Lascia che i morti seppelliscano i loro morti!

A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre».
Gesù replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va e annunzia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa».
Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».

Oggi ho deciso di soffermarmi sull’ultima parte del Vangelo che la liturgia ci propone questa domenica. Siamo tornati nel tempo ordinario. Nella vita di tutti i giorni. Il tempo ordinario è il tempo del matrimonio dove lo straordinario è nelle piccole cose. Gesù dice qualcosa di stonato. Almeno all’apparenza. Perché non permette al primo discepolo di tornare a seppellire suo padre e all’altro di congedarsi dai familiari. Qui ci sono diverse possibili interpretazioni. Io ne ho sentita forte una. Mi richiama alla mia vita e alla mia relazione con Luisa. C’è un forte simbolismo. Il padre indica la famiglia d’origine. Ci ricorda che noi abbiamo una storia che ci precede e che ci ha forgiato il carattere nel bene e nel male. Abbiamo ferite, traumi, fragilità che nascono dalla nostra storia. Gesù ci sta dicendo qualcosa di profondamente vero. Se lo abbiamo davvero incontrato non avremo più bisogno di guardarci indietro. Gesù fa nuove tutte le cose! Ciò non significa che le nostre ferite spariranno d’improvviso. Significa però che riusciremo a guardarle e ad affrontarle in un altro modo. Non saranno più qualcosa che può bloccare il nostro cammino. Potranno essere comunque causa di difficoltà e sofferenza, ma noi saremo più forti perchè avremo l’amore di Gesù che ci sostiene e ci dà forza e convinzione di potercela fare. Cosa intendo? Ognuno ha la sua storia e le sue ferite. Io ne avevo una in particolare. Ho avuto un padre bravissimo per tante cose, ma con un grande difetto: soffriva di attacchi d’ira e io avevo paura di lui e delle botte e delle urla che a volte prendevo. Gli ho voluto un mondo di bene, e sono felice di averglielo detto prima della sua morte. Però il danno c’è stato. Questo suo comportamento mi ha causato diversi problemi di autostima. Problemi che con il tempo e con la maturità ho per lo più risolto. C’è un però. Quando ho avuto il mio primo figlio mi sono reso conto di comportarmi allo stesso modo di mio padre. Avevo impresso dentro di me che quel modo di educare, quello che avevo subito, quello che un genitore per farsi rispettare doveva fare paura. Il mio primo figlio ha pagato questa mia incapacità ad essere un genitore autorevole e non autoritario. Ciò che mio ha salvato è stata Luisa, la mia sposa, che, con tanta pazienza e senza giudicarmi mai, ha cercato di farmi capire che stavo sbagliando. E poi la fede. La fede in un Dio che è Padre, ma non come lo ero io, in un altro modo, molto più tenero e vero. Lì è cambiato tutto, non ho lasciato che la mia storia mi segnasse la vita e quella dei miei figli, ma grazie a Gesù e alla mia sposa, ho cambiato direzione. Ho rotto la catena. Non ho lasciato che le mie ferite avessero l’ultima parola, ma ho voluto prendere in mano la mia vita ed aggrapparmi alla grazia del mio sacramento, del mio matrimonio. Ha funzionato. Sono un padre che commette ancora tantissimi errori, ma questo no, grazie a Dio i miei figli non mi vedono come qualcuno di cui avere paura, ma con serenità e fiducia. Credo che il Vangelo di oggi ci dica proprio questo, ci dice che Gesù è venuto a salvarci partendo dalla nostra storia, è venuto a sanare quelle ferite che ci portiamo dentro e non ci permettono di vivere appieno, ma ci lasciano ancora bloccati, morti, incapaci di camminare verso di Lui.

Antonio e Luisa

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Non fingete che il sesso non sia importante!

Gigi Engle. Vi dice nulla questo nome? Probabilmente no. Anche a me non diceva nulla di particolare fino a quando non ho letto sul Messaggero un articolo che la citava. E’ una sessuologa statunitense. Una femminista non credente. Gli articoli del suo blog sono stati condivisi da 50 milioni di persone e i suoi post sui social hanno ottenuto 150 milioni di iterazioni. Lei ama definirsi una sex coach e ha pubblicato articoli su riviste popolari come Teen Vogue, Elle, Men’s Health e tante altre. Insomma non so se sia un’autorità nel campo sessuale, ma sicuramente è una celebrità. Perchè ve la cito? Perchè in un suo recente post sui social ha scritto quello che dico sempre anche io.

A essere sinceri, ci sono troppe maledette coppie là fuori che vivono senza sesso. E quando diciamo “senza sesso” intendiamo le relazioni che non includono alcun tipo di sesso, neanche una volta l’anno. Per alcune coppie “poco sesso” significa… mai sesso.

Poi rincara la dose

Il sesso è una parte cruciale della relazione. E’ un ampio ombrello sotto il quale si passa dall’atto vero e proprio fino a un massaggio sensuale. Fingere che il sesso non sia “un grosso problema” è dannoso quando vi trovate in una relazione.

Infine dà anche la soluzione

Il sesso programmato è un’ottima soluzione per le situazioni “senza intimità” in una coppia. Siediti con il tuo partner e avvia una conversazione aperta e onesta su questo argomento. Se non riuscite a farlo in due e avete bisogno di una terza persona, contattate un sessuologo o un terapeuta. Tutti meritano di essere sessualmente soddisfatti in una relazione

La dottoressa Engle ha centrato il problema e ha fornito un’ottima soluzione. Lo ha fatto da professionista laica e lontana dalla fede. Lo ha fatto da persona preparata professionalmente e di buon senso. Noi vi abbiamo dato la stessa risposta, ancora più completa. Perché i cristiani lo fanno meglio! (cit. Costanza Miriano). Non basta programmarlo, bisogna prepararlo bene. Dobbiamo impegnarci a fondo affinché non sia un gesto scollegato dal resto della vita insieme, ma sia il culmine di una corte continua fatta di tenerezza, cura e servizio e dobbiamo riservare il giusto tempo. Non qualcosa di ritagliato prima di crollare stramazzati dalla stanchezza a tarda notte oppure qualcosa di veloce e rubato tra un impegno e l’altro. Va preparato come uno dei gesti più importanti e alti del nostro matrimonio. Nelle nostre priorità deve essere posto in vetta. Ha la stessa importanza della preghiera per noi sposi perchè è preghiera e gesto sacro.

Ecco quello che scrivevo solo alcuni mesi fa:

E’ importante considerare l’incontro intimo come qualcosa di importante. Che posto ha questa dimensione? Ci impegniamo per trovare il tempo necessario e di qualità per questa espressione del nostro amore e della nostra unità? Oppure lo releghiamo ai momenti liberi, che visto la nostra vita folle e pieni di impegni, si riducono alla sera tardi, quando, diciamolo senza giri di parole, la voglia di abbracciare il cuscino è più forte del desiderio di abbracciare l’amato/a. Come può una sessualità vissuta così non andare incontro a sofferenza se non addirittura morire nel nostro rapporto a lungo andare? Se muore l’unione fisica spesso e segno e preludio alla morte dell’unione affettiva e relazionale. Non è cosa da poco. Per questo è importante fare di nostra moglie e nostro marito i nostri amanti. E’ importante trovare il momento giusto per gustare la nostra intimità e crescere in amore e unità. E’ importante prendere dei permessi al lavoro, portare i figli dai nonni qualche volta, lasciarli ad una baby sitter, ritrovarsi alla pausa pranzo. Ogni coppia può trovare il suo modo, ma è importante trovarlo. Non dite che non avete nessun modo di farlo! Trovate tempo per andare a parlare con gli insegnanti, per andare in palestra, per attardarvi sul posto di lavoro. Questo non è meno importante. Forse lo ritenete voi meno importante. Siate sinceri. Almeno con voi stessi. Non è possibile che investiamo su tante cose per la nostra famiglia, ma trascuriamo questa che è una delle più importanti. La soluzione non è difficile, Fatevi amanti l’uno dell’altra e tutto sarà meraviglioso. Non serve cercare fuori del matrimonio quello che è una delle realtà più belle del vostro matrimonio.

Antonio e Luisa

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Un amore al contrario… o forse no

In questo ultimo periodo ci contattano spesso giornali e televisioni per interviste. La cosa ci fa super piacere chiaramente, ma c’è spesso una difficoltá iniziale: l’idea della famiglia fantastica. Questo entra in grande contrasto con l’opinione dei vicini di casa e dei nostri amici, oltre che con la realtá. Ho come l’impressione che tutti cerchiamo la ricetta di un amore romantico a tutti i costi, di un innamoramento folgorante almeno iniziale.

Di solito quello che ho sempre sentito in giro tra le amiche, in parrocchia, in televisione o per strada è sempre questa immagine di coppie che partono a mille e, con il passare degli anni, arrivano a dieci all’ora quando va bene e non si separano. Ogni volta che ci chiedono di raccontare la nostra storia quasi mi sento a disagio. Per noi è diverso. Noi siamo partiti a dieci all’ora e prendiamo, piano piano, tra qualche brusca buca e qualche lavoro in corso, sempre piú velocitá. Tutti mi dicevano che con il passare degli anni, soprattutto dopo il matrimonio, tutto sarebbe cambiato, forse lentamente, ma poi “si perde quel desiderio di stare insieme, di cercarsi, si affievolisce la passione; vedrai che fatica sará sopportarlo!” mi dicevano. Sull’ultimo punto, “vedrai che fatica sopportarlo!”devo dire che non si sbagliavano, ma su tutto il resto invece la nostra storia mi pare un amore al contrario.

L’amore se non cresce muore

Padre Giovanni nel fidanzamento ci ripeteva sempre questa frase: “l’Amore se non cresce muore”. Insomma non si campa di rendita. Non si puó dormire a sette cuscini pensando che un giorno, enne anni fa, ci siamo innamorati e quindi andrá bene perché tra di noi è scoppiato l’amore. Questo dura finché dura o fino a quando non scopri che tuo marito ti tradisce.

Per noi la partenza del nostro fidanzamento è stata un po’ incasinata. Provavo profonda stima per Francesco dal giorno in cui l’ho conosciuto. Anche fisicamente non mi dispiaceva affatto (è un grandissimo figo!), peró ero molto focalizzata sul capire se ero chiamata ad una vita consacrata e questa era la mia urgente prioritá. Mi dispiace dirlo, ma per me iniziare una storia con Francesco era la mia prova del nove per dimostrare a me stessa e a padre Giovanni che potevo entrare in convento.

Dopo qualche mese di esplicito corteggiamento da parte di Francesco decidiamo di incontrarci a Roma. Finalmente una sera, dopo una bellissima passeggiata in centro con quell’atmosfera fresca di inizio settembre, ci diamo un indimenticabile bacio. MA giá il giorno dopo Francesco pensa di aver fatto la cavolata a mettersi insieme ad una “ragazzina di diciassette anni” e vuole lasciarmi. A fermarlo è il vangelo del giorno che ascoltiamo andando a messa un po’ tristerelli:

Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca».Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti».Lc 5, 4-5

Ricordo la nostra prima telefonata da fidanzati. Francesco viveva a Zurigo, in Svizzera, ed io in Basilicata. Dopo pochi giorni da quel primo bacio indimenticabile e da quel vangelo fortissimo io gli dico: “Voglio essere sincera con te. Non ti illudere troppo di questa storia perché nel cuore ho il desiderio grande di consacrarmi”. Ricordo benissimo quegli attimi di silenzio di Francesco tipici di chi ha appena preso una tranvata tra capo e collo. Povero il mio ruvido! Insomma potete capire che grande innamoramento iniziale abbiamo vissuto. Piú che farfalle nello stomaco c’erano bruchi mangia tutto.

Riscelgo te come mio sposo

Sembra un po’ da sfigati. Agli occhi di tutti e anche agli occhi miei sembrava aver saltato una tappa bella. Ma siamo sicuri che ci si puó innamorare solo e per forza all’inizio di una storia? Bisogna partire per forza da questo punto? Perché io sto vivendo un grande innamoramento dopo anni di matrimonio, tre figli e una in arrivo, sei traslochi, quattro nazioni, tre lingue nuove imparate e tante crisi tragiche ed estenuanti. Sará un amore al contrario il nostro o forse semplicemente un amore che cresce con il tempo un passo alla volta?

Per me l’innamoramento sta nascendo dalla fatica di aver riscelto Francesco. Mi spiego meglio: ci siamo sposati tredici anni e mezzo fa quando io avevo vent’anni; oggi ne ho trentaquattro. Oggi non sono la stessa persona di allora. Oggi sono una donna e non piú una ragazzina. È stato necessario, e per niente scontato, riscegliere l’uomo che mi sta accanto. Questa volta la scelta è stata piú consapevole, piú matura e piú rischiosa perché giá all’interno di un matrimonio, con dei figli e delle responsabilitá. Questa riscelta ha innescato un innamoramento nuovo mai provato, una libertá nuova, una gioia profonda. È stato un passo rischiosissimo pormi questa domanda, ma obbligato per vivere in veritá la nostra relazione.

Forse noi due siamo sempre un po’ al contrario e di questo spesso ne portiamo il peso, ma riguardo a questo punto, riguardo all’amore, invece è bello essere al contrario. È bello vedere come si cresce nell’amore, ci si rinnamora, ci si corteggia nuovamente e si ha sempre di piú il desiderio di stare insieme. Non è qualcosa di idilliaco perché mio marito rompe e rompe veramente, come rompe lui nessuno. È solo il risultato di un continuo camminare, di non arrendersi ai lavori in corso e alle buche burrascose, è un’intimitá costruita passo dopo passo e che non è stata quasi mai spontanea e immediata.

Per me le coppie belle sono quelle che lottano a denti stretti e non si arrendono mai, quelle coppie che si vede che sono acciaccate, ma non mollano l’obiettivo di vivere una vita piena con l’altro. Sono coppie che vanno avanti a suon di perdono, di discussioni interminabili, perdite di sonno e ginocchia piegate davanti a Dio. Di coppie cosí e di coppie al contrario ne conosciamo tante. Se le avessi conosciute prima credo che la mia idea di matrimonio sarebbe stata da sempre un’idea felice. Oggi sono qui a raccontare una storia tra tante storie sudate e felici.

Non mi resta che augurarvi di innamorarvi al contrario e di ascoltare le vostre storie.

Alessandra e Francesco di 5p2p

Articolo originale

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Nel deserto per scoprire l’abbondanza

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevan bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla, perché vada nei villaggi e nelle campagne dintorno per alloggiare e trovar cibo, poiché qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Dategli voi stessi da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente».
C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai discepoli: «Fateli sedere per gruppi di cinquanta».
Così fecero e li invitarono a sedersi tutti quanti.
Allora egli prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate furono portate via dodici ceste.

ll Vangelo di oggi è fantastico. Tutta la Parola lo è. Questo però mi permette di riflettere sull’importanza della Grazia e sull’importanza di mettersi alla sequela di Gesù.

Avete mai letto questo Vangelo in chiave sponsale? Il Vangelo parla ad ogni uomo. In qualsiasi condizione egli si trovi. Quindi parla anche a noi sposi.

