Non abbiamo che acqua o aceto.

Volevo riflettere oggi su una piccola verità nascosta che si può comprendere dalla Parola. Parlo del primo e dell’ultimo miracolo di Gesù nella sua vita terrena, nella sua presenza nella storia. Due miracoli compiuti durante un matrimonio. In entrambi i casi noi uomini non abbiamo saputo dargli che miseria. Nelle nozze di Cana gli sposi avevano finito il vino. La festa rischiava di finire. La gioia sarebbe evaporata. Gesù non ha chiesto che acqua. Da quell’acqua ha generato del vino delizioso. Un vino che dona una gioia che va oltre quella umana. Un vino molto più buono di quello che era appena finito.  Gesù non ha chiesto che acqua. Anzi ha chiesto qualcosa in più: che le giare fossero riempite. Questo cosa significa? Offrire la nostra natura umana, la nostra capacità di amare naturale, la nostra acqua, e fare la fatica di donargliela con il nostro impegno di ogni giorno. Il resto lo farà Lui. Trasformerà il nostro matrimonio in qualcosa di meraviglioso.

Ancora più incredibile è il secondo miracolo. Miracolo che avviene durante le nozze tra Cristo e la sua Chiesa. Miracolo che avviene sulla croce. Lì non solo non abbiamo saputo dargli neanche l’acqua. Gli abbiamo dato dell’aceto. Aceto che è vino avariato. Abbiamo dato lui il nostro amore inquinato e guastato dall’egoismo e dal peccato. Lui non solo se lo è preso, ma ne ha fatto sorgente di salvezza e di vita. L’acqua sorgente dello Spirito Santo e il sangue segno della vita. Sangue e acqua sgorgati dal suo costato trafitto.

Questa riflessione cosa ci dice? Che il matrimonio ha bisogno di Cristo. Che noi non abbiamo che acqua, quando ci vogliamo bene. Acqua che diventa aceto quando abbiamo una relazione segnata dalla sofferenza, dall’incomprensione e dall’egoismo. Gesù si prende tutto e lo trasfigura con la sua Grazia e il suo amore. Così anche una relazione vissuta nell’amore vicendevole con Gesù diventa ancora più colma di gioia e di pienezza. Così anche una relazione malata e distrutta con lui può divenire via di salvezza e di pace.  Importante sottolineare come in entrambi i casi fosse presente Maria. Maria nostra madre, Maria che intercede per ognuno di noi e per il nostro matrimonio. Affidiamo a lei la nostra relazione, sicuri che lei ci condurrà alla pienezza di suo figlio, che lei sarà una madre che custodirà la nostra vita e il nostro matrimonio.

Antonio e Luisa

Fare va bene, ma custodendo l’amore.

Oggi la liturgia propone il Vangelo con Maria e Marta. Marta che fa e Maria che ama.

A prima vista Maria sta antipatica. Come quella poveretta di Marta si sbatte di qua e di la. Lei non solo non fa nulla, ma si prende anche le lodi del Signore. Inconcepibile.

Vorrei dare una lettura moderna in chiave sponsale. Così si può comprendere meglio cosa intenda lodare Gesù in Maria e quale sia invece il grosso pericolo in cui può incorrere Marta.

Il mondo di oggi è strano. Non c’è più tempo per curare le relazioni ma si deve fare, fare sempre e correre, correre tanto per arrivare alla sera stremati e comunque senza aver fatto tutto perchè servirebbero giorni di 36 ore. Noi alla sera prima di coricarci facciamo il breafing per il giorno dopo, cerchiamo di incastrare gli impegni e fare in modo di fare tutto ma non è sempre facile e possibile. Abitiamo in una piccola città e fortunatamente ogni luogo è facilmente raggiungibile, immagino che per chi abita nelle grandi città sia ancora più una mission impossible. Si può chiedere aiuto agli amici, ma è sempre e comunque un delirio. Servirebbe un master in pianificazione attività familiare.

Veramente questo mondo porta gli sposi ad essere soci d’impresa. Non c’è più tempo di parlare di argomenti che non siano direttamente funzionali all’organizzazione familiare, non c’è più tempo di guardarsi negli occhi e di ritrovarsi nell’altro, di aprire il cuore, di condividere le gioie, le paure, le difficoltà della giornata e di trovare pace nell’altro. Dopo anni di matrimonio tante coppie non si trovano più. Una volta che i figli sono grandi e che si resta soli in casa, molti sposi scoprono tristemente di non conoscersi più, di non aver più quell’intimità e affiatamento così indispensabile perchè l’amore non diventi un peso ma sia vita. Luisa certe sere appoggia la testa sul cuscino e già russa.

Noi abbiamo 4 figli, lavoriamo tutti e due ma cerchiamo sempre di non sottovalutare l’importanza di curare la nostra relazione e quella con Dio.

Ed ecco che ogni momento diventa buono. Cerco di trovare piccoli spazi durante la pausa pranzo per incontrare la mia sposa, solo io e lei come due amanti che però non tradiscono l’amore ma lo custodiscono. Giorni di ferie per ritrovarci io e lei a passeggiare come due fidanzatini. Quando posso l’accompagno al lavoro per trasformare quel tragitto in auto in momenti di dialogo d’amore o di preghiera di coppia. Ogni coppia poi trova la sua strada ma vi scongiuro non sottovalutate questo aspetto. Anche Gesù nel passo del Vangelo dove va ha trovare Maria e Marta riprende Marta. Può sembrare ingiusto sgridare Marta che tanto si da da fare ma intende proprio evidenziare che la relazione d’amore è più importante di ogni cosa che facciamo. Avere la casa in disordine, saltare qualche impegno sono situazioni da evitare ma molto più grave sarebbe perdere per strada quell’amore per cui ci stiamo dando tanto da fare.

Antonio e Luisa

Amare è non smettere di guardarsi.

Scrive Roberta Vinerba nel suo illuminante libro “Alla luce dei tuoi occhi”:

Due sposi, due fidanzati, prima che non si parlino più, non si guardano più, prima del dialogo muore lo sguardo. Prima della parola, non si vedono più.

Suor Vinerba nel proseguo mette in evidenza la differenza tra i verbi guardare e vedere. Non hanno lo stesso significato. Perdersi di vista non è qualcosa che accade in pochi giorni. Perdersi di vista, non vedersi più è qualcosa che accade nei mesi, negli anni. Un matrimonio che diventa arido e vuoto. Vedere significa percepire con lo sguardo. Lei o lui sono così dati per scontati che non si vedono più. La Vinerba dice che non ci si accorge più della presenza ma della assenza tanto fanno parte della nostra vita ordinaria. Sono qualcuno cui non dedichiamo tempo e attenzioni. Questo con il tempo porta a un passo successivo ovvio e scontato. Non ti vedo più e quindi non ti guardo più. Guardare inteso come cercare e fissare con lo sguardo. Un atto di volontà. Non ti guardo perchè sei così scontato/a che non mi interessi più. Il nostro rapporto è troppo impegnativo, non ne vale la pena. Meglio dedicarsi ad altro. Qualcosa di interessante, che mi prende. Tu non mi prendi più. Si un tempo mi facevi battere il cuore, ma ora non è rimasto nulla se non impegni e rotture di scatole e le tue lamentele che mi danno i nervi.  Ma quanto rompi. Meglio stare fuori. Quante famiglie si distruggono dopo anni di matrimonio perchè non sanno e non vogliono più guardarsi. Quante coppie buttano via una vita per cercare quelle emozioni che possono ritrovare tranquillamente tra di loro, iniziando un  percorso di guarigione che porta a guardarsi ancora. Questo male è come un veleno che ti entra e ti avvelena il cuore. Diventi duro, incapace di guardare l’altro e di farti guardare. C’è solo un modo che ti permette di non perdere mai la capacità di guardare l’altro: la tenerezza. Finchè esisterà la tenerezza tra gli sposi. essi non saranno toccati da questa aridità. La tenerezza fatta di gesti, parole e attenzioni vicendevoli.

Che bello rientrare a casa la sera e cercare il suo sguardo, e quando lo trovi sentirti pazzamente innamorato ed amato da quella donna che con un solo sguardo sa scaldarti e rigenerarti.

Antonio e Luisa

Rimproverare o amare?

Don Fabio Rosini mi piace molto. Mi piace il suo modo di predicare e di scrivere. Sto leggendo la sua ultima fatica “Solo l’amore crea”. Molto interessante e libro ricco di spunti per riflettere sulla propria vita e sul proprio matrimonio.

Benedetto XVI durante l’Angelus del 4 novembre 2012 disse:

Se l’amore di Dio ha messo radici profonde in una persona, questa è in grado di amare anche chi non lo merita, come appunto fa Dio verso di noi. Il padre e la madre non amano i figli solo quando lo meritano: li amano sempre, anche se naturalmente fanno loro capire quando sbagliano. Da Dio noi impariamo a volere sempre e solo il bene e mai il male. Impariamo a guardare l’altro non solamente con i nostri occhi, ma con lo sguardo di Dio, che è lo sguardo di Gesù Cristo. Uno sguardo che parte dal cuore e non si ferma alla superficie, va al di là delle apparenze e riesce a cogliere le attese profonde dell’altro: attese di essere ascoltato, di un’attenzione gratuita; in una parola: di amore.

Don Fabio Rosini commenta queste parole scrivendo:

Abbiamo tutti bisogno di essere amorevolmente corretti, di qualcuno che si prenda cura di noi, di quella premura che sa dare una parola pacata: “Infatti l’ira dell’uomo non compie ciò che è giusto davanti a Dio” (Gc 1,20). L’uomo non cambia direzione perchè è stato rimproverato amaramente, ma perchè è stato aiutato a ritrovare la propria bellezza, la propria importanza autentica. Per avere tale premura ci vuole un modo di percepire, vedere, intendere il fratello che è sublime. E’ un’opera di misericordia. E’ vedere l’altro con gli occhi di Dio.

Siamo capaci di essere quello sguardo di Cristo sull’altro/a? Lo sguardo che ha toccato Matteo, l’adultera. la Maddalena, Zaccheo e tanti altri. Persone che non si sono sentite rimproverare aspramente, nonostante lo meritassero, ma sono rimaste folgorate da chi le guardava con occhi pieni di amore e di desiderio. Come tu mi desideri così tanto? Mi trovi così bello? Anche se io non sono perfetto? Anche se commetto tanti errori? Anche se io non mi amo così tanto e non mi so guardare con il tuo stesso sguardo?

Questo è lo sguardo che dobbiamo sempre posare sul nostro sposo o la nostra sposa. Questo è lo sguardo che lo può aiutare a migliorare e ad essere sempre più pienamente umano e realizzato. Siamo chiamati a questo. Siamo chiamati a rendere l’altro santo e per poterlo fare dobbiamo chiedere a Gesù di donarci questo sguardo l’uno per l’altra. Noi non ne siamo capaci, ma grazie al sacramento che ci unisce Dio può darci la forza che ci manca. Rimproverare può servire a sfogare una frustrazione, ma poi nulla cambia. Solo lo sguardo di Cristo può salvare la persona che amiamo e noi possiamo essere quegli occhi prestati a Gesù che rendono reale e concreto quello sguardo.

Antonio e Luisa

Scaricate o acquistate il libro L’ecologia dell’amore

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Il Credo degli sposi (3 parte)

Dopo l’atto penitenziale e la proclamazione della Parola mi piace approfondire la recita del Credo. Il Credo sono le verità della nostra fede. Il Credo spesso si riduce nel recitare a memoria una formula fatta di parole che ripetiamo senza metterci nè cuore nè testa. Quelle parole andrebbero invece decantate nel cuore dopo averle ascoltate con la testa, la nostra ragione e il nostro pensiero. Così il Credo diventa qualcosa di bello. Quanti si sono fermati a riflettere un po’ su questo simbolo. Perchè lo chiamo simbolo? Ho trovato una risposta molto interessante su un libretto che ho acquistato dalle Paoline per curiosità. Si intitola “Mettimi come sigillo sul tuo cuore”. Gli autori affermano che il Credo è un simbolo perchè mette assieme la chiamata di Dio, il suo amore per noi, e la risposta della Chiesa, il nostro amore per Lui. Simbolo deriva infatti dal greco “symballein” che significa far aderire due elementi diversi, in questo caso la misericordia di Dio con la fede della sua Chiesa.

Anche gli sposi nella loro liturgia d’amore hanno bisogno di dirsi il loro credo. Hanno bisogno di accogliere e donare la vicendevole dichiarazione d’amore. Gli sposi per questo non usano le parole. Meglio dire non usano solo le parole. E’ bellissimo sentirsi dire ti amo dal proprio sposo o sposa. E’ bellissimo se le parole sono sostenute dalle azioni. Quel ti amo, quel credo che gli sposi si dicono nella loro liturgia d’amore sa di autentico e di  vero solo se sostenuto e sostanziato dalla corte continua. La corte continua è il Credo degli sposi. Ogni tenerezza, servizio, parola di incoraggiamento, gesto di cura, consolazione, sguardo che rafforza, regalo, momento speciale e ogni altra azione, ogni altro gesto e ogni altra parola che mettono l’altro/a al centro, che decentrano su di lei/su di lui il nostro sguardo è un modo per riempire di verità e di pienezza la nostra liturgia sacra, la nostra intimità e riattualizzazione del sacramento.

