Sposi fai da te? No Alpitour? Ahi ahi ahi…

PADRE LUCA FRONTALI

Corso Emmaus: introduzione

Perdonatemi se spesso nei miei articoli sono così sfacciatamente nostalgico degli anni ’80. Mi spiace per chi legge e non li ha vissuti, non sa cosa si è perso… Non che io lo abbia fatto in pieno data la mia età, però ho molte reminiscenze che spesso piacevolmente riemergono nella memoria.

Quella celebre pubblicità ritraeva due incauti sposi che si avventuravano in paesi esotici arrabattandosi tra dune di sabbia e foreste pluviali in cerca del luogo dove pernottare finché arrivava il beduino di turno a rimproverarli per la loro scarsa organizzazione.

Scherzi a parte, però questo sembra il modus vivendi di tante coppie cristiane. Hanno celebrato il sacramento, qualche volta la panca della chiesa l’hanno pure loro scaldata ma alla fin fine questo Gesù dove si trova nel ménage quotidiano? Oppure, per chi è credente, per chi ci tiene a Gesù, lo ha nel cuore, questo Gesù quanto conta alla fine nella propria vita?

S. Fedele da Sigmaringa (1577-1622), un santo cappuccino tedesco, morto martire per la fede in Svizzera e che ieri abbiamo celebrato, scriveva così: “Oh, Gesù dolcissimo e unica speranza dell’anima mia, perché ti sei allontanato da me? Dove ti sei nascosto, o buon Gesù? Io ti cerco da lungo tempo, e pure non ti trovo. Come avviene, o Gesù soavissimo, che sei dentro di me e fuori di me, stai ai miei fianchi, alla mia destra e alla mia sinistra, e ancora non ti scopro? O Gesù! Qual è la causa, che essendo dentro di me con la tua potenza e presenza, tuttavia con la grazia sei lontano da me, misero peccatore? O Gesù, è chiaro il motivo: non ho cercato Te. Cercai me. Ma d’ora in poi voglio cercare unicamente Te”.

Gesù c’è eccome nella nostra vita! È più presente del sole che splende in cielo ma se poi non Lo ascolto…?

Vi condivido, cari amici, che uno dei peccati che più confesso, assieme alle omissioni, è proprio il non ascoltare la Parola. Leggerla, meditarla ma poi fare di testa mia. Ossia, mi pento sempre di non seguirLo come dovrei.

Della Parola di oggi vi segnalo due brevi passaggi. Il primo è quando Gesù dice “Io sono il buon pastore” e poi “La pietra scartata dai costruttori è divenuta la testata d’angolo”.

C’è un bel legame tra le due immagini: pastore e pietra angolare. Il legame è dato dal loro ruolo essenziale e insostituibile, dalla loro funzione imprescindibile. In un gregge ci possono essere 10, 100, 500 pecore e non fa molta differenza, ma non può mancare il pastore altrimenti le pecore non riuscirebbero a vivere. Idem in un edificio fatto di pietre e mattoni, come si usava una volta, la pietra angolare era uno dei pilastri su cui poggiava il peso di tutto l’edificio e senza di essa non poteva reggersi.

Domanda: ha Gesù tale ruolo nella tua vita di coppia? O sei sposo al modo del “turista fai da te”?

La presenza di Gesù come Sposo della coppia non è una realtà «magica», sentimentale ma nemmeno domenicale o a periodi in base a come mi sento. È una vera relazione di amore e amicizia che va accolta ogni giorno. Gesù, per il sacramento delle Nozze, vive da Risorto la vostra relazione e ogni volta che vi sforzate di vivere in comunione, lì c’è anche Gesù. Quindi quando curate la relazione con Gesù nella la preghiera, nell’ascolto della Parola e con i Sacramenti state anche migliorando l’unità fra voi perché più vicini alla vera sorgente dell’Amore.

Cari amici, vi auguro di cuore di scoprire e riscoprire continuamente quanto è bello avere vicino a noi Gesù e il coraggio e l’umiltà di starGli dietro ogni giorno.

ANTONIO E LUISA

Crediamo che la fortuna del nostro matrimonio sia stata proprio quella di aver compreso che da soli avremmo fatto solo disastri. Da quando ci siamo sposati abbiamo cercato di mettere Gesù al centro della nostra vita. Al centro del nostro matrimonio. Non così tanto per dire. In modo molto concreto.

Come? Essenzialmente in due modi. Accogliendo la Sua Legge attraverso l’insegnamento della nostra Chiesa e atteverso la preghiera intesa come relazione con Gesù.

Accogliere la Sua Legge ha significato per noi vivere la nostra relazione nella castità. Castità prima del matrimonio e castità dopo il matrimonio. Astinenza prima del matrimonio e apertura alla vita dopo. Apertura alla vita nella responsabilità utilizzando i metodi naturali. Tante volte abbiamo testimoniato come una delle abitudini che secondo noi impoveriscono di più gli sposi è proprio l’uso di anticoncezionali. Non stiamo a ripeterci vi lasciamo un link ad un articolo specifico.

Il secondo punto riguarda la preghiera. Preghiera intesa non come recita del rosario o altre preghiere recitate. Naturalmente serve anche il rosario soprattutto ora che stiamo per entrare nel mese di Maggio. Intendiamo, in questo caso, una preghiera a più ampio raggio. Significa offrire. Offrire il nostro servizio, la nostra cura reciproca, il nostro perdono e la nostra tenerezza come preghiera. Sembra una scemenza ma in relatà rende tutto più leggero. Anche la fatica assume un valore diverso. Più bello. Anche quando l’altro non si comporta benissimo il nostro donarci comunque è sostenuto proprio da questo significato più grande. L’altro non se lo merita? Lo faccio per Gesù che invece mi ha amato così tanto sempre anche quando ero io a non meritare nulla.

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 7

Nel nostro percorso siamo ormai giunti idealmente sul sagrato della chiesa, anzi abbiamo già affrontato il saluto iniziale che apre la Santa Messa, ma vorremo fare qualche passo indietro insieme con voi per scoprire o riscoprire gesti antichi e sempre nuovi. Oggi parleremo dell’Acqua Santa.

Quando entriamo in una chiesa, il primo oggetto che troviamo aldilà del portone d’ingresso è sicuramente l’acquasantiera ; e dopo la doverosa genuflessione ( di cui ci occuperemo più avanti ), il primo gesto che siamo invitati a fare è quello di fare devotamente il segno della Croce con l’Acqua Santa. Ma perché proprio con l’Acqua Santa ?

L’Acqua Santa ( detta anche Acqua Benedetta ) è l’elemento naturale che ci ricorda l’Acqua Santa del Battesimo con cui veniamo “lavati” dal peccato originale ; ci ricorda anche il Battesimo di Gesù nelle acque del Giordano ; l’acqua poi è strumento, segno e simbolo di purificazione ; così anche di vita, la beviamo perché ci è necessaria… insomma, l’acqua porta con sé diversi significati e simbologie che ci aiutano a vivere meglio…. non a caso Gesù l’ha scelta per il Battesimo.

Essa è un sacramentale non è un sacramento, cioè la sua efficacia dipende in certa misura dalla disposizione del fedele…. insomma, se usata con fede è un rimedio potentissimo per le varie occasioni della vita, l’insegnamento della Chiesa Cattolica è che fare devotamente il Segno della Croce con l’Acqua Santa porta innumerevoli benefici per il corpo e per l’anima : Essa spaventa i demoni, ottiene il perdono dei peccati veniali, può liberare da incidenti, da vari pericoli e può guarire anche malattie.

La Chiesa, nella sua saggezza bimillenaria, ha sempre tenuto in grande considerazione i cosiddetti sacramentali, perché essa è nata nelle famiglie, nelle case, le famose chiese domestiche ; e sa bene che l’essere cristiano investe ogni aspetto della vita, a cominciare dall’ordinarietà delle famiglie, da quell’inesorabile ripetersi ciclico dei doveri quotidiani …. ed è così che sono nate le preghiere/benedizioni a cura del capo-famiglia prima e dopo il pasto, all’inizio e alla fine del giorno, e così via per ogni avvenimento dell’umana esistenza.

Infatti un oggetto che non mancava in casa dei nostri nonni è sicuramente l’Acquasantiera : lungi dall’essere trattata alla stregua di un talismano o di un portafortuna ( pratiche peccaminose ), ad essa si faceva ricorso ogni qualvolta si avvertiva la necessità di sentire vicina la presenza di Dio, il suo aiuto ; si usava spesso ogni volta che si usciva o si entrava per chiedere a Dio la benedizione lungo il tragitto all’andata e come ringraziamento e protezione al ritorno entro le mura domestiche.

Nella nostra famiglia abbiamo sempre una fornitura adeguata di Acqua Santa, per le varie ricorrenze : ad esempio ci segniamo prima di cominciare la recita quotidiana del Rosario ; l’abbiamo usata spesso con le figlie piccole perché dormissero sonni tranquilli ; ce la portiamo per un viaggio lungo ; se ci svegliamo di soprassalto per un incubo notturno ( a volte architettato dal maligno che lavora sempre H24 ) non esitiamo a segnarci e pregare l’Angelo Custode che ci aiuti a riprendere sonno facendo sogni di Paradiso ; la usiamo per benedire le stanze della casa in varie occasioni come a Pasqua, Natale, capodanno, Epifania ; se arrivano persone bisognose la si usa per cucinare ; segniamo la persona della famiglia che ha una necessità particolare… insomma, la Chiesa che ci è madre ci mette a disposizione tanti strumenti/opportunità per far crescere ed alimentare la fede e la vita di Grazia e noi abbiamo imparato a sfruttarne la ricchezza.

Ma dove si acquista l’Acqua Santa ? Non si compra già santa : basta prendere della comune acqua e portarla da un sacerdote qualsiasi che la benedice attraverso un formulario specifico…. se in questo tempo troviamo nelle chiese le acquasantiere vuote per i noti problemi igienici/sanitari, possiamo sempre portarla da casa e chiedere al sacerdote di benedirla prima o dopo la S. Messa, e la Domenica successiva ce la portiamo da casa già benedetta. Semplice e funzionale, no ?

Santa Bernadette, la veggente delle famose apparizioni della Madonna a Lourdes, per assicurarsi inizialmente che la visione della Signora non fosse opera di Satana, prese una bottiglia con l’Acqua Santa e cominciò a spruzzare a più riprese la visione così da farla scomparire nel caso si fosse trattato di un inganno demoniaco, infatti i demoni scappano se bagnati dall’Acqua Santa…. come quando si immerge la prima patatina nell’olio bollente, così “friggono” i demoni se toccati dall’Acqua Santa.

Cari sposi, dobbiamo riscoprire queste sante abitudini già da domani, ci aspettiamo che da domani le nostre chiese siano invase da centinaia di bottigliette d’acqua pronte per essere benedette dopo la S. Messa…. se avete qualche parroco recalcitrante si può intenerirlo chiedendo ad ogni bambino del catechismo di portare la propria bottiglietta da casa : catechisti organizzatevi !

Avere a disposizione sempre la Benedizione di Dio attraverso l’Acqua Santa non è cosa da poco.

Giorgio e Valentina.

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IRRIVERENTE TESTIMONIANZA VOCAZIONALE

Una bella testimonianza di un prete che ci piace molto. E’ di Bergamo come noi ma lo abbiamo conosciuto attraverso i social. Vi consigliamo di dare un’occhiata al suo canale Youtube Scherzi da prete. Merita.

Sono prete da 12 anni, ma non sono mai stato in parrocchia perchè sostanzialmente fino ad oggi ho studiato. Mi è capitato di benedire una quindicina di matrimoni, tutti di persone amiche e con cui sono abbastanza in confidenza. Per impostare una conversazione carina con gli sposi di solito domando: “Ma cosa ti ha fatto innamorare di lui/lei?“. Se la domanda è posta a tutti e due gli sposi insieme, la risposta più gettonata è: “Lo sguardo/gli occhi, il sorriso, mi ha fatto ridere, la profondità, la simpatia”. Se la domanda è posta solo a lei, senza lui, la risposta più gettonata è: “Lo sguardo/gli occhi, il sorriso, mi ha fatto ridere, la profondità, la simpatia”. Se la domanda è posta solo a lui, senza lei, ma al corso fidanzati, la risposta più gettonata è: “Lo sguardo/gli occhi, il sorriso, mi ha fatto ridere, la profondità, la simpatia, la dolcezza”. Se la domanda è posta solo a lui, senza lei, ma mentre beviamo una birretta, la risposta più gettonata è: “Ha un bel sedere”.

Alle mie caste orecchie sacerdotali questa risposta è sempre sembrata un po’ troppo irriverente. Insomma, provenivo da anni di seminario di testimonianze vocazionali. Eh sì, perché te le chiedono solo quando sei in Seminario: fino a quando sei in seminario tutti pensano che sei diventato prete per uno slancio di generosità, sei un esempio per i giovani, sei il figlio e il nipote che tutti vorrebbero, sei carino e coccoloso, con la faccia bella sorridente e appartieni a quella specie rara più dei panda, ossia i seminaristi. Quando diventi prete, fai parte di quei 48mila parassiti che evidentemente sono diventati preti per questioni legate all’8 per mille, e sei quello che non vuole sposare i gay, non vuole far fare il padrino alla cresima al cugggggino divorziato, non vuole far mettere la canzone di Vasco Rossi al funerale, chiede al massimo due assenze al corso fidanzati altrimenti non è valido, fa prediche troppo lunghe, ecc… E della tua testimonianza vocazionale frega niente a nessuno.

E tra l’altro tu sei contento di questo, ma lo dico tra un attimo. Torniamo alle mie caste orecchie da sacerdote novello: insomma, fino a pochi mesi prima giravo le parrocchie della diocesi a dire che sono entrato in Seminario perchè affascinato dalla radicalità del Vangelo, dal desiderio di donarmi incondizionatamente ai fratelli, dall’altezza dell’eucaristia. Il mio pezzo preferito era: “Vi auguro di trovare qualcosa che vale più della vita, per cui dareste la vita: se lo avete trovato, la vostra vita è salva. Io l’ho trovato”. Standing Ovation: quando arrivavo a questo punto delle testimonianze vocazionali, con voce studiata e pausa suadente, le nonne mi guardavano con lo sguardo: “Ti prego, diventa mio nipote!”. E, non voglio esagerare, ma 20 anni fa con 30 chili di meno e tanti capelli in più, vedevo anche sguardi che dicevano: “Ti prego, sposami!”. No vabbè, forse qui ho esagerato un po’. E insomma, dopo anni di testimonianze vocazionali sublimi e altissime,… eddai, come fai a dirmi che la tua vocazione matrimoniale è iniziata perchè lei aveva un bel sedere!?

Poi questi amici li conosco: vedi storie semplici di fedeltà, di dedizione incondizionata ai figli, di caos ma di voglia di stare insieme. Quando vai a trovarli, vedi pezzi di vita bella e vissuta, di fede schietta e genuina. Entri in case che non sanno di incensi e non sono dorate, ma sono belle, vere, rocciose come la vita quotidiana, che non fa sempre carezze ma che è solida. E il vangelo diventa scegliere come passare il tempo, come gestire i soldi, come aiutare il vicino o quell’associazione in cui vi siete conosciuti, voglia di leggere una cosa che tiene viva la fede tra il lavoro e la gestione di 3 bambini, organizzarsi per andare a messa con i piccoli, voglia di far fare all’amico prete quattro chiacchiere con il figlio preadolescente. Voglia di prendersi cura del gruppo adolescenti o di tornare a fare i capi scout. E… quanta strada da quel bel sedere! (che comunque rimane tale… con approvazione ecclesiastica).

E allora mi fermo un attimo, dopo 12 anni di prete. Io non lo so se sono andato in Seminario perchè affascinato dalla radicalità del Vangelo, dalla voglia di servire, dall’altezza della liturgia. Io ero un goffo preadolescente figlio unico, ma abbastanza dotato sui pensieri. Sono andato in Seminario a 14 anni appena compiuti. All’oratorio ero sempre un riferimento, fuori no. In seminario avrei trovato un po’ di compagnia in più e, sì, caspita, lo dico: sarei diventato uno che comanda! Perchè a me piaceva quando all’oratorio mi riconoscevano come un capetto e potevo comandare. Quando tornavo a casa dal seminario, ero orgoglioso dell’upgrade fatta: ero IL seminarista. Scansatevi proprio! Mi gongolavo degli sguardi delle signore della messa prima che mi vedevano come il nipote che avrebbero sempre voluto, e ci tenevo a essere una sorta di “vecchio saggio” del gruppo di amici. Cioè, io non ero come gli altri: raccoglievo tutte le confidenze di tutti, e se c’ero io i genitori erano contenti. Poi ho sempre avuto un po’ di sindrome da primo della classe, o giù di lì: il primo 29 preso a un esame è stato dopo il dottorato in teologia, e dopo la laurea triennale in filosofia, a quota circa 100 esami. In storia del cristianesimo ho preso 29, ci ho sofferto per tre giorni. Cioè: così bravo e intelligente, Dio aveva fatto proprio un grande affare a chiamare me!

L’ho pensato un po’ di anni! Sapevo fare tutto! Dove andavo in parrocchia ero apprezzato, a scuola una bomba, non mi hanno nemmeno fatto mai stare in comunità in teologia, perchè mi hanno sempre fatto fare l’assistente ai ragazzi più giovani (e dentro di me ho sempre letto questa cosa come il fatto che, insomma il Seminario per me era un pro forma). Insomma… che differenza c’è tra chi si è preso bene per una per il suo bel sedere, e la mia “vocazione” sostenuta da motivi non più nobili di quella cosa che viene prodotta dal sedere? Una differenza c’è: che essere attratto da un sedere è molto più sano che tutti i motivi che mi hanno spinto ad andare in seminario. L’ho capito un po’ di anni dopo, e per quello adesso sono contento di non dovere fare testimonianze vocazionali: così non sono costretto a mentire. Sono andato in seminario per orgoglio, invidia, gelosia, debolezza, paura del giudizi, senso di inferiorità. Dai, parliamo anche delle donne. Io in terza media, quando sono andato in Seminario, ero stra-preso bene per una ragazzina che avevo conosciuto al lago. Ma sentivo una vergogna enorme, diciamo quella da preadolescente, ma un po’ di più. Poi più o meno ogni 10 anni mi capita di innamorarmi, o giù di lì. Le prime due volte io sono proprio scappato. Cioè, non è vero che l’ho fatto per Gesù, per la Madonna, per i santi, per il Regno, per la dedizione. Una di queste due volte la ragazza in questione ha fatto un passo anche lei, e io mi sono spaventato.

Cioè, finché è tutto nella mia testa è anche una cosa molto romantica, ma questa voleva tempo, spazio, pezzi della mia libertà, voce in capitolo, voglia di guardare anche dietro la mia corazza. No, troppo difficile. Una bella patina di celibato su tutto, con tanti pensieri spirituali, e via! Il grande assente in tutto questo? Il Signore. Che assente non era. Io ricordo come fosse ieri il 17 luglio del 2006. Penso sia stata la prima volta che l’ho incontrato. Stavo facendo gli esercizi spirituali. E tutto si è sgretolato. Come una bomba alla base del castello. Il marcio l’ho visto tutto insieme in un colpo. E poi ci ho messo qualche anno a rivederlo tutto e a provare a conviverci. Stavo facendo il mese ignaziano, e avevo chiesto (lo aveva detto la guida spirituale, e io sempre obbediente l’avevo fatto, ma senza nemmeno sapere cosa stessi facendo) il dono delle lacrime. Eh, mi ha preso proprio in parola il Signore. Quanto ho pianto in quei giorni! Ma tantissimo! Ho visto la banalità di cui mi stavo attorniando. Ho capito il mio peccato, l’ho proprio realizzato. Ho visto come il Vangelo era una sorta di esoscheletro di una personalità brutta, rachitica, piena di ferite. Poi mi ha preso per mano una persona con cui avrò un debito eterno di riconoscenza: mi ha insegnato a pregare, e a non avere paura.

