano che la fedeltà non si dimostra solo a parole. Serve che la parola sia abbinata all’agire. Nel rito del matrimonio esistono due diversi momenti entrambi necessari e fondanti il rito e il sacramento. C’è la promessa di amare l’altro in modo totale e per sempre, ma non basta. Il sacramento si conclude ed è efficace solo con il primo rapporto fisico. La promessa del dono totale che si concretizza nell’unione dei corpi. Non basta quindi promettere di amare, ma serve che il nostro corpo diventi parola d’amore fedele. Che il nostro corpo sia mezzo per esprimere la tenerezza, la cura e il servizio dell’uno verso l’altra.

La fedeltà è un valore da cui possiamo prescindere quando ci avventuriamo in una relazione d’amore? A voi la risposta.

Antonio e Luisa

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Gesù ti ama e crede in te

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”:

Un paio di anni fa per Natale ci hanno regalato una minuscola pianta grassa…poverina, era ricoperta da qualche schifezza tossica di color rosso.

Chi l’aveva rivestita di quella sostanza lo aveva fatto per renderla più bella, per renderla più in tinta con il color rosso che a natale “fa tanto” babbo natale più che Gesù Bambino.

Ed è così che la bellezza naturale della piantina veniva soffocata da artifici cosmetici.

Nonostante tutta questa preparazione, era poi stata dimenticata in una stanza per due settimane senza molta luce e senza acqua. Poi qualcuno l’ha scovata e ha detto:

“Ah, questa piantina è per voi! Buon Natale!”

Il suo valore economico sarà stato pari a 0,49 centesimi…ma abbiamo creduto nelle potenzialità di questa piantina e l’abbiamo tenuta provando a darle un futuro.

Per prima cosa l’abbiamo ripulita alla meglio dalla sostanza rossa, le abbiamo dato un po’ d’acqua e messa alla luce del sole.

Ebbene quella piantina da 4 soldi oggi è ancora sul nostro balcone, è diventata più grande, sta facendo nuove foglie e soprattutto ci sta deliziando con dei fiorellini bellissimi!

Sembrano campanelle…campane di Pasqua, come quelle che annunciano la Risurrezione del Signore Gesù.

Ed è ciò che è successo proprio per la nostra piccola piantina. Con un po’ d’acqua e un po’ di luce sarebbe sopravvissuta…ma non è bastato questo: abbiamo “creduto in lei”…ed oggi è risorta, è bellissima!

Forse è quanto accade anche a noi dai giorni del fidanzamento fino ad ogni giorno del matrimonio.

Ci fidanziamo e siamo tutti carini, appariscenti…rivestiti di strati di cosmesi, cercando di farci belli per piacere all’altro.

Poi entriamo nel matrimonio e ci rendiamo conto che le maschere non solo non durano, ma ci soffocherebbero se ad un certo punto qualcuno non ce ne liberasse!

E’ il nostro coniuge che ha questo compito tanto importante quanto faticoso: aiutarci ad essere liberi da tutti quei trucchi che adottavamo per far innamorare qualcuno di noi.

Questo processo è lungo, e spesso i coniugi non si accorgono neanche di quanto possano fare bene all’altro semplicemente essendo sé stessi, coi propri pregi e i propri difetti.

Ora che siamo sposati e non servono più quei trucchi bisogna che lascino il posto alla bellezza vera che ci abita…a quella bellezza di cui, a volte, ci vergogniamo anche.

Dal desiderio di essere amati gli sposi devono passare all’amare.

Dall’innamoramento bisogna passare all’amore.

E questo passaggio può essere doloroso.

Alcuni si erano sposati per avere qualcuno che li facesse ridere e invece si ritrovano a dover asciugare le lacrime dell’altro.

Qualcuno si è sposato per avere qualcuno che lo facesse sentire importante e invece si trova a dover fare da “supporter” al coniuge che spesso si deprime.

E’ una sfida grande che non si vince con le proprie forze.

Non si può vincere con le proprie forze.

E’ possibile vincerla solo ricordandosi che c’è qualcuno che crede veramente in te…

Solo quando scopri che c’è qualcuno che ti ama molto più di quanto ti ami il tuo coniuge e molto molto molto di più di quanto tu pensi di amare il tuo coniuge.

E’ possibile vincere solo quando vedi coi tuoi occhi che Gesù crede così tanto in te che si è giocato la sua stessa vita scommettendo sulla bellezza di cui è capace la tua.

Se scopri tutto questo allora sarai come la nostra piantina sul balcone.

…Smetterai semplicemente di sopravvivere e ti ritroverai a risorgere ogni giorno.

…Smetterai di “tirare a campare” e ti ritroverai a mettere su nuovi germogli.

…Smetterai di far finta di essere bello e ti ritroverai a tirar fuori dal tuo cuore una bellezza così radiosa che commuoverà te stesso per primo.

Gesù ti ama e crede in te.

Fanne memoria nella preghiera e fanne esperienza nell’Eucarestia…e fiorirai.

E fiorirà anche la tua vita ed il tuo matrimonio!

Coraggio, Gesù crede in te…e le campane suonano Alleluja!!!

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Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

Dirette 3 coppie 2.0. La castità (terza parte)

Dopo aver ascoltato le riflessioni di Pietro e Filomena e le nostre passiamo all’ultima coppia: Claudia e Roberto, che hanno impostato l’argomento da un punto di vista più psicologico.

La sessualità è l’energia più potente che abbiamo dentro ed è, per questo, la cartina al tornasole di tutti gli aspetti della nostra personalità. Essendo l’energia più potente, la Chiesa ha pensato bene di farci un regalo. Un regalo di libertà. Non è facile comprenderlo. Anche io Claudia ci sono arrivata dopo una serie di esperienze come i 10 comandamenti o i corsi ad Assisi, ma soprattutto dopo una serie di esperienze andate male. Ho capito che la Chiesa con la castità ci offre un modo per scegliersi nella libertà e non la schiavitù di legarsi.

La sessualità può essere usata per sfogarsi. Viene spesso usata, anche nel fidanzamento, come sfogo emotivo. Sei arrabbiato, frustrato, hai paura, sei teso e butti tutto nel sesso. Puoi usare la sessualità per coprire i problemi. Come anestetico. Qual è il problema? Il fidanzamento è un periodo di verifica, per comprendere se l’altro/a può essere quello giusto per costruire un matrimonio. E’ FONDAMENTALE che i problemi vengano alla luce e affrontati. Ogni anestetico, e il sesso è il più potente, può essere molto deleterio.

Attenzione però! La castità può essere una coperta per nascondere dei problemi personali e relazionali. Spesso capita che una persona abbia paura di entrare in intimità con un’altra. Fa fatica ad essere toccata dall’amato. La castità usata per coprire la frigidità. Invece è bene comprendere, e riguarda soprattutto le donne, che la mancanza di reattività di una donna attraverso il suo corpo è un problema. Va affrontato o sarà causa di grandi problemi e sofferenze poi nel matrimonio dove non ci sarà più la coperta della castità. La castità matrimoniale non sarà più astinenza, ma al contrario richiederà un abbandono completo anche nell’intimità fisica.

Infine la castità è l’opposto del possesso. E’ bene ricordarlo. Spesso una donna usa la sessualità per legare l’altro a sè. Crede che attraverso il sesso lui non se ne andrà. Poi naturalmente tutto ciò si rivela un’illusione. Se ci sono problemi, e il sesso spesso li copre, lui se ne andrà comunque. Dopo averla usata.

Il nostro rapporto con la sessualità è molto influenzato dalla nostra storia, dalla nostra famiglia di origine. Abbiamo avuto genitori freddi che non ci trasmettevano calore e tenerezza anche con gesti e carezze. Avremo difficoltà a vivere un’intimità con un’altra persona. Questo è solo un esempio. Quante ferite che ci portiamo dentro. Quindi, prima che nel rapporto con l’altro, dobbiamo aver chiaro che tutte queste ferite influenzano il rapporto che noi abbiamo con il nostro corpo e che, di conseguenza, influenza anche il rapporto intimo con l’amato.

E’ importante vivere la castità nella sua dimensione della libertà. Comprendere il rapporto che abbiamo anche con il nostro piacere. Con la nostra capacità di godere. Perchè nel fidanzamento, tutti quei gesti di piacere, diventano poi quelli che nel matrimonio possono salvare la relazione. La forza della sessualità incanalata in gesti di libertà, non di possesso, non di sfogo, non volti a legare a sè, ma gesti autentici di dono e di tenerezza può davvero fare la differenza dopo. Gesti come baci, carezze, abbracci. La castità come modo per imparare a guardarsi. Sguardo che diventa contemplazione, capace di godere della bellezza dell’altra persona. La castità come capacità di dialogo. Dialogo profondo dove veramente attraverso le parole si impara a raccontare il proprio cuore e quello che c’è dentro. Sintetizzando la castità permette di portare il rapporto ad un piano superiore. Tutto questo bagaglio ci ha permesso di superare i momenti peggiori di crisi dove la sola corporeità e passione sessuale non avrebbero potuto nulla per riavvicinarci, semplicemente perchè nella crisi la passione e l’istinto non ci sono. Non c’è desiderio di incontrare intimamente l’altro.

Quindi cari fidanzati non bruciate le tappe, non abbiate fretta. C’è una regola fondamentale nell’amore: l’intimità deve andare di pari passo con la responsabilità. Se non si rispetta questa verità accadono i casini. Magari non subito. All’inizio può sembrare anche bello ma poi nel matrimonio prima o poi arrivano. Nel rapporto fisico ci stiamo dicendo attraverso il corpo che ci apparteniamo completamente. Io sono completamente tuo. Io sono completamente tua. Nel fidanzamento diciamo una menzogna se viviamo l’intimità fisica. Ciò è vero solo nel matrimonio cristiano dove davanti a Dio, e con la sua Grazia, promettiamo di donarci ed accoglierci di un amore totale, indissolubile e fedele.

Antonio e Luisa

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Dirette 3 coppie 2.0. La castità (seconda parte)

Secondo articolo sulla castità. Se volete leggere la prima parte con le riflessioni di Pietro e Filomena cliccate qui. Io e Luisa abbiamo dato una lettura più personale ed esperienziale. Sono tutte riflessioni che abbiamo già pubblicato ma ripetere queste cose fa sempre bene.

Antonio: avevo 25 anni. Torno con i ricordi a quell’ottobre del 2000 e mi rivedo. Da pochi giorni stavo con Luisa. Ero un ragazzo ferito, incapace di amare, con tante idee sbagliate in testa e una voragine nel cuore. Lei era il mio strumento per cercare di colmare quel vuoto affettivo e sessuale che provavo. La stavo usando. Avevo un grande desiderio e impulso di vivere subito tutto con lei. Di vivere anche l’aspetto sessuale. Credevo di amarla, sinceramente. Volevo amarla, ma non ne ero capace. Ero travolto da questi sentimenti molto forti. Da un pensiero che era costantemente per lei. Insomma ero innamorato come capita a tutti nella vita. Ero innamorato e quello credevo fosse l’amore. Amare era, secondo ciò che pensavo, abbandonarmi a quel sentimento grande e a quella passione così travolgente e totalizzante. Luisa credo provasse le stesse cose, ma le viveva in modo diverso, più maturo e forse con un po’ di paura. Lei credeva che il rapporto intimo non fosse qualcosa da svendere e da vivere con tutti, ma da riservare ad una persona sola. Devo dire che questo suo atteggiamento mi ha sorpreso e irritato. Non mi era mai successo di incontrare una donna con idee così vecchie e sorpassate. Ho creduto fosse un suo capriccio e non me ne sono curato più di tanto. E’ diventata una sfida. L’avrei fatta cadere. Avrebbe ceduto. Abitavo da solo già da qualche anno e le occasioni per restare in intimità con lei erano tante. Eppure lei non cedeva. Sono passati i giorni, poi le settimane. Lei non solo non cedeva, ma il mio non curarmi della sua sensibilità la amareggiava sempre più. Si sentiva violata e non rispettata. Non capivo. Più insistevo e più lei si chiudeva. In realtà chi stava cedendo non era lei ma ero io. L’irritazione verso il suo continuo negarsi stava lasciando posto all’ammirazione verso una creatura che era consapevole del suo valore. Non voleva svendere se stessa e il suo corpo a chi non lo meritava. Non faceva la preziosa ma era preziosa. Tante donne sono mendicanti, lei no.  Non perchè fosse meglio delle altre. Lei si sentiva amata. Amata da Dio. Questa è la differenza. Lei era consapevole di essere regina. Di essere figlia di Re. Di essere stata pagata a caro prezzo da Gesù. Io in quel momento non ero degno di avere quel dono. Il mio comportamento irrispettoso ci stava allontanando. Per un periodo siamo stati separati. Lì ho davvero capito quanto ci tenessi a lei e sono stato pronto alla vera prova d’amore. Quella che costa. Quella che chiede sacrificio. Che rende sacra la mia fatica. Ho deciso di vivere la relazione con lei nella castità.

