Amare l’altro/a significa dire anche di no.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi». Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».

Lo Spirito Santo scende sugli apostoli. Cosa è lo Spirito Santo? Anzi, chi è lo Spirito Santo? Sappiamo essere la terza persona della Santissima Trinità. Lo Spirito Santo è Dio ma, a differenza di Gesù, non ha un corpo. Qui è un soffio di Dio. Lo Spirito Santo abita il nostro corpo e la nostra persona, quando noi apriamo il cuore a Dio. Fra Andrea ci rammenta l’episodio di Giona, quello della balena.

Lo Spirito Santo compare due volte. La prima mentre Giona scappa da Dio, dalla presenza di Dio. Dio gli ha chiesto di recarsi a Ninive per ammonire gli abitanti di quella città, dediti al peccato. Giona non lo fa e scappa in direzione opposta. Giona ha paura. Dio manda allora, un forte vento, una tempesta per fermarlo. Giona forse non vuole farsi carico di salvare la vita a qualcuno. Perchè per salvare la vita a qualcuno devi magari dire che sta sbagliando. Correre quindi il rischio che quel qualcuno abbia qualcosa contro di te. Poi da lì Giona viene gettato in mare, mangiato da un grande pesce ecc ecc. Non è importante ora il proseguo. Fermiamoci qui.

Questa spiegazione di fra Andrea è davvero molto concreta. Posso facilmente associarla a qualcosa che mi è successo in questi giorni. In questa settimana ho ricevuto ben due confidenze da persone che vorrebbero vivere la castità nel fidanzamento, ma l’altra persona non comprende e, per questo, hanno paura di litigare. Magari addirittura di perdere quella persona. La risposta è semplice. Dio sta chiedendo a quelle due persone di dargli voce per dire qualcosa di bello e prezioso al loro fidanzato o fidanzata. Lo Spirito Santo è così. Il soffio dello Spirito ha due caratteristiche. Uccide la paura e permette, a chi lo accoglie, di parlare la lingua nativa delle persone. E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa? (Atti 2, 8).

Parlare la lingua nativa significa parlare al cuore dell’altro/a. Parlare alla sua nostalgia di una relazione che sia autentica. Ad un amore pieno. La castità è proprio questo. Vivere in pienezza e verità l’amore. L’altro può rifiutare, è vero. Il mondo dice tutt’altro e probabilmente è stato educato a tutt’altro. Può però ascoltare il cuore e cominciare a scorgere la bellezza della persona che ha accanto. Per me è stato così. Luisa mi ha fatto comprendere tante cose attraverso i suoi no. Certo per essere credibile Luisa ha cercato di attingere più possibile alla fonte. Allo Spirito Santo. Preghiera e sacramenti. Ha cercato di amarmi con tutta la tenerezza e la dolcezza di cui era capace. Ha vinto. Anzi, abbiamo vinto. Ho scorto in lei una bellezza mai vista prima e mi ha conquistato.

La castità è solo un esempio. Ci sono tantissime occasioni in una relazione in cui possiamo essere voce di Dio l’uno per l’altra. Amare significa scegliere sempre il bene per sè e per l’altro. Mai scendere a compromessi solo perchè l’altro/a ce lo chiede. Anche a costo di litigare. Solo così potremo essere via di salvezza l’uno per l’altra e amarci nella libertà che solo il bene e fare la volontà di Dio possono dare.

Antonio e Luisa

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Avete conflitti? Rallegratevene.

Avete conflitti? Rallegratevene. Il conflitto non è un segno di crisi e di deterioramento del rapporto. Almeno non lo è sempre. Siamo diversi, abbiamo idee diverse, sensibilità diverse, storie diverse. Siamo maschio e femmina. Già questo implica una diversità grandissima. Siamo complementari, ma non siamo uguali.

Con il tempo ci può essere una convergenza di idee, semplicemente perché la strada percorsa insieme è tanta, ma mai omologazione. L’omologazione significa che uno dei due ha subito l’altro. Significa che c’è una dipendenza o un’idolatria di uno verso l’altro. Non c’è libertà, ma dipendenza. Non c’è la libertà di due identità che si donano reciprocamente, ma il fagocitare di uno da parte dell’altro. Non è certo un rapporto positivo. L’omologazione è segno di un rapporto malato, o in ogni caso, non equilibrato.

Il conflitto è segno invece di libertà. E’ segno di due persone diverse, con idee diverse che si pongono sullo stesso piano, con pari dignità. Due persone che si guardano negli occhi. Il conflitto è spesso causa di tensione e anche di sofferenza a volte. E’ però una sofferenza necessaria. Aiuta a crescere. Il conflitto, se vissuto in modo rispettoso, serve a conoscere meglio l’altro, a comprendere il suo punto di vista e a trovare una soluzione condivisa. Magari una terza strada che non è frutto né di uno né dell’altra, ma della loro relazione. Il noi della coppia può trovare una terza via. Quante volte anche io e Luisa siamo partiti con due idee e ne abbiamo trovato insieme una diversa.

Spesso però il conflitto non si affronta. I problemi ci sono, le divergenze anche, ma non si affronta il problema. Si rimanda il confronto perché non si vuole affrontare la fatica di risolvere. Don Carlo Rocchetta mette in guardia dal pericolo nascosto di rifuggire il confronto.

Fingere di non vedere le difficoltà coniugali, tendere a nasconderle o evitare di affrontarle, è un meccanismo di difesa piuttosto diffuso, specie negli uomini. Ci si illude che la relazione di coppia vada bene, anche quando si percepisce che non è così. Non si vuol soffrire e ci si illude che non possibile non guardare in faccia la realtà. Prevale la motivazione (falsa) di un quieto vivere, ma che in realtà è una vera e propria fuga: si fugge dal confronto, perchè si ha paura del litigio, e si fugge dal litigio perchè si ha paura del confronto; un vero e proprio circolo vizioso.  La coppia vive nel contesto di una relazione costantemente precaria, mettendo in moto il noto meccanismo della rimozione; un meccanismo che si limita a nascondere il problema, ma non lo risolve; anzi, come il fuoco sotto la cenere, esso potrà esplodere da un momento all’altro e forse proprio nel momento meno opportuno. Evitare la chiarificazione dei problemi è un chiaro segno di immaturità. La comunicazione tra gli sposi è necessaria come la sorgente per il fiume

(da Gesù medico degli sposi)

Quindi il problema non è avere conflitti, ma non affrontarli o affrontarli nel modo sbagliato.

Antonio e Luisa

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Non desidero fare l’amore con mio marito. Sono sbagliata?

Abbiamo ricevuto una domanda. Rispondiamo pubblicamente perchè crediamo possa essere di aiuto a tanti. Si può migliorare la nostra relazione intima solo se riusciamo a comprendere le cause che non ci permettono di vivere questo gesto in pienezza.

Ciao Antonio e Luisa, vi seguo da alcuni mesi e sono molto scossa da alcuni vostri articoli. In particolare quando raccontate il sesso in quel modo così bello. Devo dire che provo un po’ di invidia e di tristezza. Per me non è così. Non trovo piacere nel rapporto fisico con mio marito e cerco di rimandarlo più possibile. Sono forse sbagliata? Sono una cattiva moglie?

Carissima, non sei sbagliata e non sei una cattiva moglie. L’amplesso è un gesto che è parte di una relazione. Per cui quando non funziona la causa è da cercare non in una persona, ma nella relazione stessa, alla quale prendete parte in due. Quello che tu racconti non è inconsueto, è qualcosa che accade spesso in una coppia di sposi. Senza andare a cercare le responsabilità bisogna però trovare le cause. Non per giudicare l’altro o giudicarsi, ma per porre rimedio. Non è mai troppo tardi.

Perchè una donna non prova desiderio? Cercherò ora di riportare le principali cause, le più comuni, sperando di poterti essere d’aiuto.

  1. La donna non si sente amata. A letto è molto difficile far finta. Se ci sono problemi è davvero la cartina al tornasole di tutta la relazione. La donna ha bisogno di vivere il gesto sessuale come culmine di un corteggiamento continuo da parte del suo uomo. Il matrimonio spesso porta con il tempo un rilassamento tra i due sposi. Ormai sono sposati non serve curare la relazione. Ci si dà per scontati. E’ strano questo. Siamo nell’epoca del divorzio breve eppure mentalmente diamo per scontato l’altro. E’ facilissimo cadere in questa dinamica. Non va assolutamente bene. Come dice Papa Francesco, il matrimonio è come una pianta, va curata ogni giorno. Altrimenti secca e muore. Così è la nostra relazione. Se la donna si sente desiderata dal marito solo quando questo vuole consumare un rapporto, beh non proverà nessun desiderio di accontentarlo
  2. Marito e moglie non sanno fare l’amore. Vi sembra strano? Vi viene da ridere? Eppure è così. In una società ipersessualizzata, dove tutto parla di sesso, sono sempre meno le persone che hanno una conoscenza adeguata dell’anatomia e della fisiologia del corpo dell’uomo e della donna. La pornografia diventa strumento di educazione sessuale per moltissimi giovani che cercano di replicare ciò che vedono nei video pornografici. Ecco, quella è macelleria, non c’entra nulla con una sessualità sana. Quanti sanno ad esempio che la vagina di una donna può essere profonda non più di 10/11 cm, quando è eccitata? E’ importante saperlo visto che il pene dell’uomo solitamente è più lungo e, a differenza di ciò che insegna la pornografia, farlo entrare tutto porta alla donna assenza di piacere se non addirittura dolore. Quanti sanno che la donna necessita dei preliminari per lubrificarsi e permettere al suo organo sessuale di essere pronto ad accogliere? Quanti sanno che il rapporto vissuto in modo violento e aggressivo di solito non permette alla donna di provare alcun piacere? Purtroppo molti, troppi, non sanno fare l’amore. Non solo, di solito, quando ciò accade la donna si accusa di essere responsabile, di essere frigida e incapace. Quanti danni fa la pornografia!
  3. Spesso non è mancanza di desiderio ma solo stanchezza! Questo riguarda uomo e donna. Forse riguarda un po’ di più la donna. Iniziare un rapporto sessuale non è sempre spontaneo e naturale. Non nascondiamoci. Il menage familiare tende ad allontanarci. Siamo presi da mille preoccupazioni ed impegni e la sera non ci sono quasi mai i presupposti e la predisposizione mentale. Non è mancanza di desiderio in questo caso, ma solo stress e stanchezza. C’è una regola non scritta nel sesso. Più si fa (bene) e più si desidera farlo. Ecco spesso basta cominciare e poi arriverà anche il desiderio e il piacere. Meglio ancora se si riesce a trovare un momento di qualità. Magari non alle tre di notte quando finalmente i pargoli russano e non rompono. Cercate il momento giusto. Io prendo permessi al lavoro quando so che Luisa è a casa la mattina.

Antonio e Luisa

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Il matrimonio trova compimento in questa vita ma l’amore resta in eterno

Domenica scorsa abbiamo ricordato l’ Ascensione di Gesù. Gesù torna al Padre con tutta la sua umanità. Non torna solo come Dio, torna anche come uomo. Capite quanto è importante questo avvenimento? C’è da fare festa! E’ una delle domeniche più importanti.

L’Ascensione ci dice non solo che siamo fatti per l’eternità. Non solo che siamo fatti per la vita eterna. Siamo fatti per essere uomini nella vita eterna. Non è la stessa cosa. E’ molto di più. Tutto ciò che siamo resterà. Il nome che abbiamo su questa terra sarà il nostro nome nell’eternità di Dio.

Potremo ritrovare l’umanità delle persone che abbiamo amato. Fermo restando il mistero del libero arbitrio e della dannazione, potremo incontrare di nuovo i nostri figli, i nostri genitori, tutte le persone a cui abbiamo voluto bene, e anche nostro marito o nostra moglie. Certo sarà diverso, sarà come ora non possiamo neanche immaginare, ma io ritroverò Luisa, la mia sposa.

Sarà ancora lei, Luisa, e nulla sarà cancellato in Cielo dell’amore che ci siamo donati su questa terra. Non ci sarà più matrimonio. Non serve. Il matrimonio è un sacramento che permette di amare Dio con la mediazione di una persona diversa e complementare in una relazione fedele, indissolubile, feconda ed esclusiva. Non servirà, perchè ameremo Dio direttamente, ma resterà tutto il resto.

Luisa sarà sempre Luisa, la mia migliore amica, la mia confidende, la persona che più di tutte ha abitato il mio cuore. La persona che più di tutte ho conosciuto, che più di tutte mi ha perdonato e che io ho perdonato. La persona con cui sono diventato Antonio, che mi ha aiutato a sviluppare tutta la mia umanità. Colei che ha saputo vedere la mia bellezza come nessun altro, che ha accolto tutto di me anche le parti più fragili e meno belle. Insomma sarà meraviglioso condividere con lei l’amore di Dio. Sarà per me gioia la sua gioia, che sarà piena tra le braccia dello Sposo.

Mi viene in mente l’affermazione di un’amica, che ho già più volte citato. Lei, abbandonata dal marito, continua a pregare per lui e a volergli bene. Alla mia domanda diretta sul perchè lo facesse, lei rispose: E’ dolorosa una vita senza di lui, non immagino una eternità senza di lui. Ecco è proprio così. L’ Ascensione ci dice che è così. Non credo sia solo una mia convinzione. Credo che si possa intuire da tanti piccoli indizi. L’Ascensione è uno dei più importanti e carichi di speranza. San Tommaso afferma nella sua Somma teologica:

Se parliamo della beatitudine perfetta, che ci attende nella patria, allora non si richiede necessariamente per la beatitudine la compagnia degli amici, poiché l’uomo ha in Dio la pienezza della sua perfezione. Tuttavia la compagnia degli amici dà completezza alla beatitudine.

San Tommaso D’aquino

Credo che San Tommaso sia riuscito a spiegare qualcosa di importante. Non avremo bisogno di nessuno per amare Dio e sentirci amati in pienezza, neanche di nostra moglie o nostro marito. Dio è la perfezione e la pienezza senza bisogno di altro , ma la presenza della mia sposa, sapere che anche lei è felice tra le braccia di Dio, sarà per me motivo di una gioia ancora più grande. L’amore è tutto, ma condividere l’amore è ancora di più.

Antonio e Luisa

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La donna è la casa dell’uomo (Genesi 2 seconda parte)

Riprendiamo la riflessione su Genesi 2. La prima parte (clicca qui per leggerla) terminava con l’affermazione che la donna essendo stata creata dall’uomo è della stessa pasta dell’uomo. Hanno pari dignità. Non vale meno.