Sono uscito dal seminario: ho iniziato a lavorare, ho fatto l’università. La preghiera ho iniziato a cercarla perchè io una dolcezza del genere non l’avevo mai sentita: il Signore mi aveva sempre usato misericordia. In quegli anni passato a costruire una corazza, il Signore mi stava educando alla battaglia. Ho iniziato ad avere amici non seminaristi. Ero insegnate di religione in una scuola: l’ultima ruota del carro, il più giovane, inesperto, nemmeno avevo finito l’università. Prendevo il treno il mattino alle 6.55 per andare in università, come tanti altri. Non avevo più difese. Ed era bellissimo. Mi sono innamorato per la terza volta nella mia vita, e questa volta non mi sono difeso. La cosa bella di quel periodo è stata la scoperta del gratis, dell’amore, della grazia, del di più, della quotidianità condita di queste cose, della misericordia che sola guarisce ferite e permette di togliere armature. Davvero nulla di speciale, ma tanto odore di quotidiano. A un certo punto ho capito che al Signore non interessava assolutamente nulla se io diventassi o meno prete. Niente. Mi è parso di capire che volesse un figlio. Lì mi sono sentito libero di diventare prete. Perchè è l’essere figlio che ti tiene in piedi, non l’essere prete. E ho scoperto che il Signore era estremamente contento quando io ero innamorato, e lì ho pensato che ero libero di preferirlo.

Sono tornato in Seminario e di lì a poco sono diventato prete. Quando mi sono sentito libero di riconoscere che anche io alla fine avevo iniziato tutto perchè mi piacevano cose non più nobili di un sedere, anzi molto meno. Ma li dentro ne è venuto del bene. Sono diventato prete perchè mi sembra che così possa mettere in gioco un po’ di cose che sono e perchè mi sembrava il modo migliore per me di vivermi da figlio. Ma la vocazione è il giorno in cui la chiesa ti dice: “Noi scegliamo questo figlio per il presbiterato”. Sì, alla fine sono diventato prete perchè c’è bisogno di preti. E gli anni di seminario mi sono serviti a una sola cosa: a capire che non ero obbligato a diventare prete. Ma il Vangelo mi ha reso libero per scegliere di farlo. Ecco, visto che nessuno mi chiede mai la mia testimonianza vocazionale, la faccio allo stesso in preparazione alla giornata vocazionale. Che non è la giornata in cui chiedere a Dio di obbligare qualcuno a fare cose, ma è la giornata in cui pregare perchè ci sentiamo liberi di preferirlo.

Don Manuel Belli

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Coltivare…il Matrimonio – “Sposi&Spose di Cristo”

..di Pietro e Filomena“Sposi&Spose di Cristo”..

Carissimi siamo in primavera, ed è l’ora di mettere mani nell’orto..della nostra vita matrimoniale!

Oggi, infatti, vi daremo 8 piccoli consigli pratici per un buon raccolto!

Cosa si coltiva? Scopritelo!

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Primo passo possibile:

Predisporre il terreno della vostra vita ad accogliere i semi della felicità prestando attenzione all’esposizione: serve molta Luce di Dio!

Secondo passo possibile:

Zappettate accuratamente con la volontà e la voglia di partire…di andare lontano insieme al vostro coniuge percorrendo insieme piccoli passi possibili.

Terzo passo possibile:

Dopo aver ripulito il terreno del cuore dalle erbacce dell’incredulità e della diffidenza, e dissodato dalle pietre dell’indifferenza e delle paure, create dei solchi profondi a tal punto da permettere ad un seme delicato, come quello della Gioia piena, di mettere radici stabili.

Quarto passo possibile:

Iniziate la semina della Parola di Dio e della Eucarestia, innaffiando il terreno con la preghiera personale e di coppia.

Dedicate tempo anche ad una buona comunicazione tra voi, che vada oltre il semplice comunicarsi cose da fare, ma che preveda anche il chiedere al coniuge: “Come stai? Come posso aiutarti ad essere felice oggi?”

Quinto passo possibile:

Avendo scelto di coltivare la Santità, ora cercate di tenerla viva.

Come? Seguendo la persona di Cristo, innaffiando costantemente con l’impegno concreto nell’Amore, e ripulendo il luogo dalle solite erbacce che cresceranno intorno, dando così Libertà e spazio a quanto state coltivando: la Vita Vera.

Sesto passo possibile:

Abbiate cura del vostro orto matrimoniale anche quando sembrerà che non stia accadendo nulla di importante. Infatti, così come per tutte le cose buone della terra, i frutti migliori richiedono tempi lunghi per spuntare, crescere e maturare.

Nella certezza della Speranza, continuate a lavorare il vostro orto poiché, anche se non le vedete, pian piano sotto la terra le radici si stanno espandendo.

Custodite il vostro orto dalla grandine dei pericoli inutili e zappettate sempre con cura, aggiungendo ogni giorno il concime della preghiera e della buona comunicazione.

Settimo passo possibile:

Ecco spuntare il germoglio della Carità nella vostra famiglia! Ora il vostro lavoro è visibile, chiamate tutti ad ammirare e a gioire con voi!

Prendete per mano i vostri amici, e, una volta portati vicino ad ogni piantina, potete sussurrare al loro orecchio: “All’ombra dell’amore tra me ed il mio coniuge potrete trovare riparo anche voi!”.

Ottavo passo possibile:

Ogni giorno ripetete tutto il processo dall’inizio alla fine e dalla fine all’inizio…date pure libero sfogo alla fantasia e fidatevi dello Spirito Santo; e nella gioia e nella consapevolezza della Comunione con il Signore Gesù, potrete sfamare il mondo con le vostre mani…unite.

…e ora all’opera…buon raccolto a tutti…a piccoli passi possibili!

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Grazie, Pietro e Filomena.

Occhio a quel prete, potrebbe essere bello!

Domenica prossima, domenica 25 aprile è una giornata speciale! È la giornata per le vocazioni. Ma questo articolo è per te famiglia! 

Cosa ha da centrare una famiglia con la giornata per le vocazioni? .. la solita richiesta di preghiera per le vocazioni che da sempre ci viene proposta? 

No, Noi vorremmo portarti più in là, oltre. Perché una famiglia non ha solo la preghiera da portare nella sua opera evangelizzatrice per la Chiesa nella giornata per le vocazioni. 

Nei giorni pasquali ci siamo accorti che c’è qualcosa di bellissimo che sta vicino a noi, che è complementare alla nostra bellezza di famiglia, che è immagine di Gesù: il sacerdote! 

Il sacerdote? Nooo! Come il prete? Bello il prete? Ma Il prete quello anziano, quello stanco, quello brontolone, quello che fa quella predica lunga, quello con cui fai fatica a .., quello che non ha voluto… Etc.??? 

Sì! Quel prete! Quel sacerdote!

Ma proviamo ad essere più chiari ad aprire di più le braccia perché sennò le sorelle monache chi le sente! Più che il prete, è proprio la bellezza della vocazione all’ordine, al sacerdozio che racchiude in sè una bellezza che dobbiamo saper cogliere come famiglia! Che dobbiamo amare e testimoniare! Certo forse non è semplice da vedersi, purtroppo è da tanti anni che non la vediamo quella bellezza, e quindi stanno rimanendo le vecchie guardie, a volte anziane, a volte piene di incarichi, oppure a volte troppi giovani e inesperte per parrocchie grandi. 

Nessuno di noi può negare quanto sia importante, bello, di primaria importanza aver un sacerdote che spezza il pane per noi, che trasforma quotidianamente il corpo e il vino in corpo e sangue di Cristo, che ci assolve dai peccati, che amministra i sacramenti, che ci dona parole vive di salvezza, che ha “l’incarico”, di gridare dall’altare nella veglia delle veglie: “Cristo Signore è risorto”, vinta è la morte! 

Guardatelo sotto questa prospettiva di bellezza, il consacrato è colui che per primo annuncia la Pasqua

Lui lo vive nella sua vocazione, nel suo amare Cristo sposo, ci dona parole di speranza vere. In questo tempo particolare che stiamo vivendo la Chiesa con i consacrati ha sempre parlato di speranza, ha sempre predicato Cristo vincitore e Salvatore. Quella vocazione che magari critichiamo, che magari non è come ce l’aspettiamo, che non ci dice quel che vorremo sentirci dire, è testimonianza di vita! I nostri fratelli e sorelle ordinati non appendono lenzuoli alle finestre con la scritta “andrà tutto bene”, predicano per vocazione la speranza, l’accoglienza, l’amore, la vita. Anche là dove c’è la morte, proprio là dove Cristo muore, proprio là in ogni nostra morte, fatica, difficoltà, funerale, il religioso ci raggiunge con parole di speranza, con parole che ci ridonano vita! Wow che bellezza! 

L’ordine è una vocazione che testimonia un amore bellissimo, eppure le vocazioni calano, da anni. Eppure in pochi giovani si affacciano alle porte dei conventi o dei seminari. 

Forse ci spaventa l’ordine, forse anche a noi famiglie viene chiesto di pregare per una vocazione che un po’ spaventa, che ci fa paura. Vocazione non per me, non per chi mi sta vicino. Guai ad avvicinarci a conoscere di più l’Amore, guai ad avvicinarci di più a conoscere la vita di un religioso. 

La Chiesa ci chiede spesso di pregare per le vocazioni. Noi perdonateci, ma vorremmo andare oltre: voi sposi, avete mai detto che bello fare il prete ai vostri figli? agli amici? Avete mai guardato con occhi di bellezza a quella vocazione? Non solo al fraticello di quel paese dove scorrono latte e miele perché vai in vacanza una volta l’anno e là è tutto sempre più bello. 

La vocazione del sacerdote è la vocazione all’amore grande. Se la vocazione di noi famiglie, di noi sposi, è la vocazione che testimonia concretamente nei gesti l’amore di Dio, fatto uomo e donna, comunità, chiesa piccola, chiesa domestica; la vocazione religiosa è colei che ci guida, ci aiuta a conoscere lo Sposo della Chiesa. Molte coppie hanno imparato ad amare da preti, frati e Suore, molti giovani frequentano corsi sull’amore dove ad insegnare l’amore ci sono dei consacrati. Te credo! Se Gesù è amore, e loro si consacrano all’amore grande di Gesù, qualcosa ne sapranno. O no? Eppure ci fa paura, sogniamo tutti l’amore per sempre, ma con un uomo, non con l’Amore con la A maiuscola. Quell’amore che tu sogni è lo stesso, la strada per raggiungerlo è una sola, sia che scegli la consacrazione sia che scegli il matrimonio. I conventi sono le scuole dove si impara l’amore di Gesù. Perché si studia la Parola, si prega, si vive in totale dono per la comunità, si impara il servizio, l’ascolto, si impara a fare spazio all’Amato nel cuore. La famiglia nella sua casa, è scuola di amore fatto carne, parola carne, amore fatto di gesti concreti, amore che si dona tutto, amore che genera vita. Due sposi donano i loro corpi in un gesto di amore totale, il sacerdote spezza quel pane e vino per la comunità, fondamento anche per quell’uomo e donna. 

Capite la bellezza, l’amore che si cela dietro ad entrambe le vocazioni? Vocazione al matrimonio o all’ordine. 

Quanto noi famiglie guardiamo e parliamo dell’altra vocazione raccontandone bellezza? Forse troppo poco diciamo della bellezza dei preti. E quanto forse il sacerdote racconta la bellezza del matrimonio? 

A spiegare la giornata vocazionale, ci vorrebbero non solo consacrati che dicono che è bella la loro “professione”.. (ognuno parla in genere bene della sua). Ma sposi che inneggiano all’altra vocazione, genitori di consacrati che testimoniano come il figlio si sia realizzato nell’amore, uscendo di casa per andare a conoscere Gesù l’amore vero. E viceversa, a spiegare il matrimonio e a risollevarlo dalla crisi di cui parlano i media, ci vogliono cartelli di bellezza negli oratori, coppie chiamate ad essere lampade per la comunità, non a prestare servizi come singoli alle realtà parrocchiali. 

Sarebbe bello che la giornata per le vocazioni sia celebrazione della bellezza del matrimonio, quanto dell’ordinazione sacerdotale. 

In questa domenica vorremmo sconvolgere la vostra prospettiva, chiedendovi di non affidarvi solo alla preghiera, che da se’ può valer già tutto, ma di riconoscere che anche quella vocazione è una via bella per i nostri figli. Riconoscere che è una strada che ci realizza nell’amore! Perché si impara a vivere l’amore! 

Non si può da sposi amare solo la vocazione all’amore matrimoniale, bisogna riuscire ad amarle entrambe e testimoniar la bellezza vicendevolmente. 

Non c’è solo da pregare per le vocazioni, ma da dire bene, dire il bello. 

Che bello vedere un giovane che ha sentito la chiamata di avvicinarsi di più a conoscere l’Amore, che non è rimasto fermo al bar ad attendere che entrasse dalla porta, ma gli è corso incontro. 

Abbiamo tanti amici poi che nel cammino di discernimento in postulato hanno riconosciuto che erano fatti per un amore più esclusivo e hanno fatto un passo indietro, son tornati a casa. Ma son tornati a casa, capaci di amare! 

Domenica non preghiamo solo perché qualcuno bussi al seminario, ma accogliamo la bellezza di quel consacrato, dono per noi, e testimoniamo la sua vocazione all’amore. 


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Credete che questa bellezza è anche per voi.

Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho».
Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.
Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?».
Gli offrirono una porzione di pesce arrostito;
egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.

Vorrei tornare sul Vangelo di domenica scorsa. Perchè? Perchè mi ha fatto pensare moltissimo. E’ arrivato solo due giorni dopo che abbiamo proposto alcune riflessioni su Amoris Laetitia ad un gruppo di Bologna che ci aveva contattato. Un incontro che non è è andato proprio benissimo. Per alcuni di loro abbiamo mostrato poca sensibilità mostrando la bellezza del matrimonio. Secondo queste persone è necessario avere pudore nel presentare la bellezza, perché anche la bellezza può far male a chi fa fatica, a chi non ha un matrimonio meraviglioso. Insomma anche la bellezza può essere percepita come una clava che picchia e non come balsamo di speranza.

La risposta ce l’ha data Il Vangelo. Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano. Ciò che impediva agli apostoli di credere era solo una cosa: era troppo bello per essere vero!

Così è anche per noi oggi. Non riusciamo a credere che il matrimonio, abitato da Gesù e sostenuto dallo Spirito Santo, possa essere davvero così bello come la Chiesa ci propone. E’ troppo bello credere che esista un amore che sia proprio così radicale, che sia indissolubile, che sia fedele, che sia gratuito e incondizionato. Non è possibile! Perchè proprio io dovrei farcela? Qualcuno potrebbe pensare che Antonio e Luisa riescono, perchè sono bravi loro, perchè sono stati fortunati a incontrarsi, perchè c’è stata “la giusta congiunzione astrale“. Qualcuno potrebbe pensare che non può essere così per tutti. Qualcuno potrebbe dubitare che Antonio e Luisa davvero vivano quello che raccontano.

Amoris Laetitia è una lettera colma di bellezza e di speranza. Noi vogliamo dirlo senza falso pudore e senza vergogna: il matrimonio è meraviglioso. La notizia è che non siamo perfetti. La notizia è che non solo non siamo perfetti, ma che siamo partiti peggio di tantissimi altri.

Luisa era piena di blocchi e di ferite e per questo non riusciva ad aprirsi affettivamente. Io, Antonio, mi nutrivo quasi quotidianamente di pornografia, e non vedevo l’ora di realizzare su Luisa tutte le mie fantasie. Eravamo questi. Due poveretti che da soli avrebbero combinato ben poco e che hanno avuto la grazia (immensa e immeritata, come tutte le grazie) di incontrare Gesù grazie a un uomo di Dio, il cappuccino Padre Raimondo Bardelli (1937 – 2008), il quale ha preso molto sul serio le catechesi di San Giovanni Paolo II sulla Teologia del corpo e le ha diffuse, portando speranza a noi giovani, feriti e disillusi.

Non dobbiamo aver paura di dire che il matrimonio è per tutti. Il matrimonio è una meraviglia possibile a tutti. Non è solo per una élite di persone. Solo per quelli bravi. No, è proprio per tutti. Affidatevi a Gesù, non abbiate paura. Credete che questa bellezza è anche per voi. Non smettete di crederci e impegnatevi a fondo per farla andare bene. Molte volte le relazioni muoiono e i matrimoni saltano proprio perchè non si crede più che possa essere possibile vivere una relazione bella. Si comincia a pensare di aver sposato la persona sbagliata. Non si lotta fino in fondo. Si molla, perché non ci si crede più.

Non voglio sottovalutare le situazioni e le sofferenze che spesso abitano le relazioni matrimoniali. So benissimo che le situazioni possono essere anche molto pesanti, a volte insostenibili. In alcuni casi, la separazione non solo è necessaria ma anche consigliata dalla Chiesa. Vi dico solo di NON smettere di credere che voi siete una meraviglia e che anche il vostro matrimonio può esserlo. Gesù è morto e risorto per salvare e redimere non solo noi poveri peccatori, ma anche il nostro matrimonio. Crediamoci! Lui ci crede! Non significa che non ci saranno fatiche, problemi, incomprensioni, nervosismi e tutte queste povertà che ci abitano, ma vuol dire che il male che possiamo farci non sarà mai superiore al bene, alla grazia e alla volontà di perdonarci e ricominciare. Ce la possiamo fare e ogni volta che superiamo crisi e difficoltà tutto sarà ancora più bello.

Concludo con le parole di Papa Francesco che sono per noi impulso e incoraggiamento:

Rendo grazie a Dio perché molte famiglie, che sono ben lontane dal considerarsi perfette, vivono nell’amore, realizzano la propria vocazione e vanno avanti anche se cadono tante volte lungo il cammino. A partire dalle riflessioni sinodali non rimane uno stereotipo della famiglia ideale, bensì un interpellante mosaico formato da tante realtà diverse, piene di gioie, drammi e sogni. Le realtà che ci preoccupano sono sfide. Non cadiamo nella trappola di esaurirci in lamenti autodifensivi, invece di suscitare una creatività missionaria.

Amoris Laetitia 57

Antonio e Luisa

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Gesù come un fornaio, condividi almeno la posizione !

Ieri ci è stato presentato un brano dal Vangelo di Giovanni molto interessante, ne riportiamo una parte :

Gv 6,22-29 Il giorno dopo, la folla, [..] . Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».

La folla, l’indomani di una moltiplicazione dei pani e dei pesci, cerca Gesù qua e là, alla fine Lo trova e Gli pone una domanda apparentemente ingenua, ma che in realtà rivela un atteggiamento del cuore : vogliono sapere il quando.

Cioè ? Vogliono sapere a che ora Gesù è arrivato ? E perché interessa il quando e non il come o il perché ?

Vogliono solo soddisfare la propria curiosità , ma per dare una risposta adeguata al loro affanno nel cercarlo di qua e di là ….. il problema quindi non è stato risolto nel trovare Gesù …. se avessero cercato Gesù per altro e non solo perché avevano trovato il fornaio gratis, se ne sarebbero usciti con un’esclamazione del tipo : “finalmente ti abbiamo trovato Gesù, senza te ci sentivamo smarriti, che bello averti ritrovato, quanta angoscia cercarti invano, ecc…“. Invece no, chiedono conto a Gesù, quasi che Lui debba scusarsi di non averli avvertiti circa il suo spostamento, l’itinerario, l’ora di partenza, l’ora di arrivo prevista, quanto traffico lungo il percorso, ecc…

A volte anche noi rimproveriamo Gesù perché non condivide la sua posizione con noi tramite Google maps !

Anche noi lo cerchiamo ? E per cosa ? Quali sono i veri motivi che ci muovono alla ricerca di Gesù ?

Quante coppie cercano Gesù, ma solo per soddisfare un bisogno contingente, e non come compagno permanente di vita, non come sole in mezzo al buio, non come acqua in mezzo al deserto, non come Vita della vita, non come Dio. Cari sposi, cerchiamo da Dio solo una prestazione ? Qualora questa prestazione venga erogata che ne facciamo di Gesù, lo rimettiamo nel ripostiglio ?

Vi incoraggiamo a prendervi dei momenti in questi giorni per voi due soli, per fare un check-up, chiedetevi : ci stiamo dando da fare nel nostro matrimonio per quel cibo che rimane per la vita eterna ? O siamo troppo presi dalla mille faccende da sbrigare ?

E succede anche che, a volte, Lo trattiamo alla stregua del fornaio gratuito. Infatti arriva puntuale la risposta di Gesù che, invece di scusarsi con noi perché non ci ha avvertiti, ci rimprovera con dolcezza smascherando la nostra vera intenzione.

Ma qual è il cibo che rimane per la vita eterna e che Gesù ci dà ? Non è che magari stia parlando dell’Eucarestia ? La moltiplicazione dei pani ( del giorno precedente ) era infatti solo un segno della Eucarestia, ci rivela l’evangelista.