Luisa: Purtroppo per le ragazze di oggi, i ragazzi, chi più chi meno (anche indirettamente) sono andati a scuola di pornografia e (quasi) tutti, ragazzi e ragazze, sono convinti che l’amore si debba fare più o meno come nei video pornografici. Quindi, anche le ragazze si adeguano, pensando che non ci sia altro da fare se non consumare rapporti veloci e violenti senza dolcezza, tenerezza e sentimento. Dolcezza, tenerezza e sentimento si sprecano invece nei nomignoli, nei regalini, nelle frasi tratte dai Baci Perugina. Al contrario, la castità prematrimoniale è proprio diventare esperti di dolcezza, tenerezza e sentimento, tramite sguardi, baci e carezze. Sono le ragazze che devono insistere su baci e carezze dal collo in su. Il ragazzo se ne andrà? Siete proprio sicure? Se ne andrà il ragazzo sbagliato, ma quello giusto no.

Antonio e Luisa: cosa abbiamo imparato da questa nostra esperienza? Uomo e donna sono diversi. La castità dipende soprattutto dalle donne. Non sempre è così ci sono certamente delle eccezioni. Fisicamente gli uomini sono portati a pensare spesso al sesso. Hanno in testa solo quella cosa lì? Ebbene sì. Lo dice la scienza. L’uomo dal momento della pubertà cresce nel desiderio sessuale di 20 volte, la donna solo di due. L’uomo pensa al sesso in media 19 volte al giorno. La donna molte di meno. Questo secondo una recente ricerca americana. E questo è normale. Questa evidente differenza sessuale tra uomo e donna ci dice due realtà:

  • La vera prova d’amore non è l’uomo che può chiederla alla donna, ma è la donna che non solo può ma deve chiederla al suo amato. Una donna è molto affascinata e si sente amata e rispettata quando il suo uomo è capace di controllare la bestia che c’è in lui. Desidera ardentemente l’incontro fisico, ma è capace di dire con le parole e con l’atteggiamento: ti voglio così bene che sono disposto ad aspettare perché tu lo desideri. Se capisse anche che vivere quel gesto prima del matrimonio sarebbe una menzogna, sarebbe il top. Ma ci può arrivare per gradi. Per Antonio è stato così. L’ha compreso dopo.
  • La castità dipende soprattutto dalla donna. E’ la donna che deve contenere l’uomo. Lo dice come siamo fatti. Venti volte contro due; ricordate? Molte donne hanno paura di non essere accettate se dicono di no. Credono che in fin dei conti vada bene così, vi ripetiamo che non vogliamo giudicare chi fa scelte diverse, ma raccontiamo la nostra testimonianza, di come Luisa mi ha conquistato. Dicendomi di no mi ha fatto comprendere il suo valore e gliene sono grato. La fatica è rimasta, continuavo ad essere attratto da lei e a desiderarla, ma ero sempre più affascinato da questa scelta. Per la prima volta sperimentavo con una donna una profondità, una consapevolezza e una ricchezza che fino ad allora non credevo fosse possibile. Per la prima volta comprendevo quanto preziosa fosse lei per me e quale significato avesse l’amplesso nella relazione tra un uomo e una donna. Non sono arrivato a comprenderlo da solo. Devo ringraziare padre Raimondo Bardelli che mi ha aiutato a capire come la castità non fosse una frustrazione da subire, ma al contrario fosse la consapevole preparazione del terreno. Attraverso la castità io e Luisa ci stavamo preparando a cogliere i frutti del nostro amore il giorno delle nozze. Ha cambiato la mia prospettiva. Non stavo rinunciando a qualcosa che avrei potuto avere subito, ma stavo rinunciando a un piacere immediato per averne, al tempo giusto, il centuplo. E così è stato.

Quindi nel fidanzamento casto non c’è contatto fisico? Cosa è giusto fare nel fidanzamento? Parlare la tenerezza. Tenerezza che si concretizza nei baci, negli abbracci, nelle carezze e in tutte le manifestazioni caste che ci possono essere. Parlare quindi il linguaggio proprio della stato in cui i due amanti si trovano. Uno stato provvisorio che non contempla ancora il dono totale del corpo. E’ pazzesco come le nostre relazioni siano costruite sbagliate. Fin dall’inizio. Nel fidanzamento si sperimenta il sesso in tutte le sue manifestazioni e poi, nel matrimonio, non si è più capaci di desiderarlo e di viverlo. Per tanti, dopo alcuni anni, si aprono le porte del deserto sessuale. Cosa succede? Semplice. Si è capaci di parlare un linguaggio solo. Quello dell’amplesso e dell’incontro intimo. Non si è usato questo periodo di conoscenza, il fidanzamento, per perfezionare tutti gli altri linguaggi. Anche quando ci sono, baci, carezze, abbracci e attenzioni sono sempre finalizzati a concludersi nell’amplesso. Nel matrimonio non c’è tutto il tempo, la voglia e il desiderio per queste manifestazioni di amore tenero e concreto. C’è tanto altro a cui pensare e che ci occupa il tempo. Nel fidanzamento invece, almeno di solito, c’è molto più tempo. Nel matrimonio serve impegnarsi. Serve parlare il linguaggio della tenerezza anche quando per tanti motivi non è possibile arrivare all’amplesso. Figli, gravidanze, metodi naturali, mancanza di tempo e di forze, rendono l’incontro intimo non più così semplice da cercare e desiderare. Qui bisogna attingere a quanto imparato nel fidanzamento. Solo se nel fidanzamento ci si è educati a parlare diversi linguaggi d’amore, trovando gratificazione e piacere in quelle stesse manifestazioni, senza quindi renderle finalizzate e usate al solo fine di raggiungere il piacere sessuale, si potrà affrontare con i giusti strumenti il matrimonio. Solo così i momenti di astinenza non saranno momenti di aridità e di distanza tra gli sposi, ma saranno periodi di corteggiamento e di tenerezza. Periodi altrettanto dolci e belli e, cosa più importante, fecondi. Utili a mantenere e ad alimentare la fiamma del desiderio. E’ fondamentale educarsi a questo modo di vivere l’amore. Se non si impara poi è difficile. Quando verrà per tanti motivi a mancare l’incontro sessuale si perderà il desiderio di vivere altre modalità e tutto diventerà povero e senza gioia. Un circolo vizioso che porterà sempre più in basso fino alla completa distanza emotiva, affettiva e sessuale tra gli sposi. Capite l’importanza di imparare la tenerezza nel fidanzamento. Non è una richiesta assurda, ma una base necessaria sulla quale costruire tutta la casa del nostro matrimonio. Se volete un matrimonio santo imparate a vivere questi gesti come parte meravigliosa del vostro rapporto. A volte condurranno all’amplesso e altre volte no. Saranno comunque momenti di meravigliosa e feconda unità. Lo saranno però solo se avrete imparato a viverli in modo autentico. Il fidanzamento è la prima scuola per educarsi a questo atteggiamento importantissimo.

Antonio e Luisa

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Dobbiamo dimagrire !

Oggi si festeggia San Giuseppe Cafasso, amico di San Giovanni Bosco; ed oggi il Vangelo capita a fagiolo , lo riportiamo per intero. Dal Vangelo di Matteo 7,6. 12-14 << In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi. Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti. Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!». >>.

San Giuseppe Cafasso si dedicò, tra le altre cose, ad aiutare i carcerati e le loro famiglie, venne soprannominato “il prete della forca” perché li accompagnava fin sopra il patibolo nella speranza di convertirli almeno all’ultimo istante; lui quindi ci è di esempio perché ha incarnato le parole di Gesù sopra riportate: tutti noi, infatti, sapendo di dover andare al patibolo, vorremmo il conforto di qualcuno, soprattutto se questi è un sacerdote che ci strappa dalle grinfie del Diavolo e del suo Inferno eterno.

Ma perché Gesù ci ricorda che la porta per entrare in Paradiso è stretta ? Forse perché il Paradiso dicono che sia un banchetto eterno e quindi meglio arrivare magri e digiuni che tanto poi “se magna sempre” ? Può darsi. Inoltre anche la via è angusta….. insomma… non è proprio una passeggiata col pic-nic finale. Vediamo insieme di che si tratta.

Innanzitutto non è che possiamo vivere come se non esistesse l’aldilà… ci penseremo una volta morti…. eh no! Non funziona così: il Paradiso è una realtà dell’aldilà, ma….ce la giochiamo nell’aldiquà. Infatti la via angusta è diquà, non dilà ! La porta invece è nel mezzo tra un mondo e l’altro. Ma se la porta è stretta significa che solo i magri ci passano. E cos’è che ci ingrassa ? Quali sono i grassi adiposi che ci si attaccano addosso ed è difficile scrollarseli ?

Come faccio ad essere così grasso/a da non passare dalla porta stretta del Paradiso ? Tutte le volte che antepongo la mia volontà alla volontà di Dio io ingrasso; quando io devo essere al centro del mondo e tutto ruota intorno a me io ingrasso; quando nel rapporto con il mio coniuge prima vengo IO e, forse, dopo anche il TU, io ingrasso; quando non chiedo mai perdono a lei/lui io ingrasso; quando non dò il mio perdono perché lei/lui non se lo merita io ingrasso; quando non ringrazio mai lei/lui per i servizi che svolge per la famiglia io ingrasso; quando rinfaccio tutto io ingrasso.

Dalla regia mi suggeriscono di non continuare l’elenco ma avrete già capito che esso sarebbe ben più lungo. Ora non resta che andare alla palestra di Gesù per il dimagrimento. L’abbonamento è personale, non cedibile a terzi, gratuito ( ha già pagato tutto Gesù sulla Croce ), non ha scadenza e non richiede particolari attitudini personali se non quella di lasciarsi cambiare. Cari sposi, il vostro matrimonio è colmo di troppi grassi saturi ? Cominciate ad allenarvi sulla via angusta. Quale ?

Per maggiori dettagli vi rimandiamo all’articolo della prossima settimana, nel frattempo consigliamo di astenervi dai “cibi grassi” sopra-elencati.

Buona dieta sposi !

Giorgio e Valentina

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Dirette 3 coppie 2.0. La castità (prima parte)

Oggi presenteremo attraverso questo blog quanto scaturito dalla diretta che noi di Matrimonio Cristiano, con le altre due coppie di Amati per Amare e Sposi&Spose di Cristo, abbiamo dedicato ad un altro tema fondamentale: la castità. Prevalentemente vissuta nel fidanzamento ma non solo.

I primi ad intervenire sono Pietro e Filomena. Loro hanno sicuramente un punto di vista originale. Un punto di vista formatosi dalla loro storia spiritualmente travagliata. Hanno pensato entrambi alla consacrazione reliosa prima di indirizzarsi verso il matrimonio e la loro vocazione autentica.

In particolare Filomena ha vissuto 13 anni di castità come religiosa. Filomena ha capito di aver compreso cosa davvero fosse la castità dopo il matrimonio, quando è diventata madre per la prima volta. La castità del cuore si riflette molto ed è evidente nel rapporto tra madre e figlio. Castità è verità. Ciò influenza moltissimo i rapporti con i nostri figli. Avere un atteggiamento possessivo verso i figli non è casto. Impedisce loro di imparare ad amare. Questo accade spesso. Addirittura nella mia esperienza mi capita di incontrare madri che fanno fatica ad accettare che i loro figli amino il padre e viceversa. Sono gelose. Lo vorrebbero tutto per sè.

Amare nella verità il proprio figlio significa non solo accettare, ma essere felici che il figlio senta la necessità di staccarsi da lei. Di essere una persona diversa da lei, che non è completamente fagocitato e dipendente. Ne va della felicità del bambino e del futuro adulto. Per la madre si tratta di un sacrificio a volte, ma un sacrificio necessario per farsi piccola e lasciare spazio all’uomo o alla donna che sta prendendo forma in quel bambino o in quella bambina.