Dirò di più! Il torace da cui viene prelevata la costola è la parte nobile dell’uomo, dove c’è il cuore. La donna viene creata con il meglio dell’uomo. Questo brano andrebbe letto in ebraico. Della donna si parla proprio come della costruzione di un edificio. Viene edificata. La donna è la casa dell’uomo. La sua protezione. Luogo dove viene custodito il cuore dell’uomo. Per me è stato davvero così e lo è tuttora. Proprio la femminilità della mia sposa, il suo essere donna fino in fondo mi permette e mi dà forza e determinazione per dare il meglio di me. Accogliere la sua diversità è qualcosa di estremamente affascinante e meraviglioso. Qualcosa che mi porta a rispettare quel mistero così bello che è Luisa per me, che è la donna per l’uomo. So che finchè il mio cuore appartiene a lei è al sicuro dall’egoismo che sempre mi tenta.

Pensate che i beduini del medio oriente usano un modo di dire molto indicativo. Quando dicono di una persona è la mia costola, vogliono dire che quella persona è il loro vero amico. Non è così anche per noi sposi. Luisa non è per me solo moglie e amante ma e anche la mia migliore amica. Colei di cui ho più fiducia e a cui posso mostrarmi in libertà per quello che sono senza timore di essere giudicato o ferito (almeno non lo fa volontariamente)

Un rabbino ebreo ha detto una grande verità sulla donna: Dio non ha creato la donna dalla testa dell’uomo perchè fosse la sua dominatrice, non l’ha fatta dal piede perchè fosse la sua schiava, ma dalla costola perchè gli sia compagna di pari dignità e sia vicina al suo cuore. La donna è nata da una costola che sta un po’ più in basso del braccio per essere protetta e vicino al cuore per essere amata.

Il testo biblico sta evocando la meravigliosa dignità della donna e la profonda comunione che uomo e donna possono raggiungere e vivere in una relazione autentica. Bellissimi i versetti dove Dio conduce la donna all’uomo. Come un padre conduce la sposa all’altare per affidarla allo sposo. Questo è il significato profondo del matrimonio. Dio mi ha affidato Luisa, la Sua figlia prediletta affinchè io la potessi amare. E in quella relazione fossi capace di donare il mio cuore alla mia sposa e lei lo custodisse dentro di sè per essere una sola creatura, nella differenza delle nostre persone, ma nell’unità dello stesso amore che ci lega e ci fonde l’uno all’altra.

Fateci caso: solo dopo aver ricevuto la donna come dono da parte di Dio l’uomo, finalmente uscito dalla sua solitudine, parla. Cosa dice? Dice in estrema sintesi: lei è me. Lei è da me. Siamo della stessa natura. Dio ci ha fatto uguali, della stessa pasta, ma differenti e complementari. Perchè proprio dalla nostra complementarietà potesse nascere una comunione profonda che diventa alleanza. Comunione che viene manifestata nella concretezza del corpo sessuato di un uomo e di una donna.

La Bibbia nella parte conclusiva afferma: i due saranno una sola carne. Ci dice che questa profonda unità nella diversità, l’essere una sola cosa non è un processo che avviene subito ma è qualcosa che può avvenire in un percorso di crescita e di progressione. E’ un compito meraviglioso da realizzare nel tempo. E’ un po’ la finalità del matrimonio. Una relazione tra un uomo e una donna uniti da Dio che durante tutta una vita insieme imparano ad entrare in una relazione che investe tutte le loro persone in mente, volontà, anima e corpo per farle diventare sempre più una carne sola, una persona sola. Anche per l’unione fisica degli sposi segue questa dinamica. Spesso sento dire che con il tempo ci si stanca di fare l’amore sempre con la stessa persona. Tutte scemenze. Per chi nel matrimonio fa esperienza di questa sempre maggiore comunione fare l’amore diventa sempre diverso e sempre più bello perchè quel gesto esprime nel corpo una comunione sempre più profonda dei cuori.

Antonio e Luisa (sulla base delle catechesi tratte da Meghillah

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Finalmente lo riconoscono

In quel tempo, gli undici discepoli, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato.
Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano.
E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Matteo 28, 16-20

Finalmente lo riconoscono. Finalmente i discepoli, le persone che sono state più vicine a Lui, lo riconoscono per chi davvero è. Riconoscono Gesù, il loro Salvatore. Non tutti subito. C’è ancora chi dubita. Gesù ha sempre una grande pazienza e rispetto per ogni persona, e non forza nessuno a riconoscerlo. Però quando questo avviene ne è profondamente felice. Tutte le persone desiderano essere riconoscioute per quello che sono. Essere riconosciute ed amate per quello che sono.

Per questo il matrimonio è la risposta più completa ed autentica al desiderio del nostro cuore di essere riconosciuti ed amati per quello che siamo e non per quello che facciamo. Senza doverci sempre meritare l’amore dell’altro. Senza doverci nascondere dietro maschere per paura di essere giudicati ed emarginati. Senza dover essere sempre all’altezza della situazione. Liberi di mostrare le nostre fragilità.

Che bello quando il tuo sposo ti chiede quello che tu desideri che ti sia chiesto, che bello quando la tua sposa ti chiede di perfezionare e manifestare i tuoi talenti, e lei ne è affascinata e rassicurata. Questo è dono di Dio. Dono del sacramento del matrimonio. Essere riconosciuti per quelli che si è.

C’è un’altra riflessione molto importante. Decisiva per noi sposi. Gesù se ne va. Lascia i suoi amici. Li lascia affinchè loro possano percorrere la loro strada. Non diventino dipendenti da Lui. Devono lasciare Gesù uomo per ritrovarlo in Dio. Gesù dice che il suo Spirito non ci lascerà mai. Dobbiamo però incontrarlo nella libertà di essere noi stessi, non nella paura di perdere qualcuno o qualcosa. Quanto questo è importante, anche nel nostro matrimonio. Infatti la paura di perdere l’altra persona spesso ci porta ad annullarci. Spesso ci porta ad essere dipendenti da lui o da lei. E allora smettiamo di cercare Dio, l’unico in grado di vederci belli/e sempre, e mendichiamo amore da una creatura che come noi è imperfetta e non potrà mai amarci con la pienezza e la libertà che desideriamo.

E’ un cammino da percorrere insieme, sposo e sposa, con la consapevolezza che l’altro/a non potrà mai amarci in modo infinito e perfetto come vorremmo, ma anche con la certezza che, con il passare del tempo, l’impegno costante e la Grazia del sacramento, ci potremo sempre più avvicinare al modo di amare di Dio e a sentirci amati dall’altro come Dio ci ama.

Buon cammino!

Antonio e Luisa

Classificazione: 1 su 5.

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Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna (Genesi 2 prima parte)

Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile». 19Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. 20Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile. 21Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. 22Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. 23Allora l’uomo disse:

«Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta».

Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne

Genesi 2, 18-24

Dio dopo aver creato tante realtà buone, dopo aver creato l’uomo che è molto buono, afferma per la prima volta che qualcosa non è cosa buona. Non è buono che l’uomo sia solo. Dio ci sta dicendo che la stessa relazione con Dio o qualsiasi altra cosa non possono colmare il senso di vuoto, la grande solitudine che l’uomo ha nel cuore. Ha bisogno di un aiuto. La Bibbia traduce così. Il significato della parola ebraica, in realtà, è molto più forte. E’ l’alleato che viene in soccorso e salva da morte certa. La relazione con la donna permette all’uomo di sfuggire alla morte. Questo termine è così forte che in tutta la Bibbia è attribuito a Dio stesso quando interviene per salvare il suo popolo. La solitudine mette a rischio la stessa esistenza dell’essere umano. Non solo Dio pensa a un aiuto, ma questo aiuto deve essergli simile. Il termine ebraico indica qualcosa di molto più complesso. Indica una creatura che gli sia opposta, che sta davanti all’uomo e lo guarda, faccia a faccia. Non solo, qualcuno che racconta di lui. Un aiuto con cui entrare in relazione, in dialogo. Che sappia mettere in luce l’alterità, la reciprocità e la complementarietà.

Ogni persona è l’altro. Questi versetti ci stanno dicendo che siamo fatti per essere amore e l’amore è possibile solo nella relazione. Siamo ad immagine di Dio e anche Dio è relazione nella Trinità. Nel matrimonio viviamo in profondità e in pienezza questo desiderio di incontrare un altro che sia complementare e diverso. Un tu che ci sia diverso.

Ed ecco che Dio diventa chirurgo. Bellissimo il modo in cui crea la donna. L’uomo viene addormentato, Dio prende una costola e crea la donna da quella costola. Cerchiamo di comprendere alcune dinamiche. L’uomo è passivo. Non ha nessun ruolo. La donna non è creata secondo i desideri dell’uomo, ma secondo il desiderio di Dio. L’uomo non può farne cosa sua. L’uomo non conosce neanche come la donna è stata creata. Stava dormendo. Così come la donna non sa come è avvenuta la creazione dell’uomo. Perchè è importante sottolineare questo? Perchè nella mentalità ebraica conoscere a fondo come sono fatte le cose permette di dominarle. Sapere tutto di qualcosa ci permette di avere un dominio su di essa.

Invece qui non è così! L’uomo e la donna resteranno per sempre un mistero l’uno per l’altra. Solo così possono essere un dono reciproco l’uno per l’altra. Non si potranno mai dominare, ma solo accogliere e donare. Quando ciò accade e si cerca di dominare quel mistero si distrugge l’amore e si rende meno uomo o meno donna colui/colei che si cerca di dominare. Perchè non è più libero/a di essere ciò che è.

Proseguiamo con il testo. La Bibbia traduce costola, ma il termine ebraico indica qualcosa di più generico, indica il lato. Uomo e donna sono due lati della stessa creatura. Smettiamola di usare questi versetti per giustificare una presunta inferiorità della donna rispetto all’uomo, perchè tratta da lui. Non è così. Queste parole dicono esattamente l’opposto. Oltretutto che a riportarlo sia un testo di centinaia di anni prima di Cristo e redatto all’interno di una cultura maschilista e patriarcale è sorprendente. Non può venire che da Dio! In realtà il testo ci sta dicendo che la donna essendo stata creata dall’uomo è della stessa pasta dell’uomo. Hanno pari dignità. Non vale meno.

Continua………

Antonio e Luisa (sulla base delle catechesi tratte da Meghillah

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LA SFIDA DI INVECCHIARE INSIEME (2 PARTE)

Riprendiamo il punto 319 di Amoris Laetitia e proseguiamo (qui la prima parte)

Colui che non si decide ad amare per sempre, è difficile che possa amare sinceramente un solo giorno».

Affermazione pesante. Come è possibile? Prima andava tutto bene. C’era passione, affetto, intimità, innamoramento, sentimento. Io l’amavo davvero! Come si può dire che non ci fosse amore? C’era intesa sessuale ed emozioni forti. L’amore c’era ed era anche travolgente. Quello semplicemente non è l’amore. L’amore, per noi cristiani, è mettere l’amato/a al centro. Ed ecco, che anche quando non sento nulla, non smetto di amare, perchè quello che conta non è ciò che sento io, ma il suo bene e la sua gioia. Quando ho vissuto momenti di aridità dove mi è costato fatica amare la mia sposa, lì dove ero spogliato di molte di quelle sensazioni ed emozioni che trascinano la relazione, lì ho cominciato ad amare davvero. Continuando a tenere la bussola indirizzata verso di lei. Gesù ha mostrato tutto il suo amore sulla croce, dove non c’era nulla di romantico e di emotivamente appagante, ma lì ci ha amato per il nostro bene, per la nostra salvezza. Poi c’è un grande paradosso. Quando riesci ad amare anche quando senti poco o nulla, perseverando, presto torneranno anche tutte le emozioni e sensazioni perdute. Se avete seguito fin qui il discorso capirete bene come ora l’affermazione iniziale sia comprensibile e condivisibile. Se quando vengono meno tutte quelle forze erotiche, sessuali, emozionali dell’attrazione e dell’innamoramento,  decidete che non vale più la pena continuare, perchè non amate più quella persona, significa semplicemente che non l’avete mai amata.

Ma questo non avrebbe significato spirituale se si trattasse solo di una legge vissuta con rassegnazione. E’ un’appartenenza del cuore, là dove solo Dio vede (cfr Mt 5,28).

Questa è una verità che ho capito con il tempo. Il nostro padre spirituale diceva sempre di non dedicarsi alla pastorale familiare prima dei 10 anni di matrimonio perchè fino ad allora non avremmo capito cosa davvero il matrimonio fosse. E’ qualcosa che si impara vivendo e facendone esperienza. Davvero così. La proposta della Chiesa, la fedeltà, l’indissolubità non sono qualcosa da subire ma qualcosa da amare. Sono la corda che ci lega in cordata l’uno all’altra. Così quando il vento si fa forte, la neve ti ghiaccia il viso, le forze ti mancano e vorresti mollare, continui a salire perchè sei legato all’altro e perchè quella corda è sostenuta da Colui che può tutto. Con la Grazia la salita non sarà mai troppo difficile. Ecco perchè non mi tolgo mai la fede dal dito. Non voglio neanche simbolicamente e per un momento staccarmi da quella catena che è salvezza, pienezza, senso e verità. E’ così che il nostro essere una sola carne (Gen 2, 24) riflette l’essere una sola cosa di Dio(Gv 17,21). Cioè la comunione del Padre del Figlio e dello Spirito Santo.

Ogni mattina quando ci si alza, si rinnova davanti a Dio questa decisione di fedeltà, accada quel che accada durante la giornata. E ciascuno, quando va a dormire, aspetta di alzarsi per continuare questa avventura, confidando nell’aiuto del Signore.

Cosa ci dice il Papa? Ci ricorda che la fedeltà non è una promessa che facciamo all’inizio del matrimonio e poi basta. La fedeltà è una progressione giorno per giorno. Più cresciamo nel matrimonio e più quella promessa significa andare in profondità nel dono di noi. Ogni mattina dovremmo iniziare la giornata con questa promessa. Questa è la nostra missione più importante. Lavoro, figli, impegni, parrocchia, comunità e qualsiasi altra cosa vengono dopo. Ogni mattina dobbiamo rinnovare quella promessa e fare di tutto per non disattenderla. Questo è possibile solo grazie allo Spirito Santo perché è davvero troppo esigente per noi miseri uomini.