Purtroppo sono tante le coppie di sposi cristiani che investono tantissimo in energie e tempo per le cose di questo mondo, per un cibo che non dura, ma non spendono altrettanto per il Regno di Dio, per il cibo che rimane per la vita eterna. E’ tempo ormai di far volare la mongolfiera del sacramento del nostro matrimonio , però è necessario liberarsi della zavorra che ci tiene ancorati a questo mondo. E’ tempo ormai che gli sposi cristiani prendano sul serio le parole di Gesù e la smettano di considerare Gesù come un consulente, come il saggio del villaggio. Le parole di Gesù come quelle di questo Vangelo non sono dei suggerimenti, sono degli imperativi.

Anche questa settimana abbiamo l’occasione di dare una svolta al nostro matrimonio ; proviamo a chiederci quanto tempo ed energie dedichiamo ogni giorno a Gesù rispetto alle cose ( seppur belle, nobili, necessarie, doverose ) di questo mondo. Vi invitiamo a fare un gesto ogni giorno di questa settimana : guardatevi negli occhi e ditevi l’un l’altro: <<quante energie e tempo oggi dedicherai/hai dedicato a Gesù ? >>.

Coraggio sposi, non abbiate paura , aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo !

Giorgio e Valentina.

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Cos’è la vocazione? Come si può definire una vita: pienamente realizzata?

Nell’affannosa ricerca del proprio posto su questa Terra, della vocazione, delle strada da percorre, tante volte si sbatte la testa, fino a perderla… Ma cos’è la vocazione?

C’è solo un’unica vera vocazione a cui è indirizzato l’uomo, ed è quella dell’amore:

«Il primo è: “Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi»

Amare gli altri e l’Altro, con i mezzi che Dio ci mette a disposizione.

Il matrimonio, la vita consacrata per cui non sono la vocazione, ma diventano MEZZI per raggiungere la vocazione dell’amore. Ogni giorno ci è data la possibilità di far della nostra vita un capolavoro, ogni minuto ogni istante speso su questa Terra deve essere la nostra vocazione da realizzare in pienezza. Non ci sono vite a metà, non realizzate: se non ti sposi, se non ti consacri, se non hai figli, se non ti laurei, se non diventi nonno, se non hai un lavoro, e tanti altri “se non…”.

Ogni vita vissuta nell’AMORE, È UNA VITA PIENA. Puoi essere sposato, consacrato, avere un lavoro, avere una laurea, avere figli, essere realizzato in ogni ambito della tua vita e non vivere neanche un secondo nella pienezza dell’amore.

Purtroppo l’uomo è troppo riduttivo e ingabbia tutto nei suoi limiti, che non sono quelli di Dio.
Pensiamo alla vita come a un ricetta preconfezionata: a 19 anni inizi l’università, a 25 ti laurei, a 28 ti fidanzi, a 30 ti sposi, ti trovi un lavoro stabile (posto fisso possibilmente), poi inizi a sfornare figli, poi ti sistemi in una casa tua, poi inizi a invecchiare, pretendi i nipoti, poi muori…
Probabilmente la vita ti porterà proprio a questo, ma che addirittura sia una pretesa e una regola prefissata da seguire e se non ci si riesce addirittura ci si dispera, è pazzia, pazzia tutta umana.

IL VENTO SOFFIA…

“Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito”

Ma oggi lo Spirito Santo è solo la somma di due parole, un gingillo, da inserire magari nelle omelie domenicali, ma quanti di noi viviamo trasportati e abbandonati al suo soffio?
C’è troppo timore di lasciar le redini a chi non vediamo, ma forse non vediamo perché poco preghiamo, perché poco ci relazioniamo con l’Altro. Non una preghiera fatta solo di parole, messe una di seguito all’altra, ma una preghiera che sia DIALOGO con Dio.
Pregare è un sinonimo di dialogo, quando si prega si dialoga con Dio, e Dio ci risponde, ci guida, ci indica… SOFFIA.
Non siamo disposti a dialogare con Dio, perché non lo conosciamo, non lo vediamo come un padre, un fratello, un amico, con cui confidarsi e aprirsi. Ma allora chiediamolo di conoscerlo, di fare esperienza di questa amicizia.

Amici apriamoci al soffio dello Spirito, non temiamolo, non ingabbiamolo nei nostri preconcetti e regole umane. Solo così la nostra vita sarà una VITA PIENA.

VIENI E SEGUIMI…

“Tu vieni e seguimi” Gesù non usa molte parole, forse ci aspetteremmo che ci dicesse “Vieni, seguimi, ti troverò una donna, poi un lavoro, poi ti farò prendere casa, poi ti darò dei bambini, poi ti farò perdere il lavoro, te ne darò un altro, ecc.”

NOO, “TU VIENI E SEGUIMI”, È L’ABBANONDONO IL SEGRETO. È l’abbandono alla DIVINA VOLONTÀ. È questa la vocazione cristiana, abbandonarsi a ciò che Dio mi proporrà, passo dopo passo, istante dopo istante, mettendoci tutto l’amore che lui ci donerà. Se capiamo questo, se lo iniziamo a vivere giorno dopo giorno, istante dopo istante, saremo SANTI, saremo REALIZZATI, vivremo DI UNA GIOIA PIENA. La santità sta tutta qui, non cerchiamola altrove. 

Daniele Chierico

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Amore, mi sono perso Gesù!

Care coppie, ma come vi capisco!!!

Avete i vostri figli in DAD mentre voi due nella stanza a fianco in smart working e di mattino casa vostra sembra la sala di controllo della Nasa. Ah, poi magari uno o entrambi i vostri genitori da vaccinare per cui chiama l’ASL (che non risponde mai) e tenta di prenotare; poi Fufi abbaia e vuole andare a spasso (e altro) due volte al giorno. Per i più attempati, l’appartamento è diventato la filiale del nido “Le apette” dove i vostri nipotini iperattivi scorrazzano abitualmente e sanno usare meglio il tablet di Zuckerberg; poi, aiuto! Forse arriva la patrimoniale di Draghi e notti insonni all’orizzonte! Poi riunioni di condominio su come igienizzare le maniglie dei portoni, poi uso di mascherine anche a Messa… altro che il ritornello di “Per dimenticare” degli Zero Assoluto!

La famiglia nella stagione 2020-2021 è proprio sotto stress. Gli astronauti che si allenano nella centrifuga a 20G sono meno provati.

Date le circostanze ma dove lo trovo Gesù in questa mia vita? Per parlare con Lui dovrei proprio scappare nella prima Certosa disponibile e vivere solo di ora et labora oppure mi ci vorrebbero due chiacchiere con Padre Maronno…

A volte sembra che tante coppie rifacciano l’esperienza di Emmaus… camminano per kilometri, si stancano, sono tristi, parlano di tante cose ma nel fondo Gesù l’hanno lasciato indietro, a Gerusalemme, tutto al passato, “credevano, pensavamo, speravamo…”.

Ma il Vangelo di oggi dice che “Gesù in persona stette in mezzo a loro”. Questo è proprio quello che succede nel matrimonio sacramentale. Anche oggi, stagione 2020-2021.

Lo so che vorremmo che la fede fosse sempre sensibile, capita anche a me. Ma la fede è anzitutto una certezza che sta al di sopra (o al di sotto) di ogni sensazione positiva tanto agognata: Gesù Risorto c’è nel sacramento del matrimonio ed è permanentemente con voi.

Senza voler essere esaustivo, il Vangelo odierno dà alcuni spunti molto belli su come trovare Gesù Risorto nella propria vita di coppia e in famiglia.

Gesù mostra le ferite della Passione. È un dato che ha fatto riflettere fior fiore di teologi da secoli: come mai Gesù Risorto ha ancora le 5 piaghe della Passione? Occhio, se le porta tali e quali in Cielo! Adesso che tu leggi, in Cielo Gesù le ha ancora! Questo vuol dire che non si può mai dissociare Passione da Risurrezione.

Una coppia di amici, sposi davvero bravi, mi condividevano l’altro giorno al telefono che adesso stanno vivendo un momentaccio con i figli adolescenti (ma dai? Strano!). Il parroco li aveva chiamati in parrocchia per una testimonianza ad altri sposi. Dato lo stato d’animo, avrebbero declinato molto volentieri, però poi sono comunque andati per obbedienza. Beh, il risultato è stato solo pace e gioia. Mettere a nudo il loro dolore e frustrazione ha fatto sì che il Signore agisse per mezzo di essi e sono tornati a casa la sera con un atteggiamento totalmente diverso, di vera letizia. Gesù Risorto tu lo trovi lì, nelle tue piaghe e ferite, non unicamente nell’idromassaggio in riva al mare a Playa del Carmen.

Gesù si mette a mangiare con loro. Gesù ama la condivisione piena, lo ha fatto tante volte con la moltiplicazione dei pani, con la pesca miracolosa. Lui vuole che il cibo sia fonte di incontro vero e sincero. E così anche in famiglia: a tavola non si può non condividere la vita personale, il vissuto, altrimenti sarebbe né più né che una mensa da pausa pranzo lavorativa. Che bello sentire di quella coppia di amici che ha educato i figli a raccontare a tavola un’esperienza bella e una difficile! I pasti possono essere un bel momento per vivere l’unità e la comunione vera, quella convivialità che Gesù Risorto aveva con i suoi discepoli.

Gesù spiega loro le Scritture. Non è una spiegazione qualsiasi, non si tratta di leggere le note a piè pagina nella Bibbia di Gerusalemme per entrare in sintonia con Gesù. Lui fa una cosa ben precisa: “aprì loro la mente”, cioè è in azione il dono dell’intelletto, il dono di scienza, il dono di sapienza. C’è non solo la bravura o quella spiegazione geniale da eruditi ma ci si arriva se si sta veramente in ascolto della Parola nello Spirito. Se non si facesse così Gesù ci direbbe “te capis nagot”, come spesso mi ripeteva all’epoca la mia santa nonna bergamasca controllando i miei compiti a casa.

Cerchiamo Gesù vivo nella Sua Parola, ogni giorno leggiamola, meditiamola, chiediamo luce a Lui per farla nostra, perché essa è “viva ed efficace” (Eb 4, 12) cioè porterà frutto in noi.

Cara coppia che stai sudando sette camicie in questo tempo difficile, forza, ricordati che vivete già da ora in cammino con lo Gesù Risorto, Sposo della vostra coppia. Vi lascio con un numero splendido di Papa Francesco, che riassume e supera in bellezza tutto quanto vi ho detto io finora:

Se la famiglia riesce a concentrarsi in Cristo, Egli unifica e illumina tutta la vita familiare. I dolori e i problemi si sperimentano in comunione con la Croce del Signore, e l’abbraccio con Lui permette di sopportare i momenti peggiori. Nei giorni amari della famiglia c’è una unione con Gesù abbandonato che può evitare una rottura. Le famiglie raggiungono a poco a poco «con la grazia dello Spirito Santo, la loro santità attraverso la vita matrimoniale, anche partecipando al mistero della croce di Cristo, che trasforma le difficoltà e le sofferenze in offerta d’amore». D’altra parte, i momenti di gioia, il riposo o la festa, e anche la sessualità, si sperimentano come una partecipazione alla vita piena della sua Risurrezione. I coniugi danno forma con vari gesti quotidiani a questo «spazio teologale in cui si può sperimentare la presenza mistica del Signore risorto»” (Amoris Laetitia 317).

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Botulino a lunghissima durata

Ho un confratello, molto simpatico, che è davvero esperto nelle gaffe. Ne ha un bel repertorio, è fatto così, gli vengono proprio spontanee. Una delle più esilaranti è stata quella di dare della nonna alla mamma di una ragazza appena laureata. Vedendo questa signora un po’ attempata e accanto a lei la giovane raggiante e incoronata di alloro, ha esclamato: “auguri Cecilia, che bello che sei qui con tua nonna in questo giorno di festa!”. Ma ahimè, era proprio la mamma… eh, sai com’è, le rughe ingannano, cosa ci possiamo fare? Prima o poi vengono a tutti, anche a Sophia Loren…

Ma esiste un tipo di botulino che ha una tenuta estremamente lunga, un botulino indenne perfino ai casi più disperati tipo Ozymandias e Matusalemme. È lo Spirito Santo, l’Unico capace di fare “nuove tutte le cose” (Ap 21, 5).

Ad ogni tempo pasquale mi chiedo sempre quale sia il frutto della Risurrezione per me, cosa cercare nella preghiera in questo periodo. Pace? Gioia? Speranza? Senza dubbio tutto è giusto, se ad ogni Pasqua io ottenessi definitivamente una di queste virtù sarei la persona più felice della terra. Eppure, da qualche tempo a questa parte lo Spirito Santo mi ripete spesso questa frase: “vivere da Risorti”.

Come si fa? Come posso mantenere questo atteggiamento?

Anzitutto significa vivere con il Risorto, stare con Lui. I 40 giorni tra la Risurrezione e l’Ascensione hanno di bello questo, che in essi Gesù viveva con gli Apostoli, pranzava, cenava, camminava con loro, si è fatto un sacco di conversazioni con loro, ha spiegato in lungo e in largo il Vangelo… Quando lo contemplo davvero mi emoziono e provo molta gioia spirituale.

Ma voi cari sposi, non siete poi così distanti. Per la grazia del Sacramento, voi incorporate una Presenza viva di Gesù Risorto, che dormiate, facciate running, guidiate la macchinaLui è sempre con voi. Ma non è una proiezione mistica, è realmente, sacramentalmente così. Ve lo dico con le parole di un santo teologo, S. Roberto Bellarmino (1542-1621): “Il sacramento del matrimonio si può considerare in due modi: il primo mentre si celebra, il secondo mentre perdura dopo che è stato celebrato. Dato che è un sacramento simile all’Eucarestia, la quale è sacramento non solo mentre si fa ma anche mentre perdura. Perché, fin quando i coniugi vivono, la loro comunione è sempre il sacramento di Cristo e della Chiesa” (R. Bellarmino, De Controversiis, cap. III).

Vi rendete conto? Siete simili all’Eucarestia!!! Voi, marito e moglie, “contenete” Gesù perennemente, di modo che il vostro amore può davvero essere sempre nuovo. Chi meglio di Lui può insegnarvi ad amare e ad aver la forza di ripetere le promesse matrimoniali ogni giorno?

E poi vivere da risorti è vivere con lo Spirito Santo. Il salmo 103 dice che lo Spirito “rinnova la faccia della terra”. Tutti noi siamo soggetti agli inesorabili processi biologici di alterazione e decadimento delle nostre funzioni vitali e sperimentiamo, prima o poi, un “rallentamento delle funzioni biologiche e da una diminuzione della resistenza dell’organismo” (Treccani, voce invecchiamento).

Ma nella vita spirituale non è così, anzi, crescendo nella vita di grazia e di virtù una persona può diventare più spirituale, crescere nel tempo, e ciò va esattamente contro il senso naturale delle cose. Non ti pare meraviglioso? Non è stupendo?

Da che mondo è mondo il passare del tempo porta tristezza, senso della finitezza delle cose, nostalgia del passato, caducità della vita. Non nego nulla di ciò e su questo ha scritto molto bene Leopardi: “Godi, fanciullo mio; stato soave, stagion lieta è cotesta. Altro dirti non vo’; ma la tua festa ch’anco tardi a venir non ti sia grave” (Leopardi, Canti, Il sabato del villaggio 50).

Ma nella vita dello Spirito non si può ragionare così perché si sta andando verso la propria Pienezza, non verso la fine.

Gli sposi posseggono un dono speciale di Spirito Santo che ha consacrato il loro amore e anche Egli può dare brio, vitalità, novità, freschezza in ogni fase della vita, anche nell’anzianità quando le forze umane vengono meno. Lo Spirito rende quell’amore coniugale consacrato più vero, più autentico, più vissuto.

Ho un ricordo stupendo della GMG del 2000 a Roma, era il giorno iniziale, il 15 agosto ed io ero in Piazza San Pietro ma San Giovanni Paolo II era in Piazza San Giovanni e stava dando il benvenuto ai giovani italiani prima di venire in Vaticano. Nei megaschermi vedevamo tutto, il Papa aveva già sul volto i chiari segni del Parkinson che lo stava rendendo sempre meno espressivo, lui che possedeva la scioltezza e vivacità dell’attore in gesti e parole. A un certo punto gli si illuminarono gli occhi e iniziò a sorridere in modo particolare. Come mai? Stava fissando un cartellone che diceva: “Il Papa, un giovane come noi”. Al ché lui rispose: “ma come può essere giovane il Papa se ha 80 anni?”. Beh, in effetti lo era eccome, ben più di tutti noi messi insieme in quel momento probabilmente, la sua santità di vita è riuscita a trasfigurare ogni sua ruga e tremolio senile, perché questa è la potenza dello Spirito quando prende piede in una persona.

Cari sposi, ricordatevi queste belle parole di Papa Francesco: “tale amore forte, versato dallo Spirito Santo, è il riflesso dell’Alleanza indistruttibile tra Cristo e l’umanità, culminata nella dedizione sino alla fine, sulla croce: Lo Spirito, che il Signore effonde, dona il cuore nuovo e rende l’uomo e la donna capaci di amarsi come Cristo ci ha amato” (Amoris Laetitia 120).

Di questo Spirito e della presenza del Risorto voi ne siete portatori. Vi auguro perciò di vivere da Risorti anche voi!

Padre Luca Frontali L.C.

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Bilbo Baggins e la Vocazione – “Sposi&Spose di Cristo”

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”..

Disse Gandalf“Stamattina non ho tempo di fare anelli di fumo. Cerco qualcuno con cui condividere un’avventura che sto organizzando ed è molto difficile trovarlo”.

“Lo credo bene! Siamo gente tranquilla e non sappiamo che farcene delle avventure. Brutte fastidiose scomode cose! Fanno far tardi a cena! Non riesco a capire cosa ci si trovi di bello!” disse il signor Bilbo Baggins e infilati i pollici sotto le bretelle fece un anello di fumo ancora più grande. (…) poi si sentì a disagio e anche un po’ seccato e aggiunse: “Buongiorno, non vogliamo nessuna avventura qui, grazie tante…”

TRATTO DA LO HOBBIT, DI J.R.R. TOLKIEN

Ci pensate?

A volte la vita ci si presenta innanzi con progetti incredibilmente affascinanti che promettono tesori e gloria e noi, obnubilati delle nostre certezze da 4 soldi, dalla grazia polverosa dei centrotavola della nostra casa, dalle abitudini alimentari che hanno i loro orari e ci tengono sazi e troppo indaffarati a digerire, dalla paura di sudare e di sporcare le nostre vesti che ormai puzzano di naftalina come il nostro cuore….la rifiutiamo e preferiamo star lì, a fare sbadigli, cerchi di fumo e a dirci quanti siamo bravi nel rispettare le regole (anche se intimamente ci crediamo affascinanti e spericolati come Indiana Jones).

Certo, sappiamo bene che vivremmo molte fatiche e potremmo rischiare di farci male e morire se partissimo per la strada che Gesù ci propone, ma da che mondo è mondo neanche nelle fiabe si è mai raggiunto un tesoro senza aver combattuto contro draghi, orchi e contro sé stessi.

Gesù passa nella vita di ciascuno, non solo per chiamare futuri preti e suore ma anche per chiamare futuri sposi. Lui chiama tutti all’avventura più avventurosa che una donna, un uomo (o uno hobbit se preferite) possa vivere.

Gli disse Gesù«Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi». Udito questo, il giovane se ne andò triste; poiché aveva molte ricchezze.

DAL VANGELO DI MATTEO 19, 21-22

E’ la proposta che fa a tutti i battezzati: uscire dalla propria “Comfort Zone” che somiglia ad una bara per scoprire la bellezza della vita viva, la gratitudine colma del sentirsi vivi, nella conoscenza del potere dell’amore, nell’amare sconfinatamente e nell’essere amati sconfinatamente da un Amore più grande di ogni “tesssssooooro”. Il Suo. Amore divino.

E se abbiamo già accettato la sfida e ci siamo messi in cammino?

Beh, Gesù bussa ancora alla tua porta caro sposo e cara sposa, alla tua porta caro sacerdote e caro consacrato, alla tua porta cara consacrata. Bussa. Non restare lì a conteggiare troppo quello che devi lasciare ancora una volta in termini di certezza umana…aggrappati al sogno di una vita più bella, più ricca, più strabenedettamente felice.

Buon viaggio Hobbit! Buon viaggio!

«Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me»

APOCALISSE 3,20

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Grazie, “Il Signore ti dia Pace!”

Sappiamo solo prendere

Quanti di noi hanno paura! Paura di tante cose. Paura di non trovare la felicità. Paura di perderla quando credi di averla trovata. La paura è la più grande malattia del nostro tempo. Cerchiamo di esorcizzarla, di nasconderla, di cancellarla, di mascherarla. Abbiamo così tanta paura perchè non crediamo più in Dio. Non ci crediamo fino in fondo. Non crediamo che sia così innamorato di ognuno di noi. Non crediamo che ci abbia voluto, desiderato, plasmato. Non crediamo a quello che dice il Salmo:

Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre.  Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio; sono stupende le tue opere, tu mi conosci fino in fondo.