Diceva il nostro padre spirituale che l’amplesso fisico può essere il più alto gesto d’amore sensibile come il più squallido modo di usare una persona. L’amplesso fisico svuotato del suo significato diventa pura ricerca di piacere. La lussuria è questo. E’ prendere questo gesto bellissimo che dovrebbe permetterci di essere pienamente umani e capaci di donarci e di accoglierci nella verità, e distruggerlo. Distruggerlo cosificando l’altro/a, trasformandolo/a in un oggetto che ci serve per soddisfare le nostre pulsioni e fantasie.

Concludiamo come al solito con un passo del Cantico dei Cantici:

Prendeteci le volpi,
le volpi piccoline
che guastano le vigne,
perché le nostre vigne sono in fiore.
Il mio diletto è per me e io per lui.

Stiamo attenti alle piccole volpi. Le piccole volpi sono quei pericoli che non vediamo. Quei nostri piccoli errori che con il tempo distruggono la relazione. Le volpi sono il nostro dare per scontato l’altro/a e non nutrire di tenerezza il nostro amore. Le piccole volpi non si vedono, ma se non cacciate uccidono il nostro matrimonio.

Antonio e Luisa

 

prima parte      L’intimità e la Messa

seconda parte  La parola è un volto che ci ama

La preghiera della coppia

Il matrimonio è qualcosa di meraviglioso. Si perché Gesù vuole essere amato da noi in modo del tutto particolare. Vanno bene le preghiere, le novene, le Sante Messe. Lodare il Signore è importante. Ringraziarlo e rendere grazia per la vita e per il giorno che stiamo vivendo. Benissimo ma sono offerte gradite se lo cerchiamo sulla terra e non lontano nel Cielo come un’entità che è distante da noi. Lui è lì. Quando ci svegliamo è lì accanto a noi che desidera essere abbracciato. Quando ci alziamo è lì che si aspetta un sorriso, una buona parola e magari un caffè caldo. Durante il giorno aspetta una nostra telefonata per sentirsi cercato. Alla sera aspetta di sedersi a tavola con noi per raccontarci della giornata trascorsa. Di sera si aspetta un po’ di tempo dedicato solo per lui e non vuole dividerci con la televisione tutte le volte. Queste sono le preghiere che ama il Signore. Vuole essere amato così, nel fratello e nel prossimo. Per questo ci a messo al fianco un prossimo che più prossimo di così non si può. Per essere amato in quel fratello o in quella sorella. Quindi la preghiera da recitare ogni giorno sarà:

Padre nostro che sei nel mio sposo (nella mia sposa)

sia santificato il tuo nome nel nostro amore

venga la tua tenerezza

sia fatta la tua volontà

come in cielo così nella nostra casa

dacci oggi il nostro abbraccio quotidiano

rimetti a noi i nostri debiti

come noi ci perdoniamo e ci accogliamo vicendevolmente

e non ci lasciare nella incomprensione

ma liberaci dall’egoismo e aiutaci ad essere uno.

Avete dato un abbraccio al vostro sposo (vostra sposa)? Solo dopo le vostre preghiere saranno gradite nei Cieli.

Antonio e Luisa

Voglio essere trasgressivo

La trasgressione è spesso associata al peccato, all’andare oltre e all’esagerare. Trasgredire è fare qualcosa di vietato che la maggioranza non capisce e biasima. E’ davvero così? Partiamo dal significato che tutti possono trovare sul dizionario di questa parola.

Trasgressione: Deviazione dal comportamento accettato o imposto dalla maggioranza.

Chi sono i veri trasgressivi oggi? Verrebbe da pensare che lo siano coloro che vivono una sessualità completamente “libera” e aperta ad ogni deviazione. Quindi lo sono coloro che fanno sesso di gruppo, i masochisti, gli scambisti, coloro che prediligono i trans, oppure semplicemente lo scambio di coppia che ormai sembra essere una normale fuga dall’abitudine di una relazione stantia e sempre uguale. Perché scrivo questo? Perché ho letto su varie testate di informazione la notizia che era in partenza da Venezia la crociera del sesso, alcuni hanno apostrofato questa nave come la “trombo-nave”. Prendendo testualmente dall’articolo del corriere (cliccate qui per leggerlo) il programma non lascia dubbi interpretativi: «intrattenimento provocatorio progettato appositamente per coppie, piccanti notti a tema, feste in piscina, sale giochi private e spazi comuni per scambi di coppia».

E’ questa la trasgressione? Oppure questa è solo l’avanguardia di una “cultura” edonistica e del piacere fine a se stesso in cui tutti ci stiamo incamminando? Certo questi fanno notizia perché sono più avanti della media, ma quella è la strada che noi occidentali abbiamo imboccato. Non siamo la società forse del “carpe diem”? Del godi finché puoi? Di ogni lasciata è persa? Non veniamo educati fin da piccoli a incentrare tutti gli sforzi su quello che sentiamo e quello che desideriamo? Se poi questo desiderio si incontra con quello di un altro va bene, è l’ottimale. Nascono le relazioni. Due egoismi che si usano, ognuno per trovare quello che cerca e non per donarsi all’altro. La trasgressione oggi non è la trombo-nave. Oggi trasgredire è uscire da sé, farsi piccoli per innalzare un’altra persona. Trasgredire è sacrificarsi per il bene di un altro. Trasgredire è mettere non l’io al centro, ma Dio e quindi l’altro/a. Così trasgredire significa essere fedeli alla promessa fatta il giorno del matrimonio anche quando costa fatica. Trasgredire significa rinunciare ad aspirazioni e desideri personali quando questi sono in contrasto con le esigenze della famiglia. Trasgredire oggi significa avere rapporti solo con la moglie o con il marito perché il piacere si scopre venire dall’unione sempre più intima dei cuori. Nel Vangelo c’è scritto che l’amore fa nuove tutte le cose. E’ proprio così. Io sono trasgressivo e per questo non sono dissacrante. Perché trasgressione non si accoppia sempre con la profanazione. Oggi per restare fedeli a Dio e alla promessa si deve essere trasgressivi. Ed è bellissimo esserlo perché ci si scopre liberi. Diceva il mio padre spirituale: “Il piacere più lo cerchi e più non lo trovi”. Frase verissima perché il piacere fine a se stesso è un’illusione che si consuma in fretta e non lascia che il deserto dentro il cuore. Il piacere vero è quello che viene dal dono e dall’apertura all’altro. Proprio perché non cerchi il tuo piacere, ma il suo, proprio per questo otterrai un piacere che difficilmente chi non vive questo tipo di relazione può sperimentare. Il piacere come dono di Dio per una relazione fondata sull’amore e non sull’egoismo. Siate trasgressivi, il mondo ha bisogno di persone trasgressive. Domenica abbiamo festeggiato gli anniversari di matrimonio in parrocchia. Noi festeggiavamo i 15 anni. Con noi c’erano tante coppie che festeggiavano i 60, i 55 e i 50. Erano lì a dire ancora il loro sì e a ringraziare Dio per quel dono. Quelli sono i veri trasgressivi.

Antonio e Luisa

Scaricate gratuitamente il nostro ebook L’ecologia dell’amore e lasciate un commento. Grazie

La riattualizzazione del matrimonio. (15 puntata corso famiglie Gaver 2017)

Ora vedremo di approfondire la realtà che rende gli sposi sacramento perenne, una realtà sempre viva nella loro relazione fino alla morte di uno dei due. Il sacramento continua ad operare nella vita matrimoniale della coppia, non si esaurisce con la celebrazione del rito. Ci occuperemo in questo articolo in modo particolare della riattualizzazione del sacramento del matrimonio. Perchè parlo di riattualizzazione? Cosa è la riattualizzazione? Per farmi capire mi avvalgo di un paragone che può sembrare azzardato, ma non lo è. Ad ogni Messa, ad ogni celebrazione eucaristica, Gesù Cristo non muore un’altra volta. Gesù è morto in croce una sola volta, circa 2000 anni fa. In ogni Messa però, quel sacrificio viene rinnovato e riattualizzato nel presente, nella storia e nella geografia. Si rende presente e reale. Stessa cosa vale per il matrimonio. Ci siamo sposati una volta sola, 5, 10, 20 o  50 anni fa, non fa differenza,  ma ogni volta che ci uniamo intimamente in un rapporto ecologico riviviamo quell’offerta totale che abbiamo fatto di noi all’atro/a. Rinnoviamo e riattualizziamo il sacramento. Abbiamo visto come l’incontro sessuale tra gli sposi nel sacramento diventi parte integrante del sacramento stesso, sia una vera liturgia sacra e un gesto che provoca un’effusione di Spirito Santo. Continua ad esserlo anche negli altri rapporti successivi al primo. Ogni rapporto sessuale ecologico tra gli sposi è sorgente di nuovi doni di Dio, o meglio, rinnova e perfeziona quelli già dati. E’ attraverso i  corpi che gli sposi vivono  pienamente il loro essere sacramento. Lo ripeto perché è un concetto fondamentale: se questo gesto è vissuto nella pienezza umana e nella verità ecologica si avranno benefici grandissimi. Cercherò adesso si spiegarmi meglio. In realtà lo Spirito Santo è già in noi in quanto sacramento perenne, ma in ogni rapporto sessuale c’è un’azione che intensifica e perfezione il nostro amore umano e la presenza dello Spirito in noi che allarga il suo influsso sulla nostra umanità. Gli effetti di questa intensificazione della presenza dello Spirito Santo nel cuore degli sposi sono molteplici. Ne cito alcuni. Una più profonda unione degli sposi nel corpo, nel cuore, nei caratteri, nell’intelligenza, nella volontà. Un perfezionamento delle loro virtù. Un aumento dell’esperienza che si fa anche di Dio. Una maggior luce e una maggior chiarezza chiarezza per comprendere e vivere le finalità del  sacramento. Un aumento della castità coniugale, di cui parleremo più avanti. Ha conseguenze benefiche anche lo stesso rapporto sessuale vissuto sempre più come dono, si miglioreranno i preliminari, la sensibilità dell’uno verso l’altra, il piacere complessivo scaturente dalla profonda unione dei  corpi e dei  cuori. Su questo una piccola parentesi personale. Sono ormai 15 anni che ho rapporti frequenti con la mia sposa. Solo ora, dopo tutto questo tempo, sto cominciando davvero a comprendere la grandezza di questo gesto. Mi capita spesso di finire con gli occhi umidi per la gratitudine e per la meraviglia sperimentata nella profonda comunione appena vissuta. Cosa che non mi accadeva all’inizio. E’ un cammino da perfezionare e migliorare sempre. Si instaura un circolo virtuoso. Più l’amplesso è vissuto autenticamente bene e più il cuore si apre. Più il cuore si apre e più sarà capace di accogliere lo Spirito Santo in noi. E’ importante che il nostro amore cresca e che sia vissuto in un contesto di corte continua. L’ho già accennata e la riprenderemo. Corte continua significa collocare l’intimità sessuale in uno stile di vita fondato sull’amore reciproco. Continui gesti di tenerezza, di servizio, e di cura l’uno per l’altra durante tutto l’arco della giornata. Basta poco, una carezza, una parola dolce, uno sguardo, una telefonata e cose così. In passato non lo praticavo con costanza e la mia sposa ne soffriva Si capiva benissimo quando c’era in programma di riattualizzare il sacramento, bastava osservare il mio comportamento. Diventavo servizievole e tenero. Questo la faceva sentire usata, i miei non erano gesti sinceri, ma finalizzati ad ottenere qualcosa. Ho dovuto impegnarmi ed educarmi per migliorare questa mia insensibilità.

Togliamoci quell’idea del mondo che ci fa credere che l’intimità sessuale sia bella all’inizio del rapporto e poi diventa qualcosa di sterile e abitudinario. Non è così. La bellezza dell’intimità è data dalla nostra unione e più saremo uniti e più sarà bella. La novità non è data dal gesto, ma dall’amore che lo caratterizza e che gli dona significato e potenza. E’ tutta un’altra cosa avere la consapevolezza di non star semplicemente facendo l’amore, ma che stiamo riattualizzando un sacramento. E’ qualcosa di grande. Grazie Dio per averci donato tutto questo, dacci la forza di perfezionarlo sempre più.

Antonio e Luisa

Prima puntata La legge morale naturale 

Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?

Terza puntata Io personale, spirito e corpo.

Quarta puntata Anima e corpo: un equilibrio importante

Quinta puntata Matrimonio naturale e matrimonio sociale

Sesta puntata Le esigenze del cuore si realizzano nel matrimonio naturale

Settima puntata Un dono totale!