Così, ogni coniuge è per l’altro segno e strumento della vicinanza del Signore, che non ci lascia soli: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo»

Che meraviglia! Se ci amiamo con lo stile di Gesù siamo capaci di questo, di mostrare Gesù all’altro. Dio mi rende Suo strumento privilegiato per manifestare il Suo amore a Luisa. Quando Luisa è triste e Lui vuole incoraggiarla e sostenerla lo fa attraverso di me. Quando Luisa è debole e ha bisogno di essere sostenuta ci sono io. Quando Luisa vuole dare concretezza all’amore, quando ha bisogno di vivere l’amore nel corpo, ha bisogno di tenerezza, di intimità, di sentirsi avvolta in un tenero abbraccio ci sono sempre io. Quando Luisa desidera specchiarsi nello sguardo di Gesù, che la desidera ardentemente e la vede bellissima e perfetta così in tutta la sua umana imperfezione, ci sono un’altra volta io, perchè Gesù nel sacramento mi ha reso capace di guardarla così. Quando Luisa chiede a Dio di trovare il suo posto nel mondo, di non sprecare la sua vita ma di renderla feconda ci sono ancora una volta io. Si, perchè Gesù attraverso l’uomo che sono, con tutti i miei limiti, con tutti i miei errori e difetti, dice a Luisa: amami. Amami in Antonio, Amami nelle sue fragilità, nelle sue mancanza, nella sua inadeguatezza.

Antonio e Luisa

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La sfida di invecchiare insieme (1 parte)

Oggi torno a prendere spunto da Amori Laetitia di Papa Francesco. In particolare mi soffermo sull’ultima parte. Sul punto 319.

 Nel matrimonio si vive anche il senso di appartenere completamente a una sola persona. Gli sposi assumono la sfida e l’anelito di invecchiare e consumarsi insieme e così riflettono la fedeltà di Dio. Questa ferma decisione, che segna uno stile di vita, è una «esigenza interiore del patto d’amore coniugale»,[380] perché «colui che non si decide ad amare per sempre, è difficile che possa amare sinceramente un solo giorno».[381] Ma questo non avrebbe significato spirituale se si trattasse solo di una legge vissuta con rassegnazione. E’ un’appartenenza del cuore, là dove solo Dio vede (cfr Mt 5,28). Ogni mattina quando ci si alza, si rinnova davanti a Dio questa decisione di fedeltà, accada quel che accada durante la giornata. E ciascuno, quando va a dormire, aspetta di alzarsi per continuare questa avventura, confidando nell’aiuto del Signore. Così, ogni coniuge è per l’altro segno e strumento della vicinanza del Signore, che non ci lascia soli: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20).

Questo punto è bellissimo! Più rileggo questo ricchissimo documento e più riesco a comprenderne la grandezza. Ci sono diversi passaggi che meritano un approfondimento

Gli sposi assumono la sfida e l’anelito di invecchiare e consumarsi insieme e così riflettono la fedeltà di Dio.

Invecchiare insieme è una sfida. E’ vero! Non è facile. Il premio è però grande. Ne vale la pena. Spesso, nella nostra società disincantata e un po’ cinica, non si crede sia possibile amarsi tutta la vita. Sì, qualcuno ci riesce, ma si tratta di fortuna. No! Non è fortuna. E’ un lavoro quotidiano. Un lavoro fatto di tanta tenerezza e intimità, ma anche di cura, di perdoni, a volte di sofferenza e distanza. Sempre con la convinzione che la nostra vita si gioca in quella relazione. Primariamente in quella relazione. Così, nello sguardo fedele dell’altra persona, intravederemo lo sguardo fedele di Dio. Invecchiare e consumarsi. Bella anche questa immagine. Spendere il nostro tempo e contemporaneamente consumare, che in uno dei suoi significati non indica logorare ma, al contrario, portare a compimento. Crescere in età ed in pienezza verso la metà comune che è il paradiso e l’abbraccio con Gesù.

Questa ferma decisione, che segna uno stile di vita, è una «esigenza interiore del patto d’amore coniugale»

Questa è la strada per essere felici! La fedeltà matrimoniale è la via per vivere pienamente ciò che abbiamo nel cuore. Per essere davvero e fino in fondo uomo e donna.  Noi siamo creati ad immagine e somiglianza di Dio. In che modo? Dio è amore. Noi siamo creature che hanno impresso nel cuore un’unica modalità. Ciò non significa che Dio ci obbliga ad amare come Lui ci ama, ma che più sceglieremo liberamente di aderire e rispondere al Suo amore. Più ci ameremo tra noi sposi con il suo stile e più sfameremo quell’esigenza interiore che Dio stesso ha celato in noi. Più non saremo capaci di amare così e più la nostra vita sarà senza senso già su questa terra.

continua….

Antonio e Luisa

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La terra santa è lo spazio del nostro matrimonio

Mosè pensò: “Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?”.
Il Signore vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo chiamò dal roveto e disse: “Mosè, Mosè!”. Rispose: “Eccomi!”.
Riprese: “Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!”.

Questo brano è tratto dall’Esodo. C’è un concetto molto importante. Il concetto di terra santa, di luogo sacro, di luogo dove è presente Dio stesso.

Il nostro matrimonio è tutto questo. E’ terra santa e luogo sacro. L’ho capito quando mi sono sposato. Nella relazione con la mia sposa mi devo togliere i calzari. Lei è un’alterità diversa da me. In lei c’è un mistero, in lei c’è la presenza di Dio, il suo corpo è tempio dello Spirito Santo. E’ una figlia prediletta di Dio e sposa di Cristo in virtù del Battesimo. Merita rispetto. Non so tutto di lei, non capirò mai tutto di lei. Merita che io mi accosti a lei con delicatezza. Quante volte ho cercato di imporre le mie idee, il mio modo di pensare, la mia volontà. Quante volte ho pensato che lei dovesse essere come io volevo, o che dovesse comportarsi come io credevo. Questa è una delle tentazioni più pericolose, soprattutto all’inizio del matrimonio. Quante volte non mi sono tolto i calzari, ma al contrario sono entrato come padrone nella vita della mia sposa. Quante pressioni, quante prepotenze e quanti ricatti. Musi lunghi e assenza di dialogo. Ma l’amore non è questo, non è prendere possesso dell’altro per farne cosa nostra. Questo è l’egoismo che distrugge l’amore. L’amore è un incontro, l’amore è un accogliere una persona e darsi a quella persona.

Questo si capisce col tempo, con l’esperienza di vita insieme, con i successi e i fallimenti. Si capisce soprattutto restando uniti a Gesù. Gesù che su quella croce ha rivelato la vera essenza dell’amore. L’amore iniziale, almeno il mio, nascondeva tanto egoismo. Come dice Fabrice Hadjadj per amare davvero dobbiamo prima morire, poi immergerci nel sepolcro e infine risorgere. Posso testimoniare che è proprio così. Ho dovuto morire a me stesso, al mio egoismo, al mio infantilismo e al mio egocentrismo. Ho dovuto capire che lei mi apparteneva, non per farne ciò che volevo, ma per camminare verso Cristo, per imparare a servire, e per spostare il centro delle mie attenzioni verso il prossimo. Lei era un’opportunità che Dio mi donava. Sono dovuto scendere nel sepolcro. Ho dovuto capire, mettere in discussione, faticare e infine guarire. Solo dopo aver vissuto la morte e il buio della crisi, solo allora si può risorgere ed amare veramente. Certo con tanti limiti e ricadute. Ora però conosco la strada. Ora riesco ad entrare in punta di piedi nella vita della mia sposa e meravigliarmi del mistero che c’è in lei. Mistero che è sempre una nuova opportunità di crescere ed amare. Un mistero che apre all’eterno e all’infinito di Dio.

C’è un momento che ho avvertito forte questa verità. Anzi quattro momenti: il parto dei miei figli. Quando sono entrato in sala parto mi hanno fatto indossare i copriscarpe. Si tratta di quei sacchettini azzurri da mettere sopra le scarpe per non introdurre sporco. Ecco indossandoli mi sono sentito come Mosè quando si è tolto i calzari. Stavo calpestando un terreno sacro. Stavo calpestando il terreno dove la mia sposa stava dando alla luce il frutto del nostro amore. Un amore sacro e benedetto nel sacramento del matrimonio. Un amore diventato capace di renderci partecipi della creazione. Un amore davanti al quale non posso che inchinarmi e nel quale riconoscere qualcosa di grande che va oltre le mie capacità e la mia comprensione.

Antonio e Luisa

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Lo Spirito ci insegna a pregare

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osservate i miei omandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi.

Contestualizziamo il momento in cui Gesù afferma queste cose. E’ un momento molto importante. Siamo nel capitolo 14 di Giovanni. C’è appena stata l’ultima cena. Gesù ha lavato i piedi ai suoi discepoli. C’è un’atmosfera molto intima.

Un momento di commiato. Gesù si prepara ad affrontare la sua Passione. Mi immagino Gesù guardare uno ad uno i suoi amici, posare su di loro il Suo sguardo carico di amore e forse anche un po’ malinconico. Questi sono i momenti in cui una persona apre il suo cuore e probabilmente anche Gesù, che è vero uomo, lo ha fatto. Ha aperto il cuore, ha parlato al cuore dei suoi discepoli, le persone che più di tutte, dopo sua madre, sono state a Lui vicino. In quel momento molto intimo, appena dopo aver mostrato la Sua regalità in modo concreto lavando i piedi ai suoi amici, ha confidato  cosa significa essere re. Gesù sta dicendo che per essere umili bisogna essere e sentirsi re.

La regalità, quella vera, ti conduce al servizio e non ad usare le persone che hai vicino. Fra Andrea evidenzia una tentazione che forse ha sfiorato Gesù in quei momenti. Sta lasciando i suoi amici, la Sua missione terrena sta volgendo al termine, e teme nel cuore di non aver fatto abbastanza per loro. Poi però si risponde da solo. Non li lascia soli. Lascia il Suo Spirito. Lo Spirito Santo. E lo chiama il Paraclito. Dal verbo greco parakaleo che significa chiamare, insistere, esortare, supplicare, consolare o essere consolato, incoraggiare. Tutte azioni che lo Spirito Santo esercita in noi, o meglio in un cuore aperto ad accoglierlo.

Ecco lo Spirito vi insegnerà a pregare. Insegnare non nel senso di trasmettere concetti o nozioni. Non insegna la giusta modalità ma, attraverso la preghiera, lo Spirito Santo ci aiuta ad essere ciò che siamo. Veri uomini e vere donne. Ci aiuta a comprendere nel profondo ciò di cui abbiamo bisogno. Siamo fatti per amare ed essere amati. Ci aiuta a lasciare andare nell’amore. Ad accettare le scelte che le persone che amiamo, siano esse figli, marito, moglie, decidono di intraprendere.

Lo Spirito Santo ci aiuta a capire che i comandamenti di Gesù, i comandamenti della Sua sposa la Chiesa, non sono regole e orpelli messi lì per frustrarci o imprigionarci. I comandamenti sono un libretto di istruzioni per imparare ad amare e ad essere amati. Per imarare a pregare con la nostra vita. ad essere sempre più uno con il Signore Gesù. Ed ecco che nelle nostre scelte matrimoniali possiamo dire tanti si e tanti no ai comandamenti, e a Gesù,  nella nostra vita di ogni giorno.

Posiamo dire si alla vita, posiamo dire si a una sessualità casta senza contraccettivi. Possiamo dire si alla fedeltà anche quando costa fatica. Possiamo dire si mettendoci al servizio dell’amore, servendo nostro marito nostra moglie.

Sembrano tutte costrizioni ma in realtà più impariamo ad amarci con questo stile e più troveremo nel dono reciproco la gioia e la pienezza di vita.

Antonio e Luisa

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Una bellissima imperfezione

Dove c’è Gesù c’è la capacità di benedire, di dire bene. Questo vale sempre. Vale ancor di più nella coppia, dove la relazione è più stretta e più decisiva. Cosa voglio dire? Semplicemente che un cristiano si sente un bellissimo imperfetto. E’ proprio questa consapevolezza che consente ad un marito o ad una moglie di vedere bellissima anche l’imperfezione dell’altra/o. Solo così siamo in grado di amare davvero. Pensate un po’. Se mi sentissi perfetto non sarei capace di accettare i limiti di Luisa. Sentirei, non solo di meritarmi tutto il suo amore, ma sentirei che è lei che non si merita il mio. Diventerei presto insofferente verso i suoi errori veri o presunti, le sue mancanze vere o presunte e, presto o tardi, diventerei insofferente verso la mia sposa. Non la sopporterei più. Non sarei capace di ringraziare per tutto ciò che di buono fa per me, ma solo di evidenziarne gli errori. Questo capita spesso nelle relazioni dove non si è in grado di ammettere i propri errori e i propri limiti. E’ vero anche che se non mi sentissi bellissimo non sarei capace di amare Luisa. Mi sentirei sempre meno di lei. Sentirei di non meritare il suo amore. Sarei sempre in tensione ed in ansia. Sarei roso dal timore di perdere la mia sposa. Dalla paura che lei trovi qualcuno migliore di me, più bello, più capace, più affascinante. Quante persone soffrono e quante coppie saltano per questo. Già, perchè chi non ama se stesso non sa amare neanche gli altri. Non crede che l’altro/a possa davvero trovarla bello/a e desiderabile. E’ una persona che rischia di diventare dipendente affettivamente e non libera di amare. Come si fa allora? Devo riconoscermi bello, anzi bellissimo, e nel contempo essere capace di riconoscermi imperfetto e pieno di limiti. Riconoscere che faccio errori e che ho parti oscure. Sembra impossibile eppure si può. Serve uno sguardo. Lo sguardo di Cristo. Uno sguardo benedicente. Mi ha guardato e mi ha visto una meraviglia. Sono l’amato e, nonostante tutti i miei limiti e le mie mancanze, sono per lui così bello e prezioso tanto da dare la vita per me. Lui, nonostante tutto, mi benedice, parla bene di me. Questo sguardo cambia tutto. Solo avendo sperimentato questo sguardo, quello che cambia la vita, mi sono sentito pronto ad accogliere la mia sposa, con la libertà di chi ama. Mi sento abbastanza imperfetto da riconoscere e accogliere l’imperfezione di Luisa, e mi sento tanto bello da non mendicare il suo amore. Certo è un cammino, ma l’amore è così. Non è un sentimento che si accende e si spegne per cause misteriose e imponderabile. Amare è un atto di volontà e di libertà. Più mi sentirò guardato e amato da Gesù e più sarò desideroso di accogliere tutto di lei, della mia sposa, e sarò libero dalla paura di perderla e di non essere abbastanza per lei. Solo così la relazione diventa dono reciproco di due persone amate e non l’incontro di due povertà che cercano di usare l’altro per soddisfare la sete del cuore e la fame del corpo.