Non si tratta di un distacco fisico naturalmente, ma soprattutto emotivo e affettivo. Accettare che il figlio possa amare altre persone senza coinvolgerla in quella relazione. Se la madre ha un rapporto casto la madre è felice di non essere più la protagonista della vita del figlio, ma facendosi da parte permette a lui di diventare protagonista della propria vita. Un protagonista libero, maturo e per questo capace di amare.

La castità non è quindi solo un atteggiamento e una modalità che riguarda i fidanzati, ma riguarda tutte le relazioni affettive. Per tutti la castità non è il rifiuto dell’altro, che nel fidanzamento si concretizza nel rifiutare l’altro nell’incontro intimo, ma piuttosto consentire all’altro di creare quello spazio mentale e spirituale con il quale riesca ad amare davvero nella verità e nella libertà. Perchè ciò possa avvenire serve anche un rispetto fisico, un rispetto del corpo dell’altro. Non esiste nulla che sia solo spirituale quando si parla di uomo. Noi siamo si spirito ma anche corpo e quanto succede ad una parte di noi ha conseguenze anche sull’altra.

Pietro e Filomena hanno deciso di partire dal rapporto madre-figlio, una relazione da cui tutti siamo passati e di cui abbiamo fatto esperienza proprio per evidenziare come la castità non sia qualcosa che riguarda solo l’ambito sessuale ma è molto di più. Il cuore della castità è proprio nel cuore dell’uomo. Un atteggiamento che ci accompagna tutta la vita. Un atteggiamento che ci apre ad una vita felice, perchè una vita felice non può prescindere dalla castità. Essere casti, lasciare uno spazio di libertà all’altro non solo consente all’altro di fare esperienza di Dio ma lo permette anche a noi, che facendoci da parte, rispettando la sacralità dell’altra persona, sappiamo non farci dio ma comprendiamo di avere noi stessi bisogno di Dio.

Nel prossimo articolo ci sarà modo si addentrarci maggiormente nell’aspetto sessuale. Questa premessa è stata però una meravigliosa introduzione.

Antonio e Luisa

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Noi valiamo il sangue di Cristo.

E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia. Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri!

Matteo 10, 27-32

Il Vangelo di questa domenica è bellissimo. Indigesto, perchè Gesù ci indica una via che non vorremmo percorrere, ma colmo di speranza, perchè Gesù ci dimostra una volta di più che ci ama e ci desidera immensamente, con tutto se stesso, tanto da dare tutto di sè per la nostra salvezza.

Gesù ci avverte. Abbiate paura non di coloro che possono uccidere il vostro corpo, ma di ciò che può uccidere il vostro spirito e il vostro corpo. Cosa significa questo avvertimento? Semplicemente che ci possono essere persone che ci uccidono con le loro parole, con i loro gesti, con i loro atteggiamenti. Anche il nostro coniuge lo può fare. Quante volte noi sposi ci feriamo l’un l’altra. Quante volte le nostre parole diventano lame che penetrano la carne della persona che abbiamo promesso di amare e onorare ogni giorno della nostra vita. Quanta indifferenza, quanto orgoglio, quanta superbia, quanto egoismo.

Gesù ci sta dicendo che è vero che nostro marito o nostra moglie possono ucciderci nel corpo, ma l’importante non è questo. Noi lo sappiamo che l’altro/a è imperfetto, ha limiti e parti spigolose, lo sappiamo che può farci del male e sappiamo che lo farà. Lo ha già fatto tante volte. Non esiste la coppia perfetta dove non si sbaglia mai e ci si ama in modo completo e impeccabile. Sappiamo bene che la coppia perfetta non è quella che non sbaglia, ma quella che è capace di trasformare ogni errore in occasione di perdono e di resurrezione.

Gesù ci sta dicendo che non è pericoloso il male che ci possiamo fare l’un l’altra, ma il male subito diventa pericoloso quando penetra in profondità e il dolore, come un veleno, ci uccide dentro. E’ pericoloso quando lasciamo che il dolore ci cambi, non ci permetta più di essere noi stessi, di vivere in pienezza la nostra vita. Lasciamo che il dolore ci impedisca, insomma, di camminare verso una vita che sia sempre più autentica. Tantissime persone non riescono ad uscire da quel dolore che le uccide dentro.

Come fare? Gesù ci dà anche la soluzione. Nessuno potrà ucciderci nello spirito se il nostro spirito appartiene a Gesù. Se ci siamo sentiti guardati e amati da Gesù nessuno potrà mai farci sentire fuori posto o sbagliati, nessuno potrà distruggere la nostra autostima e consapevolezza di quanto valiamo. Nessuno, neanche nostro marito, neanche nostra moglie. Per questo è importante sposarsi non come mendicanti che cercano amore e considerazione, ma come re o regina che desiderano condividere e restituire l’amore che Dio ha per loro. Come re o regine che sanno di valere il sangue di Cristo.

Antonio e Luisa con fra Andrea

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Ora tocca alla famiglia!

“Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio”

Ora tocca alla Famiglia!

Nel Vangelo molte sono le figure che ci somigliano poiché noi somigliamo loro, diverse sono le icone che ci indicano quanto Gesù sia innamorato del paradosso umano e quanto sia legato ad esso da ciò che pervade la sua persona: conoscere e vivere ciò che conosce e vive chi si ama. Il Signore è veramente sposo dell’amore umano, sposo che invita l’amico alle nozze così come invita ogni famiglia ad essere partecipe dell’amore che egli ha, della misericordia con cui egli vuole curare e delle cecità da sanare: “Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:

“Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore .Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui.  Allora cominciò a dire loro: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato“”. Lc  4,18-21

Ecco l’invito alle nozze e ogni coppia può essere quel rotolo, quell’annuncio che grida ad altre famiglie, ad altre coppie: “Oggi si è compiuto ciò che tu speravi, oggi puoi ricominciare a credere in lui, a credere in lei!”

Spesso sentiamo iniziare le letture evangeliche della Messa con questa introduzione: “In quel tempo”. Tale semitismo non indica tanto lo spazio temporale, quanto la sostanza, cioè che ciò di cui si narra è accaduto.

In Lc 7,36 accade che un fariseo invita Gesù a pranzo, un pranzo conviviale, in cui si rende onore all’ospite e alla cultura dell’accogliere, un pasto che ha in sé una sua liturgia domestica di cui l’ospite è il celebrante e il celebrato. Ad un tratto, mentre tutti sono seduti, anzi distesi, intorno al tavolo delle portate, entra in scena una donna, epitetata, dalle fonti a cui attinge Luca, in modo raccapricciante.

La donna non era una prostituta, ma secondo la versione originale del Vangelo, lei era il peccato della città. E’ tremendo essere considerati il peccato di qualcuno, cioè il suo peggiore errore, fallimento, sciagura. Questo può avvenire in ogni relazione tanto stretta quanto spinosa, quando non ci si rende conto che chiedere perdono per avere indotto l’altro al male e per aver creato le condizioni del peccato  è veramente la base di un amore che crede nel valore della persona. Come ci sono legami più forti del sangue, così ci sono realtà più forti del peccato e questa donna, nell’oggi dell’eternità, ci fa da maestra.

Come si comporta? Porta con sé un vaso di unguento, si mette dietro, presso i piedi del Signore, scoppia in pianto, bagna con le sue lacrime i piedi del Signore e inizia ad asciugarli con i suoi capelli, li bacia e li unge.

Scoppia in pianto! Dal successivo dialogo tra Gesù e il fariseo si comprende una parte rituale dell’accoglienza, cioè dare all’ospite un catino per lavare i piedi, mentre a metà del pasto i servi passavano per dare emollienti ai piedi degli ospiti con unguenti, in modo non solo da pulirli ma anche da idratarli, visto che la base dei profumi era l’olio e non l’alcool. La  narrazione del dialogo vede Gesù che lamenta la mancanza di questi gesti e attenzioni da parte del fariseo che lo aveva invitato e, dunque, se ne può desumere cosa avesse visto quella donna: due piedi non lavati. Lei scoppia in pianto, il testo greco usa il verbo brecho che indica l’irrompere di una pioggia, il frastuono di un temporale che diluvia: bellissimo!

La pioggia di lacrime viene dal vedere che il Signore, il maestro, colui di cui aveva sentito parlare, era sporco, nessuno l’aveva lavato, era diventato per lei uno specchio, anche lei si sentiva sporca e senza nessuno che si sporcasse per lavarla: è proprio così, per purificare bisogna accettare di sporcarsi le mani e per quella donna nessuno aveva deciso che sporcarsi le mani con lei ne valesse veramente la pena, ma Gesù sì ! Lei scoppia in pianto. Quel pianto è forte, lava il peccato e il senso di colpa, perché trova qualcuno che comunica questa notizia: tu puoi amare ancora, il male che hai fatto non ti rende inutile, quello che dicono di te, che sei il male, è falso, perché sei un bene e io mi faccio lavare i piedi da te!

Inizia ad asciugargli i piedi con i suoi capelli!

I capelli sono tutto per una donna, sono la sua femminilità, la sua bellezza, la sua capacità di indurre a guardare la sua bellezza per poter essere amata per quello che è, ma i capelli possono diventare anche avvenenza violenta, seduzione provocante. I capelli possono significare ciò che una donna sceglie di essere!

Nel Cantico dei Cantici, o anche secondo una traduzione del semitismo il Cantico più bello, i capelli della donna vengono detti belli poiché scendono come un gregge scende e, quindi, avvolge i monti donando alle alture del Gaalad un colore e una sfumatura, essendo ornamento che si fa sostanza.

I capelli di quella donna scendono sui piedi del Signore, li adornano compiendo un atto sponsale: Mio è Gaalad (cf. sal 108). La donna prende su di sé i piedi di Gesù, li accoglie con i suoi capelli, pronuncia un consenso verso il Signore e accoglie Colui che si lascia amare da lei.

Il fariseo è capace di dire tra sé “Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!”. Dice questo perché crede di conoscere quella donna, Gesù invece che non la conosce, ma sa che nessuno può essere definito un male, lascia che la persona si faccia conoscere e compie l’ennesimo “sì ” sponsale verso l’umanità:

“Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. 45 Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. 46 Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo . 47 Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco”. 48 Poi disse a lei: “I tuoi peccati sono perdonati”. 49 Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: “Chi è costui che perdona anche i peccati?”. 50 Ma egli disse alla donna: “La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!”.

Ma egli disse! Ora tocca alla famiglia dire ad altre famiglie, tocca alla coppia compiere l’annuncio che salva: “Tu non sei il Peccato della tua vita, Ti sono perdonati i tuoi peccati, la tua fede ti ha salvato, va in pace”!

Padre Andrea Valori

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Un’estate al mare

di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”

Sarà che nonostante tutto la bella stagione ormai arriva.

Sarà che il nostro amico Rocco, che insegna Farmacia all’Università, ha stupito sotto i miei occhi un gruppetto di donne preoccupate per la prova costume.

Sarà che tra poco si va al mare e io temo di dimenticarmi della vita eterna per pensare ai gelati da comprare…alle mie figlie da non dimenticare sotto al sole del sud…e alle birre da tenere al fresco…

Sarà tutto questo – forse – che mi ha fatto mettere sullo stesso piano due ambiti paralleli della vita, almeno… della vita delle donne: Salvezza e Somatoline (noto prodotto sciogli cellulite poco conosciuto dagli uomini che come me hanno la barba… anche sul cuore).

“Che c’azzecca?!” ripeteva l’allora magistrato Antonio Di Pietro agli imputati durante tangentopoli.

E anche io, spesso nel mio quotidiano vivere da comune marito e padre, mi sento imputato. Di cosa? Di questo, di quello… di tutti quei pensieri, parole, opere e omissioni di cui mi nutro fin dal risveglio.

Ma torniamo al nostro prof. Rocco.

“Ma sai come funzione la Somatoline?” dice all’improvviso il prof. Rocco alle donne astanti.

“Contiene due principi attivi: la levotiroxina e l’escina… Non so se vi è mai capitato di mettere delle palline di vetro in un sacchetto, riempendolo tutto e tastandolo vi accorgete che è tutto ‘curve curve’… La Somatoline vi unisce le palline, in questo caso di grasso, e vi si riduce l’effetto ‘curve curve’ delle molteplici palline, ma vi resta un’unica pallottola di grasso e l’effetto è liscio…”

…Seguono minuti di duro silenzio…

Con la coda dell’occhio leggevo tanta delusione sui volti femminili che mi circondavano. Un senso di smarrimento ed impotenza si impadroniva delle loro certezze, adesso che qualcuno aveva spiegato loro come funziona la Somatoline.