Ottava puntata L’intimità degli sposi nell’ecologia umana

Nona puntata La liturgia dell’intimità alla luce del Cantico dei Cantici

Decima puntata Preliminari: tempo per entrare in comunione

Undicesima puntata. Un piacere che diventa, forza, vita e amore

Dodicesima Puntata Sposi ministri di un sacramento

Tredicesima puntata Il vincolo coniugale

Quattordicesima puntata Una cascata di Grazia

 

C’è più gioia nel dare o nel ricevere? La palestra è nel matrimonio.

Non a caso questa domanda è a trabocchetto perché, la prima risposta che daremmo, forse, è che la nostra gioia si esprime nel dare.

Si, è vero, molti di noi sono generosissimi e donano largamente ma, sotto sotto, in fondo in fondo, non perfettamente animati da una totale gratuità.

Paradossalmente però, la difficoltà maggiore, la prova non tanto chi dona (seppur desideroso di essere ringraziato sempre e comunque) ma chi riceve, nel senso che è difficile ricevere gratuitamente senza sentirsi in debito.

Insomma, l’essere umano come la fa la sbaglia.

Eh si perché, a causa del famigerato peccato originale, che ha reso ognuno  suscettibile di tanti sentimenti, per  noi uomini e noi donne, qualunque gesto compiamo, ricade sotto la legge della carne che, se non totalmente abbinata a quella dello Spirito, ci farà sentire sempre debitori o creditori.

C’è un luogo privilegiato dove tutto questo è risolvibile o meglio, dove esiste un’opportunità perché il dare e il ricevere acquisisca il sapore della gratuità.

Questo luogo è il sacramento del matrimonio.

Quale miglior palestra se non quella di due coniugi che, per scelta si uniscono per diventare Uno e dove non esisterà più il tutto mio, il tutto tuo, il nascondimento, la pretesa di essere, la pretesa del fare, la forma piuttosto della sostanza e tanto altro?

Esatto, perché, nel matrimonio, gratuitamente do  e gratuitamente ricevo.

Non ho bisogno di facciata quando dono qualcosa di mio al coniuge perché da lui non mi aspetto altro che renderlo felice. Ovviamente il suo grazie mi riempirà ancor di più ma l’intento primordiale sarà solo ed esclusivamente quello di  dare felicità e gioia all’altro senza pretendere nulla in cambio.

Ahimè se così non fosse!!

Vorrebbe dire che un bip bip rosso si sta accendendo per allarmare la mia non corretta relazione sponsale.

Semmai dovessi agire aspettando che l’altro faccia o dica in base a ciò che ho fatto e detto io qualcosa non funzionerà come dovrebbe e, in men che non si dica, arriverà la crisi.

A cosa serve allora mettere al centro Cristo il giorno in cui, innamorati e cotti, ci siamo detti il nostro si?

Serve a ricordare la logica del dono, del dare e del ricevere.

Il matrimonio, in quanto sacramento, non dimenticherà mai la presenza costante e quotidiana di colui, Gesù Cristo, il quale unico è stato capace di donarsi, dando la vita, non tanto per i suoi amici ma soprattutto e addirittura per i suoi nemici. Che grande aiuto è per noi questo!

Lui ha donato e basta perché fossimo salvi….ti pare poco?

Ecco dove poter attingere ed allenarsi per imparare la gioia nel dare:

 

IL SIGNORE AMA CHI DONA CON GIOIA (2 Cor 9,7)

 

Fratello e sorella che doni con gioia non sai quanto riceverai in cambio senza desiderare il contraccambio. L’altro, che avrà saggiato la bellezza di ogni tuo gesto d’amore si sentirà in dovere di ripagarti con altrettanta gioia e tu, sorella mia, non dirai mai più «lui non fa questo, lui non fa quello» perché lo avrai così riempito dei doni da te elargiti che non accamperà più obiezioni a renderti felice. E lo troverai a fare ciò di cui potrai sorprenderti.

Sai però  perché ti viene da obiettare? Perché, forse,  tu per prima, non doni con gioia!

Coraggio, fai questa prova, anche laddove sei ferito, tradito, deluso, abbattuto…

Dona con gioia, indipendentemente da cosa troverai, perché un giorno, il Cristo che hai chiamato al centro della tua esistenza, l’ha fatto Lui  per primo e ha dovuto persino dire:

“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte. Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: “Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto”. (Lc 23, 34-35)

 Questo lo ha detto mentre donava tutto se stesso, ma tu ed io abbiamo Lui per fare esattamente la stessa cosa.

Cristina Epicoco Righi.

Un piacere che diventa forza, vita e amore! (11 puntata corso famiglie Gaver 2017)

Abbiamo già approfondito il momento di preparazione all’amplesso, cioè i preliminari, e abbiamo sottolineato che non devono essere qualcosa da ricercare solo prima dell’amplesso, ma devono essere vissuti all’interno di una vita caratterizzata da tenerezza e cura dell’uno verso l’altra. Ora passiamo al momento dell’amplesso vero e proprio. Momento che diventa autentico, fonte di gioia piena e di Grazia, quando è vissuto in un clima di comunione tra gli sposi e non è espressione di due egoismi che cercano piacere e di spegnere le loro pulsioni. Esauriti quindi i preliminari, passato il tempo necessario, sarà la donna a far capire di essere pronta, con un gesto d’amore e d’intesa (poi con il tempo non sarà più necessario). Se i preliminari sono stati vissuti come dialogo d’amore, l’amplesso diventerà il culmine di questo dialogo. Siamo dunque giunti alla compenetrazione dei corpi, che deve essere dolce e rispettosa. L’uomo entra dolcemente nel corpo della donna e lei lo accoglie in sé per formare insieme un solo corpo: espressione tangibile e concreta della fusione dei cuori, di quell’amore esclusivo, totale e per sempre che rende uno. La pornografia distrugge questa immagine. Non mostra delicatezza, ma ci insegna che più la penetrazione è violenta e profonda e più sarà piacevole per entrambi. Invece la nostra natura vuole la delicatezza, stiamo entrando in un luogo sacro, il luogo dove nasce la vita e dove la coppia salda e accresce il proprio amore. Luogo sacro della donna e luogo che è solo per lo sposo, che può e deve entrare con tutto il rispetto che quel dono richiede. Stiamo entrando nel santuario del nostro amore, dove stiamo celebrando un sacramento (lo riprenderemo più avanti). Non stiamo spiritualizzando, ma stiamo riscoprendo la realtà che siamo, distrutta da una mentalità pornografica che banalizza questo momento. E’ quindi importante purificarci da tutta quella spazzatura pornografica che ci riempie la testa. Non è facile. Soprattutto i maschi hanno questo forte impulso a dominare la donna, a renderla strumento di piacere. San Giovanni Paolo II spiega questo come uno dei primi effetti del peccato originale. La differenza sessuale non era più fonte di gioia, di bellezza e di incontro, ma diventava motivo di contrapposizione tra i due sessi e di dominio dell’uomo sulla donna. Il matrimonio sacramento, grazie all’opera redentiva e salvifica di Cristo, ci permette di tornare alle origini e di vivere come nelle origini il nostro rapporto in modo pieno e autentico.

Tornando alla penetrazione, è importante sottolineare che si deve rispettare l’ecologia delle dimensioni corporee. La mentalità pornografica insegna che più il pene è lungo e spesso, più la donna sarà soddisfatta. TUTTE FALSITA’. RIPETO: TUTTE FALSITA’.

Cosa ho detto durante l’approfondimento dei preliminari? La vagina normalmente ha una profondità di 7 cm e quando è eccitata arriva al massimo a 9/10 cm. Cosa significa? Significa che il pene può entrare per quella profondità, tutta la parte in eccesso deve restare fuori. Se l’uomo segue i dettami della pornografia, cioè entra nella vagina con tutto il pene e con violenza, certamente impedisce ogni piacere per la donna (spesso generando in lei anche sensi di colpa e sospetti di frigidità) e spesso le provoca dolore, nei casi peggiori, escoriazioni ed emorragie. Capite la pornografia quanti danni provoca? In pronto soccorso, a volte i ginecologi devono curare lesioni postcoitali: si tratta di stupri, perché la dinamica è la stessa. Può essere uno stupro un gesto d’amore? Certamente no. Ecco una notizia per gli uomini: non esistono peni troppo piccoli per procurare piacere (a meno di patologie rare), ma ne esistono di troppo grandi per procurare dolore. Purtroppo tanti uomini soffrono, perché sono convinti di avere un pene piccolo. Questa sofferenza psicologica spesso provoca disfunzioni come l’eiaculazione precoce. E’ la cosidetta anoressia del pene, cioè si pensa che sia troppo piccolo, anche quando supera abbondantemente la profondità della vagina. Fate pace con il vostro pene, va benissimo così com’è.

Altra cosa importante è guardarsi. Come già affermato per i preliminari, scegliete posizioni che permettano di guardarsi negli occhi. Gli occhi sono sorgente del sentimento e sono la porta per accedere alla profondità della persona, che deve essere necessariamente coinvolta in un gesto tanto totalizzante. Se sottraete al rapporto fisico lo sguardo, vi private di una fetta di comunione grandissima. Non esistono quindi posizioni più o meno moralmente accettabili, ma posizioni che permettono più o meno la comunione tra gli sposi e la partecipazione di tutta la persona. Non si tratta quindi di esercitare il kamasutra per ottenere orgasmi più intensi e duraturi, ma di vivere questo momento con dolcezza e tenerezza per raggiungere un piacere molto più profondo del semplice orgasmo, un piacere generato dalla comunione profonda di anima e corpo e dono meraviglioso del nostro Creatore. Quindi, l’orgasmo non è che una parte superficiale di un benessere molto più completo e di una gioia autentica che investe tutta la persona.

Il piacere è qualcosa di bello, un dono, un talento da perfezionare. E’ molto importante, durante questa fase, ricercare e vivere il piacere sessuale. Non facciamoci influenzare da un falso moralismo che vede in questo qualcosa di sporco. Gustare il piacere è importante, è un’esperienza esaltante di unità. Il piacere sessuale è una cosa bella, non abbassa lo spirito, ma lo rende uno con la carne, unisce cuore e corpo in una gioia completa e totale.

Troviamo scritto nel Catechismo al punto 2362:

Il Creatore stesso […] ha stabilito che nella reciproca donazione fisica totale gli sposi provino un piacere e una soddisfazione sia del corpo sia dello spirito. Quindi, gli sposi non commettono nessun male cercando tale piacere e godendone. Accettano ciò che il Creatore ha voluto per loro.

Tante donne fanno fatica ad accettare il piacere nella loro vita. Spesso questa difficoltà è legata ad un’educazione moralistica, dove lo spirito è predominante sulla carne; altre volte questa difficoltà è dovuta a ferite e violenze subite. Donne, fate pace con il vostro corpo! Riconoscete di aver bisogno di aiuto e fatevi aiutare! Questi blocchi non vi permettono di abbandonarvi a vostro marito e creano sofferenza a lui e a voi.

C’è il rischio opposto che riguarda maggiormente gli uomini. Il piacere non va ricercato in quanto tale, altrimenti scade nella lussuria e nell’egoismo, ma va ricercato come culmine di una comunione e di un dono reciproco.

Vivere l’intimità sessuale in modo ecologico, in modo rispettoso della nostra natura, della nostra fisiologia e psicologia, dà grandi frutti. Introduciamo così l’ultimo momento che è l’assimilazione della gioia. Una volta raggiunto il culmine del piacere e dell’unione, gli sposi avvertono la necessità di un abbraccio finale. E’ un momento in cui si assapora e si gusta l’esperienza appena vissuta. Abbracciati e senza parlare, gli sposi assimilano la gioia della comunione profonda. Il piacere e la gioia sperimentati nella carne vengono assimilati dal cuore. Questa assimilazione porta un frutto di pace molto profondo. Una pace, una gioia, un amore e, vedremo con il sacramento, un’effusione di Spirito Santo, che ci daranno forza e sostegno nelle ore e nei giorni a venire. Tutti questi doni aumentano in proporzione all’intensità con cui ci siamo donati l’uno all’altra.

Capite quanto è povero e misero accontentarsi di un semplice orgasmo? Capite come è importante purificare il nostro cuore e il nostro sguardo da tutta quella pornografia che li inquina? Capite quale grosso peccato si commette a rinunciare a questa autentica ecologia umana, autentica gioia e autentico piacere, doni del Creatore? Capite quale grosso peccato si commette a usare il corpo dell’amato/a per concretizzare le fantasie “imparate” dalla pornografia? Questo è il peccato di adulterio, adulterio del cuore. Sì, è un adulterio vero e proprio, perché in quel momento così bello e importante dove esprimiamo con il corpo una comunione profonda, con il cuore non siamo con la persona amata, ma con delle fantasie da realizzare.

Antonio e Luisa (dall’insegnamento di Luisa ed Emanuele Bocchi)

Prima puntata La legge morale naturale

Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?

Terza puntata Io personale, spirito e corpo.

Quarta puntata Anima e corpo: un equilibrio importante

Quinta puntata Matrimonio naturale e matrimonio sociale

Sesta puntata Le esigenze del cuore si realizzano nel matrimonio naturale

Settima puntata Un dono totale!