Antonio e Luisa

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Mi ha guardato e mi ha perdonato

Condivido la testimonianza di un lettore che vuole restare anonimo. E’ molto bella perchè mette in evidenza il potere redentivo dell’amore sponsale quando vissuto fino in fondo.

Ho tradito mia moglie e ho un matrimonio fantastico. Sento già il brusio scandalizzato. E’ così, ma va spiegata. Mi sono sposato ormai 25 anni fa. Mi sono sposato per amore. Volevo davvero bene a quella ragazza tanto solare e dolce. Con una fede grande in Gesù, a differenza mia che vivevo la fede in modo superficiale e immaturo. Mi piaceva e sinceramente volevo esserle fedele, amarla ed onorarla ogni giorno della mia vita. La mia promessa matrimoniale era sincera. Poi le cose cambiarono. Il lavoro, poi un bambino. Mi sentivo sempre preso da altro. Non c’era più tempo per mia moglie. Parlavamo poco, di solito per confrontarci su questioni pratiche di gestione familiare. Passi tu a prendere il bambino all’asilo? Vai a fare la spesa? Cose di questo tipo. Piano piano ho smesso di essere attratto da mia moglie. La vedevo più come una socia in affari. Non avevo tempo per guardarla. E poi litigavamo spesso. Non ero più capace di vedere quanto fosse bella. Lì successe. Conobbi l’altra. Come capita a tanti. Uscii a pranzo con i colleghi, come tante altre volte,  e lei si è aggiunse al tavolo. Era un’amica di una mia collega. Iniziammo a parlare. Parlammo di tante cose, parlammo di noi. Come non mi capitava più da tempo con mia moglie. Ci salutammo, ma lei mi restò dentro. Mi sentii  bene con una donna per la prima volta dopo tanto tempo. Il mio tradimento iniziò così. Non con il sesso, quello arrivò dopo. Non sono quel genere di uomo. Non vado in cerca di avventure. Quando si arriva al sesso è già troppo tardi per fermarsi, almeno per me lo fu. Per farla breve avemmo  una storia di alcuni mesi. Poi successe quello che temevo. Mia moglie scoprì la mia relazione extraconiugale. Non ero abbastanza furbo per non farmi beccare. Non fece scenate. Mi guardò con uno sguardo che non dimenticherò mai. Un misto di sofferenza e delusione. Non disse nulla. Passarono i giorni. Io non sapevo cosa fare. Non riuscivo a dimenticare quello sguardo. Dormivamo in stanze diverse. Lei andò  a dormire nella camera di nostro figlio. Poi un giorno mi chiamò, aveva uno sguardo diverso. Non lo so spiegare. Era lo sguardo di chi sapeva cosa fare. Ricordo benissimo ciò che mi disse. Poche parole ma che ho scolpite nel cuore:

Non possiamo far finta che non sia successo nulla. Non è solo colpa tua. Anche io non ho saputo starti vicino. Abbiamo due possibilità. Lasciarci oppure fidarci di Gesù. Io ti ho perdonato, ci sto provando almeno. Ci vorrà tempo ma ti chiedo di credere ancora al nostro matrimonio. Mettiamocela tutta per essere felici insieme.

Decisi di troncare completamente con l’altra e di riprovare con mia moglie. Perchè? Quello sguardo mi ha toccato dentro. Ho intravisto di nuovo quanto lei fosse bella e preziosa. E quanto io le stessi facendo male. Iniziarono mesi non facili. Era difficile per lei ritrovare intimità e fiducia in me, e anche per me non fu semplice. Da soli non ce l’avremmo mai fatta. Fortunatamente Gesù non ci abbandonò mai. Trovammo sacerdoti e percorsi di coppia che ci fecero pian piano riavvicinare. Così accadde il miracolo. Non riesco a definirlo in altro modo. Con il tempo e l’impegno recuperammo un desiderio l’uno verso l’altra che non avevamo da molti anni, che forse non avevamo mai avuto. Rividi la donna meravigliosa che avevo sposato. Molto più bella di quando la sposai. Anche sessualmente piano piano ci ritrovammo. E’ stato molto difficile all’inizio ma ne è valsa la pena. Anche il rapporto fisico è tornato ad essere un’esperienza meravigliosa dove posso abbracciare la mia sposa e donarmi a lei con la gratitudine di chi ha ricevuto tanto amore, di chi è stato perdonato quando non lo meritava.  Anche la mia fede è cresciuta e maturata. Finalmente ho incontrato anche io Gesù. L’ho incontrato quel giorno in cui la mia sposa mi ha guardato e mi ha perdonato. Lì ho fatto per la prima volta l’esperienza dell’amore misericordioso di Dio. Questo è l’amore che salva. Non riesco ancora a ricordare questa esperienza senza che una lacrima mi scenda dal volto.

Lode a Dio

Antonio e Luisa

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Con uno sguardo possiamo donare vita o toglierla

Prendo spunto anche oggi dal commento al Vangelo di fra Andrea (trovate il video in fondo a questo articolo) . Andrea ci offre diversi spunti di riflessione. Mi soffermo su due.

Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre?

Filippo chiede a Gesù di mostrargli il Padre. Come? Non ha ancora compreso? Gesù sembra quasi sconsolato nel rispondere: chi ha visto me ha visto il Padre.

Nell’amore è così. E’ così tra Gesù e i suoi discepoli ed è così tra noi sposi. Non possiamo pretendere nulla dall’altro. Non possiamo pretendere che l’altro creda in noi, che l’altro riesca a capire chi siamo, cosa desideriamo, quanto valiamo. Io non posso pretendere che Luisa riconosca chi sono e quanto valgo. Certo mi ha sposato e qualcosa deve aver intravisto di bello, ma non posso pretendere nulla. Tutto in amore è solo dono. Non posso forzarla ad amarmi e a capirmi. Soprattutto non posso obbligarla ad amarmi come voglio io. Anche Gesù si è trovato in questa distanza con i suoi discepoli. Gesù però, nonostante i discepoli non comprendano il Suo amore come dovrebbero, dice qualcosa che ci mostra il suo modo di amare in modo davvero unico e autentico. Ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. Non importa come l’altro risponde al nostro amore. Noi sposi siamo chiamati a rispondere come Gesù. Tu cara sposa, caro sposo, sei con me, sei nel mio cuore.

Un’altra riflessione viene proprio dall’amore di Gesù, dal suo sguardo verso i suoi discepoli, verso ognuno di loro. Lo sguardo di Cristo è qualcosa che tocca nell’intimo. Non solo i discepoli. Ci sono innumerevoli episodi dove Gesù tocca il cuore di qualcuno. Tantissimi. Ecco nel linguaggio semitico questo era traducibile come ha toccato loro il sangue. Ha ridato loro la vita. Quanto questo atteggiamento di Gesù ci interpella come sposi! Anche noi possiamo avere lo sguardo di Cristo che tocca il sangue del nostro coniuge oppure avere l’atteggiamento opposto di quello che ferisce, che fa perdere sangue e vita alla persona amata. E’ tutto una questione di sguardo. Sguardo di misericordia o sguardo giudicante. Sguardo d’amore o sguardo di possesso. Sguardo accogliente o sguardo respingente. Sguardo tenero o sguardo incurante. Sguardo empatico o sguardo insofferente. Possiamo davvero, con il nostro sguardo, aiutare la persona che amiamo a riprendere vita o al contrario toglierle un altro po’ di vita. Sta a noi scegliere che sguardo avere. Per questo Gesù anche nel nostro matrimonio può essere via, verità e vita. Gesù ci può indicare attraverso il suo sguardo la via per, a nostra volta, guardare nella verità dell’amore l’amato/a ed aiutarlo così a guarire le sue ferite, che sono punti di morte, e ritrovare la pienezza della vita.

Antonio e Luisa con fra Andrea

Antonio e Luisa

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La castità ci ha preparato al matrimonio (2 parte)

Se volete leggere la prima parte cliccate qui

Antonio e Luisa: cosa abbiamo imparato da questa nostra esperienza? Uomo e donna sono diversi. La castità dipende soprattutto dalle donne. Non sempre è così ci sono certamente delle eccezioni. Fisicamente gli uomini sono portati a pensare spesso al sesso. Hanno in testa solo quella cosa lì? Ebbene sì. Lo dice la scienza. L’uomo dal momento della pubertà cresce nel desiderio sessuale di 20 volte, la donna solo di due. L’uomo pensa al sesso in media 19 volte al giorno. La donna molte di meno. Questo secondo una recente ricerca americana. E questo è normale. Questa evidente differenza sessuale tra uomo e donna ci dice due realtà:

  • La vera prova d’amore non è l’uomo che può chiederla alla donna, ma è la donna che non solo può ma deve chiederla al suo amato. Una donna è molto affascinata e si sente amata e rispettata quando il suo uomo è capace di controllare la bestia che c’è in lui. Desidera ardentemente l’incontro fisico, ma è capace di dire con le parole e con l’atteggiamento: ti voglio così bene che sono disposto ad aspettare perché tu lo desideri. Se capisse anche che vivere quel gesto prima del matrimonio sarebbe una menzogna, sarebbe il top. Ma ci può arrivare per gradi. Per Antonio è stato così. L’ha compreso dopo.
  • La castità dipende soprattutto dalla donna. E’ la donna che deve contenere l’uomo. Lo dice come siamo fatti. Venti volte contro una; ricordate? Molte donne hanno paura di non essere accettate se dicono di no. Credono che in fin dei conti vada bene così, vi ripetiamo che non vogliamo giudicare chi fa scelte diverse, ma raccontiamo la nostra testimonianza, di come Luisa mi ha conquistato. Dicendomi di no mi ha fatto comprendere il suo valore e gliene sono grato La fatica è rimasta, continuavo ad essere attratto da lei e a desiderarla, ma ero sempre più affascinato da questa scelta. Per la prima volta sperimentavo con una donna una profondità, una consapevolezza e una ricchezza che fino ad allora non credevo fosse possibile. Per la prima volta comprendevo quanto preziosa fosse lei per me e quale significato avesse l’amplesso nella relazione tra un uomo e una donna. Non sono arrivato a comprenderlo da solo. Devo ringraziare padre Raimondo Bardelli che mi ha aiutato a capire come la castità non fosse una frustrazione da subire, ma al contrario fosse la consapevole preparazione del terreno. Attraverso la castità io e Luisa ci stavamo preparando a cogliere i frutti del nostro amore il giorno delle nozze. Ha cambiato la mia prospettiva. Non stavo rinunciando a qualcosa che avrei potuto avere subito, ma stavo rinunciando a un piacere immediato per averne, al tempo giusto, il centuplo. E così è stato.

Quindi nel fidanzamento casto non c’è contatto fisico? Cosa è giusto fare nel fidanzamento? Parlare la tenerezza. Tenerezza che si concretizza nei baci, negli abbracci, nelle carezze e in tutte le manifestazioni caste che ci possono essere. Parlare quindi il linguaggio proprio della stato in cui i due amanti si trovano. Uno stato provvisorio che non contempla ancora il dono totale del corpo. E’ pazzesco come le nostre relazioni siano costruite sbagliate. Fin dall’inizio. Nel fidanzamento si sperimenta il sesso in tutte le sue manifestazioni e poi, nel matrimonio, non si è più capaci di desiderarlo e di viverlo. Per tanti, dopo alcuni anni, si aprono le porte del deserto sessuale. Cosa succede? Semplice. Si è capaci di parlare un linguaggio solo. Quello dell’amplesso e dell’incontro intimo. Non si è usato questo periodo di conoscenza, il fidanzamento, per perfezionare tutti gli altri linguaggi. Anche quando ci sono, baci, carezze, abbracci e attenzioni sono sempre finalizzati a concludersi nell’amplesso. Nel matrimonio non c’è tutto il tempo, la voglia e il desiderio per queste manifestazioni di amore tenero e concreto. C’è tanto altro a cui pensare e che ci occupa il tempo. Nel fidanzamento invece, almeno di solito, c’è molto più tempo. Nel matrimonio serve impegnarsi. Serve parlare il linguaggio della tenerezza anche quando per tanti motivi non è possibile arrivare all’amplesso. Figli, gravidanze, metodi naturali, mancanza di tempo e di forze, rendono l’incontro intimo non più così semplice da cercare e desiderare. Qui bisogna attingere a quanto imparato nel fidanzamento. Solo se nel fidanzamento ci si è educati a parlare diversi linguaggi d’amore, trovando gratificazione e piacere in quelle stesse manifestazioni, senza quindi renderle finalizzate e usate al solo fine di raggiungere il piacere sessuale, si potrà affrontare con i giusti strumenti il matrimonio. Solo così i momenti di astinenza non saranno momenti di aridità e di distanza tra gli sposi, ma saranno periodi di corteggiamento e di tenerezza. Periodi altrettanto dolci e belli e, cosa più importante, fecondi. Utili a mantenere e ad alimentare la fiamma del desiderio. E’ fondamentale educarsi a questo modo di vivere l’amore. Se non si impara poi è difficile. Quando verrà per tanti motivi a mancare l’incontro sessuale si perderà il desiderio di vivere altre modalità e tutto diventerà povero e senza gioia. Un circolo vizioso che porterà sempre più in basso fino alla completa distanza emotiva, affettiva e sessuale tra gli sposi. Capite l’importanza di imparare la tenerezza nel fidanzamento. Non è una richiesta assurda, ma una base necessaria sulla quale costruire tutta la casa del nostro matrimonio. Se volete un matrimonio santo imparate a vivere questi gesti come parte meravigliosa del vostro rapporto. A volte condurranno all’amplesso e altre volte no. Saranno comunque momenti di meravigliosa e feconda unità. Lo saranno però solo se avrete imparato a viverli in modo autentico. Il fidanzamento è la prima scuola per educarsi a questo atteggiamento importantissimo.