Ma a tutti, uomini e donne, spesso capita di pensare di essersi liberati di qualcosa definitivamente, e invece eccolo lì, appallottolato, forse meno visibile, ma c’è ancora. Quello di cui volevi disfarti è lì, e ti guarda, e tu lo guardi… e in questo gioco di sguardi… ti senti ancora al banco degli imputati de giudice Antonio Di Pietro.

“Che c’azzecca?!” ripete urlando il piccolo Di Pietro nella coscienza, pronto a farti notare che quei pensieri, parole, opere e omissioni non è che sono andate via solo perché hai pensato ad altro, ma sono ancora lì appallottolati come una cellula di grasso che decisamente stona d’estate, specie se come noi abitanti di Crotone vai al mare e ti metti (quasi) a nudo.

Ahi ahi ahi… Come se ne esce?

C’è una Somatoline della coscienza che faccia tacere quel diavoletto di un giudice con la toghetta che dice beffardo: “Hai usato qualcosa che è mio e me lo devi restituire!”?

Allorché rispondo sorpreso: “…Cosa cosa caro giudice!!? Io ho usato qualcosa di tuo? Quando!?”.

“Quando fai del male, usi sempre strumenti che sono miei… che ti credi? Oi scemo!” (insulta pure sto tizio… e lo fa in calabrese!!!).

Quando ti muove queste accuse, tu provi a scagionarti con stile… e a sproposito cominci a dirgli che hai usato la Somatoline dell’anima, che dimenticherai il male fatto e il male non ci sarà più…

“Oi scemo, la Somatoline non scioglie i problemi, li appallottola. Il tuo sentirti buono e bello non scioglie i tuoi peccati… vedrai che prima o poi i conti non tornano!”

…Che si fa? Caro prof. Rocco, mi hai buttato in questo pasticcio fatto di grasso e ora ti chiamo e mi aiuti ad uscirne!

E il prof.Rocco al telefono mi dice:

“Pietro, solo una cosa può sciogliere il grasso appallottolato sulla coscienza: il Preziosissimo Sangue di Cristo che è stato versato per te sulla Croce.

Vuoi immergerti in questo fiume ricostituente, rigenerante e – dal punto di vista spirituale – veramente dimagrante? Semplice! Vatti a confessare!

Quando su di te scende il perdono di Dio, allora il giudicillo spietato non ha più nulla da chiederti e la pallottola di grasso scompare!

Ma prima di salutarti voglio dirti una cosa scientifica: guarda che la tua pallottola di grasso spirituale non svanisce nel nulla, poiché questo è logicamente impossibile! Niente svanisce nel nulla!

Se oggi vai a confessarti e ne sei liberato… è perché quella pallottola di morte se la becca un altro al posto tuo. Ed è lui che paga il tuo debito a quel diavolo di accusatore. E sai chi è questo che si mette al tuo posto e si becca la pallottola?”

“Chi?” rispondo io.

E Rocco, prima di chiudere la telefonata, mi risponde: “Gesù!”.

E allora la mia lode salga a Te, Gesù…che ti fai carico dei miei peccati…e mi fai più bello fuori e dentro!!!

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Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

Preghiera semplice degli sposi (seconda parte)

Ecco la seconda parte della preghiera (qui la prima)

Dove è la disperazione, ch’io porti la speranza. In noi non c’è disperazione. Tante volte c’è però scoraggiamento e un po’ di tristezza. Aiutaci ad essere sostegno l’uno per l’altra. Con le parole, certo. Ancor di più con la nostra presenza. Quando il nostro amato o la nostra amata non sente la presenza e la vicinanza di Gesù, che possa scorgerla in noi, nella nostra fede, nel nostro sguardo e nella nostra vicinanza.

Dove è tristezza, ch’io porti la gioia. Signore fai che la nostra presenza sia calore e luce l’uno per l’altra. Quando l’altro/a non riesce a sorridere, fai che noi gli/le regaliamo il nostro sorriso. Quando l’altro/a non riesce ad essere tenero/a, per la pesantezza e le preoccupazioni che si porta dentro, fai che noi possiamo essere ancora più teneri verso di lui/lei, anche se lui/lei non riesce a darci nulla in quel momento.

Dove sono le tenebre, ch’io porti la luce. Signore, con la Tua Grazia e con il Tuo amore, aiutaci ad essere testimoni nel mondo di un amore fedele e senza riserve. In un mondo sempre più scoraggiato e cinico, dove le persone sono sempre meno capaci di credere al per sempre, aiutaci ad essere una piccola luce, immagine del Tuo grande fuoco d’amore.

Oh! Maestro, fa che io non cerchi tanto: Ad essere compreso, quanto a comprendere. Ad essere amato, quanto ad amare. Gesù nostro, con il tuo esempio sulla croce ci hai mostrato come amarci. Hai compreso i tuoi persecutori chiedendo a Dio di perdonarli, anche se loro non hanno voluto comprenderti. Lì sulla croce hai ancora pensato agli altri prima che a te. Hai affidato Maria a Giovanni e Giovanni a Maria. Sempre uno sguardo verso chi ti sta vicino. Aiutaci ad avere lo stesso atteggiamento tra di noi.

Poichè: Se è: Dando, che si riceve: Perdonando che si è perdonati; Aiutaci a non seguire il nostro egoismo. Aiutaci a comprendere che la vera felicità non è qualcosa che possiamo trovare concentrandoci su di noi, che non possiamo trovare cercando nell’altro/a di colmare quelle carenze affettive e sessuali che ci mancano. Così non saremo mai felici perchè l’altro/a non potrà mai darci tutto quello di cui abbiamo bisogno. Solo donandoci possiamo fare esperienza di un amore autentico, solo nel dono riusciremo ad aprire il nostro cuore a Te che sei vera gioia e senso di tutto.

Morendo che si risuscita a Vita Eterna. Solo morendo a noi stessi, al nostro egoismo, al nostro modo di pensare e vedere le cose, possiamo davvero fare esperienza di un amore tra di noi che sia già un anticipo di eternità e possiamo prepararci all’abbraccio eterno con Gesù.

Antonio e Luisa

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Preghiera semplice degli sposi (prima parte)

C’è una preghiera che mi piace tantissimo. Un po’ perchè scritta da San Francesco (in realtà sembra solo attribuita erroneamente al santo. Trattasi in realtà di una preghiera scritta nel ‘900), un po’ perchè si chiama semplice, un po’ perchè è proprio bella. Tocca i punti giusti. Offre la prospettiva autentica dell’amore che non è altro che prendersi cura dell’altro cambiando se stessi. E’ la legge universale dell’amore tanto che è citata anche da un uomo che cristiano non è: Se vuoi cambiare il mondocomincia con il migliorare te stesso” (Gandhi).

E’ bello cercare di incarnare la preghiera semplice di San Francesco anche nella coppia di sposi, tra me e la mia sposa,  tra voi che leggete. Analizziamo la preghiera insieme e approfondiamo la bellezza del suo testo

Oh! Signore, fa di me uno strumento della tua pace. Posso essere felice non cercando il mio benessere facendo di mio marito o di mia moglie lo strumento che deve rendermi felice. No! Signore fa di me la persona che attraverso il dono di sè può aiutare l’altro/a a sentirsi amato/a e a realizzare il Tuo progetto su di lui/lei

Dove è odio, fa ch’io porti amore. L’odio fortunatamente non c’è tra noi. C’è però incomprensione. Quante volte non ci capiamo, quante volte, anche involontariamente ci facciamo del male. Dacci signore la sensibilità per comprendere il cuore della mia sposa, del mio sposo, affinchè l’incomprensione non ci allontani ma sia occasione per imparare, proprio dai nostri errori, a conoscerci meglio per amarci sempre meglio.

Dove è offesa, ch’io porti il perdono. Succede di essere feriti. Signore fa che le nostre ferite non siano motivo di rabbia e di rancore. Aiutaci a sanarle alla luce del Tuo Amore e a consentire che attraverso il male ricevuto noi possiamo restituire il bene più grande: aiutaci ad amarci con il Tuo amore misericordioso e incondizionato.

Dove è discordia, ch’io porti la fede. Quante volte anteponiamo le nostre ragioni all’amore. Signore aiutaci a comprendere che aver ragione non serve se poi ciò porta disordine e distrugge la pace tra noi. Aiutaci a guardare a Te, al Tuo amore, e aiutaci ad avere uno sguardo con un orizzonte più ampio rispetto alle nostre limitate ragioni.

Dove è l’errore, ch’io porti la Verità. Signore Gesù sbagliamo tante volte. Aiutaci a comprendere quali sono i nostri errori dell’uno verso l’altra. Aiutaci anche a farci strumento l’uno per l’altra. Che ognuno sia per l’altro/a uno sguardo che lo aiuti a correggere i suoi errori. Uno sguardo che sia sempre di misericordia, mai giudicante.

Antonio e Luisa

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La paghetta settimanale !

Siamo ancora con il cuore intriso di bellezza dalla solennità del Corpus Domini che ci risulta problematico non farne un accenno, ma tenteremo lo stesso di sopravvivere. Quindi oggi commentiamo insieme il Vangelo di Matteo che la Liturgia ci propone domani, tratto dalla prima parte del capitolo 6. Ne riportiamo solo alcuni tratti:

<< In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando pregate,………, il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti,….. e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà». >>

Nella frase di apertura c’è già tutto ; ed è lì che concentreremo la nostra attenzione, le frasi susseguenti sono solo una dilatazione/esplicitazione della stesso concetto con vari esempi. Cominciamo con tre domande:

  • Desideriamo praticare la giustizia ? E quale giustizia ?
  • Cos’è questa ricompensa del Padre ?
  • Ma noi, la desideriamo la ricompensa del Padre ?
  1. La giustizia……….. a Gesù sembra che importi poco della giustizia umana, quanto piuttosto Gli interessi che ognuno riceva ciò che si merita….. ricordate quando ammonì “date a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio ciò che è di Dio ” ? Dove per “Cesare” intende le cose di questo mondo, ma soprattutto mette l’accento su ciò che è giusto dare a Dio: tutta l’adorazione, la lode, la gloria, l’onore, azioni di grazie, sacrifici, tributi, offerte, preghiere…ecc.. Spesso dimentichiamo che ci sono gesti d’amore che sono dovuti al nostro coniuge semplicemente perché gli/le spettano…. per giustizia. Esempi concreti ? Essere fedeli al nostro coniuge è un atto (anche) di giustizia, è una fedeltà di tutto il mio io : cuore, corpo, occhi, mani, pensieri, azioni, volontà, desiderio, ecc. Un altro atto di giustizia è onorare lei/lui tutti i giorni della mia vita. E soprattutto Gesù ammonisce che non bisogna sbandierarli ai quattro venti; soprattutto un gesto d’amore richiede il sacrificio del silenzio, del nascondimento, la logica del servizio è dare senza chiedere in cambio.
  2. La ricompensa del Padre…. ma è ovvio che sia il Paradiso. Ci pensiamo così poco al Paradiso….come faccio a saperlo ? Basta analizzare i nostri comportamenti: compiamo atti d’amore che portano con sé tutta la forza dirompente di atti supremi, unici ed irripetibili, potenzialmente gli ultimi ? Non ci pensiamo mai perché ci illudiamo di essere eterni, ma se vivessimo ogni gesto d’amore come se fosse l’ultimo cambierebbe tutto. Il Paradiso però lo pregustiamo in anticipazione già su questa terra sotto forma di pace del cuore, calma, serenità e gioia interiore nonostante la nostra imperfezione.
  3. Sembra che molte coppie, oggigiorno, non desiderino questa Pace, altrimenti vivrebbero molto diversamente. Spesso ci comportiamo come se dovessimo presentare la lista a fine settimana a Colui che poi è obbligato a darci la paghetta settimanale. Spesso trattiamo Dio come quello che ci deve dare la paghetta settimanale (magari una grazia particolare ); così facendo però viviamo con “la sindrome del bravo bambino” …. guarda papà come sono stato bravo, adesso mi dai la mia paghetta settimanale ? Così però agiamo in modo ingiusto, perché abbassiamo Dio alle nostre contorte logiche, senza contare di quando e di come chiediamo la paghetta settimanale al nostro coniuge spiattellandole/gli in faccia la lista delle nostre buone azioni d’amore. Ma Gesù non ha per caso detto di agire nel segreto chè la ricompensa verrà direttamente da Dio, il quale vede nel segreto del nostro cuore ?

Sposi carissimi, mostriamo al mondo la gioia di donare per la gioia di donare. Coraggio.