Non crediamo che abbia preparato per noi qualcosa di meraviglioso e di eterno. Per tanti è così. Per quasi tutti è così. Almeno per noi cristiani d’occidente. Come ebbe a dire il cardinal Biffi con una battuta illuminante: siamo sazi e disperati. E allora? Allora viviamo alla giornata. Viviamo per nutrirci di ogni sensazione forte. Ci nutriamo di ciò che prendiamo. Sappiamo solo prendere. Prendiamo il corpo di una donna come  l’ultimo modello di smartphone. Usiamo la vita delle persone con la stessa disinvoltura di un oggetto che ci appartiene.  Tutto è centrato su di noi e su quel vuoto che non si riempie mai. Il vuoto della paura di vivere e della pesantezza di una vita così, senza senso e senza speranza di infinito. Non ci doniamo mai completamente perchè possediamo così poco che non vogliamo perderlo. Così anche quando diamo qualcosa di noi non è mai gratuito. Vogliamo qualcosa in cambio. Qualcosa, possibilmente, di più grande. Qualcosa che ci porti un guadagno. Qualcosa che ci illude di poterci arricchire. Così anche quando ci doniamo in realtà stiamo prendendo. Così è nelle relazioni affettive. Anche in tanti matrimoni sacramento. Quella relazione vale finchè c’è qualcosa da prendere. Vale finchè, come in una partita doppia, l’avere è maggiore del dare. Finché c’è un utile. Così tante relazioni affettive d’amore diventano un mero contratto commerciale. Perchè di commercio si tratta. Commercio di sentimenti e di bisogni. Questa è la povertà delle nostre relazioni, dei nostri matrimoni. Finchè c’è un equilibrio tra quanto diamo e riceviamo la relazione regge. Quando l’equilibrio salta e una delle due parti non trova più utile proseguire tutto salta.

C’è un film che esprime splendidamente questo modo di vivere le relazioni. Si tratta di God’s not dead. Lei è una blogger di successo. Ha una vita piacevole e gratificante. Ha anche un fidanzato con cui vive un rapporto che sembra invidiabile. Scopre di essere malata di cancro. Questo dialogo è tratto dalla scena in cui lei informa lui della malattia appena scoperta e lui l’ha appena lasciata per questo.

Lei: Come puoi dirmi una cosa simile? Credevo che mi amassi.

Lui: Si, infatti. Ma tu stai rompendo il nostro patto. Cambiando gli accordi.

Lei: Così lo fai sembrare un contratto commerciale.

Lui: Cosa credevi che fosse?

Lei: Io credevo che fosse amore.

Lui: Beh cresci. Amore è la parola più usata e abusata dagli esseri umani, questa è la verità. E’ quello che diciamo quando vogliamo qualcosa, ci serve qualcosa e tu ne sei colpevole come chiunque altro. Ci siamo divertiti. Tu eri la mia giovane e sexi ragazza con un lavoro elegante, io ero il tuo ragazzo in carriera affascinante e di successo. Stavamo insieme perchè ognuno di noi aveva quello che voleva da questa relazione, e questo andava bene. In effetti è stato fantastico, ma adesso è finita.

Lei: Come ho fatto a non vedere questo in te?

Lui: Perchè hai visto quello che volevi vedere

Lei: Lo capisci che potrei anche morire?

Lui (mentre si alza e se ne va): Ah, mi dispiace per questo.

Per tanti, ma non per tutti, è così. Poi, come in un miracolo, incontri una persona diversa. Una persona che è capace di amarti senza fare paragoni, senza badare se dà più di quello che prende. Che ti ama così per quello che sei. Quando fai esperienza di questo amore autentico si accende la luce. Finalmente trovi la forza di credere perchè scopri che Dio esiste attraverso quell’amore gratuito che sa di infinito concretizzato e realizzato attraverso una creatura finita. Allora quella creatura ti sembra la più bella di tutte. Perchè l’amore parte dal cuore, ma si irradia nel corpo . Il suo corpo è trasfigurato dall’amore. L’amore che è Dio. Dio che è bellezza assoluta. E’ come avere uno sguardo photoshoppato. Così ebbe a definirlo, in modo molto chiaro e decisamente azzeccato, Papa Francesco. Riesci a fare esperienza di Dio attraverso quella creatura pur sapendo che non è lei il tuo Dio.  Questo è il matrimonio. Questo è il frutto di una mia riflessione, solitaria, davanti al Santissimo. Una riflessione che mi ha fatto sentire inadeguato, fragile, insicuro, pieno di difetti. Tutto questo e tanto altro. Proprio per tutto questo mi ha fatto sentire profondamente amato dalla mia sposa e, cosa ancor più bella, da Dio attraverso di lei.

Antonio e Luisa

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Il segreto di una coppia felice: fare l’amore dopo il matrimonio.

Mi è cascato l’occhio su un articolo che ho scovato durante una semplice ricerca attraverso Google. Un articolo tratto dal magazine on line + Sani + Belli, che si rivolge prevalentemente ad un pubblico femminile. Un magazine che tratta tutto ciò che riguarda il benessere psicofisico della persona.

Questo articolo mi ha incuriosito perchè offre una lettura semplicemente umana e relazionale su quanto la Chiesa propone da sempre: la castità. Una proposta spesso irrisa e considerata ormai desueta e sorpassata. Una proposta, come piace definirla ai progressisti nostrani, medioevale. Invece è una proposta vincente che noi non smetteremo mai di raccomandare e che può fare la differenza poi nel matrimonio. Non essere casti è un peccato, non solo perchè lo dice la morale cattolica, ma perchè non educa la coppia a vivere i gesti di tenerezza anche quando non sono finalizzati a concludersi con il rapporto sessuale.

L’autrice dell’articolo scrive:

Eppure, secondo una ricerca condotta dalla Brigham Young University’s School of Family Life, Utah (USA), e pubblicata sul “Journal of Family Psychology”, un matrimonio lungo e felice è possibile. Il segreto è nell’atteggiamento della coppia verso i rapporti pre-matrimoniali. Secondo lo studio condotto dal  professor Dean Busby su un campione di 2035 soggetti sposati, chi si astiene dal sesso prima delle nozze avrà maggiori possibilità di vivere un rapporto stabile e gratificante (+ 22%). La spiegazione è semplice: in base alla ricerca, le coppie che hanno demandato la scoperta sessuale alla prima notte di nozze, si sono concentrate maggiormente su altri fattori di conoscenza, come il dialogo, per instaurare un rapporto aperto e sincero, condividendo esperienze e sviluppando la capacità di risolvere i problemi in due.

Esattamente quello che noi abbiamo sempre cercato di spiegare con i nostri articoli. La castità è stata per noi quella marcia in più che ci ha permesso, con gli inevitabili alti e bassi, di costruire una relazione bella, che anche oggi, dopo diciotto anni di matrimonio, non è per nulla una relazione che si trascina svogliatamente ma è ancora viva e piena. Ancor più viva e piena di quando ci siamo sposati.

La castità prematrimoniale ci ha davvero aiutato a perfezionare la relazione a 360 gradi. E’ pazzesco come le nostre relazioni siano costruite sbagliate. Fin dall’inizio. Nel fidanzamento si sperimenta il sesso in tutte le sue manifestazioni e poi, nel matrimonio, non si è più capaci di desiderarlo e di viverlo. 

Per tanti, dopo alcuni anni, si aprono le porte del deserto sessuale. Cosa succede? Semplice. Si è capaci di parlare un linguaggio solo. Quello dell’amplesso e dell’incontro intimo. Non si è usato il fidanzamento come periodo di conoscenza, per perfezionare tutti gli altri linguaggi. Anche quando ci sono, baci, carezze, abbracci e attenzioni sono sempre finalizzati a concludersi nell’amplesso.

Questo poi nel matrimonio si paga con gli interessi. Nel matrimonio non c’è tutto il tempo, la voglia e il desiderio per queste manifestazioni di amore tenero e concreto. C’è tanto altro a cui pensare e che ci occupa il tempo. Nel fidanzamento invece, almeno di solito, c’è molto più tempo.

Nel matrimonio serve impegnarsi. Serve andare oltre lo spontaneismo che spesso caratterizza le relazioni affettive. Serve cura e dedizione reciproca. Serve trovare tempo di qualità quando c’è stanchezza e preoccupazioni che ci distolgono dalla relazione. Serve parlare il linguaggio della tenerezza anche quando per tanti motivi non è possibile arrivare all’amplesso. Figli, gravidanze, metodi naturali, mancanza di tempo e di forze, rendono l’incontro intimo non più così semplice da cercare e desiderare.

Qui, la tenerezza disinteressata imparata nel fidanzamento può tornare molto utile e darci una marcia in più. Solo se nel fidanzamento ci si è educati a parlare diversi linguaggi d’amore, trovando gratificazione e piacere in quelle stesse manifestazioni, senza quindi renderle finalizzate e usate al solo fine di raggiungere il piacere sessuale, si potrà affrontare con i giusti strumenti il matrimonio.

Solo così i momenti di astinenza non saranno momenti di aridità e di distanza tra gli sposi, ma saranno periodi di corteggiamento e di tenerezza. Periodi altrettanto dolci e belli e, cosa più importante, fecondi. Utili a mantenere e ad alimentare la fiamma del desiderio. E’ fondamentale educarsi a questo modo di vivere l’amore. Se non si impara poi è difficile. Quando verrà per tanti motivi a mancare l’incontro sessuale si perderà il desiderio di vivere altre modalità e tutto diventerà povero e senza gioia. Un circolo vizioso che porterà sempre più in basso fino alla completa distanza emotiva, affettiva e sessuale tra gli sposi.

Capite l’importanza di imparare la tenerezza nel fidanzamento. Non è una richiesta assurda, ma una base necessaria, o quantomeno molto utile, sulla quale costruire tutta la casa del nostro matrimonio. Se volete un matrimonio santo imparate a vivere i gesti di tenerezza come parte meravigliosa del vostro rapporto. A volte condurranno all’amplesso e altre volte no. Saranno comunque momenti di meravigliosa e feconda unità. Lo saranno però solo se avrete imparato a viverli in modo autentico. Il fidanzamento è la prima scuola per educarsi a questo atteggiamento importantissimo.

Antonio e Luisa

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Oggi… baciatevi!

Il modo più comune per esprimere l’amore, armonia tra corpo e anima

Si festeggia oggi la Giornata Internazionale del bacio. Scopriamo qualcosa di più su questo gesto tanto semplice quanto denso di significati.

Ben 46 ore, 24 minuti, 9 secondi! È la durata del bacio record che ha fatto diventare il 13 aprile l’International Kissing Date. Record rapidamente battuto da un bacio thailandese di 58 ore, avvenuto il 6 luglio per cui… ora si festeggia in entrambe le date. Mai sazi di baci insomma. Del resto il bacio più o meno in tutto il mondo è il modo più comune per dimostrare l’amore.

Diversi tipi di bacio

Ci sono diversi tipi di bacio: con un bacetto la mamma coccola il suo bambino, si baciano parenti e amici sulla guancia, c’è il baciamano…
Pur con alcune interessanti variazioni culturali, protendere le labbra e avvicinarle a qualcuno dimostra affetto, amicizia, stima, in alcuni casi alleanza.
Ma non sono certo questi i baci a cui si riferisce la festa.
Nella relazione di coppia il bacio fa un salto di qualità e diventa un’esperienza molto intima, coinvolgente, intrigante.
Nonostante l’abuso di baci profondi nel cinema, nella cultura di massa, le foto esibizioniste nei social, il bacio pare non essere facilmente banalizzabile.
L’esperienza corporea e relazionale che comporta, lo rende unico e difficilmente riferibile.
«Come si fa a baciare?» è una delle domande più ansiogene della preadolescenza. E per quanto l’amico o l’amica di turno possa dare delle indicazioni di massima, addirittura suggerire delle “tecniche”, si può vivere solo in presa diretta.

Bacio: corpo o anima?

Perché il bacio, che è contemporaneamente esperienza corporea, relazionale, affettiva, emotiva, eccede i tentativi di catalogarlo.
Il bacio può portare all’eccitazione sessuale ma anche alla pace rassicurante della relazione, può essere dolce o passionale, piacevole o fastidioso, e non sempre i partner coinvolti nel condividono l’univocità.

Il significato del bacio

Per capire il motivo per cui il bacio assume un significato così intenso e profondo occorre scomodare la psicoanalisi. Come riporta Galimberti nel celebre Dizionario – alla voce Bacio – già Freud l’aveva intimamente collegato al piacere funzionale della nutrizione, Giacchetti ha definito la suzione nell’allattamento “il bacio più puro che esista” e, sulla stessa scia, si è espresso Carotenuto: «La bocca, che è per l’uomo il primo modo di conoscere il mondo circostante, la prima modalità di prendere e ricevere amore e vita, diventa in seguito un aspetto rivelatore di profondissimo sentimento».
Le prime esperienze orali sarebbero quindi la matrice inconscia del bacio, ma con un’interessante inversione: mentre nel bambino la suzione “scarica” la tensione, provvedendo affetto e cibo, nell’adulto il bacio “carica” della tensione necessaria a favorire l’avvicinamento, fino all’incontro sessuale.
Il bacio quindi non è solo corpo, e nemmeno solo psiche, ma è un’esperienza di allineamento della dimensione psichica e somatica.
A questo proposito sono molto stimolanti le riflessioni di Lowen: «Le parti del corpo dove il sangue affluisce molto vicino alla superficie sono quelle dove avviene il contatto più intimo… Il colore rosso delle labbra riflette la grande quantità di sangue, che si trova proprio sotto lo strato sottile della mucosa. Quando in un bacio si incontrano le labbra, il sangue di ciascuna persona è separato soltanto da una membrana sottile, per cui si determina un alto livello di eccitazione. In realtà, tutta la bocca, compresa la lingua, si può considerare una zona erogena, dal momento che l’intera zona è molto vascolarizzata».

Questione di cuore

Ecco spiegato anche il batticuore dei baci più emozionanti. Quando un uomo e una donna si scambiano amore, anche il cuore danza per portare il sangue, veicolo di vita che scorre e di eros, là dove può essere più vicino allo scorrere della vita dell’altro.
Il cuore della persona che ama si espande e coinvolge tutti i sensi, allo stesso modo in cui il cuore della persona triste, risentita, intimorita, diventa duro, un peso nel petto, e inibisce la circolazione.
Il rapporto tra il cuore e l’amore è quindi concreto, un fenomeno fisico.

Il bacio sincero

Il bacio è un momento di incontro, tanto più profondo quando il corpo, le emozioni, le sensazioni e i sentimenti sono allineati.

Occorre riconciliarsi, fare pace, per potersi baciare bene.
Oppure ci si può baciare per riconciliarsi e fare pace.

Nel dubbio, oggi, baciatevi!

 Mi baci con i baci della sua bocca!
Sì, migliore del vino è il tuo amore.
Inebrianti sono i tuoi profumi per la fragranza,
aroma che si spande è il tuo nome:
per questo le ragazze di te si innamorano.

Cantico dei Cantici

Marco Scarmagnani

Articolo originale su Semprenews.it

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Di nascosto !

Il Vangelo che ci è stato proposto ieri è quello del famoso incontro di Nicodemo con Gesù , ne riportiamo una piccola parte :

Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio». […] (Gv 3,1-3)

Il brano poi continua con le risposte pazienti e rasserenanti di Gesù alle domande incalzanti di Nicodemo, il quale diverrà poi un suo discepolo. Non abbiamo riportato l’intero brano poiché quello che ci interessa è già contenuto nelle poche righe sopra riportate.

Colui che scrive questo Vangelo è Giovanni, che aveva avuto modo nel frattempo di conoscere da vicino Nicodemo e di verificarne la bontà, probabilmente avranno parlato tra loro di questo incontro più volte, e ricordandone i particolari sicuramente venne fuori che l’incontro avvenne di notte. Perché ? Che motivo c’era di specificarlo ? Sarà stata una richiesta di Nicodemo al redattore del Vangelo ?

Innanzitutto occorre precisare che Nicodemo è un fariseo, anzi uno dei capi, quindi uno che si distingue per un accentuato rigorismo etico e per uno scrupoloso formalismo nell’osservanza della legge e della tradizione mosaica, ed insegna agli altri anche col proprio esempio. Assistiamo nei Vangeli a diversi episodi in cui Gesù condanna aspramente la condotta dei farisei, ma questo fariseo cosa aveva di diverso dagli altri sì da meritarsi risposte calme, pazienti e lunghe a mò di spiegazione dettagliata da parte di Gesù ?

Nicodemo ha il cuore aperto.

L’evangelista Giovanni specifica che Nicodemo va di notte da Gesù perché evidentemente non voleva essere scoperto dai suoi compagni farisei che l’avrebbero ricoperto di insulti, schernito, avrebbe perso tutta la stima e l’autorità, o chissà cos’altro di peggio gli sarebbe capitato. Ma lui ci va forse vincendo qualche timore (comprensibile per il ruolo ricoperto nella società) ; è uno che non si dà subito per vinto ; non riesce a darsi delle risposte su Gesù, non trova requie, diremmo ; forse è uno che non si accontenta delle prime impressioni, vuole andare fino in fondo sulle verità importanti della vita ; vuole vederci chiaro sul dossier Gesù di Nazareth ; forse non gli bastano le risposte del mondo, della società, della religiosità infarcita di rituali e svuotata di senso….. si fa coraggio e va da Gesù, ma con prudenza.

Cari sposi, forse in qualche nostra casa c’è un Nicodemo che timidamente bussa, di nascosto dagli altri, alla porta di Gesù. Quando il nostro coniuge (oppure un figlio, un parente…) si accosta a noi, e ci fa delle domande che non vogliono soddisfare solo una curiosità, ma intuiamo che c’è l’atteggiamento di Nicodemo, dobbiamo fare come Gesù…. accogliere, ascoltare e pazientemente condurre alla Verità con dolcezza e delicatezza.

La persona che ci interpella ha dentro un desiderio ed una sete di Dio incontrollabile, ed è questa che va apprezzata insieme all’apertura di cuore, cioè al desiderio sincero di accogliere Gesù, ma Gesù va annunciato. Infatti San Paolo ci ricorda ( nella lettera ai Romani ) che la fede viene dall’ascolto :

[…] E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi?

Coraggio sposi, sicuramente abbiamo anche noi il nostro Nicodemo, chiediamo a Gesù l’aiuto del Suo Spirito Santo perché il nostro sia un annuncio nella Verità.

Giorgio e Valentina.

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Tommaso non crede che si possa risorgere dal male.

Tommaso era detto Didimo, gemello nella nostra lingua. Gemello di chi? Tutti noi siamo gemelli di Tommaso perchè ci comportiamo esattamente come lui. Tommaso non credeva quindi nella resurrezione? No, non è così. Tommaso credeva nella resurrezione, c’erano passi della scrittura che la preannunciavano, c’era una parte del popolo ebraico che la aspettava, aveva visto con i suoi occhi la resurrezione di Lazzaro. Cosa allora gli impedisce di credere? Ha visto il crocifisso. Sa che Gesù è stato picchiato, deriso, offeso, vilipeso, coronato di spine. Sa che è dovuto salire verso il Calvario, che è stato inchiodato ad una croce e che è morto. Non riesce a credere che da un male così grande si possa risorgere.

L’incredulità di Tommaso non è quindi sulla resurrezione del Cristo. Tommaso ha bisogno di vedere che il risorto è proprio il crocifisso. Quell’uomo appeso alla croce. Ha bisogno di vedere i segni di quel martirio. Ha bisogno di vedere i buchi dei chiodi e la ferita nel costato. Ne ha bisogno perchè lì si gioca tutta la sua vita e la nostra vita. Solo se è vero che il crocifisso e risorto, allora la sofferenza di questo mondo può avere un senso e un orizzonte che va oltre questa vita. Significa che la sofferenza non è inutile, ma se vissuta nel dono radicale di noi stessi ci permette di risorgere.

Gesù ci ha salvato tutti non perchè ha sofferto o perchè è morto ma perchè in quello che gli è capitato si è donato completamente con un amore incondizionato e gratuito. Ha pagato per noi. Tommaso è esattamente come noi. Noi che non riusciamo a credere in Dio perchè nel mondo c’è il male, ci sono le guerre, i terremoti. Ci sono i bambini che si ammalano e muoiono. Noi vediamo tutto questo e non crediamo, perchè non è possibile che Dio sia presente dentro la nostra vita. Invece Gesù dice: “beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”.