Ottava puntata L’intimità degli sposi nell’ecologia umana

Nona puntata La liturgia dell’intimità alla luce del Cantico dei Cantici

Decima puntata Preliminari: tempo per entrare in comunione

Preliminari: tempo per entrare in comunione. (10° puntata corso famiglie Gaver 2017)

Come anticipato, riprendiamo i preliminari dando qualche indicazione pratica.

Devono essere gesti d’amore rispettosi della sensibilità dell’altro/a. Gesti che in ogni caso escludono il sedere (vedremo dopo perchè). Questa parte del nostro corpo è oggi molto esaltata.

Ricordiamo che i nostri gesti devono essere frutto dell’amore, esprimere amore. Devono quindi, ricordatevelo bene voi uomini, essere rispettosi della sensibilità dell’altro/a. Non possono essere dei gesti qualunque, ma devono essere i gesti più cari, più graditi all’altro/a. Cosa significa? Dobbiamo dialogare, anche su questo, approfondire la conoscenza sessuale reciproca. Conoscenza che dovrebbe già essere iniziata durante il fidanzamento, durante il quale, seppur nella castità, si possono sperimentare tutti quei gesti di tenerezza che rappresentano il linguaggio d’amore del corpo. Dobbiamo impegnarci ad imparare i gesti e le parole che piacciono al nostro coniuge, che lo fanno sentire amato e desiderato. Adesso dico una cosa che riguarda soprattutto le donne: per vivere in pienezza questo momento devono fare pace con il loro corpo. Non devono farsi rodere dai miti di bellezza e soprattutto devono lasciare allo sposo la possibilità di amare anche i loro difetti. Se non si fanno abbracciare dallo sguardo dell’amato nell’interezza del loro corpo, accettandosi e lasciandosi accettare per quello che sono, non possono abbandonarsi all’amore liberamente e in pienezza. Metteranno sempre una barriera tra loro e lo sposo. Lasciarsi abbracciare dal suo sguardo non è semplice, richiede un impegno e un lavoro su se stesse. L’uomo deve imparare il linguaggio della tenerezza per rendersi amabile alla donna e la donna sua volta deve accettare la mascolinità dello sposo e scongelarsi. A volte lei dice: “lui non mi capisce, non si accorge di tutto quello che faccio, dà tutto per scontato”; in realtà il suo cuore, nel suo profondo, non si vuole aprire totalmente a questa intimità.

Naturalmente dobbiamo evitare assolutamente i gesti che non sono graditi. Non domandiamo gesti che feriscono la sensibilità dell’altro/a. Non ci sono limiti nei preliminari, se non che bisogna evitare il sedere, l’eiaculazione deve avvenire in vagina e che non si deve urtare la sensibilità dell’altro/a.  In caso contrario, sarebbero gesti di amore o richieste dettate dal nostro egoismo? Mi riferisco in particolare al cosiddetto sesso orale (senza raggiungere il piacere!). Di per sé non c’è nulla di male, si tratta di un bacio d’amore. Se però, l’altro/a non gradisce questa pratica, non si deve chiederla. Non si devono fare ricatti morali all’altro/a, rischiate di distruggere tutta la comunione e l’autenticità del gesto. Anche il sesso anale è completamente al di fuori dell’ecologia dell’amore umano. Anche da un punto di vista meramente fisico: l’ano è strutturato non per accogliere ma per espellere. La mucosa anale non è adatta alla penetrazione. E’ più soggetta ad essere attaccata da virus e batteri e quindi è più facile contrarre malattie sessualmente trasmissibili. C’è una motivazione anche più profonda; nell’amplesso, uomo e donna si guardano, quello sguardo significa riconoscere l’altro/a come l’amato/a, significa vivere quel gesto come dono d’amore per quella persona specifica ed unica. Il sesso anale non permette questo sguardo, si nasconde il viso della sposa. Ciò significa trasformarla in un oggetto, in uno strumento per il piacere dell’uomo. Si distrugge tutto il significato più autentico del gesto e la donna si sente umiliata ed usata.Tutta la “cultura” pornografica tende ad esaltare questa parte del corpo. Stiamo attenti e lavoriamo su di noi per purificarci da questo inquinamento che non ci permette di vivere in pienezza l’atto fisico. Una donna è andata nello studio di Luisa (la ginecologa che ha presentato questo insegnamento) e si è lamentata dell’insistenza del marito per esercitare questo tipo di rapporto. Il marito, al rifiuto della moglie, le ha risposto deluso e arrabbiato che con lei non si poteva fare nulla. Quel marito, secondo voi, voleva unirsi con la moglie o con le fantasie pornografiche che aveva in testa? Voleva amarla o usarla?

Altro concetto fondamentale: uomo e donna sono diversi. Hanno tempi molto diversi per prepararsi all’amplesso. All’uomo spesso basta l’idea dell’incontro per essere pronto fisicamente. L’uomo si eccita con tatto e vista. Per la donna la natura ha previsto tempi e modi diversi. Per permettere al corpo della donna di modificarsi ed essere nella condizione ideale per la penetrazione servono dai 20 ai 30 minuti. Cosa succede ai genitali della donna? In questo tempo la vagina si allunga internamente (non lo sapevate vero?) da circa 6/7 cm a circa 9/10 e si posiziona in maniera diversa per agevolare l’entrata del pene. Oltre ciò, durante i preliminari la vagina si lubrifica. E’ diverso anche il modo di eccitarsi. L’uomo deve vedere e toccare, basta poco; la donna cerca altro, è più complessa. La donna vuole tenerezza, dolcezza, carezze, abbracci. Vuole percepire di essere preziosa e importante. Vuole sentirsi desiderata e amata. La pornografia mette al centro dei preliminari sempre l’uomo e i suoi genitali. Dimentichiamolo! Al centro deve esserci la sposa, con tutto il suo corpo e nel modo che piace a lei. I preliminari non sono tecniche eccitatorie per l’uomo (non sono sbagliate ma non devono occupare tutto il tempo o quasi), ma gesti che sfamano il bisogno di tenerezza della donna. Sono tempo per entrambi, uomo e donna per entrare in comunione. L’uomo non deve pensare a questo momento come attesa necessaria per preparare la donna, sarebbe sterile. Deve prepararsi con il cuore a donarsi e a ricevere il dono che la sposa fa di sé. I preliminari sono tenerezza. Diventano modalità di vivere l’amore. Traducendo: la tenerezza è capace di trasformarci da pezzi di legno (che non sono in grado di condurre energia) in metallo, in oro (che è tra i materiali più conducibili). Con la tenerezza, l’intimità fisica diventa colma di amore dell’uno verso l’altra e non un gesto che esprime egoismo e che fa sentire l’altro/a usato/a. La donna ha un’enorme difficoltà a passare da attività come spadellare in cucina, pulire e mettere a letto i figli, all’intimità fisica con il marito e quindi se non ristabiliamo il contatto emotivo, diventerà un obbligo da assolvere. Gli uomini invece non hanno problemi di questo tipo e ricercano subito stimolazioni sugli organi genitali. L’uomo così facendo, seguendo il suo desiderio, la sua modalità di cercare piacere, sta in realtà urtando la sensibilità della sua sposa. L’intimità fisica è trasformata in qualcosa di frettoloso e grossolano. In questo modo è impossibile vivere in pienezza e con gioia il rapporto. Presto o tardi l’insoddisfazione della donna porterà al deserto sessuale e alla frustrazione per entrambi. I preliminari sono quindi indispensabili per creare questo contatto emotivo e tenero tra gli sposi, sono un tempo da dedicarsi senza fretta, per creare la comunione e l’intesa giusta, per vivere in pienezza l’amplesso. I preliminari assumono un’autenticità ecologica quando non sono gesti isolati e vissuti solo prima del rapporto e in vista del rapporto, ma sono inseriti in un contesto di corte continua, di continui e costanti gesti amore e di tenerezza che gli sposi si donano durante tutta la giornata.

 

Antonio e Luisa (dall’insegnamento di Luisa ed Emanuele Bocchi)

Prima puntata La legge morale naturale 

Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?

Terza puntata Io personale, spirito e corpo.

Quarta puntata Anima e corpo: un equilibrio importante

Quinta puntata Matrimonio naturale e matrimonio sociale

Sesta puntata Le esigenze del cuore si realizzano nel matrimonio naturale

Settima puntata Un dono totale!

Ottava puntata L’intimità degli sposi nell’ecologia umana

Nona puntata La liturgia dell’intimità alla luce del Cantico dei Cantici

Un lavoro di squadra

Ascoltavo una catechesi di padre Serafino Tognetti sul matrimonio. Padre Serafino riesce a unire una verve da cabaret a una saggezza profonda e pienamente cristiana. E’ uno spasso ascoltarlo. Su youtube potete facilmente trovate tante sue catechesi, se non lo conoscete e volete ascoltarlo. Bando alle presentazioni, torniamo alla riflessione che avevo in mente di fare.  Padre Serafino ha spiegato in maniera egregia le dinamiche che la coppia attiva quando c’è da prendere una decisione. Ci sono spunti di riflessioni per la donna e per l’uomo. Spesso sbagliamo, litighiamo e perdiamo tante energie e tanto tempo, perchè non siamo capaci di lavorare in squadra, dove ognuno ha il suo compito. Prima di proseguire una premessa: non voglio dire che quanto scriverò sia sempre vero e ogni coppia è unica e deve trovare i propri equilibri però questa riflessione può essere uno spunto per tutti. Ora donne non saltatemi alla gola quando leggerete i consigli per voi. Tutto trae origine da ciò che siamo uomo o donna, diversi e complementari.

Tu donna, moglie, lascia a tuo marito l’ultima parola, fai decidere lui, fai che sia lui a prendere la decisione definitiva. Lui ha bisogno di questo da parte tua. Ha bisogno del tuo abbandono fiducioso alla sua guida. Solo così si sentirà virile e uomo, sentirà la stima e l’accoglienza della sua sposa. Solo quando sarà legittimato a capo della famiglia, a guida a cui affidarsi, si sentirà apprezzato, realizzato ed amato. Siamo fatti così, per accontentarci basta davvero poco perchè se leggete il proseguo vi renderete conto di come alla fine siete voi donne a condurci verso la scelta giusta.

Tu uomo e marito, invece, guarda tua moglie come merita. Lei ha il carisma dell’intuizione. Capisce prima e meglio le situazioni e la via migliore da seguire. L’utero della donna è dove nasce la vita e dove cresce la vita. L’utero accoglie e pazientemente cura, nutre e aiuta la creatura che lo abita a crescere e perfezionarsi. La donna è colei che sa accogliere meglio di te la volontà di Dio, è colei che sa meglio discernere e decantare, colei che è più ricettiva e più disponibile nella sua docile sottomissione all’amore e quindi a Dio. Quando prendi una decisione non avere fretta, medita quanto la tua sposa ti suggerisce e se capisci (e di solito è così) che è meglio fare come lei dice non inorgoglirti e cambia idea, ne guadagnerete tutti perchè in una famiglia come in una squadra si vince e si perde insieme. Un po’ come tra Maria e Giuseppe. Lei è quella che custodiva nel cuore e intuiva molto più del “povero” Giuseppe. Lui è quello che, però, prese tutte le decisioni, compresa quella molto difficile di fuggire immediatamente in Egitto per scampare ad Erode.

Alla fine, come dice padre Serafino, spesso finirà che la sposa intuirà e suggerirà la soluzione, l’idea, il modo di fare e lo sposo battendo il pugno sul tavolo esclamerà: Ok si fa così.

Vi chiederete se non sarebbe più veloce e pratico lasciare subito la decisione alla donna. No, perchè l’uomo ha bisogno di sentire che lei lo seguirebbe anche se lui decidesse per fare altro. Naturalmente, perchè il matrimonio funzioni, occorre che nessuno dei due abbia un atteggiamento di prevaricazione e di controllo sull’altro.

Tutti contenti la sposa che è riuscita a sostenere il marito nella scelta e indirizzarlo verso il meglio e lo sposo che ha avuto l’ultima parola. Non è così? Forse è un po’ troppo semplificato, quasi caricaturale, ma la dinamica è giusta, almeno tra me e Luisa spesso finisce così. Certamente, serve tanto amore, tanta fiducia e tanto rispetto dell’uno verso l’altra.

Ah, adesso sono pronto a ricevere tutte le critiche e i commenti che volete, sentivo, però, che era importante dire queste cose che nessuno dice, ma che sono fondamentali per la riuscita di un matrimonio.