Gesù prova compassione per la folla. Gesù prova compassione per ognuna di quelle persone. Gesù prova compassione per me e per la mia sposa. Vuole aiutarli. Vuole aiutarci. Non lo fa con tutti. Il Vangelo è chiaro. Sono in un deserto. La nostra vita può diventare un deserto. Deserto di intimità, deserto di tenerezza e affettività. Deserto come incomprensione e solitudine. Quante coppie vivono esperienze così? Non solo. Da un altro evangelista sappiamo che sono passati tre giorni. Tre giorni che quelle persone seguono Gesù mentre compie miracoli e sono affascinate da Lui. Non a caso si parla di tre giorni. Tre giorni come il tempo che passa tra la morte in croce e la resurrezione. Questa Parola ci dice che Gesù ci può aiutare, ma noi dobbiamo seguirlo anche quando viviamo il deserto e le tenebre sembrano avvolgere la nostra vita. Allora avviene il miracolo nella nostra vita. Come detto più volte il sacramento non è una magia, ma una forza che necessità della nostra fede e della nostra volontà di accogliere lo Spirito Santo. Chi in quei tre giorni pur assistendo ai miracoli di Gesù non è restato, se ne è andato lontano da Gesù, non potrà usufruire della forza rigeneratrice di Cristo. Gesù vorrebbe aiutare tutti. Non può. Solo chi si affida ed è perseverante può essere sanato. Certo quelle persone che si sono allontanate possono tornare e Gesù è pronto a riaccoglierle. La fatica di attraversare il deserto devono però farla.

Mi immagino insieme alla mia sposa nei momenti difficili che abbiamo attraversato. Momenti in cui ci sentivamo poveri, miseri, senza forze e senza una soluzione chiara alla difficoltà del momento. Abbiamo scelto di restare saldi a Cristo e al matrimonio, via privilegiata per incontrarlo. Abbiamo dato a lui tutto ciò che avevamo. Ben poca cosa. Qualche pane e qualche pesce. Quel poco di amore, di volontà, di perseveranza e di speranza che avevamo. Lui ne ha fatto tanto. Ne ha fatto pane spezzato. Pane spezzato l’uno per l’altra. Ci ha nutrito così tanto che abbiamo avuto il desiderio di condividere con tutti questa bellezza e questa grandezza del nostro Dio.

Antonio e Luisa

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Due metà di una stessa mela! E’ proprio così?

Oggi prendo spunto da una riflessione di Robert Cheaib che potete leggere nel suo libro Il gioco dell’amore. Robert scrive:

Una delle cause di rottura o, almeno, di infelicità delle coppie è l’illusione di completezza. Questa illusione è per forza abbinata e abbonata alla delusione e a un senso perenne di mancanza, semplicemente perchè non esiste all’universo un essere capace di completarti.

Adesso posso leggerla con più serenità, senza sentirmi turbato da queste parole, come invece sarebbe accaduto all’inizio del mio percorso matrimoniale.

E’ stato un percorso di crescita, una maturazione che nel matrimonio mi ha permesso di spostare il centro della mia dipendenza dalla creatura al Creatore, dall’imperfezione alla perfezione e dal finito all’infinito. Attenzione, queste parole non vogliono disprezzare la mia sposa, io la amo e la ammiro profondamente, ma vogliono liberarla da una responsabilità e da un peso che non può sopportare. Se fosse lei a completarmi, non servirebbe il sacramento del matrimonio, basterebbe il nostro amore umano e naturale. All’inizio lei era il mio tutto, anche la mia fede tiepida e fragile dipendeva da lei, dalle sue spinte e dalla sua convinzione. Questo era profondamente ingiusto. Cercare di riempire il mio vuoto, la mia insoddisfazione, la mia ricerca di senso e di infinito, nella mia relazione con lei era fallimentare in partenza. Anche quando le cose andavano nel migliore dei modi e magari non potevo desiderare di più di quello che avevo, c’era sempre un malessere e una sofferenza in fondo al cuore. Non era per sempre, avrei potuto perdere tutto in qualsiasi momento. Non sappiamo cosa ci presenterà il domani, possiamo solo vivere il presente, con la consapevolezza che il presente non dura che un attimo prima di essere già passato. Con il trascorrere del tempo,e anche grazie a quella mia dipendenza iniziale, ho però trasformato la mia prospettiva verso di lei. Ho finalmente incontrato Cristo e ho trovato in lui quello che Luisa non avrebbe mai potuto darmi. Ho trovato in lui una prospettiva eterna e infinita che, in definitiva, è ciò a cui il nostro cuore anela, essendo noi creati a immagine e somiglianza di Dio che è eterno ed infinito. Piano piano mi sono liberato della dipendenza dalla mia sposa. Ho liberato anche lei di un peso che alla lunga sarebbe stato insopportabile, o ameno mal sopportato. Solo quando ho trovato la mia completezza in Gesù, Salvatore della mia vita, ho potuto donarmi in libertà alla mia sposa. Solo quando ci si dona per arricchire l’altro/a e non per riempire una nostra povertà, allora il matrimonio svolta, diventa una gara a prendersi cura dell’altro/a e a metterlo al centro delle nostre attenzioni. E allora comprendi il miracolo. Attraverso questa liberazione dall’altro/a e questo mettersi al suo servizio, a farsi dono, l’altro/a diviene porta di accesso per incontrare Colui che ti dona la pienezza e la vita. Attraverso lo sposo e la sposa incontriamo Gesù che prima non scorgevamo perchè il nostro sguardo era diretto verso il centro sbagliato, verso appunto la creatura e non il Creatore. La mia sposa mi completa con la sua femminilità e alterità, ma non può e non deve rispondere al mio desiderio di infinito amore. E io se le voglio bene non devo caricarla di questo fardello. Solo Dio può e aspetta solo un nostro cenno per darci tutto.

Antonio e Luisa

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Tensione d’amore

Come l’immagine della Santissima Trinità ti può aiutare a cogliere il mistero dell’Amore di Dio, e come puoi riportare questa esperienza nelle tue relazioni. Per tentare di raccontare la relazione fra Padre, Figlio e Spirito Santo, puoi pensare ad una vorticosa relazione d’amore che supera la tua intelligenza e razionalità, ma che ti può ispirare se pensi a questa relazione come una continua tensione positiva di affetto e tenerezza.

La rarissima Trinità triandrica dentro la Piaggia Colombata (che piace tanto al cardinale Bassetti)-2.jpg

Il Vangelo di questa domenica ti ricorda che la relazione con gli altri, la comunione e l’intesa con le persone che ti circondano è una delle cose più importanti che c’è nella tua vita, perché ti fa bene quando vivi relazioni d’affetto sincero e dolcezza. Invece nel conflitto, nella divisione e nel litigio c’è un contrasto che spesso e volentieri ti porta a soffrire, soprattutto se non li trasformi nell’occasione di una relazione d’amore più profonda con chi ti circonda. Non è una questione morale, non ha niente a che vedere con un comando coercitivo in cui devi andare d’accordo con tutti, ma si tratta dell’urgenza di amare ed essere amati. Non c’è niente di più bello, di più grande e di più complicato su questa terra. Ora volendo mettere il mare in una buca di sabbia, puoi pensare alla Trinità come Dio Padre, di cui il Figlio è la perfetta immagine di Amore. La tensione d’amore che c’è dal Padre (generatore) verso il Figlio (generato) è il cuore dello Spirito Santo (S. Agostino). Ogni cosa nella tua vita è fatta bene, è benedetta, e fa parte di quel cammino che ti porta all’Amore di Dio per te. Tu ora non lo capisci, e il senso di certi passaggi o di certe fatiche ti sfugge perché pensi che siano storture che non ci dovevano essere, punizioni ingiuste. Invece sono l’occasione di avvicinarti sempre di più ad un mistero incredibile, inafferrabile e vertiginoso che è l’Amore di Dio per te. Perché la vita è apprendimento continuo e non sei mai arrivato del tutto, c’è sempre qualcosa da capire, da approfondire, perché è proprio quella mancanza che ti spinge alla relazione con gli altri e alla ricerca di senso, al rapporto con un Dio Padre che ti custodisce. Lo Spirito Santo, che è fuoco dell’amore fra il Padre e il Figlio, ti guida in questo cammino di Sapienza, delizia del Signore, per aiutarti a dipanare la matassa, a trovare la strada giusta per te, a intravedere un ricamo prezioso in quei punti incomprensibili della tua vita o della tua storia e ottenere quella comprensione e quella crescita di cui in quel momento hai bisogno. Ma non si tratta semplicemente di ottenere risposte, ma di gustare una relazione bellissima, intensa, tenera, profonda che ti rigenera il tuo modo d’essere. È come una mano grande e benevola dietro la schiena che ti sostiene e ti incoraggia. Il mistero della Trinità ti ricorda che le tue relazioni sono lo spazio privilegiato in cui la potenza e la forza dell’Amore di Dio si possono manifestare oggi. Nella tensione della relazione IO-TU c’è la scoperta più profonda di sé e dell’Amore, che si manifestano pienamente nella Santa Trinità, relazione per eccellenza fra Padre, Figlio e Spirito Santo. Per farla concreta, è nella relazione con tua moglie, nella tensione con tuo figlio, nell’essere protesa verso tuo marito che si rivela l’Amore crocifisso e risorto di Cristo (apoteosi della rivelazione dell’Amore del Padre). Crocifisso e Risorto, significa che le ferite e la morte che puoi vivere in queste relazioni sono solo di passaggio, perché il fine è manifestare l’Amore, quello che da la vita a te e a chi ti circonda. La croce di Cristo senza risurrezione renderebbe vana la nostra fede. Perciò non scappare dalla relazione, non ti perdere nella relazione, non la idolatrare, ma trasformala nell’occasione di conoscere meglio te stesso, l’altro, di amarti di più, di amare l’altro di più. La Santissima Trinità ti svela la meta delle tue relazioni, del tuo matrimonio, che è la TENEREZZA.

Claudia e Roberto

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Ti farò mia sposa per sempre

Guardavo i miei figli questa sera. Si ripete sempre la stessa storia. Sempre pronti a notare e far notare ingiustizie vere o presunte che hanno subito. Perchè devo apparecchiare? L’ho già fatto ieri. Perchè devo mettere in ordine? Non sono stato io ma lui a lasciare tutto in giro. Questa è la giustizia del mondo, l’hanno imparata bene o forse l’hanno scritta dentro, giustizia che probabilmente anche noi genitori trasmettiamo loro perchè anche noi ne siamo influenzati. Chi commette l’errore deve pagare. Per noi è così. Ma non è così per Gesù. Gesù ci insegna che lui, innocente e puro, paga per noi. Lui ci ha riscattato a caro prezzo. Non aveva colpe ed è morto per permettere a noi, che di colpe ne abbiamo tante, di vivere. Questo è l’amore. L’amore è ingiusto per il mondo, ma è giustissimo nella logica di Dio. E allora impariamo a pagare per il nostro sposo e la nostra sposa. Impariamo a non condannare il nostro coniuge per i suoi errori, ma prendiamoli su di noi e amiamolo di più. Solo così il matrimonio assume un senso e diventa credibile. Assume significato anche la fedeltà di chi resta fedele nonostante il tradimento del coniuge. Incredibilmente ingiusto per il mondo, ma giusto se considerato nella logica di Gesù. Si ama così tanto da pagare gli errori dell’altro. Così il sacrificio diventa gesto elevato a Dio e amore salvifico per il coniuge.

Siamo tutti dentro questa logica della giustizia del mondo, Gesù ci chiede di convertire il nostro cuore ed imparare ad amare con la sua logica, terribilmente ingiusta ma la sola che appartiene all’amore. C’è una storia della Bibbia che ci può aiutare a comprendere meglio tutto questo. E’ la storia di Osea. E’ strana la storia di Osea. Osea sposa Gomer. Osea è un uomo provato dalla vita e dal suo matrimonio. Sua moglie Gomer lo tradisce. Sua moglie Gomer si prostituisce. Osea non risponde con l’ira e la vendetta. Osea medita e legge la sua storia alla luce di quella di Dio. Scopre così che la sua situazione è molto simile a quella che Dio vive con il suo popolo Israele, che è sposa infedele. Il profeta Osea è profondamente colpito dalla fedeltà di Dio verso un popolo che lo ha tradito innumerevoli volte. Dio fedele alla promessa, Dio fedele all’amore. Dio che continua ad amare la sua sposa. Dio che continua a cercarla, a perdonarla, a richiamarla e a riattirarla a sè. Questo è l’amore autentico, questo è l’amore di Cristo e questo è l’amore che gli sposi cristiani possono e devono testimoniare con la vita. Concludo con un passo del libro di Osea che mi piace molto:

Ti farò mia sposa per sempre,
ti farò mia sposa
nella giustizia e nel diritto,
nella benevolenza e nell’amore,
ti fidanzerò con me nella fedeltà
e tu conoscerai il Signore.

Gli sposi che perdonano e che pagano per l’altro fanno esattamente questo. Fanno conoscere il Signore all’altro e al mondo intero. Lo fanno conoscere nel loro agire e mostrando una gratuità dell’amore che può salvare e portare ad una resurrezione vera.

Antonio e Luisa

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Quid est veritas?

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà.
Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà».

La Verità! Quid est veritas? – domanda Pilato a Gesù. Mi immagino Pilato alzare l’occhio incuriosito, ma per riabbassarlo subito pensando che quel galileo che ha innanzi è un sognatore, un illuso, un idealista. Lui non può credere a quell’uomo. Lui che ne ha passate tante. Lui che ha visto l’ingiustizia e la violenza trionfare più volte. Lui che ha il cuore indurito dalla vita. La verità non esiste e se esiste non viene ascoltata e ricercata. Non siamo un po’ come Pilato anche noi? Il mondo, la violenza, le guerre, le malattie, l’egoismo, i muri, le divisioni non rischiano di renderci cinici? Non rischiano di farci perdere la speranza? Noi abbiamo il nostro matrimonio che ci può salvare da tutto questo. Il matrimonio è un luogo privilegiato dove lasciare libertà di azione allo Spirito Santo, dove imparare ad amare e a lasciarsi amare, dove ammettere che da soli non ce la si fa e dove sperimentare il bene che vince sul male. Dove sperimentare il perdono che vince sul peccato. Dove sperimentare la comunione che vince sul personalismo. Dove sperimentare che dare è altrettanto bello (se non di più) del ricevere. Così giorno dopo giorno lo Spirito ci parla attraverso l’altro/a, ci plasma, ci cambia, ci perfeziona, ci insegna e ci rende sempre più partecipi dell’Amore. Io non sono lo stesso. Il tempo e il matrimonio mi hanno cambiato profondamente ed è cambiata la mia percezione del matrimonio. Mi sono sposato perché Luisa mi piaceva (e mi piace tuttora) e perchè mi faceva stare bene. Con lei stavo bene. Con il tempo questa ha smesso di essere la motivazione principale. Ora l’importante è che lei sia felice. Il suo amore mi ha condotto a desiderare il suo bene prima del mio. Credo che il Vangelo ci voglia insegnare proprio questo: non siete capaci di comprendere tutto e solo facendo esperienza dell’amore potrete aprirvi sempre più perfettamente all’Amore. All’Amore che è Gesù, all’Amore che è via, vita e VERITA’.

Antonio e Luisa

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Perché mai il mio servo mi abbandona per andare in cerca di Me?

Introduco questa breve riflessione con una storia tratta dal libro Abbracciami di don Carlo Rocchetta.

Viveva con la moglie e un figlio in una grande città. Da tempo gli frullava per la testa l’idea di ritirarsi in un luogo solitario per potersi dedicare completamente al culto di Dio. Una notte l’uomo decise di partire, riflettendo tra sé: Chi mai mi ha trattenuto tanto dal partire? Nel silenzio Dio gli sussurrò: Io, non lasciare tua moglie e tuo figlio. Abbracciali! Ma l’uomo non volle ascoltare. La moglie intanto dormiva, con il figlio stretto al seno. L’uomo li guardò e pensò: Chi siete voi che mi avete ingannato per tanto tempo? – Essi sono Dio mormorò la voce, ma egli era sordo. Il bimbo fece un piccolo gemito e si strinse ancora di più alla mamma. Dio ripeté: Non andartene, non lasciare tua moglie e tuo figlio. Abbracciali! Ma egli, incurante, prese le sue cose e se ne uscì di casa, mettendosi in cammino nel buio della notte. Dio lo guardò con tristezza e sospirando disse: Perché mai il mio servo mi abbandona per andare in cerca di Me?