Giorgio e Valentina.

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Pornoemotività parte seconda

Oggi completo la riflessione (prima parte) facendo il paragone tra il mondo erotico e quello emotivo, occupandomi cioè di quella che chiamo pornoemotività e inizio dandone una definizione. Premesso che si può intendere la pornografia come un messaggio erotico in cui ogni significato autentico è sostituito con altri che sfruttano la forza dell’eros per essere veicolati, con pornoemotività intendo “un messaggio emotivo o emozionale in cui ogni significato autentico viene sostituito con altri che sfruttano l’emotività per essere veicolati”. In entrambi i casi i significati originali dovrebbero essere l’espressione dell’amore (quello autentico) che spinge all’attenzione verso la persona amata, mentre il significato “abusivo” inserito nel messaggio è espressione dell’egoismo, di uno sguardo rivolto a sé stessi al proprio piacere e ai propri bisogni.

Mi sono convinto della somiglianza delle due cose quando ho notato il comportamento degli amici nei gruppi di whatsapp e nei social network ma anche, ad esser sinceri, il mio stesso comportamento, perché anch’io molto tempo fa ho fatto uso di pornografia e oggi faccio uso di social network e gruppi, quindi certi meccanismi mi sono familiari… purtroppo. Per spiegarmi faccio un parallelo con le tre caratteristiche della pornografia dell’articolo precedente: esagerazione; falsità e autoreferenzialità o isolamento.

Esagerazione: certamente abbiamo tutti notato quanto il linguaggio online sia “super mega esagerato”, non esistono toni sobri, ma tutto è “incredibile” “pazzesco” “spettacolare” e l’uso delle immagini o delle emoji amplifica l’effetto, non importa se il messaggio è negativo (E’ UNA VERGOGNAAAA!!!!) o positivo (E’ UNO SPETTACOLOOOO!!!), neanche buongiorno va più bene, ci vuole un buongiornissimo!!! e gli auguri? No, meglio augurissimi!!! Con tanto di disegnini da scuola elementare. La cosa triste non è tanto vedere la lingua italiana violentata con tanta allegria, quanto accorgersi immediatamente che tanta esagerazione è vuota: veramente hai così tanta gioia nel cuore perché è il mio compleanno? Ma dai, che se non te lo ricordava Facebook, Google o Marione su Whatsapp manco lo sapevi! E tanto domani te lo sarai già dimenticato, passando all’augurissimo successivo… E il buongiornissimo coi cuoricini alle 7 di mattina? Proviamo a dirlo dal vivo a chi incontriamo… vi immaginate le reazioni? Come minimo riceveremmo un mavaff… (detto davvero col cuore però!)

Sull’isolamento: delle centinaia di messaggi, foto e video quotidiani, quanti rappresentano un messaggio vero, di sentimento, scritto davvero per te senza copiarlo? Ogni giorno troviamo un mucchio di roba: foto di piatti e calici pieni, odio verso un pensiero filosofico, politico o religioso, grandi aforismi sul senso della vita, indignazione superficiale per temi di attualità e perfino “autocertificazioni” dello stato di felicità perché tizio è in possesso di qualcosa o è riuscito in qualcos’altro. Tutto questo naturalmente raccontato in modo esagerato, anzi, esageratissimo, con grande trasporto emotivo, come se la persona che scrive fosse un tipo eroico, di altri tempi, pronto a grandi sacrifici per il bene dell’umanità… Ma a chi la vogliamo raccontare? Anche se abbiamo dei sentimenti e delle persone care, è proprio vero che i nostri sentimenti ci infiammano così tanto da sacrificare, che so, un paio d’ore del week-end? Il denaro che serve per l’abbonamento ai programmi preferiti? NO! Il messaggio non è veramente diretto a qualcuno ma è solo l’elogio di sé stessi, è rivolto a sé stessi, così che chi lo lancia possa procurarsi piacere da sé (la stessa esatta ricerca di chi fa uso di pornografia!), è diretto “a chiunque sia in ascolto” perché chi lo lancia vuole una reazione di compassione, di ammirazione o di interesse da chiunque. È solo una richiesta di aiuto di una persona sola e isolata: “consideratemi!!! Sono qua!!!”

Sulla falsità: un messaggio emotivo autentico nasce nel cuore di una persona e viene trasmesso ad un’altra, stabilendo così un contatto, una comunicazione tra due persone e spesso l’emotività del messaggio passa, lasciando il posto al vero significato del messaggio (amore declinato in varie forme: fraterno, solidarietà, nostalgia di un luogo o di una persona, eros), nella pornoemotività quello che conta è suscitare un’emozione, solo questa è la cosa importante e gratificante, se pur si parte da un significato autentico questo viene subito abbandonato per crogiolarsi nell’emozione del momento, ma questa da sola non si mantiene e così si va in cerca di un’altra nuova emozione… se questo non ti ricorda niente sei una persona fortunata, perché questo è esattamente il meccanismo che si instaura nella pornografia, che spinge sempre alla ricerca di nuova pornografia. Il messaggio è falso perché non ha lo scopo di comunicare un vero amore, nelle sue varie forme, ma ha invece il solo obiettivo di “eccitare” emotivamente.

Un aspetto inquietante nella pornoemotività è l’accettazione sociale. A differenza della pornografia, che almeno “in facciata” va contro la decenza e la moralità, questa è invece del tutto accettata, anzi, del tutto apprezzata. Chi biasimerebbe qualcuno che s’infiamma di indignazione per qualche causa giusta? Anche se si tratta di un’indignazione vuota e temporanea? O chi biasimerebbe qualcuno che per il compleanno di una persona manda messaggini zuccherosi con bacini e cuoricini? Anche se questi non si scomoda a presentarsi di persona sacrificando un po’ di tempo? Nessuno! In realtà è molto difficile, anzi, impossibile distinguere nel comportamento degli altri, quanto sia vero ciò che vien fuori dalle loro tastiere, ci vogliono tempo e occasioni per mettere alla prova le persone, senza escludere che chiunque potrebbe deludere in qualche prova, nessuno è perfetto e nessuno è ideale. Questo però non deve deludere definitivamente, ognuno merita qualche seconda occasione, altrimenti rischiamo di rifugiarci di nuovo in mondi costruiti dietro messaggi falsi, emotivi o erotici. Cosa possiamo fare? Non giudicare gli altri ma educare noi stessi a comportarci sempre onestamente, sia dal vivo che a distanza, ad essere sinceri anche rischiando di sembrare antisociali, a non cadere in tentazione di volere qualche like o commento d’approvazione a buon mercato. Chi ti vuol bene non ha bisogno del “super fantastico tu” ma vuol bene a te così come sei.

Ma che c’entra questo con gli sposi? Tantissimo! Ogni gesto, parola, messaggino (perché no?) deve sempre essere onesto e sincero, anche rispettoso certo, riflettiamo: chi riceve i gesti e i messaggi è la persona amata, il rispetto più grande che puoi avere per lei e che puoi pretendere da lei sta nel fatto che su quei “ti amo” si possa contare davvero. Ricordiamo quella promessa scambiata all’altare che tra la altre cose diceva: “…amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita” e così sia!

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Il Corpus Domini. Lo Sposo ama così tanto da farsi mangiare.

Oggi è la solennità del Corpo e Sangue di Cristo. Arriva subito dopo quella in cui si ricorda la Trinità. Domenica scorsa abbiamo ricordato Dio amore, Dio tre persone, ma un’unica sostanza, un unico amore. Dio come relazione intima e perfetta tra tre persone. Dio che non potrebbe essere che così. Dio è amore e l’amore può esistere solo nella relazione. Dopo aver approfondito tutto questo, oggi ricordiamo che una di quelle Persone si è incarnata, che Dio si è fatto uomo. Non solo 2000 anni fa, ma si rende presente anche oggi in ogni consacrazione. Nell’ostia e nel vino consacrati c’è la reale presenza di Cristo. Cristo che si fa carne. Cristo ci ha amato così tanto da scegliere questa modalità particolare per rendersi presente. Gesù desidera così tanto essere uno con noi che ha scelto di farsi mangiare.

Fedeli di altre religioni non comprendono tutto questo. Ci deridono e forse ci biasimano. Per loro è inconcepibile un Dio così, che si fa piccolo, che si fa carne, che muore per noi e che addirittura si lascia mangiare. Noi abbiamo la grazia di averlo incontrato. Crediamo che tutto questo sia possibile perchè ci siamo sentiti amati e desiderati da Lui. Abbiamo incontrato un Dio che non ci ha imposto la sua signoria. Gesù è mio Signore perchè desidero con tutto il cuore che lo sia. Mi ha conquistato con il suo amore. Mi ha conquistato dando tutto per me. Mi ha conquistato quando non ha mai smesso di aspettarmi, anche quando io rivolgevo lo sguardo ad altro. Lui è il mio Signore perchè gli ho donato il mio cuore dopo che lui mi ha dato tutto senza chiedere nulla in cambio.

Gesù stava celebrando un matrimonio in quell’ultima cena. Stava sposando la sua Chiesa nascente.  Matrimonio che si è concluso sulla croce. Matrimonio che ci consentirà di risorgere. Stava sposando ogni persona battezzata. Anche me e anche voi che leggete. Gesù ci ha mostrato come ama uno sposo. Così dobbiamo essere noi. Amare l’altro/a fino a farci mangiare da lui o da lei. Farci mangiare nel senso che noi abiteremo in lui/lei, saremo parte di lui/lei. Le sue preoccupazioni saranno le nostre preoccupazioni. La sua gioia sarà la nostra gioia. Il suo dolore sarà il nostro. La sua vita sarà anche la nostra. Saremo una carne sola e un cuore solo.

Non ci dicono questo? Beato quello sposo (quella sposa) che riesce a vivere questo amore, con questa attenzione, questa dedizione e questa cura verso l’altro. Chi riesce è una persona che ha capito cosa davvero conta nella vita, ha capito cosa sia il matrimonio e si sta preparando al meglio ad incontrare quel Gesù che non desidera altro che accoglierlo in un abbraccio nuziale che durerà per sempre.

Matrimonio ed Eucarestia sono due realtà imprescindibili una dall’altra. Almeno per noi cattolici. Sono sacramenti dell’alleanza. Attingendo all’Eucarestia, all’alleanza d’amore tra Gesù e noi, possiamo trovare forza, vita e amore per realizzare al meglio la nostra relazione sponsale. Guardando a come noi sposi ci amiamo (o dovremmo amarci), all’alleanza nuziale  tra un uomo e una donna, il mondo può capire qualcosa di più del mistero dell’Eucarestia. La festa del Corpus Domini è, in fin dei conti, un anniversario di nozze.

Antonio e Luisa

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Pornoemotività parte prima

In questo blog sono stati scritti tanti articoli sui pericoli della pornografia, riflessioni concrete e preziosissime che professionisti ci hanno regalato, consentendoci di riflettere con maggior chiarezza sul nostro modo di vivere la sessualità in particolare nel matrimonio. Ciò che dal mio modesto punto di vista voglio condividere al riguardo è una personale osservazione su quanto siano somiglianti certi atteggiamenti riguardanti le emozioni con quelli legati all’influenza della pornografia.

Parto da ciò che la mia esperienza mi dice sulla pornografia, comprendendo in questa anche cose non propriamente pornografiche ma tutto ciò che spinge verso un erotismo provocatorio e contrario alle autentiche esigenze dell’amore. Per semplificare voglio definire tre aspetti di base sempre presenti nella pornografia: è esagerata, è un messaggio falso e (non ultimo) è una cosa autoreferenziale, cioè che genera isolamento.

Sull’esagerazione gli esempi da fare sono fin troppo semplici e grotteschi: esagerazioni fisiche… quante se ne vuole… esagerazioni di numeri… pure, esagerazioni di situazione: vogliamo parlare di tutte le professioni che sono prese ad esempio per creare situazioni surreali e pornografiche? La cosa importante è che ci sia esagerazione, come se fosse uno spettacolo da mettere in primissimo piano, anzi, perché È uno spettacolo da mettere in primo piano e come tale deve essere eccessivo, sproporzionato, eclatante, solamente così si riesce a nascondere che fondamentalmente… è squallido.