Antonio e Luisa

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La castità ci ha preparato al matrimonio. (Prima parte)

Antonio: avevo 25 anni. Torno con i ricordi a quell’ottobre del 2000 e mi rivedo. Da pochi giorni stavo con Luisa. Ero un ragazzo ferito, incapace di amare, con tante idee sbagliate in testa e una voragine nel cuore. Lei era il mio strumento per cercare di colmare quel vuoto affettivo e sessuale che provavo. La stavo usando. Avevo un grande desiderio e impulso di vivere subito tutto con lei. Di vivere anche l’aspetto sessuale. Credevo di amarla, sinceramente. Volevo amarla, ma non ne ero capace. Ero travolto da questi sentimenti molto forti. Da un pensiero che era costantemente per lei. Insomma ero innamorato come capita a tutti nella vita. Ero innamorato e quello credevo fosse l’amore. Amare era, secondo ciò che pensavo, abbandonarmi a quel sentimento grande e a quella passione così travolgente e totalizzante. Luisa credo provasse le stesse cose, ma le viveva in modo diverso, più maturo e forse con un po’ di paura. Lei credeva che il rapporto intimo non fosse qualcosa da svendere e da vivere con tutti, ma da riservare ad una persona sola. Devo dire che questo suo atteggiamento mi ha sorpreso e irritato. Non mi era mai successo di incontrare una donna con idee così vecchie e sorpassate. Ho creduto fosse un suo capriccio e non me ne sono curato più di tanto. E’ diventata una sfida. L’avrei fatta cadere. Avrebbe ceduto. Abitavo da solo già da qualche anno e le occasioni per restare in intimità con lei erano tante. Eppure lei non cedeva. Sono passati i giorni, poi le settimane. Lei non solo non cedeva, ma il mio non curarmi della sua sensibilità la amareggiava sempre più. Si sentiva violata e non rispettata. Non capivo. Più insistevo e più lei si chiudeva. In realtà chi stava cedendo non era lei ma ero io. L’irritazione verso il suo continuo negarsi stava lasciando posto all’ammirazione verso una creatura che era consapevole del suo valore. Non voleva svendere se stessa e il suo corpo a chi non lo meritava. Non faceva la preziosa ma era preziosa. Tante donne sono mendicanti, lei no.  Non perchè fosse meglio delle altre. Lei si sentiva amata. Amata da Dio. Questa è la differenza. Lei era consapevole di essere regina. Di essere figlia di Re. Di essere stata pagata a caro prezzo da Gesù. Io in quel momento non ero degno di avere quel dono. Il mio comportamento irrispettoso ci stava allontanando. Per un periodo siamo stati separati. Lì ho davvero capito quanto ci tenessi a lei e sono stato pronto alla vera prova d’amore. Quella che costa. Quella che chiede sacrificio. Che rende sacra la mia fatica. Ho deciso di vivere la relazione con lei nella castità.

Luisa: Prima di sposarmi, un’amica mi chiese: Come fai a sposare un uomo che non conosci sessualmente? E se non andasse bene per te? E se non ti piacesse come fa l’amore? E se ci fossero brutte sorprese? Questa obiezione alla castità prematrimoniale sembra ragionevole. In realtà, si basa su un presupposto sbagliato. Il presupposto sbagliato è questo: ogni individuo avrebbe determinate caratteristiche immutabili anche per quanto riguarda il comportamento sessuale. Invece, il rapporto sessuale è il frutto, appunto, di un rapporto, di una relazione; si procede insieme, s’impara insieme, ci si mette in ascolto dell’altro/a, si rispetta la sensibilità dell’altro/a, ci si accoglie e ci si dona. Mi ricordo di un film di successo “Il favoloso mondo di Amélie”, una commedia romantica. Attenzione ai film romantici: fanno un sacco di danni! Insomma, Amélie ha alcuni rapporti sessuali con uomini diversi e non prova alcun piacere. Finalmente arriva l’uomo giusto e, come d’incanto, anche il rapporto fisico è perfetto. Non è così! Anche con l’uomo giusto, quello che si sposa, quello con cui si passa tutta la vita, s’intraprende un cammino, non va sempre tutto bene. La cosa bella è che il matrimonio è indissolubile: si può provare, sbagliare, migliorare, regredire, progredire, nella certezza che quell’uomo resterà per sempre. Purtroppo per le ragazze di oggi, i ragazzi, chi più chi meno (anche indirettamente) sono andati a scuola di pornografia e (quasi) tutti, ragazzi e ragazze, sono convinti che l’amore si debba fare più o meno come nei video pornografici. Quindi, anche le ragazze si adeguano, pensando che non ci sia altro da fare se non consumare rapporti veloci e violenti senza dolcezza, tenerezza e sentimento. Dolcezza, tenerezza e sentimento si sprecano invece nei nomignoli, nei regalini, nelle frasi tratte dai Baci Perugina. Al contrario, la castità prematrimoniale è proprio diventare esperti di dolcezza, tenerezza e sentimento, tramite sguardi, baci e carezze. Sono le ragazze che devono insistere su baci e carezze dal collo in su. Il ragazzo se ne andrà? Siete proprio sicure? Se ne andrà il ragazzo sbagliato, ma quello giusto no.

Antonio e Luisa

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Quando ho finito piango e lo abbraccio

Il giorno dopo una videoconferenza in collegamento con Piergiorgio (un medico sessuologo che collabora anche con il nostro blog) mi arriva questa domanda da una amica. Mi incuriosisce, non è la prima che sento che mi racconta di avere una reazione apparentemente strana al termine del rapporto fisico con il marito. Ho raccolto questa confidenza sempre da donne. Forse riguarda più la loro sensibilità o forse perchè per loro è più difficile abbandonarsi e accogliere dentro di sè il marito. Questa amica mi scrive: Dopo aver fatto l’amore io sento sempre il bisogno di piangere e piango abbracciata a mio marito.

Lei pensava ci fosse qualche problema, qualcosa da sistemare nella sua sessualità. In realtà lei vive il rapporto intimo come dovrebbe essere per tutti. Purtroppo, secondo la mia esperienza, il suo caso non è la normalità e questo la fa sentire strana. Per di più senza il coraggio di parlarne. Fortunatamente questa volta lo ha fatto. Ne ha parlato con me. Sapevo già cosa rispondere, ma ho girato la domanda a Piergiorgio. Il quale mi ha dato una risposta meravigliosa che vi riporto integralmente.

Questa domanda mi ha commosso – inizia Piergiorgio. C’è un canto che eleviamo spesso nella mia comunità di preghiera. Il canto Abbracciami del Rinnovamento nello Spirito. Quando intono le parole di questo canto io spesso piango, piango come un bambino, perchè sperimento proprio l’abbraccio con il Signore che sento vero, quindi ti volevo dire che la domanda che mi hai girato mi ha fatto venire in mente proprio questo. Le lacrime di quella donna sono di commozione. Quando avviene l’orgasmo durante un rapporto sessuale tra due sposi che si amano davvero in modo autentico c’è, soprattutto per la donna, un momento fortissimo di abbandono e tenerezza verso il marito. C’è tutto in questa reazione. C’è sicuramente una causa fisica, ormonale. L’orgasmo libera l’ossitocina, che provoca piacere e senso di appagamento. Provoca anche una sensazione di attaccamento e quindi la commozione per queste forti sensazioni. Tra due sposi che si amano non c’è solo però la causa ormonale, ma c’è tutta la persona che partecipa a quel piacere dettato non solo dalla sensazione fisica dell’orgasmo, ma dalla consapevolezza di una unione fisica, vissuta nella carne, che è segno e manifestazione di una unione più profonda, psichica e spirituale. Unione dei cuori. Bellissimo. Lo Spirito Santo c’è nella relazione di ogni coppia sposata e diventa ancora più visibile e operante quando queste due persone diventano una sola carne. In quel momento si è in tre. Si realizza la Santissima Trinità e questo porta alle lacrime di gioia.

Capito perchè i cattolici lo fanno meglio? Per tanti l’orgasmo è il massimo del piacere che va ricercato nei modi più diversi, sperimentando ogni trasgressione. Per gli sposi cristiani l’orgasmo non è che una parte piccola di un piacere che viene non solo dalle sensazioni fisiche e fisiologiche, ma dall’unione che si fa così forte e intensa tanto da far loro sperimentare l’amore trinitario di Dio. Certo una piccola fiammella del fuoco infinito ed eterno che è Dio, ma che è già un’esperienza meravigliosa e indimenticabile.

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La misericordia di Dio è come un grembo di donna.

Solitamente è Antonio che scrive gli articoli. Questa volta no. La maternità credo che sia qualcosa che gli uomini possono solo intuire e non comprendere fino in fondo. Fino in fondo forse neanche noi donne lo comprendiamo. Noi lo viviamo direttamente mentre i nostri mariti attraverso di noi. Non è solo questo. Uomo e donna sono intrinsecamente diversi. Basta guardare il nostro corpo. Noi donne siamo fatte, è il corpo che ce lo dice, per accogliere dentro di noi. La nostra maternità è accogliere la vita. Vita che non è solo biologica. Serve infatti poi una premessa per non generare malintesi. Una donna che non può generare vita biologica può essere altrettanto madre, se non di più, di chi la genera. E’ un discorso che riprenderò dopo. Dicevo che il nostro corpo è diverso. Il nostro DNA è diverso. Non avere quel cromosoma y fa una differenza enorme. Pensateci! Il nostro corpo è fatto per accogliere. Quando riattualizzo il mio sacramento, quando ho un rapporto intimo con mio marito, sono io che accolgo. Lui entra fisicamente in me. Non io in lui. Questo rende tutto più complicato per noi donne. Serve un abbandono e una fiducia completa nel nostro amato. Accogliere dentro di me lui e il suo seme implica un coinvolgimento non solo del mio corpo, ma di tutto. Del mio spirito e della mia sfera psicologica. Per questo forse il rapporto fisico ha un significato molto più importante per noi donne rispetto agli uomini. Non finisce qui. Noi donne abbiamo un utero. Gli uomini no. Giovanni Paolo I ha definito Dio come padre e madre. Ecco l’utero esprime proprio la maternità di Dio. Come? Uno degli aggettivi con cui viene definito Dio nella Bibbia è misericordioso. Nella traduzione latina misericordia rimanda al cuore. Significa portare nel cuore. In ebraico no. La lingua originale della Bibbia traduce il termine che per noi significa misericordia in modo completamente diverso. L’ho scoperto leggendo una riflessione di Robert Cheaib. In ebraico misericordioso si traduce con rahum. Rahum che deriva da rehem. Rehem è il grembo della donna. E’ l’utero. Noi donne, più degli uomini, esprimiamo questa caratteristica di Dio. Noi esprimiamo la misericordia di Dio. Siamo capaci, quando viviamo pienamente la nostra maternità, di generare nuovamente nostro marito. Sappiamo accoglierlo per quello che è, sappiamo vedere in lui la persona che può diventare, sappiamo scorgere la sua bellezza. Sappiamo guardarlo con gli occhi di Dio. Questo sguardo accogliente lo genera di nuovo, lo aiuta a diventare un vero uomo. Questa accoglienza ci rende vere donne. Questo significa essere madri feconde.

QUINDI UNA DONNA NON E’ MADRE QUANDO NON E’ FECONDA NON QUANDO NON E’ FERTILE

Io sono contentissima e grata a Dio per avermi dato una famiglia numerosa, ma sono certa, proprio per quanto ho scritto fino ad ora, che anche se non avessi avuto la grazia di concepire avrei potuto esercitare la mia maternità, la mia fecondità in tanti altri modi. Chi secondo me ha espresso molto bene cosa sia la maternità feconda quando non si può generare una nuova vita è don Carlo Rocchetta. Don Carlo ha trovato ben tre modalità nelle quali vivere la maternità che costituisce noi donne all’interno del matrimonio, oltre il concepimento e la crescita di uno o più figli biologici.

Noi donne possiamo generare la presenza di Dio in nostro marito. Amarlo come Dio lo ama. Essere capaci di accoglierlo per quello che è.

Possiamo poi generare nostro marito come persona amata. Generare il noi. Il primo figlio della coppia è la coppia stessa, il noi che diventa carne. Significa che la santità di nostro marito diventa il nostro scopo. Permettere che nostro marito prenda posto nel nostro cuore e che il suo bene sia per noi più importante di noi stesse. Mi viene spesso in mente Efesini 5. Quella riflessione di Paolo che sembra tanto indigesta oggi. Donna sottomessa all’uomo. Credo invece che sia importante viverla. Io non sono sottomessa ad Antonio. Mi sono sottomessa all’amore che ho per Antonio. Questo sì. Ho cercato di farmi serva per amore. Di mettere lui innanzi a me. Vi assicuro che ho già avuto il centuplo in questa vita. Già perchè poi Efesini 5 continua con E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei. Questo viene dopo. Sono sicura che non sia un caso. Se oggi ho accanto un marito che mi ama, mi rispetta e cerca, con tutte le sue e mie fragilità e cadute, di volermi bene con tutto se stesso, è proprio perchè ho cercato ogni giorno di sottomettermi all’amore. Di accoglierlo sempre. Non sempre sono riuscita come avrei voluto, ma la volontà c’è sempre stata.

Possiamo infine generare la coppia come comunità in missione. Questa è la più facile delle tre da comprendere. Quando una donna non può essere madre biologica può essere madre d’amore. L’amore che nasce all’interno della coppia può diventare nutrimento per tanti. Con tante modalità diverse. Con l’adozione, con l’affido, con i servizi in parrocchia, con il volontariato, ecc.

Insomma la fecondità va oltre la fertilità. La fertilità è generare vita biologica mentre la fecondità è generare vita amore. Generare la presenza di Dio, che è amore, nel mondo. Gesù il Salvatore, colui che ha salvato e redento il mondo, si è incarnato grazie a Maria. Maria che con il suo sì ha accolto dentro di sè Dio stesso. Che meraviglia Maria. Che meraviglia ogni donna che diventa madre e rinnova questa bellissima immagine nel tempo e nella storia. Che con il suo amore accogliente e fiducioso rinnova la nascita di Gesù nel mondo anche oggi.

Luisa

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Non sono un brigante ma lo sposo di mia moglie.

Da questa domenica non saremo più solo Luisa ed io a scrivere il commento al Vangelo, ma beneficeremo dell’aiuto e della preparazione di fra Andrea Valori. Un commento scritto a sei mani, arricchito dal diverso stato di vita e vocazione che ognuno di noi ha scelto e vive. Oggi la liturgia ci propone il Vangelo del Buon Pastore. Fra Andrea ci invita a riflettere su diversi aspetti. Noi ci focalizziamo solo su uno di questi diversi punti. Sulla porta. Gesù è la porta. Cosa vuol dire? Leggiamo il passo del Vangelo di Giovanni:

Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati.Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

Chi sono i falsi pastori, i briganti, i lestofanti? Non sono solo, come verrebbe naturale pensare, persone al di fuori della coppia. Non è detto. Il ladro potrebbe essere anche parte della coppia. Cosa ruba il ladro? Cosa può rubarci il nostro coniuge quando si comporta da ladro e non entra dalla porta di Gesù, ma si arrampica ed entra così nel recinto della nostra vita? Ci ruba il coraggio di essere noi stessi. Magari sono io che rubo alla mia sposa il coraggio di diventare pienamente la donna che può diventare, di credere nella meraviglia che è e magari ne faccio cosa mia. Io sono convinto di questo. Se non avessi incontrato Gesù, quindi se non fossi entrato nella vita di mia moglie attraverso la porta che Lui mi ha mostrato, non sarei stato capace di amarla. Avrei cercato di farla mia, avrei cercato di farla diventare ad immagine e somiglianza di come io volevo che fosse. Perchè quando non riconosciamo che abbiamo in noi l’immagine del Creatore, non la riconosciamo neanche nella persona che abbiamo sposato e cerchiamo di trasformarla come noi vogliamo. Invece passare per la porta del Buon Pastore significa riconoscerci figli. Significa che riconosco nella mia sposa una figlia di Dio e il mio compito non è di farla diventare come io voglio, ma come Lui desidera che sua figlia diventi. Che diventi pienamente donna. Con il mio sguardo, con la mia voce e con il mio amore posso aiutarla ad amare ciò che è. Non è meraviglioso? La cosa bella è, che se mi abbandono all’amore e non al possesso, lei diventa veramente bellissima, molto più di quanto avrei potuto sperare. Quindi cari sposi non entrate come ladri nella vita l’uno dell’altra, ma entrate dalla porta di Gesù e Lui, attraverso quella porta vi mostrerà un orizzonte eterno. Vedrete nella vostra sposa e nel vostro sposo quella meraviglia che può venire solo da una persona realizzata nella volontà di Dio.