Antonio e Luisa

Charlie è Dio che ci tende la mano

Non so se il piccolo Charlie e i suoi genitori riusciranno a vincere la loro battaglia legale. In ogni caso hanno vinto. Un bambino inerme, malato e fragile è riuscito a resuscitare l’umanità sopita di tante persone. La cosa che più mi ha colpito è che autorità religiose e politiche sono scese in campo quasi costrette da una sollevazione di popolo, partita dal basso. Charlie è riuscito a far risplendere una legge morale scritta dentro ognuno di noi, spesso sepolta e inquinata da una cultura dominante di morte e finalizzata al solo profitto. Ci hanno provato a cancellarla, per anni. Probabilmente pensavano di esserci riusciti. Poi è arrivato Charlie che con la sua perfetta “inutilità” ha stravolto tutto, ha distrutto anni di colonizzazioni ideologiche. Charlie ha fatto più di quanto io, sano, riuscirò a fare in una vita. Come fate a chiamarlo inutile? Una persona, un piccolo uomo, un figlio di Dio, perfetto nella sua unicità. Trovo di un’ipocrisia insopportabile l’Europa quando celebra le diversità, propone leggi per rendere le città ad uso dei disabili ed esalta le para olimpiadi, ma poi, fa di tutto per far si che quegli stessi disabili non nascano, o se nascono, per eliminarli prima possibile con l’eutanasia, la dolce morte, la morte dignitosa. Io non penso di essere ipocrita. Ho conosciuto nella vita e nel web tante famiglie con figli disabili. Il primo pensiero che mi viene è ringraziare Dio per avere avuto figli “normali”. Poi però quando conosci meglio quelle famiglie, vedi le difficoltà e le sofferenze che devono sopportare, ma nella loro casa c’è un amore diverso, c’è qualcosa in più che io non ho. Quei bambini “diversi” sono l’amore. L’amore è donarsi totalmente per l’altro. Quando questi bambini arrivano in una famiglia ti obbligano a una scelta radicale. Amore o egoismo, vita o morte. Quando i genitori scelgono l’amore, e si donano totalmente a quel bambino speciale ottengono in cambio un amore puro e totale. Queste famiglie sono un segno per tutto il mondo. Un mondo che dice che vali solo quando sei produttivo, che sei bello solo se hai certe misure, un mondo che o sei perfetto o non vali nulla. Un mondo che non ti ama perchè ti accetta solo se rispetti determinati canoni. Poi incontri queste famiglie e vedi la bellezza. La bellezza cruda, fatta anche di pianti e di dolore, ma bellezza vera, quella bellezza che solo una vita di autentico amore ti può dare.

Voglio terminare con una testimonianza di una malata di SMA. Si chiama Anita-gaga Pallara e risponde a Selvaggia Lucarelli che, in un suo post facebook (con migliaia di like), aveva scritto in sintesi che, un bambino che a 10 mesi non gattona, non mangia e non parla, è meglio che muoia perchè ha una vita che non merità di essere vissuta, una vita di dolore e basta.

Cara Selvaggia, ti ho letta ieri in aereo mentre tornavo da Milano abbastanza stanca ma soddisfatta, ai miei piedi c’era il il mio aspiratore e il mio respiratore, vengono con me dovunque vada, non sono i tipici “gadget” da ragazza di 28 anni vero?! Mentre leggevo il tuo post,  con foto del piccolo Charlie in primo piano come rafforzativo alla tua posizione, pensavo a quanta assolutezza avessi usato su un tema così delicato, tanta 
assolutezza può derivare solo da tanta superficialità cara Selvaggia, lasciatelo dire. “A sette mesi sopravviveva in terapia intensiva, intubato, senza poter fare più nulla che avesse a che fare con la vita di un bambino di sette mesi. A sette mesi i bambini cominciano a sorridere, mangiano le prime pappine, gattonano, hanno il loro giochino preferito” in poche righe hai decretato che la vita di un bambino di sette mesi o è quella delle pubblicità della Mellin o non è vita, beh ti sorprenderò ma ci sono tanti 
di quei bambini che a 7 mesi fanno una vita diversa, fanno le stesse cose 
che hai elencato tu solo in maniera diversa, magari con un tubo in gola per 
respirare, uno nella pancia per la “pappa” , non gattonano ma
magari fanno la prima passeggiata fuori casa con mamma e papà, sorridono Selvaggia, 
anche se la tua vita non è come quella delle pubblicità puoi sorridere lo 
stesso, anche se quella “natura ingiusta che punta il dito a
caso” ,come dici tu in maniera netta, tagliente, convinta e soprattutto superficiale, 
dicendo così ti senti al sicuro dai “mostri” vero?! Decide che sia proprio tu a dover vivere quella vita, nelle malattie che colpiscono i bambini le sfumature sono centomila, eppure nessuno le vede, ci si ferma a quella foto di Charlie intubato, senza tenere conto che quel tubo è suo “amico”. Sai  Selvaggia anche ai miei genitori i medici 27 anni fa hanno detto che non avrei superato i 2 anni, malattia ad esito infausto, e tante volte quella 
previsione col passare degli anni poteva avverarsi, tante volte l’aria  ha fatto fatica a passare nei miei polmoni, tante volte i miei genitori mi hanno vista soffrire come mai un bambino dovrebbe, tante volte la mia vita non è stata come quella dei bambini della mia età, tutt’ora è diversa per alcune cose dai miei coetanei, io sono fortunata lo so Selvaggia non serve che me lo dici, sono fortunata perché vivo una vita piena, lavoro, amici, 
uscite ecc, eppure la malattia ad esito infausto c’è sempre e vista dalla tua ottica la mia vita non è vita, non volevi dire questo? Eppure l’hai detto cara Selvaggia, tu maestra delle parole hai lanciato la tua verità su cos’è vita e cosa no per un bambino di 7 mesi, hai avuto coraggio eh. Tu non lo sai Selvaggia ma il sorriso più bello che abbia mai visto in vita mia l’ho visto su un volto di una creatura di 7 mesi, talmente immobile
da poter sembrare una bambola, in un letto di ospedale enorme, rispetto a quel 
corpicino così fragile, quel sorriso adesso illumina il cielo. Tu non lo 
sai Selvaggia ma la forza di volontà più grande che abbia mai visto
l’ho vista in una bambina di pochi anni dagli occhi enormi e belli, le labbra 
rosse come Biancaneve, quella bambina ha continuato a respirare Selvaggia. 
Tu non lo sai Selvaggia ma l’amore che si respira in una casa dove
c’è una principessa che dorme, e non c’è principe azzurro che possa svegliarla,
è indescrivibile, in quella stessa casa che c’è un appassionato di pompieri, 
un eroe quotidiano, gli ho visto muovere i primi “passi” , sono  stata dietro la porta ad aspettare un “va tutto bene” , ho trattenuto il fiato per lui. Tu non sai tante cose Selvaggia, ed è giusto così, forse però se non conosci davvero tutte le sfumature dovresti evitare di scegliere un colore. Charlie io prego laicamente per te, sono convinta anzi certa che te ne andrai tra le lacrime dei tuoi genitori mischiate al tuo sorriso, e 
ahimè alle nostre parole. Io non sono Charlie, nessuno di noi lo è, io vorrei essere la voce di Charlie.”

Chiara Corbella diceva che il contrario della paura è la fede. Non dobbiamo avere paura di questi bambini speciali, ma accoglierli come opportunità di crescere nell’amore, come ci insegnano tante famiglie che ogni giorno lo fanno nel silenzio. La nostra Europa ha paura, mostriamo che noi non l’abbiamo, continuiamo a vedere Charlie non come malato, ma come figlio prediletto di quel Dio che lo ama immensamente e ha dato la sua vita per lui. Charlie è un dono di Dio per tutti noi, un angelo che nella sua fragilità ha una forza dirompente, quella forza che abbatte tutte le nostre costruzioni ideologiche e ci riporta all’origine, a Dio. Attraverso Charlie Dio vuole riportarci a lui, all’amore. Sta a noi scegliere se aprire il cuore o restare nella nostra insoddisfatta vita di “perfetti” che devono sempre dimostrare di valere qualcosa per meritare la vita.

Antonio e Luisa

Dio roccia nella tempesta.

Noi due così diversi eppure insieme da quasi 40 anni

Di questi, 10 anni di fidanzamento, dai banchi di scuola, nella stessa classe, l’adolescenza e la maggiore età, i primi impieghi lavorativi. Il tempo trascorso per arrivare alle nozze, fortemente desiderate e Dio fra noi o meglio come roccia su cui poggiare saldamente i nostri piedi consapevoli che quando sarebbero arrivate le tempeste potevamo aggrapparci alla solida roccia e non annegare.

Già, le tempeste.

Arrivarono ben presto e non ce le aspettavamo cosi travolgenti.

I primi figli, due femminucce una dopo l’altra. Il tempo che scorreva veloce e pienamente impiegato tra lavoro e famiglia, la nostra e quelle di origine

Gli impegni lavorativi incalzanti e con il timore sempre presente ed a volte asfissiante, di non farcela ad arrivare a fine mese o di perdere il lavoro stesso.

Per noi due, intanto, troppo poco tempo e in quel poco tanti scontri anche per futili motivi.

La roccia che avevamo individuato fin da prima di unirci in matrimonio ormai l’avevamo persa di vista. Eravamo andati troppo a largo nel mare della vita.

Ci siamo fermati raramente e spesso solo per interrogarci del perché stare ancora insieme noi due così diversi e per questo così distanti

Ognuno voleva affermare se stesso e indurre l’altro ad accettare le proprie pretese

Fra battaglie in veri campi minati e momenti di felicità ed affetto proprio come in campi fioriti, abbiamo voluto resistere ed avere pazienza, attendere che il tempo desse una risposta ai nostri perché. Non abbiamo voluto cadere nella tentazione della separazione, si lontani, distratti ma mai sconfitti

Abbiamo creduto nel nostro amore

Quando poi le nostre figlie, giovani frequentatrici del gruppo giovani della Comunità Missionaria di Villareggia ci hanno invitato ad un incontro con Dio, lo abbiamo ritrovato e capito che Egli non ci aveva mai abbandonato,

Si proprio così, finalmente la risposta ai nostri perché.

Il filmato della nostra vita di sposi era finalmente ben definito. L’avevamo invitato alle nostre Nozze come l’oste che deve portare il buon vino alla festa più importante e non farlo mancare mai. Noi avevamo, negli anni, finito il vino rischiando di bere solo acqua, di perdere la felicità dello stare insieme, di non fare più festa negli attimi in cui ci ritrovavamo, ma Dio è rimasto fedelmente al nostro fianco trasformando sistematicamente l’acqua in vino e la festa ricominciava

Oggi le battaglie continuano e nemmeno l’età ultra matura ha placato le nostre forze nel lottare contro. Sembrerebbe che nulla è cambiato e invece è cambiato tanto.

Abbiamo la certezza che se Dio è presente nella nostra vita di coppia, attraverso la Sua Parola, attraverso l’Eucarestia, grazie anche ad un percorso di formazione di coppie dove costantemente ci confrontiamo e ci sosteniamo a vicenda con le esperienze di ciascuno e con la Preghiera Comunitaria, nulla e’ impossibile, nulla può  fermare il nostro amore, ripartiamo ogni volta che si affievolisce il nostro affetto ed allora si rinnova il miracolo dell’essere più uniti proprio nella nostra enorme diversità.

Già il miracolo. Spesso restiamo meravigliati ed increduli nel sentire parlare di prodigiosi miracoli ma il nostro e quelle di tante coppie che nonostante tutto rinnovano ogni giorno il Si delle loro Nozze per restare uniti per sempre, e’ sotto i nostri occhi e merita davvero di essere gridato ai quattro venti. Ecco allora che il nostro sguardo resta rivolto al cielo per ringraziare Dio del grande dono che rappresenta lei per lui, lui per lei, interpreti del vero Paradiso terrestre.

Marco e Amelia.

Un amore oltre la morte.

Come seconda parte dell’articolo relativo al matrimonio naturale (qui la prima parte) vi propongo una serie di epitaffi, sarcofagi e tombe relativi a coppie unite da una relazione d’amore (di molti non sappiamo se si tratta di sposi). Iniziamo con un bellissimo epitaffio di Panthia una donna greca del II secolo d.c. E’ stato scritto dal marito:

Panthia, tuo marito ti dice addio. Da quando te ne sei andata, non cesso di soffrire della tua morte crudele. Hera, dea del matrimonio, non ha mai visto sposa pari a te, bellezza, saggezza, castita’ pari alle tue. Mi hai dato figli a mia immagine. Ti sei presa cura dei figli e del marito. Hai retto il timone della vita nella nostra casa, e hai levato alta la nostra fama in campo medico: anche se eri una donna, le tue abilita’ in medicina non erano inferiori alle mie. In riconoscimento di questo, il tuo sposo Glicone ti ha eretto questa tomba. Ho seppellito qui anche il corpo di mio padre, l’ immortale Filadelfo, e anch’io giacero’ qui quando saro’ morto. Come solo con te ho diviso il mio letto, cosi’ possa coprirmi la stessa terra che copre anche te.

Anche i romani non furono da meno nel raccontare l’amore profondo:

Alla moglie Antonia: Per amor mio, hai attraversato mari e terre e cieli inclementi; attraverso i nemici trovasti arditamente la via; hai sopportato incredibili rigori del cielo, o dolce sposa, diletta all’anima mia. Simile a un fiore nel nome, felice  del nostro legame, casta e pudica, non avevi ancora saziato il fuoco del mio amore, poiché sciasti  prima del tempo il talamo consacrato

La sola cosa che io posso fare, sventurato, è stringermi a te, cara, nella tomba, fino a che mi resta da vivere. Credo che ciò ti sia gradito, se qualche notizia di noi giunge al Tartaro

Passiamo ora alle sepolture e ai ritrovamenti archeologici più antichi risalenti fino a 8000 anni fa.