Spesso anche nel nostro matrimonio non riusciamo a vedere la presenza di Cristo. Eppure lui c’è. C’è da quel momento che abbiamo pronunciato il nostro sì con la bocca e lo abbiamo confermato con il corpo nel primo rapporto fisico. Poi il tempo passa, iniziano i problemi, i litigi, le incomprensioni. La relazione sembra tutto fuorché santa. Eppure Gesù è sempre lì, fedele. La nostra infedeltà non corrompe la sua. Il suo amore e la sua grazia sono sempre a nostra disposizione. Tanti non ci credono più e mollano. Cercano nuove strade. Invece, senza giudicare chi non riesce, beate quelle donne e beati quegli uomini che credono anche se non vedono Dio nella loro storia, nel loro matrimonio. Beate quelle donne e quegli uomini che, anche se sono stati abbandonati e vedono la persona che ha promesso loro di amarli per sempre insieme ad un’altra persona, continuano ad abbandonarsi a Dio, perchè sanno che Lui c’è anche se non lo vedono. Beate quelle donne e quegli uomini perchè non hanno bisogno di vedere per credere, hanno dentro una promessa di Dio che custodiscono e che li conduce verso la verità e l’incontro con Gesù che salva e da senso ad ogni cosa, anche quello che adesso non si può comprendere.

Ho una seconda riflessione. Dopo l’arresto e la morte di Gesù gli uomini sono impauriti. Pietro rinnega, gli altri si nascondono. Si chiudono nel cenacolo pieni di paura. Troviamo solo Giovanni che resta sotto la croce. A restare sotto la croce, senza esitazione, sono invece le donne. Chi si reca al sepolcro mentre gli apostoli sono nascosti sono sempre le donne. Solo dopo, alla notizia della tomba vuota, Giovanni e Pietro corrono a vedere. La donna ha una forza e una fede che l’uomo spesso fatica a raggiungere. Quando la vita diventa difficile dietro un uomo che non molla c’è spesso una donna che lo sostiene. Non c’è nulla che mi dà più forza della consapevolezza di avere al mio fianco la mia sposa. La fede di mia moglie è per me forza, la fiducia della mia sposa è per me sostegno. L’abbandono a Cristo in ogni situazione è per me esempio e fonte di meraviglia e stupore. Sono grato a Dio per la mia sposa. Mi lascia senza parole pensare che una creatura come lei, più forte di me, perchè chi ha più fede ha anche più forza, si consegni e si affidi alla mia cura. Questo suo dono fiducioso mi dà una carica grandissima per tirare fuori il massimo e per cercare di essere degno del suo dono.

Antonio e Luisa

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Aveva ragione Churchill

Gran Bretagna, anno 1940. Agli albori della Seconda Guerra Mondiale il Regno Unito si trovava a combattere la furia nazista nel pieno della sua forza bellica: flagellata nei cieli dagli Stukas e insidiata via mare dagli U-Boote, il rischio di una invasione terrestre sembrava oramai imminente. Per questo motivo, davanti al governo il 13 maggio il Primo Ministro Winston Churchill (1874-1965) pronunciò le parole che sarebbero passate alla storia: “I have nothing to offer but blood, toil, tears and sweat”. Il discorso più esteso di questa frase recitava così: “Dico al Parlamento come ho detto ai ministri di questo governo, che non ho nulla da offrire se non sangue, fatica, lacrime e sudore”.

A volte, pensando a certi matrimoni che ho celebrato, ammetto di aver pensato: “E se queste parole se le dicessero a vicenda gli sposi nel rito? Non sarebbe educativo? Nah… è di cattivo gusto, lascia stare”. Eppure, la realtà non è poi molto lontana, a ben vedere.

La Parola di questa domenica ha un tono iniziale romantico, direi quasi idilliaco. Nella prima lettura si descrive come era la prima comunità di credenti: “Un cuore solo e un’anima sola”. Wow! Sembra di vedere una coppia in luna di miele che passeggia, mano nella mano, su una spiaggia di Cancùn. Ma “quant’è bello lu primmo ammore!”, una coppia che condivide tutto, che si ama così sensibilmente e visibilmente, è proprio meravigliosa.

Il Salmo poi rincara la dose: “Il suo amore è per sempre”. È quanto più o meno scrive il fidanzato sulla strada sotto la finestra della morosa, in modo che le sia ben visibile.

Ma ecco che la seconda lettura già cambia tono. San Giovanni dice chiaramente che la nostra fede è frutto della vittoria pasquale di Gesù, ma una vittoria costataGli “sangue e acqua”, lo dice proprio lui che ha visto dal vivo quella scena sul Golgota.

Allora questo amore nuziale prende una forma un po’ diversa da come ci insegna il mondo, anche se Aleandro Baldi cantava: “non amarmi, ti farò soffrire”.

Nel Vangelo infine vediamo una scena stupenda e commovente. Gesù, proprio dopo otto giorni dalla Pasqua, cioè il giorno corrispondente ad oggi, va di nuovo a trovare gli Undici e fa una cosa bellissima: concede a loro la possibilità di perdonare i peccati, cioè di essere misericordiosi come lo è stato Lui e come lo è il Padre.

C’è un dettaglio che mi fa intenerire ed è quando Gesù mostra la ferita del petto e quelle delle mani e piedi. Mi pare che Lui voglia dire a loro: “vedete, il mio perdono e la mia pace che oggi vi do sono usciti di qui, le mie ferite sono divenute feritoie di Amore per voi”.

Ecco qui una lezione meravigliosa per tutti ma specialmente per voi sposi. La fedeltà, il “per sempre”, il dono totale di sé sono possibili solo a patto di morire a sé stessi, di sacrificarsi, di entrare e superare i conflitti dovuti alle diversità e anche alle stranezze dei nostri caratteri e temperamenti.

Dico questo un po’ per esperienza ma soprattutto per le testimonianze di chi ne sa molto più di me. Prendo spunto da un libro bellissimo, scritto da una grande donna, moglie e psicoterapeuta, Mariolina Ceriotti Migliarese. Nel suo libro “Risposami!” dice: “La famiglia di oggi nasce invece spesso da una coppia che si immagina di poter essere a-conflittuale, questo fa sì che la relazione funzioni fintanto che i conflitti non sono presenti, ma che il legame si riveli fragile davanti alle difficoltà” (pag. 153).

E poi dice ancora: “Dobbiamo sempre ricordarci che nelle coppie di lunga durata, quelle che vogliono rimanere insieme per sempre, l’esperienza della crisi è inevitabile” (pag. 161).

A ulteriore sostegno di questo e in linea con il Vangelo c’è Papa Francesco: “Le crisi coniugali frequentemente si affrontano in modo sbrigativo e senza il coraggio della pazienza, della verifica, del perdono reciproco, della riconciliazione e anche del sacrificio” (Amoris Laetitia 41).

Ci vuole il perdono, ci vuole la Misericordia nell’amore coniugale. Senza di essi, le battaglie che si scatenano ad ogni tappa della vita di coppia non possono superarsi fino in fondo.

Caro Winston, avevi proprio ragione, per vincere le inevitabili crisi che la fedeltà sponsale richiede, è davvero necessario “sangue, sudore e lacrime”. La cosa bella è che Gesù li ha già versati per noi, una volta per tutte e quel Sangue e Acqua scaturiti dal Suo petto aperto, dal Suo Cuore, sono oggi la Grazia sacramentale che può consentire agli sposi di dirsi ancora sì.

Per cui, coraggio, cara coppia, “non piangere più; ha vinto il Leone della tribù di Giuda” (Ap 5,5), ha vinto l’egoismo e la rinuncia a combattere. La sua Misericordia può trasformare ogni tuo dolore, lotta e sofferenza in un amore che si rinnova di giorno in giorno.

ANTONIO E LUISA

Leggere le parole di padre Luca ci ha toccato. Io ho guardato la mia fede, quella che porto al dito da 18 anni, l’ho guardata da vicino. Si vede che non è nuova, si notano diversi graffi che la rendono imperfetta agli occhi di chi la guarda. Ai miei occhi è invece così perfetta e così bella. Commovente. So che ognuno di quei piccoli graffi rappresenta la fatica di una relazione radicale come quella sponsale. Due persone, un uomo e una donna, che sono biologicamente, psicologicamente, umananamente e ontologicamente diversissime. Ed è bellissimo che sia così. Io mi riconosco uomo scontrandomi con la femminilità di Luisa. Con il suo mistero.

Una sfida meravigliosa fatta di incontri e di scoperta reciproca, ma anche di scontri e di conflitti. Conflitti che se gestiti nel modo giusto non sono un male. Conflitti che permettono di aprirsi, con fatica ma con meraviglia, all’altro, ad una alterità così diversa e complementare. Un’alterità che se accolta non limita la nostra libertà ma ci arricchisce della diversità della persona che abbiamo sposato.

Guardo la mia fede e la fatica della relazione non mi spaventa più, perchè ciò che ho in cambio è già il centuplo.

Antonio e Luisa

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Domenica e famiglia : un connubio possibile / 6

Se è vero che per stimolare i nostri cari a venire alla Messa domenicale, possiamo raccontare loro di tizio o caio per invogliare loro a godersi almeno l’aspetto comunitario della Domenica, non dobbiamo però tralasciare loro di raccontare cosa ha fatto il Signore per noi stessi, altrimenti sarebbe riduttivo per la sacralità della S. Messa, sarebbe un gioco al ribasso e, prima o poi, diventerebbe l’esca da cui la preda tenterà presto di staccarsi, perché non troverebbe il vero cibo per l’anima.

Spesso si è portati a mettere in risalto l’aspetto comunitario della S. Messa domenicale tralasciando l’altro aspetto che precede e dà vita a quello comunitario, ne mette le fondamenta e lo riempie di significato : il rapporto personale con Dio. Abbiamo ricordato che il saluto iniziale del sacerdote è : “ il Signore sia con voi “, ma poi c’è subito un ammonimento a riconoscere i propri peccati che ha formulazioni diverse ma nella sostanza comincia più o meno così : ” Fratelli, per essere degni di celebrare… riconosciamo i nostri peccati… “.

Il sacerdote già ci introduce nell’aspetto comunitario, che svilupperemo in seguito, ma poi invita ciascuno (compreso se stesso) a riconoscere i propri peccati personali. Nel rito antico, dapprima il ” Confesso” lo recita il sacerdote da solo mentre i fedeli ascoltano, e poi è la volta dei fedeli mentre il sacerdote ascolta, quasi a ricordare al sacerdote di dare il buon esempio nel “battersi il petto”. Purtroppo nel nuovo rito (quello riformato nel 1965) è stato accorpato in un unico Confiteor, ma la sostanza è che ognuno, sacerdote o fedele, si trova a tu per tu di fronte a Dio Padre, con Lui non ci sono scuse, non ci si può nascondere dietro ad un dito col Padre.

Ed è questo aspetto del vis a vis con Dio che tratteremo oggi, o se vi piace di più, del face to face. E’ vero che quando siamo alla S. Messa domenicale ci sono tante altre persone, ma il Padre cerca il rapporto d’amore con ogni singola anima, non con una massa di persone ; quando ci ha pensati e creati, lo ha fatto come pezzi unici ed irripetibili, come un artigiano crea ogni oggetto nella sua bottega, simili ma mai uguali. Il nostro Creatore è un artigiano coi fiocchi, e non ha mai sbagliato un colpo, nessuno è sfuggito informe dalle sue mani per la fretta dell’Artigiano ; Gesù stesso ci ha ricordato infatti che :

 Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete, voi valete più di molti passeri. (Luca 12,7)

Percorrendo la strada che dall’uscio di casa nostra conduce alla chiesa, ricordiamoci che non stiamo andando ad un evento sociale/comunitario a sfondo religioso ; riprendendo la risposta suggerita per i bambini, noi andiamo a Messa per conoscere ed incontrare Colui che ci ha voluti da sempre e ci ha fatti esistere, nonché ad assistere al sacrificio di Gesù sulla Croce, di cui parleremo più avanti.

Gli sposi, tra gli altri, sono i benvenuti alla Messa domenicale, perché in essa ricevono nuova linfa per far crescere la pianta del loro amore matrimoniale ; inoltre, per il loro particolare stato di vita, sono i primi testimoni di quei due aspetti menzionati sopra : infatti, mentre assistono alla S. Messa alimentando la fede personale ( che si “materializza” in vita concreta spesa per il proprio coniuge ), essi si presentano a Dio Padre anche come un’unica realtà in virtù del matrimonio che li ha resi una sola carne, un solo cuore e un solo spirito. Sicché quando la sposa è da sola a Messa, non sta alimentando solo ed esclusivamente la propria fede, non si sta presentando al Padre come una donna singola, ma in un certo modo anche il suo sposo è presentato a Dio, come se fosse lì ; qualora lo sposo si trovi senza la sposa a Messa, non sarà proprio così solo, ma Dio vedrà anche la sua sposa, poiché essi sono per Dio come un’unica realtà.

Ovviamente questo discorso non vuole favorire, né acconsentire il fatto che un coniuge si senta esonerato dalla partecipazione alla Messa domenicale in quanto l’altro coniuge fa le proprie veci di fronte a Dio…. non significa dire : ” questa Domenica vai tu a Messa che io ho da sbrigare tante cose, non ne ho voglia…”, no !

L’esperienza dei due aspetti ( all’interno del matrimonio ), personale e comunitario, è un’esperienza che si intuisce tra le righe come profonda e vivificante, ma è solo facendone esperienza che si potrà goderne la portata e i frutti, sia nelle singole anime degli sposi così come all’interno del loro matrimonio…. infatti queste realtà non sminuiscono affatto le personalità di ognuno, ma, al contrario, lasciano l’amore libero di vibrare di diverse frequenze così come un’arpa ci dona una musica unica suonata da tante corde singole. Man mano che ci addentreremo nei vari rituali di cui è composta la Messa, ci accorgeremo delle ricchezze che essa ha da offrire al nostro matrimonio.

Se qualcuno avesse ancora dei dubbi, gli sposi non sono due singoli individui che stanno insieme, non sono due meri conviventi che si dividono i compiti, non sono due coinquilini che dividono le spese, niente di tutto ciò ; gli sposi hanno una forza in più perché anche quando pregano nella S. Messa non sono singoli individui, ma ognuno trova beneficio nella propria anima dalla santificazione e dalla preghiera dell’altro ; è la coppia ad esserne rinvigorita, rinsaldata, rinnovata, ristabilita. E’ un mistero di grazia che Dio ha regalato agli sposi, spetta a noi lasciare il regalo intatto e chiuso nella scatola originale, oppure cominciare a scartarlo per goderne il contenuto.

Coraggio sposi, domani abbiamo la possibilità di partecipare alla S. Messa con una nuova consapevolezza che porta con sé anche un nuovo onere : crescere la propria fede per far crescere l’amore sponsale.

Buona Domenica.

Giorgio e Valentina.

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Piccole Resurrezioni Quotidiane – “Sposi&Spose di Cristo”

..di Pietro e Filomena, “Sposi&Spose di Cristo”..

Quando parliamo o semplicemente pensiamo alla Resurrezione pensiamo alla Pasqua o alla Domenica, giorno in cui celebriamo la Resurrezione del Signore Gesù Cristo.

La “Resurrezione”, spesso, la leghiamo all’idea della morte del nostro corpo; quindi ad una realtà che sarà un giorno chissà quando. “Resurrezione” ci fa pensare più alla vita eterna più che alla nostra vita di tutti i giorni.

Eppure…eppure…spesso e normalmente la nostra esistenza si muove nelle piccole ombre del quotidiano più che nelle luci della gloria…più tra le ferite e i sanguinamenti che tra le guarigioni, più nelle piccole morti che nella vita.

Ma quello del “Risorgere” deve essere un esercizio piccolo…un movimento minuscolo ma costante…come aprire e chiudere gli occhi.

Quindi ci vogliono le “resurrezioni”…piccole resurrezioni quotidiane.

Voi direte ora: “Si, bravi, ma come si fa?”.

Certo, non possiamo risorgere solo perché lo vogliamo…nelle nostre mani non c’è la possibilità di guarirci, di distruggere la morte. Dunque?

Dunque c’è bisogno dell’intervento di Colui che ha saputo trovare la via d’uscita anche dal sepolcro, di Colui che le tenebre più profonde non hanno potuto avvolgere.

C’è bisogno dell’intervento di Colui che si è fatto bucare le mani per donare ancora di più, si è fatto inchiodare i piedi per camminare ancora di più verso il prossimo, si è fatto trafiggere il cuore per poter amare di più.

C’è bisogno dell’intervento di Colui che è Il Risorto.

Lui ti insegnerà a risorgere quando tuo marito ti sotterrerà con una battutina innocua ma che a te sfracella il cuore;

Lui ti insegnerà a risorgere quando tua moglie farà di te una polpetta quando guardando un film farà il paragone tra il tuo fisico con quello delle star di Hollywood; 

Lui ti insegnerà a risorgere quando tra le mura domestiche ci sarà più odio che amore;

 Lui ti insegnerà a risorgere quando ti sentirai tradito dalla persona più cara per te;

Lui ti insegnerà a trovare la strada per uscire vivo dagli incidenti mortali delle tue relazioni umane di ogni giorno.

Qual è la strada?

La strada che Gesù ti indica è quella del suo Cuore.

Va’ da Gesù, torna da Gesù.

Il Suo Preziosissimo Sangue ti laverà quando andrai a confessare le tue miserie, il Suo Sacratissimo Corpo ti darà vigore nuovo quando sfinito ti accosterai all’Eucarestia.

E se non puoi ricevere l’Eucarestia e non puoi ricevere l’assoluzione?

Nessuno ti impedisce di fermarti a meditare la Parola di Dio, nessuno ti impedisce di fare adorazione eucaristica, nessuno ti impedisce di pregare col cuore!!!

Gesù è lì. Ti aspetta con le braccia spalancate e ti soffia nel cuore il Suo Santo Spirito e non avrai più sete e non avrai più fame e le tue ferite serviranno a far passare più luce nella tua famiglia e nel mondo in cui viviamo.

Oggi, prendi carta e penna. Vuoi una famiglia perfetta?

Non costruire una famiglia senza errori…ma costruisci una famiglia su Cristo.

E se la tua famiglia è distrutta e siete separati?

Non disperare!!! C’è un percorso di fede anche per te! Gesù non abbandona nessuno e – anche se molti non lo sanno – anche la Chiesa è casa tua!!!

Va’ da Cristo! E’ Lui che può rimetterti in piedi, può ridarti vita…può farti risorgere già qui ed ora.

Frequentando Cristo, stando vicino a Lui…imparerai a vivere di “piccole resurrezioni quotidiane”.

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Grazie, Pietro e Filomena.

La bellezza di Tiziana Mercurio, un’innamorata della purezza

La purezza è una virtù da custodire e desiderare, ma prima di tutto da riscoprire. Perciò, invece di sprecare tante parole, voglio farvi respirare il profumo che ha una vita vissuta nella purezza, vi voglio parlare della bellezza di Tiziana, perché è la bellezza che attira.

È la testimonianza di vita di Tiziana Mercurio, una giovane ragazza di Benevento salita al Cielo nel 2006 a 26 anni e che mi affascina perché mi incoraggia a credere ancora nella purezza, a vederla come una realtà sempre attuale per tutte quelle coppie che vogliono amarsi donandosi all’altro.

«Tiziana aveva un’ambizione eroica: nel giorno del suo matrimonio, come giglio profumato, voleva presentarsi all’altare vergine» (Fra Alessandro di Madonna Povertà, Una santa della porta accanto. Tiziana. L’offerta di una giovane, p. 28).

Sembra una scelta folle, impossibile nel mondo di oggi, eppure era la scelta di una ragazza che credeva ancora nell’Amore.

Nel XXI secolo la purezza è passata ormai di moda? Ci possiamo ancora incantare davanti alla bellezza di un cuore puro?

La sfida di oggi è essere attraenti nella purezza. Cerchiamo di essere attraenti sognando che la persona con cui uniremo il nostro corpo voglia prima di tutto stare con noi con il solo scopo di amarci.

Tiziana era una ragazza bellissima e attraente, ma ce ne sono tante bellissime, perché lei attrae così tanto? È la luce del suo volto che attrae, una luce particolare, una bellezza che riflette l’amore di Dio. Rifletteva della Sua luce.

Tiziana si è fatta prendere per mano dalla Madonna e ha scoperto il segreto della bellezza di Maria, bella perché pura, bella perché abitata da Dio. E allora volle consacrarsi a Maria per chiedere a Lei di custodirla con la sua tenerezza materna.