Sulla falsità: il messaggio che viene proposto è: qualcuno ha una voglia irresistibile di fare sesso, tantissimo, con chiunque e naturalmente in modo esagerato. La verità è che in tutta la pornografia esistente NESSUNO vuole veramente fare sesso, ma solo e certamente guadagnare del denaro. Senza andare a disturbare le tristi testimonianze di attori hard, basta andare su Wikipedia a vedere il fatturato annuo di MindGeek Holding S.a.r.l. con il porno: più di un miliardo di dollari (un miliardo all’anno!!), ma scendiamo un po’ di livello, a ciò che forse non si considera porno ma comunque ad una messa in scena che coinvolge e stuzzica idee erotiche, una cosa più subdola e pericolosa, proprio perché più accettata, ma comunque in grado di educare la mente ad una sessualità irreale: la pubblicità. Una volta ero in macchina con un collega e giudicai con disprezzo un paio di cartelli pubblicitari, nel primo, spiccava una panterona con una scollatura ombelicale che letteralmente “succhiava” del vino da un grosso calice, l’altro cartello era quasi esilarante: un’altra panterona seminuda era sdraiata su un parquet, lo accarezzava e lo guardava con desiderio mordendosi un labbro! Dopo le mie osservazioni il collega mi disse <ma che dici!? Quella mica è pornografia!> e io, <quando su quella foto, in quel modo, ci vedrò tua madre, tua sorella, tua moglie o tua figlia e tu mi dirai ancora che non è pornografia allora potrò crederti>. Già, a volte basta poco per capire quanto è squallido ciò che stiamo guardando, a quanta influenza negativa siamo esposti quotidianamente, in breve: quanto è falso il messaggio pornografico che ci viene proposto.

Il messaggio esagerato e falso poi, è qualcosa che nasce e vive dentro l’immaginazione di chi lo riceve, ovvero genera isolamento, non c’è una vera comunicazione, chi propone messaggi erotici ha un altro fine: denaro, vantaggi, ammirazione, considerazione. Solo chi lo guarda ha tutto un mondo erotico immaginato dentro di sé, cosa che non interessa a nessuno, neanche a chi a lanciato il messaggio, per cui chi fa uso volontariamente di pornografia è sostanzialmente… solo. Quando questa solitudine viene portata dentro i rapporti veri, allora nascono incomprensioni, insoddisfazioni e se non c’è un vero cambio di rotta si finisce col distruggere i reali rapporti tra le persone.

Nell’autentica sessualità si potrebbe dire che il messaggio ha tre aspetti di base completamente opposti a ciò che abbiamo visto finora, ovvero: la vera sessualità non è esagerata ma coraggiosamente sobria, ovvero non si deve dimostrare niente a nessuno ma ci si propone per ciò che si è, liberamente, senza paura di non essere all’altezza, e si desidera l’altro esattamente perché È quella persona, senza che questi debba essere per forza “super”; la vera sessualità non è falsa ma genuina al 100%, dichiarata apertamente e con una gioia libera, il suo scopo è la realizzazione dell’amore naturale, non ha secondi fini perché ogni fine secondario avrebbe comunque un valore talmente misero da guastarla; la vera sessualità è rivolta ad un altra persona, sempre. È ricerca dell’altro quando siamo soli, è dono totale reciproco con l’altro quando si è trovato, non è mai uno sguardo rivolto a sé stessi ma sempre alla persona amata. È un messaggio che dice: io ti amo, desidero donarmi a te così come sono, con tutto me stesso e desidero riceverti così come sei, tutta, anima e corpo.

A lunedì per la conclusione della riflessione.

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Gesù bambino e Art Attack

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”..

I figli sfornano continuamente idee. Le nostre figlie, anche se ancora piccoline, hanno idee nuove da realizzare abbastanza frequentemente.

“Mamma…posso prendere i tuoi smalti? Papà…posso prendere un foglio dalla stampante?

E anche se tu rispondi: “NO!!!”, loro ugualmente – prese dalla smania di creare quello che hanno appena visualizzato nella loro mente – si lanciano in grandi opere che art attack scansati proprio

Ve l’immaginate Gesù – non più nella culla di paglia tanto caruccia al freddo e al gelo – ma in agguato nella falegnameria di Giuseppe…o tra i gomitoli di Maria?

“Papà, posso usare la pialla che devo fare uno scivolo per il mio Peluche?” “Mamma, posso usare un po’ di lana che voglio farci un’altalena per il mio Robot giocattolo?”

E Giuseppe e Maria…cosa avranno risposto alle richieste martellanti del Gesù bambino preso dagli attacchi d’arte e sporco di colla vinilica?

Probabilmente, dopo l’ennesima richiesta si saranno arresi anche loro…probabilmente però, a differenza nostra (cioè nostra di Pietro e Filomena, non vostra che leggete e che sicuramente siete brave persone)…a differenza nostra non avrebbero infranto i sogni artistici e creativi del piccolo Gesù, ma si sarebbero fidati.

Si…Giuseppe certamente ne sapeva più di lui in materia di sedie, trucioli e mastice, ma probabilmente si sarà fidato di suo figlio, di quel bambino che ha imparato in quella bottega cosa voglia dire avere un Padre che si fida di te.

E Maria? Si sarà infuriata (come me e Filomena) quando Gesù ha sprecato un intero gomitolo di lana per creare un labirinto? Forse si è fidata…si è fidata che quel bambino (bambino come tutti) che stava imparando a ritrovare la strada di casa e a non aver paura di perdersi mentre raggomitolava la lana che dalla bottega del padre portava dritto alla cucina dove era sua madre intenta a preparare il pranzo…

Gesù è stato l’adulto che è stato anche e soprattutto grazie al fatto che le prime persone che hanno creduto (a 360°) in lui, sono stati la sua mamma ed il suo papà.

E noi, ci fidiamo dei nostri figli?

Ci fidiamo del fatto che hanno delle potenzialità che non immaginiamo neanche?

Ci fidiamo che il loro punto di vista alternativo al nostro un giorno potrebbe essere il punto di vista che sarà necessario per il mondo in cui viviamo?

A volte li guardiamo e vediamo in loro i nostri difetti…e siccome non piacciono a noi, ci fanno arrabbiare.

Sono disordinati come in fondo lo sei anche tu…

Sono pignoli come in fondo lo sei anche tu…

Si emozionano ed amano…come in fondo lo fai anche tu.

E siccome non credi abbastanza in te stesso finisci per distruggere anche il loro mondo, il loro modo nuovo di progettare una casetta di cartone o una cucina per le bambole.

Allora chiediamo soccorso ai santi genitori Maria e Giuseppe, affinché ci aiutino a vedere nei nostri figli, anche quando ci fanno arrabbiare (non parliamo di voi che siete brave persone, ma di me e Filomena che non lo siamo)…anche nei momenti che ci sembrano i peggiori figli di questo mondo…possiamo scorgere in loro una persona degna di stima, una dimora dello Spirito di Dio.

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Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

Dirette 3 coppie 2.0. La famiglia di origine. (3 parte)

Abbiamo terminato il precedente articolo sul più bello. (Cliccate qui per leggere le prime due parti 1 2) Se l’altro non capisce che c’è un problema? Se non vuole fare nulla per arginare la famiglia di origine? E’ sicuramente un comportamento che genera una ferita nella coppia e nel coniuge che si vede non sostenuto. A volte si sente addirittura amato meno dei suoceri. C’è davvero una sensazione di tradimento. Essere messi dopo quando dovremmo essere al centro dell’amore del nostro sposo o della nostra sposa ci fa stare male.

L’errore più grande che in questi casi si può commettere è mettersi in competizione. Purtroppo è anche la reazione più immediata ed impulsiva. E’ importante, quindi, da un lato spronare l’altro/a, non far finta di niente. Il problema c’è e va affrontato. Senza però fare la guerra. Mettersi in competizione fa sentire l’altro in mezzo a due fuochi e se è dipendente, non autonomo dalla famiglia di origine, reagisce male. C’è un acuirsi delle tensioni. Se il nostro coniuge è dipendente non funziona. Non è riuscito ancora ad elaborare i confini e dare un ultimatum lo distrugge.

Cosa fare allora? C’è la via più difficile ma l’unica che può dare risultati. Corteggiare l’altro/a. Amarlo ancora di più. La modalità di Dio. Chi è lontano o è schiavo lo ama ancora di più per liberarlo e riattirarlo a sè. Corteggiare anche la famiglia di origine in alcuni casi può essere risolutivo. Non significa adulare ed essere ipocriti, ma deporre le armi. Mostrare di avere una predisposizione positiva e non competitiva. Di non essere un pericolo per il loro “bambino” o per la loro “bambina”

Lo sappiamo è una strada difficile e piena di incognite, dove serve pazienza ed equilibrio. Se avete questo problema ricordate però che avete scelto voi di sposare vostro marito o vostra moglie. Avete preso tutto di lui/lei. Avete preso il pacchetto completo e ora non potete lamentarvi che non è quello che volevate. Non serve. E’ ora di rimboccarsi le maniche e amare più che potete l’altro/a. Per portare in salvo il vostro matrimonio, per liberare lui/lei dalla sua schiavitù e per sanare le vostre ferite. Chiedete la forza a Gesù. Nel sacramento c’è tutta la Grazia necessaria per farcela.

Antonio e Luisa

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Dirette 3 coppie 2.0. La famiglia di origine. (2 parte)

Riprendiamo il discorso da dove l’abbiamo lasciato (qui la prima parte). Come mettere argine alla famiglia di origine quando questa rischia di rovinare la relazione della coppia di sposi. Partiamo con una domanda. E’ necessario mettere una distanza anche fisica tra noi e i nostri genitori oppure basta una distanza emotiva e psicologica? Non è necessario sempre allontanarsi anche geograficamente. All’inizio del matrimonio forse è però indicato. Anche quando la famiglia di origine non è invadente. E’ importante trovare e custodire il noi della coppia. Fare in autonomia le scelte. Scoprirsi un qualcosa di diverso dai nostri genitori. Si lo sappiamo ma spesso non lo abbiamo coscientizzato in noi stessi.

Prendere consapevolezza che siamo altro è un passaggio fondamentale. Magari le nostre famiglie di origine possono anche soffrire della nostra scelta, quando decidiamo di metterle un po’ da parte, ma è necessario. Se affrontiamo questo passaggio poi possiamo tranquillamente vivere vicino ai suoceri perchè ci sarà una consapevolezza diversa e i ruoli saranno chiari.

E’ fondamentale capire che non sono loro che devono staccarsi da noi, che sono invadenti, ma siamo noi figli che dobbiamo staccarci da loro. Abbiamo in mano la nostra vita e se noi non vogliamo, i nostri genitori non possono andare oltre ciò che noi consentiamo loro di fare.

Come agire in concreto? Vi diamo alcune regole. Sono proposte da Claudia e Roberto:

  1. Ognuno dei due sposi si interfaccia con la propria famiglia. Ciò significa che se io dovessi avere problemi con la madre di mia moglie è meglio che lasci comunque parlare mia moglie. Ciò che dice un figlio o una figlia ha un peso diverso rispetto a quando parla un genero o una nuora.
  2. Tra i due sposi è fondamentale ci sia accordo. Si può litigare dentro casa ma fuori uniti. Non dobbiamo mostrare disaccordo. Se mia moglie litiga con mia madre, io davanti a mia madre difendo mia moglie. Poi nel privato possiamo anche discutere sul suo comportamento. Mostrare disaccordo è già una crepa dopo possono entrare gelosie e competizioni. E’ fondamentale mettere un confine dove la famiglia di origine non possa entrare e mettere zizzania.
  3. I genitori non devono avere le chiavi di casa e se le hanno non usarle quando noi siamo in casa. Devono bussare sempre. Si tratta di un accorgimento più psicologico che altro. E’ importante capiscano che stanno entrando nella casa di un’altra famiglia, non della loro.

Tutti questi accorgimenti sembrano quasi cattivi verso chi ci ha generato e cresciuto. In realtà mettere paletti è indispensabile per noi, per la nostra coppia e anche per loro. Solo nella libertà si può amare in modo sano. Non nella dipendenza. Mettere un confine tra noi e loro significa custodire la nostra coppia e anche loro dai nostri pesi che magari fanno fatica a sopportare. Se si crea questo tipo di rapporto poi ci sarà anche la serenità e la tranquillità necessarie per prenderci cura di loro quando saranno anziani e avranno bisogno di un sostegno.

Ok tutto chiaro e facile se entrambi gli sposi sono d’accordo. Se mia moglie non capisce? Se mio marito non ci sente? Risponderemo con il prossimo articolo.

Antonio e Luisa

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Giochiamo a nascondino ?