Questa breve storia è molto significativa e si presta a varie letture. Quella che voglio dare io è forse la meno grave, ma la più comune. Tantissimi cristiani praticanti rischiano questa deriva. Cercano Dio nei gruppi di preghiera e nei pellegrinaggi. Frequentano le sacrestie più dei sacerdoti. Si sentono realizzati negli incarichi sempre più importanti che ricoprono in parrocchia, in curia o nei vari movimenti. Tutto questo li porta a sacrificare il luogo privilegiato dove possono incontrare Dio: il loro matrimonio, la loro relazione sponsale. Spesso mi è capitato di riscontrare una grande ipocrisia. Molti nascondono, dietro il desiderio buono di rendere culto a Dio e di servirlo nella comunità, l’incapacità e la non volontà di santificarsi impegnandosi nel matrimonio. Quasi lo considerassero meno importante. La motivazione reale è che curare una relazione quotidiana, totale ed intima come il matrimonio costa tanta fatica. Queste persone tanto sono ferventi fuori tanto sono fredde in casa. Tanto si impegnano fuori tanto si disimpegnano in casa. Tanto sono pronti a sacrificarsi fuori in mille attività tanto si scansano in casa. Attenzione! Servire la comunità trova significato solo se è frutto dell’amore sponsale che diventa fecondo ed esonda le mura di casa per essere condiviso con i fratelli. Non quando diventa modo per giustificare il deserto che si vive nell’intimità della coppia e modo per gratificarsi fuori dell’amore sponsale. Questo non sarà mai culto gradito a Dio e via di santificazione per noi.

Antonio e Luisa

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Non è mai tardi per germogliare

Caro lettore, tu puoi “germogliare” in qualsiasi momento, anche ora!

Ti sembra strano? Ti sembra tardi?

Eppure puoi germogliare,  puoi rinnovare il tuo cuore e te stesso, puoi.

Anche se hai una “certa età” e ti sei etichettato con un grande “ormai”… puoi germogliare. Anche se ti sembra a volte o spesso di essere troppo “schiacciato” o rassegnato a sofferenze, prove, e problemi che secondo te tolgono del tutto la tua libertà per reagire  (e scegliere) diversamente a ciò che stai affrontando.

Si, puoi germogliare.

Anche se non ti perdoni alcuni errori, e ti sembra di non riuscire a fare cose buone, e forse hai una idea di te come persona che non sa fare molto, che non sa amare, che sbaglia troppo spesso. Si, puoi germogliare.

“Anche se”…mettici ogni situazione che ritieni nella tua vita e su te stesso un grande “ormai”, un “è tutto inutile”, un “impossibile”….e aggiungici poi la frase: “posso lo stesso germogliare”… perché è così, è davvero così.

Il germogliare che intendo io non riguarda il cambiare con una bacchetta magica e sicuramente situazioni ed eventi o problemi che hai davanti e nella tua vita, non riguarda un tuo poter diventare perfetto, non riguarda non avere più fatiche, dolori, preoccupazioni, incomprensioni e problemi, o momenti di scoraggiamento.

No.

Riguarda il germogliare, nel senso di cambiare, con piccoli grandi “passi”, (che sono possibili anche se a volte a te non sembra proprio) qualcosa di te e del tuo cuore, dei tuoi pensieri, tanto o poco, ma cambiare per essere più libero, più sereno, più felice: pensa che bello poter davvero guardare con occhi e cuore nuovo ciò che sei e che vivi, gli altri e Dio, pensa che bello poter fare scelte più vicine a ciò che sei veramente, nel profondo di te, fare scelte che ti portano ad amare e quindi a immergerti in una libertà, gioia e pace interiore profonde, che sanno convivere in te anche in mezzo e contemporaneamente a “tempeste”, problemi, paure, dolori…

Cambia la parola “ormai” con “posso”, e cambia in te la parola “impossibile, è tardi”, con “è possibile”…è possibile che tu ci riesca, è possibile che tu possa guardare, scegliere e affrontare qualcosa e te stesso in un modo diverso, più bello e vero. In cosa puoi germogliare? Il germogliare riguarda un po’ tutti gli aspetti di te e della tua vita. Un primo modo secondo me per permetterti di germogliare è iniziare a fare piccole scelte nuove, diverse, in qualche aspetto della tua vita e con gli altri: ad esempio, se non hai mai o quasi mai chiamato tu per primo qualcuno, forse per timore di non essere accettato, se da tanto tempo non parli più con qualcuno, ed eviti di interagire con chi ti ha ferito, preferendo chiuderti ed escluderlo dicendo a te stesso che “lui/lei lo sa il male che mi sta facendo o mi ha fatto, e se mi volesse bene o fosse pentito/a si muoverebbe per primo, mi cercherebbe, cambierebbe, smetterebbe di avere quegli atteggiamenti verso di me”, se da tempo ignori qualcuno perché non si comporta con te come vorresti, perché non ti viene incontro per primo, se da tempo conservi nel tuo cuore rancore, rabbia, per qualcuno, puoi fare qualcosa di diverso.

Puoi “stupire” di gioia e libertà  te stesso ritrovando nel tuo cuore e nella tua vita  la voglia, la curiosa amorevolezza per conoscere di più e davvero gli altri, anche chi ti ferisce o sembra ignorarti, anche chi secondo te è “solo” fatto in quel modo, anche coloro dei quali pensi che “tanto non ci si può aspettare di più, sono cattivi, strani, egoisti”; puoi decidere di fare piccoli grandi gesti di attenzione, aiuto, vicinanza, e puoi decidere di farli senza prima aspettare (potrebbe passare molto tempo a volte) che tu sia del tutto sereno, in pace, bravo, capace, perché puoi decidere che può bastare un “granellino di senape” di volontà di amore, di voglia di fare diversamente dalle solite reazioni che scegli e che fanno male prima di tutto a te, e puoi cosi darti la libertà e la gioia di scoprire e sperimentare che spesso nasce e germoglia in te serenità, pace, amore, gioia, anche “mentre” inizi a costruire “strade nuove” per raggiungere gli altri e renderti raggiungibile da loro, si anche raggiungibile, perché forse a volte sei convinto che ti esprimi già abbastanza chiaramente, sia su chi sei e sia su cosa vuoi e su cosa ti ferisce, e forse a volte dai per scontato che gli altri se ti vogliono davvero bene o ci tengono un po’ a te sappiano già come interagire con te, come “raggiungerti”….

Ma spessissimo gli altri, come succedete anche a te, a me, a ognuno di noi, sono a volte ripiegati in loro pensieri, distrazioni, obiettivi, desideri, e quindi ciò che per te è evidente, chiaro, scontato, certo, visibile, di te e di ciò che fai, potrebbe non essere guardato e colto con evidenza, con chiarezza e stessa interpretazione e comprensione da parte degli altri, anche da coloro per te affettivamente importanti. Siamo esseri umani, solo Dio sa davvero sempre capirci subito e chiaramente, tutti gli altri, compresi noi stessi, hanno bisogno di essere “coccolati” e ricoccolati con una amorevole nostra pazienza di farci nuovamente conoscere, esprimerci, comunicare e dialogare anche su ciò che per noi è importante, e su quale significato c’è per noi nei vari aspetti e situazioni della vita, senza spazientirci ogni volta che l’altro o gli altri non ci capiscono, o interpretano in un altro modo, e accettando con amore e pazienza che hanno anche loro  il diritto di avere tempi, gusti, desideri, abitudini, modalità e priorità diverse dalle nostre, non per cattiveria o indifferenza o dispetto verso di noi, ma perché sono diversi, creature amate come noi, e dalle quali possiamo imparare cose, modalità e aspetti nuovi della vita e dell’essere se stessi. Anche questo è germogliare!

Caro lettore, da quanto tempo non costruisci gioia, serenità, da quanto tempo aspetti prima che siano gli altri o l’altro a farti sentire felice, capace, amato? Da quanto tempo non provi a germogliare facendo qualcosa di diverso dal solito “copione” che usi ogni giorno in determinate situazioni e con le persone e te stesso, perfino con Dio? Ognuno ha il nostro “personale” copione, che sembra più facile, veloce, meno faticoso e più efficace da usare con se stesso, con gli altri e perfino con Dio….ma spesso così invece di germogliare ci avvizziamo un po’, ci irrigidiamo, e ci perdiamo tutti tanto, tantissimo della possibilità di dare più bellezza, colore, gioia e pace alla nostra vita e agli altri…

Puoi germogliare.

Puoi per esempio decidere che quelle stesse cose, gesti, azioni ripetitive che devi fare ogni giorno, in famiglia, al lavoro, con gli altri, in un gruppo, e dovunque, risplendano di una luce e di un senso nuovo, che porta frutto, in modi misteriosissimi a volte e non evidenti, ma reali, realissimi: puoi metterci cioè amore, e non solo noia o senso del dovere. Puoi germogliare.

Puoi decidere di avere un atteggiamento e sguardo diverso verso le tue perdite, le perdite che nel corso della vita tutti purtroppo dobbiamo vivere: può essere la perdita di una età giovane, la perdita della salute, la perdita di persone care, può essere la perdita di tempi, occasioni e abitudini a cui eravamo abituati, per noi consolidate  e che avevamo deciso in noi che fossero per noi rassicuranti,  e senza le quali crediamo di non poter più essere sereni e fare altro.

Puoi germogliare. Puoi decidere per esempio di guardare gli altri in un altro modo, non per accaparrarti la loro attenzione o per far vedere quanto sei preoccupato ( che spesso all’esterno sembra solo un tuo essere imbronciato, respingente  e chiuso), ma per guardarli come li guarda Dio, con amore, con nuova speranza, con fiducia. Puoi decidere di parlare e agire in un modo diverso, con meno parole distruttive, anche a volte per attirare l’attenzione su di te, o parole amare, provocatorie, e puoi invece decidere di parlare evidenziando il bene e la bellezza di una persona, anche con chi, per esempio con te o in un gruppo, sta parlando alle sue spalle con la scusa che “deve far capire” quanto è spiacevole, strana egoista quella determinata persona: e tu invece puoi fare una scelta diversa:  puoi evidenziare il bene e la preziosità di fondo  di quella persona assente, esprimendo per esempio   il dubbio che potrebbe non avere cattive intenzioni, e facendo  cosi ciò che piacerebbe  fosse fatto per te se qualcuno parlasse male di te alle tue spalle con qualcuno, con la scusa di “avvisarlo” su di te.

Puoi germogliare.

Puoi per esempio decidere di fare qualcosa di diverso con la tua famiglia, con i tuoi figli, con i tuoi parenti, amici, conoscenti, qualcosa che non sia solo un distratto sguardo a loro alzato da un cellulare o computer da cui ti vuoi far distrarre, ma puoi giocare, parlare, costruire, passeggiare, o fare piccoli passi, concreti o interiori, per interagire con te stesso, con gli altri e con Dio in un modo diverso. Puoi germogliare, e per esempio decidere che la tua vita non è solo quell’insuccesso, quel “non risolto”, ma è anche molto, molto di più.

Puoi germogliare.

E Finalmente permetterti di farti conoscere davvero, anche nella tua tenerezza, gioia, amorevolezza, nella tua capacità di comprendere, aiutare, ascoltare, senza aspettare di ricevere tu per primo tutto questo, ma decidendo di gustarti la libertà interiore di amare senza dipendere dal fatto se gli altri ti amano, ti salutano, ti apprezzano e ti considerano o no. Puoi germogliare.

Puoi decidere di dire parole nuove, puoi decidere di cercare tu per primo una persona che vorresti sentire o vedere, anche se è passato molto tempo…. Puoi germogliare, e puoi decidere di capire se davvero Dio è quel dio poco vicino, che vuole solo annullarti o darti dolore, o assente che a volte sei convinto o tentato di credere: puoi decidere di andare alla “caccia al Tesoro”, mettendoti anche ad amare come ci chiede Lui per il nostro bene (un amare che non dipende da se sei sereno, senza problemi, con l’umore giusto, o da quanto e se sei già amato, capito, cercato, ascoltato), e  puoi cosi darti la immensa gioia di scoprire e sperimentare chi è davvero  Dio e che Tesoro è, che Amico e Alleato, che Padre è anche per te, e che è sempre con te davvero, anche quanto credi di essere solo ad affrontare tutto.

Puoi germogliare.

Puoi decidere di valorizzare gli altri invece di criticarli e notare solo i loro difetti e sbagli, puoi decidere di aiutare qualcuno che sbaglia e che non ti capisce smettendo di punirlo, rimproverarlo con durezza, per paura che non capisca e non cambi, puoi aiutarlo mettendoti accanto a lui davvero, amandolo, aiutandolo a correggersi dove sbaglia, con empatia e sincerità, e accettandolo anche quando non vuole capire, correggersi o ascoltarti, anche quando non vuole cambiare: succede anche a te a volte di non voler cambiare, correggerti, ascoltare,  e in quei casi come ti senti se qualcuno vuole farti cambiare per forza, o correggerti con durezza e vendette? Puoi germogliare: puoi decidere per esempio di non dare più concentrazione e importanza al tuo atteggiamento ripiegato su te stesso, togliendoti dalle responsabilità e da ciò che potresti fare perché ti senti l’unico a soffrire e impotente e senza risorse interiori  finché non risolvi prima i tuoi problemi, ma puoi decidere di mettere da parte per amore il tuo ripiegamento interiore per dare spazio agli altri, e usare la tua creatività per dare attenzione, costruire strade nuove e belle per comunicare con gli altri e gli altri tra loro.

Puoi germogliare. Come? Decidendo sostanzialmente di amare, e amando, nel momento presente, dando importanza ad ogni momento presente.

Puoi germogliare: puoi decidere per esempio , quando sbagli o ferisci qualcuno, di ricominciare subito ad amare, di chiedere scusa tu per primo, puoi decidere di non far passare troppo tempo per fare pace, per capire e farti capire con amore.

Puoi germogliare, e decidere di perdonare te stesso, non perché sei perfetto,  non perché non sbagli, ma perché…sei amato, sei amatissimo, sempre, anche ora, in questo momento, nel punto esatto del tuo cuore e della tua vita in cui ti trovi. Puoi germogliare, soprattutto se non conti soprattutto solo sulle tue capacità o sulla tua bravura, perché prima o poi sarai deluso dalle tue imperfezioni e dalle imperfezioni degli altri. Puoi germogliare non perché sei perfetto, non perché sei buono, non perché sei capace o più sensibile o bravo degli altri, ma puoi germogliare perché…Dio ti ama. Dio ti ama davvero. Anche ora. Anche in passato. Anche nel futuro, sempre e per sempre. Dio è l’unico che sa fare nuove tutte le cose, anche il nostro cuore, ogni istante, spesso siamo noi che non ce ne accorgiamo anche perché non Gli crediamo veramente, non lo crediamo veramente possibile, soprattutto se stiamo vivendo dolori e problemi. Nel nostro modo di pensare, spesso crediamo che si possa cambiare, migliorare, amare, germogliare solo se siamo sereni, senza problemi e imprevisti da affrontare contemporaneamente, solo se non ci sentiamo schiacciati da “tempeste” che ci sembrano a volte più forti di Dio e della possibilità che abbiamo di amare anche in quei momenti e periodi. Ma Dio, è meraviglioso, ci ama più di quanto crediamo, ed è l’Unico che sa far germogliare noi e la nostra vita, la tua vita, anche contemporaneamente” a dolori, problemi, tempeste, anche contemporaneamente a contraddizioni e incoerenze nostre  e degli altri. Fidati di Lui! Anche quanto hai paura, anche quando non Lo capisci, anche quando ti credi solo. Fidati, e ricomincia ad amare, ricomincia a germogliare, Con Dio è sempre possibile, anche ora: “Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? ” (Isaia, 43, 19).