Oggi abbiamo la sensazione che le ragazze che vanno in chiesa e credono ancora nel valore della verginità siano bigotte e con i baffi, così ce le immaginiamo. Tiziana mi affascina tanto perché dimostra alle donne di oggi che desiderare la purezza non significa non curarsi o non farsi belle, anzi la purezza ti rende luminosa, la purezza è bellezza! Un cuore puro dona uno sguardo che sa amare, un sorriso dolce e attraente.

Tiziana era tutto questo: era «elegante, bella, sempre ordinata, profumata, capace di far emergere il bello da se stessa» (p. 9). Era una rosa diventata giglio nel tempo con il miracolo della purezza. «La rosa era diventata uno splendido giglio bianco nelle mani di Maria» (p. 79).

La purezza ci rende giovani vivi e luminosi. Vero, ma è difficile dire questo quando la malattia si affaccia nella giovane vita di una ragazza di 17 anni che viene colpita dal tremendo morbo di Hodgkin. La malattia «fece presto cadere alla bellissima rosa tutti i suoi petali… Tiziana risentì molto della perdita dei capelli, sentendosi ferita nella sua femminilità» (p. 18).

È questa purezza e questo Amore che la resero bella pure quando era consumata dal dolore, talmente magra che si vedevano le ossa. Una bellezza che andava al di là della sua fragile carne. La sua non era solo una bellezza effimera che se ne va come tutte le cose del mondo, il suo sorriso non veniva appassito dalla malattia e dalle lacrime, perché lei era un’innamorata della purezza e si lasciava amare da Dio. Di più, lei era un’amante della vita e non appassiva insieme al suo corpo perché amava ancora di più un’altra vita: la vita eterna, il Paradiso.

Tiziana amava parlare del Paradiso. Viveva la fede in modo puro e semplice. Il suo Amore folle per Dio la portò a offrirsi per le anime del purgatorio e per la Famiglia Mariana Le Cinque Pietre, la comunità religiosa del suo amato cugino fra Alessandro. Solo chi ha la purezza nel cuore sa fare pazzie per Dio, follie d’amore per Dio.

Pur vivendo atroci patimenti e pianti, non voleva rattristare gli altri. Sorridere era la sua missione e il suo era un sorriso sincero, un sorriso che disarmava il demonio.

Quegli anni di lungo calvario furono intervallati da periodi in cui Tiziana era riuscita ad abbattere la malattia e poteva così godersi la sua giovane età, fra innamoramenti, ferite, delusioni e grandi sogni. Dovette fare i conti anche con quella categoria dei giovani che considerano il corpo dell’altro come oggetto del piacere e non come casa amata di Dio. Tiziana era stata corteggiata da un uomo col quale si fidanzò. Presto però si rese conto che quel giovane era convinto di smorzare il suo desiderio di rimanere vergine. «Anche se le costava molto, sapeva che per conservare intatto lo scrigno della verginità, presto, molto presto, avrebbe dovuto lasciarlo. Ci teneva a M., ma molto di più teneva alla sua purezza e non appena egli tentò di strapparla dal suo giardino, la bellissima rosa si difese con tutte le spine che aveva» (p. 59).

Questa testimonianza ci invita a non arrenderci finché non troveremo quell’uomo o quella donna che sappia darci il suo cuore puro, o che almeno ci rispetti. Non è per niente facile una scelta del genere perché è terribilmente dolorosa, ma la realtà è che succede a non poche persone di dover rinunciare a una relazione per proteggere la propria integrità. È un coraggio da ammirare e imitare. Se la fidanzata o il fidanzato ci mette davanti a un bivio e ci dice: “O sesso o ciao”, è meglio perdere quella persona che perdere se stessi. Può amarci chi ci chiede di rinunciare all’Amore?

Sembra una contraddizione ma è proprio così: scegliendo la purezza urliamo al mondo quanto è bello fare l’Amore. La purezza ci libera e permette all’Amore di esprimersi nella sua forma più autentica, quella del dono. La purezza esalta la sessualità come un bene prezioso.

In un libro scritto su Tiziana, suo cugino fra Alessandro di Madonna Povertà racconta come lei e il fidanzato volessero vivere il loro rapporto. «Tiziana si fidanzò con Alessandro, un giovane del gruppo, a mio parere eccezionale, con cui ha percorso un bellissimo cammino di preghiera. Ogni giorno i due fidanzatini sostavano in preghiera per chiedere a Dio una speciale vigilanza sulla loro unione. […] Un giorno in confidenza mi disse: “Passiamo molto tempo da soli io ed Ale, e visto il grande bene che ci vogliamo, delle volte entriamo in lotta contro i nostri sensi, ed è lì che ci precipitiamo in chiesa per rifugiarci in Dio. È dura, ma voglio rimanere vergine, ci tengo troppo”» (p. 28).

L’attrazione fisica è un dono di Dio, come coppia di fidanzati non vediamo l’ora di fare l’Amore, altrimenti saremmo come fratello e sorella, o come due amici, niente di più. Abbracciamoci, riempiamoci di tenerezza e di baci, ma impariamo a fermarci e a pregare insieme chiedendo a Dio di saperci amare senza pretendere subito altro.

Tiziana sognava di sposarsi e di avere tanti figli, di avere una famiglia e con essa servire il Signore. La testimonianza di Tiziana incoraggia i giovani a credere nell’Amore. Guardando alla sua vita, noi fidanzati scopriamo il valore della purezza e dell’affidarci a Dio per non accontentarci di un amore ferito, gli sposi riscoprono che anche chi risponde alla vocazione matrimoniale ha come mèta il Paradiso. L’uomo e la donna uniti nel Matrimonio gustano la presenza di Dio, il diavolo li detesta tanto proprio perché sono l’immagine di Dio. Tiziana mostra agli sposi che delle vite abitate da Gesù riescono a gioire anche nei momenti di prova e sofferenza, è Gesù che trasforma il dolore in Amore.

Questa è “la santità della porta accanto” di cui parla Papa Francesco, la santità di «quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio» (Gaudete et exsultate, n. 7). La purezza bussa alla porta di ogni cuore, siamo sempre in tempo a viverla: nessuna caduta può renderci schiavi del nostro passato, qualunque esso sia. Non è mai troppo tardi per desiderare la purezza. Come puoi rinunciare a questa bellezza?

Filippo Betti

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Per conoscere meglio Tiziana, clicca qui per acquistare il libro “Una santa della porta accanto. Tiziana. L’offerta di una giovane” di fra Alessandro di Madonna Povertà.

Clicca qui per vedere su YouTube il video sulla vita di Tiziana.

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Quando l’intimità guarisce le ferite

C’è una testimonianza che abbiamo raccolto e pubblicato sul nostro blog che racconta benissimo come il matrimonio possa essere un luogo di guarigione. Guarigione della persona, di tutta la persona. Del suo corpo, della sua psiche e del suo spirito. Una guarigione che avviene attraverso il sacerdozio e che apre alla profezia. Una coppia che vivendo bene l’intimità si è trasfigurata ed ora è pronta a farsi prossima partendo in missione in Brasile. Di seguito la testimonianza di Maria e Silvio.

La sessualità è importante in una coppia di sposi? Oppure è importante solo per la procreazione? Collegandomi con l’argomento del blog matrimonio cristiano sulla sessualità nel matrimonio, volevo condividere con voi la mia storia che, nelle mani di Dio, è stata trasformata, proprio grazie al sacramento del matrimonio.

Sono cresciuta in una famiglia cristiana caratterizzata da un grande senso del pudore e della riservatezza in ambito sessuale, tant’è che cambiavamo canale anche solo per un bacio trasmesso in TV. I miei genitori mi hanno insegnato la bellezza della preghiera, l’importanza della castità prematrimoniale e del rispetto per il mio corpo. Avevo compreso l’importanza di aspettare la persona giusta, lasciando la mia intimità tutta e solo per il mio sposo.

Quando avevo 14 anni nacque mia sorella Chiara. Poco tenmpo dopo, quando Chiara era ancora molto piccola, si scopri che era affetta da una trombosi al rene e i dottori ci dissero che sarebbe morta. Quel giorno andai in chiesa e, davanti alla Madonna, le affidai la mia vita in cambio della vita di mia sorella. Fu così che Chiara, dopo un mese in terapia intensiva, uscì dall’ospedale Sant’Anna guarita. Dopo tante lacrime e preghiere dei miei genitori. I dottori e le infermiere erano scioccati per il miracolo avvenuto. Passò del tempo e per me tutto fu diverso. Non riuscivo a vivere come le altre adolescenti. Ogni argomento mi sembrava così stupido in confronto a quello che avevamo passato in famiglia. Iniziai le superiori. Una sera d’estate io e una mia amica andammo a salutare degli amici. (Entrambe eravamo prese da due ragazzi belli come il sole). Tra una chiacchiera e l’altra la mia amica si allontanò con Giovanni e io rimasi con Filippo (I nomi sono di fantasia).

Filippo, con la scusa di farmi vedere il suo paese,mi invitò a fare un giro in macchina. Mi accorsi troppo tardi che la strada era ben lontana dal centro. Lontana dalla mia amica. Lontana dai miei genitori. La strada divenne sterrata. Si trasformò in un bosco. Finì in una strada chiusa sotto un cavalcavia. Quella sera Filippo fece tutto quello che un uomo può fare su una ragazza. Peccato che io avevo 15 anni e non volevo arrivare a fare quelle cose. Avevo appena scoperto il primo bacio. Lui era un po’ più grande di me. Molto più alto. Molto più forte. Quel luogo era casa sua. Non ebbi la forza né di urlare né di scappare. Avevo paura. Paura di ciò che i miei avrebbero pensato di me. Pensai a mio padre che qualche giorno prima mi aveva fatto ballare una canzone dei Pink Floyd con il rumore della pioggia. Provai vergogna perché avevo permesso a quel ragazzo di toccarmi. Vergogna perché ero salita su quella macchina. Vergogna perché non ero scappata.

Da quel momento è come se Filippo mi avesse strappato l’anima, come se avesse strappato tutto quello che di bello c’era in me. Quello che era successo era come un tatuaggio sul viso che bruciava su tutto il corpo. Odiavo la mia codardia. Odiavo il mio corpo e odiavo la vita. Entrai in un grande buco. Cercai di farla finita e quando lo stavo per fare sentii una voce: “E SE NON FOSSE PER SEMPRE COSÌ?” Ebbi una visione. Vidi una capanna e un ragazzo che mi sorrideva con un amore immenso che mi diceva: “Un altro giorno comincia”. Aprii la tenda e vidi molti bambini e famiglie tutte insieme. FELICI. Finì la “visione” e io piansi tanto.

Perché ve lo racconto? Perché il Signore ha trasformato questo cumulo di macerie in una casa colorata. Passai 5 anni senza dire nulla a nessuno, finché un sacerdote (che aiutava povere ragazze di strada ad avere un lavoro dignitoso) nella confessione capì cosa stavo vivendo e mi disse: “Ma cara, cosa potevi fare? Avevi 15 anni, avevi paura, quel ragazzo non doveva nemmeno cominciare senza il tuo consenso. Sei una ragazza STUPRATA.

Lo disse ad alta voce. E divenne REALE. Provai un grande sollievo. Da quel momento passavo dalla chiusura, al voler usare i ragazzi prima che loro usassero me. Vivevo il sesso come arma. Vivevo la mia femminilità come arma. E in tutto quel gran caos l’unico pensiero era quella capanna, quel ragazzo, quelle famiglie. Dopo tanto cammino, fatto di alti e bassi, cadute, salite, discese, amori infranti, progetti allontanati, e anche la separazione dei miei genitori, non riuscivo ad accontentarmi. Non mi bastava una vita uguale alle altre. Non mi bastava lo stipendio le bollette, la carriera. Non mi bastava il ragazzo simpatico, il ragazzo buono, il ragazzo di chiesa. Cercavo quel ragazzo, quello della capanna. Un ragazzo che, come me, voleva vivere della provvidenza, nel donarsi, nella missione, nella famiglia aperta. Mi nascondevo, nelle vicende del Signore degli Anelli dove l’amicizia era sincera, l’amore era puro e si lasciavano tutti i confort per distruggere il nemico e rendere migliore la terra.

Quando incontrai Silvio faccia a faccia nella fila al confessionale della Festa della Vita, era una domenica. Parlare con lui fu naturale come bere dell’acqua. Poi non lo vidi per un mese. Era però rimasto nel mio cuore. Ed ebbi molta paura. Avevo 28 anni. Era lui il ragazzo della capanna. Era lui che aspettava la sua sposa nella castità, che voleva la missione, la famiglia aperta. Avevo paura di non essere all’altezza. Paura di ferirlo. Paura di me stessa. Avevo paura che avrei trasmesso anche a lui quel senso di schifo che mi sentivo addosso, come un virus. Avevo paura che dopo il matrimonio non sarei mai stata capace di donarmi completamente. Conoscevo la sua “fama” di grande ragazzo lavoratore, di sincero amico, sapevo che era stato in missione, che aveva passato metà della sua vita in Comunità Cenacolo per scelta di vita.

Negli anni avevo seguito il suo percorso tramite i passaparola, ma mai avrei pensato che il mio ragazzo della capanna fosse proprio lui. Cercai in ogni modo di allontanarlo, spaventandolo con le mie storie, con il mio passato, cercando di essere fredda, distaccata. Volgare. Nulla. Lui era lì. Aveva capito il mio gioco. Ed io ero senza più riserve davanti a lui che mi amava così come ero. A Medjugorje ebbi la risposta dalla Mamma che più mi conosce. “Questa è la strada, Percorrila.” Dissi il mio “Eccomi” e fu solo una grande gioia e una grande pace. Il giorno delle nostre nozze fu il giorno più bello della nostra vita. Come tutti i giorni a seguire.

Nel Sacramento del Matrimonio il Signore ha guarito ogni ferita inferta quella brutta sera di 14 anni prima, e anche tutte quelle che io stessa mi ero inferta da sola negli anni successivi per punirmi. Ogni volta che mio marito ed io entriamo in paradiso, vivendo la nostra intimità in modo pieno, tenero, nel dono reciproco, è come un balsamo che chiude sempre più quegli squarci. Il Signore è stato crocifisso, ed io con lui. Nella sua Risurrezione i buchi dei chiodi sono rimasti ma non c’è più sangue ma Luce, Vita, Perdono, Grazia, Salvezza come nelle mie ferite. Lui passa attraverso mio marito ed io guarisco, mi salvo, trovo pace. Spero davvero che ogni coppia di sposi capisca il dono che hanno nelle mani e nella loro relazione. Nella loro intimità. Che grande vocazione! Che grande avventura! Questa vita va celebrata. Una Chiesa che si muove, una Chiesa che crea vita. E voi giovani abbiate il coraggio di non accontentarvi, ma seguite quella voce. C’è solo questa vita per trasmettere, a chiunque ci conosca, che in Lui tutto è possibile se lo lasciamo agire su di noi. È già un piccolo anticipo di Paradiso. Vi saluto di grande cuore. Mio marito ed io siamo prossimi alla partenza per la tanto sudata Missione in Brasile e la nostra amata capanna tra i bambini. Pregate per noi. Noi pregheremo per voi.

Maria e Silvio

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Il per sempre non è per sempre

È difficile che un matrimonio duri per tutta la vita e, per questo, ho cambiato il mio punto di vista, e vorrei dirlo a chi si trova nella mia situazione e, per di più, con figli, quindi con un ulteriore senso di colpa. I rapporti si consumano, i sentimenti sono messi alla prova da questi tempi veloci. Non ha più senso dire il matrimonio è ‘fallito’, io dico che nella migliore delle ipotesi si è ‘compiuto’ ed è qualcosa di bello che c’è stato e i figli ne sono la prova. Ma ogni storia d’amore ha un inizio e una fine e non è un fallimento, dobbiamo far pace con questa visione e non usare un termine così negativo”

Questo è il pensiero di Stefano De Martino, ballerino di Amici e personaggio televisivo emergente, famoso anche per essere stato sposato con Belen Rodriguez con cui ha concepito il figlio Santiago.

Prendendo spunto da queste parole, che credo siano ormai il sentire comune di tanti anche fuori dal mondo dello spettacolo, mi sono permesso di commentare il post di Fanpage che riportava la notizia. Mi sono limitato a ricordare che il matrimonio, almeno il sacramento del matrimonio celebrato in chiesa, è per sempre, è indissolubule. Ho ricordato poi che anche se venissero a mancare sentimento e passione resta comunque la nostra volontà per portare avanti la relazione. Non vi dico i commenti che ho ricevuto. Vi riporto i più significativi:

Vi rendete conto delle cose assurde che dite? Il per “sempre” è e può essere momentaneo, la vita cambia e cambiamo noi, in quel momenyo si pensa che sia per sempre, ma tutto può mutare come mutiamo noi

il matrimonio non è un sentimento credo sia la frase più triste che io abbia letto finora. Triste. Esistenze tristi.

pare una missione da portare avanti ad ogni costo a fronte di una promessa fatta in chiesa.

Quanto bigottismo!

Infatti è di base sbagliata la chiesa che ti costringe a stare per forza con una persona.

Secondo me ci vuole fortuna 

Queste sono solo alcune risposte alla mia riflessione. Quindi, secondo alcuni lettori, io sarei triste perchè affermo che l’amore sponsale è fondato sulla volontà. Un matrimonio che dura è questione di fortuna. Il matrimonio per sempre è comunque momentaneo (questa li batte tutti)

Ora cercherò di spiegarvi invece perchè la Chiesa chiede il per sempre. In modo molto semplice. Non mi addentrerò nelle profondità delle motivazioni teologiche. Non tirerò fuori la profezia degli sposi e la grazia che gli sposi ricevono con l’effusione dello Spirito Santo. Mi fermerò alla relazione umana naturale. Quindi su un piano che tutti, credenti o non, possono comprendere. L’amore matrimoniale è un amore completo. Un amore per sua natura esclusivo. Un amore dove investiamo davvero tutta la nostra persona in anima, psiche e corpo.

Un amore che risponde, prima di ogni altra cosa, non ad un obbligo imposto dalla Chiesa ma ad un desiderio di amare e di essere amati che ci costituisce e di cui abbiamo grande nostalgia. Essere amati perchè siamo noi, nella nostra unicità. Non solo nelle nostre parti migliori. Essere amati nelle nostre fragilità, nella nostra imperfezione e nella nostra incapacità. Desideriamo qualcuno che ci ami e basta. Anche quando non lo meritiamo. Altrimenti non sarebbe davvero amore. Se io sono amato da mia moglie perchè me lo merito sempre, perchè sono sempre bravo, sempre a mille, allora non c’è gratuità. C’è sempre il sospetto che lei mi ami per quello che faccio e non per quello che sono. Capite che c’è un sottile grande pericolo.

Pensare che il matrimonio non si basa più sull’accoglienza di quella persona, in tutta la sua complessità e unicità, ma si basa su come quella persona riesce a rendermi felice, rende la relazione davvero povera e triste. Non sono io ad essere triste nel pensare che il per sempre vada oltre il sentimento, ma è davvero triste, se ci pensate bene, non poter essere completamente noi stessi con l’altro per paura di non essere abbastanza. Con la paura che se l’altro trovasse qualcuno meglio di noi ci sostituirebbe perchè come dice l’amica che ha commentato il per sempre è momentaneo. Dura finchè non si trova di meglio. Questa è davvero triste. Non siete d’accordo?

Io mi sono sentito amato da mia moglie davvero non quando me lo sono meritato. Lì che fatica ha fatto? Mi sono sentito amato quando mi ha perdonato, quando non lo meritavo. Guardate bene che questo amore gratuito è salvifico. Quando ti senti amato per quello che sei senti una profonda gratitudine nel cuore e desideri ardentemente restituire quell’amore.

Papa Francesco dice che l’amore è un lavoro artigianale. E’ proprio così. State sicuri che ci metterà più impegno proprio chi sa e crede che la sua relazione sia indissolubile e vada costruita giorno dopo giorno. Non certo quello che corre dietro ai sentimenti e alla passione. Tante persone dopo pochi anni di matrimonio smettono di fare l’amore mentre chi investe tutta la volontà nella propria relazione non perde il desiderio anzi diventa sempre più forte. Quindi la volontà sorregge la relazione ma permette anche di non perdere quel sentimento e quella passione che altri, in modo fallimentare, mettono alla base di tutto, perdendo in questo modo ogni cosa.