Il Vangelo di oggi è breve ma intenso, data la sua brevità lo riportiamo per intero Mt 5, 13-16 << In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli». >>

Mettiamo in evidenza solo alcuni passaggi :

  1. ai suoi discepoli
  2. siete sale e luce
  3. vedano le vostre opere buone

Ora, tentiamo di addentrarci un poco in ogni passaggio senza la pretesa di essere esaustivi, ma convinti che “mattone su mattone viene su la grande casa” : quindi anche oggi pochi mattoni ma sistemati bene.

  1. Spesso, pensiamo che Gesù avesse il megafono, un canale televisivo, una stazione radiofonica oppure un profilo sui social, e che avesse mille e più gruppi di Whatsapp,; quindi che le sue prediche fossero condivise su centinaia di migliaia di profili social. In realtà, sembra che il più delle volte Gesù parlasse ad una cerchia ristretta di persone. Anche questa volta Gesù, infatti, parla “ai suoi discepoli”, non al mondo intero. Ma nel nostro tempo, chi sono i “suoi discepoli” ? Siamo noi, i battezzati, e nello specifico noi sposi nel sacramento. Quindi, Gesù non sta parlando ad una massa informe, generica, ma ai suoi discepoli, cioè quelli che lo seguono e si sforzano di imitarlo in tutto all’interno del matrimonio.
  2. “sale e luce”…. sono due metafore diverse usate da Gesù per esprimere lo stesso concetto con sfumature diverse. Ma ci colpisce quel “siete”…. attenzione : Gesù non dice: sarebbe bello che voi foste sale e luce…. se vi va potreste diventare sale e luce…. mi piacerebbe che voi diventiate sale e luce… MA, … SIETE …. cioè ? Non dobbiamo aspettare di diventare sale e luce, SIAMO GIA’ SALE E LUCE in virtù del nostro Battesimo e di tutti gli altri Sacramenti e doni di Grazia; dobbiamo solo vivere per ciò che siamo…. spesso viviamo così superficialmente (alla superficie e non in profondità) il nostro cristianesimo vissuto che è come se il sale avesse perduto il sapore.
  3. “vedano le vostre opere buone” … quindi ? E’ finito il tempo dei codardi, è finito il tempo di giocare a nascondino, è finito il tempo di vergognarsi di appartenere a Gesù Cristo e alla sua Chiesa; il mondo ha bisogno di luce ma….. il fine qual è ? Non è per ottenere vantaggi personali, godere della stima del mondo, farsi un posto di rilievo nella società, sarebbe tutto vanagloria, passa presto la scena di questo mondo. INVECE dobbiamo uscire allo scoperto, ma perhé vedendo le nostre opere buone gli altri rendano gloria al Padre, ce lo ha detto lo stesso Gesù…. insomma: affinché si convertano. E’ una missione impegnativa che ci responsabilizza! Ogni coppia deve trovare i metodi e i modi migliori per compiere questa missione da 007.

Coraggio sposi, che Gesù si fida di noi per convertire il mondo.

BASTA giocare a nascondino !

Giorgio e Valentina.

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Dirette 3 coppie 2.0. La famiglia di origine. (1 parte)

In questo periodo Luisa ed io, con gli amici di Sposi&Spose di Cristo e Amati per Amare, stiamo organizzando delle dirette facebook su vari argomenti inerenti il rapporto di coppia e la famiglia in genere. Ne sta uscendo qualcosa di bello e soprattutto di molto utile. Tante persone ci hanno scritto per approfondire i diversi temi delle serate o semplicemente ringraziare. Per questo abbiamo deciso di mettere nero su bianco i punti principali scaturiti durante le dirette.

In questo articolo ci occupiamo di famiglia d’origine. Grazia o tormento? Croce o delizia? E’ davvero così. La famiglia di origine può essere quel quid in più che sostiene la coppia e la nuova famiglia che si è formata, oppure può essere un fattore disgregante e distruttivo. Oggi parliamo dei problemi causati dalla famiglia di origine senza dimenticare però che spesso i suoceri sono una risorsa e persone meravigliose.

In genesi troviamo scritto  Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne. (Genesi 2, 24) Dio ci chiama all’autonomia. Per formare davvero una nuova famiglia abbiamo bisogno di abbandonare padre e madre. Come a dire che per unirci davvero tra di noi sposi dobbiamo tagliare il cordone con i nostri genitori. Non significa che non ci saremo più per loro. L’amore resta e forse sarà anche più forte data la lontananza. Però muta. Dobbiamo però essere capaci di metterlo al posto giusto. Non è corretto infatti dire che ameremo di più nostra moglie o nostro marito rispetto a loro, ma che la relazione sponsale viene prima di tutte le altre relazioni. Fare classifiche dell’amore significa già entrare in competizione, invece è importante comprendere che i due rapporti sono su piani differenti. Non in competizione.

Solo così, rendendosi indipendenti, gli sposi potranno davvero onorare i genitori, non come membra ancora dipendenti da essi affettivamente e psicologicamente, ma come uomini e donne liberi e maturi che proprio perchè emotivamente autonomi possono relazionarsi e prendersi cura nel modo giusto di loro.

Cosa fare quindi quando i genitori di uno dei due sposi o di entrambi non vogliono o non sono in grado di stare al loro posto? Diciamo subito che è fondamentale intervenire. Purtroppo tante separazioni sono causate spesso da problemi irrisolti con le famiglie di origine. Claudia (Amati per Amare) dice che serve un processo di desatelizzazione. Processo che inizia già nell’adolescenza ma che è fondamentale mettere in atto quando ci si sposa. Significa smettere di orbitare intorno alla famiglia di origine e avere la forza di staccarsi e di trovare una nuova orbita. Diversa e indipendente. Quando ci si sposa il centro dell’orbita diventa la nuova famiglia. E’ il noi della coppia.

Ci sono due dimensioni da prendere in esame. La dimensione interpesonale. Come coppia come ci poniamo con le famiglie di origine? Poi c’è la dimensione intrapsichica cioè quanto tendiamo a replicare comportamenti e dinamiche della nostra famiglia di origine in quella nuova. Anche comportamenti magari negativi e sbagliati. Nei litigi tra noi coppia spesso non c’è solo il nostro coniuge ma c’è anche la presenza ingombrante di nostro padre o nostra madre. Ci portiamo la nostra storia. Ci portiamo i nostri legami emotivi irrisolti. Litighiamo con lui/lei ma stiamo litigando anche con nostro padre o nostra madre.

Nel prossimo articolo approfondiremo la prima dimensione. Cosa fare quando la famiglia di origine rischia di essere invadente e di creare tensioni che con il tempo possono dividerci? Seguiteci e lo scoprirete.

Antonio e Luisa

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La Trinità? Come due sposi che si amano.

Questa domenica si festeggia la prima solennità del tempo ordinario dopo il tempo di Pasqua. Si festeggia la Santissima Trinità. Chi è Dio? Molte volte ce lo siamo chiesti. Molte volte abbiamo cercato di capirci qualcosa. Tempo perso. Si possiamo discuterne e studiare, possiamo imparare il concetto, ma l’essenza di Dio Trinità è qualcosa che ci supera e che noi non abbiamo la capacità di comprendere. E’ qualcosa che va oltre. La prima lettura ci dice qualcosa sul carattere di Dio. Dio è quello che ci riprova sempre. Colui che non smette di volerci bene e di desiderare il nostro amore.

Dice di sè infatti rivolto a Mosè: il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà, Dio ripete continuamente lo stesso errore: si fida di noi, nel tempo e nella storia, nonostante le innumerevoli volte che lo abbiamo tradito. Nonostante i tanti idoli che ci costruiamo e che mettiamo al suo posto. Dio dona il suo amore al suo popolo, dona i suoi comandamenti, e il popolo d’Israele si costruisce un Idolo, tradendo l’amore di Dio. Mosè, in un impeto di rabbia scaglia le tavole della Legge contro l’idolo. A rompersi sono le tavole di pietra. Non l’idolo.

Non c’è nulla su questa terra che possa distruggere quell’idolo che abbiamo posto a guida della nostra vita. Le nostre convinzioni sbagliate, i nostri pregiudizi, i nostri vizi, il nostro modo di pensare spesso inquinato dalla menzogna. Non c’è nulla di umano che possa distruggere questa nostra corazza che ci impedisce di amare in modo autentico, di essere veri, di essere pienamente uomo e pianamente donna.

Cosa c’entra tutto questo con la Trinità, con l’essenza di Dio stesso? C’entra molto perchè ciò che può distruggere la nostra corazza di menzogna è l’amore, che non è qualcosa di terreno ma di divino. Nel matrimonio un uomo e una donna che si donano e si accolgono davvero riescono con il tempo, gradualmente, giorno dopo giorno a liberarsi di tutte le bugie e riescono a intravedere la bellezza dell’amore autentico e a farne esperienza.

Per questo l’immagine più aderente alla Trinità che possiamo trovare nella concretezza dell’umanità è proprio la coppia di sposi che si ama. Già perchè una coppia di sposi che si dona completamente all’altro/a in una relazione fedele, indissolubile, feconda, unica riesce a mostrare al mondo chi è Dio. Cioè come si amano le tre persone della Trinità.

La vocazione matrimoniale non è meno importante di quella sacerdotale o dei consacrati. Il sacerdote ci dice che Dio c’è, ma la coppia di sposi racconta chi è Dio, come ama. Per questo non siamo meno importanti, non siamo meno necessari. Soprattutto è importante prendere consapevolezza che anche il matrimonio è una vera consacrazione che ci rende strumenti di Dio, per mostrarsi nel nostro amore a un mondo assetato di verità e di bellezza. Assetato di Dio.

Antonio e Luisa

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Commento al Vangelo di fra Andrea Valori

Il piacere è nell’unione

Ciao Antonio e Luisa. Vorrei restare anonima. Una domanda molto personale. Mio marito mi chiede, durante il sesso, di fare cose che non mi piacciono e non penso siano sane. Il sesso anale è una di queste. Lui dice che io sono bigotta e che tutti fanno queste cose. Cosa posso fare?

Carissima c’è sicuramente un problema. Se tuo marito nell’intimità non trae soddisfazione dall’unirsi a te, ma da pratiche sempre più spregiudicate e, consentimi, deviate, c’è un problema. Non sei bigotta. Neanche io voglio fare il bigotto, quello che giudica i comportamenti sessuali delle persone, solo perchè si discostano da quello che prescrivono i manuali di morale. Non credo neanche che i manuali in questione trattino così nello specifico questi argomenti. Almeno io non ne sono a conoscenza. C’è però una domanda fondamentale che ogni coppia si deve porre. Lo deve fare per la propria felicità e realizzazione.

Abbiamo desiderio di unirci all’altro/a, di vivere un’esperienza meravigliosa attraverso il corpo che ci faccia sperimentare fusione e comunione , oppure cerchiamo altro? Cerchiamo di mettere in pratica delle fantasie che abbiamo nella nostra testa, fantasie generate e nutrite da tutta la “cultura” pornografica che ci circonda e che spesso cambia e influenza in modo radicale la nostra idea di sessualità e di sesso? Detto in altre parole: l’unione intima con l’altro/a è il fine oppure un mezzo attraverso cui possiamo dare concretezza a quanto abbiamo visto fare da altri? Detto ancora in modo più chiaro: vogliamo amare o usare l’altro/a?

Dopo tutta questa premessa permettimi di arrivare ad una ovvia conclusione. Chi cerca di usare l’altro/a per ricercare il piacere solo nell’atto sessuale, non ne sarà mai pienamente soddisfatto e cercherà di andare sempre un po’ più oltre per sperimentare nuove modalità. Anche nei matrimoni, lo so per certo, è sempre più presente il sesso anale, perfino, in certi casi, lo scambio di coppia, oppure altro ancora. Non trovando una soddisfazione che può venire solo da un rapporto vissuto per unirsi in una comunione profonda all’altro/a, si cercherà di andare sempre un po’ oltre, illudendosi di avvicinarsi a un piacere da cui ci si sta invece allontanando. Non di rado questo modo di vivere la sessualità porterà la coppia nel tempo all’astinenza e al deserto sessuale. Spesso a lasciarsi. Perchè si rimane delusi e, solitamente, ci si accusa a vicenda.

Faccio un esempio. La nostra amica Luisa è ginecologa. Molto spesso ci rivolgiamo a lei per chiedere consigli ed aiuto quando non sappiamo bene cosa rispondere a certe domande. Lei ci ha confidato che sono sempre di più le donne che durante le visite si lamentano del marito o del compagno. Una lamentava l’insistenza del marito ad avere un rapporto anale con lei. Siate sinceri/e: secondo voi lui voleva unirsi a lei oppure usarla per mettere in pratica fantasie pornografiche? Io non credo ci siano dubbi.