Francesca Bisogno

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Le parole del satiro giullare ovvero: come trovare un insegnamento nelle situazioni più improbabili

L’aneddoto

Una bella domenica di maggio (naturalmente non era il 2019) partimmo con gli amici per una gita fuori porta: arrivammo a Siena e da lì iniziammo un tragitto con destinazione Castel del Piano, sul Monte Amiata, che percorremmo in gran parte con un caratteristico treno a vapore; arrivati a destinazione trovammo il paese addobbato a festa e noi eravamo pronti a goderci tutto quanto: la gastronomia, l’aria fresca, la splendida giornata di sole (che in quel maggio lì c’era veramente) e i mercatini pieni di curiosità locali.

Lungo le stradine del borgo si susseguivano un’infinità di bancarelle colorate, piene di luccicanti oggetti di artigianato, di salumi, formaggi e di vino locale; da parte nostra non vedevamo l’ora di assaggiare e comprare un po’ tutto quindi eravamo sparpagliati in giro come a caccia, ignorando volontariamente il fatto che quando si gira tra le bancarelle più che cacciatori si è prede.

Valeria camminava curiosando avanti a me di qualche metro, se non ricordo male ero rimasto indietro assaggiando un bel cacio stagionato, quando ecco che da dietro un banco di ninnoli e gingilli spunta uno tipo assurdo: come se Rovazzi si fosse vestito un po’ da Jack Sparrow e un po’ da Bob Marley, impettito come un galletto e sorridente come Pulcinella, reduce probabilmente da un generoso assaggio di vino e chissà che altro. Il fenomeno dunque si porta in mezzo alla strada, si guarda intorno e volgendosi verso Valeria, che sembrava camminare da sola, esclama «Lo sai che hai degli occhi bellissimi?»

Nei sei secondi successivi sono successe un po’ di cose: ho inspirato e irrigidito ogni muscolo, guardando la schiena di Jack-Rovazzi-Marley come un boscaiolo guarda un pioppo secco, Valeria si volta e vede il mezz’uomo in primo piano e me sullo sfondo, considerando che sono 1,90 per 110 Kg direi che è come se sullo sfondo avesse visto Bud Spencer arrabbiato, quindi sorride pensando “Voglio proprio vedere come te la cavi adesso…”. Al che il giullare capisce chissà come che qualcosa non va, si volta lentamente, mi vede, spalanca gli occhi e con una vocina stridula esclama: «Anche tu hai degli occhi bellissimi!!!» e scappa come un ladro. Poi ho espirato, fine dei sei secondi.

La reazione dei primi minuti

Naturalmente ero arrabbiato, anche un po’ con me: avevo quel sentimento infantile che spinge a dimostrare tutta la virilità possibile umiliando l’avversario con una dimostrazione di forza, ma non avevo compiuto nessun “gesto eroico”. Con lui ero arrabbiatissimo e ogni minuto che passava lo ero ancor di più, ripetevo tra me e me: “Ha osato apprezzare gli occhi della mia sposa! Gli occhi!” Pensavo agli occhi di Valeria, così straordinariamente belli, una vera e propria opera d’arte, anzi la più bella di tutte le opere d’arte. Dopotutto l’autore, nostro Signore, non si può superare, hai voglia a disegnare, scolpire o dipingere, i suoi occhi non si possono copiare. Ma la cosa peggiore è che il balordo si era permesso di apprezzarli senza conoscerli, non li aveva mai visti addormentarsi, desiderare, pregare, ridere o piangere, non li aveva visti quando lei era diventata madre, non c’era quando in quegli occhi ho visto spegnersi l’amore per me (Dio non voglia che li riveda mai più così) e quando di nuovo mi dicevano “ti amo!”, ma soprattutto solo io al mondo avevo visto quegli occhi quando, un passo prima di entrare in chiesa, lei mi ha detto «Eccomi, sei davvero sicuro?» e prendendo tutta sé stessa, si donava a me. Una cosa è certa: in quel momento ho visto l’orizzonte più vasto e meraviglioso che un uomo possa vedere, pensare che un pagliaccio qualunque avesse solo pensato di affacciarsi a sbirciare mi mandava in bestia. Dopo un po’ mi era montata una rabbia tale che ero sul punto di tornare indietro, grazie a Dio invece non ho fatto nulla e in fin dei conti la fuga era stata un’umiliazione sufficiente.

Cosa ho capito dopo mooolto tempo

Quando qualcosa ti tocca nell’orgoglio ci ripensi tante volte, anche a distanza di tempo e se la rabbia dei primi minuti non c’è più continui lo stesso a ripensare all’episodio che ti ha dato tanto fastidio, così anch’io ho avuto tante occasioni per pensare a quello che era successo e mano a mano è venuta fuori una cosa del tutto inaspettata: ho capito che dietro a quelle parole c’era una lezione per me, o meglio, una spiegazione pratica, “basic”, di una lezione che non avevo capito bene.

Una delle lezioni più difficili e affascinanti di padre Raimondo Bardelli sul matrimonio prende a modello le parole di San Paolo per descrivere il sommo vertice dell’amore coniugale nel sacramento: “Non sono più io che vivo, ma tu vivi in me!” e devo dire che sebbene affascinato da quest’immagine ho sempre pensato di non avere abbastanza amore per raggiungere questa incredibile comunione d’amore. Non ho mai dubitato dell’opera che Dio ha compiuto nella nostra vita, regalandoci tutti gli aiuti e le qualità soprannaturali adatte a raggiungere il più perfetto amore sponsale, però di fronte a quell’immagine mi son sempre chiesto “ma come ci posso arrivare?”.

Ed ecco una spiegazione, che era arrivata nel modo più improbabile: un giorno mi son chiesto: “Come ha fatto a capire che ero dietro di lui? Non era neanche lucido, si è girato e mi ha riconosciuto come marito, poi quella battuta sui miei occhi… ma come ha fatto?, vuoi vedere che l’amore che lega me e Valeria, che ci fa sentire tanto uniti e vicini, è talmente forte che si vede da fuori? Che basta guardare negli occhi dell’uno per riconoscere lo sguardo dell’altra? E come se ognuno fosse un po’ nell’altro!” Allora ho capito e ho ringraziato il Signore perché è certo grazie a Lui che si stava e si sta tuttora realizzando questa fusione d’amore, certo, è un percorso, non ho ancora raggiunto la meta ma se anche un satiro giullare un po’ brillo riesce ad accorgersi di questo vuol dire che sono sulla buona strada e spero che mi sia concesso ancora di accorgermi di quanto l’amore sta realizzandosi in noi.

La Pentecoste degli sposi

Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo.
Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano.
Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro;
ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi.

Lo Spirito Santo che potentemente scende sugli apostoli e sulla Madonna riuniti nel cenacolo cinquanta giorni dopo la resurrezione di Gesù. Sono uniti, come a ricordarci che lo Spirito scende su tutta la Chiesa, allora come oggi. Scende sulla Chiesa, sposa di Cristo, su ognuno di noi, sulle nostre famiglie piccole chiese e sulle nostre comunità. Lo Spirito Santo scende e ci trova rinchiusi, impauriti, pieni di domande, nella tenebra. Abbiamo paura, aprire le finestre significa mostrarci e non lo vogliamo. Lo Spirito Santo ci trova inermi e incapaci di sostenere il peso della vita e della famiglia. Quante volte ci capita di sentirci incapaci di rispondere alla chiamata di Dio nella nostra vita e nel nostro matrimonio? A me sinceramente capita spesso. Mi capita spesso di sentirmi incapace di amare la mia sposa e di educare i miei figli. Mi capita spesso di sentirmi troppo poco, troppo imperfetto e in difetto, e tutto questo rischia di travolgermi e di farmi mollare. Anche quest’anno la Pentecoste arriva  al momento giusto. Sono in un periodo di grande stress e fatica. Troppe cose. Ogni imprevisto rischia di scompaginare tutto. Per questo la Pentecoste è una festa liturgica importantissima. Ci ricorda che non siamo soli. Ci ricorda che il nostro matrimonio è abitato da Gesù e che lo Spirito Santo è stato effuso in noi con il sacramento del matrimonio ed è continuamente effuso in noi in ogni gesto d’amore che ci regaliamo vicendevolmente. La Pentecoste ci ricorda che non siamo soli, che siamo una famiglia abitata da Dio piccola chiesa ma che trae la sua forza dalla grande Chiesa. Solo nella Chiesa di Gesù, con i sacramenti, la Parola, la verità del magistero  e tutti i fratelli in cammino con noi, possiamo accogliere lo Spirito Santo nei nostri cuori e farci incendiare da esso. Nel cenacolo erano tutti presenti come a ricordare che lo Spirito trova spazio quando c’è unità. Ed è così che lo Spirito di Dio scende nelle nostre famiglie come vento di perdono, e come fuoco che salda e trasforma il nostro buio in luce, la nostra debolezza in capacità di accogliere, i nostri dubbi in abbandono fiducioso, e ci da la forza di aprire le finestre e affrontare il mondo con la consapevolezza di essere ben poca cosa, ma di aver un compagno invincibile che non ci abbandona e che non tradisce mai. Con Lui, con il suo sostegno potremo arrivare alla salvezza. Lo Spirito Santo è dono che ci permette di farci a nostra volta dono. Lo Spirito Santo prende le nostre lingue, la mia e quella della mia sposa. Due lingue diverse incomprensibili per l’uno e per l’altra.  Non ci si capisce e si resta chiusi ognuno con il desiderio di essere compreso, ma non quello di capire l’altro.  Lo Spirito Santo prende queste nostre lingue e le trasforma nell’unica lingua universale, la lingua dell’amore che è dono di sè e accoglienza dell’altro/a. Termino con una strofa di un canto del rinnovamento che secondo me esprime benissimo la Pentecoste:

Spirito di Dio scendi su di noi.
Spirito di Dio scendi su di noi.
Fondici, plasmaci, riempici, usaci.
Spirito di Dio scendi su di noi.

Antonio e Luisa

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Sposi re e regine 5) Il corpo esprime l’amore.

Entriamo ancora più nel concreto. In che modo si esercita la castità coniugale? In due modi specifici. Il primo è attraverso il dominio di sè. Esercitando tutte quelle capacità umane per impedire che la parte negativa di me stesso prenda il sopravvento sulle mie azioni,  e che quindi io non riesca a vivere l’amore in pienezza e come vorrei. Frenando e contrastando in sintesi tutte le pulsioni negative contrarie all’amore. Se io sono una persona tendenzialmente irosa e non mi applico a frenare la lingua e magari anche le mani, non posso essere casto nella mia relazione. Non sto vivendo l’amore, ma sto seguendo una pulsione che è contraria all’amore. Se sono una persona particolarmente sensibile al richiamo sessuale e vedo passare una donna particolarmente scoperta, non posso essere casto se comincio a fantasticare e protraggo lo sguardo su quella donna. Anche in questo caso mi sto abbandonando ad una pulsione contraria all’amore verso la mia sposa. E’ importante capire che non è la pulsione in se stessa ad essere un male. Il male è assecondare quella pulsione e non metterle un freno con la forza di volontà che abbiamo e che dobbiamo usare. Questo è il primo aspetto della castità, l’aspetto negativo. Ci viene chiesto di mettere un freno a qualcosa. C’è un secondo aspetto. Questa volta positivo. Un aspetto propositivo che ci vede impegnati a far crescere l’amore. Dobbiamo impegnarci fattivamente e quotidianamente ad esprimere con il corpo (in modo che sia trasmesso e manifestato all’altro/a) l’amore che è presente nel nostro cuore. Il corpo è il mezzo espressivo dell’amore. Molti non hanno ben chiara l’importanza del corpo e pensano all’amore più bello e puro come qualcosa di prevalentemente spirituale. Non è così. Nel matrimonio lo è ancora meno. Vi porto un semplice esempio. Se siete una coppia mettetevi in piedi vicini e di spalle, ma senza toccarvi ed ora senza parlare provate ad esprimervi amore. Riuscite a trasmettere amore all’altro e a sentire l’amore dell’altro? Sicuramente no. Il corpo è importante tanto quanto lo spirito. L’amare certamente prende energia dal cuore, nel nostro mondo interiore, negli affetti e nella volontà, ma se poi non è manifestato attraverso un corpo, rimane lettera morta, rimane desiderio di amore, ma non amore. E’ un’illusione.Un amore senza il corpo non è un amore che si possa dimostrare e rendere concreto. La castità non è altro che l’armonia che costruiamo tra il nostro cuore e il nostro corpo per esprimere in maniera autentica, bella e convincente l’amore all’altro/a.

Antonio e Luisa

Articoli precedenti della serie Sposi re e regina

Introduzione  Gesù ci rende liberi e degni Avevi fame e ti ho sfamato

Per gli sposi la castità non è astinenza

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Gli sposi sono immagine del bene che vince sul male

Domenica scorsa la nostra comunità parrocchiale ha festeggiato gli sposi che hanno raggiunto un numero di anni di matrimonio significativo. Il parroco durante la Messa ha dedicato loro parte dell’omelia. E’ partito indicando il crocifisso alle sue spalle e ha così iniziato una breve riflessione che vi riporto integralmente.

La morte di Gesù ci dice qualcosa di profondamente vero: tante volte il male vince. Tante volte la furbizia e l’egoismo hanno il sopravvento. Tante volte l’odio e la cattiveria trionfano. Anche noi cristiani, sconfortati dalla storia del mondo, dalla nostra piccola storia personale e da quello che alberga nel nostro cuore, siamo portati a credere che alla fine il male vince. La croce di Gesù ci dice il fallimento del Signore. Alla fine è finito lì. Si, ha avuto parole di perdono, di cura, ha fatto miracoli, ma alla fine è finito lì su quella croce. Noi cristiani sappiamo però che non finisce lì. Sappiamo che Gesù è risolto. Sappiamo che la morte non è l’ultima parola, che il male e l’odio sono sconfitti. Per questo noi andiamo a Messa. Fuori di qui, da questa chiesa, è facile pensare che il male sia più forte e vinca. Abbiamo bisogno della Messa per ricaricare le batterie, per incontrare Cristo crocifisso e risorto e ritrovare uno sguardo di speranza. La resurrezione ci ricorda due fedeltà. La fedeltà di Gesù per i suoi discepoli, per la sua Chiesa, per ognuno di noi. La fedeltà del Padre per il Figlio. Il Padre non permette che il Figlio resti nella tomba, ma lo fa resuscitare. Quindi la passione, la morte e la resurrezione raccontano una storia di fedeltà. Il Padre che non lascia che la morte corrompa il Figlio e la fedeltà di Gesù per i suoi amici, che non meritano il suo amore, ma lui continua ad amarli con misericordia e gratuità. Quindi cari sposi dichiarando il vostro volervi bene siete immagine di questo amore fedele. Una fedeltà dove davvero tutto cambia non perchè uno è perfetto, ma perchè si sente continuamente dire dall’altro diverso da lui: io continuo a volerti bene, nonostante i tuoi difetti e grazie ai tuoi pregi. Continuo ad esserti fedele.