Amanti turchi di 8000 anni. Nel 2007 in Turchia fu scoperta una coppia semi mummificata avvinta in un tenero abbraccio amoroso che risaliva al 6100 a.C. Lui aveva circa trent’anni al momento della morte, lei venti. Si tratta della più antica coppia di innamorati mai scoperta sinora. La tomba appartiene ad un complesso di 22 tombe preistoriche disotterrate in Anatolia, presso la città di Diyarbakir.

Gli amanti di Valdaro abbracciati per l’eternità. Nel 2007 a Valdaro, in provincia di Mantova, vengono rinvenuti gli scheletri di un uomo e una donna sepolti di fianco, faccia a faccia, abracciati sia con gli arti superiori sia con gli arti inferiori. L’uomo e la donna, risalenti al Neolitico, sono stati ritrovati nell’ambito degli scavi di una villa romana.

I resti dei due amanti furono asportati con il terreno circostante e gli scavi furono terminati presso un laboratorio a Como, in collaborazione con il Museo Archeologico della città. Dalle analisi degli antropologi risulta che prima è stata deposta la donna e poi l’uomo, che i corpi erano stati avvolti in un lenzuolo separatamente e che gli amanti erano piuttosto giovani, infatti avevano circa vent’anni (un’età considerata adulta nel neolitico).

Si tratta di un ritrovamento eccezionale non soltanto per la qualità della conservazione dei corpi, ma anche per la romantica posizione in cui gli amanti sono stati ritrovati. Le fotografie scattate fecero il giro del mondo e, complice anche l’avvento di San Valentino, la coppia divenne molto popolare..

 

Gli amanti di Modena, mano nella mano. Risalgono invece al tardo romanico gli scheletri rinvenuti nel 2009 in viale Ciro Menotti a Modena, sepolti mano nella mano e guardandosi reciprocamente per 1500 anni.

L’uomo porta al dito un anello di bronzo che lo contraddistingue come cives romanus. ha il palmo della mano rivolto verso l’alto che sorregge quello femminile, rivolto verso il basso. E’ evidente che l’intento della coppia sia stato quello di traslare oltre la morte uno stretto rapporto sentimentale con un gesto intimo e quotidiano e che i corpi sono stati sepolti contemporaneamente.

modena

Antichi amanti rumeni. In una tomba medioevale della Romania sono stati rinvenuti nel 2013 gli scheletri di un uomo e di una donna che si tengono per mano. I resti si trovavano in un cimitero in Romania, nei pressi di Cluj. Lui è morto in seguito ad una ferita allo sterno, mentre della morte di lei non si sa nulla.

romania

Nel 1972, a Teppe Hasanlu, in Iran, è stata fatta scoperta archeologica sbalorditiva.

È stata rinvenuta una tomba con due scheletri. Ma la cosa sorprendente è che la coppia è rimasta sepolta per oltre 2800 anni. Secondo il sito web Rarehistoricalphotos, gli archeologi ipotizzano che i due fossero in fuga durante una guerra.

Quando il villaggio è stato bruciato, la coppia ha trovato rifugio nel bunker in cui sono stati ritrovati. Purtroppo però sono morti per asfissia.

Ma perchè questa scoperta archeologica ha suscitato così tanto clamore? Gli scheletri sono stati ritrovati nella stessa posizione in cui sono morti. I due si sono scambiati un bacio prima di morire, un bacio lungo 2800 anni.

iran

 

Come non citare poi il famoso sarcofago degli sposi etrusco? In realtà ne esistono diversi. Uno è conservato anche al Louvre di Parigi. Questa meraviglia è come un fermo immagine, sembra voler cristallizzare la vita degli sposi in quel momento di unità e serenità,  sembra voler rendere il loro amore eterno,  che supera i limiti della morte.

sarcofago sposi

L’Egitto e la sua famosissima arte funeraria non potevano mancare. Anche in questo caso esistono vari reperti che evidenziano come alcune coppie fossero legate da una relazione forte ed esclusiva. Guardate questa statuetta funeraria. L’immagine esprime un’unione profonda (almeno è quello che trasmette a me). Gli sposi sembrano sostenersi a vicenda mentre si incamminano verso il mistero della morte. Questa statuetta dell’Alto Regno è custodita al Museo del Cairo.

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Potrei continuare per ore, ma mi fermo. Concludo con una bellissima storia d’amore, quella che spiega la costruzione del Taj Mahal. Il Taj Mahal  sorge sulle rive del fiume Yamuna , nelle campagne limitrofe ad Agra ; città nel cuore dell’India settentrionale . L’imponente struttura fu fatta erigere nel 1632 dall’imperatore Shan Jahan , come residenza funebre per commemorare la figura della sua amata moglie Mumtaz-i-Mahal , che , in lingua persiana, significa “luce del Palazzo”.

La donna morì di parto dopo aver dato alla luce il loro quattordicesimo figlio .

La leggenda narra che l’Imperatore , distrutto dal dolore, decise di far costruire questo imponente monumento , a testimonianza del suo amore eterno verso la donna.

La leggenda dice anche che, a causa dell’infinito dolore,  l’imperatore invecchiò nel giro di pochi mesi e che i suoi capelli corvini divennero, improvvisamente, bianchi come la neve.

Si narra ancora che quando Mumtaz-i-Mahal era ancora in vita , aveva ottenuto dal marito quattro promesse ; la prima era quella di costruire un tempio, la seconda quella che si sarebbe  sposato ancora, la terza quella di essere sempre gentile e comprensivo con tutti i suoi figli, ed infine, l’ultima quella di visitare la sua tomba ogni anno, in occasione della ricorrenza della sua morte.

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Come potete intuire la storia è costellata di queste testimonianze di amore autentico, perchè il nostro cuore anela ad un amore così bello, esclusivo, totalizzante e senza fine. Tutto questo desiderio a volte si realizza, e ciò accade in ogni tempo e in ogni popolo, anche quando le strutture sociali e giuridiche hanno costruito altri modelli di matrimonio. Noi cristiani siamo privilegiati perchè Gesù, attraverso il sacramento e la Grazia, ci ha donato tutto per poter vivere un amore così, pieno ed autentico.

Antonio e Luisa

 

Parte dell’articolo è presa dal sito https://centauraumanista.wordpress.com/2014/09/19/abbracciati-per-leternita-romantici-ritrovamenti-archeologici/

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Ritrovate il centro!

Secondo le statistiche sono in forte aumento i divorzi tardivi, quelli che avvengono dopo oltre 20 anni di matrimonio. Perchè questo fenomeno? Secondo la mia esperienza non è difficile comprenderne i motivi. Ci si è persi di vista, non ci si riconosce più, si vive accanto ad un estraneo/a. D’altronde si è vissuto il matrimonio come una piccola biglia che rotola su un piano inclinato. Inclinato in modo impercettibile, ma abbastanza per farla rotolare, senza nessuna spinta se non la gravità. Ed è così che in tanti matrimoni si perde di vista ciò che costituisce l’unione, il fondamento. Si hanno figli e i figli diventano il centro del matrimonio. Ogni attenzione è per loro. Non esiste più la coppia, esistono mamma e papà. Le attenzioni sono tutte per i pargoli e presto anche le soddisfazioni saranno ricercate solo nel ruolo genitoriale. Si vive in casa, insieme, ma non più come coppia, ognuno con il suo ruolo ben definito e costruito intorno ai figli. Abbracci, baci, tenerezze saranno tutte per i figli e non ci sarà più tempo e voglia per dedicarle anche al coniuge. Sempre più distanti e anche sessualmente diventerà un disastro. Non ci si cercherà più e quando uno dei due proverà un approccio otterrà una risposta fredda e distaccata. Di solito colui che soffre maggiormente questo deserto affettivo sessuale è l’uomo che cercherà in altro modo di soddisfarsi sessualmente. Le prostitute possono confermare che la maggior parte dei loro clienti sono uomini sposati con figli. Una tristezza e una povertà incredibili. La donna più facilmente troverà compensazione affettiva nel rapporto materno. Come in un piano inclinato il tempo passa e la biglia continua a scendere sempre più veloce. I pargoli crescono, diventano grandi e se ne vanno di casa. Ed è in quel momento che scoppierà la crisi, che ci si renderà conto di essere rimasti soli, che la persona che abiterà la nostra casa non la conosceremo più e non la vorremo perchè il nostro cuore sarà diventato impermeabile a lui/lei. Non resterà che dividersi e prendere ognuno strade diverse. Ormai senza che ce ne potessimo accorgere la biglia sarà scesa troppo in basso e non ci sarà più possibilità di recupero. Eppure sarebbe bastato poco per interrompere subito quella discesa. Sarebbe bastato mantenere la bussola della propria vita, il centro della propria vita verso l’altro/a, verso colui/colei che Dio ci ha donato per poter imparare ad amare e farci dono. Perchè mantenere la bussola fissa verso il proprio coniuge significa mantenerla indirizzata verso Dio che si è voluto far trovare nella relazione sponsale con quella persona. Attenzioni, tenerezze, baci, abbracci devono essere primariamente per lo sposo e per la sposa e solo dopo, da quell’amore che ne scaturisce, attingere per riempirne anche i nostri figli. I figli sono il frutto del nostro amore non il centro e desiderano essere amati da quell’amore che è relazione dei due sposi e non sostituirsi ad uno di loro.

Antonio e Luisa

 

Stavamo insieme perchè ognuno di noi aveva quello che voleva.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio;
ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha gia commesso adulterio con lei nel suo cuore.
Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna.
E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna.
Fu pure detto: Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto di ripudio;
ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all’adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio».

Volevo soffermarmi su due punti fondamentali della Parola di ieri. Uno spunto troppo interessante ed intrigante per non dire nulla e non provocare una riflessione personale.

“Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha gia commesso adulterio con lei nel suo cuore”.

Desiderare è forse peccato? Il desiderio non è forse una forza positiva e quindi che viene da Dio? Il desiderio è buono ma solo quando anche lo sguardo è buono. Se io ho nel cuore il desiderio di possedere quella donna, di farne cosa mia, sottomessa al mio interesse e alla mia volontà, sto commettendo peccato. Non ho lo sguardo d’amore verso quella persona, ma lo sguardo che oggettivizza. Non sono capace di scorgere in quella persona il mistero che si cela in lei ma ne vedo solo la convenienza e l’utilità del momento per appagare un mio bisogno o pulsione. Lo sguardo puro non è innato. Siamo inquinati dal peccato originale e da una cultura molto individualista e erotizzata. Siamo portati negli anni a sporcare il nostro cuore e il nostro sguardo sempre più e non siamo più capaci di guardare con amore ma solo con gli occhi del rapace che vuole rubare e usare. Spesso guardiamo una donna, io l’ho fatto per anni, non nella sua integrità di cuore, spirito, corpo, dolcezza, delicatezza, sensibilità, femminilità e tutte le doti dello spirito e del corpo che la caratterizzano, ma solo come corpo, o peggio a volte come parte anatomica del corpo. Trasformiamo la persona, figlia di Dio e mistero di grandezza, in un pezzo di carne. Questo è un peccato gravissimo che il nostro tempo ha derubricato, ma che ci impedisce di vivere in pienezza e profondità l’amore. Un sacerdote, a noi molto caro, ha sdoganato i rapporti prematrimoniali a coccole tra fidanzati. Povero illuso, forse ha un cuore troppo puro e troppa poca esperienza diretta, per capire che quelle “coccole” sono la concretizzazione di quello sguardo fatto di egoismo e concupiscenza che non fa certo bene alla relazione dei fidanzati. Solo una continua educazione del cuore e dello sguardo unita alla Grazia di Dio, può permetterci di recuperare uno sguardo puro e di conseguenza un desiderio buono, gradito a Dio, che ci indirizza alla vita vera e all’amore autentico.

Vorrei terminare con un dialogo tratto dal film “God’s not dead” Siamo al ristorante e due giovani di successo si ritrovano a cena. Hanno una relazione affettiva sembra soddisfacente e bella. Lei ha appena scoperto di avere un tumore in fase avanzata, lo comunica a lui cercando sostegno e solidarietà.

Di seguito  il dialogo che, secondo me, esprime benissimo questo sguardo “malato” di cui parla il Vangelo:

Lei: Come puoi dirmi una cosa simile? Credevo che mi amassi.

Lui: Si, infatti. Ma tu stai rompendo il nostro patto. Cambiando gli accordi.

Lei: Così lo fai sembrare un contratto commerciale.

Lui: Cosa credevi che fosse?

Lei: Io credevo che fosse amore.

Lui: Beh cresci. Amore è la parola più usata e abusata dagli esseri umani, questa è la verità. E’ quello che diciamo quando vogliamo qualcosa, ci serve qualcosa e tu ne sei colpevole come chiunque altro. Ci siamo divertiti. Tu eri la mia giovane e sexi ragazza con un lavoro elegante, io ero il tuo ragazzo in carriera affascinante e di successo. Stavamo insieme perchè ognuno di noi aveva quello che voleva da questa relazione, e questo andava bene. In effetti è stato fantastico, ma adesso è finita.