Antonio e Luisa con fra Andrea

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Di seguito il commento al Vangelo di fra Andrea da cui abbiamo preso spunto

L’amore vero è cavalleresco non romantico.

Quante donne si sono rovinate dietro l’idea dell’amore romantico. Quante relazioni distrutte in nome dell’amore romantico. Anche noi ne conosciamo più di una di queste situazioni. Amiche che hanno gettato alle ortiche relazioni stabili e ben avviate, in alcuni casi anche con la presenza di figli, perchè non sentivano abbastanza. Perchè continuavano a pensare che l’amore avrebbe dovuto essere altro. Non una vita ordinaria accanto ad un uomo con tanti pregi ma anche tanti difetti, ma una vita sempre al massimo, fatta di un eterno amore che somiglia di più alle cotte adolescenziali che ad una relazione matura. Donne educate fin da bambine a desiderare un amore romantico. Favole, libri e infine film. Mi viene in mente un caso emblematico. Un classico del romanticismo come il film I ponti di Madison County. Vi rendete conto dell’assurdità? Lei passa una vita accanto a suo marito e pensa per tutta quella vita a due giorni che ha passato con un uomo di cui non ha saputo più nulla. Certo era Clint Eastwood e posso capire, ma la storia non regge comunque. E gli uomini? Anche loro non sono messi meglio. Amici miei che sono soli a 40 anni suonati perchè hanno passato gli ultimi vent’anni ad aspettare la velina bionda di Striscia che però fosse anche devota e servizievole come la loro mamma. Normale che la stiano ancora cercando. Non la troveranno mai. Purtroppo intanto hanno perso l’occasione di incontrare e conoscere la donna della loro vita. Una donna vera.

Naturalmente non è per tutti così. Quello che voglio dire è che l’amore autentico non è quello romantico bensì quello cavalleresco. Che differenza c’è? La differenza è sostanziale. L’amore romantico si fonda sull’ego. L’amore romantico non è gratuito e soprattutto non è incondizionato. Ti amo finchè ne ho voglia, finchè mi fai stare bene, finchè non trovo chi mi fa stare meglio di te. E’ un amore impetuoso come un mare in tempesta, ma che in un attimo può diventare un deserto relazionale. E’ questo che volete donne? Essere sempre sulle spine? Vivere nella paura di non essere più abbastanza per lui? Non credo. Voi, se ci pensate bene, desiderate l’amore cavalleresco. Desiderate un uomo che vi guardi, vi scelga tra tutte le altre perchè siete proprio voi,  e vi prometta che ci sarà sempre. E ci sarà! Un uomo che è disposto a donarsi completamente a voi. Un uomo che sappia mettere il vostro bene davanti al suo. Un uomo che sappia trarre la sua felicità dal contribuire alla vostra e che sappia andare oltre l’amore romantico. Insomma un uomo capace di amarvi sempre, che voi lo meritiate o meno. Un uomo fedele e d’onore. Voi desiderate questo. La donna è così. Per questo soffre tanto. Cerca l’amore romantico e non comprende quello che davvero conta. Magari butta il tesoro della vita perchè non lo riconosce.

Donne, dipende da voi. Voi dite che non ci sono uomini così. Che non ci sono uomini cavalieri. Don Maurizio Botta afferma che dipende da voi donne. Tornate ad essere donne, tornate a custodire la vostra preziosità, a non concedervi se non a chi è capace di amarvi davvero. Spesso l’uomo chiede la prova d’amore: se mi ami facciamo l’amore. Ribaltate la situazione. Siete voi che dovete chiedere la prova d’amore. Siete voi che potete chiedere al vostro uomo di fare un sacrificio per voi. E’ lui che vi deve conquistare! Voi siete belle, siete una meraviglia, siete preziose. Solo se voi vi sentite così,  lui saprà riconoscere in voi la meraviglia che siete. Solo così si sentirà un cavaliere desideroso di farsi dono per la sua dama e non un ladro che vuole prendere qualcosa che non è per lui.

Antonio e Luisa

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Come trasformare la quarantena da Inferno a Paradiso

Ormai siamo in quarantena da molte settimane. Chiusi in casa con i nostri figli. Un tempo sicuramente unico che speriamo non si ripeterà. Abbiamo una grande occasione in questo periodo. Abbiamo tanto tanto tempo. Poi in realtà troviamo tante altre attività anche in casa, ma comunque abbiamo sicuramente più tempo di prima.  Abbiamo l’opportunità di diventare sposi migliori o di tirare fuori il peggio di noi. La clausura è così. Non lasciandoci altre valvole di sfogo siamo “costretti” a giocarci tutto nella relazione. Non possiamo far finta. Per questo tanti giornali hanno lanciato l’allarme. Allarme che la coppia possa scoppiare. Sembra che in Cina, secondo i media locali, gli sportelli dell’anagrafe siano intasati da una richiesta di separazioni e divorzi senza precedenti. Il coronavirus ha ucciso anche tanti matrimoni. Ricordate che dipende da noi. Dipende da noi se questa quarantena ci può rendere sposi più affiatati e uniti oppure sposi sull’orlo di una crisi di nervi che si vorrebbero prendere e buttare dalla finestra. Dipende da noi. Volevamo, per questo, dare alcuni spunti che riteniamo importanti. Che lo sono stati per noi.

  • ABBIATE RIGUARDO RIGUARDATEVI L’UN L’ALTRA

 Avere riguardo. Perchè? Perchè solo così posso comprendere davvero se le mie azioni, i miei atteggiamenti, le mie parole, i miei gesti e tutto il modo che ho di stare con la mia sposa sono giusti per lei. Guardarla e poi riguardarla. Amare è conoscere sempre di più l’altra persona, i suoi atteggiamenti, i suoi pensieri, la sua alterità che è certamente un mistero, ma che poco alla volta si disvela in una meravigliosa scoperta. Amare non significa rinunciare al mio mondo, ma arricchirlo del suo. Per questo devo essere capace di avere riguardo. Di riguardare. Guardare una prima volta per capire come amarlo/a, in cosa aiutarlo/a, di cosa ha bisogno. Guardarla per comprenderne le sofferenze, le difficoltà e per condividerne le gioie. Non basta. Chi ha davvero riguardo non si ferma a questo, che è già tanto sia chiaro. Chi ha riguardo guarda una seconda volta per comprendere se quello che ha detto o fatto ha trasmesso amore, se è stato donato nel modo e nella sensibilità gradita all’altro. Perchè non basta amare, ma l’amore dato deve essere percepito dall’altro e lo può essere solo se offerto con un linguaggio parlato dall’altro.

  • PER AMARE NON E’ NECESSARIO ESSERE SPONTANEI

Tutto ciò che è spontaneo è buono? Il resto invece no? La donna in particolare si immagina l’uomo spontaneo come l’uomo perfetto. Quello a cui non deve chiedere mai nulla perchè attraverso l’amore lui capisce e anticipa ogni suo pensiero e desiderio. Oltretutto trae anche piacere dall’assecondare quel desiderio. Mi spiace care donne, ma quello non è un uomo spontaneo, quello è un clone fatto a vostra immagine e somiglianza. Se l’uomo fosse davvero spontaneo forse non vi piacerebbe così tanto. In amore bisogna essere autentici, non per forza spontanei. Autentici cosa significa? Semplicemente esprimere attraverso il corpo ciò che si ha nel cuore. Essere autentici a volte non è per nulla spontaneo. Spesso non è spontaneo. Perché siamo diversi, molto diversi. Faccio un esempio concreto. La mia sposa ama essere rassicurata e apprezzata. Io, anche se la amo e la stimo tantissimo, mi devo sforzare di farle complimenti perché a me non viene spontaneo. E’ per questo un gesto falso? Secondo me no. E’ un gesto lontano dal mio modo di sentire, ma l’importante è che tocchi la sua di sensibilità, non la mia.

  • DAI SUOI DIFETTI AI MIEI

Luisa è molto di più del suo atteggiamento e dei suoi difetti. Il matrimonio esige lo sguardo di Cristo che vede oltre le miserie e le fragilità, vede la regalità di una figlia di Dio da amare ed onorare sempre. Amare, non significa solo accogliere Luisa nelle sue fragilità e miserie, ma va molto oltre. M richiede un cambiamento. Mi chiede di spostare l’attenzione dai suoi difetti ai miei difetti. Cosa posso fare per amarla e accoglierla sempre di più? Come posso fare per limare quel tratto del mio carattere che a volte provoca sofferenza alla mia sposa? Conosco la mia sposa? So cosa le piace e cosa invece non le piace? Mi impegno per imparare dai miei errori verso di lei, per non ripeterli?  Io ringrazio Luisa perché non ha mai cercato di cambiarmi, ma ha sempre cercato di impegnarsi per essere sempre più amore verso di me. Questo mi ha lasciato senza parole e mi ha legato a lei in modo davvero profondo e autentico. Gesù non mi dice di cambiare Luisa, ma di amarla per primo, di amarla come vorrei essere amato da lei. Questo è il segreto. Quando entrambi i coniugi lo mettono in pratica il matrimonio decolla e diventa davvero un’esperienza del cielo sulla terra.

  • AMO PER PRIMO. E SARO’ RIAMATO

A suscitare una carezza é quasi sempre un’altra carezza; e più le carezze si moltiplicano più la tenerezza si accende come un fuoco che scalda e orienta la persona al di sopra di sé, verso l’Alto (Don Carlo Rocchetta)  Una riflessione che mi ha colpito subito e che ho fatto mia, pensando alla mia relazione. Quanto è vera! Spesso noi, io almeno si, tendiamo a focalizzarci su quello che l’altro fa o dovrebbe fare, sul suo comportamento. Invece forse non dovremmo sprecare energie a giudicare l’altro/a. Non serve e spesso ci porta a vedere solo i difetti. Dovremmo invece scegliere di amare sempre e comunque. Allora, forse, qualcosa nell’altro/a davvero cambia. Io penso a tutte le carezze che la mia sposa mi ha riservato anche quando non me le meritavo. Mi ha sempre amato con lo stile di Gesù, cioè sempre e per prima. Ecco, se ho cambiato qualcosa nel mio atteggiamento nei suoi confronti non è stato per i rimbrotti o per le litigate, ma per quelle carezze incondizionate e a volte immeritate. Da lì è nato in me un sentimento di gratitudine verso di lei, un desiderio di restituire quanto lei mi stava dando. Un amore così bello proprio perchè riesce ad andare oltre le mie miserie e mancanze. Un amore che mi fa alzare gli occhi al Cielo perchè ha il sapore dell’amore del Padre, un amore senza condizioni capace di accogliere tutto di me anche le parti meno belle.

  • PREGATE INSIEME

Alla fine della giornata, nell’intimità della vostra camera, abbracciatevi e aprite il cuore l’uno all’altra. Non state più parlando solo alla vostra sposa, al vostro sposo, ma a Gesù attraverso la vostra sposa e il vostro sposo. Chiedete perdono per i vostri peccati, raccontate le vostre difficoltà, i vostri limiti. Raccontate anche le cose belle, ringraziate Dio per il dono dell’altro/a e di tutte i doni che ogni giorno vi offre. Raccontate tutto e ascoltate tutto dall’altro. Quando vi racconterà di avervi ferito con il suo comportamento, il suo parlare, le sue azioni e le sue omissioni, chiedete a Dio di avere la forza di perdonare. Aprite il cuore e abbracciatevi. Come il padre misericordioso ha perdonato il figlio, così voi abbracciatevi e accoglietevi con tutte le fragilità che avete.

Antonio e Luisa

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“Lo straordinario” con Luigi e Maria

Riflessione del consigliere spirituale dell’associazione Intercomunione delle famiglie don Emilio Lonzi. Qui il link all’articolo originale pubblicato sul sito dell’associazione.

Più volte in questo periodo a noi sacerdoti viene chiesta una “parola” di conforto, una parola che possa alimentare la speranza e affievolire quella paura che, latente, turba tanti momenti delle nostre giornate…

Ma le parole o meglio la “Parola” è già stata pronunciata: l’ha pronunciata il nostro Padre celeste e… pronunciandola “…si è fatta carne” ed essa stessa ha parlato, continuando a “creare” realtà di Fede, di Speranza e di Carità nelle nostre anime e nei nostri cuori.

Tante ne potrei citare di queste Parole Divine e preziose, da: “Non abbiate paura Sono Io” a “Io sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo!”
Queste, riascoltiamole con attenzione, per non farci vivere lo sconforto della solitudine e la paura di un domani incerto e pericoloso!!!
Inoltre oggi non c’è molto da aggiungere alle migliaia di parole pronunciate con Sapienza e Fede da tante persone capaci ed ispirate a partire da Papa Francesco, Vescovi, Sacerdoti e cultori della storia e della vita come dono.

Voglio comunicarvi allora un’avventura che ho immaginato di condividere con Luigi e Maria Quattrocchi i quali, sappiamo bene, hanno avuto come punto di forza della loro santità, “la quotidianità”, rendendo “straordinario l’ordinario”.

Ma ora che invece stiamo vivendo nello straordinario? Come rendere questa straordinarietà ordinarietà con la Santità coniugale che con il Sacramento del Matrimonio ogni coppia ha ricevuto?
Li voglio immaginare oggi, in questo contesto di immobilità fisica nel “noi restiamo a casa!”

Quello che scrivo dovreste ora immaginarlo e provare a viverlo realmente, fatelo diventare “percorso di santità”, al tempo del corona virus, con Luigi e Maria!!