La fedeltà matrimoniale attinge alla fedeltà di Dio. La Chiesa è santa e peccatrice proprio per questa dinamica. Ognuno di noi è peccatore, ma l’amore di Gesù gratuito e immeritato ci converte. Così tra gli sposi. Sono peccatori, ma l’amore gratuito dell’uno verso l’altra li chiama a conversione e alla santità. Il mondo cambia, il nostro matrimonio cambia, non perchè facciamo chissà cosa, ma perchè nonostante le fatiche continuiamo a volerci bene. Noi cambiamo quando ci sentiamo amati per quello che siamo e non per quello che dovremmo essere. Solo sentendoci amati così, troveremo la forza della conversione e di impegnarci a diventare ciò che possiamo essere. Diciamocelo chiaramente: se riuscite ad amarvi così è perchè attingete a Gesù, al suo amore fedele. Se dipendesse solo da voi durereste un giorno, una settimana e poi mollereste. Chi ve lo fa fare?

Concludo questa riflessione ricordandovi cari sposi che siamo tutti pellegrini. Il per sempre, l’amore che vi siete scambiati nel nome di Cristo, è per sempre anche per Dio. Io non so come sarà di là, ma so che se crediamo che l’amore è per sempre, Dio è fedele. Quindi vivrete la vedovanza, il momento della fatica e del lutto dopo 50, 60, 65 anni di matrimonio. Ricordatevi che la vostra meta è di là, oltre la morte, e che il vostro amore fedele di là sarà incoronato. Ripeto non so come, ma ho la certezza che il per sempre che vi siete promessi e che oggi rinnovate, sarà accolto da Dio e Dio è capace di strabiliarci con la sua fantasia e creatività. Certo è che l’amore che avete costruito di qua troverà un compimento meraviglioso di là. Buon anniversario!

Don Claudio

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Ma tu non ti stufi di fare l’amore sempre con la stessa donna?

Oggi voglio raccontarvi la confidenza di un amico. Secondo me molto significativa e che può aiutarci a riflettere. Questo amico fa parte del Rinnovamento nello Spirito e non nasconde la sua fede neanche sul posto di lavoro. Questo lo rende una persona un po’ strana agli occhi degli altri. Strana ma che attira, perchè racconta di una scelta radicale e porta con sè la gioia e la luce di quella scelta. Ha circa  quarant’anni è sposato e ha 3 bambini. Un giorno un collega gli si avvicina e gli butta lì una domanda. Questo collega è suo coetaneo, ma non è sposato e vive di piccole storie e avventure. Gli butta lì: Ma tu non ti stufi di fare l’amore sempre con la stessa donna? Non è sempre uguale? Non ti stufi di lei visto che il tempo non può certo migliorarla, ma al contrario può solo renderla più vecchia e meno attraente?

Voglio condividere questa domanda perchè ritengo che sia comune a tanti uomini di questo tempo. Persone incapaci di andare oltre. Ora lascio il mio amico e la sua risposta e proverò a darne io una con la mia esperienza. Per poter rispondere a questa domanda bisogna capirsi su cosa significhi fare l’amore. Cosa significa per me. Non parlo ora di sacramento. Resto ad un livello prettamente umano. Fare l’amore è dare forma, sostanza, carne e vita a quanto abbiamo  nel cuore io e la mia sposa. Come posso stufarmi di questo? Ogni volta è diverso, perchè diverso è l’amore che ci unisce e che ci doniamo l’un l’altra. Ogni volta è più bello perchè il nostro amore è cresciuto e si è perfezionato con il tempo e con la nostra vita insieme. Ogni volta è più condiviso perchè più grande è la nostra capacità di entrare in comunione. Ogni volta che ci facciamo l’un l’altro dono di questo gesto portiamo dentro tutto. Portiamo le tenerezze, gli sguardi, le parole, la cura, le preghiere, l’anima, il corpo, i litigi e i perdoni, i silenzi e gli abbracci. Portiamo tutto, nulla resta fuori. Per questo questo gesto è sempre diverso, perchè noi siamo sempre diversi e ritrovarsi sempre uniti e desiderosi di essere un sol cuore e una sola carne è un’esperienza meravigliosa che riempie davvero il cuore. Più passa il tempo e più questo momento diventa bello e più il piacere diventa completo. Il piacere diventa sempre più completo e profondo. Non è più solo una semplice contrazione e azione neuromuscolare che dona un apice di piacere di qualche secondo, il cosiddetto orgasmo.  Il piacere più grande è quello di essere entrati l’uno nel cuore dell’altra e di aver sperimentato un’unità che nessun altra manifestazione dell’amore ti può dare. Sentirsi davvero di vivere nell’altro/a. Resta l’ultima obiezione: Ti piace anche se invecchia? Accipicchia se sì. Questo è un altro miracolo del matrimonio, di una relazione che ci vede invecchiare insieme. Io non la vedo sfiorire e imbruttirsi. Anzi mi appare sempre più bella. Non sto scherzando. Nonostante gli anni passano e mi rendo conto che la persona che ho al fianco fisicamente è cambiata, non è più la stessa di cui mi sono innamorato. Siamo invecchiati entrambi, ma ciò nonostante quella persona continua ad apparirmi bella, anche più bella di prima. E’ una realtà incomprensibile. I miei occhi vedono il tempo che passa nel corpo della mia amata, ma il mio cuore mi restituisce un’immagine sempre più di meraviglia. Ciò che vediamo non è mai oggettivo ma è sempre soggettivo, rielaborato dal nostro cuore e dal nostro cervello. Ciò che vediamo è un’insieme di esperienze, di sguardi, di gesti, di modo di essere e di rapportarsi, di intimità, di complicità, di amore che si è costruito in anni di rapporto e che ci mostrano l’immagine più vera di nostra moglie e di nostro marito, invisibile a tutti gli altri. Una bellezza che possiamo vedere solo noi, ma non per questo meno vera e meno importante.

Antonio e Luisa

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Sposi re e regine 4) Per gli sposi la castità non è astinenza

Dopo tre articoli introduttivi e generali possiamo ora cominciare ad entrare maggiormente in profondità nel significato della nostra regalità all’interno del matrimonio. Iniziamo a trattare la dimensione regale del sacramento del matrimonio. Abbiamo visto che regnare al modo di Gesù è principalmente servire. Nel matrimonio questo si concretizza nel servire l’amore sponsale. Tanto più noi sposi saremo capaci di amarci l’un l’altra come Gesù ci ama tanto più saremo re e regina del nostro matrimonio, della nostra famiglia e della nostra casa. A questo riguardo è giunto il momento di dare una prima concretezza alla nostra regalità nel matrimonio. Possiamo essere re e regina della nostra unione se siamo casti. Solo la castità vissuta può renderci liberi e degni nella nostra relazione e quindi rivestirci di regalità. La castità non è nulla di castrante o frustrante e nel matrimonio non si traduce nell’astinenza. La castità è tutt’altro.  La castità è crescere nell’amore in una relazione che sia sempre più vera, in una relazione dove le espressioni del corpo siano sempre più aderenti e rappresentanti quello che è lo stato del cuore. Nel matrimonio, per essere più chiari, significa non astenersi dall’amplesso fisico, ma al contrario impegnarsi a fondo perchè questo gesto diventi sempre più espressione d’amore. Cercherò di spiegarmi meglio. Quali sono le caratteristiche specifiche dell’amore coniugale che lo rendono diverso da ogni altro tipo di relazione e rendono l’amplesso fisico un gesto vero e casto? L’amore sponsale è un amore definitivo (dura per sempre), esclusivo (un uomo e una donna, tutti gli altri sono esclusi), totale (non coinvolge solo una parte di me, ma coinvolge tutta la mia persona in anima e corpo e tutta la mia vita) ed è fecondo (genera nuovo amore e nuova vita). Per me sposo, vivere in modo casto non significa altro che perfezionare sempre più queste caratteristiche. Significa quindi rinnovare la mia promessa ogni giorno (amore definitivo), significa non spostare il centro delle mie attenzioni da lei ad altra o ad altro (esclusivo), significa liberarmi dall’egoismo e dal peccato per donarmi sempre più completamente a lei in anima e corpo (totale) e significa avere uno sguardo, verso di lei e verso la relazione, aperto alla vita (fecondo). Essere casti non significa quindi rinunciare a qualcosa, ma al contrario significa vivere pienamente e in modo vero l’amore nella sua integrità e purezza. Tirando le conclusioni comprendete bene come la castità nel matrimonio non possa concretizzarsi con l’astinenza. E’ nell’amplesso fisico che gli sposi possono vivere in verità e in modo casto la loro relazione. L’amplesso è infatti espressione corporea di un dono totale, esclusivo, definitivo e fecondo.

Antonio e Luisa

Articoli precedenti della serie Sposi re e regina

Introduzione  Gesù ci rende liberi e degni Avevi fame e ti ho sfamato

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Impariamo a ricordare il bene

Un sacerdote fu trasferito in una nuova parrocchia. Fu invitato a cena da una famiglia. Una di quelle che fanno tanto in parrocchia. Alla fine di quell’incontro volle fare una domanda ai due sposi prima di andarsene. Chiese se anche a loro ogni tanto capitava di litigare e se c’erano momenti di tensione e di crisi. Era rimasto infatti molto colpito dall’amore e dall’intesa che i due sposi trasmettevano a chi li guardava. Rispose prontamente lei: Certo che sì caro don, ma abbiamo un segreto. Il nostro tesoro. Detto questo scomparve in un’altra camera e fece ritorno con in mano un diario. Disse quindi al sacerdote: Vedi questo diario, qui annoto tutte le volte che mio marito mi ha voluto bene. Ogni volta che litighiamo vado in camera, prendo il diario, lo sfoglio e mi viene subito il desiderio di fare pace e di ricominciare.

Cosa ci insegna questo breve racconto? Diciamocelo! Siamo bravissimi a legarci al dito qualsiasi mancanza da parte dell’altro/a e siamo altrettanto bravi a dare per scontate tutte le volte che nostro marito o nostra moglie ci ama, ci dimostra il suo amore, fa qualcosa di gratuito, si fa servizio, si fa tenerezza e cura verso di noi. E’ importante invece che impariamo a ricordare il bene. Non semplicemente fare memoria, ma ricordare. Ricordare è un verbo molto più forte e significativo. Nella sua etimologia riporta al cuore dell’uomo. Al nostro cuore. Significa letteralmente richiamare nel cuore. Rendere attuale e presente il bene che l’altra persona ci ha gratuitamente donato. Con tutti i benefici, la bellezza, la forza, il nutrimento e la pace che quel gesto ci ha dato. Ricordare tutte le volte che la persona amata ci ha guardato con amore, tutte le volte che ci ha carezzato, tutte le volte che ci ha benedetto con le sue parole, tutte le volte che ci ha sostenuto con il suo ascolto, con i suoi consigli e con la sua presenza. Tutte le volte che si è donato/a e ha accolto il nostro dono nell’incontro intimo. Tutte le volte che ci ha perdonato e che ci ha permesso di sperimentare la bellezza di essere amati anche quando non lo meritiamo. Essere capaci di ricordare tutti questi momenti e tutti questi gesti è determinante. Significa costruire un tesoro da spendere all’occorrenza. Da spendere tutte le volte che l’altro/a non sarà capace di darci nulla, tutte le volte che ci sembrerà povero, tutte le volte che ci ferirà e che sarà difficile da amare. Tutte quelle volte attingiamo al ricordo del bene. Attingiamo al tesoretto del nostro matrimonio e sarà più facile non farci dividere da quel non amore, perchè l’amore c’è anche se non si vede e non si sperimenta in quel momento più o meno lungo. C’è in tutti questi gesti che custodiamo come un tesoro. Questa consapevolezza rende più semplice anche perdonare, amare sempre e ricominciare.

Antonio e Luisa

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Sposi re e regina. 3) Avevi fame e ti ho sfamato.

Proseguiamo con l’introduzione alla dimensione regale del matrimonio. Gesù ci insegna che regnare significa servire. Gesù non è venuto per essere servito, ma per servire. Servire Dio è regnare. Lo dicevano già i padri della Chiesa. Come si serve Dio? Servendo i fratelli, servendo i poveri e i piccoli. Servendo il prossimo. Servendo il più prossimo di tutti:il nostro sposo o la nostra sposa. Noi sposi non ci sposiamo per essere serviti, ma per servire. Non ci sposiamo per prendere dall’altro/a ma per donarci all’altro/a. Non ci sposiamo per essere felici, ma per rendere felice l’altro e da questa consapevolezza trarremo anche la nostra gioia e la nostra pace. Essere re e regina  significa compiere nel nostro matrimonio le opere di misericordia. Significa trasformare il nostro matrimonio nel luogo privilegiato dove amare Dio nell’altro/a:

Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.

Matteo 25, 35-40

 

Non era forse lei affamata? Affamata di tenerezza, di intimità, di essere amata, curata e ascoltata. Tutte le volte che mi sono accorto di questa sua fame e l’ho sfamata, sfamavo Gesù in lei e in noi.

Non era forse lei assetata, come lo siamo tutti? Assetata di senso e di una vita piena. Una vita che non fosse buttata. Insieme abbiamo cercato di costruire una famiglia unita, dove si può trovare un amore che dà senso e che apre alla sua fonte. Un amore che apre a Dio. Solo così si può spegnere la sete.

Quante volte si è sentita forestiera. Incompresa. Quasi parlasse una lingua straniera. Quante volte l’ho vista tornare a casa abbattuta e scoraggiata. Quante volte ho sentito le stesse storie, le stesse lamentele. La tentazione da parte mia è sempre quella di interromperla o di far solo finta di ascoltarla. Tanto dice sempre le stesse cose. Ma lei ha bisogno di dire quelle cose e di essere ascoltata e compresa. Ha bisogno di condividere e di trovare compassione e sostegno. Ha bisogno di sapere che almeno io desidero ascoltarla.

Quando l’ho rivestita? Non è facile rispondere a questa domanda. L’ho rivestita di meraviglia. Qualche volta, anzi spero più di qualche volta, sono riuscito a ritornarle attraverso il mio sguardo la sua bellezza, la sua unicità, la sua femminilità. Uno sguardo che non passa con gli anni, ma al contrario si rinforza. Uno sguardo fatto di desiderio, di riconoscenza e di meraviglia per l’appunto. L’ho rivestita del mio sguardo.

Malata e carcerata. Chi non è malato e carcerato? Chi non ha ferite e fragilità che rendono difficile una relazione. Chi non ha i pesi e i lacci che imprigionano e non permettono di aprirsi all’altro. Sofferenze, esperienze, pregiudizi e il peccato che abita la nostra esistenza rischiano di impedire l’apertura a un amore vero. Solo una relazione libera e dove si trova nella persona amata un sostegno, e non un giudice sempre pronto a rinfacciare ed evidenziare errori e imperfezioni, può aiutarci a guarire le ferite e a rompere le sbarre della prigione in cui noi stessi ci siamo rinchiusi.

Essere re e regina per noi sposi è essenzialmente questo. Una strada semplice da comprendere, ma non facile da realizzare.

Antonio e Luisa

Articoli precedenti della serie Sposi re e regina

Introduzione  Gesù ci rende liberi e degni

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Mi han tolto il mantello: la nostra testimonianza

Mi han trovato le guardie che perlustrano la città;
mi han percosso, mi hanno ferito,
mi han tolto il mantello
le guardie delle mura.
Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
se trovate il mio diletto,
che cosa gli racconterete?
Che sono malata d’amore!