Lei: Come ho fatto a non vedere questo in te?

Lui: Perchè hai visto quello che volevi vedere

Lei: Lo capisci che potrei anche morire?

Lui (mentre si alza e se ne va): Ah, mi dispiace per questo.

Non è un dialogo di una tristezza infinita? Purtroppo è quello che accade in tante famiglia. Si sta insieme finchè l’altro serve, fino a quando non diventa inutile a soddisfarci o non si trova qualcuno che ci piace di più. Questo è un peccato grande.

Per la seconda riflessione su questo Vangelo vi rimando al prossimo articolo. Intanto vi lascio con la bellissima colonna sonora del film.

Antonio e Luisa

 

 

 

 

 

Attingere alla stessa fonte

Stavo meditando su un parallelismo che non so se teologicamente sia fondato ma sicuramente lo sperimento nella mia vita. Ci sono due momenti in cui mi sento in dialogo con Dio, sento che è lì che mi ascolta, che mi vuole riaccogliere ed abbracciare. Sperimento questo nella confessione e nella preghiera di coppia con la mia sposa. Sia chiaro non sono un mistico, la maggior parte delle volte non sento nulla di particolare, ma ci sono delle volte in cui riesco a entrare più in profondità e mi succede di fare esperienza concreta di Dio. Penso che sia capitato a tutti qualcosa del genere, magari con altre dinamiche perchè Dio è creativo e si presenta ad ognuno in modo personale. La preghiera di coppia non è un sacramento, ma c’è comunque qualcosa di grande, di trascendente e che interpella ciò che costituisce la nostra unione che non è solo di questo mondo ma sconfina nel divino. Siamo stati consacrati e i nostri cuori saldati dal fuoco dello Spirito. Dio non abita più solo dentro di me ma vive nella nostra relazione d’amore, ha posto la sua tenda, la sua mishkan nel nostro amore, e desidera che io lo cerchi e lo trovi nella mia sposa. La mia sposa è, per consacrazione, mediatrice tra me e Dio. Non posso amare Dio se questo amore non si lega all’amore per la mia sposa. Ed è così che la preghiera di coppia, detta magari in un abbraccio e guardandosi negli occhi, nella pace della notte, quando i bambini ormai dormono e il silenzio è balsamo dopo una giornata di caos ed urla, la preghiera diventa dialogo intimo con la mia sposa e con Gesù.  Così la preghiera diventa richiesta di perdono verso la mia sposa e verso Dio, diventa canto di lode per la mia sposa e per Dio, diventa ringraziamento per lei e per Lui. E’ un’esperienza che unisce tantissimo e aiuta a superare crisi e momenti difficili perchè il mare può anche essere agitato, ma se siamo saldi nella fede e nell’amore, la nostra barca non affonderà. Pregare insieme è attingere alla stessa fonte, alla fonte della Vita e dell’Amore.

Antonio e Luisa

Il matrimonio è un equilibrio da trovare ogni giorno

Il matrimonio è un’avventura meravigliosa. La persona con la quale si è deciso di legarsi per la vita non è mai la stessa. C’era un film di qualche anno fa molto interessante. 50 volte il primo bacio. Una commedia brillante di quelle che solo gli americani sanno fare. Il film è carino anche se nulla di eccezionale. La cosa interessante, che mi ha fatto riflettere, è stata l’idea di base del film, che la persona amata vada conquistata ogni giorno. Certo è un’esagerazione, una trovata cinematografica ma nasconde una verità. Noi non siamo mai gli stessi, giorno dopo giorno ciò che siamo e come ci relazioniamo con le altre persone evolve e viene influenzato da tanti fattori. Probabilmente nel breve periodo non ce ne si rende conto ma se oggi mi guardo indietro e osservo chi ero il giorno del matrimonio, non posso che dover constatare di essere una persona molto diversa, e lo stesso vale per la mia sposa. La relazione non è una strada dritta e senza inciampi, dove si può distrarsi e azionare il pilota automatico,  ma è più simile a un filo sul quale camminare con il continuo pericolo di cadere. E’ esattamente come un filo, e noi gli equilibristi che, giorno dopo giorno, passo dopo passo, dobbiamo ritrovare il baricentro con piccoli aggiustamenti ora a destra e ora a sinistra. Col tempo ci si abitua a camminare su un filo, è più facile capire in anticipo eventuali pericoli e folate di vento che possono rendere il cammino più instabile, ma non si deve mai abbassare l’attenzione pensando di possedere l’arte del camminare sulla corda o, senza accorgersene, ci si ritrova senza appoggio e con il sedere a terra. Cosa voglio dire con questa immagine? Che il matrimonio è meraviglioso proprio perché non lo possediamo. La nostra relazione va continuamente aggiustata e riequilibrata perché cambia, esattamente come cambiamo noi. Noi siamo abituati a notare i cambiamenti fisici che con il passare degli anni sono sempre più evidenti, ma anche il nostro modo di relazionarci, di mostrarci amore e tenerezza, di essere sposi cambia con il passare del tempo.  Quello che ci permette di non cadere è la nostra capacità di ritrovarci e di  accettare questa sfida ogni giorno, questo addormentarci alla sera e svegliarci diversi, una diversità impercettibile, ma che col passare dei giorni, se non si è capaci di ritrovare subito il baricentro, potrebbe rivelarsi incontrollabile e non ci permetterebbe più di riconoscere nella nostra sposa colei che abbiamo voluto sposare.

Vi lascio con una citazione da un altro film, Casomai:

E come ve l’immaginate l’amore tra un uomo e una donna?

Sa una cosa? Spesso m’incanto a guardare la televisione quando ci sono le coppie di pattinatori artistici sul ghiaccio… Mi affascinano… Così instabili su quelle lame, su quel terreno così scivoloso… eppure mi danno un’idea di grande stabilità… sono eleganti… danno l’idea di un’intesa perfetta… Capisce cosa intendo?

Antonio e Luisa

Un giardino da coltivare

Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden non è un racconto storico. Non è mai avvenuto, almeno per la maggior parte degli esegeti. E’ un racconto simbolico. Un racconto ispirato da Dio, nel quale gli uomini cercano di dare una spiegazione alla creazione e al male presente nel mondo. Cercano di spiegare perchè questa creazione non è “perfetta” ma è abitata dalla morte e dalla malattia. Adamo ed Eva siamo tutti noi. Ogni coppia umana si può identificare nell’uno o nell’altra. Una cosa mi ha sempre colpito del giardino dell’Eden. L’amore e la relazione tra Adamo ed Eva non era faticosa. Non esisteva la fatica tra di loro. Tutto era naturale e puro. Adamo ed Eva vivevano già nel paradiso che spesso è rappresentato da una luogo incontaminato, ricco di animali e piante di ogni genere. Quella natura così rigogliosa, colorata profumata e ricca di ogni genere di vita era come un giardino. Come un giardino che non necessitava che venisse curato, potato, innaffiato, seminato e coltivato. L’uomo e la donna beneficiavano di tutta quella magnificenza senza dover fare nulla per ottenerla. Il giardino non può anch’esso essere una figura simbolica di altro? Ci viene in aiuto un altro libro della Bibbia anch’esso non un libro storico ma poetico e ricco di simbologia e significati diversi. Sappiamo che il Cantico rappresenta l’amore ma può essere interpretato su piani diversi ma sempre dello stesso amore si canta. L’amore tra un uomo e una donna, l’amore tra Dio e il suo popolo, l’amore di Gesù per la sua Chiesa e c’è anche una intrerpretazione mariana. Mi soffermo sull’amore umano. Nel Cantico, più precisamente al versetto 4,12 si può leggere:

Giardino chiuso tu sei,
sorella mia, sposa,
giardino chiuso, fontana sigillata.
[13]I tuoi germogli sono un giardino di melagrane,
con i frutti più squisiti,
alberi di cipro con nardo,
[14]nardo e zafferano, cannella e cinnamòmo
con ogni specie d’alberi da incenso;
mirra e aloe
con tutti i migliori aromi.
[15]Fontana che irrora i giardini,
pozzo d’acque vive
e ruscelli sgorganti dal Libano.

Non vi ricorda nulla questa descrizione? A me si. Mi rimanda all’Eden, al giardino del paradiso perduto. Il giardino rappresenta l’amore dell’uomo verso la donna, l’amore erotico e oblativo, la tenerezza dei gesti e la dolcezza delle parole. Ogni frutto, sapore, odore e colore rimanda alla meraviglia, alla gioia e alla pienezza dei sensi e del cuore. Ma come è possibile ciò? Come fa l’uomo del Cantico, che è figlio di Adamo e della sua caduta, nato nel peccato e nella concupiscenza poter fare esperienza di tutto ciò. Si può tornare alle origini, nel paradiso terrestre. Il Cantico che è parola di Dio ci dice che si può. Ma non sarà più come prima. Quel paradiso va conquistato e lavorato con fatica ogni giorno della nostra relazione sposale. Ogni fiore e ogni pianta aromatica e profumata va coltivata con gesti di tenerezza e dolcezza. Ogni animale che rende il giardino vivo e prosperoso va nutrito con le attenzioni recipriche. Non esiste più il giardino che si mantiene e si perfeziona da solo. La nostra relazione è quel giardino e solo se lo coltiveremo giorno doèpo giorno non ci troveremo nel deserto relazionale e potremo davvero fare esperienza del paradiso, certo con tutti i limiti della nostra condizione umana, imperfetta e mortale ma è comunque un’esperienza meravigliosa che vale molto più della fatica che costa perchè è arricchita della Grazia di Dio.

Antonio e Luisa

Nel loro abbraccio rivive l’Eden.

Alda Merini, immensa poetessa scrive:

Ci si abbraccia per ritrovarsi interi.

Questo sei parole sono vere, sono di una profondità e autenticità comprensibili solo a chi ne ha fatto esperienza. L’abbraccio è meraviglioso. L’abbraccio è linguaggio del corpo, è liturgia degli sposi. La mancanza di carezze e abbracci rivela  grossi problemi nella coppia. Insoddisfazione, mancanza di intesa, incomunicabilità, senso di frustrazione e di non apprezzamento da parte dell’altro spesso sono causa ed effetto, in un circolo vizioso, della mancanza di tenerezza e dialogo tra gli sposi e quindi di carezze e abbracci. Un abbraccio con la persona amata, per chiunque lo abbia sperimentato, dona sensazioni meravigliose: sentirla/o stretta a sè, sentire il suo respiro, il suo abbandono e il suo amore, che diventa tangibile e palpabile, riempie l’anima e il cuore. A volte non vorremmo smettere tanto è bello. Le coppie, che perdono l’abitudine a sentirsi vive e vicine, perdono molto della loro capacità di aprirsi all’intimità, quindi, perdono molto della loro sponsalità. L’abbraccio permette di sentirci davvero un noi, una sensazione che solo l’amplesso fisico (non a caso è l’abbraccio più profondo tra gli sposi) rende più forte ed evidente. L’abbraccio ci rende uno e questa consapevolezza nutre la nostra unione e il nostro amore sponsale, rendendolo sempre vivo e mai vecchio e stantio. L’abbraccio degli sposi, fateci caso, non segue regole fisse, a volte si abbraccia la persona, a volte la testa o il ventre. L’abbraccio diventa linguaggio vero e proprio che solo gli sposi capiscono. Spesso restano con gli occhi chiusi o socchiusi perché il mondo esterno non esiste, il dialogo avviene solo attraverso il contatto, il corpo e l’intensità dell’abbraccio. L’amore diventa carne e il corpo geografia dell’amore che doniamo e riceviamo. Vi rendete conto adesso come in un rapporto tra due esseri incarnati l’abbraccio rivesta una rilevanza fondamentale? L’abbraccio può rassicurare, perdonare, trasmettere amore e tenerezza. L’abbraccio è vicinanza, intimità e unione. L’abbraccio è togliere ogni difesa e barriera, eliminare quei confini che ci separano dall’altro per farlo entrare in noi, nel nostro spazio. Dice don Carlo Rocchetta:

“Ogni abbraccio porta in sè questa magia: fa uscire l’io-solo e lo apre al tu, al noi, donando sollievo e gioia, come un fluido empatico che fa superare ogni distanza, in un incontro d’immedesimazione reciproca.”

La Chiesa ci insegna che Dio Trinità è amore. Solo un Dio uno e trino, che non è solo, ma che vive di relazione tra le tre persone può essere amore, perchè l’amore può esistere solo nella relazione. Senza relazione anche Dio non potrebbe essere amore ma solo potenziale capacità infinita e perfetta d’amare. Anche noi sposi siamo profezia e manifestazione dell’amore di Dio non nelle nostre persone, ma nella nostra relazione. L’abbraccio (ripeto anche l’amplesso è un abbraccio)  diviene una delle vie fondamentali per esprimere l’amore e la Grazia del nostro sacramento che in creature incarnate come noi si esprime attraverso il corpo.