Sappiamo bene che ogni mattina, prima del buongiorno, partecipavano all’Eucarestia e questa esperienza dava senso e significato a tutta la loro giornata, ora come avrebbero fatto?

Come ogni coppia, Luigi avrebbe potuto dire ogni mattina a Maria: “Amore mio ecco il mio corpo donato a te” e Maria avrebbe potuto dire a sua volta: “Ecco il mio corpo donato a te”, le parole della Consacrazione e in un bacio che dolcemente e amorevolmente sfiora le labbra l’uno dell’altro fare Eucarestia, essere cioè “Rendimento di grazie” l’uno per l’altra.

Dopo un bacio sarebbero stati Eucarestia nel dirsi gioiosamente: “Buongiorno amore mio”.

Poi allo svegliarsi dei figli si può essere Eucarestia accogliendoli con il “Buongiorno” e vista la convivenza forzata si potrebbe essere Eucarestia con la colazione tutti insieme! Eucarestia è “rendimento di grazie” e la si può vivere in ogni istante con il corpo che diventa dono offerto a… te!!!

Le varie attività della mattina, se pur con un po’ di confusione, studio, lavoro e faccende casalinghe.

Che ricchezza!!!

Così il pranzo, esperienza dimenticata da tempo, nel ritrovare la famiglia riunita allo stesso orario, che meraviglia riscoprire dialoghi, battute, vita vissuta! Tra le tante battute ironiche: “Sono rimasto a casa con i miei familiari però non sono poi tanto male…”

E così nel pomeriggio (o anche al mattino) qualche momento di preghiera tra le mille proposte dei mezzi di comunicazione che ci fanno capire che in fondo l’edificio Chiesa è chiuso ma la Chiesa, Corpo di Cristo è aperta al mondo e ai cuori di chiunque voglia!!!

Si potrebbe riscoprire quella dimensione di Chiesa domestica “Domus Ecclesie” dove e quando tutto ebbe inizio… Famiglia: “Grande Chiesa” non più “Piccola”, ma Grande, Vera Autentica Reale!!!

Si tutta la giornata potrebbe diventare una esperienza Eucarestia e nei momenti di tensione, certamente verificatisi… che meraviglia anche l’Atto Penitenziale, un chiedere scusa non solo a Dio che misericordiosamente perdona, chiedere scusa al coniuge, o ai figli, o ai genitori o… a te stesso si: “sei capace di perdonarti???”

Che scuola questo tempo, che modello che sono ancora oggi Luigi e Maria!

E… arrivata la sera dopo cena ognuno si ritira un po’ in sé stesso, un esame di coscienza un po’ di svago e un meritato riposo e Luigi e Maria si ritrovano in quel dolce abbraccio che dice “Grazie di esistere per me”, in quell’abbraccio che oggi e per sempre dice Amore!!!

Amore gratitudine, Amore offerto e ricevuto…

Amore Eucaristico, Amore per sempre!!!

Don Emilio

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Gli sposi in cammino come i discepoli di Emmaus

Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno gia volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l’un l’altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?».

Il Vangelo di oggi mi provoca alcune considerazioni. La resurrezione fa paura. La resurrezione fa paura perché va contro ogni logica del mondo. Abitiamo un mondo disilluso, dove non esiste la pienezza, ma esistono le briciole. Prendi quelle finchè puoi. Questo vale in tutto, ma ancor maggiormente nelle relazioni affettive. Prendi quello che ti capita, ma non ti illudere. Durerà poco, sicuramente non per sempre. Non vedete quanta miseria nelle nostre famiglie. Litigi, separazioni, ripicche, tensioni e tanto altro. Come facciamo a credere alla resurrezione? Come facciamo a credere che lì, proprio in quella relazione così imperfetta, posso trovare Cristo e la pienezza. Quanti lo pensano?

Invece il Vangelo di oggi ci dice che la resurrezione c’è ed è possibile anche per ognuno di noi. E’ possibile per le nostre famiglie. Mettere Cristo al centro è il segreto. Possiamo perdonarci e ricominciare giorno dopo giorno. Quando abbiamo incontrato Gesù nella nostra vita, quando abbiamo fatto esperienza della sua misericordia e del suo amore, nulla è impossibile. Qualsiasi cosa possa accadere tra noi sposi non potrà mai spezzare la nostra unione. Io ho poche certezze. Una di queste è che quando Luisa ed io ci siamo scambiati la promessa, Gesù è venuto ad abitare in mezzo a noi. Fa parte della squadra. E ci chiede una cosa. Ci chiede di restituire l’amore che lui ci ha dato, attraverso il nostro coniuge. Vuole essere riamato nel nostro coniuge. Così quando io devo perdonare, devo ingoiare bocconi amari, devo guarire ferite e sofferenze che la persona che ho sposato mi ha provocato, devo guardare il crocefisso e dire: ti sto restituendo qualcosa del tuo grande dono. Da qui parte la resurrezione. Per noi è stato così. Tanto mi è stato perdonato quando non meritavo nulla da parte della mia sposa. La gratuità del suo perdono è stata devastante. Ha distrutto tutte le mie difese e mi ha aperto alla bellezza. Il suo dono mi ha aperto al desiderio di farmi io stesso dono per lei. La nostra è una piccola testimonianza. Questa è la resurrezione. Esistono tante storie di resurrezioni, tante coppie che si sono fatte strumento di Grazia. Coppie che erano segnate dalla divisione e dalla sofferenza. Coppie che sono state capaci di rialzarsi, di cambiare e di aprirsi a Dio. Coppie che sono diventate luce. Le persone che le guardano restano ammirate. Come è possibile? Non sembrano più quelli di qualche tempo fa? Cosa è successo? Coppie che escono dalla logica del mondo per dire che la separazione non è che un’illusione e un inganno. Dio ci chiede di ricostruire la sua casa. Esattamente come disse a San Francesco quasi mille anni fa. La sua casa che noi sappiamo essere il nostro matrimonio. Non dobbiamo aver paura, lui ci darà tutto per riuscire a farlo. Quando poi la resurrezione sarà compiuta, attraverso la nostra gioia, si potrà vedere, come in filigrana, la sua presenza. La coppia sarà immagine di Dio. La coppia, proprio perchè fragile ed imperfetta, mostrerà la grandezza di Dio. Perchè si vedrà da dove partita. Si vedrà la differenza tra la povertà dell’inizio e l’abbondanza che avrà raggiunto, con tanta fatica. Quando sento dire che è questione solo di fortuna, quando due sposi restano insieme, mi viene da sorridere. Non è fortuna, ma lavoro di volontà e abbandono a Cristo. Non c’è altro.

Antonio e Luisa

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Quello che Dio dice di me … Quella è la verità

Una trilogia sicuramente non basta per documentare l’inspiegabile della fede in un evento che, indistintamente, ha cambiato di fatto la storia dell’umanità: la risurrezione del Signore Gesù.

No, poche righe non bastano, non bastano neanche per spiegare cosa c’è dietro un cuore ferito, nelle parole di qualcuno che soffre, nell’amore non amato e nell’amore amato da una carne e un sangue che si fanno carezza, parola rassicurante e sostegno inamovibile. Anche Giovanni alla fine del suo vangelo scrive: “Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere”. Gv 21,15

Già, il mondo non basta per contenere la storia di Cristo, ma il mondo è anche troppo minuto per contenere il vissuto di ciascuno di noi, perciò, ogni vissuto è così prezioso.

C’è però forse un cuore, una vita, una donna che può aiutarci a riassumere l’uno e il molteplice ed è l’apostola degli apostoli, colei che la Chiesa canta nel victimae paschali, implorandola di dirci cosa ha visto con gli occhi delle sue lacrime e cosa ha sentito con l’ascolto delle parole del maestro: “ Dic nobis Maria quid vidisti in via?

Maria di Magdala.

Questa figura evangelica ci fa capire quanto quello che dicono gli altri, quando ci equivocano con etichette, sia compromettente per la nostra identità. Fin dall’antichità è stata associata, forse per omonimia, a Maria di Betania, poi confusa con l’adultera o la prostituta e, anche oggi, una certa cinematografia la sovrappone a colei che fu consegnata dai capi del popolo al giudizio legiferante del Signore Gesù.

Ma cosa dicono i vangeli di Maria di Magdala?

Lc 8,2 è molto chiaro: Maria di Magdala era semplicemente una donna guarita, una donna dalla quale erano usciti sette spiriti cattivi. Già l’identità di questa celebre testimone del Risorto inizia a scremarsi da ogni contaminazione, per darci la sua vera profondità e ricchezza! I demoni erano sette. Sette era il numero della sazietà, tanto che il giorno in cui Dio trova la Sua pienezza nel vedere la creazione, decidendo di godersi il Suo riposo, la Sua sazietà, è proprio il settimo giorno. Questo può significare che in quella donna abitava non la creazione, ma la distruzione, non la sazietà, ma la fame, non il riposo, ma l’ansia di non essere amata.

Il numero sette è anche importante per un altro fatto. In ebraico il “settimo” è “shbi’im” e ha la stessa radice del verbo giurare/promettere ni-sheba’”. Da questo possiamo desumere la grande guarigione operata dal Signore Gesù, la Sua opera di salvezza in Maria: le ha ridonato una promessa, le ha dato un’altra volta la dignità di “giurare” su se stessa, cioè di credere in se stessa, di dirsi che è bella, che è forte e fragile, di essere sicura perché ha fatto tutto il possibile e anche l’impossibile. Questa è la guarigione del NOI, che passa attraverso la salvezza dell’IO, un IO su cui nessuno può mettere le mani, di cui nessuno ha il diritto di usurpare la dignità, perché quei sette demoni sono stati spazzati via facendo posto ai sette doni dello Spirito di Dio.

La Maddalena, però, dovrà affrontare un ultimo nemico, un’ultima prova, davanti a quel sepolcro vuoto, in quel mattino freddo e desolato delle stradine tortuose di una Gerusalemme che dorme mentre dovrebbe essere sveglia.

Maria piange! Piange perché ciò che rimaneva del suo Signore non c’è più! Ma è lo stesso Signore che le fa quella domanda liberante e sanante: “Perché piangi?” La donna risponde con la voce di tutte le donne che avrebbero voluto fare di più e non ce l’hanno fatta o che hanno dato tutto, ma quel tutto non è bastato. Maria sembra essere tornata nell’insicurezza di chi si crede sola e incompiuta, ma Gesù la chiama per nome e le rifà quella promessa, le rifà quel giuramento: “Non piangere, perché tu sei la mia sazietà, la mia gioia. Tu sei il mio giuramento. Io so che tu mi ami.” In quel momento Maria risorge, perché non c’è forza più grande che sapere e sentirsi dire da chi amiamo che sa che l’amiamo con tutto il cuore.

Questo è il vangelo, questo è l’annuncio che la Chiesa ha bisogno di sentirsi dire dalla Maddalena: Lui ti ama e Lui sa che lo ami.

Che il Signore risorto aiuti ogni IO ad essere apostolo per sé e nel NOI di questo strepitoso annuncio.

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Sposi non siate più increduli ma credenti!

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù.
Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!».

Tommaso era detto Didimo, gemello nella nostra lingua. Gemello di chi? Tutti noi siamo gemelli di Tommaso perchè ci comportiamo esattamente come lui. Tommaso non credeva quindi nella resurrezione? No, non è così. Tommaso credeva nella resurrezione, c’erano passi della scrittura che la preannunciavano, c’era una parte del popolo ebraico che la aspettava, aveva visto con i suoi occhi la resurrezione di Lazzaro. Cosa allora gli impedisce di credere? Ha visto il crocifisso. Sa che Gesù è stato picchiato, deriso, offeso, vilipeso, coronato di spine. Sa che ha dovuto salire verso il Calvario, che è stato inchiodato ad una croce e che è morto. Non riesce a credere che da un male così grande si possa risorgere. Tommaso è esattamente come noi. Noi che non riusciamo a credere in Dio perchè nel mondo c’è il male, ci sono le guerre, i terremoti. Ci sono i bambini che si ammalano e muoiono. Noi vediamo tutto questo e non crediamo, perchè non è possibile che Dio sia presente dentro la nostra vita. Invece Gesù dice: “beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”. Spesso anche nel nostro matrimonio non riusciamo a vedere la presenza di Cristo. Eppure lui c’è. C’è da quel momento che abbiamo pronunciato il nostro sì con la bocca e lo abbiamo confermato con il corpo nel primo rapporto fisico. Poi il tempo passa, iniziano i problemi, i litigi, le incomprensioni. La relazione sembra tutto fuorché santa. Eppure Gesù è sempre lì, fedele. La nostra infedeltà non corrompe la sua. Il suo amore e la sua grazia sono sempre a nostra disposizione. Tanti non ci credono più e mollano. Cercano nuove strade. Invece, senza giudicare chi non riesce, beate quelle donne e beati quegli uomini che credono anche se non vedono Dio nella loro storia, nel loro matrimonio. Beate quelle donne e quegli uomini che, anche se sono stati abbandonati e vedono la persona che ha promesso loro di amarli per sempre insieme ad un’altra persona, continuano ad abbandonarsi a Dio, perchè sanno che Lui c’è anche se non lo vedono. Beate quelle donne e quegli uomini perchè non hanno bisogno di vedere per credere, hanno dentro una promessa di Dio che custodiscono e che li conduce verso la verità e l’incontro con Gesù che salva è da senso ad ogni cosa, anche quello che adesso non si può comprendere.

Ho una seconda riflessione. Non so poi se sia comune. Per me è così. Dopo l’arresto e la morte di Gesù gli uomini sono impauriti. Pietro rinnega, gli altri si nascondono. Si chiudono nel cenacolo pieni di paura. Troviamo solo Giovanni resta sotto la croce. Chi non ha un momento di dubbio, chi, seppur nel dolore e nella sofferenza, resta sotto la croce sono invece le donne. Chi si reca al sepolcro mentre gli apostoli sono nascosti sono sempre le donne. Solo dopo, alla notizia della tomba vuota, Giovanni e Pietro corrono a vedere. La donna ha una forza e una fede che l’uomo spesso fatica a raggiungere. Quando la vita diventa difficile dietro un uomo che non molla c’è spesso una donna che lo sostiene. Non c’è nulla che mi dà più forza della consapevolezza di avere la mia sposa al fianco. La fede di mia moglie è per me forza, la fiducia della mia sposa è per me sostegno. L’abbandono a Cristo in ogni situazione è per me esempio e fonte di meraviglia e stupore. Sono grato a Dio per la mia sposa. Mi lascia senza parole pensare che una creatura come lei, più forte di me, perchè chi ha più fede ha anche più forza, si consegni e si affidi alla mia cura. Questo suo dono fiducioso mi dà una carica grandissima per tirare fuori il massimo e per cercare di essere degno del suo dono.