Noi abbiamo avuto, a differenza di molti, la possibilità di iniziare il matrimonio con una preparazione solida; entrambi avevamo alle spalle un lungo fidanzamento finito, che ci aveva fatto maturare, entrambi avevamo fatto chiarezza sul fatto che intimamente desideravamo una storia d’amore per tutta la vita, inoltre innamorati persi come eravamo l’uno dell’altra, avevamo capito che volevamo fare il grande passo. A tutto ciò aggiungiamo l’aiuto di padre Raimondo Bardelli, una persona con un’incredibile preparazione e vastissima esperienza, che bilanciando un’indomita volontà e una delicatezza amorevole, seppe mettere in luce le nostre debolezze nascoste e ci permise di confrontarci profondamente su tutto, ma proprio tutto ciò che deve esser chiaro prima del matrimonio, ogni aspetto.

In pratica, facendo il parallelo con il capitolo del cantico, assoldammo molte guardie, ben addestrate e dotate delle armi migliori, il nostro matrimonio, costruito come una fortezza inespugnabile, splendida e luminosa, era in grado di farci sentire sicuri e sereni, non si poteva immaginare che qualcosa potesse minacciarlo.

Forti di questa sicurezza iniziammo la nostra vita insieme con la fresca gioia degli sposini e incontrammo i primi ostacoli solo dopo un paio di anni, cercando di diventare genitori. La nostra prima figlia arrivò dopo molto tempo e nell’attesa fummo messi alla prova. Il fatto che non arrivavano figli semplicemente quando lo si desiderava ci feriva, ci scoprimmo un po’ meno sicuri già in quel momento, ma la conferma del test di gravidanza fu un momento liberatorio, su di noi tornava a splendere il sole e vivemmo la nascita e i primi mesi come ogni coppia: travolti dalla gioia, allarmati di tutto e perennemente assonnati.

L’arrivo del secondo, dopo due anni, ci trovava già più preparati, non avevamo tutte le ansie dei genitori senza esperienza, ma dovevamo gestire la casa, il lavoro, il neonato e far da guida all’altra permettendole di affrontare la sua prima rivoluzione diventando sorella; insomma, gli impegni crescevano e noi facevamo molta fatica (avevamo scoperto un nuovo livello di “perennemente assonnati”) ma la fortezza del nostro matrimonio, nonostante tutto continuava ad essere fieramente solida e, grazie all’arrivo dei figli, ancor più ricca.

Fu l’anno successivo che arrivò la tempesta, quando Valeria, dando concretezza a quelle che per settimane erano stati solo suggerimenti e battute casuali, mi disse di volere un altro figlio, disse che era un desiderio ardente nel suo cuore ma che non poteva realizzarlo se anch’io non provavo lo stesso identico desiderio. La mia risposta fu che avevamo stabilito di avere almeno due figli e ci si era arrivati, che le difficoltà erano molte, che non ero certo di farcela economicamente e altre scuse del genere, in pratica che non avevo lo stesso desiderio. Questo fu il momento in cui si consumò la frattura tra di noi: lei vide trasformarsi il suo sposo in un uno sconosciuto che le mostrava indifferenza, si sentiva tradita dalla persona che fino ad allora l’aveva amata più di ogni altra perché io avevo ucciso quell’ardente desiderio di avere un altro bambino, l’avevo pugnalata al cuore.

Così a causa di quella ferita che le era arrivata tanto in profondità, il suo cuore ferito reagì e come strategia di sopravvivenza si chiuse diventando freddo, molto freddo. Lei cambiò così tanto che non la riconoscevo più, così come io ero cambiato per lei, lei lo era per me e anch’io vidi lei trasformarsi in una sconosciuta.

Ci trovammo all’improvviso fuori dalla fortezza, soli e disorientati, scoprimmo molto dolorosamente quanto ci mancasse ogni gesto d’affetto, imparammo che anche il più semplice e banale “ciao” detto nella fretta quotidiana, se chi lo dice ti ama, è un tesoro. Noi non avevamo più neanche quello, eravamo mendicanti, continuavamo la vita di tutti giorni nascondendo tutto ai bambini e questo ci feriva ancor di più perché i gesti affettuosi verso i figli erano in bella mostra davanti ai nostri cuori assetati. Le guardie stavano facendo il loro lavoro.

L’aiuto arrivò all’improvviso e dall’alto, quando una sera Valeria chiese agli amici del gruppo di Rinnovamento di pregare su di lei per tutta questa situazione angosciosa che ormai ci tormentava da settimane. Uno dei fratelli lesse un passo tratto dal Vangelo di Matteo “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me” e qui non esagero se dico che in lei avvenne un miracolo: ispirata da queste parole di Gesù capì, anzi ricordò che se vuoi veramente essere seguace del Cristo il suo amore per lui deve essere più grande di ogni altro, anche dell’ardente desiderio di avere un figlio e non solo capì questo, ma ricordò che Dio ha creato per gli sposi una via riservata ed esclusiva per realizzare questo amore: farsi amare attraverso il coniuge! Quindi in quel momento specialissimo donato a lei (e a me) Valeria visse un vero rinnovamento nello Spirito e sanata dal soccorso divino della Grazia sacramentale rinacque come sposa e il suo cuore si riaccese d’amore.

Quando tornò a casa mi bastò sentire il saluto per capire, quel semplice, banale ma benedettissimo “ciao” che detto così mi sembrò un coro angelico, così corsi ai suoi occhi dove trovai la più dolce conferma, ci abbracciammo stretti piangendo e dicendoci “Ti amo!” come meglio non si può dire. Quella notte ci addormentammo con una profonda pace nel cuore, un nuovo dono che arricchiva ancor di più il nostro matrimonio.

Successivamente la nostra vita è proseguita incontrando molti altri ostacoli, come tutti abbiamo avuto periodi sereni e felici alternati a momenti di angoscia e difficoltà, ma non siamo più stati così lontani tra di noi. Il Signore ci ha sempre amati e condotti ad amarlo attraverso il nostro coniuge in ogni momento, buono o cattivo, anzi, è stato nei momenti peggiori che ci siamo stretti ancor di più l’uno all’altra.

Ah! Dimenticavo: la nuova effusione d’amore di quel momento era troppo forte perché prima o poi non desse nuovi frutti, così dopo un po’ è arrivata un’altra piccola ospite, un’altra volta ci era stato fatto dono di una vita da custodire e poco importò che dovessimo tornare al “perennemente assonnati”, la nostra fortezza era solida, splendida e una volta ancora più ricca di gioia.

Ranieri e Valeria

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Sposi re e regina. 2) Gesù ci rende liberi e degni.

Nel precedente articolo abbiamo visto come Gesù si svela come Re durante la passione, e come la croce sia l’immagine più alta e più forte della sua regalità. E’ il suo trono. Facciamo un passo avanti. Veniamo a noi. Noi siamo parte di un popolo sacerdotale, regale e profetico in virtù del nostro battesimo. Il popolo di Dio non appartiene ad uno stato particolare, non appartiene ad una etnia particolare, non ad una razza. Si entra a far parte di questo popolo non per sangue e per nascita, ma per fede e per il battesimo. Come dice San Paolo noi nasciamo a vita nuova, diventiamo parte del popolo di Dio. per mezzo dell’acqua e dello Spirito Santo. Cristo è l’unico e vero Re e attraverso il battesimo ciò che appartiene al capo (Gesù) passa al suo corpo (la Chiesa). Anche noi siamo resi capaci di essere re, sacerdoti e profeti. Questa appartenenza ci dona due caratteristiche molto importanti: la dignità e la libertà. Per essere re, come Gesù è re, devo recuperare, custodire e sviluppare questi due valori: la mia dignità e la mia libertà.  Solo così potremo accogliere il dono di Dio di essere re con Cristo. Il re ha una legge: la legge dell’amore. Il re ha una missione: essere sale e lievito. Essere quindi luce. Essere testimoni. Il re è capace di mostrare la bellezza di Dio e della sua Legge.  Il re  perdona non perchè sia debole e non sia capace di combattere e di lottare, ma perchè il perdono è uno dei gesti che più di tutti rappresentano la regalità. Il perdono è colmo di libertà e di dignità. La vendetta fa male a chi la perpetra e a chi la subisce. Per questo se mia moglie mi fa del male io resto re e la perdono continuando a farle del bene. Perchè sono libero da quel male che mi ha fatto. Perchè sono degno, nonostante ciò che lei può aver fatto o detto. La mia regalità viene da Dio. Nessuna persona, neanche mia moglie o mio marito può distruggerla. Questo significa essere davvero liberi e degni. La mia dignità viene da Dio e non da mia moglie o da mio marito. Attenzione! Riscoprire e riconoscere la mia dignità e la mia regalità non mi serve per innalzarmi sopra gli altri. Non mi serve per sentirmi meglio di mia moglie e di mio marito. Non mi serve per giudicarlo/a, per umiliarlo/a, per montare in superbia e sentire di meritare più di quell’uomo o quella donna. No! La consapevolezza del mio valore, della mia dignità, della mia regalità mi consente di servire meglio quella persona che ho sposato. Mi consente di liberare il mio amore dall’obbligo della reciprocità! Il re e la regina sono capaci di amare anche quando l’altro non dà o non dà abbastanza.

Antonio e Luisa

Introduzione

Non una legge da subire ma una Parola d’amore di Dio.

Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.
Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi.
Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.

Non se ne scappa. Anche il Vangelo di oggi ci offre una lettura molto chiara. Non si può partire dalla Legge per rendere santo il nostro matrimonio. E anche quando si parte dalla Legge poi serve comunque un salto di qualità. La Legge di Dio può diventare davvero cardine della nostra vita solo quando posta all’interno di una relazione d’amore. All’interno della relazione d’amore tra noi e Dio. Gesù proprio per questo inizia la sua riflessione dicendo : Se uno mi ama. Don Fabio Rosini spiega benissimo questa verità all’inizio del suo percorso sulle dieci parole. Il primo comandamento non è quello che recitiamo al catechismo Non avrai altro Dio all’infuori di me. Quella è una sintesi. Nell’Esodo troviamo scritto: Dio allora pronunciò tutte queste parole: “Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dei di fronte a me.”

Capite la differenza? Semplice, Dio antepone al comando una premessa importante. Io non ti comando da sconosciuto che impone la propria volontà. Io ti dono queste Parole e te la dono da Dio che ama il suo popolo, che lo ha fatto uscire dal’Egitto, che lo ha liberato dalla schiavitù. Cambia tutto non trovate? Il decalogo diventa così la risposta a una relazione d’amore tra Dio e il suo popolo, tra Dio ed ognuno di noi. Non una Legge da subire ma una Parola che diventa roccia sulla quale costruire il nostro matrimonio nella verità, nella pienezza e nella gioia.

Gesù non vuole opprimerci con  regole, dogmi, consuetudini. Non vuole la nostra obbedienza a precetti vuoti, perché svuotati di ogni consistenza. Non vuole che ci trasformiamo in sepolcri imbiancati. Vi siete mai chiesti cosa intenda con questa immagine? E’ semplice. Al tempo di Gesù i sepolcri venivano imbiancati per renderli più gradevoli e meno impuri. Ma dentro conservavano i resti dei cadaveri. Resti divorati dai vermi. Così siamo spesso noi. Imbellettati in apparenza, ma marci dentro. Gesù non si accontenta. Vuole molto di più. Vuole il nostro cuore. Vuole essere amato come uno sposo. Vuole essere desiderato come uno sposo, perchè Lui ci desidera come nessun altro. Il suo cuore è già tutto per noi. Vuole la nostra felicità e sa che è possibile solo quando esercitiamo la nostra libertà. Gesù è uno sposo innamorato. Sa benissimo che non possiamo amarlo, desiderarlo, cercarlo se il nostro cuore è pieno di altro. Anche i sacramenti, che sono mezzo attraverso il quale Lui ci salva ed effonde lo Spirito dell’Amante in noi, sono inutili ed inefficaci perché il nostro cuore non può accogliere nulla se è pieno del nostro egoismo, se è pieno di noi. Ecco perchè esiste la Legge. Una legge nuova, una legge al servizio dell’uomo e non viceversa.  Il sabato è stato fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato dice Gesù. Gesù che dice anche Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. 

Concludendo possiamo amare Cristo e accoglierlo nel nostro cuore solo se comprendiamo, e di conseguenza ci educhiamo a desiderare,  la purificazione del nostro cuore. Il peccato è brutto e fa male. Solo comprendendo questa verità potremo trovare le motivazioni per combatterlo nella nostra vita e nel nostro matrimonio. Non perchè dobbiamo assoggettarci ad una legge, ma perchè solo attraverso quella legge potremo essere liberi di aprirci all’amore dell’Amante ed essere così realizzati e capaci di riamarlo autenticamente in nostra moglie o nostro marito.

Antonio e Luisa

Ci sposiamo in mutande per farci rivestire di Cristo.

Il matrimonio è rivestito di regalità. Il matrimonio è amore che diventa visibile. Ciò è evidente e concreto. Traspare da tutta la persona amata che abbiamo accanto. Non so come spiegarmi bene. Cercherò di farlo con una immagine forse un po’ irriverente. Noi ci sposiamo nudi. Anzi in mutande. Non parlo dell’abito materiale. Per quello c’è gente che spende anche cifre a 4 zeri, ma si sposa comunque in mutande. Perchè il nostro cuore lo è. Durante il rito lo Spirito Santo prepara per noi degli abiti sontuosi. Vuole rivestirci di Cristo stesso. Vuole rivestirci della regalità di Cristo. Vuole rivestirci come figli di re. Questo però non basta. Tante coppie, che si sono sposate davanti ad un sacerdote, che hanno celebrato un sacramento, restano in mutande o rivestite di stracci. Ciò che fa la differenza è il desiderio e la volontà di accogliere quegli abiti da re. Re al modo di Gesù, quindi abiti di un re che si fa servo e che si sacrifica completamente per la sua regina (e viceversa). Ora dopo 17 anni di matrimonio vedo la mia sposa rivestita di una regalità meravigliosa. Spero che anche lei mi veda in questo modo e non ancora in mutande. In questi anni si è donata innumerevoli volte in attenzioni, in tenerezza, in servizio, in cura, in sopportazione, in pazienza. Si è donata senza riserva alcuna. Mi ha sempre messo al centro del suo amore. Ciò non significa che è riuscita sempre. La sua volontà non è mai venuta meno. Ognuno di questi gesti l’ha resa ai miei occhi sempre più bella e preziosa. Ognuno di questi gesti ha permesso allo Spirito Santo di rivestirla e di renderla sempre più meravigliosa. Almeno ai miei occhi. Passa il tempo ma non la sua bellezza. Una bellezza autentica, non costruita sui canoni, sulla giovinezza e sulle misure, ma sull’amore. L’unica bellezza autentica che non teme il passare del tempo. Tanti non si sposano perchè concentrano l’attenzione solo su di sè. Perchè dovrei impegnarmi per sempre e incastrarmi? E se poi non funziona? Il rischio c’è non lo nego. L’amore è anche rischio. Va cambiata però prospettiva. Ho imparato a riflettere in altro modo. Concentro l’attenzione su di lei. Tutto cambia. Lei ha impegnato la sua vita con me. Lei ha deciso di donarsi totalmente a me, di amarmi ogni giorno. Cosa ho fatto per meritarmi così tanto? Pensare alla relazione matrimoniale in questo modo cambia tutto, ti permette di arrenderti a un mistero grande di una alterità che liberamente si fa tua senza condizioni e senza nessun limite se non tutto quello che può darti. Il matrimonio è davvero un mistero grande. Non puoi comprenderlo fino in fondo, ma solo contemplarlo con profonda riconoscenza.