Prima di concludere mi sento di dover almeno fare un accenno al sacramento. L’indissolubiltà non è una costrizione, come tanti credono, ma un dono e un’opportunità che Gesù ci offre. Gesù nel sacramento ci promette di prendere le nostre vite e di farle sue. Farci parte del Suo Amore. Gesù ci promette che se noi non mancheremo di offrire i nostri pochi pani e pesci, di offrire cioè la nostra povertà, lui non mancherà di sostenerla e di moltiplicare il nostro amore facendone una meraviglia per noi e per il mondo intero. Facendone strumento di salvezza e di bellezza pur nelle difficoltà e nella nostra inadeguatezza e imperfezione.

Antonio e Luisa

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Dobbiamo voltarci !

Oggi la Chiesa ci presenta questo brano dal Vangelo di Giovanni :

Gv 20,11-18 In quel tempo, Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò subito ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

E’ un brano alquanto interessante che continua il racconto della vera risurrezione di Gesù con il suo vero corpo e quindi dei diversi incontri con i suoi discepoli, testimoni oculari di queste apparizioni col Risorto ; come a ribadire che non c’è stata nessuna allucinazione collettiva ma incontri veri e reali, possiamo starne certi. Su questo tema lasciamo spazio alla voce autorevole dei tanti bravi e preparati predicatori, nonché alla Tradizione dei Padri della Chiesa e al Magistero. La nostra riflessione prenderà in esame solo qualche piccolo particolare.

Innanzitutto notiamo come Maria di Magdala si metta a conversare tranquillamente con due angeli ….. come fosse una normale condizione, quasi le fossero familiari questi dialoghi angelici….. vabbè era il sepolcro di Gesù …… però non so quanti di noi , già scossi e tristi, piangenti sulla tomba del proprio caro, risponderebbero con nonchalance non ad uno, ma a due angeli in bianche vesti…. che poi, tra l’altro, le pongono una domanda ovvia, quasi banale : “perché piangi ?”……. semmai non vi foste accorti, cari angeli, sto piangendo al cimitero sulla tomba di una persona amata e me l’hanno pure portata via, sarà per quello che piango ?

A volte i racconti dei Vangeli lasciano perplessi con la loro semplicità nel raccontare eventi straordinari. Infatti, con altrettanta nonchalance si ripete la stessa scena con il presunto custode/giardiniere, ma poi succede l’inaspettato : quel custode la chiama per nome , ecco allora che sparisce la nonchalance e Maria allora si ri-voltò decisamente stavolta riconoscendo Gesù, forse con gli occhi sgranati ….. probabilmente ha fatto una pirouette degna della Scala di Milano…. sicuramente noi avremmo fatto una triplo carpiato con svenimento finale…. altro che rispondere : “Rabbunì” !

Quante volte sentiamo il nostro nome durante la giornata ? …..al lavoro, in casa, al telefono, lo leggiamo sui documenti, sul cartellino quando timbriamo, sul bancomat quando paghiamo, sui messaggi dello smartphone e così via, ma quasi mai ci desta stupore , perché ?

Quante volte chiamiamo per nome il nostro sposo/a solo per rimbrottare, solo per far notare una dimenticanza, uno sbaglio, un difetto ? Come sarà stato il tono della voce di quel presunto custode/giardiniere ? L’ha riconosciuto solo dalla voce, Maria di Magdala ?

Ecco, cari sposi, quando Gesù ci chiama, non usa un tono della voce disprezzante, ma un tono di voce amorevole, compassionevole, un tono che ridona dignità, un tono rassicurante, usa un tono gentile e tenero anche quando rimprovera perché vuole smuoverci nel profondo affinché ci convertiamo al Suo amore.

Quante volte abbiamo sentito pronunciare il nostro nome in modo quasi indecoroso, ma quando ci ha chiamato Gesù il nostro nome ha assunto un’altra dignità, perché Gesù lo pronuncia con amore, ecco perché Maria lo riconosce, non è più una semplice donna, ora è Maria ( di Magdala ). Nel Vangelo di Luca, Gesù fa un affondo sul tema del nostro nome:

[…] rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli !

Cari sposi, il compito di oggi sarà quello di fissare negli occhi il nostra amato/a e pronunciare il suo nome con amore prestando la propria voce a Gesù….. Giorgio dirà : ” Valentina, ti amo ! Rallegrati, perché il tuo nome è scritto nei cieli ! “

Coraggio famiglie, ascoltiamo il nostro nome pronunciato con amore, ma un amore nuovo, totale e totalizzante.

Giorgio e Valentina.

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Cosa resta della Pasqua il lunedì?

In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annunzio ai suoi discepoli.  
Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: «Salute a voi». Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono.
Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno».
Mentre esse erano per via, alcuni della guardia giunsero in città e annunziarono ai sommi sacerdoti quanto era accaduto.
Questi si riunirono allora con gli anziani e deliberarono di dare una buona somma di denaro ai soldati dicendo:
«Dichiarate: i suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo.
E se mai la cosa verrà all’orecchio del governatore noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni noia».
Quelli, preso il denaro, fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questa diceria si è divulgata fra i Giudei fino ad oggi.

Il lunedì dopo Pasqua è un giorno strano. E’ passata la botta emotiva della Veglia del Sabato Santo. E’ passata la domenica di Pasqua fatta di momenti in famiglia e di festa insieme. E’ come se la vita ordinaria fosse ricominciata. Cosa ci ha lasciato la Pasqua? Siamo come prima? Ricominciamo a vivere le nostre difficoltà, le nostre sofferenze, le nostre fatiche allo stesso modo di prima? Nulla è quindi cambiato? Gesù è morto e risorto per niente allora?

E’ una domanda che faccio a me stesso. Questo blog è prima di tutto un modo per condividere pensieri ad alta voce con tutti voi. E’ una domanda decisiva. Perchè, se davvero credo che Gesù è morto per me, se credo davvero che Gesù mi ama così tanto da dare la sua vita per me, se davvero credo che Gesù è risorto e ha sconfitto la morte, allora nulla può più essere come prima.

La Pasqua credo serva soprattutto a questo. Per tanti serve a fare memoria di quanto avvenuto in quei giorni di 2000 anni fa. Solo per pochi però diventa molto più di una semplice celebrazione e di una memoria. Per alcuni diventa esperienza d’amore, diventa abbraccio di Gesù, diventa relazione concreta. Solo a questi ultimi la Pasqua cambia davvero la vita.

Per vivere davvero la Pasqua non basta essere religiosi, dirsi cattolici, sentirsi parte di un gruppo di persone che condividono con noi valori e riti. Serve diventare cristiani. Serve iniziare e perfezionare una relazione d’amore con Gesù da costruire ogni giorno. Come ogni altra relazione d’amore. Più di ogni altra relazione d’amore perchè questo Amore diventa sorgente per ogni altro amore.

Quando riusciamo a fare questo salto di qualità nella nostra vita spirituale allora avviene una vera conversione. Conversione che non significa altro che cambiare direzione. Ecco è proprio questo. Sappiamo di avere una vera relazione con Gesù quando la nostra vita non è più la stessa. Quando siamo capaci di fare scelte che per altri sono folli. Quando il nostro amore diventa radicale. Quando nel nostro matrimonio siamo capaci di donarci l’uno all’altro davvero in modo incondizionato e gratuito. Quando vogliamo riempire l’altro del nostro amore e non cerchiamo che lui/lei riempia la nostra povertà come avviene per la maggior parte delle coppie. Il nostro matrimonio è la nostra cartina al tornasole anche di come sta la nostra fede. Quando siamo lì, a pesare ogni volta quanto l’altro ci sta dando e quanto stiamo dando noi, a pensare a quanto ci convenga stare con lui/lei, a valutare quanto ci fa stare bene significa che anche in Gesù cerchiamo la stessa cosa. Gesù diventa un mezzo per riempire le nostre paure, il nostro bisogno di non sentirci soli in questo mondo difficile, ma non lo stiamo amando. Lo stiamo usando esattamente come stiamo usando il nostro coniuge.

Coraggio Antonio datti da fare perchè la strada è ancora lunga. Il matrimonio con Luisa mi ha pernesso di intraprendere un cammino, Pasqua dopo Pasqua mi sento sempre più vicino a Gesù, ma ancora non sono un cristiano vero. Non riesco ancora a fidarmi fino in fondo. C’è una parte di me che ancora fa resistenza, c’è ancora tanto egoismo in me, però so che la strada è quella giusta e non voglio smettere di percorrela.

La Pasqua è passata ma la nostra relazione con Gesù ricomincia ogni giorno. Tutta la nostra vita passa da una domanda che Gesù rivolge ad ognuno di noi: Chi dite che io sia? (Marco 8, 29) domanda che ribalto sul nostro matrimonio: Cosa è il nostro matrimonio? Un modo per riempire dei bisogni affettivi e sessuali o la nostra strada per essere santi e per imparare ad amare e a lasciarci amare?

Antonio e Luisa

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Non muore neanche se lo ammazzi

PADRE LUCA

“Non muoio neanche se mi ammazzano!” È la frase meravigliosa e stupenda, scritta da Giovannino Guareschi (1908 – 1968) nel suo Diario Clandestino, in piena prigionia durante l’ultimo conflitto mondiale. Riflette la caparbietà di un animo nobile, amante della vita e della sua famiglia, che, mosso da un amore più grande, lottò per sopravvivere a quelle immense difficoltà pur di tornare ad abbracciare i suoi cari.

Ma altro che Guareschi! Oggi contempliamo estasiati Gesù che, dopo un combattimento furibondo contro il Peccato e la Morte, vince e risorge per sempre, Lui è veramente l’Amore per eccellenza, talmente grande e forte che non muore nemmeno se lo ammazziamo: Mors et vita duéllo conflixére mirándo: dux vitae mórtuus regnat vivus!” (sequenza della Messa pasquale).

Dinanzi a questa certezza vorrei vedere come la luce pasquale illumina il vostro amore di coppia. Anzitutto ecco “Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare ad ungerlo”. Come sappiamo, queste pie donne vanno a finire di seppellire per bene Gesù perché due giorni prima tutto avvenne in fretta e furia e mancavano dettagli.

Sapete quante volte anche io ho voluto seppellire il dono del sacerdozio? Quante volte l’avrei sotterrato e imbalsamato se non fosse stato per Qualcuno? Perché esigente, perché mi chiedeva abnegazione e di mettermi da parte e lasciar posto a Dio e agli altri… L’ho fatto o consapevolmente tramite scelte o idee sbagliate o inconsapevolmente per negligenza, superficialità o distrazione. E a te, marito o moglie, ti è mai capitato di voler fare una buca e metterci il tuo matrimonio? Non è che qualche volta hai cercato di vivere come non fossi sposato, hai desiderato di essere “uccel di bosco”?

Quella massiccia lastra circolare che chiudeva il sepolcro di Gesù ci ricorda il nostro “cuore di pietra” (Ez 26, 36). Sotto un macigno pesante ammetto di aver anche io a volte ricoperto l’amore che Gesù mi ha donato come figlio e poi come sacerdote. Che sciocco sono stato!

Potrebbe darsi che anche voi abbiate tentato di coprire il vostro rapporto con Gesù e la vostra relazione di amore coniugale, così fresca e scoppiettante all’inizio ma con tempo poi ingiallitasi. Ogni badilata di terra erano le scuse per non pregare perché troppo stanchi, le critiche alla tua diversità, il cercare i miei sacrosanti spazi e tempi di libertà, i miei progetti che non ti condivido, le mie battutine su altri/e in tua presenza, la voglia di “qualcosa di nuovo” nella nostra intimità, i silenzi di morte al posto della condivisione, le mie dimenticanze sui nostri eventi importanti… e una lunga serie di eccetera.

A un certo punto della vita allora può balenarti in testa una domanda: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». Ossia, come rimediare a tanti pesi che mi hanno stancato, che mi hanno tolto entusiasmo e voglia di camminare ancora con te? “Ma si può andare avanti così nel matrimonio? Sto perdendo anni preziosi, meglio lasciarsi”.

La cosa veramente bella è che è stato tutto inutile perché “la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande”.

Per caso sto dicendo che Gesù, con un bel “bididibodidibù”, risolve ogni cosa? Così, alla David Copperfield? Assolutamente noi, come diceva il grande Vescovo di Ippona: “Dio che ti ha creato senza di te, non ti salverà senza di te” (Agostino, Sermones ad populum, CLXIX, n. 13).

Sto dicendo che Gesù in quanto lo Sposo della Chiesa (che siamo tutti noi) sapeva bene di che pasta siamo fatti. E agli sposi ha dato il dono magnifico e stupendo del sacramento del matrimonio.

In esso è contenuto un tesoro inaudito, una caterva di pietre preziose e diamanti che possono plasmare il povero amore umano, così fragile e volubile, in una capacità fedele e costante di dono di sé.

Come mai? Perché questo amore nostro viene cambiato da dentro, viene imbevuto, impregnato dall’amore di Cristo per la sua Sposa. Senti cosa dice il Concilio Vaticano II, nella Gaudium et Spes: “Il Salvatore degli uomini e sposo della Chiesa viene incontro ai coniugi cristiani attraverso il sacramento del matrimonio. Inoltre, rimane con loro perché, come egli stesso ha amato la Chiesa e si è dato per essa così anche i coniugi possano amarsi l’un l’altro fedelmente, per sempre, con mutua dedizione” (GS 48).

È così perché “Cristo, risorto dai morti, non muore più”!

Prova a cambiare “Cristo”, per “il nostro amore nuziale” e la frase non fa una piega. Dato che Gesù è con voi sposi sempre, il suo Amore è dentro al vostro amore, se collaborate con la Grazia, il vostro amore non morirà mai!

Si può forse dividere il caffè dal latte una volta che ti portano un bel cappuccino schiumoso in tazza grande? La fusione tra amore umano e Amore Divino che è avvenuta nel Sacramento è ben più profonda e inscindibile

Per questo la Sua Risurrezione è anche la vostra, non solo alla fine dei tempi ma anche adesso, già in questa vita potete vivere da risorti contando sempre su un Amore che si rinnova sempre e non invecchia mai.

Gesù è con voi sposi, per quello l’angelo anche oggi vi dice: “Non abbiate paura!”. Non temete di venire meno nel lungo percorso di vita assieme e nemmeno temete il peso delle vostre fragilità. Se camminate con Lui, se vi fate guidare dallo Spirito.

Potete certamente ignorarLo, potete far finta che non ci sia, potete smettere di ascoltarLo ma Lui rimane sempre con voi, pronto a sostenere ogni vostro gesto di amore.

Io, come sacerdote, voglio “vivere da risorto”, cioè questa Risurrezione non è solo di oggi e da domani tutto torna alla routine. Tipo, la Candelora non è mica tutti i giorni! Invece la Risurrezione sì. Nell’augurarti Buona Pasqua, cara coppia, spero che ogni giorno tu sappia far vedere che Gesù è davvero vivo e risorto in voi!

ANTONIO E LUISA

Quello che dice padre Luca è proprio vero. Perchè tanti matrimoni falliscono? Anche quando sono celebrati in chiesa con tanto di sacramento incluso. Forse la Grazia di Dio aiuta più alcune coppie rispetto ad altre? Oppure Gesù preferisce mettere casa con alcuni e con altri no? Certo che non è così! Don Dino, un sacerdote che ci ha insegnato tanto diceva sempre a noi sposi: “Ricordate: solo con la Grazia non si fa nulla, solo con la volontà non si fa nulla, con la Grazia e con la volontà si può fare tutto!

Ecco la Grazia non è una magia ma è un aiuto concreto da parte di Gesù. Un aiuto che va però a sostenere il nostro amore, che seppur limitato e misero dobbiamo darlo. Significa metterci tutta la nostra volontà e il nostro impegno. Come non ricordare le nozze di Cana! Gesù può davvero fare miracoli ma le giare non le ha riempite Lui. Ci viene chiesto solo questo: riepire le giare con il nostro poco. Io e Luisa abbiamo tantissimi difetti e tantissimi limiti ma non abbiamo mai messo in discussione che la nostra vita passasse dal matrimonio. Ci abbiamo messo tutto e questo ha fatto la differenza, almeno fino ad ora.

Buona Pasqua.

Padre Luca con Antonio e Luisa

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Domenica e famiglia, un connubio possibile / 5

Nell’articolo di sabato scorso abbiamo parlato della “Bellezza che salverà il mondo” ed abbiamo messo in luce alcune domande che gli altri dovrebbero porci nel vederci tornare da Messa : ma dove trovi tutta questa energia di vita ? tutto questo entusiasmo ? come fai a vedere tutto bello ? cosa vi danno a Messa, un’energizzante ?

Oggi ci lasceremo stuzzicare da queste provocazioni per mettere timidamente il naso dentro ad alcune realtà, quasi che esse abbiano lasciato la porta socchiusa sì da spiarci dentro.

Ci sono giornate in cui tutto è più bello ed altre in cui tutto diventa motivo di tristezza, ma sarà proprio così ? Se provassimo a registrare con una telecamera due giornate tipo, scopriremmo che la prima e la seconda non hanno grandi differenze…. la stessa coda nel traffico, la stessa frenesia nell’avere mille impegni, le stesse ore e lo stesso lavoro, la solita automobile, la solita moglie, il solito marito, i soliti figli, i soliti semafori rossi, i soliti “urban fighters” del parcheggio…. ma allora cos’è che ci fa vedere tutto più bello o tutto più brutto ?

E’ il nostro sguardo sulla vita che cambia, che ci fa vedere tutto in una prospettiva più allargata ; spesso è la felicità per una buona notizia ricevuta che ci fa catalogare tutto più bello ; altre volte è l’attesa di un evento che ci suscita gioia, ed il contare le ore è già una pregustazione di quell’evento tanto atteso.

Ebbene, la S. Messa Domenicale è tutto ciò e molto di più, perché impariamo che la prospettiva con cui guardare alla nostra vita è quella del Cielo, che allarga l’orizzonte fino all’eternità.

Infatti già il saluto iniziale dice di questa meravigliosa realtà : “Il Signore sia con voi. E con il tuo spirito”. Non ci augura che sia con noi la salute fisica, oppure la salute delle nostre finanze, piuttosto che la voglia di fare straordinari al lavoro…. no, niente di tutto ciò , ma il Signore. Capito ? Il Signore, cioè Colui che era presente quando furono fatti i cieli e la terra, il cosmo… anzi, Colui che li ha pensati, Colui che è più in là nel tempo del nostro antenato medievale… mentre se fosse con noi la salute, quanto potrebbe durare con noi ? oggi forse … e domani ? Se invece con noi è il Signore che è pure il Creatore, cambia tutto, perché come fa a voler stare con noi Colui che ha pensato il cielo e la terra, Colui che ha inventato la natura regolandola con le leggi che ha messo in essa ? Chi sono io perché questo Signore e Creatore voglia restare con me ?

E’ come se l’inventore della Reggia di Caserta volesse stare con la più piccola fogliolina d’erba del prato che circonda la Reggia. Apparentemente è assurdo, ma è così. E noi siamo come quelle minuscole foglioline d’erba insignificanti per tutti, ma non per il creatore dell’opera. Che bello sentirsi dire “Il Signore sia con te/voi”. Quanti uomini e donne vivono un’esistenza in ombra, non considerati in casa, non considerati al lavoro, non considerati dagli amici, semplicemente ai margini ! E queste persone possono vivere 6 giorni nel dimenticatoio del mondo , ma la Domenica si sentono dire “Il Signore sia con te”. Quanta consolazione !

Come esercizio per gli sposi, a partire già da domani, vi invitiamo a salutarvi fin dal primo risveglio così : ” Il Signore sia con te “.

S. Giovanni Bosco era solito ripetere ai suoi giovani rimasti orfani ( lui stesso rimase orfano di padre da piccolo ) che nessuno è orfano davvero…. perché tutti abbiamo un Padre. E’ questo Padre che vuole restare con noi…. basterebbe già questo primo anelito per vivere in trepidante attesa della prossima Domenica per risentire questo dolce saluto “Il Signore sia con voi/te ” risuonare nelle nostre orecchie e riecheggiare nel nostro cuore.

Cari sposi, quando i bambini ci chiedono se dobbiamo andare a Messa domani, possiamo rispondere invitandoli ad andare a conoscere ed incontrare Colui che li ha voluti da sempre e li ha fatti esistere, e non vede l’ora di restare dentro il nostro cuore per tutta la settimana.

Coraggio famiglie, il Signore ci aspetta tutti, grandi e piccini ! Buona e Santa Pasqua.

Giorgio e Valentina.