Quindi tornando alla tua domanda ti rispondo chiaramente. Abbi la forza e il coraggio di dire no. Lo devi fare per te, per lui e per la vostra relazione. Parla con lui, iniziate un vero percorso insieme di recupero, che vi porti a vivere il rapporto per quello che è: la modalità più bella e più concreta che abbiamo noi sposi per esprimere attraverso il corpo l’unità dei nostri cuori. Riappropriatevi di una sessualità sana dove il piacere non viene da pratiche sempre più spregiudicate (piacere effimero, che dura molto poco e che non soddisfa mai fino in fondo, se e quando c’è) ma dal vostro amore che viene nutrito in una relazione fatta di tenerezza, cura e dono reciproco. Non c’è nulla di più bello che vivere un rapporto intimo che si consuma (si porta a compimento) nell’abbraccio dei corpi e nello sguardo reciproco che arriva dritto al cuore dell’altro/a. Questo è il vero piacere, molto più grande di un orgasmo provocato da una fantasia, che non unisce ma che rende sempre più soli e distanti.

Antonio e Luisa

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“Famolo Sano”

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”..

Nell’ultima diretta di 3 Coppie 2.0″ che con un pizzico di brio da qualche settimana portiamo avanti insieme ad Antonio e LuisaClaudia e Roberto, abbiamo tentato di affrontare il tema della Sessualità.

Tema “scottante” che noi come “Sposi&Spose di Cristo” abbiamo letto da un punto di vista spirituale.

Ecco cosa abbiamo detto!

Buona lettura…

+++

Nel libro della Genesi 2,23 leggiamo:

Allora l’uomo disse:
«Questa volta essa
è carne dalla mia carne
e osso dalle mie ossa.
La si chiamerà donna (‘isshà)
perché dall’uomo (‘ish) è stata tolta».

In italiano facciamo un po’ di fatica a capire il senso di queste parole che vengono comunemente chiamate: “il canto di gioia di Adamo”.

Nel testo originale troveremmo:

La si chiamerà ‘isshà
perché da ‘ish è stata tolta.

Quindi il termine che l’ebraico usa per definire donna è ‘isshà e per definire l’uomo usa ‘ish.

Cosa significano queste due paroline? Hanno più significati, non solo donna e uomo, ma anche sposo/a, amico/a, fratello/sorella, amante.

Quindi le tre dimensioni dell’amore erotico, dell’amicizia e dell’amore donativo che nell’antichità erano separate, nel testo Biblico sono unite. In questo vediamo una carica profetica enorme…pensando a quando è stata scritta la Genesi è davvero sconvolgente!

La Bibbia ci sta dicendo che l’amore si può vivere a 360° nella coppia.

Quindi Eros (amore erotico) e Agape (amore donativo) non sono più separati! Lo sposo e la sposa sono chiamati a diventare amici ed amanti.

Il matrimonio è costituito da due aspetti fondamentali: l’aspetto unitivo e quello procreativo.

L’aspetto unitivo è crescere nella comunione tra i coniugi, aiutarsi a donare la vita per percorrere insieme la via della santità.

I termini ‘ish e ‘isshà indicano l’aspetto unitivo della coppia: maschio e femmina vivono la sponsalità con il corpo, la psiche e l’anima.

Il termine Sposo/a viene dal latino SPONS che significa promessa. Promessa di cosa?

Del dono di sé. L’essere umano può portare a compimento la sua umanità solo nel dono sincero di sé.

L’uomo e la donna portano inscritta nel corpo la sponsalità come vocazione alla comunione delle persone.

Parlando di sessualità, pensiamo subito all’atto pratico (per così dire), mentre dobbiamo ricordarci che l’amicizia tra gli sposi è il primo elemento dell’aspetto unitivo della coppia.

Una buona intimità sessuale dipende da una buona qualità della relazione tra gli sposi.

Infatti il matrimonio è un’unione che possiede tutte le caratteristiche di una buona amicizia: ricerca del bene dell’altro, reciprocità, tenerezza, intimità, stabilità.

Il matrimonio si rivela così un’amicizia che comprende le note proprie della passione orientata verso un’unione sempre più intensa.

La Chiesa ci dice che il Matrimonio non è stato istituito solo in vista della procreazione (ovvero i figli), ma per far crescere l’amore reciproco tra i coniugi per portare a compimento la propria umanità e la propria vocazione alla comunione.

La Chiesa, nella sua sapienza, sottolinea che le due dimensioni non devono essere separate. Infatti se nella vita concreta c’è uno squilibrio tra la dimensione unitiva e quella procreativa…questo porta allo squilibrio della coppia. Ai litigi, al non comprendersi più, a vivere male.

Per esempio abbiamo conosciuto diverse coppie che hanno vissuto intensamente l’apertura alla vita ed hanno diversi figli; però magari in queste situazioni non trovano più il tempo per guardarsi negli occhi, assorbiti dall’impegno che richiedono i bambini, non riescono più a coltivare la loro relazione.

Molti di loro pensano che uscire in coppia ormai sia impossibile, sia per motivi logistici, ma anche perché ci si sente in colpa per aver lasciato i figli per andare a divertirsi insieme.

In questi casi è importante comprendere che non esistono 2 beni in contrapposizione, ma che la famiglia è sempre al centro…e senza coppia non c’è famiglia.

Se la coppia soffre, soffre tutta la famiglia, figli compresi.

Se la coppia si prende cura di sé stessa anche i figli sono felici.

Se mamma e papà escono insieme non solo per sbrigare commissioni, parlano tra di loro (e non solo dei figli), si chiedono “come stai?”, sognano e fanno progetti insieme (in una parola: coltivano l’amicizia) …faranno anche bene l’amore e avranno voglia di farlo sempre con la stessa persona proprio perché l’amicizia cresce con gli anni, il tempo e le esperienze vissute insieme.

Nel racconto della Creazione ricorre una frase: “e Dio vide che era cosa buona.”Ma al momento della creazione dell’uomo, come sappiamo, troviamo “Dio vide che era cosa molto buona”.

La parola Buono in ebraico è TOB. Questa parola è difficile da tradurre in italiano in quanto un solo vocabolo racchiude diverse sfumature presenti contemporaneamente. E’ presente un senso morale, per cui lo si rende in italiano con buono, c’è poi un senso di carattere pratico, ovvero utile ancora meglio traducibile con conforme allo scopo, un senso estetico che traduciamo con bello, infine, in senso più ampio significa anche vero, armonioso.

Essere definiti TOB per gli esseri umani non è un complimento, ma è una responsabilità; nella parola TOB come abbiamo visto “bellezza, bontà, verità e utilità (nel senso di essere conforme allo scopo)” sono inseparabili.

Senza bontà e verità, tutto potrebbe essere ridotto ad un oggetto e strumentalizzato; ciò che è buono, bello ed utile non si deve mai disgiungere da ciò che è vero.

Quindi la sessualità per essere buona, bella e conforme allo scopo, non può essere separata dall’amore che si dona totalmente.

In una prospettiva cristiana, la sessualità non è un bene di consumo o una fonte di gratificazione fine a se stessa. La sessualità è il linguaggio dell’amore e questo linguaggio può essere più o meno veritiero, più o meno menzognero.

Un’unione sessuale può dirsi vera e utile cioè conforme allo scopo della comunione, quando l’unione del corpo simboleggia e compie l’unione della vita e, quindi, esprime una relazione di totale coinvolgimento, di reciproca donazione della propria vita, di corresponsabilità, di condivisione.

Unirsi fisicamente al di fuori di questo contesto umano denso e impegnativo appiattisce la sessualità sulla genitalità e la svuota del suo significato più autentico, rendendola una «parola» vuota anche se momentaneamente esaltante. 

L’unione sessuale trova il suo contesto appropriato nel matrimonio perché nel matrimonio, inteso come progetto globale di vita, la sessualità può esprimere le due dimensioni fondamentali dell’amore coniugale, la comunione e la fecondità.

Quindi possiamo dire che la sessualità, tanto quanto la preghierail perdono, la cura delle relazioni e tutto quello che abbiamo detto fino ad oggi, ci aiuta ad essere felici.

Dio non ci dà regolette da seguire, ma ci indica la via della felicità. In questo caso, sin dalla creazione, ci dice che è possibile essere felici vivendo, ad esempio, la fedeltà, la sessualità in una unione stabile ed indissolubile, nella relazione con il coniuge che è diverso da me e che mi mette in discussione…ma è proprio in questa unione, così faticosa a volte…diciamolo…che sboccia la bellezza della nostra vita.

Dio ha già detto sulla tua vita quella parola di sapienza, di grazia e di benedizione perché la tua vita possa essere buona, bella, vera, utile e felice.

Sta a te intraprendere questa strada e anche se adesso pensi di essere nella tristezza, nella rassegnazione, anche se la felicità ti sembra qualcosa di molto lontano…c’è già da oggi un piccolo passo possibile che puoi fare.

Cerca di vederlo e se non lo vedi lasciati aiutare a trovarlo. Sarà piccolo, ma ti mette in cammino sulla via della felicità e della vita con Dio.

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Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

La Pentecoste ci ricorda che non siamo soli

Lo Spirito Santo che potentemente scende sugli apostoli e sulla Madonna riuniti nel cenacolo cinquanta giorni dopo la resurrezione di Gesù. Sono uniti per ricordarci che lo Spirito scende su tutta la Chiesa, allora come oggi. Scende sulla Chiesa, sposa di Cristo, su ognuno di noi, sulle nostre famiglie piccole chiese e sulle nostre comunità.

Lo Spirito Santo scende e ci trova rinchiusi, impauriti, pieni di domande, spesso anche nella tenebra. Abbiamo paura, aprire le finestre significa mostrarci e non lo vogliamo. Lo Spirito Santo ci trova inermi e incapaci di sostenere il peso della vita e della famiglia. Quante volte ci capita di sentirci incapaci di rispondere alla chiamata di Dio nella nostra vita e nel nostro matrimonio? A me sinceramente capita spesso. Mi capita spesso di sentirmi incapace di amare la mia sposa e di educare i miei figli. Mi capita spesso di sentirmi troppo poco, troppo imperfetto e in difetto, e tutto questo rischia di travolgermi e di farmi mollare.

Anche quest’anno la Pentecoste è arrivata  al momento giusto. E’ stato per tutti un periodo difficile, di grande stress e insicurezza. Per questo la Pentecoste è una festa liturgica importantissima. Per questo è importante venga ogni anno. Ci ricorda che non siamo soli. Ci ricorda che il nostro matrimonio è abitato da Gesù e che lo Spirito Santo è stato effuso in noi con il sacramento del matrimonio ed è continuamente effuso in noi in ogni gesto d’amore che ci regaliamo vicendevolmente.

La Pentecoste ci ricorda che non siamo soli, che siamo una famiglia abitata da Dio piccola chiesa ma che trae la sua forza dalla grande Chiesa. Solo nella Chiesa di Gesù, con i sacramenti, la Parola, la verità del magistero  e tutti i fratelli in cammino con noi, possiamo accogliere lo Spirito Santo nei nostri cuori e farci incendiare da esso. Nel cenacolo erano tutti presenti come a ricordare che lo Spirito trova spazio quando c’è unità. Ed è così che lo Spirito di Dio scende nelle nostre famiglie come vento di perdono, e come fuoco che salda e trasforma il nostro buio in luce, la nostra debolezza in capacità di accogliere, i nostri dubbi in abbandono fiducioso, e ci da la forza di aprire le finestre e affrontare il mondo con la consapevolezza di essere ben poca cosa, ma di aver un compagno invincibile che non ci abbandona e che non tradisce mai.

Con Lui, con il suo sostegno potremo arrivare alla salvezza. Lo Spirito Santo è dono che ci permette di farci a nostra volta dono. Lo Spirito Santo prende le nostre lingue, la mia e quella della mia sposa. Due lingue diverse incomprensibili per l’uno e per l’altra.  Non ci si capisce e si resta chiusi ognuno con il desiderio di essere compreso, ma non quello di capire l’altro.  Lo Spirito Santo prende queste nostre lingue e le trasforma nell’unica lingua universale, la lingua dell’amore che è dono di sè e accoglienza dell’altro/a.

Spirito di Dio scendi su di noi.
Spirito di Dio scendi su di noi.
Fondici, plasmaci, riempici, usaci.
Spirito di Dio scendi su di noi.

Antonio e Luisa

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