Antonio e Luisa

La vita è oggi!

Cosa manca veramente?

Ci manca la consapevolezza della della vita eterna, la certezza che siamo attesi alla Casa del Padre. Il nostro esserci, la vita che ci è data in dono, è la grandissima opportunità di essere un ponte perché qualcuno, a noi affidato e mai preteso, possa passare oltre.
Questo ponte ha un tempo, un prima nel mondo in cui siamo stati creati e un poi nella comunione tra il cielo e la terra. Quando ricordiamo i fatti e gli avvenimenti che ci hanno ferito, che comportano sofferenza, che gravano come un macigno, condizionando tutta la nostra persona e che sovente generano rabbie, risentimenti e orgoglio, dimentichiamo un aspetto fondamentale che ci appartiene: dovremo morire!
Questa morte fisica, sulla terra che calpestiamo quotidianamente, cerchiamo di sfuggirla, di non volerla mai contemplare. Difficilissimo che prendiamo a braccetto l’idea della “sorella morte”. Poi, dinanzi al mancare di una persona, sia essa a noi cara, ma anche uno sconosciuto, spesso ci troviamo pronti a ricercare un colpevole, colui a cui “affibbiare” il motivo di quella morte, pronti anche a fargliela pagare duramente, non sempre a giusta ragione. Ci vuole un bel cammino per arrivare ad accettare che che il Padre ha posto la morte al termine della nostra vita terrena. La morte “distrugge”. Quale immenso dolore perdere quella sola carne che il sacramento del matrimonio ha costituito. Mio marito Giorgio, per un periodo della nostra vita, tutte le sere, prima di addormentarci, aveva preso l’abitudine di dirmi: «Ti Amo». Lo faceva perché, all’idea che la morte sarebbe potuta arrivare in qualunque momento, non voleva perdere l’occasione di aver detto alla propria amata la frase che spesso difficilmente si esprime con tanta espansione. Un «ti amo» detto ora, adesso, oggi!

Quale folle strappo è la perdita di un figlio.
Quale dolore lasciare andare un genitore.
Quale fatica abbandonare l’amico che la malattia ha consumato giorno per giorno.
Quale pazzia l’uccisione violenta.
Quale  cecità l’omicidio attraverso l’aborto
Quale mistero la fine per martirio……
Perché parlare di questo? Per la grande, irripetibile occasione della vita che  ci appartiene! La vita è oggi, ora, adesso. Cosa posso fare adesso, ora, oggi?
TUTTO
Comprendo la chiamata e la missione che ho? Innanzitutto c’è Dio e poi… Sono una moglie? Un marito?  C’e il mio coniuge.  Sono una madre? Un padre? Ci sono i figli.
Sono figlio? Ci sono i genitori, Sono sorella? Ci sono i fratelli. Sono al lavoro? I colleghi e chi mi è affidato. In questo esistere e partecipare della vita donata può darsi che io debba:
Perdonare? Che io trovi l’occasione perché poi….potrebbe essere tardi! Cambiare stile di vita? Che io lo faccia perché non sia troppo tardi; Tacere? Che io comprenda la necessità prima che sia troppo tardi…avendo parlato troppo; Parlare? Si, a volte quella parola sarebbe necessaria….meglio al momento opportuno che mai… Forse io devo……
Ecco, Che ognuno possa riempire  questi  puntini di sospensione in  ciò che è necessario essere o fare oggi, adesso, ora, cioè prima che arrivi un punto in cui il passato rimanga troppo irrisolto. Dall’ultimo puntino è possibile andare a capo di una vita piena, riconciliata, amata, arricchita, salvata ma soprattutto eternamente Santa.
Non è detto che tutto questo sia facile però è percorribile e realizzabile.
Basta comprenderlo e volerlo cosicché nulla, ma proprio nulla, potrà impedire che l’amore vero trionfi. Donaci o Signore oggi, ora, adesso ciò che può essere fatto prima che sia troppo tardi. Che ciascuno possa vivere la vita donata secondo il perché della stessa.
Tutto il resto ci sarà dato in abbondanza!

-Cristina Righi-

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Le famiglie di Gesù: una meraviglia nella tempesta.

Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me.
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.

Il Vangelo di oggi ci tocca particolarmente. Si, lo so. Lo dico sempre di tutti i Vangeli che commento. Il Vangelo è così. Non ti può lasciare indifferente. Se lo fa, significa che lo avete letto solo con la testa e non con il cuore.

Non abbiamo scampo! Cosa ci dice? Che se non portiamo frutto saremo tagliati. Che anche se portiamo frutto saremo comunque potati, per portarne di più. Ci dice che siamo puri per la Parola che Gesù ci ha donato. La Parola è lui stesso. Per finire, giusto per rafforzare il concetto, Gesù afferma: Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.

Quanto è vero!! Cerchiamo di capirci, però. Quando una famiglia, una coppia, si accorge se il tralcio a cui è legato il proprio matrimonio è vivo o è invece seccato?

Quando le cose vanno bene? No! Quando tutto fila liscio non ci rendiamo conto di nulla. Basta la nostra miseria, la nostra umanità fragile e ferita. Ci bastiamo, si sosteniamo spinti dalla forza dei sentimenti, delle sensazioni, delle emozioni. Ci sentiamo, per certi versi, onnipotenti. Siamo padroni della nostra vita, del nostro matrimonio. Abbiamo tutto sotto controllo. In questi momenti, in cui l’amore prende la forma di un cuore pulsante, tutto sembra facile. Non ci serve la vite. Il tralcio si basta. Crede di poter vivere staccato dalla sorgente della sua vita.

Poi, presto o tardi, arrivano le carestie, i temporali, le gelate. Quel tralcio, che pensava di bastarsi, non riesce più a nutrirsi e a proteggersi da solo. Le tempeste della vita ci toccano tutti. Sofferenze, crisi, lutti, divisioni e abbandoni, possono minare il nostro matrimonio. Ogni coppia di sposi ha le sue cadute, ha colpi della vita che appesantiscono la relazione e la rendono difficile da condurre in salvo. L’amore smette di essere un cuore pulsante e prende la forma di una croce. La coppia non si basta più. I pesi sono troppo gravosi per sostenerli. Serve la forza, il sostegno della vite. Bisogna tornare alla sorgente, alle radici della nostra unione e attingere lì. Bisogna tornare a Gesù Cristo che è salvezza e vita.

Non tutti sono capaci di tornare alla sorgente purtroppo. Chi ha vissuto un matrimonio lontano da Cristo e dalla Sua Legge, donataci dalla sua Chiesa, inevitabilmente seccherà. Non perchè un Dio cattivo lo punisce, ma perchè non si è educato a vivere alla presenza di Cristo e a chiedere il suo aiuto.

Chi, invece, ha aperto sempre più il cuore a Gesù, allo Spirito Santo, cercando di vivere un matrimonio nella verità degli insegnamenti della Chiesa e nutrendo la sua relazione dell’amicizia con Gesù nella preghiera e nei sacramenti, in quei momenti di forte difficoltà non perirà. Al contrario, porterà più frutto. Penso ai tanti sposi lasciati e comunque fedeli alla promessa. Che esempio e testimonianza grande! Penso agli sposi che accudiscono e accompagnano il coniuge all’incontro con Cristo nella malattia. Quanta tenerezza e cura! Penso agli sposi che accolgono un figlio diverso, malato o disabile. Quanta fecondità nella loro vita. Ci sono tanti esempi che potrei fare. Gesù non trasforma tutto in un cuore, in qualcosa di bello e desiderabile. La malattia, la sofferenza e i colpi della vita, nessuno li vuole. Gesù la croce non la toglie. Ti dà, però, la forza di portarla e di testimoniare, così, un amore che salva e che attira. Quante persone sono state affascinate e avvicinate a Gesù dalla storia di Chiara ed Enrico. Chiara Corbella non desiderava soffrire e morire. Desiderava una vita normale con suo marito. Chiara ha però accolto la croce e l’ha vissuta sostenuta da una pace e una forza non umane. Chiara ed Enrico avrebbero dovuto seccare per il colpo ricevuto. Invece stanno portando tantissimo frutto perchè erano una cosa sola con la vite. Gesù era in loro e con loro.

Pensiamoci e contempliamo la meraviglia della forza delle famiglie che sanno abbandonarsi a Gesù!!

Antonio e Luisa

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L’amore è più croce o più cuore?

La croce non piace. Sempre più persone vorrebbero eliminarla dai luoghi pubblici. Non è vero che non piace perchè non è rispettosa di chi crede in un altro dio. La croce dà fastidio anche a tanti cristiani. Non lo ammetteranno, ma è così. La croce è fuori moda. La croce è scandalosa. La croce ci ricorda che amare significa anche, a volte, abbracciarla. La croce appesa al muro ci mette con le spalle a quel muro. Ci ricorda un Dio che ne ha fatto il suo trono d’amore. Ci ricorda che l’amore è fatica, che l’amore è una scelta, che l’amore ci chiede tutto. Ci chiede di morire a noi stessi. Ci chiede di perdonare tutto. La croce è segno dell’amore di Gesù. Ho letto da qualche parte che l’amore non ha la forma del cuore, ma della croce. Il cuore segno del sentimento e la croce segno della volontà. Gesù non sarebbe mai salito su quella croce per sentimento. Lo ha fatto per volontà. Per fare la volontà del Padre e per salvare tutti noi. Allora non è amore il suo? Oppure è l’Amore? Cosa ci insegna la croce? Ho pensato di mettere a confronto l’idea del mondo con l’idea di Dio sull’amore e sul matrimonio. Due concetti molto distanti tra loro.

Il mondo dice che l’amore è solo passione e sentimento. Dio dice che passione e sentimento sono cosa buona, ma l’amore diventa pieno e autentico  quando riesce ad andare oltre ed è capace di sacrificio.

Il mondo dice che il sesso è sempre positivo se desiderato da entrambi. Dio dice che il sesso è benedetto quando è espressione di un’unione sponsale. Una sola carne segno di un cuore solo.

Il mondo dice che  basta l’amore e non serve sposarsi. Dio ti dice che solo nel matrimonio troverai la forza per amare sempre.

Il mondo dice che il peccato non esiste. Dio ti dice che se vivi nel peccato sei già morto anche nel matrimonio.

Il mondo ti dice che lui/lei deve meritarsi il tuo amore. Dio ti dice che è davvero amore solo quando è gratuito ed immeritato.

Il mondo ti dice che la legge di Dio ti rende schiavo e ti impedisce di essere felice. Dio ti dice che solo accogliendo la Sua legge potrai essere libero anche d’amare.

Il mondo ti dice che sarai felice se farai di te il centro. Dio ti chiede di fare dell’altro il centro del tuo amore e solo se ti spenderai per gli altri potrai trovare anche il centro della tua gioia.

Il mondo dice che l’amore per sempre non esiste. Dio vi dice: “Cari sposi: mostrate al mondo che si sbaglia. Mostrate che amarsi per sempre è possibile ed è anche un’esperienza meravigliosa”

 

Antonio e Luisa

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Gli amici sono matite di Dio nella mia storia.

Ho sempre provato avversione per le mie fragilità e per la sofferenza. Forte, tenace e apparentemente indistruttibile, se soffi su certi punti mi sembra di frantumarmi. Tante volte nella mia storia sono stata convinta di dover affrontare le difficoltà da sola, ma la vita grazie a Dio me lo ha impedito, donandomi degli amici speciali che sono entrati intimamente in relazione con quei fatti faticosi che io volevo solo vomitare o nascondere.

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Tante volte scrivo che senza gli amici, e nei potrei elencare moltissimi di più delle dita di una mano, io non ce l’avrei mai fatta ad affrontare certe cose. Ho avuto FRATELLI che mi hanno sostenuto, abbracciata, incoraggiata, che hanno pianto con me quando le cose erano irrisolvibili. Ho avuto SORELLE che mi hanno ascoltata, consigliata, che mi hanno fatto vedere chi ero e chi potevo essere nonostante tutto. Mi hanno fatta ridere sdrammatizzando le situazioni più orribili e mi sono state vicino in silenzio. Non è possibile farcela da soli. ABBIAMO BISOGNO DELL’ALTRO. Nella mia fede cristiana ho scoperto che certi amici sono lo strumento preferito di Dio per farmi sapere quanto mi ama e quanta fiducia lui abbia in me. Non puoi portare avanti un matrimonio da solo. Hai bisogno di una rete di amici, di belle coppie volte al bene (non senza problemi), di saldi valori, di fede. Ci sono alcune coppie speciali che amo particolarmente che sono state dei pilastri nel mio matrimonio, perché con loro ci potevamo confidare, confrontare, sfogare. Sentire che certi problemi che vivevamo non eravamo i soli a sperimentarli. Ero alleggerita nel constatare che le parole grosse (…e a volte qualche piatto) volavano anche a casa degli altri. Scegliteli bene gli amici da avere accanto, diceva il nostro padre spirituale, perché quando arriva pioggia, vento, grandine e neve nel tuo matrimonio, tu possa trovare in loro sicuro riparo. Quel riparo che poi ti da la forza di uscire e affrontare le intemperie. Spesso pensi che non sia il caso di confidarti con altre persone su quella crisi che stai vivendo con tuo marito o con tua moglie, su quel problema con i tuoi figli. Se sei maschio è peggio, perché a quanto pare i maschi faticano molto più di noi a confidarsi. Pensi che chi ti sta vicino ha i suoi problemi e di certo non puoi anche mettergli addosso i tuoi pesi. Ma invece forse è una scusa raccontata a noi stessi per giustificare un senso di vergogna; il fatto che abbiamo paura di fare vedere all’altro le nostre fragilità, le nostre sofferenze, i limiti, le zone più oscure. Non ti privare di uno dei regali più belli che si possa ricevere e fare: la CONDIVISIONE. La condivisione è una potentissima arma d’amore contro un terribile mostro che sta alla base della maggior parte dei problemi: la SOLITUDINE. La solitudine è bastarda, perché amplifica le ferite e gli ostacoli. Il vero problema dei problemi è la solitudine. Perché qualsiasi complicazione tu stia vivendo se sei circondato da gente che ti vuole bene stai a trequarti del percorso. Mani, gambe, menti e cuori si moltiplicano e ti viene una forza che non pensavi di avere. Circondati di amici che credono nelle tue potenzialità e vedono le tue risorse, perché da soli nulla si può superare. La condivisione aggiunta alla forza dello stare INSIEME, al desiderio di cambiare, in alcune circostanze può salvare la vita. Come è stato per me prima di conoscere Roberto, dopo il mio matrimonio, con la nascita dei bambini: quando i figli non arrivavano, quando Davide è nato prematuro e pesava un chilo e cinquecento grammi, quando Roberto sembrava emigrato con la mente e il cuore in un altro mondo, nelle mie gravidanze a rischio, nella fatica di dare gli esami coi figli piccoli, nel disinteresse di mio marito, nella solitudine di avere la mia famiglia a settecento chilometri di distanza, la dislessia, l’epilessia. In ogni ferita, l’oro dell’amore di amicizie speciali sanava e riempiva le fenditure di quel vaso rotto che era il mio cuore. GRAZIE AD OGNUNO DI VOI, matite di Dio nella mia storia.

Claudia e Roberto

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L’amore matrimoniale è fatto di carezze.

Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri».