Quando in una coppia non si avverte più il desiderio di abbracciare l’altro/a è il momento di darsi da fare perché significa che il rapporto è malato o ferito. Prima si risponde a questo importante campanello d’allarme e più semplice sarà recuperare e dare nuova linfa e nutrimento a una relazione che sta morendo ma che non è ancora malata terminale, e con un po’ di impegno può tornare meravigliosa e florida. Siamo spiriti incarnati e se non desideriamo il contatto fisico, ancor prima dell’unione fisica,  con il nostro sposo significa che anche nel cuore quell’unione  non è solida  (anche se momenti brevi di aridità possono essere “normali” e dovuti a fattori esterni alla coppia).

Termino con una citazione di Rocchetta, che su queste realtà e maestro e profeta:

Ogni qualvolta marito e moglie si abbracciano,amandosi, accade un miracolo, nel loro abbraccio rivive l’Eden e l’Eden si fa dono di Grazia per loro

L’abbraccio come momento di paradiso, di ritorno alle origini, dove il peccato non aveva ancora corrotto i nostri cuori e tutto era puro, pieno e perfetto. L’abbraccio anche se per pochi istanti può farci riassaporare l’infinito e la perfezione. Un istante che non vorremmo finisse mai. Un eterno presente dove non abbiamo bisogno di nulla se non di gustare quella pienezza meravigliosa. Non è forse questo il paradiso, un abbraccio eterno con Gesù.

Antonio e Luisa

 

Tutto il matrimonio in un’icona

Cosa sono le icone? Le icone non possono essere comparate con altre opere d’arte nel senso comune della parola. Le icone non sono dei quadri. I quadri, con i loro lineamenti e il loro colore, narrano degli uomini e degli avvenimenti della realtà concreta. Le icone sono delle rappresentazioni sacre dal carattere misterico e trascendente. Non si esprimono con il linguaggio delle immagini terrestri. Non si può dipingere un’icona senza preparazione. Dipingere un’icona è un’esperienza di trascendenza che va preparata nella preghiera e nel raccoglimento. Nel mondo slavo e bizantino la contemplazione delle icone aveva (ed ha) un valore salvifico pari a quello della lettura delle Sacre Scritture.

Nell’ Icona ” Nostra Signora dell’Alleanza” (esposta nella chiesa di S. Carlo Borromeo a Londra), la Vergine Maria, che  rappresenta la Chiesa, abbraccia l’uomo e la donna che si
uniscono nel Sacramento del matrimonio confermando la scelta che essi hanno fatto.

Le mani della Vergine Maria sono appoggiate delicatamente sulle spalle della coppia a dire consolazione ed incoraggiamento, ma non forzatura.  I due si tendono le mani come segno che essi hanno liberamente scelto di sposarsi.  Al centro dell’Icona c’è Cristo che tiene le mani agli sposi. Cristo che partecipa direttamente a quell’unione, unione da lui redenta e perfezionata dal suo amore divino.  Tutta la scena è racchiusa in un cerchio, un anello nuziale, segno dell’ininterrotto amore di Dio per questa coppia.
In alto, la mano di Dio Padre e sotto la colomba, segno dello Spirito Santo, per rappresentare la Trinità che è Famiglia, comunione di Amore.

La parte superiore dell’icona è attraversata da un drappo o un baldacchino, a rappresentare la “Shekinah”, la gloria di Dio e la sua presenza. Una coppia sposata rende Dio presente nel mondo per l’amore che essi hanno l’uno per l’altra. E questo amore, espresso sessualmente, rende gloria a Dio, perché è santo. I due diventano uno, analogamente a come la Trinità è unione di persone diverse. Sopra il letto nuziale ci può essere un baldacchino, proprio come può esserci sopra l’altare, perché il letto matrimoniale è anche un altare dove ciascuno offre il proprio corpo per l’altro. In alto, nella nicchia di sinistra, è collocato un libro aperto, segno della Parola di Dio; nella nicchia di destra vediamo invece il calice e il pane Eucaristico, segno di condivisione per la coppia dell’amore di Dio, accolto nel nutrimento e nutrimento del loro amore.  In basso, sia a destra che a sinistra, ci sono due lampade ad olio che stanno ad indicare la preghiera gionaliera della coppia: grazie a questa luce vanno avanti nella loro vita matrimoniale.  Per il cristiano, ogni coppia sposata è un’icona vivente di Cristo che ama la sua sposa, la Chiesa, fino al sacrificio di se stesso.

Anche i colori nelle icone hanno un significato profondo. Lo sfondo è giallo. Il giallo simboleggia l’oro e la luce. In questo caso il matrimonio è riflesso della luce di Dio. L’amore degli sposi è riverbero dell’amore di Dio. Tutto il dipinto richiama Dio. I due sposi indossano entrambi il blu. Il blu è il colore della trascendenza per tutto ciò che è terrestre e sensibile. Gli sposi sono del mondo ma attraverso la loro vita e il loro amore trascendono a realtà divine.La sposa è vestita anche di rosso e bianco. Rosso che simboleggia la vita, la donna che si fa utero, che accoglie dentro di sè la nuova vita, mentre il bianco è di più difficile interpretazione, può avere diversi significati. Mi piace pensare rappresenti il colore di colui che è penetrato dalla luce di Dio. La donna è colei che più riesce ad accogliere Dio dentro di sè e per questo riesce ad essere fondamenta cioè sostegno per tutta la famiglia. Lo sposo invece è vestito anche di oro. Oro che richiama la regalità di Cristo. Uomo che è quindi guida per tutta la famiglia. Ci sarebbe tanto altro da approndire ma penso che già quanto ho scritto sia sufficiente a farvi ammirare con occhi diversi questa icona e anche il vostro matrimonio.

Questa immagine contiene tutti i significati più profondi del matrimonio e indica quelle che sono le priorità della nostra vocazione all’amore. Non serve leggere trattati di teologia per comprendere ciò che siamo basta meravigliarsi e meditare davanti a questa icona.

Antonio e Luisa

L’amore è un sentimento?

Oggi condivido una riflessione non mia ma di Agostino Tommaselli. Una persona con cui credo di avere molto in comune per quanto concerne l’idea di vocazione matrimoniale e di cammino e amore sponsale.  Cliccate qui per visitare il suo sito

Ecco cosa scive Agostino:

Molti anni fa, quando ero ancora un adolescente, pensavo – in maniera forse un po’ ingenua – che parlare  dell’amore uomo-donna significasse parlare esclusivamente dei sentimenti. Che in un rapporto d’amore ci fosse altro – oltre ai sentimenti – lo capivo da me, ma non credevo che potesse avere una qualche rilevanza, non tanto quanto i sentimenti, per lo meno… Ero anche convinto, come molti, che una relazione d’amore potesse dirsi conclusa allorquando veniva a mancare il sentimento. Il ragionamento che facevo era più o meno questo: niente sentimento, niente amore. Semplice e inoppugnabile.

Amare, nella mia visione giovanile, voleva dire provare un sentimento. E quando la Chiesa invitava i futuri coniugi a promettersi eterno amore, li stava invitando a promettersi “sentimenti d’amore” per tutti i giorni della loro vita. La questione, messa in questi termini, mi sembrava perfino logica. Del resto, cos’altro – più del sentimento – poteva contraddistinguere l’amore?

Col passare del tempo, tuttavia, cominciai a guardare all’amore con occhi diversi. Osservando i miei genitori, ad esempio, mi sembrava di capire che anche per loro il concetto di amore – da quel lontano “sì” – doveva aver subito una qualche evoluzione, facendosi via via più autentico e profondo sotto i colpi di una vita che, pur di educare (all’amore), insieme alle gioie non aveva risparmiato loro sofferenze e sacrifici…

Nel corso degli anni, poi, anche attraverso l’esempio di tante altre famiglie e coppie di sposi che ebbi modo di incontrare, rimodulai sempre di più l’idea che mi ero fatto dell’amore. Lentamente cominciai a intuire che l’amore non era soltanto un sentimento, no. E che anzi, il sentimento era forse la parte meno importante. In me iniziò a maturare l’idea che l’amore si fondasse su qualcosa di molto più concreto e profondo di quanto non fosse un sentimento, qualcosa di molto più stabile e tangibile. E la cosa mi fu evidente quando conobbi persone letteralmente capaci di spendersi – consumarsi, oserei dire – per il bene dell’amato, capaci di superare tutte le logiche del mondo pur di tenere fede a una promessa fatta molto tempo prima; persone tradite e offese, umiliate – a volte -, che continuavano ad amare nonostante tutto, in una maniera terribilmente concreta; persone capaci di un amore così grande che non mi sembrava possibile.

Ma c’è di più. Tutte queste persone mi davano l’impressione di amare anche con i sentimenti. Ma era evidente che se questi – i sentimenti – fossero venuti meno o avessero subito una qualche flessione, la cosa non avrebbe, di per sé, né diminuito né sminuito la realtà del loro amore. L’amore che queste persone vivevano si percepiva dai loro gesti, dalle azioni, dalla fedeltà alla quotidianità del loro vivere, lì dove la vita li aveva “inchiodati”. E il loro modo di amare – l’unico possibile, forse – era del tutto gratuito. Perché l’amore (quello “vero”) è questo che è – lo capii più tardi: un dono totale e gratuito di sé, che seppure venisse rifiutato, seppure fosse calpestato e offeso, continuerebbe a essere quello che è: un dono totale e gratuito di sé, offerto per il bene e la felicità della persona amata.

Un giorno, trascorsa l’adolescenza, quasi per caso mi imbattei in un libro straordinario: si trattava del Diario di santa Faustina Kowalska, la santa che aveva fatto conoscere al mondo la divina misericordia. Lessi quel libro tutto d’un fiato, e dentro vi scovai una frase illuminante:

L’amore non è fatto di parole, né di sentimenti, ma di azioni. È un atto della volontà, è un dono, cioè una donazione.

Con quella frase – in un colpo solo – santa Faustina rivoluzionò per sempre l’idea che mi ero fatto dei sentimenti e dell’amore. Ma non solo. In un’epoca come la nostra, dominata da ipocrisie e falsi miti, leggendo quella frase compresi pure che l’amore doveva essere difeso dagli attacchi violenti di una società sempre più ideologizzata; una difesa – sia chiaro – della quale siamo tutti responsabili, poiché la verità è un obbligo morale dinanzi al quale nessuno dovrebbe sottrarsi…

Ecco spiegato, quindi, il perché di questo libro (L’amore non è un sentimento): per indagare l’amore nella speranza di poterlo mostrare nella sua dimensione più autentica, in tutta la sua accecante bellezza. Un progetto ambizioso – è vero -, ma chi di noi non “ambisce” a realizzarsi nell’amore?


Agostino Tommaselli

Non stropicciamo il nostro amore

Un foglio di carta stropicciato ci può insegnare qualcosa. Il Papa nella sua omelia a Santa Marta di qualche giorno fa ha ribadito per l’ennesima volta che le parole possono uccidere. C’è un esempio che rappresenta bene questa verità. Prendete un foglio di carta, uno di quelli A4 da stampante. Un foglio bianco perfettamente liscio. Fatene  una palla, accartocciandolo. Fatto? Ora provate a farlo tornare come prima. Per quanto vi ingegnerete con tutto l’impegno non riuscirete. Avrete sempre un foglio pieno di pieghe, rovinato, certo non liscio. Quel foglio è il cuore della persona che amate. Basta un momento, dove magari siete in preda alla rabbia, al nervosismo o allo stress. Basta un momento per accartocciare il cuore della persona che più amate. Una parola di troppo, che probabilmente neanche pensate, ma che pesa come un macigno su di lui/lei. L’amore implica il fidarsi, mettersi a nudo davanti all’altro/a, implica mostrare tutto di ciò che siamo e proviamo. L’amore implica deporre le armi e mostrarsi disarmati. Ci rendiamo conto della responsabilità che abbiamo verso l’altro/a? Sappiamo tanto di lei/lui a volte troppo. Sappiamo cosa dire e come dirlo per ferire, sappiamo che punti toccare per evidenziare fragilità e difetti. Per una soddisfazione di qualche attimo che presto evapora lasciando spazio al senso di colpa, distruggiamo il cuore dell’amato/a. Poi, quando la mente torna lucida arriva il pentimento, le scuse, ma il danno è fatto. Se abbiamo provocato una ferita non riusciremo a rimarginarla subito. Stiamo attenti, basta poco, si può litigare, si può anche alzare la voce ed essere non sempre disponibili, ma attenzione alle parole. Sappiamo benissimo cosa dire per ferire l’altro/a. Ecco non facciamolo. Se vogliamo siamo capacissimi di trattenerci e se vogliamo bene alla persona che ci sta accanto dobbiamo riuscirci. La nostra lingua sia sempre per consolare, per amare, per perdonare, per incoraggiare e per lodare e quelle volte che si litiga facciamo in modo di non superare mai il limite, perchè ferire l’amato/a è un sacrilegio all’amore, un sacrilegio a quell’amore che ci è stato donato con il sacramento del matrimonio.

Antonio e Luisa