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Oggi è il nostro anniversario di Matrimonio

Ricordo con profonda commozione la première del film The Passion. Era a marzo del 2003 ed io mi trovavo a Città del Messico. Andai a vederlo con i miei confratelli. L’aspettativa era alle stelle, il tam tam nei telegiornali e quotidiani, più le polemiche che gridavano allo scandalo, “troppo crudo e bestiale, improponibile al pubblico, da vietare ai minori”, che ero teso già prima di entrare. Figuriamoci non appena si abbassarono le luci in sala, tanto da farmi quasi conficcare le dita nei braccioli per tutta la proiezione.

Chi l’ha vissuto, sa bene di cosa parlo. I miei confratelli, più o meno, li vedevo messi come me. Ma che era successo? Eh, difficile da spiegare, ricordo solo che all’uscita, avevo lo sguardo basso, non mi veniva da dir nulla e volevo starmene in silenzio meditare.

Come mai? Di film sanguinari, alla Quentin Tarantino, penso di averne un lungo repertorio alle spalle. Ma quello era proprio speciale. Perché dopo “Salvate il soldato Ryan” o “Kill Bill” o “Platoon” … non accadeva lo stesso? Sarà che quella storia mi tocca in prima persona e queste mi coinvolgono solo superficialmente? Sarà che quella storia parla alla mia anima? Che pungola la mia coscienza? Che appella a tutta la mia vita?

Forse mi stava succedendo, in minima parte, quanto accadde secoli prima ad Angela da Foligno mentre meditava sulla Passione quando Gesù le disse: “Io non ti ho amata per scherzo” (Libro XXIII, 2). O forse il Signore mi voleva donare quello che diede a Teresa D’Avila: “E fu proprio ciò che capitò un giorno di primavera del 1554. Un episodio particolare diede una svolta alla sua vita. Tornando da uno di quei colloqui spirituali che ormai la turbavano e la impoverivano, si trovò a passare davanti a un’immagine di Cristo tutto coperto di piaghe, che occasionalmente era stato portato in convento per una certa celebrazione. «Appena lo guardai… il dolore che provai, la pena dell’ingratitudine con la quale rispondevo al suo amore fu così grande che mi parve che il cuore mi si spezzasse. Mi gettai ai suoi piedi tutta in lacrime e lo supplicai di darmi la grazia di non offenderlo più» (Libro della mia vita 9,1). Fu come una nuova nascita”.

Giorni dopo lessi un articolo sulle reazioni al film. Mi colpì molto il caso di un uomo negli States. Lui abitava in una bella casa di una zona residenziale, una vita comoda e tranquilla ma ognuno lì si faceva i fatti suoi. Dopo aver visto il film diceva che avrebbe voluto bussare alla porta di ogni vicino che non salutava da anni e dirgli: “sai, ti voglio tanto bene” e avrebbe voluto affacciarsi alla finestra e gridare: “Sei grande Dio. Grazie!!!”. Della serie: non posso più essere quello di prima. E anche lì mi sono rivisto.

Perché tutto questo è così bello e ci tocca in profondità? Perché il Signore sta parlando al più intimo del nostro cuore e sta risvegliando la nostra capacità di amare e di essere amati. “Strano, questo mi sembrava un film da preti o suore, di quelli che abbondano sotto Natale o Pasqua, tipo «I dieci comandamenti» o «Beh Hur»”.

Dio ci ha creati per donarci e riceverci in dono, ci ha concepito come persone “sponsali”, fatte per rispondere a un dono di Amore che ci precede, per questo la Passione di Gesù ha un potente sapore sponsale, è una chiamata di amore che richiede la nostra risposta di amore. Difatti, quell’amore che sprigiona Gesù da ogni poro è stato riversato, come direbbe san Paolo (cfr. Rm 5, 5), nel tuo sacramento nuziale. Ricordalo quando contemplerai per intero la Passione oggi.

Senti che bella cosa dice Papa Francesco: “Il sacramento è un dono per la santificazione e la salvezza degli sposi, perché la loro reciproca appartenenza è la rappresentazione reale, per il tramite del segno sacramentale, del rapporto stesso di Cristo con la Chiesa. Gli sposi sono pertanto il richiamo permanente per la Chiesa di ciò che è accaduto sulla Croce; sono l’uno per l’altra, e per i figli, testimoni della salvezza, di cui il sacramento li rende partecipi” (Amoris Laetitia, 72).

Per questo, caro sposo e cara sposa, ti invito oggi a fare questo esercizio: prova a ripercorrere ogni momento della Passione, se il film di Mel Gibson ti aiuta, meglio. Prova a riprendere ogni momento di sofferenza di Gesù… l’orto, la cattura, le percosse, le umiliazioni, i flagelli… considera: quanto amore c’è dietro a ognuno di quei gesti? Gesù li ha assunti e vissuti consapevolmente, non fatalisticamente. Poteva liberarsene quando avesse voluto e invece è stato lì e non si è tirato indietro.

Ad ognuno di questi momenti pensa: quell’Amore è oggi, è adesso già nel nostro amore di coppia, è già compreso nel nostro matrimonio. Non devo andare a trovarlo chissà dove, non me lo devo reinventare, è in noi due, è nella grazia che abbiamo ricevuto quel giorno in chiesa. Pensa: noi, marito e moglie, pur con tutti i nostri limiti e fragilità, siamo “rappresentazione reale” dell’Amore che Gesù oggi ci ha donato!

Sant’Ignazio, nella sua celebre preghiera “Anima di Cristo”, a un certo punto dice: “Passione di Cristo, confortami”. Cioè “dammi forza, donami tempra, rendimi saldo”. È quello che auguro ad ogni coppia, che guardando la Passione di Gesù sappia intravedere quale intensità di amore c’è nella propria relazione nuziale, quale riserva infinita possiede, quanto quel vostro volervi bene è stato trasfigurato ed elevato dal Sacramento. Che la Passione possa farvi esclamare: “ma quanto amore c’è tra di noi se Gesù ci ha amato così?” Che la Sua Passione renda il vostro amore sempre più appassionato, appassionato nel perdono, appassionato nell’intimità, appassionato nella pazienza, appassionato nel mutuo servizio. Passione di Cristo, mantienici sempre appassionati a Te e tra noi per tutta la vita!

Padre Luca Frontali

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E noi? Sappiamo lavarci i piedi?

Siamo arrivati anche quest’anno al Triduo Pasquale. Siamo al giovedì santo. Un giorno che per noi sposi dovrebbe essere particolarmente significativo. Oggi si ricorda l’ultima cena. L’ultima cena dove Gesù istituisce ufficialmente l’Eucarestia. Dove offre cioè il suo corpo e il suo sangue. Dove Lui stesso si offre come agnello sacrificale. Come avverrà solo poche ore dopo sulla croce. C’è però un altro gesto molto importante. Si tratta della lavanda dei piedi. Gesù che mostra la sua regalità nel modo più umile possibile. Gesù si fa servo e si china sulla sporcizia della nostra vita e del nostro cuore. La lavanda dei piedi è un gesto con un significato grandissimo. Soprattutto per noi sposi.

Si può dire per certi versi che quel giorno Gesù non solo ha istituito l’Eucarestia ma ha mostrato in pienezza anche il sacramento del matrimonio.

Giovanni lo aveva capito benissimo. Non so se ci avete mai pensato. Giovanni è l’unico evangelista che dedica tantissimo spazio alla lavanda dei piedi e molto meno all’ultima cena, all’istituzione dell’Eucarestia. Strana questa scelta. L’Eucarestia è il fondamento della nostra Chiesa. La presenza viva dello Sposo, che in ogni Messa si rende nuovamente e misteriosamente presente. Cosa ci vuole dire Giovanni?

L’amore di Dio è presente nella Chiesa quando diventa servizio. Quando ci si china sulle miserie del fratello, sui suoi peccati, sulle sue povertà, sulle sue caratteristiche e atteggiamenti meno amabili. Nella mia riflessione personale ho visto l’importanza e la complementarietà di questi due gesti. L’Eucarestia che diventa nutrimento, speranza, accoglimento e forza per ogni cristiano. L’Eucarestia sacramento affidato al sacerdote per il bene di tutta la Chiesa. Ma non basta l’Eucarestia. Serve la lavanda dei piedi. Serve l’amore vissuto e sperimentato. Gesto che diventa sacramento nel matrimonio. Il nostro sacerdozio comune di sposi battezzati si concretizza in tutti i nostri gesti d’amore dell’uno verso l’altra. Siamo noi sposi a dover incarnare questo gesto nella nostra vita. Se il sacerdote, attraverso l’Eucarestia, dona Cristo alla Chiesa, noi sposi, attraverso il dono, il servizio e la tenerezza, doniamo il modo di amare di Cristo, rendiamo visibile l’amore di Cristo. Almeno dovremmo, siamo consacrati per essere immagine dell’amore di Dio. Gesù che si inginocchia per lavare i piedi ai suoi discepoli. Un’immagine che noi sposi dovremmo meditare in profondità e che dovremmo imprimere a fuoco nella nostra testa.

Gesù, uomo e Dio, che si inginocchia per lavare i piedi dei suoi discepoli. I suoi discepoli, gente dalla testa dura, egoista, paurosa, incoerente, litigiosa e incredula. Gente esattamente come noi, come sono io, come è mia moglie. Noi siamo sposi in Cristo, e Gesù vive nella nostra relazione e si mostra all’altro/a attraverso di noi. Noi siamo mediatori l’uno per l’altra dell’amore di Dio. E’ un dono dello Spirito Santo. E’ il centro del nostro sacramento. Noi, per il nostro sposo, per la nostra sposa, siamo, o dovremmo essere, quel Gesù che si inginocchia davanti a lui/lei, che con delicatezza prende quei piedi piagati e feriti dal cammino della vita e sporcati dal fango del peccato. Quel Gesù che, con il balsamo della tenerezza è capace di lenire le piaghe e le ferite, e che con l’acqua pura dell’amore li monda e scioglie quel fango che, ormai reso secco dal tempo, li incrostava e li insudiciava.

Questo è l’amore sponsale autentico. Tutti sono capaci, davanti alle fragilità e agli errori del coniuge, di ergersi a giudice. Tutti sono capaci di condannare e di far scontare gli sbagli negando amore e attenzione. Solo chi è discepolo di Gesù, dinnanzi ai peccati, alle fragilità, alle incoerenze dell’amato/a è capace di inginocchiarsi, di farsi piccolo, in modo che quelle fragilità, che potevano allontanare e dividere, possano trasformarsi in via di riconciliazione e di salvezza. Sembra difficile, ma non lo è. Noi che abbiamo sperimentato l’amore misericordioso di Dio nella nostra vita, che siamo innamorati di Gesù per come ha saputo amarci, e siamo quindi pieni di riconoscenza per Lui, possiamo restituirgli parte del molto che ci ha donato amando nostra moglie e nostro marito sempre, anche quando non è facile e ci ha ferito. Esattamente come un’altra figura del vangelo, la peccatrice, che bagnati i piedi di Gesù con le sue lacrime, li asciugò con i capelli .Ho sperimentato tante volte questa realtà con mia moglie, e in lei che si inginocchiava davanti alla mia miseria ho riconosciuto la grandezza di Gesù e del suo amore.

Antonio e Luisa

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Con un bacio mi tradisci?

Nei miei articoli ho spesso affrontato il tema dell’ecologia umana. E’ ecologico un gesto che ci rende pienamente umani. C’è ecologia quando il corpo esprime la verità che abbiamo nel cuore. Quando attraverso il corpo diamo voce al nostro cuore. Esprimere con il corpo un messaggio falso è uno degli atteggiamenti più odiosi che possiamo avere nei confronti delle persone che ci stanno vicino.

Quante volte ci sentiamo feriti da persone che dicono di volerci bene, o anche solo di apprezzarci, e poi parlano male di noi dietro le spalle. Più sono persone vicine e più ci fanno del male. Ci sentiamo offesi, più che dalle parole che possono aver detto quelle persone, proprio dal loro atteggiamento falso. Il loro corpo, la loro voce, la loro espressione non sono coerenti con quanto hanno nel cuore. Ogni gesto, che sappiamo essere falso, ci disgusta e ci provoca sdegno.

La liturgia di questo mercoledì della settimana santa ci racconta di Giuda. E Giuda si comporta con Gesù esattamente in quel modo odioso che ho descritto sopra. Gesù ha sempre amato Giuda. Era un prescelto. Era uno degli apostoli. Era una delle persone più vicine a Lui. Eppure Giuda  lo tradisce e lo tradisce con un bacio. Si avvicina e lo bacia come si fa con gli amici, quelli veri.

Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo?

Gesù non lo dice con rabbia. Lo dice con tristezza. Con il cuore spezzato dal tradimento subito. Lui, uomo vero, non sopporta quel gesto così falso. Non riesce a non chiedere a Giuda il motivo di tanta falsità.

Perchè vi porto questo esempio? Perchè il bacio di Giuda è una degli atteggiamenti più lontani dal concetto di castità che ci possa essere. Questa parolina tanto incompresa, derisa e rifiutata forse è un po’ più comprensibile attraverso proprio il bacio di Giuda. La Chiesa ci insegna che solo nel matrimonio c’è una autentica e indissolubile unione dei cuori. La Chiesa non inventa nulla, ci aiuta solo a comprendere chi siamo. Dal momento in cui un uomo e una donna si dicono si, i loro cuori si appartengono, sono uno nell’altro, nell’uno c’è l’immagine dell’altro. Nei cuori degli sposi si è generato un noi. Un noi che ha bisogno di divenire concreto, di divenire carne. Ha bisogno di manifestarsi.  Ed ecco il meraviglioso dono del creatore: l’unione dei corpi. L’amplesso fisico permette agli sposi, sessuati maschio e femmina, di concretizzare nella carne ciò che è l’esperienza intima dei loro cuori. Nell’intima unione dei corpi, che si compenetrano, c’è l’immagine più vera ed autentica di ciò che i due sposi vivono nella loro relazione sponsale.

Tanto è vero quello che dico, che non basta la promessa che i due sposi si scambiano in chiesa per fare un matrimonio valido. Serve il primo amplesso fisico. Solo dopo i due saranno sposi. Questo gesto non ha nulla di vergognoso. E’ un gesto bellissimo e altissimo d’amore. Come lo è un bacio. Torniamo all’inizio, al bacio. Un bacio non è sempre però un gesto d’amore. Abbiamo visto Giuda. Un bacio, può nascondere, tradimento, falsità, egoismo, invidia. Così lo è anche  l’intimità fisica. Quando non è vissuta nella verità di ciò che è e significa,  diventa come il bacio di Giuda. Un gesto che dovrebbe esprimere unione, nasconde, invece, l’egoismo e il possesso. Un gesto che non racchiude amore, ma al contrario, la volontà di usare l’altro per il piacere personale. Col corpo si comunica l’opposto di ciò che c’è nel cuore. Non importa se due persone credono davvero di amarsi e credono sinceramente di amarsi attraverso quel gesto. Non sono nella verità.  Stanno dicendo con il corpo di essere uno quando oggettivamente non lo sono.

Un rapporto intimo fuori dal matrimonio non potrà mai essere casto ed esprimere verità ed autenticità. Diventa un gesto che non fa bene. Un gesto che dovrebbe essere vita diventa un gesto di menzogna. Un gesto falso che induce a fondare la relazione solo sui sentimenti, sulle passioni e su quanto l’altro mi da. Una relazione, quindi, molto fragile e che quindi può crollare al primo soffio di vento. Purtroppo la maggior parte dei giovani vivono un fidanzamento non casto e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti.

Papa Francesco lo ha urlato ai giovani nel 2015 a Torino

Ma l’amore è molto rispettoso delle persone, non usa le persone e cioè l’amore è casto. E a voi giovani in questo mondo, in questo mondo edonista, in questo mondo dove soltanto ha pubblicità il piacere, passarla bene, fare bene la vita, io vi dico: siate casti, siate casti

Papa Francesco non vuole ragazzi tristi, frustrati e repressi. Per questo raccomanda la castità. Solo nella verità del gesto si può trovare gioia, senso, luce e amore autentico.

Antonio e Luisa

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Un esercito si è accampato !

La Chiesa ci sta offrendo in questo tempo di Passione una serie di grazie da cogliere al volo attraverso i vari riti e attraverso la Parola di Dio. In particolare ci ha colpito il Salmo della S. Messa di ieri. Ne riportiamo alcuni stralci, dal Salmo 26 :

Il Signore è mia luce e mia salvezza : di chi avrò timore? Il Signore è difesa della mia vita : di chi avrò paura? […] Se contro di me si accampa un esercito, il mio cuore non teme ; se contro di me si scatena una guerra, anche allora ho fiducia. Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi. Spera nel Signore, sii forte, si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.

Come non commuoversi di fronte ad un Dio così tenero che si prende cura di chi, tra i suoi figli, ha di fronte un esercito ? Ecco che arriva in soccorso dapprima con la Sua Parola che consola, che rafforza, che ridona vigore allo sfiduciato, che infonde coraggio e poi dà seguito alle promesse fatte, chiunque si rifugia in Lui non resta deluso.

C’è una scena epica nel famoso film “Braveheart” del 1995 : è la scena in cui il protagonista, W. Wallace ( interpretato da Mel Gibson ) , è sul campo della battaglia decisiva, l’ultima, per difendere la patria natia, la Scozia, dagli invasori inglesi che la vogliono sottomettere ; è una scena commovente perché il tenace condottiero fa un lungo discorso ai suoi soldati, per incitarli a combattere valorosamente, per infondere loro il coraggio necessario per affrontare i nemici e superare la paura di soccombere. Vi consigliamo di vedere questa scena due volte, la prima per sentirne tutto il pathos, ma poi di riguardarla una seconda volta con l’audio spento e di leggere ad alta voce il Salmo che vi abbiamo sopra riportato.

Quando Gesù affronta la Sua Passione assomiglia a questo condottiero intrepido, che affronta il nemico in modo audace e valorosamente sopporta tutto per un bene maggiore che, in questo caso, non è la libertà dall’invasore inglese, ma la vita eterna per noi, che è una libertà infinitamente più grande di quella dell’eroico Wallace.

Anche Gesù, vero uomo, ha avuto bisogno del sostegno di Dio Padre, della Sua Parola di incoraggiamento, della Sua forza, della Sua consolazione, e l’aiuto non ha tardato perché ha affrontato tutto da protagonista, non ha subìto tutto passivamente, si è consegnato volontariamente. E, da vittorioso, è tornato ad incoraggiare noi, usando le parole del Salmo 26.

Anche ora c’è un esercito accampato contro di noi : si è scatenata una guerra contro i cristiani ( soprattutto contro noi cattolici ) che si ostinano a voler difendere la purezza, la castità, la fedeltà, l’indissolubilità del matrimonio, la vita nascente e la vita morente. C’è un esercito nemico ben equipaggiato, molto determinato e ben addestrato a cercare i nostri punti deboli per far breccia nei nostri schieramenti. I nostri nemici si travestono della mentalità del mondo : goditela finché puoi…. una scappatella extra-matrimoniale fa bene all’amore perché rinforza il legame…. se un figlio ti è scomodo c’è sempre l’aborto….. quando ti sei stancato/a del tuo matrimonio c’è il divorzio…… così puoi rifarti una vita dopo……. i rapporti prematrimoniali sono una cosa naturale…. che male c’è…. pensa di più a te stesso…… concediti ciò che ti fa stare bene…… ama chi vuoi basta che tu sia felice…. eccetera.

Cari sposi, abbiamo un condottiero , Gesù , che continua a spronarci, ad infonderci coraggio. Quando siamo accerchiati dai nemici, le tenebre sembrano prendere il sopravvento, ma se confidiamo che il Signore sia nostra luce, ecco allora che un raggio di quella luce si fa breccia nell’oscurità e sconfigge il buio. Questa luce ci rivela anche la nostra salvezza e la nostra speranza in un futuro più bello, più luminoso, più pacifico, cioè il Paradiso.

Potrebbero sorgere molti dubbi sul fatto che il Signore difenda la vita dei suoi servi, se pensiamo a quanti martiri non sono stati risparmiati dal supplizio, ma la vita che il Signore difende non è sempre quella ( biologica ) di questo mondo destinato a finire, ma la vita che custodisce sicuramente è quella eterna. Infatti i martiri non hanno avuto salva questa vita, ma il Signore ha infuso loro il coraggio di affrontare i nemici, così ha difeso la loro vita dal nemico infernale, dalla morte eterna.

Il Salmo ci ricorda infatti che, se confidiamo in Lui, siamo certi di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi…. e qual è questa terra ? Non è forse il Paradiso la terra dei viventi , i viventi in eterno ?

Coraggio allora sposi carissimi, inseriamo il Turbo spirituale in questi ultimi giorni prima della Pasqua perché il nemico ci trovi con i cuori impavidi – braveheart appunto !

Giorgio e Valentina.

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