Antonio e Luisa

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Consumare è portare a compimento

Caro Piergiorgio le statistiche sembrano dirci che il matrimonio logora la relazione anche in ambito sessuale. Infatti uno studio tedesco ha evidenziato come nelle coppie osservate ci sia stata una crescita nella vita sessuale durante il primo anno di relazione per poi decrescere progressivamente sia in termini di soddisfazione che di frequenza. Noi sappiamo bene che non è il matrimonio la causa di questa dinamica negativa ma c’è dell’altro. Cosa succede quindi alle coppie che vivono una relazione matrimoniale? Cosa possono fare per evitare questo allontanamento intimo che poi di conseguenza porta problemi nella relazione tutta?

Antonio, ti ringrazio prima di tutto per questa domanda che mi permette di andare dritto al cuore della sessualità all’interno della coppia di sposi. Il desiderio sessuale, come è noto, è governato da un ormone, dal testosterone, che è presente in misura maggiore nell’uomo rispetto alla donna. Per questo c’è differenza tra uomo e donna nel desiderio sessuale. Nella donna ha più un andamento ciclico mentre nell’uomo è sempre fisso e costante. Noi uomini (uomo e donna) siamo fatti a somiglianza di Dio e io rifiuto l’idea che siamo soltanto la risposta ad uno stimolo ormonale. Non posso credere che la sessualità umana sia governata solo da quello. Cosa c’è quindi oltre lo stimolo ormonale? Cosa rappresenta l’incontro carnale di una coppia di sposi? Ci viene in aiuto la Chiesa che dice che il matrimonio va consumato. Sappiamo bene che consumare un matrimonio presuppone che avvenga un’unione fisica tra gli sposi. La coppia diventa una carne sola. Attenzione ora. Questo consumare non deve essere inteso con l’etimologia cumsumere che significa appunto portare a logorio ma con l’etimologia cumsummare che vuol dire portare a compimento, condurre allo scopo. E’ questo il vero significato che la Chiesa vuole dare al verbo consumare. La sessualità all’interno di una coppia di sposi porta a compimento il matrimonio stesso. Il dono reciproco e totale di due sposi è la consumazione del matrimonio, ovvero è la realizzazione del matrimonio. Se gli sposi hanno questa consapevolezza il tempo che passa non fa che aumentare la loro donazione reciproca. Mi rifiuto di pensare che la sessualità all’interno della coppia sia solo un soddisfacimento dei propri bisogni ed istinti. Penso invece che la sessualità all’interno del matrimonio sia la ricchezza più grande che la coppia di sposi possa avere. Perchè dico la ricchezza più grande? Voi siete maestri in questo. Nel vostro libro lo avete spiegato molto bene. E’ come se ogni volta che la coppia si unisce nella carne si ripete il sacramento del matrimonio. Solo se c’è questa coscienza la sessualità migliora con il passare del tempo. Perchè l’amore vissuto negli anni crea negli sposi una consapevolezza maggiore e un desiderio maggiore di essere uno. Solo con questa consapevolezza anche la corporeità assume una piena e completa soddisfazione. Questa è la cosa più bella. Il tempo passa e la coppia si trova sempre più unita. Lo sposo e la sposa diventano sempre più capaci di donarsi l’un l’altra. Ed è per questo che con il passare degli anni una coppia che veramente vive la sessualità come un dono reciproco e totale migliora ogni volta la propria sessualità.

Ogni coppia quindi come fa a non perdersi sessualmente? Deve tornare a quello che è il significato autentico del dono carnale reciproco. Il desiderio di donarsi reciprocamente, aprendosi alla vita, realizzando così questa unione “l’incarnazione” del mistero della Santissima Trinità. Questa è la grandezza che ci ha lasciato san Giovanni Paolo II con la Teologia del corpo.

La sessualità nel matrimonio non è un luogo dove ripulire un gesto che di per sè è sporco, ma è l’essenza stessa del matrimonio. L’essenza sacramentale del matrimonio risiede nell’incontro sessuale degli sposi.

Bisogna recuperare questa consapevolezza. Nel mio lavoro mi accorgo di tante coppie cristiane che non hanno minimamente idea di questa realtà. Recuperando questa bellezza non si cadrà nella monotonia, nella quotidianità e nella ricerca di altro.

Antonio e Luisa con Piergiorgio

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40 giorni di deserto per avere sete d’amore.

Qui a Bergamo la situazione è sempre difficile. Per questo nonostante sia guarito ormai da 20 giorni e mi sono ammalato circa 40 giorni fa ho preferito restare in casa fino a l’altro ieri. Non avevo nessun obbligo non avendo fatto tamponi, ma avevo la responsabilità verso chi abita il mio quartiere. Ci sono stati già troppi morti e non mi sarei mai perdonato di essere causa di altri contagi. Per questo ho aspettato tutto questo tempo per uscire a fare la spesa. Ok dove voglio arrivare? Vicino al supermercato c’è la chiesa del mio quartiere. Dopo 40 giorni, come i giorni della quaresima, come i giorni passati da Gesù nel deserto, sono rientrato in una chiesa. Una chiesa vuota, buia, silenziosa dove però c’era quel lumino rosso che illuminava il tabernacolo. C’era Gesù. E’ stato un momento davvero di eternità come non provavo da tempo. Non sono una persona mistica che sente la presenza di Gesù, non ho mai vissuto esperienze travolgenti. Alcune volte, però, mi succede di avvertire forte la presenza di Gesù vicino a me. Questa è stata una di quelle. In un tempo dove non si può abbracciare ho sentito forte il Suo abbraccio, il Suo amore tenero per me. Davvero mi serviva il deserto per avere un cuore assetato di Lui. Davvero questi giorni sono stati tra i più fecondi della mia vita. Non sto scherzando. Sempre preso da mille preoccupazioni e tante cose più importanti a cui pensare spesso ho dimenticato di dire a Gesù che gli voglio bene. Cosa è la preghiera se non dire il mio ti amo a un Dio che ha dimostrato innumerevoli volte di amarmi senza condizioni e pronto a perdonarmi sempre? Nei miei articoli scrivo spesso dell’importanza di rinnovare ogni giorno l’amore tra noi sposi. Di dirselo spesso. Con l’atteggiamento ma anche con le parole. Ecco, spesso non sono così bravo con il Signore. Questi quaranta giorni mi sono serviti per sentire la Sua mancanza e una volta entrato in quella chiesa avevo il cuore assetato e aperto ad accogliere Gesù che non aspettava altro che abbracciarmi e stringermi a Lui. Questo abbraccio mi ha donato una grande forza e un desiderio di rispondere a quell’abbraccio. Per questo sono tornato a casa. Erano alcuni giorni che, seppur non lo davo a vedere, ero un po’ irritato con la mia sposa. Lei era completamente assorbita dal suo lavoro, dalla correzioni dei compiti e dalla preparazione delle lezioni, per questo tutta la gestione della casa gravava su di me. Come! Io mi ero appena ripreso da una brutta malattia e lei se ne “approfittava” Questo mi dava fastidio. Ho ancora tanta strada da fare nel cammino della santità. Lì in chiesa ho aperto il cuore anche a lei. Ho ricordato quanto mi è stata vicino durante i giorni più difficili, quando ero debole. Nulla è dovuto! Tutto è dono. Riconoscerlo apre alla meraviglia. Sono tornato a casa con un amore grande per la mia sposa. Questa è la Grazia di avere Gesù nel nostro matrimonio. Tutto è stato più bello e anche più facile. Il piccolo risentimento è svanito e nel cuore ho solo sentito un grande amore verso la mia famiglia. Un grande amore e una grande riconoscenza verso Dio per avermela data.

Antonio e Luisa

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Una “bastonata” non fa mai male, se ci dona una Promessa, serve a Risorgere!

Una delle bugie anestetiche più frequenti, che raccontiamo alla nostra vita, alle nostre scelte, alle vicende e che riguarda noi o le persone più care, è proprio quella di credere, in modo gobbo, che noi, lui o lei possa realmente cambiare. Addirittura, spesso deleghiamo ad un sacramento come il matrimonio il dovere di fare ciò che la solo grazia e libertà insieme possono fare: cambiare il cuore di qualcuno. Eppure, correggere i nostri difetti, smussare gli spigoli del nostro carattere, insomma diventare migliori è ciò che fin da piccoli ci è stato insegnato, ciò che la letteratura teologica e la predicazione cristiana ci invita a fare, ma qualcosa sembra andare sempre nel verso opposto. Forse perché l’uomo, la donna, la coppia non ha nel proprio DNA specifico il dover cambiare ma bensì il desiderio di voler risorgere: ecco cosa cambia un uomo, la risurrezione, anzi il Risorto! Nella scorsa riflessione ci siamo interrogati sul personaggio di Giuda. Giuda tradirà e si pentirà andando dai sommi sacerdoti dicendo di aver tradito sangue innocente (cf. Mt 27,4) usando un espressione molto forte: io ho consegnato un sangue che non meritava nessun castigo, una carne che non andava sacrificata. I sacerdoti gli risponderanno con un secco su opsei e cioè te la vedrai tu con te stesso d’ora in poi! Sappiamo tutti quale sarà la fine di Giuda, la fine di un uomo che deve vedersela da solo con il male che ha fatto, un uomo che forse voleva cambiare ma non ha trovato le persone giuste. E Pietro?!
Pietro non l’ha fatta molto diversa, tanto che lo stesso Gesù gli predice il suo tradimento con queste parole testuali: prima che il gallo canti mi rinnegherai tre volte, aparneomai, ossia per tre volte dirai NO, rigetterai tutto quello che siamo cf. Mt26,34. Più avanti l’apostolo dirà: “non lo conosco”, non l’ho mai conosciuto nel mio passato quest’uomo non c’è, e se c’è stato non conta nulla per me! Quante volte la rabbia verso la persona che ci è accanto, rabbia comprensibile poiché insanguinata di amore, ci ha fatto desiderare che nulla fosse mai esistito, ci ha fatto rimpiangere di averlo, averla, mai amata o amato.
Ma Pietro risorge, Pietro cambia, Pietro inizia a piangere come una fontana, i suoi occhi si incontrano con quelli del maestro e non si sente dire da quello sguardo che adesso erano affari suoi. Quelle palpebre si chiudono solo per il dolore di chi prova dolore del peccato e poi si riaprono per donare all’amico un nuovo Sabato, una nuova creazione, una Promessa: ora sei risorto perché hai capito che puoi sbagliare e che il mio amore è più grande del tuo errore. Una bella “batosta”, una “palata nei denti” che ci mette “ko” nella vita non fa mai male, può essere salutare, questo non significa andarsela a cercare, ma non presumere di noi stessi e degli altri ci conduce giorno per giorno in quel cammino che si chiama conversione, anzi Risurrezione! Pietro sbaglierà molte altre volte, se ne andrà a pescare, verrà rimproverato da Paolo (cf Gal 2), cercherà secondo la tradizione di scappare da Roma durante la persecuzione del 64 d.C., ma ormai Pietro è cambiato, Pietro è risorto lui è il vero penitente, il vero apostolo di Cristo. In ebraico pentirsi è di solito espresso con il verbo shuv, che vicino ad un altro verbo può aver un valore continuativo\ingressivo: cominciare di nuovo. Pietro è un penitente, un uomo nuovo, un risorto perché sa che vicino ad ogni errore e peccato, dovrà sempre accostare il verbo shuv: continuare ad amare e amare sempre di nuovo. Una coppia, un NOI risorto vive di questa potenza e non è più lo stesso di prima è Risorto, risorge ogni giorno, è passato dalla morte alla vita!

Fra Andrea Valori

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Gli abbiamo dato aceto e lui lo trasforma nel vino più buono

Volevo riflettere oggi su una piccola verità nascosta che si può comprendere dalla Parola. Parlo del primo e dell’ultimo miracolo di Gesù nella sua vita terrena, nella sua presenza nella storia. Due miracoli compiuti durante un matrimonio. Due matrimoni. Ne ricordate solo uno? Probabilmente ricordate le nozze di Cana. C’è un altro matrimonio, ben più importante per tutti noi. Gesù che sposa la sua Chiesa sulla croce. In entrambi i casi noi uomini non abbiamo saputo dargli che miseria. Nelle nozze di Cana gli sposi avevano finito il vino. La festa rischiava di finire. La gioia sarebbe evaporata. Gesù non ha chiesto che acqua. Da quell’acqua ha generato del vino delizioso. Un vino che dona una gioia che va oltre quella umana. Un vino molto più buono di quello che era appena finito. Gesù non ha chiesto che acqua. Anzi ha chiesto qualcosa in più: che le giare fossero riempite. Questo cosa significa? Offrire la nostra natura umana, la nostra capacità di amare naturale, la nostra acqua, e fare la fatica di donargliela con il nostro impegno di ogni giorno. Il resto lo farà Lui. Trasformerà il nostro matrimonio in qualcosa di meraviglioso.

Ancora più incredibile è il secondo miracolo. Miracolo che avviene durante le nozze tra Cristo e la sua Chiesa. Miracolo che avviene sulla croce. Lì non abbiamo saputo dargli neanche l’acqua. Gli abbiamo dato dell’aceto. Aceto che è vino avariato. Abbiamo dato lui il nostro amore inquinato e guastato dall’egoismo e dal peccato. Lui non solo se lo è preso, ma ne ha fatto sorgente di salvezza e di vita. L’acqua sorgente dello Spirito Santo e il sangue segno della vita. Sangue e acqua sgorgati dal suo costato trafitto.

Questa riflessione cosa ci dice? Che il matrimonio ha bisogno di Cristo. Che noi non abbiamo che acqua, quando ci vogliamo bene. Acqua che diventa aceto quando abbiamo una relazione segnata dalla sofferenza, dall’incomprensione e dall’egoismo. Gesù si prende tutto e lo trasfigura con la sua Grazia e il suo amore. Così anche una relazione vissuta nell’amore vicendevole con Gesù diventa ancora più colma di gioia e di pienezza. Così anche una relazione malata e distrutta con lui può divenire via di salvezza e di pace. Importante sottolineare come in entrambi i casi fosse presente Maria. Maria nostra madre, Maria che intercede per ognuno di noi e per il nostro matrimonio. Affidiamo a lei la nostra relazione, sicuri che lei ci condurrà alla pienezza di suo figlio, che lei sarà una madre che custodirà la nostra vita e il nostro matrimonio.

Antonio e Luisa

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