Questo Vangelo si presta a diverse riflessioni. Anche per quanto riguarda l’amore sponsale. Oggi mi voglio soffermare su una caratteristica dell’amore di Cristo. Gesù ci ama di un amore tenero. Il matrimonio è il sacramento della tenerezza. Gli sposi imparano l’uno dall’altra ad amarsi con tenerezza. Ho capito una cosa importante. Dio mi ha affidato una missione, mi ha comandato  affinché  io mi impegni ogni giorno per essere epifania del suo amore tenero per la mia sposa.

Più saprò essere tenero con lei, più imparerò ad esserlo (anche questo è un cammino di crescita) e più lei si sentirà amata da me e da Dio attraverso di me.

Di seguito riporto una riflessione di Carlo Rocchetta  che spiega concretamente cosa significhi amare con tenerezza, quale sia il linguaggio della tenerezza:

Per arrivare a questa situazione di sentirsi amati ed apprezzati, esiste il linguaggio delle carezze, la tenerezza è una polifonia di carezze. Dalle carezze deriva un messaggio di riconoscimento prezioso.

Isaia 43, 1-7: tu sei prezioso ai miei occhi, ti stimo e ti amo. La carezza è anche quella verbale, simbolica, non solo gestuale. Quando non ci sono carezze fra gli sposi si crea un senso di solitudine. L’altro o diventa un estraneo o si crea una stato di rivincita o di malessere tale che porta con sé rabbia, collera, tristezza. Lui non mi porta mai un fiore…lei è sempre negativa…. Così facendo si viene a creare un senso di solitudine e l’impressione che tutto sta per finire. La carezza è un riconoscimento che mi rassicura. Tutti abbiamo delle insicurezze. Tra marito e moglie è indispensabile darsi sicurezze. Una carezza in più non fa mai male!! Le carezze possono essere: verbali, gestuali, comportamentali e simboliche.

Le carezze verbali sono l’uso della parola: sei bellissima, sei straordinaria.. uccide più la lingua che la spada… Non si pensa che colpendo l’altro si colpisce se stesso. Le donne si ricordano ogni parola! anche nei momenti di ira o rabbia, facciamo in modo che le parole non siano macigni. Quando i due litigano non si ascoltano più.

Le carezze gestuali sono il tono della voce, lo sguardo, il sorriso, il bacio, l’abbraccio. Bisogna educarsi all’arte delle carezze gestuali. Quasi sempre vanno di pari passo con le carezze verbali. Sono parole non dette ma che a volte sono altrettanto eloquenti. Atti che fanno sentir bene il coniuge.

Le carezze comportamentali sono quelle collaborazioni, quel modo con cui si cerca insieme di mettere a posto la casa, di aiutare i figli. Atti concreti con cui ci si mette in sintonia con l’altro, si collabora con l’altro (il marito a volte arriva dal lavoro e si butta in poltrona).

Le carezze simboliche sono tutti i doni, quei piccoli segni che caratterizzano la vita della coppia. Il matrimonio è caratterizzato da doni: lista delle nozze, lo scambio degli anelli nuziali. Occorre che anche durante il matrimonio ci siano quei doni, quei simboli che facciano sentire bene il coniuge (portare un fiore alla moglie..). Il regalo non ha un valore solo materiale ma simbolico. Si è interessato a me.. Ha cercato quel regalo per me. È importante per gli sposi regalarsi una sorpresa ogni tanto, se no la vita di coppia diventa una monotonia, una routine sempre uguale.

L’unica condizione di questa polifonia di carezze è che siano carezze vere, incondizionate. Il do ut des non è vera carezza. A volte quando il marito vuol fare l’amore diventa tutto carezzevole, tutto moine. La moglie che ha capito il trucco si rifiuta. Se fosse carezzevole sempre sarebbe diverso… Quelle sono carezze condizionate.

Antonio e Luisa

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Rimasero soltanto loro due: la misera e la misericordia.

Alcuni giorni fa il Vangelo del giorno riproponeva l’episodio dell’adultera. Un episodio molto conosciuto e che si presta alle più svariate interpretazioni. Bellissima la riflessione di Sant’Agostino. Sant’Agostino probabilmente si sentiva particolarmente toccato da questo episodio, considerato che lui è stato particolarmente adultero con il suo corpo. Anche io mi sento particolarmente toccato da questo episodio. Credo anche molti di voi che leggete. Quante volte siamo stati adulteri con il nostro corpo. Quante volte non ce ne siamo serviti per amare, ma per ricercare un piacere fine a se stesso o solo mascherato d’amore. Sant’Agostino ci dona una riflessione meravigliosa. Una volta che Gesù ha zittito e disperso gli accusatori della donna con la semplice frase Chi di voi è senza peccato, scagli per primo una pietra contro di lei, resta solo con la peccatrice. In quel momento di eternità Sant’Agostino riconosce l’incontro decisivo che può cambiare la vita ad ognuno di noi. Sant’Agostino dice: Rimasero soltanto loro due: la misera e la misericordia.  In una frase ha sintetizzato il senso della vita umana. La peccatrice ha incrociato lo sguardo di Cristo. Non l’ha incrociato in un momento qualsiasi. Ha incontrato Cristo quando era a terra, nella polvere, condannata dagli uomini, forse lei stessa si condannava e non si perdonava quella vita lontana dalla verità dell’amore. Lì avviene il miracolo. Lì l’adultera non evita solo la morte per lapidazione. Lì l’adultera nasce a vita nuova. Era spiritualmente morta e Gesù le ridona vita. Le ridona la verità di se stessa. Le ridona dignità e regalità. Lo fa solo con uno sguardo. E’ bastato lo sguardo di un innamorato. Lo sguardo di Dio che va oltre la miseria e la fragilità dell’uomo e riesce a vederne la bellezza costitutiva, che è fatta da Dio, fatta ad immagine di Dio. Mi piace immaginare l’adultera che sentendosi guardata così in un istante riacquista la vista. Lo sguardo di Cristo le rende d’improvviso evidente la falsità dello sguardo dell’altro. Lo sguardo della persona che fino a poco tempo prima condivideva il letto con lei. D’improvviso si è resa conto che ciò che stava vivendo non era amore. Si è sentita, probabilmente per la prima volta, profondamente amata e desiderata. Non per il suo corpo o per quello che poteva fare e dare, ma perchè era lei. Gesù amava lei senza chiederle nulla in cambio. Questo è lo sguardo che io e Luisa abbiamo imparato a scambiarci. Anche quando non sono l’uomo perfetto e mostro le mie fragilità e le mie durezze, lei non smette mai di guardarmi con lo sguardo di Cristo. Uno sguardo che va oltre la miseria e diventa misericordia. Uno sguardo che tocca profondamente il mio cuore. Uno sguardo che mi permette di innamorarmi di lei sempre di più e di ringraziare Dio per avermela donata. 

Antonio e Luisa.

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Il contrario di amore è commercio

Spesso i miei articoli sono indigesti. Raccontano un amore sponsale grande, ma non certo un amore facile. Paolo VI lo gridava già decenni fa: Il cristianesimo non è facile, ma è felice. Non può appagarsi di giovani mediocri, non può essere vissuto in maniera qualunque; o lo si vive in pienezza, o lo si tradisce!

Se cercate facili giustificazioni e qualcuno che vi dia ragione non avete che da scegliere. Troverete alleati in famiglia, tra gli amici e anche tra alcuni sacerdoti. Troverete moltissime persone che vi daranno ragione e vi diranno che fate bene a non accettare una relazione che non sia totalmente appagante. Non certo io. Quali sono le vostre obiezioni? Lui non si merita niente, lei non è accogliente, lui ha un’altra, lei è fredda, lui non mi capisce, lei mi ha lasciato.

Avrete anche ragione, non lo metto in dubbio. L’altro/a non è perfetto e magari, concedetemi il francesismo, è proprio uno/a stronzo/a. Quindi cosa vogliamo fare? Piangerci addosso o cogliere questa occasione per svoltare? Per fare quel salto di qualità che ci può rendere veri cristiani, cioè imitatori di Cristo. Non significa accogliere la sofferenza come dono di Dio. Se l’altro è uno stronzo non è Dio ad averlo fatto stronzo, ma una sua mancanza, fragilità, peccato, ferita, chiamatela come vi pare. L’amore solo se reciproco non è un concetto di amore cristiano. Per quello non serve un sacramento e non serve la morte di Cristo in Croce. Se condizionate il vostro amare l’altro all’amore che ricevete in cambio non state amando davvero. State semplicemente usandovi a vicenda. Il contrario di amore è commercio. E’ dare un valore al vostro amare. Ne vale la pena? Vi riempite vicendevolmente il vuoto del vostro cuore. Il vuoto affettivo e il vuoto sessuale. Siete voi al centro. Sono io al centro. Perchè anche io non mi pongo come maestro, ma come uomo che vive in questo mondo con tutte le sue fragilità e difficoltà. Cristo ci salva anche da questo. Noi sposi siamo come due serbatoi vuoti o pieni a metà. Cerchiamo l’uno nell’altro quella sorgente per riempirci. Così facendo però ci riempiamo di nulla se i nostri serbatoi sono vuoti, oppure prosciughiamo l’altro per riempire il nostro se pieni a metà. Capite che così le cose non funzionano. Nel rito del matrimonio non esiste la parola se. Ognuno dei due sposi fa una promessa solenne: prometto di amarti e onorarti, di esserti fedele sempre. Sempre e non fino a quando tu farai altrettanto. Questo è l’amore incondizionato, questo è l’amore di Cristo, questo è l’amore che salva e che illumina. Per questo nel rito è aggiunta la frase: con la Grazia di Dio. Michel Quoist (importante presbitero e scrittore) scriveva: Amare, non è prendere un altro per completarsi, bensì offrirsi ad un altro per completarlo. 

Questa affermazione va spiegata  perchè qui sta tutta la differenza tra chi ama secondo Cristo e chi ama secondo il mondo. Come fare? Attingere all’unico amore che non delude, che non si esaurisce e che è davvero gratuito. Attingere allo Spirito Santo nei sacramenti e alla relazione con Gesù che diventa persona amica e conosciuta. Sto facendo una fatica enorme. Vi confesso un mio grande limite. Io credo in Gesù, ma non ho una vera relazione con Lui. Faccio fatica a pregare ad adorarlo, a sentirlo vicino e amico. Il mio padre spirituale mi sta aiutando in questa mia difficoltà perchè senza una vera relazione con Cristo il mio matrimonio non sarà mai libero. Cercherò sempre in mia moglie colei che deve riempire i miei vuoti. Finchè non troverò Dio in una relazione autentica farò di mia moglie il mio dio. All’inizio lo era. Ora con tanta fatica le cose stanno cambiando. Quello che vi voglio dire è che finchè vi lamentate di ciò che vostro marito o vostra moglie non vi dà state sbagliando bersaglio. Non sarò io a darvi corda. Se volete davvero trasformare il vostro matrimonio in qualcosa di diverso dovete cambiare ciò che significa il vostro matrimonio. Dovete farvi una domanda: chi è al centro della mia vita? Chi o cosa dà senso alla mia vita? Se ciò che dà senso e pace alla vostra vita è l’amore del vostro sposo (o sposa) significa che avete sostituito Dio con lui/lei. Significa che ne avete fatto il vostro idolo. Gli idoli chiedono la vostra vita e non la danno. Solo Dio dà senza chiedere nulla. Vi state illudendo e state sbagliando tutto. Quella persona non potrà mai essere colei sulla quale costruire la vostra felicità, anche solo per il fatto che potete perderla in qualsiasi momento. E’ mortale e finita. Se invece troverete la risposta alla vostra sete di amore e di eternità in Gesù allora il vostro matrimonio diventerà luogo dove restituire quell’amore a Gesù che è presente nell’altro e nel matrimonio stesso. Non sarà più l’altro a dover riempire il vostro serbatoio perchè sarete attaccati all’acqua corrente dello Spirito Santo che è inesauribile ed infinitamente buona. Allora non avrete bisogno per riempirvi di attingere al serbatoio dell’altro ma sarete pronti a riempirlo del vostro quando l’altro si troverà a secco e non potrà o non vorrà darvi nulla.

Antonio e Luisa

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La soluzione è dire sempre si al nostro matrimonio

Se hai sperimentato la gioia della risurrezione di Gesù nella tua vita, significa che, in un fatto difficile della tua storia che sembrava decretare la tua “fine”, hai scoperto che il tormento non aveva l’ultima parola per te in quella vicenda. Questa è la nostra fede. Ma non tutti i giorni della tua quotidianità sono fatti di gioia, non tutta la tua settimana respira la risurrezione di Dio.

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Perché ci sono momenti di difficoltà in cui ti sembra di non cavare un ragno dal buco, come gli apostoli che pescano tutto il tempo e non tirano su neanche un pesce. Gesù lo vede che ci sono momenti della nostra vita in cui non abbiamo più cibo sostanzioso, che siamo alla deriva, in grosse difficoltà e non è indifferente. Nel Vangelo di ieri, ad un certo punto arriva un tizio (che loro neanche riconoscono) che gli dice di provare a gettare le reti dalla parte destra della barca. Il suggerimento è quanto meno assurdo, perché non è che se uno non trova i pesci dalla parte sinistra della barca poi a destra li trova. La fiducia contro ogni logica li ricompensa di una pesca esagerata che è così abbondante da poter spaccare le reti, che però reggono. Se stai vivendo una crisi o una sofferenza particolare nel tuo matrimonio o relazione di coppia, il senno ti direbbe di arrenderti, tirare le reti in barca e cambiare aria. Trovarti un’altra compagna, o un altro marito. E invece Gesù ti dice di fare una cosa insensata. Ti invita a cercare la soluzione del crollo dentro al matrimonio e non fuori: rimani in quella crisi, prendi questo dolore come un’occasione di pesca abbondante anche se sembra tutto arido, perché lì Gesù si manifesta stanne certo. Al mio matrimonio non gli dava due lire nessuno. La crisi nel tempo testimoniava la fatica di due storie troppo difficili da mettere insieme. Eppure dopo dieci anni di fatica, scontro, ferite, cadute e sollevamenti, amore e odio, quando meno ce lo aspettavamo ci siamo ritrovati a tirare su le reti della nostra relazione, e non erano più vuote, ma piene di ottimo cibo nutriente da condividere non solo fra noi, ma anche con tutta la comunità di famiglie e persone intorno. Da questa abbondanza nasce l’attività di evangelizzazione Amati per Amare. Il Vangelo di questa domenica è un dono speciale che ci ricorda che il Signore Gesù è presente col Suo Amore nei nostri matrimoni e nelle nostre vite. Ma senza la nostra risposta la relazione con Lui non può fiorire, ma soprattutto il Suo Amore senza il nostro si, non si può manifestare a chi ci sta accanto. Le tre domande a Pietro sono una bellissima espressione del corteggiamento di Dio per l’uomo. La risposta di Pietro una dichiarazione d’amore e di fedeltà all’amato Gesù. Come se Gesù dicesse sappi che il mio amore ci sarà sempre, ma ho bisogno anche del tuo. La polarità bisognosa di Dio parte dal desiderio di una relazione intima con ciascuno di noi ed eleva me e te ad una dignità inestimabile. Il tuo Dio ha bisogno di te, del tuo amore, dei tuoi sentimenti, della tua risposta positiva a questo affetto, per manifestare la Sua Gloria. Cosa significa per me oggi voler bene a Gesù nel mio matrimonio e nella mia famiglia. È come se Gesù ti chiedesse oggi se gli vuoi bene, se lo ami, perché senza di te non si può fare. La tua risposta d’amore segna l’inizio di una missione, di un mandato in cui l’unico intento è annunciare a tutti la Salvezza di Dio per la propria vita.

Claudia e Roberto.

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